Nella fabbrica di Troll del governo degli USA

Nella fabbrica di Troll del governo degli USA
Ci sono i tizi che si crogiolano per le accuse di cyberputinismo avanzate da una gattamorta di un oscuro ‘pensatoio’ (pensa te), statunitense a difesa della cyber-democracy only american style. Invece di appuntarsi al petto una medaglietta del genere, sarebbe bene dire ai lettori che si tratta di uno tanti modi per spendere i 40 milioni di dollari assegnati dal dipartimento di stato USA (che ha una sua agenzia di spionaggio), per far andare avanti la cigolante storia sull’american way life e altre frottole per bimbiminkia. Tra le sagaci tecniche usate dai pensatori-spie-bimbiminkia american-italo-gattemorte, vi sono quelle stilate dall”Alleanza dei 5 Occhi’, di cui le vittime autoincensanti dei dossier cyber-pecorecci tipici dei CIAdisti in pensione e relativi alunni a(i)sini, come sospetto, neanche sanno che esista.Il dipartimento di Stato degli USA riceve 40 milioni di dollari per finanziare i troll per la propaganda
Humans Are Free

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato di aver ottenuto 40 milioni di dollari dal Pentagono per finanziare una nuova campagna di propaganda e disinformazione attraverso il “Global Engagement Center“. Se il Global Engagement Center fu inizialmente concepito come resistenza alla propaganda straniera, il nuovo finanziamento è volto ad investire sull'”offensiva” nella guerra di propaganda globale con le campagne di disinformazione negli USA. Gli Stati Uniti, ovviamente, non sono estranei alla propaganda all’estero, ma la natura inesorabile della condivisione delle informazioni globali nell’era moderna significa che tale propaganda statunitense rischia sempre di disinformare il pubblico degli Stati Uniti.
Il Congresso ha approvato l’offensiva per “contrastare la Russia”. In pratica, probabilmente significa che gran parte dei finanziamenti saranno utilizzati per distorcere la percezione globale della Russia rendendola ancora più ostile di quanto non sia già. Tuttavia, istituire e finanziare tale fabbrica di troll pubblicamente è assai rischioso, perché gli Stati Uniti hanno una storia di fallimenti imbarazzanti nella gestione della narrativa online, e attaccando pubblicamente la Russia, rischiano di subire forti contraccolpi.

L’egemonia inglese spia il mondo con il programma chiamato Cinque Occhi: “Con noi cinque, com’è che non facciamo 10 occhi?”

Documento rivela che i troll sono agenti governativi
Humans Are Free
Glenn Greenwald è un giornalista e avvocato costituzionale, commentatore politico e autore di best-seller. È forse più noto per aver collaborato con il documentarista della NSA Edward Snowden svelando le subdole tattiche di sorveglianza utilizzate da governi ed agenzie governative. E mentre i problemi che su privacy ed invasione governativa attirano i riflettori, la fuga di documenti di Snowden sull’NSA rivelano un altro intrigante hobby del governo: il trolling su Internet.

L’alleanza dei Cinque Occhi
Tale alleanza è composta dalle agenzie d’intelligence di Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda. Fu il GCHQ inglese che redasse i documenti che propongono che i troll su internet siano impiegati per “controllare, infiltrare, manipolare e deformare gli interventi online”, come scrive Greenwald nell’articolo “Come agenti segreti infiltrano Internet per manipolare, ingannare e distruggere reputazioni“. Nell’articolo Greenwald condivide uno dei documenti, un manuale nientemeno, che rivela le tattiche esatte proposte dalle agenzie governative per dirottare le discussioni online tramite trolling. Greenwald spiega: “Tra i principali obiettivi autoidentificati del JTRIG vi sono due tattiche:
1) iniettare ogni sorta di materiale falso su Internet al fine di distruggere la reputazione dei suoi bersagli; e
2) utilizzare le scienze sociali e altre tecniche per manipolare il discorso e l’attivismo online per generare risultati che si ritiene desiderabili”.
Per vedere quanto siano estremisti tali programmi, basti considerare le tattiche che si vantano di utilizzare per raggiungere i loro fini: “operazioni sotto bandiera falsa” (postare materiale su Internet e attribuirlo falsamente a qualcun altro), post sui blog di finte vittime (fingere di essere vittima dell’individuo di cui si vuole distruggere la reputazione) e pubblicare “informazioni negative” su vari forum. Forum e pagine facebook che istruiscono il pubblico sui pericoli dei vaccini sono i più bersagliati dai troll governativi e di Big Pharma. Pochi argomenti sono così polarizzanti e provocatori come quelli sui vaccini e loro potenziali pericoli.
La sensibilità che agenzie governative (e come Big Pharma) hanno sulla vaccinazione rende prevedibile che i troll siano impiegati per interrompere qualsiasi tentativo di discutere civilmente la politica sui vaccini. Si consideri che un vaccino approvato dal CDC potrebbe valere 30 miliardi di dollari l’anno per Big Pharma, 30 miliardi l’anno! Non sorprende considerando la connessione tra governo ed industria farmaceutica, dove una persona come la dottoressa Julie Gerberding lavorava per l’ente governativo CDC e poi lasciò l’incarico venendo assunta dal colosso farmaceutico Merck. La legislazione governativa è costantemente a favore dell’industria della vaccinazione. The Affordable Care Act (Obamacare) ha anche ridefinito il termine “biogenica” tentando di convincere i pazienti ad accettare le vaccinazioni nell’ambito del piano di cure ogni volta che vanno in ospedale per un qualsiasi motivo (se non sono già vaccinati). Come dice un’infermiera, potresti andare all’ospedale per un dito tagliato e nella documentazione presentata verrebbe offerta una varietà di vaccini. Se rifiuti, verrà segnalato sulla propria documentazione.
Di seguito sono riportate le istruzioni del blog pro-vaccini ORAC, noto anche come “Insolenza rispettosa” per affrontare gli anti-vaccinisti tramite trolling: “Usate la guerra emotiva sui blog anti-vax. Raccontate storie emotive piene di lacrime e singhiozzi e dolore insopportabile e terrore, di persone nella vostra famiglia o persone di cui avete letto, malati o morti di malattie terribili. Non trascurate i dettagli sui fluidi corporei e simili: peggio è meglio è. Questa roba s’infiltra nella mente dei lettori e ne influenza sottilmente le decisioni, come la pubblicità… Entrate “concordando con loro” e poi dite cose che appaiono del tutto deliranti, apertamente pazzesche, palesemente e ovviamente sbagliate anche ai fulminati, ecc. Errori ortografici e grammaticali occasionali sono anche utili ma non troppo. Il punto di tale esercizio è creare l’impressione che allontani gli indecisi che potrebbero visionare questi siti. Aiutatevi con uno sforzo di gruppo e iniziate gradualmente, quindi i siti “lentamente decadranno”… Davvero: ascoltate, il modo per combattere questa merda NON è “spiegare pazientemente” a persone già persuase che la Terra non è piatta. Il modo per combatterlo è sabotare gli anti-vaccinisti con roba pazzesca che allontani gli indecisi. Il modo di combatterli è con narrazioni emotive che minino ciò che gli anti-mass media sostengono“.
ORAC è diretto dal chirurgo David Gorski, ritenuto da molti un troll impiegato dai soggetti interessati al successo dei vaccini. Le sue tattiche certamente supportano l’ipotesi.

David Gorski

Un altro episodio scioccante di trolling ed utilizzo d’Internet per influenzare sottilmente l’opinione pubblica è il caso del presunto scienziato di 12 anni, il cui video pro-vax divenne virale su Internet. Per avere idea di quali tattiche vengano utilizzate per influenzare l’opinione sui vaccini, si guardi My Incredible Opinion sulla bufala dello scienziato di 12 anni.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Macron dice ciò che Merkel non può su Siria e Russia

L’Europa ripensa al suo ruolo in Siria e Macron può dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO
Tom Luongo, Russia Insider 22/6/2017La dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron cambierà il gioco sulla Siria. Fino a ieri la Francia era la più violenta sostenitrice del cambio di regime statunitense in Siria. Ora ne è la critica più pragmatica. Ciò indica vari cambiamenti geopolitici. Innanzitutto, è in sintonia con l’affermazione della cancelliera tedesca Angela Merkel che l’Unione europea non dovrebbe più considerare gli Stati Uniti partner affidabile negli affari esteri. L’Unione europea infatti persegue una politica estera più indipendente. Ma ancora più importante, apre la porta all’avvicinamento con la Russia, iniziato da Merkel subito dopo l’incontro con Donald Trump a marzo. Appare la crepa sulla diga in Europa sfidando la politica statunitense su Medio Oriente e Russia. Mentre la narrativa dell’oligarchia statunitense si sgretola, la leadership dell’UE vede l’opportunità di mollare e salvare la reputazione lasciando gli Stati Uniti al loro destino. Se i rapporti sono veri, l’Iran sarebbe pronto a svelare le prove che gli Stati Uniti sostengono lo SIIL in Siria (che è comunque cosa confermata), respingendo il cambio di regime per una semplice buona politica. Merkel sa che ‘antipatia per la Russia, con cui è andata avanti quando gli Stati Uniti sembravano vincere, è perdente per la sua rielezione, ma va anche contro gli interessi della Germania. La pipeline Nordstream 2 ci sarà e le nuove sanzioni del Senato degli USA sono un passo troppo lungo nella definizione della politica dell’UE. Queste non saranno gradite agli elettori tedeschi. In secondo luogo, e soprattutto, secondo me ciò segnala un cambio fondamentale della politica dell’UE sull’immigrazione. La virtuosità segnalata sui diritti umani è inutile quando la Russia di Putin non viene assalita quotidianamente da violenze perpetrate da immigrati come in Germania, Francia e Regno Unito. Ammettendo che uno Stato siriano fallito non è più desiderato, Macron dice “mai più” al caos previsto dall’oligarchia statunitense. L’UE non supporterà più la politica che aumenta il flusso di rifugiati nel suo territorio. E la tempistica su ciò è cruciale. Le turbolenze sulla penisola araba ora minacciano di allargarsi al Golfo Persico. Con Muhamad bin Salman, responsabile della politica saudita, con una visione irrazionale sull’Iran che la conforma, la probabilità di un grande conflitto aumenta drasticamente. E dato che la multinazionale petrolifera francese Total sta per firmare un grande accordo con l’Iran, la minaccia del conflitto è d’ostacolo.
La fine rapida della guerra in Siria è pubblicamente auspicabile per l’Unione europea, poiché l’avanzata dell’Esercito arabo siriano lo garantisce sul campo. La questione è se sia solo tattica negoziale per convincere Putin a rinunciare all’integrità territoriale della Siria in cambio della fine delle sanzioni. L’UE fa rumore sulla normalizzazione delle relazioni in cambio della rapida fine delle ostilità, che consentono agli Stati Uniti di consolidare le conquiste ad est dell’Eufrate. Lo si saprà quando Merkel e Macron cominceranno a parlare dell’indipendenza curda. Comunque, il compito di Macron è dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO.Macron purga François Bayrou
Alexander Mercouris, The Duran 22/6/2017

Non appena le elezioni parlamentari in Francia sono finite lasciando la maggioranza parlamentare al “partito” En Marche, Emmanuel Macron ha lanciato la purga che scaccia dal governo di coalizione Francois Bayrou e quattro ministri del partito alleato. Dico “purga” anche se naturalmente non viene presentata così. Invece, abbiamo il gioco abituale, che ha accompagnato l’ascesa di Macron, accuse di corruzione su appropriazione indebita di fondi pubblici, diffuse dal settimanale satirico Le Canard enchaîné, indagini e rimozione dalla scena politica degli interessati. In ogni caso, Macron ovviamente non ne ha alcuna parte, anche se in qualche modo si rivela sempre esserne avvantaggiato. Macron aveva bisogno dell’aiuto di Bayrou per ottenere la presidenza e, ancora di più, la maggioranza del proprio partito al parlamento. Con la maggioranza assicurata, non ne ha più bisogno, quindi può dimetterlo. Molto comodamente, subito dopo le elezioni, appare lo “scandalo” che porta alle dimissioni Bayrou. La bellezza di ciò è che in ogni caso le accuse sono vere. La dirigenza francese coraggiosamente corrotta ha sempre saputo prendersi cura di sé. Ha preso Macron, e chi per lui, per trasformare questo fatto in un vantaggio politico. Macron deve comunque stare attento. Non entusiasma la Francia. Il tasso di astensione nelle elezioni parlamentari è stato così alto che il suo partito ha avuto la maggioranza dei seggi del parlamento con il 14% dei voti dell’elettorato. Nel frattempo, vecchie figure dell’élite politica francese come Fillon, Juppé, Valls, Bayrou, Sarkozy e il resto, non sarebbero umane se non avessero risentito della meteora Macron e del modo spietato con cui li ha sbarazzati, anche se a volte si sono sentiti obbligati ad aiutarlo. I due autentici outsider Mélenchon e Le Pen, sono ancora lì, anche se Le Pen è stata significativamente indebolita dal fallimento nelle presidenziali e dallo scarso risultato del suo partito nelle elezioni parlamentari. Nel frattempo, il partito di Macron, rappattumato nell’ultimo anno, appare improvvisato e vulnerabile a pressioni. Se l’andazzo gli si rivoltasse contro, cosa che in Francia accade sempre, Macron potrebbe trovarsi con una base politica inconsistente e pericolosamente a corto di amici.

François Bayrou

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela, Colpa di Maduro?

Marco Teruggi, Hastaelnocau 20 aprile 2017 – Venezuela InfoIl 19 aprile 2013, quando Nicolas Maduro giurò da presidente, sapevamo che il peggio era passato. Il tentato golpe iniziato il 14 sera fallì, causando 11 omicidi e attacchi ai locali del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e ai Centri di Diagnosi Integrale, aggredendone i leader con una serie di violenze nere. Fu il primo di quattro tentati colpi di Stato affrontati in quattro anni. Attualmente, subiamo l’ultimo, in pieno svolgimento. Il Venezuela di quei giorni visse un periodo complesso: lutto di dieci giorni per Chavez, con un funerale con milioni di persone, Maduro e la sua vittoria elettorale ristretta, i ricordi epici di ottobre, la resistenza agli appelli all’odio di Radonsky Capriles. Tutto restava da vedere, ai margini dell’incertezza, di rado la storia era così aperta. Iniziarono con gli attacchi e i quattro tentati golpe in quattro anni. Il primo nell’aprile 2013, il secondo a febbraio/marzo 2014, il terzo nell’ottobre 2016, il quarto a marzo/aprile 2017. Sì, bisognava, perché come dice Rodolfo Walsh, è la reazione del nemico che misura il nostro successo. Questo nemico ha smesso di attaccare. Ma il calcolo non era preciso: quattro tentativi d’insurrezione, ma il colpo di Stato è permanente, usurando ed andando oltre, era una guerra.
– Non hanno lasciato governare Maduro, diceva una signora in una dimostrazione. Niente di più vero. Neanche per un attimo. Va sottolineato, valutando questi anni, che il fattore imperialismo è al centro: il Venezuela era ed è l’obiettivo numero uno nel continente. L’antimperialismo dovrebbe raccordare le sinistre e i progressisti nella difesa del Venezuela. E invece no. Molti hanno mollato negli ultimi tempi, riflettendo disinformazione, purismo, opportunismo, accettazione della prognosi di una sconfitta; meglio prendere le distanze per non esservi associati. E’ nei momenti più difficili che la rivoluzione è più isolata. In particolare Nicolas Maduro, accusato da molti di aver fatto fallire il processo di trasformazione sognato da una generazione, accusato di non reggerne l’eredità. Accuse dovute, volute o meno, alla tattica della destra di scaricare i mali su Maduro per ridicolizzarlo e screditarlo nella storia. Maduro andava distrutto dal giorno della sua vittoria.
Eletto dalla maggioranza, si candidò per volere di Hugo Chavez. Indossò la fascia presidenziale del processo che condensa tutto ciò che di più avanzato c’è nell’esperienza dei cambiamenti di questi tempo, affrontando allo stesso tempo difficoltà ed errori degli anni precedenti. Va ricercata la genesi di queste tendenze nel passo del 2006. Va notato: i numerosi problemi affrontati dal governo di Maduro sono i vecchi problemi che Chavez segnalò il 20 ottobre 2012 nel discorso del “Colpo di Timone”. Era necessario correggerli, e ciò fu sintetizzato dall’espressione “comune o niente”. Assunse la presidenza con questa direttiva strategica. Lo fece guidando l’architettura governativa ereditata, lo storico nodo economico mai risolto, più o meno la dipendenza dalle rendite petrolifere, un movimento di massa nazionale e un nemico che non vedeva l’ora di assestargli un violento colpo per farlo cadere. Ma non è caduto. E’ rimasto a capo dello Stato e l’ha affrontato. Il problema è analizzare questi quattro anni solo dalla sua figura, come se un processo politico possa esser spiegato attraverso un uomo. È un errore di analisi, un punto di vista politico piazzato dalla destra e un errore di comunicazione della fazione chavista che voleva, e dobbiamo insistere su questo punto, costruire un epico Maduro trascurando il resto, definendolo in modo artificiale. Tali linee si unirono facendone il governante colpevole. Così passarono sullo sfondo attori popolari, mediazione politica, movimenti sociali, contraddizioni nella transizione, interessi di classe contrapposti nel chavismo, logica manovriera dell’amministrazione, dispute di potere, burocrati e traditori, geopolitica, controffensive nazionale e imperialista. La semplificazione è riflesso della seguente equazione: la rivoluzione dipendeva da Chavez e dal prezzo del petrolio. Una volta morto il primo e in caduta libera il secondo, il processo è finito. Ecco le chiavi dell’assenza di analisi, secondo cui la partita è perduta. Non c’era niente da fare. Il problema è che non solo i dati sono imprecisi, la crisi iniziò mesi prima che i prezzi del petrolio scendessero, il motivo del loro legame non è diretto, riducendo tutti il resto a spettatore. Le classi popolari, proprio quelle che il 12 e 13 aprile 2002 furono i protagonisti del ritorno di Chavez, sono diventate passive: non hanno coscienza, organizzazione, tensione con lo Stato, sono prive di capacità politica. Invece di vedere il bene e il male in Maduro, è più corretto considerarlo una delle parti più importanti della direzione civile-militare del processo di trasformazione. Non è la vittima di un assedio che non gli permette di governare, tesi quasi mitologica, né un attore onnipotente.
Il madurismo non esiste. Maduro stesso l’ha ripetuto. Il suo volto è parte della strategia di comunicazione della destra e degli opportunisti che facevano parte del chavismo. Con tale operazione si crea una frattura accusandolo di volersi creare un proprio potere tradendo il patrimonio storico, anche se vi si riferisce. Ciò implica che degli chavisti possono rivendicare la propria identità e opporsi al tempo stesso all’attuale governo, attraendo voti dalla destra. Ciò che esiste è la rivoluzione venezuelana. Al suo interno, e nella condotta, chi so prende la maggior parte dello spazio sono coloro che hanno deciso di cedere il potere a chi attacca la rivoluzione. Questa è lotta di classe interna, un dibattito cruciale è sorto. Rientra nel tutto. Ma c’è molto altro: settori che costruiscono movimenti sociali locali e cittadini, trasferiscono risorse ad esperienze organizzate, recuperano fabbriche tentando nuove forme di produzione, consegnano più di 1,5 milioni di case in sei anni, tracciano l’accordo di risoluzione collettiva dei problemi alimentari, fa esperienza nella milizia, ecc. Una rete complessa che non può essere ridotta a Nicolas Maduro, e neanche a Chávez. Quale sarebbe il parametro per valutare la gestione del capo dello Stato? Come notò Chavez, sarebbe in funzione, pensando in termini socialisti, delle misure adottate dal governo per consolidare una “modalità sostanzialmente democratica di controllo sociale ed autogestione generale”. Chavez citò in questo caso Istvan Meszaros. Da questo punto di vista, si può dire a favore di Maduro lo sviluppo comunale sotto il suo mandato e la costituzione dei Consigli presidenziali di governo popolare, strumenti pratici di co-governo. Qual è la loro situazione oggi? L’analisi dovrebbe comprendere non solo la “volontà” del presidente, ma anche la maturazione, o meno, delle forze popolari-comunali, l’azione del PSUV, le politiche ministeriali, attuate secondo logica dai ministri, più in termini di quote che per linea politica, le tensioni coi governatori e altri, ecc. chiarendo la complessità al centro del progetto chavista: la costruzione della società e del governo municipale. Se non ne è avanzato abbastanza, è colpa di Maduro?
Potremmo valutarne l’amministrazione da altre prospettive. Una è aver evitato gli scenari violenti che la destra ha cercato in ciascuna delle quattro insurrezioni. La pace è stata una lotta vittoriosa: contro tale guerra si è rimasti nei limiti democratici, e si dovrebbe discutere dei limiti della democrazia nelle guerre ibride. Maduro ha mantenuto la pace, da Presidente della Repubblica e leader del chavismo. Oggi, 19 aprile, ancora si affronta tale sfida, lui e tutto il movimento. E’ tornato a governare in situazioni peggiori. Con la rivolta controrivoluzionaria, il petrolio a basso prezzo, i rapporti di forze invertiti nel continente e i demoni irrisolti del chavismo in tensione costante. Visto in retrospettiva, la domanda sarebbe: chi avrebbe fatto meglio? Anche se questa domanda è una trappola perché rafforza implicitamente la tesi che dipenda da una sola persona. La rivoluzione ha un proprio labirinto e difendendo Maduro si potrebbe porre un’altra domanda: ha fatto ciò che ha fatto in questi quattro anni, ma cosa ha fatto chi dovrebbe radicalizzare il processo, rafforzarne lo sviluppo socialista? Perché occupa tanto spazio chi vede la trasformazione in uno Stato forte che realizza accordi con gli imprenditori mantenendo le politiche sociali? Quattro anni dopo va approfondito integralmente la chiave per risolvere le grandi sfide, riconoscere e discutere i successi e limiti del presidente come parte della direzione di un progetto avanzato che resiste agli attacchi dei golpisti e costruisce gli strumenti della transizione al socialismo. Non dovremmo chiedere a Maduro ciò che altri dovrebbero fare. Ancora una volta, si deve dire: è indispensabile serrare le fila intorno a lui. L’unità del chavismo è una condizione per considerare la vittoria. Questa unità significa riconoscerne la leadership attuale. Il resto porta acqua ad un altro mulino, ed ora ce ne sono solo due.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA tramano apertamente contro il Venezuela

Tony Cartalucci, LD, 24 maggio 2017I media statunitensi prestano sempre più attenzione alla crisi in Venezuela. Come i media statunitensi hanno fatto altrove, tentano di ritrarre la crisi come risultato di una dittatura corrotta che combatte contro un’opposizione “pro-democratica”. In realtà, è semplicemente la ripetizione del cambio di regime degli Stati Uniti diretto a rovesciare le istituzioni statali indipendenti del Venezuela e a sostituirle con istituzioni create da e per gli interessi speciali statunitensi. L’opposizione è costituita da partiti politici sostenuti dagli Stati Uniti e da fronti finanziati dagli Stati Uniti che rappresentano organizzazioni non governative (ONG), molte delle quali elencate sul sito web del National Endowment for Democracy (NED) del dipartimento di Stato USA. The Independent in un articolo del 2016 intitolato: “Il Venezuela accusa gli Stati Uniti di preparare il colpo di Stato mentre Washington avverte del ‘crollo imminente’” ammette: “…gli osservatori della regione sottolineano che gli Stati Uniti hanno una lunga storia di interferenze nella politica del Venezuela, così come altrove in America Latina. Oltre a sostenere coloro che arrestarono Chavez nel 2002, gli Stati Uniti hanno versato centinaia di migliaia di dollari ai suoi avversari attraverso la cosiddetta National Endowment for Democracy”. Per comprendere il ruolo effettivo degli USA nella crisi del Venezuela, bisogna leggere i documenti politici prodotti da organizzazioni chiamate “think tank” che ideano e promuovono la politica statunitense. La Brookings Institution è un think-tank politico finanziato da Fortune 500 ed occupato da politici che rappresentano le ambizioni collettive di alcuni dei più potenti interessi corporativo-finanziari del mondo come petrolio, difesa, monopoli agricoli, corporazioni farmaceutiche, interessi mediatici ed altro. Brookings e think tank simili redaggono regolarmente linee guida politiche e mediatiche diffuse da media occidentali, e leggi occidentali attraverso società di pubbliche relazioni e lobbisti. Nei centri di riflessione si concorda e promuove l’agenda reale dell’occidente. Un articolo recente sul sito della Brookings Institution, intitolato “Venezuela: un percorso fuori dalla crisi“, prevede un piano di cinque punti verso l’escalation della situazione già precaria del Venezuela:
1. Gli Stati Uniti potrebbero ampliare l’assistenza ai Paesi finora dipendenti dal petrolio venezuelano, per ridurre il sostegno regionale e la dipendenza dal governo Maduro.
2. Gli Stati Uniti potrebbero aumentare l’assistenza monetaria alle organizzazioni della società civile e alle organizzazioni non governative per fornire cibo e medicinali ai venezuelani. In questo modo gli Stati Uniti dovrebbero chiarire che la pressione internazionale mira a sostenere la democrazia, non a punire il popolo venezuelano.
3. Gli Stati Uniti potrebbero sostenere gli sforzi dell’opposizione in Venezuela per costruire un “vallo” che separi i moderati del governo dai duri, incoraggiando i primi ad accettare una transizione verso la democrazia riducendone i costi dell’uscita dal governo.
4. Gli Stati Uniti potrebbero coordinarsi con istituzioni internazionali come il Fondo monetario internazionale (FMI) per incentivare elezioni libere e giuste nel 2018 e spingere l’opposizione a unirsi per quelle elezioni. Tale coordinamento comporterebbe anche lo sviluppo e la pubblicizzazione di un piano credibile per riavviare l’economia del Venezuela.
5. Come ultima risorsa, gli Stati Uniti potrebbero considerare l’aumento dei costi economici del governo attraverso sanzioni volte a limitare i profitti dalle esportazioni di petrolio e bloccarne ulteriori finanziamenti. Questa politica è rischiosa, dato che il governo di Maduro rovescerebbe la colpa della crisi economica sugli Stati Uniti, e verrebbe accompagnato da sforzi ben pubblicizzati di aiuti umanitari attraverso società civile credibile ed organizzazioni non governative”. È la prescrizione per l’ulteriore isolamento economico, la sovversione politica finanziata dagli Stati Uniti e il suo riferimento a “una transizione verso la democrazia” è un richiamo obliquo al cambio di regime. I media statunitensi, in particolare le organizzazioni attive di destra, presentano la crisi economica del Venezuela causata principalmente da “socialismo” e corruzione. In realtà, fattori che impedirebbero la piena realizzazione del progresso economico del Venezuela sono aggravati intenzionalmente da sanzioni statunitensi, sabotaggio economico e sovversione politica per far precipitare la crisi socioeconomica e umanitaria attuale.
Il Venezuela non sarebbe la prima nazione di cui gli Stati Uniti cercano l’implosione economica in Sud America. L’Agenzia centrale d’intelligence statunitense (CIA) nei propri archivi on-line disponibili al pubblico, nella sezione intitolata “Attività CIA in Cile”, ammette: “Secondo la relazione del Comitato Church, il 15 settembre 1970 il presidente Nixon e il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Henry Kissinger, nella riunione con il direttore della CIA Richard Helms e il procuratore generale John Mitchell, ordinarono alla CIA d’impedire ad Allende di prendere il potere. Non erano “preoccupati dai rischi”, secondo le note di Helms. Oltre all’azione politica, Nixon e Kissinger, secondo le note di Helms, ordinarono i passi per “colpire l’economia”. Tali atteggiamenti da guerra fredda persistevano nell’era di Pinochet. Dopo che Pinochet salì al potere, i politici sembrarono riluttanti a criticarne le violazioni dei diritti umani, spingendo i diplomatici statunitensi a sollecitare maggiore attenzione al problema. L’assistenza e le vendite militari statunitensi aumentarono significativamente negli anni dei peggiori abusi dei diritti umani. Secondo un memorandum rilasciato in precedenza, Kissinger nel giugno 1976 indicò a Pinochet che il governo degli Stati Uniti era favorevole al suo regime, anche se raccomandò dei progressi sui diritti umani per migliorare l’immagine del Cile presso il Congresso statunitense”. Con la violenza che aumenta nelle strade del Venezuela e molte tattiche retoriche utilizzate per inscenare il cambio di regime violento e la catastrofe umanitaria come in Libia e in Siria utilizzati per rovesciare il governo di Caracas, il mondo deve guardare oltre la propaganda e denunciare tale aperta cospirazione contro un’altra nazione sovrana.
Il sistema politico del Venezuela va deciso dal popolo venezuelano, senza interferenze statunitensi. Un governo dominato dall’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti farà del Venezuela un’estensione degli interessi corporativo-finanziari degli Stati Uniti, e non sarà l’alternativa o il controllo su essi. Ciò serve solo ad invocare ulteriori abusi da parte di tali interessi non solo in Sud America, ma nel mondo, per esempio Afghanistan, Siria, Iraq, Yemen, Libia ed Ucraina, dove ricchezza ed indebita influenza degli USA creano instabilità, conflitti e catastrofi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le “sporche mani” dello Stato profondo sul Venezuela

Covert Geopolitics 21 maggio 2017Lo Stato profondo occidentale vuole introdurre la “democrazia” in Venezuela con sanzioni politiche, pirateria finanziaria e guerra religiosa per via del rifiuto del Paese a cedere il controllo delle risorse energetiche ai banchieri di Wall Street. Tali attacchi multipli dello Stato profondo al Venezuela sono molto persistenti nell’ultimo decennio. Come sempre, i media occidentali continuano ad essere strumento cruciale per demonizzare i leader latinoamericani che continuano ad esercitare i principi bolivariani. “Le accuse contro il Vicepresidente del Venezuela non avrebbero potuto essere più gravi. Annunciando sanzioni contro Tariq al-Aysami, il dipartimento del Tesoro degli USA lo descriveva da “noto narcotrafficante” che aveva vigilato e diretto l’invio di narcotici dal Venezuela agli Stati Uniti. Da governatore dello Stato di Aragua e Ministro degli Interni, presumibilmente controllava o inviava droga per più di una tonnellata dal Venezuela, e aveva incontrato gli Zetas del Messico e il colombiano Daniel El Loco Barrera. A gennaio fu promosso vicepresidente. Ma per quanto cattivo appaia, al-Aysami è solo l’ultimo, anche se di alto livello, della lunga lista di funzionari venezuelani o persone vicine al potere legate al traffico di droga”. (The Guardian)
La conseguenza di ciò che i media dicono è che il popolo del Venezuela è così immaturo da mettere al potere questi trafficanti e ciarlatani, e l’occidente è moralmente nel giusto introducendo nella regione la democrazia come in Libia.

Cosa c’è dietro gli attacchi al Venezuela?
ThePrisma 10 aprile 2017
Il piano destabilizzante non è nuovo. Perché tale insistenza ad impedire la rivoluzione bolivariana? Il Ministro degli Esteri venezuelano affermava che “mai prima nella storia delle organizzazioni internazionali si è visto un tale comportamento illegale, deviante, arbitrario e parziale”.
Caracas (PL) Il Venezuela ha vinto ancora una volta nell’Organizzazione degli Stati Americani (OAS) dopo che è riuscito a frenare l’interventismo e l’intromissione guidati dal segretario generale Luis Almagro. La diplomazia bolivariana ha battuto con dignità e integrità i piani di una potente alleanza guidata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti e sostenuta dai governi di destra nella regione. Perciò, Almagro ha agito come agente dell’alleanza allineandosi ai gruppi reazionari nel Paese. Il piano di destabilizzante del Venezuela non è nuovo. Nel giugno dello scorso anno, il capo del cosiddetto “ministero delle colonie”, come l’eminente Ministro degli Esteri di Cuba Raúl Roa García ha descritto l’OAS, cercava senza successo di attuare la Carta democratica interamericana come strumento di coercizione e ricatto sul governo bolivariano.

Il sogno di Almagro
Il 14 marzo Almagro presentava una relazione sul Venezuela finanziata dalla cosiddetta ONG Gruppo internazionale di crisi, sostenuta dalla società petrolifera statunitense Exxon Mobil e sponsorizzata dall’Istituto del Petrolio statunitense che ha interessi sulle risorse energetiche venezuelane. Tale passo venne preso un anno prima, nel giugno del 2016, e i risultati furono identici: non funzionò malgrado il sostegno politico di Washington. Ma alcuni si chiedono perché ci sia tale insistenza nel prevaricare la rivoluzione bolivariana in Venezuela. Secondo i resoconti dei poteri a Caracas, il segretario generale dell’OAS ha stretti legami con le fazioni dell’estrema destra in Venezuela e, tra il 2016 e il 2017 s’incontrò 26 volte con i rappresentanti di tali gruppi. È sorprendente che oltre il 70% dei suoi messaggi twitter attacchino il Venezuela, il suo governo e i suoi funzionari. Indubbiamente Almagro parteggia per la destra che combatte per il potere contro il governo di Nicolás Maduro, nonostante la vittoria di quest’ultimo nelle urne e il fatto che tali gruppi non siano inclini al dialogo come strumento per raggiungere accordi. Quindi le continue “relazioni” di Almagro, sono descritte dalla Ministra degli Esteri venezuelana Delcy Rodríguez “complessa strategia d’intervento a medio e breve termine”.

Perché insiste sulla Carta Democratica?
La Carta democratica interamericana, adottata l’11 settembre 2001 da una speciale sessione dell’Assemblea dell’OAS a Lima, Perù, è un meccanismo da applicare in caso di rottura del processo politico istituzionale democratico o del legittimo esercizio del potere di un governo eletto, in uno qualsiasi degli Stati membri dell’organizzazione. In tal modo, è possibile approvare la sospensione temporanea di uno Stato membro dell’OAS, anche se è necessaria una maggioranza di due terzi. L’esclusione dal processo regionale interamericano limita la capacità del governo sanzionato di agire che verrebbe anche isolato e sanzionato internazionalmente. L’applicazione della Carta Democratica Interamericana sul Venezuela, secondo il pensiero esposto e nell’ambito del piano orchestrato da Almagro, avrebbe conseguenze sulle altre organizzazioni regionali, come l’Alleanza Bolivariana per i Popoli dell’America, la Comunità dell’America Latina e degli Stati dei Caraibi, l’Unione delle nazioni sudamericane, Petrocaribe, che promuovono l’integrazione sociale nella regione. Ovviamente, tale compito fu affidato ad Almagro dal dipartimento di Stato degli USA che, se attuato, avrebbe portato alla pericolosa destabilizzazione dell’America Latina, paragonabile a quanto visto in Medio Oriente ed Europa orientale.

Il Venezuela continua a lottare
In una conferenza stampa, il Ministro degli Esteri venezuelano dichiarava che “mai prima nella storia delle organizzazioni internazionali si è visto un tale comportamento illegale, deviante, arbitrario e fazioso. Il comportamento verso il Venezuela è veramente senza precedenti ed inusuale, segnato da attacchi che articolano un piano d’intervento”. Per Rodríguez con tale atteggiamento interventista, “l’OAS torna alle pagine più cupe della storia“, come testimonia il vergognoso silenzio di fronte a colpi di Stato, violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali; sempre al servizio delle oligarchie e dei gruppi di potere più reazionari. Il funzionario spiegava che i piani volti contro la patria di Bolívar “tramite vile ricatto, pressione e estorsione” di Washington, sono noti. Aggiunse che due congressisti statunitensi minacciarono “in modo greve, volgare e brutale gli Stati membri dell’organizzazione, Stati fratelli che si oppongono a testa alta e con ampia moralità, difendendo dignità, sovranità e indipendenza della Patria Grande”. (PL)Alla fine dell’anno scorso, il sistema bancario del Venezuela fu sabotato quando il sistema di pagamento elettronico collassò. Il Presidente Maduro definì l’attacco un’aggressione internazionale al Venezuela, orchestrato per danneggiarne i cittadini. Il Presidente Nicolas Maduro annunciò l’arresto dei responsabili del sabotaggio del sistema bancario che causò il collasso del sistema di pagamenti elettronici nazionale. Cinque impiegati di Credicar, società responsabile delle operazioni di credito e debito nel Paese, furono arrestati. “È stata un’azione deliberata al Credicar, è confermato e i responsabili sono agli arresti“, aveva detto Maduro. (Tele Sur)
Mentre la formula dell’interventismo geopolitico ibrido è familiare ai lettori di questo sito, la maggior parte degli statunitensi deve ancora capire l’agenda occulta dei capi dietro le azioni delle masse, integrando la propaganda occidentale che alimenta le rivoluzioni colorate nel mondo e negli Stati Uniti. Tipicamente da Paesi religiosi, gli agenti del Vaticano hanno cercato di fare la loro parte nell’istigare la manifestazioni nella società venezuelana. I sacerdoti cattolici scatenavano la propaganda anti-Maduro sollecitando la risposta aggressiva dai sostenitori più duri. “I collettivi sono gruppi filo-governativi che organizzano eventi comunitari e progetti sociali, ma vengono accusati di intimidazione e violenze contro gli oppositori. “Hanno cominciato a gridare insulti, poi si calmavano e poi gridavano“, diceva Maria Cisneros che frequenta la chiesa da 20 anni. Ha chiesto che il suo nome venga cambiato per paura di rappresaglie. “Erano persone aggressive, con un vocabolario aggressivo, profanatori e volgari, ci sentivamo aggrediti”, aveva detto. (Cruxnow)
Lo Stato profondo inoltre evita una possibile ritorsione coordinata alle sanzioni contro il Paese preso di mira, perché solo il popolo degli Stati Uniti ne soffrirebbe, e non lo Stato profondo.Togli le tue zampacce dal Venezuela“, Maduro a Trump
20 maggio 2017
Gli Stati Uniti dovrebbero “andarsene dal Venezuela“, ha detto il leader del Paese Nicolas Maduro, dopo che Washington sanzionava i giudici venezuelani, per “sostenere” il popolo venezuelano. Le nuove sanzioni, contro il primo giudice e i sette membri della Corte suprema del Venezuela, sono imposte dal Tesoro statunitense per “far avanzare il governo democratico” del Paese. “Basta immischiarsi… vattene Donald Trump. Vai via dal Venezuela“, aveva detto Maduro in un discorso alla TV, secondo Reuters. “Togli le tue zampacce da qui”. La tirata del presidente venezuelano segue la dichiarazione del governo che accusa gli Stati Uniti d’interferire negli affari interni del Paese cercando di destabilizzarlo. “Le aggressioni del presidente Trump al popolo venezuelano, al suo governo e alle sue istituzioni hanno superato i limiti“, affermava la dichiarazione, esortando gli Stati Uniti a concentrarsi sulla risoluzione dei propri problemi interni, invece di immischiarsi negli affari del Venezuela. “Le posizioni estreme di un governo appena nato confermano la natura discriminatoria, razzista, xenofobica e genocida delle élite statunitense contro l’umanità e il loro popolo, ora accentuate dalla nuova amministrazione che asserisce la supremazia bianca anglosassone“, secondo la dichiarazione citata da Reuters. Le sanzioni imposte dal Tesoro statunitense includono il congelamento del patrimonio che gli otto giudici potrebbero avere negli Stati Uniti, divieto d’ingresso nel Paese e divieto ai cittadini statunitensi di farvi affari. La situazione in Venezuela “è una vergogna per l’umanità” e il Paese “è stato incredibilmente mal gestito“, aveva detto Donald Trump. “Non vediamo un tale problema, direi, da decenni“, aggiunse. Migliaia di manifestanti antigovernativi scesero per strada a Caracas e Christobal, nello Stato occidentale di Tachira, divenuto uno dei centri principali degli scontri. (RussiaToday)
Alla luce del peggioramento della carenza di cibo in Venezuela, Putin decideva d’inviare ogni mese 60mila tonnellate di grano nel Paese latinoamericano. Uno per uno, i Paesi dell’America latina come Brasile e Argentina, cedono alla volontà dello Stato profondo in parte per l’ignoranza della classe media, e in parte per i metodi utilizzati nella regione. Al momento, solo l’intervento combinato di Russia e Cina potrebbe ostacolare l’occupazione completa dell’America Latina, a meno che un miracolo non risvegli i “patrioti” statunitensi, sollevandoli in armi contro quest’ultima.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora