Il ruolo della “perestroika” nella distruzione dell’URSS

Il ruolo della “perestroika” nell’indebolimento del partito e nell’emergere del capitalismo
Najm al-Dalimi, Inosmi, 02/06/2017

Ecco una traduzione del quarto libro del professor irachene Najm al-Dalimi “Il prezzo del grande tradimento e della disgregazione dell’Unione Sovietica”
Nel 2008, gli Stati Uniti tennero la cerimonia di consegna della Medaglia della Libertà a Gorbaciov. Il premio era accompagnato da 100 mila dollari presentati dall’ex-presidente degli Stati Uniti George HW Bush. La ragione della premiazione di Gorbaciov era il suo grande contributo al crollo di un grande Stato, e la “vendita” dei Paesi dell’Europa orientale, in particolare della Repubblica Democratica Tedesca. Un prezzo così basso per il tradimento di popolo, ideologia, partito era equo tenendo conto che non fu il primo premio, per l’apostata Gorbaciov. Uno dei principali architetti della cosiddetta perestrojka, membro del Politburo del partito Aleksandr Jakovlev potè in un breve tempo occupare la posizione di responsabile dello sviluppo della politica ideologica e d’informazione del Partito e dello Stato sovietico. Fu direttamente responsabile dell’attuazione dell’importante e pericoloso compito lavorando a diretto contatto con Gorbaciov. Jakovlev rimosse dai loro incarichi la stragrande maggioranza dei responsabili del lavoro ideologico del partito e del governo, dirigenti di media, riviste, televisione, colpendo, per esempio, le riviste “Moscow News” “Bandiera” e “Nuovo Mondo”, e altri giornali e riviste, e registi televisivi, in particolare del “Primo Canale” (Ostankino). Inoltre, vi nominò suoi sostenitori, favorevoli alla “perestroika” che agivano nell’interesse di Gorbaciov e della sua teppa. Allo stesso tempo, condusse incontri formativi e seminari nel Comitato Centrale per i nuovi membri del partito e del governo con pretesti fasulli per promozione valori quali trasparenza, democrazia e diritti umani. Inoltre, sviluppò programmi, ricerche e articoli che ne trasmettevano il punto di vista esclusivamente al servizio della “perestroika”. Jakovlev, grazie ai suoi poteri e al supporto illimitato di Gorbaciov permise di scrivere articoli e libri politici di suo gradimento. La maggior parte degli autori erano membri del governo e sostenitori di Gorbaciov come, ad esempio, Jurij Afanasiev. Lo scopo principale di tali testi era distorcere il pensiero socialista e la teoria del marxismo-leninismo, confutando le opere di Lenin e Stalin, in modo da farli riconoscere errati e denigrali, in particolare Stalin. Gli autori cercarono di screditare la costruzione del socialismo e le sue conquiste in vari campi, politici, economici e ideologici, di falsare i valori socialisti e intenzionalmente svalutarne i successi raggiunti dal popolo sovietico e le sue vittoria. In particolare, la grande vittoria sul fascismo tedesco nella Grande Guerra Patriottica (1941-1945), la piaga “orfano” del capitalismo, e una delle sue tendenze ideologiche, politiche e socio-economiche peggiori e sporche. Sotto la guida di Aleksandr Jakovlev, membro del Politburo del partito di governo, scribacchini fedeli a lui e al suo corso distruttivo lavorarono per far avanzare l’idea d’integrare i sistemi socialista e capitalista. Secondo questa “ristrutturazione” (perestrojka) non implica democrazia e socialismo stalinisti, la “ristrutturazione” era la costruzione di un nuovo socialismo, “dal volto umano”. Gorbaciov e Jakovlev lavorarono duramente per indebolire il ruolo e lo status del Partito Comunista dell’Unione Sovietica come principale forza politica, sociale e statale, in conformità con la Costituzione socialista dell’URSS. Alla fine, riuscirono a fare il primo e più importante passo per minare il sistema socialista, così come il prestigio del partito, abolendo il sesto articolo della Costituzione dell’URSS, il ruolo guida del Partito Comunista. Così fu approvato il principio del pluralismo politico, svolgendo elezioni “democratiche” che portarono al caos politico, e dall’Unione Sovietica alla Federazione Russa, con più di 1000 i partiti politici. Nel luglio 1991, i membri del Politburo del Partito Comunista dell’Unione Sovietica Aleksandr Jakovlev e Eduard Shevardnadze (ex-ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica) crearono partito di governo alternativo, il Movimento delle riforme democratiche, con l’appoggio dell’imperialismo degli Stati Uniti, cioè della sue intelligence economiche e finanziarie. Furono sostenuti, ad esempio, dal miliardario Soros, strettamente associata all’intelligence degli USA e all’Istituto Kraybla, della CIA. Il movimento ebbe anche il supporto dell’Istituto per la Democrazia in America. I membri del movimento avevano lo scopo di distruggere la struttura e con essa lo Stato sovietico.
Il principale compito “sporco” affidato a Jakovlev fu distorcere e di denigrare l’ideologia scientifica del marxismo-leninismo, la sua teoria ed sottoporne gli autori a false accuse. Dopo tutto l’ideologia scientifica pose le basi della società socialista in URSS e l’adozione dei modelli riusciti a livello nazionale e internazionale. Quanto a Gorbaciov, il suo compito era scegliere i capi del partito ed altro personale per sostenerne il corso distruttivo. Parallelamente, Gorbaciov respinse l’ideologia socialista e i dirigenti e aderenti del partito che ne respingevano il suo corso. Tutto questo accadde con pretesti fittizi. Così, per esempio, li dichiarò conservatori e oppositori del progresso. Sostituì i quadri del partito nel ramo esecutivo, così come ai vari livelli amministrativi. In generale, Gorbaciov sostituì più di due terzi dei lavoratori e quadri di partito nel ramo esecutivo, oltre il 70% del personale, compreso il Segretario del Comitato Centrale e i segretari di regione, città e commissioni distrettuali. Inoltre, sospese i direttori di fabbrica, presidenti delle fattorie collettive e delle aziende agricole statali, così come i leader delle istituzioni accademiche e di ricerca in disaccordo con la sua politica. Gorbaciov realizzò tutto ciò grazie ai poteri da capo del partito di governo. Così, rimosse i leader di maggior talento, forte ed esperti dell’URSS e tali cambiamenti si ebbero sotto il falso slogan dell'”aggiornamento” della società sovietica e del partito al governo. Dato tutto questo, si può concludere che le riforme portarono alla successiva caduta dell’Unione Sovietica, dovuta al grande tradimento nel partito. Il crollo avvenne nel modo seguente.
In primo luogo, la mancata aderenza alla teoria del marxismo-leninismo, nel svilupparla per adattarla alle esigenze di tempo, nello Stato che in ambito internazionale.
In secondo luogo, vi fu la mancata pratica della democrazia socialista, esprimedno gli interessi del popolo, l’era di Krusciov ritornò con Gorbaciov al potere.
In terzo luogo, è necessario tenere conto del basso livello di “coscienza di classe socialista”, nella società sovietica in generale e nella classe operaia, soprattutto da quando Krusciov guidò il partito e lo Stato fino al governo di Gorbaciov.
In quarto luogo, si compromise il valore del principio (o assenza) della leadership collettiva del partito, in modo che il segretario del partito divenne una sorta di profeta, l’unico decisore.
In quinto luogo, va notata la predominanza del comportamento utilitaristico e opportunista tra alcuni lavoratori del partito.
Questi e altri fattori contribuirono al successo del traditore Gorbaciov e della sua squadra nella distruzione del grande Stato dell’Unione Sovietica e nel rovesciamento del grande Partito dello Stato di Lenin e Stalin, che in un breve tempo compì progressi significativi in ambito politico, economico, sociale, scientifico e militare; successo riconosciuti dal nemico ancor prima che dagli alleati, come evidenziato dall’aggressione vergognosa e da ingiuste guerre scatenate contro la potenza. Tra cui vanno evidenziare la guerra civile (1918-1922), la seconda guerra mondiale (1941-1945) e la cosiddetta guerra fredda (1946-1991). L’obiettivo principale di Gorbaciov e sostenitori corrotti era la distruzione dell’Unione Sovietica da parte della cosiddetta “perestrojka” che rase al suolo tutte le conquiste in campo socio-economico, scientifico e militare, nonché promosse la nascita del capitalismo nella più violenta delle sue manifestazioni, al fine di distruggere l’economia socialista. Decisioni importanti per rilanciare i rapporti capitalistici di produzione, in particolare nell’industria, furono le cooperative industriali, in altre parole, il lavoro per creare il capitalismo privato venne adottato. A tal fine, i proprietari delle imprese private ebbero prestiti preferenziali, le cosiddette cooperative poterono stabilire relazioni economiche con l’estero, con imprese industriali, in particolare dei Paesi capitalisti. Così, il governo perseguì una politica volta principalmente a indebolire e smantellare le imprese socialiste. Perciò la maggior parte di esse, seguirono i termini della “perestroika” del costo-efficacia, e di conseguenza furono vendute a prezzi bassi o privatizzate da affaristi che a loro volta contribuirono alla nascita della borghesia, divenendo pilastro sociale ed economico del regime. Così, si formò il divario tra costruzione dell’economia capitalista ed economia esistente, il cui nucleo erano le impresa socialiste. In altre parole, la distruzione dell’economia avvenne con lo slogan “rinnovamento, sviluppo e apertura”. Gorbaciov, Jakovlev e la loro squadra fecero tutto ciò che era in loro potere, utilizzando tutti i mezzi amministrativi affinché il popolo sovietico cominciasse a odiare il sistema socialista e, infine, a rigettarlo. Uno dei passi più importanti della “perestroika” fu lottare contro l’abuso di alcol (in modo inefficiente). Quindi, fu effettuata la corrispondente attività d’informazione, lanciata da una campagna mediatica e, di conseguenza, tutti i tipi di alcol scomparvero dai magazzini pubblici. Allo stesso tempo, c’erano code per le bevande alcoliche, i prezzi aumentarono del 45%, ci fu il mercato nero controllato dalla mafia, e i capi della “perestroika” specularono sulla vendita di alcolici, ottenendo enormi profitti. Una catastrofica situazione fu creato, colpendo tutti i cittadini sovietici, facendo scomparire o prodotti alimentari essenziali come pane, sale, formaggio, carne e altro ancora. Secondo l’ex-Ministro della Difesa dell’URSS Maresciallo Dmitrij Jazov, le autorità vietarono ai treni carichi di cibo e altri beni di entrare a Mosca, dove nei magazzini di Atato ancora mancavano i prodotti necessari. Ciò per provocare la rabbia popolare verso il sistema socialista e il partito al governo, mentre i cittadini sovietici furono costretti a ore di fila per avere pane, burro e carne. Il tutto accompagnato dall’avvento dei tagliandi per il cibo e altri beni che non c’erano che nel periodo della Grande Guerra Patriottica (1941-1945), e di conseguenza i cittadini sovietici non credettero più nel Partito Comunista. Allo stesso tempo, la lotta della classe operaia, specialmente con i direttori delle imprese industriali, comportò la riduzione della produzione a causa del caos e dell’instabilità nel Paese, oltre a ridurre i redditi, mentre i mafiosi svilupparono l’economia nera, compromettendo in l’economia nazionale. L’amministrazione delle imprese pubbliche e private ebbero istruzione formale di fermare la produzione dei principali prodotti alimentari, in tutti i possibili modi, mentre il cibo sui treno rimase lontano dalle città, soprattutto Mosca e Leningrado, deteriorandosi, in modo che venisse semplicemente gettato nelle foreste.
Lo scopo principale di tutto questo era il sabotaggio dei dirigenti della cosiddetta “perestroika”, alimentando malcontento e odio del popolo sovietico verso partito e sistema socialista. Di conseguenza Gorbaciov e la sua squadra crearono la crisi nel Paese e accusandone i principi in base del sistema socialista, l’incapacità di quest’ultima di fornire ai cittadini i beni necessari. Inoltre, si ebbero sforzi per minare il sistema finanziario dello Stato, con il risultato di dichiarare che lo Stato sovietico non poteva dari ai propri cittadini tutto il necessario, essendo tra i Paesi con il maggiore debito estero. Allo stesso tempo, i capi della “perestroika”, riformatori e democratici, divennero imprenditori influenti nell’Unione Sovietica e dopo il suo crollo. Vendevano i prodotti alimentari destinati ai cittadini per arricchimento personale. Tale pericolosa tendenza si sviluppò con il supporto di Gorbaciov e sostenitori. Gli imprenditori ebbero vari benefici e crediti da banche estere. All’inizio della “perestroika”, nel 1985, grazie agli sforzi ul debito estero dell’Unione Sovietica era di 131,1 milioni di dollari, mentre nel 1991 raggiunse i 70,3 miliardi di dollari. La maggior parte di tali prestiti fu per corrompere i dirigenti sovietici. Inoltre, le riserve d’oro si esaurirono. Così, il volume dell’oro scese da 2000 a 200 tonnellate.I piani per fomentare conflitti in Unione Sovietica
Gorbaciov, Jakovlev e sostenitori capirono che, per distruggere l’Unione Sovietica, era necessario prima di tutto per provocare conflitti tra i popoli dello Stato. Perciò fu necessario infiammare i sentimenti nazionali, in particolare delle popolazioni non russe, lavorare sui giovani, che cominciavano ad essere ostili al governo sovietico e al popolo russo. Tale compito fu assunto da Aleksandr Jakovlev (membro del Politburo e responsabile per lo sviluppo delle relazioni con i partiti comunisti del mondo). Nel 1988, Aleksandr Kakovlev visitò i Paesi baltici, Libava e poi Vilnius per risolvere certi problemi in queste repubbliche, in particolare, risolvere le controversie sorte tra i loro capi. Ebbe anche una riunione con attivisti e capi dell’opposizione anti-sovietica, e nella primavera 1988, nelle repubbliche, soprattutto in Estonia, nacque l’opposizione, cioè il “Fronte Popolare”, la cui l’attività politica tracimò nei tre Paesi baltici (Lettonia, Lituania ed Estonia) dell’Unione Sovietica. A causa della politica distruttiva e ostile delle autorità delle repubbliche baltiche, anche in Kazakistan apparve il movimento dei giovani e lavoratori, soprattutto nella capitale. Poi ci fu un movimento della Ferghana. L’attività anti-sovietica si ebbe ella Repubblica della Georgia, e lo stesso in Azerbaigian, dove gli eventi ebbero carattere nazionalistico acceso. La guerra tra Armenia e Azerbaigian per il Karabakh uccise 130 donne e bambini. Il conflitto sulla zona perdura tutt’ora. Gorbaciov vietò all’esercito sovietico di “spegnere i focolai” nei Paesi baltici, Georgia, Armenia e Azerbaigian, alimentati dalle organizzazioni nazionaliste estremiste sostenute dall’occidente, portando al collasso dell’Unione Sovietica. All’esercito sovietico fu vietato di nuovo di reprimere le forze della controrivoluzione, che ebbe il sostegno dell’imperialismo occidentale, in particolare dagli Stati Uniti. Nell’agosto 1991, alla luce degli sconvolgimenti politici avutisi nelle repubbliche baltiche e dell’Asia centrale, fu creato il Comitato di Emergenza di Stato. La decisione sulla sua istituzione fu approvata da Gorbaciov. Tuttavia, gli ultimi fatti dimostrano che Gorbaciov fece il doppio gioco. In caso di vittoria della Commissione di Stato per lo stato di emergenza, sarebbe rimasto con loro, in caso di fallimento avrebbe appoggiato Boris Eltsin e la sua squadra, ma alla fine perse e il suo tradimento l’ha gettato nel “pozzo nero” storia.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Turchia corre in soccorso del Califfato

Alessandro Lattanzio, 26/4/2017Il 25 aprile, 26 velivoli dell’aviazione turca bombardavano le basi curde e yezidi sul Jabal Qarju, nella regione di Shinqal, tra la Siria e l’Iraq, nei pressi di Dariq, distruggendo una base delle YPG, una stazione radio e un centro mediatico del PYD, ed uccidendo 20 combattenti delle YPG e 5 peshmerga curdi iracheni. Le YPG addestravano le forze di difesa yezidi. I cacciabombardieri turchi distruggevano anche il memoriale dei curdi caduti combattendo contro il Califfato.Gli attacchi aerei turchi erano volti a bloccare l’operazione delle YPG (SDF) contro la base dello Stato islamico di Raqqa, dove le forze democratiche siriane avevano eliminato 18 terroristi la stessa mattina del 25 aprile. Il leader del Partito dell’Unione Democratica Curda (PYD) Salih Muslim affermava che “gli aerei da guerra turchi non possono volare nella zona senza l’approvazione della coalizione. La coalizione deve fare una dichiarazione, sapeva dell’attacco? Cosa ne pensa?” Ilham Ehmed, leader del Consiglio Democratico Siriano (SDC) affermava, “Mentre le YPG partecipano all’operazione Rabbia dell’Eufrate per liberare Raqqa, la Turchia attacca i nostri centri. Non accettiamo attacchi aerei alle nostre forze, siano esse turche, russe o siriane“. L’artiglieria turca bombardava anche il villaggio curdo di Farfiraq, nell’area di Raju, presso Ifrin, a nord di Aleppo; nel frattempo, 15 terroristi filo-turchi venivano eliminati dalle SDF ad al-Shahba e Ifrin, dopo che i terroristi filo-turchi avevano attaccati i villaggi della regione di al-Shahba, bombardando le posizioni delle SDF ad al-Wahshiyah, Tal Madhiq, diga di al-Shahba, al-Qulsaruj, al-Samuqah, al-Shahba, al-Shalah, Tal Jihan, al-Hisah, Harbal, Tal Rifat, Shayq Isa, al-Wardiyah, Hasijaq, Ayn Daqanah e Miniq.Gli Stati Uniti esprimevano ‘profonda preoccupazione’ per gli attacchi aerei turchi contro i combattenti curdi in Siria e Iraq, dichiarando di non essere stati autorizzati dalla coalizione anti-SIIL degli Stati Uniti. “Abbiamo espresso queste preoccupazioni direttamente al governo della Turchia“, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato USA Mark, “Questi attacchi aerei non sono stati approvati dalla coalizione e hanno portato alla sfortunata perdita di vita di nostre forze partner nella lotta contro lo Stato islamico“. I turchi avevano segnalato gli imminenti attacchi aerei a Stati Uniti e Russia, e in risposta il Pentagono esortava a “rispettare l’integrità territoriale dell’Iraq“. A differenza della Russia, che avvertì i siriani dell’attacco su Shayrat, Washington non avvertiva i suoi ‘alleati’ curdi dell’imminente attacco aereo turco, che tra l’altro colpiva le aree santuario per i curdi istituite dagli USA quando avvertirono Damasco di non bombardarle, poiché gli istruttori statunitensi addestravano i combattenti delle YPG. Gli statunitensi dispongono di basi militari a sud di Ayn al-Arab e presso Qamishli, in Siria, dove opera il 75.mo Reggimento Ranger delle forze speciali statunitensi, che partecipano alle operazioni delle SDF/YPG contro le basi dello SIIL a Raqqa e a Tabaqa.
Tutto ciò avveniva pochi giorni dopo che la Russia riattivava la linea telefonica tra i militari russi e statunitensi in Siria, dopo aver chiarito agli Stati Uniti che le loro operazioni aeree in Siria dipendono dall’accordo russo e che la Russia non le permetterà se gli Stati Uniti effettueranno ulteriori attacchi contro la Siria. La linea era stata riattivata il giorno dopo la richiesta personale del segretario di Stato USA Rex Tillerson al Ministro degli Esteri russo Lavrov, il 21 aprile.Nel frattempo, il governatore generale di Dara, Muhamad Qalid al-Hanus, osservava la preparazione dell’Esercito arabo siriano nell’affrontare qualsiasi possibile aggressione da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati, “Gli Stati Uniti sono il principale sostenitore della guerra contro la Siria e aiutano i terroristi a Dara dalla Giordania. Ma se decidono di schierare proprie forze nei territori siriani dai confini giordani, ciò sarà considerato una chiara aggressione alla sovranità della Siria e il Comando Generale dell’Esercito arabo siriano adotterà nuove misure operative nella regione”. Il Presidente siriano Bashar al-Assad aveva dichiarato che Damasco ha intelligence sulla Giordania intenzionata a dispiegare proprie truppe in Siria in coordinamento con gli Stati Uniti, “Abbiamo queste informazioni, ma in ogni caso la Giordania fa parte dei piani statunitensi sin dall’inizio della guerra in Siria. Gli Stati Uniti definiscono i piani e gli attori e appoggiano tutto ciò che colpisce la Siria dalla Giordania, e i molti terroristi che provengono dalla Giordania e, naturalmente, dalla Turchia, fin dal primo giorno di guerra in Siria“. La dichiarazione osservava i colloqui tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il re Giordano Abdullah II alla Casa Bianca sul Medio Oriente. La Giordania rientra nella coalizione degli Stati Uniti contro lo ISIIL, che effettua attacchi aerei in Siria senza l’approvazione delle autorità siriane, violando il diritto internazionale.

Forze speciali statunitensi distaccate presso le YPG curde.

Fonti:
Cassad
FNA
FNA
FNA
Kom News
Kom News
Moon of Alabama
Reuters
Rudaw
The Duran

Il comandante dell’esercito turco Huslu Akar (a destra) guida gli attacchi aerei turchi su 39 posizioni curde in Iraq e Siria.

Italia e crisi dei migranti: le ONG complici di contrabbandieri e schiavisti in Libia

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

Carmelo Zuccaro, procuratore italiano, sostiene di avere prove importanti su numerose ONG colluse con i contrabbandieri che si arricchiscono sulla miseria degli inermi. Infatti, se dimostrato, tali ONH hanno le mani insanguinate ed incoraggiano di nascosto la schiavitù in Libia, anche se non voluta. Pertanto, è tempo di tenere conto di una catena infinita che lega mass media che incoraggiano la migrazione di massa, ONG che aiutano i contrabbandieri ad arricchirsi e l’agenda politicamente corretta di certi politici che tentano di alterare le dinamiche europee manipolando i fatti. La Stampa fu informata da Zuccaro che le navi di salvataggio venivano avvertite dal paradiso del contrabbando libico per raccogliere i migranti economici nel Mar Mediterraneo. Il modus operandi della catena diretta tra contrabbandieri e ONG si basa sulle telefonate. Naturalmente, ciò implica che i migranti economici debbano pagare un forte incentivo finanziario ai contrabbandieri. Quindi, a chi non può permetterselo, le questione della schiavitù araba dei neri africani, e la persecuzione degli immigrati cristiani, diventa una realtà nella Libia attuale. Va detto che la schiavitù resta in Mauritania, dove i musulmani neri africani subiscono abusi continui dagli altri musulmani della nazione. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita tollera ancora la schiavitù dalla Seconda Guerra Mondiale, fondamentale vergogna da eradicare da tale realtà permanete e storica della Penisola Araba. Infatti, gli animisti e i cristiani neri africani subirono una simile realtà quando le milizie arabe, alleate del governo di Khartoum, tolleravano la schiavitù tra le forze antigovernative durante la guerra civile. Naturalmente, lo SIIL (Stato islamico) è noto schiavizzare e vendere cristiani e yazidi in Iraq. Nel caso degli yazidi, non essendo “persone del libro”, subiscono schiavitù e la schiavitù sessuale delle donne, costrette a convertirsi all’Islam, e la pulizia etnica. Tuttavia, proprio come in Libia, la schiavitù si basa su tradizioni e razzismo contro i neri africani. Recentemente, la BBC riferì: “Anche le donne sono comprate da clienti libici e portate in casa dove diventano schiave sessuali“, secondo un testimone. La BBC aggiunge: “A febbraio, l’Unicef rilasciò una relazione che documenta, talvolta con orribili dettagli, storie di schiavitù, violenza e abusi sessuali subiti da numerosi bambini che viaggiano dalla Libia all’Italia“. La schiavitù dei neri africani da parte dei musulmani arabi ha ben più di mille anni e le realtà in Libia, Mauritania e Sudan mostrano che la mentalità cambia lentamente. Naturalmente, per via del politicamente corretto e della moda, non vi è alcuna manifestazione di massa contro la schiavitù in Libia tuttavia, si può solo immaginare cosa accadrebbe aprendo tali mercati negli USA, Francia o Israele. Reuters ha anche riferito nel 2016 sulla Mauritania: “Gli Haratin, che costituiscono la principale “casta degli schiavi”, discendono da etnie nere africane del fiume Senegal. Spesso lavorano come pastori e domestici… Il Paese dell’Africa occidentale ha la più alta prevalenza di schiavi, secondo l’indice della schiavitù globale, con circa il 4 per cento della popolazione, o 150000 persone, che vivono come schiavi“.
Tornando ai contatti tra ONG e contrabbandieri in Libia, Zuccaro ha detto: “Abbiamo prove di contatti diretti tra alcune ONG e trafficanti di persone in Libia“. L’agenzia di frontiera dell’Unione europea, Frontex, è altrettanto disturbata dalle ONG che incoraggiano la migrazione di massa. Questo, a sua volta, provoca innumerevoli morti in mare e la schiavitù in Libia. Dopo tutto, la Libia attuale è una nazione fallita dovuta all’interferenza delle potenze del Golfo e della NATO. Pertanto, la storia del contrabbando e della schiavitù araba dei neri africani riempie il vuoto, e lo stesso vale per la crescente minaccia dei vari gruppi islamisti sunniti e militanti regionali in Libia. Fabrice Leggeri, figura di Frontex, ha informato Die Welt sul ruolo delle ONG, affermando con forza che le imbarcazioni di soccorso delle numerose ONG hanno incoraggiato i trafficanti a “forzare ancora più migranti su imbarcazioni insicure con acqua e carburante insufficienti, rispetto agli anni precedenti“. Le affermazioni stupefacenti della cancelliera Merkel sul ruolo dei mass media, delle ONG e del politicamente corretto allarmano sulla migrazione di massa in Europa in diversi sensi. Il risultato sono gli innumerevoli morti in mare, il tradimento dei veri rifugiati, la schiavitù in Libia, le convulsioni terroristiche in Europa, la criminalità e la creazione di contrabbandieri estremamente ricchi. Pertanto è necessaria un’azione diretta per fermare ciò che persone inermi subiscono dall’operato di ONG e contrabbandieri, anche se cercano risultati diversi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA non “cambiano priorità” in Siria, hanno perso

Tony Cartalucci, LD 18 aprile 2017Gli Stati Uniti, secondo fonti occidentali, hanno mutato le priorità in Siria non concentrandosi sul cambio di regime a Damasco. In realtà, non si tratta del cambio delle priorità, ma del riconoscimento che le ambizioni degli Stati Uniti in Medio Oriente sono state completamente sconvolte dalla risoluzione siriana, russa e iraniana. Gli Stati Uniti devono ora ricorrere ad azioni secondarie, non meno dannose negli intenti o nel risultato finale rispetto al piano originale, lasciando una regione in guerra dal 2011, con decine di migliaia di morti e la vita comunque sconvolta di milioni di altri. Reuters intitolava “Le priorità degli USA sulla Siria non puntano più a ‘cacciare Assad’: Haley“, indicando che: “La diplomazia degli Stati Uniti sulla Siria per ora non è più volta a far cadere il presidente del Paese devastato dalla guerra, Bashar al-Assad, ha detto l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, allontanandosi dalla posizione iniziale e pubblica dell’amministrazione Obama sul destino di Assad. Il punto di vista dell’amministrazione Trump è in contrasto con le potenze europee, che insistono che Assad deve dimettersi. Il cambio ha attirato un forte rimprovero da almeno due senatori repubblicani”. E se alcuni hanno preso tale annuncio come “prova” che la Casa Bianca ha mantenuto la promessa di ritirarsi dall’avventurismo estero, l’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite Nikki Haley continuava: “Pensiamo che sia un ostacolo? Sì. Ci siederemo per studiare come cacciarlo? No. Ciò che faremo è fare pressione in modo da poter avviare un cambio in Siria”. “Il cambio in Siria“, tuttavia è alla lettera la divisione della nazione avviata dalla precedente amministrazione Obama. È essenzialmente l’obiettivo secondario tracciato dai politici finanziati dalle multinazionali statunitensi già nel 2012, quando i primi tentativi di cambio di regime alla velocità della luce fallirono e il conflitto siriano divenne una guerra protratta assai distruttiva. Un documento del 2012 della Brookings Institution, intitolato, “Memo 21 sul Medio Oriente: Salvataggio della Siria: valutazione delle opzioni per il cambio di regime“, rivelando che i politici degli Stati Uniti dichiarano apertamente l’intenzione di creare “zone franche”, afferma: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici per concentrarsi su come porre fine alle violenze e far accedere gli aiuti umanitari, come avviene sotto la guida di Annan. Questo porterebbe alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che dovrebbero essere sostenuti da una forza militare limitata. Ciò,naturalmente non coglie gli obiettivi degli Stati Uniti sulla Siria e manterrebbe Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che una vasta coalizione con l’appropriato mandato internazionale potrebbe aggiungere ulteriore azione coercitiva agli sforzi”. Il documento quindi ammette apertamente che, non potendo rovesciare il governo siriano, danneggiare la nazione sarebbe un’alternativa accettabile, sostenendo: “Gli Stati Uniti potrebbero armare l’opposizione pur sapendo che probabilmente non sarà abbastanza potente da rimuovere Assad. Washington potrebbe scegliere di farlo semplicemente nella convinzione che dare al popolo oppresso una certa capacità di resistere agli oppressori sia meglio che non fare niente, anche se tale sostegno ha poche possibilità di trasformare la sconfitta in vittoria. In alternativa, gli Stati Uniti potrebbero decidere che valga ancora la pena colpire e danneggiare il regime di Assad, mantenendo un avversario regionale debole ed evitando i costi dell’intervento diretto”.
A riaffermare l’impegno degli Stati Uniti a tale politica è il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson. L’articolo del Guardian, “Rex Tillerson dice che gli USA istituiranno zone di sicurezza per i profughi dallo SIIL“, osserva: “Rex Tillerson ha detto che gli Stati Uniti avrebbero istituito “zone intermedie di stabilità” per aiutare i rifugiati a tornare a casa nella prossima fase della lotta contro Stato islamico e al-Qaida in Siria e Iraq. Il segretario di Stato non ha chiarito dove queste zone vadano istituite. Riuniva 68 Paesi e organizzazioni a Washington per discutere come accelerare la battaglia contro lo SIIL”. L’idea che gli Stati Uniti siano in Siria per “combattere lo Stato Islamico” è un’assurdità documentata. Sono Stati Uniti ed alleati, per loro stessa ammissione, che volevano creare un “principato salafita” in Siria orientale, proprio dove ora c’è lo Stato islamico. Il fantoccio islamista ha un’immensa forza possibile solo tramite una altrettanto immensa sponsorizzazione da vari Stati, Stati Uniti e Europa attraverso gli alleati regionali del Golfo Persico, soprattutto Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (EAU). L’invio di armi, rifornimenti e terroristi allo Stato Islamico passa da anni dal membro della NATO Turchia, che mantiene estese reti logistiche che collegano i mandati stranieri allo Stato islamico sul territorio siriano che occupa. Al momento dell’entrata della Russia nel conflitto, alla fine del 2015, queste reti logistiche furono devastate dalla forza aerea russa, interrompendole e contribuendo direttamente alla ritirata dello Stato islamico nella regione. L’intervento degli Stati Uniti ora ha due scopi, mantenere la partizione de facto del territorio siriano a cui la presenza dello Stato islamico ha contribuito, sostituendo lo Stato islamico sconfitto con forze statunitensi, e fare sembrare che gli Stati Uniti “sconfiggono” l’ascaro terroristico che hanno creato e mantenuto finché logisticamente, politicamente e militarmente possibile.
La riaffermazione del segretario di Stato Tillerson della politica dell’amministrazione Obama è un altro esempio di “continuità del programma”, e di quanto siano gli interessi speciali di Wall Street, e non i politici di Washington, a dirigere la politica in patria e all’estero, spiegando come due presidenti apparentemente politicamente diametralmente opposti continuino la stessa politica da sei anni. E mentre gli Stati Uniti hanno chiaramente perso nel tentativo di rovesciare il governo della Siria, continuano a perseguire un ordine del giorno per dividere e distruggere lo Stato siriano con ogni mezzo a disposizione. La continua denuncia e resistenza a tali obiettivi ed interessi particolari è essenziale per garantirsi che tale aspetto delle ambizioni degli Stati Uniti in Medio Oriente fallisca comunque. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attentato di al-Qaida uccide più di 150 tra bambini e donne, a chi importa?

Moon of Alabama 16 aprile 2017

Tra chi ci protegge dagli attacchi delle milizie di Assad ci sono anche i combattenti di Al Nusra, la brigata jihadista…A me non interessa la loro politica: quello che posso dire con certezza è che a livello umanitario sono i numeri uno”.
Fonte: Voci dal Suq

L’opera di bene degli “umanitari numeri uno”.

Max Abrahms @MaxAbrahms – 2:07 PM – 16 aprile 2017
Dopo aver letto decine di storie sul massacro di sciiti in Siria sono giunto alla conclusione che non ci siano colpevoli.

The War Nerd @TheWarNerd – 11:53 – 16 aprile 2017
Troviamo che “almeno 112” rifugiati sciiti sono stati uccisi. Da chi? Oh, è un vero e proprio giallo secondo la Reuters

Due piccole cittadine nel nord del governatorato d’Idlib occupato dai “ribelli”, Fuah e Qafraya, sono assediate dai “ribelli” da oltre due anni. Le forze filo-governative locali le difendono. Gli abitanti sono sciiti e sono visti dai settari “ribelli” sunniti quali infedeli degni solo di morire. Le città sono rifornite dagli elicotteri governativi. Nel frattempo due città occupate dai “ribelli”, vicino a Damasco, Zabadani e Madaya, sono accerchiate dalle forze governative, scarsamente rifornite dai convogli di Nazioni Unite e Croce Rossa. Negli anni vi sono state vendette collegate al destino delle quattro città. In totale circa 20-30000 persone ne sono interessate. Era necessario un accordo di ampio respiro per risolvere una situazione insostenibile. A dicembre un accordo permise lo scambio di civili feriti. Quando autobus portavano via anziani e feriti dalle due città del nord, furono bruciati dai gruppi ribelli. Nuovi autobus furono inviati, ma alla fine lo scambio avvenne. La scorsa settimana un nuovo accordo fu raggiunto sul completo scambio di popolazione delle città. Tutti gli abitanti della città del nord dovevano essere portati nelle aree governative. Tutti gli abitanti delle città del sud nelle aree occupate dai “ribelli”. L’Iran parlava per il governo siriano, e il Qatar protettore dei “ribelli” radicali, negoziava l’accordo. Ci sono molte altre questioni sulla trattativa tra cui gli ostaggi del Qatar detenuti da gruppi sciiti in Iraq, grandi tangenti del Qatar ai gruppi (al-Qaida) e altri aspetti nascosti. I gruppi “ribelli” ad Idilb o allineati con al-Qaida in Siria o con Ahrar al-Sham sponsorizzato dal Qatar. Ahrar al-Sahm è il gruppo responsabile dello scambio della popolazione. Parti di al-Qaida sono pubblicamente in disaccordo.
Ieri circa 5000 abitanti delle città del nord, soprattutto donne e bambini, venivano trasportati dal convoglio di autobus ad Aleppo, ma furono fermati mentre erano ancora nella zona controllata dai “ribelli”. Gli abitanti della città meridionale erano stati portati ad Aleppo e sorvegliati dal governo. Alcuni ulteriori negoziati su un problema minore erano in corso. I civili nei loro autobus, per lo più anziani, donne e bambini, erano sorvegliati dai “ribelli” di Ahrar al Sham. Erano affamati. Qualcuno comparì a distribuire patatine. Quando i bambini vi si affollarono attorno, un’auto blu giunse e si ebbe la grande esplosione. Quattro autobus pieni di gente e numerose auto furono completamente distrutti.

Lo scimmione trump e le vacche che ha per moglie e figlie, non avranno nulla da dire.

127 del civili, a soli uno o due km dalla zona di sicurezza del governo, furono uccisi dall’attacco suicidio, tra cui 95 bambini. Molti di più furono feriti. Un numero imprecisato di “ribelli” di Ahrar al-Sham fu ucciso. Non v’è alcun serio disaccordo su ciò che è successo. E’ ovvio che l’attacco suicida è stato commesso da al-Qaida in Siria. Nessun elemento governativo avrebbe potuto attraversare il territorio occupato dai terroristi. Le forze governative non hanno mai effettuato attacchi suicidi, mentre al-Qaida e Ahrar al-Sham ne hanno commessi centinaia. Questo era un attacco suicida dei “ribelli”, probabilmente al-Qaida, contro i profughi filo-governativi. Ma BBC, CNN e altri media occidentali non lo diranno. La CNN ha definito il massacro “incidente di percorso“. Il primo articolo da Washington era illustrato con una scena bucolica di “sciiti” in un campo. Gli articoli nascondono al lettore medio gli autori della strage. Non dicono chi fossero i probabili colpevoli e alcuni insinuano, contro ogni logica, che sia il governo. L’ultimo articolo della BBC sul massacro è uno dei peggiori di tale propaganda. Si supponga per un momento di non aver letto quanto sopra, solo il seguente:
Siria: ‘Almeno 68 bambini tra i 126 uccisi’ nell’attentato ai bus
Almeno 68 bambini sono tra le 126 persone uccise nell’attentato agli autobus che trasportavano gli evacuati dalle città assediate, dicono gli attivisti. Un veicolo imbottito di esplosivo ha colpito il convoglio nei pressi di Aleppo”.
L’80% dei lettori leggerà solo il titolo e forse le prime righe. Chi li ha uccisi? Chi ha effettivamente letto saprà che alcune vittime erano sciiti e che “gli evacuati dalle città governative sono stati uccisi insieme a operatori umanitari e soldati ribelli“. (Da quando i predoni tagliagole di Ahrar sono “soldati”? Come lo era questo tizio? Anche lui un “soldato”). La storia della BBC continua ad insinuare che il governo l’ha fatto perché i “ribelli” non lo farebbero: “E’ successo quando un veicolo carico di cibo è arrivato ed ha iniziato a distribuire patatine, attirando molti bambini prima di esplodere, dice la corrispondente della BBC Lina Sinjab. Ha detto che non era chiaro come il veicolo potesse raggiungere la zona senza il permesso del governo. Ma non c’è neanche alcuna prova che i ribelli siano coinvolti nell’attacco, come il governo sostiene. Non sarebbe nell’interesse dei ribelli, secondo la nostro corrispondente, mentre attendevano che i propri sostenitori venissero evacuati dalle altre città”. Ho letto un sacco di propaganda anti-siriana, ma mai roba così ignobile. “Non era chiaro come il veicolo avrebbe potuto raggiungere la zona senza il permesso del governo.” Bene, un veicolo da quella zona potrebbe arrivare alla sede della BBC a Londra, esplodere e uccidere molte persone senza il “permesso del governo siriano”. (Forse dovrebbe. Solo a scopo dimostrativo). E il territorio occupato dai “ribelli” ha le frontiere aperte con la Turchia da cui vengono riforniti. Qualsiasi gruppo “ribelle” che ha commesso attentati suicidi negli ultimi anni vi ha libero accesso. La corrispondente della BBC e i suoi editori lo sanno bene. Sanno anche che “i ribelli” non sono uniti e che hanno interessi divergenti. E’ del tutto chiaro chi ha commesso tale massacro. Ma la BBC insinua che “il governo l’ha fatto”. Vi sono sono morte più persone che nell’incidente chimico di Qan Shayqun, che ha ucciso alcune persone in una zona occupata dai terroristi. L’incidente fu probabilmente un attacco false flag inscenato dai “ribelli” senza alcun coinvolgimento del governo. Un rapporto a Trump del NSC mentiva su prove che il governo siriano fosse colpevole di tale incidente e gli Stati Uniti bombardarono uno degli aeroporti siriani. 95 bambini sono stati bruciati e maciullati dall’attacco suicida e non saranno onorati quali “bellissimi bambini”, come Trump definì due bambini biondi in una foto di Qan Shayqun. I bambini uccisi ieri erano sfollati “pro-regime” (secondo la CNN) e non meritano tale onore. Le vittime della strage di ieri avranno assai meno seguito mediatico delle quattro vittime realmente documentate dell’incidente di Qan Shayqun. Quel che riceveranno sarà vilipendio di cadavere, con la BBC che offende il popolo siriano che sostiene il proprio governo. Damasco ha deciso che l’accordo e l’evacuazione continuino, nonostante il massacro. Le due città di Idlib sono indifendibili contro un ampio attacco. Alcuna grande operazione del governo su Idlib può avvenire mentre sono tenute in ostaggio.
Eliah J. Magnier indica ulteriori dettagli sull’accordo di scambio delle “4 città”. Ne ha twittato i passi principali: “Elijah J. Magnier @EjmAlrai
L'”accordo della quattro città” comprende ostaggi del Qatar, denaro, prigionieri di guerra, prigionieri e corpi.
Si è conclusa la prima fase (evacuare i civili di età inferiore ai 15 anni).
Il secondo passaggio evacuerà tutti i terroristi.
Il terzo sarà lo scambio di prigionieri e cadaveri detenuti da Damasco, Hezbollah e al-Qaida.
Il quarto sarà la liberazione degli ostaggi del Qatar detenuti in Iraq (non ancora rilasciati) e il pagamento di un riscatto ad al-Qaida”.

Mentana, goracci, formigli, santoro, paccoquotidaino e raiberlusky24orediballe, e altri fantocci di regime, non diranno mai che l’attentato è opera dei ‘ribbbelli moderati’, e cercheranno di attribuirlo all’Esercito arabo siriaino, come da velina della CIA e della sua sciacquetta, il contessino gentiglione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora