Il nuovo ICBM russo ‘Sarmat’ sarà il “figlio di Satan”

Dettagli sulla nuova arma e perché la Russia la vuole
Viktor Litovkin, RIR, 21 settembre 2016
53t6Il test di lancio del primo stadio del ‘Sarmat‘, nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM), che entrerà in servizio nei primi anni 2020, è appena finito. Le caratteristiche tecniche dell’arma sono classificate “top secret”. Abbiamo ottenuto informazioni dai produttori e da conversazioni con gli esperti militari. Va sottolineato che attualmente si lavora su progettazione e sviluppo del missile, e quando sarà adottato, sarà oggetto di varie modifiche.

Cos’è il “Sarmat
E’ un missile intercontinentale pesante a propellente liquido dal nome in codice MS-28. Il peso totale è di 100 tonnellate e quello della testata di 10 tonnellate. Dovrebbe entrare in servizio nelle Forze Strategiche Missilistiche russe dal 2020 sostituendo l’R-32M2 “Voevoda“, il più formidabile missile strategico del mondo (SS-18 ‘Satan’ secondo la classificazione NATO), che pesa 211 tonnellate e ha una testata da 8,8 tonnellate. Ciò che differenzia il ‘Sarmat‘ dal predecessore non è solo il peso molto più leggero, ma anche un’autonomia di volo maggiore. Se il “Satan” ha una gittata di 11000 km, il “Sarmat” ne avrà una di 17000 km. I progettisti prevedono che volerà sul bersaglio anche dal Polo Sud, dove nessuno se l’aspetta e non c’è uno scudo antimissile in costruzione. Inoltre, il “Sarmat” avrà almeno 15 testate nucleari MIRV invece che 10, seguendo il principio della “gragnuola di colpi”, ciascuno dalla potenza di 150-300 chilotoni, che si distacca da questa “gragnuola” quando raggiunge l’obiettivo programmato, volando sul bersaglio a velocità ipersonica (superiore a Mach 5), cambiando rotta e quota in modo da non essere intercettato da qualsiasi sistema di difesa missilistica, attuale o futuro, anche se basato su satelliti. “Al Sarmat“, dicono i progettisti, “non importa se vi è un sistema di difesa missilistico o meno. Non se ne accorgerà“.

Quanti “Sarmat” ci saranno
Rimarranno almeno 154 silo dei “Voevoda” (altri 154 verranno fatti esplodere su richiesta dello START-1). Non tutti avranno un nuovo missile, ma il numero dovrebbe rientrare nei parametri del Trattato START-3 che prevede che Russia e Stati Uniti abbiano 700 vettori e 1550 testate nucleari ognuno entro il 5 febbraio 2018. Ricordiamo che ogni “Sarmat” dovrebbe avere 15 testate e ad oggi, secondo i dati disponibili, la Russia ha 521 vettori con 1735 testate. Gli Stati Uniti 741 e 1481 rispettivamente. Il Trattato START-3 può essere esteso dopo il termine del 2021, con il consenso delle parti, per altri cinque anni. Se ciò accadesse, è ovvio che in un primo momento ci sarà probabilmente un minor numero di missili classe “Sarmat” rispetto ai “Voevoda“. A parte il “Sarmat” abbiamo altri vettori, come missili terrestri e navali e bombardieri strategici.

Perché abbiamo bisogno del “Sarmat”
Da un lato, la risposta è ovvia: per contenere un probabile o potenziale aggressore, nonché per sostituire i “Voevoda“, che alla fine dello START-3 avranno terminato l’operatività. Dall’altra parte, secondo il Generale-Maggiore Vladimir Dvorkin, dottore in scienze tecniche e ricercatore presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia delle Scienze Russa, “per risolvere questo problema i complessi missilistici strategici mobili a propellente solido come Topol-M, Jars, Rubezh e futuro sistema missilistico ferroviario Barguzin saranno sufficienti. Il “Sarmat” nei silos dei “Voevoda” è un buon obiettivo del primo colpo del nemico. Non saremo mai i primi a colpire con un missile nucleare“, dice Dvorkin, “anche se questa possibilità viene registrata dalla nostra dottrina militare“. Il Colonnello-Generale Viktor Esin è d’accordo con il collega, ma non del tutto: “No, non saremo i primi a colpire con un missile nucleare. Tuttavia il “Sarmat” non è destinato a ciò, ma all’attacco di rappresaglia. Possiamo farlo fintanto che i missili del nemico volano verso di noi. Un probabile o potenziale nemico lo sa, per questo il “Sarmat”, così come altri sistemi di difesa, garantiranno la nostra sicurezza”.4d42027279217abb71caf08b62c93385

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

La modernizzazione della triade nucleare della Russia

South Front 13/09/2016yeab7454nfesdy6rpzpyahjshlgzyimfNegli giorni e settimane vi sono state varie notizie sul futuro stato della triade nucleare russa. L’ambito dei piani di ammodernamento suggerisce il ruolo che le Forze nucleari strategiche della Russia giocheranno nella politica della sicurezza della Russia.
Le dimensioni della modernizzazione nucleare strategica russa sono impressionanti. Il Presidente Putin ha recentemente partecipato all’impostazione dell’Aleksandr III, settimo sottomarino lanciamissili della classe Borej dotato di 16 SLBM a testata multipla Bulava. Tre di questi battelli sono già in servizio, e saranno tutti operativi entro il 2020. Fu annunciato, inoltre, che il primo volo del bombardiere pesante PAK-DA avverrà nel 2020, e che sarà operativo entro il 2025. Nel frattempo, l’aviazione a lungo raggio della Russia riceverà diverse squadriglie di bombardieri Tu-160M2, la cui produzione riprenderà nei prossimi anni. Lo sviluppo dell’ICBM pesante Sarmat è stato recentemente dichiarato completato, e il missile inizierà i test di lancio nel 2016 o 2017. Le capacità uniche del missile comprendono la possibilità di colpire qualsiasi bersaglio sul pianeta utilizzando più traiettorie possibili, per esempio colpire il Nord America non solo volando sul Polo Nord, ma anche con una traiettoria alternativa sul Polo Sud, rendendo irrilevanti i sistemi ABM degli Stati Uniti. La costruzione del radar di primo allarme a lungo raggio Voronezh-DM contro gli attacchi dei missili balistici continua. Infine, lo Stato Maggiore russo annunciava lo sviluppo di un sistema che permette ai missili balistici strategici di essere reindirizzati dopo il lancio, cosa finora impossibile, perché una volta scelto il bersaglio prima del lancio non c’era modo di modificare la traiettoria una volta il missile in volo.
La breve descrizione degli sviluppi in corso dimostra che la Russia persegue una sofisticata strategia di deterrenza. I relativamente piccoli ed uniformi arsenali nucleari francese, inglese e cinese possono dissuadere una sola minaccia, vale a dire l’attacco nucleare sul territorio nazionale. La varietà delle capacità della triade della Russia permette alla leadership nazionale una serie di risposte e può usarne le capacità per scoraggiare non solo attacchi nucleari contro il proprio territorio, ma anche attacchi convenzionali contro propri obiettivi militari, anche al di fuori dei confini della Russia. La Siria è un esempio di ciò che queste funzionalità significano per la Russia. Non è un caso che la richiesta di Putin di elevare la prontezza della Forza nucleare strategica al 95% si aveva quando incaricava lo Stato Maggiore Generale di distruggere ogni potenziale minaccia ad aerei o strutture dei russi in Siria. La presenza militare russa in Siria non è grande abbastanza da garantire la sopravvivenza da un attacco concertato della NATO. Cinquanta aerei si trovano in una sola base aerea, anche se protetta da S-400, e sono ancora vulnerabili per via della posizione esposta e l’assenza di profondità strategica. La forze convenzionali russe non potevano facilmente soccorrere Humaymim in caso fosse attaccata dalla NATO. Ciò che mette al sicuro Humaymim dagli attacchi è la deterrenza credibile e flessibile. E ciò che rende la deterrenza credibile e flessibile sono varietà e modernità dei vettori della Russia, che non si limita a dover lanciare un ICBM o SLBM a testata multipla, ma che può penetrare ogni difesa, attuale o prevista. La credibilità del deterrente nucleare della Russia è rafforzata dall’esistenza del potente deterrente convenzionale dei missili da crociera Kalibr e Kh-101. L’impiego di questi missili contro obiettivi dello SIIL era probabilmente motivato dalla dissuasione verso eventuali Paesi ostili alla presenza della Russia in Siria, dimostrando che la Russia potrà usare queste armi per reagire contro qualsiasi attacco su Humaymim. Lo Stato bersaglio dovrebbe quindi scegliere tra riduzione o escalation, rischiando così lo scontro nucleare con la Russia. Se la Russia avesse semplicemente una forza di ICBM e SLBM, Humaymim sarebbe un obiettivo molto più allettante perché il lancio di ICBM sarebbe una risposta sproporzionata all’attacco. I piani di ammodernamento delle Forze strategiche della Russia indicano che la sua leadership prevede gli scenari in Siria e quelli futuri.1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Socialismo Nucleare: i due alleati della Corea democratica

Aleksandr Ermakov, RIAC, 30 giugno 201656Il 3 luglio 2016, la Corea democratica festeggerà il suo primo giorno delle forze strategiche. Dopo il quarto test nucleare all’inizio di quest’anno, la Corea democratica ha recentemente effettuato prove riuscite con un missile a medio raggio. Quindi, che tipo di forze strategiche costruisce la Corea democratica?
La storia della crisi nucleare coreana è piena di ogni sorta di affermazione da entrambe le parti. In questo articolo si citano solo alcuni degli eventi più importanti [1]. Kim Il-Sung fu probabilmente interessato alle armi nucleari dal loro apparire, e la guerra 1950-1953, durante cui gli Stati Uniti in modo inequivocabile minacciarono di usarle contro la Corea democratica, ne incoraggiò ulteriormente l’interesse. Nel 1965, l’Unione Sovietica diede ai nordcoreani un reattore ad acqua leggera IRT-2000. A quel tempo, il regime nordcoreano considerava l’arma nucleare un mezzo per aumentare prestigio ed indipendenza. Nel dicembre 1985, la Corea democratica ratificò il trattato di non-proliferazione delle armi nucleari (TNP). La decisione fu presa sotto forte pressione dell’URSS, facendone condizione per continuare gli aiuti. Tuttavia, la situazione cambiò dopo il crollo dell’Unione Sovietica, portando al crollo quasi totale della cooperazione tra Corea democratica e la nuova Russia, e alla nascita del mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti. La Cina s’impegnava a rafforzare i legami economici con l’occidente, rendendo problematico gli aiuti militari al Paese. La situazione della sicurezza della Corea democratica divenne precaria. Anche se gli Stati Uniti ritirarono le armi nucleari tattiche dal sud della penisola nel 1991, la superiorità dell’alleanza militare tra Corea del Sud e Stati Uniti era travolgente. A quanto pare, fu allora che la Corea democratica decise di sviluppare le armi nucleari. Nel 1993 il Paese rifiutò di permettere all’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) di effettuare un’ispezione non programmata e dichiarò l’intenzione di ritirarsi dal TNP. A giudicare dalle informazioni disponibili, gli Stati Uniti al momento consideravano seriamente il lancio di operazioni militari, ma furono scoraggiati dalla previsione di alte perdite. Alcuni generali statunitensi valutarono le perdite a 490000 truppe della Corea del Sud e 52000 statunitensi nei primi 90 giorni, o anche un milione di morti, tra cui 80000-100000 soldati statunitensi, anche se tali cifre sarebbero troppo alte per essere prese sul serio [2]. Il fatto che il Pentagono rese tali dati pubblici, al contrario, suggerisce che la dirigenza militare era fortemente contraria a un conflitto.
Tuttavia, la Corea democratica non poté respingere la possibilità di un’offensiva aerea lanciata contro di essa. Tale operazione poteva essere condotta con perdite minime, perché l’Aeronautica dell’Esercito Popolare della Corea, anche se abbastanza forte numericamente, ha velivoli obsoleti e non può confrontarsi neanche contro la Corea del Sud, per non parlare degli Stati Uniti [3]. Una campagna aerea non avrebbe decimato l’esercito della Corea democratica, ma poteva perfettamente distruggerne le infrastrutture, mandando in frantumi l’industria energetica, interrompendo le comunicazioni e facendo pressione psicologica. Inutile dire che un disastro umanitario poteva derivarne. Tale scenario è relativamente indolore per gli avversari della Corea democratica, ma prima o poi avrebbe spinto il Paese a capitolare, a determinate condizioni, o a un’offensiva di terra contro un indebolito esercito della Corea democratica. Quindi, dal punto di vista della leadership politico-militare nordcoreana, per sopravvivere il Paese deve avere i mezzi per impedire che tale guerra aerea gli venga lanciato contro. L’unico deterrente credibile sono le armi nucleari. Le armi chimiche hanno una reputazione intimidatoria, ma non sono egualmente efficaci. Nel 1990, la crisi nucleare fu disinnescata con mezzi diplomatici: venne firmato l’accordo secondo cui la Corea democratica sospendeva il ritiro dal TNP in cambio di aiuti economici (soprattutto energetici) e della costruzione di reattori ad acqua leggera, che non possono essere utilizzati per militari scopi. Tuttavia, la cooperazione con l’occidente non si concretizzò mai, cosa probabilmente inevitabile perché le parti perseguivano obiettivi diversi: non era negli interessi di Stati Uniti e Corea del Sud sostenere l’economia della Corea democratica (il reattore non fu mai costruito e i rifornimenti di carburante furono irregolari), mentre la Corea democratica, insieme al programma missilistico dichiarato, proseguiva la ricerca nucleare in modo riservato. Nel 2002, l’accordo fu abbandonato e il 10 gennaio 2003 la Corea democratica si ritirò ufficialmente dal TNP, creando così un grave precedente che comprometteva l’intero sistema globale di non proliferazione [4]. Da allora la Corea democratica ha effettuato quattro test: nel 2006, 2009, 2013 e 2016. Nonostante gli sforzi diplomatici nei colloqui a sei, la Corea democratica continua a costruire le proprie Forze nucleari strategiche (SNF) [5]. Gli eventi del mondo, in particolare le guerre in Iraq e Libia (che abbandonò il suo programma nucleare nel 2003), spingono ad intensificare gli sforzi in questo campo. Quindi, che tipo di SNF costruisce la Corea democratica?

Poca scelta
rCostruire le Forze strategiche nucleari può contribuire a salvare le risorse e ad avere un esercito più snello. Una corsa agli armamenti convenzionali sarebbe costata molto di più, perché il Paese avrebbe dovuto competere da solo contro la potenza militare collettiva occidentali e i bilanci della difesa di una coalizione di Paesi. Impegnarsi nella corsa agli armamenti simmetrici con la Corea del Sud non aveva senso dato che i prezzi delle armi moderne iniziavano a salire e la Corea democratica è isolata (neanche la Cina le vende armi moderne). Le opinioni variano sul numero di testate della Corea democratica. La valutazione più ragionevole ed equilibrata sembra una decina di testate pronte. Più importante è la qualità delle testate, soprattutto il rapporto tra dimensione e potenza. La Corea democratica ha probabilmente, o avrà presto, la capacità di produrre testate a bassa potenza trasportabili. Ora la domanda riguarda la seconda componente nucleare, i vettori. La classica triade SNF si basa sulle componenti aerea, terrestre e navale, rappresentate rispettivamente da bombardieri lanciamissili con missili da crociera o bombe; missili balistici intercontinentali (ICBM) in silos di lancio o complessi mobili, e sottomarini lanciamissili balistici. L’idea iniziale di ordigni nucleari coreani grandi e poco maneggevoli spinse a previsioni sarcastiche sul loro possibile utilizzo, la cui unica possibile era piantarli come “mine” sulla strada del nemico avanzante. È interessante notare che gli scettici, forse involontariamente, descrivevano le tattiche impiegate dagli Stati Uniti durante la guerra fredda [6], quando decisero i punti in cui le mine nucleari potevano essere piantate lungo la presunta rotta dell’offensiva sovietica. Fino al 1991, il gruppo statunitense aveva tali punti nella penisola coreana. Il terreno, che offre una scelta limitata di vie per un’offensiva, sembra fatto su misura per tale tipo di arma, il cui uso può avere un grave effetto demoralizzante. Lo svantaggio è che può essere utilizzato solo in caso di campagna terrestre che, come detto sopra, è improbabile. I primi vettori nucleari furono gli aerei, ma non sono un’opzione per la Corea democratica, perché non ha bombardieri moderni e sono vulnerabili ad un primo attacco nucleare. La Corea democratica, che attribuisce grande importanza all’artiglieria, sarebbe tentata di trasformarli in armi nucleari tattiche sul modello dell'”artiglieria nucleare” della Guerra Fredda, ma non risolve il problema della deterrenza strategica e richiede la grande miniaturizzazione delle testate. Non è certo un’opzione per la Corea democratica, considerando le risorse limitate, compresi il materiale fissile arricchito. Così si arriva alla conclusione che l’unico vettore adatto alle esigenze della Corea democratica è il missile balistico.

L’ultimo alleato degli Stati canaglia
KN08 I Paesi del “primo mondo” affrontarono la minaccia dei missili balistici nemici nella guerra locale del Golfo Persico nel 1991. La minaccia di missili iracheni veniva contrastata dai più recenti missili MIM-104 Patriot, che teoricamente potevano intercettare i missili tattico-operativi [7]. Tuttavia, mentre la guerra in Iraq nel complesso fu un trionfo meritato della forza multinazionale, la “guerra dei missili” fu una sconfitta. Degli 88 lanci registrati [8], 53 colpirono gli obiettivi protetti dai Patriot, e 27 furono abbattuti [9]. La distruzione dei lanciamissili fu un’esperienza ancora più deludente. Nonostante le ingenti risorse impegnate, gli sforzi di tutta l’intelligence statunitense e le numerose operazioni delle forze speciali, come il 40 per cento delle sortite aeree (ritardando l’inizio della campagna di terra di una settimana [10]), non un singolo missile fu distrutto al suolo. Questo fu in parte compensato dagli scarsi risultati dei bombardamenti: gli obiettivi militari colpiti furono solo due, in un caso un aereo da caccia F-15C e un lanciamissili Patriot furono distrutti, e in un altro caso un missile colpì una caserma uccidendo 28 soldati e ferendone più di un centinaio. Fu un raro colpo di fortuna che le decine di missile che caddero sulle città non facessero molte vittime tra i civili: 14 persone [11] morirono in Israele e una in Arabia Saudita (più di 300 persone furono ferite e molti edifici distrutti) [12]. Nella guerra del 1991, l’Iraq usò missili a corto raggio sovietici R-17 (Scud) aggiornati, noti come al-Husayn [13]. Dopo la sconfitta, all’Iraq fu proibito possedere e sviluppare missili con gittata di oltre 150 chilometri [14]. Gli Stati Uniti ebbero più successo nella contesa tra difesa aerea e missili balistici nel 2003 per via del fatto che usarono una nuova versione del complesso Patriot (PAC-3), che considerava l’esperienza del 1991, ed anche perché il nemico era molto più debole. Al momento dell’invasione, l’Iraq aveva un piccolo numero di missili al-Samud 2 e Ababil-100 con gittata inferiroe ai 200 chilometri. Nel 2003, l’Iraq lanciò almeno 23 missili balistici e da crociera [15], di cui 9 abbattuti. Anche se la maggior parte degli altri missili finì nel deserto, fu segnalato un successo: il 7 aprile, un missile balistico colpì il comando di una brigata dell’esercito statunitense uccidendo tre militari e due giornalisti, ferendo 14 persone e immobilizzando una ventina di veicoli. La campagna del 2003 dimostrò che gli Stati Uniti rafforzarono la difesa missilistica di teatro, ma avevano ancora una lunga strada da percorrere per garantirsi l’intercettazione. Sebbene diversi lanciatori furono distrutti durante la seconda guerra in Iraq, il fatto che ci furono 20 lanci dimostra che la ricerca dei complessi missilistici non è ancora all’altezza. Non a caso, la leadership politico-militare della Corea democratica, che osservò da vicino le guerre localizzate degli anni ’90 e 2000, concluse che i complessi missilistici terresti mobili potrebbero costituire la base della deterrenza strategica. Essi sono perfettamente adatti alla geografia della parte settentrionale della penisola coreana: molti nascondigli e tunnel possono essere creati nelle montagne, rendendo vani i tentativi di distruggere i lanciamissili mobili dalla buona possibilità di sopravvivere a un attacco nucleare. Ovviamente, anche complessi antimissile specializzati come il Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) e l’AEGIS BMD non possono garantire il 100 per cento dell’intercettazione [16], e niente di meno basterà per contrastare un attacco nucleare. La Corea democratica non ha bisogno di dotare una parte significativa dei suoi missili di testate nucleari. In effetti, sarebbe addirittura dannoso farlo. Un gran numero di missili convenzionali sarebbe d’aiuto come mezzo per un “ultimo avvertimento”, e in caso di un grande attacco, servire da esche per la difesa antimissile balistico.
La Corea democratica persegue attivamente il proprio programma missilistico dagli anni ’80. Gli ingegneri della Corea democratica hanno imparato rapidamente come produrre i propri missili Scud (chiamati Hwasong-5) e persino fornirli in massa all’Iran durante la guerra Iran-Iraq. Nella prima metà degli anni ’90, l’Hwasong-5 fu alla base della produzione in serie dei missili dalla maggiore gittata Hwasong-6 (500 km) e Hwasong-7 (700-800 km), coprendo comodamente tutto il territorio della Corea del Sud. Esattamente quanti di questi missili siano stati costruiti non è noto, ma di sicuro saranno centinaia (il numero di lanciamissili, naturalmente, è di molto inferiore). Tuttavia, questi missili non hanno la gittata necessaria per colpire le infrastrutture chiave militari degli Stati Uniti di Okinawa e Guam. A metà degli anni ’90, i missili Rodong-1 dalla gittata di 1300-1500 chilometri entrarono in servizio [17]. Questi missili, che possono colpire qualsiasi bersaglio in Giappone, sono stati spesso indicati come vettori nucleari della Corea democratica. Un numero considerevole di questi missili sarebbe stato costruito e pronto al combattimento. Il missile Musudan è una potenziale minaccia per Guam [18], sede dell’Andersen Air Force Base, la principale base dell’aviazione strategica statunitense nella regione. E’ opinione diffusa in occidente che il Musudan si basi sull’SLBM sovietico R-27, eventualmente con l’assistenza di specialisti russi, anche se tali rapporti non possono essere né confermati né negati. La gittata del missile viene variamente stimata tra 2500 e 4000 km. Il missile è attualmente in fase di test, con il primo test riuscito effettuato il 22 giugno.
nksk1 La Corea democratica ha anche un suo “super-missile”, il KN-08 [19]. Vi è una certa confusione: durante le sfilate nel 2012, 2013 e 2015, gli stessi lanciamissili mostravano modelli del missile che differivano per dimensioni e numero di stadi [20]. Un missile a due stadi (a volte chiamato KN-14) fu illustrato nel 2015, mentre in precedenza furono illustrati missili a tre stadi. Indicando che il missile è ancora in progettazione con molti test ancora da compiere. Tuttavia, alla fine può diventare il primo ICBM della Corea democratica, capace di raggiungere Alaska, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Tutti questi missili utilizzano lanciamissili terrestri mobili. Secondo notizie non confermate, la Corea democratica ha un piccolo numero di silo per missili, ma anche non fosse, la loro funzione è ausiliaria perché sono molto vulnerabili. Per lo stesso motivo i missili Taepodong non dovrebbero essere considerati missili militari perché vengono lanciati da una struttura di lancio ingombrante e richiedono molto tempo per il lancio. Il programma di sviluppo dei missili balistici lanciati da sottomarini va inoltre ricordato. I media nord-coreani ne hanno ampiamente coperto i test, probabilmente per impressionare i nemici. Sarebbe poco saggio, tuttavia, per la Corea democratica contare su di essi, perché i suoi sottomarini sono molto vulnerabili alle difese antisom di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Ciò è aggravato dalla debolezza dell’aeronautica e della flotta di superficie della Corea democratica, che non possono creare aree di dispiegamento sicure. Se la possibilità di lanciare missili dalle loro basi navali ne valga il costo, è questione discutibile. Tuttavia, possono essere utili come logistica, data l’esistenza di anche un paio di sottomarini lanciamissili che costringerebbero il nemico a devolvere risorse sproporzionatamente grandi per contrastarli.
La conclusione che si suggerisce è pessimista. A questo punto non vi è alcuna soluzione coerente al problema nucleare coreano. La Corea democratica non cederà i suoi programmi missilistico e nucleare, e fare concessioni significative non è un’opzione per gli Stati Uniti. Entrambe le parti hanno ragione a modo loro, perché una combatte per la sopravvivenza, mentre l’altra, oltre al prestigio nazionale, sostiene il regime di non proliferazione nucleare, estremamente importante per le potenze nucleari riconosciute, come la Russia. Inoltre, in un certo senso, la situazione attuale va bene agli Stati Uniti, dato che giustifica la presenza di infrastrutture militari nel Pacifico. Né vi è una soluzione militare al problema, perché anche se si assumesse che la Corea democratica non ha armi nucleari utilizzabili oggi, il prezzo di una guerra contro di essa non giustifica i dubbi benefici dell’unificazione coreana. Così, il mondo guarderà la lenta maturazione di un’altra potenza nucleare. La questione delle dimensioni dell’arsenale nucleare che la Corea democratica vuole e la velocità con cui può aumentarlo portano al regno delle congetture. Considerando gli obiettivi, sarebbe ragionevole per la Corea democratica accontentarsi di 40-50 testate, anche nel lungo periodo. Entro la metà del prossimo decennio, le SNF della Corea democratica probabilmente saranno composte da numerosi missili mobili terrestri accompagnati da numerosi blindati; una piccola parte sarà nucleare. [21]f0205060_511c7bb677f10Note
1. Per una più dettagliata descrizione storica vedasi le opere di esperti russi sulla Corea, in particolare un articolo di A. Lankov dal titolo “Socialismo Nucleare” e il ciclo di conferenze di K. Asmolov.
2. Per mettere i dati in prospettiva, vi erano solo 36000 truppe statunitensi in Corea del Sud nel 1994. Perdite per 80000-100000 sarebbero il doppio di quelle che gli Stati Uniti sostennero nella guerra del Vietnam, durata molti anni.
3. Solo un piccolo numero di caccia MiG-29 (9-13) e aerei d’attacco Su-25 furono consegnati durante gli ultimi anni dell’URSS e sono senza valore operativo reale.
4. Israele, India e Pakisan non hanno firmato il TNP.
5. Le sei parti nei colloqui sono Corea democratica, Cina, Stati Uniti, Russia, Corea del Sud e Giappone.
6. L’URSS aveva sistemi simili, probabilmente destinati allo stesso scopo, ma molto meno noti sono i piani in questo campo.
7. C’è una certa confusione sulla classificazione delle armi nelle tradizioni russa e statunitense. Negli Stati Uniti, i missili sono divisi in tattici (con raggio di meno di 300 km), a corto raggio (fino a 1000 km), medio raggio (fino a 3500 km), i missili a breve e medio raggio sono a volte indicati insieme come “missili balistici di teatro”, e a raggio intermedio (fino a 5500 km). URSS/Russia classificano i missili in tattici (fino a 300 km), operativo-tattici (fino a 500 km), a breve o corto raggio (fino a 1000 km) e medio raggio (fino a 5500 km).
8. Di cui 46 su obiettivi in Arabia Saudita e Quwayt e 42 in Israele. Fu uno degli obiettivi di Sadam Husayn provocare una risposta da Israele e utilizzarla per minare la coalizione internazionale. I diplomatici statunitensi fecero grandi sforzi per impedire ad Israele di entrare in guerra.
9. Steven Zaloga. Missili balistici e sistemi di lancio Scud. 1955-2005, Osprey, 2006.
10. Robert Scales. Una certa vittoria: l’esercito degli Stati Uniti nella guerra del Golfo. Ufficio del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti, 1993.
11. Due persone morirono nell’esplosione, mentre la maggioranza morì per “cause indirette”, in primo luogo infarto.
12. In confronto, durante la guerra Iran-Iraq nella primavera del 1988, massicci bombardamenti (circa 200 missili) delle città iraniane causarono 2000 morti e costrinsero all’esodo della popolazione civile dalle città.
13. La gittata fu aumentata da 300 a 550-650 km (secondo varie stime). I lanciamissili erano i telai MAZ-543 modernizzati degli R-17 e lanciatori di progettazione nazionale, come i semirimorchi per le tradizionali motrici civili.
14. Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 687 e 707.
15. Oltre a numerosi missili al-Samud 2 e Ababil-100, il numero comprendeva i missili sovietici Luna-M. I “missili da crociera” erano i missili antinave cinesi HY-2 riattati per colpire bersagli a terra. Non un singolo missile da crociera fu abbattuto.
16. In senso stretto, AEGIS è il sistema di informazione e controllo della Marina degli Stati Uniti, volto principalmente a difendere le portaerei. L’elevato potenziale dell’AEGIS ha spinto l’agenzia della difesa antimissili balistici degli Stati Uniti a lanciare il sistema AEGIS Ballistic Missile Defense (AEGIS BMD) per sviluppare mezzi d’intercettazione marini e terrestri dei missili mobili terrestri.
17. Questo è il nome dato dalla Corea del Sud. Meglio noti con i nomi Nodong-1/2 (1 e 2 differiscono per peso della testata e gittata) o Nodong-A. “Nodong“, con corrispondente lettera dell’alfabeto, è talvolta usato in occidente per indicare tutti i missili balistici a medio raggio nordcoreani. In Corea democratica, Hwasong (Marte) è apparentemente usato per scopi simili. Qui e altrove è stato utilizzato il nome più comune.
18. Inoltre noto in occidente come BM-2, Rodong (Nodong)-B. In Corea democratica forse è noto come Hwasong-10.
19. Rodong (Nodong)-B, o Hwasong-13.
20. Basato su un telaio commerciale cinese acquistato nel 2011.
21. L’avvio della produzione di telai pesanti per i missili KN-08/14 è una misura cruciale.nksk0[1]Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia testa con successo il sistema anti-missile a corto raggio

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29/06/2016

1Sf66La minaccia della difesa antimissile balistico (BMD) degli USA in espansione negli ultimi due anni ha spinto Mosca ad intensificare gli sforzi per sviluppare un proprio nuovo sistema di difesa missilistica. La Russia crea un’avanzata difesa missilistica per respingere le minacce contemporanee. Il nuovo sistema, che sostituirà l’A-135 Amur, è stato designato A-235. Le forze aerospaziali russe hanno recentemente testato un nuovo missile intercettore a corto raggio (100-1000 km) in un poligono di tiro in Kazakistan. Il test è stato un successo e il bersaglio è stato colpito come previsto, ha detto il Tenente-Generale Viktor Gumennij, Vicecomandante delle Forze Aerospaziali russe. Il lancio segna un altro importante traguardo del tentativo di Mosca di rafforzare la sicurezza nazionale. Nell’autunno 2012 le autorità della difesa della Russia dichiaravano che il sistema operativo BMD A-135 Amur riceveva un importante aggiornamento. Il Colonnello-Generale Viktor Esin, ex-Capo di Stato Maggiore delle Forze Strategiche Missilistiche russe, dichiarava che i missili erano stati sostituiti con nuovi dal progetto migliorato. Tutti gli altri elementi del sistema, compresi i componenti di rilevazione e monitoraggio, furono anche rinnovati. Nella fase iniziale il sistema difenderà Mosca e il distretto industriale centrale contro un attacco nucleare limitato. Più tardi sarà la base per un sistema di difesa aerospaziale integrato a più stadi di tutto il Paese. Il sistema utilizzerà diversi tipi di missili per avere la capacità di distruggere le testate in arrivo a lunghe distanze e ad altitudini elevatissime quasi orbitali.
L’A-235 disporrà di tre tipi di missili: a lungo raggio, basato sul 51T6 e capace di distruggere bersagli a 1500 km di distanza e a quote fino a 800 km; a medio raggio, aggiornamento del 58R6 progettato per colpire bersagli fino a 1000 km di distanza e a quote fino a 120 km; a corto raggio 53T6M o 45T6 (basato sul 53T6)), con gittata di 350 km e quota massima di 50 km. “Composizione e caratteristiche tattiche del sistema di difesa missilistico russo permettono di scoraggiare un attacco missilistico nucleare e di aumentare la soglia della rappresaglia nucleare e della sopravvivenza delle massime autorità governative e militari, sviluppando scala, concetto e obiettivo di un attacco utilizzando sistemi di raccolta delle informazioni ad alta precisione ed immuni da disturbi”, dichiarava il Ministero della Difesa. Ci sono due grandi differenze dall’A-135. La primo è che l’A-235 utilizzerà testate convenzionali ad alto esplosivo e ad energia cinetica, piuttosto che nucleari. Diminuendo notevolmente costo e complessità del sistema, ed anche le esigenze infrastrutturali, non essendo più necessario garantire un’adeguata sicurezza alle armi nucleari. Con velocità stimata a 10 km al secondo, un intercettore a combustibile solido probabilmente non avrà per nulla bisogno di esplosivo. Una testata cinetica si basa sull’alta velocità per infliggere il massimo danno. Questo è di fondamentale importanza, mostrando che la Russia possiede la tecnologia all’avanguardia che permette di evitare possibili perdite tecniche ed umane che deriverebbero dalle radiazioni di un’esplosione nucleare. La seconda differenza è che l’A-235 sarà mobile. Ciò significa che il sistema avrà più flessibilità dell’A-135 basato sui siti fissi dei silos. La mobilità dell’A-235 significa che può essere schierato in qualsiasi luogo della Russia. La geopolitica attuale suggerisce che tali postazioni potrebbero includere non solo isole e arcipelaghi dell’Artico (dove un sistema BMD potrebbe facilmente abbattere i missili dei sottomarini lanciamissili della NATO in fase di decollo), ma anche al di fuori dei confini, nei territori di Stati amici. Questo fatto è un punto di svolta, dimostrando che il sistema di difesa missilistico russo può facilmente annullare qualsiasi vantaggio dei sistemi statunitensi stazionati in Polonia, Romania o altrove.
Comprensibilmente, molti aspetti degli sforzi della difesa antimissile russa e statunitense sono ancora classificati, ma non è l’attenzione per i dettagli tecnici l’importante. Nel 2002 gli USA si ritirarono unilateralmente dal trattato sui missili anti-balistici (ABM), pietra angolare del processo di controllo degli armamenti. L’unica ragione per cui il trattato ABM fu firmato e ratificato era la capacità dell’URSS d’implementare sistemi di difesa missilistica efficaci. Il ritiro degli Stati Uniti dal trattato fu guidato dall’ipotesi arrogante dei loro capi che gli Stati Uniti potessero lanciare una nuova corsa agli armamenti nucleari senza alcun Paese in grado di contrastarli. Una volta che la Russia dimostra la capacità di disporre di una nuova generazione di sistemi strategici anti-balistici, tale ipotesi non regge più. Evidentemente, la sicurezza degli Stati Uniti s’è ridotta da quando abbandonarono il trattato ABM. Dopo la dissoluzione dell’URSS, l’ex-presidente degli Stati Uniti Richard Nixon osservò che gli Stati Uniti avevano vinto la guerra fredda, ma non la pace. Da allora, tre amministrazioni statunitensi di entrambi i partiti politici non furono all’altezza del compito. Al contrario, la pace sembra sempre più lontana con le minacce alla sicurezza degli Stati Uniti che si moltiplicano, come il regime di controllo degli armamenti sull’orlo del collasso. Anche il presidente Obama ha omesso di affrontare efficacemente il problema. Ora la nuova amministrazione degli Stati Uniti, eletta a novembre e che andrà in carica nel gennaio 2017, dovrà decidere. La scelta è procedere nella corsa agli armamenti non controllata o aderire al trattato antimissile balistico per dare al processo sul controllo degli armamenti una possibilità. La palla è agli Stati Uniti.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.53t6L’ICBM pesante Sarmat
South Front, 2/7/2016

sarmat_satan_soha.vn4-af6b2Anche se questo sistema d’arma è ancora attualmente “sotto il radar” dei media occidentali, si può stare certi che una volta che inizierà i test sarà esibito quale prima prova dell’accusa propagandistica occidentale sull'”aggressione russa”. Quindi potrebbe essere utile anticipare il consueto sbarramento mediatico illuminando ciò che promette d’essere un sistema d’arma rivoluzionario in grado di modificare l’equilibrio globale del potere.
Il missile Sarmat è classificato come cosiddetto ICBM “pesante”. In conformità con i trattati START, tale designazione è applicata alle armi con gittata intercontinentale e peso al lancio superiore alle 100 tonnellate. Non è la prima arma del genere ad ottenere tale designazione, il precedente ICBM R-36 Voevoda, denominato dalla NATO SS-18 Satan (!), apparteneva a questa categoria e allo stesso modo fu bersaglio della propaganda, perché altrimenti assegnargli un nome in codice del genere? L’URSS non fu l’unico Paese a schierare tali armi. Le forze strategiche degli Stati Uniti ebbero gli ICBM Titan per diversi decenni. La controversia associata agli ICBM pesanti pone naturalmente la domanda: perché preoccuparsene? Quali missioni dovevano compiere? Nel caso russo, comunque, gli ICBM pesanti giocano un ruolo specifico, essendo la punta di lancia della deterrenza nucleare strategica. La loro capacità di distruggere obiettivi pesantemente difesi o protetti, anche da sistemi di missili anti-balistici, garantisce al resto della forza deterrente di sopravvivere. Anche se l’R-36 ha trascorso la maggior parte della vita operativa sotto il regime del trattato ABM, si ricordi che fu progettato con il presupposto che gli Stati Uniti avessero ampiamente implementato sistemi ABM, e gli ICBM pesanti sovietici inoltre motivarono gli Stati Uniti, nei primi anni ’70, a comprendere che i missili sovietici bastavano a rendere qualsiasi sistema difensivo statunitense irrilevante. Un singolo R-36 rappresentava, dopo tutto, una rapida salva di 10 testate che alcun sistema ABM poteva sperare di contrastare. Fu la consapevolezza che i sistemi ABM erano costosi, destabilizzanti e infine inutili, a completare la dottrina della “distruzione reciproca assicurata”.
Il Sarmat è il figlio dell’era post-trattato ABM, da cui gli USA si ritirarono nel primo mandato dell’amministrazione di George W. Bush, la cui priorità principale, prima che fosse accantonata dagli attacchi terroristici dell’11 settembre, fu la militarizzazione dello spazio, fino al punto di fare “dell’ultima frontiera” una riserva militare degli Stati Uniti. La funzione del Sarmat è tanto politica quanto militare, dovendo inviare il messaggio che, alla fine, gli Stati Uniti starebbero meglio seduti al tavolo delle trattative creando un nuovo quadro multilaterale di sicurezza collettiva, che perseguendo l’impossibile sogno unilaterale del “dominio ad ampio spettro”. Dato che le tecnologie della difesa missilistica degli Stati Uniti si sono evolute negli ultimi decenni, il Sarmat sarà anche un importante progresso dal Voevoda. Invece di presentare al sistema ABM una rapida successione di bersagli con l’obiettivo di saturarne le difese, il Sarmat è più sottile. L’approccio al compito d’invalidare l’opposta difesa missilistica è costituito da una combinazione di fattori, comprendenti l’utilizzo di varie traiettorie, non solo quella polare, verso il continente nordamericano, grazie ai potenti motori del missile e al carico di carburante sufficiente a rappresentare la maggior parte delle 170 tonnellate del missile. Può anche impiegare traiettorie suborbitali riducendo notevolmente il volo, e quindi anche i tempi di reazione. Il carico di 10 tonnellate comprenderà velivoli ipersonici notevolmente più difficili da intercettare, oltre a testate standard e naturalmente esche. Infine, per garantirne la sopravvivenza, il tempo di preparazione al lancio sarà solo di 1 minuto, riducendo notevolmente la probabilità di essere colpito a terra da un primo attacco nemico. Il Sarmat è un sistema d’arma ad alta priorità il cui calendario non ha subito ritardi significativi. Il suo test iniziale è programmato al più tardi entro il 2016, con l’operatività entro e non oltre il 2018, sostituendo tutti i missili R-36M ancora in servizio entro il 2020.
La reazione iniziale del “mondo libero” sarà probabilmente la solita raffica propagandistica che segue inevitabilmente ogni iniziativa internazionale russe anche se, come negli anni ’70, sarà seguita da una risposta occidentale più costruttiva contribuendo a ripristinare un senso di sicurezza e stabilità globali.55b10716c4618864648b4590Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

Le forze nucleari degli USA sono gestite con floppy disk degli anni ’70

Dave Mosher Tech Insider, 30 maggio 2016 – Russia Insider20160526_cybersec_0Un nuovo rapporto del governo dipinge un quadro inquietante dei sistemi informatici utilizzati dagli Stati Uniti. Il rapporto di 87 pagine del Government Accountability Office (GAO) seriamente intitolato “Le agenzie federali devono affrontare l’obsolescenza dei sistemi di gestione“, è stato strombazzato dal Congresso che vuole sapere come vengono spesi 80 miliardi di dollari dei contribuenti, ogni anno, per le tecnologie dell’informazione. Gli estensori del rapporto analizzano con durezza le tecnologie informatiche utilizzate dalle agenzie governative come dipartimento della Giustizia, del Tesoro, Social Security Administration e dipartimento dei Veterani, scoprendo che la maggior parte del denaro viene speso per mantenere sistemi vecchi di oltre 30 anni e che le agenzie non hanno piani per modernizzarli o sostituirli. Ma forse le informazioni più allarmanti riguardano il dipartimento della Difesa (DoD), che controlla le 7100 testate nucleari e termonucleari della nazione. Il GAO ha scoperto che il Sistema di Comando e Controllo Strategico Automatizzato (SACCS), il sistema informatico che “coordina le funzioni operative delle forze nucleari degli Stati Uniti, come ad esempio missili balistici intercontinentali, bombardieri nucleari e velivoli di supporto“, utilizza ancora floppy disk da 8 pollici. Come questo:ibm-8-inch-floppy-diskIn particolare, il DoD tirerebbe fuori uno o più di questi dischi per computer commerciali della IBM per avviare un attacco nucleare. E qui una foto tratta dal rapporto dei computer IBM impiegati dal SACCS:saccs-ibm-series-1-computers-dod-gao-strategic-automated-command-control-system.pngCosa può fare questo vecchio sistema? Secondo il rapporto del GAO: “La funzione primaria del sistema è inviare e ricevere messaggi per l’azione rapida delle forze nucleari. Secondo i funzionari della difesa, il sistema è composto da tecnologie e attrezzature che sono alla fine della vita operativa. Ad esempio, il sistema si basa sui Computer Serie-1 della IBM, con un sistema operativo degli ’70 scritto in linguaggio assembly che utilizza floppy disk da 8 pollici, sistema d’archiviazione degli anni ’70; il codice di programmazione assembly viene utilizzato per i mainframe. Le parti di ricambio del sistema sono difficili da trovare, perché ormai obsoleto. Se siete preoccupati che una tecnologia di 53 anni sia tra i comandanti e la fine del mondo o, a seconda di chi se lo chiede, la difesa del Paese, sarete felici di sapere che anche i militari lo sono. Si prevede di aggiornare tali computer entro il 2017 e sostituirli con sistemi moderni entro il 2020. Ma i sistemi di comando e controllo degli Stati Uniti non sono gli unici dell’infrastruttura d’attacco nucleare ad essere obsoleti: anche le armi nucleari non sono più così giovani. Per affrontare tale problema, 1 trilione di dollari è a disposizione (sì, 1.000.000.000.000 di dollari) per aggiornare molte armi o metterle fuori servizio nei prossimi 30 anni. Tuttavia, vi è un intenso dibattito sull’opportunità o meno di un tale tremendamente costoso programma di modernizzazione per rinnovare la temibile potenza di armi nucleari obsolete, innescando una nuova corsa agli armamenti con la Russia, tra l’altro.Aging Federal ComputersTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora