Grande Eurasia, il senso di San Pietroburgo e Baku

Rostislav Ishenko, 10 agosto 2016, Fort Russpresident_diner1_080816E’ difficile sopravvalutare l’importanza dell’incontro di Vladimir Putin con Recep Tayyip Erdogan, a San Pietroburgo. Tuttavia, dal mio punto di vista, la visita del Presidente russo a Baku e i colloqui con i Presidenti azero Ilham Aliev e iraniano Hassan Rouhani, e gli aspetti simbolici e pratici di essi, non sono da meno, anzi, sono molto più importanti. Cominciamo dal fatto che la Russia attualmente mantiene con l’Iran più di un buon rapporto; i Paesi sono alleati militari in Siria. L’Iran ha fornito alle VKS russe una rotta sul proprio territorio per l’Iraq. Ed è estremamente importante non solo in termini di supporto aereo, ma anche per la necessità di organizzare i rifornimenti per le truppe russe in Siria. La più importante rotta attraverso gli stretti era minacciata dal recente forte deterioramento delle relazioni con la Turchia. Data l’instabilità complessiva del Medio Oriente, la presenza di una rotta alternativa aumenta notevolmente la stabilità sulla Siria. Il presidente russo poteva facilmente incontrare l’omologo iraniano a Teheran senza volare a Baku. Ma se i due leader sono attivamente coinvolti nella politica globale, era necessario incontrarsi a Baku, ce n’erano i motivi.

Rivali tradizionali
Vi ricordo che l’Azerbaijan è tradizionalmente rivolto alla Turchia, non meno importante vecchio rivale dell’Iran nella lotta per influenza sul Medio Oriente, Caucaso compreso. Anche prima della nascita dei moderni Turchia e Iran, parti e Roma, Bisanzio e sassanidi concorrevano con vari successi. Pertanto, all’inizio del conflitto per il Nagorno-Karabakh, l’Iran, bilanciando l’influenza di Ankara nella regione, fece molto per sostenere Erevan. Anche ora il confine con l’Iran è un importante corridoio per spezzare il blocco dell’Armenia, e nel regno di Saakashvili in Georgia era l’unica via affidabile per il mondo. Va ricordato che più della metà del territorio storico dell’Azerbaigian è sotto la sovranità dell’Iran, cosa non favorevole alla creazione di relazioni tra Teheran e Baku. In generale, il complesso groviglio di interessi nel conflitto nella regione, dal Caucaso a Suez, fino a poco prima sembrava inestricabile. E’ anche facile capire che, alla vigilia di un incontro cruciale con Erdogan, il presidente russo lanciasse colloqui esattamente nella direzione opposta, non perché Aliev e Rouhani non era possibile incontrarli un paio di giorni prima o una settimana dopo, ma per via del fatto che questa riunione e la sua tempistica erano estremamente importanti: decide le posizioni nell’incontro a San Pietroburgo e il suo contesto globale.

Le posizioni di Mosca e Teheran allineate
Inizialmente era chiaro che per Erdogan, per cui la Russia è rimasta praticamente l’unico alleato possibile, l’incontro di San Pietroburgo riguardasse l’aiuto per stabilizzare il regime turco, e tale stabilizzazione sarà difficile. I turchi sanno che la fine dell’influenza statunitense e riorientamento su Mosca sono in realtà un vantaggio. Ankara sa anche che per la Russia, la minaccia della destabilizzazione o addirittura della disintegrazione della Turchia è significativa. Pertanto, anche con una posizione negoziale debole, gli argomenti per uno scambio importante ci sono.

Cosa significa l’incontro di Baku per Erdogan?
Prima della riunione, Rouhani aveva detto che Russia e Iran aiuteranno la Turchia nella stabilizzazione interna e nella lotta al terrorismo, anche in Siria. Questa frase dimostra al presidente turco che le posizioni di Mosca e Teheran, su tutte le questioni d’interesse per Ankara, sono allineate. Se la Turchia pensava di giocare l’uno contro l’altro, cercando di negoziare con ciascuno individualmente e strappare per sé il miglior accordo, sbagliava. Inoltre, la riunione a Baku dimostra che la leadership azera tiene conto anche della variazione del rapporto di forze in Medio Oriente in generale, e nel Caucaso in particolare, a favore di Russia e Iran. Ilham Aliev, ovviamente, non cederà la promessa di mantenere stretti rapporti con la Turchia (partner tradizionale ed alleato strategico dell’Azerbaigian). Molto probabilmente, ha anche cercato di aiutare Erdogan, sondandolo in vista dei colloqui con Putin, facendogli comprendere appieno le posizioni russe e iraniane, controllandone forza e consistenza. Tuttavia, Ilham Hejdar oglu Aliev è uno dei politici più realisti dello spazio post-sovietico. Capisce che l’alleanza con la Turchia non può più rispondere pienamente agli interessi dell’Azerbaigian. E’ necessario avere il sostegno dei nuovi attori dominanti nella regione. Pertanto, obiettivo di Aliev a Baku era in realtà l’ingresso dell’Azerbaigian nel progetto russo-iraniano, e non tanto da mediatore nei negoziati con la Turchia (Erdogan decide tutto direttamente), ma come partner.

La posizione degli Stati Uniti sarà indebolita
Qual è la posizione dell’Azerbaigian verso l’alleanza regionale russo-iraniana, che non è estranea agli interessi turchi, se non geopolitici? Né più né meno che l’indebolimento della posizione degli Stati Uniti in Medio Oriente. L’esistenza anche di un’unione informale tra Russia, Turchia, Iran ed Azerbaigian chiude (per l’attuale generazione di politici, per sempre) la questione del corridoio energetico dal Caspio all’Europa come alternativa ai rifornimenti di “Gazprom” e “Rosneft“. Ora, se ci sono e se ci saranno, lo saranno solo nel quadro del progetto congiunto (russo-iraniano-azero-turco) in cui vengono presi in considerazione gli interessi di tutte le parti interessate. Finisce la possibilità per gli Stati Uniti di bloccare i rifornimenti russi alla Siria. Ma a Mosca non basta aprire un collo di bottiglia, ma tutto lo spazio dai Balcani al Mar Caspio. Ciò fa dei progetti dei corridoi dal Mar Glaciale Artico all’Oceano Indiano una realtà. A sud il nuovo ramo (iraniano) della Via della Seta comincia a divenire realtà, cioè il potenziale collegamento interno diversificato della Grande Eurasia (da Lisbona a Kuala Lumpur), che sarà sempre più difficile da tagliare. Anche in Medio Oriente, il recente predominio assoluto degli Stati Uniti si riduce a tentativi di mantenere il controllo sulle monarchie arabe del Golfo, o almeno evitare che siano irrimediabilmente spazzate via, imponendo semplicemente a tali Stati del Golfo la politica degli Stati Uniti di scontro con l’Iran. Naturalmente, i negoziati di Baku e San Pietroburgo sono solo l’inizio di relazioni a lungo termine, designando vettore e dinamica del processo. Ma nel mondo di oggi, i cambiamenti si verificano quasi istantaneamente. Nel 2008, in Ossezia del Sud, la Russia difese il Caucaso del Nord dai tentativi di ‘somalizzazione’ della NATO, mantenendo la credibilità nella regione. Nel 2014, la Russia bloccò il tentativo degli Stati Uniti d’invadere la Crimea, e Kiev avviava il processo di autodistruzione (anche per gli standard occidentali). Nel 2015, la Russia difese la Siria dai teppisti islamisti filo-USA che quasi sempre sprofondano la regione nel caos. Il 2016 non è ancora finito, ma si parla di come Russia ed alleati si preparano a ristabilire l’ordine in Medio Oriente.azerbaijani_russian_iranian_presidents_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone alla ricerca di energia

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 07/12/2016Turkmenistan President visits JapanIl Giappone, la terza economia mondiale, non ha praticamente giacimenti di gas e petrolio. La situazione è un po’ paradossale dato che alcun Paese può prosperare senza petrolio e gas. Così, la Terra del Sol Levante affrontò con successo la situazione importando petrolio dal Medio Oriente, il gas naturale liquefatto (GNL) da Australia, Indonesia, Malaysia e Medio Oriente. Il Giappone ha bisogno anche di carbone per i suoi impianti di cogenerazione, che acquista da Australia, Indonesia e Cina. Di recente il Paese puntava le sue speranze sull’industria nucleare. Dopo la tragedia di Fukushima del 2011, tuttavia, i programmi nucleari erano minacciati di sospensione. Il pubblico giapponese sconvolto dalla catastrofe ha chiesto di chiudere tutte le centrali nucleari. Non meno scioccato, il governo giapponese avviò avidamente il processo. Una volta che il Giappone ha ripreso i sensi e valutato la situazione a mente fredda, ha compreso che non c’era modo di abbandonare il programma nucleare. Oggi le centrali nucleari giapponesi vengono gradualmente riavviate dopo numerosi e rigorosi controlli ed aggiornamenti. Il Paese, avendo appreso la lezione “nel modo più duro”, ha intensificato la ricerca di affidabili e convenienti nuovi fornitori di idrocarburi. Dato che i Paesi del Medio Oriente sono lontani dal Giappone, costa di più inviare le preziose merci dalla regione. Per di più (come l’esperienza degli ultimi decenni mostra), quasi ogni Paese del Medio Oriente è in conflitto e a rischio di rivoluzione, e se scoppiasse la guerra, la fornitura di combustibile inevitabilmente terminerebbe. Così, la Russia è un esportatore ideale di idrocarburi per il Giappone. Il traffico di navi gasifere da Sakhalin al Giappone è iniziato nella primavera del 2009, poco dopo che l’impianto di liquefazione di Sakhalin venne avviato nell’ambito del progetto Sakhalin-2. Questa rotta verso la Terra del Sol Levante sembra essere più praticabile. La Federazione Russa beneficia di questa cooperazione, essendo il Giappone uno dei maggiori consumatori mondiali di GNL. Inoltre, la Russia vende direttamente GNL al Giappone, bypassando intermediari.
thediplomat_2016-03-15_20-06-54-386x257 Nonostante le vantaggiose relazioni commerciali Giappone-Russia e la presenza di una rete diversificata e consolidata di fornitori, il Giappone continua a cercare nuovi esportatori, implementando così la strategia della sicurezza energetica basata sul principio “più sono, meglio è”. Questo è il motivo per cui valuta l’Asia centrale come possibile partner. Tokyo ha fatto ogni sforzo per rafforzare la propria posizione in Asia centrale dal 2006. All’epoca il Paese adottò una strategia energetica nazionale volta a valorizzare la cooperazione con i Paesi ricchi di combustibili fossili. Lo stesso anno, nel corso del forum tra Asia centrale e Giappone, il Ministero degli Esteri giapponese ebbe dei negoziati con gli omologhi di Afghanistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Le parti discussero questioni riguardanti uno sviluppo coordinato e la sicurezza della regione, tra cui quella del trasporto di carburante. I rappresentanti giapponesi inoltre confermavano l’impegno del Paese a finanziare la costruzione di una rete stradale e di gasdotti per il trasporto del petrolio sull’Oceano Indiano e in Giappone. (Si parla della costruzione di un oleogasdotto per le isole giapponesi dal 1990. Ad esempio, fu inizialmente previsto che il gasdotto Turkmenistan-Uzbekistan-Kazakhstan-Cina si estendesse al Giappone, ma o il finanziamento finì o piani cinesi cambiarono). Nell’autunno 2006, l’allora premier giapponese Junichiro Koizumi visitò Kazakistan e Uzbekistan, dove affermò esplicitamente che il Giappone cercava di ampliare la rete dei fornitori di petrolio e gas per ridurne la dipendenza dal Medio Oriente. Nonostante strenui gli sforzi del Giappone per raggiungere il livello desiderato d’influenza in Asia centrale negli ultimi dieci anni, la Cina rimane il leader della regione. Il Giappone ha fatto un altro tentativo di prevalere in Asia centrale alla fine di ottobre 2015, quando il premier Shinzo Abe compì un viaggio di alto profilo nella regione, visitando Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Mongolia. I mass media giapponesi riferirono che Shinzo Abe era scortato da una folta delegazione di uomini d’affari giapponesi. Sulla scia del viaggio, furono firmati contratti di elevato valore. Il Giappone s’impegnava ad investire oltre 18 miliardi di dollari solo nell’economia del Turkmenistan. Forse, la visita del premier giapponese in Turkmenistan merita una particolare attenzione. Il Turkmenistan ha riserve di gas sufficienti ad alimentare quasi tutta l’Asia (e non solo, ma anche i Paesi europei interessati all’esportazione del gas da questo Paese). Fino a poco prima, la Russia era il principale acquirente del gas turkmeno, poi rivenduto ai consumatori europei. Tuttavia, dopo varie divergenze scoppiate tra le parti all’inizio del 2009, Gazprom ridusse il volume di gas scambiato. Di conseguenza, il Turkmenistan non ebbe altra scelta che cercare altri partner. La Cina si affrettò ad approfittare della nuova opportunità e si offrì di acquistare il gas dal Turkmenistan, ma ad un prezzo inferiore a quello pagato dalla Russia. Il governo turkmeno, non avendo alternative, accettava l’offerta. Anche se il gasdotto Turkmenistan-Cina è in servizio dal 2009, il Turkmenistan ha continuato a cercare nuovi clienti. Un gasdotto Turkmenistan-Iran opera dal 2010, ma la sua capacità massima (12 miliardi di metri cubi l’anno) è assai inferiore a quella del gasdotto per la Cina. Ciò significa che il Turkmenistan non ottiene molto, soprattutto perché l’esportazione di combustibile fossile è la sua principale fonte di ricavi. Per l’attuazione del progetto dell’oleogasdotto TAPI, per erogare il gas turkmeno ad Afghanistan, Pakistan e India, serve che la situazione regionale migliori. E il Giappone ha deciso di dare una mano impegnandosi a finanziare il progetto. La Banca asiatica di sviluppo parteciperà al progetto da principale investitore e consulente commerciale del TAPI. Nonostante l’ADB sia un’istituzione internazionale, i cittadini giapponesi ne furono sempre al timone poiché il Giappone è il primo azionista della banca. Il progetto dovrebbe essere finanziato da altri enti giapponesi.
Sembra che l’idea di un gigantesco gasdotto che sostituisca le petroliere (o almeno ne riduca la rotta) istighi ancora la fantasia dei politici giapponesi, sperando che le loro aspirazioni si avverino con l’attuazione del TAPI. Il problema, tuttavia, è che nessuno sa esattamente quando ciò avverrà. Il gasdotto deve attraversare il territorio dell’Afghanistan, impossibile finché la guerra nel Paese non finirà. D’altra parte, sarebbe davvero difficile per i politici e uomini d’affari giapponesi agire per capriccio. Quindi, se hanno deciso d’investire sul TAPI, avranno avuto buoni motivi. Nel frattempo, il gas turkmeno arriva in Giappone su petroliere. Ciò è più costoso e richiede più tempo che non usando gli oleogasdotti. Tuttavia, è l’unica opzione attualmente disponibile. In ogni caso, dal viaggio del 2015 di Shinzo Abe, i giganti giapponesi Mitsubishi, Chiyoda, Itochu, ecc. aderiscono alle fila dei promotori del maggiore giacimento di gas turkmeno, Galkynysh, da cui il Giappone dovrebbe importare ancor più gas. Alcuni, tuttavia, ritengono che il Giappone venderà il gas estratto in Turkmenistan a Gazprom e quest’ultima consegnerà un volume corrispettivo con le petroliere di Sakhalin. Sarebbe sensato e utile per tutte le parti coinvolte. L’attuazione di questo programma potrebbe dare al Turkmenistan l’occasione per rinnovare le relazioni commerciali con la Russia con la mediazione del Giappone. In ogni caso, è chiaro che il Giappone si consolida in Turkmenistan, che potrebbe diventare il terreno di partenza per l’ulteriore diffusione dell’influenza del Giappone in Asia centrale.Kazakhstan's President Nazarbayev and Japan's Prime Minister Abe shake hands during their meeting at Akorda presidential residence in AstanaDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia testa con successo il sistema anti-missile a corto raggio

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29/06/2016

1Sf66La minaccia della difesa antimissile balistico (BMD) degli USA in espansione negli ultimi due anni ha spinto Mosca ad intensificare gli sforzi per sviluppare un proprio nuovo sistema di difesa missilistica. La Russia crea un’avanzata difesa missilistica per respingere le minacce contemporanee. Il nuovo sistema, che sostituirà l’A-135 Amur, è stato designato A-235. Le forze aerospaziali russe hanno recentemente testato un nuovo missile intercettore a corto raggio (100-1000 km) in un poligono di tiro in Kazakistan. Il test è stato un successo e il bersaglio è stato colpito come previsto, ha detto il Tenente-Generale Viktor Gumennij, Vicecomandante delle Forze Aerospaziali russe. Il lancio segna un altro importante traguardo del tentativo di Mosca di rafforzare la sicurezza nazionale. Nell’autunno 2012 le autorità della difesa della Russia dichiaravano che il sistema operativo BMD A-135 Amur riceveva un importante aggiornamento. Il Colonnello-Generale Viktor Esin, ex-Capo di Stato Maggiore delle Forze Strategiche Missilistiche russe, dichiarava che i missili erano stati sostituiti con nuovi dal progetto migliorato. Tutti gli altri elementi del sistema, compresi i componenti di rilevazione e monitoraggio, furono anche rinnovati. Nella fase iniziale il sistema difenderà Mosca e il distretto industriale centrale contro un attacco nucleare limitato. Più tardi sarà la base per un sistema di difesa aerospaziale integrato a più stadi di tutto il Paese. Il sistema utilizzerà diversi tipi di missili per avere la capacità di distruggere le testate in arrivo a lunghe distanze e ad altitudini elevatissime quasi orbitali.
L’A-235 disporrà di tre tipi di missili: a lungo raggio, basato sul 51T6 e capace di distruggere bersagli a 1500 km di distanza e a quote fino a 800 km; a medio raggio, aggiornamento del 58R6 progettato per colpire bersagli fino a 1000 km di distanza e a quote fino a 120 km; a corto raggio 53T6M o 45T6 (basato sul 53T6)), con gittata di 350 km e quota massima di 50 km. “Composizione e caratteristiche tattiche del sistema di difesa missilistico russo permettono di scoraggiare un attacco missilistico nucleare e di aumentare la soglia della rappresaglia nucleare e della sopravvivenza delle massime autorità governative e militari, sviluppando scala, concetto e obiettivo di un attacco utilizzando sistemi di raccolta delle informazioni ad alta precisione ed immuni da disturbi”, dichiarava il Ministero della Difesa. Ci sono due grandi differenze dall’A-135. La primo è che l’A-235 utilizzerà testate convenzionali ad alto esplosivo e ad energia cinetica, piuttosto che nucleari. Diminuendo notevolmente costo e complessità del sistema, ed anche le esigenze infrastrutturali, non essendo più necessario garantire un’adeguata sicurezza alle armi nucleari. Con velocità stimata a 10 km al secondo, un intercettore a combustibile solido probabilmente non avrà per nulla bisogno di esplosivo. Una testata cinetica si basa sull’alta velocità per infliggere il massimo danno. Questo è di fondamentale importanza, mostrando che la Russia possiede la tecnologia all’avanguardia che permette di evitare possibili perdite tecniche ed umane che deriverebbero dalle radiazioni di un’esplosione nucleare. La seconda differenza è che l’A-235 sarà mobile. Ciò significa che il sistema avrà più flessibilità dell’A-135 basato sui siti fissi dei silos. La mobilità dell’A-235 significa che può essere schierato in qualsiasi luogo della Russia. La geopolitica attuale suggerisce che tali postazioni potrebbero includere non solo isole e arcipelaghi dell’Artico (dove un sistema BMD potrebbe facilmente abbattere i missili dei sottomarini lanciamissili della NATO in fase di decollo), ma anche al di fuori dei confini, nei territori di Stati amici. Questo fatto è un punto di svolta, dimostrando che il sistema di difesa missilistico russo può facilmente annullare qualsiasi vantaggio dei sistemi statunitensi stazionati in Polonia, Romania o altrove.
Comprensibilmente, molti aspetti degli sforzi della difesa antimissile russa e statunitense sono ancora classificati, ma non è l’attenzione per i dettagli tecnici l’importante. Nel 2002 gli USA si ritirarono unilateralmente dal trattato sui missili anti-balistici (ABM), pietra angolare del processo di controllo degli armamenti. L’unica ragione per cui il trattato ABM fu firmato e ratificato era la capacità dell’URSS d’implementare sistemi di difesa missilistica efficaci. Il ritiro degli Stati Uniti dal trattato fu guidato dall’ipotesi arrogante dei loro capi che gli Stati Uniti potessero lanciare una nuova corsa agli armamenti nucleari senza alcun Paese in grado di contrastarli. Una volta che la Russia dimostra la capacità di disporre di una nuova generazione di sistemi strategici anti-balistici, tale ipotesi non regge più. Evidentemente, la sicurezza degli Stati Uniti s’è ridotta da quando abbandonarono il trattato ABM. Dopo la dissoluzione dell’URSS, l’ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon osservò che gli Stati Uniti avevano vinto la guerra fredda, ma non la pace. Da allora, tre amministrazioni statunitensi di entrambi i partiti politici non furono all’altezza del compito. Al contrario, la pace sembra sempre più lontana con le minacce alla sicurezza degli Stati Uniti che si moltiplicano, come il regime di controllo degli armamenti sull’orlo del collasso. Anche il presidente Obama ha omesso di affrontare efficacemente il problema. Ora la nuova amministrazione degli Stati Uniti, eletta a novembre e che andrà in carica nel gennaio 2017, dovrà decidere. La scelta è procedere nella corsa agli armamenti non controllata o aderire al trattato antimissile balistico per dare al processo sul controllo degli armamenti una possibilità. La palla è agli Stati Uniti.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.53t6L’ICBM pesante Sarmat
South Front, 2/7/2016

sarmat_satan_soha.vn4-af6b2Anche se questo sistema d’arma è ancora attualmente “sotto il radar” dei media occidentali, si può stare certi che una volta che inizierà i test sarà esibito quale prima prova dell’accusa propagandistica occidentale sull'”aggressione russa”. Quindi potrebbe essere utile anticipare il consueto sbarramento mediatico illuminando ciò che promette d’essere un sistema d’arma rivoluzionario in grado di modificare l’equilibrio globale del potere.
Il missile Sarmat è classificato come cosiddetto ICBM “pesante”. In conformità con i trattati START, tale designazione è applicata alle armi con gittata intercontinentale e peso al lancio superiore alle 100 tonnellate. Non è la prima arma del genere ad ottenere tale designazione, il precedente ICBM R-36 Voevoda, denominato dalla NATO SS-18 Satan (!), apparteneva a questa categoria e allo stesso modo fu bersaglio della propaganda, perché altrimenti assegnargli un nome in codice del genere? L’URSS non fu l’unico Paese a schierare tali armi. Le forze strategiche degli Stati Uniti ebbero gli ICBM Titan per diversi decenni. La controversia associata agli ICBM pesanti pone naturalmente la domanda: perché preoccuparsene? Quali missioni dovevano compiere? Nel caso russo, comunque, gli ICBM pesanti giocano un ruolo specifico, essendo la punta di lancia della deterrenza nucleare strategica. La loro capacità di distruggere obiettivi pesantemente difesi o protetti, anche da sistemi di missili anti-balistici, garantisce al resto della forza deterrente di sopravvivere. Anche se l’R-36 ha trascorso la maggior parte della vita operativa sotto il regime del trattato ABM, si ricordi che fu progettato con il presupposto che gli Stati Uniti avessero ampiamente implementato sistemi ABM, e gli ICBM pesanti sovietici inoltre motivarono gli Stati Uniti, nei primi anni ’70, a comprendere che i missili sovietici bastavano a rendere qualsiasi sistema difensivo statunitense irrilevante. Un singolo R-36 rappresentava, dopo tutto, una rapida salva di 10 testate che alcun sistema ABM poteva sperare di contrastare. Fu la consapevolezza che i sistemi ABM erano costosi, destabilizzanti e infine inutili, a completare la dottrina della “distruzione reciproca assicurata”.
Il Sarmat è il figlio dell’era post-trattato ABM, da cui gli USA si ritirarono nel primo mandato dell’amministrazione di George W. Bush, la cui priorità principale, prima che fosse accantonata dagli attacchi terroristici dell’11 settembre, fu la militarizzazione dello spazio, fino al punto di fare “dell’ultima frontiera” una riserva militare degli Stati Uniti. La funzione del Sarmat è tanto politica quanto militare, dovendo inviare il messaggio che, alla fine, gli Stati Uniti starebbero meglio seduti al tavolo delle trattative creando un nuovo quadro multilaterale di sicurezza collettiva, che perseguendo l’impossibile sogno unilaterale del “dominio ad ampio spettro”. Dato che le tecnologie della difesa missilistica degli Stati Uniti si sono evolute negli ultimi decenni, il Sarmat sarà anche un importante progresso dal Voevoda. Invece di presentare al sistema ABM una rapida successione di bersagli con l’obiettivo di saturarne le difese, il Sarmat è più sottile. L’approccio al compito d’invalidare l’opposta difesa missilistica è costituito da una combinazione di fattori, comprendenti l’utilizzo di varie traiettorie, non solo quella polare, verso il continente nordamericano, grazie ai potenti motori del missile e al carico di carburante sufficiente a rappresentare la maggior parte delle 170 tonnellate del missile. Può anche impiegare traiettorie suborbitali riducendo notevolmente il volo, e quindi anche i tempi di reazione. Il carico di 10 tonnellate comprenderà velivoli ipersonici notevolmente più difficili da intercettare, oltre a testate standard e naturalmente esche. Infine, per garantirne la sopravvivenza, il tempo di preparazione al lancio sarà solo di 1 minuto, riducendo notevolmente la probabilità di essere colpito a terra da un primo attacco nemico. Il Sarmat è un sistema d’arma ad alta priorità il cui calendario non ha subito ritardi significativi. Il suo test iniziale è programmato al più tardi entro il 2016, con l’operatività entro e non oltre il 2018, sostituendo tutti i missili R-36M ancora in servizio entro il 2020.
La reazione iniziale del “mondo libero” sarà probabilmente la solita raffica propagandistica che segue inevitabilmente ogni iniziativa internazionale russe anche se, come negli anni ’70, sarà seguita da una risposta occidentale più costruttiva contribuendo a ripristinare un senso di sicurezza e stabilità globali.55b10716c4618864648b4590Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

I nuovi cacciatorpediniere Lider amplieranno la proiezione di potenza della Russia

Andrej Akulov 01/07/2016BqeobMfLa United Shipbuilding Corporation (USC) russa dovrebbe firmare un contratto con le Forze Armate russe per costruire una nuova e potente classe di navi da guerra, le Proekt 23560 Lider. Il progetto della nave dovrebbe essere completato quest’anno. Il progetto rientra nel programma di sviluppo navale della Russia per il 2050. Si prevede che il cacciatorpediniere capo-classe entri in servizio e sostituisca i cacciatorpediniere classe Sovremennij e classe Udaloj, così come gli incrociatori classe Slava. In realtà, sarà una nave completa che sostituirà cacciatorpediniere, grandi navi antisom e incrociatori lanciamissili. La nave multiruolo avrà capacità antiaerea, anti-superficie e antisom e un ruolo d’attacco strategico. Dovrà sostituire altri cacciatorpediniere e incrociatori divenendo la principale unità di superficie della Marina russa. Il Presidente Vladimir Putin ha firmato il decreto per perpetuare la memoria di Evgenij Primakov, per cui la prima nave della classe Lider avrà il nome del famoso statista e accademico. Evgenij Primakov ebbe molti alti incarichi nel governo e fu Primo Ministro della Russia nel 1998-1999. Era anche un accademico e membro del Presidium della Accademia Russa delle Scienze. Secondo il documento firmato da Vladimir Putin: “tenendo conto del contributo di Primakov nella formazione dello Stato russo e nelle riforme economiche, si raccomanda che il governo ponga una lapide commemorativa sulla casa dove visse, ed istituisca una Borsa di studio. Una nave della Marina russa avrà il suo nome”.
ob_0fbf97_krilov-lider Il progetto generale del cacciatorpediniere fu presentato la scorsa estate alla mostra della Difesa “Army 2015”. La nave lunga 200 metri e larga 20 metri dislocherà 17500 tonnellate. Navigherà ad una velocità massima di 32 nodi, con un’autonomia di 90 giorni. L’equipaggio sarà formato da 300 uomini. Non è ancora chiaro se i cacciatorpediniere saranno propulsi da turbine a gas o nucleari. I Lider dovrebbero essere dotati di missili antinave, antisom e anti-superficie Kalibr-NK e di missili da crociera supersonici antinave P-800 Oniks con gittata di oltre 300 chilometri. I missili ipersonici Tzirkon potrebbero essere imbarcati. I nuovi missili raggiungono la velocità di circa Mach 5-6 e sono in fase di test prima di andare in produzione nel 2018. La nave sarà dotata del sistema di difesa aerea S-500 in grado di distruggere missili balistici intercontinentali e veicoli spaziali, missili da crociera e aerei che volano a velocità superiori a Mach 5. L’S-500 può rilevare e attaccare contemporaneamente 10 testate di missili balistici a 600 km di distanza che volano alla velocità di 8000 metri al secondo. Possono ingaggiare bersagli alla quota di circa 200 km, come missili balistici in arrivo dallo spazio a 500 km di distanza. Armati di non meno 200 missili, i Lider saranno le navi da guerra di superficie più grandi del mondo, dopo gli incrociatori a propulsione nucleare da 28000 tonnellate Proekt 1144 Orlan (classe Kirov). L’armamento del Lider comprenderà circa 60 missili da crociera antinave, 128 missili superficie-aria e 16-24 missili anti-sottomarino. La nave sarà dotata di sistemi di lancio verticali e l’armamento comprenderà anche un cannone da 130 mm polifunzionale dotato di sistema di gestione in combattimento integrato con ACS (sistemi automatizzati di comando) tattici ed operativo-tattici. La nave avrà una piattaforma di atterraggio per 2 elicotteri Kamov Ka-27 o Kamov Ka-32. La costruzione è prevista dal 2018-2019, con l’obiettivo di 12 navi in servizio suddivise tra le Flotte del Nord e del Pacifico.
Soprannominate classe Lider, queste navi da guerra avranno la potenza e il massiccio armamento nucleare degli incrociatori da battaglia sovietici Kirov. Le navi da 28000 tonnellate della classe Kirov hanno tre volte il dislocamento e il doppio dell’armamento delle controparti dell’US Navy, gli incrociatori AEGIS”, scrive il giornalista Ben Hernandez nel suo articolo su National Interest. La versione a propulsione nucleare ne farebbe il terzo cacciatorpediniere a propulsione nucleare al mondo dopo gli statunitensi USS Truxtun (DLGN-35) e USS Bainbridge (DLGN-25). I cacciatorpediniere classe Lider sono nuove navi che sovrasteranno le più grandi navi di superficie nella Marina degli Stati Uniti trasportando circa il doppio dei tubi lanciamissili di un cacciatorpediniere classe Arleigh Burke. Il sistema di propulsione nucleare consentirebbe alle nuove navi da guerra di navigare in tutto il mondo senza la necessità delle navi da rifornimento ausiliarie o alcun obbligo di effettuare una sosta nei porti, facendone un potente strumento di proiezione di potenza, un’arma della politica estera.
Gli ultimi anni hanno visto la rinascita della potenza navale della Russia. La Russia ha intrapreso un programma d’investimento massiccio per sostituire le vecchie piattaforme sovietiche. I grandi cantieri navali della Russia ora attuano a pieno regime l’ambizioso programma navale per fare della Marina russa seconda a nessuno nel mondo. Con i Lider in servizio, la Marina russa avrà fortezze galleggianti armate di missili e artiglieria e a propulsione nucleare per garantire la presenza permanente navale globale della Russia.Project+22350+DDGLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra di Breedlove: l’ex-comandante della NATO voleva la guerra contro la Russia

RT 1 luglio 2016

Le email private del generale degli Stati Uniti, già responsabile della NATO, rivelano una campagna di pressioni sulla Casa Bianca per entrare in conflitto con la Russia sull’Ucraina coinvolgendo diversi attori influenti a Washington.5776a38ec361883b3a8b45baLe e-mail, rese pubbliche dal sito DCLeaks, mostrano la corrispondenza tra il generale Philip M. Breedlove, ex-capo del Comando europeo degli Stati Uniti e comandante supremo delle forze NATO, con diversi addetti istituzionali riguardo la situazione in Ucraina dopo il colpo di Stato del febbraio 2014 che spodestò il governo legittimo a favore di un regime sostenuto dagli Stati Uniti. Breedlove era il comandante supremo della NATO tra maggio 2013 e marzo 2016. Le sue e-mail personali recano la dicitura dell’Air Force “Buana”, “Boss” in swahili. Le e-mail hackerate rivelano le comunicazioni frequenti ed intense con l’ex-generale Wesley Clark, con l’ex-segretario di Stato Colin Powell, un membro del Consiglio Atlantico, la funzionaria del dipartimento di Stato Victoria Nuland e l’ambasciatore statunitense in Ucraina Geoffrey Pyatt. Clark, che comandava la NATO durante la guerra del 1999 in Jugoslavia, sostenne Breedlove nell’aprile 2014. L’8 aprile inoltrò “intelligence” ottenuta da Anatolij Pinchuk e Dmitrij Tymchuk, attivisti vicini al nuovo regime, che sostenevano l’imminenza dell’invasione russa. L’informazione fu trasmessa da Phillip Karber, ex-marine e presidente della Fondazione Potomac che Clark chiama “collega” e “nostro uomo”. Karber scrisse di aver osservato il confine con la Russia da un carro armato ucraino, e con entusiasmo trasmise le richieste di aiuto di Tymchuk e Pinchuk. Contattato da Intercept, Karber confermava l’autenticità delle varie e-mail trapelate. Parlando del suo incontro con l’ambasciatore Pyatt il 6 aprile, Karber scrisse: “Dice di cercare d’essere pro-attivi e riconoscere le necessità più velocemente“, mentre il Generale Martin Dempsey, allora Presidente del Joint Chiefs of Staff, “trascinava i piedi per salvare i rapporti (militari) con i russi”.
In una e-mail del 12 aprile, Clark riferendosi al suo scambio con “Toria” Nuland, l’assistente del segretario di Stato per l’Europa e l’Eurasia e che personalmente sostenne la rivoluzione ucraina, sosteneva che gli Stati Uniti supportassero il regime ucraino nel reprimere i manifestanti dell’est. Prima del colpo di Stato, Washington aveva fortemente avvertito Kiev di non usare la forza contro i manifestanti antigovernativi nella città. L'”operazione antiterrorismo” estiva di Kiev si concluse con la schiacciante sconfitta di agosto, e il primo armistizio tra il governo e i ribelli fu firmato a Minsk a settembre. Nel frattempo, il gruppo jihadista del cosiddetto Stato islamico sorto in Iraq e Siria, distoglieva l’attenzione degli Stati Uniti dall’Europa orientale con decapitazioni raccapriccianti di occidentali. Frustrati dalla riluttanza della Casa Bianca nel sostenere l’agenda bellicista in Ucraina, Breedlove si volse a Powell, ex-segretario di Stato e generale in pensione. “Cerco un tuo consiglio sui due fronti,… come inquadrare questa opportunità in un momento in cui tutti gli occhi sono sullo SIIL per tutto il tempo,… e due… come lavorare personalmente con il POTUS (Obama)“, scrisse Breedlove a Powell nel settembre 2014. La risposta di Powell non è disponibile. Breedlove fu presentato a Powell da Harlan Ullman, del Consiglio Atlantico e autore della dottrina “shock and awe” utilizzata dall’amministrazione Bush nell’invasione dell’Iraq nel 2003. Nell’ottobre 2014, Ullman esortò Breedlove a contattare il vicepresidente Joe Biden, oltre a Powell. Ullman scrisse, “Non conosco modo migliore per entrare al 1600“, riferendosi all’indirizzo della Casa Bianca sulla Pennsylvania Avenue. A novembre, Ullman suggerì a Breedlove anche di vedersi con David O’Sullivan, il nuovo inviato dell’UE a Washington. Notando che l’Europa “sembra essere le sei lettere imprecanti alla Casa Bianca“, e Ullman aggiunse che “forse una silenziosa collaborazione tra lui e la NATO (il segretario generale) sarebbe utile”. “Obama o Kerry vanno convinti che Putin va affrontato“, scrisse Ullman nel febbraio 2015, prima dei colloqui di ‘Minsk II’. Diede anche indicazioni a Breedlove su come ingraziarsi Ash Carter, il nuovo segretario alla Difesa. “Vorrei prendere o far finta di prendere appunti accurati. Ash è un accademico, è abituato agli studenti che prendendo buone note avanzano di grado. Questo può essere una maskarova. Ma è una maskarova utile“, scrisse Ullman, con l’errore d’ortografia della parola russa per camuffato (Maskirovka). Washington ha approvato centinaia di milioni di dollari in aiuti “non letali” per le truppe ucraine, anche per i famigerati “battaglioni di volontari”, nel bilancio militare 2016.
Breedlove continuava a sostenere un coinvolgimento più aggressivo degli Stati Uniti, sostenendo che vi fosse una forte presenza di truppe russe in Ucraina, poi negata anche dal governo di Kiev. A marzo, il generale diceva ai legislatori degli Stati Uniti che Russia e Siria “usavano deliberatamente la migrazione come arma per sopraffare le strutture europee e spezzare la determinazione europea“. Breedlove fu sostituito alla guida dell’EUCOM e della NATO a maggio, ed è ufficialmente in pensione dal 1° luglio, sostituito dal generale dell’esercito USA Curtis Scaparrotti, le cui dichiarazioni pubbliche suggeriscono analoghe ostilità verso la Russia.PB2C093920145776b6e7c461887c178b4568

PB2HU093022014Il generale della NATO che ha tramato contro Obama per scontrarsi con la Russia
Lee Fang e Ziad Jilani, The Intercept, 2 luglio 2016

w1-ukrnato-a-20140508_0L’ex-generale dell’US Air Force Philip Breedlove, fino a poco prima comandante supremo delle forze NATO in Europa, ha agito privatamente per superare la riluttanza del presidente Barack Obama ad aumentare le tensioni militari con la Russia nella guerra in Ucraina nel 2014, secondo le email violate dall’account Gmail di Breedlove e pubblicate sul nuovo sito web DCLeaks. Obama ha sfidato la pressione politica dai falchi del Congresso e dell’esercito nel fornire aiuti letali al governo ucraino, temendo che così avrebbe aumentato lo spargimento di sangue e dato al Presidente russo Vladimir Putin motivo di entrare nel Paese. Breedlove, durante il briefing al Congresso, contraddisse l’amministrazione Obama sula situazione in Ucraina, avvisando sul conflitto tra il generale e Obama. Ma le e-mail trapelate forniscono un quadro ancora più drammatico della lobby che poneva un’intensa pressione sull’amministrazione Obama per avviare in Ucraina una guerra per procura contro la Russia. In una serie di messaggi nel 2014, Breedlove cercò d’incontrare l’ex-segretario di Stato Colin Powell per chiedere consigli su come fare pressione sull’amministrazione Obama affinché assumesse una posizione più aggressiva verso la Russia. “Posso sbagliarmi,… ma non vedo WH davvero ‘impegnato’ a collaborare con Europa/NATO. Francamente penso che siamo una ‘preoccupazione’,… cioè una minaccia che trascina la nazione in un conflitto“, scrisse Breedlove in una e-mail a Powell, che rispose accettando l’invito ad incontrarsi e discutere il dilemma. “Cerco il suo consiglio su due fronti“, continuava Breedlove, su “come inquadrare questa opportunità in un momento in cui tutti gli occhi sono sempre sullo SII… e due… come lavorare personalmente col POTUS (Obama)“. Breedlove tentava d’influenzare l’amministrazione attraverso diversi canali, accademici ed ufficiali in pensione, tra cui l’ex-comandante supremo della NATO Wesley Clark, per aiutarlo a presentare la richiesta per dare aiuto militare alle forze ucraine che combattevano i separatisti filo-russi. “Credo che il POTUS la veda come una minaccia che va minimizzata, cioè… non entriamo in guerra????” scrisse Breedlove in una e-mail ad Harlan Ullman, consigliere del Consiglio Atlantico, descrivendo il tentativo di farsi aiutare da Powell ad influenzare Obama. “Data l’istruzione di Obama a non iniziare una guerra, si tratterebbe convincerlo di questo“, rispose Ullman un paio di mesi dopo, in un’altra serie di messaggi di posta elettronica relativi allo sforzo di Breedlove a “blandire, convincere o costringere gli Stati Uniti a reagire” contro la Russia.
Breedlove non ha risposto a una richiesta di commento. Si è dimesso da capo della NATO a maggio andando in pensione il 1° luglio. Breedlove era un generale dell’aeronautica e 17° comandante supremo alleato delle forze NATO in Europa, dal 10 maggio 2013. Phillip Karber, accademico che corrispondeva regolarmente con Breedlove, fornendogli consulenza e intelligence sulla crisi ucraina, ha verificato l’autenticità di alcuni messaggi di posta elettronica trapelato, ed ha anche detto a The Intercept che Breedlove gli confermò che l’account Gmail era stato violato e che ciò fu segnalato al governo. “Nell’ultima conversazione che ho avuto, il generale Breedlove mi ha detto, ‘Sì, sono stato hackerato più volte“, secondo Karber che ha aggiunto di aver notato almeno una delle e-mail personali che compaiono on-line, prima di contattarlo. “L’ho passato al governo degli Stati Uniti chiedendogli d’indagare. Nessuno mi ha mai risposto”. “Non ho idea di come l’account sia stato violato o hackerato“, ha detto Powell raggiunto per un commento sui messaggi di posta elettronica. Powell ha detto che non commentava le discussioni sulla risposta di Obama al conflitto in Ucraina. Nella stampa europea, Breedlove fu dipinto come un falco noto per appoggiare le nazioni alleate evitando la diplomazia e adottando maggiore conflittualità verso i separatisti filo-russi in Ucraina. Breedlove, testimoniando al Congresso a febbraio di quest’anno, definì la Russia “minaccia esistenziale, a lungo termine, per gli Stati Uniti e i nostri alleati europei”. Der Spiegel ha riportato che Breedlove “stordì” i capi tedeschi annunciando a sorpresa, nel 2015, che i separatisti filo-russi avevano “alzato la posta” in Ucraina orientale con “oltre un migliaio di veicoli da combattimento, forze di combattimento russe, sofisticati sistemi di difesa aerea, battaglioni d’artiglieria”, inviati nel Donbas, al centro del conflitto. I numeri di Breedlove erano “significativamente superiori” ai dati noti alle agenzie d’intelligence della NATO e sembrava esagerati ai funzionari tedeschi. L’annuncio sembrava una provocazione progettata per distruggere gli sforzi di mediazione di Angela Merkel. In casi precedenti, i funzionari tedeschi credevano che Breedlove sovrastimasse le forze russe al confine con l’Ucraina di ben 20000 soldati e scoprirono che il generale aveva falsamente affermato che diversi mezzi militari russi, vicino al confine ucraino, facevano parte di uno speciale concentramento in vista dell’invasione del Paese. In realtà, gran parte del materiale militare russo identificato da Breedlove, secondo i tedeschi, fu depositata ben prima della rivoluzione in Ucraina.
Clinton+Global+Initiative+2015+Annual+Meeting+6SVR9D7LW7Bl Le e-mail, tuttavia, indicano la disperata ricerca di Breedlove per l’escalation del conflitto, contattando colleghi e amici per aver l’intelligence che illustrasse la minaccia russa. Karber, che vide politici e funzionari ucraini a Kiev in varie occasioni, inviava frequenti messaggi a Breedlove, “secondo la vostra richiesta” osservava, sulle informazioni ricevute riguardo le forze militari dei separatisti e i movimenti delle truppe russe. In diversi aggiornamenti, Breedlove ricevette dati militari provenienti da Twitter e social media. Karber, presidente della Fondazione Potomac, fu al centro di uno scandalo l’anno scorso, quando si scoprì che aveva facilitato un incontro in cui furono date al senatore James Inhofe le immagini su presunte forze russe in Ucraina, pubblicate da un blog neoconservatore. Le foto si rivelarono false; una presunta foto di carri armati russi in Ucraina infatti era una vecchia fotografia di carri armati russi in Ossezia durante la guerra con la Georgia. Breedlove rimase in stretto contatto con Karber e altri funzionari che condividevano le sue opinioni sul conflitto ucraino. “Phil, non possiamo avere una dichiarazione per contrastare i russi con l’uso della forza? Cosa posso fare? Se gli ucraini perdono il controllo della faccenda, i russi vedranno una porta aperta“, scrisse l’ex-generale Wesley Clark, che trasmise i suoi messaggi a Victoria Nuland, l’assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici. Passò anche le preoccupazioni del presidente bulgaro che la Bulgaria divenisse il prossimo obiettivo della Russia. In altri messaggi, Clark trasmise richieste specifiche sul tipo di aiuti militari desiderati dai funzionari ucraini. Oltre ai sistemi radar e altre attrezzature militari, Clark raccomandò a Breedlove d'”incoraggiare l’Ucraina ad assumere alcune importanti aziende di PR e società di comunicazione in crisi negli Stati Uniti e in Europa“, aggiungendo: “Hanno bisogno degli strumenti giusti per impegnarsi nella guerra delle informazioni”. L’Ucraina assunse diverse lobby e aziende di comunicazione per influenzare i politici. Nel giugno 2015, il governo firmò un accordo con l’APCO Worldwide, un’influente società con legami con alti funzionari democratici e repubblicani.
In una e-mail del febbraio 2015, Karber disse a Breedlove che “il Pakistan ha, sottobanco, offerto all’Ucraina 500 lanciamissili TOW-II (versione portatile) e 8000 missili TOW-II“, aggiungendo che le consegne delle armi anticarro potevano iniziare alla fine del mese. “Tuttavia”, scrisse Karber, “il Pakistan non farà queste consegne senza l’approvazione degli Stati Uniti; inoltre nemmeno ne richiederà l’approvazione, a meno della certezza informale che sarebbero state approvate“. Karber dice a The Intercept che l’accordo sulle armi pakistane non s’è mai materializzato. Breedlove ha fatto di recente notizia spiegando che ora pensa che si debba parlare con il governo russo per risolvere il conflitto in Ucraina. “Penso che dobbiamo cominciare ad avere un dialogo significativo“, aveva detto la settimana scorsa, pur ribadendo le sue opinioni sulla necessità di una forte NATO per affrontare militarmente la Russia. “La Russia comprende potere, forza e unità“, ha detto. Le e-mail sono state pubblicate da DCLeaks, un database gestito da “hacktivisti” che raccolgono le comunicazioni delle élite come partiti politici, grandi politici, campagne politiche e militari. Il sito ha attualmente documenti sulle comunicazioni interne della campagna presidenziale di Hillary Clinton e dell’Open Society Foundation di George Soros, tra gli altri.

1026019713Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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