Libro: Racconti dalla tenda di Muammar Gheddafi

copertina definitiva tigani.qxdTitolo: Racconti dalla tenda e altre riflessioni
Autore: Muammar Gheddafi
ISBN: 9788874427246
Prezzo: € 12,00
Anno: 2016
Pagine: 120
Editore: Armando Siciliano

Nella sofisticazione della Realtà capovolta, il demenziale “ribelle colorato” devoto al Califfo anglo-amerikano – che in­scena sgozzamenti sacrificali in video hollywoodiani per lo spaccio occidentale – diventa alibi e spada parodistica nello scannamento del Cinghiale. Il Cinghiale è il ribelle vero, il dissidente, l’incontrollados, perfino il Capo di Stato che nello spet­tacolo imperialista è da decenni rappresentato come cane rabbioso e mente diabolica dell’Asse del Male! (Reagan dixit, l’attore-presidente Usa). Gheddafi era odiato dai banditi imperialisti e dalle mo­narchie arabe ubriache fradicie di petrodollari. Gheddafi fu sempre irriverente verso quei Potenti della Terra che «quasi giunsero al conflitto per la divisione delle risorse della Luna, specialmente le risorse marine…, come scrive in uno dei racconti che pubblichiamo in questo volumetto. Gheddafi, l’ultimo Re dell’Africa, il più grande, colto e longevo leader anticolonialista che l’Antico Continente abbia mai avuto, aveva appena coniato la Moneta Africana di Sviluppo. … ecco il Cinghiale da sacrificare sugli altari dell’Alleanza Blasfema che saccheggia Madre Africa da secoli e tormenta il Mediterraneo dal 2011, riportandone indietro la Storia di al­meno un secolo. Gheddafi deve morire!

Cosa ne sai di Gheddafi?
Testamento
735223 Per 40 anni, o forse di più, ho fatto tutto quello che ho potuto per dare al popolo case, ospedali, scuole. E quando avevano fame, gli ho dato cibo. Ho trasformato Bengasi da un deserto in terra fertile, ho resistito agli attacchi del cowboy Reagan quando, tentando di uccidermi, ha ucciso un’orfana, mia figlia adottiva, una povera bambina innocente. Ho aiutato i miei fratelli e le mie sorelle africani con denaro per l’Unione Africana. Ho fatto d i tutto per aiutare il popolo a comprendere il concetto di vera democrazia, nella quale comitati popolari governano il nostro paese. Per alcuni tutto questo non bastava mai, gente che aveva case di 10 stanze, abbigliamento e mobilio ricchi. Egoisti come sono, chiedevano sempre di più a spese degli altri, erano sempre insoddisfatti e dicevano agli Statunitensi e ad altri visitatori che volevano “democrazia” e “libertà”. Non si volevano rendere conto che si tratta di un sistema di tagliagole, dove il cane più grosso divora tutto. Si facevano incantare da queste parole, non rendendosi conto che negli Usa non c’erano medicine libere, ospedali liberi, case libere, istruzione libera, cibo garantito. Per costoro non bastava nulla che facessi, ma per gli altri ero il figlio di Gamal Abdel Nasser, l’unico vero leader arabo e musulmano che avessimo avuto dai tempi di Saladino, un uomo che restituì il Canale di Suez al suo popolo come io ho rivendicato la Libia per il mio popolo. Sono state le sue orme che ho cercato di seguire, per mantenere il mio popolo libero dal dominio coloniale, dai predoni che ci vorrebbero derubare…
Ora sono sotto attacco dalla più grande forza militare della storia. Il mio piccolo figlio africano, Obama, vuole uccidermi, togliere la libertà al nostro paese, le nostre libere abitazioni, la nostra libera medicina, la nostra libera istruzione, il nostro cibo sicuro, e sostituirlo con il ladrocinio stile Usa chiamato “capitalismo”. Ma noi tutti, nel Terzo Mondo, sappiamo cosa ciò significhi. Significa che le imprese governano i paesi, il mondo, e che i popoli soffrono. Così per me non c’è alternativa, devo resistere e, se Allah vorrà, morirò seguendone la via, la via che ha arricchito il nostro paese di campi fertili, viveri, salute e ci ha perfino consentito di aiutare i nostri fratelli africani e arabi a lavorare qui con noi, nella Jamahiriya libica.
Non desidero morire, ma se dovessi arrivarci, per salvare questa terra, il mio popolo, le migliaia di miei figli, che allora sia.
Lasciate che questo testamento sia la mia voce al mondo. Dica che mi sono opposto agli attacchi dei crociati Nato, alla crudeltà, al tradimento, all’Occidente e alle sue ambizioni colonialiste. Che ho resistito insieme ai miei fratelli africani, ai miei veri fratelli arabi e musulmani. Ho cercato di fare luce, quando altrove si costruivano palazzi, ho vissuto in una casa modesta e in una tenda. Non ho mai dimenticato la mia gioventù a Sirte, non ho sprecato le nostre ricchezze nazionali e, come Saladino, il nostro grande condottiero musulmano che salvò Gerusalemme per l’Islam, ho preso poco per me…
In Occidente qualcuno mi ha definito “pazzo” e “demente”. Conoscono la verità, ma continuano a mentire. Sanno che la nostra terra è indipendente e libera, non soggetta al colonialismo. Sanno che la mia visione e il mio cammino sono sempre stati onesti e nell’interesse del mio popolo. Sanno che lotterò fino all’ultimo respiro per mantenerci liberi. Che Dio ci aiuti.

Muammar Gheddafi – Terra e Liberazione

La Russia aumenta l’influenza nell’Asia-Pacifico

Dmitrij Bokarev, New Eastern Outlook  30/10/2016

rosatomMentre l’attenzione dei media si concentra sulla lotta per l’influenza nella regione Asia-Pacifico tra Cina e Stati Uniti, la Russia migliora la propria posizione con gli attori regionali, lentamente ma inesorabilmente. Questa strategia è ignorata da giornalisti e analisti visto che Mosca non fa dichiarazioni ad alta voce, né cerca di impressionare la regione con innumerevoli esercitazioni come Stati Uniti e Cina. Invece, la Russia avanza di credibilità su base molto più solida e durevole della presenza militare, la cooperazione nell’economia, nell’energia e nella tecnologia. Questo autunno ha portato alcune importanti novità nelle prospettive della cooperazione russa nell’energia nucleare con numerosi attori importanti della regione Asia-Pacifico. Il 15 ottobre, durante il vertice BRICS, Mosca annunciava il completamento del secondo blocco della centrale elettronucleare russo-indiana di Kudankulam. Inoltre, vi fu la cerimonia per onorare l’inizio della costruzione del terzo e quarto blocco. Solo pochi giorni dopo, i giornalisti riferivano che Rosatom aveva aperto un ufficio regionale a Mumbai (India). L’annuncio fu seguito dal Forum sull’Energia Nucleare dell’India, che si svolge ogni anno, e i rappresentanti di Rosatom vi sono sempre trattati da ospiti d’onore dagli organizzatori. Un numero crescente di uffici regionali di Rosatom, come a Mumbai, si trovano in tutto il mondo, Cina, Stati Uniti, Sud America, Europa e Africa. E’ stato riferito che nel 2015 il valore totale degli accordi che Rosatom aveva firmato raggiungeva i 110 miliardi di dollari. Ora Rosatom potrà sostenere in modo più efficace i programmi nucleari congiunti con i partner asiatici del sud, con la nuova sede nella regione. Ma le ambizioni di Rosatom nella regione non si limitano all’India, dato che sempre più Paesi sono interessati alla tecnologia nucleare russa. Ad esempio, il Bangladesh ha già ordinato una centrale nucleare da costruire sul proprio territorio. Il primo blocco della Ruppur NPP sarà pienamente operativo entro il 2022. Il fatto che sia stata costruito dalla Russia ha grande importanza simbolica; fin dai primi giorni dello Stato del Bangladesh, l’URSS ha fornito notevole sostegno a Dacca. E’ positivo che queste salde relazioni bilaterali si siano conservate fino ad oggi. Tuttavia, Rosatom non è l’unica società russa attiva in Bangladesh, vi è il gigante del gas Gazprom, che da anni aiuta Dacca a sviluppare la sua infrastruttura gasifera.
Negli ultimi dieci anni, la produzione di gas del Bangladesh ha visto un brusco declino poiché l’infrastruttura non era insufficiente a soddisfare neanche la domanda interna di gas, per non parlare dell’esportazione. Per molti anni non vi fu alcuna esplorazione di nuovi giacimenti di gas. Ma quando Dacca ha deciso che era il momento di rilanciare l’industria del gas, si è rivolta alla Russia. La collaborazione tra Gazprom e Dacca iniziò nella primavera del 2012, quando firmarono i contratti con le aziende locali, tra cui BAPEX e BGFCL/SGFL, sub-società della società Petrobangla. La cooperazione bilaterale fu elevata quando la leader del Bangladesh, Shaykh Hasina, visitò la Russia nel gennaio 2013, incontrando il Presidente russo Vladimir Putin. Nella primavera dello stesso anno, gli esperti russi iniziarono le perforazione di nuovi pozzi nei giacimenti Shrikail e Titas. Nella primavera del 2014 l’estrazione di gas raggiunse i 350000 metri cubi al giorno. La Russia ha pienamente adempiuto ai propri obblighi con Dacca, aumentando la produzione di gas del Bangladesh di quasi l’8%. Pertanto, Dacca era soddisfatta dei risultati della cooperazione bilaterale e si precipitò a firmare nuovi contratti. Nel settembre 2015 i media riferirono che Gazprom iniziava la perforazione di nuovi pozzi a Rashidpur, Shrikail e Bahrabad. Nonostante il successo, il Bangladesh non potrà porre fine alla carenza di gas nel prossimo futuro. Nuovi pozzi possono soddisfare pienamente la domanda del Bangladesh. Nella primavera del 2016, Petrobangla firmava un accordo con la società statunitense Excelerate Energy per costruire un terminale galleggiante per il gas naturale liquefatto e che avrebbe operato con le navi metaniere del Qatar. Il costo del progetto era stimato a circa 200000 dollari al giorno, senza contare i costi del gas del Qatar. Considerando il fatto che il GNL è più costoso del gas inviato via condutture, si può presumere che il progetto danneggerà il Bangladesh economicamente, uno dei Paesi più poveri del mondo. Secondo le stime preliminari, le importazioni di GNL assieme allo sviluppo del proprio gas costerà al Bangladesh 1,6 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, il Paese è pronto a procedere perché l’industria cresce ed ha un disperato bisogno di carburante. L’unica speranza del Bangladesh è che possa aumentare la produzione di gas a tal punto da essere meno dipendente dai fornitori esteri. Nel luglio 2016, Dacca approvò un piano per la perforazione di oltre un centinaio di nuovi pozzi nei prossimi cinque anni. Dato che Gazprom si è mostrata un partner affidabile, è assai probabile che stipulerà questo accordo. Se l’ambizioso progetto avrà successo, il Bangladesh potrebbe presto rivedere i piani per l’importazione di GNL, risparmiando molto denaro.
In conclusione, si nota che India e Bangladesh sono una frazione della regione Asia-Pacifico in cui la Russia consolida influenza economica e politica. I Paesi della regione si rivolgono a Rosatom, Gazprom e altre società russe. Tuttavia, queste due sono particolarmente popolari in quanto ben note per l’affidabilità. Tuttavia, India e Bangladesh controllano gran parte dell’Oceano Indiano, tra cui il Golfo del Bengala, che ha enormi giacimenti di petrolio e gas. Così, il successo nel sviluppare relazioni positive con questi due Paesi è di fondamentale importanza per la Russia.putin-2Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

HAARP, perché la predizione dei terremoti va occultata

Alessandro Lattanzio, 29/10/2016
Per provocare un disastro nel posto giusto al momento giusto è necessario risolvere il problema del tempo di predizione, a lungo termine, del “punto di mira”. Perciò gli statunitensi crearono un modello digitale dettagliato dell’atmosfera terrestre e un supercomputer in grado di elaborare enormi quantità di informazioni. Ed ecco perchè non si dovrebbe ‘scientificamente’ prevedere il terremoto, s’intralcerebbe il monopolio che detengono il Pentagono e le sue agenzie ‘scientifiche’ su quest’arma.1296718817_07Un primo interesse dei militari nello studio della ionosfera per impieghi bellici, si ebbe nel 1958, quando gli Stati Uniti condussero la prima esplosione nucleare ad un’altezza di 70 chilometri, al limite della ionosfera, sull’atollo Johnson. Secondo il piano originale, l’impulso elettromagnetico dell’esplosione avrebbe bruciato i sistemi elettronici nel raggio di centinaia di chilometri, aprendo la via alla flotta di bombardieri B-52 con bombe all’idrogeno nella difesa aerea sovietica. Ciò non accadde, ma si notò un fenomeno interessante! Nell’arcipelago delle Samoa, 3500 km a sud del luogo dell’esplosione, apparve un’aurora luminosa! Un disturbo ionosferico che durò a lungo, a distanza di migliaia di chilometri! Le particelle cariche prodotte dall’esplosione nucleare, corsero lungo le linee magnetiche nell’emisfero opposto forando la ionosfera della Terra. L’esperimento fu ripetuto (tre esplosioni a un’altitudine di 480 km nel Sud Atlantico) e si scoprì che le esplosioni nucleari non sono violavano la ionosfera con anomalie radio per anni, ma influivano attivamente sui processi climatici della Terra. Da allora, gli scienziati iniziarono a studiare un’arma geofisica e climatica che permettesse di controllare il meteo sul campo di battaglia e sul territorio nemico. Così nacquero le armi geofisiche!
Le attuali armi geofisiche permetterebbero:
– La distruzione dello strato di ozono sopra specifiche superfici da “bruciare” con le radiazioni solari;
– Influire sulle risorse idriche (inondazioni, tsunami, tempeste, frane);
– Disastri atmosferici (tornado, tifoni, cicloni, acquazzoni) così come il clima generale in una particolare area (siccità, gelo, erosione).
– Terremoti e tsunami.
11-27Negli Stati Uniti, tale tipo di arma viene chiamata “HAARP”, o “Ricerca attiva dell’area aurorale del programma ‘Northern Light'”, frutto dell'”Iniziativa di Difesa Strategica” (SDI o Star Wars). Dopo l’11 settembre 2001, attorno l’HAARP furono installati sistemi di difesa aerea. L’installazione fu costruita congiuntamente da US Navy e US Air Force, ufficialmente per studiare la natura della ionosfera e lo sviluppo di sistemi di difesa aerea e missilistica. Tuttavia, molti ricercatori ritengono che in realtà il complesso agisca sui meccanismi naturali globali e locali, nei Paesi avversari degli Stati Uniti.
L’HAARP può:
– Causare aurore artificiali;
– Disturbare le stazioni radar oltre l’orizzonte che sorvegliano i lanci di missili balistici e addirittura eliminare il sistema di telecomunicazioni nemico in una particolare area del pianeta;
– Distruggere i missili intercontinentali surriscaldandone le componenti elettroniche;
– Controllare le condizioni meteo ionizzando l’alta atmosfera;
– Cambiare il comportamento umano trasmettendo radiazioni elettromagnetiche di una particolare gamma, stimolando nelle persone stati di confusione;
– Rilevare ai raggi X risorse minerarie, tunnel sotterranei o cavità naturali;
– Disattivare velivoli spaziali.
Ma quando si raggiunge un livello di potenza in uscita maggiore (ufficialmente gli Stati Uniti dichiarano che la potenza di trasmissione dell’HAARP sia “solo” 6,5 MW, come la prima centrale elettronucleare del mondo, quella di Obninsk. Ma in realtà la capacità sarebbe tra 65 e 650 MW, (e forse ancora di più), si ha la reale opportunità di influenzare l’atmosfera, fino a suscitare calamità naturali: potenti tempeste, terremoti, alluvioni ed uragani.
Ed alcuni esempi specifici di tale influenza:
– 1997-1998, l’uragano “El Niño” imperversò su molte città; il danno complessivo ammontò a 20 miliardi di dollari;
– 1999, terremoto in Turchia di magnitudo 7,6 che uccise 20mila persone;
– 2003, uragano “Isabel“, il più potente e mortale che causò diverse migliaia di vittime;
– 2004, al largo della costa orientale dell’isola indonesiana di Sumatra vi fu uno dei più forti e distruttivi terremoti nella storia moderna. Il maremoto causato dal terremoto di magnitudo 9, costò la vita a circa 300mila persone;
– 2005, il terremoto in Pakistan di magnitudo di 7,6 fu il più potente di tutte le osservazioni sismiche in Asia meridionale, uccise più di 100mila persone;
– 2008, l’improvviso risveglio del vulcano addormentato Caitya, in Cile, dopo secoli;
– aprile 2010, eruzione di un vulcano in Islanda che causò la sospensione dei voli aerei in Europa.
Terremoti in Giappone, come quello che causò l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima nel 2011.
Per provocare un disastro nel posto giusto al momento giusto è necessario risolvere il problema del tempo di predizione, a lungo termine, del “punto di mira”. Perciò gli statunitensi crearono un modello digitale dettagliato dell’atmosfera terrestre e un supercomputer in grado di elaborare enormi quantità di informazioni.
Gli autori A. Sokolov e A. Burmakin si chiedono nel loro testo: La Russia può respingere l’attacco, o almeno rilevare e dimostrare l’aggressione geofisica?
DD-ST-86-06621I sovietici lavoravano al contraltare dell’HAARP, il sistema radar di Krasnojarsk, distrutto da Gorbaciov e Shevardnadze su insistenza degli statunitensi. La stazione di Krasnojarsk sarebbe entrata nel sistema di Primo allarme contro un attacco missilistico balistico, agendo da radar, ma un radar dalle caratteristiche uniche, e dall’altro, aveva una potenza tale che poteva semplicemente bruciare le antenne dell’obiettivo, agendo da sistema di difesa aerea e antisatellite, distruggendo la minaccia all’istante. La Stazione radar oltre l’orizzonte Darjal-U aveva trasmettitore e ricevitore distanziati di 2 chilometri, per il rilevamento a lungo raggio dei missili balistici in orbita e oggetti spaziali provenienti da direzione sud, tra la Cina occidentale e l’Iran. L’Unione Sovietica aveva anche il suo programma “HAARP”, che portò alla realizzazione del “Sura“, nella Russia centrale, a 150 km da Nizhnij Novgorod. Apparteneva all’Istituto di Ricerca Scientifica di Radiofisica, uno dei principali istituti di ricerca scientifica dell’URSS. Oggi è abbandonato. Su una superficie di 9 ettari vi sono file di antenne di 20 metri, ora invase da arbusti. Nel centro del campo delle antenne vi era un enorme trasmettitore, con cui gli scienziati studiavano i processi acustici nell’atmosfera. Ai bordi del campo vi erano gli edifici per i trasmettitori radio, la cabina di trasformazione e il laboratorio. “Sura” fu attivato nel 1981. L’installazione assolutamente unica ottenne dei risultati molto interessanti sul comportamento della ionosfera, compreso l’effetto della generazione aperta delle radiazioni a bassa frequenza nella modulazione delle correnti ionosferiche, denominato dal direttore dell’impianto “effetto Getmantsev”. “Sura” fu finanziato in gran parte dai militari, ma dopo il crollo dell’Unione Sovietica non fu più finanziato. Nei primi anni ’80, quando “Sura” venne attivato, furono osservate in cielo delle anomalie interessanti. Molti lavoratori videro strani bagliori, globi rosso-incandescente immobili o sfrecciare ad alta velocità nel cielo, erano luminescenti formazioni di plasma. “Sura” lavorava circa 100 ore all’anno, ma l’istituto non ebbe più finanziamenti per operare. Gli statunitensi conducevano esperimenti con l’HAARP per 2000 ore all’anno, cioè 20 volte tanto, per una spesa stimata in circa 300 milioni di dollari all’anno. I russi ne spendevano 40 mila…sura003L’HAARP (Programma di ricerca attiva aurorale ad alta frequenza), fu avviato nella primavera del 1997 ad Hakon, Alaska. La struttura è composta da antenne radar dalle radiazioni incoerenti, dal diametro di venti metri, radar laser, magnetometri, computer per l’elaborazione del segnale e controllare il campo delle antenne. Il complesso era affidato ai “Laboratori Philips”, situati nella base dell’US Air Force di Kirtland, New Mexico, subordinati alla divisione armi astrofisiche e geofisiche del Centro di tecnologia spaziale dell’US Air Force. Il complesso di ricerca ionosferico (HAARP) sarebbe stato costruito per studiare la natura della ionosfera e sviluppare sistemi di difesa aerei e missilistici. L’HAARP non è l’unico negli Stati Uniti, vi sono due stazioni, a Porto Rico (vicino all’Arecibo Observatory) e l’altro, noto come HIPAS, in Alaska, vicino Fairbanks. Entrambe le stazioni sono simili all’HAARP. In Europa vi sono altri due gruppi di ricerca sulla ionosfera, in Norvegia, il radar EISCAT, presso Tromso, e lo SPEAR (Radar di ricerca attiva per l’esplorazione del plasma spaziale), nelle Svalbard. Gli altri sono a Vasilsursk (“Sura“); a Zmiev, regione di Kharkov (Ucraina) “Uran-1“; a Dushanbe (Tagikistan), sistema radio “Horizon” (2 antenne rettangolari verticali), e a Jicamarca (Perù).
Lo scopo principale di tali sistemi è lo studio della ionosfera, e la maggior parte di essi può stimolare piccole zone localizzate della ionosfera. L’HAARP si differenzia da questi complessi per l’insolita combinazione di strumenti di ricerca che permette di controllare le radiazioni su varie bande. L’HAARP ha presumibilmente una potenza di 3600 kW (la capacità esatta non è nota), l’EISCAT di 1200 kW e lo SPEAR di 288 kW. A differenza delle stazioni radio, che hanno trasmettitori fino a 1000 kW e antenne omnidirezionali, il sistema HAARP utilizza antenne a scansione trasmittenti altamente direzionali, in grado di focalizzare tutta l’energia irradiata in una piccola area. L’HAARP nel linguaggio diplomatico degli USA suona così: “Il progetto è anche oggetto di numerose teorie cospirative, compresa l’affermazione che HAARP sia un’arma climatica o geofisica“. Cioè, non confermiamo né smentiamo queste informazioni!1401113370_haarp961Il terremoto in Giappone fu causato dal sistema HAARP?
US Air Force e US Navy fornirono una immagine di ciò che causò il terremoto (magnitudo 9,0), in Giappone alle 05:46:23 UTC dell’11 marzo 2011.haarp_02_0Questo spettro (coordinate, frequenza e tempo) mostra la frequenza della radiazione registrata dal magnetometro ad induzione di HAARP. Il dispositivo dell’Università di Tokyo, cattura le modifiche nella gamma di frequenza ultra-bassa (ULF – Ultra Low Frequency), da 0 a 5 Hz, del campo magnetico terrestre (magnetosfera). Se si osserva lo spettrogramma dell’HAARP, è possibile vedere il momento in cui il terremoto si verificò (linea rossa verticale), e ciò che accadde prima e dopo. Sullo spettrogramma, si può vedere la luce costante alla frequenza di 2,5 hertz, registrata dal magnetometro. La frequenza del segnale di 2,5 hertz è una testimonianza del fatto che il terremoto fu indotto. Generalmente il segnale viene registrato prima, durante e dopo un terremoto. L’11 marzo 2011 la frequenza del segnale, 2,5 Hz, venne registrata dalle 00:00 fino a circa le 10:00, per 10 ore. Si sa che il terremoto in Giappone durò solo pochi minuti, quindi perché il segnale, la “firma” del terremoto (alla frequenza di 2,5 Hz), fu registrato fino alle 10 del mattino dell’11 marzo 2011? Perché il sistema HAARP emise un segnale (irradiato) ad una frequenza di 2,5 Hz, causando il terremoto in Giappone e il conseguente tsunami.
haarp_02_1Questa immagine mostra i sismogrammi di “Jakutskgeofizika” dell’11 marzo 2011, attivo nel sud-ovest della Jakutia. Il prima sismogramma si ebbe 2 minuti prima che l’onda del terremoto in Giappone (a 3000 km di distanza) raggiungesse l’osservatorio. La frequenza delle onde registrate in modalità di produzione, 15-90 Hz, e la frequenza delle onde del terremoto (secondo sismogramma) di 2,5 Hz. L’intensità della prima onda era così alta che la rilevazione del segnale fu completamente soppressa.haarp-giappone-japanFonti:
Фомы
Город Змиев и его тайны. Часть первая. Оружие Змея Горыныча

Scie chimiche e Terremoti artificiali

Il Generale Fabio Mini illustra a grandi linee le metodologie di manipolazione del clima.

Pamir La macchina che crea terremoti.

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Russia, Cina e Arabia Saudita domano l’egemonia del dollaro

Ariel Noyola Rodriguez* Russia Today
*Economista laureato presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).

Gli Stati Uniti aumentano gli ostacoli tentando di mantenere l’egemonia del dollaro come valuta di riserva mondiale. Negli ultimi mesi, i Paesi emergenti hanno venduto un molti buoni del tesoro degli USA, principalmente Russia e Cina, ma anche Arabia Saudita. Inoltre, per proteggersi dalle violente fluttuazioni del dollaro, le banche centrali di diversi Paesi acquistano enormi quantità di oro per diversificare le riserve valutarie. In breve, l’offensiva globale nei confronti del dollaro è esplosa attraverso la vendita massiccia di debito degli Stati Uniti e, in parallelo, l’acquisto colossale di metalli preziosi.
debt-cartoon-china La supremazia di Washington nel sistema finanziario globale ha subito un colpo tremendo ad agosto: Russia, Cina e Arabia Saudita vendevamo titoli del Tesoro degli Stati Uniti per 37,9 miliardi di dollari, secondo l’ultimo aggiornamento dei dati ufficiali pubblicato da pochi giorni. Dal punto di vista generale, gli investimenti globali nel debito pubblico degli Stati Uniti sono al livello minimo dal luglio 2012. Chiaramente, il ruolo del dollaro a valuta di riserva mondiale è ancora messo in discussione. Nel 2010, l’ammiraglio Michael Mullen, presidente del Joint Chiefs of Staff statunitense, avvertì che il debito era la principale minaccia alla sicurezza nazionale. A mio avviso, non è tanto l’alto debito pubblico (oltre i 19000 miliardi) ad ostacolare l’economia degli Stati Uniti, ma per Washington è di fondamentale importanza garantirsi un enorme flusso di risorse estere ogni giorno, per coprire i deficit gemelli (commercio e bilancio); cioè per il dipartimento del Tesoro è questione di vita o di morte vendere titoli di debito nel mondo e così finanziare le spese degli USA. Si ricordi che dal fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, Bank of China ha subito forti pressioni da Ben Bernanke, allora presidente della Federal Reserve (FED), a non vendere i titoli del debito degli Stati Uniti. In un primo momento, i cinesi decisero di mantenere il dollaro. Tuttavia, da allora, per due volte, la PBoC evitava di acquistare altri titoli degli Stati Uniti e, allo stesso tempo, avviava un piano per diversificare le riserve valutarie. Pechino acquista oro in maniera massiccia negli ultimi anni, e lo stesso fa la banca centrale della Russia. Nel secondo trimestre del 2016, le riserve auree della Banca di Cina hanno raggiunto le 1823 tonnellate contro le 1762 tonnellate registrate nell’ultimo trimestre del 2015. La Federazione Russa ha aumentato le riserve auree di circa 290 tonnellate tra dicembre 2014 e giugno 2016, chiudendo il secondo trimestre di quest’anno con un totale di 1500 tonnellate. Di fronte ai brutali scossoni del dollaro è fondamentale acquistare asset più sicuri come l’oro che, in tempi di grave instabilità finanziaria, agisce da rifugio sicuro. Quindi la strategia di Mosca e Pechino nel vendere titoli del Tesoro degli USA e comprare oro, viene seguita da molti Paesi. Come stimato dal Fondo monetario internazionale (FMI), le riserve auree delle banche centrali nel mondo hanno già raggiunto il massimo degli ultimi 15 anni, registrando ai primi di ottobre un volume di circa 33000 tonnellate.
La geopolitica fa la sua parte nel plasmare il nuovo ordine finanziario mondiale. Dopo l’imposizione delle sanzioni economiche al Cremlino, a partire dal 2014, il rapporto con la Cina ha avuto grande rilevanza per i russi. Da allora, le due potenze hanno approfondito i legami in tutti i settori, dall’economia e finanza alla cooperazione militare. Inoltre, assicurando la fornitura di gas alla Cina per i prossimi tre decenni, il Presidente Vladimir Putin ha costruito con l’omologo Xi Jinping una potente alleanza finanziaria che cerca di porre fine una volta per tutte al dominio della moneta statunitense. Attualmente, gli idrocarburi che Mosca vende a Pechino sono pagati in yuan, non dollari. Così, la “moneta del popolo” (renminbi in cinese) emerge gradualmente nel mercato mondiale degli idrocarburi con il commercio tra Russia e Cina, Paesi che, a mio parere, guidano la costruzione del sistema monetario multipolare. La grande novità è che alla corsa per la dedollarizzazione dell’economia globale si è unita l’Arabia Saudita, Paese per decenni fedele alleato della politica estera di Washington. Sorprendentemente, negli ultimi 12 mesi Riad s’è sbarazzata di più di 19 miliardi di dollari investiti in titoli del Tesoro degli Stati Uniti, divenendo insieme alla Cina uno dei principali venditori di debito degli Stati Uniti. A peggiorare le cose, il regno saudita si accanisce sempre più con la Casa Bianca. A fine settembre, il Congresso degli Stati Uniti approvava l’eliminazione del veto del presidente Barack Obama ad una legge che consente negli USA di denunciare l’Arabia Saudita in tribunale per il presunto coinvolgimento negli attentati dell’11 settembre 2001. In risposta, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio (OPEC) ha raggiunto un accordo storico con la Russia per ridurre la produzione di petrolio e quindi promuovere l’aumento dei prezzi. E’ anche sorprendente che giusto oggi Pechino abbia aperto allo scambio diretto tra yuan e riyal saudita attraverso il Trading System Foreign Exchange della Cina (CFETS, nell’acronimo inglese) per le transazioni tra le due valute senza passare dal dollaro. Di conseguenza, è molto probabile che, più prima che poi, la compagnia petrolifera Saudi Aramco accetti pagamenti in yuan invece che dollari. Se si accadesse, la Casa dei Saud punterebbe tutto sul petroyuan. Il mondo cambia davanti ai nostri occhi…

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Hai messo su peso ultimamente?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora