La crescente potenza militare della Cina

NDT China Bureau, 18 novembre 2017La crescita della Cina nella difesa mostra progressi. L’industria della Difesa della Cina è sempre più avanzata con munizioni nuove e sviluppate. Laddove la Cina mostra progressi, gli Stati Uniti osservano con acuto interesse preparandosi a sforzi futuri. Questa sembra essere una ricerca infinita per migliorare e avanzare nella Difesa. Stati Uniti e Cina hanno l’obiettivo di superarsi e per raggiungere questo obiettivo continuano ad investire ingenti somme di denaro nella difesa. Questo è il volto delle due superpotenze. Stati Uniti e Cina avanzando verso il potere e il dominio della politica globale trascineranno la comunità mondiale nella corsa agli armamenti, che non finirà mai e porterà a una guerra, come negli ultimi decenni. Peggio sembra quando si discute di missili ed altre munizioni che vanno sviluppando per superarsi. Con il progredire della guerra in aria, acqua e terra, Cina e Stati Uniti avanzano rapidamente per stabilire la propria posizione sulla mappa mondiale. In questo esercizio generale, a volte si confrontano in aria, acqua o terra cercando di dimostrare la forza acquisita con armi avanzate. Questa discussione ci porta ai recenti sviluppi nella difesa in Cina e negli Stati Uniti. I cinesi sono competitivi nel confrontarsi con gli Stati Uniti. In una recente esercitazione navale dell’Esercito popolare di liberazione cinese, si e saputo del rilascio delle immagini di un sottomarino che lanciava una versione del missile da crociera antinave YJ-18. Queste immagini mostrano molto delle azioni della Marina cinese. Si ritiene che siano state rilasciate nell’ambito di una serie di conferenze universitarie dell’ex-Contrammiraglio Zhao Dengping. Le immagini del missile sono apparse su diversi siti web militari cinesi dopo la conferenza tenuta alla North Western Polytechnic University. Il giorno dopo fu diffusa l’immagine del sottomarino che lanciava la versione del missile antinave YJ-18. Furono rilasciate due immagini. La prima mostra una capsula di lancio che assomiglia per forma e dimensioni alla capsula del Kalibr russo. La seconda mostra il lancio di un missile. La prima immagine mostra anche il veicolo di lancio dipinto con una combinazione di colori di prova. I media cinesi affermano che il sistema YJ-18 è un missile di superficie unico e avanzato. Può essere utilizzato per distruggere navi di superficie, convogli, gruppi d’attacco di portaerei e contrasto terrestre in severe condizioni di guerra o tensione sui mari.
Non c’è stata alcuna rivelazione sulle conferenze di Zhao. Nemmeno il minimo indizio è presente su sue intenzioni o idee nelle conferenze. Era un compito completamente segreto. Nemmeno i suoi veri commenti sono stati rivelati. Tuttavia, le diapositive presentate in qualche modo dichiarano i programmi della Marina dell’Esercito popolare di liberazione. Tra i mezzi rivelati c’erano il cacciatorpediniere Type 055, una nave d’assalto anfibia portaelicotteri, la corvetta Type 056 e il missile antinave supersonico YJ-12. Sebbene non vi sia alcuna rivelazione sul quando le immagini furono prese per la presentazione, non è chiaro se siano ancora in fase di sviluppo o in servizio nella PLAN. Secondo varie fonti cinesi, è stato rivelato che il motore a turbogetto del missile può volare a Mach 0,8 per circa 180 chilometri. Si dice anche che dopo di ciò la testata si separa e un motore a razzo a propellente solido si accende permettendo una velocità massima di Mach 2,5-3 per circa 40 chilometri. Dopo il clamore delle conferenze in cui sono state pubblicate le immagini del missile, rivelate da fonti cinesi, lo sviluppo finale arrivava con la diffusione della prima immagine del YJ-18 lanciato da un cacciatorpediniere Type 052D della PLAN. Questo sviluppo indica che il missile antinave è entrato in servizio nella flotta della Marina dell’Esercito popolare di liberazione (PLAN). L’YJ-18 è un missile antinave a tre stadi simile per caratteristiche e design al russo Novator 3M-54T Kalibr-NK, caratteristica indicata da una rivista militare cinese, Modern Ships. Questa è una delle sorprendenti capacità del missile e di cosa possa farne la PLAN in futuro. Un missile basato sul modello russo non è una novità per la flotta. In passato il 3M-54E Club-S fu esportato con i sottomarini di costruzione russa consegnati tra il 2004 e il 2006. Ma non è ancora chiaro finora se il concetto sia stato copiato dall’intelligente cinese o se la Russia abbia fornito la licenza alla Cina. Nel 2015, un rapporto sulla potenza militare cinese del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti dichiarava che i cacciatorpediniere Luyang III e Tipo 055 sono nuove navi dotate di missili da crociera recentemente sviluppati dalla Cina. Menzionò anche che questi missili da crociera rappresenteranno un ulteriore vantaggio per la Marina cinese e saranno un passo avanti nella capacità ASUW (guerra antisuperficie) della Cina. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti menzionò anche le nuove costruzioni con tecnologia avanzata e competitive, e che gli YJ-18 rappresentano un miglioramento rispetto agli SS-N-27. Il missile verrà lanciato da 3 sottomarini diversi, dei tipi Song, Yuan e Shang.
L’avanzata della Cina nei prossimi anni è imprevedibile, ma è sicuro che avrà dei risultati. Le caratteristiche dei nuovi missili da crociera e gli ultimi sviluppi della PLAN dimostrano che la Cina progredisce a un ritmo elevato nella Difesa. Se è così, allora vanno conosciuti anche i risultati degli Stati Uniti nei confronti della Cina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’intervento russo in Siria passa dai cieli della NATO

Aerei da trasporto militari russi per la Siria utilizzano lo spazio aereo turco
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 21 novembre 2017Notizie incredibili per chiunque ricordi ancora le relazioni russo-turche al minimo a fine 2015. La Turchia ha tranquillamente aperto lo spazio aereo agli aerei da trasporto delle Forze Armate russe dirette in Siria. Laddove nel novembre 2015 la Turchia abbatté un aereo da combattimento Su-24 russo perché presumibilmente entrato nello spazio aereo turco per alcuni secondi, le forze russe in Siria ora vengono rifornite da aerei che sorvolano la Turchia. Inoltre, si ricorda che nel 2015, in conformità agli auspici degli Stati Uniti, Bulgaria e Grecia negarono l’uso dello spazio aereo anche ai voli umanitari per la Siria. Gli Stati Uniti non saranno contenti della Turchia in questo momento. (Per inciso, non lo sono). Inoltre, visitando la Russia oggi, anche il Presidente Bashar al-Assad sorvolava la Turchia. Questo sarebbe stato del tutto impensabile nel 2015, ma nel frattempo è accaduto qualcosa di cruciale: la Turchia ha completamente rinunciato all’obiettivo della rivolta islamista per rovesciare il governo siriano. Si è rassegnata alla vittoria della Russia e di Damasco sui jihadisti che un tempo appoggiava generosamente. Invece ha limitato le ambizioni in Siria il più possibile su autogoverno e potere dei curdi nazionalisti sostenuti dal Pentagono, obiettivo che non contrasta con quello che siriani e russi cercano.
Quindi la Turchia ora proverà a sostenere Mosca e Damasco contro la partnership curda con gli Stati Uniti e ad ingraziarseli, vedendo in definitiva che la Turchia, che ospita oltre 15 milioni di curdi, è molto più nervosa sul nazionalismo curdo che non la Siria, dove sono meno del 10% della popolazione, o della Russia. (La Russia in particolare potrebbe convivere facilmente con un Kurdistan siriano autonomo). Ankara vuole che la Russia tenga conto del suo desiderio che la Siria mantenga i curdi i più isolati possibile, ma se Erdogan lo vuole deve dimostrare che la sua cooperazione sarà molto utile per la Russia, più di un accordo coi curdi. In ogni caso, il fatto che gli aerei-cargo russi volino verso la Siria sorvolando la Turchia fornisce un eccellente indicatore delle relazioni russo-turche e della fiducia che i russi vi ripongono. Se i russi dovessero ricominciare a sorvolare Iraq e Iran, sarà segno che la relazione va nuovamente male.Turchia, NATO e F-35
USA e NATO fanno pressione sulla Turchia per impedire l’acquisizione del sistema missilistico S-400 dalla Russia, minacciando di non adempiere al contratto per consegnare i caccia F-35 ordinati dalla Turchia. Per rappresaglia, Ankara minacciava lo smantellamento della stazione-radar statunitense di Malatya-Kurecik, con l’AN-TPY-2 schierato dagli Stati Uniti nel 2012 a Yeni Safak, ufficialmente come elemento del sistema antimissile degli USA, ma probabilmente centro di spionaggio delle operazioni delle forze armate di Siria, Iraq, Iran e Russia contro lo Stato islamico. Nel tentativo di dissuadere la Turchia dall’acquisto il sistema di difesa missilistica S-400, gli Stati Uniti avvertivano che ciò “avrebbe messo a repentaglio la vendita dei caccia F-35 alla Turchia“. Nell’ambito degli accordi con la NATO, la Turchia aveva permesso per lo spiegamento del radar sul proprio territorio a danno dei Paesi limitrofi, preoccupati da tale azione.
Il segretario alla Difesa degli USA James Mattis aveva avanzato preoccupazioni per l’acquisto da parte della Turchia del sistema di difesa aerea S-400 dalla Russia, dicendo che “Questa è una decisione sovrana per la Turchia. Chiaramente, ma non sarà interoperabile con la NATO . Quindi dovranno pensarci se andranno avanti“. Il ministro della Difesa nazionale turco Nurettin Canikli affermava a sua volta che “oltre all’S-400, la Turchia ha anche stretto accordi preliminari coi Paesi Eurosam per sviluppare, produrre e utilizzare un sistema di difesa aerea al fine di migliorare la difesa nazionale a lungo termine. Puntiamo soprattutto ad avere nostra tecnologia“. La Turchia , quindi, firmava una lettera di intenti con Francia e Italia sviluppare un nuovo missile antiaereo, basato sul sistema missilistico SAMP-T. Insieme a Canikli, la ministra della Difesa francese Florence Parly e la ministra della Difesa italiano Robert Pinotti partecipava alla firma del contratto. È previsto che la Turchia riceva in tutto 116 caccia F-35 entro il 2030, in parte prodotte a livello nazionale dall’industria aeronautica TAI-TUSAS.
Nel frattempo, ul ministro della Difesa turco Nurettin Canikli annunciava che 8500 militari delle forze armate turche venivano dimessi per il fallito colpo di Stato del luglio 2016, tre loro vi sono 150 generali, 4630 ufficiali dell’esercito, 3379 sottufficiali e 411 funzionari, accusati di aderire all’organizzazione islamista di Fethullah, in esilio negli USA. Le autorità turche hanno anche emesso mandati di cattura per 216 persone, tra 82 del personale del ministero delle Finanze per presunti legami coi l golpisti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’incontro Putin – Assad cementa la fine del dominio degli Stati Uniti in Medio Oriente

Tom Luongo, 21 novembre 2017Non sono un uomo molto religioso. Ma, mi piacerebbe credere che ci sia un angolo speciale nell’inferno riservato a chi ha fomentato la guerra civile siriana. Dagli inizi in Libia passando dal cannoneggiamento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Bengasi fino all’incontro di ieri tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Bashar al-Assad, questa vicenda sarà ricordata come uno dei periodi più cinici e brutali della storia. La “Guerra civile” siriana doveva essere il coronamento della politica statunitense/israeliana/saudita in Medio Oriente, l’apoteosi del neoconservatorismo. Se fosse riuscita, avrebbe trasformato il mondo nell’inferno governato da elementi come Hillary Clinton, George Soros, Angela Merkel e il cartello bancario USA/Regno Unito. La Siria sarebbe stata il cuneo che spaccava non solo il Medio Oriente, ma anche l’Asia centrale, bloccando la rinascita della Russia a potenza mondiale, soggiogando l’Europa nell’incubo infinito dell’assimilazione culturale forzata e completato la bancarotta degli Stati Uniti allineandoli al fallimentare piano dell’integrazione europea. Trattati sovranazionali come TPP, TTIP e Accordo di Parigi furono progettati per creare una sovrastruttura che sostituisse la sovranità nazionale senza alcun contributo da parte dei popoli maggiormente colpiti.

La svolta di Putin
Con il discorso cruciale di Vladimir Putin alle Nazioni Unite del 28 settembre 2015, l’opposizione a tale visione venne espressa nei termini più netti e francamente umanistici che si possano immaginare. Vi ricorderò il passaggio più importante relativo alla Siria. “In queste circostanze, è ipocrita ed irresponsabile fare dichiarazioni rumorose sulla minaccia del terrorismo internazionale mentre si chiude un occhio sul finanziamento e sostegno ai terroristi, incluso traffico e contrabbando di petrolio e armi. Sarebbe ugualmente irresponsabile cercare di manipolare gruppi estremisti e metterli al proprio servizio per raggiungere obiettivi politici nella speranza di affrontarli successivamente o, in altre parole, liquidarli. A chi lo fa vorrei dire, cari signori, senza dubbio avete a che fare con persone brutali e crudeli, ma non sono affatto primitivi o sciocchi. Sono intelligenti come voi, e non saprete mai chi sta manipolando chi. E i recenti dati sulle armi trasferite a tale opposizione moderata ne sono la prova migliore. Crediamo che qualsiasi tentativo di giocare coi terroristi, per non parlare di armarli, non sia solo miope, ma pericoloso. Ciò potrebbe comportare l’aumento drammatico della minaccia terroristica globale inghiottendo nuove regioni, soprattutto considerando che i campi dello Stato islamico addestrano terroristi di molti Paesi, anche europei”. In verità, va rivisitato tutto il discorso. È un duro promemoria con cui Putin, normalmente molto riservato, ha posto tutte le carte sul tavolo accusando direttamente gli Stati Uniti di dichiarare guerra al mondo. E in 48 ore i Sukhoj giunsero in Siria per bombardare gli obiettivi dei nemici del governo siriano, permettendo una vittoria militare dopo l’altra all’assediato Esercito arabo siriano. Poco dopo fu formata una coalizione attorno al governo di Assad, tra cui Guardia Rivoluzionaria dell’Iran, l’ala militare di Hezbollah e il tacito appoggio finanziario e morale della Cina. Putin disse “Ora basta” all’ONU, quindi sostenne le parole con le azioni. La guerra è sempre deplorevole. Non è quasi mai giustificabile. Ma di fronte a un nemico implacabile, c’era poco altro da fare. E sostengo che le forze neoconservatrici che dettano le decisioni politiche anti-Assad sono quel nemico implacabile.

La fine di ‘Assad deve andarsene’
Quell’azione iniziò il processo di disfacimento della narrativa attentamente costruita sulla guerra civile siriana. Ma basta storia. Ieri Putin ha presentato ad Assad i comandanti militari responsabili della stabilizzazione del suo Paese. La Siria come unità politica è sopravvissuta. La vecchia guardia saudita è imprigionata, impoverita e perde influenza nel mondo di minuto in minuto. Il governo neoconservatore d’Israele, guidato dal pazzo Benjamin Netanyahu, è impotente di fronte gli eventi e, ovviamente, lo SIIL è stato completamente spazzato via in Siria e Iraq. Gli Stati Uniti continuano a parlare con lingua biforcuta, permettendo ad alcuni membri dello SIIL di scappare per essere riutilizzati un altro giorno, presumibilmente contro Iran e/o Libano, pur riconoscendo il crollo dello SIIL e la cattura di Raqqa. Ciò riflette le profonde questioni all’interno delle comunità diplomatica, militare e d’intelligence degli Stati Uniti e le difficoltà che il presidente Trump ha nell’affrontare tali gruppi tentando di non apparire debole ed inefficace. Va solo guardato l’evento strano di fine settimana, quando degli elicotteri militari giungevano nel quartier generale della CIA a Langley per sapere che, come minimo, c’è una guerra intestina nel governo degli Stati Uniti. La migliore spiegazione sentita (e non è affatto confermato) è che le forze armate statunitensi abbiano compiuto una dimostrazione di forza contro le reti dell’amministrazione Obama nella CIA che ancora gestiscono i terroristi in Siria. E tali operazioni sarebbero in conflitto diretto con gli obiettivi dei militari statunitensi. Se è così, Putin ha ragione d’ignorare semplicemente gli statunitensi e accelerare i colloqui politici, ignorando i colloqui a Ginevra e dando ad Assad tutto il sostegno di cui ha bisogno per continuare da leader siriano, se è questo che il popolo siriano vuole. Dato il sostegno aperto ad Assad delle sue forze armate e il modo in cui la guerra contro SIIL e altri gruppi separatisti è stata guidata dalle Forze siriane, non c’è dubbio che Assad avrà tale sostegno in tutte le prossime elezioni.

Putin non gongola
La grande domanda è tuttavia quale prezzo pagheranno gli Stati Uniti per la loro parte in tutto ciò. Putin non metterà Trump in una brutta posizione. Il discredito degli Stati Uniti si è già verificato a livello internazionale. La complicità dell’amministrazione Obama in questo triste capitolo della storia del Medio Oriente è chiara per chiunque avesse gli occhi aperti. Putin offrirà a Trump un modo per salvare la faccia degli Stati Uniti, mentre incolperà Obama, Clinton, McCain e il resto. Se credete che il legame tra questo e l’inchiesta “Russia-gate” di Robert Mueller sia folle, non fate attenzione. Mueller cerca disperatamente di salvare tutti gli implicati da accuse di tradimento. Ma mi aspetto che la scena politica statunitense stia per cambiare radicalmente. Una volta che il giudice Roy Moore andrà al Senato (le probabilità che ciò non accada sono quasi zero), Trump avrà una maggioranza a prova d’impeachment alla Camera e al Senato e potrà bloccare Mueller o farlo girare. Trump può giocare a fare la pace qui. Può consolidare la posizione di controllore dei peggiori attori di Arabia Saudita ed Israele e tenerli al guinzaglio. In effetti, si potrebbe argomentare in modo credibile che è su ciò che si basa la purga in Arabia Saudita. Il contro-colpo di Stato di Muhamad bin Salman aveva la benedizione di Trump. Putin può agire in modo simile per placare i sospetti sulle intenzioni di Iran ed Hezbollah. Può anche trattenere Assad dalla rappresaglia contro i nemici, anche se giustamente meritata, per costruire una pace duratura. E una volta che i colloqui saranno finiti come la minaccia dell’indipendenza curda, la Turchia ritirerà le truppe dalla Siria. Putin è pronto a chiamare Trump per aggiornarlo su ciò che verrà dopo. È ovvio che i due sono in contatto su come vanno le cose in Siria. E Trump, da parte sua, ha elegantemente lasciato il lavoro sporco a Putin mentre si occupa dei problemi coi neoconservatori a casa.
Qualunque cosa accada dopo, un quadro per la pace a lungo termine o un inquieto cessate il fuoco con la Russia come intermediario, gli Stati Uniti hanno perso ogni credibilità nella regione oltre Riyadh e Tel Aviv. E non abbiamo nessuno da incolpare se non noi stessi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Presidente Bashar al-Assad compie una visita di Stato in Russia

Kremlin, Sochi, 21 novembre 2017Il 20 novembre, il Presidente Vladimir Putin ha avuto colloqui con il presidente della Repubblica Araba Siriana Bashar al-Assad, in visita di lavoro in Russia. Vladimir Putin ha anche presentato Bashar al-Assad agli alti funzionari del Ministero della Difesa russo e dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate russe presenti a Sochi per partecipare a vari incontri sul Programma di Armamento dello Stato.

Inizio dell’incontro con il Presidente della Siria Bashar al-Assad
Presidente della Russia Vladimir Putin: Signor Presidente, amici,
Benvenuti a Sochi. Innanzitutto vorrei congratularmi con Lei per i risultati della Siria nella lotta ai gruppi terroristici e per il popolo siriano che, nonostante ardue difficoltà, avanza gradualmente verso la definitiva e inevitabile sconfitta dei terroristi.
Signor Presidente, come sapete incontrerò i miei colleghi, i presidenti di Turchia e Iran, qui a Sochi dopodomani. Abbiamo concordato ulteriori consultazioni con voi durante il nostro incontro. Naturalmente, il tema principale all’ordine del giorno è la soluzione politica pacifica e duratura in Siria dopo la cacciata dei terroristi. Come sapete, oltre ai partner che ho citato stiamo anche lavorando a stretto contatto con altri Paesi, come Iraq, Stati Uniti, Egitto, Arabia Saudita e Giordania. Manteniamo costanti contatti con questi partner. Vorrei parlarvi dei principi alla base del processo politico e del Congresso nazionale del dialogo siriano, idea che avete sostenuto. Mi piacerebbe sentire le vostre opinioni sulla situazione attuale e sulle prospettive di sviluppo del processo politico, che infine dovrebbe essere attuato sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Speriamo anche che l’ONU si unisca al processo politico nella fase finale.
Mi fa piacere vederVi. Benvenuto in Russia.

Presidente della Siria Bashar al-Assad (ritradotto): Molte grazie, Signor Presidente.
Sono molto lieto di avere questa opportunità d’incontrarvi dopo due anni e diverse settimane dopo che la Russia ha avviato l’operazione di grande successo. Durante questo periodo, abbiamo raggiunto un grande successo sia sul campo di battaglia che sul piano politico. Molte regioni della Siria sono state liberate dai terroristi e i siriani che dovettero fuggire da queste regioni possono ora tornarvi. Va riconosciuto che l’operazione ha portato progressi nel conclusione politica in Siria. E il processo avviato e che la Russia ha promosso con vari sforzi continua, soprattutto rispettando la Carta delle Nazioni Unite, sovranità e indipendenza dello Stato. Questa posizione è stata difesa in varie piattaforme internazionali, anche ai colloqui ad Astana. Lo stesso vale per i piani per organizzare la Conferenza sul dialogo nazionale siriano tra pochi giorni. Oggi abbiamo l’eccellente opportunità per discutere sia della prossima conferenza e del prossimo summit, sia di coordinare le nostre opinioni sui prossimi passi. Innanzi tutto, vorrei cogliere un’opportunità e esprimere congratulazioni e gratitudine da parte del popolo siriano a Lei, Signor Presidente, per il nostro successo comune nel difendere l’integrità territoriale e l’indipendenza della Siria. Vorremmo estendere la nostra gratitudine alle istituzioni dello Stato russo che hanno fornito assistenza, in primo luogo, il Ministero della Difesa russo che ci ha sostenuto durante l’operazione. Inoltre vorrei esprimere la nostra gratitudine al popolo russo che rimane una nazione nostra amica. Ci ha supportato da sempre.
Grazie mille.

Vladimir Putin: ha citato i colloqui di Astana. Penso anche che siano un bel successo. Grazie al processo di Astana siamo riusciti a creare le zone di de-escalation permettendoci di avviare il primo dialogo reale e approfondito con l’opposizione. Sulla base dei risultati di questo incontro, mi consulterò ulteriormente con i leader dei Paesi che ho appena menzionato. Una conversazione con l’emiro del Qatar è prevista oggi. Domani parlerò con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Dopo, parlerà con i leader dei Paesi della regione. Come sapete, il cosiddetto gruppo di opposizione di Riyad terrà un incontro il 22-23 novembre. Il nostro rappresentante, l’onorevole Lavrentev, parteciperà all’apertura e chiusura di tale incontro, nonché alla conferenza stampa in qualità di inviato speciale presidenziale. Pertanto, credo che il nostro incontro di oggi rappresenti un’ottima occasione per coordinare i nostri approcci a tutte le questioni relative alla conclusione. Sono felice di poterlo fare assieme.

Bashar al-Assad: In questa fase, e in particolare dopo le nostre vittorie sui terroristi, siamo interessati a promuovere il processo politico. Riteniamo che la situazione politica sviluppatasi nelle regioni offra l’opportunità del progresso nel processo politico. Speriamo che la Russia ci sosterrà garantendo la non interferenza degli attori esteri nel processo politico, in modo tale che sostengano solo il processo intrapreso dagli stessi siriani. Non vogliamo guardare indietro. Accetteremo e parleremo con chiunque sia veramente interessato a un accordo politico.

Vladimir Putin: Molto bene. Avete menzionato il completamento dell’operazione militare. Credo che il terrorismo sia un problema globale e la lotta contro di esso, naturalmente, è lungi dall’essere conclusa. Per quanto riguarda i nostri sforzi congiunti contro i terroristi in Siria, questa operazione militare è in fase di completamento. Credo che il compito principale ora sia avviare il processo politico. Sono lieto che siate pronto a lavorare con chiunque desideri pace e risoluzione dei conflitti.
(…)Incontro con gli alti funzionari del Ministero della Difesa e lo Stato Maggiore delle Forze Armate russe
Vladimir Putin: Ho chiesto al Presidente della Siria di partecipare al nostro incontro. Voglio che veda chi ha svolto il ruolo chiave nel salvare la Siria. Certamente, il Signor Assad conosce qualcuno di voi personalmente. Oggi, durante i nostri colloqui, mi ha detto che l’Esercito russo ha salvato lo Stato siriano. Molto è stato fatto per stabilizzare la situazione in Siria. Spero che chiuderemo il capitolo della lotta al terrorismo in Siria, anche se alcuni focolai di tensione rimarranno o si riaccenderanno. Ci sono più che sufficienti problemi con il terrorismo nel mondo, anche in Medio Oriente e Siria. Ma la nostra missione principale è quasi compiuta, e spero che potremo dire che l’abbiamo raggiunto rapidamente. Abbiamo avuto colloqui molto sostanziali con il Presidente della Siria oggi su tutti gli aspetti relativi alla normalizzazione, compresi i successivi passi sulla via politica. Come sapete, terremo un incontro trilaterale qui a Sochi. Tuttavia, vorrei dire che le condizioni per un processo politico non potrebbero essere state create senza le Forze Armate, senza i Vostri sforzi e gli sforzi e l’eroismo dei Vostri subordinati. Questo obiettivo è stato raggiunto grazie alle Forze Armate russe e ai nostri amici siriani sul campo di battaglia. Grazie di ciò.

Bashar al-Assad: il Presidente della Russia Vladimir Putin e io abbiamo appena avuto un colloquio. Gli go trasmesso, e per suo conto al popolo russo, la nostra gratitudine per gli sforzi della Russia nel salvare il nostro Paese. Vorrei sottolineare il contributo delle Forze Armate russe e i sacrifici che hanno compiuto raggiungendo questo obiettivo. Sono molto felice di sapere che Voi, chi di Voi è direttamente coinvolto nell’operazione in Siria e che ha comandato le attività delle Forze Armate russe in Siria, sarete presenti qui oggi. L’operazione era appena iniziata quando incontrai il Presidente Putin a Mosca due anni fa. In questi due anni vediamo il successo ottenuto grazie alla cooperazione tra le Forze Aerospaziali russe e l’Esercito arabo siriano. Nessuno può negare questo successo nella lotta al terrorismo, ora. Grazie alle Vostre azioni, così come alle azioni dell’Esercito arabo siriano e dei nostri alleati, molti siriani sono tornati a casa. Parlando a nome del popolo siriano, vorrei esprimere la nostra gratitudine per ciò che avete realizzato. Non lo dimenticheremo mai. Inoltre, vorrei ringraziare personalmente il Presidente Vladimir Putin, il Ministro della Difesa Sergej Shojgu e il Capo di Stato Maggiore Valerij Gerasimov per la partecipazione diretta in questa operazione.
Grazie mille.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Perché le ambizioni marittime dell’Iran crescono?

Nina Lebedeva, New Eastern Outlook 09.11.2017Molti politici, esperti e media potrebbero senza dubbio constatare che, quasi dai primi giorni del soggiorno alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha sistematicamente accumulato oscure nubi nei cieli dell’Iran:
1. Il 29 gennaio 2017, Trump avvisava i leader della Repubblica islamica iraniana (IRI) di giocare col fuoco dopo il test missilistico iraniano condotto quel giorno. Infatti, secondo la dichiarazione del consigliere della Guardia rivoluzionaria iraniana del Leader della Repubblica islamica Sayyid Ali Hosseini Khamenei, Mahatba Dhualnuri, questi missili hanno una portata tale da poter facilmente raggiungere gli impianti militari statunitensi in Bahrayn o sull’isola Diego Garcia nel cuore dell’Oceano Indiano. Questo non è evidentemente nell’interesse degli strateghi del Pentagono, in quanto significa perdere la base essenziale agli Stati Uniti per proiettare potenza in Africa orientale, Medio Oriente, Asia del Sud-Est e Mar Cinese.
2. Nella scorsa estate, gli scontri (già verificatisi nel Golfo Persico) tra navi iraniane e statunitensi, accompagnate da elicotteri e dalla portaerei Nimitz, per deliberatamente e ripetutamente dimostrare forza testando capacità, azione e reazione iraniane, divenivano sempre più frequenti. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti indicavano l’aggressività delle azioni della flotta iraniana e le numerose manovre negli stretti di Hormuz e Bab al-Mandab, nel Golfo Persico e nell’Oceano Indiano, che avrebbero interferito con la libertà di navigazione, ecc.
3. Seguirono le affermazioni di Donald Trump contro l’Iran di non rispettare lo spirito dell’accordo del 2015 sulla natura pacifica del programma nucleare. Tra gli ultimi attacchi contro l’Iran c’era l’annuncio del 6 ottobre sull’imposizione di nuove sanzioni all’Iran per i suoi test missilistici, aiuto e sponsorizzazione del terrorismo ed attacchi informatici e l’accusa del 8 ottobre di sostenere la RPDC (Teheran continua a commerciare con la Corea democratica).
4. Il 13 ottobre, Trump promulgò una dura strategia verso l’Iran. Accusando Teheran d’interferire nei conflitti in Siria, Yemen, Iraq e Afghanistan e di sostenere al-Qaida e i taliban, propose di modificare i termini dell’accordo nucleare con l’Iran ed imporre sanzioni contro la formazione militar-politica del “Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica” (l’élite delle Forze Armate dell’IRI o IRGC).
Quanto convincente e completo è l’elenco di tali affermazioni assai controverse degli Stati Uniti da adottare tale pressione contro l’Iran? Sembra che sia stata presentata una lista piuttosto lunga dei “peccati” di Teheran, in cui l'”accordo nucleare” è riconosciuto innanzitutto il più grave da Trump. Infatti, aiuta l’Iran ad essere in cima nello sviluppo economico e politico regionale e oltre. Ma secondo quali meccanismi? In breve, ciò ha a che fare, in primo luogo, con la promozione della leadership iraniana dell’idea di consolidare l’intero mondo islamico di fronte alle sfide attuali. Un passo serio lungo questa strada fu, tra l’altro, l’istituzione dell’unione tripartita per risolvere la situazione nella Repubblica araba siriana, comprendente Russia, Iran e Turchia. In secondo luogo, questo comporta anche le aspirazioni del Paese nel creare un arco dalle proprie frontiere al Libano. Il piano da un lato amplia notevolmente la sfera d’influenza e dall’altro preoccupa Stati Uniti ed Israele, nei pressi delle cui frontiere l’Iran sarà presente. In terzo luogo, la graduale ripresa del potenziale economico iraniano e i suoi legami con l’occidente ne incrementano l’importanza nella regione. Al fine di rafforzare sia il primo che il secondo, Teheran intende costruire una ferrovia per il Mediterraneo, una mossa inaccettabile per gli Stati Uniti. Tuttavia, non si può non riconoscere l’importanza di un altro meccanismo nell’avanzata dell’Iran.
Il fattore marittimo affrontato dall’Ayatollah Sayyed Ali Khamenei all’inizio del 2014, sottolineando la necessità di creare una flotta in grado di proiettare potenza all’estero e di operare negli oceani. Un progetto simile fu elaborato durante il regime dello Shah, quando fu prevista anche l’acquisizione di basi nelle Mauritius e Maldive, ma dopo il rovesciamento, la missione fu abbandonata. Una flotta forte rende possibile la dimostrazione della bandiera in luoghi dove necessario; stabilire una linea di difesa e creare basi operative al di fuori dello stretto di Hormuz; pattugliare le rotte iraniane; creare una rete di collegamenti coi partner e generalmente proiettare influenza e potenza. Tenendo presente questo aspetto, l’Iran ha iniziato la modernizzazione della flotta. Nel 2016, aveva in servizio 18000 marinai, senza contare i 20mila della Marina dell’IRGC. Teheran aveva 7 fregate, 32 pattugliatori veloci in grado di operare in “acque verdi” armati di missili antinave S-800 Noor, un distaccamento significativo di barchini per pattugliare lo Stretto di Hormuz e 5 posamine per minare lo stretto, se necessario. La flotta sottomarina è costituita da 29 sottomarini, di cui 5 d’altura. Oltre agli sforzi per produrre propri armamenti navali (nonostante il segreto sui dati dell’ammodernamento, nel dicembre 2016 i funzionari iraniani confermarono di lavorare su una portaerei e sulla costruzione di sottomarini e navi nucleari). L’Iran considerava le opzioni di acquisto, soprattutto da Russia e Cina. Nel febbraio 2016, il Ministro della Difesa Hossein Dehghan visitò Mosca per discutere la fornitura di armamenti per 8 miliardi di dollari, come sistemi missilistici mobili costieri “Bastion“, fregate e sottomarini diesel-elettrici. Le priorità nei negoziati 2014-2016 con Pechino erano accordi sulla cooperazione navale e la possibilità che l’Iran acquistasse navi, sottomarini e missili dalla Cina.
Il potenziale crescente della Marina Islamica Iraniana consente di ampliare il livello tecnico-militare e i limiti delle manovre navali (su un’area di circa 2 milioni di chilometri quadrati) fino al Mar Rosso (importante accesso al Mediterraneo e all’Atlantico, secondo gli strateghi iraniani) e l’Oceano Indiano, il cui sviluppo è estremamente importante, anche per ulteriori test dei missili balistici. Durante le manovre Velayat 95 nel febbraio e luglio del 2017, le navi della 47.ma flottiglia simularono una battaglia navale, impiegando droni aerei e testando vari tipi di missili per proteggere le rotte commerciali e petrolifere della Repubblica islamica. Espandendo le dimensioni delle manovre dell’aprile 2017, la Marina iraniana le condusse insieme all’Oman sulle sue sponde, che, come sottolineò il comandante in capo della Marina iraniana, Ammiraglio Hussein Azad, erano di natura difensiva e in risposta alla “campagna iranofoba” scatenata dai nemici dell’Iran. Comprendendo chiaramente il crescente ruolo della regione Indo-Oceano negli affari del mondo, Teheran è più attiva nell’utilizzare la diplomazia navale. Così, dal marzo 2017, i distaccamenti della Marina iraniana intraprendono visite in Pakistan, India, Oman, Tanzania, Azerbaigian, mentre sono in corso anche piani per diverse missioni per “mostrare bandiera” in Sud Africa, Federazione Russa, Kazakistan, ecc. I media russi hanno ampiamente pubblicato la prima visita del distaccamento di navi della 44.ma flottiglia iraniana dell’Atlantico, tuttavia non confermata da alcuni esperti. L’Iran rafforza attivamente i propri legami con alcuni Paesi marittimi (Pakistan, Sri Lanka, Indonesia, Djibouti, ecc., anche in ambito navale). Allo stesso tempo, gli strateghi iraniani elaborano piani a lungo termine per contrassegnare pienamente la presenza navale al largo delle coste dell’India e nelle acque dello stretto di Malacca, che insieme ad Ormuz e Golfo Persico costituiscono il triangolo strategico del flusso petroliero e di merci maggiore nella regione, in cui è richiesta la partecipazione iraniana a difesa degli interessi della Repubblica islamica. Ciò sembra risultare dalla dichiarazione ufficiale piuttosto imprevista delle autorità iraniane del novembre 2016 sulla necessità di stabilire basi (oltre alle 6 basi già operanti nel Golfo e le 2 situate sulle isole, come Bandar Abbas), in Yemen e Siria, che secondo gli ammiragli dell’Iran, saranno 10 volte più efficaci delle armi nucleari ed espanderanno la presenza iraniana sul Mediterraneo e la capacità di aiutare gli alleati della Repubblica Islamica dell’Iran.
Sembra che, anche se vi è molta retorica su questi piani, non tutto ciò riuscirà, poiché il potere di attuarlo è ancora piuttosto limitato. L’IRI non sembra pronta a deviare dalla rotta per diventare uno degli attori più attivi delle relazioni internazionali nell’area dell’Oceano Indiano. E la situazione dell’Iran, soprattutto sulla sua rotta, terrestre e marittima, darà a Donald Trump un altro “mal di testa” dopo la Corea democratica.Nina Lebedeva, studiosa presso l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze Russa (RAS), esclusivamente per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio