La strana morte di Hugo Chavez

Eva Golinger e Mike Whitney, Global Research, 26 aprile 2016

Leamsy Salazar (cerchiato)

Leamsy Salazar (cerchiato)

Eva Golinger, Credo che ci sia una possibilità molto forte che il presidente Chavez sia stato assassinato. C’erano noti e documentati tentativi di assassinarlo durante la sua presidenza. Degno di nota fu il colpo di Stato dell’11 aprile 2002, quando fu rapito e si decise di assassinarlo, se non fosse stato per la rivolta del popolo venezuelano e delle forze militari fedeli che lo salvarono, tornando al potere dopo 48 ore. Trovai le prove inconfutabili, utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA), che CIA ed altre agenzie statunitensi fossero responsabili del colpo di Stato e che sostennero finanziariamente, militarmente e politicamente i partecipanti. Poi ci furono altri attentati contro Chavez e il suo governo, come ad esempio nel 2004, quando decine di paramilitari colombiani furono catturati in una fattoria presso Caracas, di proprietà di un attivista anti-Chavez, Robert Alonso, pochi giorni prima che attaccassero il palazzo presidenziale per uccidere Chavez. Ci fu un altro complotto, meno noto, contro Chavez scoperto a New York durante la visita all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2006. Secondo le informazioni dei suoi servizi di sicurezza, durante la ricognizione di sicurezza standard presso la sala della manifestazione pubblica in cui Chavez avrebbe affrontato gli Stati Uniti, in una rinomata università, alti livelli di radiazioni furono rilevati nella poltrona su cui avrebbe dovuto sedersi. Le radiazioni furono scoperte con un rivelatore Geiger, un dispositivo di rilevazione delle radiazioni che la sicurezza presidenziale utilizzava per garantirsi che il Presidente non fosse esposto a raggi nocivi. In quel caso, la sedia fu rimossa e le prove successive dimostrarono che emanava una quantità inusuale di radiazioni che avrebbero causato significativi danni a Chavez, che ne sarebbe morto se non fossero state scoperte. Secondo i resoconti della sicurezza presidenziale sull’evento, uno statunitense addetto al supporto logistico della manifestazione e che aveva portato la sedia, si scoprì essere un agente dell’intelligence degli Stati Uniti. Vi furono numerosi altri attentati ostacolati dai servizi segreti venezuelani ed in particolare dall’unità di controspionaggio della Guardia Presidenziale incaricata di scoprire e sventare tali minacce. Un altro tentativo ben noto fu nel luglio 2010, quando Francisco Chávez Abarca (nessuna parentela), un criminale sodale del terrorista di origine cubana Luis Posada Carriles, responsabile dell’attentato a un aereo cubano nel 1976 che uccise i 73 passeggeri a bordo, fu arrestato mentre entrava in Venezuela e confessò che era stato inviato ad assassinare Chavez. Solo cinque mesi prima, nel febbraio 2010, quando il Presidente Chavez presenziava ad un evento vicino al confine colombiano, le forze di sicurezza scoprirono un cecchino a poco più di un quarto di miglio di distanza dalla sua posizione, e fu successivamente neutralizzato. Se questi resoconti paiono fantascienza, furono ampiamente documentati ed erano reali. Hugo Chavez sfidò gli interessi dei più potenti, e si rifiutò di piegarvisi. Come capo di Stato della nazione dalle maggiori riserve di petrolio del pianeta, che apertamente e direttamente sfidava gli Stati Uniti e il dominio occidentale, Chavez era considerato un nemico di Washington e dei suoi alleati.
Quindi, chi sarebbe stato coinvolto nell’assassinio di Chavez, se fu assassinato? Certamente non ci vuole molto per immaginare che il governo degli Stati Uniti fosse coinvolto nell’assassinio politico di un nemico che dichiaratamente ed apertamente voleva che scomparisse. Nel 2006, il governo degli Stati Uniti creò un’unità speciale su Venezuela e Cuba sotto la direzione della National Intelligence. Tale unità d’intelligence d’élite fu accusata di ampliare le operazioni segrete contro Chavez attuando missioni clandestine dal Centro congiunto d’intelligence (CIA-DEA-DIA) in Colombia. Alcuni elementi si compongono come la scoperta di diversi stretti collaboratori di Chavez che poterono avvicinarlo per periodi prolungati e che fuggirono dopo la morte, e che oggi collaborano con il governo degli Stati Uniti. Se fosse stato assassinato con qualche esposizione ad alti livelli di radiazioni, o altro modo. inoculando o infettandolo con un virus cancerogeno, sarebbe stato fatto da qualcuno che poteva avvicinarglisi e di cui si fidava.

MW, Chi è Leamsy Salazar e com’è collegato alle agenzie d’intelligence statunitensi?
wpid-1440201182 Eva Golinger, Leamsy Salazar fu uno dei più stretti collaboratori di Chavez per quasi sette anni. Era un tenente colonnello della Marina venezuelana noto a Chavez per aver sventolato la bandiera venezuelana dal tetto della caserma della guardia presidenziale del palazzo presidenziale, durante il colpo di Stato del 2002, quando il salvataggio di Chavez era in corso. Divenne il simbolo delle Forze Armate fedeli che sconfissero il colpo di Stato e Chavez lo ricompensò facendone uno dei suoi aiutanti. Salazar era guardia del corpo e collaboratore di Chavez, gli portava caffè e pasti, stava al suo fianco, viaggiava con lui nel mondo e lo proteggeva nelle manifestazioni pubbliche. Lo conoscevo e gli parlai molte volte. Era uno dei volti noti che protessero Chavez per molti anni. Fu un membro chiave dell’élite della sicurezza di Chavez, che poteva avvicinare in privato e sapeva dei viaggi altamente confidenziali, della routine quotidiana, dei programmi e rapporti di Chavez. Dopo che Chavez scomparve nel marzo 2013, a causa del servizio e della fedeltà, Leamsy fu trasferito alla sicurezza di Diosdado Cabello, allora presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela e considerato una delle più potenti figure politiche e militari del Paese. Cabello era uno dei più stretti alleati di Chavez. Va notato che Leamsy rimase con Chavez durante la maggior parte della malattia fino alla morte e poté avvicinarlo come pochi, anche per la sua squadra di sicurezza. Incredibilmente, nel dicembre 2014, le notizie svelarono che Leamsy si era segretamente recato negli Stati Uniti dalla Spagna, dove era in vacanza con la famiglia. L’aereo che lo trasportò sarebbe stato della DEA. Fu messo sotto protezione testimoni e secondo notizie diede informazioni al governo degli Stati Uniti sui funzionari venezuelani coinvolti in un altro giro di narcotraffico. I media dell’opposizione in Venezuela affermarono che accusò Diosdado Cabello di essere un narco-boss, ma alcuna di tali informazioni fu verificata in modo indipendente, come né fascicoli giudiziari o accuse furono emesse, se esistono. Un’altra spiegazione dell’adesione al programma di protezione testimoni negli Stati Uniti potrebbe riguardare il coinvolgimento nell’assassinio di Chavez, possibilmente nell’ambito di un’operazione occulta della CIA, o anche eseguita sotto gli auspici della CIA, ma da elementi corrotti nel governo venezuelano. Prima che i Panama Papers venissero pubblicati, scoprì per caso indagando un corrotto alto e pericoloso individuo nel governo, che Chavez aveva licenziato in precedenza, ma che ritornò dopo la morte ed ebbe un incarico ancora più influente. Tale individuo collaborerebbe con il governo degli Stati Uniti. Persone del genere, che hanno lasciato che l’avidità oscuri la coscienza e coinvolte in attività criminali redditizie, potrebbero aver giocato un ruolo nella sua morte. Ad esempio, i Panama Papers smascherano un altro ex-aiutante di Chavez, il capitano dell’Esercito Adrian Velasquez, responsabile della sicurezza del figlio di Chavez. la moglie del capitano Velasquez, ex-ufficiale della Marina Claudia Patricia Diaz Guillen, fu l’infermiera di Chavez per diversi anni potendolo avvicinare senza sorveglianza. Inoltre, Claudia somministrava le medicine, le pillole e tutto ciò che riguardava il cibo di Chavez per numerosi anni. Appena un mese prima che la malattia mortale venisse scoperta nel 2011, Chavez nominò Claudia Tesoriere del Venezuela, facendone la responsabile monetaria del Paese. Non è ancora chiaro il motivo per cui fu nominata a tale importante posizione, considerando che era la sua infermiera e non aveva esperienza del genere. Fu licenziata subito dopo che Chavez morì. Il capitano Velasquez e Claudia appaiono nei Panama Papers come possessori di una società di copertura da milioni di dollari, ed hanno anche proprietà in una zona elitaria della Repubblica Dominicana, Punta Cana, dove le proprietà costano milioni e vi risiedono almeno dal giugno 2015. I documenti mostrano che subito dopo la morte di Chavez e che Nicolas Maduro fu eletto presidente nell’aprile 2013, il capitano Velasquez aprì una società off-shore, il 18 aprile 2013, presso la società panamense Mossack Fonesca, chiamata Bleckner Associates Limited. Un’impresa di investimenti finanziari svizzera, V3 Capital Partners LLC, afferma di aver gestito i fondi del capitano Velasquez, pari a milioni. E’ impossibile per un capitano dell’esercito aver guadagnato tale somma di denaro con mezzi legittimi. Né lui né la moglie Claudia sono tornati in Venezuela dal 2015. Il capitano Velasquez era particolarmente vicino a Leamsy Salazar.

MW, Può spiegare le circostanze sospette secondo cui Salazar fu trasportato sotto protezione dalla Spagna agli Stati Uniti su un aereo della Drug Enforcement Administration (DEA)? Non è alquanto strano? Per lo meno, suggerisce che Salazar agisse da agente di un Paese apertamente ostile verso il Venezuela? Era un collaboratore o un traditore. E’ d’accordo?
Eva Golinger, Naturalmente è molto sospetto che Salazar sia stato trasportato dalla Spagna, dove si trovava presumibilmente in vacanza con la famiglia, negli Stati Uniti su un aereo della DEA. Non c’è dubbio che collaborasse con il governo degli Stati Uniti e abbia tradito il suo Paese. Ciò che resta da vedere è il suo ruolo esatto. Somministrò il veleno a Chavez, o era uno dei complici come il capitano Velasquez o l’infermiera/tesoriera Claudia? Anche se tutto questo appare cospirazionismo, sono fatti che possono essere verificati in modo indipendente. E’ anche vero, secondo i documenti segreti declassificati degli USA, che l’esercito statunitense sviluppò un’arma a radiazioni da utilizzare per gli omicidi politici mirati nel lontano 1948. Le udienze della Commissione Church sull’assassinio Kennedy scoprirono anche l’esistenza di un’arma sviluppata dalla CIA per indurre infarti e tumori sui tessuti molli. Chavez è morto di un tumore aggressivo nei tessuti molli, e lo si scoprì quando era troppo tardi. Ci sono altre informazioni che documentano lo sviluppo di un “virus del cancro” quale arma presumibilmente utilizzata per uccidere Fidel Castro negli anni ’60. So che a molti sembra fantascienza, ma se si fanno delle ricerche si vedrà che ciò esiste realmente. Non credo a tutto quello che ho letto. Da avvocatessa e giornalista investigativa, ho bisogno di prove concrete e multiple da fonti verificabili. Anche se basta avere un documento ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti del 1948, è un fatto che il governo degli Stati Uniti sviluppasse un’arma radioattiva per gli omicidi politici. Più di 60 anni dopo possiamo solo immaginare quale sia oggi la loro capacità tecnologica.

MW, Può spiegare perché la DEA era coinvolta nell’operazione e non la CIA come molti si aspetterebbero?
Eva Golinger, Penso che la CIA sia coinvolta. Lavorano assieme su casi politici di alto profilo, operando dal centro congiunto d’intelligence in Colombia. Perché fu la DEA e non la CIA che portò Leamsy Salazar negli Stati Uniti non è stato ancora rivelato, ma non credo che significhi che la CIA non ne sia coinvolta.

MW, Una nota personale, Hugo Chavez era un gigante e un vero eroe. Vi prego ci dica cosa la sua perdita ha significato per lei personalmente e quale impatto ha avuto sul popolo del Venezuela?
Eva Golinger, La perdita di Hugo Chavez è stata devastante. Era mio amico e ho trascorso quasi dieci anni come suo consigliere. Il vuoto che ha lasciato è impossibile da sostituire. Nonostante i suoi difetti umani, aveva un cuore enorme e si dedicava veramente a costruire un Paese migliore per il popolo, e un mondo migliore per l’umanità. Curò profondamente tutte le persone, ma specialmente i poveri, trascurati ed emarginati. C’è una foto di Chavez presa da uno spettatore quando era a a una manifestazione nel centro di Caracas, attraversando la grande piazza chiusa dalla sicurezza. Tutto ad un tratto, vide un giovane scarmigliato e apparentemente drogato, appena in grado di stare in piedi e con abiti laceri. Per l’orrore delle guardie di sicurezza, Chavez gli andò incontro e con amore gli mise un braccio al collo offrendogli una tazza di caffè. Non giudicava il povero ragazzo, o lo rimproverava o mostrava disgusto. Lo trattava da essere umano, che meritava dignità. Vi rimase per un po’, raccontando storie e chiacchierando come vecchi amici. Quando se ne dovette andare, disse a una delle sue guardie di offrirgli tutto l’aiuto di cui aveva bisogno. Non c’erano telecamere, niente TV, niente pubblico. Non fu una trovata pubblicitaria. Era vera, seria cura e preoccupazione per un altro essere umano bisognoso. Pur essendo presidente e potente capo di Stato, Chavez si è sempre visto pari a tutti. La morte improvvisa ha avuto un tragico peso sul Venezuela. Purtroppo, chi ha lasciato in carica non è stato capace di gestire il Paese in questi tempi difficili. Una combinazione di corruzione e sabotaggio estero da parte delle forze d’opposizione (con il sostegno straniero) ha paralizzato l’economia. La cattiva gestione è stata diffusa e distruttiva. Le agenzie degli Stati Uniti e dei loro alleati in Venezuela hanno colto l’occasione per destabilizzare ulteriormente e distruggere i resti del chavismo. Ora cercano di offuscare e cancellare l’eredità di Chavez, ma credo che sia un compito impossibile. Anche se il governo attuale non sopravvive ai feroci attacchi, la memoria di Chavez in milioni di persone di cui ha influenzato e migliorato la vita, scatenerebbe una tempesta. Il “Chavismo” è diventato un’ideologia fondata sui principi di giustizia sociale e dignità umana. Ma alla gente manca terribilmente? Sì.cdn4.uvnimg.comEva Golinger è vincitrice del Premio Internazionale di Giornalismo in Messico (2009), chiamata “La Novia de Venezuela” dal Presidente Hugo Chávez, è avvocatessa e scrittrice di New York, che vive a Caracas, in Venezuela dal 2005; ed è autrice di best-seller come “Crociata USA contro il Venezuela. Decifrato il codice Chavez (Zambon 2006), “Bush contro Chávez: la guerra di Washington al Venezuela” (2007, Monthly Review Press) Dal 2003, Eva ha studiato, analizzato e scritto sull’intervento degli Stati Uniti in Venezuela utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA) per avere informazioni sugli sforzi del governo degli Stati Uniti per minare i movimenti progressisti in America Latina.

Mike Whitney vive nello Stato di Washington. È coautore di Hopeless: Barack Obama e la politica dell’Illusione (AK Press).

Una versione di questa intervista è apparsa su Telesur

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo re saudita è il maggiore sostenitore di al-Qaida

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 25/01/2015

Salman bin Abdulaziz al-Saud con l'ex-capo della CIA Leo Panetta

Salman bin Abdulaziz al-Saud con l’ex-capo della CIA Leo Panetta

Il nuovo re dell’Arabia Saudita, Salman bin Abdulaziz al-Saud, fratellastro di re Abdullah, morto a 90 anni per le complicazioni di una polmonite, dovrebbe governare in senso ancor più wahabita e concentrarsi a limitare la prudente politica di riforme iniziata da Abdullah. Salman dovrebbe anche dedicare energia ad aumentare la sicurezza nazionale saudita. La devozione di Salman alla sicurezza saudita è ipocrita, dato il suo passato sostegno ad al-Qaida, tra cui alcuni soggetti implicati nell’attacco dell’11 settembre contro gli Stati Uniti. Il coinvolgimento di Salman nel finanziamento dei terroristi dell’11 settembre, ed altri, probabilmente rafforzerà il rifiuto dell’amministrazione Obama di declassificare le 28 pagine mancanti dal rapporto del Comitato sull’Intelligence del Senato, del 2002, sui fallimenti dell’intelligence riguardo l’attacco. Allora governatore di Riyadh, Salman probabilmente appare tra i responsabili nelle 28 pagine del rapporto del Senato. In apparenza Salman non governerà assai diversamente dal predecessore su politica del petrolio e sicurezza nazionale. Salman sarà assistito dal figlio, principe Muhammad bin Salman, ministro della difesa e capo della corte reale. Muhammad fu principale consigliere del padre quando era governatore della provincia di Riyadh. Il principe Muhammad è divenuto ministro della Difesa quando il padre è salito al trono dopo la morte di Abdullah. L’altro consulente di Salman sarà Muhammad bin Nayaf, ministro degli interni dal 2012 e attuale secondo principe ereditario e secondo viceprimo ministro. Nayaf, nipote di re Salman, è secondo in linea al trono dopo il principe ereditario Muqrin bin Abdulaziz al-Saud. Muqrin era il capo del Muqabarat al-Amah, l’agenzia d’intelligence saudita nel 2005-2012. Nel 2006, i capi dell’opposizione democratica saudita in Gran Bretagna accusarono Salman, allora governatore della provincia di Riyadh, di fornire aiuti materiali ad al-Qaida in Afghanistan, prima e dopo l’11 settembre. L’opposizione rivelò che i membri di al-Qaida viaggiavano regolarmente da Riyadh al Pakistan e poi alle regioni governate dai taliban in Afghanistan. Questi sauditi riferirono anche che il governatorato di Salman pagava in contanti hotel e voli aerei ai membri di al-Qaida. Non c’è dubbio che le attività di Salman per conto di al-Qaida siano note alla Central Intelligence Agency (CIA), che approvò i rifornimenti sauditi ai guerriglieri arabi tra i mujahidin in Afghanistan fin dai primi giorni del coinvolgimento di Langley nella campagna jihadista per abbattere il governo socialista e laico dell’Afghanistan. Poco prima della sospetta morte in Scozia nel 2005, l’ex-ministro degli Esteri inglese Robin Cook scrisse su The Guardian che “al-Qaida” era l’archivio dei mercenari, finanzieri ed interlocutori utilizzati dalla CIA per combattere i sovietici in Afghanistan: “Per tutti gli anni ’80, lui (Usama bin Ladin) fu armato dalla CIA e finanziato dai sauditi per la jihad contro l’occupazione russa dell’Afghanistan. Al-Qaida, letteralmente ‘l’archivio’, era in origine i file dei computer di migliaia di mujahidin reclutati e addestrati dalla CIA per sconfiggere i russi”.
Secondo l’opposizione saudita e Cook, è inconcepibile che Salman non fosse a conoscenza delle attività del personale del suo governatorato a Riyadh. Quando un principe saudita e noto parente di re Salman, il primo consigliere principe Muhammad bin Nayaf, chiamato anche Nayif, fu arrestato in Francia per narcotraffico nel 1999, il ministero degli Interni saudita informò Parigi nel 2000 che se la Francia trascinava in tribunale il principe Nayaf, il contratto da 7 miliardi di dollari per il radar della difesa del progetto SBGDP (“Garde Frontiere”) con la ditta francese Thales, sarebbe stato annullato. I dettagli si trovano in un cablo diplomatico francese riservato, datato 21 febbraio 2000. Il tema del cablo era un incontro tra funzionari francesi e il ministro degli Interni saudita principe Nayaf, sul caso di un aereo saudita sospettato di narcotraffico (“Prince Nayef, ministre saoudien de l’interieure. Affaire de l’avion saoudien soupçonne d’avoir servi a un traffic stupefiants“.) Il cablo fu inviato dal consulente tecnico del ministero degli interni francese François Gouyette al ministero della giustizia francese e all’ambasciata francese a Riyadh. Gouyette divenne ambasciatore francese negli Emirati Arabi Uniti nel 2001. La cocaina spacciata da Nayaf era, secondo un documento riservato dell’US Drug Enforcement Administration (DEA), utilizzata per finanziare al-Qaida in Afghanistan. Il denaro del ministero dell’Interno per pagare le reclute del terrorismo che passavano per Riyadh, era i proventi del narcotraffico detenuti in conti bancari segreti. La CIA lo sapeva e incoraggiava i pagamenti sottobanco delle reclute di al-Qaida, proprio come fa oggi con le reclute di al-Qaida liberate dalle carceri saudite e pagate dai mediatori governativi sauditi. Nel 1999, la DEA sventò una cospirazione, per contrabbandare cocaina colombiana dal Venezuela, del principe Nayaf a sostegno di certe “intenzioni future” basate su una profezia coranica. Le operazioni della DEA erano contenute in un memorandum “di declassificazione del documento segreto 6 della DEA ufficio di Parigi” del 26 giugno 2000. Nel giugno 1999, 808 chilogrammi di cocaina furono sequestrati a Parigi. Nello stesso tempo, la DEA conduceva una grande inchiesta sul cartello della droga di Medellin, chiamata Operazione Millennio. Attraverso un fax intercettato, l’ufficio di Bogota della DEA apprese della cocaina sequestrata a Parigi e collegò l’operazione ai sauditi. L’indagine della DEA s’incentrava sul principe saudita Nayaf al-Saud, il cui alias era “El Principe”. Il nome completo di Nayaf è Nayaf (o Nayif) bin Fawaz al-Shalan al-Saud. Nel perseguimento dei suoi traffici di droga internazionali, Nayaf viaggiava con il suo Boeing 727 e sfruttò il suo status diplomatico per evitare i controlli doganali. Il rapporto della DEA affermava che Nayaf aveva studiato presso l’Università di Miami, in Florida, di proprietà di una banca in Svizzera, parla otto lingue, aveva pesantemente investito nell’industria petrolifera del Venezuela, visitava regolarmente gli Stati Uniti e viaggiava con milioni di dollari statunitensi.
Nayaf aveva anche investito nell’industria petrolifera della Colombia. Nayef avrebbe incontrato i membri del cartello della droga a Marbella, in Spagna, dove la famiglia reale saudita ha una grande palazzina. La relazione afferma che, quando un gruppo di membri del cartello si recò a Riyadh per incontrare Nayaf, “furono accolti da una Rolls Royce appartenente a Nayaf e portati all’hotel Holiday Inn Riyadh. Il giorno successivo furono accolti da Nayaf e dal fratello (che si credeva si chiamasse Saul (sic). Il fratello gemello è il principe Saud. Il fratello maggiore, principe Nawaf, è sposato con la figlia di re Abdullah)… Il secondo giorno viaggiarono nel deserto su fuoristrada (Hummer). Durante il viaggio nel deserto discussero di narcotraffico. “UN” (informatore della DEA) e Nayaf accettaono di spedire 2000 kg di cocaina a Caracas, usando gente di UN, da cui Nayaf poteva facilitarne il trasporto a Parigi. Nayaf spiegò che avrebbe utilizzare il suo jet di linea 727, sotto copertura diplomatica, per il trasporto della cocaina. Nayaf disse a “UN” che poteva trasportare 20000 chilogrammi di cocaina nel suo aereo di linea, e propose ad “UN” di inviarne 10-20000 chilogrammi in futuro. “UN” chiese perché Nayaf, presumibilmente devoto musulmano, fosse coinvolto nel narcotraffico. La risposta di Nayaf illumina ciò che oggi è noto del finanziamento del terrorismo saudita, meritevole di attenta lettura. Durante l’incontro di Riyadh, Nayaf rispose alla domanda di “UN” affermando che “è un rigoroso sostenitore del Corano musulmano (sic)”. “UN” dichiarò, “Nayaf non beve, non fuma né viola qualsiasi precetto del Corrano (sic)”. “UN” chiese a Nayaf perché voleva vendere cocaina e Nayaf rispose che il mondo è già condannato e che era stato autorizzato da Dio a venderla. Nayaf disse a “UN” che poi avrebbe capito le vere intenzioni del suo narcotraffico, sebbene poi non dicesse altro. Il narcotraffico del principe saudita fu distrutto da DEA e polizia francese nell’ottobre 1999. Il riciclaggio di narcodollari a sostegno dei terroristi di al-Qaida in Afghanistan e Pakistan, la rigida interpretazione del Corano nel futuro governo dell’Arabia Saudita, il ritorno della temuta polizia religiosa, la “mutawin” e la repressione del legittimo dissenso interno in Arabia Arabia: questo è lo stile di governo che re Salman porta all’Arabia Saudita.

Muhammad bin Nayaf con Hillary Clinton

Muhammad bin Nayaf con Hillary Clinton

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’espulsione dell’ambasciatore statunitense ha bloccato un colpo di Stato in Bolivia

Contrainjerencia 6/12/14

Cordoba, Argentina, ecco cos’ha detto il ministro della Presidenza della Bolivia Juan Ramón Quintana, prima della presentazione di un documentario all’UNC, aggiungendo che il piano coinvolgeva grandi media, partiti dell’opposizione di destra, magistratura e ONG.

invasion_usaIeri è stata presentata la serie dei documentari “Invasion USA” diretta da Andrés Sallari nella Sala Hugo Chavez del padiglione del Venezuela dell’Università Nazionale di Córdoba (UNC), dove viene analizzata l’ingerenza di Washington in Bolivia dal 1920 ad oggi. La presentazione ha visto la visita del Ministro della Presidenza dello Stato Plurinazionale della Bolivia Juan Ramón Quintana, intervistato da La Manhana di Cordoba, dove analizzava l’asse delle politiche del Presidente Evo Morales per “scalzare il potere radicato di grande stampa, grandi gruppi imprenditoriali, numerose ONG coordinate (a volte apertamente) dall’allora ambasciatore statunitense Phillip Goldebrg“, ha detto Quintana. Alla domanda sull’espulsione dell’ambasciatore statunitense, avvenuta nel settembre 2008 e delle agenzie DEA e USAID, e il loro impatto sulla politica boliviana, Quintana ha risposto: “La cacciata dell’ambasciatore statunitense per prima cosa ha smobilitato la destra, che preparava un ‘golpe civico-prefetturale’, e di conseguenza ha reso orfani quei gruppi politici che tentavano di destabilizzare il governo“. “Il piano di destabilizzazione si basava sul sistematico attacco al governo attraverso i grandi media, applicando la strategia del potere morbido per delegittimare il governo“, ha sottolineato il ministro boliviano. Le dinamiche viste, erano simili a quelle applicate in Paraguay contro Lugo, inclusa “la creazione di conflitti per accelerare la degradazione, come ad esempio nel caso di Pando e vari scontri, cercando di dimostrare che il governo non sapesse governare il Paese, perdendo sostegno sociale e generando conflitti regionali“, ha detto il ministro. “Un altro nucleo fondamentale di tale colpo di Stato era la magistratura, che insieme a media, partiti di destra e ONG, era un pilastro fondamentale di tali tentativi di golpe morbidi“, ha continuato. Sulla cacciata della DEA, Quintana sostiene che “settori dell’opposizione si auguravano che il governo della Bolivia finisse nello scenario colombiano-messicano, ma ha fatto esattamente il contrario: recuperava il controllo del territorio e le istituzioni della sicurezza, sviluppando un piano governativo contro il traffico di droga, mentre il valore culturale della foglia di coca è stato riconosciuto dalle Nazioni Unite, rendendo possibile passare da 33000 ettari ai 22000 di oggi, a soli duemila da 20000, obiettivo del governo”, ha detto. “La destra indicava quelle argomentazioni della DEA che se la Bolivia avesse seguito, sarebbe diventata il paradiso della criminalità organizzata, ma è successo il contrario“, ha osservato il ministro del governo boliviano.

USAID, articolazione dell’interventismo
Secondo il funzionario boliviano la cacciata dell’USAID ha avuto effetti in diversi settori, “da un lato, il settore degli intellettuali della classe media legato all’ambasciata statunitense è rimasto disoccupato, scoperto. In secondo luogo, molti giornalisti pagati dall’USAID nel quadro dei programmi di viaggio negli Stati Uniti sono stati eliminati, smascherandoli da freelance che in realtà erano portavoce dell’ambasciata USA”, ha detto Quintana. Inoltre, ha sottolineato che la cacciata dell’USAID ha lasciato un esercito di ONG “privo di finanze, proposte, azione politica e legami organici con i movimenti indigeni“. La mappa delle operazioni dell’USAID copriva quasi tutta la società boliviana, indica Quintana. “Il programma per la democrazia gli avrebbe permesso d’influenzare Assemblea Legislativa Plurinazionale, Parlamento nazionale, partiti politici, rafforzando la destra e danneggiando i partiti dello sviluppo emergenti“, ha aggiunto. “C’era anche il programma per la società civile, con seminari su giustizia e democrazia, ma sempre costruiti sull’ideale neoliberale“, ha detto. Ha anche descritto un programma per lo sviluppo economico volto a forgiare l’idea del “libero mercato”, e un altro sull’autonomia volto “a minare la struttura dello Stato multiculturale come il nostro, assieme al programma di lotta al traffico di droga nell’ambito della sicurezza e, infine, un altro che promuoveva la leadership indigena“. “Cioè, sabotavano lo Stato smobilitando l’azione del governo e articolando l’opposizione“, ha concluso Quintana.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Agente della CIA candidata presidenziale in Brasile

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 12/09/2014

bvpoi0diqaajbxb1Marina Silva è la candidata presidenziale del Partito socialista. La sua personalità attirò l’attenzione della CIA a metà degli anni ’80, quando frequentava l’Università Federale di San Giovanni d’Acri. Allora aveva grande interesse per il marxismo e divenne membro del clandestino Partito Comunista Rivoluzionario. Ben presto la sua infatuazione a sinistra finì passando alla lotta per la protezione dell’ambiente della regione amazzonica. I servizi speciali degli Stati Uniti sono sempre interessati a tale parte del continente, nella speranza di controllarlo in caso d’emergenza geopolitica. La CIA l’ha contattata, e non fu un caso che nel 1985 entrò nel Partito dei Lavoratori (PT – Partido dos Trabalhadores), aprendole nuove prospettive di carriera politica. Nel 1994 Marina Silva fu eletta al Senato federale per la fama di fervente ambientalista, ed allora le notizie sui suoi legami con la CIA comparvero. Nel 1996 ebbe il Goldman Environmental Prize ed altri premi prestigiosi per la protezione dell’ambiente. I curatori della CIA fecero del loro meglio per aumentarne il prestigio. Per cinque anni fu membro del governo di Luiz Inácio Lula da Silva per poi cambiare partito. Nel 2009 Silva annunciò il suo passaggio dal Partito dei Lavoratori al Partito dei verdi, principalmente per protesta contro le politiche ambientali approvate dal PT. Silva scosse seriamente la politica brasiliana annunciando la sua candidatura, dopo quasi trent’anni. Ebbe quasi 20 milioni di voti nelle elezioni del 2010 come candidata del Partito Verde ed ha accettato la candidatura a vicepresidente di Campos quando i tentativi di creare il Partito della rete della sostenibilità fallirono. Dilma Rousseff, la candidata del PT che vuole continuare le politica indipendente del suo predecessore Lula da Silva, non piace a Washington.
10487406 Il rapporto degli Stati Uniti con il Brasile è peggiorato per lo scandalo sulle intercettazioni. L’US National Security Agency (NSA) spiava Dilma Rousseff e il suo governo. La presidentessa brasiliana sospese anche la visita ufficiale negli Stati Uniti, in segno di protesta. Non ha mai ricevuto scuse o la promessa di fermare le attività di spionaggio. Così ha cominciato ad agire. La presidentessa ha condannato le attività di NSA e CIA in America Latina e preso misure per migliorare la sicurezza delle comunicazioni e controllare i rappresentanti statunitensi nel Paese, esasperando Barack Obama. Nelle elezioni presidenziali in Brasile previste per il 5 ottobre, Washington vuole far decadere Dilma Rousseff. I servizi speciali degli Stati Uniti hanno lanciato una campagna per sbarazzarsi dell’attuale leader brasiliana. In un primo momento provocando proteste di piazza presunte spontanee per modificare e abbandonare le “vecchie politiche”. C’erano gruppi di giovani che protestavano contro propaganda e simboli dei politici politici, soprattutto del Partito dei lavoratori. Marina Silva ha formato il Partito della rete sostenibile. E’ ancora un mistero da dove abbia preso i fondi. La nuova organizzazione deve sostituire i vecchi partiti che presumibilmente sarebbero delle reliquie, ed ascendere. Le elezioni presidenziali del 2014 dovrebbero fare di Marina e del suo partito il cambio del panorama politico del Brasile, rimuovendo le forze politiche “arcaiche”. Terza con 19 milioni di voti, alle ultime elezioni, inizialmente non ebbe l’opportunità di concorrere alle presidenziali non avendo ottenuto le firme necessarie per farvi partecipare il suo Partito della rete sostenibile. Ma la tragedia che ha ucciso Campos e altre sei persone preso São Paulo, il mese scorso, ha dato a Silva l’inattesa seconda possibilità di soddisfare le proprie ambizioni presidenziali. Per divenire il primo presidente nero del Paese, dovrà sconfiggere la prima donna presidente, Rousseff del Partito dei Lavoratori (PT), così come il liberista Aécio Neves del Partito della socialdemocrazia brasiliana (PSDB), che ora è al terzo posto. La Casa Bianca era frustrata, Campos non aveva nessuna possibilità, ma era irremovibile nel concorrere, ignorando i media brasiliani che l’accusavano di corruzione. Anche Dilma Rousseff e il suo team furono pesantemente attaccati. Il 13 agosto la campagna elettorale presidenziale del Brasile finì nello sconcerto quando il jet privato del candidato del Partito socialista Eduardo Campos si schiantò in una zona residenziale nei pressi di San Paolo. Campos e gli altri sei membri dell’equipaggio e passeggeri rimasero uccisi nell’incidente, avvenuto durante il maltempo, mentre il Cessna si apprestava ad atterrare. La morte ha messo in lutto in tutto il Paese, rischiando di essere seguito da speculazioni sull’effetto sul voto presidenziale del 5 ottobre. La Presidentessa Dilma Rousseff dichiarava tre giorni di lutto ufficiale per Campos, che sostenne il governo Lula. L’aereo aveva prestato servizio tecnico regolare e senza difetti. Il registratore di cabina del Cessna era spento, sollevando interrogativi. In precedenza aveva funzionato senza intoppi, ma non registrò le conversazioni nel giorno della tragedia. L’aereo ebbe diversi proprietari (uomini d’affari brasiliani e statunitensi che rappresentavano aziende dalla dubbia reputazione). Alcuni commentatori brasiliani ritengono che si tratti di un assassinio. Prima della tragedia il velivolo fu utilizzato dall’US Drug Enforcement Administration (DEA). Persone inviate dagli ex-proprietari potrebbero aver avuto accesso all’aereo con diversi pretesti. Viene da chiedersi, gli Stati Uniti sono responsabili della tragedia? Chi esattamente? L’aereo decollò da Rio de Janeiro dove una stazione CIA opera nel consolato degli Stati Uniti. Non c’è dubbio che l’ufficio sia utilizzato dall’agenzia. Forse i servizi speciali brasiliani dovrebbero prestare attenzione a coloro che lasciarono il Paese subito dopo l’incidente aereo. La morte di Eduardo Campos ha innalzato le quote di Silva come candidata elettorale del Partito socialista. Se Campos non raccolse mai più del 9-10%, lei avrebbe il 34-35% al primo turno. Le previsioni indicano che il voto aumenterebbe al ballottaggio.
Marina Silva viene dipinta come strenua combattente contro la corruzione che potrebbe placare gli scontri interni, promettendo di lavorare con tutti i gruppi, i partiti e le coalizioni senza distinzioni. E’ difficile dire quale siano le sue reali intenzioni, è sempre difficile dire qualcosa di preciso quando si parla di personaggi sostenuti dagli Stati Uniti, troppo spesso Silva ha cambiato bandiera. Ad esempio, unendosi a Campos ha sostenuto l’idea di tenere alla larga le idee di Chavez (Hugo Chavez, defunto presidente del Venezuela noto per le sue convinzioni socialiste e la politica di sinistra) lontane dal Brasile. Oggi dice che la squadra del Presidente Lula era troppo chavista (pro-Chavez). Quindi, sulla sua proclamata disponibilità a lavorare con tutti? Non c’è dubbio che il Partito dei Lavoratori del Brasile gode di ampio sostegno, ma difficilmente può essere paragonato al partito al potere in Venezuela. Forse la CIA vuole utilizzare Silva per attuare il suo vecchio piano di creare una “cintura della sinistra alternativa” in America Latina per opporsi ai regimi autoritari, populisti e arcaici di Venezuela e Cuba. Silva è sempre più neo-liberale nella campagna elettorale dicendo che non c’è bisogno di un altro “centro di potere”, i BRICS, e di attuare la decisione del blocco d’istituire una banca di sviluppo, un fondo di riserva, ecc. Silva ha dubbi sul Consiglio di difesa sudamericano. Sottovoce chiede di prestare meno attenzione al MERCOSUR (Mercado Común del Sur, blocco sub-regionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) e UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane: Unión de Naciones Suramericanas, unione intergovernativa che integra le due unioni doganali esistenti, Mercosur e Comunità delle nazioni andina, nell’ambito del processo d’integrazione sudamericano). Secondo lei, lo sviluppo delle relazioni bilaterali dovrebbe avere la priorità. Tali punti di vista sono in contrasto con il processo d’integrazione dell’America Latina. Come reagiranno i brasiliani alla svolta neoliberista del Paese nel caso vincesse? C’è la grande possibilità che si arrivi a disordini sociali, essendo abituati al progresso sociale del Paese. Le persone sono ascoltate, le riforme avviate e il Paese è stabile ed avanza. Se Silva diventasse presidentessa (George Soros, magnate, investitore e filantropo statunitense finanzia la sua campagna con notevoli fondi) ci sarà la seria possibilità di chiudere molti programmi sociali ed economici suscitando ampio malcontento. C’è l’idea che gli uffici degli Stati Uniti in Brasile siano pieni di agenti dei servizi speciali incaricati della missione di stimolare le proteste.

Marina Silva é como uma nota de 3 reaisLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rockefeller, Cocaina e schiavitù ad Haiti

Dean Henderson 25 marzo 2014

haitiIeri l’alto inviato delle Nazioni Unite ad Haiti Sandra Honorè ha riferito al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che l’epidemia di colera ad Haiti è la peggiore del mondo. Oltre 8000 persone sono morte di colera dal devastante terremoto di Haiti nel gennaio 2010 e altre 680000 hanno contratto la malattia, che studi scientifici hanno dimostrato introdotto nel Paese da nepalesi infetti delle forze di pace delle Nazioni Unite. Gli Haitiani hanno presentato una raffica di azioni legali collettive contro le Nazioni Unite per la loro condotta illecita, ma l’ONU ha invocato l’immunità diplomatica. Gli haitiani non potranno avere alcun aiuto dal loro presidente Michel Martelly, un ex-musicista e proprietario del club “Sweet Micky“. Martelly ha trascorso la maggior parte dei suoi anni a Miami e sviluppato legami con la dittatura di Duvalier. Il ruolo di Haiti nell’emisfero occidentale di minimo salariale per le multinazionali, combinata con la sua importanza geografica nel traffico di cocaina colombiana, orchestrato dalla CIA, ha indotto la frode elettorale del 28 novembre 2010 che ha messo al potere Martelly in modo fin troppo prevedibile, provocando le proteste. La rotta più breve dall’isola di San Andres della Colombia a Miami passa per Haiti, dove la filiale della Bank of Nova Scotia, Scotiabank, domina la finanza. La banca Nova Scotia controllata dalla famiglia sionista Bronfman è il rivenditore dell’oro nel Triangolo d’Argento nei Caraibi infestato dalla cocaina. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperato dalle macerie del World Trade Center nel 2001. L’oro è la moneta scelta dal narcotraffico mondiale controllato della Corona inglese.
Dal 1970 al 1986 Haiti è stata governata da Jean-Claude (Papa Doc) e dal figlio Baby Doc Duvalier.  I dittatori furono appoggiati dagli Stati Uniti, che inviarono oltre 400 milioni di dollari. Quello che non finiva nelle tasche di Duvalier fu utilizzato dalle società statunitensi per creare impianti per approfittare della super-economica manodopera haitiana. Haiti fu il fulcro della Caribbean Basin Initiative dell’International Basic Economy Corporation di David Rockefeller, che mirava a creare una piattaforma di produzione a basso salario nei Caraibi per i suoi tentacoli multinazionali. I salari reali ad Haiti diminuirono del 56% nel 1983-1991, spingendo la Caribbean Basin Initiative. Le esportazioni haitiane esplosero con aziende come la Rawlings che spediva negli Stati Uniti pezzi da baseball fabbricati a poco prezzo. Il petroliere di Dallas e proprietario degli Intercontinental Hotels Clint Murchison gestiva gli impianti d’inscatolamento della carne di Haiti, che affidò all’occhio vigile dell’agente CIA, poi assassinato, e gestore di Lee Harvey Oswald, George de Mohrenschildt. La devastata industria tessile statunitense in gran parte occupò Haiti. In nessuna parte del mondo il lavoro era più conveniente. Baby Doc Duvalier cadde dopo una rivolta popolare nel 1986 e si ritirò nella Costa Azzurra, insieme ad altri dittatori di latta degli Stati Uniti. Quell’anno la CIA creò il National Intelligence Service (SIN) haitiano. L’acronimo, che condivide con l’intelligence peruviana, è probabilmente un’idea dei massoni dell’M16. Il SIN fu creato con il pretesto della lotta contro il traffico di droga, ma i suoi funzionari semplicemente rilevarono il traffico commerciale di coca colombiana dai compari di Duvalier, i Tonton Macoutes. Le bande haitiane controllavano il traffico di droga in molte città degli Stati Uniti. Nonostante il divieto del Congresso degli Stati Uniti di aiuti ad Haiti, il SIN ricevette un milione di dollari all’anno dalla CIA, mentre la Società addestrava ed equipaggiava il nuovo esercito haitiano. La CIA cercava di mettere un coperchio sulla rivoluzione di sinistra che spazzò Baby Doc via dal potere, il movimento della famiglia Lavalas. Il SIN impose il terrore contro la sinistra haitiana, prendendo il posto lasciato dai Tonton Macoutes di Duvalier.
Nel 1989 il capo del SIN, colonnello Ernesto Prudhomme, guidò un brutale interrogatorio del sindaco progressista di Port-au-Prince Evans Paul. L’ex capo del SIN, colonnello Leopoldo Clerjeune, era presente. Il sindaco Paul ebbe cinque costole rotte e gravi lesioni interne. Un funzionario dell’ambasciata degli Stati Uniti disse del SIN, “Era un’organizzazione militare che distribuiva droga ad Haiti. Il SIN non condusse mai intelligence sulla droga. L’Agenzia gli diede i soldi per l’antidroga e usò il loro addestramento per fare altro in politica“. Una di quelle “altre cose” fu architettare il colpo di Stato che rovesciò il presidente populista Jean Bertrand Aristide, il prete cattolico che vinse le prime elezioni democratiche di Haiti nel 1991. Aristide era un leader del movimento della famiglia Lavalas. Predicava la teologia della liberazione, una tendenza di sinistra cattolica nata nel 1968 a Medellin dopo il concilio Vaticano II, su ispirazione della rivoluzione in America Latina. Aristide era già sfuggito a tre tentativi di assassinio da parte dei Tonton Macoutes di Duvalier. All’atto dell’insediamento, Aristide iniziò ad arrestare i funzionari del SIN coinvolti nel traffico di droga e alzò il salario minimo haitiano da 0,22 dollari a 0,37 all’ora. Le società statunitensi brontolarono e iniziarono una campagna diffamatoria contro Aristide. L’USAID le aiutò, lanciando, con 26,7 milioni di dollari forniti dai contribuenti USA, l’assalto alla proposta del salario minimo di Aristide e alle altre iniziative progressiste che aveva attuato. André Apaid, ricco uomo d’affari di Haiti, fu scelto dall’USAID per guidare la campagna anti-Aristide tramite la sua società d’export Prominex, affiliata alla Permindex, centro del commercio mondiale del traffico di stupefacenti e rete internazionale dei killer nazisti. La Permindex era dietro l’assassinio di JFK e il tentato assassinio del Presidente francese Charles de Gaulle. Era gestita da M16 e Mossad israeliano. I finanziamenti provenivano da ricchi aristocratici europei. La società di Apaid riforniva numerose multinazionali statunitensi, tra cui Honeywell, IBM, Remington e Unisys. Intanto, gli agenti della CIA Brian Latell e James Woolsey, poi con Clinton direttore della CIA, stilarono un rapporto citando “problemi di salute mentale” di Aristide. Il capo della DEA di Miami, Thomas Cash, cercò, senza successo, di collegare Aristide al business della cocaina colombiana.
Nel 1991, pochi mesi dopo che Aristide si era insediato, i gruppi finanziati dall’USAID eseguirono un colpo di Stato che insediò la giunta militare guidata dal capo dell’esercito Raoul Cedras. Cedras era un informatore della CIA incaricato dei militari di Haiti. Il SIN fu rinominato FRAPH e intraprese ancora il terrorismo politico contro Lavalas, contadini e sindacati. I salari furono diminuiti ulteriormente, con una ditta di abbigliamento che riforniva i contractor statunitensi che pagava 0,14 dollari all’ora. L’uomo di punta dell’USAID, André Apaid, venne sicuramente ricompensato divenendo un lobbista a Washington del regime di Cedras. Disse a una folla di Miami che se Aristide tornava ad Haiti, “Mi sarebbe piaciuto strangolarlo“. Ma era il FRAPH che faceva il grosso dello strangolamento. Amnesty International denunciò  2000 civili assassinati ad Haiti a diciotto mesi dal colpo di Stato di Cedras. L’agente della CIA Brian Latell, la cui relazione fasulla contribuì a rovesciare Aristide, visitò Haiti nel 1992 elogiando Cedras e dicendo di non aver visto “nessuna prova dell’oppressione o delle stragi del governo“. Amnesty International definì la sua valutazione “assurda”.
Aristide andò in esilio negli Stati Uniti. Infine si accordò con la Banca mondiale che gli permise di tornare ad Haiti. L’operazione comportò il rilascio dei membri del governo FRAPH, la privatizzazione di 300 aziende statali, riduzione delle tariffe e dei dazi all’importazione di Haiti, e la riscrittura delle leggi fiscali d’impresa e d’investimento di Haiti. Il movimento della famiglia Lavalas di Aristide venne bandito e gli stipendi congelati a 0,11-0,18 dollari all’ora, inferiori a quelli della dittatura Duvalier. Haiti su ordine della Banca Mondiale stabilì il salario più basso nell’emisfero occidentale. Una volta siglato l’accordo, il presidente Clinton intervenne ad Haiti per riportare Aristide. Nel 1993 l’USS Harlan County entrò a Port-au-Prince per gettare le basi del ritorno di Aristide. La nave fu accolta da manifestanti violenti guidati da Emmanuel (Toto) Constant, che era sul libro paga della CIA come fondatore e capo dei killer del FRAPH. Toto partecipò al ballo inaugurale di Clinton. Suo padre era il generale Gerard Constant, capo dell’esercito di Papa Doc e “consulente interno” dell’ambasciatore statunitense Alvin Adams. Constant formò il FRAPH dai resti del SIN per volere del colonnello Patrick Collins, addetto militare presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Port-au-Prince. Constant afferma che Collins e il capo della stazione CIA di Haiti erano nel quartier generale militare di Haiti nel 1991, durante il golpe di Cedras. Ora a Toto fu detto di fare il bravo cane e dare il benvenuto al Aristide, riformato dalla Banca Mondiale, di ritorno ad Haiti. In una riunione con il generale dell’US Army Hugh Shelton, a Constant fu detto “Ecco la tua occasione. O lo fai o ti cacciamo come un cane“. Il giorno prima che Constant convocasse una conferenza stampa annunciando che gli haitiani salutavano Aristide, s’incontrò con il capo della stazione della CIA ad Haiti John Kambourian. Gli fu detto che mentre Aristide sarebbe tornato, il FRAPH sarebbe rimasto al potere ad Haiti. La prima missione di Toto fu indottrinare le truppe dell’esercito haitiano sui mali della teologia della liberazione. L’amministrazione Clinton rinnegò le sue promesse ad Aristide. Anthony Lake dell’NSA di Clinton si vantò al Congresso che CIA e USAID si scelsero il nuovo parlamento haitiano per “bilanciare Aristide”. Molti assassini del FRAPH rimasero al potere tra cui il generale Jean-Claude Duperval,  l’uomo della CIA che guidò il colpo di Stato del 1991 accanto all’ex-capo dei Tonton-Macoute. Il  FRAPH continuò il narcotraffico. Nel 1997 il colonnello haitiano Michel Francois, che fu il capo della polizia di Port-au-Prince durante la giunta Cedras, venne estradato dall’Honduras per essere processato per traffico di cocaina ed eroina. Francois fuggì nella Repubblica Dominicana dopo che Aristide scoprì che era anche dietro un complotto per destabilizzare Haiti. Francois lavorò con il prediletto della CIA Pablo Escobar ed utilizzò un aeroporto privato controllato dal colonnello haitiano Jean Claude Paul come punto di trasbordo per Miami della cocaina di Escobar.
La Permindex rapidamente si stancò dell’interferenza di Aristide nel business della droga. Nel 2000, dopo che Aristide vinse di nuovo le elezioni haitiane, gli Stati Uniti decisero che il voto era un broglio e tagliarono tutti gli aiuti, sottoponendo in modo efficace l’isola a una morte lenta. Pochi anni dopo, come un bizzarro fantasma dell’opera, Aristide fu rapito dalla CIA ed esiliato in Africa. Il burattino dell’FMI Rene Preval fu nominato presidente. James Woolsey, che coautore delle menzogne che contribuirono a rovesciare Aristide fu premiato con l’incarico di direttore della CIA, ma ben presto trovò un lavoro più redditizio. La sua Dyn Corporation di Reston, VA, stipulò un contratto con la CIA per addestrare e schierare la nuova polizia nazionale haitiana, che sostituì i militari haitiani nell’ambito della transazione della Banca Mondiale. Quando le truppe delle Nazioni Unite si ritirarono da Haiti, i consiglieri della DynCorp rimasero. Human Rights Watch dice che la polizia nazionale haitiana che la DynCorp ha addestrato era coinvolta in “esecuzioni extragiudiziali, uso inappropriato della forza letale e percosse“. Le barricate tornarono nella nazione di schiavi moderni di Haiti, mentre il popolo da tempo sofferente ancora una volta si ribellava per combattere i monopoli di Rockefeller, della Corona inglese e dei signori della droga e loro finanziatori, i banchieri Illuminati. Forse questa volta gli haitiani scacceranno i bastardi una volta per tutte.
Viva la Revolucion! Viva Haiti!

Jean-Bertrand-AristideTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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