La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

6Gaven

Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

7Hughes

Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

12Eldad

Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

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La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

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Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Si rafforza la cooperazione tecnico-militare russo-indiana

Alessandro Lattanzio, 21/2/20151447585Sebbene il caccia francese Rafale avesse vinto il concorso per un nuovo caccia per l’IAF, vi è la possibilità di eventuale abbandono del contratto d’acquisto del Rafale, “Al momento, la situazione non si sviluppa nel migliore dei modi per l’aeronautica militare indiana“, afferma Konstantin Makienko, vicedirettore del Centro per l’analisi delle strategie e tecnologie (CAST), “Anche se il contratto per la fornitura del Rafale viene infine concluso, rischia di comportare costi enormi per l’India, circa 20 miliardi di dollari e forse più, mentre la flotta potrebbe rivelarsi obsoleta al momento della consegna. Nel 2015, la scelta di una piattaforma di quarta generazione può essere visto solo come una soluzione temporanea. L’obiettivo a lungo termine deve essere una piattaforma di quinta generazione“, su cui lavora il programma congiunto russo-indiano del caccia di quinta generazione (FGFA).
Nel 2012, il Ministero della Difesa indiano scelse il Rafale della Dassault per il programma Medium Multi-Role Combat Aircraft (MMRCA), ma l’accordo andava subito in stallo sulla questione della produzione su licenza presso l’Hindustan Aeronautics Limited (HAL), una richiesta di Delhi che Dassault si rifiutava di accettare. La Russia propone una soluzione migliore, Jurij Sljusar, Direttore dell’United Aircraft Corporation, il 19 febbraio a Bangalore dichiarava “Quali aeromobili sarebbero più adatti alle esigenze del cliente? Il nostro evidente vantaggio competitivo è che l’India già produce questi aerei proprio qui, in questo momento. Le fabbriche sono state costruite, la tecnologia fornita, i documenti trasmessi, piloti, ingegneri e tecnici addestrati“. Il direttore della RSK MiG Sergej Korotkov annunciava l’intenzione di proporre la versione aggiornata del MiG-35, se l’India rigetta il Rafale. “Abbiamo tutte le possibilità di competere per il contratto. Non abbiamo perso la speranza che una futura gara sia annunciata“. Esternamente, il MiG-35 non è diverso dal MiG-29, ma la cabina di pilotaggio è dotato di sistemi digitali e pannelli LCD che visualizzano tutti i dati di volo e combattimento. E’ il prototipo del cockpit del caccia di quinta generazione, afferma Givi Janjgava a capo dello Technocomplex, la società che sviluppa avionica russa. Il secondo aggiornamento è il nuovo motore RD-33OVT del Klimov DB. L’ugello può ruotare in qualsiasi direzione sia durante il volo di crociera che in postcombustione. Questa caratteristica rende il MiG-35 assai maneggevole e controllabile in tutte le modalità, dall’alta velocità allo stallo. Il MiG-35 è in grado di ingaggiare bersagli aerei, terrestri e marittimi essendo dotato del radar Zhuk-ME con modalità di mappatura del terreno. La gittata dell’armamento aria-aria è stata largamente ampliata. Il caccia può trasportare 6 tonnellate di carico bellico invece delle 4 delle versioni precedenti. Infine il MiG-35 può essere utilizzato non solo dagli aeroporti ma anche dalle portaerei.
1_o_2 Ruslan Pukhov, direttore del Centro per l’Analisi delle strategie e tecnologie di Mosca, affermava, “La Russia ha fatto del suo meglio per spiegare all’India, come riguardo all’Eurofighter, che è completamente senza senso acquistare una piattaforma progettata negli anni ’80 per una tale enorme somma di denaro, soprattutto perché la flotta completa sarà pienamente operativa, diciamo, tra 10 anni“. Con tale denaro l’India invece di comprare i Rafale, potrebbe acquistare un prodotto che già sa gestire, e le cui capacità operative sono superiori a quella di qualsiasi altro velivolo dell‘Indian Air Force. Inoltre, Dmitrij Shugaev, Vicedirettore per gli affari internazionali presso la Rostec, indicava i problemi del Rafale anche nella riluttanza di Francia a consegnare le navi Mistral, le cui motivazioni sarebbero fonte di preoccupazione per l’India riguardo l’accordo. Shugaev affermava, “Oggi, vendere un prodotto particolare all’India è piuttosto problematico, dato che il Paese vuole anche costituire joint venture e laboratori congiunti. Tutti vogliono armi moderne, armi di nuova generazione, nuove tecnologie, essendo una tendenza globale“. Il prezzo elevato, e in qualche misura, il rifiuto di trasferire le tecnologie di produzione, così come la reputazione minata dalla Francia per il suo accordo mancato con la Russia per la fornitura delle navi Mistral, motiverebbero l’India ad abbandonare il contratto per l’acquisto dei caccia Rafale, a favore dei russi Su-30MKI. Infatti, secondo l’esperto Victor Murakhovskij, “Prima di tutto questo jet da combattimento è davvero troppo caro. In secondo luogo, i francesi non sarebbero d’accordo a trasferire alcune tecnologie che consentano l’assemblaggio parziale e poi la produzione di componenti presso società indiane. Mosca ha proposto una versione modernizzata del Su-30MKI, in cui una percentuale significativa di componenti sarebbe prodotta in India, e in futuro, l’assemblaggio organizzato presso le compagnie indiane. Questo interessa il nuovo governo, e il nuovo ministro della Difesa“. Secondo l’esperto la Dassault Aviation Company, è una “società francese è molto inflessibile e anche, forse, un partner arrogante, cosa che ha già creato molti problemi all’azienda“, mentre “gli indiani sono negoziatori molto difficili, spingendo il venditore a ridurre i prezzi, ma Dassault, da parte sua, non è incline a cedere, e col passare del tempo, i prezzi continuano a salire“. Per Makienko, l’IAF dovrebbe abolire la gara per l’acquisizione del MMRCA dopo di che, acquistare di 60-70 Su-30MK, e ulteriori MiG-29 nella nuova configurazione UPG, degli aerei di nuova costruzione, e anche acquisire alcuni Mirage-2000 di seconda mano dagli Emirati Arabi Uniti. Ciò permetterebbe all’India di risolvere i suoi problemi spendendo circa 10 miliardi di dollari.
Gli istituti di ricerca e le industrie indiane saranno coinvolti nel programma di modernizzazione del Su-30MKI, rafforzandone le capacità di combattimento. I progettisti lavorano per armare il Su-30MKI con il missile supersonico da crociera russo-indiano BrahMos, che ne migliorerà significativamente le capacità di combattimento, ciò in stretta collaborazione con la Corporation Irkut OJSC, dell’United Aircraft Corporation. Gli aviogetti Su-30MKI costituiscono la spina dorsale della forza da combattimento dell’Indian Air Force. Le Hindustan Aeronautics Ltd (HAL) assemblano oltre l’80% dei caccia Su-30MKI in servizio presso l’Indian Air Force, mentre la successiva fase della produzione su licenza prevede il ciclo di produzione completo del velivolo. Per garantire tale programma l’Irkut OJSC ha trasferito alle HAL tutta la tecnologie necessarie e l’esperienza nella produzione in serie dei Su-30MK. Il programma di produzione coinvolge oltre 150 imprese industriali indiane e i prodotti high-tech locali vengono installati sugli aerei da combattimento indiani. Secondo il rappresentante dell’Irkut, HAL ora revisiona completamente i cacciabombardieri Su-30MKI, il primo dei quali è stato consegnato all’IAF a gennaio. Infatti, finora l’Irkut aveva consegnato alle HAL 41 cacciabombardieri Su-30MKI, previsti dal nuovo contratto, di cui 14 già operativi presso l’IAF. “L’Irkutsk Aviation Plant ha iniziato la collaborazione con l’India più di 30 anni fa, con la produzione su licenza dei caccia-bombardieri MiG-27. Collaborando abbiamo raggiunto ottimi risultati nel programma del Su-30MKI“, dichiarava Oleg Demchenko, presidente dell’Irkut Corporation, che ha anche espresso fiducia sulla cooperazione nei nuovi programmi, come l’aereo di linea MS-21.
Secondo Sergej Goreslavskij, capo della delegazione della Rosoboronexport all’AeroIndia 2015, nel caso l’India, invece dei caccia francesi Rafale, acquistasse dalla Russia altri cacciabombardieri Su-30MKI, la Russia sarebbe pronta a lavorare a tale accordo, inoltre riguardo al programma congiunto russo-indiano del caccia di quinta generazione (FGFA), di cui è stata completata la prima fase che prevede lo sviluppo di modelli concettuali e tecnici, passando alla fase di progettazione, costruzione dei prototipi e relativi prove e certificazioni. Anche riguardo la progettazione dell’aereo da trasporto multiruolo MTA, UAC-TA OJSC e HAL sono entrati nella seconda fase progettuale, passando dalla progettazione preliminare per identificare i requisiti chiave dei sistemi, al loro sviluppo. Il Multirole Transport Aircraft, è un aereo da trasporto leggero biturbina con un peso massimo al decollo di 65 tonnellate, destinato a sostituire il BAe 748 e l’Antonov An-26, attualmente in servizio in India. L’attuale programma di cooperazione tecnico-militare tra Russia e India prevede la realizzazione di 200 progetti. Secondo il vicedirettore del Servizio federale russo per la cooperazione tecnico-militare, Anatolij Punchuk, “La Russia ha fornito all’India armi e attrezzature militari del valore di 4,7 miliardi di dollari nel 2014“. Secondo l’ambasciatore russo in India, Aleksandr Kadakin, l’80 per cento degli equipaggiamenti della Marina indiana e il 70 per cento di quello dell’aeronautica indiana sono russi. Anche il ministro degli Esterni indiano V K Singh aveva notato l’attrattiva di prezzi e affidabilità dei caccia multiruolo russi Su-30 prodotti su licenza in India, rispetto al Rafale francese. Il Ministro degli Esterni indiano VK Singh aveva notato l’attrattiva di prezzi e affidabilità dei caccia multiruolo russi Su-30 prodotti su licenza in India, rispetto al Rafale francese.

fgfa_wip_by_parijatgaur-d3e4fgrFonti:
RBTH
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Russia Insider
Sputnik

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La svolta di Putin e dell’Iran

F. William Engdahl New Eastern Outlook 22/02/201510904459Le dinamiche della politica estera russa dopo che gli Stati Uniti hanno dichiarato de facto la guerra delle sanzioni finanziarie ed economiche alla Russia, sono impressionanti, per usare un eufemismo. Se sarà sufficiente a spezzare l’assedio economico di Washington e aprire la via ad una vera economia globale alternativa alla bancarotta del sistema del dollaro USA, non è ancora chiaro. Ciò che è chiaro è che Vladimir Putin e la fazione dei baroni industriali che ha deciso di sostenerlo, non sono spaventati. L’ultimo esempio è la visita del ministro della Difesa russo a Teheran, concludendo importanti accordi di cooperazione militare con l’Iran. Le implicazioni per entrambi i Paesi, così come il futuro dell’Eurasia, sono potenzialmente enormi. Il 20 gennaio a Teheran, Russia e Iran hanno firmato un accordo di cooperazione militare. Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu e il ministro della Difesa e Logistica iraniano Hossein Dehghan hanno firmato il nuovo accordo. Commentandone il significato, Shojgu ha dichiarato, “è stata posta la base teorica della cooperazione militare“, aggiungendo che i due Paesi hanno deciso “una cooperazione bilaterale su attuazione e promozione dell’incremento delle capacità militari delle forze armate dei nostri Paesi“. I due hanno anche concordato “l’importanza della necessità di sviluppare la cooperazione tra Russia e Iran nella lotta all’ingerenza negli affari regionali di forze esterne, è stata inquadrata“, ha dichiarato il Ministro della Difesa iraniano Dehghan. Per assicurarsi che nessuno lo fraintendesse, aggiungeva che la ragione dell’aggravarsi della situazione nella regione era la politica degli Stati Uniti “d’intromissione negli affari interni di altri Paesi”. L’avvicinamento dei due Paesi eurasiatici, che si affacciano sullo strategico Mar Caspio, ha enormi implicazioni nella geopolitica globale. L’amministrazione Obama ha cercato di corteggiare l’Iran con il bastone (sanzioni economiche) e la carota (promessa di toglierle) negli ultimi diciotto mesi affinché Teheran facesse concessioni importanti sul suo programma nucleare. Fino a poco tempo prima, nonostante le sanzioni degli Stati Uniti per l’Ucraina, la Russia era disposta a mostrare “buona fede” verso Washington partecipando al negoziato 5+1 sul nucleare con l’Iran, convincendo Teheran a fare concessioni importanti sul suo programma nucleare, in cui la Russia ha completato la centrale nucleare di Bushehr, la prima in Medio Oriente. Questa fase è chiaramente finita e la mano dell’Iran nei negoziati con Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito è ora più forte, sanzioni o meno.

Iran, Siria e guerra delle pipeline
Per Washington, la pressione nucleare rientra nel tentativo di costringere l’Iran ad abbandonare l’alleato Bashar al-Assad in Siria, aprendo la via al Qatar, stretto alleato dell’Arabia Saudita e sito del maggiore giacimento di gas naturale del mondo, nel Golfo Persico. Il Qatar, primo finanziatore dei terroristi del SIIL addestrati da statunitensi ed israeliani in Siria e Iraq, vuole esportare il suo gas nell’UE attraverso Siria e Turchia. L’Iran, che detiene l’altra parte dell’enorme giacimento di gas del Golfo Persico, il North Pars, al largo delle sue coste, ha firmato un accordo per un oleodotto strategico con Assad e l’Iraq nel giugno 2011, per costruire il nuovo gasdotto Iran-Iraq-Siria di 1500 chilometri dal grande giacimento di gas ad Asaluyeh, porto iraniano nei pressi di South Pars e Damasco in Siria. Da lì il gasdotto arriverebbe via Libano sul Mediterraneo orientale e al grande mercato europeo del gas. L’hanno chiamato “gasdotto islamico”. Il volume di gas dell’Iran sarebbe modesto rispetto all’originale gasdotto South Stream di Gazprom della Russia. Si stima che circa 20 miliardi di metri cubi all’anno rimarrebbero, dopo il consumo locale (pre-guerra in Siria) per il gasdotto Iran-Iraq-Siria per l’Europa, rispetto ai 63 miliardi di South Stream. Il Qatar ne uscirebbe perdente. Al Qatar, Paese sunnita che finanzia SIIL, Fratelli musulmani e altri jihadisti, non piace l’idea. Il Qatar avvicinò Assad nel 2009 proponendo la pipeline Qatar-Siria per l’Unione europea attraverso la Turchia, ma fu respinto di netto. Assad disse che le sue relazioni con Russia e Gazprom erano più importanti. Fu solo al momento della firma sul gasdotto islamico Iran-Iraq-Siria nel giugno 2011, che Washington, Arabia Saudita e Qatar decisero di lanciare la grande guerra per rovesciare Assad e sostituirlo con un regime sunnita amico di Qatar e Washington. Difficilmente una coincidenza.

Stretti legami militari tra Iran e Russia
Oggi la Russia di Putin e l’Iran sono solidi alleati della Siria di Assad nella guerra per liberare la Siria dai terroristi del SIIL addestrati dagli Stati Uniti. Tuttavia, la collaborazione tra Mosca e Teheran è stata cauta finora. Nel 2010, quando era presidente, responsabile della politica estera e di difesa russa, Dmitrij Medvedev fece molte mosse concilianti per mettersi sul “lato buono” di Washington. Era l’epoca dello stupido “Reset” nelle relazioni USA-Russia di Hillary Clinton dopo che Putin aveva lasciato e Obama era appena divenuto un “pacifista democratico”. Una delle mosse più costose di Medvedev fu la firma del decreto del Presidente della Repubblica nel settembre 2010 per sostenere il bando dell’ONU sponsorizzato dagli USA sulle vendite di armi all’Iran, nell’ambito delle sanzioni USA contro il presunto programma di armi nucleari dell’Iran. Il costo del bando russo per le industrie militari fu pari ai 13 miliardi di dollari di fatturato militare-tecnico con l’Iran negli ultimi anni, secondo una stima da parte del Centro per l’Analisi del mondiale sul commercio delle armi (CAWAT). Il decreto di Medvedev vietava vendite militari della Russia all’Iran, compreso il trasferimento di armi all’Iran al di fuori dei confini russi o con aerei o navi sotto bandiera dello Stato russo. Medvedev inoltre retroattivamente annullò l’acquisto prepagato dall’Iran dei sofisticati sistemi missilistici superficie-aria russi SAM S-300. L’Iran quindi citò in giudizio la Rosoboronexport russa presso la Corte di conciliazione e di arbitrato dell’OSCE a Ginevra. Fino ad oggi il problema degli S-300 era stato un importante pomo della discordia tra Teheran e Mosca. Ora, secondo un rapporto di DebkaFile.com, sito collegabile all’intelligence israeliana, la Russia ha accettato non solo di fornire i sistemi missilistici S-300 che l’Iran ha acquistato nel 2007. La Russia gli consegnerà anche gli avanzati sistemi missilistici S-400. Citando il ministero della Difesa iraniano, il Colonnello-Generale Leonid Ivashov, ex-funzionario del Ministero della Difesa russo, ha aggiunto: “I due Paesi hanno deciso di risolvere il problema dell’S-300: un passo è stato compiuto verso la cooperazione su economia e tecnologie bellica, almeno per sistemi difensivi come S-300 e S-400“. Gli specialisti militari dicono che l’S-400 è di gran lunga superiore ai missili degli USA Patriot PAC-3. Si crede siano il primo sistema al mondo che può utilizzare selettivamente diversi tipi di missili dei sistemi SAM precedentemente sviluppati che dei nuovi e unici SAM; un sistema mobile dal difficile il rilevamento e che può colpire i bombardieri strategici come B-1 e B-52H; aerei da guerra elettronica come EF-111A e EA-6; aerei da ricognizione come il TR-1; gli aerei radar come E-3A e E-2C; caccia come F-15 ed F-16; aerei Stealth come il B-2; missili da crociera strategici come il Tomahawk e missili balistici con gittata fino a 3500 km. Inoltre, il più colossale spreco del Pentagono, ad oggi, il Lockheed Martin F-35 Joint Strike Fighter, non è progettato per penetrare le difese dei sistemi S-300P/S-400. Oops… L’F-35 degli Stati Uniti può trasportare armi nucleari e doveva essere il “caccia del futuro” quando fu avviato nel 2001, quando Rumsfeld era al Pentagono. Con un decennio di ritardo, sforando del 100% il budget, costerà 1500 miliardi di dollari nella sua vita utile, di cui circa 400 miliardi già spesi. Solo due anni fa gli obbligatori tagli della difesa con il “sequestro” di Obama, hanno affettato i piani sull’F-35 e altri progetti-mangiatoia del Pentagono. Ora, utilizzando il SIIL in Siria e Iraq e il “conflitto” in Ucraina con la Russia, l’ultimo bilancio della difesa di Obama prevede oltre 35 miliardi di dollari da salvare dalle dovute riduzioni con il sequestro. Le crisi Ucraina e del SIIL sembrano aver salvato il complesso militare industriale degli Stati Uniti nel momento giusto…
Se il rapporto di DEBKAfile sul sistema missilistico S-400 all’Iran è vero, e certamente sembra esserlo, allora la geopolitica dell’intera battaglia dell’amministrazione Obama contro Russia Iran, Siria e presto Cina, è davvero stupidissima. La battaglia è guidata dai falchi ottusi del presidente Obama, come la consigliera del NSC Susan Rice. Sembrano incapaci di cogliere le connessioni tra gli eventi, e quindi, per definizione, non sono persone intelligenti, ma istruite dal complesso militare-industriale statunitense, ben evidenziato dalla Lockheed Martin primo contraente del disastroso F-35, e guidate dalla ricchissima oligarchia drogata dal potere che pensa di possedere il mondo. In realtà, come testimoniano i recenti avvenimenti, perde quel mondo che pensa di controllare con la sua stupidità. Alcuni la chiamano legge delle conseguenze non intenzionali.

russia-iranF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia ha trovato l’antidoto alla forza di reazione rapida della NATO?

Valentin Vasilescu, Reseau International, 9 febbraio 2015BMD-4-03Al vertice della NATO in Galles nell’estate 2014, gli Stati Uniti proposero, e gli altri Stati membri accettarono, la creazione di una forza di reazione rapida in Europa. Nei primi mesi del 2015, la decisione prende forma con la dichiarazione del tenente generale Ben Hodges, comandante delle forze USA in Europa, secondo cui una forza di spedizione statunitense di 150-160 carri armati M1 e blindati M2 e 24 pezzi d’artiglieria semoventi, sarà schierata in Germania, al confine con Russia e Paesi baltici.
Per poter fermare qualsiasi offensiva della NATO, incentrata nella potenza di fuoco di tale formidabile brigata statunitense, la Russia ha fatto una mossa a sorpresa. Il segreto dei russi è la massima efficienza della proiezione delle proprie forze su lunghe distanze in poche ore. La Russia sfrutta l’effetto sorpresa, ottenuta non utilizzando gli ingombranti carri armati T-90, ma aumentando mobilità e potenza di fuoco delle sue truppe aviotrasportate. Nel 2015 l’esercito sarà fortemente dotato di due tipi di blindati, i BTR-MD Rakushka e BMD-4M progettati per essere paracadutati dall’aereo Il-76, in modo da circondare l’avversario creando brecce e sbriciolandolo. Il BTR-MD Rakushka è un blindato cingolato da 13 t, in grado di muoversi a 70 km/h e di superare fiumi trasportando al sicuro un gruppo d’intervento di 13 paracadutisti o 2 tonnellate di munizioni. L’armamento è costituito da una mitragliatrice CKN da 7,62 millimetri e un lanciagranate automatico da 30 mm. Per supportare i BTR-MD Rakushka, i paracadutisti hanno un altro blindato da 13 t, il BMD-4M, il cui armamento è più complesso di quello di un carro armato essendo composto da un cannone da 100 mm montato sulla torretta e che spara proiettili convenzionali e missili guidati anticarro laserguidati (9M117 Bastion). La torretta ha anche un’altra arma da 30 mm che ha un rateo di tiro di 300 colpi al minuto, e quattro lanciamissili anticarro. Oltre al BMD-4M, le forze russe sono dotate dal 2005 dei carri armati leggeri Sprut-SD (da 18 t) armati con un cannone da 125 mm che può spaare missili anticarro laserguidati 9M119 Svir. L’aereo Il-76 ne può paracadutare due ad ogni sortita. La 106.md Divisione Aeroportata di Tula sviluppa i mezzi corazzati (6×6 e 4×4) tipo UAMZ 5313 Kolun (capienza di 16 persone) e UAMZ 4901 Toros. Per ottenere la massima precisione di tiro, i russi hanno deciso di introdurre un numero massiccio di moderni mezzi da ricognizione. Si tratta di antenne mobili in grado di creare una mappa digitale in tempo reale con le coordinate GPS degli elementi dello schieramento nemico, soprattutto dell’artiglieria, classica e mobile, e dei movimenti dei carri armati. I dati possono essere trasmessi all’artiglieria fino a una distanza di 50 km.
Il nuovo semovente da ricognizione dell’artiglieria PRP-4A Argus, è stato ottenuto montando un radar IL120-1 su un veicolo da combattimento della fanteria BMP-1, al posto della torretta. Il sistema è dotato di un dispositivo ottico di visione notturna, accoppiato a due telemetri laser periscopici 1D14-1, uno anteriore ed uno posteriore. L’equipaggio costituito da comandante, pilota, operatore radar e operatore dei sensori elettro-ottici. I due operatori sono dotati di display multifunzione KL-85cu collegati ai satelliti per le comunicazioni militari russe. L’apparecchiatura combinata a sensori operati a 360° in orizzontale e +/- 5° in verticale consente di determinare le coordinate di mezzi corazzati e artiglieria nemici fino a una distanza di 20-25 km, e gruppi isolati di soldati fino a 7 km. Per confondere i missili anticarro laserguidati dei nemici, il PRP-4A Argus ha un trasmettitore laser stroboscopico 1PN125 e lanciagranate 3VD35 che producono una cortina di aerosol. Il sistema PRP-4A Argus è stato testato nei poligoni della Russia ed opera in combinazione con l’obice semovente 2S19 MSTA-S da 152 mm e con il lanciarazzi termobarico da 30 tubi da 220 millimetri TOS-1, dimostrando piena compatibilità.

AH8A0094Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La de-dollarizzazione globale e gli Stati Uniti

Vladimir Odintsov New Eastern Outlook, 02/02/2015

A U.S. $100 banknote is placed on top of  100 yuan banknotes in this picture illustration taken in BeijingLa ricerca del dominio mondiale, che la Casa Bianca porta avanti da più di un secolo, si basa su due strumenti principali: il dollaro e la forza militare. Per evitare che Washington stabilisca la completa egemonia globale, alcuni Paesi recentemente rivedono le loro posizioni verso questi due elementi sviluppando alleanze militari alternative e spezzando la dipendenza dal dollaro. Fino alla metà del XX secolo, il gold standard è stato il sistema monetario dominante, basato sulla quantità fissa di riserve auree stoccate nelle banche nazionali, limitando i prestiti. A quel tempo, gli Stati Uniti possedevano il 70% delle riserve auree del mondo (esclusa l’URSS), quindi indebolirono il concorrente Regno Unito creando il sistema finanziario di Bretton Woods nel 1944. Qui il dollaro divenne la moneta predominante nei pagamenti internazionali. Ma un quarto di secolo dopo tale sistema si rivelò inefficace per l’incapacità di contenere la crescita economica di Germania e Giappone, oltre alla riluttanza degli Stati Uniti nel regolare le politiche economiche per mantenere l’equilibrio dollaro-oro. A quel tempo, il dollaro subì un drammatico declino, ma fu salvato grazie al sostegno dei ricchi esportatori di petrolio, soprattutto una volta che l’Arabia Saudita iniziò a scambiare il suo oro nero con le armi degli Stati Uniti e il supporto alle trattative con Richard Nixon. Perciò, il presidente Richard Nixon nel 1971 ordinò unilateralmente la cancellazione della convertibilità diretta del dollaro degli Stati Uniti con l’oro, e stabilì il sistema di valuta giamaicana in cui il petrolio era alla base del sistema del dollaro. Pertanto, non è un caso che da quel momento il controllo sul commercio di petrolio divenne la priorità della politica estera di Washington. In seguito al cosiddetto Nixon Shock gli impegni militari statunitensi in Medio Oriente e altre regioni produttrici di petrolio subirono un forte aumento. Una volta che tale sistema fu sostenuto dall’OPEC, la domanda globale di petrodollari aumentò mai come prima. I petrodollari divennero la base del dominio USA sul sistema finanziario globale, costringendo gli altri Paesi ad acquistare dollari per comprare petrolio sul mercato internazionale.
template_clip_image015 Gli analisti ritengono che la quota degli Stati Uniti sul prodotto interno lordo mondiale, oggi, non superi il 22%. Tuttavia, l’80% dei pagamenti internazionali avviene in dollari USA. Di conseguenza, il valore del dollaro è estremamente elevato rispetto alle altre valute, perciò i consumatori degli Stati Uniti ricevono merci importate a prezzi estremamente bassi, fornendo agli Stati Uniti un significativo profitto finanziario, mentre l’alta domanda di dollari nel mondo permette al governo degli Stati Uniti di rifinanziare il proprio debito a tassi d’interesse molto bassi. In tali circostanze, chi va contro il dollaro è considerato una minaccia diretta all’egemonia economica e agli elevati standard di vita dei cittadini statunitensi, quindi i circoli politici e d’affari a Washington tentano con ogni mezzo di opporsi a questo processo. Ciò si manifestò con il rovesciamento e il brutale assassinio del leader libico Muammar Gheddafi, che decise di passare all’euro nei pagamenti del petrolio, prima d’introdurre il dinaro d’oro per sostituire la moneta europea. Tuttavia, negli ultimi anni, nonostante il desiderio di Washington di usare qualsiasi mezzo per sostenere la propria posizione internazionale, le politiche degli Stati Uniti incontrano sempre più spesso opposizione. Di conseguenza, un numero crescente di Paesi cerca di abbandonare il dollaro statunitense, e la dipendenza dagli Stati Uniti, perseguendo una politica di de-dollarizzazione. Tre Stati sono particolarmente attivi in questo campo, Cina, Russia e Iran. Questi Paesi cercano di raggiungere la de-dollarizzazione a passo di corsa, insieme ad alcune banche e società energetiche europee attive nei loro territori.
Il governo russo ha tenuto una riunione sulla de-dollarizzazione nella primavera 2014, dove il Ministero delle Finanze annunciò il piano per aumentare la quota di accordi in rubli e il conseguente abbandono del cambio del dollaro. Lo scorso maggio, in occasione del vertice di Shanghai, la delegazione russa firmò il cosiddetto “affare del secolo” per l’acquisto, nei prossimi 30 anni, di 400 miliardi di dollari di gas russo dalla Cina, pagando in rubli e yuan. Inoltre, nell’agosto 2014 una società controllata da Gazprom annunciava la disponibilità ad accettare il pagamento in rubli di 80000 tonnellate di petrolio, dai giacimenti artici, da inviare in Europa, mentre il pagamento del petrolio fornito dall’oleogasdotto “Siberia orientale – Pacifico” potrà essere in yuan. Lo scorso agosto, mentre era in visita in Crimea, il presidente russo Vladimir Putin annunciava che “il sistema dei petrodollari dovrebbe diventare storia” mentre “la Russia discute l’uso di monete nazionali nelle transazioni con un certo numero di Paesi“. Queste misure, adottate di recente dalla Russia, sono le vere ragioni delle sanzioni occidentali. Negli ultimi mesi, la Cina s’è anche attivata in questa campagna “anti-dollaro”, dato che ha firmato accordi con Canada e Qatar per il cambio in valute nazionali, facendo del Canada il primo hub oltreoceano dello yuan in Nord America. Questo fatto da solo potenzialmente raddoppierebbe o addirittura triplicherebbe il volume degli scambi commerciali tra i due Paesi, dato che il volume dell’accordo di cambio stipulato tra Cina e Canada è pari a 200 miliardi di yuan. L’accordo della Cina con il Qatar sul currency swap diretto tra i due Paesi equivale a 5,7 miliardi di dollari colpendo duramente i petrodollari, divenendo la base per l’utilizzo dello yuan nei mercati del Medio Oriente. Non è un segreto che i Paesi produttori di petrolio del Medio Orussia-declares-warriente abbiano scarsa fiducia nel dollaro USA, a causa della esportazione d’inflazione, quindi altri Paesi OPEC potrebbero firmare accordi con la Cina. Nella regione del Sud-Est asiatico, la creazione di un centro di compensazione a Kuala Lumpur, che promuoverà un maggiore uso dello yuan, è un altro importante passo della Cina nella regione. Ciò si è verificato meno di un mese dopo che il centro finanziario leader in Asia, Singapore, era divenuto il centro di scambio dello yuan nel Sudest asiatico, dopo aver stabilito un rapporto diretto tra dollaro di Singapore e yuan. La Repubblica islamica dell’Iran ha recentemente annunciato la riluttanza ad usare dollari USA nel commercio estero. Inoltre, il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbaev, ha recentemente incaricato la Banca nazionale della de-dollarizzazione dell’economia nazionale. In tutto il mondo, le richiesta di creare un nuovo sistema monetario internazionale è sempre più forte. In tale contesto va osservato che il governo inglese ha intenzione di emettere titoli di debito in yuan, mentre la Banca Centrale Europea discute la possibilità d’includere lo yuan nelle sue riserve ufficiali. Queste tendenze appaiono ovunque, ma con la propaganda anti-russa, i media occidentali preferiscono tacere su questi fatti, in particolare quando l’inflazione negli Stati Uniti è alle stelle. Negli ultimi mesi, la percentuale di obbligazioni del Tesoro USA nelle riserve valutarie russe è diminuita rapidamente, venendo vendute a un ritmo record, mentre la stessa tattica è utilizzata da numerosi Stati. A peggiorare le cose per gli Stati Uniti, molti Paesi cercano di riprendersi le loro riserve auree negli Stati Uniti, depositate presso la Federal Reserve Bank. Dopo lo scandalo del 2013, quando la Federal Reserve degli Stati Uniti rifiutò di restituire le riserve d’oro tedesche al proprietario, i Paesi Bassi raggiunsero la lista dei Paesi che cercano di recuperare l’oro dagli Stati Uniti. Se avessero successo i Paesi che cercano il rientro delle riserve auree, ciò si tradurrebbe in una grave crisi per Washington.
I fatti qui riportati indicano che il mondo non vuole più affidarsi ai dollari. In queste circostanze, Washington usa la politica dell’aggravamento della destabilizzazione regionale che, secondo la strategia della Casa Bianca, dovrebbe considerevolmente indebolire i potenziali rivali degli USA. Ma c’è scarsa speranza che gli Stati Uniti sopravvivano al caos che hanno scatenato nel mondo.

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Questi sono i nemici di tutto ciò che ci è caro in America. I vostri figli devono ucciderli per noi!

Vladimir Odintsov, commentatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – StoAurora

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