Putin non abbandonerà né Siria né Ucraina

Fort Russ 21 maggio 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora338871Ancora una volta, probabilmente per la centesima volta, si sente dire che Putin tradirà qualcuno. Hanno detto che tradiva la Novorossia, ma non è successo, quindi la stessa canzone è stata sentita sulla Siria. In generale, non è una novità sulla Siria. Tali chiacchiere non finiscono, ma non succede mai nulla. È il momento di chiarire una volta per tutte se lui tradirà o meno e se gli statunitensi cominceranno a bombardare la Siria. Finora abbiamo detto che bombardare Assad è impossibile, ora siamo pronti a dire di più e a rivelare ciò che crediamo accadrà in Siria.

Siria
In primo luogo, voglio dire una volta per tutte a chi vuole una risposta a questa domanda, che non esiste una risposta del genere, perché vi sono diverse circostanze. E se Assad se ne andrà domani e uno dei suoi funzionari guiderà i combattimenti, e poi si scopre che ha ucciso Assad. Il presidente russo sosterrà la sua lotta? Il punto è che la situazione è fluida, e dovremmo badare ai fatti sul terreno. Ma veniamo all’analisi. Possiamo definire tre partiti, più o meno illustri, nel conflitto siriano: Assad, SIIL ed opposizione siriana sostenuta dagli Stati Uniti. Come sapete, una lotta coinvolge sempre due parti, e la terza cerca di incitarla in modo che, Dio non voglia, le altri non si riconcilino e attacchino insieme la terza. In questo caso, ognuno vuole essere la terza parte non coinvolta nella lotta. Oggi non ci sono soltanto due partiti, Assad e l’opposizione siriana. Il SIIL non si accontenta di sedersi in panchina, ma vuole conquistare il territorio, non può aspettare e mentre le cose vanno bene, cercare di catturarne il più possibile con questa situazione. Ma l’opposizione vorrebbe che gli islamisti spezzassero Assad e poi gli Stati Uniti li bombardassero senza pietà, e solo quando tutto è pronto invitare l’opposizione siriana a governare la Siria. Coloro che pianificano tali operazioni dovrebbero rendersi conto che chi vince con le baionette straniere, non mantiene il potere. Anche Assad vorrebbe che la lotta principale sia tra islamisti ed opposizione. E questo è esattamente ciò che accade e continua. Come sapete, la lotta più brutale è quella interna. Cioè, in senso figurato, alcuni della stessa razza sono in concorrenza per la stessa preda, per poi scagliarsi tra loro. Nella nostra situazione ci sono due parti, oppositori e presidente. Gli “oppositori” sono formati da due componenti, opposizione e SIIL. Hanno lotte interne ed ognuno si aspetta di vincere, e dopo essere diventato l’unico vincitore, attaccare Assad. La Siria non confina con l’Arabia Saudita direttamente, ma attraverso Giordania e Iraq, ed è una questione completamente diversa da ciò che avviene tra Arabia Saudita e Yemen, che sarà essenzialmente un secondo fronte contro l’esercito saudita. Questo secondo fronte è utile ai sauditi esattamente quanto lo era per Hitler il suo secondo fronte. I risultati saranno devastanti. Tale situazione, i capponi sauditi non se l’aspettano affatto e ritengono che questa volta la campana suoni per loro. Tutto ciò ha implicazioni sui prezzi del petrolio mondiali. Qualunque cosa facciano gli Stati Uniti, i prezzi del petrolio saliranno. Anche se bombardano lo Yemen, il prezzo salirà, mentre le operazioni militari comporteranno sorprese e rischi assai elevati, che interesseranno non solo i prezzi del petrolio, ma anche preferenze e stabilità politiche, ecc. Per l’Europa tale operazione sarà sicuramente controproducente come la precedente, parliamo della Libia. In quel caso, naturalmente, l’UE non solo cadde nel pantano, ma è nella merda fino alle orecchie. Ciò che accade con i rifugiati dalla Libia sfida ogni descrizione. Tuttavia, è abbastanza chiaro che i cittadini di un Paese distrutto fuggano in Europa, dove nessuno ha bombardato nessuno, che al contrario ha bombardato la Libia! Oggi, dopo la distruzione del Paese, l’Unione europea deve occuparsi di tutti questi rifugiati. Abbiamo già sentito cosa ha detto Merkel sull’Ebola e anche le accuse all’OMS di essere troppo lenta. Nel frattempo Sarkozy è scomparso nascondendosi nel buio, lontano da coloro che lo condannano, e sono molti. Sarkozy è riuscito ad eludere l’accusa alle sue “attività militari” alla fine della sua carriera presidenziale, ma Hollande è soprattutto un lombrico. Tuttavia, la Libia è distrutta e le sue risorse saccheggiate da aziende statunitensi.

Ucraina
I nostri lettori probabilmente sanno di più della situazione in Ucraina che della situazione in Siria, ma in realtà quasi nulla dell’Ucraina. Ciò è possibile per la posizione ufficiale dell’Ucraina. Nel confronto con gli Stati Uniti, Putin usa l’Ucraina per costringere l’occidente e, in misura maggiore, gli Stati Uniti, a giocare al suo gioco, la ginnastica. Putin ama far stiracchiare gli Stati Uniti, perciò alcun conflitto militare sarà concluso. Non solo. Putin non ha intenzione di rinunciare a uno qualsiasi dei conflitti. Se gli Stati Uniti vogliono che le fazioni in lotta si allontanino di due passi, poi entrambi tali passi indietro verranno presi dagli Stati Uniti, per la semplice ragione che già in passato fecero passi in avanti per scatenare il conflitto. Ora Putin stiracchia le forze di NATO e Stati Uniti in diversi conflitti, e più tali conflitti sono distanti meglio è. La fine del permesso di transito verso l’Afghanistan attraverso il territorio russo, s’inserisce in questa strategia. Putin ha aumentato il costo del transito nell’ultima fase, ora si tratta di ritirare le truppe. Si ricordino gli astuti egiziani che prendono denaro dai turisti per farli scendere dal cammello. Senza altri soldi gli egiziani non ordinano al cammello di sedersi. Così gli Stati Uniti dovranno lasciare l’Afghanistan, non attraverso il territorio della Russia e a ben altro prezzo. Va detto che questa è una decisione abbastanza dura. Esattamente la stessa cosa accade in Ucraina. Il Pentagono vi invia i suoi scagnozzi, a sue spese. E non è scontato che si tratti di 300 mercenari, ma che siano sono molti di più, e che ancora una volta agli USA costano molti “bigliettoni”. Così Putin dipana le risorse statunitensi in tutto il mondo non permettendogli di farne un pugno. C’è da meravigliarsi che gli statunitensi subiscano sconfitte e fallimenti in tutto il mondo?
DLpNUZJkkEEL’ultima vittoria del dipartimento di Stato è la cena tra Nuland e Tefft. Sappiamo che avevano preso gnocchi alla crema acida. In realtà, Tefft ha corso un grosso rischio con questa foto, perché solo Dio sa quante persone in quel momento volevano strangolarlo. Beh, auguriamo a Tefft buona salute e buona fortuna nelle sue vittorie, perché mentre mangia gnocchi resta zitto, ed è un risultato non da poco.
Ciò che avete letto è stato appreso in una conversazione con una delle nostre fonti. In generale, secondo quanto rivelato nella nostra conversazione, gli Stati Uniti non possono por fine al conflitto in Ucraina, anche se lo volessero (parliamo di Obama). Gli Stati Uniti d’America sono in procinto di entrare in campagna elettorale e le guerre non aiuteranno nessuno, piuttosto li danneggeranno. Inoltre, il Paese non ha soldi neanche per le esigenze più pressanti, come ho scritto nel post I repubblicani: grandi rapinatori di treni. Così, secondo la nostra fonte, la Russia ha resistito all’assalto degli Stati Uniti, e tutto ciò che accadrà dopo sarà una fase d’inattività. Ma abbandonando la guerra, Stati Uniti e Unione europea lasciano Poroshenko affrontarla da solo. Ci sarà presto un grande picco di attività interna della popolazione. Si può credere alla nostra fonte? Il lettore, naturalmente, giudica ma voglio informarvi che questa persona ci ha detto che gli Stati Uniti lasciano la Georgia, da quando Clinton vi si recò per l’ultima volta. Quest’uomo ci ha detto che l’esercito ucraino s’indebolisce e la sua forza è insufficiente, anche se ovviamente ogni vittima è una tragedia. Ora questa stessa persona ci dice che Obama ha perso la pazienza ed è persino imbarazzato da ciò che succede. Ha detto molte altre cose di cui prendiamo atto e che diremo al lettore la prossima volta. Lo chiamamo “fonte X” e chiediamo ai nostri lettori di seguire la situazione e valutare le previsioni della nostra fonte.

putinMedvedev_2398682bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Contrastare l’occidente nel Mar Nero e altrove

Eric Draitser New Eastern Outlook 21/05/2015

Il precedente articolo Battaglia per il Mar Nero esaminava lo sviluppo del dispiegamento militare di Stati Uniti e NATO nella regione del Mar Nero. Questo articolo si concentra su come la Russia agisce per contrastare ciò che percepisce come strategia aggressiva di USA-NATO.Crimea Russian Navy locationsControstrategia della Russia
Dopo il colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti in Ucraina, il popolo della Crimea ha votato per la riunificazione con la Russia. Mentre ciò fu senza dubbio una mossa politicamente ed economicamente motivata per garantirne sicurezza e futuro nel crollo del tutto prevedibile dell’Ucraina, non sarebbe stata possibile senza un chiaro vantaggio militare e strategico (e naturalmente politico e diplomatico) per la Russia. Che tale vantaggio esistesse era chiaramente evidente. Per Mosca, la Crimea è più di un territorio storico della Russia; è una regione strategicamente vitale per la Marina militare e i militari russi. La sicurezza e l’integrità della Flotta russa del Mar Nero, a Sebastopoli in Crimea, da più di due secoli è di primaria importanza per Mosca. Perciò, dopo l’adesione della Crimea alla Federazione russa e il caos in Ucraina, il Cremlino ha agito rapidamente modernizzando e rafforzando le proprie risorse navali nel Mar Nero. Mentre ciò era necessario con qualsiasi misura, la mossa impediva anche una qualche escalation militare di USA-NATO; Washington e Bruxelles avanzavano il loro rafforzamento militare comunque. Pochi mesi dopo il referendum in Crimea, la Russia annunciava un massiccio aggiornamento della Flotta del Mar Nero, per renderla, secondo gli ufficiali russi, “moderna” e “autosufficiente”. Come il Comandante in capo della Marina russa Ammiraglio Viktor Chirkov ha spiegato, “La Flotta del Mar Nero deve avere una serie completa di navi militari capaci di eseguire tutte le missioni assegnategli… Non è una provocazione militare, è qualcosa che la Flotta del Mar Nero deve fare non avendo ricevuto nuove navi da molti anni“. Nell’ambito di questa modernizzazione e aggiornamento, la flotta riceverà 30 nuove navi entro la fine del decennio, tra cui moderne classi di navi da guerra, sottomarini e navi ausiliarie Inoltre, Mosca intende avere una flotta autosufficiente, espandendone basi, truppe permanenti e potendosi sostenere in Crimea senza la necessità di un’assistenza speciale da Mosca. Ma la Russia, naturalmente, riconosce che con il crescente conflitto politico con l’occidente, con tutte le implicazioni militari e strategiche concomitanti, necessita di partner e alleati. Pensando a ciò, Mosca ha lavorato diligentemente per promuovere la cooperazione militare con la Cina in generale, in particolare nel Mar Nero.

Cinesi alleati e partner
article-2575419-1C1D7DE900000578-732_634x551 All’inizio dell’anno, il presidente russo Putin e il presidente cinese Xi Jinping decisero un accordo preliminare militare di oltre 3,5 miliardi di dollari. Secondo i media cinesi, l’accordo vedrebbe la Russia fornire caccia, sottomarini, tecnologia e materiale militari avanzati. Ciò segna una svolta nella cooperazione militare tra i due Paesi, dalla consolidata storia recente. Naturalmente, si tratta di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in cui la Russia guadagna un partner politico e militare prezioso nel conflitto con l’occidente, mentre la Cina accede a materiale militare cruciale nell’escalation con il Giappone e nel Mar Cinese Meridionale. Ma è molto di più dei soli accordi militari tra i due Paesi. Russia e Cina, sotto gli auspici dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO), s’impegnano sempre più in esercitazioni militari congiunte. Nel 2014, la SCO partecipò alle più grandi operazioni congiunte tra i due Paesi. Come il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu dichiarò: “Abbiamo un grande potenziale nella cooperazione nella Difesa, e la parte russa è pronta a svilupparla su una vasta gamma di settori… nella situazione mondiale molto volatile, diventa particolarmente importante rafforzare affidabili relazioni di buon vicinato tra i nostri Paesi… Questo non è solo un fattore importante per la sicurezza degli Stati, ma anche un contributo a pace e stabilità nel continente euroasiatico e altrove…” I vertici privati regolari tra i leader di Russia e Cina danno un forte impulso allo sviluppo del partenariato bilaterale. E’ chiaro che Russia e Cina riconoscono potenziale e necessità della stretta interazione militare tra i due Paesi. E in questo momento, con USA-NATO che espandono la propria presenza nel Mar Nero, Mosca e Pechino hanno deciso di mostrare i muscoli. Mentre le forze militari statunitensi si schierano in Romania, navi da guerra cinesi hanno compiuto una mossa senza precedenti, entrando nel Mar Nero per partecipare alle esercitazioni navali Sea Joint 2015 con gli omologhi russi. Il Ministero della Difesa di Pechino ha osservato che, “Scopo dell’esercitazione è rafforzare gli scambi amichevoli tra le due parti… e migliorare la capacità delle due marine militari di affrontare minacce marittime“, aggiungendo che “tale esercitazione congiunta non prende di mira una terza parte e non è correlata alla sicurezza regionale“. Mentre il linguaggio diplomatico è destinato a lenire i rapporti con Washington, la dimensione regionale delle esercitazioni non è certo sfuggita ai pianificatori militari e strategici statunitensi.

La lunga visione sulle relazioni Russia-Cina
Mentre le esercitazioni militari congiunte possono indicare una partnership in crescita, da sole non costituiscono un’alleanza militare. In effetti Russia e Cina devono ancora dichiarare formalmente tale alleanza, anche se si può presumerla de facto. Tuttavia, il trasferimento di tecnologie avanzate militarmente sensibile, per la Difesa, è un indicatore concreto di un’alleanza rudimentale tra le due potenze. Nell’aprile 2015 fu riferito che Pechino sarà il primo acquirente del sistema di difesa missilistico avanzato russo S-400. Anatolij Isajkin, CEO dell’esportatore di tecnologia militare russa Rosoboronexport, veniva citato: “Non voglio rivelare i dettagli del contratto, ma sì, la Cina è infatti il primo acquirente del sofisticato sistema di difesa aerea russo… Si sottolinea ancora una volta il livello strategico delle nostre relazioni… La Cina sarà il primo cliente“. L’accordo è militarmente significativo per via del trasferimento di tecnologie avanzate della Difesa missilistica in grado di fornire a Pechino protezione da varie minacce, comprese quelle derivanti dal conflitto tra Cina e Giappone sulle isole contese, oltre che dagli Stati Uniti e dalla loro aggressiva strategia del “Pivot in Asia” nel Mar Cinese Meridionale e nella regione Asia-Pacifico. Tuttavia, l’accordo tra Russia e Cina è essenziale anche per ragioni simboliche. Mosca, decidendo di fornire questi sistemi avanzati alla Cina per prima e in un momento così critico per entrambi i Paesi, indica che, mentre un’alleanza formale deve ancora essere annunciata, si assiste alla sua emersione, ance se non di nome. Con una mossa impensabile solo pochi anni fa, le truppe cinesi hanno sfilato sulla piazza rossa durante la commemorazione del 70° anniversario della vittoria sovietica e alleata sul fascismo, dimostrando ulteriormente il legame simbolico tra i due Paesi. La dimensione della sicurezza internazionale è anche fondamentale per comprendere l’importanza degli accordi recenti. L’S-400, considerato capace affrontare qualsiasi sistema missilistico aggressivo impiegato da Stati Uniti e NATO, simbolo di una imminente, anche se non ancora conclusa, parità militare tra Stati Uniti e NATO e Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Anche se Washington pretende ancora di avere il dominio globale, la realtà, per quanto dolorosa sia per molti pianificatori strategici e militari occidentali, è che Stati Uniti e NATO semplicemente non controllano Asia ed Europa orientale. Guardando una mappa, appare chiaro che lo spazio militarmente succube agli Stati Uniti si restringe, mentre Russia, Cina e alleati sono sempre più militarmente indipendenti e capaci di difendersi. Tale cambio epocale nello scacchiere globale avrà implicazioni nei futuri decenni.
E’ cristallino che l’alleanza nascente tra Russia e Cina avrà implicazioni mondiali, dal Mar Cinese Meridionale all’Atlantico, modificando i calcoli strategici in Eurasia; essenzialmente in gran parte del globo. Ma mentre l’alleanza diretta non è ancora non pienamente realizzata, i suoi contorni generali appaiono sul Mar Nero, oggi uno dei punti caldi del conflitto Est-Ovest. La presenza USA-NATO nel Mar Nero e Paesi rivieraschi è un chiaro indicatore dell’importanza che Washington e Bruxelles attribuiscono a questa zona sul confine meridionale della Russia. Al contrario, la Russia ha adottato contromosse mostrando bandiera e aumentando la propria preparazione militare di fronte le provocazioni occidentali nella tradizionale sfera d’influenza della Russia.
Mentre la possibilità di un conflitto militare rimane bassa, solleva possibilità terrificanti. Una potenza nucleare come la Russia che, nonostante potenza militare e competenze tecniche, è ancora indietro rispetto al robusto complesso militare-industriale degli Stati Uniti che non ha mai subito lo smantellamento che la Russia ebbe dopo il crollo dell’Unione Sovietica. In quanto tale, la Russia fa molto affidamento sulla deterrenza nucleare, creando così la possibilità di un confronto apocalittico. Un simile scenario apocalittico, anche se improbabile, dovrebbe far riflettere chiunque. Nell’interesse della pace, Stati Uniti ed alleati, se interessati a stabilità piuttosto che ad espandere la propria egemonia, farebbero bene a rispettare la sfera di influenza della Russia e fare di tutto per sdrammatizzare la situazione. Tuttavia, per l’occidente la guerra è un affare, e con le crescenti tensioni con la Russia, in particolare nel Mar Nero, gli affari sicuramente sono in forte espansione.002817bgvsjmehnbntpmb8Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City e fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina aggiorna rapidamente l’arsenale nucleare con missili MIRVizzati

RussiaToday 17 maggio 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroranuclear-arsenal-1La Cina ristruttura rapidamente l’arsenale di missili balistici a lunga gittata nei silos per trasportare testate multiple a puntamento indipendente, secondo gli esperti della difesa. La mossa arriva dopo decenni in cui Pechino ha acquisito tale tecnologia, indicando un cambio di strategia. Si è speculato per anni sull’esercito cinese che aggiorna alcuni missili balistici intercontinentali con la tecnologia dei veicoli di rientro multipli a puntamento indipendente (MIRV), consentendo a un singolo missile di trasportare diverse testate e di colpire in tutto il mondo diversi obiettivi. La valutazione approvata dal governo degli Stati Uniti dell’ultimo rapporto del Pentagono sulle forze armate cinesi, segnala che i missili Dongfeng-5, i più grandi a propellente liquido della Cina in grado di raggiungere gli Stati Uniti, sono dotati di MIRV. Secondo il rapporto i Dongfeng-41, ICBM più piccoli a propellente solido e mobili, “probabilmente trasportano MIRV“. Secondo il New York Times, almeno la metà dei 20 missili DF-5 della Cina potrebbe essere stata aggiornata. Secondo una stima minima ogni missile avrebbe tre testate individuali, aumentando il numero di testate che Pechino può sparare a 40, da 20, secondo il giornale che cita vari esperti della difesa. “La piccola forza della Cina lentamente diventa più grande, e le sue capacità limitate migliorano lentamente“, ha detto Hans M. Kristensen, direttore del Nuclear Information Project della Federazione degli scienziati americani. In un precedente rapporto, Kristensen ha detto che la Cina probabilmente aggiorna l’arsenale in risposta alla creazione del sistema di difesa antimissilistica globale degli Stati Uniti. Washington dice che ne ha bisogno per proteggere se e stessa e gli alleati da un attacco da nazioni come Iran e Corea democratica. Ma gli strateghi di Mosca e Pechino vi vedono una minaccia alla loro sicurezza nazionale. “Se è così, è ironico che il sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti, destinato a ridurre la minaccia agli Stati Uniti, invece ne aumenti le minacce innescando lo sviluppo di missili balistici MIRV cinesi che potrebbero distruggere più città negli Stati Uniti, in una possibile guerra“, ha detto Kristensen. Il rapporto del Pentagono dice che la Cina sviluppa una serie di tecnologie per penetrare gli scudi antimissile. “La Cina lavora su una serie di tecnologie per tentare di contrastare i sistemi di difesa antimissile di Stati Uniti e altri Paesi, tra cui veicoli di rientro manovrato (MARV), MIRV, inganni, disturbo e schermatura termica“, ha detto. La Cina da decenni avrebbe la tecnologia necessaria per miniaturizzare testate nucleari abbastanza per disporle sui missili, ma scelse di non aggiornare l’arsenale. La strategia della deterrenza nucleare di Pechino è avere abbastanza armi per sopravvivere a un attacco nucleare e infliggere danni monumentali all’aggressore. “Ovviamente rientra nei preparativi della concorrenza a lungo termine con gli Stati Uniti“, ha detto Ashley J. Tellis del Carnegie Endowment for International Peace ex-alto funzionario della sicurezza nazionale nell’amministrazione Bush. “I cinesi hanno sempre temuto il vantaggio nucleare statunitense“. Il potenziamento del piccolo ma incisivo arsenale nucleare della Cina può innescare iniziative analoghe dalle altre potenze nucleari regionali, India e Pakistan. Finora solo Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna e Francia dispongono di ICBM MIRVizzati.

Gli USA rottamano la riduzione nucleare
Mosca ha indicato che la dimensione dell’arsenale nucleare dipende dalla politica estera degli Stati Uniti. L’avvertimento è di Mikhail Uljanov, capo del Dipartimento sulla non proliferazione nel Ministero degli Esteri russo, che partecipa a una conferenza delle Nazioni Unite sul Trattato di non proliferazione nucleare. Il diplomatico russo parlava del trattato di riduzione nucleare New START firmato da Stati Uniti e Russia nel 2010, dicendo che Mosca intende mantenere i propri impegni, ma non andrà oltre per via del comportamento degli Stati Uniti. “Ciò che gli statunitensi fanno oggettivamente ostacola, se non elimina completamente, qualsiasi prospettiva di un ulteriore disarmo nucleare”, ha detto Uljanov. “Oggi non ci sono fattori che rendono la nostra adesione al trattato (New START) contraria agli interessi della Russia, ma ipoteticamente può verificarsi una situazione del genere con le azioni degli USA, a cui non vorremmo assistere“, ha aggiunto. Stati Uniti e Russia hanno la parità nucleare, ma gli USA hanno molte più forze convenzionali. Con la Russia che si basa sul suo arsenale nucleare per salvaguardarsi da un massiccio attacco degli Stati Uniti, lo sviluppo del sistema antimissile degli Stati Uniti è visto come pericolosa minaccia alla sicurezza nazionale a Mosca.

tvwJ6Contrastare la minaccia missilistica strategica russa è troppo difficile e costosa per gli Stati Uniti
Sputnik 19/05/2015

Contrastare la minaccia di missili balistici intercontinentali russi è troppo difficile e costosa per gli Stati Uniti, dichiara il Vicepresidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ammiraglio James Winnefeld.

CZ 2C integrationLa maggiore minaccia alla sopravvivenza degli Stati Uniti è “un attacco nucleare massiccio dalla Russia, o di qualche altro potente avversario o potenziale avversario come la Cina“, ha osservato Winnefeld. “Abbiamo detto che la difesa missilistica contro tali potenti minacce è troppo difficile e costosa, ed è anche strategicamente destabilizzante provarci“, ha detto Winnefeld sulla minaccia di un attacco nucleare russo o cinese, in un discorso presso il Center for Strategic International Studies. La leadership civile e militare sostiene che i sistemi di difesa antimissile di Stati Uniti ed Europa ha lo scopo di contrastare le minacce missilistiche a lungo raggio di Corea democratica e Iran. Il deterrente statunitense primario contro la Russia, ha aggiunto Winnefeld, è la triade nucleare. “Useremo l’imposizione dei costi per dissuadere la Russia, mantenendo forti le tre gambe del nostro deterrente nucleare e il nostro sistema di comando e controllo nucleare“. Entro la fine del 2015 gli Stati Uniti installeranno il sistema Aegis Ashore Ballistic Missile Defense (BMD) in Romania, completando la fase 2 dell’European Phased Adaptive Approach, affermava Winnefeld. Mosca si è opposta ripetutamente alla proliferazione dei sistemi di difesa missilistici degli USA presso i suoi confini, affermando che rappresentano una minaccia al deterrente nucleare strategico della Russia. I sistemi BMD erano precedentemente limitati dal Trattato antimissili balistici (ABM) tra Stati Uniti e Russia, per evitare lo squilibrio strategico. Gli Stati Uniti uscirono dal trattato nel 2001.

Un nuovo video mostra l’ICBM Jars trasportato su un traghetto
Sputnik 20/05/2015

Il Ministero della Difesa della Russia ha pubblicato un video che mostra i sistemi missilistici mobili Topol-M e Jars attraversare un fiume su un traghetto. Il video è stato caricato su un social media del ministero. Il ministero non ha fornito alcun dettaglio. L’RS-24 Jars è un missile balistico intercontinentale a propellente solido dotato di almeno quattro veicoli di rientro a puntamento indipendente nucleari. Fu testato il 29 maggio 2007 ed introdotto in servizio nel luglio 2010, poco dopo aver completato i test finali. L’RS-24 Jars, progettato per eludere i sistemi di difesa missilistica a una distanza di 14000 km, è la versione aggiornata del missile balistico Topol-M che può essere sparato da lanciatori mobili e da silo. Il Ministero della Difesa russo ha detto che i missili balistici RS-24 Jars e Topol-M saranno i pilastri della componente terrestre della triade nucleare russa e rappresenteranno almeno l’80% dell’arsenale delle forze missilistiche strategiche, entro il 2016.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

La Russia ha “indurito” il confine meridionale, politicamente e militarmente

La Russia prevede d’invitare India, Pakistan e Iran nella Shanghai Cooperation Organization (SCO)
Saker 19 maggio 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraHard-armored-BellyCiò è discusso da molto tempo, ma questa volta è ufficiale: Sergej Lavrov ha appena dichiarato che al prossimo vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO) la Russia proporrà di avviare il processo di piena adesione dell’Iran insieme a India e Pakistan.
Promemoria, i seguenti Paesi attualmente aderiscono alla SCO: Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan; i seguenti Paesi sono attualmente “osservatori” e quindi possibili candidati: Afghanistan, India, Iran, Mongolia e Pakistan; mentre Bielorussia, Sri Lanka e Turchia sono “partner del dialogo”. La SCO del prossimo futuro quindi vedrà la piena adesione di Cina, India, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. (E’ anche importante ricordare che la SCO è un’organizzazione di sicurezza con forte componente militare. Mentre l’obiettivo principale è il coordinamento degli Stati aderenti nella lotta a terrorismo, separatismo ed estremismo, la SCO ha condotto una serie di esercitazioni militari. La SCO non è un’alleanza militare formale, ma i Paesi centrali aderiscono all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), ossia Russia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Molto rudemente si potrebbe dire che la SCO ha una funzione simile alla NATO, mentre la CSTO ha una funzione paragonabile a quella del Comando supremo delle potenze alleate in Europa (SHAPE). Questo confronto non va preso alla lettera, ma come in Europa possiamo osservare un’alleanza economica (Unione europea), un’alleanza di sicurezza politica (NATO) e un unico comando puramente militare (SHAPE), in Asia vediamo l’Unione economica eurasiatica (UEE) quale alleanza economica, la SCO quale organizzazione di sicurezza politica e la CSTO quale organizzazione puramente militare). Inutile dire che la Casa Bianca sia assolutamente inorridita da tutto ciò: non solo gli Stati Uniti sono sempre stati contrari alla creazione di SCO, CSTO e UEE, ma il consolidamento di queste organizzazioni è la vivida illustrazione della perdita d’influenza e potere degli Stati Uniti, che cercano di fermarli, di ostacolarne a chiunque l’adesione, e perfino di ignorarli, senza riuscirci: la SCO aumenta in alleati ed influenza.
Per chiarire, i BRICS ormai sono la minaccia aperta e diretta all’egemonia economica degli Stati Uniti sul pianeta. A Washington si rendono conto lentamente della gravità della minaccia che affronta l’ompero. Questi sviluppi mostrano anche il drammatico contrasto tra vie e scopi diplomatici statunitensi e russi. Mentre gli Stati Uniti favoriscono il classico metodo “divide et impera”, la Russia privilegia il metodo “unire e guidare” volto a riunire gli ex-nemici (come India e Pakistan o Cina e India) e costruirvi grandi coalizioni. La prospettiva dell’adesione dell’Iran alla SCO è vista da Washington come provocazione palese, uno schiaffo dell’imperatore, soprattutto mentre Stati Uniti e Arabia Saudita sono in guerra nello Yemen per isolare e “contenere” l’Iran (naturalmente “contenere” Russia, Cina e Iran allo stesso tempo non è un piano molto intelligente!) La risposta degli Stati Uniti è prevedibile: punire tutti gli interessati con il caos. Questa volta si tratta della piccolissima Macedonia, oggetto dell’aggressione statunitense (tramite i terroristi della CIA dell’UCK in Kosovo), con l’intenzione esplicita d’inviare a tutti il seguente messaggio: stare con la Russia costerà caro. Ci furono anche avvertimenti da analisti russi sui rischi sul SIIL in addestramento in Georgia o della ripresa della ribellione cecena, ma questa volta con il supporto diretto degli ucronazi. Lo Zio Sam apparentemente cerca di colpire la Russia nel suo “ventre molle”, ma tale piano non ha alcuna possibilità di successo perché tale ventre molle non esiste più.

Il mito del ventre molle della Russia
Tra i molti miti geopolitici vi era il famoso “ventre molle della Russia”. Ad essere onesti, c’era qualche verità, ma non molta. Oggi, tuttavia, è assolutamente falso. In realtà, i risultati combinati delle due guerre in Cecenia, guerra contro la Georgia, guerra civile in Ucraina, minaccia terroristica in Daghestan, insurrezione wahabita in Tagikistan e caos creato dagli statunitensi in Iraq hanno contribuito a definire e attuare la politica russa a lungo termine nel “blindare il ventre”. La prima manifestazione di questa politica è stata la decisione di ricorrere alla 201.ma Divisione fucilieri motorizzati in Tagikistan per sostenere la guardia di frontiera russo-tagica. Poi la divisione venne rinominata 201.ma Base riflettendone le capacità uniche.Oggi, subunità di questa base si trovano in 3 città del Tagikistan “coprendo” tutte le aree critiche. La 201.ma è, sotto qualsiasi aspetto, una forza formidabile, di gran lunga superiore a qualsiasi cosa si possa avere in Tagikistan o Afghanistan. Ma i russi sono andati avanti: recentemente hanno testato la capacità delle forze aeroportate russe di schierarsi nell’arco di alcune ore in Tagikistan: senza alcun preavviso, elementi della 98.ma Divisione Aeroportata furono messi in allerta e trasportati con tutti gli equipaggiamenti e le armi nel sud del Tagikistan. L’esercitazione fu specificamente condotta sotto l’egida delle Forze di Reazione Rapida della CSTO, volta a testare la capacità russa di proiezione di potenza sul confine tagico-afghano.
Attualmente, il dispositivo della sicurezza russa verso l’Afghanistan si basa sui seguenti livelli: in primo luogo, il mantenimento di un buon rapporto con la popolazione tagica nel nord dell’Afghanistan; quindi rafforzamento delle guardie di frontiera e delle forze armate tagiche fornendo istruttori ed equipaggiamenti; poi dispiegamento di truppe della guardia di frontiera russa insieme ai colleghi tagichi; infine mantenere un potente “pugno” da combattimento nella 201.ma Base ed essere pronti a rafforzarla con forze aeroportate ed elementi dell’aviazione. Di conseguenza, la Russia può schierare un gruppo da combattimento estremamente potente in 48 ore, quasi ovunque in Tagikistan. Un altro esempio del “ventre blindato della Russia” è la non meno formidabile 58.ma Armata in Cecenia, i cui recenti combattimenti includono la sconfitta dei wahabiti ceceni nel 2000 e delle forze armate georgiane nel 2008. La 58.ma Armata è una delle meglio addestrate ed equipaggiate dell’esercito russo. Ora può anche contare sul pieno appoggio delle forze cecene fedeli a Ramzan Kadyrov, al di là di ogni dubbio le forze meglio addestrate ed esperte nel Caucaso. Se i pazzi del SIIL cercassero mai di penetrare nel Caucaso (ad esempio attraverso la Georgia) incontrerebbero una forza militare estremamente potente, superiore a qualsiasi cosa Siria o Iraq possano schierare. Infine, vi è la flotta del Mar Nero, che nell’era sovietica era considerata la meno capace e, francamente, meno importante delle quattro flotte sovietiche (Nord, Pacifico, Baltico e Mar Nero in ordine di importanza). Ora, con la guerra civile in Ucraina e dopo la guerra in Georgia, il Mar Nero ha nuovamente acquisito nuova importanza, soprattutto come “Flotta della Crimea”. I funzionari russi hanno annunciato il notevole rafforzamento non solo delle forze in Crimea, ma anche della Flotta del Mar Nero. La soluzione scelta dalla Russia è la creazione in Crimea di un “raggruppamento militare” autonomo comprendente 96 formazioni ed unità e la cui attività riguarda non solo la tutela degli interessi russi nel Mar Nero e del Distretto Federale di Crimea, ma anche “affrontare minacce a lungo raggio nella zona marittima”. In altre parole: proiezione di potenza. La “fortezza” della Crimea, la Flotta del Mar Nero, la 58.ma Armata e la 201.ma Base fanno parte del nuovo ventre corazzato russo, pronto ad affrontare qualsiasi minaccia proveniente da sud.

Conclusione
Negli ultimi decenni la Russia ha investito enormi risorse nello sviluppo della politica multi-dimensionale verso Sud e Oriente. Sul piano politico, organizzazioni come SCO, CSTO e BRICS formano una rete di alleanze su cui la Russia può contare. Sul piano militare, la Russia ha posto dei “blocchi militari” sul fianco meridionale di Mar Nero, Caucaso e Asia Centrale, sviluppando la capacità d’inviarvi notevoli rinforzi. In effetti, la Russia ha creato un “cordone sanitario” per proteggersi dall’instabilità sul confine meridionale. Questa combinazione di misure politiche e militari ha dato alla Russia notevole flessibilità nel rispondere a qualsiasi crisi o minaccia.

csto_in_cis_map_risultatoLa guerra in Afghanistan si avvicina al confine del Tagikistan
Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation 19/05/2015

160412-news-csto-coordination-council-of-anti-drug-chiefs-meets-in-astanaLe forze aviotrasportate russe riassegnate al Tagikistan nell’ambito di un’ispezione a sorpresa dei contingenti della Forza di Reazione Rapida dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), svolgevano esercitazioni, secondo il Ministero della Difesa russo, per addestrarsi a “monitorare la situazione e condurre ricognizioni sulle vie di avvicinamento alle posizioni delle principali forze, presso campo Kharbmaidon”, ha detto il ministero. Le esercitazioni coinvolgevano i contingenti CSTO di Russia, Tagikistan, Bielorussia, Armenia, Kirghizistan e Kazakistan. Il CSTO è un gruppo di protezione regionale comprendente i sei Paesi suddetti. Più di 2500 soldati del CSTO partecipavano all’addestramento con circa 200 sistemi d’arma e 20 aerei da combattimento. 30 aerei dell’aviazione da trasporto militare avevano portato e poi ritirato personale ed equipaggiamenti nella zona dell’esercitazione. Il portavoce della CSTO Vladimir Zainetdinov ha detto, nella conferenza stampa del 18 maggio, che tutte le forze del CTSO hanno effettuato con successo le missioni assegnate durante le manovre. Era la prima volta che truppe russe, elementi della Forza di Reazione Rapida della CSTO, venivano trasportate da aerei da trasporto Il-76 usando i paracaduti speciali Arbalet-2. Le forze sono state inizialmente impiegate in Tagikistan, il 13-15 maggio, in reazione all’aggravarsi della situazione alla frontiera tagico-afghana. Il suono della battaglia si sentiva per tutta la settimana, mentre le forze di sicurezza afghane combattevano i taliban. Kabul ha detto che 12mila militari erano coinvolti nell’operazione. La guerra civile in Afghanistan si avvicinava ai confini del Tagikistan. I combattimenti si svolgevano nel distretto Imam Sahib, dove i taliban controllano una posizione sul fiume Panj. Operazioni sono in corso nella provincia di Kunduz da più di due settimane. Si sono avuti almeno un centinaio di combattimenti, con le forze di sicurezza che respingevano gli attacchi di taliban e Stato islamico. Finora non ci sono stati tentativi dei militanti di attraversare la frontiera, ma il loro numero cresce mentre si avvicinano al confine e i combattimenti continuano. Un funzionario di polizia di Kunduz, Said Sarwar Hussaini, non esclude la possibilità di un’operazione congiunta con il Tagikistan contro i terroristi nascosti nella fascia boschiva che divide i due Stati. Muhamad Umar Safi, governatore della provincia di Kunduz, ha detto che molti militanti che combattono le truppe governative provengono da Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Turchia e Caucaso settentrionale. Secondo lui, anche taliban pakistani operano nella zona. Hanno giurato fedeltà allo Stato islamico e alcuni appartengono ai gruppi Jamaat Ansorulla e Movimento Islamico dell’Uzbekistan (IMU), che cercano di sfondare in Asia centrale.
La situazione peggiora in Afghanistan. I combattimenti si spostano da sud a nord. I taliban controllano circa l’80% della provincia di Badakhshan, vicina alla regione autonoma del Gorno-Badakhshan nel Tagikistan orientale. Il ministro degli Interni dell’Afghanistan, Nur ul-Haq Ulumi, ha detto che 11 delle 34 province afghane sono gravemente minacciate, mentre nove affrontano una minaccia minore. Evidentemente tutte le assicurazioni di Washington sulla stabilizzazione della situazione nel Paese sono infondate. La missione creata 14 anni prima, con forze statunitensi schierate in Afghanistan, è fallita. Non importa che l’operazione Enduring Freedom giustificasse l’invio di truppe statunitensi ai confini della Comunità degli Stati Indipendenti. Gli Stati Uniti si sono concentrati sulle operazioni militari ignorando la necessità di sviluppare l’economia afghana. L’Afghanistan resta il Paese più povero del mondo. Il conflitto interetnico ed interreligioso s’è esacerbato. Non c’è unità nella classe politica. Il fattore religioso è una forza trainante della lotta armata. Inoltre, l’Afghanistan è il primo produttore mondiale di papavero. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, nel 2014 il Paese ha visto il maggiore raccolto di sempre. Dopo l’arrivo delle forze statunitensi nel Paese, la produzione del papavero è aumentata di 40 volte. Un quadro cupo emergeva il 12 maggio, quando William Brownfield, assistente del segretario di Stato per il Bureau of Internazional Narcotics and Law Enforcement Affairs, ha pubblicato i risultati sul consumo di droga in Afghanistan, rivelando che un afghano su nove è tossicodipendente. SGI Global ha guidato il team che ha condotto l’indagine nei distretti rurali e urbani dell’Afghanistan, completata nel 2014. Secondo il sondaggio, preparato nell’ambito della cooperazione tra i ministeri afgani e statunitensi, tre milioni di afghani usano droghe, e di questi, 1,4 milioni sono tossicodipendenti.
In realtà, gli Stati Uniti usano la propria presenza in Afghanistan per fare pressioni su altri Stati, in particolare Russia e Asia centrale. Nel 2014 la NATO trasferì la responsabilità formale della sicurezza della nazione alle forze afghane. Da allora grandi formazioni di militanti si sono diretti verso il confine con il Tagikistan. La leadership del Badakhshan già lamenta la negligenze del governo centrale verso la sicurezza della provincia. Se Kabul non prenderà misure urgenti, la provincia sarà sotto il controllo dell’opposizione armata. C’è motivo di credere che lo scenario in cui lo Stato islamico occupa ampio territorio iracheno possa ripetersi. Dushanbe lo sa bene. Aumenta la sicurezza nelle zone di confine. Agli stranieri è vietato visitare la regione autonoma del Gorno-Badakhshan. La Collective Security Treaty Organization monitora la situazione pronta a reagire e la Russia ha schierato nella zona elicotteri da trasporto Mi-8, alcuni in versione cannoniera, così come cannoniere ad ala rotante Mi-24 e droni Forpost. La sicurezza regionale e la situazione in Afghanistan saranno seguite dalla Collective Security Treaty Organization. La prossima riunione del Comitato dei Segretari per la Sicurezza della Collective Security Treaty Organization (CSTO) si svolgerà nella città tagika di Khujand, il 20 maggio.

£¨ºÍƽʹÃü¡ª2014£©£¨6£©¡°ºÍƽʹÃü¡ª2014¡±ÁªºÏ·´¿Ö¾üÊÂÑÝÏ°Õýʽ¿ªÊ¼La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La visita di Kerry a Sochi: gli USA fanno marcia indietro sulla Crimea?

Alla fine ciò che è apparso con Kerry a Sochi è l’inevitabile fallimento della politica statunitense
Danielle Ryan Russia Insider 14/5/201511Non credo alla chiacchierata di John Kerry a Sochi. Non ancora, almeno. Sono passati due giorni dal suo incontro con Vladimir Putin nella località sul Mar Nero e finora non c’è stato alcun voltafaccia su un apparente ripensamento strategico sulla Russia. Ma mentre c’è motivo per un sano scetticismo, c’è anche motivo di (assai) cauto ottimismo. Kerry non ha esattamente premuto il tasto ‘reset’, come Hillary Clinton nel 2009, ma ha tenuto un nuovo e accurato contegno. Se i colloqui siano una svolta in questa cosiddetta ‘nuova guerra fredda’ è troppo presto per dirlo, ma ciò che è ovvio, e non importa come vadano, è che i colloqui sono una svolta, almeno della visione di Washington sulla crisi ucraina. Rinunciare a principi e varie “linee rosse” non è facile per la Casa Bianca, né per qualsiasi amministrazione, ma a volte va fatto. La Crimea presenta una situazione del genere. Il fatto che Kerry non abbia menzionato l”annessione’ della penisola alla conferenza stampa dopo i colloqui con Putin, non è passato inosservato, ed è forse il segno più eloquente che gli Stati Uniti affrontano una situazione di stallo in tale controversia. Naturalmente, non sappiamo cosa ha detto Kerry a porte chiuse, ma finora non ha mai perso l’occasione di tirare fuori pubblicamente la Crimea, quindi il fatto che ora non l’abbia fatto, probabilmente significa solo una cosa: l’amministrazione Obama si rende conto che le relazioni con la Russia vanno migliorate, essendone necessario l’aiuto (Stato islamico, Iran), tanto che a un certo punto deve rinunciare alla Crimea, se non altro per il fatto che, in definitiva, è un vicolo cieco. In sostanza, Washington rinuncerà alla Crimea perché la Russia non lo farà mai. Obama lo sa. Kerry lo sa. Victoria Nuland e la sua banda di biscottari lo sanno. Va solo capito come accettarlo e andare avanti con il minimo imbarazzo. Dopo tante minacce ed isterie, Washington assai difficilmente accetterà o riconoscerà pubblicamente la volontà della stragrande maggioranza dei crimeani. Forse non lo farà mai. Ma ci sono pesci più grandi da friggere nel mondo e la questione della Crimea lentamente si esaurirà finché nessuno in occidente se ne preoccuperà. Per la Russia, il risultato alla fine sarà la Crimea e alcuna punizione.
Non c’è dubbio che il viaggio di Kerry a Sochi abbia scosso certe piume a Kiev. Petro Poroshenko probabilmente ne sarà infastidito, ma ciò che non sembra colto è che lui, in ultima analisi, è irrilevante rispetto a Putin e alla Russia e che il nazionalismo estremo e fanatico nel suo Paese oggi non s’accordano per nulla con gli amanti della libertà occidentali. Infatti, dopo la Crimea è apparso il secondo più importante elemento della visita di Kerry in Russia, l’unico avvertimento pubblico di da Kerry a Poroshenko di “pensarci due volte” prima di riaccendere il conflitto ad oriente. È il primo riconoscimento reale di Washington che ci sono due parti in questa guerra, e che la colpa non va addossata interamente ai separatisti e al Cremlino. Infine, vediamo che Kerry a Sochi ha raccolto l’inevitabile risultato di una politica fallimentare. Washington ha cercato di fare qualche grande mossa sugli scacchi geopolitici dell’Ucraina, fallendo miseramente in ogni aspetto. Le sanzioni, che avrebbero dovuto paralizzare l’economia russa e indebolire il sostegno interno a Putin, hanno avuto un effetto minimo sull’economia (rispetto agli intenti) e un effetto opposto sulla popolarità di Putin; l’economia si è dimostrata notevolmente resistente a ciò che alcuni hanno definito addirittura ‘guerra economica’, e Putin è più popolare che mai. Si può solo immaginare sorpresa e sconcerto alla Casa Bianca su come tutto ciò abbia fallito. Inoltre, la retorica incendiaria volta ad isolare la Russia dal resto del mondo, sé dimostrata un altro fallimento, con la Russia che si rivolge a numerosi partner internazionali alternativi, Turchia, India, Cina e Brasile. L’amministrazione Obama ha enormemente sovrastimato la sua forza in Ucraina e sottovalutato la capacità della Russia di sostenere tutto ciò che gli è stato gettato addosso, almeno questa volta. Perciò la politica degli Stati Uniti è stato un disastro dall’inizio alla fine e, a un certo punto, va affondando.
Purtroppo, se tale cambio di tono non segna una sostanziale virata, potrebbe benissimo essere di breve durata. Dato il rapporto tra l’acrimoniosa Hillary Clinton e Vladimir Putin, potremmo vedere un altro famoso ‘reset’ se vincesse le presidenziali il prossimo anno. Ma questa volta l’errata definizione di reset potrebbe essere la parola più opportuna da usare fin dall’inizio. Non so se in un anno e mezzo la marcia indietro di Obama sull’Ucraina per salvarsi la faccia e distendere un po’ il grande gelo del 2014-15 basterà a far baciare Hillary e Vlad. La coppia s’è scambiata insulti ad un livello piuttosto insolitamente personale per due persone formatesi nell’arte della diplomazia. Da parte loro, i media occidentali sono stati insolitamente assai reticenti sul senso della visita di Kerry forse perché, come noi, in realtà non sanno nulla, anche se di solito non sono timidi nel speculare. Se il cordiale tono di Kerry a Sochi significa un cambio nei rapporti Washington-Mosca, i media tradizionali statunitensi finalmente troveranno modo di divincolarsi dal peso della propaganda con cui bombardano la gente da due anni, senza farlo sembrare una loro sconfitta. Dovranno anche fermarsi per riconsiderare la loro evangelizzazione della causa antirussa in generale. Ma dato tempo ed energia spesi per tale narrazione, non vi rinunceranno facilmente. Qualunque cosa accada, troveranno modo di spacciarla come vittoria di Obama. Kerry può ancora ritrarsi dai piccoli progressi compiuti a Sochi questa settimana, ma a questo punto si tratta solo d’indovinare, ma se lo facesse, apparirebbe chiaro che danneggerebbe più gli Stati Uniti che la Russia.

John Kerry e l'ambasciatore degli USA a Mosca John Tefft

John Kerry e l’ambasciatore degli USA a Mosca John Tefft

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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