La Via della Seta Polare della Cina e l’occidente

Jonathon Ludwig, The Canadian Patriot 7 febbraio 2018

La Cina, in quanto principale Paese responsabile, è pronta a cooperare con tutte le parti interessate per cogliere l’opportunità storica nello sviluppo dell’Artico, affrontando le sfide poste dai cambiamenti nella regione“- Libro bianco cinese, 25 gennaio 2018.Il 25 gennaio in Cina la “Via della Seta Polare” ha creato una meravigliosa opportunità per lo sviluppo del Nord, che non si vede da decenni. Questa opportunità non solo estende il modello di crescita della Cina incredibilmente riuscito sull’America del Nord, attraverso un sistema rivoluzionario di navigazione artica e sviluppo delle infrastrutture, ma fornisce anche un nuovo spirito diplomatico fondato non sulla militarizzazione dell’Artico, come desiderato dai richiami neo-con utopici dell’era Cheney e Obama, ma piuttosto cooperazione, rispetto, sviluppo e fiducia. Con Global Affairs Canada che ha risposto favorevolmente all’iniziativa Via della Seta Polare e con l’adesione del governo canadese all’Asian Infrastructure Investment Bank guidata dalla Cina, per non parlare del memorandum della Columbia Britannica che aderisce l’iniziativa Fascia e Via, questa nuova realtà richiede una seria riflessione a canadesi e statunitensi, se vogliono rispondere adeguatamente nel modo più genuino e vantaggioso per il bene del nostro popolo e dell’umanità [1].Da dove nasce la nostra crisi?
Le economie stagnanti dell’America del Nord hanno sofferto per circa 50 anni dell’insieme di velenose falsità note dualisticamente come “società post-industriale-consumista” da un lato ed “economia della crescita anti-industriale” dall’altro. Sin da John F. Kennedy, Franklin Roosevelt (e loro corrispondenti canadesi John Diefenbaker, CD Howe e WAC Bennett) si ebbero programmi a lungo termine guidati dal nostro pensiero economico, con l’effetto di aumentare la produttività del lavoro, sia di migliorare morale , benessere fisico ed intellettuale dei nostri cittadini [2]. L’avanzata di questi tre parametri (fisico, intellettuale, morale) aumentò le capacità della nostra popolazione in modi che nessun’altra specie è capace, permettendoci di triplicare la nostra popolazione dal 1950 e, così facendo, dimostrare la vera natura dell’umanità come specie dalla sconfinata ragione creativa, con orrore dell’impero inglese e della sua élite globalmente indottrinata. Quei leader umanisti menzionati provenivano da un’era che non dicotomizzava “economia” e “politica”, in quanto erano riconosciute facce della stessa moneta, come meravigliosamente espresso da Benjamin Franklin che descriveva l’economia politica come “Scienza dell’umana felicità” [3]. Non appena quella dicotomia fu imposta alla società occidentale, formalizzata dalla distruzione del 1971 del sistema di cambio fisso di Bretton Woods, la politica divenne nient’altro che un gioco di sofismi, corruzione e ipocrisia, mentre “economia”, ormai senza “vincoli morali” dei regolamenti nazionali, divenne semplicemente una copertura per l’imperialismo postbellico attraverso la schiavitù del debito, il lavoro a basso costo, la speculazione sfrenata e il saccheggio delle risorse. Questo mondo dicotomizzato non aveva spazio per leader come quelli suddetti, né in Nord America né in altre parti del mondo. Le agenzie d’intelligence, sotto il pieno controllo dell’oligarchia dei finanzieri anglo-statunitensi, si assicurarono che nessun leader nazionalista e pro-industriale venisse tollerato al governo in qualsiasi Paese del mondo [4]. Durante gli anni patologici della Guerra Fredda, il mondo era diviso tra i “sviluppati” che non avrebbero avuto bisogno di crescere ulteriormente e i “non sviluppati” a cui erano permessi denaro e “tecnologie appropriate”, come i mulini a vento, ma non progresso tecnologico che aumentasse standard di vita o produttività del lavoro della società. Qualsiasi forma di innovazione scientifica fu relegata agli affari militari, o per far avanzare le nuove “industrie della pacificazione mentale” (cioè: intrattenimento, droghe, ecc.). L’infrastruttura non era più consentita quale dominio in cui esprimere la tecnologia, né definito lo “sviluppo”. Infatti, nel 1978-2000, i nuovi investimenti nelle infrastrutture canadesi scesero allo 0,1% / anno (rispetto al 4,8% annuo medio nel 1955-1978) [5]. Tendenze simili colpirono gli Stati Uniti causando il caos che si sta ora dispiegando nel Nord America. Nel frattempo le industrie produttive furono esternalizzate nei mercati del lavoro a basso costo, col risultato di una società sempre più dipendente da “beni economici” e servizi scadenti. La logica lineare dei confini della popolazione animale conosciuta come “Capacità portante dell’ambiente” fu quindi imposta all’umanità dalla stessa élite neomalthusiana che l’odiava così tanto da essere disposta ad ucciderne i leader più brillanti e ad elaborare una filosofia cinica solo per convincere la società, con una forma malvagia di effetto Pigmalione, che la nostra natura sia pensata per distruggere la natura e infine autodistruggersi. Un importante architetto malthusiano di tale “nuova società” fu il co-fondatore del Club di Roma Sir Alexander King, che rivelò tale infame intenzione nel sorprendente libro del 1991 The First Global Revolution: “Alla ricerca di un nuovo nemico che ci unisse, abbiamo avuto l’idea che inquinamento, riscaldamento globale, scarsità d’acqua, carestia e simili sarebbero stati adeguati. Tali pericoli sono causati dall’intervento umano, ed è solo attraverso atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere superati. Il vero nemico, quindi, è l’umanità stessa“. [6] E così è successo che una generazione di baby boomer drogati fu indotta a “liberarsi del passato e del futuro” seguendo i mantra di guru come Timothy Leary e Aldous Huxley per “accendere, sintonizzare e abbandonare”. Poiché l’umanità è troppo irrimediabilmente corrotta, gli fu detto di abbandonare ogni responsabilità per cambiare un mondo che non può essere, in ultima analisi, cambiato ed invece va verso l’interiorità ala ricerca del piacere (piacere/dolore, convalidato come nuovo standard di giusto/sbagliato). Questo allontanarsi dal passato e dal futuro ha reso un’intera generazione irrimediabilmente malleabile e suscettibile a una nuova etica chiamata variamente “post-strutturalismo”, “post-realismo” e “postindustrialismo”. Precisamente, tali nomi adottati dal movimento della contro-cultura erano meglio etichettati come “post-verità”. Ora, a quasi 50 anni da tale disordine nevrotico, e di fronte al crollo immanente dell’illusoria bolla del debito speculativo che troppi economisti idioti credono sia la nostra “economia”, ci è stata presentata una crisi potenzialmente meravigliosa.

Un ritorno a un futuro umanista
La Cina rispetta il diritto di tutte le nazioni di cercare la propria strada. Non perseguiremo mai lo sviluppo a spese degli altri. Troveremo una convergenza con altri Paesi e rafforzeremo la cooperazione con altri Paesi in via di sviluppo e promuoveremo la cooperazione attraverso l’iniziativa Fscia e Via“.Xi Jinping, 22 ottobre 2017Ciò che ha reso questa crisi “potenzialmente” meravigliosa è che un nuovo ordine possibile è sorto con una velocità straordinariamente rapida da quando qualcosa di nuovo ha cominciato a succedere nel 2013. Questo nuovo ordine rispetta il diritto alla sovranità di ogni nazione e presuppone che le relazioni internazionali debbano basarsi sullo sviluppo reciproco delle risorse mentali e fisiche di ogni nazione. Questo non è il Nuovo Ordine Mondiale promosso dai fratelli Huxley, ma uno fondato sulla rinascita del mondo giusto che Franklin Roosevelt immaginò in opposizione a Churchill alla fine della Seconda Guerra Mondiale [7] e che John Kennedy descrisse chiedendo di sostituire la guerra fredda con l’impegno per tutta l’umanità ad esplorare insieme le stelle [8]. Negli ultimi 30 anni, il modello di crescita della Cina ha fatto uscire oltre 800 milioni di persone dalla povertà e con l’annuncio della Nuova Via della Seta del maggio 2013, la Cina ha legato il suo destino ad istituzioni nuove e potenti come BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e Unione Economica Eurasiatica invitando tutte le nazioni del mondo a unirsi al sogno. Consapevole del fatto che il quadro monetarista di istituzioni come Bretton Woods come FMI, Banca Mondiale e OMC non avrebbe mai permesso investimenti a lungo termine per l’estesa Via della Seta, la Cina ha creato una serie di nuovi meccanismi finanziari internazionali come Asian Infrastructure Investment Bank, New Development Bank, New Silk Road Fund e altro ancora. Con questo nuovo ritmo progressivo, gli ex-Paesi coloniali del “2 ° e 3 ° mondo” sono incoraggiati a sfidare i tronfi Dei dell’Olimpo seduti sulle rovine della City di Londra e di Wall Street. Sempre più Paesi del “1° mondo”, stagnanti e disperati, iniziano a puntare sulla Nuova Via della Seta. In questa nota, la visita di Donald Trump in Cina nel novembre 2017 consolidò non solo 250 miliardi di dollari in accordi tra le due potenze e aperto la porta agli investimenti cinesi negli USA, ma ha fatto un passo da gigante verso l’unione degli interessi statunitensi con l’Eurasia. Finora, la Nuova Via della Seta ha esteso i corridoi dello sviluppo dalla Cina all’Europa, aumentando commercio e scambi culturali, scatenando un vasto potenziale lungo la rotta. Nuove città moderne sono state costruite da zero a centinaia, e nuove industrie, tecnologie e scoperte scientifiche associate sono sbocciate. Questi corridoi sono sorti in Medio Oriente, Africa, Eurasia e persino in Sud America e Caraibi con la riduzione della povertà, la riduzione dei conflitti e la speranza come effetti.Lo stretto di Bering come perno della Via della Seta Polare
Si stima prudentemente che il 30% del gas naturale non scoperto del mondo e il 13% delle riserve di petrolio non ancora scoperte siano nell’Artico. I minerali di tutta la tavola periodica si trovano generosamente nell’Artico ma non servono all’umanità dato che non sono state costruite reti di trasporto per raggiungerli. Attualmente, i progetti della Cina con i suoi vicini artici riguardano principalmente navigazione, turismo e materie prime. Tuttavia, lo spirito della Via della Seta si basa sulla crescita complete di tutte le componenti delle economie nazionali, ed è guidato dalla creazione di corridoi di sviluppo ovunque sia adottato (energia, fibre ottiche, acqua, edilizia comunitaria, sanità, istruzione e infrastrutture di trasporto ), e non c’è ragione di credere che l’Artico costituisca un’eccezione a questa filosofia. Poiché il programma di sviluppo siberiano della Russia è parallelo alla filosofia della Nuova Via della Seta, con miliardi investiti da attori internazionali dall’estremo oriente russo allo stretto di Bering, il progetto centenario del tunnel ferroviario dello Stretto di Bering va rivisitato come punto ideale di collaborazione per riportare tecnologie e pratiche della prossima generazione in linea con la ricostruzione della nostra salute economica, fisica, mentale e morale. Il collegamento dello stretto di 100 km tra i continenti russo e americano fu approvato da Vladimir Putin nel 2007, seguito dall’approvazione della Cina nel maggio 2014. Ora, con oltre 25000 km di ferrovie ad alta velocità costruite solo in Cina (38000 km da costruire entro il 2025), con diversi progetti di binari magnetici aggiuntivi ora in costruzione e vasti progetti ferroviari nell’Artico russo, il prossimo passo logico per lo sviluppo eurasiatico è portare l’America nel complesso in questo programma con linee ferroviarie attraverso lo Stretto di Bering. Con un simile impegno, la costruzione della tratta ferroviaria di 1000 km nota come linea ferroviaria Alaska-Canada sarà facilmente realizzata, con nuove reti ferroviarie costruite attraverso i territori canadesi e il continente sbloccando le materie prime, costruendo nuove città avanzate e standard di vita edificanti lungo la rotta.

Il risveglio di grandi personalità
La necessità di rivisitare programmi così audaci come il Corridoio di sviluppo del Canada, progettato dall’eroe canadese della Seconda Guerra Mondiale, Generale Richard Rohmer, può finalmente verificarsi in modo legittimo una volta che questo paradigma potrà adottarsi organicamente nell’Artico. Il piano del 1969 di Rohmer, che prevedeva un binario ferroviario di 4000 km dalla Nuova Scozia allo Yukon, attraverso lo Scudo canadese del “Mid Canada”, fu progettato per aprire la zona sottosviluppata tra la tundra e la sottile zona di sviluppo che abbracciava il confine statunitense. Se questo programma fosse stato intrapreso quando fu presentato per la prima volta, nel 1969, come alternativa all’inferno post-industriale scelto al suo posto, non solo la popolazione canadese avrebbe almeno il doppio delle attuali dimensioni, ma la perdita di posti di lavoro manifatturieri (e inversamente la nostra dipendenza da beni economici provenienti da nazioni povere), il decadimento delle nostre infrastrutture e il crollo dei nostri cittadini non si sarebbero verificati. Da questo punto di vista, la creazione di città artiche ispirate alla città a cupola di Frobisher Bay del primo ministro John Diefenbaker, diventerà presto una perla lungo la grande Fascia e Via del Nord. Tali complessi, che avrebbero dato ad oltre 5000 ingegneri e famiglie tutti i comfort della città di Toronto, erano pronti per essere costruiti già nel 1958 se non fosse per l’attacco coordinato a Diefenbaker e all’economia nordamericana. Ciò che è più importante dello sviluppo delle materie prime sono le nuove opportunità scientifiche per esplorare gli effetti della radiazione cosmica e il suo ruolo nel guidare i cicli climatici, l’evoluzione della biosfera e persino alcune forme di malattie virali. Tali indagini possono avvenire solo negli ambienti saturi di radiazioni cosmiche dell’artico. L’esplorazione spaziale, dove Russia e Cina sono sempre più leader mondiali, richiede anche ambienti artici che imitino le condizioni climatiche extra-terrestri che incontreremo su Marte. La cosa più importante è che la Cina vuole questo futuro e sa che noi occidentali possiamo svegliarci dal nostro lungo sonno.Visione a lungo termine della Cina per l’umanità
Nel maggio 2016, in previsione dell’inaugurazione della Via della Seta Polare, l’ambasciatore cinese in Canada scrisse: “L’iniziativa Fascia e Via è un nuovo tipo di meccanismo di cooperazione. La Cina seguirà i principi di apertura, cooperazione, armonia, inclusività, mutuo vantaggio e cooperazione vantaggiosa per tutti. I programmi di sviluppo nell’ambito dell’iniziativa non sono esclusivi, ma sono aperti a tutti i Paesi o parti interessati, sia nelle regioni lungo il percorso che in altre parti del mondo… Alcuni amici canadesi mi hanno detto che, come Canada e Cina sono vicini del Pacifico, l’iniziativa Fascia e Via da molte opportunità anche al Canada. In considerazione dei progressi compiuti nel corso della cooperazione Cina-Canada in tutti i settori, negli anni, il Canada può sfruttare il vantaggio in risorse e tecnologia per rafforzare la cooperazione con i Paesi asiatici in settori come sviluppo delle infrastrutture, investimenti industriali, le risorse energetiche, finanziamento, scambi interpersonali e produzione avanzata… Nel frattempo, Cina e Canada potrebbero esplorare insieme modi e mezzi per estendere Fascia e Via nel Nord America“. Per il geopolitico, o qualsiasi altra vittima dell’ingegneria sociale del baby boom, tali intenzioni espresse dalla Cina sono del tutto inesistenti. Tutto ciò che esiste è presunto meccanismo di pianificazione basato su idee hobbesiane di potere del più forte per dominare il più debole e potere di monopolizzare le risorse. La nozione di potere che si trova nella capacità dell’umanità di coesistere e cooperare nell’interesse comune e dell’universo come idea compresa da pensatori come Gottfried Leibniz, Benjamin Franklin, Abraham Lincoln, Franklin Roosevelt e altri, è quasi del tutto assente nelle menti di una società condizionata a pensare in termini materialistici. Tuttavia, qualsiasi pensatore dalla chiaro conoscenza della storia e amorevole senso del futuro può facilmente identificare l’intenzione della Cina e dei suoi principali alleati eurasiatici. Per chi vede oltre gli effetti dell’ingegneria sociale su descritti, come la presidentessa dell’istituto Schiller Helga Zepp-LaRouche, la Nuova Via della Seta non rappresenta solo un’opportunità per costruire infrastrutture e sanare le ferite dell’ultimo mezzo decennio, ma ancor più, rappresenta nientemeno che un’opportunità per mettere finalmente l’umanità in armonia con le leggi naturali dell’universo, il cui comando primario è “essere creativi o collassare”. In una recente conferenza a Berlino, la signora LaRouche concludeva con le seguenti parole, “È molto bello vivere in questo momento storico e contribuire a rendere il mondo un posto migliore. E può essere fatto, perché il Nuovo Paradigma corrisponde alla legittimità dell’universo fisico nella scienza, nell’arte classica e in questi principi. Il neoliberismo e liberalismo di sinistra sono obsoleti e scompariranno come gli scolastici che discutevano su quanti angeli sedessero sulla capocchia di una spilla. Ciò che verrà affermato è l’identità della specie umana come specie creativa nell’universo“.

La fase successiva dell’evoluzione della Nuova Via della Seta promossa dall’Istituto Schiller è illustrata con decine di importanti progetti. (Worldlandbridge.com)

Note
[1] Indipendentemente dal fatto che il sostegno del governo canadese a tali iniziative sia autentico o meno, non è questione di cui ci occupiamo in questo momento. Il fatto è che c’è stata un’espressione di sostegno a un processo le cui regole non sono state modellate dall’élite anglo-statunitense, e la nostra valutazione deriva da questo fatto. Resta che, in un momento di crisi, anche le agenzie che beneficiavano del decadimento della società devono adattarsi alla cura se desiderano sopravvivere, o collassare con l’ospite che hanno distrutto come parassiti.
[2] Tali grandi progetti erano noti New Deal, programma Apollo, la rivoluzione idro-nucleare e Avro Arrow
[3] Da Leibniz a Franklin su “Happiness” di David Shavin, Fidelio Vol. 12 n. 1
[4] Per una cronologia più completa dei colpi di Stato e assassinii della CIA-MI6 dalla Seconda guerra mondiale, vedasi “Cronologia delle atrocità della CIA“, Steve Kangas, 7 febbraio 1997
[5] Il pericolo dell’imminente crollo dell’infrastruttura municipale canadese, Federazione delle municipalità canadesi, novembre 2007. Mentre il tasso di investimento è leggermente migliorato rispetto al 2001, il danno causato dal gap di 25 anni è diventato irrisolvibile senza un completo cambiamento sistemico. Le percentuali del collasso delle infrastrutture statunitensi sono di entità simile, per la relazione dell’American Society of Civil Engineers 2017, che avanza una stima prudente di 2 trilioni di dollari per portare le infrastrutture a livelli “accettabili”.
[6] The First Global Revolution: A Report by the Club of Rome, 1991 di Alexander King
[7] Per un resoconto completo della battaglia tra FDR e le intenzioni opposte di Churchill sul mondo postbellico, tratto dal libro di Elliot Roosevelt, As He Saw It.
[8] Nel discorso alle Nazioni Unite del 20 settembre 1963, Kennedy disse: “Includo tra queste possibilità una spedizione congiunta sulla Luna… Perché.. dovrebbe il primo volo dell’uomo sulla Luna essere una questione di competizione nazionale? Perché Stati Uniti ed Unione Sovietica dovrebbero sobbarcarsi immense duplicazioni su ricerca, costruzione e spesa? Sicuramente dovremmo esplorare se scienziati e astronauti dei nostri due Paesi, anzi di tutto il mondo, non possono collaborare alla conquista dello spazio, mandando un giorno di questo decennio sulla Luna non i rappresentanti di una sola nazione, ma di tutti i nostri Paesi“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’amministrazione Trump pianifica un golpe alla Pinochet in Venezuela

Wayne Madsen SCF 05.02.2018L’amministrazione retrograda di Donald Trump progetta un colpo di Stato militare in Venezuela per estromettere il governo socialista del Presidente Nicolas Maduro. Il segretario di Stato Rex Tillerson, parlando all’Università del Texas prima d’intraprendere un tour in America Latina e Caraibi, ha detto che l’esercito è spesso intervenuto nella politica latinoamericana durante le crisi. Le osservazioni di Tillerson hanno evocato scene dal buio passato dell’America Latina. A peggiorare le cose, Tillerson invocava la dottrina imperiale Monroe del 1823, sottolineando che è “rilevante oggi come il giorno in cui fu scritta”. La Dottrina Monroe, nella storia americana, fu usata dagli Stati Uniti per giustificare l’intervento armato in America Latina, spesso allo scopo d’istituire “repubbliche delle banane” asservite ai capricci di Washington. Secondo la BBC, Tillerson fece l’affermazione dichiarando che non “difende il cambio di regime e che non ha informazioni su alcuna azione programmata”. Il consigliere per la sicurezza nazionale di Richard Nixon Henry Kissinger fece commenti simili prima del sanguinoso colpo di Stato dell’11 settembre sostenuto dall’Agenzia per l’Intelligence Centrale, nel 1973, contro il Presidente socialista cileno Salvador Allende. Mentre respingeva pubblicamente qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti nella destabilizzazione del governo democraticamente eletto del Cile, Kissinger lavorava dietro le quinte con le forze armate cilene per rovesciare e assassinare Allende. Undici giorni dopo il colpo di Stato cileno, Kissinger fu premiato da Nixon venendo nominato segretario di Stato e mantenendo il portafoglio di consigliere per la sicurezza nazionale.
Da quando il predecessore di Maduro, Hugo Chavez, salì al potere nel 1999, la CIA tentò almeno un colpo di Stato militare, rapidamente annullato, nel 2002, diverse proteste e sommosse in stile “rivoluzione colorata”, guerra economica e scioperi generali iniziati dalla CIA per scacciare Chavez e Maduro dal potere. Tillerson, ex-amministratore delegato di Exxon-Mobil, ha lungamente supervisionato il controllo degli Stati Uniti sulla società petrolifera statale del Venezuela Petróleos de Venezuela, SA (PdVSA). L’itinerario latinoamericano di Tillerson tradisce i piani sul Venezuela. Tillerson si recherà in Messico, nazione dalla relazione travagliata con gli Stati Uniti per la retorica di Trump. Il consigliere per la sicurezza nazionale di Tillerson e Trump, HR McMaster, accusava la Russia, senza la minima prova, d’interferire nell’attuale campagna elettorale presidenziale in Messico. Il candidato del partito di sinistra MORENA, il leader Andres Manuel Lopez Obrador, o “AMLO”, ha dovuto respingere le false accuse di aver accettato finanziamenti dai russi. Il candidato di destra Jose Antonio Meade, il favorito di Washington, accusava AMLO di essere sostenuto dalla Russia. AMLO, rispondeva alle ridicole accuse di Meade, che corre col Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), corrotto dal narcotraffico, indossando spesso scherzosamente una giacca col nome “Andres Manuelovich”. Oltre al Messico, Tillerson visiterà anche Argentina, Perù, Colombia e Giamaica. Le soste di Tillerson svelano le sue reali intenzioni. L’Argentina, governata da Mauricio Macri, immobiliarista di Trump, e Perù, il cui scandaloso presidente Pedro Pablo Kuczynski elogia Trump e guida le azioni anti-Venezuela nell’Organizzazione degli Stati americani e in altre istituzioni internazionali. La Colombia è la base per le operazioni paramilitari e d’intelligence della CIA contro il Venezuela. A causa delle sanzioni USA contro il Venezuela, la Colombia ora ospita migliaia di rifugiati economici venezuelani, terreno fertile per reclutare le pedine per un colpo di Stato contro Maduro. Tutte le soste di Tillerson in America Latina, con l’eccezione della Giamaica, sono Paesi membri del Gruppo Lima, un blocco di nazioni che cerca di rovesciare Maduro dal potere in Venezuela. Lo scalo di Tillerson in Giamaica è ovviamente volto a staccare dall’orbita venezuelana diversi Stati insulari della Comunità Caraibica (CARICOM) che hanno beneficiato del petrolio poco costoso del Venezuela.
Secondo la BBC, Tillerson aveva persino scherzato in Texas sul destino di Maduro: “Se la cucina diventa un po’ troppo calda per lui, sono certo che ha qualche amico a Cuba che potrebbe dargli una bella hacienda in spiaggia“. Per i venezuelani che sostengono il governo, la “battuta” di Tillerson ricorda che Chavez, dopo essere stato destituito dal colpo di Stato dell’aprile 2002, fu tenuto prigioniero presso la stazione aeronavale Antonio Diaz sull’isola venezuelana di La Orchila. Se il colpo di Stato non fosse fallito, si ritiene che gli Stati Uniti avrebbero esiliato Chavez, possibilmente a Cuba, nella stazione navale e gulag degli Stati Uniti nella baia di Guantanamo. Tillerson, che apparentemente continua a portare acqua ad Exxon-Mobil, riprende il ruolo svolto da Harold Geneen, presidente dell’International Telephone and Telegraph (ITT). Geneen, lavorando con la CIA, diede 1 milione di dollari all’avversario di Allende nelle elezioni presidenziali del 1970, Jorge Alessandri. Si scoprì anche che ITT aveva sostenuto finanziariamente i piani del golpe del 1973 in Cile. Nel 1964, Geneen e ITT collaborarono con la CIA per rovesciare il governo brasiliano eletto democraticamente di Joao Goulart. Oggi sono Exxon-Mobil e la sua dirigenza nell’amministrazione Trump, Tillerson, a fare gli straordinari interpretando i ruoli di ITT e Geneen nel tentativo di rovesciare Maduro in Venezuela; processare con accuse inventate Luiz Inácio Lula da Silva e Cristina Fernandez de Kirchner, ex e possibili futuri presidenti di Brasile e Argentina rispettivamente; e far tornare la “diplomazia delle cannoniere” degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale. In una conferenza stampa a Città del Messico, il ministro degli Esteri messicano Luis Videgaray respinse l’idea di Tillerson del colpo di Stato militare in Venezuela per estromettere il governo di Maduro. Alla conferenza era presente la ministra degli Esteri canadesi Chrystia Freeland, nemica dichiarata di Venezuela e Russia.
Tillerson ha un odio viscerale per il Venezuela che trascende Maduro e Chavez. Nel 1976, l’anno dopo che Tillerson iniziò a lavorare per Exxon, il presidente venezuelano Carlos Andres Perez nazionalizzò l’industria petrolifera venezuelana. Tra le attività nazionalizzate c’erano le partecipazioni di Exxon. Chavez rinazionalizzò i beni di Exxon-Mobil nel 2007, durante il regno di Tillerson. Exxon-Mobil e Tillerson combatterono il Venezuela per un risarcimento da Caracas. Exxon-Mobil portò il caso all’arbitrato della Banca Mondiale e chiese al Venezuela di risarcire la società con 115 miliardi di dollari. La banca optò per un risarcimento di soli 1,6 miliardi, spennando Tillerson, che non ha mai dimenticato che il Venezuela ha vinto la battaglia per compensare Exxon-Mobil. Tillerson ora intende vendicarsi cercando di rovesciare il successore di Chavez, Maduro. Nel 2015, Exxon-Mobil avviò le operazioni petrolifere al largo delle coste della Guyana, a est del Venezuela, nel territorio conteso di Essequibo. Sebbene Venezuela e Guyana abbiano cercato un arbitrato internazionale sul caso, ciò non impedì a Tillerson, alla guida di Exxon-Mobil, di ordinare alle controllate in Guyana, Esso Exploration e Production Guyana Ltd., di continuare ad esplorare nella regione contesa. Per Tillerson e il suo capo, Trump, apparentemente gli accordi legali non valgono la carta su cui sono stampati. Mentre si trovava in Giamaica, Tillerson si aspettava che il Primo Ministro Andrew Holness acquistasse il 49 percento venezuelano della società giamaicana di raffinazione del petrolio, Petrojam. Tillerson vuole assoggettare le nazioni caraibiche che hanno accordi di cooperazione con l’industria petrolifera venezuelana attraverso l’alleanza PetroCaribe, per annullare tali accordi e conformarsi all’ordine esecutivo punitivo di Trump 13808, che estende le sanzioni “alla Russia” anche al Venezuela. Tillerson non vorrebbe altro che aumentare i profitti di Exxon-Mobil limitando gli accordi di PetroCaribe con nazioni come Haiti, Nicaragua, Giamaica, Guyana, Belize, Honduras, Bahamas, Suriname, St. Kitts-Nevis e St. Lucia, costringendole ad acquistare petrolio e benzina più costosi di Exxon-Mobil. Tillerson ha mostrato il vero volto dell’amministrazione Trump in America Latina. Non solo vuole deportare milioni di residenti senza documenti dagli Stati Uniti con un’operazione di massa che non si vede dalla Seconda Guerra Mondiale, ma vuole cambiare coi colpi di Stato governi non graditi a Trump in America Latina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Cina costruiscono la “Via della Seta Polare”

Fort Russ News, 30 gennaio 2017

Potrebbe la Russia controllare una larga fetta del trasporto marittimo globale nel prossimo futuro? La frase del presidente russo, detta scherzosamente ai rappresentanti della Cina alla cerimonia del primo carico di gas liquefatto nello stabilimento LNG Jamal: “La Via della Seta ha raggiunto il Nord. La uniremo con la rotta del Mare del Nord, e sarà proprio ciò di cui abbiamo bisogno: La Via della Seta Polare”, frase che si è rivelata profetica e anche piuttosto pragmatica. Nel primo Libro bianco sulla politica della Cina nell’Artico, pubblicato dal Consiglio di Stato della Cina, una dichiarazione diretta e inequivocabile afferma che la Cina intende “congiuntamente con altri Stati, creare rotte commerciali marittime nella regione artica nell’ambito della struttura dell’iniziativa ‘Via della Seta Polare’“. Quali “altri Stati” siano, nessuno l’ha detto. Ma basta aprire una mappa e ci sono, naturalmente, Stati Uniti e Canada, senza alcun rapporto con l’iniziativa “Via della Seta”, e la Norvegia, che non rappresenta nulla di valore nel quadro del megaprogetto cinese. “Possiamo fare passi costruttivi per coordinare le strategie di sviluppo con gli Stati artici”, afferma la strategia cinese, “Innanzitutto, promuovere sforzi congiunti per creare un corridoio economico marittimo tra Cina ed Europa attraverso l’Oceano Artico. Le imprese cinesi sono incoraggiate a partecipare allo sviluppo delle infrastrutture, ai viaggi commerciali di prova in conformità con leggi e regolamenti appropriati“.
Perché la Cina è interessata alla rotta del Mare del Nord? Altre rotte marittime trans-eurasiatiche, da una prospettiva a lungo termine, possono essere instabili, soprattutto in termini di sicurezza. L’attuale rotta “di base” attraversa Canale di Suez e Mediterraneo. Ma tenendo conto dell’espansione pianificata, è ancora troppo affollata. In secondo luogo, il Medio Oriente è un’evidente zona d’instabilità. E in terzo luogo, nessuno sa come si comporteranno in una data situazione le autorità locali: c’è sempre un certo rischio. Un altro possibile itinerario è attraverso l’America centrale, che si tratti del canale Panama o dell’ipotetico canale nicaraguense. Anche questi non sono del tutto razionali, ma per altri motivi. Ha senso usarli per il commercio asiatico-americano, il cui sviluppo è pianificato. Pertanto, solo due rotte polari possono davvero offrire una soluzione strategica a lungo termine.
C’è il Passaggio a Nord-Ovest Americano, per primo attraversato dal norvegese Roald Amundsen all’inizio del secolo scorso, ma vi sono alcuni problemi. Innanzitutto, il Canada, ritenendo che il passaggio a nord-ovest attraversi le sue acque territoriali, potrebbe comportare conseguenze per altri Paesi. Inoltre, gli Stati Uniti; ma avere un’autostrada commerciale sotto il controllo di un concorrente strategico non sarebbe favorevole. E poi c’è la rotta del Mare del Nord della Russia, che è molto più logica e attraente per i vicini cinesi dalla mentalità strategica. Per la Russia, la partecipazione attiva dei cinesi allo sviluppo della rotta del Mare del Nord è utile non solo per gli investimenti. In Russia, i cinesi beneficiano in primo luogo dei continui acquisti di servizi: dalla flotta rompighiaccio ai trasbordi portuali. I servizi potrebbero anche essere utilizzati da giapponesi, coreani, vietnamiti e anche UE se fosse interessata. Ma il principale “grossista di transito”, senza dubbio, non può che essere la Cina. E non è un caso se alla fine dello scorso anno gli scienziati marittimi russi e cinesi decidevano di sviluppare congiuntamente nuove tecnologie artiche per la ricerca oceanica e modellare i ghiacci. Un accordo su questo fu firmato a dicembre 2017, a San Pietroburgo, dai rappresentanti dell’Università Tecnica Marittima Statale di San Pietroburgo e dal Centro di Ricerca per le Costruzioni Navali della Cina.
La Cina è interessata all’esplorazione congiunta delle risorse naturali dell’Artico. E la Russia, a sua volta, ha vitale interesse nello sviluppo delle infrastrutture artiche: questa regione è molto ricca ma, come si suol dire, è complessa. Allo stesso modo, non è un caso che la Russia stia investendo attivamente nella componente militare dell’Artico: detta ricchezza va protetta. E così anche Federazione Russa e Cina vedono la necessità di cooperazione nello sviluppo di questa regione. Vicinanza e interessi comuni sono tra i migliori criteri per il successo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

USA furiosi per gli armamenti della Russia al Myanmar

Alex Gorka SCF 29.01.2018Il Myanmar è uno dei molti Paesi sempre più interessati alle armi russe e recentemente veniva annunciato che si prepara ad acquistare 6 caccia russi Su-30. Tale accordo è stato raggiunto durante la visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu il 20-22 gennaio. Le armi russe per le forze di terra e navali facevano parte dell’agenda. Il dipartimento di Stato USA ha reagito sostenendo che le vendite di armi al Paese sono inappropriate per via della crisi rohingya. Secondo la portavoce del dipartimento di Stato Heather Nauert, l’accordo alimenterà il conflitto nel Myanmar. Va notato che non aveva detto nulla sull’invio di armi statunitensi all’Ucraina. Né menzionava il fatto che i ribelli rohingya sono solo uno dei tanti gruppi armati che operano in Myanmar, sebbene siano gli unici a preoccupare il governo degli Stati Uniti. Bill Richardson, ex-ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite ed ex-governatore del New Mexico, si è appena dimesso dal comitato consultivo internazionale sulla crisi dei rifugiati rohingya. Secondo lui, è un'”operazione di protezione e cheerleading” della leader del Myanmar Aung San Suu Kyi, che incolpa delle conseguenze delle operazioni militari contro i ribelli rohingya. Il conflitto non ha nulla a che fare con la Russia e Mosca non ha preso posizione, ma il dipartimento di Stato USA coglierà qualsiasi pretesto per attaccare la Russia e dipingerla come “impero del male”. Non bisogna essere esperti in difesa per vedere che il caccia Su-30 non è progettato per combattere i ribelli. La sua missione è colpire con precisione obiettivi navali, ed è anche efficace contro eventuali obiettivi a terra di alto valore di un possibile nemico. In poche parole, è un aereo da guerra contro un nemico sofisticato. L’esercito del Myanmar ha gli F-16 fabbricati negli Stati Uniti che usa contro la guerriglia. Quando Washington li vendeva al governo di Myanmar, non gliene importava nulla che venissero usati contro i ribelli. L’esercito statunitense non ha mai apprezzato il Su-30 da quando la versione indiana Su-30MKI ha sconfitto gli F-15C Eagle statunitensi nel 2004 e nel 2005. In qualsiasi confronto, il Su-30MKI domina l’F-16 di produzione statunitense. Nel 2015, il Su-30MKI sconfisse il Typhoon inglese nelle manovre. Il Myanmar è un mercato redditizio per le esportazioni di armi. Gli Stati Uniti vedono Mosca come concorrente. Mosca e Naypyidaw collaborano militarmente dagli anni ’90. Il Myanmar ha acquistato aerei da combattimento MiG-29, addestratori Jak-130, elicotteri da combattimento Mi-17, Mi-24 e Mi-35. La Russia è il maggiore fornitore di missili terra-aria.
Le armi degli Stati Uniti sono usate per uccidere civili nello Yemen e finiscono anche nelle mani dei ribelli siriani. Lo Stato islamico ha usato armi statunitensi in Iraq e Siria. Washington vende armi a più di 100 Paesi, molti dai regimi autoritari. Recentemente, armi statunitensi sono state usate dalle milizie sciite contro i curdi, alleati degli statunitensi in Iraq. La Russia è il secondo maggiore esportatore di armi al mondo e rafforza la posizione a una velocità vertiginosa. È impegnata a stipulare contratti lucrosi coi partner tradizionali degli USA in Medio Oriente. La Russia ha il vantaggio globale nei sistemi di difesa aerea. L’S-400 è un enorme successo, con consegne in corso alla Cina e un contratto firmato con la Turchia. Arabia Saudita e Qatar sono altri due possibili clienti che negoziano attualmente. La Russia deve il successo al fatto che la sua industria della Difesa offre la massima qualità a un prezzo accettabile. Washington è pronta a fare di tutto per impedirlo e si affida alla stessa politica in altre parti del mondo. Gli Stati Uniti hanno fatto ricorso a pesanti pressioni sugli europei per acquistarne il gas, più costoso di quello che la Russia fornisce. Né evitano di utilizzare qualsiasi metodo per promuovere i propri obiettivi in politica estera. Ora che Washington vede la Russia come concorrente capace di resistere alle pressioni e di perseguire una politica estera indipendente, viene accusata di tutto ciò che va storto nel mondo. E così, ancora una volta, da che pulpito viene la predica.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Giappone costruiscono la cooperazione economica

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 16.01.2018Come è noto, sia la posizione geografica del Giappone che la necessità d’importare idrocarburi hanno facilitato lo sviluppo delle relazioni del Paese con la Russia. Solo la lunga disputa sulle isole Curili ha impedito al Giappone di diventare uno dei principali partner economici della Russia già diversi decenni fa. Non avendo proprie risorse, la “Terra del Sol Levante”, tuttavia, ha creato una delle industrie più potenti del mondo, importando carburante da vari Paesi. Per cui la Russia, tradizionalmente ricca di petrolio e gas, sebbene vicina al Giappone, non è tra i suoi principali fornitori, a causa dei rapporti annebbiati avutisi tra i due Paesi dopo la Seconda guerra mondiale. Ora, il principale fornitore di idrocarburi del Giappone è il Medio Oriente. L’invio via marittima di grandi vettori energetici lungo le coste meridionali dell’Eurasia è sempre stato difficile e costoso. Negli ultimi anni sono emersi diversi fattori che lo rendono ancora meno conveniente. Si può fare riferimento ad instabilità e minaccia terroristica in Medio Oriente, così come all’Iniziativa One Belt One Road (OBOR). Il Giappone, sconcertato dal rafforzamento delle posizioni della Cina in Asia, non è particolarmente entusiasta dell’OBOR e della “Rotta della Seta del 21° secolo”, che mira a unire tutte le rotte marittime lungo le coste dell’Eurasia in un unico sistema, comprese le rotte da cui il Giappone riceve gli idrocarburi dal Medio Oriente. La Cina mette sotto controllo i principali porti su questa rotta e il Giappone inizia a preoccuparsi della sicurezza energetica. Tutto questo accade con l’indebolimento delle posizioni degli Stati Uniti nella regione Indo-Pacifica, considerati tradizionale alleati e partner dei giapponesi. Ovviamente, tali processi nella loro integrità fanno sì che il Giappone riveda le relazioni con la Russia. Ora, la cooperazione tra Russia e “Terra del Sol Levante” è attivamente promossa nell’energia, nelle finanze e nei trasporti. La fine del 2017 fu notevole per le molte notizie sulla cooperazione russo-giapponese. Ciò è legato alla riunione regolare del capo del Ministero degli Esteri della Federazione russa Sergej Lavrov e Tarou Kouno, del Ministero degli Esteri del Giappone, svoltasi il 24 novembre a Mosca. I due ministri discussero in dettaglio le questioni sull’interazione bilaterale, comprese le prospettive dell’attività economica congiunta sulle isole Curili. Lo stesso giorno si svolse la 13.ma riunione della Commissione intergovernativa russo-giapponese sulle questioni economiche e commerciali, in cui erano presenti il Primo Viceprimo ministro russo Igor Shuvalov e il Ministro degli Esteri del Giappone Tarou Kouno. Furono discussi i temi della cooperazione russo-giapponese nei trasporti, energia e alte tecnologie. Furono trattati i seguenti argomenti: partecipazione del Giappone allo sviluppo dei giacimenti di gas dell’Artico e dell’Estremo Oriente russo, progetti di investimento congiunti e molte altre questioni. A conclusione dell’incontro, Tarou Kouno annunciava che le relazioni russo-giapponesi hanno un enorme potenziale e che è necessario fare tutto il possibile per attuarle. Subito dopo l’incontro di entrambi i capi del Ministero degli Esteri russo e giapponese, e la riunione della Commissione intergovernativa, una notizia dopo l’altra apparve sui mass media, a proposito della cooperazione delle maggiori aziende russe e giapponesi.
All’inizio di dicembre 2017, a Mosca, il Presidente del Comitato di gestione di Gazprom, Aleksej Miller, incontrava Nobuhide Hayashi, Presidente della Mizuho Bank Ltd, una delle più grandi organizzazioni finanziarie del Giappone, con cui Gazprom coopera dal 1999. L’argomento dei negoziati era la possibilità della partecipazione del capitale di Mizuho Bank nei progetti strategici di Gazprom, a cui l’azienda russa inizierà a lavorare nel 2018. Mizuho Bank può investire in progetti come i gasdotti Power of Siberia-1, TurkStream, Nord Stream 2 e l’Amur Gaz Processing Plant ed altro. Allo stesso tempo, i mass media informavano dell’inizio della produzione di gas naturale liquefatto (GNL) sul primo processo di trasformazione del nuovo impianto russo costruito nella penisola di Jamal nell’ambito del progetto “Jamal LNG“. L’impianto è costruito con la partecipazione di compagnie russe e straniere, utilizzando il giacimento Tambej Sud come base delle risorse nel distretto autonomo Jamalo-Nenets della Federazione Russa. L’8 dicembre 2017, il primo carico di GNL partiva su una nave cisterna da Sabetta, il porto artico russo al centro della rotta del Mare del Nord. Il lancio della seconda e terza parte del progetto, noti come processi di trasformazione, è previsto per il 2018-19; tuttavia la capacità operativa già produce 5,5 milioni di tonnellate di GNL all’anno. Le parti della joint venture, le società di costruzioni giapponesi JGC Corporation e Chiyoda Corporation, che hanno completato numerosi progetti nel settore gasifero, hanno partecipato allo sviluppo del progetto Jamal LNG. Come è noto, il Giappone è tra i principali importatori globali di GNL, ed è più vicino alla rotta del Mare del Nord di Cina e Corea del Sud. Forse, la “Terra del Sol Levante” sarà il principale consumatore dello Jamal LNG. Il progetto Jamal (??? ‘Jamal LNG’) è di proprietà a maggioranza della società russa Novatek, secondo produttore di gas nella Federazione Russa. Ha partecipato attivamente allo sviluppo dei giacimenti di gas nell’estremo nord della Russia e allo sviluppo della rotta del Mare del Nord. Novatek persegue la cooperazione strategica con i partner giapponesi: a fine novembre 2017 firmava un memorandum d’intesa con le giapponesi Marubeni Corporation e Mitsui OSK Lines, Ltd. Le tre società hanno intenzione di esplorare opzioni per un complesso per il gas naturale liquefatto in Russia, nella Kamchatka, che prevede trasposto e marketing. Secondo il piano, il GNL trasportato da petroliere rompighiaccio lungo la rotta del Mare del Nord, verrà ricaricato su navi cisterna convenzionali per ridurre il costo del vettore. Da questo punto, il GNL sarà consegnato a tutti i Paesi interessati della regione Asia-Pacifico, e prima in Giappone, territorialmente vicino alla Kamchatka. Si prevede che le società giapponesi effettueranno importanti investimenti nel progetto. Inoltre, è stato riferito che il progetto ha il sostegno del governo della regione Kamchatka, in quanto parte del gas sarà utilizzato per le esigenze di questa regione della Federazione Russa.
Il trasporto è la sfera più importante della cooperazione russo-giapponese. Come accennato in precedenza, la Cina e la “Rotta della Seta del 21° secolo” svolgono un ruolo sempre più significativo nel traffico merci marittimo lungo le coste meridionali dell’Eurasia, in cui il Giappone non desidera partecipare da partner di minoranza. Non è impossibile che la “Terra del Sol Levante” abbia bisogno di vie di comunicazione alternative con i Paesi del continente eurasiatico, liberi dall’influenza cinese. A tale proposito, il Giappone mostra interesse per la ferrovia transiberiana russa e la rotta del Mare del Nord lungo le coste settentrionali dell’Eurasia. All’inizio di dicembre 2017, l’holding Russian Railways annunciava la creazione di uno sportello unico per le società giapponesi che intendono inviare carichi in Russia ed Europa dai porti dell’Estremo Oriente russo, e lungo la Transiberiana. I rappresentanti delle aziende giapponesi possono ricevere tutte le informazioni necessarie sulla gestione dei trasporti sul territorio della Federazione Russa in breve tempo. A metà dicembre 2017, si seppe che le principali società commerciali giapponesi SBI Holdings e Hokkaido Corporation decidevano di unire gli sforzi per assistere le piccole aziende giapponesi che desiderano fare affari in Russia. Le imprese che desiderano aprire strutture e condurre affari sul territorio della Federazione Russa riceveranno supporto finanziario e informativo. Pertanto, si può concludere che le relazioni russo-giapponesi possano prosperare. È auspicabile che le parti consolidino il successo raggiunto e la cooperazione tra Russia e Giappone si sviluppi costantemente con vantaggio reciproco e dell’intera regione Asia-Pacifico.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio