Erdogan vuole le Isole greche

Erdogan ha apertamente espresso il rammarico per le decisioni sulla frontiera del Trattato di Losanna: “Abbiamo ceduto le isole da cui potrebbero urlarci”
Alex Christoforou, The Duran, 29 settembre 2016fatih-sultan-mehmed-uni-erdogan-2Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan riesuma i fantasmi importuni e dolorosi delle sofferenze subite dalla Grecia sotto l’impero ottomano. Siamo ben consapevoli che Erdogan dice molte idiozie, ma le ultime si riferiscono alle isole del Dodecaneso e al trattato di Losanna, giustificando le preoccupazioni su un’UE indebolita e uno Stato greco in crisi. In un discorso ai funzionari regionali ad Ankara, Erdogan ha apertamente espresso rammarico per le decisioni sulle frontiere del Trattato di Losanna. Erdogan si lamentava,lanciando tale avvertimento velato alla Grecia… “Alcuni cercano d’ingannarci presentando Losanna come una vittoria. A Losanna, abbiamo ceduto le isole da cui potrebbero urlarci“. Il Trattato di Losanna delimita i confini di Grecia, Bulgaria e Turchia. Formalmente annullava le pretese turche su isole del Dodecaneso, Cipro, Egitto, Sudan, Siria e Iraq (insieme ai trattato di Ankara), tracciando i confini di queste ultime due nazioni. La Turchia già occupa illegalmente il 37% di Cipro ed attualmente guida l’invasione jihadista per rovesciare la Siria. Le isole del Dodecaneso sono nel Mar Egeo vicino alle coste turche, alimentando i desideri espansionistici neo-ottomani di Erdogan, e la Grecia deve prendere atto di tali osservazioni. Kathimerini riporta… “Reagendo ai commenti di Erdogan, una fonte del Ministero degli Esteri greco ha osservato che “tutti dovrebbero rispettare il Trattato di Losanna”, sottolineando che si tratta di “una realtà del mondo civilizzato che nessuno, neanche Ankara, può ignorare“. La stessa fonte ha indicato che i commenti del capo turco sono probabilmente volti al pubblico interno. Pur chiarendo il dispiacere sul Trattato di Losanna, Erdogan ha indicato che chi ha tentato il colpo di Stato contro la Turchia a luglio avrebbe imposto una situazione di gran lunga peggiore. “Se il golpe fosse riuscito, avremmo avuto un trattato come quello che subimmo prima di Sevres“, riferendosi al patto che precedette il trattato di Losanna nel 1920, che aboliva l’impero ottomano. “Stiamo ancora lottando per la piattaforma continentale, e ciò che vi sarà in aria e a terra. La colpa è di chi si sedette al tavolo di tale trattato. Coloro che vi sedettero non fecero giustizia, lo subiamo ancora oggi“, ha detto.
Le disposizioni del Trattato di Losanna (da Wikipedia)… “Il trattato prevedeva l’indipendenza della Repubblica di Turchia, ma anche la tutela della minoranza cristiana greco-ortodossa in Turchia e della minoranza musulmana in Grecia. Tuttavia, la maggior parte della popolazione cristiana della Turchia e della popolazione turca di Grecia fu deportata in base alla Convenzione precedente riguardante lo scambio di popolazioni greche e turche firmato da Grecia e Turchia. Furono esclusi i greci di Costantinopoli, Imbro e Tenedos (circa 270000 all’epoca) e la popolazione musulmana della Tracia occidentale (circa 129120 nel 1923), L’articolo 14 del trattato concesse le isole di Gokçeada (Imbros) e Bozcaada (Tenedos) “all’organizzazione amministrativa speciale”, diritto revocato dal governo turco il 17 febbraio 1926. La Turchia accettò formalmente anche la perdita di Cipro (affittata dall’impero inglese al Congresso di Berlino nel 1878, ma de jure territorio ottomano fino alla Prima guerra mondiale), così come di Egitto e Sudan anglo-egiziano (occupati dalle forze inglesi con il pretesto di “abbattere la rivolta di Urabi e ristabilire l’ordine” nel 1882, ma de jure territori ottomani fino alla Prima guerra mondiale) a favore dell’impero inglese che li aveva unilateralmente annessi il 5 novembre 1914. Il destino della provincia di Mosul fu lasciato alla Società delle Nazioni. La Turchia inoltre rinunciò espressamente alle pretese sulle isole del Dodecaneso, che l’Italia doveva restituire alla Turchia secondo l’articolo 2 del trattato di Ouchy del 1912, dopo la guerra italo-turca (1911-1912)”.nomos_dodekanisouTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

In memoria di Carlo Azeglio Ciampi

In memoria di Carlo Azeglio Ciampi:

Le banche centrali del G-7 hanno perso la bussola

Ariel Noyola Rodriguez* Russia Today
Economista laureato presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).

Indubbiamente, le banche centrali dei Paesi industrializzati si sono esaurite nella lotta alla crisi. Riunitisi al vertice annuale di Jackson Hole, i responsabili della politica monetaria furono terrorizzati dal discorso della presidentessa della Federal Reserve degli Stati Uniti Janet Yellen, che invece di cancellare i dubbi sulla ripresa dell’economia globale, alimentava ancora più il panico: è impossibile avere fiducia nell’economia degli Stati Uniti quale locomotiva che traini la scarsa crescita dei Paesi industrializzati.

110623_economic_rhetoric_wuerker_328

Pronti ad andare avanti!

Ad otto anni dal fallimento della Lehman Brothers, le banche centrali del Gruppo dei 7 (G-7 composto da Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito), ancora non registrano nelle rispettive economie tassi di crescita superiori al 3% (1). Inizialmente, la politica monetaria era un potente strumento per impedire la depressione globale; tuttavia, oggi è praticamente esaurita: le banche centrali dei Paesi industrializzati non hanno alcuna possibilità d’invertire il ciclo al ribasso dell’economia globale. L’economia degli Stati Uniti riflette come la politica monetaria “non convenzionale” abbia fallito miseramente nel tentativo di risolvere le conseguenze più profonde della crisi del 2008. Secondo il dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, il tasso di disoccupazione è vicino al 5% dall’agosto 2015. Tuttavia, mentre la maggioranza ha smesso di cercare lavoro per mancanza di opportunità, molti degli occupati in questo momento sarebbero disposti a lavorare di più per migliorare il reddito. Così la (“sottoccupazione”) U-6, che tiene conto dei disoccupati e degli impiegati a tempo parziale per motivi economici, è ferma al 9,7%, cioè il doppio della disoccupazione ufficiale (4,9%). Va notato inoltre che la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti non è finora riuscita ad incentivare i datori di lavoro ad aumentare i salariali in modo significativo. Perciò il tasso annuo d’inflazione è inferiore al 2%, obiettivo della Federal Reserve (FED). La caduta dei prezzi del petrolio, nel frattempo, anche se ha avuto un impatto positivo sulle tasche delle famiglie statunitensi, favorito dalla riduzione dei prezzi del carburante, è anche vero che ciò rafforza le tendenze deflazionistiche (caduta dei prezzi) che, nel processo, inoltre vengono rafforzate dalla rivalutazione del dollaro (2). Così la speranza che il G-7 sia la locomotiva che superi la bassa crescita svanisce. Il discorso che la presidentessa della FED Janet Yellen fece a fine agosto a Jackson Hole, dove ogni anno le autorità monetarie mondiali s’incontrano per scambiarsi i punti di vista sulle sfide all’economia globale, lungi dal cancellare l’incertezza, aumentava la sfiducia tra le banche centrali.
Fedele al suo stile, Yellen ha mostrato un ottimismo accresciuto, ancora una volta dando per scontato che le prospettive economiche internazionali cupe non impediscono agli USA di volgere verso la “piena occupazione”. Ma, paradossalmente, Yellen ha evitato qualsiasi espressione che anticipasse un ulteriore aumento del tasso d’ interesse (tasso dei fondi federali) in occasione della prossima riunione della Federal Open Market Committee (FOMC) di fine settembre. La presidentessa della FED ha voluto chiarire che, anche se il processo di ripresa dell’economia statunitense acquista forza, non è ancora completo. Pertanto, anche se la fase di aumento del punto di riferimento del tasso d’interesse sembra sempre più vicina, tutto indica anche che se l’economia evolve favorevolmente, lo sarà per la riunione di dicembre, forse col secondo aumento del costo del denaro, un anno dopo averlo aumentato la prima volta (3). Per l’amministrazione Obama sarebbe disastroso affrontare una nuova scossa finanziaria poco prima della fine del mandato, a pochi mesi delle elezioni presidenziali; una situazione che sarebbe sfruttata dal candidato del Partito Repubblicano Donald Trump. In ogni caso, la FED ha perso ogni credibilità, sia tra le banche centrali del G-7 che internamente. Dopo che il mercato del lavoro ha subito una battuta d’arresto a maggio (4), le cifre di agosto sono tutt’altro che promettenti: le assunzioni non agricole sono aumentate solo di 151000, mentre gli investitori nel mercato azionario si attendevano un aumento di 180000(5). In breve, i miliardari hanno tratto maggiori benefici dalla presunta ripresa dell’economia degli Stati Uniti, che con la speculazione nel mercato azionario hanno guadagnato ingenti somme di denaro grazie alle politiche di credito a buon mercato della FED. Nel frattempo, il reddito continua a concentrarsi nell’1% della popolazione, acutizzando i disordini sociali (6). Secondo un sondaggio Gallup di aprile, solo il 28% degli statunitensi aveva fiducia nelle politiche della FED, mentre il 35% ne aveva poca o nulla (7). Al contrario, nei giorni in cui Alan Greenspan era in carica, la fiducia nella FED era superiore al 70%.
Le banche centrali del G-7 hanno perso la bussola. Janet Yellen invece di presentare risposte affidabili ai gravi problemi dell’economia mondiale, continua a screditarsi. Negli ultimi anni, le banche centrali dei Paesi industrializzati hanno reso l’economia mondiale dipendente dall’accumularsi del debito e dalle operazioni ad alto rischio sul mercato azionario; perciò una nuova crisi di dimensioni colossali è inevitabile, è solo questione di tempo. Il grande pericolo è che questa volta i responsabili della politica monetaria non abbaino nulla per combatterla…1010-janet-yellen-630x420Note
1. “IMF Signals Another Downgrade to Global Growth“, Ian Talley, Wall Street Journal, 1 settembre 2016.
2. “Why the falling oil price may not lead to boom”, Larry Elliot, The Guardian, 17 gennaio, 2016.
3. “Janet Yellen says case for rate rise has ‘strengthened’”, Sam Fleming, Financial Times, 26 agosto 2016.
4. “La economía de Estados Unidos no logra salir del bache“, Ariel Rodriguez Noyola, Russia Today (Russia), Réseau Voltaire, 23 giugno 2016.
5. “Slower Growth in Jobs Report May Give Fed Pause on Interest Rates“, New York Times, 2 settembre 2016.
6. “Inequality rises in US despite recovery“, Robin Harding, Financial Times, 4 settembre 2016.
7. “Years of Fed Missteps Fueled Disillusion With the Economy and Washington”, Jon Hilsenrath, Wall Street Journal, 26 agosto 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA davanti alla grande sconfitta del TTIP

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation 5/9/2016ttip_2244149La Francia vuole fermare gli spinosi negoziati commerciali UE-USA sul Partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP), mentre il presidente François Hollande sottolineava che non ci sia alcun problema finché il presidente Barack Obama lascerà a gennaio. Matthias Fekl, ministro per il Commercio Estero francese affermava che il suo Paese chiederà di por fine all’accordo. La Francia era scettica sul TTIP fin dall’inizio e minacciava di bloccare l’accordo sostenendo che gli Stati Uniti offrivano ben poco in cambio delle concessioni dell’Europa. I 28 membri dell’Unione Europea e il Parlamento europeo dovranno ratificare il TTIP prima dell’entrata in vigore. Il bilancio s’è avuto un paio di giorni dopo dal ministro dell’Economia tedesco Sigmar Gabriel secondo cui i colloqui per il TTIP sono di fatto falliti. Gabriel, che guida il partito socialdemocratico della Germania ed è vice-cancelliere nel governo di coalizione, aveva detto che l’Europa non deve accettare le proposte statunitensi. La dichiarazione di Gabriel contrastava con la posizione della cancelliere Angela Merkel che sostiene l’accordo. Nel frattempo, i conflitti tedesco-statunitensi crescono. Tribunali e autorità degli Stati Uniti adottano la linea dura nei confronti del Gruppo Volkswagen, il più grande produttore di auto della Germania, per lo scandalo sugli scarichi. Con un accordo che non include tutte le richieste di danni, VW deve pagare 13,6 miliardi di euro. Vi è un crescente coro in Germania secondo cui il Paese dovrebbe orientarsi sull’Asia. Questa prospettiva è condivisa dagli organizzatori della lobby anti-TTIP, tra cui Federazione sindacale tedesca (DGB), Partito della Sinistra e Verdi. Il fatto che l’ex-primo ministro inglese David Cameron, sostenitore dichiarato del TTIP, non sia più interessato alle trattative è un’altra grave sconfitta dell’accordo, che a questo punto è ritenuto da molti un cadavere. I negoziati sul TTIP sono in corso dal 2013, nel tentativo di creare un’enorme zona di libero scambio che eliminerebbe molte tariffe. Dopo 14 colloqui durati tre anni non un solo elemento comune dei 27 capitoli in discussione è stato concordato. Gli Stati Uniti hanno rifiutato di accordarsi sulla parità tra imprese europee e statunitensi sugli appalti pubblici, secondo il principio del “comprare americano”. Gli oppositori dell’accordo ritengono che nella sua forma attuale, il TTIP sia troppo condiscendente con le imprese degli Stati Uniti. Una delle principali preoccupazioni sul TTIP è che potrebbe consentire alle multinazionali di “citare in giudizio” i governi per l’adozione di azioni che potrebbero danneggiarne le attività. I critici sostengono che le aziende statunitensi potrebbero evitare di aderire alle varie norme su salute, sicurezza e ambiente dell’UE sfidandole in istituiti di giudizio per risolvere le controversie tra investitori e Stati.
In Europa migliaia di persone sostenute da gruppi sociali, sindacati e attivisti hanno protestato contro l’accordo. 3 milioni di persone hanno firmato una petizione che ne chiede la demolizione. Per esempio, diversi sindacati e altri gruppi protesteranno contro il TTIP in Germania il 17 settembre. L’accordo commerciale è sotto attacco anche in Canada. Il candidato presidenziale statunitense Donald Trump ha promosso politiche commerciali protezionistiche, mentre la rivale Hillary Clinton ha anch’ella messo in dubbio il TTIP. L’opposizione del Congresso s’è irrigidita. I legislatori della camera hanno inveito contro gli accordi di libero scambio come sleali per società e lavoratori statunitensi. Tali sviluppi avvengono sullo sfondo di un altro importante accordo di libero scambio, il Trans Pacific Partnership (TPP), ridimensionato sulla via del Congresso. Le possibilità sono davvero esigue. Il fallimento probabilmente sarà una grande sconfitta che minerà la credibilità degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico e nel mondo. Secondo il primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong, per amici e partner degli USA la ratifica del patto commerciale era il banco di prova delle credibilità e serietà degli Stati Uniti. Le operazioni sono state problematiche, soprattutto perché contengono clausole che consentono alle aziende di citare in giudizio nazioni sovrane, viste come un tentativo degli Stati Uniti di affermare la propria influenza politica, diplomatica e aziendale. Come già illustrato, anche gli statunitensi li rifiutano, accusando il North American Free Trade Agreement per l’esodo della produzione dagli USA verso destinazioni più economiche. Ma l’incapacità di far approvare gli accordi metterà in dubbio lo status degli Stati Uniti di superpotenza globale. Negli Stati Uniti la disuguaglianza cresce. I prestiti agli studenti sono in aumento, come pure buoni pasto e costi dell’assicurazione sanitaria. Nel frattempo, forza lavoro impiegata, case di proprietà e redditi familiari medi sono crollati. I 19 trilioni (19 mila miliardi) di dollari di debito del governo degli Stati Uniti sono un problema enorme. Le lunghe guerre in Afghanistan e Iraq hanno preteso un prezzo enorme ed oneri finanziari immensi, stimati in 6 trilioni di dollari. Il centro di detenzione di Guantanamo Bay, così come gli scandali dello spionaggio della NSA e di Wikileaks hanno minato la convinzione nei valori e diplomazia statunitensi. La spesa per la difesa è enorme, ma la sua efficacia è messa in discussione. “Siamo in una crisi drammatica ora. Non c’è dubbio che possiamo affrontare le minacce del terrorismo, ma abbiamo raggiunto un punto in cui, infatti, non ci dirigiamo verso, ma finiamo entro una grave minaccia”, aveva detto il capo dello staff della maggioranza del Comitato servizi armati del Congresso Bob Simmons presso l’American Enterprise Institute (AEI). il 21 giugno. “Non abbiamo la capacità necessaria ad affrontare efficacemente minacce elevate”.
Tra i disastri della politica estera in Medio Oriente, l’ascesa dei fondamentalisti islamici in diverse nazioni ha creato una crisi per l’occidente, anche per gli Stati Uniti, ma più immediatamente e in particolare per l’Europa travolta dai rifugiati. L’occidente raccoglie i risultati di fallimenti della politica estera degli USA, affrontando a malapena centinaia di migliaia di rifugiati da Siria e Medio Oriente. Ci sono scarse prove che in questo secolo gli Stati Uniti abbiano raggiunto i propri obiettivi in politica estera. E mentre gli Stati Uniti sono in stagnazione, alcuni Paesi, come Russia, Cina e molti altri, prosperano. Questa combinazione di declino in patria e all’estero, riduce notevolmente il potere internazionale degli Stati Uniti. Alla fine del secolo alcuni sostennero che il 20° secolo fu soprannominato “secolo americano”. Negli ultimi 16 anni, le fortune statunitensi sono cambiate con una velocità vertiginosa. La scommessa più sicura è che il 21° secolo non sarà degli USA. Il rifiuto del TTIP dei capi europei e le proteste popolari contro l’accordo lo testimoniano.ttip-5La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Visegrad deve unirsi contro le ambizioni della Merkel

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 27 agosto 2016Visegrad Group (V4) member nations' prime ministers cut a cake during an extraordinary Visegrad Group summit in PragueIl Gruppo di Visegrad (V4) che consiste nelle Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, deve opporsi alla diluizione dell’Europa tramite le politiche di immigrazione di massa della cancelliera Merkel. In effetti, la Germania della Merkel è intenta a cercare di costringere le nazioni ad accettare le fallimentari politiche di grande immigrazione. Ironia della sorte, la stessa leader, finché la Francia non intervenne, si era ugualmente ostinava a punire la Grecia per sottometterla, ma le élite politiche di Parigi si opposero. Pertanto, il V4 non deve piegarsi alle trame politiche dei leader della Germania. Dopo tutto, le questioni relative alla sovranità nell’Unione europea (UE) non vanno schiacciate, in caso contrario, le altre nazioni potrebbero seguire l’esempio del Regno Unito. E’ anche essenziale per il V4 rafforzasi facendo aderire Austria, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, e altre nazioni nello spazio geopolitico di questo importante raggruppamento. In altre parole, il modo migliore per preservare l’Unione europea e l’identità di questo continente è opporsi ai capricci di leader come Merkel. In caso contrario, le conseguenze saranno estremamente gravi, perché attualmente nazioni come Belgio, Francia e Germania hanno gravi questioni interne. Ciò vale in particolare per crimini, crescenti divisioni sociali, avanzata del sunnismo, terrorismo, immigrazione di massa (spesso trascurando i più vulnerabili, per esempio alawiti, cristiani del Medio Oriente, rifugiati provenienti da Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan, e minoranze come gli yazidi), e altre aspetti importanti. Merkel avrà un incontro informale con il V4 a Bratislava il prossimo mese, quindi spetta ai leader di queste nazioni dare una risposta unitaria ai diktat della leader della Germania. In altre parole, come Viktor Orban dice: “L’UE ha perso la capacità di adattarsi e non abbiamo una risposta giusta a migrazione e terrorismo“. L’enorme divario tra Merkel, che considera i diritti dei non-tedeschi al di sopra di quelli dei tedeschi, preoccupati dal corso degli eventi, è in netto contrasto con le nazioni dell’Europa centrale. Bohuslav Sobotka, Primo Ministro della Repubblica Ceca, ha detto in modo inequivocabile che lo Stato-nazione “non può approvare un sistema che prevede quote obbligatorie di profughi da distribuire“. Sorprendentemente, anche quando il terrorismo e altre realtà negative hanno colpito la Germania, è apparso chiaro che Merkel cerchi ancora la diluizione dell’Europa. Naturalmente, nel suo mondo, i diktat delle quote che violano la sovranità e l’immigrazione di massa sembrano non riguardarla. In altre parole, si rifiuta ancora di riconoscere i motivi per cui il Regno Unito ha deciso di lasciare l’UE. Allo stesso modo, se le quote economiche, politiche e d’immigrazione appaiono dei diktat al V4, ed altri Paesi come l’Austria, che si allontanano dalla politica di Merkel, altre nazioni cercheranno di lasciare l’UE.
Modern Tokyo Times, in un altro articolo aveva detto, “I recenti attentati sunniti a Bruxelles, Monaco, Nizza e Parigi, insieme ai tanti assalti sessuali di massa contro le donne durante le feste, evidenziano che qualcosa è seriamente sbagliato. Tali convulsioni in ultima analisi hanno spinto il Regno Unito ad uscire dall’Unione europea, perché decenni d’immigrazione infinita alienano molti. Altrettanto importanti, diktat e perdita di sovranità dall’Unione europea hanno diviso i cittadini inglesi, perché sembrava che l’esperimento sociale non badasse alle comunità indigene. Naturalmente, altri fattori eraono importanti, ma se le dichiarazioni politiche di Visegrad e nel Regno Unito venivano considerate, e se Merkel veniva contenuta, era più che probabile che gli inglesi sarebbero rimasti. Pertanto, il V4 è necessario più che mai e ciò vale per l’espansione verso altre nazioni regionali, tra cui l’Austria è prioritaria“. Witold Wszczykowski, ministro degli Esteri della Polonia, ha detto, “Credo che accoglimento di rifugiati e migranti dovrebbe essere decisa da sicurezza, mercato del lavoro e politica sociale del Paese specifico”. Il V4 ha rilasciato una dichiarazione in relazione alle convulsioni interne attuali che colpiscono l’Europa. Sorprendentemente, la dichiarazione del V4 ricorda il motivo per cui l’UE fu creata. Tale gruppo importante, ha detto, “Invece di infiniti dibattiti teorici su “più Europa” o “meno Europa”, dobbiamo concentrarci sull'”Europa migliore”. L’Unione dovrebbe concentrarsi sul riavvio pratico delle convergenze. Dobbiamo quindi assicurarci che l’Unione utilizzi gli strumenti chiave a tal fine: coesione, stimolare gli investimenti, sostenere l’innovazione, completare il mercato unico del digitale e dell’energia, promuovere il libero scambio e la libera circolazione, e rafforzare il mercato del lavoro creando maggiori posti di lavoro permanenti“.
E’ tempo di contenere la Merkel nell’UE, e lo stesso vale per le sue politiche in Germania, che ne alterano le dinamiche, perché troppe gravi incertezze vengono introdotte dalle sue politiche stravaganti e dittatoriali. In particolare, quando gli attentati terroristici hanno colpito la Germania Merkel adottava ha un profilo molto basso sfruttando le vacanze. Nel complesso, si spera che iò V4 resti forte e si rafforzi con l’adesione di altre nazioni della regione. In caso contrario, l’UE sarà messa in pericolo da élite come la Merkel, che credono di essere al di sopra dei cittadini comuni.

Il primo ministro slovacco Robert Fico e la cancelliera Angela Merkel

Il primo ministro slovacco Robert Fico e la cancelliera Angela Merkel

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora