Il disastro di Svatovo per cancellare le prove sul caso del Volo MH17?

hqdefaultIl 2 novembre, la città di Svatovo, in Ucraina, veniva completamente distrutta dall’esplosione di un grande deposito di munizioni dell’esercito ucraino e dal conseguente incendio perdurato per tre giorni. Il 50% degli abitanti non voleva rientrare mentre gli sciacalli dominavano la città senza acqua, luce e gas. Delle cinque scuole, solo una era rimasta.
Il deposito di munizioni conservava anche razzi da 300mm dei sistemi MRL Smerch e missili terra-aria Buk; l’incendio potrebbe essere stato un tentativo di coprire un traffico di armi e munizioni, o anche un tentativo di cancellare le prove dell’abbattimento dell’MH17 sul Donbas, nel luglio 2014. Dopo tutto, è un fatto ben noto che i sistemi Buk ucraini furono schierati sul fronte, nel Donbas, e dato che l’indagine della catastrofe dell’MH17 era ancora in corso, le scorte di tali missili dovevano essere distrutte, per nascondere le prove che gli investigatori olandesi cercavano.
Il missile che abbatté l’MH17 aveva un numero di serie e lotto, con ogni probabilità l’Ucraina aveva altri missili dello stesso lotto. Pertanto distruggendoli si eliminerebbe una prova importante sull’implicazione dell’Ucraina nella distruzione del volo MH17 della Malaysian Airlines del luglio 2014.pozhar-na-sklade-boepripasov-v-svatovo-291015Fonte: South Front

Erwan Castel: I risultati dei primi otto mesi trascorsi nel Donbas

“Servire” o “servirsi”, non è il problema!
Erwan Castel, Alawata12112319Ieri mattina, un ufficiale dello Stato Maggiore ci ha portato i nostri passaporti militari ufficiali della RPD, e ammetto che abbiamo ricevuto questi piccoli libretti militari come bambini che aprono i regali di Natale… Infatti questi piccoli passaporti militari da 10x8cm, al di fuori dei vantaggi amministrativi e di movimento che rappresentano, sono soprattutto un riconoscimento del nostro impegno sul fronte del Donbas. Se questi documenti si facevano attendere, è perché un’indagine si era svolta per convalidarli, e ciò a seguito delle esperienze negative con i volontari francesi della prima unità continentale.

“Servirsi”? o…
Ciò non sembra una semplice formalità amministrativa, è in realtà il punto di arrivo di un lungo percorso a ostacoli, molti dei quali, ho amaramente notato, posti per lo più da persone provenienti dalla Francia. Tali narcisisti ambiziosi che preferivano gli onori all’Onore, immaginavano di trovare notorietà nel Donbas, impossibile da raggiungere a causa dei loro vari errori o frustrazioni. Oggi, alcuni di questi egocentrici, smascherate le intenzioni reali della loro presenza in questa guerra (o intorno), cercano di dilagare impegno e azioni che non riuscirono a compiere, coloro che non sono rimasti sul terreno… Gli intriganti si riconosceranno, e vorrebbero che mi abbassi al loro livello di meschinità degenerata nel difendermi dalle loro calunnie… Ma è tempo perso, perché non ho nulla da imparare da furfanti che cercano nella calunnia la vendetta per essere stati denunciati arrivando a sacrificare la lotta per la quale siamo giunti qui. (Ciò dimostra che la guerra era solo un pretesto per seguire propri interessi egoistici). Finché dura la guerra, lascio questi miserabili individualisti annegare nei loro fiele e amarezza e nel frattempo continuo, anche se lentamente, a fare progressi sulla strada tracciata un anno fa, il giorno in cui decisi di venire semplicemente a servire nelle file dell’esercito della Repubblica di Donetsk. Questo è ciò che ho fatto!
Ora consentitemi di discutere gli aspetti positivi, per fortuna molto più numerosi e importanti, delle pose risibili dei falliti insabbiatisi temporaneamente nel conflitto del Donbas.

“Servire”!
Un’avventura militare unica
Il nostro impegno qui è soprattutto un impegno militare con i difensori del Donbas, i miliziani improvvisati sono diventati soldati professionisti. È perciò che inizio da questa dimensione essenziale, permettendo, sotto la protezione delle armi da fuoco repubblicane, altre avventure umane e interiori fiorenti in questa terra del Donbas, fedele al suo passato ed esempio per il nostro futuro. Quando la ribellione fu improvvisata nel 2014, data la sproporzionata speciale operazione lanciata da Kiev, rivelandone la natura genocida, mancanza di organizzazione e mezzi ebbero la conseguenza vantaggiosa di aprire le porte del Donbas a tutti i militari e civili disposti ad aiutare la strenua resistenza di questo popolo coraggioso. La quota di volontari stranieri provenienti da Russia, Cecenia, Serbia e altri Paesi dell’Europa orientale è significativa, perché era una forza motivata e con esperienza, che spesso non solo risparmiò ai santuari di Donetsk e Lugansk la nuova occupazione fascista, ma confermava la vera e propria identità comunitaria dei popoli slavi superstite alla mutevole geopolitica degli Stati. Rapidamente, altri volontari si unirono ai ranghi della milizia, come spagnoli, tedeschi, francesi, brasiliani e anche statunitensi! Penso, senza esagerare, di poter indicare oltre trenta nazionalità che bloccano oggi, sul fronte, l’avanzata dei battaglioni di Kiev. (Solo nella nostra unità ne contiamo 9!)
Abbiamo confermato sul terreno, per otto mesi, ciò che sentivo seguendo le notizie in rete dalla Guyana:
– Il sacrificio disinteressato dei volontari giunti a combattere a loro spese, lasciando i familiari a casa senza la speranza della certezza di ritornare sani e salvi. Molti hanno accettato la sfida di venire in un Paese senza parlarne la lingua.
– Un coraggio senza precedenti in battaglia, al limite dell’incoscienza a volte, ma necessario per compensare la mancanza di mezzi materiali e capacità tattiche di un addestramento improvvisato.
– Una speciale fratellanza dei combattimenti, saldando questi combattenti provenienti da ogni dove contro un nemico comune. Questa fiamma illumina ancora il cuore dei miliziani divenuti soldati professionisti e che eleva ancora la capacità operativa forgiata dalla prova del fuoco…
Integrare questo esercito non è stato facile, perché dovemmo essere pazienti, farci forza e sottoporci alle inerziali procedure burocratiche post-sovietiche ancora vigenti (ma che in ultima analisi, avanza lentamente!) All’inizio di quest’anno, è stata la volta dei battaglioni della Guardia Repubblicana nella necessaria transizione da gruppi di autodifesa al Corpo di Difesa professionale in divenire… I volontari francesi sono stati poi dispersi nel 3°, 4 ° e 8° battaglione della Guardia e poi impegnati in diversi settori (Aeroporto, Marinka, Aleksandrovka, Debaltsevo ecc…) I battaglioni della Guardia Repubblicana ora sono l’anticamera del “Corpo Abarone”, un esercito in formazione e pieno di promesse, beneficiando di inquadramento professionale, attrezzature moderne e varie, e dell’efficienza basata su disciplina e addestramento quotidiano. Ci siamo riuniti e siamo stati incorporati ad agosto nel Corpo, poche settimane dopo abbiamo aderito alla compagnia ricognizione della 5.ta Brigata motorizzata, dove ora addestriamo la terza sezione, composta per lo più da volontari stranieri. E con piacere che ho trovato in questa unità un rigore militare e procedure professionali molto vicine a quelle della NATO…
Ora siamo già operativi e sul fronte, in missioni d’intelligence molto interessanti, per lo più infiltrazione nelle linee nemiche.

Un’avventura umana straordinaria
Il confronto armato è già un’intensa avventura umana, come ho appena detto, ma senza la presenza della popolazione, tale impegno non è altro che uno scontro inutile, al massimo il mercenario egocentrico che appare su molte pagine personali dei combattenti che parlano solo di se stessi con una successione di selfies narcisistici (purtroppo anche da noi, come dimostra la “produzione” e le interviste dei fuggiaschi dell’Unità continentale, per esempio). Un soldato, anche se può provare sensazioni esilaranti in combattimento, non deve dimenticare il motivo per cui, o più precisamente per chi, combatte, perché senza questa dimensione del servizio verso gli altri, può perdersi nella foga del momento. Questo lega segretamente la sua azione a un ideale superiore e gli dà coraggio e moderazione, qualità che lo differenziano dalla soldataglia affamata e ubriaca d’odio. Quando incontrai il popolo del Donbas, tolta l’immagine veicolata dalla propaganda, rimasi sorpreso dalla sua bellezza e nobiltà, mantenute con dignità sotto i bombardamenti… Infatti, la popolazione continua a vivere secondo i costumi ereditati dal passato e si sforza di mantenere attività normali e senza spavalderia a poche centinaia di metri dal fronte… E’ una popolazione coraggiosa dove i minatori e i contadini incarnano i due pilastri radicati sulla terra, di una società elevata alla memoria del grande vento della Storia che spazzò diverse volte, dall’Orda d’Oro di Genghis Khan alle orde blindate di Adolf Hitler…
Ciò che sorprende l’Europa occidentale sono queste azioni quotidiane praticamente scomparse in occidente, ma qui si osservano tutto il giorno intorno a noi: uomini che lasciano i loro posti alle donne e agli anziani sugli autobus affollati, dove il denaro passa senza paura di mano in mano fino all’autista, alle nonne che alimentano con tenerezza cani e gatti randagi tra innumerevoli giardini e parchi curati, il segno della croce alla vista delle chiese dalle cupole dorate scintillanti come fari nel mezzo della notte, ai mazzi di rose portati dagli uomini che escono dal lavoro, dalle rughe della fatica cancellate dal sorriso della gioia di vivere nonostante tutto… Questa popolazione è nobile nel senso della nobiltà naturale, forgiata nel cuore di tutti da storia e cultura trasmesse e memorizzate di generazione in generazione… Qui gli uomini sono virili e forti, le donne graziose ed eleganti e i bambini innocenti ed allegri. In questo Paese tradizionale ciascun resta sé stesso, senza inganno o artificio ipocrita imposti da una società schiavista del consumo e amorale. Descrivere l’ammirazione che ho per le donne e gli uomini del Donbas sarebbe troppo lungo, ma ringrazio con tutto il mio cuore la loro ospitalità e soprattutto l’esempio semplice ed eroico che s’è inciso con umiltà nel mio cuore. Sono venuto animato da una fede meta-politica e anti-mondialista, offrendo i miei servizi alla Repubblica di Donetsk. Se questa motivazione è intatta, nel frattempo il mio impegno s’è rafforzato di questo amore condiviso e portato dal popolo coraggioso di Novorossija.

Un’emozionante avventura personale
Discutere la dimensione personale di un’avventura come questo impegno nel Donbas, non è facile, soprattutto quando non è finito… ma sento questo impegno più come elemento fondamentale che mero passo di un già lungo viaggio. Giungere nel Donbas non era una cosa semplice, né viverci, perché non conoscendo la lingua russa, avendo difficoltà normali o dovute ad altri, correndo i rischi di guerra, dato il tempo trascorso, creano uno strano miscuglio di singolarità, tra attesa infinita e intensità continua… L’impegno nel Donbas è infatti più per me culmine e realizzazione mentale che un’esperienza iniziatrice (anche se emozionante), come nel caso dei volontari più giovani presenti intorno a me. Non ho nulla da dimostrare giungendo qui, ma continuo ad imparare ogni giorno cercando di conservare lo sguardo candido affrontando senza pregiudizi nuove esperienze…
Impegnato nell’esercito francese alla fine della “guerra fredda”, per più di 10 anni guardai ad est da ufficiale dell’intelligence… Quando la cortina di ferro e il mondo sovietico caddero, confesso di non aver capito immediatamente la realtà della strategia statunitense, lobotomizzato dalla propaganda della NATO. Nel 1999, il conflitto in Jugoslavia m’inquietò, soprattutto quando raccolsi in Guyana le testimonianze di alcuni miei ex-compagni che vi parteciparono… Il ventesimo secolo si concluse bene come era post-moderna delle nuove minacce. A poco a poco, il velo della propaganda statunitense fu strappato, e ogni nuovo conflitto tracciava i contorni geopolitici della strategia aggressiva degli Stati Uniti al servizio degli interessi militari-industriali definiti dalla plutocrazia internazionale… Accanto a tale escalation guerrafondaia che ogni anno incendiava un nuovo Paese, l’indifferenza dell’opinione pubblica, lobotomizzata dalla propaganda del Nuovo Ordine Mondiale, confermava che la schiavitù nel mondo moderno era una realtà, perfino oltre le visioni orwelliane… Da all’ora sono un osservatore più attento, ma questa volta osservando verso ovest, sulla nuova grande scacchiera che andava formandosi agli inizi del XXI secolo. Quando parallelamente alla guerra in Siria, la crisi ucraina degenerò in conflitto armato, decisi d’impegnarmi con i ribelli del Donbas che rifiutano l’egemonia degli Stati Uniti, senz’altra ambizione che meglio testimoniare la verità di questa prima battaglia europea della terza guerra mondiale…
Gli ultimi otto mesi passati sul campo hanno ancorato le mie convinzioni in modo appassionato, convintomi più che mai che il futuro dell’Europa appartiene ancora ai suoi popoli, a condizione che mantengano la libera consapevolezza della propria identità naturale. Dopo il Donbas, la lotta continuerà con o senza di me, perché qui un movimento di liberazione è nato nel 2014, indicando con l’esempio della resistenza di un popolo sovrano, il percorso di una vera e propria rivoluzione conservatrice che sbarazzi il giogo del pensiero unico. Il Donbas ha vinto la guerra lanciatagli contro nel 2014, ora dobbiamo affrontare una sfida più grande: svegliare le coscienze dal sonno…
Grazie alla lotta, qui sappiamo che è possibile… Nel frattempo dobbiamo completare la vittoria liberando i territori occupati da Kiev…
La lotta continua…IMG_20150924_165650Erwan Castel, volontario della Novorossija

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Terrorismo turco-uiguro SpA: l’altra al-Qaida degli USA

Tony Cartalucci LD 23 settembre 2015Traitor_PetraeusNon è più possibile per gli Stati Uniti e i loro alleati regionali dire di sostenere i “ribelli moderati” nella guerra per procura che infuria in Siria, Iraq e Libano. C’è il governo siriano da un lato, e i terroristi tra cui al-Qaida e sue varie filiali, come al-Nusra e il cosiddetto “Stato islamico” dall’altro. Se non sostengono il governo siriano, è molto chiaro che sostengono al-Qaida. Così è evidente che la stampa occidentale e i think tank delle multinazionali che producono secondo i loro punti di vista, cominciare una campagna per ripulire al-Qaida quale male minore verso il SIIL. In realtà, non hanno praticamente alcuna differenza, con Stati Uniti ed alleati regionali che chiaramente armano, finanziano e sostengono entrambi. La manifestazione più recente e oscena di tale ripulitura fu quando il generale dell’US Army ed ex-direttore della CIA David Petraeus invitò apertamente ad usare al-Qaida per “combattere” il SIIL. Nell’articolo del Daily Beast, “Petraeus: usare al-Qaida per combattere il SIIL“, riferisce che: “I membri del ramo di al-Qaida in Siria hanno un avvocato sorprendente nei corridoi del potere statunitense: l’ex-esercito generale ed ex-direttore della CIA David Petraeus. L’ex-comandante delle forze USA in Iraq e Afghanistan ha tranquillamente sollecitato i funzionari degli Stati Uniti a considerare l’utilizzo dei cosiddetti moderati di al-Qaida e Nusra per combattere il SIIL in Siria, secondo quanto quattro fonti vicine ai colloqui, tra cui una persona che ha parlato con Petraeus direttamente, hanno detto al Daily Beast”. In tale cambio di retorica non c’è alcuna forza “moderata ribelle” di cui parlare. Tutto ciò che esiste, certamente, sono estremisti che operano sotto le diverse bandiere di al-Qaida e SIIL. Le rivelazioni sul sostegno degli Stati Uniti ad al-Qaida non sarebbero mai state così evidenti, ma non sono certo una novità. E’ ammesso che Stati Uniti ed alleati sauditi crearono al-Qaida come una forza mercenaria per lottare contro l’Unione Sovietica nella guerra per procura in Afghanistan negli anni ’80. Nel 2007, molto prima della guerra in Siria, il premio Pulitzer Seymour Hersh avvertiva sulle pagine del New Yorker che sotto l’amministrazione di Bush, il sostegno era già cominciato verso i Fratelli musulmani in Siria e altri gruppi estremisti, tra cui al-Qaida, al fine di minare violentemente il governo siriano di Damasco. L’articolo di Hersh, “The Redirection: la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?” esplicitamente afferma: “Per minare l’Iran, prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione collabora con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine che hanno per scopo ndebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno anche preso parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Un sottoprodotto di tali attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano la visione militante dell’Islam e sono ostili agli USA e favorevoli ad al-Qaida”. Passato e presente, è chiaro che al-Qaida era ed è tuttora uno strumento centrale degli Stati Uniti per raggiungere obiettivi geopolitici, in particolare quando le forze occidentali non possono immediatamente o in pratica intervenire direttamente. Ma al-Qaida e le sue varie filiali sono solo una fazione dei molti gruppi terroristici che badano ai vasti interessi dell’egemonia globale statunitense. L’ultimo attentato a Bangkok, capitale della Thailandia, e le continue violenze nella regione cinese dello Xinjiang, espongono un’altra vasta rete del terrorismo sponsorizzata dagli USA che opera in tandem con al-Qaida e si estende dalle frontiere dell’Asia alla guerra per procura degli Stati Uniti in Siria.

Terrorismo turco-uiguro: l’altra al-Qaida
Perché relativamente poco conosciuta e trascurata in confronto ad altri gruppi terroristici più noti, la rete terroristica turco-uigura è forse più pericolosa e più utile a Stati Uniti e alleati rispetto alle sempre più esposte legioni di al-Qaida. La genesi del moderno terrorismo sponsorizzato dai turchi, come al-Qaida, origina dalla guerra fredda. Parte delle più ampie reti stay-behind, conosciute come “Gladio”, create dalla NATO per una presunta lotta contro le forze sovietiche in caso d’invasione e occupazione dell’Europa occidentale, tali gruppi terroristici furono invece rivolti contro la popolazione degli Stati membri della NATO e impegnati in violenze, terrorismo, omicidi e stragi. Un gruppo di ultra-nazionalisti noto come i “Lupi Grigi” fu coltivato per tale compito in Turchia. In un articolo del 1998 sul Los Angeles Times intitolato “La Guerra sporca turca svelata, ma l’attentato al Papa resta oscuro“, riferiva che: “Alla fine degli anni ’70, le bande armate dei Lupi Grigi lanciarono un’ondata di attentati e sparatorie che uccisero centinaia di persone, tra cui funzionari pubblici, giornalisti, studenti, avvocati, sindacalisti, attivisti di sinistra e curdi. Durante quel periodo, il Lupi grigi operavano con l’incoraggiamento e la protezione dell’organizzazione della Controguerriglia, una sezione del dipartimento di Guerra Speciale dell’esercito turco. Lavorando nell’edificio della missione militare degli Stati Uniti ad Ankara, il servizio di guerra speciale ricevette fondi e addestramento da consiglieri per creare squadre di irregolari civili “stay behind” costituite per sabotaggio e resistenza in caso d’invasione sovietica. Simili unità antiguerriglia della Guerra Fredda furono create in ogni Stato membro dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico. Ma invece di prepararsi contro nemici stranieri, tali agenti spesso puntavano ad obiettivi nazionali”. Un altro pezzo del LA Times intitolato “Lupi Grigi della Turchia strumenti del potere”, rivelava l’entità del terrorismo dei Lupi grigi: “Al culmine della Guerra Fredda, l’esercito usò i lupi grigi come contrappeso violento dei comunisti. Le casse del partito si gonfiavano con il contributo segreto del governo. Alla fine degli anni ’70, i Lupi Grigi andarono fuori controllo. L’ala paramilitare condusse una campagna contro la sinistra uccidendo quasi 6000 persone. Ali Agça, che sparò al Papa Giovanni Paolo II nel 1981, è accusato di esserne affiliato”. L’articolo inoltre rivelava che, nonostante tale passato orribile, i Lupi Grigi e i loro alleati politici sono ancora una forza politica molto potente in Turchia. Oggi i Lupi grigi sono l’ala paramilitare del Partito del Movimento Nazionalista (MHP), che detiene il terzo maggior numero di seggi nel parlamento della Turchia. Per quanto preoccupante questo appaia ai turchi che si ritrovino sul lato politico sbagliato, tale potente organizzazione terroristica viene chiaramente tollerata, ed anche sponsorizzata dalla NATO da decenni e, in particolare, sostenuta dagli Stati Uniti; il terrorismo dei Lupi grigi va oltre i confini della Turchia.

La Gladio della NATO diventa globale
Secondo un rapporto del 2009 di New American Media intitolato “Dietro le rivolte in Cina, petrolio, terrorismo e ‘Lupi grigi'”, i Lupi Grigi turchi hanno creato campi di addestramento per i militanti della regione occidentale dello Xinjiang in Cina, creando i terroristi che hanno eseguito vari attacchi mortali in Cina. L’articolo indica: “armare i Lupi Grigi, una delle organizzazioni terroristiche più note al mondo. Fondati negli anni ’60, i lupi sono un gruppo paramilitare pan-turo con 1 milione di seguaci nel Vicino Oriente, Asia centrale e Xinjiang. Nel decennio di violenze politiche in Turchia, gli anni ’80, gli attivisti filo-militari compirono un’ondata di omicidi, massacri di minoranze etniche ed estorsioni di imprese. Secondo dati ufficiali, il governo turco ritiene i lupi responsabili di oltre 600 omicidi, mentre le vittime della sinistra sono stimate molte migliaia. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i Lupi Grigi istituirono campi di addestramento in Asia centrale per i giovani turcofoni, tra cui gli uiguri. Il loro programma d’indottrinamento abbraccia la creazione del Turan, l’impero turco in Europa e Asia, soggiogando i non turchi e scatenando violenze per raggiungere i loro scopi. Fuori dai riflettori, i Lupi hanno addestramento commando e dato sostegno materiale al movimento per l’indipendenza del Turkestan orientale”. In sostanza, le reti stay-behind della NATO sono le reti della NATO “all’estero”, proiettando lo stesso tipo di violenze, terrorismo e coercizione politica all’estero, dopo la guerra fredda, che tali reti eseguirono a livello nazionale durante la Guerra Fredda. La presunta “lotta” del popolo uiguro nello Xinjiang, che terroristi e loro sostenitori esteri chiamano “Turkestan Orientale”, è costituito da due componenti essenziali, un fronte politico estero ospitato a Washington DC e a Monaco, il World Uyghur Congress (WUC), e il fronte militare chiaramente sostenuto da Stati Uniti e NATO tramite gruppi come i Lupi Grigi della Turchia. Come i Lupi Grigi, il World Uyghur Congress è una creazione e perpetuazione d’interessi particolari occidentali. Il WUC è direttamente finanziato dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti attraverso il National Endowment for Democracy (NED) con oltre un quarto di milione di dollari (ufficiali) in un anno. Il NED organizza e supporta tutte le manifestazioni del WUC, e le riunioni annuali di solito ospitano quasi sempre rappresentanti degli Stati Uniti che riaffermano l’impegno a sostenere gli obiettivi di WUC che, come indicato sul sito ufficiale, indicano: “Il WUC si dichiara movimento non violento e pacifico d’opposizione all’occupazione cinese del Turkestan orientale, e l’adesione incondizionata agli standard internazionali sui diritti umani come stabilito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, e l’aderenza ai principi del pluralismo democratico e il rifiuto di totalitarismo, intolleranza religiosa, e terrorismo come strumenti politici”. E mentre il WUC afferma di sostenere un'”opposizione pacifica” per resistere a ciò che definisce “occupazione cinese”, giustifica, difende o copre sempre le violenze. Forse l’esempio più sconvolgente fu quando non condannò nel 2014 il brutale assassinio dell’imam uiguro di 74 anni Jume Tahir, di fronte alla moschea più grande e antica della Cina. Il WUC lo denunciò come “strumento” del governo cinese e persino denunciò la Cina per averne condannato gli assassini, dei terroristi uiguri, a morte per l’orribile omicidio. Chiaramente il WUC non solo è nell’impossibilità di denunciare il terrorismo, me volontariamente lo copre con la retorica. Guardando la mappa della Cina, è chiaro che tale separatismo serve direttamente i vecchi piani degli Stati Uniti per accerchiare e contenere l’ascesa della Cina, una campagna apertamente e ripetutamente delineata nei documenti politici degli Stati Uniti per decenni, il più recente pubblicato dal Council on Foreign Relations (CFR) e che s’intitola “Revisione della grande strategia degli USA nei confronti della Cina“, affermando senza mezzi termini: “Poiché lo sforzo statunitense d”integrare’ la Cina nell’ordine liberale internazionale ha ormai generato nuove minacce al primato degli USA in Asia, e potrebbe tradursi in una sfida conseguente al potere globale statunitense, Washington ha bisogno di una nuova grande strategia nei confronti della Cina che s’incentri sul bilanciamento dell’ascesa della potenza cinese, piuttosto che continuare ad assisterne all’ascesa”. Incoraggiando il separatismo nella regione dello Xinjiang occidentale della Cina, in caso di successo, potrebbe sottrarre un notevole territorio. In concomitanza con il separatismo sostenuto dagli Stati Uniti nella regione del Tibet della Cina, una regione cuscinetto immensa si creerebbe per praticamente isolare la Cina dall’Asia centrale. E mentre i Lupi grigi e i loro ascari uiguri lavorano duramente per creare tale barriera alla Cina ad ovest, nel loro coinvolgimento nel recente attentato a Bangkok gli Stati Uniti li usano per rafforzare gli sforzi per accerchiarla nel Sud-Est asiatico.NED_Xinjiang2015aIl terrorismo della NATO si espande nel Sud-Est asiatico
La rete terroristica turco-uigura, oltre a fomentare violenze in Cina, di recente traffica terroristi dello Xinjiang attraverso il sud-est asiatico e la Turchia, dove li addestra, li arma e li invia a combattere la guerra per procura della NATO in Siria. Tale rete del traffico serpeggia per la Thailandia, come fu svelato dall’arrestato di oltre 100 uiguri, poi deportati in Cina su richiesta di Pechino, a luglio. Lo stesso giorno delle deportazioni, WUC e Lupi grigi della NATO organizzarono violente proteste in Turchia, ad Ankara e al consolato tailandese d’Istanbul, durante cui il consolato fu invaso e distrutto. Un mese dopo, una bomba devastante esplose nel cuore di Bangkok, uccidendo 20 turisti per lo più cinesi e ferendone più di 100. La BBC, già sul posto prima dell’esplosione, concluse prima ancora che i corpi fossero recuperati che gli uiguri probabilmente ne erano responsabili. Ciò fu detto appositamente per deviare la colpa da un altro fantoccio statunitense, Thaksin Shinawatra, che tenta da anni di rioccupare il potere in Thailandia. In realtà, Shinawatra e i terroristi uiguri rientrano nell’agenda occidentale per accerchiare e contenere la Cina costruendo un “muro” di Stati-ascari vicino Pechino, se non altro per creare il caos in cui Pechino trovi impossibile prosperare. Ciò che è forse più preoccupante di tali ascari degli occidentali è il fatto che molti attentati passati fossero connessi alle ampie reti terroristiche di Shinawatra, corrispondendo ai metodi usati dai terroristi turco-uiguri, rendendo probabile che le reti extraterritoriali della NATO, di cui New American Media riferiva nel 2009, siano istituite in Cina, ed è probabile ora che seguano la via d’espatrio degli uiguri nel Sud-Est asiatico. L’esplosione a Bangkok probabilmente accadde per una serie di motivi. Non solo la Thailandia ignorava le richieste statunitensi di rilasciare gli uiguri detenuti diretti in Turchia, così come caccia il vecchio ascaro degli Stati Uniti Thaksin Shinawatra, ma inequivocabilmente coltiva legami stretti con Pechino, firmando importanti progetti di sviluppo congiunto di infrastrutture, una più stretta cooperazione militare e anche il possibile acquisto di 3 sottomarini di fabbricazione cinese, spingendo ogni politico statunitense a denunciarla con crescente indignazione.

Il terrorismo turco-uiguro oltre l’Asia
E mentre gli Stati Uniti utilizzano il terrorismo turco-uiguro per estorcere concessioni nel sud-est asiatico e destabilizzare la Cina, è probabile che tale “altra al-Qaida” arrivi in altre regioni, prevedibilmente la Crimea russa. La Crimea s’è ricongiunta con la Russia dopo il violento colpo di Stato neonazista della NATO che rovesciò il governo dell’Ucraina, creando una valanga di violenze antirusse nel Paese. Desideroso di evitare il destino di molte città in Ucraina, il popolo di Crimea a stragrande maggioranza votava un referendum per ricongiungersi alla Russia. Da allora, la Crimea ha goduto di pace e prosperità appena fuori un’Ucraina impantanata nella guerra civile e nella catastrofe economica, il tutto aggravato da un regime illegittimo in debito con Stati Uniti e NATO che l’hanno messo al potere. Il fatto che il confine tra Crimea russa e Ucraina rappresenti anche il confine tra pace e caos, evidenzia il caos criminale promosso dall’intromissione USA-NATO in Ucraina. Una tranquilla e stabile Crimea ricorda costantemente all’Europa orientale che ovunque vada la NATO, segue il caos. Se Stati Uniti e loro alleati della NATO destabilizzassero la Crimea, creando il caos nel territorio russo appena rientrato, l’occidente potrebbe convincere che trattare con la Russia sia almeno altrettanto indesiderabile che farlo con la NATO. Il terrorismo turco appoggiato da USA-NATO sarebbe la chiave per realizzare ciò. La vicinanza della Crimea alla Turchia e una considerevole minoranza tatara sono potenziali mezzo che l’occidente può attuare. Già i media occidentali hanno investito molto nella narrazione incentrata sul “ripulire i tartari” iniziando a lavorare con i gruppi d’opposizione per fomentare scontri. Come nello Xinjiang, coloro che sono disposti a partecipare a tale opposizione sono una frazione, ma il potere dei media occidentali li gonfia nelle menti degli spettatori sprovveduti. Il media del dipartimento di Stato degli Stati Uniti Radio Free Europe/Radio Liberty, in un articolo ingannevolmente intitolato “Putin avverte i tatari di Crimea che non avranno lo status speciale“, indicava che la Russia è ben consapevole dello stratagemma: “Putin ha suggerito che i Paesi stranieri finanziano gli attivisti per i diritti, nel tentativo di “destabilizzare la situazione”, giocando sui problemi affrontati dai tatari di Crimea, il terzo più grande gruppo etnico dopo russi e ucraini nella penisola, e ha detto che Mosca non l’avrebbe permesso. “Sappiamo bene di cosa parliamo. Ci sono numerose persone che si considerano combattenti professionisti per i diritti”, ha detto, aggiungendo che “vogliono ricevere sovvenzioni e riconoscimento stranieri e realizzare le loro ambizioni, anche politiche””. Già a Kiev, tale fronte dell’opposizione tatara ha iniziato ad organizzare e tentare d’istigare il conflitto in Crimea. E ciò include il canale tataro ATR dai finanziamenti oscuri, con sede a Kiev, per fare ciò che “Diritti umani in Ucraina” (KhPG), finanziato dalla NED degli USA, chiama “Lotta all’influenza psicologica e alla propaganda dalla Russia”.
Comprendere la portata del terrorismo turco-uiguro, i loro sostenitori e la funzione che svolge nel mantenere l’egemonia globale degli Stati Uniti, aiuta a disarmare l’occidente dalla narrazione vacua e dalle cospirazioni criminali volte a creare e sfruttare il terrorismo. Se ogni volta una bomba esploda o un consolato venga attaccato, s’indicassero non i fantocci degli USA, ma direttamente gli interessi particolari di Wall Street e Washington invece, tutti i benefici della campagna del terrorismo globale cominceranno ad evaporare in occidente. Come già succede in Siria, dove i piani occidentali sono frustrati dalla crescente consapevolezza globale sul vero coinvolgimento occidentale nel conflitto e sul suo ruolo con gruppi come al-Qaida e SIIL, denunciando la sua “altra al-Qaida“, i loro piani in altre regioni del mondo saranno parimenti sventati. E mentre gli Stati Uniti cercano da anni di galvanizzare il mondo a supportare la loro agenda globale attraverso l’uso del terrorismo, è ironico che ora Cina, Russia e anche nazioni come la Thailandia siano su un terreno comune, avendo motivo di cooperare per affrontare una minaccia comune, il terrorismo globale degli USA.

L'Ucraina si prepara ad acccogliere migliaia di terroristi taqfiriti e relativi famigliari (Gladio-B) per aggredire il Donbas e la Crimea , in alleanza alle organizzaioni neonaziste (Gladio) agli ordini del Pentagono.

L’Ucraina si prepara ad acccogliere migliaia di terroristi taqfiriti e relativi famigliari (Gladio-B) per aggredire il Donbas e la Crimea, in alleanza con le organizzazioni neonaziste europee (Gladio) agli ordini del Pentagono.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ratline del SIIL e del MI6 e la minaccia all’India

Shelley Kasli Rete Voltaire Bangalore (India) 10 settembre 2015

Mentre la giustizia inglese prova il sostegno del MI6 al SIIL, il governo inglese avverte l’omologo indiano di un possibile attacco da parte del SIIL. Shelley Kasli, redattore del nuovo trimestrale Great Game India, torna sull’uso del terrorismo da parte delle potenze coloniali.

India.alQaeda.tearout

Bherlin Gildo

Bherlin Gildo

L’accusa a un cittadino svedese di attività terroristiche in Siria crolla presso l’Old Bailey dopo che è apparso chiaro che agenzie di sicurezza e d’intelligence della Gran Bretagna erano profondamente imbarazzate dal prosieguo del processo, secondo The Guardian [1]. Bherlin Gildo era processato all’Old Bailey di Londra, accusato di frequentare un campo di addestramento per terroristi tra il 2012 e il 2013, e di avere informazioni utili per un terrorista. Ma il caso fu abbandonato e lui scagionato dalle accuse dopo una disputa tra gli avvocati e i servizi di sicurezza inglesi e svedesi. Il 1° giugno 2015, scrive Seumas Milne, il processo a Londra allo svedese Bherlin Gildo, accusato di terrorismo in Siria, è crollato dopo che è apparso chiaro che agenti segreti inglesi armavano gli stessi gruppi ribelli che l’imputato era accusato di sostenere. L’accusa ha abbandonato il caso, a quanto pare per evitare d’imbarazzare i servizi d’intelligence. La difesa ha sostenuto che proseguire il processo sarebbe stato un “affronto alla giustizia”, essendoci molte prove sullo Stato inglese che forniva “ampio supporto” all’opposizione armata siriana. Non solo “assistenza non letale”, come vanta il governo (tra cui giubbotti antiproiettile e veicoli militari), ma addestramento, supporto logistico e invio segreto di “armi su ampia scala” [2]. Articoli citano l’MI6 cooperare con la CIA sulla “linea dei ratti” per trasferire armi dai depositi libici ai ribelli siriani nel 2012 dopo la caduta del regime di Gheddafi [3]. È interessante notare che un rapporto segreto recentemente declassificato dell’intelligence degli Stati Uniti [4], scritto nell’agosto 2012, previde in modo inquietante, ed accolse efficacemente, la prospettiva di un “principato salafita” in Siria orientale e di uno Stato islamico controllato da al-Qaida in Siria e Iraq. In netto contrasto con le pretese occidentali attuali, il documento della Defense Intelligence Agency identifica al-Qaida in Iraq (divenuta SIIL) e compari salafiti come le “principali forze motrici dell’insurrezione in Siria”, e afferma che “Paesi occidentali, Stati del Golfo e Turchia” sostengono gli sforzi dell’opposizione per prendere il controllo della Siria orientale. Alzare la “possibilità d’istituire un principato salafita dichiarato o meno”, il rapporto del Pentagono prosegue, “questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono, al fine d’isolare il regime siriano, considerato profondità strategica degli sciiti in espansione (Iraq e Iran)“[5]. Tuttavia questo è solo l’ultimo di una serie di casi del genere.

Guerra psicologica – come l’MI6 controlla il SIIL
imageDa mesi c’è la notizia che 400 inglesi si sono uniti ai jihadisti in Siria. Il ministro degli Esteri William Hague l’ha detto. Tuttavia, il numero dei jihadisti inglesi è molto più grande ed è stato rivelato che alcuni di loro sono stati addestrati come jihadisti sunniti da un mullah saudita, che li reclutava in una moschea inglese sotto gli occhi attenti del MI6. The Independent nel giugno 2014 riportava che secondo il deputato di Birmingham Khalid Mahmood almeno 1500 cittadini inglesi, se non di più, si sono uniti alla jihad terroristica in Siria e Iraq [6], rigettando la cifra di 400 diffusa dall’Aja, e di 500 jihadisti secondo il capo dell’antiterrorismo inglese Sir Peter Fahy [7]. “Immagino che 1500 certamente siano pochi. Se si guarda al territorio del Paese, ci sono numerose persone che partono“, ha affermato Mahmood. Cosa ancora più rivelatrice è il rapporto secondo cui alcuni di tali jihadisti sono stati addestrati da un predicatore saudita che opera in una moschea di Cardiff. Il Daily Mail del giugno 2104 indicava Muhamad al-Arifi, che invocava la guerra santa per rovesciare il regime di Bashar al-Assad parlando al centro al-Manar a Cardiff, Galles [8]. Sebbene bandito dalla Svizzera per le sue opinioni estremiste, al-Arifi ha visitato più volte il Regno Unito. Un sunnita accusato di fomentare tensioni con gli sciiti, che definisce essere il male ed accusandone gli aderenti di sequestro di persona, cuocere e scuoiare bambini. Una fonte vicina alla comunità yemenita di Cardiff ha detto al Mail Online: “Questi tizi sono istruiti (presso al-Manar) per combattere gli sciiti, combatterli laddove sono nati. L’insegnamento (dell’al-Manar) aiuta il reclutamento. Se qualcuno cerca di reclutarmi, non vorrei partire a meno che non ne sia convinto. Ma una volta che sono istruito, tutto quello che serve è qualcuno che dice ‘vieni e ti guiderò’.” Questo ci ricorda il jihadista adolescente di Coventry che ‘combatte al fianco dei terroristi del SIIL in Iraq e in Siria’ soprannominato ‘Osama bin Bieber’ [9]. L’anno scorso funzionari tedeschi fecero irruzione in due container in transito nel porto di Amburgo e sequestrarono 14000 documenti comprovanti che Usama bin Ladin veniva finanziato dalla banca della regina inglese Coutts, che fa parte della Royal Bank of Scotland. Dopo le accuse del Daily Mail del 23 giugno 2014, nell’articolo intitolato La banca della regina costretta a negare che Usama bin Ladin aveva un conto, dopo il sequestro di 14000 documenti della filiale nelle Isole Cayman, la banca della regina ha negato l’accusa del quotidiano, dicendo che Usama bin Ladin non ha mai avuto un conto [10]. Nel 2012, Coutts fu multata per 8,75 milioni di sterline per mancanze ‘gravi e sistematiche’ nel maneggiare denaro di sospetti criminali o despoti stranieri.

Il capo del SIIL è un’operazione psicologica
Hamid Dawud Muhamad Qalil al-Zawi, più comunemente noto come Abu Umar al-Baghdadi, era a capo dell’organizzazione di coordinamento composta da otto gruppi e dell’organizzazione successiva, lo Stato Islamico dell’Iraq, SIIL. Tuttavia, nel luglio 2007, l’esercito USA riferì che al-Baghdadi non era mai esistito. Il detenuto identificato come Qalid al-Mashadani, un intermediario indipendente di Usama bin Ladin, sosteneva che al-Baghdadi è un personaggio di fantasia creato per dare un volto iracheno a un gruppo terroristico straniero, e che le dichiarazioni attribuite ad al-Baghdadi erano effettivamente lette da un attore iracheno [11]. Secondo il generale di brigata Kevin Bergner, Abdullah Rashid al-Baghdadi non è mai esistito ed è in realtà un personaggio immaginario le cui dichiarazioni audio-registrate furono prodotte da un attore di nome Abu Adullah al-Naima per la guerra psicologica, come riportato dal New York Times. Il generale di brigata Kevin Bergner attualmente fa parte del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA come assistente speciale del presidente e Senior Director per l’Iraq [12]. Prima di tale incarico era Vicecomandante Generale delle Forze Multinazionali a Mosul, in Iraq. Ha lavorato anche come direttore per gli affari politici-militari (Medio Oriente) nello staff congiunto del dipartimento della Difesa.

Che dire della minaccia del SIIL all’India?
02-1425277895-mumbai-terror-attacks-2008-600Nella riunione del gruppo congiunto antiterrorismo anglo-indiano di Londra del 15-16 gennaio di quest’anno, i funzionari inglesi avvertirono le controparti indiane di un possibile attacco terroristico del SIIL sul suolo indiano [13]. Il 28 luglio, USA Today rivelava l’Apocalisse dello Stato Islamico (ISIS) [14]. Il giornale legava il documento apocalittico di 32 pagine a qualche “cittadino pachistano con collegamenti tra i taliban pakistani”. Un’indagine pubblicata da USA Today e riportata dall’American Media Institute riferisce del documento in urdu ottenuto da un cittadino pakistano collegato ai taliban pakistani. “Il documento avverte che sono in corso “preparativi” per un attentato in India e prevede che l’attacco provocherà il confronto apocalittico con gli USA“, dice l’articolo. Il documento, secondo l’articolo, è stato tradotto in modo indipendente in inglese da uno studioso di Harvard e verificato da numerosi ufficiali dell’intelligence. Il documento è stato valutato da tre funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti, che ritengono il documento autentico sulla base di sigle uniche, del linguaggio usato per descrivere i capi, dello stile e dell’abbinamento a testi religiosi e altri documenti dal SIIL, aggiungeva USA Today. Tuttavia, il Ministero degli Interni dell’India ha definito “spazzatura” il presunto documento del SIIL che farebbe capire che il gruppo terroristico si prepara ad attaccare l’India per provocare lo scontro con gli Stati Uniti. “E’ spazzatura“, ha detto il segretario unitario della sicurezza interna MA Ganapathy ai giornalisti [15]. Se, infatti, il documento è una frode, solleva seri interrogativi sui legami tra MI6 e CIA e SIIL; considerando che la minaccia apocalittica e il piano di attacco sono emanati dalla stessa fonte sospettata di aver creato la minaccia. Tuttavia, alcuna spiegazione è stata fornita dal Ministero sul perché lo definisca ‘spazzatura’, né una spiegazione è cercata da governi occidentali, agenzie d’intelligence e media che hanno pubblicato un rapporto così delicato e falso travolgendo tutti i media globali in un vortice. D’altra parte il mese scorso, il Ministero degli Interni dell’India annunciava di lavorare a una strategia nazionale anti-SIIL [16]. Molti dati dall’intelligence seguirono dopo la pubblicazione di tali articoli in tutta l’India. Secondo quanto riferito, l’appello radicale del SIIL dilagava in dieci Stati indiani. Il mese scorso un medico inglese è stato arrestato nel Jammu & Kashmir per aver piazzato IED [17]. La polizia ha detto che Baba è un fisioterapista che vive a Londra dal 2006. Era tornato tre mesi prima. Perché i terroristi di al-Qaida e SIIL nel J&K hanno tutti collegamenti con la Gran Bretagna? Ancora più importante, perché tali legami non sono perseguiti dalle agenzie d’intelligence indiane? Sorprendentemente anche i dati dell’intelligence si cui agiamo attivamente sono forniti dagli stessi Paesi. Come potremmo formulare una strategia per orientare le nostre agenzie di sicurezza nel contrastare una minaccia se ignoriamo e non tentiamo nemmeno di capire ciò? Come nel caso di un qualsiasi gruppo terroristico, molti di tali gruppi sono controllati non solo dagli Stati che sponsorizzano il terrorismo, ma da nazioni sponsorizzate dagli Stati che sponsorizzano il terrorismo. Quindi, anche se tutte le prove portano alla frontiera nord-occidentale dell’India, non cerchiamo di sapere chi istiga tali gruppi, le loro azioni, il loro modo di agire e i loro precedenti, che dovrebbero guidarci nel fare ciò che un Paese sovrano neutrale… dovrebbe fare. Ignoriamo totalmente questo aspetto e anche la più rudimentale indagine forense nel nostro approccio agli attentati sui treni a Mumbai (un seguito degli attentati ai treni spagnoli prima degli attentati di Mumbai del 26 novembre) [18]. Speriamo di avviarci in questa nuova direzione.
511G2ANegli ultimi anni del regime di Reagan, la nomenclatura che si adattava agli interessi degli Stati Uniti divenne prassi nel Terzo Mondo. Nel caso delle nazioni oggetto del rollback (ad esempio il Nicaragua), i governi furono definiti terroristi e gli insorti etichettati democratici. Nel caso dei Paesi sostenuti contro le insurrezioni “comuniste” (ad esempio, El Salvador e Filippine), i governi erano chiamati democratici e gli insorti etichettati terroristi.
da Rollback di Thomas Bodenheimer e Robert Gould
Un fenomeno recente emerge dalla dissoluzione dell’era sovietica, se vi è più di un attore geopolitico coinvolto in una qualsiasi nazione presa di mira, come Nigeria, Indonesia o India, la guerra tra gli attori geopolitici si riversa sui Paesi presi di mira. Proprio come nel caso della compagnia delle Indie orientali, ogni volta che i Paesi di origine (Inghilterra, Francia, Olanda, ecc) entravano in guerra in Europa, i loro rappresentanti nelle colonie indiane e africane entravano in guerra. Così ogni volta che un attore geopolitico sente che il proprio territorio è violato in tutti i Paesi presi di mira, allora non esita ad eliminare gli altri o i loro sostenitori nei Paesi bersaglio. A seconda del teatro, tali operazioni di sabotaggio sono chiamate con vari nomi e molti governi le impediscono con varie azioni preventive. Purtroppo in India non c’è uno studio completo sul terrorismo che abbia tale prospettiva. La nostra determinazione eccessiva a concentrarsi sul terrorismo islamico o jihad, anche se adatta al nostro bisogno emotivo, comprende solo meno di un quarto degli atti terroristici perpetrati sul suolo indiano da oltre tre decenni. Sovversione, sabotaggio, attentati, rapimenti, bombardamenti, anche simbolici, anche se fatti da tutti i gruppi terroristici, ci si limita e preoccupa solo del terrorismo jihadista, rendendo inefficace la nostra risposta a tutto il terrorismo e la sua prevenzione in India.47000010.cachedNote
[1] “Terror trial collapses after fears of deep embarrassment to security services”, Richard Norton-Taylor, The Guardian, June 1, 2015.
[2] “Now the truth emerges: how the US fuelled the rise of Isis in Syria and Iraq”, Seumas Milne, The Guardian, June 3, 2015.
[3] “The Red Line and the Rat Line”, Seymour Hersh, London Review of Books, Vol. 36 No. 8, April 17, 2014. Voltaire Network.
[4] Download the DIA August 2012 Report.
[5] “Pentagon report predicted West’s support for Islamist rebels would create ISIS”, Nafeez Ahmed, Insurge Intelligence, May 22, 2015.
[6] “Iraq crisis: Isis ‘has recruited at least 1,500 Britons’ to fight abroad, warns Birmingham MP”, Adam Withnall, The Independent, June 23, 2014,
[7] “Cardiff mosque: We were not involved in radicalisation”, ITV News, June 26, 2015.
[8] “Did this preacher groom the jihadi Britons? Notorious cleric visited mosque where terror brothers worshipped”, Sam Marsden, Jim Norton & Luke Salkeld, Daily Mail, June 22, 2014.
[9] “The jihadist schoolboy dubbed ’Osama Bin Bieber’: Teenager from Coventry ’fighting alongside ISIS terrorists in Iraq and Syria”, Sam Webb, Daily Mail, June 22, 2014.
[10] “Queen’s bank forced to deny that Osama Bin Laden had an account there after 14,000 documents seized from Cayman Islands branch”, Daily Mail, June 23, 2014.
[11] “Leader of Al Qaeda group in Iraq was fictional, U.S. military says”, Michael R. Gordon, The New York Times, July 18, 2007. “Al Qaïda en Irak: faut-il croire George Bush ou ses généraux?“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 25 juillet 2007.
[12] “Kevin J. Bergner, Special Assistant to the President and Senior Director for Iraq”, Biography, The White House, 2007.
[13] “Britain warns India of possible terror attack by ISIS”, The Indian Express, January 20, 2015.
[14] “Islamic State recruitment document seeks to provoke ’end of the world’”, Sara A. Carter, USA Today, and American Media Institute, July 28, 2015.
[15] “ISIS document on attacking India rubbish: Home Ministry”, India Today, July 29, 2015.
[16] “Government plans several strategies to counter ISIS threat to India”, PTI Agency, August 1, 2015.
[17] “British doctor arrested in J&K for ’planting IEDS’”, Naseer Ganai, Daily Mail India, August 3, 2015.
[18] “Globalized Terror In A Liberalized World”, Great Game India, July 1, 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

1939, Guerra aerea e guerra segreta contro la Polonia

Alessandro Lattanzio, 12/9/2015

PZL P.37 Los

PZL P.37 Los

Il 1° settembre 1939, la Polonia schierava 29 squadriglie suddivise tra 3 brigate caccia e 6 brigate da bombardamento-ricognizione, per 12000 effettivi, di cui 1181 piloti, 497 osservatori e 219 mitraglieri. L’aeronautica polacca disponeva di 115 caccia P.7, 185 caccia P.11, 240 aerei d’attacco P.23, 75 bombardieri P.37, 15 bombardieri LWS.4, 225 ricognitori R-XIII, 65 ricognitori RWD-14, 200 ricognitori Potez-25, 750 aerei d’addestramento, 39 aerei da trasporto.
L’esercito polacco era composto da 30 divisioni di fanteria, 12 brigate di cavalleria, 2 brigate motorizzate e 1 brigata corazzata. Ogni divisione disponeva di 27 cannoni anticarro, 92 fucili anticarro, 48 cannoni e 6 cannoni pesanti. Ogni brigata aveva 18 cannoni e 66 fucili anticarro. L’esercito polacco disponeva di 225 carri armati leggeri, 88 carri armati della IGM, 634 blindati 504 cannoni antiaerei e 750 mitragliatrici antiaeree.
La Marina polacca disponeva di 4 cacciatorpediniere, 5 sommergibili, 2 cannoniere, 1 posamine e 6 dragamine.
Il caccia PZL P.11, entrato in servizio nel 1935, nel 1939 era già superato. Il 1° settembre 1939 gli aerei polacchi erano stati spostati dagli aeroporti di stanza alle basi aeree segrete disperse sul territorio polacco. I bombardieri bimotori PZL P.37 potevano bombardare il territorio tedesco, ma non furono impiegati in tal senso da Varsavia per motivi politici. I P.37 furono prodotti in 88 esemplari, ed insieme ai P.37 distrussero 600 mezzi corazzati tedeschi nella campagna del 1939. L’ordine di mobilitazione dell’aeronautica polacca fu emesso il 23 agosto 1939, ma poi Londra e Parigi costrinsero Varsavia, il 29 agosto, a far rientrare l’ordine, per poi emanarlo un’altra volta il 30 agosto, creando confusione nelle forze armate polacche.

PZL P.23 Karas

PZL P.23 Karas

Il 1° settembre 1939, alle 4:26, decollavano tre Ju-87 Stuka tedeschi alla volta del ponte sulla Vistola di Dirschau. L’obiettivo era impedirne la distruzione da parte delle truppe polacche, spezzando i cavi degli esplosivi collocati sul ponte, e farlo cadere intatto nelle mani del colonnello Medem, al comando di un’unità corazzata tedesca. Ma l’operazione falliva. Alle 4:45, presso Cracovia, il tenente Wladek Gnys, sul suo P.11 abbatteva due bombardieri della Luftwaffe Dornier Do-17E. Furono i primi aerei tedeschi abbattuti nella Seconda Guerra Mondiale. I P.11 polacchi respinsero il primo attacco aereo su Varsavia, abbattendo 3 caccia tedeschi Bf-109E, mentre sulla base aerea di Rakowice i bombardieri tedeschi He-111 distruggevano 28 aerei polacchi. Ma si trattava di vecchi velivoli che i polacchi non avevano neanche pensato di spostare. Alle 16:30, 70 bombardieri He-111, scortati da 30 caccia Bf-109E della Luftflotte 2 tedesca, bombardavano Varsavia per la prima volta. Il colonnello Leopold Pamula abbatteva un bombardiere He-111 e uno Stuka, e andava a far collidere il suo caccia con un aereo tedesco, prima di paracadutarsi. Quel giorno i polacchi persero 10 caccia e i tedeschi 25 aerei.
Il 2 settembre, i polacchi perdevano 16 aerei e 88 bombardieri tedeschi He-111 attaccavano la città di Deblin. Ma la 141.ma squadriglia dell’Armata Pomorza polacca abbatteva ben 9 bombardieri tedeschi Do-17E. Aerei polacchi attaccavano diverse volte le forze blindate tedesche provenienti dalla Prussia orientale. Quel giorno i polacchi abbatterono 21 aerei tedeschi.
Il 3 settembre, i polacchi attaccavano le colonne corazzate tedesche, e aerei tedeschi affondavano a Gdynia il cacciatorpediniere Wicher e il posamine Gryf. I polacchi abbatterono 16 aerei tedeschi e persero 12 aerei d’attacco P.23 Karas e 3 caccia P.11.
Il 4 settembre, i bombardieri polacchi P.37 e P.23 infliggevano gravi danni alla 4.ta Divisione corazzata tedesca. I polacchi perdevano 20 aerei, i tedeschi 4 aerei.
Il 5 settembre, i caccia polacchi abbattevano 9 aerei tedeschi. Le unità di addestramento e supporto logistico polacche iniziavano a ritirarsi verso il confine con la Romania, in attesa dell’offensiva anglo-francese contro la Germania che non avverrà.
Il 6 settembre, Francia e Regno Unito avevano inviato, via mare, 50 aerei da combattimento per la Polonia, ma il 1° settembre, erano ancora in navigazione. 19 caccia P.11 polacchi attaccavano una formazione di bombardieri tedeschi Do-17Z e quindi un’altra formazione di Ju-87 Stuka, abbattendo 15-19 velivoli tedeschi. Nei primi sei giorni di guerra la Brigata da Caccia polacca aveva abbattuto 10 bombardieri He-111, 8 bombardieri Do-17, 2 bombardieri Ju-86, 10 Ju-87 Stuka, 6 caccia Bf-109, 4 caccia Bf-110, 1 ricognitore Hs-126 tedeschi. Ma la Brigata aveva perso 38 dei 54 caccia di cui disponeva il 1° settembre. I 63 caccia polacchi assegnati alle armate dell’Esercito avevano abbattuto 63 aerei tedeschi, ma 41 di essi andarono perduti. In totale 105 aerei tedeschi erano stati abbattuti dai polacchi, che avevano perso 79 aerei da caccia P.11 e P.7. La Brigata da Bombardamento polacca aveva effettuato 119 sortite contro le forze corazzate tedesche, perdendo 16 P.37 Los e 32 P.23 Karas, a cui andavano aggiunti 37 dei 77 ricognitori polacchi R-XIII operativi il 1° settembre.
Il 7 settembre, la Polonia disponeva in tutto di 40 caccia P.11 raggruppati a Wielki, presso Lublino.
Il 8-9 settembre, i tedeschi arrivavano alla periferia di Varsavia, sperando di entrarvi senza combattere. ‘Speranza’ vana. 140 Stuka bombardavano la capitale polacca.
Il 10 settembre, 200 tecnici polacchi arrivavano in Romania per ricevere i velivoli francesi e inglesi. 1 caccia tedesco Bf-109 veniva abbattuto.
L’11-13 settembre, i tedeschi scatenavano tutta la loro potenza aerea sull’Armata polacca della Bzura. 183 aerei tedeschi bombardarono Varsavia. I polacchi persero 8 aerei e abbatterono 1 caccia Bf-109D.
Il 14 settembre, i polacchi disponevano di 54 caccia P.11. Mentre 6000 militari dell’aeronautica polacca erano al confine con la Romania, Bucarest vietava il transito di materiale bellico per la Polonia.
Il 15-16 settembre, i tedeschi bombardavano l’Armata della Bzura polacca con tutti i velivoli disponibili e distruggevano 26 aerei polacchi. I P-23 e i P.37 compivano le ultime sortite contro i tedeschi.
Il 17 settembre, i caccia polacchi abbattevano 1 bombardiere Do-17 tedesco e 1 caccia sovietico. Le ultime vittorie dei polacchi che, nel frattempo, inviavano in Romania, sull’aeroporto di Cernauti, 150 aerei. Ma la Romania confiscava gli aerei e internava il personale.
Dal 7 al 17 settembre, la Brigata da Caccia polacca aveva abbattuto solo 5 aerei nemici, la Brigata da Bombardamento aveva effettuato 107 sortite, e i ricognitori compiuto 40 missioni.
Il 18-19 settembre, i tedeschi catturarono 170mila soldati polacchi, mentre la Luftwaffe compiva 1693 missioni. Le squadriglie da caccia polacche 131 e 132 abbattevano 31 aerei tedeschi.
Il 25-26 settembre, 420 bombardieri tedeschi attaccavano Varsavia, gli ultimi 9 caccia polacchi fuggivano in Ungheria, dopo che il capitano Stanislaw Riess era giunto in volo da Bucarest portando l’ultimo ordine del comando polacco: istituire l’esercito clandestino di resistenza contro l’occupazione tedesca.
Il 27 settembre, Varsavia capitolava.
Il 4 ottobre, due aerei da ricognizione polacchi bombardavano una colonna tedesca a Pyskor. Era l’ultima missione dell’aeronautica polacca nella guerra tedesco-polacca del 1939.

PZL P.11c

PZL P.11c

La Luftwaffe, nella campagna polacca del settembre 1939, perse 285 velivoli: 67 caccia Bf-109, 12 caccia Bf-110, 31 Ju-87 Stuka, 91 bombardieri He-111, Do-17 e Ju-52, 63 ricognitori; inoltre altri 279 velivoli dovettero essere ritirati per i danni subiti. 413 furono i piloti e altro personale tecnico tedeschi perduti in combattimento.
I polacchi abbatterono 129 aerei tedeschi e persero 327 dei 435 aerei da combattimento di prima linea. 150 velivoli ripararono in Romania. Circa l’80% del personale dell’aeronautica polacca, 11500 effettivi, poté fuggire in Romania, Ungheria, Lituania e Lettonia. 1500 furono catturati dai sovietici. Altri 90000 soldati polacchi furono internati in Romania, in seguito evacuati in occidente su pressione di Londra e Parigi.
Gli slovacchi sostennero i tedeschi nelle operazioni contro la Polonia, impiegando le squadriglie da caccia 13.ma, 39.ma e 45.ma, e la squadriglia da ricognizione 16.ma, perdendo 2 caccia Avia B.534 e abbattendo un aereo da collegamento polacco RWD-8 in fuga verso la Romania.

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PZL P.11

Il sabotaggio ucraino
5f349e759c67c8fc13a03ef4787564c4Nella primavera del 1939, pochi mesi prima dell’invasione nazista della Polonia, l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN), organizzazione armata di estrema destra per l’indipendenza dell’Ucraina, formò un’unità militare per assistere i tedeschi nell’invasione. L’unità venne chiamata Bergbauernhilfe (BBH), o Legione ucraina, organizzata con l’aiuto dell’Abwehr, l’intelligence militare tedesca. L’unità doveva sostenere la rivolta armata dei nazionalisti ucraini nella Polonia orientale. Nel marzo 1939, durante la liquidazione della Cecoslovacchia, i capi del Sojm dei Carpazi ucraini dichiararono l’indipendenza. Ma l’Ungheria, che aveva annesso la regione, schiacciò le milizie nazionaliste ucraine composte da ex-soldati dell’esercito cecoslovacco, nazionalisti galiziani e attivisti dell’OUN, tra cui Roman Sushko, poi messo a capo della Legione ucraina. I superstiti fuggirono in Slovacchia, Austria e Germania, dove avrebbero formato la spina dorsale della Legione ucraina. Nell’aprile 1939, l’Alto Comando tedesco completò i piani dell’invasione della Polonia, il ‘Fall Weiss‘, secondo cui la 14.ma Armata del colonnello-generale Wilhelm List avrebbe invaso la Polonia dallo Stato fantoccio slovacco. Era nell’ambito di tale armata che la Legione ucraina doveva operare.
Nel giugno 1939, il capo dell’Abwehr, ammiraglio Wilhelm Canaris, incontrò i capi dell’OUN per decidere la creazione del Bergbauernhilfe, il cui scopo era organizzare un’insurrezione ucraina contro le autorità nella Polonia orientale. Il 13 giugno Sushko fu posto al comando dell’unità, e il colonnello Erwin von Lahousen, capo della Sezione II dell’Abwehr (sabotaggio) gli ordinò di addestrare 1300 ufficiali e 12000 soldati; ma ad agosto il gruppo comprendeva solo circa 600 soldati radunati ad Hammerstein, in Germania occidentale. L’Abwehr li aveva addestrati all’uso di armi ed esplosivo, topografia, sabotaggio e occupazione di posizioni strategiche, secondo un programma simile a quello delle forze speciali tedesche (le unità Brandenburg). La Legione ucraina doveva condurre operazioni di sabotaggio e intelligence nelle retrovie dell’esercito polacco in Polonia orientale, subito dopo l’invasione nazista, ed istigare la rivolta contro le autorità polacche tra gli ucraini locali. Insieme al Bergbauernhilfe, i terroristi dell’OUN in Polonia si prepararono alla rivolta su ordine del capo regionale Vladimir Lopatinskij, iniziando l’addestramento a luglio nei campi segreti in Polesia e Carpazi. Inoltre, Lopatinskij immaginò che le unità partigiane, dopo aver preso il potere locale, avrebbero proclamato lo Stato ucraino. La Legione, nell’agosto 1939, aveva quasi un migliaio di combattenti attivi nell’est della Polonia. Il controspionaggio militare polacco, sapeva dei maneggi tra OUN e Abwehr fin da aprile, e che a maggio Berlino aveva raddoppiato le sovvenzioni all’OUN. La BBH fu trasferita in Slovacchia a luglio ed attivata il 22 agosto, assieme a un altro distaccamento dell’Abwehr, il battaglione speciale Ebbinghaus, addestrato per operare nella Slesia polacca. Tuttavia, dopo la firma del patto Molotov-Ribbentrop del 23 agosto, che prevedeva la liberazione della Polonia orientale (Ucraina occidentale) da parte dell’Armata Rossa, l’Abwehr ordinò alla Legione ucraina di smobilitare dalla prima linea. Nel frattempo, l’OUN in Polonia continuava a prepararsi per l’insurrezione armata, in conformità con i piani, prevista per il 28 agosto.
Brandenburgers-01 Il 5 settembre, avviata l’invasione della Polonia, il battaglione Ebbinghaus occupò il nodo ferroviario di Katowice spianando la strada al Generale Busch, comandante dell’VIII Corpo d’Armata tedesco. I 3000 terroristi dell’OUN nel frattempo attaccarono avamposti dell’esercito e della polizia e, soprattutto, civili polacchi. Infatti, l’Abwehr ricevette dal ministro degli Esteri nazista Joachim von Ribbentrop l’ordine di utilizzare le organizzazioni nazionaliste ucraine per sterminare gli ebrei, l’intellighenzia polacca e “tutti coloro che incarnano la volontà della resistenza nazionale”. Il 15 settembre, i capi dell’Abwehr Canaris e Lahousen incontrarono il capo dell’OUN Andrej Melnik a Vienna, che propose di creare uno Stato filo-tedesco in Galizia. Lahousen, a sua volta, trasferì la Legione ucraina alla XIV Armata del generale Dehmel. Intanto, il 6 settembre il Bergbauernhilfe entrava in Polonia al seguito della 2.da Divisione slovacca, retroguardia della 57.ma Divisione tedesca del maggiore-generale Oskar Blum, che operava in prossimità di Lvov. Alla fine della campagna di Polonia, il Bergbauernhilfe fu sciolto e i suoi uomini assegnati alla polizia di guardia ai siti industriali in Polonia. Nel 1943, gli ex-soldati del BBH entrarono nell’Esercito insurrezionale ucraino, per combattere contro le forze sovietiche e polacche, e assassinando 100000 polacchi in Volinia e Galizia nel 1943-45.

Poland-15-09-39-px800Fonti:
Batailles Aeriennes 04 – La Campagne de Pologne, Marzo/Maggio 1998
Oriental Review
Sputnik

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