Siria: verso la Liberazione di Aleppo est

Moon of Alabama 5 dicembre 2016

Questa è la situazione ad Aleppo dal 4 dicembre. L’area verde è occupata da al-Qaida ed alleati, sarà presto spazzata via.e-aleppo20161204Il ministro degli Esteri inglese dice che la vittoria del governo siriano ad Aleppo non è per nulla un bene. Bollocks e i suoi camerati evidentemente hanno mollato e si lamentano per salvarsi la faccia. Alleanza della Siria è vincente, la politica degli Stati Uniti cambia e la fine della guerra è ormai prossima. L’operazione di propaganda dell’MI-6 “Bana al-Abad” è fallita. La prima stella dell’operazione era una bambina di Aleppo che non sapeva l’inglese, ma la politica mondiale ha saputo twittarla in perfetto inglese, anche quando internet ad Aleppo non c’era. Ora è scomparsa, proprio come una delle prime operazioni di propaganda anti-siriane, la “lesbica di Damasco”, fallita nel 2011 poco prima che l’autore, uno statunitense che viveva in Scozia, venisse denunciato. Che diranno i media che volontariamente hanno spacciato le sciocchezze su “Bana”, ai loro lettori? Dall’inizio dell’offensiva dell’Esercito arabo siriano contro i taqfiri ad Aleppo est, oltre 21000 civili sono fuggiti verso le zone governative occidentali. Diversi media confermano che questi civili erano ostaggio dei taqfiri e che fuggivano sotto il loro tiro: “Eravamo sotto pressione con ogni mezzo, psicologico e finanziario. I terroristi cercavano d’impedirci di uscire fin quando l’esercito arrivò“, ha detto Amina Ruayn, fuggita con il marito, sette figlie e tre figli. “Siamo finiti sotto il tiro dei terroristi appena ce ne siamo andati e l’esercito ha colpito il minareto da cui sparava il cecchino, e poi siamo andati via“, ha detto. Circa 500 terroristi tra i civili si sono arresi all’Esercito arabo siriano. 480 erano del posto e non sapendo dove andare si sono impegnati a porre fine ai combattimenti. I restanti vogliono rimanere e continuare fino alla morte, sabotando i piani del segretario di Stato degli USA Kerry, che cerca un altro cessate il fuoco con cui far uscire i terroristi di al-Qaida, ma altri taqfiri occupano Aleppo est. Kerry arriva tardi comunque. L’accordo non è più in discussione e l’UE ha idee peggiori, vuole corrompere il governo siriano per mantenere al potere i terroristi. Uno scherzo! Le forze russe e siriane non lasceranno alcun terrorista vivo o alcun centimetro di Aleppo occupato da essi. E poi sarà lo stesso in tutta la Siria.
Nuove vie d’uscita controllate per la popolazione civile e terroristi che vogliono arrendersi saranno aperte a breve. Le vecchie vie d’uscita sono completamente sotto il controllo del governo siriano. Dubito che ci sono molti civili. Come avevo stimato il 15 ottobre: “Sulla base dei numeri a Daraya e altri assedi in Siria, vi sono probabilmente non più di 4-5000 combattenti e 3-5000 civili, ovvero i loro famigliari, nella zona est di Aleppo. Il totale potrebbe facilmente essere circa 20000”.
I funzionari dell’agenzia dei rifugiati delle Nazioni Unite hanno raccontato fiabe su 270000 civili assediati ad Aleppo est. I vari media “occidentali” lo ripetevano a pappagallo. Oltre il 60% del territorio è stato liberato. La Croce Rossa Internazionale l’ha trovato vuoto. Dove sono le centinaia di migliaia di civili che le Nazioni Unite si sono sognate? Ci sono ancora attacchi dalle zone dei taqfiriti contro il territorio governativo nelle zone occidentali, e ciascuno di essi costa vite. Secondo SANA, 8 persone sono state uccise e 25 ferite il 5 dicembre quando i taqfiriti hanno sparato razzi sulle zone residenziali di Aleppo ovest. Un ospedale da campo russo istituito negli ultimi giorni, per aiutare i rifugiati provenienti da Aleppo est, veniva attaccato dai taqfiriti “moderati”. Una dottoressa russa è stata uccisa, diversi altri feriti e l’ospedale distrutto. Tali attacchi creano l’urgenza di svuotare la sacca il prima possibile. Ci sono molti altri motivi, inoltre, perché l’attacco ad Aleppo est proceda molto più velocemente del previsto. Ogni volta che l’Esercito arabo siriano ed alleati rallentano, i terroristi occupano la sacca. Il 4 dicembre, il gruppo di al-Qaida Jabhat al-Nusra, si è unito al gruppo Zinqi, armato dalla CIA, nell’attaccare le basi di altri gruppi armati, che controllavano magazzini di cibo e munizioni. Tali lotte intestine sono ideali per le forze siriane che avanzano in modo inaspettato. Le forze governative siriane non procedono lungo le linee attese dagli esperti, non attaccano lungo le strade principali o gli assi con evidenti punti di controllo e trappole tese dai nemici, ma ne sondano i fianchi fin quando trovano un punto debole spezzandolo per effettuare massicci attacchi alle difese nemiche dal tergo. I 25000 combattenti dell’Esercito arabo siriano e 10000 alleati (4000 dall’Iraq, 4000 dall’Iran e 2000 di Hezbollah) hanno un inaudito supporto da aerei ed elicotteri siriani. I rapporti sui “bombardamenti russi” ad Aleppo est, delle ultime sei settimane, sono tutti falsi. Solo l’Aeronautica siriana è attiva sulla zona.
Il piano generale è scacciare i taqfiriti dalla piccola sacca ad Aleppo est (la “città vecchia”) e poi negoziare la loro dipartita per Idlib, nel nord-ovest della Siria. Idlib è travolta da lotte intestine tra i vari terroristi a cui fu offerta l’uscita dalle zone presso Damasco, Homs e Hama. Sarà presto un poligono di tiro per le forze aeree siriane e russe. I terroristi fuggono in Turchia, incubo di Erdogan, e da lì magari per le città europee “occidentali”, dove saranno coccolati e riposeranno fin quando i loro padroni vorranno un’altra guerra.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin costringe Erdogan a fare marcia indietro sulla Siria

Alexander Mercouris, The Duran 1/12/2016

A seguito della telefonata con il Presidente russo Putin, il presidente turco Erdogan è stato costretto a un umiliante marcia indietro sulle dichiarazioni secondo cui l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate era rovesciare il Presidente siriano Assad.
putin-erdogan-719002L’ammissione del presidente Erdogan, che l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate sia il rovesciamento del Presidente siriano Assad, ha provocato furore e decisa reazione in Russia. Dmitrij Peskov, portavoce del Presidente Putin, ha espresso con chiarezza la rabbia della Russia, “La dichiarazione era davvero una notizia, essendo molto grave. In disaccordo con le precedenti dichiarazioni e con la nostra comprensione della situazione. Speriamo che nel prossimo futuro ci siano spiegazioni dai nostri partner turchi. Prima di qualsiasi giudizio, ci aspettiamo che la posizione sia chiarita“. Peskov ha anche chiarito che Erdogan non ha mai detto nulla a Putin sul rovesciamento di Assad, durante la telefonata del 26 novembre 2016. Il resoconto del Cremlino sulla conversazione è tra l’altro sintetico anche per gli standard del Cremlino, dicendo semplicemente, “I due leader hanno continuato lo scambio di opinioni sulla situazione in Siria“. Infatti è noto che Erdogan ha telefonato a Putin per lamentarsi del presunto attacco aereo siriano alle truppe turche a nord di al-Bab, affermando che i turchi hanno avuto morti e diversi soldati feriti. Il reciso resoconto del Cremlino sulla conversazione suggerisce che sia stato uno scambio furioso, con Putin che ricordava ad Erdogan che a differenza delle truppe russe, in Siria legalmente su invito del governo legittimo, le truppe turche sono in Siria illegalmente e contro la volontà del governo legittimo, e perciò i russi non potevano aiutarle.
Le osservazioni di Erdogan sulle truppe turche in Siria per rovesciare il Presidente Assad sono state certamente provocate da questo scambio con Putin. Sembra che Erdogan sia uscito malconcio dal colloquio con Putin e, come suo stile, ha cercato di salvare la faccia dicendo più di quanto non fosse saggio dire da parte sua. Il risultato è stata un’altra telefonata furiosa tra Putin e Erdogan. Il resoconto del Cremlino è ancora breve e conciso, “Il Presidente della Russia ha espresso condoglianze per i bambini uccisi nell’incendio in un dormitorio per ragazze nella città di Adana. I presidenti hanno discusso di questioni sulla relazione russo-turca, compresi contatti bilaterali ai diversi livelli, nel prossimo futuro. Hanno continuato lo scambio di vedute sulla Siria, anche sugli sviluppi ad Aleppo“. Tuttavia, in questa occasione abbiamo più informazioni sulla chiamata dall’aiutante di Putin, Jurij Ushakov, “Posso solo dire che la telefonata tra il nostro presidente ed Erdogan si è svolta ieri, e l’argomento (la presenza turca in Siria) è stata affrontata. Sì, Erdogan ha dato una spiegazione“. Oggi Erdogan ha reso pubblico tale “spiegazione”. Il quotidiano turco Hurriyet riferiva di un incontro con dei capi di villaggio nel palazzo presidenziale di Ankara, “L’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non sono un Paese o una persona, ma solo le organizzazioni terroristiche. Nessuno dovrebbe dubitarne avendolo detto più e più volte, e nessuno dovrebbe commentarlo in altro modo o cercando di travisarne il senso“. In altre parole, Erdogan ha fatto marcia indietro. Dopo il colloquio con Putin, veniva ora costretto a negare la verità su ciò che aveva detto solo il giorno prima: che cerca di rovesciare il Presidente Assad. Invece ancora una volta viene costretto a far finta che l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non sia rovesciare il Presidente Assad, ma sconfiggere lo SIIL e la milizia curda YPG, che definisce entrambi “organizzazioni terroristiche”. In realtà il senso delle precedenti osservazioni di Erdogan era perfettamente chiaro, dicendo indubbiamente la verità, come ammette Hurriyet. Come più volte detto, non vi è alcun dubbio che Erdogan sia impegnato in prima persona nel rovesciare il Presidente Assad. Non solo i suoi commenti, ma tutte le sue azioni, lo confermano. Il fatto che Erdogan sia stato costretto a ritrattare pubblicamente ciò che ha detto, il vero, e che sia stato costretto da Putin a farlo pubblicamente, gli è doppiamente umiliante, mostrando la paura di Erdogan per Putin, e chi comanda tra i due.
Non vi è dubbio che i russi conoscano le vere intenzioni di Erdogan in Siria. Costringendolo a negarle in pubblico, hanno però dimostrato il peso che hanno su di lui. Ciò gli renderà più facile controllarlo in futuro.3006671Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Erdogan ha paura ed è capace di tutto”

Per lo storico e giornalista Fehim Tastekin, la politica del presidente turco è una fuga in avanti.
Bernard Bridel, TdG 26/11/2016

Dal fallito colpo di Stato del 15 luglio, il presidente turco ha paura di tutto, anche del suo partito e dei familiari. E’ quindi capace di tutto. Improvvisamente, la sua politica interna ed estera è solo una corsa a capofitto“. A Losanna su invito delle comunità turche e curde locali, lo storico e giornalista Fehim Tastekin ha dipinto un quadro molto cupo della politica del capo dello Stato turco.750x-1

Dal 24 agosto, la Turchia si è impegnata direttamente nel conflitto siriano con il lancio dell’operazione “Scudo dell’Eufrate” nel nord-est. Cosa vuole Erdogan dalla Siria?
Direi che l’invio di truppe turche in Siria è il risultato del fallimento politico di Erdogan su due piani: primo, ha voluto abbattere Assad, ma è ancora lì. E soprattutto i curdi della Siria (come in Iraq, d’altronde), sostenuti dagli statunitensi, hanno acquisito tale importanza politica da avere paura che gli contagino il Paese. Quindi, la priorità non è la caduta di Assad e la lotta al gruppo Stato islamico (Daash in arabo), ma la questione curda, l’ossessione dello Stato turco, indipendentemente dal colore del governo.

Che rapporto ha Erdogan con gli statunitensi?
Non hanno gli stessi interessi. Gli statunitensi hanno detto ai turchi “se volete ripulire lo SIIL dalla Siria, i curdi siriani e le forze democratiche se ne occuperanno”. Per motivi d’immagine Erdogan ha dovuto lasciar fare ai curdi. Ma ora è bloccato perché gli statunitensi non gli lasciano fare ciò che vuole contro i curdi, di cui Washington ha bisogno, in Siria e Iraq. E con Donald Trump alla Casa Bianca è ancora troppo presto per trarre conclusioni.

E il riavvicinamento tra Erdogan e Putin?
E’ puramente circostanziale. Sono convinto che, più o meno a lungo termine, i russi si vendicheranno della Turchia. C’è stato un primo segnale ieri con tre soldati turchi uccisi dalla Syrian Arab Air Force (russi?). Era l’anniversario dell’incidente che vide l’aereo russo abbattuto dai turchi. I turchi non capiscono Putin, e questi, che non si fida di Erdogan, usa la crisi per indebolire il legame tra Turchia e NATO, e tra Turchia e Unione europea. Si ricordi che storicamente Russia e Turchia (già dall’impero ottomano) sono sempre stati avversari.

Come analizza le tensioni tra Turchia e Unione europea?
Erdogan gioca in modo pericoloso con l’Europa, perché la metà del commercio estero della Turchia è con l’UE. Vediamo anche in questi giorni il suo primo ministro cercare di ridurre le tensioni con Bruxelles. Sulla minaccia di aprire i confini per far fluire i rifugiati in Europa, non sono sicuro che gli stessi rifugiati se ne vogliano andare…

Sul fronte interno, come giudica la situazione?
Ho detto che dal fallito colpo di Stato Erdogan ha paura e da la caccia a tutti gli avversari, non solo gulenisti. Non si comporta razionalmente e quindi è capace di tutto. Detto ciò, penso che prima o poi le forze gli si ribelleranno contro. Alla fine del tunnel, c’è sempre luce.-Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: i terroristi crollano e l’Egitto entra nella lotta

Moon of Alabamae-aleppo20161127L’Esercito arabo siriano (EAS) e i suoi alleati hanno compiuto enormi progressi ad Aleppo nord, dove, come ovunque, i fronti terroristici crollano. La disunione nell’opposizione, riflesso della disunione tra i loro mandanti, ha sconvolto le loro tentate nuove iniziative. La campagna aerea russa in gran parte sulle retrovie dei “ribelli” ne ha diminuito le riserve di materiale e personale. Un nuovo aiuto all’alleanza siriana arriverà presto dalle forze egiziane. Con le varie enclavi “ribelli” eliminate da combattimenti o accordi di pace, altre truppe siriane saranno liberate e disponibili per le nuove operazioni. La Turchia avrebbe ritirato i suoi piani su Siria (e Iraq). Con più forze a disposizione e sotto lo scudo aereo della Russia, solide nuove operazioni dell’EAS su Idlib, a nord, e su Raqqa, ad est, ora diventano possibili. Dopo la rottura del fronte jihadista nel nord-est della sacca di Aleppo, le difese sono crollate completamente. I terroristi si sono dovuti ritirare da un terzo di Aleppo est occupata dai terroristi, che ora cedono rapidamente alle forze governative siriane. La ragione principale della sconfitta dei terroristi è, tadaaah, la “mancanza di ospedali”: “I rivoluzionari combattono ferocemente ma il volume dei bombardamenti e l’intensità dei combattimenti, i morti e i feriti, e la mancanza di ospedali, giocano un ruolo nel crollo di questa prima linea”, ha detto un capo di Jabhat al-Shamiya, uno dei più grandi gruppi che combattono contro Assad nel nord della Siria”. La distruzione dell’ultimo ospedale per gatti transessuali ad Aleppo con una bomba-barile termobarica nucleare, è stata la svolta della lotta. Credo sia la prima volta che una simile ridicola scusa propagandistica venga usata come scusa per la sconfitta. In realtà, le forze siriane evitano perdite e usano la schiacciante potenza di fuoco per aprire la strada alla fanteria, demolendo ogni difesa che i “ribelli” possano porre, anche prima che i combattimenti inizino. Solo truppe coriacee e molto disciplinate potrebbero tenere tale linea sotto il fuoco, opponendo una vera resistenza. I “ribelli” no. Circa 1500 i civili fuggiti da Aleppo est presso l’EAS. (Nuovi rapporti parlano di 4000, dimostrando che i “ribelli” li tenevano in ostaggio). La propaganda USA/ONU su 200000-300000 civili ad Aleppo est si dimostra rapidamente una sciocchezza (e un pizzo) quale è da sempre. Le aree liberate non hanno quasi civili. Come dimostrato a metà ottobre, il numero reale di persone ad Aleppo est era probabilmente 5000 terroristi (meno ora), metà dal nucleo di al-Qaida, e probabilmente 20000 civili, familiari dei terroristi. (E’ possibile che anche questo sia troppo sovrastimato). Ad est di Aleppo, i turchi puntavano su al-Bab, ma sono stati fermati da un attacco aereo siriano, coperto dai russi. I piani di Erdogan per un’entità filo-turca almeno su al-Bab, Raqqa e Manbij, vanno in fumo. Eljia Magnier fornisce un’eccellente panoramica degli interessi dietro le azioni e gli eventi nella zona: Lo stesso giorno, ad un anno di distanza, la Russia ha la rivincita e ferma la Turchia alle porte di al-Bab. Nel sud della Siria, presso Damasco due più piccoli enclavi “ribelli” cedono e si accordano con il governo. I terroristi che promettevano di morire sul campo di battaglia hanno la possibilità di trasferirsi ad Idlib dove saranno poi eliminati (o da cui, probabilmente, fuggiranno in Europa). La sacca jihadista nel Ghuta orientale è stata ridotta nelle ultime settimane, riducendosi a una cittadina vuota ed alcuni villaggi. Sarà eliminata nei prossimi giorni. Un tentativo dei jihadisti di aiutarla nel Ghuta occidentale è fallito: “Qalat al-Mudiq @QalaatAlMudiq, 03:49 – 26 novembre 2016. I ribelli hanno iniziato una nuova battaglia nella provincia di #Quneitra per rompere l’assedio del #Ghuta ovest. Bombardamenti protattivi sono in corso… (una grande “avanzata” e “successi” twittati)… Qalat al-Mudiq @QalaatAlMudiq, 06:53 – 27 novembre 2016. Battaglia terminata dopo disaccordi tra i gruppi coinvolti nella rottura dell’assedio del #Ghuta ovest e l’inizio dell’evacuazione da Qan al-Shaiq”.
I poteri egiziani, per lo più le Forze Armate, hanno scacciato i fratelli musulmani dal governo, che sostenevano i terroristi in Siria e in Libia e che andavano ulteriormente radicalizzandosi. La mossa dell’Esercito egiziano avveniva dopo che i sauditi l’avevano sollecitata, offrendo enormi aiuti economici al nuovo governo. I fratelli mussulmani erano visti come un pericolo da Riyadh. Poi le priorità saudite sono cambiate, e i wahhabiti improvvisamente si sono alleati con gli ideologi della Fratellanza musulmana, e insieme alla Turchia dominata dalla fratellanza e il Qatar suo sostenitore, i nuovi governanti sauditi ampliano le operazioni per imporre regimi islamisti in Libia, Iraq, Siria e Yemen. La situazione è cambiata in Egitto. Turchia e Qatar sono diventati nemici, come i loro ascari in Libia. Quando i sauditi chiesero ufficialmente al governo al-Sisi di sostenere la Fratellanza musulmana, l’alleanza finì. I fratelli mussulmani sono il nemico dell’Egitto, non saranno mai più accettati comunque. Ed ha anche rotto con gli Stati Uniti che sostengono la Fratellanza mussulmana in tutto il mondo. Invece i rapporti amichevoli con la Russia sono stati rinnovati. Cairo ritiene che l’insediamento di un qualsiasi regime islamista in Siria minacci l’Egitto. (Israele potrebbe facilmente trasferire i terroristi che supporta attivamente dalle alture del Golan siriane alla penisola del Sinai). Si ritiene inoltre che l’attuale regime saudita andrà a pezzi per le lotte interne nel 2017. Ora l’Egitto offre un aiuto serio alla Siria nel combattere i nemici. Poche settimane fa una delegazione militare egiziana di alto livello giungeva in Siria per discutere della partecipazione alle operazioni sotto il comando siriano e russo. Si sostiene che aerei ed elicotteri egiziani siano arrivati nell’aeroporto governativo siriana di Hama. L’Egitto ha un grande esercito e l’accesso via mare alla Siria. Può e probabilmente invierà truppe di terra. La Francia aveva costruito le due Mistral per la Russia ma, per via delle sanzioni sull’Ucraina, non le fu permesso di consegnarle alla Russia. Alla fine, le ha vendute all’Egitto. Sono dotate di elicotteri ed elettronica russi, e forse opereranno con ufficiali russi a bordo. Ognuna può trasportare e sbarcare un battaglione completo di 900 uomini, con tutto l’equipaggiamento. Con le navi egiziane fare la spola tra Suez e Lataqia, una brigata di fanteria completa di supporto potrebbe giungere in Siria in pochi giorni. Gli elicotteri russi a bordo delle Mistral sarebbe di supporto aereo e la flotta russa nel Mediterraneo orientale le coprirebbe. Ciò porterebbe una brigata completa capace di combattere in modo coerente e autonomo. Tale unità è più preziosa degli sciiti per lo più irregolari arruolati dagli iraniani nel sostenere la Siria, e che hanno bisogno di supporto logistico e del comando dall’Esercito arabo siriano. Gli egiziani possono, dato il compito, eseguirlo per conto proprio. Per ragioni geopolitiche (Canale di Suez) né USA né Turchia oserebbero toccarli. Vi sono attualmente 4000 iracheni e 4000 sciiti inviate dagli iraniani in Siria. 400 operativi del IRCG iraniano li coordinano. Hezbollah ha inviato circa 2000 forze speciali delle unità Ridwan. La Russia ha oltre alla componente aerea e di difesa aerea, elementi delle forze speciali e commando. La forza egiziana di 4000 soldati non sarebbe enorme, ma sarebbe un buon esempio di lotta congiunta. Il sostegno politico che tale unità simboleggerebbe è certamente di maggior valore. La Francia, che febbrilmente supporta i terroristi in Siria, sarebbe completamente imbarazzata da tale mossa. Il mondo intero riderebbe delle sanzioni alla Russia se le Mistral “egiziane” sostenessero il governo siriano sotto il comando russo. Se ciò accadesse, l’operazione del governo siriano su Raqqa improvvisamente diverrebbe non solo possibile ma anche probabile. L’Esercito egiziano ha una certa esperienza nella lotta ai terroristi nel Sinai. Non teme eccessivamente di fare vittime ed odia gli islamisti. Può facilmente rafforzare le proprie unità sempre per quanto necessario. Se l’Egitto è serio, lo SIIL a Raqqa è finito e il piano degli Stati Uniti sul “principato salafita” nel nord-ovest della Siria e in Iraq sarà sventato. Con tutto ciò e il presidente Trump che potrebbe ritirare il supporto ai terroristi in Siria, la fine della guerra è in vista. Anche se Qatar ed altri continuassero il sostegno promesso, i terroristi non avranno alcuna possibilità contro un’alleanza molto meglio organizzata intorno al governo siriano.
Il Consiglio europeo per gli esteri dominato dagli Stati Uniti ha pubblicato un nuovo documento sulla Siria per i governi dell’Unione europea: Il primo test di Trump sono la politica europea e l’assedio di Aleppo. Il sottotitolo recita: “Non vi è più alcuna reale speranza di deporre Assad. L’Europa deve invece lavorare molto per salvare qualcosa per il popolo siriano”. Un titolo migliore sarebbe stato: come l’UE s’è rovinata e ha perso tutto seguendo pedissequamente la follia degli Stati Uniti e la sua opposizione ad Assad e Russia. L’UE è così disunita ed ottusa che non può nemmeno affrontare il ricatto dell’aspirante sultano turco. Bloccare tutti i crediti comunitari all’economia turca manderebbe in bancarotta il governo di Erdogan in pochi mesi. Putin ha mostrato come gestire il tizio. Come mai nessuno a Bruxelles (e a Berlino) l’ha imparato?25-nov-2016-aleppoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo Medio Oriente: l’alleanza Egitto-Siria

Syrian PerspectiveEGYPT-UNREST-SINAI-POLITICSSi è discusso su SyrPer dell’alleanza strategica tra Egitto, Iraq e Siria, coinvolgendo anche Iran, Libia, Algeria, Yemen e Russia. Il filo che segue illustra la visione egiziana dell’alleanza con la Siria. La cronologia è stata ripresa da Sa’ka@BTelawy, una delle migliori fonti di geopolitica e informazioni militari sull’Egitto.
1- La gente dovrebbe sapere che il sostegno dell’Egitto alla Siria non è nuovo o improvviso. Quindi partiamo dal principio.
2- Nel giugno 2013 Mursi ordinava la chiusura dell’ambasciata siriana a Cairo e una zona di non volo sulla Siria, mentre incitava a sostenere l’ELS.
3- Tuttavia, i rapporti diplomatici sono stati restaurati e le ambasciate riaperte solo poche settimane dopo che al-Sisi, nel luglio 2013, rimosse Mursi.
4- Da allora l’Egitto è prudente nelle dichiarazioni ufficiali pur insistendo sulla priorità a preservare i territori siriani e a combattere il terrorismo.
5- Nel 2014, al-Sisi cercò di riannodare le relazioni siriano-saudite con re Abdullah bin Abdalaziz. E avrebbe potuto riuscirci, se non fosse arrivato Salman.
6- Re Salman ribadì il sostegno al terrorismo in Siria, assieme gli occidentali, e rifiutò qualsiasi riconciliazione con il Dottor Bashar al-Assad.
7- Il 2015 fu un anno molto importante dove le cose cominciarono a cambiare, in particolare sul piano diplomatico tra Egitto e Siria.
8- Nel settembre 2015, al-Sisi disse alla CNN di essere contrario a rovesciare il governo siriano con la forza, che avrebbe portato alla partizione della Siria e alla dissoluzione del suo esercito.
9- Nello stesso periodo, fonti riferivano che al-Sisi incontrò Ali Mamluq a Cairo, dopo un incontro tra i vertici delle intelligence egiziana e siriana a Beirut.
10- Il 25 novembre, l’Egitto propose alle Nazioni Unite un piano per il ritiro totale di Israele dal Golan e il ritorno ai confini del 1967 per la Siria
11- Dicembre 2015: il Dottor Bashar al-Assad disse in un’intervista che la cooperazione con l’Esercito egiziano non è mai stata interrotta, neanche nel periodo di Mursi.
12- Ciò significa che i rapporti della sicurezza tra Egitto e Siria non furono mai interrotti durante la guerra. Si parla di cooperazione militare e d’intelligence, ma in che modo?
13- La cooperazione tra le intelligence siriana ed egiziana c’era, ma sul sostegno militare? Certamente riguardò munizioni, equipaggiamenti e supporto logistico,
14- Un esempio, come mai gli elicotteri Gazelle siriani sopravvivono a 5 anni di guerra senza manutenzione e parti di ricambio?
15- L’Egitto è l’unico Paese della regione che produce pezzi di ricambio e ha centri di manutenzione, anche per i lanciarazzi Grad.
16- Ora, negli ultimi 2 mesi, le cose sono accelerate con tre eventi importanti.
17- I funzionari egiziani iniziavano ad indicare nei discorsi in politica estera una visione molto diversa da quella saudita.
18- Il 26 settembre 2016, il Ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqri affermava che i sauditi volevano cambiare il governo di al-Assad, ma l’Egitto non guarda a tale approccio
19- L’8 ottobre 2016, l’Egitto votava la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU della Russia sulla Siria e rifiutò di accusare l’EAS di crimini di guerra in una lettera firmata da 62 Paesi.
20- Il 16 novembre una fonte diplomatica egiziana disse che furono adottate misure per ristabilire la coesione tra i Paesi della regione e difendere gli interessi arabi.
21- Poiché alcuni Paesi volevano eliminare l’unità della regione e il ‘nazionalismo arabo’ con la guerra in Siria, Libia, Iraq, Yemen.
22- Il 17 ottobre 2016 vi fu il terzo noto incontro tra le delegazioni dei vertici delle intelligence egiziana e quella siriana guidata da Ali Mamluq, a Cairo.
23- Infine, il 20 ottobre 2016 l’Egitto annunciava il coordinamento con il governo della Siria e le Nazioni Unite, per supervisionare l’invio di aiuti umanitari e l’evacuazione dei feriti.
24- Si notava il crescente coinvolgimento dell’Egitto nel conflitto siriano, nel 2014-2016, e di fatto un sostegno mai interrotto.
25- Quando la politica non porta da alcuna parte, non ci sono molte opzioni. Ora si parla di truppe egiziane in Siria.
26- Fonti confermano che un mese fa ufficiali egiziani erano in Siria mentre il Ministro degli Esteri lo negava dicendo che non vi erano truppe “a combattere”.
27- Sì, non ci sono truppe coinvolte nei combattimenti, ma non significa che non ci siano consiglieri egiziani sul campo in Siria.
28- Ufficiali egiziani sono presenti su tutti i fronti della Siria, in particolare a Palmyra, che significa?
29- Ciò che è sicuro è che l’Egitto sostiene militarmente l’EAS e le sue truppe sono schierate per l’addestramento. (Non si dimentichi che l’EAS è la 1.ma Armata dell’Egitto).
30- Ci si può aspettare un coinvolgimento di unità aeree e speciali, ma il dispiegamento di una divisione corazzata? Non penso.
31- L’Egitto non è pronto ad impegnarsi in una guerra all’estero, ma può aiutare in altri modi. Un esempio, il nuovo 5.to Corpo.
32- Sono abbastanza sicuro che l’Egitto contribuisca a formare il 5.to Corpo, per la somiglianza con le forze di intervento rapido che ha creato,
33- L’aiuto è nello scambio di esperienze sul campo di battaglia con l’EAS, nella formazione di unità e nello sviluppo di equipaggiamento e tattiche, ecc.
34- Vi sarebbe un eccezione, il supporto aereo sui fronti di Raqqa/Dayr al-Zur, ma non ora. Penso che sia questione di tempo, e lo vedremo nel 2017.
35- Poche settimane fa l’Iraq annunciava che, dopo Mosul, aiuterà l’EAS a riprendere Raqqa, si comprende cosa significa?
36- Alti ufficiali egiziani si sono recati in Siria, di certo, e molte cose buone dovrebbero essere annunciate a breve da entrambe le parti
37- Una delle possibilità è che le truppe egiziane siano incaricate di proteggere alcune città siriane liberate nelle operazioni delle unità dell’EAS.
38- Concludendo, Egitto e Siria hanno legami storici molteplici, che nessuno può rompere, neanche con miliardi di dollari.
Col tempo si vedrà. La Siria è una questione di sicurezza nazionale per l’Egitto e rappresenta la nostra 1.ma Armata, non possiamo abbandonare i nostri fratelli.cuo1o6vwaaathcd-jpg-largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora