Le isole avamposti militari della Cina

Tyler Durden Zerohedge 17/04/2015MAP_1_Paracel_and_Spratly_island_chains_slideshowLa scorsa settimana, abbiamo notato l’ironia esilarante del presidente Obama secondo cui la Cina “usava grandezza e forza per subordinare gli altri Paesi“. Naturalmente, un quadro perfetto della politica estera USA e quindi la dichiarazione del presidente è effettivamente un atto d’accusa delle azioni di Washington. Le osservazioni di Obama riguardavano le “attività” della Cina nel Mar Cinese Meridionale; le azioni di Pechino nelle acque contestate da Filippine, Vietnam, Malesia, Brunei e Taiwan. In sostanza, la Cina costruisce isole in cima al rilievo Fiery Cross nell’arcipelago delle Spratly, che secondo alcuni saranno utilizzate per scopi militari. Il NY Times riassume: “La costruzione sul Fiery Cross Reef è parte di un ampio progetto di bonifica cinese che coinvolge decine di draghe in almeno cinque isole nel Mar Cinese Meridionale. La Cina converte piccoli scogli, poco visibili sull’acqua, in isole abbastanza grandi per ospitare materiale e personale militare e strutture ricreative per i lavoratori. Le immagini satellitari delle bonifiche appaino costantemente negli ultimi mesi, dove i Paesi più piccoli con pretese sulle isole della zona hanno espresso preoccupazione per le costruzioni della Cina, mentre gli Stati Uniti intensificano le critiche… La Cina reclama l’80 per cento del Mar Cinese Meridionale, sostenendo che la “linea dei nove trattini“, tracciata sullo specchio d’acqua alla fine degli anni ’40, è conforme al diritto. Nessun altro Paese riconosce la validità della linea e molti temono che le attività di bonifica della Cina rientrano in un piano per creare il fatto compiuto della sovranità cinese. Ora, una serie di immagini satellitari conferma la costruzione di una pista di 3000 metri sulla barriera corallina, suggerendo che la Cina programmi di farvi atterrare aerei militari, come dei caccia, sulle isole bonificate. Qui, le immagini ad alta risoluzione accompagnate da didascalie dell’Asia Maritime Transparency Initiative (ennesima iniziativa di Soros. NdT):

FieryCross1Fotografia satellitare che individua tre cementifici operanti sull’isola.

FieryReef2La Cina ha già costruito oltre 60 edifici semi-permanenti o permanenti.

FieryReef3Almeno 20 strutture sono visibili sul lato meridionale dell’isola (compreso un eliporto).

FieryReef4La Cina costruisce una pista di atterraggio sull’isola, probabilmente abbastanza grande per farvi atterrare quasi qualsiasi aeromobile cinese.

FieryReef5Le immagini scattate l’11 aprile mostrano la pista per più di un terzo completata.

FieryReef6Pechino installa anche impianti portuali a cui possono attraccare navi cisterna militari.

FieryReef7Il rapporto interattivo dell’AMTI completo è disponibile qui.

Ecco altre note del NY Times su ciò che può significare dal punto di vista militare e geopolitico: “La pista, che dovrebbe essere di circa 3000 metri, abbastanza per ospitare aerei da combattimento, è una svolta nella competizione tra Stati Uniti e Cina sul Mar Cinese Meridionale, ha detto Peter Dutton, docente di studi strategici presso il Naval War College di Rhode Island. “E’ un grande passo strategico“, ha detto. “Per controllare il mare è necessario controllare l’aria...” Col tempo, secondo Dutton, la Cina installerà radar e missili che potrebbero intimidire Paesi come le Filippine, alleato degli USA, e il Vietnam, che reclamano le Spratly, dove riforniscono modesti presidi militari. Più in generale, la capacità della Cina di usare il rilievo Fiery Cross come pista per aerei da caccia e sorveglianza espanderà di molto la competizione con gli Stati Uniti nel Mar Cinese meridionale… “Pensiamo che sia assolutamente per gli aerei militari, ma naturalmente, una pista di atterraggio è una pista di atterraggio, vi può atterrare di tutto se è abbastanza lunga”, ha detto James Hardy, redattore per l’Asia-Pacifico del Jane’s Defense Weekly… La questione principale è cos’altro vi atterrerebbe?“. “A meno che non prevedano di trasformarli in resort, cosa improbabile vista anche la dichiarazione del Ministero degli Esteri della scorsa settimana. Poi aerei militari sono gli unici che dovrebbero atterrarvi“. Altro anche dalla Reuters: “Il senatore John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato USA, definisce le mosse cinesi “aggressive” e ha detto che è emersa la necessità, per l’amministrazione Obama, di agire sui piani per spostare altre risorse militari nell’economicamente importante regione asiatica e rafforzare la cooperazione con i Paesi preoccupati dalla Cina. McCain si riferisce a una valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti di febbraio secondo cui la modernizzazione militare della Cina è volta a contrastare le forze armate USA, e ha detto che Washington deve lavorare molto per mantenere il vantaggio militare nella regione Asia-Pacifico. Quando una nazione riempie 600 ettari di terreno e vi costruisce piste, e molto probabilmente adotta altre capacità militari in ciò che sono acque internazionali, chiaramente minaccia l’economia mondiale, ieri, oggi e nel prossimo futuro”, ha detto in una conferenza al Congresso. Un portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha detto che le dimensioni di bonifica e costruzioni cinesi alimentano le preoccupazioni regionali sulla Cina che intenderebbe militarizzare i propri avamposti, e sottolineava l’importanza della libertà di navigazione. “Gli Stati Uniti hanno forte interesse nel conservare pace e sicurezza nel Mare cinese meridionale. Non credo che le grandi bonifiche per militarizzare gli avamposti su territori contesi sia coerente con il desiderio di pace e stabilità nella regione“.
Ciò avviene in un momento interessante per le relazioni tra Pechino e Washington. La recente mossa della Cina per evacuare cittadini stranieri dall’assediata città portuale yemenita di Aden segna la prima volta in cui la nascente superpotenza partecipa al soccorso internazionale. La stessa settimana, la televisione di Stato ha indicato che il Paese inizierà la prima missione dei propri sottomarini nucleari entro la fine dell’anno. Nel frattempo, la Banca asiatica degli investimenti infrastrutturali della Cina segna il cambio economico dal dopoguerra, con l’istituzione multilaterale che cercherà di tappare i buchi lasciati dal FMI dominato dagli Stati Uniti e dall’ADB influenzata dal Giappone, mentre posiziona lo yuan per fargli svolgere un ruolo più importante in quello che diventa rapidamente il nuovo ordine economico mondiale caratterizzato dal dominio del renminbi e dal declino dei sistemi tradizionali che hanno sostenuto l’egemonia del dollaro quale petrovaluta mercantile. Se non è chiaro esattamente quanto l’ambiziosa Pechino speri di trasformare le Spratly in avamposto militare, gli sforzi dello sviluppo della Cina evidenziano quanto il Paese non sia timido nel sostenere i propri interessi di fronte alle minacce occidentali.YEMEN-ADEN HARBOR-CHINESE CITIZENS-WITHDRAW
Pechino sciocca gli USA con l’incredibile progresso dell’aeroporto nel Mar Cinese Meridionale
Sputnik, 17/04/2015

Nuovo immagini satellitari mostrano l’estensione della costruzione di isole artificiali cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Fiery Cross Reef potrebbe presto essere una pista militare nell’oceano. E nonostante la presenza militare nella regione, gli Stati Uniti sono in preda al panico.

1021028956Dragando sabbia dal fondo marino, il governo cinese continua la costruzione di isole artificiali in cima alle scogliere sommerse dell’arcipelago delle Spratly. In parte, le isole saranno utilizzate per rafforzare gli interventi di emergenza nella regione. Ma secondo Pechino le isole saranno utilizzate come avamposti della difesa, preoccupando Washington, che lo é di già per la crescente influenza cinese. Le immagini di IHS Jane’s Defense Weekly avute dall’Airbus Difesa e Spazio mostrano quanto sia rapida la crescita dell’isola. Avviata la costruzione solo l’anno scorso, Fiery Crosse Reef è ora sede della prima pista di atterraggio cinese nel Mar Cinese Meridionale. Con 503 metri già pavimentati, la pista potrebbe essere lunga più di 3000 metri, una volta completata, abbastanza da ospitare aerei da trasporto pesanti e aerei da combattimento, secondo il Centro degli studi strategici e internazionali di Washington. La pista dell’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese sarebbe lunga da 2700 a 4000 metri. Le immagini satellitari mostrano anche che una seconda pista di atterraggio 3000 metri potrebbe essere in costruzione sul Subu Reef, un’altra isola artificiale dell’arcipelago. Fiery Cross ospiterà anche un grande porto sull’estremità sud-ovest dell’isola. Immagini mostrano una gru galleggiante che consolida dighe con il cemento. Negli Stati Uniti, già preoccupati dalla costruzione dell’isola, l’esistenza di piste rinvigoriscono le paure. “Gli Stati Uniti hanno forte interesse a conservare pace e sicurezza nel Mar Cinese Meridionale“, ha detto un portavoce del dipartimento di Stato secondo la Reuters. “Non crediamo che la grande bonifica con l’intento di militarizzare avamposti su territori contesi sia coerente con il desiderio di pace e stabilità nella regione“. Nonostante tale presunto interesse per la “pace”, l’esercito statunitense ha costantemente aumentato la propria presenza nella regione. A febbraio, l’US Navy ha inviato il suo aereo spia più avanzato, P-8A Poseidon, nelle Filippine per monitorare la regione. Washington ha anche organizzato una serie di esercitazioni con gli alleati nel Mar Cinese Meridionale. All’inizio di aprile, Stati Uniti e Indonesia hanno partecipato alle esercitazioni militari congiunte, mossa vista da alcuni quale avvertimento all’espansione cinese. Un’altra serie di esercitazioni di Stati Uniti e Filippine inizierà la prossima settimana, conosciute come Balikatan, è “volta ad aumentare la nostra capacità di difendere il Paese da aggressioni esterne“, come ha detto alla Reuters il portavoce militare, tenente-colonnello Harold Cabunoc.
Mentre denuncia pubblicamente la costruzione delle isole cinesi come “aggressiva”, il senatore statunitense John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato, ha invitato l’amministrazione Obama ad inviate altre risorse militari nel Pacifico. Parlando a un seminario a Washington, Cui Tiankai, ambasciatore cinese negli Stati Uniti, ha difeso il diritto di Pechino d’installare difese sul proprio territorio dicendo che “sarebbe illusorio che qualcuno possa imporre alla Cina lo status quo unilaterale” o “violare impunemente e ripetutamente la sovranità della Cina“. Ha anche osservato che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, vieta agli Stati Uniti di condurre “ricognizione intensiva e ravvicinata sulla zona economica esclusiva di altri Paesi“. Il Mar Cinese Meridionale è un specchio d’acqua molto contestato attraverso cui 5000 miliardi di dollari di merci passano ogni anno. Mentre la Cina reclama la maggior parte della zona quale proprio territorio, Filippine, Malesia, Vietnam, Taiwan e Brunei vi avanzano propri reclami.

SpratlyMap2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il sistema di sorveglianza della NATO è coperto dall’esercito russo

Oltre lo scudo ABM statunitense in Europa, anche il sistema di sorveglianza terrestre della NATO AGS è coperto dall’esercito russo
Valentin Vasilescu Reseau International 19 aprile 2015

Luftwaffe_99-01_RQ-4B_EuroHawk_ILA_2012_1Nel 2012, 12 membri della NATO (Germania, Estonia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Italia, Bulgaria e Romania) con gli Stati Uniti decidevano al vertice di Chicago di realizzare il sistema di sorveglianza terrestre AGS (Alliance Ground Surveillance), basato sui velivoli senza pilota da ricognizione strategici RQ-4 Global Hawk (Tier II+ HALE UAV: High Altitude, Long Endurance conventional UAV).

Quali sono le caratteristiche del RQ-4 Global Hawk?
Nel luglio 2007 16 velivoli RQ-4 Global Hawk furono assegnati al 9.no Gruppo da Ricognizione strategica dell’esercito statunitense a Beale. Nel 2011, i nuovi droni da ricognizione furono assegnati al 348.mo squadrone dell’US Air Force nella base aerea di Grand Forks, North Dakota. Dall’aprile 2010, l’RQ-4 Global Hawk è utilizzato nelle operazioni dell’USCENTCOM, responsabile della zona compresa tra Medio Oriente, Asia e Nord Africa. Decollando dalla California, sorvolando Canada, Alaska e Asia, gli RQ-4 cercano i loro obiettivi in Afghanistan e Iraq. La Germania, parte del sistema di sorveglianza terrestre AGS, gestisce da cinque anni i propri RQ-4 Global Hawk del 52.mo Reggimento da ricognizione aerea. Il velivolo RQ-4B ha sensori elettro-ottici e ad infrarossi (gli aerei della NATO non hanno tali funzioni), un radar del tipo SAR (radar ad apertura sintetica), un sensore di movimento GMTI che rileva bersagli mobili a terra dalla velocità minima di 3 km/h e sensori SIGINT che intercettano e registrano le comunicazioni civili e militari. L’RQ-4B sorveglia su scala globale aree spesso distanti 3/5000 km dalla base, volando a una quota di 15/18000 m per 4-5 ore. In una missione di 10/20 ore, possono creare una mappa digitale dalla superficie equivalente alla Romania, con tutti i sistemi d’arma presenti. In sostanza, quattro aerei (più uno di riserva) possono coprire un teatro comprendente diversi Stati di un continente.

Quanto costa il sistema AGS?
Un contratto da 1,2 miliardi di euro è stato firmato con la società statunitense Northrop Grumman per 5 RQ-4B Block-40, l’elemento chiave del sistema di monitoraggio terrestre AGS. Il costo totale del programma AGS raggiungerà i 6 miliardi. Il bilancio annuale per gestire il sistema AGS sarà di 79 milioni di euro, corrispondenti a 3000 ore di volo del Global Hawk. Nel 2015 il primo RQ-4B Global Hawk sarà consegnato nella base statunitense di Sigonella (AGS Command Center) e nel 2017-2018 il sistema AGS sarà operativo. La Romania ha pagato 25,28 milioni per l’attuazione del programma e contribuirà ogni anno con 1 milione di dollari per le spese operative. Romania, Bulgaria, Estonia, Lituania e Lettonia non hanno partecipato allo sviluppo dei progetti di ricerca o alle operazioni di valutazione dei voli da ricognizione. Questi elementi sono coordinati dal SACEUR (il comandante delle forze alleate in Europa) cioè dal generale statunitense Philip Breedlove. Di conseguenza, il ruolo dei partner degli Stati Uniti nella NATO è proteggere gli aeroporti di decollo ed atterraggio, accogliere le squadre statunitensi di servizio dei velivoli e provvedere alla locazione dei sistemi di comunicazione e radar a terra.

architectureCosa chiedono i russi?
Il 16 aprile 2015, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Russia, Generale Valerij Gerasimov, ha detto che i Paesi europei che ospitano i sistemi della difesa missilistica della NATO saranno gli obiettivi principali della Russia. Il comando russo ha detto che il sistema di sorveglianza terrestre AGS è una componente dello scudo antimissile balistico in Romania e Polonia e del sistema AEGIS sulle navi statunitensi nel Mar Nero. Il loro ruolo è rilevare gli obiettivi da colpire in territorio russo con missili da crociera Tomahawk (che possono essere lanciati dai sistemi VLS Mk-41 a Deveselu e in Polonia e sulle navi da guerra degli Stati Uniti nel Mar Nero). I russi dicono che gli Stati Uniti avevano pianificato Euromaidan e la guerra civile in Ucraina dal 2010 (anno in cui, al vertice NATO di Lisbona, si decise di porre lo scudo ABM degli Stati Uniti a Deveselu) e tutti gli sviluppi successivi della NATO, volti esclusivamente a creare le condizioni per attaccare la Russia. Secondo i militari russi, due aerei RQ-4B opereranno sulla Russia occidentale e settentrionale: Mar Baltico, Polo Nord, costa del Mare di Barents, Mare di Kara e pianure della Siberia occidentale (Enisej). Tali aerei saranno di competenza dell’USEUCOM, in coordinamento con Germania, Estonia, Lituania, Lettonia e Norvegia. Altri due aeromobili RQ-4B opereranno nel settore centrale della Russia. Saranno sotto la responsabilità dell’esercito degli Stati Uniti, in coordinamento con Italia, Bulgaria e Romania. Tali piani riguardano il territorio russo fino al confine con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e territorio iraniano. Un quinto aeromobile sarà di riserva.

Come reagiscono i russi?
Facendo riferimento alle azioni sempre più aggressive degli Stati Uniti verso la Russia, gli ufficiali dell’esercito russo dicono che negli ultimi cinque anni si sono concentrati su progettazione, sviluppo ed equipaggiamento del loro Esercito di più efficaci sistemi missilistici antiaerei a grande gittata e capacità balistiche (S-400/500). I russi sostengono inoltre che questi sistemi rappresentano l’antidoto agli attacchi con i missili da crociera Tomahawk. Per potenziarli, questi sistemi sono associati ai sistemi d’interferenza della serie Richag-AV con le varianti L-175B Khibinij per gli aerei da combattimento, Krasuha-2 e 1L267 Moskva-1 per l’esercito russo. Gli esperti dicono che i russi possono offuscare e neutralizzare il controllo dei droni RQ-4B che compiono missioni da ricognizione sullo spazio aereo della Russia. Questi sistemi di disturbo russi permettono di “accecare” i radar AN/SPY-1D, e i sistemi di inseguimento e puntamento del complesso missilistico antiaereo AEGIS in Polonia e Romania, oltre a quelli similari dei cacciatorpediniere ed incrociatori AEGIS statunitensi, su cui si basano. La difesa missilistica antiaerea a lungo raggio che protegge Deveselu dovrebbe teoricamente coprire gran parte del territorio della Romania, con una garanzia dell’87%. Ma in realtà, verrebbe facilmente neutralizzato dalle interferenze, dicono i russi, sostenendo che hanno già sperimentato con successo sul Mar Nero tale sistema di disturbo, il 10 aprile 2014. Il nuovo pod da guerra elettronica L-175B Khibinij, appeso su due velivoli Su-24, avrebbe gravemente compromesso l’operatività del radar del cacciatorpediniere USS Donald Cook, scelto come bersaglio.

mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran vuole un “fronte di resistenza all’espansionismo degli USA”

Philippe Grasset, Dedefensa, 17 aprile 2015ob_238316_carte-iran-chine-russieLe notizie si collegano quando si tratta delle relazioni internazionali e strategiche che l’Iran vuole sviluppare dopo il pre-accordo sul nucleare di Losanna. Gli iraniani, come i russi con l’S-300 (14 aprile 2015), non aspettano l’accordo definitivo il prossimo giugno, se l’accordo sarà effettivamente firmato. (La valutazione generale è che la leadership iraniana sia sempre più profondamente scettica che a fine giugno l’accordo nucleare possa superare l’opposizione al Congresso degli Stati Uniti. Questo spiega, ovviamente, il corso illustrato da questi aggiornamenti). Il 16 aprile 2015, RT riferisce che il Ministro della Difesa iraniano Dehqan ha parlato a un simposio a Mosca su un accordo di difesa possibile tra Iran, Cina, India e Russia, concepito per contrastare la rete missilistica della NATO, costruita ufficialmente e grottescamente contro i missili balistici iraniani, soprattutto quelli nucleari mai esistiti e che l’accordo di Losanna è destinato ad impedire. Nel frattempo, la NATO ha detto che più che mai continuerà a costruire la rete BMDE, quindi i russi concludono ciò che gli sembrava evidente dal 2005 e cioè che la rete BMDE è diretta contro di loro. Dopo la dichiarazione al simposio, Dehqan ha incontrato il Ministro della Difesa russo Shojgu, facendo una dichiarazione che propone un incontro trilaterale Iran-Cina-Russia sulla questione della cooperazione generale per la sicurezza.
L’Iran ha annunciato la disponibilità a cooperare con Russia, Cina e India sulla questione dello scudo missilistico della NATO e minacce correlate, ha detto il capo del ministero della Difesa a Mosca. “Mi piacerebbe sostenere l’idea di sviluppare la cooperazione multiforme nella Difesa tra Cina, Iran, India e Russia per contrastare l’espansione verso est della NATO e l’installazione dello scudo antimissile in Europa”, ha detto Hossein Dehghan in una conferenza sulla sicurezza internazionale a Mosca. Poco dopo Dehghan è stato citato da RIA Novosti dire che Russia, Cina e Iran potrebbero avere colloqui tri-partito sulla difesa. “Abbiamo discusso alcuni aspetti della sicurezza regionale. E’ stata proposta una riunione trilaterale di Russia, Iran e Cina”, ha detto Dehghan dopo l’incontro con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Nonostante l’accordo sul programma nucleare di Teheran, gli Stati Uniti continuano con le loro installazioni della difesa antimissile in Europa. Sono dispiegati per la presunta minaccia percepita dell'”Iran nucleare”. Un pretesto che Mosca definisce “favola”. “La minaccia ai Paesi della NATO posta dalla proliferazione dei missili balistici, continua ad aumentare… il quadro sull’accordo del programma nucleare iraniano) non cambia questo fatto”, ha detto la portavoce della NATO Oana Lungescu a Sputnik”.
Abbiamo già visto il problema, o il problema che l’inversione del pre-accordo di Losanna pone sulla consistenza della retorica che giustifica lo sviluppo del BMDE (4 aprile 2015). Abbiamo visto la decisione russa di ripristinare il contratto con l’Iran sui missili S-300, con possibili conseguenze diplomatiche (14 aprile 2015). La proposta di Dehqan rientra nel quadro di queste due questioni. Si osservi che Dehqan passa da una proposta quadripartita (con l’India) a una tripartita (senza India); ciò non significa che l’India non sia interessata alla questione o abbia già rifiutato di prenderla in considerazione, ma che continua l’atteggiamento prudente sul problema, aderendo o meno a tali negoziati secondo le proprie analisi e la piega di questi negoziati se portano a conclusioni. Ciò che è notevole, naturalmente, è che il pre-accordo di Losanna libera l’Iran, ma anche altri partner potenziali (Russia compresa), alcuni dei quali del blocco BAO, essendo tutti neutrali o contrari (più probabile) al blocco BAO. “Il ritorno dell’Iran alla comunità internazionale“, cioè sotto la guida del blocco BAO, voluto dagli Stati Uniti, appare uno strano successo, trattandosi esattamente dell’opposto: l’Iran si volge, sulla questione essenziale e strategica della sicurezza militare, a una “comunità internazionale” opposta, se non antagonista, al blocco BAO. Da parte sua, inoltre, il blocco BAO, con la sovrana arroganza di far scattare sugli attenti l’Iran, di cui d’altronde i capi degli Stati membri (del blocco), in particolare gli Stati Uniti, sono terrorizzati dalla prospettiva del ritorno troppo veloce di questo Paese assolutamente sospetto e composto da barbari incivili in quanto non occidentali e non affrettandosi con l’Iran accontentandosi di alcuni contratti commerciali più o meno legittimi, viene completamente superato da russi e iraniani e pertanto dai Paesi a loro collegati. Peggio ancora, le varie iniziative sono già continuazioni (russi e iraniani già si attivando sul contratto degli S-300, che potrebbe portare a cose molto diverse rispetto a quelle inizialmente previste), che sviluppano il quadro fondamentale della sicurezza incentrandosi sul rifiuto del grande progetto strategico che è la rete del BMDE statunitense, divenuto della NATO per pura prossimità. In questo caso, non solo il blocco BAO accelera, ma si trova in posizione d’antagonismo con l’Iran, cioè in una situazione potenzialmente peggiore di quella che l’opponeva all’Iran sul nucleare. Qui il blocco BAO è completamente bloccato dal proprio racconto grottesco ispirato al Sistema, la cui cinghia di trasmissione del CMI (complesso militare-industriale) ha imposto lo sviluppo del BMDE. Tale sistema sarebbe volto a contrastare quei missili nucleari iraniani inesistenti (anche tramite il futuro accordo, se firmato); ma la NATO, come s’intende dalle varie dichiarazioni, conferma la dimostrazione che non vede alcun motivo per cambiare la politica di sviluppo del BMDE, perché in perfetta armonia con la stupidità dei casi e dell’argomento. Così afferma che non nulla è cambiato e tutto continua come prima. I russi possono affermare che la rete BMDE è volta contro di loro, e gli iraniani che la rete BMDE dimostra che il blocco BAO non disarma contro di loro. Per cui il risultato dell’avventura, a questo punto dell’accordo preliminare sul nucleare militare iraniano, eliminato in teoria, è avvicinare russi e iraniani (con i cinesi non lontano e in agguato) a una posizione comune sulla sicurezza anti-blocco BAO. Allora, possiamo e dobbiamo aggiungere una dichiarazione del ministro della Difesa iraniano. La proposta dell’incontro su questa alleanza provenga dall’Iran viene rafforzata per unicità e significato dalla presentazione fatta sul sito del gruppo iraniano PressTV. Non si tratta del BMDE che va contrastato, ma dell’atteggiamento generale, di un “fronte” da creare, un “fronte di resistenza contro l’espansionismo degli USA”. La retorica s’inasprisce… (PressTV 17 aprile 2015). “Il ministro della Difesa iraniano ha chiesto l’istituzione di un fronte unito contro l’espansionismo di Stati Uniti e alleati, descrivendolo come obbligatorio. Il Generale di Brigata Hossein Dehqani ha salutato la Russia che non si fida degli Stati Uniti, dicendo che Teheran e Mosca dovrebbero adottare politiche volte a sventare le minacce alla sicurezza che affrontano. “Sosteniamo la corretta comprensione strategica della Russia secondo cui il governo degli Stati Uniti non è amico o partner affidabile”, ha detto Dehqan in un incontro con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu. Dehqan, che si trovava nella capitale russa per partecipare alla quarta Conferenza sulla Sicurezza Internazionale di Mosca, ha anche salutato la posizione di Mosca che apprezza la necessità di creare un nuovo ordine mondiale. Il ministro della difesa russo, da parte sua, ha sollecitato l’espansione dei legami tra Teheran e Mosca, dicendo che le relazioni costruttive tra le due parti possono svolgere un ruolo importante nel garantire la stabilità regionale e globale”.
… Infatti, è strano ritorno dell’Iran nella “comunità internazionale” e sono bizzarre le previsioni di coloro che annunciavano che l’Iran non aspettasse che il consenso all’accordo del blocco BAO per correre tra le sue braccia. Mentre il Ministro Dehqan è per definizione un duro del governo iraniano, è pur sempre un ministro, quindi con il mandato di parlare a nome del governo. Ciò che dice non è altro che una dichiarazione di aperta resistenza alle azioni statunitensi in Europa e forse nel mondo. Il ritorno dell’Iran nella “comunità internazionale” avviene con irresistibile ritmo antiamericanista e antisistema.00-s-k-shoigu-russian-minister-of-defence-21-01-15Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il muro missilistico russo dell’Iran

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 18/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora1044832La vulgata sul conflitto tra l’occidente e l’Iran è sempre stata quella di uno Stato canaglia pericoloso intenzionato ad avere armi nucleari per scatenare l’Armageddon nucleare contro Israele. Sotto tale rozza propaganda c’è una verità più complessa sul conflitto per procura tra Oriente e occidente. Così com’era avvenuto nella prima e seconda guerra mondiale, posizione strategica, risorse e popolazione dell’Iran costituiscono un prerequisito necessario per prima contenere e poi sconfiggere l’ordine politico di Mosca. Questa volta, oltre Mosca, l’asse occidentale intende circondare e sconfiggere anche Pechino. A differenza delle guerre mondiali, grandi guerre di logoramento e invasioni meccanizzate non sono possibili oggi. Invece, una campagna concertata di guerre per procura, sovversione politica occulta, sanzioni e altri strumenti non militari sono impiegati in ciò che è a tutti gli effetti un conflitto globale. A definirne i fronti, oltre alle alleanze politiche ed economiche, è la presenza del “muro missilistico” o programmi di difesa missilistica nazionali attuato in Oriente e occidente. Laddove finiscono queste mura missilistiche, generalmente inizia la dichiarata aggressione militare dell’occidente. In Libia, Siria, Iraq e Yemen dove tali sistemi missilistici erano assenti, l’occidente bombardava o bombarda queste nazioni con assoluta impunità. Le Nazioni Unite, in teoria, avrebbero dovuto impedire l’aggressione a Libia, Siria, Iraq e Yemen, ma ha categoricamente fallito. Con le nazioni dotate di difese missilistiche formidabili, l’aggressione diretta occidentale è più o meno impensabile, lasciando che operino le meno efficienti guerre per procura e sovversione politica. La presenza di sistemi di difesa antimissile può trattenere l’aggressione militare occidentale, è ciò che sarebbe necessario per stabilire equilibrio di potere e stabilità globale che le Nazioni Unite hanno promesso, ma finora mai dato.

Iran, l’ultimo baluardo
Nazioni come l’Iran, dove le guerre per procura non possono essere facilmente condotte e la sovversione politica eterodiretta è stata sconfitta, l’occidente da anni prevede opzioni militari per avere il cambio di regime a Teheran. Presenti nel rapporto “Quale percorso per la Persia?” del Brookings Institution, tali opzioni includono l’uso delle trattative diplomatiche, in particolare sul programma nucleare civile iraniano, per giustificare gli attacchi alle strutture di ricerca nucleare iraniana. Gli attacchi non porterebbero sicuramente a un cambio di regime, ma i politici occidentali sperano che provochino una rappresaglia iraniana che l’occidente utilizzerebbe per espandere le operazioni militari fino al cambio di regime. Scritto nel 2009, “Quale percorso per la Persia?” comprende molteplici scenari ormai palesemente testati e falliti. Rimangono i colloqui sul nucleare avviati dagli Stati Uniti, destinati ad apparire come atto di buona volontà verso l’Iran. Israele ha il compito di attaccare unilateralmente gli impianti nucleari iraniani, affermando che il “tradimento” degli USA che non gli lascia altra scelta. Ancora una volta, nella speranza che l’Iran si vendichi, o in seguito a un attacco sotto falsa bandiera fatto apparire come rappresaglia iraniana, gli Stati Uniti interverrebbero per aiutare Israele. In altre parole, l’accordo nucleare è un trucco, con l’occidente non solo non intenzionato ad onorarlo, ma ad usarlo per giustificare un attacco agli impianti nucleari, seguito da una coalizione volta a rovesciare il governo iraniano. Tuttavia “Quale percorso per la Persia?” non ha preso in considerazione, come è stato, la crescente influenza della Russia nel conflitto attuale e la capacità di sfruttare l’opportunità aperta brevemente dalla malafede dell’occidente con la sua “buona volontà” verso Teheran del presunto “riavvicinamento”. L’occidente sostiene di essere soddisfatto da termini ed impegno sull’accordo nucleare dell’Iran, avanzando la firma formale nei prossimi mesi. Com’era prevedibile, mentre tale soddisfazione dovrebbe in teoria portare alla revoca delle sanzioni, l’occidente non ha compiuto alcun gesto di buona volontà finora. La Russia da parte sua inizia a togliere le sanzioni. Ciò include l’accordo petrolio-merci con l’Iran, così come la consegna di diversi sistemi missilistici antiaerei S-300. I missili in particolare, da consegnare 5 anni fa, possono complicare notevolmente qualsiasi tentativo occidentale di tradire l’Iran nel firmare e onorare l’accordo nucleare. Con l’acquisto e dispiegamento effettivo dei sistemi missilistici S-300, l’Iran sarà dietro un “muro missilistico” che aumenterà drasticamente il costo di un atto già potenzialmente rischioso di aggressione militare contro Teheran da parte di Israele, Stati Uniti, entrambi, o Arabia Arabia, che ha recentemente iniziato unilateralmente a bombardare il vicino Yemen.

Iniziano le strette di mano
A seguito della decisione della Russia di fornire i sistemi S-300, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato che le sanzioni vanno revocate “nel modo più coeso possibile”. In altre parole assieme e secondo l’occidente. Bisogna chiedersi se l’occidente si sia veramente impegnato a riavvicinarsi all’Iran, allora perché, come atto di buona fede, non ha tolto almeno alcune sanzioni alleviando il peso socioeconomico che infligge il popolo iraniano da anni? Va anche chiesto perché l’occidente ha reagito negativamente alla revoca delle sanzioni della Russia, così come alla fornitura di un sistema d’arma puramente difensivo. L’occidente, si potrebbe sospettare, rimprovererebbe la Russia per la fornitura di un sistema difensivo all’Iran solo se prevede di tradirlo del tutto, proprio come fecero gli Stati Uniti con Iraq, Siria e Libia, nelle varie fasi di riavvicinamento con ciascuna di esse prima che gli annientassero o tentassero di farlo; c’è ogni ragione di credere che tradiranno anche l’Iran. La risposta negativa dell’occidente alla consegna dei sistemi missilistici S-300 è particolarmente ipocrita dato che erige il proprio “muro missilistico” intorno Russia e Cina. Le assicurazioni dell’occidente secondo cui Russia e Cina non hanno nulla da temere da tali sistemi missilistici puramente “difensivi” viene ricambiata da Mosca incrementando la difesa missilistica dell’Iran.

Quanto è forte il Muro?
L’S-300 è, secondo varie fonti, tra cui lo statunitense International Assessment and Strategy Center (IASC), uno dei sistemi di difesa missilistica più formidabili in campo. Secondo un rapporto dell’IASC intitolato, “Almaz S-300 – La Difesa aerea “Offensiva” della Cina“: “I sistemi SAM S-300 sono uno dei più letali, se non il più letale, dei sistemi SAM di difesa aerea in servizio, con una gamma di derivati più potenti dispiegati dalla Russia, o in fase di sviluppo”. La relazione sottolinea che i sistemi missilistici difendono non solo lo spazio aereo di una nazione, ma possono negare alle forze aeree la possibilità di difendere il proprio spazio aereo. Questo potrebbe spiegare il motivo per cui la NATO, guidata dagli Stati Uniti, erige una rete missilistica vicino a Russia e Cina da anni. Tuttavia, non vi sono casi noti di S-300 usati in combattimenti reali. La deterrenza dell’S-300 è efficace solo se le forze impiegano il sistema e le capacità dei missili stessi sono effettive. E’ noto che la NATO ha già svolto esercitazioni in Europa concentrandosi in particolare su come aggirare i sistemi di difesa aerea di fabbricazione russa. Una tale esercitazione fu condotta nel 2005, chiamata Trial Hammer e riguardante la ‘Soppressione della Difesa Aerea Nemica’ (SEAD). Tali esercitazioni possono già operare sui modi per aggirare o neutralizzare sistemi come l’S300. Tuttavia, il rischio è che Israele o Stati Uniti lancino l’attacco all’Iran una volta che gli S-300 saranno operativi; perdendo un numero significativo di aeromobili non solo l’operazione fallirebbe, ma un duro e umiliante colpo verrebbe inferto alle forze coinvolte, con il velo dell’invincibilità del potere militare occidentale, in particolare aereo, perso per sempre innescando una rivolta a valanga nell'”ordine internazionale” che l’occidente ha creato soprattutto con la minaccia della propria forza militare. Inoltre, se l’Iran dovesse abbattere numerosi aeromobili coinvolti in un qualsiasi attacco unilaterale contro il suo territorio, avrà compiuto una “rappresaglia” proporzionale, negando la necessità di rispondere ulteriormente, smascherando del tutto un attacco sotto falso bandiera a nome dell’Iran. L’occidente fallirebbe operativamente, strategicamente e geopoliticamente. Perciò, forse a prescindere dalle reali capacità della S-300, il rischio sarebbe troppo grande per lasciare quest’ultima scommessa ai politici occidentali che tentano d’impedire l’ascesa dell’Iran a potenza regionale permanente, del tutta immune all’aggressione militare occidentale.
Come suggerito da altri analisti ,ciò non esclude del tutto la minaccia dei piani degli USA contro la Russia attraverso l’Iran. Se costretti ad accettare relazioni normali con l’Iran, in realtà rimuovendo le sanzioni agli idrocarburi iraniani inonderebbero il mercato e ridurrebbero i prezzi di cui la Russia da tempo beneficia e dipende. Resta da vedere se tale opzione piace ai politici occidentali più che incenerire l’acuta percezione di mezzo secolo d’invincibilità militare con i sistemi di difesa missilistica dell’Iran.

israeli-s-300-the-syria.siTony Cartalucci, Bangkok-basato ricercatore geopolitico e scrittore, in particolare per la rivista online “New Eastern Outlook .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le notevoli esercitazioni nel Caspio

Análisis Militares

Con tutte le informazioni provenienti dalla Russia, alcuni aspetti importanti passano inosservati o rimangono sullo sfondo. È il caso delle esercitazioni navali condotte nel Mar Caspio nei giorni scorsi, offuscate da altre informazioni, come ad esempio l’ingresso plateale della nuova generazione di armi russe. Per ciò che interessa, l’enfasi sulle esercitazioni va posta sulla fregata Proekt 11661 Dagestan utilizzata come obiettivo di un attacco antinave simulato.

1713584Proekt 11661 Dagestan

La fregata Dagestan agiva da “esca” e gli aggressori erano quattro aerei da ricognizione Sukhoj Su-24MR che conducevano un attacco simulato a bassa quota contro la nave. Non molte informazioni sono state pubblicate su queste esercitazioni, ma si apprende che la fregata Dagestan è stata schierata al largo delle coste del Mar Caspio e i Sukhoj Su-24MR hanno volato a bassa quota verso di essa, simulando un attacco antinave e cercando di evitare il rilevamento radar nascondendosi sotto l’orizzonte radar della nave. Qui sta l’interesse, che nell’esercitazione rientra nell’individuazione del velivolo condotto non dai sensori della nave, ma dal nuovo radar del tipo oltre l’orizzonte (OTH) Podsolnuj di Kaspijsk.

radar oth kaspiysk 2La zona in cui il radar OTH è installato, a Kaspijsk

Le informazioni pubblicate dal Ministero della Difesa russo sono chiare, il radar OTH Podsolnuj di Kaspijsk era il sistema preposto alla rilevazione dell’attacco simulato a bassa quota dei Su-24MR contro la fregata Dagestan nel Mar Caspio. Agendo da sistema di preallarme della flotta, il radar OTH ha rilevato gli aeromobili da Kaspijsk ed inviato le informazioni al Centro Regionale di Controllo della Flotta del Mar Caspio e al comando della nave, che eseguiva un contrattacco simulato contro gli aerei aggressori, distruggendoli. (Articolo del Ministero della Difesa russo)

PODSOLNUH_03Commento: Il rilevamento di minacce a bassa o ultrabassa quota è uno degli obiettivi di qualsiasi sistema di difesa aerea navale. La curvatura della terra impedisce ai radar convenzionali di rilevare obiettivi a lungo raggio a pelo d’acqua e la mancanza di precisione, finora, dei radar di tipo oltre l’orizzonte (OTH) non gli permetteva di poter agire contro tali minacce. L’esercitazione condotta dalla Flotta del Mar Caspio della Marina russa è un traguardo importante perché i russi riuscivano a contrastare una minaccia oltre l’orizzonte a lunga portata con il sistema radar OTH Podsolnuj, anche coordinandosi con una nave in mare per l’intercettazione della minaccia utilizzando l’allarme e i parametri forniti dal radar a terra. Non so se sia mai successo prima, ma certamente non so di alcun altro test del genere finora. Le implicazioni sono chiare. Le navi russe saranno impiegate in aree in cui i radar OTH offrono copertura e sorveglianza oltre l’orizzonte, aumentandone quindi la capacità di difesa aerea, come in questo caso.
Attualmente ci sono radar OTH Podsolnuj in Kamchatka.radar orh kamchatkaNella già citata Kaspijsk.radar oth kaspiysk coberturaE se ne annuncia lo schieramento in Crimea e nella regione artica russa, senza specificarne la località.OTH crimeaPertanto, visto il trend, non sarà strano se qualcuno annuncerà l’adozione di radar OTH Podsolnuj nel Mar Baltico e nel Mare di Barents.

Il sistema di disturbo russo Richag-AV e il drone RQ-170 Sentinel
Valentin Vasilescu – Reseau International 17 aprile 2015

In questo testo, Valentin Vasilescu ci permette, ancora una volta, di capire o almeno indovinare il fondo di alcuni eventi che vediamo da tempo. Da un lato l’aggressivo blocco NATO-USA che pensa solo in termini di attacchi e, dall’altro, attuazione e sviluppo di un sistema di difesa per contrastare tali attacchi, facendo infuriare la battaglia. In un contesto in cui la comunicazione elettromagnetica è fondamentale, i sistemi di disturbo hanno un posto di rilievo nei sistemi di difesa.1584918Il nuovo sistema di disturbo Richag-AV può essere montato su elicotteri, navi e blindati. Il suo raggio di azione è di 250-400 km. Richag-AV è progettato per agire contro radar aerei, navali e terrestri e contro sonar e sistemi elettromagnetici di guida di missili e bombe. I segnali a radiofrequenza vengono ricevuti dalle antenne Richag-AV e confrontati automaticamente con le interferenze nella memoria digitale, identificando il tipo di trasmittente e quindi generando le immediate contromisure. La prima piattaforma mobile certificata dell’esercito russo è il Mi-8MTB. L’esercito russo ha tre di queste piattaforme di disturbo denominate Mi-8MTPR-1. 18 altri elicotteri di questo tipo dovrebbero essere ricevuti nei prossimi 18 mesi. Il costo di un impianto Richag-AV è oltre 10 milioni di dollari. Il Richag-AV sostituisce le vecchie apparecchiature dell’esercito russo, chiamate Smalta e che avevano un raggio di 100 km. Oltre al Richag-AV, l’esercito russo adotta sistemi di disturbo simili L-175B Khibinj, che sarà montato su aerei da caccia, Krasuha-2 e 1L267 Moskva-1 che saranno montati sui blindati dell’esercito.
In un’operazione aerea offensiva, il ruolo del sistema di disturbo Richag-AV è garantire l’apertura di un corridoio che consenta di penetrare la difesa antiaerea del nemico. Due aerei piattaforme del sistema Richag-AV “accecano” i radar di ricerca e puntamento degli aeromobili e della difesa aerea del nemico, anche di sistemi efficienti del tipo MIM-104 Patriot. Il sistema è ideale per dirottare il controllo a distanza dei droni (aerei senza pilota da ricognizione e/o armato) del nemico. È così possibile farli atterrare e catturarli. Il drone più avanzato, costruito da Lockheed Martin (Lockheed Martin RQ-170 Sentinel) appartiene al 432.mo Gruppo da ricognizione di base a Creech, Nevada. Il drone, con un’apertura alare di 20 metri e un peso di 4 tonnellate, è invisibile ai radar ed è propulso da un motore a reazione da 1700 kg/s, volando a una quota di circa 15000 m. Il 4 dicembre 2011, un RQ-170 Sentinel della CIA, durante una missione di spionaggio, sorvolò il nord-est dell’Iran, a 225 km dal confine con l’Afghanistan. Vi furono interferenze nei due canali di controllo (via emittenti satellitari e terrestri), attraverso cui gli statunitensi lo pilotavano. Qualcuno prese il controllo del drone e lo fece atterrare in buone condizioni sull’aeroporto iraniano di Kashmar. Qualcuno aiutò l’Iran a decodificare i dati di volo nella memoria del drone, scoprendo che era decollato dalla base statunitense di Kandahar.

I P5+1 (Russia, Stati Uniti d’America, Francia, Regno Unito, Cina e Germania) hanno recentemente raggiunto un accordo di principio con l’Iran nel settore nucleare e deciso di togliere gradualmente le sanzioni imposte a Teheran. Senza alcun rapporto con l’RQ-170 Sentinel, il Presidente Vladimir Putin ha abolito l’embargo imposto dalla Russia, il 22 settembre 2010, sulla consegna di 5 complessi del missile a lungo raggio S-300.
Per avere un’idea delle notevoli risorse utilizzate dalla Russia per la difesa, vedasi Reseau International.

0_827a9_a762afe1_XXLTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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