Chi oserebbe bombardare la Russia?

Valentin Vasilescu,  ACS-RSS 5 gennaio 2015 – Reseau International

La superiorità aerea su cui si basano gli Stati Uniti nei loro recenti attacchi, vale zero davanti ai sistemi di rilevamento della Russia. Questo è il messaggio della Russia con gli ultimi suoi raid aerei nello spazio aereo internazionale europeo.radarcoveragewest_2La stampa occidentale riteneva con certezza che nei primi mesi del 2014, un intervento della NATO contro la Russia secondo il modello applicato all’ex-Jugoslavia nel 1999. Il motivo erano le esilaranti dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore statunitense ammiraglio John Kirby “dopo il tramonto della cortina di ferro, la Russia ha sempre avanzato arrivando ai confini della NATO“. La predizione della stampa occidentale si è dimostrata piuttosto infondata. D’altro canto, la Russia abbraccia due continenti e ha una quantità enorme di efficaci mezzi da combattimento. Tuttavia, per rispondere il più rapidamente possibile a un’aggressione convenzionale, il Cremlino ha bisogno di sofisticati sistemi automatizzati di comando e informazione dotati di sistemi di rilevazione e armi ad alta precisione. Negli ultimi mesi, formazioni di oltre 20-30 aerei da guerra russi hanno cominciato ad evoluire nello spazio aereo internazionale in prossimità degli Stati membri della NATO nell’Europa dell’ovest, del nord e sud-orientale, testando fino a che punto si sia ridotto il livello di prontezza dell’aeronautica di tali Paesi, utilizzando anche i propri sistemi automatizzati di comando e informazione. Riferendosi a tale processo, il generale Philip Breedlove aveva detto “Penso che i russi c’inviano il messaggio di essere una grande potenza“. L’intersezione nel traffico, estremamente denso nella zona di Eurocontrol, di aerei militari russi in addestramento, senza causare collisioni o premettere incidenti con aerei civili o militari, non era possibile senza il monitoraggio costante e il controllo radar permanente della nuova rete radiotecnica “590” dell’esercito russo. La rete 590 ha diverse migliaia di sistemi di memoria e server dedicati dalla potenza di calcolo di ultima generazione utilizzante microprocessori e apparecchiature di comunicazione satellitari. I microprocessori russi permettono il riconoscimento dei tipi di velivoli, l’inseguimento automatico degli aeromobili nell’area Eurocontrol rilevati dalla rete radar “590” e l’estrapolazione della rotta di ognuno di essi, a seconda della rotta dichiarata, velocità e specifiche tecniche. Per la ricognizione aerea a lungo raggio al confine occidentale della Russia, il 2 dicembre 2013 è stato introdotto nell’arsenale dell’esercito russo il più complesso e più moderno sistema radar del mondo, conosciuto come 29B6-Container. Questa un’unità d’élite denominata “590” dai russi, è la rete responsabile della rivelazione di bersagli aerospaziali ad ovest, nord e sud. Il radar 29B6 ha un campo d’apertura di 240° e controlla lo spazio aereo per 3000 km, coprendo tutta l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente e può inseguire bersagli aerei (compresi missili da crociera) che volano fino a 100 km di quota.
Il radar 29B6 è un sistema bi-statico con trasmittenti e riceventi distinte e collocate a distanza l’una dall’altra. L’antenna trasmittente ha una lunghezza di 440 m e comprende 36 elementi; si trova a Nizhnij Novgorod (250 km a est di Mosca). L’antenna ricevente del 29B6 è a Kovilkino (150 km a sud di Nizhnij Novgorod) e comprende antenne alte 35 metri che si estendono per 1,3 km. Il sistema radar 29B6 fa parte della famiglia “Duga“, come il RO-4 di Sebastopoli che opera su banda ad onde corte, chiamate anche UHF (frequenza 3-30 MHz). (ACS-RSS)
Il campo elettromagnetico emesso dall’antenna del radar equivale all’energia elettrica consumata da una città di 100000 abitanti. Globalmente, il 99% dei radar militari di scoperta e puntamento (schierati a terra, su navi o aeromobili, compresi gli AWACS) opera nelle bande centimetrica e millimetrica. I fasci elettromagnetici emessi da radar centimetrici e millimetrici parallelamente al terreno, non possono superare i rilievi, ed inoltre, questi radar hanno limitate prestazioni per la curvatura della Terra, arrivando a una distanza massima di scoperta di 300-500 km. A differenza di questi, i radar a banda ultra-corta emettono raggi con un angolo che arriva a 45 gradi dal suolo, riflettendosi ripetutamente dallo strato ionosferico dell’atmosfera terrestre. La riflessione ionosferica comporta scarsa perdita di segnale. Tale caratteristica permette ai radar della famiglia Duga di disporre di un’area di rilevamento dei bersagli aerei ampia da 400 a 4000 km dalla stazione trasmittente. Così un missile da crociera Tomahawk o aeromobili stealth come F-22, B-2 e F-35, per esempio, possono essere rilevati dai radar situati nel territorio della Russia mentre volano sull’Oceano Atlantico. Il super-radar 29B6 è stato progettato da NPK NIIDAR, lo stesso costruttore del radar antimissile 77Ja6DM-Voronezh, che ha un raggio di scoperta pari a 6000 km. La Russia ha posto ai confini occidentale e settentrionale una serie di radar tipo sistem: dall’aeroporto Dunaevka nell’enclave di Kaliningrad a Lekhtusi (vicino a San Pietroburgo) e Olenegorsk nella penisola di Kola, al confine con la Finlandia. Tutti questi radar sono collegati ad un altro dello stesso tipo che si trova ad Armavir in Transcaucasia, vicino al Mar Nero, un centro comando e controllo C4I e spaziale che incorpora questi radar, insieme ai satelliti da ricognizione militari, nella rete radiotecnica “590” dell’esercito russo.
Collegato strettamente a quanto detto, ritengo sia quanto segue, la parte più interessante del discorso del Presidente Putin al Club Internazionale Valdaj di Sochi del 24 ottobre 2014: “tutti i sistemi di sicurezza collettiva del mondo sono oggi in rovina. Non ci sono più garanzie di sicurezza internazionali per nessuno. L’entità che le ha distrutte ha un nome: Stati Uniti d’America“.

img_0829Valentin Vasilescu – ACS-RSS Giornale manifesto per capire il mondo russo, pubblicato dall’Associazione per la cooperazione strategica, diplomatica, economica, culturale ed educativa con la Russia e lo spazio slavo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia rivede la dottrina militare e aggiorna le forze strategiche nucleari

Jurij Rubtsov Strategic Culture Foundation 31/12/2014 Глава РВСН РФ Сергей КаракаевE’ il primo aggiornamento sostanziale della dottrina militare della Russia pubblicata nel febbraio 2010. Il documento doveva essere rivisto entro la fine del 2014 in risposta alla crescente pressione esercitata sulla Russia dall’occidente dopo che Mosca ha rifiutato di riconoscere la legittimità del colpo di Stato in Ucraina. Una dottrina militare non offre tutte le risposte a singole minacce ma piuttosto fornisce una guida per contrastare le tendenze a lungo termine che minano la sicurezza del Paese. La versione rivista della dottrina descrive i seguenti fattori rappresentanti una minaccia per la Russia:
– Il crescente potenziale militare della NATO e la sua espansione che avvicina le infrastrutture militari dell’Alleanza ai confini della Federazione russa;
– Il dispiegamento di contingenti militari stranieri sui territori degli Stati adiacenti alla Russia;
– Costruzione e schieramento della difesa missilistica strategica del Pentagono minando la stabilità globale, l’attuazione del concetto di Prompt Strike e i piani per collocare sistemi d’arma nello spazio;
La dottrina fornisce indicazioni su come rispondere a minacce e sfide. Le nuove disposizioni sono introdotte in reazione agli eventi in Ucraina così come in Africa, Siria, Iraq e Afghanistan che minacciano la Federazione russa. Le caratteristiche specifiche del conflitto militare contemporaneo includono “il complesso uso della forza militare in combinazione con misure politiche ed economiche, la guerra dell’informazione e altre azioni di natura non militare realizzate con l’uso intensivo di potenziali protesta di massa” insieme all’uso di forze politiche e movimenti pubblici controllati e finanziati dall’estero. Gli autori del documento affermano apertamente che la Russia è pronta a contrastare gli organizzatori delle “rivoluzioni colorate”. La dottrina militare riveduta rimane di natura difensiva. La Russia ricorrerà all’uso della forza solo quando tutte le vie non violente per risolvere un conflitto sono esaurite. Al documento viene aggiunto una nuova disposizione sulla deterrenza non nucleare, che prevede l’attuazione di politica estera e misure militari per impedire l’aggressione contro la Federazione russa quando l’uso delle armi nucleari è prematuro o ingiustificato. Come si può vedere le armi nucleari non sono viste come unico mezzo di dissuasione. Con l’occidente che fa pressioni senza precedenti sulla Russia e rinnova discorsi sul ritorno alla postura da guerra fredda. Ciò rende la deterrenza nucleare strategica il fattore più importante per garantire la sicurezza. Il documento revisionato non prevede modifiche all’ordine del possibile utilizzo delle forze nucleari. Un attacco nucleare potrebbe essere effettuato in risposta all’uso di armi nucleari o altre armi di distruzione di massa contro la Russia e i suoi alleati o in caso in cui la Russia sia vittima di un attacco convenzionale, quando l’esistenza stessa dello Stato è minacciata. Bielorussia e altri partner, membri della Collective Security Treaty Organization, sono gli alleati che la Russia difenderà.
La leadership militare russa presta particolare attenzione al potenziamento della protezione nucleare. Lo stesso giorno in cui il presidente russo ha firmato il documento, un missile balistico intercontinentale (ICBM) RS-24 è decollato da Plesetsk colpendo con successo un bersaglio nel poligono di Kura nella penisola di Kamchatka in Estremo Oriente. Gli ICBM a propellente solido Topol-M e Jars progettati per piattaforme mobili e silos costituiscono la spina dorsale del potenziale strategico della Russia contemporanea. Oltre 20 ICBM Jars mobili terrestri saranno aggiunti all’arsenale delle forze missilistiche strategiche della Russia, l’anno prossimo. Il giorno prima il comandante delle Forze missilistiche strategiche della Russia Colonnello-Generale (tre stelle) Karakaev ha annunciato ufficialmente lo sviluppo di un missile balistico pesante a propellente solido noto come RS-26. Dal 2016 l’RS-26 rafforzerà il gruppo dei missili a propellente solido, come i Topol-M e Jars delle forze missilistiche strategiche. Le caratteristiche sono classificate, ma si sa che il missile è già ribattezzato dai media “Killer della difesa missilistica” potendo spezzare qualsiasi tipo di difesa missilistica. Anche i sistemi basati sui silo vengono aggiornati. Gli RS-20B Voevoda (classificazione NATO – Satan) è la più potente arma nucleare in servizio oggi. Può penetrare la difesa missilistica multi-strato schierata dagli Stati Uniti. E’ in servizio dal 1980. La sua vita operativa è stata estesa, ma il tempo è vicino per la sua sostituzione. In pochi anni il Sarmat da 100 tonnellate ne prenderà il posto. Sarà prodotto solo da imprese russe escludendo rischi, come nel caso del Satan per esempio, quando alcuni componenti sono stati prodotti dall’ufficio di progettazione e produzione ucraina Juzhnoe. Il missile balistico pesante Sarmat sarà schierato ad Uzhur (regione di Krasnojarsk) e a Dombarovskij (regione di Orenburg). C’è una notizia stimolante a conferma della forte volontà politica della leadership russa. La Russia fu abbastanza imprudente da mettere fuori servizio il sistema ICBM ferroviario RT-23 (nome in codice NATO SS-24 Scalpel). Una piattaforma su un treno potrà coprire un migliaio di chilometri al giorno e sarà impossibile seguirla via satellite, dovendo rilevarla tra migliaia di altri treni in movimento. Il comandante delle Forze Missilistiche Strategiche Colonnello-Generale Sergej Karakaev ha dichiarato che il nuovo sistema missilistico ferroviario soprannominata Barguzin è stato sviluppato per le forze missilistiche strategiche russe. Un progetto di R&S è stato implementato per sviluppare un nuovo missile balistico intercontinentale mobile su treno il cui primo prototipo sarà completato nel 2020. La mobilità dell’arma rende difficile rintracciarla, complicando così un attacco preventivo. Da parte sua, il Viceministro della Difesa russo Anatolij Antonov ha detto che il nuovo sistema non viola il Trattato START, che stabilisce che ciascuna parte ha il diritto di decidere autonomamente struttura e composizione del suo potenziale nucleare strategico. Un reggimento (un treno) del nuovo sistema ferroviario Barguzin comprenderà sei missili Jars a testata MIRV (veicoli di rientro multiplo a puntamento indipendente). Il sistema Scalpel comprendeva tre missili balistici intercontinentali RT-23. Le forze strategiche avranno una divisione con cinque piattaforme missilistiche ferroviarie (reggimenti) in continua evoluzione muovendosi attraverso le vaste pianure del paese. La piattaforma ICBM ferrovia Scalpel aveva disturbato tanto gli statunitensi da farli insistere nel far dismettere il sistema. Si può solo immaginare che incubo sarà il Barguzin per gli USA. L’operatività del sistema perdurerà fino al 2040.
La portavoce della NATO Oana Lungescu ha risposto con una dichiarazione secondo cui l’alleanza “non costituisce una minaccia per la Russia o qualsiasi nazione. Qualsiasi provvedimento adottato dalla NATO per garantire la sicurezza dei suoi membri è chiaramente di natura difensiva, proporzionato e in conformità alle leggi internazionale”, ha detto. Ignora l’evidente contraddizione con i fatti il discorso della portavoce secondo cui “In realtà, sono le azioni della Russia, come attualmente in Ucraina, che violano il diritto internazionale e minano la sicurezza europea”. Tali dichiarazioni sorprendono, soprattutto dopo che Washington ha dichiarato che la Russia è ai confini della NATO, non il contrario. Il rappresentante ufficiale dell’alleanza ha aggiunto che la NATO cerca un rapporto costruttivo con la Russia. È logico supporre che la dottrina militare rivista e le misure adottate dal governo russo per aggiornare la Difesa del Paese daranno nuovo impulso a tale processo.

cvhswh4837hfLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I droni ucraini abbattuti in Crimea

Philippe Grasset Dedefensa 9 dicembre 201413261Tranquillamente e con piccoli dettagli “inutili”, fonti militari russe dichiarano all’agenzia Novosti (Sputnik.News 9 dicembre 2014) che “alcuni droni ucraini” sono stati abbattuti sulla Crimea, che ha aderito alla Russia lo scorso marzo e di cui Kiev regolarmente e pomposamente ne annuncia la prossima conquista. Le fonti non specificano il numero di droni o la tempistica in cui si sono verificati tali incidenti, se intercettazioni e abbattimenti sono stati effettuati “il mese scorso” o se le circostanze o le osservazioni sulle procedure convenzionali utilizzate in questo caso sono state rispettate (intercettazione alla frontiera, comunicazione per raccomandare il cambio di rotta, distruzione in caso di continuazione della missione). Una precisazione tecnica è data: veicoli Pantsir dotati di 2 cannoni da 30mm e missili a corto raggio sono stati utilizzati. “La Russia il mese scorso ha abbattuto numerosi aeromobili di sorveglianza senza pilota ucraini che sorvolavano la penisola di Crimea da Nord, con i sistemi missilistici superficie-aria Pantsir (Greyhound), ha detto a RIA Novosti una fonte militare della Crimea. “I Pantsir sono stati usati contro obiettivi dalla divisione presso l’Istmo di Chongar”, ha detto la fonte militare. “Dopo aver riconosciuto il velivolo di sorveglianza senza pilota, viene intercettato al confine con l’ordine di tracciarlo e scortarlo. Se il velivolo di sorveglianza senza pilota vola in profondità nel nostro territorio o si avvicina a una struttura militare, viene abbattuto”, ha aggiunto la fonte. Il numero di aeromobili di sorveglianza distrutti dai missili russi non è stato specificato”. La discrezione dei russi, la loro stretta osservanza del segreto nei casi più problematici e sulle questioni militari (operative e altre) ne rendono delle rivelazioni significative. Le fonti, essendo ufficiali, assai probabilmente hanno informato in accordo con le autorità politiche e per scopi politici ed operative. Diverse conclusioni si possono trarre dal quadro per un’ipotesi interpretativa.
• In generale, questi interventi sono destinati agli osservatori e danno l’indicazione politica che la Crimea è territorio russo difeso come qualsiasi territorio russo e che alcuna violazione della sovranità sarà tollerata. La Crimea non è una sorta di Pakistan o Yemen dove droni stranieri vagano impunemente.
• Queste informazioni, date con il contagocce ma precise, evidenziano l’efficacia della difesa aerea russa in Crimea. Se l’altra parte vuole esserne informata con le sue incursioni, ora abbiamo anche la prova che si è in guerra della comunicazione sulle “operazioni segrete”.
• Il chiarimento sul sistema utilizzato per tali distruzioni può anche essere interpretato come indicazione che la difesa aerea in Crimea è forte, nel senso che dispone di tutti mezzi d’intervento necessari. (E’ noto, inoltre, che una squadra di intercettori Sukhoj Su-30 è stato staccata dal suo squadrone di provenienza da una base russa nel nord, per essere schierata in Crimea per le operazioni “di polizia dello spazio aereo”).
• Infine, la precisazione che la distruzione ha avuto luogo “il mese scorso” senza specificare cosa sia successo prima, suggerisce che i russi avrebbero concluso di esser certi che tali droni siano stranieri stanziati in Ucraina. I droni non sarebbero utilizzati dalle forze ucraine, i tentativi ufficiali ucraini di dotarsi di droni realizzati dagli israeliani non hanno portato a nulla (17 settembre 2014). Queste rivelazioni così ci invitavano a concludere che i russi credono o sanno che i droni sono schierati e utilizzati da non-ucraini cioè, seguendo l’ipotesi, dalla CIA che li usa, per esempio. Chi altro?
Ora si espanda il punto. L’impressione di professionalità, discrezione e efficienza che deriva da questi dati incontra le apprensioni del blocco BAO, in particolare degli Stati Uniti, sulla capacità russa, partendo dalle informazioni sulla distruzione dei droni “ucraini”, nel campo dei missili terra-aria. A tal proposito, più in generale nuove informazioni filtrano dal blocco BAO. Fonti militari e d’intelligence degli Stati Uniti hanno commentato nei giorni scorsi che l’invio degli S-400 alla Cina, dopo la firma di un contratto di vendita (1 dicembre 2014), sia un atto militare di grave preoccupazione per le forze USA. Queste fonti confermano che Stati Uniti e blocco BAO non hanno “alcun equivalente” dell’S-400 e non ci sono serie contromisure contro questi sistemi, che sono un’enorme ipoteca per l’offensiva aerea in caso di conflitto. L’unica incertezza, riferiscono le fonti, è se i russi consegnano ai cinesi l’S-400 al massimo standard che equipaggia le loro forze. Secondo le ipotesi classiche i russi non lo farebbero, essendo straordinariamente cauti nella consegna di armi sofisticate e nel trasferimento tecnologico. Ma il nuovo rapporto strategico tra Russia e Cina “sfoca tutti i dati disponibili“, riferiscono le fonti e le ipotesi convenzionali potrebbero esser già obsolete, e l’S-400 consegnato agli standard russi…
Nello stesso campo dei missili russi (ma anche cinesi e iraniani), le stesse fonti hanno detto che la minaccia principale, quasi come la potenza della difesa aerea della Russia, è nel campo dei missili antinave (terra-mare, mare-mare, aria-mare). Fonti militari del blocco BAO (USA) sono estremamente impressionati dallo sviluppo di missili antinave, in particolare di Russia e Cina, estremamente veloci (ipersonici a 4/5 Mach), altamente protetti elettronicamente, rendendone l’intercettazione incredibilmente complessa se non impossibile, con grande raggio e potenti testate. Questi missili sono progettati per colpire molto duramente le portaerei degli Stati Uniti, “come i giapponesi colpirono le corazzate della Flotta del Pacifico a Pearl Harbor“… Ciò dimostra la mancanza di entusiasmo dell’US Navy per le politiche dei falchi antirussi e anticinesi della leadership di Washington. Questo tipo di arma ha quasi il carattere di “arma navale assoluta” conforme a capacità operative e potenza dell’US Navy. Se si scopre che un missile antiportaerei esiste vi è il rischio della paralisi dell’US Navy dovuta alla psicosi che ne nascerebbe: il piccolo numero di grandi portaerei d’attacco su cui si concentra la maggior parte della potenza navale statunitense, attualmente 10, tra cui 5-6 in rotazione nello schieramento offensivo per esigenze di manutenzione, carenatura, ecc., incoraggiando una prudenza tale che la flotta in sostanza offensiva diverrebbe quasi difensiva, con una ritirata strategica dell’US Navy che la priverebbe della capacità di controllare i mari a livello globale. Ciò senza parlare del disastro che sarebbe la perdita di una o più portaerei, percepibile come una sorta di 9/11 (nuova immagine di Pearl Harbor) per la potenza militare USA, ma un 9/11 senza potenza militare pronta ad organizzare una risposta, poiché tale potenza verrebbe colpita ed orribilmente danneggiata. Nella stessa ottica, e mentre i negoziati con l’Iran sul nucleare falliscono, tali fonti affermano inoltre che l’US Navy considera il Golfo Persico una “trappola mortale” da cui ritirare quanto prima le portaerei, se ci fossero, in caso di rischio di conflitto. La parte iraniana è assolutamente presidiata e piena di postazioni missilistiche, di cui almeno la metà nascoste e non identificate, e quindi che non possono essere distrutte da attacchi preventivi…
Così la situazione generale di tensione e vere condizioni di possibile conflitto dall’inizio della crisi ucraina spingono gli strateghi militari USA (seri e non strateghi neocon da think tank) a considerare la realtà della situazione strategica complessiva. Il risultato non è così eccitante quanto creduto. La potenza statunitense è considerevole, certamente, ma sovraestesa e iperconcentrata su dei punti di forza (come le portaerei) che dovrebbero essere invulnerabili. Un cambio improvviso nelle circostanze o capacità tecniche, o in entrambi, potrebbe improvvisamente mutare l’egemonia di tale potenza, rendendola improvvisamente vulnerabile e costringendola a ritirarsi in una difesa totalmente in contraddizione con la politica espansionistica degli USA (blocco BAO). Nelle circostanze in cui la Russia (e la Cina, ed altri) tendono ad espandere le capacità belliche, gli Stati Uniti scoprono debolezze potenziali basate su squilibri, inadeguatezze e contraddizioni strutturali che hanno la possibilità di collassare comportando drammatici cambi di fortuna politica. Così si definisce la potenza (militare e non) del blocco BAO (Stati Uniti) e della nostra contro-civiltà: enorme, travolgente quanto si vuole, ma anche sempre più squilibrata ed instabile, con la possibilità di collassare all’improvviso, senza permettere un ripiego, una ripresa o un contro-attacco. La situazione è sempre più del “tutto o niente”, con il “tutto” che vacilla sempre più.1302717433Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Laser da guerra e sistemi basati sui carri armati

Aleksandr Korolkov, RIR, 25 novembre 2014

1K17_SzhatieE’ un autunno impegnato nel mondo dei laser militari. A settembre la Boeing ha presentato il suo automezzo da 10 kilowatt High Energy Laser Mobile Demonstrator, in grado di mettere fuori combattimento droni e persino missili. A novembre, il comandante della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti, viceammiraglio John Miller, ha confermato il ricevimento del primo laser da combattimento e l’installazione sulla nave d’assalto anfibio USS Ponce. La Cina ha anche annunciato lo sviluppo di un laser in grado di abbattere piccoli bersagli aerei. E mentre poco è stato rivelato, la Russia non ha lasciato inattivo il suo programma per sviluppare laser. Allo stadio attuale la tecnologia dei missili è ancora di gran lunga superiore alle armi laser esistenti. Ma il tentativo di sfruttare l’energia laser riguarda il costo del singolo colpo. Tutta la tecnologia missilistica è costosa, quando viene utilizzata su lunghe distanze richiede altri sistemi di navigazione, grandi quantità di carburante e altri elementi che fanno salire il costo del singolo colpo. L’attrazione dei laser rimane il semplice rapporto costo-efficacia: un colpo costa quanto l’energia consumatavi. Ciò fu anche il principio guida quando l’Unione Sovietica avviò il programma laser negli anni ’60, presso il centro top-secret di ricerca scientifica e produzione “Astrofisika“. Nominatovi a capo nel 1978 fu il fisico Nikolaj Ustinov, figlio del potente Ministro della Difesa sovietico Dmitrij Ustinov.

lazer_protiv_ugrozyStiletto
Ma la tecnologia, all’epoca non consentiva la costruzione di laser mobili abbastanza potenti da distruggere un bersaglio. Così, i ricercatori invece si concentrarono sull”accecamento’ di elicotteri carri armati, semoventi o sensori dei loro sistemi di puntamento ottico. Una volta neutralizzati, il veicolo o l’aereo diventano facile preda. Dai sistemi di guida laser sono stati sviluppati i sistemi laser antimissile. Il SLK 1K11 Stiletto utilizza un radar per rilevare il bersaglio che traccia con il laser per rilevare eventuali superfici riflettenti, che poi colpisce con un forte impulso laser. Il sistema è dotato di un alimentatore mobile montato sul telaio di un veicolo cingolato. Lo Stiletto fu consegnato all’Armata Rossa nel 1982, ma è ancora classificato sperimentale. Mentre solo due unità furono prodotte, è formalmente ancora in servizio nell’esercito russo.914b8c1c9966Sanguigno
L’anno dopo che lo Stiletto entrava in servizio, Astrofisika iniziò a lavorare su un dispositivo più avanzato originariamente concepito per la difesa aerea, equivalente laser del sistema antiaereo semovente Shilka. A differenza di Stiletto, Sanguigno era una variante moderna che evitava specchi ingombranti e poteva sparare in verticale. Un cannone laser montato sulla piattaforma Shilka poteva disabilitare il sistema ottico di un elicottero a una distanza di 6 miglia e distruggerlo a 5 miglia.

93be360f3757Szhatie
Ma l’apice della ricerca sui laser dei fisici sovietici fu il projekt 1K17 Szhatie (compressione), entrato in servizio nel 1992. Mentre il similare Buratino (Pinocchio) è un sistema lanciarazzi e lanciafiamme pesante, le 12 canne del Szhatie non contengono razzi ma laser. Ognuno ha propri banda di frequenza e sistema di guida, impermeabili ai sistemi di filtraggio nemici. L’arma comprende un laser a stato solido con luci fluorescenti energizzanti, simili a quelle del sistema di sminamento telecomandato statunitense ZEUS. Per via del potente generatore e della potenza del sistema, Szhatie è montato sul telaio del semovente pesante Msta-S. Il sistema è ancora classificato e non ci sono dati su caratteristiche come gittata, rateo o numero di bersagli ingaggiati contemporaneamente. La sua gamma si presume non inferiore a Sanguigno, quindi il doppio della gittata effettiva di un carro armato moderno. Sebbene impressionante sulla carta, affronta per contro lo svantaggio principale del laser: la necessità di una chiara linea visiva per colpire il bersaglio. Il tiro a bruciapelo in condizioni di combattimento è ostacolato anche dai rilievi del terreno, rendendo tali sistemi in gran parte inutilizzabili. Ma come evidenziato dalle attività di Stati Uniti e Cina, l’uso dei laser contro missili, elicotteri e droni (laddove l’uso dei missili convenzionali sia proibitivo) è un forte incentivo ad ulteriori sviluppi.

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Il crollo dell’Unione Sovietica frenò lo sviluppo scientifico e tecnologico in Russia per diversi anni. Molti oggetti finirono nelle mostre, tra cui le unità costruite da Astrofisika, ed esemplari ancora appaiono in modo imprevisto. Mentre il primo Stiletto costruito probabilmente ebbe un certo uso, il secondo, senza puntatore laser, è stato trovato da appassionati in una fabbrica nella città ucraina di Kharkov, nel 2010. Il destino di Sanguigno e Aquilone non è noto, ma almeno un sistema Szhatie appare al pubblico nel museo di Ivanovskoe, vicino Mosca. Un progetto di Astrofisika comunque è in servizio. Il sistema di rilevamento e monitoraggio chimico KDHR-1H Dal utilizza un laser per individuare le fonti di contaminazione, scansionando 45 chilometri quadrati in 60 secondi. Dopo aver rilevato la nube tossica, Dal ne calcola coordinate e dimensioni. Il tempo di funzionamento del sistema automatico, senza rifornimento, è di 130 ore, o tre ore dopo un monitoraggio di 500 km. Unico esemplare quando fu adottato nel 1988, ancora resta in servizio nell’esercito russo.

0_a218a_e7d90939_XXLTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina testa ancora il nuovo velivolo ipersonico

Sputnik 5/12/2014

La Cina ha compiuto il terzo test del suo nuovo Velivolo Ipersonico (HGV) d’attacco, che vola ad otto volte la velocità del suono ed evita il sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti. Il test è stato monitorato dai servizi segreti statunitensi.17450588La Cina ha condotto l’ennesima prova del suo nuovo Hypersonic Glide Vehicle (HGV) soprannominato dal Pentagono WU-14, secondo il sito web Washington Free Beacon. Il test è il terzo del nuovo velivolo iper-veloce capace di volare ad otto volte la velocità del suono e di evitare il sistema di difesa antimissile degli Stati Uniti, dopo i due precedenti lanci del 9 gennaio e 7 agosto. Il test è stato monitorato dalle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. “Sappiamo di segnalazioni relative a questa prova e monitoriamo le attività della difesa straniera“, afferma il Washington Free Beacon citando il tenente-colonnello dei Marine Corps Jeff Pool, “Tuttavia, non commentiamo le nostre intelligence e valutazioni dei sistemi d’arma stranieri“, ha aggiunto. Il tenente-colonnello Jeff Pool ha anche osservato che il Pentagono incoraggia la Cina ad adottare una maggiore trasparenza sugli investimenti per la difesa e gli obiettivi militari, al fine di “evitare errori di calcolo”.
Le precedenti prove del velivolo hanno dimostrato che il WU-14 può trasportare testate nucleari ad una velocità superiore a Mach 10, o 12360 chilometri all’ora. Il HGV è destinato a resistere alle contromisure antimissile balistico più dei veicoli di rientro convenzionali. I veicoli di rientro normali attraversano l’atmosfera con una traiettoria balistica prevedibile, ma le loro velocità elevate ne rendono estremamente difficile l’intercettazione. Ma alla fine degli anni ’80, tuttavia alcuni Paesi iniziarono a sviluppare missili intercettori progettati per distruggere tali veicoli di rientro balistico. L’aliante ipersonico HGV potrebbe manovrare rientrando nell’atmosfera e avvicinandosi all’obiettivo con una traiettoria relativamente bassa, diminuendo il tempo per essere rilevato, abbattuto, o (se l’attacco iniziale fallisse) rintracciato. Il volo manovrato lo rende più maneggevole e ne amplia la gittata. Un velivolo come il WU-14 può essere usato da vari missili balistici cinesi, come il missile a medio raggio DF-21 e i missili balistici intercontinentali DF-31 e DF-41, estendendone la gittata da 2000 km a 3000 km e da 8000 km a 12000 km rispettivamente.
La seconda prova del velivolo fu un fallimento, in quanto si frammentò subito dopo il lancio.

 

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Il velivolo d’attacco ipersonico cinese può infrangere lo scudo antimissile degli USA
Sputnik 5/12/2014

L’esperto di tecnologia della difesa Igor Korotchenko ha detto a Sputnik che il successo del test del velivolo d’attacco ipersonico cinese può influenzare la sicurezza nazionale degli USA.

China_has_conducted_second_flight_test_of_of_its_new_WU-14_hypersonic_glide_vehicle_HGV_640_001Igor Korotchenko, direttore del Centro analisi del commercio mondiale delle armi, ha detto a Sputnik che il riuscito test del velivolo d’attacco ipersonico (HGV) cinese dimostra il potenziale cinese nell’influenzare seriamente la sicurezza nazionale statunitense. “L’ansia degli USA s’incentra sul fatto che la Cina sperimenta attivamente armi ipersoniche, quasi impossibili da intercettare con i sistemi di difesa missilistica attualmente disponibili negli Stati Uniti“, ha detto Korotchenko a Sputnik. In precedenza era stato riferito che la Cina aveva condotto un altro test del HGV, soprannominato WU-14 dal Pentagono, un velivolo ad ultra-alta velocità che vola anche ad otto volte la velocità del suono. I test precedenti del velivolo avevano dimostrato la capacità di trasportare testate nucleari ad una velocità superiore a Mach 10, o 12359 km/h. L’arma sperimentale, che mira a contrastare le contromisure antibalistiche, attacca l’obiettivo con un volo a quota relativamente bassa, riducendo la probabilità di rilevamento e contromisure di un qualsiasi nemico. La produzione in serie di tale vettore potrebbe inoltre estenderebbe di un terzo la gittata dei missili balistici intercontinentali cinesi. Korotchenko ha osservato che la creazione di tali sistemi da parte della Cina “dimostra la capacità del Paese di produrre la tecnologia necessaria per influenzare (negativamente) la sicurezza nazionale degli USA“. “Allo stato attuale, l’industria della difesa della Cina riconosce il concetto che gli Stati Uniti sono il principale nemico del Paese. I cinesi sviluppano piani militari e configurano le forze e la volontà del Paese nel costruire una flotta di portaerei, e ciò nel quadro della rivalità con gli Stati Uniti“, ha detto Korotchenko. “Pertanto, i commenti negativi sui media statunitensi riflettono il fatto che gli Stati Uniti comprendono la portata della crescita militare della Cina, e ne sono allarmati“, ha aggiunto l’esperto.
Korochenko ha notato anche che la Russia lavora attivamente allo sviluppo della tecnologia ipersonica, con il recente ‘scongelamento’ degli sviluppi, fermati negli anni ’80 dal crollo dell’Unione Sovietica. Tra le aziende che lavorano su ciò vi è l’azienda statale Tactical Missiles Corporation JSC.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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