La resurrezione del South Stream: Russia e Pipeline Trans-Balcani

Andrew Korybko e Umberto Pascali, Global Research, 21 marzo 2015w645Israel Shamir, importante autore israeliano ed ospite in studio
Umberto Pascali, eminente giornalista italiano specializzato in questioni balcaniche
Slobodan Tomic, giornalista macedone e ospite in studio

Korybko: La Russia inizia la costruzione di un gasdotto trans-macedone che potrebbe resuscitare il progetto South Stream. La capacità prevista del gasdotto attualmente non è abbastanza grande per sostituire il South Stream, ma la sua costruzione potrebbe gettare le basi del successore. Questo perché la Russia aveva già annunciato l’eliminazione del transito del gas attraverso l’Ucraina, quando Turkish Stream sarà attivo tra pochi anni, esortando gli Stati balcanici a concordare rapidamente una via alternativa per ricevere il gas russo da cui dipendono. Il presidente ungherese ha discusso possibili finanziamenti, per un oleodotto balcanico alternativo, con Erdogan nel corso di una visita in Turchia, e il ministro degli Esteri macedone era ad Ankara anch’egli. Gli ultimi articoli indicano il primo ministro greco Alexis Tsipras spinto ad anticipare di un mese la visita a Mosca, con la possibilità che la rotta dell’oleodotto balcanico venga discussa al suo arrivo in Russia l’8 aprile. Con la Bulgaria esclusa, appare sempre più probabile che un nuovo South Stream possa risorgere attraversando Grecia e Macedonia, con l’ultimo annuncio sulla base geografica del nuovo gasdotto.
Strokan: Penso che gli sviluppi cui si riferisca dimostrino che l’Europa ha davvero bisogno del gas russo, e quando lo scorso dicembre la Russia fu costretta ad annullare il progetto South Stream, ci fu una notevole delusione in quei Paesi europei che si aspettavano di ricevere il gas russo. Quindi la domanda è cosa dopo? Ci sono voluti alla Russia solo 3 mesi per presentare questo progetto completamente nuovo, che può effettivamente riavviare un’idea molto pratica ed utile.

Korybko: vorrei ricordare a tutti che il Presidente Putin ne aveva per primo suggerito l’idea a metà dicembre. Ora, con ulteriori informazioni vorrei dare il benvenuto ai nostri ospiti in studio, al signor Shamir, autore di primo piano in Israele, nel nostro programma.
Shamir: Ciò che dobbiamo ricordare in tutto ciò, cosa anche estremamente divertente, è vedere come tali strutture moderne, qauli i gasdotti, effettivamente ricostruiscano l’antico mosaico dei vecchi imperi, perché Macedonia, Grecia, Ungheria, tutto ciò che era parte dell’impero ottomano, e prima ancora dell’impero bizantino, erano così strettamente e tradizionalmente collegati a quello russo. Mentre l’occidente è riuscito ad occupare i Balcani dopo la seconda guerra mondiale, o in realtà nella prima metà del 20° secolo, occupando i Balcani, ora come si vede, questa parte del mondo viene ripresa di nuovo dall’alleanza tra Turchia e Russia. Possiamo vedervi, in modo assai interessante, una sorta di riproduzione dei vecchi giochi tra i tre grandi imperi, sull’esempio del Trono di Spade, che dovrebbe essere molto divertente per voi. Ma oltre a ciò, ovviamente, la Turchia è l’elemento più stabile di tutti questi luoghi, qualcosa su cui poter davvero sperare di contare. La Grecia sarà la prossima, ma è anche robusta. Arrivando alla Macedonia e agli altri Paesi dei Balcani, vediamo che da quando si staccarono dall’impero ottomano oltre 150 anni fa, da allora, hanno completamente perso le radici e furono emarginati. Anche l’Ungheria è in una situazione di debolezza. Quindi direi che costruire dalla Turchia sia un ottimo passo per il presidente russo.

Korybko: Israel, la ringrazio molto per la sua comprensione. Ora passiamo a Umberto Pascali, eminente giornalista italiano specialista in questioni balcaniche. Signor Pascali, in qualità di esperto nei Balcani, può dirci quanto sarebbe importante il gasdotto russo per la regione.
Pascali: Il gasdotto Balkan Stream sarà estremamente importante, infatti, dal punto di vista economico e anche dal punto di vista politico, storico e strategico. Ciò creerebbe una stretta collaborazione economica nell’area che va dalla Turchia all’Austria fino alla Germania. È sempre stata una zona sotto il controllo di forze esterne, un’area destabilizzata continuamente, basti ricordare la Prima Guerra Mondiale. Ora, un gasdotto che porta energia, un fiume dello sviluppo, dalla Russia attraverso la Turchia, prima di tutto fermerà la balcanizzazione, la strategia del divide et impera prima applicata dall’impero inglese e poi da quello statunitense, creando cooperazione economica stabilirà la pace, ma non solo. Stabilirà anche l’indipendenza e la difesa della sovranità del territorio, creerà il primo esempio concreto di reale collaborazione eurasiatica. L’energia russa che arriva in Europa attraverso questa grande area, sarà un esempio probabilmente, per il resto dell’Europa.

Korybko: Sì, questo sarebbe molto importante per le ragioni appena indicate. Quindi, ricordando ciò, gli USA faranno qualcosa per sabotare questo progetto, come con il South Stream?
Pascali: Sì, ad esempio c’è un tentativo di colpo di Stato in Macedonia, e la pressione su molti altri Paesi da parte delle forze anglo-statunitensi. Prima di tutto, il ragazzo prodigio della politica estera statunitense George Soros, che ha finanziato tutte le rivoluzioni colorate nella regione, e poi il dipartimento di Stato degli USA, con Melia, vice di Victoria Nuland, che ha difeso il tentato colpo di Stato in Macedonia che avete descritto. Thomas Melia, vice di Nuland, ha detto che non vede alcun problema nel fatto che il capo dell’opposizione riceva registrazioni illegali da un’agenzia d’intelligence straniera, da tutti identificata nella CIA e nelle agenzie statunitensi, contro il governo eletto della Macedonia. Così il governo macedone, per fortuna, ne è uscito assai rafforzato e ha detto che non accetterà che forze estere distruggano il Paese. In questo momento, la popolazione si mobilita a fianco del Primo Ministro Nikola Gruevski, la cui ‘colpa’ è non aver accettato le sanzioni contro la Russia e sostenere il gasdotto, quindi a questo punto, siamo nel pieno di questo scontro, e spero che tutti, a Oriente ed occidente, sostengano questa lotta contro la destabilizzazione della Macedonia.

Korybko: Sì, c’è sicuramente un grande braccio di ferro qui. Quindi voglio porvi un’ultima domanda, signor Pascali, quali sono le probabilità che il progetto Balkan Stream abbia successo, considerando l’opposizione ad esso, ma anche guardando al solido supporto che riceve.
Pascali: Esattamente. C’è ora una sorta di battaglia di Stalingrado energetica perché le forze che finora hanno controllato il flusso d’energia da occidente non hanno intenzione di permettere, dal loro punto di vista, che ci sia una fonte energetica indipendente controllata da Paesi sovrani della regione. Dall’altro lato, vi è notevole prudenza nella popolazione, non solo in Macedonia, ma in Grecia, Ungheria, Serbia, Repubblica Ceca e anche Austria. Così siamo qui, nel pieno di tale scontro che potrebbe davvero portarci alla fine del mondo unipolare sul piano concreto, economico e politico. Quindi penso che a questo punto tutti dovrebbero sostenere il Paese leader, il piccolo Paese che guida questa lotta per l’indipendenza per un mondo multipolare e democratico, la Repubblica di Macedonia del Primo ministro Gruevski.

Korybko: Signor Umberto Pascali, grazie mille, ma purtroppo questo è tutto il tempo che abbiamo a disposizione, ma voglio ringraziarla calorosamente di nuovo per le vostre comprensione ed osservazioni. Sono sicuro che il nostro pubblico ha appreso molto sulla regione e la drammatica battaglia in corso per essa. Grazie mille. Ora abbiamo l’onore di essere raggiunti da un famoso e popolare giornalista macedone e ospite del programma di punta della TV Voce del Popolo, il signor Slobodan Tomic. Slobodan, conosciamo la massiccia destabilizzazione della Macedonia inscenata da Zoran Zaev, e mi chiedo se può collegarsi ai piani per il Balkan Stream?
Tomic: Grazie, Andrew, assolutamente, hai ragione, sono assolutamente d’accordo con te. Prima di tutto lasciatemi dire una cosa, per favore. La Macedonia è assai amica con tutti i Paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, dato che abbiamo già accordi di cooperazione tecnica. Ciò significa che la Macedonia è amica di Washington, Mosca e tutto il mondo. Tra l’altro, tutti in Macedonia sanno che Zoran Zaev e il suo sponsor occulto Crvenkovsky ricevono ordini da una potente intelligence straniera, quella degli USA. Zaev è un burattino e l’intelligence statunitense ne tira le fila. Avevano cercato invano per anni di provocare la rivoluzione colorata contro il governo di Nikola Gruevski, ma fu solo dopo che i presidenti di Russia Vladimir Putin e Turchia Erdogan annunciarono, il 1 ° dicembre, che il South Stream sarebbe stato sostituito da un nuovo gasdotto, il Balkan Stream, che Zaev ricevette l’ordine di diventare un kamikaze per destabilizzare la Macedonia ad ogni costo, anche se ciò significava rendere pubblico il suo tradimento e provocare i macedoni. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per sabotare South Stream e ci sono riusciti. Avevano due obiettivi secondo molti analisti. Il primo era impedire alla Russia d’esportare in modo indipendente energia, e il secondo strangolare la rotta energetica per i Balcani e tutti gli altri Paesi europei. Perciò si verificò il colpo di Stato a Kiev. L’obiettivo finale è evitare una collaborazione pacifica e mutualmente vantaggiosa tra Russia, Cina e Europa dalla.

Korybko: Grazie per questa intuizione, è molto stimolante. La mia prossima domanda, signor Tomic, è cosa ne pensano i macedoni di tutto questo, non solo della destabilizzazione di Zaev, ma anche del Balkan Stream? Che tipo di vantaggi fanno pensano di poter ottenere da tutto ciò?
Tomic: Il popolo macedone sostiene Balkan Stream ed è grato al Primo ministro Gruevski per il coraggio nel resistere ad anni di pressioni e ricatti da parte di forze straniere, che non vogliono una Macedonia libera, democratica e prospera. George Soros e i suoi sorosiani usano una quantità enorme di denaro per finanziare la destabilizzazione. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ci ha teso molte trappole, ma abbiamo resistito. Questo è il motivo per cui la cosiddetta ‘comunità internazionale’ non riuscirà mai a rovesciare il governo democratico della Macedonia. Avresti dovuto vedere l’incredibile massiccio supporto che Nikola Gruevski ha ricevuto con la grande manifestazione di domenica scorsa! I burattinai di Zaev hanno subito un brusco risveglio alla realtà, la Macedonia non è l’Ucraina, non saremo destabilizzati. In realtà, come ha detto Gruevski tra applausi scroscianti, i macedoni sono uniti. Non ci sarà una rivoluzione colorata o la guerra civile. Il supporto a Balkan Stream è entusiastico.

Korybko: Questo è molto incoraggiante. Purtroppo, signor Tomic, abbiamo solo un minuto per l’ultima domanda, quindi vorrei chiedervi come Balkan Stream stabilizzerà la regione e come può ‘non-balcanizzare’, se si vuole, ciò che è in precedenza era una regione frammentata, ed eventualmente unirla?
Tomic: Prima di tutto, grazie per questa domanda. Sento che Balkan Stream sarà assai potente, non solo per la Macedonia, ma per tutta la regione, ma prima di tutto vorrei sottolineare un punto molto importante, i macedoni hanno viva riconoscenza per la Russia e ne apprezzano il coraggio nella lotta contro vecchie e nuove minacce. Volevo parlare di un fatto importante, il mio programma televisivo, la Voce del Popolo, il primo dicembre scorso trasmise la proposta dall’analista Umberto Pascali secondo cui Macedonia e Grecia dovevano chiedere al Presidente Vladimir Putin una mediazione onesta nel risolvere i problemi tra i due Paesi. Ho ricevuto molti messaggi di sostegno alla proposta. Penso che i macedoni abbiano crescente fiducia sul ruolo positivo che la Russia potrebbe svolgere nei Balcani. Posso testimoniare che i macedoni erano entusiasti, lo scorso 18 dicembre, quando il Presidente Putin dichiarò ufficialmente, e cito, che il gasdotto raggiungerà la Macedonia dalla Grecia, proseguendo per la Serbia e Baumgarter in Austria. Mentre le grandi potenze occidentali hanno cercato d’isolare la Macedonia da Mosca, il Presidente Putin ci diceva che non siamo isolati, ma necessari, e grazie al Primo ministro Gruevski, un Paese cruciale nei Balcani e per lo sviluppo europeo. I Balcani ora possono scegliere di collaborare al proprio sviluppo. Libertà, patriottismo e prosperità economica vanno di pari passo. Spero davvero che il Presidente Putin possa iniziare una vera mediazione tra Macedonia e Grecia. Questo è il principale vantaggio del Balkan Stream per noi, e spero di aver risposto alla tua domanda, Andrew. E’ stato un piacere raggiungervi nel vostro programma questa mattina.

Korybko: Grazie mille, Slobodan. E’ stato un onore avervi qui, l’apprezziamo davvero. Vi auguro un meraviglioso giorno.
Tomic: Anche a te.

macedonia-mapCopyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea del Sud cambia campo?

Andrew Korybko Sputnik 20/03/2015

Le recenti decisioni della Corea del Sud sollevano la questione se la sua leadership sia sempre più pragmatica nei rapporti con Pechino a spese di Washington.

korea-04La Corea del Sud è da tempo alleata degli Stati Uniti, ma il suo sostegno agli Stati Uniti non è più cieco come una volta. I crescenti legami economici con la Cina, attraverso il futuro accordo di libero scambio, rendono la politica estera del Paese più equilibrata, così come l’ambivalenza strategica verso il sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti. Mentre la Corea del Sud non può cambiare completamente posizione, sembra seguire una traiettoria verso neutralità e pragmatismo, di per sé una sconfitta relativa del perno politico in Asia degli Stati Uniti.

Chi vuole cosa?
Diamo un rapido sguardo a ciò che ciascuno dei tre attori principali vuole realizzare, contribuendo a dare un quadro più chiaro del motivo per cui la Corea del Sud ha preso le ultime decisioni economiche e militari.

Stati Uniti:
Idealmente gli Stati Uniti vogliono integrare le 28000 truppe in Corea del Sud nella ‘Coalizione di Contenimento della Cina’ (CCC) che costruiscono nell’Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico. Vorrebbero prolungare la presenza militare nel Paese a tempo indeterminato e, auspicabilmente, far aderire la Corea del Sud ai piani del contenimento con la formalizzazione del rapporto militare tra Seoul, Washington e Tokyo. Gli Stati Uniti non hanno un vero interesse nel vedere le due Coree ricongiungersi, dato che ciò potrebbe probabilmente portare alla fine della presenza cinquantennale delle loro forze di occupazione.

Cina:
Il sogno di Pechino è vedere gli Stati Uniti abbandonare completamente la penisola coreana, ed il CCC abbandonato o neutralizzato. Non vuole alcuna destabilizzazione della penisola coreana, in quanto ciò inevitabilmente affliggerebbe la Cina stessa. Se le due Coree si riunificano, la Cina ne monitorerebbe cautamente gli sviluppi per garantirsi che la Corea unita non sia una minaccia economica o militare che può esserle rivolta contro un giorno. Eppure, Pechino preferirebbe che gli Stati Uniti lascino la penisola oggi e affrontare gli eventuali problemi sulla Corea, un domani unita, che avere il Pentagono provocare continuamente la Corea democratica, nel cortile della Cina.

Corea del Sud:
La cosa più importante per Seoul è la risoluzione dei due problemi della Corea democratica, vale a dire denuclearizzazione di Pyongyang e riunificazione. Idealmente, vorrebbe anche perseguire la sua storica ‘terza via’ tra i colossali vicini cinesi e giapponesi, comportando una politica di neutralità e stabilità. Mentre la Corea del Sud è stata ovviamente sotto l’intensa influenza statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale, sembra desiderare una politica multipolare quale via più efficace per perseguire i propri obiettivi.

Decifrare le decisioni di Seoul
Ora è il momento di osservare le ultime quattro decisioni della Corea del Sud, che portano a parlare di potenziale perno (e contro di esso).

Ritardo indefinito dell’OpCon:
Stati Uniti e Corea del Sud hanno accettato lo scorso ottobre di ritardare il trasferimento del controllo delle operazioni in tempo di guerra (‘OpCon’) dagli USA a Seoul a tempo indeterminato, con l’idea che la Corea del Sud non sia attualmente in grado di comandare le proprie forze in caso di guerra. Ciò prolunga il controllo diretto degli USA sugli affari militari della Corea del Sud, il che significa che letteralmente ne controllerà le forze armate in caso di guerra con la Corea democratica o la Cina. Anche se la pace vigesse, le forze statunitensi non lasceranno il Paese ancora per un bel po’ difatti, una chiara vittoria di Washington.

L’accordo di libero scambio Cina-Corea del Sud:
Era naturale che le due parti raggiungessero l’accordo che entrerà in vigore a fine anno, dato che la Cina è il maggior partner commerciale della Corea del Sud e la Corea del Sud è il terzo della Cina. Secondo il South China Morning Post, “gli investimenti cinesi in Corea sono balzati del 374%, a 631 milioni di dollari dell’anno scorso dai 133 nel 2013”, in previsione dell’accordo, chiara dimostrazione del desiderio della Cina di espandere le relazioni commerciali con il Paese. Se le relazioni economiche s’intensificano la Corea del Sud potrebbe potenzialmente entrare nell’Area di libero scambio della Cina nella regione Asia-Pacifico (contraltare del TPP degli Stati Uniti), e anche nell’Investment Bank Infrastructure asiatica (la risposta cinese alla Banca Mondiale a guida occidentale, che ha invitato la Corea del Sud ad unirvisi se molla il THAAD), sarebbe un’enorme ritirata dell’influenza di Washington sulla penisola.

Abbandonare il THAAD:
La Corea del Sud è strategicamente ambivalente sul sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti da schierare sul suo territorio. Seoul capisce acutamente che gli Stati Uniti vogliono semplicemente costruire la versione orientale del loro scudo antimissile, ospitandone le infrastrutture diverrebbe un complice del CCC. La Corea del Sud sembra dubitarne, sapendo che le relazioni con la Cina si deteriorerebbero più rapidamente di quelle della Polonia con la Russia dopo averne accettato la controparte in Europa orientale. Nel caso in cui la Corea del Sud decida di non diventare la ‘Polonia asiatica’, sarebbe un duro colpo al perno in Asia degli Stati Uniti.

…o esservi incastrati dopo?:
Ma gli Stati Uniti hanno un asso nella manica, avendo detto alla Corea del Sud di permetterne lo schieramento nel Paese in caso di vaghe “situazioni di emergenza”, che potrebbero realisticamente essere delle manipolate risposte nordcoreane alle provocazioni inscenate con le manovre USA-Corea del Sud (come di norma). Una volta che il THAAD sarà schierato nel Paese, non è probabile che riduca le tensioni, fornendo così agli Stati Uniti la possibilità di piazzare in segreto il loro scudo antimissile nel Paese.

Rimescolamento regionale
Oltre all’avvicinamento della Corea del Sud al multipolarismo, altre due tendenze non dichiarate trasformano la regione. Il peggioramento delle relazioni della Corea del Sud con il Giappone e l’avvicinamento della Corea democratica alla Russia. Il primo è il frutto del rinnovato nazionalismo e militarismo giapponese, mentre il secondo è dovuto alle manovre occulte tra Pyongyang e Pechino. Se perseguono tali rotte fino alle conclusioni logiche, queste tre tendenze regionali ridefiniranno il futuro quadro geopolitico del Nordest asiatico, comportando tre possibili sviluppi.

Ridimensionamento degli USA:
Anche se la presenza militare statunitense probabilmente rimarrà nel prossimo futuro, Washington non sarà più in grado d’influenzare la Corea del Sud come in precedenza, nel senso che il suo potere diminuirà relativamente.

Reindirizzo giapponese:
Il fallimento del Giappone nel ripristinare rapporti favorevoli con la Corea del Sud potrebbe rendere la CCC inefficace nel Nordest asiatico, e Tokyo quindi reindirizzerebbe la CCC a sud verso Vietnam e Filippine. Tokyo ha già pianificato tali mosse, ma con la Corea del Sud non più alleata vitale, vi concentrerà maggiori sforzi.

Colloqui di pace – parte II:
Con la Corea del Sud che si avvicinar alla Cina e la Corea democratica che fa lo stesso con la Russia, l’intera dinamica politica della penisola potrebbe mutare a un certo momento. Mentre in passato la dualità Corea democratica-Cina e Corea del Sud-Stati Uniti non ha portato la pace in oltre 50 anni, il nuovo accordo potrebbe essere più adatto a compiere progressi.

south-korea-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Abbiamo issato la bandiera rossa su Debaltsevo”

Red Star over Donbas 19 marzo 2015B-XYw4cIMAAJ8sn.jpg largePoco si sa della partecipazione di unità comuniste nei combattimenti nell’ultimo quarto di secolo avvenuti nei “punti caldi” dei territori dell’ex-Unione Sovietica e dell’ex Jugoslavia. Se nazionalisti russi, ucraini ed europei hanno inviato gruppi di volontari che sparavano nell’arco di fuoco che si estendeva dall’ex-Jugoslavia e Transnistria all’Abkhazia o all’Ossezia del Sud, la sinistra non sembrava essere uscita dal letargo. Solo lo scorso anno tra le milizie della Repubblica popolare di Lugansk è apparso il primo gruppo comunista combattente integrato nella Brigata Prizrak di Aleksej Mozgovoj. Vi abbiamo trovato il comandante dell’unità Aleksej Markov (a volte noto come Redrat o Trueredrat e nel Donbas con il nome di battaglia Dobrij, il buono) al funerale di Evgenij Pavlenko (noto come Tajmir), un nazional-bolscevico di San Pietroburgo morto l’8 febbraio a Debaltsevo.

Quali partiti comunisti formano l’unità?
Alcuno. La stragrande maggioranza dei nostri soldati non appartiene a un partito o non sono del partito comunista “ufficiale”. Zhenja apparteneva ad “Altra Russia” e Vesevolod Petrovskij, caduto con lui, era del gruppo di sinistra Borotba. Ero un aderente del Partito Comunista, e dopo averlo lasciato ho continuato a cooperare con molti militanti del partito. Con l’avvocato Dmitrij Agranovskij partecipai alla difesa di Sergej Aracheev. Rimasi assai sorpreso che non ci fosse un’unità comunista, nessuno l’aveva proposta. Il comandante Pjotr Birjukov ed io lo facemmo, con l’aiuto della sua esperienza militare. Aveva combattuto come ufficiale in Abkhazia e Transnistria.

Dove eravate prima?
Stavo andando nel Donbas a primavera, ma mi fu chiesto di aspettare. Mi chiesero di portare giubbotti antiproiettile, elmetti ed altre attrezzature. Raggiunsi le truppe il 6 novembre e il giorno successivo Pjotr Arkadevich attraversò il confine con il carico. Inizialmente operammo ad Alchevsk, il gruppo fu per poi trasferito a Komisarovka, città dal nome più appropriato per noi. Fu un momento di calma, così potemmo prepararci. Svolgemmo delle esercitazioni militari su prontezza al combattimento e al tiro. Dopo i primi scontri di gennaio, vi partecipammo con dieci squadre, e il nostro comandante alle comunicazioni vinse… Naturalmente conducemmo numerose missioni di ricognizione ed incursioni sulle posizioni nemiche che ci aiutarono ad acquisire esperienza. Ci difendemmo con successo. Una volta spedimmo un gruppo su un campo minato e respingemmo coloro che cercavano di recuperarlo. La prima battaglia di Zhenja fu memorabile. Francamente, in un primo momento esitò perché non aveva prestato il servizio militare, non aveva combattuto e aveva una professione tranquilla, era professore. Ma andò molto bene e quel giorno poterono rilevare la posizione di un mortaio mobile. Dopo di ché il battaglione d’artiglieria la distrusse. Nei mesi invernali, prima dell’offensiva finale su Debaltsevo, persi solo due persone: uno per malattia e il secondo in un incidente.

A Debaltsevo ci furono vittime?
Non subimmo perdite nell’assalto alla città, ma in generale l’offensiva iniziata il 21 gennaio per catturare la zona di Debaltsevo fu costosa militarmente, principalmente per i mal definiti attacchi diretti, prima su Svetlodarsk (noi non l’attaccammo) e poi sulle posizioni fortificate dell’area di Debaltsevo. Chiaramente, avanzando rapidamente verso le posizioni nemiche attaccando da una distanza di 5 chilometri molti morirono. Agendo in modo diverso, avvicinandoci gradualmente ed adattandoci al terreno, riducendo la distanza a 1000-1200 metri. Nella notte del 13 febbraio tre gruppi da ricognizione entrarono a Debaltsevo (non il nostro) senza resistenza ed inosservati. Al mattino, la fanteria di Prizrak avanzò. Il secondo giorno Pjotr Arkadevich Mozgovoj fu nominato comandante di tutte le unità nella città. Dopo prestammo al Battaglione Agosto un paio di auto e alla fine dell’operazione rastrellammo rapidamente due distretti: 8 marzo e Novogrigorovka. C’era una dozzina di corpi nelle posizioni ucraine abbandonate. Catturammo 2 carri armati, 6 BMP, 3 Ural, una Shishiga (GAZ-66) e 2 ZU-23… Una bandiera ucraina catturata era firmata dai rappresentanti dei battaglioni della 128.ma Brigata. A giudicare dai risultati dell’operazione, si può dire che le unità regolari dell’esercito ucraino lottavano senza molto entusiasmo, anche nella difesa. La miglior componente è l’artiglieria. Se rilevava movimenti in uno spazio aperto, non solo attaccava ma puntava sulla zona verde, l’area in cui le truppe si rifugiano. Subimmo perdite molto pesanti sotto il tiro; in uno scontro uccise tre uomini, tra cui Evgenij, l’8 febbraio. Questi ragazzi coprivano i ricognitori e trasportavano i feriti quando furono colpiti da vari tiri mirati. Fu un peccato, naturalmente: Debaltsevo fu catturata senza perdite, esclusi quei tre grandi ragazzi… avevamo grandi progetti per Evgenij: sarebbe diventato comandante di plotone.

Avete intenzione di convertire l’unità in una compagnia o battaglione?
E’ difficile dirlo. Inizialmente fu formata come unità di fanteria, ma ora abbiamo i nostri ricognitori genieri, batteria di mortai e reparto medico, con solo circa 60 persone. Se si guarda alla definizione ufficiale nell’esercito russo, si tratta di un plotone rinforzato. Nella battaglia per Debaltsevo, con i rinforzi inviati dal comando della brigata avevamo circa 200 soldati, per gli statunitensi una grande compagnia, ma per noi è un battaglione. Così è considerata una compagnia indipendente della Prizrak con personale specializzato; ma Prizrak non ha ancora aderito alle forze della Repubblica Popolare di Lugansk.

Perché si voleva sciogliere e disperdere la Prizrak nelle altre unità, mentre Mozgovoj era disposto ad aderirvi solo come unica brigata?
Esattamente. Dopo di che è stato accusato di dittatura e di tramare un colpo di Stato, ma in realtà era solo una considerazione pratica. E’ noto: i gruppi di soldati abituati a combattere insieme combattono meglio di quelli riuniti da diverse unità, hanno più successo nelle missioni e subiscono meno vittime. E’ logico che Aleksej Borisovich non voglia disintegrare la Brigata e perciò la sconta. Da settembre l’invio di armi, attrezzature e munizioni alla Prizrak s’è concluso così dovette ottenere il necessario attraverso contatti personali o scambi. I sostenitori della Novorossija nel partito comunista ci hanno trovato un camion, un notevole aiuto. Ah, la fornitura di armi e munizioni fu ripresa poco prima dell’assalto su Debaltsevo. Tutto era chiaro: disarmare la migliore brigata prima della battaglia fu stupido. Penso che la nostra unità abbia operato bene con ciò che aveva ricevuto e la nostra bandiera rossa sulla città liberata ne è la prova.

sddefaultTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: Manovre ed esercitazioni

Alessandro Lattanzio, 15/3/201511025953Il 1 marzo si svolgevano combattimenti a Avdotino, Krasnij Luch e Shirokino, dove le FAN distruggevano 1 BTR dei majdanisti. Scontri a Peski, Bakhmutka, Majorsk, presso Novotoshkovskoe e presso Stanitsa Luganskaja. I majdanisti bombardavano Spartak, Vesjoloe e Gorlovka. Nell’area dell’aeroporto di Donetsk venivano recuperati 373 cadaveri di soldati ucraini. Il 2 marzo i majdanisti bombardavano Donetsk, Logvinovo e Spartak. 3 aerei da trasporto An-26 ucraini atterravano a Kramatorsk, 1 proveniva da Dnepropetrovsk. Il 3 marzo si avevano scontri a Bakhmutka, Spartak e Shirokino. I majdanisti bombardavano Opitnoe, Peski, Berjozovo, Avdeevka e Vodjanoe. Il 4 marzo i majdanisti bombardavano l’aeroporto di Donetsk, Gorlovka, Spartak, Vesjoloe, Kalinovo, Shirokino e Oktjabrskaja. Scontri si registravano a Majorsk, Novotoshkovskoe e Sizoe. Il 5 marzo i majdanisti bombardavano Donetsk e Spartak. Si avevano scontri a nord di Gorlovka. Il 6 marzo, a Marjupol i majdanisti arrestavano oltre 100 persone. Scontri si svolgevano presso Donetsk, Shumij, Majorsk, Komsomolets e Gorlovka. Il 7 marzo i majdanisti bombardavano Peski, Spartak, Vesjoloe, Donetsk, Gorlovka e Shirokino. Un convoglio di 20 autocarri del Centro nazionale per la gestione delle crisi del Ministero delle Emergenze trasportava oltre 200 tonnellate di aiuti umanitari a Donetsk, tra cui cibo e medicinali per le famiglie dei 32 minatori morti e feriti nell’incidente nella miniera Zasjadko. L’8 marzo i majdanisti bombardavano Shirokino, Kominternovo, Spartak, Majorsk e l’area dell’aeroporto di Donetsk. Il 9 marzo i majdanisti bombardavano Stanitsa Luganskaja, Pervomajsk, Donetsk e l’area dell’aeroporto di Donetsk. Scontri si avevano a Peski, Opitnoe, Krasnogorovka, Vodjanoe, Avdeevka, Majorsk, Trojtskoe, Mikhajlovka, Zolotoe e Bakhmutka. Ad Artjomovsk i majdanisti, violando tutti gli accordi, concentravano oltre 200 blindati e 15 sistemi d’artiglieria. Il 10 marzo si avevano scontri presso Majorsk. 2 carri armati T-64 ucraini venivano distrutti tra Uglegorsk e Lozovaja, assieme a 1 semovente d’artiglieria ucraino. L’11 marzo i majdanisti bombardavano Donetsk, Zolotoe e Pervomajsk. Scontri si svolgevano a Shirokino e Shastie. Il 12 marzo i majdanisti bombardavano Vesoloe, Gorlovka, Spartak, Oktjabrskij, l’area dell’aeroporto di Donetsk, Vesjolaja Gora, Khoroshee, Bakhmutka, Zhelobok e Pervomajsk. Scontri a Shirokino, Krimskoe e Sokolniki. Il 13 marzo i majdanisti bombardavano Gorlovka, Jasinovataja, Vesjoloe, Spartak, Bolotnoe, Sizoe, Nikolaevka, Vesjolenkoe, Valujskoe e Pankovka. Scontri si avevano nella zona dell’aeroporto di Donetsk, a Kolesnikovka e Bakhmutka.
Il 5 marzo, 6 navi da guerra della NATO conducevano manovre nel Mar Nero: l’incrociatore lanciamissili statunitense Vicksburg, la fregata canadese Fredericton, la fregata turca Turgut Reis, la fregata italiana Aliseo, la fregata romena Regina Maria e la nave rifornimento tedesca Spessart, del Standing NATO Maritime Group 2 (SNMG2) comandato dal contrammiraglio statunitense Brad Williamson. “Seguiamo attentamente movimenti e operazioni delle navi della NATO, perché a prescindere dalla pretesa delle esercitazioni, le attività delle navi dell’Alleanza hanno per scopo studiare le difese della Crimea“, dichiarava un ufficiale della Flotta del Mar Nero russa. Il 9 marzo 120 mezzi tra cui carri armati M1A2 e blindati M2A3 della 3.za divisione di fanteria statunitense arrivavano in Lettonia, nell’ambito della missione Atlantic Resolve guidata dal generale dell’US Army John O’Conner e che vedeva la presenza di 750 mezzi e sistemi d’arma della 1.ma Brigata della 3.za Divisione di Fanteria e del 2.ndo Reggimento di Cavalleria dell’US Army in Estonia, Lettonia e Lituania. Il 10 marzo, in Norvegia si svolgevano le esercitazioni Joint Viking con 5000 militari e 400 automezzi nella regione di Finnmark, la più settentrionale della Norvegia confinante con la Russia. Secondo un ex-consulente del partito repubblicano degli USA, James Dzhetras, l’arrivo di materiale e soldati dell’esercito degli Stati Uniti nel Baltico era solo uno spettacolo politico che fomentava l’isteria di guerra, illustrando l’impotenza di Stati Uniti e NATO in Ucraina. Dzhetras riteneva che l’arrivo di truppe statunitensi nei Paesi baltici fosse solo una dimostrazione di forza di Washington, incapace di cambiare gli equilibri di potere nella regione. “E’ solo incitamento all’isteria di guerra e uno spettacolo per ricordare che gli americani sono pronti a difendere i Paesi baltici, secondo l’articolo 5 della Carta della NATO. L’ironia è che 3000 soldati americani non potranno difendere i Paesi baltici contro alcuna minaccia, se esistesse realmente. Il motivo delle esercitazioni militari della NATO così vicine al confine con la Russia è il desiderio di ricordarne l’influenza, che svanisce mentre le azioni di NATO e Washington dimostrano di non influenzare gli eventi in Ucraina. Vediamo sempre più che l’Europa comincia a prendere le distanze in politica estera dagli Stati Uniti e ciò confonde sempre più i signori della guerra negli USA, il cui controllo sulla sicurezza dell’Europa s’indebolisce. L’invio di truppe americane nei Paesi baltici è uno spettacolo politico più che militare“.
Mentre Washington inviava a Kiev 600 paracadutisti della 173.ma brigata 02_03_2015-новороссия-украина-colonel-cassad-мгновения-войны-22dell’US Army “per addestrare le forze ucraine a combattere nel conflitto in corso“, e prometteva l’invio di droni Raven, 230 Humvees, radio, radar anti-mortaio, e mentre il Regno Unito stanziava 1,3 milioni di dollari per inviare alle forze armate ucraine kit di pronto soccorso, visori notturni, computer portatili, elmetti e unità GPS, l’Ucraina non riusciva più ad importare carbone per il crollo della Grivna, secondo il primo viceministro dell’Energia e dell’Industria del carbone ucraino Jurizh Zjukov, “in questo momento non è possibile acquistare carbone. Con un rapporto di 30 grivna/USD, una tonnellata ci costerebbe 2400-2600 grivne, mentre il prezzo di mercato è intorno a 1500 grivne per tonnellata”. Zjukov aveva anche detto che l’Ucraina interrompeva l’importazione di energia elettrica russa, “Abbiamo meno domanda di elettricità, e credo che non appena si possa farne a meno, tale accordo sarà interrotto“. In effetti, dato il crollo della produzione industriale, l’Ucraina majdanista aveva meno bisogno di energia: le acciaierie ucraine nel gennaio-febbraio 2015 riducevano la produzione del 19% rispetto a gennaio-febbraio 2014. La produzione complessiva di ferro laminato scendeva del 30%, della ghisa del 31%, dei tubi del 36% e di coke del 42%. Infine, presso Shishkovo, le FAN catturavano diverse attrezzature statunitensi per cercare petrolio di scisto della compagnia Ukrgazdobicha. Comunque la Verkhovna Rada approvava la proposta di Poroshenko di aumentare le dimensioni delle FAU di 250 mila effettivi, “formando 2 comandi operativi, 11 brigate, 4 reggimenti, 18 battaglioni, 16 compagnie e 13 plotoni di varia specializzazione“. Le forze armate dell’Ucraina dovrebbero ricevere nel 2015 300000 armi leggere e 3500 altri tipi di armamenti, secondo la portavoce del ministero della Difesa di Kiev Victoria Kushnir. Kiev prevede di aumentare al 5,2% del PIL la spesa per la difesa nel 2015, cioè 600 milioni di dollari. Nel 2014 la spesa per la difesa fu pari all’1,25% del PIL. Infatti, la ministra delle Finanze ucraina, la cittadina statunitense Natalia Jaresko, piazzava ordini per acquistare armamenti presso aziende degli Stati Uniti, da finanziare tramite l’Extended Fund Facility (EFF) e i prestiti da UE, USA, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e Banca europea per gli investimenti (BEI). I militari ucraini compreranno 500 tipi di armamenti da società come la statunitense Network Technologies Corporation che consegnerà visori termici. Jaresko ha stretti legami con gli Stati Uniti, fu CEO della società di investimenti finanziari Horizon Capital e del Private Equity Fund WNISEF, finanziato dagli Stati Uniti ed attivo in Ucraina e Moldavia. Prima di entrare nel settore bancario Jaresko aveva lavorato per il dipartimento di Stato degli Stati Uniti. E difatti, nel frattempo, il Tesoro degli USA sanzionava diversi cittadini ucraini, russi e novorossi, oltre all’Unione della Gioventù Eurasiatica e alla banca RNKB, la più importante in Crimea: Sergej Vadimovich Abisov; Sergej Gennadijovich Arbusov, ex-Primo Vicepremier dell’Ucraina; Nikolaj Janovich Azarov ex-Premier dell’Ucraina; Raisa Vasilevna Bogatirova; Aleksandr Gelevich Dugin; Ekaterina Gubarjova; Jurij Vladimirovich Ivakin; Pavel Kanishev; Aleksandr Karaman; Aleksandr Sergeevich Khodakovskij; Andrej Kovalenko; Oleg Grigorevich Kozjura, a capo dell’ufficio di Sebastopoli del Servizio federale di migrazione russo; Roman Ljagin; Sergej Anatoljovich Zdriljuk.
Mosca annunciava la fine “completa” delle attività nell’ambito del Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa (CFE), la cui adesione russa fu già interrotta nel 2007. “La Federazione russa ha preso la decisione d’interrompere la partecipazione alle riunioni del gruppo di consulenza dall’11 marzo 2015. Pertanto, la Russia pone fine alle attività nel Trattato sulle forze armate convenzionali in Europa, annunciate nel 2007, in modo completo“, dichiarava il Ministero degli Esteri russo. Mosca aveva chiesto alla Bielorussia di rappresentarne gli interessi nel gruppo a partire dall’11 marzo. Il Trattato CFE fu firmato nel 1990 da NATO e Patto di Varsavia, imponendo il blocco quantitativo sugli armamenti convenzionali come carri armati, veicoli corazzati da combattimento, artiglierie, elicotteri d’assalto e aerei da combattimento. Ad esempio, in base al trattato, ogni controparte non dovrebbe avere più di 16500 carri armati o 27300 veicoli corazzati da combattimento attivi. Nel 1999 vi fu una versione “adattata” del trattato, tuttavia la NATO si rifiutò di ratificarla finché la Russia non avesse ritirato le sue truppe da Georgia e Transnistria. La Russia rispose che tale condizione era “artificiosa”. Nel dicembre 2007 Mosca impose una moratoria sul Trattato CFE, definendolo “irrilevante” da quando la NATO si espande in Europa orientale. Nel novembre 2014 Mosca sospendeva l’applicazione del Trattato CFE e due mesi dopo il Congresso USA condannava la Russia invitando il presidente Obama a rivedere il CFE. “Per molti anni la Federazione russa ha fatto tutto il possibile per mantenere il trattato, avviando i colloqui per aggiornarlo, ratificandolo“, dichiarava Mosca aggiungendo che tutti questi sforzi furono rigettati dalla NATO in favore della propria espansione ad Est.
Ai primi di marzo, più di 2500 artiglieri partecipavano a una grande esercitazione nell’Estremo Oriente della Russia, “nell’esercizio, verranno effettuati tiri contro obiettivi da semoventi di artiglieria Gvozdika, Akatsija e Gjatsint, da sistemi lanciarazzi multipli Grad, Uragan e Shturm, da sistemi missilistici anticarro Konkurs e da mortai Sani”. Inoltre, 40 velivoli russi compivano esercitazioni militari sul Mare di Barents, “Oltre 20 caccia intercettori MiG-31 e cacciabombardieri Su-24 del Distretto Militare Centrale partecipavano alle esercitazioni tattiche sul mare di Barents dal 26 febbraio al 5 marzo. I piloti si sono addestrati a distruggere missili e aerei ‘nemici‘” secondo una dichiarazione del servizio stampa del Distretto. Il 12 marzo si svolgeva un’esercitazione delle truppe della Difesa Aerea nel Distretto Militare orientale della Russia, nella Repubblica di Burjazja; “Unità radar sviluppano tecniche nelle grandi esercitazioni delle truppe della Difesa Aerea del distretto militare orientale, iniziate nella base di Telemba nella Repubblica di Burjazja” dichiarava il Colonnello Aleksandr Gordeev, che aggiunse che nel 2014 il Distretto militare orientale della Russia aveva ricevuto 100 stazioni per la guerra elettronica. Altre esercitazioni militari si svolgevano nel sud della Russia, presso Stavropol, con circa 20 cacciabombardieri tattici Su-25SM che compivano lanci di missili e razzi; delle navi d’assalto anfibio Peresvet e Admiral Nevelskij nel Mar del Giappone; e a Kaliningrad, con 500 militari e 100 mezzi dell’esercito russo.11041966Riferimenti:
America’s Done Wrongs
Cassad
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Fort Russ
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Fort Russ
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Nations Presse
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Russia Insider
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Russia Insider
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Voice of Sevastopol
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Zerohedge

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Marzo2015

Donbas: “Abbiamo costruito uno Stato indipendente”

Intervista al Vicepremier della Repubblica Popolare di Donetsk, Mikhail Mnukhin
Global Research, 7 marzo 2015B82kbCYIQAEHVKD.jpg largeAbbiamo l’onore di intervistare il Primo Viceministro degli Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk Mikhail Mnukhin, che ci parla della crisi nella RPD, della storia del Donbas e del suo rapporto con l’Ucraina, e delle iniziative per porre fine al conflitto. Per ulteriori corrispondenze è possibile visitare il sito ufficiale del MdE della DPR.

Haneul: Un anno dopo il colpo di Stato di Euromajdan sostenuto dagli Stati Uniti, l’Ucraina è ancora impegnata in una guerra civile lunga e sanguinosa. Quali progressi avete fatto nella lotta contro i militari ucraini e i fascisti di Svoboda e Settore destro?
Mikhail: Primo e più importante, abbiamo costruito uno Stato indipendente. Anche se alcune parti del nostro territorio sono ancora controllate dalle forze armate ucraine, il sistema statale della RPD è completamente operativo e controlla tutte le operazioni vitali. Possiamo pagare stipendi e spese sociali, formare bilanci statali e organizzare il commercio estero. Il leader della Repubblica, (il Primo ministro) Aleksandr Zakharchenko, e il supremo organo legislativo, il Consiglio del Popolo, oggi nella RPD sono autorità elette legittimamente. Le elezioni dei consigli locali avranno luogo presto. Va sottolineato che abbiamo raggiunto tutti questi obiettivi durante l’incessante ostilità e blocco delle autorità ucraine, oltre alla critica situazione umanitaria nella regione. A nostro avviso, tutti questi problemi sono i principali argomenti nella lotta contro il nostro nemico. Siamo riusciti non solo a sopravvivere, ma anche a sviluppare un vero e proprio Stato. Militarmente, l’esercito della RPD ha dimostrato al mondo intero la sua efficienza e le numerose magnifiche vittorie sulle truppe ucraine l’attesta. Si noti che il numero di soldati ucraini supera i nostri, così come nell’equipaggiamento militare. Tuttavia, insisteremo sempre e continueremo a desiderare una soluzione pacifica del conflitto. Non abbiamo mai cercato di annientare l’Ucraina e gli ucraini. Tuttavia, il nostro problema fondamentale è dare sicurezza al popolo e creare le condizioni per una vita normale e pacifica. Siamo sempre pronti al dialogo, anche con Kiev.

Haneul: Dopo il referendum dell’11 maggio, la RPD si è dichiarata indipendente dall’Ucraina, ma la comunità internazionale ha denunciato il diritto a farlo. Mi può dire cosa ciò significa per la costruzione della democrazia?
Mikhail: La questione del riconoscimento della RPS resta urgente, anzi è la priorità principale del lavoro dei nostri ministri oggi, e progrediamo gradualmente in questa direzione. La Repubblica dell’Ossezia del Sud ha ufficialmente riconosciuto la RPD stabilendo contatti diplomatici. La Repubblica di Abkhazia ha anche annunciato disponibilità a riconoscere la RPD. Inoltre lavoriamo in altri settori della cooperazione e con Paesi di ogni continente. Alcuni ci hanno ufficialmente riconosciuti altri no. Inoltre, promuoviamo attivamente la cooperazione con altri movimenti sociali e politici per sostenere l’autodeterminazione dei loro territori. Questo processo è piuttosto lungo e complesso. Sulla posizione di un certo numero di Paesi occidentali verso di noi ne comprendiamo molto bene le ragioni. Dovrebbero decidere se riconoscere o no la nostra Repubblica, non dipende da noi. Da parte nostra possiamo garantire questo processo dimostrando la nostra coerenza di membri a pieno titolo della comunità internazionale. E’ paradossale che, anche se i cittadini del nostro Stato sono simili a quelli di Stati Uniti, Gran Bretagna o Giappone, dobbiamo ancora dimostrare il nostro diritto ad esistere. A questo proposito, abbiamo grandi aspettative dall’opinione pubblica, in particolare nei Paesi occidentali, che inizia a cambiare. Persone da tutto il mondo conoscono sempre più la verità su di noi, e ci auguriamo che le autorità abbiano un atteggiamento obiettivo verso la RPD.

Haneul: Può parlarci della storia dell’Oblast di Donetsk e della relazione con la Russia? Perché la RPD ha deciso di rimanere autonoma invece d’integrarsi nella Federazione Russa come la Crimea?
Mikhail: Il Donbas è sempre stato un luogo di enorme risorse umane, il luogo dove persone di tutte le nazionalità si univano per lavorare insieme, utilizzando il russo come lingua comune. Il risultato è la piattaforma politica unica sorta nel Donbas, le cui conseguenze si possono osservare oggi. Tutto ciò spiega perché il Donbas ha sempre cercato autonomia e indipendenza. La Crimea ha compiuto il suo lungo viaggio infine ritornando alla Russia. Tuttavia, siamo due regioni distinte e abbiamo una storia diversa. Non abbiamo l’obiettivo di unirci alla Russia quale priorità ora, ma seguiamo il nostro percorso nel creare uno Stato indipendente. Abbiamo risolto i problemi sociali ed economici apportati dall’aggressione militare dell’Ucraina e dal suo totale blocco economico e nei trasporti alla nostra terra.

Haneul: Storicamente, gli ucraini subirono nel 1941 il pogrom di Leopoli, quando l’esercito insurrezionale ucraino collaborava con i nazisti uccidendo migliaia di cittadini polacchi e ucraini. Credete che si stia rivivendo tale incubo? Chi dovrebbe esserne ritenuto responsabile?
Mikhail: Sottolineiamo che l’Esercito insurrezionale ucraino (UPA) non agì da solo durante la seconda guerra mondiale. Con il sostegno di Stati esteri, l’UPA esisteva in alcune regioni nel 1946-48 quale strumento locale della guerra fredda. Tuttavia, l’ideologia nazionalista ucraina non sé cambiata, solo i suoi padroni. La ripetizione è una caratteristica peculiare della storia. La tragedia ad Odessa, la repressione dei dissidenti e i molteplici crimini di guerra lo dimostrano. Organizzazioni e persone di cui sopra seguono purtroppo gli esempi dei loro capi storici e idoli. Tuttavia dovrebbero ricordare il destino dell’UPA e dei suoi capi, che in parte anticipa il loro. Potete vedere nel corso della storia le azioni dell’UPA e di altri gruppi nazionalisti, rivolte non solo contro i polacchi, ma anche contro russi, ebrei e altre etnie. Coloro che sostengono il neonazismo in Ucraina dovrebbero pensare contro chi i nazisti punteranno le loro armi domani.

Haneul: Quali organizzazioni internazionali collaborano con il governo fornendo aiuti umanitari ai vostri cittadini, e per quanto tempo pensate tale crisi durerà? Come possono le persone nel mondo segnalare, assistere o finanziare la vostra causa?
Mikhail: Siamo aperti al dialogo, sempre pronti ad accettare l’aiuto di tutte le organizzazioni e dei privati. C’è una serie di organizzazioni che opera nella RPD come Croce Rossa Internazionale, Medici senza Frontiere e decine di altri enti di beneficenza. Le nostre esperienze hanno dimostrato che non siamo soli, che molte persone di numerosi Paesi sono pronte ad aiutarci sinceramente e liberamente. Ad esempio, abbiamo ricevuto un paio di camion con medicinali dalla Germania, raccolti con l’aiuto di alcuni parlamentari del Bundestag. Ricordate che il Donetsk attualmente subisce un blocco economico completo. L’invio diretto di risorse finanziarie, prodotti alimentari e altro alla RPD è impossibile ora, ma cerchiamo di risolvere sempre tale problema. Siamo molto soddisfatti e apprezziamo il desiderio della gente nel mondo di aiutarci.

Haneul: Credi che il Premier Aleksandr Zakharchenko avrebbe dovuto prendere parte al secondo accordo di Minsk in Bielorussia? Perché i Quattro di Normandia (Russia, Ucraina, Germania e Francia) non includono ai colloqui di pace Donetsk, Lugansk e Crimea? I colloqui di pace hanno contribuito ad alleviare le tensioni nel Donbas, o credete che ci debbano essere colloqui distinti tra RPD e altri gruppi?
Mikhail: Le situazioni di RPD, RPL e Crimea non possono combinarsi nei negoziati, la Crimea è già parte della Russia. La Repubblica Popolare di Donetsk è una delle parti in conflitto, quindi senza la partecipazione di Aleksandr Zakharchenko, una risoluzione negoziata è impossibile. Tuttavia, possiamo spiegare la dura presa di posizione di Kiev che tenta d’ignorare RPD e RPL nei negoziati. L’Ucraina considera la tregua come periodo per accumulare forze militari e prepararsi ad ulteriori ostilità, Kiev non ha mai mostrato piena disponibilità a una pace duratura. Il vero conflitto è fra il governo ucraino e il popolo del sud-est, che dovrebbero negoziare. A parte questo, l’ingresso della RPD nei negoziati significherebbe raggiungere un nuovo status, cosa che l’Ucraina cerca d’impedire. Inoltre, l’Ucraina tenta d’ampliare il numero dei partecipanti al conflitto, come Germania e Francia, per averne le armi. Speriamo che non accada. Siamo soddisfatti del punto di vista di Germania e Francia; hanno iniziato a cambiare posizione sul Donbas. Ci aspettiamo che, invece di altre sanzioni, avviino missioni umanitarie per fermare la catastrofe, e non peggiorarla. Siamo sicuri che ci sarà la pace alla fine, ma non possiamo raggiungerla con continue concessioni da un lato e continue violazioni dall’altro. La pace è sempre un compromesso e siamo pronti a questo, ma solo dopo che garantiremo la sicurezza dei nostri cittadini.

Haneul: Gli Emirati Arabi Uniti hanno già promesso armi ai militari ucraini, e gli Stati Uniti pensano di armare direttamente la junta. In questo caso, quali saranno le conseguenze per la situazione attuale? Sarà l’escalation a un grande conflitto tra superpotenze?
Mikhail: Secondo le attuali informazioni, i contratti sulle armi stipulati tra Ucraina ed Emirati Arabi Uniti non sono un problema significativo, e crediamo personalmente siano solo pubblicità. Dubitiamo che Kiev sia riuscita a convincere i partner a fornirle armi a credito, non ha abbastanza soldi per comprarle. Un altro problema sono le armi dagli Stati Uniti. Secondo informazioni confermate, non hanno mai smesso di rifornire l’Ucraina. Lungo il fronte, dopo il ritiro di ogni forza ucraina, si trovano facilmente armi fabbricate negli USA, anche artiglieria pesante. Inoltre, la grande quantità di personale statunitense che addestra soldati ucraini suscita grave preoccupazione. In che modo dobbiamo stimarne il risultato? Denunciare la partecipazione di Washington nel conflitto nel Donbas è difficile, ma interventi diretti avvengono e crescono ogni mese, quindi è molto difficile prevederne le conseguenze.

10301586Per ulteriori informazioni, si prega di visitare The Last Defense o seguire su Twitter @thelastdefense
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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