Il fronte anti-Siria implode

Alessandro Lattanzio, 12/6/2017Una settimana dopo la crisi che l’Arabia Saudita ha creato, imponendo un blocco al Qatar, Doha si è assicurata il sostegno di Turchia e Iran, l’appoggio di Quwayt e Oman e attratto ulteriore interesse dalla Russia. Difatti, il ministro degli Esteri del Qatar, shayq Muhamad bin Abdurahman al-Thani, si recava a Mosca dove affermava che “Qatar e Russia, principale giocatore dell’arena internazionale, hanno rapporti amichevoli“, implicando che gli USA, alleato del Qatar, non vengono consultati da Doha sulla soluzione della crisi, non avendo un ruolo internazionale. E infatti, il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson telefonava al Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov subito dopo che aveva incontrato la controparte del Qatar. Al ministro degli Esteri del Qatar, Sergej Lavrov dichiarava che la Russia farà tutto ciò che può per la soluzione pacifica alla crisi, “Per ragioni di principio, non interferiamo negli affari interni di altri Stati o nelle loro relazioni. Tuttavia, non possiamo congratularci per la situazione in cui i rapporti tra i nostri partner peggiorano“. Mantenendo una posizione neutrale sulla crisi, Mosca ha il potere di mediare la crisi, al contrario di Washington schieratasi con nettezza al fianco dei sauditi. Anche l’offerta dell’Iran di inviare aiuti al Qatar avvertiva gli USA sull’evanescenza della loro presa sul Medio Oriente. L’emiro del Qatar si era già congratulato con il Presidente iraniano Hassan Rouhani per la vittoria elettorale in Iran. Nel frattempo, la 47.ma flottiglia della Marina iraniana, costituita da un cacciatorpediniere e da una nave logistica, iniziava la missione di protezione del traffico navale sul Golfo di Aden visitando l’Oman, e il Vicecapo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, Generale Mostafa Izadi, dichiarava che “affrontiamo una guerra per procura nella regione, un nuovo inganno delle potenze arroganti contro la Repubblica islamica. Come il leader supremo della rivoluzione islamica Ayatollah Seyed Ali Khamenei ha detto, abbiamo documenti e informazioni che dimostrano il sostegno diretto dell’imperialismo statunitense a tale disgustoso male (lo SIIL) nella regione, che ha distrutto Paesi islamici e creato un’ondata di massacri e scontri“. Il presidente del parlamento iraniano Ali Larijani affermava a sua volta che “Gli Stati Uniti si sono alleati con lo SIIL nella regione”, rendendo ancor più precaria la situazione degli USA nella regione.
Con tutto questo sullo sfondo, gli USA sospendevano le operazioni dei loro mercenari terroristi nel sud della Siria, spingendo i curdi separatisti delle SDF ad invocare un’alleanza con i sauditi, temendo di essere ben presto scaricati da Washington in relazione alla crisi sul Qatar. Dall’altra parte gli Stati Uniti non possono permettersi di rompere i rapporti con il Qatar, grande Stato petrolifero e gasifero che ospita la base aerea al-Udayd, la più grande degli Stati Uniti in Medio Oriente e sede del loro Comando Centrale. Di certo, l’invio di truppe turche in Qatar avrà ridimensionato le pretese dell’Arabia Saudita. Infatti, il partito di Erdogan, Giustizia e Sviluppo, è una fazione della Fratellanza musulmana finanziata dal Qatar. Sostenendo Doha, Erdogan riottiene un nuovo ruolo in Medio Oriente dopo la sconfitta in Siria: alleandosi con Fratellanza musulmana e Qatar, Erdogan ridiventa una figura temibile potendo influenzare la stabilità dell’Arabia Saudita. Ma Ankara di sicuro vedrà ritirare gli investimenti di sauditi ed emirati in Turchia. Inoltre, è certo che Mosca non correrà in suo soccorso una volta che Erdogan sprofondasse nel conflitto tra Qatar e GCC; “Se Erdogan salta nel Golfo, s’isolerà da sauditi, mondo arabo laico (che già non lo ama), Russia e Stati Uniti”.
Il piano dell’Arabia Saudita d’isolare il Qatar ed imporvi i propri obiettivi geopolitici, quindi, sta fallendo, dimostrando l’incapacità dei sauditi di stilare una strategia qualsiasi; preda di un delirio di onnipotenza, scattano in avanti ignorando le conseguenze delle proprie azioni, “La cosa più preoccupante è che Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti ripetono gli errori commessi quando i capi sauditi decisero la guerra allo Yemen“, dichiarava Yezid Sayigh del Carnegie Endowment for Peace International. “Non hanno una chiara strategia politica, si basano su false supposizioni, causando sempre più gravi perdite finanziarie ed umane, e oggi sono probabilmente in peggiori condizioni di sicurezza“. Infatti, la successiva svolta di 180 gradi di Trump verso la mossa saudita avrà stordito Ryadh. Soprattutto dopo che il Pentagono avrà informato Trump che la pretesa sottesa all’azione dei sauditi, ovvero che gli Stati Uniti difendessero militarmente i confini del regno dei Saud, fosse un onere folle per le forze armate statunitensi. E all’improvviso l’Arabia Saudita attenuava i toni, rendendosi conto di dover affrontare da sola gli effetti dei propri azzardi, come appunto lo schieramento di forze turche in Qatar e il rafforzarsi ulteriore della posizione regionale dell’Iran. La mossa dei Saud li ha solo portati a un altro disastro geopolitico, dopo quelli in Siria, Iraq e Yemen. L’unico ‘successo’ di Ryadh, in questa operazione avventata, è la proposta dei curdi separatisti in Siria di allearsi contro Turchia e Iran. Haji Ahmad, capo del Jaysh al-Thuar, fazione anti-siriana supportata dagli USA, sosteneva che Siria, Turchia e Iran cooperano contro le forze democratiche siriane (SDF), “La Turchia ha stabilito forti relazioni con l’Iran, nelle zone di al-Shahba, presso Aleppo, portando a una maggiore cooperazione tra il regime di Assad e la Turchia e all’apertura delle comunicazione tra di loro. È stata creata una rete d’intelligence comune che opera contro di noi, e non escludiamo che questa cooperazione aumenti di livello in futuro”. Haji Ahmad affermava inoltre che Jabhat al-Nusra, Ahrar al-Sham, liwa Sultan Murad e liwa Sultan Salim cacciavano gli abitanti e ne confiscavano le case ad Azaz e Jarablus. “In tutti gli edifici occupati dai turchi appaiono foto di Mustafa Kamal Ataturk e scritte in turco“. E come se non bastasse, l’esercito giordano eliminava 5 terroristi che tentavano d’infiltrarsi nel territorio giordano da al-Tanaf, al confine siriano-iracheno. Le guardie di frontiera giordane si erano scontrate per 72 ore contro un convoglio di 9 automobili e 2 motociclette che cercavano di entrare nel territorio giordano dalla Siria. Negli scontri, le guardie di frontiera giordane distrussero 2 auto e 2 moto, e arrestavano 2 terroristi. Il gruppo che tentava d’infiltrarsi sarebbe appartenuto al gruppo di terroristi dell’ELS armati e finanziati dagli Stati Uniti. L’ELS aveva interrotto gli attacchi contro l’EAS negli ultimi due giorni, ad est di Suwayda, dato che per gli Stati Uniti al-Tanaf ha scarso valore, non potendovi costruire una zona d’interdizione su tutto il confine siriano-iracheno. Contemporaneamente, a nord di Aleppo, i gruppi terroristici filo-turchi liwa al-Hamzah e Primo reggimento dell’ELS si scontravano alla periferia di al-Bab, cumulando 16 terroristi uccisi. Ulteriore segno della disgregazione del fronte anti-Siria era anche l’accordo tra Hayat Tahrir al-Sham (al-Qaida in Siria) ed ELS per dissolvere la Divisione 13 dell’esercito libero siriano, a Marat al-Numan, a sud di Idlib. L’ELS consegnava al ‘tribunale’ di al-Qaida i terroristi della Divisione 13, tra cui il loro capo Taysir Samahi, oltre a posizioni e materiali dell’unità terroristica filo-statunitense, compresi i lanciamissili anticarro TOW consegnatigli dalla CIA.

Fonti:
Geopolitics
Geopolitics
South Front
South Front
South Front
South Front
Sputnik News
The Duran
The Duran

La Turchia affianca il Qatar

Sic Semper Tyrannis, 08 giugno 2017La crisi diplomatica del Qatar ha visto un nuovo sviluppo con il parlamento turco approvare una legge che consente di dispiegare truppe in una base militare turca in Qatar. La legislazione è stata redatta prima che Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrayn tagliassero i rapporti con il Qatar, ma indica una Turchia disposta ad aiutare il Paese arabo del Golfo. Il disegno di legge è stato sostenuto dal partito al governo AK e dall’opposizione nazionalista. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che “la Turchia continuerà e svilupperà i legami con il Qatar“, aggiungendo che “non pensiamo che le sanzioni contro il Qatar siano un bene“. Erdogan insisteva che la Turchia interverrà nelle sanzioni se il sostegno al terrorismo viene dimostrato, ma s’interroga sull’efficacia delle misure adottate dai vicini arabi per isolare il piccolo emirato. Le relazioni sul sostegno continuo del Qatar ai gruppi islamici regionali, in particolare Fratellanza musulmana, e l’Iran sciita, hanno messo a disagio le relazioni con molte nazioni vicine. Weekley Standard
Ebbene, pellegrini, aggiungiamo la Mauritania all’elenco di chi segue l’esempio dell’Arabia Saudita. Sarà sul “libro paga” di Riyadh. Il Qatar è un piccolo strano posto. È davvero un sabbione sul Golfo. Il Qatar possiede grandi riserve di gas, ma chi pensa che il desiderio di possederle motivi l’Arabia Saudita? Il Qatar è l’unico Paese wahhabita oltre l’Arabia Saudita. Esiste perché la Gran Bretagna imperiale voleva un pezzo di “suolo” non saudita dominato da wahhabiti sul Golfo. Il Qatar sa della propria debolezza verso l’Arabia Saudita. L’emirato è difatti, escluse le apparenze, un assolutismo. Assistei a una riunione nel palazzo del governatore di Doha, in cui l’allora emiro se la rideva dicendo al mio gruppo che se l’occidente voleva la democrazia avrebbe creato delle cose da mostrargli. Un parlamento. Una stampa “libera” (al-Jazeera?) Disse che c’era stata una cospirazione per un tentato colpo di Stato e numerosi cospiratori erano in carcere. Cosa devo farne chiese al gruppo di milionari e rappresentanti di aziende. Non voglio sconvolgere troppo “l’occidente”. La risposta del capo del gruppo era che i detenuti dovevano essere processati. L’emiro cambiò discorso. In tale ambiente, i governanti del Qatar cercano di “resistere al fuoco” contro un futuro in cui l’Arabia Saudita decide che l’esistenza del mini-Stato del Qatar non è necessaria.
1. Innanzitutto, e forse cosa più importante, diedero agli Stati Uniti un’area comprendente l’ex-base aerea inglese di al-Udayd e abbastanza spazio per collocarvi la sede dell’USCENTCOM. Tali strutture sono molto importanti per gli Stati Uniti. La guerra aerea in Medio Oriente è diretta dalla base al-Udayd, non necessariamente i voli ma tutte le operazioni di comando e controllo. DJT non sembrava cogliere l’importanza di al-Udayd per la guerra aerea statunitense.
2. La “rete al-Jazeera” è assai irritante per gli Stati autocratici del mondo arabo. È sempre stato così e mi fu rinfacciato da ricchi e potenti arabi la sua creazione. È chiaramente protetta dagli al-Thani (i governanti del piccolo Paese). Come ho detto, questa casata non è per nulla democratica. Al-Jazeera fa parte del villaggio Potjomkin della democrazia presentato all’occidente dallo Stato del Qatar, ma gli è utile.
3. Il Qatar ha una certa ambiguità sulle relazioni con l’Iran. Recentemente ha scelto di sottolineare tale ambiguità, probabilmente in risposta all’accettazione di DJT del ruolo di muqtar d’America. E ora, a dimostrazione dell’ambizione del sultano Erdogan che crede che un giorno sarà il comandante dei fedeli, il parlamento turco concede la base giuridica alla Turchia per intervenire militarmente e politicamente nella risoluzione dei contrasti tra Arabia Saudita, alleati arabi e muqhtar Trump da un lato, e Qatar e Turchia (anche Iran?) dall’altro. Si può dubitare che il sostegno turco ad al-Thani avrà grande influenza in Qatar? In caso affermativo, quanto sarà l’influenza turca sull’utilizzo dell’AFB al-Udayd degli USA? Senza le strutture di comando della base, in sostanza la guerra aerea degli USA finirebbe. E poi c’è l’AFB Incirlik…
Che succederebbe se DJ pensasse di sostenere l’Arabia Saudita contro il Qatar?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iran e Qatar, segnali della bancarotta saudita

Alessandro Lattanzio, 8/6/2017

La guerra perduta dei Saud contro Siria, Iraq e Yemen ha effettivamente esaurito le riserve valutarie del regno, più di quanto appaia, spingendo Riyadh a voler rapinare letteralmente il rivale e seconda potenza energetica regionale del Qatar.Iran
Il ministro degli Interni iraniano dichiarava che 13 persone erano state uccise negli attacchi terroristici a Teheran la mattina del 7 giugno. I gruppi terroristici entrati nell’area del santuario dell’Imam Khomeini, 2 terroristi, e nell’edificio amministrativo del Parlamento, 4 terroristi, venivano eliminati completamente; “La prima squadra dei terroristi, composta da due persone, entrava nel santuario dell’Imam alle ore 10:30. Il primo terrorista si uccise nell’esplosione suicida e il secondo fu eliminato dalle forze di sicurezza dopo aver sparato alla cieca. Contemporaneamente, la seconda squadra dei terroristi, di quattro persone, cercava di arrivare all’edificio amministrativo del Parlamento, ma dopo la reazione di una delle guardie di sicurezza, un terrorista si uccise facendosi esplodere e gli altri tre furono eliminati dalle forze di sicurezza dopo il tentativo di salire ai piani superiori dell’edificio. Ora la situazione è pienamente sotto il controllo delle forze di sicurezza e dell’ordine“. Le forze di sicurezza iraniane arrestavano 5 sospettati e una donna terrorista, dopo gli attentati. Il Corpo della Guardia della Rivoluzione Islamica (IRGC) dichiarava, “L’opinione pubblica mondiale, e in particolare della nazione iraniana, vede tale azione terroristica accadere una settimana dopo la riunione del presidente statunitense con i capi di uno degli Stati regionali più reazionari che sostiene costantemente e notevolmente i terroristi taqfiri, e ritiene che lo SIIL, rivendicandolo, ne indichi la complicità in tale atto selvaggio. L’IRGC ha dimostrato che non lascia impunito uno spargimento di sangue innocente e assicura alla nazione iraniana che non esiterà nemmeno per un momento a proteggere la sicurezza nazionale del Paese e la vita del suo carissimo popolo, avendo eliminato tali terroristi con l’aiuto delle Forza dell’Ordine“. Il leader supremo dell’Iran, Ayatollah Seyed Ali Khamenei, dichiarava, “La nazione iraniana avanza e rigetta i petardi sparati oggi, che non lasceranno traccia sulla volontà del popolo. Tutti dovrebbero sapere che sono insignificanti per poter influenzare la volontà della nazione iraniana e dei funzionari del Paese. E tali incidenti, ovviamente, rivelano che se la Repubblica islamica non avesse resistito al nucleo di tale cospirazione, avrebbe avuto simili serie difficoltà nel Paese. Grazie a Dio, mordono la polvere“.
Il viceprincipe ereditario saudita Muhamad bin Salman, ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, a maggio aveva minacciato l’Iran, “Non aspetteremo che la battaglia sia in Arabia Saudita. Invece, lavoreremo in modo che la battaglia sia in Iran“, e poche ore prima degli attentati terroristici a Teheran, il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr, da Parigi, affermava che l’Iran andava punito per presunte interferenze nella regione. Puntualmente, il gruppo terroristico dello SIIL rivendicava gli attentati a Teheran.
Il Viceministro degli Interni iraniano Hossein Zolfaqari dichiarava che i terroristi, “entrarono nel Parlamento in abiti femminili attraverso il cancello speciale per i visitatori, avviando la sparatoria per causare paura ed orrore. Nei primi minuti dell’attacco, le forze del Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica (IRGC) si attivavano prendendo il controllo della zona nell’edificio del Parlamento”. Gli ufficiali della sicurezza della provincia di Tehran avevano un incontro urgente subito seguito dalla riunione del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale (SNSC) per studiare i diversi aspetti degli attentati. Il Brigadier-Generale Hossein Salami, Vicecomandante dell’IRGC, dichiarava, “Questo attentato è avvenuto solo una settimana dopo l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti e gli arretrati capi che sostengono i terroristi. Il fatto che lo Stato islamico l’abbia rivendicato ne dimostra il coinvolgimento… Non c’è dubbio che ci vendicheremo degli attacchi di oggi a Teheran, sui terroristi, i loro affiliati e i loro sostenitori”. Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif osservava, “I despoti che sponsorizzano il terrorismo minacciano di portare la guerra nella nostra patria: gli ascari attaccano ciò che i loro padroni disprezzano di più: la sede della democrazia“, alludendo alle affermazioni di bin Salman.

Qatar
L’emiro del Quwayt, sceicco Sabah al-Ahmad al-Jabar al-Sabah s’incontrava con il re saudita Salman bin Abdulaziz sulla crisi con il Qatar. Il ministro degli Esteri Muhamad bin Abdurahman al-Thani affermava che il sovrano del Quwayt aveva chiesto a Tamim bin Hamad al-Thani, l’emiro del Qatar, di non fare dichiarazioni ufficiali sulla crisi, “Ha ricevuto una chiamata dall’emiro del Quwayt che gli chiedeva di posticiparla per dare tempo alla risoluzione della crisi“. Nel frattempo si avevano avvisaglie dei movimenti militari sauditi nei pressi del confine del Qatar, “I sauditi si preparano“, affermava Ali al-Ahmad dell’Istituto per gli affari del Golfo, “Controllando la frequenza dei bombardamenti nello Yemen… Un segno chiave sarà la cessazione o riduzione degli attacchi aerei sauditi contro le forze ribelli nello Yemen. Ciò significherebbe che ammassano forze per un’azione improvvisa contro il Qatar. E posso dire che Trump ha già detto ai sauditi di non avere obiezioni. I sauditi sono molto arrabbiati con i qataroti.,. non permetteranno mai che lo Yemen sia indipendente… il Bahrayn odia il Qatar. E i sauditi hanno due obiettivi: primo, sottomettere il Qatar similmente ai loro lavoratori-schiavi. Non ci sono mezze misure. Secondo, i sauditi bramano le enormi riserve di denaro del Qatar. Le vogliono“. La guerra perduta dei Saud contro Siria, Iraq e Yemen ha effettivamente esaurito le riserve valutarie del regno, più di quanto appaia, spingendo Riyadh a voler rapinare letteralmente il rivale e seconda potenza energetica regionale del Qatar. Anche la Giordania annunciava la decisione di coordinarsi con i Paesi arabi per “porre fine alla crisi nella nostra regione” e annullava le licenze ad al-Jazeera. All’ambasciatore del Qatar ad Amman veniva chiesto di lasciare il Paese entro pochi giorni.
Intanto, l’esercito del Qatar attivava 16 carri armati Leopard, dopo aver messo in stato di guerra le forze armate. Il 5 giugno il ministero della Difesa del Qatar trasmetteva un messaggio ai governi di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Bahrayn, dicendo che sparerà a tutte le navi di quei Paesi se entreranno nelle sue acque territoriali. Davanti a ciò, Trump compiva un svolta di 180° sottolineando l’importanza a che tutti i Paesi della regione collaborino e ribadiva che il partenariato per la cooperazione del Golfo è fondamentale per la stabilità regionale. L’8 giugno, il Qatar chiedeva ufficialmente a Iran e Turchia d’inviare rifornimenti alimentari. Il presidente turco Tayyip Erdogan aveva detto che l’isolamento del Qatar non risolve alcun problema, e che Ankara era pronta a soddisfare le richieste di rifornimento idrico e alimentare del Qatar, che a sua volta aveva appena acquistato 20000 tonnellate di grano russo. Il presidente della Camera di Commercio del Qatar affermava che il Paese aveva riserve alimentari per un anno. Inoltre, avendo la Turchia istituito una base militare in Qatar nel 2014, secondo l’ambasciatore turco a Doha, Ahmet Demirok, Ankara poteva inviare 3000 truppe nella base. Infatti, il partito AK di Erdogan approvava l’8 giugno due leggi per consentire alle truppe turche di essere schierate in Qatar e attuare l’accordo tra i due Paesi sulla cooperazione militare, iniziando ad inviarvi 5000 soldati. La flotta della Qatar Airways potrebbe trasportarne 10000 dalla Turchia in pochi giorni, sorvolando lo spazio aereo iraniano. Il 7 giugno, l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, parlava con il Presidente Putin sulla cooperazione russo-qatariota nel commercio, economia ed investimenti, oltre che su questioni internazionali. Vladimir Putin riaffermava la posizione di principio della Russia a favore della risoluzione delle crisi con mezzi politici e diplomatici.
Il blocco navale al Qatar è probabilmente la mossa più seria dell’Arabia Saudita contro il Qatar, riflessa dalle stesse restrizioni adottate dagli Emirati Arabi Uniti: le navi dirette o provenienti dal Qatar non avranno accesso al terminale petrolifero più grande del Medio Oriente, nel porto di Fujayrah degli Emirati Arabi Uniti. Ma i clienti del Qatar, Giappone e India, venivano subito rassicurati sulle forniture di petrolio: continueranno come sempre. Gli EAU avevano già impedito a 6 navi gasifere di ancorarsi presso Fujayrah. L’Egitto, che pur si affida al LNG del Qatar, non aveva operazioni dirette con il Paese, dato che Trafigura, Glencore e Vitol provvedevano a trasportarvi il LNG dal Qatar senza ricorrere a navi battenti bandiera del Qatar. In realtà, il Qatar può bloccare le esportazioni in certi Paesi emettendo le restrizioni sulla destinazione. Nel 2016, il Qatar aveva esportato 79,6 milioni di tonnellate di LNG, di cui 17,9 milioni in Europa. A chi altri si può rivolgere l’Europa per il Gas senza il Qatar? Norvegia, Stati Uniti e Russia. Gli europei compreranno gas statunitense per la diversificazione. Tuttavia, i volumi pongono una domanda. Il gas statunitense non è economico, e neanche quello norvegese. Gli scandinavi devono avviare nuovi progetti per aumentare le esportazioni, e questo è costoso. Rimane la Russia, che può fornire facilmente altri 150 miliardi di metri cubi di gas. La Russia esporta 178 miliardi di metri cubi, che potrebbe raddoppiare grazie al blocco del Qatar.
Il Qatar controlla 335 miliardi di dollari di attività nel mondo tramite il QIA, il fondo sovrano qatariota controllato dalla Qatar National Bank SAQ, la più grande del Gulf Cooperation Council, e dall’azienda per telecomunicazioni Ooredoo QSC. Il QIA ha investito nelle banche Barclays Plc, Credit Suisse Group AG e Deutsche Bank AG, ed è il primo azionista della Volkswagen AG e della Glencore. I Qatar Sports Investments hanno acquistato il club Paris Saint-Germain. Mayhoola for Investiments SPC ha acquisito il marchio Valentino Fashion Group, mentre l’ex-premier Hamad bin Jasim aveva acquistato il 10% di El Corte Ingles SA, il più grande proprietario di grandi magazzini dell’Europa occidentale. Il QIA ha acquistato a Londra il quartiere finanziario Canary Wharf, il Savoy Hotel, il grattacielo Shard, i magazzini Harrods, il villaggio olimpico e il grattacielo della HSBC. Qatari Diar, unità immobiliare del QIA, aveva acquistato l’ex-ambasciata statunitense, oltre a diversi altri patrimoni immobiliari. Il QIA è il primo azionista anche della J. Sainsbury Plc, ha acquistato il 20 per cento dell’aeroporto di Heathrow mentre le Qatar Airways hanno acquisito il 20% della British Airways IAG SA. Il Qatar ha investito 11 miliardi di dollari nella Rosneft e d ha acquistato il 24,9 per cento dell’aeroporto di San Pietroburgo. L’emittente del Qatar, Bayn Media Group, ha acquistato la Miramax, società cinematografica della California. Il QIA è stato il quarto investitore immobiliare non-residenziale negli Stati Uniti nel 2016, acquistando il 10% dell’Empire State Realty Trust Inc., e collabora con i Brookfield Property Partners LP su un progetto da 8,6 miliardi di dollari a New York. Il QIA infine acquistava la Singapore Square Tower 1 per 2,5 miliardi di dollari, nella più grande transazione per uffici a Singapore, oltre a una quota della Lifestyle International Holdings Ltd. e al 20% della compagnia elettrica Li Ka-shing di Hong Kong.Fonti:
Algora
Ali Ozkok
Bloomberg
FNA
FNA
FNA
FNA
FNA
FNA
FNA
Global Research
Moon of Alabama
The Duran
The Duran
The Duran

Qatarsi e metastasi

Chroniques du Grand Jeu 7 giugno 2017Il nostro buon vecchio Medio Oriente non cambia mai. Colpi di scena, svolte, cambi di casacca… una vera e propria telenovela brasiliana. La gran cosa assai commentata nei giorni scorsi è la messa al bando del Qatar da parte di Arabia Saudita e degni compari. Anche se atteso da una settimana, è un vero terremoto regionale, dato che le controversie precedenti che non avevano mai portato alla rottura delle relazioni diplomatiche. La situazione peggiora di ora in ora. I porti sono vietati a qualsiasi nave del Qatar, ogni cittadino ha un paio di giorni per fare le valigie, tutti i valichi di frontiera sono chiusi e lo spazio aereo di certi Paesi è vietato alla Qatar Airways che ora sorvola l’Iran. Culmine dell’escalation improvvisa, l’Arabia Saudita ha inviato un ultimatum di 24 ore con dieci condizioni e il rischio di guerra, anche se improbabile, ma non da escludere. Come ci sono arrivati?
Prima uno sguardo ai Paesi che rompono con Doha, con Riyadh che si ritrova soprattutto con Egitto, Bahrayn ed Emirati Arabi Uniti. In comune, questi Paesi ne hanno abbastanza dell’effettivo sostegno del Qatar alla Fratellanza musulmana, in prima linea nella “primavera araba” libica, egiziana e siriana. Per il resto, si tratta di un pasticcio allegramente ripieno di farsa e realtà. Sì, il Qatar ha sostenuto lo Stato islamico e al-Qaida in Siria-Iraq, come dimostrato molte volte; ma vedere i sauditi accusarlo ci ciò fa sganasciare avendo fatto esattamente la stessa cosa. L’ex-vicepresidente Joe Biden si sentì in dovere di ammetterlo pubblicamente:

Sì, paradossalmente il Qatar ha buone relazioni con l’Iran, e pessime con Riyadh, ma anche col Bahrayn (nella morsa della primavera sciita ignorata dai media occidentaleo). Allo stesso modo, il Qatar vede male il costituendo fronte USA-Israele-Arabia Saudita. Ma basta questo a spiegare la crisi improvvisa? Probabilmente no, perché si tratta di un vero e proprio nodo gordiano… Molti l’hanno collegato alla visita di Trump in Arabia Saudita e in effetti Donald sembra confermarlo con una nuova tempesta di tweet: “Durante il mio recente viaggio in Medio Oriente, ho detto che non va più finanziata l’ideologia radicale. I capi hanno indicato il Qatar, guarda! Tutte le prove del finanziamento dell’estremismo religioso portano all’Qatar. Questo può essere l’inizio della fine dell’orrore del terrorismo”. I Saud si comprerebbero la verginità con poco, riducendo il sostegno al jihadismo internazionale ufficialmente (e in modo ipocrita), solo per compiacere il presidente degli USA che non ha mai variato sull’argomento (l’unico…) Un accordo Washington-Riyadh quindi? Tuttavia, molte tessere non s’incastrano… Questa crisi uccide sul nascere il progetto di NATO araba invocato da Donald due settimane prima. O gli piace spararsi ai piedi (non impossibile), o non c’entra con tale frattura. Il Qatar ospita la principale base statunitense in Medio Oriente; Pentagono e dipartimento di Stato non ne sono entusiasti come il loro comandante in capo. Attraverso il portavoce, il Pentagono ringraziava il Qatar e rifiutava di commentare le trumpinate. Tillerson si precipitava ad invitare i membri del Consiglio di cooperazione del Golfo a “restare uniti”. Donald ha anche messo dell’acqua nella coca, forse “fortemente consigliato” dall’entourage, chiedendo ai Saud di calmare la situazione. Il GCC è la chiave di volta dell’impero USA nella regione e, come l’Unione europea in Europa, è sull’orlo del baratro. Dopo la Brexit il Qatarxit? A Washington, gli strateghi imperiali non ne saranno entusiasti… Quwayt e Oman, in ogni caso si rifiutano di seguire i compari recidendo le relazioni con Doha, frantumando ancora più il GCC. Un altro elemento non inquadrabile: la Cina cambia gli accordi petroliferi con Riyadh per pagare le importazioni di oro nero in yuan, un brutto colpo alla potenza statunitense. Illettori fedeli non ne saranno sorpresi, l’annunciammo due anni fa: “Una cosa rimane stoica e incrollabile: i petrodollari. Sadam cercò di creare un borsa petrolifera in euro ma fu tomahawkizzato immediatamente. Gheddafi rilanciò l’idea, ma le bombe liberatorie della NATO caddero su Tripoli prima che avesse il tempo di fare una telefonata. Gli strateghi statunitensi potevano dormire il sonno dei giusti, i loro affascinanti petromonarchi del Golfo restavano allineati. Tranne… Un’informazione molto importante, passata inosservata sulla stampa, fu emessa pochi giorni fa. Russia e Angola hanno superato l’Arabia Saudita quali fornitori di petrolio della Cina. È interessante notare che secondo gli osservatori, la Russia (ancora quel demonio di Putin!) accetta pagamenti in yuan cinesi motivando tale frattura tettonica. Secondo un analista, se l’Arabia Saudita vuole riconquistare la sua quota di mercato, dovrà seriamente considerare i pagamenti in yuan… cioè, por fine ai petrodollari. E qui ci sarebbe un serio dilemma per i sauditi: rinunciare all’importanza mondiale del loro petrolio o farci una croce sui petrodollari rischiando che gli statunitensi la prendano molto male fomentando un cambio di regime”. Difficile immaginare in tali condizioni un accordo USA-Arabia Saudita contro il Qatar… Tanto più che gli accordi per la vendita di armi ordinate dai Saud, 110 miliardi di dollari, assicurando Donald, sarebbero solo “aria fritta” secondo un esperto.
In tale confusione, il Sultano si sente perso. Stranamente silenzioso in questi giorni, ha moltiplicato i contatti telefonici con Riyadh, Doha, Quwayt e Mosca… (sembra incapace di qualsiasi cosa senza Putin). Infine ha lasciato le riserve criticando le sanzioni all’alleato Qatar. Era il minimo indispensabile: la tendenza dei Fratelli musulmani nell’AKP non riusciva a stare zitta davanti all’offensiva contro il proprio “padrino”, spingendo anche il principale partito di opposizione ad invocare la neutralità turca in questo caso. In realtà, Erdogan è davvero infastidito, oltre alla base degli USA, il Qatar ne ospita una turca e vi è un accordo difensivo tra i due Paesi, implicante il sostegno di Ankara alla piccola petromonarchia, se attaccata. Il sultano non avrebbe mai immaginato che potesse trattarsi dell’Arabia Saudita! Due pilastri dei petrodollari e del jihadismo in conflitto, il GCC in crisi, la Turchia sconvolta, lo Stato profondo diviso negli USA… La frattura saudita-qatariota va presa per quello che è: l’ennesima convulsione dell'”asse del bene”, sgretolando ulteriormente l’impero. Basta per la CNN accusare… gli hacker russi! Aimé, l’avevamo previsto, gli idioti osano di tutto, perciò li riconosciamo. Dietro la nuova degenerazione della stampa-strappona, si nasconde la realtà: è Natale al Cremlino che, tuttavia, evita l’autocompiacimento. E’ vero che la cooperazione, paradossale, tra Mosca e Doha sia nell’energia (si ricordi che il Qatar è entrato nel capitale di Rosneft da pochi mesi) che militare, nonostante le dispute, eufemismo, sulla questione siriana. Le aperture del Qatar all’Iran sono ben viste dagli orsi. D’altra parte, i rapporti si animano delicatamente con l’Arabia Saudita e l’onnipotente bin Salman visitava la Russia una settimana dopo il viaggio di Trump e una settimana prima della crisi attuale (Putin fu informato di ciò che stava per succedere?) Così ufficialmente, il Cremlino non assume posizioni. Ma se un cuneo può inserirsi tra asse USA-Arabia Saudita-Israele e coppia Turchia-Qatar, è una manna dal cielo per Mosca e Teheran.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina ha iniziato la distruzione del dollaro

Byron King, Reseau International 3 giugno 2017

La Cina cambia i termini del commercio petrolifero con l’Arabia Saudita. In particolare, lavora a un accordo per pagare il petrolio saudita utilizzando lo yuan cinese. Questo sforzo rappresenta una minaccia diretta per la sicurezza del dollaro. Se l’accordo Cina-Arabia Saudita viene concluso, yuan per petrolio, sarà un ulteriore passo verso la tomba del petrodollaro che domina la finanza globale dal 1974. Lo si può vedere nell’articolo di Jim Rickards sull’assalto al dollaro qui. Per ricapitolare, il petrodollaro s’indebolisce perché il dollaro perde potere da valuta di riserva mondiale, similmente alla sterlina a poco a poco caduta in disgrazia durante il declino dell’impero inglese. Il declino può richiedere molto tempo, ma ciò che si vede oggi è un altro passo verso declino e morte del dollaro. Vorrei dirvi come proteggere i vostri beni in dollari dopo aver spiegato questo cambiamento.
Dal 1974, l’Arabia Saudita ha accettato il pagamento di quasi tutte le esportazioni di petrolio, in tutti i Paesi, in dollari. Ciò è dovuto all’accordo tra Arabia Saudita e Stati Uniti ai tempi del presidente Nixon. 15 anni fa la Cina cessò d’essere indipendente sul petrolio e cominciò ad acquistarlo dai sauditi. Come tutti i clienti dei sauditi, la Cina doveva pagare in dollari. Oggi, la Cina paga il petrolio saudita in dollari USA, non yuan, infastidendo i leader cinesi. Dal 2010, le importazioni di petrolio della Cina sono raddoppiate. Secondo Bloomberg News, la Cina ha superato gli Stati Uniti come primo importatore di petrolio al mondo. Ecco una tabella che mostra l’andamento.Mentre la Cina importa sempre più petrolio, l’idea di pagarlo in yuan e non in dollari è sempre più cruciale. La Cina non vuole utilizzare dollari per comprare petrolio, così comincia a premere sui sauditi sulla natura del denaro da utilizzare nelle operazioni per il loro petrolio. La Cina lo fa abbassando regolarmente l’acquisto di petrolio dai sauditi. Allo stato attuale, i tre maggiori fornitori di petrolio della Cina sono Russia, Arabia Saudita e Angola. Dietro questi tre fornitori v’è una combinazione di fonti, con Iran, Iraq e Oman che contribuiscono a diversificare gli approvvigionamenti di petrolio della Cina. Negli ultimi anni, la Cina è passata ad acquistare petrolio al di fuori dell’Arabia Saudita, e le esportazioni di petrolio della Russia sono aumentate dal 5% al 15% del totale della Cina. La Cina importa più petrolio da Russia, Iran, Iraq e Oman; e meno dall’Arabia Saudita. La quota delle importazioni cinesi dall’Arabia Saudita è scesa da oltre il 25% nel 2008 a meno del 15% attuale. Nel frattempo, i concorrenti dei sauditi, Russia, Iran, Iraq e Oman, vendono più petrolio alla Cina. L’Arabia Saudita vuole invertire la tendenza al ribasso nel commercio di petrolio con la Cina. Tuttavia, questi grandi flussi di petrolio non si verificano nel vuoto. C’è una buona ragione per cui le vendite di petrolio russo alla Cina aumentano. Come vedrete nell’articolo di Nomi, commercio e servizi finanziari sono spesso strettamente legati. Negli ultimi anni, la Cina ha rafforzato i rapporti commerciali con la Russia; oggi la Cina paga il petrolio russo in yuan. La Russia, a sua volta, usa lo yuan per comprare merci dalla Cina. Oltre agli scambi di merci, negli ultimi sei mesi la Russia ha istituito una filiale della Banca di Russia a Pechino. Quindi, la Russia può utilizzare i suoi yuan cinesi per comprare oro sulla Borsa di Shanghai. In un certo senso, il commercio del petrolio sino-russo è ora sostenuto dal “gold standard”. In futuro, l’Arabia Saudita sarà sempre più esclusa dal mercato petrolifero cinese, se non vende il petrolio in yuan. Ma per farlo, i sauditi devono allontanarsi dal dollaro USA e dai petrodollari, se vuole mantenere e aumentare l’accesso al mercato del petrolio della Cina. Ne sapremo di più sulla probabilità di tale scenario dopo il tour di Donald Trump in Medio Oriente. Se l’Arabia inizia ad accettare yuan per il petrolio, tutte le carte saranno contro i petrodollari. I petroyuan cambiano le dinamiche monetarie dei flussi energetici globali. Credo che il dollaro USA sarà gravemente indebolito con questa nuova fase.
Gran parte delle informazioni sul petroyuan è pubblica. Eppure, per qualche strana ragione, c’è una forma di cecità nei politici e media occidentali sulle implicazioni del petroyuan. L’idea è così “assurda” che molti politici preferiscono ignorarla. L’evitano in modo totale. Ma potrebbero svegliarsi una mattina nel bel mezzo di una massiccia crisi valutaria in cui il valore del dollaro è in calo e il prezzo in dollari del petrolio alle stelle. Jim e io consigliamo vivamente di destinare il 10% del vostro portafoglio ad investimenti sui metalli preziosi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora