Il futuro esercito russo potrebbe schierarsi in tutto il mondo in 7 ore

RussiaToday 20 marzo 2015

346546576878In futuro, una flotta di aerei da trasporto pesanti potrebbe trasportare un’unità strategica di 400 carri armati ‘Armata’, con le munizioni, in qualsiasi parte del mondo, e probabilmente a velocità ipersonica, consentendo alla Russia di attuare una risposta militare globale. Secondo una nuova specifica progettuale della Commissione militare-industriale di Mosca, l’aereo da trasporto denominato PAK-TA volerà a velocità supersoniche (2000 km/h), vanterà un impressionante carico utile di 200 tonnellate ed avrà anche un’autonomia di almeno 7000 km. Il programma PAK-TA prevede 80 nuovi aerei cargo da costruire entro il 2024. Ciò significa che in un decennio il Comando Centrale della Russia potrà schierare un’armata corazzata operativa ovunque, riporta Expert online citando una fonte militare che ha partecipato al vertice. Uno dei principali compiti del nuovo PAK-TA è trasportare carri armati Armata e altro equipaggiamento militare su medesima piattaforma come avanzati semoventi d’artiglieria, complessi missilistici antiaerei, lanciamissili tattici, lanciarazzi multipli e veicoli da combattimento anticarro. I cargo PAK-TA saranno multiruolo con sistema di carico automatico e capacità di paracadutare materiale e personale su qualsiasi terreno. Una flotta di diverse decine di aerei cargo PAK-TA potrà trasportare 400 carri armati Armata o 900 veicoli corazzati, come il cacciacarri anfibio Sprut-SD .ES7sXBNmrn7dtI78zCAHNYXXXL4j3HpexhjNOf_P3YmryPKwJ94QGRtDb3Sbc6KYCon lo sviluppo di una rete di basi militari in Medio Oriente, America Latina e Sud-Est asiatico, che verrebbe completata nello stesso periodo (entro il 2024), è ovvio che la Russia si prepari al confronto militare su scala transcontinentale“, dice Expert Online. Una fonte che ha partecipato alla riunione conclusiva della Commissione militare-industriale ha detto di essere “scioccata” dalle esigenze dei militari. Secondo la fonte, il programma PAK-TA è in corso da diversi anni e alla fine soppianterà gli aerei da trasporto attualmente operativi. Ma una simile dichiarazione di missione globale per l’aeronautica da trasporto militare nazionale non è mai stata espressa prima. “Significa che per la prima volta abbiamo come obiettivo creare una capacità operativa per trasportare via aerea una vera e propria armata in qualsiasi luogo del pianeta“, ha detto la fonte. Ciò significa inviare una task force pari all’ex-NATO o alle truppe degli USA in Iraq, in poche ore su ogni continente. “Nel contesto della dottrina militare attuale che sfida ogni comprensione”, secondo la fonte.image2La specifica iniziale del PAK-TA comportava la costruzione di aerei cargo subsonici con una velocità di crociera di 900 km/h e un’autonomia moderata di 4500 chilometri. Il programma prevede la creazione di grandi velivoli con carico che varia da 80 a 200 tonnellate, per sostituire tutti gli attuali aeromobili cargo Iljushin e Antonov. Il solo velivolo operativo con un carico comparabile è l’Antonov An-225 Mrija (250 tonnellate), ma è un aereo specifico creato appositamente per il programma della navetta spaziale sovietica Buran. L’anno scorso fu riferito che i futuri aerei cargo militari saranno sviluppati dal Complesso Iljushin Aviation, con alcuni esperti secondo cui la compagnia si baserebbe sui progetti del velivolo cargo Il-106 (80 tonnellate) che vinse una gara del governo alla fine degli anni ’80, poi abbandonato dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ora, con specifiche ed obiettivi ambiziosi, il PAK-TA è un vero aereo da trasporto di nuova generazione.

Iljushin Il-106

Iljushin Il-106

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esercito del futuro. Cosa riceverà l’esercito russo nel 2015?

3ddd8f30-6c10-11e4-a70d-8d3a3319b86c-jpg20141114190859Le grandi esercitazioni del marzo 2015
Il 17 marzo, in conformità con la decisione del Comandante Supremo delle Forze Armate russe, Presidente Vladimir Putin, le flotte del Baltico e del Nord, le unità del Distretto Militare del Sud e le Forze aeroportate venivano poste al massimo stato di prontezza operativa nel quadro di ampie esercitazioni strategiche, “Un certo numero di unità militari e formazioni della flotta del Baltico, del Distretto Militare Meridionale e delle Forze Aeroportate sono poste al massimo stato di prontezza al combattimento ed avviate nei poligoni di terra e di mare”, affermava il Ministero della Difesa russo. “Circa 50 aerei da guerra ed elicotteri saranno ridislocati a distanze di 400-4000 km. Squadre di specialisti dell’aeronautica sono arrivate negli aeroporti designati per esaminare e preparare gli aeroporti per l’atterraggio dei velivoli“, tra cui aerei da combattimento MiG-31, Su-27 e Su-24 dell’Aeronautica e del comando della Difesa Aerea, aerei da trasporto Antonov An-12 e An-26 e velivoli Su-27, Su-24M, Mi-8AMTSh e Mi-24 del distretto militare occidentale. In relazione alle esercitazioni della NATO in Norvegia, la Flotta del Nord russa veniva posta in allerta per le esercitazioni. “Il compito principale dell’esercitazione per la prontezza al combattimento è valutare le capacità della flotta del Nord nell’adempimento dei compiti per garantire la sicurezza della Federazione russa nella regione artica“, ha detto il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. La Flotta del Nord comprende 38000 militari, 3360 mezzi, 41 navi, 15 sottomarini e 110 aerei ed elicotteri. “Le nuove sfide e minacce alla sicurezza militare richiedono l’ulteriore innalzamento delle capacità delle Forze Armate e particolare attenzione sarà rivolta ai compiti strategici delle nuove forze del Nord“, aggiungeva il Generale Shojgu. Quindi cinque gruppi della Flotta del Nord si schieravano nel Mare di Barents e nella baia di Kola per un’esercitazione antisom congiunta con l’Aeronautica. La forza navale russa era composta da 20 navi suddivise tra un gruppo tattico guidato dall’incrociatore Admiral Nakhimov, due gruppi antisom con le grandi navi antisom Admiral Levchenko e Admiral Ushakov e le navi antisom Brest e Junga, da un gruppo di dragamine e una forza di ricerca e soccorso operanti nel Mare di Barents. Una divisione dell’Aeronautica russa veniva trasferita da Ivanovo all’Artico, nel corso delle esercitazioni, “Aerei da trasporto militari Iljushin Il-76 trasportano materiale militare negli aeroporti dell’Artico, dove le forze aeroportate russe svolgeranno varie esercitazioni” dichiarava il Ministero della Difesa russo. Inoltre, bombardieri strategici a lungo raggio Tu-95MS eseguivano manovre nell’Artico, “Gli equipaggi dell’aviazione a lungo raggio dell’Aeronautica Militare russa conducono esercitazioni nel Circolo Polare Artico per testare la prontezza al combattimento della forza di Difesa aerea in allerta nel nord-ovest della Russia. Un distaccamento di bombardieri strategici Tu-95MS, decollato dalla Base Aerea di Engels, entra nello spazio aereo delle unità della Difesa aerea della penisola di Kola, dove sistemi antiaerei effettueranno lanci contro attacchi simulati da diverse direzioni, quote e velocità“, dichiarava il servizio stampa del Ministero della Difesa russo. 80000 militari partecipavano alle esercitazioni della Flotta del Nord assieme a 65 navi da guerra, 15 sottomarini, 16 navi ausiliarie, oltre 10000 veicoli da combattimento e supporto e 220 velivoli.
Nell’ambito delle esercitazioni del Distretto Militare meridionale, le navi antisom Pitlivij, Suzdalets e Aleksandrovets della Flotta del Mar Nero della Russia, unitamente a velivoli dell’Aeronautica navale russa, svolgevano esercitazioni di ricerca contro dei sottomarini. Il Capitano Vjacheslav Trukhachjov aveva dichiarato che un gruppo tattico della Flotta del Mar Nero compiva esercitazioni contro bombardieri e navi “nemici”. In Crimea la fanteria di Marina avviava le manovre tra Krasnodar e lo Stretto di Kerch e 10 bombardieri strategici Tu-22M3 russi venivano dispiegati nella penisola, “Durante le esercitazioni sulla prontezza operativa delle Forze Armate, i velivoli strategici Tu-22M3 saranno schierati in Crimea“; e sempre presso Krasnodar, nella base aerea di Krymsk, veniva schierato uno squadrone combinato di 10 elicotteri Mi-8 e Mi-24H per eseguire le esercitazioni che coinvolgevano 2000 militari e 500 mezzi; ciò mentre sistemi missilistici tattici Iskander venivano schierati durante l’esercitazione nella regione di Kaliningrad, assieme a 10 caccia multiruolo Sukhoj Su-34 e Su-27, rischierati a Kaliningrad nell’ambito delle esercitazioni della Flotta del Baltico che, a loro volta, coinvolgevano oltre 20 navi tra sottomarini, motovedette lanciamissili, navi antisom, dragamine e navi ausiliarie suddivise tra diversi gruppi tattici antisom e di difesa aerea. “Il rischieramento di caccia e bombardieri dell’Aeronautica è previsto nella regione di Kaliningrad, e il raggruppamento dell’esercito nel Baltico sarà rinforzato con sistemi missilistici Iskander del Distretto Militare occidentale, trasportati dalle grandi navi da assalto anfibio della Flotta del Baltico“. 2000 paracadutisti e 10 velivoli compivano esercitazioni nella regione di Pskov. Il 16 marzo il Distretto Militare orientale russo preparava le esercitazioni sull’isola di Sakhalin e in altre nove regioni; 3000 militari e 1000 tra mezzi e sistemi d’arma, tra cui carri armati T-72B3, veicoli MT-LB e sistemi missilistici superficie-aria Osa-M di unità della Fanteria meccanizzata e delle Truppe corazzate russe, partecipavano alle esercitazioni sull’isola del Pacifico russa, mentre il 12 marzo era iniziata un’esercitazione delle truppe della Difesa aerea della regione estremo orientale, e il 3 marzo 2500 artiglieri partecipavano a una grande esercitazione nell’Estremo Oriente della Russia.

0_c1ac2_bb5b7758_XLL’esercito del futuro. Cosa riceverà l’esercito russo nel 2015?
Mikhail Timoshenko Fort Russ, 18 marzo 2015

2283789Cominciamo con le forze di terra. La loro principale arma d’attacco è il sistema missilistico semovente Iskander-M, che riceve un nuovo missile con gittata di 500km e una precisione di 10 metri. Il missile segue una traiettoria balistica con manovre attive e contromisure elettroniche per perforare le difese antimissile. Le testate disponibili sono cluster, alto esplosivo-frammentazione, perforanti e nucleari. Gli obiettivi del missile sono centri comando e comunicazione, sistemi missilistici e artiglieria a lungo raggio, sistemi di difesa antimissile e antiaerea, basi aeree… le forze di terra riceveranno 2 brigate Iskander nel 2015, da aggiungere alle 5 già in servizio, ed entro il 2018 vi saranno 10 brigate in servizio. Le brigate di Fanteria Motorizzata e Corazzate riceveranno oltre 700 carri armati, BMP e BTR. La maggior parte dei carri armati sarà dell’ultima versione T-90AM. Le caratteristiche distintive comprendono una nuova torretta con un nuovo sistema d’informazione e comando da combattimento, un nuovo autocaricatore e un cannone modernizzato da 125mm. Il pilota avrà una trasmissione automatica ed un volante invece delle vecchie leve. La modernizzazione dei famosi carri armati T-72B al livello T-90 (variante T-72B3) continuerà. La fanteria avrà i modernizzati BMP-3 e BTR-82, che riceveranno il modulo di combattimento Bakhcha. Ma la torretta del BMP-3 include un cannone da 100mm e un cannone automatico da 30mm, mentre il BTR-82 avrà un cannone automatico e una mitragliatrice.
Ora l’Aeronautica avrà 126 velivoli e 88 elicotteri nuovi. Più della metà saranno caccia di 4.ta++ generazione delle serie Su-30 e Su-35, destinati a combattere per la superiorità aerea, avranno una velocità di oltre Mach 2, un raggio operativo di 3000km e un carico bellico di 8 tonnellate. L’aereo d’attacco principale sarà il caccia-bombardiere Su-34 in grado di utilizzare l’intera gamma di munizioni aria-terra di precisione. Con una velocità di quasi Mach 2, raggio operativo di 1100km e un carico bellico di 8 tonnellate su 12 punti d’attacco. Quest’anno 57 Su-34 già in servizio saranno affiancati da 30 nuovi. Le acquisizioni comprenderanno anche 15 bombardieri strategici modernizzati. L’aviazione dell’esercito riceve attivamente i Mi-28 Night Hunter e i Ka-52 Alligator. Più della metà degli elicotteri forniti saranno mezzi d’attacco.
Le Forze della Difesa Aerea riceveranno una brigata di sistemi S-300V4 Vitjaz, mentre 3 su 9 reggimenti saranno riarmati con missili S-400 dalla gittata di 400km capaci di abbattere non solo aerei ma anche missili balistici a quote superiori ai 150km.
La Flotta del Pacifico attende gli SSBN Vladimir Monomakh e Aleksandr Nevskij, ognuno armato con 16 SLBM Bulava e saranno basati a Kamchatskij Viljuchinsk. La Flotta del Mar Nero riceverà 2 SSK classe Varshavjanka, dove sono assolutamente indispensabili: l’unico sottomarino operativo attualmente ha più di 25 anni. Le forze di superficie riceveranno 4 corvette e 1 fregata. Quest’ultima si chiama grande nave antisom. In realtà si tratta di incrociatori leggeri praticamente in grado di operare in qualsiasi punto degli oceani. Tutte le navi menzionate hanno per armamento principale dei missili, mentre i cannoni hanno ruolo di supporto.
Infine, lo scudo nucleare, che è anche una spada. La proporzione dei sistemi nucleari moderni è ora più della metà, e alla fine del 2015 sarà i 2/3 dell’intero arsenale. 4 reggimenti con nuovi sistemi missilistici entreranno in servizi. Il Topol a testata singola sarà sostituito dallo Jars con quattro testate. Complessivamente saranno prodotti 50 ICBM.

UKRAINE-RUSSIA-CRISIS-ARMYCommento di J. Hawk: I nuovi veicoli Armata e Kurganets non sono ancora in cantiere, anche se forse tra un paio di anni entreranno in servizio. Ciò vuol dire che l’esercito russo impiegherà tre diversi tipi di MBT: T-72B3, T-90AM e T-14? In realtà le differenze tra i veicoli sono apparenti. T-72B3 e T-90AM utilizzano stessi motore e armamento. T-90AM e T-14 avranno armamento ed elettronica molto simili, ed ho il forte sospetto che il T-90AM non sia un veicolo di nuova costruzione ma piuttosto il T-90A aggiornato con sottosistemi originariamente sviluppati per il T-14. L’esercito russo non è così ricco da permettersi di sostituire tutti i suoi veicoli più vecchi con quelli più recenti. Tuttavia, gli aggiornamenti degli esistenti T-72B e T-90A aumenteranno la qualità della forza corazzata nel complesso. Inoltre, il T-72B3 è un veicolo perfettamente adeguato verso molti potenziali avversari della Russia, che non possono permettersi gli ultimi MBT, e il loro armamento e controllo del tiro li rende efficaci anche contro le minacce più moderne. La torretta Bakcha probabilmente è la stessa sviluppata per il BMD-4, dotata di un visore termico e di elettronica all’avanguardia, promettendo di migliorare l’efficacia del BMP-3. L’Aeronautica riceve decine di caccia altamente efficienti. La cosa interessante è che la Marina dovrebbe ricevere solo una fregata, anche se 12 sono state ordinate. Ciò può essere dovuto alla difficoltà nel sostituire le turbine a gas che avrebbero dovuto essere prodotte a Nikolaev, in Ucraina, con quelle nazionali.

Riferimenti:
Russia Insider
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TASS
TASS1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il caso dell’adesione della Siria alla SCO

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 26 gennaio 2015SCO_Map2La Siria è al centro della battaglia tra gli Stati multipolari Resistenti e Sfidanti (R&S) e il mondo unipolare, e la risoluzione del conflitto avrebbe quindi enormi implicazioni per entrambe le parti. Finora, tuttavia, gli unici Stati R&S che offrono un sostegno sostanziale a Damasco nella guerra al terrore, sono Russia e Iran, mentre gli altri semplicemente fanno dichiarazioni simboliche che, pur favorevoli alla causa, fondamentalmente lasciano l’iniziativa al fronte unipolare. Il mondo multipolare deve capire che tutti i suoi aderenti hanno interesse ad aiutare concretamente il governo democraticamente eletto e por fine alla guerra in Siria, a suo favore, e includerla nella SCO potrebbe facilitare ciò ed essere un passo deciso verso la multipolarità globale. Di seguito sono riportati gli aspetti militari, strategici e legali dell’adesione della Siria nella SCO:

Legali
La Carta della SCO mostra come sia facilmente possibile far aderire la Siria nel raggruppamento, a condizione di una volontà politica decisa in tal senso. Diamo un’occhiata più da vicino:

Articolo 3:
Questa sezione cruciale indica l’azione della SCO nel promuovere pace, sicurezza e fiducia “nella regione”, ma la ‘regione’ non viene mai definita. E’ volutamente astratta, tanto quanto i concetti di ‘Nord Atlantico’ e ‘Europa’ presso le istituzioni unipolari. Ad esempio, circa il 95% della Turchia si trova in Asia, ma è anche membro della NATO e vuole aderire all’Unione europea. Ciò dimostra che alcune regioni possono estendersi ben oltre i confini geografici attesi. Riguardo la SCO, molti presumono che si limiti all’Asia centrale, ma non è vero. Né la Cina né la Russia sono Paesi dell’Asia centrale, con circa un quarto della Russia in Europa. Non solo, ma guardando a partner e osservatori della SCO, vediamo Stati come Turchia e Sri Lanka, Stati di Medio Oriente e Asia meridionale, rispettivamente. Ciò significa che possiamo trarre la conclusione che la ‘regione’ della SCO, per così dire, è l’Eurasia, e che se la Turchia può esserne interlocutore, anche la vicina Siria certamente ha lo stesso diritto.

Articolo 14:
Questa parte importante della Carta afferma che uno Stato od organizzazione internazionale deve essere partner del dialogo od osservatore per cooperare con la SCO. Utilizzando la Turchia come esempio, la Siria può diventare un partner del dialogo, raccogliendo i dividendi attesi dalla SCO. Tale processo, secondo il documento, è “deciso da un accordo speciale con gli Stati membri“. Anche se le specifiche non sono spiegate, l’articolo 16 può essere citato per ulteriori informazioni sul processo e servire da linea guida.

Articolo 16:
Citando la parte più rilevante dell’articolo: “Qualora uno o più Stati membri non siano interessati ad implementare particolari progetti di cooperazione d’interesse per altri Stati membri, la non partecipazione del suddetto aderenti a questi progetti non impedisce l’attuazione della cooperazione degli Stati aderenti interessati e, allo stesso tempo, non impedisce che i sopraddetti Stati di aderire a tali progetti successivamente”. Ciò può essere inteso nel senso che la SCO non deve essere unanime nell’approvazione dei progetti di cooperazione, e che uno Stato dissenziente non può ostacolare gli altri. Pertanto, guardando al quadro giuridico, possiamo vedere che la Siria ha fondamenti giuridici per poter cooperare con la SCO, se essa lo desidera. Perciò, l’Afghanistan, Stato osservatore, ha legalmente diritto al sostegno della SCO, ma la Siria deve ancora definire il suo rapporto ufficiale con l’istituzione multipolare. Come si vede dai tre articoli della Carta della SCO evidenziati, non vi sono ostacoli giuridici ad una collaborazione con la Siria quale partner del dialogo. L’unica cosa che trattiene la proposta sono i vantaggi non adeguatamente articolati finora, da cui le seguenti due sezioni.

Militari
La Siria affronta tutto il peso che il mondo unipolare applica su quello multipolare (salvo la guerra convenzionale aperta), e il secondo deve aiutare pienamente lo Stato alleato per trarne esperienza. Non vuol dire che truppe cinesi e kirghise, per esempio, debbano impegnarsi direttamente nei combattimenti, ma che tutti gli eserciti degli Stati membri della SCO dovrebbero fornire maggiore consulenza e/o addestramento agli omologhi siriani. Dopo tutto, l’organizzazione si è ufficialmente formata per lottare contro i tre mali del terrorismo, separatismo ed estremismo (come indicato nella Carta), e la Siria è in guerra contro tutti questi, al momento, sintetizzata dalla lotta contro il SIIL. Pertanto, il Paese potrebbe essere un campo di addestramento di vitale importanza per l’organizzazione, in quanto prepara ad affrontare l’obiettivo in modo più chiaro e diretto partecipando agli sforzi per la stabilizzazione afghana, e sarebbe anche una preziosa esercitazione complementare nel difendere gli aderenti alla SCO da qualsiasi destabilizzazione futura modellata sullo scenario siriano (cioè l’ibrido rivoluzione colorata/guerra non convenzionale eterodiretta e supportata da terroristi/mercenari).

Strategici
Ci sono tre principali obiettivi strategici che verrebbero raggiunti se la Siria aderisse alla SCO da partner del dialogo, anche se questo breve elenco non dovrebbe affatto essere considerato esaustivo:

Istituzionalizzazione e multilateralizzazione:
Se la proposta ha successo, il supporto russo alla Siria sarebbe istituzionalizzato nell’ampio quadro multilaterale degli alleati. Ciò creerebbe una contro-coalizione che rispetta la normativa delle Nazioni Unite ed è veramente dedita alla lotta al terrorismo, a differenza della coalizione ‘anti- SIIL’ degli Stati Uniti (correttamente descritta come ‘coalizione del cambio di regime’) e la sua creazione si rivelerebbe strumento effettivo dell’influenza multipolare negli affari mondiali.

Attivo aiuto a un coraggioso e fidato alleato:
La designazione della Siria a partner del dialogo della SCO e il successivo aperto sostegno multilaterale al Paese darebbe agli R&S l’iniziativa nel risolvere il conflitto. Una tale mossa potrebbe mettere i Paesi occidentali e del CCG sulla difensiva strategica, per una volta, costringendoli a un ruolo reazionario e mutando l’agenda delle loro prerogative già date per scontate. L’inversione risultante potrebbe colpire le strategie premeditate degli aggressori e mutare la dinamica della guerra in modo d’aprire la possibilità di un netto prevalere governativo.

Avere una posizione chiara contro l’aggressione unipolare:
L’inclusione della Siria nell’ombrello della SCO sarebbe il riconoscimento che il mondo multipolare ha finalmente compiuto il salto dalla sfida indiretta all’unipolarità con mezzi economici al diretto confronto geopolitico. Dimostrano senza dubbio che le istituzioni multilaterali R&S possono realisticamente difendersi e respingere le controparti unipolari aggressive, mostrando che il multipolarismo non è più una vaga speranza teorica, ma una forza concreta e tangibile nelle relazioni internazionali.

Conclusioni
L’obiettivo dell’articolo è illuminare l’importanza di un’eventuale adesione della Siria nelle strutture della SCO e l’utilità che ciò avrebbe per il movimento globale multipolare. Come è stato sottolineato nella prima sezione, non ci sono impedimenti legali, come la Carta dell’organizzazione evidenzia chiaramente, una tale mossa è possibile e potrebbe attuarsi rapidamente, se c’è la volontà politica. Se ciò avverrà, la SCO e gli Stati R&S associati trarrebbero inestimabile beneficio dalle lezioni militari apprese aiutando l’Esercito arabo siriano nella lotta all’avanguardia della destabilizzazione e distruzione dell’unipolarismo, dato che gli Stati aderenti sono i possibili prossimi obiettivi di tali meccanismi, una volta perfezionati nel teatro siriano. Altrettanto importante, nel frattempo, sono i vantaggi strategici che si avrebbero con l’aiuto della SCO alla Siria, dato che tali misure dimostrerebbero vividamente che gli Stati R&S possono difatti reagire all’unipolarismo. Con gli immensi benefici della suggerita associazione della Siria con la SCO, qui descritti, ora è il momento per l’organizzazione di adottare un passo coraggioso trasformando questa visione in realtà opponendosi definitivamente al mondo unipolare. 1794689Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

24 gennaio 2015: giornata chiave nel conflitto ucraino?

Alexander Mercouris Vineyard Saker, 24 gennaio 2015

10628563Oggi può rivelarsi un giorno cruciale nell’evoluzione del conflitto ucraino.
1. Il Consiglio di sicurezza russo si è riunito oggi. Non abbiamo (ovviamente) un resoconto completo, ma il sito web del Cremlino ha fornito alcuni dettagli. Sorprendentemente, Putin ha definito la junta come “Kiev ufficiale” e non “governo ucraino” o “controparte ucraina”, ed ha anche chiamato le due repubbliche ucraino-orientali “Repubblica Popolare di Donetsk” e “Repubblica Popolare di Lugansk”. Questo è il punto estremo cui Putin è giunto dall’elezione di Poroshenko implicando che la junta non è l’autorità legittima nel Donbas e nelle due repubbliche Popolari che vi sono.
2. Putin ha anche sottolineato che “ordini criminali” provengono dalla “Kiev ufficiale”.
3. Putin ha anche avuto un colloquio telefonico con Lukashenko, partner chiave sul conflitto ucraino. Ancora non abbiamo quasi alcuna informazione su ciò che hanno discusso, ma Putin ha voluto assicurare che Lukashenko resta a bordo. Mi aspetto una telefonata di Nazarbaev, a breve.
4. Ora sappiamo dai commenti di Shuvalov a Davos che Pechino è consultata in ogni momento. Il punto chiave di ciò che è successo a Davos è stato quando Shuvalov ha assolutamente chiarito che la Russia non subirà sanzioni e Kostin di VTB ha chiaramente avvertito contro qualsiasi tentativo di escludere le banche russe dal sistema dei pagamenti SWIFT. Il Financial Times ha dato una buona sintesi delle osservazioni di Shuvalov e Kostin.
5. Il Ministero della Giustizia russo nel frattempo ha formalmente vietato una serie di organizzazioni, tra cui Pravij Sektor. Alcuni di noi sono sorpresi che non fossero state già bandite.
6. Zakharchenko ha detto che il Memorandum di Minsk non è più applicabile. Non è lo stesso documento del Protocollo di Minsk, sull’accordo di cessate il fuoco concordato il 5 settembre 2014. Piuttosto, è il documento tecnico che pretendeva di definire la linea di cessate il fuoco e prevedeva il ritiro delle armi pesanti, concordato il 19 settembre 2014. Né il protocollo Minsk, né il Memorandum di Minsk sono mai stati attuati. Dicendo che il Memorandum di Minsk non ha più valore, Zakharchenko ha dato via libero alle FAN per le operazioni offensive, attualmente in corso.
7. Infine Zakharchenko ha ancora una volta detto che la decisione di RPD e RPL di separarsi dall’Ucraina è definitiva.
Ora può essere che tali discussioni, conversazioni e commenti non siano coordinati e non producano nulla. Forse non vi è alcun cambiamento nella politica russa. Tuttavia sembrano indurire la posizione e forse indicare che i russi hanno, almeno per il momento, perso la speranza di un approccio diplomatico. Suggerendo anche dei preparativi per reagire nel caso di altre sanzioni.

Dal Financial Times:
Uno dei principali banchieri della Russia ha avvertito che l’esclusione del Paese dal sistema di pagamento bancario Swift equivarrebbe alla “guerra”. Il suggerimento che la Russia possa essere esclusa da Swift ha allarmato la comunità finanziaria di Mosca, quando fu lanciata dai politici occidentali la scorsa estate. Le banche russe usano molto il sistema dei pagamenti basato in Belgio per i pagamenti nazionali e internazionali. Tuttavia, la mossa era considerata eccessiva e descritta da un consulente come “l’opzione nucleare”. Parlando a Davos Andrej Kostin, CEO di VTB, la seconda banca della Russia, ha detto: “Se non c’è Swift, non c’è relazione bancaria…, ciò significa che i Paesi sono sull’orlo di una guerra, o sicuramente in guerra fredda. Il giorno dopo, gli ambasciatori russo e statunitense dovrebbero lasciare le capitali“, ha aggiunto. I commenti di Kostin evidenziano come il regime di sanzioni dell’occidente stia creando rabbia e diffida tra l’élite politico-economica russa. “Per quanto si faccia pressione sulla Russia, non credo che la situazione cambierà“, ha detto, sottolineando che il Paese punta a ridurre la dipendenza dai sistemi di pagamento occidentali come Swift. “Abbiamo già creato una alternativa al sistema Swift… e dobbiamocreare alternative internazionali“. Ha richiamato l’attenzione sugli sforzi di Russia e Cina per creare una loropiattaforma fuori dal controllo occidentale.
Igor Shuvalov, viceprimo ministro della Russia, ha fatto eco. “Stiamo sviluppando il nostro vettore orientale“, ha dichiarato Shuvalov, sottolineando anche che gli sforzi per costruire legami con la Cina erano in corso prima della crisi, e si sono drammaticamente intensificati dopo le sanzioni, mentre la Russia cerca alternative all’occidente. Shuvalov ha detto che i Paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), sino pronti ad aiutarsi a vicenda in una crisi finanziaria. “I grandi investitori cinesi si rivolgono a noi“, ha detto. Il “pivot in Asia” è parte fondamentale della politica estera di Vladimir Putin dalla rottura delle relazioni con l’occidente. Mentre diversi accordi di punta sono stati firmati, come ad esempio il contratto da 400 miliardi di dollari per la fornitura di gas russo alla Cina per 30 anni, dello scorso maggio, pochi politici e uomini d’affari russi credono che la Cina possa salvare l’economia russa dalla recessione. “La situazione attuale sembra meno grave (della crisi finanziaria 2008-09), ma prevediamo una crisi lunga e possibilmente protratta“, ha detto Shuvalov. Ma ha aggiunto che la pressione estera non riuscirà a cambiare la leadership politica del Paese. “Sopravviveremo a qualsiasi difficoltà, mangeremo meno, useremo meno energia elettrica“, ha detto. Aleksej Kudrin, l’ex-ministro delle finanze predice che la Russia potrebbe vedere deflussi di capitale per 90 miliardi di dollari quest’anno, dopo il record di 151 miliardi nel 2014. “Dobbiamo chiaramente capire il prezzo che paghiamo per le sanzioni“, ha detto.

140522_FOR_Donetsk.jpg.CROP.promo-mediumlargeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Turkmenistan sarà lo scudo anti-jihadisti?

Stanislav Ivanov New Eastern Outlook 10/01/2015

Dmitry_Medvedev_in_Turkmenistan_13_September_2009-1Dopo il ritiro delle forze NATO dall’Afghanistan, un aumento dell’attività islamista è previsto nel Paese e nella regione. Washington e i suoi alleati occidentali non sono riusciti ad infliggere una seria sconfitta al movimento dei taliban afghani, inoltre questo potrebbe non solo mantenere il controllo su un certo numero di province afghane, ma anche sviluppare stretti legami con il movimento talib pakistano e i capi del califfato islamico creato nel territorio di Siria e Iraq. Oggi, i cosiddetti “jihadisti” cercano di ampliare al massimo l’area d’influenza, anche penetrando nei Paesi dell’Asia centrale e del Caucaso. Esperti e scienziati politici discutono attivamente la possibilità del ripetersi di una “primavera araba”, questa volta nei Paesi dell’Asia centrale e in Azerbaigian. Questi Stati hanno alcune caratteristiche comuni con i Paesi vittime della “primavera araba”. Il Turkmenistan potrebbe divenire l’anello debole o al contrario lo scudo contro i “jihadisti” dei Paesi dell’Asia centrale e Caucaso? Il Turkmenistan occupa un posto speciale nel sistema di sicurezza regionale. La caratteristica della sua storia post-sovietica è lo status di neutralità riconosciuta dalle Nazioni Unite, conseguenza della sua non-partecipazione ad alleanze e associazioni militari e politiche. L’assenza di potenziali avversari esteri permette al governo del Paese di mantenere delle insignificanti, in dimensioni e potenza, forze armate. L’equidistanza di Ashgabat da tutti i centri globali e regionali e i giacimenti di idrocarburi del Paese dalla rilevanza mondiale permettono anche di costruire riuscite relazioni commerciali ed economiche reciprocamente vantaggiose con più di cento Paesi; i Paesi principali partner commerciali del Turkmenistan sono Iran (21,7%), Russia (18%), Turchia (16,4%) e Cina (10,8%). La principale voce dell’esportazione del Turkmenistan rimane il gas, ma c’è una tendenza alla diversificazione delle esportazioni aumentando la produzione di petrolio e prodotti petroliferi, energia elettrica, materiali da costruzione, cotone e altri beni. USA e UE mostrano interesse per lo sviluppo degli scambi economici e altri rapporti con il Turkmenistan. Vi sono piani per costruire nuovi gasdotti, oltre a quello esistente verso nord, a ovest e sud-est, in particolare il gasdotto TAPI di 1735 chilometri dal Turkmenistan ad Afganistan, Pakistan e India. La sua capacità è pari a 33 miliardi di metri cubi di gas all’anno, il costo è stimato in 7,9 miliardi di dollari. La Turchia ha un ruolo particolare nelle relazioni bilaterali del Turkmenistan con altri Paesi. La somiglianza in cultura, lingua, religione, tradizioni, costumi e abitudini favoriscono ulteriormente tale ravvicinamento in tutti i settori. In particolare, durante la visita del presidente turco R. Erdogan ad Ashgabat nel novembre 2014, l’attenzione era attirata sul fatto che più di 600 imprese ed aziende turche lavorano con successo nel Paese, mentre il valore complessivo dei progetti realizzati dalle aziende turche in Turkmenistan ammonta a 42 miliardi di dollari. Certo, rimane la forte concorrenza tra i Paesi interessati agli idrocarburi turkmeni e al mercato delle materie prime e dei servizi; tuttavia la concorrenza non è accompagnata da tentativi di rafforzarvi l’influenza di un particolare Paese o alleanza militare. La concorrenza è per lo più limitata al lobbying su alcuni gasdotti (da UE, Turchia, Iran, Pakistan, Cina, India). Sembra che tutti gli attori internazionali siano soddisfatti dalla neutralità di Ashgabat in politica estera e dal suo netto status neutrale. Il governo turkmeno ritiene che il Paese rimarrebbe ai margini in caso di conflitto regionale o internazionale, mantenendo così integrità territoriale e sovranità. Tuttavia, è sempre più chiaro ad Ashgabat che la minaccia alla sicurezza del Paese può provenire da attori non statali, soprattutto da gruppi islamici stranieri. È dimostrato che taliban turkmeni combattano insieme ad afghani e pakistani in Siria e Iraq, e che “Movimento islamico del Turkestan orientale” e “Movimento islamico dell’Uzbekistan” sono stati creati nel Waziristan settentrionale (Pakistan). Vi sono notizie su “taliban turkmeni” che controllano quasi tutti i territori in cui il gasdotto TAPI dovrebbe essere costruito (nei territori afghani e pakistani).
big Nel 2014 gli attacchi contro i posti di controllo di frontiera turkmeni al confine afghano-turkmeno sono aumentati. Centinaia di cittadini sono stati uccisi, alcuni decapitati, le loro proprietà saccheggiate, bestiame derubato e decine di case bruciate. Le guardie di frontiera turkmene subiscono non solo perdite, ma anche prigionieri per mano degli islamisti. Si parla di prime operazioni “di pulizia” dei militanti che cacciano le popolazioni dalle aree adiacenti al confine e preparano corridoi per ulteriori puntate in profondità nel Paese. Controllano l’autostrada al confine turkmeno e possono, in ogni momento, marciare sulla valle Murgaba (Bagdis) e sulla provincia di Andkhoya (Faryab). Le autorità afghane e turkmene non controllano alla frontiera il traffico di droga, il contrabbando e l’infiltrazione dei gruppi islamici, né possono controllare i movimenti degli allevatori che pascolano il bestiame su entrambi i lati del confine. Si dovrebbe ricordare che quando il movimento basmachi venne sconfitto in URSS, negli anni ’20-’30, una serie di grandi e influenti clan turkmeni fuggì in Afghanistan, nelle regioni al confine. Ancora pretendono la restituzione delle loro terre ancestrali, oggetto del ricatto continuo del governo del Turkmenistan. La questione ha acquisito particolare importanza quando due grandi giacimenti di gas, le oasi Serakh e Murgab, si ritrovano vicino alle terre reclamate dai turkmeni afghani. Quindi, vi è la crescente possibilità di attacchi di taliban e “jihadisti” afghani di ogni risma e colore contro il Turkmenistan, nella primavera 2015. I molti popoli che stabilmente vi risiedono, hazara, turkmeni, curdi, uzbeki e tagiki, sono raggiunti, ultimamente, da un numero crescente di persone provenienti da altre province dell’Afghanistan e da “jihadisti” stranieri. Si prevede che possano invadere il Turkmenistan dal velayat Bagdis lungo la valle del fiume Murgab. Nonostante il fatto che l’area abbia fortificazioni e la presenza di un’unità di guardie di frontiera, la valle di Murgab attrae i militanti essendo la via più veloce alla successiva marcia verso nord. Vi è una popolazione (che potrebbe essere presa in ostaggio), molto bestiame, depositi, buone strade, numerosi veicoli e perfino armi. Da Takhta-Bazar, si può facilmente arrivare, su una strada asfaltata, alla città strategica di Jolotan, nei pressi della quale vi è il grande giacimento di gas di Galkynysh, fonte del “TransCaspio” per l’Europa. E’ da questo luogo che il nuovo gasdotto strategico “Est-Ovest” parte per le rive del Caspio.
Il governo turkmeno, anche se con un certo ritardo, reagisce alla crescente minaccia dall’Afghanistan. Sono state adottate rapide misure per rafforzare il controllo delle frontiere e altre agenzie della difesa in questa parte del confine di Stato costruiscono nuove fortificazioni. Un fossato, largo quattro metri e profondo cinque, è stato scavato lungo il confine afgano, rinforzato da una rete metallica. Inoltre, si sviluppano i contatti con i potenziali alleati nella lotta agli islamisti. Così, il 14 settembre 2014, il Generale Khossein Dehgan, ministro della Difesa iraniano, ha visitato il Turkmenistan per coordinare gli sforzi dei due Paesi nella sicurezza regionale. Il tema principale dei negoziati Iran-Turkmenistan è l’interazione in caso d’invasione dei “jihadisti” dall’Afghanistan. La parte iraniana ha espresso disponibilità a svolgere, al più presto, manovre dell’esercito iraniano nella provincia nord-orientale, invitando i militari turkmeni in qualità di osservatori. L’11 settembre 2014, il Presidente del Turkmenistan G. M Berdymukhammedov improvvisamente arrivò a Dushanbe per partecipare al vertice SCO da ospite d’onore, anche se il suo Paese non è membro dell’organizzazione e aveva già dimostrativamente preso le distanze da qualsiasi iniziativa regionale. Nel corso del vertice, il presidente del Turkmenistan ha incontrato i presidenti di Iran, Mongolia, Repubblica popolare cinese, nonché i rappresentanti di India e Pakistan. Si potrebbe suggerire che le questioni di sicurezza regionale furono discusse in questi incontri. Nell’agosto 2014, il governo turkmeno effettuò la “de-islamizzazione” del suo sistema educativo. Nel quadro dell’attuazione del trattato bilaterale sulla cooperazione nell’istruzione, concluso tra i governi di Turkmenistan e Turchia, il 15 agosto 2014, furono chiuse la scuola turkmeno-turca e l’Università turkmeno-turca. La scuola turca fu lasciata solo per i figli dei dipendenti dell’ambasciata e delle società turche che lavorano in Turkmenistan. L’Università è divenuta un’università nazionale, i suoi programmi sono stati rivisti e una sostanziale (in termini locali) tassa viene riscossa per gli studi. Allo stesso tempo, il nuovo trattato concluso tra Turkmenistan e Turchia sull’istruzione ha completamente eliminato qualsiasi interferenza non statale. I soggetti relativi agli studi religiosi sono stati rimossi dai programmi scolastici, le ore di preghiera (obbligatorie) sono state abolite. Tutte le innovazioni nell’educazione, introdotte su iniziativa del noto chierico turco Fethullah Gulen, sono state liquidate. Pertanto, il governo del Turkmenistan adotta misure preventive per difendere lo Stato contro eventuali attentati alla sovranità da parte di gruppi islamisti afghani. Nonostante il carattere autoritario ancora conservato dal governo e alcuni elementi da “primavera araba” che gli sono propri, non si attende un rovesciamento violento del governo e l’espansione “jihadista” in Turkmenistan nei prossimi anni. Il Paese ha solide tradizioni di potere secolare contro cui, oggi, non c’è alternativa visibile o opposizione organizzata. La maggioranza dei turkmeni pratica un Islam tradizionale moderato, i 5 milioni di abitanti del Paese si distinguono su carattere tribale e vivono su un territorio comune, vi sono salari minimi garantiti e sufficienti per tutte le categorie della cittadinanza, e il governo presta attenzione allo sviluppo di industria, infrastrutture, alloggi, al miglioramento dei sistemi di istruzione e assistenza sanitaria, ed altri aspetti di vitale importanza per la vita sociale.
In caso d’invasione “jihadista” del Turkmenistan, Ashgabat avrà un rapido aiuto da autorevoli organizzazioni internazionali, prima di tutto l’Organizzazione delle Nazioni Unite, così come dalle grandi potenze (Russia, Cina, Stati Uniti) e dai partner regionali (Turchia, Iran, ecc).

Turkeys President Recep Tayyip Erdogan visits TurkmenistanStanislav Ivanov, ricercatore presso l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze Russa, ricercatore in Storia ed editorialista di “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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