L’Egitto svela il bluff occidentale sulla guerra fasulla al SIIL

Dan Glazebrook, RussiaToday, 19 febbraio 2015

libia_mappaL’occidente strombazza il SIIL quale ultima minaccia alla civiltà, sostenendo l’impegno totale alla sua sconfitta e l’avanzata del gruppo in Siria e Iraq come pretesto per allargare il proprio impegno militare in Medio Oriente. Eppure, verso la Libia, che sembra seguire lo stesso percorso della Siria delle milizie antigovernative “moderate”, sostenute dall’occidente, che aprono la via al SIIL, Gran Bretagna e Stati Uniti sembrano riluttanti a confrontarvisi, subito raffreddando la richiesta del presidente egiziano al-Sisi di una coalizione internazionale per fermarne l’avanzata. Con tale suggerimento, prevedibilmente respinto, Sisi evidenzia la doppiezza occidentale sul SIIL e la vera natura della politica della NATO in Libia.
Il 29 agosto 2011, due mesi prima che le ultime vestigia dello Stato libico venissero distrutte e il suo leader assassinato, fui intervistato da Russia Today sul futuro del Paese. Dissi: “C’è un gran parlare di ciò che accadrà (in Libia dopo la cacciata di Gheddafi), ci sarà la sharia o una democrazia liberale? Quello che dobbiamo capire è che ciò che sostituirà lo Stato libico non sarà alcuna di tali cose, ciò che sostituirà lo Stato libico sarà ciò che ha sostituito lo Stato in Iraq e in Afghanistan, un governo disfunzionale, assenza totale di sicurezza, guerra di bande e guerra civile. Non è un errore dalla NATO, essa preferirebbe vedere Stati falliti piuttosto che Stati potenti e indipendenti capaci di sfidarne l’egemonia. E coloro che lottano per il CNT, lottano per la NATO, devono capire che questa è la visione della NATO del loro Paese“. Gli amici, al momento mi dissero che apparivo troppo pessimista e cinico. Risposi che speravo in Dio che avessero ragione, ma la mia esperienza di in un decennio, dopo i risultati delle guerre di aggressione del mio Paese (la Gran Bretagna) in posti come Kosovo, Afghanistan e Iraq, da tempo ignorati dai media mainstream, mi portava a credere il contrario. Certo, non ero il solo a porre tali avvertimenti. Il 6 marzo 2011, alcune settimane prima che la NATO iniziasse sette mesi di bombardamenti, Gheddafi rilasciò un’intervista profetica al quotidiano francese Le Monde du Dimanche, dichiarando: “Voglio farmi capire: se minacciano (la Libia), se si cerca di destabilizzare (la Libia), ci sarà il caos, bin Ladin, le fazioni armate. Questo è ciò che accadrà. Avrete l’immigrazione, migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia, e non ci sarà più nessuno a fermarli. Bin Ladin s’installerà in Nord Africa e lascerà il mullah Omar in Afghanistan e Pakistan. Avrete bin Ladin a portata di mano”. In particolare avvertiva che Derna, città che aveva già fornito numerosi attentatori suicidi in Iraq, sarebbe diventata un “emirato islamico” sul Mediterraneo. Gli avvertimenti di Gheddafi furono derisi dai media occidentali (anche se molti esperti d’intelligence sostennero le sue affermazioni), e pochi in Europa avevano mai sentito parlare di Derna, fino al novembre 2014, cioè quando il SIIL ne annunciò l’occupazione, la prima di tre città libiche ora sotto il suo controllo. L’ultima conquista, Sirte, città natale di Gheddafi, fu annunciata su YouTube con la decapitazione di 21 cristiani copti catturati a dicembre. Si ritiene fossero lavoratori immigrati da una delle zone più povere dell’Egitto.
Sirte era stata una roccaforte governativa durante assalto della NATO nel 2011, e una delle ultime città a cadere, grazie alla resistenza feroce e ad assenza di sostegno ai “ribelli”. Fu sottoposta a un assedio massiccio e divenne teatro di alcuni dei peggiori crimini di guerra della NATO e dei suoi alleati sul campo. Ora che la gente di Sirte è costretta a vivere, e morire, sotto l’ultima incarnazione degli eroici combattenti per la libertà della NATO, appare sempre più chiaro il motivo per cui li combatterono duramente, eppure anche tale massacro è stato eclissato dai quasi 600 soldati dell’Armata Nazionale libica uccisi dal SIIL e dai suoi alleati nella battaglia per Bengasi, negli ultimi tre anni. Questo è lo stato delle cose in Libia dovute alla NATO, sovvertendo il Paese da stabile e prospero Stato pan-africano, attore di primo piano nell’Unione africana e spina nel fianco di Stati Uniti e Regno Unito nei loro tentativi di ristabilirvi il dominio. Non solo la Libia subisce il vuoto di potere derivante dalla distruzione da parte della NATO dell’apparato statale libico, ma l’intera regione è trascinata nel vortice. Come Brendan O’Neill ha dettagliato, gli orrori quotidiani perpetrati in Mali, Nigeria e ora Camerun sono il risultato diretto dell’aggressione della NATO, mentre gli squadroni della morte nel Sahel-Sahara sono liberi di creare campi di addestramento e raccogliere armi nella gigantesca zona d’illegalità che la NATO ha imposto in Libia. Risultato? Gli Stati africani che nel 2010 avanzavano economicamente, beneficiando degli investimenti cinesi su infrastrutture e produzione, allontanandosi da secoli di dipendenza coloniale e neocoloniale dalle predatrici istituzioni finanziarie occidentali, affrontano gravi nuove minacce terroristiche da gruppi come Boko Haram, dotati di nuove armi e strutture per gentile concessione dell’umanitarismo della NATO. Algeria ed Egitto, ancora governati dagli stessi movimenti indipendentisti che rovesciarono il colonialismo europeo, vedono i loro confini destabilizzati, ponendo le basi per attacchi debilitanti pianificati ed eseguiti dalla nuova miliziocrazia libica della NATO. Questo è il contesto in cui l’Egitto avvia la reazione regionale contro la strategia di destabilizzazione della NATO. Lo scorso anno, in particolare, gli egiziani videro il loro vicino occidentale degradare rapidamente lungo la via dell’occupazione del SIIL, come in Siria. In Siria, una guerra civile tra l’insurrezione filo-occidentale e un governo laico democratico ha visto le forze antigovernative rapidamente cadere sotto il dominio del SIIL, i presunti “moderati” filo-occidentali dell’Esercito libero siriano si univano al SIIL (impressionati dal suoi valore militare, armi avanzate e massicci finanziamenti) o sconfitti da esso. In Libia, lo stesso modello si svolge rapidamente. L’ultima fase del disastro libico è iniziata lo scorso giugno, quando le milizie che dominavano il parlamento precedente (che si fanno chiamare coalizione ‘Alba di Libia’) persero le elezioni, ne rifiutarono i risultati incendiando aeroporti e depositi di petrolio nel Paese, avviando così la guerra civile tra esse e il nuovo parlamento. Entrambi i parlamenti hanno la fedeltà di varie fazioni armate, e hanno istituito propri governi rivali, ognuno controllando diverse parti del Paese. Ma da Derna, lo scorso novembre, le aree occupate da Alba di Libia iniziavano a cadere in mano al SIIL. La caduta di Sirte, terza città da esso occupata, e non sarà l’ultima. Tale è il ruolo sempre svolto dai fantocci dell’occidente in tutta la regione, aprire la strada e gettare le basi dell’affermarsi del SIIL. L’intervento del presidente egiziano Sisi, con gli attacchi aerei su obiettivi del SIIL in Libia, si propone di invertire tale corso, prima che raggiunga proporzioni iracheno-siriane.
al_qaeda_libya Il governo di Tobruq, riconosciuto internazionalmente, nominato dalla Camera dei Rappresentanti eletta la scorsa estate, ha accolto con favore l’intervento egiziano. Non solo, spera che l’aiuti ad impedire l’avanzata del SIIL ed anche a cementare il sostegno egiziano nella guerra civile contro ‘Alba di Libia’. In effetti, l’Egitto potrebbe, con qualche ragione, sostenere che vincere la guerra contro il SIIL richieda un governo libico unitario impegnato allo scopo, e che il rifiuto di Alba di Libia di riconoscere il parlamento eletto, per non parlare dell’atteggiamento ‘ambiguo’ verso il SIIL, sia il grosso ostacolo al conseguimento di tale risultato. Ciò significa che l’intervento egiziano fa naufragare l’iniziativa dei colloqui di pace ‘dialogo in Libia’ delle Nazioni Unite? Non necessariamente, infatti potrebbe avere l’effetto opposto. Le prime due tornate di colloqui sono state boicottate dal Congresso Generale Nazionale (il parlamento di Alba di Libia), con la certezza che avrebbe continuato a ricevere armi e finanziamenti dai partner della NATO Qatar e Turchia, mentre il governo di Tobruq subisce l’embargo internazionale delle armi. Come l’inviato del Regno Unito al dialogo in Libia Jonathan Powell ha osservato, la “conditio sine qua non per la pace” è una “situazione di stallo reciprocamente dannosa”. Riequilibrando la guerra civile, il sostegno militare egiziano al governo di Tobruq può mostrare al GNC che prendere sul serio i colloqui sarà nel suo interesse più che continuare la lotta. L’appello di Sisi al sostegno militare dell’occidente al suo intervento è stato effettivamente respinto, molto probabilmente aspettava che lo fosse. La dichiarazione congiunta di Stati Uniti, Gran Bretagna e alleati ha raffreddato l’idea, e non c’è da stupirsene; non hanno posto la Libia al centro della loro strategia di destabilizzazione regionale per poi cercare di stabilizzarla proprio quando comincia a dare risultati. Tuttavia, costringendoli a uscire con tale dichiarazione, Sisi ha denunciato il bluff dell’occidente. Stati Uniti e Gran Bretagna pretendono di essere impegnati a distruggere il SIIL, formazione prodotta dalla rivolta che hanno sponsorizzato in Siria negli ultimi quattro anni, e Sisi gli chiede di supportarlo. Si sono rifiutati e alla fine, la risoluzione egiziana al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha fatto menzione all’intervento militare di altri potenze, limitandosi a chiedere la fine dell’unilaterale embargo internazionale delle armi che impedisce l’armamento del governo eletto, ma ciò non sembra scoraggiare i partner regionali della NATO, che armano apertamente le milizie di ‘Alba di Libia’. Sisi ha di fatto costretto l’occidente a smascherarsi: il rifiuto della sua proposta di sostenere l’intervento chiarisce a tutti la duplice natura del loro presunto impegno a distruggere il SIIL. Vi sono, tuttavia, profonde divisioni sul tema in Europa. La Francia amplia la presenza militare nella regione del Sahel-Sahara, con 3000 truppe in Ciad, Niger, Burkina Faso e Mali, aprendo una nuova base al confine tra Libia e Niger, lo scorso ottobre e, probabilmente, accoglierà il pretesto per estendere le operazioni dal suo protettorato storico al sud della Libia. L’Italia, allo stesso modo, è sempre tesa riguardo la destabilizzazione che ha contribuito a scatenare, avendo non solo danneggiato un partner commerciale di valore, ma con sempre più centinaia di migliaia di profughi in fuga da orrore e miseria che la NATO ha scatenato nella regione. Però non sono propense ad agire senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza, che probabilmente sarà bloccato da Stati Uniti e Gran Bretagna, sempre più felici di vedere Paesi come l’Egitto, alleato della Russia, e la Nigeria, finanziata dalla Cina, indeboliti e bloccati dal terrorismo. La azioni di Sisi, si spera, non solo evidenzieranno l’acquiescenza dell’occidente agli orrori che ha creato, ma anche spianeranno la via a una risposta efficace contro di essi.

Libyan-rebel-fighters-pre-015Dan Glazebrook è scritto e politico ed autore di “Dividi e distruggi: la strategia imperiale occidentale nell’epoca della crisi“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sfide e prospettive della cooperazione tra Egitto e Russia

Viktor Titov New Eastrern Outlook 09/02/2015
20150209210501563afpIl 9-10 febbraio, il presidente russo Vladimir Putin si recherà in visita ufficiale in Egitto. Numerosi colloqui sono già stati programmati per considerare la prospettiva di un ulteriore sviluppo delle relazioni bilaterali nelle sfere politica, economica, umanitarie e militare. Il presidente della Russia discuterà la situazione in Medio Oriente e Nord Africa, in particolare in Iraq, Siria, Libia e il problema della sistemazione israelo-palestinese, con il suo omologo egiziano Abdalfatah al-Sisi. Va notato che la visita si svolge in un momento in cui i Paesi si trovano ad affrontare un numero sempre maggiore di sfide: la Russia cerca di superare gli effetti delle sanzioni economiche illegali imposte dall’occidente per la situazione in Ucraina, mentre l’Egitto si sforza di combattere in una situazione politica sempre più aggravata. Così l’esito dei negoziati avrà un effetto di vasta portata per i due Paesi, sia politico che economico. E’ degno di nota che Stati Uniti ed Arabia Saudita abbiano voluto impedire il rafforzamento del partenariato russo-egiziano, dato il ruolo cruciale che l’Egitto svolge in Medio Oriente, anche nonostante il notevole indebolimento delle sue posizioni dopo la rivoluzione “colorata” del gennaio 2011. Gli attacchi terroristici nella provincia egiziana di Sinai del Nord, il 29 gennaio, sono costati la vita di 30 persone lasciando oltre 100 feriti. Un gruppo di terroristi dal nome Ansar al-Bayt Maqdis, strettamente collegato allo Stato islamico, ha la responsabilità dell’ondata di terrore che recentemente spazza l’Egitto, tra cui recenti attacchi e numerosi atti di sabotaggio. In cima a tutto, l’ideologo dei Fratelli musulmani Yusuf al-Qaradawi ha indirizzato agli islamisti una serie di istigazioni. Residente in Qatar da quando c’è un mandato di cattura in Egitto per una serie di accuse di tradimento, estremismo e legami con organizzazioni terroristiche avanzate dal governo egiziano. E’ un peccato che, nonostante i notevoli sforzi delle autorità locali per porre fine alla crescita del radicalismo nel Paese, non siano riuscitieancora ad avere successo. E’ chiaro che con una dura crisi economica e l’assenza di reali miglioramenti nel tenore di vita della popolazione, il governo dell’Egitto abbia intrapreso una missione rischiosa promuovendo sentimenti anti-islamisti. Dopo tutto, se il comando militare non riconsidera l’atteggiamento nei confronti dei sostenitori dell’Islam moderato in Egitto, offrendo un modo per coinvolgerli legittimamente nella vita politica del Paese, la situazione dei movimenti clandestini islamisti può aggravarsi seriamente, e l’instabilità permanente, che affligge il nord della Penisola del Sinai, si diffonderà nel Paese. In precedenza, dopo il rovesciamento del presidente islamista Muhammad Mursi nel 2013, a causa dei torbidi politici indotti dagli Stati Uniti presso i loro satelliti arabi, pur sostenendo gli islamisti fino a un certo punto per poi schierarsi con i loro avversari, il governo di Cairo ha deciso di volgere lo sguardo verso Mosca. Così, il 26 luglio 2013, i manifestanti che sostenevano il Generale Abdelfatah al-Sisi scesero in strada con i ritratti del Presidente Vladimir Putin, e poi i politici egiziani invitarono ufficialmente il capo dello Stato russo. Quindi una nuova fase nelle relazioni bilaterali tra Federazione Russa ed Egitto è iniziata.
Nel novembre 2013 il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov insieme al ministro della Difesa Sergej Shojgu, giunse a Cairo. Negli stessi giorni l’incrociatore russo Varjag era ormeggiato nel porto di Alessandria, la prima nave da guerra russa negli ultimi 21 anni. Tuttavia, entrambe le parti hanno proceduto a sviluppare le relazioni bilaterali con cautela. Mosca e Cairo ripetono più volte che la Russia non cerca di sostituire gli Stati Uniti in Egitto. Appare abbastanza evidente che l’influenza statunitense nel Paese non è minacciata in alcun modo. Basti dire che il Generale al-Sisi, come la maggior parte dei suoi colleghi, s’è istruito negli Stati Uniti, mentre la maggior parte delle armi che l’Egitto possiede oggi provengono dagli Stati Uniti. Ma quali sono gli obiettivi della Russia in Egitto? Secondo gli analisti, sono la definizione di una posizione comune su una lunga serie di argomenti, tra cui crisi siriana, promozione della cooperazione economica bilaterale, con particolare accento sulle importazioni di cereali e turismo, e cooperazione militare, che si tratti di consegna di armi russe, partecipare ai programmi di addestramento degli ufficiali egiziani o possibile istituzione di una base navale russa sulle coste mediterranee. Il 12 agosto 2014, il presidente egiziano Abdelfatah al-Sisi visitava la Russia, come sua prima visita ufficiale all’estero in questa veste. Il presidente egiziano ha ricevuto un insolitamente caldo benvenuto a Mosca, che i leader arabi non vedevano dai tempi di Gamal Abdel Nasser, quando le relazioni bilaterali tra Unione Sovietica ed Egitto erano al culmine. Anche il Patriarca della Chiesa ortodossa russa, Sua Santità Kirill, accolse l’ospite con un discorso di benvenuto. La visita di Abdalfatah al-Sisi a Mosca aveva lo scopo di rafforzare il partenariato strategico tra Mosca e Cairo, quando l’influenza russa in Medio Oriente cresce e i sentimenti filo-USA calano di molto. L’affermazione si dimostra vera con il fatto che il presidente egiziano si recò in Arabia Saudita, alla vigilia del suo viaggio a Mosca. A Riyadh al-Sisi discusse con il re saudita Abdullah, mettendo particolare accento sulla necessità urgente di combattere il terrorismo. La marcia vittoriosa degli islamisti radicali in Iraq, il loro rafforzamento in Siria e i tentativi per destabilizzare il Libano non solo mettono in pericolo gli Stati del Golfo, ma minacciano tutto il mondo arabo. Non c’è da stupirsi che il presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi sia diventato il simbolo della lotta all’Islam radicale, dopo aver rimosso dal potere l’ex-presidente Muhammad Mursi e vietato l’organizzazione radicale islamista dei Fratelli musulmani in Egitto. La chiave del cambiamento è stata la vittoria diplomatica della Russia in Siria, quando riuscì ad impedirne l’imminente invasione e salvare il Paese dalla distruzione totale. I governanti dei Paesi arabi hanno visto un forte attore politico sulla scena internazionale, in grado di difendere i propri interessi e i propri alleati, rifiutando di fare marcia indietro su una situazione difficile.
Sulla cooperazione militare bilaterale, l’elenco delle armi che la Russia può inviare in Egitto è lungo: una versione migliorata del caccia-bombardiere MiG-29, sistemi antiaerei, elicotteri da combattimento, missili a lungo e corto raggio e anticarro. Ma Mosca è disposta ad inviare le armi a condizione che l’Egitto possa pagarsele. E qui l’Arabia Saudita entra in gioco, disposta a fornire un generoso sostegno al regime egiziano. Questo Paese è pronto a fornire 2 miliardi di dollari a Cairo, necessari per il successo commerciale delle armi tra Cairo e Mosca. Egitto e Russia hanno deciso di tenere esercitazioni navali congiunte una o due volte l’anno e di cooperare nella lotta al terrorismo. Gli egiziani hanno offerto alla Russia di poter costruire una fabbrica di armi in Egitto, che potrebbe venderle a Paesi terzi. Quando Vladimir Putin sarà a Cairo, l’Egitto preparerà una serie di accordi dal valore complessivo di 3 miliardi di dollari, secondo cui MiG-29M/M2, sistemi di difesa aerea di diversi tipi, Mi-35, sistemi antinave, munizioni varie e armi leggere saranno inviati in Egitto. Le cosa vanno bene nella cooperazione economica. Nel marzo 2014 il Ministero dello Sviluppo Economico russo inviava una missione di aziende russe interessate a progetti comuni nel commercio e negli investimenti. La delegazione comprendeva rappresentanti delle 10 principali società russe. La delegazione russa ebbe incontri con i leader di sei ministeri dell’Egitto, così come con le principali aziende egiziane che potevano diventare potenziali partner. Il ministro dell’Industria, del Commercio e delle Piccole industrie egiziano Hatim Salah sostenne la proposta della missione russa di aumentare il volume del commercio bilaterale a 10 miliardi di dollari entro il 2020 (ora pari a 3,5 miliardi). Cairo ha invitato le organizzazioni russe a una più ampia partecipazione nella realizzazione di progetti infrastrutturali, per lo sviluppo del distretto industriale della zona occidentale del Canale di Suez, così come nella costruzione di nuove linee metropolitane nella capitale egiziana. Inoltre, entrambi i Paesi dovranno prestare particolare attenzione alla promozione dei progetti presentati dagli imprenditori russi nel loro viaggio d’affari in Egitto: promozione e certificazione in Egitto dell’aviogetto russo MC-21 che sarà costruito dalla società Irkut, partecipazione della società Russian Power Machines per modernizzare e migliorare la produzione di energia dell’Egitto; la consegna di attrezzature per l’edilizia (gru) Nameks e la prospettiva di costruirle in Egitto; la partecipazione di Gazprom Neft nelle aggiudicazioni ed acquisizioni di attività nell’industria petrolifera, la creazione di un centro di spedizione nazionale in Egitto e la conseguente produzione di vari dispositivi (tecnologie di navigazione russe); l’invio di attrezzature per costruzioni stradali della società Concern Tractor Plants.
Naturalmente, vi sono le difficoltà dovute alle sanzioni occidentali contro la Russia, in particolare nel settore del turismo. Il numero di turisti russi nell’ultimo anno è sceso della metà, e i russi rappresentavano il 50% dei turisti in Egitto. Il turismo egiziano può ancora essere salvato dal passaggio all’uso di monete nazionali. Il leader egiziano ha ordinato al governo di valutare tale opzione, con cui l’Egitto importerà beni dalla Russia pagandoli in lire egiziane, mentre i russi acquisteranno biglietti per il Mar Rosso in rubli. Quindi la visita di Putin in Egitto mira a divenire leva dell’ulteriore cooperazione complessiva tra Russia e Egitto, e perno del ritorno in Medio Oriente della Russia quale prima attrice.

41d5363aa841c515076bViktor Titov, Ph.D è un commentatore politico sul Medio Oriente, per la rivista online “New Eastrern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un moltiplicatore di forza per la strategia della Russia in Siria

MK Bhadrakumar  Indian Punchline 9 febbraio 2015
2015-02-09T221839Z_449590373_GM1EB2A0C3001_RTRMADP_3_EGYPT-POLITICSAl livello più evidente, l’attuale visita del Presidente russo Vladimir Putin a Cairo afferma che Mosca intende restare un attore attivo sulla scena mondiale. Senza dubbio, mira a rafforzare le tendenze alla ‘multipolarità’ nella politica mediorientale in contrasto alle politiche degli Stati Uniti, sempre più ridotte ad operazioni antincendio. L’Egitto è in fase di transizione; c’è stata una rivoluzione seguita da una contro-rivoluzione, in rapida successione. La trasformazione democratica del Paese è sospesa. L’asse strategico con gli Stati Uniti, ancoraggio della politica estera dell’Egitto per decenni, ha perso centralità e Cairo sonda attivamente le frontiere dell’ordine mondiale multipolare emergente. Non sorprende che la Russia ritenga indispensabile che l’Egitto, che sempre è stato e sempre sarà il Paese chiave della regione, diventi un centro di potere indipendente nel Medio Oriente. Mosca può negare che sia un gioco a somma zero con gli Stati Uniti, ma poi, ogni passo dell’Egitto verso una politica estera indipendente, uscendo dall’ombra del controllo statunitense, favorisce l’influenza regionale della Russia nella Medio Oriente. In altre parole, la priorità della Russia nei legami con l’Egitto e la visita di Putin mirano a cementare le eccellenti equazioni a livello di leadership, apparse evidenti nella visita del Presidente Sisi in Russia lo scorso agosto. La mente altamente concentrata di Putin ricercherà modi e mezzi per rafforzare le relazioni bilaterali. Il commercio è fiorente, con un balzo del 50 per cento l’anno scorso. L’Egitto colma il 40 per cento del fabbisogno di granaglie importando grano russo. L’Egitto è una meta per i turisti russi, 3 milioni di russi hanno visitato località egiziane lo scorso anno. Ma la Russia guarda agli ambiziosi progetti nell’energia (in particolare centrali nucleari), condivisione del sistema satellitare GLONASS (pietra di paragone della partnership strategica) e, naturalmente, ampliamento della cooperazione militare. Putin ha rivelato in un’intervista al quotidiano al-Ahram di oggi, che Mosca e Cairo discutono il nocciolo dell’uso delle rispettive valute nazionali escludendo il dollaro statunitense nei pagamenti, al fine di “ridurre la dipendenza dalle attuali tendenze dei mercati mondiali”. In somma, l’Egitto si avvicina alla cerchia ristretta dei partner strategici di Mosca.
Senza dubbio, al-Sisi trova nella Russia un partner altamente gradevole perché Mosca non predica democrazia, tolleranza religiosa e così via. Putin è, infatti, un sostenitore importante di Sisi, oggi. Ancor più importante, la posizione inequivocabile della Russia su islamismo e terrorismo è estremamente importante per Sisi, che combatte gli islamisti nel Sinai. Putin, nell’intervista, ha distinto in termini chiari l’approccio della Russia da quello degli Stati Uniti, “i fusti sviluppi di oggi in Siria e in Iraq, tra l’altro, rispetto ad intervento pesante e irresponsabile dall’estero negli affari regionali, uso unilaterale della forza, ‘doppi standard’ e distinzione tra terroristi ‘buoni’ e ‘cattivi’.” Putin, inoltre, non ha usato mezzi termini nel criticare il modo con cui gli Stati Uniti combattono lo Stato Islamico (SI). Facendo eco ai dubbi dell’Egitto sulla coalizione degli Stati Uniti contro lo SI, Putin ha osservato che “Purtroppo, dobbiamo constatare che le azioni intraprese oggi, strategia e tattica dei membri della coalizione antiterrorismo, sono sproporzionate rispetto a portata e natura della minaccia. Da soli gli attacchi aerei non bastano ad affrontarlo. Per di più, tali azioni mancano di legittimità non essendo direttamente sanzionate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e, in alcuni casi, prese senza il consenso degli Stati i cui territori sono presi di mira“. Tuttavia, sul fronte diplomatico, la grande svolta strategica che Mosca probabilmente spera dalla visita di Putin, potrebbe consolidare la convergenza sviluppatasi di recente tra Russia e Egitto sul conflitto in Siria. Non dispiace a Mosca che l’Egitto di Sisi abbia voltato le spalle categoricamente all’agenda del ‘cambio di regime’ in Siria. I segnali incipienti indicano la possibilità di Mosca e Cairo di coordinarsi sulla crisi siriana e collaborare, a un certo punto, a creare le condizioni che aprano la via ai negoziati tra il governo siriano e l’opposizione. Le osservazioni di Putin ad al-Ahram suggeriscono che in un futuro prossimo Mosca e Cairo possano collaborare. Putin ha osservato che l’approccio dei due Paesi è già “simile” ed hanno “una visione simile delle prime misure da adottare per risolvere la crisi siriana“, lanciando il dialogo inter-siriano senza precondizioni. Ha espresso apprezzamento per gli sforzi di Sisi ad ospitare le riunioni dell’opposizione siriana a Cairo, di recente, “volte a creare una piattaforma comune che possa essere utilizzata in occasione dei negoziati con il governo siriano“. Putin ha concluso: “Evidentemente, gli sforzi russi e le attività dei partner egiziani s’integrano e sono volti a superare lo stallo sulla soluzione politica della crisi siriana. Dovremo anche contribuire a lanciare il dialogo tra governo siriano ed oppositori politici“. Ha rivelato che “discuterò la questione nella sostanza” con Sisi. La trascrizione dell’intervista è qui.

B9arxivCAAANyr4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Egitto volta le spalle a dollaro e F-16

Philippe Grasset, Dedefensa,10 febbraio 20151018011232Due eventi che riguardano l’Egitto da una parte, e Russia e Francia dall’altra, sono da segnalare e commentare in modo integrato indicando un evento politico di reale importanza. Tale evento non è altro che l’assai convincente realizzazione operativa del passaggio antiamericanista dell’Egitto del Generale al-Sisi. Ripreso l’Egitto dalle mani dei Fratelli musulmani del presidente Mursi, effettuato in condizioni di estrema violenza che avevano mobilitato tutte le organizzazioni e gli strumenti umanitari del blocco BAO, influenzando la politica insinuante ed incerta di Washington nel senso umanitario ed emozionale. Ciò suscitava diverse reazioni, tra cui quelle assai marcatamente antiamericaniste del nuovo governo egiziano. In generale, tuttavia, la tesi preferita dalla critica ideologica dell’americanismo, tanto quanto dai regimi antidemocratici in Medio Oriente, assai spesso critiche manichee quanto l’americanismo, erano che il regime di Sisi recuperava il sistema di Mubaraq, soprattutto con l’allineamento su pressione, influenza e corruzione, all’americanismo e alla sua politica imperialista. Non era la nostra analisi, valutando che nel processo avviato da Sisi vi fosse la dimensione del neo-nasserismo segnato dall’ostilità al dominio degli Stati Uniti. Il miglioramento dei rapporti con la Russia dell’Egitto di Sisi vanno in questa direzione. Interpretiamo i due eventi che presenteremo in questo senso politico fondamentale, a conferma della direzione operativa antiamericanista del regime di Sisi. Usiamo il termine “fondamentale”, perché le due questioni sono interessate, ciascuna nel suo campo e genere di grande importanza, quali eventi strategici realmente fondamentali.
• In primo luogo, nell’ambito della visita di Putin in Egitto, vi è l’annuncio che russi ed egiziani attuano le condizioni per svolgere le reciproche transazioni commerciali e militari, che sono importanti e che dovrebbero aumentare utilizzando le monete nazionali, sebbene usassero finora il dollaro. Si tratta quindi del processo di dedollarizzazione, lanciato dai russi dall’inizio della crisi in Ucraina e della tensione estrema tra Russia e Stati Uniti (blocco BAO). Possiamo vedervi qualcosa altro, ponendo implicitamente e indirettamente l’Egitto a favore della posizione russa nello scontro fondamentale con gli Stati Uniti. E’ evidente che questo atteggiamento egiziano, proprio come l’altro evento della possibile vendita del Rafale all’Egitto, solleverà forti reazioni nel Congresso sui massicci aiuti finanziari degli Stati Uniti all’Egitto (quasi 2 miliardi di dollari l’anno). In tale contesto, l’aiuto verrebbe semplicemente minacciato di cancellazione. Russia Today (RT), del 9 febbraio 2015 : “Russia ed Egitto potrebbero presto escludere il dollaro statunitense e utilizzare le loro monete nazionali per la liquidazione dei conti negli scambi bilaterali, ha detto il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista ai media egiziani prima della sua visita nel Paese. La questione dell’abbandono del dollaro nel commercio è “attivamente discussa”, ha detto Putin al quotidiano al-Ahram, prima del viaggio in Egitto. Il presidente russo è stato invitato a un incontro bilaterale con l’omologo egiziano Abdalfatah al-Sisi. “Questa misura aprirà nuove prospettive a commercio e cooperazione degli investimenti tra i nostri Paesi, riducendone la dipendenza dalle attuali tendenze dei mercati mondiali”, ha detto Putin. “Vorrei sottolineare che abbiamo già utilizzato le monete nazionali per il commercio nella CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) e con la Cina. Questa pratica dimostra il proprio valore; siamo pronti ad adottarla anche nelle nostre relazioni con l’Egitto. La questione è discussa in sostanza dalle agenzie competenti di entrambi i Paesi”. L’Egitto è da lungo tempo partner di fiducia della Russia e il rapporto tra i due Paesi è in rapido sviluppo, ha detto il presidente russo. “Il volume del commercio bilaterale è aumentato significativamente negli ultimi anni: nel 2014 è aumentato di quasi la metà rispetto all’anno precedente, pari a più di 4,5 miliardi di dollari”, ha detto invitando al rafforzamento della tendenza”.
• Il secondo evento è la possibile vendita di 24 Rafale francesi (oltre a una fregata FREMM) all’Egitto, attualmente in discussione e in fase di risoluzione apparente. (Con i soliti caveat, il Rafale incontra nell’esportazione molti ostacoli, di solito nelle fasi finali della negoziazione). Gli egiziani e Sisi stesso fecero aperture ai francesi pochi mesi fa, con senso di urgenza. Ieri, su Europe-1/I-Télé, il ministro della Difesa francese Le Drian ha parlato dell’argomento con la massima cautela, ma indirettamente confermava che si era nelle fasi finali della trattativa. (Le Monde, 8 febbraio 2015). “Le discussioni con l’Egitto per la fornitura di aerei da combattimento Rafale sono “abbastanza avanzate, ma non concluse”, ha detto il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, l’8 febbraio a Europe-1/I-Télé/Le Monde. La conclusione di un accordo tra Francia ed Egitto per un piano di finanziamento per la vendita di 24 aerei da combattimento Rafale e di una fregata multiruolo FREMM ,sembra molto più vicina. Secondo il quotidiano Les Echos del 6 febbraio, l’accordo varrebbe tra i 3 e i 6 miliardi di euro, in parte garantiti da Parigi“. Naturalmente, non è il destino del Rafale, che sembra finalmente avvicinare diversi mercati d’esportazione, importante per noi nel quadro dei commenti che ci orientano. (Dobbiamo ancora notare che il Rafale non ha finora ricevuto alcun ordine di esportazione per la forte opposizione, con qualsiasi mezzo, degli Stati Uniti, e anche per gli errori francesi e la diluizione della politica d’indipendenza nazionale francese, che garantiva sostegno incondizionato alle esportazioni di armi, nonché discrezione estrema e virtuosa osservata da funzionari e industria francesi, per non apparire concorrenti ideologici degli Stati Uniti. Tuttavia, il Rafale può essere considerato uno dei migliori caccia del mondo, se non il migliore, con gli unici concorrenti nei modelli russi, essendo gli Stati Uniti completamente bloccati dal catastrofico programma JSF, ampiamente promesso ma destinato a un crollo rapido, i cui segni evidenti ed anticipatori preoccupano la massa di acquirenti stranieri di tale aereo).
No, la questione importante, per noi, è il fatto politico. Naturalmente, la stampa del sistema francese allineata fino alla nausea su narrazione e istruzioni del blocco BAO, non ha nemmeno bisogno di essere esplicitamente americanista, menzionando appena la cosa e preferendo ironizzare sulle difficoltà dell’esportazione del Rafale. La cosa importante è ciò che appare essere il desiderio egiziano di smettere di comprare dagli USA riguardo il settore strategico fondamentale degli aerei da combattimento; l’Egitto mostra un punto di vista identitario molto più assertivo della Francia. I francesi hanno venduto i Mirage (M5 e 2000) all’Egitto, ma l’ultimo ordine (Mirage 2000) risale ai primi anni ’80. Da allora, il campo strategico degli aerei da combattimento è stato riservato agli USA (F-16 ), come chiaro segno dell’allineamento di Mubaraq agli Stati Uniti, grazie all’aiuto annuale di 2 miliardi di dollari. L’approccio di Sisi verso il Rafale significava, prima di qualsiasi osservazione sulle qualità del velivolo, che intendeva rompere con gli Stati Uniti su tali armamenti strategici, e quindi si trattava di un atto politico d’importanza strategica. Confermando l’erosione accelerata della posizione egemonica ed imperialista nel mondo, se si considera l’importanza dell’Egitto sul piano strategico, politico e demografico. Aggiungendo che i sauditi, tra i principali sostenitori dell’Egitto che partecipano senza dubbio alla decisione dell’ordine dei Rafale, non appaiono per nulla interessati da tale orientamento, misurando ancora una volta la degradazione della potenza di proiezione dell’influenza statunitense. Qualunque cosa vogliano i francesi, ora assai sensibili a buone relazioni con gli Stati Uniti tenendosi la posizione di primo della classe del blocco BAO, l’ordine (con la fregata FREMM) li renderebbe immediatamente nemici degli USA, vecchia classica posizione dei gollisti. Gli Stati Uniti non l’ignorerebbero, tenendo contro che l’esportazione di armamenti è un settore chiave della loro strategia, accentuando così la diffidenza ostile degli Stati Uniti verso la Francia, già ben avviata a causa del comportamento francese sulla crisi ucraina delle ultime settimane. Comunque, per quanta delizia ricavi dal vassallaggio, la Francia sarà sempre accompagnata dai suoi vecchi demoni, questa terribile diavoleria prodotta dai riflessi delle indipendenza e sovranità nazionali. Povera Francia, che nonostante BHL e i neocon della Rive Gauche, non può sbarazzarsi delle tari indelebili dovute ad indipendenza, identità, sovranità e principio… Vizi connaturati al corpo.

AP_putin1_ml_150210_4x3_992L’Egitto aderirà alla zona di libero scambio eurasiatica guidata dalla Russia
Russia Today 10 febbraio 2015

L’Egitto ha istituito la zona di libero scambio con l’Unione eurasiatica guidata dalla Russia, che comprende Russia, Armenia, Bielorussia e Kazakhstan, il Presidente dell’Egitto al-Sisi l’ha annunciato in una conferenza stampa congiunta con il Presidente russo Vladimir Putin. “Abbiamo raggiunto un accordo per istituire una zona di libero scambio tra l’Egitto e l’Unione economica eurasiatica“, ha detto il Presidente egiziano Abdel al-Sisi. Ci sono stati più di 4,5 miliardi dollari di scambi commerciali tra la Russia e l’Egitto nel 2014, un aumento di oltre l’80 per cento rispetto all’anno precedente, ha detto il Presidente Putin. Ora sarà più facile per i prodotti egiziani raggiungere i mercati di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia, e viceversa. I due Paesi hanno inoltre deciso di creare una zona industriale russa nei pressi del Canale di Suez. Le imprese russe hanno partecipazioni in più di 400 aziende egiziane. Russia ed Egitto collaboreranno su nuovi progetti d’investimento, in particolare nei trasporti, produzione ed energia, petrolio e nucleare. Lukoil, la seconda maggiore compagnia petrolifera russa raffina più del 16 per cento del petrolio proveniente dall’Egitto. La Russia aiuterà l’Egitto a sviluppare centrali nucleari e addestrare personale per creare una nuova industria nucleare nel Paese. L’Egitto vuole anche aumentare le entrate dai turisti russi. Il settore turistico del Paese ha sofferto molto a causa della riduzione della sicurezza dopo la cacciata del presidente Hosni Mubaraq nel 2011, ed attualmente lotta per riconquistare i visitatori stranieri. Nel 2014, più di 3 milioni di russi si recarono in Egitto per turismo, nonostante il peggioramento della situazione economica in Russia.

99991 Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia ed Egitto: le relazioni crescono

Viktor Mikhin New Eastern Outlook 07/02/2015putin-sisiTra l’aumento delle tensioni nel mondo, il crescere della crisi economica globale e l’imposizione di sanzioni ingiuste da parte dell’occidente, è più che mai importante per la Russia rafforzare i legami politici ed economici internazionali con i suoi partner. Uno di tali Paesi che cerca attivamente un partenariato reciprocamente vantaggioso con la Russia è la Repubblica araba d’Egitto, con cui abbiamo una lunga storia di cooperazione in tutti i settori. La visita del presidente russo Vladimir Putin, in programma nel prossimo futuro, sarà in risposta alla visita del presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi in Russia nell’agosto 2014, e senza dubbio darà nuovo impulso al loro sviluppo e rafforzamento. Va detto che negli ultimi tempi Egitto e Russia hanno subito gravi cambiamenti sociali e politici, ma l’atmosfera di fiducia e rispetto reciproci ha sempre svolto un ruolo chiave nel rapporto tra Mosca e Cairo. Attualmente, entrambi i Paesi sono partner in accordi bilaterali e sulla scena internazionale. Ciò non sorprende, se si ricordano i capitoli gloriosi della partnership reciprocamente vantaggiosa quali la diga idroelettrica di Aswan, l’Helwan Iron and Steel Works, fabbrica di alluminio a Nag Hammadi e l’Università russo-egiziana di Cairo e molto altro. Recentemente, Russia ed Egitto hanno ripristinato attivamente le relazioni che furono inavvertitamente danneggiate dalla rivoluzione e dal seguente cambio di regime nel Paese arabo, come ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin. “Stiamo restaurando le nostre relazioni nella massima misura. E lo sviluppo dell’economia accompagna l’intensificazione dei contatti politici, che crescono nonostante i problemi dell’economia globale“, ha osservato il presidente russo. La leadership dell’Egitto ha la stessa opinione, come l’ambasciatore egiziano in Russia Muhammad al-Badri ha recentemente affermato, dicendo che le attuali relazioni russo-egiziane avanzano. “Questo è un passo molto importante per noi, parlando metaforicamente, la fase più difficile del volo di un aeromobile è il decollo. Oggi le nostre relazioni si sviluppano in modo molto armonioso, e sono promettenti”, ha detto l’ambasciatore. “Abbiamo molto lavoro da fare“, ha rilevato al quotidiano egiziano al-Ahram, “Siamo fiduciosi che la prevista visita del presidente russo Vladimir Putin a Cairo, con incontri e colloqui con il collega, il presidente egiziano al-Sisi, discuterà una lunga lista di questioni. Il partenariato economico e commerciale non si limiterà a prendere l’iniziativa, ma può diventare l’elemento determinante”. Il giornale ha inoltre osservato che Russia e Egitto oggi affrontano “lo stesso compito. Dobbiamo respingere l’aggressione culturale e ideologica dell’occidente. Perciò i due Paesi devono sostenersi”. E’ abbastanza chiaro che le ragioni di questo sviluppo positivo si trovano nel fatto che, in primo luogo, abbiamo una solida base su cui costruire le nostre relazioni future. Non siamo estranei tra noi. La seconda ragione è l’emergere di relazioni strette e amichevoli tra i presidenti dei nostri Paesi. Queste relazioni amichevoli sono molto importanti per lo sviluppo della cooperazione tra Russia ed Egitto. E inoltre la non interferenza nei reciproci affari interni è molto importante, così come il rispetto e l’onestà nei rapporti.
Oggi, secondo gli esperti, la Russia ha grandi opportunità d’investimento nell’economia egiziana, dalle infrastrutture all’alta tecnologia. Questa tendenza sarà una priorità assoluta per lo sviluppo delle relazioni bilaterali nel prossimo futuro. La leadership egiziana non solo si sforza di creare un buon ambiente per gli investimenti esteri, ma c’è anche il profondo desiderio di creare buone e strette relazioni commerciali esattamente con il nostro Paese. Oggi siamo in una fase della storia, quando una parte del nostro pianeta è aggressiva, cercando attivamente di bloccarci, per impedirci di rafforzare la nostra sovranità. Quindi vorrei sottolineare che l’Egitto, al contrario, ci invita ad essere attivi partner di lunga data, non solo in politica, ma anche nel mondo degli affari. Forse dobbiamo costruire le basi poste negli anni della cooperazione sovietico-egiziana, con i grandi progetti d’investimento creati con la partecipazione delle associazioni commerciali ed imprese sovietiche. Naturalmente, la diga di Assuan è sempre stata un simbolo della nostra cooperazione e amicizia. E’ comprensibile che il tempo passi e certamente richiederà l’ammodernamento e la creazione di alcune nuove potenzialità. Non solo questo, però. Ci sono anche strutture promettenti nella siderurgia e nei metalli non ferrosi, realizzati in quel periodo. Probabilmente richiederanno miglioramenti e l’introduzione di nuove tecnologie. E naturalmente il fornitore sarà il primo che, per definizione, presenta i vantaggi perché l’aveva costruito. Innanzitutto, c’è il settore dell’energia non solo perché la Russia ha una molto buona e collaudata tecnologia in questo settore, ma anche perché il nostro Paese è stato recentemente sottoposto ad enormi riforme nel settore. E la leadership dell’Egitto ha annunciato che ci saranno riforme analoghe, quindi la cooperazione tecnica politica ed affaristica tra i due Paesi è semplicemente indispensabile. Il commercio dovrebbe essere evidenziato. Naturalmente, la cooperazione qui è già in corso, ma deve continuare ad evolversi. L’obiettivo che i due Paesi hanno deciso su iniziativa di entrambi i presidenti è aumentare gli scambi dagli attuali 3-4 miliardi di dollari a 10 miliardi di dollari all’anno. Si può ricordare che nel 2014 il commercio tra i due Paesi ammontava a 3 miliardi di dollari. Ma secondo il Servizio federale delle dogane della Russia, questo dato sarà più alto: 4,6 miliardi di dollari da gennaio a dicembre. Anche se ciò sarà raggiunto abbastanza rapidamente, richiede un impegno specifico, un lavoro serio di coordinamento tra i governi. L’Egitto recentemente s’è attivamente dimostrato affine alla Russia e disponibile alla cooperazione in diversi ambiti. Russia ed Egitto potrebbero passare ad accordi valutari in rubli, come ha detto al periodico ash-Shuruq il ministro del Turismo egiziano Hisham Zazu. Secondo lui, con l’indebolimento della valuta nazionale russa e per mantenere il flusso turistico dalla Russia, nel febbraio di quest’anno i due Paesi possono iniziare a utilizzare il rublo come moneta nel turismo e nel commercio in generale. Hisham Zazu ha spiegato che al momento si lavora sui meccanismi di pagamento reciproci, consentendo di spezzare la posizione del dollaro USA quale valuta principale. I pagamenti saranno effettuati tramite le banche centrali di Russia ed Egitto. Prima di tutto, il ministro ha osservato, è possibile effettuare pagamenti in rubli per i pacchetti di viaggio e le spese delle aziende turistiche. In futuro, secondo questo schema, i fondi potranno essere utilizzati da Cairo per comprare le merci importate dalla Russia. Dal lato egiziano si prendono tutte le misure possibili per evitare la diminuzione del numero di turisti provenienti dalla Russia per la crisi economica. Circa 3 milioni di russi sono andati in vacanza nella terra delle piramidi nel 2014. Tuttavia, questa immagine generalmente rosea è stata rovinata a dicembre, quando il flusso dei turisti è sceso bruscamente di quasi la metà per il crollo del rublo. Come misura per promuovere il turismo russo in Egitto, la tassa sul visto per i russi è stata annullata per quattro mesi, dal 15 gennaio al 30 aprile. Secondo quanto riferito, i turisti che acquistano pacchetti turistici per le località sul Mar Rosso non dovranno pagare i 25 dollari a persona.
Tuttavia, la questione principale all’ordine del giorno bilaterale per Mosca e Cairo è la cooperazione tecnico-militare. Il cambio di regime in Egitto ha dato origine al rapido sviluppo del Paese. L’anno scorso è stato riferito che Mosca e Cairo hanno firmato contratti per armamenti del valore di 3,5 miliardi di dollari, in particolare per la fornitura di elicotteri, aerei e sistemi di difesa aerea. Cairo ha espresso interesse per nuovi contratti. A novembre i mass media riportavano, riferendosi a fonti militari egiziane, la firma di un accordo per la fornitura all’Egitto di sistemi missilistici antiaerei russi S-300VM, ma poi il Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare “non l’ha confermato” e secondo Muhammad al-Badri, la cooperazione militare tra Mosca e Cairo non è limitata al commercio delle armi, ma “comprende addestramento del personale e scambio di informazioni“. E la fornitura di armi avviene regolarmente, senza indugio e senza imporre alcuna condizione di natura politica. Questo tipo di cooperazione militare è molto diverso da quello che gli Stati Uniti cercavano d’imporre all’Egitto. Va ricordato che Washington ha deciso di congelare la cooperazione tecnico-militare con l’Egitto. Il rifiuto degli Stati Uniti di fornire all’esercito egiziano armi può essere dovuto, per esempio, all’idea che non credono che i “fratelli musulmani” abbiano finalmente lasciato l’arena politica egiziana. Gli analisti del dipartimento di Stato e dei servizi speciali prevedono l’intensificarsi degli scontri armati in Egitto, a medio termine, e di conseguenza Washington vuole scommettere su di loro, per costringere l’attuale presidente ad essere più compiacente con gli Stati Uniti in futuro. D’altro canto, Washington sembra aver finalmente abbandonato l’idea di mantenere l’Egitto nel ruolo di principale alleato strategico nella regione. Cioè, Washington non punta più sull’Egitto come suo deterrente principale, e quindi mantenere così l’assistenza militare allo stesso livello non ha senso. Alla vigilia della visita di Putin in Egitto, si può affermare con sicurezza che Russia e Egitto hanno subito grandi cambiamenti sociali e politici, ma l’atmosfera di fiducia e rispetto reciproci ha sempre svolto un ruolo fondamentale nelle relazioni tra Mosca e Cairo. Russia ed Egitto, come è stato dimostrato, oggi sono partner a pari titolo non solo negli accordi bilaterali, ma hanno anche una visione identica o molto simile su molte questioni internazionali. E senza dubbio, la prossima visita del presidente russo nell’amichevole Egitto confermerà questa tesi.

Egypt-SisiVictor Mikhin, corrispondente di RANS, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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