Il leader inglese “supplica” Putin di risparmiare il Regno Unito in caso di guerra nucleare

What Does It Mean 26 maggio 2015imagePCHMYEXHIl Ministero della Difesa (MoD) riporta oggi che il Presidente Putin ha ordinato questa mattina una massiccia esercitazione delle Forze aeree e della Difesa aerea della Federazione russa, dopo aver ricevuto una telefonata “incoerente” dal primo ministro inglese David Cameron, che chiedeva scusa per l'”imminente guerra” e supplicava che il suo Paese non subisse ritorsioni nucleari. Nella telefonata di 30 minuti, questo rapporto del MoD afferma che il primo ministro Cameron ha riferito al Presidente Putin la “convinzione” che il Regno Unito sarebbe stato “spinto” nel conflitto dal regime di Obama, le cui “avventure” in Siria e Ucraina sono costate decine di migliaia di vite e continuano a destabilizzare il mondo. Le tensioni si aggravano tra la Federazione e l’occidente, continua il rapporto, dato che la telefonata del primo ministro Cameron arriva nel momento esatto in cui la NATO iniziava le proprie massicce esercitazioni aeree lungo le zone dell’Artico della Federazione, cui il Presidente Putin ha risposto con 12000 militari, 250 velivoli, 700 mezzi militari e l’incremento dei pattugliamenti aerei operativi lungo i confini della NATO.
Altrettanto preoccupante per la Federazione, secondo questo rapporto, le informazioni fornite questa settimana dall’ex-analista dell’intelligence della NSA ed ufficiale del controspionaggio dell’US Navy John Schindle, che ha dichiarato che gli è stato detto da un alto funzionario della NATO, “saremo probabilmente in guerra questa estate, e se siamo fortunati non sarà nucleare“. Tra i sostenitori del regimi di Obama, l’oligarca miliardario George Soros, nota il rapporto, la scorsa settimana allo stesso modo avvertiva che la terza guerra mondiale tra USA, Russia e Cina “non è esagerata“. Oltre a questi e molti altri “avvisi” sulle intenzioni occidentali d’iniziare la guerra mondiale contro la Federazione, gli esperti del MoD in questo rapporto notano la visita improvvisa del segretario di Stato degli USA John Kerry a Sochi, una quindicina di giorni fa, dove chiese una riunione di emergenza con il Presidente Putin, su questioni che comportano ulteriori instabilità nel rapporto tra Russia e USA dovuti ai così tanto epici fallimenti politici del regime di Obama, ed anche il più astuto osservatore può notare che la guerra totale ne sarebbe il risultato inevitabile. Va notato, continua il rapporto, che gravi preoccupazioni emergono in certe fazioni del regime di Obama, che si rendono conto quanto si sia vicino alla guerra mondiale, dopo esser state tradite dai sauditi sulla Siria e dall’Ucraina sulla Russia, la visita lampo del segretario Kerry al Presidente Putin era ritenuta vitale… come meglio descrive il pluripremiato analista geopolitico e consulente internazionale di rischio strategico F. William Engdahl, nel suo articolo Washington si suicida: “In breve, a John Kerry è stato detto d’ingoiare il rospo e volare a Sochi, cappello in mano, per offrire una sorta di Calumet della pace a Putin, dai circoli dominati e dagli oligarchi degli Stati Uniti che hanno realizzato che i loro aggressivi falchi neo-con, come Victoria “fottiti UE” Nuland del dipartimento di Stato o il segretario alla Difesa Ash Carter, favoriscono la creazione di una nuova struttura alternativa mondiale che potrebbe significare la rovina dell’intero sistema del dollaro post-Bretton Woods, dominato da Washington. Oops“.
1094394 Come Ann Pettifor, direttrice Policy Research in Macroeconomics (PRIME) ha già avvertito, il mondo è sul punto di un altro tracollo finanziario, riecheggiando il Guardian di Londra che avverte di un crollo economico globale imminente; secondo questo rapporto, il “vero obiettivo” dell’imminente guerra è l’egemonia mondiale del dollaro… che Federazione e Cina sono determinate a distruggere. Contrariamente alla macchina propagandistica occidentale che illude massicciamente e continuamente i propri cittadini di essere “i migliori e più potenti del mondo”, gli esperti del MoD in questo rapporto affermano il fatto che i Paesi allineati con la Russia controllano circa il 60% del PIL mondiale, hanno più dei due terzi della popolazione e coprono più di tre quarti della superficie terrestre… mentre il debito della Russia si attestava sui 600 miliardi di dollari, al 1° gennaio 2015. L’occidente, dall’altra parte, guidato dagli Stati Uniti che hanno un debito che oscilla verso i 60 trilioni di dollari (il più grande del mondo e più grande di quelli di Europa e Giappone combinati), questo rapporto avverte, ancora, di comprendere facilmente l’avvertimento di Soros sulla terza guerra mondiale e quello dell’ex-ufficiale dell’amministrazione economica di Reagan David Stockman, che sempre una quindicina di giorni fa ha dichiarato cupamente: “Entriamo nella fase terminale del sistema finanziario globale, che collasserà totalmente“. E mentre la leadership cinese oggi ha avvertito il regime di Obama che “la guerra sarà inevitabile” se non pone termine alla sua ingerenza globale, l’alto consigliere di Putin, il Vicepremier Dmitrij Rogozin, similarmente e in modo agghiacciante ha avvertito la NATO che “i carri armati non hanno bisogno di passaporti“, secondo questo rapporto, Federazione e Cina sono ormai unite nel combattere contro le rivoluzioni colorate e le sanzioni economiche occidentali che hanno distrutto molte nazioni e molti popoli. Data l’efficacia di Stati Uniti e alleati nel “diffondere la democrazia” dei loro oligarchi miliardari, i cui falchi neocon sono pronti anche adesso a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino, secondo questo rapporto i cittadini dovrebbero essere almeno consapevoli delle loro azioni passate… e come forse meglio afferma il KyivPost: “Gli ultimi tentativi di politica estera muscolare degli USA dovrebbero spaventare tutti i comuni ucraini. Basta guardare all’Iraq. Sadam Husayn era un dittatore brutale, ma dodici anni dopo la liberazione con le truppe statunitensi, l’Iraq è un disastro. Mezzo milione di morti, milioni di sfollati nel Paese e di rifugiati all’estero, frantumazione politica e ascesa del SIIL sono il pesante tributo pagato dagli iracheni, e il conto aumenterà“.
Solo quando la stampa di banconote di USA e UE si fermerà, si fermerà la loro follia.. altrimenti una guerra globale risolverà il problema come fecero Prima e Seconda guerra mondiale…

1092793Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cinque Occhi e rivoluzioni colorate

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 26/05/2015National-Security-Agency-NSA-surveillance-spying-800x430-770x470L’ultima informazione da Edward Snowden è la presentazione PowerPoint classificata dalla National Security Agency (NSA) che descrive dettagliatamente come l’alleanza dell’intellgience elettronica dei Cinque Occhi tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda ha cospirato con i promotori delle rivoluzioni basate sui social media, come la “primavera araba”, per abbattere governi eletti democraticamente e no. Tuttavia, le diapositive di PowerPoint sono state parzialmente redatte nei punti chiave dai dubbi censori di First Look Media, finanziati dal fondatore di e-Bay, il miliardario Pierre Omidyar. Le diapositive di PowerPoint illustrano come, nel novembre 2011, NSA; Communications Security Establishment (CSE) del Canada, oggi Communications Security Establishment Canada (CSEC); Defense Signals Directorate (DSD) dell’Australia, oggi Australian Signals Directorate (ASD); Government Communications Security Bureau (GCSB) della Nuova Zelanda; e Government Communications Headquarters (GCHQ) inglese crearono un metodo non solo per monitorare, ma controllare cellulari e social network utilizzati per le rivolte socio-politiche. Il programma, noto come “Synergizing Network Analysis Tradecraft”, è stato sviluppato dal Network Tradecraft Advancement Team o NTAT dei Cinque Occhi. Gli sforzi della NTAT erano diretti contro dispositivi con cui “i servizi voce e dati interagiscono”. Questi dispositivi comprendono smart phone e altri dispositivi dati e vocali portatili. Nel novembre 2011 le rivolte della primavera araba erano in pieno svolgimento con i governi del tunisino Zin Abidin Bin Ali, dell’egiziano Hosni Mubaraq e del libico Muammar Gheddafi rovesciati, e disordini antigovernativi in Siria, Yemen, Bahrayn e Marocco. I Cinque Occhi s’incontrarono per discutere come utilizzare l’operazione classificata dal nome in codice IRRITANT HORN, in future “primavere arabe” in “diversi Paesi”. Gli esperti dell’intelligence dei segnali formularono piani per utilizzare le lezioni apprese nella primavera araba attaccando i server in “Paesi non dei Cinque Occhi” sfruttando operazioni MITM (“man-in-the-middle“) e di “raccolta dati sul posto e in transito”. Un’operazione per sfruttare le reti mobili correlata aveva il nome in codice CRAFTY SHACK. Le diapositive mostrano che tra i Paesi in cui i server per applicazioni mobili furono colpiti dai Cinque Occhi vi erano Francia, Cuba, Senegal, Marocco, Svizzera, Bahamas e Russia. Le informazioni cercate dai partner dell’intelligence dei segnali occidentali includevano “geolocalizzazione e informazioni sulla proprietà della rete di ogni indirizzo IP” consistenti nel “nome del proprietario della rete, nome del gestore, ASN (rete di servizi avanzati), continente, Paese, regione, città, latitudine e longitudine e ogni altro dettaglio correlato”. Non interessavano ai Cinque Occhi applicazioni come Google, mobile banking e iTunes. È interessante notare che, secondo un PowerPoint TOP SECRET/SI (Intelligence Speciale), un sistema dei Cinque Occhi dal nome in codice EONBLUE fu utilizzato per colpire gli utenti Blackberry in Arabia Saudita. Di tutti i Paesi in cui le manifestazioni della primavera araba iniziarono, l’Arabia Saudita agì rapidamente reprimendo brutalmente le proteste di piazza. L’interesse dei Cinque Occhi nelle comunicazioni mobili dell’Arabia Saudita, durante le operazioni IRRITANTE HORN, indicherebbe l’esistenza di un doppio scopo in tale sorveglianza. NSA e partner, nell’azione offensiva della “guerra dell’informazione”, potrebbero aver guidato i manifestanti in Egitto, Libia, Siria e altri Paesi nelle sommosse antigovernative attraverso le operazioni MITM, mentre avvertirono le autorità in Arabia Saudita sui piani per inscenare dimostrazioni antigovernative nel Paese. Un’altra operazione dei Cinque Occhi mirava a Samsung, Nokia e altri utenti della rete mobile Warid-Congo nella Repubblica del Congo. CSE vantava in una diapositiva di PowerPoint di avere “l’elenco degli smartphone più popolari tra i clienti di Warid Congo e i numeri dei loro international mobile subscriber identity (IMSI)”. Gli IMSI sono assegnati ad ogni utente GSM. Warid, di proprietà dello sceicco Nahayan bin Mubaraq al-Nahayan, ministro della cultura, gioventù e sviluppo sociale degli Emirati Arabi Uniti, di Abu Dhabi, fornisce anche servizi di telefonia mobile in Uganda, Repubblica di Georgia, Costa d’Avorio e Pakistan.
L’interesse dei Cinque Occhi nel fomentare una rivolta sociale basata sui media nella Repubblica del Congo è interessante. Il Paese è guidato dal 1997 dall’autoritario presidente Denis Sassou-Nguesso considerato fermamente filo-francese. La Repubblica del Congo è uno dei principali produttori di petrolio della regione e l’alleanza anglofona dei Cinque Occhi certamente è interessata a sostituire il presidente con uno più in linea con Stati Uniti e Gran Bretagna. L’interesse sul Congo fornisce altre prove sugli analisti militari e civili NSA, che trascorrono lunghe ore di guardia, dedicando le loro carriere in sostanza più alle compagnie petrolifere inglesi e degli Stati Uniti che alla sicurezza nazionale. Appena quattro mesi dopo la riunione NTAT dei Cinque Occhi, una protesta di massa parzialmente basata sui social media esplose nel quartiere Talangai di Brazzaville, capitale congolese. In un dispaccio dall’ambasciata degli Stati Uniti a Brazzaville del 26 marzo 2012 si legge: “I manifestanti esprimono malcontento verso il governo della Repubblica del Congo, per la gestione delle indennità a coloro che hanno perso le case nell’esplosione del deposito di munizioni del Reggimento Blindato, il 4 marzo. Fonti dell’ambasciata hanno riferito di aver udito colpi di pistola nel luogo della protesta, sulla Marien Ngouabi Avenue, vicino al mercato Talangai. I manifestanti marciano verso il Palazzo Presidenziale. Ai cittadini degli Stati Uniti si consiglia di evitare il quartiere Talangai e l’area circostante il palazzo presidenziale per tutto il giorno”. L’ambasciata sembrava conoscere i piani dei manifestanti, forse con l’aiuto dell’intelligence fornita da IRRITANT HORN e CRAFTY SHACK. Nel gennaio 2012, appena due mesi dopo la riunione NTAT, proteste anti-governative scoppiarono in Senegal, altro Paese preso di mira da IRRITANT HORN/CRAFTY SHACK, dopo che il presidente Abdoulaye Wade, sostenitore degli Stati Uniti d’Africa di Muammar Gheddafi, annunciò che avrebbe concorso per un terzo mandato. La portavoce del dipartimento di Stato di allora, l’infame Victoria Nuland di “euromajdan”, esortò l’85.enne Wade a passare il potere a “The Next Generation”. Wade fu sconfitto alle elezioni il mese dopo lo scoppio dei disordini violenti a Dakar, capitale del Senegal. OSI e International Crisis Group pesantemente finanziati da Soros, diedero un sostegno significativo alle proteste di Brazzaville e Dakar.
Le diapositive di PowerPoint descrivono anche un browser web mobile cinese fu scoperto da un analista del GCHQ “perdere” IMSI; gli MSISDN (Mobile International Subscriber Numbers Directory) collegati alle carte SIM; le International Mobile Station Equipment Identities (IMEI) univoche per ogni dispositivo mobile utilizzato, tra l’altro, per tracciare cellulari rubati o “in fuga”; e altre informazioni specifiche dei dispositivi. Anche se parzialmente redatto, l’ultima rivelazione sul NSA conferma il nesso tra sorveglianza dell’intelligence dei Cinque Occhi e misure attive a sostegno del rovesciamento dei governi in Medio Oriente e altrove. Le informazioni verificano la convergenza tra “rivoluzioni colorate” della rete Open Society Institute (OSI) di George Soros e del National Endowment for Democracy (NED) e attività di sorveglianza dei Cinque Occhi. C’è anche una correlazione evidente tra l’operazione dei “falsi Twitter” dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) a Cuba, noto come “Zun Zuneo”, e IRRITANT HORN. Zun Zuneo o “Proyecto ZZ”, mirava a formare “folle intelligenti” a Cuba per protestare contro il governo e cercarne il rovesciamento con la “primavera cubana”. E’ importante notare che IRRITANT HORN mirava a sorvegliare la rete mobile e i social media di Cuba e alle operazioni MITM. Zun Zuneo utilizzava due aziende del Costa Rica, Contractor Creative Associates International e Mobile Accord of Denver, che ottennero 400000 numeri di cellulare della Cubacel, che ora appaiono nel programma IRRITANT HORN dei Cinque Oocchi, ed iniziarono ad inviare messaggi di testo sui Twitter cubani, presumibilmente provenienti dalla Spagna. A Zun Zuneo partecipava anche una società di copertura nelle Isole Cayman, MovilChat, che utilizzava un conto corrente bancario per finanziare segretamente Zun Zuneo. Il finanziamento dell’USAID a Zun Zuneo fu distolto segretamente da un ignoto progetto USAID in Pakistan. Il conto bancario utilizzato da USAID e MovilChat era presso la filiale delle Isole Cayman della Banca delle Bermuda NT Butterfield & Son Ltd. The Carlyle Group, insieme alla Canadian Imperial Bank of Commerce (CIBC) è azionista della banca. USAID ha utilizzato una tecnologia simile a Zun Zuneo per mobilitare “folle intelligenti” in Moldova, Filippine e Ucraina. Il 1 maggio 2014, le proteste di massa contro il governo della Cambogia sembra siano state istigate da un’operazione stile “folla intelligente” via Twitter di USAID/CIA. Affinando la loro “tradecraft network” nei Paesi arabi e a Cuba, i Cinque Occhi erano ben preparati a sostenere l’insurrezione di Piazza Maidan a Kiev nei primi mesi del 2014. Il programma IRRITANT HORN rivela che non c’è differenza tra le operazioni di “manipolazione della democrazia” di Soros e Nuland e la sorveglianza dei social media dell’alleanza dei Cinque Occhi.5-EyesLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato islamico come “risorsa strategica” degli Stati Uniti

MK Bhadrakumar Indian Punchline 22 maggio 2015Gause_SaudiGameofThronesLevant Report, un’altamente rispettata ONG statunitense dedita a trasparenza e responsabilità nel governo e nella politica degli Stati Uniti, ha fatto un grande servizio all’intellighenzia dell’Asia meridionale ottenendo, tramite una causa federale, dei documenti classificati dei dipartimenti della Difesa e di Stato relativi allo Stato Islamico (IS). In poche parole, i documenti mettono in luce la valutazione della Defence Intelligence Agency (DIA) degli Stati Uniti secondo cui l’IS potrebbe essere una “risorsa strategica” per le strategie regionali statunitensi. Tale valutazione scioccante difatti risale all’inizio del 2012, cioè prima ancora che lo SI apparisse sulle testate catturando Mosul in Iraq, lo scorso anno. La DIA ha avvertito governo e agenzie di sicurezza degli Stati Uniti che lo SI aiuterà Washington ad isolare e rovesciare il regime siriano. In effetti, ciò che è stato bollato come teoria della cospirazione finora, infine si avvera. E nel frattempo molti avvenimenti in Siria e Iraq oggi cominciano ad avere una prospettiva chiara. Naturalmente, ciò che emerge, ancora una volta, sono le politiche diaboliche degli Stati Uniti nell’utilizzare i gruppi estremisti islamici come strumenti geopolitici per sostenere le proprie strategie regionali nei Paesi esteri. Tale politica fu avviata la prima volta in Asia del Sud nei primi anni ’80 con i “mujahidin afghani” della genialata di Zbigniew Brzezinski, a capo della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L’appello alla “jihad” in Afghanistan, alla fine, causò immense sofferenze alla regione. Opera attivata dagli Stati Uniti per sconfiggere l’Armata Rossa in Afghanistan, sconfitta che secondo alcuni avrebbe contribuito al crollo dell’Unione Sovietica. Tuttavia, il Pakistan ne fu seriamente destabilizzato e, cosa più importante, l’introduzione di Usama bin Ladin e al-Qaida diede l’alibi perfetto agli Stati Uniti per imporre la presenza militare in Afghanistan e in Asia centrale. Lo spettro dello SI in Pakistan e Afghanistan oggi, appare un’evoluzione ancor più inquietante. Mentre sempre più dettagli saranno disponibili su cosa succede a Kunduz, provincia settentrionale dell’Afghanistan, che appare un’operazione dello SI. Teoricamente si tratterebbe di un’offensiva dei “taliban”, ma il mullah Omar non sembra avere il controllo della battaglia per Kunduz, dove “combattenti stranieri” guidano l’assalto. Gli accuratamente selezionati resoconti dei media occidentali continuano a presentare lo SI quale fattore nella regione settentrionale dell’Afghanistan al confine con l’Asia centrale. Radio Free Europe e Radio Liberty, collegate all’intelligence degli Stati Uniti e che svolsero un ruolo chiave nella Guerra Fredda, la scorsa settimana hanno diffuso un pezzo inquietante sullo SI, praticamente dandogli un peso in Afghanistan assai lontano dalla realtà sul campo.
King-Abdullah-+-Obama-600x450 Naturalmente, l’avanzata dello SI darebbe agli Stati Uniti l’alibi perfetto per stabilire una presenza militare permanente, per sé e la NATO, in Afghanistan. C’è molto su cui riflettere, in retrospettiva, su ciò che l’ex-presidente afghano Hamid Karzai aveva più volte dichiarato, e cioè che gli Stati Uniti non sono “sinceri” nella lotta ai taliban e sugli obiettivi geopolitici reali. Gli Stati Uniti riusciranno a diffondere il virus dello SI in Afghanistan e Asia centrale, per giustificare la presenza militare occidentale a tempo indeterminato nella regione? Le probabilità sono abbastanza buone, in realtà, e i ministri degli Esteri della NATO incontratisi ad Antalya, la scorsa settimana, hanno ritenuto che l’alleanza debba mantenere una presenza a lungo termine in Afghanistan, oltre la prevista scadenza di fine 2016. In effetti, è nel DNA e negli egoismi dei regimi autocratici che dominano oggi su gran parte del mondo musulmano, finire al servizio degli interessi occidentali. Non si sbaglierebbe pensare che lo SI sia uno strumento per colpire l’Iran, e che l’azione in Afghanistan sia finanziata dall’Arabia Saudita che si prefigge due scopi, infettando anche il Pakistan con il virus dello SI. Anche in questo caso, la politica regionale offre un eccellente margine di manovra agli Stati Uniti nel seguire le orme della politica del “divide et impera” della Gran Bretagna imperiale nel subcontinente indiano. Questione del Kashmir, animosità tra indù e musulmani, relazioni conflittuali dell’India con Cina e Pakistan, Xinjiang e Tibet, la lista delle questioni regionali è molto lunga laddove l’intelligence degli Stati Uniti avrebbe ampio spazio nel frantumare le posizioni regionali. Si prenda il caso dell’India, per esempio. L’attuale discorso strategico principale è permeato da una mentalità contraddittoria verso Cina o Pakistan. Ma il discorso indiano sorprende gli increduli (se non occasionalmente, i nazionalisti estremisti indù) quando si tratta delle intenzioni strategiche a lungo termine degli Stati Uniti nella regione. I nostri esperti non sono semplicemente interessati al tema. Leggasi Levant Report per informarsi, qui. (Qui sotto)daesh-cia-990x180Documento della Defense Intelligence Agency del 2012: l’occidente faciliterà l’avanzata dello Stato islamico “per isolare il regime siriano”
Brad Hoff Levant Report 19 maggio 2015

baghdadi-ciaIl 18 maggio il gruppo conservatore di monitoraggio del governo Judicial Watch ha pubblicato dei documenti precedentemente classificati del dipartimento della Difesa e del dipartimento di Stato statunitensi, ottenuti con una causa federale. Mentre i media mainstream sono focalizzati sulla gestione della Casa Bianca dell’attacco al consolato di Bengasi, ignorano il “quadro generale” presentato e confermato dai documenti del 2012 della Defense Intelligence Agency, secondo cui lo ‘Stato islamico’ in Siria orientale viene ricercato perseguendo la politica occidentale nella regione. Sorprendentemente, il rapporto appena declassificato afferma che per “occidente, Paesi del Golfo e Turchia (che) sostengono l’opposizione (siriana)… c’è la possibilità di creare un califfato salafita dichiarato o occulto nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano…” Il rapporto della DIA, in precedenza classificato “Secret/Noforn” datato 12 agosto 2012, circolò ampiamente tra i vari enti governativi, tra cui CENTCOM, CIA, FBI, DHS, NGA, dipartimento di Stato e molti altri. Il documento mostra che già nel 2012 l’intelligence degli USA previde l’ascesa dello Stato Islamico in Iraq e Levante (SIIL o SIIS), ma invece di delineare chiaramente il gruppo come nemico, il rapporto lo riteneva risorsa strategica degli Stati Uniti. Mentre numerosi analisti e giornalisti hanno documentato tempo fa il ruolo delle agenzie d’intelligence occidentali nell’addestramento e formazione dell’opposizione armata in Siria, i vertici dell’intelligence statunitense confermano la teoria secondo cui i governi occidentali vedono fondamentalmente nel SIIL uno proprio strumento per il cambio di regime in Siria. I documenti al riguardo affermano proprio tale scenario. Prove forensi, prove video e recenti ammissioni di alti funzionari interessati (vedi le ammissioni dell’ex-ambasciatore in Siria Robert Ford qui e qui), dimostrano che il dipartimento di Stato e la CIA supportano materialmente i terroristi del SIIL sul campo di battaglia siriano, almeno dal 2012-2013 (come chiaro esempio di “prove forensi”: vedasi il rapporto dell’inglese Conflict Armament Research che fa risalire all’origine dei razzi anticarro croati recuperati dai terroristi del SIIL a un programma congiunto saudita/CIA, grazie all’identificazione dei numeri seriali).
Il rapporto della DIA del 2012, appena diffuso, traccia le seguenti sintesi sullo “Stato islamico in Iraq” e l’emergente SIIL:
al-Qaida guida l’opposizione in Siria
– l’occidente si identifica con l’opposizione
– la creazione dello Stato islamico è diventata realtà solo con l’avanzata della rivolta siriana (non si parla di ritiro delle truppe USA dall’Iraq come catalizzatore dell’ascesa dello Stato Islamico, tesi di innumerevoli politici ed esperti, si veda la sezione 4.D. sotto)
– l’istituzione di un “principato salafita” nella Siria orientale è “esattamente” ciò che le potenze estere che sostengono l’opposizione vogliono (identificate come “occidente, Paesi del Golfo e Turchia”), al fine d’indebolire il governo di Assad
– “santuari” sono suggeriti nelle zone occupate dagli insorti islamici secondo il modello libico (che si traduce nella cosiddetta no-fly zone come primo atto di ‘guerra umanitaria’, vedi 7.B.)
– l’Iraq è identificato quale “espansione sciita” (8.C)
– uno “Stato islamico” sunnita potrebbe essere devastante per “l’unità dell’Iraq” e potrebbe “facilitare il rinnovamento degli elementi terroristici che da tutto il mondo arabo entrano nell’arena irachena”. (Vedi l’ultima riga del .pdf)daesh-cia-990x180Tratto dalle sette pagine del rapporto declassificato della DIA:

R 050839Z 12 agosto

Situazione generale:
A. Internamente, la situazione assume un andamento chiaramente settario.
B. Salafiti, Fratelli Musulmani e AQ (al-Qaida) sono le principali forze che guidano l’insurrezione in Siria.
C. Occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime.

3. (C) al-Qaida in Iraq (AQI): … B. AQI sostiene l’opposizione siriana DALL’INIZIO, ideologicamente e attraverso i media…

4.D. Vi era una regressione dell’AQI dalle province occidentali dell’Iraq negli anni 2009-2010; tuttavia dopo l’avanzata della rivolta in Siria, le potenze religiose e tribali regionali cominciarono a simpatizzare per la rivolta settaria. Tale (simpatia) è apparsa nel sermoni del venerdì di preghiera, invocando volontari per sostenere i sunniti in Siria.

7. (C) Ipotesi sul futuro della crisi:
A. Il regime sopravvive ed ha il controllo sul territorio siriano.
B. Sviluppo degli eventi attuali in una guerra per delega: …le forze dell’opposizione cercano di controllare le zone orientali (Hasaqa e Dayr al-Zur), adiacenti alle province occidentali irachene (Mosul e Anbar), oltre che ai confini turchi. Paesi occidentali, Paesi del Golfo e Turchia sostengono tali sforzi. Tale ipotesi molto probabilmente è in linea con gli ultimi fatti, contribuendo a preparare santuari protetti internazionalmente, come accadde in Libia quando Bengasi fu scelta come centro di comando del governo provvisorio.

8.C. Se la situazione degenera c’è la possibilità di dichiarare un principato salafita aperto o segreto nella Siria orientale (Hasaqa e Dayr al-Zur), questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano, considerato una profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)
8.D.1. … Il SIIL potrebbe anche dichiarare lo Stato islamico attraverso l’unione con altre organizzazioni terroristiche in Iraq e Siria, creando una grave minaccia all’unità dell’Iraq e all’integrità del suo territorio.B7y3bj1CIAI7OQf.jpg largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il capo del GRU accusa Stati Uniti e alleati di aver creato la rete terroristica transnazionale islamista

The Saker 22 maggio 2015

Cari amici,
Vi propongo oggi il discorso del Colonnello-Generale Igor Sergun, capo del Primo Direttorato dell’Intelligence (GRU) dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Russia. Dire che l’uomo o il GRU sono segreti, sarebbe un eufemismo. Quasi tutte le informazioni pubblicamente disponibili su Sergun si trovano nella breve biografia alla fine del post. Di regola il GRU non fa dichiarazioni pubbliche, né il suo capo. È quindi interessante che, in una delle pochissime occasioni in cui il Generale Sergun ha accettato di parlare in pubblico, ha scelto di concentrarsi sui rischi del cosiddetto estremismo “islamico”, e che in una relativamente breve presentazione ha indicato per quattro volte che tali terroristi “islamici” sono fondamentalmente una creatura dell’occidente. Si potrebbe essere tentati di dire “niente di nuovo, lo sappiamo tutti”, ma si mancherebbe il punto, e cioè che il capo dell’intelligence militare russa dichiara apertamente che il cosiddetto “terrorismo islamico” non è un fenomeno originale o indigeno, ma uno strumento dell’imperialismo occidentale utilizzato per sovvertire i Paesi che osano opporsi all’egemonia mondiale dell’impero anglo-sionista.

Sakerigor_dmitrievich_sergunTesto presentato dal Direttore del Primo Direttorato dello Stato Maggiore per la IV Conferenza di Mosca sulla Sicurezza Internazionale, dedicata a: “Sicurezza Globale: trasformazione radicale o creazione di nuove regole del gioco?” (16 aprile 2015)
Argomento: ‘Punti caldi’ della lotta globale al terrorismo

Gentili Signore e Signori,
Una delle sfide più pericolose dei tempi attuali è presentata dal terrorismo internazionale, che rapidamente acquista natura politica ed è divenuto una vera e propria forza che cerca di arrivare al potere in alcuni Paesi. Assistiamo a una tendenza costante verso la globalizzazione delle attività delle organizzazioni estremiste. Ciò comprende ampliamento geografico, rafforzamento delle interazioni tra gruppi precedentemente dispersi, nonché rapido adattamento ai cambiamenti della situazione. Tra le organizzazioni terroristiche internazionali, gli islamici radicali avanzano. I loro capi sviluppano una collaborazione e cercano di creare zone di instabilità che non includono solo Paesi, ma intere regioni. L'”Internazionale terrorista” ha l’obiettivo di creare con la forza il “Grande Califfato” comprendente Medio Oriente, Caucaso, Nord Africa e penisola iberica. Una campagna per la formazione del fronte della “Jihad Globale” è stata annunciata con l’obiettivo di condurre la lotta armata contro i “principali nemici dell’Islam”, rappresentati da Stati Uniti, Paesi dell’Europa occidentale, Russia e Paesi musulmani con governi secolari. Attualmente, il terrorismo rappresenta la peggiore minaccia per Iraq, Siria, Libia e Afghanistan, dove “Stato islamico dell’Iraq e del Levante”, “al-Qaida“, “Jabhat al-Nusra“, movimento dei taliban e altri gruppi radicali sono attivi. Al-Qaida “rimane una delle più potenti organizzazioni terroristiche, anche se nelle condizioni attuali s’è ampliata come “bandiera della guerra contro gli infedeli” per gli islamisti, mentre i relativi gruppi regionali operano praticamente in modo indipendente. Ultimamente, lo “Stato islamico dell’Iraq e Levante”, che è riuscito ad imporre il suo controllo su una parte significativa di Iraq e Siria, lotta con successo per occupare la posizione guida delle organizzazioni estremiste. I terroristi hanno dichiarato la costituzione di un ‘califfato islamico’ nei territori occupati e iniziato a creare proprie “istituzioni pubbliche”, tra cui sistemi finanziari e giudiziari. Il controllo centralizzato permanente sui gruppi armati viene organizzato. Il rafforzamento del SIIL ha seriamente destabilizzato l’Africa. Il SIIL fornisce sostanziale assistenza militare e finanziaria agli estremisti locali, invia rinforzi composti da terroristi siriani e iracheni. I gruppi che hanno ricevuto tale sostegno sono ‘Ansar al-Sharia‘, che opera in Nord Africa, e ‘Boko Haram‘, nella parte occidentale del continente, mentre la peggiore minaccia alla stabilità dell’Africa orientale è l’organizzazione terroristica somala ‘Shabab al-Mujahidin’, responsabile di varie gravi azioni. Altrettanto preoccupante è la situazione che si sviluppa in Medio Oriente e in Asia centrale, in cui le organizzazioni estremiste come ‘taliban’, ‘Hizb-ut-Tahrir’ e Movimento Islamico dell’Uzbekistan hanno un alto potenziale operativo. Stimiamo che attualmente, nel solo Afghanistan, circa 5mila militanti combattano. Territori afghani e pakistani ospitano una rete di campi di addestramento dei terroristi, anche per terroristi suicidi. La diffusione attiva di idee radicali islamiche ha un impatto negativo sullo sviluppo della situazione nel sud-est asiatico. In particolare, conseguenze imprevedibili potrebbero essere causate dall’organizzazione estremista ‘Jamaa Islamiya‘, il cui obiettivo principale è creare uno Stato teocratico islamico comprendente Brunei, Indonesia, Malesia, Singapore e le province musulmane di Thailandia e Filippine. Negli ultimi anni, la minaccia terroristica in Europa è aumentata. Ciò è dovuto principalmente agli insorti di ritorno dai “conflitti” e pronti a ricorrere all’esperienza acquisita. Circa 600 jihadisti sono tornati negli ultimi quattro anni nella sola Germania. L’influenza degli estremisti si è diffusa anche in alcune regioni del Sud America. L’area dei tre confini, alla congiunzione tra Argentina, Brasile e Paraguay, è considerata trampolino di lancio dagli estremisti. L’attività coperta di certi Stati volti a realizzare proprie missioni in politica estera attraverso il finanziamento occulto delle strutture islamiche, destabilizza la situazione.
Mentre flirtano con gli estremisti, certi Paesi occidentali sembrano essere sicuri che la cosiddetta politica del caos controllato in regioni lontane, non avrà conseguenze tragiche, almeno nel medio termine, ma credo che tale parere non convinca. Non è un segreto che su istigazione di ‘partner occidentali’, dagli anni ’80 l’estremismo islamico abbia rapidamente guadagnato slancio. Per contrastare le truppe sovietiche in Afghanistan furono pesantemente armati, con i fondi provenienti dagli Stati Uniti d’America e altri Stati della NATO, vari gruppi di jihadisti e mujahidin successivamente fusisi in grandi gruppi e movimenti terroristici. Grazie all’assistenza finanziaria e militare di Washington e alleati, allo scopo di eliminare il regime in Siria, indesiderato dall’occidente, lo ‘Stato Islamico dell’Iraq e Levante’ e ‘Jabhat al-Nusra’ furono creati. L’intervento militare in Libia da parte della NATO ha comportato risultati simili. La disponibilità di fonti stabili di finanziamento degli estremisti è la ragione del grave problema. I canali dei finanziamenti più affidabili comprendono varie organizzazioni non governative e fondazioni. Ad esempio, negli Stati della penisola araba vi sono circa 200 organizzazioni. Una delle principali fonti di reddito è il controllo di produzione e traffico di droga. Tale attività frutta agli islamisti di Medio Oriente e Asia Centrale 500 milioni di dollari l’anno. Succede abbastanza spesso che le azioni di Washington e dell’occidente in generale in varie regioni del mondo, contribuiscano a creare gravi problemi, tra cui traffico di droga, estremismo religioso e terrorismo, dopo che Washington mobilita eroicamente la comunità internazionale per neutralizzare tali problemi. In generale, con lo slogan della lotta per ‘l’Islam puro’, il terrorismo internazionale diventa una forma di criminalità transnazionale. In realtà, è diventato un business lucrativo con circolazione di capitale per miliardi grazie a traffico di droga, sequestri di persone, contrabbando di armi e metalli preziosi. Alla ricerca di ulteriori fonti di finanziamento, i jihadisti sviluppano volutamente legami con organizzazioni nazionaliste, pirati e separatisti.
Quindi, dovremmo aspettarci che, nel breve periodo, le minacce terroristiche nel mondo rimangano elevate. L’avanzata dei gruppi estremisti, tra l’altro su istigazione di Stati Uniti e alleati, in particolare in Medio Oriente e Asia centrale, rappresenta la vera e propria minaccia di diffusione del terrorismo verso Paesi europei, repubbliche della CSI e regione Asia-Pacifico.

Grazie per la vostra attenzione.

Начальник ГРУ ГШ ВС РФ Игорь СергунBiografia di Igor Sergun
Biografia ufficiale del nuovo capo dell’Intelligence militare russa Igor Sergun, sul sito ufficiale del Ministero della Difesa russo. [Fonte]
Igor Sergun è nato a il 28 marzo 1957 e presta servizio nelle forze armate dal 1973, si è laureato alla Scuola Militare Suvorov di Mosca [Fonte] e [Fonte], alla Scuola Militare dell’Alto Comando del Soviet Supremo di Mosca [Fonte], all’Accademia militare diplomatica dell’Esercito sovietico e presso l’Accademia Militare dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa [Fonte]. Opera nel servizio segreto militare dal 1984, in varie posizioni nell’ambito del Primo Direttorato dell’Intelligence. Parla diverse lingue straniere ed ha ricevuto attestati di Stato. Nel 1998, da colonnello, è stato addetto militare della FR a Tirana, Albania. In quel periodo ricevette la medaglia quale “partecipante all’Operazione Marcia Fulminea Bosnia-Kosovo 12 giugno 1999″. Nel dicembre 2011, fu nominato a capo del Primo Direttorato dell’Intelligence dello Stato Maggiore Generale russo.
Mark Galeotti nel suo libro Spetsnaz: Forze Speciali russe, scrive che negli anni 2000 l’intelligence militare russa era sull’orlo della completa distruzione causata dalle riforme del Generale Shljakhturov. Tuttavia, fu costretto al pensionamento a fine 2011, e il suo successore, il Tenente- Generale Igor Sergun, si è rivelato un direttore molto più attivo ed efficace. [Fonte]
Nel 2014 Igor Sergun è oggetto delle sanzioni occidentali contro la Russia. “Bruxelles: il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Russia e il relativo capo dell’intelligence militare erano tra le 15 persone oggetto di tutte le sanzioni dell’Unione europea per la crisi in Ucraina. Generale Valerij Gerasimov, capo dell’Esercito e deputato nazionale, 29 aprile 2014“. [Fonte]. Igor Sergun fu preso di mira “per l’attività degli agenti del GRU in Ucraina orientale”, mentre Gerasimov è stato indicato “responsabile del massiccio dispiegamento di truppe russe” lungo il confine tra Ucraina e “mancata de-escalation della situazione“.

Articoli, discorsi e interviste
1. La Russia nomina il nuovo Direttore del GRU [Fonte]
27 dicembre 2011. Il Maggiore-Generale Igor Sergun è stato nominato a capo del Primo Direttorato dell’Intelligence. Sostituisce l’uscente Aleksandr Shljakhturov, per aver raggiunto l’età pensionabile.
2. Il Maggiore-Generale Igor Sergun diventa il capo del GRU [Fonte]
2. Generale russo dice che gli USA sono dietro ogni guerra nel mondo di oggi [Fonte]. Il capo del Primo Direttorato dell’intelligence militare della Russia, Colonnello-Generale Igor Sergun, dice che gli Stati Uniti si preparano a schierare truppe in modo permanente o temporaneo in oltre 100 Paesi in tutto il mondo. Sergun dice gli Stati Uniti sperano di creare in questi Paesi i servizi necessari per “preposizionarvi armi e attrezzature militari necessarie per future operazioni nella zona“.
3. Intervista con il Capo del GRU Igor Sergun: Noi non riveliamo segreti! [Fonte]
4. Agenzia spionistica russa: La crisi globale richiede nuove tattiche [Fonte] 19 gennaio 2012
5. Igor Sergun: “I terroristi sono intenti a prendere il potere in alcuni Stati” [Fonte]
6. In Medio Oriente e Asia centrale i terroristi guadagnano 500Mln di dollari con il narcotraffico [Fonte]
16 aprile 2015. I terroristi in Medio Oriente e Asia Centrale ricevono fino a 500 milioni di dollari tramite produzione e traffico di droghe illecite, ha detto il capo del Primo Direttorato dell’Intelligence dello Stato Maggiore Generale russo.
7. Responsabile del GRU: Il terrorismo è diventato un business multimiliardario [Fonte]
8. La Jihad diventa globale [Fonte]; Andrej Iljashenko, RIR, 23 aprile 2015. “Il terrorismo internazionale è una delle minacce più pericolose per l’umanità ed è divenuto globale. Questa è l’opinione ponderata del Colonnello-Generale Igor Sergun, Direttore del GRU, Primo Direttorato dell’Intelligence dello Stato Maggiore Generale delle Forze armate russe. Parlando a metà aprile alla IV Conferenza sulla Sicurezza presso il Ministero della Difesa di Mosca, Sergun ha fornito un’analisi dettagliata del problema. Dato che non è un personaggio pubblico spesso citato sui media, RIR ha deciso di offrire ai lettori la sintesi più completa delle tesi fondamentali del generale.”
9. Conferenza di Mosca sulla sicurezza internazionale 2014 (Parte 2: comitati) [Fonte]
10. Discorso di Igor Sergun alla Conferenza di Mosca sulla sicurezza internazionale del 2014 [Fonte]. Il discorso di Igor Sergun è disponibile sul sito della conferenza. Ha osservato che i taliban vedono il ritiro delle forze ISAF come un successo. Si aspettano la vittoria, così non vedono alcuna ragione di preoccuparsi dei negoziati a questo punto. Ha discusso i tre più probabili scenari futuri in Afghanistan, tra cui alcune verosimiglianze con abbastanza particolareggiate percentuali per ogni scenario:
1. Equilibrio delle forze politiche del Paese relativamente invariato, sostenuto da una presenza occidentale limitata. L’Afghanistan rimane fonte di terrorismo, estremismo e narcotraffico per l’Asia centrale. Probabilità del 39 per cento.
2. I taliban prendono il potere in assenza di stranieri. Gli islamisti potrebbero iniziare ad infiltrarsi negli Stati dell’Asia centrale. Probabilità del 27 per cento.
3. L’Afghanistan si disintegra in enclave etniche. Tale scenario porta all’aumento della lotta per l’influenza di potenze locali e regionali. Probabilità del 31 per cento.
Nella seconda parte del discorso, Sergun ha discusso la logistica del ritiro definitivo delle forze ISAF dall’Afghanistan. Data la quantità di materiale presente nella regione, l’analisi ha mostrato che gli Stati occidentali non potranno ritirare il proprio materiale nel lasso di tempo deciso. Ha sostenuto che, mentre i 40000 soldati potrebbero essere ritirati entro la fine del 2014, sarebbe impossibile ritirare tutti i 40000 veicoli e 300 elicotteri prima del 2017. Di conseguenza, ha affermato che Washington dovrà presto avviare una campagna propagandistica per convincere la comunità internazionale che la presenza statunitense nella regione va estesa almeno fino al 2024, al fine di garantire la stabilità regionale. Tuttavia, ciò non muterà la minaccia dei taliban agli Stati dell’Asia centrale.

ГРУ-ГШ-РTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Open Society Foundation in Macedonia

Mirka Velinovska e Milenko Nedelkovski Geopolitica 28 aprile 2015macedonia-protestsLa nascita della Fondazione data al 1993. George Soros aveva una lista di tre candidati a direttore dell’Open Society Institute, e tutti e tre avevano la stessa radice politica, appartenenza al SKM (Savez Komunisti na Makedonija – Lega dei Comunisti di Macedonia) e per ragioni diverse, principalmente familiari, furono agenti del controspionaggio. Il prescelto, Vladimir Milcin, era un favorito di Kiro Gligorov (primo presidente della Repubblica indipendente di Macedonia, vicino a Tito), che volle anche utilizzarlo nella diaspora macedone negli USA. Anche se ufficialmente i documenti della fondazione dichiarano che dovrebbe trattare assistenza e finanziamento del cosiddetto campo civile, cioè le organizzazioni non governative, per aumentare la consapevolezza dei cittadini nel controllo delle istituzioni statali, l’impegno reale è concentrato fin dall’inizio su un solo obiettivo: il controllo di media e istituzioni educative, con una vasta rete propagandistica che dovrebbe controllare la politica dello Stato, cioè i partiti politici. Era un progetto che prevedeva di prendere il controllo del territorio. Per realizzare l’idea in modo facile e senza ostacoli politici dal governo dell’epoca (LCM, cioè LCM-PDP, SDSM, successori del partito comunista) e dell’opposizione (VMRO-DPMNE), in quel difficile momento per la Macedonia, Paese non riconosciuto e sanzionato dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, ma che accettava di rispettare (pur non essendo membro delle Nazioni Unite) e con un blocco commercio unilaterale dalla Grecia (con la tacita approvazione della CEE), come forma di pressione per cambiare nome, George Soros approvò un prestito di 19 milioni di dollari per l’approvvigionamento di petrolio dalla Turchia attraverso la Bulgaria. Soros volle utilizzare tale prestito come leva politica. Provenendo dalla Grecia, al Parlamento macedone si rivolse ai deputati avanzando la proposta di rinominare il Paese “Macedonia slava”. Tutti, tra cui Kiro Gligorov, respinsero ciò e Soros ne fu offeso (con una dichiarazione ai media greci di Salonicco). Tuttavia, il vero scopo dell'”Open Society” fu subito perseguito.
L’idea del direttore esecutivo Milcin, secondo lui, era messianica paragonandosi a Ignazio di Loyola che creò i Gesuiti, o un’èlite. Quindi, si trattava di una specie di missione del narcisista dal disturbo della personalità multipla tipica nella sua famiglia. Cercò di realizzarsi nella sua professione di regista, quando iniziò a lavorare con minorenni nei licei. Fallì per arroganza, freddezza e aggressività. Eppure, come direttore della Fondazione, ben finanziata, la sua idea ebbe successo. I risultati dei suoi 23 anni di direzione sono visibili ovunque. La rete di Soros è stata creata ed è operativa. I nuovi giornalisti e cosiddetti intellettuali macedoni furono coltivati come funghi in un seminterrato. Avanzavano professionalmente e finanziariamente, ricevendo compensi per presunti documenti scientifici mai pubblicati o valutati da qualcuno. Viaggiarono nel mondo come funzionari della rete di Soros, organizzando forum e conferenze su certi temi per cui venivano pagati profumatamente. Invece di giornalismo e scienza, la rete dei “sorosoidi” spaccia propaganda di Soros (e CIA). I proprietari dei media, redazioni e politici erano sempre più impotenti di fronte alla rete, che poteva cambiarne la vita in una notte. Una storia a parte sono i cosiddetti intellettuali macedoni che, privi di valutazioni obiettive, dipendevano da Soros per finanziare i propri irrilevanti lavori scientifici che non passavano nemmeno il filtro più scarso di scientificità. In collaborazione con i politici, in Macedonia un ambiente di “utili idioti” che senza obiezioni svolgono i compiti assegnatagli da Milcin. Molte prove dimostrano che dietro ogni tentativo di controrivoluzione, colpo di Stato e simili, in particolare nella crisi in Macedonia, c’è la firma di Vladimir Milcin e Soros. Tensioni interetniche, crisi e scontri politici, rivoluzioni tipo Maidan, elezioni anticipate vengono organizzate tramite tale mezzo e il suo raggruppamento intellettuale. Ciò apparve particolarmente chiaro dal 2006. Insieme alla rete che opera a livello regionale da Budapest in stretta collaborazione con Canvas di Srga Popovich o Otpor di Dragan Gilas e Sonja Licht, in coalizione con il Partito Democratico di Boris Tadik o i liberaldemocratici di Chedomir Jovanovik, Soros ha ben organizzato e gestito fino a poco prima la vita politica in Serbia. La situazione in Ungheria è la stessa.
WI_SorosPrima il denaro fu usato per occupare lo spazio radiofonico nazionale e locale. Poi si continuò con le stazioni TV comprando A1 (ex-stazione televisiva nazionale privata macedone) e includendola nella rete privata e commerciale occupata con la cooperazione di giornalisti scelti. E infine, nel 1995, Soros iniziò la conquista della carta stampata. Prima comprò un editore (Europa 92 a Kocani) e poi fondò il quotidiano Dnevnik, la cui redazione riceve fondi da Soros. Iniziarono a prepararsi per le elezioni del 1998 dirette da Madeleine Albright quale “cambio” per promuovere i “nuovi” politici di destra. Alcuni giornalisti indipendenti lo capirono e ne discussero con Christopher Hill, all’epoca ambasciatore degli USA in Macedonia. Ma poi dall’Austria fece un’affermazione cinica: “Il popolo macedone è messo alla prova ora e vedremo se sia politicamente maturo o dovrà tornare all’asilo“. Gli elettori macedoni non superarono il test. Fallirono per il trucco dei cosiddetti miliardi di Taiwan promessi agli elettori stremati dalla transizione di Vasil Tupurkovski, il capo di Alternativa Democratica, durante la carovana pre-elettorale della “nuova coalizione”. La “vittoria” di Boris Trajkovski (secondo presidente macedone, ucciso in un incidente aereo) alle elezioni presidenziali fu un falso concordato tra la direzione del SDSM (che propose il peggior candidato possibile, Tito Petkovski). Tuttavia dopo il primo turno, i risultati indicarono che il popolo era maturo, poiché il peggior candidato Petkovski era in testa con 150000 voti in più. Poi Madeleine Albright, a capo del dipartimento di Stato, intervenne direttamente inviando gli auguri per la vittoria a Boris Trajkovski. Era chiaro che la Macedonia era stata ingannata. Il corpo elettorale macedone ignorò le “istruzioni della propaganda” date dall’Open Society di Soros. Poi ci fu l’episodio del “riconoscimento di Taiwan” che la Macedonia sconta a caro prezzo ancora oggi. Infatti, su richiesta di Kiro Gligorov, attraverso Boutros Boutros Ghali (Segretario Generale delle Nazioni Unite) e il Consiglio di sicurezza, la Macedonia, che non era membro delle Nazioni Unite e non aveva i confini statali nella Jugoslavia riconosciuti, per motivi di sicurezza chiese un monitoraggio internazionale sul confine settentrionale. La missione fu approvata come UNPREDEP e schierata sul confine amministrativo. I cinesi ebbero un ruolo fondamentale nella missione. Dopo il riconoscimento di Taiwan, su iniziativa di Vasil Tupurkovski (capo della gioventù comunista ai tempi di Tito), la Repubblica Popolare Cinese si ritirò dalla missione e UNPREDEP fu chiusa, e la Macedonia rimase senza confini statali riconosciuti e sorvegliati a nord. La Cina chiuse l’ambasciata a Skopje, mentre al Consiglio di sicurezza la Macedonia era alla mercé di Stati Uniti e partner europei. Ciò inevitabilmente portò alla fase successiva, vissuta dopo il tentato assassinio di Kiro Gligorov. Da tale passo si può concludere che lo scopo dell’attentato permettesse, con la sua eliminazione, di portare al potere la squadra del SDSM che, individualmente e attraverso varie cooperazioni, aveva già accettato di distruggere lo Stato della Macedonia. Sfortunatamente per loro, Gligorov sopravvisse all’attentato ed ebbe il secondo mandato a capo di Stato. I piani furono rinviati per non far scoprire i mandanti dell’attentato. Nessuno ne fu ritenuto responsabile, non vi fu alcuna indagine seria, nessun processo, alcuna responsabilità politica. Perciò la coalizione per il cambiamento e i nuovi capi furono rilanciati direttamente da Washington nel 1998. L’obiettivo era attivare le misure che “silenziosamente” avrebbero avanzato la legge sulla protezione congiunta delle frontiere, ideata da esercito degli Stati Uniti e istruttori del MPRI (L-3 MPRI, fornitore globale di servizi militari privati, che offre una vasta gamma di servizi professionali a clienti pubblici e privati, in particolare dipartimento della Difesa, dipartimento di Stato, dipartimento di Giustizia, dipartimento per la Sicurezza Nazionale, forze dell’ordine organizzazioni, governi, agenzie governative e imprese commerciali). E’ interessante ricordare che al primo tentativo, l’ambasciatore russo reagì ferocemente inviando una nota di protesta a Blagoj Handziski, ministro degli Esteri, ma non fu preso sul serio, e la protezione delle frontiere congiunta si ebbe dopo la guerra, nel 2001.
La Fondazione ha un particolare interesse per la popolazione albanese. Ha investito molto denaro per costruire media e intellettuali albanesi che dovrebbero svolgere i loro compiti per cui oggi sono attivati su ordine di Milcin. Il riconoscimento dello Stato del Kosovo fa parte dei piani di Soros. In Macedonia, Saso Ordanovski, Guner Ismail e le controparti di Soros-Washington in Kosovo come Veton Suroi e altri, ne sostengono la propaganda. Un altro piano era la creazione di organizzazioni “non governative” albanesi come Razbudi (Risveglio), ma anche giornali, radio e televisioni locali così come portali “civili”. Insieme ai macedoni Archi Brigade, Singing Skopjans e Piazza della Libertà, creazioni personali di Milcin, hanno attaccato il progetto governativo Skopje 2014. Lo scopo era provocare un conflitto interetnico sulla ricostruzione del centro della città in stile neoclassico. Lo stile scelto fu definito espressione architettonica mono-etnica del nazionalismo macedone. Ci fu un tentativo di rivolta per combattere la discriminazione verso gli omosessuali. Anche un attacco fallito contro la Chiesa ortodossa macedone, quale testimonianza di sciovinismo ortodosso contro la comunità islamica, anche se la presenza dell’Arabia Saudita si vede ovunque. Eppure tali scenari fallirono, anche se vi furono tentativi di attivarli di volta in volta. Un esempio fu l’assassinio di cinque pescatori vicino a Skopje, il Giovedì Santo prima della Pasqua del 2012. Oppure quest’anno a gennaio per l’Epifania, quando un gruppo di islamisti albanesi del Kosovo giunse dalla Siria, attraverso Turchia e Bulgaria, per massacrare i villeggianti sul fiume Vardar e il Lago di Okhrid.
E’ interessante che Milcin fosse piuttosto invisibile mentre il SDSM era al potere (fino al 1998) e nei primi due anni di governo dei “nuovi” politici del VMRO-DPMNE insieme ad Alternativa Democratica. Improvvisamente, nel 1999 divenne ferocemente attivo durante la guerra, e nel 2001 ebbe un ruolo chiave nel disarmare il Paese. Grazie a media, attivisti, intellettuali e politici pagati da Soros, il Paese si arrese a ricatti e discredito. Intercettazioni telefoniche del governo furono attuate, proprio come oggi, con il supporto delle strutture del ministero degli Interni, questa volta colte in flagrante. Lo stesso scenario fu utilizzato anche per preparare il “putsch”. Ma la maggior parte del popolo non solo ricorda il passato, ma ha anche perso completamente fiducia nella rete di Soros. I media in cui lavorano i “gesuiti” addestrati e pagati dall’Open Society Institute non ammaliano più nessuno. Le loro pretese ad essere virtuosi come gli ucraini o a seguire l’esempio degli ungheresi e simili, non hanno ricevuto risposta positiva. Ecco perché ragazzi e studenti sono oggi manipolati attraverso “plenum” ad hoc e istigati alla rivolta contro le riforme dell’istruzione. L’assurdità di tali richieste è dimostrata dal fatto che, con il sostegno di docenti e professori, si chiede di abolire l’esame di matematica per la maturità di Stato. Poi c’è stato l’attacco al valico di frontiera, cioè la stazione di polizia di frontiera di Goshince. Anche se la logica mostra che Stati Uniti e partner europei non avrebbero cercato di destabilizzare la Macedonia come nel 2001, con gli albanesi del Kosovo, ciò è successo perché la squadra di Soros ha fallito. In realtà, gli Stati Uniti d’America non volevano ricorrere agli albanesi a causa della Russia, dopo l’operazione in Crimea, dato che la possibile destabilizzazione regionale dal Kosovo e l’attacco alla Macedonia, sarebbero la prova che Stati Uniti e Unione europea, cioè la NATO e la missione dell’Unione europea in Kosovo, hanno fallito totalmente. I Balcani non si sono stabilizzati e il Kosovo come Stato non è una garanzia di stabilità, al contrario esporta destabilizzazione. Tuttavia, nonostante la logica, hanno iniziato oggi in Macedonia, mostrando panico e nervi tesi da tempo sotto pressione.
WireAP_0a095faf1e304bcfb7838653221e085b_16x9_992 E ora, perché gli USA vogliono tanto attizzare il Nord e l’intero confine nordoccidentale della Macedonia? La ragione è semplice e va fatta risalire a quando l’Istituto Carter per la democrazia, nel 1993, preparava il materiale per il centesimo anniversario della prima guerra mondiale, sottolineando le guerre balcaniche ma anche quelle nella regione del Caucaso e Mar Nero, pubblicando una ristampa delle relazioni Carnegie-Aspen. Secondo la dottrina militare dell’esercito statunitense, i Balcani (la parte occidentale) e la regione caucasica del Mar Nero sono territorialmente zone di guerra compatte che non dovrebbero essere attraversate da frontiere internazionali. Similmente all’attuale realizzazione del progetto di Stato islamico, si tratta di eliminare le frontiere tra Paesi e creare unità territoriale. Per realizzare ciò, vi è la necessità di ignorare i confini esistenti e di spezzare la continuità tradizionale di Stato e politica. Fu facile con la Macedonia, perché Slobodan Milosevich, su richiesta della Grecia, non ne riconobbe i confini fino al 1996. La prima delimitazione fu fatta dal ministro degli Interni della Repubblica federale di Jugoslavia Milutinovic (ex-ambasciatore in Grecia) e da Ljubomir Frckovski, ministro degli Interni fino al 1995 e ministro degli Esteri nei governi del SDSM del 1995-97, che apertamente lavorava per gli interessi statunitensi-greci (memorie di Gligorov e Andov). Con Kiro Gligorov, che apparteneva alla vecchia scuola politica della RFSJ, i desideri degli Stati Uniti erano difficili da raggiungere. L’operazione fu lenta e assai camuffata. Gligorov non era un grande promotore della NATO, preferiva neutralità e adesione all’Unione europea a ritmo lento, promosse la politica di neutralità attiva e l’equidistanza verso i vicini e centri di potere. Non si addiceva ai “partner” della Macedonia già posizionati nell’esercito, ministero della Difesa, polizia e ministeri degli Interni e degli Esteri. La legge di riammissione fu utilizzata e attraverso gli emendamenti avanzò anche quella sulla protezione congiunta dei confini con la Repubblica federale di Jugoslavia. Eppure, entrata pienamente in vigore dal 2001 e con una frontiera interstatale con il Kosovo, l’ex-ambasciatore statunitense Lawrence Butler di fronte ai media e in presenza dei rappresentanti dell’esercito, dimostrò che non vi è alcun confine fisico tra Macedonia e Kosovo. Così, l’ultimo attacco è la dimostrazione dello stesso messaggio, precedentemente dato in versione politica. Il presidente albanese Edi Rama ha affermato che, se la Macedonia non aderisce alla NATO, l’unità naturale dello Stato pan-albanese verrà attuata. Dato che il Kosovo è un protettorato della NATO gestito dall’Unione Europea, è interessante come l’incidente di Goshince non sia stato commentato da esse. E’ ovvio che fosse una prova per valutare terreno e reazioni del Paese.
In ogni caso, ciò che non va secondo il piano è la forte volontà dei cittadini macedoni, dopo 25 anni di terrore psicologico e blocchi permanenti, che finalmente escono dall’asilo non fidandosi più della propaganda e della reti che la diffondono. Hanno perso fiducia negli “ideali” di UE e NATO come “unica scelta” e chiedono allo Stato di superare efficacemente la crisi. Questa volta si tratta di una fase cruciale per la Macedonia. Deve agire con cautela a causa dell’ambiente (euro-atlantico), delle strutture e reti interne, della composizione etnica della popolazione e dei vicini che in un modo o nell’altro interferiscono per ragioni storiche. Le sue priorità dovrebbero includere distruzione delle reti, rinnovamento dei partiti, ridefinizione della politica dello Stato macedone in conformità con la nuova realtà mondiale, riforma dell’istruzione con introduzione di standard elevati, liberazione dello spazio mediatico dai cloni di Soros.

macedonia-administrative-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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