F-35, letale ‘velociraptor’ o facile preda di Russia e Cina?

C’è ragione di credere che sia la seconda, l’aereo presunto furtivo ha una firma agli infrarossi gigantesca
Dave Majumdar The National Interest 11 luglio 2016150915121028-f-35-wasp-test-3-super-169L’alto ufficiale dell’aviazione dei marines degli Stati Uniti ha dato una valutazione ottimistica del Lockheed Martin F-35B Joint Strike Fighter (JSF) presso il Comitato Forze Armate della Camera nella testimonianza del 6 luglio. Il nuovo aviogetto stealth ha dato buon rendimento nelle esercitazioni pur utilizzando una configurazione del software temporanea che permette al costoso aeromobile solo una frazione delle funzioni richieste dal Pentagono. Per illustrare il punto, il Tenente-Generale Jon Davis, vicecomandante dell’aviazione del Corpo dei Marines degli USA, ha descritto l’evoluzione dell’addestramento presso il corso Istruttori Armi e Tattiche, di responsabilità del 1.mo Squadrone Armi e Tattiche dell’Aviazione dei Marines di Yuma, Arizona, dove l’F-35 ha partecipato. Laddove normalmente una quindicina di velivoli Boeing AV-8B Harrier II, F/A-18C ed EA-6B Prowler non riusciva ad attraversare difese aeree avanzate, il nuovo F-35 colpiva gli obiettivi impunemente. “Gli F-35 hanno distrutto tutti gli obiettivi, 24-0″, ha detto Davis. “Era come Jurassic Park, la visione di un velociraptor ammazzattutto, davvero bene. Non possiamo avere l’aereo abbastanza velocemente“. Davis non ha dettagliato quali minacce avanzate l’F-35B abbia contrastato, ma ha detto che i marines hanno eseguito esercitazioni a sorpresa con l’F-35 e chiedono ulteriori squadroni equipaggiati con il nuovo velivolo. Tuttavia, l’F-35B attualmente configurato ha solo una capacità intermedia con un inviluppo di volo limitato e una limitata capacità di trasportare armi. Mentre l’aereo matura, Air Force, Navy e Marines dovranno compire maggiori esercitazioni per avere un’avanzata preparazione nei combattimenti futuri. Infatti, il Contrammiraglio Mike Manazir, vicecapo dei sistemi di guerra delle operazioni navali della Marina, testimoniava assieme Davis dicendo che la guerra networcentrica spinge in sostanza il Pentagono a trovare nuovi metodi d’addestramento. Il modo migliore per replicare i sistemi d’arma avanzati russi e cinesi, suggeriva Manazir, era utilizzare simulazioni al computer o addestramenti virtuali basati sul vivo. “L’F-35 è diverso. Vorrei indicarvi la nostra via alla guerra networcentrica, con cui combatteremo la guerra di quinta generazione, che occuperebbe circa i tre quarti degli Stati Uniti se si potesse fare“, ha detto Manazir. “Questo vale anche per ciò che il Maggior-Generale dell’Air Force Scott West ha detto. L’addestramento costruttivo virtuale dal vivo”.
Anche se il Pentagono potesse simulare tutte le funzionalità del nuovo aviogetto, resta la domanda su quanto possa essere efficace in realtà l’F-35 contro gli ultimi sistemi di difesa aerea integrata cinesi e in particolare russi. I russi, in particolare, da oltre due decenni investono nelle reti di radar ad onde lunghe operanti nelle bande UHF e VHF, contrastando particolarmente la tecnologia furtiva del bombardiere strategico statunitense Northrop Grumman B-2 Spirit. “La questione non è quale caccia sia più stealth, ma quanto siano furtivi i nostri aerei rispetto ai loro radar UHF/VHF progettati per aver un’immagine più olistica della firma dei nostri velivoli a bassa osservabilità“, afferma Mike Kofman, ricercatore di affari militari russi del Centro delle analisi navali. “Forse il JSF può farlo, ma è una piattaforma piuttosto costosa e potrebbe avere grossi guai cercando di farli fuori”. Ma l’F-35 ha un’altra grave responsabilità, secondo Kofman, i piloti dell’US Navy sono scettici sul progetto del monomotore. Il motore singolo Pratt & Whitey F135 dell’F-35 è immensamente potente, producendo una spinta di 18000 kg/s, ma è anche estremamente caldo. A differenza del Lockheed Martin F-22 Raptor, in cui ugelli dei motori F119 sono appiattiti per ridurre la firma agli infrarossi, l’F-35 non ha misure sostanziali per ridurre la visibilità dell’ugello. I russi, che costruiscono ottimi sensori infrarossi, potrebbero usare la firma termica dell’F-35 per sviluppare armi capaci d’ingaggiare il nuovo aviogetto furtivo. “Probabilmente ha il motore più caldo sulla faccia del pianeta“, secondo Kofman. Quindi, l’ossessione del Pentagono su un’unica soluzione eccessivamente elaborata a un particolare problema, può ancora ritorcerglisi contro.lockheed_martin_f-35bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo MiG-35 della Russia effettuerà i voli di prova

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 22/06/20164260Le Forze Aerospaziali russe riceveranno l’aviogetto da combattimento Mikojan MiG-35 (nome in codice NATO: Fulcrum-F) dal 2018 dopo che l’aereo avrà svolto le prove nel 2017, secondo il direttore del programma di sviluppo del velivolo presso l’United Aircraft-Manufacturing Corporation, Vladimir Mikhajlov, che ha anche detto alla TASS “nel 2018, l’aviogetto da combattimento sarà consegnato alle Forze Aerospaziali russe”. Il Mikojan MiG-35 (Fulcrum-F) è un caccia russo di 4.ta++ generazione. L’azienda RSK MiG fornirà gli aerei al Ministero della Difesa russo per il test di volo di questa estate. “Definiamo il MiG-35 velivolo di 4.ta++ generazione, cioè velivolo con caratteristiche dei caccia di 5.ta generazione come tecnologia stealth e la capacità di essere una piattaforma multiruolo”, ha detto Sergej Korotkov, l’amministratore delegato dell’Aircraft Manufacturing Corporation MiG (RSK MiG). Secondo Korotkov, il MiG-35 potrà utilizzare l’intera gamma di armi aerolanciate in servizio nelle Forze Armate della Russia. La missione principale è la superiorità aerea e la capacità di effettuare attacchi al suolo in qualsiasi condizione meteo. Il velivolo può essere utilizzato anche per la ricognizione aerea. Il MiG-35 è un derivato avanzato del MiG-29 Fulcrum. Se la cellula è simile, l’aeromobile è praticamente di nuova progettazione, unendo un nuovo sistema di controllo del volo fly-by-wire a una cellula alleggerita del velivolo, maggior carburante, motori più efficienti con ugelli vettoriali. La versione monoposto è designata MiG-35 e la versione biposto MiG-35D. Entrambe le versioni si basano sullo stesso progetto per massimizzare i pezzi di ricambio. Caratteristiche e prestazioni generali: equipaggio – uno o due, lunghezza – 17,3 m; apertura alare – 12 m; altezza – 4,7 m; superficie alare – 38 mq. Il velivolo pesa circa 11000 kg e il peso massimo al decollo è 29700 kg. Il MiG-35 può cabrare a un rateo di 330 m/s. La quota operativa è di 17500 m. La velocità massima è di 2400 km/h. Raggio d’azione ed autonomia del velivolo sono rispettivamente 2000 km e 3100 km. L’armamento: le armi guidate del velivolo comprendono missili antinave Kh-31A con testata di ricerca radar attiva, missili anti-radar Kh-31P, missili Kh-29TE e bombe a guida TV KAB-500KR. Dotato di un contenitore esterno laser/ottico il caccia può utilizzare i missili aria-superficie Kh-29L e le bombe laserguidate KAB-500L. Il MiG-35 avrà una nuova avionica. Il nuovo aviogetto incorpora il primo radar a scansione elettronica attivo della Russia, il Zhuk-MA. Il radar può inseguire bersagli aerei dalle dimensioni di un caccia a 160 km di distanza e navi a 300 km di distanza. L’aereo può agganciare 10 obiettivi contemporaneamente e colpirne 6. Il sistema di rilevazione ottico (OLS) è un sensore elettro-ottico passivo aria-aria che opera anche agli infrarossi. Disimpegna il velivolo dall’intercettazione via sistema di controllo da terra (GCI) e permette di svolgere missioni multiruolo indipendenti. L’OLS comprende un potente complesso ottico e agli infrarossi (IR) che rende impossibile a qualsiasi velivolo nascondersi, anche nel caso di un aereo stealth degli USA. Risolve il problema della visione offuscata. Ad alta velocità, ogni frammento di polvere può causare danni alla vetronica dell’OLS. Utilizzando il leucozaffiro, il materiale più duro dopo i diamanti artificiali, allunga la durata della vetronica. Il leucozaffiro permette tutte le emissioni dell’OLS e non corrompe il segnale, fattore importante per i sistemi ottici.
Il MiG-35 è propulso da 2 RD-33MKB che possono essere installati con gli ugelli vettoriali KliVT e relativo sistema di controllo (TVC). La combinazione MiG-35 – TVC e sensori di allarme avanzati dà un netto vantaggio in combattimento. Un turbofan RD-33MK “Morskaja Osa” con la postcombustione fornisce una spinta di 9000 kg/s. Il nuovo motore non genera fumo e comprende sistemi che riducono la visibilità a raggi infrarossi ed ottica. Può essere dotato di ugelli a spinta vettoriale. Il MiG-35 vanta la capacità di volare ad angoli di attacco supercritici con elevati e sostenuti carichi di G ed elevati angoli d’attacco, richiedendo un maggior rapporto spinta-peso e migliore efficienza aerodinamica dell’ala. Il velivolo può essere rifornito in volo. L’aggiunta di un serbatoio dietro l’abitacolo ha permesso al MiG-35 maggiore capacità di carburante interna per 950 litri. La capacità del serbatoio esterno, sospeso sotto la fusoliera, viene aumentata a 2000 litri. Il volo con tre serbatoi di carburante esterni arriva a 3100 km, e con rifornimento in volo l’autonomia passa a 5400 km. Il sistema di gestione del carburante è digitalizzato ed include un nuovo sistema digitale di controllo del combustibile. Nell’aprile 2015, l’Egitto ha firmato un contratto da 2 miliardi di dollari per 50 caccia MiG-35. I MiG-35 egiziani saranno dotati di contenitori di puntamento ad alta precisione. La Russia ha già ricevuto il pagamento anticipato dall’Egitto. La dissoluzione dell’Unione Sovietica ha portato alla peggiore crisi dell’industria aeronautica e della difesa. La situazione è notevolmente migliorata oggi; i costruttori di aeromobili russi offrono un portafoglio di aerei militari competitivo a livello internazionale con il MiG-35, mentre le Forze Aerospaziali russe dimostrano un inedito livello operativo e di prontezza operativa in Siria. Il MiG-35 darà un grande contributo alla potenza militare della Russia quando sarà presto in servizio.mig-35-fulcrum-f_00420342La ripubblicazione è graduta in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Bielorussia unite contro la NATO

Ivan Proshkin, PolitRussia, 13 giugno 2016 – Fort Russbelarus-celebrates-independence-day-in-minskNei primi giorni di giugno, si diffuse la notizia che la 28.ma Brigata meccanizzata veniva trasferita dalla base permanente di Ekaterinburg a Klintsij, nella regione di Brjansk, al confine con la Bielorussia. Secondo il primo Vicecapo dell’amministrazione della città, Oleg Kletnij, i soldati sono arrivati nella nuova base il 30 maggio. Questo rischieramento ha causato una tempesta mediatica su entrambi i lati del confine russo-bielorusso. Il 2 giugno, due giornalisti chiesero al segretario dell’ufficio stampa del Presidente russo Vladimir Putin, Dmitrij Peskov, di commentare la presenza dei soldati russi al confine bielorusso, e rispose: “Non ne so niente. Ma parlando di rafforzamento del raggruppamento al confine con la Bielorussia sarebbe esagerato”. L’ambasciatore russo in Bielorussia, Aleksandr Surikov, poi commentò che il trasferimento delle truppe russe era dovuto all’attivismo dei radicali in Ucraina che potrebbero minacciare la sicurezza del confine russo, dichiarando: “Perché la Bielorussia? A quanto mi risulta, gli accordi di Minsk non funzionano e il radicalismo in Ucraina ancora una volta si acuisce. Oltre a settore destro, nuove forze di ultra-destra e più radicali si formano. In Ucraina, i guerrafondai ricominciano a prevalere. Ma noi sul serio non vogliamo che ci sia una guerra. Così, queste non sono che misure preventive“. Di seguito, in una conferenza stampa Peskov indirizzava la questione postagli dai giornalisti sulle osservazioni dell’ambasciatore russo, al Ministero degli Esteri russo, affermando che era più competente nel commentare. Lo rischieramento dei soldati russi è stato entusiasticamente commentato dai media liberali russi, bielorussi e ucraini, dichiarando che la Russia progettava uno “scenario crimeano” nel Paese vicino, il che significa che Minsk dovrebbe tenere gli occhi aperti e non consentire alcuna provocazione dal vicino orientale. I media liberali russi hanno dichiarato che si trattava di un tentativo di Mosca di fare pressione su Minsk su alcune importanti questioni su cui ancora non concordano, ad esempio sul prezzo del gas. In Bielorussia, alcune pubblicazioni filo-liberali e nazionaliste dichiaravano che era necessario prepararsi all’imminente “aggressione russa”, arrivando anche a parlare di quante divisioni schierare contro l’esercito russo. Il capo del centro analitico Belorus Security Blog, Andrej Porotnikov, dichiarava che la concentrazione di unità militari russe riguardava un’operazione offensiva che minacciva direttamente la Bielorussia. A suo parere, ciò era dovuto al fatto che in Russia un presunto “partito della guerra” è al potere e che col pretesto di rafforzare le posizioni nel confronto con la NATO, tende a d’intervenire negli affari interni delle repubbliche dello spazio post-sovietico. Porotnikov dichiarava: “La Russia ha abbandonato il principio al quale aderì nel 1991, la non interferenza negli affari interni dei vicini. La sua politica estera è imprevedibile e dimostra completo disconoscimento dell’indipendenza degli Stati post-sovietici e dell’inviolabilità delle frontiere in Europa“.
Ma lasciamo le divagazioni di tale isteria, il cui scopo tra l’altro è preparare la prossima ondata russofoba in Bielorussia, e diamo un’occhiata alla situazione sul piano della ragione. La regione di Brjansk in cui furono trasferite le unità russe confina con la Bielorussia a nord. La parte meridionale confina con le regioni di Chernigov e Sumij ucraine, in cui vi è instabilità, e che secondo l’ambasciatore russo in Bielorussia è la regione del trasferimento di ulteriori forze dell’esercito russo nella regione. Klintsij si trova direttamente nel saliente occidentale della regione di Brjansk tra i confini russo-bielorusso e russo-ucraino. Le forze che la Russia ha schierato a Klintsij sono estremamente piccole. Secondo alcuni rapporti, il personale arrivato nella regione di Brjansk sono poco più di 200 effettivi della 28.ma Brigata. Ma se si ascoltano i media faziosi, si ha l’impressione che la Russia abbia rischierato tutto l’esercito al confine russo-bielorusso in preparazione dell’invasione del famigerato “scenario crimeano”, nel caso di problemi nelle relazioni russo-bielorusse. In effetti, l’attività della Russia si spiega innanzitutto col già citato problema ucraino. In secondo luogo, ciò avviene in concomitanza con il significativo aumento delle attività della NATO in Europa orientale. Recentemente, il segretario generale dell’Alleanza atlantica Jens Stoltenberg aveva dichiarato che quattro battaglioni supplementari della NATO saranno schierati in Polonia quest’anno. Inoltre, soldati statunitensi, inglesi, tedeschi, polacchi e di altri Paesi compiono periodicamente esercitazioni in Polonia e Stati baltici. Negli ultimi anni sono ospiti frequenti in Ucraina, i cui leader hanno dichiarato la Russia principale minaccia alla sicurezza nazionale e che nei loro documenti ufficiali chiamano il nostro Paese, “Paese aggressore”. Naturalmente, in tale contesto di politica estremamente ostile dei nostri “partner occidentali” e della loro coorte a Kiev, il rafforzamento delle truppe russe ai confini occidentali della Russia è un passo ragionevole e giustificato.
Che si fossero attuate tali manovre fu affermato all’inizio dell’anno dal comandante delle forze di terra russe, Generale-Colonnello Oleg Saljukov, “la formazione di nuove divisioni è una delle misure in risposta alla crescente intensità delle esercitazioni della NATO ultimamente“. Stessa dichiarazione fu più volte fatta dal capo del Ministero della Difesa russo Sergej Shojgu, che il 4 maggio dichiarò: “Il Ministero della Difesa ha adottato una serie di misure il cui obiettivo è contrastare il rafforzamento della NATO in prossimità dei confini russi“. Nel contesto delle ulteriori minacce da NATO ed alleati, la NATO ha detto che tre nuove divisioni saranno schierate nella zona occidentale, equipaggiate con le armi più moderne. Francamente parlando, una divisione dell’Esercito russo ha circa 10000 effettivi. Non è difficile calcolare che tre nuove divisioni significheranno che la Russia schiererà 30000 soldati per contrastare la minaccia della NATO ai confini occidentali. Così, l’isteria diffusa da certi media, analisti politici e altri “esperti” che denunciano la “minaccia russa” dei 200 militari russi giunti in una delle nostre regioni occidentali, non è molto comprensibile. Misure analoghe furono già annunciate e i loro scopi chiaramente indicati, e non si tratta per nulla di ricattare gli alleati ad ovest, soprattutto non la Bielorussia. E’ bene che Minsk lo capisca. Proprio l’altro giorno, il Presidente della Repubblica Aleksandr Lukashenko dichiarava che, nel caso di una guerra con la NATO, gli eserciti russi e bielorussi avrebbero combattuto insieme contro l’alleanza: “I russi spesso parlano di come nuovi contingenti della NATO siano impiegati ai confini della Russia. Va sottolineato che, prima di tutto, questo accade alle nostre frontiere, ai confini bielorussi. Lo vediamo e l’accettiamo senza piagnistei. Misure adeguate sono state prese senza alcun rumore“. Inoltre, Lukashenko ha sottolineato che le unità bielorusse sarebbero le prime ad entrare in battaglia contro il nemico, ostacolando le forze della NATO fino all’arrivo dei primi rinforzi dell’esercito russo dalle regioni occidentali. Lukashenko ha detto: “Abbiamo un gruppo congiunto di forze armate ad occidente, che garantisce la sicurezza delle nostre patrie, Bielorussia e Russia. E al centro di questo gruppo vi sono unità dell’esercito bielorusso“. La promessa di Lukashenko è molto chiara. La Bielorussia è la prima linea della difesa della nostra Patria comune, e la Russia è la retrovia della Bielorussia che sarà immediatamente soccorsa in caso di aggressione. Ed è proprio per fornire tale rapido aiuto che la Russia concentra truppe al confine occidentale. E più sono e meglio è. Pertanto, non si badi agli isterismi che incitano l’odio tra i due Paesi fratelli e alleati, tra le parti di un solo popolo. Russia e Bielorussia affronteranno assieme il nemico comune per sempre. Chi si presenta da noi con la spada perirà di spada. Naturalmente, nessuno vuole la guerra, ma è sempre necessario avere una spada affilata. Noi, insieme ai bielorussi, ce ne prendiamo cura.AirBY-enTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Anaconda atlantista e risposta russa

Alessandro Lattanzio, 15/6/2016

Dopo la lunga serie di sconfitte geostrategiche subite dagli USA/NATO in Libia, Ucraina, Siria, Iraq, Egitto, ecc. Washington ed euro-vassalli alzano la tensione in Europa orientale, contando sui volontari kollabòs dei media occidentali, al fine di far distrarre risorse e concentrazione di Mosca sul Medio Oriente ed Estero Vicino (Donestk – Lugansk). Da qui il profluvio di dichiarazioni isteriche dei capi occidentali su sottomarini russi, atrocità russe contro poveri terroristi ‘moderati’ islamisti, costati alla NATO e ai Paesi del Golfo anni e anni di investimenti, risorse ed armamenti che ora vanno in fumo, assieme alla credibilità dell’occidente e del suo circo mediatico. Le manovre della NATO non potevano non essere tali da fare sembrare la terrorizzata pecora atlantista una iena pronta ad azzannare l’Orso russo. Ma le iene possono attaccare sono animali moribondi o feriti, e non è il caso dell’Orso russo.

Anakonda16_ENDal 7 al 17 giugno si svolgono le esercitazioni della NATO Anakonda-2016, le più grandi dalla fine della Guerra Fredda, che coinvolgono 12000 soldati polacchi, 14000 statunitensi, 1000 inglesi e altri 4000 provenienti da 21 Paesi, tra cui Svezia e Finlandia. I materiali impiegati nelle manovre comprendono 3000 mezzi, 105 velivoli e 12 unità navali; 1000 paracadutisti dell’82.ma Divisione aeroportata dell’esercito degli Stati Uniti venivano lanciati presso la città polacca di Torun, nell’ambito della Swift Response 16 di Vicenza, e i genieri realizzavano un ponte sul Vistola per farvi transitare 300 autoveicoli, tra cui carri armati tedeschi; una prima dal 1945… L’esercitazione si svolge nei Paesi Baltici e in Polonia, ed ha come obiettivo la regione di Kaliningrad della Federazione Russa, simulando l’invasione del territorio russo; minacciando la Russia. Anakonda-2016 avviene in concomitanza con varie esercitazioni del Patto atlantico: BALTOPS-16 nel Mar Baltico, che dal 6 giugno vede impegnate diverse decine di navi della NATO e 4500 soldati dei Paesi scandinavi e baltici. Inoltre la 173.ma Aerobrigata statunitense di stanza in Italia, si riuniva con il 2° Reggimento di cavalleria dell’esercito degli Stati Uniti a Drawsko, nel poligono Pomorskie, in Polonia; e dal 27 maggio un reggimento di blindati Stryker statunitensi partecipa all’operazione Dragoon Ride per trasportare forze della NATO da Vilseck, in Germania, a Tapa in Estonia, per partecipare dal 15 giugno all’esercitazione Saber Strike 16, manovra comprendente unità dell’US Army e di 13 altri Stati della NATO. Infine, vi è l’esercitazione Iron Wolf 2016 (denominata in onore del partito fascista lituano dei “Lupi d’acciaio”) iniziata il 6 giugno nell’ambito di Saber Strike 16, e che riguarda la più grande esercitazione della NATO nel Baltico con la partecipazione di 5000 soldati provenienti da Danimarca, Stati Uniti, Polonia, Lituania, Lussemburgo, Francia, Germania e Lituania. Nel Mar Nero, il 13 giugno, entrava il cacciatorpediniere lanciamissili statunitense classe Arleigh Burke, USS Porter, nell’ambito dell’esercitazione PASSEX con le navi della marina militare romena. E l’8 e il 13 giugno, nell’ambito dell’iniziativa Grande Flotta Verde per le esercitazioni PASSEX con unità della Marina Militare italiana, e dell’operazione Inherent Resolve su Siria e Iraq, gli Stati Uniti schieravano nel Mediterraneo le portaerei a propulsione nucleare USS Harry S. Truman e USS Dwight D. Eisenhower, gli incrociatori lanciamissili USS Anzio, USS San Jacinto e USS Monterey, e i cacciatorpediniere lanciamissili USS Roosevelt, USS Mason, USS Nitze, USS Stout, USS Bulkeley, USS Gonzalez e USS Gravely, la nave rifornimento USNS Big Horn, il sottomarino d’attacco a propulsione nucleare USS Springfield.
La NATO prevede di stazionare 4 battaglioni di 800 soldati in Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, con sedi e infrastrutture di comando e controllo, e depositi di armi e munizioni nella regione. Le attività della NATO violano l’Atto istitutivo NATO-Russia del 1997 che recita: “nel prevedibile contesto della sicurezza, la NATO effettuerà la difesa collettiva e altre missioni assicurando le necessarie interoperabilità, integrazione e capacità di rinforzo piuttosto che ulteriori stazionamenti permanenti di sostanziali forze da combattimento“. Washington ha stanziato per il 2016 3,4 miliardi di dollari per schierare in sei Paesi dell’Europa orientale 4000 soldati, 250 corazzati e altri 1700 autoveicoli. Tutto ciò è anche un tentativo di reagire al costante declino strutturale dell’Alleanza atlantica; infatti, se negli anni ’80 i membri europei della NATO versavano oltre il 3 per cento del PIL nel bilancio militare, nel 2008 Paesi come Germania, Belgio e Olanda ne versavano circa l’1 per cento, spingendo gli Stati Uniti ad incrementare le tensioni con la Russia, presentandola come minaccia alla sicurezza per l’Europa, grazie soprattutto alla complicità dei Paesi baltici e della Polonia. In vista del vertice della NATO a Varsavia, il 7-8 luglio, si prevede che la “spesa per la difesa della NATO debba aumentare data l’incertezza”, secondo il Financial Times, che poi citava il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg dire: “La previsione per il 2016, sulla base dei dati provenienti dalle nazioni alleate, indica che il 2016 sarà il primo anno di aumento della spesa per la difesa degli alleati europei, dopo molti, molti anni”, e sempre il Financial Times riportava che, “I Paesi baltici che confinano con la Russia compiono i maggiori cambiamenti. Il bilancio della Lettonia salirà di quasi il 60 per cento quest’anno. La Lituania vedrà un aumento del 35 per cento e l’Estonia del 9 per cento. Anche la Polonia, principale potenza militare dell’Europa orientale, aumenterà la spesa per la difesa del 9 per cento”, e questo in un periodo di acuta crisi economica generale per i Paesi europei, che comunque cercano di aumentare le risorse finanziarie per la NATO, seguendo le direttive degli USA che, al vertice della NATO in Galles del 2014, pretesero dagli alleati europei l’aumento delle spese militari fino al 2 per cento del PIL.tn_160604_Drawsko_Dwulatek_Recon_19La Russia reagisce a tali provocazioni, “Non nascondiamo l’atteggiamento negativo verso la linea della NATO che sposta infrastrutture militari ai nostri confini, trascinando nelle attività militari unità di altri Paesi. Questo attiverà il diritto sovrano russo di garantire la propria sicurezza con mezzi adeguati ai rischi attuali“, dichiarava il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in presenza dell’omologo finlandese Timo Soini, a Mosca il 6 giugno. E sempre il 6 giugno, il portavoce del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov dichiarava, “Se si da ascolto (alle isterie dei capi della NATO), si avrà l’impressione che la NATO sia una pecora con le spalle al muro circondata da predatori, incarnati dalla Russia e altri Paesi fuori dal controllo degli Stati Uniti“. Un recente articolo della Nezavisimoe Voennoe Obozrenie suddivide l’avanzata della NATO in tre fasi: la prima fase (1989-1999) caratterizzata dall’aggiramento del diritto internazionale; la seconda fase (1999-2010) caratterizzata dall’incremento della presenza della NATO in regioni vicine ai confini della Russia creando partenariati globali per adottare il sistema di difesa missilistica che minaccia il deterrente strategico della Russia; la terza fase (dal 2010) caratterizzata dallo sviluppo di strategie globali per contenere la Russia e per dare alla NATO un peso globale. In tale ottica, il vertice della NATO a Varsavia del 7-8 luglio viene visto a Mosca come coerente con l”acquisizione delle funzioni globali” coll’espansionismo della NATO volto a creare “zone di caos controllato” nelle aree più strategicamente cruciali per l’occidente, e prevedendo quindi un ulteriore allargamento di una NATO sempre meno propensa a cooperare con Mosca. Secondo gli esperti della Rand corporation, think tank del Pentagono e della CIA, la Russia schiererebbe sul Baltico e a Kaliningrad 4 battaglioni corazzati, 5 meccanizzati, 4 motorizzati, 8 paracadutisti, 3 di Fanteria di Marina (di stanza a Kaliningrad), 3 di artiglieria pesante, 2 di lanciarazzi pesanti, 5 di lanciarazzi medi, 2 di missili Iskander, 2 di missili Tochka, 6 di elicotteri d’attacco. Quindi Mosca conterebbe su 10-11 brigate complete contro 2 battaglioni aeroportati, 2 di elicotteri d’attacco e 1 brigata meccanizzata statunitensi presenti nel Baltico, che verrebbero rinforzati entro 24 ore da 2 battaglioni aeroportati inglesi, 2 battaglioni di carri armati polacchi, 1 brigata aeroportata statunitense e 5 altre brigate della NATO. Il che significa un rapporto di 2,7 a 1 a favore della Russia. Inoltre le forze della NATO sarebbero composte essenzialmente da unità leggere senza armi pesanti. Inoltre, la NATO schiera in Lituania 1 squadrone di caccia statunitensi F-1C e 2 squadroni di caccia inglesi Typhoon, mentre la Polonia attiverebbe 2 squadroni di caccia F-16 e 1 di caccia MiG-29, a cui si aggiungerebbero 2 squadroni di F-16 statunitensi, 1 di F-16 norvegesi, 1 di F-16 danesi, 1 di Rafales francesi, 3 di F-15 statunitensi, 6 di aerei d’attacco A-10 statunitensi, 1 di F-22 statunitensi e 6 caccia CF-18 canadesi. Le Forze Aeree russe sul Baltico consisterebbero in 9 squadroni di caccia Su-27, 2 di cacciabombardieri Su-34, 3 di caccia multiruolo MiG-29, 4 di intercettori MiG-31, 5 di cacciabombardieri su-24 e 4 di bombardieri pesanti Tu-22M3. Inoltre, le Forze Armate della Russia riceveranno almeno 55 caccia multiruolo di 4.ta+ generazione Sukhoj Su-30SM entro il 2019, arrivando a un totale di 116 nelle Forze Aerospaziali e nell’Aviazione navale della Federazione Russa, che pure aggiornerà i sistemi di difesa aerea S-400 Trjumf e S-500 Prometej permettendogli di sfuggire alla sorveglianza di satelliti, aerei spia e radar della NATO. Tale aggiornamento è costituito da un nuovo speciale contenitore per proteggere centri di comando mobili, sistemi di difesa aerea, radar e altri sistemi elettronici. “Programmiamo di ricevere i contenitori progettati per gli avanzati sistemi di difesa aerea missilistica S-500 ed altri entro quest’anno“, scriveva il quotidiano Izvestija. I contenitori che verranno installati su autocarri e treni, ospiteranno gli equipaggiamenti e gli equipaggi dei sistemi. “Il Pentagono sviluppa attivamente sistemi di ricognizione capaci di rilevare le cosiddette interferenze elettromagnetiche collaterali (EMI), fin dagli anni ’90. Hanno sistemi di sorveglianza terrestri ed aerei, ma i satelliti spia sono considerati i più efficienti”. L’EMI viene prodotta da qualsiasi sistema elettronico attivo ed una volta intercettata, l’EMI indicherà posizione e tipo di sistema elettronico in azione. Gli Stati Uniti dispongono della rete di satelliti Mentor, Orion od Advanced Orion, che intercettano le emissioni radio da un’orbita geostazionaria. Dal 1995 l’US National Reconnaissance Office (NRO) ha lanciato almeno 5 satelliti di questo tipo, dotati di grandi parabole radio dal diametro di circa 100 metri. I nuovi contenitori russi sono dotati di rivestimento ed attrezzature che impediscono l’emissione delle EMI. Tale processo di modernizzazione rientra nell’ambito del programma per creare la rete della difesa aerea congiunta dei Paesi dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva; alleanza composta da Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan.Defense Ministry's antiaircraft missile battalions on combat alert dutyFonti:
Modern Tokyo Times
Navy
Navy
Reseau International
Russia Insider
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Strategic Culture
Strategic Culture

Perché l’India deve accelerare sul PAK-FA

Rakesh Krishnan Simha RBTH 10 giugno 20166764870305_2d001e6833_oCon due distinti aerei stealth cinesi in produzione, l’Indian Air Force deve concentrare l’attenzione sulla rapida acquisizione di una propria flotta stealth.

Con la Cina che ha completato i test di volo dei suoi caccia stealth iniziandone la produzione in serie, l’India deve mostrare urgenza nell’acquisire il caccia stealth PAK-FA. L’avanzato aviogetto cinese J-20 è all’ottavo prototipo e, dopo i test di volo, è pronto per la produzione in serie. L’altro caccia stealth, più piccolo, il J-31 progettato per l’esportazione verso clienti come il Pakistan, è anch’esso pronto a decollare. Nell’ultimo rapporto al Congresso degli Stati Uniti, il dipartimento della Difesa dice che questi aerei di quinta generazione “potrebbero entrare in servizio entro il 2018” ed avverte che i nuovi stealth potranno consentire all’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAAF) di dominare i cieli regionali. Il rapporto del Pentagono del maggio 2016, dal titolo ‘Sviluppi militari e sicurezza della Repubblica popolare cinese’, dice: “La Cina cerca di sviluppare questi velivoli avanzati per migliorare le capacità di proiezione di potenza regionale e per rafforzare la capacità di colpire basi aeree e strutture regionali. La PLAAF ha osservato l’impiego dei militari esteri di aerei stealth e considera questa tecnologia basilare per trasformare la propria aeronautica da prevalentemente territoriale a capace di operazioni offensive e difensive. I leader della PLAAF credono che gli aerei stealth daranno un vantaggio operativo offensivo negando all’avversario il tempo di mobilitare e attuare operazioni difensive“. Sulla base degli ultimi prototipi, il Pentagono dice che questi caccia hanno “alta manovrabilità, bassa osservabilità e vani interni per le armi“. Inoltre, entrambi i velivoli hanno radar avanzati per ricerca, puntamento e protezione dalle contromisure elettroniche nemiche. Il rapporto non dice se il J-31 sarà esclusivamente destinato all’esportazione, ma sembra probabile che lo stealth più piccolo sia progettato, come l’F-35 statunitense, pensando all’esportazione. Essendo il Pakistan è un test di mercato per la Cina, la Pakistan Air Force (PAF) potrebbe essere il primo cliente straniero del J-31. A dire il vero, l’economia pakistana quasi fallimentare non potrà i permettersi questi aviogetti costosi. Ma la Cina, fornitrice affidabile di armi a basso costo del Pakistan, potrebbe fornire il J-31 a prezzo di costo. In alternativa, Islamabad potrebbe ricevere sovvenzioni da Stati Uniti o Arabia Saudita. In un modo o nell’altro, la PAF otterrà lo J-31. Ancora più importante, l’Indian Air Force (IAF) non deve cedere la posizione di leadership regionale. Negli anni ’60 e ’70 il Pakistan, spalla più o meno fedele degli USA, ricevette i più avanzati caccia a reazione degli Stati Uniti come F-86 Sabre, F-104 Starfighter e F-16 Fighting Falcon. Ma il pendolo della superiorità aerea oscillò verso l’IAF con l’arrivo del caccia multiruolo russo MiG-29 nel 1985 e del Sukhoj Su-30MKI nel 1997. Anche un singolo squadrone stealth di circa 14 aviogetti,potrebbe dare alla PAF un vantaggio psicologico ed anche por termine a 31 anni di dominio della IAF per gli aviogetti più avanzati della regione. E’ in tale contesto che l’India deve accelerare sul PAK-FA.j31-01Muta l’attenzione
Da alcuni anni l’IAF si è concentrata sull’aereo da combattimento multiruolo medio (MMRCA). In meno di un decennio il programma passava da 10 miliardi ad almeno 20 miliardi di dollari per 126 aerei. Nella bagarre per i fondi per l’MMRCA, l’IAF si dimostrò scontenta verso il PAK-FA. L’IAF lamentava una costruzione apparentemente sciatta, motori inadeguati e radar insufficiente. E’ un mistero il motivo per cui i vertici dell’IAF abbiano rottamato il proprio futuro caccia stealth, soprattutto considerato unica alternativa all’F-35 statunitense afflitto da problemi di costo e prestazioni. Ma ora che un ex-comandante dell’IAF è sotto inchiesta per aver preso tangenti dal colosso della difesa italiana Finmeccanica, si apprende come tali lamentele fossero politicamente motivate. Chiaramente, c’era una lobby che lavorava contro lo stealth russo a scapito della prontezza al combattimento dell’IAF.

Cambio dei piani della Russia
Nel 2012 l’India ridusse l’ordine da 200 a 144 aerei mentre la Cina pianifica una flotta aeronautica di 2300 caccia e bombardieri, secondo il rapporto del Pentagono). Tre anni dopo la Russia annunciava che avrebbe acquistato un solo squadrone di PAK-FA, molto meno dei 250 stealth previsti in precedenza. Mentre l’IAF certamente sembra spaventata, c’è una buona ragione per cui Mosca fa marcia indietro sul suo aviogetto iù avanzato. L’Aeronautica russa si procurerà altri Sukhoj Su-35, aerei con alcune caratteristiche stealth. Il Su-35 viene anche lanciato come killer di stealth. Nel luglio 2008, in un duello simulato dell’attacco di Su-35 russi contro una flotta di intercettori statunitensi F-22, F/A-18 Super Hornet e F-35 Joint Strike Fighter, gli F-35 furono “bastonati come cuccioli di foca” dall’aviogetto russo. L’esercitazione fu condotta presso la base aerea Hickam dell’US Air Force, nelle Hawaii. Al contrario, l’India non ha la possibilità di avere il Su-35, che tra l’altro è stato ordinato dalla Cina come caccia di ripiego finché gli squadroni furtivi della PLAAF saranno completati. Mentre l’IAF ha quasi 300 Sukhoj, rimanendo una forza potente ed abissalmente superiore alla flotta della PAF, sarebbe imbarazzante per l’India se i pakistani acquisissero un caccia stealth prima dell’India.

Progressi significativi
Mentre gli aviogetti cinesi presto usciranno dalle linee di montaggio, i russi non sono rimasti fermi. E il Ministero della Difesa della Russia annunciava nei primi mesi del 2016 che il nuovo aereo sarà adottato dall’Aeronautica russa nel 2017. Il Janes Defence Weekly riporta che nell’aprile 2016 il Sukhoj PAK-FA ha condotto lanci di munizioni dai vani interni per la prima volta. L’armamento include 2 missili da crociera Kh-31, 2 missili aria-aria R-73 e 6 bombe da 250 kg. L’armamento futuro includerà l’avanzato missile da crociera Kh-74M2, il missile antiradar Kh-58UShK e il missile antinave Kh-35UE. Vi sono stati anche cambiamenti significativi nella struttura della cellula. Il PAK-FA ha diversi vantaggi rispetto agli attuali stealth. Ad esempio, con 2440km/h è più veloce degli aeromobili statunitensi e cinesi, ed ha anche un enorme vantaggio nella resistenza, avendo un raggio di azione di 5500 km, superiore ai 3400 km dell’F-22 statunitense. Il radar del jet russo permette di individuare minacce fino a 400 km di distanza, rispetto ai 210 km dell’F-22.

Ritorno sul tavolo
Nel febbraio 2016, dopo quasi un anno, India e Russia riprendono i colloqui sul PAK-FA, con una delegazione russa di alto livello che arriva a New Delhi per “negoziare sui costi”. L’India, che ha già pompato circa 290 milioni di dollari, media un nuovo accordo con cui Nuova Delhi verserà 3,7 miliardi di dollari invece di 6 per il know-how tecnologico e 3 prototipi del caccia PAK-FA. Mentre l’India sembra essersi svegliata sulla realtà della guerra furtiva nella regione, spetta ai russi concludere i test ed iniziare la produzione in serie. Inoltre, il ritmo di lavoro deve accelerare il più possibile da parte indiana, integrando, come nel Su-30MKI, avionica indiana e occidentale sulla cellula russa. Una rapida adozione dall’IAF si tradurrebbe in vantaggi per l’industria aerospaziale indiana. Gli scienziati nazionali possono studiare l’aereo russo ed incorporarne le caratteristiche nel futuro caccia stealth dell’India.fgfa_nausena_naval_variant__by_arkem8-d63xh8lTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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