La Russia ha “indurito” il confine meridionale, politicamente e militarmente

La Russia prevede d’invitare India, Pakistan e Iran nella Shanghai Cooperation Organization (SCO)
Saker 19 maggio 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraHard-armored-BellyCiò è discusso da molto tempo, ma questa volta è ufficiale: Sergej Lavrov ha appena dichiarato che al prossimo vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO) la Russia proporrà di avviare il processo di piena adesione dell’Iran insieme a India e Pakistan.
Promemoria, i seguenti Paesi attualmente aderiscono alla SCO: Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan; i seguenti Paesi sono attualmente “osservatori” e quindi possibili candidati: Afghanistan, India, Iran, Mongolia e Pakistan; mentre Bielorussia, Sri Lanka e Turchia sono “partner del dialogo”. La SCO del prossimo futuro quindi vedrà la piena adesione di Cina, India, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. (E’ anche importante ricordare che la SCO è un’organizzazione di sicurezza con forte componente militare. Mentre l’obiettivo principale è il coordinamento degli Stati aderenti nella lotta a terrorismo, separatismo ed estremismo, la SCO ha condotto una serie di esercitazioni militari. La SCO non è un’alleanza militare formale, ma i Paesi centrali aderiscono all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), ossia Russia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Molto rudemente si potrebbe dire che la SCO ha una funzione simile alla NATO, mentre la CSTO ha una funzione paragonabile a quella del Comando supremo delle potenze alleate in Europa (SHAPE). Questo confronto non va preso alla lettera, ma come in Europa possiamo osservare un’alleanza economica (Unione europea), un’alleanza di sicurezza politica (NATO) e un unico comando puramente militare (SHAPE), in Asia vediamo l’Unione economica eurasiatica (UEE) quale alleanza economica, la SCO quale organizzazione di sicurezza politica e la CSTO quale organizzazione puramente militare). Inutile dire che la Casa Bianca sia assolutamente inorridita da tutto ciò: non solo gli Stati Uniti sono sempre stati contrari alla creazione di SCO, CSTO e UEE, ma il consolidamento di queste organizzazioni è la vivida illustrazione della perdita d’influenza e potere degli Stati Uniti, che cercano di fermarli, di ostacolarne a chiunque l’adesione, e perfino di ignorarli, senza riuscirci: la SCO aumenta in alleati ed influenza.
Per chiarire, i BRICS ormai sono la minaccia aperta e diretta all’egemonia economica degli Stati Uniti sul pianeta. A Washington si rendono conto lentamente della gravità della minaccia che affronta l’ompero. Questi sviluppi mostrano anche il drammatico contrasto tra vie e scopi diplomatici statunitensi e russi. Mentre gli Stati Uniti favoriscono il classico metodo “divide et impera”, la Russia privilegia il metodo “unire e guidare” volto a riunire gli ex-nemici (come India e Pakistan o Cina e India) e costruirvi grandi coalizioni. La prospettiva dell’adesione dell’Iran alla SCO è vista da Washington come provocazione palese, uno schiaffo dell’imperatore, soprattutto mentre Stati Uniti e Arabia Saudita sono in guerra nello Yemen per isolare e “contenere” l’Iran (naturalmente “contenere” Russia, Cina e Iran allo stesso tempo non è un piano molto intelligente!) La risposta degli Stati Uniti è prevedibile: punire tutti gli interessati con il caos. Questa volta si tratta della piccolissima Macedonia, oggetto dell’aggressione statunitense (tramite i terroristi della CIA dell’UCK in Kosovo), con l’intenzione esplicita d’inviare a tutti il seguente messaggio: stare con la Russia costerà caro. Ci furono anche avvertimenti da analisti russi sui rischi sul SIIL in addestramento in Georgia o della ripresa della ribellione cecena, ma questa volta con il supporto diretto degli ucronazi. Lo Zio Sam apparentemente cerca di colpire la Russia nel suo “ventre molle”, ma tale piano non ha alcuna possibilità di successo perché tale ventre molle non esiste più.

Il mito del ventre molle della Russia
Tra i molti miti geopolitici vi era il famoso “ventre molle della Russia”. Ad essere onesti, c’era qualche verità, ma non molta. Oggi, tuttavia, è assolutamente falso. In realtà, i risultati combinati delle due guerre in Cecenia, guerra contro la Georgia, guerra civile in Ucraina, minaccia terroristica in Daghestan, insurrezione wahabita in Tagikistan e caos creato dagli statunitensi in Iraq hanno contribuito a definire e attuare la politica russa a lungo termine nel “blindare il ventre”. La prima manifestazione di questa politica è stata la decisione di ricorrere alla 201.ma Divisione fucilieri motorizzati in Tagikistan per sostenere la guardia di frontiera russo-tagica. Poi la divisione venne rinominata 201.ma Base riflettendone le capacità uniche.Oggi, subunità di questa base si trovano in 3 città del Tagikistan “coprendo” tutte le aree critiche. La 201.ma è, sotto qualsiasi aspetto, una forza formidabile, di gran lunga superiore a qualsiasi cosa si possa avere in Tagikistan o Afghanistan. Ma i russi sono andati avanti: recentemente hanno testato la capacità delle forze aeroportate russe di schierarsi nell’arco di alcune ore in Tagikistan: senza alcun preavviso, elementi della 98.ma Divisione Aeroportata furono messi in allerta e trasportati con tutti gli equipaggiamenti e le armi nel sud del Tagikistan. L’esercitazione fu specificamente condotta sotto l’egida delle Forze di Reazione Rapida della CSTO, volta a testare la capacità russa di proiezione di potenza sul confine tagico-afghano.
Attualmente, il dispositivo della sicurezza russa verso l’Afghanistan si basa sui seguenti livelli: in primo luogo, il mantenimento di un buon rapporto con la popolazione tagica nel nord dell’Afghanistan; quindi rafforzamento delle guardie di frontiera e delle forze armate tagiche fornendo istruttori ed equipaggiamenti; poi dispiegamento di truppe della guardia di frontiera russa insieme ai colleghi tagichi; infine mantenere un potente “pugno” da combattimento nella 201.ma Base ed essere pronti a rafforzarla con forze aeroportate ed elementi dell’aviazione. Di conseguenza, la Russia può schierare un gruppo da combattimento estremamente potente in 48 ore, quasi ovunque in Tagikistan. Un altro esempio del “ventre blindato della Russia” è la non meno formidabile 58.ma Armata in Cecenia, i cui recenti combattimenti includono la sconfitta dei wahabiti ceceni nel 2000 e delle forze armate georgiane nel 2008. La 58.ma Armata è una delle meglio addestrate ed equipaggiate dell’esercito russo. Ora può anche contare sul pieno appoggio delle forze cecene fedeli a Ramzan Kadyrov, al di là di ogni dubbio le forze meglio addestrate ed esperte nel Caucaso. Se i pazzi del SIIL cercassero mai di penetrare nel Caucaso (ad esempio attraverso la Georgia) incontrerebbero una forza militare estremamente potente, superiore a qualsiasi cosa Siria o Iraq possano schierare. Infine, vi è la flotta del Mar Nero, che nell’era sovietica era considerata la meno capace e, francamente, meno importante delle quattro flotte sovietiche (Nord, Pacifico, Baltico e Mar Nero in ordine di importanza). Ora, con la guerra civile in Ucraina e dopo la guerra in Georgia, il Mar Nero ha nuovamente acquisito nuova importanza, soprattutto come “Flotta della Crimea”. I funzionari russi hanno annunciato il notevole rafforzamento non solo delle forze in Crimea, ma anche della Flotta del Mar Nero. La soluzione scelta dalla Russia è la creazione in Crimea di un “raggruppamento militare” autonomo comprendente 96 formazioni ed unità e la cui attività riguarda non solo la tutela degli interessi russi nel Mar Nero e del Distretto Federale di Crimea, ma anche “affrontare minacce a lungo raggio nella zona marittima”. In altre parole: proiezione di potenza. La “fortezza” della Crimea, la Flotta del Mar Nero, la 58.ma Armata e la 201.ma Base fanno parte del nuovo ventre corazzato russo, pronto ad affrontare qualsiasi minaccia proveniente da sud.

Conclusione
Negli ultimi decenni la Russia ha investito enormi risorse nello sviluppo della politica multi-dimensionale verso Sud e Oriente. Sul piano politico, organizzazioni come SCO, CSTO e BRICS formano una rete di alleanze su cui la Russia può contare. Sul piano militare, la Russia ha posto dei “blocchi militari” sul fianco meridionale di Mar Nero, Caucaso e Asia Centrale, sviluppando la capacità d’inviarvi notevoli rinforzi. In effetti, la Russia ha creato un “cordone sanitario” per proteggersi dall’instabilità sul confine meridionale. Questa combinazione di misure politiche e militari ha dato alla Russia notevole flessibilità nel rispondere a qualsiasi crisi o minaccia.

csto_in_cis_map_risultatoLa guerra in Afghanistan si avvicina al confine del Tagikistan
Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation 19/05/2015

160412-news-csto-coordination-council-of-anti-drug-chiefs-meets-in-astanaLe forze aviotrasportate russe riassegnate al Tagikistan nell’ambito di un’ispezione a sorpresa dei contingenti della Forza di Reazione Rapida dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), svolgevano esercitazioni, secondo il Ministero della Difesa russo, per addestrarsi a “monitorare la situazione e condurre ricognizioni sulle vie di avvicinamento alle posizioni delle principali forze, presso campo Kharbmaidon”, ha detto il ministero. Le esercitazioni coinvolgevano i contingenti CSTO di Russia, Tagikistan, Bielorussia, Armenia, Kirghizistan e Kazakistan. Il CSTO è un gruppo di protezione regionale comprendente i sei Paesi suddetti. Più di 2500 soldati del CSTO partecipavano all’addestramento con circa 200 sistemi d’arma e 20 aerei da combattimento. 30 aerei dell’aviazione da trasporto militare avevano portato e poi ritirato personale ed equipaggiamenti nella zona dell’esercitazione. Il portavoce della CSTO Vladimir Zainetdinov ha detto, nella conferenza stampa del 18 maggio, che tutte le forze del CTSO hanno effettuato con successo le missioni assegnate durante le manovre. Era la prima volta che truppe russe, elementi della Forza di Reazione Rapida della CSTO, venivano trasportate da aerei da trasporto Il-76 usando i paracaduti speciali Arbalet-2. Le forze sono state inizialmente impiegate in Tagikistan, il 13-15 maggio, in reazione all’aggravarsi della situazione alla frontiera tagico-afghana. Il suono della battaglia si sentiva per tutta la settimana, mentre le forze di sicurezza afghane combattevano i taliban. Kabul ha detto che 12mila militari erano coinvolti nell’operazione. La guerra civile in Afghanistan si avvicinava ai confini del Tagikistan. I combattimenti si svolgevano nel distretto Imam Sahib, dove i taliban controllano una posizione sul fiume Panj. Operazioni sono in corso nella provincia di Kunduz da più di due settimane. Si sono avuti almeno un centinaio di combattimenti, con le forze di sicurezza che respingevano gli attacchi di taliban e Stato islamico. Finora non ci sono stati tentativi dei militanti di attraversare la frontiera, ma il loro numero cresce mentre si avvicinano al confine e i combattimenti continuano. Un funzionario di polizia di Kunduz, Said Sarwar Hussaini, non esclude la possibilità di un’operazione congiunta con il Tagikistan contro i terroristi nascosti nella fascia boschiva che divide i due Stati. Muhamad Umar Safi, governatore della provincia di Kunduz, ha detto che molti militanti che combattono le truppe governative provengono da Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Turchia e Caucaso settentrionale. Secondo lui, anche taliban pakistani operano nella zona. Hanno giurato fedeltà allo Stato islamico e alcuni appartengono ai gruppi Jamaat Ansorulla e Movimento Islamico dell’Uzbekistan (IMU), che cercano di sfondare in Asia centrale.
La situazione peggiora in Afghanistan. I combattimenti si spostano da sud a nord. I taliban controllano circa l’80% della provincia di Badakhshan, vicina alla regione autonoma del Gorno-Badakhshan nel Tagikistan orientale. Il ministro degli Interni dell’Afghanistan, Nur ul-Haq Ulumi, ha detto che 11 delle 34 province afghane sono gravemente minacciate, mentre nove affrontano una minaccia minore. Evidentemente tutte le assicurazioni di Washington sulla stabilizzazione della situazione nel Paese sono infondate. La missione creata 14 anni prima, con forze statunitensi schierate in Afghanistan, è fallita. Non importa che l’operazione Enduring Freedom giustificasse l’invio di truppe statunitensi ai confini della Comunità degli Stati Indipendenti. Gli Stati Uniti si sono concentrati sulle operazioni militari ignorando la necessità di sviluppare l’economia afghana. L’Afghanistan resta il Paese più povero del mondo. Il conflitto interetnico ed interreligioso s’è esacerbato. Non c’è unità nella classe politica. Il fattore religioso è una forza trainante della lotta armata. Inoltre, l’Afghanistan è il primo produttore mondiale di papavero. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, nel 2014 il Paese ha visto il maggiore raccolto di sempre. Dopo l’arrivo delle forze statunitensi nel Paese, la produzione del papavero è aumentata di 40 volte. Un quadro cupo emergeva il 12 maggio, quando William Brownfield, assistente del segretario di Stato per il Bureau of Internazional Narcotics and Law Enforcement Affairs, ha pubblicato i risultati sul consumo di droga in Afghanistan, rivelando che un afghano su nove è tossicodipendente. SGI Global ha guidato il team che ha condotto l’indagine nei distretti rurali e urbani dell’Afghanistan, completata nel 2014. Secondo il sondaggio, preparato nell’ambito della cooperazione tra i ministeri afgani e statunitensi, tre milioni di afghani usano droghe, e di questi, 1,4 milioni sono tossicodipendenti.
In realtà, gli Stati Uniti usano la propria presenza in Afghanistan per fare pressioni su altri Stati, in particolare Russia e Asia centrale. Nel 2014 la NATO trasferì la responsabilità formale della sicurezza della nazione alle forze afghane. Da allora grandi formazioni di militanti si sono diretti verso il confine con il Tagikistan. La leadership del Badakhshan già lamenta la negligenze del governo centrale verso la sicurezza della provincia. Se Kabul non prenderà misure urgenti, la provincia sarà sotto il controllo dell’opposizione armata. C’è motivo di credere che lo scenario in cui lo Stato islamico occupa ampio territorio iracheno possa ripetersi. Dushanbe lo sa bene. Aumenta la sicurezza nelle zone di confine. Agli stranieri è vietato visitare la regione autonoma del Gorno-Badakhshan. La Collective Security Treaty Organization monitora la situazione pronta a reagire e la Russia ha schierato nella zona elicotteri da trasporto Mi-8, alcuni in versione cannoniera, così come cannoniere ad ala rotante Mi-24 e droni Forpost. La sicurezza regionale e la situazione in Afghanistan saranno seguite dalla Collective Security Treaty Organization. La prossima riunione del Comitato dei Segretari per la Sicurezza della Collective Security Treaty Organization (CSTO) si svolgerà nella città tagika di Khujand, il 20 maggio.

£¨ºÍƽʹÃü¡ª2014£©£¨6£©¡°ºÍƽʹÃü¡ª2014¡±ÁªºÏ·´¿Ö¾üÊÂÑÝÏ°Õýʽ¿ªÊ¼La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Successo russo

Jacques Sapir Russeurope 17 maggio 2015CE27qjWWIAIBvqW.jpg largeE’ interessante notare che oggi un numero crescente di commentatori parli di “Vittoria di Putin”. In ogni caso, è indiscutibile che la Russia raccolga successi. E sembra che sia un risultato certamente indiretto delle manifestazioni del 9 maggio, ma anche una considerazione della totale inefficacia delle sanzioni economiche e dell’inefficacia attuale delle sanzioni finanziarie contro la Russia.

Una vittoria diplomatica?
Dal punto di vista diplomatico, la recente visita del segretario di Stato USA John Kerry a Sochi ,il 12 maggio, ha fatto sì che Obama abbia preso atto del fallimento dell’isolamento politico della Russia. Non solo tale politica non ha né rallentato né destabilizzato la politica russa, ma ha anche rafforzato i legami del Paese con Cina e India. Anche in Europa, la presenza di capi di Stato alle cerimonie del 9 maggio è stata significativa. La presenza a Mosca per il 70° anniversario della vittoria sul nazismo dei presidenti di Bosnia, Macedonia e anche Serbia (le cui truppe hanno marciato sulla Piazza Rossa), Repubblica ceca e Slovacchia, mostra che nei Balcani, e non solo, gli amici della Russia siano molti. Si segnala inoltre che a luglio i Paesi dell’Unione europea voteranno di nuovo sulle “sanzioni” alla Russia. L’opposizione di Grecia e Cipro, che potrebbe essere sostenuta da Ungheria e Slovacchia, di fatto porrebbe fine a tali sanzioni approvate all’unanimità dall’UE. Notiamo anche che i governi russo e cinese si concedono il lusso di esercitazioni navali congiunte nel Mar Egeo e Mar Nero ai primi di maggio 2015. Ciò ovviamente ricorda che non solo Stati Uniti e NATO possono “mostrare i muscoli” nella regione. La visita di John Kerry era dedicata all’Ucraina, dove per la prima volta il segretario di Stato ha riconosciuto la validità dell’accordo di Minsk e si è impegnato a farla rispettare dagli ucraini, e sull’Iran, dove Obama ha un disperato bisogno della Russia per raggiungere un accordo. Significativamente, la questione della Crimea non è stata menzionata [1]. Non è senza ironia che l’incontro si sia svolto a Sochi, la città dei Giochi Olimpici Invernali del 2014 che segnò l’inizio del gelo tra alcuni Paesi occidentali e la Russia, e soprattutto l’avvio della crisi ucraina. È altrettanto significativo che il presidente statunitense si ritrovi postulante da Vladimir Putin. Ciò chiarisce in modo interessante il cosiddetto “isolamento” in cui si afferma si trovi la Russia. Si noti, infine, che lo stato disastroso dell’economia ucraina è ora un vero problema per Stati Uniti ed Unione Europea. Il sostegno politico al governo di Poroshenko si tradurrà in sostegno economico, in gran parte a fondo perduto. In diverse cancellerie si fanno i conti e, ovviamente, il costo si rivela troppo salato per molti Paesi.

Una vittoria economica
Questa vittoria diplomatica Putin la deve anche alla resistenza dell’economia russa a “sanzioni” e varie manovre destabilizzanti. La decisione annunciata ufficialmente il 14 maggio dalla Banca centrale di Russia di riprendere l’acquisto di valute estere sul mercato dei cambi, conferma che la Russia controlla le questioni finanziarie e monetarie. Ora, la questione non era frenare il deprezzamento del rublo, ma al contrario frenarne l’apprezzamento e stabilizzarne il tasso di cambio a circa 50 rubli per 1 USD. Dopo l’episodio speculativo del dicembre 2014, il rublo ha iniziato ad apprezzare rapidamente nel febbraio 2015 e ha raggiunto negli ultimi giorni il cambio di 50 rubli per 1 USD, che sembra sia il livello che la BCR intende preservare. Perciò ha annunciato che acquisterà valuta estera (principalmente dollari) sul mercato dei cambi, un modo di comunicare formalmente di cercare di difendere un cambio intorno a 50/1. Questa decisione è comprensibile se si guarda all’evoluzione del tasso di cambio reale del rublo (il tasso nominale deflazionato dall’inflazione). Questo tasso era probabilmente sopravvalutato del 10-15% nel dicembre 2013. Pertanto, prima della svolta drammatica della crisi in Ucraina, la BCR aveva lasciato sfuggire il tasso di cambio. Quest’ultimo è stato poi stabilizzato tra il livello precedente (al netto dell’inflazione) e il livello che può essere considerato ottimale dal punto di vista economico (sempre al netto dell’inflazione). Scegliendo un tasso di riferimento di 50 rubli per 1 dollaro, la BCR quindi lascia un buon margine in caso di persistenza dell’inflazione.

Grafico 1
Evoluzione del tasso di cambio di rubloA-Gr1TdC-copieFonte: Banca Centrale della Russia e CEMI-EHESS

Questa politica assicura quindi che i prodotti russi siano più competitivi sul mercato interno, ma anche sui mercati di esportazione. La produzione industriale dipende dalle esportazioni russe (nel settore aerospaziale e degli armamenti), ma la crescita è soprattutto sul mercato interno, dove il principale indicatore della competitività dei produttori “russi” rimane il livello del tasso di cambio. Ora capiamo la grande sensibilità dell’economia e produzione russe ai tassi di cambio. Questa sensibilità è espressa dagli effetti del volume della produzione (in particolare per l’esportazione, ma non solo), e anche dal tasso di fusione delle società russe “basate in Russia” (soprattutto nel mercato interno). E’ noto che la contrazione della crescita nel primo trimestre del 2015 è stata inferiore a quanto previsto dal governo russo. La Russia dovrebbe tornare a crescere nel terzo trimestre 2015. Inoltre, il fatto che la Banca Centrale di Russia abbia acquistato valuta estera equivale a iniettare rubli nell’economia. L’annuncio ufficiale dovrebbe essere interpretato come un segnale della politica monetaria. Quest’ultima, anche se avrà ancora aspetti restrittivi sulla politica dei tassi, dovrebbe effettivamente avere una prospettiva più lassista sull’influenza quantitativa del mercato. Ciò significa anche che, in assenza (possiamo sperare temporanea) di importanti riforme strutturali del sistema bancario russo, le autorità della Banca Centrale si baseranno su gli utili realizzati dalle società (PMI essenzialmente) per stimolare gli investimenti. E questo è un altro motivo che probabilmente ha portato ad adottare un tasso di cambio deprezzato verso quei bisogni dell’industria che tecnicamente implicherebbero.

Politica energetica
Ma la vittoria della Russia può anche verificarsi in un altro campo, la questione dei gasdotti e della politica energetica in Europa. Vari indicatori mostrano oggi le “manovre” nell’industria dell’energia che si svolgono in Europa. Tali “manovre” implicano, naturalmente, la Russia. Due importanti progetti sono spirati alla fine del 2014. Il primo era sostenuto dalla Russia, la pipeline (e gasdotto) “South Stream” che aveva lo scopo di bypassare l’Ucraina e rifornire Europa del sud e Balcani. Si può dire che l’Unione europea si sia opposta al progetto, la cui credibilità era molto più importante del progetto da essa proposto, il gasdotto “Nabucco” mai decollato. L’Unione europea ha aumentato la pressione su Romania e Bulgaria. In risposta, la Russia ha deciso di cancellare il “South Stream“. Si potrebbe quindi considerarlo un fallimento russo, ma la realtà è diversa. Nel suo formato originale “South Stream” era un progetto estremamente costoso e sarebbe stato vantaggioso solo con il transito di enormi quantità di gas. Tuttavia, dati i progettati gasdotti verso la Cina e gli accordi tra Gazprom, la società del gas russo, e il governo cinese, è chiaro che la Russia non avrebbe abbastanza gas per europei e cinesi, almeno non nelle quantità previste per “South Stream“. In realtà, la rapidità della decisione della Russia lo dimostra, gli ostacoli posti sulla via della “South Stream” sono stati un meraviglioso pretesto per Putin di annullare un progetto divenuto imbarazzante. Era l’Unione europea che se ne privava. Anche se aveva moltiplicato gli ostacoli e creato numerose procedure contro il “South Stream“, ha scoperto che la sua scomparsa lascia un vuoto enorme nelle forniture energetiche per l’Europa meridionale. Soprattutto perché ha posto fine a un progetto, anche se un po’ fumoso, in cui aveva riposto grandi speranze: lo sviluppo massiccio del gas (e petrolio) di scisto. Sappiamo che lo sfruttamento di gas e petrolio di scisto è stato presentato come alternativa alla fornitura di gas (e petrolio) dalla Russia. Ma diversi fattori hanno affondato tale sogno. In primo luogo, i giacimenti appaiono molto più piccoli e molto più profondi di quanto originariamente previsto. Ciò implica un costo di estrazione più elevato, molto più che negli Stati Uniti. Poi, il calo del prezzo del petrolio (e gas) rende lo sfruttamento degli idrocarburi di scisto non redditizio, anche negli Stati Uniti. Sembra che, in media, ci voglia un prezzo di 80 dollari al barile di petrolio per rendere l’operazione redditizia negli Stati Uniti e probabilmente tra i 95 e i 105 dollari in Europa. Ma il prezzo del petrolio, anche se ha recuperato leggermente (circa 60 dollari al barile per il WTI e 67-68 dollari per il BRENT) non supererà i 70-75 dollari alla fine dell’anno. Si esce quindi dal sogno dell’indipendenza energetica (di Europa e Stati Uniti) tornando al punto di partenza. Ci troviamo in una situazione in cui, sorpresa delle sorprese, i russi tirano fuori un nuovo progetto, derivante da un gasdotto esistente in Turchia (il “Blue Stream“) che unendosi al gasdotto TransAnatolia attraverserà il Bosforo e potrebbe, se necessario, puntare a Macedonia e Serbia per rifornire Ungheria, Slovacchia, Austria e Italia, o tramite il progettato gasdotto tra Grecia e Italia (attraverso lo Stretto di Otranto) rifornire direttamente l’Italia. Questo progetto è molto meno costoso del defunto “South Stream“, dai volumi ben più piccoli, ma potrebbe attivarsi nel giro di due anni.

Geopolitica “russa”
Scopriamo che le relazioni tra Russia e Turchia sono in ultima analisi migliori di quanto pensato. La Russia è pronta ad aumentare i rifornimenti di gas alla Turchia e anche costruirvi centrali nucleari. Quanto a Erdogan non è dispiaciuto nel fare questo affronto all’Unione europea che lo snobba e a mostrare buone intenzioni verso il nuovo governo greco. La Grecia, come è noto, è in conflitto con le istituzioni europee, in particolare la Banca centrale europea e l’Eurogruppo. Senza un accordo, già avviato in modo pessimo [2], la Grecia sarà costretta al default sul debito sovrano e a rischiare di lasciare la zona euro. Tuttavia, il nuovo gasdotto sarebbe molto vantaggioso sia per le royalties che apporterebbe al bilancio greco, ma anche per la fornitura di energia a basso costo, fattore importante se si pone nella prospettiva di un’uscita dall’euro e della necessità di ricostruire il potenziale industriale greco. Del resto il progetto del gasdotto permette ai governi greco e russo di discutere la possibile adesione della Grecia ai BRICS. L’adesione avrebbe influenze geopolitiche ed economiche e, tra l’altro, la Grecia avrebbe prestiti dal Fondo di stabilizzazione monetaria che i BRICS hanno creato nel 2014. Si scopre che, pensando che la Russia avesse subito una battuta d’arresto con la fine del “South Stream“, in realtà l’Unione europea n’è rimane imbarazzata economicamente e politicamente.

L’importanza della Russia in Europa
Il progetto di gasdotto presentato dalla Russia molto probabilmente sarà realizzato. Ma mentre avrebbe potuto essere l’occasione di riunire i Paesi europei, ne sarà invece simbolo di divisione. Ciò è dovuto all’atteggiamento di Unione europea e Stati Uniti. Bruxelles può lamentarsi della politica russa che cerca di rifornire i Paesi amici in Europa, ma questo è perfettamente normale. Il gioco della divisione è stato voluto dall’Unione europea, anche se oggi nota con amarezza che la Russia ha più divisioni. In tale contesto, la politica di Hollande appare particolarmente imbarazzante.

rtx1c8dx[1] DM Herszenhorn, Vittoria diplomatica e affermazione di Putin, New York Times, 15 maggio 2015
[2] Bloomberg

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo incubo degli USA: India, Cina e Russia

Svobodnaja Pressa RBTH 15 maggio 2015

La Russia avidamente spera nel riavvicinamento tra India e Cina, dopo la visita di alto profilo del primo ministro indiano Narendra Modi in Cina. Se le tensioni politiche tra India e Cina diminuiscono Russia, India e Cina (RIC) insieme inizieranno ad essere il motore economico e strategico del mondo, preoccupando gli Stati Uniti.modi-xi-759Il primo ministro indiano Narendra Modi s’è recato in Cina il 14 maggio per i negoziati con il Presidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping. Nell’ambito della visita, Modi spera in una svolta nei rapporti con la Cina, finora ostacolata da disputa di confine e rivendicazioni territoriali. A giudicare dagli indicatori indiretti, la visita potrebbe essere la svolta nelle relazioni tra New Delhi e Pechino. Il programma della visita di Modi in Cina sarà tale che il primo ministro indiano sarà ricevuto dai massimi funzionari cinesi. Rompendo il protocollo, il presidente cinese s’è recato nella città natale di Xian, incontrando personalmente Modi non solo per un vertice durato più di 90 minuti, ma anche per un tour informale nei principali siti storici buddisti di Xian. È la prima volta che Xi riceve un leader fuori Pechino. Il gesto è visto come un serio tentativo di ridurre le differenze e “rafforzare la fiducia” tra i due Paesi. Il Presidente Xi risponde al gesto simile di Modi quando visitò l’India nel settembre scorso. Modi aveva ricevuto Xi nella sua nativa Ahmadabad. Il primo ministro indiano era a Pechino per incontrare il premier cinese Li Keqiang. La sua visita si conclude con un viaggio a Shanghai dove la delegazione indiana avrà dei negoziati con i rappresentanti degli ambienti economici cinesi. Per la Russia, il riavvicinamento tra India e Cina è una questione di fondamentale importanza. Per molto tempo, il concetto di triangolo strategico tra Russia, Cina e India è esistito, ma fino a poco prima non appariva particolarmente redditizio. Il RIC, come gruppo, è stato soprattutto un forum economico, senza molto da mostrare in termini strategici. Il conflitto tra Cina e India sui confini è irrisolto e sembra intrattabile. Con questa visita è probabile che alcune questioni saranno risolte e le difficoltà principali nell’integrazione economica dell’Eurasia potrebbero essere risolte. Ciò significa che Mosca dispone di nuove opportunità in Oriente. In questo contesto, la conversazione telefonica tra il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro indiano, il giorno prima della visita in Cina, è significativa. Secondo il servizio stampa del Cremlino, e un tweet di Modi, il primo ministro indiano ha confermato la partecipazione al prossimo vertice BRICS di luglio e al vertice della Shanghai Cooperation Organization a Ufa. Ha anche discusso con il Presidente su varie questioni russe connesse all’espansione del partenariato strategico e privilegiato russo-indiano. La settimana scorsa, Putin ha ricevuto il presidente cinese Xi a Mosca, dove più di 30 accordi sono stati firmati dai due leader.(FOCUS)CHINA-XI'AN-INDIAN PM-MODI-VISITING (CN)Svobodnaja Pressa (SP): Cosa significa il riavvicinamento tra i due giganti economici asiatici per la Russia?
“L’idea di un triangolo russo, cinese e indiano fu avanzato da Evgenij Primakov, alla fine degli anni ’90”, ha detto Aleksej Maslov, direttore del Centro di ricerca strategica sulla Cina presso l’Università russa dell’Amicizia dei Popoli e a capo del Dipartimento di Studi Orientali presso la Scuola Superiore di Economia. “Ma allora si pensava che la Russia avrebbe giocato un ruolo di primo piano nel ‘triangolo’. Ora è chiaro che la Cina avrà questo ruolo, cambiando l’intera situazione”, ha detto. “Bisogna capire che il rafforzamento del triangolo avverrà secondo il concetto cinese di nuova ‘Grande Via della Seta’. In altre parole, la Cina unirà i Paesi secondo un comune interesse, soprattutto economico”.

SP: In particolare quali progetti potrebbero unire India, Cina e Russia?
“Prima di tutto è il passaggio alle transazioni in valuta comune. È chiaro che tale valuta non apparirà domani, ma nel migliore dei casi tra 5-6 anni. È un progetto molto interessante. Inoltre, i nostri tre Paesi possono introdurre un sistema commerciale preferenziale e creare società miste. Probabilmente possiamo sviluppare rotte ferroviarie e aree commerciali comuni. In sostanza, oggi la Cina crea una nuova realtà politica, ed è Pechino che la controlla. Molto dipende da quanto efficacemente la Cina normalizzerà le relazioni con l’India. Non è facile considerando le rivendicazioni territoriali e il conflitto che causano, apparsi nelle precedenti trattative indiano-cinesi”.

SP: Pensa che Pechino ci riesca?
“Mi aspetto che la visita Modi concluda un accordo che congeli le dispute territoriali. Penso che la Cina adotterà misure economiche per dare all’India credito per sviluppare la propria industria. Devo dire che oggi l’India è un concorrente naturale della Cina per costi di produzione. E’ possibile che la Cina individui alcune imprese in India. Nel prossimo futuro inizieranno i lavori degli investimenti cinesi in strade e ferrovie nel nord dell’India. In sostanza, nel quadro del progetto Grande Via della Seta, Pechino spera di aver il controllo su un vasto territorio, dal Sud-Est asiatico al Caucaso. Questo concetto implica integrazione economica, cooperazione finanziaria e politica, logistica e infrastrutture comuni. Per ora questo concetto comprende i territori della Cina, più i Paesi vicini come le repubbliche dell’Asia centrale e i Paesi del sud-est asiatico. La Russia non l’ha ancora sottoscritto, ma ha detto che è pronta alla cooperazione nel quadro delle due unioni; la Via della Seta e l’Unione economica eurasiatica. (L’India non aderirebbe al progetto di Via della Seta)”.

SP: Si può dire che in questa situazione, sia particolarmente vantaggioso per la Russia volgersi a Est?
“Allo stato attuale, la Russia è il maggiore Paese che sostiene la “politica espansionistica della Cina”, rafforzando le nostre posizioni politiche ed economiche. D’altra parte, una serie di rischi e conflitti possono sorgere in futuro, che potranno essere risolti solo se la Russia potrà coinvolgervi ugualmente occidente e Oriente”, ha detto Maslov. “Tra Pechino e New Delhi c’è una disputa territoriale, derivante dalla (prima) guerra di confine sino-indiana nel 1962, che si concluse con la sconfitta dell’India”, osserva Andrej Ostrovskij, vicedirettore dell’Istituto di Studi Estremo Orientali, e membro dell’Associazione europea dei sinologi. “Come risultato, l’India ora occupa una parte del territorio cinese, nello Stato di Arunachal Pradesh, e la Cina una parte del territorio indiano, l’altopiano di Aksai Chin. Fino a quando tali dispute territoriali non saranno risolte, avere normali relazioni tra i due Paesi sarà piuttosto difficile. Tuttavia, questi problemi possono essere risolti a poco a poco, attraverso i negoziati. Prendiamo ad esempio le relazioni Russia-Cina. Nel 1964, quando Mao Zedong per la prima volta sollevò la questione del destino di 1,5 milioni di chilometri quadrati che la Russia zarista aveva preso alla Cina, il problema era ben lungi dall’essere risolto. Tuttavia nel 2004, 40 anni dopo, fu effettuata la demarcazione definitiva del confine russo-cinese. Data la buona volontà di entrambe le parti, i Paesi poterono perfettamente risolvere le questioni di confine. Non appena Cina e India risolveranno le loro dispute territoriali, tutte le altre questioni politiche saranno immediatamente risolte. Va detto che la soluzione del problema di confine è attesa da tempo, mentre i legami economici tra India e Cina si sviluppano molto rapidamente. Il volume del commercio estero India-Cina è paragonabile al volume degli scambi della Russia con la Cina, circa 100 miliardi di dollari. La cosa importante è che i problemi tra India e Cina saranno affrontati non solo nel formato BRICS ma anche nell’ambito della Shanghai Cooperation Organization (SCO), in cui la Russia ha un ruolo importante. Come sappiamo, Nuova Delhi ha presentato domanda di adesione alla SCO ed è del tutto possibile che durante il vertice SCO a Ufa, a luglio, sarà approvata la richiesta dell’India”.

SP: Che cosa costituiscono gli interessi economici comuni di India e Cina?
“Di particolare interesse sono i mercati di entrambi i Paesi, che sono enormi. Infatti, quasi tutta la produzione in surplus di cui la Cina è capace può essere venduta all’India, e viceversa. Inoltre, ci sono anche prodotti e servizi esclusivi dell’India o della Cina. In India sono prima di tutto i servizi di informazione e software, mentre la Cina spera di costruirvi una rete ferroviaria ad alta velocità”.

SP: Qual è il posto della Russia in queste due economie?
“Il nostro posto nell’economia cinese emerge dai 32 accordi firmati dal Presidente Xi durante la visita di maggio a Mosca. Secondo questi accordi, la Cina investirà nel nostro programma di sviluppo delle infrastrutture. Oltre alla ferrovia ad alta velocità da Mosca a Pechino, che sarà costruita nel 2023, abbiamo progetti infrastrutturali comuni in Asia, come ad esempio la costruzione della linea ferroviaria Kyzyl-Kuragino e il porto in Estremo Oriente. Inoltre la Cina fornisce alla Russia credito. Noi invece forniremo gas alla Cina per la via occidentale, così come 100 velivoli Sukhoj Superjet. L’India anche è interessata al gas russo. Il Paese è enorme e non dispone di risorse energetiche sufficienti. Sì, esistono problemi nell’organizzare la fornitura di gas, per esempio per il terreno difficile. Tuttavia, come i cinesi dimostrano con la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità per il Tibet, ciò non è insormontabile”, ha detto Ostrovskij.new-railway_0909Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché piangevo per la parata russa

F. William Engdahl New Eastern Outlook 13/05/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

standard V Putin kremlin websiteQualcosa di straordinario non solo ha avuto luogo in Russia ma potrebbe avvicinare il nostro turbato mondo con un passo importante alla pace e allontanarlo dall’incombente nuova guerra mondiale. Di tutte le cose improbabili, ciò che è accaduto è stata la commemorazione nazionale russa dei 27, forse 30 milioni, di cittadini sovietici mai tornati dalla seconda guerra mondiale. Eppure, ciò che può essere descritto solo come spirituale, gli eventi del 9 Maggio, Giorno della Vittoria sul nazismo, svoltisi in tutta la Russia, ha trasceso il mero giorno della memoria del 70° anniversario della fine della seconda guerra mondiale nel 1945. E’ stato possibile vedervi emergere lo spirito degli eventi attuali, diverso da tutto ciò che l’autore abbia mai visto prima.
La manifestazione è stata straordinaria sotto ogni aspetto. C’era la sensazione, in tutti i partecipanti, di plasmare la storia in modo ineffabile. Non era il solito 9 Maggio per illustrare la forza militare della Russia. Sì, era caratterizzato dalla parata dei mezzi militari più avanzati della Russia, tra cui gli impressionanti nuovi carri armati T-14 Armata, i sistemi antimissile S-400 e gli avanzati jet da combattimento Sukhoj Su-35. E’ stato davvero impressionante vederli. La parte militare della manifestazione ha anche visto per la prima volta i soldati d’élite dell’Esercito di Liberazione Popolare della Cina marciare in formazione con i soldati russi, che di per sé dovrebbe far rabbrividire i falchi neoconservatori di UE e Washington, se avessero una spina dorsale da far rabbrividire. L’alleanza tra le due grandi potenze eurasiatiche, Russia e Cina, evolve a velocità fulminea in una nuova che cambierà la dinamica economica del nostro mondo da debito, depressione e guerre a crescente prosperità generale e sviluppo, se saremo abbastanza seri da contribuirvi. Durante la visita, il presidente cinese Xi oltre ad onorare in modo ben visibile la manifestazione della Vittoria russa e il suo significato per la Cina, ha incontrato separatamente Vladimir Putin e deciso che l’emergente Nuova Via della Seta del grande programma ferroviario ad alta velocità della Cina s’integrerà nella pianificazione e in altri aspetti dell’Unione economica eurasiatica formata da Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia con diversi possibili candidati in attesa. Se può sembrare un passo ovvio, non era affatto certo finora. I due grandi Paesi eurasiatici ora hanno cementato gli enormi accordi su petrolio e gas, commerciali e di cooperazione militare, volti ad integrare pienamente le infrastrutture economiche. In seguito all’incontro con Xi, Putin ha detto alla stampa, “L’integrazione dei progetti eurasiatici Unione economica e Via della Seta significa raggiunge un nuovo livello di collaborazione implicante uno spazio economico comune continentale”. Il peggior incubo geopolitico di Zbigniew Brzezinski si compie, grazie alla stupida e miope strategia geopolitica di Brzezinski e della fazione guerrafondaia di Washington che ha chiarito a Pechino e Mosca che la loro unica speranza di sviluppo nazionale e libertà dai dettami dell’unica superpotenza Washington-Wall Street sia costruire un spazio monetario ed economico indipendente dal mondo del dollaro.

La sfilata del Bene
Ma la parte più straordinaria delle manifestazioni della lunga giornata, non è stato lo spettacolo del materiale militare in un momento in cui la NATO non solo fa tintinnare le sciabole contro la Russia, ma interviene militarmente in Ucraina per trascinare la Russia in una sorta guerra. Qual che è stato straordinario il 9 Maggio, alla Parata del Giorno della Vittoria, era la marcia del ricordo dei cittadini, un corteo simbolico conosciuto come marcia del Reggimento Immortale, una processione dalle strade di Mosca alla famosa e molto bella Piazza Rossa. La piazza, contrariamente alla credenza di molti occidentali, non si chiama così dal “Rosso” del bolscevichi, ma per opera dello zar Aleksej Mikhajlovich di metà 17° secolo, usando una parola russa che ora significa rosso. La parate del Reggimento Immortale avrebbe interessato dodici milioni di russi in tutta la Russia, contemporaneamente da Vladivostock a San Pietroburgo, passando per Sebastopoli nell’attuale Crimea russa. In un clima di rispetto e quiete, circa trecentomila russi, la maggior parte con foto o ritratti dei familiari mai tornati dalla guerra, camminavano nella bella e soleggiata giornata di primavera nel centro di Mosca, nella Piazza Rossa dove si trova la residenza del presidente, il famoso Cremlino. Vedere i volti di migliaia e migliaia di russi ordinari camminare, l’ottimismo sul loro futuro dai loro volti raggianti, giovani e anziani, veterani della Grande Guerra Patriottica, come è nota ai russi, hanno spinto l’autore a piangere in silenzio. Ciò che trasmettevano sorrisi e occhi di migliaia di manifestanti non era uno sguardo al passato, al dolore per gli orrori di quella guerra. Piuttosto, ciò che vidi così chiaramente nel corteo era il gesto di amorevole rispetto e gratitudine per coloro che diedero la vita affinché la Russia di oggi rinasca nuovamente, guardando al futuro e al centro dell’unica alternativa alla dittatura mondiale del Dominio a spettro totale del Pentagono e del sistema del dollaro che strangola con debito e frode. L’intera nazione russa emanava la sensazione di essere nel giusto e vittoriosa. Pochi popoli lo sono nell’odierno mondo. Quando le telecamere si avvicinarono al Presidente Vladimir Putin, anch’egli nella marcia, camminava libero tra migliaia di cittadini, con una foto del defunto padre che aveva combattuto in guerra e gravemente ferito nel 1942. Putin era circondato non da limousine blindate come ogni presidente degli Stati Uniti dall’assassinio di Kennedy, nel 1963, sempre che abbiano il coraggio di avvicinarsi a una folla. C’erano tre o quattro persone della sicurezza presidenziale vicino Putin, ma migliaia di russi ordinari a portata di mano di uno dei più influenti leader del mondo attuale. Non appariva alcun clima di paura.jxFiAPt11m7TWCRaCAQMCAEGrGWxchKhLe mie lacrime
Le mie lacrime vedendo i manifestanti silenziosi e Putin tra loro, sono la reazione inconscia di ciò che, a pensarci bene, era comprendere personalmente quanto oggi sia remota una qualsiasi cosa del genere nel mio Paese, gli Stati Uniti d’America, dalla marcia commemorativa in pace e serenità. Non ci sono state marce della “vittoria” dopo che le truppe USA hanno distrutto l’Iraq; l’Afghanistan o la Libia. Gli statunitensi oggi non hanno altro che guerre di morte e distruzione da commemorare e veterani che ritornano con traumi e avvelenamenti da radiazioni ignorati dal proprio governo. La trasformazione degli USA è avvenuta nei 70 anni dalla fine della guerra, una guerra in cui noi statunitensi e i russi, l’Unione Sovietica naturalmente, combatterono assieme per sconfiggere Hitler e il Terzo Reich. Oggi il governo degli Stati Uniti è schierato con i neo-nazisti in Ucraina per provocare la Russia. Ho riflettuto su quanto i miei connazionali siano cambiati in questi pochi decenni. Dalla nazione più prospera del mondo, centro di invenzione, innovazione, tecnologia, benessere, nel giro di settant’anni è riuscita a farsi rovinare da un branco di stupidi e ricchissimi oligarchi come Rockefeller, Gates, Buffett e loro accoliti della dinastia Bush. Tali oligarchi narcisisti non badano per nulla alla grandezza del popolo statunitense, ma lo vedono come mera base da cui realizzare il loro malato sogno di dominio mondiale. E lasciamo che ciò accada.
Vi svelo un segreto che ho scoperto di recente. Gli oligarchi statunitensi non sono onnipotenti; non sono certo i nuovi Illuminati come certuni cercano di convincerci. Non sono onniscienti. La fanno franca con i loro crimini perché glielo permettiamo. Siamo ipnotizzati dalla loro aura di potere. Eppure se accusassimo i vertici chiaramente e apertamente, “Questi stupidi aspiranti imperatori non hanno vestiti!”, il loro potere evaporerebbe come zucchero filato nell’acqua calda. Ciò li terrorizza. Ecco perché impiegano le Forze Armate degli Stati Uniti in Texas per organizzare esercitazioni contro i cittadini degli Stati Uniti; perché stracciano Costituzione e Carta dei Diritti dall’11 settembre; perché hanno creato il Department of Homeland Security e cercano di spaventare i cittadini per vaccinarli sull’Ebola o altro; perché cercano disperatamente di controllare la libera espressione delle idee politiche su Internet. Ora, quando rifletto sul vero stato degli USA oggi rispetto alla Russia, piango. Oggi l’economia degli Stati Uniti è in rovina, “globalizzata” dalle aziende mondiali di Fortune 500 e dalle banche di Wall Street. La loro industria affidata a Cina, Messico, e anche Russia negli ultimi 25 anni. L’investimento nella formazione dei nostri giovani è diventato uno scherzo politicamente corretto di cattivo gusto. Gli studenti universitari devono sprofondare nei debiti con le banche private, 1000 miliardi di dollari oggi, per avere un pezzo di carta chiamato laurea con cui cercare lavori inesistenti. Il governo di Washington è un bugiardo compulsivo che mente sul vero stato dell’economia da quando Lyndon Johnson, durante la guerra del Vietnam, ordinò ai dipartimenti Commercio e Lavoro di falsificare i dati per nascondere la stagnazione economica interna. Le conseguenze, seguite da tutti i presidenti, è che viviamo in un mondo fiabesco i cui i media mainstream ci dicono che siamo nel “sesto anno di ripresa economica” e abbiamo una mera disoccupazione del 5,4%. La realtà è che oltre il 23% degli statunitensi oggi è disoccupato, ma con accorti trucchi scompaiono dalle statistiche. Circa 93 milioni di statunitensi non hanno un lavoro regolare. Non è colpa di Obama o Bush, Clinton, Bush, Reagan o Jimmy Carter. E’ colpa nostra perché eravamo passivi; gli abbiamo dato il potere perché non crediamo in noi. Lasciamo ai miliardari decidere per noi chi sarà il nostro Presidente e Congresso, perché non crediamo di esserne degni. Per lo stesso motivo, i russi oggi, tra le sanzioni occidentali della brutale guerra economica e finanziaria e con una guerra della NATO in Ucraina che ha creato oltre un milione di profughi ucraini russofoni in Russia, fuggiti al sicuro nonostante la demonizzazione dei media occidentali del loro Paese, trasudano nuovo ottimismo sul loro futuro. Ciò che rende Vladimir Putin così straordinariamente popolare, con un’approvazione oltre l’83%, è che agisce sapendo di rappresentare l’anima russa secondo cui il popolo è buono, è corretto, è giusto, come lo è la stragrande maggioranza dei russi oggi. Ciò era nettamente visibile sui volti dei manifestanti del 9 Maggio. Si poteva sentire ciò che Putin sul podio dell’oratore sentiva quando guardava all’immensa folla. Era chiaro quando il Ministro della Difesa Shojgu, buddista russo-mongolo di Tuva, con rispetto e umiltà fece il segno della croce ortodossa a capo chino mentre passava attraverso la Torre del Salvatore del Cremlino affiancandosi a Putin. Come Viktor Baranets, noto giornalista russo ha detto: “In quel momento ho sentito che con il suo semplice gesto Shojgu ha sollevato tutta la Russia. C’era tanta bontà, speranza, nostro senso russo del sacro in quel gesto“. La leggendaria Anima russa si era manifestata il 9 Maggio ed è viva e vegeta, grazie. E perciò che ho pianto il 9 Maggio, guardando centinaia di migliaia di russi pacifici attraversare la loro capitale, la città che ha sconfitto gli eserciti di Napoleone e di Hitler. Mi ha commosso profondamente guardarli camminare lentamente e liberamente nella Piazza Rossa accanto alla residenza del loro Presidente, mentre la Casa Bianca di Washington è circondata da barriere di cemento, filo spinato e guardie armate. Lo si vedeva negli occhi dei russi per strada: sapevano che erano nel bene. Non buoni perché i loro padri o nonni erano morti sconfiggendo il nazismo. Lo erano perché erano orgogliosi di essere russi, fieri del loro Paese dopo tutte le devastazioni degli ultimi decenni, dell’ultimo saccheggio sostenuto dagli Stati Uniti durante la Shock Therapy di Harvard negli anni ’90, nell’epoca di Eltsin. Ho pianto essendo profondamente commosso da ciò che ho visto in questi russi ordinari e per quello che vedo distrutto nel mio Paese. Noi statunitensi abbiamo perso il senso del giusto e forse anche di esserlo di nuovo. Abbiamo accettato il male, uccidiamo in tutto il mondo, odiamo noi stessi e i nostri vicini, abbiamo paura, viviamo in un clima di guerra razziale e siamo disprezzati per tutto ciò nel mondo. Ci sentiamo tutt’altro che bene con noi stessi, perché siamo in una sorta d’ipnosi indotta da tali oligarchi narcisisti. L’ipnosi, tuttavia, può essere cancellata nelle giuste circostanze. Dobbiamo solo volerlo.

Poscritto:
L’ultima volta che piansi per un evento pubblico fu nel novembre 1989 quando cadde il Muro di Berlino e i tedeschi di est e ovest ballarono insieme sul simbolo della divisione della Guerra Fredda tra Est e Ovest, con l’Ode alla gioia di Beethoven che risuonava. Il cancelliere tedesco fece un discorso al Bundestag proponendo l’idea di una ferrovia ad alta velocità che collegasse Berlino a Mosca. Ma la Germania non era abbastanza forte, libera da sensi di colpa della guerra, da respingere la pressione di Washington. L’architetto di quella visione, Alfred Herrhausen, fu assassinato dalla ‘Frazione Armata Rossa’ di Langley, Virginia. La Russia fu deliberatamente gettata nel caos dalla terapia d’urto del FMI e dalla criminale famiglia Eltsin. Oggi il mondo ha una nuova, molto più bella possibilità di realizzare il sogno di Herrhausen, questa volta con Russia, Cina e d Eurasia. Ecco cos’era così bello nella Parata del 9 Maggio.

6F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica dalla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vladimir Putin: Discorso in occasione del 70° anniversario della vittoria del 1945

Global Research, 11 maggio 2015

Discorso di Vladimir Putin per la parata militare sulla Piazza Rossa a Mosca, in occasione del 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica del 1941-1945, 9 Maggio 2015.

Russian President Vladimir Putin, left, and Defense Minister Anatoly Serdyukov, second left, speaks with officers and WWII veterans on the Red Square, after the Victory Day Parade, which commemorates the 1945 defeat of Nazi Germany in Moscow,  Russia, Wednesday, May 9, 2012. Russian President Vladimir Putin has told the annual massive military parade in Red Square that the country will stand up for its positions.(AP Photo/RIA Novosti, Alexei Druzhinin, Government Press Service)Cari cittadini russi,
Cari veterani,
Distinti ospiti,
Compagni soldati dell’Esercito e della Marina, sergenti e sottufficiali, marescialli e cadetti,
Compagni ufficiali, generali e ammiragli,
Porgo le mie congratulazioni a tutti voi in questo 70° anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica!
Oggi, celebrando questo sacro anniversario, comprendiamo ancora una volta la portata della vittoria sul nazismo. Siamo orgogliosi dei nostri padri e nonni che riuscirono a battere, schiacciare e distruggere tale forza oscura. Il piano irresponsabile di Hitler fu una dura lezione per l’intera comunità internazionale. All’epoca, negli anni ’30, l’Europa illuminata non seppe vedere la minaccia mortale che risiedeva nell’ideologia nazista. Oggi, 70 anni dopo, la storia ci chiama ancora a saggezza e vigilanza. Non dobbiamo dimenticare che le idee di supremazia ed esclusività razziale provocarono la guerra più sanguinosa della storia. Tale guerra colpì quasi l’80% della popolazione mondiale. Molti Paesi europei sono stati ridotti in schiavitù e occupati. L’Unione Sovietica ha subito gli attacchi più crudeli dal nemico. Le forze d’élite naziste vi furono gettate. Tutta la loro potenza militare si concentrò contro di essa, e tutte le grandi battaglie decisive della Seconda guerra mondiale, per truppe, potenza e relativi armamenti, si svolsero in URSS. E non a caso, l’Armata Rossa prese Berlino con una campagna fulminea, infliggendo il colpo finale alla Germania di Hitler e ponendo fine alla guerra. La nostra nazione multietnica si oppose combattendo per la libertà del nostro Paese. Ognuno portava il pesante fardello della guerra. E nello stesso spirito, il nostro popolo compì un’impresa immortale per la salvezza della Patria. Decise l’esito della Seconda Guerra Mondiale. Liberò le nazioni d’Europa dai nazisti. Tutti i veterani di questa guerra, ovunque essi vivano oggi devono sapere che qui, in Russia, apprezzano i loro coraggio, forza e dedizione alla fraternità della prima linea.

Cari amici,
La Grande Vittoria sarà sempre il culmine eroico nella Storia del nostro Paese. Ma dobbiamo anche onorare i nostri alleati nella coalizione anti-hitleriana. Siamo grati ai popoli di Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti d’America per il loro contributo alla vittoria. Siamo grati agli antifascisti di tutti i Paesi che generosamente combatterono il nemico da sostenitori e membri della resistenza clandestina, anche nella stessa Germania. Ricordiamo lo storico incontro sull’Elba (fra forze sovietiche e statunitensi) e fiducia e unità divenute nostro patrimonio comune ed esempio di unità dei popoli nella pace e stabilità. Sono proprio questi valori le fondamenta dell’ordine mondiale dopo la guerra. Le Nazioni Unite furono create e il sistema del diritto internazionale moderno emerse. Queste istituzioni si sono effettivamente dimostrate efficaci nella risoluzione di controversie e conflitti. Tuttavia, negli ultimi decenni, i principi fondamentali della cooperazione internazionale sono sempre più ignorati. Sono i principi strappati dall’umanità sulla scia delle prove spaventose della Guerra Mondiale. Vediamo tentativi di creare un mondo unipolare. Vediamo il blocco della forza bruta crescere. Tutto ciò mette a repentaglio lo sviluppo sostenibile globale. La creazione di un sistema di sicurezza eguale per tutti gli Stati dovrà essere nostro compito comune. Un tale sistema sarà la risposta giusta alle moderne minacce e dovrà essere regionale e globale senza blocchi contrapposti. Questa è l’unica strada che ci permetterà di garantire pace e tranquillità al pianeta.

Cari amici,
Accogliamo i nostri ospiti stranieri oggi ed esprimiamo gratitudine ai rappresentanti dei Paesi che combatterono contro nazismo e militarismo giapponese. Oltre ai militari russi, la parata vedrà unità di dieci altri Stati marciare sulla Piazza Rossa, sono soldati di Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. I loro antenati combatterono fianco a fianco, sia in prima linea che nelle retrovie. Vi sono anche i soldati della Cina che, come l’Unione Sovietica, perse milioni di vite in quella guerra. La Cina fu anche il fronte principale nella lotta al militarismo in Asia. Anche i soldati indiani combatterono coraggiosamente contro i nazisti. Le truppe serbe opposero una forte e implacabile resistenza ai fascisti. Durante la guerra, il nostro Paese ebbe un forte sostegno dalla Mongolia. Ed ora in una formazione da parata unica, nipoti e pronipoti della generazione della guerra s’incontrano. Il Giorno della Vittoria è la nostra festa.
La Grande Guerra Patriottica fu in realtà la battaglia per il futuro di tutta l’umanità. I nostri padri e nonni subirono dolore, difficoltà e perdite incalcolabili. Lavorarono fino all’esaurimento, ai limiti della capacità umana. Combatterono fino alla morte. Furono esempio di onore e vero patriottismo.
Onoriamo tutti coloro che combatterono fino alla fine in ogni strada, casa e frontiera del nostro Paese.
Ci inchiniamo a coloro che perirono nelle feroci battaglie per Mosca e Stalingrado, Kursk e Dnepr.
Ci inchiniamo a coloro morti di fame e di freddo nell’invitta Leningrado, a coloro che furono torturati a morte nei campi di concentramento, in prigionia e sotto occupazione.
Ci inchiniamo con affetto in memoria dei figli, figlie, padri, madri, nonni, mariti, mogli, fratelli, sorelle, compagni, familiari e amici, in memoria di coloro che non tornarono da guerra, che non sono più con noi.
Facciamo un minuto di silenzio in loro memoria.

CRIMEA-UKRAINE-RUSSIA-POLITICS-CRISIS-HISTORY-WWII[Minuto di silenzio]

Nostri cari veterani,
Voi siete i protagonisti del Grande Giorno della Vittoria. La vostra impresa eroica ha contribuito a creare una vita dignitosa e pacifica a molte generazioni. Gli ha permesso di costruirsi una vita e vivere senza paura. E oggi, i vostri figli, nipoti e pronipoti si elevano sulle vette che avete posto. Lavorano per il bene presente e il futuro del proprio Paese. Servono il proprio Paese con dedizione. Affrontano con onore le complesse sfide di oggi. Garantiscono successo, prosperità e potenza al nostro Paese, alla nostra Russia!

Gloria al popolo vittorioso!
Buona festa a tutti!
Congratulazioni per il Giorno della Vittoria!
Evviva!

[Soldati: Hurrà! Evviva! Hurrà!]

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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