Bin Salman e Netanyahu guidano Jabhat al-Nusra

Nasser Kandil, Top News/al-Bina  – Muna Alno-Nakhal, Reseau International, 22 marzo 2017

In generale, l’opinione pubblica occidentale sa che le mentono sulla Siria, ma non sa la verità.
Dr. Bashar al-Assad, Presidente della Repubblica araba siriana, 20 marzo 2017, ai media russi.

Il 14 marzo Donald Trump riceveva il viceprincipe ereditario saudita Muhamad bin Salman. Il giorno dopo Damasco veniva colpita da due attentati estremamente letali, a meno di due ore di distanza, uno nel palazzo di giustizia, nelle ore di punta, l’altro in un popolare ristorante affollato nella parte occidentale della città. Non c’è bisogno di chiedersi, ancora una volta, dell’indifferenza strabordante dai media umanitari occidentali. Allo stesso tempo, si ebbe la terza sessione dei colloqui di Astana, boicottata dai capi delle fazioni armate della cosiddetta opposizione moderata presente nelle precedenti due sessioni, il cui garante è la Turchia secondo l’accordo tripartito tra Russia, Iran e Turchia, che aveva portato all’accordo di cessate il fuoco entrato in vigore il 29 dicembre 2016 e adottato all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza con la risoluzione 2336 del 31 dicembre 2016. Il 16 marzo 2017, Nasser Kandil commentava questi eventi con una certa preveggenza.
La coincidenza della visita di Muhamad bin Salman a Washington con le esplosioni mortali a Damasco, i colloqui ad Astana 3 in assenza dei capi delle fazioni militari e le dichiarazioni russe su soggetti esteri che influenzano affinché non si risolva la crisi siriana, non è casuale. Risentimento saudita per la monopolizzazione dei gruppi armati del governo turco di Erdogan, relegando l’Arabia Saudita al ruolo di finanziatore, insieme alla Turchia non più un così attraente alleato, per il disaccordo statunitense-turco sulla guerra in Siria e l’uso di tutte le carte a suo favore, pur di sbarazzarsi dei curdi, al punto di osare aderire all’accordo tripartito con Mosca e Teheran. Al contrario, a Riyadh, l’alleanza con Israele ha il vantaggio di permettere a Washington di dividere la guerra tra Siria meridionale e settentrionale, dando la priorità l’attacco all’Asse della Resistenza e all’Esercito arabo siriano, rispondendo alla volontà di Donald Trump di “vietare qualsiasi influenza iraniana” nella regione. Bin Salman quindi si recava a Washington portando col bagaglio le credenziali insanguinate dagli attentati terroristici a Damasco e il nuovo boicottaggio di Astana 3 delle fazioni terroristiche, dicendo che la priorità in Siria è a sud e non appartiene più ai turchi. Di qui la proposta a Trump di accordarsi sulla sicurezza con la Russia e soprattutto di non interessarsi alla soluzione politica globale della crisi siriana. Il piano che bin Salman ha proposto a Washington si riduce a: “La guerra in Siria del Nord contro lo SIIL è vostro affare, la guerra nel sud della Siria contro l’Asse della Resistenza è un nostro e vostro affare“.
Il 17 marzo, la Prima Dichiarazione dell’Alto Comando delle Forze Armate siriane faceva sapere che, mentre l’Esercito arabo siriano continua l’offensiva contro lo SIIL ad est di Palmyra: “Quattro aerei da guerra israeliani penetravano nello spazio aereo siriano intorno alle 02:40 su al-Buraj, dal territorio libanese, e hanno preso di mira una postazione dell’Esercito arabo siriano presso Palmyra, ad ovest di Homs. La nostra contraerea reagiva e abbatteva uno degli aerei sui territori occupati, e colpiva un secondo aereo, costringendo gli altri a fuggire. Tale aggressione palese del nemico sionista è volta a sostenere le bande terroristiche dello SIIL, cercando disperatamente di sollevarne il morale crollato e offuscare le vittorie dell’Esercito arabo siriano contro le organizzazioni terroristiche. L’Alto Comando del nostro Esercito è deciso a contrastare qualsiasi attentato sionista in qualsiasi parte del territorio della Repubblica araba siriana e risponderà con ogni mezzo possibile”. Il governo israeliano lo negava, ma la reazione del ministro della Difesa Avigdor Lieberman, due giorni dopo, suggeriva il contrario a molti analisti, come Nasser Kandil, che tornava sul caso ampiamente riportato dai media, tuttavia, evidenziandone il legame col massiccio attacco di diverse fazioni asservite ad al-Nusra (alias Fatah al-Sham/Tahrir al-Sham] del 19 marzo, fermato dall’Esercito arabo siriano con centinaia di terroristi circondati nella periferia di Jubar, Qabun e Duma: “Negli ultimi sei anni, i turchi erano i più presenti sulla scena della coalizione contro la Siria, dietro facciate che crollate una dopo l’altra, rivelano infine, nell’ultimo scorcio di guerra, i veri volti dei mandanti. In effetti, l’alleato statunitense che aveva ritirato la flotta del Mediterraneo per evitare di una guerra senza sapere come finirla (in riferimento alla famosa notte del 30 agosto 2013), è riapparso sulla scena siriana una volta che la “guerra al terrorismo” diveniva una comoda copertura che gli riserva un ruolo “calcolato” sia nell’escalation che in qualsiasi soluzione o sistemazione politica. Così, lasciava condurre tale guerra agli alleati israeliani e sauditi, secondo l’equazione che ne mette in gioco la loro sopravvivenza, così come l’alleato turco che suona tutte le corde. Nascondendosi così dietro la maschera del trio israelo-saudita-turco per appropriarsi dei benefici delle tre comparse, e scaricandone i costi su ciascuna di esse”.
Il trio israelo-saudita-turco che ha infiltrato le due versioni di al-Qaida in Siria (SIIL e al-Nusra), le ha schierate su tutti i fronti, finanziandole, armandole e dirigendole nascondendosi dietro la maschera di al-Qaida, a sua volta mascherata da cosiddetta opposizione siriana. Questo, ben sapendo che la carta di al-Qaida è politicamente impraticabile e che l’organizzazione terroristica potrebbe rivoltarglisi, perché è la loro unica risorsa sul campo, essendo la scadente opposizione siriana incapace, anche per solo un’ora, di affrontare l’Esercito arabo siriano e i suoi alleati. Uno degli indicatori dell’ingresso in quest’ultimo scorcio di guerra è il coinvolgimento diretto dei “grandi attori”; poiché le maschere sono cadute, non v’è più spazio per gli errori e né possibilità di scommettere su piccoli attori davanti l’enormità dei problemi. In effetti, al-Qaida opera apertamente senza nascondersi dietro una presunta opposizione; al-Nusra e Faylaq al-Rahman rivendicano ufficialmente l’attacco a Dara, al-Qabun e Jubar a Damasco; ed ecco Israele altrettanto apertamente compiere un raid aereo sulle postazioni dell’Esercito arabo siriano e degli alleati presso Palmyra con il pretesto chiaramente falso di distruggere un convoglio di Hezbollah. In realtà, l’azione israeliana mirava ad evitare che l’Esercito arabo siriano prendesse la sponda meridionale dell’Eufrate, mentre quella settentrionale è per metà occupata dallo SIIL che cerca d’invadere l’altra metà, battendo i curdi e l’Esercito arabo siriano ad Hasaqah e Dayr al-Zur. Chiaramente, l’obiettivo degli israeliani era ritardare l’avanzata dell’Esercito arabo siriano sull’Eufrate, in modo che i gruppi dell’opposizione armata (raggruppati nel cosiddetto “nuovo esercito siriano”), che hanno addestrato per tale scopo, raggiungano la riva sud del fiume dopo aver attraversato il confine giordano e iracheno; tali gruppi, già utilizzati dagli statunitensi nelle battaglie di al-Tanaf, al confine siriano-iracheno, hanno fallito. In questo caso, ci si aspetta che attraversino il deserto siriano fino all’Eufrate, raggiungendo i curdi discesi da Hasaqah, quando gli statunitensi daranno l’ordine. Così sperano di tagliare la strada per Dayr al-Zur all’Esercito arabo siriano, inserendovi gruppi armati guidati da statunitensi ed israeliani, e allo stesso tempo spezzare il triangolo che ha consolidato tra Tadaf (città nel nord della Siria, a sud di al-Bab, liberata il 26 febbraio 2017), Palmyra e Dayr al-Zur.
Il fallimento del raid israeliano per via della risposta schiacciante dei siriani, che ha portato il confronto al livello “strategico”, ben al di là delle proiezioni del governo di Benjamin Netanyahu, e la risposta russa al raid, limitano lo spazio di manovra d’Israele, aumentando il livello del confronto e mettendo alla prova le relazioni USA-Russia in una situazione che toglie ogni possibile futuro ruolo d’Israele nello spazio aereo siriano. Poiché gli statunitensi hanno permesso agli israeliani di effettuare il raid, consegnandogli le chiavi dello spazio aereo siriano e consentendogli di volare sulla scia dei loro aerei, dopo aver effettuato un raid sulle posizioni di al-Qaida ad ovest di Aleppo (cioè, si sono presi il permesso di sorvolo sul territorio siriano concesso dai russi agli aerei degli Stati Uniti, grazie al coordinamento istituito per evitare le collisioni in volo). Il risultato è che la manovra USA-Israele, che avrebbe reso un servizio tattico agli israeliani, permettendogli di contare sull’equazione siriana, rischia d’isolarli. Da qui la necessità per i sauditi di salvare la situazione con Jabhat al-Nusra, intensificandone gli attacchi terroristici contro Damasco per evitare che gli israeliani siano tentati di ritirarsi e, soprattutto, convincere gli statunitensi di poter ancora cambiare la situazione completando le azioni del partner israeliano. Pertanto, gli statunitensi dovrebbero dare il tempo alla coppia israelo-saudita di condurre la guerra nel sud della Siria, contro lo Stato siriano e i suoi alleati, lungi da qualsiasi collaborazione con i russi o accordo o disaccordo con i turchi nel nord della Siria. Inoltre, i principali media sauditi e i capi delle delegazioni della presunta opposizione siriana del “Gruppo di Riyadh”, a Ginevra o Astana, non hanno condannato gli attentati terroristici o nascosto che le brigate di al-Nusra e Faylaq al-Rahman ne fossero gli autori. Come non nascondono che il momento scelto per attuarli è volto ad evitare che l’Esercito arabo siriano raccolga i frutti della “guerra dei missili” con gli israeliani.
Gli attori si muovono apertamente. Ora Israele e Siria sono faccia a faccia. Tutti gli altri sono solo tirapiedi!Nasser Kandil è un politico libanese, ex-vicedirettore di Top News-Nasser Kandil e redattore del quotidiano libanese al-Bina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

PsyOps: il Pentagono testa le capacità dell’omologo russo

Valentin Vasilescu, Rete Voltaire, Bucarest (Romania), 20 marzo 2017

Ai primi di febbraio 2017 grandi manifestazioni scossero la Romania. Eppure, mentre i media internazionali annunciavano l’imminente caduta del governo di Sorin Grindeanu, non successe nulla. Valentin Vasilescu, esperto militare ed attivista dell’opposizione, spiega che tali eventi furono organizzati dalle PsyOps dell’esercito rumeno e del Pentagono per testare la penetrazione degli omologhi russi nel Paese. Ciò evidenzia lo sviluppo delle PsyOps russe, ora in grado, a questo livello, anche di competere con la NATO.

Cos’è la PsyOps?
CIA (Divisione Operazioni Segrete) e Pentagono (Direzione Operazioni e comando delle forze speciali di) hanno adottato nuove tecnologie per combattere, estendendo il confronto militare in ambienti non convenzionali (informativo, psicologico, ecc), portando alla nascita di nuove modalità per azioni specifiche in questi ambienti, così come la creazione di forze non convenzionali. Le campagne del XXI secolo sono andate oltre lo stadio in cui i soldati si uccidono a vicenda. Per quanto riguarda le operazioni d’informazione, non vi è la distruzione fisica del nemico ma la ricerca dell’influenza e del controllo della sua mente. Il danno causato dalle PsyOps si riflette sui cambiamenti cognitivi e mentali. Le operazioni d’informazione non si rivolgono agli individui, ma più in generale alle persone di aree geografiche definite. Gli assalti informativi più elaborati sono chiamati di “seconda generazione”: l’esercito controlla ampiamente l’infrastruttura dell’informazione dello Stato preso di mira per destabilizzarlo tempestivamente e con sicurezza. Anche se lo Stato applica misure di protezione psicologica, sono generalmente inefficaci nel contrastare tali attacchi.

Le PsyOps come strumento per innescare gli sconvolgimenti sociali
Nel corso della manifestazione contro Nicolae Ceau?escu ordinata il 21 dicembre 1989 dal Comitato centrale e che precedette il colpo di Stato in Romania, le strutture dell’esercito romeno specializzate nella guerra psicologica spezzarono la radunate inducendo nella folla uno stato di agitazione e panico creato con potenti altoparlanti. Il suono nella manifestazione fu fornita dall’esercito, con 10 veicoli disposti in modo da non essere visibili, ma secondo un angolo il cui eco producesse il suono desiderato sulla piazza. Questi blindati da trasporto e veicoli militari furono dotati di apparecchiature che emettono una forte vibrazione a bassa frequenza. La struttura dell’esercito rumeno a cui appartenevano si chiamava “Sezione Tecnica PsyOps per la propaganda speciale”. Nel frattempo, sempre più i microprocessori a basso costo avanzano la tecnologia dell’informazione, in particolare in applicazioni come televisione via cavo, cellulari e rete Internet. Questo tipo di tecnologia fu accompagnata dalla creazione e organizzazione di molti gruppi presuntamente spontanei e ricreativi, i cui membri possono disperdersi in luoghi diversi. Il fenomeno nacque in occidente e fu denominato Smart Mobs (comunità intelligente). Usarono questi gruppi per realizzare azioni rapide e tempestive come il Mobs Flash; la comunità intelligente può riunirsi rapidamente in un luogo pubblico per tenere una breve dimostrazione e disperdersi altrettanto rapidamente. Internet, Twitter e Facebook sono i canali pubblici per la trasmissione di dati, niente di più. Gli utenti hanno già maturato esperienza nell’utilizzo di Twitter e Facebook. Ma gli eserciti hanno anche considerato la possibilità di disturbare o peggio, ingannare.

Attuazione delle PsyOps a Piazza della Vittoria?
Alcune fonti dicono che gli eventi in Romania nel 2017 furono istigate dalle PsyOps nazionali. L’intera operazione fu effettuata attraverso reti sociali e virali, riuscendo a radunare più di 600000 rumeni in dieci grandi città. La ricetta utilizzata sembra essere la stessa dell’evento che riunì più di 100000 di persone, il 21 agosto 1968, per condannare l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. La decisione di tenere tale dimostrazione in opposizione a Mosca aveva bisogno del sostegno popolare. La Securitate poi utilizzò gli esistenti canali radio e televisivi per preparare psicologicamente le persone e far sì che il raduno si svolgesse sulla Piazza del Palazzo di fronte al Comitato centrale. La cosa ironica delle manifestazioni rumeni nel 2017 è che, senza apparentemente cellulari, i ricchi s’impegnarono particolarmente in un Paese che ha più di cinque milioni di poveri. Parlavano pacificamente, proiettando fasci laser con slogan sugli edifici in un’atmosfera da carnevale. Comportamento che contrasta nettamente con quella di una vera rivoluzione in cui le persone sono costrette a scendere in piazza e ad usare violenza, perché non sono soddisfatti i loro bisogni primari (cibo, vestiario, ecc). Quindi, a differenza delle proteste della “primavera araba”, in Romania sembra sia stato pianificato in modo che non vi fosse alcuna interferenza esterna, rimanendo sotto controllo e completandole. Anzi, probabilmente rimasero sotto il controllo permanente delle strutture PsyOps nazionali. Tutto è accaduto non come se si volessero rovesciare le istituzioni, ma come se si cercasse di misurare la penetrazione nella popolazione delle strutture PsyOps straniere, cioè russe. Questi eventi hanno inoltre verificato la capacità di mobilitare la popolazione, se una situazione come quella della Cecoslovacchia nel 1968 si verificasse. Se si conferma questa ipotesi, l’unica domanda interessante sarebbe: il partito partito socialdemocratico (PSD) faceva parte di questa operazione o no?
Si noti la presenza di troupe di CNN, al-Jazeera, CCTV (China Television) e BBC, che trasmisero in diretta. Anche Russia Today era presente con Nikolaj Morozov, che aveva riportato gli avvenimenti del dicembre 1989. Non c’è dubbio che queste troupe avessero a che fare con gli specialisti delle PsyOps che seguirono e sorvegliarono per essi i dettagli dell’operazione. In ogni operazione militare, e quindi in qualsiasi PsyOps, c’è una catena di comando. Analizzando con attenzione i messaggi Twitter e Facebook, si scoprono i “nodi della rete”, vale a dire il personale coinvolto nell’operazione, addestrato ai metodi di controllo della folla per creare un contagio virale tra gli individui più disparati. Gli specialisti delle PsyOps hanno un’istantanea della situazione sul terreno. In questo modo, il personale può individuare facilmente gli “opinion leader”, coloro che influenzano gli altri. Così decidono di informarli del piano o tenerli all’oscuro di ciò che accade. Perciò alcuni media romeni evitarono dettagli rivelatori delle PsyOps o volontariamente li interpretarono erroneamente per camuffarne gli autori.

Gli Stati Uniti hanno stabilito in Romania la più efficace struttura PsyOps della NATO
Le istituzioni rumene non hanno la capacità di organizzare qualcosa? In Romania, Stato membro della NATO, al confine orientale, il Pentagono ha creato la struttura PsyOps più efficiente dell’Alleanza. Lo Special Operations Command (SOC) delle forze di terra dell’esercito romeno comprende tutte le strutture in grado di eseguire ogni tipo di missione non convenzionale in Romania e all’estero. La gestione delle azioni psicologiche (PsyOps) è l’elemento subordinato più importante al COS e opera nel Dipartimento Operazioni dello Stato Maggiore. E’ composto dal Servizio di analisi e valutazione obiettivi, dal Servizio di pianificazione e gestione delle operazioni psicologiche e dal Servizio d’influenza psicologica del nemico. Un Centro per le operazioni psicologiche fu istituito con i migliori docenti in sociologia, ricercatori in psicologia, registi della televisione, esperti di relazioni pubbliche, istruttori delle PsyOps statunitensi, ecc. In Afghanistan, i militari rumeni, in realtà truppe di occupazione, stampavano e distribuivano ai residenti la rivista Sada e-Azadi (“Voce della Libertà”), per 400000 copie, con articoli in tre lingue: inglese, dari e pashto. Crearono anche una stazione radio omonima che trasmetteva non-stop.Le forze speciali, un’estensione delle PsyOps
Dopo la guerra del Vietnam, durante cui si sperimentarono i rudimenti delle PsyOps, l’esercito statunitense creò, oltre ai quattro rami (Terra, Aviazione, Marina e Marines), un comando per le operazioni speciali (US Special Operations Command). Noti come “Berretti verdi”, i suoi soldati sono organizzati in cinque gruppi assegnati a ciascuno dei cinque comandi continentali (EUCOM, CentCom, AFRICOM, PACCOM, SOUTHCOM). Addestrati nelle lingue e nei costumi dei popoli della regione a cui sono assegnati.

Le PsyOps e le operazioni speciali sono utilizzate per i colpi di Stato
La guida alla lotta nonviolenta in 50 punti, messa a punto dal colonnello Robert Helvey, fu alla base di tutte le “rivoluzioni colorate”, in particolare nell’ex-Unione Sovietica. Robert Helvey iniziò la carriera nelle PsyOps durante la guerra del Vietnam, poi fu assistente di Gene Sharp all’Albert Einstein Institution. Nel suo libro descrive i metodi utilizzati dai professionisti delle dimostrazioni per superare la paura e subordinare le emozioni della folla. Gene Sharp, il colonnello Robert Helvey e il colonnello Reuven Gal (direttore delle operazioni psicologiche delle Forze di Difesa Israeliane) organizzarono congiuntamente numerosi tentativi, a volte con successo, di “cambio di regime”. Dopo l’acquisizione da parte di Hugo Chávez di un articolo di Thierry Meyssan che rivelava questo sistema, l’Albert Einstein Institution lasciò il posto al Centro per la Nonviolenza Applicata (Canvas) con sede in Serbia e all’Accademia del cambiamento, con sede in Qatar.
Le forze delle operazioni speciali eseguono attività considerate “antiterrorismo” dallo Stato da cui dipendono. Ma a volte la situazione richiede che il comando militare adotti una posizione difensiva per, dopo un breve periodo, creare le condizioni per passare all’offensiva. In effetti, un servizio segreto di uno Stato può compiere un “cambio di regime” in un Paese straniero, vale a dire… un’operazione terroristica. Il 7 aprile 2009, Chisinau (Moldavia) affrontò un tentativo di colpo di Stato che portò alla caduta del governo comunista avviando le elezioni anticipate e installando un governo filo-occidentale. Le forze di sicurezza ricorsero alla violenza, sia per delegittimare gli organizzatori esterni del colpo di Stato che i responsabili interni della stessa. Era necessario che a tutti i costi ci fossero distruzioni e vittime per spingere la rivolta a vendicarsi della polizia.

Conclusioni
Se si conferma questa ipotesi, quale pericolo imminente spingerebbe le istituzioni rumene ad utilizzare le PsyOps a Piazza della Vittoria? Per la Romania, si suppone che la vicinanza alla Russia rappresenti il rischio maggiore. Se dal crollo dell’Unione Sovietica le PsyOps sarebbero state insignificanti, dopo euromaidan a Kiev, nel 2014, la loro importanza è aumentata in modo esponenziale. Intervenendo alla Duma di Stato il 21 febbraio 2017, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu riconosceva di aver moltiplicato più volte le strutture specializzate nelle operazioni d’informazione. Ora hanno un carattere offensivo secondo i modelli esistenti delle PsyOps dell’US Army. Queste strutture sono più efficienti e più potenti delle vecchie strutture responsabili della contropropaganda. L’operatività delle nuove strutture PsyOps russe fu testato nelle esercitazioni militari Kavkaz-2016, tenutesi il 5-10 settembre 2016. Un ruolo importante fu quello del Dipartimento Operazioni dello Stato Maggiore Generale delle strutture PsyOps, degli Spetsnaz e delle unità di guerra cibernetica e radioelettronica. L’esercito russo ha diversi gruppi di PsyOps divisi tra quattro comandi strategici (ovest, sud, centrale e est). Questi gruppi hanno divisioni specializzate per tutti i Paesi nelle immediate o lontane vicinanze della Russia. Le strutture PsyOps collaborano con sette brigate delle forze per operazioni speciali (Spetsnaz), ed entrambe le strutture sono subordinate al GRU. Integrando le tecnologie moderne delle PsyOps disponibili nell’esercito russo, Mosca potrà anche eseguire in tutto il mondo operazioni di quarta generazione per distruggere, smantellare e paralizzare la potenza di uno Stato nemico.
In Crimea e Donbas la Russia ha impiegato la guerra ibrida; un tipo di conflitto militare sviluppato nei propri centri di strategia militare. La guerra ibrida utilizza spesso intermediari, ovvero militari in borghese o senza distintivi, non riconosciuti ufficialmente, travestiti da attori non statali, come ad esempio gli “omini verdi”. La componente militare viene usata il tempo necessario per suggerire un’invasione. Secondo il generale Philip Breedlove, ex-comandante supremo della NATO, la Russia può creare no-fly zone impermeabili a tutti i mezzi della NATO (Anti-Access/Area Denial – bolla A2/AD). Il sistema automatizzato C4I (comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence ed interoperabilità) russo è una componente del sistema da guerra informatica di tipo ELINT (Electronic Intelligence). Il materiale Borisoglebsk-2 collegato ai satelliti russi, scansiona e registra le informazioni sul traffico (tutti i canali) delle istituzioni della sicurezza nazionale di uno Stato. Questa apparecchiatura utilizza esche elettroniche per rimuovere il traffico o saturarlo con informazioni false. Un altro equipaggiamento da guerra elettronica, Krasukha-4, offusca i radar terrestri, navali, aerei e su satelliti militari e civili (anche quelli per le comunicazioni o la trasmissione dei canali televisivi). L’essenza della guerra ibrida inizia con l’identificazione dei punti deboli e delle vulnerabilità del nemico per sfruttarli creando realtà alternative, attraverso trasmissioni TV, internet e soprattutto reti sociali. La guerra ibrida può essere un’estensione del sistema militare nel sistema sociale, economico e politico dello Stato preso di mira, inoculando una percezione predefinita che riflette la visione russa dello sviluppo di eventi e fatti. Il primo risultato è l’indebolimento della volontà e del sostegno delle persone ad istituzioni o capi dello Stato presi di mira. Dopo aver creato le condizioni per lo sconvolgimento del sistema sociale e paralizzato la capacità di comunicare tra loro e le istituzioni della sicurezza nazionale, la Russia potrebbe procedere alle PsyOps: come scatenare manifestazioni pacifiche, come quelle a Bucarest nel 2017, o dimostrazioni violente che coinvolgano le forze speciali (Spetsnaz), sul modello della “primavera araba”, quando l’obiettivo è rovesciare un governo filo-occidentale e installarne un filo-russo.
La Russia si dice ora pronta ad innescare operazioni psicologiche (PsyOps) all’estero. Le PsyOps, come strumento per cambiare le sfere d’influenza senza invasione militare, non sono più monopolio degli Stati Uniti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il cane pazzo degli americani in Siria: Israele

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 20 marzo 2017

Israele ha giocato un ruolo sempre più provocatorio nel conflitto in Siria dal 2011. Per molti osservatori, sembra che la politica d’Israele confini tra aggressività opportunistica ed unilaterale. In realtà, il ruolo d’Israele nel conflitto siriano s’inserisce nei grandi e a lungo termine piani anglo-statunitensi, non solo in Siria, ma nell’intera regione. L’ultimo scontro tra Israele e Siria è stata l’incursione degli aerei da guerra israeliani nello spazio aereo siriano, con attacchi vicino alla città siriana di Palmyra, dove si svolge una battaglia tra forze siriane e l’organizzazione terroristica dell’auto-proclamato “Stato islamico” (SIIL), dove gli attacchi aerei israeliani alle forze siriane, avrebbero facilitato le operazioni dello SIIL nella regione.

Israele è uno Stato sponsor del terrorismo, non un campione contro di esso
Israele è una base operativa di fatto degli interessi anglo-statunitensi, fin dalla creazione nel 20° secolo, perseguendo politiche regionali aggressive agendo intenzionalmente per decenni contro i vicini quale punto di appoggio e leva occidentale in Nord Africa e in Medio Oriente. I conflitti tra Israele e Palestina sono alimentati da una strategia della tensione orchestrata tra la popolazione israeliana manipolata e l’opposizione controllata da Hamas, politicamente sostenuta, armata e finanziata dagli stessi collaboratori regionali di Israele, come Arabia Saudita e Qatar. Quando le operazioni militari per procura iniziarono contro lo Stato siriano nel 2011 sotto la copertura della “primavera araba”, concepita dagli USA, Israele insieme a Giordania e Turchia, giocò un ruolo diretto nel sostenere i terroristi e sabotare Damasco. Mentre la Giordania ha svolto un ruolo più passivo, e la Turchia un ruolo più diretto nel sostenere i terroristi mercenari, Israele ha svolto il ruolo di “provocatore unilaterale”. Mentre le forze della “coalizione” turche, statunitensi ed altre non possono attaccare direttamente le forze siriane, Israele, posando da attore regionale unilaterale, lo fa regolarmente dal 2012. La CNN, nell’articolo, “Aviogetti israeliani colpiscono la Siria; un sito militare vicino a Palmyra sarebbe stato preso di mira”, nota: “Nel novembre 2012, Israele sparò colpi di avvertimento verso la Siria, dopo che un colpo di mortaio colpì una postazione militare israeliana, era la prima volta che Israele sparava alla Siria dalle alture del Golan dalla Guerra del Kippur del 1973. Aviogetti israeliani sorprendono obiettivi in Siria almeno dal 2013, quando ufficiali statunitensi dissero alla CNN che credevano che gli aerei israeliani avevano colpito obiettivi nel territorio siriano”. La CNN segnalava anche: “Gli attacchi israeliani potrebbero spingersi fino alla capitale. Nel 2014, il governo siriano e un gruppo di opposizione disse che un attacco israeliano aveva colpito periferia e aeroporto di Damasco”. E mentre politici e militari israeliani sostengono che la loro aggressività cerca di fermare l’invio di armi alle organizzazioni terroristiche, le organizzazioni che ritengono “terroristiche” sono infatti le uniche forze in Siria che combattono realmente le organizzazioni terroristiche riconosciute a livello internazionale, come al- Qaida, le sue varie filiali, così come lo Stato islamico. Paradossalmente, tali organizzazioni terroristiche esistono al confine d’Israele beneficiando della protezione di fatto da parte delle forze israeliane nelle operazioni militari siriane.

Il ruolo d’Israele come “cane pazzo” degli USA non è un segreto
Il ruolo geopolitico d’Israele come “cane pazzo unilaterale” è una questione della politica degli Stati Uniti dichiarata almeno dal 1980, con specifico riferimento a ripetuti tentativi degli USA di minare e rovesciare lo Stato siriano nell’ambito di obiettivi molto più grandi verso Iran e regione. Un documento del 1983, parte del diluvio di documenti recentemente declassificati e resi pubblici, firmato da un ex-ufficiale della CIA Graham Fuller, intitolato “Imporsi con la forza sulla Siria” (PDF), afferma: “La Siria attualmente blocca gli interessi degli Stati Uniti in Libano e nel Golfo, attraverso la chiusura del gasdotto dell’Iraq minacciando quindi d’internazionalizzare la guerra irachena. Gli Stati Uniti dovrebbero prendere in considerazione decisamente maggiori pressioni su Assad orchestrando minacce militari ed occulte simultaneamente contro la Siria dai tre Stati confinanti ostili: Iraq, Israele e Turchia”. Il rapporto afferma inoltre: “Se Israele dovesse aumentare le tensioni con la Siria in contemporanea con un’iniziativa irachena, le pressioni su Assad degenererebbero rapidamente. Una mossa turca premerebbe psicologicamente ulteriormente”. Nel 2009, il think tank politico aziendal-finanziario degli USA Brookings Institution, pubblicò un lungo articolo intitolato, “Quale percorso per la Persia: opzioni per una nuova strategia statunitense verso l’Iran” (PDF), in cui, ancora una volta, l’utilizzo d’Israele come “aggressore unilaterale” veniva discusso in dettaglio. Naturalmente, un documento politico statunitense che descrive una pianificata aggressione israeliana nell’ambito della cospirazione degli Stati Uniti per attaccare, minare e infine rovesciare lo Stato iraniano, non rivela nulla di “unilaterale” su politica regionale e operazioni militari d’Israele. Nel 2012, Brookings Institution pubblicò un altro articolo intitolato, “Salvare la Siria: valutazione delle opzioni per il cambio di regime” (PDF), che affermava: “Alcune voci a Washington e Gerusalemme si chiedono se Israele contribuirebbe a costringere le élite siriane a rimuovere Asad”.
Il rapporto continua spiegando: “Israele potrebbe schierare forze sulle alture del Golan e, così facendo, distogliere le forze del regime dal reprimere l’opposizione. Questa posizione può evocare paure nel regime di Assad su una guerra su più fronti, in particolare se la Turchia è disposta a fare lo stesso al suo confine e se l’opposizione siriana riceve continuamente armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse convincere i vertici militari della Siria a cacciare Assad per preservarsi”. Ancora una volta, l’uso d’Israele come uno dei vari agenti provocatori regionali nell’ampia cospirazione orchestrata dagli Stati Uniti viene discussa apertamente. Ogni incursione israeliana in Siria, a prescindere da dettagli, reclami e rivendicazione su ogni incursione, va analizzata nel contesto degli interessi degli Stati Uniti e non “israeliani”. E a prescindere dai dettagli di ogni incursione, il fine ultimo è intensificare il conflitto finché la Siria e i suoi alleati reagiscono provocando un conflitto militare diretto molto più grande degli Stati Uniti ed altri che, nel loro asse dell’aggressione, partecipino apertamente.
Va notato che nel documento della Brookings del 2009, “Quale strada per la Persia?“, l’utilizzo degli attacchi israeliani per provocare la risposta iraniana e quindi giustificare l’intervento militare diretto, comprendente dalla campagna aerea contro Teheran all’invasione ed occupazione degli Stati Uniti, erano al centro del documento. E’ chiaro che una politica identica viene ora perseguita contro la Siria. Svelare la vera natura delle incursioni israeliane in Siria e resistere alla tentazione di aggravare ulteriormente il conflitto, è la chiave per confondere i piani degli USA e le provocazioni dei suoi agenti, come Israele e Turchia.Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok , in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria abbatte due aerei nemici: Israele nel panico

Alessandro Lattanzio, 18/3/2017

S-200

Il 17 marzo, aviogetti da combattimento israeliani avevano “violato lo spazio aereo siriano nelle prime ore del mattino ed attaccato un obiettivo militare vicino Palmyra, con un atto di aggressione a sostegno dello Stato islamico“. Gli aerei dell’IAF attaccavano obiettivi presso Palmyra, da pochi giorni liberata dal V Corpo dell’Esercito arabo siriano, un’unità addestrata dagli istruttori militari russi.
Il raid aereo, che secondo Tel Aviv era destinato contro un convoglio di Hezbollah, avveniva lontano dal confine con il Libano e dall’impianto SSRC presso Damasco, collegato ad Hezbollah. Il Ministero della Difesa siriano dichiarava che la difesa aerea aveva abbattuto un aereo israeliano sulla Palestina e danneggiato un altro. Invece i media israeliani riferirono che il radar Super Green Pine del sistema d’intercettazione antimissile Hetz (Arrow 2) avrebbe rilevato un missile antiaereo strategico S-200 siriano sui quartieri meridionali di Gerusalemme e la valle del Giordano. Se i resti del missile Hetz venivano rinvenuti ad Irbid, nel nord della Giordania, non veniva rinvenuto alcun resto del presunto missile siriano. Se il radar di allerta precoce del sistema Hetz aveva scambiato i frammenti dell’S-200 per un missile balistico, dove erano quindi finiti?
Le Forze di Difesa Israeliane affermarono che gli aerei israeliani avevano preso di mira “diversi obiettivi in Siria”, lontano dal confine tra Israele, Siria e Giordania, e che “diversi missili antiaerei furono lanciati dalla Siria“; una dichiarazione apparentemente anodina, ma in realtà insolita, in quanto è politica delle IDF non pubblicizzare gli attacchi aerei contro la Siria e il Libano. Le IDF riconoscono solo il bombardamento del territorio siriano al confine con Israele. Inoltre, se l’attacco israeliano avveniva a centinaia di chilomentri dal territorio israeliano, perché lanciarono gli intercettori del sistema Hetz su Gerusalemme? Infatti, gli S-200 non rappresentano una minaccia per il territorio d’Israele. Inoltre, il sistema Hetz non è destinato ad intercettare missili antiaerei, non essendo presenti nella banca dati del sistema “che dovrebbe monitorare automaticamente la traiettoria e prevedere il punto d’impatto del missile, prima di lanciare il missile antibalistico”. Il missile S-200 viene spinto da 5 booster, che una volta staccatisi dal corpo centrale del missile, creano 5 bersagli. Non è mai stato svolto, per il sistema Hetz, un test per affrontare una situazione del genere.
Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate siriane aveva dichiarato che, “aerei da guerra israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano alle 2:40 su al-Baraj e si erano diretti ad est, presso Palmyra, per bombardare le installazioni militari siriane. Si annuncia con certezza che i missili del nemico non hanno causato alcun danno sul nostro territorio, non avendo raggiunto i loro obiettivi. Credo che l’aviazione israeliana sia scioccata da velocità, efficienza e accuratezza mostrata dall’Esercito arabo siriano nel proteggere il proprio spazio aereo. Le nostre forze della difesa aerea possono seguire il nemico anche sui cieli giordani e colpirlo in qualsiasi momento sulla Siria“. Il direttore del servizio informazioni dell’Esercito arabo siriano, Colonnello Samir Sulayman, spiegava che la decisione su eventuali nuove azioni dell’Esercito arabo siriano contro gli attacchi israeliani “non possono che essere adottate dal comando militare siriano“. La rapida risposta all’aggressione israeliana, per la prima volta nel conflitto, indica la decisione di Damasco, Teheran e Bayrut di mostrare le proprie capacità militari tutt’altro che degradate anche dopo sei anni di guerra di 4.ta generazione scatenatagli contro dalla NATO. Difatti, Damasco considera Israele stretto alleato dei terroristi in Siria, dato che l’aggressione alla Repubblica Araba Siria avviene sul campo tramite il ramo mediorientale della rete terroristica atlantista StayBehind/Gladio, ovvero Gladio-B. Quindi, Israele, alleato militare della NATO, ovviamente interviene spesso a supporto delle forze terroristiche dell’alleato atlantista. Assad aveva chiarito che a sostenere direttamente i terroristi sono NATO e Israele, “Se si vuole parlare del ruolo europeo in Siria, od occidentale, se guidato dagli statunitensi, l’unico ruolo svolto è sostenere i terroristi. Non supportano alcun processo politico. Ne parlano solo… Israele dall’altro lato sostiene direttamente i terroristi, logisticamente o con incursioni dirette sul nostro esercito”.
Il quotidiano israeliano Haaretz arrivava a scrivere, “Presumibilmente la salva antiaerea siriana è stato un segnale ad Israele che la politica di moderazione verso le incursioni aeree non rimarrà la stessa. I recenti successi del Presidente Bashar Assad, in primo luogo la conquista di Aleppo, hanno apparentemente aumentato la fiducia del dittatore. Israele dovrà decidere se l’esigenza operativa, per contrastare l’invio di armi avanzate ad Hezbollah, giustifichi anche il possibile rischio di abbattere un aviogetto da combattimento israeliano e un conflitto con la Siria. Vi è la domanda interessante se un sistema radar sia stato schierato dal nuovo grande amico d’Israele, la Russia, proprio una settimana dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu era tornato da Mosca, dopo l’ennesima visita al Presidente Vladimir Putin. Si può immaginare che la comunità d’intelligence sarà interessata a sapere se la decisione siriana di rispondere al fuoco sia stata coordinata con i collaboratori e partner di Assad: Russia, Iran e Hezbollah”. Ron Ben-Yishai, esperto militare del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, osservava che “missili sono stati utilizzati nella risposta siriana, causando la caduta di uno dei quattro caccia israeliani. Assad sembra avere totale fiducia in sé stesso. Se questa volta ha risposto al raid israeliano è perché ha il sostegno di Putin. E per la prima volta, il regime siriano ha lanciato missili S-200 agli aerei israeliani. L’uso da parte del regime siriano degli S-200 per ritorsione contro Israele, segna un punto di svolta: la presenza russa e iraniana e la vittoria ad Aleppo permettono ad Assad di ricorrere alle armi strategiche contro i nemici e di non avere più paura. Il lancio degli S-200, mentre gli aerei israeliani erano lontani dal territorio siriano, è un avvertimento. Tutto può cambiare nel giro di pochi secondi e un vero e proprio confronto potrebbe avvenire“.
Il delirio di onnipotenza dei sionisti, non li sottrae dal terrore di trovarsi di fronte l’Asse della Resistenza tutt’altro che indebolito, ma in via di rafforzamento e consolidamento; e questo dopo non solo che le varie organizzazioni terroristiche islamo-atlantiste (al-Qaida, Stato islamico/Gladio-B, Esercito libero “siriano”, bande salafite, naqshbandi, di traditori sadamiti, neo-ottomani ed altro pattume) vengono demolite dalle forze armate siriane, irachene, iraniane e della Resistenza, ma anche le organizzazioni terroristico-spionistiche di NATO, Turchia, Israele e petromonarchie associate, con le relative appendici (governo al-Saraj in Libia, Sudan, Eritrea, Giordania), vengono devastate sia sul campo che nell’infosfera, tanto che le alleate multinazionali della disinformazione (CNN, FoxNews, LeMonde, Reuters, ANSA, AFP, AP, ecc.) invocano la repressione dell’informazione, vedendosi costrette a stringere i ranghi con i supporter della loro supposta “libera informazione”, ovvero le intelligence di USA, Regno Unito, Israele e Stati-vassallo della NATO e relative appendici “mondane”, come ONG (quali i Caschi Bianchi o Emergency), massmedia pseudo-indipendenti (un’infinità), organizzazioni filo-taqfirite (come la sinistra italiana, dal sindaco Sala ai centri sociali), financo ad autori, attori, registi, soubrette, boldrine, chiese di finti oppositori al sistema, ed altri spacciatori.
Il 2016 è stata una tale debacle per questa frazione elitaria dell’occidente, che oramai, preda del terrore e agendo come una scimmia armata di pistola, circola sparando a tutto ciò che non si conforma al bel mondo virtuale che si è fabbricato con solerzia fin dal 1989.

Schieramento dei 5 siti per i missili antiaerei S-200 in Siria.

Fonte:
Defense News
Defense and Strategy
FARS
ParsToday
Russia Insider
Russia Insider
SANA
Sputnik

I Caschi Bianchi sono trafficanti di organi

Afraa Dagher, Syrianews 8 marzo 2017

Dalla liberazione di Aleppo est alla fine del 2016, i residenti locali hanno rivelato che i Caschi Bianchi trafficano organi umani. Tale verità orribile finalmente emerge. Aver vissuto nella “roccaforte ribelle” significa essere stati massacrati nel silenzio mentre i media occidentali e del GCC difendevano i macellai, dandogli altra copertura e potere di uccidere i siriani, mentre le loro famiglie non potevano parlare del proprio dolore durante il dominio brutale di tali “ribelli”. Aleppo fu liberata tra il cordoglio dei media occidentali. Aleppo è stata liberata e l’occidente premia i terroristi Caschi Bianchi, trafficanti di organi.
I terroristi si erano concentrati nei vecchi quartieri di Aleppo est, utilizzando in particolare le scuole, dopo aver chiuso l’istruzione, per lanciare razzi e colpi di mortaio sui civili inermi. Tali siti, nelle periferie, in edifici sfollati dai siriani, erano buona copertura e pretesto per i media occidentali per far sembrare che il governo siriano bombardasse edifici residenziali. Ma tali edifici erano occupati e non erano altro che focolai terroristici. Non appena i “ribelli” terroristi sparavano i loro razzi su Aleppo est, i soccorsi degli stessi terroristi arrivavano immediatamente. Sapevano dove e quando i razzi avrebbero colpito la gente! Abu Muhamad, residente locale, ha detto, “avevamo paura dopo ogni colpo di mortaio, perché i ribelli dai caschi bianchi arrivavano nelle loro ambulanze per prendere i feriti. Fummo gli obiettivi su cui si avventavano immediatamente. Sapevano quando e dove, e le vittime non tornavano con tutti i loro organi. A me rubarono un rene e parte della milza! E non possiamo processarli, eravamo sotto il loro dominio”. Un’altra donna, Alia, racconta la sua sofferenza, “I trafficanti di organi Caschi Bianchi avevano un mercato nero al confine con la Turchia dove vendevano donne, bambini e cadaveri di siriani. Il prezzo per cadavere era di 115 dollari. Il prezzo di una vittima ferita, ma viva, era 700 dollari. Tutte le povere vittime ferite dovevano essere considerate donatori di organi umani! I trafficanti di organi Caschi Bianchi provenivano dalla Turchia e assieme a medici stranieri furono nella nostra città con pretesi scopi umanitari! Tuttavia, la verità è che erano dei macellai ed eravamo un buon affare commerciale in Turchia. La Turchia e tutti i Paesi che sono con questi “ribelli” Caschi Bianchi sono coinvolti nel massacro del nostro popolo”. In precedenza, una residente locale, Hayat, dopo la liberazione da parte del nostro Esercito arabo siriano, disse come il marito fu assassinato dai “ribelli” e come il suo corpo fu portato in Turchia, da cui tornò privo di organi. Furono rubati!
In Siria, il nostro governo vieta il commercio degli organi umani; è vietato! Tuttavia, il mondo aiuta i cannibali fin dall’inizio della guerra internazionale alla Siria. I capi dei terroristi permettono a questi criminali credibilità, voce nei media governativi e nei falsi media indipendenti; anche il mondo delle false ONG li sostiene. Tale orrenda farsa continua; i brutali trafficanti di organi Caschi Bianchi sono stati nominati per il premio Nobel per la pace e poi hanno ricevuto l’Oscar di consolazione. Hollywood è andata in standing ovation per gli squadroni della morte della CIA contro la Siria. L’Oscar, per cosa? Per rimanere nelle zone controllate da al-Nusra, che si trova sulla ‘lista del terrorismo’ degli USA! I caschi bianchi erano i compagni dei terroristi che continuavano i crimini e gli orrori inflitti ai civili, mentre il nostro esercito ci protegge da 350000 invasori stranieri che commettono tali crimini di guerra!
Al-Nusra bombardava e quindi inviava chi si avventava sui feriti per derubarli degli organi con la scusa di aiutarli, trasportandoli in ospedali dove venivano espiantati. Li ricompensano con gli Oscar? Ciò rivela che i media supportano solo l’agenda geopolitica dei capi occidentali che finanziano il terrorismo nel nostro Paese, con denaro, addestramento e armi in massa. Ingannando il popolo per giustificare le loro guerre nei Paesi del terzo mondo o che mantengono la sovranità nazionale. Le loro vittime sono per due volte massacrate, dai terroristi filo-occidentali e da questi lerci media di servizio. Nel frattempo, interi Paesi vengono assassinati, direttamente dagli assassini occidentali della “coalizione” guidata dagli Stati Uniti, o dalle loro bande di ascari terroristici, come l’Arabia Saudita contro il povero Yemen. O la NATO che distrugge la Libia. A chi importa? Gli Stati Uniti, il cui ex-segretario di Stato John Kerry si vantava di aver incontrato il capo dei trafficanti di organi Caschi Bianchi Raed Salah, a cui Hollywood ha dato l’Oscar, dovrebbero preoccuparsi. Tale gruppo ha incontrato il terrorista saudita in Siria Abdallah al-Muhaysini, designato specificamente nella lista del terrorismo degli Stati Uniti. Tra i molti crimini di guerra di Muhaysini vi è addestrare bambini-soldato per farli diventare attentatori suicidi ed altri terroristi, come i due ragazzi tra i sei attentatori suicidi che assassinarono 42 siriani a Homs il mese scorso.
Chi se ne frega di chi i trafficanti di organi Caschi Bianchi uccidono, basta che agli occidentali sia fatto credere che tali squadroni della morte sono umanitari? I medici del gruppo per i diritti umani svedesi se ne fregano. Lo SWEDHR ha pubblicato un documento che denuncia il video dei Caschi Bianchi e la “manipolazione macabra di bambini morti e la messa in scena dell’attacco chimico per permettere una no-fly zone” contro la Siria. Ai media occidentali non interessa. Non parleranno mai di questo documento, mentre piagnucolavano quando Aleppo fu liberata. Non dissero che l’Esercito arabo siriano trovò enormi depositi pieni di munizioni provenienti da Turchia, Regno Unito, Stati Uniti, Israele, come razzi contenenti armi chimiche. I media occidentali non hanno detto che i genieri russi hanno ripulito quasi 1000 ettari di ordigni esplosivi, nella Aleppo liberata.Non ci aspettiamo che i menzogneri media riferiscono su questo nuovo crimine, che si aggiunge alla lunga lista di crimini commessi dai trafficanti di organi Caschi Bianchi; la disinformazione dei media di regime usa le parole come armi di distruzione di massa contro il nostro Paese. Scriviamo per chi è stufo delle menzogne dei media di regime. Ad agosto scrivemmo che la nomination all’Oscar per la pornoguerra con bambini aveva un nuovo candidato, dopo la notizia fasulla del bambino impolverato “Omran”, salvato dai trafficanti di orgnai Caschi Bianchi varie volte, sempre con falsi salvataggi. I media occidentali non si vergognarono quando giornalisti investigativi indipendenti scoprirono che chi fotografò “Omran” supporta i terroristi che decapitarono il 12enne Abdullah Isa. Va aggiunto che la società di pubbliche relazioni dei Caschi Bianchi è l’AMC (Aleppo Media Cemter del terrorista del Qatar al-Qanzira, entrato illegalmente in Siria e coinvolto in ogni forma di terrorismo, compresa mutilazione e sequestro di persona). AMC viene frequentemente citato per diffondere spudorate menzogne criminali sui media occidentali. Quando la storia fasulla di Omran impolverato dominava sui media occidentali, nessuno notò che nel (finto) momento cruciale per salvare dei bambini da un edificio crollato, Rislan dell’AMC scattò le foto di Omran truccato all’interno di un’ambulanza candida. Nel 2014,l’AMC salutò Jabhat al-Nusra che uccideva i soldati dell’Esercito arabo siriano. Jabhat al-Nusra è sulla lista del terrorismo degli Stati Uniti.
Inoltre, l’AMC pose il proprio logo sulla foto di una scuola che i terroristi avevano occupato. Invece di riempirla di bambini che giocassero durante la ricreazione, era piena di razzi per massacrare. L’AMC così supportava chi ruba la vita ai bambini, usando la foto originale presa dai terroristi che occuparono una scuola di Homs, nel 2013:

Chi se ne frega sapere che il traffico di organi rientra nella lunga lista di crimini del premio Oscar Caschi Bianchi? Certamente non i media occidentali che continuano a mentire sulla Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora