La Cina smantella le operazioni della CIA

Alexander Mercouris, The Duran 21/5/2017

Il New York Times conferma che tra il 2010 e il 2012 la Cina ha smantellato un’operazione spionistica della CIA in Cina, imprigionando e giustiziando varie spie.
Il New York Times, basandosi su 10 agenti della CIA, afferma che tra il 2010 e il 2012 la Cina ha smantellato l’intera operazione della CIA in Cina, arrestando ed eliminando 20 spie. Sembra che in un caso i cinesi giustiziassero una delle spie catturate nel cortile di un edificio pubblico davanti ai colleghi con cui lavorava, per avvertirli dei rischi dello spionaggio per la CIA. Sembra che sia stata la peggiore disfatta che la CIA abbia subito dalla fine della guerra fredda e finora gli agenti sono divisi sulle cause, con alcuni che accusano una talpa (i loro sospetti puntano su un individuo che ora vivrebbe in un Paese asiatico) mentre altri accusano la gestione dei responsabili della CIA a Pechino. Indipendentemente dal fatto che l’episodio causi recriminazioni nella comunità d’intelligence degli Stati Uniti ancora oggi, e mettendo da parte la questione di come la Cina abbia scoperto e distrutto questa rete spionistica, vi sono numerosi spunti da questo episodio.
Il primo è che, sebbene il New York Times affermi che nel 2013 la Cina avrebbe perduto la capacità d’individuare le spie statunitensi, la sconfitta sembra così devastante che è improbabile che l’operazione della CIA in Cina sia stata riportata ai livelli di prima del 2010.
Il secondo è che, anche se i cinesi hanno agito decisamente e spietatamente per distruggere la rete della CIA, hanno agito anche discretamente. Contrariamente a quanto si sa della vicenda e del totale silenzio della Cina, vi è l’enorme sconcerto negli Stati Uniti sui cosiddetti “illegali russi”, arrestati dall’FBI nello stesso periodo. Contrariamente a certe rivendicazioni, gli “illegali” non erano spie ma agenti che l’intelligence russa cercò d’insediare negli Stati Uniti per sostenere future operazioni di spionaggio. Poiché nessuno di loro era effettivamente una spia, le accuse furono relativamente minori e furono tutti subito deportati in Russia, venendo scambiati con vere spie statunitensi che la Russia aveva arrestato. Malgrado nessuno degli “illegali” fosse una spia, la vicenda dominò l’informazione per diversi giorni con una delle arrestate, Anna Chapman, corriere dell’intelligence non ‘illegale’, diventata star dei media notturni. Il contrasto tra la pubblicità degli Stati Uniti sullo smascheramento di questa rete e il silenzio della Cina sui passi assai più drastici presi nello stesso periodo, eliminando ciò che era chiaramente una rete spionistica, colpisce. Bisogna chiedersi se la pubblicità straordinaria che gli Stati Uniti diedero allo smascheramento dei “illegali” russi fosse una forma di compensazione psicologica per l’enorme sconfitta in Cina.
Il terzo punto segue il secondo, uno dei motivi per cui i cinesi, e anche gli USA, mantennero segreto questo affare fu evitare l’enorme danno che avrebbero subito le relazioni tra Stati Uniti e Cina se ciò diveniva pubblico. È facile vedere come la rivelazione della portata dello spionaggio statunitense in Cina sarebbe stato uno shock per il popolo cinese e la sua leadership ovviamente decise di non avvelenare ulteriormente le relazioni della Cina con gli Stati Uniti pubblicizzando la cosa.
Il quarto punto è che malgrado la preoccupazione cinese, la dimensione dell’operazione spionistica statunitense in Cina e la feroce reazione alla scoperta dimostrano che i due Paesi, per quanti convenevoli si scambino, sono rivali e avversari, non “partner” o amici.
Il quinto punto è che i cinesi reagiscono chiaramente molto più spietatamente alla scoperta di spie dei russi. Nei lunghi anni della guerra fredda tra USA e URSS, e dalla fine della guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, si sviluppò una serie chiara di regole. Le spie che lavorano per un Paese, quando catturate dall’altro Paese, salvo circostanze estreme, non venivano più giustiziate, anche se al momento nell’URSS vi era ancora la pena di morte. Invece si trovavano in carcere fino ad essere scambiate. Chiaramente non è così tra Stati Uniti e Cina.
Il sesto punto è che questo episodio evidenzia ancora una volta l’importanza dello spionaggio, cioè dell'”intelligence umana” nel gioco dell’intelligence. Con tutta l’ampia macchina dell’intelligence elettronico di cui sentiamo così tanto parlare, la spiccata vecchia tradizione ha ancora un suo posto, e gli Stati Uniti, insieme alle altre grandi potenze, non fanno eccezione.
Il settimo e ultimo punto è che la fuga su questa storia al New York Times viene ufficialmente sancita, presumibilmente dal nuovo capo della CIA Mike Pompeo, e ci si deve chiedere perché. Può darsi che lui e Trump abbiano deciso di evidenziare la grande sconfitta dell’intelligence che gli Stati Uniti subirono durante l’amministrazione Obama, inviando un messaggio a chi orchestra l’affare Russiagate? Se è così, la fuga di questa storia potrebbe essere il primo passo del contrattacco del presidente Trump, con forse altre rivelazioni come questa.

Anna Chapman

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I leader mondiali si riuniscono a Pechino mentre gli Stati Uniti sprofondano nell’irrilevanza

Wayne Madsen  Strategic Culture Foundation 20.05.2017Mentre ci si esibisce nella commedia degli equivoci nell’ala ovest della Casa Bianca tra il presidente Donald Trump e i suoi consiglieri. e tra la segretaria alla stampa della Casa Bianca e vari aiutanti presidenziali, i leader mondiali si riunivano a Pechino per discutere della creazione delle moderne “Via della Seta” terrestre e marittima per migliorare le condizioni economiche delle nazioni nel mondo. Nulla di più illustra il massiccio divario tra le preoccupazioni di molte nazioni e quelle degli Stati Uniti, che degenerano rapidamente in potenza di secondo grado insieme agli alleati della NATO Gran Bretagna, Francia e Germania. Mentre Trump minaccia di licenziare il personale della Casa Bianca, riprendendosi il ruolo nel suo reality show “The Apprentice”, il Presidente della Cina Xi Jinping, il Presidente russo Vladimir Putin e presidenti e primi ministri di tutto il mondo discutevano la creazione di nuove autostrade internazionali, intercontinentali, ferrovie e vie marittime della cintura economica della Fascia della Via della Seta cinese del XXI secolo. Anche Paesi freddi verso l’iniziativa cinese, come India e Giappone, inviavano rappresentanze al vertice superiori alla patetica rappresentanza degli Stati Uniti, Matt Pottinger, assistente speciale poco noto di Trump e direttore per l’Asia orientale del Consiglio di sicurezza nazionale. Infatti, l’unico motivo per cui Trump non inviava nessuno a rappresentare gli Stati Uniti alla riunione di Pechino fu la richiesta speciale del Presidente Xi nell’ultimo incontro con Trump presso il resort riservato del presidente al Mar-a-Lago Club di Palm Beach, Florida.
La Corea del Sud, che ha visto i rapporti con la Cina danneggiati dal collocamento del sistema missilistico statunitense THAAD, inviava una delegazione a Pechino dopo una telefonata tra il nuovo presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, e il Presidente Xi. Moon rispose alla telefonata inviando una delegazione guidata dal decano del Partito Democratico a Pechino. Anche la Corea democratica, che ha spaventato Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti lanciando un missile balistico in acque vicine alla Russia, inviava una delegazione a Pechino guidata da Kim Yong Jae, Ministro per le Relazioni Economiche Estere. L’amministrazione Trump, che inviava un emerito sconosciuto a Pechino, si lamentò molto della presenza della Corea democratica al vertice sulla Via della Seta. Ma la denuncia di Washington è stata trasmessa da una sconosciuta quanto Pottinger, Anna Richey-Allen, portavoce di basso livello dell’ufficio est asiatico del dipartimento di Stato degli USA. Il motivo per cui gli Stati Uniti erano rappresentati da burocrati di medio grado è che la nazione che ancora si ritiene la sola “superpotenza” di questo mondo, è governata da un’amministrazione vuota ai vertici e con litigi tra attori dilettanti. Anche se i principali Stati membri dell’Unione europea non erano rappresentati a Pechino dai capi di governo, la Germania inviava la ministra dell’Economia Brigitte Zypries. Tuttavia avvertendo che l’Unione europea non avrebbe firmato l’accordo sulla Via della Seta con la Cina, a meno che non venissero garantite certe richieste dell’UE su libero scambio e condizioni di lavoro. La reticenza della Germania non sembrava interessare le altre nazioni dell’UE, rappresentate a Pechino dai loro capi di governo interessati a sostenere l’iniziativa cinese. Tra questi capi dell’UE vi erano il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, la prima ministra polacca Beata Szydlo, il primo ministro greco Alexis Tsipras, il presidente ceco Milos Zeman e il Primo ministro ungherese Viktor Orban. Inoltre, se la prima ministra inglese Theresa May non fosse al centro della campagna elettorale, sarebbe stata a Pechino. Tuttavia, inviava il cancelliere dello scacchiere Philip Hammond. Se l’amministrazione di Trump sperava di convincere i leader mondiali a starsene lontani da Pechino, ne è rimasta molto delusa. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, vi era insieme al presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim e al Managing Director del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde. A Pechino erano presenti i presidenti di Turchia, Filippine, Argentina, Cile, Indonesia, Kirghizistan, Bielorussia, Kazakistan, Svizzera, Kenya, Uzbekistan e Laos, nonché i primi ministri di Vietnam, Pakistan, Sri Lanka, Serbia, Malaysia, Mongolia, Figi, Etiopia, Cambogia e Myanmar. Le delegazioni ministeriali di Afghanistan, Australia, Azerbaigian, Bangladesh, Brasile, Egitto, Finlandia, Iran, Quwayt, Libano, Maldive, Romania, Nepal, Nuova Zelanda, Arabia Saudita, Sud Sudan, Siria, Tanzania, Uganda ed Emirati Arabi Uniti erano al vertice di Pechino. Il Giappone era rappresentato dal consigliere del Primo ministro Shinzo Abe e dal Segretario Generale del Partito Liberaldemocratico Toshihiro Nikai. La Francia, che aveva il cambio di presidenza, inviava l’ex-primo ministro Jean-Pierre Raffarin.
L’iniziativa della Via della Seta prevede progetti in tutte le nazioni i cui governi erano presenti a Pechino, ad eccezione di Stati Uniti e Israele. Oltre alle nazioni rappresentate da capi di Stato e ministri, venivano firmati accordi tra Cina e Palestina, Georgia, Armenia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania, Tagikistan, Brunei, Croazia e Timor est. L’unico messaggio chiaro del vertice di Pechino al mondo è che la visione “unipolare” è morta e sepolta. Neanche tra amici ed alleati di Washington Donald Trump viene chiamato “capo del Mondo Libero”, frase gettata nella spazzatura della storia insieme all’insistenza degli USA di essere l’unica “superpotenza” del mondo. Gli Stati Uniti sono una potenza secondaria con un arsenale nucleare di prima qualità. Ma le armi nucleari non erano discusse a Pechino. Progetti importanti erano all’ordine del giorno, progetti che quando completati tralasceranno gli Stati Uniti in balia delle onde. Il Presidente Xi, nel discorso principale alla conferenza, affermava che l’iniziativa “Fascia e Via è il progetto del secolo” di cui beneficeranno tutti nel mondo, e concretizzava il discorso dichiarando che la Cina contribuirà con 80 miliardi di yuan all’impulso finanziario per creare una rete globale di collegamenti autostradali, ferroviari e marittimi ricreando l’antica Via della Seta che collegava la Cina all’ovest. Nel frattempo, a Washington, Trump diceva di aver registrato conversazioni “titolate” con il direttore licenziato dell’FBI James Comey, innescando l’incendio politico. La nuova infrastruttura globale veniva discussa a Pechino mentre il ricatto politico era il tema principale a Washington. Gli Stati Uniti sono decaduti da Stato globale a secondario, gravemente leso come Stato-nazione coesivo, ma non lo sanno neppure.
Cina e Russia utilizzavano il vertice di Pechino per mostrare le diverse iniziative eurasiatiche, tra cui l’Unione economica eurasiatica ispirata dalla Russia (UEE) e la Banca d’investimento infrastrutturale asiatica (AIIB). I capi di Stato cinesi e russi hanno fatto sapere che l’alleanza BRICS di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica è ancora una potente realtà mondiale, anche se il Sudafrica non era rappresentato a Pechino dal presidente e l’India aveva scelto di non inviarvi un rappresentante. Le parole del Presidente Putin alla conferenza sul nuovo status geopolitico mondiale vanno notate: “la Grande Eurasia non è un accordo geopolitico astratto ma, senza esagerare, un progetto veramente di civiltà che guarda al futuro”. In altre parole, l’Unione Europea, che perde il Regno Unito e non vedrà mai l’adesione della Turchia, è un organismo morente. Altre iniziative internazionali come UEE, BRICS, AIIB e OBOR trascinano UE e USA nella polvere. Ciò era evidente con gli Stati Uniti rappresentati a Pechino da un impiegato secondario e l’Unione Europea da un “eurocrate di Bruxelles”, il vicepresidente della Commissione europea Jyrki Katainen.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il divario tra i paradigmi orientale e occidentale si amplia

Covert Geopolitics 16 maggio 2017Il divario tra i paradigmi orientali e occidentali non è mai stato più ampio. Mentre la Cina incoraggia tutti a partecipare costruttivamente alla creazione di un mondo multipolare, i media dello Stato profondo continuano a oscurare il “progetto del secolo” etichettandolo come mossa per combattere il potere geopolitico occidentale, mentre le componenti militari, cioè intelligence, media, industria e militari mirano a continuare a soddisfare i propri desideri con guerre perpetue. Anche se il progetto è in corso da 10 anni, lo sviluppo della grande Eurasia continuava ad essere un tema oscuro fino a questa settimana, quando Xi annunciava ulteriori finanziamenti da tre banche di sviluppo per sostenere l’ambizioso progetto economico del suo Paese, che non ha eguali in occidente. L’OBOR della Cina è relativamente semplice nel concetto e nell’attuazione, ma punta ad avere un significato profondo per il futuro del mondo, cercando di sfruttare la forza di ogni nazione aderente, dando la possibilità a ciascuno di questi Paesi di condividere questa forza con gli altri e trarne benefici economici. Ecco perché il Pakistan spinge per l’attuazione anche se forze oscure fanno tutto il possibile per ritardarla.
Il Pakistan crea una forza speciale per la sicurezza dei tecnici del CPEC
Il Pakistan istituirà una forza speciale di circa 10000 soldati per proteggere lavoratori e imprese cinesi lungo il Corridoio Economico Cina-Pakistan, dichiarava l’agenzia cinese Xinhua, secondo cui il Pakistan costituirà una forza speciale di sicurezza per i progetti di investimenti da 46 miliardi di dollari e gli interessi della Cina. I dipartimenti militari chiave formano il personale per combattere in situazioni diverse. Circa 14000 tecnici e ingegneri cinesi lavorano su circa 210 progetti in Pakistan. Contingenti della forza speciale di sicurezza saranno impiegati per proteggerli. Il Presidente cinese Xi Jinping e il Primo ministro Nawaz Sharif firmarono un accordo per investimenti da 46 miliardi di dollari, il 20 aprile 2015, sul Corridoio Economico Cina-Pakistan (CPEC)”. News Pakistan
L’esperienza ha dimostrato che una volta che i diversi popoli s’impegnano nella concorrenza economica aperta, esiste anche un parallelo scambio di culture e tradizioni che favorisce una maggiore comprensione. In breve, la pace è intrinseca all’OBOR, a differenza del dogma della nobiltà nera di usare la guerra per imporre la pace eliminando la concorrenza, “Fuori dal Caos, l’Ordine”. Molte personalità di alto profilo sono cadute nella trappola dell’eccitazione e della soddisfazione orgasmica quando la gente comune gli chiede misericordia. Per la Cina, il modo migliore per sostenere la propria posizione economica è creare consumatori dei propri prodotti, rafforzandone il potere d’acquisto attraverso infrastrutture economiche e consumando i prodotti primari d’esportazione di questi ultimi. Ciò si chiama soluzione win-win dai mutuo vantaggio e progresso. Al contrario, l’oligarchia occidentale cerca solo di distruggere gli altri in modo che alla fine sia l’unica a vivere. In generale, la cultura orientale è fondata sul guadagno del rispetto e dell’onore estendendoli per prima cosa, mentre la cultura occidentale dominante ricorre a continue minacce ed intimidazioni per mascherare il proprio fallimento. Quest’ultima è così orgogliosa della capacità di trasformare gli esseri umani in automi senza cervello, pronti e disposti a servire ottusamente anche i più oltraggiosi o mondani compiti. La leadership della Cina sa bene che se si concentra solo sullo sviluppo dell’economia interna della Cina, impiegando strategie monopolistiche, potrebbe certamente permettersi più efficienza di quanto l’occidente possa mai avere, per via del potere politico altamente concentrato, ma richiamerebbe i lupi ai confini. Nessuno sa esattamente i veri dati dei progetti OBOR in corso e previsti, ma la Cina ha già speso 1 trilione di dollari. La stima è che i membri dell’OBOR potrebbero avere bisogno di 5 trilioni di dollari entro il 2022 e di 26 trilioni di dollari per i progetti infrastrutturali entro il 2030, compresi finanziamenti per la costruzione di una complessa rete di strade, ferrovie, oleogasdotti, porti, aeroporti e zone economiche speciali. I trilioni di dollari che la Cina detiene possono anche essere utilizzati per finanziare i progetti infrastrutturali in America, se quest’ultima volesse. Sì, non solo la Cina ha un eccesso di prodotti industriali, ma anche trabocca di fondi. Si ricordano ancora i suoi centri urbani vuoti? Le città fantasma del futuro.
L’esperienza filippina della Cina negli ultimi 10 mesi è fondamentalmente positiva. Il Paese aveva l’infinita speranza che l’occidente ne finanziasse il lebbrosario per decenni. Ma quando l’attuale governo Duterte annunciava l’abbandono del paradigma a somma zero occidentale, una delegazione della Banca di Cina si recò subito nelle Filippine per informare il governo che i fondi erano già disponibili e che le parti dovevano solo firmare. Non fu mai necessario stabilire condizioni preliminari per i progetti stimati in 24 miliardi di dollari. I turisti cinesi che arrivano nelle Filippine saranno un milione entro la fine dell’anno, mentre l’occidente diffondeva consigli di viaggio nei giorni scorsi per dissuadere il Paese dal guadagnarci dall’afflusso di turisti a maggio. Ciò che non vogliono dire è che gli ultimi due terroristi di Abu Sayaf della CIA, che tentavano di disturbare il vertice ASEAN di Bohol, sono morti ieri nelle operazioni di rastrellamento. L’agricoltura inoltre riavvia le piantagioni di banane e riprende a rifornire la Cina, mentre studi di fattibilità sono in corso sui ponti per collegare le isole. Chi sarebbe costretto alfare la guerra per questo? Per 70 anni, l’occidente ha ritardato la crescita economica del Paese sfruttandone il lavoro a basso costo e alimentando l’oligarchia per controllarlo a lungo. Qualsiasi tentativo di allontanarsi dal suo potere subiva colpi di Stato e procedure d’impeachment. Quindi, mentre Duterte partecipava al vertice OBOR in Cina, l’occidente tentava di decapitarne il governo con un caso d’impeachment presentato da un congressista dello Stato profondo, Gary Alejano, che per inciso non riusciva a farsi seguire dai membri del Comitato sulla giustizia del Congresso che respingevano le accuse come inconsistenti, anche se alcuni le riterrebbero ancora più squallide. Alejano ora minaccia di portare la causa al Tribunale penale internazionale. Con lo stesso motivo, i fantocci dello Stato profondo nell’Asia del Sud-Est cercano di sabotare la via per la pace e la prosperità di tutti, mentre sia il segretario alla Difesa James Mattis che il Consulente per la Sicurezza Nazionale HR McMaster promuovono certi impegni a lungo termine degli Stati Uniti in Afghanistan, Iraq e Siria. I piani dovrebbero essere sottoposti a Trump, con la proposta per l’Afghanistan, prima del vertice della NATO a Bruxelles del 25 maggio. Porter ne ha discusso con Manila Chan di RT.
RT: Trump ha già detto che gli Stati Uniti non possono essere il poliziotto del mondo. Tuttavia, il Pentagono e la leadership militare statunitense parlano di tale impegno apertamente. Pensa che Trump seguirà i suoi consiglieri?
Gareth Porter: Prima di tutto, parliamo di guerra permanente in corso da diversi anni. La burocrazia bellica ha chiarito che è sua intenzione avere una guerra di durata generazionale in Medio Oriente. Ciò di cui parliamo è: come gestire la prossima generazione di iniziative politiche del Pentagono in tre Paesi, Siria, Afghanistan e Iraq. Ognuno di questi è diverso, in un certo senso, a causa della diversa politica interna e delle relazioni tra i governi e gli Stati Uniti. Due di essi, però, sono simili in un certo senso, la politica verso la Siria e verso l’Iraq. La burocrazia bellica ora non solo invia altre truppe a combattere lo SIIL, ma inoltre ne propone il soggiorno a lungo termine nei Paesi che comporteranno operazioni di stabilizzazione”. Accidenti! Un altro livello di eccezionalismo, proprio lì. Se la rimozione degli uomini forti non riguarda la democrazia, cosa allora? Distruggere la pace e ritardare i progressi che l’occidente pensa rafforzino i popoli di questi Paesi, che ne minaccerebbero l’esistenza un giorno, proprio come la Russia oggi. Una cosa è certa, se l’élite occidentale non è disposta a cambiare drasticamente mentalità verso un futuro pacifico per tutti, rimarrà solo davanti al veloce sviluppo dell’Eurasia. Non sarebbe la soluzione perfetta per la libertà individuale, e certamente la rotta che segue porta a tale fine. Lungo la strada, tutti i popoli del mondo devono affermare nei termini più concreti la propria visione di ciò che è buono per la specie umana e finirla di farsi annichilire.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Che ne è della Guerra di Corea 2.0 di Trump?

Alexander Mercouris, The Duran 14/5/2017Il fatto che aprile sia passato senza alcuna azione militare nella penisola coreana e la crisi sia irrisolta dimostra che l’intervento militare unilaterale statunitense è stato un bluff. Le notizie sulla Corea democratica che testava un missile balistico caduto nel Mare del Giappone a 500 chilometri dalle coste russe, solleva la questione di cosa sia accaduto alla grande crisi nella penisola coreana di cui i media mondiali parlavano in modo eccitato per tutto aprile? Come i lettori di Duran potrebbero ricordare, ad aprile i media erano pieni di storie sulla Corea democratica che prevedeva un sesto test nucleare, del presidente Trump che avvertiva che gli Stati Uniti erano pronti ad intraprendere un’azione unilaterale se il programma nucleare della Corea democratica non veniva interrotto, della portaerei Carl Vinson con la relativa “armada” che si avvicinava alla Corea democratica e del sottomarino statunitense USS Michigan con la sua batteria di missili da crociera che faceva lo stesso, del Senato degli Stati Uniti convocato alla Casa Bianca per essere informato sulla minaccia della Corea democratica, sulla “Madre di tutte le bombe” sganciata sullo SIIL in Afghanistan come avvertimento alla Corea democratica, e da Wang Yi, Ministro degli Esteri della Cina, che avvertiva che in qualsiasi momento la guerra poteva esplodere nella penisola coreana. Aprile è passato senza segnali su un test nucleare nordcoreano o azione militare degli Stati Uniti. La Corea democratica da allora ha abbandonato i titoli mentre la Corea del Sud decideva un nuovo presidente liberale, Moon Jae-in, che appare intenzionato a ridurre le tensioni nella penisola coreana, parlando dell’intenzione di recarsi nella Corea democratica per incontrare Kim Jong-un e che, a un giorno dalla nomina, parlava al telefono con il Presidente Putin, con il riassunto del Cremlino sulla conversazione contenente interessanti parole che indicavano la forte opposizione di Moon Jae-in a qualsiasi attacco alla Corea democratica, “Mentre scambiavano opinioni sulla situazione della penisola coreana, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza di trovare una soluzione politica e diplomatica alla crisi”. Mentre l’azione militare unilaterale contro la Corea democratica degli Stati Uniti, con l’opposizione sudcoreana, poteva in teoria essere possibile, in pratica era estremamente difficile. Il fatto che il presidente Moon Jae-in sembra opporvisi rende estremamente improbabile che ciò accada. Allora perché mai la guerra che sembrava così vicina ad aprile non c’è stata?
Ho già detto perché dubito fortemente dell’opinione diffusa secondo cui il bellicismo di aprile fosse una copertura politica degli Stati Uniti per schierare il THAAD in Corea del Sud. In breve, il THAAD andava dispiegato comunque e non c’era bisogno che gli Stati Uniti aumentassero la tensione a livelli straordinari per schierarlo, con il rischio di tensioni acuite e troppo gravi per giustificare tale scopo. C’era la possibilità che la guerra venisse evitata perché la Corea democratica veniva bloccata dalle minacce degli Stati Uniti e che ciò spiegasse perché non avesse effettuato il test nucleare. In alternativa, può darsi che le minacce statunitensi avessero spaventato la Cina, minacciando la Corea democratica di ogni sanzione, tra cui presumibilmente un embargo di 6 mesi sulle forniture di petrolio, che avrebbe spinto la Corea democratica a sospendere il test nucleare togliendo agli Stati Uniti il motivo per un attacco militare. Tuttavia il problema di tali teorie è che in realtà non sappiamo se la Corea democratica pianificasse un test nucleare ad aprile, trattenuta da Stati Uniti e Cina. La Corea democratica non ha mai preannunciato i test nucleari e quando avvengono sorprendono. Contrariamente a quanto si afferma spesso, non esiste alcuna corrispondenza tra test nucleari e festività nazionali nordcoreane, con un solo test nucleare, l’ultimo, del 9 settembre 2016, svoltosi lo stesso giorno di una festività nordcoreana (l’anniversario della fondazione della Repubblica Democratica Popolare). Il fatto che la Corea democratica festeggiasse due importanti festività ad aprile, l’anniversario della nascita di Kim Il-sung il 15 aprile e l’anniversario della fondazione dell’Esercito Popolare coreano il 21 aprile, non era motivo di pensare che un altro test nucleare fosse previsto ad aprile in coincidenza con una di queste giornate, nonostante i diffusi suggerimenti dai media. La Corea democratica aveva effettuato cinque test nucleari negli undici anni, dal primo test del 9 ottobre 2006, con due test (una presunta bomba a idrogeno e un presunto dispositivo nucleare miniaturizzato idoneo come testata missilistica) nel 2016. Un sesto test nell’aprile 2017 avrebbe significato tre prove in quindici mesi, segnando un’accelerazione netta del programma nucleare della Corea democratica. Se ciò appariva possibile, era improbabile in realtà, dato che le simulazioni ai computer nell’ambito della tecnologia informatica della Corea democratica rendono i test meno importanti di quanto non lo fossero durante i programmi nucleari degli anni ’50.
La Corea democratica aveva subito affermato che non rinunciava ai test nucleari per le minacce militari degli Stati Uniti. La Corea democratica compì il passo insolito, all’inizio di maggio, di criticare pubblicamente la Cina per aver minacciato sanzioni nel caso di un test nucleare. Reuters riprendeva parti del commento della Korean Central News Agency riferendo, “Il commento di KCNA denunciava gli articoli cinesi che tentavano d’incolpare Pyongyang per i “rapporti peggiorati” tra Cina e Corea democratica e per lo schieramento statunitense di mezzi strategici nella regione. Ed inoltre accusava la Cina di “esagerare” i danni causati dai test nucleari nordcoreani in tre province nordorientali della Cina. I media cinesi invitavano la Corea democratica a smantellare il proprio programma nucleare “con una violenta violazione dei diritti, dignità e supremi interessi indipendenti e legittimi” della Corea democratica, costituendo “una minaccia indiscussa a un Paese confinante dalla storica tradizionale amicizia”. Il commento della KCNA affermava che gli appelli di “certi politici e media ignoranti” in Cina a sanzioni più severe alla Corea democratica e a non escludere l’intervento militare se rifiutasse di abbandonare il programma nucleare, erano “basati su un grave sciovinismo”. Affermava che il programma nucleare della Corea democratica è necessario “all’esistenza e allo sviluppo” del Paese, e che “non può mai essere cambiato o scosso”. “La RPDC non piatirà mai l’amicizia con la Cina”, commentava l’osservazione”. Queste le parole di netto rifiuto della Corea democratica verso le richieste cinesi di rallentare o fermare il programma nucleare. Forse le parole sono un bluff, ma suggeriscono con forza che la pressione cinese sul programma dei test nucleari della Corea democratica viene contrastata, e più probabilmente rifiutata. Quindi la pressione cinese non è certamente la ragione per cui la Corea democratica non ha eseguito un test nucleare ad aprile. Ovviamente senza accedere all’intelligence classificata sullo stato del programma nucleare della Corea democratica, è impossibile affermare con certezza che la Corea democratica avesse previsto un test nucleare ad aprile. Tuttavia, più pacatamente, sembra probabile che non ci fosse. È difficile evitare l’impressione che il motivo per cui non ci sia stata la guerra nella penisola coreana ad aprile, sia perché nessuno la volesse e che le minacce di guerra degli Stati Uniti erano semplicemente un bluff per intimidire la Cina piuttosto che la Corea democratica. Se è così, il motivo per cui non c’è stata la guerra e la crisi coreana sia scomparsa improvvisamente dai titoli, era perché quando la Cina scoprì il bluff degli Stati Uniti, durante la conversazione telefonica tra il Presidente cinese Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump del 23 aprile 2017, gli Stati Uniti non avevano altra scelta se non spegnere la “crisi”. In un certo senso fu rassicurante. Che Donald Trump bluffasse apparve evidente con l’evolversi della falsa “crisi”. Il fatto che si sia tirato indietro dimostra che lo fa quando si scopre il suo bluff, e senza rancore. Tuttavia, non è mai saggio bluffare suscitando una crisi internazionale che coinvolga uno Stato con armi nucleari come la Corea democratica, soprattutto se ciò inevitabilmente porta a scoprire il bluff. Speriamo che il presidente abbia imparato la lezione e vedremo se in futuro vi sarà un approccio diplomatico più convenzionale dell’amministrazione di Trump.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nuova Via della Seta, integrazione dell’Eurasia ed emarginazione degli USA

Alessandro Lattanzio, 15/5/2017Il Presidente cinese Xi Jinping annunciava, all’inaugurazione del Forum per la cooperazione internazionale Fascia e Via di Pechino, altri 100 miliardi di yuan (14,5 miliardi di dollari) di investimenti per il Fondo Nuova Via della Seta, mentre ospitava i leader dei 110 Paesi che partecipavano al Forum sull’Iniziativa Fascia e Via di Beijing. La Cina finanzierà per 60 miliardi di yuan (8,7 miliardi di dollari) i Paesi e le organizzazioni internazionali che partecipano all’Iniziativa Fascia e Via, avviandovi vari progetti infrastrutturali. Xi ribadiva che “Dovremmo creare congiuntamente un ambiente che faciliti apertura e sviluppo, istituisca un sistema equo e trasparente di norme internazionali su scambi ed investimenti e promuova il flusso ordinato dei fattori produttivi, l’allocazione efficiente delle risorse e l’integrazione del mercato. Dovremmo costruire una piattaforma aperta alla cooperazione e sostenere e far crescere un’economia mondiale aperta”. Beijing ha impegnato nell’Iniziativa per la Nuova Via della Seta 250 miliardi di yuan in prestiti della China Development Bank, 130 miliardi di yuan in prestiti dall’Export-Import Bank of China, 2 miliardi di yuan di aiuti alimentari e 1 miliardo di dollari per il fondo di cooperazione Sud-Sud. L’Iniziativa Fascia e Via ha per obiettivo creare una moderna cintura economica lungo la Via della Seta del XXI secolo, che attraverso l’Eurasia partendo dalla regione del Xinjiang in Cina e, passando per l”Asia centrale e il Kazakistan, arriva in Iraq, Iran, Siria e Turchia da dove poi giungerà in Europa. La controparte marittima, la Via della Seta Marittima, parte dal Fujian in Cina e terminerà a Venezia. La rete, la cui costruzione è iniziata nel 2014, comprenderà ferrovie, autostrade, oleodotti, gasdotti, reti elettriche, reti internet, collegamenti marittimi e infrastrutturali.Alla cerimonia di apertura del Forum per la Cooperazione Internazionale dell’Iniziativa Fascia e Via a Pechino del 14-15 maggio, il Presidente russo Vladimir Putin salutava la “grande” Iniziativa Fascia e Via della Cina e chiedeva un maggior partenariato eurasiatico. Definendo l’Iniziativa un esempio di cooperazione su infrastrutture, trasporti e industria, il presidente russo dichiarava che il suo Paese sostiene l’iniziativa dall’inizio. Il Presidente Vladimir Putin dichiarava, all’apertura del Forum internazionale di Pechino, “Non dimentichiamo le minacce che derivano dai conflitti regionali. In Eurasia esistono ancora ambiti di disaccordi incombenti. Per eliminare tali conflitti, prima di tutto dobbiamo abbandonare retorica ostile, accuse e rimproveri reciproci che aggravano soltanto la situazione. Complessivamente, alcuno dei vecchi approcci alla risoluzione dei conflitti va usato per risolvere i problemi moderni. Abbiamo bisogno di idee nuove e non di stereotipi. Ritengo che l’Eurasia possa elaborare e proporre un’agenda costruttiva e positiva sulle questioni relative su sicurezza, ampliamento delle relazioni tra Stati, sviluppo economico, cambiamenti sociali, amministrazione e ricerca di nuove forze che dirigano la crescita. Per la comunità globale dobbiamo essere l’esempio di un futuro collettivo, innovativo e costruttivo basato su giustizia, uguaglianza e rispetto della sovranità nazionale, del diritto internazionale e dei principi inconfondibili delle Nazioni Unite. Tuttavia, desiderio e sola volontà non bastano ad attuare l’agenda. Sono necessari strumenti efficaci per questo tipo di collaborazione. Questi possono essere creati attraverso l’integrazione. Oggi ci sono molti programmi d’integrazione fiorenti in Eurasia. Noi li sosteniamo e siamo impegnati nel loro ulteriore sviluppo. Molti sono consapevoli del fatto che Russia e partner costruiscono l’Unione economica eurasiatica. Le parti dell’UEE hanno opinioni analoghe sull’integrazione eurasiatica ed è molto importante che i leader di Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan partecipino a questo forum. Accogliamo con favore l’Iniziativa Fascia e Via cinese. Proponendo questa iniziativa, il Presidente Xi Jinping ha dimostrato un approccio creativo verso la promozione dell’integrazione su energia, infrastrutture, trasporti, industria e collaborazione umanitaria, di cui ho parlato a lungo. Ritengo che combinando le potenzialità dei formati dell’integrazione come UEE, OBOR, SCO e ASEAN, possiamo costruire le basi per un grande partenariato eurasiatico. Questo è l’approccio che, secondo noi, va applicato all’ordine del giorno proposto oggi dalla Repubblica popolare cinese. Vorremmo accogliere con favore il coinvolgimento dei nostri colleghi europei dell’UE in questa partnership. Ciò la renderebbe ancor più concorsuale, equilibrata e completa, e ci permetterà di realizzare un’occasione unica per creare il quadro comune cooperativo dall’Atlantico al Pacifico e per la prima volta nella storia. È necessario che già oggi s’inizi ad agire secondo la strategia per sviluppare la grande partnership euroasiatica. Pertanto, possiamo decidere l’obiettivo ambizioso di rendere possibile il flusso di merci più opportuno, conveniente e senza ostacoli. Proprio ora, nel suo discorso, il Presidente Xi Jinping ha detto di togliere le barriere burocratiche ai flussi commerciali tra Cina e Kazakistan. Possiamo vedere che ciò accade su altre linee. Vorrei inoltre sottolineare che la Russia non è solo disposta ad essere un partner commerciale affidabile, ma cerca anche d’investire nella creazione di joint venture e nuove capacità produttive negli Stati partner, su impianti industriali e servizi. Inoltre è necessario eliminare le restrizioni infrastrutturali all’integrazione, soprattutto creando un sistema di trasporto moderno e ben connesso. La Russia con la sua posizione geografica unica è disposta ad impegnarsi in questa attività congiunta. Rafforziamo costantemente le nostre infrastrutture marittime, ferroviarie e stradali, ampliando la capacità della linea ferroviaria Bajkal-Amur e della transiberiana, investendo risorse significative nei miglioramenti della linea nord-est, divenendo un’arteria dei trasporti globalmente competitiva. Se esaminiamo il quadro generale, i progetti infrastrutturali dell’UEE e dell’OBOR, in collaborazione con il Passaggio Nord-Est, si può riconfigurare completamente il trasporto nel continente eurasiatico, cruciaele per esplorare nuovi territori ed intensificare gli investimenti economici e nelle risorse. Tracciamo insieme queste strade verso lo sviluppo e la prosperità. Ci aspettiamo che le istituzioni finanziarie di nuova costituzione come la Banca di Sviluppo dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank offrano un sostegno agli investitori privati e, ovviamente, l’integrazione della qualità è possibile solo con il sostegno di un forte capitale umano, di professionisti qualificati, di tecnologie avanzate e della ricerca. Con una nota finale, vorrei sottolineare che la Russia non vede semplicemente il futuro del partenariato eurasiatico come mera costituzione di nuovi legami tra Stati ed economie. Questa partnership deve mutare il quadro politico ed economico del continente e portare in Eurasia pace, stabilità, prosperità e nuova qualità della vita. Comprensibilmente i nostri cittadini hanno bisogno di sicurezza, fiducia nel futuro e possibilità di essere produttivi e migliorare ricchezza e benessere delle proprie famiglie. Sono nostri dovere e responsabilità comune garantire che abbiano queste opportunità. A tal proposito, la grande Eurasia non è un accordo geopolitico astratto ma, senza esagerare, un progetto di vera civiltà che guarda al futuro. Credo che mantenendo lo spirito di cooperazione possiamo raggiungere quel futuro”.La Cina ha quindi investito 480 miliardi di yuan per la Nuova Via della Seta, mentre l’altro grande partner dell’iniziativa cinese, la Russia, già dal 2015 ha superato l’Arabia Saudita a primo esportatore di greggio per la Cina, orientando i mutui rapporti commerciali sul cambio rublo/yuan, abbandonando il dollaro statunitense. Le esportazioni russe in Cina sono più che raddoppiate negli ultimi 7 anni, con oltre 550000 barili di greggio russo esportati in Cina ogni giorno e che continueranno a crescere con l’attivazione dell’oleodotto della Siberia orientale (ESPO). “Lentamente ma costantemente, i mercati globali commerciali e monetari sono sempre meno concentrati sul dollaro. Le precedenti valute marginali come yuan cinese, rupia indiana e persino rublo russo, ora occupano un posto sullo scenario finanziario mondiale da concorrenti seri del dominio del dollaro statunitense. Il giorno in cui l’USD non sarà più l’unica riserva valutaria, forse gli USA seguiranno un cammino democratico mentre ci si accanisce sempre più a spacciare il nostro sanzionato marchio unipolare quale “giusta vita dell’uomo””.Fonti:
The BRICS Post
Russia Insider
Russia Insider
Global Times