Quando l’Aeronautica Sovietica sconfisse la Luftwaffe

Alexander Vershinin, RIR, 15 luglio 2016

All’inizio della guerra di Hitler sul fronte orientale, nel 1941, l’Aeronautica sovietica subì la peggiore sconfitta nella storia. Il disastro evidenziò carenze strutturali nella forza aerea sovietica, e vi vollero diversi anni e un grande sforzo per eliminarle.19-Покрышкин-самолет-звездочки

041-01-01Quando le armate naziste tedesche avanzarono in Unione Sovietica nel 1941, sostenute da un travolgente supporto aereo, divenne vitale per l’URSS seguire la Luftwaffe tecnologicamente. Questo, tuttavia, fu tutt’altro che un compito facile. Nel 1942, dopo le sconfitte inflitte nella prima fase della guerra, gli ingegneri sovietici modernizzarono gli aerei dell’Aeronautica dell’Armata Rossa. Furono fatti tentativi per risolvere il problema tecnico fondamentale dell’Aeronautica Sovietica: la minor resa dei motori. Apparvero in un primo momento un successo. Gli ‘yak’ sovietici erano paragonabili ai caccia tedeschi per velocità. Tuttavia, le prime battaglie nei cieli di Stalingrado dimostrarono che era troppo presto per festeggiare. I nuovi caccia tedeschi ancora una volta superarono quelli sovietici. Gli ultimi modelli di Messerschmitt quasi ripeterono la situazione del 1941. Tale ritardo nella tecnologia poté essere compensato solo dalla predominanza numerica. Secondo le stime degli specialisti sovietici, due aerei sovietici erano necessari per ogni aereo tedesco. La risposta fu un drammatico aumento nella produzione dwi caccia, anche a scapito di altri tipi di aerei militari, come aerei d’attacco e bombardieri. Nel frattempo, il lavoro continuò nel perfezionare i modelli validi già in servizio. Tuttavia, fu possibile risolvere completamente il problema solo costruendo nuovi aerei dal terzo anno di guerra. Non solo i caccia Jak-3 e La-7 da combattimento tenevano, ma in realtà superavano gli aerei tedeschi. Il processo di aggiornamento non fu facile: i difetti strutturali rimasero portando a un tasso di incidenti elevato. Verso la fine della guerra, oltre il 15 per cento della flotta aerea sovietica veniva indicato guasto. Tuttavia, attraverso tentativi ed errori, i problemi che afflissero l’Aeronautica dell’Armata Rossa, rendendola inferiore alla Luftwaffe, furono risolti.

Dalla quantità alla qualità
Di regola, la mera superiorità numerica nella battaglie aeree non porta alla vittoria. E’ difficile in volo schiacciare gli avversari con il numero. In caso di differenza di qualità tra forze aeree nemiche, un più moderno e manovrabile aereo da caccia, manovrando può facilmente distruggere più aerei in una sola battaglia. Ciò spiega come la forza aerea sovietica, nonostante la superiorità numerica nella maggior parte delle grandi battaglie della seconda guerra mondiale, subì spesso sconfitte. Il comando sovietico lo riconobbe rapidamente e mise a punto un modo per uscire da questo vicolo cieco. L’amministrazione dell’Aeronautica fu riorganizzata. Gli aerei furono assegnati a squadroni distinti, collegati a terra ai Fronti ed Armate corrispondenti. L’Aeronautica migliorò la cooperazione con le unità a terra compiendo operazioni congiunte. Allo stesso tempo, il contatto radio tra squadre e singoli aerei fu sviluppato. In precedenza, i piloti dovevano accordarsi a terra sul coordinamento in combattimento. In aria era quasi sempre necessario improvvisare e rompere le formazioni tattiche. I piloti tedeschi si orientavano rapidamente col contatto radio. Dal 1942-1943 in poi, i piloti sovietici cominciarono a fare lo stesso, e non ci volle molto prima che i risultati si vedessero. Le perdite della Luftwaffe in estate e autunno 1942 superarono i 7000 velivoli, oltre il 70 per cento di tutte le perdite totali a quel momento.originalConquista dei cieli
Le battaglie del 1942-1943 nei cieli della regione del Volga e di Kursk ebbero successi variabili per l’Aeronautica sovietica. Un difficile processo di sviluppo delle tecniche di combattimento aereo era in corso, regolando comunicazione e collaborazione negli squadroni. I tecnici aiutarono in modo che entro il 1943 gli aerei cominciassero ad essere dotati di nuove radio, che fungevano anche da radar. L’industria aeronautica raggiunse i massimi livelli di produttività. Il numero di motori prodotti superò le perdite in combattimento di tre volte. Nel 1944, la superiorità dell’Aeronautica militare sovietica divenne schiacciante, costringendo i tedeschi a prendere misure disperate riducendo la flotta di bombardieri e rafforzando le squadriglie dei caccia, invece. Gli Alleati diedero un notevole sostegno all’Aeronautica sovietica inviando aerei da combattimento statunitensi e inglesi attraverso il programma Lend-Lease, pari al 13 per cento del totale die velivoli fabbricati in Unione Sovietica, tra cui i noti AirCobra e KingCobra. Fu con un AirCobra che il celebre pilota sovietico Aleksandr Pokryshkin volò abbattendo 65 aerei tedeschi. L’intensità del lavoro e del sostegno degli alleati fu pienamente ripagato: verso la fine del 1944, la supremazia dell’Aeronautica dell’Armata Rossa era completa, gettando le fondamenta per la creazione di una tra le più avanzate forze aeree del mondo.samolet-bell-p-39q-airacobraTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La portaerei da 12,9 miliardi di dollari degli USA non è pronta per la guerra

Anthony Capaccio, Bloomberg News, 20 luglio 2016USS_Gerald_R._Ford_(CVN-78)_on_the_James_River_in_2013L’USS Gerald R. Ford da 12,9 miliardi di dollari, la nave da guerra più costosa mai costruita, ha difficoltà a far decollare e a recuperare i velivoli, e nell’attivare la difesa impiegando le munizioni, secondo il controllore degli armamenti del Pentagono. I relativi sistemi di bordo hanno problemi di scarsa o ignota affidabilità, secondo un documento del 28 giugno. “Questi quattro sistemi influiscono sulle principali operazioni di volo“, afferma Michael Gilmore, direttore del dipartimento della Difesa per i test operativi e di valutazione, agli acquirenti degli armamenti del Pentagono e della Marina Frank Kendall e Sean Stackley. “A meno che questi problemi siano risolti, il che probabilmente richiederà riprogettare” i sistemi di lancio e appontaggio degli aeromobili, “sarà limitata notevolmente l’efficienza della CVN-78 nelle operazioni di combattimento“, scriveva Gilmore.

Ulteriori ritardi
I problemi di affidabilità fanno sì che la consegna della Ford, la prima di tre portaerei programmate per 42 miliardi di dollari, probabilmente subirà ulteriori ritardi. La Marina annunciava che la nave, che originariamente doveva entrare in servizio nel settembre 2014, non sarà consegnata prima di novembre 2016, a causa di continue problemi in test non specificati. La Marina dispone di 10 portaerei dal ritiro dell’USS Enterprise nel 2012. L’estensione dei compiti delle altre navi ha gravato sugli equipaggi ampliandone notevolmente gli impegni globali dalla lotta contro lo Stato islamico a garantire la libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale, da cui passano 5 trilioni di dollari di commercio ogni anno. Un ritardo prolungato potrebbe anche ostacolare i militari in caso di un nuovo conflitto. “Secondo stime sull’affidabilità attuale, la CVN-78 difficilmente potrà condurre intense operazioni di volo“, avendo come requisito quattro giorni di operazioni continue di 24 ore, “in caso di guerra“, ha scritto Gilmore. Con l’approssimarsi della consegna della nave da parte delle Huntington Ingalls Industries Inc., “le preoccupazioni sull’affidabilità di questi sistemi rimangono e il rischio di inefficienza della nave in combattimento cresce se tali problemi di affidabilità restano irrisolti“, aveva detto Gilmore.

Ritardi “inaccettabili”
Il senatore repubblicano John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato, definiva l’annuncio della Marina di ulteriori ritardi “inaccettabile”, aggiungendo che si tratta di un “caso da manuale perché il nostro sistema di acquisizione va riformato“. Una portavoce della Marina, la Tenente Kara Yingling, ha detto che la Marina sapeva della relazione, ma ha indicato per ulteriori commenti l’ufficio di Kendall. Il portavoce di Kendall, Mark Wright, ha scritto in una e-mail “non riteniamo opportuno diffondere la nostra risposta a questa nota interna“. La Marina ha detto che le Huntington Ingalls di Newport News, in Virginia, è un ottimo cantiere. Molte tecnologie installate sulla portaerei capoclasse sono prodotte da altre aziende. Il mese precedente la costruzione della nave era per il 98 per cento completata, secondo la Marina. Huntington Ingalls ha consegnato oltre il 97 per cento dei compartimenti e l’89 per cento dei test di bordo è stato completato, secondo la Marina.uss-gerald-ford-aircraft-carrier-cvn-78-01Le prove della nave
La Marina prevede d’impiegare la Ford entro il 2021 per le operazioni dopo una serie di esercitazioni di manutenzione e addestramento e il completamento di tutte le prove in mare, entro l’anno fiscale 2018, quindi c’è il tempo per correggere le carenze prima di possibili operazioni di combattimento. Eppure i problemi citati finora sono fondamentali per il successo della nave. Gilmore ha detto che i cavi d’arresto della portaerei per l’appontaggio degli aeromobili e il sistema di lancio, prodotti dalla General Atomics di San Diego, mostrano vari livelli d’insufficiente affidabilità. Meghan Ehlke, portavoce della General Atomics, non ha risposto a una e-mail di commento. I cavi d’arresto, criticati dall’ispettore generale del Pentagono in un rapporto del 6 luglio, presenta le più gravi limitazioni di affidabilità ed “è improbabile che possa supportare intense operazioni di volo”, ha detto Gilmore. L’affidabilità “è ben al di sotto delle aspettative e di ciò che è necessario funzioni in combattimento”.

Sistema d’arresto
La Marina stima che i cavi d’arresto potrebbero reggere circa 25 atterraggi consecutivi, prima di guastarsi. Ciò significa una “trascurabile probabilità di adempiere” a 4 giorni di missioni operative “senza un guasto“, ha scritto Gilmore. L’affidabilità del sistema di lancio elettromagnetico è migliore, ma “comunque preoccupa“, ha scritto Gilmore. Dati recenti indicano che la portaerei può effettuare soli 400 lanci prima di un guasto critico, “ben al di sotto del requisito” di 4166 decolli, secondo Gilmore. Gilmore ha detto che il sistema avrebbe dovuto aumentare l’affidabilità a 1600 lanci “per avere la probabilità del 90 per cento di completare una giornata di operazioni prolungate“. L’Ufficio programmazione della Marina ha stabilito che la portaerei “ha meno del 7 per cento di probabilità di completare quattro giorni di operazioni di combattimento”, scriveva Gilmore.

Sistemi radar
L’affidabilità del radar a doppia banda della Raytheon Co. utilizzato per il controllo del traffico aereo e la difesa contro aerei e missili “è sconosciuta“. I test terra del sistema utilizzano un software ancora in fase di sviluppo e alcuni problemi di affidabilità dell’hardware sono emersi. I test indicano che il tasso dei guasti della potenza di picco e dei moduli trasmettitore-ricevitore sono scesi, ma il radar di serie “non sarà completamente testato” finché la nave non solcherà i mari, ha detto. Ciò nonostante, la Marina ha elogiato il sistema radar, dicendo che in fase di test tutti e sei i pannelli per rilevare e monitorare gli obiettivi “hanno raggiunto la potenza di picco richiesta” e “i bersagli opportuni” furono rilevati con successo. I test hanno anche limitato l’uso degli ascensori per movimentare le bombe tra i depositi e il ponte di volo, così “la loro affidabilità è ignota ed è un rischio“, secondo Gilmore. La Ford dispone di 11 ascensori per le armi.USSFordPano-copyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mar Cinese Meridionale: occhio, il Drago potrebbe mordere!

Andre Vltchek New Eastern Outlook 24/07/2016150514_spratlyOutpostsMapLa Cina fuma, ovviamente ne ha abbastanza, si raggiunge il limite. Per decenni ha cercato di placare l’occidente, di giocare secondo le leggi internazionali, di essere un membro buono e responsabile della comunità internazionale. E per decenni non ha mai interferito negli affari interni di altri Paesi, non ha sponsorizzato colpi di Stato e non ha attaccato nessuno. Anche la sua contro-propaganda è misurata, gentile e mite. Tutto questo non ha portato alla Cina ammirazione, e nemmeno rispetto! Viene costantemente antagonizzata, provocata e circondata militarmente ed ideologicamente. Non lontano dal suo territorio vi sono micidiali basi militari USA (Futenma e Kadena) ad Okinawa, le enormi basi nella penisola coreana ed aumenta la presenza militare degli Stati Uniti nel sud-est asiatico, in particolare nelle Filippine. Vi sono esercitazioni costanti e manovre navali vicino le sue coste, e ultimamente la decisione dalla Corea del Sud (ROK) di consentire agli Stati Uniti di dispiegare un avanzato sistema di difesa missilistico (THAAD) a Seongju. A Nagasaki, il mio amico, lo storico australiano Geoffrey Gunn, ha commentato la situazione: “Beh, il fatto è che la Cina è indignata da tale accerchiamento. La Cina è indignata da Washington che sostiene il Giappone, pronta a sostenerne la politica di non-negoziazione sulle isole Senkaku/Diaoyu. Così vediamo, in questa situazione, una chiaramente indignata Cina, e il Giappone che adotta una posizione fondamentalmente aggressiva in relazione alla cosiddetta integrità territoriale. Così l’Asia-Pacifico diventa sempre più aggressiva, più incline al conflitto“. La propaganda contro la Cina in Europa e Nord America è un crescendo. La via socialista cinese ancora una volta avanza, e più i suoi legami con la Russia diventano stretti, più potenti diventano gli attacchi ideologici dai governi e media mainstream occidentali. L’ultima decisione (sulla controversia sul Mar Cinese Meridionale) del processo farsa dell’arbitrato all’Aja sembra l’ultima goccia. Il drago cinese è sempre più arrabbiato. Stanco di subire colpi potenti e forti, invia un potente messaggio all’occidente: la Cina è un Paese enorme e pacifico, ma se minacciato, in caso di attacco, sarà fermo e deciso. Difenderà i suoi interessi. Proprio nel periodo in cui la corte dell’Aja si preparava a decidere, guidavo dalla città dell’Estremo Oriente russo di Khabarovsk dritto al confine con la Cina. Scorreva sotto di noi il possente fiume Ussuri, che separa due grandi nazioni, Cina e Russia. Il ponte moderno sui cui passavamo era nuovo di zecca; non c’era nemmeno su Google Maps, ancora. Ora collega la terraferma russa con la grande isola dell’Ussuri, una massa di terra abbracciata da un lato dall’Amur e dall’altro dall’Ussuri. In passato, questa zona subì gravi tensioni e diversi conflitti. L’isola era chiaramente un ‘territorio conteso’, una zona ‘vietata’, militarizzata. Ricordando il passato, mi sono armato di passaporto e diverse tessere, ma il mio autista, Nikolaj, mi ha preso in giro. “Stia assolutamente sereno e tranquillo“, aveva detto. “Ora Russia e Cina sono grandi amici e alleati. Guardi, sulla riva, le persone sono solo parcheggiano l’auto ma fanno picnic“. Vero, ma tutto intorno ho visto i resti del passato, bunker abbandonati, città militari fantasma e segnali di pericolo che annunciano che si entrava in una zona di confine vigilata. Non lontano, notavo un’alta pagoda cinese. Eravamo alla frontiera. Un uomo in sella al suo cavallo, vicino alla strada e notavo una fattoria collettiva. Ancora non potevo credere di essere qui, in questa zona d’ombra. Tutto sembrava un vecchio film di Andrej Tarkovskij. Ma per la popolazione locale, qui è ‘tutto normale’, ora. Cinesi e russi si mescolano, conoscendosi e capendosi; turisti e cacciatori di occasioni che viaggiano su traghetti, autobus e aerei, attraversando numerosi il confine. Musei, sale da concerto e centri commerciali di Vladivostok e Khabarovsk traboccano di visitatori cinesi curiosi. Il conflitto è finito. Vladimir Putin e Hu Jintao s’incontrarono nel 2004 avanzando intenzioni chiare e buone. I negoziati erano complessi ma le parti superarono gli ostacoli, firmando un addendum all’accordo sul confine di Stato russo-cinese, e tutte le controversie difficili furono risolte, rapidamente. Ora la Cina investe decine di miliardi di dollari nel fiorente oriente russo. Grandi progetti infrastrutturali si materializzano. Un’amicizia solida è stata forgiata. L’alleanza antimperialista è attiva. Entrambi i Paesi, Cina e Russia, progrediscono pieni di ottimismo e speranze per il futuro. ‘Si può fare’, penso, dopo aver parlato con diverse persone del posto che esprimono ammirazione per la vicina Cina. ‘Sicuramente può essere fatto, se c’è una forte volontà!’
Qualche migliaio di chilometri a sud, attraversavo le baraccopoli orribili che circondano Manila, la capitale delle Filippine. Come l’Indonesia, le Filippine sono chiaramente uno Stato ‘fallito’, ma entrambi i Paesi sono noti fedeli alleati dell’occidente e ne sono ricompensati, le loro élites continuamente esprimono sottomissione e servilismo. Provocare ed antagonizzare la Cina è uno dei modi più sicuri per dimostrare fedeltà a Washington e capitali europee. Già nel 2012 decisi di scrivere del ‘confronto’ sulle isole Spratly per il Quotidiano del Popolo (uno dei giornali più importanti in Cina e la pubblicazione ufficiale del partito comunista). Parlai con molti miei amici, accademici filippini. Uno di loro, Roland G. Simbulan, professore di studi su Sviluppo e Management Pubblico presso l’Università delle Filippine, mi ha parlato della ‘contestazione’ mentre eravamo nella Metro di Manila, facendo ricerche sull’orrido passato coloniale degli Stati Uniti dell’arcipelago per il mio documentario: “Francamente, queste isole Spratly non sono così importanti per noi. Quello che succede è che le nostre élite politiche sono chiaramente incoraggiate dagli Stati Uniti a provocare la Cina, e c’è anche la grande influenza delle forze armate statunitensi sulle nostre forze armate. Direi che l’esercito filippino è molto vulnerabile a tale tipo d”incoraggiamento’. Così gli Stati Uniti coltivano di continuo tali atteggiamenti conflittuali. Ma continuare tale approccio potrebbe essere disastroso per il nostro Paese. In sostanza siamo molto vicini alla Cina, geograficamente e no“. “La Cina ha una pretesa più forte di quella delle Filippine”, spiegava il professor Eduardo C. Tadem, professore di studi asiatici presso l’Università delle Filippine (UP), due anni dopo, a casa sua: “La Cina controllava le isole Spratly prima che ne sapessimo nulla. L’unica nostra pretesa è la loro vicinanza e, francamente, non è particolarmente forte“. Eduard Tadem e sua moglie Teresa S. Encarnation Tadem (professoressa presso il Dipartimento di Scienze Politiche del Collegio di Scienza e Filosofia presso l’Università delle Filippine e anche ex-capo degli ‘Studi sul Terzo Mondo’), concordano sul fatto che l’occidente provoca di continuo la Cina nel tentativo di garantire le risorse naturali delle isole Spratly agli attori più deboli: “Siamo totalmente dipendenti dalle compagnie straniere per lo sfruttamento delle nostre risorse naturali. Le Filippine ottengono solo una parte di ciò che viene estratto. Le aziende internazionali detengono tutti i principali contratti. Le multinazionali straniere trarrebbero notevole profitto dalle risorse naturali del Mar della Cina, se un Paese debole e dipendente come questo dovesse ottenerle“. In Cina, le passioni sono esplose proprio nel luglio 2016, subito dopo la decisione finale dell’Aia. Come riportato da Reuters il 18 luglio 2016: “La Cina ha rifiutato di riconoscere la sentenza del tribunale di arbitrato dell’Aia che invalida le ampie rivendicazioni territoriali nel Mar Cinese Meridionale e non ha preso parte al procedimento promosso dalle Filippine. Ed ha reagito con rabbia alla pretesa di Paesi occidentali e Giappone a rispettare la decisione. La Cina ha più volte accusato gli Stati Uniti di fomentare i problemi nel Mar Cinese Meridionale, via marittima strategica attraversata da più di 5 miliardi di dollari di commercio ogni anno. Cina, Brunei, Malaysia, Filippine, Taiwan e Vietnam hanno tutte pretese rivali, di cui quelle della Cina sono le maggiori“. Un ricercatore di studi americani dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali ha fatto questa corretta osservazione: “Possiamo vedere che Washington, che non ha mai ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, ha incoraggiato Manila ad avviare il caso dell’arbitrato fin dall’inizio“. Molti osservatori, a Pechino e all’estero, sottolineano che la sentenza è chiaramente politica e che su cinque, quattro giudici erano cittadini dell’UE, mentre uno (il presidente) è del Ghana ma residente da tempo in Europa. La risposta cinese è stata rapida e decisa. Il quotidiano ufficiale “China Daily” dichiarava il 15 luglio: “Pechino ha detto che interverrà con fermezza se una delle parti cercasse di usare la sentenza dell’arbitrato avviato unilateralmente sul Mar Cinese Meridionale per danneggiare gli interessi della Cina“.
2abb03ecca94dfe9838e85f7d1419ca8 La posizione della Cina è chiara: è vincolata da una serie di accordi bilaterali con i Paesi vicini, ed è disposta a negoziare ulteriormente. Ma non attraverso l’occidente e le sue istituzioni ostili verso la Cina e verso tutti i Paesi che non ne accettano i dettami. Nel corso di un recente incontro nella capitale mongola Ulaanbaatar, il Primo ministro del Vietnam Nguyen Xuan Phuc incontrava il Premier cinese Li Keqiang e dichiarava che “il Vietnam è pronto a sostenere negoziati bilaterali e a gestire correttamente le differenze con la Cina per contribuire a pace e stabilità regionali“. Questo approccio è accolto e incoraggiato da Pechino. Anche a Manila vi sono innumerevoli voci della ragione che chiedono ulteriori negoziati bilaterali e immediati con la Cina. Inimicarsi la Cina non è solo sbagliato, è pericoloso e miope. Pechino s’è trattenuta con compromessi troppo a lungo, per decenni. Non sarà più così. I cinesi chiedono equità. Le Filippine dovrebbero rendersi conto che l’occidente le usano per i suoi obiettivi imperialistici. Coinvolgere tribunali occidentali nelle controversie interne asiatiche, come fanno le Filippine, non farà che aggravare la situazione. Sparare ai pescherecci cinesi nelle acque contese (come è stato fatto recentemente dalla marina indonesiana) può generare tensioni (l’Indonesia ha già un’orribile storia verso la Cina, vietando lingua, cultura e persino nomi cinesi per decenni, dopo il sanguinoso colpo di Stato filo-occidentale del 1965). Per il momento, la Cina seguirà la strategia dell”aspettare e vedere’. Ancora una volta, userà la diplomazia per rilanciare i negoziati con Filippine, Vietnam e altri Paesi. Ma se l’occidente si rifiuta di ritrarsi, e se alcuni Paesi del Sudest asiatico continuano ad agire da suoi agenti, Pechino molto probabilmente utilizzerà le opzioni più severe, come creare una zona d’interdizione aerea sul Mar Cinese Meridionale. Un’altra potrebbe essere l’escalation militare diretta, con una maggiore presenza navale e aerea nella zona.
E qual è la posizione del mondo? Non importa cosa la propaganda occidentale strombazza, è solo una manciata di Paesi, Stati Uniti ed alleati più stretti (5 nel momento), che pubblicamente sostiene le Filippine e la decisione dell’Aia. Oltre 70 nazioni sostengono la Cina e la sua convinzione che le controversie vadano risolte attraverso negoziati e non con l’arbitrato. Il resto del mondo è ‘neutrale’. È possibile negoziare un buon accordo con la Cina. Ma si deve avvicinare il drago cinese da amico, non da nemico. E la mano della pace va tesa onestamente. Non dovrebbe mai essere nascosta la spada dell’imperialismo occidentale dietro la schiena!Spratly_with_flagsAndre Vltchek è filosofo, scrittore, regista e giornalista investigativo, ideatore di World Vltchek, applicazione Twitter, per la rivista on-line “New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“La Russia non dovrà mai combattere di nuovo una guerra sul proprio territorio!”

EA Daily 14/07/2016 – South Front

Sergej Karaganov, consigliere del Presidente Vladimir Putin, ha rilasciato un’intervista a Der Spiegel pubblicata il 13 luglio L’intervista di Christian Neef è notevole per la durezza e l’assenza delle solite formulazioni di compromesso.1143656Sergej Aleksandrovich, la NATO progetta l’espansione delle attività in Europa orientale…
Ho parlato della situazione vicina allo stato di guerra per 8 anni.

Vuoi dire fin dall’inizio della guerra in Georgia?
Già allora, il livello di fiducia reciproca tra i nostri grandi Paesi contrapposti era vicino allo zero. La Russia era solo all’inizio del processo di riarmo. Da allora la fiducia è solo diminuita. Abbiamo avvertito la NATO da subito: non dovete avvicinarvi ai confini dell’Ucraina. Fortunatamente, la Russia è riuscita a fermare la NATO in quella direzione, riducendo il pericolo di guerra in Europa nel medio termine. Ma la propaganda in questo momento ricorda da vicino lo stato di guerra.

Mi auguro che, quando indica la propaganda, intende anche la Russia?
I media russi sono molto più modesti, al riguardo, che quelli della NATO. Ed ecco la cosa più importante che dovete capire: per la Russia è cruciale avere il senso di sicurezza verso un nemico. Dobbiamo essere pronti a tutto. È per questo che i nostri media a volte esagerano un po’. Ma cosa fa l’occidente? Ci rimproverate d’essere aggressivi, come negli anni ’70 e anni ’80.

Vuoi dire il dispiegamento dei missili a medio raggio sovietici e la reazione degli Stati Uniti?
A quel tempo l’URSS praticamente crollava internamente, ma tuttavia decise di schierare gli SS-20. Così iniziò una crisi inutile. In questo momento l’occidente fa esattamente la stessa cosa. Tenta di placare Paesi come Polonia, Lituania, Lettonia schierandovi sistemi missilistici. Ma la provocazione non li aiuterà per nulla. Se c’è una grande crisi, distruggeremo quelle armi da subito. La Russia non combatterà mai più sul proprio territorio!

Cioè, se ho capito correttamente, la Russia attaccherà? Avanzerà?
Dovete capire che le attuali nuove armi sono molto diverse. La situazione è di gran lunga peggiore che non 30-40 anni fa.

Il Presidente Putin cerca di convincere il popolo che l’Europa non fa che pianificare l’invasione della Russia. Ma è assurdo! Non ci credete?
Naturalmente, questa è un’esagerazione in una certa misura. Ma gli statunitensi dicono apertamente che le sanzioni contro la Russia sono volte a provocare un cambio di regime in Russia. Questa è aperta aggressione, e dobbiamo reagire.

Ultimamente, il Consiglio consultivo presidenziale ha pubblicato un rapporto aperto per il presidente. Lo conosco. Lei scrive che la sola via disponibile alla Russia è la restaurazione della passata potenza. E’ un’idea chiara, ma quali sono le vostre proposte concrete?
Prima di tutto, facciamo una cosa giusta, evitare un’ulteriore destabilizzazione della comunità internazionale. E vogliamo una grande potenza, ripristinarla. Purtroppo, non possiamo evitare i 300 anni di storia che hanno lasciato il segno. Vogliamo essere il centro della Grande Eurasia, un luogo dove pace e cooperazione prosperino. L’Europa farà parte dell’Eurasia.

Gli europei attualmente non si fidano della Russia, non ne capiscono le politiche, ritengono siano strane. Gli obiettivi della vostra leadership a Mosca non ci sono chiari.
Dovete capire che non ci fidiamo di voi, per nulla. E’ naturale dopo le recenti delusioni. Dovete capirlo. Facciamo qualcosa che potrebbe essere chiamato avvertimento tattico. L’obiettivo è farvi capire che siamo più intelligenti, più forti e più decisi di quanto pensiate.

Ad esempio, siamo stati pesantemente e negativamente sorpresi dal vostro approccio ai combattimenti in Siria. Non si pensava di operare congiuntamente, ma comunque a una certa cooperazione. Ma avete ritirato alcune vostre forze senza nemmeno informarci. Non è così che funziona la fiducia…
Fu un molto forte e magnifico passo della nostra leadership. Agiamo per essere più forti nella regione. I Russi non sarebbero così forti in economia o nell’arte dei negoziati, ma sono magnifici combattenti. In Europa avete un sistema politico che non supererà la prova del tempo. Non può adattarsi alle nuove sfide. Siete troppo mentalmente ristretti. La sua cancelliera ha detto una volta al nostro presidente che ha divorziato dalla realtà. Ma forse lo siete di più voi.

E’ facile notare che la Russia sfrutta attivamente i nostri fallimenti. In particolare, il nostro problema dei rifugiati. Perché?
Sì, molti dei miei colleghi ridacchiano dei vostri problemi, ma gli ho costantemente ricordato di non essere arroganti. Ma per il resto, cosa vi aspettate: le élite europee hanno voluto lo scontro con noi e l’hanno avuto. Quindi non aiuteremo l’Europa, anche se potremmo facilmente farlo riguardo i profughi. Ad esempio, potremmo serrare assieme i confini, e possiamo farlo in modo molto più efficace di voi europei. Ma invece cercate di cooperare con la Turchia. Questo è vergognoso! Quindi manteniamo la nostra linea dura e abbiamo successo.

Continuate a dire di essere delusi dall’Europa e di ciò che vi succede. Ma la Russia, dopo tutto, solo di recente voleva far parte dell’Europa? O volevate l’Europa di Adenauer e de Gaulle e siete sorpresi dai cambiamenti?
Non fatemi ridere, la maggioranza degli europei vuole l’Europa, ma non quella attuale. Nei prossimi decenni, l’Europa chiaramente non sarà un esempio per noi, qualunque cosa vogliamo o ci serva.

La vostra relazione afferma più volte che l’uso della forza “è la misura ovvia e corretta quando gli interessi dello Stato ne sono chiaramente influenzati“. Vuol dire l’Ucraina?
Sì, senza alcun dubbio. Anche nei casi in cui le principali forze nemiche si radunano ai confini.

Suggerisce che il concentramento della NATO negli Stati baltici è un caso del genere?
L’idea che siamo pronti ad iniziare un confronto è idiota. Ma perché la NATO vi raduna forze, mi dica, perché? Potete immaginare cosa accadrà a tali forze in caso di scontro aperto. Sono un aiuto simbolico ai Paesi Baltici, nient’altro. Se la NATO aggredisce un Paese con un arsenale nucleare come il nostro, sarà punita.

Ci sono piani per rilanciare il dialogo Russia-NATO. Credo che non siano prese sul serio queste idee.
Tali riunioni sono illegali. Inoltre, la NATO si è trasformata in qualcosa di diverso. Iniziò come un’alleanza di Paesi democratici con l’idea dell’autodifesa. Gradualmente tutto ciò è passato all’idea della continua espansione. Quando dovevamo dialogare, nel 2008 o 2014, non ci ha dato questa opportunità.

…Fatemi vedere… intende la crisi in Georgia e in Ucraina? Ora è chiaro. Vi prego, ditemi, il rapporto utilizza spesso termini come “onore”, “coraggio”, “dignità”… è linguaggio politico?
Questo è ciò che ha valore per il popolo russo. Nel mondo di Putin, e anche nel mio, è semplicemente inimmaginabile che l’onore di una donna sia calpestato nel modo più volgare.

Si riferisce alla fatidica notte di capodanno a Colonia?
In Russia, gli uomini che avrebbero tentato qualcosa di simile sarebbero stati uccisi sul posto. L’errore sta nel fatto che tedeschi e russi hanno speso molti anni cercando certi valori universali senza capire con quali mezzi. Volevamo il socialismo durante l’era sovietica. La vostra ricerca della democrazia è molto simile alla nostra ricerca del socialismo.

Quali considera errori della politica estera russa negli ultimi anni?
Non abbiamo avuto alcuna politica coerente nel recente passato verso i nostri vicini più prossimi, gli Stati post-sovietici. L’unica cosa che abbiamo fatto è sovvenzionare e acquistare élite. Il denaro è stato in parte rubato, da entrambi i lati. E, come il conflitto in Ucraina ha dimostrato, non è stato possibile evitare una crisi globale utilizzando tali metodi. Il nostro secondo errore sono le nostre politiche concentratesi troppo a lungo su come affrontare gli errori degli anni ’90.

Ultima domanda. Ci sono possibilità che la Russia cerchi la via della cooperazione nel prossimo futuro?
Non dovete aspettarvi da noi eventuali confessioni dirette o aperte di essere dalla parte del torto, perché siamo nel giusto. Oggi la Russia è un potente Stato eurasiatico. E io sono uno di coloro che crede che la nostra via di sviluppo verso est sia corretta. Ma al momento posso dire che, a un certo punto, dovremo volgerci verso l’Europa. Questa è l’unica cosa che posso dire.detail_3f0d1bb87b03ab8dfcfd83c8c5521d3aTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti vanno contenuti il più saldamente possibile

Sergej Karaganov Global Affairs South Front

I successi in politica estera conseguiti di recente, il rafforzamento della posizione strategica della Russia e la sua sicurezza, il ritorno della Russia al rango di grande potenza voluta dalla maggior parte delle élite e delle masse russe, affrontando nuove e vecchie sfide, tra cui il vecchio confronto con l’occidente, richiedono urgentemente che lo Stato rivolga l’attenzione allo sviluppo economico interno e a conservazione e sviluppo del capitale umano”. Questa è la conclusione della relazione “Strategia del XXI scolo. La politica estera russa dagli anni 2010 ai primi 2020”, preparato da un gruppo di esperti del Consiglio sulla politica estera e di difesa. Lenta.ru ha discusso alcune tesi avanzate dal documento con il suo redattore, il decano del Dipartimento politica ed economia mondiale della Scuola Superiore di Economia dell’Università Nazionale di Ricerca Sergej Karaganov.huge_7dc14ff9-2935-4794-97dc-3ed2c2d28807-Perché vi è la necessità di scrivere Strategia del XXI secolo? La Russia manca di una strategia estera? O è inadeguata?
-La strategia estera sarà ora riscritta perché quella vecchia è diventata obsoleta. Il nostro rapporto è stato preparato da autori che non occupano posizioni ufficiali (se non come singoli privati) ed ha lo scopo di dare una spinta verso la creazione di una nuova strategia della politica estera dello Stato. Da un lato, siamo costretti a scrivere queste tesi perché il mondo cambia rapidamente, ci sono poche persone che capiscono cosa succede, e vi è una massiccia inondazione di menzogne e disinformazione. Così degli errori possono essere commessi. Ci auguriamo che il nostro documento li scongiuri e permetta una discussione creativa in Russia; non ovviamente su chi sono i traditori e chi no, ma su ciò che realmente accade e ciò che va fatto. URSS, occidente e Russia commisero molti errori perché non fecero tali discussioni.

Ha detto che oggi pochi capiscono i processi globali. Questo vale per i professionisti o le persone comuni. Ecco un esempio: quando alcuni dei suoi colleghi hanno detto che la politica estera russa negli ultimi anni è stata un grande successo, oltraggiano molti. “Com’è? Siamo in lite con l’occidente, siamo isolati, la nostra svolta ad Oriente è in stallo! Quale successo?” Come rispondergli?
-Le persone leggono, acquisiscono informazioni, ma nel complesso non sanno elaborare in modo corretto. Solo i professionisti possono farlo. Inoltre, gran parte delle informazioni scaricate sulla gente comune sono o bugie o mezze verità. E’ ridicolo sentir parlare di isolamento della Russia! Sì, i rapporti con l’occidente sono peggiorati e sì, l’occidente vuole isolarci. Ma è accaduto esattamente il contrario. Abbiamo cattivi rapporti con le istituzioni occidentali, ma sotto ogni altro aspetto siamo più attivi. Così tante persone vogliono parlare con me di tale “isolamento” che impazzisco! Ora, sulle nostre vittorie. Ci siamo ritirati per molto tempo, sperando che l’occidente ci amasse per questo. Ma non è accaduto. E alla fine arrivò la possibilità che l’Ucraina venisse trascinata nelle alleanze occidentali, anche militari, che per noi sarebbe stato il casus belli, non c’erano altre vie. Pertanto la Russia ha interrotto la ritirata e infine ha reagito. Naturalmente, l’occidente ne fu irritato, tanto più avendo subito molte sconfitte negli ultimi dieci anni e quindi voleva una rivincita. Questa è la nostra situazione attuale. Ma è molto meglio di quella precedente. Insegniamo ai nostri colleghi occidentali come comportarsi decentemente e rispettare i nostri interessi. Questo processo da risultati. Basta guardare cosa accadeva 18 mesi fa rispetto ad oggi, sia in termini di contatti reali che di realpolitik. Sulla Cina, ci avviciniamo, anche se non così rapidamente come vorremmo. Ma a volte pensiamo che questo sia un regalo della bottiglia che concede tre desideri. In realtà, ci vuole un duro e prolungato lavoro e solo allora ci saranno risultati. Infatti, li abbiamo già. 5-6 anni fa il 56% del commercio estero della Russia era con l’Europa, ora è solo il 46%. Il che significa che la quota dell’Asia è cresciuta del 10%. Questo è un equilibrio più sano delle relazioni economiche estere. E ciò che sorprende è che i cinesi non vogliono investire in Russia? Se non vogliamo noi affrontare il nostro sviluppo economico, perché dovrebbero salvarci gli altri? Chi credeva che la Cina ci avesse sommerso di soldi, pensava anche che l’occidente ci avrebbe aiutato. I cinesi, naturalmente, hanno un atteggiamento molto più positivo e rispettoso verso la Russia, ma vogliono vedere progetti concreti e un’economia sviluppata, che finora non abbiamo.

-La Russia sostiene tradizionalmente il rispetto del diritto internazionale. Noi, sottolineando le violazioni dell’occidente, compreso il bombardamento della Jugoslavia, abbiamo mantenuto alto l’aspetto morale. Era l’approccio appropriato dopo la riunificazione di Crimea? Che l’occidente chiama ufficialmente annessione.
-Si può interpretare l’unificazione della Crimea in molti modi. Ma ecco ciò che è importante. L’URSS mantenne una politica legalistica negli ultimi decenni. La Russia fece lo stesso negli ultimi 20 anni, sostenendo il non intervento nella politica interna e così via. Ma poi decidemmo: “Dato che non giocate secondo le regole, vi mostreremo le conseguenze. Violeremo queste regole, ma lo faremo in modo più intelligente e con fermezza“. Penso che sia una reazione adeguata a ciò che l’occidente ha fatto negli ultimi 20 anni, quando aveva mano libera. Ad esempio, il bombardamento della Jugoslavia, che aveva un governo eletto democraticamente, fu un crimine meritevole di una Norimberga. Possiamo tornare a un più elevato rispetto del diritto internazionale? Sì, è possibile. Sarebbe bello se la Russia invitasse tutti a farlo. Accadrà? Non lo so.

-La Russia può accettare il ruolo di “fornitore di sicurezza”, come il testo propone, se si considera che molti Paesi ci temono?
-Tutti hanno paura di tutti gli altri. Siamo così coraggiosi ma ci sono molti qui che temono la Cina o la NATO. La NATO, tra l’altro, continuerà a fare Dio sa che cosa, come in Libia o Jugoslavia, a meno che non abbia una pistola puntata alla tempia. Quindi possiamo diventare fornitori di sicurezza, in particolare in Asia centrale, sostenendo i regimi esistenti e colpendo i radicali. E naturalmente non importa quanto dura possa sembrare, ora che abbiamo fermato l’espansione della NATO con un colpo del nostro pugno, abbiamo infatti agito fornendo sicurezza, dato che altrimenti avremmo una grande guerra in Europa. L’ingresso dell’Ucraina nella NATO avrebbe provocato un tale conflitto, garantito.

-Non c’è stata la grande guerra a causa della deterrenza delle armi nucleari. L’antidoto continuerà ad essere efficace?
-Sono molto preoccupato dall’antidoto che si esaurisce. Sono ancora più preoccupato che le armi nucleari possano essere usate da qualche parte, quindi la gente si renderà conto che non sarà la fine del mondo. Tutta la cultura politico-militare del secondo dopo-guerra si basa sul non utilizzo delle armi nucleari per via dell’escalation garantita. Ma se oggi qualcuno le usa e non c’è escalation, sarà un duro colpo per l’intero sistema di sicurezza internazionale. Pertanto si dovrebbe fare tutto il possibile per evitarne l’uso, il che significa ridurre al minimo l’uso di altre armi che innescherebbero l’escalation. Inoltre, a dispetto di tutte le grida e le proteste, le armi nucleari continuano a diffondersi. Oltre ai cinque membri ufficiali del club nucleare, sono possedute da India, Pakistan, Corea democratica ed Israele. Il programma iraniano è stato fermato, ma non so se per sempre.

-Nelle sue tesi parla dell’inefficacia dell’UE. Cosa c’è di sbagliato, come spiega i suoi numerosi fallimenti?
-Il sistema politico europeo fu formato in condizioni di assenza di maggiori minacce o scontri. Hanno perso la capacità di usare il cervello e di prendere decisioni strategiche. Dietro le quinte, gli europei stessi lo riconoscono. L’Europa è una vittima di sé stessa, della sua democrazia che impedisce di reagire adeguatamente alle minacce odierne.

-L’Europa vive nelle condizioni di una serra, dato che la sua sicurezza è fornita dagli Stati Uniti. Ma cosa attende gli Stati Uniti? Crede nella vittoria di Trump?
-Una volta ero un americanista professionale ed eccellevo in ciò senza mai cercare di prevedere l’esito di un’elezione presidenziale. Questo mi ha salvato molte volte. Non importa chi sia eletto, naturalmente il futuro degli USA è evidente. Trump, naturalmente, può portare qualche allegra incertezza, ed anche Hillary. L’élite degli Stati Uniti è divisa come non mai. Si vedono diversi pensieri sugli Stati Uniti, anche ammirandone l’economia o la cultura. Ma in questo momento gli USA sono sempre più pericolosi. Perciò la nostra conclusione strategica è questa: nel lungo periodo si dovrebbe perseguire l’amicizia con gli Stati Uniti, ma nel frattempo gli Stati Uniti vanno contenuti il più saldamente possibile, perché in questo momento gli statunitensi ancora non si adattano alle condizioni del mondo che cambia, e nessuno sa cosa aspettarsi da loro.135740.640xpTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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