Russia, Iran, Cina puntano al multipolarismo, unica salvezza del mondo

Vladimir Golstein, FARS 17 luglio 2016XiPutinObamaRussia, Iran e Cina ritengono che il mondo multipolare sia l’unica condizione per lo sviluppo futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti. Hanno visto più e più volte come i dettami unilaterali degli Stati Uniti invece di risolvere i problemi, li aggravino, secondo il Professor Vladimir Golstein. Vladimir Golstein è nato a Mosca, ma si recò negli Stati Uniti nel 1979, dove studiò alla Columbia e a Yale. È professore di letteratura e cinema russi presso la Brown University. Il Professor Golstein ha scritto articoli sulle opere di molti autori russi del XIX e XX secolo. Autore dei Racconti dell’eroismo di Lermontov del 1998, Golstein ha ampiamente scritto su politica estera di Russia e Stati Uniti. In un’intervista esclusiva a Khamenei.ir, il Professor Vladimir Golstein interviene su politiche imperialiste degli Stati Uniti, crisi ucraina e siriana, Turchia, Brexit e possibili conseguenze per il mondo.
Quanto segue è il testo integrale dell’intervista:

D: Cosa c’è sotto l’ipocrisia nel dividere i terroristi in buoni e cattivi per l’alleanza USA-NATO?
R: C’è una nota frase che avrebbe detto un diplomatico del dipartimento di Stato: “E’ un deficiente, ma è il nostro deficiente”. Tale approccio del “deficiente” in politica estera continua a dominare nel mondo, e nell’alleanza USA-NATO in particolare. Così sono arrivati a presentare i neonazisti ucraini che hanno orchestrato la presa del potere a Kiev da “combattenti della nuova Ucraina democratica” o “coraggiosi resistenti all’aggressione di Putin”, mentre contemporaneamente chiamano le anime coraggiose dell’Ucraina orientale che resistono al colpo di Stato ucraino e ai suoi obiettivi volti a riorientare nettamente la politica interna ed estera ucraina, “separatisti, terroristi o esercito di Putin”. Una volta chiaro il modello che descrive coloro promossi dai giochetti meschini del dipartimento di Stato come “combattenti per la libertà”, e coloro che vi resistono come “terroristi” o “scagnozzi del tiranno”, è molto facile vedervi l’ipocrisia della politica estera di USA/NATO. Ciò che vi è sotto è la mera lotta per il dominio del mondo, il mero desiderio di affermare il proprio potere, demonizzando i Paesi che vi resistono. Mentre i politici occidentali e i loro mass media godono temporaneamente del successo nel tradurre i propri obiettivi politici o economici nel dominio mondiale, con linguaggio facilmente comprensibile spacciato al pubblico, è sempre più evidente a sempre più persone come i Paesi occidentali non siano interessati a promuovere la democrazia, ma piuttosto regimi che li aiutino a mantenere il predominio economico e politico.

D: La politica estera interventista degli USA finirà al più presto?
A: Ho il sospetto che finirà una volta che incontrerà la forte resistenza del mondo unificato. Finora, gli Stati Uniti hanno avuto successo nel presentare i Paesi che resistono come canaglie, Paesi delegittimati che possono e devono essere bombardati. E finora hanno incontrato scarsa resistenza, ovviamente accrescendone arroganza e incoscienza. Credo che sia dovere dei Paesi BRICS insieme ad altri potenti attori in altre regioni, far capire agli Stati Uniti che alcun Paese sa tutta le verità, che le controversie vanno affrontate coi negoziati, che il bullismo su altri Paesi per sottometterli è destinato a produrre risultati molto negativi nel lungo periodo. Come sappiamo, “il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente”. Queste sagge parole di Lord Acton dovrebbero essere scritte su ogni edificio di Washington, dato che è chiaro che il potere assoluto che gode dal crollo dell’Unione Sovietica è stato molto dannoso sia per gli Stati Uniti che per il resto del mondo. Quello che trovo incoraggiante è che gli elettori trovano la politica interventista di Hillary Clinton sempre meno attraente. In altre parole, i savi negli Stati Uniti sono sempre più consapevoli che saranno se non la prima, la seconda vittima di tali interventi e prepotenze idioti.

D: Come possono Russia, Iran, Cina e altre grandi potenze indipendenti fermare il bellicismo degli USA nel mondo?
R: Questi Paesi potrebbero avere varie differenze e contese, ma sanno che il mondo multipolare è l’unica condizione per lo sviluppo futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti. Hanno visto ripetutamente come i dettami unilaterali degli USA, invece di risolvere i problemi, li aggravino. Così è, ovviamente, nel loro interesse unirsi sul tema della multipolarità e insistere, attraverso varie istituzioni o anche nuove alleanze militari, per premere sugli Stati Uniti affinché il loro solito modo d’agire non sia accettato e che gli costerà caro continuare nel loro unilateralismo.

D: Come l’Asse della Resistenza ha sventato il complotto degli Stati Uniti nel sud-ovest asiatico?
A: Sono sicuro che un potente strumento di resistenza agli Stati Uniti si delinei nel mondo attraverso l’economia. Il “soft power” cinese non va sottovalutato. E’ importante per l'”Asse della Resistenza” contrastare il dominio degli Stati Uniti non solo sul campo militare ma, ancor più in campo economico, politico e intellettuale. Se gli Stati Uniti vogliono persistere con il denaro e le bombe, attraendo il peggio del genere umano, come paura o avidità, l’Asse della Resistenza dovrebbe fare appello al meglio: spirito di collaborazione, creatività, accettazione delle differenze, cameratismo umano.

D: Cosa ha spinto il premier turco a scusarsi, infine, per l’abbattimento dell’aviogetto russo? È sicuro dire che la situazione muta a sfavore dei terroristi e dei loro sostenitori?
R: Il premier turco Erdogan ha capito che con la sua ipocrisia autoritaria s’è creato troppi nemici nel proprio Paese e nel mondo. A un certo punto, emblematico anche per gli Stati Uniti, i suoi successi economici gli diedero un’aura di invincibilità, cominciando a sfidare i suoi immediati vicini (Siria e Russia), così come Paesi lontani come Germania o addirittura gli Stati Uniti d’America per il sostegno ai curdi siriani. Alla fine ha capito, tuttavia, che non poteva fare molto se il resto del mondo lo guarda con ostilità e sospetto, e che l’unico motivo per cui è tollerato è la posizione geografica strategica del suo Paese. Di conseguenza, quando i costi economici e politici sono divenuti chiari, è corso a ristabilire buoni rapporti con i vicini e rivali tradizionali, come Israele e Russia. A quanto pare, sarebbe anche coinvolto nelle trattative con il governo siriano e sarebbe disposto a por termine al sostegno ai vari combattenti che sfidano il regime siriano. Spero che persegua una decisione pragmatica, e non permetta all’asse USA/NATO di sabotare questi passi dovuti per raggiungere pace e prosperità nella regione. Ciò non significa che la lotta al terrorismo è a una svolta. I terroristi continueranno a svolgere un ruolo importante in varie guerre per procura; sono strumenti essenziali per tali guerre. Non vi è alcuna indicazione che l’Arabia Saudita sia pronta a fermare il supporto ai vari gruppi terroristici sunniti. In realtà, sembra all’offensiva, in risposta immediata ai tentativi turchi di restaurare la diplomazia nella regione. L’attacco terroristico all’aeroporto di Istanbul è stato un chiaro messaggio dai terroristi che ancora godono di ampio sostegno in tanti Paesi che trovano il conflitto regionale vantaggioso.

D: Quale sarebbe il possibile effetto della Brexit sulla crisi in Siria?
R: La Brexit avrà un grande effetto nel mondo, non solo in Siria. Il messaggio della Brexit è chiaro: le popolazioni sono sempre più stanche delle incompetenti élite che guidano, o piuttosto rovinano, l’economia e le relazioni con altri Paesi in loro nome. Non vedono alcun beneficio dal modo con cui Stati Uniti, NATO e UE guidano il mondo. Di conseguenza, entriamo nell’era dello scetticismo, l’epoca in cui le vecchie storie non fanno più presa, è l’epoca in cui i governi dovranno spiegare e giustificare il loro coinvolgimento nelle guerre all’estero. L’era degli interventi all’estero, o almeno l’epoca in cui tali interventi non venivano discussi, sembra finita. Senza il sostegno finanziario e militare ai diversi gruppi terroristici che costantemente affrontano il governo del Presidente Assad, è chiaro che il Presidente riaffermerà il proprio potere, ponendo fine alla guerra civile che lacera il Paese. Il popolo siriano dovrà trovare una soluzione politica alle differenze, piuttosto che farsi usare da vari padrini geopolitici di tutto il mondo.С_Председателем_КНР_Ху_Цзиньтао_«Сковородино_–_Дацин».Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché gli USA sono così ostili verso Pechino?

Thomas Hon Wing Polin, Gpolit 21 luglio 2016

0,,17527125_303,00Un membro del gruppo Facebook 21SilkRd ha chiesto un commento sulla relazione tra Cina e nuovo ordine mondiale occidentale. Anche se di quasi due anni, l’articolo è degno di nota per i tentativi rudimentali di dettagliare uno dei programmi più ambiziosi intrapresi da governi ed élite occidentali negli ultimi tempi: trasformare la recente apertura dell’assai sottosviluppata ma assai promettente Cina in un vassallo vigorosamente pro-occidentale annesso all’impero globale occidentale.
In primo luogo, alcune precisazioni. L’autore, Jim Corbett, è un neofita di Cina e cose cinesi, e ciò ne sminuisce la credibilità di base. Ad esempio, chiunque può scrivere queste stupidaggini su Mao Zedong, per usare proprio le parole dell’autore (e per carità): “Non diciamo che era uno stupido. Era un orribile, crudele, disgustoso pervertito, probabilmente il peggior genocida nella storia, ma non necessariamente uno stupido“. Al di là di tali principi fondamentali, gli sforzi di Corbett per documentare come le élite occidentali hanno cercato di influenzare la Cina e il suo sviluppo sono lodevoli e, a volte, molto interessanti. Tale tocco di Yale in Cina incrocia la strada del giovane Mao; le manovre di gente del calibro di Kissinger, Rockefeller e Rothschild; Rong Yiren e la prima generazione di capitalisti rossi della Cina; l’interazione degli anziani del partito comunista di quella generazione e le loro famiglie; i trasferimenti di tecnologia e gli investimenti esteri dell’epoca. Tali sforzi delle élite occidentali per modellare una Cina pro-occidentale da poter facilmente influenzare, se non controllare, permisero sostanziali progressi nei primi due decenni di riforme e aperture di Deng Xiaoping. La Cina era relativamente debole e aveva assoluta necessità di investimenti e tecnologia occidentali per svilupparsi. La strategia occidentale, chiamata “evoluzione pacifica” dagli scettici intellettuali cinesi, sembrava attecchire. Perciò i media mainstream e i governi occidentali sembravano innamorati della Cina in quei giorni: il “Regno di Mezzo” seguiva il loro copione. Così l’impero si era relativamente rilassato sui flussi di denaro e tecnologia verso la Cina. Poi le cose cominciarono a cambiare. La Cina è cresciuta, iniziando ad ergersi ed anche a mostrare muscoli o a svilupparsi in modo non gradito. Iniziò a non seguire il copione che l’occidente le aveva scritto. Le potenze occidentali ne furono sorprese e poi deluse. Ed ecco che i cinesi non divennero occidentali dalla pelle gialla. I filo-occidentali nella leadership di Pechino furono sempre di meno, ed ora sono ormai praticamente estinti. Orrore degli orrori, i cinesi sembrano essere tutti… nazionalisti, con una visione della loro nazione e del mondo sostanzialmente diversa da quella dell’impero, e dato che tale divario è definitivo con l’avvento dell’amministrazione Xi Jinping, ecco l’ostilità dell’occidente.
Se la strategia dell’occidente di trasformare la Cina in modo non violento fosse riuscito ed i suoi frutti fossero stati potenti o influenti nella Cina di oggi, assisteremmo a una reazione molto diversa dell’impero verso ciò che fa la Cina di oggi, sarebbe stata molto più pacata e solidale. La rivista Time metterebbe ancora il leader della Cina in copertina come Person of the Year. Che la reazione dell’occidente sia di fatto un’ostilità sempre più disperata è l’affermazione più chiara che “l’evoluzione pacifica” è fallita, se non definitivamente morta, e i “protetti” dell’occidente in Cina sono impotenti a Pechino. In effetti, i tentativi occidentali di minare e occidentalizzare l’appartenenza politica e i valori della Cina hanno avuto l’effetto opposto, suscitando vigilanza e resistenza nel popolo e nel governo. I nazionalisti cinesi hanno poco di cui preoccuparsi. taiwanTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’apatia elettorale del Giappone: Abe ottiene un mandato dalla scarsa affluenza alle urne

Kanako Itamae e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times, 11/7/2016

shinzo-abeIl Primo ministro del Giappone Shinzo Abe sostiene di aver avuto un nuovo mandato dall’elettorato dopo i risultati positivi annunciati nelle elezioni del Senato. Tuttavia, ciò è in parte falso perché l’affluenza è stata di un mero 54,7 per cento. Infatti, in alcune parti del Giappone la maggioranza delle persone non s’é presa la briga di votare e questo vale per Hiroshima, Kochi, e Tokushima. Soprattutto, il principale partito di opposizione è incatenato all’assenza di coesione. Pertanto, nonostante Abe esca rafforzato dall’elezione, la verità è che il 45 per cento della popolazione si sente tradita e sfiduciata verso i politici della nazione. Allo stesso tempo, le élite liberali e i mass media che si oppongono ad Abe sono ugualmente al di fuori della realtà del Giappone moderno. In altre parole, le immagini di manifestanti anti-nucleari, professori anti-Abe ed organizzazioni che attaccano le modifiche costituzionali, e altre cose, semplicemente non s’accordano con l’elettorato. Ciò significa che Abe si rafforza grazie alla bassa affluenza elettorale e alla popolazione che non si fida dell’opposizione. Purtroppo, ne conseguirà maggiore debito mentre gli ultra-ricchi guadagneranno ancor di più dalle mega-iniziative di stimolo economico che di solito non producono nulla. I contribuenti in Giappone saranno testimoni di grandi aziende, istituti finanziari e ricchi azionisti trarre profitto dalle nuove iniziative economiche del governo. Tuttavia, se il passato s’è vista poca concretezza, nel lungo termine il debito pubblico crescerà. Allarmante, se il tasso di natalità è un problema reale per il popolo giapponese, sembra che Abe si volgerà all’immigrazione per puntellare la nazione. Eppure, un vero aiuto è necessario per i cittadini giapponesi con figli, affinché ricevano un sostegno sociale vero e proprio, un ambiente di lavoro mutato, mutui e altre politiche necessarie. Invece, sembra che Abe si concentri sulla manodopera straniera, sperperando il denaro dei contribuenti nell’assistenza economica estera, nonostante la necessità di concentrarsi nel rilanciare le regioni del Paese, e sulle ambizioni geopolitiche.
La CNN riporta “Abe ha detto che userà la vittoria per far avanzare il programma di riforma economica conosciuto anche come abenomics, oltre ad ulteriori modifiche nella diplomazia… Insieme ai revisionisti costituzionali, la sua coalizione ha avuto la maggioranza di due terzi sui 121 seggi del Senato“. Modern Tokyo Times in passato sottolineò che, “i cambiamenti economici recenti basati sulla familiare teoria di affidarsi all’esportazione per uscire dalla crisi, indebolendo lo yen, sembra deragliare ancora una volta. Pur di raggiungere tale obiettivo, il governo del Primo ministro Abe ha attuato una politica monetaria ultra-aggressiva. Tuttavia, fin dall’inizio, tale politica è apparsa miope e incapace di rompere il ciclo della deflazione“. È stato riferito che un’eventuale nuova iniziativa di stimoli, nonostante il fallimento delle precedenti, sarà di quasi 200 miliardi di dollari (20 trilioni di yen). In altre parole, i problemi reali da affrontare saranno messi da parte in favore “della teoria del rivolo dagli ultra-ricchi” che prosciuga ulteriormente la fede della popolazione nella democrazia giapponese. Perciò diverse prefetture registrano meno del 50 per cento di votanti, una triste realtà per il Giappone moderno. Tuttavia, è una realtà che sembra sfuggire ad Abe, proprio come alla sinistra e all’opposizione liberale, ugualmente fuori dal mondo.

La teoria del rivolo dagli ultra-ricchi

La teoria del rivolo dagli ultra-ricchi

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“La Russia non dovrà mai combattere di nuovo una guerra sul proprio territorio!”

EA Daily 14/07/2016 – South Front

Sergej Karaganov, consigliere del Presidente Vladimir Putin, ha rilasciato un’intervista a Der Spiegel pubblicata il 13 luglio L’intervista di Christian Neef è notevole per la durezza e l’assenza delle solite formulazioni di compromesso.1143656Sergej Aleksandrovich, la NATO progetta l’espansione delle attività in Europa orientale…
Ho parlato della situazione vicina allo stato di guerra per 8 anni.

Vuoi dire fin dall’inizio della guerra in Georgia?
Già allora, il livello di fiducia reciproca tra i nostri grandi Paesi contrapposti era vicino allo zero. La Russia era solo all’inizio del processo di riarmo. Da allora la fiducia è solo diminuita. Abbiamo avvertito la NATO da subito: non dovete avvicinarvi ai confini dell’Ucraina. Fortunatamente, la Russia è riuscita a fermare la NATO in quella direzione, riducendo il pericolo di guerra in Europa nel medio termine. Ma la propaganda in questo momento ricorda da vicino lo stato di guerra.

Mi auguro che, quando indica la propaganda, intende anche la Russia?
I media russi sono molto più modesti, al riguardo, che quelli della NATO. Ed ecco la cosa più importante che dovete capire: per la Russia è cruciale avere il senso di sicurezza verso un nemico. Dobbiamo essere pronti a tutto. È per questo che i nostri media a volte esagerano un po’. Ma cosa fa l’occidente? Ci rimproverate d’essere aggressivi, come negli anni ’70 e anni ’80.

Vuoi dire il dispiegamento dei missili a medio raggio sovietici e la reazione degli Stati Uniti?
A quel tempo l’URSS praticamente crollava internamente, ma tuttavia decise di schierare gli SS-20. Così iniziò una crisi inutile. In questo momento l’occidente fa esattamente la stessa cosa. Tenta di placare Paesi come Polonia, Lituania, Lettonia schierandovi sistemi missilistici. Ma la provocazione non li aiuterà per nulla. Se c’è una grande crisi, distruggeremo quelle armi da subito. La Russia non combatterà mai più sul proprio territorio!

Cioè, se ho capito correttamente, la Russia attaccherà? Avanzerà?
Dovete capire che le attuali nuove armi sono molto diverse. La situazione è di gran lunga peggiore che non 30-40 anni fa.

Il Presidente Putin cerca di convincere il popolo che l’Europa non fa che pianificare l’invasione della Russia. Ma è assurdo! Non ci credete?
Naturalmente, questa è un’esagerazione in una certa misura. Ma gli statunitensi dicono apertamente che le sanzioni contro la Russia sono volte a provocare un cambio di regime in Russia. Questa è aperta aggressione, e dobbiamo reagire.

Ultimamente, il Consiglio consultivo presidenziale ha pubblicato un rapporto aperto per il presidente. Lo conosco. Lei scrive che la sola via disponibile alla Russia è la restaurazione della passata potenza. E’ un’idea chiara, ma quali sono le vostre proposte concrete?
Prima di tutto, facciamo una cosa giusta, evitare un’ulteriore destabilizzazione della comunità internazionale. E vogliamo una grande potenza, ripristinarla. Purtroppo, non possiamo evitare i 300 anni di storia che hanno lasciato il segno. Vogliamo essere il centro della Grande Eurasia, un luogo dove pace e cooperazione prosperino. L’Europa farà parte dell’Eurasia.

Gli europei attualmente non si fidano della Russia, non ne capiscono le politiche, ritengono siano strane. Gli obiettivi della vostra leadership a Mosca non ci sono chiari.
Dovete capire che non ci fidiamo di voi, per nulla. E’ naturale dopo le recenti delusioni. Dovete capirlo. Facciamo qualcosa che potrebbe essere chiamato avvertimento tattico. L’obiettivo è farvi capire che siamo più intelligenti, più forti e più decisi di quanto pensiate.

Ad esempio, siamo stati pesantemente e negativamente sorpresi dal vostro approccio ai combattimenti in Siria. Non si pensava di operare congiuntamente, ma comunque a una certa cooperazione. Ma avete ritirato alcune vostre forze senza nemmeno informarci. Non è così che funziona la fiducia…
Fu un molto forte e magnifico passo della nostra leadership. Agiamo per essere più forti nella regione. I Russi non sarebbero così forti in economia o nell’arte dei negoziati, ma sono magnifici combattenti. In Europa avete un sistema politico che non supererà la prova del tempo. Non può adattarsi alle nuove sfide. Siete troppo mentalmente ristretti. La sua cancelliera ha detto una volta al nostro presidente che ha divorziato dalla realtà. Ma forse lo siete di più voi.

E’ facile notare che la Russia sfrutta attivamente i nostri fallimenti. In particolare, il nostro problema dei rifugiati. Perché?
Sì, molti dei miei colleghi ridacchiano dei vostri problemi, ma gli ho costantemente ricordato di non essere arroganti. Ma per il resto, cosa vi aspettate: le élite europee hanno voluto lo scontro con noi e l’hanno avuto. Quindi non aiuteremo l’Europa, anche se potremmo facilmente farlo riguardo i profughi. Ad esempio, potremmo serrare assieme i confini, e possiamo farlo in modo molto più efficace di voi europei. Ma invece cercate di cooperare con la Turchia. Questo è vergognoso! Quindi manteniamo la nostra linea dura e abbiamo successo.

Continuate a dire di essere delusi dall’Europa e di ciò che vi succede. Ma la Russia, dopo tutto, solo di recente voleva far parte dell’Europa? O volevate l’Europa di Adenauer e de Gaulle e siete sorpresi dai cambiamenti?
Non fatemi ridere, la maggioranza degli europei vuole l’Europa, ma non quella attuale. Nei prossimi decenni, l’Europa chiaramente non sarà un esempio per noi, qualunque cosa vogliamo o ci serva.

La vostra relazione afferma più volte che l’uso della forza “è la misura ovvia e corretta quando gli interessi dello Stato ne sono chiaramente influenzati“. Vuol dire l’Ucraina?
Sì, senza alcun dubbio. Anche nei casi in cui le principali forze nemiche si radunano ai confini.

Suggerisce che il concentramento della NATO negli Stati baltici è un caso del genere?
L’idea che siamo pronti ad iniziare un confronto è idiota. Ma perché la NATO vi raduna forze, mi dica, perché? Potete immaginare cosa accadrà a tali forze in caso di scontro aperto. Sono un aiuto simbolico ai Paesi Baltici, nient’altro. Se la NATO aggredisce un Paese con un arsenale nucleare come il nostro, sarà punita.

Ci sono piani per rilanciare il dialogo Russia-NATO. Credo che non siano prese sul serio queste idee.
Tali riunioni sono illegali. Inoltre, la NATO si è trasformata in qualcosa di diverso. Iniziò come un’alleanza di Paesi democratici con l’idea dell’autodifesa. Gradualmente tutto ciò è passato all’idea della continua espansione. Quando dovevamo dialogare, nel 2008 o 2014, non ci ha dato questa opportunità.

…Fatemi vedere… intende la crisi in Georgia e in Ucraina? Ora è chiaro. Vi prego, ditemi, il rapporto utilizza spesso termini come “onore”, “coraggio”, “dignità”… è linguaggio politico?
Questo è ciò che ha valore per il popolo russo. Nel mondo di Putin, e anche nel mio, è semplicemente inimmaginabile che l’onore di una donna sia calpestato nel modo più volgare.

Si riferisce alla fatidica notte di capodanno a Colonia?
In Russia, gli uomini che avrebbero tentato qualcosa di simile sarebbero stati uccisi sul posto. L’errore sta nel fatto che tedeschi e russi hanno speso molti anni cercando certi valori universali senza capire con quali mezzi. Volevamo il socialismo durante l’era sovietica. La vostra ricerca della democrazia è molto simile alla nostra ricerca del socialismo.

Quali considera errori della politica estera russa negli ultimi anni?
Non abbiamo avuto alcuna politica coerente nel recente passato verso i nostri vicini più prossimi, gli Stati post-sovietici. L’unica cosa che abbiamo fatto è sovvenzionare e acquistare élite. Il denaro è stato in parte rubato, da entrambi i lati. E, come il conflitto in Ucraina ha dimostrato, non è stato possibile evitare una crisi globale utilizzando tali metodi. Il nostro secondo errore sono le nostre politiche concentratesi troppo a lungo su come affrontare gli errori degli anni ’90.

Ultima domanda. Ci sono possibilità che la Russia cerchi la via della cooperazione nel prossimo futuro?
Non dovete aspettarvi da noi eventuali confessioni dirette o aperte di essere dalla parte del torto, perché siamo nel giusto. Oggi la Russia è un potente Stato eurasiatico. E io sono uno di coloro che crede che la nostra via di sviluppo verso est sia corretta. Ma al momento posso dire che, a un certo punto, dovremo volgerci verso l’Europa. Questa è l’unica cosa che posso dire.detail_3f0d1bb87b03ab8dfcfd83c8c5521d3aTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti vanno contenuti il più saldamente possibile

Sergej Karaganov Global Affairs South Front

I successi in politica estera conseguiti di recente, il rafforzamento della posizione strategica della Russia e la sua sicurezza, il ritorno della Russia al rango di grande potenza voluta dalla maggior parte delle élite e delle masse russe, affrontando nuove e vecchie sfide, tra cui il vecchio confronto con l’occidente, richiedono urgentemente che lo Stato rivolga l’attenzione allo sviluppo economico interno e a conservazione e sviluppo del capitale umano”. Questa è la conclusione della relazione “Strategia del XXI scolo. La politica estera russa dagli anni 2010 ai primi 2020”, preparato da un gruppo di esperti del Consiglio sulla politica estera e di difesa. Lenta.ru ha discusso alcune tesi avanzate dal documento con il suo redattore, il decano del Dipartimento politica ed economia mondiale della Scuola Superiore di Economia dell’Università Nazionale di Ricerca Sergej Karaganov.huge_7dc14ff9-2935-4794-97dc-3ed2c2d28807-Perché vi è la necessità di scrivere Strategia del XXI secolo? La Russia manca di una strategia estera? O è inadeguata?
-La strategia estera sarà ora riscritta perché quella vecchia è diventata obsoleta. Il nostro rapporto è stato preparato da autori che non occupano posizioni ufficiali (se non come singoli privati) ed ha lo scopo di dare una spinta verso la creazione di una nuova strategia della politica estera dello Stato. Da un lato, siamo costretti a scrivere queste tesi perché il mondo cambia rapidamente, ci sono poche persone che capiscono cosa succede, e vi è una massiccia inondazione di menzogne e disinformazione. Così degli errori possono essere commessi. Ci auguriamo che il nostro documento li scongiuri e permetta una discussione creativa in Russia; non ovviamente su chi sono i traditori e chi no, ma su ciò che realmente accade e ciò che va fatto. URSS, occidente e Russia commisero molti errori perché non fecero tali discussioni.

Ha detto che oggi pochi capiscono i processi globali. Questo vale per i professionisti o le persone comuni. Ecco un esempio: quando alcuni dei suoi colleghi hanno detto che la politica estera russa negli ultimi anni è stata un grande successo, oltraggiano molti. “Com’è? Siamo in lite con l’occidente, siamo isolati, la nostra svolta ad Oriente è in stallo! Quale successo?” Come rispondergli?
-Le persone leggono, acquisiscono informazioni, ma nel complesso non sanno elaborare in modo corretto. Solo i professionisti possono farlo. Inoltre, gran parte delle informazioni scaricate sulla gente comune sono o bugie o mezze verità. E’ ridicolo sentir parlare di isolamento della Russia! Sì, i rapporti con l’occidente sono peggiorati e sì, l’occidente vuole isolarci. Ma è accaduto esattamente il contrario. Abbiamo cattivi rapporti con le istituzioni occidentali, ma sotto ogni altro aspetto siamo più attivi. Così tante persone vogliono parlare con me di tale “isolamento” che impazzisco! Ora, sulle nostre vittorie. Ci siamo ritirati per molto tempo, sperando che l’occidente ci amasse per questo. Ma non è accaduto. E alla fine arrivò la possibilità che l’Ucraina venisse trascinata nelle alleanze occidentali, anche militari, che per noi sarebbe stato il casus belli, non c’erano altre vie. Pertanto la Russia ha interrotto la ritirata e infine ha reagito. Naturalmente, l’occidente ne fu irritato, tanto più avendo subito molte sconfitte negli ultimi dieci anni e quindi voleva una rivincita. Questa è la nostra situazione attuale. Ma è molto meglio di quella precedente. Insegniamo ai nostri colleghi occidentali come comportarsi decentemente e rispettare i nostri interessi. Questo processo da risultati. Basta guardare cosa accadeva 18 mesi fa rispetto ad oggi, sia in termini di contatti reali che di realpolitik. Sulla Cina, ci avviciniamo, anche se non così rapidamente come vorremmo. Ma a volte pensiamo che questo sia un regalo della bottiglia che concede tre desideri. In realtà, ci vuole un duro e prolungato lavoro e solo allora ci saranno risultati. Infatti, li abbiamo già. 5-6 anni fa il 56% del commercio estero della Russia era con l’Europa, ora è solo il 46%. Il che significa che la quota dell’Asia è cresciuta del 10%. Questo è un equilibrio più sano delle relazioni economiche estere. E ciò che sorprende è che i cinesi non vogliono investire in Russia? Se non vogliamo noi affrontare il nostro sviluppo economico, perché dovrebbero salvarci gli altri? Chi credeva che la Cina ci avesse sommerso di soldi, pensava anche che l’occidente ci avrebbe aiutato. I cinesi, naturalmente, hanno un atteggiamento molto più positivo e rispettoso verso la Russia, ma vogliono vedere progetti concreti e un’economia sviluppata, che finora non abbiamo.

-La Russia sostiene tradizionalmente il rispetto del diritto internazionale. Noi, sottolineando le violazioni dell’occidente, compreso il bombardamento della Jugoslavia, abbiamo mantenuto alto l’aspetto morale. Era l’approccio appropriato dopo la riunificazione di Crimea? Che l’occidente chiama ufficialmente annessione.
-Si può interpretare l’unificazione della Crimea in molti modi. Ma ecco ciò che è importante. L’URSS mantenne una politica legalistica negli ultimi decenni. La Russia fece lo stesso negli ultimi 20 anni, sostenendo il non intervento nella politica interna e così via. Ma poi decidemmo: “Dato che non giocate secondo le regole, vi mostreremo le conseguenze. Violeremo queste regole, ma lo faremo in modo più intelligente e con fermezza“. Penso che sia una reazione adeguata a ciò che l’occidente ha fatto negli ultimi 20 anni, quando aveva mano libera. Ad esempio, il bombardamento della Jugoslavia, che aveva un governo eletto democraticamente, fu un crimine meritevole di una Norimberga. Possiamo tornare a un più elevato rispetto del diritto internazionale? Sì, è possibile. Sarebbe bello se la Russia invitasse tutti a farlo. Accadrà? Non lo so.

-La Russia può accettare il ruolo di “fornitore di sicurezza”, come il testo propone, se si considera che molti Paesi ci temono?
-Tutti hanno paura di tutti gli altri. Siamo così coraggiosi ma ci sono molti qui che temono la Cina o la NATO. La NATO, tra l’altro, continuerà a fare Dio sa che cosa, come in Libia o Jugoslavia, a meno che non abbia una pistola puntata alla tempia. Quindi possiamo diventare fornitori di sicurezza, in particolare in Asia centrale, sostenendo i regimi esistenti e colpendo i radicali. E naturalmente non importa quanto dura possa sembrare, ora che abbiamo fermato l’espansione della NATO con un colpo del nostro pugno, abbiamo infatti agito fornendo sicurezza, dato che altrimenti avremmo una grande guerra in Europa. L’ingresso dell’Ucraina nella NATO avrebbe provocato un tale conflitto, garantito.

-Non c’è stata la grande guerra a causa della deterrenza delle armi nucleari. L’antidoto continuerà ad essere efficace?
-Sono molto preoccupato dall’antidoto che si esaurisce. Sono ancora più preoccupato che le armi nucleari possano essere usate da qualche parte, quindi la gente si renderà conto che non sarà la fine del mondo. Tutta la cultura politico-militare del secondo dopo-guerra si basa sul non utilizzo delle armi nucleari per via dell’escalation garantita. Ma se oggi qualcuno le usa e non c’è escalation, sarà un duro colpo per l’intero sistema di sicurezza internazionale. Pertanto si dovrebbe fare tutto il possibile per evitarne l’uso, il che significa ridurre al minimo l’uso di altre armi che innescherebbero l’escalation. Inoltre, a dispetto di tutte le grida e le proteste, le armi nucleari continuano a diffondersi. Oltre ai cinque membri ufficiali del club nucleare, sono possedute da India, Pakistan, Corea democratica ed Israele. Il programma iraniano è stato fermato, ma non so se per sempre.

-Nelle sue tesi parla dell’inefficacia dell’UE. Cosa c’è di sbagliato, come spiega i suoi numerosi fallimenti?
-Il sistema politico europeo fu formato in condizioni di assenza di maggiori minacce o scontri. Hanno perso la capacità di usare il cervello e di prendere decisioni strategiche. Dietro le quinte, gli europei stessi lo riconoscono. L’Europa è una vittima di sé stessa, della sua democrazia che impedisce di reagire adeguatamente alle minacce odierne.

-L’Europa vive nelle condizioni di una serra, dato che la sua sicurezza è fornita dagli Stati Uniti. Ma cosa attende gli Stati Uniti? Crede nella vittoria di Trump?
-Una volta ero un americanista professionale ed eccellevo in ciò senza mai cercare di prevedere l’esito di un’elezione presidenziale. Questo mi ha salvato molte volte. Non importa chi sia eletto, naturalmente il futuro degli USA è evidente. Trump, naturalmente, può portare qualche allegra incertezza, ed anche Hillary. L’élite degli Stati Uniti è divisa come non mai. Si vedono diversi pensieri sugli Stati Uniti, anche ammirandone l’economia o la cultura. Ma in questo momento gli USA sono sempre più pericolosi. Perciò la nostra conclusione strategica è questa: nel lungo periodo si dovrebbe perseguire l’amicizia con gli Stati Uniti, ma nel frattempo gli Stati Uniti vanno contenuti il più saldamente possibile, perché in questo momento gli statunitensi ancora non si adattano alle condizioni del mondo che cambia, e nessuno sa cosa aspettarsi da loro.135740.640xpTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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