Battaglia di Aleppo: l’inizio della fine…

Daraya: svolta nella guerra alla Siria?
Nasser Kandil, Top News Nasser-Kandil, 28 agosto 2016 – Reseau International

13010633Un analista militare che segue gli eventi da vicino ha detto che a Daraya, fino a ieri occupata dal quarto gruppo armato che dopo quattro anni annunciava la resa totale in cambio del passaggio ad Idlib, è una città cruciale nella guerra per procura contro la Siria. Aggiungeva che gli scontri sul fronte di Hasaqah, all’altra estremità del Paese, ordinati dagli Stati Uniti, erano l’ultima cartuccia per proteggere le milizie armate antigovernative trincerate in questa città, presupponendo che le unità d’élite della 4.ta Divisione dell’Esercito arabo siriano, cessata la lotta a Daraya, si sarebbero dirette su Hasaqah. Sempre secondo l’analista, l’importanza strategica Daraya è dovuta all’adiacenza all’aeroporto militare di Mazah, all’ingresso occidentale di Damasco, e l’area occupata dalle milizie antigovernative era all’ingresso del quartiere di al-Baramiqa, vicino al centro di Damasco e agli edifici statali, tra cui Presidenza e Governo centrale. Pertanto, se l’alto comando dell’Esercito arabo siriano fosse caduto nella trappola inviando la 4.ta Divisione sul fronte settentrionale, avrebbe influenzato più fronti critici, come ad esempio Jubar, Qan al-Shayq, Muadamyah, campo Yarmuq, con effetto domino fino nel Ghuta, Duma, Qunaytra, Dara e altre aree ai confini con Giordania ed Iraq. In effetti, era da circa quattro anni che Daraya era la roccaforte dei gruppi armati che minacciavano e attaccavano più volte la capitale siriana e, allo stesso tempo, il soggetto centrale delle preoccupazioni altruistiche dell’inviato delle Nazioni Unite Stafan Mistura, e barometro della guerra di logoramento combattuta contro la Siria da tutti gli ambasciatori responsabili del monitoraggio delle questioni politiche e militari della Siria, nella speranza di rilevare qualsiasi segno di debolezza nello Stato siriano.
Tutti gli osservatori sanno che la dissoluzione delle sacche dei gruppi armati sparsi a Damasco e dintorni, va a vantaggio dell’Esercito arabo siriano, liberando decine di migliaia di soldati da una ventina di fronti, ma con Daraya nelle mani dei gruppi armati antigovernativi, le vittorie dell’Esercito arabo siriano rimanevano limitate. Da qui l’afflusso incessante di armi alle milizie armate, insieme a una campagna mediatica fuorviante fino ad oggi. Ma oggi Daraya torna allo Stato. È da Daraya che partivano armi e finti rivoluzionari armati per attaccare Damasco (Dara fu all’origine della grande menzogna della presunta rivoluzione siriana). È da Daraya che scaturirà la scintilla della liberazione nel nord della Siria, ad Aleppo. Le forze siriane che hanno liberato Daraya possono esserne orgogliose, essendo solo l’inizio del conto alla rovescia per tutti coloro che hanno inflitto tanta sofferenza alla Siria. Vedendo i loro “rivoluzionari armati moderati” cadere uno dopo l’altro, i media ci dicono che Daraya non aveva nulla a che fare con al-Nusra, ma con l'”esercito libero siriano”, facendo finta d’ignorare che l’invasione turca di Jarablus ha silurato definitivamente tale menzogna* condivisa da sauditi, turchi, al-Qaida e USA. Fingono d’ignorare che è piuttosto la loro capitale che è caduta, ieri, a Daraya.

Congratulazioni alla Siria
Complimenti all’Esercito Arabo Siriano.

[*] In base alle fonti locali, i gruppi armati che hanno sostituito lo SIIL a Jarablus sotto la bandiera turca, senza combattere, fanno parte della nebulosa dell’ELS. In particolare le tre fazioni asservite ai Fratelli musulmani: Faylaq al-Rahman, liwa Nuradin al-Zinqi e liwa Sultan Murad. Tre fazioni che costituiscono la spina dorsale del Jaysh al-Fatah

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Battaglia di Aleppo: l’inizio della fine…
Georges Stanechy 29 agosto 2016

Un Paese le cui forze armate sopravvivono solo combattendo con la forza della disperazione è “fatale” per gli invasori“.
Sun Tzu – XI-10-225 (1)

20082016E’ l’inizio della fine? …
Almeno della battaglia di Aleppo. Il controllo totale di questa città, per i loro mercenari, era uno dei principali obiettivi della NATO; la sua perdita è impensabile.

Attaccare una nazione che non attacca nessuno
Spinte dalla Turchia ed inquadrate dalle forze speciali della NATO, le milizie filo-occidentali ne occuparono dopo un attacco massiccio e a sorpresa tutti i “quartieri orientali”, all’inizio della “guerra civile”. Ma da sei anni i “quartieri occidentali” resistono agli assalti ripetuti degli “assassini” (2) che ricevono rifornimenti regolari in forze e materiale dal confine turco, nonostante il bombardamento indiscriminato effettuato coi loro mortai, per sottomettere la popolazione e i difensori. Scuole, ospedali, mercati, impianti di depurazione, trasformatori elettrici, caserme dei pompieri, erano loro bersagli principali. Ancora: la città di Aleppo, sede della provincia dallo stesso nome, era il fiore all’occhiello della Siria. Per secoli fu mecca storica, culturale, spirituale, turistica ed anche economica. Prima del caos organizzato dalla NATO, Aleppo era popolata da 2 milioni di abitanti ed era uno splendido successo del Paese e oltre, per dinamiche di sviluppo e le numerose fabbriche dalle moderne attrezzature. Quasi tutte queste fabbriche sono state smantellate. Tutto è stato trasportato da camion in Turchia: macchinari, apparecchiature elettriche, apparecchiature per ufficio, ecc. Ciò spiega il motivo per cui distruzione e saccheggio di Aleppo furono programmati soprattutto nei distretti industriali, per lo più situati nella parte orientale della città. Si guardino i video dei combattimenti nella zona industriale, che mostrano l’intensità dei raid: le industrie sono tutte vuote… (3)! Da metà luglio 2016, poco più di un mese ormai, le forze governative hanno circondato i “quartieri orientali” per interrompere i rifornimenti ai mercenari, già interrotti dai bombardamenti, facilitando la liberazione di questi quartieri, edificio per edificio. La NATO non ha potuto rispondere: rompere l’accerchiamento è una priorità. Ecco quindi la sconfitta della CPO (Coalizione dei Predoni Occidentali) da parte del governo siriano e degli alleati. Lo svolgersi degli ultimi eventi al confine turco è interessante da seguire…13950520000458_Test_PhotoIScacco matto per gli assassini della NATO
Riassumiamo le sequenze, concomitanti o successive, dello scontro dantesco:
1. La CPO deve negoziare una tregua per ricostituire le scorte di armi, munizioni e rinforzi per i mercenari. Su tutti i fronti, anche del sud, dalla Giordania a Tadmur e Dayr al-Zur. In preparazione del potente contrattacco su Aleppo, rifornendo e rafforzando i terroristi, per liberare le forze speciali della NATO che li supervisionavano, ora intrappolate.
2. Contrariamente ad analisi superficiali che ammirano “ingenuità” o “passività” dei russi in particolare, il governo siriano ed alleati avevano tutto l’interesse ad una tregua e a farla durare! … Sapendo che sarebbe stata utilizzata in tal senso dagli strateghi della coorte degli invasori …
Per due ovvi motivi:
i) mostrare tra grida e sporchi trucchi della propaganda occidentale, buona fede e volontà di pacificazione del conflitto; rifornire i civili in ostaggio di tale situazione drammatica.
ii) la buona tattica di “far uscire il lupo dal bosco”, ovvero attrarre sul territorio siriano, svuotandole il più possibile, le “riserve” della CPO in risorse umane e materiali; in transito o addestramento nei campi e centri logistici in Giordania e Turchia. Per schiacciarle meglio…
3. “Tregua accettata” non significa “inazione” del governo siriano ed alleati. Piuttosto, è l’occasione per raddoppiare gli sforzi. Come per la parte avversa: ricostituire forze e mezzi. Soprattutto, stabilire una precisa e meticolosa mappatura, con i potenti strumenti d’intelligence dell’esercito russo, dei depositi di munizioni, posti di comando, nuovi blindati ed equipaggiamenti, altri effettivi raccolti durante la tregua dalla CPO da tutto il territorio della Siria. Oltre a satelliti di osservazione e droni, interveniva l’avanzato aereo da ricognizione radiotecnico e optoelettronico russo, impressionante dimostrazione tecnologica: il Tu-214R. In grado, tra le altre prestazioni, d’individuare bunker sotterranei, per dimensioni e profondità; e bersagli terrestri situati lateralmente rispetto alla rotta fino a 400 km di distanza… (4)
4. Identificare l’asse dell’attacco della CPO per rompere l’accerchiamento dei suoi mercenari ad Aleppo. Ascolto e decifrazione erano fondamentali per individuare i centri di comando e coordinamento e per conoscere gli assi di attacco e diversione. Strategia classica: la CPO aveva previsto di disperdere o spezzare le Forze Armate siriane con il loro supporto aereo e da bombardamento costringendole a rispondere a due pesanti attacchi diversivi, a sud e ad est. Uno a Tadmur (recentemente liberata dall’occupazione terroristica); l’altra a Dayr al-Zur (eroicamente difesa dalle truppe governative circondate da diversi mesi dai mercenari). Personale, rifornimenti e munizioni provenivano dalla Giordania. Era imperativo agire il più rapidamente possibile, prima degli attacchi diversivi, concentrando la maggior parte delle risorse su Aleppo e dintorni. Russia e Iran optavano per un’operazione “offensiva”, inviando bombardieri pesanti a neutralizzare le risorse umane e materiali per tali attacchi diversivi. L’uso della base aerea di Hamadan, in Iran, ha permesso di moltiplicare le rotazioni per via della vicinanza alla Siria (700 km invece di oltre 2000 km…), aumentando il carico di bombe (alleggerendo il carburante), da 4-5 tonnellate per aereo a 15-20 tonnellate, a seconda del tipo di bombe. Furono utilizzate ami con più potenti capacità di penetrazione ed esplosione, per distruggere le infrastrutture sotterranee. Fu un successo: in una settimana, per via dei colossali “colpi di martello”, gli attacchi diversivi furono schiacciati sul nascere…!
5. Preparare “la difesa dall’attacco” su Aleppo pianificato dalle “forze fresche” mercenarie che dovevano salvare i loro camerati circondati… Più di 10000. Le migliori tattiche e gli ostacoli sull’asse principale furono opposte all’invasore… Per incanalare “l’orda degli assassini”, siriani ed alleati tendevano una trappola in cui la CPO s’infilava a testa bassa: abbandonavano l’immenso terreno dell’Accademia dell’Aeronautica, della Scuola d’Artiglieria, ecc), simulandone una debole difesa. L’obiettivo era, attraverso tale “effetto vuoto”, mettere sotto tiro i terroristi nelle aree prive di civili. La forza governativa siriana aveva il privilegio di affrontare mercenari mediocri:
i) scarsa supervisione, molti capi dei mercenari furono uccisi o feriti in combattimento, tra cui i migliori, ex-ufficiali dei reggimenti d’élite della Guardia repubblicana di Sadam Husayn liberati dalle carceri statunitensi in Iraq, in cambio del loro coinvolgimento nelle milizie del “Califfato atlantista”. (5) La “guerra di logoramento” vale su entrambi i lati…
ii) scarso addestramento delle nuove reclute, troppo breve per elementi dall’intelligenza, potenziale ed esperienza insignificanti, oltre a giocare a Rambo sparando ovunque e comunque (enorme spreco di munizioni…). Ciò non toglie la loro nocività e volontà mortifera…
iii) scarsa motivazione: estranee in Siria, tali reclute combatterebbero per alcuna causa se non, come ogni mercenario, per una manciata di dollari. Se ne escono vive… Sapendo oggi, a differenza dei predecessori nell’invasione della Siria, dell’ingaggio incessante e devastante delle forze aeree russe a sostegno delle Forze Armate del governo legittimo. Basti dire che il loro livello di entusiasmo e spirito battagliero è proporzionale alla dose giornaliera di “Captagon“. (6)

Video, venato di umorismo nonostante la tragedia, che circola in rete, che ne illustra lo stile da ‘cowboy al saloon’:

Mercenari della NATO sotto l’effetto del “Captagon” (nome commerciale per le anfetamine “fenethyllina”)

13950426000614_PhotoI6. La trappola ha funzionato perfettamente. I nuovi materiali (blindati leggeri o veicoli con armi a tiro rapido), munizioni e scorte (per nutrire 10000 mercenari tutti i giorni…) depositati durante la tregua nei centri di raggruppamento e nei depositi nella provincia di Aleppo, furono distrutti dai bombardamenti aerei siriani e russi. Compresi anche i centri di comando e comunicazione. Tutti i convogli per Aleppo finivano schiacciati sotto le bombe, o ridotti a spazzatura (con alcune azioni coraggiose dei commando siriani nelle retrovie del nemico). Tutti gli accessi per Aleppo venivano bloccati dall’Esercito arabo siriano. La spina dorsale della milizia della CPO è stata spezzata: materialmente e psicologicamente. L’operazione di “derattizzazione” dei quartieri infestati dai terroristi cominciava inesorabilmente. Anche di notte, la milizia non riusciva a dormire. L’Esercito arabo siriano dispiega cecchini (che dormono nelle retrovie di giorno) con attrezzature sofisticate e dispositivi per la visione notturna, dandosi il cambio 24×7… Gli assassini della NATO sono sotto “scacco”.
7. A Ginevra, di fronte alla Russia, la CPO è nel panico. Il suo rappresentante, Kerry, cammina sulla punta dei piedi… Preoccupato meno del destino della carne da cannone che degli ufficiali delle forze speciali della NATO intrappolati ad Aleppo. Non avendo una “riserva immediata”, si getta in battaglia la milizia meglio attrezzata, inquadrata ed addestrata nei pressi di Aleppo, posizionata al confine con la Turchia, a Jarablus e dintorni. Da tale disposizione, con una mossa tattica chiamata “arrocco”, per rimanere nella metafora degli scacchi, i turchi cacciano senza combattere le milizie dello SIIL da Jarablus e dintorni, sostituendole con le reclute addestrate in Turchia sotto l’etichetta ELS (esercito libero siriano…). I turchi ne approfittano per limitare le ambizioni territoriali curde in Siria, per non farle dilagare nel proprio territorio.
Tre cose da ricordare nell’evolversi della situazione:
i) le forze dello SIIL si usurano avvicinandosi ad Aleppo. È uno spreco della CPO che non può mutare la bilancia del potere: “game over” …
ii) come in ogni buona trattativa, russi ed iraniani, attualmente i migliori diplomatici, conoscono ed applicano il principio di far “salvare la faccia” all’avversario per lenirlo meglio. Lasciando specificamente che i consiglieri della NATO (tra cui francesi) siano salvati con discrezione.
Iii) i turchi non usciranno dalla zona di confine e, inevitabilmente, torneranno nelle loro caserme. Il minimo movimento in direzione di Aleppo aprirebbe un prolungamento su notevole scala del conflitto: in 48 ore affronterebbero i reggimenti d’élite delle forze iraniane. L’Iran sa che se la Siria crolla, sarà il prossimo ad essere attaccato…
8. Seguito e fine …
Il processo di risoluzione del caos imposto dall’occidente in Siria è avviato. Probabilmente vi saranno altri sconvolgimenti, ma è irreversibile. Vi sono tre direzioni:
i) Accelerare l’emergere del mondo multipolare
Una certezza: il mondo multipolare voluto da tutti i Paesi del mondo emerge gradualmente, forse troppo, ma con forza. L’occupazione occidentale del Medio Oriente, il saccheggio delle risorse energetiche della regione, le violenze impressionanti che infliggono con coscienza ipocrita per introdurre “democrazia e diritti dell’uomo”, non sono più tollerabili. Ciò è inaccettabile. E tutto sarà fatto per fermarlo. È vero, l’occidente si adopererà e si sforzerà di prolungare il caos in Siria, anche se sa di non avere più il controllo della situazione, come fa ancora in Libia, Afghanistan e Somalia. A quanto pare, l’oligarchia militar-industriale degli Stati Uniti non ricorda il Vietnam e la fuga patetica delle forze di occupazione degli Stati Uniti e dei loro collaborazionisti durante la caduta di Saigon, il 30 aprile 1975… Se Hillary Clinton diventa presidente degli USA, è prevedibile l’aumento parossistico delle tensioni. La Siria e i suoi alleati vi si preparano. “Il fischio del vento non fa tremare la montagna“, come dicono gli amici cinesi. Un segnale forte: la Cina ha firmato accordi di cooperazione con le Forze Armate siriane. In primo luogo, per contribuire ad addestrarlo ed equipaggiarlo, data urgenza e necessità schiacciante in campo medico e nelle cure specialistiche per decine di migliaia di feriti, disabili e traumatizzati. La nostra propaganda mediatica lo nega fino al ridicolo (“…l’esercito pro-Assad...”) (7)
ii) Fine del fanatismo neocoloniale
Al di fuori dei loro Paesi, gli occidentali si credono esenti dalle norme del diritto internazionale (anche embrionali), della giustizia e dell’etica. Tale culto dell’irresponsabilità e della ferocia ben intenzionata trova inesorabilmente i suoi limiti. Anche se attualmente la nomenklatura occidentale, costretta dall'”habitus” razzista, non accetta l’ovvio. Il Medio Oriente ha visto che Paesi come la Cina hanno sofferto per decenni: un clima di guerra civile mantenuta artificialmente dalle “grandi potenze” del momento, con i loro “signori della guerra”, le loro milizie e i loro trafficanti di armi corrotti ed assetati di sangue. Ognuno strumentalizzava il suo burattino, inseguendo alleanze vacue forgiate tra inganni opportunistici. Ma prima o poi i predatori occidentali lasceranno la regione. E ritorneranno solo a un “rapporto tra pari”.
iii) Rinascimento annunciato
Oltre alle lerce satrapie del Golfo Persico, seguendo l’esempio degli altri Paesi del Medio Oriente, più di altri certamente la Siria è rovinata. Come la Cina lo era nel 1949, dopo un secolo di caos gestito dall’occidente, quando finalmente realizzò l’unione e divenne una repubblica indipendente. Come lo fu il Vietnam dopo 30 anni di lotte anticoloniali. Magnifico esempio di resistenza, la Siria si pone nella regione, al di là della battaglia di Aleppo, a Stalingrado che spezza la voracità predatoria occidentale. Dalle ceneri risorgerà ancora più forte e più bella di prima. Il suo popolo, in tutte le componenti etniche e religiose, si è unito intorno al presidente e alla moglie, più popolari che mai incarnando il coraggio incrollabile e la sicura dignità della nazione siriana.251038-asma-al-assad-rose-in-the-desert1. Cfr Sun Tzu, “L’arte della guerra“, prefazione e introduzione a cura di Samuel Griffith, Flammarion, Collection Champs-essais, Il numero romano si applica al capitolo, al paragrafo le cifre, e fine il numero di pagina.
2. Georges Stanechy, Siria: panico tra gli assassini della NATO, 12 ottobre 2015
3. Esempio: Siria: l’EAS assalta due fabbriche nella zona industriale Aleppo, 12 luglio 2016 YouTube
4. Gli Stati Uniti temono il nuovo aereo russo Tu-214R in Siria, 18 febbraio 2016
5. Georges Stanechy, Califfo?… Io, l’arcivescovo!, 30 settembre 2014
6. Lise Loume, Cos’è il Captagon, farmaco jihadista?, Scienza e Futuro – Salute 17 novembre 2015
7. Siria: la Cina addestrerà l’Esercito pro-Assad, Le Figaro, 25 agosto 2016WO-AT861_SYRIA_P_20140925181359

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Battaglia di Aleppo: l’Esercito Arabo Siriano riprende il controllo

J. Flores, Fort Russ, 12 agosto 2016CpmKzi_WcAEp7Fq.jpg largeGli eventi dell’assedio di Aleppo dall’ultimo aggiornamento hanno seguito un corso teso e decisivo. Mentre la situazione rimane fluida, il quadro complessivo ha seguito un corso prevedibile, dato l’equilibrio di forze. I cambiamenti sembravano favorire i ‘ribelli’ taqfiriti, la sera del 6 agosto, quando al-Nusra e ELS cominciavano ad avanzare nel tentativo di collegarsi con la forza taqfirita nella zona sud-ovest di Aleppo. Ci fu un breve collegamento, ma ben presto finito sotto i bombardamenti, rendendolo, come detto qualche giorno prima, operativamente inutilizzabile. Come detto il 7 e 8 agosto, tale tentativo di rompere l’assedio in realtà è fallito. La fluidità della situazione della zona è raffigurata qui sopra, a sud-ovest di Aleppo vi era una striscia di 2,4 km controllata da EAS ed alleati, oggi divenuta una striscia sottile e contestata. Tuttavia, non sarebbe accurata. Due video dell’ELS che mostrano alcune delle zone in questione furono caricati il 9 agosto, ma i video risalgono a giorni prima, prima del loro passaggio all’EAS. Ciò che è interessante è la grande dimensione di queste aree e strutture. Viene facilmente dimenticato che prima della guerra Aleppo era una grande città con diversi milioni di persone. Sulla mappa, queste zone del sud-ovest di Aleppo sembrano piccole, ma i video mostrano qualcosa di completamente diverso. Il primo, in particolare, riguarda il distretto industriale di Ramusyah, da cui si può apprezzare l’entità delle distruzioni, veramente apocalittiche.

Il secondo mostra l’Accademia Militare.

World Islamic News fornisce l’aggiornamento della mappa al 10 agosto 2016, pubblicato riflettendo l’11 agosto. Crediamo che questa mappa rifletta la situazione del 9 o forse 10 agosto. Ci sono notizie contrastanti su ciò, ma la solida informazione che il Blocco 1070, il cementifici, la stazione elettrica e l’accademia di Ramusyah siano supervisionati dall’EAS. Questi dovrebbero essere inclusi tra i ‘contestati’. Distinguiamo ‘supervisione’ da ‘controllo’ perché l’EAS l’aveva dichiarato il 9 sull’andamento della battaglia, e per comprenderne le tattiche di combattimento. Ma Fort Russ l’aveva previsto diversi giorni prima, nell’articolo della mattina dell’8 agosto. Al momento attuale, abbiamo conferma che le informazioni sul mutare della situazione della battaglia, date il 7/8 agosto, sono precise e riflettono in generale la situazione attuale. Questo articolo pertanto comprenderà ulteriori informazioni interessanti, nonché una previsione circa la strategia dell’avanzata.
Il 9 agosto, l’EAS finalmente annunciava ciò che avevamo riportato l’8 agosto: Il passaggio che i terroristi avevano aperto verso Aleppo vecchia, dopo che alle unità dell’Esercito arabo siriano era stato ordinato di ritirarsi e riorganizzarsi, era sotto il tiro dell’EAS. Il passaggio non era sicuro, nemmeno per la fanteria di notte; restava sigillato. Tuttavia, ciò non significa che non sarà ripreso e che le postazioni da cui le forze siriane si erano ritirate non saranno recuperate. Purtroppo non possiamo conoscerne ancora le tattiche; forse quando la battaglia sarà finita cercheremo di spiegare molte azioni dell’EAS. Ciò che possiamo dire ora è che l’EAS prepara la controffensiva volta a stabilizzare la situazione. Il video proviene da una zona, il 6 agosto, quando l’offensiva dei ribelli per rompere l’assedio avanzava, respingendo i tentativi dell’EAS di stringere l’assedio.

Ma fin d’allora, al-Nusra, ELS e loro sostenitori occidentali erano chiaramente consapevoli che l’avanzata era finita già il 6 agosto, ed erano nel panico. Ciò è evidente dal cambiamento della natura dei loro resoconti sui social media. Ormai non si parlava più di ‘vittoria’ ad Aleppo, ma si passava alla ‘tragedia umana’ chiedendo l’intervento occidentale per ‘alleviarla’. Reuters segue, supportando la guerra dell’informazione dei terroristi. Nell’articolo dal titolo, Le Nazioni Unite esortano al cessate il fuoco ad Aleppo per riparare il sistema idrico e arginare gli incendi, è chiaro ciò che avviene. In effetti, tale ‘aiuto’ è possibile solo attraverso le Nazioni Unite di Ban Ki Moon, che sarebbero autorizzate ad inviare forniture mediche ai terroristi, assieme a ricambi per la loro artiglieria (ecc.) con il pretesto d’inviare aiuti per le infrastrutture (elettrica, idraulica, ecc). Che le forze filo-occidentali chiedano un cessate il fuoco, con cui riorganizzarsi, riarmarsi e rifornirsi, è molto indicativo in tale teatro, avendo la consapevolezza che la loro situazione è terribilmente grave. Reuters impazzisce riferendo della situazione umanitaria, insistendo che la “lotta che s’intensifica ad Aleppo soffoca la popolazione civile”. Ciò naturalmente significa che i gruppi di al-Nusra ed ELS ad Aleppo ‘soffocano’. Per controllarli, infatti, l’EAS prima di stringere la morsa finale sui “ribelli”, due settimane prima, apriva dei corridoi umanitari da cui i civili sono passati nella zona libera di Aleppo ovest, dove erano stati creati accantonamenti per decine di migliaia di residenti. Va ricordata la storia dell’elicottero russo abbattuto mentre compiva una missione umanitaria, in relazione a ciò. Le intenzioni del governo qui sono evidenti e chiare. Mentre gli alleati degli Stati Uniti e il GCC cercano di creare uno Stato fallito, il governo siriano cerca di mantenere unita una Siria governabile, con la popolazione che non vede lo Stato impegnato inutilmente in azioni punitive contro di essa. La strategia dell’EAS sarà liquidare le principali risorse dei “ribelli” in uno o più grandi battaglie. Se al-Nusra ed ELS, ora di nuovo completamente assediate ad Aleppo, non potranno accedere ai necessari rifornimenti, non avranno altra scelta che arrendersi o in qualche modo compiere un disperato attacco suicida. L’unico fattore che mitiga ciò sarebbero maggiori sviluppi geopolitici, rendendo ampiamente opportuno impegnarsi in un altro cessate il fuoco. Ci sono pochi scenari in cui ciò sarebbe vantaggioso, e se tale scenario effettivamente si verificasse, è difficile prevederlo in questo momento. Potrebbe includere qualcosa che riguardi la situazione sempre più tesa in Ucraina, all’indomani dell’assalto sventato in Crimea e dell’ultimatum di Putin. Ciò che è importante nelle perdite dei taqfiriti, è che un numero sproporzionato di essi provenivano dalle forze speciali, circa 3000 eliminati nell’assalto. Erano i battaglioni sauditi, qatarioti e turcomanni addestrati dagli occidentali. Che tale avanguardia sia stata lanciata per prima è evidente per varie ragioni, essendo rinforzate dal grosso dei blindati. Quando i taqfiriti hanno gettato il grosso dei loro blindati contro EAS ed alleati, apparve anche chiaro che la loro fanteria era composta da forze speciali. Il piano era aprire una grande breccia e poi inviarvi la riserva per colmare le perdite dovute alla forza aerea. Non è andata come avevano sperato. In questo momento, l’EAS non ha avviato la controffensiva finale, ma invece strangola i taqfiriti e ne esaurisce la potenza di fuoco. Nel frattempo, le riserve dell’EAS affluiscono, compresi parte della 15.ma Divisione delle Forze Speciali, diversi battaglioni, i battaglioni di Hezbollah, diverse milizie sciite dalla forza di centinaia di elementi ciascuna, e alcune grandi unità dell’Esercito arabo siriano, in particolare una nuova divisione corazzata. Le Forze Tigre controllano la via di al-Qastal, evitando le trappole. I “ribelli” hanno un grande gruppo ad ovest di Qastal, e il piano era che, assaltando la posizione da sud, l’Esercito arabo siriano avrebbe portato le riserve da nord e quindi attaccato lungo la via di Qastal, terreno aperto non adatto alla guerriglia urbana. Ma l’EAS evitava tale trappola, continuando a fare pressione a sud ed avendo apparentemente due opzioni.
La prima è trattenerli nella sacca esaurendone le risorse, bombardando le loro colonne dalla Turchia e da Idlib, strategia molto efficace dell’Esercito arabo siriano e dei russi.
La seconda opzione è contrattaccare immediatamente. Per le suddette ragioni, in questo momento, e sulla base dei movimenti osservati oggi, tra cui le ‘grida’ di aiuto diffuse da Reuters, sembra che l’Esercito adotterà la prima opzione. ELS e al-Nusra sono ora in un angolo senza via d’uscita. Lasciano gli altri fronti, come Lataqia, dove hanno anche subito gravi sconfitte, per partecipare a una battaglia che non possono vincere, perché hanno subito. rispetto all’EAS. perdite maggiori di varie volte. Non possono vincere, e allo stesso tempo non possono permettersi di perdere. Eppure vi sono pesanti combattimenti nella provincia di Lataqia. Sembrerebbe che attualmente, i taqfiri guadagnino tempo tentando di consolidare la propria legittimità. Qualsiasi controffensiva possano lanciare in questo momento, sarebbe dal loro punto di vista una vittoria reale. Ciò che succede in Turchia avrà un peso notevole. Uno dei fattori contingenti è se o quando la Turchia chiuderà il confine. Una teoria credibile è che Erdogan abbia permesso il passaggio per la battaglia perché sa che perdendo Aleppo potrà lavarsene le mani, ma non può districarsene in fretta, e e ha purgato i gulensiti tra i militari, nel sistema giudiziario ed educativo, c’è la questione dei Fratelli musulmani. Si affida ai Fratelli musulmani che allo stesso tempo sono un suo pilastro e un peso interno che assieme a NATO e Stati Uniti lo costringono a sostenere lo SIIL e altre formazioni nel conflitto siriano. Questo ricorderebbe Poroshenko che invia le avanguardie dei gruppi Azov e Pravij Sektor per eliminare certi problemi, alleggerendo la pressione politica e della sicurezza interna, una volta liquidati dalle milizie del Donbas. Anche l’Iraq e il suo confine avranno peso. Gli Stati Uniti hanno iniziato a rifornire di F-16 l’Iraq, ottenendo ulteriori risorse dall’Iraq prima che Mosul cada, ma il governo iracheno è ora attento ed agisce con intelligenza acquisendo indipendenza. Chiuso il confine tra Iraq e Turchia, restano due fattori importanti. Il fronte sud della Giordania è quasi del tutto pacificato. I risultati nel Ghuta orientale e a Lataqia saranno favorevoli, ma il governo siriano ha saggiamente trasferito la popolazione dal Ghuta per effettuare un attacco decisivo impiegando la superiorità aerea. L’esercito siriano si è saggiamente ritirato dalle operazioni presso Raqqa, perché ora si tratta semplicemente della lotta ultima tra le YPG curde e lo SIIL. Interessante per i lettori: Hezbollah ha usato un drone per attaccare posizioni dei taqfiriti a Aleppo.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stalin, la Bomba e gli imbecilli occidentali

Micheal D. Gordin, The History Reader 16 luglio 2011RV-AQ260_bkrvpo_J_20150515130807Il 16 luglio, il giorno prima dell’inizio di Terminal, gli scienziati che lavoravano al Progetto Manhattan fecero esplodere la prima atomica del mondo nel deserto di Alamogordo, New Mexico: era l’Operazione Trinity. In cima ad una torre di 30 metri, pezzi di plutonio (un metallo pesante generato dall’uranio arricchito nei reattori atomici, una nuova invenzione), accuratamente sagomati nei segmenti di una sfera, furono fatti implodere in un nucleo denso, avviando la fissione. I nuclei pesanti degli atomi di plutonio si scissero, liberando enormi quantità di energia. Questo processo fisico fu scoperto solo nel dicembre 1938; il plutonio fu segretamente sintetizzato nell’inverno 1940-1941, e ora gli statunitensi ne ottennero un’arma. Il test era andato perfettamente, e la bomba Fat Man, e la più semplice basata su un cannone all’uranio 235 denominata Little Boy, furono spedite nel Pacifico per farle esplodere su città giapponesi appositamente scelte. Forse i sovietici non erano necessari, dopo tutto. Ma a Stalin andava detto. Ufficialmente era un alleato, anche se nessuna delle due parti si fidava dell’altra, e tecnicamente non era ancora un alleato nella guerra del Pacifico. Molti protagonisti statunitensi avevano la crescente sensazione che l’alleanza di Roosevelt e Stalin fosse stata un errore o stava per diventarlo. Forse questo era un campo in cui la tendenza ad essere troppo accoglienti verso i sovietici andava rivista. Il Progetto Manhattan, iniziato come collaborazione anglo-statunitense, aveva deliberatamente ed esplicitamente escluso l’Unione Sovietica fin dall’inizio. Per quanto Truman e Byrnes ne sapessero, Stalin era completamente all’oscuro dei loro sforzi per militarizzare uranio e plutonio, ma certamente l’avrebbe saputo una volta che la prima città venne distrutta all’inizio di agosto, e avrebbe capito che era stato lasciato all’oscuro di proposito. L’impulso iniziale di Byrnes era di continuare così. Il ministro della Guerra Henry L. Stimson non era d’accordo. Stimson era un incaricato anziano nominato da Roosevelt, ed ex-segretario di Stato del presidente repubblicano Herbert Hoover. (Stimson rimase un repubblicano irremovibile sotto i due presidenti democratici che servì). Byrnes, non volendo interferenze, fece di tutto per non invitarlo al vertice di Potsdam, ma Stimson vi andò lo stesso, soprattutto per consigliare Truman su S-1 (il nome in codice del Progetto Manhattan). Il tempo dello stallo con Stalin era finito. Il verbale dell’ultima riunione del Comitato politico combinato anglo-statunitense del 4 luglio 1945, registrava il segretario della guerra già convinto che Potsdam fosse il luogo per sollevare il velo ai sovietici, almeno un po’: “Se nulla viene detto in questo incontro su TA (leghe per tubi = arma atomica) l’immediato uso potrebbe avere un grave effetto sulle relazioni franche tra i tre grandi alleati. (Stimson) aveva quindi consigliato al presidente di osservare l’atmosfera al vertice (di Potsdam). Se la franchezza reciproca su altre questioni era reale e soddisfacente, allora il presidente poteva dire che era stata sviluppata la fissione nucleare per scopi bellici, con buoni progressi; e che un tentativo di utilizzare un’arma sarebbe stato compiuto a breve, anche se non era certo se avrebbe avuto successo”.
1945-molotov Il comitato interinale, un gruppo di funzionari civili e militari con qualche scienziato che Stimson aveva convocato per discutere delle implicazioni in tempo di guerra e nel dopoguerra della bomba atomica, aveva “unanimemente convenuto che sarebbe stato un notevole vantaggio, se utile all’occasione, che il Presidente suggerisse ai sovietici che stavamo lavorando su questa arma con prospettive di successo e che ci aspettavamo di usarla contro il Giappone”. In un primo momento, Truman era ostile all’idea d’informare Stalin, e Winston Churchill lo era altrettanto. Ma la notizia su Trinity cambiò tutto. Stimson scrisse nel suo diario che Churchill “Ora non solo non era preoccupato d’informare i russi sulla questione, ma era piuttosto incline a usarla come argomento a nostro favore nei negoziati“, e continuava: “Il sentimento… è unanime nel ritenere che fosse opportuno dire ai russi almeno che stavamo lavorando su questo tema e dell’intenzione di usarla se e quando completata con successo“. Il 24 luglio, intorno alle 19:30, dopo una dura giornata di negoziati sulle questioni europee, Truman saltellando verso Stalin durante una pausa, lasciandosi l’interprete alle spalle, scambiò qualche parola. Non sapremo mai esattamente cosa disse, ed esattamente cosa rispose Stalin. Lo scambio ebbe ripercussioni enormi, ma Truman, Stalin e l’interprete di quest’ultimo, V. N. Pavlov, non lasciarono alcuna trascrizione immediata di ciò che accadde. L’interprete di Truman, Charles “Chip” Bohlen, rimase indietro mentre il suo capo fece la sua mossa: “Spiegando che voleva essere il più informale e casuale possibile, Truman disse durante una pausa che sarebbe andato verso Stalin e con nonchalance informarlo. Mi disse di non accompagnarlo, come facevo normalmente, perché non voleva indicare che vi fosse nulla di particolarmente importante. Così Pavlov, l’interprete russo, tradusse le parole di Truman a Stalin. Non sentì la conversazione, anche se Truman e Byrnes dissero che c’ero… Dall’altra parte della stanza, guardai con attenzione la faccia di Stalin mentre il presidente dava la notizia. Così estemporanea fu la risposta di Stalin che ebbi il dubbio che il messaggio del presidente fosse arrivato. Avrei dovuto bene sapere di non sottovalutare il dittatore”. Bohlen non fu l’unico che pensò che ci fosse stato un problema di comunicazione. Tutti, Bohlen, Stimson, Byrnes, Churchill, osservarono la conversazione con attenzione, anche se non con troppa attenzione, per non far capire a Stalin che la battuta era importante. Come Byrnes ricordò nelle sue memorie del 1947: “(Truman) disse che aveva detto a Stalin che, dopo una lunga sperimentazione, avevamo messo a punto una nuova bomba molto più distruttiva di ogni altra bomba conosciuta, e che prevedevamo di usarla molto presto, a meno che il Giappone non si arrendeva. L’unica risposta di Stalin fu di essere contento di sentire della bomba e sperava che l’avremmo usata. Fui sorpreso dalla mancanza d’interesse di Stalin. Conclusi che non ne colse l’importanza. Pensai che il giorno dopo avrebbe chiesto ulteriori informazioni. Non lo fece. Più tardi conclusi che, poiché i sovietici tenevano segreti i loro sviluppi militari, pensassero che fosse improprio chiedere dei nostri”. Nel 1958, nella seconda edizione delle memorie, rivide leggermente il suo punto di vista: “Non credevo che Stalin colse il pieno significato della dichiarazione del Presidente, e pensai che il giorno dopo ci sarebbe stata qualche indagine su questa “arma nuova e potente”, ma mi sbagliai. Pensai allora e anche adesso che Stalin non apprezzasse l’importanza delle informazioni dategli; ma ci sono altri che credono che, alla luce delle informazioni successive sui servizi segreti sovietici in questo Paese, fosse già a conoscenza del test del New Mexico, e che a ciò fosse dovuta la sua apparente indifferenza”.
preview.php Il dittatore sovietico non lasciò nulla sullo scambio, ma la sua delegazione lo fece. E’ difficile prendere le memorie del Ministro degli Esteri sovietico V. M. Molotov come completamente affidabili, poiché ricordò qualcosa che nessun altro vide, la propria presenza alla conversazione, ma sembra certo che Stalin l’informasse subito dopo. Ecco il racconto di Molotov: “Truman prese Stalin e me da parte e con uno sguardo misterioso ci disse che avevano un’arma speciale che non era mai esistita prima, un’arma molto straordinaria… E’ difficile dire ciò che pensava, ma mi sembrò che volesse scioccarci. Stalin reagì con molta calma, in modo che Truman pensasse che non avesse capito. Truman non disse ‘bomba atomica’, ma lo capimmo subito“. Ci sono tre caratteristiche importanti della versione sovietica: Truman non specificò mai il carattere nucleare dell’arma; i sovietici conoscevano la realtà delle sue parole, anche se non la rivelarono, e Stalin e il suo entourage la videro come una velata minaccia. Il Maresciallo Georgij Zhukov, Comandante dell’Armata Rossa e quindi figura cruciale a Potsdam, ritenne che Truman andò da Stalin “ovviamente per ricattarlo politicamente“, ma osservò che Stalin “non espresse per nulla i suoi sentimenti, agendo come se non vi trovasse niente di importante nelle parole di H. Truman”. Il che ci lascia l’importante domanda: Cosa pensava Stalin? In effetti, cosa sapeva davvero della bomba atomica prima della battuta di Truman? Truman era certo che non ne sapesse nulla, come dichiarò in un’intervista nel 1959: “Quando (il giornalista del New York Times William Laurence) dice che Stalin sapeva, non è vero. Non ne sapeva assolutamente nulla fin quando accadde… Non ne sapeva più dell’uomo sulla Luna“. Tuttavia, come è ormai evidente dagli archivi sovietici, Truman giudicò male l’avversario. Stalin ne sapeva abbastanza. Il 7 agosto, il giorno dopo la distruzione di Hiroshima con la bomba all’uranio Little Boy, Molotov (ora a Mosca) s’incontrò con l’ambasciatore statunitense Averell Harriman e gli disse: “Voi americani potete tenere un segreto quanto volete“. Harriman osservò “qualcosa di simile a un sorriso” sul volto di Molotov, e più tardi osservò che “il modo in cui lo disse mi convinse che non fosse per nulla un segreto… L’unica sorpresa, suppongo, fu il fatto che il test di Alamogordo ebbe successo. Ma Stalin, purtroppo, sapeva che eravamo molto vicini a testare la prima esplosione di prova“. L’intuizione di Harriman era corretta. Zhukov osservò che Stalin prese Molotov da parte la sera della battuta di Truman e disse, “Dobbiamo discutere con Kurchatov dell’accelerazione del nostro lavoro“. Igor Kurchatov era il direttore scientifico del programma della bomba atomica sovietica. Stalin non sapeva solo della bomba, ma stava costruendo la sua; Truman non solo mancò d’impedire la proliferazione sovietica, ma sembra che l’abbia accelerata.Vets-and-the-Soviet-bombTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi guida la guerra alla Siria, CIA o Turchia?

Moon of Alabama, 9 agosto 20160369ec165684a819da32d29555fbe3ebAlcuni rapporti sull’ultimo assalto di al-Qaida su Aleppo suggeriscono un ruolo di primo piano della Turchia in tale operazione. Ciò contraddice l’analisi di un cambio della politica estera turca che si orienta esclusivamente da occidente ad oriente. Un tale cambio implica un meno intenso impegno turco in Siria. I precedenti articoli di Economist e Financial Times indicavano un ruolo meno attivo della Turchia in Siria. Ma un nuovo articolo del Financial Times sottolinea il ruolo della Turchia nel rifornire ed addestrare i vari gruppi, in particolare al-Qaida, riducendo al minimo il coinvolgimento degli Stati Uniti: “L’offensiva contro le truppe del Presidente Bashar al-Assad potrebbe aver avuto maggiore aiuto estero di quanto sembri: attivisti e ribelli dicono che le forze di opposizione ricevevano nuove armi, denaro e altri rifornimenti, prima e durante i combattimenti. Al confine ieri abbiamo contato decine di camion che trasportavano armi“, ha detto un attivista siriano, che passavano tra Siria e Turchia. “Accade tutti i giorni da settimane… armi, artiglieria, non parliamo solo di alcuni proiettili o fucili”. Altri due ribelli che, come tutti gli intervistati, hanno chiesto di non essere identificati per la sensibilità dell’oggetto, descrivevano come denaro e rifornimenti transitavano da settimane. Appena dieci giorni prima il FT citava i ribelli siriani dire “la Turchia era inattiva mentre i ribelli lottano“. The Economist ha detto che la Turchia ora “chiude periodicamente il valico di frontiera di Bab al-Hawa“. Nel nuovo articolo si afferma che la Turchia è il cardine logistico dell’attacco su Aleppo; che l’attacco è stato pianificato ad Ankara e che i gruppi al-Qaida/a-Nusra sono stati probabilmente addestrati dai militari turchi. Inoltre, sostiene che i massicci rifornimenti dalla Turchia si sono intensificati negli ultimi giorni, mentre erano limitati nei mesi precedenti. Ahrar al-Sham, simile ai taliban, il gruppo terroristico supportato dagli USA in Siria, riceve improvvisamente vasti aiuti dai turchi. Queste notizie non s’incastrano. Secondo esse la Turchia o si ritira dalla guerra alla Siria o l’intensifica. Com’è? L’8 agosto il Presidente russo Putin incontrava il Presidente iraniano Rouhani in Azerbaigian. Il 9 il presidente turco Erdogan incontrava Putin a San Pietroburgo. In un’intervista alla TASS che accompagnava la riunione, Erdogan parlava delle nuove relazioni con la Russia, ma ancora insistendo sul fatto che “Assad deve andarsene” a qualsiasi costo. Diceva anche che al-Qaida, alias Jabhat al-Nusra, a suo avviso non è un’organizzazione terroristica, perché a volte combatte lo Stato islamico. Questo è coerente con il sostegno di Stati Uniti ed Israele ad al-Qaida in Siria. In risposta alle spacconate turche Putin inviava l’accordo per la base aerea russa permanente in Siria per la ratifica al parlamento russo. Il messaggio alla Turchia è che la Russia non lascerà la scena e vi resterà. L’incontro, in un modo o nell’altro, imposta nuove direzioni politiche nella guerra alla Siria. La cooperazione turco-russa s’intensificherà e la guerra finirà, o il conflitto s’intensificherà ulteriormente con il rinnovato impegno russo.
L’articolo del FT che enfatizza molto la massiccia logistica dalla Turchia (che può o non può esserci) è stato probabilmente pubblicato per indicare che la Turchia ha un ruolo più “filo-occidentale” di quanto non appaia attualmente. Ciò limiterebbe le manovre di Erdogan a San Pietroburgo. Ma è davvero plausibile che la Turchia, dopo il recente tentato golpe sanguinoso degli Stati Uniti, abbia intensificato il sostegno alla CIA, anche se ciò danneggerà le nuove relazioni con Russia e Iran? Se il recente articolo del FT enfatizza il ruolo della Turchia, viene minimizzato quello degli Stati Uniti: “Gli statunitensi, naturalmente, sapevano cosa succedeva. L’hanno ignorato per mettere pressione su Russia e Iran”, ha detto un diplomatico occidentale a contatto con l’opposizione. Possiamo essere certi che la CIA faccia molto più che ignorare i rifornimenti di armi o guardare. Le migliaia di tonnellate di armi che raggiungono al-Qaida e altri terroristi sono state trasportate dalla Bulgaria su navi noleggiate degli Stati Uniti. I MANPADs recentemente consegnati all’equivalente dei taliban in Siria, Ahrar al-Sham, certamente sono passati per le mani degli Stati Uniti. Il FT cita anche il 1° agosto come ultimatum di Kerry, che crediamo segnasse la data fissata dagli Stati Uniti per l’attacco su Aleppo pianificato da tempo, e il nuovo assedio a 1,2-1,5 milioni di civili sul lato governativo della città. Un recente articolo del New York Times (in cui il giornale per la prima volta ammette l’intenso e vecchio coinvolgimento della CIA in Siria) sottolinea il ruolo operativo centrale delle attività degli Stati Uniti nella guerra contro la Siria: “Da diversi anni la CIA si è unita ai servizi di spionaggio di diversi Paesi arabi per armare e addestrare i ribelli nelle basi in Giordania e Qatar, con i sauditi che finanziavano gran parte dell’operazione”. Sia la Turchia (secondo il FT) che la CIA (secondo il NYT), ne sono a capo. Tale contraddizione si aggiunge ad altre accuse sul responsabile ultimo e colpevole delle operazioni anti-siriane. Un esempio: l’esercito turco ha recentemente “salvato” una spia della CIA ferita nel nord della regione di Lataqia in Siria. Gli USA inviarono elicotteri per salvarla. La spia si è scoperta essere la giornalista Lindsey Snell che lavorava su un articolo per al-Nusra per l’agenzia di facciata dell’intelligence Vocativ. Era stata incarcerata per aver attraversato illegalmente il confine. E’ un altro gioco o un reale disaccordo? Può darsi che la cooperazione turco-statunitense sulla Siria, nonostante il tentato colpo di Stato, sia ancora eccellente. Ciò implicherebbe che il relativo conflitto inscenato nel mondo delle spie e nei media sia orchestrato per confondere la Siria e i suoi alleati. Ma tali conflitti potrebbero anche indicare lotte reali dietro le quinte. Altre lotte su chi sarà impelagato con gli infanticidi di al-Qaida in Siria e altri “ribelli” probabilmente sono imminenti.

Lindsay Snell, spia della CIA camuffata da giornalista

Lindsay Snell, spia della CIA camuffata da giornalista

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di Aleppo

Fort Russ, 8 agosto 201613950209000266_PhotoISintesi:
– L’assedio non è stato ‘spezzato’ ma la situazione era fluida per quasi tutto il 7 agosto, i “ribelli” di ogni lato si erano congiunti, ma sotto costante bombardamento, non possono avvantaggiarsene.
– L’assalto dei ‘ribelli’ è un prevedibile atto di disperazione.
– Le forze ‘ribelli’ hanno registrato un tasso di perdite del 30-50%
– L’avanzata ‘ribelle’ della sera del 6 agosto è stata sostanzialmente respinta.
– Il ‘ponte liberato’ dall’EAS (vedi mappa) rimane nelle sue mani
– L’Accademia militare è stata ripresa la sera del 6, con l’intervento della Liwa al-Nimr.
– Le Forze speciali di Hezbollah sono presenti.
– I “ribelli” hanno esaurito i mezzi pesanti e sono rimasti con veicoli leggeri
– Le sortite dei bombardieri russi colpiscono strategicamente i centri dei raggruppamenti “ribelli”, attirati con ritirate tattiche.
– Le perdite dell’EAS ed alleati sono state minime (con ritirate tattiche).
– L’EAS ha inviato con successo i rinforzi
– Le mappe sono fuorvianti sul controllo dell’EAS su Aleppo, che altrimenti apparirebbe come una possibile sacca, ma solo l’EAS possiede una forza aerea.

Curiosità:
– Il gruppo che ha decapitato il ragazzo è stato identificato nella battaglia (ancora vivi per ora).
– Le apparecchiature radar usate ad Aleppo dai ‘ribelli’ rinvenutevi, sono del tipo usato dalla Turchia.
aleppositTesto completo:

Il fatto più importante dei combattimenti di oggi è che i rapporti sui raggruppamenti “ribelli”, in primo luogo Jaysh al-Islam ed ‘ELS’, che avrebbero rotto l’assedio, sono falsi. Mentre gli eserciti ‘ribelli’ si sono connessi a sud-ovest di Aleppo, il bombardamento dell’EAS e le sortite dalle forze aeree alleate sono così intensi da rendere tale passaggio inutilizzabile. Oltre a ciò, il quadro essenziale del 7 agosto è difficile da accertare, data la situazione abbastanza fluida; le indicazioni dal fronte, direttamente da fonti sul campo o dai social media, sono scarse. Dai nostri contatti nelle vicinanze, rispetto natura e tipo di propaganda dei taqfiri, dalla modalità prevedibile e togliendo incongruenze alle verità, un quadro più chiaro cominciava ad apparire ore dopo il tramonto del 7. Da ciò si può scrivere con cautela che i rapporti sull’assedio spezzato sembrano intenzionalmente fuorvianti, prematuri o fraintesi. È successo che alcuni gruppi avevano preso con successo alcune posizioni che sarebbero state effettivamente necessarie per le manovre combinate per spezzare l’assedio. I video lo ribadiscono. Non erano i gruppi assediati, ma gli assaltanti ad avvicinarsi lungo le autostrade M62, M60 e M5. Il piano ‘ribelle’ prevedeva che la forza all’interno, che una volta era di 20000 elementi, doveva aprire la strada al nucleo della forza esterna, inizialmente di 20000 unità raccoltesi a sud di Aleppo, da cui attaccare. Il gruppo dei ‘ribelli’ assediati tentava di occupare il quartiere Suqari a sud di Aleppo, mentre la forza ‘ribelle’ esterna tentava di spingersi a Rashadin, Hiqmah e Mushrafah, lungo la sottostante autostrada M5. Ciò è visibile sulla mappa, e tra questi punti vi è la centrale elettrica, oggetto di molti articoli sugli scontri del 7 agosto. Conoscendo le posizioni della forza esterna, i comandanti dell’EAS avevano un significativo vantaggio strategico sul controllo di una situazione altrimenti molto fluida, il 6 e 7 agosto. Ma i video del 7 agosto raffiguranti i membri della forza assediata unirsi a presunti membri della forza esterna, durante i combattimenti, sono solo vaghe pretese prive di base. La breccia non era utilizzabile per i rifornimenti, né come via di fuga della forza assediata. Il fatto più importante che chiarisce il senso di tali rapporti, è che tale sortita è stata tentata dagli assediati di Jaysh al-Islam e coorti, una forza che va esaurendo le scorte. Il momento non era opportuno, ma si trattava di un assalto de ‘la va o la spacca’. Da solo, ciò dava un vantaggio significativo all’EAS e agli alleati ben riforniti e alle forze aeree russe. Il consumo delle munizioni veniva ridotto al minimo fino a cinque giorni prima, quando le prime fasi della strategia per la sortita furono attuate. Va notato che i comandanti sul campo dell’EAS ed alleati, avevano capito che andavano conservate per l’eventuale assalto. La tempistica prevedibile della sortita, di conseguenza, è stato anche di enorme vantaggio per l’EAS e gli alleati. Gli ultimi due giorni hanno visto la terza e la quarta fase del tentativo dei ‘ribelli’ di rompere l’assedio. I ribelli compirono apparentemente delle avanzate, che si rivelavano essere altro (vi furono trascinati). L’EAS riceveva rinforzi per manovrare su tali salienti. Sembra che l’EAS abbia compiuto una ritirata tattica il 6, permettendo di far disporre le forze del Jaysh al-Islam sulle posizioni volute. Quindi, la forza aerea russa ha compiuto una serie di sortite devastanti sui “ribelli”. Diverse ore dopo il nostro ultimo rapporto, all’alba, il quadro iniziale si profilava, come previsto dal filo-iraniano ‘Islamic World News‘. La mappa qui, variante della mappa precedente, mostra le aree contestate in gialle; la direzione dell’assalto dei ‘ribelli’ dovrebbe essere chiara:
13913685Secondo una fonte militare della TV panaraba al-Mayadin, il 7 mattina l’Esercito arabo siriano aveva riconquistato le posizioni che i terroristi avevano preso nell’assalto del 6, a sud di Aleppo. Queste fonti chiariscono anche che l’obiettivo dei terroristi è aprire una via da al-Ramusyah, nel sud-ovest di Aleppo, alle zone assediate ad Aleppo orientale. Il mese scorso, l’Esercito arabo siriano intensificò i combattimenti contro i terroristi ad Aleppo, tagliando la loro ultima via di rifornimento verso la parte orientale della città, nel tentativo di costringerli alla resa. Le battaglie infuriavano mentre molti gruppi ribelli ad Aleppo scatenavano attacchi ripetuti per rompere l’assedio. Tali attacchi avvenivano ad ondate di attentati suicidi, fallendo. Una cosa è chiara, l’EAS è stata attenta a non riferire della situazione con precisione, per motivi di sicurezza operativa: è importante non dare informazioni cruciali sulla chiusura di eventuali brecce, evolversi di salienti insostenibili o assalti falliti agli altri raggruppamenti “ribelli” esclusi da informazioni affidabili. Il tipo di informazioni necessario per la dialettica sul campo di battaglia non è disponibile in questo momento.13737504Un’immagine dei ‘ribelli’ del Jaysh al-Islam Aleppo li mostra in uniforme e con equipaggiamenti occidentali e sauditi.

La dichiarazione di propaganda semi-ufficiale del Muqawamist sugli eventi del 7 agosto: “In onore della fermezza dell’Esercito arabo siriano e di Hezbollah. Migliaia di barbari” jihadisti “hanno attaccato le posizioni dei nostri uomini nel sud-ovest di Aleppo, scatenando vili ondate di autobombe suicide da ieri sera. L’offensiva terrorista è in corso mentre orde di teppisti dei numerosi gruppi di al-Qaida tentano disperatamente di riaprire le vie linee di rifornimento spezzate, ma le forze della nostra Resistenza continuano a respingere l’assalto. Taqfiri e loro fanboy dell’opposizione “siriana” che tifano per la “vittoria” ad Halab, devono prendere e seppellire i loro deliri. Qualunque posto i terroristi occupino, lo fanno solo temporaneamente. Aleppo non è loro, e non lo sarà mai“.CpMkD8mUsAAC3Qe.jpg largeVanessa Beely di 21stCenturyWire indica 10 fatti importanti per coloro non del tutto familiari della storia finora, facendo capire il senso della battaglia di Aleppo.
“Di seguito dieci fatti su Aleppo che vanno accettati da qualsiasi osservatore informato e razionale indipendentemente dalle opinioni politiche sulla Siria.
1) Aleppo Orientale è stata invasa da un’alleanza terroristica eterodiretta guidata da al-Qaida nel 2012. Al momento, circa 600000 abitanti fuggirono da Aleppo orientale cercando riparo ad Aleppo occidentale dove il governo siriano ha il controllo.
2) Le stime sui civili rimasti ad Aleppo orientale variano ampiamente, ma quelle ufficiali parlano di 100-150 mila. Quelle delle Nazioni Unite, 300000, sono quasi certamente gonfiate e politicamente motivate.
3) L’85% dei combattenti ad Aleppo orientale appartiene a Jabhat al-Nusra, l’affiliato ufficiale di al-Qaida in Siria, che ha appena cambiato nome con un nuovo logo. Gli altri combattenti appartengono a ventidue (ci sono spaccature costanti, fusioni e riunioni tra questi) gruppi terroristici che condividono stessi ideologia jihadistia, metodi ed obiettivi di al-Qaida.
4) La stragrande maggioranza dei combattenti siriani ad Aleppo orientale non è di Aleppo, smentendo l’idea che una qualche parte della città si sia sollevata contro il governo.
5) I gruppi terroristici in Aleppo comprendono numerosi combattenti stranieri da ottantuno Paesi con contingenti significativi provenienti da Turchia, Stati arabi del Golfo, Nord Africa, Cecenia e Caucaso settentrionale della Russia.
6) I gruppi armati ad Aleppo orientale sparano deliberatamente sui civili di Aleppo occidentale. Ciò ha portato a proteste rabbiose contro il governo siriano chiedendo la fine dei bombardamenti e l’estirpazione completa della presenza terroristica ad Aleppo orientale.
7) La settimana scorsa Aleppo orientale è stata finalmente completamente circondata dall’Esercito arabo siriano, tagliando i rifornimenti ai gruppi terroristici dalla Turchia.
8) Il governo siriano ha offerto ai terroristi siriani ad Aleppo orientale l’amnistia in cambio della consegna delle armi e della resa.
9) L’Esercito arabo siriano ha anche stabilito tre corridoi umanitari per i civili che fuggono da Aleppo orientale. Il governo siriano aveva preparato 10000 unità abitative ad Aleppo occidentale per i civili in fuga, in previsione della battaglia finale. Mentre decine di famiglie andavano via i gruppi armati gliel’hanno immediatamente impedito, facendo pensare che intendano usarli come scudi umani quando e se l’Esercito arabo siriano avviasse l’avanzata definitiva nella parte orientale della città.
10) Dopo aver completato l’accerchiamento di Aleppo orientale, una missione congiunta dell’EAS e dell’Aeronautica russa dalla base aerea di Humaymim, avvivava un massiccio ponte aereo umanitario per Aleppo orientale. Il tragico abbattimento dell’elicottero russo di questa settimana rientrava nella missione umanitaria”.Syrian-Arab-Army-tank-696x431

Russi e siriani disintegrano i taqfiriti ad Aleppo
Fort Russ, 6 agosto 2016 – RusVesna

L’operazione umanitaria congiunta russo-siriana per assistere la popolazione civile continua ad Aleppo, nonostante i tentativi dei gruppi terroristici di al-Nusra, sostenuti dagli Stati Uniti, d’impedire la fuga delle persone dalle zone bloccate della città. Una fonte militare ha detto a RusVesna dei dettagli delle operazioni. In diversi corridoi orientali di Aleppo, designati dal governo siriano come umanitari, forze sono state dispiegate per soccorrere e assistere i civili sostanzialmente ostaggi e scudi umani dei taqfiri. Da ieri, oltre 600 ostaggi sono stati liberati. Queste persone sono state portate nei campi profughi ricevendo un primo soccorso. Per i militanti di al-Nusra che hanno accettato di deporre le armi, una via separata è stata organizzata nel nord della città, il cosiddetto corridoio di sicurezza, dove circa 100 militanti hanno avuto l’amnistia per la resa.

I terroristi subiscono terribili perdite a Aleppo
I terroristi di al-Nusra cercano di sfondare l’accerchiamento nella periferia sud-ovest di Aleppo, per unirsi ai gruppi a sud e a nord-est della città. La recente grande offensiva dei terroristi a Qan Tuman è stata soffocata, comportandogli significative perdite. Il risultato delle operazioni delle forze governative, con il supporto aereo russo, è che in soli 4 giorni le perdite di terroristi hanno superato i 7000: oltre 3000 morti e 4000 feriti al momento della pubblicazione. Circa 70 postazioni sono state distrutte insieme a 45 carri armati, 30 veicoli da combattimento della fanteria, 200 veicoli, 70 mortai e 35 depositi di munizioni.image17-900x350

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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