Radici ideologiche del CICAP

Alessandro Lattanzio, 21/3/2015

Anche i paladini della scienza perseguono una loro agenda geopolitca: in giallo e verde i 'buoni' secondo gli 'umanisti', in rosso e nero gli altri.

Anche i paladini della scienza perseguono una loro agenda geopolitica: in giallo i ‘buoni’ secondo l’International Humanist and Ethical Union, in rosso e nero gli altri.

Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) fu creato il 9 ottobre 1988, in un incontro a Torino tra gli abbonati italiani alla rivista del Committee for Skeptical Inquiry, in cui furono definiti gli obiettivi dell’associazione, poi formalizzata il 12 giugno 1989. Aderiscono al CICAP Umberto Eco, Carlo Rubbia, Umberto Veronesi, Piero Angela, Piergiorgio Odifreddi, il mago Silvan, Roberto Vacca e il noto debunker Paolo Attivissimo. Il CICAP quindi è il ramo italiano del Committee for Skeptical Inquiry (CSI), in precedenza noto come Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal (Comitato per l’Indagine Scientifica sulle Affermazioni sul Paranormale) o CSICOP, fondata il 1° maggio 1976 dal filosofo Paul Kurtz, nell’ambito di una conferenza dell’American Humanist Association (AHA) nel campus della State University of New York. Oltre Kurtz tra i fondatori del CSI vi furono Marcello Truzzi, Carl Sagan, Isaac Asimov e Philip J. Klass (vedi sotto). CSI aderisce all’Unione Internazionale Etico-Umanistica ed approva la Dichiarazione di Amsterdam sui principi del moderno umanesimo. A sua volta l’Unione internazionale etico-umanistica (International Humanist and Ethical Union o IHEU), fondata nel 1952 e con sede a Londra, è un’organizzazione internazionale che riunirebbe umanisti, atei, agnostici, razionalisti, “liberi pensatori”, laici, scettici, singoli o associazioni presenti in 40 Paesi. Tra i fondatori dell’IHEU, e suo primo presidente, vi fu sir Julian Sorell Huxley, che fu anche il primo direttore dell’UNESCO. L’IHEU si batte per un mondo in cui i diritti umani e civili delle minoranze siano rispettati e ciascuno sia libero di vivere una vita degna.

Bernhard van Lippe-Biesterfeld

Bernhard van Lippe-Biesterfeld

Julian Sorell Huxley, fratello di Aldous Huxley, oltre che primo direttore dell’UNESCO fu membro fondatore del WWF. Nel 1917 Julian Huxley operò nell’Intelligence inglese e lavorò alla costruzione della Società delle Nazioni, dalla quale nascerà l’Institute for Intellectual Cooperation, poi rinata come l’UNESCO di cui sarà il primo presidente. Nel 1927 conobbe Margaret Sanger, fondatrice della prima clinica per il controllo delle nascite, e dal 1930 s’impegnò nella politica sul controllo delle nascite. Nel 1927 pubblicò Religion Without Revelation, dove condensò la sua idea di “religione senza evidenze palesi quali i miracoli”. Nel 1929 Julian fu incaricato di studiare la possibilità di creare riserve naturali in Kenya, Uganda e Congo, dove s’invaghì della “purezza di una natura ancora svincolata dalla tecnologia e dalla modernizzazione”. Nel 1931 Julian Huxley si recò nell’URSS dove incontrò il Professor Vavilov, il maggiore genetista sovietico e i dirigenti sovietici Anatolij Lunacharskij, Karl Radek e Nikolaj Bukharin, ma tirate le somme rimase deluso dal sistema sovietico, come affermò nel suo testo A Scientist Among the Soviets. Nel 1931 Julian assieme a Leonard Elmhirst, Israel Sieff, Kenneth Lindsay, Dennis Routh, Basil Blackett, Henry Bunbury, Jack Pritchard e Ivan Zvegintzov fondò a Londra il PEP (Political and Economic Planning), un’organizzazione per la pianificazione politica ed economica del Regno Unito che, nel 1939, stese dei piani riguardo lo sviluppo economico inglese per il dopoguerra; nell’ambito di tali studi, nel 1941 la Fondazione Rockefeller invitò Julian Huxley a tenere conferenze negli Stati Uniti sui programmi socio-economici per il dopoguerra. Nel 1945 fu tra i fondatori del Committee of Atomic Scientists che si occupava dei pericoli della bomba atomica e dei vantaggi dell’uso civile dell’energia nucleare. Nel 1946 Julian Huxley fu nominato primo Direttore Generale dell’UNESCO, ma nel 1948 venne espulso dall’organizzazione per motivi a tutt’oggi mai chiariti, ma forse connessi alle sue idee sul controllo delle nascite. L’11 settembre 1961 Huxley fu tra i fondatori del WWF (World Wildlife Fund) assieme al principe Bernardo d’Olanda, al principe Filippo d’Edimburgo, a Max Nicholson (già membro del PEP), all’ornitologo Guy Mountfort, al naturalista Victor Stolan e al pittore Sir Peter Scott che ideò il logo del Panda. Bernhard van Lippe-Biesterfeld, o principe Bernardo d’Olanda, fu il principe consorte della regina Giuliana e padre della regina Beatrice di Olanda. Dal 1937 al 1980 il principe di origine tedesca fu ufficialmente “sua altezza reale il principe dei Paesi Bassi”. Presidente del Worldwide Fund for Nature (WWF) dal 1961 al 1971, fu un affiliato al NSDAP, ovvero il Partito Nazista, con tessera No. 2583009 assegnatagli il 1º maggio 1933. Fu presidente della Royal Dutch Petroleum (Shell Oil) e della Société Générale de Belgique, nonché presidente del Gruppo Bilderberg fino al 1976 quando si dimise ufficialmente per lo scandalo di una tangente da 1,1 milioni di dollari della Lockheed. Secondo la rivista Newsweek del 5 aprile 1976, il principe Bernardo svolse attività spionistiche a favore delle SS e lavorò per l’industria chimica tedesca IG Farben.

Il paradigma di Klass
Klass PosedPhilip J. Klass fu un giornalista legato all’industria aerospaziale statunitense, da sempre scettico radicale verso l’ufologia, attaccò nel 1966 il giornalista John G. Fuller che scrisse una serie di opere dedicate agli avvistamenti di UFO negli USA, tra cui il noto caso di Exeter, New Hampshire. Per Klass gli UFO erano “un tipo sconosciuto di plasma generato dalle linee elettriche”, fenomeno a cui attribuiva perfino i casi di rapimenti alieni, ma che poi abbandonò in favore della teoria delle cause psicosociali. L’ipotesi di Klass fu duramente contestata dal fisico statunitense James E. McDonald (con cui Klass si scontrò). McDonald, meteorologo, chimico e fisico laureato al Massachusetts Institute of Technology, negli anni ’60 s’interessò attivamente dell’ufologia e cercò di promuoverne lo studio presso la comunità scientifica, considerando seriamente l’ipotesi extraterrestre. Philip J. Klass attaccò violentemente McDonald accusandolo di “spendere per ricerche personali sugli UFO i finanziamento ricevuti dall’Office of Naval Research per condurre studi sulle nubi per spiegare gli avvistamenti di UFO”; l’Office of Naval Research, ramo scientifico dell’US Navy, capì l’antifona e interruppe i finanziamenti agli studi di McDonald. Il 13 giugno 1971, vicino Tucson, fu rinvenuto un cadavere identificato per quello di McDonald. Accanto al corpo furono trovate una pistola e una lettera con propositi suicidi. Klass fu contestato anche dall’astronomo e ricercatore ufologico Allan Hendry, secondo cui Klass basava le sue tesi distorcendo i fatti di proposito e ricorrendo ad attacchi “ad personam”.

 James E. McDonald

James E. McDonald

Lo stile scientifico di Klass è paradigmatico dello stile operativo del CICAP; ovvero quando dei giornalisti e ricercatori, o pseudotali, accusano di truffa o anti-scientificità i lavori “eterodosssi” svolti da ricercatori e scienziati dalle comprovate capacità scientifiche, nel caso tali lavori rischino di minacciare la vulgata aziendalista o governativa vigenti. Che si tratti delle cure sul cancro ideate dal professor Di Bella, un medico con tutti i crismi e decenni di esperienza e perciò fatto oggetto di una violenta campagna denigratoria, ai ‘documentari’ pseudo-scientifici sull’11 settembre 2001, sulla Fusione Fredda o sul presunto ‘genio italico’ Guglielmo Marconi, arrivando ai periodici fantomatici studi ‘scientifici’ di anonimi ‘centri di ricerca’ che associano le malattie mentali ai semplici dubbi sulle tesi ufficiali, ad esempio sull’11 settembre 2001. Non è un caso che il CICAP si basi, nella sua lotta per la ‘Scienza’, sul mero prestigio mediatico dei personaggi che promuove (Eco, Odifreddi e Angela padre e figlio) e sul puro e semplice bombardamento mediatico attuato con metodi truffaldini alla Wanna Marchi o alla Paolo Attivissimo, come quando Alberto Angela si permetteva di dire, su RAI Uno, che le Torri Gemelle crollarono l’11 settembre 2001 perché erano vuote all’interno. Una mera menzogna, ma che è possibile diffondere in TV essendo un media unidirezionale, dov’è impossibile rispondere a chi lo controlla. La ‘scientificità’ di enti come il CICAP/CSI, che come abbiamo visto sono legati ad organizzazioni transnazionali dalle mire ideologiche e che quindi svolgono una relativa propaganda, si basa sull’autorevolezza data dal dominio di determinati mezzi di comunicazione (TV, grande stampa, ecc.) e non di certo da discorsi pseudo-razionali che vengono facilmente smontati alla prima critica argomentata. Per questo è possibile che figure come Angela, Attivissimo od Eco possono permettersi di rappresentare il ‘rigore scientifico’, senza averne neanche le basi. Come nel caso di Guglielmo Marconi, che ricevette il premio Nodel per la fisica, sebbene, come vantava lui stesso, non sapesse nulla di Fisica; la ‘Scienza’ di regime si basa su propaganda mediatica, un preciso indirizzo ideologico e totale adesione al sistema dominante.

Il ‘cospirazionismo’
La CIA creò il termine “cospirazionismo”… per attaccare chiunque sfidasse la narrativa “ufficiale”, in particolare, nell’aprile del 1967 la CIA inviò il dispaccio che coniò il termine “teorie del complotto”… indicandone i metodi per screditarle. Il testo era segnato da “psych”, abbreviazione per “operazioni psicologiche” o disinformazione, e “CS” per l’unità “servizi clandestini” della CIA.

CIA-conspiracy“L’obiettivo del dispaccio è fornire materiale per contrastare e screditare le affermazioni dei teorici della cospirazione, in modo da inibirne la circolazione in altri Paesi. Informazioni di base sono fornite in una sezione dedicata e allegati non classificati.
3. Azione. Non è consigliabile che la discussione sulla (cospirazione) sia avviata se non è già in atto. Dove discussa, sono richiesti indirizzi attivi:

b. Utilizzare le risorse della propaganda per confutare gli attacchi dei critici. Recensioni di libri ed articoli di approfondimento sono particolarmente adatti allo scopo. Gli allegati non classificati a questa direttiva dovrebbero fornire materiale utile da passare agli agenti. La nostra manovra dovrebbe indicare, a seconda dei casi, che i critici (I) sposano teorie senza prove, (II) sono politicamente interessati, (III) finanziariamente interessati, (IV) frettolosi e imprecisi nelle loro ricerche, o (V) infatuati delle proprie teorie.
4. In discussioni private sui media non dirette a un particolare autore, o attaccare pubblicazioni ancora disponibili, i seguenti argomenti dovrebbero essere utili:
a. Alcuna nuova prova significativa è emersa presso la Commissione.
b. I critici di solito sopravvalutano aspetti particolari e ne ignorano altri. Tendono a porre maggiormente accento sui ricordi dei singoli testimoni (meno affidabili e divergenti, e quindi più vulnerabili alle critiche)…
c. La grande cospirazione spesso suggerita sarebbe impossibile da nascondere negli Stati Uniti, poiché gli informatori potrebbero aspettarsi di ricevere grandi royalties, ecc
d. I critici sono spesso allettati da una forma di orgoglio intellettuale: se accettano qualche teoria se ne innamorano; inoltre si fanno beffe della Commissione perché non risponde sempre ad ogni domanda con netta decisione, in un modo o nell’altro.

f. Se si accusa che la relazione della Commissione sia un lavoro frettoloso, notare che fu pubblicata tre mesi dopo il termine fissato originariamente. Se la Commissione ha cercato di accelerare la pubblicazione, ciò è in gran parte dovuto alla pressione delle speculazioni irresponsabili già apparse, spesso dovute dagli stessi critici che, rifiutandosi di ammettere i propri errori, avanzano nuove critiche.
g. Tali fumose accuse, come quella su “più di dieci persone morte misteriosamente”, possono sempre essere spiegate in qualche modo naturale ….
5. Se possibile, contrastare le speculazioni incoraggiando i riferimenti alla relazione della Commissione stessa. I lettori stranieri dalla mentalità aperta devono essere colpiti da cura, completezza, obiettività e velocità con la quale la Commissione ha lavorato. I revisori di testi potrebbero essere incoraggiati ad aggiungere del proprio all’idea, sostenendo la relazione stessa, trovandola di gran lunga superiore al lavoro dei critici”.

CIA-conspiracy2Riassumendo la tattica consigliata dalla CIA:
• Sostenere che sarebbe impossibile a tanta gente tacere su una grande cospirazione
• Avere amici della CIA che contrastano le accuse, supportando i rapporti “ufficiali”
• Sostenere che le testimonianze oculari sono inaffidabili
• Sostenere che sono tutte notizie vecchie, mentre “nuove prove significative sono emerse”
• Ignorare le accuse di cospirazione, a meno che la discussione l’abbia già attivate
• Sostenere che è da irresponsabili specularvi
• Accusare i cospirazionisti di infatuazione delle proprie teorie
• Accusare i cospirazionisti di essere motivati politicamente
• Accusare i cospirazionisti di interessi finanziari nel promuovere le teorie del complotto
In altre parole, l’unità dei servizi clandestini della CIA creò gli argomenti per attaccare le teorie del complotto quali inaffidabili fin dal 1967, nell’ambito delle operazioni di guerra psicologica.
Una difesa comune usata dai debunker, si pensi a un Paolo Attivissimo, è dire che “qualcuno avrebbe vuotato il sacco” se ci fosse stata davvero un complotto. Daniel Ellsberg spiega: “È un luogo comune che “non si possano avere segreti a Washington” o “in una democrazia, non importa quanto sia sensibile il segreto, possiamo leggerne il giorno dopo sul New York Times”. Questi luoghi comuni sono categoricamente falsi. Sono storie di copertura, infatti, per fuorviare giornalisti e lettori nell’ambito del processo per custodire i segreti. Naturalmente alla fine molti segreti vengono svelati, a meno che non si sia in una società totalitaria. Ma il fatto è che la stragrande maggioranza dei segreti non arriva al pubblico americano. Questo è vero anche quando le informazioni segrete sono ben note al nemico e quando è chiaramente essenziale per il potere bellico del Congresso e per non aver alcun controllo democratico sulla politica estera. La realtà sconosciuta al pubblico e alla maggior parte dei membri del Congresso e della stampa è che i segreti, che sarebbero di massima importanza per molti di loro, possono essere restare tali, in modo affidabile e per decenni, grazie all’esecutivo, e ciò anche se sono noti a migliaia di addetti”. Per esempio:
• 130000 persone di Stati Uniti, Regno Unito e Canada lavorarono sul progetto Manhattan. Ma fu un segreto per anni.
• “Un colpo di Stato fu pianificato negli Stati Uniti, nel 1933, da un gruppo di affaristi di destra. Il colpo era volto a rovesciare il Presidente Franklin D. Roosevelt con l’aiuto di mezzo milione di veterani di guerra. I cospiratori, comprendenti alcune delle famiglie più importanti degli USA (Heinz, Birds Eye, Goodtea, Maxwell Hse e il nonno di George Bush, Prescott) ritenevano che il proprio Paese dovesse adottare la politica di Hitler e Mussolini contro la grande depressione.
• 7 banche centrali andarono in bancarotta nel 1980, durante la “crisi dell’America Latina”, e la risposta del governo fu nasconderlo. Ciò durò diversi decenni.
Ecc.
Gli esseri umani hanno la tendenza a cercare di spiegare gli eventi casuali attraverso dei modelli… è così che il nostro cervello ci guida. Pertanto, dobbiamo testare il legame tra teorie e causalità sulla base dei nudi fatti”.

Le strutture 'vuote' del WTC

Le strutture ‘vuote’ del WTC

Note:
Zerohedge
Telegraph
James McDonald
Philip Julian Klass
Bernhard van Lippe-Biesterfeld
Julian Huxley
Unione Internazionale Etico-umanistica
Committee for Skeptical Inquiry
CICAP

Il Qatar dietro la strage di Tunisi

Uno dei terroristi di Tunisi, era un attivista di al-Nahda
Karim Zmerli Tunisie Secret 19 marzo 2015

Si chiamava Sabar Qashnawi, in questa foto accanto ad Abdalfatah Muru, attuale Vicepresidente dell’Assemblea Nazionale! Tale spettacolare attacco terroristico, che ha ucciso 23 persone, tra cui 18 turisti europei, avrebbero potuto essere evitato se certi quadri del ministero degli Interni avessero preso sul serio le informazioni fornitegli da un esperto di computer tunisino, esiliato in Francia.

7585833-11711322Il terrorista di al-Nahda Sabar Qashnawi con l’islamista “moderato” Abdalfatah Muru, attuale vicepresidente dell’Assemblea Nazionale. Foto scattata a Tunisi nel 2012.

Sabar Qashnawi e Yasin Labidi, i due individui che hanno guidato l’azione terroristica al Bardo e sono stati eliminati dalla polizia, erano entrambi originari di Sabatla nel governatorato di Qasarin. Amin Salama, giovane esperto d’informatica specializzato in cyber-terrorismo, li seguiva da mesi, come molti altri terroristi. Sono tornati dalla Libia meno di tre mesi fa, precisamente il 28 dicembre 2014, per nascondersi ad al-Tahrir, non lontano da Tunisi, presso un fruttivendolo dello stesso gruppo, l’Uqba Ibn Nafa, un nome diversivo perché tale cellula e i due terroristi uccisi, in realtà aderivano ad Ansar al-Sharia guidata da Sayfalah bin Hasin, alias Abu Iyadh. Entrambi i terroristi, insieme ad altri due complici ancora in libertà, si erano meticolosamente preparati all’azione. Dalla città Ibn Qaldun in cui Yasin Labidi si trovava, presero la metropolitana per il Bardo. Entrarono nel palazzo del Bardo dalla porta posteriore incustodita. Il loro primo obiettivo era l’Assemblea Nazionale, confinante con il museo. Contrariamente a quanto è stato detto da tutti i media, tra cui Tunisie Secret, non indossavano uniformi militari. Visti dai militari e dagli elementi della brigata responsabile della protezione dei VIP a guardia l’Assemblea nazionale, gettarono una granata e aprirono il fuoco. Dopo aver subito la replica delle forze di sicurezza, corsero nel parcheggio del Museo Bardo, dove immediatamente spararono su due autobus di turisti appena arrivati. In quel momento vi fu il maggior numero di morti e feriti. Presero in ostaggio alcuni turisti già rifugiati nel museo, poi liberati abbastanza rapidamente dalle forze speciali. Risultato immediato dell’azione terroristica: 23 morti, tra cui 18 turisti, di cui due francesi e 50 feriti alcuni dei quali in gravi condizioni. Tra le vittime Najat, tunisina madre di tre figli che lavorava al museo, e Ayman Morjan, un agente della polizia.
Tale spettacolare azione terroristica si sarebbe potuta evitare se certi quadri del ministero dell’Interno avessero preso sul serio i tracciati di Amin Salama degli ultimi due mesi. Ciò si sarebbe potuto evitare se la legge antiterrorismo del 2003 fosse stata in vigore e se i terroristi di ritorno dalla jihad in Siria e Iraq fossero stati neutralizzati una volta in Tunisia. Dopo un soggiorno nei campi di addestramento libici supervisionati da Qatar e Turchia, Sabar Qashnawi andò a combattere in Siria. Ciò che non è stato detto nei media è che Sabar Qashnawi era un militante di al-Nahda, relativizzando la dichiarazione di Rashid Ghanushi che condanna l’attentato “con cui volevano minare la giovane democrazia tunisina“! Anche il Qatar è stato il primo Paese a condannare l’attentato! Peggio, due anni fa l’islamista “moderato” Sabar Qashnawi posava con l’islamista “molto moderato” Abdalfatah Muru, che recentemente ha visitato il Gran Mufti della NATO e supremo imam del jihadismo transnazionale Yusif Qaradawi, padre spirituale del precedente e attuale emiro del Qatar. Casualmente la pagina facebook di Sabar Qashnawi è scomparsa poche ore dopo l’attentato. Non poteva averla disattivata lui dato che era già morto e identificato dalla polizia. Quindi è evidente che gli attivisti di al-Nahda hanno rimosso la compromettere pagina facebook. Purtroppo per loro, gli scienziati informatici di Tunisie Secret hanno avuto il tempo di registrarne informazioni e immagini contenute, tra cui quelle sul pranzo di Sabar Qashnawi con Abdalfatah Muru, pubblicate qui.

Rashid Ghanushi e Abdalfatah Muru

Rashid Ghanushi e Abdalfatah Muru

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quando l’esercito di Kiev non avrà più carri armati

Denis Selesnev Odnako 15 marzo 2015 – The Saker

0_9326e_748bc1bf_XXLL’operazione militare nel Donbas ha comportato per l’esercito ucraino enormi perdite di materiale, prima di tutto carri armati. È stato stimato che durante le ostilità del 2014 le forze ucraine (FAU) persero 200 carri armati distrutti o catturati dall’avversario. La ripresa delle ostilità attive porta naturalmente a nuove perdite. Dall’inizio del 2015 alla metà di febbraio 50 carri armati sono stati distrutti, almeno 40 catturati e numerosi danneggiati e rimossi per le riparazioni. Pertanto, in un mese di combattimenti Kiev ha perso più di 100 carri armati, o almeno 300 dall’inizio della campagna militare. Il fattore età va notato, la maggior parte dei carri armati dell’esercito ucraino fu prodotta circa 30 anni fa. Ciò aumenta ulteriormente il tasso di usura e malfunzionamenti.

Non potranno più contare su se stessi
Teoricamente, le FAU potrebbero ancora compensare le perdite, avendo l’esercito oltre 600 T-64 all’inizio delle ostilità (anche se non tutti operativi), e nei depositi ulteriori 600 T-64, 600 T-72 e 150 T-80. Tuttavia, vi sono seri problemi nell’introdurre tale materiale nell’esercito. In primo luogo, in estate almeno 300 T-72 nei depositi furono ritenuti inidonei alle riparazioni. In realtà, molte di tali unità sono solo carcasse dopo essere state smontate ai fini dei contratti per l’esportazione. In totale 800 carri armati di questo tipo furono venduti nel periodo dell’indipendenza, o rimanendo fonte di pezzi di ricambio. Anche se i T-64 non furono esportati (con l’eccezione di un paio di carri armati venduti nell’autunno del 2014), le condizioni di conservazione inadatte hanno portato alla rottamazione di molte unità o delle apparecchiature esterne. Il presidente e il ministro della Difesa dell’Ucraina presentarono solennemente degli armamenti modernizzati e ricondizionati alle unità militari. A giudicare dalle foto circa un centinaio di carri armati riparati e ristrutturati furono trasferiti. Almeno un terzo erano carri armati da esportare in Congo e Nigeria prodotti prima della guerra. E’ anche interessante notare che il trasferimento di 31 carri armati (un battaglione), rinnovati nell’impianto di riparazione di Lvov, portò a uno scandalo. Dopo la presentazione solenne da parte del presidente, il comandante del battaglione carri armati della 14.ma brigata corazzata si rifiutò di accettarli per le loro condizioni tecniche insoddisfacenti. Poco dopo furono tutti rispediti nell’impianto per riparazioni supplementari. È interessante notare che, secondo il direttore generale della fabbrica Malishev, presente a una di tali cerimonie di trasferimento, il suo impianto riuscì a riparare 20 carri armati danneggiati tipo Bulat, modifica ucraina del T-64, in tre mesi. Considerando che l’impianto di Lvov e la fabbrica Malishev sono le aziende del genere nelle migliori condizioni, l’intera industria ucraina non è certo in grado di fornire più di un battaglione di carri armati al mese. Ciò significa che dovrebbe lavorare per 3-4 mesi per compensare le perdite subite in un mese. Sulle forniture di materiale nuovo piuttosto che rinnovato, le prospettive sono ancora meno ottimistiche. L’unica fabbrica in Ucraina in grado di produrre nuovi carri armati è la fabbrica Malishev di Kharkov. Secondo il suo direttore generale Nikolaj Belov, il ciclo di produzione attuale di un carro armato è di 9 mesi. Non è chiaro quanti carri armati la fabbrica possa produrre contemporaneamente. Secondo la valutazione più ottimistica dell’Ukroboronprom (compagnia delle aziende militari statale ucraina), nel 2015 l’industria ucraina potrà produrre 40 nuovi carri armati. Tale numero non sembra così piccolo, in particolare tenendo conto del fatto che negli ultimi due anni la fabbrica ha prodotto solo 10 nuovi mezzi. Ma sarà ancora necessario trovare fornitori affidabili per sostituire alcune componenti russe; e se la produzione raggiungesse anche questi numeri, sarebbe modesta in confronto con le esigenze del fronte. All’inizio di febbraio, il governo approvava la finanziaria militare per il 2015. E anche se il documento è considerato top secret, diversi politici l’hanno già criticato, rivelandone parzialmente il contenuto. Dalle loro dichiarazioni, in particolare, è chiaro che l’enfasi principale è su produzione e riparazione di carri armati, e che fondi considerevoli saranno spesi per tale scopo. E’ importante ricordare, però, che desiderose di finanziamenti, molte imprese ucraine chiaramente sovrastimano di molto le loro capacità. Il problema sembra così grave che il capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa Turchinov ha suggerito punizioni per il mancato rispetto dei contratti della difesa. Secondo lui, i le mancanze contrattuali sono diffuse nel settore. Ciò sembra logico considerando che l’industria ucraina soffre un deficit non solo di capacità di produzione, ma anche di operai. La speranza di trovare diverse migliaia di operai qualificati con stipendio mensile di 80-100 dollari oggi appare una greve ironia. Tenendo presente tutto ciò, se i combattimenti riprenderanno le unità corazzate dell’esercito Kiev si ridurranno con tasso accelerato o richiederanno l’importazione di carri armati chiavi in mano. Se ciò non avvenisse, con due o tre battaglie tipo saliente di Debaltsevo, le FAU dovranno affrontare una grave carenza di unità corazzate.

0_93271_5b9e68d3_XXLL’estero aiuterà?
Ovviamente, per una soluzione rapida, le FAU dovranno importare solo carri armati di origine sovietica. Tenendo conto delle specifiche dell’esportazione sovietica e dell’attuale situazione internazionale, solo carri armati T-72 sono disponibili in Europa orientale in misura adeguata. In totale circa 800 carri armati di questo tipo sono presenti oggi negli eserciti di Repubblica Ceca, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Slovacchia e alcune repubbliche dell’ex-Jugoslavia; 500 sono nell’esercito della Polonia. Altri 600 sono immagazzinati nei depositi in questi Paesi. Naturalmente, tali carri armati sono in diverse condizioni tecniche, tanto che persino i ministeri locali della Difesa, come in Ucraina, non possono fare valutazioni. Tuttavia le FAU teoricamente possono contare su diverse centinaia di carri armati di questi Paesi. Tuttavia, tali piani incontrano diverse difficoltà. In primo luogo, è importante notare che l’Ucraina ha un serio concorrente nell’acquisto di carri armati T-72 in Europa, l’Iraq. I militari di quel Paese subiscono gravi perdite di materiale nei combattimenti contro i gruppi islamisti. Su 150 carri armati Abrams forniti dagli Stati Uniti, le unità corazzate irachene ne hanno perso circa la metà, e perdono anche carri armati di origine sovietica a un ritmo simile. Già nel 2009 il Ministero della Difesa iracheno annunciava l’intenzione di acquistare 2000 T-72. In realtà, solo più tardi, l’Ungheria fornì 77 carri armati dai suoi depositi, che furono modernizzati in strutture statunitensi. Inoltre, la Bulgaria ha fornito blindati, non carri armati, ma mezzi universali MT-LB delle vecchie scorte. Con l’inizio delle ostilità in Iraq nell’estate 2014, sorse una nuova domanda per esportare armi dall’Europa. A luglio, i capi dell’UE riconobbero ufficialmente la necessità d’inviare armi all’Iraq. I primi Paesi che annunciarono l’invio di carri armati furono Ungheria e Repubblica Ceca. In estate, un gruppo assai pubblicizzato di 58 carri armati T-72 ungheresi, che avrebbe dovuto essere consegnato all’Ucraina, fu in realtà inviato nella Repubblica Ceca per una rimessa a nuovo. E oggi lo sforzo dei riparatori nella Repubblica Ceca si concentra sui contratti con Iraq e Nigeria. A gennaio, un aereo ucraino Mrija consegnò 16 carri armati all’esercito nigeriano. Diverse fonti multimediali l’interpretarono come l’inizio dell’armamento dell’Ucraina da parte dei Paesi dell’Europa orientale. È interessante notare che, secondo la dichiarazione della ditta ceca Excalibur impegnata nell’esportazione dei carri armati rigenerati, il contratto con l’Iraq per l’esportazione di oltre un centinaio di carri armati, occuperà a pieno per due anni la capacità produttiva dell’impresa. Così, l’Ucraina dovrà aspettare per avere carri armati dalla Repubblica Ceca. Il secondo fornitore di tali contratti, l’Ungheria, oggi ha solo alcune decine di tali mezzi, che richiedono interventi di riparazione e ricondizionamento, e che non aiuteranno Kiev in alcun modo.
La Polonia appare l’opzione più realistica come fornitrice. In epoca sovietica, il Paese produceva T-72 su licenza e possiede oggi il più esteso arsenale di carri armati dell’Europa orientale. Oltre a 530 T-72 impiegati dall’esercito polacco, 200-300 unità sono nei depositi. Finora non si sa nulla di piani per l’invio di armi pesanti dalla Polonia in Iraq, così ci si aspetterebbe che carri armati delle riserve polacche siano disponibili per le FAU. Tuttavia, esistono difficoltà oggettive. Innanzitutto, l’industria polacca stessa non è nella forma migliore. Dopo la firma nel 2003 del contratto con la Malesia per la fornitura di 48 carri armati RT-91 (versione migliorata del T-72 polacco), i polacchi cumularono 2 anni di ritardo nell’adempimento, causa problemi di produzione. Le cose difficilmente sono migliorate da allora. Così, il programma di modernizzazione di 40 carri armati per lo stesso esercito polacco, nel 2011-2013, si trascina da tre anni. Naturalmente, rinnovare e modernizzare i carri armati dopo l’immagazzinamento non è la stessa cosa. Tuttavia non si potrà contare sulla grande capacità dell’industria polacca che, inoltre, non potrà ripianare le perdite delle FAU. Non sarebbe neanche saggio ignorare la posizione ufficiale polacca. E’ stato detto più volte dal ministero della Difesa della repubblica che la Polonia armerebbe l’Ucraina solo su decisione collettiva di NATO e UE. I polacchi non hanno alcuna intenzione di farsi trascinare, da soli, nel conflitto con la Russia sull’Ucraina. Condizione non meno importante è il pagamento completo delle armi da parte ucraina, i vicini non intendono fare regali a Kiev. Le parole del ministro della Difesa Tomas Semonyak secondo cui la Polonia è pronta a vendere carri armati RT-1 all’Ucraina in qualsiasi momento appaiono sarcastiche. La verità è che tale mezzo dalla tecnologia stealth attualmente esiste solo come unico prototipo sperimentale, e la sua ipotetica produzione potrebbe iniziare non prima del 2018. Tuttavia, i media ucraini non hanno inteso tale sarcasmo e alla fine dello scorso anno diffusero trionfanti la notizia che la Polonia iniziava a fornire all’Ucraina carri armati invisibili. La Bulgaria potrebbe essere un’altra fonte di carri armati, visto che tale Paese avrebbe in deposito 150 carri armati. Tuttavia, la Bulgaria vede prospettive più interessanti nel mercato iracheno. Nel tentativo di avere contratti dall’Iraq, funzionari bulgari hanno anche apertamente detto di volere consegnare all’Iraq 18 obici D-20 dai depositi dell’esercito, così come diverse migliaia di armi leggere. Tutto ciò, senza dubbio, nella speranza di un contratto maggiore. Inoltre, la Bulgaria non ha un’industria adeguatamente sviluppata, e la condizione dei carri armati, anche nelle unità dell’esercito, è tutt’altro che ideale. La relazione parlamentare dell’autunno 2014 afferma che solo il 20% dei carri armati T-72 bulgari ha i necessari pezzi di ricambio, e l’80% delle batterie dei carri armati è esaurito ed estremamente inaffidabile. Pertanto i carri armati T-72 nei depositi dell’esercito bulgaro oggi non sono niente più che fonte di pezzi di ricambio per gli 80 carri armati di quel modello ancora attivi nell’esercito. Sulle strutture in grado di riparare i carri armati, dopo la fine del Patto di Varsavia il Paese ha perso gran parte del proprio complesso industriale-militare. Le fabbriche non hanno personale qualificato in numero sufficiente, né attrezzature in grado di produrre il numero adeguato di carri armati richiesto dal fronte ucraino. Ad esempio, nel 2013 e 2014 molte manifestazioni si svolsero nello stabilimento TEREM-Khan Krum, principale impianto di riparazione per carri armati del Paese, per richiedere i salari arretrati. L’impianto era sull’orlo della bancarotta da anni ed epicentro di scandali sulla corruzione. Le imprese rumene, tra l’altro, sono in una posizione simile. Questo Paese non ha T-72, e l’esercito è armato solo con gli obsoleti T-55, ma la Romania non può neanche provvedere alle riparazioni di carri provenienti da altri Paesi. Negli ultimi 25 anni, l’industria militare romena è stata costantemente “riformata” o, più precisamente, semplicemente disintegrata. Nel 2014, molte imprese erano sull’orlo del fallimento. Solo nel maggio 2014, il governo condonò all’industria militare 200 milioni di dollari di debito, iniziando a rianimare le strutture rimanenti. La Romania percepisce il conflitto in Ucraina quale minaccia alla propria sicurezza, tenendo conto in particolare la possibilità di scongelare il conflitto in Transnistria. Possedendo l’esercito più obsoleto dell’Europa orientale, i rumeni hanno oggi la necessità di modernizzarlo rapidamente. Naturalmente, i problemi ucraini gli appaiono secondari. Riguardo i Paesi dell’ex-Jugoslavia, la Serbia è l’unica con risorse ragionevoli, ma per ovvie ragioni, non aiuterà Kiev contro la Russia. La Slovacchia, che ha in deposito almeno un centinaio di T-72, nonché i resti dell’industria militare dei tempi sovietici, ha una posizione simile e ha parlato molte volte contro l’armamento dell’Ucraina.
Pertanto, si può osservare che vi è una mera possibilità teorica di avere carri armati dall’Europa orientale. L’opzione migliore per l’Ucraina sarebbe il trasferimento diretto di carri armati pronti alle unità dell’esercito. Se ignoriamo l’aspetto politico della situazione, tale azione sarebbe, ovviamente, inaccettabile per i militari dell’Europa orientale. Nonostante l’aumento della tensione in Europa, i bilanci militari nella maggior parte di tali Paesi non solo non aumenta, ma continua a calare, rimanendo nel migliore dei casi al livello dello scorso anno. Pertanto, l’Europa dell’Est semplicemente non può permettersi di cedere le armi dei propri eserciti. Anche se esistesse la possibilità teorica di sostituire i carri armati forniti all’Ucraina dagli alleati orientali con quelli forniti da Stati Uniti e Germania, non ce ne sarebbero abbastanza per soddisfare le richieste ucraine. I Paesi confinanti con l’Ucraina non sono contenti delle dimensioni delle proprie forze armate, e chiedono in rinforzo contingenti da Stati Uniti ed Europa occidentale. Parlando di possibilità più realistiche, cioè riparazione ed invio di armamenti nei depositi, potrebbe succedere a condizione di una volontà politica unitaria in Europa e della mobilitazione industriale dell’Europa orientale ed occidentale. Affinché l’invio di carri armati all’Ucraina abbia un peso significativo, dev’essere un affare per tutta l’Europa. Non è realistico inviarli in segreto dato il tempo necessario per preparare i mezzi e anche per l’origine straniera dei carri armati, che verrebbe immediatamente scoperta una volta comparsi sul fronte. Ciò, a sua volta, significa ulteriore aggravamento della crisi politica in Europa. Finora non vi è alcuna volontà unitaria in occidente nell’armare l’Ucraina. Il leader dell’Unione Europea, la Germania, è contraria ad inviare armi all’Ucraina. Almeno per ora. Paesi come Repubblica Ceca e Slovacchia, che teoricamente potrebbero diventare i centri per l’invio di carri armati all’Ucraina, sono assolutamente contrari. La Repubblica Ceca ha smesso di vendere all’Ucraina perfino le capsule per cartucce. La Polonia, pur mantenendo una posizione leale a Majdan, non ha né voglia né risorse per farsi coinvolgere nel conflitto da sola, ed esige inoltre il pieno pagamento delle sue armi. Inoltre, la Polonia, come nessun altra, specula sulle proprie armi, avendo venduto alla Malesia i piuttosto obsoleti PT-91 per 5,5 milioni di dollari al pezzo. Pertanto, si potrebbe concludere che in questo momento l’unica opzione più o meno realistica per Kiev sia creare una linea per rifornirsi di pezzi di ricambio e componenti per carri armati dai Paesi dell’Europa orientale. Tuttavia, tali forniture su larga scala appaiono improbabili, a meno che l’occidente decida collettivamente di rendere possibili tali invi, cosa che non sarebbe del tutto da escludere, e Kiev, molto probabilmente, farà uno sforzo deciso in tal senso. Kiev sarebbe più interessata ai motori che in questo momento sono la componente più problematica per i produttori di carri armati ucraini. Tuttavia, date tutte le indicazioni, l’Ucraina dovrà risolvere da sola il problema dei carri armati, almeno per i prossimi mesi. Ciò significa che se le ostilità riprendono la componente corazzata delle FAU sicuramente si ridurrà significativamente.

0_93272_89ecf922_XXLTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come il Boeing della Malesia è stato abbattuto

Evanesce Girl (in russo) – Cassad 4 marzo 2015

Perché fin dal primo momento dello schianto del malese “Boeing” condivido la versione secondo cui l’aereo è stato abbattuto da un aviogetto d’attacco ucraino Su-25, semplicemente non posso non pubblicare una nuova inchiesta, che riassume gli elementi al riguardo.

a-fateful-thunderstorm-may-have-doomed-flight-mh17Una barretta di un missile aria-aria R-60M è stata trovata tra i resti del MH17

103645_originalUn modello è stato assemblato in Olanda utilizzando i frammenti del Boeing abbattuto su Donetsk. Usando le foto dei frammenti sul luogo dell’incidente è possibile ricostruirne approssimativamente la cellula. Tra le foto almeno due confutano la versione dell’attacco contro l’aereo con un complesso Buk. In una si può vedere l’oggetto, che sembra una barretta del missile aria-aria R-60M. L’altra foto mostra un foro rotondo nella presa d’aria del motore destro. Ci sono almeno nove fori nel rivestimento indicando l’effetto di un missile aria-aria.

Circolare, quadrato o a forma di sbarra, cosa ha colpito il Boeing
Già dal 3, 5 e 6 marzo 2015 quasi cinquemila persone, parenti e amici dei morti nella catastrofe del Boeing nel Donbas, possono vedere il modello del Boeing-777 della Malaysian Airlines creato con i rottami nella base aerea di Gilze Rijen, in Olanda. Gli ultimi grandi frammenti, un intero camion, sono ancora a Petropavlovka, i giornalisti olandesi sono riusciti a raggiungerli solo il 22 febbraio del 2015.

Foto dell’hangar, 03.03.15

111413_original110686_originalFonte e fonte

Ricostruzioni

Il lato sinistro del Boeing91898_600Il lato destro della Boeing91467_originalIl lato sinistro della cabina di pilotaggio ha immediatamente attirato l’attenzione, l’aereo vi ha subito i danni maggiori. Il grande foro al centro del frammento ha i bordi frastagliati, piegati all’esterno, caratteristica di un’esplosione interna o decompressione per brusco cambiamento di pressione.

83525_original83917_originalProseguendo con le foto vediamo più di 20 grandi fori rotondi che crivellano, tra le altre cose, l’intelaiatura del vetro sul lato sinistro della cabina. Il materiale del rivestimento in questo punto ha maggiore densità, è alluminio rinforzato (piastre di titanio secondo altri dati), disposto su due strati per evitare danni alla cabina nel caso di una possibile collisione con un uccello. Secondo alcuni dati, lo spessore del primo strato è di 1,8 mm e del secondo di 0,8 mm. Sappiamo anche che lo spessore della maggior parte del rivestimento della fusoliera del Boeing-777 è solo di circa 2 mm (0,09 pollici). Ingrandendo le foto, possiamo vedere un enorme numero di piccoli segni e macchioline nere di fuliggine sul lato esterno della cabina, e anche i bordi del rivestimento esterno sono piegati all’interno. Ciò suggerisce che la testata è esplosa nelle immediate vicinanze dal rivestimento dell’aereo. Secondo alcune stime, la distanza tra cabina di pilotaggio ed epicentro dell’esplosione potrebbe essere compresa tra 50cm e 4-5m. Allo stesso tempo, il raggio della zona d’impatto del Buk è 17m, il missile esplode sopra e davanti al bersaglio, salendo e creando una grande nuvola di seimila schegge. (Fonte).
Secondo mh17webtalks: “Per la detonazione, proprio laddove ha lasciato numerose tracce sui resti della cabina, perde la capacità d’infliggere danni meccanici (perdendo energia cinetica) a una distanza dal punto di esplosione pari a 15… 20 raggi del blocco esplosivo. Corrispondentemente, dato il raggio del blocco esplosivo a di 10-15 centimetri otteniamo 1,5-3 metri. L’onda d’urto viene subito dopo l’inizio dell’esplosione, poi seguono i gas caldi, ed essendo più ingombranti, frammenti e schegge. Ma il gas rallenta molto rapidamente, quindi tracce possono essere trovate solo vicino al punto dell’esplosione”. Il Buk non corrisponde alla foto riguardo la distanza dalla esplosione. Forse corrisponde alle dimensioni dei fori? Per il diametro dei fori nel rivestimento della cabina dobbiamo conoscere il diametro della testa dei rivetti aeronautici standard, pari a 0,488 pollici o 11 mm.113528_originalCorrelando i parametri otteniamo la dimensione dei fori di circa 20-30mm. Il diametro dei fori rotondi sul rivestimento della cabina hanno dimensioni pari a 2-3 diametri della testa dei rivetti aeronautici.84254_original86432_original43673_original87246_original108428_300113129_originalI contorni giallo-rosso di alcuni fori sono visibili sulla prima foto, forse è una traccia del corpo in rame del proiettile che ha prodotto tali fori. (Mentre il proiettile penetra l’ostacolo, spinge avanti ed allarga il materiale dell’ostacolo lasciando particelle del proiettile sul foro che crea. La scia di sfregamento, di diversi millimetri di larghezza, lascia particelle di fuliggine prodotte durante il tiro, grasso e particelle metalliche della canna e del proiettile stesso). Tuttavia, non vi è rame sulle schegge delle testate dei Buk, ma sui proiettili dei cannoni degli aeromobili.

98609_original102902_original102562_original102393_originalLe maglia dei proiettili perforanti ad alto esplosivo di un cannone per aerei, le schegge dei proiettili hanno forma cilindrica. Ciò è dimostrato chiaramente qui: Come il cannone per aerei GSh-30 spara. Oltre diverse decine di fori rotondi e ovali, a prua del Boeing vi sono almeno cinque fori di forma quadrata e rettangolare. Tuttavia, nessuno di essi penetra il rivestimento, quindi è difficile determinarne le dimensioni. Ma possiamo parlare di dimensioni superiori a 1 cm.

84720_original87854_original87376_original87003_original43804_originalNella descrizione delle caratteristiche dei missili R-27 per esempio, (che può essere montato anche sui Su-25), la presenza di cubi sulla testata del missile è menzionata. Ex-specialisti dell’aeronautica di Russia e Ucraina scrivono sui loro forum che il R-60 è dotato di schegge aggiunte alle barrette in wolframio (un’analoga descrizione di schegge e testate cilindriche è presente in altri siti). (Una immagine ingrandita della testata del missile R-60) Oltre a questo, non un singolo foro noto sul rivestimento del velivolo, comprendente quella della cabina di pilotaggio, corrisponde all’ultimo elemento mostrato. Il rivestimento della cabina di pilotaggio attira l’attenzione. La testata a frammentazione può trapassare la superfici del Boeing da vari angoli. La forma del foro può essere diversa a seconda di ciò, ad esempio può essere rotonda (se una scheggia sferica colpisce ad angolo retto) o allungata (ad angolo acuto). Ecco come appare quando un proiettile normale colpisce il metallo.88154_originalForse questo spiega la presenza di fori di diverse dimensioni su una parte del rivestimento della cabina di pilotaggio (Punto 4 dello schema sinistro del Boeing). Confrontando i fori con le teste dei rivetti, possiamo vedere che la larghezza di tali fori varia tra 3 e 10 cm, con angolo di penetrazione pari a 25-30 gradi.

88922_original100218_original99258_original98926_originalCome il Buk spara
Il missile 9M38M1 utilizzato dai complessi Buk-M1 è costituito da una testata a frammentazione 9M314 di 70 kg. Nella base vi sono 32 kg di schegge (4500 sub-proiettili del peso 8g a forma di I (qualcosa tra la forma H e X) e 1500 cubetti del peso di 4g). (Fonte)101049_original82727_originalSu internet c’è una foto di una delle testate del missile. La scheggia a I da 13 mm. Il diametro dei cubi è inferiore a 10 mm. Fonte e altra fonte.
54501_original39697_originalSe questo tipo di missile terra-aria è stato utilizzato per attaccare il Boeing, la maggior parte dei fori di schegge avrebbe lasciato le caratteristiche tracce di forma rettangolare (i frammenti a forma di I hanno migliori capacità di penetrazione rispetto ai cubi). Un utente di Livejournal ha condotto un esperimento, il Buk avrebbe dovuto lasciare le seguenti tracce sulla superficie del Boeing, se almeno alcune delle 4500 schegge impattarono con angolo vicino a quello retto.

89628_originalUna descrizione dettagliata dell’esperimento qui. Sul rivestimento dei frammenti rinvenuti del Boeing non c’è un singolo foro di queste dimensioni. Inoltre, come l’autore dell’esperimento afferma, le schegge volando alla velocità di 1200m/s avrebbero dovuto lasciare una traccia più netta sul materiale sottile della fusoliera, piuttosto che nel fasciame della cabina, dove lo strato di alluminio è rinforzato. Con la correzione della testata HE e dell’angolo di penetrazione, i frammenti del Buk possono lasciare tracce del diametro di 18-20mm sul rivestimento. Si può leggere delle reali dimensioni lasciate dalle testate a frammentazione quiqui e qui.

114446_originalDue frammenti quadrati trovati nella cabina sono stati smentiti. Uno si scoprì essere realizzato in ceramica, l’altro non corrisponde al foro.

Come un aereo abbattuto da un Buk si presenta
Su internet ci sono le foto dei resti di tre aerei abbattuti negli ultimi 15 anni, presumibilmente utilizzando complessi SAM Buk. In tutti e tre i casi l’equipaggio rimase in vita per qualche tempo dopo l’attacco. In tutti i casi il rivestimento degli aerei appare uguale: molti piccoli fori rotondi o a croce. Ulteriori dettagli qui.

101161_originalIl relitto di un aereo An-26 abbattuto in Ucraina il 14 luglio 2014, a 6500 m di quota. E’ ben noto che il 29 giugno 2014 i miliziani presero l’unità 1402 a Donetsk, dove c’era un veicolo Buk danneggiato. Tuttavia, a quel tempo i rappresentanti della RPD dissero che non avevano intenzione di ripararlo. E’ noto, inoltre, che i complessi Osa presenti in Ucraina possono colpire obiettivi come An-26 o Su-25 a 6000m di quota.

Fori rettangolari, una barretta fu trovata
Possiamo vedere almeno tre fori di taglio tra i rottami: sulla sinistra, nella zona del secondo portello di sinistra, sugli elementi di coda (vedasi schema del lato sinistro del Boeing). Ad esempio, il foro nel rivestimento vicino al secondo portello di sinistra è lungo circa 10 cm.

103386_original102950_originalL’ala di sinistra

92404_original101402_originalPavimento della cabina vicino al secondo portello di sinistra. Accanto al foro e ai montanti “tagliati” da esso si può vedere un elemento allungato, esteriormente simile a un frammento delle schegge a bastoncino del missile aria-aria R-60M. Foto originale.
103645_originalIl rivestimento della parte inferiore della fusoliera, accanto al secondo portello di sinistra. (Fonte)

101880_original103839_originalA sinistra, qui appare la testata a barrette del missile utilizzato dagli aviogetti d’attacco ucraini (Fonte). Destra, la testata del missile R-60

109052_originalLa sezione trasversale del missile senza i frammenti. (Fonte)

108763_originalAviogetto d’attacco Su-25M1 con un missile R-60M

Il materiale delle testate a barrette è in lega di zirconio e molibdeno/tungsteno. La testata ha una potenza relativamente bassa ed è massimamente efficace penetrando la cellula del velivolo bersaglio. I detonatori sono la spoletta radio Kolibri (sviluppata nel 1971) e anche un detonatore a contatto di riserva. Il raggio del detonatore radio è di 5m. Il raggio dei danni di 2,5m. Fonte. Ecco una descrizione della testata R-60M (modello 62M). Le barrette utilizzate sono un po’ diverse dalle classiche sottili freccette allungate. Nella variante da esportazione viene utilizzata un fascio di “pseudo-barrette”. Tali schegge sono in wolframio, più pesante dell’acciaio. “Le schegge intagliate sono in wolframio, due volte più pesante dell’acciaio. Tranciano strutture alari portanti, cellule e motori“, dice la descrizione della testata R-60M. Alcune fonti affermano che il peso delle barrette sia 3g. Il peso della testata è di 3kg. Le barrette sarebbero disposte in contenitori di sezione triangolare, le barrette probabilmente hanno sezione triangolare. “Lo spazio tra contenitori e barrette è riempito di TNT, con fori piramidali presso ciascuna barretta presente nel contenitore. Le barrette pesano 3g e raggiungono la velocità di 7,5km/s“. (Fonte) “La testata a frammentazione del R-60M (62M) con barrette in wolframio disposte perpendicolarmente creerebbe piuttosto un’enorme delta e fori a forma di diamante. Solo l’R-62 e, a partire dagli anni ’80, l’R-62M è stato esportato. Il 70% dei missili aveva una testata a frammentazione (o “pseudo-barrette”) piuttosto che una testata a barrette. Fonte e fonte. Possiamo vedere grandi lacerazioni con fori a delta, ad esempio sul lato destro del rivestimento del secondo vano. Tracce di fuliggine possono essere viste su una di esse. Inoltre, due fori simili appaiono sul pavimento del bagagliaio anteriore, non lontano dalla cabina di pilotaggio. Sei fori a delta e romboidali, e tre tagli sulla sinistra e sulla parte inferiore del rivestimento vicino al secondo portello di sinistra:

92661_original100492_original95039_original94816_original103386_original107272_original92404_originalFonteFonte

Le forme dei fori corrispondono al danno che ci si aspetterebbe dalla testata del R-60M, montato sugli aviogetti d’attacco Su-25M1. Il missile può colpire il motore del Boeing esplodendo a 5m di distanza includendo l’area vicina di sinistra e il pavimento vicino all’uscita L2, dove furono trovati i due caratteristici fori da barrette. L’impianto ucraino Arsenal ha modernizzato il missile. I missili sono dotati di un sistema di guida a infrarossi quasi panoramico OGS-75T Komar-M. (Con ingrandimento della visuale di 2/4 o addirittura 1/4, con la possibilità di essere lanciato sull’emisfero anteriore del bersaglio, data una visuale con una certa angolazione). Ha un sistema di raffreddamento del fotoricevitore della testata d’inseguimento. La produzione di serie avviene presso la NPK Progress a Kiev. (Fonte). La gittata di puntamento copre 34 gradi e la velocità massima di avvicinamento all’obiettivo è di 35 gradi al secondo). È anche possibile che, dopo l’attivazione alla minima distanza dal Boeing, l’esplosione della testata e il vettore R-60 colpissero il rivestimento del Boeing nell’area del vano del carrello d’atterraggio, vicino ai motori.

107665_original108149_originalLe schegge della testata sono utilizzate sui missili aria-aria per via delle loro dimensioni compatte. Al momento del massimo avvicinamento al bersaglio, la carica esplode e un fascio di barrette punta sul bersaglio a velocità quasi spaziale. Se ha successo, tali barrette possono penetrare completamente l’aereo grazie alla spinta cinetica distruggendo l’infrastruttura del velivolo e rovinando l’apparecchiatura di bordo. La cinetica è tale che possono tagliare anche un longherone in titanio. Tale testata ha un altro vantaggio: il missile non deve essere perfettamente preciso, esplode prima di entrare in contatto con il bersaglio e le barrette investono l’aeroplano con un cono. Anche se solo il 2-3% di tali barrette colpisce il bersaglio, l’aereo è condannato“. Fonte

Come il Boeing MH17 è stato abbattuto
Appena sette secondi passarono dall’ultima risposta dell’equipaggio MH17 alla perdita del collegamento con il velivolo. L’equipaggio non ebbe abbastanza tempo per riferire su un qualsiasi pericolo (se crediamo l’autenticità delle registrazioni “mancanti” presso il controllo del traffico aereo di Dnepropetrovsk). Così, gli eventi in cabina di pilotaggio si svolsero rapidamente. Dopo l’impatto il Boeing fu abbattuto perdendo nettamente velocità, da 900 km/h a 400km/h, scivolando da 10mila metri a circa 2 mila metri di quota. I residenti di Grabovo e Torez sentirono due potenti esplosioni in cielo. Dopo essere finito sotto le nuvole, il Boeing iniziò a disintegrarsi, buona parte della fusoliera cadde su una foresta, vicino al luogo in cui fu colpito l’aereo. Era parte della business-class e del secondo comparto della classe economica trovata a Petropavlovka. Presso Rassipnoe furono trovati la cabina di pilotaggio e i corpi di 40 persone. La coda e la parte centrale della fusoliera, insieme a carrello e ali finirono più lontano, nei campi di Grabovo. Tra luglio 2014 e febbraio 2015 fu trovata la maggior parte dei pezzi del Boeing. La parte destra della business class, l’ala destra e anche il naso del Boeing mancano. Finora non sono stati identificati tre passeggeri. Complessivamente, c’erano 298 persone a bordo. Frammenti metallici furono trovati nel corpo del pilota, secondo la stampa malese. Nel complesso, furono trovati 25 oggetti metallici che insospettivano gli investigatori. Il lato sinistro della cabina ed il rivestimento del pavimento della cabina ricevettero i maggiori danni da schegge. Numerosi fori sono visibili sui sedili del comandante e del secondo pilota. Almeno quattro fori sono visibili nel corpo del comandante dell’equipaggio. Tutti questi fori hanno forma rotonda.

110160_original109968_originalLa parte posteriore del sedile del secondo pilota, dove numerosi fori sono visibili di lato e sul retro.

109306_originalConsiderando i resti della fuliggine e un gran numero di piccoli punti neri, tracce dell’impatto della detonazione, la testata del missile ingaggiò esattamente quest’area, all’esterno della cabina di pilotaggio a distanza ravvicinata. Considerando la quota di volo, 10mila metri, la cabina potrebbe essere stata raggiunta da un complesso di SAM (S-300, Buk) o da un missile aria-aria. E poiché non ci sono tracce dell’impatto di schegge a barrette sulla cabina di pilotaggio, ma di molti buchi dai bordi frastagliati, una carica a frammentazione vi è esplosa. Tali proiettili a frammenti rotondi sono utilizzati dai cannoni per aeromobili GSh-30, ma sono anche caratteristici dei SAM S-200 e S-300. Poiché non vi sono tracce a forma di croce, tipiche delle schegge del missile Buk, e poiché l’esplosione è avvenuta a non più di 5m, si può respingere la versione dell’impiego del Buk. Gli S-200 non sono utilizzati dall’Ucraina dal 2001, e nessuno lancio di missile S-300 è stato registrato in questa zona.

L’attacco al Boeing da destra, “inseguito”
Così, la versione di uno o due aviogetti d’attacco Su-25M1 è sorta. Tali aviogetti d’attacco sono modernizzati e presenti in Ucraina (al momento della tragedia, l’aeronautica ucraina ne aveva cinque, un sesto Su-25M1 fu abbattuto il giorno prima della catastrofe del Boeing). Il Su-25M1 modernizzato ha un sistema di puntamento digitale, che migliora la precisione del puntamento del 30% rispetto a quelli standard. La quota pratica di un Su-25M1 è 10000m. La velocità massima è 975km/h. “Con l’installazione di un sistema di navigazione satellitare, il velivolo può colpire obiettivi anche se il pilota non li identifica visivamente, ma conoscendone le coordinate. L’aereo può utilizzare regolarmente armi contro bersagli a terra sia di giorno che di notte, in condizioni di scarsa visibilità e senza la necessità di lasciare le nubi. La quota in cui è possibile utilizzare le armi è aumentata sostanzialmente di quasi 3 volte”. Oltre l’oggetto trovato tra i rottami, simile alle schegge a barrette del missile R-60M, questa versione è confermata dal frammento sulla presa d’aria del motore destro del Boeing.

93411_original95973_originalIl frammento ci appare capovolto, sul lato sinistro si può vedere un frammento di rivestimento interno lacerato e a destra il lato con le lettere RR. Se questo pezzo combacia, allora è una parte della presa d’aria del motore destro. Questo piccolo foro fu scoperto sul motore destro del Boeing, come affermato da fonti rispettabili del Wall Street Journal. I bordi del foro sono piegati verso l’esterno, quindi in questo caso la scheggia è penetrata nel condotto d’aria che fluisce posteriormente. Vi è un altro frammento del motore, il bordo della turbina con tracce di fori d’entrata, ma è impossibile determinare a quale dei motori appartenesse. E’ noto che tale frammento fu trovato alla periferia di Petropavlovka, dove si trovava la presa d’aria di destra. Tuttavia, anche il portello di sinistra fu trovato qui, che si trova di fronte al motore sinistro.98038_originalSe questo è effettivamente un frammento del motore destro, il tiro proveniva dal cannone di un velivolo a destra e posteriore, e successivamente da destra, attraversando fiancata e motore di destra fino alla cabina di pilotaggio. La maggior parte del fuoco probabilmente fu aperto da distanza ravvicinata (circa 500-700m). Il lato destro del rivestimento del Boeing tra la cabina e il secondo portello di destra non è stato trovato (almeno, non è presente sulle fotografie disponibili). Il Wall Street Journal ha pubblicato le foto dei portabagagli del lato destro della business class. Nella base aerea di Gilze Rijen ai giornalisti non è permesso avvicinarsi proprio a tali frammenti, coperti perché interessati all’indagine.

112547_original112356_originalFonte - fonte

Su-25
Il velivolo è equipaggiato con un cannone a due canne GSh-30 sulla sinistra della cellula nella parte inferiore della prua della fusoliera (calibro 30mm con 250 proiettili), che principalmente dovrebbe distruggere blindati leggeri come gli APC. Inoltre, fino a 4 cannoni GSh-23L possono essere montati, ognuno dei quali può puntare verso il basso di 30 gradi (con munizioni per 260 proiettili), assieme a due missili aria-aria R-60 o R-27. In alcune varianti è possibile montare i missili R-77 .82572_originalEcco il primo attacco con impiego del cannone del velivolo da destra e posteriormente al ‘bersaglio’. I proiettili penetrano il motore, il lato destro della business class, colpendo i piloti di spalle. Questa versione è più dettagliata qui. Il cannone GSh-30 con proiettili perforanti o a frammentazione da 30mm o quattro cannoni GSH-23 con munizioni da 23mm, potrebbero essere stati utilizzati nel tiro. Diversi fori sulla parte rinvenuta del rivestimento della cabina di pilotaggio e nella parte posteriore del sedile del secondo pilota, sono stati probabilmente causati da schegge non più grandi di 20-30mm provenienti da coda. Ciò è suggerito da diverse fonti (Fonte e fonte). I piloti non hanno visto l’aviogetto d’attacco davanti a loro; furono mortalmente feriti alla schiena. Dopo di ché il Su-25 attaccò la cabina dalla parte anteriore, quando il Boeing fu abbattuto. Così si ebbero numerosi e diversi fori d’ingresso ed uscita sul fasciame della cabina.

Fori di entrata e uscita nella cabina di pilotaggio97761_original

106622_original104404_original113967_original114261_originalLo schienale del pilota. È possibile confrontare come i fori si formano penetrando nel tessuto e nel metallo qui.

105718_originalIl corpo del comandante con fori nel petto.

Conclusioni
L’attacco combinato di un aviogetto d’attacco Su-25M1 fu effettuato contro il Boeing malese. Il primo attacco fu eseguito durante l’inseguimento del Boeing, probabilmente l’aviogetto d’attacco era a destra della coda del velivolo malese e sparò mentre puntava verso il motore destro, in questa direzione l’aviogetto ha sparato diversi colpi con i suoi cannoni da 23mm o 30mm. I piloti morirono nel primo attacco, un’ampia decompressione si verificò in cabina, l’elettronica andò fuori uso, l’aereo virò a destra e il Boeing probabilmente fu attaccato ancora dall’aviogetto militare, ma questa volta da sinistra, nella zona del cabina dal lato del comandante, utilizzando il cannone e un missile R-60M contro il motore sinistro e il portello di sinistra, dove sono rimaste tracce di penetrazione di schegge a barrette.

PS. L’autore della foto, il corrispondente dell’olandese RTL Jeroen Akkermans, a cui ho fatto riferimento in relazione a tale frammento, ha ignorato l’argomento. Purtroppo, possiamo giudicare solo sulla base della foto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come l’S-400 russo rottama l’F-35

Rakesh Krishnan Simha RIR 11 marzo 2015

La vendita dei potenti sistemi missilistici terra-aria S-400 alla Cina non solo segna un’altra pietra miliare nelle relazioni Russia-Cina, ma è un notevole esempio di come un’arma relativamente poco costosa può rottamare un programma da miliardi di dollari prima che decolli.full-17362-18351-5p85te2_baz_6402_tel_1sNon capita spesso che un sistema d’arma da difesa aerea relativamente economica possa rottamare un programma per un caccia da miliardi di dollari. Ma il sistema missilistico S-400 da 500 milioni di dollari fa proprio questo al nuovo caccia stealth F-35 degli USA. Nel novembre 2014 Mosca e Pechino firmavano un accordo da 3 miliardi per la fornitura di sei battaglioni del sistema antiaereo/antimissile S-400 che permetteranno di rafforzare in modo significativo la difesa aerea della Cina contro gli Stati Uniti e i loro alleati nel Pacifico occidentale. Con una gittata d’inseguimento di 600 km e la capacità di colpire bersagli a 400 chilometri di distanza ad una velocità di 17000 km/h, più veloce di qualsiasi esistente aereo, l’S-400 è un’arma davvero spaventosa, quando la si affronta. Schierata la prima volata dalla Russia nel 2010, ogni battaglione S-400 ha otto lanciatori, un centro di controllo, radar e 16 missili in riserva. A differenza dell’assai pubblicizzato missile Patriot, che si è rivelato un vero disastro in combattimento, l’S-400 è stato progettato per superare l’Iron Dome. “Data la sua lunghissima gittata e l’efficienza nella guerra elettronica, l’S-400 è un sistema rivoluzionario che sfida le attuali capacità militari operative in guerra“, ha detto a Defense News Paul Giarra, presidente di Global Strategies and Transformation. L’S-400 “muterà un sistema difensivo in un sistema offensivo, ed estenderà l’ombrello A2/AD (area anti-accesso e diniego) della Cina sul territorio degli alleati degli USA e sull’oceano“. Ma prima un po’ di storia. L’S-400 è stato sviluppato per la difesa aerospaziale russa per centinaia di km, anche contro i missili e velivoli di ogni tipo, tra cui stealth. Poiché è un’arma molto potente e precisa che può mutare l’equilibrio di potenza in qualsiasi teatro di guerra, Mosca ha a lungo resistito alla tentazione di esportarne perfino il predecessore, l’S-300, ai tribolati alleati Siria e l’Iran. Un missile di S-300 sparato da, diciamo, Damasco spazzerà via un aereo su Tel Aviv in circa 107 secondi, dando agli israeliani solo il tempo di pregare. Proprio perché i sistemi missilistici della serie S possono sconvolgere così drammaticamente l’equilibrio militare, che Israele fa pressione sulla Russia per non introdurlo nella polveriera del Medio Oriente. Israele ha anche avvertito che avrebbe lanciato sulle batterie di S-300 siriani tutto quello che ha. Tuttavia, il caso della Cina è diverso, perché le probabilità che un altro Paese abbia il coraggio di attaccare i cinesi sono prossimi allo zero. Tale sviluppo è davvero una pessima notizia per l’F-35.
Russia e Stati Uniti hanno tradizionalmente adottato differenti strategie militari. Durante la Guerra Fredda gli Stati Uniti consideravano gli aerei imbarcati per proiettare potenza sul Pacifico occidentale, e la strategia continua ancora oggi. I russi hanno deciso che tali aeroporti galleggianti siano facili bersagli per la loro aviazione a lungo raggio dotata di missili da crociera antinave. In caso di guerra, ondate di bombardieri a lungo raggio, come il Tu-95M Bear, sarebbero decollate da basi sicure nella Russia continentale, avrebbero sparato i loro potenti missili da crociera da distanza di sicurezza e fatto esplodere le portaerei sui mari. I piloti russi sarebbero poi rientrati a guardare i danni sulla CNN! La logica russa era elegantemente semplice. Allora una portaerei a propulsione nucleare costava 1 miliardo di dollari, mentre un missile da crociera antinave 1 milione o meno. Con i soldi che avrebbero speso per un’unica portaerei, i russi capivano di poter costruire un migliaio di missili da crociera. Anche solo una frazione di questi missili sarebbe passata affondando le portaerei statunitensi. I russi erano così sicuri della precisione dei loro missili da crociera che il Backfire trasportava un solo missile a testata nucleare Raduga Kh-22 (nome in codice NATO AS-4 Kitchen). Secondo gli esperti Bill Sweetman e Bill Gunston questi missili potrebbero essere “programmati per entrare per le finestre del Pentagono“. Anche la Cina segue la stessa strada. Ha adottato la strategia russa della guerra fredda per attaccare le portaerei con ondate di bombardieri armati con missili da crociera (imitazioni dei missili russi). Infatti, la completa distruzione di una portaerei non è necessaria; anche un lieve danno può mettere tali grandi navi fuori uso per mesi. E dato che le guerre non durano così a lungo oggi, paralizzandone il braccio armato si costringerà alla capitolazione rapida gli USA, in un conflitto convenzionale. Per contrastare la minaccia missilistica alle loro portaerei, gli statunitensi si affidano al F-35 come killer dei missili da crociera. Più di un miliardo di dollari è già stato speso per tale travagliato progetto. Anche se l’F-35 superasse miracolosamente i suoi difetti, l’S-400 capovolge tale strategia. Lockheed-Martin sostiene che l’F-35 ha una tale elettronica avanzata che può disturbare qualsiasi cosa direttagli contro. Ma l’S-400 non sarà facile da ingannare. “Ha molte caratteristiche specificamente progettate per sconfiggere contromisure e stealth, come un più grande e potente radar assai più resistente alle contromisure. Inoltre in realtà vi sono tre missili dalle varie gittate che garantiscono una difesa a strati sovrapposti“, ha detto a The Diplomat Ivan Oelrich, un analista della difesa indipendente. C’è un altro modo con cui l’S-400 degrada l’efficienza del F-35. Gli aerei di quarta generazione, come Su-30 e MiG-29, hanno cellule in alluminio, ma gli aerei stealth hanno la carlinga di materiale composito con rivestimento speciale radar-assorbente, che richiede diverse ore per essere applicato. Per ogni ora di volo, l’F-35 richiede 9-12 ore-uomo di manutenzione. Ma questo nei voli normali. L’usura aumenta di molto durante le manovre evasive, inevitabili se si cerca di sganciarsi dall’inseguimento del radar dell’S-400 (se l’F-35 ha abbastanza tempo per reagire al missile, intanto). Non solo la pelle furtiva richiede nuove tecniche di riparazione, ma ingenti danni richiederanno riparazioni presso le strutture della Lockheed. Perciò l’Eglin Air Force Base in Florida ha 17 meccanici per ogni F-35 .

187502736L’US Navy s’innervosisce
I sostenitori dell’F-35 dicono che il velivolo può emettere frequenze (jamming) confondendo e disattivando l’S-400. Ma l’acquisizione dall’US Navy di 22 velivoli da guerra elettronica Growler suggerisce che lo jamming del F-35 non sia poi così realmente potente. Secondo Air Force Technology, i dati della Marina e dell’industria degli Stati Uniti dicono che la furtività e le capacità da guerra elettronica dell’F-35 non sono sufficienti. “Gli ufficiali del Pentagono sono in una posizione scomoda. Se il Pentagono investe in altri aerei da guerra elettronica come il Growler, indicherebbe sfiducia nella capacità dell’F-35 di penetrare lo spazio aereo nemico. Allo stesso modo, se non investe in ulteriore capacità di guerra elettronica, la vita dei piloti degli F-35 potrebbe essere a rischio con la proliferazione di altre armi avanzate AD/A2 in Paesi come la Cina“. Le armi che inquietano il Pentagono sono chiaramente gli S-300 e S-400. Secondo Air Power Australia, “La famiglia dei sistemi missilistici superficie-aria S-300P/S-400 è senza dubbio il sistema SAM più efficiente in uso nella regione Asia Pacifico. Mentre la serie S-300P/S-400 viene spesso etichettata ‘Patriot della Russia’, il sistema per molti aspetti chiave è più potente della serie Patriot, e le varianti successive offrono prestazioni di mobilità e, quindi capacità di sopravvivenza, assai miglioro di quelle del Patriot“.

Fiducia crescente
L’accordo sul missile indica crescente fiducia tra le leadership politiche di Mosca e Pechino. L’accordo sull’S-400 segue quello sul caccia-bombardiere Su-35 venduto alla Cina l’anno scorso. I negoziati impantanatasi per anni, perché la parte russa voleva proteggere la proprietà intellettuale, furono conclusi dopo che l’occidente ha imposto le sanzioni. La preoccupazione russa era che i cinesi avrebbero comprato un paio di “esemplari” per smontarli e quindi annullare l’operazione dopo aver deciso che potevano produrne loro versioni. Queste copie poi sarebbe state spacciate a prezzi bassi all’estero. In realtà, i cinesi hanno tradizionalmente compiuto retro-ingegneria sulle armi russe. Il loro jet da combattimento J-15, per esempio, è una copia del russo Sukhoi Su-33. Tuttavia, la complessità dell’S-300 e dei motori aeronautici russi s’è dimostrata il maggiore ostacolo alle imitazioni dell’industria di Pechino. Ciò ha rassicurato Mosca sulla vendita di armi avanzate. Inoltre, nel 2008 e 2012 la Russia ha firmato con la Cina accordi per una forte protezione della proprietà intellettuale. Per ora Pechino riceverà soltanto quattro sistemi, ma anche questo piccolo numero sarà sufficiente per avere un super-Iron Dome nei futuri teatri operativi. Se sei un pilota di F-35, ecco un consiglio: starne alla larga.

S-400-Anti-Aircraft-Missile-Launchers-Photo-by-Vitaly-V_-Kuzmin-425x274Il parere dell’autore non necessariamente riflette la posizione di RIR.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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