Putin contro mafia e borghesie capitaliste

Bruno Adrie, Mondialisation, 5 gennaio 2018

Nell’ultimo numero di Hérodote (166/167), Jean-Robert Raviot (professore di civiltà russa contemporanea presso l’Università Paris-Nanterre) spiega come Vladimir Putin ha preso il potere e per quale scopo. Convinto che la Russia affrontasse a un nemico interno, pronto, come il famoso miliardario Khodorkovskij arrestato nel 2003, a scendere a compromessi col nemico per proprio profitto, il Presidente Putin si circondò di una guardia pretoriana, di “un piccolo gruppo di una quindicina di uomini” combinando condotta tradizionale dello Stato col controllo dei settori chiave dell’economia. Tra questi uomini ci sono Dmitrij Medvedev, legato a Gazprom, Igor Sechin, “oggi a capo di Rosneft” e Sergej Chemezov, “che dal 2007 è a capo della società statale Rostekh (alta tecnologia civile e militare)“. Questa Guardia Pretoriana, una “rete non istituzionalizzata”, costituisce lo “scudo” che protegge e garantisce la sopravvivenza a lungo termine dello Stato attraverso l’istituzione di una democrazia sovrana, non liberale e non competitiva, cioè non porosa alle influenze mercantili occidentali. Uno Stato-fortezza insomma, che regge grazie alla coesione del gruppo alla guida. Questi uomini sono tutti nati negli anni ’50 e hanno corsi correlati e che, in attesa di passare la mano alla squadra della nuova generazione animata dalle stesse convinzioni, riceveva nel 2016 la guardia nazionale, la cui direzione è affidata a uno di loro, Viktor Zolotov, direttamente controllata dal Cremlino. Quindi, vediamo che per far fronte all’assalto delle classi liberali tentate dai cosiddetti valori occidentali e dal profitto che potrebbero attingere, rendendo la Russia un satellite di Wall Street, Vladimir Putin e i suoi pretoriani hanno creato un cesarismo elettivo, una specie di regime bifronte (come Giano) che consente a uno Stato conservatore di permanere nel contesto ipocrita ed eminentemente aggressivo della globalizzazione.
C’è chi ammira la figura romantica di un padre della patria e baluardo putiniano contro il saccheggio senza confini del neoliberismo. Personalmente, e senza idealizzarlo, ammiro lo stratega Putin che sacrifica la vita per salvare non un Paese ma una civiltà, una civiltà che, secondo Oswald Spengler, avrà un futuro luminoso quando l’occidente non sarà nient’altro che un campo di rovine, sfinito e svuotato dalla cricca di spazzini della mafia che oggi detengono tutti i diritti, distruggono i nostri Stati e ci precipitano in tutte le discariche della Decadenza.
Chi in occidente urla all’autoritarismo di Putin farebbe bene a guardare come operano le nostre democrazie parlamentari, che sono democratiche solo di nome e le cui mura servono solo a nascondere lassismo e tradimento a cui si abbandonano i parlamentari comprati dal Moloch dell”affairismo. La sovrana ed inflessibile democrazia di Putin avrà almeno il merito di essere d’ostacolo alla cosiddetta corrente neoliberale che trascina con le sue onde di sangue profitti criminali strappati al mondo dalle nostre mafie e borghesie capitaliste.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Forze Armate russe: nel 2017 salto qualitativo nella capacità d’attacco ad alta precisione

Alex Gorka SCF 02.01.2018Un’ampia panoramica della capacità militare della Russia nel 2017 mostra che le Forze Armate riorganizzate e riarmate sono radicalmente diverse rispetto a prima. Lezioni sono state apprese rendendole molto più efficiente della forza che difese l’Ossezia del Sud e le forze di pace russe dall’aggressione della Georgia nel 2008. Le Forze Armate attraversano un periodo di passaggio ad armi ad alta precisione e altamente sofisticate. Rivolgendosi al Consiglio del Ministero della Difesa, il Presidente Vladimir Putin affermava che il nuovo programma di Armamento di Stato 2018-2027 pone l’accento soprattutto sull’equipaggiamento delle Forze con armi ad alta precisione aeree, terrestri e navali. Il 2017 è stato l’anno in cui le Forze Armate russe hanno utilizzato i missili Kalibr, lanciati dal mare, Kh-101 dall’aria e Iskander dalla superficie, in Siria. La riunione del consiglio del dicembre 2017 per la prima volta ammetteva pubblicamente l’uso dell’Iskander in Siria.
Nel 2017, il sistema entrò in servizio con la 152.ma Brigata della Guardia di stanza nella regione di Kaliningrad in risposta ai rinforzi della NATO al confine con la Russia. In Siria, Iskander era solito centrare obiettivi prioritari. Accuratezza, gittata ed affidabilità gli consentono di operare in alternativa alle forze aeree sottoposte alle contromisure attive del nemico, come caccia le difese aeree. L‘Iskander-M ha una gittata di 500 km e ha un errore circolare probabile (CEP) di 5-7 metri. Il missile balistico viaggia alla velocità ipersonica di 2100-2600 m/s (Mach 6-7) ad una quota di 50 km e può essere reindirizzato in volo in caso di bersagli mobili. Occorrono solo 10 minuti per prendere posizione e sparare. La gittata del sistema è sufficiente a coprire quasi l’intero territorio della Siria. Può lanciare missili da crociera per colpire obiettivi fissi e missili balistici per abbattere risorse di alto valore del nemico su un campo di battaglia. Iskander può colpire molto prima di un aereo, che deve decollare, coprire le distanze e prendere posizione per lanciare le armi. Nel 2017 fu annunciato che gli Iskander sostituiranno i vecchi sistemi missilistici balistici Tochka-U entro il 2020, nell’ambito del piano di ristrutturazione e miglioramento in corso. L’anno scorso i militari russi iniziarono a formare ed addestrare unità speciali di osservatori che fornivano le coordinate ai missili Iskander lanciati e in volo verso il bersaglio. In Siria, gli osservatori operano al tergo del nemico.
Il missile aria-superficie stealth Kh-101 lanciato dai bombardieri strategici Tu-95MS e Tu-160 fu collaudato nel 2017, utilizzato per imporre uno schiacciante “scuoti e spaventa” ai nemici in Siria. L’esperienza dimostra che è molto affidabile. La gittata è di 5000 km. Le prove video fornite dai droni confermano che tutti gli obiettivi furono centrati. Il missile fu testato nel 2015 e 2016 per l’impiego nell’ambito dei piani operativi del 2017. Nel 2017, i missili Kh-101 distrussero le infrastrutture del nemico a Dayr al-Zur. A luglio, i missili distrussero tre grandi depositi di armi e munizioni e un centro di comando dei terroristi vicino Uqayribat, nella provincia di Hama. L’attacco avvenne con un raggio di circa 1000 chilometri. L’esperienza siriana viene utilizzata per sviluppare un nuovo missile da crociera aria-superficie. La società Tactical Missiles Corporation lavora sull'”Articolo 715″ o 9A2362. Il missile è in realtà una versione ridotta del Kh-101 destinata ai bombardieri a lungo raggio Tu-22?3 e ai velivoli tattici Su-34, Su-30, Su-35 e Su-57.
I missili navali Kalibr sono impiegati dal 2015. La loro gittata supera i 1500 km, inferiore a quella del Kh-101. Il punto forte: il missile può essere installato su quasi tutti i tipi di navi. I marinai russi chiamano “calibrazione” la capacità di adattarsi ai vari tipi di navi di superficie e sottomarini. Nel 2017 fu annunciato che i missili Kalibr verranno installati sulle nuove corvette classe Steregushij (Proekt 20380). Al momento, le navi di questa classe sono armate con missili antinave Kh-35U. Il processo di “calibrazione” comprende i Leader, nuovo rompighiaccio destinato a spezzare lastre di ghiaccio di 4,5 metri di spessore e mantenere aperte le rotte del Mare del Nord e dell’Artico tutto l’anno. È insolito, qualcosa che nessun altro ha fatto. Il Leader non è una nave da guerra ma trasporta contenitori speciali con sistemi d’arma, compresi i missili antinave Kh-35 e Kalibr. Come si nota, il Kalibr consente di avere una flotta ben armata a costi relativamente bassi in grado di colpire bersagli di superficie e terrestri da varie piattaforme e a migliaia di chilometri di distanza.
Il 3M22 Tzirkon, missile da crociera ipersonico, effettuava i test nel 2017, quindi potrebbe entrare in produzione quest’anno, come previsto. Ha una velocità di Mach 5-6 (7400 chilometri all’ora). Alla quota di crociera di 30000 m, la sua energia cinetica all’impatto è 50 volte quella degli esistenti missili antinave. Il proiettile può coprire 155 miglia in 2,5 minuti, più veloce di un proiettile da fucile di precisione. Il nemico non avrà il tempo di spaventarsi, per non parlare di reagire. Dovrebbe entrare in produzione quest’anno.
Il 2017 sarà ricordato dalle Forze Armate russe come l’anno in cui si sono compiuti grandi passi verso l’armamento con armi convenzionali a lunga gittata ed alta precisione. È un salto qualitativo che rende i militari russi secondi a nessuno.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La Russia ha un nuovo gigantesco missile antibalistico (e funziona)

Lukas Andriukaitis Medium 14 dicembre 2017

Gli Stati Uniti ci spendono tonnellate di denaro, ma sembra in realtà che la Russia, con la sua vasta esperienza nella costruzione di grandi difese aeree, sia avanti. Anche se non c’illudiamo, questa tecnologia è ancora agli inizi e non si può averne sicurezza.Il 24 novembre, un missile intercettore russo di recente introduzione colpiva con successo un bersaglio. DFRLab aveva riferito che la Russia mostra le sue capacità nucleari offensive, questa volta i miglioramenti sono difensivi. Il missile intercettore PRS-1M è l’ultimo aggiornamento del sistema missilistico antibalistico A-135 (nome in codice NATO: ABM-3) a guardia di Mosca. @DFRLab da uno sguardo approfondito al nuovo missile russo e alle sue capacità. Il Ministero della Difesa russo riferiva del test del nuovo missile il 24 novembre dal sito ufficiale. Il post includeva video del test missilistico, dando uno sguardo ai poligoni in cui si svolgono questi test. Il post del Ministero della Difesa russo menzionava il test effettuato presso il poligono di Sary-Shagan nella Repubblica del Kazakistan. Il video del MoD conferma le affermazioni. Sary-Shagan è uno dei pochi siti militari (Sary-Shagan, poligono Emba e il 929.mo Centro Test di Volo) che il Kazakistan affitta alla Russia. Il sito di Sary-Shagan fu creato nel 1956 per testare i sistemi missilistici antibalistici (ABM) sparati dal sito di Kapustin Jar.
Il veicolo che trasporta il missile appare presso l’aeroporto militare della base di Sary-Shagan, manovrando verso ovest, all’interno del poligono.
Il video ufficiale non fornisce informazioni che confermino l’esatta posizione del lancio. Tuttavia, la struttura del sito di lancio a nord-ovest dal luogo in cui il veicolo manovra, è probabilmente quello che si vede nel video.Possibile sito di lancio.
Il lancio del missile intercettore PRS-1M
Ecco le località individuate sulla mappa.
Il Vicecomandante dell’unità delle Forze Aerospaziali, Colonnello Andrej Prihodko, dichiarava: “Il missile antibalistico ha seguito il piano di volo e ha colpito con successo il bersaglio”. Il nuovo missile è una variante modernizzata del 53T6/PRS-1 (nome in codice NATO Gazelle) e può essere schierato in un silo missilistico rinforzato o su un lanciatore mobile. Il missile intercettore aggiornato ha un nuovo fuso con scudo termico in materiale composito e motore più potente. Secondo quanto riferito, l’intercettore PRS-1M può distruggere bersagli a una distanza di 350 chilometri e ad una quota, secondo varie stime, tra 40000 e 50000 metri. I missili a lungo raggio presumibilmente saranno equipaggiati con testate nucleari. La versione precedente 53T6/PRS-1 poteva distruggere bersagli solo entro 80-100 chilometri e ad una quota di 30000 metri. Il sistema A135 è il complesso dispiegato intorno a Mosca per contrastare i missili nemici diretti sulla città e le aree circostanti. È operativo dal 1995 ed è considerato un sistema unico nel suo genere, difendendo Mosca con missili a testata nucleare. L’introduzione dei missili intercettori PRS-1M amplierà la zona protetta attorno Mosca, probabilmente anche da minacce nucleari.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

Venezuela: Petro, valute virtuali, geopolitica e sanzioni yankee

Misión Verdad, 11 dicembre 2017 – InvestigActionIl Presidente Nicolás Maduro ha annunciato la creazione di una moneta virtuale venezuelana (Petro) sostenuta dalle riserve di petrolio, gas, oro e diamanti del Paese e un osservatorio sul Blockchain venezuelano per dare base legale ed istituzionale a questa valuta. Cos’è questa iniziativa finanziaria che avanza nel mondo della finanza?

Cos’è una valuta virtuale?
Una moneta virtuale è fondamentalmente un mezzo di scambio elettronico. A differenza delle valute emesse dalle banche centrali (dollari, euro, ecc …), la particolarità delle valute virtuali è che la loro “produzione” dipende da persone fisiche o giuridiche non soggette a regolamentazione o mediazione da istituzioni finanziarie globali (guidate dagli Stati Uniti) ed istituzioni finanziarie statali. Questo processo di produzione, noto come “estrazione”, in cui reti di persone o gruppi (chiamati “minatori”) con computer molto potenti competono su Internet per la ricompensa (bitcoin o altra valuta virtuale) risolvendo problemi matematici complessi e cercando numeri casuali molto rapidamente. Come in un casinò, il primo che dà la risposta giusta riceve la valuta virtuale che viene distribuita tra i minatori vincitori. Dalla divulgazione nel 2009 col famoso sistema Bitcoin, l’uso delle valute virtuali nel mondo e in particolare il loro prezzo è aumentato esponenzialmente, il che risulta non solo dalla forte domanda per l’acquisto di queste valute, ma anche dalla facilità d’uso: basso costo di transazioni e sicurezza dato che possono essere controllate da chi fa parte della rete senza passare dalle banche internazionali. La crescita è stata tale che banche come Goldman Sachs e BlackRock già offrono servizi di gestione degli hedge fund che investono in modo aggressivo sulle valute virtuali. Sebbene all’inizio fossero stati concepiti come mezzo di pagamento virtuale, queste valute diventano gradualmente valute di riserva, protezione di attività finanziarie o semplicemente strumento di investimento. Il valore di una moneta virtuale dipende dalla domanda e si basa sulle valute dalla maggiore influenza nel mondo, come euro, dollaro e yuan.

E il Blockchain?
Secondo il sito Investopedia, Blockchain è un libro virtuale che, in modo decentralizzato e pubblico, tiene conto di tutte le transazioni in valute virtuali. In ogni nodo (server connesso a questa rete), è possibile caricare una copia di qualsiasi transazione. Questo sistema opera al di fuori delle istituzioni classiche del sistema finanziario internazionale. Fondamentalmente, è un sistema contabile che, sotto forma di blocchi, genera un record permanente garantendo, secondo i pionieri, un meccanismo affidabile, sicuro e non regolamentato da un’autorità centrale per controllare le transazioni in valute virtuale.

Il falso dibattito sulle valute virtuali
La crescita delle valute virtuali, il bitcoin ha superato la soglia di 11000 dollari nel cambio, ha iniziato a preoccupare i padroni dell’economia globale, club d’élite formato da istituzioni finanziarie multinazionali, principali banche banche centrali e private. All’avvertimento dell’International Bank of Payments (BRI), istituzione finanziaria che controlla quasi tutte le transazioni globali collegata alla potente famiglia Rothschild, sul ruolo dannoso del bitcoin, si univa la Federal Reserve degli Stati Uniti che avvertiva sul “pericolo” che l’uso di valute virtuali pone al sistema finanziario internazionale. Altre grandi banche come JP Morgan o UBS condannano apertamente gli investimenti in valute virtuali. Le preoccupazioni di tali attori finanziari si basano sul fatto che il sistema di scambio delle valute virtuali promuove l’anonimato e, di conseguenza, le operazioni criminali legate a traffico di droga e commercio illegale di armi. Le grandi banche private negli Stati Uniti riciclano denaro del traffico globale di droga e dei gruppi paramilitari come lo “Stato islamico” o il Cartel de Los Zetas, quindi tali “preoccupazioni” riflettono più che altro la concorrenza aperta delle valute virtuali che si sviluppano. Il dibattito sull’uso del bitcoin nelle operazioni criminali è totalmente fuorviante perché il problema non è il mezzo utilizzato per finanziarle, ma l’esistenza di tali organizzazioni, tradizionalmente supportate da Stati Uniti e NATO. Su valore e supporto della moneta virtuale, è anche importante sottolineare che il dollaro non ha altro supporto che la “fiducia” (elemento psicologico, non materiale) poiché l’amministrazione Nixon tolse la convertibilità dollaro/oro.

Valute virtuali in Venezuela
A seguito delle distorsioni create dal dollaro nel mercato dei cambi venezuelano, l’estrazione di moneta virtuale è aumentata. Un’organizzazione coinvolta in questi casi, Dash Caracas, affermava che a settembre furono effettuati circa 40 miliardi di bolivar di transazioni in valuta virtuale. Dato il basso costo dell’elettricità in Venezuela e l’aumento giornaliero del dollaro sul mercato parallelo, l’attività mineraria è diventata redditizia e attraente come meccanismo di risparmio e accesso alle valute. Un recente rapporto della BBC sull’argomento menziona che “i minatori in Venezuela sono generalmente giovani imprenditori, molti dei quali maschi, esperti di tecnologia, di classe media o più alta“. Sebbene il costo dell’elettricità sia basso, gli investimenti nelle attrezzature necessarie per l’estrazione sono ingenti e considerevoli, in dollari. Il rapporto afferma che “i minatori sono responsabili del deterioramento del servizio elettrico” a causa dell’alto consumo di elettricità richiesto da tale attività. L’Osservatorio Blockchain venezuelano e il “Petro” potrebbero essere di per sé un meccanismo per regolare ed intervenire in questa attività in Venezuela e persino un overcoin (leader nei prezzi di riferimento e nelle transazioni in valute virtuali). Questa organizzazione ha affermato che il principale partner bancario è Banesco. Tuttavia, nel contesto di una globalizzazione finanziaria sempre più accelerata in cui gli Stati-nazione perdono la capacità di controllo interno, è molto difficile regolare completamente l’estrazione delle valute virtuali (non solo in Venezuela). Il caso della Cina, Stato tutt’altro che debole, è tipico: l’80% dei bitcoin nel mondo è usato in questo Paese.

Venezuela, Russia e valute virtuali, manovra politica contro le sanzioni degli Stati Uniti?
Contrariamente a quanto si dice sulle valute virtuali, Venezuela e Russia, a solo 2 mesi di distanza, annunciavano la creazione di valute virtuali nazionali per facilitare il commercio internazionale. Nel caso della Russia, la valuta si chiamerà cryptorublo, non può essere estratto e il suo tasso di cambio sarà deciso dalla Banca Centrale della Russia. In alcun momento questa decisione implica la legalizzazione del mercato dei bitcoin in Russia. L’idea iniziale è sfruttarne i benefici in modo controllato. Lo Stato venezuelano potrebbe pianificare qualcosa di simile. Venezuela e Russia sono entrambi sanzionati dagli Stati Uniti, il che limita l’accesso al mercato finanziario e al sistema finanziario legato al dollaro per transazioni e progetti d’investimento. Gli Stati Uniti considerano la possibilità, secondo Bloomberg, di applicare sanzioni sul debito russo (come fatto col Venezuela), motivo per cui il governo Putin trova nella creazione di una moneta virtuale nazionale una risposta immediata per proteggere il debito e la connettività finanziaria nel mondo. Il 2017 è stato un anno importante nella transizione verso un sistema finanziario emergente separato dal dollaro in cui Russia e Cina sono attive costruendo un’architettura di pagamenti, investimenti e scambi regionali nella propria regione, con valute nazionali e nuovi elementi non necessariamente in concorrenza col denaro virtuale. Nel contesto di tale offensiva, in America Latina il Venezuela ha un ruolo pioneristico, in questa proiezione geo-economica che sfida la spina dorsale del potere politico statunitense nel mondo: la dipendenza dal dollaro. Una delle ragioni per cui la Russia lancia la propria moneta virtuale nazionale è che il principale hub geo-economico, la Comunità economica euroasiatica, uno dei poli commerciali più dinamici nel mondo multipolare che si sviluppa, è favorevole all’uso di questo mezzo di pagamento per i suoi scambi commerciali. La Russia vede indubbiamente i benefici geopolitici, con cautela e in base alla situazione, dell’uso del sistema di pagamenti che non dipende dal dollaro (oltre al fatto che viene usato come riferimento) e che consente di eludere le barriere finanziarie imposte dalle sanzioni. Da parte sua, il Venezuela soffre del terribile blocco finanziario, economico e petrolifero che, oltre a limitarne l’accesso ai mercati del debito, è arrivato a bloccarne le operazioni di base per il pagamento del debito estero e per importare farmaci e cibo nel momento in cui la popolazione ne ha più bisogno. L’uso della moneta virtuale facilita cooperazione e finanziamento in Venezuela e Russia, trovando un modo comune per aumentare i finanziamenti nel settore energetico, area importante per la sostenibilità economica a medio termine dei Paesi. L’annuncio del Presidente Maduro non va visto isolatamente ma nell’ambito di una strategia finanziaria che cerca meccanismi alternativi per superare i limiti delle banche statunitensi nell’effettuare pagamenti e importare forniture vitali per il popolo. La valuta virtuale offre un’alternativa a questa situazione poiché potrebbe funzionare da meccanismo di finanziamento e pagamento in valuta estera esterno alle banche statunitensi. Nell’ambito di questa strategia, la PDVSA (Petróleos de Venezuela SA) iniziava alcuni mesi fa a regolare il prezzo del greggio venezuelano in yuan e ordinava che pagamenti ed importazioni migrassero gradualmente verso banche europee, superando il blocco finanziario degli Stati Uniti. La valuta virtuale venezuelana, secondo Maduro, sarà un nuovo passo in questo processo per liberarsi dal dollaro. È una misura politica.

Conclusioni
La quantità di moneta virtuale da emettere e le sue condizioni dipenderanno dal governo e spetterà ad esso decidere le quantità di once d’oro, barili di petrolio, BTU di gas o carati di diamanti necessari per definirne il valore e l’uso delle carte di pagamento in valute virtuali. Allo stesso modo, una volta attivato il meccanismo, il mercato parallelo del dollaro sarà collegato al valore del Petro facendone abbassare il marcatore che, giorno dopo giorno, aumenta l’inflazione in Venezuela per ragioni politiche. Un articolo di Bloomberg di Leonid Bershidsky sull’annuncio del Presidente Nicolás Maduro, si arrabbia per la valuta virtuale venezuelana che potrebbe evitare le sanzioni finanziarie statunitensi, dando l’opportunità di contrarre debiti e avere un certo grado di anonimato col sistema centralizzato Blockchain, proteggendo i creditori dalle sanzioni e fornendo l’accesso necessario alle valute. Le valute virtuali possono essere utilizzate come strumenti dai Paesi sanzionati, in quanto non controllati o sottoposti alle istituzioni finanziarie di Stati Uniti ed Europa. L’argomento delle valute virtuali non va trattato con un’analisi moralistica. Sono buoni o cattivi? Dipende da come le si usano e dai risultati della strategia d’uso. Ci rendono vulnerabili ai fondi avvoltoio e agli speculatori finanziari? Questo accade con tutte le valute, non è peculiare delle valute virtuali. I fondi avvoltoio agiscono contro il Venezuela senza utilizzare questo meccanismo. Possono essere utilizzate per attività illegali? Il dollaro e le banche statunitensi sono usati per riciclare denaro di gruppi terroristici e trafficanti di droga. In effetti, ciò che fa paura è l’ascesa delle valute virtuali. Il tema delle valute virtuali farà molto parlare in Venezuela e se una cosa è chiara nel 2017, è che la fiducia in Maduro è importante per vincere le battaglie future.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La potenza della Russia supera quella degli USA

Andrej Martjanov UNZ 27 settembre 2017Le dimensioni contano, come gittata e velocità, ogni volta che si parla di armi. Sembra che ci sia una grande confusione sul contingente militare russo relativamente piccolo in Siria. L’indicatore più popolare di tale confusione è l’infinita discussione su un possibile attacco statunitense alle forze russe in Siria, soprattutto sulla base aerea di Humaymim. Può tale attacco, una volta considerate le dimensioni delle forze che gli Stati Uniti possono schierare contro i russi, “sconfiggerle”? Questa è una questione legittima ma anche poco professionale. Infatti, negli Stati Uniti ci sono molte persone di grande rilievo che, oltre a considerare tale scenario terrificante, l’istigano. Il tenente-colonnello Ralph Peters non lesina le parole quando si tratta di attaccare i russi; infatti, è un tizio diretto quando prescrive come combattere i russi: ciò potrebbe divenire incontrollato, e velocemente. Se avviene, si deve vincere rapidamente e decisamente, e limitarsi alla Siria. Non c’è dubbio che Peters e i militari e politici statunitensi che rappresenta conoscano la saggezza strategica del passato, da Clausewitz a Moltke e Guderian, ma qui la questione apparentemente legittima sulla probabilità del successo statunitense nel rigettare i cattivi russki nell’età della pietra a Humaymim e altrove in Siria, smette di essere seria. Naturalmente, gli Stati Uniti possono lanciare tutto ciò che hanno di convenzionale su Humaymim forse superando qualunque cosa abbiano i russi, dai Su-35 agli S-300 e S-400, e forse il sogno erotico di Peters di confinare il conflitto in Siria sarebbe molto reale. Funzionerebbe, cioè contro qualsiasi contingente militare tranne quello della Russia.
A questo proposito non conta il fatto che la Russia sia una superpotenza nucleare: tutti lo sanno. Anche i russofobi più rabbiosi lo sanno e possono capire, anche se male coi loro poveri cervelli, il concetto che diverrebbero cenere radioattiva abbastanza velocemente se commettono l’impensabile, ad esempio attaccare la Russia direttamente con armi nucleari. La Siria, tuttavia, è un po’ diversa: l’escalation nucleare potrebbe essere, in effetti, controllato da chi ha un decisivo vantaggio convenzionale. La guerra convenzionale è proprio il tipo di conflitto cui militari statunitensi sono proiettati da 30 anni, vantandosi di potere affrontare qualsiasi avversario. Alla base di tale approccio piuttosto assertivo, c’è un’autosufficienza reale ma non un così reale vantaggio degli Stati Uniti nelle armi a lunga gittata. L’aggressione alla Jugoslavia mostrò che le forze armate statunitensi potevano sopraffare la difesa aerea di una nazione come la Serbia abbastanza velocemente e da distanze oltre la portata delle sue obsolete difese aree. C’erano missili da crociera Tomahawk, lanciati in Serbia a migliaia e che ne resero la difesa aerea inutile dopo le prime due settimane di bombardamenti incessanti. Ma qui c’è il problema per gli Stati Uniti: la Russia può affrontare tale conflitto convenzionale ben oltre la Siria e quando vuole, e non si parla di altri teatri strategici, come l’Ucraina, in cui la Russia può “compensare” un’ipotetica “sconfitta” in Siria. La ragione di ciò è meramente tecnologica: la Russia può affrontare un conflitto convenzionale in Siria e in qualsiasi parte del Medio Oriente. Infatti, l’esercito russo ha il più avanzato arsenale di armi ad alta precisione a lunga gittata, illustrato in azione affinché tutto il mondo lo vedesse. Questo è ciò che rende chiacchiere i discorsi su come “sconfiggere” il contingente russo in Siria. La guerra è molto più che una sparatoria tra belligeranti, la guerra comincia nelle sale operative e negli uffici politici ben prima che un colpo sia sparato. Se il contingente russo in Siria fosse stato dispiegato nel 2005, non ci sarebbe stato alcun problema ad immaginare lo scenario di Ralph Peters. Ma non è il 2005 e un elefante, che molti continuano a ignorare, si trova nella stanza: la capacità di colpire a lunga gittata della Russia, semplicemente superiore a quella statunitense, aprendo una porta operativa, in caso di un ipotetico attacco convenzionale su Humaymim, per una massiccia reazione contro qualsiasi base statunitense nella regione.
Dopo la morte del Tenente-Generale Asapov in Siria, presumibilmente con l'”aiuto” della cosiddetta coalizione, in prossimità di Dayr al-Zur, l’Aviazione Strategica della Russia lanciava missili da crociera a lungo raggio Kh-101 su bersagli dello SIIL in Siria. Non c’è nulla di nuovo nell’impiego della Russia di missili da crociera da 5500 chilometri di gittata, né nella Marina russa che lancia missili della famiglia 3M14 Kalibr da 2500 km di gittata da qualsiasi punto del Mediterraneo orientale o del Mar Caspio. Sono semplicemente al di là di qualsiasi arma nell’arsenale statunitense, come i Tomahawk TLAM-A Block II dalla gittata massima di circa 2500 chilometri, o i TLAM Block IV, attualmente i più prodotti, dalla gittata di 1600 chilometri. Raytheon dice che questi missili sono deterrenti e che il Tomahawk può colpire obiettivi in movimento. Va tutto bene, ma la chiave sono gittata e precisione e gli Stati Uniti non sono nella posizione di brandirla. La gittata offre flessibilità operativa senza precedenti e il lancio dai Tu-95 Bear russi era un messaggio assai chiaro, non per la gittata dei Kh-101, missili da crociera con maggiore gittata vengono realizzati dalle industrie, con gittate da 10000 chilometri. Il messaggio era il fatto che i missili furono lanciati dai cieli iraniano e iracheno. Potevano non farlo, potevano farlo facilmente dall’area del Mar Caspio. Ma i Bear lanciarono mentre erano scortati nei cieli iraniani dai Su-30 e Su-35 delle Forze Aerospaziali russe e che, a parte l’evidente accenno alla piena capacità russa di raggiungere qualsiasi bersaglio statunitense nell’area, iniviavano altri segnali inquietanti. L’Iran sa sicuramente che, se accadesse l’impensabile ma non l’improbabile, come l’attacco statunitense alle forze russe in Siria, non sarà tralasciato, ma ne sarebbe immediatamente coinvolto, “volente o meno”. Così, seguendo logica, perché non dare il meglio quando tutte le scommesse, tranne quelle nucleari, saranno fatte. Anche l’Iran può avere le forze russe al suo fianco e nel suo spazio aereo, aiutandolo notevolmente. Ma ciò apre anche un’altra grave possibilità operativa in caso di conflitto convenzionale tra Russia e Stati Uniti, uno scenario che i neocon, analfabeti su cose militari e totalmente distaccati dalla realtà strategica, sognano. Mettendo da parte le inevitabili emozioni e guardando i fatti, la Dottrina Militare della Russia dal 2010, riaffermata nel 2014, considera l’uso delle armi ad alta precisione elemento chiave della Forza strategica di contenimento, come afferma chiaramente l’articolo 26. La Russia non vuole la guerra con gli Stati Uniti, ma se viene spinta, potrà non solo raggiungere le basi terrestri statunitensi, come la sede di CENTCOM in Qatar, ma ancora più significativamente anche le navi nel Golfo Persico.
Oltre a 66 bombardieri strategici a lungo raggio Tu-160 e Tu-95, la Russia dispone di oltre 100 bombardieri Tu-22M3, che possono esser riforniti in volo e trasportare un’arma piuttosto intimidatoria: il missile da crociera Kh-32, la cui gittata è di 1000 chilometri e la velocità supera Mach 4,2. Questo missile, oltre a poter attaccare qualsiasi cosa sul terreno, è progettato principalmente per colpire qualsiasi cosa si muova sulla superficie del mare. Il missile, per non parlare di una salva di essi, è incredibilmente difficile da intercettare, e come ha dimostrato, l’Iran probabilmente non avrà alcun problema a consentire ai Tu-22M3 di operare dal suo spazio aereo, nel caso peggiore. Lanciata dalla zona di Darab, la salva non solo coprirebbe tutto il Golfo Persico ma escluderebbe il Golfo di Oman a qualsiasi forza navale. Alcuna nave, alcun Gruppo portaerei potrà entrarvi in caso di conflitto convenzionale con la Russia in Siria; le conseguenze strategiche sarebbero enormi. Anche la salva di 3M14 dal Mar Caspio del 7 ottobre 2015 impressionò tanto che l’USS Theodore Roosevelt e il suo gruppo di scorta abbandonarono immediatamente il Golfo.
Infine, questo semplice fatto operativo dimostra perché per due anni un contingente militare russo relativamente piccolo ha potuto operare in modo efficace in Siria e, infatti, detta le condizioni a livello nazionale e nell’ambito delle operazioni. La risposta è semplice: molti drogati di adrenalina vengono abbassati in una gabbia nel mare per affrontare gli squali, con solo le aste di metallo che li separano dalle mascelle mortali degli squali. Tuttavia, laggiù, su una barca si può sempre mettere un uomo col fucile da usare in caso di emergenza, se la gabbia cedesse. Il contingente militare russo in Siria non è solo una base militare: è una forza integrata con le Forze Armate russe dalle possibilità e capacità di affrontare certe decisioni estremamente spiacevoli, incluso una Russia, e non gli Stati Uniti, che controlla l’escalation, spiegando la continua isteria russofoba sui media statunitensi da quando il risultato della guerra in Siria è diventato chiaro. Speriamo solo che quanto descritto rimanga speculazione e non si avveri per nulla; se questi scenari non si avverano, tanto meglio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio