La Russia può annullare le forze militari degli USA

Dopo l’attacco missilistico statunitense sulla Siria, la Russia fornisce informazioni dettagliate sui sistemi di guerra elettronica in grado di bloccare i sistemi statunitensi
Alexander Mercouris, The Duran 19/4/2017A seguito di voci, mai confermate e forse false, sui sistemi di guerra elettronici russi che inceppavano i sistemi di guida dei 59 missili da crociera Tomahawk lanciati dagli USA sulla Siria il 6 aprile 2017, presumibilmente abbattendone 36, i russi hanno fornito in modo insolito informazioni sui loro sistemi di guerra elettronica (EW) di solito molto segreti. La ragione esatta di ciò è che la Russia ha celebrato la giornata degli operatori della Guerra Elettronica il 15 aprile 2017. Tuttavia, non spiega perché i russi diffondessero queste informazioni quattro giorni dopo. Come per la recente pubblicazione dei dettagli del test del nuovo missile antinave ipersonico Tzirkon, è difficile evitare l’impressione che queste informazioni sui sistemi EW della Russia siano un avvertimento agli Stati Uniti. In particolare, i russi gli avvertono a non provare lo stesso attacco missilistico siriano contro la Russia. Presumibilmente il ritardo nella pubblicazione dei dettagli dei sistemi era dovuto alla necessità di avere il permesso di declassificare alcuni dettagli dei sistemi, pur continuando a nasconderne altri. Data la natura altamente classificata del materiale è probabile che ci fosse bisogno dell’approvazione ad alto livello dal governo russo, presumibilmente dal Presidente Putin. I russi hanno anche confermato che i loro sistemi EW sono presenti in Siria e sono operativi. Ciò non dovrebbe essere considerato una mera conferma dell’impiego per bloccare i missili Tomahawk che gli Stati Uniti lanciarono contro la base aerea al-Shayrat. La conferma che i sistemi russi EW sono operativi in Siria si ebbe il 17 marzo 2017, molto prima dell’attacco missilistico su al-Sharyat, da parte di Igor Nasenkov, Viceamministratore delegato del Gruppo tecnologico radio-elettronico russo (KRET), affiliato della società statale Rostec. “L’apparecchiatura fu testata. Non dirò cosa e come. Si è dimostrata pronta a combattere secondo i parametri tattici e tecnici previsti. Abbiamo visto che tutti i termini di riferimento ricevuti dal Ministero della Difesa sono stati rispettati, innanzitutto sui mezzi di guerra radio-elettronici”. Si sa che la Russia ha schierato l’assai avanzato sistema EW Krasukha-S4 in Siria e presumibilmente i commenti di Nasenkov si riferivano a questo sistema. Come per i dettagli del test del Tzirkon, i dettagli degli attuali sistemi EW russi sono forniti da un lungo articolo della TASS, agenzia di stampa ufficiale del governo russo. TASS forniva un vero e proprio panorama sui vari sistemi EW russi, anche se la vera estensione delle loro capacità rimane naturalmente classificata.

Sistemi aerei
1) Sistema Vitebsk, imbarcato su aerei d’attacco al suolo Su-25, elicotteri Mi-28 e Ka-52 ed elicotteri pesanti Mi-26, è destinato a proteggere gli aerei dai missili superficie-aria. Questo sistema è notoriamente usato abitualmente dai velivoli operanti in Siria.
2) Rychag-AV, nuovo sistema impiegato su una versione EW specializzata dell’elicottero d’assalto Mi-8. TASS dice a questo proposito, “Rychag-AV è capace di “accecare” completamente il nemico entro un raggio di parecchie centinaia di chilometri e di sopprimere diversi obiettivi contemporaneamente. Il sistema priva i sistemi missilistici di difesa aerea e gli intercettatori della possibilità di individuare eventuali bersagli e di puntargli i missili, mentre sopravvivenza ed efficienza dei velivoli amici viene aumentata notevolmente”.
3) Khibinij, imbarcato sui bombardieri Su-24 e Su-30, operativo dal 2013. Questo è il sistema utilizzato per bloccare i sistemi radar del cacciatorpediniere statunitense Donald Cooke nel noto caso avvenuto al culmine della crisi crimeana del 2014. TASS fornì il primo resoconto semi-ufficiale di ciò che successe, “I dati che appaiono sui radar della nave da guerra misero in allarme l’equipaggio: l’aereo sarebbe scomparso dagli schermi radar o cambiò improvvisamente posizione e velocità o creò cloni elettronici mentre i sistemi di combattimento del cacciatorpediniere furono disattivati”.
4) Himalaj, versione avanzata del Khibinij sviluppata per il nuovo caccia di quinta generazione Su-T50.Sistemi terrestri
1) Krasukha-S4 è un sistema di cui è noto lo schieramento in Siria. TASS ne descrive le capacità, “Il Krasukha-4 è stato progettato per proteggere posti di comando, gruppi di forze, mezzi di difesa aerea, strutture industriali dalla ricognizione radar e dalle armi di precisione. La stazione di blocco attivo a banda larga del sistema può contrastare efficacemente tutti i radar utilizzati dai vari aeromobili, nonché missili da crociera e velivoli senza pilota”. Alla luce dell’attacco missilistico su al-Shayrat del 6 aprile 2017, il riferimento ai missili da crociera in questo paragrafo non è probabilmente casuale. Tuttavia il paragrafo non va considerato una conferma che i russi hanno utilizzato il sistema Krasukha-S4 per bloccare i sistemi di guida dei missili Tomahawk lanciati dagli Stati Uniti su al-Shayrat. Per prima cosa il missile da crociera di Tomahawk ha una serie di sistemi di guida e non è chiaro quale fu usato nell’attacco.
2) Krasukha-20, è un sistema appositamente progettato per disturbare gli AWACS degli USA.
3) La descrizione del sistema Moskva-1 della TASS, suggerisce che è volto a sostenere i sistemi radar dei sistemi antiaerei come l’S-400. Entrò in servizio l’anno scorso e dalla descrizione della TASS sembra molto avanzato, “Il sistema è progettato per ricognizione radar (radiolocalizzazione passiva), interazione e scambio d’informazioni con i comandi delle truppe missilistiche della difesa aerea e delle forze radio-tecniche, i centri di direzione aerea, di acquisizione dati del bersaglio e controllo delle unità di disturbo e i singoli mezzi di soppressione elettronica. Il Moskva-1 comprende un modulo d’intelligence e un posto di controllo delle unità di disturbo (stazioni). Il sistema può:
– Condurre intelligence elettromagnetica fino a una distanza massima di 400 km;
– Classificare tutte le emittenti secondo il grado di minaccia;
– Fornire supporto in corso;
– Assegnare obiettivi e distribuire tutte le informazioni;
– Assicurare un’efficace controllo sull’efficienza operativa delle unità EW e dei singoli mezzi che gestiscono.
I sistemi Moskva apparvero nelle esercitazioni tattiche congiunte delle forze di difesa aerea ed aeree nella regione di Astrakhan, nel sud della Russia, nel marzo 2016”.
4) Infauna, sembra un sistema destinato a proteggere le truppe terrestri da determinati tipi di armi anticarro ravvicinate, come i missili Javelin e TOW. “Il sistema, sviluppato dalla United Instrument-Making Corporation, fornisce intelligence elettronica e soppressione radio, protezione di soldati, corazzati e autoveicoli contro tiro mirato di armi d’accompagnamento e lanciagranate, ed anche contro mine radio-controllate. L’apparecchiatura radiofonica a banda larga aumenta notevolmente il raggio di protezione dei sistemi mobili dalle mine radio-controllate. La possibilità di creare schermi aerosol aiuta a proteggere i mezzi militari dalle armi di precisione con sistemi di guida video e laser. Attualmente questi sistemi EW sono montati sui telai ruotati unificati K1Sh1 (basati sul blindato BTR-80) prodotti in serie e forniti alle varie unità dell’esercito russo”.
5) Borisoglebsk-2, sembra anche questo un sistema destinato a fornire supporto alle truppe terrestri, in questo caso bloccando i sistemi di comunicazione dei nemici. È in qualche modo il più tradizionale dei sistemi indicati dalla TASS e può essere il sistema EW più comunemente utilizzato dalle truppe russe.

Sistemi navali
Prima di discutere questi sistemi, va detto che uno dei maggiori problemi che i progettisti di sistemi d’arma moderni per le navi da guerra affrontano è garantirsi che i sistemi elettronici delle varie armi di una nave da guerra si completino a vicenda e non interferiscano. Dato che i sistemi sono sempre più complessi e più potenti, ciò diventa una sfida crescente data la vicinanza dei vari sistemi elettronici e d’arma su una nave da guerra. Quasi certamente il problema d’assicurare la compatibilità dei vari sistemi elettronici e d’arma ha ritardato l’entrata in servizio della nuova fregata Admiral Gorshkov. Ciò che si sa delle navi da guerra di superficie russe suggerisce che abbiano vari sistemi EW estesi e completi. L’articolo della TASS tuttavia fornisce poche informazioni, limitandosi a soli due sistemi, suggerendo che il livello di classificazione dei sistemi navali EW russi è molto elevato.
1) TK-25E, destinato alle grandi navi da guerra, secondo la TASS, “Il TK-25E genera interferenze a impulsi utilizzando copie digitali di segnali delle navi da guerra di tutte le classi. Il sistema può analizzare simultaneamente 256 obiettivi e fornire protezione efficace alla nave da guerra”.
2) MP-40E, sembra il sistema equivalente per le navi da guerra più piccole. La descrizione della TASS suggerisce che operi in modo diverso e più limitato, “È in grado d’individuare, analizzare e classificare le emissioni di mezzi radio-elettronici e del loro vettore per grado di minaccia e sopprimere elettronicamente tutti i sistemi di ricognizione e d’arma moderni e avanzati del nemico”.
Negli anni ’80, un ufficiale dell’esercito inglese mi disse che i sistemi EW sovietici potevano ridurre le comunicazioni nei campi di battaglia moderni al livello della guerra del 1914-1918 e che la NATO era completamente impreparata su questa minaccia. Presunsi che esagerasse, ma i russi senza dubbio prendono seriamente la guerra elettronica e sembra esserci consenso generale sul fatto che abbiano un largo vantaggio sull’occidente in questo settore. Infatti l’articolo della TASS dice, “Secondo il comandante della forza da guerra elettronica della Russia, Maggiore-Generale Jurij Lastochkin, la tecnologia militare moderna russa supera quella dei rivali occidentali su varie caratteristiche, tra cui il raggio operativo. Ciò grazie all’uso di trasmettitori più potenti e antenne più efficaci”. Ovviamente, in un momento di tensione internazionale acuta, con gli USA che attaccano con missili la Siria e minacciano la Corea democratica, qualcuno a Mosca ha deciso che è giunto il momento di far ricordare agli Stati Uniti questo fatto.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le Forze Speciali russe nella seconda liberazione di Palmyra

Valentin Vasilescu Algora 26 marzo 2017La Siria è un campo di addestramento per l’esercito russo che testa nuovi metodi di combattimento e nuove strutture organizzative adeguate all’antiterrorismo. L’offensiva dello Stato islamico dell’8-12 dicembre 2016 portava alla rioccupazione della città di Palmira, avanzando verso ovest, e bloccando la base aerea siriana T-4 presso Tiyas, 30 km ad ovest di Palmira. La formazione offensiva dello Stato islamico era composta da tre brigate con una di riserva, pari a circa 5000 combattenti. La prima brigata aveva il comando, con 1700 uomini e 30 blindati (BMP-1 o IFV), 70 tecniche con mitragliatrici da 14,5mm, 20 pezzi di artiglieria (obici da 122mm e lanciarazzi multipli BM-21) e decine di mortai da 120mm e 82mm. C’era una brigata di oltre 1000 elementi sui fianchi destro e sinistro, senza artiglieria e meno blindati e camion rispetto al corpo principale. Palmira e l’aeroporto della città erano sorvegliati dalle riserve dello Stato islamico, oltre 800 terroristi.Forze di combattimento a Palmyra
La Base aerea della Siria T-4, presso Tiyas, era difesa da circa 2000 soldati, comprendenti una brigata meccanizzata della 10.ma Divisione di fanteria dell’Esercito arabo siriano, un battaglione territoriale delle NDF composto da riservisti, un battaglione di Hezbollah libanese e un battaglione dell’organizzazione sciita afghana Liwa Fatimiyun. La base T-4 fu quasi circondata, tanto che l’Esercito arabo siriano fu costretto ad inviare rinforzi, circa 2500 soldati, da Aleppo. Oltre a un battaglione delle forze speciali Tigre, un battaglione del 5.to Corpo e 3 compagnie della 18.ma Divisione corazzata (circa 1000 soldati), i rinforzi erano soldati delle NDF (Forze di difesa nazionale), forze ausiliarie senza molta esperienza in combattimento. Anche con i rinforzi, l’Esercito arabo siriano non prevaleva sullo Stato islamico. In queste condizioni, avrebbe richiesto diversi mesi fermare l’offensiva dello Stato islamico e preparare un contrattacco per liberare Palmyra. Pertanto, lo Stato Maggiore di questo gruppo fu composto da ufficiali russi. I pianificatori russi tracciarono rapidamente un piano per le operazioni aeree e di terra per raggiungere l’obiettivo previsto in meno di una settimana.Piano offensivo per la liberazione di Palmira
Il primo elemento chiave fu limitare la mobilità delle tre brigate dello SIIL, impedendogli di muoversi. Misero lo SIIL sulla difensiva e gli impedirono d’inviare le riserve, a 30 km dalla base aerea siriana. Per inchiodare le forze dello Stato islamico e neutralizzarle, il gruppo tattico aereo russo in Siria (con aviogetti ed elicotteri d’attacco) dovette distruggere almeno 600 grandi bersagli nelle prime 72 ore di operazioni. Questo significava che alcuni aerei, in particolare gli elicotteri d’attacco Mi-28 e Ka-52, effettuarono cinque sortite al giorno (rispetto alle due normalmente svolte). La maggior parte erano missioni di supporto aereo a bassissima quota. Questo significava ulteriori rischi per gli aerei russi, vulnerabili a mitragliatrici pesanti e cannoni di piccolo calibro dello SIIL. Il secondo elemento chiave fu l’impiego più efficiente di uno degli elementi fondamentali della guerra: la ricognizione, principalmente tramite la ricognizione effettuata in modo indipendente da truppe di terra. L’accuratezza degli attacchi aerei dipendeva da una buona intelligence, rilevando e trasmettendo con precisione la posizione di ciascuna postazione nemica. Pertanto, il centro di gravità dell’operazione per spezzare l’accerchiamento della base aerea di Tiyas e liberare Palmira fu la capacità del gruppo di Spetsnaz russo nel trasmettere le informazioni della ricognizione al quartier generale dell’operazione. Le forze speciali organizzarono anche incursioni ed imboscate. I russi diedero all’Esercito arabo siriano un flessibile ordine di battaglia, composto da circa 10 gruppi di assalto costituiti da un plotone di carri armati T-62, un plotone di BMP-1, un plotone di BTR-82A, due di semoventi ZSU-23-4 Shilka, 15 di pickup armati con mitragliatrici da 14,5mm e più di 200 Marine su autoveicoli. Le ricognizione dalle truppe di terra di ciascun gruppo d’assalto fu condotto da distaccamenti d’avanguardia formati da commando misti composti da Spetsnaz e forze speciali siriane Tigre. Dopo che i capisaldi furono colpiti dagli attacchi aerei, vennero liquidati dai gruppi d’assalto dell’Esercito arabo siriano, eliminando gli islamisti o scacciandoli. Nel nord montagnoso e a sud della strada che collega T-4 e Tiyas a Palmyra, era più difficile per le forze aeree colpire gli obiettivi. Qui l’Esercito arabo siriano impiegò un gruppo di tiro di supporto con 32 sistemi di artiglieria: obici D-30 da 122 mm; lanciarazzi multipli BM-21 e lanciarazzi termobarici TOS-1A. Le munizioni termobariche sono una combinazione di combustibile liquido e polvere tetranor, utilizzate per distruggere fortificazioni, blindati o terroristi. I proiettili termobarici producono una piccola esplosione che vaporizza il contenuto in una nube infiammabile. Quando l’aerosol così creato entra in contatto con l’ossigeno atmosferico, esplode creando un’onda d’urto tremenda seguita da un fuoco intenso. A 48 ore dall’inizio delle operazioni, l’Aeronautica russa aveva compiuto la missione, l’offensiva terroristica dello Stato islamico fu fermata e i gruppi d’assalto dell’Esercito arabo siriano presero il comando. Lo SIIL si ritirò a Palmyra, assediata da sud, ovest e nord dall’Esercito arabo siriano. La città fu rapidamente liberata e i terroristi si ritirarono ad est di Palmyra. L’Esercito arabo siriano continuò ad avanzare verso la città di Dayr al-Zur.
Secondo una dichiarazione del Tenente-Generale Sergej Rudskoj, a capo del Primo Direttorato Operativo dello Stato Maggiore Generale russo, 1000 terroristi furono eliminati, assieme a 19 carri armati, 37 blindati, 98 tecniche e più di 100 autoveicoli.Le unità commando siriane Tigre
Alla fine del 2013, il Tenente-Colonnello Suhayl al-Hasan fu incaricato di formare un nuovo battaglione delle forze speciali siriane, dalla maggiore capacità offensiva. Fu chiamato Tigre. Alcuni degli ufficiali della nuova unità furono scelti dalle 4.ta e 11.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano. In origine, le Tigri furono preparate utilizzando manuali e istruttori dei commando iraniani e di Hezbollah. Nei primi mesi del 2016, le Tigri crearono due battaglioni addestrati da Spetsnaz ed istruttori iraniani. Ciò spiega il motivo per cui le Tigri utilizzarono AK-74 russi con silenziatori e telemetri laser, cuffie e armature dal sistema Ratnik russo, 10-15 carri armati T-90A e diversi blindati leggeri russi (LMV) nelle operazioni nel governatorato di Aleppo, nell’estate del 2016. Le operazioni offensive di al-Qaida e Stato islamico vengono precedute da due tipi di azioni suicide effettuate simultaneamente. Fino a dieci autoveicoli 4×4 e camion con pesanti armature, chiamati VBIED (Veicolo dotato di ordigni esplosivi) o blindati BMP-1 carichi di esplosivo, corrono da direzioni diverse a tutta velocità per speronare le posizioni dell’Esercito arabo siriano esplodendovi in mezzo. Allo stesso tempo, decine di singoli o gruppi di terroristi con cinture esplosive cercano di penetrare le linee dell’Esercito arabo siriano. Se tale metodo funziona, le unità d’assalto terroristiche iniziano l’offensiva. Le Tigri adottarono un metodo per neutralizzare tali attacchi suicidi tramite imboscate. Nell’imboscata, le tigri utilizzano più punti di osservazione coprendo vari settori, utilizzando cecchini dotati di fucili Orsis T-5000 (calibro 7,62 mm) e KSVK (calibro 12,7mm), nonché cannoni senza rinculo SPG-9 (73mm), lanciarazzi anticarro RPG-29, missili anticarro Metis-M e Kornet. Il 5.to Corpo e il Reggimento Cacciatori anti-SIIL sono unità ausiliarie dell’Esercito arabo siriano integrate da volontari sottoposti a un programma di addestramento, equipaggiamento e armamento finanziato dalla Russia. Il 5.to Corpo ha un primo gruppo di 1000 soldati addestrati nelle tattiche d’assalto da usare contro i gruppi dello Stato islamico, utilizzati dalle unità d’élite delle Tigri.Il ruolo degli Spetsnaz russi nella liberazione di Palmyra
Le Forze Speciali russe sono dotate di caschi 6B47 (sistema Ratnik) con un visore termico 1PN139 e dispositivo di puntamento 1-P88-2, per la visione notturna. Questo gli ha permesso d’infiltrarsi di notte, fino a meno di 5 km dai capisaldi dello SIIL. Di giorno questo era impossibile, a causa dei molti punti di osservazione presidiati dai cecchini dello SIIL. Gli Spetsnaz dotati di Ratnik poi lanciarono i silenziosi mini-UAV ZALA 421-08, con motori elettrici e dal peso di 1,7 kg, con una quota di 3600 m e un’autonomia di 90 minuti [1]. I video trasmessi dagli ZALA 421-08 fornirono le immagini ad infrarossi delle formazioni dello Stato islamico, ricevuti via satellite dal centro operazioni aeree della base aerea russa di Humaymim. La trasmissione avviene tramite il computer tattico Strelets delle forze speciali. Gli schermi dello Strelets inoltre visualizzano automaticamente agli aviatori russi le posizioni di tutti i distaccamenti degli Spetsnaz, evitando così eventuali incidenti di “fuoco amico”. Avendo individuato gli obiettivi da colpire, il centro di comando russo di Humaymim inviava aerei Su-24, Su-25 e Su-30 ed elicotteri d’attacco Mi-28N, Mi-35 e Ka-52. Blindati, camioncini e artiglieria furono colpiti prima dei capisaldi dello SIIL. Per aiutare la precisione degli attacchi aerei, gli Spetsnaz illuminarono alcuni degli obiettivi con i laser. Gli attacchi aerei russi neutralizzarono la potenza di fuoco dello Stato islamico.Test dell’elicottero russo Ka-52
Per la Russia, obiettivo importante dell’operazione era testare gli elicotteri Ka-52 impiegati dalla Marina russa. Il Ka-52 Alligator è un nuovo elicottero da ricognizione e attacco con due eliche coassiali azionate da due motori Klimov TV3 da 1830 kg/s. Può raggiungere una velocità di 350 km/h e un’autonomia di 545 km senza serbatoi supplementari, e può trasportare due tonnellate di armamenti. Quattro contenitori possono essere montati con cannoni da 23mm, o quattro lanciamissili con sei missili anticarro Vikhr a guida laser (con gittata di 12-15 km), o con sei missili aria-aria Igla-V, o due lanciarazzi con 20 razzi S-8 (80mm). Nell’operazione a Palmyra, i test dei nuovi missili Vikhr hanno dato risultati molto buoni. Quando la Marina russa utilizza il Ka-52, viene dotato di due siluri, o quattro missili antinave Kh-25 a guida laser, o 2 missili Kh-35U (dalla gittata di 300 km) o due missili Kh-31AD. L’avionica del Ka-52 comprende apparecchiature appositamente progettate dalla società francese Sextant Avionique, della Thales. Questo permette di visualizzare tutte le informazioni NASH (sistema di navigazione e attacco per elicotteri) sull’HDD (display a testa in giù) del sistema di avvistamento, o direttamente sulla visiera del casco del pilota e del tecnico del sistema d’arma che utilizza il sistema Topowl. Il cannone da 30mm Shipunov 2A422 situato nel muso dell’elicottero viene sempre azionato tramite la visiera del casco. Per la navigazione notturna e in condizioni di scarsa visibilità, l’elicottero è dotato del sensore FLIR russo Khoda e di telemetri laser collegati al sistema di puntamento laser, tutti montati in una torretta sotto la cabina di pilotaggio. In un’altra torretta vi sono sensori elettro-ottici (TV e telecamere agli infrarossi). Gli elicotteri Ka-52 dispongono anche del radar Phazotron FH-01 Crossbow che permette d’inseguire 20 bersagli aerei e terrestri contemporaneamente. Per autoprotezione, l’elicottero Ka-52 ha un ricevitore a banda larga e un sistema di allarme radar Pastel L150. Nello spettro infrarosso è protetto da apparecchiature Mak L136, e nelle frequenze laser da attrezzature Otklik L140. I sistemi d’inganno UV-26 con bengala e cartucce a dipoli metallizzati sono montati nei contenitori alle estremità alari.

[1]. I soldati russi hanno le migliori attrezzature di protezione individuale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump: geopolitica del fallimento

Alessandro Lattanzio, 13 aprile 2017Mentre il 12 aprile il comandante dell’USS Ross, Russell Caldwell, che aveva supervisionato l’attacco missilistico dell’US Navy contro la base aerea siriana di al-Shayrat, dopo solo 18 mesi di comando della nave veniva “promosso” a supervisionare la stesura di manuali sulla guerra di superficie a San Diego, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dichiarava che la sua amministrazione non designa più la Cina come manipolatore di valuta e si lamentava di come il dollaro USA sia troppo forte, rimangiandosi le dichiarazioni fatte in campagna elettorale, quando accusò la Cina di manipolare la propria valuta per aumentare le esportazioni, “Credo che il nostro dollaro sia diventato troppo forte, e in parte questo è colpa mia perché la gente ha fiducia in me, ma è un male… alla fine“, aveva detto Trump; miracolo dovuto al lancio dell’agenzia di stampa dello Stato cinese Xinhua, che definiva l’attacco alla Siria l’azione di un politico debole che aveva bisogno di mostrare i muscoli. In sostanza, Xinhua aveva detto che Trump ordinò l’attacco per superare l’accusa di essere “filo-russo”. Xinhua menzionò gli attacchi missilistici statunitensi sulla Libia nel 1986 e l’Iraq nel 1998, e rimproverò gli Stati Uniti per non aver raggiunto i propri “obiettivi politici” in quei casi, “E’ la tipica tattica degli Stati Uniti inviare un forte messaggio politico attaccando altri Paesi utilizzando aerei militari avanzati e missili da crociera”. “Gli analisti cinesi, il cui consiglio è a volte ricercato dal governo su questioni di politica estera, erano sprezzanti sull’attacco, vedendovi un Paese potente attaccare una nazione che non poteva reagire”. L’analista cinese Shen Dingli affermava, “Se gli Stati Uniti s’infognano in Siria, come può Trump rendere ancora grande l’America? Di conseguenza, la Cina potrà avere un’ascesa pacifica. Anche se diciamo di opporci al bombardamento, nel profondo del cuore ne siamo felici”. Tra l’altro, anche lo stupido tentativo dell’amministrazione Trump di creare una frattura tra Mosca e Beijing non tiene nemmeno conto dei dati della realtà economica mondiale: “Per la prima volta in assoluto, le esportazioni di macchinari della Cina in Russia hanno superato quelle della Germania, secondo i dati del 2016 dell’Associazione dell’industria metalmeccanica tedesca (VDMA). La Cina inviò macchinari del valore di 4,9 miliardi di euro (5,2 miliardi di dollari) in Russia lo scorso anno, a fronte di ordini dalla Germania per un totale di 4,4 miliardi di euro. L’inversione di tendenza era prevista date le sanzioni economiche dell’UE nei confronti della Russia per il presunto ruolo nel conflitto ucraino e l’adesione della Crimea. “I fornitori cinesi sono chiaramente in vantaggio in questo momento”, aveva detto un comunicato della VDMA. “Non sono alle prese di alcuna sanzione e, quando necessario, provvedono proprie offerte di finanziamento per le consegne”.”
Negli ultimi 16 anni, mentre gli USA minacciavano Iran, Siria e Russia, la Cina ha continuato a rafforzasi alleandosi con la Russia e l’Iran. E l’amministrazione Trump, trascinando gli Stati Uniti nella guerra in Siria non farà altro che rafforzare questa dinamica. “Non c’è da stupirsi se dei cinesi siano “entusiasti” a tale prospettiva”. Inoltre, l’ultimo vertice USA-Cina è stato un fallimento, dato che i cinesi non hanno fatto concessioni agli USA, né sul piano geopolitico, né su quello commerciale. Infatti la Cina non solo non apre ulteriormente i propri mercati alle aziende statunitensi, ma gli imprenditori statunitensi, che si aspettavano anche che i cinesi annunciassero investimenti negli Stati Uniti, creando posti di lavoro e compensando lo squilibrio commerciale degli USA con la Cina, rimanevano a bocca asciutta. Xi Jinping non ha proposto nulla di ciò. E’ stata una debacle per Trump “giunto alla Casa Bianca spacciandosi da grande affarista. La sua idea sarebbe stata ‘ammorbidire’ l’avversario con minacce e spacconate, per strappargli concessioni, mentre puntava all”affare’ più vantaggioso per gli Stati Uniti. Tale approccio può funzionare nel mondo del commercio. Ma come i cinesi gli hanno dimostrato, e come i russi glielo dimostreranno, il mondo della diplomazia internazionale non funziona così”.
E difatti, la Casa Bianca di Trump insisteva su tale approccio pubblicando tre pagine e mezza di accuse contro i governi di Siria e Russia. Si tratta di mere pagine senza intestazione o note, senza data, classificazione o declassificazione, senza indicazione dell’agenzia responsabile e senza firme. Non si capisce chi l’abbia scritte. Se i media occidentali lo definiscono rapporto declassificato sull’attacco con armi chimiche, in realtà non è nulla del genere. Inizia con “Gli Stati Uniti ritengono che il governo siriano abbia effettuato un attacco chimico…” Gli Stati Uniti non sono “certi”, non “sanno”, non hanno “prove”, ma “ritengono” soltanto. Il documento afferma che “abbiamo intelligence elettronica e geospaziale”, per poi aggiungere che “non possiamo rilasciare pubblicamente tutta l’intelligence disponibile su tale attacco per la necessità di proteggere fonti e metodi”. Il testo comprende sette paragrafi di un presunto “Sommario delle valutazioni della comunità d’intelligence degli Stati Uniti”, seguiti da altri otto paragrafi che tentano di confutare le affermazioni russe e siriane. Solo fuffa politica. Infatti, per tracciare una “valutazione dei servizi segreti”, un National Intelligence Assessment per cui tutte le diciassette agenzie d’intelligence statunitensi devono essere ascoltate, sono necessarie tre settimane di tempo, e una valutazione completa richiede almeno due mesi. Tale documento è ufficiali e viene emesso dal direttore della National Intelligence. La valutazione diffusa dalla Casa Bianca invece non è nulla del genere, semmai è l’appunto di qualcuno del Consiglio di Sicurezza Nazionale. E tale appunto afferma “Riteniamo che Damasco abbia lanciato questo attacco chimico in risposta ad un’offensiva dell’opposizione nella provincia di Hama che minacciava un’infrastruttura chiave“. Ma tale offensiva era fallita due settimane prima, e l’Esercito arabo siriano aveva liberato le aree occupate da al-Qaida, le infrastrutture non furono mai minacciate ed oltre 2000 terroristi furono eliminati in quelle operazioni. L’attacco su Hama, pianificato e diretto dal capo di al-Qaida in Siria (Jabhat al-Nusra) al-Juliani, era già fallito giorni prima dell’incidente chimico di Qan Shayqun, città tra l’altro lontana dal fronte. Il documento della Casa Bianca infatti si basa su “segnalazioni open source” che “indicano” qualcosa. Ciò significa che la Casa Bianca basa le proprie accuse su foto e video diffusi dalla propaganda collegata ad al-Qaida, i cui agenti sono gli unici che possono agire a Qan Shayqun, occupata dal liwa al-Aqsa, gruppo terroristico collegato ad al-Qaida e Stato islamico. In tali video appare il cosiddetto “Dr. Shajul Islam”, medico radiato nel Regno Unito ed incriminato per il sequestro di due giornalisti occidentali in Siria, tra cui James Foley, decapitato dallo Stato islamico. Tale “valutazione d’intelligence” definisce ufficialmente al-Qaida “opposizione siriana”. Va ricordato che il generale neocon David Petraeus invocò un’alleanza tra Stati Uniti e al-Qaida nel 2015, e il consigliere della sicurezza nazionale di Trump, generale McMaster, è un protetto di Petraeus, di cui era il braccio destro in Iraq. Il passo successivo di tale strategia sarebbe l’alleanza dichiarata degli Stati Uniti con lo Stato islamico. L’editorialista del New York Times Thomas Friedman già lo sostiene: “Potremmo semplicemente far marcia indietro nella lotta allo SIIL in Siria e farne solo un problema per Iran, Russia, Hezbollah e Assad. Dopo tutto, loro sono sovraestesi in Siria, non noi. Farli combattere una guerra su due fronti, i ribelli moderati da un lato e SIIL dall’altro. Se sconfiggiamo lo SIIL in Siria ora, ridurremo solo la pressione su Assad, Iran, Russia ed Hezbollah, e gli consentiremo di dedicare tutte le risorse a schiacciare gli ultimi ribelli moderati ad Idlib, per non condividere il potere con loro. In Siria, Trump dovrebbe lasciare che lo SIIL sia una preoccupazione per Assad, Iran, Hezbollah e Russia, e l’incoraggi come si fece con i mujahidin che colpirono la Russia in Afghanistan”. I “ribelli moderati a Idlib” non esistono, ci sono solo al-Qaida e Ahrar al-Sham, che s’ispirano ai taliban.

Il professore emerito del MIT Theodor Postol, ex-consigliere scientifico dell’US Navy ed esperto di missili, analizzando le “prove” della Casa Bianca, affermava in una lettera, “Caro Larry, rispondo alla tua richiesta su ciò che ho capito della dichiarazione della Casa Bianca che sostiene la scoperta dell’intelligence sull’attacco con gas nervino del 4 aprile 2017 a Qan Shayqun, in Siria. La mia comprensione dalla nota è che sia una sintesi d’intelligence della Casa Bianca resa pubblica l’11 aprile 2017. Ho rivisto il documento con attenzione, e credo che si possa dimostrare, senza ombra di dubbio, che non fornisce la benché minima prova che il governo degli Stati Uniti abbia prove concrete che il governo della Siria sia responsabile dell’attacco chimico a Qan Shayqun, Siria, tra le 6 e le 7 del mattino del 4 aprile 2017. In realtà, elemento principale di prova citato nei punti del documento è che l’attacco fu eseguito da individui a terra, non da un aereo, la mattina del 4 aprile. Tale conclusione si basa su un presupposto della Casa Bianca quando cita il punto di lancio del Sarin e le relative fotografie. La mia valutazione è che il sito molto probabilmente sia stato manomesso o fabbricato, in modo che alcuna conclusione seria possa trarsi dalle fotografie citate dalla Casa Bianca. Tuttavia, se si assume, come fa la Casa Bianca, che il sito di rilascio del Sarin sia questa posizione e che non sia stata manomessa, la conclusione più plausibile è che il Sarin fuoriuscì da un dispositivo di dispersione improvvisato fabbricato con un segmento di razzo da 122 millimetri riempito con sarin e chiuso su entrambi i lati. Gli unici fatti indiscutibili riportati nel rapporto della Casa Bianca è l’affermazione che l’attacco chimico con agente nervino si è verificato a Qan Shayqn, Siria, quella mattina. Anche se la dichiarazione ripete ciò in molti passaggi della relazione, il rapporto non contiene assolutamente alcuna prova che questo attacco sia dovuto a munizione aviolanciata. In realtà, il rapporto non contiene assolutamente alcuna prova che possa indicare chi sia l’autore di tale atrocità. Il rapporto ripete invece le osservazioni degli effetti fisici subiti dalle vittime che, con pochi dubbi, indicano avvelenamento da gas nervino. L’unica fonte del documento che cita una prova del fatto che l’attacco sia opera del governo siriano è il cratere che si afferma di aver individuato su una strada a nord di Qan Shayqun. Ho individuato tale cratere utilizzando Google Earth e non c’è assolutamente alcuna prova che sia opera di una munizione progettata per disperdere Sarin dopo esser stata sganciata da un aereo… I dati citati dalla Casa Bianca sono più coerenti con la possibilità che la munizione sia stata usata a terra piuttosto che da un aereo. Questa conclusione presuppone che il cratere non sia stato manomesso prima di essere fotografato. Tuttavia, facendo riferimento alla munizione per il cratere, la Casa Bianca indica che esso sia la fonte errata usata per concludere che la munizione sia stata sganciata da un aereo siriano”.
Il documento della Casa Bianca, quindi, sosteneva che l’intelligence degli Stati Uniti avesse le prove dell’uso di gas Sarin da parte dell’Aeronautica militare siriana. Ma inizialmente gli analisti statunitensi affermarono di non poter tracciare la presenza eventuale di aerei da guerra sulla sito del sospetto attacco chimico, ma poi, secondo una fonte interna, affermarono che un drone avrebbe sganciato la bomba. Gli analisti cercarono d’identificare tale drone, arrivando a credere che provenisse dalla Giordania, da una base delle forze speciali saudita-israeliana che supporta i terroristi in Siria. Secondo una fonte dell’intelligence statunitense, tale azione aveva lo scopo di creare un incidente che facesse cambiare rotta all’amministrazione Trump, che a fine marzo annunciava di non voler più rimuovere il Presidente Bashar al-Assad. Il 6 aprile, prima dell’attacco missilistico, oltre venti ex-ufficiali dell’intelligence militare degli USA stilarono una nota secondo cui il gas fu emesso a seguito del bombardamento di un deposito di armi chimiche di al-Qaida, nella provincia di Idlib. Gli ex-ufficiali dei servizi segreti degli Stati Uniti inviarono una nota al presidente Trump esortandolo ad intraprendere un’attenta indagine dell’incidente, prima di esacerbare le relazioni tra USA e Russia. Secondo la nota “i nostri contatti nell’esercito degli Stati Uniti in zona” misero in discussione la tesi ufficiale dell’attacco con armi chimiche. “Invece, un aereo siriano ha bombardato un deposito di munizioni di al-Qaida in Siria, che si è rivelato pieno di sostanze chimiche nocive, e un forte vento soffiò la nube chimica su un villaggio vicino, dove molti morirono di conseguenza”.

Intanto, nella bianca Casa delle ombre, parlando con Michael Goodwin del New York Post, Trump sembrava disposto a licenziare Steve Bannon da consigliere del presidente. Goodwin dice di aver chiesto a Trump se avesse ancora fiducia in Bannon, che viene indicato collegato al genero di Trump Jared Kushner. E Trump rispose, “Mi piace Steve, ma bisogna ricordare che non partecipò alla mia campagna che molto tardi. Avevo già battuto tutti i senatori e tutti i governatori, e non lo conoscevo. Io sono il mio stratega, e non volevo cambiare strategia perché affrontavo la squinternata Hillary”. Bannon e Kellyanne Conway diressero la campagna elettorale di Trump, che poi assunse Bannon come suo principale consigliere politico alla Casa Bianca, al fianco di Reince Priebus. “Steve è un bravo ragazzo, ma gli ho detto di raddrizzarsi o lo farò io”, concluse Trump.
Alla trasmissione ‘Sessanta minuti’ della TV Rossija-1, il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennadij Zjuganov, affermava che Trump era ormai in balia della mafia che dirige gli USA da ben prima dell’ascesa al potere, con tutto il suo fervore anti-russo. Zjuganov osservò anche che Trump sembrava leggere da un gobbo con voce tremolante ed emozionata. Al Sunday Evening Show, invece il Generale Evgenij Buzhinskij affermava, riguardo all’attacco missilistico su al-Shayrat, “Ci sono diverse linee di comunicazione tra di noi. C’è quella tra i Capi di Stato Maggiore, molto veloce. Non fu usata. Invece usarono la linea istituita dal Memorandum d’intesa per il deconflitto, nel 2015, a livello regionale, tra gli statunitensi in Giordania e i russi in Siria. L’avvertimento sull’attacco imminente fu inviato al comando statunitense in Giordania in piena notte e l’ufficiale addetto non ebbe fretta di trasmetterlo alla controparte russa in Siria. L’ufficiale di servizio l’inviò a Mosca, al Ministero della Difesa, che non rispose né lo passò subito ai siriani. Risultato: le due ore furono bastarono appena ai russi prendere le misure cautelari necessarie. Il ministero russo era furioso”. Infine, Yakov Kedmi, israeliano ex-cittadino sovietico, recatosi in Israele alla fine degli anni ’70 e persona non grata in Russia fino al 2014, dichiarava alla stessa trasmissione che “parlando dell’attacco alla base siriana, gli statunitensi non identificarono alcun bunker o ubicazione delle armi chimiche. Sembra che lo stiano ancora cercando. Ciò dimostra che si tratta di un falso. Quanto al governo israeliano, dice qualunque stupidità gli statunitensi dicano. Questa è la situazione del nostro Paese. Amen”.
Il 10 aprile, 22 capi dei gruppi terroristici di Ahrar al-Sham venivano eliminati durante una loro riunione da un raid aereo russo nella provincia di Idlib, a Jisr al-Shughur. L’attacco fu la prima risposta agli attacchi missilistici statunitensi su al-Shayrat, oltre agli aerei da guerra siriani che, decollati dalla stessa base aerea, distruggevano un enorme deposito di armi e munizioni di Jabhat al-Nusra ad al-Qasaniyah, presso Jisr al-Shughur, a sud di Idlib. Fonti:
Consortium News
Global Times
Moon of Alabama
Russia Insider
Russia Insider
Sic Semper Tyrannis
South Front
Stripes
The Duran
Washington Post

Per Putin, l’opzione Stalin contro la junta militare degli USA

John Helmer, Mosca, 11 aprile 2017
Come governare un Paese obiettivo do guerra del capo pazzo della junta militare di un altro Paese? Non è la storia della scelta di Josif Stalin nell’agosto 1939, prima che lui e Adolf Hitler decidessero lo stratagemma per guadagnare tempo noto come Patto di non aggressione tedesco-sovietico. Né si tratta di una domanda su Bashar al-Assad e la Siria, o Kim Jong-un e la Corea democratica. E’ la domanda a cui il Presidente Vladimir Putin è obbligato rispondere sulle opzioni della Russia di fronte a un regime statunitense in cui, come il Cremlino ora riconosce, una giunta militare dirige il presidente Donald Trump. “Abbiamo già visto tutto”, dichiarava ieri Putin.
Il presidente continuava dicendo che ha due idee su ciò che va fatto e con dispiacere dovrà prendere una decisione. Da un lato, secondo Putin, la junta degli Stati Uniti prepara nuove operazioni per l’escalation della guerra in Siria, così come contro la Russia. “Abbiamo informazioni da una varietà di fonti che tali provocazioni (non riesco a trovare un’altra definizione) sono in preparazione in altre parti della Siria, tra cui la periferia sud di Damasco, dove pensano di piazzare alcune sostanze e accusarne le autorità siriane dell’uso”. Dall’altra parte, Putin ha anche detto, “siamo pronti a sopportare un incontro, nella speranza che comporti una tendenza positiva nei rapporti. Nella politica interna statunitense vi sono ragioni per questo. In poche parole, gli oppositori politici del presidente ci sono ancora, e se succede qualcosa ne sarà incolpato. Non ho alcun dubbio su questo”. Se Putin non ha dubbi, allora perché la riluttanza a decidere cosa fare e l’esitazione nel dirlo? Dopo l’attacco degli Stati Uniti alla Siria, i Ministeri della Difesa e degli Esteri russi annunciavano rapidamente i risultati delle indagini e nuove misure politiche, tra cui l’avviso che la presenza militare statunitense in Siria sia tra gli obiettivi russi. Putin dice che “Cose come questa vanno accuratamente indagate. Vorremmo indirizzarci ufficialmente alle apposite istituzioni delle Nazioni Unite dell’Aia e invitare la comunità internazionale a indagare a fondo tali argomenti. Una decisione ponderata può quindi essere presa secondo le conclusioni dell’inchiesta”. Anche se non lo dicono pubblicamente, Ministero della Difesa, Ministero degli Esteri, agenzie d’intelligence e servizi di sicurezza russi, sanno perfettamente dall’abbattimento del Volo MH-17 delle Malaysian Airlines in Ucraina nel 2014, che tale opzione comporta ad accusare i russi presso le Nazioni Unite e le corti internazionali europee. Il loro consiglio a Putin è smettere di proporre stratagemmi o altre cose impossibili. Parlando di “oppositori politici al presidente in carica” e “indagini internazionali”, Putin apre la porta a indecisione, ritirata e distruzione, per come ne viene avvisato il presidente. Per il presidente ciò appare una cattiva notizia. Le fonti vicine credono che a Putin “non piacciano le cattive notizie. Ancora meno quando vengono presentate per spingerlo a decidere qualcosa. Così si esclude dalla notizie isolandosi da chi si fidava nel parlare. Putin ha ora un squadra da ascoltare minore di quella di Stalin nel 1941. Inoltre, Putin non decide nulla”. Le fonti di tale valutazione aggiungono che a Putin manca l’opzione di Stalin nel comprendere le intenzioni e le provocazioni di Hitler durante la guerra, fingendo di evitarla e ritardare il più possibile il giorno della resa dei conti. “Stalin non sperava che la Germania non attaccasse la Russia”, dice una delle fonti. “Stalin ne era certo. Putin dice che spera che con gli Stati Uniti ci si possa accordare. Tutt’altro che certo”. Per prima cosa, dicono le fonti, le forze russe sono incomparabilmente più forti oggi di quanto non lo fossero nel 1939; per altro gli statunitensi sono incomparabilmente più deboli internamente e sui fronti di guerra dei tedeschi. Infine, Trump non può né comprendere né controllare i suoi generali. Hitler non era così irrazionale o impotente.
Così la grande domanda strategica resta: come governare la Russia di fronte alla junta di guerra degli Stati Uniti su più fronti? La risposta della Grande Strategia è rilanciare il Comitato di Difesa dello Stato (GKO) mettendo la Russia sul piede di guerra, e come fece Stalin nel 1941, ridistribuendo il potere che Putin ha finora trattenuto. Un regime militare in stile russo. Per capire come la squadra di Stalin operò prima, durante e dopo la guerra mondiale, leggasi questo. L’evidenza del processo decisionale collettivo di Stalin viene raccolta da testimonianze appena rilasciate, come la corrispondenza personale di Stalin e i diari delle riunioni d’ufficio. Una delle misure del processo decisionale collettivo, al tempo di Stalin, come di Putin, fu l’uso degli indirizzi russi, il Voi formale e il Tu informale. Un nucleo di cinque funzionari che si davano del tu con Stalin. Erano anche gli uomini che appaiono più di frequente nei diari di ufficio e nelle registrazioni della dacia. Dopo la guerra divennero sette; con la morte di Stalin, sei. Oggi, c’è il registro ufficiale degli incontri al Cremlino e quello segreto. Sottraendo le dovute ore agli eventi segnalati sul sito web del Presidente, dalle otto alle dieci ore per giornata lavorativa del presidente, evidentemente oggi almeno la metà delle riunioni di Putin è nascosta. Alla domanda con quali funzionari o amici Putin si da del tu piuttosto che del voi, numero e nomi non sono quasi mai riportati dalla stampa. In base a una pubblicazione di due anni prima, il conteggio del tu per Putin sarebbe inferiore a quello per Stalin. Quanti intimi di Putin sono amici nel mondo degli affari, i compari secondo l’Ufficio Controllo Risorse Estere (OFAC) del Tesoro degli Stati Uniti, non è noto. Tra i dirigenti economici che secondo fonti russe usano il tu vi è Aleksej Kudrin. Vladimir Jakunin, capo delle Ferrovie russe, si dava del tu con Putin fin quando fu licenziato, diciotto mesi fa. Igor Sechin, potente consigliere del Cremlino sulle risorse naturali e ora amministratore delegato di Rosneft, darebbe del voi a Putin; Aleksej Miller, capo di Gazprom, darebbe del tu. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, userebbe pure il tu. La mattina del 7 aprile, dopo l’attacco degli Stati Uniti alla Siria, il servizio stampa del Cremlino rilasciava una dichiarazione alle 09:00. Il Ministero degli Esteri seguì con la propria dichiarazione alle 10:27. L’unico incontro ufficiale di Putin quel giorno, secondo il sito web del Cremlino, fu dopo mezzogiorno quando Putin incontrò il Consiglio di sicurezza. Nei registri delle riunioni del Consiglio di Sicurezza, diverse foto vengono inviate di solito mostrando funzionari seduti secondo il rango ai lati del tavolo, con Putin in testa. Il 7 aprile, tuttavia, appariva solo Putin. Dei partecipanti solo due del Consiglio di Sicurezza, il Primo ministro Dmitrij Medvedev e l’ex-capo dello staff presidenziale Sergej Ivanov, avrebbero dato del tu a Putin. Le forme d’indirizzo tra Putin e gli altri otto restano un segreto di Stato. Il nuovo capo dell’ufficio russo al Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Fiona Hill, riconobbe nel suo rapporto del 2013 su Putin, che lei e le sue fonti non l’avevano chiesto e non lo sapevano.
Se le minacce militari degli Stati Uniti intensificano la pressione su Putin nell’adottare la postura di Stalin, l’approccio collettivo del periodo di guerra, superando i momenti d’isolamento ed indecisione, quale sarebbe la reazione russa se Putin seguisse Stalin e il Consiglio di sicurezza diventasse il GKO in caso di guerra? La risposta, secondo il sondaggio nazionale del Levada Center dello scorso luglio, è più positiva che negativa, molto più positiva rispetto a quanto Stati Uniti ed alleati in Europa e Asia calcolino. Per i risultati del sondaggio, leggasi questo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Washington ha una strategia valida in Siria?

Maksim Egorov New Eastern Outlook 11/04/2017

Il recente attacco degli Stati Uniti contro le forze siriane dispiegate nella base aerea Shayrat effettuato utilizzando 59 missili Tomahawk, all’inizio del mese, ha segnato una nuova pietra miliare nel gioco militare e politico di Washington in Medio Oriente. Eppure, sembra che tale nuovo approccio sia più netto di quello perseguito dall’ex-presidente degli Stati Uniti che, senza alcuna ragione apparente, spesso viene definito pacifista. Allora, che vogliono Trump e le forze che lo sostengono fino a questo momento? Ci sono cose che emergono, anche se non sono in alcun modo connesse con il pretesto per tale attacco. In realtà, ciò che appare è una campagna mediatica orchestrata con cura volta ad alleviare la grave pressione mediatica sul nuovo presidente degli Stati Uniti, accusato di non poter sfidare Vladimir Putin e non perseguire una politica globale in Medio Oriente. Quindi, l’attacco missilistico sarebbe un modo “creativo” di tranquillizzare i critici di Trump. Il presidente statunitense sembra convinto che dopo un cambio così radicale nella politica di Washington avrà le mani libere per aggiustare il Paese dall’attuale corso. Inoltre, v’è un chiaro desiderio di umiliare la Russia osservabile oggi a Washington, secondo il presupposto che non possa, né voglia proteggere l’unico alleato in Medio Oriente. Allo stesso tempo, l’amministrazione Trump resta convinta che Mosca cercherebbe il dialogo con Washington e quindi, presumibilmente, non avrebbe il coraggio di rispondere a tali provocazioni con misure sconsiderate. Ciò che è di grande importanza per Washington è la necessità di mostrare agli alleati regionali che, dopo la miserabile sconfitta in Siria, continuerà a sostenere la lotta delle monarchie sunnite contro l’Iran che si sarebbe “radicato” in Siria. Ritiene che tali attacchi sollevino il morale dei monarchi del Golfo Persico e mostrino l’impegno degli USA a difendere gli interessi nazionali nella regione, sia reali che immaginari. La Casa Bianca vuole garantirsi tale obiettivo al più presto possibile, dato che i giorni di Obama in carica hanno corroso la fiducia della maggior parte degli alleati regionali verso Washington. Allo stesso tempo, un segnale viene trasmesso alle forze del mondo arabo che già si orientano verso la Russia, che appare un partner più affidabile, a corto di promesse ma disposto a realizzare quel che ha fatto, come perseguire la distruzione totale e completa delle forze terroristiche. Il messaggio è volto a Egitto, Iraq e Libia controllata dal parlamento di Tobruq. L’obiettivo finale è dimostrare l’“impotenza” di Mosca di fronte alla potenza militare statunitense Inoltre, ad Ankara viene fatto intendere che non dovrebbe sfidare la NATO o potrebbe rimpiangerlo.
Dal punto di vista strategico, tali attacchi avrebbero indebolito lo Syrian Arab Air Force, che ha inflitto massicce perdite agli islamisti filo-occidentali che ora hanno una stretta finestra di opportunità per colpire di nuovo, e Trump lo sa. Le ragioni di tale passo sconsiderato non sono in alcun modo collegate a Russia o Iran; è abbastanza chiaro che Donald Trump ha deciso di venire in soccorso di Francois Hollande e Angela Merkel, dal gradimento pubblico che ha toccato il fondo in pieno periodo pre-elettorale.
Se tutto ciò va riassunto, va compreso nel modello che sarebbe la prova assoluta che l’era del mondo unipolare è giunta al termine. A dispetto di Trump, gli Stati Uniti non possono agire diversamente da qualsiasi precedente presidente. Se a un certo punto scegliesse di far fare i bagagli ai suoi soldati e farli tornare a casa, Washington si troverebbe in mezzo al nulla con 20 triliardi di dollari di debiti sul groppone. Dopo tutto, i politici statunitensi riconoscono l’ovvio, cioè che l’iniziativa economica è nelle mani della Cina e quella politico-militare della Russia, e che ciò basta a porre fine all’era del dollaro. Perciò si vedono i disperati tentativi di Washington di approfittare di tale iniziativa per minare le posizioni geopolitiche della Russia e prevalere ancora una volta. E’ vero che le mosse sconsiderate di Washington possono garantirgli alcuni obiettivi a breve tempo e farsi propaganda, ma non cambieranno la situazione. La Russia non accetterà diktat dagli USA e non abbandonerà il suo principale alleato, quindi adotterà misure militari per rafforzare le difese della Siria, accelerando ancora più il riavvicinamento tra Mosca, Teheran e Damasco. Possiamo ritenere Trump dedito a un grosso bluff? Beh, assai probabile, ma deve essere più cauto se non vuole mettere a repentaglio le relazioni degli USA con la Cina. Sparare missili durante la visita di Xi Jinping negli Stati Uniti è stata l’idea peggiore. Le misure aggressive contro la Siria, a cui Pechino è veramente interessata, sono un pessimo modo d’intimidire la potenza economica asiatica. E la Cina difficilmente sarà interessata a un partner che non solo combatte il terrorismo solo sulla carta, ma continua a sostenerlo. I politici cinesi pensano sempre ai separatisti uiguri dato che vogliono infiammare lo Xinjiang. Quindi, tale aggressione allarmerà la già cauta Cina. Se è vero che un Tomahawk può infliggere molti danni, Washington è consapevole della portata esatta dei danni che si è inflitta sparandoli?

Bombardiamo la Siria perchè la Siria ha bombardato la Siria per insegnare alla Siria a non bombardare la Siria…

Maksim Egorov, commentatore politico sul Medio Oriente della rivista on-line “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora