Pensisole e dipendenze

Badia Benjelloun, DedefensaQatar-Bahrain-UAE-Persian-Gulf-google-earth-map-HRAl-Jazeera (penisola) ha anticipato il Qatar nell’azione da potenza mediatica nel dare consistenza esistenziale al piccolo Paese, che sarebbe rimasto una base militare degli Stati Uniti, certamente la maggiore della regione, ma oscuro e difficile da individuare sulla mappa. Nelle ultime settimane, al-Jazeera ha rimosso la sezione sulla Siria, mentre riduce le notizie di apertura sulla questione siriana. Il programma di addestramento dei vari gruppi di oppositori al governo siriano, però, continua in Qatar, in un campo vicino al confine saudita. Vi sono addestrati elementi dell’Esercito siriano libero, descritto moderato ma inefficace nel compito assegnatogli di rovesciare Bashar al-Assad. La squadra dello sceicco Tamim al-Thani ha anche aderito al Fronte islamico approvato dei Saud, mal disposti verso i Fratelli musulmani, ma che non badano agli esecutori del lavoro sporco nel fare cadere l’alleato di Teheran. La Turchia è ufficialmente pronta a compiere la sua parte del programma di addestramento statunitense che, in tre anni, riguarderà circa 15000 uomini. Il Congresso ha approvato il finanziamento dell’operazione per combattere ufficialmente il SIIL. Il ministro degli Esteri siriano Walid Mualam ha confermato, in un’intervista a novembre, il tentativo di riconciliazione del Qatar con il suo governo. Da parte sua, il portavoce della Coalizione nazionale siriana d’Istanbul ha annunciato il rifiuto di prendere parte ai negoziati proposti dalla Russia per porre fine al conflitto. Khaled Khoja, capo del CNS da pochi giorni, è molto vicino ai Fratelli musulmani. E’ il quarto capo di tale organizzazione nata al di fuori del territorio nazionale e priva di supporto popolare. Uno dei suoi predecessori, Muaz al-Qatib s’è pentito di aver contribuito alla distruzione del suo Paese.
Gli USA hanno consegnato nel 2014 300 milioni di dollari in armamenti alle forze armate irachene. Dal 2015 forniranno carri armati Abrams, Humvee, MRAP e molti altri giocattoli, come gli M16. L’organizzazione Conflict Armament Research di Londra, ha rivelato che i “jihadisti” del SIIL usano armamenti fabbricati negli USA, la maggior parte forniti dai Saud ai “moderati”. I taqfiristi dispongono di grandi quantità di M16 e razzi anticarro M79. Tutte le condizioni per il prosieguo di una guerra a bassa intensità sono adeguatamente soddisfatte. Tranne le appendici lontane, l’Impero (o sistema) si diverte attentamente a sfruttare la “sovra-estensione” delle proprie forze armate e della propria rete di spionaggio ed operazioni speciali. La Turchia si concentra sui suoi immediati vicini nel contesto della recessione economica globale. La stampa riferisce della scarsità di investimenti esteri nel 2014, a torto attribuendolo alla cattiva politica dell’AKP che certamente pratica favoritismi verso i propri clienti. Ovunque, la crescita è nulla se non integrata dalla quota del PIL di narcotraffico e prostituzione. Quando periodicamente si annuncia la diminuzione della disoccupazione negli Stati Uniti, si parla dell’attività della ristorazione. La negazione della piena integrazione della Turchia all’Unione europea, così a lungo promessa dai capi quale miglioramento miracoloso del tenore di vita agli elettori turchi, diventa una risorsa. Questo membro della NATO è centrale nell’arsenale di Putin contro l’accerchiamento della Russia. I gasdotti per l’UE dovranno passare per la Turchia, la cui stabilità è vitale. Le piccole rivoluzioni colorate dovranno fare attenzione, saranno facilmente manipolate perché la piccola borghesia urbana è la prima a soffrire della strategia della crescita basata sul debito. Erdogan era apparso per un istante il campione della “primavera araba”, anche se l’alleanza militare con l’entità sionista non è mai stata negata, tranne alcune esercitazioni congiunte differite. Tra le molte ragioni per cui la Turchia è divenuta la base dell’opposizione siriana c’è la fedeltà all’obbedienza ‘islamica’, per i forti legami forgiati con il Qatar, altro amico d’Israele, dato il fascino discreto del secondo reddito pro-capite al mondo, dopo il Lussemburgo, e il pressoché infinito flusso di fondi sovrani. Il Qatar è obbligato a rinunciare apertamente a sostenere la Fratellanza, pena l’esclusione dal cartello dei Paesi del Golfo. L’emiro di 34 anni s’è volto all’Egitto di Sisi, lasciando Erdogan senza profondità diplomatica nei Paesi arabi, mentre la Tunisia passa a un regime finanziato dai sauditi.
La crisi siriana è ‘ontologicamente’ legata alla crisi ucraina, anelli della catena per tentare di soffocare la Russia. La mossa del gasdotto dall’Europa meridionale alla Turchia è un modo per allentarla. I “moderati” del CNS ospitati a Istanbul, dall’esistenza artificiale vacua e vuota, continueranno ad essere visti come alternativa al governo siriano? L’incontro dell’inviato dell’ONU e dei ministri degli Esteri dell’UE a metà dicembre, suggerisce un’inversione di tendenza che non chiede più l’esclusione di Bashar al-Assad, in nome di un realismo che prende in considerazione la forza del suo esercito e il supporto della maggioranza del suo popolo. È qui ancora che la Francia appare la più disperatamente intransigente nell’evitare trattative o accordi, anche parziali, che non l’avvantaggeranno al punto da passare per rappresentare degli interessi dei Saud e/o Israele. Questa è la rigidità dottrinale cui si basa l’atteggiamento del governo francese verso la questione nucleare iraniana. Seyed Hossein Moussaoui, ex-diplomatico iraniano e professore di Princeton che passa per portavoce di Obama, supplica la rapida soluzione del problema. Una volta che la Turchia si sarà parzialmente ritirata dalla NATO, far cadere l’Iran nella trappola degli USA indebolirebbe la posizione russa. Al-Jazeera presta maggiore attenzione ai Paesi nordafricani. Una TV israeliana aveva individuato, prima del loro arresto, gli autori della strage di Charlie Hebdo quali franco-algerini(?). Vista da Pechino, l’Europa appare una penisola del continente asiatico. Alstom ha perso ogni possibilità di partecipare alla costruzione del TGV che collegherà Brest a Shanghai in 48 ore, dato che la Francia non sa onorare i propri contratti. Infine, non solo la crisi ucraina non ha distratto Russia dalla Siria, rimanendo fedele ai suoi impegni, ma al contrario contribuirà a rafforzare il governo di Damasco.
Gli imperi crollano sotto il peso dei loro eserciti. Così fu per l’impero romano come per il califfato abbaside. Il soldato incaricato di mantenere il potere in un ampio territorio, mai pienamente controllato, ne spezza l’unità e la ridimensiona a un principato adattato al suo gruppo. A Baghdad, tra 940 e 1258, il vero potere fu nelle mani dei capi dell’esercito che abolirono il servizio civile del visir. La forza ideologica che aveva presieduto alla nascita della dinastia del Califfato si era esaurita. La farsa della democrazia e della libertà versione statunitense non convince né incanta. La storia abilmente costruita dell’invasione sovietica, mai imminente, a suo tempo ebbe qualche aderenza. Le squallide rappresentazioni dei gruppi islamisti fanatici come pericolo per la civiltà sono pessime, nonostante gli effetti da shock and awe. Gli strumenti della ricomposizione di un’umanità coerente con se stessa, che è tale escludendo un conflitto mortale tra individui e gruppi, già esistono nel mondo. Per quanti anni dobbiamo assistere a tale tremendo collasso?600px-QAT_orthographic.svgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti avvertono il Qatar

Karim Zmerli, Tunisie Secret, 1 ottobre 2013

Il sostituto emiro Tamim continua nella politica islamo-terrorista del padre rimosso e, a priori, comincia ad irritare l’amministrazione statunitense. Sacrificando i suoi due servitori, Hamad bin Qalifa e Hamad bin Jassim, Obama, che voleva salvarsi la pelle di fronte a un Senato che l’accusa di sostenere il terrorismo islamista, voleva servirsi di Tamim per la sua nuova tabella di marcia: disimpegno totale dal conflitto in Siria a favore dell’Arabia Saudita, la neutralità nel processo “democratico” in Tunisia, Egitto e Libia, sospensione di tutti gli aiuti agli islamisti e soprattutto ai jihadisti. Ma è nella natura dei beduini non capire l’ordine del padrone una prima volta. Buon fratello musulmano, Tamim, già coinvolto nella destabilizzazione della Tunisia e nell’invasione della Libia, ha continuato la stessa politica criminale del padre, ma più discretamente. Questo è troppo per Obama, che ha appena mandato al Qatar un severo avvertimento.

547752Con la “primavera araba”, Barack Hussein Obama ha voluto cancellare i danni della politica del suo predecessore, George W. Bush. Vale a dire l’inasprirsi del sentimento anti-americano che la guerra contro l’Iraq e l’Afghanistan ha creato nella coscienza islamica. Lo stratagemma ha funzionato bene nei primi mesi dopo la caduta dei regimi autoritari arabi. Obama era al suo zenit e gli USA più popolari di quanto non lo siano mai stati. Ma ora non più. Il popolo arabo rimpiange l’era di Bush e accusa Obama di tutti i peccati d’Israele. Perché gli statunitensi sono accusati di “usurpare” ai popoli la “primavera araba”, la loro “rivoluzione” e di avergli imposto l’islamismo. Con poche eccezioni, tutti i Paesi occidentali credevano che l’islamismo fosse popolare nel mondo arabo, e che non ci fosse alternativa ai regimi autoritari, quindi, questa ideologia neofascista presentata come “Islam moderato”, aveva la necessità di essere sostenuta. Ma sorpresa e una graffiante confutazione arrivarono dall’Egitto. Non tanto perché il generale Abdelfatah al-Sisi aveva osato, ma perché la stragrande maggioranza del popolo egiziano aveva accolto la sua azione come una seconda “rivoluzione”, come la vera liberazione dall’incubo islamo-fascista. Il principale quotidiano al-Ahram ha poi titolato: “I tunisini ci hanno esportato una rivoluzione falsa, gli diamo una vera rivoluzione!
Come abbiamo scritto a giugno, il risveglio nazionalista egiziano era la conseguenza immediata o l’effetto collaterale del licenziamento dei due Hamad del Qatar. Ma prima vi fu la pulizia dei fascio-islamisti in Mali, sostenuti e sponsorizzati dall’emiro e dal suo visir, come tutti i movimenti islamo-terroristici che imperversano in Africa, tra cui i Shabab che hanno commesso un massacro in Kenya. Per sbarazzarsi dei due Hamad, Obama ha voluto togliere due scomodi testimoni della sua politica filo-islamista. Alcuni ex-diplomatici e militari sono anche convinti che l’alleanza tra al-Qaida e al-Qatar sia provata e che sia una bomba a orologeria che può danneggiare l’immagine della “prima democrazia” del mondo, e dei suoi interessi vitali. Ma il sostituto emiro, Tamim, non sembra capire l’avvertimento degli Stati Uniti. A un mese dal suo insediamento, ha iniziato ad armare Jabhat al-Nusra e al-Qaida in Siria, e la sua rete propagandistica, al-Jazeera, continua la disinformazione sugli eventi in Egitto e in Siria. Da qui il severo avvertimento da uno stretto collaboratore di Obama, un musulmano, cui è bastato contattare Tamim, a casa sua a Doha. Secondo un giornalista del Kuwait, l’inviato di Obama in Qatar s’è rivolto all’emiro come il padrone si rivolge al proprio cane. Già ad agosto, Jeremy Shapiro, vicedirettore del Centro degli Stati Uniti e dell’Europa (CUSE) della Brookings Institution e consigliere dell’ex-segretario di Stato degli USA, ha pubblicato un articolo al vetriolo contro l’emirato. In questo articolo, pubblicato su Foreign Policy (FP) il 28 agosto 2013, Jeremy Shapiro ha scritto: “In Libia, gli sforzi degli Stati Uniti per sostenere la formazione di un governo di transizione moderato e in grado di governare efficacemente la Libia, sono stati costantemente disattesi e minati dalla politica autonoma del Qatar… Non va meglio in Siria. Il Qatar è emerso dal 2011 probabilmente come il più importante supporto estero dell’opposizione siriana al regime di Assad. Il Qatar ha speso, secondo la stampa, più di 3 miliardi dollari in aiuti all’opposizione… come in Libia, il Qatar ha usato la sua influenza per ostacolare gli sforzi degli Stati Uniti e degli altri nel promuovere l’unità nell’opposizione siriana, un prerequisito per una soluzione negoziata della guerra…
Secondo Jeremy Shapiro, il Qatar non è né un amico, né un nemico. Ma la sua politica va sempre contro gli interessi degli Stati Uniti. E per scagionare il capo della Casa Bianca, ha detto che il Qatar ha preso l’iniziativa di sostenere i Fratelli musulmani in Egitto, Libia e Tunisia, e supporta gli estremisti in Siria e in Iraq. Ha aggiunto che “prevede che la nuova leadership politica del Qatar  cambi rotta, come sembra faccia la Turchia.” E allora? Jeremy Shapiro propone cinque misure contro il Qatar. Pensa di spingere l’Arabia Saudita a svolgere un ruolo di primo piano nella pacificazione della situazione siriana. Intende giocare sulla vecchia disputa tra il Qatar e l’Arabia Saudita, e prevede di ospitare l’opposizione del Qatar e di dare voce alla televisione al-Arabiya. E, se necessario, chiudere la base di al-Udaid. Propone inoltre di denunciare le condizioni dei lavoratori stranieri in Qatar per condurre una campagna mediatica contro la Coppa del Mondo nel 2022. L’ultima raccomandazione sembra già avviata, con la stampa statunitense, inglese e francese che scopre improvvisamente che il Qatar maltratta i lavoratori immigrati!
Il cambiamento nella politica degli Stati Uniti verso l’islamismo sembra essere più strategico che tattico. L’accettazione del piano russo per la risoluzione del conflitto in Siria, la ripresa del dialogo diplomatico con l’Iran, la stabilizzazione dei rapporti con l’Egitto, sono tutte indicazioni che il governo degli Stati Uniti non sia più sotto l’influenza della setta dei Fratelli musulmani, in generale, e in particolare del Qatar. Alla luce di tale cambiamento è necessario leggere l’ultima “pressione” di Jacob Walles sul capo dei Fratelli musulmani in Tunisia, Rashid Ghanuchi! Secondo il Middle East Online, una fonte diplomatica degli Stati Uniti ha detto che il governo statunitense ha avvertito al-Nahda di un possibile scenario egiziano, se i fratelli musulmani tunisini non accettano la roadmap che la prima potenza “capitalista” ha ispirato al “proletariato” dell’UGTT!

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qatar1

Vedasi: Qatar – L’assolutismo del XXI.mo secolo

Il Bay’ah del Qatar dal re saudita

Vijay Prashad Counterpunch 7 agosto 2013

947165Le cose non vanno bene per il Qatar del nuovo emiro, lo sceicco 33enne Tamim bin Hamad al-Thani. Questo fine settimana, un volo della Qatar Airways da Doha (Qatar) a Tripoli (Libia) ha dovuto deviare su Alessandria (Egitto) e ritornare a Doha. Uomini armati hanno sequestrato la torre di controllo dell’aeroporto di Mitiga, le cui piste sono state poi chiuse a questo volo da Doha. Il giorno prima, uomini armati erano entrati nell’ufficio della Qatar Airways presso l’aeroporto e minacciato di fare quello che hanno fatto il giorno successivo. Dissero anche che avevano in programma di scacciare la Qatar Airways dagli uffici delle Tripoli Towers. Questa non è la prima indicazione di una violenta reazione anti-Qatar in Libia. A metà giugno, la Qatar Airways sospese i voli per l’aeroporto di Bengasi-Benina, quando uomini armati di quella città turbolenta ne impedirono il transito. Si dice che gli uomini armati provenissero dalla brigata al-Zadin al-Waqwaq, che si risentirebbe per l’influenza del Qatar nella politica e nella società libiche. Tutto questo segue le manifestazioni anti-Qatar in Tunisia e in Libia, in cui i manifestanti hanno detto che vi è armonia tra Qatar e Israele nella loro politica verso la Siria. La dimostrazione davanti al Tibesti Hotel di Bengasi è stata particolarmente grintosa. La rabbia per la politica del Qatar in Siria era accompagnata dalla rabbia per il sostegno del Qatar ai jihadisti in Libia (così come dalle accuse di acquisto di terreni in Libia del Qatar).
Il Qatar aveva dato la sua benedizione e i suoi riyal ai Fratelli musulmani e satelliti in tutto il Nord Africa e l’Asia occidentale. Al-Nahda in Tunisia è stata finanziata da Doha, il cui denaro ha permesso al movimento islamico in esilio di spostare i propri uffici da un vicolo a un edificio del centro, una volta di proprietà di Tunisie Telecom. Le scadenti politiche sociali di al-Nahda assieme all’assassinio di due leader popolari (Shuqri Belaid e Muhammad Brahmi) hanno evocato lo spettro del Qatar ai tunisini. In Egitto, la cacciata di Muhammad Mursi dei Fratelli musulmani da parte dei militari e di una classe politica che includeva il partito filo-saudita al-Nur, ha preso in contropiede il Qatar. Il ministro degli Esteri del Qatar Khalid al-Attiyah è stato inviato ad incontrare il capo della Fratellanza Qairat al-Shatar nel carcere di Tora di Cairo, che ha però rifiutato di vederlo (e anche i rappresentanti degli Stati Uniti e degli Emirati Arabi Uniti nella delegazione). Nel regno dell’ex- emiro, al-Attiyah fu il Vice-ministro degli esteri agli ordini del vecchio cavallo di battaglia, sceicco Hamad bin Jassam al-Thani, uno degli architetti della politica estera assertiva del Qatar durante la primavera araba. Ma al-Attiyah non ha il peso del suo predecessore, né la sua astuzia. È la sua attesa a Cairo è il simbolo della paralisi della politica estera del Qatar.
Se i miliardi del Qatar non hanno seminato radici profonde in Tunisia e in Egitto, le cose vanno  peggio in Siria. I funzionari del Qatar dicono che non porranno fine alla loro politica di armare i ribelli siriani, né faranno marcia indietro nella loro diplomazia aggressiva presso la Lega Araba e l’Organizzazione della Conferenza islamica. Tra i gruppi di ribelli siriani che preoccupano gli USA per i potenziali legami con al-Qaida o almeno il jihadismo estremo, c’è la brigata Ahfad al-Rasul, sconvenientemente finanziata dal Qatar. E qualcuno accusa Doha per il suo sostegno a Jabhat al-Nusra. L’ambasciatore della Coalizione nazionale siriana a Doha, Nizar al-Haraqi, ha incontrato il nuovo emiro ed è rimasto soddisfatto del fatto che la politica del Qatar non cambierà, ma non ha voluto parlare dei finanziamenti del Qatar per le armi (che secondo alcuni non sono tanti quanto  richiesti e che altri dicono probabilmente diminuiranno). Ciò è un flash tra le politiche del vecchio e del nuovo emiro.
L’ultima volta che ho passeggiato tra i baraccamenti diplomatici di Doha, l’entusiasmo per la politica del Qatar verso il mondo musulmano era continuo. Il CNS aveva appena aperto la sua nuova sede presso Onaiza Street, nella zona della baia occidentale. I taliban erano pronti ad aprire il loro ufficio. Il Nord Africa era sul palmo dell’emiro e una delle strade principali di Doha è stata ribattezzata Omar al-Muqtar Street per onorare il grande anticolonialista libico e la battaglia del Qatar nel 2011 per rovesciare il regime di Gheddafi in Libia. Le cose sono meno certe adesso. Le discussioni tra Kabul e Islamabad sono al punto di spostare il processo da Doha a Istanbul o Dubai, lontano dallo sguardo di al-Thani. E a dimostrazione del declino precoce dell’indipendenza del Qatar, il nuovo emiro compie il suo primo viaggio all’estero in Arabia Saudita. L’emiro ha incontrato il re saudita Abdullah e il principe ereditario Salman alla Mecca. Non molto è stato rivelato in merito alla riunione. Ciò che è importante è il suo simbolismo, un gesto che il vecchio emiro non avrebbe mai permesso. La sua antipatia per i re di Riyadh è ben nota. Suo figlio è pragmatico non per temperamento (essendo molto simile al padre), ma per disperazione. Washington ritiene che un modo di emarginare la Fratellanza siriana e le sue propaggini jihadiste è sgonfiare le ambizioni del Qatar nella regione. Questo è anche un desiderio saudita. Non è dunque fortuito che il re saudita abbia nominato il principe Bandar bin Sultan, il capo dell’intelligence generale saudita, a sorvegliare gli interessi USA-sauditi in Siria. E’ certo che l’emiro del Qatar ha saputo dai sauditi di questo nuovo sviluppo. Un Qatar oberato dovrà fare i conti con ciò, per ora. Gli Stati Uniti si sono rivolti al loro alleato storico e fedele, per ripetere la loro avventura afghana in Siria, dalla cui strategia deriva un contraccolpo spaventoso.
Il marchio Qatar ne esce ammaccato, la compagnia aerea deve affrontare problemi in Libia, i ribelli affrontano problemi in Siria, e il suo braccio propagandistico al-Jazeera perde spettatori in tutto il mondo arabo. Il nuovo emiro sarà lieto di rivolgere le sue attenzioni al proprio Paese. E poi, la storia ci dimostra che, nonostante le loro divergenze, i sultani d’Arabia sempre compongono e serrano le fila. Non per niente hanno governato per secoli, che per la durata della vita umana sembra un’eternità: Bahrain (gli al-Khalifa dal 1783), Qatar (gli al-Thani dal 1825) e il parvenu dell’Arabia Saudita (gli al-Saud dal 1932).

L’ultimo libro di Vijay Prashad è The Poorer Nations: A Possible History of the Global South (Verso, 2013).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qatar1

Vedasi: Qatar – L’assolutismo del XXI.mo secolo

Libano/Siria: un’operazione “segreta” sventata in meno di 24 ore!

Dottor Amin Hoteit, al-Tayyar 26/06/2013
Articolo tradotto da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca
LEBANON-SYRIA-CONFLICT-UNRESTQuando i portavoce dei “nemici della Siria” s’incontravano a Doha, parlavano di “decisioni segrete” [1] che sarebbero state attuate rapidamente per ristabilire “l’equilibrio militare” [2] tra il governo siriano e coloro che hanno delegato sul terreno per attuare i loro progetti con la violenza e il terrorismo, la grande questione ruotava intorno alla natura di queste decisioni volte a consentirgli di raggiungere i loro criminali obiettivi…
La risposta non si è fatta attendere, Ahmad al-Asir [3] veniva spinto a lanciare un'”operazione terroristica”, chiaramente preparata da tempo, contro l’esercito libanese a Saida. Così, iniziava un processo il cui primo passo era scacciare l’Esercito dalla città e dai suoi dintorni, prima di dispiegare i propri simpatizzanti terroristi in tutta l’area, nella speranza d’isolare la Resistenza e il Sud a maggioranza sciita del Libano. Una volta raggiunto il primo obiettivo, la Resistenza e la maggioranza sciita legata alla sua causa avrebbero dovuto scegliere fra due mali: accettare il “fatto compiuto” e lasciarsi strangolare in una Sidone sigillata o prendere l’iniziativa spezzando l’assedio.  Quest’ultima scelta avrebbe portato inevitabilmente all’agognata guerra per diffondere la discordia [fitna] che avrebbe gettato la resistenza in un bagno di sangue, impedendogli di continuare la lotta contro il piano occidentale-sionista sulla regione. Saida è stata scelta come centro della “Fitna” per tre principali sue caratteristiche di base: una posizione che la rende “la porta verso il sud del Libano”, una demografia che la rende il punto di partenza ideale per una guerra settaria, essendo la sua popolazione prevalentemente sunnita e circondata da una maggioranza sciita, e una rappresentanza politica formale che la rende la roccaforte del “Movimento del Futuro”, contrario alla Resistenza. Pertanto, ogni iniziativa della Resistenza per aprire una breccia nell’assedio, avrebbe potuto tranquillamente essere interpretata come una guerra degli sciiti contro i sunniti e il potere politico predominante a Sidone; la missione di al-Asir era scatenare la scintilla che avrebbe raggiunto, in poche ore, i campi palestinesi presumibilmente pronti a prendere fuoco, prima di raggiungere il resto del Libano il giorno dopo.
Al-Asir ha eseguito l’ordine ricevuto dai suoi padroni riunitisi in Qatar. Questi, a sangue freddo e senza preavviso e senza alcuna considerazione per la legge, la fede o la morale, ha aggredito l’esercito libanese. In tal modo, ha davvero pensato che avrebbe potuto destabilizzare l’esercito e spingerlo a lasciare le sue posizioni, rafforzato in ciò dal clima d’illusione estatica che l’ha privato della copertura politica necessaria ad operare al meglio sul campo. Un errore di calcolo, perché l’esercito non ha atteso tale copertura! Il sangue dei caduti è stato più che sufficiente per una risposta rapida ma ponderata contro il terrorismo di al-Asir, allevato in seno al “Movimento del Futuro” e che infliggeva ai cittadini di Sidone ogni tipo di danni e sofferenze. Questa controffensiva ha sconvolto i padrini internazionali e regionali di al-Asir, che si sono affrettati a chiedere un cessate il fuoco! E’ stato lo stesso con la posizione ufficiale del “Movimento del Futuro” che sperava di gettare l’esercito nell’arcana complessità della politica con l’intenzione di riprodurre il processo contraddittorio dell’incidente del checkpoint Koueikhat, nel maggio 2012 [4]. Ma l’esercito libanese ha deciso di proseguire salvando il Libano dal terrorista al-Asir e dai suoi simili, indipendentemente dal pesante silenzio dei politici libanesi, tra cui quello assordante del capo del governo, che ha preso posizione solo una volta che l’operazione era terminata. L’esercito libanese era ben consapevole di dover controllare la situazione entro al massimo 24 ore, altrimenti avrebbe subito delle complicazioni che avrebbero potuto seriamente minare il morale e subire uno scacco difficilmente recuperabile. I suoi soldati d’elite furono inviati in battaglia, al fine di salvare la vita dei civili e dei prigionieri presi come scudi umani da al-Asir e dalla sua banda, dotati di armamento leggero e medio individuale, e senza ricorrere all’artiglieria pesante. In tal modo, ha accettato di pagare un conto pesante [5]!
Infine, nessuna manovra o piagnisteo degli sponsor del “neo-fenomeno al-Asir” ha potuto impedire all’esercito d’eliminare una forte organizzazione terroristica di 250 persone, per lo più stranieri che si erano barricati per mesi in una specie di castello di cunicoli sotterranei riempiti da un’impressionante quantità di armi e munizioni. Tutti coloro che hanno seguito da vicino le operazioni hanno assistito alla straordinaria performance dei militari, ma la cosa più importante è trarre le implicazioni politiche, di sicurezza, militari e strategiche da questa missione, descritta da alcuni come una “missione per la vita o la morte dell’esercito libanese”. Eccone alcuni:
1. Scacco della prima “decisione segreta” presa a Doha. Il Libano è sfuggito a una “fitna” che doveva portare alla “guerra civile” e al “caos”, voluta dal Congresso per pareggiare la vittoria dell’esercito arabo siriano ad al-Qusayr, una vittoria che ha posto fine all’uso del Libano come testa di ponte per l’invio di terroristi e armi in Siria.
2. Dissoluzione dei sogni di coloro che vorrebbero trascinare la Resistenza in un conflitto civile, per compensare la sconfitta d’Israele nel 2006. Non abbiamo dimenticato la famosa raccomandazione strategica del comando militare israeliano a non impegnarsi in una guerra contro la resistenza libanese, se ciò non fosse preceduto da un conflitto interno che la danneggi. Il Libano è sfuggito a una nuova aggressione israeliana!
3. Distruzione delle barriere artificiali “alla porta verso il sud del Libano”, barriere che non erano riuscite a separare i cittadini della regione. Sidone è di nuovo una città aperta a tutti i libanesi, senza distinzione confessionale o ideologica. Sidone è di nuovo la capitale della Resistenza!
4. Conferma a coloro che lo mettono in dubbio, l’identità dell’esercito libanese, pronto a combattere per il Libano, tutto il Libano, qualunque siano le macchinazioni di coloro che professano il settarismo, il regionalismo, le faziosità…
5. Indubbia dimostrazione che le “armi della Resistenza sono destinate alla Resistenza”, che ha sopportato insulti e provocazioni per più di due anni, senza mai interferire con i doveri dello Stato e ha lasciato che l’esercito nazionale lo risolvesse. La Resistenza ha scommesso sull’esercito nazionale e ha vinto!
Infine, la battaglia di Abra [la roccaforte dello sceicco salafita al-Asir], ha portato non solo all’eliminazione di un’organizzazione terroristica, ma ha anche ostacolato il piano statunitense-sionista, poiché il campo degli aggressori sperava di compensare la sua disfatta ad al-Qusayr,  accumula sconfitte. D’altra parte, contrariamente a quanto avvenuto nel 1975 nella stessa città di Sidone, dove la sconfitta dell’esercito fu seguita da una guerra durata 14 anni, il 2013 ha visto l’esercito libanese uscirne in modo sicuro, e tutto il Libano con esso!

Note:
[1] Gli amici della Siria evocano “decisioni segrete”
[2] Gli “amici della Siria” vogliono cambiare l’equilibrio delle forze
[3] Ahmad al-Asir, l’imam radicale diventato nemico dell’esercito libanese
[4] La morte di un religioso sunnita ha dato fuoco alle polveri
[5] Il bastione di Abra conquistato dall’esercito libanese

A Lebanese army tank is deployed during clashes in SidonIl Dottor Amin Hoteit è un analista politico libanese, esperto di strategia militare e generale di brigata in pensione.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fine della ‘Primavera araba’

Obama sacrifica i suoi servitori arabi, lo sceicco Hamad e il primo ministro
Karim Zmerli, Tunisie-Secret 16 giugno 2013

Era prevedibile per chiunque, tranne che per questi capicosca, che si credevano invulnerabili. Agli ordini di Washington, Hamad abdica in favore del figlio Tamim. Ma, sostenuto da Israele, il primo ministro di questo emirato wahhabita ha tentato di prendere il potere con la forza. Invano. La situazione non è ancora chiara in questo Paese microscopico, ma tutto indica che la sua politica estera cambierà totalmente.

obama-thanks-qatari-amir-for-support-on-libya
Mentre la stampa francese ha osservato omertosamente il segreto, il settimanale Le Point evocava il 5 giugno il ritiro di sheikh Hamad in favore del figlio. Le point ha scritto che “L’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, organizza il passaggio di consegne a suo figlio Tamim. Al potere dal 1995, l’attuale emiro sembra stanco e vuole ritirarsi… Quindi questa è una transizione graduale, durante la quale il Primo ministro Hamad bin Jassim al-Thani, dovrebbe lasciare il posto. Inoltre, l’emiro aveva iniziato la trasmissione dei suoi beni immobiliari francesi a una delle figlie.”
L’unica piccola bugia, per omissione, è che lo sceicco Hamad non è né stanco, né malato, né desideroso di lasciare il potere, anche se a favore del figlio. Questo è un ordine di Barack Hussein Obama al capocosca del Qatar di sparire. Il motivo del licenziamento è duplice. In primo luogo, il fallimento del servitore arabo nel far cadere il regime siriano. In secondo luogo, l’indiscrezione con cui ha sostenuto l’ascesa al potere degli islamisti in Tunisia e in Egitto. Alleato strategico dei Fratelli musulmani, Obama avrebbe preferito che i suoi sostenitori servili operassero con tatto e discrezione. Peggio ancora, si credeva autorizzato a sostenere al-Qaida e altre organizzazioni terroristiche islamiche in Mali e nel continente africano. Secondo il nostro collega R. Mahmoudi di Algeria Patriottica, “Sembra che il ricchissimo principe non abbia più il favore dei suoi sponsor statunitensi che non apprezzano, da qualche tempo, l’incoscienza e l’avidità del loro alleato, e vorrebbero un socio più adatto alla nuova realtà… Si scopre che il suo fallimento in Siria e la cattiva situazione di tutti i Paesi che hanno sperimentato il cambiamento di regime, Tunisia, Libia ed Egitto, giocano contro di lui. Gli Stati Uniti, che fin dall’inizio hanno sostenuto la “primavera araba”, ora cercano di stabilizzare il mondo arabo, per evitare di danneggiare i loro interessi nella regione e la sicurezza d’Israele.”
La nostra ben informata fonte ha detto che a Doha, ieri, il Primo ministro e ministro degli Esteri Hamad bin Jassim, molto turbato da questo trasferimento di potere dal padre al figlio di Mozza, avrebbe tentato un colpo di Stato con l’appoggio dei suoi amici israeliani. Il fallito colpo di Stato è stato riferito dal quotidiano palestinese al-Manar, ripreso dall’agenzia di stampa iraniana IRIB, secondo cui “Il colpo di stato fallito è stato inscenato da un gruppo di leader politici e militari guidato dal primo ministro del Paese, Hamad bin Jassim.” Sempre secondo la nostra fonte locale, una trentina di funzionari militari e della sicurezza sono stati arrestati dalle guardie del corpo dell’emiro licenziato. Protetto da Israele e da alcuni potenti alleati neoconservatori statunitensi, Hamad bin Jassim non è stato arrestato, ma privato delle sue guardie del corpo e messo agli arresti domiciliari. Alcuni osservatori occidentali ben consapevoli ritengono che il nuovo emiro dovrà fare i conti con questo incrollabile alleato di Israele e Regno Unito. Di tutti questi avvenimenti, al-Jazeera e i media del Qatar non hanno lasciato filtrare nulla. Come affermato da al-Manar, “in effetti cercano di consolidare le basi del potere del futuro emiro, qualcosa che richiede la previa eliminazione dei leader del colpo di Stato.”
Nato nel 1980 ed erede ufficiale dal 2003, Tamim bin Hamad al-Thani si è laureato alla Royal Military Academy di Sandhurst, Regno Unito. E’ Presidente del Consiglio del QIA, il fondo di investimento del regno, e del Comitato Olimpico del Qatar. È l’uomo della politica sportiva dell’emirato, del PSG e della Coppa del mondo di calcio 2022. La sua influenza è cresciuta negli affari del Qatar in questi ultimi mesi. Da due giorni il giovane emiro ha cominciato le grandi pulire delle stalle di Augia. Ha dato ordine di rimpatriare le ONG pseudo-umanitarie che operano in Egitto, Tunisia, Libia e soprattutto nell’Africa nera. L’ambasciatore del Qatar a Tunisi è stato richiamato. Un’altra spettacolare inversione di tendenza, le figure emblematiche della Fratellanza musulmana residenti a Doha sono state invitate a lasciare rapidamente il territorio. Secondo il quotidiano al-Ahram al-Jadid del 15 giugno, il mercenario palestinese Khaled Mashaal è stato espulso lo scorso venerdì verso una destinazione sconosciuta. Il leader di Hamas che ha tradito i suoi ex protettori siriani per del denaro, viveva a Doha da due anni. Altri giornali egiziani indicano che è arrivato al Cairo con una ventina di compagni. Secondo la nostra fonte presente nella capitale del Qatar, anche Yusif Qaradawi sarebbe colpito da queste misure. Sembra anche che ieri davanti al palazzo dell’imam, chiamato dall’opinione araba “il mufti della NATO“, siano stati visti tre grandi camion in movimento. Destinazione probabile l’Egitto. Il Mufti della NATO ancora gode della cittadinanza del Qatar!
Riguardo all’emiro deposto, la sua scelta è caduta sulla Francia. Secondo le nostre fonti francesi, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani probabilmente si stabilirà in uno dei suoi castelli, non lontano da Nizza, dove potrà finire i suoi giorni frequentando la “Biblioteca”, il più grande casinò della città.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qatar1Per saperne di più: QATAR: L’assolutismo del XXI Secolo

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 530 follower