Al-Qaida: Gli statunitensi sono con noi

Battaglie in tutta la Siria, la svolta è vicina
Ziad Fadil e Canthama, SyrPer, 28 settembre 2016cti6eyxwcae5yt0I molteplici campi di battaglia in Siria sono in fiamme con numerose avanzate dell’EAS e degli alleati.

Lataqia
I combattimenti sono ripresi con ulteriori avanzate sulle colline intorno ai villaggi sul Jabal Aqrad e Jabal Qurdi. Si tratta di un’avanzata lenta su numerose colline, ma EAS ed alleati hanno il controllo del tiro già oltre il confine turco. I più recenti progressi pongono le forze siriane ed alleate vicino alle città di Bidama e al-Najiyah, che si affacciano su Jisr al-Shughur. Nessuna notizia di avanzate su Qabani, finora.

Qunaytra
Schermaglie e alcuna offensiva da entrambe le parti. Movimenti per migliorare il perimetro di protezione nella città drusa di Hadhir.

Ghuta orientale
Come già detto più volte negli ultimi 6 mesi, gli ultimi terroristi nel Ghuta orientale non hanno possibilità di una qualche offensiva seria, avendo “bruciato entrambe le estremità della candela” e ora sono sulla difensiva. Possono difendersi se hanno risorse e armi sufficienti nelle molte gallerie nel territorio (centinaia, se non migliaia di chilometri). Anche se la guerra di logoramento è lenta, i risultati nel Ghuta orientale dimostrano che i terroristi perdono dappertutto. La cruciale battaglia in corso è volta a chiudere il collo di bottiglia di 1 km del calderone tra Tal Qurdi e al-Rayhan. EAS ed alleati sono vicini all’obiettivo. Come negli ultimi 12 mesi di battaglie nel Ghuta orientale hanno dimostrato, è atteso al più presto il passaggio ad un’altra area. Questa tattica ha grande successo, liberando vaste aree nell’ultimo anno.igdpgmkTadmur
Dopo una lunga guerra difensiva, l’EAS avanza. Si combatte preso il giacimento di gas e il villaggio di Araq. Non sono sicuro se sia un diversivo per attirare lo SIIL assottigliandone le forze. Va seguito da vicino, però.

Homs: jabal al-Shair
Gli scontri sono ripresi il 27 settembre sera presso i vitali Jabal Suanat, Quota 901 e 904. Il giacimento al-Mahr è stato liberato il 28 settembre mattina. EAS ed alleati scacciano lo SIIL dai giacimenti di gas. Buone notizie a breve.

Homs
Il quartiere di al-Wair è un’altra grande vittoria diplomatica del governo siriano. Riconciliazione e estirpazione dei terroristi hanno avuto un grande successo. La maggior parte dei terroristi disposti a morire è finita a Talbisa e molti, (circa un migliaio), cede le armi per avere l’amnistia. I civili sono stati inviati in luoghi sicuri sotto il controllo del governo o a Talbisa coi terroristi, se l’hanno scelto. Homs sarà la prima grande città siriana ad essere priva di terroristi entro pochi giorni.

Hama Nord
La situazione continua ad essere complessa. Il momento è ancora dei terroristi, anche se alcune controffensive di EAS e forze alleate si sono svolte di recente. In ogni caso, non hanno compiuto notevoli avanzate. Le linee difensive a nord di Hama sono così solide che i terroristi dovranno impiegare nuove tattiche per attaccare i villaggi sul perimetro. Ci sono abbastanza forze per effettuare una controffensiva di successo, e questo è ciò che avviene oggi. Diverse battaglie si svolgono sulle prime linee. La controffensiva attesa è iniziata. A presto le notizie.

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Aleppo
Molte avanzate solide ad Aleppo su 3 assi.
Asse Nordest: il campo Handarat è un campo di battaglia, anche se Liwa al-Quds ed EAS non lo controllano. Ma nemmeno i terroristi. Tutto il campo è preda della battaglia e quindi è una sconfitta netta per i terroristi. Vi sono azioni nel quartiere Hananu ma non è chiaro se sia un diversivo o meno.
Asse Centrale: con la liberazione di Farafara, quartiere vicino alla cittadella, EAS ed alleati avanzano sui quartieri Bayada e Qastal Musht, un’area chiave delle linee difensive dei terroristi che dipendeva da Farafara, quindi cadrà in qualsiasi momento. Non appena la parte settentrionale e orientale della Cittadella è sicura, EAS e forze alleate assalteranno il lato meridionale con incredibile forza e velocità, allo scopo di spingere i terroristi verso la tangenziale ed isolare una vasta area della città di Aleppo respingendo i terroristi sul fianco orientale.
Asse Sudest: il 20-30% di Shayq Said è ormai libero, per la prima volta dopo 4 anni. Inoltre, anche al-Amriyah è vicina alla liberazione totale. Vi sono forti indicazioni che EAS e forze alleate avviino una nuova operazione da al-Aziza per assaltare Shayq al-Lutfi, costringendo i terroristi a scegliere se rimanere a Shayq Said e morire, o riorganizzarsi sul fianco orientale della città. Una rapida occhiata alla mappa mostrerà che quando questa strategia riuscirà, EAS e forze alleate saranno molto vicine al cimitero e la distanza dalla Cittadella sarà esigua. I due assi offensivi s’incontreranno e i terroristi avranno perso, a quel punto, la metà del territorio occupato in città, un colpo fatale.ctyoq5wwgaah3sw-jpg-large

Dayr al-Zur
Le linee difensive reggono. Diversi attacchi dello SIIL sono stati respinti, nuovi rinforzi inviati nella base aerea e un contrattacco è in corso per liberare tutto il Jabal al-Thardah.

Alcuni link all’importante intervista di Juergen Todenhoefer a un capo di al-Qaida ad Aleppo occidentale. Dice che ricevono armi direttamente dalla “Coalizione” e che militari di Stati Uniti, Israele, Turchia e Arabia Saudita li addestrano. Questo per chi dubitava dell’articolo di Ziad sui missili da crociera russi Kalibr che hanno colpito i coordinatori dei terroristi della coalizione, confermati essere militari di Stati Uniti, Regno Unito, Israele, Turchia, Qatar e Arabia Saudita.
(Vedasi sotto)

Aleppo: E ‘accaduto. Elementi combinati della 4.ta Divisione Meccanizzata-Corazzata (parte della Prima Armata di Damasco) sostenuti da 4 unità Alfa delle Forze Speciali siriane di Qatana effettuavano uno dei colpi più letali della guerra, il 27 settembre 2016, alle 14:00, avanzando su 4 assi da nord a sud direttamente nei quartieri orientali dove i cittadini hanno cominciato a sostenerli immediatamente. Mentre le forze aeree siriane e russe bombardavano le aree spopolate dagli avvertimenti dell’Esercito ai cittadini di lasciare i luoghi in cui i ratti sono posizionati; le forze di terra hanno l’autorizzazione a distruggere le inutili fortificazioni tirate su dai puzzolenti scimmioni sauditi. L’Esercito arabo siriano ha anche completamente liberato il quartiere al-Farafara, adiacente alla Cittadella, simbolo di questa grande città industriale. Tutti gli IED e le mine sono stati disinnescati e gli esplosivi saranno inviati in un deposito speciale a Damasco, per impiegarlo nella produzione di bombe che la Siria utilizzerà per sterminare ogni wahabita saudita che strisci sulla faccia della terra.
Le forze aeree siriane e russe hanno cominciato ad ammorbidire le fortificazioni dei terroristi a Darat Iza (già zona designata dalla NATO per fornire sostegno logistico ai terroristi), Qubatan al-Jabal, Qafr Hamra, Anadan e Hayan. Nel quartiere Salahudin, l’EAS ha polverizzato un centro di comando di Jabhat al-Nusra/al-Qaida utilizzato per le riunioni dei capi. Alcun dettaglio ancora sulle perdite. I ratti diffondo deliberatamente propaganda sull’acquisizione di razzi Grad e lanciarazzi avanzati. Il donatore è l’Arabia Saudita che cerca di salvare i molestatori di bambini del Jaysh al-Fatah. Mi è stato detto che tali razzi sono arrivati nella zona di Aleppo e che non sono particolarmente utili ai terroristi, comunque SAAF e RVVS li troveranno e li distruggeranno.ctnipjewaaexbmi-jpg-large

Al-Qaida: “Gli statunitensi sono con noi
Questa intervista di Juergen Todenhoefer è stato pubblicata il 26 settembre 2016 dal Koelner Stadtanzeiger, principale quotidiano della regione di Colonia
Moon of Alabama

Intervista al capo di al-Nusra, “Gli statunitensi sono dalla nostra parte
Juergen Todenhoefercsq-8i9waaidlc3Fu il settimo viaggio mio e di mio figlio Frederich nella Siria in guerra. Vi siamo stati 13 giorni. Le parole possono a malapena descrivere danni e sofferenze di entrambe le parti. Abbiamo intervistato dieci giorni fa un capo del ramo di al-Qaida, Jabhat al-Nusra. Abu al-Iz ha riferito apertamente dei finanziatori di Arabia Saudita, Qatar e Quwayt. Conosciamo l’identità dell’uomo e sappiamo praticamente tutto di lui.

Intervista nella cava di pietra ad Aleppo
L’intervista è stata organizzata da un ribelle di Aleppo. Ho avuto contatti coi ribelli siriani per anni. L’ho fatta presso Aleppo in una cava in vista, e a tiro, da Jabhat al-Nusra e poté essere raggiunta in modo sicuro dai soli membri di al-Nusra. I suoi combattenti erano in parte mascherati, cioè facilmente identificabili. Parte delle dichiarazioni furono confermate poco dopo da un mufti di Aleppo. Altre affermazioni sul disinteresse dei ribelli a un cessate il fuoco e ai convogli di aiuti internazionali per farli uscire. Proprio come le previsioni sulle azioni militari programmate in diverse città della Siria. Abu al-Iz, capo di Jabhat al-Nusra (al-Qaida) dice: “Facciamo parte di al-Qaida I nostri principi sono: combattere il vizio, purezza e sicurezza dei nostri affari, e il nostro atteggiamento verso Israele è cambiato. Per esempio, Israele ora ci sostiene perché è in guerra con la Siria ed Hezbollah. Gli USA hanno cambiato opinione su di noi. In origine lo “SI” e noi eravamo messi insieme. Ma lo “SI” viene utilizzato nell’interesse di grandi Stati come gli USA per motivi politici, andando lontano dai nostri principi. E’ chiaro che la maggior parte dei loro capi lavora coi servizi segreti. Noi, Jabhat al-Nusra, abbiamo la nostra via. In passato erano con noi, ci sostenevano. Il nostro obiettivo è la caduta del regime dittatoriale, regime tirannico, regime apostata. Il nostro obiettivo è la conquista, come quelle (del grande generale arabo) Qalid ibn al-Walid. Prima nel mondo arabo e poi in Europa“.

Juergen Todenhoefer: Com’è il rapporto tra voi e gli Stati Uniti? Gli Stati Uniti sostengono i ribelli?
Abu al-Iz: Sì, gli Stati Uniti sostengono l’opposizione, ma non direttamente. Sostengono i Paesi che ci sostengono. Ma non ne siamo ancora soddisfatti, dovrebbero sostenerci con armi avanzate. Abbiamo vinto battaglie grazie ai missili “TOW”. Abbiamo raggiunto un equilibrio con il regime con tali missili. Abbiamo ricevuto i carri armati dalla Libia attraverso la Turchia. Anche i “BMS”, lanciarazzi multipli. Il regime ci soverchia solo con aerei da combattimento, missili e lanciamissili. Abbiamo catturato parte dei lanciamissili ma la gran parte proviene dall’estero. Ma è con i “TOW” statunitensi che abbiamo la situazione sotto controllo in alcune regioni.

A chi diedero quei missili gli USA prima che ve li portassero? All’Esercito libero siriano e poi a voi?
No, i missili ce li hanno dati direttamente. Sono stati consegnati a un certo gruppo. Quando la “strada” è stata chiusa e noi assediati, c’erano ufficiali di Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Israele e Stati Uniti.

Che fanno?
Sono esperti! Esperti nell’uso di satelliti, missili, ricognizione, videocamere di sorveglianza termiche…

C’erano anche esperti statunitensi?
Sì, esperti provenienti da diversi Paesi.

Tra cui statunitensi?
Sì. Gli statunitensi sono dalla nostra parte, ma non come dovrebbero. Per esempio ci hanno detto: Dobbiamo catturare e conquistare il “Battaglione 47”. L’Arabia Saudita ci ha dato 500 milioni di lire siriane. Per prendere la scuola di fanteria “al-Muslimiya” ricevemmo dal Quwayt 1,5 milioni di dinari e dall’Arabia Saudita 5 milioni di dollari.

Da governi o da privati?
Dai governi.

La lotta è dura, il regime è forte e ha il sostegno della Russia…?
Lotteremo fino alla caduta del regime. Combatteremo la Russia e l’occidente perché non è dalla nostra parte. L’occidente ci manda solo mujahidin, invia questi combattenti. Perché l’occidente non ci sostiene nel modo giusto? Abbiamo molti combattenti provenienti da Germania, Francia, Gran Bretagna, USA, da tutti i Paesi occidentali.

Ci sono molti combattenti provenienti dall’Europa ad Aleppo, nel Jabhat al-Nusra?
Molti, molti, molti!

Quanti?
Molti.

Cosa ne pensa del cessate il fuoco?
Non lo riconosciamo. Riposizioniamo i nostri gruppi e intraprenderemo nei prossimi giorni un attacco schiacciante al regime. Abbiamo riordinato tutte le nostre forze in tutte le province, ad Homs, Aleppo, Idlib e Hama.

Non v’interessano i 40 camion di rifornimenti per la parte orientale di Aleppo?
Abbiamo richieste. Mentre il regime si posiziona lungo la strada al-Qastal, ad al-Malah e nelle aree settentrionali, non lasceremo che quei camion passino. Il regime deve ritirarsi da tutte le aree in modo che ci facciano arrivare quei camion. Se un camion arriva nonostante ciò, arresteremo il conducente.

Perché alcuni dei vostri gruppi si ritirano di un km/mezzo km dalla strada di al-Qastal?
Il regime usa armi avanzate. Abbiamo subito una controffensiva. Perciò ci siamo ritirati in silenzio, per recuperare e attaccare di nuovo il regime. Ma questo attacco deve portare alla caduta del regime.

Così era un trucco, una tattica militare?
Sì, tattica militare.

L’obiettivo di tale tattica era ricevere cibo o ricollocare i combattenti?
Non eravamo d’accordo col cessate il fuoco.

È un’idea solo di Jabhat al-Nusra o di tutti gruppi, gli altri alleati?
Di tutti i nostri gruppi integrati, nostri alleati.

Fronte islamico, esercito islamico?
Sono tutti con noi. Siamo tutti di Jabhat al-Nusra. Un gruppo si chiama “Esercito islamico”, o “Fatah al-Sham“. Ogni gruppo ha un proprio nome, ma si ritengono omogenei. Il nome generico è al-Nusra. Si hanno, per esempio, 2000 combattenti. Poi si crea da questi un nuovo gruppo e lo si chiama “Ahrar al-Sham“. Siamo fratelli, i cui credo, pensieri e obiettivi sono identici a quelli di al-Nusra.

Qual è il suo parere o anche dei capi?
Questa è l’opinione generale. Ma se qualcuno vi dipinge ‘combattente moderato’ e vi propone di mangiare e bere, accettate o no?

450000 persone sono state uccise in questa guerra. Sono stato a Aleppo e Homs. Molte parti sono distrutte. Se la guerra continua sarà distrutto tutto il Paese. Milioni di persone moriranno… In Germania abbiamo avuto una volta la ‘guerra dei trent’anni’…
Ora siamo a soli 5 anni, relativamente breve!

Accettereste qualcuno del regime di Assad nel governo di transizione?
Nessuno del regime di Assad o dell’esercito libero siriano, che si definisce moderato. Il nostro obiettivo è la caduta del regime e la fondazione di uno Stato islamico basato sulla sharia islamica.

La gente di al-Lush, recatasi a Ginevra per i negoziati, ha accettato il governo di transizione.
Ci sono mercenari siriani. al-Lush combatteva con al-Nusra. I gruppi dalla Turchia con cui è stato creato l’esercito libero siriano, erano con al-Nusra. Costoro sono deboli, hanno ricevuto molti soldi e si sono venduti. Devono seguire gli ordini dei loro sponsor.

L’esercito islamico e gli “islamici interni” negoziano a Ginevra
Perché i loro capi sono stati creati dall’occidente. Sono consigliati e pagati dai servizi segreti occidentali e degli Stati del Golfo per i loro obiettivi. Siamo nel punto di osservazione più avanzato della zona di Shayq Said, sotto il nostro controllo. Dietro quelle case ad al-Majbal vi sono i soldati del regime. Le nostre forze sono a 200 metri da qui.

È possibile leggere la versione originale sul Koelner Stadtanzeiger.proxy

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Aleppo, inizia la grande offensiva dell’Esercito Arabo Siriano

J. Flores, Fort Russ, 24 settembre 016

Aleppo, Siria, prima dell’alba, alle 4 del mattino del 24 settembre, l’Esercito siriano arabo e le forze alleate lanciavano la più grande offensiva su Aleppo, dichiarata il 22 settembre. Al momento della pubblicazione, l’offensiva avveniva su tre fronti. La mappa qui sotto mostra i punti di partenza dei tre attacchi, nei riquadri.14409554Il grande attacco iniziava nelle tre direzioni indicate. Al culmine di 48 ore di combattimenti dopo la fine del cessate il fuoco fallito, veniva riferito che l’Esercito arabo siriano aveva osservato i movimenti delle riserve dei jihadisti accerchiati, e che queste posizioni erano il risultato delle vittorie tattiche negli ultimi due giorni. Daremo qualche informazione su come i pezzi sono stati posizionati in questo modo. Questa fase dell’offensiva fu ritardata di 20 ore per i motivi spiegati nel paragrafo successivo. Qui c’è il grande vantaggio dell’EAS di una battaglia di questo tipo, perché può attaccare da molte direzioni ed il nemico n’ è svantaggiato. Tra 45000 a 70000 soldati siriani ed alleati sono presenti ad Aleppo e 20-25000 terroristi nella città. Non possiamo ora ridurre i numeri con maggiore precisione. Queste azioni sono l’inizio di una serie di attacchi coordinati che, siamo prudenti nel dirlo, decideranno l’esito del conflitto. Significativo è che Lavrov escludesse possibili futuri cessate il fuoco unilaterali. Questi erano unilaterali, come rivelato da dichiarazioni pubbliche e fughe trapelate sul cessate il fuoco, perché al-Nusra, che non vi rientrava, veniva inclusa nelle aree del cessate il fuoco rivendicate degli Stati Uniti che cercavano di ‘separare’ i moderati da al-Nusra. Critici e attivisti non sanno ciò che era importante per Russia e Siria nel cessate il fuoco che puntava alla cessazione delle ostilità quando gli articoli, compreso il nostro, ne indicavano la vittoria imminente. E’ ora chiaro che i russi usavano i colloqui sul cessate il fuoco e la documentazione per dimostrare alla comunità internazionale, e ai posteri, che gli Stati Uniti non possono distinguere o separare i “ribelli” moderati dal gruppo terroristico al-Nusra. Al momento sembra che ci siano pochi movimenti sul fronte diplomatico degli Stati Uniti, portandoci a dire con certezza che un’altra manovra diplomatica non potrà fermare i combattimenti finali. Ciò che si nota sono gli Stati Uniti assistere direttamente i terroristi ammettendo che sono inseparabili e indistinguibili dai fittizi “ribelli moderati” a cui lanciano rifornimenti per via aerea, sollevano la questione di come Siria e Russia vi risponderanno.
Concentriamoci ora sulla logistica dell’offensiva, per prima cosa esaminando l’offensiva a sud. Verso le 08:00 del 4 settembre, l’attacco prima dell’alba permetteva un’avanzata notevole. EAS e forze alleate assaltavano settori d’importanza strategica a sud di Aleppo, come confermato da AMN, “L’Esercito arabo siriano (EAS), sostenuto da Hezbollah e Liwa al-Quds (paramilitari palestinesi), ha lanciato un nuovo assalto su al-Hamdaniyah e le Case popolari 1070 nel sud di Aleppo, colpendo il fianco meridionale del quartiere controllato dal Jaysh al-Fatah. Guidati dalla Guardia repubblicana e dalla 4.ta Divisione meccanizzata, Esercito arabo siriano ed alleati hanno preso d’assalto il fianco meridionale delle Case popolari 1070 e della vicina Tal Hiqmah, con una feroce battaglia ancora in corso. Secondo una fonte militare di Aleppo, le Forze Armate siriane ed alleati cercano di sfondare l’ultima difesa del Jaysh al-Fatah presso le Case popolari 1070, mentre una grande unità di Hezbollah attacca sull’asse da Qarasi“. Con ciò, nei prossimi giorni si avrà una puntata la cui avanguardia avanzerà da sud. Vedasi la mappa:14454481Queste operazioni saranno possibili secondo le posizioni già detenute e rinforzate dal 10-11 settembre, e dall’avanzata di questa mattina. Due gruppi, uno a sud-est e l’altro a sud-ovest del quartiere Shayq Said, avanzeranno verso il centro, unendosi nel quartiere e accerchiando i gruppi terroristici prima che possano riformare le difese dopo i bombardamenti aerei precedenti. Questo sarà probabilmente un assalto combinato di EAS, Liwa al-Quds, Hezbollah e della celebre Liwa al-Nimr.
Ora passiamo all’offensiva ad est. Sappiamo che la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana, parte di una divisione meccanizzata d’élite da 25000 effettivi, si trova ad oriente in attesa di assaltare, e possibilmente avanzare nell’offensiva già iniziata al momento della pubblicazione. L’EAS ha iniziato ad operare più ad est, il 24 settembre, diluendo le riserve jihadiste in un cerchio assai sottile utilizzando l’artiglieria e la tattica del logoramento, prima dell’assalto dell’avanguardia. Anche in questo caso, si attende che l’attacco dell’Esercito arabo siriano vada ad est, e che sia già iniziato. 102.ma e 106.ma Brigata della Guardia repubblicana partecipano all’attacco che, al momento della pubblicazione, sarà in corso. Guardando all’offensiva a nord, facciamo riferimento al riquadro in alto sulla mappa, dove il gruppo assalta l’area mostrata dall’immagine precedente. Nel settore settentrionale, il campo profughi di Handarat è stato liberato dalle forze dell’EAS sostenute dalla brigata palestinese Liwa al-Quds. L’ingresso veniva liberato nel pomeriggio, dopo notizie contrastanti. Ma dalle 16:00 del 24 settembre, il controllo totale viene finalmente confermato dai portavoce della Liwa al-Quds, come segnalato da SANA e AMN, incluse le colline strategicamente importanti, necessarie per avanzare verso sud.handarat-map-696x567L’immagine rappresenta questa avanzata dell’offensiva a nord. Qui, il gruppo che ha liberato il campo profughi Hamdarat si è poi diretto verso la zona industriale di Shuqayf, accanto alle cave Buraj a nord di Aleppo, secondo AMN. Le Forze Armate siriane ed alleate imponevano il controllo sulla zona industriale di Shuqayf dopo aver liberato le colline che si affacciano sulla parte settentrionale di Aleppo.
Le ultime 48 ore hanno portato all’odierna fase dell’offensiva su Aleppo: dopo la fine del cessate il fuoco, le forze aeree russe e siriane iniziavano a colpire le aree occupate dai terroristi. Kerry protestò dando spettacolo, ingannando il pubblico con l’idea sbagliata che ci fosse ancora un cessate il fuoco in vigore. L’EAS poneva fine unilateralmente al cessate il fuoco il giorno dopo che le sue postazioni erano state intenzionalmente colpite dalle forze statunitensi in collaborazione con lo SIIL. Le proteste di Kerry avvenivano il giorno successivo. Gli attacchi aerei russi e siriani furono molto efficaci, creando la possibilità di successive vittorie tattiche. Sulla pagina facebook dell’EAS, la mattina del 22 settembre, vi era un post: “Il comando militare regionale di Aleppo annuncia l’inizio delle operazioni nei quartieri orientali di Aleppo. Il Comando delle operazioni militari regionale chiede ai concittadini di tenersi lontano dagli edifici usati dai terroristi come covi e comandi. Il Comando militare regionale in Aleppo: non ci sarà responsabilità legale, arresto o detenzione per ogni cittadino che si arrenderà ai checkpoint dell’Esercito arabo siriano nei quartieri orientali. Abbiamo preso tutte le misure per accogliere i civili dai quartieri orientali, fornirgli una residenza temporanea e aiuti per una vita dignitosa. L’offerta permette anche a tutti gli uomini armati ingannati nel prendere le armi contro le Forze Armate, di consegnare le armi e tornare alla vita civile. Tradotto dal sito web del Ministero della Difesa della Repubblica Araba Siriana“.
Ieri, 23 settembre, secondo al-Masdar, “a meno di 24 ore dall’annuncio dell’offensiva su Aleppo per liberare i quartieri dai ribelli nella zona orientale di Aleppo, le forze governative potevano assicurare l’autostrada Ramusyah-Amiriyah e zone vicine dopo la continua avanzata presso la moschea al-Badawi di Amiriyah. Prima dell’avanzata vi erano state 8 ore di intensi scontri presso il panificio di Ramusyah. L’avanzata portava le forze dell’Esercito arabo siriano alla periferia del quartiere Suqari, centro amministrativo dei terroristi nella città assediata. Inoltre, le truppe governative ora tengono sotto tiro i jihadisti in queste aree. In particolare, le forze di opposizione hanno suggerito che Jabhat Fatah al-Sham (ex-Jabhat al-Nusra) trasferisca molti combattenti da tutta Aleppo ammassandoli a Suqari, dove hanno imposto il coprifuoco. Nel frattempo, gli elicotteri siriani lanciano migliaia di volantini sui quartieri di Aleppo est invitando i terroristi a consegnarsi prima che sia troppo tardi. L’Esercito arabo siriano ed alleati dovrebbero liberare e fortificare Sadkop in qualsiasi momento. Assicurandosi la regione, potranno usarla come piattaforma di lancio per le operazioni su Suqari e Shayq Said. Qualunque sia il futuro per Aleppo est, incontestabilmente ciò non fa ben sperare per i jihadisti, soprattutto dopo la sconfitta devastante all’Accademia“.
syrian-flag Poi il 23 settembre, subito dopo mezzogiorno, la pagina facebook dell’Esercito arabo siriano riferiva: “SAAF e RVVS compiono attacchi aerei contro obiettivi nemici nei quartieri orientali di Aleppo. Tutti i dati relativi agli obiettivi sono stati raccolti da agenti dei servizi segreti militari siriani nei territori controllati dal nemico e solo munizioni ad alta precisione vengono utilizzate per evitare e ridurre al minimo i danni non necessari. Questi attacchi aerei avvengono ore dopo che il Comando militare regionale di Aleppo annunciava l’avvio delle operazioni nei quartieri orientali. Vi abbiamo sempre detto su questa pagina che i terroristi che usano la gente dei quartieri orientali come scudi umani ed ostaggi, mentre bombardano i quartieri occidentali per terrorizzare e uccidere civili, avranno una lezione. L’operazione di terra non è ancora iniziata, ma è imminente; e né il loro sultano né i loro padroni potranno salvarli“. Più tardi lo stesso giorno, veniva tradotta una citazione molto interessante di Bashar al-Assad: “Il Comandante in capo Presidente Bashar al-Assad risponde a una domanda su quando la Siria sarà pacificata e quando i siriani fuggiti dalla guerra potranno tornare: “Se guardiamo in base ai fattori interni siriani, direi molto presto, un paio di mesi, ne sono sicuro, non esagero; ma quando si parla nell’ambito dei conflitti globali e regionali, quando si hanno molti fattori esterni che non si controllano, andrà avanti e nessuno può dire per quaanto se non i Paesi, governi, funzionari che sostengono direttamente i terroristi. Solo loro lo sanno, perché sanno quando avranno intenzione di smettere di sostenere i terroristi, ed è qui che la situazione in Siria sta per essere risolta senza seri indugi”.” Questo è un grande messaggio di Assad, in linea con le valutazioni oggettive sul fallimento dei tentativi degli Stati Uniti in Siria.
Alla sera del 23, la pagina facebook dell’EAS spiegava il motivo per cui questa fase dell’offensiva veniva ritardata, citando preoccupazioni umanitarie: “Delle informazioni da Aleppo orientale su quanto importante sia ciò che è successo ieri sera per i militari a tutti i livelli; le Forze Armate non hanno ancora lanciato l’operazione, nonostante fosse stata annunciata, ed ecco il motivo: Mercoledì scorso c’è stato un incontro nel Comando regionale siriano di Aleppo e il Maggiore-Generale Zayd al-Salah, comandante regionale di Aleppo, annunciando che i gruppi armati nei quartieri orientali avranno tempo fino a fine settembre per cedere le armi e che i cittadini siriani tra essi avranno piena amnistia. La scorsa notte il comando regionale siriano annunciava ufficialmente l’inizio dell’operazione ad Aleppo orientale, ma annunciava anche che tutti i cittadini che si consegneranno a un posto di blocco militare non saranno perseguiti ed arrestati; saranno trasportati al sicuro in un alloggio temporaneo e avranno cure mediche e aiuti per una vita dignitosa finché il loro quartiere sarà liberato e potranno tornarvi. L’offerta è stata estesa a tutti i cittadini siriani ingannati a prendere le armi contro le Forze Armate. Ma ciò non significa che non ci saranno o cesseranno le operazioni militari, combatteremo e i dettagli tattici saranno riservati per il momento, ma semplicemente nelle informazioni che potremo condividere spiegheremo la situazione ad Aleppo e perché le cose vanno in quel modo. Per chi legge tra le righe è forse abbastanza, e per coloro che hanno bisogno di dichiarazioni dirette, capiranno quando il campo di battaglia parlerà”.
Altrove in Siria, la 104.ma Brigata è a Dayr al-Zur, la 103.ma a nord di Lataqia e la 105.ma nel Ghuta orientale. Ad Aleppo si attende un attacco da est. In pratica, il grosso del conflitto, salvo ulteriore ingerenza estera, è alla fine perché il 25% dei terroristi meglio addestrati in Siria sono accerchiati ad Aleppo, è una delle ultime buone notizie sui duri combattimenti per liberare le aree urbane.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Myanmar decide

Sofia Pale, New Eastern Outlook 18/9/2016a4170360-684a-11e6-87bc-57ed402b26b2_1280x720Nell’agosto 2016 la ministra degli Esteri del Myanmar e Consigliere di Stato (al vertice del governo), Aung San Suu Kyi visitava la Cina. Era la prima nella Repubblica Popolare Cinese nel nuovo ruolo, ottenuto con la vittoria del proprio partito, la Lega nazionale per la democrazia (NLD), nelle elezioni parlamentari del 2015. Allora fu sollevata la seguente questione: quale politica estera sceglierà il “nuovo” Myanmar, filo-americana o filo-cinese? Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione democratica al governo militare che era al potere nel Paese dal 1988, una combattente per i diritti umani e vincitrice del Nobel pezzo Premio del 1991, sembrava una figura filo-occidentale in quei giorni. Eppure, che ci crediate o no, in Cina è quotata piuttosto bene. Essendo una politica pragmatica, aveva de sempre compreso l’importanza delle relazioni tra Myanmar e Cina, contribuendone allo sviluppo con tutte le forze, a volte rischiando la reputazione di difensore dei diritti umani. Ad esempio, nel 2013, Aung San Suu Kyi a capo della commissione parlamentare che indagava sul caso della società cinese Wanbao, accusata di confiscare illegalmente terre dei cittadini del Myanmar per sviluppare una miniera di rame. In quel caso, Aung San Suu Kyi diede il permesso affinché Wanbao continuasse le attività. Pechino apprezzò il favore. I media cinesi pubblicarono numerosi commenti positivi sulla leader dell’opposizione del Myanmar e l’NLD vinse le elezioni del 2015 con il chiaro sostegno della Cina. Così, quando Aung San Suu Kyi è salita al potere, aveva il sostegno di Stati Uniti e Cina. Doveva sfruttare il passaggio tra questi due estremi, per il massimo vantaggio del Myanmar. Il fatto che il primo Paese visitato dalla nuova Consigliera di Stato fosse la Cina, che non è membro dell’ASEAN, evidenzierebbe la decisione presa. Va inoltre notato che il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi visitò il Myanmar il 5 aprile 2016, cinque giorni dopo la cerimonia di giuramento del nuovo governo del Myanmar dell’NLD. Fu il primo ministro degli Esteri a visitare il Myanmar dopo questo importante evento. Ciò testimonia come il Myanmar non solo si appoggi alla Repubblica popolare cinese, ma che la Cina sia interessata a sviluppare rapporti con questo Stato. Non sorprende: risorse naturali e posizione geografica del Myanmar ne fanno un territorio d’importanza strategica per la Cina, che prevede di ridurre la dipendenza dalle petroliere che passano lo stretto congestionato e pericoloso di Malacca. Il Myanmar ha ampie risorse di idrocarburi, e il suo territorio è utilizzato per il trasporto di petrolio dal Medio Oriente e del gas dai porti sull’Oceano Indiano. La Cina ha investito nell’industria e nelle infrastrutture petrolifere e gasifere del Myanmar da anni. Vi costruisce gasdotti e porti e finanzia diversi progetti. Negli ultimi 20 anni la Cina è il principale investitore nell’economia del Myanmar, per decine di miliardi di dollari. Il fatturato commerciale tra i due Paesi ha raggiunto il picco nel 2015, per 20 miliardi di dollari. Va inoltre osservato che fino a poco prima (2010-2011), il Myanmar era sotto le sanzioni occidentali, contribuendo allo sviluppo delle relazioni con la Cina. Ora che un nuovo governo democratico è al potere, le società occidentali cominciano ad aver maggiore interesse sugli investimenti in vari progetti in Myanmar. Tuttavia, il Paese è già abituato a trattare con la Cina ed è tradizionalmente poco fiducioso verso i Paesi occidentali. Inoltre, il Myanmar è ora aperto agli investitori stranieri (oltre la Cina, Singapore, Thailandia, Hong Kong e Gran Bretagna sono tra i più significativi). Nonostante nulla impedisca alle imprese statunitensi d’investire nel Paese, vi è un altro fattore, il più importante tenendo conto degli interessi strategici, la Cina è pronta ad investire in Myanmar più di chiunque altro. Ciò supera tutti i fattori politici e culturali. Gli Stati Uniti, che hanno sostenuto NLD e Aung San Suu Kyi per molti anni, potranno sicuramente ricevere una calda accoglienza e varie preferenze in Myanmar, ma nel Paese possono contare solo sul secondo posto, la Cina sarà ancora prima. L’influenza statunitense in Myanmar può influenzarne i vari e talvolta poco chiari interessi militari e politici, ma la Cina mette al primo posto la sicurezza energetica, il che significa che è pronta ad assegnarvi più fondi.
Va notato che a fianco delle finanze, la Cina ha ancora una leva sul Myanmar, ancora più solida: i gruppi separatisti contro cui il governo del Myanmar ha combattuto per molti anni. La guerra civile ha devastato il Paese per 60 anni, dovuta al confronto tra governo e milizie comuniste. La guerra interessava varie minoranze etniche del Myanmar, che continuarono la lotta armata contro le forze di governo molti anni dopo la sconfitta dei comunisti e la loro deportazione in Cina. Durante la guerra, la guerriglia comunista e i suoi alleati, le bande etniche, apprezzarono il sostegno segreto della Repubblica Popolare Cinese. La guerra si esaurì con la Costituzione del 2008, che rispetta gli interessi di tutti i gruppi etnici fornendogli un’ampia autonomia. Ogni gruppo etnico ha l’opportunità di avere un partito rappresentato nel governo del Myanmar, mentre le forze armate illegali sono state amnistiate e arruolate nell’esercito del Myanmar. Tuttavia, piccoli conflitti continuano di tanto in tanto. Secondo alcune fonti, la maggior parte dei separatisti è strettamente legata alla Cina. Va ricordato che i territori vicino al confine cinese sono i più travagliati. Inoltre, le bande etniche delle minoranze nazionali del Myanmar sostengono di agire per conto dei cinesi. Nel 2015, le autorità del Myanmar riferirono ufficialmente che i separatisti cinesi nello Stato Shan venivano aiutati dalla Cina. Ciò deteriorò le relazioni del governo di allora con la Cina, e potrebbe aver contribuito al sostegno di Pechino all’opposizione nelle elezioni. Alcuni funzionari annunciarono che la Cina aveva usato l’influenza tra i separatisti per sabotare i colloqui di pace tra loro e l’allora governo del Myanmar. Ciò accadde poco prima delle elezioni del 2015, danneggiando gravemente la popolarità della leadership del Myanmar, uno dei motivi della sconfitta.
E’ probabile che la Cina intenda utilizzare i contatti con i ribelli per influenzare il nuovo governo del Myanmar. Secondo Aung San Suu Kyi, avrebbe discusso solo di questioni economiche con la leadership cinese durante la visita di agosto. Va ricordato che il 31 agosto 2016, subito dopo la visita in Cina, la Conferenza di pace di Naypyidaw iniziava, dove si riunivano i rappresentanti di tutti i gruppi etnici del Myanmar per discutere la nuova struttura federale del Paese e altri problemi che turbavano la coesistenza pacifica da molti anni. La presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon alla conferenza la dice lunga sull’importanza dell’evento. Se una pace stabile viene raggiunta da questa conferenza in Myanmar, sarà la maggiore vittoria di Aung San Suu Kyi e del suo governo, e il traguardo più importante nella storia del Myanmar. Si può supporre che la conferenza subito cominciata fosse la principale questione discussa tra il capo del governo del Myanmar e i suoi colleghi cinesi, tra cui le concessioni che il Myanmar doveva fare alla Cina affinché i ribelli filo-cinesi “si comportino bene” senza sabotare i colloqui, come nel 2015. La lotta tra Cina e Stati Uniti per l’influenza nella regione Asia-Pacifico è in corso da molti anni. Ogni Paese della regione è al centro del confronto. Sul Myanmar, Washington ovviamente perde, dato che ora dipende dalla buona volontà della Repubblica Popolare Cinese in molti modi.cqiylqkxgaadchxSofia Pale, PhD, ricercatrice del Centro per il Sud-Est asiatico, Australia e Oceania dell’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze della Russa, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo ICBM russo ‘Sarmat’ sarà il “figlio di Satan”

Dettagli sulla nuova arma e perché la Russia la vuole
Viktor Litovkin, RIR, 21 settembre 2016
53t6Il test di lancio del primo stadio del ‘Sarmat‘, nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM), che entrerà in servizio nei primi anni 2020, è appena finito. Le caratteristiche tecniche dell’arma sono classificate “top secret”. Abbiamo ottenuto informazioni dai produttori e da conversazioni con gli esperti militari. Va sottolineato che attualmente si lavora su progettazione e sviluppo del missile, e quando sarà adottato, sarà oggetto di varie modifiche.

Cos’è il “Sarmat
E’ un missile intercontinentale pesante a propellente liquido dal nome in codice MS-28. Il peso totale è di 100 tonnellate e quello della testata di 10 tonnellate. Dovrebbe entrare in servizio nelle Forze Strategiche Missilistiche russe dal 2020 sostituendo l’R-32M2 “Voevoda“, il più formidabile missile strategico del mondo (SS-18 ‘Satan’ secondo la classificazione NATO), che pesa 211 tonnellate e ha una testata da 8,8 tonnellate. Ciò che differenzia il ‘Sarmat‘ dal predecessore non è solo il peso molto più leggero, ma anche un’autonomia di volo maggiore. Se il “Satan” ha una gittata di 11000 km, il “Sarmat” ne avrà una di 17000 km. I progettisti prevedono che volerà sul bersaglio anche dal Polo Sud, dove nessuno se l’aspetta e non c’è uno scudo antimissile in costruzione. Inoltre, il “Sarmat” avrà almeno 15 testate nucleari MIRV invece che 10, seguendo il principio della “gragnuola di colpi”, ciascuno dalla potenza di 150-300 chilotoni, che si distacca da questa “gragnuola” quando raggiunge l’obiettivo programmato, volando sul bersaglio a velocità ipersonica (superiore a Mach 5), cambiando rotta e quota in modo da non essere intercettato da qualsiasi sistema di difesa missilistica, attuale o futuro, anche se basato su satelliti. “Al Sarmat“, dicono i progettisti, “non importa se vi è un sistema di difesa missilistico o meno. Non se ne accorgerà“.

Quanti “Sarmat” ci saranno
Rimarranno almeno 154 silo dei “Voevoda” (altri 154 verranno fatti esplodere su richiesta dello START-1). Non tutti avranno un nuovo missile, ma il numero dovrebbe rientrare nei parametri del Trattato START-3 che prevede che Russia e Stati Uniti abbiano 700 vettori e 1550 testate nucleari ognuno entro il 5 febbraio 2018. Ricordiamo che ogni “Sarmat” dovrebbe avere 15 testate e ad oggi, secondo i dati disponibili, la Russia ha 521 vettori con 1735 testate. Gli Stati Uniti 741 e 1481 rispettivamente. Il Trattato START-3 può essere esteso dopo il termine del 2021, con il consenso delle parti, per altri cinque anni. Se ciò accadesse, è ovvio che in un primo momento ci sarà probabilmente un minor numero di missili classe “Sarmat” rispetto ai “Voevoda“. A parte il “Sarmat” abbiamo altri vettori, come missili terrestri e navali e bombardieri strategici.

Perché abbiamo bisogno del “Sarmat”
Da un lato, la risposta è ovvia: per contenere un probabile o potenziale aggressore, nonché per sostituire i “Voevoda“, che alla fine dello START-3 avranno terminato l’operatività. Dall’altra parte, secondo il Generale-Maggiore Vladimir Dvorkin, dottore in scienze tecniche e ricercatore presso l’Istituto di Economia Mondiale e Relazioni Internazionali (IMEMO) dell’Accademia delle Scienze Russa, “per risolvere questo problema i complessi missilistici strategici mobili a propellente solido come Topol-M, Jars, Rubezh e futuro sistema missilistico ferroviario Barguzin saranno sufficienti. Il “Sarmat” nei silos dei “Voevoda” è un buon obiettivo del primo colpo del nemico. Non saremo mai i primi a colpire con un missile nucleare“, dice Dvorkin, “anche se questa possibilità viene registrata dalla nostra dottrina militare“. Il Colonnello-Generale Viktor Esin è d’accordo con il collega, ma non del tutto: “No, non saremo i primi a colpire con un missile nucleare. Tuttavia il “Sarmat” non è destinato a ciò, ma all’attacco di rappresaglia. Possiamo farlo fintanto che i missili del nemico volano verso di noi. Un probabile o potenziale nemico lo sa, per questo il “Sarmat”, così come altri sistemi di difesa, garantiranno la nostra sicurezza”.4d42027279217abb71caf08b62c93385

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Il dilemma siriano di Obama

Alessandro Lattanzio, 22/9/2016268qljqasc11fa998182840f1e23-3735875-map_of_northern_syria_showing_the_different_zones_controlled_by_-a-55_1470997507541Il 20 settembre, il Comitato Internazionale della Croce Rossa confermava che un suo convoglio di 33 autoveicoli veniva distrutto assieme a un deposito della CRI presso Urum al-Qubra, causando la morte di 21 persone e la perdita di 18 autocarri. Subito, il rappresentante dell’Arabia Saudita alle Nazioni Unite accusava i siriani di aver bombardato il convoglio. Mosca e Damasco definivano le accuse insensate e che le forze aeree russe e siriane non avevano bombardato alcun convoglio umanitario. Il segretario della stampa presidenziale Dmitrij Peskov osservava che i soldati siriani erano stati gli unici a rispettare il cessate il fuoco, mentre il Ministero della Difesa russo sottolineava “Che inoltre il convoglio stava attraversando un territorio controllato dai terroristi e il Centro per la riconciliazione in Siria afferma che il convoglio era controllato da un drone”. I video dell’incidente non mostravano segni di bombardamenti, come ad esempio crateri o i tipici danni ai veicoli, facendo ritenere che il convoglio sia stato incendiato. Infatti, il convoglio era controllato dai ‘caschi bianchi’, un’organizzazione propagandistica formata da terroristi islamisti e fondata e finanziata dal governo di Londra tramite delle ONG create da un ufficiale delle forze speciali inglesi. “Abbiamo attentamente studiato le registrazioni video dei cosiddetti attivisti sul posto e non abbiamo trovato segni di munizioni che abbiano colpito il convoglio. I successivi movimenti del convoglio non sono stati monitorati dai russi. Solo i terroristi che controllano questa zona conoscevano la posizione del convoglio. Abbiamo attentamente studiato i video dei cosiddetti attivisti sul posto e non abbiamo trovato segni che un qualsiasi tipo di munizione avesse colpito il convoglio. Non ci sono fori di proiettili, le vetture non sono danneggiate e non ci sono danni dovuti ad onde d’urto. Tutto ciò che mostra il video è la diretta conseguenza dell’incendio del carico, iniziato in modo strano, contemporaneamente a un massiccio attacco dei terroristi su Aleppo. L’analisi delle videoregistrazioni dei droni dei movimenti del convoglio umanitario attraverso i territori di Aleppo controllati dai terroristi, rivela nuovi dettagli. Si vede chiaramente un camioncino dei terroristi che traina un mortaio di grosso calibro muoversi con il convoglio. Non è chiaro chi coprisse chi: il mortaio copriva il convoglio dei ‘caschi bianchi’ o viceversa. E una domanda più importante: dov’è sparito tale mortaio quando il convoglio raggiunse la destinazione e da dove proveniva il tiro quando il convoglio veniva scaricato? Chi aveva iniziato a sparare e perché? Ciò potrebbe rivelarsi una ‘coincidenza’, per via di coloro che appaiono sempre al momento giusto nel posto giusto con le videocamere, come i rappresentanti dell’organizzazione dei ‘caschi bianchi’ vicini a Jabhat al-Nusra”, osservava il portavoce del Ministero della Difesa russo, che concludeva, “La sera del 19 settembre, su quella regione, un drone della condizione internazionale, decollato dalla base aerea di Incirlik in Turchia, volava a 3600 metri di quota e alla velocità di circa 200 chilometri all’ora. L’oggetto era nella zona della città di Urum al-Qubra, dove era arrivato il convoglio pochi minuti prima che prendesse fuoco. se ne andava dopo circa 30 minuti. Solo i suoi proprietari sanno cosa esattamente stesse facendo il drone in quella particolare zona in quel momento preciso”.

14425327Allarmato dai governi europei, come quello tedesco, che non si erano precipitati a sostenere le accuse fasulle degli Stati Uniti alla Russia di aver bombardato il convoglio, oltre al fatto che l’ONU non riprendeva più l’accusa che il convoglio fosse stato bombardato da aerei russi o siriani, il segretario di Stato degli USA John Kerry pretendeva che gli aerei siriani non bombardassero più le aree occupate da al-Qaida (Jabhat al-Nusra/Jabhat Fatah al-Sham) in Siria, arrivando ad invocare ancora la No Fly Zone sulla Siria, per permettere agli alleati della NATO e degli USA, i terroristi islamisti wahhabiti e taqfiriti coordinati ed addestrati dalle forze speciali statunitensi e occidentali (Gladio-B), di perseguire il cambio di regime in Siria. Difatti, Washington getta via ogni ritegno, puntando apertamente al sostegno diretto militare delle organizzazioni terroristiche finanziate e armate da sauditi e turchi. Tale passo è una reazione all’attacco missilistico russo a un centro di coordinamento tra terroristi e specialisti atlantisti (ufficiali di Gladio) sul jabal al-Saman, presso Aleppo, che guidava gli attacchi terroristici nelle provincie di Aleppo e di Hama. Va ricordato che tale accelerazione è anche dovuta al disgregarsi delle fortune della candidata guerrafondaia Hillary Clinton, espressione dell’alleanza tra Pentagono, industria bellica, neocon, sinistra socialimperialista e radicalismo islamico sponsorizzato da Arabia Saudita, Qatar, Quwayt e Turchia*. Infine, non è un caso che il segretario di Stato degli USA evitasse di dire, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che Jabhat al-Nusra è il ramo in Siria di al-Qaida, organizzazione terroristica ufficialmente accusata dagli USA degli attacchi dell’11 settembre 2001, proiezione armata regionale del clan dei Saud. E che il nodo siriano in realtà riguardi i rapporti tra Washington e Ryadh, emerge dalla posizione di Obama (e del clan clintoniano-bushita che rappresenta), volta a porre il veto a una legge (lo JASTA) che permetta alle famiglie delle vittime dell’11 settembre di citare in giudizio i sauditi per il finanziamento del terrorismo. “Il Regno di Arabia Saudita è l’incubatore della jihad globale. I sauditi costruiscono madrasah dove imam incendiari… predicano odio, stampano e distribuiscono libri di testo che insegnano la violenza contro gli infedeli, e versano ingenti somme a terroristi come Usama bin Ladin. In particolare, il ruolo saudita nella jihad radicale non si ferma al finanziamento del terrorismo, ma arriva al supporto logistico dei singoli attentai. Tale è il ruolo dei sauditi collegati agli attacchi dell’11 settembre. Contrariamente a quanto dice il presidente Obama sulle “28” pagine vi è abbondanza di “qui” scoperti che si chiamano prove del sostegno finanziario e logistico saudita al dirottatori dell’11 settembre stabilisti negli Stati Uniti… Incredibilmente, fatti e prove nelle 29 pagine non furono esaurientemente studiati perché al momento (2002-2004), secondo il vicepresidente Dick Cheney, eravamo una nazione in guerra e non potevamo distogliere risorse vitali indagando sul ruolo saudita negli attacchi dell’11 settembre”. Inoltre, Obama persisteva nel dire che la Commissione sull’11 settembre aveva esonerato i sauditi. Invece la commissione concluse che, “L’Arabia Saudita era da tempo considerata la principale fonte di finanziamento di al-Qaida… enti di beneficenza dalla notevole sponsorizzazione governativa saudita inviavano fondi ad al-Qaida, che trovava terreno fertile nella raccolta di fondi in Arabia Saudita, dove religiosi estremisti sono la norma e finanziarli è essenziale per soggetti e cultura limitati. Forse, se il presidente Obama avesse avuto il tempo di leggere le 29 pagine, avrebbe capito la saggezza e la necessità dello JASTA. Il presidente potrebbe anche comprendere meglio il motivo per cui il 100 per cento del Congresso l’ha approvato…. Il presidente Obama dice che si oppone allo JASTA perché aprirà negli Stati Uniti cause che costerebbero miliardi di dollari. Ciò che il presidente Obama non menziona è che nazioni ed individui straniere possono già citare in giudizio gli Stati Uniti attraverso leggi come ATA (Alien Tort Statute, 28 USC s. 1350) e ATS (Anti-Terrorism Act, 18 USC s. 2333). La ATS è in vigore dal 1789 e l’ATA dal 1990. Nessuno dei due ci è costato miliardi. Nessuno dei due ha aperto le cateratte del contenzioso. Nessuno dei due ha messo in pericolo i nostri soldati né ostacolato la nostra capacità di effettuare attacchi coi droni, movimenti di truppe o torture”.
La vera ragione per cui Washington continua ad interferire pesantemente in Siria, è non solo impedire la vittoria del fronte della Resistenza e del mulitpolarismo, ma anche impedire una frattura totale con Ryadh, cercando di permetterle una vittoria regionale, in Siria in questo caso, per cercare di attutire l’impatto sulle relazioni saudite-statunitensi che avrà la posizione del Congresso degli USA sullo JASTA. Non va dimenticato che assieme al disastro politico-militare saudita in Iraq e nello Yemen, la definitiva disfatta dei terroristi-mercenari wahhabiti in Siria, con il conseguente rafforzamento dell’Asse della Resistenza e dell’Iran, indebolirà in modo imprevedibile il dominio dei Saud nella penisola arabica, mettendo in discussione la base economica del predominio statunitense, il petrodollaro, arma geo-finanziaria ideata dal connubio tra Washington e il clan dei Saud.1-white-helmets-aleppo-syria* Nelle macchinazioni concepite dalla Turchia a danno della Repubblica Araba Siriana, rientrano il golpe fasullo del 15 luglio, in Turchia, e l’attivazione di una rete di disinformazione e propaganda anti-russa, anti-BRICS e anti-eurasiatico alla cui guida si trova il cosiddetto geo-filosofo Aleksandr Dugin (in realtà paragonabile a uno sciamano satanista), collegato tramite figure intermedie, come Andrew Korybko ed altri autori statunitensi (che adottano pseudonimi russi), a una rete di propaganda neonazista statunitense e all’intelligence turca. L’obiettivo di fondo è denigrare e sabotare sul piano mediatico le alleanze di Mosca; da un lato denigrando tradizionali Paesi amici della Russia come India, Vietnam, Serbia, ecc., perfino la Cina, e dall’altro esaltando dichiarati nemici della Russia come la Turchia neottomana di Erdogan o fazioni revansciste e militariste giapponesi (come la Conferenza giapponese). La rete di Dugin conta un’ampia influenza sui social media, grossolanamente sottovalutata, perciò oltre a siti che controlla (Katehon, Gpolit) è riuscita ad influenzarne diversi altri, come Indian Punchline, Dedefensa, Russia Insider, Fort Russ, ecc.obama-saudi-princesRiferimenti:
Consortium News
Fort Russ
The Duran
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