Eurasia da Minsk a Manila

Andrew Korybko Sputnik 15/12/20151031763728Il Primo ministro Dmitrij Medvedev su suggerimento del Presidente Putin ha formalmente proposto un grande partenariato economico multilaterale nel suo viaggio in Cina. La Russia storicamente è nota per pensare in grande, quindi la proposta del Presidente del Consiglio è totalmente in linea con la cultura politica del Paese. Mentre nella città cinese di Zhengzhou partecipava al Consiglio dei Capi di Governo della SCO, Medvedev ha ambiziosamente dichiarato che: “La Russia propone di avviare consultazioni con Unione economica eurasiatica e Shanghai Cooperation Organization, comprendenti gli Stati riuniti nell’alleanza e i Paesi dell’Associazione delle nazioni asiatiche sudorientali, per creare un partenariato economico basato sui principi di uguaglianza e mutuo interesse“. Il suggerimento corrisponde a ciò che ha detto il Presidente Putin nell’indirizzo del 3 dicembre all’Assemblea federale, annunciando che: “Propongo consultazioni, in collaborazione con i nostri colleghi dell’Unione economica eurasiatica, dei membri della SCO e dell’ASEAN, nonché con gli Stati che aderiranno alla SCO, per la possibile formazione di un partenariato economico“. In un batter d’occhio, in un momento in cui i media mainstream occidentali abbaiano sulla presunta mancanza di opportunità economiche e l'”isolamento” della Russia, Mosca propone un ampio partenariato economico mondiale, sorprendendo completamente l’occidente.

Da Minsk a Manila
L’idea della Russia è molto simile al concetto della famosa battuta di Charles de Gaulle sull’Europa “da Lisbona a Vladivostok“. Tenendo conto delle attuali realtà geopolitiche, probabilmente sintomo delle nuove tendenze a lungo termine, Putin ha aggiornato la visione multipolare dell’ex-leader francese, essenzialmente parlando di un’“Eurasia da Minsk a Manila”. Questa reiterazione rappresentata dalla più occidentale e dalla più meridionale delle capitali del partenariato economico multilaterale proposto, è un modo preciso di descrivere i confini del vasto spazio continentale. Rivediamo l’adesione di ogni organizzazione che farebbe parte di ciò che diverrebbe la Grande zona di libero scambio eurasiatica (GEFTA):

Unione economica eurasiatica:
Questa organizzazione nascente riunisce le economie di Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e si estende su gran parte dell’ex-Unione Sovietica. Mentre è ancora agli inizi, gli aderenti lavorano duramente per coordinare lo spazio economico comune e standardizzare le procedure giuridiche collegate. A differenza dell’Unione europea cui viene confrontata spesso e in modo fuorviante, non vi è alcuna componente politica nel blocco essendo strettamente un gruppo economico che si concentra sull’equo interesse comune.

SCO:
Originariamente nota “Shanghai Five” creata nel 1996 riunendo le cinque repubbliche ex-sovietiche confinanti con la Cina, s’è guadagnata il nome attuale dall’inclusione dell’Uzbekistan nel 2001. L’organizzazione è ora una piattaforma di cooperazione multisettoriale che va oltre lo spazio ex-sovietico-cinese. India e Pakistan aderiscono all’organizzazione, mentre Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia hanno lo status di osservatori.

ASEAN:
La più antica delle tre organizzazioni, creata nel 1967 per riunire gli Stati del Sudest asiatico a tutti gli effetti. I membri fondatori furono Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Thailandia, ma il gruppo successivamente incorporò Brunei nel 1984, Vietnam nel 1995, Laos e Myanmar nel 1997, e infine Cambogia nel 1999. Fin dall’espansione pan-regionale, il blocco è stato una delle regioni dalla maggior crescita del mondo, e i suoi membri hanno proclamato la Comunità economica dell’ASEAN (AEC) a fine novembre, al fine di rafforzare gli sforzi per l’integrazione.0022191099e00d5dd41a1dIntrecci d’interessi
La GEFTA è un suggerimento molto intelligente che cerca di trarre vantaggio dagli interessi economici che s’intersecano dei propri partner. Allo stato attuale, ecco come la disposizione macroeconomica appare:

Vigenti:
India-ASEAN FTA
Cina-ASEAN FTA
Cina-Pakistan FTA
Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC, accordo di libero scambio dall’Afghanistan al Bangladesh)

Proposti:
Unione Eurasiatica-ASEAN FTA
Unione Eurasiatica-Cina FTA
SCO-FTA
Unione Eurasiatica-India accordo di libero scambio
Unione Eurasiatica-Iran FTA
India-Iran FTA

Le sfide che ci attendono
La GEFTA è una visione a lungo termine che probabilmente richiederà del tempo per realizzarsi, ma nel frattempo ci sono due grandi sfide che ne ostacolano la piena attuazione: i sospetti dell’India sulla Cina e il TPP degli Stati Uniti:

I problemi dell’India:
Non è un segreto che India e Cina sono concorrenti amichevoli, ma potrebbe essere più adatto descriverle rivali geopolitici a questo punto. Mentre pubblicamente vanno d’accordo nelle grandi istituzioni multilaterali come AIIB, BRICS e SCO, non andrebbe meglio nelle relazioni bilaterali indirette. Hanno legami reciproci tiepidi, e i rapporti indiretti sono molto più freddi nelle loro politiche con Stati terzi. Ad esempio, India e Cina sono in forte concorrenza per l’influenza sul Nepal in questo momento, nonostante lo neghino pubblicamente, aggravando il dilemma della sicurezza per ciascuna di esse. Inoltre, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha appena compiuto una visita storica in India, annunciando che il Giappone contribuirà a costruire il primo progetto ferroviario ad alta velocità dell’India, condividere i segreti militari e vendere equipaggiamenti relativi, e aiutare l’India nell’energia nucleare. Basti dire, l’India non è troppo amichevole verso la Cina, e nel caso della GEFTA Nuova Delhi sarebbe comprensibilmente riluttante a collaborare con Pechino se non vi vedrà alcun vantaggio tangibile. In riferimento alla seconda sezione della lista, l’India potrebbe entrare in rapporti di libero scambio (o lo è già) con tutti i membri proposti della GEFTA, ad eccezione di Cina, Mongolia e Uzbekistan, e potrebbe non vedere Ulanbatar e Tashkent come adeguata compensazione economica per accettare l’accordo multilaterale con la Cina. Dal punto di vista dell’India, i suoi leader potrebbero invece decidere di siglare accordi commerciali bilaterali invece di uno grande che includa la Cina.

TPP:
Svolgendo il ruolo di decisore finale, gli Stati Uniti sostengono il TPP in parte perché sanno che così potrebbero disturbare qualsiasi negoziato di libero scambio indipendente tra ASEAN e i potenziali partner dell’Unione Eurasiatica. Mentre solo alcuni membri del gruppo faranno ufficialmente parte del prossimo accordo (Brunei, Malesia, Singapore e Vietnam), il presidente indonesiano Joko Widodo ha detto, a fine ottobre, che se il suo Paese intendesse aderire, sposterebbe decisamente il centro di gravità economico del blocco verso gli Stati Uniti. L’ASEAN ha ora avviato un intenso processo d’integrazione attraverso l’AEC, ed è prevedibile che con il tempo cercherà di standardizzare la miriade di accordi di libero scambio. Il problema sorge quando si considera che i precetti della ‘governance economica’ del TPP potrebbero ostacolare seriamente le politiche indipendenti di alcuni membri e metterli sotto il controllo di fatto di Stati Uniti e loro multinazionali. Nel caso in cui il TPP venga siglato, gli Stati firmatari dell’AEC diverranno soggetti istituzionalmente filo-statunitensi che rinuncerebbero legalmente al diritto ad una politica economica sovrana e al di fuori della supervisione di Washington. Considerando le tensioni geopolitiche da nuova guerra fredda tra mondo unipolare e mondo multipolare, è possibile che gli Stati Uniti possano utilizzare il TPP per influenzare l’AEC trovando un modo per rivedere l’accordo di libero scambio dell’ASEAN con la Cina (e del Vietnam con l’Unione eurasiatica) per il motivo che contraddicono una delle oltre 2 milioni di parole assurdamente contenute nel TPP. L’obiettivo degli Stati Uniti è allontanare l’ASEAN dalle influenze economiche esterne al controllo del Pentagono (ovviamente comprese Russia e Cina) e intrappolare le economie in rapida crescita in una rete di controllo USA-centrica.

Il verdetto:
Anche nella spiacevole situazione di non-partecipazione dell’India alla GEFTA e del successo degli Stati Uniti nell’uso del TPP per allontanare l’AEC da Cina e Russia, Mosca e Pechino potrebbero ancora scuotere le fondamenta economiche del vecchio ordine mondiale approfondendo gli scambi bilaterali, forse attraverso un accordo di libero scambio Unione Eurasiatica-Cina. La cooperazione multilaterale di India e ASEAN in questo contesto sarebbe di grande aiuto per lo sviluppo economico di una nuova Eurasia, ma non sono assolutamente necessarie, Russia e Cina possono ancora far valere la costruzione di una futura equa Eurasia anche da sole, se necessario.98567317-680x365_cLe opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non riflettono necessariamente la posizione ufficiale di Sputnik.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia nella guerra invisibile

Rostislav Ishenko, RIA Novosti – South Front

Rostislav Ishenko risponde alla domanda su come la Russia ha potuto in venti anni, senza guerre e sconvolgimenti, risollevarsi dallo status di semi-colonia in disintegrazione a un leader mondiale.197666Gli “strateghi” da cucina che credono che un attacco nucleare massiccio sia il modo universale per risolvere qualsiasi problema di politica estera (anche quelli più gravi che portano al confronto militare) sono sempre più contrariati dall’approccio moderato adottato dalla leadership russa nella crisi turca. Considerano insufficiente la partecipazione militare russa diretta nel conflitto siriano. Le azioni di Mosca sulla questione ucraina neanche li aggradano. Ma nessuno ha cercato di rispondere a una sola domanda semplice. Com’è che la Russia, un giorno, poteva non solo contrastare attivamente la potenza egemone globale, ma escluderla a tutti gli effetti?

Perché ora
Dopo tutto, alla fine degli anni ’90, la Russia era un Paese da Terzo Mondo in senso economico e finanziario. Una ribellione anti-oligarchica era in vista nel Paese, coinvolto in una guerra senza fine e senza speranza in Cecenia che dilagava in Daghestan. La sicurezza del Paese era garantita solo dall’arsenale nucleare da quando l’esercito non aveva personale qualificato sufficiente o attrezzature moderne per una seria operazione ai propri confini. Gli aerei non volavano e le navi non navigavano. Naturalmente, chiunque può spiegare come l’industria, anche della difesa, gradualmente si riprese, mentre la situazione nel Paese si stabilizzava con un tenore di vita migliore e la modernizzazione dell’esercito. Ma la questione chiave qui non è chi fece di più per ripristinare le forze armate russe: Shojgu, Serdjukov o lo Stato Maggiore. Non chi sia stato l’economista migliore, Glazev o Kudrin, e se ancora altro denaro avrebbe potuto essere speso nei programmi sociali. La principale incognita in questo compito era il momento. Dove potemmo prenderne o, più precisamente, perché gli USA concessero alla Russia il tempo di prepararsi a respingerne l’assalto, rafforzare i muscoli economici e militari, annientare la lobby pro-USA tra politici e media coltivata con così cura dal dipartimento di Stato? Perché il confronto aperto in cui chiaramente sconfiggiamo Washington non iniziò 10-15 anni fa, quando la Russia non aveva alcuna possibilità di sopravvivere alle sanzioni? Perché in realtà gli Stati Uniti adottarono la politica d’istituire regimi fantoccio nella sfera post-sovietico, anche a Mosca, che doveva essere una delle tante capitali della Russia disintegrata già alla fine degli anni ’90.

Il sano conservatorismo del corpo diplomatico
Le fondamenta degli attuali successi militari e politici furono per decenni nell’invisibile fronte diplomatico. Il Ministero degli Affari Esteri (MAE) fu una delle prime agenzie centrali a superare il caos amministrativo derivante dal crollo degli inizi degli anni ’90. Nel 1996 Evgenij Maksimovich Primakov divenne Ministro degli Esteri e rientrò dal volo verso gli Stati Uniti protestando contro l’aggressione statunitense alla Jugoslavia, compiendo la svolta della politica estera della Russia che non avrebbe mai più obbedito agli Stati Uniti. Due anni e mezzo dopo consigliò Igor Sergeevic Ivanov che lentamente, quasi impercettibilmente, ma inesorabilmente rafforzava l’indipendenza della diplomazia russa. Ivanov fu sostituito nel 2004 al ministero da Sergej Viktorovich Lavrov sotto il cui mandato il MAE russo acquisì risorse sufficienti per passare dalla difensiva a una postura offensiva. Dei tre ministri, solo Ivanov ebbe la Stella d’Eroe della Russia, ma sono sicuro che il suo predecessore e il suo successore la meritino pure. Il rapido ripristino dell’efficacia del MAE fu facilitato da tradizionale mentalità di casta e sano conservatorismo del corpo diplomatico, dal contegno esternamente affettato e il rispetto delle tradizioni per cui i diplomatici sono spesso criticati. I modi di Kozyrev non “s’imposero” nel MAE, perché non trovarono terreno fertile.

Fase di consolidamento interno
Ma torniamo al 1996. La Russia era affondata nel baratro economico e ancora sperimentava il default del 1998. Gli Stati Uniti ignoravano apertamente il diritto internazionale e minavano le strutture internazionali con azioni arbitrarie e unilaterali. NATO e UE si preparavano ad avanzare ai confini della Russia. Non c’era modo di rispondere. La Russia (proprio come l’URSS) poteva distruggere qualsiasi aggressore in 20 minuti, ma nessuno voleva farle guerra. Qualsiasi deviazione dalla “linea del partito” di Washington ed ogni tentativo di condurre una politica estera indipendente avrebbe causato lo strangolamento economico e, di conseguenza, la destabilizzazione interna mentre il Paese era completamente dipendente dai crediti occidentali. La situazione fu resa ancora più difficile dal governo dell’élite compradora filo-USA (non diversamente dall’Ucraina attuale), e i compradores erano in lotta contro la patriottica “leva Putin” della burocrazia dal 2004-2005. L’ultimo colpo di coda dei compradores agonizzanti fu la tentata sovversione di piazza Bolotnaja nel 2011. Ma cosa sarebbe successo nel 2000, quando avevano un vantaggio schiacciante? Le autorità russe avevano bisogno di tempo per consolidarsi, ripristinando sistemi economici e finanziari, garantendo e rafforzando l’autosufficienza e l’indipendenza dall’occidente, ripristinando potenza e forze armate moderne. Infine, la Russia aveva bisogno di alleati. I diplomatici affrontavano un compito praticamente impossibile. Dovevano seguire inflessibilmente le questioni di principio, mentre allo stesso tempo consolidavano la sfera post-sovietica della Russia, stabilire alleanze con i governi in opposizione agli Stati Uniti e, quando possibile, sostenerli dando l’illusione favorevole a Washington di una Russia debole e disponibile a concessioni strategiche.47493L’illusione della debolezza della Russia
L’efficacia con cui tale compito fu svolto è testimoniato dai miti che ancora persistono tra gli analisti occidentali e gli “oppositori” pro-USA russi. Per esempio, se la Russia è contro certo teppismo internazionale occidentale, è “un bluff per salvare faccia” perché le élite russe “sono completamente dipendenti dall’occidente, perché è lì che si trova il loro denaro”, o “la Russia abbandona gli alleati”. Per inciso, i miti sui “missili arrugginiti che non possono volare”, “soldati affamati che costruiscono le ville dei generali” ed “economia a pezzi” sono stati dissipati. Solo gli attori marginali incapaci di aver paura quanto di percepire oggettivamente la realtà, ancora ci credono. L’illusione su debolezza e sottomissione hanno reso sicuro di sé l’occidente sulla questione della Russia, impedendogli di affrettarsi a lanciare l’attacco politico e militare diretto a Mosca, dando così alla leadership russa la sua principale risorsa, il tempo necessario per completare le riforme. Naturalmente non c’è mai troppo tempo e avrebbe preferito rimandare il confronto diretto con gli Stati Uniti, iniziato nel 2012-2013, per almeno tre-cinque anni o addirittura evitandolo del tutto; comunque i diplomatici diedero al Paese 12-15 anni, molto tempo nel mondo in rapida evoluzione. Sulla diplomazia russa in Ucraina, per mancanza di spazio, cito solo un esempio, ma molto caratteristico, riflettendo sulla situazione politica attuale. La Russia è ancora accusata di non opporsi sufficientemente agli Stati Uniti in Ucraina, di non crearvi una “quinta colonna” pro-russa sconfiggendo i pro-statunitensi, di collaborare con le élite e non col popolo, ecc. Facciamo il punto della situazione dalla visuale dei fatti e non dei pii desideri. Con tutto il rispetto per i popoli, sono le élite che definiscono la politica dello Stato. Le élite dell’Ucraina sono e sono rimaste anti-russe in ogni aspetto. La differenza è solo che l’élite nazionalista (divenuta gradualmente nazista) è apertamente russofoba, mentre l’élite l’economica (compradora, oligarchica) era semplicemente filo-occidentale ma non aveva nulla contro i legami economici con la Russia, da cui traeva profitto. Si ricordi, fu il partito apparentemente filo-russo delle Regioni che si vantava di non consentire affari con i russi nel Donbas. Furono loro che cercarono di convincere tutti di essere “eurointegrazionisti” migliori dei nazionalisti. Fu il regime di Janukovich-Azarov che creò il confronto economico del 2013 con la Russia chiedendo, a dispetto della firma dell’accordo di associazione dell’Ucraina con l’UE, che Mosca non solo conservasse ma rafforzasse il trattamento preferenziale di cui godeva l’economia dell’Ucraina. Alla fine, fu Janukovich e i suoi compagni del Partito delle Regioni che materialmente sostennero i nazisti, facendoli divenire da movimento emarginato in un serio movimento politico, quando ebbero il potere assoluto (2010-2013), mentre allo stesso tempo fecero di tutto per sopprimere le attività organizzative ed informative filo-russe (per non parlare della politica). Il Partito Comunista d’Ucraina che conservava una retorica filo-russa, non tentò mai di mantenere il potere e in realtà adottò un’opposizione leale, rinviando agli oligarchi e vanificando ogni protesta. In tali condizioni, qualsiasi tentativo russo di lavorare con ONG o stabilire dei media filo-russi sarebbe stato interpretato quale violazione della prerogativa oligarchica ucraina di avere il monopolio sul saccheggio del Paese, accelerando inoltre la deriva occidentale dell’Ucraina, che Kiev vedeva quale contrappeso alla Russia. Gli Stati Uniti avrebbero abbastanza ragionevolmente interpretato tali mosse come avvio dalla Russia del confronto e avrebbero risposto intensificando gli sforzi per destabilizzare la Russia dall’interno, sostenendo le élite filo-occidentali nell’ambito post-sovietico.
La Russia non era pronta al confronto aperto nel 2000 o 2004. Anche se questo è accaduto nel 2013 (contro la volontà di Mosca), la Russia aveva bisogno di due anni per mobilitare le risorse necessarie per dare una forte risposta in Siria. L’élite di questo Paese, a differenza dell’Ucraina, ha respinto ogni possibilità di seguire l’occidente fin dall’inizio. Perciò la diplomazia russa perseguì due compiti principali per 12 anni, dall’operazione “Ucraina senza Kuchma”, primo tentativo fallito di colpo di Stato pro-USA in Ucraina, al febbraio 2013. Il primo fu mantenere l’Ucraina in equilibrio instabile. Il secondo convincere le élite dell’Ucraina che è l’occidente a minacciarne il benessere, mentre l’orientamento verso la Russia è l’unico modo per stabilizzare il Paese e conservarvi la posizione delle élite. Il primo compito fu adempiuto come pochi altri. Gli Stati Uniti spinsero l’Ucraina ad abbandonare la politica multi-vettoriale diventando l’ariete contro la Russia solo nei primi mesi del 2013, e anche allora, solo dopo aver speso molto tempo e denaro per creare un regime internamente conflittuale ed incapace di un’indipendenza senza il crescente supporto materiale degli Stati Uniti. Invece di utilizzare l’Ucraina come risorsa, gli Stati Uniti sono costretti a spendervi il proprio patrimonio per prolungare l’agonia dello Stato ucraino, distrutto dal colpo di Stato. Il secondo compito non fu adempiuto per motivi indipendenti dalla volontà delle autorità russe. Le élite dell’Ucraina non furono all’altezza del compito, incapaci di pensiero strategico, di valutare costi e benefici, e prigioniere di due miti. Il primo è che l’occidente avrebbe facilmente sconfitto la Russia e condiviso il bottino con l’Ucraina. Il secondo che non c’era bisogno di alcun sforzo particolare, oltre ad avere una stridul posa a anti-russa, per vivere bene (con l’occidente che paga le bollette). Di fronte alla scelta di volgersi verso la Russia o stare con l’occidente e morire, l’élite dell’Ucraina ha deciso di morire. Ma la diplomazia russa ha potuto trarre dei benefici dall’autodistruzione dell’élite ucraina. Escludendo il confronto con il regime ucraino e dopo aver imposto un negoziato prolungato con Kiev e occidente, e la concomitante guerra civile al rallentatore, ha escluso gli Stati Uniti dal formato di Minsk, sfruttando le differenze UE-USA e fatto dell’Ucraina un problema dell’occidente. Di conseguenza, il consolidato asse Washington-Bruxelles è crollato. I politici europei che contavano su una guerra lampo diplomatica erano impreparati a un lungo confronto. L’economia europea non era all’altezza e gli Stati Uniti non potevano permettersi di mantenere Kiev.
Oggi, dopo un anno e mezzo di sforzi, la Vecchia Europa (Francia e Germania), che decide le politiche dell’UE ha abbandonato l’Ucraina e cerca un modo di tendere la mano alla Russia a danno dei quasi-Stati pro-USA (Polonia e Paesi Baltici). Anche Varsavia, l’ex-“portavoce” di Kiev nell’UE, allude apertamente (non ufficialmente ancora) alla possibilità di partizione dell’Ucraina, avendo perso fiducia nella capacità di Kiev di mantenere il Paese. La comunità politica ucraina è sempre più isterica sul “tradimento dell’Europa”. L’ex-primo governatore della Regione Donetsk (o ciò che il regime nazista pensa che sia) ed oligarca Sergej Taruta dice che il Paese ha 8 mesi di vita. L’oligarca Dmitrij Firtash (noto ago della bilancia in Ucraina) predice il collasso per la primavera del 2016. E tutto questo fu svolto in silenzio e in modo invisibile dalla diplomazia russa senza affidarsi a colonne di carri armati e bombardieri strategici. Ha potuto farlo scontrandosi frontalmente con l’intero blocco degli Stati economicamente, militarmente e politicamente più potenti del pianeta, pur partendo da una posizione inizialmente debole e con alleati non sempre felici della crescente potenza della Russia.prim_de9afLo slancio in Medio Oriente
La Russia contemporaneamente ritornava in Medio Oriente, preservando ed espandendo i piani d’integrazione post-sovietici (Unione economica eurasiatica), sviluppando un piano d’integrazione eurasiatica (Shanghai Cooperation Organization) in collaborazione con la Cina, e lavorando nel quadro BRICS su un piano d’integrazione globale. Il formato dell’articolo rende purtroppo impossibile discutere tutte le operazioni strategiche effettuate dalla diplomazia russa in quasi 12 anni (da Primakov ad oggi). Ciò richiederebbe un’opera in più volumi. Ma chiunque cerchi di rispondere alla domanda su come la Russia sia potuta elevarsi da semi-colonia al collasso a leader globale riconosciuto deve ammettere il contributo delle centinaia di persone di piazza Smolensk. Le cui attività evitano pubblicità, rumore, sangue e vittime, ma producono risultati paragonabili a quello che si potevano realizzare in anni di guerra con eserciti di milioni di soldati.325346247247.siTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gorbaciov agente della CIA

Più di chiunque altro, fu responsabile della maggiore vittoria strategica di Stati Uniti e Regno Unito
Aleksandr Zinoviev 17 novembre 2015 – Russia Insider

RI prosegue la serie di articoli sulla vita e le opere del geniale filosofo russo del dopoguerra, autore e dissidente Aleksandr Zinoviev. Questa volta, il famoso saggio su come l’occidente ha distrutto l’Unione Sovietica è introdotto dalla vedova Olga, presidentessa del Zinoviev Club, su Rossija Segodnija, importante agenzia di stampa russa. Zinoviev diceva spesso che a giudicare dal comportamento di Gorbaciov, non si poteva escludere la possibilità che lavorasse per l’occidente, ma che infine non ha molta importanza, perché quello che fece servì esattamente gli interessi dell’occidente.

2004Introduzione
Cari lettori, avete davanti uno dei sette capitoli del famoso saggio di Zinoviev ‘Come uccidere un elefante con un ago‘, scritto nel 2005, un anno prima della morte. Il materiale si basa sui ricordi di numerosi incontri che Aleksandr Zinoviev ebbe con i rappresentanti della élite politica occidentale responsabili della politica verso l’URSS. L’idea di fondo dei piccoli episodi, tra cui esempi storici, è elementare e limpida come acqua di sorgente: come lavorare sul punto debole del nemico o avversario, a prescindere dagli armamenti, sia letteralmente che metaforicamente. Con chiarezza grafica, come se fosse una lezione, fornisce vari esempi, a cominciare dal suo esempio sulla bussola, e poi utilizzando esempi classici dalla storia, come l’episodio di Francisco Pizarro, conquistatore del Perù, che dimostrò straordinaria vivacità mentale nella trovare il punto debole dell’avversario (gli indiani). Stupito dall’attacco di un manipolo di guerrieri di Pizarro al loro capo, che consideravano un dio invulnerabile e intoccabile, gli indiani capitolarono senza combattere. “Pizarro”, ha scritto Aleksandr Zinoviev, “aveva intuito il punto debole dell’esercito nemico, il suo tallone d’Achille“. In questo saggio scrive come il punto debole dell’Unione Sovietica fosse ai vertici della dirigenza. Zinoviev fu spesso chiamato dissidente, ma non si ritenne mai tale. Era critico del sistema sovietico, ma non suo nemico. Negli ultimi anni spesso ripeteva che, se avesse saputo quale destino terribile attendeva l’URSS, non avrebbe scritto un solo libro o articolo che la criticasse.
Olga Zinovieva

Come uccidere un elefante con un ago
1996 at conference Fui esiliato in occidente nel 1978, quando il corso trentennale della guerra fredda ebbe una svolta radicale. I capi della guerra fredda studiavano la società sovietica fin dall’inizio. La nuova scienza della sovietologia fu sviluppata impiegando migliaia di esperti e coinvolgendo centinaia di centri di ricerca. Al suo interno, un ramo distinto della cremlinologia apparve. In modo pedante studiava la struttura dello Stato sovietico, l’apparato del partito, l’apparato centrale del partito, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, il Politburo e i singoli dipendenti dell’apparato governativo. Ma per molto tempo (forse fino alla fine degli anni ’70), l’obiettivo principale era la manipolazione ideologica e psicologica della popolazione, la creazione di masse pro-occidentali di cittadini sovietici che in realtà avrebbero giocato il ruolo di “quinta colonna” dell’occidente (intenzionalmente o meno) lavorando alla disgregazione ideologica e morale della popolazione sovietica (per non parlare di altre operazioni). Così fu creato il movimento dei dissidenti. In breve, il lavoro principale fu svolto attraverso la distruzione della società sovietica “dal basso”. Gli importanti risultati ottenuti divennero i fattori della futura controrivoluzione. Ma non bastava per far collassare la società sovietica. Alla fine degli anni ’70, i capi occidentali della Guerra Fredda capirono che il sistema di governo era la base del comunismo sovietico e l’apparato di partito era il suo nucleo. Dopo aver studiato a fondo l’apparato di partito, la natura delle relazioni tra i suoi membri, loro psicologia e qualifiche, i metodi di selezione e altre caratteristiche, i capi della Guerra Fredda conclusero che la società sovietica poteva essere distrutta solo dall’alto, distruggendone il sistema di governo. Per distruggerlo fu necessario e sufficiente distruggere l’apparato di partito, a partire dal vertice, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Così puntarono i loro principali sforzi in tale direzione. Trovarono i punti più vulnerabili nella struttura sociale sovietica. Non mi fu difficile notare tale cambiamento, perché ebbi l’opportunità di osservare e studiare la parte occulta della Guerra Fredda. Nel 1979, in una mia conferenza (“Come uccidere un elefante con un ago“), mi fu chiesto quale a mio parere fosse il punto più vulnerabile del sistema sovietico. Risposi: ciò che è considerato il più affidabile, l’apparato del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e al suo interno, il Comitato Centrale, e all’interno di questi, il Segretario Generale. Tra risate omeriche del pubblico, dissi “se mettete il vostro uomo in quella posizione rovinerà l’apparato di partito, dando così inizio a una reazione a catena con conseguente frattura del sistema di governo e di amministrazione. La conseguenza sarà la dissoluzione della società”. Feci riferimento al precedente di Pizarro.
Il lettore non deve pensare che diedi l’idea agli strateghi della Guerra Fredda. Se ne reseso conto senza di me. Uno degli impiegati dell’intelligence mi disse che presto (cioè le forze occidentali) avrebbero messo il loro uomo sul “trono sovietico”. Al momento non credevo fosse possibile. Parlai ipoteticamente del Segretario Generale come “ago” dell’occidente. Ma gli strateghi occidentali già sapevano che era una proposta realistica. Svilupparono un piano per vincere la guerra: prendere il loro controllo del potere supremo in Unione Sovietica, promuovendo il “loro” uomo a Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, costringerlo a distruggere l’apparato del PCUS, attuando la revisione (“perestroika”) per avviare la reazione a catena e conseguente frantumazione della società sovietica. Tale piano era realistico allora perché la crisi ai vertici del potere sovietico era già evidente, a causa della senescenza del Politburo del Comitato Centrale del PCUS. Presto il “loro” uomo nel ruolo di “ago” occidentale apparve (se non fu “preparato” in anticipo). Certo, il piano funzionò bene. Ciò che distingue tale operazione da guerra fredda è che il metodo per “uccidere l’elefante con un ago” fu applicato a un meno potente, ma comunque potente, avversario, evitando la possibilità che la “guerra fredda” diventasse pericolosa al punto in cui i vantaggi dell’occidente scomparissero, come accaduto nella guerra della Germania contro l’Unione Sovietica nel 1941-1945. Il metodo in questione permise di evitare rischi e perdite, risparmiare tempo e vincere per procura. Il metodo inventato dai deboli per combattere gli avversari più forti fu adottato dalle forze più potenti del pianeta nella loro guerra per il dominio sulla razza umana.

Mikhail Gorbachev,  George H.W. Bush e James Baker a Houston.

Mikhail Gorbaciov, George H.W. Bush e James Baker a Houston.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La trappola del Gran Maestro Putin – 2

Oriental Review 13 novembre 2015reservesNel dicembre dello scorso anno pubblicammo un articolo interessante di Dmitrij Kalinichenko, “La trappola d’oro del Gran Maestro Putin”, che attirò molta più attenzione dai lettori di quanto aspettato. Continua ad essere citato da molti esperti politici ed economici internazionali. Tale articolo sulla strategia della Russia per sbarazzarsi di obbligazioni e petrodollari statunitensi comprando oro. Sembrava che il crollo del rublo alla fine dello scorso anno, insieme a un ridotto margine di bilancio del Cremlino, impedisse Mosca di continuare il piano per diversificare in modo permanente il sistema finanziario internazionale. Tuttavia, osservando ciò nel 2015, si nota che la strategia di Putin funziona molto bene. Grazie alla mano invisibile del mercato il rapporto prezzo oro-petrolio è più che raddoppiato negli ultimi due anni. Se a maggio 2014 con 12 barili di petrolio si comprava un’oncia d’oro, il rapporto è salito a 26 barili/oncia nel gennaio 2015 (dove rimane attualmente). Abbassando il prezzo del petrolio rispetto l’oro, sembra che Wall Street e City di Londra cercassero di ostacolare la tattica russa di comprare oro in cambio di petrolio e gas (i prezzi del gas sono collegati al petrolio via BTU). Tuttavia, tali azioni sono fallite. Il calo dei prezzi del petrolio e il deprezzamento della moneta nazionale non hanno impedito alla Banca di Russia d’acquistare oro sul mercato interno con i rubli. Nonostante minacce e sanzioni, la Russia continua ad incrementare le riserve auree. La Banca di Russia ha acquistato ben 171 tonnellate di oro nel 2014 e altre 120 tonnellate nei primi dieci mesi del 2015. Di conseguenza, il 1° novembre 2015 la Banca di Russia aveva accumulato 1200 tonnellate di oro nelle riserve, ufficialmente le quinte nel mondo, anche se in realtà la Russia è al 4.ta avendo la Germania permesso di ospitare solo un terzo delle proprie riserve. Per correttezza va notato che la Cina non ha fornito dati aggiornati sulle sue riserve d’oro dal 2009, quando ne possedeva ufficialmente 1054 tonnellate. Secondo alcune stime, le riserve cinesi potrebbero essersi triplicate.

L'oro nelle riserve della Banca di Russia dal 1995, in milioni di dollari USA. Fonte: Cbr.ru

L’oro nelle riserve della Banca di Russia dal 1995, in milioni di dollari USA. Fonte: Cbr.ru

L’anno 2014 ha portato Wall Street ancora un’altra spiacevole sorpresa. La Russia è emersa seconda produttrice mondiale di oro, superata solo dalla Cina. La leadership globale di Cina e Russia nelle miniere d’oro gli consente di creare propri sistemi di valuta e di trading su solide fondamenta d’oro, che saranno utilizzati dai Paesi BRICS come unità universale di conto e misura fissa dei prezzi. Di fronte alla prospettiva di dover fare i conti con la potente alleanza d’oro russo-cinese, presto in grado di mettere in discussione il futuro del dollaro come valuta di riserva mondiale, gli Stati Uniti hanno cominciato ad impiegare tutte le misure tradizionali per punire un Paese che osa sfidarne il peso finanziario mondiale. S’ignori il blaterare sui “valori democratici”, non sono altro che un modo per forzare la Russia a vendere oro. Il popolo russo ha sentito l’ultimatum di Washington e capisce perfettamente che gli Stati Uniti hanno imposto le sanzioni per estromettere il governo legittimo e democraticamente eletto di Mosca. Ma non a caso, le sanzioni applicate dagli Stati Uniti al popolo russo, a caro prezzo per l’Unione europea, hanno avuto l’effetto opposto. I russi si sono uniti al capo della nazione, e Cina e Russia sono ora più vicine che mai. La politica estera della dittatura dell’arroganza assoluta e così oltraggiosa di Washington, ha avuto conseguenze prevedibili. Sostituendo abitualmente e universalmente la forza del diritto con il diritto della forza, gli Stati Uniti hanno sprecato il capitale politico e la credibilità che s’erano guadagnati presso l’opinione pubblica russa e cinese. Il sostegno della Cina alla Russia neutralizza tutti i tentativi di Washington di piegare Mosca. Anche se la Russia è costretta a vendere oro, lo venderà… alla Cina, il che significa che rimarrà nell'”alleanza d’oro”. È interessante notare che la visita a settembre del Presidente Xi Jinping negli Stati Uniti non ha portato ad alcun accordo sostanziale. La Cina è ben consapevole che se Washington recidesse l’alleanza tra Russia e Cina, la prima azione dell’ipotetico governo filo-americano della Russia sarebbe strangolare energeticamente la Cina. Wall Street deve colonizzare la Russia prima, per colonizzare la Cina. I leader cinesi lo sanno molto bene. Per inciso, lo stesso destino attende l’Europa, altro competitore geopolitico degli Stati Uniti. Tuttavia, a differenza di Pechino, i capi europei non l’hanno ancora capito.
purchasing-power-of-the-us-dollar-1913-to-2013_517962b78ea3c E’ importante ricordarsi che gli attacchi del dollaro all’oro finiscono sempre nello stesso modo, in un KO doloroso per il dollaro. Non ci sono mai state eccezioni a questa regola della storia monetaria. Né ci saranno ora. Di qui la ben nota regola del mercato: “Ogni picco del prezzo dell’oro non è l’ultimo“. Sarebbe ingenuo credere che questa regola d’oro sia sconosciuta al maestro della pazienza, Vladimir Putin, e a Xi Jinping che, in maniera sistematica, aumentano le riserve auree. Russia e Cina inesorabilmente perseguono a spogliare il dollaro USA dello status di valuta di riserva globale. La soluzione militare standard degli USA non funziona in tale situazione. La Russia non è l’Iraq, la Libia o la Jugoslavia. Gli Stati Uniti non possono lanciare un’aggressione diretta a un Paese come la Russia, sarebbe la loro ultima mossa. Pertanto la Casa Bianca cerca di utilizzare i militanti radicali dei Paesi musulmani ed europei come carne da cannone. Un volta tale approccio era efficace. Verso la metà del XX secolo, Wall Street e City di Londra trascinarono l’Europa in guerra contro l’Unione Sovietica usando il loro pupillo Hitler, che avevano letteralmente messo al potere in Germania. Oggi Ucraina e Siria sono i teatri della guerra calda degli USA contro la Russia e l’Unione europea è il teatro della guerra economica degli Stati Uniti contro la Russia (va notato che mentre gli imprenditori europei soffrono per le sanzioni imposte alla Russia, i concorrenti statunitensi firmano lucrosi nuovi accordi con Mosca). Ora i Paesi europei cominciano a capire che Washington l’inganna semplicemente. Dopo tutto, ogni prodotto è, prima di tutto, nient’altro che energia sotto forma di merce. Prendendo spunto dalle ambizioni geopolitiche degli USA, l’Europa autoriduce la propria competitività. Staccandosi da slogan altisonanti e dichiarazioni su “valori” e considerando solo l’economia materiale, tutto diventa chiaro: se l’UE viene esclusa dagli approvvigionamenti di energia russa a basso costo, oltre che dal grande mercato russo, non potrà sopravvivere nella forma attuale. Wall Street e City di Londra, come prima, non sanno cosa Putin abbia in mente, ma sono abbastanza certi che Putin farà qualcosa, e qualunque cosa sia, sorprenderà tutti facendo avanzare gli interessi della Russia e dei suoi alleati. Cercando di spiegare Putin e l’omologo Xi Jinping, Bloomberg ha pubblicato un interessante articolo sei mesi fa sul futuro del mercato dell’oro: “Sarà probabilmente molto diverso dal vecchio gold standard”, Kenneth Hoffman, a capo del centro ricerca mondiale su metalli miniere di Princeton, dice a Bloomberg Intelligence… “E non sarà un sistema tradizionale in cui si entra o esce dalla banca con un’oncia d’oro. Sarà qualcosa di nuovo e diverso“. Le previsioni di importanti media occidentali sulla nascita imminente dell’alleanza russo-cinese per rilanciare il gold standard si sentono abbastanza spesso, sembrando segnali o appelli a un passo del genere rivolto a Mosca e Pechino. Già nel 18° secolo, il filosofo e scrittore Voltaire disse: “La carta moneta alla fine ritorna al suo valore intrinseco, lo zero“, e aveva assolutamente ragione. Ci sono state tantissime banconote nella storia dell’umanità. Ma tutte, in un modo o nell’altro, divennero zero e scomparvero. Coloro che vissero durante il regno di figure storiche come Alessandro Magno, Napoleone, Hitler, Stalin, onestamente credevano che la moneta esistente al momento sarebbe rimasta in circolazione per sempre. Ma non una di esse esiste oggi. E dollaro e rublo hanno in comune con i loro precedessori di 100 anni fa i nomi rimasti invariati. Dollaro e rublo moderni sono valute completamente diverse, con potere di acquisto diverso e aspetto diverso. Alcune valute muoiono improvvisamente, altre tornano a zero attraverso un ammortamento graduale, ma in un modo o nell’altro si annullano alla fine. Ovviamente, il dollaro statunitense indebolito ha perso il 98% del potere d’acquisto negli ultimi 40 anni (come altre pseudo-monete non protette) ed è già sull’orlo del naturale azzeramento. Questo argomento è sempre più utilizzato dai fautori del ritorno al gold standard. Tuttavia, dimenticano che tutte le valute d’oro già in circolazione alla fine morirono come le valute di carta. Perché questo è accaduto, dato che le valute d’oro sono garantite dall’oro che contengono fisicamente? Perché ogni moneta d’oro è, prima di tutto, una moneta con valore designato, non denaro basato sull’oro che contiene!
Le valute d’oro avevano un valore fiat rappresentato dalla denominazione impressa su di esse, imponendo un dazio legale a tutti gli operatori del mercato. Questo richiedeva che usassero le monete d’oro esclusivamente come valuta, con valore nominale specificato e assegnato per legge. Ma alla fine la contraddizione inevitabile emerse tra valore di mercato dell’oro contenuto nella moneta e suo peso rispetto al valore fiat della denominazione impressagli. Tale incoerenza significò la fine di ogni forma di moneta d’oro nel corso della storia monetaria. Non ci sono eccezioni a questa regola, ben nota a Wall Street. E’ di fondamentale importanza per essi che Russia e Cina siano spinte a coniare un’altra moneta d’oro condannata. Non appena Russia e (o) Cina emettessero tale moneta d’oro, saranno immediatamente attaccate da Soros e altri speculatori al soldo di Wall Street come lui. Qualunque sia il valore nominale, in rubli o yuan, impresso sulla moneta d’oro di Russia o Cina, dopo un po’ il valore inizierebbe a divergere dal valore dell’oro nella moneta. Diverrà vantaggioso per gli speculatori riciclare carta moneta in cambio della valuta in oro, riducendo le riserve auree del Paese, portandolo al default. Data la situazione attuale, non c’è nessuno al mondo che possa rispondere a questa apparentemente semplice domanda: perché, sapendo che non è possibile coniare una moneta nazionale in oro, Russia e Cina continuano ad accumulare riserve auree? In questo momento nessuno al mondo lo sa… tranne Putin e il collega Xi Jinping…goldcore_bloomberg_chart2_28-05-14Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele vuole aderire alla zona di libero scambio eurasiatica

RussiaToday, 29 ottobre 2015 – Histoire et Societé

La Russia, che riflette anche fermezza sulla questione palestinese, è riuscita nell’impresa di avere eccellenti rapporti diplomatici con il governo israeliano. Una delle basi dell’accordo è la storia della Seconda Guerra Mondiale, Putin noto come filosemita e attento a non lasciare crescere antisemitismo o antislamismo, guida la lotta attiva al terrorismo (strategia comune dei Paesi eurasiatici) che attribuisce in gran parte agli Stati Uniti e ai sauditi. Questa è grande diplomazia, paragonabile a quella che una volta sapeva condurre la Francia, permettendogli di mediare tra i peggiori avversari. Un’ulteriore prova che l’intervento militare della Russia in Siria sia solo un elemento del dispositivo diplomatico che cerca d’individuare interessi comuni. Riguardo gli aspetti commerciali, la somiglianza è evidente con la Cina. Gli interessi comuni nello sviluppo qui, come in Cina, sono evidenti: trasferimento tecnologico e capitale d’investimento. Inoltre va notato che i due investitori principali in Crimea sono Cina e Israele. (Nota di Danielle Bleitrach).Tel Aviv intende concludere un accordo sulla zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica (UEE) guidata dalla Russia, al più presto possibile, ha detto il co-presidente della Commissione commerciale russo-israeliana Zeev Elkin. Diamo ai negoziati tra Israele e UEE “la massima priorità”, dice la TASS citando il ministro. “Abbiamo chiesto ai russi di avviare negoziati all’inizio del 2016 e avremo almeno due tornate di colloqui, per poi procedere normalmente affinché un simile accordo possa essere firmato tra due anni“, ha detto Elkin, che ha anche detto che l’accordo finale dipende dalla difficoltà delle questioni che dovranno affrontare nel corso dei negoziati, ma ha aggiunto che Israele lavora attivamente per avviare i colloqui al più presto possibile. “Crediamo che ci sia grande possibilità per l’economia israeliana e i Paesi dell’UEE. Credo che non vi sia alcun motivo per ritardare l’accordo”, ha detto Elkin. Israele aumenterà del 6-8 per cento gli scambi con i cinque membri dell’Unione. La Russia troverà maggiori investimenti e trasferimento tecnologico.
Nonostante Israele sia tradizionalmente uno stretto alleato degli Stati Uniti, il suo rapporto con Washington è recentemente peggiorato, ha detto il presidente dell’Istituto russo sul Medio Oriente Evgenij Satanovskij. “Gli Stati Uniti hanno tradito Israele con i colloqui con l’Iran. Barack Obama crede che Netanyahu sia un repubblicano dalla linea dura, è difficile trovare un linguaggio comune“, ha detto l’esperto in un’intervista al quotidiano russo Kommersant. Allo stesso tempo, Mosca e Tel Aviv hanno raggiunto un’intesa su una serie di questioni chiave, ha detto Satanovskij. “Israele collabora pienamente con la Russia sulla Siria. Netanyahu può incontrare il Presidente Vladimir Putin quando vuole. Descriverei i loro rapporti come ideali“, ha detto.
L’UEE è un blocco commerciale guidato dalla Russia istituito nel 2015 sulla base dell’Unione doganale di Russia, Kazakistan e Bielorussia. Attualmente conta cinque membri: Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e il Tagikistan è un potenziale socio. L’UEE assicura libera circolazione di beni e servizi, capitale e lavoro, nonché una politica economica coordinata, coerente e unificata per i suoi aderenti. L’Unione ha un accordo di libero scambio con il Vietnam ed è attualmente in trattative con l’Iran.394b95c9d80d2cd239e837b8b8a6f683a8e15be0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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