La rete di potere: gasdotti nel continente europeo

Putin lega India e Pakistan con i gasdotti
Nakanune 22 agosto 2015 – Fort Russimage_big_81883Tradizionalmente l’India fu partner dell’URSS per decenni e la Russia ha preso il posto della superpotenza. Con le inevitabili perdite negli anni ’90 (“il luogo santo non è mai vuoto” come si dice in Russia), la partnership è sopravvissuta. Tra l’altro, gli indiani si rifiutarono di acquistare 126 aerei da combattimento Rafale dalla Francia (grazie “Mistral”). Il caccia francese Rafale si era aggiudicato la gara nel 2012, e anche allora era chiaro che il contratto non sarebbe stato concluso. Di conseguenza, dopo aver avuto 36 jet, l’India ha rescisso il contratto. “Acquistiamo solo 36 caccia e non ne compreremo mai più, sono troppo costosi”, ha detto il ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar, secondo La Tribune riferendo all’agenzia indiana PRI. “Mi piacerebbe anche avere una BMW e una Mercedes, ma non posso perché, in primo luogo non posso permettermelo, e in secondo luogo non ne ho urgente bisogno“. Secondo le informazioni dal Ministero della Difesa dell’India, il costo del contratto era aumentato da 12 a 20 miliardi di dollari. Non speculiamo sulle ragioni reali della fine del contratto, ma resta il fatto che il Ministero degli Esteri indiano ha detto che l’attrattività del prezzo e dell’affidabilità del caccia multiruolo russo Su-30 è maggiore del “Rafale“.
L’amica India è tradizionalmente nemica del Pakistan, territori artificialmente separati dai sornioni inglesi, e che si combattono continuamente e violentemente. Gli Stati Uniti con tanto zelo hanno aiutato il Pakistan anche fornendogli armi nucleari. L’Ucraina a dispetto della Russia, ha dotato il Pakistan di carri armati moderni negli anni ’90, cosa di cui i nazionalisti locali furono entusiasti. E pochi notarono che, per adempiere all’accordo, la Russia fornì al vicino le tecnologie per produrre i cannoni. Di conseguenza, fino ad oggi l’Ucraina non ha sviluppato un nuovo carro armato, ma la Russia rafforza e migliora la cooperazione con il Pakistan sostituendo gli Stati Uniti. Questi carri armati erano sovietici e 250 veicoli dovevano essere modernizzati, ed è anche necessario fornire munizioni e pezzi di ricambio (gli stessi che l’Ucraina non sa produrre, non potendo produrre un carro armato nazionale). L’equipaggiamento sovietico è più affidabile e meno costoso di quello statunitense. Per la gioia degli abitanti del luogo, che non nascondono l’odio per i loro “protettori” statunitensi che regolarmente cacciano via. Così la Russia è accolta dal Pakistan e le due parti preferiscono congelare i conflitti tra India e Pakistan su Jammu e Kashmir. Perché letteralmente i combattimenti sono freddi, costosi e inutili. Ciò che accade si adatta perfettamente all’antica massima, “Tempora mutantur et nos mutamur in illls“, i tempi cambiano e noi con essi. Ora Mosca è pronta a costruire un gasdotto in Pakistan che rifornirà il Paese dall’Iran. Nel progetto la Russia spenderà 2 miliardi di dollari. Alcuni esperti hanno avvertito che il gasdotto del Pakistan sarà solo parte della rotta gasifera iraniana per la Cina. Così, con la costruzione del gasdotto la Russia crea un concorrente nel mercato del gas cinese. Il partner di “Rusenergy“, Mikhail Krutikhin, dice che l’Iran ha colloqui con Pakistan e Cina e in effetti il metanodotto che la Russia costruirà sarà parte della futura rotta del gas dall’Iran alla Cina. “La partecipazione della Russia al progetto pakistano è piuttosto sfavorevole: le forniture dall’Iran ridurranno il fabbisogno di gas della Cina, compreso quello dalla Russia“. Ma è vero?
Il sito web del Consiglio dei ministri del Pakistan ha dichiarato che si tratta di “creare un ambiente favorevole per la costruzione con la partecipazione russa del gasdotto “Nord – Sud” della Repubblica islamica del Pakistan, da Karachi a Lahore” (sulle coste del Pakistan, al confine con l’India). La lunghezza è circa 1100 chilometri, la capacità 12,4 miliardi metri cubi di gas all’anno. L’inizio della costruzione del gasdotto è previsto per il 2017. Inizialmente, il gasdotto è stato progettato per trasportare gas dall’Iran, che verrà spedito via mare in forma liquefatta a Karachi. Il Pakistan è uno Stato povero di risorse e vive una grave carenza di energia elettrica sul mercato interno. Questi volumi, per definizione, non bastano e rispetto alle esigenze della Cina sono piccoli, anche rispetto alle condutture costruite in Cina dalla Russia. Allo stato attuale, la Russia costruisce il gasdotto “Power of Siberia“, da cui la Cina otterrà più di tre volte il gas previsto dal presente contratto, 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Inoltre, sono in corso negoziati sulla cosiddetta “rotta occidentale” (il gasdotto “Altaj“), che rifornirà la Cina di ulteriori 30 miliardi di metri cubi all’anno. I volumi contrattuali pakistani sono piccoli in confronto,12 miliardi di metri cubi contro 68 miliardi. Va ricordato che in futuro, quando “le forniture iraniane ridurranno il fabbisogno di gas della Cina, anche dalla Russia”, sarà necessario costruire nuovi gasdotti, fabbriche di liquefazione del gas, terminali, tutto nuovo. Ciò esiste solo su carta. Ancora una volta, tutti ricordiamo che il luogo santo non è mai vuoto. Se la Cina ha bisogno di energia, l’otterrà. Se non la Russia, gli USA, sia pure a denti stretti, collaboreranno per costruire gasdotti e terminali per LNG. La Russia oggi sfrutta il forte indebolimento della posizione degli Stati Uniti nella regione, utilizzando l’esperienza statunitense dell’esclusione economica dei concorrenti dai mercati precedentemente occupati. È molto più facile e intelligente trarre profitto da un contratto e legare un partner a sé, rendendo possibili liti future per pretesti politici inventati economicamente impossibili. Prendiamo ad esempio gli ultimi 24 anni di politica ed economia dell’Ucraina. Il potere dello Stato in tutte le presidenze peggiorava sempre la cooperazione economica con la Russia, per la politica russofoba su cui fu costruito lo Stato. Economia e profitti erano secondari. Picchi temporanei di “amore per la Russia” non cambiavano la direzione generale del peggioramento dei rapporti politici, economici, scientifici e sociali. Il resto è storia.
Riguardo i passi della Russia in Asia, s’inseriscono nella strategia dell’equilibrio di interessi nel “triangolo” cruciale Cina, India e Pakistan, insieme ad un complesso “pacchetto” di rapporti. La conferma di tale corso è la decisione di lasciare che India e Pakistan entrino nella SCO simultaneamente. Il Pakistan agisce in modo pragmatico e tranquillamente cambia partner internazionale secondo interessi a lungo termine. Non sorprende che liberandosi dalla pressione politica degli Stati Uniti, migliora le relazioni con i vicini regionali. Dopo tutto Cina, Russia e India sono vicini, e gli USA al di là dell’oceano. Questo è ciò che temono gli Stati Uniti, e che il mondo gradualmente capisce, gli Stati Uniti sono lontani ed è possibile vivere senza di essi. Mentre la superpotenza rischia di diventare l’eroe degli aneddoti, ‘cowboy Joe’, che nessuno prendeva, perché nessuno lo voleva!Tapi_Map_01La rete di potere: gasdotti nel continente europeo
Southfront 21 agosto 2015

Il gas naturale ha limitate e costose opzioni sul trasporto. Di conseguenza, i metanodotti sono costantemente utilizzati come strumento di pressione politica e contrattazione. Uno dei campi di battaglia più importanti è il continente europeo, dove la Russia esercita influenza attraverso un’intricata rete di gasdotti. Ulteriori informazioni sotto.Nordstream_risultato1. NORD STREAM
Capacità: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Wintershall, E.ON, Gasunie, Engie.
Il gasdotto Nord Stream è divenuto operativo nel 2011. Proposto nel 1997, le controversie tra Kiev e Mosca nel 2006 e 2009 hanno spinto la Russia a fermare il passaggio di gas naturale attraverso l’Ucraina, privandone l’Europa e accelerando la costruzione di Nord Stream. Il gasdotto permette alla Russia di rifornire direttamente Germania e parte dell’Europa centrale.

2. NORDEUROPAISCHE ERDGASLEITUNG (NEL)
Capacità: 20 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Wintershall, E.ON, Gasunie, Fluxys.
Il gasdotto NEL è complementare al progetto OPAL e collega Nord Stream alle infrastrutture gasifere in Germania occidentale.

3. OPAL
Capacità: 35 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Wintershall, Gazprom, E.ON.
Il gasdotto OPAL di costruzione tedesca è operativo dal 2011 e collega Nord Stream alle infrastrutture gasifere in Germania orientale ed Europa centrale. Il terzo pacchetto energetico dell’UE limita la quota che Gazprom può usare di OPAL. La Commissione europea previde l’aumento del 50 per cento della quota nel marzo 2014, consentendo a Gazprom di usare la pipeline a piena capacità. Tuttavia, la Commissione ha rinviato i piani per la crisi ucraina.

4. NORTHERN LIGHTS e JAMAL EUROPA
Capacità: 84 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Beltrangaz, PGNiG.
I gasdotti Northern Lights e Jamal Europa sono due grandi gasdotti russi per l’Europa orientale. La Polonia dipende dal sistema di gasdotti e non ha vere alternative. Nel tentativo di esserne meno dipendente, Varsavia cerca di sviluppare un servizio di importazione di GNL sul Mar Baltico.

5. SOJUZ
Capacità: 26 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Ukrtransgaz.
I gasdotti Sojuz e Fratellanza sono le principali vie di esportazione di Gazprom per l’Europa attraverso l’Ucraina. Hanno una capacità totale di oltre 150 miliardi di metri cubi. Nel tentativo di evitare di usare l’Ucraina come Stato di transito, Gazprom cerca itinerari alternativi dal 2019.

6. FRATELLANZA
Capacità: 132 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Ukrtransgaz.
Insieme con il gasdotto Sojuz, Fratellanza e Urengoj-Pomarij-Uzhgorod sono i principali gasdotti di esportazione di Gazprom, portando il gas in Europa attraverso l’Ucraina. La Russia cerca di ridurre la dipendenza dall’Ucraina come Stato di transito.

7. BLUE STREAM
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno (fino a 19 miliardi di metri cubi). Partner: Gazprom, BOTAS, ENI.
Uno dei due gasdotti principali che Gazprom utilizza per rifornire la Turchia. Gazprom può rifornire di 16 miliardi di metri cubi la Turchia attraverso l’Ucraina, e altri 16 miliardi di metri cubi direttamente la Turchia attraverso Blue Stream. Oggi, i due gasdotti da soli non hanno la capacità di soddisfare la domanda di energia della Turchia. Nel 2014, Turchia e Russia decisero di espandere Blue Stream di 3 miliardi di metri cubi.

8. GASDOTTO OCCIDENTALE RUSSO
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BOTAS, Transgaz, Bulgartransgaz.
Il gasdotto russo-occidentale rifornisce la Turchia attraverso Ucraina, Romania e Bulgaria. In futuro la domanda turca supererà la capacità dei gasdotti esistenti e ne sarà necessario un terzo.

9. NORD STREAM 2
Capacità: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Shell, OMV, E.ON.
Gazprom ha firmato un memorandum d’intesa con Shell, OMV, ed E.ON al Forum economico internazionale 2015 di San Pietroburgo per la costruzione del gasdotto Nord Stream-2. Come proposto, Nord Stream-2 avrà la stessa dimensione del primo gasdotto e sarà operativo alla fine del 2019. Il gasdotto aumenterà la capacità nel tempo bilanciando la ridotta produzione del Mare del Nord.

10. TURKISH STREAM
Capacità: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BOTAS, Gazprom.
Il gasdotto è progettato per fornire una rotta alternativa al gas naturale per l’Europa meridionale, bypassando l’Ucraina. Gazprom ha firmato un accordo con la Grecia per connettere l’European Southern Pipeline con TurkStream al confine Turchia-Grecia, rifornendo l’Europa. Gazprom e Turchia devono ancora finalizzare l’accordo sul gasdotto TurkStream. Uno dei maggiori incentivi di Ankara a sostegno di TurkStream sarebbe eliminare la dipendenza dal gas che transita per l’Ucraina.

11. EASTRING PIPELINE
Capacità: 20-40 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: EUSTREAM, Transgaz, Bulgartransgaz.
Eastring collegherebbe infrastrutture di Slovacchia, Romania e Bulgaria. La Slovacchia ha assunto la guida del progetto e persino suggerito il collegamento a TurkStream. Bratislava vuole far parte dei piani di Gazprom per diversificare le opzioni di trasporto dall’Ucraina perché la Slovacchia è il nodo tra gasdotti in Ucraina ed Europa centrale.

12. TRANS ADRIATIC PIPELINE
Capacità: 10 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BP, SOCAR, Statoil, Fluxys, Enegas, Axpo.
TAP è uno dei progetti del Corridoio meridionale del gas dell’UE volto a trasportare gas dal Mar Caspio all’Europa del Sud attraverso la Turchia per ridurre la dipendenza dalla Russia. Il gasdotto TAP collegherà il gasdotto TANAP al confine Turchia-Grecia inviando gas in Italia attraverso l’Albania. La costruzione del progetto dovrebbe iniziare nel 2015.

13. TANAP
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: SOCAR, BP, BOTAS.
TANAP è progettato per inviare gas dall’Azerbaijan alla Turchia, collegandosi ai mercati in Europa. TANAP invierà 16 miliardi di metri cubi di gas in Turchia, collegandosi al gasdotto TAP per inviare 10 miliardi di metri cubi in Europa. I progetti TANAP e TAP sono i pilastri del progetto energetico Corridoio meridionale del gas dell’Unione europea, per trasportare gas dal Caspio in Europa contrastando la dipendenza dalla Russia. La costruzione di TANAP dovrebbe essere completata nel 2018.

14. SOUTH STREAM
Capacità: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, ENI, altri.
South Stream era un sistema di gasdotti che avrebbe inviato gas dalla Russia alla Bulgaria attraverso il Mar Nero e poi attraverso la Serbia in Europa centrale. Gazprom ha annullato il progetto nel dicembre 2013 e porta avanti il gasdotto TurkStream, nella speranza di raggiungere lo stesso obiettivo strategico aggirando l’Ucraina. La Commissione europea si oppose a South Stream contribuendo alla cancellazione del progetto della Gazprom.

Selection_022

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Nuova Via della Seta, “New Deal” cinese: conseguenze economiche e geopolitiche

Global Europe Anticipation Bulletin (GEAB) Global Research, 31 luglio 2015Eurasian mapGli storici ricorderanno che il presidente cinese Xi Jinping ha lanciato ufficialmente la nuova “Via della Seta” con un discorso di 30 minuti alla Conferenza Economica di Boao sull’isola di Hainan, il 28 marzo 2015, di fronte a 16 capi di Stato o di governo e a circa 100 ministri dei 65 Paesi sulla via, terrestre o marittima di questa nuova rotta commerciale[1]. Per noi, interessati alla previsione politica, che sfida ha lanciato! La Cina suggerisce ciò che immaginiamo il futuro facendo un passo indietro di diversi secoli, anche due millenni. Tale mossa non è assurda, ma un dato di fatto! La forza di nazioni come Russia, Iran, India o Cina deriva dalla loro capacità di pensare al futuro. L’Europa ha una profondità storica, le due guerre mondiali l’hanno incoraggiata a riscoprire l’età prima delle nazioni, di Carlo Magno o anche dell’impero romano. Questo modo di pensare è probabilmente più estraneo agli Stati Uniti che esamineranno il progetto cinese con il peggior sospetto. Tuttavia dovranno convivere con la realtà: l’appetito per questa “resurrezione del passato” degli alleati europei, ma anche di un Paese come Israele [2]; tutti Paesi che hanno appena deciso di aderire all’Asian Infrastructure Investment Bank creata dalla Cina per l’occasione, confermando che il progetto che si basa su un antico passato ha un futuro. Di seguito ci si propone di abbozzare le prevedibili conseguenze dell’iniziativa cinese. Tre elementi vanno identificati con maggiore chiarezza: Parliamo di “Via e Corridoio” del potere cinese? Quali saranno le ripercussioni sul resto dell’Eurasia? Quale sarà l’atteggiamento degli Stati Uniti di fronte a ciò che rappresenta la prima sfida della nuova era, dove apprenderà che il potere è condiviso.
65 Paesi, 4,4 miliardi di persone, 63% della popolazione mondiale, sono interessati dalla Nuova Via della Seta. Per il momento questi Paesi rappresentano solo il 29% della produzione mondiale, ma siamo solo all’inizio di un riequilibrio globale intorno l’Eurasia. La Cina prevede che entro 10 anni le sue relazioni commerciali con i Paesi lungo ciò che definisce “Via e Corridoio” dovrebbero più che raddoppiare a 2,5 trilioni di dollari. La Cina ha inviato un segnale molto forte: in un momento in cui la sua crescita economica rallenta, non ha scelto di stimolare la propria economia attraverso la spesa militare, giustificando una possibile “guerra fredda” con gli Stati Uniti[3]. Ha scelto diplomazia e commercio per riequilibrare: per dipendere meno dal rapporto economico transatlantico, sembra debba rafforzare varie relazioni “in occidente”. E’ questione letteralmente di ridiventare “Il Regno di Mezzo”[4]. Per raccogliere i capitali necessari per la nuova gigantesca infrastruttura viaria economica, la Cina ha lanciato l’Asian Infrastructure Investment Bank con 52 Paesi partecipanti, tra cui le nove principali economie europee. Il capitale iniziale doveva originariamente essere di 100 miliardi di dollari, ma dato l’afflusso di adesioni, sarà più alto. La Cina ha già fatto sapere che, per attirare gli investimenti, il diritto di veto sarà dato dal Consiglio di Amministrazione (a differenza degli Stati Uniti nelle istituzioni finanziarie di Bretton Woods). Tuttavia, cerchiamo di non avere illusioni, la Cina, attingendo dall’immemorabile esperienza diplomatica, troverà tutti i mezzi indiretti per controllare la banca di investimento pubblico di cui ha preso l’iniziativa[5]. Il Paese intende approfittare di una situazione favorevole per promuovere i propri interessi: la Russia ha bisogno del suo sostegno se vuole resistere alla resa dei conti con gli Stati Uniti sul futuro dell’Ucraina. E l’Unione europea è seriamente tentata dall’aumento degli investimenti cinesi in Europa, per uscire dalla crisi[6]. Tuttavia, non si sopravvaluti la posizione di forza della Cina. Avendo accumulato enormi riserve di dollari, sente, data la fragilità dell’economia statunitense, la necessità di diversificare il proprio patrimonio. Investire parte delle riserve di valuta in un progetto importante come la “Nuova Via della Seta” corrisponde a un bisogno. D’altra parte nella lotta diplomatica che la mette contro gli Stati Uniti, la Russia non è totalmente dipendente dalla Cina: non solo può contare sul suo deterrente nucleare, ma anche sul supporto, diretto o indiretto, di India, Iran e Turchia. Infine, ricordiamo con cura che la Cina è una potenza finanziaria lungi dall’essere sufficiente negli investimenti su due continenti e quattro mari. Il progetto “Via e corridoio” avrà successo solo se i gruppi regionali v’investiranno massicciamente[7]. Dal punto di vista dell’UE ciò solleva la questione di sapere cosa seguirà il Piano Juncker. La Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo svolgeranno un ruolo sempre più importante nei prossimi anni permettendo all’Europa di fare la sua parte nella “Nuova Via della Seta”.
L’Unione europea è a un bivio. La crisi ucraina diventa un handicap se continua: non solo le sanzioni economiche imposte alla Russia influenzano negativamente l’economia europea, ma sempre più opportunità di investimenti vanno persi in Asia centrale, e l’Unione rischia di dividersi tra un campo atlantista e uno desideroso di accordarsi con la Russia. A dire il vero non c’è altra via che il rafforzamento degli accordi di Minsk. E per evitare una crisi infinita, la Germania gradualmente sostanzierà il pilastro europeo dell’Alleanza atlantica, abbastanza da influenzare gli Stati Uniti ed uscire dalla crisi. Il modo in cui i Paesi europei si sono gettati sull’Asian Infrastructure Investment Bank conferma il riequilibrio verso l’Eurasia dal legame transatlantico, l’equivalente europeo del movimento cinese dal transpacifico alla “Nuova Via della Seta” che potrebbe avvenire rapidamente. La mappa che si dispiega davanti ai nostri occhi è affascinante per uno storico abituato a pensare come Fernand Braudel, storico del Mediterraneo e del capitalismo, su un approccio “a lungo termine”: dal punto di vista cinese, la Via di terra parte da Xian, passando per Bishkek, Tashkent, Teheran, Ankara, Mosca, Minsk prima di raggiungere Rotterdam, Anversa, Berna e Venezia. L’antica città dei Dogi è all’estremità occidentale della Via marittima che passa da Atene, Cairo, Gibuti, Nairobi, Colombo, Kuala Lumpur, Singapore (con un ramo verso Jakarta), Hanoi, Hong Kong e Fuzhou terminando a Hangzhou. La Cina dunque si offre di riaprire un collegamento commerciale vecchio di 2000 anni, e di proporre, a differenza della visione fatalista di Huntington, un vero dialogo tra le civiltà confuciana, indiana, persiana, turca, araba, africana orientale, cristiana ortodossa e le zone d’influenza occidentali. Gli attori della globalizzazione policentrica, gli eredi degli imperi cinese, mongolo, persiano, russo, ottomano, arabo, bizantina, romano-germanico, francese e inglese hanno l’affascinante possibilità di vivere finalmente una storia comune e pacifica. Va prestato attenzione, nell’equilibrio dell’Eurasia, a che all’India sia sempre ricercata e meglio integrata nelle nuove reti che la Cina attualmente pianifica. Francia e Germania, con il resto dell’Unione europea, ha una carta naturale da giocarvi, anche importante dal punto di vista dei loro interessi a lungo termine: questa “Nuova Via della Seta” sarà utile ai Paesi interessati basandosi sull’equilibrio di forze. Il riavvicinamento con l’India è un vantaggio prezioso da fare pesare su Russia e Cina. Inoltre, permette di rimanere in linea con la logica BRICS, una logica a cui la Via della Seta non appartiene al momento, mentre il dinamismo cinese e l’esigenza russa di neutralizzare l’influenza degli USA in Asia centrale favoriscono la Shanghai Cooperation Organization. Il progetto cinese di “Nuova Via della Seta” è reso possibile dalla nuova età organizzativa, dove Internet è una delle manifestazioni più eclatanti. I leader cinesi hanno sicuramente capito più velocemente degli omologhi europei che la rivoluzione informatica ha fatto esplodere la vecchia opposizione geopolitica tra potenze continentali e marittime.
Attraversata da treni ad alta velocità, chiamata a dipendere sempre meno dalla concentrazione geografica delle proprie risorse energetiche, l’Eurasia è in procinto di diventare uno “spazio liquido”[8]. La Nuova Via della Seta può, senza esagerare, essere considerata un doppio asse “liquido” rientrando negli stessi criteri di analisi. Ovviamente, un tale sviluppo avrà le sue zone d’ombra. Gli “spazi liquidi” potrebbero essere infestati da pirati, già numerosi su Internet. Pepe Escobar su Asia Times online chiama da tempo “guerra liquida” [9] il modo in cui gli Stati Uniti contribuiscono a distruggere Stati come Iraq, Libia o Ucraina. Tuttavia, cerchiamo di misurare il cambiamento in atto e gli immensi cambiamenti all’orizzonte per l’Unione europea, la cui missione non è più costruire questo “piccolo promontorio del continente asiatico”, di cui Paul Valéry parlava, ma di organizzare una tripla connessione: euro-atlantica, euro-africana ed eurasiatica…

020140520112112Note
[1] Die Welt, 30/03/2015
[2] Japan Times, 04/01/2015
[3] Mentre nel 2010, la Cina decise di ridurre la spesa militare (fonte: Wikipedia), le tensioni tra occidente e nazioni emergenti, espressasi nel 2014 con la crisi ucraina, tuttavia portarono ad aumentarle del 12,2% lo scorso anno e al 10% annunciato per il 2015. Detto questo, in percentuale sul PIL, metodo abitualmente scelto per misurare le spese militari di un Paese (ricordiamo che gli Stati Uniti chiedono ai membri della NATO di contribuire per il 2% del PIL al bilancio dell’Alleanza), la quota di questa spesa è più o meno stabile, intorno al 2,1% (gli Stati Uniti spendono oltre il 4%), tenendo conto del fatto che il PIL della Cina è aumentato di quasi il 7% quest’anno. Un altro sembra dire che la Cina aumenta la spesa militare in modo ragionevolmente possibile e ciò nel contesto della sua apertura al mondo, dov’è costretta ad essere più trasparente co una serie di spese occulte che indubbiamente, semplicemente con questo processo, emergono allo scoperto. Ma il bilancio totale delle spese militari non supera i 95 miliardi di euro rispetto ai 460 miliardi degli Stati Uniti, sapendo che tale somma è in gran parte dedicata al mantenimento di un enorme forza militare (2,1 milioni), e che la quota dedicata all’acquisto di attrezzature è tanto più ridotta (fonte: Deutsche Welle, 03/04/2015). Questi fattori portano il nostro team a considerare che, contrariamente a ciò che i media occidentali vorrebbero farci credere, la Cina non è militarmente aggressiva.
[4] Michel Aglietta/Guo Bai, La voie chinoise. Capitalisme et empire, Paris, Odile Jacob, 2012
[5] François Godement, Que veut la Chine?, Paris, Odile Jacob, 2012
[6] Claude Meyer, La Chine banquier du monde, Fayard, Paris 2014
[7] Eurasia Review, 30/03/2015
[8] Ho preso in prestito questo concetto da John Urry, Global complexity 2000
[9] Pepe Escobar, Globalistan: come il mondo globalizzato si dissolve nella guerra liquida 2007

nouvelle-route-de-la-soie1-617x436Copyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mackinder rinasce, l’Ungheria entra nella Via della Seta

F. William Engdahl New Esatern Outlook 09.07.2015134303288_14336634805761nIl campo di forza magnetica che spinge sempre più Paesi dell’UE a collaborare con il colosso economico eurasiatico emergente, cresce di giorno in giorno mentre le economie dell’UE sprofondano nei debiti, depressione e stagnazione economica. L’ultimo intrigante sviluppo è l’accordo formale del governo ungherese per aderire alla Cintura economica della nuova Via della Seta della Cina, una rete ferroviaria ad alta velocità lungo la storica Via della Seta medievale dall’Eurasia all’Europa. Il 9 giugno durante un incontro con il presidente ungherese Viktor Orban, il ministro degli Esteri della Cina Wang Yi ha formalmente firmato un memorandum d’intesa per definire i dettagli dell’adesione dell’Ungheria alla Cintura economica della Via della Seta della Cina. Ora è molto chiaro che il progetto sia una ben pianificata strategia geopolitica ed economica della Cina per aggirare l’accerchiamento navale e l’infame “Pivot in Asia” del presidente Obama, consolidando le vie terrestri in Eurasia e creando il più grande mercato integrato del mondo. L’Ungheria del Presidente Orban, presente nell’elenco dei “cattivi” di Washington e Bruxelles per le sue iniziative economiche indipendenti e aperture a Russia e ora Cina, è diventato il primo Paese dell’UE a raggiungere la Via della Seta della Cina. Al recente Forum economico internazionale di San Pietroburgo, la Russia ha formalmente accettato di unire la Via della Seta e la relativa pianificazione ferroviaria all’Unione economica eurasiatica costituita da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e ultimamente Kirghizistan. In un viaggio in Germania, Francia, Belgio e Olanda nell’aprile 2014, il presidente cinese Xi Jinping, architetto del programma della Via della Seta, esortava la cooperazione Cina-UE nella pianificazione dei collegamenti tra la rotte eurasiatiche della Via della Seta e Paesi dell’UE. Nel dicembre 2014, quando Li Keqiang visitò il vertice dei leader Cina-Europa Centro-orientale (CEE) in Serbia, nel dicembre 2014, evidenziò il ruolo che l’Europa deve giocare nella Cintura e Via, e il ruolo che può svolgere la Cina portando la Via della Seta in Europa, non solo in Ungheria. Il piano di azione ufficiale per la Cintura e Via, emesso dalle agenzie governative cinesi nel marzo 2015, descrive la Via della Seta quale “nuovo ponte terrestre eurasiatico … volto a riunire Cina, Asia centrale, Russia ed Europa”. Ciò significa che Cintura e Via, per definizione della Cina, sarà incompleta senza la partecipazione dei Paesi europei; e quelli dell’Europa centrale e orientale in particolare hanno un ruolo speciale.

Strategia geopolitica a lungo termine
Dopo la seconda guerra mondiale e la sconfitta del terzo Reich di Hitler, la geopolitica divenne una parola tabù essendo legata per molti ad Haushofer e al “Lebensraum” dei nazisti. La Geopolitica, tuttavia, è molto più di ciò, è lo studio dell’integrazione politica, economia e geografia. Il padre della geopolitica inglese Sir Halford Mackinder, per primo presentò il concetto di tale rapporto, in una conferenza per la Royal Geographic Society nel 1904 a Londra, “Il perno geografico della storia”. Oggi è uno dei volumi più preziosi e utili nella mia biblioteca. Era un brillante tentativo di guardare il mondo nella totalità, che Mackinder chiamò “naturale sede del potere”. Per lui la Russia era una gigantesca minaccia al futuro dell’impero inglese dominante, per la sua vastità geografica, quale maggiore potenza del mondo dalle vaste steppe, enormi risorse naturali e popolazione. Scrisse, “il posizionamento dell’equilibrio di forze a favore dello Stato-perno (Russia), conseguente all’espansione su terre marginali dell’Euro-Asia, permetterà l’uso di vaste risorse continentali per costruire una flotta, e l’impero del mondo sarebbe quindi in vista. Questo potrebbe accadere se la Germania si alleasse alla Russia”. Impedendo la coesione russo-tedesca con le macchinazioni diplomatiche inglesi nella guerra russo-giapponese del 1905, plasmando l’accerchiamento militare del Reich tedesco con la triplice intesa tra Gran Bretagna, Francia e Russia che spinse Londra ad avviare la prima guerra mondiale contro una Germania circondata, utilizzandone l’alleato naturale, la Russia, in tale sporco piano segreto. In particolare, George Friedman, fondatore della consulenza d’intelligence del Pentagono del Texas e seguace negli USA di Mackinder, ha detto recentemente in un discorso al Consiglio per gli affari esteri di Chicago, “l’interesse primordiale degli Stati Uniti per cui per secoli ha combattuto guerre, prima e seconda mondiale e fredda, fu il rapporto tra Germania e Russia perché unite sono l’unica forza che ci potevano minacciare”. Tradotto nel contesto del XXI secolo, ciò descrive precisamente le conseguenze delle dilettantesche provocazioni militari, politiche e finanziari di Washington contro Russia e Cina, e cui il “Pivot in Asia” di Obama è un misero tentativo di attualizzare Mackinder. La Geopolitica, correttamente intesa, forma la montante risposta russa e cinese a tali provocazioni mortali. Mackinder scrisse con chiarezza nel suo saggio del 1904, “vero che la ferrovia Trans-siberiana è ancora una linea di comunicazione unica e precaria, ma il secolo non sarà vecchio prima che tutta l’Asia sia coperta di ferrovie. Gli spazi nell’Impero russo e Mongolia (leggere la Cina di oggi) sono così vasti e le loro potenzialità in popolazione, grano, cotone, carburante e metalli così incalcolabilmente grandi, che inevitabilmente un vasto mondo economico, più o meno separato, si svilupperà inaccessibile al commercio oceanico”. Voleva dire inaccessibile al controllo degli oceani della Royal Navy. Invece la diplomazia segreta inglese, due guerre mondiali e quasi cinque decenni di guerra fredda della NATO hanno ritardato la fusione naturale delle economie di tutta l’Eurasia via rotaie. Le idee di Mackinder hanno formato la geopolitica mondiale anglosassone finché le politiche finanziarie inglese ne causarono la sconfitta in due guerre mondiali a vantaggio dell’emergente seconda potenza terrestre, il Nord America. Mackinder contribuì con il suo ultimo saggio del 1943 sul giornale di politica estera del pensatoio di New York, Consiglio per gli affari esteri. Modellò l’ideologia della strategia militare del dopoguerra degli Stati Uniti da Henry Kissinger a Zbigniew Brzezinski a Stratfor di George Friedman. Tuttavia, l’alto comando cinese così come quello russo hanno studiato accuratamente Mackinder. Così la Via della Seta odierna integra per la prima volta nella storia le vaste risorse non sfruttate dell’Eurasia. Questo è ciò che avviene sotto i nostri occhi e crea allarme a Washington, Londra e Bruxelles.

L'”incubo” di Mackinder diventa realtà
La firma ungherese per la Via della Seta non è un’iniziativa spontanea cinese, ma rientra nella decennale strategia per la costruzione di “hub” o punti d’ingresso economici nel grande mercato dell’UE, iniziata ben prima della decisione di Obama di creare una nuova guerra fredda con la crisi in Ucraina e le sanzioni alla Russia. Ciò rende gli attuali sviluppi geopoliticamente ancor più significativi per il futuro dell’UE. Le imprese cinesi hanno investito oltre 5 miliardi di dollari nei Paesi CEE su energia, infrastrutture e macchinari. La Cina ha stipulato un contratto per costruire una ferrovia ad alta velocità collegante Ungheria e Serbia e per la costruzione di due reattori nucleari per una centrale rumena. Gli investimenti cinesi in Europa sono raddoppiati tra 2013 e 2014 a 18 miliardi di dollari. Già nel 2011, l’allora primo ministro cinese Wen Jaibao fece un viaggio in Ungheria per incontrare il Presidente Viktor Orban e firmare accordi commerciali da miliardi di dollari, indicando che la Cina sceglieva l’Ungheria come partner economico e commerciale privilegiato nell’UE. Orban fu invitato in Cina già nel 2010 e l’Ungheria permise alle imprese cinesi d’investire nel Paese. Uno delle più grandi è la società di telecomunicazioni cinese Huawei che ha costruito un impianto di produzione, il secondo maggiore centro di distribuzione di smartphone della società nel mondo. Intrigante, data l’attuale crisi greca dell’UE, la Cina possiede una proprietà strategica del Paese, il Pireo, maggiore porto commerciale in Grecia, proprietà gestita dalla società cinese China Ocean Shipping Co.; porto usato dalla Cina per raggiungere i mercati mitteleuropei e del Mar Nero. Dato che Pechino e Mosca sanno di affrontare lo stesso “avversario geopolitico” come Vladimir Putin ha chiarito, cioè la superpotenza in declino degli USA, l’invito all’Ungheria, Paese dell’UE, di aderire alla Via della Seta insieme a Russia e Unione economica eurasiatica, è un brillante ulteriore sviluppo nella creazione del mondo multipolare per sostituire la dittatura dell’unica malintesa superpotenza NATO-Washington. Il banchetto preparato con irresistibili piatti cinesi davanti l’UE che economicamente lotta per “andare a Est e non a ovest”, riformula la famosa frase del pubblicista statunitense Horace Greely del 1865 sui fini della guerra civile americana. L’era del secolo americano così trionfalmente proclamato da Henry Luce nel suo famoso editoriale del 1941 sulla rivista Life, sembra che non supererà il settantacinquesimo compleanno, l’anno prossimo. Vista da Budapest e sempre più da Berlino, Parigi e Roma, l’Eurasia emergente ad est con potenzialità commerciali da trilioni di dollari, innescati dallo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie più grandi del mondo, diventa il magnete per salvare l’UE dalla propria arroganza e stoltezza nella creazione di euro e Banca centrale europea apolide. L’Ungheria l’ha capito e probabilmente tra non molto i circoli industriali tedeschi trascineranno Berlino in quella costellazione, anche se scalciasse e urlasse. Il mondo è semplicemente stanco di queste guerre infinite per niente.tsipras_chinese_frigate001_16x9F. William Engdahl è docente e consulente di rischio strategico, laureato in scienze politiche presso l’Università di Princeton, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, esclusivamente per la rivista online “New Esatern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Combattere la Comunità del destino russa e cinese

Gli Stati Uniti provano a distruggere il mercato cinese perché i BRICS lanciano la Nuova Banca di Sviluppo?
Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 07/13/20150a0bf9290f535eb177d0be089db0e3987a0c7998La marea muta, il mondo non è più dominato da Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone. Il Gruppo degli Otto (G8), ritornato Gruppo dei Sette (G7) nel 2014, è stato sostituito dai BRICS, motivo per cui la Russia non è stata disturbata quando fu espulsa dal circolo della chiacchiera G8/G7 da Stati Uniti, Germania, Giappone, Canada, Gran Bretagna, Francia e Italia. Nel mondo, imprese e governi prevedono la normalizzazione del commercio con l’Iran, con o senza accordo nucleare tra Teheran e il gruppo permanente 5 + 1 (o EU3 + 3). I BRICS si istituzionalizzano superando la fase del forum di coordinamento tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. La Nuova Via della Seta della Cina accelera mentre l’Unione economica eurasiatica (UEE) è diventata realtà nel gennaio 2015. Inoltre, dopo quindici anni, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) si amplia. L’Eurasia integra e fonda il nucleo dell’ordine mondiale alternativo e rivale. Ciò preoccupa la classe politica di Washington. Mentre all’Ucraina è stata impedita l’adesione all’UEE, Stati Uniti e alleati fanno di tutto per minare e deridere l’UEE quando fu lanciata da Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Russia. Nonostante ciò, entro l primo anno l’Unione economica eurasiatica ha fatto progressi. E’ già iniziato il processo di creazione di zone di libero scambio con Vietnam, Egitto, India, Iran e Mercato comune del sud Sud America (Mercosur/Mercosul), composto da Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela. Né gli Stati Uniti sono riusciti a isolare Cuba, Iran, Siria o Russia. Washington ha fallito nel cambio di regime in Siria e funzionari statunitensi hanno dovuto sedersi al tavolo delle trattative con iraniani e cubani. Sono invece gli Stati Uniti ad isolarsi. Sotto la presidenza russa, il settimo vertice dei capi di Stato dei BRICS e il quindicesimo di quelli della SCO si sono svolti in contiguità a Ufa, capitale del Bashkortostan in Russia, tenutisi rispettivamente dall’8 al 9 luglio e dal 9 al 10 luglio 2015. Non solo Ufa ha dimostrano che la Russia non è per nulla isolata, ma la capitale del Bashkortostan è diventata punto di partenza di un ordine mondiale rivale.

L’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione si amplia
La SCO ha avviato il processo di espansione accettando le richieste del settembre 2014 di due grandi potenze dell’Asia del Sud, India e Pakistan, alla piena adesione. Se si considera l’Uzbekistan fondatore della SCO nel 2001, come SCO e tutti i suoi aderenti ufficialmente riconoscono, è la prima volta che la SCO si amplia. Se però non si considera il 2001 quale data di fondazione dell’organizzazione ma la fondazione del Patto di Shanghai (senza Uzbekistan) nel 1996, quale data di nascita della SCO, allora è la seconda volta che l’organizzazione eurasiatica si amplia. Mentre si decide al vertice SCO a Ufa che India e Pakistan diventeranno membri a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organization nel 2016, la Bielorussia è passata a Ufa da osservatore della SCO a partner del dialogo. Minsk raggiunge Afghanistan, Iran e Mongolia quale osservatore della SCO. La Bielorussia probabilmente diverrà membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organization. La candidatura dell’Iran a membro a pieno titolo è stata accettata sempre in occasione del vertice SCO nel Bashkortostan. Teheran da tempo chiede che il suo status passi a quello di pieno aderente. Una volta che le sanzioni delle Nazioni Unite contro l’Iran saranno eliminate, dopo il raggiungimento dell’accordo nucleare finale tra P5+1 e iraniani, Teheran seguirà le orme di Nuova Delhi e Islamabad avviando il processo di adesione alla SCO. Nuovi partner sono stati accettati nella Shanghai Cooperation Organization al vertice di Ufa. Armenia, Azerbaigian, Cambogia e Nepal sono stati accettati quali nuovi partner del dialogo. Ora aderiscono assieme a Turchia e Sri Lanka quali interlocutori della SCO. L’appartenenza alla SCO è ampiamente ricercata mentre l’organizzazione eurasiatica acquisisce sempre più importanza e risalto. Lo Sri Lanka ha comunicato alla SCO di voler aggiornare lo status nell’organizzazione eurasiatica. Paesi come Bangladesh, Egitto, Siria e Maldive hanno chiesto di aderire alla SCO in diversi aspetti. L’Egitto ha chiesto di diventare interlocutore della SCO il 2 giugno 2015.UfaBrics_risultatoIl Drago cinese e l’Orso russo forgiano una comunità del destino
Russia e Cina forgiano un ordine mondiale alternativo attraverso SCO, UEE e BRICS. Tutti e tre gli enti si sono riuniti ad Ufa. La Russia ne è il denominatore comune mentre la Cina lo è anche di SCO e BRICS. L’attraente concetto cinese di “comunità del destino” comprendente la Repubblica popolare, fu ufficialmente adottato dal Congresso nazionale del Partito comunista cinese nel 2007, ed associa BRICS, SCO, UEE e Nuova Via della Seta. I funzionari cinesi promuovono questo concetto da alcuni anni, ma è rinato nel Bashkortostan durante il vertice di Ufa ospitato dal governo federale russo. La “Comunità del destino”, senza giochi di parole, è il termine che i mandarini della politica di Pechino usano per indicare un prosperoso rapporto speciale comune tra Cina e altri Paesi, concretizzando il rapporto speciale tra Cina, Russia e i Paesi che riunitisi a Ufa. Washington, tuttavia, si rifiuta di accettare l’ascesa di Pechino e la “comunità del destino” illustratasi a Ufa. Essi non mostrano alcun segno di voler far parte della “comunità del destino”. I responsabili politici della periferia di Washington si rifiutano di capirlo e si ostinano a non accettare la nascita di una nuova realtà che disfa l’architettura dell’ordine globale. Funzionari ed élite politiche degli Stati Uniti continueranno a promuovere politiche ed approcci sbagliati finché la loro nave affonderà. Invece di accettare un consenso e un sistema di governance globale, Washington fa di tutto per destabilizzare, dividere e distruggere l’“Ordine Mondiale di Seta” che Cina e Russia promuovono. La posizione degli Stati Uniti trascina il mondo verso il conflitto.

Gli attacchi di Washington alla Borsa cinese
L’architettura finanziaria mondiale viene alterata. Il dollaro USA viene gradualmente neutralizzato come arma degli Stati Uniti, mentre il monopolio di Washington nel sistema Bretton Woods formato da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale viene direttamente contestato dalla New Development Bank (NDB) dei BRICS e dalla Infrastrutture Asian Investment Bank (AIIB) della Cina.; Cina, Russia e una coalizione di altri Paesi si sottraggono agli Stati Uniti, indebolendone la capacità di manipolare valute e mercati finanziari mondiali. La SCO non solo si amplia, ma essa e vari Paesi e organizzazioni internazionali soprattutto in Eurasia e America Latina lasciano il dollaro nel commercio bilaterale e multilaterale. Venezuela, Cuba, Argentina, Uruguay, Sri Lanka, Turchia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Repubblica socialista del Vietnam e Repubblica popolare democratica di Corea sono tra questi Paesi. A parte la SCO, Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), BRICS, Mercosur ed Unione economica eurasiatica (UEE) sono organizzazioni e gruppi che sostituiscono il dollaro nel commercio. In risposta, la guerra economica che gli Stati Uniti guidano sembra ad una nuova svolta. Speculando su un declino economico della Cina quale arma e manipolando la psicologia sui mercati, la reazione di Washington alle misure adottate da Pechino e Mosca per frenarne l’influenza e il dollaro USA sembra aver portato a un attacco finanziario sul mercato azionario cinese. L’obiettivo era colpire la fiducia degli investitori nell’economia cinese e avviare i disinvestimenti attraverso vendite massicce. I cinesi hanno accusato gli Stati Uniti, mentre il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha respinto ogni responsabilità. La reazione di Pechino ai tentativi di crash del mercato azionario cinese ha seguito con calma le leggi che limitano il ritiro degli investitori. La China Securities Regulatory Commission e la polizia cinese avviano indagini penali. Gli Stati Uniti vogliono ostacolare il ruolo centrale che i cinesi giocano nel finanziamento dei grandi progetti bancari, infrastrutturali e di sviluppo che mettono in discussione l’influenza globale di Washington. Il crollo sul mercato azionario cinese ha lo scopo di suscitare il panico tra gli investitori. In ultima analisi, la mossa viene innescata per minare il vigore economico della Repubblica popolare, per paralizzare la Nuova Via della Seta e il progetto di Pechino di creare un ordine mondiale alternativo con la Russia e i partner di BRICS, SCO e UEE.e910a63844df7022c9b194d39b2686bf-brics-launches-100-billion-new-development-bankRipubblicazione è accolto con riferimento la rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il compito dei BRICS: promuovere la yuanizzazione dell’economia globale

Ariel Noyola Rodríguez* RussiaToday
*Economista laurato all’Universidad Nacional Autónoma de México.

bricks-logo-colored1Molto inchiostro viene versato dalla stampa internazionale sui Paesi BRICS. Non c’è dubbio che il blocco a cinque abbia incrementato la presenza nell’economia globale negli ultimi anni, in concorrenza diretta con Stati Uniti e Unione europea. Tuttavia, i dettagli della nuova banca di sviluppo e dell’accordo sulle riserve di emergenza dimostrano che i suoi membri sono restii a lasciare l’orbita del dollaro, distruggendo così il guscio delle istituzioni di Bretton Woods. Nella città russa di Ufa, quasi ai piedi degli Urali, si sono riuniti i vertici dei Paesi BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa e dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO), formata da Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Riguardo la cooperazione finanziaria, i Paesi BRICS hanno annunciato i dettagli della nuova banca di sviluppo, come pure dell’accordo sulle riserve di emergenza. Tuttavia, il modus operandi di entrambe le istituzioni rivela che non promuove il processo della de-dollarizzazione globale.(1) E i crediti della Nuova Banca di sviluppo dei BRICS sono indicati in dollari, e lo stesso accadrà alla liquidità prevista dall’accordo di contingenza delle riserve, che dovrà anche aver l’avallo(2) del Fondo monetario internazionale (FMI) per stabilizzare le bilance dei pagamenti dei BRICS(3). D’altra parte, la Cina mina, da sola, il dominio del dollaro attraverso la yuanizzazione dell’economia globale, stabilendo scambi di valuta (‘swap’) di natura bilaterale fra le banche centrali, sia mediante l’insediamento di banche di pagamento diretto (Banca di compensazione), che concedendo licenze per partecipare al Programma cinese per gli investitori istituzionali stranieri qualificati in Renminbi (RQFII), la “moneta del popolo” (‘RMB’) si fa strada.
Tuttavia, va notato che la Cina incoraggia lo yuan solo attraverso accordi bilaterali, sprecando così le straordinarie potenzialità delle istituzioni per il finanziamento delle infrastrutture, in maggioranza supportate dalle economie emergenti. Le operazioni di credito della Banca asiatica di investimento nelle infrastrutture (AIIB), il Fondo per la Via della Seta (‘Silk Road Fund‘) e la Nuova banca di sviluppo dei Paesi BRICS, avvengono tutte in dollari. Pertanto, se è vero che la quantità di risorse disponibili per le 3 istituzioni cinesi (240 miliardi) sfida il potere di FMI e Banca mondiale, allo stesso tempo supporta l’impero del dollaro, pietra angolare del sistema monetario internazionale fondato nel 1944. Nei BRICS lo slancio dello yuan è marginale. Fin qui alcun membro dei BRICS ha mostrato la volontà di partecipare alla RQFII. Solo dalla scorsa settimana, la Repubblica del Sud Africa è il primo membro dei Paesi BRICS a insediare una banca per i pagamenti diretti (‘banca di compensazione’) per facilitare le operazioni in yuan. Nel caso dell’India, vicinanza geografica e complementarità geo-economica con la Cina non incoraggiano il primo ministro Narendra Modi a chiedere un accordo di ‘scambio’ con la Banca del Popolo della Cina (PBOC), per proteggere il suo Paese dalla volatilità del dollaro. Perché c’è resistenza nel sostenere lo yuan? E cosa succede alla cooperazione nel blocco? Secondo il FMI, il PIL combinato dei BRICS ha raggiunto i 16900 miliardi (a prezzi correnti) nel 2014, importo che rappresenta più di un quarto (27%) del PIL mondiale. Anche se i loro tassi di accumulazione di capitale sono diminuiti, i Paesi BRICS hanno contribuito per metà alla crescita dell’economia mondiale nell’ultimo decennio. Tuttavia, questi record storici sono in contrasto con i bassi volumi di scambi ed investimenti tra i Paesi BRICS. Mentre le esportazioni dei Paesi BRICS (336 miliardi) costituiscono il 16 per cento delle esportazioni globali, il commercio di beni nel blocco rappresenta solo l’1,5% del totale globale. Lo stesso vale negli investimenti, fatta eccezione per il programma da svariati milioni di dollari lanciato dalla Cina, i flussi di capitali tra Brasile, Russia, India e Sud Africa sono scarsi, ammontando a meno del 5% del totale investito dai quattro Paesi, secondo l’archivio della conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD).
Contro questo scenario è necessario che i Paesi BRICS s’impegnino in 3 compiti fondamentali. Primo, i Paesi BRICS dovrebbero accelerare la costruzione di un’associazione economica integrale(4) approfondendo la cooperazione industriale, tecnologica, energia, finanziaria, ecc. Secondo, creare un’Area di libero scambio (FTA) dei BRICS sarebbe un passo decisivo rafforzando i legami economici tra i membri del blocco a cinque(5). In questo senso, la Cina dovrebbe aumentare le importazioni per ridurre gli squilibri commerciali(6). Terzo, infine, è urgente abbandonare l’orbita del dollaro. Se si crea un ‘paniere di valute’, promuoverebbe l’uso dello yuan(7) e i Paesi BRICS inizierebbero a sfidare l’egemonia della valuta nordamericana(8). In breve, se i Paesi BRICS non pongono ancora lo yuan al centro delle loro transazioni, sarà impossibile poi che le iniziative per il finanziamento delle infrastrutture (AIIB, Fondo della Via della Seta e Banca di sviluppo dei Paesi BRICS) sponsorizzate dalla Cina diventino le fondamenta di un sistema monetario multipolare.

BRICS_puzzle-090713-680x365Note
1 “BRICS and the Fiction of “De-Dollarization”“, Michel Chossudovsky, Global Research, 8 aprile 2015
2 “Los beneficiarios del fondo BRICS deberán atenerse a los consejos del FMI“, Sputnik, 9 luglio 2015
3 “The US still decides the future of capitalism, not the G20, and not the Brics nations“, Leo Panitch, The Guardian, 27 agosto 2014
4 “The Strategy for BRICS Economic Partnership“, Offical website of Russia’s Presidency in BRICS, luglio 2015
5 “‘BRICS Free Trade Zone’ being considered: Russia, The BRICS Post, 6 luglio 2015
6 “Xi pushes BRICS potential“, Chen Heying, The Global Times, 9 luglio 2015
7 “Ufa could be the yuan moment“, Jagannath Panda, The Hindu, 7 luglio 2015
8 “The Brics are building a challenge to western economic supremacy“, Radhika Desai, The Guardian, 2 aprile 2013

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.991 follower