Il leader inglese “supplica” Putin di risparmiare il Regno Unito in caso di guerra nucleare

What Does It Mean 26 maggio 2015imagePCHMYEXHIl Ministero della Difesa (MoD) riporta oggi che il Presidente Putin ha ordinato questa mattina una massiccia esercitazione delle Forze aeree e della Difesa aerea della Federazione russa, dopo aver ricevuto una telefonata “incoerente” dal primo ministro inglese David Cameron, che chiedeva scusa per l'”imminente guerra” e supplicava che il suo Paese non subisse ritorsioni nucleari. Nella telefonata di 30 minuti, questo rapporto del MoD afferma che il primo ministro Cameron ha riferito al Presidente Putin la “convinzione” che il Regno Unito sarebbe stato “spinto” nel conflitto dal regime di Obama, le cui “avventure” in Siria e Ucraina sono costate decine di migliaia di vite e continuano a destabilizzare il mondo. Le tensioni si aggravano tra la Federazione e l’occidente, continua il rapporto, dato che la telefonata del primo ministro Cameron arriva nel momento esatto in cui la NATO iniziava le proprie massicce esercitazioni aeree lungo le zone dell’Artico della Federazione, cui il Presidente Putin ha risposto con 12000 militari, 250 velivoli, 700 mezzi militari e l’incremento dei pattugliamenti aerei operativi lungo i confini della NATO.
Altrettanto preoccupante per la Federazione, secondo questo rapporto, le informazioni fornite questa settimana dall’ex-analista dell’intelligence della NSA ed ufficiale del controspionaggio dell’US Navy John Schindle, che ha dichiarato che gli è stato detto da un alto funzionario della NATO, “saremo probabilmente in guerra questa estate, e se siamo fortunati non sarà nucleare“. Tra i sostenitori del regimi di Obama, l’oligarca miliardario George Soros, nota il rapporto, la scorsa settimana allo stesso modo avvertiva che la terza guerra mondiale tra USA, Russia e Cina “non è esagerata“. Oltre a questi e molti altri “avvisi” sulle intenzioni occidentali d’iniziare la guerra mondiale contro la Federazione, gli esperti del MoD in questo rapporto notano la visita improvvisa del segretario di Stato degli USA John Kerry a Sochi, una quindicina di giorni fa, dove chiese una riunione di emergenza con il Presidente Putin, su questioni che comportano ulteriori instabilità nel rapporto tra Russia e USA dovuti ai così tanto epici fallimenti politici del regime di Obama, ed anche il più astuto osservatore può notare che la guerra totale ne sarebbe il risultato inevitabile. Va notato, continua il rapporto, che gravi preoccupazioni emergono in certe fazioni del regime di Obama, che si rendono conto quanto si sia vicino alla guerra mondiale, dopo esser state tradite dai sauditi sulla Siria e dall’Ucraina sulla Russia, la visita lampo del segretario Kerry al Presidente Putin era ritenuta vitale… come meglio descrive il pluripremiato analista geopolitico e consulente internazionale di rischio strategico F. William Engdahl, nel suo articolo Washington si suicida: “In breve, a John Kerry è stato detto d’ingoiare il rospo e volare a Sochi, cappello in mano, per offrire una sorta di Calumet della pace a Putin, dai circoli dominati e dagli oligarchi degli Stati Uniti che hanno realizzato che i loro aggressivi falchi neo-con, come Victoria “fottiti UE” Nuland del dipartimento di Stato o il segretario alla Difesa Ash Carter, favoriscono la creazione di una nuova struttura alternativa mondiale che potrebbe significare la rovina dell’intero sistema del dollaro post-Bretton Woods, dominato da Washington. Oops“.
1094394 Come Ann Pettifor, direttrice Policy Research in Macroeconomics (PRIME) ha già avvertito, il mondo è sul punto di un altro tracollo finanziario, riecheggiando il Guardian di Londra che avverte di un crollo economico globale imminente; secondo questo rapporto, il “vero obiettivo” dell’imminente guerra è l’egemonia mondiale del dollaro… che Federazione e Cina sono determinate a distruggere. Contrariamente alla macchina propagandistica occidentale che illude massicciamente e continuamente i propri cittadini di essere “i migliori e più potenti del mondo”, gli esperti del MoD in questo rapporto affermano il fatto che i Paesi allineati con la Russia controllano circa il 60% del PIL mondiale, hanno più dei due terzi della popolazione e coprono più di tre quarti della superficie terrestre… mentre il debito della Russia si attestava sui 600 miliardi di dollari, al 1° gennaio 2015. L’occidente, dall’altra parte, guidato dagli Stati Uniti che hanno un debito che oscilla verso i 60 trilioni di dollari (il più grande del mondo e più grande di quelli di Europa e Giappone combinati), questo rapporto avverte, ancora, di comprendere facilmente l’avvertimento di Soros sulla terza guerra mondiale e quello dell’ex-ufficiale dell’amministrazione economica di Reagan David Stockman, che sempre una quindicina di giorni fa ha dichiarato cupamente: “Entriamo nella fase terminale del sistema finanziario globale, che collasserà totalmente“. E mentre la leadership cinese oggi ha avvertito il regime di Obama che “la guerra sarà inevitabile” se non pone termine alla sua ingerenza globale, l’alto consigliere di Putin, il Vicepremier Dmitrij Rogozin, similarmente e in modo agghiacciante ha avvertito la NATO che “i carri armati non hanno bisogno di passaporti“, secondo questo rapporto, Federazione e Cina sono ormai unite nel combattere contro le rivoluzioni colorate e le sanzioni economiche occidentali che hanno distrutto molte nazioni e molti popoli. Data l’efficacia di Stati Uniti e alleati nel “diffondere la democrazia” dei loro oligarchi miliardari, i cui falchi neocon sono pronti anche adesso a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino, secondo questo rapporto i cittadini dovrebbero essere almeno consapevoli delle loro azioni passate… e come forse meglio afferma il KyivPost: “Gli ultimi tentativi di politica estera muscolare degli USA dovrebbero spaventare tutti i comuni ucraini. Basta guardare all’Iraq. Sadam Husayn era un dittatore brutale, ma dodici anni dopo la liberazione con le truppe statunitensi, l’Iraq è un disastro. Mezzo milione di morti, milioni di sfollati nel Paese e di rifugiati all’estero, frantumazione politica e ascesa del SIIL sono il pesante tributo pagato dagli iracheni, e il conto aumenterà“.
Solo quando la stampa di banconote di USA e UE si fermerà, si fermerà la loro follia.. altrimenti una guerra globale risolverà il problema come fecero Prima e Seconda guerra mondiale…

1092793Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cinque Occhi e rivoluzioni colorate

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 26/05/2015National-Security-Agency-NSA-surveillance-spying-800x430-770x470L’ultima informazione da Edward Snowden è la presentazione PowerPoint classificata dalla National Security Agency (NSA) che descrive dettagliatamente come l’alleanza dell’intellgience elettronica dei Cinque Occhi tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda ha cospirato con i promotori delle rivoluzioni basate sui social media, come la “primavera araba”, per abbattere governi eletti democraticamente e no. Tuttavia, le diapositive di PowerPoint sono state parzialmente redatte nei punti chiave dai dubbi censori di First Look Media, finanziati dal fondatore di e-Bay, il miliardario Pierre Omidyar. Le diapositive di PowerPoint illustrano come, nel novembre 2011, NSA; Communications Security Establishment (CSE) del Canada, oggi Communications Security Establishment Canada (CSEC); Defense Signals Directorate (DSD) dell’Australia, oggi Australian Signals Directorate (ASD); Government Communications Security Bureau (GCSB) della Nuova Zelanda; e Government Communications Headquarters (GCHQ) inglese crearono un metodo non solo per monitorare, ma controllare cellulari e social network utilizzati per le rivolte socio-politiche. Il programma, noto come “Synergizing Network Analysis Tradecraft”, è stato sviluppato dal Network Tradecraft Advancement Team o NTAT dei Cinque Occhi. Gli sforzi della NTAT erano diretti contro dispositivi con cui “i servizi voce e dati interagiscono”. Questi dispositivi comprendono smart phone e altri dispositivi dati e vocali portatili. Nel novembre 2011 le rivolte della primavera araba erano in pieno svolgimento con i governi del tunisino Zin Abidin Bin Ali, dell’egiziano Hosni Mubaraq e del libico Muammar Gheddafi rovesciati, e disordini antigovernativi in Siria, Yemen, Bahrayn e Marocco. I Cinque Occhi s’incontrarono per discutere come utilizzare l’operazione classificata dal nome in codice IRRITANT HORN, in future “primavere arabe” in “diversi Paesi”. Gli esperti dell’intelligence dei segnali formularono piani per utilizzare le lezioni apprese nella primavera araba attaccando i server in “Paesi non dei Cinque Occhi” sfruttando operazioni MITM (“man-in-the-middle“) e di “raccolta dati sul posto e in transito”. Un’operazione per sfruttare le reti mobili correlata aveva il nome in codice CRAFTY SHACK. Le diapositive mostrano che tra i Paesi in cui i server per applicazioni mobili furono colpiti dai Cinque Occhi vi erano Francia, Cuba, Senegal, Marocco, Svizzera, Bahamas e Russia. Le informazioni cercate dai partner dell’intelligence dei segnali occidentali includevano “geolocalizzazione e informazioni sulla proprietà della rete di ogni indirizzo IP” consistenti nel “nome del proprietario della rete, nome del gestore, ASN (rete di servizi avanzati), continente, Paese, regione, città, latitudine e longitudine e ogni altro dettaglio correlato”. Non interessavano ai Cinque Occhi applicazioni come Google, mobile banking e iTunes. È interessante notare che, secondo un PowerPoint TOP SECRET/SI (Intelligence Speciale), un sistema dei Cinque Occhi dal nome in codice EONBLUE fu utilizzato per colpire gli utenti Blackberry in Arabia Saudita. Di tutti i Paesi in cui le manifestazioni della primavera araba iniziarono, l’Arabia Saudita agì rapidamente reprimendo brutalmente le proteste di piazza. L’interesse dei Cinque Occhi nelle comunicazioni mobili dell’Arabia Saudita, durante le operazioni IRRITANTE HORN, indicherebbe l’esistenza di un doppio scopo in tale sorveglianza. NSA e partner, nell’azione offensiva della “guerra dell’informazione”, potrebbero aver guidato i manifestanti in Egitto, Libia, Siria e altri Paesi nelle sommosse antigovernative attraverso le operazioni MITM, mentre avvertirono le autorità in Arabia Saudita sui piani per inscenare dimostrazioni antigovernative nel Paese. Un’altra operazione dei Cinque Occhi mirava a Samsung, Nokia e altri utenti della rete mobile Warid-Congo nella Repubblica del Congo. CSE vantava in una diapositiva di PowerPoint di avere “l’elenco degli smartphone più popolari tra i clienti di Warid Congo e i numeri dei loro international mobile subscriber identity (IMSI)”. Gli IMSI sono assegnati ad ogni utente GSM. Warid, di proprietà dello sceicco Nahayan bin Mubaraq al-Nahayan, ministro della cultura, gioventù e sviluppo sociale degli Emirati Arabi Uniti, di Abu Dhabi, fornisce anche servizi di telefonia mobile in Uganda, Repubblica di Georgia, Costa d’Avorio e Pakistan.
L’interesse dei Cinque Occhi nel fomentare una rivolta sociale basata sui media nella Repubblica del Congo è interessante. Il Paese è guidato dal 1997 dall’autoritario presidente Denis Sassou-Nguesso considerato fermamente filo-francese. La Repubblica del Congo è uno dei principali produttori di petrolio della regione e l’alleanza anglofona dei Cinque Occhi certamente è interessata a sostituire il presidente con uno più in linea con Stati Uniti e Gran Bretagna. L’interesse sul Congo fornisce altre prove sugli analisti militari e civili NSA, che trascorrono lunghe ore di guardia, dedicando le loro carriere in sostanza più alle compagnie petrolifere inglesi e degli Stati Uniti che alla sicurezza nazionale. Appena quattro mesi dopo la riunione NTAT dei Cinque Occhi, una protesta di massa parzialmente basata sui social media esplose nel quartiere Talangai di Brazzaville, capitale congolese. In un dispaccio dall’ambasciata degli Stati Uniti a Brazzaville del 26 marzo 2012 si legge: “I manifestanti esprimono malcontento verso il governo della Repubblica del Congo, per la gestione delle indennità a coloro che hanno perso le case nell’esplosione del deposito di munizioni del Reggimento Blindato, il 4 marzo. Fonti dell’ambasciata hanno riferito di aver udito colpi di pistola nel luogo della protesta, sulla Marien Ngouabi Avenue, vicino al mercato Talangai. I manifestanti marciano verso il Palazzo Presidenziale. Ai cittadini degli Stati Uniti si consiglia di evitare il quartiere Talangai e l’area circostante il palazzo presidenziale per tutto il giorno”. L’ambasciata sembrava conoscere i piani dei manifestanti, forse con l’aiuto dell’intelligence fornita da IRRITANT HORN e CRAFTY SHACK. Nel gennaio 2012, appena due mesi dopo la riunione NTAT, proteste anti-governative scoppiarono in Senegal, altro Paese preso di mira da IRRITANT HORN/CRAFTY SHACK, dopo che il presidente Abdoulaye Wade, sostenitore degli Stati Uniti d’Africa di Muammar Gheddafi, annunciò che avrebbe concorso per un terzo mandato. La portavoce del dipartimento di Stato di allora, l’infame Victoria Nuland di “euromajdan”, esortò l’85.enne Wade a passare il potere a “The Next Generation”. Wade fu sconfitto alle elezioni il mese dopo lo scoppio dei disordini violenti a Dakar, capitale del Senegal. OSI e International Crisis Group pesantemente finanziati da Soros, diedero un sostegno significativo alle proteste di Brazzaville e Dakar.
Le diapositive di PowerPoint descrivono anche un browser web mobile cinese fu scoperto da un analista del GCHQ “perdere” IMSI; gli MSISDN (Mobile International Subscriber Numbers Directory) collegati alle carte SIM; le International Mobile Station Equipment Identities (IMEI) univoche per ogni dispositivo mobile utilizzato, tra l’altro, per tracciare cellulari rubati o “in fuga”; e altre informazioni specifiche dei dispositivi. Anche se parzialmente redatto, l’ultima rivelazione sul NSA conferma il nesso tra sorveglianza dell’intelligence dei Cinque Occhi e misure attive a sostegno del rovesciamento dei governi in Medio Oriente e altrove. Le informazioni verificano la convergenza tra “rivoluzioni colorate” della rete Open Society Institute (OSI) di George Soros e del National Endowment for Democracy (NED) e attività di sorveglianza dei Cinque Occhi. C’è anche una correlazione evidente tra l’operazione dei “falsi Twitter” dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) a Cuba, noto come “Zun Zuneo”, e IRRITANT HORN. Zun Zuneo o “Proyecto ZZ”, mirava a formare “folle intelligenti” a Cuba per protestare contro il governo e cercarne il rovesciamento con la “primavera cubana”. E’ importante notare che IRRITANT HORN mirava a sorvegliare la rete mobile e i social media di Cuba e alle operazioni MITM. Zun Zuneo utilizzava due aziende del Costa Rica, Contractor Creative Associates International e Mobile Accord of Denver, che ottennero 400000 numeri di cellulare della Cubacel, che ora appaiono nel programma IRRITANT HORN dei Cinque Oocchi, ed iniziarono ad inviare messaggi di testo sui Twitter cubani, presumibilmente provenienti dalla Spagna. A Zun Zuneo partecipava anche una società di copertura nelle Isole Cayman, MovilChat, che utilizzava un conto corrente bancario per finanziare segretamente Zun Zuneo. Il finanziamento dell’USAID a Zun Zuneo fu distolto segretamente da un ignoto progetto USAID in Pakistan. Il conto bancario utilizzato da USAID e MovilChat era presso la filiale delle Isole Cayman della Banca delle Bermuda NT Butterfield & Son Ltd. The Carlyle Group, insieme alla Canadian Imperial Bank of Commerce (CIBC) è azionista della banca. USAID ha utilizzato una tecnologia simile a Zun Zuneo per mobilitare “folle intelligenti” in Moldova, Filippine e Ucraina. Il 1 maggio 2014, le proteste di massa contro il governo della Cambogia sembra siano state istigate da un’operazione stile “folla intelligente” via Twitter di USAID/CIA. Affinando la loro “tradecraft network” nei Paesi arabi e a Cuba, i Cinque Occhi erano ben preparati a sostenere l’insurrezione di Piazza Maidan a Kiev nei primi mesi del 2014. Il programma IRRITANT HORN rivela che non c’è differenza tra le operazioni di “manipolazione della democrazia” di Soros e Nuland e la sorveglianza dei social media dell’alleanza dei Cinque Occhi.5-EyesLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato islamico come “risorsa strategica” degli Stati Uniti

MK Bhadrakumar Indian Punchline 22 maggio 2015Gause_SaudiGameofThronesLevant Report, un’altamente rispettata ONG statunitense dedita a trasparenza e responsabilità nel governo e nella politica degli Stati Uniti, ha fatto un grande servizio all’intellighenzia dell’Asia meridionale ottenendo, tramite una causa federale, dei documenti classificati dei dipartimenti della Difesa e di Stato relativi allo Stato Islamico (IS). In poche parole, i documenti mettono in luce la valutazione della Defence Intelligence Agency (DIA) degli Stati Uniti secondo cui l’IS potrebbe essere una “risorsa strategica” per le strategie regionali statunitensi. Tale valutazione scioccante difatti risale all’inizio del 2012, cioè prima ancora che lo SI apparisse sulle testate catturando Mosul in Iraq, lo scorso anno. La DIA ha avvertito governo e agenzie di sicurezza degli Stati Uniti che lo SI aiuterà Washington ad isolare e rovesciare il regime siriano. In effetti, ciò che è stato bollato come teoria della cospirazione finora, infine si avvera. E nel frattempo molti avvenimenti in Siria e Iraq oggi cominciano ad avere una prospettiva chiara. Naturalmente, ciò che emerge, ancora una volta, sono le politiche diaboliche degli Stati Uniti nell’utilizzare i gruppi estremisti islamici come strumenti geopolitici per sostenere le proprie strategie regionali nei Paesi esteri. Tale politica fu avviata la prima volta in Asia del Sud nei primi anni ’80 con i “mujahidin afghani” della genialata di Zbigniew Brzezinski, a capo della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L’appello alla “jihad” in Afghanistan, alla fine, causò immense sofferenze alla regione. Opera attivata dagli Stati Uniti per sconfiggere l’Armata Rossa in Afghanistan, sconfitta che secondo alcuni avrebbe contribuito al crollo dell’Unione Sovietica. Tuttavia, il Pakistan ne fu seriamente destabilizzato e, cosa più importante, l’introduzione di Usama bin Ladin e al-Qaida diede l’alibi perfetto agli Stati Uniti per imporre la presenza militare in Afghanistan e in Asia centrale. Lo spettro dello SI in Pakistan e Afghanistan oggi, appare un’evoluzione ancor più inquietante. Mentre sempre più dettagli saranno disponibili su cosa succede a Kunduz, provincia settentrionale dell’Afghanistan, che appare un’operazione dello SI. Teoricamente si tratterebbe di un’offensiva dei “taliban”, ma il mullah Omar non sembra avere il controllo della battaglia per Kunduz, dove “combattenti stranieri” guidano l’assalto. Gli accuratamente selezionati resoconti dei media occidentali continuano a presentare lo SI quale fattore nella regione settentrionale dell’Afghanistan al confine con l’Asia centrale. Radio Free Europe e Radio Liberty, collegate all’intelligence degli Stati Uniti e che svolsero un ruolo chiave nella Guerra Fredda, la scorsa settimana hanno diffuso un pezzo inquietante sullo SI, praticamente dandogli un peso in Afghanistan assai lontano dalla realtà sul campo.
King-Abdullah-+-Obama-600x450 Naturalmente, l’avanzata dello SI darebbe agli Stati Uniti l’alibi perfetto per stabilire una presenza militare permanente, per sé e la NATO, in Afghanistan. C’è molto su cui riflettere, in retrospettiva, su ciò che l’ex-presidente afghano Hamid Karzai aveva più volte dichiarato, e cioè che gli Stati Uniti non sono “sinceri” nella lotta ai taliban e sugli obiettivi geopolitici reali. Gli Stati Uniti riusciranno a diffondere il virus dello SI in Afghanistan e Asia centrale, per giustificare la presenza militare occidentale a tempo indeterminato nella regione? Le probabilità sono abbastanza buone, in realtà, e i ministri degli Esteri della NATO incontratisi ad Antalya, la scorsa settimana, hanno ritenuto che l’alleanza debba mantenere una presenza a lungo termine in Afghanistan, oltre la prevista scadenza di fine 2016. In effetti, è nel DNA e negli egoismi dei regimi autocratici che dominano oggi su gran parte del mondo musulmano, finire al servizio degli interessi occidentali. Non si sbaglierebbe pensare che lo SI sia uno strumento per colpire l’Iran, e che l’azione in Afghanistan sia finanziata dall’Arabia Saudita che si prefigge due scopi, infettando anche il Pakistan con il virus dello SI. Anche in questo caso, la politica regionale offre un eccellente margine di manovra agli Stati Uniti nel seguire le orme della politica del “divide et impera” della Gran Bretagna imperiale nel subcontinente indiano. Questione del Kashmir, animosità tra indù e musulmani, relazioni conflittuali dell’India con Cina e Pakistan, Xinjiang e Tibet, la lista delle questioni regionali è molto lunga laddove l’intelligence degli Stati Uniti avrebbe ampio spazio nel frantumare le posizioni regionali. Si prenda il caso dell’India, per esempio. L’attuale discorso strategico principale è permeato da una mentalità contraddittoria verso Cina o Pakistan. Ma il discorso indiano sorprende gli increduli (se non occasionalmente, i nazionalisti estremisti indù) quando si tratta delle intenzioni strategiche a lungo termine degli Stati Uniti nella regione. I nostri esperti non sono semplicemente interessati al tema. Leggasi Levant Report per informarsi, qui. (Qui sotto)daesh-cia-990x180Documento della Defense Intelligence Agency del 2012: l’occidente faciliterà l’avanzata dello Stato islamico “per isolare il regime siriano”
Brad Hoff Levant Report 19 maggio 2015

baghdadi-ciaIl 18 maggio il gruppo conservatore di monitoraggio del governo Judicial Watch ha pubblicato dei documenti precedentemente classificati del dipartimento della Difesa e del dipartimento di Stato statunitensi, ottenuti con una causa federale. Mentre i media mainstream sono focalizzati sulla gestione della Casa Bianca dell’attacco al consolato di Bengasi, ignorano il “quadro generale” presentato e confermato dai documenti del 2012 della Defense Intelligence Agency, secondo cui lo ‘Stato islamico’ in Siria orientale viene ricercato perseguendo la politica occidentale nella regione. Sorprendentemente, il rapporto appena declassificato afferma che per “occidente, Paesi del Golfo e Turchia (che) sostengono l’opposizione (siriana)… c’è la possibilità di creare un califfato salafita dichiarato o occulto nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano…” Il rapporto della DIA, in precedenza classificato “Secret/Noforn” datato 12 agosto 2012, circolò ampiamente tra i vari enti governativi, tra cui CENTCOM, CIA, FBI, DHS, NGA, dipartimento di Stato e molti altri. Il documento mostra che già nel 2012 l’intelligence degli USA previde l’ascesa dello Stato Islamico in Iraq e Levante (SIIL o SIIS), ma invece di delineare chiaramente il gruppo come nemico, il rapporto lo riteneva risorsa strategica degli Stati Uniti. Mentre numerosi analisti e giornalisti hanno documentato tempo fa il ruolo delle agenzie d’intelligence occidentali nell’addestramento e formazione dell’opposizione armata in Siria, i vertici dell’intelligence statunitense confermano la teoria secondo cui i governi occidentali vedono fondamentalmente nel SIIL uno proprio strumento per il cambio di regime in Siria. I documenti al riguardo affermano proprio tale scenario. Prove forensi, prove video e recenti ammissioni di alti funzionari interessati (vedi le ammissioni dell’ex-ambasciatore in Siria Robert Ford qui e qui), dimostrano che il dipartimento di Stato e la CIA supportano materialmente i terroristi del SIIL sul campo di battaglia siriano, almeno dal 2012-2013 (come chiaro esempio di “prove forensi”: vedasi il rapporto dell’inglese Conflict Armament Research che fa risalire all’origine dei razzi anticarro croati recuperati dai terroristi del SIIL a un programma congiunto saudita/CIA, grazie all’identificazione dei numeri seriali).
Il rapporto della DIA del 2012, appena diffuso, traccia le seguenti sintesi sullo “Stato islamico in Iraq” e l’emergente SIIL:
al-Qaida guida l’opposizione in Siria
– l’occidente si identifica con l’opposizione
– la creazione dello Stato islamico è diventata realtà solo con l’avanzata della rivolta siriana (non si parla di ritiro delle truppe USA dall’Iraq come catalizzatore dell’ascesa dello Stato Islamico, tesi di innumerevoli politici ed esperti, si veda la sezione 4.D. sotto)
– l’istituzione di un “principato salafita” nella Siria orientale è “esattamente” ciò che le potenze estere che sostengono l’opposizione vogliono (identificate come “occidente, Paesi del Golfo e Turchia”), al fine d’indebolire il governo di Assad
– “santuari” sono suggeriti nelle zone occupate dagli insorti islamici secondo il modello libico (che si traduce nella cosiddetta no-fly zone come primo atto di ‘guerra umanitaria’, vedi 7.B.)
– l’Iraq è identificato quale “espansione sciita” (8.C)
– uno “Stato islamico” sunnita potrebbe essere devastante per “l’unità dell’Iraq” e potrebbe “facilitare il rinnovamento degli elementi terroristici che da tutto il mondo arabo entrano nell’arena irachena”. (Vedi l’ultima riga del .pdf)daesh-cia-990x180Tratto dalle sette pagine del rapporto declassificato della DIA:

R 050839Z 12 agosto

Situazione generale:
A. Internamente, la situazione assume un andamento chiaramente settario.
B. Salafiti, Fratelli Musulmani e AQ (al-Qaida) sono le principali forze che guidano l’insurrezione in Siria.
C. Occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime.

3. (C) al-Qaida in Iraq (AQI): … B. AQI sostiene l’opposizione siriana DALL’INIZIO, ideologicamente e attraverso i media…

4.D. Vi era una regressione dell’AQI dalle province occidentali dell’Iraq negli anni 2009-2010; tuttavia dopo l’avanzata della rivolta in Siria, le potenze religiose e tribali regionali cominciarono a simpatizzare per la rivolta settaria. Tale (simpatia) è apparsa nel sermoni del venerdì di preghiera, invocando volontari per sostenere i sunniti in Siria.

7. (C) Ipotesi sul futuro della crisi:
A. Il regime sopravvive ed ha il controllo sul territorio siriano.
B. Sviluppo degli eventi attuali in una guerra per delega: …le forze dell’opposizione cercano di controllare le zone orientali (Hasaqa e Dayr al-Zur), adiacenti alle province occidentali irachene (Mosul e Anbar), oltre che ai confini turchi. Paesi occidentali, Paesi del Golfo e Turchia sostengono tali sforzi. Tale ipotesi molto probabilmente è in linea con gli ultimi fatti, contribuendo a preparare santuari protetti internazionalmente, come accadde in Libia quando Bengasi fu scelta come centro di comando del governo provvisorio.

8.C. Se la situazione degenera c’è la possibilità di dichiarare un principato salafita aperto o segreto nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano, considerato una profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)
8.D.1. … Il SIIL potrebbe anche dichiarare lo Stato islamico attraverso l’unione con altre organizzazioni terroristiche in Iraq e Siria, creando una grave minaccia all’unità dell’Iraq e all’integrità del suo territorio.B7y3bj1CIAI7OQf.jpg largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Riaperto il caso bin Ladin

MK Bhadrakumar Indian Punchline 11 maggio 2015article-2217185-157DB1DC000005DC-754_634x331Il racconto agghiacciante del giornalista investigativo statunitense Seymour Hersh, nel suo ben curato saggio nell’ultimo numero della London Review of Books, intitolato ‘L’assassinio di Usama bin Ladin’, sull’assassinio a sangue freddo di quattro anni fa del capo latitante di al-Qaida nella città pakistana di Abbottabad, dovrebbe far trarre alle élite indiane certe cupe conclusioni sulla “definizione di partnership del XXI secolo” tra India e Stati Uniti.
Hersh afferma:
Usama bin Ladin era sotto la custodia dell’Inter-Services Intelligence (ISI) del Pakistan dal 2006 all’assassinio nel 2011. L’Arabia Saudita era l’unico Paese interessato. I sauditi compensarono finanziariamente il Pakistan per tenere bin Ladin, cittadino saudita, vivo e al sicuro.
L’operazione di Abbottabad fu attuata congiuntamente da Stati Uniti e Pakistan, con l’esercito pakistano e ISI che diedero supporto logistico. Il capo dell’esercito Generale Ashfaq Kayani insisteva che bin Ladin fosse sommariamente ucciso.
Così bin Ladin fu deliberatamente ucciso a sangue freddo anche se era disarmato, gravemente malato, non era più coinvolto nelle attività di al-Qaida e avrebbe potuto essere catturato vivo.
Il suo corpo a pezzi fu gettato dagli elicotteri statunitensi di ritorno alla base in Afghanistan, non ebbe esattamente un “funerale musulmano” in mare, come affermò la Casa Bianca.
Un elaborato cover-up fu poi inscenato dalla Casa Bianca e un falso resoconto dato ai media e al Congresso degli Stati Uniti.
Il saggio di Hersh dà un quadro misero del presidente Barack Obama. A meno che Obama non chiarisca ciò che successe realmente, e perché e come successe, l’assassinio a sangue freddo di bin Ladin peserà sul suo lascito, anche se sarà un politico ben protetto e non vivrà il resto della vita nella paura della vendetta da parte di al-Qaida, a differenza di Kayani o dell’ex-capo dell’ISI Generale Shuja Pasha, uomini condannati d’ora in poi. Il punto è che infine Obama raggiunse un accordo con Kayani, l’assassinio di bin Ladin in cambio di una borsa d’oro e mano libera all’esercito pakistano in Afghanistan. Senza dubbio, l’ex-presidente afgano Hamid Karzai aveva ragione quando insisteva che gli Stati Uniti non combattevano seriamente i taliban, ma si creavano solo l’alibi per mantenere la presenza militare a lungo termine in Afghanistan, servendo la propria agenda geopolitica. Come potremmo dimenticare che gli Stati Uniti sono l'”impero del male” che non rispetta diritto internazionale, sovranità di altre nazioni e utilizza l’omicidio a sangue freddo come arma politica? Per lo meno bin Ladin avrebbe dovuto essere catturato e processato. Ma poi, forse, avrebbe gravemente compromesso la reputazione di Arabia Saudita e Pakistan e reso difficile ad Obama condurvi affari normali.
Ironia della sorte, Obama doveva ospitare Salman bin Abdulaziz, re dell’Arabia Saudita, alla Casa Bianca e a Camp David, con principale argomento di discussione la guerra al terrore che i due alleati combattono insieme. Il cordone ombelicale che lega l’ISI alla CIA è ben noto. Tuttavia sorprende che Obama e Kayani abbiano cospirato in segreto per pianificare ed eseguire un omicidio. E come ogni complice di un “delitto perfetto”, CIA e ISI sono legati per tutta la vita. Tra l’altro, Kayani dirigeva l’ISI nel periodo precedente gli attentati di Mumbai del 26 novembre 2008, in cui un ruolo fondamentale ebbe David Headley, che lavorava per l’intelligence degli Stati Uniti. Cosa suscita tutto ciò sulla tanto declamata cooperazione per la sicurezza tra India e Stati Uniti?Dobbiamo riflettere seriamente se il Pentagono potrà mai essere un partner affidabile per le forze armate indiane. Basti dire del braccio di ferro dagli Stati Uniti per costringere la Francia ad affossare il contratto da 1,5 miliardi di dollari per la portaelicotteri Mistral con la Russia, un dramma allegorico anche per noi. Hersh ci ha fatto un favore pubblicando questo saggio, alla vigilia della visita di un alto procacciatore statunitense a Delhi, il segretario della Difesa Ashton Carter.article-1382859-0BDFDE7A00000578-216_964x604Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E se Putin dice la verità?

F. William Engdahl New Eastern Outlook 15/05/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraLOUGH ERNE: G8 Summit, Hollande meets PutinIl 26 aprile la principale emittente televisiva nazionale della Russia, Rossija 1, ha intervistato il Presidente Vladimir Putin in un documentario sugli eventi recenti come l’adesione della Crimea, il colpo di Stato degli USA in Ucraina, e lo stato generale della relazioni con Stati Uniti ed Unione europea. Le sue parole erano sincere. E nell’intervento l’ex-dirigente del KGB russo ha sganciato una bomba politica nota dai servizi segreti russi da vent’anni. Putin ha dichiarato senza mezzi termini che a suo parere l’occidente sarebbe contento d’indebolire la Russia, farla soffrire e mendicare dall’occidente, qualcosa chiaramente cui il carattere russo non è disposto. Poi con un breve passo nel suo intervento, il presidente russo ha dichiarato per la prima volta pubblicamente ciò che l’intelligence russa sa da vent’anni, ma su cui è stata in silenzio finora, molto probabilmente nella speranza di una normalizzazione delle relazioni Russia-Stati Uniti. Putin ha dichiarato che il terrorismo in Cecenia e nel Caucaso russo, nei primi anni ’90, fu attivamente sostenuto dalla CIA e dai servizi segreti occidentali per indebolire deliberatamente la Russia. Ha osservato che l’intelligence russa FSB aveva documentato il ruolo occulto degli Stati Uniti, senza fornire dettagli. Putin, professionista dell’intelligence di altissimo livello, ha solo accennato nel suo discorso a ciò che è documentato in dettaglio da fonti non russe. Il rapporto ha enormi implicazioni rivelando al mondo la lunga agenda occulta dei circoli influenti a Washington per distruggere la Russia come Stato sovrano; un ordine del giorno che include il colpo di Stato neo-nazista in Ucraina e la greve guerra delle sanzioni contro Mosca. Quanto segue è tratto dal mio libro, Amerikas Heilige Krieg.

Le guerre cecene della CIA
Non molto tempo dopo che mujahidin finanziati da CIA e servizi segreti sauditi avevano devastato l’Afghanistan alla fine degli anni ’80, costringendo alla ritirata l’esercito sovietico nel 1989, e la dissoluzione dell’Unione Sovietica qualche mese più tardi, la CIA iniziò a cercare possibili luoghi nell’ex-Unione Sovietica dove i suoi “afghani arabi” potessero essere schierati per destabilizzare ulteriormente l’influenza russa nello spazio eurasiatico post-sovietico. Erano chiamati arabi afghani perché furono reclutati dagli ultraconservatori wahabiti di Arabia Saudita, Emirati Arabi, Quwayt e altrove nel mondo arabo in cui si pratica l’ultra-rigida visione wahabita dell’Islam. Furono portati in Afghanistan nei primi anni ’80 da una recluta saudita della CIA inviata in Afghanistan, Usama bin Ladin. Con l’ex-Unione Sovietica nel caos totale e allo sbando, l’amministrazione di George HW Bush decise di “colpirla quando era stesa a terra”, un triste errore. Washington riposizionò i suoi terroristi afghani per creare caos e destabilizzare l’Asia centrale e anche la Federazione Russa, in crisi profonda e traumatica per il collasso economico dell’era Eltsin. Nei primi anni ’90 la società di Dick Cheney, Halliburton, aveva esaminato le potenzialità petrolifere offshore di Azerbaigian, Kazakistan e dell’intero bacino del Mar Caspio. Si stima che la regione fosse “un’altra Arabia Saudita” del valore di diversi miliardi di dollari, sul mercato attuale. Stati Uniti e Regno Unito decisero di tenere quella miniera d’oro petrolifera fuori dal controllo russo con tutti i mezzi. Il primo obiettivo di Washington fu organizzare un colpo di Stato in Azerbaigian contro il presidente Abulfaz Elchibej ed installarne uno più amichevole al Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) controllato dagli statunitensi, “il gasdotto più politico del mondo”, l’oleodotto da Baku in Azerbaijan attraversava la Georgia verso la Turchia e il Mediterraneo. All’epoca, l’unico oleodotto esistente da Baku era il gasdotto sovietico che attraversava la capitale cecena, Groznij, seguendo la rotta a nord, nel Daghestan della Russia e attraversava la Cecenia fino al porto russo sul Mar Nero di Novorossijsk. L’oleodotto era l’unico concorrente e maggiore ostacolo alla molto costosa rotta alternativa di Washington e dei giganti petroliferi inglesi e statunitensi. Il presidente Bush Sr. diede ai suoi vecchi amici della CIA il mandato di distruggere il gasdotto russo e creare un tale caos nel Caucaso che nessuna società occidentale o russa potesse considerare l’uso dell’oleodotto russo di Groznij. Graham E. Fuller, collega di Bush ed ex-vice direttore del Consiglio nazionale sull’intelligence della CIA, fu l’architetto chiave della strategia dei mujahidin della CIA. Fuller descrisse la strategia della CIA nel Caucaso nei primi anni ’90: “La politica per guidare l’evoluzione dell’Islam e aiutarlo contro i nostri avversari ha funzionato meravigliosamente bene in Afghanistan contro l’Armata Rossa. Le stesse dottrine possono ancora essere utili per destabilizzare ciò che resta del potere russo“.
La CIA assunse un veterano degli sporchi trucchi, il generale Richard Secord, per l’operazione. Secord creò una società di copertura della CIA, MEGA Oil. Secord fu condannato negli anni ’80 per il ruolo centrale nelle operazioni illegali armi e droga della CIA, l’Iran-Contra. Nel 1991 Secord, ex- viceassistente del segretario alla Difesa, sbarcò a Baku e costituì la società di facciata della CIA MEGA Oil. Era un veterano delle narco-operazioni segrete della CIA in Laos durante la guerra del Vietnam. In Azerbaigian creò una compagnia aerea che trasportò segretamente centinaia di mujahidin di al-Qaida di bin Ladin dall’Afghanistan all’Azerbaijan. Nel 1993, MEGA Oil aveva reclutato e armato 2000 mujahidin, mutando Baku in una base per le operazioni dei terroristi nel Caucaso. L’operazione segreta dei mujahidin del generale Secord nel Caucaso, scatenò il colpo di stato che rovesciò il presidente Abulfaz Elchibej e piazzò Hejdar Aliev, fantoccio più flessibile degli Stati Uniti. Un rapporto segreto dell’intelligence turco trapelato al Sunday Times di Londra confermò che “due giganti della benzina, BP e Amoco, inglese e statunitense rispettivamente e che formano l’AIOC (Azerbaijan International Oil Consortium), erano dietro il colpo di Stato”. Il capo dei servizi segreti sauditi, Turqi al-Faysal, dispose che il suo agente Usama bin Ladin, che inviò in Afghanistan all’inizio della guerra dei primi anni ’80, usasse l’organizzazione afgana Maqtab al-Qidamat (MAQ) per reclutare gli “arabi afghani” per ciò che stava rapidamente divenendo la jihad globale. I mercenari di bin Ladin furono utilizzati come truppe d’assalto di Pentagono e CIA per coordinare e sostenere le offensive musulmane non solo in Azerbaigian, ma anche in Cecenia e, in seguito, Bosnia. Bin Ladin si portò un altro saudita, Ibn al-Qatab, divenuto comandante o emiro dei jihadisti in Cecenia (sic!) e il signore della guerra ceceno Shamil Basaev. Non importa che Ibn al-Qatab fosse un saudita che parlava a malapena qualche parola di ceceno, per non parlare del russo. Sapeva chi fossero i soldati russi e come ucciderli.
La Cecenia poi era tradizionalmente una società prevalentemente sufi, un ramo apolitico dell’Islam. Ma la crescente infiltrazione dei terroristi sponsorizzati, ben finanziati e ben addestrati dagli USA per predicare la jihad o guerra santa contro i russi, cambiò l’inizialmente riformista movimento di resistenza cecena. Diffusero l’ideologia estremista di al-Qaida nel Caucaso. Sotto la guida di Secord, le operazioni terroristiche dei mujahidin si estesero rapidamente nel vicino Daghestan e in Cecenia, trasformando Baku in un punto del traffico di eroina afgana della mafia cecena. Dalla metà degli anni ’90, bin Ladin pagava i capi guerriglieri ceceni Shamil Basaev e Umar ibn al-Qatab diversi milioni di dollari al mese, la fortuna di un re nell’economicamente desolata Cecenia degli anni ’90, consentendogli di emarginare la maggioranza moderata cecena. I servizi segreti statunitensi furono profondamente coinvolti nel conflitto ceceno fino alla fine degli anni ’90. Secondo Yossef Bodansky, allora direttore della Task Force del Congresso degli Stati Uniti su terrorismo e guerra non convenzionale, Washington partecipò attivamente all'”ennesima jihad anti-russa, cercando di sostenere e potenziare le forze islamiste anti-occidentali più virulenti“. Bodansky rivelò in dettaglio l’intera strategia della CIA nel Caucaso, nella sua relazione, affermando che i funzionari del governo statunitense vi parteciparono, “Una riunione formale in Azerbaijan, nel dicembre 1999, in cui i programmi specifici per addestramento e equipaggiamento dei mujahidin in Caucaso, Centro/Sud Asia e mondo arabo, furono discusse e concordate, concludendosi con il tacito incoraggiamento di Washington agli alleati musulmani (principalmente Turchia, Giordania e Arabia Saudita) e ‘società di sicurezza private’ degli Stati Uniti… ad aiutare i ceceni e i loro alleati islamici nella primavera del 2000 e sostenerne la conseguente jihad per un lungo periodo… la jihad islamista nel Caucaso era un modo per privare la Russia di un oleodotto attivo attraverso la spirale di violenza e terrorismo“. La fase più intensa delle guerre cecene calò nel 2000, solo dopo la pesante azione militare russa che sconfisse gli islamisti. Fu una vittoria di Pirro che costò un enorme numero di vite e la distruzione di intere città. L’esatto bilancio delle vittime dal conflitto ceceno istigato dalla CIA è sconosciuto. Stime non ufficiali variano da 25000 a 50000 morti e dispersi, la maggior parte civili. Le perdite russe furono vicine a 11000, secondo il Comitato delle Madri dei soldati. Le major petrolifere anglo-statunitensi e agenti della CIA erano felici. Avevano quello che volevano: il loro oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, bypassando a Groznij il gasdotto della Russia. I jihadisti ceceni, sotto il comando islamico di Shamil Basaev, continuarono la guerriglia dentro e fuori la Cecenia. La CIA si riorientava nel Caucaso.

baku_pipelines_risultatoIl legame saudita di Basaev
Basaev era parte fondamentale della Jihad Globale della CIA. Nel 1992 incontrò il terrorista saudita Ibn al-Qatab in Azerbaijan. Dall’Azerbaijan, Ibn al-Qatab portò Basaev in Afghanistan per incontrare l’alleato, il saudita Usama bin Ladin. Il ruolo di Ibn al-Qatab era reclutare musulmani ceceni disposti a intraprendere la jihad contro le forze russe in Cecenia, per conto della strategia segreta della CIA per destabilizzare la Russia post-sovietica e garantire il controllo anglo-statunitense sul Caspio. Una volta tornati in Cecenia, Basaev e al-Qatab crearono la Brigata Internazionale Islamica (IIB) con denaro saudita e intelligence della CIA, coordinata dal collegamento saudita a Washington, l’ambasciatore e amico dei Bush principe Bandar bin Sultan. Bandar, ambasciatore saudita a Washington per oltre vent’anni, era così intimo della famiglia Bush che George W. Bush disse che il playboy saudita “Bandar Bush” era un membro onorario della famiglia. Basaev e al-Qatab fecero arrivare in Cecenia combattenti sauditi del ceppo fanatico wahabita dell’Islam sunnita. Ibn al-Qatab comandava coloro che erano chiamati “mujahidin arabi in Cecenia”, suo esercito privato di combattenti arabi, turchi e altri stranieri. Fu anche incaricato di creare campi di addestramento paramilitare nelle montagne del Caucaso della Cecenia, addestrando ceceni e musulmani delle repubbliche russe del Caucaso del Nord e dell’Asia centrale. La Brigata Internazionale Islamica finanziata da sauditi e CIA era responsabile non solo del terrorismo in Cecenia. Compì nell’ottobre 2002 il sequestro di ostaggi nel Teatro di Mosca, Dubrovka, e il raccapricciante massacro della scuola di Beslan del settembre 2004. Nel 2010, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite pubblicò il seguente rapporto sulla Brigata Internazionale Islamica di al-Qatab e Basaev: “La Brigata Internazionale Islamica (IIB) fu indicata il 4 marzo 2003… come associata ad al-Qaida, Usama bin Laden e taliban “partecipando a finanziamento, progettazione, supporto, preparazione e attuazione di atti o attività, in collegamento, in nome di, per conto o a sostegno di al-Qaida… La Brigata Internazionale Islamica (IIB) fu fondata e guidata da Shamil Salmanovich Basaev (deceduto) ed è collegata al Battaglione ricognizione e sabotaggio dei Martiri ceceni Rijadus-Salikhin (RSRSBCM)… e al Reggimento forze speciali islamico (SPIR)… La sera del 23 ottobre 2002, i membri di IIB, RSRSBCM e SPIR congiuntamente sequestrarono oltre 800 ostaggi al Teatro di Mosca (Dubrovka). Nell’ottobre 1999, emissari di Basaev e al-Qatab si recarono nella base di Usama bin Ladin, nella provincia afghana di Kandahar, dove bin Ladin accettò di fornire assistenza militare sostanziale e aiuti finanziari, e anche di prendere accordi per inviare in Cecenia centinaia di combattenti per lottare contro le truppe russe e perpetrare atti di terrorismo. Nello stesso anno, bin Ladin inviò ingenti somme di denaro a Basaev, Movsar Baraev (capo del SPIR) e al-Qatab, da utilizzare esclusivamente per l’addestramento militare, reclutamento di mercenari e acquisto di munizioni”. La “ferrovia terrorista” afgano-caucasica di al-Qaida, finanziata dall’intelligence saudita, aveva due obiettivi. Uno era l’obiettivo saudita di diffondere la fanatica jihad wahabita nell’Asia centrale dell’ex-Unione Sovietica. Il secondo era l’obiettivo della CIA di destabilizzare la Federazione Russa post-sovietica e farla collassare.

Beslan
Il 1° settembre 2004 i terroristi di Basaev e dell’IIB di al-Qattab presero più di 1100 persone in ostaggio, tra cui 777 bambini, nella Scuola Numero Uno (SNO) di Beslan, in Ossezia del Nord, repubblica autonoma nel Caucaso settentrionale della Federazione russa, vicino al confine della Georgia. Il terzo giorno della crisi degli ostaggi, mentre esplosioni furono sentite nella scuola, FSB e altre truppe russe d’élite assaltarono l’edificio. Alla fine, almeno 334 ostaggi furono uccisi, tra cui 186 bambini, con un numero significativo di feriti e dispersi. Fu poi chiaro dopo che le forze russe avevano gestito male l’intervento. La propaganda di Washington, da Radio Free Europe al New York Times e CNN, non persero tempo a demonizzare Putin e la Russia per la cattiva gestione della crisi di Beslan, piuttosto che concentrarsi sui legami di Basaev con al-Qaida e i servizi segreti sauditi. Ciò avrebbe denunciato al mondo le relazioni intime tra la famiglia del presidente degli Stati Uniti George W. Bush e la famiglia miliardaria saudita dei bin Ladin. Il 1 settembre 2001, dieci giorni prima degli attentati al World Trade Center e al Pentagono, il capo dei servizi segreti sauditi, il principe di cultura statunitense Turqi bin Faysal al-Saud che dirigeva l’ntelligence saudita dal 1977, e anche l’intera operazione dei mujahidin di Usama bin Ladin in Afghanistan e Caucaso, all’improvviso e inspiegabilmente si dimise, pochi giorni dopo aver accettato un nuovo mandato a capo dell’intelligence dal suo re. Non diede alcuna spiegazione e fu subito spedito a Londra, lontano da Washington. La cronaca degli intimi legami tra le famiglie bin Ladin e Bush fu insabbiata, in realtà del tutto cancellata con la motivazione della “sicurezza nazionale” (sic!) dalla relazione ufficiale della Commissione sull’11 settembre degli Stati Uniti. L’origine saudita di quattordici dei diciannove presunti terroristi dell’11 settembre a New York e Washington, fu anch’essa eliminata dal rapporto finale della Commissione 911 del governo degli Stati Uniti, pubblicata solo nel luglio 2004 dall’amministrazione Bush, quasi tre anni dopo i fatti.
Basaev si vantò di aver inviato i terroristi a Beslan. Le sue richieste includevano la completa indipendenza della Cecenia dalla Russia, che avrebbe dato a Washington e Pentagono un enorme pugnale strategico sul ventre meridionale della Federazione russa. Alla fine del 2004, a seguito del tragico dramma di Beslan, il Presidente Vladimir Putin ordinò una missione cerca e distruggi segreta all’intelligence russa, per dare la caccia ed eliminare i capi dei mujahidin di Basaev nel Caucaso. Al-Qatab fu ucciso nel 2002. Le forze di sicurezza russe scoprirono che la maggior parte dei terroristi ceceni, afgani ed arabi era fuggita. Si erano messi al sicuro in Turchia, membro della NATO; in Azerbaijan, quasi membro della NATO; in Germania, altro membro della NATO; a Dubai, uno dei più stretti alleati arabi degli Stati Uniti, e nel Qatar, strettissimo alleato degli Stati Uniti. In altre parole, i terroristi ceceni trovarono nella NATO un santuario.

energia_fig_vol1_001330_011F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica dalla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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