Geopolitica del Giappone: un nuovo spirito guerriero Benkei è necessario per avvicinarsi a Cina e Russia

Lee Jay Walker Modern Tokyo Times
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurorajapanDal secondo dopoguerra è abbondantemente evidente che gli USA predominano nella politica estera del Giappone. In effetti, il rapporto, pur avendo alcuni alti e bassi, continua a fiorire dato che l’élite di Tokyo si preoccupa di placare Washington, quando possibile. Tale realtà occupa lo spazio geopolitico del Giappone, nonostante alcuni aspetti negativi verso Cina e Federazione russa. Pertanto, le élite politiche a Pechino e Mosca seguono le ambizioni degli USA nel nord-est asiatico che utilizzano l’integrità territoriale del Giappone. Naturalmente, nulla è così chiaro del Giappone che spesso sostiene gli USA grazie ai favorevoli recenti tassi di cambio, contribuendo a preservare la forza del dollaro, sostenere gli USA finanziariamente e militarmente in Afghanistan e Iraq, e in molti altri settori importanti. Allo stesso modo, il Giappone ha un approccio più equilibrato ai problemi mediorientali verso Israele e nazioni circostanti. Pertanto, il Giappone non teme di dire “no” quando voluto, ma nel complesso è evidente che i rapporti tra USA e il Giappone restano estremamente potenti. Tuttavia, l’eredità del secondo dopoguerra dovrebbe ora essere messa da parte perché le sabbie cambiano evidenziando una forte Federazione Russa. Ciò vale in particolare in politica estera, energia, industria degli armamenti, tecnologia spaziale, Nazioni Unite e vari altri campi importanti, per esempio nei rapporti favorevoli con tutte le principali potenze economiche emergenti nell’ambito BRIC e così via. Allo stesso tempo, è chiaro che la Federazione russa potrebbe sostenere ampiamente il Giappone in Asia centrale, nord-est asiatico ed Eurasia. Ciò vale in particolare per le aree connesse all’energia permettendo al Giappone di favorire i rapporti con le nazioni più potenti nello “spazio geopolitico” della Federazione Russa. In effetti, nord del Giappone e zona economica del Mar del Giappone guadagnerebbero notevolmente da un miglioramento delle relazioni economiche, politiche e militari tra Mosca e Tokyo. Pertanto, il Giappone dovrebbe rendersi conto che gli USA non hanno la lealtà del stimato Saito no Musashibo Benkei. Allo stesso modo, la politica di contenimento geopolitico degli USA verso Cina e Federazione russa, trascinerebbe il Giappone in una potente realtà dannosa per gli interessi futuri del Paese del Sol Levante. Dopo tutto, nonostante la Cina affronti pericoli interni in relazione a Partito unico-Stato, Tibet e regioni musulmane della Cina occidentale (migrazione Han che altera la demografia in Tibet e Xinjiang), sembra ancora che la Cina continuerà ad accrescere l’influenza sull’economia globale. Pertanto, Cina e Federazione russa potrebbero facilmente sostenere il Giappone in molti settori vitali e ciò vale anche per la stabilità dell’Asia nordorientale.
Japanese PM Abe waits for U.S. President Obama to arrive for their meeting at the G20 Summit in St. Petersburg In un altro articolo su Benkei di Modern Tokyo Times si diceva: “Nella cultura, storia e arte giapponesi è chiaro che Saito no Musashibo Benkei lasciò un segno durevole che continua ancora oggi nella cultura moderna. Questo leggendario monaco-guerriero appartiene al periodo intrigante del 12° secolo, in Giappone. Nato nel 1155 e morto nel 1189 dopo aver servito il famoso Minamoto no Yoshitsune… Benkei è famoso nel folklore giapponese per la sua forza enorme e la sorprendente fedeltà“. Non sorprende che la grande ammirazione che la classe guerriera ebbe per Benkei per la sua forza, lealtà e saggezza. Eppure, a differenza dell’élite politica del Giappone moderno, le dinamiche di Benkei si applicano alla lealtà interna. Ciò è ben lontano dalla realtà politica interna del Giappone moderno, perché spesso questa nazione placa gli USA anche creando afflizioni geopolitiche per Tokyo. Pertanto, il Giappone dovrebbe essere fedele a se stesso, piuttosto che placare i capricci di Washington. Naturalmente, il Giappone deve mantenere forti relazioni con gli USA, ma queste relazioni non dovrebbero danneggiare Cina e Federazione russa. Allo stesso modo, in Giappone i militari statunitensi non sono puramente negativi, nonostante le grandi tensioni a Okinawa. Ad esempio, gli USA potrebbero essere considerati “potenza protezionistica” con i propri militari nella nazione. Allo stesso modo, nei diversi devastanti terremoti e nella devastazione totale generata da tsunami brutali, appare chiaro che le forze armate statunitensi aiutano il popolo giapponese con coraggio e aiuto genuino. Pertanto, il rapporto geopolitico e militare tra USA e Giappone soddisfa entrambe le nazioni, anche se cambiamenti possono verificarsi in futuro. Tuttavia, il Giappone non dovrebbe mettere tutto nel “paniere statunitense”, quindi crescenti legami con Cina e Federazione russa sono nell’interesse del Paese del Sol Levante.
La Galleria Toshidama dice di Benkei: “… fu allevato dai monaci, che erano sia religiosi che militari. Da giovane si pose a una estremità del ponte Gojo disarmando i viaggiatori armati. Per avere la sua 999.ma spada combatté contro un giovane nobile, Minamoto no Yoshitsune, che lo vinse nella battaglia del ponte e, successivamente, Benkei lo servì come vassallo. Combatterono nelle guerre Gempei tra il clan Taira e il clan Minamoto“. Tuttavia, mentre la lealtà di Benkei è indiscutibile, si può dire lo stesso dealle relazioni contemporanee tra USA e Giappone? Inoltre, mentre il Giappone è leale verso Washington, si può dire lo stesso degli USA a lungo termine? Inoltre, Benkei metterebbe in pericolo “il quadro più ampio” con un rapporto squilibrato con due grandi potenze regionali? Pertanto, mentre USA e Giappone continueranno a consolidare il rapporto attuale, ciò non garantisce la stabilità futura. Dopo tutto, se la Cina continua a crescere economicamente, saranno gli USA ad abbandonare la nave avvicinandosi gradualmente a Pechino, futuro perno essenziale? A prescindere dalla risposta, sembra che il Giappone debba ripensare la propria politica estera basata sulla politica di contenimento statunitense verso Cina e Federazione russa. Invece, il Giappone dovrebbe concentrarsi molto sulla lealtà interna e adottare una politica estera egoistica, pragmatica e tesa a sviluppare legami più stretti con Cina e Federazione russa. Se sarà così, le élite politiche di Pechino e Mosca prenderanno Tokyo sul serio, anche se le potenti relazioni tra USA e Giappone continueranno.hwzeopTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’associazione strategica tra Russia e Argentina promuove la costruzione del mondo multipolare

Ariel Noyola Rodríguez* RussiaToday
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora6992531_crop1429562105044.jpg_1718483346Il mondo attuale favorisce la creazione di partenariati tra Paesi emergenti volti a creare un ordine mondiale multipolare. La visita della presidentessa dell’Argentina a Mosca, la terza settimana di aprile, è chiaro esempio di questo processo, avendo l’obiettivo di articolare un partenariato strategico a lungo termine. Il 22 ottobre, Federazione Russa e Repubblica di Argentina compivano 130 anni di relazioni diplomatiche. Non c’è tempo per la contemplazione, lo scenario globale prevede grandi sfide che richiedono il consolidamento di alleanze multivettoriali. Una visione strategica inizia sempre creando aree di cooperazione economica (commercio, investimenti, ecc,) rafforzate finanziariamente per giungere ai campi dell’energia e della geopolitica. Oltre 20 documenti firmati dalla presidentessa dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner (CFK), durante l’incontro con l’omologo russo Vladimir Putin, sono la prova delle opportunità che emergono passando dagli accordi bilaterali alla “partnership strategica” (lanciata nel dicembre 2008 durante la presidenza di Dmitrij Medvedev) e al “partenariato strategico globale” (questo aprile). Il crescente riavvicinamento tra la Casa Rosada e il Cremlino evidenzia l’incapacità di Washington di sabotare la costruzione di un mondo multipolare. Nel primo decennio del secolo, l’imperialismo statunitense non è riuscito a contenere l’ascesa dei nuovi attori economico-politici in America Latina ed Eurasia. La geografia commerciale dell’Argentina, per esempio, è espressione della centralità dell’Oriente nell’economia globale: tra 2005 e 2013 gli scambi con Russia, India e Cina (insieme a Brasile e Sud Africa dei BRICS) sono passati dal 9,36 al 14 cento. Al contrario, la quota degli Stati Uniti è scesa dal 13 all’8,21% nello stesso periodo, secondo la banca dati sugli scambi dei beni delle Nazioni Unite (ONU Comtrade, nell’acronimo in inglese). Gli scambi commerciali tra Russia e Argentina nel frattempo sono aumentati da 260000 a 2446000 di dollari tra 2001 e 2013, aumentando di oltre il 940 per cento. Così la Russia ha superato, un paio di anni fa, gli scambi tra India e Argentina (1865000 di dollari) anche se ancora ben al di sotto del record raggiunto dalla Cina (16823000 dollari).
Le opportunità di investimento sono in rapida crescita negli alimentari, minerali, petrolio, software, ecc. Al forum business russo-argentino oltre 50 aziende argentine si sono incontrate per concludere accordi con un centinaio di controparti russe. Va inoltre sottolineato che la complementarità economica dovrebbe privilegiare rapidamente l’uso delle valute nazionali. Cosa impedisce di accelerare la “dedollarizzazione” del commercio bilaterale e degli investimenti? In termini di produzione energetica, secondo CFK, il nucleare avrà un ruolo maggiore in quanto, contrariamente all’energia convenzionale (petrolio, gas, carbone, ecc), è più conveniente, pulito e meno soggetto a fluttuazioni dei prezzi sul mercato mondiale. Quindi è stata approvata senza limitazioni la costruzione della sesta centrale nucleare in territorio argentino, dal costo di 2 miliardi di dollari. L’Atomic Energy Corporation (Rosatom) russa presenterà una serie di linee guida includenti il trasferimento di tecnologie e un piano finanziario della Banca di sviluppo russa (Vnesheconombank) con tassi d’interesse preferenziali per l’Argentina. L’azienda Power Machines s’impegnerà con i partner argentini ad installare un moderno sistema di turbine nella centrale idroelettrica di Chihuidos, situata sul fiume Neuquén (nel nord della Patagonia). Grazie alla collaborazione con la Russia, il governo argentino potrà risparmiare una quantità enorme di valuta estera acquistando meno combustibile per le centrali elettriche. Nel campo dei combustibili fossili, va notato che Russia e Argentina cercano di preservare il loro ruolo energetico globale. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA, nell’acronimo in inglese) gli abbondanti giacimenti di gas e petrolio (convenzionale e non) di entrambi i Paesi, li mettono tra le prime 5 potenze energetiche mondiali. Con l’obiettivo di approfondire la “partnership strategica”, Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF) e Gazprom (la prima società gasifera russa) hanno raggiunto un importante protocollo d’intesa. Per la prima volta in assoluto, le due società condurranno investimenti congiunti per esplorazione, produzione e trasporto di idrocarburi in Argentina e Paesi terzi. D’altra parte, con l’esaurirsi delle fonti energetiche tradizionali, la propensione alla “geopoliticizzazione delle relazioni internazionali” aumenta promuovendo in tal modo la formazione di zone d’influenza e alleanze nel campo della geopolitica.
Mentre mediante guerra e occupazione, quali meccanismi di esproprio, le potenze occidentali cercano di garantire le materie prime alle loro aziende. Quali strategie sapranno resistere all’offensiva dell’imperialismo? Come costruire un muro di contenimento delle asimmetrie militari statunitensi? Senza dubbio, il “partenariato strategico globale” dovrebbe approfondire gli accordi su sicurezza e difesa con altre potenze geopolitiche, come Russia e Cina che, tra l’altro, sono gli unici Paesi in grado di controbilanciare le forze statunitensi in territorio latinoamericano. In breve, si assiste a un nuovo e veloce ordine economico e geopolitico in cui l’unipolarismo statunitense non trova posto. Con questa prospettiva, la cooperazione tecnico-militare con la Federazione russa è cruciale nel proteggere la sovranità dell’America Latina. Il governo argentino, in alleanza con Mosca, cercherà di neutralizzare da un lato l’intervento degli Stati Uniti nella regione, e dall’altro avrà maggiore capacità geopolitica rispetto all’incursione militare del Regno Unito sulle isole Malvinas. Negli ultimi anni, Buenos Aires ha acquistato dalla Russia 2 elicotteri Mi-17E e 4 navi polivalenti per pattugliare l’Atlantico del Sud. La terza settimana di aprile, in occasione della riunione con Sergej Shojgu, il ministro della Difesa argentino Agustin Rossi ha accettato di acquisire altri 3 elicotteri, formando una flotta di 5 velivoli, e un paio di jet da combattimento Su-24. Le due parti hanno approvato lo scambio di istruttori e militari per condurre operazioni di mantenimento della pace sotto le Nazioni Unite (ONU), la produzione congiunta di attrezzature militari ed esercitazioni militari (il Venezuela è il pioniere sudamericano nelle analoghe operazioni con la marina russa).
In conclusione, i governi di Russia e Argentina concordano sul fatto che sanzioni economiche unilaterali, invasioni ed attacchi dei fondi avvoltoio protetti dai tribunali di New York siano intollerabili oggi. Pertanto, la costruzione di un mondo multipolare richiede che entrambi i Paesi uniscano gli sforzi per articolare una strategia di sicurezza e difesa comune contro gli eccessi di Stati Uniti ed alleati…536475687.si.si*Laureato in economia presso la Universidad Nacional Autónoma de México.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina compra il migliore missile del mondo

La Cina sigla l’enorme contratto militare con la Russia, comprando il migliore missile del mondo
Jeffrey Lin (Popular Science) 27 aprile 2015 – Russia Insider
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Migliorando la Difesa aerea della Cina si complicano notevolmente gli sforzi per condurre operazioni aeree o attacchi missilistici contro la Cina continentale, anche con droni furtivi, missili da crociera a lungo raggio e nuovi bombardieri della nuova “triade” degli USA

0_c39b5_de7a5048_XXLCina e Russia, nell’ambito di legami strategici più stretti, hanno concluso l’accordo da tempo atteso sul sistema missilistico superficie-aria (SAM) a lungo raggio S-400. L’accordo non è solo il più grande sugli armamenti sino-russi in oltre un decennio, ma la potenza dalla difesa missilistica S-400 fornirebbe alla Cina un rapido aggiornamento della difesa missilistica, mentre Stati vicini come la Corea democratica acquisiscono missili balistici e Stati Uniti e Giappone puntano a comprare missili antinave furtivi.

s-400_ausa_airpowerIl SAM S-400 ha una gittata di 400 km, efficace contro molti obiettivi che la Russia (e la Cina) dovranno affrontare, come caccia stealth e convenzionali, bombardieri, missili da crociera e missili balistici.
Nell’aprile 2015, Anatolij Isajkin, CEO dell’agenzia per l’esportazione degli armamenti russa Rosoboronexport, e Du Wenlong dell’Accademia di Scienze militari dell’EPL, dichiaravano che la Cina acquisiva l’S-400. The Moscow Times riportava che l’accordo da 3 miliardi di dollari riguarda 6 battaglioni S-400, in cui ogni battaglione è composto da 6 veicoli lanciamissili (TEL), quindi la Cina avrà 36 autoveicoli di lancio. L’S-400 è il sistema SAM dalla maggiore gittata nel mondo. Entrato in servizio in Russia nel 2007 può intercettare missili balistici e aerei ad alta velocità, mentre il suo radar 91N6E può rilevare ed inseguire aerei stealth ad oltre 100 km. Il più famigerato dei tre missili dell’S-400 è l’40N6 dall’incredibile gittata di 400 chilometri. La gittata estrema del 40N6 permetterà ai TEL dell’S-400 sulla costa della Cina di abbattere aerei sopra Taiwan. I più piccoli missili 48N6 da 250 km e 9M96E2 da 120 km di gittata sono altrettanto letali contro caccia, bombardieri, aerei da guerra elettronica e primo allarme, così come missili da crociera e balistici.HQ9Il SAM cinese HQ-9 costituisce metà dell’arsenale di SAM a lungo raggio della Cina, con quasi un centinaio di lanciamissili nel 2014. L’HQ-9 ha una gittata di 200 km e oltre contro aerei, droni e missili da crociera ha una limitata capacità ABM. Nel 2013 l’HQ-9 è stato scelto come sistema di difesa aerea dalla Turchia, a dispetto degli omologhi russi e occidentali.
L’S-400 integrerà i SAM a lungo raggio S-300 e HQ-9 della Cina, mentre il sistema di comando 30K6E può collegarsi con la rete di SAM di fabbricazione russa, come gli S-300 e TOR-M1 già operativi in Cina. Gli S-400 probabilmente saranno impiegati dall’Aeronautica dell’EPL (PLAAF), che storicamente è responsabile dei sistemi di difesa aerea a lungo raggio in Cina. Mentre con il 40N6 a lungo raggio potrebbero teoricamente coprire lo spazio aereo di Taiwan, probabilmente proteggeranno le basi più importanti, come i moli dei sottomarini ad Hainan, città importanti come Pechino e Shanghai, o occultarsi nelle montagne dell’entroterra del Fujian e Guangdong.

3dsmax_91n6e_radar_1Il radar AESA 91N6E “Big Bird” può rilevare e inseguire aerei stealth a oltre 100 km di distanza, mentre può rilevare obiettivi ad alta quota come missili balistici a 600 km di distanza.
L’accordo è significativo per la sicurezza regionale e la geopolitica. Le migliorate capacità della difesa aerea della Cina complicano notevolmente gli sforzi per condurre operazioni aeree o attacchi missilistici contro la Cina continentale, anche con droni furtivi, missili da crociera o nuovi bombardieri, tutti elementi del nuovo piano della “Triade” degli USA. In tempo di guerra, l’S-400 potrebbe addirittura sostenere gli attacchi aerei cinesi abbattendo i caccia nemici che volano sopra le loro basi e città. A livello strategico, la vendita dell’S-400 facilita la cooperazione sino-russa nonché altre vendite e programmi comuni, come sottomarini e operazioni spaziali.

1017621443_risultatoL’S-400 russo alla Cina: sfida geopolitica in Asia?
Sputnik  27/04/2015

DSC_1071(1)(2)La Russia è pronta a vendere alla Cina l’avanzato sistema missilistico S-400. Il Giappone è preoccupato dalla prospettiva, temendo che possa compromettere la sicurezza per la disputa territoriale sulle isole Senkaku, conosciute come isole Diaoyu in Cina. Il quotidiano economico Vedomosti ha riferito lo scorso novembre che Mosca era in procinto di vendere i missili antiaerei S-400 alla Cina. La notizia è stata confermata il 13 aprile, quando Anatolij Isajkin, CEO dell’esportatore di armi russo Rosoboronexport, ha detto in un’intervista che la Cina ha acquistato l’avanzato sistema di difesa aerea della Russia, commentava il giornale economico giapponese Nikkei. Mosca, tuttavia, era riluttante a consegnare il sistema alla Cina, preoccupata che Pechino ne avrebbe acquistato solo un piccolo numero con l’intento di smontarlo per poterlo costruire. Anche se Mosca e Pechino devono ancora annunciare ufficialmente l’accordo, sembra quasi certo che abbiano approvato la vendita, facendo temere a Tokyo che possa sconvolgere il fragile equilibrio militare nel Mar Cinese Orientale. Se l’accordo sarà concluso, la Cina sarà il primo Paese estero a comprare il sistema missilistico S-400. La Cina possiede già il precedente sistema di difesa aerea S-300, che tuttavia ha una gittata di soli 300 km, raggiungendo solo alcune parti di Taiwan.
Il sistema da 400 chilometri di gittata, per la prima volta permetterà alla Cina di colpire qualsiasi bersaglio aereo sull’isola di Taiwan, oltre a raggiungere bersagli aerei a New Delhi, Calcutta, Hanoi e Seoul, e anche presso le contestate isole giapponesi Senkaku nel Mar Cinese orientale. Tokyo e Pechino di recente, lentamente ma costantemente, lavorano a ricucire le relazioni diplomatiche, con il primo ministro giapponese Shinzo Abe che aveva incontrato il presidente cinese Xi Jinping. Sembra improbabile che i due Paesi usino la forza per prendersi le isole in un prossimo futuro. Tuttavia, Pechino può intraprendere azioni audaci nelle acque che circondano le isole Senkaku, se si convince di avere un vantaggio militare nell’area. Mosca, nel frattempo, è anche consapevole della minaccia che la vendita del sistema S-400 alla Cina rappresenterebbe per il Giappone. Mosca è sempre più frustrata dalle sanzioni di Tokyo, anche se non dure come quelle imposte da Washington. La fonte ha detto che il Cremlino ritiene che il Giappone stia solo cercando di compiacere Washington costringendo la Russia a pagare per il suo presunto intervento in Ucraina. E’ possibile che Vladimir Putin abbia autorizzato la vendita dell’S-400 per raccogliere fondi tra le pressioni economiche derivanti dalle sanzioni occidentali.
Nel governo Abe si afferma che il Giappone non dovrebbe essere troppo severo con la Russia, in quanto sanzioni troppo dure possono avvicinare ulteriormente Mosca a Pechino, cosa contraria agli interessi nazionali del Giappone, ha commentato il Nikkei.

1233434Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Pakistan è diventato terreno di gioco per Stati Uniti e Cina

Valerij Kulikov New Eastern Outlook 27/04/20151236278Sullo sfondo dei tentativi di Washington di ampliare l’influenza in diverse regioni del mondo, è simbolico che la Casa Bianca decida di rafforzare la cooperazione militare con il Pakistan. Tale passo degli Stati Uniti è dettato da una serie di variabili, tra cui il fatto che il Pakistan sia una potenza nucleare, capace di decidere se sostenere l’aggressione saudita allo Yemen sponsorizzata da Washington. Ma la causa principale di tale passo è il rapido svilupparsi della cooperazione militare Pakistan-Cina dimostratasi forte negli ultimi anni. Washington tende ad ignorarlo, mentre si oppone al progresso economico cinese avanzando offerte “lucrative” a Islamabad nel campo militare. Va notato che le élite pakistane considerano la partnership con la Cina come sicura garanzia di sicurezza per il Pakistan, in una situazione in cui i due Stati sono sempre più prudenti verso la vicina India. Così la notizia che nel 2014 la Cina è tra i massimi tre esportatori di armamenti, con il 41% delle esportazioni dirette in Pakistan, mostra la dimensione di questa cooperazione. Nel 2009 la Chendu Aircraft aiutò il Pakistan Aeronautical Complex ad avviare la produzione del caccia multiruolo leggero JF-17, progettato in Cina per le esigenze dell’aeronautica pakistana. Nel 2015 l’esercito pakistano ha iniziato a ricevere gli elicotteri Z-10 (noti anche come WZ-10) originariamente sviluppati in Cina, che saranno ben impiegati per combattere i terroristi in Pakistan. Si dice che questi elicotteri possano colpire bersagli ad una distanza di 5 km, senza entrare nella zona di tiro nemica. Non sorprende che la Cina utilizzi esperienza e competenza degli esperti russi della Kamov nel sviluppare l’elicottero ora prodotto in Cina dalla Changhe Aircraft Industries Corporation (CAIC).
Recentemente i due Paesi hanno deciso l’invio di otto nuovissimi sottomarini diesel-elettrici Tipo 41 (conosciuti dalla NATO come classe Yuan) al Pakistan. L’accordo rientra nei 5 miliardi di dollari di cui Pechino ha già espresso la disponibilità a fornire ad Islamabad tramite prestiti a lungo termine, ripagando il contratto. L’ulteriore sviluppo della cooperazione politica, economica e militare tra i due Paesi è stata assicurata dalla visita del Segretario Generale del Partito Comunista, Xi Jinping, arrivato in Pakistan il 20 aprile, presentatosi alle élite pakistane con un piano di investimenti da 46 miliardi di dollari. La maggior parte dei fondi forniti da Pechino sarà assegnata allo sviluppo del porto di Gwadar che, secondo alcuni analisti, può essere considerato l’avvio del grande progetto cinese per stazionare forze navali in Medio Oriente. Una quantità considerevole di truppe cinesi a Gwadar permetterà a Pechino di proteggere le rotte commerciali internazionali, garantendosi che le risorse per l’industria cinese non siano bloccate verso la destinazione. Inoltre, lo sviluppo di Gwadar, nell’ambito del grande progetto di corridoio economico sino-pakistano, prevede la realizzazione di quasi 2000 km di ferrovia insieme ai gasdotti dal porto pakistano di Gwadar alla città cinese di Kashgar. Un altro obiettivo degli investitori cinesi è la costruzione dell’autostrada Karakoram, dalla Cina al Pakistan. Ciò renderebbe numerose province cinesi più competitive economicamente, creando anche un corridoio alternativo allo Stretto di Malacca. Questi progetti possono compromettere il vecchio obiettivo degli Stati Uniti di contenere la Cina, dato che Washington non potrà più contenerla sulle frontiere marittime.
In queste circostanze, al fine di sottrarre il Pakistan dalla sua zona di influenza, gli Stati Uniti hanno deciso di vendere ad Islamabad otto pattugliatori GRC43M, alle fine del 2014, per 350 milioni di dollari. L’accordo è stato firmato con il pretesto di favorire gli sforzi del Pakistan nella lotta a pirateria e narcotraffico nel nord della penisola arabica. A gennaio Washington inviava armi e munizioni utilizzate dalle truppe dell’Afghan International Security Assistance Force. Un paio di settimane fa, il governo degli Stati Uniti ha approvato la consegna di elicotteri, missili e altri equipaggiamenti militari al Pakistan per 1 miliardo di dollari. In particolare, venderanno 15 elicotteri d’attacco Bell AH-1Z Viper con tutte le armi e le attrezzature necessarie al loro funzionamento, insieme a 356 missili AGM-114R Hellfire II. Questi sistemi saranno utilizzati per le operazioni antiterrorismo nel Nord Waziristan, nelle “zone tribali” e altre aree remote e montagnose del Pakistan. L’accordo dovrebbe concludersi nei prossimi cinque anni, dato che prevede la partecipazione di militari statunitensi nel supporto tecnico ed addestramento dei pakistani. Gli elicotteri in questione, AH-1Z (noto anche come Bell 449 SuperCobra) è l’ultima modifica di una ben nota famiglia di elicotteri da combattimento statunitensi, ma l’AH-1 Cobra è in produzione esclusivamente per l’US Marine Corps dal 2006. Nonostante il fatto che la Bell Helicopter abbia cercato di promuovere l’AH-1Z sul mercato internazionale, non è riuscita a ottenere alcun ordine. Pertanto il Pakistan sarà il primo cliente straniero che accetta di acquistarli. Le unità dell’esercito pakistano utilizzano da tempo i Bell AH-1 Cobra, 20 AH-1S furono forniti nel 1984-1986 e 32 AH-1F nel 2003-2010.
Così il Pakistan è diventato un’arena della lotta per l’influenza tra Washington e Pechino, proprio come il mercato di scontro tra commercianti di armi cinesi e statunitensi.

603315Valerij Kulikov, analista politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Giappone di fronte le sanzioni

Bakhtiar Usmonov New Eastern Outlook 25/04/2015C0B1BC58-9A11-4F5D-B387-6A65AF4A2AB4_mw1024_mh1024_s_cy7Un’espressione eloquente dice: ‘l’Oriente è una questione delicata’, e nel mondo contemporaneo è anche influente. Il Giappone, come tutti i Paesi del G-7 pilotati dal primattore, gli Stati Uniti, ha aderito alle sanzioni economiche contro la Russia per la situazione nel sud-est dell’Ucraina. I mass-media giapponesi un giorno urlano all’esercito russo che ‘agisce con impudenza’ nel Donbas e all’invasione illegale della Crimea, e il giorno dopo sulla natura puramente formale delle sanzioni di Tokyo, adottata esclusivamente in solidarietà con gli occidentali. In realtà, tutto questo casino sulle sanzioni mette il governo di S. Abe in una posizione piuttosto scomoda: da un lato non vuole danneggiare le relazioni con Mosca, migliorate negli ultimi due anni, e dall’altro deviare dalla strategia di Washington può portare a “cupe conseguenze”. Come dice il proverbio: ‘il miele è dolce, ma le api pungono’. Il mercato della Russia è un enorme spazio per molte merci giapponesi, e allo stesso tempo è possibile negoziare su gas e petrolio, tanto più che l’86% delle importazioni dalla Russia sono idrocarburi. Veramente, a fronte della maggiore influenza della Cina nei mari cinesi meridionale e orientale, Tokyo potrebbe facilmente esser contenta dalla posizione neutra della Russia verso Pechino. Ma l’amministrazione Obama ricorda al primo ministro giapponese con quale denaro l’economia del dopoguerra fu costruita e a chi il Giappone è debitore per la sua prosperità. Così ora, volente o nolente, deve giocare secondo le regole di qualcun altro. Lo scorso anno i giapponesi avrebbero detto una cosa e fatto qualcosa di assolutamente diverso. Ad esempio, al vertice del G-7 di Bruxelles, Abe invitò i colleghi europei a un dialogo costruttivo con Mosca, essendo uno dei principali attori internazionali. Lo scorso settembre i giapponesi, colpiti dalla bacchetta magica statunitense, saltavano a bordo delle nuove sanzioni contro Mosca. Nel frattempo i politici giapponesi, insieme ai rappresentanti della comunità imprenditoriale del Giappone, a loro allineati, continuavano ad affermare la buona volontà verso Mosca. A questo punto vorremmo dire qualcosa sulla situazione delle imprese giapponesi in relazione alle sanzioni economiche contro la Russia che, come potrebbe apparire a prima vista, danneggerebbero i loro interessi. Più di una volta gli affaristi giapponesi hanno sostenuto che le restrizioni del governo del loro Paese sono morbide. Ad esempio, il presidente del Comitato economico russo-giapponese, Vicepresidente della Federazione delle organizzazioni economiche giapponese (Nippon Keidanren), Norio Sasaki, ha detto più volte che le sanzioni non influenzano l’ambiente imprenditoriale. Inoltre, secondo i risultati di un sondaggio tra i membri della Federazione, il 57% degli uomini d’affari giapponesi già investe nell’economia della Russia, e il 20% lo contempla. In realtà, nel 2014 alcun progetto bilaterale di grandi dimensioni è stato avviato. Anche l’Hokkaido Bank, che prevedeva di coltivare soia nella regione dell’Amur dalla primavera 2015, improvvisamente ha deciso di prorogare, per un periodo indeterminato, la fase di valutazione dei rischi finanziari associato al progetto. Nel caso di accordi già in fase di realizzazione al momento delle sanzioni, la loro costruzione proseguiva e talvolta addirittura aveva successo, venendo indicato come esempio riuscito della fruttuosa cooperazione tra gli ambienti economici dei due Paesi. Tutto ciò difficilmente s’inserisce nel solido modello seguito dal governo giapponese, intensificatosi dalla seconda guerra mondiale, quando gli interessi politici prevalevano su quelli economici. Ecco perché non c’è ragione di aspettarsi un eccessivo business, che sarebbe in contrasto con la politica estera del Paese anche se morbida, come gli affaristi giapponesi continuano ad insistere. Un esempio evidente si distingue. Tokyo ha riconosciuto il progetto del ponte energetico Sakhalin – Hokkaido, che potrebbe soddisfare gran parte della domanda di energia elettrica del Giappone suscitata dalla chiusura di centrali elettronucleari e dal costoso deficit energetico.
Ma tornando alla teatralità dei giochi politici delle autorità giapponesi, nel settembre 2014, dopo la visita a Mosca dell’ex-primo ministro del Giappone Y. Mori Kyodo Tsushin, grande agenzia di informazioni giapponese, informava di punto in bianco il ritiro da parte del capo del governo giapponese dell’invito al Presidente della Russia, su richiesta di Washington. Per ammorbidire lo shock del discorso diretto, nel rapporto si diceva che Abe prevedeva d’incontrarsi con Putin a margine del vertice APEC a Pechino, nel novembre 2014. Inoltre, la possibilità di una visita ufficiale del leader russo in Giappone per la primavera 2015 rimaneva aperta. Ma chi ha lasciato aperta questa possibilità: Washington o Tokyo? Il vertice ha avuto luogo, i leader dei due Paesi si sono incontrati, discusso della situazione in Ucraina e raggiunto un accordo sulla visita, ma ‘a suo tempo’, come i mass media giapponesi hanno riferito. Al rientro, il primo ministro giapponese, durante l’incontro con il governatore dell’isola di Hokkaido, dichiarava l’intenzione di proseguire il dialogo con la parte russa sulla soluzione della controversia sui ‘Territori del Nord’, come le quattro isole meridionali delle Curili sono chiamate in Giappone. Tokyo fa del suo meglio per illustrarsi come attore indipendente sulla scena internazionale, in grado di risolvere da sé le questioni geopolitiche. Abe ha chiarito che la crisi ucraina ha un impatto negativo sul ‘compito chiave della sua premiership': la conclusione di un trattato di pace con la Russia. Ma il mondo è pronto ad accettare tale ‘indipendenza’ giapponese? La tragica storia del sequestro dei due giornalisti giapponesi a gennaio e la loro morte per mano dei terroristi SIIL, illustra drammaticamente che è ancora troppo presto per il Giappone illustrarsi in politica, dove tradizionalmente ha il ruolo di sorella minore degli Stati Uniti. Certo, l’ipotetica minaccia terroristica libera le autorità giapponesi nel rivedere il famigerato articolo 9 della Costituzione che vieta allo Stato di partecipare a missioni internazionali militari. Allo stesso tempo, anche con l’esercito ‘ufficiale’, Tokyo non potrà gestire da solo l’aggressione degli estremisti islamici che, come uno dei video-messaggi dei terroristi dice, si vendicheranno di qualcosa. Piaccia o no, ma il samurai deve rinfoderare la lama affilata dell’arroganza politica e tornare sotto l’ala di Washington. Così è chiaro che nel prossimo futuro non bisogna aspettarsi cambiamenti radicali nelle relazioni russo-giapponesi. Tokyo seguirà il corso scelto dagli Stati Uniti, a costo dei propri interessi, tenendo presente la minaccia che potrebbe sorgere deviando da tale corso. Guardando al futuro, possiamo dire che gli esperti discuteranno della possibile visita del leader russo in Giappone per molto tempo, ma affinché sia realmente possibile è necessario porre queste domande non a Tokyo, ma a Washington, dove sanno meglio cosa è un bene per la Terra del Sol Levante.Russia-to-japan-via-sakhalinBakhtiar Usmonov, Dottore in Scienze Politiche, politologo, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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