Operazione Gladio, Fethullah Gülen e governo mondiale

William Engdahl BFP 10 febbraio 2015cemaat-cia-isbirligi-h14045Ciò che segue è la traduzione di un colloquio tra William Engdahl e il giornalista Deniz Ulkutekin di Cumhuriyet:
1. Come ho letto hai iniziato la ricerca sul Cemat di Gulen quando sei venuto in Turchia per una conferenza. Qual è stata la cosa che ha attirato l’interesse su Gulen e i suoi seguaci?
WE: sono un ricercatore geopolitico e autore ormai da più di trent’anni. Il mio interesse principale è la geopolitica o come il potere è organizzato nel nostro mondo e a cosa punta. Quando fui invitato in Turchia per delle conferenze su uno dei miei libri, un giornalista turco, da allora mio amico fidato, mi suggerì che se volevo capire cosa succede in Turchia, un Paese della NATO che da tempo considero avere una ruolo assai positivo, dovevo studiare la Cemat di Gülen. Iniziando un lungo processo, iniziai a capire il vero scopo dietro la facciata del progetto Rumi di Gulen e seguaci.

2. Sappiamo innanzitutto che Gulen ha combattuto il comunismo tramite una fondazione (un programma della NATO in effetti). Quindi potremmo dire che il rapporto tra Gulen e la CIA iniziò molto tempo fa?
WE: Sì, tutte le prove suggeriscono che le reti turche di Gladio della NATO scelsero Gulen quale possibile agente anni fa. Dato che gli scopi sono cambiati con il crollo dell’Unione Sovietica, il ruolo di Gulen cambiò, aprendoglisi le porte per giocare tale ruolo. Quindi, in un certo senso si può dire che la Cemat di Gulen non è altro che la proiezione di un’idea dal quartier generale della CIA di Langley in Virginia, da parte di persone essenzialmente stupide che credono di poter usare ed abusare della religione quale copertura per avanzare il loro piano di dominio globale, che David Rockefeller chiama Governo Mondiale. A differenza dei jihadisti della CIA come Hekmatyar in Afghanistan o Naser Oric in Bosnia, la CIA decise di dare a Fethullah Gulen un’immagine radicalmente diversa. Non un agghiacciante, tagliagola jihadista cannibale. No, Fethullah Gulen fu presentato quale uomo di “pace, amore e fratellanza”, riuscendo anche a farsi fotografare con papa Giovanni Paolo II, foto che Gulen espone sul suo sito. L’organizzazione di Gulen negli Stati Uniti assunse uno dei più costosi esperti d’immagine di Washington, l’ex-direttrice della campagna di George W. Bush, Karen Hughes, per trasmettere la sua immagine di Islam “moderato”. Idee e manipolazioni della CIA e del dipartimento di Stato crollano ovunque oggi, ma sono accecati dall’arroganza. Basta guardare il casino assurdo creato con i neo-nazisti in Ucraina.

3. Essendo argomento molto conflittuale, come fai ad esser certo che Gulen e CIA collaborino?
WE: Non è solo una mia idea, ma di molti analisti turchi e persino dell’ex-capo del MIT turco Osman Nuri Gundes, dell’ex-traduttrice dell’FBI turco-statunitense Sibel Edmonds ed altri che hanno documentato i suoi profondi legami con i vertici della CIA, come Graham Fuller. Quando Gulen fuggì dalla Turchia per evitare il processo per tradimento nel 1998, scelse di non andare in uno qualsiasi dei Paesi islamici che gli avrebbero potuto offrire asilo. Scelse invece gli Stati Uniti, con l’aiuto della CIA. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti cercò di bloccare un particolare “visto scelto per uno straniero di straordinaria capacità nell’istruzione“, un visto permanente per Gulen, sostenendo che fosse fondamentalmente una frode, dato che aveva la licenza elementare e alcuna particolare conoscenza dell’Islam. Nonostante le obiezioni dell’FBI, del dipartimento di Stato degli Stati Uniti e del dipartimento dell’Homeland Security, tre ex-agenti della CIA intervennero e riuscirono ad ottenere una carta verde e la residenza permanente negli Stati Uniti per Gulen. Intervennero tre agenti, in servizio o “ex”, della CIA, George Fidas, ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia ed ex-vicedirettore della CIA; Morton Abramowitz, descritto come “informale” della CIA e l’agente della CIA che aveva vissuto in Turchia Graham E. Fuller. Diedero a Gulen asilo a Saylorsburg, Pennsylvania. Ciò suggerisce certamente un forte legame, per lo meno.

4. Il rapporto tra Gulen e CIA ha avvantaggiato entrambi? Se sì, quali? Come la CIA ha aiutato Gulen nel sviluppare la sua fondazione?
WE: Sì, chiaramente. La Cemat Gülen ebbe il permesso di creare un vasto impero commerciale, ottenendo sempre più influenza ponendo i suoi segaci nella polizia, nei tribunali e nel ministero dell’Istruzione. Poté istituire le sue scuole di reclutamento in tutta l’Asia centrale con il supporto della CIA. Negli Stati Uniti e in Europa, i media influenzati dalla CIA come la CNN gli fecero molta pubblicità gratuita per abbattere l’opposizione all’apertura delle sue scuole negli USA. Per la CIA era uno strumento in più per distruggere non solo l’indipendente e laica Turchia kemalista, ma per ampliare il narcotraffico afghano nel mondo e utilizzare la gente di Gulen per destabilizzare i regimi avversari di cui la rete della CIA a Washington, lo “Stato profondo”, voleva sbarazzarsi. Sibel Edmonds, ex-traduttrice turca dell’FBI e “whistleblower”, indicò Abramowitz, insieme a Graham E. Fuller, come elementi di una cabala nel governo degli Stati Uniti che scoprì usare le reti in Turchia per promuovere i piani criminali dello “Stato profondo” nel mondo turcofono, da Istanbul alla Cina. Documentò come la rete rientrasse significativamente nel traffico di eroina dall’Afghanistan. Ritiratosi dal dipartimento di Stato, Abramowitz fece parte del consiglio del National Endowment for Democracy (NED), finanziato dal Congresso degli Stati Uniti, e fu co-fondatore con George Soros dell’Internetional Crisis Group. Sia NED che ICG sono implicati nelle “rivoluzioni colorate” sostenute dal governo degli USA fin dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1990, da Otpor in Serbia alla rivoluzione arancione nel 2004 e al colpo di Stato del 2013-14 in Ucraina, alla rivoluzione verde in Iran nel 2009, alla rivoluzione del loto del 2011 in piazza Tahrir, Egitto. Graham E. Fuller partecipava alle attività della CIA per dirigere mujahidin e altre organizzazioni islamiche politiche dagli anni ’80. Per 20 anni è stato agente della CIA in Turchia, Libano, Arabia Saudita, Yemen e Afghanistan, era uno dei primi sostenitori nella CIA dell’uso di Fratelli musulmani e organizzazioni islamiste simili, come la Cemat di Gülen, per sostenere la politica estera statunitense.

5. Come la CIA usa le scuole di Gulen in Asia centrale?
WE: In primo luogo va osservato che la Russia rapidamente vietò le scuole di Gülen quando la CIA iniziò il terrore in Cecenia negli anni ’90. Negli anni ’80, quando lo scandalo Iran-Contra esplose a Washington (uno schema ideato da Fuller per la CIA), andò “in pensione” per lavorare al think-tank RAND finanziato da CIA e Pentagono. Lì, sotto la copertura della RAND, Fuller fu determinante nel sviluppare la strategia della CIA per la costruzione del movimento Gulen quale forza geopolitica per penetrare l’Asia centrale ex-sovietica. Tra le carte della RAND, Fuller scrisse studi sul fondamentalismo islamico in Turchia, Sudan, Afghanistan, Pakistan e Algeria. I suoi libri lodano generosamente Gulen. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, i quadri di Fetullah Gulen furono inviati ad istituire scuole di Gulen e madrase negli Stati dell’ex Unione Sovietica, da poco indipendenti in Asia centrale. Fu un’occasione d’oro per la CIA, con la copertura delle scuole religiose di Gulen, per inviare centinaia di agenti della CIA nell’Asia centrale per la prima volta. Nel 1999 Fuller sostenne, “La politica per guidare l’evoluzione dell’Islam e aiutarlo contro i nostri avversari ha funzionato meravigliosamente bene in Afghanistan contro i russi. Le stesse dottrine possono ancora essere utilizzate per destabilizzare ciò che resta della potenza russa, e soprattutto contrastare l’influenza cinese in Asia centrale“. Gulen fu descritto da una ex-fonte autorevole dell’FBI come “una delle figure principali delle operazioni della CIA in Asia centrale e nel Caucaso“. Negli anni ’90 le scuole di Gulen si diffusero in tutta l’Eurasia, fornendo a centinaia di agenti della CIA la copertura da “insegnanti di madrelingua inglese”. Osman Nuri Gundes rivelò che il movimento Gulen “riparò 130 agenti della CIA” presso le sue scuole in Kirghizistan e Uzbekistan solo nel 1990.

6. Gulen emigrò dalla Turchia agli Stati Uniti d’America nel 1999, 3 giorni dopo che il capo terrorista curdo Abdullah Ocalan venisse rapito e portato in Turchia. Cosa significa? Gulen avrebbe cooperato meglio con la CIA una volta trasferitosi negli USA?
WE: Penso che la CIA temesse che Gulen finisse in prigione e che potesse essere molto più utile in un santuario negli USA, dove potevano migliorarne l’immagine migliore e pomparne l’aura. Ora chiaramente Gulen teme di tornare in Turchia, anche se legalmente. Questo la dice lunga.

7. Quali vantaggi la fondazione di Gulen porta alla CIA in Turchia e Medio-Oriente?
WE: Richiederebbe una discussione molto più lunga. Ciò che trovo interessante è come sia emersa in Turchia una profonda e aspra frattura tra il Cemat di Gulen e il presidente Recep Tayyip Erdogan. Credo che Erdogan abbia cominciato a perseguire la propria agenda, scontrandosi con quella del dipartimento di Stato e della CIA, sul ruolo della Turchia nel mondo.

8. Il governo turco dell’AKP attua una vasta operazione di polizia contro i membri dell’organizzazione di Gulen nella giustizia e nella polizia, d’altra parte, il pubblico è scettico su ciò dato che AKP e Gulen erano alleati prima dello scandalo sulla corruzione del 17 novembre. Quindi potremmo dire che AKP, Tayyip Erdogan e CIA erano alleati una volta?
WE: La Turchia è un membro della NATO, così ad alcun governo turco era consentito essere troppo indipendente dalla NATO, cioè da Washington, come sapete. Quando Erdogan iniziò a seguire la propria strada, le reti degli Stati Uniti cominciarono a demonizzarlo nei media di tutto il mondo, e i media di Gulen l’hanno attaccato ferocemente. Credo che la frattura tra Erdogan e Gülen sia nata molto prima degli scandali del 17 novembre. Chi c’era dietro la diffusione di tali accuse? Cosa fece l’ambasciatore statunitense Francis Ricciardone in proposito? Domande interessanti per qualcuno.

9. Tu dici che la CIA è al fianco di Gulen nella lotta all’AKP. Come potrebbero fermare Erdogan e AKP?
WE: La mia opinione è che gli scandali servivano ad impedire l’elezione di Erdogan a presidente, ma fallirono. Si ricordi che lo “scandalo” era su Erdogan che avrebbe violato le sanzioni petrolifere degli USA all’Iran, così gli scandali erano destinati a spezzarne i legami commerciali, un obiettivo di Washington.

10. Qualcosa da aggiungere…
WE: Credo che la Turchia oggi può svolgere un ruolo molto positivo nel mondo nuovo che emerge sostituendo il mondo di guerre, terrore e caos della CIA. La Turchia è un crocevia geopolitico che può svolgere un ruolo molto positivo nel sistema eurasiatico emergente di Cina e Russia, Paesi dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, e nel realizzare le emergenti infrastrutture ferroviarie ed energetiche. Da sola, la Turchia sarà isolata e spezzata, come l’Ucraina, dalle stesse persone. Con un’alleanza economica e politica con Russia e Cina, può svolgere un ruolo cardine nella costruzione di un nuovo mondo libero dal debito del sistema del dollaro al collasso, che comprende anche un’Europa stagnante. La Turchia ha l’opportunità di collaborare con la Russia e di cambiare l’equilibrio del potere mondiale. Ciò richiede molta volontà. Ma se fatto apertamente, la Turchia potrà godere di una prosperità come mai prima ed essere un vero e proprio “buon vicino”.

Graham E. Fuller

Graham E. Fuller

William Engdahl è autore di A Century of War: Anglo-American Oil Politics in the New World Order, scrive per BFP e può essere contattato tramite il suo sito Engdahl dove questo articolo è stato originariamente pubblicato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esercito iracheno abbatte 2 aerei inglesi che rifornivano il SIIL

Fars News Agency Global Research, 24 febbraio 2015

usa-isis-1L’esercito iracheno avrebbe abbattuto 2 aerei inglesi che trasportavano armi ai terroristi del SIIL nella provincia di al-Anbar, rivela un parlamentare. “Il Comitato di Sicurezza Nazionale e Difesa del Parlamento iracheno ha avuto accesso alle foto degli aerei inglesi schiantatisi mentre trasportavano armi al SIIL“, ha detto il capo del comitato Haqim al-Zamali, secondo il Centro informazioni del Consiglio Supremo islamico iracheno. Ha detto che il parlamento iracheno ha chiesto a Londra spiegazioni al riguardo. Il deputato iracheno inoltre ha svelato che il governo di Baghdad riceve rapporti quotidiani da persone e forze di sicurezza nella provincia di al-Anbar su numerosi aerei della coalizione, a guida USA, che lanciano armi e rifornimenti al SIIL nelle aree che controlla. Il deputato iracheno ha inoltre rilevato la causa di tali aiuti occidentali al gruppo terroristico, spiegando che gli Stati Uniti preferiscono una situazione caotica nella provincia di Anbar, vicino le città di Qarbala e Baghdad, perché non vuole che la crisi del SIIL finisca. Proprio oggi, un alto funzionario della provincia irachena s’è scagliato contro i Paesi occidentali e i loro alleati regionali per il sostegno ai terroristi taqfiri in Iraq, rivelando che armi di Stati Uniti e Israele sono state scoperte nelle zone sgombrate dai terroristi del SIIL. “Abbiamo scoperto armi prodotte negli Stati Uniti, Paesi europei ed Israele nelle aree liberate dal controllo del SIIL, nella regione di al-Baqdad”, il sito al-Ahad citava il responsabile del Consiglio Provinciale di al-Anbar Qalaf Tarmuz, che osservava come armi di fabbricazione europea e israeliana fossero state scoperte nella parte orientale di Ramadi. Al-Zamali aveva rivelato a gennaio che gli aerei della coalizione anti-SIIL avevano lanciato armi e alimentari al SIIL presso le province di Salahudin, al-Anbar e Diyala. Al-Zamali ha sottolineato che la coalizione è la principale causa dell’esistenza del SIIL in Iraq. “Ci sono le prove degli aiuti militari della coalizione guidata dagli USA ai terroristi del SIIL aviolanciati (carichi sganciati)“, aveva detto a FNA a gennaio. Ha osservato che i membri del suo comitato hanno già dimostrato che gli aerei statunitensi avevano sganciato armi avanzate, comprese armi antiaeree, al SIIL, e che aveva istituito una commissione d’inchiesta per indagare sulla questione. “Gli Stati Uniti sganciano armi al SIIL con la scusa di non conoscerne le posizioni e cercano di distorcere la realtà con le loro accuse”. Ha osservato che la commissione aveva raccolto dati e prove fornite da testimoni oculari, tra cui ufficiali dell’esercito iracheno e forze popolari, e disse: “Questi documenti sono stati consegnati alla commissione d’inchiesta… e verranno intraprese le misure necessarie per proteggere lo spazio aereo iracheno“.
Inoltre a gennaio, un altro deputato ribadiva che la coalizione degli Stati Uniti è la principale causa della sopravvivenza del SIIL in Iraq. “La coalizione internazionale è solo un pretesto per proteggere il SIIL aiutando il gruppo terrorista con attrezzature e armi“, aveva detto Juma Diwan, membro del blocco al-Sadr nel parlamento iracheno. Aveva detto che il sostegno della coalizione al SIIL è ormai evidente a tutti, continuando: “La coalizione non ha preso di mira le principali posizioni del SIIL in Iraq“. A fine dicembre, il parlamentare del Comitato di Sicurezza Nazionale e Difesa del Parlamento iracheno aveva rivelato che un aereo statunitense aveva rifornito l’organizzazione terroristica SIIL di armi e munizioni nella provincia di Salahudin. Il deputato Majid al-Gharawi dichiarò che le informazioni disponibili sottolineavano che gli aerei statunitensi rifornivano l’organizzazione SIIL non solo nella provincia di Salahuddin, ma anche in altre province, segnalava Iraq tradelink. Aggiunse che gli Stati Uniti e la coalizione internazionale “non combattono seriamente l’organizzazione SIIL, perché hanno il potere tecnologico per determinare la presenza di uomini armati del SIIL e distruggerli in un mese“. Gharawi aggiunse che “gli Stati Uniti cercano di prolungare la guerra contro il SIIL per avere garanzie dal governo iracheno sul possesso di basi nelle province di Mosul e Anbar“. La commissione sulla sicurezza di Salahudin aveva anche rivelato che “aerei sconosciuti lanciavano armi e munizioni agli uomini armati del SIIL a sudest di Tiqrit“. Anche alla fine di dicembre, un parlamentare iracheno sollevò dubbi sulla serietà della coalizione anti-SIIL guidata dagli Stati Uniti, e disse che il gruppo terrorista riceveva aiuti sganciati da velivoli non identificati. “La coalizione internazionale non è seria sugli attacchi aerei ai terroristi del SIIL e cerca anche di non far combattere le forze popolari (volontari) contro i taqfiri, in modo che il problema con il SIIL rimanga irrisolto nel prossimo futuro“, aveva detto Nahlah al-Hababi a FNA. “I terroristi del SIIL continuano a ricevere aiuti da aerei da aerei non identificati in Iraq e Siria”, aggiunse. Hababi disse che gli accurati attacchi aerei della coalizione vengono lanciati solo in quelle aree in cui sono presenti le forze curde Peshmarga, mentre gli attacchi militari in altre regioni non sono così precisi. A fine dicembre, la coalizione degli Stati Uniti lanciò aiuti ai taqfiri in una zona a nord di Baghdad. Fonti sul campo in Iraq dissero ad al-Manar che gli aerei della coalizione internazionale lanciavano aiuti ai terroristi a Balad, nella provincia di Salahudin, a nord di Baghdad. A ottobre, un comandante iraniano rimproverò gli Stati Uniti per aver lanciato aiuti al SIIL, aggiungendo che quando gli Stati Uniti sostennero che le armi furono erroneamente paracadutate al ISIL, mentivano. “Gli Stati Uniti e la pretesa coalizione anti-SIIL, che hanno lanciato la campagna contro tale gruppo terrorista e criminale, lo riforniscono di armi, cibo e medicine nella regione di Jalula (una città nel governatorato di Diyala, Iraq). Ciò dimostra esplicitamente la falsità delle pretese della coalizione e statunitensi“, disse il Vicecapo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane Generale di Brigata Masud Jazayeri. Gli Stati Uniti affermarono di aver paracadutato armi e aiuti medici ai combattenti curdi in lotta con il SIIL a Kobani, al confine tra Turchia e nord della Siria. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti disse di aver paracadutato 28 carichi di armi e rifornimenti, ma uno di loro non arrivò ai combattenti curdi. I video poi comparsi indicavano che armi paracadutate dagli Stati Uniti erano state prese dai militanti del SIIL. Il comandante iraniano insisteva sul fatto che gli Stati Uniti avevano l’intelligence necessaria sulla presenza del ISIL nella regione e che le loro pretese di avergli erroneamente riforniti erano improbabili quanto false.

Copyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giulietto Chiesa e il Reich di Gladio

Ucraina, Chiesa e neofascisti
Alessandro Lattanzio, 22/2/2015

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“si disumanizzano i nemici”

Sul fronte falso, su quello degli psicotici e degli esibizionisti, dei falliti e dei segaioli c’è cagnara, ci sono odio, insolenza, bassezza, spirito e anima da canaglia partigiana. S’insozzano i combattenti, s’insinuano volgarità, si demonizzano e si disumanizzano i nemici, se ne invoca la morte, si esulta quando vengono decimati nelle imboscate, anche e soprattutto da parte dei “nostri”, quando i caduti sono camerati. C’è il più infero e bestiale accanimento contro dei nemici che non si conosceranno mai perché il war game da tastiera non lo consente“. Gabriele Adinolfi, il guru-in-capo del neofascismo (Gladio) italiano, così celebra le eroiche gesta dei suoi amatissimi camerati di Pravij Sektor e del mercenario neonazista Francesco Saverio Fontana, ‘combattenti’ distintisi nelle stragi di Odessa, Kiev e Marjupol, e nel bombardamento di Donestk e Lugansk (poi piagnucola su Dresda).

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“se ne invoca la morte”

“Mio nonno mi ha insegnato una frase di voi italiani – Meglio vivere un giorno da leoni che cento anni da pecora! – very fascist indeed!” Come insegna la Storia, Mussolini abolì l’italiano e lo sostituì con l’inglese…

In realtà, aldilà del dozzinale lirismo da ‘lupo mannaro e uovo di drago’ del Gandalf evolesco, i soldati-operai del Donbas riconoscono nei nemici che affrontano sul campo, la totale bestialità dell’ideologia che li guida e li rappresenta, e come tali doverosamente li trattano, punto.

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“il più infero e bestiale accanimento contro dei nemici”

Mentre Gabriele Adinolfi si eccita per la possibilità di nuovo bagno di sangue a Kiev, istigato dai suoi camerati ‘combattenti’, il divino Giulietto Chiesa, onorato dalle recenti stimmate della vittima guadagnate sul campo di Tallin, allegramente partecipa a una manifestazione ‘culturale’ (mooolto culturale) sulla Politica internazionale e la Geopolitica, confrontandosi, sul piano delle ‘idee’ ovvio, con il suddetto guru dei neonazisti italiani, galiziani e transumanti (come Francesco Saverio Fontana).

10689539In relazione a ciò, Giulietto Chiesa è stato oggetto di rimprovero dalla solita congrega di stupidi settari anarco-sinistri (non si possono qualificare in altro modo), ma questa volta con diverse ragioni, a tali rimproveri, Chiesa ha risposto così:
“…Il mio obiettivo è quello di infliggere un colpo, il più duro e il più vasto possibile, alla sorgente della guerra. Questa sorgente inquinata è la NATO…. …In ogni caso la mia strada non è quella di coloro che mi attaccano perché starei intaccando i “loro” valori. Se li tengano. Non sono i miei. Il mio antifascismo non è il loro. La mia lotta contro la guerra non è la loro. La mia analisi della crisi mondiale non è la loro. Né io pretendo, firmando insieme a loro lo stesso documento per l’uscita dell’Italia dalla NATO, che loro seguano le mie direttive. …. Io parlo con tutti. Vediamo se e fino a che punto la caccia alle streghe dei “duri e puri” delle varie sinistre si estenderà anche contro di me. Conosco per esperienza le loro conventiones ad excludendum (a Genova nei tardi anni ’70?). Dovunque servivano a isolarmi e escludermi. Dovunque sono fallite. Esisto e continuo a operare. Qualche milione di italiani mi conosce e mi segue. Una raccolta firme contro la NATO che si proponesse di “escludermi” si condannerebbe al ridicolo…”
L’ultimo passaggio è la chiara manifestazione del narcisismo mediatico del personaggio. Qualche milione di italiani lo conosce, e quindi? E grazie a chi o cosa il qualche milione di italiani lo conosce? Sì, la TV, il sistema mediatico ed editoriale che Chiesa a parole disprezza, ma che nei fatti vi si crogiola, montando il suo ego narcisistico. Non è un caso che il ‘nemico’ della NATO sia sempre ospite graditissimo dei peggiori programmi disinformativi e propagandistici di Mediset e RAI, o che venga pubblicato da case editrici che dire ambigue è poco, come Piemme o peggio, i neocon di Guerini&Associati. Sono solo affari, senza dubbio. Il divino Giulietto combatte con le armi che può, con gli alleati che trova: Forza Nuova, Lega Nord, Casapound e Gabriele Adinolfi… lasciando da parte i neo-russofili della 25.ma ora Salvini e Fiore (e quindi tangenzialmente Casapound*), il cui opportunismo miserabile ben s’incastra con il narcisismo pompato dell”unico’ sostenitore in Italia della Russia (come Chiesa andava spacciandosi qualche mese fa), resta da capire l’enigma dell’incontro con Gabriele Adinolfi, de facto il rappresentante pubblico di Pravij Sektor in Italia, aedo della macelleria neo-banderista a Kiev, Odessa e Donbas, esaltando e celebrando le virtù ‘guerriere’ dei suoi camerati, come quel Francesco Saverio Fontana, la starlette mediatica italiana in arte ‘francesco f.’ o ‘stan’, che ha partecipato in prima persona alla strage di Odessa e all’aggressione contro il Donbas. In sostanza, un giorno Chiesa rende omaggio alle vittime della strage di Odessa, e il giorno dopo filosofeggia di geopolitica con il sodale e guru ideologico dei criminali che hanno perpetrato quel massacro. Quindi, di quale alleanza anti-NATO va blaterando Chiesa, facendo iniziative con tali esponenti, prossimi a Gladio? Attivissima in Ucraina come dimostra questo passo:
mccain-con-nazis-ucranianos-300x224 “L’ambasciatore ucraino in Germania, Andrej Melnik, affermava che i battaglioni neonazisti erano parte delle forze armate ucraine dal regime filo-occidentale di Kiev, “Queste unità (neo-naziste) combattono con il nostro esercito, con la Guardia Nazionale e altre unità, e sono coordinate e controllate da Kiev. Ecco perché non esiste il pericolo che facciano qualcosa per conto proprio, senza coordinarsi con i comandanti dell’esercito”. Ma proprio quello stesso giorno, Semenchenko, comandante del nazibattaglione Donbass, annunciava la creazione del comando indipendente di 13 nazibattaglioni, per contrastare lo Stato Maggiore dell’esercito regolare ucraino. Secondo Evgenij Chudnetsov, miliziano del nazibattaglione ‘Azov‘, catturato a Shirokino, nel battaglione “Azov” operavano diversi consiglieri stranieri: georgiani, svedesi, francesi, un serbo e statunitensi. In particolare, gli svedesi insegnavano le tattiche di combattimento, gli statunitensi fornivano kit medici della NATO e facevano vedere come utilizzarli. Inoltre i mercenari stranieri attivi nel nazibattaglione “Azov” svolgevano compiti come cecchini, specialisti in comunicazione ed impiego dei droni, spie e sabotatori per missioni speciali, ma non partecipavano alle operazioni sul campo. Tali mercenari, che non conoscevano la lingua russa o ucraina, erano presenti anche presso gli altri battaglioni di volontari neonazisti. Secondo Chudnetsov “Molti di tali combattenti hanno un sogno: venire a Kiev e sostituire il Presidente con un militare. Viene discusso da tempo, ed ho la sensazione che le parole diverranno presto fatti”. Combattenti addestrati da stranieri e militari stranieri svolgevano principalmente operazioni speciali indipendenti dalle forze armate ucraine, e sarebbero stati pronti a rovesciare Poroshenko”.
Non è un caso che nel sito di Chiesa non compaiono mai notizie e informazioni provenienti dai siti filo-novorussi (Cassad, Novorossiya.info, la pagina su NationPresse di Jacque Frére**, Histoire et Societé, Saker, Castel, Slavyangrad, Fort-Russ, ecc.), ma in compenso abbondino gli strali contro i fantomatici ‘rosso-bruni’ rei di sostenere la Libia jamahiriyana o la Siria baathista (mentre Chiesa dava del ‘cane morto’ al presidente siriano Bashar al-Assad).

Ma qui resta la confusione, apparente, sull’iniziativa a Latina tra Giulietto Chiesa e Gabriele Adinolfi. Finora oltre all’annuncio non c’è altro, non si capisce se ci sia stata o meno tale iniziativa; ma lo stesso Chiesa, che ha pubblicizzato sulla sua pagina FB, il 7 febbraio, tale incontro, riconosce e legittima il maggiore sostenitore pubblico italiano dei neonazisti ucraini. In seguito, Chiesa non ne ha fatto più cenno: hanno ‘secretato’ la conferenza? Non c’è andato? Hanno rinunciato? O cos’altro? E’ evidente che per qualcuno tale ‘confronto culturale’ è abbastanza imbarazzante. Tanto quanto può essere imbarazzante, per questa polena di una presunta alleanza anti-NATO, venire citato su un manuale dell’US Army che nel 1997 studiava gli scenari di Washington per uno scontro con la Russia:
“… As Giulietto Chiesa observed, in Russia the question is not whether individuals are engaged in corruption, but to what degree.21 Organized crime maintains its deep penetration of Russian state and society and, according to one estimate, generated more than U.S. $900 million in revenues in 1996. …”
Pagina 10 del testo Russia’s Future as a World Power, di Peter J. Stavrakis, December 8, 1997 This monograph was prepared for the U.S. Army War College Annual Strategy Conference.
Si, il documento in .pdf è stato rimosso, ma l’ho scaricato e conservato:
Chiesa1aSì, Chiesa può fare quel che vuole, vedere chi vuole, parlare con chi vuole, ma non può arrogarsi il ruolo di ‘nemico numero uno della NATO,’ o di rappresentante ‘unico’ dell’antimperialismo (parola che in realtà non usa mai), o di unico rappresentante italiano della lotta del popolo novorusso; non lo è in nessuno dei casi, e forse non lo è comunque del tutto.

I capi dei nazibattaglioni ucraini, celebrati dal senatore USA John McCain e dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO...

I capi dei nazibattaglioni ucraini, celebrati dal senatore USA John McCain e dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO…

I capi dei nazibattaglioni ucraini, celebrati dal senatore USA John McCain e dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO...

Il capo del nazibattaglione ucraino Donbass Semjon Semenchenko (ovvero Konstantin Grishin), nella sede dell’IRI, l’istituto internazionale del Partito repubblicano degli USA, guidato dal senatore John McCain. Semenchenko è un altro eroe celebrato dal banderista italiano Gabriele Adinolfi, con cui Giulietto Chiesa vorrebbe costruire un fronte anti-NATO…

Note
* i cui ducetti finiscono a Bruxelles, con la proletarissima qualifica di portaborse a nostre spese di Salvini. Senza trascurare l’impresa di Crimea, con il tentativo di creare un focolaio di tensioni etniche promuovendovi l’identarismo ‘italiano’ contro la componente demografica maggioritaria russa della Crimea, sulla scia del revanscismo slavofobo istriano-dalmata contro la Jugoslavia. Un microimperialismo straccione e allineato alla NATO come lo è il neofascismo italiano, straccione e allineato alla NATO (Gladio), che lo promuove.
** che sebbene sia un giornalista del Fronte nazionale francese, non ha problemi nel definire Kiev, un regime fascista e nazista, al contrario dei ‘neorussofili’ della 25.ma ora, che ci tengono a fare ‘distinzioni’ tra i fascisti ‘veri e buoni’ (loro) e gli ‘pseudo-fascisti’ (i banderisti di Kiev); un marketing politico scadente, buono per gonzi e opportunisti.

Qui, Francesco Saverio Fontana, in arte stan, sodale di Gabriele Adinolfi, su una pagina del forum neofascista Vivamafarka  si vanta di aver poartecipato al massacro di Odessa.

Qui, Francesco Saverio Fontana, ‘Stan Ruinas’, sodale di Gabriele Adinolfi, su una pagina del forum neofascista Vivamafarka si vanta di aver partecipato al massacro di Odessa.

logogladioMentre Chiesa disquisisce su un preteso fronte unitario anti-NATO con i sostenitori italiani del golpe di Gladio a Kiev, la Gladio in Ucraina imbastiva una nuova provocazione: il 22 febbraio, A Kharkov, mentre circa 500 sostenitori del golpe a Kiev manifestavano e raccoglievano ‘aiuti’ per l’esercito ucraino, un’esplosione colpiva la manifestazione uccidendo due persone. Subito dopo il servizio di sicurezza ucraino (SBU) arrestava un ‘sospetto’. Infatti spuntava un “testimone credibile” dire che poco prima dell’esplosione, un individuo era andato via su un’auto con il nastro di San Giorgio. Subito dopo l’attentato ‘false flag’, Turchinov annunciava il lancio di un “operazione antiterrorismo” a Kharkov. Intanto già comparivano le foto di quattro persone arrestate, che secondo Turchinov sarebbero state russe. Ma tali foto furono scattate di notte, e poi pubblicate sul sito neonazista censor.net alle 17:08 del giorno dopo, 4 ore dopo l’attentato. I “colpevoli” furono arrestati prima dell’attentato… Il blogger Igor Golikov sosteneva che sul video che mostra l’esplosione, apparisse l’agente dell’SBU Igor Rassokha conversare amichevolmente con l’autore del video stesso. Rassokha organizza unità paramilitari per reprimere i sospettati di tendenze “separatiste”. Intanto i deputati della Rada chiedevano l’arresto del sindaco di Kharkov, Kernes, che non ha mai mostrato entusiasmo per la junta. Il sindaco di Kharkov Gennadij Kernes aveva annunciato pochi giorni prima che la sua autorità non avrebbe finanziato i ‘volontari’ che si preparavano per la ‘difesa’ della città. ‘I volontari e attivisti che prepareranno rifugi, posti di blocco, lo faranno con fondi del bilancio‘, aveva annunciato un attivista alla riunione del Consiglio Comunale, chiedendo di destinare a tale scopo il 2% del bilancio della città. ‘Noi non consideriamo Kharkov zona ATO (operazioni anti-Novorossija)’, aveva risposto Kernes. Non puntiamo alle divisioni. Apriremo la città ai profughi e privilegiamo le famiglie con molti bambini e gli studenti. E’ nostro compito principale. I militari proteggono Kharkov’, ha detto Kernes. Tra l’altro, sempre Kernes, il 18 febbraio aveva dichiarato che la Russia non ha mai aggredito l’Ucraina. Nei giorni precedenti i media majdanisti diffondevano attivamente allarmismo su un’offensiva delle FAN su Kharkov e Marjupol. (Fort Russ)

Come già detto, gli interlocutori di Giulietto Chiesa, nella costruzione del suo fantomatico fronte anti-NATO (magari con la benedizione di Gorby e di qualche magnate statunitense sostenitore della riduzione violenta della popolazione mondiale), comprendono attivi sostenitori italiani di Pravij Sektor, una banda di sicari sempre presente nelle stragi perpetrate in Ucraina contro gli oppositori dei golpisti di Gladio a Kiev: “Il 20 febbraio 2014, una banda di nazisti bestiali di Pravij Sektor assaltò un convoglio di 8 autobus della Crimea presso Korsun, perpetrando una strage tra gli oppositori del colpo di Stato nazionalista. Gli autobus rientravano da una manifestazione a Kiev di Antimaidan. Vicino Korsun, a Shevchenkovskij, nell’oblast di Cherkassij, il convoglio fu assalito da teppisti armati di Pravij Sektor; i nazisti conoscevano i movimenti del convoglio e gli tesero l’agguato. Gli autobus presi furono bruciati, i loro passeggeri brutalmente torturati, picchiati e umiliati. Diverse persone picchiate a morte e uccise. Una testimonianza di una delle vittime, Oksana, apparve online: “Stavamo andando a casa da Kiev su un bus. A un posto di blocco cominciarono a spararci e a lanciarci molotov. Quando sono uscito, fui colpito, poi iniziarono a sparare ai ragazzi“. Sull’autobus c’era anche un ferito, per il quale l’ambulanza era stata chiamata. “Iniziarono a pestare ragazzi, ragazze, indiscriminatamente”, ricorda Oksana, “Quindi presero gli uomini, che ritornarono mezzi nudi. E li costrinsero ad inginocchiarsi su cocci di vetro e cantare l’inno ucraino, gridare “Gloria agli eroi”. Presero cellulari, passaporti, e li picchiarono portandoli via. Ci lasciarono sul bus per nove ore, e poi ci rilasciarono. Ora mi piace la situazione in Crimea. All’epoca, quando eravamo in difficoltà, nessun militare o poliziotti ci soccorse. A nessuno fregava niente. Quando ci hanno lasciato andare, ci dissero che sarebbero arrivati presto in Crimea, e sarebbe stato molto peggio che a Kiev. Sono contento che qualcuno oggi ci protegge“. (Fort Russ)

Casapound: alleata di Pravij Sektor e di Giulietto Chiesa...

Casapound: alleata di Pravij Sektor e di Giulietto Chiesa…

Che c’è da dire, nulla. Chiesa è quello che è, ovvero un narcisista che si presenta per quello che non é. Non è un marxista, ma un malthusiano dichiarato secondo cui la popolazione umana dovrebbe stabilizzarsi sui 1,7 miliardi di persone (non chiedetemi il perché, sarà un numero scaramantico); nonostante parli contro questa società consumista (scagliandosi soprattutto contro i tabelloni pubblicitari, come fece una volta in un suo intervento-conferenza cui assistetti), il suo sito Megachip trabocca di pubblicità; non è anti-imperialista, perché celebrare la scientificità del Club di Roma, vantarsi dell’amicizia con Gorbaciov (oltre che aver fatto fallire il ‘golpe di agosto’ 1991) e fare conferenze al Centro Kennan, del dipartimento di Stato degli USA, difficilmente possono accreditarlo come tale. In compenso, non è poi così amico della Russia, forse di certi tipi di russi, dato che lui stesso, nel ‘lontanissimo’ marzo 2012 (un’era geologica, no?), sostenne i moti di piazza a Mosca, finanziati dall’ambasciata degli USA, per protestare contro la rielezione alla presidenza di Vladimir Putin, affermando che aveva organizzato dei brogli e quindi auspicandone la sostituzione con qualche leader ‘democratico’, o che apparisse tale appunto presso il Centro Kennan del dipartimento di Stato degli USA:

Si presti attenzione a ciò che Giulietto Chiesa dice, in questa intervista radiofonica, soprattutto alla fine dell’intervento, e lo si colleghi a quanto qui di seguito riportato dallo studioso esperto di Russia, Jean Geronimo: “In questo contesto, il golpe propedeutico per controllare la grande regione dell’ex-Unione Sovietica ha giustificato una strategia manipolativa basata su una disinformazione continua per compattare l’opinione pubblica internazionale e, soprattutto, sostenere un processo “rivoluzionario” ispirato al modello siriano, nella sua fase iniziale. L’obiettivo era far precipitare la caduta del presidente in carica Viktor Janukovich, fornendone una legittimazione confermata dall’assegno in bianco occidentale. In ciò, il colpo di Stato nazional-liberale, ufficialmente avvenuto il 22 febbraio 2014, rientra nella logica degli scenari “colorati” degli anni 2000 costruiti dall’occidente nello spazio post-sovietico con le sue proiezioni locali ed ONG “democratiche” basate sulle potenti reti politiche delle élite oligarchiche e dei principali oppositori al potere filo-russo di turno. Al momento, tali “manifestazioni” furono interpretate dal Cremlino come segnali di un’offensiva globale volta, infine, contro la Russia e le cui premesse, via interferenza occidentale, furono osservate nelle ultime elezioni russe (presidenziali) nel marzo 2012. Secondo una certezza inquietante e nonostante l’assenza di prove reali, l’ONG Golos, finanziata dagli USA (!) accusò Putin di “massicci brogli elettorali”. L’obiettivo di Golos era fomentare il malcontento nelle piazze per creare, in ultima analisi e invano, un’effervescenza “rivoluzionaria” per destabilizzare il nuovo “zar rosso”. Con una ridondanza mediatica, continua e manipolatrice, osservata poi durante Majdan”. (Histoire et Societé)
Tra l’altro, l’opposizione di Giulietto Chiesa verso Putin non è un caso, essendo un notorio grande amico e grande estimatore della ‘genialità’ del globalista Mike Gorby, il quale ha una posizione nettamente contraria alla costruzione di Putin di un polo geopolitico anti-atlantista e di un mondo mulitpolare.

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Gorbaciov, premiato con la Medal of Freedom degli USA, per aver distrutto l'URSS (e con un piccolo aiuto di Chiesa stesso).

Gorbaciov, premiato con la Medal of Freedom degli USA dallo stesso Bush il vecchio, per aver distrutto l’URSS (con un piccolo aiuto di Chiesa stesso).

Tra l’altro, mentre la Russia allaccia solidi rapporti con la Repubblica Democratica Popolare di Corea, e Obama e l’ignobile apparato propagandistico di Hollywood rilanciano la campagna mediatica per denigrare Pyongyang, Giulietto Chiesa ci teneva a prendere le distanze dalla Corea democratica, diritto legittimo, ma ricorrendo ad argomentazioni insulse e insultanti verso la Corea, il suo popolo e la loro Storia, ripescando a piene mani la fetida feccia disinformativa della peggiore disinformazione made in USA. Chiesa ciancia di “ghirigori della Storia” definendo la Corea Democratica, “buco nero demenziale e schiavista lontano dalla nostra civilità”. La civiltà di chi? Quella di Huntington e altri guerrieri freddi neocon a cui Chiesa s’ispira chiaramente mentre definisce la Corea democratica pedina di Washington? (Si tratta del peggiore complottismo statunitense, quello dell’estrema destra goldwateriana). I “ghirigori”, di cui farnetica Chiesa, sono una guerra terrificante, che nel 1950-53 quasi sterminò la popolazione nordcoreana, e la politica adottata da Pyongyang negli ultimi 25 anni per evitare di fare la fine di Libia, Iraq o dell’URSS dell’amato Mike Gorby.

Perciò, da questo punto di vista, non sorprende tale convergenza tra Chiesa e Adinolfi, nonostante le rispettive verbosità pro-russe, o pseudo-tali, il nemico costoro lo indicano apertamente: sono appunto la Russia, la Cina, i BRICS, il Blocco eurasiatico in via di formazione (un blocco che non ha nulla a che fare con bizzarri misticismi allucinati, ma con concretissimi, materialissimi, legami economico-politico-strategici tra le grandi e meno grandi potenze della regione eurasiatica), ecc. ecc. Difatti, mentre Giulietto Chiesa disquisirà di finezze geopolitiche, tra il disintegrato e l’apocalittico, con il giullare nazista della NATO Adinolfi, il vate italiano di Pravij Sektor che lirizza sui crimini di Gladio in Ucraina, i camerati di Adinolfi (e indiretti disquisitori di Chiesa) continuano tranquillamente a combattere la ‘loro’ guerra, l’unica che sappiano fare, bombardando i civili nel Donbas:


“Sul fronte falso, su quello degli psicotici e degli esibizionisti, dei falliti e dei segaioli c’è cagnara, ci sono odio, insolenza, bassezza, spirito e anima da canaglia partigiana”.

Ustascia croati in Ucraina. Le armate di Gandalf si radunano nel Reich di Gladio in Galizia

Ustascia croati in Ucraina. Le armate di Gandalf si radunano nel Reich di Gladio in Galizia

Mentre il forbito interlocutore di Chiesa, Adinolfi, delira di ferree armate di legionari europei, ovvero le bande di neonazisti organizzate da Gladio composte da mercenari provenienti da USA, Italia, Paesi della NATO, Svezia, Croazia, Paesi Baltici, ecc., per combattere nel Reich galiziano di Gladio contro i lavoratori del Donbas, la popolazione ucraina “vota con i piedi” sul governo di Pravij Sektor, Svoboda, Gladio e altri luminosi eroi del tristo buffone evolesco. Alex Christoforou si domanda, “La Russia invade l’Ucraina o l’Ucraina invade la Russia? Cerchereste rifugio nelle braccia del vostro “nemico? L’ultima volta che ho controllato 1000 soldati russi invasero l’Ucraina, poi erano 9000 o 7000. Ho perso il conto, come fanno gli autori di Obama, Psaki, Porky e Yats (Jatsenjuk). Ecco dati che potrebbero scioccare certi zombie europei e statunitensi…
20.000 uomini ucraini che in una settimana si sono rifugiati in Russia, per evitare la mobilitazione di Porky.
1193000 ucraini in età di leva restano in Russia.
2,5 milioni di cittadini ucraini (rifugiati) sono curati (alimenti, vestiti, ecc.) in Russia.
Secondo la TASS “Circa 2,5 milioni di cittadini ucraini, tra cui 1193000 uomini in età di leva, restano nel territorio della Russia. Oltre 850000 persone sono arrivate dalle regioni del sud-est dell’Ucraina. Circa 440000 persone, costrette a lasciare il sud-est dell’Ucraina, hanno richiesto lo status di rifugiato, rifugio temporaneo o permesso di soggiorno temporaneo”. La Russia ha 531 centri di accoglienza temporanea nel proprio territorio per 27000 rifugiati ucraini. Se questo non è votare con i piedi (letteralmente) non so cosa sia! Questi numeri dovrebbero aiutare ogni persona con mezzo cervello a capire chi sia il vero aggressore, e chi sia l’attuale invasore/destabilizzatore. Quindi chiedo di nuovo… cerchereste rifugio nelle braccia del vostro “nemico”? Quanti rifugiati ucraini sono curati da europei e statunitensi? Quanti centri per rifugiati ha creato la Polonia? Dimenticavo, l’Europa orientale predilige i centri comando della NATO piuttosto che i centri di accoglienza”. (Fonte) Anche i neonazisti italiani e i loro furbi camerati di viaggio prediligono i centri comando, se non le sale conferenze di Langley, quartier generale della CIA.00-the-return-of-the-living-dead-its-alive-fascism-rises-from-the-tomb-1Il Gandalf evolesco dei miserabili, Gabriele Adinolfi, qui, troverà motivo di ulteriore lirismo dannunziesco-marinettesco, celebrando l”onorevole’ compito di difendere la ‘Civiltà’ e la ‘Tradizione’ europeesche (leggasi III Reich/Gladio/NATO) macellando civili, famiglie, scolari, ricoverati in ospedale, operai, minatori e prigionieri. Il tutto, di sicuro, sollazzerà l’ego narcisistico dell”oppositore’ mediatico (virtuale) con i baffoni.

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nemici che non si conosceranno mai perché il war game da tastiera non lo consente

Infine, mentre Chiesa starnazza come un ossesso per la sua espulsione da parte della notoriamente ferocissima polizia dell’Estonia quale ‘persona non grata’, esercitando un diritto riconosciuto a qualsiasi Stato, titolo di cui si fregia quale vittima del sistema comparendo sulle TV del sistema e scrivendo articoli per i più efferati giornali del sistema, il giornalista inglese Graham Phillips, un vero amico della Novorossia, riceveva una lettera minatoria dal Ministero degli Esteri del Regno Unito, “Siamo stati avvisati da una serie di aggiornamenti sui social media che hanno spinto alcuni a sollevare domande circa la vostra presenza in Ucraina in qualità di giornalista. Le particolarità che hanno sollevato preoccupazioni sono le sue foto mentre indossa uniformi militari, insegne separatiste o tiene armi da fuoco. Siamo molto preoccupati che possa trovarsi in pericolo con tali attività che potrebbero essere viste come offuscamento della linea tra giornalismo e partecipazione attiva al conflitto. Il ministero degli Esteri del Regno Unito raccomandava i cittadini inglesi di non recarsi in Crimea, Donetsk, Lugansk e neanche Kharkov. Come abbiamo detto in precedenza, raccomandiamo che i cittadini inglesi lascino queste zone”. Graham Phillips ha risposto, “accetto che i miei metodi di lavoro possano apparire non convenzionali. Tuttavia è facilmente spiegabile, indosso camuffamenti durante le riprese da posizioni in prima linea, in modo da non attirare l’attenzione su coloro che sono con me, o su me stesso. I militari ucraini sono altrettanto inclini a sparare ai giornalisti quanto ai combattenti. In primo luogo, un fatto, non sono in Ucraina ma sono in Nuova Russia, che ha votato la secessione dall’Ucraina nel referendum dell’11 maggio scorso, dopo la rivoluzione violenta di Euromaidan che ha imposto un governo illegittimo di estrema destra. Indosso ‘insegne separatiste’ perché penso che la Nuova Russia sia un Paese bellissimo. Ho preso parte ad esercitazioni per mia esperienza e comprensione da corrispondente di guerra. Apprezzo il sostegno del mio Paese, diplomaticamente, e spero che il mio lavoro illumini i nostri cittadini sulla situazione reale qui, piuttosto che essere afflitti da travisamenti tristemente perpetrati da gran parte dei media inglesi e dalla posizione sbagliata del governo”. (Cassad)

ukraine-deport-rt-contributorMa perché questa puntualizzazione?
Sazio della partecipazione alle aborrite (da lui) trasmissioni di disinformazione delle nostrane TV atlantiste, e di spazi concessi sui giornali nazionali che, come la Stampa e il Fatto quotidiano, da sempre sono schierati con il golpe a Kiev, con entusiasmo supportano il massacro nel Donbas, e che infine propalano un’accesa disinformazione strategica contro Russia, Iran, Venezuela, ecc., il divino Giulietto vuol disquisire di tematiche iperboliche con il Gandalf dei gollum neonazisti attuali, italiani e galiziani. Ciò mentre nella città di Donetsk, le forze di sicurezza arrestavano e interrogavano l’ennesima criminale stragista, attivista aderente al tanto amato, da Adinolfi, Pravij Sektor (e non è forse lo stragismo segno distintivo di Gladio?):

1506033Marija Varfolomeeva, qui interrogata, si era infiltrata nella città di Donestk, con un compito specifico: riferire all’artiglieria ucrofascista gli effetti dei suoi tiri sulla città, e comunicare i dati per correggere il tiro e renderlo più efficace, centrando con pochi colpi i bersagli nella città: fabbriche, ospedali, stazioni elettriche, stazione ferroviaria, centri umanitari, centri di distribuzione degli aiuti, ecc. Quando le dicono: ‘hai aiutato delle persone che hanno ucciso donne e bambini’, abbassa lo sguardo e si mette a piangere.

Possiamo dire che Varfoloomeva sia la Chris Kyle di Adinolfi e Chiesa? Io dico di sì. Certo, qualcuno chiederà clemenza umanitaria per tale assassina, e Adinolfi la beatificherà ‘santa combattente’ dell’allucinante, questo sì, immaginario Reich di Gladio in Galizia. Non sarà solo, come evidenzia il caso di un’altra ‘martire’ scelta dai nazipiddini dell’ANPI, la pilota ucraina Savchenko. E Chiesa, tranquillo, continui pure a usare l’11 settembre 2001 e la Russia per alimentare il suo narcisimo sconfinato. Nauseante.

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Nadezhda Savchenko, pilota, torturatrice e nazista ucraina, agli arresti in Russia per i crimini commessi nel Donbas. Eletta a ‘vittima perseguitata dalla brutalità russa’ dal variegato fronte filo-golpista: PD, ANPI, nazisti, sionisti, ecc.

Non ci si illuda, non c’è solo Giulietto Chiesa che corre a legittimare i neonazisti di Gladio, qui e in Galizien. Alla conferenza ROMA – TERZA ROMA, del 27 novembre 2014, cui partecipava Irina Osipova, presidente del movimento RIM dei giovani Italo-‘Russi’, assai vicina alla Lega di Matteo Salvini e soprattutto a Casapound, organizzazione neofascista italiana coinvolta nelle attività dei neofascisti ucraini, soprattutto a Lvov (centro geografico del banderismo galiziano) e in Crimea, era presente anche il Gandalf del neonazismo italo-galiziano. Una presenza risultata graditissima agli organizzatori ‘pro-russi’, con tanto di complimenti reciproci. Strano rapporto tra l’attivista ‘russa’ e certi filo-‘russi’, che sosterrebbero i diritti della popolazione russofona, e il massimo propagandista ideologico di Pravij Sektor in Italia.

Gabrile Adinolfi, alla conferenza ROMA – TERZA ROMA

Gabriele Adinolfi, alla conferenza ROMA – TERZA ROMA

Conferenza ROMA – TERZA ROMA

Conferenza ROMA – TERZA ROMA, con Irina Osipova

Osipova a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell'associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D'Amico.

Osipova a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell’associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D’Amico.

Infine, i colleghi di Chiesa, ovvero i giornalisti di RAI e Mediaset, trasmettevano sottoforma di ‘servizio giornalistico’ materiale propagandistico del battaglione neonazista Azov:

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La popolazione ucraina, checché ne dica il nazista Adinolfi, non vuole uccidere e morire per gli oligarchi mafiosi e i loro tirapiedi neonazisti.

Qualcuno, diciamo tutti, in Novorossija, di 'amici' come Chiesa, Osipova e affini, non si fida comunque.

Qualcuno, diciamo tutti, in Novorossija di ‘amici’ come Chiesa, Osipova e affini, non si fida comunque.

Il ministro della Difesa della Russia visita i Caraibi

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/02/2015b22824Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha compiuto una visita in America Latina l’11-14 febbraio in Venezuela, Nicaragua e Cuba, Paesi con relazioni alleati stabili con la Russia nel campo della cooperazione militare. Ha firmato un accordo sulle esercitazioni militari congiunte in Venezuela. Russia e Nicaragua hanno firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per le visite di navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua. Un accordo per lo sviluppo della cooperazione tecnico-militare è stato concluso durante la visita a Cuba. Ma il viaggio nel “Triangolo Caraibico” aveva un significato politico assai maggiore degli accordi di cooperazione militare. A Caracas, Managua, Habana e America Latina in generale ciò è stato visto come manifestazione di solidarietà. Non poteva essere altrimenti, mentre gli Stati Uniti fanno ancora pressione sull’America Latina, intensificando la sovversione con le “rivoluzioni colorate”, per rovesciare governi legali. I leader di Venezuela, Nicaragua e Cuba dicono spesso che gli Stati Uniti usano l’intero arsenale delle guerre clandestine: dalla guerra dell’informazione alla creazione di cellule terroristiche e ai complotti volti ad eliminare fisicamente i leader dei Paesi nel mirino di Washington, come primi obiettivi. La visita di Shoigu a Caracas è coincisa con la divulgazione della cospirazione contro il governo del Venezuela tra le fila dell’aeronautica. Ufficiali attivi e in pensione aveano pianificato di attaccare obiettivi nella capitale: il palazzo presidenziale di Miraflores, gli edifici del Ministero della Difesa, del Servizio di Sicurezza (Sebin), del Ministero degli Esteri e dell’Ufficio del Procuratore Generale. I cospiratori volevano usare un aereo Tucano, progettato per combattere la guerriglia, che doveva decollare dalle isole Curaçao o Aruba dove vi sono basi operative avanzate (FOL) degli USA e la CIA conduce un’intensa attività. L’attacco era previsto mentre l’opposizione radicale avrebbe organizzato manifestazioni permettendo ai suoi capi di approfittare del caos nel Paese e prendere il potere. Questa volta la strategia della “creazione del caos” è fallita. I militari rimangono fedeli al regime bolivariano che gode di un forte sostegno sociale. In queste circostanze l’effetto stabilizzante della visita di Shojgu era evidente: il ministro ha dimostrato che Mosca non ha dubbi sul fatto che la posizione del Presidente Maduro sia solida e che il Venezuela rimane partner strategico affidabile nella regione dei Caraibi. La Russia fa del suo meglio per aumentare il potenziale della Difesa del Venezuela e degli altri alleati nei Caraibi. Continuerà a farlo. I media occidentali hanno definito il viaggio latinoamericano del ministro russo “un atto di pressione diplomatica sugli Stati Uniti”, anche se Shojgu non ha mai detto nulla a sostegno di tale affermazione durante il viaggio. Mosca sottolinea costantemente che la cooperazione militare bilaterale con i partner non è mai rivolta contro altri Paesi, anche se il capo della Difesa russa non ha detto nulla su ciò; la cooperazione militare è interpretata dai media occidentali come segno di pressione politica sugli Stati Uniti. Parlano di “pressione mentre gli Stati Uniti scatenano una propaganda intensa a sostegno dell’invio di armi all’Ucraina. Tali azioni non possono che spingere Mosca ad opporvisi. L’occidente deve capirlo”.
shoygu-canal-ni-2015 A Managua, un’altra tappa, il ministro ha firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per la visite delle navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua e una serie di altri documenti sulla cooperazione tecnico-militare. Durante la visita in Nicaragua, il ministro della Difesa russo ha aperto un centro topografico, il cui equipaggiamento è fornito e installato da specialisti russi. Gli esperti sottolineano l’incremento tangibile della presenza russa nel Paese, in particolare con i piani per la costruzione del canale di Nicaragua, un altro passaggio che collega Atlantico e Pacifico, oltre al canale interoceanico controllato dagli statunitensi. La Cina svolge il grosso del lavoro. Secondo i media, la Russia sarà responsabile della protezione del gran canale. In nessun modo gli Stati Uniti rimarranno in disparte. Il governo sandinista deve vigilare al massimo. Il Presidente Daniel Ortega ha approfittato della visita di Shojgu per esprimere le sue opinioni sugli attuali eventi internazionali. Secondo lui le attività degli Stati Uniti sono la ragione principale della crisi economica mondiale che danneggia gli stessi Stati Uniti, così come l’Europa. Ortega ha sostenuto la Russia nei suoi sforzi per risolvere pacificamente la crisi in Ucraina. Secondo lui, l’occidente è responsabile del degrado di tale Paese. Ha detto, “Noi tutti abbiamo visto in diretta TV la scandalosa marcia dei fascisti verso il colpo di Stato. Ci aspettiamo che le nuove proposte presentate dalla Federazione Russa e dal Presidente Putin ripristino la pace nella regione”. Il viaggio di Shojgu è stato tempestivo. L’amministrazione statunitense ha messo a punto iniziative volte a riavvicinare l’Avana. Il momento giusto per definire chiaramente i veri obiettivi perseguiti dagli Stati Uniti e le minacce poste al “socialismo dal volto umano” e sul futuro delle relazioni Russia-Cuba. Fidel Castro ha detto che i cubani ancora non si fidano degli Stati Uniti e si atterrà alle politiche che perseguano propri interessi. Queste parole forniscono un indizio per capire l’approccio di Havana al dialogo USA-Cuba. Il messaggio di fondo è lo stesso: c’è la minaccia di essere colpiti alle spalle dalla “quinta colonna” promossa dalla CIA, con l’aiuto di organizzazioni non governative, blogger e intensa propaganda “anti-Castro”. Gli esperti ritengono che gli Stati Uniti radunano i dissidenti cubani per organizzare un colpo di Stato dell’isola. Ma la leadership cubana ha accumulato una ricca esperienza nel contrastare la sovversione dei servizi speciali degli Stati Uniti. Senza dubbio, la visita del ministro della Difesa della Russia ha dato nuovo impulso allo sviluppo della cooperazione militare Russia-Cuba. A L’Avana l’ordine del giorno comprendeva molte questioni e molti dettagli sono ignoti alla stampa. E’ importante notare che le questioni discusse comprendevano l’invio di nuovi sistemi d’arma, l’ammodernamento dell’arsenale fornito dall’URSS e l’addestramento di personale cubano nelle accademie militari russe. Incontrando Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei Ministri cubani, Shojgu ha sottolineato che lo sviluppo dei rapporti militari è in pieno svolgimento. Il Ministro della Difesa ha aggiunto che Russia e Cuba sviluppano la cooperazione militare e tecnica. “Siamo grati a Cuba per accogliere le navi della Marina russa a L’Avana. La Russia è interessata ad espandere la cooperazione navale“, ha detto Shojgu, ringraziando Castro per la calorosa accoglienza della delegazione russa. Raul Castro ha molto apprezzato la cooperazione militare con la Russia. Ha detto che quest’anno gli equipaggi cubani parteciperanno ai biathlon dei carri armati che si terranno in Russia così come ai giochi militari internazionali, al forum tecnico-militare “Army-2015“, previsto per il 16 – 19 giugno, e alla conferenza annuale sulla sicurezza internazionale.
Le coste caraibiche comprendono i territori di Messico, America centrale e settentrionali del Sud America. Sono sempre state considerate dagli Stati Uniti un lago interno. Ma i tempi cambiano. Non importa quanto dica Obama sull’eccezionalismo statunitense e la sua leadership globale in questo secolo, gli Stati Uniti non riescono a mantenere lo status quo. La presenza di Cina, Russia e Brasile è sempre più forte; è una tendenza. Gli Stati dei Caraibi, così come dell’America Latina, si volgono ai poli del potere alternativi. Gli Stati Uniti cercano di affermare la propria leadership con attentati, terrorismo di Stato, spargimento di sangue e torture, venendo percepiti come un Moloch bellicoso e nemico dell’uomo.

62706Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sventato un piano golpista contro il Venezuela

Uno scenario privo di “coincidenze”
Alessandro Lattanzio, 15/2/2015

Ho incontrato i venezuelani colpiti dall’oppressione del loro governo, per sottolineare il nostro impegno a promuovere i diritti umani nel mondo“.
Vicepresidente degli Joe Biden dopo aver incontrato la moglie di un golpista venezuelano, il 12 febbraio 2015.

Nicolas-MaduroIl Presidente del Venezuela Nicolas Maduro, denunciava il 12 febbraio un gruppo di ufficiali dell’aeronautica per aver programmato un golpe che prevedeva l’impiego di aerei d’assalto EMB 314 Super Tucano. Il Presidente Maduro aveva dichiarato “Il governo degli Stati Uniti è dietro ai piani di destabilizzazione e ai colpi di Stato contro il Venezuela. … Abbiamo smantellato, sventato un tentativo di colpo di Stato contro la democrazia e la stabilità del nostro Paese. Questo era un tentativo di utilizzare un gruppo di ufficiali dell’aeronautica militare per provocare un attacco, un colpo di Stato armato. I gruppi fascisti che promuovono i piani golpisti contro la Rivoluzione Bolivariana saranno sconfitti dalla coscienza e dalla mobilitazione del nostro popolo“. Il 2 febbraio, Maduro aveva detto che “La potenza imperiale del nord è entrata in una pericolosa fase di disperazione, annunciando ai governi del continente il rovesciamento del mio governo. Io accuso il vicepresidente Joe Biden di tale complotto. Ci sono diplomatici statunitensi in Venezuela che arruolano ufficiali per tradire il loro Paese, e cercano di influenzare i leader politici socialisti, gli opinionisti e gli imprenditori per provocare un sanguinoso colpo di Stato contro il Venezuela bolivariano“.
Il piano, denominato Operazione Gerico, era previsto per il 13 febbraio e prevedeva la diffusione di un manifesto che invocava un governo di transizione e successivamente un aereo Super Tucano avrebbe bombardato la cerimonia di commemorazione della battaglia di La Victoria, la sede governativa di Caracas, il quartier generale dei servizi segreti militari del Venezuela (DIM), Plaza Venezuela, la stazione della metropolitana al centro di Caracas, il Ministero della Difesa, il Ministero della Giustizia, la sede del Consiglio Nazionale Elettorale, il municipio di Caracas occidentale, gli uffici del pubblico ministero del Venezuela e dei maggiori funzionari governativi. Nello stesso tempo sarebbero esplosi tumulti di piazza nella capitale e in altre città della nazione. Il Presidente Maduro aveva riferito che gli ufficiali dell’aeronautica erano finanziati dal governo degli Stati Uniti, tramite un gruppo di Miami, per effettuare il golpe articolato in tre fasi:
1. Pubblicazione del “Programma del governo di transizione”, che definiva i piani del governo golpista: scioglimento delle autorità pubbliche, privatizzazione di Petroleos de Venezuela, richiesta di stanziamenti al Fondo monetario internazionale, avviare un nuovo processo di privatizzazione.
2. Attacco con aerei Super Tucano, “L’obiettivo era il Palacio de Miraflores o altri edifici governativi, compresa la sede di Telesur. L’attacco doveva essere effettuato con un aereo EMB-312 Super Tucano proveniente dall’estero, essendo quelli venezuelani in riparazione“.
3. “Un video in cui un generale golpista, condannato e reo-confesso, riferiva che la forze armate si erano rivoltate contro il Presidente Nicolas Maduro e l’avevano rovesciato“. Il generale era Oswaldo Sánchez Hernández. Tale video sarebbe stato trasmesso da CNN, Reuters, AP e altre agenzie di stampa.
Il golpe sarebbe rientrato in un’escalation di quattro tappe: assalto economico, dibattito internazionale su una presunta crisi umanitaria, colpo di Stato politico contro il governo e infine golpe militare per installare un governo di transizione. Il 3 febbraio, il gruppo dei 17 golpisti aveva ricevuto i visti dal dipartimento di Stato degli USA per poter organizzare negli Stati Uniti il golpe per rovesciare Maduro. Tramite un gruppo di Miami, Washington versò una grossa somma in dollari, effettuò diverse missioni e consegnò i visti per gli Stati Uniti ai golpisti, cui l’ambasciata degli USA disse che, se il golpe falliva, “potevano entrare negli USA da qualsiasi punto“.
Il Presidente ringraziava gli ufficiali che avevano sventato il golpe, “Voglio ringraziare i giovani ufficiali, le agenzie d’intelligence, per essere stati capaci di sventare tale tentativo di golpe contro il nostro Paese. Volevano altri morti a Caracas e nel paese durante le manifestazioni della destra“.
AIR_EMB-314_Drakos_Colombia_lg Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, dettagliava il piano golpista, denominato operazione “Hit Blue“, che coinvolgeva i deputati di destra Maria Corina Machado, finanziata dall’USAID; Leopoldo Lopez, collegato all’ex-narco-presidente colombiano Alvaro Uribe Velez e la cui moglie aveva incontrato il vicepresidente degli USA Joe Biden il 12 febbraio; Julio Borgues, fondatore del partito anti-chavista Primero Justicia; il sindaco di Caracas Antonio Ledezma, legato al terrorista Lorent Gómez Saleh, che al momento del golpe si sarebbe recato al quartiere de La Cadelaria, roccaforte elettorale dell’opposizione antibolivariana, dove avrebbe detto alla popolazione di abbandonare le case perché “sarebbero state bombardate” assieme alla sede di TeleSUR; l’affarista e politico Parsifal D’Sola; Pedro Mario Burelli, collegato a Peter Ackerman, discepolo del teorico delle rivoluzioni colorate Gene Sharp; il generale di brigata Oswaldo Sánchez Hernández; il capitano Jose Noguera, coordinatore della congiura; i tenenti José Antich Ricardo Zapata, Peter Alexander Moreno Guevara, Henry Javier Salazar Moncada ed Eduardo Figueroa Marchena, quest’ultimo latitante a Panama; l’ex-tenente Luis Calderon; l’ex-generale Angelo Vivas, che chiedeva la creazione di unità armate dell’opposizione, l’istituzione di un “governo di transizione” e invitava a prepararsi “a una guerra all’ultimo sangue“; la giornalista Patricia Poleo, che fungeva da collegamento con gli USA; Andreina Stephanie Carrillo Torres e un tale “El Viejo”. Cabello riferiva anche che un uomo, identificato come Jesus Carmona Álvaro Rodríguez, doveva assassinare il presidente venezuelano nella città di Valencia, Stato di Carabobo. Il SEBIN (l’intelligence venezuelana) aveva sequestrato uniformi, armi come fucili statunitensi AR-15, una pistola HK e granate, computer, video sul complotto e la proclamazione del golpe.
Il 5 febbraio, l’ambasciata tedesca in Venezuela avvertiva i cittadini tedeschi in Venezuela d’adottare una serie di “precauzioni di fronte alla crisi“. La dichiarazione è stata firmata dall’incaricato d’affari Joerg Polster, suggerendo che diplomatici e servizi segreti tedeschi fossero a conoscenza del piano golpista sostenuto dagli Stati Uniti.
Il 13 febbraio, l’Alto Comando Militare guidato dal ministro del Potere Popolare per la Difesa, Vladimir Padrino López, ribadiva sostegno incondizionato al Presidente Nicolas Maduro, in relazione al piano golpista steso da alcuni ufficiali. “L’Alto Comando Militare ribadisce pieno sostegno e fedeltà assoluta al Presidente Nicolas Maduro, e ribadisce l’impegno verso Costituzione, Popolo e Plan de la Patria. Ribadiamo il rifiuto netto delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) al piano di un piccolo numero di soldati che non rappresenta i sentimenti dell’istituzione militare (…) Le FANB sono monolitiche e unite nel rispetto della democrazia e respingono ogni barbarie contro Popolo e Paese“. Padrino López affermava che tali atti destabilizzanti “rafforzano i principi e valori che ci indicano la strada giusta, senza retrocedere dalle conquiste raggiunte. Abbiamo le istruzioni del comandante in capo e sappiamo cosa fare per la Difesa del territorio nazionale. Un Paese non si costruisce con la violenza e il risentimento, ma con la giustizia, la cooperazione e la comprensione”.
Gli Embraer EMB 314 Super Tucano, o A-29, sono dei velivoli a turboelica in grado di trasportare, sui cinque piloni subalari e sotto la fusoliera, 1500 kg di armamenti, tra cui 2 mitragliatrici da 12,7 mm FN Herstal con 200 colpi, missili aria-superficie AGM-65 Maverick, razzi, bombe, 4 missili aria-aria AIM-9 Sidewinder, MAA-1 Piranha o Python-3/4.

Nicolas-Maduro-en-ascenso-militar-Venezuela-800x533Riferimenti
Contrainjerencia
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Correo del Orinoco
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Global Research
Nsnbc
PSUV

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