Forze Armate russe: nel 2017 salto qualitativo nella capacità d’attacco ad alta precisione

Alex Gorka SCF 02.01.2018Un’ampia panoramica della capacità militare della Russia nel 2017 mostra che le Forze Armate riorganizzate e riarmate sono radicalmente diverse rispetto a prima. Lezioni sono state apprese rendendole molto più efficiente della forza che difese l’Ossezia del Sud e le forze di pace russe dall’aggressione della Georgia nel 2008. Le Forze Armate attraversano un periodo di passaggio ad armi ad alta precisione e altamente sofisticate. Rivolgendosi al Consiglio del Ministero della Difesa, il Presidente Vladimir Putin affermava che il nuovo programma di Armamento di Stato 2018-2027 pone l’accento soprattutto sull’equipaggiamento delle Forze con armi ad alta precisione aeree, terrestri e navali. Il 2017 è stato l’anno in cui le Forze Armate russe hanno utilizzato i missili Kalibr, lanciati dal mare, Kh-101 dall’aria e Iskander dalla superficie, in Siria. La riunione del consiglio del dicembre 2017 per la prima volta ammetteva pubblicamente l’uso dell’Iskander in Siria.
Nel 2017, il sistema entrò in servizio con la 152.ma Brigata della Guardia di stanza nella regione di Kaliningrad in risposta ai rinforzi della NATO al confine con la Russia. In Siria, Iskander era solito centrare obiettivi prioritari. Accuratezza, gittata ed affidabilità gli consentono di operare in alternativa alle forze aeree sottoposte alle contromisure attive del nemico, come caccia le difese aeree. L‘Iskander-M ha una gittata di 500 km e ha un errore circolare probabile (CEP) di 5-7 metri. Il missile balistico viaggia alla velocità ipersonica di 2100-2600 m/s (Mach 6-7) ad una quota di 50 km e può essere reindirizzato in volo in caso di bersagli mobili. Occorrono solo 10 minuti per prendere posizione e sparare. La gittata del sistema è sufficiente a coprire quasi l’intero territorio della Siria. Può lanciare missili da crociera per colpire obiettivi fissi e missili balistici per abbattere risorse di alto valore del nemico su un campo di battaglia. Iskander può colpire molto prima di un aereo, che deve decollare, coprire le distanze e prendere posizione per lanciare le armi. Nel 2017 fu annunciato che gli Iskander sostituiranno i vecchi sistemi missilistici balistici Tochka-U entro il 2020, nell’ambito del piano di ristrutturazione e miglioramento in corso. L’anno scorso i militari russi iniziarono a formare ed addestrare unità speciali di osservatori che fornivano le coordinate ai missili Iskander lanciati e in volo verso il bersaglio. In Siria, gli osservatori operano al tergo del nemico.
Il missile aria-superficie stealth Kh-101 lanciato dai bombardieri strategici Tu-95MS e Tu-160 fu collaudato nel 2017, utilizzato per imporre uno schiacciante “scuoti e spaventa” ai nemici in Siria. L’esperienza dimostra che è molto affidabile. La gittata è di 5000 km. Le prove video fornite dai droni confermano che tutti gli obiettivi furono centrati. Il missile fu testato nel 2015 e 2016 per l’impiego nell’ambito dei piani operativi del 2017. Nel 2017, i missili Kh-101 distrussero le infrastrutture del nemico a Dayr al-Zur. A luglio, i missili distrussero tre grandi depositi di armi e munizioni e un centro di comando dei terroristi vicino Uqayribat, nella provincia di Hama. L’attacco avvenne con un raggio di circa 1000 chilometri. L’esperienza siriana viene utilizzata per sviluppare un nuovo missile da crociera aria-superficie. La società Tactical Missiles Corporation lavora sull'”Articolo 715″ o 9A2362. Il missile è in realtà una versione ridotta del Kh-101 destinata ai bombardieri a lungo raggio Tu-22?3 e ai velivoli tattici Su-34, Su-30, Su-35 e Su-57.
I missili navali Kalibr sono impiegati dal 2015. La loro gittata supera i 1500 km, inferiore a quella del Kh-101. Il punto forte: il missile può essere installato su quasi tutti i tipi di navi. I marinai russi chiamano “calibrazione” la capacità di adattarsi ai vari tipi di navi di superficie e sottomarini. Nel 2017 fu annunciato che i missili Kalibr verranno installati sulle nuove corvette classe Steregushij (Proekt 20380). Al momento, le navi di questa classe sono armate con missili antinave Kh-35U. Il processo di “calibrazione” comprende i Leader, nuovo rompighiaccio destinato a spezzare lastre di ghiaccio di 4,5 metri di spessore e mantenere aperte le rotte del Mare del Nord e dell’Artico tutto l’anno. È insolito, qualcosa che nessun altro ha fatto. Il Leader non è una nave da guerra ma trasporta contenitori speciali con sistemi d’arma, compresi i missili antinave Kh-35 e Kalibr. Come si nota, il Kalibr consente di avere una flotta ben armata a costi relativamente bassi in grado di colpire bersagli di superficie e terrestri da varie piattaforme e a migliaia di chilometri di distanza.
Il 3M22 Tzirkon, missile da crociera ipersonico, effettuava i test nel 2017, quindi potrebbe entrare in produzione quest’anno, come previsto. Ha una velocità di Mach 5-6 (7400 chilometri all’ora). Alla quota di crociera di 30000 m, la sua energia cinetica all’impatto è 50 volte quella degli esistenti missili antinave. Il proiettile può coprire 155 miglia in 2,5 minuti, più veloce di un proiettile da fucile di precisione. Il nemico non avrà il tempo di spaventarsi, per non parlare di reagire. Dovrebbe entrare in produzione quest’anno.
Il 2017 sarà ricordato dalle Forze Armate russe come l’anno in cui si sono compiuti grandi passi verso l’armamento con armi convenzionali a lunga gittata ed alta precisione. È un salto qualitativo che rende i militari russi secondi a nessuno.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

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Sette ragioni per respingere la tesi dei missili “iraniani” agli yemeniti

Filip Vuković, Balkans Post 15 dicembreNikki Haley, l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, mostrava “prove concrete” che l’Iran viola le risoluzioni delle Nazioni Unite fornendo armi alle forze di Ansarullah, gruppo ribelle nello Yemen. “In questo magazzino ci sono prove concrete della proliferazione illegale di armi iraniane, raccolte dagli attacchi diretti ai partner della regione“, ha detto di fronte ai resti di un missile balistico delle dimensioni di un’automobile, durante la conferenza stampa presso la Base Anacostia-Bolling di Washington, DC. Gesticolando col missile dietro, invocava sanzioni internazionali maggiori contro l’Iran. Prima di Haley, i funzionari sauditi avevano mostrato i resti del missile in TV, nel tentativo di convincere gli spettatori che fosse stato effettivamente abbattuto. “Questi sono i pezzi recuperati di un missile sparato dai miliziani huthi dallo Yemen all’Arabia Saudita“, aveva detto Haley. “L’obiettivo dal missile era un aeroporto civile di Riyadh dove transitano ogni giorno decine di migliaia di passeggeri: immaginate se questo missile fosse stato lanciato sull’aeroporto Dulles o JFK o di Parigi, Londra o Berlino. La lotta all’aggressione iraniana è la lotta del mondo“, aggiungeva. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno dato al Pentagono le parti recuperate dei missili. Un frammento includerebbe il marchio del Gruppo Industriale Shahid Bagheri (SBIG), produttore di missili iraniani. “Questi sono iraniani, sono stati inviati e consegnati dagli iraniani“, aveva detto. L’Esercito yemenita, appoggiato da Ansarullah, il 5 novembre dichiarava che un missile balistico a medio raggio Burqan-2 (Vulcano-2) aveva centrato l’aeroporto internazionale Re Qalid, 35 chilometri a nord della capitale saudita Riyadh. I funzionari sauditi inizialmente negarono che il missile avesse colpito l’aeroporto, sostenendo che fu abbattuto dai sistemi missilistici Patriot di fabbricazione statunitense e progettati per contrastare le minacce missilistiche. Tuttavia, una squadra di esperti statunitensi utilizzando immagini satellitari, foto e spiegazioni scientifiche, dimostrava che il missile era effettivamente caduto vicino a una delle piste dell’aeroporto.

Risposte internazionali
Smentendo le dichiarazioni degli Stati Uniti secondo cui l’Iran invia missili balistici, il movimento huthi dello Yemen sostiene che le accuse servono a distrarre dal riconoscimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di Gerusalemme capitale d’Israele. Abdalmaliq al-Ajri, alto funzionario huthi, dichiarava che lo Yemen lancia missili in Arabia Saudita contro l’aggressione del regno allo Yemen iniziata nel 2015. “Dopo tre anni di guerra, gli USA trovano improvvisamente prove che l’Iran sostiene gli huthi“, scriveva su twitter. “Gli USA non hanno trovato alcuna prova nei missili sparati dallo Yemen finora. La storia è chiara: vogliono dare ai sauditi una storia per distogliere l’attenzione da Gerusalemme, invece di arrabbiarsi con Israele, sventolano lo spauracchio iraniano“, aggiungeva. La missione dell’Iran alle Nazioni Unite respinse categoricamente l’affermazione di Nikki Haley secondo cui il missile sparato in Arabia Saudita dallo Yemen sarebbe stato fornito dall’Iran, descrivendone le affermazioni come infondate. In una dichiarazione rilasciata lo stesso giorno, la missione denunciava le accuse statunitensi come “irresponsabili, provocatorie e distruttive“, affermando che “tale presunta prova… è fabbricata tanto quanto quelle presentate in altre occasioni“. Nella dichiarazione, i diplomatici iraniani rispondono che “tali accuse cercano anche di coprire i crimini di guerra sauditi nello Yemen, con la complicità statunitense, e distolgono l’attenzione internazionale e regionale dalla guerra d’aggressione agli yemeniti in stallo che finora ha ucciso otre 10000 civili, creato tre milioni di sfollati, paralizzato le infrastrutture e il sistema sanitario dello Yemen e spinto il Paese sull’orlo della peggiore carestia che il mondo abbia visto in decenni, come l’ONU avvertiva“. “Mentre l’Iran non ha fornito missili allo Yemen, tali iperboli servono le altre agende statunitensi in Medio Oriente, come coprire l’avventurismo nella regione e il supporto sfrenato al regime israeliano“, si legge nella dichiarazione, che sottolineava inoltre “il diritto degli yemeniti all’autodifesa” e ribadiva che il conflitto nel Paese non aveva una soluzione militare. Anche Gholam-Ali Khoshrou, l’ambasciatore iraniano all’ONU, ha respinto le affermazioni dell’omologa statunitense e affermava che lo “show” di Haley era semplicemente volto a coprire le armi di Washington al regime saudita, che hanno ucciso donne e bambini yemeniti. Mohammad Javad Zarif, ministro degli Esteri iraniano, ha anche confrontato le accuse di Haley all’Iran a quelle di Colin Powell che nel 2003 sostenne che l’Iraq nascondesse armi di distruzione di massa per giustificarne l’attacco. Farhan Haq, viceportavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, aveva messo in dubbio le affermazioni di Arabia Saudita e Stati Uniti, affermando che persino l’ONU non poteva confermare l’origine dei missili.

Le affermazioni del Pentagono
Il Pentagono ha mostrato rottami di ciò che i funzionari definivano missili balistici Qiam iraniani lanciati dallo Yemen, il 22 luglio e il 4 novembre, sull’aeroporto internazionale Re Qalid vicino Riyadh. I funzionari spiegavano perché il Pentagono credeva che provenissero dall’Iran, indicando la “sigla dello SBIG” e “disegni unici” delle armi iraniane. “Il punto di tale dimostrazione è che solo l’Iran realizza questo missile, ma non l’ha ceduto a nessun altro“, dichiarava Laura Seal, portavoce del Pentagono. Seal aveva detto che gli USA non sapevano quando il missile fu esportato dall’Iran, aumentando la possibilità che fosse stato trasferito agli huthi prima della risoluzione ONU del 2015 che sanciva l’accordo nucleare tra Iran e potenze mondiali, come gli Stati Uniti. Un allegato alla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite invita tutti i Paesi ad impedire “fornitura, vendita o trasferimento di armi o materiale connesso dall’Iran con navi o aeromobili di bandiera e indipendentemente che provenissero o meno dall’Iran“, fino al 2020. Ciò ha esteso l’attuale divieto di esportazione di armi in vigore dal 2007.

Analisi
Il missile in questione non è un Qiam o altro missile iraniano per i seguenti motivi:

1. Missile balistico Qiam
Il Qiam è un missile balistico a corto raggio (SRBM) iraniano originariamente testato nell’agosto 2010. È una versione modernizzata dell’iraniano Shahab-2, copia del nordcoreano Hwasong-6, derivato dal missile sovietico Scud-C. Un missile a due stadi, progettato per ridurre notevolmente i tempi di preparazione al lancio rispetto ai modelli precedenti con propellenti liquidi, e senza pinne alla base del primo stadio. Il Qiam ha una gittata di 750 km, una lunghezza di 11,5 metri, un diametro di 0,855 metri e un peso di 6155 chilogrammi. Le dimensioni del Shahab-2 sono quasi identiche. Ora, perché il Pentagono afferma di aver mostrato un Qiam, non uno Shahab-2? La risoluzione 1747 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvata il 24 marzo 2007, impose l’embargo sulle armi all’Iran. Considerando che il Qiam è entrato in servizio nel 2010, ciò implicherebbe che la presunta esportazione nello Yemen violasse la risoluzione ONU (periodo post-2007), dato che lo Shahab-2 è entrato in servizio nei primi anni ’90, sarebbe difficile dimostrare che l’Iran non l’avesse esportarlo tra il 1990 e il 2007.

2. Prova numerica
Un elemento cilindrico dei resti mostra i segni numerici (4-9) attorno ai piccoli fori del serbatoio del carburante e dell’ossidante (con i tubi del carburante e sfiati ossidanti), e se si confrontano con quelli del Qiam visualizzati nella base missilistica sotterranea iraniana nel 2015, sembrano adattarsi perfettamente. Tuttavia, si adattani perfettamente anche alla maggior parte dei modelli derivati dallo Scud perché la parte centrale è identica. Le testate e le pinne variano in dimensioni e forma, ma non sopravvivono al volo.3. Design iraniano “unico”
Come già accennato, il Qiam si basa fondamentalmente sul missile Scud sovietico, gli altri derivati sono gli iraniani Shahab-1 e Shahab-2, i nordcoreani Hwasong-5, Hwasong-6 e Hwasong-9, gli iracheni al-Husayn, al-Hijarah e al-Abas e infine gli yemeniti Burqan (Vulcano). Hanno tutti qualcosa in comune: un diametro di 0,855 metri e una disposizione dei fori (numerati). Qiam infatti ha un design unico per la testata a quattro coni e un corpo senza pinne, ma il Pentagono non ha mostrato alcuna di tali caratteristiche uniche, solo un serbatoio tipico della famiglia di missili.

4. Sigla “Shahid Bagheri
Secondo tutti i rapporti disponibili riguardanti il programma missilistico iraniano pubblicati negli ultimi venti anni da IISS, CSIS, FAS e Jane, lo Shahid Bagheri Industrial Group (SBIG) è responsabile solo della produzione di missili a propellente solido, a partire dagli Oghab e Fajr-3 di metà anni ’80. D’altra parte, i progetti di missili a combustibili liquidi iraniani sono responsabilità di un’altra società, lo Shahid Hemmat Industrial Group (SHIG). Dato che il Qiam è senza dubbio un missile con primo stadio a propellente liquido (presumibilmente noto al Pentagono), sicuramente non ha nulla a che fare col gruppo Shahid Bagheri.

5. Trasferimento in “piccoli pezzi”
Questa affermazione è di Adil al-Jubayr secondo cui “il missile era stato contrabbandato nello Yemen in parti e assemblato dagli agenti iraniani“. Il ministro degli Esteri saudita ritiene quindi che i missili balistici siano dei giocattoli Lego, che possono essere facilmente smontati in centinaia di piccoli pezzi e poi assemblati con un buon manuale in persiano. Nella realtà, la costruzione del corpo del missile è estremamente sensibile e come prodotto finito viene trasferito lentmente. Lo stadio più grande del Qiam (o Shahab-2) ha una lunghezza di nove metri e un peso di qualche tonnellata, quindi contrabbandarlo in un Paese sotto blocco navale e aereo appare una fantasia. Prima che l’Iran costruisse il principale centro spaziale con un grande edificio per l’assemblaggio orizzontale, in precedenza radunava i missili a Teheran e li portava a 200 km, nella Provincia di Semnan, per il lancio. Lo Yemen non ha tali strutture, generalmente grandi, esposte e vulnerabili, specialmente agli attacchi aerei. Questo è il tipico trasferimento di Scud:Il primo stadio di uno Scud portato in Russia

6. Vera origine dei missili yemeniti
Sia i funzionari iraniani che quelli yemeniti smentivano il trasferimento del Qiam o di qualsiasi altro missile balistico iraniano nello Yemen, e prima di qualche giorno fa, non c’era un solo rapporto sul trasferimento di Qiam o Shahab-2 nello Yemen. Inoltre, l’Esercito yemenita pubblica le foto dei suoi missili balistici a corto raggio (in deposito e al lancio), ed è chiaro che hanno le pinne (cioè non sono Qiam). I Burqan non sono missili yemeniti, ma furono importati e rinominati, ma non dall’Iran o dall’Iraq. I primi missili Scud giunsero nello Yemen direttamente dall’Unione Sovietica nel 1979, che in seguito ne ricevette anche dalla Corea democratica. Nel 2002, i marines spagnoli salirono a bordo della nave coreana “So San” nel Mar Arabico, che trasportava 15 missili Scud (Hwasong-5) per lo Yemen. Il sensazionale assalto delle unità navali spagnole fu inizialmente celebrato dai media occidentali, dato che Washington pensava fosse destinato all’Iraq, ma presto divenne un imbarazzante incidente politico. Il ministro degli Esteri yemenita inviò una lettera molto dura all’ambasciatore statunitense, spiegando che i missili erano destinati all’esercito yemenita e dovevano essere immediatamente inviati nello Yemen perché la vendita dei missili Scud non era proibita dal diritto internazionale. Lo Yemen era autorizzato a riceverli e non fu accusato della transazione.

7. Affermazioni saudite simili
Prima degli Stati Uniti, i sauditi fecero molte affermazioni ugualmente incoerenti e illogiche sui missili yemeniti e “iraniani”. Nell’ottobre 2016 affermarono che “gli huthi presero di mira la Mecca“, un misero tentativo di avere il sostegno dei musulmani da tutto il mondo, e anche di demonizzare due Paesi a maggioranza sciita. In questo caso specifico, affermarono anche che la difesa aerea saudita aveva intercettato il missile “iraniano”, e come prova ne mostrarono il primo stadio (nemmeno colpito); semplicemente lo prelevarono nel deserto. Tuttavia, i video degli esperti statunitensi confermavano che il missile aveva colpito la pista dell’aeroporto. Tali affermazioni possono alzare il morale della popolazione saudita analfabeta, ma gli esperti possono solo riderne. Le accuse ufficiali statunitensi non ne sono lontane.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia ha un nuovo gigantesco missile antibalistico (e funziona)

Lukas Andriukaitis Medium 14 dicembre 2017

Gli Stati Uniti ci spendono tonnellate di denaro, ma sembra in realtà che la Russia, con la sua vasta esperienza nella costruzione di grandi difese aeree, sia avanti. Anche se non c’illudiamo, questa tecnologia è ancora agli inizi e non si può averne sicurezza.Il 24 novembre, un missile intercettore russo di recente introduzione colpiva con successo un bersaglio. DFRLab aveva riferito che la Russia mostra le sue capacità nucleari offensive, questa volta i miglioramenti sono difensivi. Il missile intercettore PRS-1M è l’ultimo aggiornamento del sistema missilistico antibalistico A-135 (nome in codice NATO: ABM-3) a guardia di Mosca. @DFRLab da uno sguardo approfondito al nuovo missile russo e alle sue capacità. Il Ministero della Difesa russo riferiva del test del nuovo missile il 24 novembre dal sito ufficiale. Il post includeva video del test missilistico, dando uno sguardo ai poligoni in cui si svolgono questi test. Il post del Ministero della Difesa russo menzionava il test effettuato presso il poligono di Sary-Shagan nella Repubblica del Kazakistan. Il video del MoD conferma le affermazioni. Sary-Shagan è uno dei pochi siti militari (Sary-Shagan, poligono Emba e il 929.mo Centro Test di Volo) che il Kazakistan affitta alla Russia. Il sito di Sary-Shagan fu creato nel 1956 per testare i sistemi missilistici antibalistici (ABM) sparati dal sito di Kapustin Jar.
Il veicolo che trasporta il missile appare presso l’aeroporto militare della base di Sary-Shagan, manovrando verso ovest, all’interno del poligono.
Il video ufficiale non fornisce informazioni che confermino l’esatta posizione del lancio. Tuttavia, la struttura del sito di lancio a nord-ovest dal luogo in cui il veicolo manovra, è probabilmente quello che si vede nel video.Possibile sito di lancio.
Il lancio del missile intercettore PRS-1M
Ecco le località individuate sulla mappa.
Il Vicecomandante dell’unità delle Forze Aerospaziali, Colonnello Andrej Prihodko, dichiarava: “Il missile antibalistico ha seguito il piano di volo e ha colpito con successo il bersaglio”. Il nuovo missile è una variante modernizzata del 53T6/PRS-1 (nome in codice NATO Gazelle) e può essere schierato in un silo missilistico rinforzato o su un lanciatore mobile. Il missile intercettore aggiornato ha un nuovo fuso con scudo termico in materiale composito e motore più potente. Secondo quanto riferito, l’intercettore PRS-1M può distruggere bersagli a una distanza di 350 chilometri e ad una quota, secondo varie stime, tra 40000 e 50000 metri. I missili a lungo raggio presumibilmente saranno equipaggiati con testate nucleari. La versione precedente 53T6/PRS-1 poteva distruggere bersagli solo entro 80-100 chilometri e ad una quota di 30000 metri. Il sistema A135 è il complesso dispiegato intorno a Mosca per contrastare i missili nemici diretti sulla città e le aree circostanti. È operativo dal 1995 ed è considerato un sistema unico nel suo genere, difendendo Mosca con missili a testata nucleare. L’introduzione dei missili intercettori PRS-1M amplierà la zona protetta attorno Mosca, probabilmente anche da minacce nucleari.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

Lo Yemen s’impone su Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti

Ibrahim Saraji, Yemen Press 12 dicembre 2017Non è possibile limitare le ripercussioni negative per le forze dell’aggressione saudita-statunitense sullo sfondo dell’eliminazione della sovversione a Sana’a e altre province a tempo di record; perché tale scommessa era l’ultima, arrivata alla resa dei conti eliminando ogni speranza per l’aggressione, oggi più che mai fallita. Nel momento in cui questi Paesi, in particolare Arabia Saudita ed Emirati Arabi, scoprono molto sugli “scudi” difensivi che dovrebbero affrontare i missili balistici o il nuovo missile da crociera che ha colpito gli Emirati Arabi Uniti, secondo il New York Times. Negli ultimi giorni, diversi giornali importanti riferendosi ai governanti dell’Arabia Saudita e alla loro assoluta fiducia nel passaggio ai successori, indicano che l’instabilità nello Yemen significa stabilità di Arabia Saudita e Stati del Golfo, e crescenti attacchi dell’esercito e delle commissioni popolari, compresi i missili contro Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti; e la stabilità dello Yemen controllato da esercito e comitati popolari, costituisce una minaccia alla loro stabilità, innescando così la sovversione a Sana e in altre province, il cui obiettivo principale era portare il caos in queste aree, in modo che divenissero difficili o danneggiassero le operazioni dell’esercito, dei comitati popolari e della forza missilistica yemeniti. Con l’improvviso fallimento della sedizione, il tentativo si ritorse nel contrario, stabilizzando Sana, e un missile da crociera colpiva Abu Dhabi per la prima volta dopo un lancio di prova. Quindi il leader della rivoluzione, Abdulmaliq al-Huthi, apparve in seguito al crolla della sedizione parlando di tradimento. Per qualsiasi Paese, ad eccezione di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, completamente entro la gittata dei missili yemeniti, questa è una nuova situazione che danneggia i governanti del regime saudita, poiché Arabia Saudita ed EAU non saranno stabili finché continuano l’aggressione allo Yemen. La stabilità dello Yemen in cambio della stabilità di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e stabilità nella capitale Sana, in cambio della stabilità a Riyadh e Abu Dhabi.

Missili rilevatori
Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, insieme agli Stati Uniti, incontreranno altri disastri collegati al crollo del muro difensivo di Riyadh e Abu Dhabi e alla fine del mito dei sistemi di difesa degli Stati Uniti, che sponsorizzano l’aggressione allo Yemen. In tale contesto, quando la forza missilistica yemenita lanciò il missile da crociera sulla centrale nucleare di Abu Baqra ad Abu Dhabi, svelò il primo obiettivo nella capitale dell’aggressione e il sistema missilistico da crociera che si univa a quelli balistici. Da qui, le fonti confermano che il missile colpì il bersaglio con precisione. Il regime degli EAU, pur di non riconoscere la sconfitta strategica, affermava che alcun missile aveva raggiunto la sua capitale, sottolineando che la centrale nucleare era protetta da sistemi difensivi; affermazioni “inavvertitamente” smentite dalla Casa Bianca. Il missile da crociera yemenita colpiva una serie di obiettivi, danneggiando la centrale degli Emirati. L’obiettivo strategico era privare la capitale dell’aggressione della stabilità e quindi minacciarne economia ed investimenti, riflesso dai timori degli investitori. La Casa Bianca, nel contesto della “rabbia” derivante dal fallimento dell’ultima trama dell’aggressione, con la fine delle milizie della sedizione, dichiarava di condannarne l’uccisione dei capi; chiara condanna del fallimento della sedizione su cui aveva scommesso per salvare l’aggressione dalla sconfitta che subisce da tre anni, e allo stesso tempo chiedere una soluzione politica, frase disfattista comunemente usata dalla Casa Bianca e dal Consiglio di sicurezza. La dichiarazione della Casa Bianca condannava anche ciò che definiva “sconsiderati attacchi missilistici degli huthi” contro Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La condanna delle forze armate e delle commissioni popolari non manca, ma succede che così i funzionari della Casa Bianca svelano che i loro sistemi di difesa negli Emirati Arabi Uniti sono stati violati da un missile yemenita, e quindi la dichiarazione dimostrava che il missile da crociera yemenita ha adempiuto alla propria missione.

Il Burqan pone fine al Patriot
Nel contesto dei disastri racimolati dalle forze dell’aggressione, c’è il disastro che terrorizza gli Stati Uniti d’America e getta dubbi sui loro alleati nel mondo che puntano alla loro protezione. Gli importanti esperti militari che lavorano nel dipartimento investigativo militare del New York Times rivelavano che il Patriot Pack 3 degli Stati Uniti non intercettò il missile balistico Burqan-2H che era riuscito a colpire l’aeroporto Re Qalid nella capitale saudita Riyadh, anche se il sistema di difesa impiegò cinque missili inutilmente. Sulla base dei risultati, il quotidiano statunitense pubblicava un articolo tradotto dal collega Ahmad Abdurahman dal titolo “Le difese missilistiche statunitensi hanno fallito in Arabia Saudita?”, con disegni dettagliati, videoclip e immagini dell’aeroporto Re Qalid, dei missili intercettori e delle colonne di fumo innalzarsi dall’aeroporto. “Il nostro sistema di difesa missilistica è partito“, diceva il giornale, “Ma l’analisi delle immagini e dei video pubblicati sui vari media indica che è falso. In contrasto con quanto detto, le prove analizzate da un gruppo di esperti missilistici dimostrano che la testata del missile non fu intercettata dalle difese saudite prima dell’obiettivo, spaventando i passeggeri nella sala d’aspetto”. I funzionari sauditi si sono rifiutati di rispondere alle domande e i funzionari statunitensi “hanno messo in dubbio che i sauditi fossero effettivamente riusciti a colpire qualsiasi componente del missile, dicendo che non ci sono prove“. Secondo il giornale, gli esperti conclusero che i cosiddetti “huthi” sono “riusciti a sviluppare abbastanza forze per colpire obiettivi importanti in Arabia Saudita“. “Il governo ci mente sull’efficacia di questi sistemi, o sono state fornite informazioni false e fuorvianti“, secondo Jeffrey Lewis, l’esperto che ha guidato la ricerca. “Dobbiamo essere molto, molto preoccupati“. “Mantenendo il missile in rotta per quasi 600 miglia, è stato certamente progettato per dividersi in due quando è vicino al bersaglio. Il missile percorse la maggior parte della rotta e la testata esplosiva continuò verso l’obiettivo evitando i missili della difesa“. Gli Stati Uniti dovrebbero preoccuparsi molto del fallimento dell’avanzato sistema di difesa antimissile Patriot Pack 3 perché significa “che pone fine alla sua vita operativa“, secondo gli esperti. “Potete immaginare il lancio di cinque missili difensivi contro questo missile,  fallendo tutti“, affermava uno dei quattro esperti. “Questo è scioccante. Questo è terribile perché questo sistema missilistico dovrebbe riuscirci“.

Lo Yemen impone le sue regole
Sauditi ed emirati sapevano più di altri che il Patriot non riuscì ad intercettare il Burqan che colpì l’aeroporto Re Qalid e che il missile da crociera aveva colpito l’obiettivo ad Abu Dhabi nonostante i falsi resoconti forniti sui due sistemi. Tuttavia, gli attacchi coincidono con la scommessa sul successo della sovversione programmata a Sana, che al culmine fece sperare ai regimi di poter evitare i missili yemeniti. Col più espressivo fatto compiuto, il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson affermava che l’amministrazione statunitense aveve detto all’alleato saudita di cambiare la sconsiderata politica nella regione, in particolare su Yemen e Libano, e di attenuarla prima di prendere misure, nella prima acuta critica statunitense all’alleato saudita dell’era Trump. Alla luce di questi cambiamenti, appare chiaro che lo Yemen, rappresentato dalle forze armate, dai Comitati popolari, dalla forza missilistica, dal popolo e dalle tribù, impone le proprie regole alle forze dell’aggressione, sotto la guida del leader della rivoluzione Abdulmaliq al-Huthi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La difesa missilistica statunitense non ferma gli Scud yemeniti

25 anni dopo il fallimento della Guerra del Golfo, i sistemi Patriot degli Stati Uniti non riescono ancora a distruggere i missili sovietici degli anni ’60
Marko Marjanovic Checkpoint Asia 7 dicembre 2017Lo sapete, il mese scorso Ansarullah dello Yemen lanciò un missile sovietico Scud modificato contro l’aeroporto di Riyadh, intercettato in volo da missili Patriot di fabbricazione statunitense che i militari sauditi gli avevano sparato contro. Trump si vantò che “Il nostro sistema ha buttato giù il missile. Ecco quanto siamo bravi. Nessuno fa ciò che produciamo, e ora lo vendiamo in tutto il mondo”. Mentre i sauditi usarono il lancio del missile, sparato in rappresaglia ai loro innumerevoli massacri di civili, per intensificare il blocco dello Yemen, che ha già creato un’epidemia di colera e la malnutrizione nel Paese, fino ad affamarlo. Tuttavia, almeno due aspetti della storia sono sbagliati (Tre se si contano le assurdità di come il missile sarebbe stato fornito dall’Iran). Primo, il missile non fu lanciato da Ansarullah, poiché non ha queste armi pesanti. In realtà fu lanciato dai lealisti di Salah, cioè dalla parte dell’esercito rimastagli fedele e che fa parte della coalizione antisaudita dello Yemen. Inoltre i missili Patriot statunitensi non abbatterono lo Scud. Cinque missili furono sparati ma lo mancarono tutti. La Scud continuò sorvolando proprio la batteria antimissile saudita colpendo il territorio dietro di essa, mancando la pista di soli 300 metri, in realtà una precisione decente per un missile che risale agli anni ’60. Proprio come gli Stati Uniti mentirono sulle prestazioni dei missili Patriot durante la guerra del Golfo del 1990-91 contro l’Iraq. Presumibilmente i Patriot avrebbero intercettato la maggioranza degli Scud lanciati dall’Iraq, cosa che in seguito si dimostrò completamente falsa e infine riconosciuta come menzogna. Comunque fosse, da allora la storia fu che, sebbene i Patriot avessero fallito nel 1991, erano stati migliorati tanto che ora funzionano come pubblicizzato. Non è così. I sistemi antimissile statunitensi non riescono ad abbattere neanche i missili terra-terra sovietici degli anni ’60 (che di per sé non erano molto lontani dalle V-2 lanciate dai tedeschi nel 1944). Questa non è necessariamente un’accusa alla tecnologia statunitense. Colpire un missile supersonico con un altro missile è straordinariamente difficile. Farlo in modo affidabile sarebbe semplicemente al di là dell’attuale tecnologia. Ma si accusa la pubblicità degli Stati Uniti. Forse è ora che la smettano di vantare un sistema d’arma che chiaramente non funziona.
Il New York Times aveva un buon articolo di specialisti che smentivano la storia saudita: “Le prove analizzate da un gruppo di esperti missilistici sembrano dimostrare che la testata del missile violò senza ostacoli le difese saudite e quasi centrò il bersaglio, l’aeroporto di Riyadh. La testata esplose così vicino al terminal interno che i clienti saltarono dalle sedie… Lewis ed altri analisti del Middlebury Institute of International Studies di Monterey, in California, erano scettici quando sentirono la dichiarazione dell’Arabia Saudita di aver abbattuto lo Scud yemenita. I governi hanno sopravvalutato l’efficacia delle difese missilistiche in passato, anche nei confronti degli Scud. Durante la prima guerra del Golfo, gli Stati Uniti sostennero un registro perfetto di abbattimenti delle versioni irachene dello Scud. Le analisi successive rilevarono che tali intercettazioni fallirono. Aveva fallito anche a Riyadh? I ricercatori rastrellarono sui social media tutto ciò che fu pubblicato nell’area in quel periodo, alla ricerca di indizi.

I rottami
Lo schema dei detriti del missili su Riyadh suggerisce che le difese missilistiche colpirono l’innocua sezione posteriore del missile o lo mancarono del tutto. Proprio mentre i sauditi usarono le difese missilistiche, i rottami caddero nel centro di Riyadh. I video pubblicati sui social media riprendono una sezione particolarmente ampia, caduta in un parcheggio vicino la scuola Ibn Qaldun. Altri video mostrano rottami caduti in una manciata di luoghi su un’area di circa 500 metri lungo l’autostrada. Funzionari sauditi dissero che i rottami, che sembra appartenessero a un Burqan-2 abbattuto, ne dimostravano il successo. Ma un’analisi dei rottami mostra che le componenti della testata, la parte del missile che trasporta gli esplosivi, mancavano. La testata mancante indicava qualcosa d’importante agli analisti: il missile avrebbe eluso le difese saudite. Il missile, per sopravvivere agli stress di un volo di circa 600 miglia, era quasi certamente progettato per separarsi in due parti una volta sul bersaglio. Il fuso, che spinge il missile per la maggior parte della traiettoria, cade e la testata, più piccola e difficile da colpire, continua sull’obiettivo. Questo spiegherebbe perché i rottami a Riyadh sembrassero costituiti solo dal fuso, suggerendo che i sauditi avessero mancato il missile, o colpito il fuso dopo che si era separato, iniziando a cadere a terra oramai inutile. Alcuni funzionari statunitensi dissero che non ci sono prove che i sauditi abbiano colpito il missile. Invece, i resti potrebbero essere dovuti alla pressione del volo. Ciò che i sauditi presentavano come prova dell’intercettazione riuscita, sarebbe semplicemente il missile che si distacca dal fuso come previsto.La posizione dell’esplosione
Un’esplosione a 12 miglia di distanza all’aeroporto di Riyadh suggerisce che la testata volò senza ostacoli sul bersaglio. Verso le 21:00, all’incirca nello stesso momento in cui i rottami si schiantavano a Riyadh, una forte esplosione scosse il terminal nazionale dell’aeroporto internazionale Re Qalid di Riyad. “Ci fu un’esplosione nell’aeroporto“, dice un uomo in un video pochi istanti dopo l’esplosione. Lui ed altri si precipitarono alle finestre mentre i veicoli di emergenza correvano sulla pista. Un altro video, ripreso da terra, mostra i veicoli di emergenza alla fine della pista. Poco oltre compare un pennacchio di fumo confermando l’esplosione e indicando il probabile punto d’impatto. Un portavoce di Ansarullah disse che il missile colpì l’aeroporto. C’è un’altra ragione per cui gli analisti pensano che la testata abbia violato le difese missilistiche. Localizzarono le batterie Patriot che spararono al missile, mostrato nel video, scoprendo che la testata le sorvolò. Funzionari sauditi dissero che alcuni resti del missile intercettato caddero sull’aeroporto. Ma è difficile immaginare come un frammento disperso volasse 12 miglia oltre il resto dei relitti, o perché esplodesse all’impatto.

L’impatto
Fumo e danni al suolo suggeriscono che la testata colpì vicino al terminal nazionale dell’aeroporto. Le immagini dei soccorsi e il pennacchio di fumo rivelano informazioni anche sulla natura dell’impatto. Una foto del pennacchio presa da una posizione diversa sembra coerente coi pennacchi prodotti da missili simili, suggerendo che l’esplosione non fosse dovuta a un rottame disperso o a un incidente non correlato. Identificando gli edifici nella foto e nel video, la squadra di Lewis individuò i punti da cui furono riprese le immagini, rivelando la posizione precisa del pennacchio: a poche centinaia di metri dalla pista 33R e a circa un chilometro dall’affollato terminale interno. L’esplosione fu piccola e le immagini satellitari dell’aeroporto scattate immediatamente prima e dopo l’esplosione non sono abbastanza chiare da riprendere il cratere dall’impatto, secondo gli analisti. Ma mostra danni a terra coi veicoli di emergenza, sostenendo che la testata avesse quasi colpito la pista. Mentre Ansarullah mancò il bersaglio, secondo Lewis, si avvicinò abbastanza da mostrare che i suoi missili possono raggiungerlo evitando le difese saudite. “Un chilometro è un rateo d’errore piuttosto normale per uno Scud“, disse. Persino Ansarullah potrebbero non averlo capito, affermava Lewis. A meno che non avesse intelligence nell’aeroporto, avrebbe poche ragioni per dubitare delle relazioni ufficiali. “Ansarullah fu sul punto d’incenerire quell’aeroporto“, disse. Laura Grego, un’esperta missilistica dell’Unione degli scienziati interessati, espresse allarme sulle batterie della difesa saudita che spararono cinque volte contro il missile; “Spararono cinque volte a questo missile mancandolo sempre? È scioccante“, disse. “È scioccante perché questo sistema dovrebbe funzionare“.”Traduzione di Alessandro Lattanzio