Trump non imparerà mai a non giocare a scacchi contro i persiani

Tom Luongo 30 ottobre 2017In tutte le discussioni sulla geopolitica, ogni volta che qualcuno fa apparire l’Iran come un gruppo di selvaggi, spappagallando le idee dei neocon, gli ricordo che sono persiani. E i persiani inventarono gli scacchi. Confondere l’Iran col mondo arabo, SIIL, al-Qaida, ecc., non solo è da ignoranti ma anche pericoloso. Perché facendo così, si sottovaluta il nemico. E questo, amici miei, è sempre il primo passo verso la sconfitta. Donald Trump farebbe meglio a capirlo subito o la sua amministrazione sarà contrassegnata da un errore in politica estera dopo l’altro, finché ci ritroveremo in un altro situazione alla Saigon, molto probabilmente in Afghanistan. Lo scorso weekend l’Iran faceva sapere che gli Stati Uniti gli si erano avvicinati per un incontro segreto tra Trump e il Presidente Hassan Rouhani, il giorno dopo che Trump fece uno dei discorsi più asinini nella storia delle Nazioni Unite. E Rouhani rifiutò decisamente. E la scorsa settimana, il segretario di Stato Rex Tillerson chiese all’Iraq di cacciare la Guardia Rivoluzionaria dell’Iran, ora che è stata vinta la guerra allo SIIL. L’Iraq ha detto a Rex senza messi termini di attaccarsi. Qualcuno ha notato quanto poco sia stato detto sulla Turchia che acquista sistemi di difesa missilistica S-400 dalla Russia? Oh, certo, questo fine settimana un generale della NATO ha fatto un po’ di casino, ma qui si tratta di un importante alleato della NATO che acquista sistemi di difesa missilistica russi all’avanguardia, e non c’è stata alcuna rappresaglia da Washington che abbia spinto la Turchia a cambiare idea.

Il nocciolo dell’accordo
La forma dei negoziati internazionali in stile estremi “bastone e carota” di Trump non ha funzionato, ancora una volta, contro chi non sia già nostro servo, come l’Arabia Saudita. Non ha prodotto risultati da considerarsi una vittoria sul campo di battaglia geopolitico. E c’è un motivo. Trump gioca a poker mentre i suoi avversari a scacchi. Il bluff negli scacchi è fondamentalmente diverso da quello nel poker. Perciò Trump non può prevalere su Putin in Russia, Xi in Cina o Rouhani in Iran. Vedono le sue mosse a un miglio di distanza, subito decidendo cosa fare dopo, o altro. Il discorso di Trump all’ONU è stato un chiaro richiamo all’avvio di una politica monetaria aggressiva, pur con una retorica bellica diplomatica e militare. Il culmine del triplice attacco è monetario. L’Iran non ne ha paura. A differenza del 2012 ha vari alleati ad aiutarla in caso di ulteriore isolamento economico: Russia e Cina. Ma ha anche un sorprendente nuovo alleato, l’Unione europea, in cattive condizioni economiche e che saluta nuovi affari con l’Iran, in particolare il partenariato per riportare l’esportazione di petrolio e gas dell’Iran ai livelli pre-sanzione. Russia e Cina sono meglio preparate a sostenere l’Iran nella resistenza al bullismo di Trump. Entrambe le economie sono assai meno dollarizzate rispetto al 2012. Tante banche russe sono state sanzionate dagli Stati Uniti, quindi non gli costerà niente fare affari con l’Iran. La Cina semplicemente ignorerà le sanzioni, ora che si è tolta i guanti. Mentre Trump sfida l’Iran, la Cina tenta discretamente di dominare l’Arabia Saudita offrendosi di acquistare la partecipazione nella Saudi Aramco, di cui propone un’OPA da quasi due anni. Il Qatar, altro nuovo alleato dell’Iran, ha appena detto al mondo ciò che sapevamo già, che Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar (e anche Israele) hanno cospirato per distruggere la Siria armando i wahabiti, uccidendo e cacciando milioni di siriani poi usati come pedine nella cinica politica europea di distruzione della propria cultura. La Russia ha detto no. L’Iran ha detto no. La Cina ha detto no. E ora Trump pensa di usare l’accordo nucleare come carta di contrattazione per riportare le cose allo stato precedente?

Scacco matto di Rouhani
Ammettendo il rifiuto ad incontrare Trump, l’Iran ha detto al mondo che non ha paura degli USA Col crollo del piano B in Siria e Iraq, creando un grande Kurdistan, lo SIIL in rotta dappertutto e la Russia che gestisce la diplomazia allo stesso tempo, perché Rouhani dovrebbe incontrare qualcuno che ha ingannato tutti su ciò che succedeva in Siria. Tutto ciò riguarda pedoni e cavalieri posizionati per la vittoria. Vincere esporrà la doppiezza degli Stati Uniti sui negoziati politici in Siria per assicurarsi la dipartita delle truppe statunitensi dalla regione. In cambio, l’Iran sarà disposto a rinunciare al programma sui missili balistici. Probabilmente, una volta che le truppe statunitensi saranno sparite, la Guardia rivoluzionaria uscirà dalla Siria e la Russia controllerà Hezbollah e/o Hamas. Questo è ciò che vuole l’alleanza Russia-Cina-Iran. Ed ora può farlo. Il discorso di Trump all’ONU era così unilaterale da assicurarsi che l’Iran ne respingesse le proposte. Certo, so che Trump non va presso sulla parola, e lo sa anche Rouhani. Ma questo non significa che va presa la chiamata di Trump quando il telefono squilla. Sempre più il discorso all’ONU sembra essere un atto di totale disperazione, scritto dall’ala israeliana del partito repubblicano per costringere Trump a una posizione politica che avrebbe dovuto sostenere, o gli avrebbe perdere ciò che rimane della credibilità statunitense in Medio Oriente. E l’Iran l’ha visto per ciò che era. Ora, si avvia alla vittoria. Scacco e matto.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Trump vuole ‘respingere’ l’Iran

Mahdi Darius Nazemroaya SCF 25.10.2017Il piano di Washington per il cambio di regime a Damasco è fallito. Sebbene non sia andata come Stati Uniti ed Israele desiderano, si può dire utilizzando il linguaggio geopolitico dei pianificatori e strateghi israeliani e statunitensi che la Siria ha “respinto”. Ciò non significa che la Siria rimarrà ferma in questo stato. In Iraq, il governo federale è uscito vittorioso respingendo il cosiddetto “Stato islamico” e richiedendo il ritiro delle forze statunitensi. Nel Levante, i palestinesi sono riusciti a formare un governo di unità nazionale che cambierà l’equazione dei colloqui tra palestinesi e Israele, mentre Hezbollah e partner politici in Libano sono più forti che mai. Mentre nello Yemen, Ansarallah ha respinto i sauditi. Stati Uniti e loro alleati sul quadro geopolitico sono stati “respinti” di continuo. In tale contesto, Washington ora punta alla profondità strategica di Siria, Iraq, Libano, Yemen e palestinesi, la Repubblica islamica dell’Iran.

Benvenuti nella nuova architettura della sicurezza del Medio Oriente: l’Iran “disteso”
Ogni azione ha una reazione. I tentativi statunitensi ed israeliani di “respingere” la Siria hanno provocato l'”estensione” dell’Iran sul Medio Oriente. Le forze iraniane sono ora posizionate dall’Iraq e Siria alle coste del Mar Mediterraneo. Aggravando le cose, le forze iraniane si sono unite alle forze russe, altro rivale statunitense che ha “respinto” geopoliticamente. Le forze iraniane hanno collaborato ampiamente con le forze irachene contro il cosiddetto “Stato islamico”, che molti funzionari iracheni, iraniani e russi accusano essere sostenuto dagli Stati Uniti. Operano dal confine Iran-Iraq al confine Iraq-Siria. Iran, Russia, Siria ed Iraq hanno addirittura creato un centro per le operazioni militari, d’intelligence ed antiterrorismo a Baghdad; ecco perché da Baghdad un generale russo informò il governo degli Stati Uniti, con un avviso scritto alla loro ambasciata in Iraq, che la Federazione russa interveniva in Siria il 30 settembre 2015. La Turchia ha anche cambiato posizione in favore dell’Iran. Ankara e Teheran hanno sostenuto il Qatar contro l’Arabia Saudita. La posizione turca sulla Siria è cambiata coordinandosi con Iran e Russia per stabilire zone di de-escalation in Siria e coordinare i colloqui di Astana in Kazakistan tra governo siriano e opposizione. Inoltre, i governi e le forze armate di Iraq, Iran e Turchia si sono coordinati per impedire che il governo regionale del Kurdistan, nell’Iraq settentrionale, o Kurdistan iracheno, si separasse dall’Iraq. Perciò il capo di Stato Maggiore iraniano Generale Mohammad Baqeri e il capo di Stato Maggiore Generale delle Forze armate turche, generale Hulusi Akar, il 15 agosto s’incontravano ad Ankara, ed vi fu una visita di ricambio a Teheran dal generale Akar il 2 ottobre 2017. In Libano, un cambiamento si è avuto col mutare dell’equilibrio del potere politico a Bayrut. Un indicatore fu quando l’alleato degli iraniani Michel Aoun divenne presidente del Libano il 31 ottobre 2016. In Libano, dove anche le potenze straniere sedevano al tavolo delle discussioni sulla formazione dei governi e della presidenza, la decisione della presidenza Aoun faceva tacitamente dedurre qualcosa sulla crescente influenza degli iraniani in Libano a spese dell’influenza statunitense e saudita. La volontà politica di Bayrut di rafforzare rapporti su sicurezza e militari con Siria e Iran coagula il Libano nel quadro della sicurezza iraniano per il Medio Oriente. In parte, questo va visto nelle operazioni di sicurezza e belliche delle forze armate libanesi coordinate con l’Esercito arabo siriano ed Hezbollah. A tal proposito, Israele ha anche annunciato che non farà alcuna distinzione tra Hezbollah e militari libanesi nei futuri attacchi sul Libano. Stati Uniti e Israele sono preoccupati dall'”estensione” dell’Iran in Iraq e Levante. Le forze iraniane si sono collegate alla rete delle milizie locali incentrandosi sulle strutture delle forze armate e di sicurezza dell’Iraq e della Siria. Discorso e relazioni sull’Iran che costruisce installazioni militari al fianco dei partner russi nella base aerea di Humaymim in Siria, si rafforzano. Il Maggior-Generale Mohammad Baqeri veniva citato anche dal quotidiano Shargh, nel novembre 2016, affermare che le Forze Armate iraniane devono stabilire basi navali in Siria e Yemen. Il Maggior-Generale Baqeri visitò la Siria il 17 ottobre 2017, dove con discrezione visitò la frontiera vicino Aleppo ed ebbe colloqui col Presidente siriano Bashar Al-Assad e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito arabo siriano Generale Ali Ayub. Da Damasco, i militari iraniani inviavano ad Israele il messaggio che l’Iran gli avrebbe impedito di bombardare i siriani dato che Teheran e Damasco iniziano una nuova fase della cooperazione militare. Israele rispose minacciando di agire per impedire all’Iran di stabilire basi militari permanenti in Siria. Tel Aviv ha cercato di spingere la Russia ad impedire all’Iran di avere una presenza militare permanente in Siria, al centro dei colloqui tra governo israeliano e Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu durante la sua prima visita in Israele, il 15 ottobre 2017. Inoltre, Israele non potrà più giustificare il blocco della Striscia di Gaza, dato che Hamas ha accettato di formare un governo di unità nazionale con l’Autorità palestinese attraverso la mediazione dell’Egitto. Stati Uniti ed Israele sono allarmati dalla creazione della nuova architettura della sicurezza in Medio Oriente, incentrata sull’Iran e collegata agli interessi russi. È a causa di ciò e dell'”estensione” dell’Iran che il governo degli Stati Uniti pensa apertamente di dichiarare la Guardia rivoluzionaria iraniana organizzazione terroristica. Nel rinnovato sforzo per “respingere” l’Iran, il governo degli Stati Uniti ha chiesto l’accesso ai siti militari iraniani e afferma che le prove de i missili balistici iraniani violano la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il tentativo statunitense di “respingere” l’Iran al podio delle Nazioni Unite
Ecco perché Nimrata “Nikki” Haley, ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, ha detto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che le crisi in Medio Oriente riguardano l’Iran. L’ambasciatrice e la sua controparte israeliana all’ONU, l’ambasciatore Danny Danon, hanno persino dedicato l’intera sessione del 18 ottobre 2017 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che doveva riguardare la revisione del conflitto israelo-palestinese, al Piano di azione globale complessivo (JCPOA). Molti diplomatici criticarono Stati Uniti e Israele per aver ignorato la decisione dei palestinesi di formare un governo di unione, utilizzando il forum per attaccare l’Iran e promuovere l’agenda di Washington contro Teheran. Tra loro vi era Vasilij Nebenzia, ambasciatore russo alle Nazioni Unite. “La Russia è apertamente preoccupata dalle delegazioni israeliane e statunitensi che non hanno neppure pronunciato la parola “Palestina””, commentò l’ambasciatore Nebenzia all’agenzia TASS. “Questo è allarmante e triste perché non vediamo alcun progresso sulla questione israelo-palestinese e inoltre non ne sentiamo nemmeno dei riferimenti“, dicendo altro sulle azioni di Stati Uniti ed Israele alle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione in Palestina fece seguito all’annuncio del 13 ottobre 2017 della Casa Bianca che il governo degli Stati Uniti si rifiutava di ratificare il JCPOA. Anche se ogni firmatario del JCPOA, Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), Commissione europea, vari rami del governo USA, segretario di Stato USA Rex Tillerson e segretario alla Difesa USA James Mattis hanno pubblicamente detto che l’Iran non ha violato il JCPOA, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump Sr. Si rifiuta di ratificarlo dicendo che gli Stati Uniti ne sarebbero usciti. Nonostante il JCPOA sia un trattato internazionale che gli Stati Uniti non possono cambiare unilateralmente, Trump apriva unilateralmente la porta del Congresso statunitense a nuove pretese e sanzioni all’Iran. C’è un’alleanza contro l’Iran tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. La strategia dell’amministrazione Trump, che coinvolge Israele e Arabia Saudita, inizia a svilupparsi. Israele ed Arabia Saudita hanno salutato apertamente la decisione di Trump di non ratificare il JCPOA e di seguirne la leadership internazionalmente. Israele ha persino seguito gli Stati Uniti ritirandosi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO). Gli Stati Uniti avevano già smesso di pagarne le quote nel 2011, perché l’UNESCO e Stati membri hanno deciso di concedere l’adesione alla Palestina. Nonostante le proteste statunitense e israeliana, alcun altro lasciava l’UNESCO.

L’arte del compromesso: l'”approccio completo” del presidente Donald Trump contro l’Iran
Giudicando l’Iran dai limiti ristretti dell’accordo nucleare, non si valuta la vera natura della minaccia“, dichiarava l’ambasciatrice Haley al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 18 ottobre 2017. “L’Iran va giudicato in totalità per il suo comportamento aggressivo, destabilizzante e illecito“, aggiungeva. La parola chiave su cui concentrarsi è “totalità”, perché rappresenta ciò che gli Stati Uniti realmente vogliono dall’Iran. Le false preoccupazioni del governo degli Stati Uniti sulla natura pacifica del programma nucleare iraniano sono state sempre un pretesto per giustificare l’antagonismo statunitense e far sì che Teheran agisse nell’interesse degli Stati Uniti. In altre parole, gli Stati Uniti vogliono che l’Iran smetta di sfidare i loro tentativi di controllare Medio Oriente ed Asia Centrale. Questo è ciò che Washington ha sempre desiderato e convenientemente mascherato dietro le preoccupazioni sul programma nucleare iraniano. Ciò che fa Donald Trump è pretendere che gli iraniani seguano la sceneggiatura statunitense in Medio Oriente e Asia centrale collaborando sugli obiettivi della loro politica estera. A tal proposito, gli Stati Uniti chiedono che l’Iran smetta di aiutare i legittimi governi di Siria e Iraq, di sostenere i movimenti di resistenza libanesi e palestinesi contro l’occupazione israeliana, smetta di sostenere lo Yemen contro l’aggressione saudita e rinunci al diritto alla difesa coi missili balistici. Questo è ciò che l’amministrazione Trump chiama “approccio globale”. Ora gli Stati Uniti vogliono mettere sul tavolo quasi tutto, se non tutto. Grandi accordi o meno, invece di trattare i diversi dossier distintamente, gli Stati Uniti vogliono affrontarli tutti in una sola volta “in modo completo” e nella “totalità”. Vogliono parlare di Afghanistan, Golfo Persico, Iraq, Siria, Libano, Palestina, Yemen, energia, commercio e politica militare iraniane. L’Iran ha sconfitto Washington, Tel Aviv e Riyadh su diversi fronti e Washington sa che non può sopportare la crescente influenza regionale iraniana. Ecco perché Trump cerca di riscrivere il JPOA con modifiche o integrazioni che includano le questioni regionali che “respingano” l’influenza iraniana.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La potenza dell’Iran irrita gli USA

L’Iran è la deterrenza contro gli Stati canaglia in Medio Oriente
Shane Quinn The Duran 17 ottobre 2017Dopo l’invasione dell’Iraq del 2003, lo storico militare israeliano Martin van Creveld disse: “Il mondo ha visto come gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iraq benché, come si è scoperto, non ne avessero motivo. Se gli iraniani non costruiranno armi nucleari, sarebbero dei pazzi“. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente scartato il JCPOA, l’accodo nucleare con l’Iran, e inoltre ha imposto nuove sanzioni al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche, un ramo dell’Esercito iraniano. Due mesi prima, il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani dichiarò che il suo Paese riavvierà il programma nucleare “in poche ore” se venivano adottate altre sanzioni. Considerando che l’Iran è nuovamente sotto lo spettro dell’attacco dalla vecchia nemesi, tali sviluppi potrebbero rivelarsi inevitabili. È il segnale che gli USA, dall’aggressivo militarismo, inviano al mondo: sviluppate le armi nucleari se volete proteggervi da noi. È un messaggio che la Corea democratica da tempo segue. La RPDC sarebbe sicuramente stata attaccata se non avesse testate nucleari e artiglieria massiccia. Le minacce a Corea democratica e Iran violano la Carta delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti furono tra i firmatari chiave della creazione delle Nazioni Unite nel 1945. Da tempo sembrano considerarlo una mera cerimonia. Il testo di apertura della Carta dichiara che siano “salvate le generazioni future dal flagello della guerra… riaffermando la fede nei diritti umani fondamentali… e nelle nazioni grandi e piccole“. Tra le accuse all’Iran dell’occidente vi è quella di “alimentare l’instabilità”. In termini semplici, ciò significa ignorare i desideri degli USA. Mentre lo SIIL dilagava nel nord dell’Iraq nel 2014, fu l’Iran che intervenne in aiuto dei curdi assediati. Azioni come questa sono chiamate “destabilizzazione” e “sostegno al terrorismo”. L’Iraq fu attaccato dagli Stati Uniti nel 2003, lasciando rovine che gli iracheni non videro dall’invasione mongola del 13° secolo. In occidente lo si chiamò “promozione della democrazia” o “stabilizzazione”, senza trascurare di menzionare un milione di iracheni morti, con un attacco che pose le basi dello SIIL. Nel frattempo, l’accordo nucleare iraniano del 2015, ha affermato il capo della vigilanza atomica dell’ONU Yukiya Amano, “è attuato nell’ambito degli impegni relativi all’energia nucleare presi dall’Iran col JCPOA. Il regime di verifica in Iran è il più robusto… attualmente esistente. Abbiamo aumentato i giorni d’ispezione in Iran, abbiamo aumentato le ispezioni… e dati sono aumentati“. Questa è la prova che l’Iran adempie ad ogni richiesta, a differenza di altri. Ancora una volta, sono Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita che decidono d’ignorare il diritto internazionale. In tal modo, promuovono il proprio isolamento mondiale. Le cinque altre potenze che hanno preso parte all’accordo nucleare, Cina, Russia, Francia, Germania e Gran Bretagna, hanno affermato di continuare indipendentemente dalla posizione statunitense. Le vere ragioni di tale rinnovata ostilità verso l’Iran non sono naturalmente specificate. Per esempio, l’Iran aumenta l’influenza in Medio Oriente, sempre più potente rivale d’Israele. L’Iran ha inoltre svolto un ruolo importante, alleato di Russia ed Esercito arabo siriano, nella sconfitta dei terroristi filo-occidentali ad Aleppo.
Altre preoccupazioni sono il “sostegno al terrorismo” dell’Iran, come ribadito dal presidente Trump, riecheggiando i predecessori. Ciò si riferisce principalmente al sostegno dell’Iran a Hezbollah e Hamas, organizzazioni nate dall’aggressione degli Stati Uniti nel Medio Oriente, sostenuti da Israele ed Arabia Saudita. Il terrorismo occidentale supera notevolmente qualsiasi cosa attribuita ad Hezbollah o Hamas. Hezbollah, per esempio, ha svolto un ruolo nel ritiro dello SIIL, dopo aver combattuto gli estremisti per tre anni in Siria, Iraq e Libano. Il duo è anche nemico deciso d’Israele, quindi degli Stati Uniti. Né l’Iran, insieme a Hezbollah e Hamas, può competere con l’Arabia Saudita nella sponsorizzazione del terrorismo islamico. Lo SIIL stesso è un complotto del fanatismo religioso saudita e dell’ampliamento del suo messaggio jihadista. Inoltre, all’Iran, quarto produttore di petrolio mondiale, non è mai stato perdonato aver rimosso il controllo statunitense 38 anni fa. Come una banda che da una lezione a chi tradisce il boss mafioso, l’Iran viene punito senza pietà. I cubani sostengono le affermazioni dell’Iran con mezzo secolo di prove. Anche l’intelligence statunitense riconosce che le dottrine strategiche dell’Iran sono difensive e non sono una minaccia militare importante. L’anno scorso il bilancio degli armamenti statunitensi era 50 volte superiore quello iraniano. Tuttavia, in occidente l’Iran viene considerato “la peggiore minaccia alla pace“, nonostante non abbia mai invaso un altro Paese. Una delle grevi ironie è come le azioni statunitensi di questo secolo abbiano aiutato la causa dell’Iran. Quattordici anni dopo la fine della guerra in Iraq, il New York Times lamentava che “camminando nei mercati in Iraq gli scaffali siano pieni di beni iraniani… accendendo la televisione canale dopo canale trasmettono programmi favorevoli all’Iran. Si costruisce un nuovo edificio? È probabile che i mattoni e il cemento provengano dall’Iran. E non è che l’inizio“. La causa principale di ciò, la devastazione lasciata dall’invasione degli Stati Uniti, non viene menzionata nell’articolo. L’Iraq è da tempo un Paese a maggioranza sciita, ma prima dell’attacco del 2003 era governato dalla minoranza sunnita. Gli statunitensi spazzarono i governanti sunniti, avvicinando inavvertitamente l’Iraq all’Iran, altra nazione sciita.
Con l’ostilità crescente degli USA verso l’Iran, è sorprendente che la Cina, in particolare, ne sia l’alleata chiave. Oggi la Cina rappresenta il maggiore mercato di esportazione ed importazione dell’Iran. Dal 2000 al 2014 la quota cinese delle esportazioni iraniane è passata dal 4% al 49%, soprattutto nel greggio. In questi 14 anni, la quota di importazioni cinesi verso l’Iran è passata dal 5% al 45%. Anche i legami militari sino-iraniani sono più stretti. Nel 2012, per la prima volta, navi da guerra cinesi apparvero nel Golfo Persico per un’esercitazione congiunta con la Marina iraniana. Col Presidente Rouhani (in carica dal 2013), le relazioni sono aumentate, con l’aumento complessivo del 70% degli scambi con la Cina, che vede favorevolmente Rouhani. L’anno scorso Cina e Iran decisero di aumentare il commercio a 600 miliardi di dollari nel prossimo decennio. La Cina è anche un importante fornitore di armi avanzate dell’Iran, tra cui missili antinave, missili da crociera, aviogetti da caccia J-10, ecc. Il caccia J-10 è “paragonabile allo statunitense F-15, letale in combattimento“. Nel novembre 2016, un accordo di cooperazione militare fu firmato da Cina e Iran, con esercitazioni militari congiunte avvenute a giugno. L’allora Ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan dichiarò: “L’aggiornamento delle relazioni e della cooperazione militare a lungo termine nella difesa con la Cina è una delle priorità della diplomazia della Repubblica islamica dell’Iran“. Ponendo un altro deterrente importante ai nemici dell’Iran. Si può supporre che questi sviluppi siano visti con orrore a Washington, Tel Aviv e Riyadh.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il test dell’RS-24 Jars rientra nella modernizzazione strategica della Russia

Alex Gorka, SCF 03.10.2017Il mese scorso, la Russia effettuava due lanci di missili balistici intercontinentali RS-24 Jars (SS-29). I missili furono lanciati il 12 e il 20 settembre dal Cosmodromo di Plesetsk nella Russia nord-occidentale, verso il poligono di Kura in Kamchatka nell’estremo Oriente della Russia. L’arma può essere lanciata sia da un silo che da un autoveicolo. Il primo test fu condotto da un silo seguito da un secondo lancio da una piattaforma mobile. I missili balistici intercontinentali mobili sono più difficili da individuare e colpire. È stato il primo test della versione mobile dell’ICBM Jars dal dicembre 2014. La distanza tra il Cosmodromo Plesetsk e il poligono di Kura nella Kamchatka è più di 6000 chilometri. L’ultimo lancio coincise con le manovre Zapad-2017 in Bielorussia, conclusesi il 20 settembre. I test di lancio dell’ICBM Jars avvenivano anche quando la Flotta del Nord effettuava grandi manovre nel Mar di Barents, con 20 navi da guerra e 5000 effettivi. Lo scopo principale dei lanci era confermare l’affidabilità dei missili. I test hanno dimostrato la riuscita modernizzazione del deterrente nucleare della Russia. In servizio dal 2010, l’RS-24 Jars è all’avanguardia degli sforzi russi per modernizzare le forze nucleari. Il Presidente Vladimir Putin ha affermato che lo Jars rappresenterà il 72% delle Forze Strategiche missilistiche alla fine del 2017. Il missile nucleare più avanzato nell’arsenale militare russo sostituirà i vecchi missili a propellente liquido R-36 (SS-18 Satan) e UR-100N (SS-19 Stiletto) in servizio da quasi 50 anni. Gli Jars dovrebbero restare in servizio per circa 20 anni. Il missile a propellente solido a tre stadi Jars dalla capacità MIRV (Multiple Independently Targetable Reentry Vehicles) è un missile completamente nuovo. Fu testato una decina di anni fa ed è in servizio nelle Forze Armate russe da sette anni. Dotato di 3-6 testate da 150-250 chilotoni, l’RS-24 Jars può raggiungere bersagli a 11000 chilometri di distanza. Ha una gittata minima di 2000 km. Una velocità superiore a Mach 20 (24500 km/h, 6806 m/s). Un peso a lancio di 49,6 tonnellate. Il sistema di guida è inerziale con sistema di navigazione GLONASS. Ha una precisione di 150-200 m CEP (errore circolare di probabilità). Con una lunghezza di 20,9 m, il missile ha un diametro di 2 metri del primo stadio, 1,8 m del secondo e 1,6 del terzo. Inoltre è dotato di un Veicolo Post-Boost (PBV) dalla lunghezza di 2,7 m. Ci vogliono 7 minuti per prepararne il lancio. Gli Jars mobili possono sparare il missile da un sito preparato, da un garage speciale con tetto scorrevole o da una posizione impreparata durante lo schieramento sul campo. Il veicolo TEL può lasciare la posizione una volta lanciato il missile. Il componente di lancio è il camion ultra-pesante MZKT-79221 16×16 in grado di muoversi su terreno accidentato a una temperatura compresa tra -50° e +45°. La potenza del JaMz-847 è di 588 kW (800 CV). La velocità massima è 45 km/h e il raggio d’azione di 500 km. I primi tre e gli ultimi tre assi sono sterzanti. L’autocarro ha una buona mobilità fuoristrada. Il veicolo TEL (trasportatore-erettore- lanciatore) ha un equipaggio di tre persone. Il missile risiede sulla parte superiore dell’autocarro e divide la cabina di guida anteriore che sovrasta il telaio. Ai lati dello scafo vi sono grandi ruote stradali con alcuni assali sterzanti. Durante lo schieramento, il TEL Jars viene accompagnato da vari veicoli di supporto, inclusi posti di comando mobili, veicolo di ricognizione, autocisterne e altri veicoli militari con truppe per garantire la sicurezza del missile. In caso di emergenza il veicolo TEL può funzionare autonomamente senza scorta. Un’autocisterna si basa su un telaio 16×16 simile, ma trasporta un enorme serbatoio di combustibile al posto del missile.
Il Ministero della Difesa russo dichiarava che l’ultimo test del missile rientra negli sforzi per sviluppare nuove tecnologie per violare le difese missilistiche, ma non forniva ulteriori dettagli. Costruito coi sistemi di contromisure più avanzate e dalla velocità molto elevata, lo Jars è specificamente progettato per penetrare i sistemi di difesa missilistica. Può manovrare durante il volo e attivare inganni attivi e passivi. Il primo lancio di settembre testava una testata “sperimentale”. Gli sforzi per l’ammodernamento russi includono nuovi sistemi missilistici, sottomarini lanciamissili balistici e bombardieri strategici aggiornati. Il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu annunciava il 21 febbraio che il 90 per cento delle Forze Nucleari Strategiche del Paese avranno armi moderne entro il 2020. La Russia prevede di lanciare più di una dozzina di missili balistici intercontinentali nel 2017. Ha testato a giugno un SLBM Bulava, che raggiunse lo stesso poligono nell’ultimo test, vicino le coste del Pacifico di Kura. Un test del missile termonucleare super-pesante RS-28 Sarmat potrebbe aversi ad ottobre. Tutti gli sforzi sono strettamente conformi agli obblighi russi col nuovo trattato START. Mosca deve proseguire la modernizzazione dell’arsenale nucleare strategico in vista dei piani di modernizzazione nucleare degli Stati Uniti, che potrebbero seppellire l’attuale regime di controllo degli armamenti.

I Russi testano un nuovo ICBM
La Russia testa velivoli post-boost indipendenti per una maggiore precisione e flessibilità delle testate multiple
Ankit Panda, The Diplomat 04 ottobre 2017

La Russia ha testato un nuovo vettore missilistico balistico intercontinentale a testata multipla, nel settembre 2017, apprendeva The Diplomat. Una fonte del governo statunitense che conosce una recente valutazione dell’intelligence statunitense sui test missilistici, russi ne ha parlato con The Diplomat. La Forza Strategica Missilistica della Russia ha recentemente testato un Veicolo di rientro indipendente (IPBV) per la versione a tre testate dell’ICBM mobile a propellente solido RS-24 Jars. Il test fu eseguito il 12 settembre da un silo del Cosmodromo di Plesetsk presso Arkhangelsk, colpendo gli obiettivi nel poligono di Kura nella Kamchatka Kraj. Ciò pochi giorni prima delle grandi esercitazioni militari Zapad-2017 di Russia-Bielorussia. Non è chiaro se fosse il primo test della configurazione IPBV di un ICBM russo. Un funzionario del Ministro della Difesa russo dichiarava all’agenzia TASS che il test del 12 settembre coinvolse un progetto sperimentale di testata bellica “distaccabile”. Il test ha avuto successo. Le capacità d’impiegare testate di rientro multiple indipendenti (MIRV) normalmente caratterizza la fase post-boost, manovrando mentre rientrano nell’atmosfera terrestre, dopo che il volo a motore del veicolo di lancio raggiunge l’apogeo, permettendo ad un solo ICBM di colpire vari obiettivi separati da grandi distanze. La configurazione del veicolo di rientro indipendente testato dalla Russia si basa su un concetto simile, ma presumibilmente permetterà puntamento più complesso e flessibile con un solo missile balistico in volo. I veicoli post-boost non sono considerati uno stadio del missile, in quanto generalmente non ne aumentano la gittata, ma possono consentire puntamenti più precisi. Non è chiaro se anche il test del 12 settembre abbia coinvolto sistemi di penetrazione e inganno che potrebbero aiutare il missile a bypassare i sistemi di difesa missilistica balistica statunitense. Russia e Cina hanno una serie di missili balistici a testata MIRV che permettono generalmente in modo efficace il puntamento nucleare, dato che i costi per la produzione di testate nucleari supplementari e veicoli di rientro sono inferiori a quelli per la fabbricazione dei missili balistici. L’unico ICBM attivo negli Stati Uniti, il Minuteman III, è progettato per trasportare tre testate su più obiettivi, ma i missili attuali dispongono di una singola testata ad alta potenza. Il D5 Trident II, i soli missili balistici lanciati da sottomarini degli Stati Uniti, hanno quattro o cinque testate, anche se ognuno può trasportarne otto.
Il test di lancio del 12 settembre dell’ICBM Jars fu seguito da un lancio dell’ICBM RS-12M Topol da Kapustin Jar, il 20 settembre, da un autoveicolo trasportatore-erettore-lanciatore. Tale prova era volta a testare ciò che il Ministero della Difesa russo descrisse come “carico utile da combattimento avanzato”, ma non riguardava tecnologia di manovra sperimentale in volo.

Arsenali nucleari sotto il trattato START III
Anàlisis Militares 4 ottobre 2017

Le informazioni sugli arsenali nucleari di Stati Uniti e Federazione Russa sono state pubblicate il 1° settembre 2017, nell’ambito dell’adozione dei limiti del nuovo trattato START III. Queste le statistiche del 1° settembre 2017 sugli arsenali nucleari russo e statunitense.

Le testate nucleari per ICBM, SLBM e bombardieri dispiegati:Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti dispongono di 1393 testate nucleari e la Federazione Russa di 1561. Il limite del trattato START stabilisce un massimo di 1550 testate nucleari ciascuno. Pertanto, gli Stati Uniti potranno aumentare le testate nucleari di 107 unità e la Federazione russa dovrà sbarazzarsene di 61 per rimanere nei limiti del nuovo trattato START.

Vettori schierati tra ICBM, SLBM e bombardieri:

Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti impiegano 660 vettori ICBM, SLBM e bombardieri. La Federazione Russa 501. Il limite del trattato START è massimo 700 ICBM, SLBM e bombardieri per ciascun Paese. Di conseguenza, gli Stati Uniti potranno aumentare i vettori di 40 unità e la Federazione russa di 199 per raggiungere il limite indicato dal trattato START.

Vettori schierati e non tra ICBM, SLBM e bombardieri:

Cosa significa?
Dal 1° settembre 2017, gli Stati Uniti hanno 800 vettori tra ICBM, SLBM e bombardieri. La Federazione Russa 790. Il limite del trattato START segna massimo 800 vettori schierati e non tra ICBM, SLBM e bombardieri, per parte. Pertanto, gli Stati Uniti sono già nei limiti e la Federazione Russa potrà aumentare i vettori di 10 per rimanere nei limiti del nuovo trattato START III.Traduzione di Alessandro Lattanzio

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

Esercitazioni militari russo-bielorusse “Zapad 2017”

Valentin Vasilescu, Rete Voltaire, Bucarest (Romania), 18 settembre 2017
Valentin Vasilescu, esperto militare ed ex-vicecomandante dell’aeroporto militare di Otopeni.Dall’organizzazione del colpo di Stato in Ucraina, l’insediamento dei nazisti a Kiev e l’indipendenza della Crimea, la NATO alimenta la paranoia dei suoi membri europeo-orientali. Mosca non avrebbe protetto i crimeani da un governo nazista, ma conquistato e annesso questo territorio storicamente russo. Grazie a tale narrazione, Washington occupa l’Europa orientale militarmente, senza che i popoli sottomessi protestino. Al contrario, sono allarmati dalle manovre militari russe-bielorusse.
La stampa occidentale riferisce ogni sorta di preoccupanti ipotesi sulle esercitazioni militari “Zapad-2017” quale opportunità per la Russia d’invadere gli Stati sul fianco orientale della NATO. Nessuno si preoccupa di studiare lo scenario di queste esercitazioni ed ha la formazione necessaria per analizzarle. Vediamo cosa sono. Le esercitazioni militari russo-bielorusse Zapad-2017 si svolgono dal 14 al 20 settembre 2017 e mirano a: “Migliorare l’addestramento e l’uso di gruppi di forze armate per garantire la sicurezza dell’avamposto strategico della difesa collettiva di Russia e Bielorussia“. Lo scenario delle esercitazioni indica che il territorio della Bielorussia e l’enclave russa di Kaliningrad vengono infiltrati massicciamente da unità delle Forze Speciali che simulano i terroristi. Provengono da tre Paesi fittizi: Vajsnoryja, Vesbaria e Lubenia. Vesbaria si trova, sulla mappa, nel territorio di Lituania e Lettonia, e Lubenia comprende Lituania e Polonia, tutti membri della NATO. I terroristi infiltrati controllano importanti obiettivi nel Vajsnoryja, zona nordoccidentale della Bielorussia. Il primo passo è separare il Vajsnoryja dal resto della Bielorussia con azioni di sabotaggio volte ad aggravare la situazione socioeconomica del Paese e facilitare un colpo di Stato a Minsk. L’obiettivo è utilizzare il territorio bielorusso per lanciare una massiccia invasione della Russia. Il concetto delle esercitazioni Zapad-2017 si basa su misure militari capaci d’impedire la destabilizzazione della Bielorussia e la liberazione della regione occupata dal Vajsnoryja. Pertanto, il primo passo delle manovre è verificare la capacità delle Forze Armate russe e bielorusse di mantenere la supremazia aerea e bloccare il corridoio d’infiltrazione e rifornimento ai terroristi di armi e munizioni. Il secondo passo consiste nel verificare la capacità delle unità aeree d’intervenire a grande distanza dalle basi isolando e circondando i gruppi terroristici infiltrati. Questa operazione prevede la manovra di forze di supporto, terrestri e aeree, per bloccare la via di ritirata dei terroristi verso il Mar Baltico. L’ultima tappa delle manovre è circondare i terroristi ed eliminarli fisicamente.Quali conclusioni trarre?
Queste esercitazioni sono strettamente difensive, limitate all’ovest di Bielorussia e Russia. Si svolgono rigorosamente in sette poligoni terrestri in Bielorussia e tre in Russia, dove sono stati invitati osservatori militari di tutti gli Stati della NATO. Comprendono 12700 soldati (7200 in Bielorussia e 5500 in Russia), 680 mezzi, tra cui 370 blindati (di cui 250 carri armati), 200 sistemi d’artiglieria, 70 elicotteri e aerei e 10 navi da guerra. La necessità di pianificare queste esercitazioni deriva dal timore di un’invasione della NATO da Paesi baltici e Polonia. Per migliorare la sicurezza in questi Stati, la NATO ha recentemente schierato la 10.ma Brigata aerea statunitense, con più di 60 aeromobili, e la 3.za Brigata corazzata statunitense. Inoltre, nei tre Stati baltici, i membri della NATO svolgono un servizio in rotazione con uno squadrone di aerei da combattimento. La NATO ha anche creato una forza di risposta ultrarapida, formata da 10000 soldati di sette Stati membri appositamente addestrati per agire sulle coste di Mar Baltico e Mar Nero. I timori della Russia sono ragionevoli perché, secondo la dottrina della NATO, Mosca è nel “teatro operativo militare europeo”, sull’asse strategico bielorusso che inizia a Berlino, attraversa la Polonia, l’enclave di Kaliningrad e la Bielorussia, arrivando a Mosca e proseguendo per Samara (ex-Kujbishev). I carri armati possono avanzare rapidamente su questa vasta pianura. Questo percorso è chiaramente progettato per invadere Mosca. Gli obiettivi strategici sono i concentramenti vitali economico-politici (con complessi economici, fonti energetiche, materie prime, reti dei trasporti energetici, ecc.). La loro conquista o controllo temporaneo provoca automaticamente il cambio dell’equilibrio di forze in qualsiasi teatro di operazioni militari. Ad esempio, durante l’Operazione Barbarossa nella Seconda Guerra Mondiale, lanciata il 22 giugno 1941, il Gruppo armate centro guidò l’offensiva sull’asse strategico bielorusso, con 50 divisioni tedesche concentrate in Polonia, con obiettivo strategico per eccellenza Mosca. La Russia ha ripetutamente affermato che i 5 miliardi di dollari del finanziamento di euromajdan a Kiev (secondo Victoria Nuland, ex-vicesegretaria di Stato per l’Europa) portarono al colpo di Stato con cui l’Ucraina passò da amica a nemica della Russia. Tale situazione consente agli Stati Uniti di considerare in futuro l’invasione della Russia dalla NATO. Questa ipotesi non è priva di fondamenta, perché l’invasione potrebbe seguire l’asse ucraino; certamente la via migliore del teatro d’operazione in Europa. Tale asse strategico comincia a Monaco di Baviera, in Germania, attraversa Polonia, Ucraina, fino alla Russia sud-occidentale, passando per Volgograd (già Stalingrado) e seguendo il Volga fino al mare Caspio. Il piano Barbarossa, l’invasione dell’URSS durante la Seconda guerra mondiale, affidò la conquista dell’Ucraina al Gruppo armate sud composto da 57 divisioni tedesche, italiane, ungheresi e rumene. Alcune di queste (in totale 330000 soldati) furono circondate e distrutte a Stalingrado o forzate a consegnarsi ai sovietici il 26 gennaio 1943. Se l’Ucraina venisse scelta come punto di partenza per l’offensiva sulla Russia della NATO, darebbe il vantaggio alla NATO di poter evitare i combattimenti nei Carpazi, che raggiungono i 2061 metri di altezza.

[1] Queste esercitazioni non sono di notevoli dimensioni. Occupano meno di 13000 effettivi, mentre gli Stati aderenti all’OSCE, tra cui Bielorussia e Russia, s’impegnano ad invitare come osservatori tutti i partner dell’organizzazione.
[2] “Le osservazioni di Victoria Nuland alla Conferenza della Fondazione USA-Ucraina“, di Victoria Nuland, Voltaire Network, 13 dicembre 2013.

La Russia effettuava lanci del missile balistico tattico Iskander-M
Vladimir Rodzianko, The Duran 18 settembre 2017

I militari russi hanno condotto il lancio di un missile balistico Iskander-M alla gittata massima operativa, secondo il Ministero della Difesa russo.
Un sistema missilistico Iskander-M ha eseguito il lancio di un missile dal poligono di Kapustin Jar nella regione di Astrakhan, nell’ambito dell’esercitazione strategica Russia-Bielorussia Zapad-2017″, dichiarava il Ministero della Difesa russo a Sputnik. “Il missile ha volato per 480 chilometri colpendo l’obiettivo nel poligono Makat (Kazakistan)“, affermava la dichiarazione. Il 9K720 Iskander è un sistema missilistico mobile a corto raggio creato e schierato dalla Federazione Russa. Questi sistemi missilistici sostituiranno i sistemi obsoleti OTR-21 Tochka, ancora impiegati dalle Forze Armate russe, entro il 2020. L’Iskander ha diverse testate convenzionali, tra cui una da combattimento con submunizioni, una esplosiva aria-combustibile, una esplosiva ad alta potenza, una a penetrazione anti-bunker e una ad impulsi elettromagnetici per le missioni anti-radar. Il missile può anche trasportare testate nucleari. Nel settembre del 2017, il Direttore Generale della KBM, Valerij M. Kashin, dichiarò che c’erano almeno sette versioni (e “forse più”) del missile Iskander, tra cui una da crociera.

Le manovre russo-cinesi enfatizzano la guerra anti-som
Sputnik 18.09.2017

Un distaccamento della Marina Militare cinese arrivava a Vladivostok per partecipare alla seconda fase delle esercitazioni navali russo-cinesi Joint Sea-2017. In un’analisi speciale per Sputnik, l’osservatore militare russo Vasilij Kashin ha spiegato ciò che rende uniche le esercitazioni nella cooperazione militare russo-cinese.
La seconda fase delle Joint Sea-2017 iniziavano ufficialmente il 18 settembre per proseguire fino al 26 settembre. La fase costiera delle esercitazioni si svolgerà fino al 28 settembre e prevede le manovre congiunte della fanteria navale russa e cinese. La seconda tappa, dal 22 settembre, sarà costituita dalla fase marittima nel Mar di Giappone e nell’area meridionale del Mare di Okhotsk. Le navi della Marina Militare russa coinvolte nelle esercitazioni sono l’Admiral Tributs, cacciatorpediniere classe Udaloj progettato per la guerra anti-som, nonché la Sovershennyj, corvetta classe Steregushyj che la NATO designa fregata per le dimensioni, la nave di supporto Igor Belusov, dotata di apparecchiature di soccorso subacqueo AS-40, oltre a 2 sottomarini diesel, una corvetta classe Tarantul e diverse navi appoggio. La Cina è rappresentata dal cacciatorpediniere Shijiazhuang, dotato del sistema missilistico antiaereo russo S-300FM, dalla fregata Daqing e dalla nave di supporto Changdao, che dispone di un veicolo di soccorso subacqueo Elar-7.
Commentando le esercitazioni, Kashin spiega che sono significative per la particolare attenzione alla guerra anti-som. Secondo l’osservatore, ciò è importante perché, mentre le precedenti esercitazioni congiunte marittime prestavano particolare attenzione alle operazioni di assalto anfibio, queste ne sono totalmente prive. “Le unità della fanteria navale condurranno una manovra congiunta sulla riva, ma gli sbarchi non sono inclusi nel programma di quest’anno“, secondo Kashin. “Invece“, sottolinea l’analista, “per la prima volta sono incluse le manovre congiunte di navi di salvataggio sottomarini russe e cinesi dotate di veicoli di salvataggio in mare profondo. Gli aerei anti-som russi e gli elicotteri anti-som russi e cinesi partecipano alle esercitazioni: due sottomarini della Flotta del Pacifico russa ne sono coinvolti, probabilmente il loro ruolo sarà essere trovati e “salvati” dalla task force congiunta russo-cinese“. Secondo Kashin la novità di queste esercitazioni è che aiuteranno lo scambio di preziose esperienze nell’organizzare operazioni di salvataggio. “Inoltre, grazie alla cooperazione, nuove opportunità saranno aperte per realizzare effettive missioni congiunte russo-cinesi se un disastro accadesse mai a un sottomarino appartenente ad uno dei due Paesi“. Naturalmente, anche l’ampliato scambio di esperienze sulla guerra anti-som avrà “particolare interesse per i cinesi“, nota l’analista. Infine, Kashin ritiene che la crescente importanza delle operazioni di guerra anti-som nei programmi delle esercitazioni congiunte russo-cinesi indica crescente fiducia tra i due Paesi nella sfera militare, “e la volontà di scambiare informazioni su questioni complesse“. “La cooperazione russo-cinese in questo settore non è ancora pari alla cooperazione tra Russia e India, con quest’ultima che affitta sottomarini nucleari russi, tuttavia si può ipotizzare che l’obiettivo della cooperazione tra Russia e Cina sia ottenere un simile livello di fiducia e cooperazione“, concludeva l’esperto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio