Ecco perché i russi non useranno la base aerea di Incirlik in Turchia

Alexander Mercouris, The Duran 18/82016

Nonostante le voci, l’uso della base aerea di Incirlik in Turchia da parte della Russia per le operazioni di combattimento in Siria è improbabile.incirlik-base-natoDopo la conferma che i bombardieri russi volano in Siria dalla base aerea di Hamadan in Iran, altre notizie di nuovo ricominciavano a circolare sui bombardieri russi che utilizzerebbero la base aerea di Incirlik in Turchia. Voci di un tale schieramento circolarono per diverse settimane, essendo state propagate nei giorni immediatamente precedenti il tentato golpe turco. L’impiego da parte russa di Incirlik verrebbe fortemente avversato dagli Stati Uniti. Semplicemente non c’è un precedente in cui le Forze Aerospaziali russe abbiano utilizzato una base aerea della NATO utilizzata anche dagli Stati Uniti per missioni di combattimento. Gli Stati Uniti non accetterebbero ovviamente un simile precedente. Una cosa del genere però è possibile? L’impiego dei russi di Incirlik ovviamente richiederebbe l’accordo del presidente turco Erdogan e del suo governo, che hanno parlato in questi giorni di azione comune di Russia e Turchia contro lo SIIL. E’ soltanto possibile che includa l’offerta di rendere Incirlik disponibile alle Forze aerospaziali russe. Il Ministro della Difesa russo Shojgu nel frattempo ha fatto alcune osservazioni misteriose nella visita altrettanto misteriosa in Azerbaigian, secondo cui Russia e Stati Uniti erano vicini a concordare una specie di alleanza per combattere congiuntamente i jihadisti in Siria. Avrebbe detto, “Ora siamo in una fase molto attiva dei negoziati con i nostri colleghi statunitensi. Ci avviciniamo passo dopo passo a un piano, e non parlo solo di Aleppo, che ci permetterà davvero d’iniziare a combattere insieme per portare la pace in modo che le persone possano tornare a casa in questa terra travagliata“. E’ possibile che ciò che è accaduto sia stata una sorta di discussione tra turchi e russi toccando la possibilità che i russi utilizzassero Incirlik nell’ambito di una sorta di campagna militare congiunta con i turchi, ma in cui turchi e russi concordino debba includere anche gli Stati Uniti. I russi non avrebbero probabilmente il desiderio di utilizzare Incirlik con l’opposizione degli Stati Uniti, se non altro perché, data l’ampia presenza degli USA in Turchia, la sicurezza di eventuali operazioni russe dalla base senza il loro consenso sarebbe costantemente sottoposta al pericolo di essere compromessa. I turchi, da parte loro, non sarebbero probabilmente disposti a mettere Incirlik a disposizione dei russi con l’opposizione degli Stati Uniti, per paura di essere etichettati come alleati sleali.
La dura reazione degli Stati Uniti alle osservazioni di Shojgu suggerisce che se una proposta del genere è stata mai fatta, gli Stati Uniti l’hanno subito respinta. Reuters riporta la risposta della portavoce del dipartimento di Stato Elizabeth Trudeau alle osservazioni di Shojgu, “Abbiamo visto i rapporti e non dicono nulla… Rimaniamo in stretto contatto (con i funzionari russi)“. Ciò ha chiaramente lo scopo di raffreddare le parole di Shojgu, confermando che l’unica base da cui gli Stati Uniti sono pronti a combattere a fianco dei russi in Siria era quella recentemente proposta a Putin dal segretario di Stato Kerry, e che i russi hanno respinto. Dato che i russi ora utilizzano la base aerea di Hamadan in Iran, il valore di Incirlik per la loro campagna in Siria è scarso. I Su-34 possono raggiungere qualsiasi parte della Siria orientale da Hamadan senza serbatoi sganciabili o rifornimento in volo. Usare Incirlik per i russi avrebbe un significato simbolico enorme, ma operativamente dubbio. Data l’opposizione degli Stati Uniti, quasi certamente ciò non accadrà.RTSCP8H-e1459282953205

I Su-34 russi attaccano obiettivi in Siria dalla base aerea Hamadan in Iran
Alexander Mercouris, The Duran 18/8/2016

Il dispiegamento degli aerei d’interdizione Su-34 russi nella base aerea Hamadan in Iran non è solo una dichiarazione politica, ma cambierà in modo significativo la situazione militare in Siria.
ш4(1)Lo schieramento russo sulla base aerea di Hamadan in Iran continua a sconvolgere. Gli Stati Uniti denunciavano, a torto, che violasse il cessate il fuoco del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che vieta l’invio di aerei militari in Iran. In realtà quanto cambia il quadro militare in Siria? Nel precedente articolo si discuteva dello schieramento russo a Hamadan affermando che era essenzialmente una dichiarazione politica, dato che i Tu-22M3 che operano da Hamadan hanno il raggio d’azione per bombardare bersagli ovunque in Siria decollando dalle basi nel sud della Russia, anche a pieno carico. Se è vero che la distanza più breve da Hamadan alla Siria riduce significativamente il tempo di volo, rendendo possibile ai Tu-22M3 rispondere più rapidamente e di volare in Siria più volte, questo bombardiere pesante va utilizzato contro obiettivi fissi o semi-fissi, rendendo tale argomento meno importante.
Non sono solo i Tu-22M3 a decollare da Hamadan, ma anche i Su-34. I russi hanno ora trasmesso un video che mostra Su-34 che operano in Siria affermando che decollavano da Hamadan, anche se il video è attento a non mostrare nulla della base o dei velivoli di stanza. Nel caso dei Su-34, la distanza più breve da Hamadan alla Siria è una differenza significativa, evitando la necessità del rifornimento di aria o di trasportare serbatoi supplementari, riducendo considerevolmente i tempi di volo verso gli obiettivi. I Su-34 inoltre sono aerei d’attacco tattici, più adatti contro obiettivi mobili. Basando i Su-34 ad Hamadan, aumenta significativamente l’efficacia dei loro attacchi che non nel caso volassero dalla Russia. Restando il fatto che l’uso da parte russa della base aerea di Hamadan in Iran è un importante segnale politico, ha una maggiore importanza militare in relazione agli scontri in Siria, di quanto suggerito nel precedente articolo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, Iran e Tu-22M3

Russia e Iran insieme mutano le sorti della guerra al terrorismo
Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 18/08/2016

Base aerea di Humaymim

Base aerea di Humaymim

Secondo il comunicato del Ministero della Difesa russo, aerei da guerra russi decollavano il 16 agosto da una base in Iran per colpire i terroristi di Stato islamico e Nusra ad Aleppo, Dayr al-Zur e Idlib, distruggendo cinque grandi depositi di munizioni, campi di addestramento e 3 centri comando. Mentre la Russia sostiene da tempo il governo siriano con attacchi aerei effettuati dalle basi aeree siriane, i bombardieri strategici a lungo raggio Tu-22M3 richiedono piste più lunghe, decollando dalle basi nel sud della Russia. L’utilizzo di una base aerea iraniana riduce la rotta dei bombardieri da 1250 miglia a circa 400, in teoria aumentando il carico utile massimo e il rateo delle sortite. Il 16 agosto, Tu-22M3 accompagnati da aviogetti Sukhoj Su-34 decollavano da Hamadan a pieno carico. Il vantaggio principale per l’Aeronautica russa è una drastica riduzione dei tempo di volo sugli obiettivi terroristici in Siria, il dispiegamento in Iran permette ai velivoli russi di ridurre i tempi di volo del 60 per cento. I media russi hanno riferito che il 16 la Russia aveva anche chiesto e ricevuto il permesso di far sorvolare Iran e Iraq dai missili da crociera lanciati dalla Flotta del Mar Caspio verso la Siria, come fatto in passato. Oltre ai bombardieri Tu-22M3, la Russia ha un’ampia gamma di opzioni per colpire i terroristi in Siria, tra cui i missili a lungo raggio Kalibr-NK lanciati da navi di superficie nel Mar Caspio e sottomarini nel Mar Mediterraneo e da bombardieri strategici Tu-95MS e Tu-160 armati di missili da crociera a lunga gittata e furtivi Kh-101. Per aumentarne l’operatività la Russia ha deciso di convertire la base aerea di Humaymim in una struttura militare completa permanente con una task force regolarmente schieratavi. Il piano prevede l’espansione delle piazzole per aeromobili, miglioramento della pista di decollo, costruzione di caserme e di un ospedale, assegnazione di altro spazio per aerei da trasporto di grandi dimensioni, installazione di nuove apparecchiature radio e sistemi di controllo del traffico aereo, creazione di nuovi siti per il dispiegamento dei sistemi antiaerei Pantsir, tra le altre cose. La Russia schiererà al largo della Siria anche la portaerei Admiral Kuznetsov con gli elicotteri da attacco Ka-52 a bordo. I bombardieri russi che decollano dalla base aerea iraniana aumentano le opzioni nel progredire della guerra in Siria, giunta al sesto anno.
russia-siryaE’ praticamente sconosciuto, nella storia recente dell’Iran, permettere a una potenza straniera di usare una delle sue basi per effettuare attacchi. La Russia inoltre non ha mai utilizzato il territorio di un altro Paese del Medio Oriente per le sortite in Siria da quando l’operazione fu lanciata il 30 settembre 2015. L’annuncio suggerisce una cooperazione ai vertici tra Mosca e Teheran, sullo sfondo della crescente influenza della Russia nella regione. Le relazioni tra Teheran e Mosca si sono rafforzate da quando l’Iran ha raggiunto l’accordo con le potenze mondiali per frenare il programma nucleare in cambio della revoca delle sanzioni finanziarie di Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti. Il Presidente Vladimir Putin visitò l’Iran a novembre, la prima visita dal 2007. I due Paesi discutono regolarmente delle pianificazione militare in Siria, dove l’Iran ha fornito forze di terra che operano con gli alleati mentre la Russia fornisce il supporto aereo. Mosca e Teheran hanno recentemente firmato un accordo militare che consente agli aerei russi di stazionare sull’aeroporto di Hamadan, nell’Iran occidentale. Teheran ha accettato di condividere le strutture militari con Mosca, confermando la dedizione alla cooperazione strategica nella lotta al terrorismo in Siria, dichiarava il segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano Ali Shamkhani all’Islamic Republic News Agency (IRNA) in un’intervista esclusiva del 16 agosto. Le parti hanno inoltre concordato le esercitazioni militari congiunte. L’accordo fu raggiunto con il comandante delle Forze iraniane Generale di Brigata Vali Madani che guidava la delegazione che partecipa ai Giochi militari internazionali 2016 a Mosca. Ad aprile la Russia iniziava a fornire sistemi missilistici di difesa aerea S-300 all’Iran nell’ambito dell’accordo riattivato dopo che la repubblica islamica aveva raggiunto l’accordo nucleare quadro con le potenze mondiali. La Russia consegnerà diverse batterie del sistema missilistico di difesa aerea S-300 all’Iran entro la fine dell’anno.
Non c’è solo l’Iran. Alla fine di settembre 2015, un centro comune d’informazione a Baghdad veniva istituito da Iran, Iraq, Russia e Siria per coordinare le operazioni contro lo Stato islamico. E’ importante notare che una parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti, l’Iraq, coordina le attività d’intelligence con Russia e Iran ed apre lo spazio aereo a bombardieri e missili da crociera russi. A gennaio la Giordania istituiva una sala operativa congiunta con la Russia per coordinare le operazioni contro lo Stato islamico in Siria. La Turchia adottava misure per rafforzare il controllo delle frontiere coordinandosi con la Russia. Secondo il ministro della Difesa turco Fikri Isik, la Turchia farà tutto il necessario per la cooperazione con la Russia in Siria. Il funzionario ha detto “una nuova pagina si è aperta” nella storia della cooperazione nella difesa con la Russia. La Turchia “svilupperà stretti rapporti con la Russia nella difesa sulla base dei propri interessi senza che sia un passo contro la NATO o qualunque altro Paese”, osservava. In effetti, Russia e Turchia prendono misure inedite per coordinare direttamente le azioni in Siria. Un comitato congiunto di nuova formazione si riuniva per la prima volta l’11 agosto in Russia, e si compone di rappresentanti dell’intelligence, militari e diplomatici di Russia e Turchia. La base pienamente operativa di Humaymim, che si trova praticamente al confine turco, è un’importante decisione geopolitica che funge da fattore nel riavvicinamento russo-turco. Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu annunciava il 10 agosto che Ankara “nuovamente e attivamente, parteciperà alle operazioni con i suoi aerei. Combattiamo contro il gruppo terroristico insieme, in modo da poterlo eliminare al più presto”, esortava. “Discuteremo tutti i dettagli con la Russia. Abbiamo sempre chiesto alla Russia di svolgere le operazioni contro lo Stato islamico insieme”, aggiungeva. Cavusoglu sottolineava l’importanza della condivisione delle informazioni in tempo reale. I ministri degli Esteri di Turchia e Iran ultimamente promettevano maggiore cooperazione nel risolvere la crisi della Siria, mantenendo aperto il dialogo nonostante le differenze. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva detto che l’Iran è “pronto a cooperare” con Turchia e Russia sulla questione della Siria, aggiungendo che ha salutava “la nuova cooperazione” tra Mosca e Ankara.
Tutto sommato, le capacità militari e il peso politico della Russia nella regione sono cresciuti enormemente. In realtà, la Russia è leader di un’ampia coalizione di Stati, compresi Iran, Iraq e Siria che si coordina con Turchia e Giordania. Se Arabia Saudita e Stati Uniti vi aderissero i terroristi verrebbero sconfitti in modo efficace e rapido. Almeno per ora, è la Russia, non gli USA, la forza decisiva nella guerra in Siria. Evidentemente Mosca ha il controllo della battaglia e delle trattative divenendo essenziale nella soluzione negoziata del conflitto. Come il direttore della CIA John Brennan ha detto il 27 giugno, in un discorso al Council on Foreign Relations, “Non ci sarà alcun modo di far avanzare il fronte politico senza la cooperazione attiva e il genuino interesse dei russi”.
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Siria, Iran e Tu-22M3
Analisis Militares 17 agosto 2016

Base aerea di Hamadan

Base aerea di Hamadan

Il trasferimento in Iran dei bombardieri Tupolev Tu-22M3 russi che intervengono sul territorio siriano ha generato ampio dibattito sulle ragioni e, probabilmente, la risposta è semplice, l’approccio permettere di raggiungere gli obiettivi in condizioni migliori. Non è l’unica idea. Vi è anche l’idea che tale operazione sia collegata alla base aerea di Mozdok, punto di partenza dei velivoli russi schierati in Siria. Le strutture in Siria sono in via di miglioramento e, secondo questa versione, ciò potrebbe essere condizionato dal dispiegamento in Siria. Il fatto è che seguendo la mappa o una foto satellitare della regione si nota che il rapido dispiegamento dei bombardieri Tu-22M3 ad Hamadan, in Iran, riduce sensibilmente le distanza dal teatro. La rotta che normalmente un Tu-22M3 segue da Mozdok a Dayr al-Zur (di solito attaccata da queste ondate) è di circa 4500 km. Schierando i bombardieri ad Hamadan, in Iran, le distanze si riducono a 762 km (1524 km andata e ritorno). Gli obiettivi nella zona di Aleppo sono distanti 1040 km (2080 km andata e ritorno) e quelli ad Idlib, attaccati nell’ultima ondata, 1075 km (2150 km andata e ritorno).

Alcuni dati in dettaglio
1° Raggio di combattimento (andata e ritorno) di un bombardiere Tu-22M3 carico di 24000 kg di bombe in profilo di missione hi-hi-hi subsonico (crociera ad alta quota per tutto il profilo di volo) dalla base aerea iraniana di Hamadan:Tu-22M3 en Siria (agosto 2016) máxima carga radio

2° Raggio di combattimento (andata e ritorno) di un bombardiere Tu-22M3 carico di 12000 kg di bombe con profilo di missione hi-hi-hi subsonico (crociera ad alta quota per tutto il profilo di volo) dalla base aerea iraniana di Hamadan:Tu-22M3 en Siria (agosto 2016) 12000 carga radioUna terza possibilità sarebbe una configurazione con carico interno, per esempio 27 bombe da 250 kg. Ciò non danneggerebbe l’aerodinamica, come nel caso di bombe agganciate esternamente, fornendo un profilo di volo hi-hi-hi subsonico come la precedente opzione.
Non si sa di questo dato, ma si può fare un confronto. La prima opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 24 tonnellate di carico) permette un raggio di 2200 km. La seconda opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 12 tonnellate di carico) permette un raggio di 2400 km e senza dubbio la terza opzione (profilo hi-hi-hi subsonico con 6750 tonnellate di carico) permetterebbe un raggio maggiore. Pertanto, decollando dall’Iran per attaccare obiettivi in Siria, il carico bellico dei bombardieri russi Tu-22M3 sarebbe al massimo, anche se sorprenderebbe se lo facessero. Ma va considerato che i profili di volo a bassa quota (lo-lo-lo o hi-lo-hi. ecc), che aumentano il consumo, non sono necessari perché non c’è una difesa aerea da violare per attaccare gli obiettivi in territorio siriano. Il Tu-22M3 può effettuare la crociera ideale mantenendo i consumi al livello adeguato. In confronto, decollando da Mozdok le configurazioni del carico erano 10-12 bombe, di solito OFAB-250-270, cioè circa 3 tonnellate massimo. Le configurazioni successive erano bombe FAB-500M-62 e BETAB-500 che potrebbero portare il carico massimo a 5 tonnellate. Se si considera che decollando da Mozdok vi sono 4500 km (andata e ritorno) per il bersaglio e i Tu-22M3 non possono essere riforniti in volo, ciò significa che con almeno 3 tonnellate di bombe il velivolo può volare per circa 4500 km. Un altro punto da aggiungere alle statistiche citate. Nel complesso, questi sono dati su come le cose potrebbero andare se il Tu-22M3 viene schierato in Iran per operare in Siria. Infine, un grafico su come apparirebbero 6 bombardieri russi Tu-22M3 nell’area di parcheggio principale della base aerea iraniana Hamadan, fa notare che su questa base c’è spazio sufficiente per ospitare questo tipo di bombardieri.tu-22m3 iránÈ probabile che non solo i bombardieri Tu-22M3 decolleranno dall’Iran trasportando maggiore carico, ma opereranno maggiormente sul territorio siriano. I Tu-22M3 dal territorio russo con 3 tonnellate di bombe non coprono tutta la zona del conflitto e, pertanto, s’è deciso di prendere due piccioni con una fava; in primo luogo, poter caricare più bombe e in secondo luogo andare più lontano, sulle province di Aleppo e Idlib.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I Backfire Russi in Iran lanciano un avvertimento

Philippe Grasset, Dedefensa, 16/8/2016Tupolev Tu-22M3 bomber performs during International Army Games 2016 in Dubrovichi outside RyazanDai primi anni ’70, il Backfire è stato tra le principali cronache sulla “minaccia” che NATO e Pentagono affrontavano, nel gergo atlantista per potenza militare sovietica. Backfire era (e rimane) il nome in codice dato dalla NATO al Tupolev Tu-22M apparso in quel momento, di cui ci si chiedeva se l’autonomia non lo classificasse entro i limiti strategici fissati da SALT e START. Da allora, il Tu-22M si è evoluto in nuove versioni, cambiandolo notevolmente e rimanendo oggi, con il vecchio Tu-95 e il Tu-160, uno degli aerei dell’aviazione strategica russa. Si tratta quindi di un velivolo aureolato da una lunga controversia strategica quello che viene stanziato nella base aerea di Hamadan, nell’ovest dell’Iran, da cui compiva i primi attacchi contro SIIL e al-Nusra (o ex al-Nusra…) Il vantaggio è che il Tu-22 vola per 700 chilometri da Hamadan per compiere la missione in Siria, invece di 2000 km dalle basi nel sud della Russia. La sensazione è che ciò sia in realtà la prima cooperazione operativa diretta e sensazionale tra Russia e Iran, accompagnata da un numero impressionante di foto e dettagli del Ministero della Difesa russo. La Russia vuole farlo sapere e l’episodio rientra ovviamente negli sviluppi sulla base russa in Siria di Humaymim. (Tra i piani russi vi è allungare la pista della base per consentire ai bombardieri strategici Tu-22M di atterrarvi: come il dispiegamento ad Hamadan, si tratta di avvicinare i bombardieri ai loro obiettivi, principalmente per poterli colpire rapidamente con massicci carichi, in relazione agli sviluppi in Siria). Molti i testi pubblicati simultaneamente all’evento. Vi sono quelli di RT nonché le varie fonti del blocco BAO. Da parte nostra, pensiamo di riportare ZeroHedge, che ricorre a molte fonti nel presentare il fatto… In questi testi, troviamo la stessa generosa raccolta di fotografie. In ogni caso, il punto più notevole è l’aspetto della comunicazione, che Mosca intende usare ora, avendo un alleato strategico attivo e “operativo” in Medio Oriente. Da parte loro, gli iraniani ne sono contenti, sapendo naturalmente che un attacco all’Iran (alcuni ci pensano sempre ) rischia di provocare un grande conflitto. In breve, oltre all’aspetto operativo, la saga del Backfire in Iran (con altri aerei russi, tra cui il nuovo Su-34) lancia un avvertimento.
081618-Hamadan-IranMentre Obama guida la campagna a favore di Hillary Clinton, Vladimir Putin si crea degli amici. I bombardieri strategici russi a pieno carico effettuavano i primi attacchi contro obiettivi terroristici in Siria operando da una base aerea iraniana, secondo il Ministero della Difesa russo, dopo che Mosca aveva schierato aerei russi su una base aerea iraniana ampliando la campagna in Siria. Il ministero ha detto che gli attacchi dei bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e dei cacciabombardieri Sukhoj Su-34 venivano lanciati dalla base aerea di Hamadan in Iran. La TV Rossija 24 trasmetteva immagini di almeno tre bombardieri e un aereo da trasporto militare russo in Iran, ma indicando che molti bombardieri russi vi erano arrivati. Era la prima volta che la Russia colpiva obiettivi in Siria dall’Iran, dall’avvio della campagna di bombardamenti per sostenere il Presidente siriano Bashar al-Assad, nel settembre 2015. Mosca e Teheran hanno firmato un accordo militare che consente agli aerei russi di stazionare sull’aeroporto di Hamadan, nell’Iran occidentale, e secondo il Consiglio di sicurezza nazionale dell’Iran, la cooperazione tra i due Paesi sulla Siria è “strategica”. Teheran accettava di condividere strutture militari con Mosca, confermando la dedizione alla cooperazione strategica nella lotta al terrorismo in Siria, dichiarava il Segretario del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale iraniano Ali Shamkhani all’Islamic Republic News Agency (IRNA). I media russi affermavano che i bombardieri Tupolev Tu-22M3, che avevano già effettuato molti attacchi sui terroristi in Siria dalle basi nel sud della Russia, erano troppo grandi per essere ospitati nella base aerea russa in Siria. Secondo RT, il principale vantaggio per l’Aeronautica russa è la drastica riduzione del tempo di volo sugli obiettivi dei terroristi in Siria. I bombardieri a lungo raggio russi hanno effettuato attacchi aerei in Siria dalla base di Mozdok, Russia, coprendo una distanza di circa 2000 km per arrivare nello spazio aereo siriano. Ora la distanza si riduce a 700 km, in modo che gli attacchi aerei saranno meglio coordinati effettuandoli immediatamente e con meno costi. Come osserva Reuters, la mossa dimostra che la Russia espande ruolo e presenza in Medio Oriente mentre i media russi riportano che Mosca ha chiesto a Iran e Iraq il permesso di lanciare missili da crociera contro obiettivi siriani dal Mar Caspio. Il ministero ha detto che gli attacchi miravano a Stato islamico e terroristi già noti come Jabhat al-Nusra nelle province di Aleppo, Idlib e Dayr al-Zur e che i bombardieri erano scortati dai caccia della base aerea russa di Humaymim, nella provincia di Lataqia in Siria. Nel frattempo, la cooperazione militare tra Iran e Russia si sviluppa rapidamente. A gennaio, Mosca e Teheran firmarono un accordo di cooperazione militare più ampio della collaborazione nell’addestramento di personale e nell’antiterrorismo. Il Ministro della Difesa della Russia Sergej Shojgu e l’omologo iraniano Generale di Brigata Hossein Dehghan firmavano il documento durante la visita dei vertici russi nella capitale iraniana. Il Cremlino non si ferma qui: Interfax riferiva che Mosca ha chiesto ancora una volta a Iran e Iraq di permettere ai missili da crociera di sorvolare i rispettivi spazi aerei per attaccare obiettivi terroristici in Siria. Inoltre, la Russia avviava esercitazioni navali tattiche nel Mediterraneo e nel Mar Caspio. Le navi da guerra che partecipano all’esercitazione effettuano tiri di artiglieria e missili “in condizioni di battaglia simulate”. La forza nel Mediterraneo comprende due pattugliatori lanciamissili armati dei complessi per missili da crociera Kalibr-NK dotati di otto missili ciascuno…Russian-jets-in-Iran-3-774x516

La Russia schiera bombardieri pesanti in Iran
Alexander Mercouris, The Duran 16/8/2016
I Tu-22M3 e i Su-34 colpiscono i loro obiettivi in Siria dalla base aerea Hamadan in Iran.Mentre il vero stato delle relazioni tra Turchia e Russia rimane oscuro, l’allineamento della Russia con l’altra grande potenza dell’Asia centrale, l’Iran, s’intensifica, con la notizia che bombardieri pesanti Tu-22M3 russi, insieme a Su-34, compivano missioni contro obiettivi jihadisti in Siria dalla base di Hamadan in Iran. Ciò è principalmente un atto politico e non militare. I Tu-22M3 hanno il raggio d’azione per colpire in Siria dalle basi nel sud della Russia e l’hanno ripetutamente dimostrato. Non c’è alcuna ragione operativa per decollare da Hamadan. La Russia ha scelto di stanziare i suoi Tu-22M3 ad Hamadan come dichiarazione politica su Russia e Iran alleati militari nella lotta comune al terrorismo islamico in Siria. La presenza dei bombardieri russi ad Hamadan, in Iran, indica qualcos’altro. È una potente dichiarazione di sostegno della Russia all’Iran e al governo iraniano. Così come la presenza della base aerea russa permanente di Humaymim rende impossibili o difficilissimi gli attacchi israeliani e statunitensi contro la Siria, così la presenza dei bombardieri russi in Iran è un potente monito contro qualsiasi piano statunitense o israeliano per attaccare l’Iran, come potrebbe ancora una volta considerarli la nuova amministrazione degli USA dopo le presidenziali. Questo è potenzialmente importante dato che Hillary Clinton e Donald Trump, qualunque differenza possano avere sulla Russia, sono fautori della linea dura contro l’Iran. Il dispiegamento dei bombardieri russi in Iran va di pari passo alla convergenza sui legami politici ed economici. Avviene poco dopo che Putin incontrava a Baku il Presidente iraniano Rouhani e il Presidente dell’Azerbaigian Aliev, e dopo il sostegno diplomatico della Russia all’Iran nei negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti, e le notizie sul rafforzamento dei legami economici tra Russia e Iran. L’Iran, che potrebbe diventare membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organisation il prossimo anno, ha appena ricevuto un sostanziale credito russo e la proposta di negoziati per istituire una zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica, incluso l’Azerbaigian. E’ anche certo non sia un caso che il Ministro della Difesa russo Shojgu avesse appena completato una misteriosa visita in Azerbaigian. Quale fosse il punto preciso della visita non era chiaro (è improbabile che avesse a che fare con la disputa sul Nagorno-Karabakh), ma sembra probabile che fosse in qualche modo collegata al recente dispiegamento militare russo in Iran. Guardando avanti, nel caso la presenza russa in Iran diventi permanente, come il dispiegamento russo in Siria, allora avrebbe un grande impatto strategico militare e politico nella regione del Golfo, come la base russa in Siria l’avrà nel Mediterraneo orientale. Se si è ancora molto lontani dai pattugliamenti aerei russi su Golfo e stretto di Hormuz dalle basi iraniane, improvvisamente diventano una possibilità immaginabile. Se accada o meno è un altro discorso. La cautela è d’obbligo. A differenza della Siria, l’Iran sicuramente non dipende dalla Russia. Al contrario è una grande civiltà e una grande potenza dalla lunga storia, di gran lunga maggiore di quella russa, e una politica molto attiva in Medio Oriente e altrove. Le relazioni tra Iran e Russia non furono sempre facili e l’Iran è noto avere una scarsa visione di alcune mosse diplomatiche della Russia sulla Siria. C’è anche chi in Iran, e ancora più nella diaspora iraniana, preferirebbe un Iran allineato agli Stati Uniti. Non si può quindi affermare con certezza che questo rapporto nascente tra Iran e Russia frutti o continuerà come alleanza finora puramente tattica, forgiata per combattere il jihadismo in Siria. Tuttavia, per il momento la convergenza tra le due parti è sempre più forte e con il dispiegamento per quanto temporaneo dei bombardieri russi a Hamadan, il suo profilo s’accresce di molto.Russian-jets-in-Iran-2

La base russa di Hmeimim sarà aggiornata e permanente
Karine Bechet-Golovko, Russie-politique, 13 agosto 2016

“Sembra che, nel complesso, la Russia abbia perso la pazienza verso il doppio gioco occidentale”

14d3c80ad3bf1503cfc67c43242de8a4Nella “crisi di fiducia” che interessa le relazioni russo-statunitensi (o meglio, il dovuto confronto con la realtà), la Russia risponde molto semplicemente al sostegno incondizionato fornito dagli Stati Uniti ai terroristi siriani che combattono contro il Presidente Assad: la Russia rafforzerà la base di Humaymim in Siria rendendola permanente. L’annuncio fu fatto l’11 agosto dal senatore russo Frantz Klintsevich: la Russia modernizzerà la sua base, sia sul piano militare che logistico. Il disegno di legge è stato presentato. “Una volta definito lo status giuridico, Humaymim sarà la base delle Forze Armate russe, un’infrastruttura adeguata sarà costruito e il nostro esercito vi vivrà in condizioni decenti“. È una base permanente e non una struttura temporanea che la Russia vuole creare. Questa idea di ammodernare le strutture della base non è nuova, ma risale al 2015. L’idea di una possibile collaborazione con la coalizione degli Stati Uniti sembra ormai scomparsa. Le illusioni alla fine cadono e il contesto rende questo rafforzamento inevitabile per combattere effettivamente il terrorismo. Dall’intervento in Siria, la Russia ha già effettuato più di 9000 sortite , oltre ai bombardieri inviati per le operazioni di bombardamento e ai lanci di missili. L’efficacia dell’intervento russo in Siria non è seriamente contestata. E’ la geopolitica che deriva da questa efficienza, che riceve più attenzione dagli analisti anglosassoni: la posizione della Russia si rafforza rispetto agli Stati Uniti. Abbastanza per gettare un’ombra. Va preso atto che l0articolo del 6 agosto del New York Times sottolinea la vittoria militare russa in Siria, nonostante CIA e Arabia Saudita aiutino i ribelli a rovesciare Assad, non a combattere lo SIIL La Russia ha ribaltato l’equilibrio delle forze: “L’offensiva dei ribelli è stata aiutata da potenti missili anticarro forniti da Central Intelligence Agency e Arabia Saudita. Le valutazioni dell’intelligence a Washington rotenevano che il Presidente siriano Bashar al-Assad stava perdendo potere. Ma arrivati i russi arrivarono, colpendo le forze ribelli appoggiati dalla CIA con una campagna aerea che li faceva ritirare. E i capi ribelli che ora si aggrappato ai quartieri assediati nella città di Aleppo, dicono che i rifornimenti di missili anticarro della CIA si esauriscono“. Per la prima volta dall’Afghanistan, osserva il giornale, la Russia sfida direttamente gli Stati Uniti. Questa vittoria militare ha portato a una vittoria politica: costringere gli Stati Uniti, se non a cooperare, almeno a tener in considerazione la Russia. Ma Obama e la sua amministrazione insistono e continuano a respingere i tentativi russi di cooperare. Il motivo addotto è l’assenza di fiducia. Ma, naturalmente, non ci può essere una cooperazione quando c’è rivalità, con obiettivi e interessi diversi. Ecco perché vedrete tali dichiarazioni: “Anche Obama ha espresso cautela su un accordo duraturo con Mosca. “Non sono sicuro che ci si possa fidare dei russi o di Vladimir Putin”, ha detto Obama in una conferenza stampa. “Ogni volta che si cerca di mediare qualsiasi accordo con un individuo del genere o un Paese del genere, vi andrete con un certo scetticismo”.”
Da parte sua, la Russia parla anche apertamente di assenza di cooperazione degli Stati Uniti sulla Siria. In risposta, la trasformazione di Humaymim, e va inoltre precisato che, per non violare accordi internazionali e causare aspre reazioni negative, la base non ospiterà in modo permanente armi nucleari. Pertanto, non se ne esclude la loro presenza temporanea… Come i bombardieri. Tutto ciò non può non che influenzare fortemente l’equilibrio di potere nella regione. A ciò si aggiunge il ritorno della Turchia, che ha finalmente chiuso il proprio confine. L’Esercito arabo siriano continua ad avanzare, eliminando più di 60 estremisti nei combattimenti presso Tadmur, mentre i moderati di al-Nusra, sostenuti dalla comunità internazionale, massacrano le famiglie degli “oppositori” a Aleppo che volevano uscirsene attraverso i corridoi umanitari attuati dalla Russia. Si parla di più di 40 morti. Una parte importante avanza sulla scena internazionale, in particolare inquadrando decisione nella prospettiva dell’indurimento dei toni nei confronti dell’Ucraina e del rafforzamento della Crimea, che vedrà la sua presenza militare consolidata. Sembra che, nel complesso, la Russia abbia perso la pazienza verso il doppio gioco occidentale.Cp6xA5sWcAAxgTI.jpg small

La massiccia campagna aerea russa blocca l’attacco USA-al-Qaida su Aleppo
Moon of Alabama

Cp-vZ2iWcAA1TUuLa parte occidentale di Aleppo è sempre rimasta sotto il controllo del governo siriano. Vi abitano 1,5 milioni di persone. Nelle ultime due settimane vi era l’imminente pericolo che cadesse in mani jihadisti, dati i grandi rifornimenti di nuove armi, munizioni ed intelligence di Stati Uniti e Golfo a 10000 radicali jihadisti guidati da al-Qaida in Siria, per attaccare Aleppo. Dopo diversi giorni riuscivano a rompere la difesa sud-orientale creando un esiguo corridoio per Aleppo est. La zona è assediata dalle forze governative e occupata dai jihadisti. Diversi altri grandi attacchi seguivano, ma si riusciva a malapena a trattenerli. Le forze governative sono un misto di unità di difesa locali e di ausiliari afghani e iracheni. Le difese sembravano scarsamente preparate all’assalto di autobombe seguite da attacchi di fanteria di massa. Il morale era basso e le posizioni non avevano un adeguato coordinamento. Il governo siriano e i suoi alleati non potevano usare gli elicotteri per sostenere la difesa dato che MANPAD appena arrivati erano utilizzati dai jihadisti mettendo in pericolo qualsiasi aereo che vola a bassa quota. Per fermare gli attacchi e preparare la controffensiva andavano attivate le preziose riserve. Le forze d’elite di Hezbollah e della Brigata Tigre dell’Esercito arabo siriano venivano gettate in battaglia, contenendo gli attacchi jihadisti per ora, ma senza avere la massa per la controffensiva. I russi avvertirono ad aprile che una grande offesa jihadista era imminente, ma non fu adottata alcuna risposta durante i colloqui con l’amministrazione degli USA, la cui volontà di discutere era un inganno per sostenere tale attacco.
La campagna jihadista che mira a occupare tutta Aleppo prende il nome dall’uomo che, nel 1979, massacrò un gruppo di cadetti appartenenti a minoranze religiose. Qualora i terroristi vincano, migliaia di civili di Aleppo probabilmente moriranno, non solo delle minoranze. Aleppo è una città sunnita e la guerra è, in contrasto alla propaganda “occidentale”, non tra minoranze religiose e popolazione sunnita, ma tra sette sunnite radicali e i loro fratelli tradizionali. Due settimane fa, l’esercito russo preparava apertamente la risposta adeguata. Il suo aereo spia più moderno, il Tu- 214R, veniva inviato in Siria per raccogliere informazioni, assieme a 2 aerei da ricognizione Il-20M già schierativi. Le manovre della Marina lungo le coste siriane e nel Mar Caspio venivano approntate. L’accordo con l’Iran su misure di sostegno veniva organizzato. Almeno 7 navi russe, tutte dotate di missili da crociera Kalibr, venivano posizionate nel Mediterraneo e nel Mar Caspio. Ieri i bombardieri strategici a lungo raggio Tu-22M3 e i bombardieri tattici Su-34 venivano schierati nella base aerea di Hamadan in Iran. La rotta tra Hamedan e la Siria è del 60% più corta che dalla Russia. Gli aerei potranno così volare più spesso e con maggiore carico. L’Iraq ha concesso i diritti di sorvolo. Questa cooperazione aperta, annunciata pubblicamente dalle immagini della base iraniana, invia un messaggio forte alla “comunità internazionale” dei sostenitori dei jihadisti. La Cina vi aderisce annunciando maggiore cooperazione con l’Esercito arabo siriano. Oggi veniva lanciata una grande campagna di bombardamenti su tutta la logistica e la riserva dei jihadisti che attaccano Aleppo. Tutti i centri di comunicazione, basi, depositi e aree di concentramento tra Aleppo e il confine turco venivano bombardati. Ogni bersaglio fisso rilevato attaccato, probabilmente più volte, e distrutto, quindi i convogli e altri obiettivi utili. La campagna continuerà per diversi giorni. Tali grandi attacchi sulle retrovie delle forze attaccanti non hanno alcuna influenza immediata sul fronte. Aspettatevi alcuni attacchi dei terroristi su Aleppo per deviare dalla distruzione delle loro retrovie. Ma dopo pochi giorni i loro rifornimenti si esauriranno senza che i nuovi arrivino. L’attacco generale ad Aleppo poi finirà.
Tutto ciò da solo blocca la situazione in Siria. Il governo siriano attualmente non ha la capacità di riprendere e controllare la grande area tra Aleppo, Idlib e il confine turco. Saranno necessari ulteriori cambiamenti nella situazione strategica che mutino direzione alla guerra. Ma l’attacco probabilmente fallito ad Aleppo ingoierà più risorse e uomini di quanto i sostenitori dei jihadisti, gli USA ed alleati, possano inviare. Il centro di gravità della guerra probabilmente andrà altrove, lontano da Aleppo libera. Tutto questo, naturalmente, dipende dalla fortuna e dall’imponderabile della guerra.CpfuAP7WAAAxM5Q

La Cina fornirà aiuti alla Siria
The BRICS Post 17 agosto 2016

180373d28c1016e8349807La Cina fornirà aiuti e addestramento militare al governo siriano, dichiara un alto ufficiale della sicurezza cinese. Guan Yufei, direttore dell’Ufficio per la Cooperazione Internazionale Militare della Commissione Militare Centrale cinese, incontrava il Ministro della Difesa siriano Fahad Jasim al-Furayj a Damasco, durante il quale le due parti discutevano dell’accordo di cooperazione militare. Secondo Guan la Cina ha sempre svolto un ruolo positivo verso la soluzione politica in Siria dall’inizio della guerra civile, cinque anni prima. “Le Forze Armate della Cina e della Siria hanno una tradizione di amicizia, e i militari cinesi vogliono rafforzare scambi e cooperazione con i militari siriani“, ha detto Guan. Guan e al-Furayj hanno discusso del potenziamento dell’addestramento e “raggiunto il consenso” sull’invio di aiuti umanitari dei militari cinesi alla Siria. Guan ha anche incontrato un generale russo a Damasco, secondo l’agenzia Xinhua, senza entrare nei dettagli. All’inizio del mese, il Presidente cinese Xi Jinping ha nominato il diplomatico Qi Qianjin nuovo inviato in Siria. La Cina ad aprile nominava il suo primo inviato speciale per la crisi siriana. Presente nella regione per le forniture di petrolio, la Cina tende a lasciare la diplomazia in Medio Orientale agli altri membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Russia. Ma la Cina ha cercato di essere più presente ospitando ultimamente il Ministro degli Esteri della Siria e gli oppositori, in tempi diversi. Gli attacchi aerei russi e l’offensiva del governo siriano continuano contro lo Stato Islamico (IS) e al-Nusra, filiale di al-Qaida nel Paese devastato dalla guerra. L’opposizione principale e i ribelli siriani, insieme a Stati Uniti e altre nazioni occidentali, da tempo insistono che qualsiasi accordo di pace deve includere la caduta del Presidente siriano Bashar al-Assad, mentre il governo siriano e la Russia dicono che non c’è tale clausola negli accordi internazionali sottoscritti per il processo di pace. La Russia, insieme ai partner dei BRICS, si oppone alla caduta di Assad.

China's Foreign Minister Wang shakes hands with Syria's Foreign Minister Moualem during a joint news conference after a meeting at the Ministry of Foreign Affairs in Beijing

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E su di loro sorride Marx

Aleksandr Rogers, Vzglyad 12 agosto – Histoire et SocietéCastro-Jiang-Zemin_0A metà agosto, il mondo festeggia l’anniversario di due giganti. Il leader cubano Fidel Castro il 13, e il Presidente cinese (anche se non più in carica) Jiang Zemin il 17, che compiendo 90 anni. Due giganti del mondo comunista divenute figure del XXI secolo. I personaggi si assomigliano puer essendo completamente diversi, non solo perché vivono in parti del mondo diametralmente opposte. Fidel Castro ha guidato una piccola isola tropicale per molti anni subendo interferenza ed embargo degli Stati Uniti. Il suo contemporaneo era a capo del più grande Paese del mondo, quasi un miliardo e mezzo di persone, e senza essere un seguace del capitalismo, ma da comunista, ha fatto molto per garantire alla Cina una posizione di leader nell’economia.
Fidel ha iniziato la carriera politica sbarcando a Cuba a bordo di una piccola barca quasi spezzata dalla tempesta. Degli 84 partigiani male armati, la metà fu uccisa nel primo scontro. Nella strada a Capo di Stato ha passato anni di guerriglia, e poi ha subito un numero record di attentati dai servizi d’intelligence degli Stati Uniti, assicurandogli un posto nel Guinness dei primati. Sì, a differenza di altri eroi del giorno, non ha messo il suo Paese in prima linea, ma mantenerne libertà ed indipendenza sotto il naso della prima potenza imperialista mondiale, è già una prodezza. Fu un altro guerrigliero, Mao Zedong, che aprì la via al potere a Jiang Zemin, funzionario di partito diventato capo del PCC poche settimane dopo i fatti di piazza Tiananmen, e presidente nel 1993, dopo il crollo dell’URSS. Si tratta di Jiang Zemin che portò l’economia cinese al settimo posto nel mondo, ponendo le basi per il progresso ulteriore di oggi. Ha guidato la Cina nel WTO, ne ha assicurato la leadership nella regione Asia-Pacifico, ha vinto la gara per ospitare i Giochi olimpici del 2008… Per molto tempo ha avuto un potere informale in Cina, anche dopo la consegna delle redini a Hu Jintao. Fidel viene spesso paragonato a un altro carismatico personaggio latino-americano, Ernesto Che Guevara. Sì, rinunciare a tutto per la rivoluzione in un altro Paese, per realizzare i propri ideali, è senza dubbio romantico. Tuttavia non è morto eroicamente, ma ha vinto in modo non meno eroico, lavorando duramente per decenni, assumendosi appieno la responsabilità per ogni azione del Paese, cosa molto più difficile. Non è l’avventurismo di Bakunin o Blanqui, ma la politica di un serio capo di Stato che non ha paura del termine, un padre del popolo. Jiang Zemin ha dovuto guidare la Cina tra ostilità, blocco e sanzioni occidentali in risposta alla repressione della “Majdan” di Piazza Tiananmen. E questa eredità intellettuale non solo è sopravvissuta, ma ha difeso attivamente lo sviluppo economico, conquistando i mercati occidentali ai prodotti cinesi, sloggiando i produttori degli Stati Uniti. Sono due leader che hanno lavorato per anni per far declinare l’imperialismo degli Stati Uniti. Fidel, più razionale che passionario qual è, con il suo esempio ha dimostrato all’America Latina che è possibile e va condotta una politica indipendente senza soccombere agli intrighi delle multinazionali, senza permettere a nessuno di saccheggiare il proprio Paese, rimanendo l’indiscussa autorità morale dell’intero continente. E Jiang Zemin, che ha sviluppato l’economia cinese, anche sfruttando il capitalismo occidentale, che di solito sfrutta l’economia dei vari Paesi per il proprio arricchimento. Onorando e rispettando il vecchio e saggio Confucio. E alle loro spalle sorride di approvazione Karl Marx.
Uno doveva calmare i compagni troppo ribollenti, raffreddandone l’ardore rivoluzionario indirizzandoli su una direzione costruttiva, e contemporaneamente respingere l’invasione estera. Il secondo era diventato il maestro degli intrighi di corridoio nella millenaria macchina burocratica cinese, dove persone che professano la stessa ideologia spesso lottano per il potere in segreto nascondendosi dietro le idee di Marx e Mao. Queste leggende viventi del periodo romantico, decisamente finito, costruivano il socialismo, non altro. Potete fare il nome di politici attuali con qualche autorità ed influenza (ideologica, concettuale) dopo aver lasciato la carica? Chi lascerà un segno nella storia come Bismarck, per esempio, o Stalin? Il massimo di cui sono capaci i capi occidentali oggi, finito il loro mandato, è essere pagati per conferenze o vari forum vacui, come Bill Clinton o Tony Blair. Anche le loro memorie (che nessuno legge in realtà) di solito sono scritte da “negri”. Cosa lasceranno Obama o Merkel dopo il loro mandato? Si riscalderanno da vecchi al fuoco del camino, scomparendo dalla memoria senza lasciare che poche tracce nella storia. Mentre Fidel Castro e Jiang Zemin sono rocce. O, come si dice in Cina, “Shan“, uomo-montagna. Persone che cambiano il mondo. Gli eroi che non siamo*.kokuren12*Allusione alla famosa poesia su Borodino di Lermontov.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sparatoria in Crimea: FSB contro sabotatori ucraini

L’intercettazione dell’FSB di gruppi di sabotaggio ucraini che tentavano d’infiltrarsi in Crimea aumenta le tensioni
Alexander Mercouris, The Duran 11 agosto 2016
1517470_10152135350076181_837062290_nChiunque segua le notizie sull’Ucraina degli ultimi giorni saprà dei movimenti di truppe russe in Crimea, di uno scontro tra le forze di sicurezza russe e presunti infiltrati ucraini che ha causato dei morti, e delle accuse che gruppi di sabotaggio ucraini avevano tentato d’infiltrarsi nella penisola. Il 10 agosto 2016 c’era la conferma dell’incidente dall’agenzia del controspionaggio e antiterrorismo della Russia, l’FSB (dichiarazione completa allegata sotto), che riferiva di diversi incidenti tra tre gruppi di sabotaggio ucraini collegati alla Prima Direzione d’Intelligence del Ministero della Difesa dell’Ucraina, e operatori dell’FSB e tra Esercito russo e militari ucraini al confine, e della morte di un operativo dell’FSB e di un soldato russo nelle sparatorie. Altri rapporti parlano della morte di almeno due infiltrati ucraini e della cattura di molti altri, cosa che però l’FSB non conferma. Il rapporto dell’FSB tuttavia parla di una ventina di ordigni esplosivi con più di 40 chili di TNT, munizioni, fusibili, mine antiuomo e magnetiche, granate e armi speciali delle forze armate ucraine, rinvenuti in uno dei luoghi dell’incidente. Il rapporto dell’FSB dice anche che diversi cittadini ucraini e russi appartenenti ad una rete di spie operante in Crimea sono stati arrestati con l’accusa di aiutare i sabotatori. L’FSB ha indicato il capobanda in Evgenij Panov, residente della regione di Zaporozhe in Ucraina, classe 1977, che l’FSB dice sia un dipendente della Prima Direzione d’Intelligence del ministero della Difesa ucraino. Presumibilmente lavorava in Crimea da tempo sotto copertura. L’FSB dice che l’ha arrestato e che “fornisce prove”. L’FSB non ha specificato gli obiettivi dei sabotatori, dicendo che erano “infrastrutture vitali e cruciali della penisola”. Alcuni media russi hanno suggerito che l’intenzione era creare incidenti “false flag” per mettere le comunità di tartari e russi di Crimea l’una contro l’altra. Il riferimento alle “infrastrutture vitali della penisola”, tuttavia, non lo supporta. Piuttosto suggerisce un tentativo d’interrompere le forniture energetiche ed, eventualmente, gli impianti di trattamento delle acque, al culmine della stagione turistica della Crimea e alla vigilia delle elezioni. Gli ucraini da parte loro negano tutto, sostenendo che l’incidente è un’invenzione dai russi. I media occidentali, prevedibilmente, sostengono le pretese ucraine con speculazioni selvagge che i russi abbiano fabbricato l’incidente per giustificare l’invasione dell’Ucraina durante i Giochi Olimpici. Mentre la verità su tale incidente sarà nota tra tempo, se e quando gente come Panov sarà processata, non vi è alcuna ragione di dubitare delle affermazioni russe. I russi non organizzerebbero la morte di uno dei loro agenti dell’FSB e di uno dei loro soldati per creare un incidente come questo, e la relazione della cattura di alcuni sabotatori, e la conferma dell’arresto dei membri della rete di spie creata per sostenerli, confermano le affermazioni russe su tale incidente. Infatti dato che i capi ucraini spesso parlano dell’Ucraina in guerra con la Russia, non è difficile capire perché autorizzino una simile missione di sabotaggio, per interrompere le elezioni che confermano l’integrazione della Crimea alla Russia. Presumibilmente il piano ucraino era sostenere che gli attacchi erano dovuti a cellule della resistenza anti-russa locale, favorendo la finzione di un’opposizione in Crimea all’unificazione con la Russia. È motivo di grave imbarazzo per la dirigenza ucraina e i suoi sostenitori occidentali che non ci sia alcuna prova di tale opposizione. La missione di sabotaggio sembrava volta a “correggere” ciò.
1044197316 Due giorni prima fu riportato di un incontro di Putin con i capi della sicurezza che sembravano essere stati frettolosamente convocati in una località segreta. S’ipotizzava che si discutesse della situazione ad Aleppo. Se Aleppo senza dubbio è stato discussa nella riunione, come indicato dalla presenza del Ministro degli Esteri Lavrov e dal resoconto del Cremlino, ci si riferiva alle prossime riunioni di Putin con i leader stranieri, i cui più importanti erano col presidente Erdogan della Turchia e il Presidente Rouhani dell’Iran con cui il tema della Siria e di Aleppo sarebbe stato certamente discusso, ma nell’incontro tra Putin e i capi della sicurezza senza dubbio si è anche discusso della situazione in Crimea e della missione di sabotaggio ucraina. Potrebbero esservi stati altri scopi nella missione di sabotaggio ucraina volte a creare un quadro d’instabilità in Crimea durante la stagione turistica e le prossime elezioni? Putin nella conferenza stampa congiunta tenuta a Mosca dopo l’incontro con il Presidente Sargsjan dell’Armenia, lo collegava all’attentato ad Igor Plotnitskij, leader della Repubblica Popolare di Lugansk. Se fosse vero, suggerirebbe che il governo di Kiev cercando disperatamente una vittoria sia passato ad assassini e sabotaggi per continuare la lotta contro la Russia e raggiungere obiettivi politici. In alternativa, gli ucraini avrebbero attuato tali operazioni in preparazione dell’offensiva estiva nel Donbas di cui molto si è parlato, ma che non c’è ancora, anche se non è chiaro come le bombe in Crimea sosterrebbero un’offensiva nel Donbas. Ancora un’altra spiegazione è che gli ucraini potrebbero essere allarmati dall’indebolimento del sostegno europeo e avrebbero lanciato l’operazione per aumentare le tensioni, avere sostegno e minare ulteriormente il processo di pace di Minsk II. La spiegazione più probabile a tale azione francamente sconsiderata, che causerà gravi imbarazzi a certi sostenitori europei dell’Ucraina, anche se non sono disposti a dirlo pubblicamente, è il caos del potere e le lotte intestine perenni in Ucraina. Dato il greve romanticismo di molti membri del movimento Maidan, che abitualmente si concedono, è facile vedere come l’operazione di sabotaggio in Crimea e il tentativo di omicidio di Plotnitskij, se in effetti collegati, possano essere stati ideati da persone a Kiev che pensano che il successo di tali operazioni ne aumenterebbe credibilità e popolarità nel movimento di Maidan e quindi la possibilità di avere successo politico in Ucraina. Quali che siano le motivazioni precise alla base di tale incidente, Putin ha chiarito che i russi la prendono molto sul serio. Ha già detto che non ci sarà alcun incontro con Merkel, Hollande e Poroshenko in occasione del prossimo vertice del G20 in Cina. Inoltre, in contrasto a ciò che è successo dopo il processo Savchenko, che agì nel Donbas e quindi nel territorio che i russi continuano a riconoscere ucraino, è prevedibile che i russi siano molto più restii ad accettare scambi di prigionieri con gli operatori ucraini coinvolti in tale missione, accusandoli di effettuare o programmare violenze sul territorio russo.
Ecco il testo della dichiarazione sugli incidenti dell’FSB:
L’FSB ha sventato atti terroristici nella Repubblica di Crimea, preparati dalla Prima Direzione d’Intelligence del ministero della Difesa dell’Ucraina.
L’FSB ha scongiurato atti terroristici nella Repubblica di Crimea in fase di preparazione da parte della Prima Direzione d’Intelligence del Ministero della Difesa dell’Ucraina, che mirava ad alcune infrastrutture di supporto vitali cruciali nella penisola. L’obiettivo era la destabilizzazione della situazione socio-politica nella penisola prima delle elezioni per le istituzioni governative federali e regionali. Le operazioni d’indagine effettuate nella notte del 6/7 agosto 2016 in prossimità della città di Armjansk, Repubblica di Crimea, scoprivano un gruppo di sabotatori. Durante il tentativo di arrestare i terroristi, un agente dell’FSB è stato ucciso dal fuoco nemico. Quanto segue è stato scoperto sulla scena: 20 ordigni esplosivi dalla potenza totale di 40 kg di TNT, munizioni, detonatori speciali, mine antiuomo e magnetiche, granate e armi speciali utilizzate dalle unità per operazioni speciali dalle forze armate ucraine. Le successive misure sul territorio della Repubblica di Crimea eliminavano una rete di agenti della Prima Direzione d’Intelligence delle forze armate ucraine. Cittadini ucraini e russi, impegnati nella preparazione degli attentati, sono stati arrestati e ora confessano. Uno degli organizzatori è Evgenij Aleksandrovich Panov, nato nel 1977, abitante della regione di Zaporozhe in Ucraina, agente della Prima Direzione d’Intelligence del ministero della Difesa dell’Ucraina, che arrestato collabora. Nella notte dell’8 agosto 2016, unità per operazioni speciali del ministero della Difesa dell’Ucraina tentavano altre due infiltrazioni di unità di sabotatori, sventate dalle unità armate dell’FSB ed enti alleati. L’infiltrazione fu coperta dal tiro pesante dalla regione adiacente, anche da veicoli blindati militari ucraini. Un soldato russo è stato ucciso dal tiro. Sulla base delle indagini e dei combattimenti, la Direzione del Reparto Investigativo dell’FSB della Crimea avviava un’indagine penale. Ulteriori misure investigative sono in via di attuazione. Luoghi in cui i turisti si concentrano e riposano e infrastrutture vitali hanno ricevuto ulteriori misure di sicurezza. Un regime di controllo rafforzato delle frontiere è stato introdotto al confine con l’Ucraina“.

Evgenij Panov

Evgenij Panov

Poroshenko si prepara ad attaccare Donbas e Crimea?
Alexander Mercouris, The Duran, 11 agosto 2016

Nonostante la retorica furiosa, appelli in privati alla moderazione dall’occidente saranno probabilmente fatti per impedire la guerra, anche se la situazione resta estremamente pericolosa.

50d1a18b452bc78d291bb1d3852cc93aAll’indomani della sparatoria in Crimea i presidenti di Russia e Ucraina, Vladimir Putin e Petro Poroshenko, si sono incontrati con le rispettive leadership politiche e militari. L’incontro di Putin è stata una riunione plenaria del Consiglio di Sicurezza della Russia, parzialmente e frettolosamente convocato. L’incontro di Poroshenko era col Consiglio di sicurezza nazionale dell’Ucraina, dal nome simile al Consiglio di Sicurezza della Russia ma senza gli stessi poteri, e il cui compito è molto più limitato a questioni di difesa e sicurezza. Poroshenko ha anche messo in allerta l’esercito ucraino nel Donbas e al confine con la Crimea, cercando anche di contattare le leadership di Stati Uniti ed europee per un sostegno. E’ certo che nelle prossime ore le dichiarazioni rituali di sostegno all’Ucraina e critiche ed avvertimenti alla Russia proverranno dai capi di Stati Uniti ed europei. Mettendo da parte la retorica, saranno queste ultime mosse a provocare la guerra tra Russia e Ucraina in Crimea, e tra Ucraina e le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk nel Donbas? Due cose vanno prima dette. Primo, che l’idea che ci sia la pace nel Donbas è un mito. La lotta continua ogni giorno sulla linea di contatto con i militari ucraini che bombardano regolarmente le posizioni delle milizie e la milizia che risponde. Scontri a fuoco avvengono continuamente. All’inizio di luglio l’Ucraina ha ammesso di aver perso 80 soldati nel Donbas in una sola settimana, mentre verso la fine di luglio ha anche ammesso la perduta di 6 soldati in un solo scontro. Secondo, la situazione politica in Ucraina è instabile e l’atmosfera anti-russa è tale che sarebbe sciocco contare su un’Ucraina che dimostri qualche limitazione. La guerra è quindi, purtroppo, una possibilità molto reale. A conti fatti però è dubbio che ci sarà. Il breve riassunto dell’incontro di Putin con il Consiglio di Sicurezza parla solo di “ulteriori misure di sicurezza e protezione delle infrastrutture cruciali in Crimea” e descrive dettagliatamente le “possibili misure antiterrorismo lungo i confini e lo spazio aereo della Crimea“. Ciò suggerisce che i russi pensano solo a misure di sicurezza più rigide in Crimea, e che non hanno alcuna intenzione d’iniziare una guerra. Sarebbe naturalmente coerente con il loro intero approccio da quando il conflitto ucraino è cominciato nel 2014.
L’Ucraina, anche se vi sono senza dubbio persone capaci d’iniziare una guerra, non mostra intenzione di volerla; personalmente dubito che alla fine l’Ucraina faccia il grande passo di andare in guerra. Dietro le dichiarazioni rituali di sostegno ci si aspetta che Stati Uniti ed europei in privato sollecitino l’Ucraina a dar prova di moderazione per due motivi: primo perché qualunque cosa possano fingere in pubblico, sanno che i resoconti russi dell’incidente in Crimea sono veri; e secondo e ben più importante, sanno che in una guerra tra Ucraina e Russia, o anche tra Ucraina e le Repubbliche Popolari del Donbas, l’Ucraina perderebbe. Obama certamente non vuole un’altra sconfitta in Ucraina nel pieno delle presidenziali degli Stati Uniti, soprattutto perché probabilmente farebbe il gioco di Donald Trump, anche se purtroppo lo stesso non si può dire degli psicopatici che sostengono Hillary Clinton, che sembrano anelare al confronto con la Russia con ogni pretesto. Più precisamente è difficile immaginare che Angela Merkel, sempre più criticata in Germania per la politica della porta aperta ai rifugiati ed anti-russa da SPD, CSU e comunità imprenditoriale tedesca, voglia un’altra debacle in Ucraina. In realtà si sospetta che alcuni negli Stati Uniti e in Europa siano privatamente furiosi verso gli ucraini per il loro pasticcio, qualunque cosa debbano dire in pubblico. Quindi, ci si può aspettare che le linee telefoniche tra le capitali occidentali e Kiev siano bollenti per le chiamate urgenti alla moderazione. Nonostante la forza del partito bellicista a Kiev, è dubbio che le autorità ucraine, infine, si sentano abbastanza forti da ignorare tali chiamate. Ci sarebbe sgomento in Europa se succedesse qualcos’altro. Gli europei hanno stupidamente legato la revoca delle sanzioni alla Russia alla piena attuazione degli accordi di Minsk II, nonostante sappiano perfettamente che è Kiev, e non Mosca, a non onorarli. L’intera premessa di tale stupidità era costringere Mosca a cedere. C’è il caso in cui non solo Mosca non faccia alcuna concessione, ma che Putin non vada al prossimo incontro dei Quattro di Normandia, che dovrebbe esaminare i progressi nell’attuazione degli accordi di Minsk II. Data la crescente rabbia pubblica in Europa per le sanzioni, ci sarebbe il panico presso i capi europei se i russi abbandonassero Minsk II, a cui gli europei hanno stupidamente legato le sanzioni, lasciandoli in asso. Proprio come si sospetta che le linee telefoniche tra Kiev e le capitali occidentali siano bollenti per gli inviti alla moderazione, si sospetta che le linee telefoniche tra Mosca e le capitali occidentali siano bollenti per gli appelli urgenti ai russi a modificare e spiegare la nuova linea dura, impegnandosi nuovamente al formato dei Quattro di Normandia. Non sorprenderebbe se in cambio ai russi abbiano assicurazioni che le potenze occidentali agiranno per impedire a Kiev di fare ciò che ha appena cercato di fare in Crimea. Naturalmente, che i russi credano a tali assicurazioni è un altro discorso. Detto ciò, va ripetuto ancora una volta che la situazione rimane estremamente pericolosa. In definitiva ogni decisione spetta a Kiev. Nessuno di buonsenso avrà alcuna fiducia che Kiev faccia la cosa sensata. I prossimi giorni o ore scioglieranno il nodo.crimea-russian-sol_2845317b

Putin: I negoziati di Minsk sono ormai inutili alla luce delle provocazioni in Crimea
Fort Russ, 10 agosto 2016President Vladimir Putin delivers his address on the Crimean referendum on reunification with Russia in the Grand Kremlin Palace in Moscow.Vladimir Putin: “Ciò è molto preoccupante. I nostri servizi di sicurezza hanno impedito la penetrazione di un gruppo sabotaggio-ricognizione del ministero della Difesa dell’Ucraina in Crimea. Naturalmente, tali azioni fanno sì che i colloqui del formato Normandia siano inutili, soprattutto per la prossima riunione in Cina. Perché, a quanto pare, chi ha violentemente preso il potere a Kiev continuando ad usurparlo, non vuole i negoziati. (omissis) Ora, invece di cercare vie per risolvere il conflitto pacificamente, hanno deciso di usare il terrorismo. A tal proposito, non posso evitare di ricordare che consideriamo il recente attentato al capo della Repubblica Popolare di Lugansk come atto di terrorismo, uguale al tentativo di intrufolare sabotatori nel territorio della Crimea. Voglio sottolineare, e penso che i media l’abbiano già riferito, che i russi hanno avuto dei caduti. Due soldati sono stati uccisi. Certamente non basteranno le scuse. Ma vorrei affrontare anche i nostri partner europei e statunitensi. Credo che ormai sia evidente a tutti che le autorità di Kiev non vogliano risolvere i problemi con il negoziato. Ora ricorrono al terrorismo. Questo è molto preoccupante. A prima vista, ciò che abbiamo appena visto in Crimea sembra essere un atto stupido e criminale. E’ stupido, perché è impossibile riconquistare la fiducia della popolazione della Crimea così. Ed è criminale, perché delle persone sono morte. Ma penso che la situazione di fondo sia ancora più allarmante. Perché non c’è nulla da guadagnarci da tali attacchi, tranne distrarre il proprio popolo dall’economia ucraina in rovina, dalla situazione di molti ucraini, unica ragione. Cercare di provocare violenze e conflitti serve a distogliere l’attenzione del pubblico da chi ha preso il potere a Kiev e continua ad usurparlo per derubare il proprio popolo. Giocano con il fuoco per rimanere al potere il più a lungo possibile, e rubare quanto più possibile. Ma i loro tentativi sono falliti, perché i loro compari sono troppo incompetenti. Naturalmente, faremo tutto il possibile per garantire la sicurezza delle infrastrutture e dei cittadini, adottando misure di sicurezza supplementari. E intendo serie misure supplementari, tecniche e non. Ma la cosa più importante è che i governi occidentali che sostengono le autorità di Kiev devono decidere, cosa vogliono? Vogliono che i loro fantocci continuino a provocarci? O invece ancora vogliono un accordo di pace? E se ancora davvero lo vogliono, spero che finalmente prendano misure reali per fare le dovute pressioni sull’attuale governo a Kiev”.Crimea_map_itTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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