Fidel Castro Geopolitico

Rakesh Krishnan Simha RBTH 30 novembre 2016

Mentre i russi hanno una percezione positiva di Fidel Castro, alcuni indiani sembrano aver dimenticato che il leader cubano è stato uno dei pochi amici dell’India nella Guerra Fredda.1904_3_9762La morte di Fidel Castro ha rivelato il lato oscuro dell’odio che si annida in occidente nei confronti di chi segue vie diverse. Gli occidentali, che amano affermarsi più civili degli altri, celebrano la morte del vecchio cubano. La loro frustrazione è comprensibile dato che Castro era una spina nel fianco, sfidando i numerosi tentativi occidentali di assassinarlo durante la guerra fredda. Russi e indiani erano grandi sostenitori del Comandante durante la guerra fredda, e dimostrano emozione per la sua scomparsa. Mentre la Russia è assolutamente positiva sull’eredità di Castro, e la maggior parte degli indiani e dei media tradizionali ricorda con affetto il torreggiante leader, una frazione di indiani sui social media attacca il defunto leader. Questo è curioso, perché l’India ha avuto rapporti molto amichevoli con Cuba. In contrasto coi criminali capi occidentali come Richard Nixon e Margaret Thatcher, il carismatico Castro era una figura popolare tra tutte le classi indiane e rappresentava la lotta dei piccoli Paesi contro il colonialismo. Chi attacca Castro rigurgita le stesse accuse che i media occidentali spacciano da anni. Sono convinti che fosse un “dittatore spietato” che incarcerava “migliaia” di persone, seguendo la narrazione occidentale che Castro avesse imposto lo stato di polizia in cui i cittadini non avevano libertà di parola. E accusano Castro dei problemi economici di Cuba.

Capire Fidel
Gli indiani che twittano idee anti-castriste probabilmente non sanno che il reddito pro-capite nazionale di Cuba è 18000 dollari contro i 5000 dell’India. Nonostante il blocco, i cubani hanno accesso a una migliore assistenza sanitaria che negli Stati Uniti. L’aspettativa di vita di 78 anni, regge il confronto coi 79 negli USA. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che il sistema sanitario del Paese è un esempio che tutti i Paesi del mondo devono seguire. Secondo Denise Baden dell’University of Southampton Business School, è sbagliato dire che Castro ha governato con pugno di ferro. Durante i suoi viaggi, ha scoperto che i cubani potevano parlare liberamente e anche criticare Castro apertamente senza essere arrestati o uccisi. Baden, che ha trascorso molti anni a Cuba, dice: “Mentre la vecchia generazione tende a vederlo come un eroe, altri lo descrivono come una figura paterna. Molti dicono che non sarebbero nemmeno qui se non fosse per i progressi nella salute“. Mentre molti indiani che seguono media come CNN, BBC e New York Times, faziosi e vocianti, come era evidente durante le ultime elezioni negli USA, ne accettano le pretese come sensate. Dato che i media occidentali dominavano i notiziari per decenni, molti si fanno condizionare iniziando la giornata seguendo questi essenzialmente strumenti di propaganda. Quindi, qualsiasi cosa pubblicata su Castro viene interiorizzata acriticamente o senza consultare fonti alternative. (Questo sta cambiando con la crescente popolarità di RT della Russia e di Press TV dell’Iran, e così via).

Guardare il mondo in modo diverso
Gli indiani devono capire non vi è nulla che sia giusto o sbagliato, amico o nemico. Prendono sul serio il concetto del “Mondo è una sola famiglia” senza guardare il contesto in cui tali vecchi concetti furono tracciati. Si dimentica che Castro era un nemico degli Stati Uniti, che erano nemici dell’India durante la guerra fredda. Il presidente Richard Nixon e il suo Segretario di Stato Henry Kissinger pensarono seriamente di bombardare con armi nucleari l’India nella guerra del 1971. Gli indiani ignorano la dottrina Chanakyan, vecchia di 2400 anni, che dice che il nemico del tuo nemico è tuo amico. Durante la Seconda guerra mondiale, Subhash Chandra Bose, capo dei ribelli dell’esercito nazionale indiano, cercò aiuto dai tedeschi per combattere gli inglesi. Anche se nessun leader indiano contemporaneo approvò le azioni della Germania, tutti celebrarono i rovesci subiti dalla Gran Bretagna contro l’esercito tedesco. Se Bose non va contaminato per i suoi legami durante la guerra, allora Castro non va trattato come un paria per essere stato un comunista. Gli indiani dovrebbero guardare il mondo attraverso la lente geopolitica e collaborare con chi lavora per gli interessi del loro Paese. Ancora una volta, fingere di essere indignati per le presunte violazioni dei diritti dell’uomo di Castro, è risibile quando lo si confronta con la storia degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti giustiziano più persone ogni anno di qualsiasi altro Paese, con la possibile eccezione della Cina che non rivela i suoi dati. A causa delle invasioni di Iraq e Libia, gli Stati Uniti sono responsabili della morte di centinaia di migliaia di persone in Medio Oriente, nonché della fuga di milioni di persone. Quando CNN e New York Times accusano Castro, o se perciò qualsiasi governante straniere, di violazioni dei diritti umani, si tratta di mera ipocrisia. Quando piangono per i “cubani comuni”, sono ancora risibili. E’ molto probabile che non saprebbero trovare Cuba sulla mappa. Hanno dimenticato che gli Stati Uniti hanno imposto un illegale blocco economico per 50 anni a questo piccolo Paese. Ogni nave che ancorava a L’Avana non poteva entrare nei porti degli Stati Uniti. Era l’apartheid economico puro e semplice. Nessuno saprà mai quante migliaia di bambini cubani, anziani e malati sono morti a causa della scarsità di cibo e medicine durante i lunghi decenni del blocco. Nel frattempo, gli Stati Uniti non si fanno scrupolo di negoziare con la Cina e l’alleato saudita. L’argomento che i cubani tentano di fuggire o migrare verso gli Stati Uniti, perché Castro era malvagio, non va. La gente di solita emigra verso un Paese più ricco e i cubani non fanno eccezione alla regola. Inoltre, molti cubani si accanivano nel raggiungere gli Stati Uniti prima dell’abrogazione della Legge di Aggiustamento Cubano che dice che chi fugge a Cuba ed entra negli Stati Uniti, avrà il permesso di residenza un anno e un giorno dopo. Se tale legge esistesse per l’India, il Punjab si svuoterebbe presto.

Visione dei russi
Per i russi Castro rimane una figura eroica fedele all’ideale fino alla fine. Secondo Andrej Fomin, direttore di Oriental Review di Mosca, “Nel braccio di ferro della guerra fredda era impossibile sottovalutare il significato della Rivoluzione cubana per Mosca. Da giovane, vivace e brillante oratore che coraggiosamente sfidò l’impero nel cortile di casa, divenne subito l’eccezionale opportunità di proiettare l’influenza di Mosca nella regione e nel mondo“. Qualcuno potrebbe obiettare che Castro fu uno strumento di propaganda utile, ma per la Russia era un fedele alleato. Fomin ha detto a RIR: “Anche se era un amico sincero dell’Unione Sovietica, non ha mai compromesso gli interessi fondamentali del popolo cubano. La storia della rivoluzione cubana nel 1959-1991 è un eccellente esempio di leadership impegnata e giusta dall’entusiasmo popolare“. La Russia potrebbe essersi allontanata dal comunismo, teoria superata ideata dal tedesco Karl Marx mentre era rintanato nella biblioteca di Londra, umida e fredda, ma molti russi comprendono che il capitalismo clientelare nel loro Paese è un male peggiore del comunismo. Al contrario, le élite di Cuba non mutano in “conglomerati di cinici avidi”. La prosperità di Cuba è in larga misura dovuta ai miliardi di dollari di aiuti sovietici, fondamentali davanti a blocco e sanzioni economiche. Tuttavia, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, Cuba non si è arresa al bullismo statunitense. “Ciò che seguì dimostrò che fonte e forza della Rivoluzione Cubana giacevano nel popolo cubano e nei suoi leader“, dice Fomin. “In assenza del sostegno straniero negli ultimi 25 anni e soggetti a severe sanzioni economiche dagli Stati Uniti, non si arresero né scelsero la Pepsi. Per la maggioranza dei russi fu e sarà per sempre un pilastro di speranza e vera libertà. Ci sarebbe piaciuto avere il nostro Fidel, e sono sicuro che molte altre nazioni pensano lo stesso“.

Castro scaccia l’apartheid dall’Africa
Negli anni ’70, con il sostegno russo, i cubani diedero un ampio aiuto militare estero a numerose nazioni come Algeria, Etiopia, Guinea-Bissau, Congo, Camerun, Mozambico, Zimbabwe, Sierra Leone, Yemen, Vietnam, Cambogia e Laos. In molte occasioni i militari cubani combatterono battaglie feroci contro gli ascari degli occidentali, spesso vincendo, e il più spettacolare fu nel 1977, quando la tenaglia cubano-etiopica, sostenuta da un massiccio ponte aereo russo per carri armati e artiglieria, sconfisse la Somalia appoggiata dagli USA. Tuttavia, fu in Angola che la macchina militare cubana ebbe la vittoria più celebre, schiacciando gli occupanti delle Forze di Difesa del Sud Africa, contribuendo al rapido crollo dell’apartheid. Cuba per primo inviò truppe nel novembre 1975, dopo la richiesta del Presidente angolano Agostinho Neto che temeva l’invasione del Sud Africa. I sudafricani, che sostenevano l’assassino Jonas Savimbi e la sua forza Unita, ebbero molti sostenitori in occidente, in particolare negli Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Allarmati dal crescente coinvolgimento degli occidentali nella guerra, Cuba inviò più di 65000 truppe in Angola. Con Castro che inviava gli ufficiali in Angola, i cubani inflissero una pesante sconfitta al regime razzista. Più di ogni altra cosa, questa sconfitta l’occidente non poté sopportarla, dato che Stati Uniti e Regno Unito la considerarono propria, aggravando la ferita. Perciò i media di questi Paesi sono i più striduli nel dipingere Castro come un malvagio. Hanno perso la bussola ed ora che non c’è più, l’occidente vuole usurparne l’eredità. Ma questi sono semplici fatti scomodi per chi critica Castro. Se volete partecipare alle celebrazioni degli statunitensi per la sua morte, fate pure. Non sanno, o non gli interessa, della vostra esistenza.indira-gandhi24_102911010714Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo spirito rivoluzionario di Fidel Castro ispira il mondo nel perseguire equità e giustizia

Zhong Sheng, Quotidiano del Popolo, 29 novembre 2016 – Global Research

xi-jinping-firmaIl leader rivoluzionario cubano Fidel Castro è morto il 25 novembre, persone da tutto il mondo hanno offerto le condoglianze per la perdita, rendendo omaggio a una vita leggendaria e a uno spirito immortale. Nel corso dell’ultimo mezzo secolo, Castro è stato considerato simbolo del perseguimento della giustizia. “Ha dedicato tutta la vita alla grande causa della lotta per la liberazione nazionale, la salvaguardia della sovranità statale e la costruzione del socialismo del popolo cubano“, ha detto il Presidente cinese Xi Jinping nel messaggio di condoglianze all’omologo cubano Raul Castro. “Ha dato un contributo storico immortale al popolo cubano e allo sviluppo del socialismo nel mondo“, ha aggiunto Xi. Definendo Castro “grande figura del nostro tempo”, ha detto che il compagno Castro sarà ricordato dalla storia e dai popoli.
Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, in un comunicato, ha lodato il contributo di Castro, dicendo che “era una voce forte per la giustizia sociale nelle discussioni globali presso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite e nei forum internazionali e regionali“. Negli ultimi 60 anni, Castro ha combattuto per la rivoluzione, lo sviluppo del socialismo, l’indipendenza nazionale, così come la giustizia, sia a Cuba che nel mondo. Parlando dell’atteggiamento di Cuba verso gli Stati Uniti, Castro ha detto che “Cuba non s’inginocchierà mai agli Stati Uniti con tutto il popolo unito“. Cuba non si oppone alla soluzione sulle storiche discordanze con gli Stati Uniti, ma nessuno dovrà aspettarsi che Cuba cambi posizione o ceda nei suoi principi. Cuba è e continuerà ad essere socialista, osservava.
La perdita di una leggenda spinge anche il mondo a rivedere la storia e ad esplorare il futuro. Dato che equità e giustizia sono sempre necessarie allo sviluppo umano, ogni nazione dovrà lottare per questi obiettivi favorendo la civiltà umana in ogni epoca. Tuttavia, va ammesso che non tutti gli esseri umani godono di equità e giustizia ad oggi. E’ naturale per tutti i Paesi cercare l’uguaglianza sovrana e il proprio sviluppo autonomo, ma sfide ed ostacoli ancora ostacolano questo processo. Finché certi Paesi non abbandoneranno ambizione e tentazione di monopolizzare gli affari internazionali nel sistema globale, ci sarà ancora molta strada prima della democratizzazione definitiva delle relazioni internazionali. Per lo sviluppo umano, il crescente divario tra ricchi e poveri avanza nel mondo. Circa 800 milioni di persone vivono in estrema povertà, 6 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno, e quasi 60 milioni di bambini sono lasciati senza cure. Su questi fatti duri va riconsiderata la visione dello sviluppo e dell’approccio globale, ponendo maggiore attenzione a equità e giustizia, e perseguendo la globalizzazione economica più inclusiva e mutualmente vantaggiosa. Il mondo non deve mai fermarsi dall’esplorare la via dello sviluppo.
Ricordiamo l’appello di Castro alla chiusura del 7° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cubano di diversi mesi fa. “Cambieremo ciò che va riformato nel Paese pur mantenendo lealtà e unità, proprio come i nostri eroi dell’indipendenza Marti, Maceo e Gomez“, dichiarò il leader nella risoluzione.
Lo spirito di Fidel Castro vivrà per l’eternità. Oggi, il mondo apprende dalla sua saggezza per un futuro migliore, mentre è in lutto per la morte di questo grande combattente.x0e3525bb3ebd1860235e1187912726cc1f7fa665e05c007e71xpimgpsh_fullsize_distrTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fidel Castro ha sfidato l’imperialismo degli USA fino all’ultimo

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 27/11/2016

13934813A 90 anni, Fidel Castro è morto dopo decenni di lotta eroica per la giustizia sociale, non solo per la nativa Cuba, ma per tutte i popoli del mondo. Anche nell’ultimo decennio di malattia, l’icona rivoluzionaria ancora combatteva attivamente scrivendo articoli sulla politica internazionale e sostenendo la causa del socialismo. Misura del suo peso storico è il fatto che sia sopravvissuto a 10 presidenti degli Stati Uniti quando si ritirò ufficialmente dalla politica, nel 2008, per motivi di salute. Contando Barack Obama, la vita politica di Fidel equivale a 11 presidenze degli Stati Uniti. Tutte dedite alla barbara politica di strangolamento economico di Cuba con il blocco commercio della piccola nazione caraibica. Molti capi degli Stati Uniti sanzionarono complotti criminali per assassinare Fidel e istigare il cambio di regime. Tutti falliti. Castro sconfisse tutti ed è morto serenamente nel suo letto dopo aver vissuto la vita pienamente. Quando la notizia della morte si è diffusa nel mondo, anche i Paesi occidentali che cospirarono in varia misura per contrastare la rivoluzione cubana, furono costretti a riconoscere l’enorme eredità di Fidel. Le TV hanno aperto con le “ultime notizie” sulla sua morte. CNN e BBC hanno subito tirato fuori la biografia di un uomo e del passato rivoluzionario. Tra le prevedibili offese verso una “figura autoritaria”, anche i propagandisti occidentali hanno dovuto ammettere che Fidel ha liberato il suo popolo dalla miseria e dalla povertà, lasciando in eredità una Cuba dall’immenso sviluppo sociale e probabilmente, ancor più importante, dando ai popoli del mondo l’ispirazione monumentale a sforzarsi continuamente per rendere questo mondo un posto giusto per tutti. Alla fine, ha sostenuto il socialismo denunciando lo sfruttamento capitalista e il suo distruttivo bellicismo imperialista. Due titoli spiccavano sul Washington Post, senza potersi astenere dal denigrarlo, “L’ex-dittatore cubano Fidel Castro è morto”. L’uso della parola “dittatore” è gratuito e senza dubbio per infangarne la grandezza anche nel momento della morte. Il New York Times sembrava essere un po’ più magnanimo col titolo: “Fidel Castro è morto a 90 anni. Il rivoluzionario cubano fu la nemesi di 11 presidenti statunitensi”. Ma le parole del tributo erano avvelenate dalla diffamazione. Il NY Times continuava a dire che l’“apostolo ardente della rivoluzione”, aveva “portato la guerra fredda nell’emisfero occidentale nel 1959… e il mondo sull’orlo della guerra nucleare (nel 1962)”. Non fu Castro che portò la guerra fredda nell’emisfero occidentale, né incitò la guerra nucleare. In entrambi i casi, furono i governi degli Stati Uniti. Eppure, insidiosamente, i media statunitensi imputano a Fidel il male dei loro governi. Nel 1960, mesi dopo che Fidel aveva rovesciato il corrotto dittatore sostenuto dagli Stati Uniti, Fulgencio Batista, il leader della rivoluzione visitò ufficialmente gli Stati Uniti come gesto di amicizia. Ma fu snobbato dall’allora presidente Eisenhower che si rifiutò d’incontrarlo. Eisenhower poi impose gli embarghi diplomatico e commerciale a Cuba per vendetta delle politiche economiche di Fidel volte ad eliminare la decennale povertà della maggioranza dei cubani, indotta dagli Stati Uniti.
Nell’aprile 1961, sotto la nuova presidenza di John F. Kennedy, la CIA e il Pentagono lanciarono sulla Baia dei Porci un esercito privato mercenario composto dai fedelissimi Batista. JFK fece marcia indietro sull’attacco su vasta scala e le forze di Fidel infine sconfissero gli aggressori. CIA ed esuli cubani non perdonarono mai a JFK questo “tradimento” e si vendicarono sparandogli in testa nel corteo di Dallas del 22 novembre 1963. Contrariamente al ritratto del New York Times, furono gli Stati Uniti di Eisenhower e Kennedy che portarono la guerra fredda nell’emisfero occidentale. Non Fidel Castro. Se Castro rispose alle aggressioni degli Stati Uniti, abbracciando l’Unione Sovietica ed i suoi missili nucleari, fu evidentemente per auto-difesa. La crisi dei missili di Cuba dell’ottobre 1962, quando JFK e il leader sovietico Nikita Krusciov si scontrarono con una drammatica prova di forza nucleare, gli Stati Uniti avevano già intrapreso la guerra contro Cuba. L’installazione di armi nucleari sovietiche sul territorio cubano, a 90 miglia dagli Stati Uniti, fu prima di tutto un atto di legittima sovranità del governo cubano e in secondo luogo un ragionevole atto di autodifesa data la criminale aggressione degli Stati Uniti dell’anno prima, nella baia dei Porci. Neanche in questo caso fu Fidel Castro che “portò il mondo sull’orlo della guerra nucleare”, ma la politica aggressiva contro una nazione povera da poco indipendente, il cui popolo esercitò il diritto all’autodeterminazione sostenendo un governo socialista. I vanitosi funzionari statunitensi amano raccontare come JFK costrinse i sovietici a ritirare i missili nucleari da Cuba. Ma un fatto trascurato è che l’accordo per evitare la guerra nucleare elaborato da Kennedy e Krusciov invocò l’impegno degli Stati Uniti ad abbandonare i piani di guerra segreti contro Cuba. Gli Stati Uniti non rispettarono a pieno la promessa di lasciare Cuba in pace. I piani per assassinare Castro e altri leader cubani continuarono durante le successive amministrazioni degli Stati Uniti, così come il sabotaggio e il terrorismo sponsorizzati dallo Stato, come l’abbattimento di un aereo civile cubano nel 1976. L’embargo commerciale imposto dagli Stati Uniti alla nazione di 11 milioni di abitanti iniziò nel 1961 e continua con Barack Obama, anche se con un leggero, alcuni direbbero “estetico”, allentamento. Tuttavia, il piccolo vantaggio avuto dall’“orlo della guerra nucleare” nel 1962 fu che gli Stati Uniti desistettero dal ripetere l’aggressione palese vista sulla Baia dei Porci.
Fidel Castro è un gigante che ha visto due secoli, un gigante dell’intelletto e dell’umanità, la cui compassione per gli oppressi e la loro liberazione dallo sfruttamento e dall’egemonia artificiale fu luminosa fin dai giorni della giovinezza. Fidel era la luce sul mondo, e anche nella morte, la luce della sua giustizia sociale brilla. Nemmeno i più formidabili nemici possono sminuire questa illuminazione rivoluzionaria. Il New York Times ha detto che “tormentò 11 presidenti degli Stati Uniti”. È solo un’altra spregevole calunnia. Fidel non li tormentò, li ha trascesi assieme ai loro malvagi piani, con un’umanità che fa ombra alla loro corruzione. Della sua splendida eredità, è forse un attributo che vita e lotta di Fidel dimostrino con chiarezza eloquente la distruttiva natura aggressiva e guerrafondaia del sistema politico degli Stati Uniti. Dalla sua vita, il mondo può chiaramente vedere che, nonostante le calunnie, furono i governi degli Stati Uniti che scatenarono la guerra fredda dimostrandosi abbastanza criminali da spingere il mondo verso una sconsiderata guerra nucleare. Questa è la lezione storica lasciata in eredità da Fidel, importante oggi come allora. L’aggressione degli Stati Uniti a Cuba è ancora attuale nella belligeranza verso Russia, Cina o qualunque altro Paese che ne sfidi l’egemonismo. Comprendere la storia della rivoluzione di Cuba e di Fidel Castro permette di comprendere le vere cause e i veri colpevoli delle aggressioni nel mondo di oggi. Anche nella morte, lo spirito rivoluzionario di Fidel vive, insegna, ispira.fidel-castroLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fidel Castro – Morte di un Titano

Alexander Mercouris, The Duran 26 novembre 2016

La morte di Fidel Castro toglie dalla scena mondiale un genio politico che ha trasformato Cuba garantendone l’indipendenza dagli Stati Uniti e giocando un ruolo chiave nel determinare la caduta dell’apartheid nel Sud Africa.
1480139571_674437_1480151417_noticia_fotogramaLa morte del leader rivoluzionario cubano Fidel Castro ha provocato il solito elogio di alcuni e la condanna di altri. Ciò che nessuno nega è l’impatto colossale che ha avuto, non solo sul suo Paese, ma nel mondo. Questo fatto va ripetuto perché notevole. Cuba, il Paese che Fidel Castro ha guidato, è di piccole dimensioni (la sua popolazione attuale è di 11 milioni di abitanti) e relativamente povera. Non ha grandi ricchezze naturali né grandi industrie. Quando Fidel Castro salì al potere i  servizi sociali erano primitivi, la scuola e i sistemi sanitari estremamente squilibrati e arretrati, e gran parte della popolazione analfabeta. In alcun aspetto immaginabile Cuba era una grande potenza, e prima che Fidel Castro ne diventasse il leader, nessuno poteva pensarlo. Che il leader di un Paese così piccolo abbia avuto un impatto straordinario sulla scena mondiale è non poco sorprendente, e dice moltissimo sulla personalità di Fidel Castro, come del resto su Cuba e la rivoluzione che ha guidato. Basti dire che a confronto con le nazioni guidate da Mao Zedong, Ho Chih Minh, Ruhollah Khomeini e Nelson Mandela, i quattro altri grandi leader rivoluzionari del mondo dopo la seconda guerra mondiale, Cina, Vietnam, Iran e Sud Africa, in confronto a Cuba sono dei giganti (nel caso della Cina un titano) e non sorprende quindi se i loro leader rivoluzionari poterono attrarre l’attenzione mondiale. E’ vero, ma anche banale, dire che uno dei motivi per cui Fidel Castro e Cuba hanno avuto così tanta attenzione, fu perché nel 1960 divenne il fulcro della guerra fredda, con USA e URSS quasi in guerra per Cuba durante la crisi dei missili nel 1962. E’ banale, perché Cuba è diventata così importante nella Guerra Fredda solo perché Fidel Castro lo permise. Ci furono molti altri leader di sinistra e rivoluzionari nei Caraibi e in America Latina, prima e dopo Fidel Castro. Nessuno, nemmeno Hugo Chavez, si è mai avvicinato alla statura politica di Fidel Castro, o messo il proprio Paese al centro del conflitto tra superpotenze. La ragione per cui Fidel Castro è riuscito a farlo, è perché era disposto a fare ciò che nei Caraibi e in America Latina, cortile degli Stati Uniti, nessun altro leader era disposto a fare. A differenza di loro, negli anni ’60 rivoluzionò la società cubana, cosa che nessun altro leader di Caraibi e America Latina fece mai. Ciò significa, in pratica, che non vi è continuità istituzionale tra Cuba pre-Castro e Cuba di oggi. Esercito, polizia, burocrazia statale, media e magistratura sono completamente diversi, la ricchezza, tra terre e fabbriche, della vecchia oligarchia cubana fu espropriata in modo rivoluzionario globale e i sistemi economico, sanitario e istruttivo  furono interamente ricreati a propria immagine da Fidel Castro. Dire che ciò fu controverso sarebbe un eufemismo, in realtà sono  prima accusa e risentimento contro Fidel Castro degli esiliati di oggi, spiegandone l’implacabile ostilità. E sono anche motivo dell’embargo degli Stati Uniti.
I cambiamenti rivoluzionari di Fidel Castro effettuati a Cuba negli anni ’60 resero impossibile che il suo governo e la rivoluzione venissero sovvertiti, destino di ogni altra rivoluzione dei Caraibi e dell’America Latina, prima e dopo, privando gli Stati Uniti dei soliti strumenti usati per sovvertire queste rivoluzioni. Gli Stati Uniti, che non tolleravano nulla che somigliasse lontanamente a un cambiamento rivoluzionario nel cortile dei Caraibi e dell’America Latina per molto tempo, lottano per trovarvi una risposta, da allora. L’embargo imposto a Cuba fu un tentativo di risposta. Anche se da tempo è visibilmente fallito, le solite caparbietà e petulanza degli Stati Uniti e i potenti interessi costituiti che sostengono l’embargo, ne permettono la continuazione fin da allora. Ciò per dire quale fu la trasformazione rivoluzionaria della società cubana che Fidel Castro attuò negli anni ’60, rappresentandone sopravvivenza e successo, e tuttavia ponendo la questione di come sia avvenuto. Parte della risposta si trova senza dubbio nella personalità di Fidel Castro. E’ chiaro che aveva la massima chiarezza di idee, determinazione e spietatezza senza cui alcun leader rivoluzionario può avere successo. È comunque importante dire che Fidel Castro poté  farlo grazie al sostegno della società cubana. La ragione di ciò è in parte dovuta a una caratteristica peculiare della rivoluzione cubana, legata alla relazione insolita di Cuba con gli Stati Uniti. Ne discussi due anni fa, in un articolo per Sputnik, che riprendo qui, “La rottura delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba fu conseguenza della rivoluzione castrista del 1959. Una rivoluzione lanciata dalla campagna contro l’oligarchia corrotta a L’Avana, che a sua volta aveva strettissimi legami con gli Stati Uniti, risalenti alla guerra di liberazione di Cuba contro la Spagna nel 1890. Gli Stati Uniti v’intervennero, arrivando a dominare Cuba fino alla rivoluzione di Castro nel 1959. Non sarebbe esagerato dire che in quel periodo Cuba fu essenzialmente un protettorato degli Stati Stati. È opportuno chiarire che si trattava di un rapporto che differiva in modo significativo da quello degli Stati Uniti gli altri Paesi dell’America Latina. Gli Stati Uniti ebbero un’influenza politica dominante, a tutti gli effetti partner non così silenziosi, sul sistema politico di ogni Stato latino-americano nel secolo scorso. Tuttavia in alcun altro Stato latino-americano, salvo Panama e Puerto Rico, si ebbe un impegno politico così diretto e aperto come a Cuba. Tale forma di dominio degli Stati Uniti ebbe un importante significato pratico. Non solo gli Stati Uniti acquisirono l’importante base militare di Guantanamo Bay (che mantengono ancora), ma ebbero il dominio totale del sistema politico ed economico di Cuba, facendone in effetti un appendice del sistema economico e politico degli Stati Uniti. Come è ben noto Cuba divenne gradualmente un importante parco giochi per i ricchi o quasi statunitensi. Dal 1920 al 1950 L’Avana fu il centro dei festini e del gioco d’azzardo degli Stati Uniti che concorreva con Miami e Las Vegas. Inoltre, molti ricchi statunitensi vi avevano la seconda casa, tra cui lo scrittore Ernest Hemingway e la ricca famiglia Dupont, la cui villa Xanadu ispirò il palazzo nel film di Orson Welles, Quarto Potere. Rimane un punto di riferimento nella località turistica di Varadero ad oggi. Fu il periodo in cui la discoteca Tropicana dell’Avana era al culmine dello splendore, quando l’edificio Capitolio dell’Avana fu costruito a imitazione del Campidoglio di Washington, quando la società del cioccolato statunitense Hershey costruì una ferrovia elettrica per le proprie piantagioni di zucchero e quando L’Avana divenne sinonimo di edonismo e vizio tropicali. Il controllo politico ed economico degli Stati Uniti arrivò assieme a una notevole corruzione. Lo status di protettorato era incompatibile con la democrazia, che mai prima della rivoluzione di Castro nel 1959 si ebbe davvero. Al tempo della rivoluzione cubana vi era la dittatura dell’ex-sergente Fulgencio Batista. Dietro la facciata della dittatura il vero potere a Cuba stava, come sempre, nell’oligarchia delle famiglie benestanti (le cui origini risalgono alla dominazione spagnola), nei militari, nell’ambasciata e negli affaristi degli Stati Uniti, molti dei quali dei ben noti banditi. Le figure chiave tra questi ultimi furono i mafiosi Meyer Lansky e Santos Trafficante, con il primo spesso considerato il vero sovrano di Cuba. L’immediato periodo pre-rivoluzionario a Cuba vide la povertà cronica e l’abbandono della campagna cubana in combinazione con il boom edilizio all’Avana. Il periodo in cui la discoteca Tropicana dell’Avana era al culmine e L’Avana era sinonimo di edonismo tropicale e prostituzione, fu anche un periodo di crescente disuguaglianza e tensioni sociali. In tutta onestà, fu anche un momento di notevole conquista culturale, la comparsa a L’Avana di una classe media consistente e la costruzione del sistema autostradale, unico in quel periodo tra gli altri Stati latino-americani. Tali intensi legami tra Cuba e Stati Uniti spiegano la successiva perenne ostilità. Per i cubani molti problemi sociali divennero spiegabili con la posizione subordinata agli Stati Uniti, per un popolo fiero era umiliante e dannoso. La rivoluzione di Castro fu la dichiarazione d’indipendenza dagli Stati Uniti di Cuba“.
Nello stesso articolo scrissi dei vari tentativi degli Stati Uniti di rovesciare Fidel Castro e come, proprio perché la rivoluzione cubana fu l’effettiva dichiarazione d’indipendenza di Cuba dagli Stati Uniti, si consolidò il sostegno a Fidel Castro e al suo governo rivoluzionario. “Le conseguenze furono cinque decenni di lotta degli Stati Uniti per rimettere Cuba sotto controllo. Ciò comportò il blocco economico e gli incessanti tentativi per destabilizzare e rovesciare il governo cubano. A volte ciò ebbe aspetti farseschi, come il complotto per assassinare Fidel Castro con una conchiglia esplosiva o il tentativo di reclutare artisti hip-hop cubani per rovesciare il governo. Ciò non dovrebbe tuttavia sminuire gli enormi danni materiali e psicologici inflitti a Cuba. La guerra economica e politica degli Stati Uniti contro Cuba fu ampliata da potenti interessi. perpetuandola. I gruppi anti-castristi ebbero il controllo politico della comunità cubana negli Stati Uniti negli anni ’60 e la perpetuazione della guerra non dichiarata degli Stati Uniti contro Cuba ne cementò il controllo sulla comunità e l’influenza politica negli Stati Uniti. Alleatisi a vari gruppi politici ed economici negli Stati Uniti, contrari alla riconciliazione per ragioni ideologiche, economiche o politiche, si formò una potente lobby politica che si oppose a qualsiasi riavvicinamento tra i due Paesi. Tuttavia, il conflitto tra Cuba e Stati Uniti fu anche lo scontro di una forza irresistibile con un ostacolo inamovibile. Proprio perché la rivoluzione cubana dichiarò l’indipendenza dagli Stati Uniti  di Cuba, la pressione politica degli Stati Uniti su Cuba, infine, consolidò il sostegno al governo cubano, piuttosto che indebolirlo“.
Naturalmente è anche vero, come già detto in questo articolo, che Fidel Castro e Cuba non avrebbero potuto vincere senza il supporto cruciale, negli anni ’60 e ’70, dell’URSS. Tuttavia dirlo anche se vero è anche banale, perché la ragione dell’URSS ad impegnarsi a Cuba nel modo che fece, e che non fece per qualsiasi altra rivoluzione nei Caraibi o nell’America Latina, fu proprio dovuto al cambio rivoluzionario globale che Fidel Castro effettuò a Cuba, dimostrando all’URSS che la rivoluzione cubana sarebbe durata, e lo è per davvero. Il genio di Fidel Castro non fu nella capacità di garantirsi l’aiuto sovietico per effettuare il cambiamento rivoluzionario a Cuba, ma che anche nel sapere sfruttare il sostegno dell’URSS per effettuare il cambiamento rivoluzionario in Africa australe. L’importanza del coinvolgimento di Cuba nelle guerre contro il regime dell’apartheid in Angola e Namibia è sempre stato riconosciuto dalla leadership dell’ANC (anche da Nelson Mandela), anche se in occidente viene completamente ignorato e contestato da certuni in Sud Africa. La mia opinione, avendo personalmente discusso la questione con testimoni oculari dei combattimenti in Angola e con protagonisti della lotta anti-apartheid, è che la sua importanza non può essere sopravvalutata, e che la vittoria di Cuba a Cuito Cuanavale nel 1987 fu decisiva, come Fidel Castro, Nelson Mandela e molti altri hanno sempre detto, catalizzando la fine del regime dell’apartheid. E’ chiaro che il regime sarebbe prima o poi caduto, in ogni caso. L’intervento di Cuba e Fidel Castro fu comunque decisivo per la caduta, quando avvenne. Dato che l’ulteriore perpetuarsi dell’apartheid negli anni ’90 sarebbe stato un disastro totale per la popolazione dell’Africa del Sud, qualcosa di cui loro e il resto del mondo devono essere enormemente grati a Fidel Castro. Come Fidel Castro in numerose occasioni ammise, l’intervento di Cuba nelle guerre nell’Africa australe non sarebbe stato possibile senza il supporto dell’URSS. La brillante abilità di Fidel Castro ad averne il sostegno e ad impiegarlo in modo eccezionale fu però decisiva. Dato che l’URSS era una superpotenza, fu l’abilità di Fidel Castro a sfruttarne il sostegno, che per un certo tempo fece di Cuba una grande potenza.
Nel riconoscere le colossali realizzazioni di Fidel Castro, è anche necessario ammettere che la sua rivoluzione ha fatto il suo corso, e da qualche tempo. Anche se la rivoluzione ha trasformato Cuba, in particolare la campagna esaurita, e diede a tutti sistemi sanitari e d’istruzione eccezionali, il grado di controllo politico e sociale che Fidel Castro fu costretto a imporre alla società cubana, per salvaguardarne la rivoluzione, secondo tutti aumenterebbe la frustrazione a Cuba, e come l’incommensurabilmente più istruita, sana e sicura di sé nuova generazione cubana ritenga sempre più, a torto o a ragione, il sistema attuale non dare il massimo per svilupparne le capacità. Nonostante le perenni critiche occidentali sulla situazione dei diritti umani a Cuba, Fidel Castro non impose il terrore noto in altre rivoluzioni, e questo in una regione dove la repressione politica continua ad essere comune e la vita precaria; e la vita della popolazione nella Cuba di Fidel Castro è immensamente più sicura e garantita di quanto non lo sia in alcuno dei Paesi vicini. Tuttavia la grande sfida per Cuba, oggi, è andare avanti nonostante il probabile protrarsi dell’ostilità statunitense, per fare di Cuba una società più libera e meno controllata, più adatta alle attuali esigenze degli abitanti, pur conservando l’indipendenza e le grandi conquiste sociali della rivoluzione di Fidel Castro. Ciò è qualcosa che Cuba quasi certamente può raggiungere ma, come Fidel Castro sapeva, data la vulnerabilità e le risorse limitate di Cuba, può raggiungere solo con l’aiuto estero. I grandi cambiamenti nel sistema internazionale fanno sì che tale aiuto sia presente. Già in risposta alla morte di Fidel Castro vi sono segnali della volontà di fornirlo.
15241168Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’elezione in Nicaragua sarà un test

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 19/08/2016

nicaraguaDopo che tre statunitensi dell’ambasciata degli Stati Uniti furono accusati di spionaggio e cacciati dal Nicaragua, una protesta fu presentata a Managua contro questa decisione “ingiustificata”, e il governo nicaraguense venne avvertito che il rapporto tra i due Paesi subirà un danno inevitabile nel turismo, commercio ed investimenti cogli Stati Uniti. Il dipartimento di Stato avvertiva che gli statunitensi subirebbero minacce in Nicaragua. La guerra di propaganda contro il regime di Daniel Ortega è diventata così feroce che i commentatori politici concludono sui piani di Washington per “porre fine alla dittatura” in Nicaragua una volta per tutte. L’Iniziativa democratica di Spagna e Americhe (IDEA), forum internazionale creato nell’aprile 2015 per attaccare Ortega e altri leader “populisti” dell’America Latina e dove Washington ne sceglie i membri: tra i favoriti vi sono Álvaro Uribe della Colombia, Alejandro Toledo del Perù, Lucio Gutiérrez dell’Ecuador, Felipe Calderón del Messico, Óscar Arias del Costa Rica, José María Aznar della Spagna, e altri. Tali politici collaborano con gli Stati Uniti continuando a riferirsi a Washington anche dopo il pensionamento. IDEA dichiarava ad agosto di esser molto critica verso il Nicaragua, leggendovi un’espressione da guerra fredda: “La comunità internazionale trova la violazione del sistema democratico in Nicaragua tanto preoccupante che gli ex-capi di Stato e governo ibero-americani hanno deciso di chiedere a OSA e UE di supervisionare criticamente tali gravi violazioni dell’ordine democratico e costituzionale”, continuando a dire che le dichiarazioni dei membri dell’IDEA “possono essere precedute da azioni politiche e diplomatiche, come previsto dal diritto internazionale… per difendere la democrazia e ristabilirla laddove è stata compromessa, come l’attuale esempio del Nicaragua”. Negli attacchi al governo del Nicaragua, la National Security Agency degli Stati Uniti usa materiali ottenuti in anni di sorveglianza elettronica del Presidente Ortega, della famiglia e della cerchia ristretta. L’abile uso di tali materiali rende possibile far circolare ogni sorta di sciocchezze volte a diffamare i politici da colpire con ritorsioni pubbliche. Quasi ogni leader del blocco “populista” in America Latina è attualmente oggetto di tali bassezze: Inácio Lula da Silva, Dilma Rousseff, Cristina Fernández de Kirchner, Rafael Correa, Nicolás Maduro, Evo Morales e altri.
Daniel Ortega ha guidato il suo Paese per 13 anni. Fu eletto per tre volte: nel 1985, 2006 e 2012, e non si prevede che avrà avversari nelle prossime elezioni del 6 novembre. I rivali di Ortega lottano tra di loro. Nonostante gli sforzi da dietro le quinte dell’ambasciata degli Stati Uniti, non è stato possibile consolidare l’opposizione nelle elezioni. Perciò gli Stati Uniti hanno lanciato una guerra lampo di propaganda contro Daniel Ortega, sua moglie Rosario Murillo e i figli. Il filo conduttore di tali “rivelazioni” è noto, qualche fesseria su abusi di potere, corruzione, conti di svariati milioni di dollari in banche estere, proprietà di beni immobili all’estero. Gli Stati Uniti continuano a ciarlare di presunti paralleli con la famiglia del dittatore Anastasio Somoza, “Somoza García accumulò una fortuna enorme, lui e la famiglia divennero tra le persone più ricche delll’America Latina. Al momento della morte, nel 1956, lasciò ai figli 200 milioni di dollari, che triplicarono in pochi anni. Suo figlio Anastasio Somoza Debayle aveva 130 proprietà immobiliari, così come residence e appezzamenti di terreno. Era proprietario di una compagnia aerea (Líneas Aéreas de Nicaragua), di una stazione televisiva (Televisora de Nicaragua), delle miniere d’oro di San Uribe e San Albino, e altro ancora”. Ci si potrebbe chiedere cosa la ricchezza di Somoza abbia a che fare con Ortega e la sua famiglia? Tuttavia, l’autore dell’articolo scrive: “Com’era usuale nei regimi totalitari del passato, non ci sono informazioni affidabili sulle finanze del Presidente del Nicaragua e di sua moglie. Tale questione nodosa è top secret”. Anche se non ci sono “informazioni attendibili” continua a sostenere che la famiglia possiede la catena di stazioni di rifornimento Distribuidora Nicaragüense de Petróleos, oltre a media tra cui quattro canali televisivi, stazioni radio, giornali, siti web, ecc. Inoltre, Ortega ha il controllo del progetto del canale transoceanico che collegherà gli oceani Pacifico e Atlantico, il cui costo è stimato in 50 miliardi di dollari. Questo mega-progetto ha l’appoggio dell’imprenditore cinese Wang Jing.
Naturalmente, il mega-progetto cinese del Canale del Nicaragua è accolto con ostilità da Washington. Non vuole alcuna competizione con il Canale di Panama. E la società Distribuidora Nicaragüense de Petróleo è un modello di cooperazione energetica tra Venezuela e Nicaragua con qualche presenza privata presumibilmente utilizzata dagli amici di Ortega per un loro arricchimento personale. Negli anni in cui i sandinisti erano all’opposizione, Ortega era costantemente di fronte al problema di accedere ai media. I tentativi di comunicare le sue idee al pubblico invariabilmente subivano il boicottaggio. Ma ora la situazione è cambiata drasticamente. Ortega ha cambiato la situazione a proprio vantaggio. Il governo controlla centinaia di siti Internet, nonché i notiziari Nicaragua Triunfa e Nicaragua Comovamos. Decine di stazioni radio provinciali lavorano per il governo, così come stazioni nazionali influenti come Radio Sandino, La Nueva Radio Ya, Radio Nicaragua e Radio Primerísima. Il lavoro del governo e del presidente ha una copertura favorevole sui canali televisivi gestiti da membri della famiglia Ortega. Canal 13, Multinoticias Canal 4, Canale 8 e Telenica Canal 10, e i canali filogovernativi includono anche Canal 23, Canal Extra In Plus, 100% Noticias ed altri. Nessuno dei presidenti “di sinistra” latino-americani gode di una copertura così efficace nell’informazione e propaganda come Ortega. Eppure, nonostante le accuse di esseere una dittatura, il Paese non ha la censura. L’opposizione e, di conseguenza, l’ambasciata degli Stati Uniti, ha la piena possibilità di fare proselitismo. Giornali popolari come La Prensa e El Nuevo Diario e il settimanale Confidencial sono impiegati con particolare vigore verso tale obiettivo. Ortega risponde immediatamente, usando una terminologia ferocemente antimperialista e anti-statunitense. Né tace quando Washington attacca gli alleati del Nicaragua. I discorsi di Ortega a sostegno di Russia, Cuba e governi amici in Ecuador, Bolivia e altrove risuonano in lungo e in largo.
Le basi ideologiche della politica internazionale di Ortega sono immutate negli ultimi anni: basandosi sul rifiuto totale dell’egemonia statunitense, accoppiato a patriottismo, nazionalismo e “socialismo dal volto del Nicaragua”, oltre al supporto alla via latinoamericana all’autentica democrazia popolare. Questo politico 70enne non ha mai cambiato convinzioni rivoluzionarie. Detto ciò, però, è uno stratega flessibile che sa che una superpotenza può colpire in qualsiasi momento e che gli Stati Uniti sono ancora imprevedibili e pericolosi. Da leader di un piccolo Paese che non ha altra scelta se non manovrare, riesce a farlo senza compromettere i propri principi. Nel dicembre 2015 la CIA lanciò l’ennesima provocazione contro il Nicaragua. Influenzati da notizie sulla possibile sospensione dell’amministrazione Obama del trattamento preferenziale che i migranti cubani ricevono entrando negli Stati Uniti, in centinaia si precipitarono ad emigrare dall’Isola. Il percorso suggerito dai “ben intenzionati” di Miami fu: prima in aereo da L’Avana all’Ecuador (alcun visto necessario), poi in bus fino al Messico, e da lì negli Stati Uniti. Niente di cui preoccuparsi, o almeno così sembrava. Tuttavia, la contro-intelligence del Nicaragua ebbe alcune informazioni sui piani della CIA per usare tali migranti per agitare le acque. Dopo l’arrivo in Nicaragua dal Costa Rica, il loro viaggio verso Honduras, Guatemala e Messico doveva fermarsi e gli immigrati cubani si sarebbero trovati bloccati in Nicaragua per molto tempo. Come previsto dalla CIA, avrebbero dovuto essere la miccia della bomba a orologeria per destabilizzare il Paese. Pertanto, la decisione di Daniel Ortega fu netta: non ci sarebbero state porte aperte e chi aveva tracciato il piano dei migranti, doveva subirne il caos! La pretesa che i migranti fossero ammessi fu urlata al “regime disumano” da tutte le organizzazioni per i diritti umani finanziate da fondazioni statunitensi. I membri del Sistema d’integrazione centroamericana (SICA) criticarono pubblicamente la decisione di Ortega. I migranti stessi, come a un segnale, cercarono di sfondare il confine con il Nicaragua, con bambini e donne gravide messi avanti. Il governo del Nicaragua ebbe bisogno di tempo per respingere i fuggitivi in Costa Rica. Le tensioni scesero dal febbraio-marzo 2016. Ortega rifiutò di farsi ricattare e Washington dovette finanziare di nascosto l’alleata Costa Rica per mantenere i migranti ed evacuarli via aerea…
Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali in Nicaragua, nuove provocazioni sono da attendersi dalle agenzie d’intelligence e dall’ambasciata degli Stati Uniti. L’ambasciatrice Laura Dogu lavora assiduamente con la comunità imprenditoriale del Nicaragua, per persuaderla che l’amministrazione sandinista e la sua politica del “socialismo dal volto del Nicaragua” potrebbe colpire soltanto i loro interessi commerciali. L’ambasciata degli Stati Uniti ha evidentemente intensificato il lavoro con media e attivisti di organizzazioni non governative ed organizzazioni indigene, così come coi giovani. Le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti, diplomatici, membri dello staff di USAID (un ramo della CIA) e volontari dei Peace Corps puntano le loro speranze sui giovani del Nicaragua, vedendo la demografia come promettente nella lotta al regime del Nicaragua. La Costituzione non ostacola la rielezione del Presidente Ortega. È stato accusato di avere il controllo del potere esecutivo, legislativo e giudiziario, ma il fattore principale per garantirne la rielezione è l’ampio sostegno popolare, di cui Ortega gode grazie ai programmi sociali creati durante il suo mandato. Nonostante le idee socialiste ed antimperialiste, il presidente ha molti sostenitori nel mondo degli affari del Paese. Le previsioni elettorali di novembre non appaiono di buon auspicio per i cospiratori dell’ambasciata degli Stati Uniti: Daniel Ortega ancora una volta sarà eletto presidente.VENEZUELA-OIL-PETROCARIBE-SUMMIT-ORTEGALa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora