Le quattro battaglie che hanno spezzato l’esercito ucraino

Alexander Mercouris, The Duran 8/2/2017

L’ultimo combattimento nei pressi di Avdeevka in Ucraina, ripete la stessa tattica disastrosa che portò alla precedenti sconfitte dell’esercito ucraino, nei “calderoni” al confine con la Russia, a Ilovajsk, nell’aeroporto di Donetsk e a Debaltsevo.kdtq7ntvoowGli ultimi combattimenti presso e nella città ucraina di Avdeevka sono presentati come il prodotto della presunta nuova tattica ucraina dell”infiltrazione’, con cui le truppe ucraine s’inserirebbero di nascosto nella terra di nessuno, occupando gradualmente territorio e mettendo la milizia ucraina orientale in svantaggio. A mio parere ciò è sbagliato. L’ultima ‘infiltrazione tattica’ è semplicemente una variante delle stesse tattiche che gli ucraini hanno utilizzato in guerra: attaccare a testa bassa mettendo le truppe in una posizione insostenibile, comportando pesanti perdite per nulla, e in certi casi finendo nelle sacche, che la milizia chiama “calderoni”. L’uso del termine “calderone” (a volte tradotto come “caldaia”) descrive come funzionano queste sacche. Le truppe ucraine finite in questi “calderoni” vengono private di rifornimenti e rinforzi. Col tempo la posizione diventa insostenibile. La milizia non cerca di assaltare il “calderone”, ma invece la lascia lentamente ‘bollire’ finché la resistenza non crolla. Eventuali truppe ucraine ancora rimaste nel “calderone”, quando il collasso avviene, generalmente vengono scambiate con i prigionieri della milizia presi dagli ucraini. Le armi pesanti vengono abbandonate, carri armati, blindati e artiglieria, prese dalla milizia e sistemate nelle sue officine. Il Donbas è una grande area industriale in cui non mancano strumenti e competenze necessarie. Poi vengono riutilizzate dalla milizia, divenendo un esercito sempre più sofisticato. Una percentuale ignota, probabilmente molto grande, di armi pesanti che la milizia possiede ora probabilmente l’ha ottenuta così. Non altri che Poroshenko ammise, nel settembre 2014, che l’esercito ucraino perse allora il 65% dei blindati (vedi la mia discussione qui). E’ probabile che una buona percentuale di questi veicoli sia ora in servizio nella milizia.
I combattimenti in Ucraina, per la maggior parte del tempo, finora, sono statici, da guerra di trincea. Ogni volta che gli ucraini comunque tentano offensive su larga scala, quasi sempre finivano nei “calderoni”, frutto delle loro tattiche.
L’elenco delle più importanti “caldaie” (ve ne furono altre più piccole) comprende:

1) Il “calderone del sud”
Probabilmente il più importante e decisivo di tutti, anche se interamente ignorato dai media occidentali. Iniziò nel luglio del 2014 come conseguenza del tentativo ucraino di aggirare la milizia e isolarla dal confine russo. Il risultato fu che proprio una grande colonna blindata ucraina venisse isolata e immobilizzata al confine. Gli ucraini cercarono di rifornire tale facendo con aviolanci, ma con scarso effetto, perdendovi diversi aerei, cose per cui accusò l’Aeronautica russa. Senza entrare nei dettagli , va qui solo detto che l’MH17 fu abbattuto nel corso di questo combattimento. Il “calderone” finalmente crollò ai primi di agosto, fornendo alla milizia molte armi pesanti (tra cui blindati) poi usati nella controffensiva lanciato a fine agosto.

2) Ilovajsk
Ciò si ebbe a metà agosto 2014 come risultato del tentativo ucraino di dividere le due roccaforti delle milizie di Donetsk e Lugansk. Una grande forza ucraina avanzò su Ilovajsk solo per essere rapidamente circondata. Le perdite ucraine in questo “calderone” furono eccezionalmente pesanti, ma furono limitati dall’appello del Presidente Putin alla milizia di consentirgli di ritirarsi. Gli ucraini accusano della sconfitta ad Ilovajsk l’intervento dell’esercito russo, divenuto articolo di fede in Ucraina e tra i sostenitori del regime ucraino in occidente. Ilovajsk è spesso citata come la battaglia decisiva che sconfisse la campagna militare dell’Ucraina nel Donbas nell’estate del 2014, che fino a quel momento sarebbe andata bene. Alcuna di tali affermazioni va accettata, anche se in occidente lo sono sempre. La realtà è che al momento della battaglia di Ilovajsk, l’offensiva ucraina lanciata per sopprimere il Donbas, il 1 luglio 2014, era già in grave difficoltà, con la sconfitta nel “calderone del sud” e con le truppe ucraine sempre più impantanate ed incapaci di avanzare contro le forti difese della milizia a Donetsk e Lugansk. Lungi dall’essere una sconfitta inattesa causata dall’intervento russo in una campagna finora riuscita, l’avanzata su Ilovajsk sembrava più l’ultimo disperato tentativo di salvare una campagna già fallita. Sulle pretese dell’intervento militare russo nella battaglia, le “prove”di ciò non sono per nulla chiare, come si dice. L’eccessiva enfasi data da ucraini e sostenitori occidentali alla sconfitta ucraina ad Ilovajsk, incolpandone i russi, senza dubbio lo si spiega col desiderio di nascondere la portata della precedente sconfitta nascosta dagli ucraini nella campagna estiva, tra l’altro riuscendoci creando la menzogna della sconfitta decisiva ad agosto inflitta dalla Russia, che avrebbe fermato una campagna finora riuscita.

3) Aeroporto di Donetsk
Il cessate il fuoco temporaneo concordato tra ucraini e milizia a Minsk, nel settembre 2014, lasciò agli ucraini in controllo dell’aeroporto di Donetsk. La sconfitta ucraina dell’agosto 2014 lasciò le truppe ucraine nell’aeroporto in una posizione insostenibile. Tuttavia, nonostante ciò e i suggerimenti di certuni in Ucraina, che le truppe ucraine nell’aeroporto venissero ritirate in posizioni più difendibili, la milizia affermò che il protocollo di Minsk del settembre 2014, imponeva che il controllo dell’aeroporto passasse a loro, ma la dirigenza ucraina ordinò alla sue truppe di trincerarvisi rinforzandole con le migliori forze speciali ucraine, la cui bravura veniva elogiata dai media ucraini, chiamandole “cyborg”. Era tipico dell’approccio della dirigenza ucraina nel conflitto. Si persisteva nel rifiuto di rinunciare a un centimetro di territorio, sebbene indifendibile, con un atteggiamento che più volte condannò le truppe ucraine alle peggiori sconfitte e perdite. Il risultato fu che per tutto autunno 2014 e inizio inverno 2015, nonostante il presunto cessate il fuoco, i combattimenti nell’aeroporto di Donetsk continuarono senza sosta finché la resistenza ucraina crollò nel gennaio 2015, dopo che centinaia delle migliori truppe ucraine furono eliminate e centinaia di altre catturate. Come nella battaglia di Ilovajsk, gli ucraini accusarono della sconfitta nell’aeroporto di Donetsk i russi, mentre Poroshenko fece la fantastica affermazione che non meno di 9000 soldati russi vi parteciparono (numero necessario per sconfiggere i “cyborg”). In realtà la sconfitta ucraina all’aeroporto di Donetsk fu il risultato dell’insistenza della dirigenza ucraina a che le sue truppe fossero in una posizione indifendibile, anche molto dopo che ciò era apparso evidente.

4) Debaltsevo
Debaltsevo è un importante centro e snodo catturato dall’esercito ucraino nella campagna estiva del 2014. Il cessate il fuoco nel settembre 2014 la lasciò in mani ucraine, ma circondata su tre lati dai territori controllati dalla milizia. Nel gennaio 2015, dopo l’attacco ucraino coincidente con la battaglia dell’aeroporto di Donetsk, la controffensiva della milizia accerchiò le truppe ucraine, il presunto ‘nucleo’ dell’esercito ucraino le cui dimensioni, secondo alcuni rapporti, erano non meno di 8000 uomini (alcuni rapporti indicavano cifre più elevate). Il “calderone” di Debaltsevo suscitò il panico tra i sostenitori dell’Ucraina in occidente, preoccupati che il grosso dell’esercito ucraino vi venisse distrutto. Ciò portò a un giro frenetico di negoziati capeggiato da Angela Merkel, che volò a Mosca per colloqui privati con il Presidente Putin, portando ad ulteriori colloqui a Minsk che, alla fine, diedero luogo all’accordo del febbraio 2015. Durante i negoziati a Minsk, Merkel e Hollande scoprirono che l’intransigenza dalla dirigenza ucraina nel rifiutarsi di affrontare la realtà e ritirarsi dalla posizione insostenibile a Debaltsevo, era una caratteristica della guerra ucraina. Non solo Poroshenko rifiutò la richiesta di ordinare la ritirata delle sue truppe da Debaltsevo, rifiutò anche di ammettere che erano intrappolate. Così ne descrissi il comportamento in un articolo per Sputnik. “La negazione ha raggiunto livelli farseschi durante i negoziati a Minsk. La metà delle 16 ore di negoziati fu spesa tentando di fare ammettere l’ovvio a Poroshenko, che le sue truppe a Debaltsevo erano circondate. Poroshenko si rifiutò, rifiutando anche di ordinare alle sue truppe di ritirarsi e ogni offerta data da altri per organizzarla. Non vi era alcuna logica dietro tale negazione della realtà. Alcun obiettivo militare fu raggiunto continuando a difendere Debaltsevo, quando la sua cattura da parte della milizia era imminente. Come comandante in capo Poroshenko doveva concordare per i suoi uomini i termini della ritirata, quando era chiaro che il loro sacrificio era vano. In precedenza, il comandante della milizia Strelkov ritirò i suoi uomini da Slavjansk quando fu chiaro che era indifendibile e che non c’era alcun obiettivo per cui sacrificare la vita dei suoi uomini. Questo è il dazio dovuto da ogni comandante ai propri uomini. Poroshenko fallì in questo suo compito. Il risultato furono decine di soldati ucraini (migliaia secondo alcune stime) che potrebbero essere vivi e sono ormai morti”.
Nel caso in cui le truppe ucraine finalmente si ritirarono da Debaltsevo dopo aver subito pesanti perdite, e in disordine senza attendere gli ordini di Poroshenko, dopo di che assurdamente sostenne che fu una “vittoria”. Come ho già scritto, i rapporti sui combattimenti ad Avdeevka suggeriscono che nulla è stato appreso da tali disastri continui. La dirigenza ucraina continua ad ordinare ai suoi uomini di occupare territorio indifendibile. Le ‘tattiche d’infiltrazione’ ucraine ad Avdeevka non hanno portato ad alcun cambiamento significativo nella situazione militare. Ciò che hanno ottenuto è stato esporre le truppe ucraine al tiro dell’artiglieria pesante delle milizie, causando pesanti perdite e minacciandone l’accerchiamento con un altro “calderone”. Realisticamente, proprio come la pace in Ucraina è impossibile, finché l’attuale regime resta al potere, così un cambiamento della tattica è improbabile, se le stesse persone restano in carica. Gli ucraini nel frattempo la pagano.drones-18Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia sopravviverà a un attacco nucleare

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 04/02/2017sav_5266Secondo Bloomberg, l’ufficio del direttore della National Intelligence e il Comando Strategico degli Stati Uniti lavorano sulla valutazione se le leadership russa e cinese possano sopravvivere a un attacco nucleare e continuare ad operare. Il Comando Strategico vuole anche “dare una descrizione dettagliata” di “come la leadership sopravviva” e “diriga” Russia e Cina in relazione alla pianificazione della guerra nucleare degli Stati Uniti. Il nuovo studio è stato ordinato dal Congresso prima che il Presidente Donald Trump s’insediasse. I risultati saranno probabilmente presi in considerazione dalla nuova amministrazione nell’avviare la nuova Nuclear Posture Review. Secondo i piani elaborati dalla precedente amministrazione, la modernizzazione da mille miliardi di dollari della triade nucleare in più di 30 anni, avrà inizio a metà degli anni 2020. Il documento comprende molti dati tecnici e curiosità, ma alle principali domande si può già rispondere. La Russia sopravviverebbe a un attacco nucleare? Sì. Potrà rispondervi tempestivamente? Sì.
Nel 2017 ci saranno tre nuovi radar di sorveglianza a lungo raggio e alta efficienza energetica Voronezh-DM operativi a Orsk, Barnaul e Enisejsk. Il radar ha una portata di 10000 km ed è in grado di tracciare simultaneamente 500 oggetti. La portata orizzontale è 6000 km e quella verticale 8000 km. Ad una distanza di 8000 km, il radar può rilevare i bersagli delle dimensioni di un “pallone da calcio”. Le stazioni radar che operano a Baranovichi, Murmansk e Pechora sono state aggiornate. Insieme, questi radar garantiscono il primo allarme in caso di attacco da qualsiasi direzione. Un altro radar Voronezh-DM è in costruzione a Murmansk per aggiornare il primo allarme della nazione. Il 2017 è l’anno in cui la Russia non avrà lacune nella copertura di preallarme. I lanci dei missili saranno rilevati anche dallo spazio dai nuovi satelliti di primo allarme. 10 saranno operativi entro il 2022. Dopo aver ricevuto un primo allarme, gli avanzati sistemi di difesa aerea S-300 e S-400 contrasteranno l’attacco. Supponiamo che un missile attraversi le difese. Ci sono ben protetti centri di comando sotterranei in grado di sopravvivere autonomamente. Vi sono sistemi a terra ben attrezzati, soprattutto il National Defense Control Center (NDCC) russo, operativo dal 2015. Cosa succede se le difese e la protezione falliscono e l’infrastruttura di comando a terra è fuori uso? I velivoli Iljushin Il-80 Maxdome entreranno in gioco. Il velivolo è destinato ad essere impiegato come centro di comando volante per i vertici russi, tra cui il presidente, in caso di guerra nucleare. Operativo dal 2015, il posto di comando “giorno del giudizio” può dirigere esercito, marina, forze aerospaziali e forze missilistiche strategiche. Vi sono quattro Il-80 in servizio nelle Forze aerospaziali Russia. Sulla capacità di rappresaglia. Il sistema di difesa definitivo della Russia, Perimetro, attuerebbe l’attacco nucleare di rappresaglia, anche se le linee di comando e comunicazione delle Forze missilistiche strategiche sono completamente distrutte. Non vi è alcun modo per rilevare il sistema, parte di un’unica rete di comando e controllo occultata in profondità. La capacità della Russia di rilevare lanci di missili fu testata nel 2013. L’assai avanzato sistema di difesa aerea Vitjaz del distretto militare del Sud rilevò 2 missili da crociera israeliani Popeye Turbo lanciati da un sottomarino classe Dolphin in pattugliamento nel Mediterraneo orientale. Furono “quasi subito” distrutti da un missile del cacciatorpediniere dell’US Navy Arleigh Burke operante nell’area. Il sistema di primo allarme russo rilevò il lancio di missili balistici nell’aprile 2016.
Donald Trump ha chiesto l’aggiornamento l’arsenale nucleare degli Stati Uniti. Secondo lui, “gli Stati Uniti devono rafforzare ed espandere notevolmente la propria potenza nucleare, fino al momento in cui il mondo rinsavisce sulle armi nucleari. Lasciate che ci sia la corsa agli armamenti . Li sorpasseremo a ogni passaggio e gli sopravviveremo”, aveva detto. Ma la Russia non può essere sconfitta da un primo attacco nucleare. Invece, può essere impegnata in un dialogo costruttivo. La modernizzazione non è necessariamente una corsa agli armamenti, cosa che gli Stati Uniti difficilmente possono permettersi con il loro enorme debito pubblico. Russia e Stati Uniti hanno fatto tanto per attivare il regime di controllo degli armamenti. Sforzi furono fatti da entrambi i Paesi quando capirono la follia della corsa incontrollabile. Il controllo degli armamenti è un grande risultato da preservare ad ogni costo. Il nuovo trattato di riduzione (New START) scade nel febbraio 2021, appena tre anni dopo che le parti avranno completato le riduzioni, nel 2018. Può essere prolungato di 5 anni, se le parti sono d’accordo. Va ancora raggiunto questo accordo. Non è chiaro se Stati Uniti e Russia possano instaurare un nuovo regime di controllo degli armamenti.
Con la prima conversazione telefonica, le parti potrebbero avviare discussioni regolari sulla direzione generale dei programmi per missili balistici, lo scambio d’intelligence, l’analisi delle minacce missilistiche e i modi per contrastarle. Potranno scambiarsi le opinioni su cosa fare prima della prossima scadenza. Esperti e ricercatori di entrambi i Paesi potrebbero contribuire al processo. Oggi controllo degli armamenti e non proliferazione sono in stasi, la peggiore crisi globale in cinquanta anni di storia del controllo delle armi nucleari, con quasi tutti i canali di negoziazione chiusi e l’intero sistema degli accordi sul controllo degli armamenti in pericolo. Russia e Stati Uniti potrebbero risolvere i problemi e stabilire le modalità dei negoziati formali da condurre per invertire la tendenza negativa. Si spera che il miglioramento dei rapporti tra i dirigenti russi e statunitensi crei le giuste condizioni per affrontare questioni scottanti invece di impegnarsi in una disperata corsa agli armamenti che nessuno può vincere.m-skryabin-il-80-1600La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

La situazione in Novorussia

Jurij Podoljaka, Naspravdi, 1 febbraio 2017 – South Frontxavdeevka-jpg-pagespeed-ic-l3rlyus1hjE’ il terzo giorno di combattimenti nella zona sud-est della città di Avdeevka. L’attacco breve e relativamente riuscito di una compagnia del 1° Battaglione della 72.ma Brigata Meccanizzata dell’UAF, intrapreso prima dell’alba del 29 gennaio, ha portato a conseguenze del tutto inaspettate per chi ha autorizzato l’operazione. La mattina del 30 gennaio tutto richiamava lo scenario di Svetlodarsk. Un breve attacco, poi la difesa. Poi diversi giorni di duelli con l’artiglieria per registrare un’altra “vittoria”. Ma già i combattimenti del 30 gennaio mostravano che i leader delle Forze Armate di Novorussia (NAF) hanno deciso non solo di recuperare le posizioni perse, ma coglievano l’occasione per liberare la zona industriale di Avdeevka.

L’importanza della zona industriale di Avdeevka
Questo settore ha un’enorme importanza tattica. La zona non solo copre l’autostrada Donetsk-Avdeevka, parallela alla linea del fronte, ma può anche essere un’utile area logistica per l’eventuale avanzata su Avdeevka. La zona industriale di Avdeevka, se liberata dalle NAF, è un vero e proprio chiodo nel culo del comando delle UAF. Se non lo è, le UAF possono dimenticarsi ulteriori avanzate su Jasinovataja e periferia nord di Donetsk, obbligandole anche a creare una linea difensiva lungo la periferia meridionale di Avdeevka che, considerando il terreno, richiederebbe molte più risorse, un fardello grave per il comando della 72.ma Brigata data la grave carenza di risorse. La zona è d’importanza cruciale per le NAF per gli stessi motivi. Controllando la zona, può essere difesa efficacemente con meno forze ed anche essere utilizzata per lanciare operazioni offensive. Da qui l’intensità dei combattimenti e il desiderio ostinato di controllare il territorio, come evidenziato da quasi un anno (i primi gravi scontri si ebbero nel febbraio 2016).

I combattimenti del 31 gennaio
La situazione complessiva nella zona di Avdeevka, il 31 gennaio, diveniva drammatica per le UAF. La loro tattica non prevedeva la necessità di avanzare sugli avamposti delle NAF, da cui le piccole dimensioni dei gruppi d’assalto utilizzati (diversi plotoni). Tali gruppi d’assalto ora hanno subito tre giorni continui di bombardamenti dall’artiglieria delle NAF (le posizioni delle UAF nella zona furono sottoposte al tiro pesante di cannoni di ogni calibro). Secondo le UAF, ciò non gli consente di evacuare i feriti (e la temperatura è sotto lo zero) e di rifornire munizioni. Questa è la causa dell’alta percentuale di caduti, data l’incapacità di un soccorso medico tempestivo (come risulta anche nei succinti rapporti ufficiali sulle perdite). A giudicare dalle informazioni disponibili, le NAF, avendo un’artiglieria significativa concentrata nel settore e sapendo che il nemico è limitato a una porzione insignificante di terreno ed è incapace di avanzare ulteriormente, intende ripetere l’operazione di Debaltsevo portando il “presidio” alla disperazione con una combinazione tra “rullo compressore” dell’artiglieria e blocco logistico. Secondo quanto riferito dalla zona dei combattimenti, le NAF hanno effettuato diversi attacchi con piccoli gruppi e avanzano verso la zona industriale. La prova indiretta dei combattimenti ravvicinati sono gli ospedali di Dnepropetrovsk che ricevono vittime con ferite da proiettile (non era accaduto il 30).

La sconfitta sul fronte diplomatico
E’ già evidente che Kiev ha capito di aver sbagliato ad Avdeevka e cerca una via d’uscita nel problema che ha creato. Anche la Germania si volge contro il regime di Kiev accusandolo dell’escalation del conflitto, che non faceva parte dei piani del regime. E’ da questo punto di vista che va esaminata la vicenda del black-out ad Avdeevka. Ancora la sera del 30, Kiev chiedeva aiuto usando tutti i canali diplomatici, nella speranza che gli intermediari si precipitassero a fermare i combattimenti e a permettere a Kiev di tenere le posizioni occupate. Ma non è accaduto. E’ degno di nota che il messaggio non sia stato preso in considerazione dai media europei e degli Stati Uniti, nella forma accettabile per Kiev. Per di più, la stampa tedesca ha direttamente accusato Kiev di aver scatenato la nuova fase della guerra al Donbas. Il silenzio della nuova amministrazione di Washington parla chiaro, indicando a Mosca che è affar suo e che ha pieno diritto di punire un vassallo ribelle senza conseguenze negative. Ciò in una certa misura libera le mani delle NAF (anche se probabilmente entro certi limiti geografici)… Ognuno ha deciso di dare a Kiev una lezione. I boss sono d’accordo nel far dare a Poroshenko una scappellata dalle NAF, in modo che non agisca contro il nuovo inquilino della Casa Bianca. Mosca, per quanto s’è capito, non ha motivi di trattenere la rabbia delle NAF. Così già dalla mattina del 31, le stelle si allineavano per poter bastonare i provocatori. Perciò i piani di Kiev sono cambiati un po’. Ancora nella mattina del 31, la popolazione di Avdeevka si preparava all’evacuazione completa, annullata la sera. Inoltre, tutte le risorse dell’EMERCOM e delle autorità locali sono state impiegate per integrare l’infrastruttura. Il regime è consapevole che in questo momento la popolazione di Avdeevka sia in realtà uno scudo umano (come gli abitanti di Aleppo per i terroristi siriani). Che siano stati autorizzati/costretti a lasciare le case, non si può credere che le NAF si fermino dopo aver liberato la zona industriale di Avdeeka, il che significa che va fatto tutto il possibile per proteggere gli abitanti (che sono tutti “separatisti”) per non congelarsi mortalmente e non lasciare i “difensori” affrontare i “terroristi”, molti dei quali hanno indirizzo ad Avdeevka e da tempo sognano il ritorno nella città natale…01feb_eastern_uk_ukraine_war_mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina schiera ICBM al confine della Russia

RussiaToday 24 gennaio 20171159378Beijing schiera gli avanzati ICBM Dongfeng-41 nella provincia di Heilongjiang, confinante con la Russia, secondo rapporti basati su immagini, forse diffusi in concomitanza con il giuramento di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. “Le immagini del missile balistico cinese Dongfeng-41 sono apparse sui siti web della Cina continentale“, secondo Global Times che citava articoli dei media “di Hong Kong e Taiwan”. Le agenzie russe ne hanno identificato uno, Apple Daily, tabloid di Hong Kong. “E’ stato rivelato che le foto sono state scattate nella provincia di Heilongjiang. Gli analisti militari ritengono che si tratti della Seconda Brigata su missili strategici Dongfeng-41 schierata nella Cina nord-orientale“, continuava l’articolo del quotidiano cinese Global Times, affiliato al Quotidiano del Popolo, giornale ufficiale del Partito comunista cinese, anche se tendenzialmente più controverso.
Il DF-41 è un missile a propellente solido a tre stadi che avrebbe una gittata di 15000 km e dotato di 10 testate nucleari MIRVizzate. La Cina deve ancora mostrare l’ICBM al pubblico nel corso di una parata militare o un evento simile. La maggior parte delle informazioni dell’arma avanzata rimane altamente riservata. S’ipotizza che la Cina preveda di schierare almeno tre brigate di DF-41 nel Paese. La fuga delle immagini sarebbe cronometrata con il giuramento di Trump, nuovo presidente che assumerebbe una postura conflittuale nei confronti della Cina, secondo il Global Times. Prima di assumere la carica, irritò Pechino con la minaccia di porre fine alla ‘Politica di una sola Cina’, che riconosce la Cina continentale unica nazione cinese e respinge la pretese di Taiwan di esserlo. Ha anche detto che avrebbe fatto pressione su Pechino su questioni economiche, come politica monetaria e barriere commerciali. La Cina utilizza abitualmente le dimostrazioni militari per avvertire avversari come gli Stati Uniti. Per esempio, testò una versione autocarrata del DF-41 nel dicembre 2016, mentre l’allora segretario alla Difesa Ashton Carter visitava la portaerei USS John C. Stennis nel Mar Cinese Meridionale.
Il presunto schieramento del DF-41 al confine della Russia non va letta come minaccia alla Russia, secondo l’analista militare Konstantin Sivkov. “I missili DF-41 collocati vicino al confine della Russia sono una minaccia minore che dislocati in profondità nel territorio cinese. Tali missili di solito hanno un grande ‘zona morta’ (zona entro la gittata minima e che non può essere colpita dall’arma)“, ha detto aggiungendo che gli ICBM non potrebbero colpire l’Estremo Oriente della Russia e la maggior parte della Siberia orientale dalla Provincia di Heilongjiang. Il Cremlino concorda con la valutazione dicendo che la Cina è per la Russia “un partner strategico politico ed economico. Certo, le azioni dei militari cinesi, se le notizie sono corrette, rafforzano militarmente la Cina ma senza considerarlo una minaccia per il nostro Paese“, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.5887159bc361887f308b4594

Analista ritiene che i missili cinesi ai confini russi puntano sugli Stati Uniti
Secondo un analista la Cina ha schierato missili balistici intercontinentali vicino la Russia per poter colpire obiettivi negli Stati Uniti, Canada ed Europa
TASS 24 gennaio 2017

La Cina ha schierato missili balistici intercontinentali vicino la Russia per poter raggiungere obiettivi negli Stati Uniti, in Canada e in Europa, afferma il presidente dell’Accademia sui Problemi Geopolitici, Dottore in Scienze Militari Konstantin Sivkov. In precedenza, il quotidiano Global Times aveva detto che la Cina aveva schierato missili balistici intercontinentali di propria progettazione (DF-41) nella provincia nord-orientale di Heilongjiang, al confine con la Russia. “Si tratta di missili di classe intercontinentale dalla gittata efficace di 10-12mila chilometri. La zona morta del missile non è inferiore ai tremila chilometri. Gran parte del territorio della Russia, praticamente Estremo Oriente e Siberia occidentale, non è raggiungibile dal missile“, ha detto Sivkov. La scelta della zona per schierarvi i missili non è opportuna dal punto di vista militare per puntarli contro il territorio russo. “Se fosse stato così, i missili avrebbero dovuto essere schierati in profondità nella Cina continentale o al suo confine meridionale“, spiegava Sivkov. Secondo lui tali missili sono stati dislocati per poter raggiungere obiettivi negli Stati Uniti, Canada ed Europa. “Questa è la risposta della Cina alle minacce del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Inoltre, i missili cinesi potrebbero utilizzare la rotta settentrionale, più vantaggiosa per colpire obiettivi negli Stati Uniti, bypassandone la difesa antimissile“, ha detto Sivkov. L’ICBM a tre stadi a propellente solido DF-41 (Dongfeng-41, conosciuto anche col nome in codice NATO CSS-X-10), è stato progettato dall’Accademia Tecnologica dei Motori a razzo cinese, ed è presumibilmente armato con una testata multipla composta da 10-12 veicoli di rientro a puntamento indipendente.5717507dc36188ed378b45bd

La Cina costruisce una flotta per scacciare gli Stati Uniti dall’Asia
Joseph Thomas New Esterm Outlook 24/01/20170ab809748ba5In molti modi, l’influenza socio-economico e militare della Cina in Asia ha già equilibrato il lungo squilibrio di potere geopolitico nella regione. La stabilità sociale ed economica presentata dall’ascesa della Cina al resto dell’Asia ha permesso di eliminare molti “vicoli ciechi”. Stati Uniti ed alleati europei hanno spesso creato divisioni, distruzioni e opportunità d’intervenire per rovesciare governi. Le ambizioni navali della Cina, in particolare, sono denigrate dagli analisti politico-militari occidentali che credono (correttamente) che le crescenti capacità navali della Cina non potranno mai pareggiare le forze navali globali degli Stati Uniti. Ma è proprio questo il punto. La potenza navale della Cina non è volta a togliere l’egemonia globale agli Stati Uniti sconfiggendoli, ma piuttosto a scacciarli quale potenza egemone regionale in Asia, dove la loro presenza e pluridecennale influenza sferzano e a volte calpestano la sovranità westfaliana. Gli analisti occidentali hanno sottolineato che le capacità oceaniche della Cina sono ridotte rispetto a quelle degli Stati Uniti, e ci vorranno anni alla Cina, se volesse, per pareggiarle. Per esempio, gli analisti sottolineano che la Cina ha una sola portaerei operativa, la Liaoning, contro le 10 statunitensi. Tuttavia, se le ambizioni della Cina non puntano a sopraffare o a competere con la flotta globale degli USA, si limitano a scoraggiare ed infine scacciare la presenza degli Stati Uniti in Asia-Pacifico, e l’attuale flotta è già sufficiente. Gli analisti sottolineano che, quando le attività navali della Cina si svolgono nei pressi delle coste cinesi, i sistemi d’arma terrestri e aerei riequilibrano significativamente il potere militare a favore di Pechino.
La decisione della Cina di creare essenzialmente delle portaerei inaffondabili nel Mar Cinese Meridionale, nella corsa a costruire isole, ha irritato la tramontante egemonia occidentale proprio su tale motivo. Da queste isole, per scelta o costrizione, il potere militare della Cina può essere esercitato contro i mezzi navali occidentali, anche nel caso che una risposta militare formidabile occidentale entrasse in azione. E mentre analisti, politici e demagoghi tentano d’accusare la Cina di costruire le proprie forze trascinando in guerra Pechino e occidente, la realtà è che la guerra si avrà solo se l’occidente non riconoscerà la fine della sua “Age of empires” e dell’influenza ingiustificata che esercitava letteralmente oltreoceano, nell’Asia Pacifico. Al di là della declinante presenza militare statunitense nella regione, molti di coloro che Washington chiama “alleati” dimostrano di gravitare economicamente ed anche militarmente verso Pechino. Questo non è il risultato della forza militare della Cina, ma dell’espansione della propria influenza economica e della diplomazia divergente da quella di Washington. Quando gli Stati Uniti perseguivano una politica in Asia Pacifico basata sulla “costruzione della nazioni”, con l’intervento militare diretto e l’occupazione, le varie coercizioni o usando le loro numerose organizzazioni non governative per costruire istituzioni parallele nelle nazioni alleate, per abbatterne i governi e sostituirli con regimi più malleabili, Pechino puntava su proposte infrastrutturali ed economiche immense, indipendentemente da chi vi fosse al potere.
La Cina non usa i media per moltiplicare l’agitazione politica negli Stati confinanti come fanno gli Stati Uniti nell’Asia-Pacifico, né sostiene o abbatte partiti politici negli Stati vicini come fanno sempre gli Stati Uniti. In altre parole, non importa quanto sembri utile un rapporto con gli Stati Uniti agli Stati dell’Asia-Pacifico, lo spettro della sovversione incombe sempre, laddove nei rapporti con Pechino non è così. E’ ironico quindi, che nonostante la potenza militare degli Stati Uniti, siano fondamentalmente perdenti in diplomazia, ritornando al colonialismo europeo che ne annulla potere ed influenza in Asia Pacifico; quando gli Stati Uniti dovrebbero cominciare a non perseguire una politica estera basata sull’espansione extraterritoriale nell’Asia-Pacifico, non avendo bisogno di potere e influenza sull’Asia-Pacifico, superando la sovranità westfaliana. Le forze navali della Cina, allora, non sono volte ad attraversare il Pacifico e a proiettarne l’influenza sui popoli delle Americhe, ma sono volte a scoraggiare ed eventualmente scacciare le forze statunitensi in Asia. In molti modi, la strategia della Cina già opera e nel tempo avrà inevitabilmente successo. La presenza degli USA in Asia Pacifico, come tutte le potenze imperiali precedenti che tentarono di proiettare influenza a migliaia di chilometri dalle proprie coste, è in una posizione insostenibile. Anche senza una spinta, tale equilibrio precario infine giungerà al termine. La potente flotta navale della Cina, tuttavia, darà la spinta sufficiente a garantirlo prima e nelle condizioni di Pechino.16a8e5b70136Joseph Thomas è redattore capo della rivista di geopolitica thailandese, The New Atlas, collaboratore della rivista on-line “New Esterm Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perchè Tulsi Gabbard si è recata in Siria dopo aver incontrato Trump?

Ziad Fadel Syrian Perspective 21/1/2017

tulsi-gabbard-4Il 21 novembre 2016, la rappresentante delle Hawaii Tulsi Gabbard incontrava il candidato repubblicano Donald Trump per discutere di questioni che secondo alcuni riguardava la sua possibile nomina a segretaria di Stato. Sebbene sarebbe una diplomatica brillante e di principio per gli Stati Uniti, eclissando facilmente miseria e squallore dei predecessori, il goffo John Kerry e la sociopatica inetta Hillary Clinton, scopo della riunione non era discutere della nomina. Non è facile essere una stella nascente del Partito Democratico, che vieta l’intenzione di sentire le opinioni altrui o d’incontrare presunti avversari, se non forse per influenzarne o bloccarne la politica. La rappresentante Gabbard ha dovuto rispondere alla frenesia mediatica quando incontrò il neopresidente Trump. Rilasciò una dichiarazione in cui non si scusava ma soltanto esprimeva profondo impegno nel proteggere i popoli degli Stati Uniti e della Siria. Non le fu perdonato dai rettili dei media o del fallito Partito Democratico. Fu Donald Trump a contattarla. Seppe che Tulsi Gabbard si era opposta alla politica sconsiderata di Obama in supporto ai terroristi per raggiungere il suo sconcio cambio di regime ovunque i suoi finanzieri sionisti ritengono opportuno. Invitò il governo ad aderire al diritto internazionale e a finirla nel violare le leggi del Paese. Presentò un disegno di legge al Congresso che vieti rigorosamente vendita o fornitura di sistemi d’arma a SIIL e al-Nusra/al-Qaida. Doveva farlo per testimoniare la criminalità di Barack Obama e il suo mucchio selvaggio di stragisti chiamati eufemisticamente neo-conservatori. Poiché Obama continuasse a violare le leggi con il suo malvagio programma per addestrare ed armare noti gruppi terroristici, ora è passibile d’indagine se Donald Trump trova la via al tipo di rispetto di cui questa nazione ha notevole bisogno.
Tulsi Gabbard è per certi versi inattaccabile. Nonostante la sua netta posizione anti-terrorismo in Siria e la volontà di difendere apertamente il governo siriano, la carriera nell’esercito la protegge dalle tirate dei codardi, per lo più sionisti sociopatici neo-conservatori di Washington DC, che spingono sfacciatamente i soldati cristiani a combattere le loro efferate guerre di mera distruzione al solo scopo di promuovere le mire coloniali dello Stato-Ghetto dell’Apartheid sionista. E la protegge dal killeraggio in cui eccellono i media. Infatti. apparve nel programma della CNN di Wolf Blitzer, durante il quale lo si vide irrigidirsi, allentare, graffire e contorcersi in presenza di una donna che aveva più sostanza di tutta la viltà, il flaccidume e il servilismo che mostra spacciando epocali storie dalle sconfinate bugie. Non sarebbe stato sorprendente vedere il canuto e barbuto ashkenazi strisciare sotto la sedia con sguardo imbarazzato mentre gli rimbalzava ognuna delle sue domande idiote come se fosse una giocatrice professionista cinese di ping pong?
Arrivata all’aeroporto di Beirut fu pesantemente scortata in Siria. Aveva già avvisato le autorità libanesi e siriane del viaggio e le fu garantito il comfort degno di un’importante dignitario in visita. Non volle pubblicità, e voleva farsi il quadro della situazione personalmente, nell’indagine su ciò che accade in Siria. Attraversò le aree contese tra governo e terroristi in cui si trovano le sorgenti d’acqua, nel Wadi Barada, documentando i crimini dei terroristi. Fu poi portata a Damasco, dove incontrò i principali funzionari siriani. Non voglio discutere se abbia incontrato il Dr. Assad. Sembra che questo sia argomento volutamente reso ambiguo. Il viaggio è avvenuto poco prima del giuramento di Donald Trump a presidente. Ciò che deve avergli detto il 21 novembre 2016, era di assicurare i siriani che non condivide la visione del criminale suo predecessore. Presta attenzione solo all’eliminazione di SIIL e al-Qaida, e niente cavilli. La forza aerea statunitense non sarà utilizzata per rafforzare e proteggere i terroristi schierati contro un governo legittimo che combatte il terrorismo. Alcun operativo statunitense sarà integrato tra i nichilisti assassini. Quei giorni sono finiti.
Donald Trump è nato e cresciuto a New York City. L’orrore nel vedere jumbo jet schiantarsi contro le torri gemelle l’11 settembre deve esserglisi inciso nella mente, come un martello pneumatico. Questo non è un uomo che tollererà l’esistenza di gruppi capaci d’imporre così tanto terrore a persone inermi. Trump ha chiarito che non è interessato ad iniettare i valori americani in altre società. Tuttavia, è molto interessato ad affrontare i più mostruosi gruppi terroristici, SIIL e al-Qaida. Sa dai colloqui con Walid Phares, Generale Mattis e altri consulenti che non ci sono moderati nell’opposizione con cui parlare. Se decide di partecipare ai negoziati in Astana, sosterrà gli sforzi della Russia per isolare e distruggere i nichilisti terroristici. Nom invierà nessuno a soccorrere i ghoul deviati che fanno finta di cercare libertà, democrazia e dignità quando, in realtà, cercano solo la distruzione del mondo occidentale con il terrorismo. Di fatti, un gruppo di esponenti dell’opposizione incontrava l’ambasciatore degli USA in Turchia il 20 gennaio, che gli ha detto che la loro causa ora è di quart’ordine nelle priorità del Presidente Trump. E’ chiaro che l’ambasciatore aveva ricevuto ordini dal nuovo consigliere per la sicurezza nazionale del presidente su come trattare i terroristi e i loro sostenitori.
Tulsi Gabbard visitava la Siria con uno dei politici più onesti e realistici degli USA, Dennis Kucynich. Chiaramente questo viaggio fu programmato prima della riunione di novembre ma, non avrebbe potuto avere risonanza e peso fin quando Donald Trump chiese alla Rappresentante Gabbard di assumere un compito che avrebbe trovato molto importante. Ora è una dei diplomatici più efficienti degli USA, capace di tradurre queste esperienze in atti legislativi che facciano tacere le macchinazioni di traditori e tirapiedi dei sauditi come John McCain, Mitch McConnell e Lindsay Graham. Forse avrebbe dovuto prendere in considerazione un viaggio a Riyadh per dire al clan saudita che i suoi giorni su questa terra sono contati.0768255001415088729pkdl_nov_2014_bulletin_coverTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora