Le ragioni dell’assassinio dello Shayq al-Nimr

Ahmed Rajeev, South FrontBAHRAIN-DEMO-SAUDI-EXECUTIONL’Arabia Saudita ha giustiziato il massimo leader sciita, lo Shayq al-Nimr. Non è giustizia come afferma la Casa dei Saud. E oltre, una provocazione volta a condividere il potere con l’occidente nella geopolitica mediorientale.
Shayq Nimr al-Nimr era tra i più rispettati esponenti religiosi sciiti dell’Arabia Saudita, leader della comunità sciita di Qatif che chiedeva giustizia sociale, libertà politiche e civili, che riteneva non fossero considerati dall’apparato statale saudita. Era un ribelle per la Casa di Saud, la voce principale delle vittime dell’oppressione saudita nella provincia orientale sciita. Si mostrava coraggioso di fronte alle minacce di persecuzione violenta dalle autorità saudite. Il suo valore s’irradiava sul regno saudita e la comunità sciita mondiale. Così, la Casa dei Saud lo considerava una minaccia per il potere e la polizia infine lo ferì catturandolo nel 2012. Shayq Nimr sembrava uno strumento dei negoziati con l’Iran, dato che era religiosamente collegato alla filosofia dello Stato sciita. La Casa di Saud sostenne che era uno agente iraniano. Così, l’occidente in ritirata sa che l’esecuzione dello Shayq Nimr comporterebbe violente divisioni religiose e tribali nel Medio Oriente. E l’occidente vuole disperatamente tale escalation, per contrastare le attività del blocco alternativo nella regione. Dopo il fallimento del complotto occidentale e turco, l’occidente ora si appoggia sulla Casa dei Saud per raggiungere l’obiettivo regionale comune. La Casa dei Saud è uno degli alleati più fidati dell’occidente in Medio Oriente. Per contenere la progressiva avanzata dell’influenza regionale dell’Iran, l’occidente preferisce l’Arabia Saudita, che ha un’influenza religiosa e politica nella regione maggiore di Israele e Turchia assieme. Dato che l’Arabia Saudita è ricca, le è possibile acquistare armi occidentali e israeliane per le forze di ascari. Recentemente, Israele e Stati Uniti hanno venduto moderni equipaggiamenti militari all’Arabia Saudita. C’è l’indicazione on-line che l’esercito saudita abbia usato tali armi contro lo Yemen. Molte fazioni siriane ricevono fondi e armi dall’Arabia Saudita. Le guerre civili per procura si diffondono in Medio Oriente come una piaga. Potenze regionali come Israele, Turchia, Arabia Saudita e Iran giocano ruoli regionali nelle guerre per procura, sostenendo molte milizie. D’altra parte, l’occidente e il blocco Russia-Cina giocano a livello internazionale sostenendo diplomaticamente, politicamente e militarmente i partner regionali.
L’anno scorso, abbiamo visti molti eventi raccapriccianti, ma rivoluzionari, sulla scena geopolitica del Medio Oriente. Ora, con l’apertura del nuovo anno cristiano, la crisi del Medio Oriente promette altro sangue versato in terra araba. Così, lo scopo dell’assassinio dello Shayq al-Nimr è massimizzare i conflitti tra sciiti e sunniti in Medio Oriente e altrove. In tale caso, il mondo sunnita avrà il sostegno totale dell’occidente, e sul lato opposto il blocco russo-cinese continuerà a sostenere gli sciiti. Tale conflitto intra-religioso avrà meno effetto sui Paesi asiatici musulmani, poiché hanno altri mezzi per mantenere il tessuto sociale. Ma creerà significative divisioni culturali che potrebbero portare ad un futuro bagno di sangue. La polarizzazione ideologica e la conseguente violenza nella comunità musulmana saranno più visibili. L’occidente si ritira piantando mine politiche nel mondo fin dalla crisi strutturale. Abbiamo visto cose del genere quando l’impero inglese cadde; piantò mine politiche amplificando divisioni religiose e linguistiche nelle vecchie civiltà. Possiamo vederlo ora su scala possibilmente più ampia. L’intero Medio Oriente è ormai un campo minato politico. Le mine del Medio Oriente esplodono gradualmente da quando il blocco Russia-Cina è sceso in campo. Dall’apparizione dei russi sulla scena mediorientale, queste mine politiche si svelano, assieme al complotto geopolitico occidentale per l’oppressione atroce della regione. Tale piano occidentale, per contenere in Medio Oriente l’Iran, ha aperto la via alla repressione degli sciiti nella regione. La dottrina wahhabita promossa da Arabia Saudita e occidente distrugge la stabilità multiculturale della regione. L’intento principale è dividere la terra araba il più possibile per prendere il pieno controllo, anche se indiretto, di rotte commerciali del petrolio e dell’approvvigionamento energetico. Dato che l’occidente cercherà d’intensificare le violenze in Medio Oriente, è il momento per il blocco alternativo di creare un equilibrio di potere rafforzando l’Iran. La partnership strategica tra Cina, Iran e Russia può svolgere un ruolo fondamentale sul futuro economico e geopolitico in Medio Oriente e non solo. Ma per giocare un ruolo di lunga durata nel processo di pace e nella stabilità in Medio Oriente, è giunto il momento per l’Iran di dotarsi di armi nucleari. Solo un Iran dotato di armi nucleari, creando l’equilibrio di potere regionale, può porre fine all’attuale crisi in Medio Oriente. Un Iran nucleare può generare la piattaforma dove pace e stabilità possono essere facilmente promosse. Quindi, una solida, potente, stabile piattaforma politica e diplomatica, incentrata sull’Iran, sarà centrale per la grande rotta commerciale dell’Unione Eurasiatica.map-of-turkey-syria-iraq-iran-jpgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Che noia! I sauditi e i loro inutili alleati rompono con l’Iran, che domina

Ziad Fadil, Syrian Perspective 4/1/2015

IMG_03282_zpsa3rmm6jzIl popolo iraniano ha smesso di attaccare le ambasciate. Non è un modo accettabile di protestare. Non dico che non si possa dimostrare di fronte a un’ambasciata sul suolo del proprio Paese circondandola di epiteti e una valanga di insulti, ma non va presa l’abitudine di bruciare ambasciate o prenderne in ostaggio il personale. Nel gergo degli esperti di diritto internazionale, l’ambasciata è costruita su terreni acquistati dal Paese che rappresenta ed è protetta da una miriade di trattati, il cui più importante è l’articolo 31 della Convenzione di Vienna. Il terreno diplomatico è destinato a essere sacrosanto. Chiedete a Julian Assange a tale proposito. Se il consolato ecuadoriano a Londra non godesse di questo rispetto, David Cameron, che non è estraneo a crimini e “servilismi”, l’avrebbe invasa sequestrando Assange per consegnarlo alle persecuzioni dei mandanti primi del tiranno inglese, gli statunitensi. Balzando al novembre 1979, ero al mio secondo anno di legge, e non appena presi il libro di testo di Gunther sul Diritto Costituzionale sentì che l’ambasciata statunitense a Teheran era stata invasa da un gruppo di sostenitori di Khomeini che ne prese in ostaggio il personale per circa 444 giorni. Questo non migliorò l’immagine degli iraniani e della loro rivoluzione, e non è che non sapessi delle ragioni della loro opposizione furiosa agli Stati Uniti; era il momento della rivolta. Gli Stati Uniti erano complici della monarchia Pahlavi, lo Shah, che torturava chi protestava contro il suo dominio autocratico e filo-occidentale. Punivano la Savak per gli innumerevoli violazioni del diritto umanitario, la gestione della prigione di Evin, così famosa da evoca immagini non diverse da quelle di Lubjanka, Andersonville o anche Isola del Diavolo. So che lo spionaggio fiorisce sotto la cupola protettiva della diplomazia. Le ambasciate hanno spie “legali”, protette dall’immunità diplomatica al contrario degli “illegali” che si assumono i rischi del mestiere. Vi sono addetti militari e commerciali, questi ultimi a volte col compito di rubare la tecnologia o scoprire le mosse aggressive di una nazione concorrente. Ma lo status diplomatico è esattamente questo e l’Iran ne ha accettato i protocolli che difendono l’esistenza di tali legazioni sul proprio territorio. A loro credito, gli iraniani hanno agito responsabilmente arrestando più di 30 teppisti che hanno incendiato l’ambasciata saudita, ed hanno invitato alla calma, mentre la rabbia dilaga nella regione per l’esecuzione insensata e barbarica dai wahabiti di Shayq Nimr Baqir al-Nimr, insieme a altre 46 persone, per lo più terroristi accusati presumibilmente di appartenente ad al-Qaida. Ma come possiamo mai sapere chi sia colpevole quando il governo saudita dirige un sistema giudiziario da clan di neanderthaliani; i “giudici” si basano sul diritto canonico dell’Islam, la shariah, mai codificata da nessuno e che resisterebbe a qualsiasi tipo di uniformità? Ma ora dobbiamo discutere delle ripercussioni della rottura delle relazioni di Arabia Saudita, Bahrayn, Emirati Arabi Uniti e Sudan con l’Iran. Cosa presagisce ciò per la regione? La risposta è “niente”.
Brutalmente sinceri, questa può essere la migliore di tutte le possibili conclusioni della triste storia dei rapporti tra una razza di scimmie volte a dimostrare al mondo la semplice affermazione che pigrizia, indolenza, ignoranza e assoluta vacuità intellettuale siano la via al Paradiso, e una civiltà come quella iraniana intrecciata di genio, coerenza e conquiste. Dalla discesa disastrosa dell’Arabia Saudita nell’abisso dell’eresia wahabita, non vi è stata fiaccola che illuminasse tali trogloditi irriducibili a serpeggiare nell’intricato labirinto intestinale delle tenebre per, infine attraverso uno stretto sfintere, tendere alla soglia dei Lumi. Sarebbe bene che l’Iran mantenga il virus del culto wahabita lontano o rischia di esserne infettato. L’Arabia Saudita non può permettersi un’altra guerra, mentre l’invasione criminale dello Yemen continua senza alcuna idea di un fine, e mentre la sua virulenta alleanza coi terroristi più terrificanti del mondo continua in Siria e Iraq. Non può nemmeno permettersi un’altra guerra, perché non ne ha i mezzi, né i mercenari per condurla. No, il Pakistan non viene in suo soccorso. E neanche gli Stati Uniti faranno sortite sul Khuzistan per mettere fuori uso il massiccio arsenale missilistico iraniano. Oh, e i francesi avranno la loro sola patetica portaerei nel Golfo, la Charles De Gaulle, affondata in sessanta secondi dai missili antinave iraniani. No, temo che i sauditi non possano contarci per nulla, e che la loro fine, come culto di morte e nichilismo, sia fin troppo imminente. Credono veramente che combattere l’Iran sarà come combattere lo Yemen? Ma come dice la canzone “Cerca il lato positivo”, dovremmo crogiolarci nel bagliore di un futuro privo di leggi che privino le donne del privilegio di guidare un’auto o di viaggiare senza l’accompagnamento dei fratelli; dove i cristiani non possano costruire una chiesa; dove Ziad non possa sedersi in un bar per un whisky single malt; dove non si possa nemmeno andare al cinema. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito. E questi sono i migliori alleati degli USA!
danziger-saudi-witchcraft-execution1So che l’Iran non è molto diverso quando si tratta di abbigliamento delle donne. Eppure, in Iran, le donne frequentano regolarmente le università, guidano l’auto, vanno a teatro, viaggiano e fanno atletica nonostante le proteste di alcuni dei chierici più stizzosi del Paese. Le donne iraniane lavorano con gli uomini negli stessi uffici, indipendentemente dal carattere teocratico del governo, dal paternalismo globale e dai continui sospetti mediorientali per la concupiscenza incontrollabile degli esseri umani. L’Iran ha una struttura governativa costruita sui principi platonici filtrati dal pensiero di al-Farabi; le sue origini sono intellettuali, a differenza del manicheismo e delle preoccupazioni aride e piccole delle scimmie il cui unico credo è la strada per l’oasi più vicina. L’Arabia Saudita vuole iniziare una guerra settaria con l’Iran. Molti commentatori dei media alternativi liberali pensano che sia così. Ma cosa ne pensano i sunniti? I sunniti vogliono veramente una guerra con l’Iran? Non ho sentito l’Egitto chiedere la guerra. Non c’è alcun movimento di massa che chieda un risarcimento per l’incendio dell’ambasciata saudita. E’ tutto il contrario, la maggior parte degli studiosi sunniti denuncia l’esecuzione di Shayq Nimr, considerandola quale ennesimo eccessivo orgasmo saudita. Se i sauditi volevano migliorare le relazioni con l’Iran (che sfacciatamente negano), re Salman avrebbe perdonato lo Shayq, un gesto che avrebbe suscitato notevole adulazione a Teheran. Ma non l’ha fatto. Invece, l’ha condannato come un criminale comune e decapitato. L’Iran non ha proprio bisogno dell’Arabia Saudita, nemmeno all’OPEC. Se gli iraniani avessero avuto il disperato bisogno di aggiungere datteri alla dieta, ne avrebbero acquistato di migliori dall’Iraq. L’Arabia Saudita produce solo petrolio, che si trova nel Golfo Persico dove questi fastidiosi sciiti vivono e lavorano. Sarebbe utile per l’Iran lanciare 50 missili Sijil sugli impianti sauditi di Dhahran? O forse una sommossa per protestare contro la brutale esecuzione di Shayq Nimr, o forse una rivolta in Bahrayn dove i mercenari sauditi usano i loro migliori strumenti di morte. Da qualche parte, l’Iran sarà spinto a mostrarsi naturale difensore dello sciismo, e i sauditi non vogliono altro. I sauditi vivono in una trappola temporale, è come se fossero ancora negli anni cinquanta, con la potenza di fuoco statunitense pronta a salvarli da qualsiasi pericolo immaginabile. Vediamo. Al posto di Eisenhower c’è Obama, che non sopporta i sauditi e non vuole una guerra con l’Iran. I sauditi perdono e il popolo arabo vince.
Gli “esperti” fasulli sono presi dalla rottura dei rapporti tra Teheran e Riyadh. Non c’è davvero nulla da scrivere, se non si è alla disperata ricerca di un soggetto da usare per sfornare l’ennesimo articolo soporifero. Mi scuso perché scrivo del “nulla”, ovvero del risultato della frattura tra Iran e Arabia Saudita. Non perdeteci il sonno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La potenza della Russia culmina in Siria

MK Bhadrakumar Indian Punchline 18 novembre 20151447794473824Il formale riconoscimento delle Servizio Federale di Sicurezza russo (ex-KGB) che l’aereo A321 russo è stato fatto saltare in Egitto con un atto terroristico è la svolta nelle operazioni militari russe in Siria. Il Ministro della Difesa Sergej Shojgu ha riferito al Presidente Vladimir Putin che nelle operazioni della giornata aerei strategici a lungo raggio russi avevano condotto attacchi contro lo Stato islamico. E’ una mossa estremamente simbolica del Cremlino. Shojgu avrebbe detto: “un massiccio attacco aereo” è iniziato contro obiettivi dello SI in Siria e le sortite russe sono raddoppiate. 12 bombardieri Tu-22 colpivano Raqqah; bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95MS lanciavano 34 missili da crociera aerolanciati contro obiettivi terroristici ad Aleppo e Idlib. (Independent). La tempistica è significativa, dopo l’incontro di Putin in Turchia con il presidente statunitense Barack Obama. Mosca si è trattenuta fino all’atteso incontro con Obama proponendosi di andare fino in fondo nelle operazioni in Siria senza attendere ulteriormente la risposta positiva alle ripetute richieste russe di coordinarsi con gli Stati Uniti. Non c’era gioia a Mosca dopo l’incontro Putin-Obama. Mosca avvertiva che Washington ancora gioca al ‘gatto col topo’. Alla conferenza stampa in Turchia a margine del G20, Putin sembrava stoico, esasperato e talvolta irritato dicendo: “Abbiamo stabilito che il finanziamento (allo SI) proviene da 40 Paesi, anche del G20“. Ha fatto di tutto per far capire che gli Stati Uniti non sono limpidi nella loro cosiddetta lotta per “degradare e distruggere” lo SI, rilevando sarcasticamente che gode di mano libera finanziandosi con la vendita di petrolio: “Ho anche mostrato le nostre immagini satellitari e fotografie aeree ai colleghi dimostrando molto chiaramente la portata del contrabbando di petrolio e prodotti petroliferi (dello SI). Vedete le colonne di autoveicoli per il rifornimento di carburante che si estende per decine di chilometri in linea, in modo che da un’altezza di 4000-5000 metri svanisce all’orizzonte. Sembra più un sistema di oleodotti. (Trascrizione)
Fu il momento più vicino in cui Putin denunciava il doppio gioco degli Stati Uniti sulla minaccia dello SI. A differenza di Putin, tuttavia, il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov senza mezzi termini in una intervista televisiva accusava gli Stati Uniti di usare lo SI come strumento per indebolire il regime del presidente Bashar al-Assad: “Il problema della coalizione guidata dagli USA è che, nonostante il fatto che abbia dichiarato obiettivo della lotta esclusivamente lo Stato Islamico e altri terroristi, impegnandosi a non intraprendere alcuna azione contro l’esercito siriano, l’analisi degli attacchi degli Stati Uniti e della loro coalizione alle posizioni terroristiche nell’ultimo anno ci spinge a concludere che tali attacchi erano selezionati, direi risparmiati, e nella maggior parte dei casi risparmiando quei gruppi dello Stato islamico che potevano far pressione sull’esercito siriano. Sembra un gatto che vuole mangiare un pesce, ma non vuole bagnarsi le zampe. Vogliono che lo Stato Islamico indebolisca Assad il più presto possibile per costringerlo a dimettersi, in qualche modo, ma non vogliono vedere lo Stato islamico abbastanza forte da prendere il potere. Il nostro parere sugli sviluppi dell’operazione antiterrorismo lanciata nell’agosto 2014 si basa su quello che vediamo, e non vediamo risultati concreti se non l’espansione dello Stato Islamico in questo periodo“. (TASS).
1447794458532 E’ un duro attacco alle politiche dubbie degli Stati Uniti nel conflitto siriano e la cosa stupefacente è che avviene 48 ore dopo l’incontro di Putin con Obama in Turchia. In teoria, Mosca apprendeva che l’amministrazione Obama, sorpresa dagli attentati terroristici a Parigi, cercasse un incontro in Turchia con Putin, mentre in realtà più le cose sembrano cambiare, più cercano che rimangano le stesse. Il deficit di fiducia è palpabile. A un certo punto Putin ha detto, nella conferenza stampa in Turchia, che gli Stati Uniti “hanno paura di darci (alla Russia) l’elenco dei territori (in Siria) da non colpire, perché temono che è esattamente lì che attaccheremo, ingannandoli. Sembrano giudicarci con il metro delle proprie nozioni della decenza“. Putin ha rivelato che l’intelligence russa ha fatto breccia nei cosiddetti gruppi ‘moderati’ dell’opposizione siriani, che hanno chiesto che la Russia li risparmi dagli attacchi. Putin ha detto criptico, “Abbiamo raggiunto accordi e loro li seguono“. Tali gruppi dell’opposizione sperano di combattere lo SI con il supporto aereo russo, e “siamo pronti a fornire tale sostegno“. In termini diplomatici, sembra che la Russia abbia aggirato Stati Uniti e alleati sottraendogli i gioielli della corona mentre i siriani avanzano.
Il 17 novembre Putin telefonava al presidente francese Francois Hollande e i due leader decisero d’incontrarsi a Mosca il 26 novembre. Secondo un comunicato del Cremlino, Putin e Hollande avevano discusso la possibilità del coordinamento russo-francese nella lotta allo SI. La dichiarazione dice: “Si è deciso, in particolare di garantire contatti più stretti e il coordinamento delle attività tra le agenzie militari e i servizi di sicurezza dei due Paesi nelle operazioni di Russia e Francia contro le strutture terroristiche in Siria“. La telefonata di Putin seguiva l’indirizzo del tutto inusuale al parlamento francese di Hollande, in cui ha invitava Stati Uniti e Russia ad “unirsi alle nostre forze” nella coalizione per distruggere lo SI. Hollande chiedeva una “coalizione ampia e unita” contro lo SI e accusava la “comunità internazionale” di essere “divisa e incoerente” da troppo tempo. Due cose spiccavano in tutto ciò. Uno, la Russia non attende più che gli Stati Uniti tendano la mano nella lotta contro lo SI (in attesa di un cambiamento nella posizione del Cremlino sul destino di Assad) e due, l’iniziativa sulla Siria (e il destino di Assad) sfugge rapidamente agli statunitensi. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto, “la posizione della Russia sul futuro di Assad è che nessuno può dettare se Assad se ne vada o meno. Il futuro di Assad e il futuro del governo siriano può essere deciso solo dal popolo siriano“. (Il Viceministro degli esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian faceva un passo ulteriore dicendo che “solo Assad può decidere sulla sua partecipazione o meno alle prossime elezioni, ed è solo il popolo della Siria che può dire se voterlo o no“). Peskov valutava positivamente il lavoro del Gruppo di supporto internazionale sulla Siria, finora. “Sono stati fatti sforzi. Molto va ancora fatto. Speriamo che le cose si sviluppino come previsto“, aveva detto. Paradossalmente, Obama è prigioniero della politica ossessiva della sua amministrazione per “isolare” la Russia sulla scena internazionale. Tale politica ha solo isolato gli Stati Uniti. Senza dubbio, Putin ha guidato il vertice del G20. Il presidente turco Recep Erdogan e re Salman d’Arabia Saudita sono tenuti a recarsi a Mosca, mentre Putin sarà a Teheran il prossimo 23 novembre.1DFBFD9A-B072-42D1-B150-FD76DE32A2D4_mw1024_s_nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Airbus russo, Putin avverte i mandanti

Alessandro Lattanzio, 18/11/2015

Non avrò a che fare con il cane che mi ha morso, è il proprietario del cane che ne sarà ritenuto responsabile“.
Vladimir Putin

Perdonare i terroristi dipende da Dio, ma mandarceli dipende da me...”
Vladimir Putin

356c03db535f44bfaf28162af029cb52Il 31 ottobre, il Volo 9268 della Metrojet russa si schiantava nel Sinai, uccidendo 224 passeggeri e membri dell’equipaggio a bordo. E’ troppo presto per trarre conclusioni sull’A321 russo precipitato nel Sinai, affermava Putin, “Sappiamo che tutti gli scenari possibili sono allo studio. La conclusione finale può essere fatta solo dopo l’attuazione e il completamento dei controlli. Se c’è stata un’esplosione, le tracce di esplosivi saranno rimaste sul rivestimento e gli effetti personali dei passeggeri. E’ inevitabile. E abbiamo abbastanza materiale e qualificati esperti mondiali in grado di trovare quelle tracce. Solo così sarà possibile parlare delle cause di questa tragedia. La morte di quelle 224 a bordo è un grande dolore emotivo per tutti noi; per tutti i russi, non importa quale sia la causa dello schianto“. Il 17 novembre, Aleksandr Bortnikov, direttore del servizio di sicurezza russo (FSB), dichiarava “Secondo le analisi un ordigno esplosivo artigianale con un chilo di TNT è esploso a bordo del velivolo, portandolo alla disgregazione in volo, spiegando la dispersione della fusoliera su una vasta zona. Possiamo sicuramente dire che questo è stato un atto terroristico. Le indagini sono state completate su effetti personali, bagagli e parti dell’aereo schiantatosi in Egitto il 31 ottobre. Risultato della perizia condotta su tutti gli elementi, di cui ho parlato, è che tracce di materiale esplosivo straniero sono state rilevate“.
Due settimane dopo l’attentato, diversi analisti russi, alla luce della causa della tragedia, ovvero una bomba piazzata a bordo, osservavano che ciò “pone gravi implicazioni in politica estera. E’ assolutamente chiaro che la Russia non può semplicemente passivamente ingoiare una pillola così amara, e che i prossimi passi in Medio Oriente devono tener conto di tale nuova minaccia. … Prima di tutto è necessario capire quali forze siano dietro gli esecutori diretti del ramo egiziano dello Stato islamico. La prima versione è che il Qatar, Paese che sostiene lo SIIL, sia responsabile. L’emirato ha un rapporto molto teso con Mosca, con cui scambia regolarmente insulti e minacce, sulle operazioni in Siria di Mosca che contrastano gli interessi del potente ministro degli Esteri Qalid bin Muhamad al-Atiyah, minandone l’autorità nel suo Paese, il Qatar. Tuttavia, in questo caso sembra improbabile che sia opera dell’emirato. I giorni delle ambizioni sproporzionate dell’emirato affondano nel dimenticatoio insieme all’ex emiro, e ora l’obiettivo finale delle autorità del Qatar sembra sia manovrare tra Iran e Arabia Saudita. Sembra improbabile che l’emirato rischi le conseguenze di far saltare in aria un aereo russo. I sauditi, d’altra parte, hanno tutte le ragioni per scagliarsi contro il Cremlino. Dopo aver iniziato l’operazione in Siria coordinandosi con gli statunitensi, Mosca non solo sventa tutte le carte di Riyadh nella guerra siriana, ma l’ha messa in una situazione disperata. Se la Russia non può essere convinta ad abbandonare immediatamente Assad, l’Arabia Saudita perderà di sicuro la mano siriana e di conseguenza sarà sconfitta nella guerra per procura con l’Iran. E non è chiaro come gli alleati di Riyadh nel Golfo nella lotta anti-iraniana reagiranno a tale sconfitta, è improbabile che la vedranno solo quale mero imbarazzo sgradevole. Se si scoprisse che l’Arabia Saudita è davvero dietro l’attentato all’aereo russo, la Russia avrà numerose opzioni a disposizione. La prima e più ovvia iniziare un conflitto militare aperto con Riyadh. Questa è l’opzione più irragionevole. Gli statunitensi sostengono i sauditi, e li sosterranno in caso di guerra. Di conseguenza, Mosca non solo non raggiungerebbe gli obiettivi, ma rischierebbe di distruggere il compromesso traballante con Washington sulla Siria. Ma c’è un’altra possibilità, con Ansarullah la Russia non avrebbe nemmeno bisogno di fornirgli armi (gli iraniani l’hanno già fatto con successo). Basterebbe semplicemente fornirgli sostegno politico e proteggerlo da eventuali sanzioni“. Secondo analista di Svobodnaja Pressa, Evgenij Satanovsky, esperto di Medio Oriente, suggerisce che la “pista del Qatar va seguita nella tragedia sul Sinai. In primo luogo, il denaro può aprire qualsiasi porta in Egitto. In secondo luogo, il Qatar ora ha un assai mal celata ostilità verso la Russia. La guerra in Siria è trattata dal ministro degli Esteri come un affare personale. Atiyah ha investito miliardi di dollari in questo affare, e se il piano per rovesciare Bashar al-Assad fallisse, rischia di perdere la posizione nella classe dirigente del Qatar. In particolare, al-Atiyah è lo sponsor di numerosi gruppi terroristici in Siria ora bombardati dagli aerei militari russi. Sì, anche il famigerato Stato islamico è soprattutto un giocattolo del Qatar. Inoltre, il Qatar finanzia il terrorismo nella penisola del Sinai. Vale semplicemente la pena di ricordare l’uso del Qatar dei Fratelli musulmani per minare il governo egiziano, e la sconfitta della Fratellanza da parte delle autorità egiziane nel 2013. A mio parere abbiamo davvero a che fare con un attentato terroristico, che potrebbe essere stato facilmente organizzato dal Qatar. Se fossi nei servizi di sicurezza seguirei la pista del Qatar dall’aeroporto di Sharm al-Shayq. E se le tracce di esplosivo si trovano sul relitto della compagnia aerea (come è stato), sarà necessario guardare al ministro al-Atiyah, e a quei gruppi terroristici nel Sinai che finanzia e organizza. Organizzare attacchi terroristici in Russia non è il loro forte, ma piuttosto del servizio d’intelligence dei sauditi, finché quest’ultimo era guidato dal principe Bandar bin Sultan (licenziato nell’aprile 2014). Ora i sauditi si sono calmati, ed hanno i propri interessi in Egitto. Pertanto, non ho motivo di sospettare del loro coinvolgimento nell’incidente dell’Airbus“.
Non è la prima volta che la Russia affronta tali barbari crimini terroristici, spesso senza alcuna motivazione visibile, interna o esterna, come nell’attentato terroristico a Volgograd nel 2013. Non abbiamo dimenticato niente e nessuno. Li dobbiamo proseguire senza alcuna prescrizione e dovremmo conoscerli tutti per nome. Li cercheremo ovunque cerchino di nascondersi. Li troveremo in qualsiasi parte del mondo e li puniremo. La nostra operazione aerea militare in Siria non dovrebbe semplicemente continuare, va intensificata in modo che i criminali capiscano che la vendetta è inevitabile“, avvertiva il Presidente della Federazione russa.++ Aereo Sinai: usato esplosivo di tipo militare C4 ++Riunione sull’indagine sull’aereo di linea russo precipitato sul Sinai
Kremlin.ru 7 novembre 2015

La scorsa notte Vladimir Putin ha tenuto una riunione al Cremlino, dove il Direttore del Servizio Federale di Sicurezza Aleksandr Bortnikov ha riferito sulle cause dello schianto dell’aereo russo sul Sinai, il 31 ottobre 2015.

Aleksandr Bortnikov

Aleksandr Bortnikov

Cremlino, Mosca
Prendevano parte alla riunione il Ministro della Difesa Sergej Shojgu, il Direttore del Servizio Federale di Sicurezza Aleksandr Bortnikov, il Capo di Stato Maggiore Generale Valerij Gerasimov, il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov e il Direttore del Servizio d’Intelligence Estero Mikhail Fradkov.

Direttore del Servizio Federale di Sicurezza Aleksandr Bortnikov:
Signor Presidente, abbiamo studiato gli effetti personali dei passeggeri e i bagagli e frammenti dell’aereo schiantatosi in Egitto il 31 ottobre, e una perizia di tutti questi oggetti ha trovato tracce di esplosivo di produzione straniera. Secondo i nostri esperti, un ordigno autoprodotto equivalente a 1 kg di tritolo era posto a bordo, il che spiega il motivo per cui il velivolo si disintegrò in volo e i frammenti si sparsero su una vasta area. Possiamo dire con certezza che questo è stato un atto terroristico.

Presidente della Russia Vladimir Putin:
Ancora una volta rendiamo omaggio alle vittime dell’incidente.

Un minuto di silenzio.

Questa non è la prima volta che la Russia sperimenta il barbaro crimine terroristico, di solito senza evidenti cause interne o esterne, come fu nell’esplosione alla stazione ferroviaria di Volgograd alla fine del 2013. Ricordiamo tutto e tutti. L’omicidio della nostra gente sul Sinai è uno dei crimini più sanguinosi per vite umane mai subito. Non asciugheremo le nostre lacrime, rimarrà per sempre nei nostri cuori e menti. Tuttavia, non c’impedisce di trovare e punire i colpevoli. Dobbiamo farlo senza alcun termine; dobbiamo conoscere tutti i loro nomi. Cercheremo ovunque siano nascosti. Li troveremo ovunque siano e li puniremo. In questi sforzi, dobbiamo fare affidamento su coloro che condividono i valori morali alla base della nostra politica, in questo caso, la nostra politica estera e di sicurezza, la nostra politica antiterrorismo. La nostra Aeronautica non dovrebbe semplicemente continuare le operazioni militari in Siria, ma aumentarle, in modo da far capire ai criminali che la vendetta è inevitabile. Vorrei chiedere al Ministero della Difesa e allo Stato Maggiore di comunicarle le proposte. Controllerò il progresso di questo lavoro. Vorrei che il Ministero degli Esteri russo si rivolga a tutti i nostri partner. Ci affidiamo a tutti i nostri amici in questi sforzi, tra cui la ricerca e punizione dei colpevoli. Agiremo in conformità con l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che prevede il diritto di uno Stato all’auto-difesa. Chi cerca di aiutare i criminali dovrà sapere che si assume la piena responsabilità dei loro eventuali attentati. Vorrei che tutti i nostri servizi speciali si concentrino su questo compito.

1d26be23b50c49a192586ac753ee7c83-483dfa4cbdc4454e970459cf9548c6ba-2Riferimenti:
Fort Russ
Sputnik
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Sputnik

Morto l’emissario russo negli USA del caso dell’aereo russo abbattuto

What Does It Mean 7 novembre 2015plane_3489909bUn nuovo rapporto dell’Intelligence estera (SVR) che circola al Cremlino afferma che il Ministero degli Esteri è stato informato, il 5 novembre, dall’Ambasciata della Federazione a Washington DC di aver notificato all’Ufficio della sicurezza diplomatica degli Stati Uniti (BDS) che un russo sotto sua protezione era stato rivenuto morto nella sua stanza d’albergo a causa di un presunto infarto. Secondo la relazione, il russo sotto la protezione del BDS era Mikhail Lesin, inviato negli Stati Uniti dal Presidente Putin quale collegamento personale con i massimi funzionari dell’intelligence del regime di Obama sui negoziati su “circostanze/fatti” dell’abbattimento del Volo 9268 sull’Egitto da parte dello Stato islamico. L’ultimo dispaccio di Mikhail Lesin a Mosca prima della morte, il rapporto continua, descriveva l’incontro “polemico/argomentativo” con funzionari del regime di Obama, che minacciavano la Federazione per il tentativo di Mosca di riportare in Russia i due “contractor” statunitensi catturati nello Yemen, che il SVR “associa” ai terroristi dello Stato islamico che hanno abbattuto, rivendicandolo, il volo 9268. Come abbiamo già riportato, sulla base dei dati satellitari, il SVR è stato quasi immediatamente in grado di accertare che il volo 9268, partito da Sharm al-Shayq in Egitto, è stato abbattuto da un missile terra-aria inglese Starburst dopo che era stato “costretto/ingannato” a una quota inferiore da false “comunicazioni/ misure elettroniche” inviate dallo Yemen. Il SVR sa di tale base segreta nello Yemen per “travisare/ingannare” i voli da e per Sharm al-Shayq, la relazione nota, scoperta ad agosto quando un volo dell’inglese Thomas Airways, avvicinandosi a questa zona con 189 persone a bordo, fu “manipolato elettronicamente” e preso di mira da un missile terra-aria che il pilota poté schivare a meno di 300 metri. Sulla base dell’intelligence elettronica, il rapporto dice, il SVR ha stabilito che il missile sparato contro il volo della Thomas Airways e che ha distrutto il Volo 9268, era un atto terroristico commesso dallo Stato islamico, noto come Ansar Bayt al-Maqdis (Stato islamico del Sinai o Wilayat al-Sinai) che secondo funzionari degli USA “non é un gruppo jihadista male equipaggio, ma uno degli affiliati dello SIIL più attivi e potenti“.
A rendere il gruppo terroristico dello Stato islamico nel Sinai ancora più letale, la presente relazione continua, è stato il sostegno militare e finanziario dall’Arabia Saudita, compresi i missili antiaerei spalleggiabili Starburst forniti dalla società inglese Thales Air Defence all’Arabia Saudita nell’ambito di un contratto firmato nel 2007, e operativi apertamente nel regno. Subito dopo che il Volo 9268 è stato abbattuto dai terroristi dello Stato islamico, secondo il rapporto, una “squadra” combinata SVR-Spetsnaz (Forze Speciali) operante nello Yemen dall’attentato di agosto al volo della Thomas Airways, individuava la base utilizzata per “manipolare/ingannare” i voli sul Sinai e catturava i suoi due operatori, identificati dal SVR come cittadini statunitensi impiegati dalle Nazioni Unite, affermazione smentita dalle Nazioni Unite. Al momento d’iniziare gli “interrogatori/interviste” dei due statunitensi nello Yemen da parte degli “esperti” del SVR, secondo il rapporto, il Presidente Putin inviava Mikhail Lesin come suo emissario personale negli Stati Uniti per le implicazioni “catastrofiche” delle informazioni ricevute. Mikhail Lesin, va notato, era un’importante figura politica russa e l’esperto accreditato sui mass media che ha ispirato la creazione di Russia Today, dalla lunga amicizia personale con il Presidente Putin. Alla notizia della morte di Mikhail Lesin, la relazione afferma, il Presidente Putin ha ordinato che tutti i “negoziati” con gli Stati Uniti siano sospesi e che il SVR riportasse nella Federazione i due statunitensi catturati nello Yemen, come dettagliato in Un raid cattura le ‘risorse’ della CIA che hanno abbattuto l’aereo russo in Egitto. Nell’ulteriore “interrogatorio/intervista” di tali statunitensi al loro arrivo a Mosca, il rapporto continua, il SVR ha stabilito che erano dipendenti della compagnia di mercenari statunitense Academi, (Blackwater e Xe) con passaporti degli Stati Uniti che identificavano il loro Paese d’origine nella Colombia. Importante da notare sui due colombiani-statunitensi della Blackwater/Academi/Xe catturati dal SVR nello Yemen, secondo il rapporto, è che furono segnalati entrare nello Yemen sotto le mentite spoglie di soldati colombiani. Recentemente, infatti, un gruppo mediatico colombiano riferiva che nei successivi mesi più di 800 militari colombiani entreranno a Sana, Yemen, per sostenere l’offensiva dei sauditi e dei loro alleati che combattono nello Yemen. Sull’associazione dei due mercenari della Blackwater/Academi/Xe con la CIA, la relazione conclude, si attende ulteriore “esame/conferma” finanziaria, ma molti analisti del SVR ritengono sia solo questione di tempo per la prova definitiva. Comprendendo appieno la relazione, assieme tutti gli altri rapporti del SVR sul volo 9268, l’invio del consigliere per i media del Presidente Putin, Mikhail Lesin negli Stati Uniti prova che non è solo la Russia a sapere che l’aereo è stato abbattuto, ma anche i regimi di Obama e Cameron. Ciò che va stabilito da Russia e occidente, però, non è solo il modo migliore per manipolare i fatti sul disastro, ma il tipo di ritorsione che, se non è misurato ed equilibrato, quasi sicuramente precipiterebbe il mondo in guerra.Metrojet-flight-path-Flightradar-24Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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