Legge sulle ONG cinese: contrastare soft power e sovversione occidentali

Eric Draitser New Eastern Outlook 25.07.2015W020140504338467884447La Cina ha recentemente compiuto un passo importante nel regolare più strettamente le organizzazioni non governative (ONG) straniere nel Paese. Nonostante la condanna dai cosiddetti gruppi per i diritti umani occidentali, la mossa della Cina va intesa come decisione cruciale per affermare la sovranità sul proprio spazio politico. Naturalmente, le grida stridule su “repressione” e “ostilità verso la società civile” delle ONG occidentali hanno avuto scarso effetto sulla determinazione di Pechino avendo il governo riconosciuto l’importanza cruciale di spezzare le vie per la destabilizzazione politica e sociale. L’argomento prevedibile, ancora una volta agitato contro la legge sulla gestione delle ONG straniere in Cina, è che sia una restrizione alla libertà di associazione e di espressione, per soffocare settori della fiorente società civile della Cina. I sostenitori delle ONG ritraggono questa proposta di legge come altro esempio di violazione dei diritti umani in Cina e ulteriore prova di mancato adempimento di Pechino. Ipotizzano che la Cina rafforzi ulteriormente il governo autoritario chiudendo lo spazio democratico emerso negli ultimi anni. Tuttavia, tra tali strette di mano su diritti umani e democrazia, viene convenientemente ignorato il semplice fatto che le ONG straniere e nazionali finanziate dall’estero siano in larga misura agenti di interessi stranieri, assai usate come armi del soft power per la destabilizzazione. Non è mera teoria della cospirazione come testimonia la voluminosa documentazione sul ruolo delle ONG nei recenti disordini politici in Cina. Non è una forzatura dire che Pechino ha finalmente riconosciuto, così come la Russia prima, che per mantenere la stabilità politica e la vera sovranità, deve controllare lo spazio della società civile, altrimenti manipolabile da Stati Uniti e alleati.

‘Soft Power’ e destabilizzazione della Cina
Joseph Nye ha notoriamente definito il ‘soft power’ come la capacità di un Paese di persuadere gli altri e/o di manipolare gli eventi senza forza o coercizione per avere risultati politicamente desiderabili. Uno dei principali strumenti del soft power moderno sono la società civile e le ONG che la dominano. Con il sostegno finanziario di singoli od istituzioni potenti, tali ONG utilizzano la coperture della “promozione della democrazia” e dei diritti umani per promuovere l’agenda dei loro finanziatori. E la Cina fu particolarmente vittima di tale strategia. Human Rights Watch e il complesso delle ONG in generale hanno condannato la legge sulla gestione delle ONG straniere in Cina perché giustamente credono che ostacolerà gravemente gli sforzi per agire in modo indipendente da Pechino. Tuttavia, contrariamente all’ineccepibile espressione di innocenza che tali organizzazioni usano per mascherarsi, la realtà è che agiscono come braccio delle agenzie d’intelligence e dei governi occidentali, svolgendo un ruolo centrale nella destabilizzazione della Cina negli ultimi anni. Senza dubbio l’esempio più pubblicizzato di tale ingerenza politica si ebbe nel 2014 con il molto pubblicizzato movimento “Occupy Central” di Hong Kong, noto anche come movimento degli ombrelli. I media occidentali rifilarono al loro pubblico disinformato continue storie su un movimento “pro-democrazia” che cercava di dare voce a ciò che il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest aveva cinicamente definito, “… le aspirazioni del popolo di Hong Kong”. Ma tale retorica vuota fu solo parte della storia. Ciò che i media aziendali occidentali non dissero erano i collegamenti profondamente radicati tra movimento Occupy Central e i principali organi del soft power USA. Il capo spesso propagandato di Occupy Central era l’accademico filo-occidentale Benny Tai, professore di diritto presso l’Università di Hong Kong. Anche se si presentava come il capo di un movimento di massa, Tai per anni ha collaborato con oò National Democratic Institute (NDI), una ONG di nome ma direttamente finanziata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti attraverso il National Endowment for Democracy (NED). In realtà, NDI fu uno dei principali sostenitori e finanziatori del Centro di diritto comparato e pubblico presso l’Università di Hong Kong, un programma con cui Benny Tai era intimamente connesso, essendone anche un membro del consiglio dal 2006. Quindi, lungi dall’essere semplicemente un capo emergente, Tai era una persona accuratamente scelta per un movimento da rivoluzione colorata sponsorizzato dagli USA. Altre due figure di alto profilo coinvolte in Occupy Central erano Audrey Eu, fondatrice del Partito civico di Hong Kong, e Martin Lee, fondatore e presidente del Partito democratico di Hong Kong. Eu e Lee hanno vecchi legami con il governo degli Stati Uniti attraverso NED e NDI, essendo stata Eu frequente ospite dei programmi sponsorizzati dal NDI, ed essendo Lee un glorioso destinatario dei riconoscimenti di NED e NDI, oltre ad aver incontro il vicepresidente degli USA Joe Biden nel 2014 insieme all’avvocato anti-cinese Anson Chan. Non ci vogliono poteri eccezionali di deduzione per vedere che, in misura diversa, Tai, Eu, Lee e Chan sono il volto pubblico di un’iniziativa del governo statunitense volta destabilizzare Hong Kong, una delle più economicamente e politicamente importanti regioni della Cina. Tramite le ONG, Washington promuove una linea anti-Pechino sotto l’egida della “promozione della democrazia”, proprio come ha fatto dall’Ucraina al Venezuela. Fortunatamente per la Cina, il movimento non è stato supportato dalla classe operaia di Hong Kong e Cina, e neanche dalla classe media che vi ha visto poco più di un inconveniente, al meglio. Tuttavia, ciò richiese l’azione rapida del governo per contenere il fiasco nelle relazioni pubbliche e nei media che avrebbe comportato il movimento, un fatto di cui Pechino, senza dubbio, ha preso atto. Come il portavoce per il Congresso nazionale del popolo ha spiegato ad aprile, la legge sulle ONG è necessaria per “la salvaguardia della sicurezza nazionale e il mantenimento della stabilità sociale”. In effetti, alla fine del 2014, sulla scia di Occupy Central, il presidente cinese Xi Jinping s’è recato a Macao parlando della necessità di garantirne la “retta via”. Con velato riferimento a Hong Kong, Xi ha elogiato Macao che continua a seguire il principio “un Paese, due sistemi”, la politica con cui le regioni amministrative speciali di Macao e Hong Kong hanno autonomia, ma sono soggette alla legge cinese. In sostanza, Xi ha chiarito che nonostante il movimento delle ONG straniere, fabbricato a Hong Kong, Pechino aveva saldamente il controllo. Ed è proprio questo il problema: il controllo.

ONG, Soft Power e terrorismo nello Xinjiang
xijinping-newspaper L’arma del ‘Soft power’, l’ONG, non è relegata solo ad Hong Kong. In realtà, la provincia occidentale cinese del Xinjiang, una delle regioni più instabili del Paese, ha visto costante destabilizzazione e sovversione attiva da parte del soft power negli ultimi anni. Sede dell’etnia a maggioranza musulmana uigura, il Xinjiang è stato ripetutamente attaccato dal terrorismo e dalla propaganda vile che cerca di dipingere la Cina oppressiva e nemica degli uiguri e dei musulmani in generale. Il Xinjiang è stato vittima di una serie di attacchi terroristici mortali negli ultimi anni, tra cui l’odioso attentato con autobombe che uccise e ferì oltre 100 persone nel maggio 2014, accoltellamenti di massa e bombardamenti del novembre 2014, e il mortale attacco dei terroristi uiguri a un posto di blocco il mese scorso, che ha lasciato 18 morti. Se tali attacchi, che hanno causato la morte di decine di inermi cittadini cinesi, fossero stati effettuati contro, per esempio, gli statunitensi, i media occidentali avrebbero parlato di jihad contro il mondo intero. Tuttavia, dato che sono accaduti in Cina, questi diventano incidenti isolati causati da “marginalizzazione” e “oppressione” del popolo uiguro dalle parte delle cattive grandi autorità cinesi. Tale racconto disgustosamente parziale è in gran parte dovuto alla penetrazione delle ONG nella comunità uigura e a una vasta rete di relazioni pubbliche finanziate dal governo degli Stati Uniti. Lo stesso National Endowment for Democracy (NED), che ha erogato fondi al NDI e altre organizzazioni coinvolte nella destabilizzazione di Hong Kong, è il primo finanziatore del complesso delle ONG uigure. Le seguenti organizzazioni hanno ricevuto un significativo sostegno finanziario dalla NED: Congresso Mondiale Uiguro, Associazione americana uigura, Fondazione internazionale per la democrazia e i diritti dell’uomo uigura e l’International Uighur PEN Club. Tali ONG sono spesso le fonti citate dai media occidentali per commentare ciò che riguarda lo Xinjiang, sempre pronte a demonizzare Pechino per ogni problema nella regione, compreso il terrorismo. Forse il miglior esempio di tale propaganda e disonestà s’è avuto nelle ultime settimane quando i media occidentali hanno diffuso storie che accusavano la Cina di aver vietato l’osservanza del Ramadan nello Xinjiang. In effetti, ci furono letteralmente centinaia di articoli che condannavano la Cina per tale “restrizione della libertà religiosa” raffigurante il governo cinese come repressivo e violatore dei diritti umani. È interessante notare che la fonte non era altro che il Congresso mondiale uiguro finanziato dalla NED. Inoltre, a metà luglio, il giorno della Ayd al-Fitr (l’ultimo giorno del Ramadan), il Wall Street Journal pubblicò una storia per sminuire i media cinesi che, nelle ultime settimane, pubblicizzavano come nel Xinjiang e in Cina si celebri apertamente il Ramadan. E, come ci si aspettava, la fonte anti-cinese era come al solito un rappresentante del Congresso mondiale degli uiguri. Sembra che tale organizzazione, lungi dal difendere i diritti umani, sia portavoce della propaganda statunitense contro la Cina. E quando la propaganda è sfidata e screditata dalla Cina, ciò non suscita che altra propaganda ancor più dozzinale.

Impronte geopolitiche
Tale demonizzazione ha assunto un chiaro significato geopolitico e strategico quando la Turchia s’è immischiata condannando la Cina per la sua presunta “persecuzione” degli uiguri, che Ankara vede come turchi nella sua prospettiva revanscista neo-ottomana. Il ministero degli Esteri turco ha detto in un comunicato che “Il nostro popolo è rattristato dalla notizia che agli uiguri turchi è vietato il digiuno o effettuare altri compiti religiosi nella regione dello Xinjiang… La nostra profonda preoccupazione per questi rapporti sono stati trasmessi all’ambasciatore della Cina ad Ankara“. La Cina ha risposto considerando inappropriati i commenti dal ministero degli Esteri della Turchia, specialmente alla luce della definizione assurda degli uiguri (cittadini cinesi) come “turchi.” Il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina Hua Chunying ha dichiarato, “La Cina ha già chiesto alla Turchia di chiarire questi rapporti ed abbiamo espresso preoccupazione per la dichiarazione del ministero degli Esteri turco… Dovete sapere che tutti nello Xinjiang godono della libertà religiosa accordatagli dalla Costituzione cinese“. Mentre il governo cinese, come fa quasi sempre, ha usato un linguaggio decisamente moderato per esprimere dispiacere, le implicazioni della dichiarazione non sono state ignorate dagli osservatori politici più acuti e con una qualche comprensione del rapporto tra Cina e Turchia. Anche se i due Paesi hanno molti interessi allineati, come dimostra il ripetuto desiderio della Turchia di aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO), il fatto poco noto è che la Turchia è uno dei principali animatori del terrorismo in Cina. Anche se non c’è stata alcuna fanfara dai media internazionali, nel gennaio 2015 le autorità cinesi arrestarono almeno dieci turchi accusati di aver organizzato e facilitato l’attraversamento illegale delle frontiere di numerosi estremisti uiguri. Fu inoltre rivelato che tali estremisti progettavano di recarsi in Siria, Afghanistan e Pakistan per addestrarsi e combattere con gli altri jihadisti. La storia è ancora una prova ulteriore della ben finanziata rete del terrore internazionale gestita e/o supportata dai servizi segreti turchi. Secondo il ministero degli Esteri turco, i dieci cittadini turchi furono arrestati a Shanghai il 17 novembre 2014 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Mentre le accuse formali contro di loro vanno dalla falsificazione dei documenti all’emigrazione illegale, la maggiore questione è il terrorismo internazionale che si cela sotto la superficie. Perché naturalmente, come le prove sembrano indicano, tali immigrati uiguri non viaggiavano per vedere i propri cari all’estero. Al contrario, erano probabilmente parte di un flusso di estremisti uiguri che si recava in Medio Oriente per combattere con lo Stato islamico e altri gruppi terroristici. Tali reti estremiste hanno eseguito l’attentato mortale ad Urumqi, capitale dello Xinjiang. In realtà, proprio tale tendenza fu denunciata due mesi prima, nel settembre 2014, quando la Reuters riferì che Pechino aveva formalmente accusato i militanti uiguri dello Xinjiang di essersi recati nel territorio controllato dallo Stato islamico per addestrarsi. A ulteriore conferma di tali accuse, il Jakarta Post indonesiano riferiva che quattro jihadisti uiguri cinesi erano stati arrestati in Indonesia dopo esser giunti dalla Malesia. Altri articoli simili sono emersi negli ultimi mesi, dipingendo il quadro di una campagna concertata per aiutare gli estremisti uiguri a collaborare in tutta l’Asia con i gruppi terroristici transnazionali come lo Stato islamico. Così, i terroristi uiguri con documenti falsi forniti dalla Turchia sono implicati nella stessa rete del terrore che ha effettuato una serie di attentati mortali contro cittadini e poliziotti cinesi. Non c’è da stupirsi che la Cina non faccia molto per asciugare le lacrime di coccodrillo di Erdogan e del governo turco. Tuttavia, nonostante la guerra del terrore, le ONG uigure finanziate dagli USA continuano a rappresentare la Cina come responsabile del terrorismo. La destabilizzazione della Cina prende molte forme. Da movimento di protesta prodotto a Hong Kong e promosso dalle ONG collegate al governo degli Stati Uniti, alla guerra di propaganda fabbricata e spacciata da altre ONG promosse dal governo degli Stati Uniti, alla guerra terroristica fomentata da un membro della NATO; la Cina è una nazione sotto attacco del soft e hard power. Che Pechino finalmente prenda misure per frenare la perniciosa influenza di tali ONG e delle forze che rappresentano, non è solo un passo positivo, è assolutamente necessario. La sicurezza nazionale e la sovranità nazionale della Repubblica Popolare Cinese non richiedono nulla di meno.Xinjiang_mapEric Draitser è analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleanza israelo-saudita

Dean Henderson 04/12/2014

Press TV aveva riferito che Stati Uniti e sauditi iniziarono a finanziare i ribelli siriani, divenuti SIIL, nel 2012. Dopo aver diretto gli islamisti libici per rovesciare Gheddafi, i sauditi e i loro compari despoti del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) cercarono di far cadere il governo Assad. Il maggiore azionista di News Corporation, proprietario del Wall Street Journal e dellìoperazione psicologica Fox News, è Rupert Murdoch. Il 2° magiore proprietario è il principe saudita Alawid bin Talal. La collusione anglo-statunitense con gli interessi sionisti israeliani è ben documentata. Meno noto è il ruolo dei Saud di finanziatori della Fratellanza musulmana e dei complotti di CIA/Mossad/MI6 nel mondo. La Fratellanza Musulmana dei Saud e i cabalisti israeliani condividono una lunga storia con i massoni dell’intelligence inglese risalente alle Scuole dei Misteri egizi. L’oligarchia dei banchieri Illuminati gestisce tutte e tre le società segrete e controlla l’economia mondiale attraverso il monopolio delle banche centrali e l’egemonia sul traffico di petrolio, armi e droga. Tale cabala di miliardari satanisti guidata dai Rothschild crea fanatici nelle fedi ebraica, cristiana e musulmana per dividere i popoli e massimizzare i profitti di guerra.

Gaza attack joint Arab-Israeli war on Palestinians: CNNDa quando la Chevron scoprì il petrolio in Arabia Saudita nel 1938, la monarchia dei Saud ha sempre finanziato le avventure militari segrete dei Rothschild. Fa parte dello scambio petrolio per armi. I sauditi inviarono oltre 3,8 miliardi di dollari ai mujahidin afghani addestrati dalla CIA. Il loro emissario presso gli statunitensi fu Usama bin Ladin. Diedero 3,5 milioni di dollari ai contras nicaraguensi. Il tangentista della Northorp/Lockheed Adnan Khashoggi svolse un ruolo chiave nel far finanziare dai sauditi l’Enterprise di Richard Secord. Ma mentre gli sforzi di contra e mujahadin ricevevano la copertura dei giornali, i Saud erano occupati a finanziare la controinsurrezione nel mondo. In Africa i sauditi sostennero per decenni il Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS) che operava dal Ciad tentando di rovesciare il presidente libico Muhammar Gheddafi. Il Chad fu a lungo un Paese importante in Nord Africa per i sistemi di produzione petrolifera della Exxon Mobil. Nel 1990, a seguito di un controcolpo di Stato sostenuto dai libici contro il governo del Ciad, che sponsorizzava l’NFS, gli Stati Uniti evacuarono 350 elementi del NFS grazie al finanziamento saudita. Gli Stati Uniti diedero 5 milioni di dollari di aiuti al governo dittatoriale keniano di Daniel Arap Moi affinché il Kenya ospitasse i capi del NFS, mentre gli altri governi africani si rifiutavano di accettarli. Arap Moi poi aiutò le operazioni segrete della CIA in Somalia, finanziate dai sauditi. I sauditi finanziarono i ribelli dell’UNITA di Jonas Savimbi in Angola nel tentativo brutale di rovesciare il governo socialista del presidente del MPLA José dos Santos. Su richiesta della CIA, i sauditi diedero milioni al Marocco per pagare l’addestramento in quel Paese dell’UNITA. L’Angola ha enormi giacimenti di petrolio. Nel 1985 Chevron Texaco riceveva il 75% dei proventi del petrolio dell’Angola. Nel 1990 il 29% del greggio di Exxon Mobil diretto negli Stati Uniti proveniva dall’Angola. Una relazione annuale della De Beers, tentacolo della famiglia Oppenheimer che monopolizza il commercio dei diamanti nel mondo, si vantava di acquistare diamanti dall’UNITA. Savimbi fu alla Casa Bianca dal presidente Reagan. I sauditi finanziarono la RENAMO nella campagna terroristica delle CIA ‘Piano rosa’ contro il governo nazionalista del Mozambico. A metà degli anni ’80 i sauditi e l’Oman inviavano armi alla RENAMO attraverso le Isole Comore, favorevoli a Israele e al Sud Africa dell’apartheid. Due presidenti delle Comore Ali Soilah e Ahmed Abdullah Abderemane, furono assassinati dai mercenari che proteggevano il traffico di armi. Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), ex-Zaire, il fantoccio degli Illuminati Mobutu Sese-Seiko governava con pugno di ferro da quasi quattro decenni. Era il cane da guardia della City of London nello Zaire ricco di cobalto, uranio e molibdeno di vitale importanza per il programma di armi nucleari degli Stati Uniti. Lo Zaire è anche ricco di rame, cromo, zinco, cadmio, stagno, oro e platino. Mentre Mobutu accumulava oltre 5 miliardi nei conti bancari svizzeri, belgi e francesi, il popolo dello Zaire viveva nello squallore. Mobutu fu messo al potere nei primi anni ’60 dopo che l’agente della CIA Frank Carlucci, con Reagan e Bush segretario alla Difesa e oggi presidente del consulente d’investimento della famiglia bin Ladin, Carlyle Group, fu il gangster che assassinò il primo ministro del Congo Patrice Lumumba. Sotto il regno di Mobutu, gli Stati Uniti avevano basi militari a Kitona e Kamina da dove la CIA perseguiva le guerre segrete contro Angola, Mozambico e Namibia finanziate dai Saud. La guardia di palazzo di Mobutu fu addestrata dal Mossad israeliano. Alla fine degli anni ’70 i sauditi comprarono le truppe marocchine inviate a salvare Mobutu dai secessionisti del Katanga guidati da Laurant Kabila. Mobutu fu deposto nel 1998 dalle forze fedeli a Kabila, amico di Fidel Castro. I sauditi cominciarono a finanziare le incursioni militari in Congo dei governi di Ruanda, Uganda e Burundi. Tale destabilizzazione della regione dei Laghi portò al genocidio ruandese. Kabila fu assassinato nel 2000 dopo essersi rifiutato di servire gli Illuminati. Oltre quattro milioni di persone sono morte nella RDC negli ultimi dieci anni.
Lumumba e Kabila non furono i primi nazionalisti africani eliminati dai sangue puro. Negli anni ’50 e ’60 la CIA e l’intelligence francese assassinarono il nazionalista marocchino Mahdi ben Barqa la cui Union Nationale de Forces Populaire minacciava il monarca Re Hassan II, fantoccio degli USA. Il presidente di sinistra della Guinea Sekou Toure e il socialista tunisino Habib Bourgiba furono assassinati dai servizi segreti occidentali. Nel 1993 il presidente sudanese Omar al-Bashir accusò i sauditi di fornire armi al Sudan People Liberation Army (SPLA) di Johnny Garang. La parte meridionale del Sudan che lo SPLA cercava di staccare, è ricco di petrolio. Il Mossad rifornì l’SPLA per anni dal Kenya. Nel 1996 l’amministrazione Clinton annunciò aiuti militari a Etiopia, Eritrea e Uganda. L’aiuto era volto ad alimentare l’offensiva del SPLA su Khartoum. La crisi nel Darfur è il risultato diretto dell’intromissione saudita-israelo-statunitense per conto di Big Oil. Il presidente algerino Chadli Benjladid accusò i sauditi di finanziare il barbaro Gruppo islamico armato (GIA) dopo che l’Algeria protestò contro la Guerra del Golfo voluta dagli USA, scatenando il regno del terrore contro il popolo algerino. Benjladid fu costretto a dimettersi, seguito dal frettoloso voto della legge sugli idrocarburi che aprì i giacimenti petroliferi del Paese, storicamente socialista, ai Quattro Cavalieri. La CIA poi aiutò i terroristi del GIA a recarsi in Bosnia, dove contribuirono a distruggere la Jugoslavia socialista. L’Algeria ha una lunga storia di sfide a Big Oil. Il presidente Houari Boumedienne, uno dei grandi leader socialisti arabi di sempre, richiese un ordine economico internazionale più giusto negli infuocati discorsi alle Nazioni Unite. Incoraggiò i cartelli di produttori per emancipare il Terzo Mondo dai banchieri di Londra. Il petroliere indipendente italiano Enrico Mattei iniziò a negoziare con l’Algeria e altri Paesi nazionalisti dell’OPEC che volevano vendere il petrolio a livello internazionale senza avere a che fare con i Quattro Cavalieri. Nel 1962 Mattei morì in un misterioso incidente aereo. L’ex-agente dei servizi segreti francesi Thyraud de Vosjoli dice che la sua agenzia ne fu coinvolta. William McHale della rivista Time, che seguiva il tentativo di Mattei di rompere il grande cartello petrolifero, morì in circostanze strane.
Nel 1975 gli Stati Uniti inviarono 138 milioni di dollari di aiuti militari dall’Arabia Saudita allo Yemen, nella speranza di schiacciarvi la rivoluzione marxista. Il tentativo fallì e lo Yemen fu diviso tra nord e sud per due decenni prima di unirsi nel 1990. Gli aiuti sauditi-statunitensi allo Yemen e all’Oman continuano ancora oggi, nel tentativo di reprimere i movimenti nazionalisti in quei Paesi che confinano con il Regno e i suoi vasti giacimenti controllati dai Quattro Cavalieri.
Durante lo sforzo degli USA per staccare la Bosnia dalla Jugoslavia, il re saudita Fuad chiese la fine dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite. Quando l’embargo fu revocato, i sauditi finanziarono l’acquisto di armi dei bosniaci musulmani. Poi i sauditi finanziarono i narcotrafficanti del Kosovo Liberation Army e i separatisti albanesi del NLA che attaccarono il governo nazionalista della Macedonia. I sauditi finanziarono anche le operazioni segrete della CIA in Italia dove spesero 10 milioni di dollari nel 1985 per distruggere il partito comunista. Recentemente il principe saudita Bandar ha donato 1 milione alla Presidential Library di Bush senior e un altro milione per la campagna di alfabetizzazione di Barbara Bush. La sera dell’11 settembre 2001 il principe Bandar fumava sigari alla Casa Bianca con il presidente Bush, mentre i membri della famiglia bin Ladin venivano evacuati dagli Stati Uniti nello spazio aereo chiuso al resto del traffico. I sauditi svolsero semplicemente il loro storico ruolo di finanziatori dell’operazione 11 settembre? Il maggiore azionista di News Corporation, proprietario del portavoce dei banchieri Wall Street Journal e dell’operazione psicologica Fox News, è Rupert Murdoch. Il secondo maggiore proprietario è il principe saudita Alawid bin Talal. Fox News è un’operazione segreta dei Rothschild per il controllo mentale del popolo statunitense?

Laurent-Desiré Kabila

Laurent-Desiré Kabila

Fonti:
Mercenary Mischief in Zaire”. Jane Hunter. Covert Action Information Bulletin. Spring 1991.
Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.238
Hunter
Earth First! Journal. Vol. 26, #1. Samhain/Yule. 2005
US to Aid Regimes to Oust Government”. David B. Ottaway. Washington Post. 11-10-96
The Great Heroin Coup: Drugs, Intelligence and International Fascism. Henrik Kruger. South End Press. Boston. 1980. p.43
The Gulf: Scramble for Security. Raj Choudry. Sreedhar Press. New Dehli. 1983. p.14
Dude, Where’s My Country. Michael Moore. Warner Books. New York. 2003.
ABC News Online. 10-19-04

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscrivervi al suo sito Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin lungimirante su Donbas e Ucraina

L’analista russo Ishenko respinge le accuse che Putin stia vendendo il Donbas, invece guida un gioco lungimirante
Rostislav Ishenko Russia Insider 15 luglio 2015ukraine-putin-mural_0Annibale portò Roma sull’orlo della sconfitta durante la seconda guerra punica. L’esercito di Cartagine marciò in Italia come se fosse il proprio cortile di casa. Tuttavia, alla fine, Publio Cornelio Scipione Africano, il Vecchio, poté spostare il teatro delle operazioni in Africa, distruggere gli eserciti di Cartagine, sconfiggere l’invincibile Annibale e imporre la pace nei termini di Roma. Il vincitore effettivo di Annibale non fu il brillante tattico Scipione, ma il profondo stratega e politico eccezionale Fabio Massimo Cunctator. I romani lo elessero console e addirittura dittatore durante la guerra. Fabio Massimo rimase un influente politico anche quando non esercitava il potere ufficialmente. La sua autorità personale fu rafforzata con l’elezione al Pontificio Collegio e al Senato dei Principi. I suoi protetti e familiari diventarono consoli, mentre sacrificò gli avversari “non favoriti” e i risultati delle elezioni vennero cancellati in diverse occasioni. Quale fu la strategia di Fabio Massimo? La giusta scelta del metodo di lotta contro Annibale. L’esercito di Cartagine era fondamentalmente diverso da quello di Roma. L’esercito romano era composto di cittadini (reclute, militari di leva), mentre quello cartaginese da mercenari. Nelle mani di un comandante di talento come Annibale, l’esercito fu uno strumento potente. I romani subirono una sconfitta catastrofica dopo l’altra, nei primi anni della guerra. Annibale sapeva aumentare le sue forze, non solo grazie alla bellicose tribù galliche della valle del Po, ma anche portandosi con sé gli alleati di Roma nel centro e sud Italia. Perciò ogni sconfitta di Roma non solo comportava la perdita di un esercito, cosa già abbastanza dolorosa (Cartagine perse i cittadini-mercenari di qualcun altro, mentre Roma i propri), ma anche per la perdita di altri alleati. Quindi Fabio Massimo prese l’unica decisione corretta, Annibale andava privato della possibilità di avere altre vittorie con l’esercito. Roma doveva contrastare le manovre di Annibale con la sua presenza distruggendo distaccamenti locali, sostenendo gli alleati leali e, quando possibile, punire i traditori, ma evitare uno scontro generale. In un’occasione, i consoli del 216 a.C. decisero di abbandonare questa strategia e organizzarono un’offensiva contro le posizioni di Annibale a Canne. La catastrofe che seguì fu di tale portata che la successiva sconfitta del genere si ebbe solo al culmine della potenza quando l’imperatore Valente morì alla testa della sua fanteria a Adrianopoli, nel 378 d.C. Roma trattenne Annibale per un intero decennio aderendo alla strategia di Fabio Massimo. Solo allora le vittorie di Scipione l’Africano furono possibili. Tuttavia, anche in questo caso il Cunctator era contro la ripresa delle operazioni attive credendo che potesse finire Annibale e Cartagine, senza eccessive perdite di vite, soprattutto con l’esercito mercenario che si indeboliva e disintegrava per mancanza di grandi vittorie, mentre la situazione al fronte peggiorava il conflitto tra Annibale e Cartagine crebbe. Una battaglia comporta sempre del rischio, dopo tutto.
Oggi vediamo la Russia adottare una strategia identica nel conflitto con gli Stati Uniti. Questa strategia non è nata oggi ed ha permesso allo Stato di sopravvivere dopo i devastanti anni ’90 e recuperare forza sufficiente per sfidare Washington. Fu così che, fino al riuscito ritorno della Crimea e allo spargimento di sangue in Donbas, le masse nemmeno notarono che Stati Uniti e Russia hanno molte differenze inconciliabili e che si muovono verso un conflitto aperto, e sia nell’interesse della Russia ritardarlo il più a lungo possibile. Inoltre, durante questo tempo guadagnato gli USA si sono indeboliti sprecando forze in varie conflitti locali nel mondo. La Russia nel frattempo si rafforzava cambiando élite (in modo tale da non disturbare la situazione politica interna), rafforzando il ruolo dello Stato nell’economia, riarmando i militari, restaurando vecchie alleanze e reclutando nuovi alleati. In generale, la Russia cambia deliberatamente i rapporti di forza da molto tempo, e continua a farlo oggi quando lo scontro con Washington è una realtà. Tuttavia, l’assenza del trionfante ritorno della Crimea e di parate militari nelle città liberate dai nazisti, e il sangue che scorre nel Donbas, permettono a vari speculatori politici, così come a romantici immaturi, di piagnucolare continuamente su “Putin che teme d’irritare gli Stati Uniti”, “Surkov consegna di nuovo il Donbas all’Ucraina”, e il solito “hanno tradito tutti”. Bene, Putin è il capo dello Stato e Surkov segue la situazione in Ucraina. Per valutare i risultati del loro lavoro non vanno sentiti solo i detrattori. Il problema sta nel fatto che né Putin né Surkov si sono messi a discutere pubblicamente con i teorici del “tradimento”. Da un lato è giusto fare così, perché una volta che un politico discute con un emarginato politico, ne alza il livello, aumentandone l’importanza e assicurandogli nuovi alleati. D’altra parte, l’assenza di una risposta immediata ad accuse isteriche scoraggia parte della società (coloro che non sono abituati a pensare da soli), coloro che non riescono a valutare la situazione se non adottando la prima spiegazione plausibile, un approccio sbagliato perché parte della società (piccola, ma anche politicamente attiva e patriottica) si prende dei caporioni immeritevoli e si muove nella direzione sbagliata, rendendo più difficile allo Stato raggiungere l’obiettivo che quella parte della società in realtà vuole vedere raggiunto. Dato che i media statali russi non si sono distinti per la loro iniziativa e non possono reagire a nuovi problemi senza indicazioni dall’alto, cercheremo di valutare in modo indipendente, sulla base di fatti noti, se le affermazioni secondo cui la politica di Putin-Surkov in Ucraina sie inefficace, siano vere. Inizieremo col dire che, dal mio punto di vista, accusare Vladimir Vladimirovich e Vladislav Jurevich di tentare di concludere una pace a qualsiasi prezzo e di disponibilità a “consegnare il Donbas di nuovo all’Ucraina” è per lo meno una distorsione dei fatti e al massimo una netta bugia. Oggi, anche secondo i teorici del tradimento, la milizia dispone di ben 55-6mila effettivi addestrati. Un anno fa aveva solo15mila partigiani in distaccamenti sparsi, ed è quasi imbarazzante chiedersi chi abbia creato questo esercito?
L’attività economica nel Donbas riprende, alcune imprese industriali sono riattivate e le banche lavorano, il bilancio ha i soldi per pagare stipendi e pensioni e, per quanto strano possa sembrare, l’80% della valuta è in rubli russi. Gli studenti seguono a studiare permettendosi di entrare non solo nelle università locali, ma anche russe. Gli studenti prendono i diplomi che gli permettono di entrare nelle università russe. Un anno fa ciò era un grosso problema. Il bombardamento di Donetsk non era nemmeno iniziato, in quel momento, e i bambini già non potevano ricevere i documenti attestanti i loro titoli, non li avevano e l’Ucraina non se ne interessava. Solo ora il problema è stato risolto, e così sono molti altri. La leadership delle repubbliche è legittimata non solo dalle elezioni, ma anche in parte dal diritto internazionale. Indipendentemente da tutte le nostre idee su “amici e partner” a Minsk 2, Plotnitskij e Zakharchenko sono stati riconosciuti autorità politiche non solo da Kiev ma anche da Berlino e Parigi, dato che garantiscono la firma dei documenti che regolano la situazione. L’OSCE ha contatti ufficiali con le autorità di Donetsk e Lugansk, che gradualmente si affermano come attori internazionali. Ancora una volta, è quasi imbarazzante chiedersi se Putin ordina Surkov, che a sua volta ordina Zakharchenko e Plotnitskij, perché Putin e Surkov armano e addestrano un esercito e creano istituzioni governative, facilitandone anche la crescita dei contatti economici con la Russia, in territori che vorrebbero cedere. E se Putin non da ordini a Surkov, e Surkov non ha alcuna influenza su Zakharchenko e Plotnitskij, e tutto ciò che oggi esiste nel Donbas è apparso grazie ai rapporti della milizia con l’anziano Khottabich, allora è costui che deve rispondere alle domande su Minsk, offensive, bombardamenti e tutto il resto.
Al fine di verificare la correttezza delle mie riflessioni, c’è un altro metodo disponibile, vedere ciò che il nemico dice di tutto questo. Ho già scritto che il termine “propaganda di Surkov” è apparso tra i liberal-traditori di destra dopo una delle loro visite all’ambasciata statunitense, molto tempo fa, forse qualcosa è cambiato da allora? No. Non è cambiato nulla. Kiev accusa Surkov di organizzare personalmente l’uccisione dei centoneri e allo stesso tempo accusa Putin di aver spinto Janukovich a sparare su Majdan. Pertanto Kiev, pur senza prove, continua ad accusare Putin e Surkov di attuare piani aggressivi in Ucraina, ciò tra la fine del 2013 e l’inizio 2014. Forse coloro che dicono che Putin volesse annettersi la Novorossia (o la totalità del Donbas), temevano di aver ragione. Inoltre non è vero, Geoffrey Pyatt, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina e de-facto reggente dello Stato ucraino, ha detto in un’intervista a Forbes del 3 luglio 2015 quanto segue: “Contrariamente alle intenzioni del Cremlino, l’Ucraina ha mantenuto l’unità e i piani di Surkov per suscitare una fratture nel Paese e provocare la guerra civile in tutta la Ucraina sono completamente falliti”. Il tempo ci dirà quanto sia nel giusto l’ambasciatore (come Obama sull'”economia russa ridotta a brandelli”), ma anche ora, nel luglio 2015, gli Stati Uniti sono certi che Putin (Cremlino) e Surkov attuino “un piano per scatenare la guerra civile in tutta l’Ucraina”. Esclusa la numerosa leadership russa, questi due provocano la peggiore irritazione di Washington. Non c’è da meravigliarsi che i liberali russi riecheggino Washington. E’ un miracolo che al coro si siano unite persone che si definiscono patrioti russi.
Ogni volta che i romani cercarono di derogare ai principi strategici stabiliti da Fabio Massimo Cunctator e cercato di sconfiggere eroicamente sul campo di battaglia i cartaginesi, Annibale li sconfisse. Alla fine i romani compresero che la strategia del Cunctator, anche se incomprensibile, era vincente e smisero di fare tentativi. La guerra contro il Donbas prosegue. Nessuno la sta per finire. Il Cremlino ha intenzione di vincere e non solo nel Donbas. Il nemico è forte, intelligente e non è vincolato da regole. Il desiderio di rompersi il collo gettandosi nello scontro frontale può sembrare nobile, ma è una cosa rischiare se stessi, altra mettere a rischio un Paese. Se un soldato vuole combattere, può andare nel Donbas e morirvi. Ad esempio, il colonnello-generale Werner von Fritsch che dispiacque a Hitler e fu rimosso dal comando, partecipò alla campagna polacca del 1939 alla testa del 21.mo Reggimento d’Artiglieria e morì a Varsavia il 22 settembre. Tuttavia, un politico non ha il diritto di mettere a rischio il Paese per un bel gesto.pro-russian_activists_declare_donetsk_republicTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alexis Tsipras: eroe, traditore, eroe, traditore, eroe

Alex Andreou. Atene, Grecia e Londra, Regno Unito, Byline 13 luglio 2015

Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo se la Grecia si rifiuta di commettere il suicidio rituale per promuovere la causa. Ne soffrirete sui vostri divani.tsipras1-1Si scopre sul panorama politico europeo, anzi, mondiale, che i sogni socialisti di ognuno sembravano poggiare sulle spalle del giovane primo ministro di un piccolo Paese. Sembrava che ci fosse una fervente irrazionale credenza, quasi evangelica, che un piccolo Paese, affogato dal debito, in cerca di liquidità, avrebbe in qualche modo (mai specificato) sconfitto il capitalismo globale armato solo di bastoni e pietre. Quando sembra che ciò non accade, gli voltano le spalle. “Tsipras ha capitolato”. “E’ un traditore”. La complessità della politica internazionale è ridotta a un hashtag rapidamente passato da #prayfortsipras a #tsiprasresign. Il mondo chiede il clou, l’X-factor finale, l’epilogo hollywoodiano. Qualcosa di diverso dalla lotta fino alla morte è la viltà inaccettabile. Come è facile essere ideologicamente puri quando non si rischia nulla, non si affrontano carenze, crollo della coesione sociale, conflitto civile, vita e morte. Come è facile invocare un accordo inaccettabile per qualsiasi altro Stato membro della zona euro. Quanto è facile prendere decisioni coraggiose quando non si ha la pelle in gioco, quando non si contano, come faccio io, le ultime 24 pillole del farmaco che impedisce a vostra madre di avere crisi epilettiche.
20 pillole. 14.
È una caratteristica peculiare della negatività patologica concentrarsi solo su ciò che si perde invece che su ciò che si acquisita. E’ lo stesso atteggiamento che dirige frazioni della popolazione di ogni Paese, sempre per la loro perfetta utopia socialista e contemporaneamente evadendo le tasse in ogni modo possibile. L’idea di Tsipras “traditore” si basa pesantemente su un’errata interpretazione cinica del referendum della scorsa settimana. “OXI”, i critici vorrebbero far credere fossa “no” a qualsiasi accordo; l’autorizzazione a una Grexit disordinata. Non era niente del genere. Nel discorso seguente Tsipras ha detto ancora una volta che aveva bisogno di un forte “OXI” come arma per negoziare un accordo migliore. Non l’avete capito? Ora, si potrebbe pensare che non ha raggiunto l’accordo migliore, forse è vero, ma suggerire che avesse autorizzato la Grexit è profondamente falso, e riguardo al 38% che ha votato “NAI”? Tsipras non rappresenta anche loro? Niente paura. L’accordo potrebbe rivelarsi impraticabile comunque, non sarebbe approvato dal Parlamento greco. Syriza potrebbe spaccarsi e la Grexit verrebbe imposta da coloro che la cercano da anni. Poi si valuterà ciò che si è ottenuto.
12 pillole. 10.
L’accordo raggiunto da Tsipras (per quel che ne sappiamo) dopo aver negoziato per 17 ore è molto peggiore di quanto si potesse immaginare. Ma è anche molto migliore di quanto si potesse sperare. Dipende semplicemente dal fatto se ci si concentra su ciò che è stato perso o ciò che è stato guadagnato. La perdita è un orribile pacchetto di austerità. Un pacchetto che, chiunque dalla minima comprensione politica sa, sarebbe arrivato comunque. L’unica differenza è che, attraverso un governo conforme ai precedenti, non sarebbe stato accompagnato da alcuna compensazione. Ciò che è stato acquisito in cambio è molto più denaro di quanto immaginato per finanziarsi adeguatamente a medio termine e permettere al governo di attuare il programma, un significativo pacchetto di stimolo, emissione di denaro EFSF finora negato (“grazie” al governo Samaras), e un accordo per ristrutturare il debito con trasferimento di obbligazioni di FMI e BCE all’ESM. Ciò è niente, i disturbatori disturbano. L’analista di ERT Michael Gelantalis stima che solo questa ultima parte comporterebbe tra 8 e 10 miliardi in meno di rimborsi d’interesse in un anno. Sono un sacco di piatti di souvlaki. Nelle ultime ore mi è stato detto che la Grecia “dovrebbe solo #Grexit ADESSO”; che abbiamo “un ottimo clima e potrebbe facilmente essere autosufficiente”; che”dovremmo adottare il Bitcoin e il crowdfunding per aggirare il monetarismo”; che “gli Stati Uniti ci invierebbero le medicine”. Nessuno di costoro suggerisce che ciò avvenga nel proprio Paese, si capisce. Solo in Grecia, in modo da poter vedere cosa succede. La maggior parte di loro vive in Stati con governi centristi che sposano l’austerità ma garantiscono continuo flusso di ultimi iPad nei negozi. Tutti loro, senza eccezione, avrebbero potuto negoziare un accordo assai migliore con un coltello alla gola; sarebbero stati più coraggiosi. La mia domanda ai critici è: che battaglia combatti nel tuo Paese, città, villaggio in questo momento? E con quale rischio? Non sei, infatti, malvagio come gli ideologi dell’austerità dura che vogliono sperimentare su un “Paese cavia”, sulla vita delle persone, e vedere come finisce?
8 dosi. 5.
Visto come sorta di Fossa di Helm, questa sconfitta per i greci è monumentale, irredimibile. E’ il momento del “tutto è perduto”. Visto come battaglia di avvio di una guerra molto più grande, è estremamente preziosa. Ha messo il nemico in primo piano indicandone punti di forza e di debolezza. Ha fornito dati agli altri, Spagna, Portogallo e Italia che si premureranno di essere meglio preparati. E’ stata combattuta coraggiosamente ed elegantemente, perché la Grecia vivrà per combattere un altro giorno. Abbiamo eletto un uomo buono, onesto e coraggioso che ha lottato come un leone contro insondabilmente grandi interessi. Il risultato non sarà quel martirio che speravate. Ma un giorno ci sarà.

Hai visto? La solidarietà ti è almeno arrivata.

Grecia: turismo militante Hai visto? La solidarietà! E’ almeno arrivata.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il “massacro di luglio” e l’età della paura

Philippe Grasset Dedefensa, 13 luglio 20151130942-schulz_montiIl media online tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten (DWN), che ha una reputazione di libero tiratore in linea con le buone maniere del sistema-stampa, fa un’analisi della situazione europea dopo il furioso e implacabile golpe della “setta” di questo fine settimana contro la Grecia; colpo di Stato che va considerato in generale come simbolico, titolo di esempio ed allarme implacabile, contro tutti gli Stati membri e con la loro stessa complicità… Ora scrive DWN la paura ha sostituito la fiducia nei rapporti tra i membri dell’UE e “la vita comune in Europa non è più decisa dagli accordi (fiducia), ma dalla legge della giungla“. Martin Schultz, presidente (tedesco) del Parlamento europeo, che ha già espresso forti tendenze a considerare un cambio di regime contro la Grecia, ha detto alla radio tedesca Deutschlandfunk che “Bruxelles è sul filo del rasoio e quindi la zona euro rischia di disintegrarsi”. Schultz ha sottolineato il carattere “complesso” e soprattutto “conflittuale” dei negoziati con la Grecia, nelle riunioni dell’Eurogruppo e dei capi di Stato e di governo. In queste affermazioni appare un uomo che mostra in maniera straordinariamente netta gli impulsi tirannici che animano i personaggi del sistema che si agitano convulsamente sulla scena, la constatazione di questo “confronto” è del tutto ambivalente… Non si creda un secondo che si tratti di un evento classico, con vincitore e amici, e il perdente, come nella politica più brutale, ma un evento simbolico mostruoso, dove anche i carnefici che si pensano padroni di sé, sono avvinti dalla paura di essere vittime del mostro che servono. È un episodio che segna lo scatenarsi del sistema nella sua follia dissolutivo-autodistruttiva, perfettamente e logicamente in linea allo “scatenamento della materia“… dobbiamo incontrare tutte le vittime, frantumate in ogni caso, di questo “massacro di luglio”. Alimentando le varie riflessioni per esprimere al meglio tale sentimento di paura che avanza, si pone la sintesi di Sputnik News del testo di DWN, perché riflette in modo realistico e giusto, a nostro avviso, questo clima di paura ormai prevalente in Europa. (Sputnik.News 13 luglio 2015).
I creditori europei hanno deciso l’accordo con la Grecia, ma l’esistenza dell’unione politica nella sua forma precedente è fuori questione. L’UE è divisa e la frattura definitiva è solo questione di tempo, scrive DWN. Molti osservatori internazionali definisco l’ultimo vertice UE “umiliazione dei greci”. I colloqui più lunghi della storia dell’Unione ha spazzato tutti i valori per cui l’Unione europea sorse, dicono. Secondo DWN, è la fine dell’Unione europea nella sua forma precedente, un’unione politica che coltivava fiducia reciproca e principi democratici. La democrazia diventa un fenomeno marginale. Gli Stati ‘forti” ora danno ultimatum a quelli ‘deboli’, in un modo inaudito prima. (…) Le politiche economiche imposte, tuttavia, distruggeranno l’economia greca. Le banche greche in parte sono crollate, mentre molti risparmiatori perderanno i loro soldi. La politica di austerità non ha funzionato negli ultimi cinque anni e mezzo ed è improbabile funzioni ora, scrive la testata. Le conseguenze per i Paesi della zona euro saranno drammatiche. Il panico bancario greco potrebbe diventare in pochi secondi panico bancario europeo incontrollabile. La solidarietà in Europa si erode con i Paesi che agiscono per i loro interessi egoistici. La crisi dei rifugiati sarà il prossimo fallimento nell’UE, che vedrà i membri agire nel proprio interesse e non dell’Unione, dice l’articolo. Secondo DWN, Angela Merkel e Wolfgang Schauble in una notte hanno trasformato l’UE in un soggetto che non si regge più sulla fiducia, ma solo dalla cruda paura. Con la firma dell’accordo con la Grecia l’incubo per l’Unione europea è cominciato. La vita in Europa non è decisa dagli accordi ma dalla legge della giungla, scrive la testata”.
sondaggi-grecia-germania E’ vero che l’attacco alla Grecia, da tutte le considerazioni tecniche e politiche è un attacco ai principi alla base della vita politica della civiltà, cioè un attacco di inaudita violenza che assomiglia ad una particolare barbarica aggressione a sovranità e legittimità, al principio di identità, all’ontologia, all’essere stesso con cui una nazione è stata notevolmente indebolita, impoverita, ridotta alla miseria, una nazione la cui brillantezza del passato, sole del pensiero alla nascita della tragedia, necessaria alla sopravvivenza degli ultimi residui della nostra povera civiltà, diventata mostruosa “contro-civiltà”. Forma e colore del tradimento, perfetta esecuzione di tradimento, dissoluzione nella violenza destrutturante, cecità da nichilismo furioso e aggressivo, sono fatti significativi e inconfondibili per la mente che sa guardare alla radice delle cose. Infatti trasformano il clima generale in paura dominante… In modo molto significativo non pensiamo che questa paura risparmi (chi) si tenderebbe a designare come carnefice della Grecia. Anche la Germania ha paura, e comunque si renderà conto molto rapidamente che anche essa è soggetta a tale clima di paura. … Come “la gentile Unione Europea” da potente e benevola signora apparsa per promuovere il nostro destino s’è finalmente trasformata in un’orca mostruosa, nostro personaggio preferito per simboleggiare la situazione, che diffonde paura mentre urla? La parola “gentile UE” non sfugge alla derisione rivelandosi tutt’altro che un’invenzione, dato che un personaggio rappresentativo di ciò che di misero e squallido il sistema può produrre, davvero usa tali termini; ciò dimostra la stupidità sorprendente e quasi commovente che abita tale tipo di pensiero quando si tratta di corteggiare il sistema assicurando la propria innocenza, l’ambiguità della parola “innocente” per descrivere l’inquisitore… tale parola, nella trasmissione C dans l’air del 6 luglio, come ci dice Acrimed.org il 13 luglio 2015: “… Jean-Dominique Giuliani, spiega dottamente “Lo sapremo domani con le proposte che farà all’Eurogruppo poiché, in ultima analisi, la gentile Unione europea ancora accetta nuove discussioni“. Infatti, se i personaggi di tal fatta, di tali dimensioni e statura sono spinti ad utilizzare tali termini, è perché le loro psicologie sono così indebolite che tutto è possibile, compresa l’adattamento della gentilezza sul volto indicibile di un’orca, non avendo capito assolutamente niente, lavorando affinché il tradimento si compisse nel fine settimana della “Strage di luglio”, aprendo “l’età della paura” e senza rendersi conto che sarà anche il loro destino inevitabilmente. L’orca mostruosa, di cui si capisce facilmente guidare la logica che ha portato a tale evento informe, potrebbe trasformarsi nel minotauro del disgraziato Kronos. Si potrebbe quindi sostenere che c’è stato qualcosa di irreparabile, irrimediabile, in questi due giorni a Bruxelles, in Europa. Improvvisamente, la nostra “contro-civiltà” ha pubblicamente e spudoratamente mostrato tutto il suo odio, tutti i suoi vizi, tutte le sue perversioni illustrando definitivamente ciò che la condanna agli occhi della metafisica della storia, del destino del mondo e del senso dell’evoluzione. L’eccezionale mediocrità, perfino sublime, di coloro che si sono riuniti per compiere l’atto senza dubbio testimonia che ci avviciniamo alla fine: quando il sublime si segnala nettamente per dimensione della viltà, sigla il mutamento definitivo dell’equilibrio mondiale. Come disse Churchill, anche se in maniera meno certa, la formula può essere riusata qui… “Non è la fine dell’inizio, ma l’inizio della fine“. Beh, la bestia muore.

Angela Merkel e il capogruppo della CDU Volker Kauder

Angela Merkel e il capogruppo della CDU Volker Kauder

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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