Borotba, Batman e certe convergenze in Ucraina

Alessandro Lattanzio, 2/1/2015

Aleksandr Aleksandrovich Bednov (Batman)

Aleksandr Aleksandrovich Bednov (Batman)

Secondo il comandante dell’unità “Rusich“, il giornalista Marat Musin, il 1° gennaio presso Lugansk il Capo di Stato Maggiore della IV Brigata di Lugansk Aleksandr Bednov (“Batman”), sarebbe stato ucciso in un agguato a Lutugino. Secondo altre fonti a Georgievka Bednov, la moglie, i miliziani Fobos, Maniac e Omega sarebbero stati arrestati e 6 altre guardie di Batman uccise, tra cui Avorio, Gatto, Razor, Oro e Vitjaz. 2 autoveicoli (un blindato Volkswagen Transporter T-4 e una Toyota) sarebbero stati distrutti con tiri ravvicinati da lanciagranate, secondo Musin. Secondo altre informazioni Bednov sarebbe stato invece arrestato a Lutugino e il comando della milizia a Lugansk sarebbe stato circondato da unità della RPL, disarmando i miliziani dell’unità di Bednov. Secondo dei residenti di Lugansk, due esplosioni e dei tiri avevano colpito il piccolo convoglio dell’unità di Bednov, la Rusich, per opera di un gruppo di majdanisti che opererebbero dietro le linee della RPL. La milizia aveva rastrellato la zona dell’attacco arrestando un commando ucraino. Secondo un comunicato del servizio stampa del Procuratore Generale della Repubblica Popolare di Lugansk: “Agenti del KGB della Repubblica Popolare di Lugansk, in un’incursione eliminavano il capo della banda dal nome in codice ‘Batman’ e ne arrestavano i complici sospettati di crimini particolarmente gravi. A proposito di ciò, il Lugansk Inform Tsentr riferiva che il 30 dicembre  2014 l’Ufficio del Procuratore Generale della RPL avviava un procedimento penale contro i membri del battaglione RRT “Batman” dal nome in codice “Maniac”, “Omega”, “Anatra”, “Ceceno”, “Batman”, “Luis”, “Fobos”, “Janek”, “Crest”, “Sabato”, “Zema”, “Tablet” per fatti di privazione illegale della libertà di due o più persone, tortura, uso di armi, omicidio, rapimento, sequestro, estorsione e rapina”. Secondo l’Ufficio del Procuratore generale, tra giugno e ottobre 2014 il battaglione ha illegalmente detenuto e torturato 13 residenti locali. Come risultato delle loro azioni illegali, uno di loro è morto. Secondo i dati gli operativi coinvolti nelle torture erano gli elementi armati denominati “Maniac”, “Omega”, “Anatra”, “Ceceno”, “Batman”, “Luis”, “Fobos”, “Janek”, “Crest”, “Sabato”, “Terr”, “Tablet” e altri. Le forze di sicurezza il 30 dicembre 2014 ricevevano dall’Ufficio del Procuratore generale l’ordine di arrestare i membri del battaglione e tradurli presso l’ufficio del Procuratore generale per un interrogatorio. Durante l’arresto, il 1 gennaio 2015, il capo del battaglione “Batman” A. A. Bednov si rifiutava di rispettare le legittime richieste delle forze speciali di disarmare e opponeva una fiera resistenza armata. Nella sparatoria, è stato ucciso. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati oltre 100 armi da fuoco, munizioni, denaro e beni illegalmente sequestrati a civili, e quattro abitazioni private espropriate. L’indagine continua”. (Pravda) L’operazione sarebbe stata condotta dal Colonnello Evgenij Vladimirovich Wagner, vicecomandante del Raggruppamento Congiunto delle forze per le operazioni antiterrorismo nel Caucaso del nord della Federazione russa, comandante delle truppe del Ministero degli Interni della Federazione (Repubblica del Daghestan) ed ex-comandante delle unità per operazioni speciali Vitjaz e Peresvet delle VV MVD della Russia. (Cassad)
Nell’unità di Bednov opererebbe anche Jurij Beljaev, leader del Partito della Libertà (Svoboda) russo, vietato in Russia. Beljaev l’8 febbraio 1996 fu condannato a un anno dal tribunale di St. Pietroburgo per “incitamento all’odio religioso, ma fu rilasciato con l’amnistia del maggio 1995 in onore del 50° anniversario della vittoria sulla Germania nazista. Il 29 agosto 2006 il tribunale di San Pietroburgo lo condannava a un anno e mezzo di libertà vigilata, per avere istigato aggressioni contro cittadini di Paesi di Asia e Africa (“Ogni nazionalista russo deve capirlo: il nostro obiettivo è il potere russo in ogni casa, strada, città, regione, nel Paese. Il lerciume africano e asiatico deve essere polverizzato prima che l’est ci asservi, dobbiamo sprangargli cranio, ossa e gambe“. Il 23 marzo 2004, il Partito della Libertà fu dichiarato illegale e l’11 marzo 2007 Beljaev diffuse in rete l’articolo “uccidete il negro che ha ingravidato la cagna!”. L’articolo era sul processo per omicidio allo studente congolese Roland Epossaka pubblicato sul sito del partito “Svoboda“. Il 10 ottobre 2008 la Corte del distretto di Krasnoselskij di San Pietroburgo lo condannava a sei mesi. Durante il primo congresso di unificazione dell’opposizione russa, a Kiev, il 2 ottobre 2009, Beljaev fu eletto co-presidente del Consiglio di coordinamento per la salvezza nazionale (gli altri due erano A. Khomjakov e S. Terekhov). Il congresso di Kiev, nella Casa degli Scrittori d’Ucraina, riunì oltre 20 delegati rappresentanti delle organizzazioni russe anti-Cremlino ed approvava il programma dell’ideologo Andrej Saveliev, che non poté partecipare al congresso per ordine del FSB. L’evento ebbe notevole attenzione dai media ucraini. Al congresso parteciparono i rappresentanti delle organizzazioni nazionaliste ucraine, sottolineando la necessità di distinguere tra nazionalismo e sciovinismo del Cremlino, sostenendo il programma del congresso che creava il Consiglio di coordinamento per la salvezza nazionale. “Fu elaborata una strategia comune a tutti i partiti, gruppi, organizzazioni comunitarie, media informali, risorse internet, strutture così come alcuni personaggi pubblici noti quali veri oppositori agli attuali capi anti-popolari e anti-russi al potere nella Federazione russa, e che sono d’accordo con la tesi dell’imminente collasso (già nel 2009!) della Federazione russa a causa della politica del Cremlino negli ultimi decenni”. Nel dicembre 2011, Beljaev fu arrestato a Mosca presso l’appartamento della fidanzata, la sacerdotessa neopagana dell'”Ordine di Veles” Irina Volkova (alias Krada Velez o Jasmin Volkhov). Un individuo come Beljaev non avrà di certo il ruolo di semplice soldato, nel gruppo Rusich.
appeal-to-donetsk-officials Sull’assassinio di Bednov (Batman), si ricordi dell’arresto di quattro dirigenti di Borotba, avvenuto nella RP di Donetsk per spionaggio. Si ricordi ancora che Borotba è legata alla sinistra sorosiana russa di Udaltsov e Sakhnin. Sakhnin ha un mandato d’arresto in Russia e si è rifugiato in Svezia (guarda caso), Paese che tanto ha investito nel caos ucraino. Sakhnin organizza, anche in Italia, kermesse con gli ‘antifascisti’ italiani sulla situazione in Ucraina e Novorossija con esponenti di Borotba, che anche tra gli ucraini antigolpisti in Italia hanno suscitato più di un dubbio. Il sito atlantista Mediapart dedica un reportage propagandistico all’organizzazione Borotba, ignorando le altre organizzazioni della sinistra ucraina, e suscitando la reazione di vari militanti anti-majdanisti. “La bugia più pericolosa, come sappiamo, si ottiene mescolando menzogne e verità. … In primo luogo, Borotba è sempre stato criticato dal resto della sinistra ucraina. Borotba è sempre stata ostile alle azioni comuni: e quando hanno avuto luogo, se ne attribuiva sempre i meriti esclusivi. Ecco perché non gradiamo Borotba. Albu (Aleksandr Albu, capo di Borotba) infatti è amico di persone più che dubbie della sinistra nazionalista ucraina. Shapinov (fondatore di Borotba) ha lavorato proficuamente nei partiti borghesi. Borotba … aveva molti finanziamenti di origine oscura. In passato Borotba ebbe lo scopo di sottrarre i militanti del PCU insoddisfatti dalla linea di Simonenko….Borotba e agenti ad esso vicini, denunciano l’“imperialismo russo”.
Per rilevare e riconoscere il livello d’intossicazione profuso dalla frangia ‘antifascista’ e ‘rivoluzionaria’ dei golpisti majdanisti, si legga l’articolo di tale Pjotr Mikhajlenko, pubblicato sul sito Liva (sinistra, in ucraino), sito finanziato da enti dell’UE e dalla Fondazione Rosa Luxemburg, un’emanazione del ministero degli Esteri tedesco gestita da ex-agenti della STASI passati al BND, il servizio segreto tedesco, e quindi alla NATO.
Anche se il movimento anti-majdan è composto da rappresentanti della classe operaia, non ha una direzione rivoluzionaria che abbia portato ad una rivoluzione sociale. Ciò, in particolare, si riflette nel fatto che il movimento ha numerose persone confuse, avventurieri e nazionalisti russi. Durante la guerra, di solito l’esperienza militare prevale sulle idee politiche, questo si riflette nella salita al potere di certe persone, collegate a certi gruppi paramilitari, dai nazionalisti russi di estrema destra come Gubarjov al reazionario monarchico Tsarjov. Dall’altra parte, vi sono funzionari, attivisti e cittadini che, in generale, possono essere descritti come “pro-sovietici” e in una certa misura pro-comunisti e anti-oligarchici, per esempio i comandanti Mozgovoj e Dremov, il Vicepremier della Repubblica Popolare di Donetsk Aleksandr Smekalin e il leader del Partito Comunista di Lugansk B. Litvinov, che sostengono la creazione dello stato sociale e la nazionalizzazione delle principali imprese. La presenza del passato si riflette soprattutto nel nome delle repubbliche popolari, il loro orientamento filo-sovietico, come ad esempio l’emblema della Repubblica Popolare di Lugansk, basata sullo stemma sovietico. La storia dell’Unione Sovietica, naturalmente, comprende diversi periodi: dal primo periodo della democrazia operaia allo stalinismo in cui l’economia pianificata nonostante tutti i suoi successi, combinata alla dittatura della burocrazia e all’ideologia dalle idee reazionarie provenienti dal nazionalismo grande russo (compreso l’antisemitismo). Tuttavia, la nostalgia per l’Unione Sovietica nel Donbas non ha nulla a che fare con i processi farsa, il gulag, la fame o il patto Molotov-Ribbentrop”. … “Nonostante la relativamente alta affluenza alle urne, si mostrano certe tendenze anti-democratiche. … Sembra che tutto è stato fatto in modo che i leader (vincitori delle elezioni) vincessero senza una seria opposizione e nel parlamento arrivasse il minor numero di esponenti dell’opposizione di sinistra e di destra. Molti di coloro che potrebbero divenire deputati (e molti elettori) erano al fronte e quindi non poterono partecipare alle elezioni. Il Partito Comunista fu il primo partito nazionale di Donetsk (8 ottobre). Tuttavia, con il pretesto di “imprecisioni nei documenti presentati” non ebbe il permesso di partecipare alle elezioni. Di conseguenza, non c’era altra scelta che sostenere Zakharchenko. Così, l’elezione di Aleksandr Zakharchenko non ebbe l’opposizione di politici dall’ampia simpatia politica. Il leader comunista B. Litvinov espresse profonda preoccupazione per la situazione in cui il suo partito si trovava. A giudicare dall’esperienza delle ultime elezioni, è chiaro che il partito comunista gode di un forte sostegno nella regione e che potrebbe diventare un contrappeso agli attuali leader di RPD e RPL. Neanche il nazionalista Gubarjov, che può essere considerato l’espressione della destra reazionaria dello spettro politico locale, non ha potuto partecipare alle elezioni. Alcuni credono che la sua popolarità non sia inferiore a quella Zaharchenko e che non sia controllato dal Cremlino e dalle élite locali. Quindi, poco prima delle elezioni, ha anche subito un attentato.
Mosca sembra preferire che la repubblica rimanga un “zona cuscinetto” contro l’espansione della NATO e una pedina di scambio nei negoziati con l’Ucraina e la NATO. Il Cremlino perde una quantità significativa di aiuti umanitari e munizioni nel Paese. Queste forniture sociali e militari sono un fattore importante per la sopravvivenza delle repubbliche. … i rifornimenti di cibo e medicine, sono cruciali, nonostante il fatto che la loro distribuzione (così come quella delle armi) sia controllata dai più fedeli a Mosca, aggravando i problemi, mentre coloro che gestiscono gli aiuti hanno un potere politico notevole. Secondo il socialista russo Boris Kagarlitskiij in effetti, la sola priorità è il desiderio di Mosca di salvare il regime ucraino. Poroshenko e i suoi oligarchi sono prevedibili per il Cremlino. Ciò è particolarmente evidente con Mosca pronta a negoziare con il governo di Kiev il riconoscimento della legittimità del nuovo regime ucraino e l’elezione del 2014. Si è anche detto che i russi costrinsero i ribelli del Donbas a fermarsi a pochi chilometri da Marjupol (il più grande porto della regione) durante l’offensiva di agosto, perché il controllo sul porto darebbe ai ribelli l’indipendenza economica dalla Russia”. Secondo Mikhajlenko Mozgovoj, il comandante della brigata federalista “Pryzrak” di Alchevsk, ai primi di novembre avrebbe negoziato con “elementi anti-oligarchici a Kiev”. É vero, o è solo intossicazione? Anche Mikhajlenko, come Borotba, parla di un presunto tradimento di Putin contro la Novorossija; “il Cremlino e gli oligarchi russi perseguono i propri interessi e cercano d’impedire qualsiasi azione (come la nazionalizzazione) che sia di esempio alla classe operaia russa e che quindi ne minacci gli interessi. La proclamazione delle repubbliche popolari si basavano sull’illusione che dopo l’annessione della Crimea, bastasse un referendum per dichiarare la repubblica e vedere la Russia correre in soccorso. Tuttavia, nel modo più duro il popolo del Donbas s’è convinto che la Russia non è interessata a prendersi Donetsk e Lugansk e, nel migliore dei casi, semplicemente usi le Repubbliche popolari per i propri interessi egoistici”, ecc. ecc.
russianDeprimere la popolazione del Donbas e deprimerne i sostenitori all’estero, accusando Mosca e gli esponenti della Novorossija di presunti intrallazzi alle spalle della popolazione e dei combattenti di Donetsk e Lugansk, appare essere un’operazione di guerra psicologica, volta a sabotare il consolidamento dell’Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija, e magari a preparare il terreno a un’eventuale nuova aggressione della junta naziatlantista di Kiev. Rientrano in tale scenario da guerra psicologica le continue accuse a Mosca di non voler sostenere Donetsk e Lugansk, per colpire la resistenza antimajdanista in Ucraina, o quella della perenne preparazione di una golpe atlantista a Mosca, nel tentativo di denigrare l’operato di Mosca e degradare l’immagine della leadership russa; operazioni a cui allegramente s’immergono sia ultranazionalisti russi, anti-eurasiatici e inneggianti anche ai golpisti ucraini, che massimalisti di sinistra, ucraini, russi ed occidentali, che trovano spazio con la loro propaganda putinofoba, e inneggiante all’anarchismo pseudorivoluzionario ed eterodiretto di Majdan. Ecco, quindi, la funzione di Borotba e Liva, organismi finanziati dalla Germania, che tramite la Fondazione Rosa Luxemburg, ha finanziato altri soggetti ‘rivoluzionari’ in apparenza, ma strumentali agli obiettivi perseguiti dalla NATO e dall’asse UE-USA, come i movimenti di protesta in Brasile, contro il governo Rousseff, o i tour promozionali in Europa di cosiddetti dissidenti di sinistra siriani, per raccogliere il sostegno delle sinistre occidentali alla guerra d’aggressione contro la Siria. Difatti, al forum sociale europeo di Malmo, nel 2008, Borotba stabilì i contatti con la sinistra svedese e il Forum della sinistra internazionale, collegata alla Fondazione Rosa Luxemburg, come affermano qui gli anarco-nazionalisti russofobi ucraini, a libro paga di Soros e di Gladio (CIA/Mossad).
Non è un caso, quindi, che parallelamente, l’estrema sinistra nazionalista ucraina, rappresentata da Borotba, e l’estrema destra russa putinofoba, anticomunista e antieurasiatica, convergano e concordino nell’opera di denigrazione svolta contro Mosca, la presidenza e il governo russi. Il risultato perseguito da tali forze, apparentemente irreconciliabili, coincide, anche se utilizzano fraseologie diverse, adattate al pubblico di riferimento: il complotto giudaico dell”ebreo’ Plotniskij (presidente della Repubblica Popolare di Lugansk), dell”ebreo’ Sergej Lavrov (ministro degli Esteri della Federazione Russa) e del ‘venduto’ agli ebrei Vladimir Putin, per i razzisti russi; il complotto oligarchico dei capitalisti di Mosca, dell’oligarchia del Cremlino, di Aleksandr Zakharchenko, premier della Repubblica di Donetsk, ‘agente degli oligarchi’ russi, e di Vladimir Putin ‘venduto’ agli oligarchi, per i massimalisti nazionalisti di Borotba. Come già notato, la destra razzista russa è strettamente collegata all’estrema destra ucraina, strumento del golpe a Kiev organizzato dalle intelligence della NATO e da Gladio; strutture terroristico-spionistiche a cui aderisce, tramite il BND tedesco, anche il circo delle ONG occidentali, tra cui spicca, nel caso specifico, la già citata Rosa Luxemburg Stieftung, ONG e fondazione ‘marxista’ (o meglio social-comunista) che, come già riferito, finanziava e organizzava la dissidenza e le rivolte di ‘sinistra’ contro il governo del Partito dei Lavoratori di Dilma Rousseff, in Brasile, o che in Europa, tramite una rete antimperialista, nota anche in Italia, promuoveva personaggi ambigui della ‘primavera’ islamo-atlantista in Siria.
Il caso dell’Ucraina e il confronto armato ideologico-strategico sulla Novorossija, si dimostrano sempre più complessi, ma anche sempre più cruciali, nella costruzione di un Mondo Multipolare che riesca, infine, a sbarazzarsi dell’arcobaleno di relitti di un passato che non passa, solo perché fattosi strumento dell’imperialismo degli USA e dei loro vassalli-alleati di NATO e UE.

Le convergenze tra estremismi non si fermano alla sola Ucraina: Vera Zarughina, ancella del banderismo ucraino

Le convergenze tra estremismi non si fermano alla sola Ucraina: Vera Zarughina, ancella del banderismo ucraino mostra i trofei saccheggiati al Partico Comunista Ucraino.

Irina Osipova, che piace spacciarsi da 'rappresentante dei russi' in Italia, si compiace della devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega.

Irina Osipova, che piace spacciarsi da ‘rappresentante dei russi’ in Italia, si compiace della devastazione culturale e storica del proprio Paese. Degna accompagnatrice dei fascisti di Casapound e dei maneggioni della Lega.

Osipova a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell'associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D'Amico.

Irina Osipova, che come la banderista ucraina Vera Zarughina si beffa dell’eredità sovietica, a Mosca con Matteo Salvini segretario della Lega Nord, il presidente dell’associazione culturale Lombardia Russia Gianluca Savoini e Claudio D’Amico.

Appendice
Die Linke con i contras siriani
Geheim Magazin 27 maggio 2013

RLS-Logo.PNGL’intervento straniero contro la Siria non solo continua, ma s’intensifica. Un cambiamento di regime filo-occidentale a Damasco deve essere attuato con tutti i mezzi. Geheim ne riferisce regolarmente offrendo analisi essenziali dello sfondo. L’intervento straniero ha molte sfaccettature, e anche sotto la “bandiera della sinistra”. Facce diverse appaiono all’osservatore interessato sui media mainstream facendo sembrare forze “moderate e democratiche” anche i contras siriani, come i “cannibali di Homs”.
In questo contesto, la rivista Geheim ha più volte presentato in Germania le tracce dei contras siriani (“Esercito libero siriano” – ELS) . Il fatto è che anche queste portano alla “sinistra”. Così, ad esempio, su Geheim 3/12 si parla di tale Michel Kilo così: “è uno dei vecchi combattenti in ascesa dell’opposizione siriana e infiltrato dai circoli della CIA nel cosiddetto Partito Comunista Siriano (Ufficio Politico/PCSUP) (…) il suo obiettivo dichiarato è il rovesciamento di al-Assad e sostiene l’ELS, dalla cui parte si pone in modo chiaro e che considerava come futuro faro democratico della Siria.(…)” Tale Kilo non è estranea ai circuiti delle correnti di “sinistra” in Germania (e non solo). Appare anche in conferenze pubblicizzati dai capi politici del Partito della Sinistra; è co-autore di un progetto editoriale della casa editrice di Colonia PapyRossa (Wolfgang Gehrke/Christiane Reymann, Hg: “Syrien. Wie man einen säkularen Staat zerstört und eine Gesellschaft islamisiert”) viene intervistato regolarmente su “Junge Welt” da Karin Leukefeld. Nelle conferenze pubbliche o anche ripensamenti, non vi sono stati ripensamenti da parte di tali forze nonostante le precedenti rivelazioni sull’ELS-Contras in Germania da parte di Geheim. Ma anzi, a causa di esso, si viene criticati, come attualmente su “Weltnetz.TV“, che su internet si pubblicizza come “piattaforma di sinistra e indipendente del video-giornalismo“, ancora una volta interessato alla Siria: “L’intervista di Karin Leukefeld al giornalista siriano Michel Kilo, Dove è l’opposizione siriana oggi“. In un’intervista su Network World quest’ultima integra la propria posizione nota con le bugie di Kilo. Tre esempi dalla trascrizione dell’intervista: “C’è una terza opposizione, che ora sempre più gioca un ruolo più importante, sostanzialmente l’esercito libero siriano, che rappresenta l’opinione politica ed ora è molto vicino alle nostre posizioni“. Ammette in tutta chiarezza, di essere politicamente dalla parte dell’ELS. L’intervistatrice, controllata fino a questo punto, non può nascondere nel complesso, il carattere terrorista dei contras siriani. Kilo fa anche propaganda aperta per l’ELS, facendo dichiarazioni nette sostenendo, contrariamente agli sviluppi in Siria: “Adesso ci siamo noi, il regime non può sconfiggere il popolo. Le persone possono sconfiggere il regime? Lo credo se avranno le armi. Ma non ci sono armi. Ecco perché diciamo non ci sono abbastanza armi, voglio dire“. Leukefeld resta silenziosa, mentre Kilo si esibisce dicendo che “negoziare con Bashar al-Assad, che uccide e bombarda le persone perché hanno chiesto le riforme, non serve a niente“. Parla da guerrafondaio e conduce i suoi co-autori di Papyrossa all’assurdo di “rifiutare la violenza come mezzo per risolvere il conflitto in Siria“, secondo la prefazione.
Posizioni assai vicine furono esposte nella conferenza del 13 e 14 aprile dal titolo una “soluzione politica possibile in Siria” svoltasi a Dusseldorf , freneticamente promossa da “Initiative eV” e “Campo Antimperialista”, (vedasi, Geheim 1/2013, pag 4). In sostanza, tale conferenza aveva per tema il “cambio di regime da sinistra” a Damasco. In tale gioco pro-imperialista, l’intervistato e il suo interlocutore, anche se non ebbero i ruoli principali, sono parte importante del gruppo internazionale che si propone quale forza “di sinistra”. Ma l’intenzione era, infatti, evitare di avere una resistenza coerente alla strategia della destabilizzazione occidentale in Siria. Così facendo, rendono affascinate l’impopolare strategia della NATO contro questo Stato, come argomentato nell’edizione di Gaheim del 1/2013. Data la disinformazione sulla Siria, la rivista pubblica i suoi articoli su internet. L’articolo può essere riprodotto. L’editoriale di Geheim in futuro si dedicherà ad informarvi. Sul sito di Geheim sarà postato un’analisi sul bombardamento sionista della Siria nel maggio 2013 dal sito nordamericano Global Research. La traduzione è curata dall’iniziativa “Friedenspolitische Mitteilungen aus der US-Militärregion Kaiserslautern/Ramstein” (LP 062/13 – 12.05.13).
La rivista Geheim si propone di diffondere informazioni difficili da trovare nei “media di sinistra” della RFT.

Editoriale Geheim, maggio 2013

Weltkarte-mit-RLS-Standorten-engl-11.4.14-websiteFonti
Anna-news
Anticompromat
Bratstvo
Colonel Cassad
Histoire et Societé
News.pn
News Front
Rusvesna
URA
Gbr Bat Lnr
Strelkov
Voenoboz

Gladio rosso-nera: antifa, antagonisti e anarchici al servizio del banderismo

Alessandro Lattanzio, 30 novembre 2014

Antifa supporter degli ucrofascisti

Antifa supporter degli ucrofascisti

Il seguente quadretto spiega il supporto al golpe naziatlantisa in Ucraina, la bavosa propaganda russofoba e la disinformazione vomitata contro la popolazione di Novorossija generate nel marcio ambiente dei vari centri sociali e dei vari gruppetti autonomi, antifa, antiraz, antagonisti e anarchici, occidentali ed italiani. Tutti allegramente uniti dalla manipolazione tramite il dollaro USA (Soros-Kolomojskij), valore pubblicamente disprezzato, ma intimamente glorificato in tale ambiente mefitico.
Anche antifa, anarchici e antagonisti vari, seguendo gli ordini dei loro creatori e protettori, come gli enti privati dello speculatore miliardario George Soros, il servizio segreto tedesco BND e il ministero degli Esteri della Germania, e la CIA (secondo lo storico inglese Paul Preston gli anarchici si prestarono consapevolmente alla propaganda anticomunista organizzata dalla CIA e dai suoi ‘enti culturali’, negli anni della Guerra Fredda). In Ucraina, il circo dei pidocchi antagonisti e antifa non solo ha supportato e partecipato attivamente alla rivoluzione colorata di Euromajdan, ma ha supportato il golpe naziatlantista del 22 febbraio a Kiev, sostiene il governo nazi-oligrachico andato al potere con il golpe, è stato in prima fila nel pogrom di Odessa ed è in prima linea nel Donbas a massacrarne la popolazione locale. Decine, e forse centinaia di antagonisti, anarchici e antifa ucraini e stranieri sono entrati nelle file dei battaglioni neonazisti finanziati dall’oligarca sionista mafioso Igor Kolomojskij, che in Ucraina svolge la stessa funzione svolta da Soros/CIA in occidente e dal BND/Fondazione Luxemburg in America Latina ed Europa orientale. Non è un caso che diversi esponenti anarchici, antifa ed antagonisti ucraini vengano inviati a sfilare nell’ambiente ‘antagonista’ dell’Europa occidentale, per convincere il gonzume antagonista non solo che il governo golpista di Kiev “non è nazista”, ma che anche che popolo e lavoratori del Donbas sarebbero fascisti russi che invadono l’Ucraina, e che la Novorossija sarebbe un’emanazione dell’imperialismo russo-putiniano. Ciò nonostante che in Russia la propaganda neonazista sia un reato e che Mosca abbia proposto una risoluzione contro l’apologia del fascismo all’ONU. Ma i mantra della disinformazione vengono ripetuti dalle varie animacce della sinistra liberale anticomunista, dal PD all’ANPI, dai più sordidi centri sociali ai vari mefitici gruppetti anarchici e anarcoidi, non potendo che seguire il loro anticomunismo antropologico, la loro ideologia social-colonialista e la loro natura congenitamente filo-atlantista e filo-imperialista.
6Q-4Ut3lVuY Come illustra il sito The Insider, un sito di disinformazione in russo, di proprietà di Aleksej Navalnij, fantoccio dei neocon e dell’ambasciata USA a Mosca, anarchici e antagonisti majdanisti partecipano al massacro nel Donbas, arruolandosi nei nazibattaglioni Donbass, Azov, Dnipro, ecc.
A Kiev almeno 200 anarchici e antifascisti parteciparono a Majdan, oltre che in altre città ucraine.”
Antifa contro ‘separatisti’: gli ultras della squadra Arsenal, presunti antifascisti ucraini, affermano al sito neocon russo: “In considerazione del peggioramento della situazione militare nella parte orientale dell’Ucraina e dei recenti sviluppi in Crimea, dichiariamo apertamente che tutti coloro che sostengono la divisione del nostro Paese, sono nemici! Indipendentemente che siano nazisti o “antifascisti”. Ci opponiamo a qualsiasi tirannide, dittatura, totalitarismo e zarismo, non importa se imperiale, bolscevico o nazista. Per noi è infatti del tutto evidente che il caos nella parte orientale dell’Ucraina è dovuto alle ambizioni imperiali del Cremlino (…) non siamo russofobi...” (una tiritera sentita e strasentita dai nazisti ucraini e dalle loro puttane occidentali, come i Voerzio, i Cazzulani e i burocrati dell’ANPI). Gli antagonisti e gli antifa hanno creato la “Guardia nera d’Ucraina”, composta dai teppisti dell’Arsenal che, assieme agli hooligan nazisti del Dynamo e del Carpazi, integrano le fila dei nazibattaglioni banderisti come l’Azov, uccidendo cittadini ucraini russofoni a fianco dei neonazisti stranieri, come lo svedese Mike Skillt, capo-mercenario di Gladio, beniamino della stampa italiana e dei neonazisti lepenisti di Casapound e della Lega.
Gli “antifascisti” ucraini combatterebbero contro “l’imperialismo di Putin”, così si giustificano presso il pubblico gonzume del lercio universo dell’antagonismo occidentale e italiano, anche “partecipando a tutte le operazioni di intelligence e sabotaggio della junta di Kiev” contro le repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk. Quali siano tali operazioni, è subito spiegato “L’esperienza di tanti anni nell’Arsenal certamente aiuta, in particolare nelle città occupate (dalla propria popolazione russofona), scovando subito sospetti separatisti”. Infine, questi esimi sgherri ‘antagonisti’ della NATO, promettono: “l’Ucraina è il luogo da cui partire per cambiare tutto il mondo post-sovietico“, per trasformarlo in un putrido centro sociale al servizio degli oligarchi e della NATO. Fonte

EmOhuy6-paINazismo kosher in Ucraina
57530140100889490489noSoldati della brigata speciale israeliana Golani combattono nel battaglione nazista ucraino Ajdar, come Grisha Fajvorov, che al riguardo afferma, “La maggior parte dei neo-nazisti qui non ha alcun problema con noi (ebrei israeliani), hanno un problema con chi è contro l’Ucraina. Non molto tempo fa incontrai una persona che può essere definita un vero nazista, e mi ha detto ‘Forse una volta eravamo nemici, ma è il passato. Dobbiamo costruire il presente. Oggi siamo fratelli in armi’.” Grisha Fajvorov ha vissuto ad Haifa, nel kibbutz Malchiae e nell’insediamento di Kiryat Shmona. Arruolandosi nelle IDF (forze armate israeliane) entrava nella brigata Golani. “Un mio amico, medico a Piazza Maidan a Kiev, mi ha detto che c’era un casino e che cose orribili accadevano, gli chiesi di aiutarlo. Mi sono detto ‘andiamo’ e sono venuto“, (si pensi ai famosi studenti di medicina presenti a Odessa il giorno del massacro nella casa dei sindacati). Subito Fajvorov entrava nel nazibattaglione Ajdar. “L’Ajdar è molto simile alla Golani“, afferma, “siamo inviati a sigillare qualsiasi buco. Quando le altre unità rinunciano veniamo e imperiamo. La gente qui vuole sapere un sacco di cose dalle IDF. Ci chiamano nazisti, ma questi nazisti guardano alle IDF come a un miracolo, un modello da imitare. Alti ufficiali si siedono accanto e mi chiedono di raccontargli della IDF. In Ucraina ho capito che il mio stile di vita è esattamente ciò che la gente vuole qui, la libertà. Si può chiamarla anarchia, e si può anche chiamarla democrazia. Personalmente i miei motivi sono la giustizia e la lotta contro ogni male. C’è una grande differenza tra un fascista e nazionalista, che sta con la nazione. Comunque, io sono un anarchico, un antifascista. Parlo russo e non ucraino, e tutti sanno che io sono israeliano e la gente l’accetta“. Fajvorov dice che non è l’unico ebreo nel battaglione e che insieme a lui vi sono anche soldati musulmani, “Nessuno espelle nessuno o vieta qualsiasi lingua, siamo tutti fratelli in armi”. Fajvorov ha incontrato il mercenario nazista ed ebreo ultra-ortodosso Asher Cherkaskij del battaglione neonazista Dnipro. Il vicegovernatore Dnepropetrovsk, Boris Filtov, braccio destro dell’oligarca mafioso Igor Kolomojskij, aveva chiesto che cibo kosher venisse inviato anche al nazibattaglione Ajdar, in onore di Fajvorov.
Negli Stati Uniti, un emendamento al National Defense Authorization Act (NDAA) per il 2015 che avrebbe proibito aiuti e armi ai neo-nazisti in Ucraina, veniva respinto nel novembre 2014. I rappresentanti democratici Jeffries e Conyers avevano presentato l’emendamento, che avrebbe esplicitamente impedito a chi “loda o glorifica il nazismo e i suoi collaboratori, anche attraverso l’uso di simboli suprematisti, neo-nazisti o simili“, di ricevere qualsiasi forma di sostegno dall’US Department of Defense. L’emendamento fu presentato ai lobbisti della Anti-Defamation League (ADL) e del Simon Wiesenthal Center, due dei più grandi gruppi di pressione ebraici negli USA, ma ADL e Wiesenthal Center si rifiutarono di appoggiare la proposta di Jeffries e Conyers, con la pretesa che i partiti come Svoboda, avevano “moderato la loro retorica“. Un lobbista dell’ADL insistiteva che “ci si dovrebbe concentrare sulla Russia”, mentre il Centro Wiesenthal sottolineava l’incontro tra i capi politici neonazisti ucraini e l’ambasciata israeliana, quale prova che gruppi come Svoboda e Settore destro avevano abbandonato il loro estremismo. Dopo euromajdan, Svoboda incontrò l’ambasciatore israeliano Reuven Din El, “Vorrei chiedere agli israeliani di rispettare anche i nostri sentimenti patriottici“, disse Tjagnibok, “Probabilmente ogni parte nella Knesset (israeliana) è nazionalista. Con l’aiuto di Dio, lasciate che sia così anche da noi”. Settore destro, invece veniva plaudito da Foxman, capo dell’ADL, quando il suo capo incontrò Din El, “il capo del Settore destro Dmitrij Jarosh ha sottolineato che Settore destro si opporrà a tutti i fenomeni (razzisti), in particolare all’antisemitismo, con tutti i mezzilegittimi“, dichiarava l’ambasciata israeliana. Il partito Fronte popolare del primo ministro Arsenij Jatsenjuk è formato da diversi militanti di estrema destra, come Andrej Parubij, co-fondatore del Partito nazional-socialista ed ex-capo dei comitati di difesa di Majdan, o Andrej Biletskij, capo del nazibattaglione Azov, o dal suo vice Vadim Trojan. “La missione storica della nostra nazione in questo momento critico è guidare le razze bianche del mondo nella crociata finale per la sopravvivenza. Una crociata contro gli untermenschen semiti“, rivendica Biletskij.
gal_9694-245x300Mikael Skillt, il cecchino neonazista della 21.ma brigata Norrland dell’esercito svedese e della Guardia nazionale svedese, condividendone gli ‘ideali’ combatte con Belitskij nel battaglione Azov, dove afferma avere “almeno tre compiti: sono il comandante di una piccola unità di ricognizione, sono un cecchino e qualche volta coordino le operazioni nelle aree civili“; è anche il capo operativo del gruppo “Volontari svedesi d’Ucraina” e viaggia regolarmente tra Svezia e Ucraina, come il suo camerata Fontana, che viaggia tranquillamente tra Piemonte e Ucraina. Skillt, nonostante il supporto sionista alla sua causa, o forse proprio per questo, dice che gli ebrei non sono bianchi e non dovrebbero mescolarsi con i bianchi. Il nazibattaglione Azov è stato formato e armato dal ministero degli Interni ucraino. Il consigliere ministeriale Anton Gerashenko nega che il battaglione abbia legami con i neonazisti dell’Assemblea nazional-sociale. “L’Assemblea nazional-sociale non è una organizzazione neo-nazista. È un gruppo di patrioti ucraini che danno la vita, mentre i ricchi europei parlano solo di sostenere l’Ucraina. Quando, posso chiedere, verranno gli inglesi e ci aiuteranno a combattere i terroristi inviati dal presidente russo Putin? Ci sono giornalisti stranieri, provenienti da Svezia, Spagna e Italia, venuti a riferire sui risultati eroici dei combattenti nella lotta contro il terrorismo“, (e come non pensare ai Biloslavo, Attanasio e Maddalena, quel ‘giornalista’ compiaciuto che intervistava un nazista ucraino che aveva vissuto in Italia e che partecipava al massacro nel Donbas, e che trova buona stampa nel sito del covo dei sostenitori italiani, antifa e antagonisti, del governo naziatlantista di Kiev)?
Almeno altri 30 neonazisti svedesi sono andati in Ucraina per partecipare al golpe e all’aggressione al Donbas, tra cui Andreas Carlsson leader del Partito di Svezia, ricercato per tentato omicidio, o i fratelli Patrik ed Henrik Fridén, sempre del Partito di Svezia, o David Eriksson, un mercenario che vive in Estonia, a Tallinn, o ancora Carolus Loefroos, che nega di condividere i valori di Azov, “sono stufo di persone sedute davanti alla loro maledetta tastiera a scrivere quello che gli altri dovrebbero fare, ma non vogliono fare nulla loro…” La maggior parte dei neonazisti svedesi ha aderito al nazibattaglione Azov, che ha reclutato anche 300 mercenari italiani, francesi e di diversi altri Paesi europei. I nazibattaglioni Ajdar e Azov sono precisamente il tipo di organizzazione neonazista che l’emendamento Conyers-Jeffries avrebbe privato dell’assistenza degli Stati Uniti. Ma quando il deputato ha chiesto aiuto a ADL e Centro Wiesenthal per sostenerlo, l’hanno respinto, quindi l’emendamento è stato ignorato permettendo agli USA di proseguire nel rifornire i nazibattaglioni ucraini.

Grisha Fajvorov, cecchino israeliano a piazza Majdan, Kiev

Grisha Fajvorov, cecchino israeliano a piazza Majdan, Kiev

Grisha Fajvorov, cecchino delle forze speciali israeline. Come anche il cecchino svedese neonazista Skillt, il cecchino anarchico sionista di Tzahal è corso in Ucraina, a sostenere il golpe di Gladio a Kiev, e la guerra della NATO contro la popolazione del Donbas e di Odessa.

Grisha Fajvorov, cecchino delle forze speciali israeline. Come anche il cecchino svedese neonazista Mike Skillt, il cecchino anarchico-sionista di Tzahal Fajvorov è corso in Ucraina, a sostenere il golpe di Gladio a Kiev, e la guerra della NATO contro la popolazione del Donbas e di Odessa.

Fonti:
Alternet
BBC
Fort Russ
Reseau International

Ucraina, il ritorno di Gladio

Alessandro Lattanzio, 3/5/2014
1002888Alle 04:00 del 2 maggio, la Guardia Nazionale ucraina, composta soprattutto dai nazisti di Pravy Sektor, assaltava Slavjansk, occupando l’edificio della TV e attaccando 10 posti di blocco alla periferia della città con l’impiego di elicotteri, carri armati e trasporto truppa corazzati. Quattro elicotteri sono stati abbattuti dalla milizia dell’autodifesa. Un elicottero Mi-24 è stato abbattuto con un missile ed un altro colpito ha dovuto atterrare d’urgenza alla periferia della città. Un terzo elicottero Mi-24 veniva abbattuto con un lanciagranate. Almeno due piloti sono morti ed un altro è stato catturato. Due attivisti anti-golpisti sono stati uccisi. L’attacco s’è svolto contro alcuni punti di controllo da parte di veicoli blindati e veicoli da combattimento aeroportati, mentre truppe eliportate sbarcavano presso i posti di blocco. Alcuni elementi golpisti s’erano avvicinati alla stazione ferroviaria mentre la collina Karachun, che domina la città, e una stazione di polizia sarebbero state occupate dagli aggressori; scontri a fuoco esplodevano vicino alla sede locale del servizio di sicurezza ucraino controllata dalla milizia popolare. Il comandante della milizia di autodifesa Igor Strelkov denunciava la demolizione di diversi edifici nella città. Cecchini di Fazione Destra sparano sulla popolazione, dopo essersi infiltrati il giorno prima fingendosi dei civili.
Il rappresentante permanente della Russia presso l’OSCE, Andrej Kelin, affermava: “Abbiamo chiesto che tutto ciò sia fermato, e che corridoi umanitari siano creati per la popolazione civile, e che le forze aeree sospendano i voli“. Il sindaco di Slavjansk, Vjacheslav Ponomarjov, chiedeva ai cittadini di rimanere al sicuro a casa, “Voglio rivolgermi a voi con una dichiarazione, perché la nostra città è attaccata. La nostra città è stata presa d’assalto, e vi sono già state delle perdite di vite umane. Quindi, chiedo che bambini, donne, pensionati non lascino le case. Chiedo agli uomini di armarsi e dare tutto l’aiuto possibile. Grazie per la vostra attenzione, vi ringrazio per il vostro aiuto. Vinceremo!” I nazi-atlantisti attaccavano anche Kramatorsk, uccidendo due persone. “Nel villaggio di Andreevka (sobborgo di Slavjansk) i membri di Fazione Destra hanno aperto il fuoco ferendo oltre 10 persone” di cui una è poi morta in ospedale, informava il sindaco di Slavjansk. Ma anche due aggressori majdanisti sono stati eliminati. L’assalto ucraino a Kramatorsk terminava con il ripiegamento degli aggressori nazi-atlantisti. Una sparatoria si svolgeva nel villaggio Jasnogorka, situato tra Slaviansk e Kramatorsk, “Un convoglio di 10-14 veicoli corazzati e altri è stato bloccato da civili e milizie, ma al calar della notte hanno cominciato a sparare“, uccidendo due persone. Il Commissario del Movimento Social-patriottico “Fronte Orientale”, Nikolaj Solntzev, dichiarava “Il Donetsk oggi si mobilita, ha dichiarato la piena mobilitazione delle nostre forze di sicurezza e siamo pronti alla guerra su vasta scala. Il popolo oggi fa quadrato. Mobilitiamo il popolo, oggi, per la resistenza popolare in ogni singola città, in modo che ogni cittadino del Donbass faccia muro per la propria libertà“.
Nel frattempo il ministro degli Interni golpista Arsen Avakov affermava che Kiev non ha intenzione di fermare l’operazione militare contro il Donetsk, ma il presidente golpista Turchinov l’ha destituito incaricando Nalivajchenko di guidare l’assalto contro le regioni russofone. Aleksandr Jakimenko, ex-capo del servizio di sicurezza dell’Ucraina, ha riferito che Nalivajchenko è un agente della CIA da diversi anni, da quando era Console Generale d’Ucraina a Washington tra il 2006 e il 2010. L’integralista evangelista Turchinov, la spia della CIA Navajlachenko e il locale duce neo-nazista Dmitrij Jarosh si sono consultati prima di organizzare l’assalto a Donestk, sull’organizzazione dei commando di neo-nazisti, inquadrati da istruttori mercenari stranieri travestiti da ufficiali della SBU. Infatti, il ministero degli Esteri russo ha detto che nell’operazione contro la città di Slavjansk partecipano elementi armati stranieri. Un aderente alle milizie di autodifesa dichiarava che le comunicazioni radio tra i militari ucraini avveniva anche in inglese, in “diverse occasioni”. Almeno 300 cittadini di Polonia e Stati baltici hanno avuto un passaporto ucraino per partecipare all’aggressione contro l’Ucraina russofona. “Il ‘ministro’ degli Interni Arsen Avakov e il capo dell’SBU Valentin Nalivajchenko, il 29 aprile hanno inviato istruzioni al servizio migrazione di consegnare urgentemente passaporti ucraini a 300 cittadini di Polonia e Paesi baltici. I cittadini di questi Paesi agiscono da comandanti di campo e consiglieri delle unità paramilitari nel sud-est dell’Ucraina per combattere le milizie dell’autodifesa“. Sono presenti anche scandinavi, soprattutto mercenari e fascisti svedesi e danesi. Infatti, il mercenario nazi-atlantista danese John O.G. Christensen è stato catturato delle forze patriottiche del Donbass.
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10156023Infine, le forze di autodifesa di Slavjansk affermano che gli aggressori ucraini si comportano come se fossero sotto l’effetto allucinogeno, come il Captagon prodotto in Bulgaria per conto della NATO e spacciato anche ai terroristi attivi in Siria. “Questi tizi sono sovreccitati con episodi di aggressività e allegria  inspiegabili. Come se assumessero pillole o qualcosa d’altro, … creando una sensazione di euforia e di invincibilità, permettendo anche di agire senza riposare per diversi giorni“. Gli specialisti della clinica di disintossicazione di Kiev Socioterapija diagnosticarono che i partecipanti di Euromajdan erano affetti da astinenza da tossicodipendenza.
Sempre il 2 maggio, ad Odessa, i nazisti galiziani di Fazione Destra e Svoboda hanno attaccato il palazzo dei sindacati uccidendo 43 persone e ferendone altre 174. Il gruppo nazi-atlantista Fazione Destra, la cui base è ospitata a Dnepropetrovsk dai locali oligarchi mafiosi e sionisti “per impedire la diffusione dell’infezione del Cremlino“, dichiarava di coordinare “tutte le azioni con la leadership del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale dell’Ucraina, il ministero degli Interni e il servizio di sicurezza dell’Ucraina“. In pratica indicava i mandanti della strage di Odessa. Altre quattro persone sono state uccise in scontri di piazza sempre ad Odessa. Uno degli attivisti antigolpisti, rimasto sul tetto insieme a circa 50 altri, affermava in un’intervista. “Abbiamo cercato di chiudere tutte le porte e le finestre che conducono al tetto, sabotando le scale. Da quello che possiamo vedere qui sotto, di ciò che è successo, sembra che nessuno ne uscirà vivo“. Il candidato a sindaco di Odessa, Aleksej Albu, è stato brutalmente picchiato dai fascisti di Fazione Destra. “Militanti di fazione destra sono giunti da Kharkov ad Odessa, oggi. Hanno assaltato il centro della città e poi, urlando “accoltellate i Moskali!”, “Gloria all’Ucraina” e “Morte ai nemici!”, hanno assaltato con le molotov il campo dei manifestanti anti-golpisti, presidiato da circa 200 persone, di cui 100 donne e anziani”. “Quando siamo finalmente riusciti a saltare fuori dalla finestra al secondo piano, quelli di Fazione Destra ci hanno preso a calci, ci hanno picchiato con mazze e catene. Un mio amico ha avuto il cranio sfondato”. Anche Vjacheslav Markin, un deputato del Consiglio regionale di Odessa, è morto in ospedale per le conseguenze del linciaggio. I nazisti lanciavano anche granate stordenti e gas lacrimogeni nell’edificio dei sindacati.
10245331Almeno “38 persone sono state bruciate vive ad Odessa, evocando i crimini nazisti, fonte d’ispirazione ideologica dell’ultranazionalismo ucraino“, ha detto il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni Unite Vitalij Churkin. Il Presidente Putin ha esteso profondo cordoglio e solidarietà alle vittime di Odessa, “Purtroppo, non possiamo esprimere condoglianze a Kiev non essendovi alcuna autorità. Putin è estremamente preoccupato per l’evoluzione della situazione e per come agiscono i diversi Paesi della comunità globale. Putin sente profonda indignazione per le azioni di Kiev, che vanno interpretate come un crimine“, ha detto il portavoce del presidente Dmitrij Peskov, che inoltre dichiarava “In effetti, mentre la Russia compie sforzi per ridurre l’escalation del conflitto e risolverlo, Kiev ha inviato aerei militari contro le città ucraine e ha lanciato una speciale operazione, distruggendo l’ultima speranza degli accordi di Ginevra“. Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha detto, “La gente al potere nella capitale dell’Ucraina deve ritrovare la coscienza e smettere di uccidere i propri cittadini, ma il destino del Paese sarà molto triste, l’uso della forza nel sud-est dell’Ucraina è un segno d’impotenza delle attuali autorità a Kiev. Invece di avviare un dialogo regolare nello spirito degli accordi di Ginevra, sedersi con tutti i membri dell’opposizione al tavolo dei negoziati per discutere impegni e vie d’uscita dalla crisi, hanno iniziato un’operazione punitiva, usando truppe ed elicotteri. Mentre le persone muoiono, il loro sangue ricade su questi criminali che prendono decisioni a Kiev“. “Mosca ha definito cinica la posizione di Washington e delle capitali europee sullo spargimento di sangue a Odessa. La giustificazione dell’operazione punitiva da parte di coloro che, solo pochi mesi fa impedirono al legittimo presidente Viktor Janukovich di ristabilire l’ordine con mezzi legali, sono la più alta manifestazione di cinismo. Dopo quello che è successo a Odessa, sullo sfondo della spirale del confronto nel sud-est del Paese, non capiamo di quali elezioni a Kiev parlino le capitali europee e Washington. Le autorità a Kiev non solo sono direttamente responsabili, ma complici di tali crimini. Hanno le mani piene di sangue. Mosca riceve migliaia di telefonate dal sud-est dell’Ucraina. La gente chiama in preda alla disperazione, chiedendo aiuto. Richieste di aiuto dalla schiacciante maggioranza russa. Tutte queste chiamate sono segnalate a Vladimir Putin. Il Presidente Putin e la Russia continueranno la politica volta alla de-escalation. Faremo tutto ciò che è possibile e dove è possibile, in modo da seguire il percorso della de-escalation passo dopo passo“. Ma Mosca riconosce che non c’è un terreno comune con i Paesi occidentali sull’Ucraina. “Con nostro grande rammarico, riconosciamo i punti di vista diametralmente opposti su ciò che accade, completa mancanza di comprensione dei processi che in Ucraina. Tale radicale cambiamento di posizione nel giro di pochi mesi, per noi è solo cinismo”.
Nel frattempo la cancelliera tedesca Angela Merkel si affrettava a telefonare a Putin ribadendo l’importanza dei negoziati nell’ambito della riforma costituzionale, coinvolgendo tutte le regioni e le forze politiche ucraine.

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Il poeta Vadim Negaturov, assasinati dagli squadroni della morte della NATO e di CasaGladio Italia.

Il poeta Vadim Negaturov, assassinato dagli squadroni della morte della NATO e di CasaGladio Italia

Il deputato Vjaceslav Markin, assasinato dagli squadroni della morte della NATO e di CasaGladio Italia.

Il deputato Vjaceslav Markin, assassinato dagli squadroni della morte della NATO e di CasaGladio Italia

I terroristi fascisti preparano le molotov

I terroristi fascisti preparano le molotov

Il terrorista fascista Vitali Ustimienko

Il terrorista fascista Vitalij Ustimienko, un ducetto di Fazione Destra

La terrorista fascista Darija Marien

La terrorista fascista Darija Marien

Altri stragisti allevati dalla NATO e celebrati dai fascisti di CasaPound e Forza Nuova

Altra stragista allevata dalla NATO e celebrata dai fascisti di CasaPound e Forza Nuova: Lezja Orobez

Terrorista fascista Alla Koleshnik

Terrorista fascista Alla Koleshnik

Terrorista fascista Angela Aravina

Terrorista fascista Angela Aravina

Terrorista fascista Filip Fursa

Terrorista fascista Filip Fursa

Terrorista fascista Anastasia Bolotina

Terrorista fascista Anastasia Bolotina

Il deputato fascista Jusov

Il deputato fascista Andrej Jusov, uno dei principali organizzatori del massacro di Odessa, ebreo, è membro del Consiglio politico del partito “Pora“, e capo della sua rete regionale.

Terrorista fascista Aleksandra Rusanovskaja

Terrorista fascista Aleksandra Rusanovskaja

Terroriste fasciste Darija Marien e Alena Mikheev

Terroriste fasciste Darija Marien e Alena Mikheeva

Terrorista fascista Aleksej Goncharenko

Terrorista fascista Aleksej Goncharenko

Terrorista fascista Vita Zaveruzha

Terrorista fascista Vita Zaveruzha

Terrorista fascista Aleksandrj Levchenko

Terrorista fascista Aleksandr Levchenko

Terrorista fascista Lezja Orobez

Terrorista fascista Christina Izhak

Terrorista fascista Nastja Melkozjorova

Terrorista fascista Nastja Melkozjorova

Ducetto di Pravy Sektor e terrorista Ivan Vishityj

Ducetto di Pravy Sektor e terrorista Ivan Vishityj

Pjotr S. Lucjuk, capo dell'SBU di Odessa dal 2 marzo. Quest'individuo è rimasto deliberatamente inattivo mentre la casa dei sindacati bruciava. gente di fascisti ucraini bruciato vivo.

Pjotr S. Lucjuk, capo dell’SBU di Odessa dal 2 marzo. Quest’individuo è rimasto deliberatamente inattivo mentre la casa dei sindacati veniva incendiata dai fascisti.

Teppista fascista Kuzma Skrjabin

Teppista fascista Kuzma Skrjabin

Il fascista Dimitrij Jurchenko

Il fascista Dmitrij Jurchenko

Terrorista fascsita Anika Oblomova

Terrorista fascista Varvara Dmitrievna Chernojvanenka

Fascisti amati e armati da casapound, dall'Unità e dall'invertito Vendola

Fascisti amati e armati da casapound, dall’Unità e dall’invertito Vendola

Terrorista fascista Vera Zaveruzha e il suo grasso sposo-maiale

Terrorista fascista Vera Zaveruzha e il suo grasso sposo-maiale

Goncharenko, Izhak e altre prostitute intente ad applicare la democrazia come insegnata dall'UE e dal negraccio Obama

Goncharenko, Izhak, Mikheev, Aravina e altre prostitute intente ad applicare la democrazia come insegnata dall’UE e dal negraccio Obama

Terrorista fascista Olga Kalenichenko

Terrorista fascista Olga Kalenichenko

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Terrorista fascista Denis Alekandrovich Leljukhin

Terrorista fascista Denis Aleksandrovich Leljukhin

Terrorista fascista Roman Donik

Terrorista fascista Roman Donik

Katerina Olegivna, Alla Kolesnik, Christina Izhak, Darija Marien

Katerina Olegivna, Alla Koleshnik, Christina Izhak, Darija Marien

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“Ho partecipato a 'Youth in Action' “popolare programma finanziato dall'Unione europea incentrato sulla promozione dell'europeismo e la 'muta comprensione' tra i giovani. “Ho partecipato a circa 30 progetti finanziati da questo programma. L'ultima volta che ho partecipato a uno di questi progetti fu l'anno scorso, sono andato a Odessa, il programma sembra ingenuo, ma non lo è poiché l'UE  usa questo tipo di programmi per mostrare ai ragazzi quanto sia meravigliosa l'Eurolandia e la cosiddetta "civiltà occidentale". Youth in Action' e altri programmi di questo tipo (come Erasmus) sono volti a creare (specialmente nei Paesi fuori dall'UE) una massa critica di giovani "leader" ipnotizzati in grado di partecipare, se necessario, ai colpi di Stato contro il proprio governo, bruciare i propri cittadini che non accettano il credo dell'UE, cittadini che non vogliono essere "europei". Il tizio a capo della strage di Odessa è il nazionalista ucraino Vitalij Ustimenko. Non sono sicuro se abbia partecipato a 'Youth in Action', ma sicuramente alcuni dei suoi compari si. Molti dei giovani ucraini che ho conosciuto l'anno scorso a Odessa (nel quadro di un progetto finanziato dal programma 'Youth in Action') sono attivamente coinvolti nelle attività di Majdanite e sostengono la dittatura imposta da UE-USA a Kiev. 'Youth in Action': unita nella diversità e imperialismo culturale in azione.”

“Ho partecipato a ‘Youth in Action‘ “popolare programma finanziato dall’Unione europea incentrato sulla promozione dell’europeismo e la ‘muta comprensione’ tra i giovani”. Ho partecipato a circa 30 progetti finanziati da questo programma. L’ultima volta che ho partecipato a uno di questi progetti fu l’anno scorso, sono andato a Odessa, il programma sembra ingenuo, ma non lo è poiché l’UE usa questo tipo di programmi per mostrare ai ragazzi quanto sia meravigliosa l’Eurolandia e la cosiddetta “civiltà occidentale”. Youth in Action e altri programmi di questo tipo (come Erasmus) sono volti a creare (specialmente nei Paesi fuori dall’UE) una massa critica di giovani “leader” ipnotizzati in grado di partecipare, se necessario, ai colpi di Stato contro il proprio governo, bruciare i propri cittadini che non accettano il credo dell’UE, cittadini che non vogliono essere “europei”. Il tizio a capo della strage di Odessa è il nazionalista ucraino Vitalij Ustimenko. Non sono sicuro se abbia partecipato a ‘Youth in Action‘, ma sicuramente alcuni dei suoi compari si. Molti dei giovani ucraini che ho conosciuto l’anno scorso a Odessa (nel quadro di un progetto finanziato dal programma ‘Youth in Action’) sono attivamente coinvolti nelle attività di Majdan e sostengono la dittatura imposta da UE-USA a Kiev. ‘Youth in Action‘: unità nella diversità e imperialismo culturale in azione.”

Il mercenario nazi-atlantista Chistensen, il primo a destra, in piedi, arrestato nel Donestk dalla Milizia Popolare

Il mercenario-gladiatore nazi-atlantista Christensen, il primo a destra, in piedi, arrestato nel Donetsk dalla Milizia Popolare

Fonti:
Moon of Alabama
Nsnbc
Nsnbc
RIAN
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
Voice of Russia


Slavjansk si Difende


Fascisti di CasaPound dialogano amabilmente con un mercenario italo-ucraino su quale invenzione raccontarsi in Italia.

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La Guerra Iran-Iraq: Mutua Distruzione Assicurata

Dean Henderson 21 aprile 2014

Iran-Iraq WarNel 1979, mentre i rivoluzionari iraniani prendevano il potere a Teheran, il consigliere della sicurezza nazionale di Carter, padrino del Frankenstein afghano e co-fondatore della Commissione Trilaterale Zbigniew Brzezinski, partecipò a un incontro a Quwayt City con l’emiro shaiq Jabir Ahmad al-Sabah, la Casa dei Saud e inviati del presidente iracheno Saddam Hussein. Il gruppo decise che la Guardia Repubblicana di Saddam avrebbe occupato la provincia iraniana ricca di petrolio del Khuzistan. Nel 1980 l’Iraq invase l’Iran. Nello stesso anno l’ambasciatore del Quwayt alle Nazioni Unite illuminò sulle forze che usarono Brzezinski per pungolare Hussein nel tentativo di separare i giacimenti petroliferi dall’Iran. Informò l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che “una cabala che controlla, manipola e sfrutta il resto dell’umanità controllando il denaro e la ricchezza mondiale“.

Armi silenziose per guerre discrete
La cabala di cui l’ambasciatore del Quwayt alle Nazioni Unite riferiva era la JASON Society che, secondo il libro dell’autore William Cooper, Behold a Pale Horse, nacque nel 1952 dall’alleanza tra nobiltà nera europea, Illuminati e Vaticano. La JASON Society è anche nota come L’ordine della Cerca, nome esatto dell’afghano Roshaniya “che Tutto Vede”. La struttura di potere della JASON viene reclutato da Skull & Bones, dal gruppo inglese di Oxford Scroll & Key e dalla tedesca Thule Society. JASON ha stretti legami con la Commissione Trilaterale e il CFR. [1] Il suo nome deriva dalla storia di Giasone e il vello d’oro, ovvero la ricerca della verità. Il presidente Eisenhower commissionò alla JASON l’indagine sulla questione degli UFO. Molti dei migliori scienziati del gruppo provenivano dal Progetto Manhattan che sviluppò la bomba atomica. Il gruppo era responsabile dell’avvento della guerra sottomarina e dell’iniziativa Star Wars del presidente Reagan. JASON è la forza trainante segreta della tecnologia militare degli Stati Uniti, sviluppata in luoghi come l’Area 51, nei pressi di Groom Lake, Nevada. Cooper, un ex-ufficiale della Naval Intelligence, affermava che gli scienziati della JASON erano giunti alla conclusione che l’effetto serra può effettivamente portare ad una nuova era glaciale. The Pentagon Papers rivelano che la JASON ideò la barriera elettromagnetica posta sulla DMZ (zona demilitarizzata) durante la guerra del Vietnam. [2] JASON, attraverso la nobiltà nera, opera con il gruppo Bilderberg, il cui comitato politico, nella sua prima riunione nota nel 1954, approvò il documento della JASON intitolato Armi silenziose per guerre discrete. La ricerca per conto del documento fu svolta presso la Harvard Economic Research Project della Fondazione Rockefeller. Ciò che segue sono stralci del documento, che Cooper sostiene di aver avuto in possesso:
Questa pubblicazione segna il 25° anniversario della Terza Guerra Mondiale, chiamata ‘guerra silenziosa’, condotta utilizzando armi biologiche personali… implicando ampi obiettivi di controllo sociale e distruzione della vita umana, cioè schiavitù e genocidio… dominio intorno al soggetto delle scienze energetiche… l’ideatore può dominare se il pubblico viene tenuto all’oscuro della metodologia… si è deciso che una nazione o popolo del mondo che non usi la propria intelligenza non sia migliore degli animali… Queste persone sono bestie da soma e bistecche sul tavolo per scelta e consenso… quindi… si è deciso di intraprendere privatamente una guerra segreta… togliendo l’energia naturale e sociale dai molti indisciplinati e irresponsabili per darla ai pochi auto-disciplinati, responsabili e degni. Al fine di realizzare un’economia del tutto prevedibile, gli elementi delle basse classi della società devono essere posti sotto controllo totale, cioè devono essere addomesticati, addestrati e soggiogati… il nucleo familiare della classe inferiore deve essere disintegrato con un processo di crescente preoccupazione per i genitori… La qualità dell’istruzione per le classi inferiori deve essere del tipo più povero… con un tale handicap iniziale, anche i più brillanti individui delle classi inferiori avranno scarse speranze di liberarsi dalla sorte assegnatagli dalla vita. Tale forma di schiavitù è essenziale per mantenere un certo grado di ordine sociale, pace e tranquillità per le classi superiori al governo. Il pubblico non può comprendere questa arma, e quindi non può credere che viene attaccato e sottomesso. Il pubblico… è diventato un branco di barbari  proliferanti… una piaga sulla faccia della terra… è possibile programmare i computer… realizzando il completo controllo e la sottomissione del pubblico… la forma più semplice di amplificatore economico è la pubblicità. Se a una persona gli parla un inserzionista TV come se fosse un 12enne, poi… romperà il suo salvadanaio per comprare quel prodotto… ottenendo ciò disattivandone la mente… coinvolgendone le emozioni… più confusione, più profitto. Crea problemi e quindi offre soluzioni… intrattenendo il pubblico a livello elementare… tenendo il pubblico occupato… tornando alla fattoria degli altri animali… la tecnologia delle armi silenziose è una conseguenza di una semplice idea succintamente espressa e applicata efficacemente… Mayer Amschel Rothschild… scoprì il componente passivo mancante della teoria economica conosciuto come induttanza economica… Tale principio è ‘quando assumete l’aspetto del potere, la gente presto vi cederà’… Rothschild scoperì che i conti correnti di deposito o prestito avevano la necessaria apparenza del potere da poter essere usata per indurre le persone a cedere la loro ricchezza reale in cambio di cambiali (carta moneta). Rothschild prestò le sue cambiali a individui e governi. Poi avrebbe fatto scarseggiare i soldi, stringendo il controllo del sistema e raccogliendo garanzie attraverso l’obbligo dei contratti (di debito)… Le pressioni potevano essere fatte per fomentare la guerra. Poi avrebbe controllato la disponibilità di moneta determinando chi avrebbe vinto la guerra. Quel governo che gli diede il controllo del sistema economico ne otteneva il supporto… bilanciato dalla negazione della popolazione (genocidio)… la guerra dunque bilancia il sistema uccidendo i veri creditori… i politici sono dei sicari pubblicamente arruolati che giustificano l’atto (della guerra)… prendendo il controllo del mondo con l’uso di armi economiche silenziose, sotto forma di ‘guerra silenziosa’ e riducendo l’induttanza economica del mondo a livelli di sicurezza con la schiavitù benevola e il genocidio… se le classi inferiori possono essere controllate abbastanza a lungo, l’élite può raggiungere una posizione dominante sull’energia… il livello ‘presidenziale’ di comandante in capo è condiviso dai banchieri internazionali“.

Sapevo che c'era qualcosa di sbagliato quando la cartolina precetto è arrivata con la stessa busta dell'estratto conto della mia compagnia petrolifera.

Sapevo che c’era qualcosa di sbagliato quando la cartolina precetto è arrivata con la stessa busta dell’estratto conto della mia compagnia petrolifera.

Armare gli iraniani
Mentre Brzezinski diede a Saddam il via libera per invadere l’Iran, il direttore della CIA Bill Casey incontrò l’iraniano leale allo Shah Cyrus Hashemi a Madrid, apparentemente per pianificare un nuovo ciclo di “dominio dell’energia” e “induttanza economica”. Gli Stati Uniti ora armavano sia l’Iran che l’Iraq mandandoli in guerra, sperando di decimare entrambe le nazioni, falchi del prezzo del petrolio. Nel 1981 mentre Hashemi diede alla principessa Ashraf,  sorella dello Scià  dell’Iran, 20 milioni di dollari per lanciare il fronte dei Mujahidin del duro John Shaheen di Hong Kong; il fratello Jamshid acquistò un cargo greco che compì quattro viaggi tra il porto israeliano di Eliat e il porto di Bandar Abbas, sulla costa del Golfo Persico dell’Iran. Il suo carico erano 150 milioni di armi e munizioni prodotte dalle industrie della Difesa israeliane su licenza statunitense. Arif Durfani, trafficante d’armi pakistano, guidava un’altra cellula della compagnia che consegnò centinaia di milioni di dollari in armi agli iraniani. Durfani era un amico intimo del fondatore della BCCI Aga Hasan Abedi, la cui banca finanziava l’operazione. Fu anche vicino ai fratelli sauditi Gokal, che inviarono armi da Israele all’Iran. [3] Mentre il porto iraniano di Bandar Abbas era in piena attività, altre spedizioni di missili TOW entravano in Iran da nord, a Tabriz. A supervisionare l’armamento dell’Iran era l’assistente del segretario alla Difesa Richard Armitage, padrino della Far East Trading Company e rivelatore di Valerie Plame. Armitage assicurò il costante invio di armi da parte del collegamento della Casa Bianca con l’Arabia Saudita Richard Secord. Nel 1985 Ted Shackley incontrò Cyrus Hashemi ad Amburgo, dove questi lo presentò a Manucher Gorbanifar, un altro ex-agente della SAVAK che ora lavorava per il Mossad israeliano. Gorbanifar era un amico del presidente iraniano Hashemi Rafsanjani, che aveva la coltivazione di famiglia di alberi di pistacchio in Iran. Lavorò con la Rete nera della BCCI e spesso si procurò finanziamenti per i suoi affari sulle armi dal miliardario saudita Adnan Khashoggi. Gorbanifar divenne il contatto chiave iraniano della Compagnia di Secord. La BCCI pagò i piloti della Southern Air Transport, come Eugene Hasenfus, per portare le armi della Compagnia ai contras nicaraguensi ed ai mullah iraniani. Nel 1978 il 42% dei contratti della Southern Air della CIA riguardava voli verso l’Iran. Nel 1997 il Record di Mobile segnalò un incidente nella città dell’Alabama riguardante un aereo della Southern Air Transport. L’aereo atterrò presso la Mobile Aerospace Technologies. I meccanici lavorando sull’aereo, tolsero un pannello in fibra di vetro e trovarono centinaia di chili di cocaina. Il volo della Southern Air proveniva dall’America Latina ed era diretto per Miami, ma aveva compiuto una deviazione piuttosto tortuosa in Germania, lungo la strada. [4]
Gli Stati Uniti inviarono missili Hawk e Phoenix per proteggere le installazioni petrolifere iraniane, in particolare la grande struttura di Kharg Island, che comprende l’enorme raffineria di Abadan alla foce della strategica via navigabile dello Shatt al-Arab sul Golfo Persico. Mansur Rafizadeh, ex-ufficiale dell’intelligence della SAVAK e collegamento della CIA, disse che gli Stati Uniti avevano sostenuto l’Ayatollah Khomeini pensando che il fondamentalismo islamico fosse la miglior difesa contro il comunismo in Medio Oriente. Questa strategia fu certamente usata in Afghanistan, dove la CIA finanziava la fazione più fanatica dei mujahidin assassini. Nonostante il rilascio degli ostaggi statunitensi, il giorno in cui Reagan giurò, gli iraniani avevano conservato un potente asso nella manica. L’Iran è il principale sostenitore di Hezbollah, il gruppo militare che combatteva l’occupazione israeliana del Libano meridionale. Gli israeliani continuamente si beffano della risoluzione ONU 3236, che prevede uno Stato palestinese, sequestrando altre terre arabe in Egitto, Siria, Giordania e Libano con le invasioni nel 1956, 1967 e 1973. Nel 1978 le truppe israeliane invasero il sud del Libano, dove rimasero fino al 2001. Nel 1984 gli Stati Uniti posero il veto a una risoluzione delle Nazioni Unite che all’unanimità chiedeva ad Israele di rispettare il diritto internazionale e di ritirarsi dal Libano. Nel giugno 2006 Israele bombardò Beirut e inviò truppe in Libano, dopo che due suoi soldati furono presumibilmente rapiti. Oltre 500 civili libanesi vennero uccisi. Il Libano è stato per decenni un paradiso fiscale offshore utilizzato dalla CIA attraverso la Republic Bank di Edmund Safra e una rete di contrabbandieri di droga e oro a Beirut. Henry Kissinger era un amico di Safra. Entrambi sedevano nel consiglio dell’American Express. Quando i nazionalisti arabi filosiriani presero il controllo del Libano repressero il riciclaggio di denaro della droga. La Republic Bank si trasferì a New York, dove continuò ad essere un attore importante nel mercato dell’oro. Nel 1999 la Republic Bank fu acquistata dal pescecane HSBC. Banchieri inglesi, israeliani e statunitensi furono costretti a spostare le loro attività a Dubai e Bahrayn, mentre i loro sicari di MI6, Mossad e CIA molestavano il nuovo governo libanese. Nel 1982 l’USS New Jersey bombardò Beirut supportando la milizia libanese pro-israeliana di Amin Gemayel. Nello stesso anno il ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon, ora primo ministro del Paese, supervisionò il massacro di centinaia di libanesi a Sabra e Shatila. Nel gennaio 2002 Gemayel, che prese parte al massacro sotto il comando di Sharon, fu ucciso mentre stava per testimoniare sul calvario dinanzi a un giudice belga. [5] Il tribunale comunque incriminò Sharon per crimini di guerra. Hezbollah si vendicò dei massacri rapendo il capo della CIA in Medio Oriente William Buckley. Buckley fu il contatto della CIA con i fascisti argentini negli anni ’70, che gettarono 30000 sospetti di sinistra nell’Oceano Atlantico. [6] Buckley fu torturato e ucciso, ma non prima che Hezbollah registrasse delle videocassette di Buckley che svelava le operazioni nere della CIA nella regione. Hezbollah teneva ancora altri cinque agenti della CIA in ostaggio. Nel 1983 Hezbollah bombardò la caserma dei marines statunitensi a Beirut, uccidendo 283 soldati statunitensi e precipitando il ritiro degli Stati Uniti dal Libano. La CIA ricambiò con un’autobomba nel marzo 1985 in un sobborgo affollato sciita di Beirut, uccidendo 80 civili e ferendone 200. Poche persone sapranno mai cosa Buckley confessò nell’interrogatorio di Hezbollah, ma a quanto pare la CIA pensava che fosse abbastanza imbarazzante d’accordarsi con i sostenitori iraniani di Hezbollah.
L’ex-agente della SAVAK e collegamento della CIA Mansur Rafizadeh disse che la CIA perseguiva una strategia a doppio binario in Iran. Da un lato armava l’Ayatollah e l’aiutavano a schiacciare la sinistra iraniana. Dall’altra parte lavoravano alla destabilizzazione del regime di Khomeini in vari modi. La CIA finanziava gruppi di esiliati iraniani come il Fronte per la Liberazione dell’Iran di Parigi e Radio Nejat con sede a Cairo. Nel 1986 la CIA reclutò il figlio dello Shah per deridere in 11 minuti i mullah e che fu trasmesso in Iran dalla CIA sulle reti televisive della nazione. Robert Sensi, un agente della CIA che lavorò con il riciclatore della BCCI Saud al-Faisal al-Fulaij della Quwayt Airways, creò una società di copertura della CIA in Iran con l’aiuto di Habib Moallem. Attraverso questi fronti, reclutarono gli agenti iraniani che avrebbero spiato i mullah e destabilizzato il governo.

Armare gli iracheni
Sauditi e kuwaitiani accettarono di finanziare l’aggressione di Saddam Hussein all’Iran, nella provincia petrolifera del Khuzistan, su richiesta di Brzezinski. L’idea era separare il Khuzistan dal resto dell’Iran, quindi installare un governo fantoccio con cui i Quattro Cavalieri potessero fare affari. Il Khuzistan ospita la via d’acqua strategica dello Shatt al-Arab che sfocia nel Golfo Persico e forma il confine Iran/Iraq. Kharg Island, nel delta del corso d’acqua, ospita la maggior parte degli impianti petroliferi dell’Iran, comprese le raffinerie di Abadan e Ahwaz. Il Khuzistan detiene anche il 90% delle riserve petrolifere iraniane e la maggior parte delle importanti riserve di gas naturale dell’Iran, superate solo in Russia e Turkmenistan. Il Khuzistan è la roccaforte del partito Tudeh e dei mujahidin popolari, spine nel fianco di Ayatollah, Shah, Big Oil e simili. La popolazione della provincia è in gran parte araba e curda, mentre altrove predominano i persiani. La CIA sperava di sfruttare queste differenze etniche, come fa spesso. Brzezinski disse a Saddam che la sua Guardia Rivoluzionaria sarebbe stata vista in Khuzistan come “grande liberatrice degli arabi”. Ad Hussein venne inoltre assicurato il controllo dello Shatt al-Arab, che l’ex-presidente iracheno al-Baqr aveva ceduto all’Iran nel quadro dell’accordo di Algeri del 1973, in cambio della cessazione da parte di Shah e CIA dell’appoggio ai ribelli dell’Unione Patriottica del Kurdistan iracheno. Nel 1980 le truppe di Hussein invasero l’Iran. L’Iraq acquisì il controllo dello Shatt al-Arab solo brevemente. Le sue truppe furono viste dai khuzistani per quello che realmente erano, strumenti dell’imperialismo statunitense.
I veri obiettivi degli Stati Uniti erano molto diversi da ciò che Brzezinski disse a Saddam Hussein. Mentre la CIA informava l’Ayatollah e i suoi scagnozzi sui nazionalisti iraniani, le truppe di Saddam Hussein ora bombardavano la sinistra dalla retroguardia. I dissidenti iraniani che avevano sostenuto l’appello di Mohammed Mossadegh a nazionalizzare il petrolio iraniano negli anni ’50, e che in seguito lanciò gli scioperi petroliferi contro il Consorzio iraniano piegando lo Shah, erano ormai intrappolati nel fuoco incrociato della CIA. Le forze irachene presero anche di mira l’infrastruttura petrolifera iraniana. Caccia MIG-27 mitragliarono le raffinerie di Abadan e Ahwaz di Kharg Island, mentre le truppe della Guardia Rivoluzionaria devastarono gli impianti del più grande porto iraniano di Khorramshahr, sul Golfo Persico. [7] Interrompendo le esportazioni di petrolio iraniano, la CIA sperava di vietare ai mullah la valuta estera, una situazione che portò alla svalutazione del rial iraniano e alla successiva iperinflazione. La CIA quindi sfruttò il decadimento economico per contrapporre il paese al governo Khomeini. L’Iran, che era diventato un moderno Stato-nazione, vide decenni di progressi distrutti nella guerra con l’Iraq. La nazione era letteralmente de-modernizzata. Gli obiettivi della CIA verso l’Iraq non erano diversi. Durante la guerra, i membri del GCC Quwayt, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti fornirono a Saddam prestiti senza interessi. Sauditi e kuwaitiani diedero all’Iraq oltre 120 miliardi di dollari. [8] Quwayt, Emirati Arabi Uniti e Giordania misero i loro porti a disposizione della Marina irachena. Arabia Saudita e Oman fornirono i diritti di atterraggio ai caccia iracheni MIG-27. Gli Stati Uniti si aggiunsero a Israele, Russia, Italia, Francia, Egitto e Brasile nell’invio di armi all’Iraq attraverso il porto giordano di Aqaba. Aziende statunitensi come Honeywell, Rockwell, Unisys e Hewlett Packard inviarono oltre 40 milioni di dollari in prodotti a duplice uso, all’Iran e all’Iraq durante la guerra.
La CIA appoggiò Saddam Hussein per lo stesso motivo usato con l’Ayatollah Khomeini. Nel 1974, come capo della sicurezza interna del Consiglio del Comando della Rivoluzione, Hussein attaccò i partiti di sinistra in Iraq. L’Unione Patriottica del Kurdistan di Jalal Talabani lavorava per la CIA e lo Shah di Persia attaccando il governo di al-Baqr a Baghdad. Al-Baqr era un influente leader dei falchi del prezzo del petrolio dell’OPEC, che si scagliò contro il dominio di Big Oil sul petrolio arabo. Saddam faceva tutto il possibile per sopprimere queste voci. Nel 1974-75 250000 curdi iracheni fuggirono in Iran. Nell’aprile 1979, mentre i suoi scagnozzi del Partito Baath brutalizzavano i musulmani sciiti, la sinistra e i rinnegati della fazioni curde, Saddam firmò un patto di sicurezza con l’Arabia Saudita. Nel 1980 Saddam, sunnita, vietò i due principali partiti politici sciiti dell’Iraq, al-Dawah al-Islamiya e al-Mujahidin. Gli sciiti di origine iraniana furono deportati, insieme a 3000 di sinistra. Ventidue dirigenti del Baath accusati di collaborare con la Siria furono giustiziati. [9] Le purghe di Hussein sembravano così simili a quelle condotte dall’Ayatollah che bisogna chiedersi se Saddam non avesse ricevuto anche lui una lista dalla Compagnia. Entusiaste della follia omicida fascista di Saddam, le multinazionali occidentali accorsero in Iraq dove una massiccia privatizzazione agricola era in corso. La terra cooperativa per decenni coltivata per gli alimenti base dai contadini iracheni, ora veniva venduta al miglior offerente. Una manciata di ricchi iracheni ebbe la maggior parte dei terreni e i loro Diras (possedimenti) cominciarono a coltivare per l’esportazione. L’Iraq fu costretto ad importare alimenti di base come grano e riso per sfamare la popolazione improvvisamente rimasta senza terra. I giganti del grano occidentali Cargill e Continental Grain (ora fusesi), Andre Louis Dreyfus e Bunge & Born riempirono il vuoto. Nel 1982 l’Iraq importava 820000 tonnellate di grano dagli Stati Uniti. [10] Altri segmenti dell’economia irachena furono ceduti alle multinazionali. Saddam stipulò un accordo con l’occidente, per cui le società statunitensi ottennero un maggiore accesso al bottino economico dell’Iraq in cambio del sostegno degli Stati Uniti nella guerra con l’Iran?
Fino al 1984 gli Stati Uniti favorirono pubblicamente l’Iran nella guerra con l’Iraq. Poi l’Iran recuperò lo Shatt al-Arab e il Khuzistan. La guerra mutava indirizzo in favore dell’Iran. Nel 1984 gli Stati Uniti iniziarono a immatricolare le petroliere del Quwayt nel Golfo Persico perché, sostennero, venivano attaccate dalle cannoniere iraniane. In realtà furono gli iracheni che iniziarono la guerra alle petroliere quell’anno. Nel 1987 la Marina irachena  danneggiò 219 petroliere. [11] Era il cambio. Nel 1984 Reagan rimosse l’Iraq dalla lista del dipartimento di Stato delle nazioni che sostenevano il terrorismo. Quell’anno segnò l’inizio della Guerra delle città, quando numerose grandi città di entrambi i Paesi furono ridotte in macerie, comprese Teheran e Baghdad. Entrambi i Paesi presero di mira l’infrastruttura economica dell’altro. Una nota del direttore della CIA Casey, del 1985, dichiarava, “La nostra inclinazione per l’Iraq fu tempestiva quando l’Iraq era alle corde e la rivoluzione islamica dilagava“. Nel 1987, 85000 truppe iraniane invasero Fao, principale terminal petrolifero iracheno e i vasti giacimenti di petrolio di Rumayla, vicino al confine con il Quwayt. Con il pretesto di un’operazione d’immatricolazione dell’US Navy, quarantadue navi dell’US Navy arrivarono nel Golfo Persico. Le cannoniere statunitensi bombardarono le installazioni petrolifere iraniane alla foce dello Shatt al-Arab e abbatterono un jumbo jet passeggeri iraniano, uccidendo tutti quelli a bordo. Quando l’Iraq usò il gas mostarda contro il proprio popolo curdo, nel 1987, gli Stati Uniti guardarono dall’altra parte e cominciarono ad armare Saddam Hussein. La Casa dei Saud, che finanziò lo sforzo bellico dell’Iraq per tutto il tempo, ora iniziava ad operare attraverso la BCCI per armare gli iracheni. In aggiunta al miliardo di dollari che ogni mese mandavano a Saddam, i sauditi resero disponibili intelligence, logistica e armi, tra cui elicotteri NK-84. I sauditi formarono una joint venture per rafforzare le capacità nucleari di Baghdad, che gli israeliani spazzarono via nel bombardamento aereo del 1981 ordinato da Ariel Sharon. [12] Arabia Saudita e Iraq istituirono banche internazionali nel Golfo per integrare la BCCI. Uno studio del dipartimento della Difesa del 1989 mostrava che l’aiuto militare degli Stati Uniti ai sauditi finiva nei conti iracheni in Svizzera. Aerei da sorveglianza AWACS degli Stati Uniti che partivano dalle basi saudite inviavano intelligence all’Iraq. La collaborazione Stati Uniti/Arabia Saudita era così palese che molti credevano gli statunitensi dirigessero le agenzie di sicurezza saudite. [13]

Mutua Distruzione Assicurata
Gli Stati Uniti continuarono a gestire entrambe le parti nella guerra Iran/Iraq, sostennero un Paese fino a quando non acquisiva un vantaggio militare, prima di passare a sostenere l’altro. Gli Stati Uniti impedirono una qualsiasi iniziativa per negoziare il trattato di pace. Entrambi i Paesi videro distrutte le infrastrutture, le economie paralizzate e il popolo decimato. In Iraq furono uccise 750000 persone. Una nota del 1979 al presidente Carter dell’NSA Brzezinski, spiega la politica degli Stati Uniti, “il conflitto Iran-Iraq è un’opportunità unica per consolidare la nostra posizione di sicurezza“. L’Export Import Bank diede 200 milioni di dollari dei contribuenti in prestito all’Iraq, la maggior parte dei quali furono incanalati dal Banca Nazionale del Lavoro. La Commodity Credit Corporation fornì una quantità simile di prestiti, assicurati dai contribuenti, in modo che l’Iraq potesse comprare il grano da Cargill e Continental Grain. Il 20% del raccolto di riso statunitense fu venduto all’Iraq. Nel primo trimestre del 1990, l’Iraq era il terzo partner commerciale degli Stati Uniti. [14] L’Iraq doveva 241 miliardi di dollari ai creditori globali: 120 miliardi di dollari a Quwayt e Arabia Saudita, 9 miliardi di dollari alla Russia e 3 miliardi di dollari al Giappone. Nel 1989 il Giappone fu escluso dall’Iraq. L’NSA di Carter Gary Sick disse più tardi che, “gli Stati Uniti impedirono alle Nazioni Unite una soluzione negoziata della guerra petrolifera“. [15] L’operazione d’immatricolazione dell’US Navy permise la presenza permanente degli Stati Uniti nel Golfo Persico. Il segretario alla Difesa di Reagan Caspar Weinberger, poi nominato cavaliere dalla regina Elisabetta II per i suoi atti di genocidio, definì l’immatricolazione uno “scambio di diritti” con i Paesi del CCG. I monarchi erano lenti a collaborare con piani della sicurezza degli Stati Uniti nella regione. La guerra Iran/Iraq ebbe l’effetto di spaventarli  inducendoli ad accordarsi con gli Stati Uniti ammodernando le basi in Arabia Saudita e costruendone di nuove negli altri emirati del GCC. Le relazioni saudite/statunitensi divennero molto affettuose in quel periodo, soprattutto sul piano militare. I sauditi divennero i più grandi beneficiari dell’aiuto militare annuale degli Stati Uniti. Nel 1983 i sauditi ricevettero 17 miliardi di dollari di attrezzature militari degli Stati Uniti. Nel 1984, passarono a 22,7 miliardi di dollari. Richard Secord era in mezzo, intermediando la vendita di cinque AWACS ai sauditi, la notte in cui Reagan prestava giuramento. Nascosta nel pacchetto di 8,5 miliardi di dollari vi era una disposizione che potenziava il sistema C3 nelle basi del regno, alcune delle quali ospitano centri di comando nucleare sotterranei che solo lo Stato Maggiore degli Stati Uniti controlla. Nel 1993 i sauditi spesero 156 miliardi di dollari per il rafforzamento militare congiunto Arabia Saudita/Stati Uniti. Gli Stati Uniti ora effettivamente occupano l’Arabia Saudita, a guardia dei 261 miliardi di barili di petrolio dei Quattro Cavalieri. Molti membri del Congresso non sapevano nemmeno ciò che stava succedendo. Come ha detto Howard Metzenbaum (D-OH), “Il rapporto saudita con gli USA è diverso perché solo un piccolo club della Casa Bianca ne è a conoscenza“. [16]
Iran e Iraq sono le uniche due nazioni dell’OPEC con riserve petrolifere grandi abbastanza da sfidare il controllo saudita/GCC sui prezzi del petrolio. L’Iraq è secondo solo ai sauditi con 112 miliardi di barili di riserve di petrolio e gran parte del Paese rimane inesplorato. L’Iran ha quasi 100 miliardi di barili di greggio. Entrambi sono saldamente nel campo dei falchi dei prezzi dell’OPEC.  Per interrompere i flussi di petrolio da queste due nazioni, Big Oil ha eliminato la concorrenza e tenuto i falchi del prezzo impegnati a ricostruire le loro economie in frantumi, invece di radunare l’OPEC. I principali impianti per l’esportazione petrolifera di Iran e Iraq, a Khorramshahr e Fao, furono demoliti durante la guerra. Intere strutture iraniane sull’Isola Kharg furono demolite. L’Iraq era ormai profondamente indebitato con sauditi e kuwaitiani. Molte petroliere di entrambe le nazioni furono danneggiate durante la guerra. Le città di entrambi i Paesi necessitavano di miliardi di dollari e un decennio per la ricostruzione, in conseguenza della guerra delle città. Fu una guerra di logoramento dove ognuno subì perdite incalcolabilo di vite e 25-35 miliardi di dollari di danni. Per la CIA, una vittoria decisiva dell’Iran o dell’Iraq avrebbe lasciato il vincitore in grado di affrontare militarmente i sauditi. La sconfitta incredibile di entrambi poteva allevare forze rivoluzionarie interne che avrebbero sfidato gli ayatollah o Saddam, molto utili alla CIA nel cancellare i nazionalisti e nel fornire un pretesto per la presenza militare statunitense nel Golfo Persico. Ma una lunga guerra di logoramento lasciava entrambe le nazioni paralizzate e concentrate sulla ricostruzione. Senza il lusso di una qualsiasi sfida sul controllo dei Quattro Cavalieri del petrolio del Golfo Persico. Big Oil usò la guerra come un’altra scusa per aumentare i prezzi del gas negli Stati Uniti. Gli sceicchi del GCC colmarono le carenze di petrolio che la guerra creò pompando sufficiente greggio per abbassare i prezzi all’ingrosso sui mercati mondiali. I Quattro Cavalieri intascarono la differenza, mentre stoccavano petrolio. Una nota scoperta di Edwin Rothschild, consulente energetico del gruppo Public Citizen, riassume la politica degli Stati Uniti verso la sovrapproduzione Arabia Saudita/GCC e la miseria nei Paesi Poveri dell’OPEC. La nota, inviata dal sottosegretario di Stato Richard Murphy al governo saudita, diceva semplicemente: “Lasciate che domini il mercato“.
I prezzi all’ingrosso più bassi resero più difficile a Iraq e Iran la ricostruzione. Nel 1988 l’Iran guadagnò il 90% della sua valuta pregiata attraverso le esportazioni di petrolio. L’Iraq il 99%. Sia il dinaro iracheno che il rial iraniano crollarono. Nel 1994 il rial perse il 100% del valore. Prima della guerra l’Iraq aveva 40 miliardi di dollari di riserve in valuta. Dopo non aveva che enormi debiti. Gli israeliani collaborarono con gli Stati Uniti nel distruggere entrambe le nazioni. Mentre rifornivano i curdi di Mustafa Barzani attaccando l’Iraq, gli israeliani fornivano i dati per gli attacchi missilistici di Saddam Hussein contro le città iraniane, grazie ai satelliti spia statunitensi. Nel 1988 il Mossad lanciò l’Operazione Brush Fire, una guerra psicologica volta ad attrarre l’esercito statunitense nel conflitto in Medio Oriente. Suo obiettivo finale era che gli Stati Uniti distruggessero la potenza militare dell’Iraq lasciando al potere il “perfetto cattivo” Saddam. La campagna fu lanciata quando un commando israeliano bombardò l’impianto bellico iracheno di al-Isqandariah, nel tentativo di rendere le “armi irachene di distruzione di massa” una frase globalmente familiare. Il Mossad istruì il giornalista freelance del London Observer Farzad Bazroft per diffondere la storia. Bazroft indagava sulla morte del lealista allo Shah e trafficante d’armi del Mossad Cyrus Hashemi, avvicinandosi troppo alla verità, e cioè che il Mossad l’aveva eliminato. Sapendo che Bazroft sarebbe stato visto da Baghdad come una spia straniera, dopo l’atto di terrorismo del Mossad presso l’impianto bellico, l’inviò in Iraq. Saddam abboccò e Bazroft fu impiccato come spia creando un incidente internazionale ancora più grande. Per velocizzare le cose, il Mossad diffuse documenti segreti sui programmi bellici iracheni presso l‘ABC News. I mercanti di armi di Stati Uniti e Israele commisero l’omicidio durante la guerra. Gli Stati Uniti si rifiutarono di fornire pezzi di ricambio ad entrambi, in modo che quando un sistema d’arma si rompesse in Iran o Iraq, ci si aspettava che ne acquistassero uno del tutto nuovo. Tale politica rafforzò le industrie della difesa degli Stati Uniti e assicurò che le armi malfunzionanti non potessero essere riparate sul campo di battaglia, vanificando in tal modo l’impulso che l’offensiva aveva raggiunto. Ciò contribuì a mantenere la guerra in continuo stallo. Il ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon sfruttò il conflitto per bombardare gli impianti nucleari di Baghdad nel 1981. Nel 1982 Sharon dichiarò che Israele si era schierato con l’Iran, ma le sue parole esatte sono più rivelatrici. Sharon dichiarò a una conferenza di Parigi, che “Israele ha interesse vitale nella continua guerra nel Golfo Persico e nella vittoria dell’Iran”. Nel 1986 l’ex-direttore generale del Mossad Aharon Yariv espresse la posizione di Stati Uniti e Israele più succintamente, quando dichiarò senza mezzi termini, “Sarebbe un bene se la guerra Iran/Iraq finisse con un pareggio, ma sarebbe meglio se continuasse“.

Note
[1] Behold a Pale Horse. William Cooper. Light Technology Press. Sedona, AZ. 1991. p.81
[2] Ibid. p.83
[3] The Outlaw Bank: A Wild Ride into the Secret Heart of BCCI. Jonathan Beaty and S.C. Gwynne. Random House. New York. 1993. p.268
[4] The Spotlight. June 1997
[5] BBC World News. January 2002
[6] The Great Heroin Coup: Drugs, Intelligence and International Fascism. Henrik Kruger. South End Press. Boston. 1980. p.217
[7] The Reign of the Ayatollahs: Iran and the Islamic Revolution. Shaul Bakhash. Basic Books, Inc. New York. 1984. p.193
[8] Iraq and Kuwait: A History Suppressed. Ralph Schoenman. Veritas Press. Santa Barbara, CA. 1990. p.21
[9] Beyond the Storm: A Gulf Crisis Reader. Phyllis Bennis and Michel Monshabeck. Olive Branch Press. Brooklyn, NY. 1991. p.31
[10] Iraq Since 1958: From Revolution to Dictatorship. Marion Farouk-Sluglett and Peter Sluglett. I.B. Tauris & Company, Inc. 1990. p.260
[11] “The Gulf Between Pretense and Reality”. Larry Everest. In These Times. 7-20-88. p.9
[12] “The Arming of Saudi Arabia”. Frontline. PBS. 2-16-93
[13] The Gulf: Scramble for Security. Raj Choudry. Sreedhar Press. New Dehli. 1983. p.108
[14] March to War. James Ridgeway. Four Walls Four Windows. New York. 1991. p.13
[15] Everest. p.9
[16] Frontline

iran_iraq_warDean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Casa Bianca scuote il mondo

Vladimir Odintsov New Oriental Outlook 29/04/2014
nsa-echelonLa predilezione di sempre della Casa Bianca nel sottoporre il mondo e le nazioni di varie regioni a convulsioni e disturbi è ben nota. Dal 1989 Washington ha iniziato attivamente la ricerca dei modi per mantenere la sua influenza in tutto il mondo. E se la sua strategia in quelle prime fasi non ha manifestato un atteggiamento belligerante e messianico chiaramente articolato, un tale atteggiamento è apparso decisamente evidente con l’ascesa al potere di Bush il Giovane, la cui aperta aggressione ha preso tutti di sorpresa. Nell’era dell’amministrazione George W. Bush, i suoi disturbi organizzati nell’ordine mondiale sempre più spesso presero la forma di guerre e aggressioni armate, come le invasioni di Afghanistan (nel 2001) e Iraq (nel 2003), e la creazione di un completo sistema di difesa missilistica nazionale (a partire dal 2001). Il mondo fu ulteriormente scosso il 29 gennaio 2002 dall’annuncio del presidente statunitense di “rivelazioni” nel suo discorso annuale al Congresso degli Stati Uniti e la proclamazione della guerra contro il cosiddetto “Asse del Male”, i Paesi che secondo la Casa Bianca sponsorizzano il terrorismo, tra i quali furono menzionati i seguenti Stati, ritenuti congeniali all’amministrazione di Washington: inizialmente Iraq, Iran e Corea democratica, in seguito si aggiunsero Cuba, Libia e Siria. Dopo l’Afghanistan e l’Iraq, le peggiori convulsioni generate dagli Stati Uniti furono dirette contro Libia e Siria, anche dopo l’elezione del presidente Obama. Tuttavia, l’uso diretto della propria forza militare e la sponsorizzazione dei movimenti di protesta non sono le uniche forme adottate nello sforzo attivo della Casa Bianca, in questi ultimi anni, per sostituire i regimi che trova opinabili e sottometterli ad altri governi. Washington e l’arsenale della CIA hanno recentemente dato priorità crescente agli “esperimenti scientifici” condotti dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), così come alla ricerca segreta dai recenti sviluppi significativi nel cambiamento climatico globale, che hanno avuto effetti devastanti sull’economia e il generale tenore di vita dei cittadini in molti Paesi del mondo, in particolare in Asia Sud-Orientale, Africa, America Latina ed Europa. Nel settembre 2009, su iniziativa di Leon Panetta, allora direttore della CIA, uno speciale centro sul cambiamento climatico e la sicurezza nazionale fu creata nell’Agenzia. Significative quantità di risorse furono messe da parte e continuano ad essere messe a disposizione per il finanziamento di tale programma, che in nessun modo li usa per il bene della popolazione delle regioni che hanno sofferto di disturbi climatologici negli ultimi anni. Recentemente non è raro che disastri nazionali (soprattutto nei Paesi dell’Asia e dell’America Latina) si verifichino a seguito di convulsioni causate da attività sismica.  Nel marzo di quest’anno, forti terremoti hanno avuto luogo in Cile, Nicaragua, Giappone e Cina, con scosse di assestamento che hanno provocato danni in Grecia, Francia e molti altri Paesi. A gennaio, Nuova Zelanda e Giappone sono stati colpiti, come Indonesia, Filippine e Perù poco prima. E’ sorprendente, considerando gli sviluppi contemporanei nel campo della scienza e la perfezione dei mezzi per prevedere il rischio di attività sismica naturale, che tali eventi sembrino inaspettati facendo pensare a “destino crudele” o “mano crudele”, testando immediatamente la volontà e la resistenza della popolazione delle nazioni dell’America latina e dell’Asia. Speculare su tale “mano crudele” dietro questi avvenimenti, non può non ricordarci dei tanti annunci sui media della Francia e di altri Paesi con cui l’attenzione è stata ripetutamente attratta dall’esistenza in Australia (nei pressi di Alice Springs) di una base militare segreta della CIA chiamata Pine Gap, che ha a sua disposizione armi sia climatiche che sismiche.
Pine_Gap_AUCome è stato notato in rapporti pubblicati sulla base, più di 800 statunitensi vi lavorano, in prevalenza agenti dei servizi segreti degli Stati Uniti, NSA o CIA. Dati di riferimento della base indicano che è stata progettata  per le comunicazioni con i satelliti spia statunitensi e la ricezione dei loro dati di intelligence raccolti da diverse regioni del mondo. E’ curioso che la base non disponga di un proprio aeroporto e si trovi ad una notevole distanza da altre aree abitate. Allo stesso tempo, secondo le innumerevoli dichiarazioni della popolazione locale, notevoli quantità di cibo e vari accessori vengono regolarmente trasportati a Pine Gap attraverso l’aeroporto situato a 16 km, sufficiente a sostenere il funzionamento autonomo della piuttosto imponente cittadina sotterranea. Gli autori di un lavoro pubblicato su Pine Gap furono sorpresi nel scoprire che neanche i parlamentari australiani possiedono informazioni precise sulla natura delle attività della base segreta degli Stati Uniti. Tuttavia, secondo i dati di altri periodici australiani e statunitensi, è noto che direttamente sotto il territorio della base ci sia una grotta che si estende per più di otto chilometri di profondità verso il centro della terra. Questo fatto ha portato molti esperti a sospettare che i servizi di sicurezza statunitensi possono sfruttare questa singolarità naturale per lo sviluppo nella grotta di un’antenna a bassa frequenza che mediante l’uso di un’onda ad alta potenza generata attraverso la crosta terrestre, sia capace di scatenare terremoti e tsunami, utilizzata da Washington come arma sismica. Vari studiosi di tutto il mondo hanno già ripetutamente documentato la possibilità di sviluppare e utilizzare un’arma sismica. Già nel 2000, in occasione dell’Assemblea della Salute di Popoli nel dicembre 2000 a Dhaka, la dottoressa Rosalie Bertell riferì della possibilità che i servizi di sicurezza statunitensi possano sviluppare armi climatiche e sismiche.
Al momento del terremoto di Haiti nel 2010, molti osservatori che indagavano sulle cause di quel disastro sospettarono che Washington potesse aver usato un’arma sismica per provocarlo. Alla fine, però, nessuna richiesta venne fatta dalla comunità internazionale riguardo questo argomento. Né qualsiasi confutazione conclusiva di tali sospetti fu offerta da Washington, né allora né dopo. Nel frattempo, il mondo continua a tremare per la politica estera e gli “esperimenti scientifici” della Casa Bianca, che posa da “baluardo della pace e della democrazia”. Ma come possono quei civili che muoiono a causa delle operazioni militari segrete e speciali organizzate dalla Casa Bianca approvare le azioni di Washington o dei suoi soldati occulti? E gli Stati Uniti sono davvero un baluardo dopo tutto?

Pine_Gap_by_SkyringVladimir Odintsov, osservatore politico, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora