Russia e India verso un’importante svolta commerciale

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 15.04.2018Russia ed India sono partner di lunga data con una ricca storia di cooperazione reciprocamente vantaggiosa. I due Paesi hanno un grande potenziale commerciale. Tuttavia, commercio e cooperazione economica russo-indiani non possono ancora essere definiti molto attivi. Questa situazione non è accettabile ed ora Russia ed India lavorano per sviluppare le relazioni economiche. Per molti anni i due Paesi hanno collaborato in settori cruciali come Industria della Difesa, energia nucleare e tecnologie spaziali. Tuttavia, gli scambi sono ancora relativamente piccoli. Inoltre, negli ultimi anni, il volume degli scambi ha iniziato a diminuire, costringendo la leadership di Russia e India a prestare particolare attenzione al problema. Grazie agli sforzi congiunti nel 2017, una crescita costante è finalmente iniziata. Nel periodo gennaio-novembre 2017, il commercio russo-indiano superava gli 8 miliardi di dollari, oltre il 21% in più degli scambi dello stesso periodo del 2016. Anche il 2018 è iniziato con successo: gli scambi nel gennaio 2018 superavano gli indicatori simili del 2017 del 55 percento. Si prevede che la crescita continui e che nel 2018 il commercio russo-indiano superi i 10 miliardi di dollari. Tuttavia, secondo gli esperti russi e indiani, queste cifre potrebbero essere molto più alte se il potenziale commerciale russo-indiano fosse pienamente realizzato. Nel marzo 2018, i media riferivano dell’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Economico russo Maksim Oreshkin e il Ministro del Commercio e dell’Industria indiano Suresh Prabhu. Durante i colloqui, i ministri discussero dei vari ostacoli alla cooperazione economica tra Russia e India. Tali ostacoli furono riscontrati nella sfera finanziaria, nella legislazione doganale e in vari altri settori. Di conseguenza, fu adottato un piano per rimuoverli; col successo dell’attuazione del piano, il commercio russo-indiano potrebbe raggiungere i 30 miliardi di dollari entro il 2025.
Un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni commerciali tra Russia e India potrebbe essere la creazione di una zona di libero scambio tra India ed Unione economica eurasiatica (UEE), in cui la Russia svolge un ruolo di primo piano. Nel gennaio 2018 si svolsero consultazioni preliminari tra i rappresentanti dell’UEE e la leadership indiana a Nuova Delhi. Si prevede che entro la fine del 2018 le parti procederanno a negoziati a tutti gli effetti. Mentre la cooperazione su vasta scala su vari beni e servizi tra Russia e India va ancora raggiunta, da tempo è ad alto livello in settori come la tecnologia militare. L’India è da tempo un importante acquirente di equipaggiamento militare russo. Il progetto missilistico russo-indiano BrahMos è un successo. Tra le ultime notizie sulla cooperazione tecnico-militare tra i due Paesi, va notato il desiderio dell’India di acquisire sistemi di difesa aerea russi S-400 Triumf. Si prevede che il contratto sarà firmato entro la fine del 2018. L’India è anche interessata alle tecnologie russe per scopi pacifici. Ad esempio, nel febbraio 2018 fu firmato un memorandum per la cooperazione tra United Shipbuilding Corporation (USC, RF) e la più grande società di costruzioni navali indiane, la Cochin Shipyard Limited. Conformemente al documento, le parti intendono progettare e costruire insieme navi moderne per la navigazione interna e costiera. L’elenco delle navi che le compagnie russe e indiane costruiranno congiuntamente comprende petroliere, navi da carico secco, navi passeggeri e hovercraft. Inoltre, l’USC prenderà parte alla costruzione di infrastrutture per le costruzioni e riparazioni navali nello stato indiano dell’Andhra Pradesh. Inoltre, Russia e India considerano molti altri progetti congiunti relativi ad industria petrolifera, aeronautica, elettronica, farmaceutica e informatica. Una task force sui progetti d’investimento prioritari, creata dalla commissione intergovernativa russo-indiana diversi anni fa, ne discute. La riunione programmata del gruppo si tenne nel settembre 2017. Tra le questioni discusse c’era l’imminente apertura del Centro per la formazione di specialisti nei settori dell’energia e dell’ingegneria pesante, che inizierà i lavori in India nel 2018. La creazione del centro è il risultato del lavoro congiunto tra associazione scientifica e produttiva russa TsNIITMASH e società indiana Heavy Engineering Corporation Ltd. Oltre alla task force per i progetti d’investimento, ci sono anche task force russo-indiani per scienza e tecnologia, prodotti farmaceutici, turismo e cultura, energia, promozione dei pagamenti in valute nazionali e così via.
Nonostante il lavoro dei funzionari, il miglioramento della legislazione e l’impegno degli ambienti economici, il principale problema che ostacola il commercio russo-indiano è il fattore geografico. Russia e India non confinano e tra esse si trovano le distese di Cina ed Asia centrale. La maggior parte (oltre l’80%) del traffico tra i due Paesi avviene lungo la rotta marittima da San Pietroburgo che attraversa il Canale di Suez. È una rotta lunga e difficile che difficilmente permetterà il pieno potenziale commerciale russo-indiano, indipendentemente dalle condizioni favorevoli che i due Paesi creano. Pertanto, un importante passo verso la cooperazione commerciale su vasta scala tra India e Russia include l’istituzione di un corridoio per il trasporto internazionale (ITC) chiamato “Nord-Sud”, sul quale operano Federazione Russa, India, Iran e Azerbaigian. Il progetto ITC prevede la creazione di una vasta rete di strade e ferrovie che collega Russia e Iran. Un ramo va dalla Russia all’Iran attraverso l’Azerbaijan; l’altro termina nel Mar Caspio, nel porto di Astrakhan. Lì, il carico passa al trasporto marittimo seguendo le coste iraniane e quindi continuando su ferrovia. Il terzo ramo passa da Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan. Passando per l’Iran, queste strade dovrebbero finire sulle rive del Golfo Persico, nel porto di Bandar Abbas, da dove possono raggiungere il più grande porto indiano, Mumbai. Pertanto, l’ITC “Nord-Sud” dovrebbe ridurre al minimo il segmento marittimo della rotta tra Russia e India. Il lavoro sul progetto è già al primo decennio; l’interesse per l’ITC si attenuò e poi riapparve. Ma alla fine, negli ultimi anni, i Paesi partecipanti intensificano gli sforzi e il progetto “Nord-Sud” inizia rapidamente ad avvicinarsi alla realizzazione. Va completandosi il ramo più conveniente dell’ITC dal punto di vista logistico, che attraversa l’Azerbaigian. Dopo il completamento dei restanti 180 km di ferrovia tra Iran e Azerbaigian, sarà istituito un servizio ferroviario diretto tra questi Paesi e la Russia. Ciò significa che le comunicazioni tra Russia e India aumenteranno significativamente.
Si può concludere che Russia e India lavorano seriamente sullo sviluppo della cooperazione economica. Dato l’enorme potenziale per entrambi i Paesi, ci si può aspettare che i lavori portino presto risultati molto tangibili.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La cooperazione militar-tecnica tra Russia e India continua

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 9.08.2017L’India è ampiamente nota come il maggiore importatore dei prodotti dell’industria della Difesa russa e la Russia è il fornitore principale di armamenti dell’India. L’India collabora nell’ambito militar-tecnico con molti altri Paesi, tra cui i tecnologicamente avanzati Stati Uniti, Francia, Corea del Sud e Giappone. Pertanto, la leadership della Russia nel mercato indiano può essere considerata un attestato dell’alta qualità dei prodotti russi. Inoltre, ciò dimostra l’affidabilità delle relazioni Russia-India e la grande fiducia tra i due Paesi. Tuttavia, negli ultimi anni, l’India ha iniziato seriamente a sviluppare la propria industria della Difesa. Nel settembre 2014, il Primo ministro indiano Narendra Modi lanciò l’iniziativa “Make in India”, intesa a portare l’industria indiana ad un nuovo livello, creando molti posti di lavoro e assicurandosi un flusso di investimenti esteri. Secondo il programma, l’India intende sviluppare vari tipi di produzione ad alta tecnologia sul proprio territorio e in tutti i campi. Oltre all’effetto economico, grazie al “Make in India”, l’India si aspetta di compiere un salto nel campo tecnico-scientifico. Il programma copre un’ampia gamma di settori, tra cui la tecnologia militare. Di fronte alla crescente concorrenza dei produttori indiani, alcuni esportatori esteri potrebbero essere costretti a ridurre le forniture o addirittura a ritirarsi dall’India. Tuttavia, è improbabile che ciò influenzi la Russia. La cooperazione militar-tecnica Russia-India (MTC) ottiene slancio. Uno dei motivi per cui la Russia ritiene di restare nel mercato indiano è che la Russia non solo vende mezzi all’India, ma fornisce anche tecnologia. Molti tipi di armamenti sviluppati dall’industria della Difesa russa sono ora prodotti su licenza in India. Ciò è coerente con il programma “Make in India” e contribuisce al progresso scientifico e tecnologico indiano. A questo proposito è indicativa la storia della cooperazione russo-indiana nei blindati. Dal 1980 al 1990, il carro armato sovietico T-72M1 fu prodotto in India. L’assemblaggio del carro armato T-90S nel territorio indiano iniziò nel 2003. Nel settembre 2015, si ebbe la notizia che l’India negoziava con la Federazione russa l’acquisto della versione aggiornata T-90MS. E nel marzo 2016, la società statale russa Rosoboronexport annunciò l’inizio dei negoziati relativi alla produzione di T-90MS in India. Nel novembre 2016, i media indiani riferirono dell’acquisto in Russia di una grande quantità di armi, tra cui 464 carri armati T-90MS. Nel febbraio 2017, la Russia estese agli indiani la licenza per la produzione dei T-90S. I veicoli blindati sono solo una delle molte direzioni della cooperazione militar-tecnica russo-indiana. Nel marzo 2017, i media riferirono che quest’anno Russia e India concluderanno i contratti per la vendita di 48 elicotteri Mi-17V-5 e 4 fregate. Gli elicotteri e le navi russi sono già a disposizione delle forze armate indiane. Il desiderio dell’India di acquisirne di ulteriori indica che è soddisfatta delle acquisizioni passate.
Particolarmente importante da notare è la cooperazione russo-indiana sul programma BrahMos, dove la società aerospaziale russa NPO Mashinostroenia e l’Organizzazione indiana di Ricerca sulla Difesa hanno sviluppato un missile supersonico antinave che supera le controparti estere in velocità e potenza di fuoco. Il lavoro iniziò nel 1998, il primo lancio avvenne nel 2001 e ora il missile BrahMos è in servizio nell’esercito indiano da diversi anni. Lo sviluppo russo-indiano interessa anche altri Paesi; numerosi Stati di Africa e America Latina hanno deciso di acquistarne per un valore complessivo superiore ai 10 miliardi di dollari. Nel 2011 l’India ordinò 200 missili per 4 miliardi di dollari per le proprie forze armate. Il programma BrahMos continua. In questi anni esperti russi e indiani hanno collaborato per migliorare i progetti, adattandoli per risolvere nuovi problemi. Furono sviluppate versioni terrestri e navali del missile. Nel 2011 furono confermate le notizie che fossero in corso progetti per dotare gli aerei da combattimento FGFA dei missili BrahMos. Questo velivolo, unitamente ai velivoli russi Su-30MKI (ora prodotti su licenza in India), è un altro sviluppo russo-indiano. Fu una decisione molto audace, dato che finora nessuno ha ancora osato installare tali armi pesanti sui caccia. Nel 2017, l’obiettivo è stato raggiunto, fu necessario creare una versione leggera del missile pesante 2,5 tonnellate, 500 kg in meno del prototipo. Così il BrahMos è diventato il primo missile nella storia con tali velocità e gittata ad essere installabile sui caccia. Nel marzo 2017, il missile BrahMos ER aggiornato fu testato per la prima volta in India. Il nuovo missile può colpire bersagli a una distanza di 450 km. La società russo-indiana BrahMos Aerospace attualmente lavora su un nuovo missile in grado di raggiungere 5000 km all’ora. Presumibilmente, sarà pronto tra 2-3 anni.
Nel giugno 2017, il Ministero della Difesa russo ospitò una riunione della Commissione russo-indiana per la cooperazione tecnico-militare cui parteciparono il Ministro della Difesa Sergej Shoygu e l’omologo indiano Arun Jaitley. Le parti adottarono un piano di ulteriore cooperazione. Secondo Sergej Shojgu, Russia e India rafforzeranno la cooperazione per aumentare la disponibilità al combattimento delle forze armate. Ricordava che un partenariato strategico privilegiato esiste da molti anni tra i due Paesi. Il ministro inoltre affermò che parte importante di queste relazioni sono le esercitazioni militari congiunte regolari e che le manovre russo-indiane annuali “Indra-2017” si terranno nel territorio russo, come previsto, nell’autunno 2017. Quindi si può concludere che la cooperazione con la Russia aiuta l’India ad acquisire non solo equipaggiamenti militari moderni, ma anche a sviluppare il proprio potenziale scientifico e tecnico, che per il programma Make in India è solo utile. Ma non è l’unico motivo per cui la cooperazione militare-tecnica russo-indiana continuerà a crescere. Come è noto, la cooperazione militar-tecnica non esiste solo nell’ambito del commercio internazionale. Quando i due Paesi permettono il reciproco accesso a settori legati alla propria sicurezza, vi è dimostrazione di grande fiducia ed interessi strategici comuni. Parlando al 18° vertice russo-indiano all’inizio di giugno 2017, il Presidente Vladimir Putin notava soprattutto che la cooperazione militar-tecnica tra Russia e India è un fattore che attribuisce particolare significato alle relazioni russo-indiane. Secondo lui, la Russia non ha tale stretta collaborazione con altri Paesi nei settori delicati della difesa. L’India ha bisogno del sostegno russo per mantenere la posizione nella concorrenza con Pakistan e Cina, nonché per combattere la minaccia terroristica che proviene dal Medio Oriente. La Russia ha bisogno di un’India potente per assicurare la stabilità dell’Asia centrale, soprattutto nelle ex-repubbliche sovietiche al confine russo. Così, la cooperazione strategica russo-indiana è molto importante per entrambi i Paesi.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’India deve accelerare sul PAK-FA

Rakesh Krishnan Simha RBTH 10 giugno 20166764870305_2d001e6833_oCon due distinti aerei stealth cinesi in produzione, l’Indian Air Force deve concentrare l’attenzione sulla rapida acquisizione di una propria flotta stealth.

Con la Cina che ha completato i test di volo dei suoi caccia stealth iniziandone la produzione in serie, l’India deve mostrare urgenza nell’acquisire il caccia stealth PAK-FA. L’avanzato aviogetto cinese J-20 è all’ottavo prototipo e, dopo i test di volo, è pronto per la produzione in serie. L’altro caccia stealth, più piccolo, il J-31 progettato per l’esportazione verso clienti come il Pakistan, è anch’esso pronto a decollare. Nell’ultimo rapporto al Congresso degli Stati Uniti, il dipartimento della Difesa dice che questi aerei di quinta generazione “potrebbero entrare in servizio entro il 2018” ed avverte che i nuovi stealth potranno consentire all’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAAF) di dominare i cieli regionali. Il rapporto del Pentagono del maggio 2016, dal titolo ‘Sviluppi militari e sicurezza della Repubblica popolare cinese’, dice: “La Cina cerca di sviluppare questi velivoli avanzati per migliorare le capacità di proiezione di potenza regionale e per rafforzare la capacità di colpire basi aeree e strutture regionali. La PLAAF ha osservato l’impiego dei militari esteri di aerei stealth e considera questa tecnologia basilare per trasformare la propria aeronautica da prevalentemente territoriale a capace di operazioni offensive e difensive. I leader della PLAAF credono che gli aerei stealth daranno un vantaggio operativo offensivo negando all’avversario il tempo di mobilitare e attuare operazioni difensive“. Sulla base degli ultimi prototipi, il Pentagono dice che questi caccia hanno “alta manovrabilità, bassa osservabilità e vani interni per le armi“. Inoltre, entrambi i velivoli hanno radar avanzati per ricerca, puntamento e protezione dalle contromisure elettroniche nemiche. Il rapporto non dice se il J-31 sarà esclusivamente destinato all’esportazione, ma sembra probabile che lo stealth più piccolo sia progettato, come l’F-35 statunitense, pensando all’esportazione. Essendo il Pakistan è un test di mercato per la Cina, la Pakistan Air Force (PAF) potrebbe essere il primo cliente straniero del J-31. A dire il vero, l’economia pakistana quasi fallimentare non potrà i permettersi questi aviogetti costosi. Ma la Cina, fornitrice affidabile di armi a basso costo del Pakistan, potrebbe fornire il J-31 a prezzo di costo. In alternativa, Islamabad potrebbe ricevere sovvenzioni da Stati Uniti o Arabia Saudita. In un modo o nell’altro, la PAF otterrà lo J-31. Ancora più importante, l’Indian Air Force (IAF) non deve cedere la posizione di leadership regionale. Negli anni ’60 e ’70 il Pakistan, spalla più o meno fedele degli USA, ricevette i più avanzati caccia a reazione degli Stati Uniti come F-86 Sabre, F-104 Starfighter e F-16 Fighting Falcon. Ma il pendolo della superiorità aerea oscillò verso l’IAF con l’arrivo del caccia multiruolo russo MiG-29 nel 1985 e del Sukhoj Su-30MKI nel 1997. Anche un singolo squadrone stealth di circa 14 aviogetti,potrebbe dare alla PAF un vantaggio psicologico ed anche por termine a 31 anni di dominio della IAF per gli aviogetti più avanzati della regione. E’ in tale contesto che l’India deve accelerare sul PAK-FA.j31-01Muta l’attenzione
Da alcuni anni l’IAF si è concentrata sull’aereo da combattimento multiruolo medio (MMRCA). In meno di un decennio il programma passava da 10 miliardi ad almeno 20 miliardi di dollari per 126 aerei. Nella bagarre per i fondi per l’MMRCA, l’IAF si dimostrò scontenta verso il PAK-FA. L’IAF lamentava una costruzione apparentemente sciatta, motori inadeguati e radar insufficiente. E’ un mistero il motivo per cui i vertici dell’IAF abbiano rottamato il proprio futuro caccia stealth, soprattutto considerato unica alternativa all’F-35 statunitense afflitto da problemi di costo e prestazioni. Ma ora che un ex-comandante dell’IAF è sotto inchiesta per aver preso tangenti dal colosso della difesa italiana Finmeccanica, si apprende come tali lamentele fossero politicamente motivate. Chiaramente, c’era una lobby che lavorava contro lo stealth russo a scapito della prontezza al combattimento dell’IAF.

Cambio dei piani della Russia
Nel 2012 l’India ridusse l’ordine da 200 a 144 aerei mentre la Cina pianifica una flotta aeronautica di 2300 caccia e bombardieri, secondo il rapporto del Pentagono). Tre anni dopo la Russia annunciava che avrebbe acquistato un solo squadrone di PAK-FA, molto meno dei 250 stealth previsti in precedenza. Mentre l’IAF certamente sembra spaventata, c’è una buona ragione per cui Mosca fa marcia indietro sul suo aviogetto iù avanzato. L’Aeronautica russa si procurerà altri Sukhoj Su-35, aerei con alcune caratteristiche stealth. Il Su-35 viene anche lanciato come killer di stealth. Nel luglio 2008, in un duello simulato dell’attacco di Su-35 russi contro una flotta di intercettori statunitensi F-22, F/A-18 Super Hornet e F-35 Joint Strike Fighter, gli F-35 furono “bastonati come cuccioli di foca” dall’aviogetto russo. L’esercitazione fu condotta presso la base aerea Hickam dell’US Air Force, nelle Hawaii. Al contrario, l’India non ha la possibilità di avere il Su-35, che tra l’altro è stato ordinato dalla Cina come caccia di ripiego finché gli squadroni furtivi della PLAAF saranno completati. Mentre l’IAF ha quasi 300 Sukhoj, rimanendo una forza potente ed abissalmente superiore alla flotta della PAF, sarebbe imbarazzante per l’India se i pakistani acquisissero un caccia stealth prima dell’India.

Progressi significativi
Mentre gli aviogetti cinesi presto usciranno dalle linee di montaggio, i russi non sono rimasti fermi. E il Ministero della Difesa della Russia annunciava nei primi mesi del 2016 che il nuovo aereo sarà adottato dall’Aeronautica russa nel 2017. Il Janes Defence Weekly riporta che nell’aprile 2016 il Sukhoj PAK-FA ha condotto lanci di munizioni dai vani interni per la prima volta. L’armamento include 2 missili da crociera Kh-31, 2 missili aria-aria R-73 e 6 bombe da 250 kg. L’armamento futuro includerà l’avanzato missile da crociera Kh-74M2, il missile antiradar Kh-58UShK e il missile antinave Kh-35UE. Vi sono stati anche cambiamenti significativi nella struttura della cellula. Il PAK-FA ha diversi vantaggi rispetto agli attuali stealth. Ad esempio, con 2440km/h è più veloce degli aeromobili statunitensi e cinesi, ed ha anche un enorme vantaggio nella resistenza, avendo un raggio di azione di 5500 km, superiore ai 3400 km dell’F-22 statunitense. Il radar del jet russo permette di individuare minacce fino a 400 km di distanza, rispetto ai 210 km dell’F-22.

Ritorno sul tavolo
Nel febbraio 2016, dopo quasi un anno, India e Russia riprendono i colloqui sul PAK-FA, con una delegazione russa di alto livello che arriva a New Delhi per “negoziare sui costi”. L’India, che ha già pompato circa 290 milioni di dollari, media un nuovo accordo con cui Nuova Delhi verserà 3,7 miliardi di dollari invece di 6 per il know-how tecnologico e 3 prototipi del caccia PAK-FA. Mentre l’India sembra essersi svegliata sulla realtà della guerra furtiva nella regione, spetta ai russi concludere i test ed iniziare la produzione in serie. Inoltre, il ritmo di lavoro deve accelerare il più possibile da parte indiana, integrando, come nel Su-30MKI, avionica indiana e occidentale sulla cellula russa. Una rapida adozione dall’IAF si tradurrebbe in vantaggi per l’industria aerospaziale indiana. Gli scienziati nazionali possono studiare l’aereo russo ed incorporarne le caratteristiche nel futuro caccia stealth dell’India.fgfa_nausena_naval_variant__by_arkem8-d63xh8lTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La crescente cooperazione nella difesa di Russia e India

Georgij Uvarov, RIR, 28 dicembre 2015

La Cooperazione per la Difesa ha occupato il centro della scena durante la visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Russia, per il vertice annuale India-Russia di Mosca del 24 dicembre, e nella dichiarazione congiunta dopo i colloqui, i leader hanno confermato che la cooperazione nella difesa “rimane uno dei principali elementi del partenariato strategico particolarmente privilegiato tra i due Paesi”.DSC_0090-redflag2008-su30mki-aIl 24 dicembre il Cremlino annunciava la firma di un accordo di cooperazione tra Russia e India per la produzione di elicotteri, anche se i dettagli specifici dell’accordo non sono stati rilasciati. Vladimir Putin ha detto che una direzione “promettente” è lo sviluppo congiunto con l’India di un jet da combattimento multiruolo e di un velivolo da trasporto multiuso. “Non parliamo solo della fornitura di prodotti finiti, ma di stretta collaborazione tecnologica. Un esempio eccezionale di tale cooperazione è la creazione dei missili BrahMos, già entrati in produzione di massa, e versioni antinave di questi missili sono state consegnate alla Marina indiana“, ha detto Putin dopo l’incontro con Modi.

Dai sottomarini agli APC
Il valore totale dei contratti della difesa è stimato in oltre 7 miliardi di dollari. Un certo numero di importanti contratti nel settore della difesa è probabile sarà annunciato nel prossimo futuro. La Russia deve consegnare 6 jet da combattimento multiruolo Su-30MKI, che saranno assemblati in India. L’India prevede di acquistarne 222. Un altro importante contratto per la fornitura di 151 polivalenti elicotteri da trasporto militare Mi-17V-5 ha già visto la consegna di 148 unità. Entro la fine del 2015, Russia e India dovrebbero passare dal progetto preliminare alla fase di progettazione di base di due progetti congiunti: FGFA e MTA. La moderna cooperazione russo-indiana nel settore della difesa non riguarda solo l’acquisto di attrezzature con un mero contratto “venditore-acquirente”, ma opera su complessi progetti comuni di sviluppo con la partecipazione di aziende pubbliche e private indiane, e produzione su licenza in India. “Le parti hanno ribadito l’intenzione di ampliare il campo di applicazione di tale cooperazione e di utilizzare le opportunità offerte dal Programma “Fatto in India” nella Difesa, incaricando le agenzie competenti a preparare, al più presto, un progetto di accordo tra le organizzazioni e le imprese dei due Paesi che lavorano in questo campo“, ha detto il comunicato ufficiale emesso dopo il vertice di Mosca.

La Russia grande partner nella Difesa
Nel 2014 la Russia ha fornito armi ed equipaggiamenti militari del valore di 4,7 miliardi di dollari all’India. Secondo CAST, la Russia è il maggiore esportatore di prodotti per la difesa in India nel periodo 2007-2014, vendendo prodotti per un valore 22,41 miliardi di dollari.

Aerei
La principale moderna componente d’attacco dell’Indian Air Force (IAF) è l’aviogetto multiruolo Su-30MKI, che sarà potenziato quando sarà equipaggiato con i missili da crociera supersonici BrahMos, sviluppati e prodotti congiuntamente da Russia e India. Il ponte della portaerei Vikramaditya ospiterà gli aviogetti da combattimento MiG-29K/KUB di fabbricazione russa. Il contratto per la fornitura di 29 di questi velivoli sarà completato nel 2016. Altri progetti importanti sono la profonda modernizzazione dei velivoli consegnati all’India negli ultimi anni. La MiG Aircraft Corporation (RAC MIG) aggiornerà l’intera flotta di 60 MiG-29 in servizio nella IAF. La Russia ha completato l’aggiornamento Il-38SD dei velivoli antinave Il-38 in servizio nella Marina indiana. Sono in corso discussioni sulla modernizzazione dei velivoli da trasporto Il-76 e delle aerocisterne Il-78.

Elicotteri
I Mi-17V-5 sono gli elicotteri più diffusi nelle forze armate indiane. Oltre al contratto quasi completato di 151 unità, è probabile che altri 48 elicotteri saranno ordinati dall’India. Il quotidiano ‘indu segnalava a settembre che il Consiglio per le Acquisizioni della Difesa indiano aveva approvato l’acquisto di 48 Mi-17V5 per la IAF; un contratto del valore di circa 70 miliardi di rupie (1,1 miliardi di dollari). Un altro importante progetto è la produzione in India di 200 elicotteri leggeri Ka-226T. Secondo il progetto di protocollo d’intesa con la società indiana Reliance Defense, la Russia discute con l’Hindustan Aeronautics Limited (HAL).IAF_Mi-17V-5Difesa aerea
La cooperazione nella difesa raggiungerà il picco coll’acquisto probabile dei sistemi missilistici di difesa aerea S-400 da New Delhi. I sistemi missilistici antiaerei russi saranno interessati da cinque proposte indiane; MANPADS Igla-S, ADMS Tor-M2KM basati su un telaio prodotto dalla società indiana Tata, sistemi missili e cannoni antiaerei Pantsir-S1 e Tunguska-M1. L’India ha anche mostrato interesse per la proposta della Russia per modernizzare i sistemi missilistici di difesa aerea S-125 dell’esercito indiano, al livello Pechora-2M. La Russia propone anche l’aggiornamento del sistema missilistico di difesa aerea a corto raggio da Strela-10M3 a Strela-10M4 o Strela-10MN (versione notturna). Mentre l’India lavora attivamente per realizzare il proprio sistema di difesa aerea a corto raggio, l’Akash, la difesa aerea del Paese si basa sui sistemi sovietici/russi Osa, Strela-10, S-125, S-200, Kub (Kvadrat) e così via.

Mezzi per l’esercito
Il principale “pugno” dell’esercito indiano è costituito dai blindati russi/sovietici, consistenti in diverse migliaia di carri armati T-90 e T-72 e in 1500 BMP-2. Mosca e New Delhi adempiono al contratto per la produzione su licenza dei carri armati T-90S in India. Negoziati si svolgono sul contratto per la fornitura dei nuovi carri armati russi T-90MS, l’ultima versione da esportazione del T-90. Si discute anche la modernizzazione della flotta di carri armati indiani T-72 e T-90. Altri progetti possibili comprendono l’ammodernamento di tutti i BMP-2 indiani. Il più potente sistema lanciarazzi multiplo (MLRS) nell’esercito indiano è il russo Smerch da 300 mm I negoziati interessano la produzione su licenza dei razzi del Smerch.

Flotta di sottomarini
Delhi discuterà l’acquisto di due sottomarini Proekt 636 e vuole anche affittare un secondo sottomarino nucleare russo (dopo il Chakra affittato nel 2012). L’India è pronta ad utilizzare i sottomarini nucleari russi per acquisirne l’esperienza operativa per conto dei propri sottomarini nucleari della classe Arihant. La Russia prevede inoltre di partecipare al concorso per l’acquisto di 6 sottomarini della Marina indiana, con i battelli Proekt 1650 della classe Amur.

Navi di superficie
New Delhi esamina l’eventuale costruzione di altre 3 fregate russe Proekt 11356. 6 di queste navi sono state costruite in Russia e trasferite all’India. Il secondo lotto di navi è dotato di missili Brahmos. Un altro settore è la cooperazione sulle portaerei. Nel 2013, la Marina indiana ha ricevuto la porterei Vikramaditya dalla Russia. Per preparare i piloti sul caccia russo MiG-29K/KUB, la Russia aiuta a costruire una struttura addestrativa a terra, presso Goa. I piloti si addestreranno a decolli e atterraggi simulati di caccia navali. L’India costruisce la sua prima portaerei, la Vikrant. RIA Novosti ha saputo da Sergej Vlasov, CEO della Nevskij PKB, che gli specialisti lavorano per sviluppare apparecchiature aero-tecniche per questa nave. Vlasov ha detto che PKB vuole anche partecipare alla costruzione della seconda portaerei indiana, la Vishal.

Programma Brahmos
Uno dei più riusciti progetti congiunti russo-indiani è il missile da crociera supersonico BrahMos, in servizio sulle navi di superficie della Marina indiana. Sistemi di lancio del BrahMos ora vengono consegnati all’esercito indiano e ci si prepara a testare la versione aerolanciata (dal Su-30MKI), il primo dei quali sarà lanciato nei primi mesi del 2016. I missili BrahMos sono inoltre in fase di preparazione per i sottomarini. I 6 sottomarini diesel-elettrici che l’India prevede di acquistare, dovrebbero essere dotati dei BrahMos. Russia e India valutano anche la possibilità di costruire una versione miniaturizzata del missile, un “mini-BrahMos“, e una versione ipersonica.modi-ship-1_650_061414052011Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché i Sukhoj armati di BrahMos sono una cattiva notizia per i nemici dell’India

Rakesh Krishnan Simha RIR 20 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Modificando con successo il Su-30MKI per trasportare il missile supersonico BrahMos, l’India segnala l’intenzione di colpire subito con forza devastante, nel caso di un conflitto.

1447585Nel settembre 2010 il nuovo Strategic Forces Command (SFC) dell’India presentava una proposta al Ministero della Difesa per creare due squadroni composti da 40 aerei da combattimento Su-30MKI per il dominio aereo. Il compito di questa “mini forza aerea” era lanciare armi nucleari. Il quadro si chiariva nell’ottobre 2012, quando il Comitato dei Ministri per la Sicurezza diede via libero al programma per modifiche strutturali e di software di 42 Su-30MKI e per acquisire 216 missili BrahMos aerolanciati. Finora, i BrahMos, prodotti da una joint venture India-Russia, erano usati solo dalla Marina. Nel marzo 2015, il SFC ricevette il primo di questi 42 Sukhoj equipaggiati con la versione aerolanciata del BrahMos supersonico. Fu la prima volta che il SFC, che attualmente dipende dall’Indian Air Force (IAF), aveva vettori nucleari al suo comando, acquisendo una propria risorsa aerea. Attualmente, il sistema nucleare dell’India si basa sui missili balistici terrestri Agni e Prithvi, e i cacciabombardieri Mirage 2000, Su-30MKI e Jaguar dell’IAF. L’ultimo elemento della triade nucleare, i missili lanciati da sottomarini, è ancora in fase di test. Individualmente, Su-30 e BrahMos sono armi potenti. Ma quando il più potente caccia di quarta generazione è armato con il più distruttivo missile da crociera, diventano un potente moltiplicatore di forza. I BrahMos hanno una velocità di 3000 km/h, letteralmente più veloci di un proiettile, potendo colpire il bersaglio con una quantità enorme di energia cinetica. Nei test, il BrahMos ha spesso tagliato a metà navi da guerra e polverizzato bersagli a terra. La velocità del Sukhoj aggiungerà ulteriore slancio al missile, oltre alla capacità del velivolo di penetrare difese aeree temprate, dando maggiore possibilità al pilota di lanciare il missile sui bersagli designati.

Probabili obiettivi
Considerando che il principale nemico dell’India è il Pakistan, sostenuto dalla Cina, contro cui l’India ha combattuto due conflitti, perdendo nel 1962 e vincendo nel 1967, questi due Paesi sono gli obiettivi evidenti. Contro il Pakistan gli obiettivi sono evidenti. Un attacco dei due squadroni, usando la maggior parte dei mezzi aerei del SFC, in pochi minuti può paralizzare centri di comando e controllo del Paese; centrali nucleari, tra cui la ‘Morte Nera’ di Kahuta dove la maggior parte delle bombe “islamiche” è prodotta; il principale arsenale di Sargodha, ad ovest di Lahore, dove sono depositate queste testate; le basi missilistiche di Gujranwala, Okara, Multan, Jhang e Dera Nawab Shah; il quartier generale dell’esercito del Pakistano a Rawalpindi; il porto di Karachi, unico grande porto pakistano e il comando della sua marina; fabbriche che producono carri armati e aerei da combattimento. I BrahMos supersonici con testata convenzionale possono teoricamente penetrare centri di comando, controllo e comunicazione protetti. Tuttavia, non vi è alcuna garanzia che questi obiettivi siano al 100 per cento distrutti, a meno che il BrahMos abbia una testata nucleare. Un attacco nucleare preventivo permetterebbe di neutralizzare efficacemente la capacità offensiva del Pakistan e di non essere mai più una minaccia per l’India. Contro la Cina, il Sukhoj-BrahMos appare contro-intuitivo essendo gli obiettivi cinesi nell’entroterra o sulla costa. Tuttavia, il Su-30MKI ha un’autonomia di 3000 km (estendibile a 8000 km con rifornimento in volo). Ora aggiungendovi i 300 km di portata del BrahMos, l’India può colpire bersagli a 3300 km all’interno della Cina.

Perché l’opzione Sukhoj-BrahMos?
Il Su-30MKI è una scelta ovvia. Il SFC non vuole caccia non testati, ma uno affidabile da armare con missili a testata nucleare. Il velivolo ha una cellula di titanio abbastanza forte per volare a bassa quota ed alta velocità. I 42 Sukhoj avranno anche circuiti elettronici protetti dagli impulsi elettromagnetici di una esplosione nucleare. Avere un aereo dedicato al ruolo di attacco nucleare offre ai pianificatori militari dell’India flessibilità strategica e aumenta le probabilità di successo. Poiché i missili balistici sono utilizzati solo come arma estrema, non possono davvero essere schierati facilmente. Una volta lanciati non possono essere richiamati e se abbattuti non sono facilmente sostituibili. Gli aeromobili, d’altro canto, possono effettuare diverse missioni e puntare sui bersagli in movimento. Ad esempio, se il Pakistan sposta le testate dall’arsenale di Sargodha, presumibilmente sotto costante controllo dai satelliti indiani i Sukhoj possono puntare contro la colonna di camion pakistani che trasporta il carico nucleare. I 42 Sukhoj della mini-aviazione del SFC possono anche lanciare missili contro obiettivi pakistani dall’interno dello spazio aereo indiano o sorvolando le acque internazionali, mettendo in difficoltà le difese nemiche. E’ molto facile per l’India distruggere le capacità belliche pakistane perché non solo il Pakistan è relativamente piccolo, ma ha anche concentrato le difese nella provincia del Punjab.

Ulteriori sviluppi
Poiché serie modifiche erano necessarie per l’integrazione di un missile così pesante sul Su-30MKI, inizialmente sembrava poco sensato schieravi un singolo missile. Aviation Week riporta che inizialmente anche Sukhoj era riluttante. Ciò spinse la HAL a procedere da sola, ma Aviation Week dice che Sukhoj acconsentì nel 2011. I russi fornirono alla HAL consulenza tecnica, in particolare per le modifiche alla fusoliera per ospitare il missile di 9 metri di lunghezza. “Il lavoro è in corso anche su una versione modificata più leggera e dal diametro minore dei BrahMos da assegnare ai MiG-29K della marina indiana, e potenzialmente al Dassault Rafale“, afferma Aviation Week. Segnalando l’immunità del Paese alle sanzioni occidentali, gli scienziati del DRDO dicono che il limite di 300 km di gittata del missile verrà rimosso. I BrahMos di prossima generazione saranno un’arma a lunga gittata. E con il previsto aumentato della velocità, il missile migliora notevolmente l’energia cinetica, nonostante le dimensioni ridotte ottimizzate per aerei relativamente piccoli come il MiG-29. Davvero una cattiva notizia se si è nel mirino del Sukhoj-BrahMos.

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FGFA: Storia di un aereo
Vinay Shukla RIR 19 aprile 2015

Con la demolizione dell’accordo per 126 MMRCA e optando per l’acquisto del Rafale pronti con contratto intergovernativo, il primo ministro indiano ha seguito il suggerimento dell’esperto russo Konstantin Makienko di otto anni fa, per sviluppare e procurarsi più facilmente velivoli aggiornati per l’Aeronautica Militare indiana.113940_340168109_Su-30 mki 358Il Primo ministro Narendra Modi ha tagliato il nodo gordiano da 25 miliardi di dollari dell’acquisizione di 126 MMRCA, ‘la madre di tutte le offerte’, annunciando a Parigi che l’India acquisterà direttamente 36 caccia Rafale pronti a decollare dal produttore francese Dassault, secondo un contratto intergovernativo (G2G). Contemporaneamente, a New Delhi, il Ministro della Difesa Manohar Parrikar confermava in conferenza stampa che il G2G era la migliore opzione per l’acquisto di piattaforme strategiche come gli aerei da combattimento dove il miglior offerente (L1) fu deciso dal fattore del “discutibile costo operativo”, di cui neanche il predecessore dell’UPA, AK Antony, era così sicuro. Ciò ricorda la visita del Ministro della Difesa Anthony a Mosca, nell’ottobre 2007, per co-presiedere la sessione annuale della Commissione intergovernativa India-Russia sulla cooperazione tecnico-militare (IRIGC-MTC) in cui i due Paesi avevano firmato l’accordo per lo sviluppo congiunto di un aereo da caccia di quinta generazione (FGFA), con l’obiettivo di adottare il futuristico caccia furtivo nel 2016-17. “Perché sprecare così tanti soldi per un aereo di 4.ta generazione che entrerà a far parte dell’IAF in contemporanea con l’FGFA di prossima generazione e la versione avanzata del LCA Tejas?“, si chiese il Dr Konstantin Makienko, vicedirettore del Centro indipendente per le analisi strategiche e tecnologiche (CAST) di Mosca. Sebbene il MiG-35 russo di 4++ generazione fosse un forte concorrente, in quel momento nella gara indiana, Makienko tuttavia sostenne che sarebbe stato prudente sospendere l’accordo tappabuchi, acquistando altri Mirage 2000 e aggiornando i MiG-29 in servizio nella IAF, e deviarne i fondi per sviluppare FGFA e LCA Tejas per sostituire i vecchi caccia MiG-21.

Completato il progetto preliminare del FGFA
Otto anni dopo, si torna alla soluzione che l’esperto russo aveva proposto nel 2007. Il Ministro della Difesa Parrikar, inoltre, non esclude che per soddisfare le esigenze operative dell’IAF, l’India possa acquistare via G2G altri caccia, comprensivi di sovrapprezzo, Sukhoj Su-30MKI, inserendosi anche nella politica del ‘Make in India’ in quanto già assemblati dalla HAL. Pochissime persone conoscono la vera storia dello sviluppo dell’avanzato caccia multiruolo Su-30MKI, dove ‘I’ sta per India. Ha monopolizzato la scena da quando è stato adottato dall’Indian Air Force. Ma c’è un interessante racconto dietro la nascita di questo velivolo che, per la prima volta nella storia, consegna all’Indian Air Force un aviogetto da combattimento su misura dei propri requisiti futuri. Non molti sanno che, con il letale missile da crociera BrahMos, il Su-30MKI (multiruolo commerciale per l’India), è anche una successo della lungimiranza dell”uomo dei missili’ dell’India, l’ormai ex-presidente Dottor APJ Abdul Kalam, che non risparmiò sforzi nel ribadire la propria immensa fede nella prodezza tecnologica della Russia. Nel 1994, in vista della visita a Mosca del primo ministro indiano PV Narasimha Rao, l’esportatore di armi statale russo Rosvorouzhenie (predecessore di Rosoboronexport) invitò i giornalisti a un briefing sulla cooperazione della Difesa indo-russa. Era un momento difficile per l’India, profondamente preoccupata dalla mancanza di ricambi cruciali per mantenere efficienti i suoi caccia, navi da guerra e carri armati, mentre il complesso industriale russo era nel caos dal crollo dell’Unione Sovietica. Molte fabbriche finirono nei 14 Stati indipendenti staccatisi dall’URSS. In tale contesto la stampa disse che Mosca stava per offrire all’India il nuovo caccia Su-30 e il governo russo invitò un alto ufficiale dell’IAF a discuterne. Un vecchio amico, che rappresentava la HAL a Mosca, sostenne che tale piano esisteva e disse che il Vicemaresciallo dell’aria S. Krishnaswamy sarebbe arrivato per valutare il Su-27, il meglio che i sovietici avevano sviluppato per contrastare l’F-15 Eagle. Alla fine, l’India firmò con la Sukhoj un primo contratto da 1,8 miliardi di dollari con la Rosoboronexport (ex-Rosvorouzhenie), il 30 novembre 1996, per l’acquisto di 40 aerei Su-30K, svilupparne la versione ‘MKI’ e produrla su licenza in India. Al momento i diplomatici dissero che si trattava di un allontanamento dal rapporto ‘acquirente-venditore’ nella Difesa con la Russia e un passo fiducioso verso ricerca e sviluppo comuni di avanzati sistemi d’arma e piattaforme.
Il 15 agosto 2002 ricevetti una telefonata dall’ufficio stampa del Cremlino che mi invitava a un tour alla Sukhoj Design Bureau con il Presidente Vladimir Putin, due giorni dopo. Naturalmente l’invito fu accettato con gratitudine. Il progetto T-50 della Sukhoj aveva appena vinto la gara PAK-FA per lo sviluppo di un futuristico aereo da caccia di quinta generazione, sconfiggendo il similare rivale della MiG, e c’era voce che Cina e India fossero interessate ad aderire al programma russo. Mentre eravamo in attesa del Presidente, Mikhail Simonov, l’ex-capo progettista della Sukhoi, che mi conosceva, si avvicinò e disse che mi avrebbe raccontato la storia vera: “Quando AVM Krishnaswamy venne nel nostro ufficio di progettazione, nel 1994, fece semplicemente saltare il nostro caccia Su-27, considerato il migliore dall’occidente. Ero molto arrabbiato, dato che ero sotto indagine per l’accusa di presunto tradimento per la vendita di caccia Su-27 alla Cina, ed ero piuttosto depresso. Così, decisi di non partecipare al ricevimento serale offerto dall’addetto dell’aeronautica indiana in onore di Krishnaswamy“, mi raccontò Simonov (1929-2011). “Tuttavia, il mio vice mi convinse ad andare. Suonai il campanello dell’appartamento dell’addetto e Krishnaswamy aprì la porta con un sorriso accogliente. Vidi un vaso di fiori su un tavolino e dissi di portarne un altro di dimensioni simili e versare la vodka in entrambi. Ingollai un vaso di vodka e sfidai il maresciallo dell’aria indiano a seguirne l’esempio se voleva che entrassi a discutere seriamente. Giù i cappelli! Fece esattamente ciò che chiesi ed ottenemmo il lavoro di cui vede il risultato, il miglior caccia multiruolo del mondo. Anche questo mi ha liberato dalle accuse di “tradimento” dato che investì l’intero ricavato della vendita dei caccia Su-27 alla Cina per sviluppare l’assolutamente nuovo caccia multiruolo“, raccontò. “Il Su-30MKI è il prodotto congiunto dei progettisti ed ingegneri di Sukhoj e IAF. La ricca esperienza nello sviluppo congiunto ci ha permesso di scegliere l’India quale partner per gli aerei da combattimento di quinta generazione basati sul progetto T-50 del PAK-FA“, disse Simonov con orgoglio, guardandomi come il greve cosacco del romanzo del vincitore del Nobel di (Mikhail) Sholokhov, ‘Il placido Don’.
Ora, tagliando il nodo del Rafale, altri progetti in corso come il FGFA, potrebbero essere accelerati e la cooperazione per la Difesa prendere ritmo.

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