La Perla della Grande Flotta Cinese

Aleksandr Ermakov, RIACchinas-liaoning-aircraft-carrierLa Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese (PLA Navy) è forse quella dalla più rapida e ambiziosa crescita del mondo. Dopo decenni di sviluppo della difesa costiera, la PLA Navy per la prima volta si avventura sugli oceani ed è pronta a combattere per la supremazia nella regione. Per supportare le rivendicazioni territoriali e confermare lo status di mezzo di proiezione di potenza mondiale del Paese, la PLA Navy ha avviato un grande programma per costruire una flotta di portaerei.

Tutto ciò che si può comprare
4a7ed479b4bb687fb89d910f325fb2d5-kheg-835x437ilsole24ore-web-11 Per sviluppare la Marina, la Cina naturalmente segue la prima potenza globale e principale avversario, gli Stati Uniti. Tuttavia, il programma per le portaerei si basa sui progetti sovietici. Non sarebbe esagerato suggerire che la Cina, al momento almeno, continua l’opera dei costruttori navali russi interrotta un quarto di secolo fa. Ciò non sorprende dato che prende spunto dai piani sovietici. In primo luogo, sintetizziamo il programma delle portaerei sovietiche. Dopo i tentativi falliti di costruire “La Grande Flotta di Stalin”, come fu chiamata [1], che avrebbe incluso le portaerei (le prime proposte del genere si ebbero quando l’impero russo ancora esisteva), la Marina sovietica fu costretta a mettere da parte le portaerei, che in ogni caso furono etichettate “armi dell’aggressione imperialista”. Le prime poterei sovietiche erano piuttosto dei bizzarri compromessi, essendo stato sviluppate dalle portaelicotteri, e furono dotate di missili da crociera ed ufficialmente classificate incrociatori portaeromobili (o semplicemente portaerei secondo la nomenclatura delle forze armate di tutto il mondo). I 7 incrociatori costruiti fecero ufficialmente parte del Proekt 1143 (nome in codice “Krechyet“, falcone). E nonostante mostrassero una certa affinità, furono divise in tre gruppi.
Le prime quattro navi potrebbero giustamente essere chiamate incrociatori, essendo incrociatori pesanti lanciamissili con ponte di volo per elicotteri e velivoli Jak-38 a decollo e atterraggio verticale (VTOL) “allegata a babordo”. Le successive due sono portaerei con un ponte di volo esteso comprendente una grande rampa e cavi d’arresto che rendono possibile l’utilizzo di velivoli da combattimento navalizzati. Lo sviluppo logico di queste navi era il Proekt 1143.7, la portaerei Uljanovsk la cui costruzione fu sospesa con il crollo dell’Unione Sovietica. L’Uljanovsk doveva essere la prima portaerei a pieno titolo dell’Unione Sovietica, una nave a propulsione nucleare e con catapulte per aerei. I lanciamissili dovevano esser rimossi dalle ultime navi della serie, divenendo portaerei “pulite” (anche se è del tutto possibile che la Marina sovietica continuasse comunque a chiamarle incrociatori). Le rampe della navi sovietiche consentivano di ridurre significativamente la corsa al decollo e decollare con un buon rapporto spinta-peso (la correlazione tra potenza del motore e peso dell’aeromobile). Sistemi d’arresto venivano utilizzati per l’atterraggio, come funi di acciaio progettati per essere catturati dal gancio di arresto del velivolo. In altri Paesi, le rampe sono usate per aumentare il peso al decollo degli aerei dopo una breve corsa, come lo Sky Jump per l’Harrier, consentendo maggiore quantità di carburante e carico bellico. Da un lato, le rampe assicurano facilità di funzionamento e affidabilità; dall’altra parte, tuttavia, non consentono ad aerei pesanti di decollare, come i velivoli-radar a lungo raggio, limitando il peso al decollo degli aeromobili, anche dei caccia, soprattutto quando la nave viaggia a bassa velocità ed in condizioni meteo sfavorevoli (senza venti a favore e con temperature elevate che riducono la spinta dei motori a reazione). Le catapulte per aerei non hanno tali limitazioni. Tuttavia, il meccanismo della catapulta moderna è piuttosto complesso.
1280px-usnwc_varyag01Il destino delle navi costruite come Proekt 1143 fu vario. La maggioranza lasciò la Russia, con la Cina che ne acquistò tre in un colpo solo. Una nave fu venduta alla Corea del Sud (per rottamarla); un’altra fu acquistata dalla Marina indiana (aggiornata ed in servizio con il nome Vikramaditya); una terza nave (Uljanovsk) fu smantellata nel cantiere in Ucraina; e una quarta fa parte della Marina russa (Admiral Kuznetsov). Ufficialmente, la Cina ha acquistato le portaerei per trasformarle in attrazioni e/o alberghi a tema, e le prime due (Kiev e Minsk) vengono infatti utilizzate per tale scopo (anche se sono state studiate da militari e costruttori navali). Fu una storia completamente diversa per la terza nave acquistata, la Varjag. Al momento del crollo dell’Unione Sovietica, la nave era al 70 per cento completata. Nel 1998, lo scafo fu acquistato da una società cinese per 27milioni di dollari. La ragione ufficiale era trasformarla in casinò e albergo. Tuttavia, il piano originale era completarla ed assegnarla alla flotta del Paese [2]. La Varjag arrivò in Cina solo nel 2002, avendo seguito un lungo tragitto. I lavori che ripristinarono lo scafo, rimossero la corrosione, completarono la costruzione e riequipaggiarono la nave iniziarono nel 2005. Sembra che i costruttori navali cinesi dovettero acquistare dei componenti necessari (tra cui l’apparato motore) in Ucraina e Russia. Inoltre, l’acquisto da parte cinese della documentazione tecnica del Proekt 1143.6 in Russia, negli anni ’90, gli avrebbe aiutati. Se le portaerei sovietiche furono costruite nel cantiere navale sul Mar Nero in Ucraina, furono progettate dall’Ufficio Progettazione Nevskoe di San Pietroburgo, per cui è lecito ritenere che la documentazione non poteva che essere stata ottenuta lì [3]. Non fu che nel 2011, quando i lavori sulla nave erano in fase di completamento, che la Cina ufficialmente riconobbe che la portaerei sarebbe entrata nella sua flotta. Ovviamente, sarebbe stato sciocco da parte delle autorità cinesi continuare a nascondere le intenzioni. Il viaggio inaugurale della nave avvenne nell’agosto dello stesso anno, e nel settembre 2012 entrò ufficialmente nella flotta. La portaerei ebbe il numero identificativo 16 e fu denominata Liaoning in onore della provincia in cui è stata completata, nella città costiera di Dalian, che ospita diversi grandi cantieri navali.
Così cosa esattamente hanno ereditato i cinesi dall’URSS?6-1024x565La prima di molte
Il fatto che così tanti cacciatorpediniere siano in costruzione suggerisce che l’obiettivo non è creare un solo gruppo di portaerei. Sembrerebbe che la Cina sia impegnata nella costruzione di una grande flotta oceanica con portaerei che ne formano il nucleo. La portaerei cinese Liaoning è l’aggiornamento della nave sovietica Proekt 1143.6, quasi identica all’Admiral Kuznetsov costruita come Proekt 1143.5 [4]. Allo stesso tempo, i cinesi non hanno effettuato serie alterazioni alla nave, oltre a dotarla della componente aerea e ad allestirne lo scafo. Di conseguenza, la portaerei è molto simile al predecessore russo per aspetto e con capacità di volo comparabili. Tuttavia, la nave cinese si differenzia principalmente nell’avionica e nei sistemi di difesa aerea a corto raggio. Considerando l’intervallo tra il varo della Liaoning e quello dell’Admiral Kuznetsov, non c’è da meravigliarsi che la versione cinese abbia un’avionica superiore. Per quanto riguarda la difesa aerea, tuttavia, la Liaoning non è così massicciamente armata come la controparte russa. Parlando della difesa aerea, sembrerebbe che la Cina s’ispiri alle marine occidentali, dove questo compito è in gran parte affidato a cacciatorpediniere con potenti sistemi missilistici antiaerei e radar. Finora l’attenzione su questo tipo di difesa aerea ha portato alla comparsa di una classe universale di navi da guerra, come i cacciatorpediniere inglesi Type 45 (più comunemente noti come classe Daring) e i cacciatorpediniere australiani classe Hobart, essenzialmente navi antiaeree con capacità limitate negli altri settori. Il compito prioritario dei cacciatorpediniere degli Stati Uniti classe Arleigh Burke è provvedere alla difesa antiaerea dei gruppi d’attacco imbarcati (CSGS), anche se i conflitti degli ultimi decenni hanno reso questo compito meno evidente, evidenziato dall’uso da parte di queste navi dei missili da crociera a lungo raggio contro obiettivi terrestri. In questi casi, le portaerei fungono da difesa aerea a lungo raggio, responsabilità degli aerei da combattimento imbarcati, mentre le navi sono equipaggiate con sistemi di difesa aerea a corto raggio minimali, principalmente destinati a contrastare i velivoli che superano le prime difese.
c6b615721b99 La Cina ha seguito l’esempio occidentale negli ultimi anni, costruendo rapidamente cacciatorpediniere Tipo 052C (sei) e Tipo 052D (sette di dodici navi programmate). Le specifiche tecniche reali di queste navi sono difficili da valutare, ma sarebbero in linea con i leader mondiali. Si lavora sui cacciatorpediniere Tipo 055, che sembrano promettenti. Le dimensioni di queste navi hanno portato alcuni esperti a considerarli incrociatori, piuttosto. Il fatto che tanti cacciatorpediniere (che, naturalmente, possono svolgere molti compiti) siano in costruzione suggerisce che l’obiettivo non è comporre un solo gruppo portaerei. Sembrerebbe che la Cina sia da tempo impegnata nella costruzione di una grande flotta oceanica con portaerei che ne formino il nucleo. La prima portaerei interamente progettata e realizzata in Cina è attualmente in costruzione presso lo stesso cantiere di Dalian in cui è stata completata la Liaoning. Il nome in codice della portaerei è Tipo 001A (di conseguenza, il nome in codice della Liaoning è Tipo 001). Il sistema cinese di denominazione delle navi da guerra è piuttosto rigido e prevedibile, così la nuova nave probabilmente avrà il nome di una delle province del Paese, per esempio Guangdong, la provincia più popolosa della Cina e che ospita la Flotta del Sud, responsabile della protezione del Mar cinese meridionale e delle sue isole contese. A giudicare dalle immagini (la Cina tende a mantenere riservate le esatte specifiche tecniche delle sue navi), la Tipo 001A sarà, almeno in apparenza, una copia della Liaoning. Alcune differenze possono essere viste nella sovrastruttura, basate essenzialmente sul presupposto che vi sarà installata avionica cinese (l’attesa riduzione delle dimensioni della sovrastruttura non s’è avuta). Di ben maggiore interesse è l’ampiezza della riprogettazione interna della nave: per esempio, le dimensioni dell’hangar sono aumentate? Dimensioni e numero degli ascensori aerei (due) lasciano molto a desiderare, sarebbe utile poter sollevare due caccia su almeno uno di tali impianti. Sarà interessante vedere come sarà utilizzato lo spazio liberato dalla rimozione dei missili antinave, un semplice “magazzino”? O forse una serie di scomparti verrà modificata? Ciò che è certo è che i moderni mezzi di automazione riducono significativamente le dimensioni dell’equipaggio. Circa duemila marinai prestavano servizio sulle originali portaerei sovietiche Proekt 1143.5 e 1143.6, oggi eccessivo per una nave della loro stazza. In confronto, le dimensioni dell’equipaggio della nuova portaerei Gerald R. Ford degli Stati Uniti sono state ridotte di un quinto rispetto alle precedenti classe Nimitz [5]. Un equipaggio ridotto significa alloggi e spazio ridotti, come mense e palestre. Nel complesso, ci si può aspettare di vedere alcuni miglioramenti nella portaerei Tipo 001A, un hangar più grande, sistemi di decollo ed atterraggio più efficienti, peso al decollo più elevato (assumendo un miglioramento delle prestazioni dinamiche) e avionica migliorata. La nave sarà varata nei prossimi mesi, ma ciò non significa che sarà completata, semplicemente lo sarà quando sarà già in mare, consentendo di liberare il cantiere per avviare la costruzione di una nuova nave. In epoca sovietica, la navi Proekt 1143 furono costruite presso il cantiere navale del Mar Nero in Ucraina quasi senza interruzione, non appena una veniva varata la costruzione di un’altra iniziava.
0ab809748ba5Si parla molto di come sarà la nuova nave, anche se per lo più sono congetture e speculazioni, come avviene di solito nel caso dei programmi militari della Cina. E’ molto probabile che la seconda portaerei, interamente progettata e realizzata in Cina (e terza della flotta), l’ipotetica Tipo 002, sarà dotata di catapulte per aerei. La Cina iniziò a studiare le catapulte alla fine degli anni ’80, quando usò la tecnologia dalla portaerei Melbourne che acquistò [6], presumibilmente per rottamarla, costruendo un impianto per le esercitazioni simile a quello sovietico NITKA [7]. In seguito, i piloti cinesi si addestrarono a decollare da rampe simili a quelle della Liaoning. Tuttavia, la Cina ha recentemente aperto un proprio centro di collaudo con due catapulte, di cui almeno una probabilmente elettromagnetica invece che a vapore. Le catapulte elettromagnetiche sono una nuova promettente tecnologia, dalla maggiore efficienza nella conversione dell’energia e maggiore facilità d’uso rispetto alle classiche catapulte a vapore. Ma sono estremamente difficili da costruire dal punto di vista tecnologico. Allo stato attuale, non una sola portaerei al mondo ha catapulte elettromagnetiche operative. La Gerald R. Ford (CVN-78) è dotata di un prototipo di catapulta elettromagnetica, ma non è nemmeno stata testata che già causa problemi tecnici. In generale, i programmi militari cinesi non tendono ad essere eccessivamente avventurosi. Di conseguenza, la costruzione della seconda portaerei del Paese (e prima di proprio disegno) non dovrebbe essere troppo difficile. Schematicamente, sarebbe simile alla sovietica Proekt 1143.7 Uljanovsk, che era dotata di rampa e due catapulte. L’affidabilità della catapulta non sarà così cruciale in questo caso, tuttavia, poiché i caccia possono decollare dalla rampa. Potrebbe essere possibile, quindi, “rischiare” d’installare una catapulta elettromagnetica. Un’altra questione importante è se la Tipo 002 sarà una nave nucleare. I motori nucleari offrono una serie di vantaggi alle portaerei di grandi dimensioni: eliminano la necessità di rifornirsi di carburante durante le operazioni; liberano spazio per il carburante e le armi degli aeromobili [8]; garantiscono alte velocità stabili e hanno grande potenza. Tra le navi di superficie, l’utilità del nucleare è evidente per le portaerei; la flotta statunitense, che ha costruito un numero significativo di incrociatori nucleari durante la guerra fredda, gli ha radiati. Le navi da battaglia Proekt 1144 classe Orlan sono le uniche che poterono essere prodotte dall’Unione Sovietica, che all’epoca puntava alla creazione di un mezzo per combattere i gruppi d’attacco imbarcati degli Stati Uniti. Dotare le navi Tipo 002 di reattore nucleare sarebbe un compito straordinariamente difficile, soprattutto per la Cina, in quanto nessuna delle sue navi di superficie ne è attualmente dotata. Se si decidesse d’installarvi un reattore nucleare, allora il programma Tipo 002 diverrebbe il più ambizioso che le forze armate cinesi abbiano intrapreso. Probabilmente s’impiegherebbero gli sviluppi compiuti nella tecnologia dei sottomarini nucleari, dove hanno una certa esperienza (la PLA Navy ha varato i suoi primi sottomarini a propulsione nucleare all’inizio degli anni ’70). I reattori nucleari per i sottomarini sono relativamente poco potenti, ma diversi possono essere installati in una sola nave: la portaerei francese Charles de Gaulle ha due reattori simili a quelli utilizzati sui sottomarini a propulsione nucleare, e la portaerei USS Enterprise ne aveva otto. L’Uljanovsk doveva averne quattro, e due ne hanno gli incrociatori Proekt 1144.
Qualunque cosa accada, la portaerei Tipo 002 non sarà operativa prima del 2020. Nel frattempo, la flotta cinese sarà composta da 2 portaerei con rampe. L’approfondimento delle prospettive dello sviluppo della componente aerea imbarcata della Cina e dei relativi compiti sarà affrontato nella seconda parte di questo articolo.liaoning-cv16Note
1. Nome collettivo da tempo assegnato a una serie di programmi di costruzione navale nel pre e dopoguerra, il cui obiettivo era creare una potente flotta oceanica. I programmi si conclusero con un fallimento poiché le autorità sovietiche sopravvalutarono le capacità dell’industria, e perché scoppiò la guerra. Il colpo finale fu la morte di Stalin e la successiva ridistribuzione del denaro assegnato ai programmi per la flotta sottomarina, l’esercito e lo sviluppo dei missili nucleari.
2. Va notato qui che nella sua autobiografia (pubblicata 15 anni dopo), Xu Zengping, l’uomo d’affari di Hong Kong che effettuò l’acquisto, scrive che il governo cinese lo compensò solo in parte della somma che versò, e solo dopo molto tempo. Effettivamente consegnò la nave al governo come dono. L’affare lo rovinò.
3. Questo probabilmente spiega perché, secondo i ricordi dei protagonisti ucraini dell’operazione, i cinesi non acquisirono la documentazione tecnica del Proekt 1143.6 che si trovava nel cantiere. Xu Zengping afferma il contrario.
4 . Secondo i piani sovietici, le differenze tra Proekt 1143.6 e 1143.5 dovevano essere minime e impercettibili: modifiche al disegno dell’isola; un leggermente diverso posizionamento dei lanciamissili antiaerei ed elettronica aggiornata.
5 . Da 5680 a 4660 membri dell’equipaggio .
6. L’HMAS Melbourne delle portaerei classe Majestic, fu operativa dal 1955 al 1982. La nave fu impostata nel Regno Unito nel 1943 e varata nel febbraio 1945. La costruzione venne sospesa dopo la seconda guerra mondiale. La Royal Australian Navy l’acquistò nel giugno 1947. I lavori di costruzione sulla Melbourne proseguirono con ritmo lento, con una serie di modifiche introdotte per permetterle di accogliere gli aerei a reazione.
7. NITKA (Complesso di prova e addestramento aereo) è un impianto militare costruito in Crimea nei primi anni ’80, per consentire di imitare le operazioni di decollo e atterraggio su un ponte, per ricerca ed addestramento. Desiderosa di liberarsi della dipendenza dall’Ucraina, la Russia costruì un complesso simile a Ejsk, ma la Russia si annetté la Crimea prima che il complesso venisse completato e i problemi associati al primo complesso scomparvero.
8. Ad esempio, la portaerei Proekt 1143.7 poteva trasportare più di due volte la quantità di carburante per aeromobili rispetto alle similari navi Proekt 1143.5 e 1143.6.6efc26e759feTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un modo facile per abbattere i caccia invisibili F-22 e F-35

Dave Majumdar, National Interest 19 gennaio 2017f-22_fuel_tanksSì, caccia e bombardieri stealth statunitensi sono sorprendenti, ma possono essere distrutti. Gli Stati Uniti hanno speso decine di miliardi di dollari per sviluppare i caccia stealth di quinta generazione, come il Lockheed Martin F-22 Raptor e l’F-35 Joint Strike Fighter. Tuttavia, relativamente semplici miglioramenti nell’elaborazione del segnale, in combinazione con missili dalla testate potenti e un sistema di guida autonomo, consentono ai radar a bassa frequenza di questi sistemi d’arma di colpire e abbattere i velivoli di ultima generazione degli Stati Uniti. E’ un fatto ben noto al Pentagono e nell’industria che i radar a bassa frequenza operanti su bande VHF e UHF possano rilevare e monitorare velivoli a bassa osservabilità. Si è generalmente ritenuto che tali radar non possano guidare un missile sul bersaglio, cioè tracciare “operativamente”, ma non è esatto; vi sono modi per aggirare il problema secondo alcuni esperti. Tradizionalmente, le armi guidate da radar a bassa frequenza sono limitate da due fattori. Uno è la larghezza del fascio del radar, e l’altro è la larghezza degli impulsi del radar, ma entrambi i limiti possono essere superati con l’elaborazione del segnale. La larghezza del fascio è direttamente correlata alla progettazione dell’antenna, necessariamente grande per via delle basse frequenze. I primi radar a bassa frequenza, come i radar VHF sovietici P-14 Tall King, avevano enormi dimensioni e utilizzavano un’antenna semi-parabolica per limitare l’ampiezza del fascio. I radar successivi come il P-18 Spoon Rest usavano antenne Yagi-Uda, più leggere e piccole, ma questi primi radar a bassa frequenza avevano alcune gravi limitazioni nel determinare portata e rotta precisa del bersaglio. Inoltre, non riuscivano a determinarne la quota perché i fasci radar prodotti da questi sistemi erano ampi diversi gradi in senso orizzontale, e decine di gradi in elevazione. Un’altra limitazione tradizionale dei radar VHF e UHF era che la larghezza dell’impulso era ampia e con bassa frequenza degli impulsi (PRF), rendendo tali sistemi inidonei a determinare con precisione la distanza. Mike Pietrucha, ex-ufficiale della guerra elettronica dell’USAF che volava su McDonnell Douglas F-4G Wild Weasel e Boeing F-15E Strike Eagle, una volta mi disse che un impulso ampio 20 microsecondi ne produce uno di circa 6000 metri di portata, dalla risoluzione pari alla metà della portata. Ciò significa che la distanza non può essere determinata con precisione entro 3000 metri. Inoltre, due bersagli ravvicinati non possono essere distinti. L’elaborazione del segnale ha parzialmente risolto il problema dell’ampiezza della risoluzione già nel 1970. La chiave è un processo chiamato modulazione di frequenza dell’impulso, utilizzata per comprimere l’impulso radar. Il vantaggio di utilizzare la compressione dell’impulso è che con un impulso di venti microsecondi, l’ampiezza della risoluzione si riduce a circa 60 metri. Ci sono anche diverse altre tecniche che possono essere utilizzate per comprimere un impulso radar come la modulazione di frequenza numerica. Infatti, secondo Pietrucha, la tecnologia per la compressione degli impulsi è vecchia di decenni, venendo insegnata agli ufficiali della guerra elettronica dell’USAF negli anni ’80. La potenza di elaborazione del computer richiesta è trascurabile per gli standard attuali, secondo Pietrucha.
Gli ingegneri hanno risolto il problema della risoluzione direzionale o in azimut utilizzando radar a scansione elettronica che sopprimono la necessità dell’antenna parabolica. A differenza delle vecchie antenne meccaniche, i radar a scansione dirigono le onde radar elettronicamente. Tali radar generano fasci multipli che possono plasmare in larghezza, velocità di scansione e altro. La potenza di calcolo necessaria era disponibile alla fine degli anni ’70, in ciò che poi divenne il sistema di combattimento AEGIS degli incrociatori classe Ticonderoga e dei cacciatorpediniere classe Arleigh Burke dell’US Navy. L’antenna a scansione elettronica attiva è anche meglio, essendo ancora più precisa. Con una testata abbastanza grande, la risoluzione non deve essere precisa. Ad esempio, l’antiquato S-75 Dvina noto in gergo NATO come SA-2 Guideline, ha una testata di 200kg con un raggio letale di oltre 30 metri. Così, un impulso di 20 microsecondi compresso e una risoluzione di 50 metri si avrebbe la risoluzione necessaria per permettere che la testata arrivi abbastanza vicino, secondo la teoria di Pietrucha. La risoluzione direzionale e in elevazione dovrebbe essere simile a una risoluzione angolare di circa 0,3 gradi contro un bersaglio a trenta miglia nautiche, perché il radar di tiro è l’unico sistema di guida dell’SA-2. Ad esempio, un missile dotato di un proprio radar, o sensore all’infrarosso dal volume di scansione di un chilometro cubico, sarebbe un ancora più pericoloso contro un F-22 o un F-35.p1050928Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

2017, anno di profondi cambiamenti in Giappone e nell’Asia

Vladimir Terekhov New Eastern Outlook 02/02/02017abe-and-trump-e1479260342352-940x580Frasi come “l’anno in corso porta al mondo nuove e impreviste sfide” si trovano spesso negli articoli che tentano di prevedere gli eventi del prossimo anno. La banalità della frase non può escludere il fatto che si applicherebbe al 2017 forse più che mai negli ultimi due-tre decenni. L’immagine del nuovo gioco globale iniziatosi a formare subito dopo la fine della guerra fredda, per tentativi ed errori, apparirebbe chiaro quest’anno. Caratteristica principale e più significativa è che il centro del gioco, tra Europa e Atlantico per secoli, passa nella regione Asia-Pacifico. La prova di questo processo irreversibile vede l’inutilità della NATO, evidente a tutti (quasi senza eccezione), e della sua controllata Unione europea; due dinosauri della guerra fredda condannati all’estinzione, nonostante gli sforzi disperati compiuti negli ultimi due-tre anni per continuarne l’inutile esistenza (tranne che per certi gruppetti dell’Europa orientale e certi ambienti in Russia). Nuovi attori principali appaiono nel nuovo gioco globale che si sviluppa nella regione Asia-Pacifico. In effetti, uno di questi attori era già presente: gli Stati Uniti, il cui ruolo sulla scena mondiale dovrà affrontare cambiamenti radicali quest’anno. A tal proposito, l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti (che sembra conseguenza di coincidenze assurde e “complotti”) riflette le esigenze dello Stato di recente formazione. Gli altri due attori importanti sono Cina e Giappone. Inoltre, i problemi che devono affrontare nel prossimo anno saranno sostanzialmente determinati dalla continua incertezza su entità e direzione del mutamento della politica estera degli Stati Uniti, avversario principale della Cina e alleato chiave del Giappone. La prossima 19.ma sessione del Partito comunista cinese si occuperà della ricerca di risposte alle varie sfide in politica interna ed estera. La sessione è prevista per la seconda metà del 2017. Questo evento sarà significativo per lo sviluppo della Cina e la situazione nell’Asia-Pacifico nel complesso.
Per il Giappone, il nuovo anno potrebbe diventare cruciale per la “normalizzazione” a lungo cercata nel Paese. La caratteristica principale dell'”anomalia” giapponese (secondo le convenzioni di questa categoria in un mondo sempre più folle) è l’articolo 9 della Costituzione, che prevede, in primo luogo, che l’uso della forza militare per affrontare sfide in politica estera sia illegale “per sempre” e in secondo luogo (quindi) vietare di avere proprie forze armate. Tuttavia, il secondo postulato si presenta già anacronistico dato che, infatti, il Giappone ha da tempo una delle forze armate più potenti del mondo: “le Forze di Autodifesa giapponesi”. Così l’assai probabile eliminazione del secondo postulato dell’articolo 9 comporterà solo la ridenominazione delle Forze di Autodifesa giapponesi in ciò che sono: “Forze Armate”. Secondo i sondaggi, i cittadini del Paese sono pronti ad accettare la realtà della denominazione delle forze armate esistenti. Tuttavia, non sono (ancora) pronti ad accettare che queste forze attuino tutti i compiti assegnati alle forze armate di uno Stato “normale”. Ad esempio, se quest’ultimo si allea con qualche altro Stato “normale”, significa che ciascuno di essi sarà pronto a fornire (in determinate circostanze) aiuto armato all’alleato. Il primo postulato dell’articolo 9 lo rende quasi impossibile al Giappone. Se gli Stati Uniti estendono al Giappone l'”ombrello della sicurezza nucleare” in virtù del trattato del 1960, le Forze navali giapponesi, perfettamente in grado, non hanno il diritto di aiutare la flotta degli USA (con i rifornimenti di vettovaglie, per esempio), se al largo del Giappone subisse attacchi da uno Stato “terzo”.
Anche se la nuova legislazione sulla difesa adottata nell’autunno 2015 apre in qualche modo all’accettazione degli obblighi dell’alleanza USA-Giappone, il primo postulato dell’articolo 9 rimane un ostacolo insormontabile per qualsiasi ampio sviluppo di tale tendenza. Inoltre, uno squilibrio simile (anche se, ovviamente, meno evidente) può osservarsi nelle relazioni tra USA ed Europa. Anche se alle origini il già citato “squilibrio” era completamente razionale e reciprocamente vantaggioso per i contraenti, gli statunitensi attualmente non ne sono più interessati, e l’esistenza provoca insoddisfazione tra i cittadini degli Stati Uniti che, infine, hanno fatto vincere a D. Trump le elezioni presidenziali. La classe politica giapponese respinge completamente le restrizioni all’industria della Difesa, data la necessità oggettiva dell’alleanza con gli Stati Uniti (oltre alla crescita globale della Cina). Questo non è certo possibile, ora, senza l'(almeno parziale) allineamento agli obblighi tra le parti. L’obiettivo principale della politica del Primo ministro Shinzo Abe è la revisione della Costituzione del dopoguerra. Nel tentativo di superare la resistenza dei giapponesi al processo di piena “normalizzazione” del Paese, il governo gioca la carta del “patriottismo”, dalla metà dello scorso anno, in modo così trasparente da fare intendere che l’attuale Costituzione fu scritta da un gruppo di avvocati dall’amministrazione occupante del generale D. MacArthur. Tali sforzi sono falliti. In generale, i giapponesi sono soddisfatti dello status quo del dopoguerra, indipendentemente l’autore della base costituzionale. Tuttavia, ciò rafforza la determinazione di Abe a raggiungere il suo obiettivo, come dimostra la dichiarazione del 4 gennaio 2017, nel corso di una visita al principale santuario shintoista, ad Ise. Ricordando che il prossimo anno sarà il 70° anniversario dell’adozione della Costituzione, Abe sosteneva di “studiare le lezioni del passato, e di procedere con il rinnovamento della nazione per i prossimi 70 anni”. Frasi come “rinnovamento della nazione” e “responsabilità per le prossime sfide” sicuramente si riferiscono alle dichiarazioni di alcuni membri del suo gabinetto (in particolare, la ministra della Difesa Tomomi Inada) sulla necessità di adottare la “sua” Costituzione.
Attualmente, il governo del Partito Liberaldemocratico e del suo “socio di minoranza” partito Komeito, che hanno i due terzi dei voti nelle camere del Parlamento, ha i presupposti per avviare un estremamente difficile procedimento per modificare la costituzione. Tuttavia, i suoi promotori affronteranno l'”agguato” nella fase finale del processo, quando dovranno avere la maggioranza al referendum nazionale, cosa più facile a dirsi che a farsi. Va ricordato che la società giapponese non è pronta ad abbandonare le condizioni confortevoli della politica estera decisa dall’attuale Costituzione. La prospettiva di battere l’opposizione passiva dell’opinione pubblica è piuttosto dubbia senza il sostegno dei partiti d’opposizione. Pertanto, il Partito Liberaldemocratico invita l’opposizione ad iniziare a discutere necessità e contenuto delle modifiche. Gli oppositori hanno apparentemente deciso di “parlarne” ma certamente non sosterranno il progetto di abolizione (almeno) del primo postulato dell’articolo 9. Sulle prospettive dell’adozione di emendamenti costituzionali, un cambiamento “favorevole” del pubblico sarebbe assicurato dal deterioramento delle relazioni con la Cina e dalle simultanee misure adottate da D. Trump, secondo le sue dichiarazioni pre-elettorali di “carattere neo-isolazionista”. Se il primo fattore sembra destinato a essere più o meno “favorevole” (cioè non vi sono evidenti miglioramenti nelle relazioni Giappone-Cina), la politica estera degli USA tendente al “neo-isolazionismo” è stata evidentemente abbandonata. In ogni caso (secondo alcune fonti), William Hagerty, nominato da D. Trump nuovo ambasciatore degli Stati Uniti, arriverà a Tokyo e, essendo attesissimo dall’élite giapponese, sarà “indispensabile nel rafforzare i rapporti Giappone-USA”. Come dice il proverbio, le preghiere del primo ministro giapponese sono state ascoltate da D. Trump neopresidente degli Stati Uniti.
Ora, è difficile dire come l’attuazione specifica delle suddette tendenze estere influenzi i piani dell’attuale leadership per fare del 2017 l’anno di svolta della “normalizzazione” del Paese. Il fatto che il Giappone sia sul punto di un mutamento radicale è testimoniato dall’importantissimo segnale ricevuto nell’agosto 2016, quando l’imperatore Akihito dichiarò l’intenzione di dimettersi “per motivi di salute”. Tuttavia, i dettagli che accompagnavano questa affermazione (del tutto eccezionale per la storia del Giappone) meritano ulteriori considerazioni.JAPAN-US-DIPLOMACYVladimir Terekhov, esperto sui temi della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mentre la Kuznetsov rientra alla base, US Navy e Royal Navy sono ‘in riparazione’

Alexander Mercouris, The Duran 12/2/2017cc5f31c345eb4b98973984b9a44168ddContrariamente alle notizie allarmistiche su internet, l’Admiral Kuznetsov completava la missione in Siria senza seri indicenti, e i media confermano che le portaerei della Marina militare degli Stati Uniti e la flotta dei sottomarini d’attacco nucleari della Royal Navy sono in porto per riparazioni.
Pochi mesi fa i media occidentali impazzavano sulla portaerei della Russia, l’Admiral Kuznetsov, che navigava a tutto vapore verso le coste siriane. I ben noti problemi all’apparato motore dell’Admiral Kuznetsov, che non hanno mai ostacolato la missione, furono grottescamente esagerati presentando la nave come arcaico e obsoleto lasciato della guerra fredda. Come dissi al momento, i problemi ai motori della nave non erano tali da comprometterne la missione, ed erano ben noti e comprensibili. Da allora non si sono avute notizie di guasti ai motori dell’Admiral Kuznetsov nella missione in Siria, ed ora è rientrata nel porto di stanza, in Patria, al sicuro. Nel frattempo, si è saputo che
1) l’HMS Duncan, esemplare degli avanzati cacciatorpediniere Tipo 45 della Gran Bretagna, ha avuto un guasto a novembre e si è dovuto rimorchiarlo in porto, e che tutti i cacciatorpediniere Tipo 45 hanno motori inaffidabili e mal progettati;
2) l’USS Zumwalt, ultimo e più avanzato cacciatorpediniere dell’US Navy, si è guastato a novembre, mentre transitava nel canale di Panama;
3) tutta la potente forza di 10 portaerei a propulsione nucleare dell’US Navy, all’inizio di gennaio, era in bacino per riparazioni, non una sola unità era operativa;
4) l’intera flotta di sottomarini d’attacco nucleari inglesi è fuori servizio e in riparazione, con un solo sottomarino attivabile, ma sempre in porto, mente la nuova classe Astute è afflitta da problemi ai motori e di altri tipo. I capi della Royal Navy ne erano così chiaramente imbarazzati che non lo riferirono alla prima ministra Theresa May. (In tutta onestà la Royal Navy ha “categoricamente negato” la storia. Tuttavia, il Daily Telegraph che aveva pubblicato la smentita, l’ha immediatamente minata riportando una fonte di Whitehall dire che “nessuno è onesto sullo scandalo“).
5) due terzi degli aerei F/A-18 Hornet e Super Hornet dell’US Navy sono a terra, secondo Defense News: “Nel complesso, più della metà degli aeromobili della Marina è a terra, soprattutto perché non ci sono abbastanza soldi per ripararli. Inoltre, non ci sono abbastanza soldi per riparare le navi e il numero di navi che necessita di manutenzione continua a crescere. Le revisioni, “disponibilità” in gergo della marina, vengono cancellate o differite, e quando le navi le ricevono, hanno bisogno di più tempo per completarle. La revisione di una portaerei richiede almeno tre anni, e alcuni sottomarini restano fuori servizio per periodi prolungati, quattro anni o più. Un sottomarino, il Boise, ha perso la certificazione alle immersioni e non può più operare aspettando di entrare in cantiere. I capi affermano che, se ulteriori fondi non saranno resi disponibili, altri cinque sottomarini saranno nelle stesse condizioni entro la fine dell’anno. La Marina non riceve i fondi per spostare il personale in servizio e le famiglie, cambiandone l’assegnazione, e circa 440 milioni di dollari servono per lo stipendio dei marinai. L’arma sostiene che il 15 per cento dei suoi impianti a terra è in rovina, in attesa di riparazione, sostituzione o demolizione.”
Il senso della proporzione è all’ordine. Il fatto che US Navy e Royal Navy subiscano l’esubero dei costi e che molte navi sono in porto per riparazioni, non significa che siano forze esaurite o tigri di carta. Le navi da guerra, soprattutto portaerei e sottomarini nucleari, sono tra le macchine più complesse mai costruite, ed è comprensibile che richiedano manutenzione costante ed intensa. Al di là che i costi operativi per queste navi siano fenomenali, è molto più conveniente tenerle in porto quando non vi è alcuna necessità di schierarle. Tuttavia, se è giusto mostrare proporzione e comprensione per i travagli di US Navy e Royal Navy, si dovrebbe ugualmente fare la stessa cosa per i militari russi, come la Marina militare russa, e non arpeggiare costantemente sui alcuni problemi che, come dimostra l’Admiral Kuznetsov, in realtà non ne affliggono l’operatività. Al contrario, la serie di esercitazioni operative a cui le Forze Armate russe sono ripetutamente sottoposte, molte avviate senza alcun preavviso per le unità coinvolte, suggerisce che le Forze Armate russe sono attualmente più operative di molti eserciti occidentali.150616060515-3-carriers-san-diego-super-169

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le “Fake News” sulla Corea democratica

Caleb Maupin New Eastern Outlook /11/02/20171028339508I media continuano la campagna contro le “notizie false”, invitando la gente a ascoltare solo i soliti media capitalisti filo-occidentali, nonostante la loro documentata storia di imprecisioni. I media statunitensi denigrano tutto ciò che riguarda la Repubblica Popolare Democratica di Corea, un grande esempio di parzialità e inganno. A volte i media degli Stati Uniti vengono colti a riportare palesemente falsità sulla Corea democratica, come ad esempio la pretesa scandalosa che Kim Jong-Un abbia giustiziato qualcuno facendolo sbranare da un branco di cani selvatici. Ciò s’è dimostrato falso, o fake news. Tuttavia, la maggior parte del pubblico viene ingannato sulla RPDC in modo più sottile.

I “miracoli economici” dimenticati
Ad esempio, la maggioranza degli statunitensi crede che il sistema economico della metà settentrionale della penisola coreana sia un fallimento assoluto che ha causato null’altro che carestie; ciò è palesemente falso. Un nuovo video del Council on Foreign Relations, think tank della politica estera statunitense, vede Scott Snyder menzionare di passaggio: “E’ un sistema socialista, basato sul modello sovietico. L’economia è centralizzata e funzionò bene nei primi anni ’60, ma s’è bloccata“. Un articolo della BBC del 2008 diceva la stessa cosa: “A un certo momento, l’economia centralmente pianificata della Corea democratica sembrava funzionare bene, anzi, nei primi anni dopo la creazione della Corea democratica, dopo la seconda guerra mondiale, ebbe risultati spettacolari. La mobilitazione di massa della popolazione, insieme all’assistenza tecnica e gli aiuti finanziari sovietici e cinesi posero tassi di crescita economica annua del 20%, addirittura del 30%, negli anni successivi la devastante guerra di Corea del 1950-1953. Ancora nel 1970, la Corea del Sud languiva all’ombra del “miracolo economico” del Nord“. Lo Studio della RPDC pubblicato dall’US Library of Congress descrive in dettaglio i risultati economici del Paese, come alloggi, alfabetizzazione, autosufficienza e accesso alle sanità. La carestia si ebbe negli anni ’90. All’indomani del crollo dell’Unione Sovietica, la Corea democratica non poteva importare petrolio, da cui il sistema alimentare del Paese dipendeva. Nella Corea democratica tale periodo è noto come l'”ardua marcia”. Il governo incolpò le sanzioni degli Stati Uniti per la crisi alimentare. Tuttavia, quando si parla di Corea democratica, i media statunitensi sottolineano il periodo dell'”ardua marcia” e omettono i “miracoli economici” degli anni ’60. Inoltre, le cause della crisi alimentare degli anni ’90 non vengono mai spiegate. Un singolo episodio della carestia degli anni ’90 non rappresenta l’intera esperienza della costruzione del socialismo in Corea democratica. Inoltre, il pubblico è portato a credere che gli unici fattori furono fallimento dell’economia socialista e incapacità del Partito dei Lavoratori di Corea. Di solito evitando di parlate degli altri fattori, come sanzioni, mancanza di terreni coltivabili, siccità, inondazioni, ecc.

Nucleare: tutta la storia
L’altro esempio di omissione ed enfasi riguarda la proliferazione nucleare. La Corea democratica si ritirò dal trattato di non proliferazione nucleare il 10 gennaio 2003. E si riconosce ora che il Paese possiede armi nucleari. Perché? I media statunitensi ignorano, omettono o nascondono il contesto dello sviluppo delle armi nucleari nordcoreane. Il pubblico è portato a credere che la Corea democratica abbia sviluppato in modo casuale le armi nucleari, con il desiderio di attaccare gli Stati Uniti o minacciare i vicini. Si veda meglio il contesto omesso della storia della proliferazione nucleare nella penisola coreana. Durante la guerra di Corea, milioni di coreani morirono. Alcuni stimano che circa il 30% della popolazione della Corea democratica andò persa. Ogni edificio di più di un piano fu distrutto. Durante la guerra, gli Stati Uniti pensarono apertamente di usare le armi nucleari contro le forze coreane e cinesi. Douglas MacArthur fece queste minacce pubblicamente. La Corea democratica ratificò il trattato di non proliferazione nucleare nel 1985. Nel 1993 minacciò di ritirarsi. A quel tempo, il Paese subiva carestia, minacce e sanzioni degli Stati Uniti, e la scomparsa degli alleati sovietici. Vi furono negoziati tra governo degli Stati Uniti e della Corea democratica da cui la Corea democratica non si ritirò. Nel 1994 l'”accordo quadro” fu posto tra Stati Uniti e Corea democratica. Si comprese che la Corea democratica avrebbe avuto aiuti agricoli e petrolio e gli Stati Uniti adottato relazioni diplomatiche con la Corea democratica, il tutto in cambio della non proliferazione nucleare. Tuttavia, gli Stati Uniti non adempirono mai all’accordo. Il Congresso degli Stati Uniti bloccò l’accordo che l’amministrazione Clinton aveva negoziato. In tale contesto, la Corea democratica non seguì gli obblighi dell’accordo e, infine, creò le armi nucleari. I media statunitensi ovviamente ignorano questi eventi. La leadership della Corea accettò di non sviluppare le armi nucleari in cambio di cibo per la popolazione affamata, così come di altre forme di aiuto umanitario, nel periodo delle carestie. I capi degli Stati Uniti non rispettarono le loro promesse. Poco cibo e petrolio fu consegnato. Quindi non sorprende od offende che la Corea democratica abbia lasciato perdere l’accordo, infine, e costruito le armi nucleari? Tale azione si conforma al racconto dello “Stato canaglia” guidato da un leader “folle” intenzionato a distruggere il pianeta?
Quando alcuni fatti di base sono menzionati, l’intero racconto e la percezione della Corea democratica vanno a pezzi. La Corea democratica non ha sempre subito la carestia e secondo le fonti, anche piuttosto ostili come BBC e Council on Foreign Relations, il suo sistema economico ebbe successo e inoltre la Corea democratica sviluppò armi nucleari solo in risposta all’inadempienza degli Stati Uniti ai loro obblighi nel negoziato. Avevano promesso certe cose in cambio della non creazione di armi nucleari. Non le ebbero e così andarono avanti. Questi fatti sono convenientemente dimenticati in ogni discussione sulla Corea democratica, ma sono molto importanti per capire il Paese e il suo rapporto con il mondo. Ignorando aspetti importanti della realtà, i media diffondono “notizie false” spingendo ad ascoltare esclusivamente esse? Non è probabilmente una buona idea, soprattutto per chi vuole la pace.16708720Caleb Maupin è un analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche presso il Baldwin-Wallace College ed è stato ispirato e coinvolto nel movimento Occupy Wall Street, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora