Sanzioni e nascita della nuova Russia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 25/06/2015csf978Voglio condividere le mie impressioni sulla recente visita a San Pietroburgo, dove sono stato invitato a parlare a una conferenza intitolata “Mai sprecare una buona crisi”. Il titolo è una versione del vecchio proverbio cinese: “Una crisi presenta anche opportunità”. Questo è ciò che appare oggi nella Federazione Russa e s’irradia dall’ampia distesa dell’Eurasia ad Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina. In mancanza di un termine migliore, chiamerò ciò che avviene Ordine del Nuovo Mondo, per differenziarlo dal Nuovo Ordine Mondiale dominato dagli Stati Uniti di George HW Bush, proclamato dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, in un discorso dell’11 settembre 1990 al Congresso degli Stati Uniti, dove disse “Oltre questi tempi difficili, il nostro… obiettivo, un Nuovo Ordine Mondiale, può emergere…” Oggi è chiaro che il Nuovo Ordine Mondiale di Bush era destinato a sfruttare senza scrupoli il disordine successivo alla fine dell’Unione Sovietica forgiando un mondo unipolare in cui un piccolo gruppo avrebbe dettato al mondo intero le sue condizioni. Il suo perseguimento è stato l’unico obiettivo della politica estera degli Stati Uniti e delle loro guerre e campagne terroristiche sotto tre presidenti degli Stati Uniti, nell’ultimo quarto di secolo dalla fine dell’Unione Sovietica. Ciò motiva la guerra civile istigata dagli USA in Ucraina, Siria, contro la Cina nel Mar Cinese orientale, e il sostegno occulto degli USA al SIIL. Si avanzano le sanzioni economiche statunitensi contro la Russia, a cui Washington ha costretto l’UE ad appoggiare, con grande danno per la sua economia. Ciò che ho visto non solo a San Pietroburgo, ma anche in altre recenti visite in Russia, è qualcosa che posso solo definire straordinario. Piuttosto che farsi terrorizzare da interminabili attacchi e sanzioni economiche e finanziarie lanciate contro di essa, la Russia e la sua dirigenza sono sempre più sicure di sé e, soprattutto, più autosufficienti e positivamente aggressive come mai prima. Alcuni esempi l’illustrano.

Leader negli alimenti biologici
I leader russi di oggi hanno capito che ciò che sotto il corrotto Eltsin era considerato una passività, l’agricoltura, è uno dei beni più grandi della Russia. Ho avuto occasione, nel contesto di questa edizione del San Petersburg International Economic Forum, di parlarne con il Viceministro dell’Agricoltura che mi ha detto che il governo ha preso la decisione strategica di usare le sanzioni “contro le sanzioni”, cioè vietare le importazioni di prodotti alimentari dall’Unione europea, per realizzare una produzione di alimenti naturali e biologici russi. Il Viceministro Sergej Levin mi ha detto che la Russia già oggi ha vietato ogni nuova commercializzazione di sementi OGM. Le sue osservazioni furono riprese dal Viceprimo ministro russo Arkadij Dvorkovich che annunciava che la Russia non userà organismi geneticamente modificati (OGM). Il ministro dell’Agricoltura russo Nikolaj Fjodorov ha promesso di fare della Russia un Paese senza OGM. In una riunione dei deputati rappresentanti le zone rurali ha dichiarato sugli OGM che il governo non “avvelenerà i cittadini”. Hanno capito che il ricco e fertile suolo russo, quando le esigenze della guerra fredda deviarono la produzione di sostanze chimiche per la difesa, in gran parte evitò il pesante uso di prodotti agrochimici che ha gravemente danneggiato i terreni agricoli degli Stati Uniti e di gran parte dell’Unione europea dal 1945, secondo i metodi agro-alimentari statunitensi che in modo meraviglioso aumentarono la resa dei raccolti, ma non la qualità nutrizionale del cibo prodotto. Qui è dove la Russia ha capito che può divenire un importante produttore mondiale di prodotti agricoli organici di qualità. I fertili terreni agricoli russi diventano ancora più strategici per le forniture alimentari mondiali, mentre le fertili terre nere dell’Ucraina vengono distrutte da guerra e caos.

La Russia come catalizzatore dell’energia
10952140 Ciò che era evidente nei miei colloqui e osservazioni a San Pietroburgo è la tremenda dinamica russa nel mutare l’ordine mondiale esistente. Le sanzioni spingono la Russia a fare cose molto buone. Gli sforzi di Washington sono ridicolmente inefficaci cercando di bloccare i capitali occidentali per le imprese russe, in particolare quelle energetiche, e la drammatica escalation delle provocazioni della NATO attorno la Russia hanno spinto a decisioni strategiche autonome o alla cooperazione con partner commerciali non NATO. La diversità di tali accordi commerciali strategici emersa a San Pietroburgo è impressionante. Andrew Korybko, giornalista e analista di Sputnik ha dettagliato alcuni dei più significativi accordi emersi nel forum russo. Korybko sottolinea che lungi dall’essere considerato a livello internazionale come uno Stato paria, “spezzando” le regole del gioco di Washington, la Russia calamita l’interesse internazionale come mai prima nella storia. Ciò è dimostrato dalla partecipazione al forum annuale di San Pietroburgo. Nonostante i grossi stupidi sforzi del dipartimento di Stato USA per scoraggiare la presenza a San Pietroburgo, quest’anno vi era un numero record di partecipanti, circa 10000, che in tre giorni di intense discussioni hanno firmato oltre 200 contratti da 5,4 miliardi dollari per nuovi accordi commerciali con la Russia, con decine di miliardi di nuovi accordi negoziati seriamente. L’affluenza è stata del 25% più alta rispetto all’anno prima, un record per il 19.mo forum nonostante i ripetuti sforzi di Washington e Bruxelles di demonizzare la Russia e Putin. Si invia un segnale chiaro ai governi della NATO che non considerano le sanzioni alla Russia un ostacolo all’ulteriore cooperazione con la Russia per sviluppare le vaste risorse di idrocarburi, da parte dell’inglese BP e dell’anglo-olandese Royal Dutch Shell, così come della tedesca E.ON, che hanno stipulato importanti nuovi accordi con la Russia a San Pietroburgo.
I colossi energetici Gazprom e Shell hanno firmato un memorandum per la costruzione di una terza linea per l’impianto di gas naturale liquefatto di Sakhalin sulla costa del Pacifico della Russia. Gazprom ha inoltre firmato un memorandum per la costruzione di un gasdotto dalla Russia alla Germania sul Mar Baltico con E.ON, Shell e la società energetica OMV di Vienna. L’accordo del Baltico prevede la costruzione di un nuovo gasdotto verso la Germania a fianco dell’attuale Nord Stream. Il nuovo progetto avrà una capacità di 55 miliardi di metri cubi l’anno, il doppio del volume del Nord Stream. Nonostante i rapporti tesi tra Mosca e Bruxelles, l’Europa avrà bisogno di più gas nel prossimo futuro e la Russia è l’unico Paese che può soddisfare la domanda ad un prezzo competitivo. “Considerando il declino dell’estrazione locale di gas in Europa e l’aumento della domanda, le imprese europee devono sviluppare nuove infrastrutture per garantire l’approvvigionamento di gas russo a i consumatori europei“, ha detto Gazprom in un comunicato. Dopo lo stupido tentativo di Bruxelles di sabotare ulteriori forniture di gas Gazprom-UE, generando da parte dei governi dell’UE il caos incontrollato in Ucraina, una quota importante delle forniture via gasdotto all’UE dalla Russia minaccia di ridursi. In conseguenza alle pressioni dell’UE su Bulgaria e altri Paesi dell’UE, lo scorso dicembre, nei colloqui con il presidente turco Erdogan ad Ankara, il presidente russo Vladimir Putin annunciava, scioccando Bruxelles, che South Stream, un progetto da 45 miliardi di dollari per inviare gas naturale russo via gasdotto sottomarino nel Mar Nero in Bulgaria e nei mercati dei Balcani e del sud Europa, era morto. Invece Putin annunciava colloqui con Erdogan per creare ciò che oggi è chiamato Turkish Stream, un gasdotto che porterà il gas russo attraverso la Turchia direttamente ai confini della Grecia. Il percorso successivo ai Paesi dell’UE dipenderà dalle decisioni dell’UE. In particolare in tale contesto, durante i colloqui a San Pietroburgo tra il primo ministro greco Alexis Tsipras e funzionari russi, tra cui Putin e ministri dell’Energia russo e greco, la Grecia ha firmato un memorandum per portare il gas russo dal gasdotto Turkish Stream al membro dell’UE (almeno per ora) Grecia. Grecia e Russia hanno firmato il memorandum per il progetto che Tsipras ha descritto come “Greek Stream“. Allo stesso convegno, il presidente della Republika Srpska Milorad Dodik ha rivelato che “la Serbia senza dubbio parteciperà al Turkish Stream”. Non erano gli unici accordi energetici raggiunti a San Pietroburgo. Gazprom e la società francese del gas Engie hanno discusso la necessità di nuove vie di forniture di gas all’Europa. E il gigante petrolifero russo Rosneft ha firmato un accordo con la compagnia petrolifera e gasifera inglese BP che ha acquistato il 20 per cento della Taas-Jurjakh Neftegazodobicha nella Siberia orientale, creando una nuova joint venture energetica anglo-russa. Per coloro che in occidente affermano, come i neo-con del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, della Casa Bianca di Obama o dell’ufficio del segretario alla Difesa “Ash” Carter, che Putin pone furtivamente le basi per la ricostruzione l’Unione Sovietica, che non vi è alcuna base del genere, e che è chiaro che più l’economia della Russia dipende da cooperazione e rispetto reciproco con i Paesi UE, più assurde tali accuse appaiono.

L’accordo a sorpresa con i sauditi
Come se scala e diversità di questi nuovi accordi non fossero sufficienti, gli accordi della Russia di Putin con i massimi rappresentanti di Arabia Saudita e dell’India sottolineano il ruolo di avanguardia che la Russia svolge sempre più nel creare un Nuovo Mondo dall’ordine multipolare. Uno degli sviluppi più geopoliticamente affascinanti del forum di San Pietroburgo è stata la comparsa del principe saudita Muhamad bin Salman, ministro della Difesa e figlio del re Salman. Il principe bin Salman e Putin hanno tenuto una conferenza stampa congiunta durante il St. Petersburg International Economic Forum, dove Putin ha annunciato di aver invitato il re saudita Salman a visitare la Russia, e di aver accettato l’invito a visitare l’Arabia Saudita. Inoltre, i due hanno discusso dell’acquisto saudita di tecnologia russa nucleare. Il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr ha detto a RT che l’Arabia Saudita ha intenzione di utilizzare l’esperienza della Russia per costruire 16 reattori elettronucleari. Russia e Arabia Saudita firmarono un accordo intergovernativo sulla cooperazione per l’uso pacifico dell’energia nucleare. Secondo l’agenzia per l’energia atomica russa Rosatom, per la prima volta nella storia delle relazioni russo-saudite si crea un quadro giuridico per la cooperazione bilaterale nel campo dell’energia nucleare, aprendo prospettive di cooperazione nella costruzione e gestione di reattori, ciclo del combustibile nucleare, nonché istruzione e formazione. Il presidente russo Putin e il principe saudita hanno discusso la possibile cooperazione nel commercio di armi. Hm. Finora l’Arabia Saudita è il primo cliente degli armamenti di Stati Uniti e Gran Bretagna. Non c’è dubbio che il 9 maggio, la sfilata a Mosca dei sistemi d’arma russi più avanzati abbia catturato l’attenzione del principe bin Salman. Riferendosi ai colloqui tra bin Salman e Putin su possibili acquisti di sistemi d’arma russi dall’Arabia Saudita, il ministro degli Esteri al-Jubayr ha dichiarato: “La questione (di acquistare armi) viene considerata dagli esperti militari dei nostri Paesi. Ma voglio sottolineare che nulla c’impedisce di acquistare sistemi di difesa russi, proprio come nulla impedisce alla Russia di venderli all’Arabia Saudita“. Possiamo immaginare come questa affermazione abbia preoccupato Washington e Londra e il quartier generale di Bruxelles della NATO, su quanto deciso dall’incontro del 1945 tra il presidente statunitense Roosevelt e il re saudita Ibn Saud per garantire i diritti esclusivi alle major petrolifere statunitensi nel sviluppare gli enormi giacimenti di petrolio del regno saudita, facendo di Riad uno Stato vassallo degli Stati Uniti.
Altri accordi nel contesto dell’ultimo Forum economico internazionale di San Pietroburgo sono troppo numerosi da dettagliare. Riguardano India, Myanmar e numerosi altri Paesi. In breve, San Pietroburgo ha dimostrato al mondo il fallimento totale della politica degli Stati Uniti nel cercare di isolare e demonizzare la Russia di Vladimir Putin. Perseguendo la strategia di pacifici accordi economici e commerciali con gli alleati della Shanghai Cooperation Organization, soprattutto con la Cina, di accordi con i Paesi BRICS come India, Brasile, Sudafrica e Cina e nell’ambito dell’Unione economica eurasiatica, la Russia emerge quale avanguardia dell’Ordine del Nuovo Mondo, in cui il rispetto di confini nazionali e sovranità nazionale è ancora la pietra angolare. Parafrasando il testo del grande cantante country statunitense Carl Perkins, la Russia dice a Washington, “Puoi abbattermi, calpestarmi, calunniarmi dappertutto. Ttutto ciò che vuoi, ma uh uh, bello, lascia in pace il mio diritto sovrano ad esistere e prosperare in pace con i miei vicini“. Il Nuovo Ordine Mondiale di Bush si sgretola sotto i nostri occhi mentre la Russia dà vita all’Ordine del Nuovo Mondo. E’ affascinante e molto bello da vedere.CDH1iCRWYAApHyl_risultatoF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Da Slavjansk a Minsk

Rostislav Ishenko Fort Russ 23 giugno 2015SONY DSCIl periodo tra il primo assalto a Slavjansk e Minsk I non è stato solo il più difficile per RPD e RPL, ma ha anche consolidato la concezioni dei cosiddetti “militaristi” e “operatori di pace”. Li metto tra virgolette di proposito, perché entrambi abbastanza vaghi. Se si guardano le attività dei media, si vedrà che la stragrande maggioranza degli esperti e politici sottolinea l’inevitabilità della risoluzione della questione ucraina con mezzi militari. In altre parole, non vi sono differenze di opinione quando si tratta di valutare la situazione. Non ci sono forze politiche serie (l’opposizione liberale è del tutto emarginata) che chiedono la pace a qualsiasi prezzo. Il disaccordo reale tra “costruttori di pace” e “militaristi” non è se combattere. È stupido discutere sull’appropriatezza della guerra in corso, ma come combatterla. Se fosse valsa la pena utilizzare l’esercito russo nelle prime fasi della crisi in Ucraina per rovesciare la dittatura nazista non-ancora-trinceratasi. I “militaristi” dicono di sì. E sarei incondizionatamente d’accordo con loro se si trattasse solo del conflitto tra Russia e Ucraina. E’ veramente innaturale vedere un regime nazista formasi accanto, un regime che ha già dichiarato l’obiettivo di distruggere il vostro Paese e la vostra nazione, e non fare nulla. Non è un segreto che le autorità ucraine abbiano organizzato così tante provocazioni nei primi mesi del 2014, che si sarebbero potuto legittimamente lanciare dieci guerre. Il trasferimento della Crimea alla giurisdizione russa richiede, come minimo, richiede la ricostruzione dello Stato ucraino. L’attuale Ucraina considererà sempre la Crimea come sua proprietà e, dal punto di vista del diritto internazionale (e non dei patriottardi russi), la questione non sarà mai chiusa definitivamente. Pertanto lo Stato ucraino va distrutto, in un modo o nell’altro. Posso citare una lista infinita di argomenti a favore dell’invasione già nel febbraio del 2014. Ma perché? La leadership russa, a giudicare dai risultati ottenuti negli ultimi 15 anni, è invece più intelligente dei blogger isterici e ha una visione migliore di ciò che accade di coloro che ricevono soffiate dal governo senza nemmeno comprendere che tali informazioni in “esclusive” sono semplicemente disinformazione. Se anche i patriottardi capiscono l’inevitabilità del coinvolgimento della Russia nel conflitto a un certo momento, è bizzarro supporre che il Cremlino non lo veda o lo sottovaluti. Se si guarda al lavoro dai media statali russi, si vedrà che hanno reindirizzato l’opinione pubblica negli ultimi 18 mesi secondo l’opinione più diffusa, da “non ci serve. Gli ucraini la capiranno da soli” ad “arriveremo a Parigi, se necessario”. Non si guida una campagna d’informazione di questo tipo per puro divertimento. Non si cambia l’immagine degli Stati Uniti da “amico tremendo” a “nemico comico” per caso. Tuttavia, le forze che occupano posizioni minacciose alla frontiera non apparvero in Ucraina. Non si presentarono a dispetto del permesso del Consiglio della Federazione e della richiesta di Janukovch, legittima in quel momento. Inoltre, tali permessi non vengono rilasciati per capriccio, e tali richieste non sono fatte con leggerezza. Invece dell’esercito abbiamo avuto Minsk. E il gioco è diventato lungo. Perché dunque la Russia si prepara alla guerra, ma non l’inizia?
Perché ai “militaristi” dalla corta visione e con l’ossessione per l’Ucraina gli impedisce di capire che la guerra globale tra Russia e Stati Uniti non distruggerebbe Kiev e Donbas, ma il futuro dell’umanità. Anche il nostro. Si tratta di un conflitto globale e sistemico. Il vecchio e terminale mondo statunitense combatte per prolungare la propria agonia. Quel mondo non sopravviverà. La sua vittoria significa semplicemente rimandarne la morte. Ma anche morendo, quel mondo può infliggere danni letali al nuovo mondo che nasce sotto i nostri occhi e con la nostra partecipazione. Affinché il nuovo mondo, dove l’egemonia unilaterale degli Stati Uniti o qualcosa del genere non sarà possibile, la Russia deve concludere il confronto con gli Stati Uniti su posizioni di forza, conservando o addirittura aumentato la potenza, piuttosto che subire l’attrito del conflitto. Solo l’esistenza di una Russia forte e autorevole, che non pretende il titolo di potenza egemone assoluta, ma che può sconfiggere chiunque cerchi di occupare il trono vacante degli Stati Uniti, garantisce che le vittime che l’umanità ha subito nell’ultimo conflitto della vecchia era non siano vane, ricevendo un meraviglioso nuovo mondo e non la riedizione di quello vecchio. Solo in questo caso le lacrime dei figli del Donbas, ma anche di Damasco, Baghdad e Belgrado, non saranno state versate invano. Se guardiamo la situazione da questa posizione, vedremo che gli Stati Uniti preparavano la classica trappola per la Russia in Ucraina. Hanno deliberatamente portato al potere un regime non solo russofobo (Jushenko era più russofobo di Poroshenko), ma feroce. Non a caso hanno dato al regime carta bianca con il massacro di Odessa, la soppressione degli attivisti a Dnepropetrovsk, Kharkov, Zaporozhe, gli omicidi politici a Kiev, le camere di tortura di Fazione destra, e altri eccessi nazisti. Hanno creato una situazione in cui la leadership russa non poteva non intervenire. Era necessario intervenire su pressione dell’opinione pubblica russa. L’esercito sarebbe entrato in Ucraina, dopo di che la Russia avrebbe avuto Vietnam e Cecenia combinate. Prima di tutto i militari ucraini sono chiaramente totalmente incapaci, e la resistenza anemica sarebbe durata giorni o addirittura ore. Ma i volontari nazisti e decine di migliaia di sempliciotti avrebbero “difeso la patria” contro “l’aggressione russa” nel Donbas, o raccolto denaro per le esigenze dell’esercito, dal cibo alle uniformi e armi, o anche diffuso disinformazione che non sarebbe facilmente scomparsa. Alcuni di loro sarebbero diventati partigiani, altri sabotatori, altri ancora avrebbero semplicemente odiato il nuovo governo. La Russia sarebbe stata bloccata su un territorio in bancarotta con 40 milioni di poveri ostili o sleali. Avrebbe consumato le risorse russe, che non sono di gomma. In secondo luogo, gli Stati Uniti avrebbero consolidato l’Europa su una linea antirussa più velocemente e con maggiore decisione. Le forze politiche che attualmente occupano posizioni filo-russe sarebbero state semplicemente zittite dicendo che l’infido e armatissimo orso aveva attaccato i pacifici democratici coniglietti giallo-blu. Sarebbe stata la fine del discorso. L’Europa deve difendere i propri valori. E’ del tutto possibile che avremmo visto la versione europea del maccartismo. Le sanzioni sarebbero state attuate immediatamente e totalmente e avrebbero colpito un’economia russa gravemente impreparata. L’Ucraina occidentale, con l’ausilio di “volontari” europei, istruttori statunitensi, armi della NATO e altre prelibatezze, sarebbe diventata l’equivalente del Donbas per la Russia, una piccola guerra di attrito che non può essere vinta e che può durare decenni. L’esercito sarebbe stato legato alla necessità di controllare l’Ucraina e di sopprimere il banderismo, l’economia sarebbe stata in crisi. Il popolo avrebbe chiesto alle autorità di spiegare “a cosa ci è servito?” e la società sarebbe entrata nel vortice della destabilizzazione. E i “militaristi” se ne sarebbero lavati le mani, criticando il Cremlino per incompetenza e, in solidarietà con i liberali, avrebbero detto che non avrebbero mai permesso una simile catastrofe. In terzo luogo, gli alleati della Russia in Eurasia, BRICS, Organizzazione di Shanghai, ecc, che già non guardano la leadership di Mosca con approvazione avrebbero sospettato un tentativo di “resuscitare l’URSS” o di sostituire gli USA per dettare la propria volontà al mondo, e avrebbero abbandonato tutti i programmi comuni. Alcuni avrebbero pensato che se l’esercito può essere inviato in Ucraina, può essere inviato anche altrove. Altri ancora, più intelligentemente, sarebbero giunti alla conclusione che non era saggio legarsi a un Paese che non prevede le conseguenze delle proprie azioni. Così, invece di tutto ciò abbiamo avuto Minsk. Cosa ha fatto la Russia per averlo?
_74727052_ukraine_donetsk_luhansk_referendum_624 Prima di tutto, da Slavjansk a Minsk, i cittadini russi che diressero la rivolta e che, come Portos, combattevano per combattere, furono sostituiti da controllati abitanti locali. La leadership di RPL/RPD divenne presentabile. Potevano presentarsi senza sentirsi chiedere: “Perché la rivolta nazionale in Ucraina è guidata da cittadini russi?” L’anarchia incontrollabile del tutto imprevedibile fu trasformata in normale struttura organizzativa. I “comandanti” sul campo che combattevano senza supporto logistico e che ritenevano che i “civili” fossero un fardello, sono divenuti ufficiali degli eserciti di RPL RPD. Strutture amministrative civili normali furono create tra Minsk 1 e 2. Il banditismo e i furti sventati. Una parvenza di sistema finanziario ed economia delle repubbliche fu instaurata. In generale, le strutture hanno permesso una vita normale (anche se sotto tiro). Le repubbliche non sarebbero sopravvissute senza questi cambiamenti impercettibili ma fondamentali. Le “oche selvatiche” non sarebbero sopravvissute senza il sostegno popolare, e la popolazione ha rapidamente smesso di sostenere coloro che combattono per tornaconto personale nel territorio in cui vive la popolazione, e che non si preoccupano di come la popolazione debba sopravvivere. Inoltre, la Russia ha costretto Kiev, scalciando e urlando, a sedersi con gli insorti, quindi de-facto riconoscendoli come partito legittimo nei negoziati. Poi Merkel e Hollande apparvero nello stesso tavolo nella seconda fase. Mosca ottiene ciò che richiedeva l’accordo di associazione con l’Ucraina, il dialogo diretto con l’Europa sull’Ucraina. Ora, con il gruppo Karasin-Nuland, vi è anche una piattaforma per il dialogo diretto con gli Stati Uniti. Tutto ciò che Washington ha cercato di evitare per 18 mesi, è accaduto. Gli Stati Uniti, contro i propri desideri, hanno riconosciuto il loro coinvolgimento nella crisi ucraina (la versione ufficiale precedente parlava di lotta al regime corrotto del popolo ucraino). Ora Washington e Bruxelles sono responsabili dello svilupparsi della situazione politica e giuridica. E’ impossibile pretendere che la Russia tiranneggi i deboli, mentre gli Stati Uniti non ne siano coinvolti. Poroshenko, che ha chiesto negoziati diretti con Putin, si trova ora nella stessa sala d’attesa con Zakharchenko e Plotnitskij, in attesa di vedere ciò che le vere parti in conflitto decidono. In terzo luogo, mentre la guerra continua e continuano i negoziati a Minsk, vi è la crescente delusione dei politici ucraini, che promettendo vita facile hanno portato la guerra invece, verso l’Europa che non li aiuta, e gli Stati Uniti che non li salvano. Il processo può essere lento, ma continua. Proprio come l’acutizzarsi delle contraddizioni nel regime. I ragni nel vaso iniziano a mangiarsi l’un l’altro. Ciò significa che quando l’Ucraina si sarà liberata del regime nazista, solo gruppi marginali della popolazione continueranno a rifiutare la Russia (nazisti, intellighenzia liberale e i burocrati che perdono il posto con lo svanire dello Stato, per esempio gli agenti di MVD e SBU, neo-banderisti e gli ideatori della nuova storia ucraina). Gli altri, delusi dalla scelta europea, non avranno altra alternativa che rivolgersi a Mosca; si deve vivere in qualche modo.
Idealmente, in caso di piena attuazione, il piano degli “operatori di pace” otterrebbe tutto questo senza perdite e battaglie, ma dopo. L’Ucraina federata con una nuova costituzione e ampie autonomie non solo riconoscerà la Crimea come parte della Russia (la Crimea non sarà menzionata come territorio ucraino nella nuova costituzione), ma a poco a poco s’integrerà nelle Unione Eurasiatica e Unione doganale. Semplicemente non avrà altro posto dove andare. Né Stati Uniti, né Unione europea sostengono l’Ucraina. Quel piano era fattibile? No. Alcun piano ideale potrà mai essere attuato completamente. Va già bene se si arriva a metà. Gli Stati Uniti volevano trascinare la Russia in un conflitto e fare dell’Ucraina un Vietnam. Pertanto Kiev non era assolutamente disposta a negoziare ed ha aggredito il Donbas prima ancora di avere il pieno controllo dell’esercito. Di conseguenza, Minsk è una piattaforma per le manovre di Mosca e Washington per creare un Vietnam e indicare l’aggressore alla comunità internazionale. Finora la Russia ne è uscita al meglio da tali manovre. Ma le manovre finiscono. C’era una situazione unica la scorsa settimana, quando l’amministrazione Obama ha mostrato interesse per la soluzione pacifica del conflitto. E’ comprensibile. Deve lasciare l’Ucraina entro il 2016 senza perdere la faccia, altrimenti i democratici non potrebbero neanche partecipare alle elezioni. Il GOP li farebbe a brandelli per “indecisione”. Il regime di Kiev, nonostante i patriottardi che urlano sulla crescente forza delle FAU, è sempre più debole, come accadrebbe a qualsiasi regime che istiga la guerra civile in un Paese in bancarotta. La vecchia Europa, anche se non ha il coraggio di lasciare l’ombrello statunitense, non è contenta delle perdite connesse alla necessità di dimostrare “solidarietà atlantica”. L’UE vuole voltare pagina. La situazione generale in e intorno l’Ucraina è sempre più fuori dal controllo degli Stati Uniti. Obama cerca di preservare, attraverso il compromesso, la possibilità di giocare sul tavolo ucraino in futuro. La leadership della Russia potrebbe aiutarlo. Il Cremlino batte costantemente la Casa Bianca, e l’adesione dell’Ucraina ai programmi d’integrazione della Russia non è più questione di principio come un paio di anni fa. Si possono attendere con calma gli eventi, dopo tutto Kiev non ha nessuno a cui rivolgersi; l’UE non vuole ammetterlo, ma non darà soldi e l’economia è già distrutta. Tutto ciò che rimane è inchinarsi alla Russia. Ciò le consentirà di risparmiare l’Ucraina anche perché non ha bisogno di una zona con 40 milioni di poveri ed instabile ai suoi confini. Tanto più che i cittadini ucraini, indistinguibili da quelli russi, diffonderebbero l’instabilità in Russia. Ma sono assolutamente certo che lo scenario di pace, sebbene avvantaggi gli interessi a lungo termine russi e statunitensi, non passerà. I “falchi” di Washington sono troppo forti. I due partiti perseguono una campagna basata sul rafforzamento delle sanzioni contro la Russia. L’ammissione del fallimento in Ucraina (quale sarebbe l’assenso degli Stati Uniti al compromesso) porrebbe fine anche a molte carriere promettenti nella CIA e dipartimento di Stato. I politici di Kiev non possono cambiare la propaganda, rinunciare alla guerra e raggiungere un accordo con il Donbas. Perché allora diverrebbero nemici non solo degli antifascisti, ma anche dei fascisti. Per cosa si combatte se avranno un’eventuale accordo alle condizioni proposte prima della guerra? I nazisti convinti dei battaglioni di volontari, e la parte motivata dell’esercito per cui la guerra è una questione di principio, potrebbero non perdonare tale “tradimento”. E’ una cosa quando un esercito demoralizzato e sconfitto si arrende. Qualcos’altro quando gli ufficiali ritengono che i politici hanno “rubato” la vittoria. In altre parole, tutto fa pensare che, nonostante una certa riduzione delle tensioni con i negoziati, una grande guerra in Ucraina sia inevitabile e una provocazione finalizzata a scatenarla sia già stata elaborata dagli Stati Uniti. Anche se non possono attuare il loro piano di pace ideale, gli “operatori di pace” hanno ottenuto un risultato eccezionale considerando le condizioni di partenza per una campagna militare. La Russia non è diventata l'”aggressore” per la maggior parte del pianeta. La situazione in Ucraina è in stallo dal punto di vista occidentale, e non può essere risolta senza la Russia, il che significa che la Russia non avrà fretta. Il prestigio internazionale della leadership russa è cresciuto, contrariamente a quanto dicono i patriottardi. Anche l’Egitto ha deciso di condurre esercitazioni congiunte con la nostra Marina nel Mediterraneo. L’Egitto, che dalla metà degli anni ’70 era sotto il pieno controllo degli Stati Uniti. Non è nemmeno un gesto, ma la campana che suona a morto per l’influenza di Washington in Medio Oriente.
E chi teme che, a causa dell’invasione “ritardata”, la propaganda nazista a Kiev crei milioni di zombie che odieranno la Russia per generazioni, vorrei ricordare che la maggior parte di coloro che combattono contro i russi del Donbas, creando l’attuale Ucraina russofoba, crebbero e si politicizzarono con la propaganda comunista che operò costantemente ed efficacemente per 74 anni. Ciò che appresero era completamente diverso da quello che fanno oggi.

Federal_States_of_New_Russia_in_Ukraine_(Envisaged)Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra al terrorismo dell’India arriva nel Myanmar

Andrew Korybko The Saker 22 giugno 2015myanmar-map2L’India ha condotto un’operazione delle forze speciali contro i terroristi in Myanmar responsabili di un recente attentato. Mostrando rinnovata risoluzione nella lotta a ogni forma di terrorismo, l’India ha recentemente lanciato un’operazione chirurgica contro i terroristi in Myanmar, uccidendone più di 100. L’operazione è stata la risposta ad un agguato all’inizio del mese che uccise 18 soldati nello Stato nord-orientale di Manipur. Quest’angolo del Paese è da tempo focolaio di separatismo e terrorismo, e i vari gruppi combattenti attivi nella zona hanno approfittato dei mali interni dei loro vicini per sfruttarli come basi operative. In realtà c’è un’alleanza implicita tra essi ed i ribelli nel Myanmar, essendo i gruppi antindiani incapaci di utilizzare il territorio delle controparti senza il loro consenso. L’India cerca attivamente di espandere l’influenza nel sud-est asiatico attraverso la rinvigorita politica ad Oriente, ma non può procedere correttamente finché il nord-est sarà pacificato e il Myanmar stabilizzato. Ironia della sorte, prendendo di mira i terroristi in Myanmar, l’India potrebbe involontariamente perpetuare il ciclo infinito della destabilizzazione che cerca di evitare.

L’ombrello del separatismo
Il Consiglio Nazionale Socialista del Nagaland-Khaplang (NSCN-K) è responsabile dell’attacco a sorpresa a Manipur, ma in realtà fa parte di un’organizzazione ombrello terroristica più grande e recente chiamata Fronte unito di liberazione dell’Ovest del Sud-Est Asiatico (UNLFW). Tale gruppo riunisce tre dei più pericolosi movimenti separatisti del Nordest dell’India, il Fronte Nazionale di Liberazione dell’Assam (Alptransit), il Fronte Democratico Nazionale di Bodoland (NDFB) e il gruppo Naga appena citato, ognuno dei quali vuole ritagliarsi con la violenza la propria nazione-Stato indipendente dalla Repubblica dell’India, che perciò sono classificati gruppi terroristici da Nuova Delhi. SS Khaplang, fondatore del NSCN-K, sarebbe a capo della UNLFW ed è presumibilmente sua l’idea di creare l’organizzazione (la terza di tale tipo). Quest’unione dei terroristi separatisti è eccezionalmente pericolosa per l’India, in quanto dimostra che gruppi diversi (alcuni dei quali hanno rivendicazioni territoriali sovrapposte, come nel caso dell’Assam e del Bodo) possono mettere da parte i loro conflitti e collaborare per raggiungere il grande obiettivo del separatismo via terrorismo. La risposta militare di Nuova Delhi all’UNLFW dimostra che comprende la minaccia del nesso tra movimenti separatisti-terroristi unificati, santuari nelle regioni di confine ingovernabili e organizzazioni ribelli alleate estere verso sovranità e sicurezza ma, soprattutto, dimostra anche come l’India riorienti seriamente l’attenzione strategica verso il sud-est asiatico.

Più ASEAN, meno Pakistan
11_bcim_logo Finora la dottrina della sicurezza dell’India era dominata dal Pakistan, ma le ultime mosse militari in Myanmar indicano un cambiamento strategico. Naturalmente Islamabad rimarrà principale preoccupazione per la sicurezza di New Delhi, ma con Pakistan e India che dovrebbero aderire alla SCO il mese prossimo, ci si aspetta che una sorta di ‘pace fredda’ sia finalmente conclusa tra essi. Questo nonostante il ministro della Difesa indiano abbia lasciato intendere che l’operazione in Myanmar potrebbe essere ripetuta contro i terroristi in Pakistan, in futuro, e il ministro degli Interni pakistano abbia risposto con forza che “il Pakistan non è il Myanmar”. Tali dichiarazioni dovrebbero essere viste come nient’altro che pose di entrambe le parti, essendo estremamente improbabile che rischino una guerra convenzionale (e forse nucleare) in questo momento. La ragione principale di ciò è il fattore cinese, dato che Pechino vuole salvaguardare il progetto di corridoio economico Pakistan-Cina da 46 miliardi di dollari, mentre New Delhi vuole concentrare l’attenzione strategica competendo con la Cina nel cortile di casa del Sud-Est asiatico (risposta simmetrica alla ‘collana di perle’ della Cina nell’Oceano Indiano). Nel prossimo quadro della SCO allargata, la Russia potrà frenare l’India nei confronti del Pakistan, mentre la Cina potrà fare lo stesso con il Pakistan verso l’India, mitigando la tensione tra i due antagonisti dell’Asia meridionale e consentendo di concentrarsi sulle rispettive visioni economiche (integrazione pakistana con la Cina, integrazione indiana con l’ASEAN) invece che sulla reciproca distruzione assicurata. L’India ha appena aggiornato la politica Volta ad Oriente con l’Atto ad Est, incarnando l’impegno costante ad espandere le partnership a pieno spettro in quella direzione. Mentre l’inaugurazione del corridoio commerciale BCIM tra Bangladesh, Cina, India e Myanmar è il migliore degli scenari, sembra più probabile che l’India cerchi d’escludere la Cina da questo formato e di gestire le relazioni commerciali bilaterali con gli altri due membri. La visita di Modi nel Bangladesh è volta essenzialmente a rafforzare la posizione di Nuova Delhi assicurando e sviluppando il Nordest. Nel Myanmar, l’India vuole usarne il territorio come ponte di collegamento con il resto dell’ASEAN, cercando di costruire un’autostrada dal nord-est dell’India alla Thailandia collegandone più strettamente la gigantesca economia con il dinamico blocco commerciale. Per adempiere a questa visione, però, l’India deve assicurarsi il nord-est e stabilizzare il Myanmar, ma potrebbe involontariamente aggravare le difficoltà di quest’ultimo con l’intervento unilaterale per adempiere al primo passo.

Suscitare un vespaio
L’India rivendica l’operazione condotta in Myanmar, con fonti contrastanti sul fatto se Naypyidaw ne fosse stato informato prima o dopo, ma la controparte sostiene che tale missione non ha mai avuto luogo nel Paese, ma invece nella regione di confine indiana. Non importa quale sia la realtà, le dichiarazioni del Myanmar indicano che cerca di rispettare scrupolosamente la tregua tenue per mantiene il Paese relativamente stabile fino alle elezioni generali di novembre, e il NSCN-K è uno dei molti firmatari di tale accordo. Mentre Naypyidaw ha serio interesse a sradicare le forze ribelli (ha lottato per oltre 60 anni proprio per questo), è riluttante ad agitare le acque e rischiare la ripresa della guerra civile in un momento decisivo, e solo per il gusto di soddisfare l’India eliminandone uno dei nemici che, va sottolineato, è firmatario della tregua che preserva una pace molto fragile. La paura del Myanmar è che il NSCN-K possa usare la sua rete di alleanze ribelli nel Paese per difendersi contro qualsiasi attacco dal governo, in quanto non solo i passi militari violerebbero il cessate il fuoco, ma anche gli altri gruppi ribelli presenti nella zona avrebbero da perdervi se Naypyidaw imponesse il controllo sulla regione (magari con il supporto indiano). Dal punto di vista indiano, il NSCN-K potrebbe attivare la rete terroristica nel nordest intraprendendo una prolungata campagna terroristica etnocentrica il cui effetto sarebbe arrestare la svolta di New Delhi verso l’ASEAN, coinvolgendola in una guerra civile. Così l’India è impantanata da un Comma 22 strategico, per cui la sua politica dell’Atto ad Est impone l’obbligo di assicurarsi il nord-est e stabilizzare il Myanmar, ma compiere il primo passo danneggia il secondo, negando le eventuali realizzazioni precedenti attraverso la prevedibile esplosione di violenze e flussi di rifugiati. Nuova Delhi punta affinché niente di tutto questo emerga, ma date le circostanze, è una scommessa rischiosa, non importa quanto sia legittimo il diritto dell’India di rispondere al terrorismo.

eastindiaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia e il Nuovo Ordine Mondiale

Andrej Fursov Russie Sujet Geopolitique 22 Giugno 2015

Nel giugno 2015 il sito di Svobodnaja Pressa ha pubblicato un articolo riportato sui siti del Club d’Izborsk e dell‘autore, con il titolo “Il G7 può abbandonare i piani”, contenente un’intervista allo storico e politologo Andrej Fursov. Partendo dall’ultimo vertice del G7 e da premesse storiche, Fursov traccia le prospettive dell’attuazione del nuovo ordine mondiale, come possono ragionevolmente essere viste oggi.Andrey_Fursov_(2)L’ultimo vertice del G7 in Baviera ha dimostrato l’ampliarsi del divario tra Russia e occidente. Mentre alcuni si agitano, altri vi vedono delle opportunità.
Comunque, un nuovo ordine mondiale emerge alla fine di una guerra mondiale. Il sistema di relazioni internazionali chiamato “di Westfalia” apparve dopo la Guerra dei Trent’anni. Il sistema viennese fu introdotto dopo le guerre napoleoniche, quello di Versailles dopo la prima guerra mondiale e di Jalta alla fine della seconda. D’altra parte, l’era delle guerra mondiali avutesi nel ventesimo secolo è finita. Ciò non vuol dire che le guerre mondiali saranno impossibili. Ma piuttosto adotteranno una forma simile a quella della Guerra dei Trent’anni, cioè giustapposizione di conflitti locali influenzata dalla presenza di armi nucleari, biologiche, chimiche ed altre.

Un nuovo ordine mondiale potrà emergere con mezzi pacifici?
Naturalmente è concepibile. Ma la storia dimostra che una volta che un nuovo concorrente all’egemonia, o la creazione di un ordine mondiale alternativo, guadagna forza, l’egemone cerca di soffocarlo. Penso che la questione sia aperta. Ma in ogni caso la Russia dovrebbe almeno contribuire attivamente a creare un mondo multipolare. Tale mondo sta nascendo, ma ne va massimizzato lo sviluppo. Se questo è ciò che vuole la Russia, allora deve conformare la propria politica interna a quella internazionale. E’ impossibile avere sulla scena internazionale una politica che ricorda la grande potenza, e tuttavia continuare ad imporre riforme liberali e impopolari nell’economia, assistenza sanitaria, istruzione, ecc. Una politica da grande potenza e la resistenza all’occidente presuppongono il sostegno massiccio della popolazione, non di una manciata di oligarchi. Le riforme economiche che minano la situazione della popolazione ovviamente indeboliscono questo supporto.

Perché si pensa al nuovo ordine mondiale ora che le circostanze l’impongono?
Alla guida della Russia ci sono due gruppi. Uno desidera “fare i conti” con l’occidente, ritornando alle relazioni dell’era Eltsin. Il secondo gruppo ha una diversa attenzione, capendo che non potrà tornare alle condizioni prevalenti prima della crisi ucraina. L’occidente ritiene che la Russia sia impegnata a riprendersi e a riacquistare la sovranità. La crisi in Ucraina è ovviamente la risposta a questa ripresa della Russia. George Friedman, fondatore e primo direttore di Stratfor, società privata d’intelligence, ha detto qualche anno fa che nessun presidente degli Stati Uniti permetterà l’avanzata della potenza della Russia. Così Mosca ha visto apparire subito alle sue frontiere la crisi ucraina. Friedman aveva ragione. Non sarà possibile trovare una soluzione alla situazione attuale come nel 2008-2010. La possibile alternativa si riduce tra conflitto permanente o capitolazione della Russia. E tale capitolazione sarà seguita dallo smembramento del nostro Paese e dall’introduzione del controllo delle multinazionali su sue diverse parti, frutto della dissoluzione. Mentre alcuni nei nostri ceti superiori nutrono la speranza di accordarsi con l’occidente, e di arrivare a “mettersi d’accordo sul bottino” per cercare di rientrare nell’ordine, si sbagliano tristemente. È un’illusione. L’occidente è giunto alla conclusione che deve smembrare la Russia, cioè terminare ciò che la perestroika non riuscì a compiere e continuare a fare pressione fino a spezzarla.

Perché vogliono spezzare in particolare la Russia e non la Cina?
La Cina non è un Paese teoricamente capace di essere veramente la base del nuovo ordine mondiale. Nonostante tutto il suo potere economico, non è una grande potenza nucleare. Finora, la Russia ha dimostrato di essere l’unico Paese capace d’infliggere danni inaccettabili agli Stati Uniti. Finché c’è questa minaccia, gli Stati Uniti e le strutture di coordinamento e gestione mondiali vicine faranno di tutto per privare la Russia dell’opportunità di avere una politica indipendente.

Il politologo Leonid Savin, direttore della rivista Geopolitika, pensa che l’Unione economica eurasiatica potrà costituire la base del nuovo ordine mondiale. Che ne pensa?
Il recente vertice del G7 potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso della pazienza della Russia. Storicamente, la Cina punta al multipolarismo. E’ detto nero su bianco nei loro documenti dottrinari e strategici. Hanno creato la Shanghai Cooperation Organization, collaborano con Stati di Africa e America Latina nell’ambito di un formato bilaterale molto efficace. Non impongono la loro visione politica. I BRICS sono un progetto concepito dagli Stati Uniti. Tale idea nasce dal gruppo Goldman Sachs (nel 2001). Motivo per cui la Russia segue questa organizzazione. Se vogliamo realizzare il nostro ordine del giorno, dobbiamo affrontare l’idea di creare l’Unione economica eurasiatica e un più ampio spazio d’integrazione in cui l’UE possa entrare a un certo momento. Si dovrebbero considerare unioni transregionali alternative cui si adattino i BRICS. E’ tempo di uscire dal piano neoliberista utile solo all’occidente, come G7, FMI, Banca Mondiale e organizzazioni sovranazionali come il WTO. Tutti inganni agitati sotto il naso della Russia per attirarla nel club dove sarà costretta a lavorare per gli interessi dell’occidente. Ma dobbiamo difendere i nostri interessi nazionali e aiutare gli altri a fare lo stesso. E’ proprio sulla base dell’alleanza tra Stati sovrani che si creerà un nuovo ordine mondiale.

Perché non abbiamo provato prima a creare un nuovo ordine mondiale. Perché ne parliamo solo ora?
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica ha dominato l’idea, più volte espressa tra l’altro dala presidenza di Dmitrij Medvedev, che la Russia doveva integrarsi nel modello politico ed economico occidentale. L’integrazione della Russia nel G8 e la sua adesione all’OMC furono elementi di tale processo. L’occidente ha tentato un approccio simile nei confronti della Cina. Ma gli statunitensi ne furono presto delusi e decisero che era opportuno riesaminare queste relazioni. Tuttavia, ciò non significa che abbandoneranno i loro obiettivi. Cercheranno d’integrare Russia, Cina, Iran e altri Stati nel loro sistema politico. È per questo che dobbiamo creare un contrappeso. Tutti capiscono che gli Stati Uniti non possono più essere il poliziotto del mondo e continuare ad esercitare l’egemonia globale seguendone i loro dissensi interni, taglienti attacchi nelle politica interna ed errori nella diplomazia. La Russia ha quindi la possibilità di offrire al mondo una nuova visione.

Ma come gli Stati Uniti potranno rinunciare al loro ruolo di leader?
Ovviamente, gli Stati Uniti non vogliono mollare le redini e le circostanze che gli hanno permesso di avere il controllo dalla seconda guerra mondiale, mentre l’Europa era in rovina. Nel 1943 organizzarono il sistema monetario di Bretton Woods e avviarono lo sviluppo dei piani di riforma dell’ordine mondiale in cui si attribuivano la leadership. Penso che l’evento o fenomeno capace di formare un ordine mondiale multipolare non potrà essere un’altra guerra, ma piuttosto impedire la terza guerra mondiale. Se riusciremo a superare il punto critico, permettendo che la situazione si normalizzi, tutti i Paesi troveranno un po’ di prosperità e avranno tutti i benefici derivanti dalla globalizzazione.

shutterstock_111730592Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo programma navale russo

Alessandro Lattanzio, 22/6/2015

Proekt Lider

Proekt 23560 Lider

Sergej Vlasov dell’ufficio progettazione Nevskij, ha dichiarato che la prima unità di nuova classe di navi d’assalto anfibio per la Marina russa potrà essere costruito nel 2020, e dislocherà 16000 tonnellate e potrà sbarcare un battaglione di fanteria della Marina e trasportare una squadriglia di elicotteri. Queste navi saranno costruite con il denaro restituito dalla Francia per la mancata consegna delle Mistral. Si tratta delle unità Classe Lavina e Classe Priboj, che saranno armate con due tipi di CIWS (cannoni antimissile): 3 Palma e sulla sovrastruttura 2 Pantsir-M, che costituiranno la difesa di punto di forza nell’ambito della difesa a strati fornita da unità più potenti come i cacciatorpediniere Proekt 23560.
Le navi d’assalto anfibio Priboj avranno una lunghezza di 165 m e una larghezza di 25 m, un dislocamento di 14000 t, una velocità di 20 nodi, un’autonomia di 60 giorni; trasporteranno 500 fanti di Marina, 8 elicotteri Kamov Ka-27 o Ka-52K, 60 automezzi, 4 mezzi da sbarco Proekt 11770M e 2 hovercraft Proekt 12061M. Le navi d’assalto anfibio Priboj, che saranno l’alternativa alle portaelicotteri francesi Mistral, sono state presentate al forum Army-2015 di Mosca Kubinka. “Questa è la nostra risposta alle Mistral. I disegni della nave indicano le caratteristiche del progetto, permettendoci di ritenere che le Priboj potranno affrontare con successo i compiti inerenti alle operazioni di trasporto e anfibie“, dichiarava ad Interfax-AVN il portavoce della Marina russa.buque lavina perfil
Le navi Classe Lavina, progettate dall’Istituto Centrale di Ricerca Scientifica Krylov, invece avranno una lunghezza di 218 m, un dislocamento di 24000 t, una velocità di 22 nodi, un’autonomia di 5000 miglia, un equipaggio di 320 effettivi; trasporteranno 500 fanti di Marina, 16 elicotteri Kamov Ka-27 da trasporto e Ka-29 e Ka-52K Shok d’attacco, 50 autoveicoli, 6 mezzi da sbarco Proekt 11770 Chamois, 6 mezzi da sbarco Proekt 03160 Raptor, e saranno dotate dei cannoni AK-176M, 2 complessi CIWS AK-630M-2 Duet/Pantsir-M e 3 CIWS Palma.

Proekt Lavina

Proekt Lavina

La Marina russa prevede anche di avviare nel 2019 la costruzione dei nuovi cacciatorpediniere Proekt 23560 Classe Lider, progettati dall’istituto Krylov, secondo il Comandante della Marina Ammiraglio Viktor Chirkov. La nave avrà un dislocamento di 17500 tonnellate, una lunghezza di 200 metri e una larghezza di 20 metri, sarà armata con 76 missili antinave e 128 missili antiaerei, avrà una velocità di 30 nodi e un’autonomia di 90 giorni. Il Capitano Vladimir Trjapichnikov dichiarava a sua volta che “Il lavoro per creare una portaerei non ha mai smesso. La Marina ha la rigorosa esigenza per una portaerei, ma finora non vediamo nulla nelle richiesta che non possiamo realizzare. Prevediamo d’iniziarne la costruzione non prima del 2025“. La nuova nave, che affiancherà alla Admiral Kuznetsov, l’unica portaerei della Marina russa (dal 14 maggio 2015 in riparazione presso il cantiere 82 di Rosljakovo), sarà costruita nell’ambito del programma di costruzione navali per il 2050. Si tratta delle unità Proekt 23000 Classe Shtorm, da 100000 tonnellate di dislocamento, con una lunghezza di 330 m e una larghezza di 40 metri, una velocità di 32 nodi, un’autonomia di 120 giorni e un equipaggio di 4500 effettivi. Sarà dotata di 2 Sky Jump e 2 catapulte elettromagnetiche per far decollare 90 aeromobili.

Proekt Shtorm

Proekt 23000 Shtorm

Inoltre, la Marina russa prevede di aggiornare 10 sottomarini nucleari con i più recenti sistemi d’arma e navali. Secondo l’Ammiraglio Viktor Chirkov, “La modernizzazione è prevista per una decina di sottomarini nucleari Proekt 971 e Proekt 949 nello stabilimento Zvezdochka di Severodvinsk e nell’impianto Zvezdochka nel Primorskij Kraj. Si tratta di una profonda modernizzazione, che alla fine ci darà dei sottomarini quasi nuovi con i più recenti sistemi d’arma e navigazione“. Infatti, il cantiere Sevmash di Severodvinsk avviava gli investimenti per aggiornare le infrastrutture volte ad affrontare i nuovi programmi di costruzione navale, come la modernizzazione degli incrociatori nucleare Proekt 1144. Verrà aggiornata la piattaforma per le riparazioni di navi di grandi dimensioni, ricostruendo il bacino di carenaggio N° 50 ed installando un nuovo sistema di movimentazione dei grandi carichi e le gru destinate alla modernizzazione dell’incrociatore Admiral Nakhimov. La modernizzazione del cantiere Sevamsh di Severodvinsk permetterà la costruzione dei sottomarini nucleari di 5.ta e 6.ta generazione così come della nuova classe di portaerei.sevmashLa Russia attualmente ha un programma da 325 miliardi di dollari per il rinnovamento delle proprie forze armate entro il 2020.

admiral_makhimov_cruiser_sevmashNote
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