Perché la pseudo-sinistra odia Grover Furr?

Espresso Stalinist, 9 giugno 2016

Grover Furr è un professore e autore statunitense. Ha insegnato alla Montclair State University nel New Jersey per oltre quattro decenni e ha scritto saggi, articoli e libri sulla storia sovietica sia in russo che in inglese. Anche se la sua opera copre una vasta gamma di argomenti, i suoi scritti più famosi riguardano il periodo della storia sovietica sotto Josif Stalin, in particolare le controversie sui processi di Mosca, il “massacro” di Katyn, gli eventi in Polonia nel 1939, l’omicidio di Sergej Kirov, la carestia ucraina e il “discorso segreto” di Khrusciov. Le ricerche di Furr sulla storia del comunismo e sovietica e le falsificazioni storiche contro il socialismo sono alcune delle più straordinarie, rivoluzionarie ed illuminanti del mondo. Usa un approccio molto preciso e ammirevole basato su documenti estremamente preziosi e difficili da trovare altrove. Quest’approccio, non sorprende, gli è valso diversi nemici e critici, non solo a destra ma anche a sinistra. Chi da sinistra attacca Grover Furr è tra i più singolari dei suoi critici. Il Professor Furr esamina le accuse storiche usate per attaccare il socialismo, e nei suoi libri ed articoli si trovano prove oggettive documentate e d’archivio che queste non sono vere o sono ingannevoli. In altre parole, dedica molto tempo e sforzi a contrastare la propaganda borghese sul marxismo-leninismo. Qual è stata la loro risposta? Attaccarlo. Si potrebbe pensare che qualcuno che parli russo, abbia tradotto documenti russi e abbia avuto accesso agli archivi sia d’interesse per chi desidera conoscere la storia del socialismo. Si potrebbe inoltre pensare che una persona sincera che si considera socialista o marxista ringrazi Grover Furr per aver provato che gran parte di ciò che ci viene detto su Stalin e l’Unione Sovietica è una menzogna. Viviamo in un’epoca in cui la maggior parte degli accademici marxisti o progressisti che osano sfidare lo status quo viene licenziata, emarginati, cacciata dal mondo accademico o semplicemente considerata irrilevante. Solo un pazzo fingerebbe che la repressione accademica non sia una realtà. Tuttavia, quando si tratta dei coraggiosi, audaci e stimolanti lavori che Furr ha pubblicato, i razzisti li eliminano universalmente senza rivedere le prove che presenta. Nelle discussioni non li ho mai sentiti dire: “No Professor Furr, non sono d’accordo con la sua tesi, e desidero fare una contro-tesi. Ecco i miei fatti, le mie argomentazioni e le mie fonti a sostegno”. Invece, quello che sento ripetutamente è che il suo lavoro viene definito “assurdo” e “folle”, e Furr stesso etichettato come “pazzo” o “stalinista”, quasi sempre nel tentativo di collegare la sua ricerca all’antisemitismo e ai fascisti, o addirittura definirlo apertamente “negazionista”, paragonando implicitamente la storia sovietica a quella della Germania nazista. Perché i suoi critici si comportano universalmente in questo modo? La risposta è semplice: perché non possono smentire nulla di ciò che dice.
In tutte le ricerche in cui Furr ci ha fatto comprendere la storia sovietica e confutare le menzogne raccontate sulla vita nei Paesi socialisti, i suoi critici e avversari non hanno offerto alcuna significativa smentita delle sue opere o addirittura sfidato le prove in esse contenute. Quando viene spinto a riassumere le sue tesi, presentando le prove per sostenerle, e quindi offrendo contro-prove e confutazioni appropriate, il silenzio irrompe. Pochissimi, se non nessuno dei suoi critici, possono dire con quali punti specifici delle sue opere non sono d’accordo o possono dimostrare false. Spesso affermano cose che sono già state affrontate nell’articolo in questione. Gli oppositori della ricerca di Furr, qualunque siano le loro differenze ideologiche, condividono tutti un filo comune che nel tempo è diventato impossibile perdere. Nonostante il loro biascicare e vaneggiare, nessuno lo sfida direttamente sulle fonti o tenta di confutarne l’argomentazione. C’è una ragione concreta per questo: l’opposizione alla ricerca di Furr viene dall’anticomunismo viscerale. L’infinito veleno della pseudo-sinistra nei confronti del lavoro di Furr è interamente (no, non in parte, o per lo più, ma da ciò che ho visto, interamente) privo di contro-critica, contro-prove, ricerca o impegno contrastanti in qualsiasi modo forma o metodo il lavoro di Furr. Al momento, non ci sono confutazioni accademiche sul lavoro di Grover Furr. Le recensioni ostili, d’altro canto, abbondano. Né mancano critici che recitano “ci dia altre prove”, chiedendo una quantità maggiore di prove per soddisfarli, naturalmente, a un livello impossibile, indipendentemente da quanto ce ne siano. Un altro modello coerente nei suoi critici è che presuppongono che un autore debba provare che il senso della propria ricerca soddisfacendo un critico ostile o scettico, per essere considerato valido. Se l’autore non riesce a portare a termine questo compito, prova che non sa dimostrarla e prova definitivamente che l’intera ricerca è di conseguenza è priva di valore.
Il dibattito su Grover Furr è sempre sulla forma, la persona, il suo stile di scrittura, i suoi presunti motivi, la sua presunta disonestà o mancanza di qualifiche, e mai sul contenuto, le prove presentate, ciò che mostra e se è vero o meno. La pseudo-sinistra infantile risponde alla scienza con provocazioni, ai fatti con l’ostilità, alla ragione con gli insulti, alle domande ideologiche con attacchi personali e alle domande profonde poste dal lavoro di Furr con critiche superficiali. Questo non vuol dire che chiunque abbia criticato il lavoro di Furr si oppone automaticamente al socialismo. Lungi da ciò, la critica è parte essenziale dell’essere marxista-leninista. Ma in generale le critiche a Grover Furr non sono basate su un principio. “Nessuno prende sul serio Grover Furr” è il ritornello. Eppure, John Arch Getty, Robert Thurston, Lars Lih e molti altri ne hanno elogiato il lavoro pur non essendo d’accordo con la sua visione politica. Non è necessario condividere completamente la visione del mondo di Furr per trovare grande valore nei suoi saggi, articoli e libri. In realtà, qualsiasi ricercatore serio, marxista o no, può imparare molto dalle prove che raccoglie per sostenere i propri punti di vista, prove che non vengono quasi mai studiate a fondo da chi le denuncia violentemente. Se l’idea che Furr non sia un accademico serio è una posizione legittima da prendere, allora dovrebbero esserci critiche alla sua borsa di studio. Forse non sorprendentemente, non ho sentito un singolo argomento sul motivo per cui Grover Furr è una fonte inaccettabile di informazioni oltre alle sue opinioni impopolari. Se i suoi argomenti non possono essere affrontati, allora i suoi critici non hanno il diritto di rifiutarne la citazione delle opere. Si punta molto sulle “credenziali accademiche” di Furr, o presunta mancanza, per scrivere sugli argomenti che sceglie. È un professore inglese dicono, e quindi non può essere considerato un’autorità sulla storia. Questi nobili cavalieri dediti alla difesa del “credibile” mondo accademico capitalista che vediamo, devono parlare contro Furr. Eppure, costoro non hanno problemi con le opere di Noam Chomsky, un linguista che scrive una sfilza infinita di libri su una vasta serie di argomenti al di fuori del suo campo, come criticare la politica estera, l’economia, la scienza, l’immigrazione e la Guerra fredda degli Stati Uniti. Chiunque abbia familiarità con le opere di Chomsky sa che i suoi punti di vista sono l’anarchismo piuttosto tradizionale combinato col liberalismo classico dell’illuminismo. Non ama il socialismo e certamente non minaccia per nulla la classe dominante. Parlare contro l’imperialismo di per sé non è un atto particolarmente radicale, specialmente quando non lo si critica da una prospettiva marxista. Molti estremisti e libertari parlano contro la politica estera degli Stati Uniti. Perché tale doppio standard? Qual è la differenza tra Furr e Chomsky? Abbastanza semplice. Chomsky è il rampollo dell’anticomunismo di sinistra, una sinistra “sicura” e abbattuta, privata di tutto ciò che non sia accettabile alla borghesia. Nel frattempo, la ricerca di Furr tenta di confutare la comune propaganda anticomunista invece di accettarla. La pseudo-sinistra preferirebbe sostenere la causa piccolo-borghese che quella proletaria, perché si tratta di “radicali” bloccati in tale forma di pensiero.
È assolutamente indiscutibile che la visione moderna della storia del socialismo sia stata modellata da chi la disprezza, e tuttavia i sinistri fasulli non hanno problemi a sostenere le più vili menzogne contro la storia sovietica, dell’Europa orientale e cinese. In un’atmosfera dove le opere assai discutibili di Robert Conquest e Richard Pipes sono sostenute come dogma e trattate come materiale seriamente impegnato o addirittura inconfutabile, il lavoro di Furr viene tacciato da reazionari e pseudo-sinistra con rigetto e calunnia. Quando negare non basta, vengono inventate accuse generiche, come la pretesa che la sua presentazione della storia sia “teoria della cospirazione”. Si ricorse a ciò anche per descrivere le opere di altri studiosi marxisti-leninisti, come William Bland. Sottolineo ancora che finché non ci sono confutazioni, non si possono accettare tali accuse. Dopo tutto, con la storia delle trame capitaliste che sappiamo, si può accettare seriamente tale argomentazione? I fatti sono veri o no? Le accuse di “stalinista” contro Furr non significano nulla. Se i critici hanno delle contro-prove, si facciano avanti e li presentino. Questa non dovrebbe essere una richiesta irragionevole per un marxista, o per chiunque, davvero. Quando Furr parla di cospirazioni dell’opposizione nell’Unione Sovietica, o di vuoti e falsificazioni nella storia ufficiale di Katyn, viene trattato col massimo scetticismo. L’idea che gli imputati dei processi di Mosca possano essere stati effettivamente coinvolti in cospirazioni terroristiche per rovesciare il governo sovietico ed assassinare funzionari è vista come assurdità. Tuttavia, quando ci vengono presentate storie su una cospirazione atroce che coinvolge Stalin e un considerevole numero di altri alti funzionari, per assassinare Zinoviev, Bukharin e molti altri attraverso mezzi giudiziari, allora tale “teoria del complotto” viene adottata come predefinita posizione corretta. Ne consegue che sia più facile andare d’accordo con la narrativa dominante, cioè quella della borghesia, sulla storia del socialismo, piuttosto che sfidare oggettivamente tali idee. Con la falsa sinistra, la formula non potrebbe essere più semplice: la propaganda da Guerra Fredda degli Stati Uniti la sostiene, la ricerca accademica filo-comunista no. Ogni accusa contro i Paesi socialisti è vera; ogni difesa del socialismo è simile alla negazione dell’Olocausto. Chi è d’accordo, almeno a parole, che la storia dell’Unione Sovietica sia falsificata da studiosi e reazionari capitalisti e che i leader socialisti siano abitualmente sottoposti a calunnie, viene dichiarato “folle”, le loro ricerche o conclusioni “assurde”, o deriso come “pazzo” o “stalinista”. I critici non riesaminano le prove o affrontano la tesi; semplicemente le liquidano. Non presentano contro-prove; l’affermano semplicemente. Gli oppositori della falsa “sinistra” a Furr sostengono che “ha una borsa di studio non credibile”, solo perché non sono d’accordo. Furr è solo un “pazzo” perché non gli piace ciò che dice. Dal loro punto di vista, la ricerca accademica che neutralizza la narrativa della propaganda borghese va messa da parte, messa a tacere, svalutata, delegittimata, nascosta alla visione pubblica ed infine distrutta.
Mi sembra che la “sinistra” debba guardarsi allo specchio e negli occhi e chiedersi: a cosa siamo arrivati se non possiamo confutare queste opere? Cosa significa esattamente, quando l’intera pseudo-sinistra non può confutare un presunto “pazzoide senza credenziali accademiche?” Che cosa dice, quando non può nemmeno definire il contenuto del suo lavoro quando glielo si chiede, eppure l’ha già dichiarato totalmente falso? Cosa significa quando non ha prove per contrastare le affermazioni di Furr, ma punta ad attaccarne la persona? Tutte le accuse secondo cui le sue opere sono “criticabili” sono false. Se sono degne di tale ostilità, allora sono degne di una critica onesta. Se solo controllassimo i fatti e citassimo le fonti come possiamo vedere in Furr, piuttosto che riposare sui nostri pregiudizi e preconcetti, forse la sinistra statunitense non sarebbe così traballante oggi. L’odio della pseudo-sinistra non ha nulla a che fare con l’onestà. Ciò è dovuto all’anticomunismo, non al disaccordo politico, non a differenze ideologiche, non a problemi con la ricerca di Furr o le sue conclusioni, o con i suoi metodi o una critica legittima delle sue prove. È una visione liberale e reazionaria dove tutto ciò che è antisovietico ed antistalinista è vero, mentre qualsiasi cosa che contesti tale visione va attaccata, imbrattata, demonizzata, ridicolizzata e messa a tacere. Quando le prove non sono considerate o sono liquidate, e la persona calunniata, non c’è disaccordo di principio o differenza ideologica, ma odio e pregiudizio. La domanda è la seguente: perché la pseudo-sinistra odia Grover Furr? La risposta è chiara: odia Grover Furr proprio perché le sue opere sfidano l’egemonia del paradigma anticomunista di Trotskij-Khrusciov-Gorbaciov-Guerra Fredda, il paradigma dominante borghese. In altre parole, odia Grover Furr perché è un buon comunista in un’epoca di falsi. Odia Grover Furr perché è un ricercatore onesto in un’epoca colma di propaganda. Odia Grover Furr perché ha le prove delle conclusioni che trae e le presenta apertamente, piuttosto che ricorrere all’emotività. Odia Grover Furr perché sfida la visione borghese anticomunista della storia sovietica. Oggi, la pseudo-sinistra non è solo disonesta e liberale; è dichiaratamente anticomunista.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Andrej Fursov: Non ho dubbi che Stalin fu lasciato morire

Nikolaj Starykov, 13 marzo 2018 – Bauman Jjoel NachshonIl 5 marzo 1953, Josif Stalin morì, a capo di un’enorme superpotenza dotata dello scudo nucleare che protegge il nostro Paese finora. Nonostante gli evidenti meriti verso il popolo, dall’inizio degli anni ’90, la denigrazione di Stalin, iniziata da Nikita Khrusciov, entrò nella fase acuta. Oggi la discussione sulla figura del Segretario Generale e del suo contributo fondamentale alla formazione del nostro Paese è diventata una tendenza politica. Ci sono sempre più sostenitori della politica di Stalin, le discussioni sul suo ruolo si svolgono anche nel dibattito pre-elettorale. Perché accade proprio ora, l’uso del soggetto per dividere la società e il modo in cui ebbe luogo la morte di Stalin, nell’intervista al famoso storico e pubblicista Andrei Fursov.

Domanda: 5 marzo, anniversario della morte di Stalin, a dicembre, il giorno della sua nascita, sulla tomba c’erano più di 10 mila garofani rossi, un record per gli organizzatori dell’azione “Due garofani per il compagno Stalin”. Cosa ne pensi, perché riceve tale risposta dai suoi discendenti?
Andrej Fursov: Innanzitutto, ora c’è molto lavoro in cui viene fornita una valutazione oggettiva dell’era stalinista, vengono date informazioni oggettive su Stalin. In secondo luogo, la figura di Stalin è valutata in confronto a ciò che successe e accade in Russia negli ultimi 25-27 anni. L’era di Stalin sembra migliore della Russia post-sovietica. Poiché l’Unione Sovietica era una superpotenza, nessuno avrebbe potuto annullare il Paese nel modo in cui ci hanno fatto alle Olimpiadi. E inoltre, l’Unione Sovietica era una società di dichiarata uguaglianza socio-economica. E questi due momenti, politica socio-economica e politica estera, geopolitica, sono un buon contrasto dell’Unione Sovietica stalinista con la Russia post-sovietica. Ma c’è un’altra cosa. Le persone capiscono perfettamente che viviamo ancora su una base stalinista. Le armi nucleari, create nella seconda metà degli anni ’40 e all’inizio degli anni ’50, sono le fondamenta gettate da Stalin e Berja. E più le relazioni internazionali peggiorano, più le persone capiscono che non siamo trattati come i serbi e i libici semplicemente perché abbiamo quell’eredità.

Domanda: Riguardo alla morte di Stalin, oggi si può analizzare molto e a cosa gli storici arrivano, la morte del leader dell’URSS fu violenta? Sarebbe stato avvelenato? O si mostrò solo negligenza?
Andrej Fursov: Ci sono due punti qui. Il fatto che Stalin interferisse col vertice è ovvio. È evidente anche il fatto che un conflitto acuto si preparava dalla fine degli anni ’40. Questo conflitto si manifestò e fu abbastanza evidente al 19° Congresso del PC(b)U, quando il PC(b)U divenne PCUS. L’abbreviazione “b”, cioè “bolscevico”, fu tolto. E basta guardare il comportamento di Stalin al congresso per capire che non ne era contento. E non è un caso che, subito dopo il Congresso del Plenum, abbia ampliato la composizione del Presidium del Comitato centrale del PCUS e la lista dei candidati presidenziali. In altre parole, certamente ostacolò il vertice. E cosa successe, se quella morte fu violenta, avvelenata o semplicemente permessa, è una domanda molto difficile. Ma non ho dubbi sul fatto che Stalin fu lasciato morire.

Domanda: C’era molto interesse?
Andrej Fursov: Una parte dell’apparato del partito ne era interessata, e ciò coincideva cogli interessi dei nostri oppositori geopolitici. Dopotutto, non è un caso che, dalla fine degli anni ’40, i servizi speciali anglo-statunitensi crearono un gruppo speciale congiunto intitolato “Come far sparire Stalin”.

Domanda: Forse hai visto il film “Morte di Stalin”, attorno al quale c’era tanto rumore, figure pubbliche contrarie alla proiezione di tale commedia nera?
Andrej Fursov: Non l’ho visto, e penso che guardare tali film non ne valga la pena, sono solo un insulto a un sovietico, un russo, una persona dall’orgoglio nazionale. E il fatto che tale film sia acquistabile e abbia il permesso di proiezione, indica la non identità di chi lo permette.

Domanda: Cosa avrebbe fatto Stalin se avesse vissuto per almeno altri dieci anni? Dicono che non si fa la storia coi se, ma alcuni compiti lasciati incompiuti da lui avrebbero impedito il colpo di Stato di Khrusciov?
Andrej Fursov: La storia ha un carattere soggettivo. Gli storici pessimi dicono che non è così. La storia ha sempre diverse opzioni. Dire che non ha i se, è negare completamente la molteplicità della storia e ridurla a un rigido determinismo, escludendo il problema della volontà umana, del soggetto e infine del caso. Marx disse che senza la casualità, la storia apparirebbe mistica, quindi, la discussione che la storia non ha un carattere soggettivo è un tentativo di darle un aspetto mistico. La storia ha sempre diverse opzioni. Stalin, certamente, avrebbe risolto il problema della successione. In secondo luogo, almeno estromise dal Presidium, che prima e poi con Brezhnev si chiamava Politburo, numerose persone.

Domanda: Questo avrebbe permesso d’impedire il processo avviato da Khrusciov?
Andrej Fursov: Il punto era che Stalin già combatteva in condizioni sfavorevoli. La nomenclatura durante la guerra, quando fu risparmiata dalle purghe, era in effetti una quasi-classe. Inoltre, le strutture di partito divennero strutture economiche. Non è un caso che nel 1946 fu adottata la risoluzione sull’inammissibilità dell’assunzione di funzioni economiche da parte della struttura del partito. Stalin combatté non solo contro i collaboratori più stretti, non certe persone in particolare, combatté uno strato gradualmente rinato. E a questo riguardo, va detto che i timori di Stalin e di Trotskij, due nemici, si dimostrarono vere. Trotskij alla fine degli anni ’30 scrisse apertamente della degenerazione della burocrazia sovietica in quasi-classe e parlò del pericolo della sua degenerazione borghese. Stalin definì questo gruppo “casta maledetta”, ma pensò che ripulendo e irrigidendo la classe operaia, questo problema sarebbe stato risolto. Ma era ben consapevole del pericolo che, all’avvicinarsi del socialismo, la lotta di classe s’intensificasse. Alcuni di noi lo interpretano come lotta contro i “kulak”, niente di tutto ciò, intendeva il pericolo della degenerazione della burocrazia nella borghesia. E gorbaciovismo ed eltsinismo dimostrano che aveva ragione sull’accentuazione della lotta di classe durante la costruzione del socialismo.

Domanda: In quest’anno politicamente caldo, ci sono dibattiti su Stalin, che viene costantemente ricordato. In precedenza, no, ed ora la personalità del Generalissimo è solo uno dei temi centrali? Perché? Non provano a dividere le persone? Dicono, come Ivan il Terribile, che è fare informazione per non avere un’opinione comune tra le persone, nella società?
Andrej Fursov: Sai, era una comunicazione che avrebbe dovuto dividere la società, ma la missione fallì. Recentemente, c’è stato un sondaggio sull’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, “chi saresti stato nel 1917?” È incredibile, ma il pubblico giovanile votò i bolscevichi. L’84% li avrebbe sostenuti. Secondo, un mese prima ci fu un’indagine di massa sull’atteggiamento verso Stalin. Nella coorte dei 18-24enni, se non sbaglio, il 74% espresse atteggiamento positivo nei confronti di Stalin. Quindi, se qualcuno pensava di dividere la società, ha ottenuto il risultato esattamente opposto.

Domanda: Gli attivisti raccolgono firme per l’installazione del monumento a Stalin. Pensi che arriverà il giorno in cui nella Federazione Russa ci sarà un monumento a Stalin a Mosca? Chi è il vincitore della Seconda Guerra Mondiale? Un rivoluzionario? O solo un leader forte?
Andrej Fursov: Penso che se la Russia è destinata a sopravvivere e superare la crisi del collo di bottiglia del prossimo decennio, i monumenti a Stalin non saranno solo a Mosca. Staranno in molte città, l’iniziativa arriverà non solo dall’alto, ma dal basso. Bene, un monumento a Stalin non è solo un piedistallo per il vincitore della Seconda Guerra Mondiale, per la Grande Guerra Patriottica, ma più importante, sarà un monumento alla più grande figura della storia russa.

Domanda: Attraverso la crisi del collo di bottiglia?
Andrej Fursov: Sì, il mondo entra in una crisi molto, molto acuta, la crisi della fine dell’era capitalista. La crisi ci sarà e l’unica domanda è se sarà associata a un conflitto militare. Sfortunatamente, nella storia molto spesso vince l’opzione peggiore. Anche se questa fase passa, dobbiamo ancora prepararci al peggio, come Stalin fece nel 1931 per il 1941. Disse che se non facevamo in 10 anni ciò che i Paesi occidentali fecero in 100, avremmo fallito. In effetti, entro 10 anni iniziò la Grande Guerra Patriottica, e gli anni ’30 passarono molto velocemente. Nel 1937, l’Unione Sovietica ottenne l’autosufficienza industriale-militare dal mondo capitalista. Ora la situazione è simile, ma forse più acuta, perché la Russia oggi è più debole dell’Unione Sovietica degli anni ’30 e, inoltre, non solo è materialmente debole, ma anche ideologicamente e politicamente. Alla vigilia della Grande Guerra Patriottica, Stalin distrusse la “quinta colonna”, ora abbiamo la “quinta colonna” che opera silenziosamente attraverso tutti i canali, e nessuno la tocca. Non si tratta di distruggerla, ma certamente, sarebbe necessario tagliarle la leva finanziaria e colmare il vuoto informativo è il primo compito se vogliamo, ovviamente, saltare la “crisi del collo di bottiglia”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La geopolitica di Mackinder contro la Nuova Via della Seta di Xi Jinping

La realtà non è un sistema chiuso
Matthew Ehret-Kump, The Canadian Patriot, 15/02/2018

La Cina continuerà a mantenere alta la bandiera della pace, dello sviluppo, della cooperazione e del vantaggio reciproco e sosterrà il suo obiettivo fondamentale in politica estera di preservare la pace mondiale e promuovere lo sviluppo comune. La Cina rimane ferma nell’impegno a rafforzare amicizia e cooperazione con altri Paesi sulla base dei Cinque Principi di coesistenza pacifica e a creare una nuova forma di relazioni internazionali che comprendano il rispetto reciproco, l’equità, la giustizia e la cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti.
– Indirizzo di Xi Jinping al 19° Congresso Nazionale del PCCNel suo discorso al 19° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping presentava un grande piano e una filosofia per la strategia a breve, medio e lungo termine sia per il suo Paese che per il mondo [1]. Il Presidente Xi non solo ha sfidato direttamente la moralità soggiacente a postmodernismo e neoliberismo che ha reso la popolazione occidentale incapace di pianificare il futuro o addirittura di mantenere le istituzioni tramandataci dalle passate generazioni, ma soprattutto ha gettato il guanto di sfida alle potenze occidentali per liberarsi dalla cricca ideologica della “geopolitica” e lavorare con la Cina a un nuovo paradigma di “cooperazione mutualmente vantaggiosa”. L’Iniziativa Cintura e Strada di Xi Jinping e le sue manifestazioni globali in Africa, Europa e Americhe venivano completate il 25 gennaio 2018 dall’estensione nell’Artico soprannominata Via della Seta Polare. Questa estensione dava nuova vita a un progetto che il Presidente Vladimir Putin approvò già nell’aprile del 2007, noto come il tunnel ferroviario dello Stretto di Bering che collega le Americhe con l’Eurasia [2]. Fino a poco tempo prima, i geopolitici occidentali tentavano di respingere tali iniziative come “concetti marginali” promossi da Lyndon e Helga LaRouche dello Schiller Institute, ma oggi è emerso un quadro molto diverso che rivela che questa battaglia tra due paradigmi opposti risale ancora più indietro nella storia di quanto la maggior parte delle persone sa, e quindi è necessario rivedere una storia dimenticata. Dopotutto, è dovuto a questa potente concezione della storia come lotta tra due paradigmi opposti che i LaRouche e i loro alleati hanno potuto far avanzare tali politiche da oltre quattro decenni.

Storia dell’unificazione eurasiatico-americana
All’inizio del XX secolo, il conte Sergej Witte, ministro delle Finanze russo (1892-1903), lavorando in tandem con diplomatici e ingegneri dell’American System in Siberia completava il tratto finale della Transiberiana. Questa linea ferroviaria di 9289 km fu modellata sulla prima ferrovia trans-continentale del mondo avviata sotto Abraham Lincoln nel pieno della Guerra Civile, utilizzando locomotive e ferrovie prodotte a Filadelfia [3]. Seguirono questo sviluppo ferroviario transiberiano: 1) la soppressione vittoriosa di Lincoln, con l’aiuto dello zar Alessandro II, della rivolta confederata finanziata dall’Inghilterra nel 1860-1865 [4], 2) l’acquisto degli Stati Uniti nel 1867 dell’Alaska dalla Russia, e 3) la mancata annessione della British Columbia agli USA nel 1870, per la promessa di collegare l’incompiuta “ferrovia trans-continentale settentrionale” di Lincoln con la colonia inglese isolata [5]. Tra i sostenitori di questo piano vi erano alcuni architetti dell’acquisto dell’Alaska come William Seward, Charles Sumner e persino il presidente Ulysses S. Grant. I primi studi ufficiali per collegare i due continenti per ferrovia furono presentati ufficialmente dal governatore William Gilpin del Colorado nel 1890, e nel 1905 furono condotti studi di fattibilità più avanzati dalla Trans-Siberian Railway Company [6]. Figure di spicco della Russia e degli USA, incluso lo sfortunato zar Nicola II, sostennero questo progetto. L’impero inglese all’epoca era noto come “il vecchio d’Europa”, dopo aver sprecato le risorse in diminuzione per mantenere vivo un impero globale gonfiato reprimendo rivolte in India (1857-58), Irlanda (1867), Transvaal del Sud Africa (1880-1881) e organizzando la guerra di Crimea (1853-1856) contro la Russia e la seconda guerra dell’oppio (1856-1860) contro la Cina, mentre tentava di annullare la Rivoluzione americana sostenendo la rivolta confederata del 1860 – 1865.

Il vero sistema americano era sempre “Win-Win”
Dalla restaurazione Meiji giapponese all’iniziativa “Ferrovia Berlino – Baghdad” del cancelliere von Bismarck, alla Transiberiana ferroviaria russa, lo sviluppo intercontinentale guidato da programmi ferroviari avviò nuove dinamiche di cooperazione e sviluppo tra tutte le nazioni di Nord America, Europa, Russia e Asia [7]. Ancora più importante, questi approcci allo sviluppo delle economie nazionali si fondarono sul rifiuto concertato di tutti i dogmi del liberoscambismo inglese e la vigorosa adozione della tariffa protettiva, del credito produttivo e della pianificazione a lungo termine, tutti agendo secondo il principio del benessere generale. Queste politiche erano basate sul sistema dell’economia politica statunitense. Il principale economista del sistema statunitense del 19° secolo, Henry C. Carey, affermò più chiaramente questo conflitto di paradigmi nel saggio del 1851, L’armonia degli interessi: “…Due sistemi sono di fronte nel mondo. Uno guarda a pauperismo, ignoranza, spopolamento e barbarie; l’altro ad aumentare ricchezza, benessere, intelligenza, cooperazione e civiltà. Uno guarda alla guerra universale; l’altro alla pace universale. Uno è il sistema inglese: l’altro potremmo essere orgogliosi di chiamare sistema americano, perché è l’unico che abbia mai inventato la tendenza ad elevare mentre eguaglia la condizione dell’uomo nel mondo“.

Mackinder (al centro) circondato da alcuni dei suoi discepoli, a sinistra dall’alto: William Yandell Elliot, Zbigniew Brzezinski, Samuel P. Huntington. A destra dall’alto: Karl Haushofer, Henry Kissinger e Bernard Lewis dell’MI6

La geopolitica di Mackinder richiede un sistema chiuso
In risposta a questi sviluppi, diversi “think tank” furono formati alla fine del 19° secolo per ridisegnare e riformare le strutture dell’arcaico impero inglese da parte dei pensatori imperiali “illuminati” che riconobbero che il mondo imperiale inglese era un ordine che rischiava di essere sostituito da uno nuovo, basato su cooperazione, sviluppo e progresso. Due dei più importanti “think tank” che ebbero un ruolo determinante nel XX secolo, furono la Fabian Society di Londra [8] e il Roundtable Movement [9]. Uno dei primi membri della Fabian Society era Sir Halford Mackinder, direttore della London School of Economics e fondatore di una scuola di pensiero che ancora oggi forma pensiero ed accademismo occidentale noto come “Geopolitica”. Questo studio influenzò tutti gli strateghi imperiali emersi dal 20° secolo, dallo studente di Rodhes William Yandell Elliot, i suoi studenti di Harvard sir Henry Kissinger, Zbigniew Brzezinski, Bernard Lewis dell’MI6 e Samuel P. Huntington, per nominarne alcuni. Fu anche la base della teoria dell’Heartland celebrata dal geopolitico nazista Karl Haushofer e adottata da Hitler. Il programma di Mackinder era poco più di una riformulazione del “dividi per conquistare” praticato per secoli dall’impero inglese, e sorse in risposta alla minaccia che il programma del Sistema americano di Lincoln dello sviluppo ferroviario mondiale pose all’esistenza dei fallimentare impero inglese, come già menzionato. Lo sviluppo delle ferrovie non solo minacciava l’impero annichilendo il controllo marittimo inglese sugli stretti marittimi del mondo, ma avviò l’uso di una nuova densa fonte energetica, nota come petrolio, che minacciava di sostituire il monopolio inglese sul (meno denso) carbone, nella produzione industriale.

L’Artico come ultima frontiera
Dopo le riuscite spedizioni verso Polo Sud e Polo Nord nel 1909, Mackinder dichiarò, come Thomas Malthus prima di lui, che tutto ciò che poteva essere scoperto sulla Terra era stato scoperto e che la società umana era ora ufficialmente dentro un sistema assolutamente chiuso. Tutto ciò che rimaneva era che i principali monopoli tracciassero le risorse limitate e inducessero le nazioni vittime a massacrarsi a vicenda per dispute territoriali necessariamente presentatesi in ogni tentativo di possedere quante più “risorse limitate” possibili prima che si esaurissero. Ciò avrebbe portato le nazioni a guardare al futuro non dal punto di vista del Sistema americano delle potenzialità creative per cambiare i limiti al meglio, ma piuttosto col filtro libero-monetarista del piacere/dolore dalla miope definizione di “interesse personale”. Se la dinamica bestiale di tutti contro tutti non veniva adottata, le speranze di dominare il mondo sarebbero andate perse. La teoria di Mackinder fu espressa più chiaramente dall’osservazione: “Chi governa l’Europa dell’Est comanda l’Heartland; Chi governa l’Heartland comanda l’Isola del Mondo; Chi governa l’Isola del Mondo comanda il Mondo“. In altre parole, se si fosse impedito che l'”Isola del Mondo” venisse formata da Stati sovrani cooperativi che collaborano tramite i collegamenti ferroviari stimolando la crescita industriale/culturale nazionale, l’oligarchia inglese e i suoi partner minoritari di Wall Street avrebbero creduto di poter “comandare il mondo”. Mentre la profondità e la portata di questa parte soppressa della storia collettiva dell’umanità è troppo lunga per estrapolarla in questo breve articolo, ma riportata in dettaglio altrove, basti dire che per capire le cause della Prima guerra mondiale (e in definitiva la continuazione dopo 18 anni della Seconda guerra mondiale), questa dinamica storica va compresa.

La realtà è un sistema aperto
Nella logica dell’impero, le nazioni devono combattersi nel sistema chiuso dell’assoluta scarsità. Invece di muoversi creativamente al di fuori di tali limiti scoprendo nuovi principi universali e creando nuove fonti di energia come la fissione nucleare, la fusione termonucleare o desalinizzando l’acqua oceanica verso i deserti, alle nazioni fu detto, piuttosto arbitrariamente, che la “scarsità” (alias: “legge dei rendimenti decrescenti”) va rispettata e, come le bestie, adeguarsi al paradigma della sopravvivenza del più adatto. Tale logica fu usata per manipolare politicamente gli idioti ad iniziare quasi ogni guerra non necessaria del secolo scorso, ed è al centro della maggior parte dei conflitti odierni. Questo è ciò che la Cina respinge lanciando Nuova Via della Seta, Via della Seta Polare, BRICS e Shanghai Cooperation Organization. Richiamando l’energia creativa dei popoli e raccomandando la leadership cinese a servire il benessere generale, Xi Jinping ironicamente evocava ciò che Alexander Hamilton, Benjamin Franklin, Henry Carey e Abraham Lincoln fecero in vita per progredire. Invocava anche lo spirito rivoluzionario di Sun Yat Sen, il primo presidente della Repubblica di Cina (1911) istruito dagli economisti del sistema americano alle Hawaii e che modellò i suoi tre principi del popolo sul principio di governo di Lincoln “Per, Dal e Col popolo” [10]. Oggi nuove fonti di energia e megaprogetti creativi attendono la volontà politica di superare quei limiti incontrati dalla nostra attuale dipendenza dalle “risorse limitate”, come i combustibili fossili. Oltre alla prospettiva di collegare i Paesi eurasiatici con la “Nuova Via della Seta” e alle Americhe attraverso lo Stretto di Bering, la prossima frontiera del progresso umano non si trova sulla Terra, come Mackinder cinicamente suppose, ma piuttosto nella prospettiva dell’illimitata esplorazione spaziale, industrializzazione lunare e marziana e difesa dagli asteroidi. Niente di ciò è “fantasia utopica”, ma piuttosto politiche attive già applicate da nazioni leader come Cina e Russia, o proposte da leader di quelle nazioni come la proposta del Viceprimo Ministro russo Dmitrij Rogozin per la Difesa Strategica della Terra (SDE), e la proposta dello Stretto di Bering della Russia [11].
Il 10 febbraio 2018, nella conferenza What is the New Paradigm, la presidentessa del Schiller Institute, conosciuta in Cina come la “New Silk Road Lady”, pose la domanda: “Se guardate le condizioni del mondo occidentale oggi, specialmente degli stessi Stati Uniti; dell’Europa; del governo tedesco autodistruttivo mentre cerca di costruire un nuovo governo, la situazione del mondo è chiaramente nel caos. Evidenziavo il fatto che abbiamo bisogno di un nuovo paradigma, che dev’essere diverso da quello delle ipotesi e degli assiomi attuali, poiché il Medioevo era diverso dai tempi moderni, dove fondamentalmente tutte le ipotesi dello scolasticismo, l’aristotelismo, la superstizione e disordini simili furono sostituite da un’immagine completamente diversa dell’uomo e dalla diversa concezione della società. Questo è necessario per garantire la sopravvivenza della specie umana. E la domanda è: possiamo darci un sistema di autogoverno che garantisca che la specie umana esista per altri secoli e anche millenni? Ovviamente questa domanda era una di quelle a cui mio marito, Lyndon LaRouche, si dedicò per tutta la vita: in altre parole rilevare quegli aspetti del sistema attuale errati e come sostituirli con un sistema migliore e più completo“. Quando la specie umana dimostrò in modo coerente la capacità di scoprire le leggi dell’universo a vantaggio dell’umanità, e quando l’universo dimostrò l’illimitata abbondanza di nuovi principi da scoprire, allora come potrebbe ancora qualcuno sano di mente credere che viviamo in un mondo di scarsità e materialismo? Con intere nazioni che avanzano verso una nuova direzione in armonia con quelle leggi della natura che richiedono cooperazione, pace e sviluppo, sopraffacendo tirannia, guerra ed ignoranza, perché dovremmo scegliere di non cambiare il nostro paradigma per avere una dignitosa ed eccitante futura realtà che valga la pena di vivere?Note
[1] Garantire una vittoria decisiva nella costruzione di una società moderatamente prospera in tutti gli aspetti e lottare per il grande successo del socialismo dalle caratteristiche cinesi per una nuova era, di Xi Jinping.
[2] Nell’aprile 2007, “Megaprogetti della Russia orientale”, il governo russo offriva ufficialmente 65 miliardi di dollari per iniziare la costruzione del tunnel di 100 km sotto lo stretto di Bering. Vedasi “La Russia vuole un collegamento ferroviario con l’America“, Der Spiegel, 20 aprile 2007. Da allora la Russia ha iniziato l’implementazione con un’iniziativa miliardaria per lo sviluppo siberiano estendendo i corridoi ferroviari e sviluppando l’Artico collegandosi alla Nuova Via della Seta. I sostenitori più noti dello Stretto di Bering oggi includono il Viceprimo Ministro Dimitrij Rogozin e il consigliere di Putin Sergei Glaziev.
[3] Per una storia più approfonda della costruzione statunitense della Trans Siberian Rail, vedasi la Trans Siberian Railway dell’archivio Catskill di Theodore Waters.
[4] “Quale ruolo ha giocato la Russia nella guerra civile americana?“, 16 agosto 2017 di Oleg Egorov
[5] Se non fosse stato per la Gran Bretagna che corruppe i mercanti della BC durante le tensioni nel 1867-1870, tutti in Canada e Stati Uniti credevano che la colonia britannica sarebbe entrata negli USA, essendo l’unica soluzione economicamente valida per la colonia in bancarotta. La Transcontinental era appena stata costruita a San Francisco e un sistema di traghetti attivo collegava i mercanti della BC agli USA. Gli inglesi dovettero muoversi velocemente e lo fecero 1) ripagando il massiccio debito della Columbia Britannica, 2) acquistando poi il territorio che separava le sue colonie orientali e occidentali conosciute anche come Rupert’s Land e di proprietà della Hudson’s Bay Company, nel 1868, e 3) promettendo di costruire una ferrovia che collegasse la BC al Canada orientale, portata a termine nel 1885. L’unica condizione era che la Columbia Britannica si unisse alla Confederazione e non scegliesse l’opzione statunitense. Per un resoconto completo vedasi Il Mito Imperiale della politica nazionale canadese di Matthew Ehret-Kump, The Canadian Patriot, n. 8
[6] I fondi persei milioni di dollari sono stati raccolti privatamente, concludendo che il progetto potesse essere realizzato per 300 milioni. Un editoriale del New York Times del 24 ottobre 1905 osservò che “il tunnel dello Stretto di Bering è un progetto che a in futuro avrà probabilmente grande considerazione”.
[7] 1932: Non parlare dei partiti ma dei Principi universali – 2008. Documentario Lpac sulla diffusione internazionale del sistema americano e la rappresaglia inglese creando la prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale
[8] “Cos’è la Fabian Society e a che fine fu creata?” di Matthew Ehret-Kump, The Canadian Patriot n. 8, 2013
[9] Il Roundtable Movement è stato fondato dal rabbioso razzista Cecil Rhodes e amministrato da Lord Alfred Milner insieme al Programma di borse di studio di Rodhes, per adempiere alla missione esposta nella 7 ° Volontà di Rodhes: “Istituire, promuovere e sviluppare una società segreta, vero scopo ed oggetto di ciò sarà l’estensione del dominio inglese su tutto il mondo. La colonizzazione da parte di soggetti inglese di tutte le terre dove i mezzi di sostentamento sono raggiungibili con energia, lavoro e imprese, e specialmente l’occupazione dei coloni inglesi di continente africano, Terra Santa, valle dell’Eufrate, Cipro e Candia, America del Sud, isole del Pacifico non possedute finora dalla Gran Bretagna, l’arcipelago malese, quelle di Cina e Giappone, e recupero definitivo degli Stati Uniti d’America come parte integrante dell’impero inglese“. Per un resoconto completo sul Movimento della Tavola Rotonda vedasi Carroll Quigley, L’establishment anglo-americano, New York, Books in Focus, 1981 e anche Dittatura inglese o Sistema americano di Matthew Ehret-Kump su The Canadian Patriot n. 7. Le operazioni del Movimento della Tavola Rotonda negli USA si chiamano Council on Foreign Relations (CFR), fondata nel 1921, e in Gran Bretagna Royal Institute for International Affairs (alias: Chatham House) nel 1919. In Canada fu chiamata Istituto canadese per gli affari internazionali, e cambiò nome in Canadian International Council (CIC) nel 2006. A parte i nomi, la missione è sempre la stessa.
[10] L’eredità di Sun Yat Sen e la rivoluzione americana, di Mark Calney e Bob Wesser, Executive Intelligence Review, 28 ottobre 2011
[11] Jakunin vuole una decisione sul collegamento ferroviario dello Stretto di Bering entro il 2012, e per la Difesa Strategica della Terra di Rogozin, vedi “Star Wars come alternativa alla difesa missilistica“, 18 ottobre 2011Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Via della Seta Polare della Cina e l’occidente

Jonathon Ludwig, The Canadian Patriot 7 febbraio 2018

La Cina, in quanto principale Paese responsabile, è pronta a cooperare con tutte le parti interessate per cogliere l’opportunità storica nello sviluppo dell’Artico, affrontando le sfide poste dai cambiamenti nella regione“- Libro bianco cinese, 25 gennaio 2018.Il 25 gennaio in Cina la “Via della Seta Polare” ha creato una meravigliosa opportunità per lo sviluppo del Nord, che non si vede da decenni. Questa opportunità non solo estende il modello di crescita della Cina incredibilmente riuscito sull’America del Nord, attraverso un sistema rivoluzionario di navigazione artica e sviluppo delle infrastrutture, ma fornisce anche un nuovo spirito diplomatico fondato non sulla militarizzazione dell’Artico, come desiderato dai richiami neo-con utopici dell’era Cheney e Obama, ma piuttosto cooperazione, rispetto, sviluppo e fiducia. Con Global Affairs Canada che ha risposto favorevolmente all’iniziativa Via della Seta Polare e con l’adesione del governo canadese all’Asian Infrastructure Investment Bank guidata dalla Cina, per non parlare del memorandum della Columbia Britannica che aderisce l’iniziativa Fascia e Via, questa nuova realtà richiede una seria riflessione a canadesi e statunitensi, se vogliono rispondere adeguatamente nel modo più genuino e vantaggioso per il bene del nostro popolo e dell’umanità [1].Da dove nasce la nostra crisi?
Le economie stagnanti dell’America del Nord hanno sofferto per circa 50 anni dell’insieme di velenose falsità note dualisticamente come “società post-industriale-consumista” da un lato ed “economia della crescita anti-industriale” dall’altro. Sin da John F. Kennedy, Franklin Roosevelt (e loro corrispondenti canadesi John Diefenbaker, CD Howe e WAC Bennett) si ebbero programmi a lungo termine guidati dal nostro pensiero economico, con l’effetto di aumentare la produttività del lavoro, sia di migliorare morale , benessere fisico ed intellettuale dei nostri cittadini [2]. L’avanzata di questi tre parametri (fisico, intellettuale, morale) aumentò le capacità della nostra popolazione in modi che nessun’altra specie è capace, permettendoci di triplicare la nostra popolazione dal 1950 e, così facendo, dimostrare la vera natura dell’umanità come specie dalla sconfinata ragione creativa, con orrore dell’impero inglese e della sua élite globalmente indottrinata. Quei leader umanisti menzionati provenivano da un’era che non dicotomizzava “economia” e “politica”, in quanto erano riconosciute facce della stessa moneta, come meravigliosamente espresso da Benjamin Franklin che descriveva l’economia politica come “Scienza dell’umana felicità” [3]. Non appena quella dicotomia fu imposta alla società occidentale, formalizzata dalla distruzione del 1971 del sistema di cambio fisso di Bretton Woods, la politica divenne nient’altro che un gioco di sofismi, corruzione e ipocrisia, mentre “economia”, ormai senza “vincoli morali” dei regolamenti nazionali, divenne semplicemente una copertura per l’imperialismo postbellico attraverso la schiavitù del debito, il lavoro a basso costo, la speculazione sfrenata e il saccheggio delle risorse. Questo mondo dicotomizzato non aveva spazio per leader come quelli suddetti, né in Nord America né in altre parti del mondo. Le agenzie d’intelligence, sotto il pieno controllo dell’oligarchia dei finanzieri anglo-statunitensi, si assicurarono che nessun leader nazionalista e pro-industriale venisse tollerato al governo in qualsiasi Paese del mondo [4]. Durante gli anni patologici della Guerra Fredda, il mondo era diviso tra i “sviluppati” che non avrebbero avuto bisogno di crescere ulteriormente e i “non sviluppati” a cui erano permessi denaro e “tecnologie appropriate”, come i mulini a vento, ma non progresso tecnologico che aumentasse standard di vita o produttività del lavoro della società. Qualsiasi forma di innovazione scientifica fu relegata agli affari militari, o per far avanzare le nuove “industrie della pacificazione mentale” (cioè: intrattenimento, droghe, ecc.). L’infrastruttura non era più consentita quale dominio in cui esprimere la tecnologia, né definito lo “sviluppo”. Infatti, nel 1978-2000, i nuovi investimenti nelle infrastrutture canadesi scesero allo 0,1% / anno (rispetto al 4,8% annuo medio nel 1955-1978) [5]. Tendenze simili colpirono gli Stati Uniti causando il caos che si sta ora dispiegando nel Nord America. Nel frattempo le industrie produttive furono esternalizzate nei mercati del lavoro a basso costo, col risultato di una società sempre più dipendente da “beni economici” e servizi scadenti. La logica lineare dei confini della popolazione animale conosciuta come “Capacità portante dell’ambiente” fu quindi imposta all’umanità dalla stessa élite neomalthusiana che l’odiava così tanto da essere disposta ad ucciderne i leader più brillanti e ad elaborare una filosofia cinica solo per convincere la società, con una forma malvagia di effetto Pigmalione, che la nostra natura sia pensata per distruggere la natura e infine autodistruggersi. Un importante architetto malthusiano di tale “nuova società” fu il co-fondatore del Club di Roma Sir Alexander King, che rivelò tale infame intenzione nel sorprendente libro del 1991 The First Global Revolution: “Alla ricerca di un nuovo nemico che ci unisse, abbiamo avuto l’idea che inquinamento, riscaldamento globale, scarsità d’acqua, carestia e simili sarebbero stati adeguati. Tali pericoli sono causati dall’intervento umano, ed è solo attraverso atteggiamenti e comportamenti modificati che possono essere superati. Il vero nemico, quindi, è l’umanità stessa“. [6] E così è successo che una generazione di baby boomer drogati fu indotta a “liberarsi del passato e del futuro” seguendo i mantra di guru come Timothy Leary e Aldous Huxley per “accendere, sintonizzare e abbandonare”. Poiché l’umanità è troppo irrimediabilmente corrotta, gli fu detto di abbandonare ogni responsabilità per cambiare un mondo che non può essere, in ultima analisi, cambiato ed invece va verso l’interiorità ala ricerca del piacere (piacere/dolore, convalidato come nuovo standard di giusto/sbagliato). Questo allontanarsi dal passato e dal futuro ha reso un’intera generazione irrimediabilmente malleabile e suscettibile a una nuova etica chiamata variamente “post-strutturalismo”, “post-realismo” e “postindustrialismo”. Precisamente, tali nomi adottati dal movimento della contro-cultura erano meglio etichettati come “post-verità”. Ora, a quasi 50 anni da tale disordine nevrotico, e di fronte al crollo immanente dell’illusoria bolla del debito speculativo che troppi economisti idioti credono sia la nostra “economia”, ci è stata presentata una crisi potenzialmente meravigliosa.

Un ritorno a un futuro umanista
La Cina rispetta il diritto di tutte le nazioni di cercare la propria strada. Non perseguiremo mai lo sviluppo a spese degli altri. Troveremo una convergenza con altri Paesi e rafforzeremo la cooperazione con altri Paesi in via di sviluppo e promuoveremo la cooperazione attraverso l’iniziativa Fscia e Via“.Xi Jinping, 22 ottobre 2017Ciò che ha reso questa crisi “potenzialmente” meravigliosa è che un nuovo ordine possibile è sorto con una velocità straordinariamente rapida da quando qualcosa di nuovo ha cominciato a succedere nel 2013. Questo nuovo ordine rispetta il diritto alla sovranità di ogni nazione e presuppone che le relazioni internazionali debbano basarsi sullo sviluppo reciproco delle risorse mentali e fisiche di ogni nazione. Questo non è il Nuovo Ordine Mondiale promosso dai fratelli Huxley, ma uno fondato sulla rinascita del mondo giusto che Franklin Roosevelt immaginò in opposizione a Churchill alla fine della Seconda Guerra Mondiale [7] e che John Kennedy descrisse chiedendo di sostituire la guerra fredda con l’impegno per tutta l’umanità ad esplorare insieme le stelle [8]. Negli ultimi 30 anni, il modello di crescita della Cina ha fatto uscire oltre 800 milioni di persone dalla povertà e con l’annuncio della Nuova Via della Seta del maggio 2013, la Cina ha legato il suo destino ad istituzioni nuove e potenti come BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e Unione Economica Eurasiatica invitando tutte le nazioni del mondo a unirsi al sogno. Consapevole del fatto che il quadro monetarista di istituzioni come Bretton Woods come FMI, Banca Mondiale e OMC non avrebbe mai permesso investimenti a lungo termine per l’estesa Via della Seta, la Cina ha creato una serie di nuovi meccanismi finanziari internazionali come Asian Infrastructure Investment Bank, New Development Bank, New Silk Road Fund e altro ancora. Con questo nuovo ritmo progressivo, gli ex-Paesi coloniali del “2 ° e 3 ° mondo” sono incoraggiati a sfidare i tronfi Dei dell’Olimpo seduti sulle rovine della City di Londra e di Wall Street. Sempre più Paesi del “1° mondo”, stagnanti e disperati, iniziano a puntare sulla Nuova Via della Seta. In questa nota, la visita di Donald Trump in Cina nel novembre 2017 consolidò non solo 250 miliardi di dollari in accordi tra le due potenze e aperto la porta agli investimenti cinesi negli USA, ma ha fatto un passo da gigante verso l’unione degli interessi statunitensi con l’Eurasia. Finora, la Nuova Via della Seta ha esteso i corridoi dello sviluppo dalla Cina all’Europa, aumentando commercio e scambi culturali, scatenando un vasto potenziale lungo la rotta. Nuove città moderne sono state costruite da zero a centinaia, e nuove industrie, tecnologie e scoperte scientifiche associate sono sbocciate. Questi corridoi sono sorti in Medio Oriente, Africa, Eurasia e persino in Sud America e Caraibi con la riduzione della povertà, la riduzione dei conflitti e la speranza come effetti.Lo stretto di Bering come perno della Via della Seta Polare
Si stima prudentemente che il 30% del gas naturale non scoperto del mondo e il 13% delle riserve di petrolio non ancora scoperte siano nell’Artico. I minerali di tutta la tavola periodica si trovano generosamente nell’Artico ma non servono all’umanità dato che non sono state costruite reti di trasporto per raggiungerli. Attualmente, i progetti della Cina con i suoi vicini artici riguardano principalmente navigazione, turismo e materie prime. Tuttavia, lo spirito della Via della Seta si basa sulla crescita complete di tutte le componenti delle economie nazionali, ed è guidato dalla creazione di corridoi di sviluppo ovunque sia adottato (energia, fibre ottiche, acqua, edilizia comunitaria, sanità, istruzione e infrastrutture di trasporto ), e non c’è ragione di credere che l’Artico costituisca un’eccezione a questa filosofia. Poiché il programma di sviluppo siberiano della Russia è parallelo alla filosofia della Nuova Via della Seta, con miliardi investiti da attori internazionali dall’estremo oriente russo allo stretto di Bering, il progetto centenario del tunnel ferroviario dello Stretto di Bering va rivisitato come punto ideale di collaborazione per riportare tecnologie e pratiche della prossima generazione in linea con la ricostruzione della nostra salute economica, fisica, mentale e morale. Il collegamento dello stretto di 100 km tra i continenti russo e americano fu approvato da Vladimir Putin nel 2007, seguito dall’approvazione della Cina nel maggio 2014. Ora, con oltre 25000 km di ferrovie ad alta velocità costruite solo in Cina (38000 km da costruire entro il 2025), con diversi progetti di binari magnetici aggiuntivi ora in costruzione e vasti progetti ferroviari nell’Artico russo, il prossimo passo logico per lo sviluppo eurasiatico è portare l’America nel complesso in questo programma con linee ferroviarie attraverso lo Stretto di Bering. Con un simile impegno, la costruzione della tratta ferroviaria di 1000 km nota come linea ferroviaria Alaska-Canada sarà facilmente realizzata, con nuove reti ferroviarie costruite attraverso i territori canadesi e il continente sbloccando le materie prime, costruendo nuove città avanzate e standard di vita edificanti lungo la rotta.

Il risveglio di grandi personalità
La necessità di rivisitare programmi così audaci come il Corridoio di sviluppo del Canada, progettato dall’eroe canadese della Seconda Guerra Mondiale, Generale Richard Rohmer, può finalmente verificarsi in modo legittimo una volta che questo paradigma potrà adottarsi organicamente nell’Artico. Il piano del 1969 di Rohmer, che prevedeva un binario ferroviario di 4000 km dalla Nuova Scozia allo Yukon, attraverso lo Scudo canadese del “Mid Canada”, fu progettato per aprire la zona sottosviluppata tra la tundra e la sottile zona di sviluppo che abbracciava il confine statunitense. Se questo programma fosse stato intrapreso quando fu presentato per la prima volta, nel 1969, come alternativa all’inferno post-industriale scelto al suo posto, non solo la popolazione canadese avrebbe almeno il doppio delle attuali dimensioni, ma la perdita di posti di lavoro manifatturieri (e inversamente la nostra dipendenza da beni economici provenienti da nazioni povere), il decadimento delle nostre infrastrutture e il crollo dei nostri cittadini non si sarebbero verificati. Da questo punto di vista, la creazione di città artiche ispirate alla città a cupola di Frobisher Bay del primo ministro John Diefenbaker, diventerà presto una perla lungo la grande Fascia e Via del Nord. Tali complessi, che avrebbero dato ad oltre 5000 ingegneri e famiglie tutti i comfort della città di Toronto, erano pronti per essere costruiti già nel 1958 se non fosse per l’attacco coordinato a Diefenbaker e all’economia nordamericana. Ciò che è più importante dello sviluppo delle materie prime sono le nuove opportunità scientifiche per esplorare gli effetti della radiazione cosmica e il suo ruolo nel guidare i cicli climatici, l’evoluzione della biosfera e persino alcune forme di malattie virali. Tali indagini possono avvenire solo negli ambienti saturi di radiazioni cosmiche dell’artico. L’esplorazione spaziale, dove Russia e Cina sono sempre più leader mondiali, richiede anche ambienti artici che imitino le condizioni climatiche extra-terrestri che incontreremo su Marte. La cosa più importante è che la Cina vuole questo futuro e sa che noi occidentali possiamo svegliarci dal nostro lungo sonno.Visione a lungo termine della Cina per l’umanità
Nel maggio 2016, in previsione dell’inaugurazione della Via della Seta Polare, l’ambasciatore cinese in Canada scrisse: “L’iniziativa Fascia e Via è un nuovo tipo di meccanismo di cooperazione. La Cina seguirà i principi di apertura, cooperazione, armonia, inclusività, mutuo vantaggio e cooperazione vantaggiosa per tutti. I programmi di sviluppo nell’ambito dell’iniziativa non sono esclusivi, ma sono aperti a tutti i Paesi o parti interessati, sia nelle regioni lungo il percorso che in altre parti del mondo… Alcuni amici canadesi mi hanno detto che, come Canada e Cina sono vicini del Pacifico, l’iniziativa Fascia e Via da molte opportunità anche al Canada. In considerazione dei progressi compiuti nel corso della cooperazione Cina-Canada in tutti i settori, negli anni, il Canada può sfruttare il vantaggio in risorse e tecnologia per rafforzare la cooperazione con i Paesi asiatici in settori come sviluppo delle infrastrutture, investimenti industriali, le risorse energetiche, finanziamento, scambi interpersonali e produzione avanzata… Nel frattempo, Cina e Canada potrebbero esplorare insieme modi e mezzi per estendere Fascia e Via nel Nord America“. Per il geopolitico, o qualsiasi altra vittima dell’ingegneria sociale del baby boom, tali intenzioni espresse dalla Cina sono del tutto inesistenti. Tutto ciò che esiste è presunto meccanismo di pianificazione basato su idee hobbesiane di potere del più forte per dominare il più debole e potere di monopolizzare le risorse. La nozione di potere che si trova nella capacità dell’umanità di coesistere e cooperare nell’interesse comune e dell’universo come idea compresa da pensatori come Gottfried Leibniz, Benjamin Franklin, Abraham Lincoln, Franklin Roosevelt e altri, è quasi del tutto assente nelle menti di una società condizionata a pensare in termini materialistici. Tuttavia, qualsiasi pensatore dalla chiaro conoscenza della storia e amorevole senso del futuro può facilmente identificare l’intenzione della Cina e dei suoi principali alleati eurasiatici. Per chi vede oltre gli effetti dell’ingegneria sociale su descritti, come la presidentessa dell’istituto Schiller Helga Zepp-LaRouche, la Nuova Via della Seta non rappresenta solo un’opportunità per costruire infrastrutture e sanare le ferite dell’ultimo mezzo decennio, ma ancor più, rappresenta nientemeno che un’opportunità per mettere finalmente l’umanità in armonia con le leggi naturali dell’universo, il cui comando primario è “essere creativi o collassare”. In una recente conferenza a Berlino, la signora LaRouche concludeva con le seguenti parole, “È molto bello vivere in questo momento storico e contribuire a rendere il mondo un posto migliore. E può essere fatto, perché il Nuovo Paradigma corrisponde alla legittimità dell’universo fisico nella scienza, nell’arte classica e in questi principi. Il neoliberismo e liberalismo di sinistra sono obsoleti e scompariranno come gli scolastici che discutevano su quanti angeli sedessero sulla capocchia di una spilla. Ciò che verrà affermato è l’identità della specie umana come specie creativa nell’universo“.

La fase successiva dell’evoluzione della Nuova Via della Seta promossa dall’Istituto Schiller è illustrata con decine di importanti progetti. (Worldlandbridge.com)

Note
[1] Indipendentemente dal fatto che il sostegno del governo canadese a tali iniziative sia autentico o meno, non è questione di cui ci occupiamo in questo momento. Il fatto è che c’è stata un’espressione di sostegno a un processo le cui regole non sono state modellate dall’élite anglo-statunitense, e la nostra valutazione deriva da questo fatto. Resta che, in un momento di crisi, anche le agenzie che beneficiavano del decadimento della società devono adattarsi alla cura se desiderano sopravvivere, o collassare con l’ospite che hanno distrutto come parassiti.
[2] Tali grandi progetti erano noti New Deal, programma Apollo, la rivoluzione idro-nucleare e Avro Arrow
[3] Da Leibniz a Franklin su “Happiness” di David Shavin, Fidelio Vol. 12 n. 1
[4] Per una cronologia più completa dei colpi di Stato e assassinii della CIA-MI6 dalla Seconda guerra mondiale, vedasi “Cronologia delle atrocità della CIA“, Steve Kangas, 7 febbraio 1997
[5] Il pericolo dell’imminente crollo dell’infrastruttura municipale canadese, Federazione delle municipalità canadesi, novembre 2007. Mentre il tasso di investimento è leggermente migliorato rispetto al 2001, il danno causato dal gap di 25 anni è diventato irrisolvibile senza un completo cambiamento sistemico. Le percentuali del collasso delle infrastrutture statunitensi sono di entità simile, per la relazione dell’American Society of Civil Engineers 2017, che avanza una stima prudente di 2 trilioni di dollari per portare le infrastrutture a livelli “accettabili”.
[6] The First Global Revolution: A Report by the Club of Rome, 1991 di Alexander King
[7] Per un resoconto completo della battaglia tra FDR e le intenzioni opposte di Churchill sul mondo postbellico, tratto dal libro di Elliot Roosevelt, As He Saw It.
[8] Nel discorso alle Nazioni Unite del 20 settembre 1963, Kennedy disse: “Includo tra queste possibilità una spedizione congiunta sulla Luna… Perché.. dovrebbe il primo volo dell’uomo sulla Luna essere una questione di competizione nazionale? Perché Stati Uniti ed Unione Sovietica dovrebbero sobbarcarsi immense duplicazioni su ricerca, costruzione e spesa? Sicuramente dovremmo esplorare se scienziati e astronauti dei nostri due Paesi, anzi di tutto il mondo, non possono collaborare alla conquista dello spazio, mandando un giorno di questo decennio sulla Luna non i rappresentanti di una sola nazione, ma di tutti i nostri Paesi“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Cina costruiscono la “Via della Seta Polare”

Fort Russ News, 30 gennaio 2017

Potrebbe la Russia controllare una larga fetta del trasporto marittimo globale nel prossimo futuro? La frase del presidente russo, detta scherzosamente ai rappresentanti della Cina alla cerimonia del primo carico di gas liquefatto nello stabilimento LNG Jamal: “La Via della Seta ha raggiunto il Nord. La uniremo con la rotta del Mare del Nord, e sarà proprio ciò di cui abbiamo bisogno: La Via della Seta Polare”, frase che si è rivelata profetica e anche piuttosto pragmatica. Nel primo Libro bianco sulla politica della Cina nell’Artico, pubblicato dal Consiglio di Stato della Cina, una dichiarazione diretta e inequivocabile afferma che la Cina intende “congiuntamente con altri Stati, creare rotte commerciali marittime nella regione artica nell’ambito della struttura dell’iniziativa ‘Via della Seta Polare’“. Quali “altri Stati” siano, nessuno l’ha detto. Ma basta aprire una mappa e ci sono, naturalmente, Stati Uniti e Canada, senza alcun rapporto con l’iniziativa “Via della Seta”, e la Norvegia, che non rappresenta nulla di valore nel quadro del megaprogetto cinese. “Possiamo fare passi costruttivi per coordinare le strategie di sviluppo con gli Stati artici”, afferma la strategia cinese, “Innanzitutto, promuovere sforzi congiunti per creare un corridoio economico marittimo tra Cina ed Europa attraverso l’Oceano Artico. Le imprese cinesi sono incoraggiate a partecipare allo sviluppo delle infrastrutture, ai viaggi commerciali di prova in conformità con leggi e regolamenti appropriati“.
Perché la Cina è interessata alla rotta del Mare del Nord? Altre rotte marittime trans-eurasiatiche, da una prospettiva a lungo termine, possono essere instabili, soprattutto in termini di sicurezza. L’attuale rotta “di base” attraversa Canale di Suez e Mediterraneo. Ma tenendo conto dell’espansione pianificata, è ancora troppo affollata. In secondo luogo, il Medio Oriente è un’evidente zona d’instabilità. E in terzo luogo, nessuno sa come si comporteranno in una data situazione le autorità locali: c’è sempre un certo rischio. Un altro possibile itinerario è attraverso l’America centrale, che si tratti del canale Panama o dell’ipotetico canale nicaraguense. Anche questi non sono del tutto razionali, ma per altri motivi. Ha senso usarli per il commercio asiatico-americano, il cui sviluppo è pianificato. Pertanto, solo due rotte polari possono davvero offrire una soluzione strategica a lungo termine.
C’è il Passaggio a Nord-Ovest Americano, per primo attraversato dal norvegese Roald Amundsen all’inizio del secolo scorso, ma vi sono alcuni problemi. Innanzitutto, il Canada, ritenendo che il passaggio a nord-ovest attraversi le sue acque territoriali, potrebbe comportare conseguenze per altri Paesi. Inoltre, gli Stati Uniti; ma avere un’autostrada commerciale sotto il controllo di un concorrente strategico non sarebbe favorevole. E poi c’è la rotta del Mare del Nord della Russia, che è molto più logica e attraente per i vicini cinesi dalla mentalità strategica. Per la Russia, la partecipazione attiva dei cinesi allo sviluppo della rotta del Mare del Nord è utile non solo per gli investimenti. In Russia, i cinesi beneficiano in primo luogo dei continui acquisti di servizi: dalla flotta rompighiaccio ai trasbordi portuali. I servizi potrebbero anche essere utilizzati da giapponesi, coreani, vietnamiti e anche UE se fosse interessata. Ma il principale “grossista di transito”, senza dubbio, non può che essere la Cina. E non è un caso se alla fine dello scorso anno gli scienziati marittimi russi e cinesi decidevano di sviluppare congiuntamente nuove tecnologie artiche per la ricerca oceanica e modellare i ghiacci. Un accordo su questo fu firmato a dicembre 2017, a San Pietroburgo, dai rappresentanti dell’Università Tecnica Marittima Statale di San Pietroburgo e dal Centro di Ricerca per le Costruzioni Navali della Cina.
La Cina è interessata all’esplorazione congiunta delle risorse naturali dell’Artico. E la Russia, a sua volta, ha vitale interesse nello sviluppo delle infrastrutture artiche: questa regione è molto ricca ma, come si suol dire, è complessa. Allo stesso modo, non è un caso che la Russia stia investendo attivamente nella componente militare dell’Artico: detta ricchezza va protetta. E così anche Federazione Russa e Cina vedono la necessità di cooperazione nello sviluppo di questa regione. Vicinanza e interessi comuni sono tra i migliori criteri per il successo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio