La portaerei russa va nel Mediterraneo

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 05/07/2016Anv5PUeLa portaerei (classificazione formale, incrociatore pesante portaerei lanciamissili – TAVKR), Admiral Kuznetsov, fiore all’occhiello della Marina russa, parteciperà alla battaglia contro i gruppi terroristici in Siria. Secondo l’agenzia TASS, la nave partirà per il Mediterraneo in ottobre e fungerà da piattaforma per gli attacchi aerei contro i terroristi almeno fino al febbraio 2017. Dopo la missione, la nave tornerà nei cantieri navali Sevmash di Severodvinsk, nel nord della Russia, per ampi aggiornamenti. L’Ammiraglio (in pensione) Vladimir Komoedov, a capo del Comitato della Difesa della Duma di Stato russa ed ex-comandante della Flotta del Mar Nero russo, ha detto che l’equipaggio verrà sostituito durante la missione. L’Admiral Kuznetsov fu varata nel 1985 e divenne operativa nel 1995. Venti anni fa, la nave si trovava al largo del porto di Tartus, in Siria, in occasione del 300° anniversario della Marina russa celebrato nel 1996. Dopo la nave fu schierata diverse volte nel Mediterraneo. L’Admiral Kuznetsov è la più grande nave mai costruita in URSS o Russia, con un dislocamento di 58600-67500 tonnellate, lunga 305 m, larga 72 m e pescaggio di 11 m. La velocità massima è 29 nodi (54 km/h) e l’autonomia alla massima velocità è di 3800 miglia nautiche (7000 km). A 18 nodi (33 km/h), l’autonomia massima è di 8500 miglia nautiche (15700 km). La nave può restare in mare per 45 giorni. Impiega un trampolino sul ponte di volo inarcato di 12 gradi, per far decollare gli aeromobili ad ala fissa (trampolino di decollo). A bordo gli aeromobili accelerano verso il trampolino decollando con i postbruciatori. Ciò comporta che l’aeromobile lasci il ponte ad un angolo e un’elevazione assai più elevati sul ponte rispetto alle piattaforme dotate di catapulte. Il ponte di volo è dotato di cavi d’arresto all’atterraggio.
ka-52kL’unica portaerei della Marina russa, l’Admiral Kuznetsov, sarà schierata nel Mar Mediterraneo con una nuova configurazione della componente aerea, trasportando 15 caccia ognitempo da superiorità Sukhoj Su-33, caccia multiruolo Mikojan MiG-29K/KUB e 10 elicotteri Kamov Ka-52K, Ka-27 e Ka-31. Nelle specifiche di progetto originali, la nave dovrebbe trasportare33 velivoli ad ala fissa e 12 elicotteri. Questa è la prima volta che il nuovo Ka-52K, versione navalizzata del Ka-52, sarà testato in condizioni di combattimento. La differenza principale dall’elicottero d’attacco Ka-52 Alligator sono le pale del rotore principale pieghevoli e le alette ripiegabili. La nuova versione sarà inoltre adattata all’uso navale con una maggiore protezione dalla corrosione e un sistema d’aria condizionata regolabile. I Ka-52K (Hokum-B) riceveranno una speciale suite avionica per consentire l’atterraggio strumentale sul ponte della nave. Il sistema di supporto dell’equipaggio verrà aggiornato per permettere ai piloti di lavorare con tute d’immersione. Il Ka-52K ha una stazione elettro-ottica girostabilizzata e radar a onde millimetriche, con raggio di rilevamento di 25 km. Il pacchetto di armi include un cannone automatico da 30mm 2A42, razzi, missili anticarro laser o radio-guidati o un sistema di difesa aerea. La versione Ka-52K sarà un aggiornamento della versione base del velivolo già consegnato alle forze armate russe. Russia Helicopters attualmente ha un contratto con le Forze Aerospaziali per consegnare 146 Ka-52 entro il 2020. Questo tipo entrò in servizio nel 2011 come elicottero da ricognizione e combattimento. I piani dei militari richiedono la sostituzione di parte di questi elicotteri con la versione Ka-52K.
L’aviogetto MiG-29K è un altro caso speciale, non è mai stato schierato operativamente dalla Flotta russa. Il MiG-29K è una versione molto migliorata dell’originale MiG-29 Fulcrum. Nella versione imbarcata ha cellula e carrello rinforzati per sopportare l’appontaggio sulla portaerei. E’ inoltre dotato di ali pieghevoli e di gancio d’arresto. La struttura del velivolo dispone anche di misure per la riduzione di quattro volte della firma radar dell’aviogetto, che inoltre è dotato di più potenti ed economici motori Klimov RD-33MK, tutti dotati di controlli a piena autorità digitali del motore (FADEC). Nel complesso, le nuove centraline sono molto più affidabili e di facile manutenzione rispetto ai vecchi RD-33K. A differenza degli originali MiG-29, il nuovo Fulcrum-D è dotato di un sistema fly-by-wire digitale. L’avionica dei nuovi Fulcrum si basa sul radar ad impulsi Doppler Zhuk-ME, in grado di seguire dieci bersagli e d’ingaggiarne quattro contemporaneamente. E’ inoltre dotato di un nuovo sistema di ricerca ed inseguimento ad infrarossi multicanale (IRST). L’avionica si basa sull’onnipresente architettura standard MIL-STD-1553B aperta agli aggiornamenti più rapidi. Il velivolo può trasportare una serie di armi guidate aria-aria e aria-terra come il missile antinave Kh-35E. Le forze armate russe hanno ordinato due dozzine di nuovi aviogetti per eventualmente sostituire il Su-33 in servizio nella Marina russa. L’aereo dovrebbe essere consegnato alla Flotta russa entro la fine dell’anno.
289 Il ruolo d’incrociatore è facilitato dall’adozione nell’Admiral Kuznetsov di 12 missili da crociera a lungo raggio antinave P-700 Granit (classificazione NATO SS-N-19 Shipwreck), a differenza delle portaerei della NATO che non trasportano armamento. La presenza di questi considerevoli missili antinave ne determina la denominazione formale d’incrociatore portaerei. La nave è dotata di 24 lanciatori verticali (192 missili) dei sistemi ognitempo a bassa a media quota 3K95 Kinzhal (SA-N-9 Gauntlet), un sistema missilistico a corto raggio antiaereo progettato per colpire aerei, elicotteri, missili da crociera, bombe guidate, velivoli senza equipaggio e missili balistici a corto raggio (anti-munizioni). Per la difesa aerea a corto raggio, la nave è dotata di 8 sistemi d’arma da supporto ravvicinato (CIWS) Kashtan, ognuno dotato di 2 lanciamissili antiaerei 9M311 accoppiati ai cannoni rotanti da 30mm GSh-30 e a una centralina di tiro Radar/Optronica. Vi sono anche 6 cannoni rotanti singoli da 30mm AK-630. La nave è dotata di un sistema anti-sottomarino UDAV-1 con 60 razzi antisom, che protegge le navi di superficie deviando e distruggendo i siluri in arrivo. Il sistema protegge da sottomarini e sistemi di sabotaggio subacquei. L’UDAV-1 è dotato dieci canne ed è in grado di sparare proiettili di profondità 111SG, mine 111SZ e sistemi d’inganno 111SO. La portata del sistema è 3000 metri e la profondità d’ingaggio di un sottomarino è 600 m. Va notato che la Russia è l’unico Paese al mondo con una portaerei così pesantemente armata: le portaerei degli altri Paesi sono essenzialmente delle mere basi aeree galleggianti che hanno bisogno di navi di scorta anche se non tanto quanto le portaerei degli Stati Uniti. Con tali armi, la nave può difendersi contro una vasta serie di minacce ed impedire al nemico di avvicinarsi troppo, dal cielo o da sott’acqua. La nave ha un sistema di controllo del tiro ed acquisizione bersagli di superficie (passivo a scansione elettronica) in banda D/E, un radar di ricerca di superficie in banda F, un radar di sorveglianza aerea in banda G/H, un radar per la navigazione in banda I, e quattro radar in banda K per i CIWS Kashtan. Ha un sonar di ricerca e attacco a media e bassa frequenza montato nello scafo. Gli elicotteri ASW hanno un radar di ricerca di superficie, un sonar ad immersione, boe sonore e un Magnetic Anomaly Detector. L’Admiral Kuznetsov è propulsa da otto caldaie a gas che alimentano quattro turbine a vapore, ognuna delle quali produce 50000 cv (37 MW), trasmessi via quattro alberi alle eliche a passo fisso.
Il viaggio dell’Admiral Kuznetsov nel Mediterraneo dimostra le proiezione di potenza crescente della Russia, che non dipenderà dell’aviazione tattica basata a terra. Ha una nave da combattimento per operazioni aeree che agirà da base aerea d’altura. I nuovo aeromobili ad ala fissa e rotante verranno testati in battaglia combattendo il terrorismo nel loro primo dispiegamento operativo. La Marina russa ha bisogno di questa esperienza, mentre si progetta la costruzione di una nuova portaerei russa intorno al 2025. “E’ molto probabile che avverrà entro la fine del 2025. Abbiamo tre progetti proposti dal Centro di ricerca Krylov. Nel complesso, non sono male”, aveva detto il Viceministro della Difesa Jurij Borisov alla mostra degli elicotteri HeliRussia-2016 di Mosca. La Russia ha avuto notevole successo nel sviluppare un’avanzata marina oceanica sempre più potente grazie a un arsenale sofisticato. Il dispiegamento dell’Admiral Kuznetsov dimostra una grande capacità di proiezione di potenza che poche altre marine al mondo possono eguagliare.admiral-kuznetsov-russian-navy-su-1642268-2892x1928La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia testa con successo il sistema anti-missile a corto raggio

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29/06/2016

1Sf66La minaccia della difesa antimissile balistico (BMD) degli USA in espansione negli ultimi due anni ha spinto Mosca ad intensificare gli sforzi per sviluppare un proprio nuovo sistema di difesa missilistica. La Russia crea un’avanzata difesa missilistica per respingere le minacce contemporanee. Il nuovo sistema, che sostituirà l’A-135 Amur, è stato designato A-235. Le forze aerospaziali russe hanno recentemente testato un nuovo missile intercettore a corto raggio (100-1000 km) in un poligono di tiro in Kazakistan. Il test è stato un successo e il bersaglio è stato colpito come previsto, ha detto il Tenente-Generale Viktor Gumennij, Vicecomandante delle Forze Aerospaziali russe. Il lancio segna un altro importante traguardo del tentativo di Mosca di rafforzare la sicurezza nazionale. Nell’autunno 2012 le autorità della difesa della Russia dichiaravano che il sistema operativo BMD A-135 Amur riceveva un importante aggiornamento. Il Colonnello-Generale Viktor Esin, ex-Capo di Stato Maggiore delle Forze Strategiche Missilistiche russe, dichiarava che i missili erano stati sostituiti con nuovi dal progetto migliorato. Tutti gli altri elementi del sistema, compresi i componenti di rilevazione e monitoraggio, furono anche rinnovati. Nella fase iniziale il sistema difenderà Mosca e il distretto industriale centrale contro un attacco nucleare limitato. Più tardi sarà la base per un sistema di difesa aerospaziale integrato a più stadi di tutto il Paese. Il sistema utilizzerà diversi tipi di missili per avere la capacità di distruggere le testate in arrivo a lunghe distanze e ad altitudini elevatissime quasi orbitali.
L’A-235 disporrà di tre tipi di missili: a lungo raggio, basato sul 51T6 e capace di distruggere bersagli a 1500 km di distanza e a quote fino a 800 km; a medio raggio, aggiornamento del 58R6 progettato per colpire bersagli fino a 1000 km di distanza e a quote fino a 120 km; a corto raggio 53T6M o 45T6 (basato sul 53T6)), con gittata di 350 km e quota massima di 50 km. “Composizione e caratteristiche tattiche del sistema di difesa missilistico russo permettono di scoraggiare un attacco missilistico nucleare e di aumentare la soglia della rappresaglia nucleare e della sopravvivenza delle massime autorità governative e militari, sviluppando scala, concetto e obiettivo di un attacco utilizzando sistemi di raccolta delle informazioni ad alta precisione ed immuni da disturbi”, dichiarava il Ministero della Difesa. Ci sono due grandi differenze dall’A-135. La primo è che l’A-235 utilizzerà testate convenzionali ad alto esplosivo e ad energia cinetica, piuttosto che nucleari. Diminuendo notevolmente costo e complessità del sistema, ed anche le esigenze infrastrutturali, non essendo più necessario garantire un’adeguata sicurezza alle armi nucleari. Con velocità stimata a 10 km al secondo, un intercettore a combustibile solido probabilmente non avrà per nulla bisogno di esplosivo. Una testata cinetica si basa sull’alta velocità per infliggere il massimo danno. Questo è di fondamentale importanza, mostrando che la Russia possiede la tecnologia all’avanguardia che permette di evitare possibili perdite tecniche ed umane che deriverebbero dalle radiazioni di un’esplosione nucleare. La seconda differenza è che l’A-235 sarà mobile. Ciò significa che il sistema avrà più flessibilità dell’A-135 basato sui siti fissi dei silos. La mobilità dell’A-235 significa che può essere schierato in qualsiasi luogo della Russia. La geopolitica attuale suggerisce che tali postazioni potrebbero includere non solo isole e arcipelaghi dell’Artico (dove un sistema BMD potrebbe facilmente abbattere i missili dei sottomarini lanciamissili della NATO in fase di decollo), ma anche al di fuori dei confini, nei territori di Stati amici. Questo fatto è un punto di svolta, dimostrando che il sistema di difesa missilistico russo può facilmente annullare qualsiasi vantaggio dei sistemi statunitensi stazionati in Polonia, Romania o altrove.
Comprensibilmente, molti aspetti degli sforzi della difesa antimissile russa e statunitense sono ancora classificati, ma non è l’attenzione per i dettagli tecnici l’importante. Nel 2002 gli USA si ritirarono unilateralmente dal trattato sui missili anti-balistici (ABM), pietra angolare del processo di controllo degli armamenti. L’unica ragione per cui il trattato ABM fu firmato e ratificato era la capacità dell’URSS d’implementare sistemi di difesa missilistica efficaci. Il ritiro degli Stati Uniti dal trattato fu guidato dall’ipotesi arrogante dei loro capi che gli Stati Uniti potessero lanciare una nuova corsa agli armamenti nucleari senza alcun Paese in grado di contrastarli. Una volta che la Russia dimostra la capacità di disporre di una nuova generazione di sistemi strategici anti-balistici, tale ipotesi non regge più. Evidentemente, la sicurezza degli Stati Uniti s’è ridotta da quando abbandonarono il trattato ABM. Dopo la dissoluzione dell’URSS, l’ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon osservò che gli Stati Uniti avevano vinto la guerra fredda, ma non la pace. Da allora, tre amministrazioni statunitensi di entrambi i partiti politici non furono all’altezza del compito. Al contrario, la pace sembra sempre più lontana con le minacce alla sicurezza degli Stati Uniti che si moltiplicano, come il regime di controllo degli armamenti sull’orlo del collasso. Anche il presidente Obama ha omesso di affrontare efficacemente il problema. Ora la nuova amministrazione degli Stati Uniti, eletta a novembre e che andrà in carica nel gennaio 2017, dovrà decidere. La scelta è procedere nella corsa agli armamenti non controllata o aderire al trattato antimissile balistico per dare al processo sul controllo degli armamenti una possibilità. La palla è agli Stati Uniti.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.53t6L’ICBM pesante Sarmat
South Front, 2/7/2016

sarmat_satan_soha.vn4-af6b2Anche se questo sistema d’arma è ancora attualmente “sotto il radar” dei media occidentali, si può stare certi che una volta che inizierà i test sarà esibito quale prima prova dell’accusa propagandistica occidentale sull'”aggressione russa”. Quindi potrebbe essere utile anticipare il consueto sbarramento mediatico illuminando ciò che promette d’essere un sistema d’arma rivoluzionario in grado di modificare l’equilibrio globale del potere.
Il missile Sarmat è classificato come cosiddetto ICBM “pesante”. In conformità con i trattati START, tale designazione è applicata alle armi con gittata intercontinentale e peso al lancio superiore alle 100 tonnellate. Non è la prima arma del genere ad ottenere tale designazione, il precedente ICBM R-36 Voevoda, denominato dalla NATO SS-18 Satan (!), apparteneva a questa categoria e allo stesso modo fu bersaglio della propaganda, perché altrimenti assegnargli un nome in codice del genere? L’URSS non fu l’unico Paese a schierare tali armi. Le forze strategiche degli Stati Uniti ebbero gli ICBM Titan per diversi decenni. La controversia associata agli ICBM pesanti pone naturalmente la domanda: perché preoccuparsene? Quali missioni dovevano compiere? Nel caso russo, comunque, gli ICBM pesanti giocano un ruolo specifico, essendo la punta di lancia della deterrenza nucleare strategica. La loro capacità di distruggere obiettivi pesantemente difesi o protetti, anche da sistemi di missili anti-balistici, garantisce al resto della forza deterrente di sopravvivere. Anche se l’R-36 ha trascorso la maggior parte della vita operativa sotto il regime del trattato ABM, si ricordi che fu progettato con il presupposto che gli Stati Uniti avessero ampiamente implementato sistemi ABM, e gli ICBM pesanti sovietici inoltre motivarono gli Stati Uniti, nei primi anni ’70, a comprendere che i missili sovietici bastavano a rendere qualsiasi sistema difensivo statunitense irrilevante. Un singolo R-36 rappresentava, dopo tutto, una rapida salva di 10 testate che alcun sistema ABM poteva sperare di contrastare. Fu la consapevolezza che i sistemi ABM erano costosi, destabilizzanti e infine inutili, a completare la dottrina della “distruzione reciproca assicurata”.
Il Sarmat è il figlio dell’era post-trattato ABM, da cui gli USA si ritirarono nel primo mandato dell’amministrazione di George W. Bush, la cui priorità principale, prima che fosse accantonata dagli attacchi terroristici dell’11 settembre, fu la militarizzazione dello spazio, fino al punto di fare “dell’ultima frontiera” una riserva militare degli Stati Uniti. La funzione del Sarmat è tanto politica quanto militare, dovendo inviare il messaggio che, alla fine, gli Stati Uniti starebbero meglio seduti al tavolo delle trattative creando un nuovo quadro multilaterale di sicurezza collettiva, che perseguendo l’impossibile sogno unilaterale del “dominio ad ampio spettro”. Dato che le tecnologie della difesa missilistica degli Stati Uniti si sono evolute negli ultimi decenni, il Sarmat sarà anche un importante progresso dal Voevoda. Invece di presentare al sistema ABM una rapida successione di bersagli con l’obiettivo di saturarne le difese, il Sarmat è più sottile. L’approccio al compito d’invalidare l’opposta difesa missilistica è costituito da una combinazione di fattori, comprendenti l’utilizzo di varie traiettorie, non solo quella polare, verso il continente nordamericano, grazie ai potenti motori del missile e al carico di carburante sufficiente a rappresentare la maggior parte delle 170 tonnellate del missile. Può anche impiegare traiettorie suborbitali riducendo notevolmente il volo, e quindi anche i tempi di reazione. Il carico di 10 tonnellate comprenderà velivoli ipersonici notevolmente più difficili da intercettare, oltre a testate standard e naturalmente esche. Infine, per garantirne la sopravvivenza, il tempo di preparazione al lancio sarà solo di 1 minuto, riducendo notevolmente la probabilità di essere colpito a terra da un primo attacco nemico. Il Sarmat è un sistema d’arma ad alta priorità il cui calendario non ha subito ritardi significativi. Il suo test iniziale è programmato al più tardi entro il 2016, con l’operatività entro e non oltre il 2018, sostituendo tutti i missili R-36M ancora in servizio entro il 2020.
La reazione iniziale del “mondo libero” sarà probabilmente la solita raffica propagandistica che segue inevitabilmente ogni iniziativa internazionale russe anche se, come negli anni ’70, sarà seguita da una risposta occidentale più costruttiva contribuendo a ripristinare un senso di sicurezza e stabilità globali.55b10716c4618864648b4590Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

I nuovi cacciatorpediniere Lider amplieranno la proiezione di potenza della Russia

Andrej Akulov 01/07/2016BqeobMfLa United Shipbuilding Corporation (USC) russa dovrebbe firmare un contratto con le Forze Armate russe per costruire una nuova e potente classe di navi da guerra, le Proekt 23560 Lider. Il progetto della nave dovrebbe essere completato quest’anno. Il progetto rientra nel programma di sviluppo navale della Russia per il 2050. Si prevede che il cacciatorpediniere capo-classe entri in servizio e sostituisca i cacciatorpediniere classe Sovremennij e classe Udaloj, così come gli incrociatori classe Slava. In realtà, sarà una nave completa che sostituirà cacciatorpediniere, grandi navi antisom e incrociatori lanciamissili. La nave multiruolo avrà capacità antiaerea, anti-superficie e antisom e un ruolo d’attacco strategico. Dovrà sostituire altri cacciatorpediniere e incrociatori divenendo la principale unità di superficie della Marina russa. Il Presidente Vladimir Putin ha firmato il decreto per perpetuare la memoria di Evgenij Primakov, per cui la prima nave della classe Lider avrà il nome del famoso statista e accademico. Evgenij Primakov ebbe molti alti incarichi nel governo e fu Primo Ministro della Russia nel 1998-1999. Era anche un accademico e membro del Presidium della Accademia Russa delle Scienze. Secondo il documento firmato da Vladimir Putin: “tenendo conto del contributo di Primakov nella formazione dello Stato russo e nelle riforme economiche, si raccomanda che il governo ponga una lapide commemorativa sulla casa dove visse, ed istituisca una Borsa di studio. Una nave della Marina russa avrà il suo nome”.
ob_0fbf97_krilov-lider Il progetto generale del cacciatorpediniere fu presentato la scorsa estate alla mostra della Difesa “Army 2015”. La nave lunga 200 metri e larga 20 metri dislocherà 17500 tonnellate. Navigherà ad una velocità massima di 32 nodi, con un’autonomia di 90 giorni. L’equipaggio sarà formato da 300 uomini. Non è ancora chiaro se i cacciatorpediniere saranno propulsi da turbine a gas o nucleari. I Lider dovrebbero essere dotati di missili antinave, antisom e anti-superficie Kalibr-NK e di missili da crociera supersonici antinave P-800 Oniks con gittata di oltre 300 chilometri. I missili ipersonici Tzirkon potrebbero essere imbarcati. I nuovi missili raggiungono la velocità di circa Mach 5-6 e sono in fase di test prima di andare in produzione nel 2018. La nave sarà dotata del sistema di difesa aerea S-500 in grado di distruggere missili balistici intercontinentali e veicoli spaziali, missili da crociera e aerei che volano a velocità superiori a Mach 5. L’S-500 può rilevare e attaccare contemporaneamente 10 testate di missili balistici a 600 km di distanza che volano alla velocità di 8000 metri al secondo. Possono ingaggiare bersagli alla quota di circa 200 km, come missili balistici in arrivo dallo spazio a 500 km di distanza. Armati di non meno 200 missili, i Lider saranno le navi da guerra di superficie più grandi del mondo, dopo gli incrociatori a propulsione nucleare da 28000 tonnellate Proekt 1144 Orlan (classe Kirov). L’armamento del Lider comprenderà circa 60 missili da crociera antinave, 128 missili superficie-aria e 16-24 missili anti-sottomarino. La nave sarà dotata di sistemi di lancio verticali e l’armamento comprenderà anche un cannone da 130 mm polifunzionale dotato di sistema di gestione in combattimento integrato con ACS (sistemi automatizzati di comando) tattici ed operativo-tattici. La nave avrà una piattaforma di atterraggio per 2 elicotteri Kamov Ka-27 o Kamov Ka-32. La costruzione è prevista dal 2018-2019, con l’obiettivo di 12 navi in servizio suddivise tra le Flotte del Nord e del Pacifico.
Soprannominate classe Lider, queste navi da guerra avranno la potenza e il massiccio armamento nucleare degli incrociatori da battaglia sovietici Kirov. Le navi da 28000 tonnellate della classe Kirov hanno tre volte il dislocamento e il doppio dell’armamento delle controparti dell’US Navy, gli incrociatori AEGIS”, scrive il giornalista Ben Hernandez nel suo articolo su National Interest. La versione a propulsione nucleare ne farebbe il terzo cacciatorpediniere a propulsione nucleare al mondo dopo gli statunitensi USS Truxtun (DLGN-35) e USS Bainbridge (DLGN-25). I cacciatorpediniere classe Lider sono nuove navi che sovrasteranno le più grandi navi di superficie nella Marina degli Stati Uniti trasportando circa il doppio dei tubi lanciamissili di un cacciatorpediniere classe Arleigh Burke. Il sistema di propulsione nucleare consentirebbe alle nuove navi da guerra di navigare in tutto il mondo senza la necessità delle navi da rifornimento ausiliarie o alcun obbligo di effettuare una sosta nei porti, facendone un potente strumento di proiezione di potenza, un’arma della politica estera.
Gli ultimi anni hanno visto la rinascita della potenza navale della Russia. La Russia ha intrapreso un programma d’investimento massiccio per sostituire le vecchie piattaforme sovietiche. I grandi cantieri navali della Russia ora attuano a pieno regime l’ambizioso programma navale per fare della Marina russa seconda a nessuno nel mondo. Con i Lider in servizio, la Marina russa avrà fortezze galleggianti armate di missili e artiglieria e a propulsione nucleare per garantire la presenza permanente navale globale della Russia.Project+22350+DDGLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Bielorussia unite contro la NATO

Ivan Proshkin, PolitRussia, 13 giugno 2016 – Fort Russbelarus-celebrates-independence-day-in-minskNei primi giorni di giugno, si diffuse la notizia che la 28.ma Brigata meccanizzata veniva trasferita dalla base permanente di Ekaterinburg a Klintsij, nella regione di Brjansk, al confine con la Bielorussia. Secondo il primo Vicecapo dell’amministrazione della città, Oleg Kletnij, i soldati sono arrivati nella nuova base il 30 maggio. Questo rischieramento ha causato una tempesta mediatica su entrambi i lati del confine russo-bielorusso. Il 2 giugno, due giornalisti chiesero al segretario dell’ufficio stampa del Presidente russo Vladimir Putin, Dmitrij Peskov, di commentare la presenza dei soldati russi al confine bielorusso, e rispose: “Non ne so niente. Ma parlando di rafforzamento del raggruppamento al confine con la Bielorussia sarebbe esagerato”. L’ambasciatore russo in Bielorussia, Aleksandr Surikov, poi commentò che il trasferimento delle truppe russe era dovuto all’attivismo dei radicali in Ucraina che potrebbero minacciare la sicurezza del confine russo, dichiarando: “Perché la Bielorussia? A quanto mi risulta, gli accordi di Minsk non funzionano e il radicalismo in Ucraina ancora una volta si acuisce. Oltre a settore destro, nuove forze di ultra-destra e più radicali si formano. In Ucraina, i guerrafondai ricominciano a prevalere. Ma noi sul serio non vogliamo che ci sia una guerra. Così, queste non sono che misure preventive“. Di seguito, in una conferenza stampa Peskov indirizzava la questione postagli dai giornalisti sulle osservazioni dell’ambasciatore russo, al Ministero degli Esteri russo, affermando che era più competente nel commentare. Lo rischieramento dei soldati russi è stato entusiasticamente commentato dai media liberali russi, bielorussi e ucraini, dichiarando che la Russia progettava uno “scenario crimeano” nel Paese vicino, il che significa che Minsk dovrebbe tenere gli occhi aperti e non consentire alcuna provocazione dal vicino orientale. I media liberali russi hanno dichiarato che si trattava di un tentativo di Mosca di fare pressione su Minsk su alcune importanti questioni su cui ancora non concordano, ad esempio sul prezzo del gas. In Bielorussia, alcune pubblicazioni filo-liberali e nazionaliste dichiaravano che era necessario prepararsi all’imminente “aggressione russa”, arrivando anche a parlare di quante divisioni schierare contro l’esercito russo. Il capo del centro analitico Belorus Security Blog, Andrej Porotnikov, dichiarava che la concentrazione di unità militari russe riguardava un’operazione offensiva che minacciva direttamente la Bielorussia. A suo parere, ciò era dovuto al fatto che in Russia un presunto “partito della guerra” è al potere e che col pretesto di rafforzare le posizioni nel confronto con la NATO, tende a d’intervenire negli affari interni delle repubbliche dello spazio post-sovietico. Porotnikov dichiarava: “La Russia ha abbandonato il principio al quale aderì nel 1991, la non interferenza negli affari interni dei vicini. La sua politica estera è imprevedibile e dimostra completo disconoscimento dell’indipendenza degli Stati post-sovietici e dell’inviolabilità delle frontiere in Europa“.
Ma lasciamo le divagazioni di tale isteria, il cui scopo tra l’altro è preparare la prossima ondata russofoba in Bielorussia, e diamo un’occhiata alla situazione sul piano della ragione. La regione di Brjansk in cui furono trasferite le unità russe confina con la Bielorussia a nord. La parte meridionale confina con le regioni di Chernigov e Sumij ucraine, in cui vi è instabilità, e che secondo l’ambasciatore russo in Bielorussia è la regione del trasferimento di ulteriori forze dell’esercito russo nella regione. Klintsij si trova direttamente nel saliente occidentale della regione di Brjansk tra i confini russo-bielorusso e russo-ucraino. Le forze che la Russia ha schierato a Klintsij sono estremamente piccole. Secondo alcuni rapporti, il personale arrivato nella regione di Brjansk sono poco più di 200 effettivi della 28.ma Brigata. Ma se si ascoltano i media faziosi, si ha l’impressione che la Russia abbia rischierato tutto l’esercito al confine russo-bielorusso in preparazione dell’invasione del famigerato “scenario crimeano”, nel caso di problemi nelle relazioni russo-bielorusse. In effetti, l’attività della Russia si spiega innanzitutto col già citato problema ucraino. In secondo luogo, ciò avviene in concomitanza con il significativo aumento delle attività della NATO in Europa orientale. Recentemente, il segretario generale dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenberg aveva dichiarato che quattro battaglioni supplementari della NATO saranno schierati in Polonia quest’anno. Inoltre, soldati statunitensi, inglesi, tedeschi, polacchi e di altri Paesi compiono periodicamente esercitazioni in Polonia e Stati baltici. Negli ultimi anni sono ospiti frequenti in Ucraina, i cui leader hanno dichiarato la Russia principale minaccia alla sicurezza nazionale e che nei loro documenti ufficiali chiamano il nostro Paese, “Paese aggressore”. Naturalmente, in tale contesto di politica estremamente ostile dei nostri “partner occidentali” e della loro coorte a Kiev, il rafforzamento delle truppe russe ai confini occidentali della Russia è un passo ragionevole e giustificato.
Che si fossero attuate tali manovre fu affermato all’inizio dell’anno dal comandante delle forze di terra russe, Generale-Colonnello Oleg Saljukov, “la formazione di nuove divisioni è una delle misure in risposta alla crescente intensità delle esercitazioni della NATO ultimamente“. Stessa dichiarazione fu più volte fatta dal capo del Ministero della Difesa russo Sergej Shojgu, che il 4 maggio dichiarò: “Il Ministero della Difesa ha adottato una serie di misure il cui obiettivo è contrastare il rafforzamento della NATO in prossimità dei confini russi“. Nel contesto delle ulteriori minacce da NATO ed alleati, la NATO ha detto che tre nuove divisioni saranno schierate nella zona occidentale, equipaggiate con le armi più moderne. Francamente parlando, una divisione dell’Esercito russo ha circa 10000 effettivi. Non è difficile calcolare che tre nuove divisioni significheranno che la Russia schiererà 30000 soldati per contrastare la minaccia della NATO ai confini occidentali. Così, l’isteria diffusa da certi media, analisti politici e altri “esperti” che denunciano la “minaccia russa” dei 200 militari russi giunti in una delle nostre regioni occidentali, non è molto comprensibile. Misure analoghe furono già annunciate e i loro scopi chiaramente indicati, e non si tratta per nulla di ricattare gli alleati ad ovest, soprattutto non la Bielorussia. E’ bene che Minsk lo capisca. Proprio l’altro giorno, il Presidente della Repubblica Aleksandr Lukashenko dichiarava che, nel caso di una guerra con la NATO, gli eserciti russi e bielorussi avrebbero combattuto insieme contro l’alleanza: “I russi spesso parlano di come nuovi contingenti della NATO siano impiegati ai confini della Russia. Va sottolineato che, prima di tutto, questo accade alle nostre frontiere, ai confini bielorussi. Lo vediamo e l’accettiamo senza piagnistei. Misure adeguate sono state prese senza alcun rumore“. Inoltre, Lukashenko ha sottolineato che le unità bielorusse sarebbero le prime ad entrare in battaglia contro il nemico, ostacolando le forze della NATO fino all’arrivo dei primi rinforzi dell’esercito russo dalle regioni occidentali. Lukashenko ha detto: “Abbiamo un gruppo congiunto di forze armate ad occidente, che garantisce la sicurezza delle nostre patrie, Bielorussia e Russia. E al centro di questo gruppo vi sono unità dell’esercito bielorusso“. La promessa di Lukashenko è molto chiara. La Bielorussia è la prima linea della difesa della nostra Patria comune, e la Russia è la retrovia della Bielorussia che sarà immediatamente soccorsa in caso di aggressione. Ed è proprio per fornire tale rapido aiuto che la Russia concentra truppe al confine occidentale. E più sono e meglio è. Pertanto, non si badi agli isterismi che incitano l’odio tra i due Paesi fratelli e alleati, tra le parti di un solo popolo. Russia e Bielorussia affronteranno assieme il nemico comune per sempre. Chi si presenta da noi con la spada perirà di spada. Naturalmente, nessuno vuole la guerra, ma è sempre necessario avere una spada affilata. Noi, insieme ai bielorussi, ce ne prendiamo cura.AirBY-enTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Anaconda atlantista e risposta russa

Alessandro Lattanzio, 15/6/2016

Dopo la lunga serie di sconfitte geostrategiche subite dagli USA/NATO in Libia, Ucraina, Siria, Iraq, Egitto, ecc. Washington ed euro-vassalli alzano la tensione in Europa orientale, contando sui volontari kollabòs dei media occidentali, al fine di far distrarre risorse e concentrazione di Mosca sul Medio Oriente ed Estero Vicino (Donestk – Lugansk). Da qui il profluvio di dichiarazioni isteriche dei capi occidentali su sottomarini russi, atrocità russe contro poveri terroristi ‘moderati’ islamisti, costati alla NATO e ai Paesi del Golfo anni e anni di investimenti, risorse ed armamenti che ora vanno in fumo, assieme alla credibilità dell’occidente e del suo circo mediatico. Le manovre della NATO non potevano non essere tali da fare sembrare la terrorizzata pecora atlantista una iena pronta ad azzannare l’Orso russo. Ma le iene possono attaccare sono animali moribondi o feriti, e non è il caso dell’Orso russo.

Anakonda16_ENDal 7 al 17 giugno si svolgono le esercitazioni della NATO Anakonda-2016, le più grandi dalla fine della Guerra Fredda, che coinvolgono 12000 soldati polacchi, 14000 statunitensi, 1000 inglesi e altri 4000 provenienti da 21 Paesi, tra cui Svezia e Finlandia. I materiali impiegati nelle manovre comprendono 3000 mezzi, 105 velivoli e 12 unità navali; 1000 paracadutisti dell’82.ma Divisione aeroportata dell’esercito degli Stati Uniti venivano lanciati presso la città polacca di Torun, nell’ambito della Swift Response 16 di Vicenza, e i genieri realizzavano un ponte sul Vistola per farvi transitare 300 autoveicoli, tra cui carri armati tedeschi; una prima dal 1945… L’esercitazione si svolge nei Paesi Baltici e in Polonia, ed ha come obiettivo la regione di Kaliningrad della Federazione Russa, simulando l’invasione del territorio russo; minacciando la Russia. Anakonda-2016 avviene in concomitanza con varie esercitazioni del Patto atlantico: BALTOPS-16 nel Mar Baltico, che dal 6 giugno vede impegnate diverse decine di navi della NATO e 4500 soldati dei Paesi scandinavi e baltici. Inoltre la 173.ma Aerobrigata statunitense di stanza in Italia, si riuniva con il 2° Reggimento di cavalleria dell’esercito degli Stati Uniti a Drawsko, nel poligono Pomorskie, in Polonia; e dal 27 maggio un reggimento di blindati Stryker statunitensi partecipa all’operazione Dragoon Ride per trasportare forze della NATO da Vilseck, in Germania, a Tapa in Estonia, per partecipare dal 15 giugno all’esercitazione Saber Strike 16, manovra comprendente unità dell’US Army e di 13 altri Stati della NATO. Infine, vi è l’esercitazione Iron Wolf 2016 (denominata in onore del partito fascista lituano dei “Lupi d’acciaio”) iniziata il 6 giugno nell’ambito di Saber Strike 16, e che riguarda la più grande esercitazione della NATO nel Baltico con la partecipazione di 5000 soldati provenienti da Danimarca, Stati Uniti, Polonia, Lituania, Lussemburgo, Francia, Germania e Lituania. Nel Mar Nero, il 13 giugno, entrava il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense classe Arleigh Burke, USS Porter, nell’ambito dell’esercitazione PASSEX con le navi della marina militare romena. E l’8 e il 13 giugno, nell’ambito dell’iniziativa Grande Flotta Verde per le esercitazioni PASSEX con unità della Marina Militare italiana, e dell’operazione Inherent Resolve su Siria e Iraq, gli Stati Uniti schieravano nel Mediterraneo le portaerei a propulsione nucleare USS Harry S. Truman e USS Dwight D. Eisenhower, gli incrociatori lanciamissili USS Anzio, USS San Jacinto e USS Monterey, e i cacciatorpediniere lanciamissili USS Roosevelt, USS Mason, USS Nitze, USS Stout, USS Bulkeley, USS Gonzalez e USS Gravely, la nave rifornimento USNS Big Horn, il sottomarino d’attacco a propulsione nucleare USS Springfield.
La NATO prevede di stazionare 4 battaglioni di 800 soldati in Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, con sedi e infrastrutture di comando e controllo, e depositi di armi e munizioni nella regione. Le attività della NATO violano l’Atto istitutivo NATO-Russia del 1997 che recita: “nel prevedibile contesto della sicurezza, la NATO effettuerà la difesa collettiva e altre missioni assicurando le necessarie interoperabilità, integrazione e capacità di rinforzo piuttosto che ulteriori stazionamenti permanenti di sostanziali forze da combattimento“. Washington ha stanziato per il 2016 3,4 miliardi di dollari per schierare in sei Paesi dell’Europa orientale 4000 soldati, 250 corazzati e altri 1700 autoveicoli. Tutto ciò è anche un tentativo di reagire al costante declino strutturale dell’Alleanza atlantica; infatti, se negli anni ’80 i membri europei della NATO versavano oltre il 3 per cento del PIL nel bilancio militare, nel 2008 Paesi come Germania, Belgio e Olanda ne versavano circa l’1 per cento, spingendo gli Stati Uniti ad incrementare le tensioni con la Russia, presentandola come minaccia alla sicurezza per l’Europa, grazie soprattutto alla complicità dei Paesi baltici e della Polonia. In vista del vertice della NATO a Varsavia, il 7-8 luglio, si prevede che la “spesa per la difesa della NATO debba aumentare data l’incertezza”, secondo il Financial Times, che poi citava il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg dire: “La previsione per il 2016, sulla base dei dati provenienti dalle nazioni alleate, indica che il 2016 sarà il primo anno di aumento della spesa per la difesa degli alleati europei, dopo molti, molti anni”, e sempre il Financial Times riportava che, “I Paesi baltici che confinano con la Russia compiono i maggiori cambiamenti. Il bilancio della Lettonia salirà di quasi il 60 per cento quest’anno. La Lituania vedrà un aumento del 35 per cento e l’Estonia del 9 per cento. Anche la Polonia, principale potenza militare dell’Europa orientale, aumenterà la spesa per la difesa del 9 per cento”, e questo in un periodo di acuta crisi economica generale per i Paesi europei, che comunque cercano di aumentare le risorse finanziarie per la NATO, seguendo le direttive degli USA che, al vertice della NATO in Galles del 2014, pretesero dagli alleati europei l’aumento delle spese militari fino al 2 per cento del PIL.tn_160604_Drawsko_Dwulatek_Recon_19La Russia reagisce a tali provocazioni, “Non nascondiamo l’atteggiamento negativo verso la linea della NATO che sposta infrastrutture militari ai nostri confini, trascinando nelle attività militari unità di altri Paesi. Questo attiverà il diritto sovrano russo di garantire la propria sicurezza con mezzi adeguati ai rischi attuali“, dichiarava il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in presenza dell’omologo finlandese Timo Soini, a Mosca il 6 giugno. E sempre il 6 giugno, il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov dichiarava, “Se si da ascolto (alle isterie dei capi della NATO), si avrà l’impressione che la NATO sia una pecora con le spalle al muro circondata da predatori, incarnati dalla Russia e altri Paesi fuori dal controllo degli Stati Uniti“. Un recente articolo della Nezavisimoe Voennoe Obozrenie suddivide l’avanzata della NATO in tre fasi: la prima fase (1989-1999) caratterizzata dall’aggiramento del diritto internazionale; la seconda fase (1999-2010) caratterizzata dall’incremento della presenza della NATO in regioni vicine ai confini della Russia creando partenariati globali per adottare il sistema di difesa missilistica che minaccia il deterrente strategico della Russia; la terza fase (dal 2010) caratterizzata dallo sviluppo di strategie globali per contenere la Russia e per dare alla NATO un peso globale. In tale ottica, il vertice della NATO a Varsavia del 7-8 luglio viene visto a Mosca come coerente con l”acquisizione delle funzioni globali” coll’espansionismo della NATO volto a creare “zone di caos controllato” nelle aree più strategicamente cruciali per l’occidente, e prevedendo quindi un ulteriore allargamento di una NATO sempre meno propensa a cooperare con Mosca. Secondo gli esperti della Rand corporation, think tank del Pentagono e della CIA, la Russia schiererebbe sul Baltico e a Kaliningrad 4 battaglioni corazzati, 5 meccanizzati, 4 motorizzati, 8 paracadutisti, 3 di Fanteria di Marina (di stanza a Kaliningrad), 3 di artiglieria pesante, 2 di lanciarazzi pesanti, 5 di lanciarazzi medi, 2 di missili Iskander, 2 di missili Tochka, 6 di elicotteri d’attacco. Quindi Mosca conterebbe su 10-11 brigate complete contro 2 battaglioni aeroportati, 2 di elicotteri d’attacco e 1 brigata meccanizzata statunitensi presenti nel Baltico, che verrebbero rinforzati entro 24 ore da 2 battaglioni aeroportati inglesi, 2 battaglioni di carri armati polacchi, 1 brigata aeroportata statunitense e 5 altre brigate della NATO. Il che significa un rapporto di 2,7 a 1 a favore della Russia. Inoltre le forze della NATO sarebbero composte essenzialmente da unità leggere senza armi pesanti. Inoltre, la NATO schiera in Lituania 1 squadrone di caccia statunitensi F-1C e 2 squadroni di caccia inglesi Typhoon, mentre la Polonia attiverebbe 2 squadroni di caccia F-16 e 1 di caccia MiG-29, a cui si aggiungerebbero 2 squadroni di F-16 statunitensi, 1 di F-16 norvegesi, 1 di F-16 danesi, 1 di Rafales francesi, 3 di F-15 statunitensi, 6 di aerei d’attacco A-10 statunitensi, 1 di F-22 statunitensi e 6 caccia CF-18 canadesi. Le Forze Aeree russe sul Baltico consisterebbero in 9 squadroni di caccia Su-27, 2 di cacciabombardieri Su-34, 3 di caccia multiruolo MiG-29, 4 di intercettori MiG-31, 5 di cacciabombardieri su-24 e 4 di bombardieri pesanti Tu-22M3. Inoltre, le Forze Armate della Russia riceveranno almeno 55 caccia multiruolo di 4.ta+ generazione Sukhoj Su-30SM entro il 2019, arrivando a un totale di 116 nelle Forze Aerospaziali e nell’Aviazione navale della Federazione Russa, che pure aggiornerà i sistemi di difesa aerea S-400 Trjumf e S-500 Prometej permettendogli di sfuggire alla sorveglianza di satelliti, aerei spia e radar della NATO. Tale aggiornamento è costituito da un nuovo speciale contenitore per proteggere centri di comando mobili, sistemi di difesa aerea, radar e altri sistemi elettronici. “Programmiamo di ricevere i contenitori progettati per gli avanzati sistemi di difesa aerea missilistica S-500 ed altri entro quest’anno“, scriveva il quotidiano Izvestija. I contenitori che verranno installati su autocarri e treni, ospiteranno gli equipaggiamenti e gli equipaggi dei sistemi. “Il Pentagono sviluppa attivamente sistemi di ricognizione capaci di rilevare le cosiddette interferenze elettromagnetiche collaterali (EMI), fin dagli anni ’90. Hanno sistemi di sorveglianza terrestri ed aerei, ma i satelliti spia sono considerati i più efficienti”. L’EMI viene prodotta da qualsiasi sistema elettronico attivo ed una volta intercettata, l’EMI indicherà posizione e tipo di sistema elettronico in azione. Gli Stati Uniti dispongono della rete di satelliti Mentor, Orion od Advanced Orion, che intercettano le emissioni radio da un’orbita geostazionaria. Dal 1995 l’US National Reconnaissance Office (NRO) ha lanciato almeno 5 satelliti di questo tipo, dotati di grandi parabole radio dal diametro di circa 100 metri. I nuovi contenitori russi sono dotati di rivestimento ed attrezzature che impediscono l’emissione delle EMI. Tale processo di modernizzazione rientra nell’ambito del programma per creare la rete della difesa aerea congiunta dei Paesi dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva; alleanza composta da Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan.Defense Ministry's antiaircraft missile battalions on combat alert dutyFonti:
Modern Tokyo Times
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