Putin lungimirante su Donbas e Ucraina

L’analista russo Ishenko respinge le accuse che Putin stia vendendo il Donbas, invece guida un gioco lungimirante
Rostislav Ishenko Russia Insider 15 luglio 2015ukraine-putin-mural_0Annibale portò Roma sull’orlo della sconfitta durante la seconda guerra punica. L’esercito di Cartagine marciò in Italia come se fosse il proprio cortile di casa. Tuttavia, alla fine, Publio Cornelio Scipione Africano, il Vecchio, poté spostare il teatro delle operazioni in Africa, distruggere gli eserciti di Cartagine, sconfiggere l’invincibile Annibale e imporre la pace nei termini di Roma. Il vincitore effettivo di Annibale non fu il brillante tattico Scipione, ma il profondo stratega e politico eccezionale Fabio Massimo Cunctator. I romani lo elessero console e addirittura dittatore durante la guerra. Fabio Massimo rimase un influente politico anche quando non esercitava il potere ufficialmente. La sua autorità personale fu rafforzata con l’elezione al Pontificio Collegio e al Senato dei Principi. I suoi protetti e familiari diventarono consoli, mentre sacrificò gli avversari “non favoriti” e i risultati delle elezioni vennero cancellati in diverse occasioni. Quale fu la strategia di Fabio Massimo? La giusta scelta del metodo di lotta contro Annibale. L’esercito di Cartagine era fondamentalmente diverso da quello di Roma. L’esercito romano era composto di cittadini (reclute, militari di leva), mentre quello cartaginese da mercenari. Nelle mani di un comandante di talento come Annibale, l’esercito fu uno strumento potente. I romani subirono una sconfitta catastrofica dopo l’altra, nei primi anni della guerra. Annibale sapeva aumentare le sue forze, non solo grazie alla bellicose tribù galliche della valle del Po, ma anche portandosi con sé gli alleati di Roma nel centro e sud Italia. Perciò ogni sconfitta di Roma non solo comportava la perdita di un esercito, cosa già abbastanza dolorosa (Cartagine perse i cittadini-mercenari di qualcun altro, mentre Roma i propri), ma anche per la perdita di altri alleati. Quindi Fabio Massimo prese l’unica decisione corretta, Annibale andava privato della possibilità di avere altre vittorie con l’esercito. Roma doveva contrastare le manovre di Annibale con la sua presenza distruggendo distaccamenti locali, sostenendo gli alleati leali e, quando possibile, punire i traditori, ma evitare uno scontro generale. In un’occasione, i consoli del 216 a.C. decisero di abbandonare questa strategia e organizzarono un’offensiva contro le posizioni di Annibale a Canne. La catastrofe che seguì fu di tale portata che la successiva sconfitta del genere si ebbe solo al culmine della potenza quando l’imperatore Valente morì alla testa della sua fanteria a Adrianopoli, nel 378 d.C. Roma trattenne Annibale per un intero decennio aderendo alla strategia di Fabio Massimo. Solo allora le vittorie di Scipione l’Africano furono possibili. Tuttavia, anche in questo caso il Cunctator era contro la ripresa delle operazioni attive credendo che potesse finire Annibale e Cartagine, senza eccessive perdite di vite, soprattutto con l’esercito mercenario che si indeboliva e disintegrava per mancanza di grandi vittorie, mentre la situazione al fronte peggiorava il conflitto tra Annibale e Cartagine crebbe. Una battaglia comporta sempre del rischio, dopo tutto.
Oggi vediamo la Russia adottare una strategia identica nel conflitto con gli Stati Uniti. Questa strategia non è nata oggi ed ha permesso allo Stato di sopravvivere dopo i devastanti anni ’90 e recuperare forza sufficiente per sfidare Washington. Fu così che, fino al riuscito ritorno della Crimea e allo spargimento di sangue in Donbas, le masse nemmeno notarono che Stati Uniti e Russia hanno molte differenze inconciliabili e che si muovono verso un conflitto aperto, e sia nell’interesse della Russia ritardarlo il più a lungo possibile. Inoltre, durante questo tempo guadagnato gli USA si sono indeboliti sprecando forze in varie conflitti locali nel mondo. La Russia nel frattempo si rafforzava cambiando élite (in modo tale da non disturbare la situazione politica interna), rafforzando il ruolo dello Stato nell’economia, riarmando i militari, restaurando vecchie alleanze e reclutando nuovi alleati. In generale, la Russia cambia deliberatamente i rapporti di forza da molto tempo, e continua a farlo oggi quando lo scontro con Washington è una realtà. Tuttavia, l’assenza del trionfante ritorno della Crimea e di parate militari nelle città liberate dai nazisti, e il sangue che scorre nel Donbas, permettono a vari speculatori politici, così come a romantici immaturi, di piagnucolare continuamente su “Putin che teme d’irritare gli Stati Uniti”, “Surkov consegna di nuovo il Donbas all’Ucraina”, e il solito “hanno tradito tutti”. Bene, Putin è il capo dello Stato e Surkov segue la situazione in Ucraina. Per valutare i risultati del loro lavoro non vanno sentiti solo i detrattori. Il problema sta nel fatto che né Putin né Surkov si sono messi a discutere pubblicamente con i teorici del “tradimento”. Da un lato è giusto fare così, perché una volta che un politico discute con un emarginato politico, ne alza il livello, aumentandone l’importanza e assicurandogli nuovi alleati. D’altra parte, l’assenza di una risposta immediata ad accuse isteriche scoraggia parte della società (coloro che non sono abituati a pensare da soli), coloro che non riescono a valutare la situazione se non adottando la prima spiegazione plausibile, un approccio sbagliato perché parte della società (piccola, ma anche politicamente attiva e patriottica) si prende dei caporioni immeritevoli e si muove nella direzione sbagliata, rendendo più difficile allo Stato raggiungere l’obiettivo che quella parte della società in realtà vuole vedere raggiunto. Dato che i media statali russi non si sono distinti per la loro iniziativa e non possono reagire a nuovi problemi senza indicazioni dall’alto, cercheremo di valutare in modo indipendente, sulla base di fatti noti, se le affermazioni secondo cui la politica di Putin-Surkov in Ucraina sie inefficace, siano vere. Inizieremo col dire che, dal mio punto di vista, accusare Vladimir Vladimirovich e Vladislav Jurevich di tentare di concludere una pace a qualsiasi prezzo e di disponibilità a “consegnare il Donbas di nuovo all’Ucraina” è per lo meno una distorsione dei fatti e al massimo una netta bugia. Oggi, anche secondo i teorici del tradimento, la milizia dispone di ben 55-6mila effettivi addestrati. Un anno fa aveva solo15mila partigiani in distaccamenti sparsi, ed è quasi imbarazzante chiedersi chi abbia creato questo esercito?
L’attività economica nel Donbas riprende, alcune imprese industriali sono riattivate e le banche lavorano, il bilancio ha i soldi per pagare stipendi e pensioni e, per quanto strano possa sembrare, l’80% della valuta è in rubli russi. Gli studenti seguono a studiare permettendosi di entrare non solo nelle università locali, ma anche russe. Gli studenti prendono i diplomi che gli permettono di entrare nelle università russe. Un anno fa ciò era un grosso problema. Il bombardamento di Donetsk non era nemmeno iniziato, in quel momento, e i bambini già non potevano ricevere i documenti attestanti i loro titoli, non li avevano e l’Ucraina non se ne interessava. Solo ora il problema è stato risolto, e così sono molti altri. La leadership delle repubbliche è legittimata non solo dalle elezioni, ma anche in parte dal diritto internazionale. Indipendentemente da tutte le nostre idee su “amici e partner” a Minsk 2, Plotnitskij e Zakharchenko sono stati riconosciuti autorità politiche non solo da Kiev ma anche da Berlino e Parigi, dato che garantiscono la firma dei documenti che regolano la situazione. L’OSCE ha contatti ufficiali con le autorità di Donetsk e Lugansk, che gradualmente si affermano come attori internazionali. Ancora una volta, è quasi imbarazzante chiedersi se Putin ordina Surkov, che a sua volta ordina Zakharchenko e Plotnitskij, perché Putin e Surkov armano e addestrano un esercito e creano istituzioni governative, facilitandone anche la crescita dei contatti economici con la Russia, in territori che vorrebbero cedere. E se Putin non da ordini a Surkov, e Surkov non ha alcuna influenza su Zakharchenko e Plotnitskij, e tutto ciò che oggi esiste nel Donbas è apparso grazie ai rapporti della milizia con l’anziano Khottabich, allora è costui che deve rispondere alle domande su Minsk, offensive, bombardamenti e tutto il resto.
Al fine di verificare la correttezza delle mie riflessioni, c’è un altro metodo disponibile, vedere ciò che il nemico dice di tutto questo. Ho già scritto che il termine “propaganda di Surkov” è apparso tra i liberal-traditori di destra dopo una delle loro visite all’ambasciata statunitense, molto tempo fa, forse qualcosa è cambiato da allora? No. Non è cambiato nulla. Kiev accusa Surkov di organizzare personalmente l’uccisione dei centoneri e allo stesso tempo accusa Putin di aver spinto Janukovich a sparare su Majdan. Pertanto Kiev, pur senza prove, continua ad accusare Putin e Surkov di attuare piani aggressivi in Ucraina, ciò tra la fine del 2013 e l’inizio 2014. Forse coloro che dicono che Putin volesse annettersi la Novorossia (o la totalità del Donbas), temevano di aver ragione. Inoltre non è vero, Geoffrey Pyatt, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina e de-facto reggente dello Stato ucraino, ha detto in un’intervista a Forbes del 3 luglio 2015 quanto segue: “Contrariamente alle intenzioni del Cremlino, l’Ucraina ha mantenuto l’unità e i piani di Surkov per suscitare una fratture nel Paese e provocare la guerra civile in tutta la Ucraina sono completamente falliti”. Il tempo ci dirà quanto sia nel giusto l’ambasciatore (come Obama sull'”economia russa ridotta a brandelli”), ma anche ora, nel luglio 2015, gli Stati Uniti sono certi che Putin (Cremlino) e Surkov attuino “un piano per scatenare la guerra civile in tutta l’Ucraina”. Esclusa la numerosa leadership russa, questi due provocano la peggiore irritazione di Washington. Non c’è da meravigliarsi che i liberali russi riecheggino Washington. E’ un miracolo che al coro si siano unite persone che si definiscono patrioti russi.
Ogni volta che i romani cercarono di derogare ai principi strategici stabiliti da Fabio Massimo Cunctator e cercato di sconfiggere eroicamente sul campo di battaglia i cartaginesi, Annibale li sconfisse. Alla fine i romani compresero che la strategia del Cunctator, anche se incomprensibile, era vincente e smisero di fare tentativi. La guerra contro il Donbas prosegue. Nessuno la sta per finire. Il Cremlino ha intenzione di vincere e non solo nel Donbas. Il nemico è forte, intelligente e non è vincolato da regole. Il desiderio di rompersi il collo gettandosi nello scontro frontale può sembrare nobile, ma è una cosa rischiare se stessi, altra mettere a rischio un Paese. Se un soldato vuole combattere, può andare nel Donbas e morirvi. Ad esempio, il colonnello-generale Werner von Fritsch che dispiacque a Hitler e fu rimosso dal comando, partecipò alla campagna polacca del 1939 alla testa del 21.mo Reggimento d’Artiglieria e morì a Varsavia il 22 settembre. Tuttavia, un politico non ha il diritto di mettere a rischio il Paese per un bel gesto.pro-russian_activists_declare_donetsk_republicTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I vertici BRICS e SCO: simbolismo e contenuti specifici

Boris Volkhonskij Strategic Culture Foundation 16/07/2015brics640È piuttosto difficile valutare subito il significato dei vertici BRICS e SCO tenutisi a Ufa l’8-10 luglio, e questo è testimoniato dalla raffica di relativamente simili (anche se essenzialmente veri) commenti. La maggior parte dei commentatori si rivolge ad aspetti abbastanza esterni, essenzialmente simbolici. E’ difficile argomentare contro le dichiarazioni che BRICS e SCO insieme formano un nuovo centro di potere in opposizione all’ordine mondiale unipolare, ad esempio, ma cosa significa in pratica? Né SCO, tanto meno i BRICS sono alleanze militari e politiche, quindi non ha senso parlare di una sorta di NATO asiatica e ancor meno di una transcontinentale. Eppure entrambe le organizzazioni, con tutte le loro differenze relative a struttura organizzativa, appartenenza e ordine del giorno, sono una reale alternativa globale all’occidente con tutte le sue istituzioni, tra cui la NATO. È opportuno ricordare i classici del marxismo-leninismo, secondo cui “la politica è l’espressione concentrata dell’economia”. Da questo punto di vista, misure specifiche per creare una nuova architettura finanziaria indipendente delle istituzioni create nel quadro del sistema di Bretton Woods, che assicurano il monopolio del dollaro USA, sono di gran lunga più importanti delle dichiarazioni politiche. Quando l’idea di una banca BRICS fu sollevata un paio di anni fa, molti la dichiararono utopica e persino ridicola. Ora però ha acquisito non solo un concreto profilo organizzativo e finanziario, ma la Banca degli Investimenti Infrastrutturali Asiatica è in fase di realizzazione, allo stesso tempo, senza il coinvolgimento degli Stati Uniti. Al vertice SCO fu avanzata l’idea di creare una banca per questa organizzazione, e i Paesi di entrambe le organizzazioni sempre più passano ai pagamenti reciproci in valute nazionali. Anche se è attualmente improbabile che tutte queste istituzioni potranno scrollarsi il monopolio del FMI e della Banca mondiale nei prossimi anni, va ricordato che possenti querce nascono da piccole ghiande, e queste ghiande non sono solo piantate nel terreno, ma i primi germogli già appaiono. Più in particolare, vorrei indicare una cosa accaduta a Ufa, l’avvio dell’adesione alla SCO di India e Pakistan. C’è indubbiamente anche un aspetto simbolico nel (tanto atteso) evento: le tre grandi potenze asiatiche si uniscono in un’unica organizzazione ideata dal defunto Evgenij Primakov sull’asse geopolitico ‘Mosca-Delhi-Pechino’. Ma l’importanza di questo passo va ben oltre il simbolismo politico. Torniamo ancora una volta alle specifiche economiche.
Da grande potenza asiatica (e globale), l’India potrebbe essere considerata una nazione insulare in un certo senso: è circondata dal mare su tre lati, il nord e nord-est sono limitati dal sistema montuoso più alto del mondo, e il nord- a ovest confina con il Pakistan con cui i rapporti lasciavano molto a desiderare per quasi tutti i 70 anni d’indipendenza. Risultato, l’enorme interesse dell’India ai mercati e materie prime di Russia e Asia centrale, e la mancanza di infrastrutture impedisce che il suo potenziale sia utilizzato al massimo. Dati come il fatturato commerciale tra Russia e India nel 2014 (meno di 10 miliardi di dollari) parlano da soli, sono semplicemente ridicoli. L’8 maggio 2015, durante la visita del presidente cinese Xi Jinping a Mosca per celebrare il 70° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica, Russia e Cina presero la decisione storica di unire due progetti integrandoli, Unione economica eurasiatica e progetto della Cintura economica della Via della Seta (One Belt, One Road (OBOR)). L’India che aderisce alla SCO significa che questi due progetti, la cui spinta principale è da est a ovest, saranno integrati con il progetto internazionale del corridoio nord-sud a lungo accarezzato ma non ancora pienamente operativo (dall’India via mare al porto di Chabahar in Iran e poi attraverso strade e sistema ferroviario in Afghanistan, Asia centrale, Caucaso meridionale, Russia e Nord Europa). Così un sistema infrastrutturale chiuso verrebbe creato nella vasta area tra Nord Europa, Asia meridionale, Mediterraneo ed Estremo Oriente, aumentando di molte volte il fatturato commerciale tra tutti i Paesi interessati. E quando (non credo che ci sia alcun modo di dire “se”), questo sistema sarà realtà (il recente accordo sul programma nucleare dell’Iran e futura revoca delle sanzioni all’Iran daranno ulteriore impulso alla realizzazione del progetto), renderà possibile dire che un’alleanza integrata si crea nelle vaste distese dell’Eurasia, non solo in alternativa a ciò che esiste (come l’Unione Europea), ma probabilmente come qualcosa di ancora più attraente. E’ ovvio che non possano capirlo a Washington, per cui è ragionevole aspettarsi tentativi di colpire la stabilità in uno o più Paesi componenti questi legami integrati e colpi secondo le rivoluzioni colorate. Ma anche gli strateghi di Washington devono capire che Russia, Cina e India non sono affatto Georgia o Ucraina. Il fatto che le tre grandi potenze asiatiche abbiano interessi comuni farà da solida garanzia contro qualsiasi tentativo d’intervento estero.dollar-losing-status-reserve-currencyLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alexis Tsipras: eroe, traditore, eroe, traditore, eroe

Alex Andreou. Atene, Grecia e Londra, Regno Unito, Byline 13 luglio 2015

Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo se la Grecia si rifiuta di commettere il suicidio rituale per promuovere la causa. Ne soffrirete sui vostri divani.tsipras1-1Si scopre sul panorama politico europeo, anzi, mondiale, che i sogni socialisti di ognuno sembravano poggiare sulle spalle del giovane primo ministro di un piccolo Paese. Sembrava che ci fosse una fervente irrazionale credenza, quasi evangelica, che un piccolo Paese, affogato dal debito, in cerca di liquidità, avrebbe in qualche modo (mai specificato) sconfitto il capitalismo globale armato solo di bastoni e pietre. Quando sembra che ciò non accade, gli voltano le spalle. “Tsipras ha capitolato”. “E’ un traditore”. La complessità della politica internazionale è ridotta a un hashtag rapidamente passato da #prayfortsipras a #tsiprasresign. Il mondo chiede il clou, l’X-factor finale, l’epilogo hollywoodiano. Qualcosa di diverso dalla lotta fino alla morte è la viltà inaccettabile. Come è facile essere ideologicamente puri quando non si rischia nulla, non si affrontano carenze, crollo della coesione sociale, conflitto civile, vita e morte. Come è facile invocare un accordo inaccettabile per qualsiasi altro Stato membro della zona euro. Quanto è facile prendere decisioni coraggiose quando non si ha la pelle in gioco, quando non si contano, come faccio io, le ultime 24 pillole del farmaco che impedisce a vostra madre di avere crisi epilettiche.
20 pillole. 14.
È una caratteristica peculiare della negatività patologica concentrarsi solo su ciò che si perde invece che su ciò che si acquisita. E’ lo stesso atteggiamento che dirige frazioni della popolazione di ogni Paese, sempre per la loro perfetta utopia socialista e contemporaneamente evadendo le tasse in ogni modo possibile. L’idea di Tsipras “traditore” si basa pesantemente su un’errata interpretazione cinica del referendum della scorsa settimana. “OXI”, i critici vorrebbero far credere fossa “no” a qualsiasi accordo; l’autorizzazione a una Grexit disordinata. Non era niente del genere. Nel discorso seguente Tsipras ha detto ancora una volta che aveva bisogno di un forte “OXI” come arma per negoziare un accordo migliore. Non l’avete capito? Ora, si potrebbe pensare che non ha raggiunto l’accordo migliore, forse è vero, ma suggerire che avesse autorizzato la Grexit è profondamente falso, e riguardo al 38% che ha votato “NAI”? Tsipras non rappresenta anche loro? Niente paura. L’accordo potrebbe rivelarsi impraticabile comunque, non sarebbe approvato dal Parlamento greco. Syriza potrebbe spaccarsi e la Grexit verrebbe imposta da coloro che la cercano da anni. Poi si valuterà ciò che si è ottenuto.
12 pillole. 10.
L’accordo raggiunto da Tsipras (per quel che ne sappiamo) dopo aver negoziato per 17 ore è molto peggiore di quanto si potesse immaginare. Ma è anche molto migliore di quanto si potesse sperare. Dipende semplicemente dal fatto se ci si concentra su ciò che è stato perso o ciò che è stato guadagnato. La perdita è un orribile pacchetto di austerità. Un pacchetto che, chiunque dalla minima comprensione politica sa, sarebbe arrivato comunque. L’unica differenza è che, attraverso un governo conforme ai precedenti, non sarebbe stato accompagnato da alcuna compensazione. Ciò che è stato acquisito in cambio è molto più denaro di quanto immaginato per finanziarsi adeguatamente a medio termine e permettere al governo di attuare il programma, un significativo pacchetto di stimolo, emissione di denaro EFSF finora negato (“grazie” al governo Samaras), e un accordo per ristrutturare il debito con trasferimento di obbligazioni di FMI e BCE all’ESM. Ciò è niente, i disturbatori disturbano. L’analista di ERT Michael Gelantalis stima che solo questa ultima parte comporterebbe tra 8 e 10 miliardi in meno di rimborsi d’interesse in un anno. Sono un sacco di piatti di souvlaki. Nelle ultime ore mi è stato detto che la Grecia “dovrebbe solo #Grexit ADESSO”; che abbiamo “un ottimo clima e potrebbe facilmente essere autosufficiente”; che”dovremmo adottare il Bitcoin e il crowdfunding per aggirare il monetarismo”; che “gli Stati Uniti ci invierebbero le medicine”. Nessuno di costoro suggerisce che ciò avvenga nel proprio Paese, si capisce. Solo in Grecia, in modo da poter vedere cosa succede. La maggior parte di loro vive in Stati con governi centristi che sposano l’austerità ma garantiscono continuo flusso di ultimi iPad nei negozi. Tutti loro, senza eccezione, avrebbero potuto negoziare un accordo assai migliore con un coltello alla gola; sarebbero stati più coraggiosi. La mia domanda ai critici è: che battaglia combatti nel tuo Paese, città, villaggio in questo momento? E con quale rischio? Non sei, infatti, malvagio come gli ideologi dell’austerità dura che vogliono sperimentare su un “Paese cavia”, sulla vita delle persone, e vedere come finisce?
8 dosi. 5.
Visto come sorta di Fossa di Helm, questa sconfitta per i greci è monumentale, irredimibile. E’ il momento del “tutto è perduto”. Visto come battaglia di avvio di una guerra molto più grande, è estremamente preziosa. Ha messo il nemico in primo piano indicandone punti di forza e di debolezza. Ha fornito dati agli altri, Spagna, Portogallo e Italia che si premureranno di essere meglio preparati. E’ stata combattuta coraggiosamente ed elegantemente, perché la Grecia vivrà per combattere un altro giorno. Abbiamo eletto un uomo buono, onesto e coraggioso che ha lottato come un leone contro insondabilmente grandi interessi. Il risultato non sarà quel martirio che speravate. Ma un giorno ci sarà.

Hai visto? La solidarietà ti è almeno arrivata.

Grecia: turismo militante Hai visto? La solidarietà! E’ almeno arrivata.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il “massacro di luglio” e l’età della paura

Philippe Grasset Dedefensa, 13 luglio 20151130942-schulz_montiIl media online tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten (DWN), che ha una reputazione di libero tiratore in linea con le buone maniere del sistema-stampa, fa un’analisi della situazione europea dopo il furioso e implacabile golpe della “setta” di questo fine settimana contro la Grecia; colpo di Stato che va considerato in generale come simbolico, titolo di esempio ed allarme implacabile, contro tutti gli Stati membri e con la loro stessa complicità… Ora scrive DWN la paura ha sostituito la fiducia nei rapporti tra i membri dell’UE e “la vita comune in Europa non è più decisa dagli accordi (fiducia), ma dalla legge della giungla“. Martin Schultz, presidente (tedesco) del Parlamento europeo, che ha già espresso forti tendenze a considerare un cambio di regime contro la Grecia, ha detto alla radio tedesca Deutschlandfunk che “Bruxelles è sul filo del rasoio e quindi la zona euro rischia di disintegrarsi”. Schultz ha sottolineato il carattere “complesso” e soprattutto “conflittuale” dei negoziati con la Grecia, nelle riunioni dell’Eurogruppo e dei capi di Stato e di governo. In queste affermazioni appare un uomo che mostra in maniera straordinariamente netta gli impulsi tirannici che animano i personaggi del sistema che si agitano convulsamente sulla scena, la constatazione di questo “confronto” è del tutto ambivalente… Non si creda un secondo che si tratti di un evento classico, con vincitore e amici, e il perdente, come nella politica più brutale, ma un evento simbolico mostruoso, dove anche i carnefici che si pensano padroni di sé, sono avvinti dalla paura di essere vittime del mostro che servono. È un episodio che segna lo scatenarsi del sistema nella sua follia dissolutivo-autodistruttiva, perfettamente e logicamente in linea allo “scatenamento della materia“… dobbiamo incontrare tutte le vittime, frantumate in ogni caso, di questo “massacro di luglio”. Alimentando le varie riflessioni per esprimere al meglio tale sentimento di paura che avanza, si pone la sintesi di Sputnik News del testo di DWN, perché riflette in modo realistico e giusto, a nostro avviso, questo clima di paura ormai prevalente in Europa. (Sputnik.News 13 luglio 2015).
I creditori europei hanno deciso l’accordo con la Grecia, ma l’esistenza dell’unione politica nella sua forma precedente è fuori questione. L’UE è divisa e la frattura definitiva è solo questione di tempo, scrive DWN. Molti osservatori internazionali definisco l’ultimo vertice UE “umiliazione dei greci”. I colloqui più lunghi della storia dell’Unione ha spazzato tutti i valori per cui l’Unione europea sorse, dicono. Secondo DWN, è la fine dell’Unione europea nella sua forma precedente, un’unione politica che coltivava fiducia reciproca e principi democratici. La democrazia diventa un fenomeno marginale. Gli Stati ‘forti” ora danno ultimatum a quelli ‘deboli’, in un modo inaudito prima. (…) Le politiche economiche imposte, tuttavia, distruggeranno l’economia greca. Le banche greche in parte sono crollate, mentre molti risparmiatori perderanno i loro soldi. La politica di austerità non ha funzionato negli ultimi cinque anni e mezzo ed è improbabile funzioni ora, scrive la testata. Le conseguenze per i Paesi della zona euro saranno drammatiche. Il panico bancario greco potrebbe diventare in pochi secondi panico bancario europeo incontrollabile. La solidarietà in Europa si erode con i Paesi che agiscono per i loro interessi egoistici. La crisi dei rifugiati sarà il prossimo fallimento nell’UE, che vedrà i membri agire nel proprio interesse e non dell’Unione, dice l’articolo. Secondo DWN, Angela Merkel e Wolfgang Schauble in una notte hanno trasformato l’UE in un soggetto che non si regge più sulla fiducia, ma solo dalla cruda paura. Con la firma dell’accordo con la Grecia l’incubo per l’Unione europea è cominciato. La vita in Europa non è decisa dagli accordi ma dalla legge della giungla, scrive la testata”.
sondaggi-grecia-germania E’ vero che l’attacco alla Grecia, da tutte le considerazioni tecniche e politiche è un attacco ai principi alla base della vita politica della civiltà, cioè un attacco di inaudita violenza che assomiglia ad una particolare barbarica aggressione a sovranità e legittimità, al principio di identità, all’ontologia, all’essere stesso con cui una nazione è stata notevolmente indebolita, impoverita, ridotta alla miseria, una nazione la cui brillantezza del passato, sole del pensiero alla nascita della tragedia, necessaria alla sopravvivenza degli ultimi residui della nostra povera civiltà, diventata mostruosa “contro-civiltà”. Forma e colore del tradimento, perfetta esecuzione di tradimento, dissoluzione nella violenza destrutturante, cecità da nichilismo furioso e aggressivo, sono fatti significativi e inconfondibili per la mente che sa guardare alla radice delle cose. Infatti trasformano il clima generale in paura dominante… In modo molto significativo non pensiamo che questa paura risparmi (chi) si tenderebbe a designare come carnefice della Grecia. Anche la Germania ha paura, e comunque si renderà conto molto rapidamente che anche essa è soggetta a tale clima di paura. … Come “la gentile Unione Europea” da potente e benevola signora apparsa per promuovere il nostro destino s’è finalmente trasformata in un’orca mostruosa, nostro personaggio preferito per simboleggiare la situazione, che diffonde paura mentre urla? La parola “gentile UE” non sfugge alla derisione rivelandosi tutt’altro che un’invenzione, dato che un personaggio rappresentativo di ciò che di misero e squallido il sistema può produrre, davvero usa tali termini; ciò dimostra la stupidità sorprendente e quasi commovente che abita tale tipo di pensiero quando si tratta di corteggiare il sistema assicurando la propria innocenza, l’ambiguità della parola “innocente” per descrivere l’inquisitore… tale parola, nella trasmissione C dans l’air del 6 luglio, come ci dice Acrimed.org il 13 luglio 2015: “… Jean-Dominique Giuliani, spiega dottamente “Lo sapremo domani con le proposte che farà all’Eurogruppo poiché, in ultima analisi, la gentile Unione europea ancora accetta nuove discussioni“. Infatti, se i personaggi di tal fatta, di tali dimensioni e statura sono spinti ad utilizzare tali termini, è perché le loro psicologie sono così indebolite che tutto è possibile, compresa l’adattamento della gentilezza sul volto indicibile di un’orca, non avendo capito assolutamente niente, lavorando affinché il tradimento si compisse nel fine settimana della “Strage di luglio”, aprendo “l’età della paura” e senza rendersi conto che sarà anche il loro destino inevitabilmente. L’orca mostruosa, di cui si capisce facilmente guidare la logica che ha portato a tale evento informe, potrebbe trasformarsi nel minotauro del disgraziato Kronos. Si potrebbe quindi sostenere che c’è stato qualcosa di irreparabile, irrimediabile, in questi due giorni a Bruxelles, in Europa. Improvvisamente, la nostra “contro-civiltà” ha pubblicamente e spudoratamente mostrato tutto il suo odio, tutti i suoi vizi, tutte le sue perversioni illustrando definitivamente ciò che la condanna agli occhi della metafisica della storia, del destino del mondo e del senso dell’evoluzione. L’eccezionale mediocrità, perfino sublime, di coloro che si sono riuniti per compiere l’atto senza dubbio testimonia che ci avviciniamo alla fine: quando il sublime si segnala nettamente per dimensione della viltà, sigla il mutamento definitivo dell’equilibrio mondiale. Come disse Churchill, anche se in maniera meno certa, la formula può essere riusata qui… “Non è la fine dell’inizio, ma l’inizio della fine“. Beh, la bestia muore.

Angela Merkel e il capogruppo della CDU Volker Kauder

Angela Merkel e il capogruppo della CDU Volker Kauder

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mackinder rinasce, l’Ungheria entra nella Via della Seta

F. William Engdahl New Esatern Outlook 09.07.2015134303288_14336634805761nIl campo di forza magnetica che spinge sempre più Paesi dell’UE a collaborare con il colosso economico eurasiatico emergente, cresce di giorno in giorno mentre le economie dell’UE sprofondano nei debiti, depressione e stagnazione economica. L’ultimo intrigante sviluppo è l’accordo formale del governo ungherese per aderire alla Cintura economica della nuova Via della Seta della Cina, una rete ferroviaria ad alta velocità lungo la storica Via della Seta medievale dall’Eurasia all’Europa. Il 9 giugno durante un incontro con il presidente ungherese Viktor Orban, il ministro degli Esteri della Cina Wang Yi ha formalmente firmato un memorandum d’intesa per definire i dettagli dell’adesione dell’Ungheria alla Cintura economica della Via della Seta della Cina. Ora è molto chiaro che il progetto sia una ben pianificata strategia geopolitica ed economica della Cina per aggirare l’accerchiamento navale e l’infame “Pivot in Asia” del presidente Obama, consolidando le vie terrestri in Eurasia e creando il più grande mercato integrato del mondo. L’Ungheria del Presidente Orban, presente nell’elenco dei “cattivi” di Washington e Bruxelles per le sue iniziative economiche indipendenti e aperture a Russia e ora Cina, è diventato il primo Paese dell’UE a raggiungere la Via della Seta della Cina. Al recente Forum economico internazionale di San Pietroburgo, la Russia ha formalmente accettato di unire la Via della Seta e la relativa pianificazione ferroviaria all’Unione economica eurasiatica costituita da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e ultimamente Kirghizistan. In un viaggio in Germania, Francia, Belgio e Olanda nell’aprile 2014, il presidente cinese Xi Jinping, architetto del programma della Via della Seta, esortava la cooperazione Cina-UE nella pianificazione dei collegamenti tra la rotte eurasiatiche della Via della Seta e Paesi dell’UE. Nel dicembre 2014, quando Li Keqiang visitò il vertice dei leader Cina-Europa Centro-orientale (CEE) in Serbia, nel dicembre 2014, evidenziò il ruolo che l’Europa deve giocare nella Cintura e Via, e il ruolo che può svolgere la Cina portando la Via della Seta in Europa, non solo in Ungheria. Il piano di azione ufficiale per la Cintura e Via, emesso dalle agenzie governative cinesi nel marzo 2015, descrive la Via della Seta quale “nuovo ponte terrestre eurasiatico … volto a riunire Cina, Asia centrale, Russia ed Europa”. Ciò significa che Cintura e Via, per definizione della Cina, sarà incompleta senza la partecipazione dei Paesi europei; e quelli dell’Europa centrale e orientale in particolare hanno un ruolo speciale.

Strategia geopolitica a lungo termine
Dopo la seconda guerra mondiale e la sconfitta del terzo Reich di Hitler, la geopolitica divenne una parola tabù essendo legata per molti ad Haushofer e al “Lebensraum” dei nazisti. La Geopolitica, tuttavia, è molto più di ciò, è lo studio dell’integrazione politica, economia e geografia. Il padre della geopolitica inglese Sir Halford Mackinder, per primo presentò il concetto di tale rapporto, in una conferenza per la Royal Geographic Society nel 1904 a Londra, “Il perno geografico della storia”. Oggi è uno dei volumi più preziosi e utili nella mia biblioteca. Era un brillante tentativo di guardare il mondo nella totalità, che Mackinder chiamò “naturale sede del potere”. Per lui la Russia era una gigantesca minaccia al futuro dell’impero inglese dominante, per la sua vastità geografica, quale maggiore potenza del mondo dalle vaste steppe, enormi risorse naturali e popolazione. Scrisse, “il posizionamento dell’equilibrio di forze a favore dello Stato-perno (Russia), conseguente all’espansione su terre marginali dell’Euro-Asia, permetterà l’uso di vaste risorse continentali per costruire una flotta, e l’impero del mondo sarebbe quindi in vista. Questo potrebbe accadere se la Germania si alleasse alla Russia”. Impedendo la coesione russo-tedesca con le macchinazioni diplomatiche inglesi nella guerra russo-giapponese del 1905, plasmando l’accerchiamento militare del Reich tedesco con la triplice intesa tra Gran Bretagna, Francia e Russia che spinse Londra ad avviare la prima guerra mondiale contro una Germania circondata, utilizzandone l’alleato naturale, la Russia, in tale sporco piano segreto. In particolare, George Friedman, fondatore della consulenza d’intelligence del Pentagono del Texas e seguace negli USA di Mackinder, ha detto recentemente in un discorso al Consiglio per gli affari esteri di Chicago, “l’interesse primordiale degli Stati Uniti per cui per secoli ha combattuto guerre, prima e seconda mondiale e fredda, fu il rapporto tra Germania e Russia perché unite sono l’unica forza che ci potevano minacciare”. Tradotto nel contesto del XXI secolo, ciò descrive precisamente le conseguenze delle dilettantesche provocazioni militari, politiche e finanziari di Washington contro Russia e Cina, e cui il “Pivot in Asia” di Obama è un misero tentativo di attualizzare Mackinder. La Geopolitica, correttamente intesa, forma la montante risposta russa e cinese a tali provocazioni mortali. Mackinder scrisse con chiarezza nel suo saggio del 1904, “vero che la ferrovia Trans-siberiana è ancora una linea di comunicazione unica e precaria, ma il secolo non sarà vecchio prima che tutta l’Asia sia coperta di ferrovie. Gli spazi nell’Impero russo e Mongolia (leggere la Cina di oggi) sono così vasti e le loro potenzialità in popolazione, grano, cotone, carburante e metalli così incalcolabilmente grandi, che inevitabilmente un vasto mondo economico, più o meno separato, si svilupperà inaccessibile al commercio oceanico”. Voleva dire inaccessibile al controllo degli oceani della Royal Navy. Invece la diplomazia segreta inglese, due guerre mondiali e quasi cinque decenni di guerra fredda della NATO hanno ritardato la fusione naturale delle economie di tutta l’Eurasia via rotaie. Le idee di Mackinder hanno formato la geopolitica mondiale anglosassone finché le politiche finanziarie inglese ne causarono la sconfitta in due guerre mondiali a vantaggio dell’emergente seconda potenza terrestre, il Nord America. Mackinder contribuì con il suo ultimo saggio del 1943 sul giornale di politica estera del pensatoio di New York, Consiglio per gli affari esteri. Modellò l’ideologia della strategia militare del dopoguerra degli Stati Uniti da Henry Kissinger a Zbigniew Brzezinski a Stratfor di George Friedman. Tuttavia, l’alto comando cinese così come quello russo hanno studiato accuratamente Mackinder. Così la Via della Seta odierna integra per la prima volta nella storia le vaste risorse non sfruttate dell’Eurasia. Questo è ciò che avviene sotto i nostri occhi e crea allarme a Washington, Londra e Bruxelles.

L'”incubo” di Mackinder diventa realtà
La firma ungherese per la Via della Seta non è un’iniziativa spontanea cinese, ma rientra nella decennale strategia per la costruzione di “hub” o punti d’ingresso economici nel grande mercato dell’UE, iniziata ben prima della decisione di Obama di creare una nuova guerra fredda con la crisi in Ucraina e le sanzioni alla Russia. Ciò rende gli attuali sviluppi geopoliticamente ancor più significativi per il futuro dell’UE. Le imprese cinesi hanno investito oltre 5 miliardi di dollari nei Paesi CEE su energia, infrastrutture e macchinari. La Cina ha stipulato un contratto per costruire una ferrovia ad alta velocità collegante Ungheria e Serbia e per la costruzione di due reattori nucleari per una centrale rumena. Gli investimenti cinesi in Europa sono raddoppiati tra 2013 e 2014 a 18 miliardi di dollari. Già nel 2011, l’allora primo ministro cinese Wen Jaibao fece un viaggio in Ungheria per incontrare il Presidente Viktor Orban e firmare accordi commerciali da miliardi di dollari, indicando che la Cina sceglieva l’Ungheria come partner economico e commerciale privilegiato nell’UE. Orban fu invitato in Cina già nel 2010 e l’Ungheria permise alle imprese cinesi d’investire nel Paese. Uno delle più grandi è la società di telecomunicazioni cinese Huawei che ha costruito un impianto di produzione, il secondo maggiore centro di distribuzione di smartphone della società nel mondo. Intrigante, data l’attuale crisi greca dell’UE, la Cina possiede una proprietà strategica del Paese, il Pireo, maggiore porto commerciale in Grecia, proprietà gestita dalla società cinese China Ocean Shipping Co.; porto usato dalla Cina per raggiungere i mercati mitteleuropei e del Mar Nero. Dato che Pechino e Mosca sanno di affrontare lo stesso “avversario geopolitico” come Vladimir Putin ha chiarito, cioè la superpotenza in declino degli USA, l’invito all’Ungheria, Paese dell’UE, di aderire alla Via della Seta insieme a Russia e Unione economica eurasiatica, è un brillante ulteriore sviluppo nella creazione del mondo multipolare per sostituire la dittatura dell’unica malintesa superpotenza NATO-Washington. Il banchetto preparato con irresistibili piatti cinesi davanti l’UE che economicamente lotta per “andare a Est e non a ovest”, riformula la famosa frase del pubblicista statunitense Horace Greely del 1865 sui fini della guerra civile americana. L’era del secolo americano così trionfalmente proclamato da Henry Luce nel suo famoso editoriale del 1941 sulla rivista Life, sembra che non supererà il settantacinquesimo compleanno, l’anno prossimo. Vista da Budapest e sempre più da Berlino, Parigi e Roma, l’Eurasia emergente ad est con potenzialità commerciali da trilioni di dollari, innescati dallo sviluppo delle infrastrutture ferroviarie più grandi del mondo, diventa il magnete per salvare l’UE dalla propria arroganza e stoltezza nella creazione di euro e Banca centrale europea apolide. L’Ungheria l’ha capito e probabilmente tra non molto i circoli industriali tedeschi trascineranno Berlino in quella costellazione, anche se scalciasse e urlasse. Il mondo è semplicemente stanco di queste guerre infinite per niente.tsipras_chinese_frigate001_16x9F. William Engdahl è docente e consulente di rischio strategico, laureato in scienze politiche presso l’Università di Princeton, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, esclusivamente per la rivista online “New Esatern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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