Un’altra superarma russa entra in servizio

Arkadij Savitskij SCF 24.03.2018Le scoperte tecnologiche sono la chiave del successo in economia e sicurezza nazionale. Mosca ha recentemente rivelato i suoi successi nelle innovazioni militari che supportano il nuovo paradigma della guerra moderna. Fu riferito il 15 marzo che l’Avangard, vettore ipersonico intercontinentale, sarà operativo entro il 2019 o alla fine del 2018. Sarà in allerta dal 2019. Le Forze Armate hanno già firmato il contratto. Avangard sarà installato sui missili intercontinentali, come il Sarmat, ICBM da 200 tonnellate. Messo nell’orbita di 100 km dalla Terra utilizzando un pre-booster, può planare sul bersaglio a una velocità di Mach 20 (5-7 km/s) mentre manovra con l’aiuto degli stabilizzatori. Questa è la prima arma prodotta in serie con testata planante che può volare negli strati densi dell’atmosfera. L’aliante può anche cambiare bruscamente rotta. Il sistema produce firme molto diverse dai tradizionali sistemi intercontinentali, ostacolando i tentativi di individuarlo e colpirlo. L’uso di materiali compositi consente al velivolo di resistere a temperature di 2000 gradi Celsius. Può volare nel plasma ed è anche protetto dai laser. Il sistema ha superato le prove a pieni voti. L’arma è perfettamente adatta ad abbattere le infrastrutture cruciali del nemico e renderlo incapace di contrattaccare. La potenza va da 150 kiloton a 1 megaton. La Russia, non gli Stati Uniti, è la prima a raggiungere la pronta capacità d’attacco globale. Questo è ciò che rende l’arma particolarmente importante. Il presidente russo non esagerava quando descriveva il missile ipersonico Kinzhal. Ora un altro nuovo sistema è quasi pronto, mettendo ulteriormente a rischio chi ne dubitava dell’esistenza.
Il discorso del Presidente Putin, in cui descriveva queste nuove “super armi”, non aveva nulla a che fare col servire gli interessi del complesso militare-industriale. Lo sviluppo dei sistemi menzionati in quel discorso fu provocato dal ritiro degli Stati Uniti dal Trattato ABM del 1972. Quell’accordo era la pietra angolare della stabilità strategica finché Washington non si ritirò nel 2002, una mossa seguita dal lancio dei siti di difesa missilistica della NATO in Romania e Polonia (quest’anno). Il Trattato ABM non era l’unico grande accordo internazionale a cui gli Stati Uniti hanno posto fine. Oggi violano apertamente il trattato NPT. Il Nuclear Posture Review pubblicato quest’anno cerca di sottrarre il controllo degli armamenti. Il piano annunciato di violare le iniziative nucleari presidenziali del 1991 e le navi lanciamissili a lungo raggio non sono altro che minacce aperte di voler sconvolgere l’equilibrio strategico. Il presidente russo non ha fatto minacce; ha solo spiegato le misure che il suo Paese adotta in risposta. Ciò è abbastanza naturale nel momento in cui il controllo degli armamenti è in crisi. Alcuno dei sistemi d’arma menzionati viola il Nuovo Trattato START. La Russia non ha mai detto di voler ritirarsi dagli accordi sul controllo degli armamenti ancora in vigore. Sono gli Stati Uniti, non la Russia, a dubitare che valga la pena preservare il nuovo Trattato START o l’INF. Le voci che chiedono di stracciare l’accordo sulle forze intermedie sono sempre più forti negli USA. C’è un futuro difficile, quindi il Presidente Putin adotta i provvedimenti per proteggere i cittadini della Russia, esattamente ciò che ha sempre promesso di fare. Washington ha la piena responsabilità di aver convinto Mosca di dove rafforzare le difese. Ora gli USA sono in ritardo rispetto alla Russia nella tecnologia militare che consente di produrre e adottare superarmi nell’arsenale operativo.
Tu l’as voulu, George Dandin!Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Missile-gate: gli USA ignoravano i progressi nucleari della Russia

Gilbert Doctorow, Consortium News 2 marzo 2018Il lungo discorso del Presidente Vladimir Putin all’Assemblea federale, in sessione congiunta di entrambe le camere russe, oltre a un gran numero di organizzazioni culturali, economiche e altre, costituiva la piattaforma per le imminenti elezioni presidenziali del 18 marzo, invece di partecipare ai dibattiti televisivi sui canali televisivi federali in cui altri sette candidati sono impegnati in questi giorni. Ma come nel caso di molte delle più importanti presentazioni di Vladimir Putin, il discorso era rivolto a un pubblico molto più ampio dell’elettorato russo. Molti dei circa 700 giornalisti invitati a partecipare erano corrispondenti stranieri. In effetti, si potrebbe ragionevolmente sostenere che il discorso fosse diretto all’estero, precisamente negli Stati Uniti. L’ultima parte dell’indirizzo, dedicato alla difesa e che presentava per la prima volta diversi importanti nuovi e tecnicamente ineguagliabili sistemi d’arma nucleari offensivi, rivendicava la piena parità nucleare russa cogli Stati Uniti, ribaltando il ritiro del Paese dallo status di superpotenza risalente al crollo dell’Unione Sovietica nel 1992. Alcuni commentatori russi, con scoppio di orgoglio nazionale, affermarono che il potere dell’Unione Sovietica era ristabilito e che i torti degli anni ’90 finalmente annullati. A suo modo, questo discorso è stato altrettanto importante, forse più importante del discorso di Putin alla Conferenza di sicurezza di Monaco nel febbraio 2007, in cui discusse a lungo le lamentele della Russia verso l’egemonia mondiale degli Stati Uniti insediata negli anni ’90 e il totale disprezzo o rifiuto degli interessi nazionali della Russia. Quel discorso fu un punto di svolta nelle relazioni USA-Russia che portava al profondo confronto di oggi. Il discorso di ieri suggeriva non l’inizio di una nuova corsa agli armamenti, ma la sua conclusione, con l’assoluta vittoria russa e sconfitta degli USA.
L’indirizzo di Putin era un evento “shock and awe”. Lascio ad altri, più competenti di me nella tecnologia militare, commentare le capacità specifiche dei vari sistemi svelati ieri. Sia che si tratti di distanza ravvicinata o raggio illimitato, di lanciati da terra o dall’aria, di missili balistici o da crociera, che volino nell’atmosfera o navighino silenziosamente e ad alta velocità nelle profondità degli oceani, questi sistemi sono indicati invincibili per qualsiasi difesa nota o futura, su cui gli Stati Uniti hanno investito pesantemente da quando lasciarono unilateralmente il Trattato ABM e avviarono la rotta che doveva rovesciare la parità strategica. Dal 2002, la politica degli Stati Uniti mirava a permettere il primo colpo eliminando gli ICBM russi e rendendo inutili le forze nucleari residue della Russia da poter lanciare. I nuovi missili russi altamente manovrabili e ad altissima velocità (Mach 10 e Mach 20) e il drone nucleare sottomarino rendono illusorio ogni scenario basato su una risposta non devastante alla patria statunitense dopo un attacco alla Russia. Di conseguenza, i nuovi sistemi rendono anche inutili e trasformano in bersaglio facile l’intera flotta statunitense con le sue formazioni di portaerei. La risposta dei media statunitensi e occidentali al discorso di Putin è stata varia. Il Financial Times ha fatto del suo meglio per un resoconto neutro e, a metà dell’articolo, aveva un paragrafo con due dei più autorevoli politici russi con competenze specifiche nei rapporti con l’occidente: Konstantin Kosachev e Aleksej Pushkov, ex-presidenti della Commissione Esteri della della Duma. Tuttavia, i loro reporter e supervisori editoriali erano spiazzati, incapaci di una visione coerente su ciò che il Cremlino fa. Da un lato le dichiarazioni di Putin sulle armi nucleari “inarrestabili” della Russia sono ridotte a “pretese”, suggerendo un certo scetticismo; dall’altra parte, la conseguenza è “alimentare la preoccupazione per una nuova corsa agli armamenti cogli Stati Uniti”. Non riescono a capire che la corsa è finita. Il Washington Post è stato piuttosto veloce nel postare un lungo articolo nell’edizione online di ieri. Una parte insolitamente grande consisteva in citazioni del discorso di Putin. La linea editoriale dice tutto nel titolo dato: “Putin sostiene che la Russia sviluppa armi nucleari in grado di evitare le difese missilistiche.” Vorrei mettere l’accento su “affermazioni” ed “sviluppa”. I reporter e la direzione dei giornali sembrano non capire: uno di questi sistemi è già schierato nel Distretto militare meridionale della Russia e altri entrano in produzione in serie. Questi sistemi non sono una lista dei desideri, sono fatti concreti. Il New York Times è stato al solito lento nel pubblicare articoli su un fatto che l’ha colto totalmente impreparato. Nell’arco di un paio d’ore, ha messo due articoli occupandosi della sezione difesa del discorso di Vladimir Putin. In entrambi, ma più in particolare nell’articolo dei co-autori Neil MacFarquhar e David E. Sanger, si sottolinea il “bluff”. È presumibilmente scontato che Putin abbia solo pronunciato un discorso elettorale per suscitare “le passioni patriottiche dei russi” e consolidare così la prossima vittoria elettorale. Gli autori si fidano del fatto che “l’inganno è nel cuore dell’attuale dottrina militare russa”, cosicché “sorgono domande se queste armi esistessero”. Tali speculazioni, specialmente del New York Times, ci dicono una cosa: che i nostri media ignorano intenzionalmente i semplici fatti su Vladimir Putin. Primo, che ha sempre fatto ciò che ha detto. Secondo, che è per natura molto cauto e metodico. La parola “attentamente” è un elemento costante nel suo vocabolario. In questo contesto, la nozione “bluff” in una questione che metterebbe a rischio la sicurezza nazionale russa e potrebbe costare decine di milioni di vite russe, se venisse scoperto, è di un’assurdità assoluta. Mi piacerebbe credere che i Capi di Stato Maggiore a Washington non saranno così vertiginosi o superficiali nel giudicare ciò che hanno ascoltato dal Signor Putin. Se è così, raccomanderanno urgentemente al loro presidente di avviare negoziati molto ampi coi russi sul controllo degli armamenti. E torneranno nei loro uffici a rivedere completamente le raccomandazioni su materiale e installazioni militari che gli Stati Uniti finanziano per il 2019 e oltre. Il nostro bilancio attuale, inclusi i trilioni di dollari stanziati per il potenziamento di testate nucleari e la produzione di armi a bassa potenza, è uno spreco di denaro dei contribuenti. Tuttavia, ancora più importante, le implicazioni dell’indirizzo di Vladimir Putin sono che l’intelligence statunitense ha dormito per 14 anni, se non di più. È uno scandalo nazionale perdere una corsa agli armamenti che nemmeno si conosceva. Teste dovrebbero cadere, e il processo dovrebbe iniziare con audizioni adeguate a Capitol Hill. Per ragioni che saranno chiare da quanto segue, tra i primi testimoni chiamati a testimoniare dovrebbero esserci l’ex-vicepresidente Dick Cheney e l’ex-segretario alla Difesa Donald Rumsfeld.
In passato una tale rivelazione sull’ampio divario sulla sicurezza con il principale concorrente geopolitico e militare del Paese avrebbe portato a recriminazioni politiche e accuse. Ciò che è successo ieri è molto peggio del “divario missilistico” della fine degli anni ’50 che portò John Kennedy alla Casa Bianca in una campagna per ridare vigore alla cultura politica statunitense e svegliarsi dai sonnolenti anni di Eisenhower compiaciuti sulle questioni su sicurezza e molto altro. Inoltre, la presentazione delle nuove armi russe che cambiano l’equilibrio energetico mondiale è solo uno della serie di notevoli risultati russi negli ultimi quattro anni che ha colto di sorpresa la leadership statunitense. La spiegazione è stata finora la presunta imprevedibilità di Vladimir Putin, anche se assolutamente tutto ciò che ha fatto sarebbe stato prevedibile da chi prestava attenzione. Un primo esempio fu la presa russa sulla Crimea nel febbraio-marzo 2014 senza un colpo o un singolo morto laddove 20000 soldati russi erano nell’enclave di Sebastopoli affittata, affrontando 20000 militari ucraini nella penisola. I media occidentali parlarono d'”invasione” russa, nient’altro che truppe russe che uscivano dalle caserme. I russi non usarono niente di più esotico della guerra psicologica, “psy-ops” vecchio stile, come viene chiamata negli Stati Uniti, eseguita alla perfezione da professionisti, il tutto risalente ai tempi di Von Clausewitz. Poi il Pentagono fu colto di sorpresa nel settembre 2015 quando Putin all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite annunciò l’invio di aerei militari russi in Siria per le operazioni contro lo SIIL e sostenere Assad che iniziarono il giorno successivo. Perché non sospettammo nulla? Forse perché la Russia era troppo povera per portare a termine una missione così impegnativa all’estero con obiettivi precisi e scadenze precise? Nello stesso teatro di guerra, i russi hanno nuovamente “sorpreso” gli statunitensi istituendo un centro d’intelligence militare congiunto a Baghdad con Iraq e Iran. E ulteriormente “sorpresero” la NATO con le missioni di bombardamento sul teatro siriano sorvolando lo spazio aereo iraniano ed iracheno dopo avergli negato i diritti di sorvolo dei Balcani. Con migliaia di militari e diplomatici in Iraq, come mai gli Stati Uniti non seppero nulla degli accordi russi con la leadership irachena? Il mio punto è che la confusione su come interpretare l’annuncio di Putin della nuova capacità di difesa della Russia è un fallimento sistemico dell’intelligence degli USA. La prossima domanda ovvia è perché? Dov’è la CIA? Dove sono i capi dell’intelligence quando non indagano su Trump? La risposta non è semplice, di sicuro. Né è un fallimento recente. C’è una buona dose di accecante compiacimento nei confronti della Russia come “Stato fallito” che riguarda l’intera dirigenza politica degli Stati Uniti sin dagli anni ’90, quando la Russia era in un angolo. Semplicemente non si poteva immaginare che il Cremlino si ergesse sfidando con le sue missioni in Crimea, Siria, sviluppando gli armamenti high-tech più sofisticati del mondo. E non è solo cecità sulla Russia. È un fallimento totale non capire che il potere statale ovunque non dipende solo da PIL e tendenze demografiche, ma anche da grinta, determinazione patriottica ed intelligenza di migliaia di ricercatori, ingegneri e addetti alla produzione. Tale povertà concettuale infetta alcuni dei nostri più brillanti scienziati politici della Realpolitik nella comunità accademica, che in linea di principio dovrebbero essere disposti a comprendere il mondo così com’è, non come vorremmo che fosse. In qualche modo sembra che abbiamo dimenticato la lezione di Davide e Golia. In qualche modo abbiamo dimenticato i 4 o 5 milioni di israeliani che si oppongono militarmente a 100 milioni di arabi. Era inimmaginabile per noi che la Russia fosse il Davide del nostro Golia. Ma ci sono ragioni più obiettive per il totale fallimento dell’intelligence statunitense nel cogliere portata e gravità della sfida russa all’egemonia globale degli Stati Uniti. Nello specifico, dobbiamo considerare l’indebolimento delle nostre capacità d’intelligence russe nei giorni, mesi, anni successivi all’11 settembre.
Ci sono quelli che diranno, con ragione, che il declino delle capacità d’intelligence degli Stati Uniti sulla Russia iniziò già con la seconda amministrazione Reagan, quando la Guerra Fredda si concluse e l’esperienza dei Cold Warriors non sembrava più rilevante. Sicuramente gli esperti sulla Russia poterono ridursi per logoramento. Eppure, quando l’11 settembre colpì, molti di coloro che occupavano i vertici della CIA vi erano entrati in qualità di esperti di Russia. Fu la mancanza di competenze della CIA in lingue e conoscenza del Medio Oriente che si osservò dopo l’attacco di al-Qaida alle Torri Gemelle a guidare la ridefinizione delle priorità dell’intelligence. Chiaramente tale deficienza e la necessaria nuova definizione delle competenze non potevano essere di buon auspicio per la carriera dei detentori dell’ufficio sovietico. Ma un fattore ancora maggiore nel netto declino delle competenze sulla Russia nelle agenzie d’intelligence statunitensi fu il passaggio dalla dipendenza da dipendenti del servizio civile all’utilizzo di fornitori di servizi esterni, cioè l’esternalizzazione del lavoro d’intelligence. Questo era totalmente in linea con le tendenze del vicepresidente Dick Cheney, che introdusse l’outsourcing in modo generalizzato per affrontare le nuove sfide della guerra al terrorismo. Lo stesso fenomeno colpì le forze armate statunitensi, specialmente dal 2003 con l’invasione dell’Iraq. I compiti operativi di sicurezza delle forze armate statunitensi furono esternalizzati a società mercenarie come Blackwater. E le normali procedure di approvvigionamento di materiale furono cortocircuitate dal vicepresidente per soddisfare rapidamente le urgenti richieste sul campo: da qui l’acquisizione di flotte di mezzi di trasporto truppe corazzati non tradizionali ma assai necessari, e simili. Diversi articoli su Consortium News e altrove negli ultimi mesi hanno richiamato l’attenzione sul fenomeno dell’esternalizzazione dell’intelligence. Tuttavia, cosa succedeva, perché e in che modo era già chiaramente noto un decennio prima e non prometteva nulla di buono. In un certo senso, la comunanza di tali cambiamenti nel provvedere intelligence, equipaggiamento e forze fu dovuta a mentalità svelta e all’intervento politico diretto in processi distinti nella pubblica amministrazione con le sue procedure burocratiche. L’intervento politico significa in ultima analisi politicizzare metodi e risultati. L’intelligence esterna è più propensa a soddisfare le richieste del supervisore piuttosto che avere integrità intellettuale e propria ampia prospettiva. Per comprendere meglio il fenomeno, rimando il lettore a un articolo eccezionale e ben documentato risalente al marzo 2007, pubblicato dall’European Intelligence Security Center (ESISC) intitolato “Outsourcing Intelligence: l’esempio degli Stati Uniti“. L’autore, Raphael Ramos, ricercatore associato all’ESISC, ci dice che all’epoca il 70% del budget della comunità dell’intelligence statunitense fu speso in contratti con società private. All’epoca si diceva che l’outsourcing fosse la maggiore delle agenzie collegate al dipartimento della Difesa. La CIA quindi affermò di avere un terzo del personale proveniente da società private. Oltre alle mutevoli priorità dell’intelligence estera, risultanti dalla fine della Guerra Fredda e dall’inizio della Guerra al Terrore, un altro fattore nella struttura mutevole dell’intelligence statunitense fu dettato dalla tecnologia, in rifermento alle moderne tecnologie di telecomunicazione, con molte start-up che appaiono nei campi specializzati delle Signals Intelligence ed Imagery Intelligence. L’NSA si avvalse di questi nuovi fornitori di servizi divenendo pioniere dell’intelligence nell’outsourcing. Altre agenzie del Pentagono che seguirono lo stesso corso furono il National Reconnaissance Office, responsabile dei sistemi d’intelligence spaziali, e l’Agenzia nazionale d’intelligence geospaziale, incaricata di produrre informazioni geografiche dai satelliti. Si aggiunga une prassi in continua evoluzione per lo sviluppo d’internet, privilegiando l’intelligence open source, OSINT, che prospera nel privato perché non richiede speciali autorizzazioni alla sicurezza. Questo presto arrivò tra il 35% e il 90% degli acquisti per l’intelligence. Come su notato, l’outsourcing ha permesso alla comunità d’intelligence di modernizzarsi, acquisire competenze rapidamente e cercare di soddisfare nuove urgenti necessità. Tuttavia, a giudicare dai risultati verso la Russia di Putin, sembra che l’esternalizzazione non sia produttiva. Il Paese era cieco mentre assumeva posizioni stravaganti e insopportabili facendo il prepotente mondiale come se godesse del dominio a spettro totale e la Russia non esistesse.Gilbert Doctorow, analista politico indipendente di Bruxelles, osservatore internazionale per le elezioni presidenziali del 18 marzo in Russia. Il suo ultimo libro, Gli Stati Uniti hanno un futuro? è stato pubblicato nell’ottobre 2017.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Putin rivela le nuove armi a cui nulla può opporsi

RussiaToday, 1 marzo 2018La Russia iniziava lo sviluppo di armi strategiche invulnerabili ai sistemi di difesa missilistica nemica, annunciava il Presidente Vladimir Putin nel messaggio annuale ad entrambe le camere dell’Assemblea Federale (Parlamento russo: Duma di Stato e Consiglio della Federazione Russa). Alcuno dei partner stranieri prese sul serio la Russia fin quando non sviluppò sistemi d’arma all’avanguardia, ma ora dovrebbero farlo e ascoltare ciò che dicono i leader russi, avvertiva il presidente. “Non abbiamo fatto mistero dei nostri piani, ne abbiamo parlato apertamente, prima di tutto per richiamare i nostri partner al dialogo. Era il 2004. Sorprendentemente, nonostante tutti i problemi che dobbiamo affrontare nell’economia, nella finanza, nell’industria della Difesa e nelle Forze Armate, la Russia è rimasta e rimane la maggiore potenza nucleare, e nessuno voleva parlare con noi, nessuno ci ascoltava, ma ora ci ascoltano“, ha detto Putin. Il presidente mostrava le immagini di nuove ed avanzate armi delle Forze Armate russe. “Questo tipo di armi non ha pari al mondo“, dichiarava il presidente, osservando che quando altri Paesi avranno un simile arsenale, Mosca avrà già sviluppato “qualcosa di nuovo”.

La Russia non minaccia nessuno
Allo stesso tempo, il presidente sottolineava che “il crescente potenziale militare della Russia non minaccia nessuno“. “Il crescente potere militare della Russia è una solida garanzia di pace sul nostro pianeta, perché questo potere mantiene e continuerà a mantenere l’equilibrio strategico e di forze nel mondo, fattore chiave della sicurezza internazionale dalla Seconda guerra mondiale ad oggi“, osservava Putin. Tutti questi compiti sono eseguiti “nell’ambito degli accordi in vigore nel campo del controllo degli armamenti”. “Non abbiamo violato nulla”, sottolineava il presidente.

Sistema missilistico Sarmat
Durante il discorso, Putin mostrava le immagini del nuovo sistema missilistico Sarmat, che ha gittata illimitata e può trasportare testate nucleari, anche ipersoniche. “Alcun sistema di difesa missilistica è d’ostacolo al Sarmat“, dichiarava aggiungendo che il nuovo missile intercontinentale pesa oltre 200 tonnellate.

“Come una meteora”
Un altro dei missili rivelato dal capo di Stato russo è l’Avangard, capace di raggiungere velocità ipersoniche e di manovrare negli strati densi dell’atmosfera terrestre. L’Avangardsarà come una meteora“, avvertiva.

Sistema ad energia nucleare
È anche iniziato lo sviluppo di un piccolo sistema ad energia nucleare con cui saranno equipaggiati sottomarini e missili da crociera. Con questi motori, i missili da crociera non avranno limiti nei sistemi di difesa missilistica e avranno una gittata illimitata.

Sistema Kinzhal
In uno dei video veniva anche mostrato il sistema Kinzhal (Daga). Putin indicava che il sistema è in servizio nelle basi aeree del distretto militare meridionale da dicembre. “Le caratteristiche tecniche e di volo del velivolo vettore consentono al missile di essere portato sul punto di lancio in pochi minuti“, dichiarava il presidente. “Allo stesso tempo, il missile che vola a velocità ipersonica superando di 10 volte quella del suono, manovra in tutte i segmenti della traiettoria di volo“, aggiungeva il presidente. “Ciò gli consente di violare tutti i sistemi di difesa antimissile e antiaerea esistenti e, credo, futuri, trasportando testate convenzionali e nucleari a 2000 chilometri di distanza“, precisava.

Sottomarino senza equipaggio
Putin annunciava anche la creazione di un sottomarino senza equipaggio per grandi profondità e rotte intercontinentali. “La sua velocità supera più volte quella di tutti i sottomarini, siluri e navi di superficie“. “È fantastico“, notava il presidente. Ai confini della Russia, è stata creata una “area unica per la radiolocalizzazione del sistema di allarme d’attacco missilistico“, annunciava il presidente. E spiegava che 80 nuovi missili balistici intercontinentali sono entrati in servizio nei diversi rami delle Forze Armate russe. Mentre 12 divisioni di missili strategici sono state equipaggiate coi missili balistici intercontinentali Jars.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Auree incandescenti e fondi neri: il misterioso programma UFO del Pentagono

Helene Cooper, Ralph Blumenthal e Leslie Kean, New York Times 16 dicembre 2017

Robert Bigelow

Tra i 600 miliardi di dollari di budget annuali del dipartimento della Difesa, i 22 milioni spesi per il Programma d’identificazione delle minacce aerospaziali avanzate erano quasi impossibili da trovare. Come voleva il Pentagono. Per anni, il programma ha indagato sulle segnalazioni di oggetti volanti non identificati, secondo i funzionari del dipartimento della Difesa, interviste ai protagonisti del programma e documenti ottenuti dal New York Times. Era gestito da un ufficiale dell’intelligence militare, Luis Elizondo, al quinto piano del C Ring del Pentagono, nel ventre labirintico dell’edificio. Il dipartimento della Difesa non ha mai riconosciuto l’esistenza del programma, che dice di aver chiuso nel 2012. Ma i sostenitori dicono che, mentre il Pentagono ha finito i finanziamenti al momento, il programma resta. Negli ultimi cinque anni, dicono, i funzionari del programma hanno continuato ad indagare su episodi riportatigli dai militari mentre svolgevano altri compiti del dipartimento della Difesa. Il programma segreto, alcune parti restano classificate, iniziò nel 2007 ed inizialmente fu ampiamente finanziato su richiesta di Harry Reid, il democratico del Nevada che all’epoca era il leader della maggioranza del Senato e che da tempo s’interessa ai fenomeni spaziali. La maggior parte del denaro andò a una società di ricerca aerospaziale gestita da un imprenditore miliardario e vecchio amico di Reid, Robert Bigelow, che attualmente collabora con la NASA per produrre mezzi espandibili da utilizzare nello spazio. Su “60 minutes” della CBS a maggio, Bigelow disse di essere “assolutamente convinto” che gli alieni esistono e che gli UFO visitano la Terra.
Lavorando con la compagnia di Bigelow a Las Vegas, il programma ha prodotto documenti che descrivono avvistamenti di aerei che sembravano muoversi a velocità molto elevate senza segni visibili di propulsione, o che si libravano senza apparenti mezzi di sostentamento. Funzionari del programma hanno anche studiato video di incontri tra oggetti sconosciuti e aerei militari statunitensi, tra cui uno pubblicato ad agosto di un oggetto ovale biancastro, delle dimensioni di un aereo commerciale, inseguito da due caccia F/A-18F della Marina della portaerei Nimitz, al largo di San Diego, nel 2004. Reid, ritiratosi dal Congresso quest’anno, dichiarava di essere orgoglioso del programma. “Non sono imbarazzato, non mi vergogno o mi dispiace di aver fatto andare avanti questa cosa“, aveva detto Reid in un’intervista in Nevada. “Penso che sia una delle cose buone che ho fatto nella mia permanenza al Congresso. Ho fatto qualcosa che nessuno ha mai fatto prima“. Anche altri due ex-senatori e membri di spicco di una sottocommissione per le spese della Difesa. Ted Stevens, repubblicano dell’Alaska, e Daniel K. Inouye, democratico alle Hawaii, sostennero il programma. Stevens è morto nel 2010 e Inouye nel 2012. Pur non affrontando i meriti del programma, Sara Seager, astrofisica del MIT, ammoniva che non conoscere l’origine di un oggetto non significa che provenga da un altro pianeta o galassia. “Quando si dichiara di osservare fenomeni veramente insoliti, a volte vale la pena investigare seriamente”, ha detto. Ma aggiungeva, “ciò che la gente a volte non capisce della scienza è che spesso abbiamo fenomeni che rimangono inspiegabili“. Anche James E. Oberg, ex-ingegnere dello space shuttle della NASA e autore di 10 libri sui voli spaziali che spesso sfatano gli avvistamenti UFO, era dubbioso. “Ci sono molti eventi prosaici e tratti percettivi umani che possono spiegare queste storie“, ha detto. “Molti sono attivi nei cieli e non vogliono che gli altri lo sappiano. Sono felici di nascondersi non riconosciuti dalle voci, o persino ne fanno un camuffamento”. Tuttavia, Oberg affermava di accogliere favorevolmente la ricerca. “Potrebbe esserci una perla” dice.
In risposta alle domande del Times, i funzionari del Pentagono questo mese hanno riconosciuto l’esistenza del programma, iniziato nell’ambio dell’Agenzia d’intelligence della Difesa. I funzionari hanno insistito sul fatto che lo sforzo si concluse dopo cinque anni, nel 2012. “Fu deciso che c’erano altri problemi dalla priorità più alta che meritavano finanziamenti, e fu nell’interesse del DoD cambiare“, disse il portavoce del Pentagono Thomas Crosson, in un’email, riferendosi al dipartimento della Difesa. Ma Elizondo ha detto che l’unica cosa a finire fu il finanziamento del governo, prosciugatosi nel 2012. Da allora, Elizondo ha detto in un’intervista di aver collaborato con ufficiali della Marina e della CIA e continuato a lavorare fuori dal suo ufficio del Pentagono fino ad ottobre, quando si dimise per protesta contro ciò che definiva eccessiva segretezza ed ostruzione interna. “Perché non spendiamo più tempo e sforzi su questo tema?” scrisse Elizondo nella lettera di dimissioni al segretario alla Difesa Jim Mattis. Elizondo ha detto che lo sforzo continuò e che ebbe un successore, che si rifiutava di nominare.
Gli UFO sono stati studiati ripetutamente nel corso dei decenni negli Stati Uniti, anche dai militari. Nel 1947, l’Air Force iniziò una serie di studi che indagarono su oltre 12000 avvistamenti UFO prima che venissero ufficialmente conclusi nel 1969. Il programma, che includeva uno studio dal nome in codice Project Blue Book, iniziò nel 1952 e concluse che la maggior parte degli avvistamenti riguardava stelle, nuvole, aerei convenzionali o aerei spia, anche se 701 rimasero inspiegabili. Robert C. Seamans Jr., segretario dell’Aeronautica militare all’epoca, dichiarò in un memorandum che annunciava la fine del Project Blue Book, che “non può più essere giustificato né sulla base della sicurezza nazionale né nell’interesse della scienza”. Reid disse che l’interesse per gli UFO glielo trasmise Bigelow. Nel 2007, Reid disse in un’intervista che Bigelow gli disse che un ufficiale della Defense Intelligence Agency gli si era avvicinato per visitare il ranch di Bigelow nello Utah, dove conduceva ricerche. Reid disse di aver incontrato funzionari dell’agenzia poco dopo l’incontro con Bigelow e apprese che volevano avviare un programma di ricerca sugli UFO. Reid convocò Stevens ed Inouye in una stanza sicura al Campidoglio. “Avevo parlato con John Glenn alcuni anni prima”, disse Reid riferendosi all’astronauta ed ex-senatore dell’Ohio morto nel 2016. Glenn, secondo Reid, gli disse che pensava che il governo federale dovrebbe guardare seriamente agli UFO e dovrebbe parlare coi militari, in particolare i piloti, che avevano riferito di aver visto aerei che non potevano identificare o spiegare. Gli avvistamenti non venivano segnalati spesso alla catena di comando militare, secondo Reid, perché i militari temevano di essere derisi o stigmatizzati. L’incontro con Stevens e Inouye, disse Reid, “fu uno degli migliori che abbia mai avuto”, e aggiunse, “Ted Stevens disse, ‘Ho aspettato fin da quando ero nell’Air Force’.” (Il senatore dell’Alaska fu un pilota nell’aviazione dell’esercito, in missioni di trasporto aereo sulla Cina durante la Seconda guerra mondiale). Durante l’incontro, secondo Reid, Stevens raccontò di essere stato inseguito da uno strano aereo d’origine sconosciuta, che inseguì il suo aereo per chilometri. Nessuno dei tre senatori voleva un dibattito pubblico sul piano del Senato per il finanziamento del programma, affermava Reid. “Questo era il cosiddetto fondo nero“, disse. “Stevens lo sapeva come Inouye. Ma era così, ed era così che volevamo“, Reid si riferiva al budget del Pentagono per i programmi classificati.
I contratti ottenuti dal Times mostrano un’appropriazione congressuale di poco meno di 22 milioni di dollari dalla fine del 2008 al 2011. Il denaro fu utilizzato per la gestione del programma, la ricerca e la valutazione della minaccia posta dagli oggetti. Il finanziamento andò alla società di Bigelow, Bigelow Aerospace, che assunse subcontraenti e sollecitò ricerche per il programma. Sotto la direzione di Bigelow, la società modificò gli edifici di Las Vegas per lo stoccaggio di leghe metalliche e altri materiali che Elizondo e gli appaltatori del programma dichiararono essere stati recuperati da fenomeni aerei non identificati. I ricercatori hanno anche studiato persone che affermarono di aver subito effetti fisici dagli incontri con gli oggetti e li esaminarono per eventuali cambiamenti fisiologici. Inoltre, i ricercatori parlarono coi militari che avevano riferito avvistamenti di strani aerei. “Siamo un po’ nella posizione che si avrebbe se dessimo a Leonardo da Vinci la chiave del garage“, disse Harold E. Puthoff, ingegnere che condusse ricerche sulla percezione extrasensoriale della CIA e in seguito lavorò al programma. “Prima di tutto, cercherebbe di capire cos’è questa roba di plastica. Non saprebbe nulla di segnali elettromagnetici o loro funzione“. Il programma raccolse video e audio di incidenti UFO, come le riprese da un F/A-18 Super Hornet della Marina che mostra un velivolo circondato da una sorta di aura incandescente che viaggiava ad alta velocità e ruotava mentre volava. I piloti della Marina possono essere ascoltati mentre cercano di capire cosa vedevano. “Ce n’è un’intera flotta”, esclama uno. I funzionari della difesa si rifiutano di rilasciare posizione e data dell’incidente.
A livello internazionale, siamo il Paese più arretrato del mondo su questo tema“, ha detto Bigelow in un’intervista. “I nostri scienziati hanno paura di essere ostracizzati, e i nostri media sono spaventati dallo stigma. Cina e Russia sono molto più aperte e lavorano su questo con enormi organizzazioni nei loro Paesi. Anche Paesi più piccoli come Belgio, Francia, Regno Unito e latinoamericani come il Cile sono più aperti. Sono attivi e disposti a discuterne piuttosto che essere trattenuti da un tabù infantile“. Nel 2009 Reid decise che il programma aveva compiuto straordinarie scoperte sostenendo un aumento della sicurezza per proteggerlo. “Furono compiuti molti progressi nell’identificare numerose scoperte aerospaziali sensibili e non convenzionali“, scrisse Reid in una lettera a William Lynn III, vicesegretario della Dfesa all’epoca, chiedendo che venisse designato “speciale e riservato programma” dall’accesso per pochi funzionari scelti. Una sintesi del programma del Pentagono del 2009 preparata dal direttore all’epoca afferma che “ciò che era considerato fantascienza è ormai un fatto scientifico” e che gli Stati Uniti non potevano difendersi da certe scoperte tecnologiche. La richiesta di Reid per la designazione speciale fu respinta. Elizondo, nella lettera di dimissioni del 4 ottobre, affermava che era necessario prestare maggiore attenzione ai “molti resoconti della Marina ed altri servizi su insoliti sistemi aerei che interferiscono con le piattaforme militari e mostrano capacità oltre la prossima generazione“. Espresse frustrazione per le limitazioni imposte al programma, dicendo a Mattis che “rimane vitale accertare capacità e intento di questi fenomeni a beneficio delle forze armate e della nazione“. Elizondo ora, assieme Puthoff e un altro ex-funzionario del dipartimento della Difesa, Christopher K. Mellon, ex-vicesegretario alla Difesa per l’intelligence, partecipa a una nuova iniziativa commerciale intitolata To the Stars Academy of Arts and Science. Parlano pubblicamente dei loro sforzi mirando a raccogliere fondi per la ricerca sugli UFO. Nell’intervista, Elizondo ha detto che lui e i suoi colleghi governativi avevano deciso che i fenomeni che avevano studiato non sembravano provenire da alcun Paese. “Questo fatto non è ciò che un governo od istituzione dovrebbe classificare segreto al popolo“, aveva detto. Da parte sua, Reid ha detto di non sapere da dove gli oggetti provengano. “Se qualcuno dice di avere la risposta ora, vi prende in giro”, ha detto. “Non lo sappiamo”. Ma, concluse, “dobbiamo iniziare da qualche parte“.

Harry Reid e Hillary Clinton

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia ha un nuovo gigantesco missile antibalistico (e funziona)

Lukas Andriukaitis Medium 14 dicembre 2017

Gli Stati Uniti ci spendono tonnellate di denaro, ma sembra in realtà che la Russia, con la sua vasta esperienza nella costruzione di grandi difese aeree, sia avanti. Anche se non c’illudiamo, questa tecnologia è ancora agli inizi e non si può averne sicurezza.Il 24 novembre, un missile intercettore russo di recente introduzione colpiva con successo un bersaglio. DFRLab aveva riferito che la Russia mostra le sue capacità nucleari offensive, questa volta i miglioramenti sono difensivi. Il missile intercettore PRS-1M è l’ultimo aggiornamento del sistema missilistico antibalistico A-135 (nome in codice NATO: ABM-3) a guardia di Mosca. @DFRLab da uno sguardo approfondito al nuovo missile russo e alle sue capacità. Il Ministero della Difesa russo riferiva del test del nuovo missile il 24 novembre dal sito ufficiale. Il post includeva video del test missilistico, dando uno sguardo ai poligoni in cui si svolgono questi test. Il post del Ministero della Difesa russo menzionava il test effettuato presso il poligono di Sary-Shagan nella Repubblica del Kazakistan. Il video del MoD conferma le affermazioni. Sary-Shagan è uno dei pochi siti militari (Sary-Shagan, poligono Emba e il 929.mo Centro Test di Volo) che il Kazakistan affitta alla Russia. Il sito di Sary-Shagan fu creato nel 1956 per testare i sistemi missilistici antibalistici (ABM) sparati dal sito di Kapustin Jar.
Il veicolo che trasporta il missile appare presso l’aeroporto militare della base di Sary-Shagan, manovrando verso ovest, all’interno del poligono.
Il video ufficiale non fornisce informazioni che confermino l’esatta posizione del lancio. Tuttavia, la struttura del sito di lancio a nord-ovest dal luogo in cui il veicolo manovra, è probabilmente quello che si vede nel video.Possibile sito di lancio.
Il lancio del missile intercettore PRS-1M
Ecco le località individuate sulla mappa.
Il Vicecomandante dell’unità delle Forze Aerospaziali, Colonnello Andrej Prihodko, dichiarava: “Il missile antibalistico ha seguito il piano di volo e ha colpito con successo il bersaglio”. Il nuovo missile è una variante modernizzata del 53T6/PRS-1 (nome in codice NATO Gazelle) e può essere schierato in un silo missilistico rinforzato o su un lanciatore mobile. Il missile intercettore aggiornato ha un nuovo fuso con scudo termico in materiale composito e motore più potente. Secondo quanto riferito, l’intercettore PRS-1M può distruggere bersagli a una distanza di 350 chilometri e ad una quota, secondo varie stime, tra 40000 e 50000 metri. I missili a lungo raggio presumibilmente saranno equipaggiati con testate nucleari. La versione precedente 53T6/PRS-1 poteva distruggere bersagli solo entro 80-100 chilometri e ad una quota di 30000 metri. Il sistema A135 è il complesso dispiegato intorno a Mosca per contrastare i missili nemici diretti sulla città e le aree circostanti. È operativo dal 1995 ed è considerato un sistema unico nel suo genere, difendendo Mosca con missili a testata nucleare. L’introduzione dei missili intercettori PRS-1M amplierà la zona protetta attorno Mosca, probabilmente anche da minacce nucleari.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito