Russia e India verso un’importante svolta commerciale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 15.04.2018Russia ed India sono partner di lunga data con una ricca storia di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. I due Paesi hanno un grande potenziale commerciale. Tuttavia, commercio e cooperazione economica russo-indiani non possono ancora essere definiti molto attivi. Questa situazione non è accettabile ed ora Russia ed India lavorano per sviluppare le relazioni economiche. Per molti anni i due Paesi hanno collaborato in settori cruciali come Industria della Difesa, energia nucleare e tecnologie spaziali. Tuttavia, gli scambi sono ancora relativamente piccoli. Inoltre, negli ultimi anni, il volume degli scambi ha iniziato a diminuire, costringendo la leadership di Russia e India a prestare particolare attenzione al problema. Grazie agli sforzi congiunti nel 2017, una crescita costante è finalmente iniziata. Nel periodo gennaio-novembre 2017, il commercio russo-indiano superava gli 8 miliardi di dollari, oltre il 21% in più degli scambi dello stesso periodo del 2016. Anche il 2018 è iniziato con successo: gli scambi nel gennaio 2018 superavano gli indicatori simili del 2017 del 55 percento. Si prevede che la crescita continui e che nel 2018 il commercio russo-indiano superi i 10 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo gli esperti russi e indiani, queste cifre potrebbero essere molto più alte se il potenziale commerciale russo-indiano fosse pienamente realizzato. Nel marzo 2018, i media riferivano dell’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Economico russo Maksim Oreshkin e il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano Suresh Prabhu. Durante i colloqui, i ministri discussero dei vari ostacoli alla cooperazione economica tra Russia e India. Tali ostacoli furono riscontrati nella sfera finanziaria, nella legislazione doganale e in vari altri settori. Di conseguenza, fu adottato un piano per rimuoverli; col successo dell’attuazione del piano, il commercio russo-indiano potrebbe raggiungere i 30 miliardi di dollari entro il 2025.
Un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Russia e India potrebbe essere la creazione di una zona di libero scambio tra India ed Unione economica eurasiatica (UEE), in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Nel gennaio 2018 si svolsero consultazioni preliminari tra i rappresentanti dell’UEE e la leadership indiana a Nuova Delhi. Si prevede che entro la fine del 2018 le parti procederanno a negoziati a tutti gli effetti. Mentre la cooperazione su vasta scala su vari beni e servizi tra Russia e India va ancora raggiunta, da tempo è ad alto livello in settori come la tecnologia militare. L’India è da tempo un importante acquirente di equipaggiamento militare russo. Il progetto missilistico russo-indiano BrahMos è un successo. Tra le ultime notizie sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, va notato il desiderio dell’India di acquisire sistemi di difesa aerea russi S-400 Triumf. Si prevede che il contratto sarà firmato entro la fine del 2018. L’India è anche interessata alle tecnologie russe per scopi pacifici. Ad esempio, nel febbraio 2018 fu firmato un memorandum per la cooperazione tra United Shipbuilding Corporation (USC, RF) e la più grande società di costruzioni navali indiane, la Cochin Shipyard Limited. Conformemente al documento, le parti intendono progettare e costruire insieme navi moderne per la navigazione interna e costiera. L’elenco delle navi che le compagnie russe e indiane costruiranno congiuntamente comprende petroliere, navi da carico secco, navi passeggeri e hovercraft. Inoltre, l’USC prenderà parte alla costruzione di infrastrutture per le costruzioni e riparazioni navali nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Inoltre, Russia e India considerano molti altri progetti congiunti relativi ad industria petrolifera, aeronautica, elettronica, farmaceutica e informatica. Una task force sui progetti d’investimento prioritari, creata dalla commissione intergovernativa russo-indiana diversi anni fa, ne discute. La riunione programmata del gruppo si tenne nel settembre 2017. Tra le questioni discusse c’era l’imminente apertura del Centro per la formazione di specialisti nei settori dell’energia e dell’ingegneria pesante, che inizierà i lavori in India nel 2018. La creazione del centro è il risultato del lavoro congiunto tra associazione scientifica e produttiva russa TsNIITMASH e società indiana Heavy Engineering Corporation Ltd. Oltre alla task force per i progetti d’investimento, ci sono anche task force russo-indiani per scienza e tecnologia, prodotti farmaceutici, turismo e cultura, energia, promozione dei pagamenti in valute nazionali e così via.
Nonostante il lavoro dei funzionari, il miglioramento della legislazione e l’impegno degli ambienti economici, il principale problema che ostacola il commercio russo-indiano è il fattore geografico. Russia e India non confinano e tra esse si trovano le distese di Cina ed Asia centrale. La maggior parte (oltre l’80%) del traffico tra i due Paesi avviene lungo la rotta marittima da San Pietroburgo che attraversa il Canale di Suez. È una rotta lunga e difficile che difficilmente permetterà il pieno potenziale commerciale russo-indiano, indipendentemente dalle condizioni favorevoli che i due Paesi creano. Pertanto, un importante passo verso la cooperazione commerciale su vasta scala tra India e Russia include l’istituzione di un corridoio per il trasporto internazionale (ITC) chiamato “Nord-Sud”, sul quale operano Federazione Russa, India, Iran e Azerbaigian. Il progetto ITC prevede la creazione di una vasta rete di strade e ferrovie che collega Russia e Iran. Un ramo va dalla Russia all’Iran attraverso l’Azerbaijan; l’altro termina nel Mar Caspio, nel porto di Astrakhan. Lì, il carico passa al trasporto marittimo seguendo le coste iraniane e quindi continuando su ferrovia. Il terzo ramo passa da Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Passando per l’Iran, queste strade dovrebbero finire sulle rive del Golfo Persico, nel porto di Bandar Abbas, da dove possono raggiungere il più grande porto indiano, Mumbai. Pertanto, l’ITC “Nord-Sud” dovrebbe ridurre al minimo il segmento marittimo della rotta tra Russia e India. Il lavoro sul progetto è già al primo decennio; l’interesse per l’ITC si attenuò e poi riapparve. Ma alla fine, negli ultimi anni, i Paesi partecipanti intensificano gli sforzi e il progetto “Nord-Sud” inizia rapidamente ad avvicinarsi alla realizzazione. Va completandosi il ramo più conveniente dell’ITC dal punto di vista logistico, che attraversa l’Azerbaigian. Dopo il completamento dei restanti 180 km di ferrovia tra Iran e Azerbaigian, sarà istituito un servizio ferroviario diretto tra questi Paesi e la Russia. Ciò significa che le comunicazioni tra Russia e India aumenteranno significativamente.
Si può concludere che Russia e India lavorano seriamente sullo sviluppo della cooperazione economica. Dato l’enorme potenziale per entrambi i Paesi, ci si può aspettare che i lavori portino presto risultati molto tangibili.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

La guerra commerciale degli USA avvicina Mosca e Beijing

Sputnik 05.04.2018Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghe conclude il viaggio in Russia, che includeva la partecipazione alla VII Conferenza sulla Sicurezza Internazionale di di Mosca. Parlando a Sputnik, gli osservatori della politica internazionale illustrano i fattori che motivavano la visita del Generale Wei e qual è la posta in gioco per la sicurezza globale.
Wei iniziava la visita in Russia il 1° aprile ed era pronto a tornare in Cina dopo il secondo giorno della Conferenza della Sicurezza di Mosca. Si ritiene che le discussioni a porte chiuse di Wei con le controparti russe abbiano incluso questione nucleare nordcoreana ed elaborazione della risposta congiunta russo-cinese alla strategia statunitense che classifica apertamente le due potenze come avversari degli USA. Entrato in carica il mese scorso, Wei non esitava a rivelare lo scopo del viaggio, dicendo che era un “segnale” a Washington sugli “stretti legami tra le Forze Armate di Cina e Russia, specialmente in questa situazione“. “Siamo venuti a sostenervi“, dichiarava Wei dopo aver incontrato il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Il Ministro della Difesa russo ricambiava dicendo che la visita “sottolinea il carattere speciale delle relazioni tra Russia e Cina“.
Il Dr. Wu Enyuan, direttore dell’Istituto di studi russi, dell’Europa orientale e dell’Asia centrale presso l’Accademia delle scienze sociali cinese, ritiene che la visita del Ministro della Difesa cinese fosse volta in primo luogo a dimostrare la solidarietà di Pechino a Mosca nell’attuale frenesia russofoba occidentale. “Tenendo conto dell’attuale situazione internazionale e dell’attacco collettivo occidentale alla Russia, credo che la Cina, in quanto grande potenza, illustri una posizione ben definita”, affermava l’accademico. “In particolare, la posizione della Cina afferma che fin quando un’indagine dettagliata (sull’avvelenamento di Skripal) verrà effettuata e siano chiarite tutte le circostanze, non è appropriato classificare la Russia come attore criminale. Inoltre, tale antagonismo collettivo è un fenomeno raro nella comunità internazionale, è la strada alla Guerra Fredda che la Cina rifiuta“, aggiungeva.
Da parte sua, il Maggior-Generale Pavel Zolotarev, direttore degli Studi Politico-Militari dell’Istituto Stati Uniti e Canada di Mosca, afferma che vi erano diversi argomenti chiave, tra cui la questione nucleare nordcoreana, probabilmente discussa durante la visita di Wei in Russia. Secondo l’analista, Washington affronta una situazione difficile sulla Corea, poiché Pyongyang già crede di aver raggiunto gli obiettivi dei propri programmi nucleari e missilistici ed è pronta ad aperture verso Seoul per migliorare le relazioni. Ciò preoccupa gli Stati Uniti, secondo l’analista, e Washington si ritrova senza potersi coordinare con la Cina sulla questione. Altri due argomenti importanti quasi certamente affrontati nei colloqui di Wei con le controparti russe erano la strategia della difesa degli Stati Uniti e la sicurezza nucleare, secondo Zolotarev. “Gli Stati Uniti hanno designato Cina e Russia sfidanti di Washington nei documenti dottrinali, dettagliando le accuse a Pechino nella regione indo-pacifica. Gli statunitensi cercano di aumentare la loro proiezione di potenza nella regione per contenere la Cina. Questo, naturalmente, non è un problema a cui la Russia può rimanere indifferente. Qui, in una certa misura, gli interessi russi e cinesi coincidono“.
Vladimir Evseev, analista militare e vicedirettore dell’Istituto CIS, ritiene che sia significativo il fatto che il viaggio di Wei in Russia avvenga in un momento in cui l’occidente fa pressioni su Mosca, mentre Washington provoca la Cina con una guerra commerciale. “Nelle condizioni della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, e la crescente pressione militare USA su Pechino nella regione Asia-Pacifico, la decisione di Wei di visitare per prima la Russia da Ministro della Difesa è assolutamente naturale. Sotto molti aspetti, Russia e Cina affrontano minacce comuni e sono pronte ad un’azione congiunta“, aggiungeva l’analista. Secondo Evseev, Russia e Cina hanno molte opportunità d’espandere la cooperazione militare, anche nella difesa antimissile, nelle questioni militari spaziali e nella creazione di nuovi sistemi missilistici ipersonici. L’analista ritiene che i piani di alcuni geostrateghi statunitensi d’inserire un cuneo nelle relazioni russo-cinesi si siano dimostrati fallimentari. Allo stesso tempo, “l‘irrigidimento delle sanzioni anti-russe da parte occidentale, così come la disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti, espandono ancora più attivamente le relazioni russo-cinesi“. In definitiva, Evseev osservava che la cooperazione russo-cinese nella difesa “è una garanzia che consente a entrambi i Paesi di continuare a perseguire una politica estera indipendente di fronte alla crescente pressione estera”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Ministro della Difesa cinese mostra agli USA la forza della cooperazione militare tra Cina e Russia

In particolare, dopo che Mattis aveva dichiarato Cina e Russia minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti
Frank Sellers, The Duran 4 aprile 2018Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghi, insieme al Consigliere di Stato e al Ministro degli Esteri Wang Yi, sono attualmente a Mosca per incontrare gli omologhi russi. La visita è una dimostrazione di forza verso Washington per mostrare la vicinanza delle Forze Armate russe e cinesi, nonché mostrare sostegno alla Russia nella 7.ma Conferenza di Mosca sulla Sicurezza Internazionale. RT riportava: “Il Ministro della Difesa cinese Wei Fenghe ha espresso forte sostegno alla Russia nei colloqui con l’omologo russo Sergej Shojgu. Sottolineando “la posizione unita” sulla scena internazionale, il ministro affermava che uno degli obiettivi principali della visita era inviare un messaggio alle potenze occidentali. “La Cina fa sapere agli statunitensi degli stretti legami tra le Forze Armate russe e cinesi”, dichiarava Wei. È il primo viaggio all’estero del Generale Wei da quando è stato nominato a capo del Ministero della Difesa cinese. La scelta della destinazione non è casuale, ma sottolinea il “carattere speciale” della partnership bilaterale, secondo Shojgu. Russia e Cina sono coinvolte in scontri politici ed economici con l’occidente. La Russia è oggetto di diverse sanzioni ultimamente, mentre Russia e Stati Uniti si scontrano sulla crisi siriana, e Washington continua a sostenere che il Cremlino abbia influenzato le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 attraverso social media e annunci pagati in rubli, mentre Washington ha espulso decine di diplomatici russi in solidarietà col Regno Unito sul caso Skripal, in cui il governo inglese sostiene che il Cremlino ordinò l’assassinio dell’ex-spia usando gas nervino proibito. Gli Stati Uniti inoltre vendono armi alle nazioni europee ostili alla Russia per contenerla militarmente, presumibilmente per l’annessione della Crimea. Nel frattempo, gli Stati Uniti accusano la Cina di “aggressione economica” e “furto di proprietà intellettuale” di ditte statunitensi per accedere al loro mercato, così come la posizione cinese nel Mar Cinese Meridionale. Tali accuse hanno scatenato una guerra commerciale tra i due partner mentre gli Stati Uniti hanno emesso un pacchetto di dazi doganali sulle merci importate dalla Cina, insieme ad ulteriori dazi della Cina, che probabilmente saranni seguiti da un altro giro del genere, come l’ultimo pacchetto di dazi degli Stati Uniti. L'”aggressione economica” della Cina viene considerata dall’occidente manifestazione della nuova One Road One Initiative cinese, e sarà probabilmente applicata al nuovo mercato dei futures petroliferi cinesi aperto a Shanghai proprio la scorsa settimana.
In particolare, Cina e Russia sono definite minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti nell’ultima Revisione della postura nucleare del Pentagono, e dove i vertici militari esortavano il Congresso degli Stati Uniti a prepararsi alla guerra con le due nazioni. Nel frattempo, l’US Naval Institute documentava la cooperazione militare sino-russa negli anni, e l’anno scorso pubblicava un rapporto incentrato sulle esercitazioni militari Russia-Cina e sulla vendita di armi: “Cina e Russia sono sempre più vicine militarmente attraverso una serie di esercitazioni sempre più complesse e la vendita di armi avanzate che potrebbero creare difficoltà alla sicurezza di Stati Uniti e loro alleati, secondo un nuovo rapporto del governo USA. Il rapporto della Commissione di riesame economico e della sicurezza USA-Cina delinea il modello di cooperazione tra i due rivali internazionali alla sicurezza statunitense che potrebbe esacerbare le tensioni dall’Europa orientale al Mar Cinese Meridionale, un modello di cooperazione che si è visto crescere negli ultimi anni”.
La delegazione potrebbe anche aprire la strada a un incontro tra il Presidente Vladimir Putin e il Presidente Xi Jinping. Putin dovrebbe visitare la Cina per il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Qingdao di giugno. Inoltre, Cina e Russia esprimono l’intenzione di “cooperare strettamente” per risolvere le tensioni nella penisola coreana, riferendosi a un possibile accordo di pace con la Corea democratica.Il Ministro della Difesa cinese dice ai russi di sostenerli contro gli Stati Uniti
Un’inedita dimostrazione del sostegno cinese: “Siamo venuti per mostrare agli statunitensi gli stretti legami tra Russia e Cina. Siamo venuti per supportarvi

Tom O’Connor, News Week 4 aprile 2018

La leadership militare cinese ha promesso sostegno alla Russia, mentre le tensioni tra Mosca e occidente si deteriorano ulteriormente con isolamento diplomatico, sanzioni economiche e duelli di esercitazioni. Nella prima visita in Russia, il nuovo Ministro della Difesa cinese Wei Feng partecipava alla Settima conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca, accompagnato da una delegazione di altri ufficiali. Sottolineando che il viaggio era coordinato direttamente col Presidente Xi Jinping, Wei affermava di avere due messaggi importanti per la Russia in un momento in cui entrambe le nazioni modernizzano le forze armate e rafforzano la presenza negli affari globali nonostante i timori degli Stati Uniti. “Visito la Russia da nuovo Ministro della Difesa della Cina per mostrare al mondo l’alto livello delle nostre relazioni bilaterali e la ferma determinazione delle nostre Forze Armate nel rafforzare la cooperazione strategica“, dichiarava Wei incontrando il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, secondo l’agenzia TASS. “In secondo luogo, per sostenere la Russia nell’organizzazione della Conferenza internazionale sulla sicurezza di Mosca, la Cina mostra agli statunitensi gli stretti legami tra le Forze Armate di Cina e Russia, specialmente in questa situazione. Siamo venuti per sostenervi“, aggiungeva. “La Cina è pronta ad esprimere alla Russia le nostre preoccupazioni comuni e la posizione comune su importanti problemi internazionali, anche nelle sedi internazionali“. In risposta alla visita di Wei, la controparte russa sottolineava le migliori relazioni tra i due Paesi, che un tempo formavano l’alleanza comunista più grande e potente del mondo prima di decadere negli anni ’60. Con Putin e Xi rieletti il mese scorso, i due presidenti consolidano il potere nei rispettivi Paesi. “Grazie agli sforzi dei leader dei nostri Paesi, i legami tra Russia e Cina raggiungono un livello inedito, divenendo fattore importante per garantire pace e sicurezza internazionale“, dichiarava Shojgu, secondo il Ministero della Difesa russo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il protezionismo di Trump e l’emergere della Cina potenza economica mondiale

Prof. James Petras, Global Research, 2 aprile 2018I presidenti degli Stati Uniti, i capi europei e i loro portavoce accademici hanno attribuito le crescenti quote di mercato, il surplus commerciale e il potere tecnologico della Cina a un suo “furto” di tecnologia occidentale, commercio “sleale” e non reciproco e a pratiche d’investimento restrittive. Il presidente Trump ha lanciato una “guerra commerciale”, innalzando rigidi dazi, in particolare sulle esportazioni cinesi, perseguendo un regime economico protezionistico. I sinofobi occidentali ignorano lo sviluppo degli ultimi duecentocinquanta anni, a cominciare dalla politica post-rivoluzionaria degli Stati Uniti di protezione delle “industrie nascenti”. In questo articolo criticheremo il modello sottostante all’attuale attacco occidentale alla Cina. Passeremo quindi a delineare l’esperienza dei Paesi che uscirono dall’arretratezza industrializzando le proprie economie.

Sviluppo in prospettiva storica
Gli ideologi occidentali affermano che le “economie arretrate” dovrebbero seguire uno sviluppo originariamente deciso dai Paesi vincenti, cioè il Regno Unito. Sostenevano che le “fasi di sviluppo” iniziavano abbracciando le politiche liberali del libero mercato, specializzandosi nei “vantaggi comparati”, cioè esportando materie prime. La “modernizzazione” economica avrebbe condotto, tappa dopo tappa, a una società matura ad alto consumo. I sostenitori della teoria della fase liberale dominavano i dipartimenti economici delle principali università statunitensi e pianificavano la strategia sostenuta dai responsabili politici statunitensi. Dall’inizio, storici economici dissenzienti evidenziarono gravi anomalie. Ad esempio, i “primi sviluppatori” come il Regno Unito, si garantirono vantaggi commerciali prodotti da un impero mondiale che costrinse le colonie ad esportare materie prime in condizioni commerciali sfavorevoli, un vantaggio che mancava ai “Paesi successivi”. In secondo luogo, gli Stati Uniti post-rivoluzionari guidati dal segretario al Tesoro Alexander Hamilton promossero con successo politiche industriali protezionistiche per proteggere le “industrie nascenti” statunitensi dall’impero inglese dominante. La guerra civile americana fu combattuta precisamente per impedire ai proprietari di piantagioni di collegare le loro esportazioni ai liberisti e liberali produttori inglesi. A metà del XIX secolo e all’inizio del XX secolo, Paesi in via di sviluppo come Germania, Giappone e Russia sovietica respinsero l’ideologia del libero scambio e dei mercati aperti a favore dell’industrializzazione protetta centrata sullo Stato. Riuscirono a superare l’arretratezza, a competere e a superare i “primi sviluppatori” come il Regno Unito. Nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, dopo tentativi infruttuosi di seguire il modello del “mercato libero occidentale”, Corea del Sud, Taiwan e Malaysia perseguirono con successo modelli di sviluppo statalisti e protezionistici per l’esportazione. Regioni e Paesi che seguivano politiche occidentali di libero mercato specializzate in esportazioni di beni primari come America Latina, Africa, Medio Oriente e Filippine, non uscirono da stagnazione ed arretratezza. Un importante storico dell’economia, Alexander Gerschenkron, sostenne che l’arretratezza economica diede ai Paesi emergenti determinati vantaggi strategici che comportarono la sistematica sostituzione delle importazioni con le industrie nazionali, portando a una crescita dinamica e successivamente a strategie di esportazione competitive. (Arretratezza economica in prospettiva storica: un libro di saggi)
I Paesi dallo sviluppo successivo di successo presero in prestito ed acquisirono le ultime tecniche produttive mentre l’industrializzatore sviluppatosi per primo rimase ai metodi di produzione obsoleti. In altre parole, i Paesi in via di sviluppo, guidati dallo Stato, “saltarono” le fasi di crescita e superarono i concorrenti. La Cina è un superbo esempio del modello di Gerschenkron. Attraverso l’intervento statale, ha superato i vincoli imposti dai controlli monopolistici dei Paesi imperialisti e progredì rapidamente prendendo a prestito tecnologie ed innovazioni più avanzate per poi passare a diventare il creatore più attivo di brevetti avanzati del mondo. Nel 2017 la Cina ha superato gli Stati Uniti depositando 225 brevetti mentre gli Stati Uniti rimasero a 91 (FT 3/16/18 p. 13). Un eccellente esempio dei progressi della Cina nell’innovazione tecnologica è il Gruppo Huawei, che nel 2017 spese 13,8 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo e prevede di aumentarne il budget annuale a 20 miliardi di dollari. Le aziende cinesi guideranno la definizione di standard nelle tecnologie di prossima generazione, incluso il networking (FT 3/31/18 p 12). Il ricorso di Washington all’esclusione della Cina dai mercati degli Stati Uniti non ha nulla a che fare con la Cina che “ruba” brevetti e segreti statunitensi, tutto ciò riguarda la spesa per la ricerca di Huawei attraendo talenti, tecnologia, attrezzature e partnership internazionali. La sinofobia protezionista della Casa Bianca è guidata dalla paura dei progressi cinesi nelle reti informatiche ad alta velocità di quinta generazione, che minano la capacità degli Stati Uniti di competere nelle tecnologie d’avanguardia. L’eccellenza competitiva della Cina è il risultato della sistematica sostituzione statale della tecnologia avanzata, permettendo all’economia di liberalizzarsi gradualmente e superare gli Stati Uniti nei mercati nazionali e globali. La Cina ha seguito e superato l’esempio dei precedenti Paesi dallo sviluppo ritardato (Germania e Giappone), combinando crescita delle esportazioni industriali avanzate, come settore trainante, con un settore agricolo relativamente arretrato che forniva manodopera e generi alimentari a basso costo. La Cina ora sale la scala dello sviluppo, approfondendo il mercato interno, facendo avanzare il settore ad alta tecnologia e riducendo gradualmente l’importanza delle industrie di fascia bassa e della ruggine.

Le economie piagnucolanti tornano al protezionismo
L’incapacità statunitense di competere con la Cina e il conseguente deficit commerciale derivano dall’incapacità di adottare nuove tecnologie, applicarle alla produzione civile nazionale, aumentare il reddito e migliorare e rafforzare la manodopera nei settori competitivi che potrebbero difendere il mercato interno. Lo Stato ha ceduto il suo ruolo di leader alle élite finanziarie e militari che hanno eroso la competitività industriale statunitense. Inoltre, a differenza della Cina, lo Stato non è riuscito a dare una leadership nell’individuare obiettivi prioritari compatibili con l’intensificarsi della concorrenza dalla Cina. Mentre la Cina esporta prodotti economici, gli Stati Uniti esportano armi e guerre. Gli Stati Uniti hanno un surplus nell’esportazione di armi e un crescente deficit commerciale. La Cina ha investimenti infrastrutturali miliardari in oltre cinquanta Paesi aumentando il surplus commerciale. Gli Stati Uniti hanno spese miliardarie su oltre 800 basi militari all’estero.

Conclusione
L’accusa statunitense che la Cina emerge come potenza economica mondiale grazie a commercio sleale e furto della tecnologia statunitense, ignora la storia di tutti i Paesi dallo sviluppo ritardato, a cominciare dall’ascesa degli USA e dall’eclissi del Regno Unito nel XIX secolo. Gli Stati Uniti tentano di riportare indietro il tempo, alla fase in cui il protezionismo non aumenta la competitività degli Stati Uniti né la loro quota di mercato interno. Il protezionismo degli Stati Uniti si tradurrà semplicemente in prezzi più alti, manodopera non qualificata, debiti bellici e monopoli finanziari. Una “guerra commerciale” degli Stati Uniti consentirà semplicemente allo Stato cinese di deviare il commercio cogli Stati Uniti su altri mercati e reindirizzare gli investimenti approfondendo l’economia nazionale, aumentando i legami con Russia, Asia, Africa, America Latina e Oceania. Il “gioco dell’accusa” degli Stati Uniti alla Cina è mal riposto. Invece dovrebbero riesaminare la propria dipendenza da un’economia liberista senza piani né ragioni. Il ricorso ai dazi aumenterà i costi senza aumentare le entrate ed innovare. L’attuale protezionismo degli Stati Uniti rimane “sul nascere”. La Casa Bianca ha già declassato i dazi contro i concorrenti. Inoltre i dazi per 60 miliardi di dollari contro la Cina ne colpiscono meno del 3% delle esportazioni. Invece di cercare di accusare concorrenti esteri come la Cina, sarebbe più saggio imparare dalla sua esperienza e assorbirne i progressi tecnologici ed investimenti strategici nelle infrastrutture e nei consumi interni. Fin quando gli Stati Uniti non ridurranno le spese militari di due terzi e subordineranno il settore finanziario ad industria e mercato interno, continueranno a rimanere indietro rispetto la Cina. Invece di tornare alla strategia dei Paesi arretrati che si affidano alla protezione delle industrie nascenti, gli Stati Uniti dovrebbero accettare le proprie responsabilità competendo con lo sviluppo diretto dallo Stato migliorando la propria forza lavoro, le competenze e l’espansione del benessere sociale.Il Prof. James Petras è un ricercatore associato del Center for Research on Globalization.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cina sia pronta alla guerra commerciale

Global Times 14/3/2018

Il presidente Donald Trump cerca d’imporre tariffe per 60 miliardi di dollari alle importazioni cinesi e gli Stati Uniti si concentreranno sui settori della tecnologia e delle telecomunicazioni, secondo due persone dell’amministrazione che avevano discusso della questione. Mentre il direttore della CIA Mike Pompeo, considerato un duro verso la Cina, sarà segretario di Stato USA, Washington potrebbe rafforzare la politica aggressiva sugli scambi con la Cina. Tensioni si svilupperanno probabilmente nelle relazioni sino-statunitensi. La Cina deve prepararsi alla guerra commerciale per strategia e mentalità. Pechino deve infliggere colpi diretti a Washington in modo simile e non deve essere morbida. L’amministrazione Trump crede di poter travolgere la Cina e ottenere rese di gran lunga superiori alle perdite imponendo tariffe. Dopo oltre un anno in carica, la politica estera di Trump opera senza intoppi, ad eccezione della penisola coreana. Visitando altri Paesi, è stato eccezionalmente ricevuto tornando con promesse d’investire negli Stati Uniti ed acquistarne i prodotti. Non avendo sofferto col suo duro approccio in politica estera, Trump deve pensare che le sue azioni siano positive. Così ha espulso alcuni globalisti dalla sua squadra, come Rex Tillerson e Gary Cohn, e ha assunto altri falchi. Washington deve capire che Trump userà l’immagine di “Ibbe fa tutto” al meglio come bluff, ma non sul serio. Se gli Stati Uniti intraprendono davvero la guerra commerciale mondiale, si troveranno in una posizione scomoda. Sono ancora il Paese più sviluppato al mondo, superando gli altri in vari settori, dalla tecnologia alla finanza. Il suo deficit commerciale non è l’unico indice per misurare lo sviluppo economico-sociale degli Stati Uniti. Se vogliono ridurre il deficit commerciale, devono rendere gli statunitensi più laboriosi e imporre riforme secondo la domanda del mercato internazionale, invece di chiedere al resto del mondo di cambiare. È irragionevole fare la vittima.
Picchiando rudemente, Trump vuole avere quanti più benefici possibili per il suo Paese, in modo da placare gli elettori e farsi rieleggere. Ha agito bene fino a poco tempo prima. Ma non dovrebbe invocare lo scontro. Una volta iniziata la guerra commerciale, le potenze non s’inchineranno agli Stati Uniti. La Cina ha cercato di evitare la guerra commerciale, ma se esplodesse, l’accordo non sarà un’opzione. Dato che i Paese che aggredisce sono i politicamente più resilienti agli statunitensi, l’amministrazione Trump rischia di crollare per prima. L’amministrazione Trump pagherà cara se la sua ostinatezza causerà gravi perdite agli Stati Uniti. L’unica fonte della maggiore durezza rispetto alle precedenti amministrazioni è la personalità di Trump, non molto apprezzata. Il suo comportamento aggressivo è una realtà brutale.
La Cina non si lascerà calpestare. Forse è destino lottare contro gli Stati Uniti solo per dare a Washington una lezione. In tal caso, così sia.Traduzione di Alessandro Lattanzio