I droni ucraini abbattuti in Crimea

Philippe Grasset Dedefensa 9 dicembre 201413261Tranquillamente e con piccoli dettagli “inutili”, fonti militari russe dichiarano all’agenzia Novosti (Sputnik.News 9 dicembre 2014) che “alcuni droni ucraini” sono stati abbattuti sulla Crimea, che ha aderito alla Russia lo scorso marzo e di cui Kiev regolarmente e pomposamente ne annuncia la prossima conquista. Le fonti non specificano il numero di droni o la tempistica in cui si sono verificati tali incidenti, se intercettazioni e abbattimenti sono stati effettuati “il mese scorso” o se le circostanze o le osservazioni sulle procedure convenzionali utilizzate in questo caso sono state rispettate (intercettazione alla frontiera, comunicazione per raccomandare il cambio di rotta, distruzione in caso di continuazione della missione). Una precisazione tecnica è data: veicoli Pantsir dotati di 2 cannoni da 30mm e missili a corto raggio sono stati utilizzati. “La Russia il mese scorso ha abbattuto numerosi aeromobili di sorveglianza senza pilota ucraini che sorvolavano la penisola di Crimea da Nord, con i sistemi missilistici superficie-aria Pantsir (Greyhound), ha detto a RIA Novosti una fonte militare della Crimea. “I Pantsir sono stati usati contro obiettivi dalla divisione presso l’Istmo di Chongar”, ha detto la fonte militare. “Dopo aver riconosciuto il velivolo di sorveglianza senza pilota, viene intercettato al confine con l’ordine di tracciarlo e scortarlo. Se il velivolo di sorveglianza senza pilota vola in profondità nel nostro territorio o si avvicina a una struttura militare, viene abbattuto”, ha aggiunto la fonte. Il numero di aeromobili di sorveglianza distrutti dai missili russi non è stato specificato”. La discrezione dei russi, la loro stretta osservanza del segreto nei casi più problematici e sulle questioni militari (operative e altre) ne rendono delle rivelazioni significative. Le fonti, essendo ufficiali, assai probabilmente hanno informato in accordo con le autorità politiche e per scopi politici ed operative. Diverse conclusioni si possono trarre dal quadro per un’ipotesi interpretativa.
• In generale, questi interventi sono destinati agli osservatori e danno l’indicazione politica che la Crimea è territorio russo difeso come qualsiasi territorio russo e che alcuna violazione della sovranità sarà tollerata. La Crimea non è una sorta di Pakistan o Yemen dove droni stranieri vagano impunemente.
• Queste informazioni, date con il contagocce ma precise, evidenziano l’efficacia della difesa aerea russa in Crimea. Se l’altra parte vuole esserne informata con le sue incursioni, ora abbiamo anche la prova che si è in guerra della comunicazione sulle “operazioni segrete”.
• Il chiarimento sul sistema utilizzato per tali distruzioni può anche essere interpretato come indicazione che la difesa aerea in Crimea è forte, nel senso che dispone di tutti mezzi d’intervento necessari. (E’ noto, inoltre, che una squadra di intercettori Sukhoj Su-30 è stato staccata dal suo squadrone di provenienza da una base russa nel nord, per essere schierata in Crimea per le operazioni “di polizia dello spazio aereo”).
• Infine, la precisazione che la distruzione ha avuto luogo “il mese scorso” senza specificare cosa sia successo prima, suggerisce che i russi avrebbero concluso di esser certi che tali droni siano stranieri stanziati in Ucraina. I droni non sarebbero utilizzati dalle forze ucraine, i tentativi ufficiali ucraini di dotarsi di droni realizzati dagli israeliani non hanno portato a nulla (17 settembre 2014). Queste rivelazioni così ci invitavano a concludere che i russi credono o sanno che i droni sono schierati e utilizzati da non-ucraini cioè, seguendo l’ipotesi, dalla CIA che li usa, per esempio. Chi altro?
Ora si espanda il punto. L’impressione di professionalità, discrezione e efficienza che deriva da questi dati incontra le apprensioni del blocco BAO, in particolare degli Stati Uniti, sulla capacità russa, partendo dalle informazioni sulla distruzione dei droni “ucraini”, nel campo dei missili terra-aria. A tal proposito, più in generale nuove informazioni filtrano dal blocco BAO. Fonti militari e d’intelligence degli Stati Uniti hanno commentato nei giorni scorsi che l’invio degli S-400 alla Cina, dopo la firma di un contratto di vendita (1 dicembre 2014), sia un atto militare di grave preoccupazione per le forze USA. Queste fonti confermano che Stati Uniti e blocco BAO non hanno “alcun equivalente” dell’S-400 e non ci sono serie contromisure contro questi sistemi, che sono un’enorme ipoteca per l’offensiva aerea in caso di conflitto. L’unica incertezza, riferiscono le fonti, è se i russi consegnano ai cinesi l’S-400 al massimo standard che equipaggia le loro forze. Secondo le ipotesi classiche i russi non lo farebbero, essendo straordinariamente cauti nella consegna di armi sofisticate e nel trasferimento tecnologico. Ma il nuovo rapporto strategico tra Russia e Cina “sfoca tutti i dati disponibili“, riferiscono le fonti e le ipotesi convenzionali potrebbero esser già obsolete, e l’S-400 consegnato agli standard russi…
Nello stesso campo dei missili russi (ma anche cinesi e iraniani), le stesse fonti hanno detto che la minaccia principale, quasi come la potenza della difesa aerea della Russia, è nel campo dei missili antinave (terra-mare, mare-mare, aria-mare). Fonti militari del blocco BAO (USA) sono estremamente impressionati dallo sviluppo di missili antinave, in particolare di Russia e Cina, estremamente veloci (ipersonici a 4/5 Mach), altamente protetti elettronicamente, rendendone l’intercettazione incredibilmente complessa se non impossibile, con grande raggio e potenti testate. Questi missili sono progettati per colpire molto duramente le portaerei degli Stati Uniti, “come i giapponesi colpirono le corazzate della Flotta del Pacifico a Pearl Harbor“… Ciò dimostra la mancanza di entusiasmo dell’US Navy per le politiche dei falchi antirussi e anticinesi della leadership di Washington. Questo tipo di arma ha quasi il carattere di “arma navale assoluta” conforme a capacità operative e potenza dell’US Navy. Se si scopre che un missile antiportaerei esiste vi è il rischio della paralisi dell’US Navy dovuta alla psicosi che ne nascerebbe: il piccolo numero di grandi portaerei d’attacco su cui si concentra la maggior parte della potenza navale statunitense, attualmente 10, tra cui 5-6 in rotazione nello schieramento offensivo per esigenze di manutenzione, carenatura, ecc., incoraggiando una prudenza tale che la flotta in sostanza offensiva diverrebbe quasi difensiva, con una ritirata strategica dell’US Navy che la priverebbe della capacità di controllare i mari a livello globale. Ciò senza parlare del disastro che sarebbe la perdita di una o più portaerei, percepibile come una sorta di 9/11 (nuova immagine di Pearl Harbor) per la potenza militare USA, ma un 9/11 senza potenza militare pronta ad organizzare una risposta, poiché tale potenza verrebbe colpita ed orribilmente danneggiata. Nella stessa ottica, e mentre i negoziati con l’Iran sul nucleare falliscono, tali fonti affermano inoltre che l’US Navy considera il Golfo Persico una “trappola mortale” da cui ritirare quanto prima le portaerei, se ci fossero, in caso di rischio di conflitto. La parte iraniana è assolutamente presidiata e piena di postazioni missilistiche, di cui almeno la metà nascoste e non identificate, e quindi che non possono essere distrutte da attacchi preventivi…
Così la situazione generale di tensione e vere condizioni di possibile conflitto dall’inizio della crisi ucraina spingono gli strateghi militari USA (seri e non strateghi neocon da think tank) a considerare la realtà della situazione strategica complessiva. Il risultato non è così eccitante quanto creduto. La potenza statunitense è considerevole, certamente, ma sovraestesa e iperconcentrata su dei punti di forza (come le portaerei) che dovrebbero essere invulnerabili. Un cambio improvviso nelle circostanze o capacità tecniche, o in entrambi, potrebbe improvvisamente mutare l’egemonia di tale potenza, rendendola improvvisamente vulnerabile e costringendola a ritirarsi in una difesa totalmente in contraddizione con la politica espansionistica degli USA (blocco BAO). Nelle circostanze in cui la Russia (e la Cina, ed altri) tendono ad espandere le capacità belliche, gli Stati Uniti scoprono debolezze potenziali basate su squilibri, inadeguatezze e contraddizioni strutturali che hanno la possibilità di collassare comportando drammatici cambi di fortuna politica. Così si definisce la potenza (militare e non) del blocco BAO (Stati Uniti) e della nostra contro-civiltà: enorme, travolgente quanto si vuole, ma anche sempre più squilibrata ed instabile, con la possibilità di collassare all’improvviso, senza permettere un ripiego, una ripresa o un contro-attacco. La situazione è sempre più del “tutto o niente”, con il “tutto” che vacilla sempre più.1302717433Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo ‘cervello’ dell’esercito russo

La nuova struttura da ricognizione e d’attacco C4I dell’esercito russo
Valentin Vasilescu – Reseau International 22 ottobre 2014

Un esercito moderno del terzo millennio si basa su un sistema integrato ricognizione-attacco, in grado di rilevare e monitorare continuamente il nemico per determinarne le debolezze e il momento ottimale per distruggerlo.slide0021_image181L’unica forma di assicurazione in combattimento, nota nella scienza militare, è il rilevamento in tempo reale della posizione dei combattenti nemici, lo stato del loro materiale bellico e trarne le intenzioni da movimenti e manovre nello spazio e nel tempo. A differenza di altre forme di ricognizione, la ricognizione aerospaziale ha il vantaggio di coprire l’intero teatro delle operazioni militari. Nel 2014, l’esercito russo completò la realizzazione di nuove strutture da ricognizione, basate sul complesso da ricognizione-attacco progettato per assicurare il dispiegamento immediato delle forze con la massima precisione e a distanze di diverse centinaia o migliaia di chilometri. Con queste complesse strutture, la Russia ora possiede quei sistemi di ultima generazione che solo gli statunitensi avevano. La NATO è consapevole del fatto che, a causa della nuova struttura da ricognizione, l’esercito russo ormai conosca molto bene la posizione di tutte le forze e i mezzi degli eserciti dei Paesi della NATO vicini alla Russia. Può rilevare in tempo reale ogni nuovo dispiegamento di truppe NATO nelle aree lungo i suoi confini. Va ricordato che il successo di qualsiasi operazione di terra è impensabile senza l’uso di velivoli senza equipaggio (UAV) che, con termocamere a infrarossi e vari sensori, pattugliano i cieli 24 ore su 24. Negli ultimi dieci anni, i combattimenti in aree popolate contro la guerriglia urbana sono stati efficaci proprio per l’uso simultaneo di droni, cacciabombardieri ed elicotteri d’attacco.
Gli eserciti moderni, della Federazione russa come gli Stati Uniti, utilizzano un programma complesso, su tre livelli di raccolta ed elaborazione dati, per formarsi un quadro completo della situazione nel teatro delle operazioni terrestri. Oltre alle informazioni raccolte da oltre un centinaio di satelliti militari russi, dotati di sensori di vario tipo. Il primo livello è fornito da 4-6 minivelivoli senza equipaggio (UAV) tipo Zala 421-08 (Strekoza) disponibili ad ogni battaglione delle forze di terra dell’esercito russo. Sono silenziosi, propulsi da un motore elettrico, con un raggio di 30 km e una quota di volo di 2000 m.

933736799_z4JLG-640x427Yakovlev Pchela-1T UAV36 altri droni Jakovlev Pchela-1 T e Rubezh (simile allo statunitense RQ-7 Shadow) a corto raggio e quota di volo di 2500-3600 m, sono assegnati a brigate di fanteria, d’artiglieria e aeroportate russe. Sono dotati di dispositivi elettro-ottici agli infrarossi e sensori in grado di distinguere un bersaglio in movimento e rilevare lo spostamento di decine di centimetri dell’ombra di un uomo a una distanza di 700 m. I droni a corto raggio hanno un’autonomia di 2-4 ore, con un campo di osservazione totale ma con scarse apertura e profondità. Ecco perché le brigate carri armati russi, che hanno un alto ritmo offensivo, devono dotarsi, entro il 2015, di quattro velivoli senza pilota da ricognizione con autonomia intermedia Dozor 600, simile all’MQ-1B Predator statunitense. L’equipaggiamento di navigazione è un FLIR che include videocamera diurna e agli infrarossi, telemetro laser e un proiettore laser per dirigere le armi. Come l’MQ-1 Predator ha un sensore di movimento SAR (Synthetic Aperture Radar); il Dozor è dotato di sistemi subalari cui poter appendere due missili laserguidati, due lanciarazzi o 6 bombe da 20 kg.

Dozor 600Il secondo livello di raccolta ed elaborazione dei dati è strettamente legato a tutte le unità in campo, ed è composto dalla flotta di elicotteri russi in supporto alle forze di terra. Si tratta in particolare degli elicotteri da ricognizione e attacco Mi-24V/Mi-35, Mi-28 e Ka-52 Alligator. I sensori di navigazione FLIR, il sistema di gestione dei dati di tiro e di ricerca dell’elicottero sono montati nella speciale carenatura MMS sul muso del velivolo. L’equipaggiamento comprende una telecamera diurna e una ad impronta termica notturna, un piccolo radar a frequenze millimetriche e un telemetro laser per dirigere armi ad alta precisione. Il terzo livello di raccolta ed elaborazione dati è la ricognizione strategica, rappresentata da aerei da ricognizione a lungo raggio. La Russia possiede 17 droni furtivi Skat, simili al tipo RQ-170 Sentinel statunitense usato in Afghanistan, con una quota massima di 12000 metri e un’autonomia di 4000 chilometri.SKAT-UAVMa alla base rimangono essenzialmente i velivoli da ricognizione ELINT, con a bordo equipaggi specializzati. La Russia ha 20 velivoli Il-20M1, con un’autonomia di 6500 chilometri e quota di volo di 11800 m, in grado di pattugliare i cieli per 12 ore senza rifornimento. L’Il-20M1 ha un team di otto specialisti ELINT e un radar ad alta potenza. Il radar Kvalat-2 rappresenta su schermi digitali la mappa del terreno lungo la rotta fino a una distanza di 300 km. Nella memoria del processore, una scheda viene registrata confrontando automaticamente la mappa per rilevare la comparsa di mezzi da combattimento nemici o modifiche ai dati già raccolti nella memoria. La ricognizione tramite “radiolocalizzazione” avviene con le apparecchiature Romb-4 per rilevare segretamente e visualizzazione sullo schermo la posizione di tutti i trasmettitori terrestri che operano fino ad una distanza di 500 km. Con la memoria del processore, è possibile identificare nuovi radar della difesa antiaerea, centri comando di battaglioni, brigate e corpi d’armata, o cambi delle postazioni già note. Altri specialisti a bordo del velivolo operano con sensori nello spettro visibile e a infrarossi ad alta risoluzione. Tutte le informazioni raccolte vengono trasmesse immediatamente attraverso una linea-dati video criptata a una rete automatizzata di gestione C4I dello Stato maggiore tattico. Per via delle apparecchiature di bordo, il costo dell’Il-20M1 è diverse volte superiore a quello di un aereo di quinta generazione F-22. Inoltre, l’esercito russo usa per la ricognizione ad alta quota, 42 caccia MiG-25RB appositamente modificati per la ricognizione. Volano a 3470 km/h (Mach 3,2) a una quota massima di 24400 m. La Russia utilizza anche una squadriglia di bombardieri strategici (Tu-142/Tu-95M), che volano ad una velocità di 920 km/h a una quota di 12000 m.

Il-20MLa complessa struttura ricognizione-attacco della ricognizione aerea è soggetta all’avanzato sistema automatizzato C4I dello stato maggiore tattico, che svolge le seguenti funzioni: comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni relative all’interoperabilità. I sistemi C4I russi rappresentano l’ultima generazione di microprocessori e apparecchiature per comunicazioni via satellite, compresi sensori da sorveglianza e controllo. Inoltre, questi sistemi dispongono di potenti memorie e server di ultima generazione, con crittografia digitale sicura su tutto lo spettro delle frequenze, rendendo le interferenze impossibili. C4I assegna automaticamente il target individuato a sistemi d’attacco terrestri (artiglieria, missili superficie-superficie), sistemi navali a bordo di navi o sistemi aerei a bordo dei velivoli da combattimento, in funzione della loro portata. Ucraina, Polonia, Stati Baltici e Romania hanno sistemi da ricognizione rudimentali e non possono nemmeno sognarsi di avere mai un sistema da ricognizione-attacco integrante il C4I. Anche se l’Ucraina non ha una struttura da ricognizione paragonabile a quelle della Russia, il rapporto di forza tra il suo esercito e quello del Donbas (8 a 1 numericamente, qualitativamente 1 a 20), a favore dell’esercito ucraino e con supremazia aerea assoluta, non è stato ancora sfruttato nella cosiddetta operazione antiterroristica contro i separatisti nel Donbas. La vetustità degli equipaggiamenti da ricognizione aerea ucraini, risalenti agli anni ’50-’60, costringono questi aerei a volare entro la portata dei missili mobili dei combattenti della Novorossija. Questi hanno potuto abbattere quattro aerei da ricognizione ucraini, mettendo fine ai voli da ricognizione dell’esercito di Kiev. Il governo di Julija Timoshenko fece la cosa più stupida degli ultimi 23 anni, ritirando e abolendo nel 2006 l’ultimo squadrone bombardieri e ricognizione ucraino, dotato dei supersonici Tu-22M3. I 43 velivoli Tu-22M3 ereditati alla dissoluzione dell’ex Unione Sovietica potevano volare a 2000 km/h (Mach 1,88) a 14500 m di quota. Se l’Ucraina fosse stata veramente interessata ad acquisire piattaforme aeree con moderni sistemi di ricognizione, forse ci sarebbe stata un’altra situazione sul campo di battaglia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa succede nella misteriosa Area 51?

RussiaToday 10 agosto 2014

Le immagini satellitari della base statunitense Area 51 mostrano ciò che sembra la costruzione di un enorme hangar. Dimensioni, posizione e tempistica della costruzione di questa struttura porta molti a chiedersi: che cosa nasconde?

sat_image_2011_03Nell’agosto 2013, la CIA riconobbe l’esistenza della base militare Area 51 nel deserto del Nevada, utilizzata per programmi di test di volo segreti. Durante la guerra fredda il sito fu utilizzato per testare gli aerei spia in grado di coprire lunghe distanze e volare ad alta quota. Fu costruita nel 1954 presumibilmente come base segreta in cui l’azienda aerospaziale Lockheed Aircraft Corporation potesse sviluppare gli aerei per la CIA. Da allora la base ha continuato a crescere. Nel 2007 una struttura che, secondo alcuni esperti potrebbe contenere il drone-spia segreto RQ-180, fu costruita dalla Northrop-Grumman. Tuttavia, recenti foto satellitari mostrano quello che sembra essere la costruzione di un nuovo grande hangar suscitando grande interesse. Le immagini possono essere visualizzate sul sito Terraserver. Si trova alla fine della pista, a sud della base, come il giornalista Tyler Rogoway, specialista nella difesa, ha pubblicato in un articolo su Jalopnik. Questa posizione potrebbe consentire l’accesso rapido alla pista degli aeromobili all’interno dell’hangar, aggiunge. Secondo l’esperto, i velivoli potrebbero nascondersi ed evitare di essere spiati dai satelliti.

RQ-180-in-flightVolo ipersonico? Nuovo bombardiere?
Alcuni esperti ritengono che si tratti di una base per le operazioni di Lockheed e Boeing per il nuovo prototipo del potente bombardiere strategico LRS-B, cosa logica dato che l’hangar costruito nel 2007 presumibilmente appartiene alla Northrop-Grumman. In alternativa, aggiunge Rogoway, la struttura ospiterebbe i nuovi prototipi delle aziende dell’industria degli armamenti. Il fatto che tale struttura sia così lontana dal resto delle infrastrutture dell’Area 51, potrebbe indicare che vi sia un sistema d’ama che può eseguire attacchi complessi. Rogoway suggerisce che potrebbe anche essere un velivolo in grado di volare a velocità ipersonica, cioè un aeromobile che in pochi minuti potrebbe trasferirsi in un Paese lontano e attaccarlo. Ciò si adatterebbe all’idea dell’amministrazione Obama di impegnarsi in guerre a bassa intensità in cui droni e non forze militari sul terreno, eseguano gli attacchi. Nell’hangar dei misteriosi droni-spia potrebbero esservi gli SR-72 Blackbird, che possono attraversare il territorio degli Stati Uniti in meno di un’ora e, come previsto, entreranno in servizio nelle forze armate statunitensi nel 2030. Secondo l’articolo su Jalopnik, per decenni s’è cercato di sviluppare un velivolo da trasporto furtivo a decollo e atterraggio corto, e qui potrebbe essere ospitato. Oppure, forse si tratterebbe di un velivolo da trasporto tattico furtivo. La struttura sarebbe perfetta per scaricare carichi segreti di dimensioni sproporzionate per tale tipo di trasporto. Tuttavia, secondo l’esperto, sulla base delle immagini satellitari appare più probabile che l’hangar ospiti il nuovo bombardiere strategico a lungo raggio. In realtà, il mese scorso l’USAF annunciava una concorso per sviluppare questo velivolo.
Non sono ancora noti i velivoli che in futuro saranno ospitati nell’enorme hangar, ma “una cosa è certa: l’Area 51 testa grandi e piccoli aeromobili segreti e sembra che gli affari vadano a gonfie vele“, dice Rogoway.

U.S.-Air-Force_Lockheed-Martin-long-range-strike-(LRS)-Aircraft_180113Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, tra droni e prestiti a vuoto

Alessandro Lattanzio, 15/3/2014
28_siUn altro drone dell’esercito degli Stati Uniti veniva catturato in Crimea, a Turetskij Val, secondo il gruppo aziendale militare Rostekhnologij. “Il drone volava a circa 4000 metri ed era praticamente invisibile da terra. E’ stato possibile interrompere i contatti con gli operatori statunitensi con il sistema EW (Guerra Elettronica) Avtobaza. Il drone compiva un atterraggio di emergenza, cadendo così intatto nelle mani delle forze d’autodifesa di Crimea. L’UAV MQ-5B, a giudicare dal suo numero di identificazione, appartiene alla 66.ma Brigata da ricognizione USA di stanza in Baviera e che dispone di 18 droni MQ-5B“. All’inizio di marzo, la Brigata statunitense è stata trasferita presso Kirovograd, da dove i droni compiono i raid sulla Crimea e la frontiera russa. In precedenza, tali droni erano apparsi nella regione di Kherson, in Crimea.
In relazione alle attività della NATO in prossimità delle frontiere bielorusse, il Segretario Generale della CSTO Nikolaj Bordjuzha ha affermato, “Non possiamo ignorare le attività del gruppo aereo della NATO in prossimità delle frontiere bielorusse. Non consideriamo la Russia partecipe del conflitto e non prepariamo misure in risposta a ciò che accade in Ucraina. Naturalmente monitoriamo la situazione e pensiamo che sia prematuro adottare misure nel quadro della CSTO“. Vasilij Alekseenko, membro del Comitato Permanente per la Sicurezza Nazionale della Camera dei Rappresentanti di Minsk, dichiarava che le esercitazioni della NATO presso il confine bielorusso con Polonia e Lituania erano motivi sufficienti per adottare misure per garantire la sicurezza dello Stato. “Dobbiamo analizzare la situazione con chiarezza e prendere decisioni appropriate“, ha detto il deputato aggiungendo che le forze armate, le truppe degli interni e di frontiera, e il Ministero delle Emergenze devono difendere gli interessi della Bielorussia, completando la prima fase delle esercitazioni di prontezza al combattimento delle Forze Armate. Il Presidente Aleksandr Lukashenko ha indicato l’avvio della seconda fase delle esercitazioni, “Il governo non può stare fermo. Oggi chi attende viene superato. Facciamo la cosa giusta proteggendo l’indipendenza e la sicurezza del nostro Stato“. In Polonia e Lituania, vicino ai confini bielorussi “vengono schierate forze aeree da Italia e Gran Bretagna. Cosa vorrebbero fare ai confini della Bielorussia? L’alleanza cerca di mostrare il suo livello di efficienza. Pertanto, la Bielorussia adotta misure appropriate“, ha detto Vassilij Alekseenko. “La risposta della Bielorussia alla presenza di forze NATO in prossimità dei confini bielorussi è assolutamente lecita”, dichiara il Presidente della Commissione Permanente per gli Affari Internazionali della Camera dei Rappresentanti della Bielorussia Nikolaj Samosejko, commentando la sessione del Consiglio di Sicurezza del 12 marzo, quando è stato deciso l’invio di 15 aerei russi nel territorio vicino alle esercitazioni della NATO. Infatti, 6 jet da combattimento Su-27 e 3 aerei da trasporto militare russi con personale di supporto a bordo arrivavano il 14 marzo nella base aerea bielorussa di Bobrujsk, in linea con l’accordo bilaterale sulla protezione congiunta dello spazio aereo dell’Unione. Gli aerei rafforzano i quattro caccia russi Su-27 Flanker della vicina base aerea di Baranovicy. “La decisione è stata presa in risposta all’esercitazione della NATO presso i nostri confini, e questa decisione non contraddice il quadro giuridico, in particolare il trattato dello Stato dell’Unione di Russia e Bielorussia. Bielorussia e Russia sono interessate alla stabilizzazione della situazione in Ucraina al più presto possibile, con l’adozione di decisioni equilibrate nell’interesse delle nazioni e nel massimo rispetto della legalità. Non possiamo non preoccuparci dello stato dell’ordine in Ucraina. I popoli di Bielorussia, Russia e Ucraina sono alleati per storia, geografia e legami economici. Pertanto, collaboreremo e siamo interessati alla rapida soluzione della crisi politica ucraina“. Anche le forze armate russe intensificano le manovre militari in varie regioni confinanti con l’Ucraina. “L’obiettivo principale è verificare il grado di preparazione delle unità militari e condurre missioni di combattimento su terreni sconosciuti. I comandanti dei reparti si addestrano all’organizzazione di vari tipi di combattimento, apprendendo a pensare in modo non stereotipato, ingannare il nemico e ottenere la sorpresa” dichiarava il ministero della Difesa russo. Diverse unità di fanteria meccanizzata, artiglieria, distaccamenti ferroviari e fanteria aviotrasportata, le truppe russe d’elite, sono state trasferite nella regione di Rostov, al confine con l’Ucraina, per partecipare alle esercitazioni che simulano situazioni reali di combattimento. Sono iniziate anche le grandi manovre della difesa aerea nelle regioni occidentali della Russia, ai confini con l’Ucraina. Il ministro della Difesa ucraino Igor Tenjukh riconosceva che 220000 soldati russi sono dispiegati lungo il confine con l’Ucraina, un contingente superiore a tutte le truppe dell’esercito ucraino.
Il parlamento ucraino ha votato la creazione della Guardia nazionale nell’ambito del ministero degli Interni e che svolgerà diverse attività nella sicurezza ucraina, tra cui “la protezione delle frontiere del Paese e la lotta contro il terrorismo“. Nel frattempo, due persone sono state uccise a Kharkov, nella notte del 14 marzo, assassinate dai fascisti di Fazione Destra che avevano aggredito gli attivisti antifascisti di Oplot e preso tre ostaggi. La polizia alla fine ha arrestato i terroristi e liberato gli ostaggi. Il gruppo di 40 squadristi armati si era barricato nella sede locale del movimento neonazista, da cui sparava e lanciava bombe molotov contro gli attivisti anti-Maidan. Due persone sono state uccise nella sparatoria e almeno altre quattro ferite. La polizia prese d’assalto l’edificio arrestando 30 terroristi. “Abbiamo iniziato ad identificarli, non avendo passaporti addosso“. Secondo l’attivista locale Sergej Judaev, le autorità locali coprivano i fascisti di Fazione Destra cercando di nascondere il fatto che il gruppo avesse un deposito di armi nell’edificio. Judaev ha anche confermato che l’8 marzo lo stesso gruppo aveva attaccato diversi attivisti che tornavano da un raduno anti-Majdan. Judaev ha detto che il nuovo capo della polizia locale è stato nominato dalla “giunta” Kiev, e per ciò copriva i crimini di Fazione Destra. Contemporaneamente ad una manifestazione nazi-atlantista indetta a Mosca dai locali agenti dell’ambasciata USA (tra cui lo pseudo-comunista Udaltsov) e che ha raccolto 3000 squadristi locali e ucraini, la polizia arrestava un gruppo di sei terroristi nazisti ucraini, giunto in città per organizzare tumulti. Infine il ministero degli Esteri russo dichiarava di prendere in considerazione la richiesta di proteggere i civili in Ucraina dagli attacchi dei nazisti ucraini che perpetuano violenze. “La Russia riceve numerose richieste per proteggere i civili“; secondo il ministero russo vi sono “rapporti allarmanti” su un “convoglio di mercenari armati” di Fazione Destra diretto a Donetsk, Kharkov e Lugansk, dopo che i capi del gruppo fascista hanno annunciato “l’apertura del fronte orientale.
1280461Il 14 marzo, il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, in cui “ha sottolineato che la decisione di tenere il referendum in Crimea è in linea con le disposizioni del diritto internazionale e con la Carta delle Nazioni Unite“. Inoltre, durante il suo incontro con il segretario di Stato USA John Kerry, il capo della diplomazia russa Sergej Lavrov ha espresso la “profonda preoccupazione” di Mosca sul fatto che nessuno fermi gli estremisti mentre “le provocazioni continuano come le violenze” in Ucraina. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, dopo i colloqui a Londra con il segretario di Stato USA John Kerry, affermava che “Siamo in disaccordo sulle misure da adottare, non abbiamo bisogno di una struttura internazionale per esaminare le relazioni russo-ucraine“, ricordando che “la crisi non è dovuta alla Russia. La Crimea per la Russia significa molto di più che le isole Comore per la Francia o le Malvinas per la Gran Bretagna… La Crimea non può essere studiata al di fuori del contesto storico. È possibile mantenere l’ordine in questa penisola con le milizie d’autodifesa, determinate ad impedire il ripetersi di Majdan”. Durante l’incontro, Lavrov ha espresso la “profonda preoccupazione” di Mosca per il fatto che nessuno trattenga i radicali dal “perpetrare provocazioni e violenze” in Ucraina. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha parlato anche con il primo ministro inglese David Cameron e il ministro degli Esteri William Hague. Cameron ha ribadito le minacce delle sanzioni contro la Russia già avanzate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Mosca comunque ha inserito molti “ministri” golpisti nella lista dei ricercati dell’Interpol per la loro collusione con il terrorismo. In sostanza, conclude Lavrov, dopo il vertice con il segretario di Stato John Kerry e i capi inglesi, “Non abbiamo una visione comune della situazione in Ucraina. Sussistono le differenze“. Il ministro russo ha aggiunto che Mosca rispetterà la volontà del popolo di Crimea nel prossimo referendum per l’indipendenza del 16 marzo, per decidere se staccarsi dall’Ucraina e aderire alla Russia. Lavrov ha detto che questo referendum è conforme al diritto internazionale, e la regione deve essere trattata come il Kosovo, che dichiarò l’indipendenza dalla Serbia nel 2008. Lavrov ha detto anche che se il Kosovo è un caso speciale per l’occidente, la Crimea lo è ancor di più per la Russia. Stati Uniti ed Unione europea sostengono il governo golpista ucraino contro la Crimea, minacciando la Russia di sanzioni per il suo atteggiamento. Lavrov ha commentato tale minaccia come controproducente. Infatti, in un comunicato di questa settimana, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto: “esaminiamo una serie di misure economiche e diplomatiche per isolare la Russia e colpirne l’economia e lo status mondiale“. Il ministro degli Esteri inglese William Hague ha promesso che la Russia “pagherà a caro prezzo” la Crimea. Una delle possibili sanzioni di Stati Uniti e UE contro la Russia è l’embargo sul petrolio russo. Ma l’Europa non può farne a meno immediatamente, abbandonando la propria politica energetica verso la Russia. Un modo per l’UE di sostituire il gas russo sarebbe quindi importarlo dagli Stati Uniti. Tuttavia, i primi terminali di GNL dovrebbero essere pronti non prima del 2015.
Custody-Holdings_1_0Gli occidentali, preparando il pacchetto di aiuti all’Ucraina, avranno un’altra amara sorpresa, quei miliardi certamente finiranno in Russia essendo destinati a pagare le forniture energetiche dalla Russua. Infatti l’accordo finanziario esistente tra i due Paesi ne impone l’immediato trasferimento diretto dall’Ucraina alla Russia. A dicembre, quando Mosca decise di prestare all’Ucraina 15 miliardi di dollari, l’Ucraina s’impegnò ad emettere obbligazioni che la Russia avrebbe comprato a rate nel 2014. La prima e unica rata di 3 miliardi fu pagata a dicembre, quando il presidente ucraino Viktor Janukovich era ancora in carica. Tale rata, con un tasso d’interesse del 5 per cento, scadrà il 20 dicembre 2015. Nell’accordo, il paragrafo 3 (b) afferma: “Il rateo del debito e relative note rimangono sospese finché l’emittente provvede a che il volume del debito pubblico totale e lo stato del debito garantito non superino mai un importo pari al 60 per cento del PIL nominale annuale dell’Ucraina”. Le implicazioni di tale clausola fanno in modo che, una volta esteso il prestito all’Ucraina, Paese con un rapporto PIL/debito superiore al 60 per cento, comporti l’immediato default del prestito russo. In questo modo la Russia avrà diritto ad esigerne il rimborso immediato. E poiché le obbligazioni sono disciplinate dalla legislazione inglese (su cui si basa l’accordo per il prestito russo), sarà estremamente difficile per l’Ucraina evitare di pagare, utilizzando così il prestito occidentale a tale fine. Nel frattempo le società russe ritirano miliardi di dollari dalle banche occidentali, in reazione alle minacciate sanzioni contro Mosca. Le banche statali russe Sberbank e VTB e aziende industriali come Lukoil ritirano il denaro dagli istituti di credito occidentali. VTB ha anche cancellato un vertice con gli investitori statunitensi previsto per aprile.

Fonti:
NBC News
Nsnbc
PressTV
RBTH
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Reseau International

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StopNATO
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RussiaToday
The BRICS Post

L’US Special Operations Command (SOCOM), svelati i segreti dell’esercito segreto

Nick Turse Global Research, 27 gennaio 2014

mcraven obamaAgiscono nello splendore verde della visione notturna nel sud-ovest asiatico e negli agguati nelle giungle del Sud America. Strappano [1] gli uomini dalle loro case nel Maghreb [2] e attaccano militanti pesantemente armati nel Corno d’Africa. Sentono gli spruzzi salati quando volano sulle onde turchesi dei Caraibi e azzurro intenso del Pacifico, svolgono missioni nei soffocanti deserti del Medio Oriente e nella gelida Scandinavia [3]. L’amministrazione Obama ha intrapreso una guerra segreta planetaria [4] la cui ampiezza finora non è mai stata pienamente rivelata. Dall’11 settembre 2001, le forze speciali degli Stati Uniti sono cresciute in modo inimmaginabile, sia in numeri che in budget. La cosa più significativa, tuttavia, è l’aumento delle operazioni speciali a livello globale. Questa presenza, oggi in quasi il 70% delle nazioni del mondo, fornisce un’ulteriore prova della dimensione e della portata della guerra segreta che si estende dall’America Latina alle terre più remote dell’Afghanistan, dalle missioni di addestramento con i loro alleati africani alle operazioni di spionaggio nel cyberspazio. Come notato, negli ultimi giorni della presidenza Bush, le forze speciali erano dispiegate [5] in 60 Paesi nel mondo. Nel 2010 erano 75, secondo [6] Karen DeYoung e Greg Jaffe del Washington Post. Nel 2011, il portavoce del Special Operations Command (SOCOM), colonnello Tim Nye disse  [7] a TomDispatch che la cifra totale era 120. Attualmente, questa cifra è ancora più elevata. Nel 2013, le forze d’elite statunitensi sono state schierate in 134 Paesi nel mondo, secondo il comandante Matthew Robert Bockholt, delle Pubbliche Relazioni del SOCOM. Tale aumento del 123% nel decennio di Obama dimostra come, oltre alla guerra convenzionale e alla campagna dei droni della CIA [8], alla diplomazia pubblica e all’ampio spionaggio elettronico [9], gli Stati Uniti siano impegnati in un’altra forma importante e crescente di proiezione di potenza all’estero. In gran parte condotte nell’ombra dalle truppe d’elite degli Stati Uniti, tali missioni avvengono lontano da occhi indiscreti, dei media e da qualsiasi tipo di controllo esterno, aumentando la possibilità di ritorsioni dalle conseguenze imprevedibili e catastrofiche.

Un settore in crescita
Formalmente istituito nel 1987, il Comando Operazioni Speciali è cresciuto rapidamente con l’11 settembre. Siamo stati informati che il SOCOM starebbe per raggiungere i 72000 effettivi nel 2014, dai 33000 nel 2001. I finanziamenti globali sono aumentati in proporzioni geometriche, tanto che il bilancio del 2001 di 2,3 miliardi di dollari ha raggiunto i 6,9 miliardi nel 2013 (10,4 se si aggiungono i finanziamenti supplementari). Lo schieramento di effettivi all’estero è esploso da 4900 uomini nel 2011 a 11500 nel 2013. In una recente indagine [10], TomDispatch, consultando i comunicati stampa del governo, documenti aperti e notizie, ha trovato le prove che le forze speciali degli Stati Uniti hanno cooperato con gli eserciti di 106 nazioni nel 2012-2013. Inoltre, durante il periodo i cui è stato preparato questo articolo, circa un mese [11], il SOCOM ha fornito statistiche precise sul numero totale di Paesi in cui ha schierato personale speciale: Berretti Verdi e Rangers, Navy SEAL e commando Delta Force. “Non l’abbiamo a portata di mano“, disse Bockholt del SOCOM in una intervista telefonica, mentre l’articolo era quasi finito. “Dobbiamo cercare tra molte altre cose. Ci vuole molto tempo“. Poche ore dopo, poco prima della pubblicazione, rispose alla domanda fattagli a novembre. “Le forze speciali sono state schierate in 134 Paesi“, nell’anno fiscale 2013, ha detto Bockholt in una e-mail.

Operazioni speciali globalizzate
6a0133f3a4072c970b014e884f866b970d-350wiL’anno scorso, il capo del Comando Operazioni Speciali, ammiraglio William McRaven, ha spiegato la sua visione della globalizzazione delle operazioni speciali. In una dichiarazione alla Commissione forze armate del Congresso, ha detto: “USSOCOM lavora a migliorare la rete globale delle forze per le operazioni speciali, supportando le nostre relazioni inter-istituzionali e i nostri partner internazionali, in modo da avere ampia conoscenza delle minacce e opportunità emergenti. La rete consente una presenza limitata e persistente nelle aree critiche e facilita l’opportunità di attuarle ove necessario e opportuno“. Anche se questa “presenza” può essere limitata, la portata e l’influenza di tali forze speciali è un’altra questione. Il salto del 12% di schieramenti, da 120 a 134, durante il periodo McRaven, ne riflette il desiderio di piazzarsi sul campo in tutto il pianeta. Il SOCOM non cita le nazioni interessate, rispettando la sensibilità delle nazioni ospiti e degli effettivi statunitensi, ma gli schieramenti che conosciamo gettano un po’ di luce sulla piena portata delle missioni segrete dell’US Army nel mondo. Ad esempio, gli scorsi aprile e maggio, il personale delle Operazioni Speciali ha partecipato ad esercitazioni a Gibuti, Malawi e isole Seychelles nell’Oceano Indiano. A giugno, i SEAL dell’US Navy si sono riuniti con forze irachene, giordane, libanesi e di altri alleati mediorientali realizzando simulazioni di guerra asimmetrica ad Aqaba, in Giordania. Il mese successivo, i Berretti Verdi si recarono a Trinidad e Tobago per avviare piccole unità tattiche  con le forze locali. Ad agosto, i Berretti Verdi hanno addestrato i marinai dell’Honduras [12] nel sabotaggio. A settembre, secondo il comunicato stampa [13], le forze speciali degli Stati Uniti si sono unite alle truppe d’elite dei 10 Paesi membri dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico: Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar e Cambogia, così come con le loro controparti di Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Corea del Sud, Cina, India e Russia per esercitazioni antiterrorismo congiunte nel centro di addestramento di Sentul, Java occidentale. Ad ottobre, le truppe d’elite statunitensi hanno condotto raid [14] con i commando in Libia e Somalia, sequestrato [15] un sospetto di terrorismo nella prima nazione mentre i SEAL hanno ucciso almeno un militante nella seconda, prima che l’esercito li espellesse [16]. A novembre, le truppe per Operazioni Speciali hanno compiuto numerose operazioni umanitarie nelle Filippine per aiutare i sopravvissuti del tifone Hayan. Il mese successivo, i membri del 352° Gruppo Operazioni Speciali compiva [17] un’esercitazione in cui 130 piloti e sei aerei parteciparono da una base aerea in Inghilterra, e molti Navy SEAL furono feriti durante la partecipazione [18] a una missione di evacuazione in Sud Sudan. I Berretti Verdi hanno iniziato il 1° gennaio di quest’anno una missione di combattimento congiunta con le truppe d’élite afgane nel villaggio di Balhozi, provincia di Kandahar.
Tuttavia, tale schieramento in 134 Paesi non sembra sufficiente al SOCOM. Nel novembre 2013, il comando ha annunciato di avere cercato d’identificare dei partner industriali che potessero, nel quadro dell’Iniziativa della rete transregionale del SOCOM, “potenzialmente sviluppare nuovi siti internet diretti al pubblico straniero“, integrandosi alla rete globale dei dieci siti esistenti su internet dedicati alla propaganda diretta dai diversi comandi combattenti e volti ad assomigliare a media legittimi, come CentralAsiaOnline.com, Sabahi che puntano al Corno d’Africa, quello per il Medio Oriente noto come al-Shorfa.com, così come un altro per l’America Latina denominato Infosurhoy.com L’incremento di SOCOM nel cyberspazio riflette lo sforzo concertato del comando per integrarsi sempre più profondamente “nella rete.” “Ho corrispondenti in tutte le agenzie qui a Washington DC, CIA, FBI, National Security Agency, National Geo-Space Agency, Defense Intelligence Agency”, ha detto il comandante del SOCOM, ammiraglio McRaven, nel corso di una tavola rotonda al Centro Wilson di Washington, lo scorso anno. Quando parlava alla Biblioteca Ronald Reagan, a novembre, disse che il numero di dipartimenti e agenzie in cui è presente il SOCOM [19] è 38.

134 possibilità di ritorsione
Anche se eletto nel 2008 da coloro che lo vedevano come il candidato contrario alla guerra [20], il presidente Obama ha dimostrato di essere un comandante in capo risolutamente duro, le cui politiche hanno prodotto notevoli esempi di ciò che nel gergo della CIA si chiama “ritorsione” [21]. Sebbene l’amministrazione Obama abbia curato il ritiro delle truppe dall’Iraq (negoziato [22] dal suo predecessore), e la riduzione [23] delle truppe statunitensi in Afghanistan (dopo l’incremento significativo della presenza militare [24] in questi Paesi), il presidente ha deciso l’aumento della presenza militare statunitense in Africa [25], rivitalizzando [26] gli sforzi [27] in America Latina e tenendo un duro discorso sul riequilibrio o perno in Asia [28] (anche se finora poco è stato fatto in tale direzione). La Casa Bianca ha anche supervisionato la crescita esponenziale della guerra dei droni. Mentre il presidente Bush ha lanciato 51 di tali attacchi, il presidente Obama ne ha ordinato circa 330 [29], secondo un sondaggio del Bureau of Investigative Journalism di Londra. Proprio l’anno scorso, se ne contano in Afghanistan, Libia [30], Pakistan [31], Somalia [32] e Yemen [33]. Le recenti rivelazioni di Edward Snowden [34] sulla National Security Agency hanno dimostrato la terribile grandezza e portata globale della sorveglianza elettronica degli Stati Uniti negli anni di Obama. E ombra profonda, le forze speciali sono state schierate quest’anno in un numero più che doppio di nazioni che alla fine della presidenza Bush. Tuttavia, negli ultimi anni le conseguenze non intenzionali delle operazioni militari degli Stati Uniti hanno contribuito a seminare malcontento e indignazione, incendiando intere regioni. Più di 10 anni dopo la “missione compiuta” [35] degli Stati Uniti, e sette anni dopo il vantato incremento [36] di truppe dispiegate dagli Stati Uniti, l’Iraq è in fiamme [37]. Un Paese in cui non vi era alcuna presenza di al-Qaida prima dell’invasione degli Stati Uniti [38] e il cui governo si era opposto [39] ai nemici degli Stati Uniti di Teheran, ora vede il suo governo centrale allineato [40] all’Iran e in due delle sue città [41] sventolarvi la bandiera di al-Qaida.
Il recente  intervento statunitense per precipitare il rovesciamento del dittatore libico Muammar Gheddafi ha contribuito a spingere nella spirale il vicino Mali, baluardo regionale filo-Stati Uniti contro il terrorismo, quando un ufficiale addestrato dagli Stati Uniti ha effettuato un colpo di Stato che finalmente ha prodotto il sanguinoso attacco terroristico contro un impianto gasifero algerino, scatenando una sorta di diaspora del terrore [42] nella regione. In questo momento, il Sud Sudan,  nazione covata dagli Stati Uniti che supportano economicamente [43] e militare [44] (anche se usa bambini soldato [45]) ed è stata utilizzata come base segreta [46] per le Operazioni Speciali, è lacerata dalle violenze e scivola verso la guerra civile [47]. La presidenza Obama ha visto la forza militare degli Stati Uniti utilizzare sempre più l’élite tattica per raggiungere obiettivi strategici. Ma tenendo le missioni delle forze speciali sotto stretto riserbo, gli statunitensi “ne sanno poco su dove siano schierate le loro truppe, cosa facciano esattamente e le conseguenze che ne potrebbero derivare”. Come l’ex-colonnello Andrew Bacevish, professore di storia e relazioni internazionali alla Boston University, ha detto: “con l’uso delle forze per operazioni speciali negli anni, Obama ha ridotto la responsabilità militare, aprendo la strada alla guerra infinita e rinforzando la “presidenza imperiale“.” “In breve“, scrisse a TomDispatch [48] “assegnare la guerra ai pochi effettivi speciali spezza il sottile legame tra guerra e politica, trasformando la guerra in una guerra fine a se stessa.”
Le operazioni segrete condotte dalle forze segrete hanno la spiacevole tendenza a produrre effetti indesiderati, inattesi e del tutto disastrosi. I newyorkesi ricordano [49] anche il risultato finale [50] del supporto clandestino [51] [52] degli Stati Uniti ai militanti islamici contro l’Unione Sovietica in Afghanistan, durante gli anni ’80: l’11 settembre. Ma per quanto strano possa sembrare, coloro che  quel giorno subirono invece l’attacco principale, al Pentagono [53], non sembrano aver imparato la lezione di quella rappresaglia mortale. Finora, in Afghanistan e in Pakistan, oltre 12 anni dopo l’invasione degli Stati Uniti del primo e quasi 10 anni [54] dopo essersi impegnati in attacchi segreti [55] nel secondo, gli Stati Uniti sono ancora alle prese con gli effetti collaterali della guerra fredda: ad esempio, quando i droni della CIA lanciano missili [56] contro l’organizzazione (la rete Haqqani [57]), a cui negli anni ’80 l’agenzia fornì dei missili. [58]
Senza una chiara idea su dove attualmente operino le forze armate clandestine e di ciò che fanno, gli statunitensi non possono prevedere conseguenze e ritorsioni dell’espansione delle nostre guerre segrete che inondano il mondo. Ma se la storia ci insegna qualcosa, tali conseguenze si faranno sentire dall’Asia del Sud-ovest al Nord Africa, dal Medio Oriente all’Africa Centrale e, infine, è possibile che si faranno anche sentire negli Stati Uniti. Nel suo piano d’azione per il futuro, SOCOM 2020, l’ammiraglio McRaven ha provato a spacciare la globalizzazione delle operazioni speciali degli Stati Uniti come “strumento di potenza per progettare e promuovere la stabilità e impedire i conflitti” E’ possibile che lo scorso anno sia stato dedicato dal SOCOM nel fare esattamente l’opposto in 134 posti.

Nick Turse è redattore di Tomdispatch.com e ricercatore presso l’Istituto Nation. È l’autore di  The Complex: How the Military Invades Our Everyday Lives e della storia dei crimini di guerra USA in Vietnam Kill Anything That Moves: The Real American War in Vietnam (pubblicati da Metropolitant).

Bono Vox e l'ammiraglio McRaven

Bono Vox e l’ammiraglio W. McRaven

Note
[1] US commando raids: John Kerry defends capture of Libyan terror suspect Abu Anas al-Liby in Tripoli – UK – News – The Independent
[2] U.S. Raids in Libya and Somalia Strike Terror Targets – NYTimes.com
[3] US Army special forces in Finland for winter war games | Yle Uutiset | yle.fi
[4] Tomgram: Nick Turse, Special Ops Goes Global | TomDispatch
[5] Operaciones especiales se desplegaron en 60 paises SOCOM
[6] U.S.’s secret wars; expands globally as Special Operations forces take larger role
[7] Tomgram: Nick Turse, Uncovering the Militar’s Secret Military | TomDispatch
[8] Tomgram: Engelhardt, Assassin-in-Chief | TomDispatch
[9] Tomgram: Engelhardt, You Are Our Secret | TomDispatch
[10] Tomgram: Nick Turse, Special Ops Goes Global | TomDispatch
[11] Tomgram: Nick Turse, Special Ops Goes Global | TomDispatch
[12] 130807-A-YI554-133
[13] Indonesia, US Deepen Defense Ties Amid Exercises and Arms Deals | Defense News | defensenews.com
[14] US special forces raids target Islamist militants in Libya and Somalia | World news | theguardian.com
[15] U.S. forces raid targets in Libya, Somalia, capture al Qaeda operative – CNN.com
[16] U.S. strikes al-Shabab in Somalia and capturesbombing suspect in Libya – The Washington Post
[17] 352nd SOG conducts exercise at RAF Fairford – AFSOC
[18] U.S. Mission in South Sudan Shows Limits of Military – NYTimes.com
[19] Defense.gov News Article: Socom Planning Ahead for Future Missions, McRaven Says
[20] As Candidate, Obama Carves Antiwar Stance – New York Times
[21] Best of TomDispatch: Chalmers Johnson, The CIA and a Blowback World | TomDispatch
[22] Obama living up to Bush's terms on Iraq withdrawal, spokesman says – Los Angeles Times
[23] Washington Post Washington Post
[24] How Obama Came to Plan for ‘Surge’ in Afghanistan – NYTimes.com
[25] Tomgram: Nick Turse, AFRICOM’s Gigantic “Small Footprint” | TomDispatch
[26] U.S. Turns Its Focus on Drug Smuggling in Honduras – NYTimes.com
[27] US Expands Its Presence in Mexico, Ramping Up Drug War
[28] USA upgrading in Asia, but pivot is questioned
[29] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[30] U.S. forces raid targets in Libya, Somalia, capture al Qaeda operative – CNN.com
[31] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[32] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[33] A changing drone campaign: US covert actions in 2013 | The Bureau of Investigative Journalism
[34] Edward Snowden: how the spy story of the age leaked out | World news | The Guardian
[35] Ten Years Ago: Bush Declared 'Mission Accomplished—and the Media Swooned | The Nation
[36] Timeline: The Iraq Surge, Before and After (washingtonpost.com)
[37] Iraq’s ‘increasingly authoritarian’ policies partly to blame for violence, says former U.S. official – Amanpour – CNN.com Blogs
[38] Bush Acknowledges Absence Of Al Qaeda In Pre-Occupation Iraq With A So What?
[39] After U.S. War in Iraq, Iran Gains Political Influence – TIME
[40] Iraq-Iran Ties Grow Stronger As Iraq Rises From The Ashes
[41] PBS
[42] Tomgram: Nick Turse, Blowback Central | TomDispatch
[43] Politics News and U.S. Elections Coverage – ABC News
[44] In South Sudan's violence, U.S.-backed army part of the problem | World | McClatchy DC
[45] U.S. Approves Military Aid For Countries With Child Soldiers | ThinkProgress
[46] Where’s Joseph Kony? US troops have yet to find him — Bangor Daily News — BDN Maine
[47] Politics News and U.S. Elections Coverage – ABC News
[48] Tomgram: Andrew Bacevich, The Golden Age of Special Operations | TomDispatch
[49] The New York Times
[50] Best of TomDispatch: Chalmers Johnson, The CIA and a Blowback World | TomDispatch
[51] Missing from 9/11 anniversary coverage: crucial context and history
[52] Ronald Reagan and King Fahd
[53] Pentagon Attack Remembered 11 Years After 9/11 Terrorist Strike
[54] Origins of C.I.A.’s Not-So-Secret Drone War in Pakistan – NYTimes.com
[55] Six-month update: US covert actions in Pakistan, Yemen and Somalia | The Bureau of Investigative Journalism
[56] U.S. Drone Strike Kills 6 in Pakistan, Fueling Anger – NYTimes.com
[57] Haqqani Network | Mapping Militant Organizations
[58] Brutal Haqqani Clan Bedevils U.S. in Afghanistan – NYTimes.com

Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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