L’Iran alleato dell’Eurasia

F. William Engdahl, NEO, 01/03/2016

GettyImages-506375180-640x480Se l’intento della strategia di Obama verso l’Iran è corteggiare la grande nazione persiana nel complesso gioco geopolitico occidentale, mettendola contro Russia, Cina ed emergente secolo eurasiatico costruito intorno al progetto della Via e Cintura della Cina, sarà un altro colossale fallimento. L’Iran liberato dalle sanzioni, lungi dal diventare una pedina degli intrighi della NATO, fa mosse rapide e brillanti per connettersi con i vicini eurasiatici. In contrasto con le mosse saudite-turche legandosi a omicidi, stupri e distruzioni in Siria, Iraq, Yemen e altrove, in nome di Allah e del petrolio.
Una settimana dopo la storica visita del presidente cinese Xi Jinping all’Iran post-sanzioni, dove i due Paesi hanno firmato importanti accordi commerciali tra cui far aderire l’Iran nell’emergente strategico nuovo progetto economico della Via della Seta e della Via della Seta marittima, la Cina avviava una nuova rotta marittima per l’Iran. Due giorni prima, il primo treno merci partiva dalla Cina per la Repubblica islamica. Chiunque abbia visto la laboriosità dei cinesi, una volta che definiscono un obiettivo importante, non ne sarà sorpreso. Eppure, la priorità strategica di Pechino è volta ad integrare l’Iran, un alleato secolare della Cina che rientra nell’antica Via della Seta, ampliando lo spazio economico eurasiatico. Gli eventi che portano all’integrazione dell’Iran nella Via e Cintura eurasiatica si muovono molto rapidamente in entrambi i sensi. Chiaramente, in occasione della prossima riunione annuale della Shanghai Cooperation Organization quest’anno, Teheran sarà anche invitata alla piena adesione all’organizzazione, ora che le sanzioni sono tolte, consolidando il legame politico ed economico crescente con le nazioni dell’Eurasia dopo anni di sanzioni e isolamento. Il 1° febbraio, una nave portacontainer iraniana arrivava nel porto di Qinzhou, nel sud della provincia di Guangxi della Cina, di fronte al Golfo Beibu o Golfo del Tonchino, vicino al Vietnam. L’arrivo della nave iraniana Peranin, con 978 contenitori dei diversi Paesi lungo la ‘Via della Seta Marittima del 21.mo secolo’, designazione cinese della parte marittima della grande strategia della Via e Cintura, segna l’apertura della prima rotta di navigazione che collega Medio Oriente e Golfo di Beibu. Due giorni prima, il primo treno merci della Cina partiva per due settimane di viaggio inaugurale per l’Iran dal nodo commerciale sud-orientale di Yiwu, nella provincia di Zhejiang. È il preludio alla costruzione della nuova infrastruttura ferroviaria ad alta velocità che spezzerà l’isolamento economico dell’Iran, aprendo quella grande terra dalle vaste risorse umane e minerali che aderisce al boom economico emergente in tutta l’Eurasia. Questo boom economico eurasiatico, che sarà la maggiore espansione economica dell’economia mondiale degli ultimi due secoli, iniziò due anni fa, quando il Presidente Xi definì i dettagli del cruciale piano Via e Cintura annunciando la creazione dell’Asian Infrastructure Investment Bank a Pechino, per finanziare l’enorme programma di costruzioni, dal costo stimato di quasi un trilione di dollari nel prossimo decennio.

Il principale partner della Cina in Medio Oriente
Nei colloqui a Teheran il 26 gennaio, sia il presidente cinese Xi che il presidente iraniano Rouhani sottolinearono la stretta relazione tra i due Paesi eurasiatici. Il leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, che ha l’ultima parola su tutte le questioni di Stato, aveva detto a Xi Jinping che l’Iran continuerà la politica di rafforzamento dei legami con l'”Est”, elogiando la posizione “indipendente” della Cina nelle questioni globali. Poi, chiarendo che l’Iran non sarà vassallo di Washington e del suo sistema di globalizzazione, Khamenei dichiarava, “Gli occidentali non hanno mai avuto la fiducia della nazione iraniana. Il governo e la nazione dell’Iran hanno sempre cercato di ampliare le relazioni con i Paesi indipendenti ed affidabili come la Cina“. I due Paesi, in questo vertice, oltre a un accordo formale sulla partecipazione iraniana alla nuova Via della Seta, annunciavano l’intenzione di aumentare il commercio bilaterale nei prossimi dieci anni ad almeno 600 miliardi di dollari all’anno. Già più di un terzo del commercio estero dell’Iran è con la Cina, che, prima delle sanzioni degli Stati Uniti, era un’importante cliente del petrolio iraniano. Nell’intervento alla stampa iraniana, Xi chiariva anche che il partner prioritario della Cina in Medio Oriente è e sarà l’Iran. “L’Iran è il principale partner della Cina in Medio Oriente e i due Paesi hanno scelto d’incrementare le relazioni bilaterali”, dichiarava Xi.china-silk-roadL’Iran progetta il collegamento ferroviario
Alcuni giorni dopo gli accordi economici del 26 gennaio tra Iran e Cina, il presidente iraniano Rouhani annunciava i piani per costruire una fondamentale ferrovia strategica. Dato il terreno montagnoso del Paese, non è un piccolo progetto. Creerà un collegamento essenziale per l’estensione della Nuova Via della Seta eurasiatica della Cina. Il 6 febbraio, il presidente iraniano Rouhani annunciava che il governo programma la costruzione del collegamento ferroviario di 900 km attraverso il territorio montagnoso per collegare le città sante sciite di Mashad in Iran e Qarbala in Iraq. Qarbala, situata tra Baghdad e Najaf al centro dell’Iraq, è una delle città sante dei musulmani sciiti, il sito della famosa battaglia di Qarbala in cui l’Imam Hussyn, nipote del Profeta Muhamad, fu ucciso nel 680 d.C. E’ anche adiacente al grosso del territorio occupato dallo SIIL nel nord dell’Iraq. Il collegamento ferroviario da Mashad porterebbe l’infrastruttura ferroviaria iraniana vicino al confine del Turkmenistan. Il piano per collegarsi alla rete ferroviaria ad alta velocità della Nuova Via della Seta della Cina partirà dalla città del Xinjiang di Kashgar, la città più occidentale della Cina, vicino al confine con Tagikistan e Kirghizistan, ad Herat in Afghanistan, attraversando Kirghizistan e Tagikistan per collegarsi con la ferrovia iraniana. Iran e Pakistan hanno deciso di creare una linea ferroviaria per collegare la città portuale dell’Iran di Chabahar con il porto di Gwadar in Pakistan. Il collegamento ferroviario Chabahar-Gwadar fu deciso nell’ultimo incontro tra il primo ministro del Balochistan Nawab Sanaullah Zehri e una delegazione iraniana guidata dal governatore della provincia iraniana del Sistan-Baluchistan, Aqa Ali Hosth Hashmi, a Gwadar. Il collegamento ferroviario tra il porto iraniano di Chabahar e il porto di Gwadar del Pakistan, sulle acque in cui Golfo di Aden e Mar Arabico s’incontrano, avrà un notevole significato geostrategico. Gwadar rientra nel grande progetto infrastrutturale Cina-Pakistan noto come il corridoio economico Cina-Pakistan, iniziato nel 2014. Il corridoio è un progetto infrastrutturale da 46 miliardi di dollari in binari e autostrade tra Cina e Pakistan fino al porto di Gwadar, collegando la Via della Seta marittima e stradale cinese del 21° secolo con la rete ferroviaria della Nuova Via della Seta economica. È un progetto congiunto della China Export-Import Bank e del governo del Pakistan. Il corridoio economico Cina-Pakistan, attualmente in costruzione, collegherà Gwadar al Xinjiang della Cina attraverso una vasta rete di autostrade e ferrovie. Tale rete comprende la linea ferroviaria Karachi-Peshawar, in gran parte relitto dell’epoca coloniale inglese di fine 19° secolo, completamente rinnovata per permettere ai treni di viaggiare a 160 chilometri all’ora, e il cui completamento è previsto entro dicembre 2019. Questa linea sarà collegata alla rete ferroviaria ad alta velocità cinese da Kashgar, nella provincia dello Xinjiang.

L’attuale cambiamento geopolitico
Questi sviluppi infrastrutturali iraniani, cinesi, iracheni e pakistani hanno enormi implicazioni geopolitiche per il futuro del continente eurasiatico, uno spazio che racchiude quasi tre miliardi di persone, quasi la metà della popolazione mondiale, con vaste risorse naturali, forze lavoro istruite e scienziati di livello mondiale provenienti da Russia, Cina, Iran e altrove. Come sottolineao in un precedente articolo, passo dopo passo, Iran, Russia e Cina costituiscono il “Triangolo d’oro” della società eurasiatica, che economicamente, politicamente, culturalmente, e in ultima analisi militarmente, stabilizzerà l’emergente Nuova Via della Seta delle nazioni eurasiatiche. La Russia, come ho notato molte volte, vede sempre più l’Iran quale essenziale partner eurasiatico insieme alla Cina. In una dichiarazione seguita dall’agenzia nazionale iraniana IRNA, ma omessa da quelle occidentali, l’influente Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif dichiarava: “Abbiamo mantenuto e potenziato i legami con Russia e Cina“. Questo è precisamente il Triangolo d’Oro che emerge. Il filo d’oro che lega le tre grandi culture e nazioni eurasiatiche, Cina, Iran, Russia, è l’insistenza sul principio che, come per i singoli esseri umani, anche nazioni, confini e sovranità nazionale sono principi inviolabili. Sono principi che, come Russia, Cina e Iran hanno più volte sottolineato, tessono la Carta delle Nazioni Unite e non vanno violati perché una nazione o alcune nazioni trovano la difesa della sovranità nazionale “indesiderabile”. Iran, Cina e Russia concordano sul fatto che un “mondo senza confini”, come individui senza limiti, è un’illusione pericolosa. Solo la crescente cooperazione basata sul rispetto della sovranità nazionale può salvare il mondo dall’autodistruzione. Sarebbe un bene.Iranian-and-Chinese-FMs-in-Tehran-1-HRF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran completa il Triangolo d’oro eurasiatico

F. William Engdahl New Eastern Outlook 03/02/20161429764652501_rouhollah vahdati (2 of 12)A volte profondi spostamenti tettonici nelle politiche globali derivano dagli eventi meno notati. Tale è la situazione con l’Iran e la recente visita a Teheran del Presidente della Cina Xi Jinping. Ciò che è emerso dai colloqui conferma che la vitale terza tappa di ciò che sarà il triangolo d’oro eurasiatico, sono le nazioni impegnate nello sviluppo economico pacifico, ora in atto. Iran, Russia e Cina hanno tutti volontà di cooperare potendo cambiare il corso occidentale attuale a base di guerre e distruzioni a favore di pace e cooperazione. Si prendano in considerazione alcuni aspetti dei recenti avvenimenti con l’eliminazione delle sanzioni economiche a Teheran solo qualche giorno prima.
Ciò che emerge nelle dichiarazioni pubbliche seguenti i colloqui tra il presidente cinese e i leader iraniani, dal Presidente Rouhani al capo del Parlamento iraniano Ali Larijani e al leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, semplicemente e chiaramente allude a un profondo cambiamento nelle relazioni tra Cina e Iran. Il 23 gennaio, Xinhua News Agency, riferendo del viaggio ufficiale in Iran di Xi, il primo di un leader cinese in quattordici anni, dichiarava che la visita “stringe i legami nel partenariato strategico globale”. A Teheran il presidente cinese osservò che “la Cina è pronta a lavorare con l’Iran cogliendo lo slancio ed elevando ulteriormente i nostri rapporti e cooperazione pratica, inaugurando un nuovo capitolo dei nostri legami che caratterizzano una completo, solido e stabile sviluppo”.

Sviluppare le fibre economiche
Il contenuto di tale cooperazione è di grande importanza geopolitica e geo-economica non solo per l’Eurasia, ma per il mondo. L’Iran ha appena chiesto ufficialmente di aderire al programma infrastrutturale più importante del mondo, l’iniziativa Via e Cintura della Cina, spesso chiamata iniziativa economica Nuova Via della Seta. L’iniziativa Nuova Via della Seta fu proposta per la prima volta nell’incontro del settembre 2013 ad Astana tra Xi e Nursultan Nazarbaev, presidente del Kazakistan. Il Kazakhstan oggi è anche membro, assieme alla Russia, dell’Unione Economica Eurasiatica e anche della Shanghai Cooperation Organization. Si ricordino questi diversi fili della fibra economica in evoluzione, mentre procediamo. Dalla primo discussione ad Astana del 2013, la Via e Cintura va trasformando la mappa politica ed economica di tutta l’Eurasia. L’anno scorso, nei colloqui a Mosca poco prima dei festeggiamenti del 9 maggio per il Giorno della Vittoria russo, dove Xi era ospite d’onore, Vladimir Putin annunciò che l’Unione economica eurasiatica di Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan, formalmente integrava il proprio sviluppo infrastrutturale con la Nuova Via della Seta economica della Cina. Ora l’adesione formale dell’Iran all’espansione eurasiatica della Via della Seta è un passo gigantesco, permettendo all’Iran di rompere anni di isolamento economico e sanzioni occidentali, e di farlo mentre rivoluzioni colorate e altri imbrogli della NATO sono in gran parte vanificati. Si apriranno per il resto dell’Eurasia, in particolare la Cina, ma anche la Russia, nuove vaste possibilità economiche.

Le risorse straordinarie dell’Iran
L’Iran ha una giovane e istruita popolazione di oltre 80 milioni di abitanti, più della metà ha meno di 35 anni, e un esteso territorio strategico grande il doppio del Texas. Ha il nono più alto tasso di alfabetizzazione nel mondo, l’82% della popolazione adulta e il 97% dei giovani tra i 15 e i 24 anni senza discrepanza di genere. L’Iran ha 92 università, 512 università on-line e 56 istituti di ricerca e tecnologici con quasi quattro milioni di studenti universitari, un milione dei quali in medicina. Un terzo o il 31% studia ingegneria e costruzioni, uno dei tassi più alti del mondo. L’Iran oggi non è stagnante e primitivo come molti politici statunitensi s’immaginano. L’ho visto di persona. Il Paese è anche benedetto da vaste risorse economiche non sviluppate, non solo enormi giacimenti di petrolio e gas naturale. Confina con Armenia e Azerbaigian a nord, Afghanistan e Pakistan a est, Iraq e Turchia a ovest. Il Golfo Persico e il Golfo di Oman sono a sud e il Mar Caspio il più grande lago del mondo, a nord, dando all’Iran la maggior parte dell’acqua necessaria per l’agricoltura. In termini di altre risorse naturali, ha una delle più grandi riserve di rame al mondo, così come bauxite, carbone, ferro, piombo e zinco. L’Iran ha anche giacimenti importanti di alluminio, cromo, oro, manganese, argento, stagno, tungsteno, così come varie pietre preziose, come ambra, agata, lapislazzuli e turchesi. E un Paese bello e ricco, come posso personalmente testimoniare. Ora, collegando il Paese alla rete in espansione delle infrastrutture ferroviarie ad alta velocità della Via e Cintura dell’Eurasia, il futuro dell’Iran sarà saldamente legato allo spazio economico più vivace del pianeta, l’Eurasia dal Pacifico all’India e la Russia, e quando l’UE deciderà di smettere di essere il vassallo suicida di una Washington impazzita, anche all’Europa. In particolare, le relazioni economiche pacifiche tra Iran e Cina risalgono a circa 2000 anni fa, quando la Persia era parte fondamentale dell’antica via commerciale della Via della Seta dalla Cina. Questo fatto è stato sottolineato dal Presidente Xi. Negli ultimi sei anni la Cina è stata il principale partner commerciale dell’Iran che, nonostante le sanzioni occidentali, ha raggiunto i 52 miliardi di dollari nel 2014, destinati ad aumentare notevolmente con la sparizione delle sanzioni occidentali.

L’Iran pedina della NATO?
Certuni hanno speculato negli ultimi mesi che, con le sanzioni degli Stati Uniti ora finite, l’Iran diventerà una pedina dei giochi geopolitici di Washington. Mentre l’amministrazione Obama chiaramente avrebbe assaporato la prospettiva, ciò non accadrà. Un evento recente è stato seguito dall’occidente, in particolare dai media degli USA, illustrando il chiaro intento dell’Iran di difendere proprie autonomia e sovranità, tanto quanto le alleate Cina e Russia, per il disappunto di NATO e Pentagono. All’inizio di gennaio l’Iran sequestrava due imbarcazioni dell’US Navy che avevano violato le acque territoriali nel Golfo Persico. Furono catturate e i 10 marinai a bordo presi in custodia prima di essere rilasciati incolumi, permettendogli di rientrare con le proprie imbarcazioni, con cui avevano “vagato” nelle acque territoriali iraniane intorno l’isola Farsi. Il segretario alla Difesa degli USA Ash Carter ha affermato che “apparentemente” ciò fu causato da un guasto meccanico e di navigazione. Farsi è la base del ramo navale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, al centro del Golfo. Il Contrammiraglio Ali Fadavi, comandante del ramo navale della Guardia Rivoluzionaria, conferma pubblicamente Carter dichiarando alla stampa, “finirono in quella zona per il malfuzionamento dei sistemi di navigazione e non sapevano di essere vicini all’isola Farsi“. L’Ammiraglio Ali Fadavi era diplomatico e riservato. La Farsi è una delle basi più strategiche dell’Iran che ospita la forza navale da guerra non convenzionale dell’Iran. Gli Stati Uniti sostengono che le due imbarcazioni “persero” il loro GPS satellitare esattamente nello stesso tempo, e il segretario della Difesa sostiene che non è certo cosa sia successo? Le due imbarcazioni persero anche il contatto radio e tutte le altre comunicazioni durante l’incidente, un enorme imbarazzo per la Marina degli Stati Uniti che solo di recente ha descritto l’Iran come “dalla cultura tecnologica del carro trainato dai buoi”. La perdita di tutte le comunicazioni e del GPS su due imbarcazioni della Marina statunitense allo stesso tempo, significa una cosa: l’Iran ha sviluppato mezzi elettronici altamente sofisticati per accecare il sistema di guida GPS, essenziale per le operazioni della più potente marina del mondo. L’Iran non ha una cultura tecnologica da carro di buoi. In cooperazione con Russia e Siria nella guerra per sconfiggere lo SIIL, ha dimostrato di non essere passivo come l’Iraq di Sadam Husayn del 2003. E nonostante anni di sanzioni degli Stati Uniti oggi, in termini militari, l’Iran non è paragonabile all’Iran della guerra con l’Iraq istigato dagli USA del 1980. Il recente incidente ricorda il caso del 4 dicembre 2011 quando un drone-spia degli Stati Uniti, un avanzato drone-spia Lockheed Martin RQ-170 Sentinel della flotta degli Stati Uniti, atterrò nella campagna iraniana. L’Iran sostenne che una sua unità di guerra elettronica fece atterrare il velivolo. Washington rise, ma l’Iran aveva ragione. Non solo fece atterrare l’aereo, ma ne prese il controllo in volo: “Conoscendone la frequenza, l’Iran tese la sua ‘imboscata elettronica’ con il disturbo delle frequenze di comunicazione del velivolo, sequestrandone il pilota automatico. Emettendo rumore (disturbo) sulle comunicazioni, si disorienta il pilota automatico del velivolo. Quindi presero il controllo dell’aereo“. L’Iran è riuscito a far atterrare il drone in Iran, facendogli “credere” di essere in Afghanistan. L’ultimo sequestro delle due imbarcazioni della marina statunitense in acque iraniane con sofisticati disturbi elettronici, indica che l’Iran di certo non si piega al tempio del potere di Washington. E’ una forza militare molto temibile. Questa capacità di autodifesa è molto importante nel mondo ostile di oggi.

Adesione alla SCO
Ora, con l’Iran partner ufficiale nello sviluppo delle infrastrutture eurasiatiche della Nuova Via della Seta e con le sanzioni degli Stati Uniti finalmente tolte, l’Iran sarà certamente e ufficialmente ammesso a membro a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai nel prossimo vertice di questa estate. L’Iran ha attualmente lo status di osservatore della SCO. Attualmente i membri della SCO sono Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e utllmamente India e Pakistan. Nei prossimi mesi la SCO, se le presenti dinamiche continuano, formerà il nucleo dell’emergente Eurasia unificata che collabora economicamente, politicamente, e soprattutto militarmente, come nella lotta al terrorismo. Tenderà a diventare il forum dove questioni vitali dei Paesi aderenti alla SCO saranno elaborate, come i cinesi sono solito dire, in maniera “win-win”. Vediamo la nascita del triangolo d’oro eurasiatico con Cina, Russia e Iran ai vertici. Con il piano per attuare l’infrastruttura ferroviaria della Via della Seta, si assiste all’estrazione di nuovo oro per sostenere la moneta degli Stati eurasiatici, tra cui l’Iran con il proprio importante oro non ancora sfruttato, mentre per il sistema del dollaro iper-inflazionato gonfio di debiti, diventa una formidabile alternativa positiva, impegnandosi su pace e sviluppo. Non è una bella prospettiva?2016-01-12T21-15-40-166Z--1280x720_nbcnews-video-reststate-560F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’imminente riorganizzazione del blocco militare cinese

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 14/01/2016

e0a57076aaf3La riunione della Commissione militare centrale (CMC) della Repubblica Popolare Cinese (PRC), l’organo supremo delle forze armate di una delle principali potenze mondiali, tenutasi il 24-26 novembre 2015, avrà un impatto significativo non solo sullo sviluppo dei processi interni in Cina, ma anche sull’ambiente politico circostante. Il discorso del leader del Paese Xi Jinping ha aggiunto importanza all’evento. Nonostante la scarsità di informazioni disponibili, si tratta ovviamente di cambiamenti nel carattere dello sviluppo delle capacità militari della Repubblica Popolare Cinese, in particolare nella struttura organizzativa, nonché nel sistema di gestione della componente principale della “potenza” del Paese, l’Esercito di Liberazione Popolare cinese (PLA). Va notato che il processo di graduale passaggio dalla dottrina della “guerra del popolo” con l’esercito di massa alla costruzione di forze armate relativamente compatte, professionali e modernamente equipaggiate fu delineato in Cina molto tempo prima. Naturalmente, accompagnata e conseguenza del rapido sviluppo economico e tecnologico della Cina, e dalla diminuzione della probabilità di grandi incursioni militari nel proprio territorio. Tuttavia, il potenziale di questo processo relativamente veloce probabilmente si esaurirà presto, mentre le sfide accumulatesi richiedono un deciso intervento del governo del Paese. Il fatto che il PLA affronta seri cambiamenti è apparso chiaro durante gli eventi dedicati al 70° anniversario della fine della guerra del Pacifico, svoltosi a Pechino il 3 settembre 2015. Parlando alla parata militare, Xi Jinping ha detto che le forze di terra del Paese si ridurranno di 300mila soldati, e il numero totale del PLA diminuirà a 2 milioni di persone. L’intera parata militare mirava a dimostrare la tendenza ad aumentare le caratteristiche qualitative delle forze armate del Paese. E’ abbastanza ovvio che uno dei motivi che hanno esortato la leadership cinese a non ritardare il processo di riorganizzazione del blocco “militare” fosse uno studio della RAND Corporation, “L’incompiuta trasformazione militare della Cina: valutazione della debolezza dell’Esercito di Liberazione del Popolo (PLA) della Cina“, pubblicato nel 2015. In generale, l’adesione della Cina ad alcune tendenze nello sviluppo militari statunitensi fu notato tempo prima. Così, alcuni esperti, che commentarono le dichiarazioni di Xi Jinping alla parata del 3 settembre, notarono che contenuto ed obiettivi della prossima riforma militare in Cina, in qualche modo ricordano il Goldwater-Nichol’s Department of Defense Rrorganization Act del 1986. L’obiettivo immediato era la semplificazione ed eliminazione di inutili duplicazioni e del sistema di gestione delle forze armate degli Stati Uniti. La legge fu sviluppata sotto l’influenza dell’analisi di alcuni risultati della partecipazione degli Stati Uniti alla guerra del Vietnam. La “propagandata” attendibilità scientifica della RAND osservata in precedenza (in connessione con la pubblicazione di uno studio simile) vale per lo studio sulla “debolezza” del PLA. Avrebbe attirato l’attenzione della RPC semplicemente per il fatto che gli autori hanno studiato centinaia di fonti, specialmente quelle disponibili in cinese. Così, pur sottolineando i progressi evidenti e rapidi della Cina in tutti gli aspetti dello sviluppo militare, gli autori ammisero la tesi delle “due incongruenze” delle forze armate cinesi (il tasso di modernizzazione e il potenziale militare raggiunto) espresso dall’ex-Presidente Hu Jintao nel 2006.
Lo studio della RAND si basa su 16 ipotesi iniziali “d’importanza cruciale” sugli aspetti interni ed esterni più importanti per l’ulteriore sviluppo del sistema cinese. Così, la prima ipotesi afferma che “il Partito comunista cinese manterrà la posizione di primo piano“, in tutti gli aspetti della vita del Paese, tra cui il controllo del PLA. Secondo l’ipotesi No.15, “alcun cambiamento avrà luogo nelle relazioni Cina-Russia e nel percorso strategico della Russia“. In conclusione, lo studio affronta il problema del possibile impatto della fallacia di certe ipotesi sui risultati. Ad esempio, l’assunzione No.15 indica che nel caso della conservazione delle relazioni Cina-Russia e del degrado delle relazioni tra Russia e Stati Uniti ed alleati della NATO fino al punto che Washington debba rafforzare la propria presenza in Europa, le valutazioni cinesi della situazione internazionale verrebbero significativamente modificate rispetto a quelle previste dagli autori dello studio. Numero e ponderabilità delle ipotesi iniziali menzionate, incompletezza e scarsa affidabilità delle informazioni non hanno permesso agli autori dello studio di presentare le conclusioni finali, secondo cui sarebbe possibile adottare alcune azioni. Proponendosi di considerarle “oggetto di discussione”. Non c’è dubbio che una “discussione” sul tema cruciale per la Cina, in relazione allo studio della RAND, si sia svolta tra gli esperti cinesi. Inoltre, si può supporre che i risultati della discussione in qualche modo siano state prese in considerazione nella sessione di novembre della Commissione militare centrale del PCC. Tanto più che la principale conclusione dello studio sull’attuale “debolezza” della macchina da guerra cinese, condotta dalla prima società di analisi statunitense, sembra abbastanza evidente e coerente con la tesi di Hu Jintao sulle “due contraddizioni”. In generale, il principale risultato del lavoro si riduce alla dichiarazione di carenze nella struttura organizzativa, nel sistema di gestione dell’apparato militare e nella coerenza operativa tra le forze armate, in ritardo rispetto alle ultime realizzazioni nel campo della “penetrazione IT” nel comando delle operazioni in tempo reale. A tal proposito, è opportuno ricordare che il requisito per un cambio qualitativo in tutti gli aspetti dello sviluppo delle capacità militari e dell’impiego delle forze armate secondo il concetto della cosiddetta “rivoluzione degli affari militari” (RMA), fu discusso negli anni ’70-’80 in Unione Sovietica su iniziativa del Capo di Stato Maggiore dell’esercito sovietico, Maresciallo NV Ogarkov. 20 anni dopo, una discussione simile (con riferimento all’esperienza sovietica) si è svolta tra gli esperti militari degli Stati Uniti. Lo stesso concetto di RMA è ovviamente riformulato nel “pacchetto” moderno e specificamente cinese alla base della nuova fase di sviluppo delle capacità militari della RPC.
Aspetti della politica nazionali ed estera alla sessione del CMC della RPC di novembre attirano l’attenzione. Secondo il parere unanime dei commentatori, uno dei motivi più importanti dell’evento era la necessità di migliorare il controllo della direzione del partito sul blocco “militare” del Paese tra crescenti problemi interni ed esteri. L’esclusione di eventuali elementi avventuristici ed azioni imprudenti nel Mar Cinese Meridionale è di fondamentale importanza. A questo proposito, la leadership cinese cerca di risolvere il problema molto difficile di coniugare questi obiettivi contraddittori tra supporto militare delle rivendicazioni sull’80% della superficie del Mar Cinese Meridionale e creazione di relazioni costruttive con gli Stati vicini. Non è riuscita a coniugarle finora, mentre i vicini si volgono a “forze extra-regionali” come la Cina le chiama. E tali forze (soprattutto Stati Uniti, ma anche Giappone e India) sono pronte a fornire tale “aiuto”. La situazione nel Mar Cinese Meridionale evidenzia una delle principali tendenze della fase attuale dello sviluppo militare della PRC, deciso dal forte aumento dell’importanza della componente navale del PLA. A questo proposito, l’annuncio del mese prima, dopo la riunione della Commissione militare centrale per avviare la costruzione della seconda portaerei, che sarebbe simile all’esistente portaerei Liaoning (ex-Varjag ampiamente modernizzata) è stato notevole. A giudicare dai commenti degli esperti cinesi, in confronto con la prima portaerei della Marina militare della Repubblica popolare cinese, usata soprattutto per acquisire competenze sull’utilizzo di sistemi d’arma navali completamente nuovi, la seconda svolgerà attività operative per proteggere gli interessi marittimi nazionali. Secondo questi esperti, nei prossimi anni la Repubblica popolare cinese avrà bisogno di tre portaerei convenzionali, come la Liaoning. Dopo aver fatto esperienza sul loro impiego, la Cina lancerà la costruzione di portaerei a propulsione nucleare, che solo gli Stati Uniti oggi possiedono.
In generale, possiamo affermare che la tendenza nella modernizzazione del blocco “militare” della Cina è coerente sia con l’affermarsi del forte status del Paese nell’arena politica e le moderne tendenze globali nello sviluppo delle capacità militari.1480778Vladimir Terekhov, esperto sui temi della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il piano di difesa giapponese tenta di mutare la situazione con la Cina

The Japan Times 18 dicembre 20151433_JAPANIl Giappone fortifica i suoi arcipelaghi sul Mar Cinese orientale secondo una strategia in evoluzione che mira a ribaltare i rapporti con la Marina militare cinese e impedirle di dominare l’Oceano Pacifico occidentale, secondo fonti militari e del governo giapponesi. Gli Stati Uniti, ritengono che gli alleati asiatici, e il Giappone in particolare, devono contribuire a contenere la crescente potenza militare cinese, spingendo il Giappone ad abbandonare la sua decennale scarna difesa delle isole a favore di un maggiore potere militare in Asia. Tokyo risponde schierando una serie di batterie di missili antinave e antiaerei sulle 200 isole nel Mar Cinese orientale che si estendono per 1400 chilometri, parallele al continente, dal Paese a Taiwan. Le interviste a una dozzina di pianificatori militari e politici del governo rivelano che l’obiettivo più ampio del Primo ministro Shinzo Abe nel rafforzare l’esercito arriva ad includere la strategia per dominare mare e cielo delle isole remote. Mentre gli impianti non sono segreti, è la prima volta che tali funzionari precisano che il dispiegamento aiuterà a mantenere a bada la Cina nel Pacifico occidentale, secondo una versione giapponese della dottrina dell'”area d’interdizione e divieto”, nota come A2/AD in gergo militare, che la Cina usa per cercare di scacciare Stati Uniti ed alleati fuori dalla regione. Le navi cinesi provenienti dalle coste orientali devono attraversare questa perfetta barriera di batterie di missili giapponesi per raggiungere il Pacifico occidentale, il cui accesso è vitale per Pechino sia per i rifornimenti dal resto degli oceani del mondo che per la proiezione del potere navale. Il Presidente cinese Xi Jinping ha dato grande importanza allo sviluppo della Marina “oceanica” in grado di difendere i crescenti interessi globali del Paese. A dire il vero, non c’è nulla che impedisce alle navi da guerra cinesi di navigare secondo il diritto internazionale, ma dovranno farlo entro la gitta dei missili giapponesi, hanno detto i funzionari alla Reuters. Con Pechino che afferma maggiore controllo sul vicino Mar Cinese Meridionale con le basi nelle isole quasi completate, gli arcipelaghi che si estendono dal Mar Cinese Orientale al territorio del Giappone e a verso le Filippine, possono divenire il confine tra le sfere d’influenza di Stati Uniti e Cina. I pianificatori militari chiamano questa linea la “prima catena di isole”.
Nei prossimi cinque o sei anni la prima catena di isole sarà cruciale per l’equilibrio militare tra Cina e Stati Uniti-Giappone”, ha detto Satoshi Morimoto, professore della Takushoku University, ministro della Difesa nel 2012 e consigliere del capo della Difesa attuale, Generale Nakatani. Una nave da guerra degli Stati Uniti a fine ottobre sfidò i limiti territoriali che la Cina afferma con le sue nuove basi sulle isole artificiali nell’arcipelago delle Spratly. Ma Pechino potrebbe già aver posto il “fatto compiuto” garantendosi il controllo militare del Mar Cinese Meridionale, secondo alcuni funzionari ed esperti. “Possiamo ritardare l’inevitabile, ma quel treno è partito qualche tempo fa“, ha detto una fonte militare statunitense con esperienza sull’Asia alla Reuters, in condizione di anonimato non essendo autorizzato a parlare ai media. L'”obiettivo finale della Cina è l’egemonia sul Mar Cinese Meridionale, sul Mar Cinese Orientale“, dichiarava Kevin Maher, per due anni a capo dell’Ufficio del dipartimento di Stato USA per gli affari in Giappone, fino al 2011. “Cercare di placare i cinesi li incoraggerebbe solo ad essere più provocatori”, ha detto Maher, ora consulente della NMV Consulting di Washington. La reazione del Giappone alla Cina sul Mar Cinese orientale iniziò nel 2010, due anni prima che Abe salisse al potere. Il precedente governo del Partito Democratico del Giappone passò dal proteggere l’isola settentrionale di Hokkaido contro l’invasione sovietica che non arrivava mai, a difendere gli arcipelaghi del sud-ovest. “La crescente influenza della Cina e il relativo declino degli Stati Uniti sono un fatto“, ha dichiarato Akihisa Nagashima, deputato del DPJ che da viceministro della Difesa contribuì ad avviare il cambiamento. “Abbiamo fatto ciò che potevamo per contribuire a garantire la sostenibilità del dispiegamento avanzato degli Stati Uniti“. La Cina investe in missili accurati, cercando di dissuadere l’US Navy tecnologicamente superiore dal solcare le acque o volare presso Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale. Pechino, a settembre, ha mostrato ad amici e potenziali nemici la crescente potenza di fuoco nella sua più grande parata militare, commemorando la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale. Fece il suo debutto il Dongfeng-21D, missile balistico antinave ancora in collaudo che potrebbe distruggere una portaerei degli Stati Uniti da 5 miliardi di dollari. Il Congresso degli Stati Uniti ha stimato un arsenale di 1200 missili a corto e medio raggio che possono colpire qualsiasi punto della prima catena di isole. La Cina sviluppa anche sottomarini e missili da crociera furtivi lanciati da terra. “Invece di A2/AD, usiamo la frase ‘supremazia marittima e superiorità aerea’” aveva detto a settembre Yosuke Isozaki, primo consigliere per la sicurezza di Abe, autore chiave della Strategia della difesa nazionale pubblicata nel 2013, che includeva questa frase per la prima volta. “Il nostro pensiero era che volevamo poter garantire supremazia marittima e superiorità aerea in accordo con l’esercito statunitense“, ha aggiunto. Toshi Yoshihara, professore dell’US Naval War College, ha detto che Tokyo potrebbe svolgere un ruolo importante nel limitare la capacità di manovra della Cina dal Mar Cinese Orientale al Pacifico occidentale, migliorando la libertà di movimento degli Stati Uniti e guadagnando tempo affinché l’alleanza reagisca in caso di guerra con la Cina. “Si potrebbe dire che il Giappone cambi la situazione della Cina“, ha detto Yoshihara.
ColeFMapNov11 Il ricordo dell’aggressione giapponese nella seconda guerra mondiale perseguita ancora i rapporti di Tokyo con i Paesi vicini, e le tensioni si sono acuite dal ritorno al potere di Abe, che i critici vedono come un revisionista che vuole minimizzare il passato bellico del Giappone. “Ogni tendenza militare giapponese suscita attenzione e perplessità nei Paesi vicini”, dice il Ministero della Difesa Nazionale cinese alla Reuters, via e-mail, in risposta alle domande sulla strategia delle isole del Giappone. “Sollecitiamo la parte giapponese a riflettere sulla storia, e adottare azioni nell’interesse di una crescente fiducia reciproca“. Il Viceammiraglio Joseph Aucoin, comandante della Settima Flotta statunitense, definì la presenza del Giappone nel Mar Cinese orientale complementare alla grande strategia degli Stati Uniti. “Il processo di pianificazione degli Stati Uniti su qualsiasi teatro prende in considerazione capacità e forze di amici e potenziali avversari“, ha detto alla Reuters. “I piani statunitensi hanno l’obiettivo ultimo di mantenere pace e stabilità non solo per il Giappone, ma anche per la regione“. Nei prossimi cinque anni, il Giappone aumenterà di un quinto le proprie Forze di AutoDifesa sulle isole nel Mar Cinese orientale, arrivando a quasi 10000 effettivi. Le truppe, con batterie di missili e stazioni radar, saranno supportate da unità di marine sulla terraferma, sottomarini furtivi, aerei da guerra F-35, veicoli da combattimento anfibi, portaerei grandi come quelle della seconda guerra mondiale e, infine, dalla 7.ma Flotta degli Stati Uniti di stanza a Yokosuka, nella Prefettura di Kanagawa. La stretta cooperazione tra le marine giapponese e statunitense diverrà ancor più stretta con la nuova legge di sicurezza di Abe che legittima l’autodifesa collettiva, permettendo al Giappone di aiutare gli alleati attaccati. Un cambiamento cruciale, ha detto Maher: i militari statunitensi e giapponesi possono ora pianificare ed entrare in guerra insieme, moltiplicando le forze. Le maggiori spese per la difesa aumentano la potenza. I militari del Giappone vogliono un bilancio per la prima volta per il prossimo anno fiscale pari a 5000 miliardi di yen, da spendere per missili antinave a lungo raggio, velivoli anti-som, aerei di preallarme, droni Global Hawk, convertiplani Osprey e un nuovo aviogetto da trasporto pesante a lungo raggio. In alcuni aspetti, tuttavia, i militari giapponesi sono già all’opera. I missili antinave progettati 30 anni fa per distruggere i mezzi da sbarco sovietici diretti in Hokkaido sono stati impiegati per tracciare la cortina difensiva lungo l’arcipelago di sud-ovest. Capaci di lanciare una testata da 225 kg a 180 km, hanno la gittata sufficiente a coprire l’area tra le isole, lungo la catena, ha detto Noboru Yamaguchi, consigliere della Sasakawa Peace Foundation ed ex-generale che li procurò tre decenni fa.
I pianificatori militari del Giappone devono anche capire come trasformare l’esercito utilizzato per attaccare vicino le proprie basi in una forza di spedizione mobile. Decenni di sotto-investimento nella logistica hanno dato al Giappone troppo poche navi e aerei da trasporto militare per poter inviare un gran numero di truppe ed equipaggiamenti. Un compito più delicato per il governo del Giappone, tuttavia, sarà persuadere la popolazione che vive nelle isole ad accettare una maggiore presenza militare. Dopo decenni di presenza della più grande concentrazione di truppe degli Stati Uniti in Asia, la popolazione di Okinawa esprime maggiore opposizione alle basi. Per ora, le comunità degli arcipelaghi, con 1,5 milioni di abitanti, che ospitano truppe giapponesi ne sono felici, ha detto Ryota Takeda, deputato e viceministro della Difesa che nel settembre 2014 vi si recò spesso per avere l’approvazione dei residenti ai nuovi dispiegamenti. “A differenza dei funzionari seduti al Ministero della Difesa di Tokyo, sono più in sintonia con la minaccia che devono affrontare ogni giorno“.OB-UY560_msdf_H_20121014231304Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina rompe il monopolio degli Stati Uniti sui velivoli “invisibili”

Valentin Vasilescu, Reseau International 4 gennaio 2016Chengdu-J-10A-PL-11+PL-8-2SI cinesi iniziarono a costruire aerei da combattimento copiando aerei sovietici negli anni ’60-’70. Negli ultimi due decenni, la Cina ha quasi completamente colmato il gap tecnologico con l’occidente, divenendo uno dei costruttori di aeromobili militari più noti. Il velivolo cinese J-10B ha un radar AESA (simile all’F-35) ed ha un rivestimento in materiale radar assorbente per ridurre la superficie riflettente, mettendosi alla pari di F-16 e la Mitsubishi F-2 delle forze aeree statunitense, giapponese e sudcoreana. La Cina prevede di acquisire 300-500 di questi velivoli, anche se nel 2014 la Cina ha completato la costruzione di nuovi impianti di produzione aerospaziale che garantirebbero un tasso di 100-200 caccia all’anno, ha prodotto nel 2015 solo 24-26 velivoli J-10B. La spiegazione risiede nella preparazione della linea di produzione del nuovo velivolo J-20.
Il primo giorno del 2016, la Cina annunciava che quest’anno inizia la produzione in serie degli aerei stealth J-20. A questo proposito, ha pubblicato immagini del prototipo più recente del J-20 della Chengdu Aerospace Corporation, con il numero di registrazione 2101, indicando che entra in una nuova fase di produzione. I primi otto prototipi di prova del programma J-20 sono stati registrati coi numeri seriali 2001-2017. Tale passo spezza la supremazia statunitense quale unico operatore di aerei da combattimento di quinta generazione. La Cina si propone di acquisire 300-400 J-20 per sostituire la flotta di obsoleti bombardieri tattici di JH-7 e Q-5. Per la progettazione e lo sviluppo dell’F-35 che può operare da piste normali e portaerei, o decollare e atterrare verticalmente, gli Stati Uniti hanno impiegato 20 anni spendendo 400 milioni di dollari. Il J-20 è un po’ più modesto, con solo otto anni di progettazione e sperimentazione. Il J-20 è propulso da due motori AL-31F russi da 12500 kg/s che equipaggiano i velivoli Su-30MKK e Shenyang J-11. A differenza degli F-22 degli Stati Uniti, i J-20 non hanno motori vettoriali e sono inferiore a F-22 e F-35 nelle manovre strette per via della relativa spinta/massa delle subunità, ed hanno anche un’avionica inferiore. La Russia fornirà alla Cina 24 velivoli multiruolo Su-35 propulsi di generazione 4++ e con motori Saturn 117S dalla spinta vettoriale di 15800 kg/s, che i cinesi contano di copiare e montare sul J-20 o di comprare in grandi quantità dai russi. Anche se il J-20 non è stato progettato come velivolo multiruolo per combattere gli aerei statunitensi, giapponesi e coreani, ma piuttosto come bombardiere, è scelto dalla Marina cinese dato che a bordo è installato una sistema satellitare per la trasmissione permanente delle coordinate GPS dei bersagli mobili. Questo permette al J-20 di essere usato come aereo “invisibile” specializzato negli attacchi a lungo raggio contro portaerei e altre navi da guerra. Il J-20 pesa 32 t, con un serbatoio interno dalla capacità di 11 tonnellate di kerosene, permettendogli di volare per 4000 km senza rifornimento e raggiungere Mach 2,1. Se invisibile ai radar, il J-20 non è vulnerabile ai missili antiaerei e antibalistici dei cacciatorpediniere lanciamissili AEGIS, mentre il missile anti-portaerei DF-21D ha una gittata di 1450 km [1] [2]. Dato che Corea del Sud e Giappone hanno ordinato 40-50 aerei Stealth F-35 statunitensi, la Cina testa anche un caccia di quinta generazione, il J-31, un’alternativa all’F-35. Entrambi i velivoli hanno la stessa massa e hanno ciascuno due vani carenati per trasportare missili aria-aria a medio raggio o bombe. Dato che il J-31 non è un concorrente della categoria del Su T-50, sembra che i cinesi siano stati aiutati dai russi attraverso il trasferimento di tecnologie, quindi nel 2018 l’aereo potrebbe entrare in produzione in serie [3]. Oltre ai 500 velivoli J-31 richiesti dall’aeronautica cinese, quasi 120 J-31 saranno riservati per le portaerei cinesi e almeno 600 saranno esportati. C’è già un ordine dal Pakistan per 40 velivoli. Con Israele che ha già ordinato 75 F-35, l’Iran cerca di testare le acque e potrebbe essere interessato ad acquistare uno stesso numero di aerei J-31.
1327898777954_867La Cina è diventata la prima economia del mondo, ed ha più soldi per la R&S degli Stati Uniti. Pertanto, la Cina ha sviluppato dei programmi di costruzione di droni (aerei senza pilota) più complessi per prendere il posto statunitense nella supremazia in questo settore. Essa ritiene che, nei prossimi anni, potrà esportare droni per 4,8 miliardi di dollari, in quanto i suoi droni sono buoni quanto il MQ-9 Reaper Stati Uniti e sono 16 volte meno costosi. [4] La flotta militare statunitense in collaborazione con le flotte degli Stati alleati nel sud-est asiatico (Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Singapore, Australia, ecc,) ha una forza superiore a quella della Marina cinese e può bloccare le rotte per gli approvvigionamenti di materie prime per la Cina. Da parte sua, la Cina costruisce navi da guerra sempre più efficienti, ma ci vorranno 10 anni per raggiungere il livello tecnologico navale dell’occidente. [5] La Casa Bianca sa che per mantenere la situazione attuale, favorevole agli Stati Uniti nel Pacifico occidentale, deve continuare ad impedire alla Cina di usare il suo potere economico e di utilizzare la sua forza navale. [6] Pertanto, la nuova dottrina militare della Cina si concentra sulla componente aeronavale per una veloce proiezione militare a lungo raggio con operazioni d’intervento delle truppe aviotrasportate. Dal 2013 la Cina ha testato il prototipo di aereo da trasporto militare pesante Xian Y-20, che ha un carico utile massimo di 66 tonnellate. Il passaggio alla produzione di massa del velivolo Xian Y-20 dipende dalla fornitura dei motori PS-90A21 dalla Russia. Per contrastare gli Stati Uniti, l’esercito cinese ha individuato quattro settori marittimi vitali per la Cina, e costruito in ogni settore nuovi avamposti e basi operative chiamate “perle”. Una perla dispone di una pista di atterraggio/decollo per aerei da caccia (in particolare J-20) e velivoli da trasporto pesante Y-20, impianti navali e presidi della fanteria di marina. Le perle forniscono le infrastrutture necessarie per gli attacchi dell’Aeronautica, e le spedizioni delle forze aviotrasportate e d’invasione dell’esercito cinese. [7]
Il Settore 1 copre l’accesso al Mar Cinese Meridionale dall’Oceano Indiano, gli stretti di Malacca e della Sonda. Una “perla” è l’isola di Hainan, dove i cinesi hanno una base navale sotterranea, sede di una flotta di 20 sottomarini convenzionali e nucleari. Sull’isola di Hainan vi sono anche sei basi aeree. I cinesi hanno costruito un’altra perla su Woody Island nell’arcipelago delle Paracel, 300 km a sud est di Hainan. Oltre a un porto militare, c’è un aeroporto militare da cui ora operano i caccia multiruolo cinesi Su-30MKK. Un altro sito è stato costruito sull’isola di Sittwe in Birmania (Myanmar).
Il Settore 2 copre la via di accesso tra il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Pacifico attraverso il Canale di Babuyan (Filippine). La Cina ha iniziato a modificare Fiery Croce Reef nell’arcipelago delle Spratly creando un’altra perla intorno a una pista di decollo adattata agli aerei J-20.
Il Settore 3 copre la rotta dal Mar Cinese Orientale all’Oceano Pacifico attraverso il canale tra Taiwan e Okinawa (Ryukyu).
Il Settore 4 copre la rotta dal Mar Cinese Orientale all’Oceano Pacifico attraverso il canale tra Giappone e Corea del Sud.j20-9Note
[1]. Portaerei vs missili balistici anti-nave?
[2]. Portaerei vs missili balistici anti-nave?
[3]. J-31 cinese vs F-35 degli Stati Uniti
[4]. La Cina spinge gli statunitensi verso una spirale autodistruttiva
[5]. La Cina potrebbe costruire 415 nuove navi da guerra nei prossimi 15 anni
[6]. La Cina si prepara a un’invasione su larga scala!
[7]. La Cina costruisce una nuova “Collana di Perle” e piattaforme anfibie mobili

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La Cina costruisce la sua seconda portaerei
People DailyReseau International 3 gennaio 2016

La Cina sta costruendo la sua seconda portaerei, a Dalian, provincia di Liaoning (nord-est), annunciava un portavoce del Ministero della Difesa Nazionale. La portaerei dal dislocamento di 50000 tonnellate ospiterà caccia J-15 e altri velivoli, ha detto il portavoce Yang Yujun nella conferenza mensile. I velivoli ad ala fissa della portaerei utilizzeranno una rampa di decollo tipo sci, ha aggiunto. Sviluppo e costruzione della seconda portaerei si basano su esperienza, ricerca e formazione svolte sulla prima portaerei della Cina, la Liaoning, ha detto il portavoce. La Liaoning è una portaerei di costruzione russa modificata e consegnata alla Marina Militare cinese il 25 settembre 2012.001abTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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