Il governo giapponese disinforma sui missili della Corea democratica

Taoka Shunji, Global Research, 16 aprile 2016slide_339449_3477235_freeL’illusione dell'”ordine per distruggere il missile” del Giappone
Il governo giapponese descriveva il missile nordcoreano lanciato il 7 febbraio come “una lunga serie di missili balistici mascherati da vettori satellitari”. Anche dopo la conferma del satellite in orbita, continuava tale retorica. Dato che il pubblico giapponese, così come i giornalisti, in genere non conoscono i missili, vengono facilmente manipolati dalla disinformazione del governo. Un esempio della guerra psicologica giapponese è il dispiegamento dei Patriot PAC3 (missili antimissile) sulle isole Miyako e Ishigaki, a sud ovest di Okinawa. In risposta al primo annuncio del lancio del satellite nordcoreano, il governo giapponese emise un “ordine di distruzione dei missili balistici” alle Forze di autodifesa. 3 cacciatorpediniere Aegis furono dispiegati nel Mar del Giappone e Mar Cinese Orientale. Anche le batterie terrestri di Patriot PAC-3 furono messe in allerta nella zona metropolitana di Tokyo e nell’isola di Okinawa. Inoltre, unità di PAC-3 furono inviate in due remote isole della Prefettura di Okinawa, perché la traiettoria prevista del “missile” nordcoreano era vicina a queste isole. Ma se il lancio avveniva come previsto, la quota del missile sarebbe stata di oltre 400 km sopra le isole. Non vi è alcuna base giuridica per abbattere un missile nello spazio, al di fuori dello spazio aereo del territorio giapponese. Inoltre, il PAC-3 non può raggiungere tale obiettivo, avendo una quota massima di soli 15 chilometri. Il Ministero della Difesa giapponese affermò che il PAC-3 poteva colpire il missile nordcoreano se fosse caduto in territorio giapponese per malfunzionamento. Tuttavia, nella difesa antimissile balistico, i missili intercettori vengono lanciati verso la futura posizione del bersaglio che vola ad una velocità superiore a 20000 km all’ora. La traiettoria di un missile malfunzionante sarebbe irregolare e imprevedibile, quindi la posizione futura non può essere calcolata e i missili PAC-3 non possono essere lanciati. Non sarebbe impossibile intercettare detriti come motori a razzo che precipitano nell’atmosfera. Tuttavia, non si può essere certi che la frammentazione di tali oggetti metta al sicuro le isole o le esponga a maggior pericolo. In ogni caso, il dispiegamento di armi inutili in queste isole sembra aver avuto luogo perché c’erano piani per schierarvi missili antinave e presidi. L’incidente fu probabilmente usato per istigare paura tra gli isolani e, quindi, averne il sostegno per tali piani. Nel 2009, 2010 e 2013 la Corea del Sud lanciò satelliti dal Naro Space Center, di fronte lo Stretto di Tsushima, utilizzando motori di fabbricazione russa, riuscendovi al terzo tentativo. Dato che la posizione longitudinale del Naro Space Center è circa tre gradi ad est del sito di lancio nordcoreano in Tongchang-ri, i satelliti sorvolarono Okinawa presentando un pericolo leggermente maggiore in caso di malfunzionamento. Nel 2010, un missile esplose 132 secondi dopo il lancio e i resti caddero a circa 350 chilometri a nord di Okinawa. Una politica coerente nel prepararsi alla caduta di resti per malfunzionamenti ne ordinerebbe la dovuta distruzione anche in questi casi.JS_Chōkai_in_the_Pacific,_-17_Nov._2009_aIstigare paura per aumentare la spesa per la Difesa
Il 7 febbraio, giornali e televisioni riferivano del “lancio del missile nordcoreano”. Tuttavia il Joint Space Operations Center del Comando Strategico degli Stati Uniti annunciava due ore dopo il lancio che due oggetti erano stati posti in orbita, un satellite e resti del terzo stadio del missile. Mentre in un primo momento il satellite continuava a ruotare si speculò che fosse fuori controllo, in seguito un funzionario della difesa degli Stati Uniti dichiarava che la rotazione si era fermata, ma senza chiarire se i segnali radio venivano emessi. Il 12 dicembre 2012, la Corea democratica lanciò con successo un satellite in orbita, ma i segnali radio non furono emessi forse a causa del malfunzionamento delle apparecchiature di comunicazione. Prima dell’ultimo lancio, la Corea democratica riferiva all’Organizzazione marittima internazionale che detriti del missili sarebbero caduti nelle stesse zone del lancio del 2012. Da ciò si può dedurre che la Corea democratica progettava di mettere in orbita un satellite in modo simile. Risposi su questo quando me lo chiesero i media. Il Ministero della Difesa giapponese sicuramente lo sapeva pure. Dopo il lancio del satellite precedente, i media e il governo giapponesi fecero gran clamore dando una copertura minima al successo del lancio del satellite. Di conseguenza, i mass media lo sapevano. Questa volta quasi tutti i principali media hanno ripreso a pappagallo l’annuncio del governo sul “lancio del missile”, una situazione che ricorda gli annunci dalla reggia imperiale nella seconda guerra mondiale. In realtà, il Taepodong-2 si alzò per circa 500 km e il terzo stadio accelerò orizzontalmente per mettere il satellite in orbita. Se il terzo stadio continuava l’ascesa come missile balistico, avrebbe seguito una traiettoria parabolica cadendo sull’Australia. I giornali giapponesi apparentemente trovarono difficoltà a cambiare posizione e scrivere del “satellite” nordcoreano. Invece optarono per termini scomodi come “oggetto” o “carico” in orbita. I media statunitensi, d’altra parte, continuavano a usare il termine generico “razzo” applicabile a missili balistici e vettori di lancio di satelliti prima e dopo il lancio, un’espressione più accurata e sicura. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2087 del 23 gennaio 2013, dopo il lancio del satellite precedente, chiese alla Corea democratica di “non condurre ulteriori lanci utilizzando la tecnologia dei missili balistici, test nucleari o qualsiasi ulteriore provocazione“. Mentre il lancio del satellite e il test della bomba all’idrogeno del 6 gennaio chiaramente violavano la risoluzione, governo e mass media giapponesi non avevano bisogno di fabbricare un “lancio di un missile” per criticare la Corea democratica. L’enfasi era probabilmente una tecnica per aumentare la spesa per la difesa missilistica. Il Giappone ha già speso 1,35 trilioni di yen per la difesa missilistica balistica e prevede di sostituire i missili intercettori SM-3 Block-1 (1,6 miliardi di yen per missile), otto dei quali saranno a bordo di ogni nave Aegis, con il più grande e più potente Block-2 il cui costo unitario è stimato a più del doppio. Il numero di navi Aegis (200 miliardi di yen per nave, compreso il sistema missilistico) aumenterà da sei a otto. Alcuni hanno sollevato dubbi circa le spese astronomiche per tali aggiornamenti, essendone lo scopo non limitato alla difesa del Giappone, ma anche all’intercettazione in volo dei missili balistici diretti su Guam, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Essendo necessario che i contribuenti temano o missili balistici per sedare tali dubbi, il riconoscimento del “satellite” era un inconveniente per il governo.

Le differenze nelle tecnologie missilistiche
E’ un luogo comune per i media osservare che: “La tecnologia dei missili balistici e dei missili per il lancio di satelliti è fondamentalmente la stessa. L’unica differenza è se trasportano testate o satelliti“. Tuttavia, se seguiamo la stessa logica si può dire: “…La tecnologia di base degli aerei da combattimento e degli aerei passeggeri è lo stessa“. Nel 1950, quando missili balistici intercontinentali (ICBM) e satelliti apparvero, l’Unione Sovietica lanciò lo Sputnik-1, il primo satellite al mondo, con il suo ICBM SS-6. Più tardi, gli Stati Uniti lanciarono satelliti utilizzando ICBM Atlas e Titan I. Tuttavia, questi ICBM richiedevano ore di preparazione prima del lancio, tra cui il caricamento del combustibile liquido, rendendosi vulnerabili ad attacchi e limitandone il valore militare. Dopo essere stati abbandonati per alcuni anni, furono riutilizzati per lanci di satelliti. I missili per satelliti non diventano ICBM. Nel 1990, la Russia utilizzò nuovamente il suo ICBM SS-25 per lanciare satelliti. L’obiettivo era guadagnare valuta estera utilizzando missili dismessi con i colloqui per la riduzione delle armi strategiche per lanciare satelliti di Stati esteri. Solo piccoli satelliti potevano essere lanciati da questi missili. Negli ultimi cinquanta anni la tecnologia missilistica è progredita, con conseguente divergenza tra missili balistici e missili satellitari. Con i missili balistici, la capacità di lancio rapido è indispensabile. Dovrebbero anche essere compatti e mobili per consentirne lo schieramento su silos, sottomarini o veicoli per aumentarne la sopravvivenza. D’altra parte, i vettori satellitari non hanno bisogno di essere lanciati con poco preavviso o di nascosto dai satelliti da ricognizione. Le loro dimensioni continuano a crescere per lanciare satelliti sempre più grandi da rampe di lancio fisse. Per esempio, gli attuali ICBM degli Stati Uniti Minuteman III sono lunghi 18 metri e pesano 35 tonnellate. Il vettore per il lancio di satelliti del Giappone H2A è lungo 53 metri e pesa 445 tonnellate. Lo Space Shuttle pesava più di 2000 tonnellate. I vettori satellitari normalmente utilizzano combustibili liquidi per la spinta maggiore. I missili militari tendono ad evitare il combustibile liquido a causa dei lunghi tempi di preparazione richiesti, a favore dei combustibili solidi, che consentono lanci immediati e facile manutenzione. Russia, Cina e altri Stati in svantaggio con questa tecnologia hanno usato carburante liquido ingombrante da conservare. Tuttavia, si è passati al combustibile solido negli ultimi anni. Il Taepodong-2 (30 metri di lunghezza, 90 tonnellate di peso) che la Corea democratica ha utilizzato per l’ultimo lancio decollò da una piattaforma chiaramente visibile sulla costa, dopo più di due settimane di montaggio e caricamento del combustibile liquido. Se una procedura così lunga venisse presa in tempo di guerra o in condizioni di alta tensione, verrebbe facilmente distrutta da attacchi aerei o altri mezzi. Analogamente, il missile giapponese H2 non può essere lanciato immediatamente e non può essere usato come missile militare. La differenziazione della tecnologia missilistica nordcoreana non è progredita come negli Stati Uniti. Tuttavia, è evidente che il regime sviluppa vari missili militari. Il Musudan (12 metri di lunghezza, 12 tonnellate di peso), basato sui missili SSN-6 per i sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare Yankee dell’ex-Unione Sovietica, trasportato da lanciatori mobili con 12 ruote, avrebbe la capacità di emergere da un tunnel ed essere lanciato in circa dieci minuti. Essendo il Giappone entro la gittata di oltre 3000 km, è una minaccia reale. Nella sfilata del 2012, una versione più grande del missile, su un lanciatore a 16 ruote, lungo 18 metri e del peso di 40 tonnellate, veniva mostrata. Gli Stati Uniti l’hanno denominato KN-08 e temono che sia un missile mobile istantaneamente lanciabile con gittata di 9000 chilometri. Se un test di lancio di questo missile dovesse avvenire, sarebbe un vero “lancio di missile a lungo raggio”, ma i giapponesi sono così abituati al grido al lupo del governo sui “lanci di missili”, che potrebbero considerarlo semplicemente “un altro lancio.”973953-130404-north-korea-unha-3-rocketVersione rivista di un articolo apparso su Okinawa Times il 24-26 febbraio 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’occidente odia la Corea democratica?

Andre Vltchek, Global Research, 8 marzo 20161433565_900Le nuove sanzioni, e ancora una volta le nuovi esercitazioni militari USA-RoK davanti la porta del vicino; nuove intimidazioni e nuovi insulti. Senza alcun motivo se non che il Paese, che non ha mai attaccato nessuno, è ancora deciso a difendersi contro le spaventose provocazioni militari, economiche e di una propaganda.

Per quanto può sopportare un Paese?
396804 Più di 60 anni fa, milioni di persone sopra il 38° parallelo morirono letteralmente massacrate dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti. Dopo di che, dopo la vittoria, la Corea democratica non fu mai lasciata in pace. L’occidente la provoca minacciando d’imporre sanzioni brutali e naturalmente manipolando l’opinione pubblica mondiale. Perché? Vi sono diverse risposte. La più semplice è: perché è comunista e perché vuole seguire la sua strada! Come Cuba fa da decenni… Come diversi Paesi dell’America Latina fanno ultimamente. Ma c’è un’altra molto più complessa risposta: perché la Corea democratica ha combattuto per i suoi principi interni e contro l’imperialismo occidentale all’estero. Ha aiutato la liberazione di popoli colonizzati e oppressi. E come Cuba, l’ha fatto disinteressatamente, da vero Stato internazionalista. Il continente africano ne ha beneficiato di più, come Namibia e Angola, colpite da orribili regimi dell’apartheid imposti dal Sud Africa. Va da sé che tali regimi furono interamente sponsorizzati dall’occidente, come la follia razzista di Pretoria (non va neanche dimenticato che la fascista Sud Africa dell’apartheid fu uno dei Paesi che combatté al fianco dell’occidente nella guerra di Corea). L’occidente non ha mai dimenticato né ‘perdonato’ l’aiuto internazionalista della Corea democratica a molte nazioni africane. I piloti della Corea democratica pilotavano aerei da combattimento egiziani nella guerra arabo-israeliana del 1973. La Corea democratica partecipò alla lotta di liberazione dell’Angola (in operazioni di combattimento, al fianco delle Forze Armate Popolari per la Liberazione dell’Angola (FAPLA)), e combatté in Rhodesia, Lesotho, Namibia (a sostegno deciso della SWAPO) e Seychelles. Aiutò l’African National Congress e la sua lotta contro l’apartheid in Sud Africa. In passato aveva aiutato nazioni africane progressiste come Guinea, Etiopia, Zimbabwe, Mali e Tanzania.
Il fatto che il popolo della Corea democratica abbia versato il sangue per la libertà del più devastato (dall’imperialismo occidentale) continente della Terra, l’Africa, è uno dei motivi principali per cui l’occidente è disposto ad andare ‘fino in fondo’, cercando di “punire”, con sistematico discredito, ed anche di liquidare questa nazione orgogliosa. L’occidente è ossessionato dal voler danneggiare la Corea democratica, come lo fu per decenni dal distruggere Cuba. L’occidente saccheggiò l’Africa, un enorme continente ricco di risorse, per secoli. Divenne ricco grazie a questo bottino. Chi cerca di fermarlo, va liquidato. La Corea democratica è stata isolata, tormentata e provocata. Quando Pyongyang reagiva, decisa a proteggersi, l’occidente dichiarava che difendersi era “illegale” e che rappresentava un vero “pericolo per il mondo”. La Corea democratica ha rifiutato di cedere l’indipendenza e la sua via continuando a sviluppare il programma nucleare difensivo. L’apparato propagandistico occidentale accelera diffondendo invenzioni tossiche, inquinandone l’intero pianeta. Di conseguenza, tutto il mondo è convinto che la “Corea democratica sia il male”, ma non ha assolutamente idea del perché? Tale farsa si basa solo su luoghi comuni, ma alcuno dimostrato. Christopher Black, eminente avvocato internazionale di Toronto, in Canada, ritiene che le nuove sanzioni contro la Corea democratica siano il vero pericolo per la pace nel mondo: “Il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite afferma che il Consiglio di Sicurezza può adottare misure nei confronti di un Paese se c’è una minaccia alla pace e questa è la giustificazione utilizzata per imporle. Tuttavia, non è la Corea democratica che minaccia la pace, ma gli Stati Uniti, che minacciano di annientamento militare la Corea democratica. La Corea democratica ha dichiarato chiaramente che le sue armi nucleari servono solo a scoraggiare l’attacco dagli USA, la minaccia alla pace. Il fatto che gli Stati Uniti, nel Consiglio di Sicurezza, impongano sanzioni a un Paese che minacciano è ipocrita ed ingiusto. È vergognoso che russi e cinesi si siano uniti agli Stati Uniti invece di chiedere sanzioni agli Stati Uniti per le minacce alla Corea democratica e le nuove esercitazioni militari, un pericolo chiaro e presente per la Corea democratica. Se russi e cinesi sono sinceri perché non insistono a che gli Stati Uniti ritirino le loro forze così che la Corea democratica sia meno minacciata, e adottino misure per garantirne la sicurezza? Non spiegano le loro azioni, collaborando con gli Stati Uniti contro la Corea democratica”.

USA/NATO minacciano Corea democratica, Cina ed Estremo Oriente della Russia
Le basi militari di USA/NATO in Asia (e resto del Mondo) sono in realtà il pericolo principale per Corea democratica, Cina ed Estremo Oriente della Russia. Le enormi basi aeree a Okinawa (Kadena e Futenma), così come le basi militari sul territorio della Repubblica di Corea, minacciano direttamente la Corea democratica e i suoi cittadini, che hanno tutti i diritti di difendersi. E’ anche completamente illogico imporre sanzioni alla vittima e non all’impero responsabile di centinaia di milioni di vite umane perse in tutti gli angoli del globo.North Korean students carrying guns parade to mark the 60th anniversary of the signing of a truce in the 1950-1953 Korean War in PyongyangAndre Vltchek è filosofo, scrittore, regista e giornalista investigativo. Ha seguito guerre e conflitti in decine di Paesi. I suoi ultimi libri sono: Denunciare le menzogne dell’Impero e La lotta all’imperialismo occidentale. Dibattito con Noam Chomsky: Sul terrorismo occidentale. Punto di non ritorno è il suo acclamato romanzo politico. Oceania, un libro sull’imperialismo occidentale nel Sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia: “Indonesia, l’arcipelago della paura“. Andre gira un film per Telesur e Press TV. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e Oceania, Vltchek attualmente risiede e lavora in Asia orientale e Medio Oriente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il satellite nordcoreano ha sorvolato il Super Bowl degli Stati Uniti

Il Pentagono conferma che Pyongyang ha posto un satellite in orbita
Sputnik 08/02/2016
Gli Stati Uniti possono confermare che la Corea democratica ha messo un “satellite o dispositivo spaziale” in orbita, ha detto il portavoce del Pentagono Peter Cook.heres-what-we-know-about-north-koreas-new-missile-and-the-satellite-it-put-into-orbit-1454876900Il 7 febbraio, la Corea democratica ha lanciato un missile lunga gittata, sfidando una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che vieta a Pyongyang il lancio di missili che possono essere utilizzati come missili balistici a testata nucleari. “Possiamo dire che hanno messo un satellite o dispositivo spaziale in orbita“, ha detto ai giornalisti Cook.

La Corea del Sud conferma la posa in orbita del satellite della RPDC
Xinhua 09/02/2016

Screen-Shot-2016-02-07-at-2.56.27-PMIl ministero della Difesa della Corea del Sud ha detto che un satellite, lanciato due giorni prima dalla Repubblica democratica popolare di Corea, era stato posto in orbita con successo. I media dello Stato della Corea democratica avevano detto che il Paese aveva messo in orbita il satellite di osservazione Kwangmyongsong-4 con un missile Kwangmyongsong, circa 9 minuti e 46 secondi dopo il decollo alle 9:30 ora locale. Confermando l’annuncio della Corea democratica, il ministero della Difesa ha detto che il missile ha svolto normalmente la separazione dei tre stadi e che il satellite era stato messo in orbita normalmente. Il missile è stato lanciato alle ore 9.30, e due minuti dopo s’era separato il primo stadio, caduto nelle acque al largo della costa nord-est della Corea del Sud. Subito dopo la separazione, il primo stadio esplose in circa 270 frammenti con l’auto-distruzione, per evitare che la Corea del Sud lo scoprisse e lo valutasse, ha detto il ministero. Il primo stadio cadde nella zona che la Corea democratica aveva indicato all’Organizzazione marittima internazionale. Il secondo stadio sarebbe caduto al largo delle coste orientali della Filippine, a 2380 chilometri dalla principale base missilistica della Corea democratica di Tongchang-ri, nella costa occidentale. Il ministero ha detto che il satellite Kwangmyongsong-4 è stato messo in orbita 9 minuti e 29 secondi dopo il lancio, 17 secondi più veloce del tempo di volo dalla Corea democratica.

Il satellite nordcoreano ha sorvolato il Super Bowl degli Stati Uniti
Contrainjerencia 08/02/2016

N160209192814BIl satellite della Corea democratica Kwangmyongsong-4 (Stella splendente) ha sorvolato lo stadio in cui si celebrava il Super Bowl, un’ora dopo la fine della manifestazione sportiva, tenutasi il 7 febbraio. “E’ successo quasi direttamente al di sopra della Silicon Valley, dove sono e dove lo stadio si trova“, ha detto Martyn Williams, osservatore tecnologico, riporta AP. Il “passaggio si è verificato alle 20:26, dopo la partita. Non vi attribuisco più di una coincidenza, ma è molto interessante“, ha aggiunto Williams. La finale del campionato di football tra i Denver Broncos e i Carolina Panthers a San Francisco (California), si era conclusa alle 19:25. Secondo il rapporto ufficiale l’Amministrazione dello Sviluppo Aerospaziale Nazionale della Corea democratica, il “lancio è riuscito; il satellite segue un’orbita polare con perigeo di 494,6 km e apogeo di 500 km, con un angolo di inclinazione di 97,4 gradi. L’orbita dura 94 minuti e 24 secondi“. Secondo Pyongyang, il satellite monitorerà le condizioni meteo, individuando risorse naturali ed estensione delle foreste, fornendo dati per aiutare gli agricoltori a migliorare i raccolti. Tuttavia, Stati Uniti d’America e Corea del Sud dicono che il lancio rientra nel progetto di Pyongyang per costruire un  missile balistico a lungo raggio dopo che un satellite spia aveva rilevato attività nel centro di prova.
Il 2 febbraio la Corea democratica comunicava all’Organizzazione marittima internazionale (IMO), un’agenzia delle Nazioni Unite, che prevedeva di mettere in orbita un satellite di osservazione della Terra tra l’8 e il 25 febbraio. Il Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America (NORAD) dice che la Corea democratica ha attualmente due satelliti in orbita intorno alla Terra.1034366008-—-kopia

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Test termonucleare, la Corea democratica si protegge?

Aleksandr Vorontsov Strategic Culture Foundation 31/01/2016article-2380055-1B0420D6000005DC-611_964x906Il 2016 ha iniziato con una nota preoccupante nella penisola coreana. C’è stato un altro test nucleare di Pyongyang che avrà egualmente conseguenze a lungo termine, innescando l’ennesima censura dal Consiglio di Sicurezza con un ampio pacchetto di sanzioni, e verrà anche chiesto di aumentare l’attività militare nella regione di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Ciò porterà inevitabilmente a nuove crescenti tensioni nella penisola coreana.

I motivi di Pyongyang
I leader della Corea democratica non sono spaventati dalla prospettiva di azioni di ritorsione, sono pronti a soffrire ancor di più in cambio del diritto a rafforzare le “forze di deterrenza nucleare” della nazione. Una serie di dichiarazioni ufficiali di Pyongyang non lascia alcun dubbio su questo punto. Spiegando la decisione, i leader della Corea democratica ancora una volta indicano i criminali interventi militari statunitensi per cacciare i regimi indesiderabili degli Stati indipendenti. Confutando le terribili previsioni dei politici occidentali, Pyongyang insiste: “Non diffondiamo armi nucleari, né trasferiamo mezzi o tecnologia legati alle armi nucleari. Continueremo i nostri sforzi per denuclearizzare il mondo. Ancora sono valide le proposte per preservare pace e stabilità nella penisola e in Asia del nord-est, inclusi la fine dei nostri test nucleari e la stipula del trattato di pace, in cambio della fine delle esercitazioni militari congiunte degli Stati Uniti”. Eppure le domande rimangono. Perché questo test ora? Era del tutto inaspettato? Lungo quale traiettoria e a quale velocità corre il programma nucleare della Corea democratica? I Paesi vicini corrono un rischio maggiore? Quali sono le possibili conseguenze legali, militari e internazionali di questo test?
Iniziamo cercando di capire che tipo di test si è svolto il 6 gennaio quando Pyongyang ha annunciato ufficialmente di aver testato una piccola bomba a idrogeno, e che solo i limiti geografici della repubblica impediva ai fisici della Corea democratica di testare un serie di testate all’idrogeno da diverse centinaia di kilotoni o megaton. Naturalmente tale messaggio ha attratto l’attenzione del mondo. La produzione nordcoreana di una nuova e molto più potente arma nucleare suscita naturalmente profonde preoccupazioni. Tuttavia, guardando i dati sismici dell’esplosione da 5-6 kiloton, oltre ad altri dettagli, la maggior parte degli esperti nucleari tende a credere che sia stata soltanto la detonazione di una semplice bomba atomica, dato che l’ordigno termonucleare, secondo alcuni scienziati, avrebbe una potenza di almeno un centinaio di kilotoni. Tuttavia, molti esperti avvertono che i fisici nucleari della Corea democratica, questa volta, hanno utilizzato un nuovo tipo di bomba ibrida “potenziata” che permette che la reazione nucleare sia più attentamente controllata e che il combustibile nucleare sia utilizzato in modo più economico ed efficiente, anche se il vero problema è che il test era volto ad iniziare la produzione dell’arma termonucleare.
Pyongyang mostrò sincera moderazione nel 2014 e nei primi mesi del 2015, presentando numerose proposte di pace a quasi tutte le parti interessate. Gli avversari etichettarono le proposte come “propaganda” e le respinsero. Pyongyang avanzò una proposta l’8 gennaio 2015, respinta senza risposta, suggerendo l’annullamento delle manovre militari bilaterali di Stati Uniti-Corea del Sud in cambio del congelamento dei test missilistici e nucleari Pyongyang. In una intervista su YouTube del 22 gennaio 2015, il presidente statunitense Barack Obama ammise con franchezza scioccante che l’obiettivo di un cambiamento di regime a Pyongyang si faceva sempre più complicato: date le notevoli capacità militari della Corea democratica tra cui missili e armi nucleari, non era chiaramente possibile eliminarla con mezzi militari. Tuttavia, Washington, calcolando che la Corea del Sud possa inghiottire rapidamente il vicino settentrionale, spera che la Corea democratica crolli dall’interno. Con ciò, Washington ha distrutto completamente la base per eventuali contatti bilaterali sostanziali con Pyongyang in futuro, confermando la validità della scelta dei leader della repubblica “di una politica incentrata sulla costruzione delle capacità economiche e nucleari”. Non va sottovalutato il capitale politico interno guadagnato effettuando il test nucleare durante la preparazione del 7° Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea (PLC), previsto nel maggio 2016 (il primo in 36 anni). Al congresso il giovane leader della Corea democratica potrà annunciare con sicurezza che la repubblica è entrata nella nuova era termonucleare del “Kimjongunismo” ed è oggi ancora più protetta dalla minaccia di aggressione estera. A noi sembra che la Corea democratica abbia aggiunto il concetto di “pazienza strategica” al suo arsenale di armi per difendersi dagli Stati Uniti e far sì che essi si abituino a convivere con una Corea democratica potenza nucleare. Il Ministero degli Esteri della Corea democratica ha inviato un messaggio chiaro sull’argomento nelle dichiarazioni di gennaio: “Dato che atti ostili degli Stati Uniti sono un ‘fatto comune’… Gli Stati Uniti devono ora abituarsi allo status nucleare della Corea democratica, che lo vogliano o meno”. Allo stesso tempo, il colpo di “tuono nucleare” del 6 gennaio 2016 era la risposta di Pyongyang all’idea, piuttosto avulsa dalla realtà, dell’inevitabile collasso imminente della Corea democratica e sua annessione dalla Corea del Sud.

Le conseguenze del “tuono nucleare” per Corea democratica, penisola coreana e nord-est dell’Asia
1379774 A causa della violazione di Pyongyang delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che le proibiscono di effettuare test missilistici e nucleari, sembra inevitabile che il Consiglio di Sicurezza adotti un nuovo più duro documento. Alcuni negoziati difficili avvengono a porte chiuse e, come sempre, Stati Uniti e Cina sono i principali architetti del piano. Possiamo tranquillamente presumere che in questo momento queste potenze facciano dure contrattazioni e che Washington spinga per sanzioni più dure possibili, mentre Pechino sia a favore di un documento più moderato ed equilibrato. In occidente, le azioni della Corea democratica sono definite “bullismo irresponsabile del giovane Kim” e “grave minaccia alla pace mondiale”, ed altre richieste sono avanzate per una “punizione draconiana” di quel regime ribelle. Si suggerisce che “le sanzioni non funzionano solo perché non ce ne sono abbastanza”. Le raccomandazioni possono essere ridotte all’embargo totale della Corea democratica, richiedendo che il Paese sia posto sulla lista ufficiale degli Stati Uniti degli Stati che sponsorizzano il terrorismo, commettono crimini finanziari o riciclaggio di denaro. Bruce Klingner, ricercatore presso l’Heritage Foundation, suggerisce che gli Stati Uniti abbiano il diritto d’imporre sanzioni a Paesi terzi e privare gli istituti finanziari in quei Paesi dell’accesso al sistema finanziario statunitense, se avesse alcun contatto con le aziende della Corea democratica. Non è difficile intuire che la lama di tale politica punitiva punta principalmente a società ed enti finanziari ed economici di Cina e Russia. E’ stato anche consigliato alla Camera dei Rappresentanti che aerei e navi nordcoreani siano fermati e internati, ovunque si trovino, nel tentativo di espandere la giurisdizione statunitense sul mondo intero, segno della tenace determinazione nell’imporre volontà e dettami di Washington. In tale contesto, la posizione contenuta della Russia appare sobria e lucida. Mosca continua a insistere sulla possibilità di utilizzare i negoziati per risolvere il problema coreano in generale, e la componente nucleare in particolare. Il Ministero degli Esteri russo ha preso atto che il test nucleare in Corea democratica rappresenta “… il successivo passo dello sviluppo di Pyongyang delle armi nucleari, in flagrante violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”. Inoltre, il documento sottolinea la necessità di trovare una via d’uscita diplomatica da questa situazione: “...chiediamo a tutte le parti interessate alla moderazione e ad evitare azioni che potrebbero creare ulteriori tensioni incontrollate nell’Asia nordorientale. Ribadiamo il nostro sostegno a una soluzione diplomatica della situazione nella penisola coreana nel formato dei colloqui a sei, e nel dialogo volto a creare al più presto possibile un sistema affidabile per la pace e la sicurezza nella regione“.
Esperti razionali negli Stati Uniti sono giunti alla conclusione che in 25 anni i tentativi di Washington per fermare e distruggere il programma nucleare di Pyongyang attraverso sanzioni e pressione sono stati un fallimento completo. Gli unici successi degli statunitensi in questi anni furono episodi associati ai loro passi verso un dialogo sostanziale con la Corea democratica: il ritiro unilaterale delle armi nucleari tattiche dalla Corea del Sud di George HW Bush (1991), aprendo la via alla firma della dichiarazione comune delle due Coree sulla denuclearizzazione della penisola coreana, nel 1992, e la conclusione dell’accordo quadro tra Stati Uniti d’America e Repubblica democratica popolare di Corea, nel 1994, che congelò il programma nucleare di Pyongyang per dieci anni. Mentre tale accordo era in vigore (1994-2002), la penisola coreana visse il periodo più tranquillo dal dopoguerra. Attenti scienziati, oltre a un certo numero ex-diplomatici, negli Stati Uniti spingono il governo a riconoscere la necessità di una soluzione diplomatica globale al problema coreano, quale unico modo per risolvere la questione nucleare. Purtroppo, tali raccomandazioni non vengono ascoltate dalla Casa Bianca oggi. Ciò significa che, in assenza del dialogo USA-Corea democratica e dato il continuo confronto, Pyongyang mantiene incentivi e mano libera nel sviluppare ulteriormente il programma nazionale missilistico e nucleare. Una valutazione realistica suggerisce che avendo la Corea democratica effettuato quattro test nucleari, la moderazione sia ora necessaria, proseguendo gli sforzi per una soluzione diplomatica. E questa non è la politica per placare un “piantagrane” o incoraggiare “il cattivo comportamento” di un trasgressore delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si tratta della comprensione razionale dell’ovvio fatto che non vanno ignorate le preoccupazioni del tutto valide di Pyongyang sulla sicurezza. L’unica via d’uscita dalla situazione attuale (in realtà un vicolo cieco) va basata su equi colloqui a sei, rivelatisi utili nel 2003-2009 e che sono un formato per i negoziati da riprendere. Tutto ciò che serve è la buona volontà di tutte le parti, senza eccezioni.ss-130213-kim-jong-un-tease.photoblog900

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere gli USA?

Il massimo leader della RPDC dice che il test della bomba H “è un passo per l’autodifesa, diritto legittimo
Xinhua 10/01/2016

1021906303Kim Jong Un, massimo leader della Repubblica democratica popolare di Corea (Corea del Nord), si è congratulato con i comandanti militari del Paese per quello che ha definito riuscito test della prima Bomba H di Pyongyang, riferiva l’agenzia di stampa ufficiale KCNA. La prova della Bomba H “è un passo dell’autodifesa e della difesa affidabile della pace nella penisola coreana e della sicurezza regionale dal pericolo di una guerra nucleare causata dagli imperialisti guidati dagli USA“, ha detto Kim agli ufficiali durante la visita al Ministero della Forze Armate popolari. “E’ un legittimo diritto di uno Stato sovrano e giusta azione che nessuno può criticare“, avrebbe detto Kim. Kim ha detto che l’esercito deve condurre “una lotta ad alta intensità” per affrontare i problemi scientifici e tecnologici del rafforzamento della difesa e del completamento della preparazione al combattimento, così come “compiere molte conquiste tecnologiche ultramoderne favorevoli alla costruzione della potenza economica e per migliorare i mezzi di sussistenza del popolo“. Ha nuovamente sottolineato la necessità per i militari di potenziare le capacità offensive e difensive e di prontezza al combattimento per “contrastare risolutamente eventuali sfide da forze ostili“. I commenti sono stati i primi del massimo leader della RPDC dopo l’annuncio che il Paese aveva effettuato con successo il primo test della sua bomba all’idrogeno, o suo quarto test nucleare. Mentre molti esprimono sospetti sulla capacità della Corea democratica nel sviluppare con successo la Bomba H, l’annuncio ha scatenato la condanna internazionale.

La Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere gli USA?
Mike Whitney, Global Research, 10 gennaio 2016

_87503379_north_korea_nuclear_tests_624map_v4Ecco il quiz sulla politica estera degli Stati Uniti del giorno:
Domanda 1- Quanti governi gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare dalla seconda guerra mondiale?
Risposta: 57 (Vedasi William Blum)
Domanda 2 – Quanti di quei governi avevano armi nucleari?
Risposta – 0
Vuol dire che la Corea democratica ha bisogno di armi nucleari per dissuadere dall’aggressione gli statunitensi? Sì e no. Sì, le armi nucleari sono un deterrente credibile ma no, non è per questo che la Corea democratica ha fatto esplodere una bomba all’idrogeno. La ragione per cui la Corea democratica ha fatto esplodere la bomba era costringere l’amministrazione Obama a sedersi e prendere nota. Questo è tutto. Il leader supremo della Corea democratica, Kim Jong Un, vuole che gli Stati Uniti sappiano che pagherebbero caro evitare negoziati diretti. In altre parole, Kim cerca di spingere Obama di nuovo al tavolo delle trattative. Purtroppo, Washington non ascolta. Vede la RPDC quale minaccia alla sicurezza regionale e ha deciso che sanzioni e isolamento ulteriori siano i rimedi migliori. L’amministrazione Obama pensa di avere l’intera questione sotto controllo e di non dover essere flessibile o di compromettersi optando per i bastoni invece che le carote. In realtà, Obama ha rifiutato qualsiasi colloquio bilaterale con la RPDC, a meno che non s’impegni subito ad abbandonare i programmi nucleari e lasciare gli ispettori esaminare tutti gli impianti nucleari. Questo non interessa alla Corea democratica, vedendo nel programma delle armi nucleari il suo “asso nella manica”, l’unica possibilità di porre fine alla persistente ostilità statunitense. Ora, se separiamo l’incidente della “bomba all’idrogeno” dalla storia della Guerra di Corea, è possibile distorcere i fatti in modo da far apparire la RPDC come il “cattivo”, ma non è proprio così. In effetti, la ragione per cui il mondo affronta tali problemi, oggi, fu l’avventurismo degli USA nel passato. Proprio come lo SIIL apparve dalle braci della guerra in Iraq, così la proliferazione nucleare nella penisola coreana è il risultato diretto della fallita politica estera degli USA degli anni ’50. Il coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra di Corea preclude una soluzione definitiva, il che significa che la guerra non è mai veramente finita. Un armistizio fu firmato il 27 luglio 1953, concludendo le ostilità, ma un “accordo pacifico finale” non fu mai raggiunto, così la nazione resta divisa. La ragione che pesa sono gli Stati Uniti che hanno ancora 15 basi militari in Corea del Sud, 28000 truppe e abbastanza artiglieria e missili da far saltare l’intero Paese in mille pezzi. La presenza statunitense in Corea democratica impedisce efficacemente la riunificazione del Paese e la conclusione definitiva della guerra, almeno nei termini di Washington. La linea di fondo è che anche se i cannoni hanno smesso di sparare, la guerra si trascina, grazie all’attuale occupazione statunitense. Come la RPDC può normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti se Washington non gli parla e allo stesso tempo insiste sul fatto che debba abbandonare il programma delle armi nucleari, sua unica leva? Forse dovrebbe fare dietro-front, soddisfare le richieste di Washington e sperare che, estendendo il ramo d’ulivo, migliorino gradualmente. Ma come può funzionare se, dopo tutto, Washington vuole un cambio di regime per installare un fantoccio degli Stati Uniti che serva a creare un’altra distopia capitalista per le aziende amiche. Non è forse così che gli interventi degli Stati Uniti di solito si rivelano? Non è un compromesso, è un suicidio. E c’è un’altra cosa: la leadership di Pyongyang sa con chi ha a che fare, motivo per cui adotta la linea dura. Sa che gli Stati Uniti non rispondono alla debolezza, ma solo alla forza. È per questo che non può rottamare il programma nucleare. E’ l’unica speranza. O gli Stati Uniti si piegano facendo concessioni o lo stallo continua. Questi sono gli unici due possibili esiti.
Va notato che prima di Siria, Libia, Iraq, Nicaragua, El Salvador, Vietnam e decenni di stragi degli USA, ci fu la guerra di Corea. Gli statunitensi l’hanno nascosto, ma tutta la Corea, Nord e Sud, sa cosa successe e come finì. Ecco un breve ripasso che spiega il motivo per cui la RPDC ancora diffida degli Stati Uniti, a 63 anni dalla firma dell’armistizio. Il brano è tratto da un articolo intitolato “Gli statunitensi hanno dimenticato cosa fecero alla Corea del Nord”, dal Vox World: “Nei primi anni ’50, durante la guerra di Corea, gli Stati Uniti sganciarono più bombe sulla Corea del Nord di quelle sganciate in tutto il teatro del Pacifico durante la Seconda Guerra Mondiale. Tale bombardamento a tappeto, comprendente 32000 tonnellate di napalm, spesso deliberatamente colpiva obiettivi civili e militari, devastando il Paese assai oltre il necessario per combattere la guerra. Intere città furono distrutte, con molte migliaia di civili inermi uccisi e molti altri rimasti senzatetto e affamati… Secondo il giornalista statunitense Blaine Harden… “In tre anni circa uccidemmo il 20 per cento della popolazione”, disse il Generale dell’USAF Curtis LeMay, responsabile del Strategic Air Command durante la guerra di Corea, all’Ufficio storico dell’Aeronautica nel 1984. Dean Rusk, sostenitore della guerra e poi segretario di Stato, disse che gli Stati Uniti bombardarono “tutto ciò che si muoveva in Corea del Nord, ogni mattone rimasto in piedi”. Rimasti a corto di obiettivi urbani, i bombardieri statunitensi distrussero dighe idroelettriche e per l’irrigazione nelle fasi successive della guerra, inondando terreni agricoli e distruggendo colture… Si possono intravedere le conseguenze umanitarie e politiche in un dispaccio diplomatico allarmato che il ministro degli Esteri della Corea democratica inviò alle Nazioni Unite… nel gennaio 1951: “Il 3 gennaio alle 10:30 una flotta di 82 fortezze volanti sganciò centinaia di carichi mortali sulla città di Pyongyang… tonnellate di bombe e composti incendiari furono sganciate contemporaneamente sulla città, annientando con gli incendi; i barbari atlantisti bombardarono la città con bombe ad alto esplosivo ad azione ritardata, che esplosero ad intervalli per un giorno intero, rendendo impossibile alla popolazione uscire di casa. L’intera città bruciò, avvolta dalle fiamme, per due giorni. Il secondo giorno, 7812 case erano bruciate. Gli statunitensi erano ben consapevoli che non c’erano più obiettivi militari a Pyongyang… Il numero di abitanti di Pyongyang uccisi dalle schegge delle bombe, bruciati vivi e soffocati dal fumo è incalcolabile… Circa 50000 abitanti restarono nella città, prima della guerra aveva una popolazione di 500000 abitanti“. (“Gli statunitensi hanno dimenticato cosa fecero alla Corea del Nord“, Vox World)
Avete capito? Quando fu chiaro che gli Stati Uniti non avrebbero vinto la guerra decisero di dare a “questi marci comunisti” una lezione che non avrebbero mai dimenticato. Ridussero tutto il Nord in macerie fumanti, condannando il popolo a decenni di fame e povertà. Ecco come Washington combatte le sue guerre: “Uccidili tutti e lascia che al resto ci pensi Dio“. Questo è il motivo per cui la RPDC costruisce bombe atomiche invece di cedere; ecco perché Washington è incastrata tra vittoria o annientamento.

Quindi, cosa vuole la Corea democratica dagli Stati Uniti?
La RPDC vuole ciò che ha sempre voluto. Vuole che gli Stati Uniti la finiscano con le operazioni di cambio di regime, onorino i loro obblighi ai sensi dell’accordo quadro del 1994 e firmino un patto di non aggressione. Questo è tutto quello che vuole, la fine delle continue intimidazioni ed interferenze. È chiedere troppo? Ecco come Jimmy Carter riassunse ciò sul Washington Post (24 novembre 2010): “Pyongyang ha inviato un messaggio coerente nei colloqui diretti con gli Stati Uniti, secondo cui è pronta a concludere un accordo per porre fine ai propri programmi nucleari, metterli sotto il controllo dell’AIEA e concludere un trattato di pace permanente sostituendo il ‘provvisorio’ cessate il fuoco del 1953. Si dovrebbe prendere in considerazione una risposta a questa offerta. La sfortunata alternativa per i nordcoreani sarebbe adottare le azioni che ritengono necessarie per difendersi da ciò che dicono di temere di più: un attacco militare dagli Stati Uniti, insieme agli sforzi per cambiare il regime politico”. (“Messaggio coerente della Corea democratica agli Stati Uniti.“, Presidente Jimmy Carter, Washington Post) Vi è bianco e nero. Gli Stati Uniti possono porre fine al conflitto, oggi, semplicemente adempiendo agli obblighi dell’accordo quadro e accettando di non attaccare la Corea democratica in futuro. Il cammino verso il disarmo nucleare non è mai stato così facile, ma le probabilità di Obama di prendere questa strada sono esigue, al meglio.

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Gli Stati Uniti mostrano i muscoli contro la Corea democratica
Andrei Akulov Strategic Culture Foundation 10/01/2016

fo0405-kn08-musudanPochi giorni dopo il test della bomba nucleare (presumibilmente all’idrogeno) della Corea democratica, Stati Uniti e Corea del Sud conducevano una dimostrazione di forza con bombardieri B-52 che volavano sull’Osan Air Base, in Corea del Sud, 70 km a sud del confine tra le due Coree. Il test ha fatto arrabbiare tutte le potenze mondiali, tra cui Russia e Cina. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è stato unanime accettando d’implementare nuove misure per punire il Paese che ha sfidato le Nazioni Unite. Il 10 gennaio, un bombardiere statunitense B-52 è tornato nella base sull’isola di Guam, nel Pacifico, dopo aver sorvolato la Corea del Sud dopo il test nucleare della Corea democratica. L’aereo è stato raggiunto da caccia F-16 sud-coreani ed F-15 statunitensi per la dimostrazione di forza. I voli dei B-52 sono parte del programma del Comando nel Pacifico statunitense chiamato Continuous Bomber Presence. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto la possibilità dell’attacco nucleare come opzione e hanno minacciato la Corea democratica più di nove volte. Lo schieramento è la seconda contromisura della Corea del Sud dal quando la RPDC aveva annunciato il test della bomba H del 6 gennaio. La prima sono le trasmissioni degli altoparlanti contro la RPDC, riprese lungo il confine tra le due Coree quattro mesi dopo esser state fermate. La Corea democratica ritiene che le trasmissioni della Corea del Sud equivalgano a un atto di guerra. Quando Seoul riprese brevemente le trasmissioni di propaganda, ad agosto, dopo una pausa di 11 anni, le due Coree si scambiarono tiri di artiglieria. L’Ammiraglio Harry B. Harris Jr., comandante dell’US Pacific Command, ha detto: “Questa è una dimostrazione del solido impegno degli Stati Uniti con i nostri alleati Corea del Sud e Giappone, e per la difesa della patria americana”. Il B-52 Stratofortress è un bombardiere strategico a lungo raggio propulso da otto motori. Può trasportare circa 30000 kg di munizioni. L’ultima volta che un tale volo fu reso pubblico, avvenne nel 2013, dopo che la Corea democratica effettuò il terzo test nucleare, nettamente condannato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con Stati Uniti e Russia uniti nel voto. Il Pentagono ha più di 75000 soldati in Giappone e Corea del Sud. La Corea del Sud ne ospita 28000 mentre le due Coree tecnicamente rimangono in guerra perché la guerra del 1950-53 si è conclusa con un armistizio invece di un trattato di pace. Gli Stati Uniti prendono in considerazione lo schieramento di una portaerei presso la penisola coreana, il mese prossimo, secondo Yonhap News Agency del 10 gennaio. Fonti hanno indicato che i piani possono includere ulteriori schieramenti della portaerei a propulsione nucleare USS Ronald Reagan, attualmente a Yokosuka, Giappone, di un sottomarino nucleare e dei caccia tattici stealth F-22 Raptor in Corea del Sud. Corea del Sud e Stati Uniti programmano di effettuare la componente navale dell’esercitazione Foal Eagle a marzo, ma pensano di anticiparla. Stati Uniti e Corea del Sud effettuano le annuali manovre provocatorie denominate “Resolve Key” e “Foal Eagle” coi B-52 partiti da Guam, di solito a marzo, e “Ulchi Freedom Guardian” ad agosto. Queste “esercitazioni” durano mesi e coinvolgono decine di migliaia di soldati statunitensi di stanza in Corea del Sud e dispiegati dagli Stati Uniti, così come centinaia di migliaia di controparti sudcoreane. Lo stanziamento di mezzi strategici degli Stati Uniti sulla penisola è un’importante amplificazione delle capacità di primo attacco. Gli Stati Uniti sono impegnati a schierare il 60% delle proprie forze aeree e navali in Asia e Pacifico per rafforzare la cosiddetta dottrina dell’Air-Sea Battle. In accordo con i Paesi della politica del “perno” di Obama, le basi degli USA in Corea del Sud, Giappone, Okinawa, Hawaii e Guam sono sempre più importanti. Inoltre, l’amministrazione lavora intensamente per aprire le basi che gli USA precedentemente chiusero in nazioni geo-strategicamente vitali come Vietnam e Filippine.
Vi è una prova indiretta a sostegno della tesi che l’azione militare è un’opzione prevista. Dopo l’ultimo test della Corea democratica, l’US Air Force Times riferiva che il dipartimento della Difesa ha un piano per mettere al sicuro famigliari dei militari e civili del DoD. Si chiama evacuazione di non combattenti, o NEO, che enuncia i passi necessari affinché famiglie dei militari, civili e persino animali domestici siano ritirati dalle zone del fallout radioattivo. Il piano è sottoposto annualmente, l’ultimo a novembre (quando il piano statunitense-sudcoreano fu concordato e sottoscritto). “La linea di fondo è che quando una crisi s’inasprisce, non si ha tempo per tornare indietro e prepararsi, così ciò che potete fare in anticipo accelererà l’evacuazione”, dice il Maggiore James Leidenberg, pianificatore della 501.ma Brigata d’intelligence militare dell’8.va Armata. Le attività descritte ricordano gli eventi che si svolsero alla fine del 2015. Lo scorso novembre Stati Uniti e Corea del Sud elaborarono nuove linee guida per affrontare le minacce missilistiche nordcoreane, anche individuarle attivamente e distruggerle in caso di emergenza. Le parti hanno deciso piani di attacco preventivo contro i siti nucleari della Corea democratica. Ora collaborano per attuare sistematicamente nuove indicazioni operative per una strategia globale antimissile. Il “Concetto Operativo 4D” (determinare, deviare, distruggere e difendere) richiede risposte più attive in caso di emergenza, lasciando Washington e Seoul attaccare siti di lancio dei missili balistici o dei missili lanciati da sottomarini, senza attendere il primo colpo di Pyongyang. Il ministro della Difesa sudcoreano Han Min-koo e il segretario della Difesa Ashton Carter aggiunsero che ci sarebbe stata particolare attenzione su ricognizione e droni ad alta quota nell’ambito dei nuovi piani. Il piano si basa su scenari concettuali su un attacco della Corea democratica, sottolineando l’urgenza crescente tra i funzionari di USA e Corea del Sud nel prepararsi al caso che la Corea democratica abbia la possibilità di armare i missili con testate nucleari. La Corea del Sud ha confermato i piani per adottare il proprio sistema di difesa missilistica verso la metà degli anni 2020, migliorando la difesa. “Ho abbastanza fiducia che potremo abbattere tutto ciò che lancerebbero”, aveva detto l’Ammiraglio Bill Gortney, che dirige il Comando Nord degli Stati Uniti e il Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America, riferendosi a un possibile attacco prima della firma del piano. Bill Gortney aveva detto ai giornalisti che, secondo la valutazione del Pentagono, la Corea democratica ha ora la possibilità d’inserire testate nucleari miniaturizzate sul suo ultimo missile balistico intercontinentale (ICBM) KN-08. Pyongyang ha “la capacità di mettere un ordigno nucleare su un KN-08 e spararlo in patria”, notava l’ammiraglio. L’evento mi ricorda le memorie che ho finito di leggere un paio di giorni fa. L’ex-segretario della Difesa statunitense William J, Perry racconta il lavoro della sua vita ne Il Mio viaggio sull’orlo nucleare. Questo nuovo libro, pubblicato nel dicembre 2015, è un resoconto del suo servizio. Perry scrive che i piani per un attacco chirurgico contro la produzione nucleare della Corea democratica furono preparati nel 1994, dopo che Pyongyang rifiutò di far entrare gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. In quei giorni c’era l’opinione diffusa che l’attacco non avrebbe causato vittime tra gli statunitensi e non vi era alcun rischio di radiazioni per i piloti nei raid aerei. L’attacco fu poi escluso come opzione. L’allora presidente Bill Clinton non ne fu mai informato.
Per molti anni la Corea democratica ha chiesto un trattato di non aggressione con gli Stati Uniti e un accordo di libero scambio, ma gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato di porre fine alla guerra con la Corea democratica. Nel 1950-1953 gli Stati Uniti sganciarono 635000 tonnellate di bombe sulla Corea democratica, tra cui 32557 tonnellate di napalm. Tale quantitativo è maggiore di quello sganciato nell’intera campagna del Pacifico della Seconda guerra mondiale e più del napalm usato nella guerra del Vietnam. Giornalisti e prigionieri di guerra statunitensi riferirono che quasi tutta la Corea del Nord fu ridotta in macerie. Nel novembre 1950, il bombardamento aveva decimato gli edifici così gravemente che il governo nordcoreano consigliò ai cittadini di scavare per ripararsi. In realtà, è la più lunga guerra della storia degli Stati Uniti. La politica nucleare della Corea democratica è ampiamente condannata dalla comunità internazionale. La sfida plateale non è accettata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma chiede una forma collettiva, non unilaterale, di azioni. I colloqui a sei vanno ancora rianimati, i membri del Consiglio di sicurezza devono continuare a coordinare le attività. Le posizioni di occidente, Stati Uniti, Russia e Cina in generale coincidono. Questo è il momento in cui Stati Uniti e Russia potrebbero avviare un’iniziativa comune sulla questione o, almeno, consultazioni immediate per fare esattamente ciò che possono fare insieme. Questo è il problema che unisce, non divide, le grandi potenze. Il coordinamento potrebbe portare a un altro importante successo della politica estera dopo l’accordo nucleare iraniano raggiunto insieme, non importa quante cose dividano.ap491174201185La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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