I cinesi rivendicano lo Stretto di Miyako

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 09/01/2017china-liaoning-2016-1-bIl 25 dicembre la portaerei cinese Liaoning attraversava lo Stretto di Miyako dal Mar Cinese Orientale all’Oceano Pacifico, accompagnata da altre cinque navi di superficie della Marina cinese. Lo stretto separa l’isola omonima da Okinawa, l’isola più grande dell’arcipelago delle Ryukyu, che è nota appartenere al Giappone. Questo stretto ampio oltre 200 km è ufficialmente indicato come acque internazionali disponibili al traffico di tutti i Paesi del mondo e il Giappone non può interferirvi. Tuttavia, pur essendo ordinario dal punto di vista del diritto internazionale, questo evento ha provocato crescente interesse non solo in Giappone ma anche negli Stati Uniti. Ciò avviene dopo che, negli ultimi anni, la Marina cinese ha utilizzato lo Stretto Miyako come passaggio verso il Pacifico occidentale, per svolgere “esercitazioni di routine”. Questo recente passaggio dello stretto ha generato particolare interesse a causa del fatto che, per la prima volta, il gruppo di navi da guerra comprendeva l’unica portaerei cinese “restaurata” dalla ex (e non finita) sovietica “Varjag“, a disposizione dell’Ucraina dopo il crollo dell’URSS. Venduta alla Cina alla fine degli anni ’90, per un certo periodo è stata modernizzata e alla fine del 2012 entrava nella Marina nazionale. L’armamento principale della portaerei è un gruppo di 24 caccia J-15, assai simili al russo Su-33. L’Alto Comando della Marina cinese dichiarava che lo scopo principale del viaggio della “Liaoning” era acquisire esperienza per sviluppare e operare un nuovo ed estremamente complesso sistema di combattimento. Questa esperienza viene impiegata per la progettazione di una nuova classe di portaerei, una delle quali è già in costruzione. La Cina valuta l’incomparabilità delle potenzialità operative della sua unica portaerei con le 11 moderne portaerei nucleari degli Stati Uniti. Senza parlare dell’assenza d’esperienza della Cina nell’uso dei gruppi di attacco di portaerei, esperienza che l’US Navy possiede di certo. Tuttavia, la “Liaoning” viene usata per “mostrare bandiera” nel Mar Cinese Meridionale, forse la zona più calda del confronto con i principali avversari geopolitici, Stati Uniti e Giappone. Questa volta, il Mar Cinese Meridionale è diventato meta finale del passaggio del gruppo della portaerei cinese. Dopo aver superato lo Stretto di Miyako, il gruppo ha circumnavigato Taiwan da est entrando nel Mar Cinese Meridionale attraverso lo Stretto Bashi che separa l’isola dall’arcipelago filippino.
7302_01 Di particolare importanza, da notare, è che due settimane prima, un gruppo di due bombardieri e due aerei da ricognizione (fino allo Stretto di Miyako accompagnati da due caccia della Marina cinese Su-30) aveva compiuto lo stesso “giro” su Taiwan (via aerea). Due caccia F-15 giapponesi provenienti da Okinawa simulavano l’intercettazione del gruppo cinese. Va notato che lo sviluppo del sorvolo dei velivoli militari cinesi sullo spazio aereo dello stretto di Miyako è durato per diversi anni. Tuttavia, l’11 dicembre 2016, l’Aeronautica giapponese per la prima volta simulò l’intercettazione di aerei cinesi al di fuori dello spazio aereo nazionale, motivo delle accuse tra i ministeri degli Esteri dei due Paesi. Luogo e data delle recenti azioni della Cina sullo Stretto di Miyako danno la certezza che fossero motivate politicamente, e dirette come avviso al tre capitali: Washington, Taipei e Tokyo. Questi “messaggi” sono lungimiranti, così come gli attuali aspetti strategici e tattici. Nell’ambito di una strategia a lungo termine, Pechino ha ancora una volta chiarito che non tollererà la vecchia intenzione degli Stati Uniti di limitare la zona d’influenza militare cinese sulla cosiddetta “prima catena di isole”, comprendete le Ryukyu, Taiwan e gli arcipelaghi filippino e indonesiano. Inoltre, con lo sviluppo di una propria flotta portaerei, la Marina cinese sarà ancora più attiva nel Pacifico, entrandovi attraverso gli stretti della “prima linea di isole”. Sulla politica di “routine”, è impossibile non notare come la Cina abbia adottato queste azioni nel momento in cui Washington era occupata a contemplare ulteriormente la politica estera nella regione Asia-Pacifico nel complesso, in particolare verso il principale rivale nella regione. Nel riferire questi sviluppi, un illustratore di Global Times ancora una volta mostrava lo stato esatto in cui i due principali attori mondiali si trovano ora. Guardandosi negli occhi e giocando le carte “ai loro ordini”, le lanciano sul tavolo da gioco, una per una. Il neopresidente degli Stati Uniti ha fatto la sua mossa con una conversazione telefonica con il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, le cui attività dal marzo 2016 nell'”isola ribelle” causano fastidio notevole a Pechino. A sua volta, la circumnavigazione in volo e via mare di Taiwan di navi da guerra e bombardieri nucleari cinesi è il “lancio” in risposta di Pechino, inviando il messaggio: “Questa è roba mia”. A Taipei invia un segnale sulla possibilità del “completo isolamento diplomatico”, se Tsai Ing-wen continua ad aggravare la situazione sulla scena internazionale. Dopo questi sviluppi, spetta al presidente di Taiwan visitare alcuni Paesi del Centro America, prima degli Stati Uniti. Un esempio di “rilancio” di Pechino è la recente rottura delle relazioni diplomatiche con Taiwan da parte del piccolo Stato africano di Sao Tome e Principe. Infine, la maggiore attenzione dei militari cinesi sullo Stretto di Miyako è più o meno diretta a Tokyo. Ciò è abbastanza comprensibile, dato che negli ultimi anni il Giappone ha giocato un ruolo sempre più influente nei processi politici regionali e globali, il che significa che il fattore scatenante di questa tendenza è la percezione che la Cina oggi ha della principale minaccia ai suoi interessi nazionali.
A giudicare dall’incidente nei cieli dello stretto, il Giappone intende sfruttare altri atti del confronto militare (sulle Senkaku/Diaoyu e zone del Mar Cinese Meridionale) per valorizzare il ruolo dello strumento militare nelle relazioni con la Cina. Nel frattempo, Pechino ha solo cautamente accettato il nuovo progetto di bilancio per la difesa giapponese del 2017, in particolare i piani per il dispiegamento a Okinawa di missili “terra-terra” dalla gittata di 300 km entro il 2023, che (nel caso di aggravamento della situazione) bloccherebbero l’accesso allo Stretto di Miyako. Il Giappone è pronto ad essere considerato il terzo importante giocatore sul significativo tavolo delle azioni politiche regionali. Tutto va bene, purché tale fiasco si dispieghi nel gioco delle carte in cui, come mossa, i cinesi dovevano inviare loro navi e aerei nello stretto di Miyako. Ciò che conta è che i principali attori non gettino via improvvisamente le carte, impugnando le pistole.flightmapVladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista on-line New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le isole Curili: una lezione sulla Crimea?

Ruslan Ostashko, 17 dicembre 2016 – Fort Russwireap_6911872ce42245f7a551f2001cb7a5bd_16x9_1600Cari amici, vi ricordate la base NATO di Uljanovsk? I veterani di internet probabilmente lo ricordano, come me. I lettore che solo di recente seguono le discussioni politiche tempestose su internet probabilmente si chiederanno: che assurdità è questa? Dopo tutto, non vi è alcuna base NATO a Uljanovsk. Eppure la causa dell’isteria eterna su internet resta. Me ne sono ricordato seguendo le reazioni sui social network alla visita di Putin in Giappone. Non ci crederete, ma la gente già dice che le isole Curili saranno restituite ai giapponesi. La parte più interessante è che coloro che vi credono sono gli stessi che non hanno imparato nulla dalla cosiddetta “base NATO” di Uljanovsk o dalle false “città segrete con un milione di cinesi” in Siberia. La speciale ironia di tale situazione è il fatto che i media stranieri, che con piacere racconterebbero come Putin getti via territori, non abbiano nulla da dire niente su ciò. Semplicemente scrivono come Putin continui ad attrarre investimenti stranieri citandone il collaboratore Ushakov, che ancora una volta sottolinea che le isole sono territorio russo. Se confrontiamo questa posizione alla situazione precedente, allora è ovvio che solo la posizione del Giappone è cambiata, e che è il primo ministro giapponese che ha fatto concessioni per cui ora viene severamente criticato dagli ultranazionalisti giapponesi. Prima, il governo giapponese praticamente vietò alle imprese giapponesi dal perseguire qualsiasi progetto sulle isole Curili. Le agenzie statali giapponesi si rifiutavano di discutere di cooperazione economica sulle Curili. Perché? Perché giustamente credevano che le attività delle imprese giapponesi, che avrebbero dovuto lavorare sulle isole secondo la legge russa e pagare le tasse russe, significava de facto riconoscerne la sovranità della Russia.
La situazione sulle isole Curili e le imprese giapponesi è davvero simile alla situazione sulla Crimea. Gli statunitensi hanno vietato alle loro aziende di lavorarvi e, ad esempio, Apple e Google operano in modo da non legittimare il ritorno della Crimea alla Russia con le attività commerciali. Lo stesso vale per le aziende europee. Per questa stessa ragione, Kiev è sensibile all’ingresso di navi turche nei porti della Crimea e alla partecipazione di imprese cinesi nella posa del cavo sottomarino per la Crimea. Anche perciò, Kiev ha vietato a società e banche ucraine di lavorare in Crimea. Tali azioni, di fatto, riconoscono la sovranità russa sulla Crimea. La stessa cosa accade in Giappone. Nel momento in cui una società giapponese crea una joint venture con una società russa sulle isole, dovrà registrarsi presso le autorità statali russe e, quindi, riconoscere le isole russe. Quando le aziende giapponesi avranno una licenza da agenzie statali russi per operare nella regione o quando ne pagheranno le tasse, ammetteranno anche che le isole sono sotto giurisdizione russa. Se i giapponesi vogliono essere su queste isole, sarà meraviglioso. Ogni passaporto giapponese presentato al Servizio federale per la migrazione russa è un ulteriore riconoscimento della sovranità russa sulle isole.
Il Primo ministro Abe è pragmatico. E’ chiaro che non avrà la sovranità sulle isole, così ha qualcos’altro da mostrare agli elettori: chi vuole fare affari sulle isole o semplicemente visitarle può farlo grazie alla flessibilità della posizione del governo giapponese. Questo è assai offensivo per i nazionalisti e militaristi giapponesi, ma gli affaristi giapponesi tirano un sospiro di sollievo e, per esempio, propongono a Rosneft di partecipare congiuntamente nella geo-esplorazione delle acque territoriali russe, su cui è già stato firmato un memorandum. Infine, sono assolutamente sicuro che prevarremo sui nostri partner europei e statunitensi nello stesso modo. Quando un Apple Store aprirà in Crimea e turisti europei saranno visti all’aeroporto di Simferopol, allora la posizione ufficiale dell’UE non avrà alcun significato…mfile_1302788_1_l_20161216191509Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia riprende la produzione dei bombardieri strategici Tu-160

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation 12/12/20161029838842Nell’aprile 2015, il Ministro della Difesa russo Generale Sergej Shojgu annunciava la decisione di riprendere la produzione dei Tu-160 nella versione modernizzata Tu-160M2 e passare alla messa a punto del bombardiere di nuova generazione PAK-DA in un secondo momento. Il Tu-160 è un bombardiere strategico supersonico con le ali a geometria variabile progettato per colpire obiettivi in tutto il mondo con armi nucleari e convenzionali. Con un carico bellico di 40000 kg, un raggio d’azione di 20000 km e una velocità massima di 1800 chilometri all’ora, il Tu-160 è uno dei mezzi più formidabili nell’arsenale delle Forze Aeree russe. Entro la fine del 2016, l’aggiornamento della flotta di bombardieri strategici supersonici a geometria variabile Tu-160M2 (nome in codice NATO: Blackjack) avviene prima del previsto. La documentazione tecnica dovrebbe essere completamente digitalizzata questo mese. Il primo volo è previsto nel 2019 e i test completati nel 2021. Poi, l’Aircraft Plant Kazan inizierà la produzione in serie. La modernizzazione aumenta la vita utile del velivolo di altri 30 anni. L’esercito russo prevede di avere 50 aerei aggiornati allo standard M2. La Russia lavora sul PAK-DA (“futuro complesso aereo per l’aviazione a lungo raggio”), bombardiere strategico di nuova generazione. Lo sviluppo è stato ritardato e la prima unità apparirà tra 2020 e 2025. La nuova versione del Tu-160 intende colmare il vuoto. In realtà, il Tu-160M2 è quasi un nuovo aereo. L’unica cosa rimasta invariata è la cellula. Il Viceministro della Difesa russo Jurij Borisov dice che l’efficienza del Tu-160M2 sarà 2,5 volte superiore a quella del predecessore. Il nuovo bombardiere avrà sistemi di missione completamente nuovi ed altri miglioramenti rispetto alla versione esistente. Utilizzando una nuova versione della cellula Tu-160 permetterebbe di risparmiare un sacco di soldi. Il velivolo sarà propulso dalla versione aggiornata del turbofan con postbruciatore Kuznetsov NK-32-02. Il motore aggiornato ha migliore durata, aggiungendosi al raggio d’azione del nuovo bombardiere, aumentandolo di un migliaio di chilometri rispetto alla versione attuale. Il motore dalle prestazioni migliorate può far volare l’aereo a quota stratosferica, 18,3 chilometri, oltre la portata dei sistemi di difesa aerea del nemico.
tu160_11 La nuova suite avionica dovrebbe essere pronta entro il 2020 per essere successivamente utilizzata sul bombardiere strategico di prossima generazione PAK-DA. Vladimir Mikheev, della Radioelectronic Technologies Corp., ha parlato delle capacità elettroniche del velivolo aggiornato: “Ogni unità elettronica del Tu-160M2 potrà gestire rapidamente tutte le attività prossime, se necessario; ad esempio, il sistema di guerra elettronica potrà assumere le funzioni di altri sistemi. Se un computer si guasta, il sistema consente a tutte le risorse del velivolo di affrontare il problema”. Pur non essendo stealth, il Tu-160 potrebbe volare inosservato sull’Artico. I sistemi che equipaggiano il velivolo lanciamissili includeranno il radar a scansione elettronica Novella-NV1-70, il sistema di navigazione inerziale a doppio canale K-042K-1 e il pilota automatico ABSU-200-1 progettato specificamente per il velivolo. L’aereo vanterà un sofisticato sistema di controllo del tiro aumentando l’efficacia dei missili da crociera dalla gittata più lunga del mondo, i Kh-101/Kh-102. Il Tu-160M2 non dispone di tecnologia stealth. La sua missione non è penetrare lo spazio aereo nemico e bombardare. Capace di volare oltre Mach 2.0, il bombardiere può rapidamente assumere la posizione per lanciare missili da crociera a lunga gittata fuori dalla portata nemica. La capacità di trasportare e lanciare missili a lungo raggio conta molto più delle specifiche del velivolo stesso. L’arma destinata al Tu-160M2 è disponibile in due versioni. Il Kh-101 convenzionale testato in Siria. Il Kh-102 è la versione a testata nucleare. La gittata massima è di 5500 km, la velocità di crociera di 720 km/h e quella massima di 970 km/h, con un’autonomia di 10 ore. Alcune fonti dicono anche che la gittata massima sia di 10000 km. La probabilità di errore circolare è inferiore ai 6 m con gittata massima. Il lungo raggio permette di colpire obiettivi in profondità nel territorio nemico, senza pericolo per la piattaforma di lancio. La testata convenzionale conterrebbe 400 kg di esplosivo. La testata nucleare si pensa sia un dispositivo da 250KT. L’armamento includerà anche i missili a lunga gittata di nuova generazione Kh-555. La nuova arma è un nuovo missile da crociera aerolanciato con testata convenzionale basato sul missile da crociera Kh-55 aggiornato con la tecnologia del Kh-101. La testata nucleare è sostituita da una convenzionale da 500 kg. La gittata dei Kh-555 è di 2500-3000 km.
Le Forze Aerospaziali russe hanno ricevuto più di 1200 velivoli nuovi o modernizzati negli ultimi tre anni. Secondo il Viceministro della Difesa russo Jurij Borisov, le Forze Armate hanno ricevuto 250 nuovi aerei e 300 nuovi elicotteri, e 700 aerei modernizzati negli ultimi tre anni, 2013-2015. La produzione dei bombardieri Tu-160M2 è parte importante del programma per accrescere la capacità convenzionale e nucleare delle Forze Aerospaziali. Nel 2015, il generale Frank Gorenc, ex-comandante delle forze aeree alleate e degli Stati Uniti in Europa, disse che la superiorità aerea della NATO su quella russa si riduce. Secondo la sua valutazione, “Il vantaggio che avevamo nei cieli, posso onestamente dire che si restringe”. I bombardieri strategici forniscono un deterrente credibile contro qualsiasi potenziale aggressore. Le attività consentono anche alla Russia proiezione di potenza in regioni lontane, come la Siria, rafforzando il proprio status di superpotenza. Con una flotta di altamente efficaci Tu-160M2, la Russia può affrontare sfide e minacce di qualsiasi tipo in qualsiasi momento.tu160aircraftLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Giappone deve allinearsi alla Cina: l’eredità dei buddismo, confucianesimo, taoismo e Storia

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 20/11/2016img_20141110154123_b57b77ccL’antico Regno di Mezzo della Cina ha inciso notevolmente sulla cultura del Giappone e questo vale in particolare per l’eredità dei buddismo, confucianesimo e taoismo, che mutarono per sempre il Giappone. Naturalmente, il buddismo è arrivato in Giappone dalla Corea ma l’impatto maggiore fu dal Regno di Mezzo. Tuttavia, la propagazione del colonialismo occidentale e i rapidi cambiamenti durante la Restaurazione Meiji del 1868, fecero sì che il Giappone si rivoltasse contro la nazione che l’aveva arricchita. Pertanto, è giunto il momento per Cina e Giappone di superare un ristretto periodo di ostilità dovute agli inganni del Giappone, e concentrarsi su migliaia di anni di scambi culturali tra le due società. Nel regno della moderna geopolitica attuale, l’unica nazione con qualche influenza sulla Corea democratica è la Cina. Questa realtà, dato l’aspetto nucleare e l’incertezza politica nel lungo periodo nella Corea democratica, equivale alla necessità di ridurre le tensioni e le possibili ricadute da qualsiasi scontro interno tra Corea del Sud e Corea democratica. In altre parole, è nell’interesse nazionale del Giappone concentrarsi su più miti relazioni tra Pechino e Tokyo, piuttosto che sul duro potere degli USA che rischia di scatenare una futura guerra brutale nella penisola coreana. Le dispute territoriali tra Cina e Giappone sono dannose per entrambe, data la diffidenza attuale. Dopo tutto, solo gli USA si avvantaggeranno dalla militarizzazione della regione e dall’ulteriore divario tra due storici alleati naturali. Allo stesso modo, la situazione politica tra Cina e Taiwan non è necessariamente negativa e vantaggiosa per USA e Giappone. Invece, relazioni regionali e maggiore fiducia sono utili per tutte le nazioni della regione, consentendo anche di accrescere nuove iniziative commerciali e joint venture scientifiche e in altre aree utili. Si spera che Giappone e Federazione russa sviluppino legami più stretti, perché il Primo ministro del Giappone Shinzo Abe e il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin cercano di riavviare un nuovo periodo storico. Se accadesse, si spera che le élite politiche di Mosca allentino le tensioni tra Pechino e Tokyo. Allo stesso modo, la Federazione Russa è percepita come mediatore onesto nella penisola coreana; di conseguenza, il Giappone guadagnerà da legami più stretti con Cina e Federazione russa, in relazione alla Corea democratica.
Il Giappone può concentrarsi sulla carta dell’India nei confronti della Cina, ma le nazioni sono troppo distanti per alterare la geopolitica del nord-est asiatico di qualsiasi grado. In effetti, l’India è afflitta da problemi perenni con Pakistan, crisi del Kashmir, tensioni di confine con la Cina, crescente ascesa del fondamentalismo sunnita in Bangladesh e una pletora di questioni interne di carattere etnico (Nagaland e altri) e con le forze comuniste. Pertanto, mentre i rapporti tra India e Giappone sono graditi, la realtà è che ciò non aiuterà il Giappone nelle tensioni con la Cina. Se Cina e Giappone cercano di controllare il destino del Nord-Est asiatico secondo valori condivisi e la ricca storia di convivenza ed arricchimento culturale, allora è nell’interesse delle élite politiche di Pechino e Tokyo sviluppare un nuovo rapporto. Allo stesso modo, la realtà geopolitica della Federazione Russa nel Nord-Est Asia va utilizzata da Cina e Giappone per forgiare l’interesse comune. Dopo tutto, se Cina e Giappone possono reimpostare i rapporti, la stabilità consentirà maggiori iniziative commerciali ed economiche tra le due nazioni, e ridurrà lo sperpero delle risorse su una questione che non è giustificata da gran parte delle ultime migliaia di anni. Pertanto, entrambe le nazioni devono liberarsi dalle catene datate dalla Restaurazione Meiji alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Invece, Cina e Giappone devono tornare alla storia dei valori condivisi basati su buddismo, confucianesimo e taoismo, arricchendo entrambe le società e rinvigorendo la locale fede nel shintoismo, dalla lunga storia giapponese.al-apec5-1011e_2xTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Passaggio a nord-est: nuove prospettive per il Pacifico

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 14/11/2016map_kapitankhlebnikov_epicnortheastpassageVenti anni fa, otto Stati artici crearono il Consiglio artico (AC) per sviluppare congiuntamente la regione artica e preservare l’ambiente e la cultura dei popoli indigeni. Inizialmente, Danimarca, Islanda, Canada, Norvegia, Russia, Stati Uniti, Finlandia e Svezia aderirono al Consiglio. Più tardi, altri Stati con interessi nella regione artica si unirono. India, Cina, Singapore, Corea del Sud e Giappone hanno lo status di osservatori da diversi anni. Considerando capacità finanziaria e vasta esperienza nella logistica marittima di questi Paesi, possono rendere un valido aiuto agli Stati membri del CA. Fecero tutti sforzi strenui per aderire al consiglio, ed oggi fanno del loro meglio per accedere a risorse artiche e rotte marittime. Il vero tesoro del settore eurasiatico del Mar Glaciale Artico è, naturalmente, la rotta del Mar del Nord russo (NSR) nell’Oceano Artico, lungo le coste settentrionali della Federazione Russa. Ultimamente, la Russia ha dedicato molta attenzione allo sviluppo di questa rotta unica. Nel discorso del dicembre 2015 all’Assemblea Federale, il Presidente Vladimir Putin parlò del valore della NSR, più volte indicata pietra angolare della crescita economica e della sicurezza dei trasporti dei territori del nord e della Russia. È la rotta più breve dalla Russia europea all’Estremo Oriente. In senso più ampio, la NSR è una sezione enorme della più breve rotta marittima che collega Europa ed Asia, Atlantico e Pacifico. L’accesso alla NSR significherebbe per gli Stati asiatici forte riduzione di tempi e costi per spedire merci in Europa. Attualmente, quasi tutte le merci arrivano in Europa attraverso il canale di Suez, lungo le coste meridionali dell’Eurasia. Non solo è una rotta molto più lunga, ma anche più rischiosa poiché vi sono minacce da pirati e terroristi. Negli ultimi anni, i rischi per il trasporto merci lungo questa rotta sono raddoppiati per le tensioni nel Pacifico. Dispute territoriali tra Cina e altri Paesi della regione e i tentativi degli Stati Uniti di mantenere l’influenza, potrebbero innescare una situazione in cui qualcuno decida di bloccare la rotta. Non sarebbe difficile, da questa via diverse aree vulnerabili potrebbero essere facilmente occupate da relativamente piccoli gruppi. Vi sono degli stretti, tra cui il canale di Suez e lo stretto di Malacca. Se, Dio non voglia, qualcosa accadesse, la NSR diverrebbe vitale per il commercio dei Paesi della regione Asia-Pacifico con l’Europa. Va ricordato che la NSR attraversa le acque territoriali russe, il che significa che i Paesi che cercano di usarla dovranno costruire rapporti con la Russia. Questa circostanza potrebbe avere un ruolo importante nello sviluppo delle relazioni internazionali russe. Per di più, gli Stati che desiderano utilizzare la NSR dovrebbero partecipare allo sviluppo, anche come investitori. È difficile e costoso mantenere la NSR. La Russia deve impiegare la sua flotta di rompighiaccio, ancora di più in inverno, molto costosa, per permetterne la navigazione.
Oggi, la Russia utilizza la NSR per lo più per i carichi e rifornimenti dei prodotti industriali locali dai porti nell’estremo nord. Uno degli utenti principali della NSR è la società russa Norilsk Nickel, che possiede più della metà delle merci spedite tramite la NSR. Dato che Norilsk Nickel possiede i rompighiaccio, l’azienda può spedire i propri prodotti tutto l’anno. Gazprom e Rosneft sono altre due società che impiegano la NSR. Il Programma di sviluppo dei Territori del Nord russo implica l’impegno di imprese straniere che vogliano partecipare alla navigabilità della NSR. Il Giappone è uno dei Paesi che mostrano un genuino interesse alla cooperazione. All’inizio del 2016, l’ambasciatore del Giappone Kazuko Shiraishi fece una dichiarazione curiosa, dicendo che il Giappone era disposto a spedire il 40% delle merci che invia attualmente in Europa, attraverso la NSR. Il Giappone, a sua volta, può aiutare nel monitorare le condizioni dei ghiacci. La Cina è un altro importante possibile utente della NSR. A prima vista, potrebbe sembrare piuttosto strano, poiché la Cina sviluppa la Via della Seta marittima, collegando Asia ed Europa attraverso la suddetta rotta del sud. Alcuni esperti hanno predetto che la Via della Seta marittima e il Passaggio a nord-est diverrebbero rivali. Tuttavia, sembra che la Cina veda dei vantaggi nell’avere una rotta alternativa, comprendendo la volatilità della situazione nella regione Asia-Pacifico. Comunque, il governo cinese ha dimostrato interesse per la NSR in varie occasioni. Nel 2013, la prima nave cinese, Yong Sheng, navigò lungo la NSR, salpando dal porto di Dalian (Cina) e arrivando a Rotterdam (Paesi Bassi). Tuttavia, resta ancora molto da fare per far diventare la NSR un’alternativa adeguata alla rotta meridionale, come sviluppare sofisticate infrastrutture con terminali marittimi in diverse sezioni della rotta per il carico e lo scarico (attualmente, solo un porto, a Dudinka, può ospitare navi per tutto l’anno). La parte russa spera negli investitori cinesi come possibili partner in questo progetto. A quanto pare, il “Celeste Impero” è anche impegnato a garantirsi una presenza nella NSR. Attualmente, la Cina partecipa energicamente allo sviluppo della regione di Arkhangelsk. Per molti secoli, Arkhangelsk è stato il punto d’appoggio strategico della Russia nella regione artica. Questa è una delle sezioni principali della NSR, dall’alta concentrazione di impianti industriali e porti marittimi importanti. Oggi, come ieri, la regione di Arkhangelsk ha la massima priorità nel nuovo programma di “sviluppo socio-economico della regione artica russa”. Nell’ottobre 2016, la società russa Arctic Transportation e il polo industriale “Archangelsk” firmavano un contratto con la cinese Poly International Holding Co. secondo cui la società cinese finanzierà la costruzione di un porto oceanico nell’isola Madjug sul Mare bianco. Questo sarà un contributo importante allo sviluppo della NSR. Si prevede che entro il 2030 il nuovo porto possa superare i 30 milioni di tonnellate di merci. Il profondo interesse della Cina nella regione di Arkhangelsk è stato dimostrato ancora una volta quando la grande azienda cinese Huadian decise d’investire nel settore energetico della regione. La scorsa estate, la joint enterprise russo-cinese “Huadian-Arkhangelsk CHPP” comprò l’unica azienda di riscaldamento nella regione, l’Arkhangelsk CHPP, pagandone il debito di 2,7 miliardi di rubli. E’ chiaro che la Cina è veramente interessata ad accedere ai territori artici della Federazione Russa.
Il Passaggio a nord-est è una rotta unica, che può fare della Russia uno dei più importanti Paesi di transito del mondo. Inoltre, la NSR può attrarre molti grandi investitori stranieri. E il più importante compito della Russia è dargli un caloroso benvenuto.arkhangelsk-russia-9Dmitrij Bokarev, politologo, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora