Washington non ha i mezzi per vincere in Siria

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 21.04.2018Mentre l’amministrazione Trump e i suoi alleati Francia e Regno Unito dichiaravano l'”attacco aereo coordinato” sulla Siria un successo, “missione compiuta”, uno sguardo più attento rivela che l’attacco, lungi dal successo, non è null’altro che la conferma che l’agenda degli Stati Uniti in Siria era e continua ad essere il cambio di regime, un’agenda che ha subito un drastico fallimento e non ha alcuna possibilità. In effetti, l’ultimo attacco conferma che gli Stati Uniti ora non hanno una strategia sulla Siria. L’assenza di strategia ancora una volta indica che gli Stati Uniti hanno perso in Siria e che non hanno abbastanza forze sul campo, ovvero gruppi di agenti per influenzare la situazione. Anche se gli Stati Uniti lo desideravano, l’attacco e il suo esito hanno ancora dimostrato che tali attacchi non possono e non cambieranno l’equilibrio interno di potere, attualmente detenuto dalla Russia sostenuta dagli alleati. E se l’amministrazione Trump sperava che l’attacco missilistico, per quanto coordinato e pianificato, contro un “regime malvagio” avrebbe suscitato una nuova rivolta in Siria, non è accaduto. Quindi, la domanda: cosa ha apportato l’attacco per rafforzare la posizione degli Stati Uniti in Siria? Niente di encomiabile! Ma rivela i piani futuri degli Stati Uniti. D’altra parte, l’attacco era un messaggio ai cosiddetti “ribelli” e gruppi jihadisti a continuare a terrorizzare la Siria, mentre gli Stati Uniti continueranno a fornirgli supporto aereo occasionale oltre a inviare armi. Se tale approccio, ironia della sorte, è nella migliore delle ipotesi contraddittorio, in quanto contrario all’obiettivo dichiarato dall’amministrazione Trump di combattere e sconfiggere lo SIIL, mostra anche che continuando a bersagliare la Siria con tali attacchi aerei, gli USA vogliono impedire alle forze siriane di liberare il territorio preso da SIIL e altri gruppi di agenti e jihadisti finanziati dall’estero. In altre parole, mentre Stati Uniti ed alleati non sono riusciti a “cacciare Assad”, il piano per spartire la Siria sul “modello bosniaco” è ancora attivo, continuando a prenderla di mira con tali attacchi; l’intenzione è d’indebolirne la capacità di liberare il territorio perduto, circa il 30 per cento ancora sotto il controllo diretto e indiretto degli Stati Uniti. Mentre gran parte del territorio controllato dagli Stati Uniti si trova nella regione nord-orientale coi giacimenti petroliferi da cui proveniva il 90% della produzione petrolifera pre-bellica, ma che attualmente non produce abbastanza petrolio per mantenere un governo locale, non è il nord-est a cui Stati Uniti ed alleati sono veramente interessati; sono le Alture del Golan, che Israele occupò illegalmente nel 1981, e che ora punta a prendersi il resto. Ci sono almeno due ragioni importanti per Israele e Stati Uniti per occupare questa regione. Primo, usarla come cuscinetto contro Hezbollah ed Iran, e poi le risorse petrolifere appena scoperte che interessano molto il connubio USA-Israele, costantemente prese di mira dalle forze israeliane negli ultimi mesi. La suddivisone della Siria consentirebbe pertanto a Israele di annettersi le alture del Golan.

Il piano funzionerà?
Ma tale suddivisione sarebbe possibile per Stati Uniti ed alleati, o tale piano avrà lo stesso destino della missione di cacciare Assad? L’attacco aereo USA alla Siria, col sostegno militare di Regno Unito e Francia e riconoscimento diplomatico d’Israele, rivelava anche che le maggiori configurazioni regionali ed extra-regionali avvengono non solo sul fronte occidentale, ma anche su quello orientale, il più importante è tra Russia e Cina sulla questione siriana. Ciò è abbastanza evidente dal modo in cui il governativo Global Times dipingeva lo scenario denunciando gli Stati Uniti per le loro azioni drastiche. Un editoriale descriveva l’attacco e il suo pretesto degli Stati Uniti come inventato, un’ulteriore prova che gli Stati Uniti giustificano gli interventi con “motivi ingannevoli”, mostrando “disprezzo per capacità militari e dignità politica della Russia”. Sebbene i molteplici interessi della Cina in Siria non possano essere ignorati, l’approccio della Cina allo scenario attuale riflette quanto sia vicina alla prospettiva russa e che un’alleanza strategica formale tra Russia e Cina sulla Siria non va semplicemente esclusa. Ciò è particolarmente vero perché, come GT dichiarava, Stati Uniti ed alleati cercano di mostrare la “forza dell’occidente” al resto del mondo. “Forse persino Trump e la sua squadra non hanno idea di cosa vogliano in Siria. Potrebbero voler mostrare la potenza di Stati Uniti e occidente, inviare un avvertimento ai potenziali oppositori e rafforzare l’unità dell’occidente”, affermava l’editoriale. Qui è evidente che la politica degli attacchi degli Stati Uniti e l’obiettivo di dividere la Siria in sfere d’influenza sono autolesionistiche portando al riavvicinamento tra Russia e Cina, presenti direttamente in Siria, e rendendo molto più difficile a Stati Uniti ed alleati raggiungere i loro obiettivi. La Cina, come pure Russia, Turchia e Iran, notano correttamente che la ‘politica missilistica’ degli Stati Uniti e l’aggressione d’Israele faranno della Siria l’innesco di una conflagrazione maggiore, richiedendo una risposta adeguata che impedisca alle potenze occidentali d’allargare l’instabilità dal Medio Oriente all’Asia centrale e orientale.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La rivoluzione dei raid in Siria, la fine della superiorità USA

John Helmer, 18 aprile 2018

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non intendeva iniziare una rivoluzione. Il Presidente Vladimir Putin ha cercato di persuaderlo a non farlo. Ma il 14 aprile la rivoluzione fu lanciata da aerei da guerra, navi di superficie e un sottomarino statunitensi. Il risultato è che gli Stati Uniti non possono più contare sulla superiorità aerea in una qualsiasi parte del mondo in cui operano le difese aeree sostenute da sistemi di comando e controllo russi. Senza superiorità aerea, gli Stati Uniti non hanno moltiplicatori di forze sul terreno del Pentagono nell’entità necessaria per attaccare; cioè, il rapporto tra uomini e potenza di fuoco che il Pentagono calcola per assicurarsi che i nemici sul terreno siano sconfitti. Questo è rivoluzionario e s’impone immediatamente su ogni fronte della guerra: il confronto russo con la NATO; il fronte Corea-Giappone; lo stretto di Taiwan e il Mar Cinese Meridionale per la Cina; e l’Oceano Indiano per India e Pakistan. I trattati che promettono agli alleati degli Stati Uniti che un attacco contro di essi ne causerà il sostegno militare per la difesa collettiva, Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico (NATO), Articolo 4 dell’Australia New Zealand US Treaty (ANZUS), Articolo 3 del Trattato interamericano di assistenza reciproca (Rio) e i trattati di mutua difesa con Giappone, Filippine, Corea del Sud, Taiwan, Pakistan e Israele, sono lettera morta. Così assieme a shock e stupore, era la dottrina di guerra degli USA contro i popoli senza difese allo standard russo. La versione ufficiale del Pentagono dell’attacco del 14 aprile alla Siria, guidato dal tenente-generale del Corpo dei marine Kenneth McKenzie, può essere letta qui. Il video di presentazione di ciò che il portavoce del Pentagono chiamava “Happy Saturday“, con immagini e mappe dei bersagli, può essere visto qui. Il Ministero della Difesa russo ebbe due briefing, il 14 aprile del portavoce dello Stato Maggiore Tenente-Generale Sergej Rudskoj; con testo e immagini qui, e il 16 aprile del portavoce del Ministero della Difesa General-Maggiore Igor Konashenkov. Poiché è in gioco tanto per la futura strategia militare nella valutazione dell’attacco del 14 aprile, e nel coordinamento tra le forze di entrambe le parti, le discrepanze tra i resoconti ufficiali sono molto ampi. Esagerata sui media di tutte le parti, la verità richiederà tempo per chiarirsi. Le differenze principali sono: La Russia dice che c’erano 8 obiettivi, la maggior parte basi aeree siriane. Gli Stati Uniti dicono che erano 3, tutti siti da guerra chimica.
La Russia dice che 103 missili furono sparati da aerei, navi e sottomarini; gli Stati Uniti dicono 85. La differenza sembra essere spiegata da Regno Unito e Francia che avrebbero lanciato 18 o 19 missili aria-terra. La Russia dice che 112 missili terra-aria furono sparati contro i missili in arrivo, Buk, Osa, Strela, Pantsir, Kvadrat, S-125 e S-200, il cui tasso d’intercettazione veniva riportato da Konashenkov. Il tasso complessivo di successi fu del 69%; gli Stati Uniti dicono zero. Fonti militari russe dicono che gli Stati Uniti non hanno usato jamming e soppressione elettronica (ECM) contro i sistemi di difesa aerea siriani; il Pentagono afferma che i velivoli ECM furono schierati sia sul fronte d’attacco orientale (Mediterraneo) e occidentale (Golfo Persico, Mar Rosso). Ciò fu ripetuto dai media israeliani. Fonti russe aggiungono che i sistemi ECM delle navi militari statunitensi impegnate nell’operazione erano troppo lontani dalle difese siriane per essere utili. Se il tasso d’intercettazione fu del 69%, come sostiene la Russia, è stata una delle più grandi vittorie della difesa aerea su attacchi missilistici mai registrata. Se tre bersagli furono distrutti con una precisione del 100%, senza rilascio di sostanze chimiche, vittime e danni collaterali, questo fu il migliore rapporto tra potenza di fuoco e distruzione mai ottenuto dai militari statunitensi. Le incertezze irrisolte, così come le probabilità, si sommano nello stesso modo per gli analisti militari russi. “Uno strano ombrello”, così Ilija Kramnik, analista militare delle Izvestija, intitolava il suo pezzo. Gli Stati Uniti evitavano ogni obiettivo difeso dalla Russia, attaccando obiettivi che non erano difesi da Pantsir ed altri sistemi missilistici consegnati alla Siria nelle ultime settimane. Raggio di rilevamento, velocità di coordinamento ed efficacia del controllo del tiro tra esercito russo e controparti siriane non ebbero tale livello operativo in precedenza. Al Ministero della Difesa, Konashenkov riconosceva che il sistema S-200 aveva lanciato 8 missili senza che colpissero nulla. Questo, spiegano le fonti russe e il Ministero della Difesa, perché l’S-200 era progettato per combattere aerei, non missili. L’S-125 siriano, secondo Konashenkov, ebbe più successo, sparando 13 missili, intercettando 5 bersagli. Ciò fu ottenuto, dicono le fonti russe, perché l’S-125 siriano era stato potenziato da specialisti bielorussi. Gli S-300, che operano in Iran e Cipro, e l’S-400, che protegge le basi aerea e navale russe in Siria, e che la Turchia acquista, possono colpire aerei e missili. Questa è la svolta della difesa siriana contro Israele, se verrà consegnato l’S-300 come il Ministero della Difesa russo ora propone. Igor Korotchenko, direttore della Rivista Difesa Nazionale di Mosca, ritiene che l’esito del 14 aprile sia la conferma dell’efficacia della difesa russa contro le armi più avanzate statunitensi. “Beh, se anche i vecchi sistemi sovietici da difesa aerea in Siria respinsero gli attacchi missilistici contrastando i moderni aerei statunitensi e israeliani, penso che gli ultimi sistemi russi di difesa aerea siano più efficaci. Ma la chiave del successo è l’addestramento degli operatori di questi sistemi. Ora acquisiscono l’esperienza necessaria in Siria“. In breve, è una valutazione russa che gli statunitensi abbiano lanciato un’armata spazzata via dal vento russo. Ma Korotchenko avverte che la lezione che gli statunitensi trarranno sarà la dottrina sorpresa e sciame. Sciame significa moltiplicazione delle forze d’attacco da ogni direzione contemporaneamente in numeri tali da penetrare anche il più denso schermo difensivo. È il contrario di precisione ed intelligenza, come i funzionari statunitensi amano descrivere i loro attacchi. “Naturalmente, se gli Stati Uniti lanciano un numero elevato di missili con la tattica degli sciami, penetreranno il sistema difensivo. Il risultato, direi, sarebbe più efficace, soprattutto se usano anche sistemi di soppressione radioelettronica (ECM). Questa volta in Siria non l’hanno usati, quindi la difesa aerea siriana fu efficace“. Gli analisti russi giudicano che se lo sciame è la probabile tattica statunitense, la sorpresa è contraddetta perché più grande è lo sciame, più è il tempo necessario per prepararlo e più tali preparativi diventano prevedibili. Questo, secondo il Ministero della Difesa e il Presidente Vladimir Putin, è l’interpretazione russa del pre-posizionamento statunitense delle batterie missilistiche in Polonia e Romania, sulle navi della Marina statunitense nel Mar Nero, così come di armamenti negli Stati baltici. Per l’avvertimento di Putin sulla “linea da non oltrepassare”, si legga qui.
Mentre i risultati tattici dell’attacco del 14 aprile continuano a essere dibattuti con nuove prove, l’operazione statunitense ha rimosso l’incertezza strategica della leadership militare russa nel dibattito con Putin. Lo Stato Maggiore è convinto che gli Stati Uniti siano in guerra con la Russia su tutti i fronti e pronti ad attaccare. Di conseguenza, la Russia deve prepararsi a difendersi finché gli Stati Uniti perderanno il vantaggio della sorpresa e dello sciame, perdendo anche le proprie forze. Tale difesa richiede alla dottrina russa la sorpresa sulla linea rossa in modo che, una volta superata, gli Stati Uniti non possano essere sicuri di poter sconfiggere le difese russe, né confidare di poter difendersi dalle più recenti armi russe. La guerra dovuta ad errori di calcolo tra forze statunitensi e russe è quindi molto più vicina. “Spero”, dice Korotchenko, “che le parti decidano di comune accordo su questo conflitto, perché “guerra calda” significherebbe fine dell’umanità. E non la vogliamo“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Attacco missilistico alla Siria: stupidità e irresponsabilità

Jacques Sapir, Russeurope in Exile, 14 aprile 2018 – MondialisationStupidità; questa parola sembra la più appropriata a descrivere l’attacco missilistico alla Siria, effettuato la notte del 13-14 aprile da tre Paesi, Stati Uniti, Gran Bretagna e ahimè Francia. Tale attacco, a quanto pare, aveva effetti molto limitati. I governi siriano e russo non annunciavano vittime. Pertanto, “secondo le informazioni preliminari, nessuna vittima va deplorata tra la popolazione civile o l’Esercito arabo siriano“, dichiarava un portavoce dell’esercito russo. Inoltre, secondo una fonte ufficiale russa, un numero significativo di missili, 71 su 103, fu abbattuto dalla contraerea siriana[1]. È chiaro che tale attacco non cambia di una virgola la politica di Bashar al-Assad. Un’azione le cui conseguenze non possono essere misurate, che può essere descritta stupida. Un’azione le cui conseguenze vanno contro gli obiettivi dichiarati, è certamente stupida. Questo attacco si qualifica come stupido in tutto.

Stupidità tattica
Ricordiamo innanzitutto che, per obiettivi, tale attacco sembra essere stato molto limitato. Si parla solo di un centro “clandestino” per armi chimiche (o che si supponeva tale) e di due siti di produzione. Le installazioni militari, dove ci sono molti soldati e ufficiali russi, sembrano furono accuratamente evitate. Sembra che gli ultimi contatti tra Macron e Vladimir Putin fossero destinati a confermare ai russi che non sarebbero stati presi di mira. Ciò dimostra un certo effetto deterrente della presenza russa su Stati Uniti ed alleati. Questo effetto sarà certamente notato da diversi osservatori e Paesi che potrebbero divenire obiettivi degli Stati Uniti. Tornando all’ipotetica cifra di 71 missili abbattuti su 103. La difesa aerea russa non era entrata in azione perché le truppe russe non sarebbero state prese di mira. Questo dato è estremamente alto, anche se dovrebbe essere ridotta a circa 40 missili, date le capacità dei sistemi antiaerei dell’Esercito arabo siriano. Questi sistemi furono acquistati dall’Unione Sovietica o ne derivano. Quindi, possiamo ragionevolmente pensare che furono modernizzati nel quadro degli accordi con la Russia. Ma ciò non basta a spiegare l’alta percentuale di intercettazioni, qualcosa che l’Esercito arabo siriano non poteva fare, finora. È possibile che le truppe russe, che dispongono di sofisticati sistemi di rilevamento e puntamento in Siria, abbiano trasmesso le informazioni alla contraerea siriana permettendole d’intervenire con sorprendente efficacia. Ciò spiegherebbe il gran numero di missili distrutti; missili, che Donald Trump descrisse come “belli e intelligenti”, discendenti delle V-1 naziste [2], costosi. Un missile Storm Shadow inglese costa 800000 sterline. Se facendo arrivare 32 missili, 71 andavano persi, in altre parole se il tasso di successo era solo del 31%, ci si chiede la capacità di Stati Uniti ed alleati di condurre un’azione di disarmo (come quella contro l’Iraq nel 2003). Affinché tale campagna sia efficace, occorrono centinaia di missili che colpiscono gli obiettivi (da 400 a 1200 a seconda della complessità del sistema di difesa del Paese). Ciò equivale a 1300 – 4000 missili, nel caso di una difesa chiaramente non all’avanguardia, per 1,6 – 4,8 miliardi di dollari. È facile capire che l’efficacia della difesa aerea siriana mette in discussione il modello economico degli attacchi aerei, su cui gli Stati Uniti vivono dalla “Guerra del Golfo” del 1991. Avrebbero compiuto l’attacco, assistiti da Gran Bretagna e Francia, dimostrando che il loro modo d’azione militare è superato. Se pensavano di ripristinare una forma di deterrenza, ovviamente hanno fallito! I tre Paesi hanno effettivamente indebolito le loro posizioni sulla Siria, e ciò è una palese stupidità.

Stupidità strategica
Ma le conseguenze di tale sciopero vanno naturalmente oltre. Jean-Luc Mélenchon twittava: “Gli attacchi alla Siria sono infondati e senza mandato dell’ONU, contro di esso, senza un accordo europeo e senza il voto del Parlamento francese (…) È una vendetta degli USA, un’escalation irresponsabile” [3]. E questo è forse l’aspetto principale. Un attacco militare è un atto di guerra che va inquadrato dalla legge internazionale, o significa che solo la legge del più forte è valida. Ad oggi non sono state fornite prove sull’attacco chimico e la responsabilità del regime di Bashar al-Assad. Dato il pesante carico di menzogne e manipolazioni dei capi di Stati Uniti e Gran Bretagna, niente è scontato. Decidendo di attaccare unilateralmente e senza mandato, i capi dei tre Paesi interessati, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, hanno dimostrato quanto non gli interessi il diritto internazionale e le Nazioni Unite. Ciò può solo convincere vari Paesi ad acquisire armi nucleari per proteggersi da tali azioni. In altre parole, Donald Trump, Theresa May ed Emmanuel Macron hanno solo confermato che la proliferazione nucleare è, per alcuni Paesi, una scelta logica e inevitabile. Tuttavia, va notato che oltre alle potenze nucleari note, sono in possesso dell’arma nucleare Israele (da 200 a 250 testate), India, Pakistan e Corea democratica. Tale attacco consolerà non solo i leader di questi Paesi sulle loro scelte, ma persuaderà altri, si pensi ad Iran, Arabia Saudita, Algeria, Turchia e numerosi Paesi asiatici, ad imitare i Paesi “proliferanti”. Non esserne consapevoli dimostra un’incredibile stupidità strategica. L’attacco deciso da Donald Trump, Theresa May e Emmanuel Macron non renderà il mondo più sicuro o più giusto. In realtà sarà il contrario. Aumenta i rischi d’instabilità internazionale e immerge il mondo nel caos. Non è solo stupidità strategica, ma grossolana irresponsabilità. L’attacco fu deciso per ragioni probabilmente diverse e divergenti dai tre capi responsabili. Gli Stati Uniti potrebbero averlo considerarlo una “salva d’addio” decidendo di abbandonare la Siria. Il Regno Unito segue. La Francia si troverà in una situazione più che delicata, compromessasi cogli Stati Uniti e avendo perso credibilità e onore internazionali, in particolare nella difesa dei principi del diritto internazionale e della sovranità degli Stati. Molto chiaramente, la Francia è il Paese che di gran lunga ci perde. Che Emmanuel Macron non lo capisca è la prova che è un incapace ed inetto all’ufficio, come il predecessore François Hollande.Note:
[1] La contraerea siriano abbatte 71 missili su 103 lanciati
[2] Werrell KP, L’evoluzione dei missili da crociera, Air University Press, Maxwell Air Force Base, Alabama, 1985.
[3] Le Point

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fallito attacco missilistico: perché gli USA mentono sui loro “successi”

Alessandro Lattanzio, 15/04/2018

Il segretario PCcino ‘Ponzio Pelato’ non ha mai letto il Che fare? di Nikolaj Lenin, ma il Chi? di Alfonso Signorini.

Il Ministero della Difesa russo dichiarava che 95 dei 105 missili lanciati da Stati Uniti, Regno Unito e Francia furono intercettati dalle difese aeree della Siria, impiegando sistemi di difesa aerea S-125, Buk e Kvadrat di fabbricazione sovietica, proteggendo integralmente 4 principali basi aeree siriane; infatti. i 12 missili lanciati sull’aeroporto militare di al-Dumayr furono tutti intercettati, così come i 18 missili contro l’aeroporto militare di Bulayl, i 12 missili contro l’aeroporto militare di Shayrat, i 9 missili contro l’aeroporto militare di Mazah e i 16 missili contro l’aeroporto militare di Homs. Dei 30 missili lanciati su Barzah e Jaramana, a Damasco, solo 7 colpivano l’edificio per la ricerca farmaceutica. Ovviamente, il Pentagono, per nascondere tale imbarazzante fallimento, si esibiva nella conferenza stampa il tenente-generale Kenneth McKenzie, propalando dichiarazioni grottesche tese a nascondere i fatti e a celebrare dei successi che, se fossero veri, sarebbero le mera illustrazione di un piano operativo delirante. “Riteniamo che tutti i nostri missili abbiano raggiunto i loro obiettivi“, dichiarava McKenzie; e cosa significa tale affermazione?
1. I missili lanciati dagli USA colpivano “fabbriche e depositi di armi chimiche” senza preoccupazioni sull’eventuale diffusione di agenti chimici nelle vicine aree abitate; gli USA sapevano che non c’era nulla all’interno. Soprattutto ciò avveniva poco prima che gli ispettori sulle armi chimiche iniziassero le indagini presso Damasco.
2. Gli USA avrebbero sparato 105 missili contro solo tre obiettivi; tale affermazione si commenta da sé. Ovvero, i siriani avevano abbattuto il 90% di tali missili, perciò gli Stati Uniti parlavano di aver voluto attaccare solo i tre obiettivi che erano riusciti effettivamente a colpire, e questo con ben tre ondate di lanci di missili eseguiti con intervalli di circa un’ora…
3. Tre missili “fortunati” avevano colpito fabbriche di armi chimiche di cui gli Stati Uniti non avevano mai parlato in 7 anni (poiché erano nel territorio occupato dai terroristi fino a ieri). Volevano essere sicuri di cancellare le prove?La forza d’aggressione alla Siria era composta da 2 cacciatorpediniere e 1 incrociatore statunitensi, 1 fregata francese, 4 cacciabombardieri Tornado inglesi e 2 bombardieri B-1B statunitensi. L’incrociatore Monterrey aveva lanciato 30 missili Tomahawk, il cacciatorpediniere Higgins 23 Tomahawk, il cacciatorpediniere Laboon 7 Tomahawk, il sottomarino John Warner 6 Tomahawk, i 2 bombardieri B-1 21 missili JASSM, i 4 cacciabombardieri Tornado GR4 16 missili Storm-shadow. Si era parlato di aerei francesi, ma non è vero, poiché di francese c’erano solo i missili Storm-shadow usati dagli inglesi.Secondo gli statunitensi, i 3 impianti “obiettivi ufficiali” furono colpiti da ben 105 missili da crociera:
– 76 missili contro il centro di ricerca di Barzah, a Damasco
– 22 missili contro una non ben definita struttura “chimica”
– 7 missili contro un non ben definito “bunker chimico”
Gli ultimi due si trovavano fino a pochi giorni prima in territorio controllato dai terroristi armati e finanziati da USA, Regno Unito, Francia, Qatar, Turchia ed Arabia Saudita…
Il Centro ricerche di Barzah:Ciò che McKanzie diceva era che questi 3 edifici del centro furono colpiti da 76 missili da crociera!!! “Affermazione ridicola e senza la minima credibilità”. Sarebbero stati colpiti nel modo seguente:In Siria furono attaccate strutture simili con un missile da crociera per edificio. Si può pensare di voler essere sicuri? 2 o 3 andavano bene per edificio; ma qui gli Stati Uniti affermano di averne lanciato 76 contro 3 edifici…
Gli altri due obiettivi attaccati, secondo gli Stati Uniti, erano un deposito ad Him Shinshar:Sempre secondo gli statunitensi, la struttura sarebbe stata colpita da 22 missili da crociera!!! Altra affermazione ridicola e senza la minima credibilità. Tanto più che a differenza di Barzah, si trattava di 3 capannoni in lamiera, cioè strutture fragilissime. Un missile per struttura bastava. Per capire di cosa si parla, si guardi questa foto elaborata per mostrare cosa significherebbe lanciarvi 22 missili da crociera:Come si può vedere dalle immagini satellitari, gli Stati Uniti mentono quando affermano che il sito fu colpito da 22 missili da crociera.Il terzo dei bersagli attaccati, secondo gli Stati Uniti, era il bunker “chimico” di Him Shinshar:Secondo gli statunitensi, l’installazione sarebbe stata colpita da 7 missili da crociera!!! Ancora un’affermazione senza la minima credibilità. Ecco la foto ritoccata per mostrare cosa significherebbero 7 missili da crociera su quest’installazione:Come si può notare non ci sono 7 impatti di missili da alcuna parte.In realtà, la difesa aerea siriana è interconnessa con quella russa che, attraverso i sistemi di collegamento, incrementava l’efficienza della difesa aerea della Siria basata sui sistemi aggiornati Buk, Pantsir, S-200 e S-125 Pechora-M, coordinati da moltiplicatori di forza come aerei AWACS, sistemi ECM, sistemi radar e sistemi delle navi russe. Ad esempio, gli inglesi avevano lanciato i loro missili su Homs, ma furono tutti abbattuti dai sistemi di guerra elettronica siriani. Gli inglesi vi perdevano 50 milioni di dollari di armamenti, e senza colpire nulla. Infine, i sistemi di difesa aerea siriani impiegati per abbattere i missili da crociera statunitensi furono i seguenti: Pantsir-S1, Buk-M2E, S-125/S-125M, Osa, S-75 e cannoni antiaerei, che riuscivano ad abbattere circa 97 missili. Non furono impiegati i missili S-200.Conclusione
Ma ciò che infastidisce più di tutto sono gli espertidiminkia, dai generaloni della NATO-in-pensione-e-in-TV, agli esperti in geominkiate di regime, ospiti fissi dei talk show piddiotizzanti, fino ad arrivare al circo delle pulci neo-ottomaniaci, i paggetti erdoganisti pseudo-eurasiatici che mentre abbaiano contro Egitto e India, che condannano l’aggressione alla Siria, osannano il sultano pazzo Erdogan che invece partecipava a tale aggressione alla Siria. Ebbene, tale ammasso di ciarpame, pur avendo sbattuto la faccia contro i fatti (dalla testa dura) e non sapendo come rigirarsi tale sonora pedata al culo ricevuta dal popolo e dall’esercito della Siria, cerca ogni modo di deformare i fatti e giustificare le proprie avventatezze ideologiche scalando pareti vetrate di grattacieli, pur di non dire che i supermen che albergano al Pentagono, come insegna la propaganda di Raiset-La47, hanno racimolato l’ennesima bastonata, travisata sempre da vittoria dalla suddetta propaganda, con tanto di coretto di corvi catastrofisti filo-imperialisti che, camuffati da eterni finti filo-russi e filo-siriani, sempre denigrano la Russia per l’“immobilismo” mostrato in Siria.
Un esempio? Sono i geniacci che ci dicono che l’attacco era ‘concordato’ tra Trump e Putin; ebbene tale scherzo comprendeva 105 missili da crociera, al modico prezzo di 1,5 milioni di dollari al pezzo. Si facciano i calcoli, e si dica che tale spesa era solo intesa a tirar su uno ‘scherzo’ che copre di ridicolo il Pentagono, la NATO, i governi di tre potenze occidentali, il complesso militar-industriale degli USA, l’intero apparato mediatico del ‘libero’ occidente, ecc.; e non si badi a cosa certi “communists”, col vitalizio e sempre in prima linea nei talk shaw berlusconiani, arrivano a dire (“i russi hanno disattivato le difese antimissile in Siria”) pur di denigrare l’operato dell’alleanza russo-siriana e celebrare i “successoni” immaginari degli USA. Non possono che dire questo, pena l’esclusione dai salotti televisivi da dove condurre una novella immaginosa ‘rivoluzione d’ottobre’…
L’unico scherzo in tutto questo, non è l’attacco missilistico alla Siria, ma l’indecoroso spettacolo messo su da tale torma di geocazzari d’ogni risma e tendenza, affratellati dal comune odio per la Russia e dal tentativo di salvare il grugno lesionato di Trump; nonostante perfino il segretario alla Difesa Mattis e il Capo di Stato Maggiore statunitense Dunford, relazionando sull’attacco missilistico, abbiano chiarito che qualsiasi responsabilità su tutto questo, anche futura, ricadeva solo su Trump, con implicita presa di distanza.Fonti:
Analisi Militares
Bolshaja Igra
The Duran
Wail al-Russi

L’imbarazzante difesa antimissili degli USA

Moon of Alabama, 26 marzo 2018Nel nuovo budget della difesa da 700 miliardi di dollari, il Congresso degli Stati Uniti ha stanziato altri soldi per la difesa missilistica degli Stati Uniti: “Il Pentagono avrebbe speso un altro miliardo di dollari su due sistemi di difesa missilistica della Lockheed, portando gli stanziamenti per l’Agenzia di difesa missilistica a 11,5 miliardi di dollari”. Altro denaro dei contribuenti degli Stati Uniti sarà dato anche agli appaltatori della difesa missilistica d’Israele: “Il Congresso ha aumentato drasticamente il budget per i programmi di difesa missilistica israeliana di 148 milioni dollari includendo lo sviluppo di Iron Dome e Arrow 3”. “Sono lieto ed entusiasta di annunciare che il Congresso degli Stati Uniti ha approvato la somma record per il programma di difesa missilistica israeliano: 705 milioni di dollari nel 2018!” Annunciava il ministro della Difesa Avigdor Liberman.
Due incidenti la scorsa notte dimotrano ancora una volta che la difesa missilistica è uno spreco di denaro. Non funziona quasi mai. La difesa missilistica strategica, che gli Stati Uniti costruiscono per abbattere i missili intercontinentali, non proteggerà dalle nuove armi che la Russia e altri sviluppano. L’esercito statunitense lo riconosce. Dopo che Putin annunciava i nuovi sistemi d’arma, l’amministrazione Trump alzò bandiera bianca, improvvisamente chiedendo nuovi colloqui sul controllo delle armi.
La scorsa notte l’esercito yemenita lanciava sette missili balistici contro l’Arabia Saudita. Tre sulla capitale Riyadh, e quattro su obiettivi militari e infrastrutturali. A Riyadh le forze saudite hanno sparato numerosi missili terra-aria Patriot affermando di aver intercettato i missili yemeniti. Il sistema Patriot Advanced Capabilities-2 (PAC-2) saudita è prodotto dalla società statunitense Raytheon che assume anche ex-militari statunitensi come “Patriot Battery Systems Technician Field Engineers” per gestire i sistemi sauditi. Le precedenti rivendicazioni saudite su intercettazioni riuscite si sono rivelate false. Le piccole testate dei missili yemeniti si separano dal corpo e sono difficili da rilevare. Gli Stati Uniti hanno fornito sistemi che mirano sul corpo vuoto del missile. Questa volta vari video da Riyadh mostrano che almeno sette intercettori furono lanciati contro i tre missili in arrivo. Almeno due intercettori fallivano in modo catastrofico. Gli altri cinque sembravano autodistruggersi in volo. Non vi è alcun segno di alcuna intercettazione. Uno degli intercettori Patriot esplose prematuramente durante il decollo. I rottami in fiamme coprirono il terreno.

Un altro intercettatore Patriot virava colpendo il terreno a qualche centinaio di metri di distanza dagli spettatori:

Inevitabilmente sono seguiti alcuni commenti irridenti :
Jeffrey Lewis @ArmsControlWonk
Quando il tuo PAC2 si radicalizza e ti accende…

Haykal Bafana @BaFana3
Persino i missili Patriot sauditi sanno chi è il vero nemico: tornano a terra bombardando l’Arabia Saudita.

agitpapa @agitpapa
Come dovrebbe funzionare un vero patriota, uccidere i tizi responsabili dell’11 settembre invece di servirli.

Gli altri missili della difesa sembravano essersi auto-distrutti presumibilmente dopo aver perso il contatto col bersaglio. Ciascuno di tali missili MIM-104C Patriot costava circa 2-3 milioni di dollari. I sauditi dicono che un uomo rimase ucciso e due feriti nell’attacco yemenita. È più probabile che fossero vittime della difesa missilistica.
In un’altra notte, l’incidente missilistico israeliano con il lancio di una ventina degli intercettatori dell’Iron Dome pagato dagli statunitensi contro presunti missili lanciati dalla striscia di Gaza: “Lo scudo antimissile israeliano Iron Dome intercettò un certo numero di razzi lanciati dalla Striscia di Gaza, secondo i media israeliani, dopo che le sirene avvertivano dal territorio palestinese controllato da Hamas”.

Tale rapporto si rivelò essere falso. Diversi video mostrano i missili della difesa esplodere in un lampo in aria. Tali esplosioni furono interpretate come intercettazioni riuscite, ma di solito si tratta dell’auto-distruzione programmata che impedisce ai rottami dei missili di cadere sulla gente sotto. In effetti alcun missile sparato dall’esercito israeliano ha distrutto bersagli, in quanto non ce n’erano: “Multipli falsi allarmi esplosero nei consigli regionali di Hof Ashkelon e Sha’ar HaNegev e nella città meridionale di Sderot, domenica sera, mentre la difesa missilistica Iron Dome scambiava proiettili dalla Striscia di Gaza per una salva di missili. I consigli regionali originariamente riferirono che il sistema anti-missile Iron Dome avrebbe intercettato ogni razzo. Tuttavia, le IDF confermarono che nessuna salva era stata sparata contro Israele. Nessuna salva fu sparata sul territorio dello Stato di Israele. La situazione a Gaza è normale. Le intercettazioni del sistema Iron Dome si attivarono a causa di alcuni proiettili dalla striscia. Niente era caduto nel territorio israeliano. Controllava anche se mortai o razzi fossero stati sparati“, si legge nella dichiarazione. Prima del chiarimento dell’IDF, i consigli regionali dissero ai residenti di rimanere al riparo. Ogni missile dell’Iron Dome costa almeno 50000 dollari. L’IDF aveva appena speso 1000000 di dollari dei contribuenti statunitensi perché un sistema “ipersensibile” aveva scambiato il tiro di un fucile casuale per dei razzi su Israele.
La difesa missilistica strategica degli Stati Uniti è contro i missili a lungo raggio. I sistemi Patriot in Arabia Saudita dovrebbero difendere dai missili balistici a medio raggio. I sistemi israeliani Iron Dome dovrebbero difendere dagli attacchi missilistici a corto raggio. I tre sistemi sono ovviamente incapaci di adempiere al loro compito, dimostrando che la difesa missilistica è proibitivamente costosa. Il costo di ciascun intercettore della difesa missilistica è diverse volte il costo del missile attaccante. Il numero di intercettori è limitato e i sistemi possono essere esauriti e sopraffatti da salve di finti razzi dal basso costo e seguiti da un attacco reale. L’anno scorso i sauditi furono spinti dall’amministrazione Trump ad acquistare il nuovo sistema di difesa antimissile d’aerea ad alta quota (THAAD): “Il pacchetto siglato includerebbe 44 lanciatori THAAD, 360 intercettori, 16 gruppi tattici mobuli di controllo tiro e comunicazioni e 7 radar AN/TPY-2 , insieme alle relative attrezzature di supporto e addestramento”. Questo nuovo sistema dovrebbe difendere l’Arabia Saudita dai missili balistici iraniani. Ma secondo un’analisi sudcoreana, il sistema di difesa missilistico THAAD ha lo stesso problema del Patriot. Può essere facilmente ingannato da inganni economici e tende a colpire il corpo del missile mancando la testata separatasi che semplicemente continua il volo sul bersaglio. Quando il principe-buffone saudita visitò Washington, la settimana scorsa, il presidente degli Stati Uniti diede uno spettacolo imbarazzante su tali vendite. I sauditi dovranno pagare circa $ 15 miliardi per il fondamentalmente inutile sistema THAAD. “Questo è uno scherzo per voi” disse Trump. Ma i cittadini sauditi potrebbero non essere d’accordo con tali scherzi. Apparentemente, il principe-pagliaccio non ne era divertito. Ma cosa fare? Se smette di comprare le inutili armi statunitensi, il borg di Washington lo “cambierebbe” in pochissimo tempo.
L’attuale difesa missilistica non è economicamente sostenibile. I limiti della fisica lo rendono facile da violare. Ma i sistemi hanno ancora un loro scopo. Per i politici statunitensi sono un modo facile di dare i soldi dei contribuenti ai proprietari dell’industria della difesa. Per il governo israeliano sono uno strumento psicologico (pagato dagli Stati Uniti) per impedire al proprio popolo di protestare contro le conseguenze della rapina sionista. I sauditi li vedono come un inevitabile pizzo. I fallimenti pubblici della difesa missilistica mettono in pericolo tali scopi. Se il pubblico crede che la difesa missilistica non funziona, la truffa decade. Qualsiasi futura vendita va quindi condizionata dalla promessa di non utilizzare mai il sistema acquistato.Traduzione di Alessandro Lattanzio