Russia e Cina uniscono le forze per l’esplorazione spaziale

Peter Korzun SCF 29.08.2017Cina e Russia hanno intenzione di firmare un accordo storico ad ottobre sull’esplorazione spaziale nel 2018-2022, inviando per la prima volta missioni sulla Luna. L’accordo bilaterale coprirà cinque settori, tra cui esplorazione lunare e cosmica, sviluppo di materiali speciali, collaborazione nei sistemi satellitari, telerilevamento terrestre e ricerca di detriti spaziali. Questo è il primo accordo bilaterale per una partnership di cinque anni. Dovrebbe essere firmato sullo sfondo della gara spaziale che gli Stati Uniti cercano di vincere, per cui i due partner hanno deciso di unire gli sforzi. A febbraio, l’amministrazione Trump chiese alla NASA di esaminare la possibilità di presumere una missione con un vettore pesante da lanciare nel 2018, impostando la prima fase per il ritorno sulla Luna. L’operatore spaziale Glavkosmos lavora con i partner cinesi su esperimenti congiunti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La Cina era interessata all’acquisto dei potenti motori a razzo RD costruiti da Energomash, mentre Russian Space Systems ha mostrato interesse per la tecnologia elettronica cinese. Il primo modulo della stazione spaziale cinese dovrebbe essere lanciato nel 2018. Il progetto dovrebbe essere completato nel 2022. Secondo i piani, una missione cinese verrà inviata su Marte nel 2020 per farvi sbarcare un veicolo robotizzato per la ricerca scientifica. L’anno scorso, Pechino attivava il più grande radio telescopio al mondo da mezzo chilometro di diametro. Nel 2014, la Cina raggiunse la Russia avendo lanciato lo stesso numero di satelliti, 117 (più 72% nel 2011-14). La Russia 118 (aumentando del 20% nello stesso periodo).
La Cina prevede d’inviare astronauti sulla Luna prima del 2036. A marzo annunciava piani per lanciare una sonda spaziale per riportare i campioni dalla Luna, prima della fine dell’anno, che i media indicavano concorrenziali con le ambizioni del presidente Donald Trump per rivitalizzare l’esplorazione spaziale degli USA. La sonda Chang’e-5 è in fase di prova finale e dovrebbe attendere il lancio, che coinvolgerà nuove sfide per la Cina nella raccolta dei campioni, scendendo sulla Luna e rientrando ad alta velocità nell’atmosfera terrestre, rendendola “una delle missioni spaziali più complicate e difficili della Cina”, secondo Hu Hao, funzionario del Programma di Esplorazione Lunare. Il Presidente Xi Jinping ha chiesto alla Cina di diventare una potenza dell’esplorazione spaziale. “Non molto tempo fa l’amministrazione Trump rivelava l’ambizione di ritornare sulla Luna. Il nostro Paese ha anche annunciato una serie di piani di esplorazione spaziale“, dichiarava il quotidiano ufficiale della scienza e tecnologia. Le sonde lunari cinesi Chang’e 4, Chang’e 5 e Chang’e 6 hanno molto in comune con le russe Luna 26, Luna 27 e Luna 28. Riunire i progetti faciliterà notevolmente il progresso. La Russia ha grande esperienza e tecnologia all’avanguardia da condividere. La Cina ha proprie tecnologie e risorse finanziarie enormi. È difficile esplorare lo spazio da soli, per cui unire gli sforzi è naturale. Entrambi hanno molto da offrire. Negli anni ’90, il progetto della Stazione Spaziale Internazionale era impensabile senza la Russia, così gli Stati Uniti e le altre nazioni occidentali l’accolsero. La Russia collabora con l’occidente nell’esplorazione spaziale negli ultimi 25 anni, ma le sanzioni e il generale deterioramento delle relazioni portano a un’altra direzione. Per Mosca, Pechino è un partner di fiducia. Visitando il forum OBOR di Pechino (14-15 maggio), il Presidente Putin dichiarava: “Collaboriamo con successo nello spazio e ci sono tutte le possibilità che avanzeremo in questa cooperazione. La fornitura dei nostri motori a razzo alla Cina è all’ordine del giorno. Un motore ad alto potenziale è all’ordine del giorno e questo ci offre l’opportunità di implementare l’idea del nostro velivolo a lungo raggio con i partner cinesi. Ci sono tutte le possibilità per farlo”. Russia e Cina collaborano nel formato BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) per creare un sistema unificato di telerilevamento terrestre. Anche Indonesia, Emirati Arabi Uniti, Vietnam, Iran e altri Paesi sono candidati all’adesione alla ricerca spaziale internazionale.
Non si tratta solo di ricerca spaziale civile. È in corso la corsa agli armamenti spaziali con armi in fase di sviluppo o negli arsenali di Cina, Russia e USA, dotate di jammer satellitari, cannoni laser e a microonde ad alta potenza. I piani statunitensi per l’armamento spaziale e la difesa missilistica globale (BMD) sono ben noti. La Cina ha testato il missile antisatellite DN-3 a fine luglio. Il test fallì ma il programma continua. La Russia ha l’S-500 Prometej, l’arma più efficace del mondo, l’unica in grado di distruggere missili balistici intercontinentali e spaziali, missili ipersonici da crociera e aeroplani che volano ad oltre Mach 5. Russia e Cina collaborano per impedire la militarizzazione dello spazio, ma gli Stati Uniti li hanno sempre ostacolati. Il primo progetto di Trattato sulla prevenzione del posizionamento di armi nello spazio, minaccia od uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT) fu ideato dalla Russia e sostenuto dalla Cina nel 2008. Gli Stati Uniti si opposero per preoccupazioni sulla sicurezza dei loro mezzi spaziali, nonostante il trattato affermasse esplicitamente il diritto all’autodifesa. Nel dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la risoluzione russa “Alcun primo collocamento di armi nello spazio“. Stati Uniti, Georgia e Ucraina furono gli unici Paesi che rifiutarono di sostenere l’iniziativa russa. Per anni, Russia e Cina hanno sostenuto la ratifica di un trattato statunitense vincolante che vietasse le armi spaziali, che i funzionari ed esperti degli Stati Uniti hanno ripetutamente rifiutato come interessato impedimento. Gli Stati Uniti non presentarono alcuna iniziativa propria. Piazzare armi nello spazio per avere la supremazia globale è al vertice dell’agenda dell’amministrazione attuale. Si ritiene generalmente che finora sistemi d’arma non siano presenti nello spazio. Le armi di distruzione di massa sono vietate col Trattato Spaziale del 1967. Ma non vieta la collocazione di armi convenzionali in orbita. Non è stato raggiunto alcun accordo internazionale sulle armi non nucleari nello spazio, a causa dell’obiezione di certi Stati guidati dagli Stati Uniti. Con tutte le piroette in politica estera, il presidente Trump ha una politica spaziale dettagliata e ambiziosa. I sistemi BMD basati a terra, la navetta spaziale X-37B e le piattaforme del Geosynchronous Space Situational Awareness Programme (GSSAP) potrebbero divenire strumenti bellici nello spazio. Il segretario alla Difesa degli USA James Mattis ha chiesto maggiori investimenti nell’esplorazione dello spazio per scopi militari. Riferendosi alle armi antisatellite e antimissile nello spazio, il congressista Doug Lamborn dichiarava: “Alcune questioni tecniche su questi concetti vanno concluse, ma ci sono molte opzioni interessanti”. Il progetto di autorizzazione per la difesa nazionale del bilancio 2018 prevede maggiore enfasi sui sistemi di difesa missilistica e l’intensificazione degli sforzi nell’esplorazione spaziale. La militarizzazione dello spazio interferirà con gli strumenti del controllo degli armamenti esistenti. Può scatenare una cosa agli armamenti devastante. Quest’anno è il 50° anniversario del Trattato Spaziale del 1967. E’ piuttosto simbolico che entrasse in vigore in ottobre, il mese in cui l’accordo d’esplorazione spaziale russo-cinese dovrebbe essere firmato. Sarebbe giusto che le nazioni lancino dei colloqui sulla prevenzione della militarizzazione spaziale. È qui che Russia, Cina e Stati Uniti devono collaborare, mettendo da parte le differenze. Questo sarebbe un contributo cruciale nel prevenire l’erosione del controllo degli armamenti attuale. Nel frattempo, Russia e Cina entrano in una nuova fase della cooperazione reciprocamente vantaggiosa, in ciò che un giorno potrebbe diventare l’azione internazionale spaziale guidata da queste due nazioni che si scambiano alta tecnologia ottenendo risultati tangibili.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Il dispositivo della CIA catturato dai sovietici

Analisis Militares 11 giugno 2017Alla fine degli anni ’70 USA e URSS erano impegnati nella guerra fredda. Un braccio di ferro che ha lasciato molte storie sconosciute ma che anche dopo molti anni sono ancora molto interessanti. Una di queste storie fu l’incidente del contenitore Cocoon avvenuto nel Mare di Okhotsk nel 1981. Alla fine degli anni ’70 gli Stati Uniti avviarono l’operazione ‘Ivy Bells’ per cercare di ascoltare le comunicazioni sottomarine tra il territorio continentale dell’URSS e le basi nella Kamchatka. L’operazione della CIA doveva intercettare i cavi sottomarini posti nel mare di Okhotsk, in particolare nella baia di Shelekhov.A tal fine la società ‘Bell‘ sviluppò un sistema per i cavi non invasivo in modo che i sovietici non scoprissero il dispositivo posto sul fondo del mare. Uno dei protagonisti di queste missioni fu il sottomarino per missioni speciali dell’US Navy HalibutI tecnici statunitensi svilupparono un sistema non-invasivo di ascolto collegato al rivestimento esterno del cavo sottomarino per le comunicazioni sovietico.A sua volta, tale sistema inviava le informazioni a un sofisticato contenitore subacqueo chiamato ‘Cocoon‘ che registrava le comunicazioni sovietiche su nastro magnetico.Il contenitore di 5,5 m di lunghezza e 1,2 di diametro pesava 7 tonnellate ed ospitava diverse avanzate apparecchiature elettroniche. Aveva un alimentatore al plutonio che secondo il Contrammiraglio Shtyrov era in un altro contenitore e poteva funzionare per 10 anni. 32 registratori funzionavano contemporaneamente e ciascuno poteva registrare per 150 ore, per un totale di 3000 ore. Altre fonti parlano di 60 registratori (!). Una volta al mese il sottomarino statunitense dispiegava i subacquei avvicinandoli al contenitore Cocoon per recuperare le registrazioni. Tutto andò bene finché al momento di recuperarlo, il sistema non era dove doveva essere, chiaramente i sovietici l’avevano scoperto.L’idea ufficiale
Nell’agosto 1981, il Quartier Generale della Marina sovietica in Kamchatka subì problemi alla linea di comunicazione Petropavlovsk-Magadan, facendo concludere che vi era un guasto al cavo sottomarino nel Golfo di Shelekhov, nel Mare di Okhotsk. Si pensò che un peschereccio avesse danneggiato il cavo. Durante il lavoro di rilevazione del guasto, uno dei sommozzatori scoprì l’oggetto attaccato al cavo che, a sua volta, aveva un cavo che si allontanava. Seguendolo fu scoperto il contenitore Cocoon, che era caldo al tatto, così si pensò che fosse un manufatto militare e fu lasciato in attesa di ordini da Mosca. Infine si decise di studiarlo nella capitale dopo l’attuazione del protocollo di smantellamento sicuro.

Contrammiraglio A. T. Shtyrov, a sinistra.

Cosa in realtà successe
In realtà non ci fu un guasto, ma uno stratagemma per coprire un’operazione di controspionaggio sovietico. L’URSS scoprì il contenitore Cocoon e il sistema di ascolto nel Mare di Okhotsk non per caso, ma tramite un infiltrato nella National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti. Nel gennaio 1980, l’agente della NSA Ronald Pelton contattò l’Ambasciata Sovietica per offrirgli informazioni in cambio di denaro. Per invogliare gli agenti del KGB Pelton raccontò dell’ascolto statunitense dei colloqui tra il territorio russo e la Kamchatka. attirando l’interesse sovietico. Nell’agosto 1981, quando i satelliti da ricognizione degli Stati Uniti scoprirono l’insolita attività navale sovietica nella baia di Shelekhov, e subito dopo, cercando di recuperare le registrazione, si scoprì che il sistema Cocoon era scomparso… la CIA non tardò a concludere che vi fu una perdita che permise ai sovietici di distruggere una delle sue operazioni d’intelligence più audaci. Pelton diede tutto il necessario sull’operazione Ivy Bells e le coordinate in cui il cavo sottomarino sovietico era stato intercettato. In cambio di questo ed altri servizi, ricevette 600000 dollari, che negli anni ’80 erano un bel po’ di soldi. Successivamente fu arrestato e condannato a tre ergastoli più 10 anni.Ciò che narra il Contrammiraglio Shtyrov
A 32 miglia dalla costa occidentale della penisola di Kamchatka, nella baia di Shelekhov, ad una profondità di 65 m, una nave sovietica issò la stazione di ascolto subacquea composta da 2 cilindri di 250 litri di capacità ciascuno. I cilindri furono inviati al controspionaggio. In uno di questi cilindri furono trovati 32 registratori. L’altro era un reattore nucleare in miniatura che forniva l’energia necessaria. Il reattore nucleare in miniatura fu immediatamente inviato a Semipalatinsk in Kazakhstan, presso l’Area del programma dei test nucleari sovietici. Fu tenuto in un tunnel dove 2 volontari (uno scienziato nucleare e un ufficiale dei servizi segreti) si offrirono per gestirlo in un luogo isolato, nel caso fosse esplodeva durante l’esame. Riuscirono nel compito e furono successivamente decorati per tale operazione. Originariamente si pensò di renderlo pubblico, similmente a quanto fatto dopo l’abbattimento dell’U-2 di Gary Powers, ma c’era la distensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica e si decise di non versare benzina sul fuoco.
Questo è più o meno quanto si sa dell’incidente. A mio parere, uno dei più esotici della guerra fredda. Inutile dire che ciò permise, ancora una volta, l’accesso dei sovietici alla più recente tecnologia degli Stati Uniti. Sicuramente non fu l’ultimo caso. Se ne ebbe uno recente simile, nel 2014, con sfumature ulteriori, con un oggetto recuperato nella Chukotka, nell’estremo oriente della Federazione Russa.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dopo le false “rivoluzioni” di Soros, una vera in Macedonia!

La voce del popolo sarà ascoltata nelle prossime elezioni
Umberto Pascali

Georgi Ivanov e Nikola Gurevski

Nonostante provocazioni, pressioni, minacce e sporchi trucchi, la Macedonia continua con coraggio, determinazione e vigilanza a ripristinare indipendenza e sovranità nazionale. La mobilitazione del popolo della Macedonia continua e cresce, e l’ultimo emissario della “Comunità Internazionale”, Hoyt Brian Yee, non si aspetta di recuperare dai fallimenti imbarazzanti di Federica Mogherini e Carl Bildt. La prossima tappa della rivoluzione sono le inevitabili elezioni, dove questa troverà il suo culmine istituzionale: un governo nazionale che garantisce gli interessi dei cittadini e della sovranità nazionale. Nessuno potrà impedire un governo democraticamente eletto. I burattini di Soros, da Zaev in giù, hanno perso credibilità e rispetto dal popolo macedone. La cosiddetta comunità internazionale non potrà impedire un governo del popolo, dal popolo e per il popolo!
Si tratta di una guerra d’indipendenza a cui il mondo assiste ogni giorno nelle città e nei paesi della Macedonia. Le bugie dei media internazionali non possono più nascondere la realtà di un popolo che ha rigettato la malvagia politica di George Soros e della cosiddetta comunità internazionale che pensavano di spaventare, minare e fare a pezzi questo piccolo Paese. No, a quanto pare la sofisticata guerra cibernetica (la “bomba”!) commissionata da una “potente agenzia d’intelligence occidentale” a Zoran Verusevki per creare un sanguinoso “scenario ucraino”, è fallita! Non importa quanti mezzi e mercenari politici nei Balcani, Europa e altrove siano mobilitati dal vecchio perdente regime di Obama/Clinton/Bush! Lentamente ma sicuramente, i dettagli del tradimento iniziano a emergere in Italia e altri Paesi, sfidando e terrorizzando burattinai e burattini.
No, la piattaforma di Tirana presentata nella capitale albanese dagli emissari della dirigenza perdente di Obama/Cinton/Bush e affidata a Edi Rama… non funziona! L’operazione eterodiretta attuata dal regime super-corrotto di Washington, sconfitto nelle ultime elezioni statunitensi, s’è schiantata contro il muro della volontà popolare. Il piano per innescare le violenze per creare la Grande Albania è fallito. In realtà, i Paesi destinati ad essere vittime di tale sistema criminale, invece, formano un’alleanza inedita contro i nemici comuni. Paesi condannati dalla vecchia geopolitica imperiale inglese a combattersi in infinite guerre autodistruttive… ora reagiscono contro il divide et impera della balcanizzazione. Paesi come Turchia, Grecia, la Macedonia, Serbia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Moldavia e molti altri… ora vedono bene chi sia il nemico comune. Anche l’Albania, usata col massimo disprezzo dalla comunità internazionale e dalle “potenti agenzie occidentali” come pedina da usare e scartare a piacere dal padrone, comincia a vedere che Soros, Brennan & co. sono amichevoli quanto una vipera sotto la camicia. No, la provocazione inaudita, nominando illegalmente il vecchio terrorista dell’UCK Ali Ahmeti a presidente del Parlamento, non è gradita ai macedoni, e da alcun Paese rispettoso e onorato nel mondo! Non c’è dubbio che l’azione di Zaev e complici fosse destinata ad insultare e provocare chi difende giorno e notte il Paese il cui governo eletto è stato aggredito da Soros. Come l’idea di smembrare il Paese per creare l’illusoria Grande Macedonia è una provocazione verso qualsiasi Paese dei Balcani e oltre, così la nomina di Ahmeti a presidente del Parlamento, i cui soldati sono stati assassinati nel modo più brutale, era un’altra provocazione calcolata.
La comunità internazionale era pronta a considerare tali crimini terroristici come legittima “protesta” per costringere il popolo ad accettare il terrorismo sponsorizzato e controllato dall’estero. Quanto era diversa la musica di tali forze spudorate quando i macedoni hanno reagito al tentato colpo di Stato nel proprio parlamento! Il sangue e il terrore delle rivoluzioni colorate di Soros sono stati celebrati come trionfo della democrazia. Chi può dimenticare come la Gauleiterin Victoria Nuland istruì i suoi burattini ad occupare con la violenza governo e parlamento dell’Ucraina? Ma non oggi! Ora a nessuno va consentito di reagire a un colpo di Stato. Un colpo di Stato accettato immediatamente dalla ambasciatore nominale degli Stati Uniti, Jess Baily. Un colpo di Stato accettato dai vari Mogherini, Bildt e galoppini di Soros e Wall Street. La verità è che la banda di Soros cerca disperatamente di far esplodere la Macedonia e una guerra nei Balcani. Ha i suoi ordini, ma non può eseguirli. Il popolo di Macedonia è deciso e i suoi leader, statisti del calibro di Georgi Ivanov e Nikola Gruevski, non possono essere comprati o intimiditi. La filosofia della banda Soros è: distruggi ciò che non puoi controllare. Ma questa volta non funziona. La potenza dei sorosoidi diminuisce col denaro finora garantito da Washington. Questi cani pazzi non hanno più fiducia nel loro padrone e cercano di fare branco, giocandosi tutto ciò che gli è rimato sulla roulette della storia. Perdono e di brutto!
Vedasi il relitto dell’era Victoria Nuland, Hoyt Brian Yee, viceassistente del segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici. Nella maniera usuale, tale galantuomo del regime passato si è presentato a Skopje. Perché? Ovviamente per spingere il Presidente Ivanov e i macedoni a cedere non al governo statunitense, ma alla cricca corrotta Obama/Clinton che viene rapidamente risucchiata nella discarica della storia. Non c’è serio osservatore che non veda la coincidenza dell’arrivo frenetico di Yee con la provocazione di Zaev/Ahmeti. No, non funzionerà signor Yee. No, non funzionerà, signor Baily! La Macedonia è mobilitata, vigile, decisa. Le provocazioni non funzioneranno. E la Macedonia non è assolutamente isolata. Sempre più Paesi e movimenti nei Balcani e altrove osservano con entusiasmo la magnifica resistenza dei macedoni. Una rete di partiti e Paesi amici esprimerà sempre più concretamente simpatia al Paese. La piovra Soros, invece, affronta studio e avversione disgustata da sempre più Paesi. Molti media e organizzazioni negli Stati Uniti denunciano con forza Soros, spaventato dall’amministrazione Trump, specialmente per ciò che teme nel prossimo futuro. E questo è ciò che il Ministero degli Esteri della Russia aveva da dire sull’ultimo tentato golpe nel Parlamento della Macedonia: “Siamo molto preoccupati dagli ultimi sviluppi nella Repubblica di Macedonia. Il 27 aprile, l’opposizione che ha perso le elezioni parlamentari ha tentato d’impadronirsi del potere con l’elezione del Presidente dell’Assemblea (Parlamento) sostanzialmente con la forza, di propria iniziativa e in violazione delle regole. Gente è stata ferita nella lotta tra manifestanti ed “impostori”, e alcuni sono stati ricoverati in ospedale. I rappresentanti ufficiali dell’Unione Europea, gli ambasciatori di certi Pesi europei e degli Stati Uniti, senza esitazione hanno elogiato il nuovo “presidente del parlamento” che tra l’altro è un ex-capo del cosiddetto National Liberation Army pro-albanese. La risposta ben coordinata e veloce, senza dubbio, attesta come tali eventi fossero stati pianificati con la connivenza segreta dei “curatori esteri” dell’opposizione macedone. Ciò conferma ancora una volta che l’attuale crisi politica nella Repubblica di Macedonia è dovuta alla grave interferenza negli affari interni del Paese. Assistiamo all’impudente manomissione dei risultati elettorali con la rimozione del governo legittimo dal potere. I successivi sviluppi di tale scenario, i tentativi di cambiare il Paese secondo la cosiddetta “piattaforma Tirana”, sono ancor più rischiosi, e la situazione potrebbe degenerare in un conflitto, anche interetnico… l’occidente ovviamente asseconda i sostenitori della Grande Albania”.
No, Hoyt Brian Yee ha già fallito nel piano per spaventare i leader della Macedonia. Dovrebbe essere preoccupato, molto preoccupato, invece, per la sua futura carriera. Anche Soros presto non potrà sostenere i suoi agenti. Le provocazioni di Zoran/Ahmeti sono definitivamente fallite. Il popolo esprimerà la propria volontà nelle prossime elezioni. Anche gli elettori del SDSM possono vedere chi sia il loro falso capo. Tutte le persone libere del mondo guardano con orgoglio Ivanov e Gruevski. La Macedonia riconquisterà libertà e futuro!

Georgi Ivanov con una perdente

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Per i Balcani, Trump non è diverso da Obama

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 03.05.2017

Nikola Gruevski

Badando alla promessa elettorale del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si sarebbe creduto che gli Stati Uniti avrebbero cessato i continui tentativi di sostituire i governi sgraditi con regimi conformi tramite il processo antidemocratico delle rivoluzioni “a tema” o “colorate”. Mentre interventisti e neocon globali continuano a infiltrarsi nell’amministrazione Trump, la politica statunitense nei Balcani di Trump non è molto diversa da quella di Barack Obama. Donald Trump denunciò la campagna presidenziale di Hillary Clinton per i suoi stretti legami con George Soros il miliardario speculatore che istiga i “cambi di regime” in altri Paesi. Tuttavia, il presidente Trump ora attua le “rivoluzioni colorate” dirette da Soros in Macedonia e Serbia, due nazioni vicine alla Russia. Inoltre, invece di “prosciugare la palude” degli agenti di Soros, Trump ha nominato un ex-dipendente di Soros, Steve Mnuchin, segretario del tesoro. Il genero di Trump Jared Kushner, che influenza Trump, è notoriamente vicino alle organizzazioni finanziate da Soros. Pubblicamente, Soros ha definito Trump inaffidabile ed aspirante dittatore. In privato, ciò che accade in Macedonia e in Serbia è un tentativo di Soros, che collabora con la CIA di Mike Pompeo, di rovesciare i governi eletti democraticamente e sostituirli con regimi fantoccio globalisti filo-NATO di Stati Uniti e Unione europea. Trump con impazienza ratificava l’adesione del Montenegro alla NATO, anche se l’opposizione parlamentare nel Paese e molti suoi sostenitori ricordano che la NATO bombardò la nazione nel 1999. Le operazioni mediatiche finanziate da Soros nei Balcani e all’estero diffondono la “falsa notizie” del complotto russo per un colpo di Stato in Montenegro contro l’ex-primo ministro filo-NATO Milo Djukanovic. Storie simili sono destinate da Soros a dipingere i partiti politici anti-NATO in Macedonia e in Serbia da agenti di Mosca. L’amministrazione Trump, che non dimostra alcuna capacità di discernere fatti dalle fantasie, si è bevuta tale complottismo. L’attuale azione di destabilizzazione di CIA/Soros non riguarda solo i governi di Macedonia e Serbia, ma anche la Repubblica Srpska della Federazione di Bosnia-Erzegovina. Gli sforzi della CIA sono, secondo il giornale macedone “Dnevnik”, parte di un piano denominato Operazione Mago di Oz. L’operazione, secondo quanto riferito, è organizzata da una speciale stazione CIA-MI6 a Milano. L’obiettivo di Mago di Oz è sostituire i governi vicini alla Russia in Macedonia, Serbia e Repubblica Srpska.
Il Ministero degli Esteri russo e il Ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto hanno condannato il coinvolgimento di Soros nella destabilizzazione della Macedonia. Szijjarto ha affermato che “Paesi lontani”, ossia Stati Uniti e Gran Bretagna, sono responsabili delle ultime manifestazioni violente in Macedonia. CIA e Soros vogliono assicurasi che il partito nazionalista macedone VMRO-DPMNE e il suo capo, ex-primo ministro Nikola Gruevski, dimessosi per via delle dimostrazioni di piazza finanziate da Soros e CIA nel 2016, e il presidente Gjorge Ivanov, siano rovesciati. Soros e CIA proteggono il capo socialdemocratico anti-russo e filo-NATO e filo-UE Zoran Zaev, per sostituire il VMRO-DPMNE. Allo stesso modo, Soros ha coltivato diversi accoliti a Skopje affinché rovescino la presidenza Ivanov. Vi sono piani per eliminare definitivamente il VMRO-DPMNE dalla politica macedone, uguali a quelli dei neocon per distruggere il Partito Socialista Ba’ath in Iraq e il Partito delle Regioni filo-russo in Ucraina. Il VMRO-DPMNE è il successore del partito politico anti-ottomano macedone, chiamato anche VMRO, durante l’occupazione ottomana della Macedonia. L’amministrazione Trump ha creato un’alleanza tacita con il governo islamista del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, con cui Trump s’è congratulato personalmente per la vittoria del referendum truccato in Turchia, con cui Erdogan assume poteri dittatoriali. Il consigliere della sicurezza nazionale di Trump, l’ex-generale Michael Flynn, fu assunto dal governo Erdogan, con cui si era accordato per far rapire il capo dell’opposizione turca Fethulleh Gulen dalla Pennsylvania in Turchia, dove avrebbe subito la sicura esecuzione. Un risultato dell’alleanza Trump-Erdogan è il potenziamento dei nazionalisti albanesi filo-turchi in Paesi come la Macedonia per arraffare altro potere. Erdogan spera di aumentare l’influenza dei musulmani albanesi nei Balcani cercando di ricreare l’impero ottomano nell’Europa sudorientale.
Il 27 aprile 2017, i sostenitori del VMRO-DPMNE assaltavano il parlamento macedone per protestare contro la nomina di un albanese del partito Unione Democratica per l’Integrazione (DUI). Circa 100 manifestanti del VMRO-DPMNE furono feriti dai poliziotti negli scontri. Il partito albanese chiede che l’albanese sia lingua ufficiale della Macedonia, cosa rifiutata perché gli albanesi rappresentano solo il 15 per cento della popolazione macedone.
Il presidente serbo Aleksandar Vucic, che affrontava simili proteste di strada contro la sua rielezione, vede un piano complesso e ampio di Soros e occidente per sconvolgere la stabilità dei Balcani. Anche se Vucic fu rieletto con il 55 per cento dei voti, i gruppi di Soros l’accusano di brogli e il suo Partito progressista serbo di usurpare le elezioni. Come in Macedonia, i gruppi di Soros, sostenuti dalla CIA, chiedono che il governo del Partito progressista serbo si dimetta insieme a Vucic. I gruppi di Soros ora cercano di dipingere Vucic come un altro Slobodan Milosevic, lo stesso stratagemma della demonizzazione personale che Soros tentò contro il Presidente russo Vladimir Putin, il Primo ministro ungherese Viktor Orban, la candidata presidenziale francese Marine Le Pen, il Presidente venezuelano Nicolas Maduro e, prima di passare con i neocon globalisti, Trump. Le campagne per denigrare leader politici come “Hitler” e “genocidi” furono raffinate dalla CIA, in collaborazione con Soros, non miravano solo a Milosevic, ma anche a Sadam Husayn, Muammar Gheddaf e Bashar al-Assad. Le autorità macedoni hanno scoperto che le ultime operazioni di cambio di regime della CIA hanno il nome in codice Umbrella. Trump ormai attacca regolarmente Assad usando la tipica retorica dei neocon e di Soros, cosa che probabilmente non va troppo a genio alla Prima Signora Melania Trump, nativa della Slovenia, che ha spesso parlato con nostalgia dell’ex-Jugoslavia, il primo obiettivo del dopoguerra fredda di neocon e Soros. Un altro obiettivo di neocon, Soros e Casa Bianca di Trump è il leader della Repubblica Srpska Milorad Dodik, che pure affronta proteste. C’è la pretesa del governo federale di Bosnia-Erzegovina, dominato dai musulmani a Sarajevo, affinché Dodik e i serbi rinuncino all’autonomia garantita dalla costituzione della Repubblica Srpska e prendano ordini da Sarajevo tagliando i legami con il governo di Belgrado. Serbia e Russia difendono Dodik e hanno avvisato Sarajevo e i suoi padroni di UE e NATO contro ogni tentativo di ridurre l’autonomia della Repubblica Srpska. Vucic sa bene che prima di lasciare la carica di direttore della CIA, John Brennan visitò Tirana il 7 dicembre 2016 per dare via libero alla creazione della “Grande Albania” incorporando Repubblica d’Albania, Kosovo, regioni albanesi in Macedonia e Montenegro. L’azione avrebbe probabilmente deciso la fine della Macedonia, con la restante parte della nazione assorbita da Serbia e Bulgaria. Il primo passo dell’operazione Mago di OZ è federalizzare la Macedonia e cambiarne il nome per placare la Grecia, che vi si oppone, prima di assorbire la Macedonia nell’UE e nella NATO. Dopo la federalizzazione, verrà avviata l’aggregazione delle regioni albanesi al Kosovo. La Grande Albania diverrebbe un importante alleato religioso, militare e politico dell’impero neo-ottomano di Erdogan. Il piano di Soros, CIA, NATO e UE per la Grande Albania ha ora il sostegno attivo di Pompeo e dei neocon dell’amministrazione Trump, come il consigliere della sicurezza nazionale ed ex-generale David Petraeus, capo del generale HR McMaster, e del direttore della National Intelligence Dan Coats.
Il rappresentante repubblicano Dana Rohrabacher, presidente della commissione per l’Europa e l’Eurasia, ha già spiegato la politica dell’amministrazione Trump verso la Macedonia e la creazione della Grande Albania. Disse al comitato a febbraio che “kosovari… e albanesi in Macedonia dovrebbero far parte del Kosovo, mentre il resto della Macedonia dovrebbe far parte della Bulgaria o di altri Paesi“. Rohrabacher disse anche di voler modificare i confini dei Balcani. Il senatore John McCain, dal disprezzo psicopatico per la Russia, aveva recentemente visitato Albania, Serbia, Montenegro, Kosovo, Croazia, Slovenia e Bosnia-Erzegovina. Le discussioni di McCain nella regione hanno anche toccato la possibilità di ridisegnare i confini. McCain, Rohrabacher e altri neocon di Trump giocano col fuoco nei Balcani. Rendendo la situazione più pericolosa, Trump ha dato via libero alla continuazione delle interferenze dell’era Obama.

Milorad Dodik

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia può annullare le forze militari degli USA

Dopo l’attacco missilistico statunitense sulla Siria, la Russia fornisce informazioni dettagliate sui sistemi di guerra elettronica in grado di bloccare i sistemi statunitensi
Alexander Mercouris, The Duran 19/4/2017A seguito di voci, mai confermate e forse false, sui sistemi di guerra elettronici russi che inceppavano i sistemi di guida dei 59 missili da crociera Tomahawk lanciati dagli USA sulla Siria il 6 aprile 2017, presumibilmente abbattendone 36, i russi hanno fornito in modo insolito informazioni sui loro sistemi di guerra elettronica (EW) di solito molto segreti. La ragione esatta di ciò è che la Russia ha celebrato la giornata degli operatori della Guerra Elettronica il 15 aprile 2017. Tuttavia, non spiega perché i russi diffondessero queste informazioni quattro giorni dopo. Come per la recente pubblicazione dei dettagli del test del nuovo missile antinave ipersonico Tzirkon, è difficile evitare l’impressione che queste informazioni sui sistemi EW della Russia siano un avvertimento agli Stati Uniti. In particolare, i russi gli avvertono a non provare lo stesso attacco missilistico siriano contro la Russia. Presumibilmente il ritardo nella pubblicazione dei dettagli dei sistemi era dovuto alla necessità di avere il permesso di declassificare alcuni dettagli dei sistemi, pur continuando a nasconderne altri. Data la natura altamente classificata del materiale è probabile che ci fosse bisogno dell’approvazione ad alto livello dal governo russo, presumibilmente dal Presidente Putin. I russi hanno anche confermato che i loro sistemi EW sono presenti in Siria e sono operativi. Ciò non dovrebbe essere considerato una mera conferma dell’impiego per bloccare i missili Tomahawk che gli Stati Uniti lanciarono contro la base aerea al-Shayrat. La conferma che i sistemi russi EW sono operativi in Siria si ebbe il 17 marzo 2017, molto prima dell’attacco missilistico su al-Sharyat, da parte di Igor Nasenkov, Viceamministratore delegato del Gruppo tecnologico radio-elettronico russo (KRET), affiliato della società statale Rostec. “L’apparecchiatura fu testata. Non dirò cosa e come. Si è dimostrata pronta a combattere secondo i parametri tattici e tecnici previsti. Abbiamo visto che tutti i termini di riferimento ricevuti dal Ministero della Difesa sono stati rispettati, innanzitutto sui mezzi di guerra radio-elettronici”. Si sa che la Russia ha schierato l’assai avanzato sistema EW Krasukha-S4 in Siria e presumibilmente i commenti di Nasenkov si riferivano a questo sistema. Come per i dettagli del test del Tzirkon, i dettagli degli attuali sistemi EW russi sono forniti da un lungo articolo della TASS, agenzia di stampa ufficiale del governo russo. TASS forniva un vero e proprio panorama sui vari sistemi EW russi, anche se la vera estensione delle loro capacità rimane naturalmente classificata.

Sistemi aerei
1) Sistema Vitebsk, imbarcato su aerei d’attacco al suolo Su-25, elicotteri Mi-28 e Ka-52 ed elicotteri pesanti Mi-26, è destinato a proteggere gli aerei dai missili superficie-aria. Questo sistema è notoriamente usato abitualmente dai velivoli operanti in Siria.
2) Rychag-AV, nuovo sistema impiegato su una versione EW specializzata dell’elicottero d’assalto Mi-8. TASS dice a questo proposito, “Rychag-AV è capace di “accecare” completamente il nemico entro un raggio di parecchie centinaia di chilometri e di sopprimere diversi obiettivi contemporaneamente. Il sistema priva i sistemi missilistici di difesa aerea e gli intercettatori della possibilità di individuare eventuali bersagli e di puntargli i missili, mentre sopravvivenza ed efficienza dei velivoli amici viene aumentata notevolmente”.
3) Khibinij, imbarcato sui bombardieri Su-24 e Su-30, operativo dal 2013. Questo è il sistema utilizzato per bloccare i sistemi radar del cacciatorpediniere statunitense Donald Cooke nel noto caso avvenuto al culmine della crisi crimeana del 2014. TASS fornì il primo resoconto semi-ufficiale di ciò che successe, “I dati che appaiono sui radar della nave da guerra misero in allarme l’equipaggio: l’aereo sarebbe scomparso dagli schermi radar o cambiò improvvisamente posizione e velocità o creò cloni elettronici mentre i sistemi di combattimento del cacciatorpediniere furono disattivati”.
4) Himalaj, versione avanzata del Khibinij sviluppata per il nuovo caccia di quinta generazione Su-T50.Sistemi terrestri
1) Krasukha-S4 è un sistema di cui è noto lo schieramento in Siria. TASS ne descrive le capacità, “Il Krasukha-4 è stato progettato per proteggere posti di comando, gruppi di forze, mezzi di difesa aerea, strutture industriali dalla ricognizione radar e dalle armi di precisione. La stazione di blocco attivo a banda larga del sistema può contrastare efficacemente tutti i radar utilizzati dai vari aeromobili, nonché missili da crociera e velivoli senza pilota”. Alla luce dell’attacco missilistico su al-Shayrat del 6 aprile 2017, il riferimento ai missili da crociera in questo paragrafo non è probabilmente casuale. Tuttavia il paragrafo non va considerato una conferma che i russi hanno utilizzato il sistema Krasukha-S4 per bloccare i sistemi di guida dei missili Tomahawk lanciati dagli Stati Uniti su al-Shayrat. Per prima cosa il missile da crociera di Tomahawk ha una serie di sistemi di guida e non è chiaro quale fu usato nell’attacco.
2) Krasukha-20, è un sistema appositamente progettato per disturbare gli AWACS degli USA.
3) La descrizione del sistema Moskva-1 della TASS, suggerisce che è volto a sostenere i sistemi radar dei sistemi antiaerei come l’S-400. Entrò in servizio l’anno scorso e dalla descrizione della TASS sembra molto avanzato, “Il sistema è progettato per ricognizione radar (radiolocalizzazione passiva), interazione e scambio d’informazioni con i comandi delle truppe missilistiche della difesa aerea e delle forze radio-tecniche, i centri di direzione aerea, di acquisizione dati del bersaglio e controllo delle unità di disturbo e i singoli mezzi di soppressione elettronica. Il Moskva-1 comprende un modulo d’intelligence e un posto di controllo delle unità di disturbo (stazioni). Il sistema può:
– Condurre intelligence elettromagnetica fino a una distanza massima di 400 km;
– Classificare tutte le emittenti secondo il grado di minaccia;
– Fornire supporto in corso;
– Assegnare obiettivi e distribuire tutte le informazioni;
– Assicurare un’efficace controllo sull’efficienza operativa delle unità EW e dei singoli mezzi che gestiscono.
I sistemi Moskva apparvero nelle esercitazioni tattiche congiunte delle forze di difesa aerea ed aeree nella regione di Astrakhan, nel sud della Russia, nel marzo 2016”.
4) Infauna, sembra un sistema destinato a proteggere le truppe terrestri da determinati tipi di armi anticarro ravvicinate, come i missili Javelin e TOW. “Il sistema, sviluppato dalla United Instrument-Making Corporation, fornisce intelligence elettronica e soppressione radio, protezione di soldati, corazzati e autoveicoli contro tiro mirato di armi d’accompagnamento e lanciagranate, ed anche contro mine radio-controllate. L’apparecchiatura radiofonica a banda larga aumenta notevolmente il raggio di protezione dei sistemi mobili dalle mine radio-controllate. La possibilità di creare schermi aerosol aiuta a proteggere i mezzi militari dalle armi di precisione con sistemi di guida video e laser. Attualmente questi sistemi EW sono montati sui telai ruotati unificati K1Sh1 (basati sul blindato BTR-80) prodotti in serie e forniti alle varie unità dell’esercito russo”.
5) Borisoglebsk-2, sembra anche questo un sistema destinato a fornire supporto alle truppe terrestri, in questo caso bloccando i sistemi di comunicazione dei nemici. È in qualche modo il più tradizionale dei sistemi indicati dalla TASS e può essere il sistema EW più comunemente utilizzato dalle truppe russe.

Sistemi navali
Prima di discutere questi sistemi, va detto che uno dei maggiori problemi che i progettisti di sistemi d’arma moderni per le navi da guerra affrontano è garantirsi che i sistemi elettronici delle varie armi di una nave da guerra si completino a vicenda e non interferiscano. Dato che i sistemi sono sempre più complessi e più potenti, ciò diventa una sfida crescente data la vicinanza dei vari sistemi elettronici e d’arma su una nave da guerra. Quasi certamente il problema d’assicurare la compatibilità dei vari sistemi elettronici e d’arma ha ritardato l’entrata in servizio della nuova fregata Admiral Gorshkov. Ciò che si sa delle navi da guerra di superficie russe suggerisce che abbiano vari sistemi EW estesi e completi. L’articolo della TASS tuttavia fornisce poche informazioni, limitandosi a soli due sistemi, suggerendo che il livello di classificazione dei sistemi navali EW russi è molto elevato.
1) TK-25E, destinato alle grandi navi da guerra, secondo la TASS, “Il TK-25E genera interferenze a impulsi utilizzando copie digitali di segnali delle navi da guerra di tutte le classi. Il sistema può analizzare simultaneamente 256 obiettivi e fornire protezione efficace alla nave da guerra”.
2) MP-40E, sembra il sistema equivalente per le navi da guerra più piccole. La descrizione della TASS suggerisce che operi in modo diverso e più limitato, “È in grado d’individuare, analizzare e classificare le emissioni di mezzi radio-elettronici e del loro vettore per grado di minaccia e sopprimere elettronicamente tutti i sistemi di ricognizione e d’arma moderni e avanzati del nemico”.
Negli anni ’80, un ufficiale dell’esercito inglese mi disse che i sistemi EW sovietici potevano ridurre le comunicazioni nei campi di battaglia moderni al livello della guerra del 1914-1918 e che la NATO era completamente impreparata su questa minaccia. Presunsi che esagerasse, ma i russi senza dubbio prendono seriamente la guerra elettronica e sembra esserci consenso generale sul fatto che abbiano un largo vantaggio sull’occidente in questo settore. Infatti l’articolo della TASS dice, “Secondo il comandante della forza da guerra elettronica della Russia, Maggiore-Generale Jurij Lastochkin, la tecnologia militare moderna russa supera quella dei rivali occidentali su varie caratteristiche, tra cui il raggio operativo. Ciò grazie all’uso di trasmettitori più potenti e antenne più efficaci”. Ovviamente, in un momento di tensione internazionale acuta, con gli USA che attaccano con missili la Siria e minacciano la Corea democratica, qualcuno a Mosca ha deciso che è giunto il momento di far ricordare agli Stati Uniti questo fatto.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora