I fratelli Kouachi si addestravano in Tunisia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 8 gennaio 2015

Ieri, con la pubblicazione dell’articolo “Il SIIL compie una carneficina a Parigi”, abbiamo rivelato l’identità dei due terroristi dell’azione di guerra contro la Francia e i caricaturisti di Charlie Hebdo. I fratelli Said e Sharif Kouachi, noti ai servizi antiterrorismo francesi, avevano visitato la Tunisia nel 2012.

charlie-hebdo-le-suspect-cherif-kouachi-jihadiste-bien-connu_2208335La frase pronunciata questa mattina dal direttore del servizio politico di BFM-TV non ci è sfuggita, “Sharif Kouachi si sarebbe addestrato in un campo in Tunisia“. Se il condizionale è comprensibile per una rete televisiva francese, è incongruo per Tunisie Secret. E per una buona ragione! Sempre su BFM-TV il migliore studioso dell’Islam in Francia, Gilles Kepel, ha suggerito che Sharif Kouachi e altri conoscevano Bubaqir al-Haqim. È un eufemismo. Sharif e Said Kouachi furono convertiti dall’imam dell’autoproclamata moschea Stalingrado, Farid Banyatu, e al terrorismo da Bubaqir al-Haqim, il franco-tunisino che preparò e ordinò l’assassinio di Shuqri Belaid e Muhammad Brahmi nel 2013.

Sharif Kouachi, un ex-membro di al-Qaida in Iraq
I fratelli Kouachi sono pericolosi terroristi islamici che si sono avvalsi del lassismo della giustizia francese. Come il loro capo, il franco-tunisino Bubaqir al-Haqim, il 32enne Sharif Kouachi, ex-rapper e delinquente, era ben noto alle agenzie anti-terrorismo francesi e all’FBI degli Stati Uniti, probabilmente all’origine del mandato di arresto rilasciato ieri contro di lui e suo fratello! Come scrivono i colleghi de Le Point, Sharif Kouachi “fu condannato nel 2008 per aver partecipato all’invio di combattenti in Iraq. Nato nel novembre 1982 nel 10° arrondissement di Parigi, di nazionalità francese, soprannominato Abu Issen, Sharif Kouachi faceva parte di quella che fu chiamata “Rete di Buttes-Chaumont” un’organizzazione che tra il 2003 e il 2005 avrebbe indotto una dozzina di giovani francesi, parigini di meno di 25 anni e residenti nella zona, a combattere in Iraq“. Tuttavia, nel processo del 2008, il cervello della rete di reclutamento jihadista in Iraq si chiamava Bubaqir al-Haqim, di cui abbiamo parlato varie volte e che è l’organizzatore del duplice omicidio di Shuqkri Belaid e Muhammad Brahmi. Sempre secondo Le Point, Sharif Kouachi fu arrestato nel gennaio 2005 “appena prima di partire per la Siria e l’Iraq. Successivamente fu incriminato per “cospirazione nel preparare atti di terrorismo”. Processato nel 2008, Kouachi, che affrontava dieci anni di carcere, ne fu condannato a soli tre, di cui 18 mesi sospesi. Da allora, lui e il fratello Said, di 34 anni, fecero di tutto per essere dimenticati dai servizi segreti, iniziando ad “ambientarsi” in provincia, in particolare nella regione di Reims“. Non ci fu solo Sharif Kouachi a beneficiare della “misericordia” della giustizia francese. Il suo reclutatore, Bubaqir al-Haqim, ebbe lo stesso trattamento. Sempre nel caso del gruppo Buttes-Chaumont, Bubaqir al-Haqim fu condannato a otto anni di carcere, ma ne scontò solo quattro!

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim

Bubaqir al-Haqim, rilasciato dalle carceri francesi ed estradato nel Paese della “rivoluzione dei gelsomini”
Come il franco-algerino Sharif Kouachi, Bubaqir al-Haqim è nato a Parigi il 1° agosto 1983 da genitori tunisini. È un noto terrorista di cui l’ex-regime di Ben Ali aveva chiesto l’estradizione tramite l’Interpol (6 maggio 2001). I servizi tunisini l’hanno identificato in relazione al suo guru, Farid Banyatu, capo del “Gruppo di Buttes-Chaumont” e membro di al-Nahda. Questo fondamentalista del FIS e militante del GIA fu incriminato e imprigionato a Parigi nel gennaio 2005, in quanto ritenuto capo spirituale e reclutatore dei giovani parigini che cercavano di unirsi alla jihad in Iraq. Il 4 giugno 2005 Bubaqir al-Haqim, il cui fratello Radwan di 19 anni fu ucciso il 17 luglio 2004 in Iraq, fu incriminato per “associazione a delinquere di stampo terroristico” dal giudice della sezione antiterrorismo dell’ufficio del procuratore di Parigi, Jean-François Ricard. Fu poi messo in custodia dal tribunale della libertà e detenzione (JLD), secondo quanto comunicato al procuratore. Fu grazie al governo siriano che tale terrorista venne consegnato alla Francia nel 2005, quando combatteva il terrorismo islamico! Nel 2008 fu condannato a 8 anni di prigione, ne aveva fatto quattro quando fu rilasciato nel dicembre 2012, sull’euforia della “primavera araba”. Come altri Paesi europei, la Francia voleva liberarsi della feccia islamo-terrorista. Questo è il caso del Belgio con Tariq Marufi e Walid Banani. Due settimane dopo il rilascio di Bubaqir al-Haqim, quest’ultimo tornò in Tunisia! Meno di due mesi dopo il ritorno, preparò e progettò l’assassinio di Shuqri Belaid, il 6 febbraio 2013 e di Muhammad Brahmi, il 25 luglio 2013! Godendo delle complicità di elementi islamici fagocitati nel ministero degli Interni tunisino, Bubaqir al-Haqim poté lasciare la Tunisia per la Libia accompagnato da Seyfallah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Attualmente è al confine iracheno-siriano, a combattere con i barbari del SIIL.

I fratelli Kouachi ospiti di Bubaqir al-Haqim in Tunisia
Dopo il suo rilascio nel 2010, Sharif Kouachi fu dimenticato in ritiro ad Aubervilliers dove visse per qualche tempo. Il fratello Said si recò a Reims. I fratelli terroristi non scomparvero dalla visuale dei servizi segreti francesi e statunitensi, che li ritrovarono in Yemen, dove furono tracciati dal FBI nel 2011. Nel 2012, Said Kouachi trascorse le “vacanze estive” in Tunisia, probabilmente ad Hammamet. Nel gennaio 2013, Sharif Kouachi visitò la Tunisia dopo aver ripreso i contatti con Bubaqir al-Haqim, che a sua volta venne rilasciato dai giudici francesi, nonostante la condanna a otto anni di carcere per il caso del gruppo Buttes-Chaumont. Dopo il rilascio nel dicembre 2012, si trasferì dalla zia nella periferia di Tunisi. La Tunisia era diventata per lui e i suoi simili la nuova terra della jihad. In questo Paese consegnato agli islamisti, divenuto terra promessa del terrorismo internazionale, Sharif Kouachi, seguito dal fratello Said, si stabilì per quasi due mesi. Dopo aver seguito un corso di “perfezionamento” nell’uso delle armi, i due sinistri criminali probabilmente seguirono Bubaqir al-Haqim in Libia. Quest’ultimo partì per la Siria attraverso la Turchia, e i fratelli Kouachi dovettero tornare in Francia, tre o quattro mesi fa, perché avevano una missione da compiere. Nell’attacco a Charlie Hebdo i nostri due psicopatici non hanno agito da “lupi solitari”, termine coniato da alcuni sciocchi per evitare “confusioni”, ma da soldati di Allah obbedienti agli ordini di Bubaqir al-Haqim, uno dei capi sanguinari del SIIL in Iraq e Siria.

Shuqri Belaid

Shuqri Belaid

Muhammad Brahmi

Muhammad Brahmi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attentato di Parigi: inside job del Mossad

Aanirfan

Niente attentati. Aspettate ... entro la fine di gennaio, per fare gli auguri.

Niente attentati in Francia. Aspettate!… c’è tutto gennaio per fare gli auguri.

Indicazioni che l’attacco di Parigi sia un’operazione interna che coinvolge Mossad e servizi di sicurezza francesi:
1. CBC News ha riferito che i giornalisti di Charlie Hebdo si riuniscono nella sede di Parigi una sola volta alla settimana. “Un giornalista di Charlie Hebdo ha detto al quotidiano francese Le Monde che gli aggressori sapevano che la riunione di redazione era in corso, altrimenti ci sarebbero state poche persone”. Chi avrebbe informato i tiratori sulla riunione quel giorno?

B6vwp9QCQAA_8_02. Vi erano stati dei poliziotti negli uffici di Charlie Hebdo PRIMA dell’attacco. “Due agenti erano stati assegnati a protezione dell’editore e fumettista Stephane Charbonnier negli ultimi anni, scesero dal piano superiore intercettando gli uomini armati“. Confusione nella caccia ai sospetti attentatori alla rivista francese
Come è possibile che la polizia appaia così inefficace? Un giornalista di Charlie Hebdo lascia entrare gli uomini armati negli uffici assai protetti.

B6viYn6IYAAul733. C’erano poliziotti armati nelle vicinanze e nel centro di Parigi. “All’esterno dell’edificio, mentre gli attentatori cercavano di fuggire sul loro furgone Citroën, tre agenti di pattuglia della polizia li intercettavano. Due sospetti scesero dal furgone… Un agente… corse verso i sospetti, ma fu ferito da loro. E’ stato ucciso un colpo alla testa mentre giaceva sul marciapiede.” Confusione nella caccia ai sospetti attentatori alla rivista francese

4. “Dopo aver ucciso l’agente, gli attentatori salgono sulla loro auto, gridando, ‘Abbiamo vendicato il profeta Maometto,’ secondo la fonte“. Confusione nella caccia ai sospetti attentatori alla rivista francese
Lo scopo di tale fonte sembra sia etichettare gli attentatori come musulmani, piuttosto che agenti del Mossad e del governo francese.

B6vsEcpCEAEL-ll5. Il Mossad e i servizi di sicurezza francesi sembrano aver stampato in anticipo le foto segnaletiche? Sasha Reingewirtz, 28.enne presidente dell’Unione degli studenti ebrei ha detto che degli assassini: “Vogliono spaventare i cittadini francesi“. Confusione nella caccia ai sospetti attentatori alla rivista francese
Amchai Stein, vicedirettore della rete israeliana IBA Channel 1, era sulla scena e ha postato le foto della sparatoria. Lo scopo dell’operazione Gladio di CIA-Mossad-NATO è spaventare i cittadini della Francia e dell’Europa.l-appel-a-temoin-diffuse-par-la-prefecture-de-police-de-paris-le-11335337jddcs_17136. Nell’attacco sotto falsa bandiera, i presunti terroristi avrebbero abbandonato carte d’identità e passaporti.

104024577. Negli attacchi false flag, le autorità spesso forniscono prove contrastanti. “Due alti funzionari antiterrorismo degli Stati Uniti hanno detto a NBC News che uno dei sospetti dell’attacco era stato ucciso e altri due erano agli arresti“. Confusione nella caccia ai sospetti attentatori alla rivista francese
I “capri espiatori” erano probabilmente in custodia prima dell’attentato.

I due sospetti in Siria

I due sospetti in Siria

Qual è lo scopo dell’attentato agli uffici del settimanale satirico Charlie Hebdo da parte di agenti del Mossad? Charlie Hebdo ha ridicolizzato l’agente del Mossad Abu Baqr al-Baghdadi (Simon Elliot). Il Mossad si vendicherebbe per: I deputati francesi che hanno votato a favore dello Stato palestinese. La Francia vota contro Israele alle Nazioni Unite.
L’obiettivo dell’attentato è avere l’opinione pubblica favorevole ad Israele.

B6vY6mDIAAEI5k1I tiri al poliziotto sono totalmente falsi? Dodici persone, 10 giornalisti e due poliziotti, sono state uccise. Amchai Stein, vicedirettore della rete israeliana IBA Channel 1, era sul posto ed ha postato le foto della sparatoria. “Due uomini incappucciati sono entrati nell’edificio con i kalashnikov. Pochi minuti dopo abbiamo sentito molti“, ha detto un testimone alla rete televisiva locale iTele, aggiungendo che gli uomini furono poi visti fuggire dall’edificio. Gli aggressori parlavano un francese perfetto e sosterrebbero la milizia della CIA chiamata al-Qaida.
Il caporedattore di Charlie Hebdo, Gerard Biard, è sfuggito all’attentato perché era a Londra.
Sul Telegraph David Blair scrive che gli attentatori di Parigi hanno mostrato capacità militari avanzate: “Gli armati che hanno ucciso 12 persone negli uffici della rivista Charlie Hebdo a Parigi, hanno agito con una competenza e calma, caratteristiche di un addestramento militare avanzato“.
Le autorità francesi hanno indicato dei “capri espiatori” in Said Kouachi e Cherif Kouachi e Hamyd Mourad.
I palestinesi aderiranno al TPI il 1° aprile, dice il capo delle Nazioni Unite.

Il primo ministro israeliano Netanyahu stringe la mano a un  terrorista di al-Qaida ferito in Siria e ricoverato in Israele. Molte scimmie fallacio-salviniane urlano contro il gombloddo del Mossad, ignorando che da 4 anni, Israele supporta militarmente il terrorismo taqfirita contro la Siria.

Il primo ministro israeliano Netanyahu stringe la mano a un terrorista di al-Qaida ferito in Siria e ricoverato in Israele. Molte scimmie fallacio-salviniane urlano contro il ‘gombloddismo’ sul Mossad, ignorando che da 4 anni Israele supporta militarmente il terrorismo taqfirita contro la Siria.


Filmato in cui compaiono Said Kouachi e Cherif Kouachi

E' un atto di incredibile barabarie...

E’ un atto di incredibile barbarie… Non è quello che dici quando li spedisci da me.

Agenti segreti infiltrati nei media

Hisham Hamza, Réseau International 17 settembre 2013

Ufficialmente, la DGSE è l’unico a contare tra le sue fila agenti sotto copertura inseriti nella vita civile, compresi dei giornalisti impiegati nei media mainstream.”
La spia del Presidente”, Didier Hassoux, Christophe Labbé e Olivia Recassens 2012

Bernard Bajolet

Bernard Bajolet, nuovo direttore della DGSE

La stampa e la radiotelevisione francesi hanno diffuso una nota declassificata dell’intelligence circa le “prove” del coinvolgimento del regime siriano nell’uso di armi chimiche contro i “ribelli” e la popolazione civile. Il presente documento (disponibile su diversi siti, tra cui quello della CRIF) è una sintesi sviluppata congiuntamente dal DGSE (Servizio d’intelligence estera) e dalla DRM (Direzione dell’intelligence militare).
In 48 ore, si sono visti dibattiti audiovisivi o leggere editoriali che mettano in discussione la veridicità del documento? Nessuno. Si deve andare su social network, blog di attivisti e siti alternativi per vedere analisi o pareri che svelino l’argomentazione fallace di questa nota ufficiale. Una doppia leggenda continua però ad avere vita facile: la stampa francese è piuttosto di “sinistra” e la sinistra è naturalmente incline all’antimilitarismo. L’apatia dei giornalisti francesi davanti alle “prove” dell’intelligence militare, per giustificare l’intervento militare in Siria, dimostra che non è così. Come spiegarlo? Al di là della mentalità da mandria degli uni e dell’indifferenza degli altri, una terza causa può illuminare un atteggiamento così rassegnato tra molti giornalisti, che si pretende costituiscano un contropotere.
Pubblicato nel gennaio 2012, l’e-book ‘La spia del Presidente‘ sull’ex-direttore del DCRI, conferma un segreto di pulcinella: i servizi segreti francesi, sia esterni (DGSE) che interni (DCRI), impiegano agenti coperti e giornalisti infiltrati nei grandi media francesi. La loro missione? Spiare i loro colleghi che indagano e, se necessario, intervenire per disinformare il pubblico su questioni relative alle questioni di sicurezza nazionale. I servizi possono anche finanziare l’addestramento di un futuro giornalista, come confermato da Jean Guisnel nel suo libro sulla storia della DGSE. Infine, alcuni giornalisti già sul posto, possono essere attivati per missioni specifiche con il pretesto del patriottismo e/o del denaro. Tranne ai loro reclutatori, non è noto il loro numero o identità. Solo con la pubblicazione di un libro pieno di rivelazioni, alcuni nomi poterono esser fatti. Come nel caso di Jean-Pierre Van Geirt, ex giornalista di TF1 che fu ‘smascherato’ dall’ex direttore dell’intelligence generale. Altri possono scegliere di confessarlo, come avvenne ad aprile con Denaud Patrick, ex-corrispondente di guerra.
Ma la questione si pone, evidentemente, in periodo di guerra, se la Francia decidesse di attaccare la Siria, l’opinione pubblica potrà essere deliberatamente presa di mira dalla propaganda e dalla disinformazione per garantirsi che sostenga qualsiasi manovra militare su larga scala. Quando il DGSE pubblica un documento rilanciato dai media, in cui sono già inseriti alcuni suoi agenti (travestiti da giornalisti), diventa necessario, in relazione alla verità e all’interesse generale,  dubitare di sostenitori e approfittatori di questa operazione di comunicazione. Ovviamente, molti giornalisti non hanno bisogno di essere pagati dai servizi segreti, se del caso, per farsi strumentalizzare fornendo specifici servizi o, più in generale, chiudendo gli occhi sulla disinformazione fomentata dai loro capi di redazione. La crescente insicurezza del lavoro contribuisce all’auto-censura e all’anestesia del pensiero critico. È per questo che i media mainstream non hanno ritenuto necessario soffermarsi sul significato e le conseguenze della nomina di Hollande Christophe Bigot, a direttore strategico del DGSE, il 1 settembre. La coincidenza è gustosa: l’ex-ambasciatore in Israele, ammiratore delle pulizie etniche di David Ben Gurion e vicino alla classe politica di Tel Aviv, inizia i suoi compiti, mentre la Francia è in procinto di entrare in guerra contro la Siria, un Paese per cui il clan Netanyahu aspetta con ansia (dal 1996) un cambiamento di regime. E la sua nomina certamente contribuirà a rafforzare la stretta collaborazione occulta, tessuta fin dagli anni ’50 e descritta dallo storico Yvonnick Denol, tra servizi segreti francesi ed israeliani. Ecco perché la DGSE e la DCRI non dovrebbero incontrare difficoltà nel tentativo di modellare l’opinione pubblica attraverso le redazioni francesi da esse infiltrate. Oltre alla docilità dei veri giornalisti, vi sono ancor più numerosi agenti segreti sotto copertura, sempre pronti a farsi prendere la mano giocando al “soldatino” dell’ombra.
A titolo di esempio, una rivista regionale ha, con ogni probabilità, reso un favore al nuovo direttore della DGSE. Ad aprile, ho scritto per Oumma un breve ritratto di Bernard Bajolet. In particolare mi ricordo un aneddoto: il grande capo dei servizi segreti giocava a backgammon con Bashar al-Assad in gioventù. Per rendere visibile l’aura del personaggio, ho inserito un video di Bernard Bajolet, ripreso da La Presse di Vesoul. Come un signore aristocratico, ha mostrato le sue belle fontane  suggerendo di esser felice di avere acquisito l’opulenta proprietà nella regione. Nulla di scandaloso, a priori. Tuttavia, di recente ho scoperto, guardando l’articolo su Oumma, che questo video, pubblicato da La Presse di Vesoul a dicembre, era stato eliminato dopo la pubblicazione del mio articolo. Qualcuno della DGSE, direttamente a Dailymotion o tramite il giornale locale, ha fatto ritirare senza spiegazione questo video. Non c’era alcun rischio per la vita e la reputazione di Bernard Bajolet. Se il personaggio è in realtà discreto, immagini del suo viso circolano su internet e il suo domicilio presso Vesoul è facilmente identificabile. Non importa: lo zelo di un alto funzionario della DGSE ha rimosso un innocuo video dalla rete.
Se si è in grado, stando ai vertici dello Stato, di censurare un video innocuo prodotto da un giornale locale, è facile immaginare quali significativi mezzi di pressione vengono usati per nascondere informazioni che potrebbero influire sulla sicurezza nazionale. O, più precisamente, sull’immagine dei nostri leader.
Addendum 08/09: il quotidiano inglese The Guardian ha oggi dedicato un articolo sui giornalisti-spia nel Regno Unito e sull’impatto di questo doppio impiego nella presentazione politico-multimediale della questione siriana.

Il terrorista Haisam abu Omar, già arrestato per l'assalto dell'ambasciata siriana a Roma del 10 febbraio 2012, è il criminale cerchiato di rosso nella fotografia, invece, la signorina, è l'inviata della RAI Tg-3 Lucia Goracci.

Il terrorista e criminale Haisam ‘abu Omar’, arrestato per l’assalto all’ambasciata siriana del 10 febbraio 2012, assieme all’inviata speciale del TG-3 della RAI Lucia Goracci, velina della NATO, propagandista islamista e supporter del terrorismo in Libia e Siria.

Lucia Goracci e Hasaim 'abu Omar'

Lucia Goracci e Haisam ‘abu Omar’

Husaim 'abu Omar' cerchiato in rosso

Haisam ‘abu Omar’, cerchiato in rosso

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

In Italia la stampa di sinistra è merda

José Sant Roz Aporrea 25.07.2013

altan_scalfari_espressoChe guerra bestiale oramai conduce la stampa prostituta italiana contro il Venezuela. Attacchi isterici ripresi dai fogliacci spagnoli “El Pais” e del suo Grupo Prisa. Il gruppo editoriale più grande d’Italia, “La Repubblica” e “L’Espresso” (in teoria di sinistra), non lesinano argomenti di ogni genere per cercare di infangare il Venezuela. Basta prendere due esempi: dopo la vittoria elettorale in Venezuela di Maduro, “La Repubblica” ha parlato apertamente di frode (senza prove) e di “volontà popolare violentata e manipolata“. Inoltre, quando vi è stata la violenza provocata dall’opposizione del Majunche (lo squallido, cioè Capriles Radonski. NdT), ha intitolato semplicemente: “scoppia un’ondata di violenza scatenata dal furto elettorale e dalla forte repressione della polizia“… Evitando di parlare dei morti causati dalle bande impazzite dell’opposizione, istigate dall’appello del dannato Majunche. Questi media, come quelli spagnoli, difendono i propri interessi in America Latina, legati alle transnazionali, insieme a molti gringos. Sono potenti mafie. Tutta l’Europa vive di mafie (che naturalmente fanno le guerre). In quella merda la democrazia è solo uno scherzo  buono a nulla. Ma di solito si tratta della versione delle notizie sul Venezuela di media come The Miami Herald, confezionate dalla SIP.
In 14 anni di governo bolivariano non hanno mai detto niente di buono sul Venezuela. Questa è la strategia. Per loro Chavez era un mostro, un dittatore, un ladro e stupratore di diritti umani. Invece l’Italia, la Grecia, la Francia, la Germania e gli Stati Uniti sono le meraviglie che dovrebbero dettare i modelli del progresso e del benessere sociale a tutto il mondo, ma ogni giorno che passa affondano ulteriormente nella merda. Ogni italiano dovrebbe sottoporsi a un esame copro-rettale per vedere se riesce a cantare come Caruso o a giocare come Mesi, è il meglio che riescono a fare e l’unica cosa che conta per loro in questo mondo: poi li elevano a celebrità, finché non si schiantano contro la verità. Babbioni. Poiché non hanno le palle di vedere la fogna in cui si trovano, nel frattempo vivono ingoiando tutto il miasma che creano i loro media verso il nostro Paese.
Ecco un esempio: ‘L’America contro l’Nsa: da che pulpito viene la predica’

Commento:
8869 L’articolo linkato è un ennesimo articolo-spazzatura, anti-latinoamericano e anti-bolivariano, scribacchiato da tale Maurizio Stefanini, ‘esperto di processi di transizione alla democrazia’ (una qualifica che è un marchio distintivo), per conto della nota rivista di disinformazione Limes (oggi imitata nel suo piattume analitico e nel suo squallore ideologico, anche da certi ex-eurasiatisti scopertisi cheerleader del Pentagono). Inoltre, come ben nota il professor José Sant Roz, questo è il compito degli scribacchini e dei relativi mandanti, cui bisogna includere anche il Fattoquotidiano, parzialmente di proprietà di un ex-dirigente della Lazard Banque, banca specializzata in ‘consulenze internazionali'; ovvero privatizzazione dell’economia e svendita delle risorse dei Paesi del Terzo Mondo per conto del FMI e delle grandi istituzioni finanziarie internazionali. Repubblica, il Foglio, Fattoquotidiano mimano una farsa di dibattito sul teatrino della politichetta italidiota, ma come si sarà ben notato, quando si tratta di Medio Oriente, Eurasia e America Latina, cioè degli interessi dei loro veri finanziatori, allora adottano stranamente tutti la stessa posizione: filo-atlantismo sfegatato e pieno supporto agli interessi delle multinazionali e delle grandi banche internazionali anglosassoni e francesi. Ovviamente tutto ciò non è un caso, poiché a dettare la linea degli ‘organi di informazione’ italiana sono le veline dei Consigli di Amministrazione di queste grandi imprese, naturalmente dopo quelle delle ambasciate di USA e Israele.

José Sant Roz, direttore di Ensartaos.com.ve e Professore di matematica presso l’Università de Los Andes (ULA). Autore di oltre venti libri sulla politica e la storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Quando l’intelligence si ribella alla strategia suicida della Francia in Siria

Arabi Press Afrique-Asie 3 gennaio 2013

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Secondo un ex ufficiale dell’intelligence francese, “la crisi siriana ha risvegliato l’orso russo … Assad tiene, e noi dobbiamo cambiare la nostra politica.”

AD, un ex ufficiale della DGSE (Direzione generale per la sicurezza esterna francese) scommette sui tempi per riparare agli errori commessi dal governo francese nella crisi siriana, negli ultimi due anni. Di ritorno da Beirut (si rifiuta di ammettere di aver visitato la Siria e di avervi incontrato  funzionari di diversi servizi di sicurezza), elenca gli errori dalla Francia:
– L’allineamento alla politica degli Stati Uniti di alleanza con gli islamisti, a prescindere dagli interessi storici della Francia in Siria.
– Rinunciare alle preziose fonti di informazioni siriane che provenivano dai servizi antiterrorismo siriani che da molti anni proteggevano la Francia dal terrorismo.
– L’inconsulta scommessa sulla caduta del regime di Bashar al-Assad, scommessa che ha risvegliato l’orso russo con il precedente libico, spingendolo a difendere fieramente i propri interessi. Il risultato è una nuova guerra fredda che mina i fragili interessi della Francia nel mondo.
– La perdita della cooperazione strategica e di sicurezza con la Siria, e gli svantaggi politici di una situazione il cui esito sarà amaro, nel migliore dei casi, e nel peggiore dei casi un enorme caos che non salverà le strade delle periferie di Parigi, che ospitano un’alta concentrazione di popolazione musulmana.
Cosa faceva un ex ufficiale dell’intelligence francese in Libano, nei pressi del confine con la Siria? Risposta da un altro esperto di politiche di sicurezza occidentali: “A casa, un ufficiale dei servizi segreti in pensione o diventa un intellettuale o un contadino o un professionista o uno sciocco. In Francia, continua l’esperto, diventa un ricercatore, per contratto a titolo personale o mette le sue abilità al servizio di uno dei molti istituti o aziende che offrono servizi di consulenza al governo, all’opposizione o a soggetti influenti di entrambi i campi.” Il nostro ufficiale in pensione AD è diventato un ricercatore, e ritiene che la Francia abbia commesso errori strategici e stupidi in Siria, perché è entrata in una partita (contro il regime siriano), in cui perderà comunque e gli unici vincitori saranno gli statunitensi. Per quanto riguarda le perdite, la Francia fa la parte del leone, se trionfa il piano dei suoi nemici armati e finanziati dai paesi della NATO e dalle monarchie del Golfo.
A proposito della passata cooperazione franco-siriana, l’ex ufficiale francese dice: “La politica di escalation tra la Francia e la Siria non è un problema in sé, fra gli Stati non c’è amicizia o animosità eterna, solo gli interessi decidono la natura dei rapporti. La Grande perdita della Francia è la fine della sua cooperazione per la sicurezza con la Siria.” Aggiungendo: “I servizi di sicurezza siriani hanno salvato la Francia più volte dai terribili disastri che i terroristi di origini arabe si apprestavano a causare. Solo le informazioni fornite dai servizi siriani ci hanno permesso di sconfiggerli e di salvare delle vite innocenti.”
Parla sempre l’ex-ufficiale: “Fino all’inizio della crisi attuale, la cooperazione continuava e i funzionari di entrambe le parti collaboravano strettamente contro il terrorismo internazionale. Ma la stupidità dei politici francesi ha messo con le spalle al muro i servizi antiterrorismo siriani, ponendo fine a tale cooperazione. Io non li biasimo! Come possiamo mettere sotto sanzioni francesi ed europee degli ufficiali (come Hafiz Maqlouf) feriti durante un’operazione contro dei terroristi che volevano attaccare le ambasciate statunitense e francese a Damasco?! Immaginate qualcuno che salva i nostri figli da morte certa, e invece di ringraziarlo la nostra diplomazia lo tratta da terrorista e l’inserisce come un criminale nell’arrogante lista delle sanzioni.” Continuava: “Hafiz Maqlouf e altri ufficiali siriani hanno compiuto missioni i cui benefici non erano limitati solo alla Siria, ma che hanno beneficiato il popolo francese e gli altri popoli d’oriente e d’occidente. Non divulgo un segreto, dicendo che quest’uomo ha ricevuto i ringraziamenti di grandi aziende farmaceutiche per avere smantellato fabbriche clandestine di farmaci contraffatti, e arrestato i trafficanti di droga più importanti che utilizzavano una rete siriano-libanese per vendere i loro veleni in Europa e soprattutto in Francia. Invece di ringraziarli, li abbiamo messi sulla lista delle sanzioni!”
La fonte francese continua: “Attraverso la cooperazione con la Siria, abbiamo avuto informazioni preziose che ci aiutarono a sventare un complotto terroristico nel 2008, che avrebbe provocato migliaia di morti nella metropolitana di Parigi. I servizi di intelligence siriani diedero le loro preziose informazioni dopo che il colonnello Maqlouf aveva smantellato un gruppo dei più pericolosi terroristi di al-Qaida, tra cui Aymen al-Daher alias Khaled al-Qashef, Abdullah Azzam (che non ha nulla a che fare con la teorico palestinese famoso, ora defunto, e che era il mentore di Osama bin Ladin, di cui è omonimo), Ghassan Abu Qassab, Abdelhakim Qassem, Naaman al-Mandou, Layth Badran, e il più pericoloso di tutti, Asaad Houriah, responsabile dell’operazione fallita ‘della Metropolitana di Parigi’, che avrebbe ucciso migliaia di persone, se non fosse stata sventata in tempo. Questa operazione, al-Qaida ha impiegato anni per svilupparla, e il gruppo è stato arrestato sulla via per la Francia, attraverso la Siria, Libano e Beirut. Si stavano muovendo per attuare il loro piano terroristico.”
Gli ufficiali dei servizi antiterrorismo francesi erano quasi di casa a Damasco. Parlavano con i capi dei servizi di sicurezza siriani. “Questi leader continuano a collaborare con noi contro il terrorismo che punta ai nostri civili in Francia, mentre li abbiamo messi sulla lista nera e gli abbiamo vietato l’ingresso nel nostro paese?!” Si chiede l’ex ufficiale francese che conosce a memoria il problema: “I politici francesi sono ragionevoli, quando credono di fare un servizio alle legittime aspirazioni del popolo siriano sostenendo i terroristi, anche quelli che abbiamo combattuto fianco a fianco con i nostri omologhi siriani? Il governo siriano ci ha salvato dagli attacchi terroristici e lo stiamo ringraziando sostenendo gli attacchi terroristici sul suo territorio! É una politica ragionevole?!”
Questa analisi del disilluso ex-ufficiale francese, che ha il sostegno della stragrande maggioranza dei servizi anti-terrorismo francesi, finirà per pesare sui responsabili politici di Parigi e a convincerli a cambiare direzione prima che che sia troppo tardi? A questa domanda, l’ex ufficiale francese ha risposto: “Sì! Ci sono molte persone ragionevoli nel servizio francese. Sono in grado di influenzare il corso della politica francese nei confronti della Siria, in particolare dopo il fiasco dello scenario libico, progettato e realizzato da Parigi e Londra. La posizione della Russia alla fine rafforza il campo pragmatico e mette in difficoltà gli estremisti che cercano di soddisfare gli Stati Uniti. Soprattutto da quando è diventato chiaro che il regime siriano tiene, e che il sostegno russo non è congiunturale: è strategico, coerente e non cambierà. Sta a noi a cambiare e dobbiamo farlo per gli interessi della Francia.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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