L’Europa si divide: Moldova e Bulgaria eleggono presidenti filo-russi

Sergej Gladysh, The Duran 13 novembre 201624965d80b3be19282343ffebe4911d84Mentre l’Europa affronta la peggiore crisi di identità e valori della storia, gli ex-Paesi del blocco sovietico si riallineano alla Russia.
Mentre l’Unione europea continua a discendere verso il disastro per via di notevoli problemi economici, crisi dei migranti, degrado culturale e assenza di un senso, Paesi come Moldavia e Bulgaria, una volta accecati dalle false promesse del sogno europeo, cominciano naturalmente a volgesi all’unica nazione europea che vive una notevole rinascita, la Russia. Nel secondo turno delle elezioni presidenziali, del 13 novembre, i candidati filo-russi Igor Dodon in Moldova e Rumen Radev in Bulgaria sono usciti vittoriosi sui rivali europeisti. Reuters riporta: “Il candidato filo-russo a Presidente della Moldova ha vinto, i risultati preliminari lo dimostrano, dopo la campagna in cui ha promesso di frenare dopo sette anni di stretta integrazione con l’Unione europea. Con il 98 per cento dei voti contati, i risultati on-line mostrano il candidato socialista Igor Dodon aver avuto il 54 per cento, e la sfidante filo-europea Maia Sandu meno del 45 per cento. La vittoria di Dodon è in parte il riflesso della sfiducia nei capi europeisti nello Stato ex-sovietico. Con un altro possibile colpo all’Unione europea, in Bulgaria, dove si svolgeva un altro voto presidenziale, veniva eletto il candidato filo-russo con un ampio margine, secondo gli exit poll”. Dall’adesione all’Unione europea nel 2007, la Bulgaria è stata travolta da corruzione, turbolenza politica ed economia stagnante da cui sperava di fuggire. Politici e cittadini bulgari vedevano una volta l’adesione all’Unione europea come la fine della lunga marcia verso la modernità. “Questo è il giorno della giustizia della Storia, perché i bulgari sono sempre stati europei per spirito e identità“, disse il presidente bulgaro alla folla riunitasi il giorno dell’adesione all’UE. Invece della prosperità, tuttavia, l’adesione all’Unione europea portò all’esodo costante dei giovani dalla Bulgaria. Molti per lavori dalla bassa retribuzione in altri Paesi. I bulgari con istruzione universitaria fuggivano verso le industrie avanzate di Paesi come Germania e Svezia. Le prospettive economiche dell’Unione europea in Bulgaria erano tristi, con l’emigrazione che comporta la riduzione del gettito fiscale.
In Moldova, l’accordo di associazione con l’UE firmato di nuovo nel 2014, ha fatto più danni che bene all’economia nazionale. Le merci da esportare moldave, come prodotti alimentari, tessuti e macchinari, non hanno avuto accesso sui mercati dell’UE. Nel frattempo, i prodotti europei invadevano il Paese, portando le imprese nazionali al fallimento. Dalla disintegrazione dell’Unione Sovietica nel 1991, agricoltura e industria della Moldavia sono in costante declino, costituendo solo il 37% del PIL nel 2015. In confronto, questa cifra era pari al 76% nel 1989. I Paesi dell’ex URSS, come Russia e Bielorussia, nell’Unione eurasiatica economica (UEE) formata nel 2015, sono ancora i partner principali dell’esportazione della Moldova, oggi. Gli esperti ritengono che forgiando legami più stretti con l’UEE e i cinque Stati aderenti, Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia, Moldova e Bulgaria potrebbero avere un notevole impulso economico. Perché? Semplicemente perché queste nazioni condividono una comune architettura industriale (sovietica) che una volta formava un’unica filiera dalle norme e dai regolamenti uniformi. La ricostruzione di questa filiera con una visione moderna e un approccio innovativo, potrà aumentare in modo significativo produzione ed esportazione in ciascuno di questi Paesi, fornendo alle economie liquidità ed investimenti necessari per svilupparsi non solo internamente, ma anche per competere sui mercati internazionali.
In definitiva, Moldova e Bulgaria non hanno nulla da perdere separandosi dall’UE e provando qualcosa di diverso. Oggi la Bulgaria è il nono dei dieci Paesi più poveri d’Europa. La Moldova è il primo, seguito dalla vicina Ucraina.

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Le elezioni in Bulgaria e Moldavia favorevoli ai candidati filo-russi
Noriko Watanabe e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

640_e966c1f75c85ed01ed4142545f962b4cLe elezioni presidenziali in Bulgaria e Moldavia sono testimoni di risultati favorevoli alla Federazione russa, perché i rispettivi candidati cercano migliori relazioni con Mosca. Naturalmente, gli elettori in Bulgaria e Moldavia hanno risposto ad eventi interni, in particolare la corruzione delle élite europeiste in Moldova fu un grosso problema. Pertanto, si spera che ponti siano costruiti dai vertici delle due nazioni con la Federazione Russa. Il Primo ministro della Bulgaria, Bojko Borisov, dichiarò che si dimetterà dopo che il candidato che ha sostenuto è stato sconfitto facilmente. Rumen Radev, il vincitore delle elezioni presidenziali in Bulgaria, è noto voler sviluppare forti legami con la Federazione Russa. Prima che il risultato venisse annunciato, Borisov disse: “Non parteciperemo in alcun modo al governo se oggi perdiamo“. Dopo aver appreso il risultato delle elezioni, Borisov dichiarava: “I risultati mostrano chiaramente che la coalizione di governo non ha più la maggioranza“.
Sulla Moldova, Deutsche Welle riporta: “Dopo una campagna piena di promesse per ripristinare i legami con la Russia, Igor Dodon ha comodamente ottenuto il 55,9 per cento dei voti nelle elezioni presidenziali in Moldova. La rivale Maia Sandu, ex-funzionaria della Banca Mondiale, che guidava un coalizione anticorruzione, nei sondaggi riceveva il 44 per cento“. Lo scandalo in Moldavia del governo europeista ha certamente avvantaggiato Dodon. Ciò riguarda il miliardo di dollari miracolosamente scomparso alcuni anni fa. Naturalmente, altri fattori, ad esempio la realtà geopolitica della Moldova e della Federazione russa, indicano che le élite pro-europeiste vengono allontanate dai timori di molti cittadini di questa nazione. Allo stesso modo, le questioni relative a clientelismo, povertà, carenza infrastrutturale ed altri fattori, hanno fatto sì che la maggioranza dei cittadini votasse per un nuovo approccio.
Dodon e Radev desiderano relazioni favorevoli con la Federazione Russa. Eppure, come sottolinea Radev, spera che la Bulgaria mantenga relazioni positive con tutti. In altre parole, di collaborare con la Federazione russa senza ostacoli nei legami con Unione Europea e NATO. I problemi per la Moldova sono più complessi per via della realtà geopolitica della nazione e della spinta di certi Paesi europei ad imporre un cuneo tra Federazione Russa e Moldavia. Nel complesso, i risultati appariranno positivi per la Federazione Russa.939b1a59-f14a-4581-b1c2-43153a34f776_cx0_cy7_cw0_w987_r1_s_r1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il trionfante vertice indo-russo di Goa

Ajay Kamalakaran, RIR, 15 ottobre 2016
India e Russia, infine, firmano un accordo per il sistema missilistico di difesa aerea S-400 Trjumf. I Paesi firmano anche altri 15 accordi dall’energia alle città intelligenti.
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India e Russia, il 15 ottobre, hanno firmato 16 contratti al 17.mo vertice bilaterale annuale, nello Stato occidentale indiano di Goa. Gli accordi vanno dalla difesa all’energia, tra cui l’attesissimo accordo per l’acquisto del sistema missilistico di difesa aerea S-400 Trjumf. Anche se i dettagli immediati dell’accordo per acquisire il sistema di difesa missilistica non sono disponibili, è opinione diffusa che l’India vi spenderà 5 miliardi. Nuova Delhi ha inoltre accettato di acquistare 3 fregate Proekt 11356. L’India ha 6 fregate classe Talwar, precursori del Proekt 11356, costruite presso il cantiere Jantar di Kaliningrad. Su un programma televisivo della rete indiana Doordarshan, l’ex- ambasciatore indiano in Russia, Ajai Malhotra, elogiava l’efficienza delle fregate furtive russe.

Make in India
Nella spinta del Primo Ministro indiano Narendra Modi sull’iniziativa ‘Make in India’, i Paesi hanno deciso di produrre congiuntamente 200 elicotteri utility Kamov Ka-226T in India. “Gli accordi sulla produzione degli elicotteri Kamov Ka-226T, la costruzione delle fregate e acquisizione e costruzione di altre piattaforme della difesa sono in sinergia con le priorità su tecnologia e sicurezza dell’India“, ha detto Narendra Modi nella conferenza stampa congiunta con il Presidente russo Vladimir Putin. Anche se non ci sono stati riferimenti diretti al Pakistan nella conferenza stampa, Modi ha detto che l’India ha profondamente apprezzato “comprensione e sostegno della Russia alle nostre azioni nella lotta al terrorismo che minaccia alle frontiere la nostra intera regione“. Il Primo Ministro indiano iniziava la conferenza stampa con un detto russo: “Un vecchio amico è meglio di due nuovi“.

Energia e infrastrutture
Russia e India hanno anche firmato importanti accordi energetici e infrastrutturali. La compagnia petrolifera russa Rosneft, insieme ai suoi partner, acquistava l’Essar Oil dell’India del valore di quasi 13 miliardi di dollari. È la maggiore acquisizione estera in India e il maggiore accordo mai realizzato da una società russa, secondo Reuters. Rosneft ottiene una quota del 49 per cento di Essar Oil e i due partner, l’olandese Trafigura e il fondo russo United Capital Partners, si divideranno un altro 49 per cento in parti uguali. Gli azionisti di minoranza avranno il restante 2 per cento una volta che la società sarà ricapitalizzata. La Russia inoltre decideva d’intensificare gli investimenti nelle infrastrutture dell’India. Il Fondo diretto infrastrutturale russo e il National Infrastructure Investment Fund indiano investiranno ognuno 500 milioni di dollari per creare un fondo comune per le infrastrutture da 1 miliardo. La Russia ha istituito fondi di investimento simili con la Cina, tra cui un fondo agricolo per l’estremo oriente russo. Le società russe investiranno anche nelle città intelligenti negli Stati indiani di Andhra Pradesh e Haryana. Le ferrovie indiane e russe firmavano un memorandum d’intesa per aumentare la velocità dei treni fra Nagpur e Secunderabad.

Avvio di Kudankulam 3 e 4
Via videoconferenza, Putin e Modi presenziavano all’avvio della seconda unità e lanciavano i lavori per la terza e quarta unità del Kudankulam Nuclear Power Project. Putin iniziava l’intervento alla conferenza stampa congiunta congratulandosi con i responsabili del successo dell’impianto di Kudankulam. “L’energia nucleare darà un contributo molto significativo alla sicurezza energetica dell’India“, aveva detto, “Darà ulteriore impulso alla crescita dell’economia indiana“. Il presidente russo aggiungeva che il suo Paese continuerà a promuovere l’ulteriore sviluppo dell’energia nucleare in India. “Nei prossimi 20 anni, almeno altri 12 reattori nucleari potrebbero essere costruiti in India con l’aiuto della Russia“, aveva detto. Putin elogiava anche la cooperazione economica tra i due Paesi. “Le industrie dei due Paesi migliorano la cooperazione; e anche la cooperazione militar-tecnica migliora“, aveva detto.

I principali vantaggi del vertice
Questi accordi dimostrano che nelle relazioni indo-russe, i settori delle tecnologie militari ed energetico sono i principali campi in cui si ha una cooperazione a lungo termine“, affermava Pjotr Topychkanov, esperto dell’ Asia del Sud e Associato al Programma di non proliferazione del Carnegie Moscow Center, aggiungendo che l’India potrebbe beneficiare immensamente dall’acquisizione dell’S-400. “Nel contesto regionale, il sistema di difesa aerea S-400 è strategico, consentendo all’India di controllare lo spazio aereo del Pakistan“. Sugli accordi energetici, comprendenti anche la proposta di Gazprom di aumentare l’impegno in India, Topychkanov affermava che la Russia apre lentamente l’industria energetica all’India. “In altre circostanze economiche e politiche la Russia difficilmente sarebbe stata d’accordo, dato che il suo obiettivo principale era l’occidente, prima delle crisi georgiana e ucraina. Ma ora Mosca è più flessibile. L’India è uno dei partner naturali nell’energia“. Aggiungeva che Russia e India devono andare oltre i settori tradizionali della cooperazione. “Credo ora, che il modo più efficace sia utilizzare la cooperazione militar-tecnologica ed energetica coinvolgendo attivamente le aziende private, ampliando i contatti esistenti tra le imprese russe e indiane nel campo delle tecnologie e dei prodotti dal duplice uso“. Modi e Putin avranno incontri bilaterali con altri leader dei BRICS il 15 ottobre, prima di partecipare al vertice dei BRICS.kudankulam6_826585f

Il sistema missilistico S-400 aumenterà le capacità militari dell’India
The BRICS Post  14 ottobre 20161030738398-e1450414587182Solo poche ore prima dell’ottavo vertice annuale dei BRICS, che si apre a Goa, le forze della difesa dell’India anticipavano la firma di un accordo da 5,85 miliardi di dollari per cinque sistemi missilistici di difesa aerea di nuova generazione russi S-400 ‘Trjumf‘. L’S-400 potrà inquadrare ogni tipo di bersaglio aereo, tra cui aerei e velivoli VLO (ad osservabilità molto bassa). L’ex-Capo di Stato Maggiore indiano Generale Shankar Roy Chowdhury (a riposo) dichiarava a BRICS Post che si attendeva la firma del contratto con la Russia. “Si suppone sia uno dei migliori sistemi missilistici del mondo“, ha detto Chowdhury, ex-parlamentare indiano. “Viene importato dalla Siria per contrastare gli attacchi missilistici d’Israele. La firma guarda al futuro del vertice BRICS“, aggiungeva. Gli analisti militari dicono che l’acquisizione dei sistemi missilistici di difesa aerea S-400 ‘Trjumf” aumenterà “drasticamente” il potenziale militare dell’India. “E quando la capacità militare viene migliorata, si migliora anche la resistenza in guerra della nazione e delle forze armate“, affermava il Generale DB Shekatkar, esperto della difesa.

Sistema di difesa multiruolo
La popolarità dell’S-400 sta nel fatto che può neutralizzare droni, missili balistici e da crociera entro un raggio di 400 km e una quota di 32 km. I sistemi missilistici di difesa aerea S-400 ‘Trjumf‘ sono dotato di tre diversi tipi di missili e di un radar di acquisizione in grado di tracciare fino a 300 obiettivi entro 600 km di raggio. Il Trjumf è un sistema costituito da otto lanciatori e una stazione di controllo. Spiegando il motivo per aver optato per il sistema d’arma russo, il Generale Shekatkar affermava che le forze armate indiane cercano tre criteri nell’acquisizione di armamenti: affidabilità, robustezza e ridondanza. “Perciò stipuliamo questo accordo con la Russia sull’S-400“, aggiungeva. “Acquisiamo armi e tecnologia dalla Russia da tempo, e la Russia è il nostro partner strategico. Le guerre del 1965, 1971 e Kargil dimostrano che l’equipaggiamento russo è affidabile“, affermava riferendosi alle guerre che l’India combatté con il vicino Pakistan. Altri analisti sostengono che l’India abbia la necessità degli S-400 e quindi l’acquisto imminente sia una buona acquisizione per le forze armate. “L’India firma alcuni accordi importanti con la Russia acquisendo S-400 ed elicotteri“, afferma Nitin Gokhale, analista della difesa, “Ci sarà anche un programma sull’FGFA (caccia di quinta generazione) e questo guarda al futuro“.modi-and-putin_1_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin: L’India è un partner strategico privilegiato della Russia

Kremlin 13 ottobre 2016
In vista della visita in India, Vladimir Putin ha rilasciato un’intervista a Rossija Segodnja. International News Agency e IANS News AgencyВстреча президента РФ В. Путина с премьер-министром Индии Н. МодиLe relazioni russo-indiane possono essere qualificate come partnership strategica privilegiata. Sull’economia, un perfetto esempio è la cooperazione nell’energia atomica, in particolare nella costruzione del NPP di Kudankulam. Quali altri settori della cooperazione russo-indiana parlano di un successo simile?
L’India è un partner strategico particolarmente privilegiato della Russia. La cooperazione tra i nostri Paesi compie buoni progressi in tutte le aree secondo i forti tradizionali amicizia, fiducia e mutuo rispetto. Russia e India sono alleati che garantiscono sicurezza strategica e stabilità, e costruzione di un ordine mondiale giusto. Lavoriamo a stretto contatto nelle principali organizzazioni multilaterali come BRICS, G20 e ONU. Questo ottobre saranno 16 anni dalla firma dello strumento chiave delle relazioni russo-indiane, la Dichiarazione sul partenariato strategico. Abbiamo fatto molto per promuovere l’intero meccanismo dei legami bilaterali durante questo periodo. I due Paesi hanno un dialogo politico attivo, con vertici ogni anno. La Commissione inter-governativa sulla cooperazione commerciale, economica, scientifica, tecnica e culturale lavora in modo efficiente. I nostri ministri degli Esteri, direttori dei consigli di sicurezza e dei ministeri sono regolarmente in contatto. Vi è un graduale aumento degli scambi inter-parlamentari, interregionali, commerciali e umanitari. Abbiamo sviluppato un quadro giuridico forte con oltre 250 accordi. L’India è stato e rimane il principale partner del commercio estero della Russia. Anche se il commercio tra i Paesi è sceso del 7,8 per cento nel 2015, insieme ai nostri partner indiani siamo decisi a superare la tendenza negativa che, a nostro avviso, è in gran parte associata alla volatilità sui mercati globali e dei tassi di cambio. Tanto più che i nostri scambi commerciali sono reciprocamente vantaggiosi e la loro struttura dimostra la complementarietà delle due economie. Chimica e ingegneria rappresentano una quota considerevole delle esportazioni della Russia e delle esportazioni dal Vostro Paese. L’industria energetica ha un ruolo importante nella cooperazione commerciale ed economica tra Russia e India. La costruzione del NPP Kudankulam è il più grande progetto a lungo termine. Nell’agosto 2016, il Primo ministro Narendra Modi ed io partecipammo ad una cerimonia dedicata all’attivazione della prima unità della centrale nucleare di Kudankulam della Repubblica dell’India. La seconda unità sarà attivata nel prossimo futuro. Il funzionamento del primo e secondo gruppo a piena capacità nominale aumenta significativamente la produzione di energia dell’India e ne rafforza la sicurezza energetica. La Rosatom State Atomic Energy Corporation e la Nuclear Power Corporation of India avviano i preparativi per la costruzione delle unità 3 e 4. I lavori sono in corso secondo il programma concordato. Il progetto è realizzato con il finanziamento della Federazione Russa. Il prestito del governo è pari a 3,4 miliardi di dollari, o l’85 per cento del valore totale dei contratti conclusi con le organizzazioni russe. Ora lavoriamo alla localizzazione della produzione di componenti in India. Abbiamo iniziato la valutazione della costruzione di centrali nucleari in altri siti in India. E viene stabilita la cooperazione tecnologica nel campo dell’arricchimento dell’uranio. Rafforziamo la cooperazione bilaterale nell’energia convenzionale. Durante il St Petersburg International Economic Forum tenutosi nel giugno 2016, Rosneft e un consorzio indiano firmavano un contratto per la vendita del 23,9 per cento delle azioni di Vankorneft, che possiede il campo Vankor nella regione di Krasnojarsk. Inoltre, Rosneft ha venduto una quota di azioni della Taas-Jurjakh Neftegazodobycha, società che sviluppa un giacimento in Siberia orientale, alle aziende indiane. Migliorare la struttura del fatturato commerciale, aumentando l’invio di prodotti ad alta tecnologia e sviluppando la cooperazione industriale, sono temi di attualità. Ben note società russe come Silove Mashinij, Gazprom, Strojtransgaz, Novolipetsk Steel (NLMK), Uralmashzavod, SIBUR Holding, Mechel, KAMAZ e molte altre operano nel mercato indiano. La realizzazione di grandi progetti promettenti è in corso nelle industrie meccanica, chimica e mineraria, aeronautica, farmaceutica, medicale, nanotecnologica e biotecnologica. La cooperazione nelle finanza e banche che coinvolge, tra gli altri, Banca VTB e Sberbank della Russia, avanza. E’ ovvio che le società russe vedano prospettive reali e assai attrattive nel mercato indiano. I nostri Paesi collaborano attivamente nell’industria militare. Le Russia rimane in testa nella fornitura diretta della maggior parte delle armi ed attrezzature militari avanzate e nella ricerca così come nella produzione congiunte con l’India per scopi militari. La costruzione del missile da crociera supersonico BrahMos e lo sviluppo del nuovo aereo da combattimento di quinta generazione sono tra i progetti comuni riusciti. Mi si permetta di aggiungere che molti progetti russi in India non solo hanno importanza commerciale ma svolgono anche un ruolo sociale ed economico significativo per le economie dei due Paesi, inserendosi armoniosamente nel nuovo programma di industrializzazione indiano proposto dal Signor Modi.

Il livello di cooperazione nell’investimento è uno dei criteri su relazioni bilaterali affidabili e fiduciose tra Paesi. A questo proposito, quali misure sono previste nel prossimo vertice russo-indiano? I piani per la privatizzazione di società russe influenzerà lo sviluppo del partenariato negli investimenti tra Russia e India?
Naturalmente, durante la nostra visita in India speriamo di dare nuovo slancio ai legami commerciali ed economici bilaterali, dato che le aziende di entrambi i Paesi sono interessate alla realizzazione di nuovi progetti reciprocamente vantaggiosi. Gli investimenti della Russia in India ammontano a circa 4 miliardi di dollari, mentre le imprese indiane hanno investito due volte tanto nell’economia russa, circa 8 miliardi di dollari. Sono convinto che Russia e India possano aumentare considerevolmente gli investimenti bilaterali. Per stimolare gli investimenti reciproci, programmiamo una discussione con i nostri partner indiani sulla possibilità di aggiornare l’accordo bilaterale per la promozione e reciproca protezione degli investimenti. Incoraggiamo le istituzioni di sviluppo, Fondo diretto russo e Vnesheconombank, ad essere più attivi nel finanziamento degli investimenti delle società russe. Un gruppo di lavoro sui progetti d’investimento prioritari è stato creato ed ora opera con successo nel quadro della Commissione intergovernativa. Le agenzie dei due Paesi, in collaborazione con il Forum sul commercio e gli investimenti India-Russia, sono impegnati in una rigorosa selezione delle iniziative imprenditoriali più promettenti individuando ed eliminando gli ostacoli alla libera circolazione delle merci, dei capitali e dei servizi. Fino ad oggi, sono stati scelti 20 progetti prioritari, 10 russi e 10 indiani, in settori come ingegneria dei trasporti, industria chimica, aeronautica e farmaceutica, comprendenti la costruzione da parte della SIBUR Holding di un impianto di gomma butilica dalla capacità operativa di 100000 tonnellate all’anno nella città di Jamnagar, e della produzione da parte della Lighting Technologies Company della Russia di apparecchi d’illuminazione per scopi generali e specifici nella città di Jigani, nello Stato del Karnataka. La System Financial Corporation sviluppa un modello di “città intelligente” in India. La Dauria Aerospace lavora sulla realizzazione della costellazione di satelliti per telecomunicazioni NextStar su orbita geostazionaria. I governi dei due Paesi potranno contribuire alla realizzazione di questi progetti.

I vertici dei BRICS sono stati già inclusi nell’agenda globale e si svolgono regolarmente. Tuttavia, le dichiarazioni finali sono leggermente diverse da vertice a vertice. Cosa pensa sia essenziale per rendere la cooperazione BRICS più sostanziale, effettiva e concreta?
I BRICS è uno degli elementi chiave del mondo multipolare emergente. I cinque Paesi hanno costantemente riaffermato l’impegno a rispettare i principi fondamentali del diritto internazionale e a promuovere il ruolo centrale delle Nazioni Unite. I nostri Paesi rifiutano la politica di pressione coercitiva e violazione della sovranità di altri Stati. Abbiamo posizioni simili sulle questioni internazionali urgenti, tra cui la crisi siriana e la sistemazione del Medio Oriente. Perciò le dichiarazioni finali dei vertici, e il vertice di Goa non farà eccezione, riaffermano il nostro impegno comune ai principi fondamentali della comunicazione inter-statale, in particolare, al rispetto del diritto internazionale con ruolo centrale di coordinamento dell’ONU. Verso certi Paesi occidentali che cercano di promuovere i loro approcci unilaterali, questa posizione è ancora più rilevante. Tradizionalmente, le dichiarazioni dei leader dei BRICS delineano posizioni fondamentali sul consenso su un’ampia gamma di questioni, individuando gli obiettivi a breve termine per le cinque nazioni, che saranno obiettivo dei passi successivi volti a rafforzare le partnership strategica tra i nostri Paesi in vari campi. Su una collaborazione pratica tra i cinque Paesi più sostanziale, vorrei sottolineare che oggi esistono più di 30 formati nella cooperazione tra le agenzie nei settori politico, economico, umanitario, della sicurezza e delle forze dell’ordine. L’istituzione della Nuova Banca per lo Sviluppo (NDB) e l’Accordo di Disposizione dei Contingenti dei BRICS, per un capitale totale di 200 miliardi di dollari, sono un esempio concreto di questa cooperazione. Sono convinto che, rafforzando la banca, la sua attività non potrà che aumentare anche attraverso progetti che promuovono l’integrazione tra i Paesi BRICS. L’NDB ha iniziato i lavori nel 2016, dopo aver approvato i primi progetti nei cinque Paesi. La priorità attuale è l’energia rinnovabile. In Russia ciò implica la costruzione di piccoli impianti idroelettrici da 50 MW in Carelia dal valore di 100 milioni di dollari. I nostri Paesi cooperano attivamente nell’ambito del Gruppo dei 20, anche sotto l’attuale Presidenza cinese. Così, i Paesi BRICS si sono impegnati ad attuare il Piano d’azione sull’erosione della base e il mutamento del profitto. Cerchiamo di far convergere in modo sistematico le nostre posizioni nell’OMC per migliorare le regole e stimolare i negoziati multilaterali nell’organizzazione. Questo è il motivo per cui penso che la cooperazione dei BRICS già comporti risultati concreti. E’ essenziale continuare a lavorare sul consolidamento di questi risultati ed individuare le aree d’interesse comune. I partecipanti al vertice BRICS di Goa guarderanno ai risultati iniziali dell’attuazione della strategia per il partenariato economico dei BRICS adottata a Ufa, concludendo il programma dei BRICS per la cooperazione commerciale, economica e sugli investimenti per il 2020. Abbiamo intenzione di creare nuovi formati e meccanismi per collaborare con i nostri partner, in cui saranno elaborate le misure concertate volte a sviluppare i nostri legami nei vari campi. Allo stesso tempo, abbiamo intenzione di concentrarci sulle questioni relative al rafforzamento della sicurezza e della stabilità internazionale, a rafforzare la competitività delle nostre economie e a promuovere lo sviluppo internazionale. Sosteniamo anche le iniziative avanzate dalla Presidenza indiana in campi della collaborazione dei BRICS come agricoltura, trasporti ferroviari, sport, turismo e contatti tra popoli.

Quali proposte ha intenzione di presentare al prossimo vertice BRICS e cosa si aspetta da questo incontro? Cosa pensa che i partecipanti all’associazione possano rivendicare come loro successi in questo incontro? Quali altri progetti, accanto alla Nuova banca di sviluppo, possono provare quanto questa collaborazione sia preziosa?
In primo luogo, vorrei esprimere gratitudine alla leadership indiana che, nella sua Presidenza dei BRICS, si è sempre concentrata su rafforzamento e consolidamento del partenariato strategico della nostra associazione. Sono convinto che il vertice di Goa, che si terrà sotto lo slogan della continuità e dell’innovazione, sarà molto fruttuoso. Per i leader dei nostri cinque Paesi, questo incontro sarà una buona occasione per armonizzare le posizioni su questioni chiave dell’agenda internazionale. Siamo decisi a cooperare nella lotta a terrorismo, narcotraffico e corruzione. Contribuirà anche alla soluzione dei conflitti e a garantire la sicurezza delle informazioni internazionali. Tutti siamo preoccupati dalla continua assenza di stabilità nell’economia globale. Insieme ai nostri partner rifletteremo su cosa può essere fatto per unire ulteriormente i nostri sforzi affrontando tali sfide. Ci aspettiamo inoltre che il vertice BRICS di Goa apra nuove opportunità nella cooperazione economica e umanitaria. Sicuramente si discuterà dei problemi nel finanziamento dei progetti attraverso la Nuova Banca di Sviluppo e dell’avvio del Contingente delle valute di riserva dei BRICS. Ciò implica uno scambio di opinioni sui lavori tra gli alti rappresentanti della sicurezza, riunioni ministeriali competenti, interazione tra esperti, Rete universitaria dei BRICS e Business Council. Per esempio, sono stati completati i preparativi per la firma del memorandum di cooperazione tra i servizi doganali e le accademie diplomatiche dei nostri Stati, così come per creare una piattaforma per la ricerca agricola dei BRICS. Siamo grati ai nostri partner indiani per aver garantito la continuità del programma BRICS dal vertice di Ufa in Russia del luglio 2015. L’attuazione della Dichiarazione e del Piano d’azione di Ufa è iniziata. I partner indiani hanno anche proposto varie iniziative che prevediamo di studiare in occasione del vertice. Sulle specifiche proposte russe al vertice di Goa, ricordo che durante la nostra Presidenza la strategia del partenariato economico veniva adottata, coprendo le aree più promettenti della cooperazione tra i cinque Paesi. Un piano d’azione per l’attuazione è attualmente in preparazione. La Russia ha proposto più di 60 progetti, una sorta di road map da poter attuare in collaborazione con i partner dei BRICS (con uno o con tutti). Credo che se riusciamo ad essere partner nella realizzazione di questi progetti, sarà un passo importante verso la modernizzazione delle economie dei nostri Paesi. La Russia sostiene anche maggiore cooperazione nel commercio elettronico (compresa l’analisi delle barriere cruciali tra i Paesi in questo ambito, sviluppo delle migliori pratiche normative, ecc.), facilitando il commercio (con il coinvolgimento della Commissione economica eurasiatica), sostenendo piccole e medie imprese (lancio di un portale web per le piccole e medie imprese dei BRICS) e tutelando la proprietà intellettuale.

Lei parla spesso della necessità di interconnettere i processi d’integrazione, in particolare quelli dell’UEE e della Cintura economica della Via della Seta. Come potrebbe il formato BRICS essere utilizzato per attuare tali iniziative?
La situazione economica e finanziaria globale resta difficile, con le conseguenze della crisi finanziaria globale tuttora persistenti. E’ quindi deplorevole che certi Paesi cerchino di risolvere i problemi accumulatisi introducendo misure protezionistiche e cercando di impegnarsi in programmi oscuri come la Trans-Pacific Partnership o il partenariato transatlantico di scambio ed investimenti. La Russia, proprio come tutti i partner BRICS, è impegnata a plasmare aree economiche non discriminatorie aperte sulla base dei principi dell’OMC. Vi ricordo che il 9 luglio 2015, Ufa ospitò un incontro con la partecipazione dei capi di Stato di Unione economica eurasiatica, SCO e Stati osservatori della SCO. Tra le altre cose, i partecipanti discussero della questione degli importanti progetti infrastrutturali regionali e trans-regionali. In questo contesto, proponemmo anche il lavoro per integrare l’Unione economica eurasiatica con la Cintura economica della Via della Seta. Questo processo potrebbe eventualmente fornire la base per la Grande Partnership Eurasiatica coinvolgendo vari Stati di Unione eurasiatica economica, SCO e ASEAN. Ci aspettiamo che tale partenariato sia aperto all’adesione di tutti i Paesi interessati e si basi sui principi di trasparenza e rispetto reciproco. Il potenziale della cooperazione dei Paesi BRICS può anche essere utilizzato per implementare questa iniziativa. Desideriamo il supporto dell’India, seriamente interessata alla proposta. Siamo sicuri che questo argomento sarà ulteriormente discusso dai vertici dei BRICS e della BIMSTEC a Goa.

Quando si pensa al territorio dall’India alla Russia ci si rende conto che la situazione è piuttosto complicata, con numerosi problemi e contraddizioni. Quali sfide e problemi, a suo parere, saranno più importanti e gravi per i Paesi della regione nei prossimi dieci anni?
La situazione sul territorio tra India e Russia rimane tesa. In particolare, gli sviluppi in Afghanistan preoccupano ancora. Azioni decisive sono necessarie per aiutare il Paese a far fronte a tali sfide e minacce, come terrorismo, estremismo e narcotraffico. Russia e India condividono la necessità di sostenere gli sforzi per la riconciliazione nazionale sotto la legge internazionale e sono interessate ad approfondire la costruttiva cooperazione multilaterale aiutando l’Afghanistan a risolvere le questioni di sicurezza nazionale, costruzione della capacità di lotta al narcotraffico, garantendo sviluppo sociale ed economico, e migliorando l’interconnettività. In termini più generali, il nostro Paese è disposto a sviluppare tale interazione nella regione permettendo una risposta rapida alle sfide alla sicurezza emergenti e ricercando vie comuni nell’affrontare possibili minacce. A nostro parere, l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ha un ruolo di primo piano, essendo in continua espansione geografica, per esempio India e Pakistan aderiscono all’Organizzazione. La SCO intensifica gli sforzi per costruire la fiducia, rafforzare gli sforzi genuinamente collettivi nel rispondere alle crisi e sviluppare una cooperazione multiforme. Il fatto che la Russia, con il supporto dei suoi partner, promuova attivamente questi progetti per creare uno spazio economico comune in Eurasia, contribuisce anche ad appianare le differenze. Tale ‘integrazione delle integrazioni’, basata sui principi di trasparenza e tenendo conto degli interessi di tutte le economie nazionali, consentirà l’integrazione della regione nello sviluppo comune, rafforzandone la stabilità.File picture of the first unit of the Kudankulam Nuclear Power Plant which was synchronised with the southern power grid marking a major milestone in power generation of the ambitious Indo-Russian nuclear collaboration at Tirunelveli of Tamil Nadu on on Oct.22, 2013. (Photo: IANS)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia è pronta a respingere qualsiasi attacco occidentale

Oggi dobbiamo essere pronti a tutto, e la guerra non è il problema principale in tale situazione
Andrej Fursov e J. Flores, Fort Russ, 9 settembre 2016
Andrej Fursov è uno dei più famosi intellettuali russi, un maestro della comprensione rivoluzionaria dei nuovi eventi e della revisione delle idee tradizionali, è uno storico e pubblicista e in questa intervista riflette sui pericoli dell’attuale “visione del mondo”, della difficile situazione politica in Russia, della necessità di un cambio delle élite e del ritorno rivoluzionario ai valori tradizionali.121121001_andrey-fursov1Gli ultimi giorni mostrano una situazione molto simile, almeno in apparenza, a quella di prima della guerra. Le truppe sono al massimo della prontezza al combattimento. Allo stesso tempo, le agenzie civili vengono ispezionate sulla capacità di lavorare in condizioni di guerra. In realtà, una mobilitazione civile si è svolta nell’ambito delle attività in condizioni di guerra. Allora, cosa dopo? Siamo davvero in una situazione prebellica?
Andrej Fursov (F): Ci sono due aspetti, in questo caso: globale e nazionale (russo). Dal punto di vista globale, abbiamo avuto due decenni di vita in tali condizioni, quando non c’era confine tra guerra e pace. L’inizio può essere considerata l’aggressione della NATO alla Jugoslavia. Poi abbiamo avuto Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. E lo stato in cui il mondo si trova oggi può essere chiamato “pace bellica” o “guerra pacifica”. Ma anche in tali circostanze ciò che accade ultimamente nel mondo, solo per lo scorso anno, dimostra una potente situazione destabilizzante, molto vicina ai nostri confini. Le esercitazioni senza preavviso, organizzate a fine agosto, sono molto serie. In primo luogo, esamina la prontezza al combattimento in numerosi distretti militari: completamente nel distretto meridionale e in parte in quelli occidentale, settentrionale, centrale, di due flotte (Mar Nero e Mar Caspio), forze aerospaziali e truppe aviotrasportate. In secondo luogo, esamina varie agenzie civili sui casi “speciali”, in condizioni di guerra per esempio. I controlli sono stati effettuati presso Ministero delle Comunicazioni, Ministero dell’Industria, Ministero delle Finanze, Agenzia della Riserva di Stato e Banca di Russia. Tra le altre cose, è una dimostrazione a certe forze occidentali che potrebbero provare ai confini la nostra reattività. Ora è evidente che molte cose nel mondo dipenderanno dalle elezioni negli USA che, se corrette, Trump potrebbe vincere. La lotta sarà brutale e l’élite globale chiamata “bankster” ha grandi aspettative su Clinton per diversi motivi. La folle Clinton può iniziare un grande conflitto in questo caso. Non c’è dubbio che, se divenisse presidente degli Stati Uniti, la situazione al confine con l’Ucraina, nel Caucaso e nell’Asia centrale peggiorerà. Soprattutto ora, dopo i noti eventi in Uzbekistan, una seria lotta per il potere può iniziare, e ci sarà un clima proficuo per l’islamismo che “accetta la globalizzazione statunitense” (R. Labevier). E’ il nostro “punto debole”. Inoltre, dato che la salute di Clinton non è molto buona, se le succedesse qualcosa all’improvviso, Tim Kaine sarà il presidente, un’oscura pedina che potrebbe essere un jolly. Dobbiamo esservi preparati. Bisogna essere pronti non solo alla difesa militare, ma anche morale e dei valori. Va notato: quasi in contemporanea con l'”esercitazione pre-guerra”, uno dei più odiosi Ministri, il Ministro della Pubblica Istruzione Levanov, è stato licenziato e sostituito da una donna patriottica, che subito ha iniziato a purgare il Ministero dell’Istruzione dai sostenitori di Levanov. Credo che sia solo l’inizio. E’ molto simile alla situazione del 1936-1937, quando divenne chiaro che la guerra era inevitabile e il governo fece appello alle tradizioni russe. Il “patriottismo sovietico” apparve nel 1936. Il 7 novembre smise di essere il giorno della Rivoluzione Proletaria Mondiale; poi divenne il giorno della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre. I libri di storia furono corretti in modo patriottico. Inoltre, nel 1936-1937 ci fu un forte cambio che ancora chiamiamo “terrore di Stalin”. In primo luogo, il terrore non era di Stalin, ma qualcosa di complesso. In secondo luogo, il terrore era la forma. Il suo contenuto fu il cambio del personale per rimuovere una possibile quinta colonna. Tra l’altro si nota la stessa cosa, un ampio cambio di personale, soprattutto nelle strutture di potere: Commissione d’inchiesta, Ministero degli Interni, Procura della Repubblica, qualcosa succede nel reparto delle indagini criminali. Qual’è il risultato? Il risultato è che il personale di difesa ed istruzione sembra voler rafforzare lo Stato, alla vigilia di un possibile serio test. Vediamo anche un certo ulteriore aumento della minaccia di guerra che logicamente porta ad una dittatura anti-oligarchica. Anti-oligarchica prima di tutto, perché c’è bisogno di fondi supplementari; in secondo luogo, come dimostra la storia della Russia (e non solo), gli oligarchi nelle situazioni sinistre tendono a cooperare con il nemico al fine di salvare i soldi. Così, sono necessarie azioni preventive. Per quasi due decenni c’era un processo di distruzione, e non so è completamente fermato: si continua a perseguitare la scienza, non tutti i distruttori dell’istruzione sono stati espulsi dal sistema, il sistema sanitario è al collasso. I sabotatori speravano nel sostegno occidentale. E l’occidente in realtà lo diede quando Gorbaciov e Eltsin pugnalarono il nostro Paese. Negli ultimi anni, l’occidente ha sospeso il suo supporto, e vediamo una borghesia incapace di capire il nostro principale segreto militare. Invece, vediamo l’aggressività della NATO, soprattutto dall’Ucraina. E dopo tutti questi anni, gli scagnozzi della NATO nel nostro Paese, vendutisi per 30 denari, ci facevano credere che occidente e NATO erano nostri amici. Ora vediamo ciò che era chiaro da tempo, non sono nostri amici. Così, si scopre che hanno cercato di distogliere la nostra attenzione con la disinformazione, agendo come forze speciali della propaganda della NATO? Beh, ora basta tollerare ciò. Friedman, il primo direttore della Stratfor, la ‘CIA privata’, pochi anni fa disse che non appena la Russia si sarebbe ripresa, ci sarebbe stata la crisi in Ucraina. Ed è successo. E’ chiaro che la Russia sarà sotto pressione da almeno tre direzioni. Da ovest e sud, quindi avremo qualche problema nelle nostre repubbliche e regioni. Non è un caso che il ministro degli Esteri tedesco ami visitare gli Urali e Ekaterinburg, dove costantemente dice che gli Urali devono essere “parte attiva della comunità internazionale”. Quindi costui viene in Siberia per dire che deve essere oggetto nelle relazioni internazionali. Ma il tema delle relazioni internazionali è dello Stato. E’ un invito al separatismo? Infine, il segmento di filo-occidentale dei gruppi dirigenti. In tale situazione, la pulizia del Paese dalla quinta colonna è di particolare importanza. Inoltre, con “purga” intendo escluderli dalle reti delle informazioni e finanziarie. Nessuno chiede di ‘eliminare’ qualcuno o d’imprigionarlo, ma tutti costoro vanno isolati. Qui, un economista liberale ha recentemente pubblicato un articolo dicendo che la Russia trae beneficio dalle sconfitte militari e politiche, come nella guerra di Crimea. A quanto pare ritiene che non la pagherebbe. In realtà, tali pubblicazioni non dovrebbero restare impunite, devono rispondere alle leggi da periodo pre-bellico. Perché non c’è alcuna risposta dalle autorità? Ancora guardano all’occidente, in attesa che reagisca? E’ troppo tardi per averne paura. La nostra struttura può fare di tutto per fare pace con l’occidente, ma non sarà mai perdonata. Nel 1991, nella convinzione che la Russia non potesse più rialzarsi, che si sarebbe suicidata, l’occidente non distrusse completamente la Russia. Oggi lo considerano un errore da cercare di risolvere. Se la Russia tollerasse davvero una sconfitta politico-militare, si avrà la disintegrazione del Paese e i russi potrebbero seguire le orme degli indiani del Nord America. Così, se vogliamo essere pronti a un periodo difficile, dobbiamo isolare la quinta colonna dalle risorse finanziarie e dell’informazione.1004839L’occidente difficilmente inizierebbe un conflitto militare direttamente. Creerà problemi ai confini, l’esaurimento economico e causerebbe un’esplosione interna?
Andrej Fursov: Sì, come nel febbraio 1917, quando i circoli interni che odiavano gli anglosassoni più dei tedeschi rovesciarono re e monarchia, e poi furono sostituiti gettando il Paese nel baratro, dopo di che i bolscevichi e poi la Grande guerra patriottica permisero di risollevare il Paese. Devo dire che è ancora impossibile andare d’accordo con l’occidente. Le élite politiche russe dovrebbero pensarci bene alle proprietà all’estero, che gli verrebbero sottratte dall’élite occidentale. La proprietà estera non è l’unico punto debole di politici e imprenditori russi. Vi è altro: i figli che vivono e studiano all’estero. Nemmeno parlo del fatto che la maggior parte dei loro genitori ha cercato di porre fine alla Russia e di sostituirla con i figli e se stessi. Infatti l’istruzione non è mai neutrale! Una persona che riceve certi valori insieme alla conoscenza, li vede in un altro modo. Una certa parte della nostra dirigenza ancora attende aiuti dall’occidente, ma non significa che l’occidente gli risponderà. Supponendo che la Russia venisse militarmente e politicamente sconfitta, la classe dirigente verrebbe completamente eliminata; eliminando tutti senza tener conto delle posizioni, creando una struttura completamente diversa.

Ciò significa che, nel quadro della preparazione a tempi turbolenti, dobbiamo lavorare seriamente sulla situazione ideologica nella nostra società, affinché la popolazione sia meno orientata all’occidente e anche ai valori liberali?
Andrej Fursov: No, non è necessario reprimere l’insensatezza del mondo moderno, non funziona. E’ necessario spiegare alla gente il pericolo dell’adesione ideologica ai valori occidentali. Dobbiamo mostrare in TV cos’è l’occidente, l’Europa moderna: le sue città, la loro composizione etnica e razziale, i loro problemi economici (crescita zero, elevata disoccupazione), la perdita d’identità religiosa. A coloro che vogliono farsi rispettare dall’occidente dico sempre: “Vuoi essere rispettato da omosessuali, lesbiche, pedofili?” Non mi serve tale rispetto. Ho fiducia che la stragrande maggioranza della nostra popolazione non ne abbia bisogno. Abbiamo una società molto più sana di quella attuale europea. L’occidente ha tradito i valori europei. L’attuale occidente è una società post-europea e post-cristiana. I valori europei sono in Russia. Questo va spiegato.

Ma abbiamo ancora un blocco economico filo-occidentale al governo, considerato dalla massa dei professionisti. Cosa ne pensa: ci sarà alcuna modifica o tutto rimarrà come prima, nonostante le turbolenze imminenti?
Andrej Fursov: Dubito che siano così professionali, avendo indebolito l’economia. Non possiamo parlare di professionalità, ma solo se siano o no sabotatori economici professionisti. Penso che se verrebbe istituito un periodo speciale, di fatto, le unità economiche saranno sostituite. Voglio parlare della triade “scienza – istruzione – sanità”. In Crimea c’è una meravigliosa dura lotta per la sovranità. Ma questa è moderna geopolitica. La vittoria geopolitica del futuro è compito di insegnanti, scienziati e medici. Se continuiamo a distruggere la “triade”, tra 5-10 anni chi lotterà per la sovranità? Non ci saranno uomini sani, né “cervelli”. E’ impossibile lottare oggi, mentre si rovina l’istruzione futura. Purtroppo, ad oggi, abbiamo usato il principio dello judo: abbiamo aspettato che l’avversario facesse il primo passo, inducendolo in errore, e poi abbiamo utilizzato la sua forza contro di lui. In parte questa strategia è corretta, quando il nemico è più forte. Ma non lo è sempre. In realtà spesso si perde lo slancio, e a volte può essere fatale. Pertanto è necessario combinare i principi per risparmiare energia e tempo.

Allora, cosa dopo? Abbiamo visto la sostituzione dei dirigenti nel 1917 e il 1937? Ci aspetta un 1918 e un 1941?
Andrej Fursov: Ci furono diverse date importanti nel 20° secolo per la Russia. La rivoluzione del 1917. L’abolizione della NEP nel 1929. La sconfitta della deviazione di destra e l’espulsione dei trotskisti. Il 1917, con tutta la sua importanza, non cambiò il posto della Russia nella divisione internazionale del lavoro. La Russia rimase periferia quale fonte di materie prime. E nel 1929 agì per avere una posizione completamente diversa nel sistema mondiale. Bucharin e Trotskij erano ai poli opposti: destra e sinistra. Tuttavia, avevano molte caratteristiche in comune. Per Trotskij la Russia era “legna da ardere” nella rivoluzione mondiale permanente, un periferico grezzo mondo socialista; per Bucharin, con la sua attenzione su estrazione di materie prime ed industria leggera, l’URSS era la periferia delle materie prime del sistema capitalista. L’adozione di tali strategie avrebbe portato alla distruzione dell’URSS nel lungo periodo. Il 1929 violò entrambe le strategie. Nel 1937 si raggiunse l’autosufficienza militar-industriale rispetto al mondo capitalista, gettando le basi per la vittoria nella Seconda guerra mondiale. Inoltre, nella seconda metà degli anno ’30 fu creata una nuova élite, che guidò la vittoria in guerra, l’evento più importante nella nostra storia. Né Napoleone né Guglielmo II cercarono la distruzione totale, fisica e metafisica della Russia, di cancellarci dalla storia. L’unione creata dal popolo russo basata sul sistema stalinista, impedì tale tentativo. Perciò i russofobi odiano così tanto Stalin e il passato sovietico. La guerra fu vinta dal popolo, in primo luogo sviluppando una personalità negli ’30 basata su eroismo ed entusiasmo del popolo sovietico. Nel 1915-1916 il corpo degli ufficiali fu eliminato, l’esercito crollò, l’autocrazia fu disorganizzata. Nel 1941 vi fu la sconfitta dell’Armata Rossa, l’esercito crollò ma il suo posto fu preso da giovani ufficiali; fu il popolo sovietico cresciuto secondo gli ideali sovietici (socialisti e statal-patriottici) che spezzò la Wehrmacht e issò la bandiera sul Reichstag. Il 9 maggio 1945 fu preparato dal 1917, dal 1929 e dal 1937.

Significa sostituire il personale?
Andrej Fursov: Sì, la rivoluzione del personale che, tra l’altro, fu effettuata da Stalin per controllare i “baroni regionali”, scatenando il terrore di massa e ponendovi fine: prima con la lotta al terrorismo di Ezhov e poi con il disgelo di Beria. Oltre ad eliminare la quinta colonna. Ciò avvenne preparandosi a una guerra quasi inevitabile. Stalin aveva poco tempo, ma ci riuscì. Anche noi abbiamo poco tempo. I bankster non hanno dove ritirarsi: il tempo è contro di loro, devono agire in fretta. I russi li evitano, perciò odiano perfino i nostri atleti paralimpici. Bene, avremo tempo per vendicarci. Eppure, si vis pacem para bellum, e ancora più importante, i preparativi vanno completati al più presto.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin contro Bilderberg: “Volete un’altra crisi dei missili di Cuba?”

La Russia si prepara a difendere la cultura europea
Esercitazioni ed epurazione di personale inaffidabile dimostrano che Mosca si prepara nel caso di futuri scontri

Andrej Fursov, Tsargrad TV Russia Insider

L’autore, uno dei più eminenti intellettuali russi, studioso e storico, sociologo e pubblicista, colloquia col corrispondente di Tsargrad TV sui pericoli dell’attuale ‘pace bellica’, dei cambiamenti nelle élite e della difesa dei valori tradizionaliscreenshot_1-1440x564_cAleksandr Tsyganov: Ultimamente il mondo sembra in una situazione pre-bellica. Le truppe compiono esercitazioni a sorpresa di pronto allarme, enti civili vengono ispezionati sull’operatività in caso di guerra. Si serrano i ranghi, sempre con il pretesto delle esercitazioni in caso di guerra. Siamo davvero in uno stato pre-bellico? Cosa succede?
Andrej Fursov: Ci sono due situazioni, nel mondo e in Russia. Nel mondo, da quasi due decenni, si vive nella pratica confusione tra guerra e pace, fin dalla guerra della NATO alla Jugoslavia. Poi vi furono Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. La situazione attuale può essere definita di ‘pace bellica’ o ‘guerra pacifica’. Ma anche così, ciò che accade nel mondo nell’ultimo anno è un’enorme destabilizzazione che si avvicina ai nostri confini. Le esercitazioni organizzate a fine agosto erano un test operativo dei Distretti Militari meridionale, occidentale, settentrionale e centrale, delle Flotte del Mar Nero e del Caspio, dell’Aeronautica e delle truppe aviotrasportate. In secondo luogo, vi è la revisione degli enti civili che dovrebbero affrontare periodi particolari, in caso di di guerra. I Ministeri delle Comunicazioni, Industria e Commercio, Finanze, Agenzia delle riserve federali e Banca di Russia sono stati ispezionati. Tali passaggi mostrano all’occidente cosa aspettarsi se ci provassero con noi. E’ chiaro che molto dipenderà dalle elezioni statunitensi. Se saranno eque, Trump potrebbe vincere. Ma i Masters of the Universe, altrimenti noti come bankster, preferiscono Clinton, che avvierebbe una grande guerra, se necessario. Se diventasse presidentessa, la situazione ai confini con l’Ucraina, nel Caucaso meridionale e nell’Asia centrale si deteriorerebbe. E ora, a causa della morte del presidente uzbeko, ci potrebbe essere un’aspra lotta di potere favorendo i islamisti, i “cani da guardia della globalizzazione statunitense”. E questo è il nostro punto debole. Clinton non è in ottima salute, e se qualcosa dovesse accaderle, ‘Tim Kaine’ da oscura pedina potrebbe diventare il jolly, divenendo presidente. Dobbiamo essere pronti non solo nella difesa, ma anche nell’etica e nei valori. Uno dei ministri liberali più odiosi, il Ministro della Pubblica Istruzione Livanov, è stato appena sostituito da una donna patriottica, Olga Vasileva, che quasi subito ha cominciato a purgarne i sostenitori. Credo che sia solo l’inizio. Vediamo anche un enorme cambio nelle forze dell’ordine: Indagini, Ministero degli Interni e Pubblico ministero, e qualcosa succede nell’Ufficio Intelligence Criminale di Mosca. Vediamo il rafforzamento dello Stato in tutti i settori: Difesa e istruzione per far fronte a possibili gravi sfide, correzioni che logicamente portino ad una dittatura anti-oligarchi, qualora ce ne fosse il pericolo. Antioligarchica perché per primo avremo bisogno di fondi supplementari, e in secondo luogo, la storia russa non è l’unica a dimostrare che in situazioni terribili gli oligarchi, di regola, fanno affari con il nemico per salvaguardare i loro soldi. Dobbiamo evitare che ciò accada. Il primo presidente della società ombra della CIA, Stratfor, disse qualche anno fa che non appena la Russia si opponesse avrebbe subito una crisi in Ucraina, e questo è proprio ciò che è accaduto. E’ assolutamente chiaro che la Russia sarà sfidata da almeno tre direzioni. Ai confini occidentale e meridionale. E senza dubbio, l’occidente intende creare problemi in diverse repubbliche e regioni. Non è un caso che il ministro degli Esteri della Germania sia così appassionato degli Urali, dicendo a Ekaterinburg che dovrebbero diventare ‘parte attiva della comunità internazionale’. Quando costoro vengono in Siberia, dicono che dovrebbe diventare un attore internazionale. Ma un attore internazionale è uno Stato. È un appello al separatismo? La terza minaccia proviene dal segmento filo-occidentale delle élites. In tale situazione, la pulizia nel Paese della quinta colonna è cruciale. Quando dico pulizia intendo tenerla lontano da finanza e informazioni. Non ne chiedo la liquidazione o l’incarcerazione, ma costoro dovranno trovarsi nel vuoto, in cui non possano fare nulla di male.

Aleksandr Tsyganov: Ciò significa che, nel quadro della preparazione a tali cambiamenti turbolenti dobbiamo consolidare l’ideologia e rendere meno volta all’occidente e ai valori liberali la popolazione, giusto?
Andrej Fursov: Non dobbiamo consolidarla, non sarebbe efficace oggi. Dobbiamo spiegare il pericolo che tale orientamento pone alla popolazione. Dobbiamo mostrare più spesso alla TV ciò che è l’occidente di oggi, Europa inclusa, con le sue città, composizione etnica e razziale, problemi economici (crescita zero, disoccupazione), mancanza d’identità religiosa. A chi vuole farci amare l’occidente dico: vuoi essere amato da gay, lesbiche e pedofili? Non ne ho bisogno, e sono sicuro che anche la maggior parte della nostra popolazione non ne ha bisogno. Abbiamo una società molto più sana di quella europea attuale. L’occidente ha tradito i valori europei. È post-cristiano e post-europeo; dobbiamo spiegare al popolo che i valori europei sono in Russia.

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Putin contro Bilderberg: Volete un’altra crisi dei missili di Cuba?
Ruslan Ostashko, PolitRussia, 3 settembre 2016 – Fort Russ0La notizia più importante è stata l’intervista di Vladimir Putin a Bloomberg, in cui il presidente russo ha toccato temi chiave all’ordine del giorno dell’informazione globale. Sono certo che decine di pubblicazioni badano a questa intervista e ne discuteono ogni domanda e risposta, ma voglio proporvi, cari amici, di guardarla con una diversa angolazione. Il punto è che John Micklethwait, il caporedattore di Bloomberg che ha intervistato il presidente russo, non è solo un giornalista, ma uno di quelli che partecipa a pieno titolo da anni alle riunioni del Bilderberg Club, oscuro gruppo di interessi le cui opinioni decidono le politiche occidentali. Penso che ciò spieghi il formato inusuale dell’intervista e perché Vladimir Putin ha definito Micklethwait “specialista” trattandolo più da politico che da giornalista… Se badiamo al colloquio con Putin da questo punto di vista, allora vediamo che può essere considerata una risposta di Putin all’élite politica occidentale. Ecco i punti chiave che vorrei evidenziare.
John Micklethwait chiede a Putin se è pronto a scambiare o vendere le Curili e Kaliningrad, domanda che da subito ha ricevuto una risposta tagliente dal presidente russo. La risposta sulle isole Curili era nello stile di Putin, affermando che “la Russia non commercia in territori, ma tratta gli accordi affinché si adattino ad entrambe le parti”. Su Kaliningrad, Putin ha delineato il seguente punto di vista al rappresentante del Bilderberg: se qualcuno inizia a rivedere l’esito della Seconda guerra mondiale, allora domande saranno immediatamente poste sui territori orientali della Germania, su chi appartiene Lvov e sulle frontiere tra Romania e Ungheria. Se qualcuno vuole aprire il “vaso di Pandora”, come Putin ha precisato, “andrà avanti con la bandiera in mano”. John Micklethwait si affrettava a dire che scherzava. Ma il video dell’intervista mostra che Putin non apprezzava tale “scherzo”.
Il secondo punto importante fu quando John Micklethwait chiese a Putin su riserve in oro russe, deficit di bilancio e prezzi del petrolio. Anche lui, come molti liberali russi, distorceva la citazione di Putin sul crollo della produzione di petrolio se scendessero i prezzi a meno 80 dollari al barile. Ma Putin ragionevolmente rispose che vi sono abbastanza riserve di valuta secondo tutti gli standard e un deficit modesto. Alla domanda sui prezzi del petrolio, il presidente russo sottolineava che gli investimenti nella produzione di petrolio sono diminuiti drasticamente dati i prezzi correnti. Questo è ciò che aveva in mente, non ciò che certi giornalisti hanno spacciato avesse detto. Qui potete vedere il grafico di Bloomberg che, ironia della sorte, indica che il presidente russo ha assolutamente ragione.
crfxauzxyaeobcnA causa dei bassi prezzi del petrolio, nessuno investe nell’esplorazione di nuove riserve, quindi, ecco perché numero e dimensioni dei nuovi giacimenti di petrolio nel 2015 e il 2016 sono pari a zero. Ciò significa che, in futuro, è inevitabilmente attesa carenza di petrolio e corrispondente aumento dei prezzi. La risposta di Putin può essere interpretata come sottile suggerimento sulle circostanze economiche serie che i nostri partner occidentali non troverebbero gradevoli. Va dato credito al rappresentante del club Bilderberg, che ha davvero cercato di provocare il presidente russo, di cercare le risposte che voleva. In particolare, ha cercato di presentare Putin come nemico dell’Europa intento al collasso della zona euro, alla distruzione dell’Euro e al completo crollo del progetto europeo. Dopo tutto, quale modo migliore per sostenere la propaganda antirussa in Europa che con le parole dello stesso presidente russo? Putin, come previsto, non abboccava. Avrebbe voluto che gli europei avessero miglior fortuna nella lotta alla crisi e sottolineava che critica la politica estera dell’UE, ma che la Russia spera che l’economia europea migliori.
La seconda provocazione falliva quando Micklethwait tentò di costringere Putin a sostenere pubblicamente il candidato alla Presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, o almeno ad ammettere che la Russia fosse dietro l’hackeraggio dei server del Partito Democratico. Tale provocazione falliva dato che Putin dichiarava la disponibilità a lavorare con qualsiasi presidente statunitense che rispetti gli accordi. In modo che fosse meno doloroso per l’intervistatore, aggiunse che capiva il motivo per cui il pubblico statunitense fosse così sorpreso dalle informazioni svelate dagli hacker. Tradotto dal linguaggio diplomatico, la sua osservazione era: “Sì, tutti sanno che avete un sistema politico marcio, e vi basta farne una commedia“.
Ultimo elemento: il presidente russo sottolineava che se qualcuno nella leadership statunitense cercasse di “liberarsi di noi”, non sopravviverebbe e “chissà chi ci perderebbe di più da tale approccio“. Quindi Putin violava il formato dell’intervista ponendo una domanda al rappresentante del Club Bilderberg. Putin chiese se voleva si ripetesse la crisi missilistica di Cuba. John Micklethwait rispose che “nessuno lo vuole“. Dal mio punto di vista, è stato un altro messaggio chiaro ed inequivocabile ai nostri partner occidentali. Come si suol dire, una parola gentile e un’arma nucleare possono ottenere più di una semplice parola gentile. Non resta che sperare che i nostri partner occidentali traggano le giuste conclusioni dalle parole del presidente russo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora