THAAD, azione-reazione

Análisis MilitaresÈ una questione ben nota che gli Stati Uniti schierino in Corea del Sud un sistema di difesa antimissile balistico THAAD, andando contro la filosofia prevalente nelle relazioni bilaterali russo-statunitensi prima che gli Stati Uniti uscissero dal Trattato ABM, sgradita a Mosca e a Pechino. L’azione degli Stati Uniti porterà una reazione russa arrivando al dispiegamento di mezzi in grado di distruggere, se necessario, il THAAD schierato in Corea del Sud. Qualcosa di simile si nota sul suolo europeo, con il dispiegamento dello scudo missilistico in Polonia e la controparte nell’enclave russa di Kaliningrad. Da ciò che è trapelato, gli Stati Uniti schierano nel distretto Seongju della provincia di Gyeongsangbuk-do una batteria del THAAD:
Una batteria THAAD è costituita da:
Radar AN/TPY-2
Elementi di comando e controllo
6 veicoli trasporto-lanciatori (TEL)
48 intercettori
Non veniva specificato il numero di batterie schierate. Il raggio di azione dell’intercettore THAAD varia a seconda della domanda. Si presume che arrivi almeno a 250 km di gittata e 150 km di quota. In teoria tutto ciò affronterebbe la minaccia dei missili balistici della Corea democratica, ma non convince cinesi e russi che affilano gli artigli per rispondere allo schieramento. La reazione russa, già annunciata, sarà schierare sistemi offensivi che minaccino tali sistemi e, sicuramente, lo farà pubblicamente per attirarvi l’attenzione. La componente mediatica di questi schieramenti è cruciale. Dal territorio russo queste sono le distanze approssimate all’area in cui il THAAD viene schierato in Corea del Sud:
Le Forze Armate russe hanno vari mezzi per rispondere all’azione degli Stati Uniti, come sistemi Iskander o Kalibr, per citarne due noti. Nel contesto balistico, per esempio, la risposta di solito proviene dalla minaccia dei sistemi missilistici balistici a corto raggio (SRBC) Iskander che rientrano ufficialmente nella gittata di 500 km, sufficiente a minacciare il THAAD.
Com’è successo per altri sistemi russi, si ipotizza che il sistema missilistico Iskander sia di gran lunga più potente di quanto ufficialmente ammesso, potendo almeno raggiungere i 700 km, e questo già basterebbe a minacciare il THAAD in Corea del sud.
Qui si ha una circostanza interessante. Il precedente annuncio del dispiegamento del THAAD statunitense a Eumseong e Pyeongtaek, a nord della posizione attuale (e secondo le esigenze della difesa sudcoreana), lo lascerebbe entro la gittata teorica dei missili Iskander, se dalla gittata di 700 km. Le ultime informazioni dalla Corea del Sud indicano il dispiegamento del THAAD a Seongju che coinciderebbe con la gittata massima dei missili balistici russi. o forse un po’ oltre i 700 km teorici dell’SRBC Iskander che, si ricordi, sarebbe parte della risposta russa annunciata se Stati Uniti e Corea del Sud attueranno il dispiegamento.
Può essere una coincidenza, o forse tale modifica della zona di schieramento è dovuta alla spada di Damocle attivata dai russi, in risposta all’azione sudcoreana-statunitense di schierare nel territorio sudcoreano il THAAD. Allontanarsi un po’ per evitare una minaccia diretta. Così si coprirebbe la testa scoprendo piedi, la trita e ritrita coperta corta. Allontanarsi dalla zona demilitarizzata significa meno tempo per reagire a un attacco da nord, e parlando di sistemi balistici ogni secondo è di vitale importanza. Ma resta da vedere dove finalmente il THAAD sarà schierato in Corea del Sud. Fu annunciato che il luogo scelto per schierare il THAAD sarà un campo da golf a 18 km a nord di Seongju. Come si vede nella foto qui sotto. A giudicare dalle informazioni pubblicate sulla zona, le batterie saranno schierate ad ovest del campo da golf, su una montagna alta 680 metri. E se qualcuno se lo chiede… sì, il THAAD sarà schierato in una zona teoricamente oltre la gittata dei missili russi Iskander. Un colpo di fortuna. Infine sì, le batterie THAAD statunitensi saranno schierate nella zona indicata, direttamente sul campo da golf.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo perde l’Asia

Covert Geopolitics 2 maggio 2017

Nei prossimi cinque anni, almeno, con il mandato del sindaco filippino Rodrigo Duterte, alcun tentativo di seminare conflitti acustici e cinetici sarà consentito nella regione del Mar Cinese Meridionale. Il vertice ASEAN del 2017, recentemente conclusosi, ha visto il desiderio collettivo della comunità di perseguire un dialogo pacifico con la Cina, anziché farsi usare come fulcro per alcuni interessi acquisiti a migliaia di chilometri di distanza. Ciò è evidente dall’assenza della richiesta da parte di tutti gli aderenti all’ASEAN di utilizzare la sentenza UNCLOS sui diritti delle Filippine sulla ZEE nel Mar Cinese Meridionale, nella dichiarazione del presidente. Quest’anno presidente dell’ASEAN, Duterte ha volutamente evitato di provocare il governo cinese, affermando che non sarebbe stato nient’altro che fraseggio vuoto. Al contrario, la leadership dell’ASEAN ha deciso di concentrarsi su rapporti economici più stretti e azioni militari congiunte per proteggere il confine comune dal terrorismo globale. Infatti, dopo il vertice, il presidente indonesiano Joko Widodo si recava nella città natale di Duterte, Davao, per inaugurare il nuovo legame logistico tra i due Paesi. Ma la più forte espressione di sfida all’egemonia occidentale era la “visita di buona volontà” di tre navi cinesi nella stessa città. Da qui, invece di provocarsi, Cina e Filippine s’impegnano in esercitazioni militari congiunte oltre agli scambi economici. Le Filippine sono pronte a trarre vantaggio dell’assistenza economica della Cina, pari a 24 miliardi di dollari, e del Giappone (per 1 trilione di yen). Ciò ha permesso al governo d’istituire il più ambizioso programma infrastrutturale nella storia del Paese, da 180 miliardi di dollari. Il governo Duterte è pienamente impegnato a completare questi progetti prima che il mandato termini nel 2022.
Si può dire che dopo aver appreso la lezioni dalle precedenti amministrazioni della CIA, i popoli afflitti di questa parte del mondo si sono liberati dall’apatia collettiva, compiendo un primo passo mettendo le persone giuste al governo, che a loro volta accelerano i programmi pubblici, riducono la corruzione, costringono l’oligarchia a lasciare l’atteggiamento egoistico verso le classi inferiori della società rispettando le direttive economiche dei governi, ed ispirano il popolo a partecipare attivamente a governo e sviluppo della nazione. È giunto il momento che il resto del mondo smetta di badare alla guerra alla droga di Duterte quale mero problema periferico dal loro punto di vista. “La gente vuole parlare di omicidi extragiudiziali, ma dobbiamo parlare di ciò che realmente accade in questo Paese, pronto a crescere“, affermava il segretario ai lavori pubblici delle Filippine Mark Villar. “Se riusciamo in questo programma infrastrutturale, le Filippine saranno un Paese di classe media e la povertà sarà dimezzata“. Le Filippine, una delle economie in più rapida crescita del mondo, sono da tempo afflitte da infrastrutture inadeguate. Il Forum economico mondiale dell’anno scorso indicava le Filippine 106.me su 140 Paesi per infrastrutture. Un investimento maggiore contribuirà all’espansione economica che l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico attende sia del 6,1 per cento all’anno entro il 2021.
Quindi, il New York Times può sclerare con i suoi persistenti inutili titolisti. Ma in questa parte del mondo, nessuno si preoccupa più di ciò che i media occidentali dicono, tranne le quinte colonne costantemente frustrate nei loro stupidi tentativi di abbattere questo governo. Come possono mai riuscirci con la loro agenda servile quando è il popolo a proteggere questo presidente? Se qualcosa di simile accadesse qui, non c’è ragione che non possa accadere altrove. L’oligarchia non potrà far altro che sottomettersi alla volontà della maggioranza ogni volta che è unita. Il blocco ASEAN sceglie pace e prosperità, piuttosto che farsi trascinare nelle infinite guerre del complesso militar-industriale.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump irrita la Corea del Sud su commercio e THAAD

Kanako Itamae e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 1° maggio 201L’amministrazione Trump segue la strada di Barack Obama con affermazioni contraddittorie e obiettivi confusi nelle relazioni internazionali. Anzi, i dirigenti politici e militari della Corea del Sud saranno sconvolti dalla tempistica di Trump nell’alzare la posta commerciale. Allo stesso modo, Trump è convinto che la Corea del Sud debba pagare il THAAD. Qualcosa non funziona nei corridoi del potere a Washington e Seoul. Pertanto, in un momento di accentuata contrapposizione tra Stati Uniti e Corea democratica, sembra che Trump voglia trascinare la Corea del Sud su compiti su diverse questioni. Il presidente Trump ritiene che l’accordo di libero scambio con la Corea del Sud sia “orribile” favorendola a scapito degli USA. Similmente, Trump insiste sul fatto che la Corea del Sud debba pagare il sistema missilistico THAAD. Ancora una volta, gli USA non si preoccupano della realtà geopolitica della Corea del Sud, perché la Cina è fermamente contraria al THAAD. Giappone e Corea del Sud, a differenza della Corea democratica, si affidano agli USA per la protezione militare. Allo stesso tempo, a differenza della Corea democratica, Giappone e Corea del Sud sono attenti agli scatti statunitensi. Infatti, storicamente la Corea del Sud sacrificò suoi soldati per sostenere gli USA nella guerra contro il Vietnam. E fino a poco prima, il Giappone restava lontano dagli impegni militari di Washington, da cui invece traeva profitto dalla morte di vietnamiti ed altri, perseguendo gli aspetti economici della guerra. Attualmente, poco più di 28000 militari statunitensi sono di stanza in Corea del Sud, dividendo i coreani. Ciò vale in particolare per le convulsioni politiche interne e quando gli USA intralciano pesantemente l’indipendenza della Corea del Sud. Pertanto, con Trump che insiste a che la Corea del Sud paghi il THAAD, rimproverandole la realtà del libero scambio tra le due nazioni, anche le forze filo-statunitensi in Corea del Sud si trovano a disagio verso la posizione dell’amministrazione Trump. Trump ha detto: “Ho informato la Corea del Sud che sarebbe opportuno che pagassero. È un sistema da miliardi di dollari… è fenomenale, spara i missili proprio fuori dal cielo“. Moon Jae-in, primo candidato presidenziale della Corea del Sud, insiste sul fatto che la Corea del Sud non sapesse dello schieramento o di pagare il nuovo sistema missilistico THAAD. Indica, difatti, che tale decisione va presa quando sarà eletto il nuovo presidente della Corea del Sud. Ciò, secondo Moon, significa che un mandato politico dovrà decidere una questione così importante. Inoltre ha sollevato dubbi sulla relazione tra dispiegamento del THAAD e fine dell’accordo di libero scambio ricorrendo all’alleanza militare. Reuters riferisce: “Il primo candidato presidenziale del 9 maggio in Corea del Sud ha chiesto di ritardare lo schieramento del THAAD, dicendo che la nuova amministrazione di Seoul dovrà decidere dopo aver raccolto l’opinione pubblica ed altri colloqui con Washington“. Secondo Kim Ki-jung, consulente di Moon negli affari esteri, la posizione dell’amministrazione Trump non è realistica. Dopo tutto, riferisce Kim, “Anche se acquistiamo il THAAD, la sua operatività sarà nelle mani degli Stati Uniti… Quindi acquistarlo sarebbe un’opzione impossibile. Questa era la nostra argomentazione quando ne consideravamo le opzioni“.
Anche se Trump fa dichiarazioni valide nell’ambito dell’accordo di libero scambio che avvantaggia la Corea del Sud, è questo il momento giusto per fare la voce grossa? Soprattutto con le tensioni tra USA e Corea democratica, nonostante gli ultimi segnali contrastanti dell’amministrazione Trump che suggeriscono una possibile soluzione. Naturalmente, questo se la Corea democratica si trattiene sulle armi di distruzione di massa e abbonda le ambizioni nucleari. Il momento di un approccio così forte da parte dell’amministrazione di Trump avrà sconvolto i leader politici e militari della Corea del Sud, in particolare con le imminenti elezioni dovute alll’impeachment della presidentessa Park Geun-hye. Infatti, a prescindere da come le nazioni considerino la Corea democratica, sembra che Trump le permetta una “vittoria propagandistica”, qualificando la Corea del Sud pedone di Washington. Ed ecco la tempistica strana di Trump nel rimproverare l’accordo di libero scambio con la Corea del Sud, anche se giustificata, mentre entrambe le nazioni dovevano dimostrare solidarietà contro l’assertività della Corea democratica.

Moon Jae-in

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dopo 100 giorni, Trump rimedia un’umiliazione coreana

Alessandro Lattanzio, 30/4/2017Il segretario di Stato degli USA, Rex Tillerson, dopo aver allontanato l’ambasciatrice neocon Nikki Haley dalla sessione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, segnalava la disponibilità di Washington a colloqui diretti con la leadership della Corea democratica. Tillerson dichiarava “Il nostro obiettivo non è il cambio del regime. Né vogliamo minacciare il popolo nord-coreano o destabilizzare la regione dell’Asia Pacifico. Negli anni abbiamo ritirato le nostre armi nucleari dalla Corea del Sud e offerto aiuti alla Corea democratica come prova della nostra intenzione di normalizzare le relazioni… gli Stati Uniti credono in un futuro per la Corea democratica. Questi primi passi verso un futuro più speranzoso saranno più spediti se altri soggetti interessati, nella regione e nella sicurezza globale, ci raggiungeranno”. Tillerson, però continuava minacciando “Dobbiamo imporre la massima pressione economica tagliando i rapporti commerciali che finanziano direttamente il programma nucleare e missilistico della RPDC. Invito la comunità internazionale a sospendere il flusso dei lavoratori ospiti nordcoreani e ad imporre divieti alle importazioni nordcoreane, in particolare al carbone”. Tillerson chiariva che ormai obiettivo degli USA è impedire alla Corea democratica di sviluppare armamenti strategici che possano minacciare direttamente la terraferma nordamericana. Timore confermato da Vasilij Kashin, analista militare russo, “Attualmente, i test riusciti con i missili KN-11 Pukkuksong-1 navali e KN-15 Pukkuksong-2 terrestri, sono in corso. In realtà, i nordcoreani hanno raggiunto lo stesso livello della Cina agli inizi degli anni ’80, quando Pechino effettuò i test di volo del JL-1, il primo missile lanciato da sottomarini della Cina, da cui evolse il DF-21, missile balistico mobile a medio raggio”. Kashin indicava che la Cina impiegò 5-6 anni per completare i test di volo del JL-1, mentre “I nordcoreani hanno iniziato i test di volo del Pukkuksong-1 nel 2014, ed è possibile che saranno pronti a schierarli alla fine del decennio. Questi missili avrebbero una gittata di 2000 km, paragonabile a quella di JL-1 e DF-21A. Pyongyang avrà la capacità sicura di colpire obiettivi in Corea del Sud e Giappone, ma ancora non potrebbe raggiungere gli Stati Uniti“. Si pensa che i nordcoreani abbiano fatto una dozzina di prove con i Pukkuksong-1 e 2, e nell’agosto 2016 fu compiuto un lancio da un sottomarino del Pukkuksong-1. Secondo Kashin, questi successi saranno la base di ulteriori progressi. Tuttavia, “il passo per realizzare un missile balistico intercontinentale, e in particolare un ICBM propulso da combustibili solidi, richiederà un salto qualitativo nello sviluppo della base produttiva e delle infrastrutture dei test della Corea democratica”. La Corea democratica ha sviluppato anche il KN-08, noto anche come Rodong-C o Hwasong-13, ICBM autocarrato mobile allo studio dal 2010. Kashin osservava che i nordcoreani, “dovranno saper produrre motori a razzo a propellente solido dal grande diametro. Dovranno sperimentare nuovi combustibili e nuovi contenitori per missili. Una limitazione seria è la capacità o meno di acquistare o creare le attrezzature necessarie“. Inoltre, “per essere testati, gli ICBM dovranno essere lanciati sopra il territorio giapponese in direzione dell’Oceano Pacifico meridionale. Dato che l’esperienza dei cinesi nel testare i loro ICBM DF-5 nei primi anni ’80 dimostra che i test richiederanno la creazione di una flotta di navi specializzate dotate di complessi strumenti di misura e, probabilmente, nuove navi da guerra per scortarle. I tentativi di condurre tali test saranno minacciati da Stati Uniti ed alleati, anche con tentativi di abbattere i missili durante il decollo, o di bloccare le apparecchiature di controllo a bordo delle navi nordcoreane“. Quindi, secondo Kashin, i test sugli ICBM richiederanno circa 5-6 anni. La Cina “schierò i suoi ICBM DF-31 15-20 anni dopo lo schieramento dei Jl-2 e DF-21“. Quindi, secondo l’analista, passerebbero decenni prima che Pyongyang possa disporre di un vero ICBM. “Perché i nordcoreani sentano la necessità di richiamare l’attenzione sui sistemi di armi che, anche secondo lo scenario più ottimista, non possono essere schierati prima della metà degli anni 2030? È possibile che, dal punto di vista di Pyongyang, sia una dimostrazione della determinazione e, allo stesso tempo, un invito ai colloqui, che la Corea democratica, nonostante l’isolamento, intende condurre da una posizione di forza. È possibile che questi potenziali sistemi missilistici siano ciò che la Corea democratica è pronta a sacrificare in cambio di una riduzione delle pressioni e delle sanzioni. La sicurezza del Paese è garantita dalla capacità d’infliggere danni inaccettabili agli alleati degli USA Corea del Sud e Giappone in caso di guerra. Pyongyang non abbandonerà armi nucleari e missili a medio raggio, ma potrebbe accettare di non condurre nuovi test o sviluppare missili intercontinentali in cambio di concessioni economiche e politiche. Questo è possibile, può benissimo essere lo scenario ideale per Pyongyang“. I nordcoreani potrebbero essere pronti a rinunciare alla futura capacità di attaccare il continente nordamericano in cambio della normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti. Ciò potrebbe spiegare il discorso di Tillerson al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Ma se il segretario di Stato Rex Tillerson sembrava indicare un ammorbidimento della posizione degli Stati Uniti verso la Corea democratica, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, affermava, “La chiave per risolvere la questione nucleare sulla penisola non è nelle mani cinesi. È necessario mettere da parte il dibattito su chi debba compiere il primo passo e smettere di discutere chi abbia ragione e chi torto. Ora è il momento di considerare seriamente la ripresa dei colloqui”. Sempre Wang Yi, in una conferenza stampa con il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel, affermava “Certamente crediamo che i continui test nucleari violino le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma effettuare esercitazioni militari nella penisola coreana chiaramente non è n linea con lo spirito delle risoluzioni del Consiglio… riguardo la probabilità di una guerra, anche una minima probabilità non è accettabile. La penisola coreana non è il Medio Oriente. Se la guerra esplodesse, le conseguenze sarebbero inimmaginabili“, tracciando così la linea rossa che gli Stati Uniti non devono attraversare. Inoltre, il Quotidiano del Popolo avvertiva, “La forza non porterà da alcuna parte; dialogo e negoziati restano l’unica soluzione. È indispensabile che tutte le parti interessate considerino la proposta della Cina: sospensione dei test nucleari da parte della RPDC e cessazione delle esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud. Altre parole aspre e confronti militari non beneficeranno né Stati Uniti né RPDC. Se le parti possono inviassero segnali positivi, il problema potrebbe avere una probabile soluzione”. Lungi dall’essere disposta a considerare ulteriori sanzioni contro la Corea democratica, la Cina chiede agli Stati Uniti d’impegnarsi immediatamente in colloqui diretti con la Corea democratica e che sospendano le esercitazioni militari con la Corea del Sud, in cambio della sospensione della Corea democratica di ulteriori test nucleari. Tillerson restava scioccato dalla risposta cinese, “Non negozieremo il nostro ritorno ai negoziati con la Corea democratica, non ricompenseremo le violazioni delle risoluzioni passate, né il cattivo comportamento nei colloqui”. Ma il Viceministro degli Esteri russo Gennadij Gatilov sosteneva la Cina, dichiarando, “Una retorica bellicosa accoppiata a dimostrazioni di forza accanita hanno portato a una situazione in cui il mondo intero seriamente si domanda se ci sarà una guerra. Un pensiero sbagliato o un errore male interpretato porterebbero a conseguenze spaventose e deprecabili”. Gatilov osservava come la Corea democratica sia minacciata dalle esercitazioni militari congiunte statunitensi-sudcoreane e dall’arrivo delle portaerei statunitensi nelle acque della penisola coreana. Cina e Russia si oppongono allo schieramento del sistema antimissile statunitense in Corea del Sud, definito “sforzo destabilizzante” che danneggia la fiducia tra le parti sulla questione della Corea democratica. In sostanza, invece d’isolare la Corea democratica, gli USA si ritrovano la Cina accusarli di suscitare una crisi, e non solo Beijing si oppone alle pretese degli Stati Uniti di ulteriori sanzioni, ma rafforza il sostegno alla Corea democratica. Il Quotidiano del Popolo riportava, “Nonostante le tensioni sulla penisola, una guerra non è affatto imminente. Anche se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo governo rimproverano alla RPDC il programma nucleare e missilistico, e sebbene la RPDC abbia risposto con parole e azioni nette, ci sono ancora segnali incoraggianti. Negli ultimi giorni, la RPDC non ha condotto alcun nuovo test nucleare. E il 26 aprile, segretario di Stato, segretario della difesa e direttore dell’intelligence nazionale degli USA dichiaravano congiuntamente che i negoziati sono ancora sul tavolo”.
Tornando al discorso di Tillerson alla sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, le sue parole dimostrano chiaramente che gli Stati Uniti non hanno altra scelta se non dialogare con Piyongiyang, e la necessità per l’amministrazione Trump, dopo la foia bellicosa delle ultime settimane, di avere la foglia di fico delle sanzioni cinesi per salvarsi la faccia prima di negoziare con la Corea democratica. Ma i cinesi, memori dell’oltraggio dell’attacco missilistico alla Siria, avvenuto mentre Trump incontrava il Presidente Xi Jinping, negano a Trump tale favore. Infatti, l’ambasciatore nordcoreano, d’accordo con i cinesi, neanche si degnava di partecipare alla sessione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per rispondere a Tillerson. Per loro hanno parlato Cina e Russia.
Il successo della Corea democratica nel programma missilistico e nucleare dimostra che possiede una seria base industriale e tecnologica comprendente chimica avanzata e fisica nucleare. Il successo della Corea democratica nel produrre cellulari e tablet intelligenti e la rete intranet nazionale “Kwangmyong”, indicano anche l’esistenza di un’industria informatica avanzata. Rodong Sinmun, quotidiano del Partito dei Lavoratori della Corea democratica, spiega la necessità del programma strategico per la Corea democratica, “Recentemente, il rappresentante statunitense alle Nazioni Unite, attaccando le giuste misure della RPDC per rafforzare la deterrenza nucleare, dichiarava che costituirebbero una minaccia per gli Stati Uniti e diversi altri Paesi, e che “Paesi compiono atti malvagi”, come la RPDC, non firmando la convenzione del bando delle armi nucleari o non attuandola. Ciò è una distorsione grossolana della realtà. Gli Stati Uniti distorcono e sfruttano deliberatamente la realtà per mutare il quadro in loro favore. Lo scopo è indicare la RPDC come nemica della pace e nascondere la verità sul terribile criminale nucleare e giustificarne le mosse per soffocare la RPDC. Non hanno merito e diritto di accusare le misure della RPDC per rafforzare la deterrenza nucleare, e neanche diritto di agitarsi sulla convenzione per il divieto delle armi nucleari. Gli USA cercano di convincere il pubblico che la denuclearizzazione del mondo non avviene a causa della RPDC. È un’accusa senza senso che ignora i motivi storici per cui la RPDC è stata costretta ad optare per le armi nucleari e rafforzarle qualitativamente e quantitativamente, e del perché è diventato necessario nel mondo disporre della convenzione sul divieto delle armi nucleari. Non sono altri che gli Stati Uniti che hanno costretto la RPDC ad accedere alle armi nucleari e sono sempre gli Stati Uniti che spingono costantemente la RPDC a rafforzarle qualitativamente e quantitativamente. La deterrenza nucleare della RPDC non minaccia gli altri, ma è un mezzo per difendere la sovranità del Paese dalla provocazione nucleare statunitense in ogni aspetto. La RPDC continuerà ad esercitare questo diritto con dignità, indipendentemente da ciò che altri possano dire”.
Infine, Trump si vantava di aver diviso la Cina dalla Russia nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel tentativo di suscitare zizzania tra Beijing e Mosca; cosa confermata dal consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, H. R. McMaster, che in un’intervista dichiarava in preda al delirio, “Ciò che sappiamo è che rispondendo alla strage del regime siriano, il presidente Trump e prima signora hanno ospitato una conferenza straordinariamente vincente con il Presidente Xi e la sua squadra. E non solo hanno stabilito un rapporto molto caldo, ma… hanno lavorato sulla risposta alla strage da parte del regime di Assad nel voto alle Nazioni Unite. Penso che il Presidente Xi sia stato coraggioso nel distanziarsi dai russi, isolando russi e boliviani… E credo che il mondo l’abbia visto bene, in quale club volete essere? Il club russo-boliviano? Oppure nel club degli Stati Uniti, lavorando insieme sui nostri interessi per la pace e la sicurezza”. Un commento che illustra la miseria della diplomazia statunitense sotto Trump. “I cinesi chiarirono a Mosca la decisione di astenersi nel voto alle Nazioni Unite, prima della votazione. Dal loro punto di vista e da quello dei russi, la decisione della Cina di astenersi non significava molto. Non c’era possibilità che il progetto di risoluzione passasse perché la Russia aveva già fatto sapere che avrebbe posto il veto, mentre gli Stati Uniti avevano già rimosso i termini più offensivi nel progetto di risoluzione prima che venisse votato, cancellando la formulazione che accusava dell’incidente di Qan Shayqun il governo siriano, prima che avesse luogo una qualsiasi inchiesta… ciò che i cinesi intesero come semplice cortesia diplomatica verso Trump su un tema che per la Cina era secondario, tuttavia fu erroneamente interpretato dall’amministrazione Trump come passo della Cina contro la Russia. Chiaramente, sarebbe stato completamente diverso se la Cina avesse votato la risoluzione dopo che la Russia aveva fatto sapere che avrebbe votato contro. In quel caso sarebbe stato legittimo parlare di grave frattura sul tema siriano tra Pechino e Mosca. Tuttavia l’astensione non va interpretata così”. Comunque, come visto, l’atteggiamento dell’amministrazione Trump verso la dirigenza cinese e il tentativo puerile di dividere Cina e Russia, oltre alle minacce alla Corea democratica, non solo hanno spinto la leadership cinese a riaffermare la persistenza dei rapporti tra Cina e Russia, ma irritava la Cina, con il risultato visto al Consiglio di Sicurezza, dove la Cina sostiene espressamente le richieste nordcoreane sulla fine delle manovre militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, collegandole al programma strategico nordcoreano, passo contro cui gli Stati Uniti si sono sempre opposti. Inoltre, la realtà della cooperazione cinese e russa nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite veniva dimostrata appunto sulla questione della Corea democratica, con i russi che sostengono con nettezza la Cina, dimostrando un chiaro coordinamento tra dirigenze di Cina e Russia.Fonti:
The Duran
The Duran
The Duran
The Duran

Gli squali volanti della Cina

Aleksandr Ermakov Russian Council 27 aprile 2017

Shenyang J-15 Flying Shark

Nella parte precedente avevamo discusso brevemente della storia del programma delle portaerei della Cina. Tuttavia, le portaerei sono solo la metà della storia: non sono niente senza aerei. L’aviazione imbarcata della Cina è la più giovane del mondo, ma si sviluppa rapidamente dimostrando progressi sostanziali. Il prototipo del caccia imbarcato cinese Shenyang J-15 Flying Shark, volò il 31 agosto 2009. Il potenziale operativo complessivo del J-15 è paragonabile a quello del Shenyang J-11B, la versione cinese del Su-27 russo, con avionica e armi cinesi. Un’altra importante componente difensiva di una forza portaerei è la capacità di primo allarme volante (AEW). La Cina tenta di affidarsi alle proprie forze, al riguardo, sviluppando un derivato AEW del Changhe Z-8, copia modernizzata dell’elicottero francese Aerospatiale SA 321 Super Frelon. Allora, perché la Cina ha speso massicce somme per la costruzione di una propria flotta di portaerei? Con essa la Cina sarà più sicura nel Pacifico e potrà spostare l’ipotetico fronte lontano dalle sue coste. Le portaerei sono uno strumento potente per proiettare potenza militare e politica globale. È vero che la Cina non ha mai voluto intervenire in conflitti lontani dai confini nazionali, ma deve esserci un motivo per cui la Marina cinese crea una base logistica a Gibuti. I sottomarini cinesi saranno più sicuri nel Mar Cinese Meridionale, più profondo e più lontano da Giappone, Corea del Sud e Guam. In questo caso, però, avrebbero bisogno di maggiore protezione antiaerea e antisom perché saranno più lontani dalla patria.Gli squali del Mar Nero
La storia dell’aviazione imbarcata della Cina, e del relativo programma portaerei, si basa soprattutto sugli sviluppi realizzati nell’URSS poco prima del crollo. Le prime quattro portaerei sovietiche Proekt 1143 (descritte formalmente come incrociatori portaeromobili), illustrate in dettaglio nella prima parte dell’articolo, erano destinate a trasportare velivoli a decollo e atterraggio verticale/corto (V/STOVL). Gli ingegneri sovietici procedevano dalla premessa che le portaerei degli Stati Uniti avessero un potenziale qualitativamente maggiore in termini aeronautici. Gli unici rivali dei Grumman F-14 Tomcat e McDonnell Douglas F/A-18 Hornet sono MiG-29 e Sukhoj Su-27. I caccia a terra raramente vengono assegnati alla Marina (ci sono molti altri esempi del contrario). I ponti di volo delle portaerei sono troppo corti per gli aviogetti da combattimento convenzionali. È qui che entra in gioco la catapulta, metodo universale per aumentare la velocità al decollo di un velivolo. Le catapulte a vapore sono ampiamente utilizzate fin dagli anni ’50. Per fermare un aereo sul ponte di volo, dopo l’atterraggio, vengono utilizzati cavi di arresto. Questi sono tesi sul ponte per essere catturati dal gancio nella coda del velivolo. L’URSS cercò di sviluppare le catapulte, ma la mancanza di esperienza e le trasformazioni radicali che l’introduzione di questa tecnologia implicava nel progettare le portaerei, portò a decidere di costruire due portaerei STOBAR, a decollo corto e arresto all’atterraggio, con cavi e trampolino di lancio (Ski Jump). Queste due portaerei, rivelatesi le ultime portaeromobili sovietiche, sono la portaerei russa Admiral Kuznetsov e quella cinese Liaoning. L’URSS aggiornò i caccia Sukhoj Su-27K e MiG-29K per poter operare dal ponte delle portaerei. Il primo atterraggio sul ponte fu eseguito il 1° novembre 1989 da un Su-33. Un piccolo gruppo di Su-33 fu costruito negli anni ’90. Solo nel 2012 i MiG imbarcati vennero adottati; questi aerei derivavano dal prototipo degli anni ’80 originariamente progettato per l’India. L’acquisto di 24 MiG-29 fornirà all’Admiral Kuznetsov una componente aerea equilibrata: i Su-33 sono utilizzati principalmente nel ruolo antiaereo, pertanto non dispongono di munizioni aria-superficie, mentre i MiG-29K/KUB trasporteranno una vasta gamma di armi. I caccia MiG-29K/KUB iniziarono le operazioni dal ponte dell’Admiral Kuznetsov nell’agosto 2016 e debuttarono con il viaggio della portaerei verso le coste siriane.
I cinesi scelsero i caccia imbarcati nel 1991, anche se allora non lo sapevano. La scelta si basò sui risultati dei voli dimostrativi di Su-27 e MiG-29. La Cina scelse il Su-27. Alla luce degli ordini precedenti di Pechino per caccia Su-27, la Russia presentò con grande serietà al cliente la versione navale dell’aereo: era di gran interesse per la Cina che la configurazione Su-33UB, insolita per gli aerei da combattimento, venisse infine adottata. Nel 2004, la Cina decise di non rinnovare la licenza per assemblare i caccia Sukhoj utilizzando componenti russe e invece iniziò a copiare il modello e a produrne cloni con avionica, motori e armi nazionale. Se Pechino avesse deciso di prolungare la licenza, la Russia avrebbe continuato a fornire le componenti. La Cina decise di mettere in servizio i caccia imbarcati senza alcuna procedura preliminare, anche se si era procurata un esemplare per l’inversione ingegneristica: nel 2001 acquistò uno dei prototipi di Su-33 dall’Ucraina. Non c’è dubbio che gli ingegneri cinesi abbiano usato l’aereo per vedere quali modifiche apportare alla cellula, nell’ambito del programma per navalizzare gli aviogetti, come ali e stabilizzatori verticali ripiegabili, carrello di atterraggio rinforzato, gancio di coda, superfici canard, ecc. Stranamente, la forma del canard della versione cinese è diversa dall’originale, il che significa che il Paese riteneva di cambiarvi il centro di gravità anziché semplicemente clonare l’aereo originale. I cinesi non ebbero interesse nell’avionica sovietica, sia perché lavoravano su uno dei primi prototipi, sia perché la Cina ovviamente aveva in quel momento superato tecnologicamente i sovietici. Il prototipo del caccia imbarcato cinese Shenyang J-15 Flying Shark volò il 31 agosto 2009. I test sulla portaerei iniziarono nel 2012. Dopo numerosi quasi appontaggi sulla nave, il J-15 compì il primo appontaggio sulla Liaoning il 25 novembre 2012. Numerosi piloti appontarono sulla portaerei lo stesso giorno, e inoltre vi eseguirono i primi decolli.

Shenyang J-16

Il futuro
Da quel momento, la Liaoning è regolarmente uscita in mare con la sua componente aerea imbarcata per addestrarsi. Basandosi sulle fotografie disponibili, gli esperti hanno identificato almeno 23 J-15 monoposto dai loro numeri tattici. La produzione dei velivoli continua. 2 squadroni da 12 basterebbero a formare il nucleo della componente aerea della portaerei Proekt 1143.5/6, la nave deve anche trasportare elicotteri per diversi ruoli ausiliari. Alla fine del 2016, la TV cinese mostrò dei J-15 lanciare moderni missili antinave YJ-83K. Possiamo concludere che il potenziale operativo complessivo del J-15 è paragonabile a quello dello Shenyang J-11B, la versione cinese del Su-27 russo, con avionica e armi cinesi. Si continuerà ad espandere la gamma delle armi del J-15 in futuro. Come per i fratelli terrestri, l’aereo avrà probabilmente munizioni aria-superficie e potrà distruggere le difese aeree nemiche. Ciò permetterà alla componente aerea della portaerei di svolgere missioni tipiche dell’aviazione da combattimento moderna. Tuttavia, raggiungere questo stato richiederà diversi “strumenti” aggiuntivi. Una delle questioni più importanti da affrontare per garantirsi l’efficacia degli aeromobili da combattimento moderni è la capacità di rifornimento aria-aria. Poiché raggio d’azione ed autonomia degli aerei contemporanei continuano a crescere, cresceranno anche i requisiti per questi parametri. Una sortita da combattimento può durare fino a otto-dodici ore ed è limitata dalla capacità fisica del pilota piuttosto che dalle prestazioni del velivolo. La Cina ha adottato l’esperienza di Stati Uniti e Russia nello sviluppo del sistema di rifornimento con cui un J-15 può trasferire carburante ad un altro in volo. I serbatoi di rifornimento sono stati testati anche sul ponte della portaerei, quindi è solo questione di tempo prima che i piloti navali cinesi controllino la tecnica dell’aerorifornimento. Un altro compito importante è la guerra elettronica aerea (EW) con aeromobili imbarcati. È vero che i caccia possono essere dotati di contromisure elettroniche, integrate o in gondole, per la protezione individuale o di gruppo, ma le capacità di tali apparecchiature sono inferiori a quelle degli aeromobili specializzati EW gestiti da personale addestrato. Al momento, solo l’US Navy ha aeromobili EW imbarcati: il Boeing EA-18 Growler è un derivato della versione biposto del cacciabombardiere F/A-18F Super Hornet. Nel complesso, i biposti sono altrettanto utili nelle operazioni imbarcata quanto nell’aviazione terrestre: possono essere utilizzati per addestramento e missioni a lungo raggio. La Cina comprende l’utilità dei biposti imbarcati, come dimostra un prototipo del J-15S biposto scoperto con una fotografia nel 2013. Tuttavia, sembra che questo prototipo non abbia ancora operato dal ponte della Liaoning. Inoltre, si continua a confondere l’ipotetica versione EW del J-15S (che nessuno ha visto) con la versione EW del J-16, il clone cinese del Su-30, sviluppato e fotografato in molte occasioni. Per l’addestramento, anche basico, di nuovi piloti navali, la Cina sviluppa la versione imbarcata del velivolo JL-9 Guizhou, designato JL-9G. Il prototipo di questo velivolo ha già effettuato un test do volo da un impianto di prova a terra, ma rimane ancora poco chiaro quando decollerà per la prima volta dal ponte di un vera portaerei. Un’altra importante componente difensiva di una forza imbarcata è la capacità di primo allarme volante (AEW). Oltre a poter fornire un potente radar per una zona potenzialmente minacciosa, una piattaforma AEW è l’unica che può rilevare in anticipo obiettivi a bassa quota. Le portaerei statunitensi dispongono del Northrop Grumman E-2C/D Hawkeye. Oltre agli Stati Uniti, l’unico altro Paese che può permettersi il “lusso” di avere aerei AEW ad ala fissa è la Francia, perché gli aerei di questa classe richiedono il decollo con catapulta. Altre nazioni dotate di portaeromobili hanno elicotteri AEW. La Cina tenta di affidarsi alle proprie forza al riguardo, sviluppando un derivato AEW del Changhe Z-8, clone modernizzato dell’elicottero francese Aerospatiale SA 321 Super Frelon. Possiamo dire con certezza che la Cina sviluppa anche una piattaforma AEW ad ala fissa, ma probabilmente è ancora nelle fasi iniziali. Alla luce di ciò, la componente di proiezione della componente aerea delle prime due portaerei cinesi, composta da 24 caccia e circa 15 velivoli ausiliari per nave, sembra coincidere con la stima di 40 velivoli ottimali per le Proekt 1143.6. Ulteriori aerei renderebbero difficili le manovre di appontaggio e negli hangar, influenzando così il numero di sortite giornaliere.

CV-16 Liaoning

Le attività per le portaerei della Marina Cinese
Allora, perché la Cina ha speso massicce somme per la costruzione di una propria flotta di portaerei? Alcune ragioni sono abbastanza comuni, mentre altre sono proprie del Paese. Innanzitutto, la flotta oceanica della Cina, che opera oltre il raggio d’azione dell’aviazione a terra, manca attualmente della difesa aerea offerta dalle portaerei e relativa intelligence “a lungo raggio” capace d’ingaggiare obiettivi nemici al di fuori della gittata dei missili antinave. Con l’aviazione imbarcata, la Cina si sentirà più sicura nel Pacifico e potrà spostare l’ipotetico fronte lontano dalle sue coste. In secondo luogo, le portaerei sono un potente strumento per proiettare forza militare e politica globale. Il primo grande viaggio della portaerei cinese, anche se solo nell’Oceano Indiano, avrà certamente l’attenzione della comunità internazionale. È vero che la Cina non ha mai voluto intervenire in conflitti lontani dai confini nazionali, ma dev’esserci un motivo per cui la Marina cinese crea una base logistica a Gibuti. Le portaerei hanno anche ruoli specifici per la Cina. Aiuteranno Pechino a rafforzare significativamente le propria posizione nelle controversie territoriali nel Mar Cinese Meridionale, troppo lontano dal Paese perché la sua aviazione possa agire prontamente. Una portaerei sarebbe il nucleo di un gruppo navale che terrebbe a bada aerei e navi di altre nazioni ed inseguirebbe i sottomarini nemici. C’è un’altra importante missione per le portaerei cinesi. Il Paese ha infine iniziato i pattugliamenti dei propri sottomarini lanciamissili balistici nucleari. Tuttavia, il Mar Cinese Orientale è relativamente poco profondo per tali operazioni. Peggio, vi sono basi militari statunitensi ed alleate, anche per gli aerei antisom. I sottomarini cinesi saranno più sicuri nel Mar Cinese Meridionale, più profondo e più lontano da Giappone, Corea del Sud e Guam. In questo caso, però, avranno bisogno di una maggiore protezione antiaerea e antisom, perché sarebbero più lontani dalla patria. Gli sforzi della Cina per costruirsi una grande flotta continuano a impressionare. È difficile prevedere se il Paese riesca a mantenere questo passo in futuro, ma Pechino ha già costretto la comunità internazionale a sedersi e prendere nota. La Russia, da parte sua, ha tutte le ragioni per osservare il processo con un misto di invidia e ammirazione. Spedendo una nave da guerra appena dipinta ma costruita con specifiche sovietiche, il cui ponte di volo è pieno di caccia Sukhoj, Pechino riporta in vita piani e sogni della Russia.

CV-17 Shandong

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora