Lo Yemen s’impone su Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti

Ibrahim Saraji, Yemen Press 12 dicembre 2017Non è possibile limitare le ripercussioni negative per le forze dell’aggressione saudita-statunitense sullo sfondo dell’eliminazione della sovversione a Sana’a e altre province a tempo di record; perché tale scommessa era l’ultima, arrivata alla resa dei conti eliminando ogni speranza per l’aggressione, oggi più che mai fallita. Nel momento in cui questi Paesi, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi, scoprono molto sugli “scudi” difensivi che dovrebbero affrontare i missili balistici o il nuovo missile da crociera che ha colpito gli Emirati Arabi Uniti, secondo il New York Times. Negli ultimi giorni, diversi giornali importanti riferendosi ai governanti dell’Arabia Saudita e alla loro assoluta fiducia nel passaggio ai successori, indicano che l’instabilità nello Yemen significa stabilità di Arabia Saudita e Stati del Golfo, e crescenti attacchi dell’esercito e delle commissioni popolari, compresi i missili contro Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti; e la stabilità dello Yemen controllato da esercito e comitati popolari, costituisce una minaccia alla loro stabilità, innescando così la sovversione a Sana e in altre province, il cui obiettivo principale era portare il caos in queste aree, in modo che divenissero difficili o danneggiassero le operazioni dell’esercito, dei comitati popolari e della forza missilistica yemeniti. Con l’improvviso fallimento della sedizione, il tentativo si ritorse nel contrario, stabilizzando Sana, e un missile da crociera colpiva Abu Dhabi per la prima volta dopo un lancio di prova. Quindi il leader della rivoluzione, Abdulmaliq al-Huthi, apparve in seguito al crolla della sedizione parlando di tradimento. Per qualsiasi Paese, ad eccezione di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, completamente entro la gittata dei missili yemeniti, questa è una nuova situazione che danneggia i governanti del regime saudita, poiché Arabia Saudita ed EAU non saranno stabili finché continuano l’aggressione allo Yemen. La stabilità dello Yemen in cambio della stabilità di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e stabilità nella capitale Sana, in cambio della stabilità a Riyadh e Abu Dhabi.

Missili rilevatori
Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, insieme agli Stati Uniti, incontreranno altri disastri collegati al crollo del muro difensivo di Riyadh e Abu Dhabi e alla fine del mito dei sistemi di difesa degli Stati Uniti, che sponsorizzano l’aggressione allo Yemen. In tale contesto, quando la forza missilistica yemenita lanciò il missile da crociera sulla centrale nucleare di Abu Baqra ad Abu Dhabi, svelò il primo obiettivo nella capitale dell’aggressione e il sistema missilistico da crociera che si univa a quelli balistici. Da qui, le fonti confermano che il missile colpì il bersaglio con precisione. Il regime degli EAU, pur di non riconoscere la sconfitta strategica, affermava che alcun missile aveva raggiunto la sua capitale, sottolineando che la centrale nucleare era protetta da sistemi difensivi; affermazioni “inavvertitamente” smentite dalla Casa Bianca. Il missile da crociera yemenita colpiva una serie di obiettivi, danneggiando la centrale degli Emirati. L’obiettivo strategico era privare la capitale dell’aggressione della stabilità e quindi minacciarne economia ed investimenti, riflesso dai timori degli investitori. La Casa Bianca, nel contesto della “rabbia” derivante dal fallimento dell’ultima trama dell’aggressione, con la fine delle milizie della sedizione, dichiarava di condannarne l’uccisione dei capi; chiara condanna del fallimento della sedizione su cui aveva scommesso per salvare l’aggressione dalla sconfitta che subisce da tre anni, e allo stesso tempo chiedere una soluzione politica, frase disfattista comunemente usata dalla Casa Bianca e dal Consiglio di sicurezza. La dichiarazione della Casa Bianca condannava anche ciò che definiva “sconsiderati attacchi missilistici degli huthi” contro Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La condanna delle forze armate e delle commissioni popolari non manca, ma succede che così i funzionari della Casa Bianca svelano che i loro sistemi di difesa negli Emirati Arabi Uniti sono stati violati da un missile yemenita, e quindi la dichiarazione dimostrava che il missile da crociera yemenita ha adempiuto alla propria missione.

Il Burqan pone fine al Patriot
Nel contesto dei disastri racimolati dalle forze dell’aggressione, c’è il disastro che terrorizza gli Stati Uniti d’America e getta dubbi sui loro alleati nel mondo che puntano alla loro protezione. Gli importanti esperti militari che lavorano nel dipartimento investigativo militare del New York Times rivelavano che il Patriot Pack 3 degli Stati Uniti non intercettò il missile balistico Burqan-2H che era riuscito a colpire l’aeroporto Re Qalid nella capitale saudita Riyadh, anche se il sistema di difesa impiegò cinque missili inutilmente. Sulla base dei risultati, il quotidiano statunitense pubblicava un articolo tradotto dal collega Ahmad Abdurahman dal titolo “Le difese missilistiche statunitensi hanno fallito in Arabia Saudita?”, con disegni dettagliati, videoclip e immagini dell’aeroporto Re Qalid, dei missili intercettori e delle colonne di fumo innalzarsi dall’aeroporto. “Il nostro sistema di difesa missilistica è partito“, diceva il giornale, “Ma l’analisi delle immagini e dei video pubblicati sui vari media indica che è falso. In contrasto con quanto detto, le prove analizzate da un gruppo di esperti missilistici dimostrano che la testata del missile non fu intercettata dalle difese saudite prima dell’obiettivo, spaventando i passeggeri nella sala d’aspetto”. I funzionari sauditi si sono rifiutati di rispondere alle domande e i funzionari statunitensi “hanno messo in dubbio che i sauditi fossero effettivamente riusciti a colpire qualsiasi componente del missile, dicendo che non ci sono prove“. Secondo il giornale, gli esperti conclusero che i cosiddetti “huthi” sono “riusciti a sviluppare abbastanza forze per colpire obiettivi importanti in Arabia Saudita“. “Il governo ci mente sull’efficacia di questi sistemi, o sono state fornite informazioni false e fuorvianti“, secondo Jeffrey Lewis, l’esperto che ha guidato la ricerca. “Dobbiamo essere molto, molto preoccupati“. “Mantenendo il missile in rotta per quasi 600 miglia, è stato certamente progettato per dividersi in due quando è vicino al bersaglio. Il missile percorse la maggior parte della rotta e la testata esplosiva continuò verso l’obiettivo evitando i missili della difesa“. Gli Stati Uniti dovrebbero preoccuparsi molto del fallimento dell’avanzato sistema di difesa antimissile Patriot Pack 3 perché significa “che pone fine alla sua vita operativa“, secondo gli esperti. “Potete immaginare il lancio di cinque missili difensivi contro questo missile,  fallendo tutti“, affermava uno dei quattro esperti. “Questo è scioccante. Questo è terribile perché questo sistema missilistico dovrebbe riuscirci“.

Lo Yemen impone le sue regole
Sauditi ed emirati sapevano più di altri che il Patriot non riuscì ad intercettare il Burqan che colpì l’aeroporto Re Qalid e che il missile da crociera aveva colpito l’obiettivo ad Abu Dhabi nonostante i falsi resoconti forniti sui due sistemi. Tuttavia, gli attacchi coincidono con la scommessa sul successo della sovversione programmata a Sana, che al culmine fece sperare ai regimi di poter evitare i missili yemeniti. Col più espressivo fatto compiuto, il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson affermava che l’amministrazione statunitense aveve detto all’alleato saudita di cambiare la sconsiderata politica nella regione, in particolare su Yemen e Libano, e di attenuarla prima di prendere misure, nella prima acuta critica statunitense all’alleato saudita dell’era Trump. Alla luce di questi cambiamenti, appare chiaro che lo Yemen, rappresentato dalle forze armate, dai Comitati popolari, dalla forza missilistica, dal popolo e dalle tribù, impone le proprie regole alle forze dell’aggressione, sotto la guida del leader della rivoluzione Abdulmaliq al-Huthi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Russia e America Latina: prospettive promettenti nella cooperazione militare

Alex Gorka, SCF 08.12.2017L’America Latina rappresentava solo il 4,6% delle vendite di armi russe all’estero nel 2000-2016, con Venezuela e Nicaragua maggiori acquirenti. La Russia fa passi da gigante per espandere la propria quota di vendite sul mercato delle armi latinoamericano. Le sanzioni imposte da Stati Uniti ed UE hanno sospinto i contatti economici della Russia con le altre economie mondiali. L’America Latina sembra presentare proprio questa opportunità. Mosca vanta una forte presenza diplomatica, specialmente in Paesi come Brasile, Venezuela, Colombia, Argentina, Messico, Cile e Cuba. Con 300 milioni di persone e un PIL complessivo di oltre 1 trilione di dollari, il MERCOSUR è l’enorme mercato comune dei Paesi sudamericani comprendente la maggior parte degli Stati del continente. Vladimir Putin ha incontrato il Presidente della Bolivia Evo Morales a margine del terzo vertice del Forum dei Paesi esportatori del gas (20-24 novembre). “C’è interesse nei settori dell’energia, dell’ingegneria e dell’alta tecnologia. Siamo pronti a collaborare anche nella cooperazione tecnologica militare”, affermava l’omologo boliviano. Il colosso russo dell’energia Gazprom opera in Bolivia, iniziando la produzione nel giacimento Incahuasi nel 2016 e prevedendo d’iniziare la perforazione nel blocco Azero per il 2018. Gazprom è interessato alla perforazione a La Ceiba, Vitiacua e Madidi. All’inizio di quest’anno, Rosneft avviò l’esplorazione petrolifera nella regione amazzonica del Brasile, dopo aver acquistato una partecipazione per la perforazione di pozzi nel bacino del Solimoes. La Bolivia è anche terreno fertile per le esportazioni di armi made in Russia. Il comandante dell’Aeronautica boliviana ha raccomandato che La Paz acquisisca l’aereo da attacco leggero russo Jakovlev Jak-130 Mitten per sostituire i Lockheed T-33 in servizio. L’Esercito boliviano ha un requisito per nuovi mezzi corazzati e veicoli da combattimento per i quali considera equipaggiamento russo. I due Paesi hanno firmato un accordo di cooperazione per la difesa ad agosto, primo passo della Russia per maggiori trasferimenti di armi in Bolivia. Questa è una parte di un quadro molto più ampio.
Il 6 dicembre, Nikolaj Patrushev, Segretario del Consiglio di Sicurezza russo, concluse il viaggio in America Latina che lo portò in Brasile e Argentina. La cooperazione bilaterale nel campo della sicurezza nazionale e tra forze dell’ordine e agenzie d’intelligence era in cima all’agenda. La delegazione russa includeva il capo del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare. C’era una buona ragione per cui vi facesse parte. Il continente rappresentava solo il 4,6% delle vendite di armi russe all’estero nel periodo 2000-2016, con Venezuela e Nicaragua maggiori acquirenti. La Russia fa passi da gigante per espandere la quota di vendite nel mercato delle armi latinoamericano. Quest’anno partecipava a quattro mostre per la difesa. “La Russia presta grande attenzione al rafforzamento delle posizioni sul mercato delle armi nei Paesi dell’America Latina“, ha detto Aleksandr Denisov, capo del Dipartimento attività di marketing dell’esportatore di armi russo Rosoboronexport alla fiera Expodefensa 2017 di Bogotà (Colombia), del 4-6 dicembre. Lo stand di Rosoboronexport presentava oltre 250 sistemi d’arma ed equipaggiamenti militari. L’aereo da combattimento Jak-130, i caccia multiruolo super-manovrabili Su-35 e Su-30MK, il caccia multiruolo di prima linea MiG-29M, gli elicotteri da combattimento Mi-28NE, Ka-52, Mi-35M e l’elicottero da trasporto pesante Mi-26T2, il sistema antiaereo Pantsir-S1 e il sistema di difesa aerea a lungo raggio Antej-2500 erano i sistemi d’arma più promettenti che la Russia offriva agli acquirenti dell’America Latina. I potenziali clienti latinoamericani sono tradizionalmente attratti dai sistemi di difesa aerea della Russia, in particolare dal sistema missilistico/d’artiglieria di difesa aerea Pantsir-S1, dai sistemi Tor-M2KM e Buk-M2E e dai portatili Igla-S. Gli elicotteri Mi-17, Mi-26T2 e Ansat sono al centro dell’attenzione pubblica. Le corvette Proekt 20382 Tigr, le motovedette Proekt 14310 Mirazh e i sottomarini diesel-elettrici Proekt 636 attirano l’attenzione degli ufficiali di vari Paesi del continente. Armi ed equipaggiamenti militari delle forze di terra russe, utilizzate anche dalle unità speciali anticrimine, antiterrorismo e antinarcotici sembrano molto richieste. Russia e Argentina sono in trattativa per l’acquisizione di caccia MiG-29. Il Brasile è interessato all’acquisto del sistema di difesa aerea missilistica e d’artiglieria Pantsir-S1 e altri SAM portatili Igla-S, già venduti al Paese. Colombia, Perù, Venezuela, Uruguay e Argentina hanno espresso interesse per caccia come il Sukhoj Su-30 attualmente operativo in Siria. Le consegne di armi russe alla Colombia hanno raggiunto i 500 milioni di dollari in oltre 20 anni. L’esercito colombiano ha oltre 20 elicotteri da trasporto Mi-17 russi.
Rosoboronexport, l’agenzia responsabile della vendita di armi all’estero attualmente partecipa ad alcune gare in Argentina, Brasile, Colombia, Messico e Perù sia per armamenti di terra che aerei. Mosca è pronta a creare impianti di produzione autorizzati per fabbricare armi e attrezzature militari di progettazione russa nei Paesi dell’America Latina. È anche pronta a partecipare alla progettazione congiunta e costruzione di navi per le flotte latinoamericane. A fine novembre, la Russia aderiva alle operazioni internazionali per salvare l’equipaggio del sottomarino argentino San Juan, schierando un dispositivo telecomandato marittimo. Un aeromobile russo Antonov inviò il Pantera Plus, un sommergibile senza equipaggio in grado di scansionare col sonar fino 1000 metri di profondità, effettuando le ricerche insieme alla nave da ricerca scientifica Jantar. Ordinata nel 2015, la Jantar può fungere da nave madre per i minisommergibili classe Konsul che raggiungono la profondità di 6000 metri e sono anche dotati di manipolatori e altri dispositivi per operazioni subacquee complesse. La nave stessa ha rilevatori avanzati per determinare la posizione precisa del sottomarino. Questo è un buon esempio di cooperazione militare con uno Stato latino-americano. Le attrezzature di ricerca e soccorso subacquee della Russia viste in Argentina possono interessare qualsiasi Paese dotato di sottomarini. Con l’America Latina non più cortile degli Stati Uniti, le prospettive di una cooperazione in tutti i settori, compreso quello militare, sono promettenti e c’è interesse da entrambe le parti a spronare il processo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La difesa missilistica statunitense non ferma gli Scud yemeniti

25 anni dopo il fallimento della Guerra del Golfo, i sistemi Patriot degli Stati Uniti non riescono ancora a distruggere i missili sovietici degli anni ’60
Marko Marjanovic Checkpoint Asia 7 dicembre 2017Lo sapete, il mese scorso Ansarullah dello Yemen lanciò un missile sovietico Scud modificato contro l’aeroporto di Riyadh, intercettato in volo da missili Patriot di fabbricazione statunitense che i militari sauditi gli avevano sparato contro. Trump si vantò che “Il nostro sistema ha buttato giù il missile. Ecco quanto siamo bravi. Nessuno fa ciò che produciamo, e ora lo vendiamo in tutto il mondo”. Mentre i sauditi usarono il lancio del missile, sparato in rappresaglia ai loro innumerevoli massacri di civili, per intensificare il blocco dello Yemen, che ha già creato un’epidemia di colera e la malnutrizione nel Paese, fino ad affamarlo. Tuttavia, almeno due aspetti della storia sono sbagliati (Tre se si contano le assurdità di come il missile sarebbe stato fornito dall’Iran). Primo, il missile non fu lanciato da Ansarullah, poiché non ha queste armi pesanti. In realtà fu lanciato dai lealisti di Salah, cioè dalla parte dell’esercito rimastagli fedele e che fa parte della coalizione antisaudita dello Yemen. Inoltre i missili Patriot statunitensi non abbatterono lo Scud. Cinque missili furono sparati ma lo mancarono tutti. La Scud continuò sorvolando proprio la batteria antimissile saudita colpendo il territorio dietro di essa, mancando la pista di soli 300 metri, in realtà una precisione decente per un missile che risale agli anni ’60. Proprio come gli Stati Uniti mentirono sulle prestazioni dei missili Patriot durante la guerra del Golfo del 1990-91 contro l’Iraq. Presumibilmente i Patriot avrebbero intercettato la maggioranza degli Scud lanciati dall’Iraq, cosa che in seguito si dimostrò completamente falsa e infine riconosciuta come menzogna. Comunque fosse, da allora la storia fu che, sebbene i Patriot avessero fallito nel 1991, erano stati migliorati tanto che ora funzionano come pubblicizzato. Non è così. I sistemi antimissile statunitensi non riescono ad abbattere neanche i missili terra-terra sovietici degli anni ’60 (che di per sé non erano molto lontani dalle V-2 lanciate dai tedeschi nel 1944). Questa non è necessariamente un’accusa alla tecnologia statunitense. Colpire un missile supersonico con un altro missile è straordinariamente difficile. Farlo in modo affidabile sarebbe semplicemente al di là dell’attuale tecnologia. Ma si accusa la pubblicità degli Stati Uniti. Forse è ora che la smettano di vantare un sistema d’arma che chiaramente non funziona.
Il New York Times aveva un buon articolo di specialisti che smentivano la storia saudita: “Le prove analizzate da un gruppo di esperti missilistici sembrano dimostrare che la testata del missile violò senza ostacoli le difese saudite e quasi centrò il bersaglio, l’aeroporto di Riyadh. La testata esplose così vicino al terminal interno che i clienti saltarono dalle sedie… Lewis ed altri analisti del Middlebury Institute of International Studies di Monterey, in California, erano scettici quando sentirono la dichiarazione dell’Arabia Saudita di aver abbattuto lo Scud yemenita. I governi hanno sopravvalutato l’efficacia delle difese missilistiche in passato, anche nei confronti degli Scud. Durante la prima guerra del Golfo, gli Stati Uniti sostennero un registro perfetto di abbattimenti delle versioni irachene dello Scud. Le analisi successive rilevarono che tali intercettazioni fallirono. Aveva fallito anche a Riyadh? I ricercatori rastrellarono sui social media tutto ciò che fu pubblicato nell’area in quel periodo, alla ricerca di indizi.

I rottami
Lo schema dei detriti del missili su Riyadh suggerisce che le difese missilistiche colpirono l’innocua sezione posteriore del missile o lo mancarono del tutto. Proprio mentre i sauditi usarono le difese missilistiche, i rottami caddero nel centro di Riyadh. I video pubblicati sui social media riprendono una sezione particolarmente ampia, caduta in un parcheggio vicino la scuola Ibn Qaldun. Altri video mostrano rottami caduti in una manciata di luoghi su un’area di circa 500 metri lungo l’autostrada. Funzionari sauditi dissero che i rottami, che sembra appartenessero a un Burqan-2 abbattuto, ne dimostravano il successo. Ma un’analisi dei rottami mostra che le componenti della testata, la parte del missile che trasporta gli esplosivi, mancavano. La testata mancante indicava qualcosa d’importante agli analisti: il missile avrebbe eluso le difese saudite. Il missile, per sopravvivere agli stress di un volo di circa 600 miglia, era quasi certamente progettato per separarsi in due parti una volta sul bersaglio. Il fuso, che spinge il missile per la maggior parte della traiettoria, cade e la testata, più piccola e difficile da colpire, continua sull’obiettivo. Questo spiegherebbe perché i rottami a Riyadh sembrassero costituiti solo dal fuso, suggerendo che i sauditi avessero mancato il missile, o colpito il fuso dopo che si era separato, iniziando a cadere a terra oramai inutile. Alcuni funzionari statunitensi dissero che non ci sono prove che i sauditi abbiano colpito il missile. Invece, i resti potrebbero essere dovuti alla pressione del volo. Ciò che i sauditi presentavano come prova dell’intercettazione riuscita, sarebbe semplicemente il missile che si distacca dal fuso come previsto.La posizione dell’esplosione
Un’esplosione a 12 miglia di distanza all’aeroporto di Riyadh suggerisce che la testata volò senza ostacoli sul bersaglio. Verso le 21:00, all’incirca nello stesso momento in cui i rottami si schiantavano a Riyadh, una forte esplosione scosse il terminal nazionale dell’aeroporto internazionale Re Qalid di Riyad. “Ci fu un’esplosione nell’aeroporto“, dice un uomo in un video pochi istanti dopo l’esplosione. Lui ed altri si precipitarono alle finestre mentre i veicoli di emergenza correvano sulla pista. Un altro video, ripreso da terra, mostra i veicoli di emergenza alla fine della pista. Poco oltre compare un pennacchio di fumo confermando l’esplosione e indicando il probabile punto d’impatto. Un portavoce di Ansarullah disse che il missile colpì l’aeroporto. C’è un’altra ragione per cui gli analisti pensano che la testata abbia violato le difese missilistiche. Localizzarono le batterie Patriot che spararono al missile, mostrato nel video, scoprendo che la testata le sorvolò. Funzionari sauditi dissero che alcuni resti del missile intercettato caddero sull’aeroporto. Ma è difficile immaginare come un frammento disperso volasse 12 miglia oltre il resto dei relitti, o perché esplodesse all’impatto.

L’impatto
Fumo e danni al suolo suggeriscono che la testata colpì vicino al terminal nazionale dell’aeroporto. Le immagini dei soccorsi e il pennacchio di fumo rivelano informazioni anche sulla natura dell’impatto. Una foto del pennacchio presa da una posizione diversa sembra coerente coi pennacchi prodotti da missili simili, suggerendo che l’esplosione non fosse dovuta a un rottame disperso o a un incidente non correlato. Identificando gli edifici nella foto e nel video, la squadra di Lewis individuò i punti da cui furono riprese le immagini, rivelando la posizione precisa del pennacchio: a poche centinaia di metri dalla pista 33R e a circa un chilometro dall’affollato terminale interno. L’esplosione fu piccola e le immagini satellitari dell’aeroporto scattate immediatamente prima e dopo l’esplosione non sono abbastanza chiare da riprendere il cratere dall’impatto, secondo gli analisti. Ma mostra danni a terra coi veicoli di emergenza, sostenendo che la testata avesse quasi colpito la pista. Mentre Ansarullah mancò il bersaglio, secondo Lewis, si avvicinò abbastanza da mostrare che i suoi missili possono raggiungerlo evitando le difese saudite. “Un chilometro è un rateo d’errore piuttosto normale per uno Scud“, disse. Persino Ansarullah potrebbero non averlo capito, affermava Lewis. A meno che non avesse intelligence nell’aeroporto, avrebbe poche ragioni per dubitare delle relazioni ufficiali. “Ansarullah fu sul punto d’incenerire quell’aeroporto“, disse. Laura Grego, un’esperta missilistica dell’Unione degli scienziati interessati, espresse allarme sulle batterie della difesa saudita che spararono cinque volte contro il missile; “Spararono cinque volte a questo missile mancandolo sempre? È scioccante“, disse. “È scioccante perché questo sistema dovrebbe funzionare“.”Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le carenze militari degli USA: essere i più costosi non significa essere i migliori

Andrej Akulov SCF 29.11.2017L’aumento delle spese militari è una delle principali promesse della campagna presidenziale del presidente Trump. La spesa fiscale per la difesa 2018 presentata dal comitato congiunto Camera-Senato arriva a 692 miliardi di dollari, inclusi 626 miliardi per le spese di base e 66 per il fondo per le Overseas Operations (OCO). Ci sono altre spese relative ad altre agenzie di sicurezza, che superano i 170 miliardi. Includono l’Amministrazione nazionale per la sicurezza nucleare del dipartimento per l’Energia, il dipartimento per gli Affari dei veterani, il dipartimento di Stato, la Sicurezza nazionale, l’FBI e la sicurezza informatica del dipartimento di Giustizia. Le spese per la difesa rappresentano quasi il 16% di tutte le spese federali e la metà delle spese discrezionali. Gli Stati Uniti spendono di più per la difesa nazionale degli altri otto maggiori bilanci nazionali per la difesa del mondo: Cina, Arabia Saudita, Russia, Regno Unito, India, Francia e Giappone. Le discussioni sulla necessità di aumentare le spese militari sono una questione popolare. È opinione diffusa che gli Stati Uniti siano la potenza militare più formidabile che il mondo abbia mai visto. Senza dubbio, la potenza militare statunitense è grande, ma le loro forze armate non sono impeccabili. I piani di costruzione incontrano molti ostacoli. Ci sono punti deboli abbastanza gravi da mettere in dubbio l’efficacia degli attuali programmi di difesa e la preparazione al combattimento dei militari, sia in una guerra nucleare che convenzionale. Alcuni esperti sostengono che un primo attacco statunitense eliminerebbe la maggior parte della capacità di secondo attacco della Russia, con un numero limitato di missili nucleari da lanciare per rappresaglia bloccati dalla difesa antimissili balistici. Non vale la pena entrare nei dettagli. Anche se missili nei silo e sottomarini nucleari lanciamissili balistici strategici (SSBN) ormeggiati nelle basi venissero messi fuori combattimento, gli SSBN e gli aerei strategici russi di pattuglia si vendicherebbero, infliggendo danni inaccettabili. Il rischio c’è sempre ed è imprevedibile. Nessuno sano di mente ci proverebbe. In effetti, esiste la minaccia rappresentata dai missili da crociera a lungo raggio basati in mare e aria e dai bombardieri stealth B-2. Ma “alcuni” non bastano per un primo attacco. Se il nemico mantiene la capacità d’infliggere danni inaccettabili con un attacco di rappresaglia, la capacità limitata di colpirlo per primo è inutile. Inoltre, la velocità dei vettori è relativamente lenta e il rilevamento tempestivo è impossibile da evitare. Molta fuffa viene sollevata dal concetto Prompt Global Strike (PGS): la capacità d’attacco aereo convenzionale mirato in qualsiasi parte del mondo entro un’ora. Nessuna arma del genere è all’orizzonte nonostante gli sforzi finora applicati. Con spese per la difesa molto più ridotte, la Russia guida la corsa. La tecnologia delle armi ipersoniche “Boost Glide” presuppone l’uso di missili balistici o bombardieri, che verrebbero rilevati. Il PGS lanciato con alianti verrebbe avvistato provocando la rappresaglia nucleare. Gli Stati Uniti in realtà commetterebbero un suicidio colpendo la Russia con armi convenzionali innescando la risposta nucleare. Il primo missile d’attacco rapido convenzionale della Marina degli Stati Uniti fu testato il 30 ottobre. L‘US Navy iniziò a studiare il missile balistico a raggio intermedio lanciato da sottomarini (SLIRBM) per adempiere alla missione PGS intorno al 2003. Ma compiva la prima prova 13 anni dopo! E il vettore era un missile balistico. Viene confermato dal Cmdr. Patrick Evans, portavoce del Pentagono, che dichiarava: “Il test ha raccolto dati sulle tecnologie di spinta cinetica ipersonica e sulle prestazioni sperimentali nel volo atmosferico a lungo raggio“. Quindi, tecnologia che prolunga il volo. Il passaggio dai missili balistici a quelli ipersonici con traiettoria da crociera sin dall’inizio, per evitare che l’avversario confonda un missile balistico convenzionale con un missile nucleare, è ancora un sogno irrealizzabile. Non c’è nulla di testato finora. Il concetto PGS non potrà piegare la Russia. Colpire gruppi di terroristi con armi costose e sofisticate è delirante; non sono obiettivi per cui sprecare queste costose armi. E il principio del rapporto costo-efficacia? Ad ogni modo, dopo un grande sforzo, il programma PGS offre poco di cui essere orgogliosi, almeno per ora.
Il Congresso ha stanziato 190 miliardi di dollari per i programmi di difesa contro i missili balistici (BMD) dal 1985 al 2017. Per quasi due decenni, gli Stati Uniti hanno cercato di acquisire la capacità di proteggersi da limitati attacchi missilistici a lungo raggio. Alcuni risultati sono stati evidentemente esagerati. Sono disponibili capacità molto limitate contro missili non sofisticati e senza alcun rapporto con l’arsenale di Russia o Cina. In realtà, nulla è riuscito per poter parlare seriamente di reali capacità BMD. Il laser aerotrasportato YAL-1 è un esempio di sforzo costoso fallito. Il laser da 5 miliardi è in deposito. Il MRAP (Veicolo protetto contro le mine) è un altro esempio di fallimento. L’investimento di quasi 50 miliardi nel MRAP non ha senso. I veicoli pesantemente protetti non sono più efficaci nel ridurre i danni dei veicoli corazzati medi, sebbene siano tre volte più costosi. Molti veicoli MRAP sono stati consegnati a forze partner o venduti per rottamarli. Lo Stryker è la spina dorsale dell’esercito. Dopo anni di servizio, non ha ancora potenza di fuoco e protezione. Stryker sono andati persi in Afghanistan, dove il nemico non aveva blindati, aviazione, artiglieria o armi anticarro efficaci. Il veicolo ha uno scafo sottile. Uno Stryker è inutile contro un carro armato. Non è progettato per manovrare contro altri veicoli da combattimento ed è destinato a essere sconfitto dal nemico. Non ha protezione antiaerea. A cosa serva è una domanda senza risposta. L’esercito statunitense è scarsamente protetto dalle minacce aeree. Il THAAD è buono solo per la difesa missilistica, non per la difesa aerea. Il Patriot PAC-3 è destinato a contrastare missili balistici e da crociera tattici. Ha una capacità molto limitata contro gli aerei. PAC-1 e PAC-2 compatibili con gli aeromobili sono stati aggiornati nella variante PAC-3 e venduti all’estero. Non sono rimasti che gli Stinger portatili a corto raggio, con una gittata di 8 km e una quota massima di 4 km. Questo è uno svantaggio molto serio che rende le truppe estremamente vulnerabili ai raid aerei.
La nave da combattimento litoranea della Marina (LCS) è una classe di navi di superficie relativamente piccole destinate alle operazioni nel litorale (vicino le coste). Era destinata ad agire da nave agile e furtiva in grado di eliminare minacce antiaccesso e asimmetriche nei litorali. Il mese scorso, i costruttori navali Austal e Lockheed Martin ricevettero 1,1 miliardi per costruirne due. Sviluppo e costruzione di questa classe di navi sono afflitti dai costi. Le LCS sono afflitte anche da numerosi problemi, tra cui fratture strutturali, guasti del sistema informatico, fusione dei gruppi elettrogeni, tubi che scoppiano, problemi di propulsione ed errori di trasmissione potenzialmente disastrosi. E per giunta, gli ufficiali sono scettici sull’efficienza in combattimento. L’anno scorso, il presidente del comitato dei servizi armati del Senato John McCain criticò il programma, affermando che ben 12,4 miliardi di dollari sono stati sprecati dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per 26 navi da combattimento litoranee prive di capacità di combattimento. Secondo il direttore del test operativo e di valutazione del Pentagono, J. Michael Gilmore, alcuna delle due varianti LCS ora costruite da appaltatori concorrenti sopravviverebbe in combattimento, un fatto che mina l’intero concetto operativo della classe. È improbabile le LCS possano adempiere ai requisiti della difesa aerea della Marina. La nave è equipaggiata per una missione alla volta. Le LCS, male armate e prive di sensori, sacrifica moltissimo all’alta velocità, compresa l’autonomia e probabilmente la resistenza ai danni. Non è chiaro il motivo per cui la Marina dovrebbe averne bisogno. Corvette e fregate europee sono meno costose e più efficienti.
L’F-35 diventerà la spina dorsale dell’US Air Force e della Navy. Dovrebbe sostituire e migliorare diversi velivoli attuali ed obsoleti. Avviato nel 2001, il programma è il progetto più deficitario nella storia degli Stati Uniti. Quasi un decennio indietro rispetto al programma, non è riuscito a soddisfare molti dei requisiti progettuali originali. Il presidente Trump ha interrotto il programma a febbraio. Il costo unitario per aereo, superiore ai 100 milioni, è il doppio di quanto preventivato. Commercializzato come aereo da combattimento multiruolo potente e conveniente per garantire la supremazia aerea, risulta carente in queste cose. Gli aerei al momento non possono volare in caso di maltempo o di notte, e non sono stati impiegati in combattimento. Con così tanti soldi e tempo spesi, è troppo tardi per cancellare il programma o modificarlo significativamente. Il Pentagono ha dichiarato che l’F-35 “è troppo grande per fallire”. Secondo la CNBC, “L’F-35 simboleggia tutto ciò che c’è di sbagliato nella spesa della Difesa statunitense: produttori incontrollati ed incontrollabili (in questo caso, Lockheed Martin), e una cultura del Pentagono incapace di seguire adeguatamente i dollari dei contribuenti“. Mandy Smithberger del progetto di riforma militare Straus ritiene che “molti perdite derivino da cattiva gestione e concorrenza nei principali programmi di acquisizione come F-35 e LCS”. La portaerei Gerald Ford costava 13 miliardi di dollari produrla. È in ritardo di due anni e, secondo il principale tester del Pentagono, non può combattere. Ha problemi col controllo aereo, il movimento munizioni, l’autodifesa, lancio ed atterraggio di aerei. Un rapporto dell’Ufficio per la responsabilità del governo ha rilevato che la combinazione di problemi di costi, ostacoli ingegneristici e sistemi tecnologici non testati è allarmante e va affrontata dal Congresso. Alcuni esperti hanno anche sottolineato che nell’epoca dei missili a lungo raggio e potenti, le portaerei saranno obsolete (ma ancora incredibilmente costose) come risorse strategiche.
Le perdite del Pentagono sono aumentate vertiginosamente. Il rapporto 2016 dell’Ispettore Generale del dipartimento della Difesa rilevava che l’esercito ha speso 2,8 trilioni di dollari per aggiustamenti di voci contabili errate in un solo trimestre del 2015 e 6,5 trilioni per l’intero anno. Il servizio mancava di ricevute e fatture per supportare quei dati o semplicemente li inventava. Secondo War is Boring, “Il comando delle operazioni speciali degli USA ha speso milioni di dollari per droni minuscoli senza sapere che non funzionavano, il dipartimento per i Veterani ha speso 6 miliardi usando carte d’acquisto per piccole transazioni e l’esercito cerca disperatamente di assumere qualcuno per installare, riparare ed ispezionare le attrezzature per parchi giochi delle scuole del Pentagono in Europa“. Aggiungete gli scandali per martelli da 100 dollari, sedili dei WC da 300 dollari e muffin da 16 dollari. La spesa di 50000 dollari per indagare su bombe capaci d’inseguire elefanti africani è la storia di spreco del Pentagono preferita da tutti. Nonostante sia al vertice delle spese militari, l’esercito statunitense ha gravi carenze ed è impantanato nei problemi. Le carenze nella pianificazione militare riducono notevolmente le capacità operative. Il rapporto costo-efficienza è un grosso problema. Essere il più costoso non rende automaticamente l’esercito statunitense il migliore.

Lo YAL-1 rottamato

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

60 ammiragli statunitensi indagati per corruzione

RussiaToday, 7 novembre 2017

L’indagine del dipartimento della Giustizia sulla corruzione riguardo un’azienda della difesa asiatica si amplia indagando su 60 ammiragli e centinaia di ufficiali della VII Flotta della Marina degli Stati Uniti, sconvolta dopo le collisioni mortali di sue navi. L’US Navy confermava di aver esaminato la condotta di 440 militari attivi e in pensione per eventuali violazioni delle leggi o delle norme federali sull’etica nel caso di Leonard Glenn Francis, magnate marittimo di Singapore noto come “Fat Leonard”. Sono indagati 60 ammiragli secondo il Washington Post. Il dipartimento della Giustizia studiava i casi di certi individui “che non hanno violato la soglia del processo civile, ma possono aver commesso reati nell’ambito del sistema giudiziario militare”. È doppio del numero degli ammiragli che l’US Navy aveva dichiarato oggetto di indagini lo scorso anno. Ci sono circa 210 ammiragli attualmente in servizio. Più della metà degli indagati, 230 persone, non sono considerati colpevoli di cattiva condotta, e alcuni avrebbero avuto pochi o alcun contatto con Francis, afferma l’US Navy, che ha detto che i nomi degli indagati sono tenuti segreti per evitare di comprometterne la carriera. “Il rilascio di tali informazioni… probabilmente rivelerebbe dettagli cruciali su ampiezza e portata delle indagini e dei casi in sospeso“, dichiarava il comandante Mike Kafka, portavoce dell’US Navy, Finora l’US Navy ha accusato cinque persone di reati della legge militare, e nessuno ammiraglio. La maggior parte degli ufficiali sono sospettati di partecipare a feste nei migliori ristoranti asiatici pagati da Francis, che ha fatto fortuna rifornendo le navi statunitensi nei porti del Pacifico da Brisbane, in Australia, a Vladivostok, in Russia. Francis era noto ospitare feste dopo cena, spesso con prostitute, che a volte duravano giorni, secondo i documenti dei federali. I procuratori federali affermano che in cambio gli ufficiali fornivano a Francis informazioni classificate o interne che permisero alla sua ditta, Glenn Defence Marine Asia (GDMA), di estorcere 35 milioni di dollari all’US Navy. I dati includono i movimenti delle navi ed informazioni contrattuali riservate. In alcuni casi, i comandanti portarono le navi nei porti dove GDMA imponeva tariffe e tasse false, secondo i procuratori. I casi sono stati descritti come la peggiore corruzione nella storia dell’US Navy dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli incidenti risalgono dal 1992 al 2004.
Il peculato di Francis ai danni dell’US Navy fu un segreto noto da anni. In risposta a una denuncia per frode, il Servizio di Ricerca Criminale Navale (NCIS) ha aperto più di due dozzine di indagini sulla Glenn Defence nel 2006, secondo i documenti del tribunale. Il dipartimento della Giustizia accusava 28 persone, tra cui 2 ammiragli, da quando Francis è stato arrestato con un’operazione internazionale nel settembre 2013. A marzo, 8 ufficiali dell’US Navy furono accusati di aver accettato “viaggi di lusso, cene sontuose e servizi di prostitute” da Francis. Tra costoro vi è il contrammiraglio Bruce Loveless, recentemente mandato in pensione dal Pentagono, così come 4 capitani e un tenente di vascello dell’US Navy in pensione. Sono stati arrestati dal dipartimento della Giustizia in cinque Stati e sono accusati di corruzione, cospirazione per commettere corruzione, frode, ostruzione alla giustizia e dichiarazioni false agli investigatori federali. Francis, 53 anni, si è dichiarato colpevole nel 2015 della corruzione di decine di ufficiali dell’US Navy e di aver sottratto al governo oltre 35 milioni di dollari. È in custodia in un carcere di San Diego e aspetta la sentenza.
Le ultime rivelazioni nello scandalo “Fat Leonard” si hanno mentre la VII Flotta subisce le conseguenze di due collisioni mortali in mare. 2 cacciatorpediniere lanciamissili, USS John S. McCain e USS Fitzgerald, sono stati speronati da mercantili nel Pacifico questa estate. Nei due incidenti sono morti 17 marinai. Il comandante della flotta, Viceammiraglio Joseph Aucoin, è stato dimesso il mese prima che andasse in pensione. L’Ammiraglio Scott Swift, comandante della Flotta del Pacifico statunitense, si dimise a settembre dopo essere stato informato che non sarebbe stato promosso al Comando del Pacifico degli Stati Uniti. Annunciava il pensionamento a sorpresa su Facebook. La VII Flotta schiera 70 navi, 20000 marinai e 140 aeromobili.

“La prossima volta non sarà una crociera“, la Russia avverte gli Stati Uniti contro i volo sulle sue basi in Siria
Fort Russ , 9 novembre 2017

Il Centro di coordinamento russo di Humaymim confermava che un aereo di ricognizione P-8A Poseidon statunitense, in grado di rilevare sottomarini, era decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, per volare vicino alle basi russe sulle coste siriana, veniva rilevata dai radar russi. Poche ore dopo, i radar russi rilevavano un altro velivolo statunitense, un velivolo strategico e di lungo raggio che volava a bassa quota, a pochi chilometri dalla base aerea russa di Humaymim, nella provincia di Latqaqia, nel nord-ovest della Siria. “Tali provocazioni non sono le prime e riflettono la codardia degli statunitensi“, dichiarava Aleksandr Ivanov, portavoce della base aerea di Humaymim, in un avvertimento alle forze statunitensi.Traduzione di Alessandro Lattanzio