Trump-pam-pam e le nostre grandi bombe

Il nostro osservatore militare sul motivo per cui il presidente degli Stati Uniti gonfia il bilancio militare e come la Russia risponderà
Viktor Baranets – KP

Gli Stati Uniti sono l’immutabile “campione del mondo” in bilancio militare, quasi 600 miliardi di dollari, 10 volte quello della Russia. Anche se si sommano i bilanci militari dei primi dieci Paesi del mondo, non si arriva a quello statunitense! E si scopre che per Donald Trump non basta. Intende aumentare la spesa per la difesa di altri 54 miliardi di dollari, sufficienti a mantenere cinque eserciti polacchi, o dieci ucraini. Gli statunitensi già mormorano su Trump che preferisce i cannoni al burro. Ma la sua astuzia è capire quale sia l’asso nella manica: si “compra” le simpatie dell’esercito e, allo stesso tempo, delle aziende militari-industriali.
L’ex-Capo di Stato Maggiore della Federazione Russa, Generale Jurij Baluevskij, è convinto “che l’idea di aumentare la spesa per la difesa di Trump è stata suggerita dai militari, che chiacchierano tanto sulla potenza dell’esercito russo, sapendo che si tratta dell’opportunità di avere altro denaro“. Ma come Mosca reagirà al crescente budget militare degli Stati Uniti? Baluevskij risponde: “…La Russia non farà a gara con gli Stati Uniti sulla spesa per la difesa. Abbiamo diverse categorie di peso, la questione è come garantire la difesa della Russia con meno costi. Sono sicuro: abbiamo già le risposte asimmetriche, e non credo sia un grosso problema“.
Quali sono queste misteriose “risposte asimmetriche” di cui i nostri politici e generali parlano spesso? Forse è un mito o una frase a effetto? No! La nostra risposta asimmetrica sono le testate nucleari che manovrano in volo, naturalmente in modo che alcun computer possa calcolarne la traiettoria. Se gli statunitensi posizionano i loro carri armati, aerei, battaglioni di forze speciali ai confini con la Russia, noi in silenzio abbiamo “minato” le coste degli Stati Uniti con mine nucleari, delle talpe (sepolte e “addormentate” in precedenza da squadra di combattimento). Oh, penso di aver detto troppo. Meglio trattenersi.
In breve, abbiamo la risposta “asimmetrica” (e meno costosa) agli statunitensi. Ma se Trump ha soldi in più, li spende in armi di cui gli Stati Uniti non avranno mai bisogno. E poi dicono che sia un buon uomo d’affari…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Crisi coreana, una polveriera in ascesa

Caleb Maupin New Eastern Outlook 10/03/2017Mentre il materiale del Terminal High Altitude Area Defense, comunemente chiamato THAAD, arriva nella regione meridionale della penisola coreana, le tensioni nella regione sembrano acuirsi. Numerose crisi in corso in Corea del Sud iniziano a pesare, con possibili implicazioni regionali e globali. La principale fonte di tensione è il nuovo sistema missilistico eretto in cooperazione con gli Stati Uniti. La narrazione dei media sul THAAD è che la Repubblica popolare democratica di Corea, denigrata come “follia nordcoreana”, minaccia di distruggere la Repubblica di Corea del sud. Il nuovo sistema missilistico sarebbe semplicemente un mezzo per proteggere un vulnerabile alleato democratico degli Stati Uniti, che rischia di essere spazzato via. Mark Toner del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha descritto la costruzione del THAAD come “franca risposta a una minaccia”.

Chi impazzisce per il THAAD? E perché?
Le obiezioni al THAAD non provengono solo da Pyongyang. Mosca e Pechino si dichiarano contro il nuovo sistema missilistico per ragioni regolarmente ignorate dai media degli Stati Uniti. La Corea del Sud non è vulnerabile e sola. Gli Stati Uniti vi hanno 28500 soldati, oltre ad aerei da combattimento F-16 e A-10. I militari della Corea del Sud sono assai ben armati, con caccia F-35, cacciatorpediniere Aegis e armamenti di ogni tipo acquistati negli Stati Uniti. Il sistema missilistico THAAD viene costruito su contratto con Lockheed-Martin, secondo termini da guerra fredda, è un “sistema che consente l’attacco”. Una volta completato, le forze di Stati Uniti e Corea del Sud sono libere di lanciare un attacco a Corea democratica, Cina e Russia. Il sistema THAAD, sul modello dell’Iron Dome israeliano, impedirebbe attacchi di ritorsione volti a fermare gli aggressori. Il THAAD consente a Stati Uniti e Corea del Sud di attaccare i Paesi della regione, mentre sono protetti dalla risposta. Inoltre, THAAD include un sistema radar che osserverà l’attività regionale non solo in Corea democratica ma anche nel nord della Cina. Non è difficile capire il motivo per cui Russia e Cina siano fortemente contrarie a questo miliardario progetto militare. I sistemi che permettono gli attacchi con radar in profondità non riducono le tensioni nella regione. Il THAAD è l’ultimo sviluppo del “pivot asiatico” del Pentagono, il passaggio di forze nel Pacifico. Mosse simili hanno già intensificato le tensioni nel Mar Cinese Meridionale. La giustificazione sui media degli Stati Uniti del piano si basano su una caricatura falsa e razzista della Corea democratica. I film di Hollywood, notizie smentite sulle esecuzioni con cani selvatici, e voci continue dipingono l’immagine della leadership della Corea democratica come un gruppo di demoni dediti alla guerra nucleare. In realtà, il governo nordcoreano ha più volte dichiarato che il suo obiettivo è pacifico, la democratica riunificazione della penisola, non la guerra, la morte e la distruzione.

Dissenso, repressione e democrazia
Mentre tale sistema missilistico controverso e provocatorio veniva eretto, la presidentessa della Repubblica di Corea affrontava l’impeachment. Park Geun-hye è stata sospesa mentre il Paese si prepara al processo d’impeachment. Park fu colta prendere tangenti e dare favori ai membri dell’elite aziendale. Li Jae-yong, descritto come il de-facto capo del conglomerato multinazionale dell’elettronica Samsung, viene processato per rapporti illeciti con la presidentessa Park. Li Jae-Myung, populista di sinistra, cresce in popolarità. La carriera politica di Li è strettamente legata all’espansione delle rete di sicurezza sui posti di lavoro e sociali. Li è anche un netto avversario del THAAD. La voce di Li aderisce al coro di attivisti coreani che affollano le strade per protestare contro la presenza delle truppe degli Stati Uniti e l’installazione del nuovo sistema missilistico. L’ampio movimento anti-statunitense di sinistra tra i coreani, che faceva notizia a livello mondiale nei decenni precedenti, non è scomparso. Persiste tra giovani e meno giovani, nonostante le pesanti restrizioni sull’attività e la costante repressione. I media globali hanno definito Li Jae-Myung come il “Bernie Sanders” sudcoreano. Tuttavia, vi è una differenza fondamentale tra Li e Sanders. Sanders si presenta da “socialista democratico”. Li non usa tali termini per descriversi, in quanto sarebbe illegale secondo le leggi di sicurezza nazionale. Mentre milioni di coreani che vivono nel sud s’identificano con il sindacalismo, l’anticapitalismo, il socialismo e altre idee della sinistra radicale, la capacità di esprimersi è strettamente limitata. La minima critica al capitalismo, le discussioni sulla storia della guerra di Corea o dichiarazioni in qualche modo percepite come sostegno al Paese del nord, possono precipitarli in carcere. Le leggi di sicurezza nazionale della Corea del Sud sono condannate da Human Rights Watch, Amnesty International e molti enti internazionali. Il fotografo e attivista 24enne Park Jung-Geun è stato condannato ed ha avuto una pena sospesa di 10 mesi solo per aver twittato con sarcasmo la frase “Viva Kim Jong-Il” nel 2012. Il Partito Progressista Unificato, voce dissidente nella politica coreana, è stato messo fuori legge. I dirigenti del partito imprigionati dopo la comparsa di una registrazione audio. Il reato per cui i leader del partito sono stati condannati a decenni di carcere era una conversazione ipotetica su cosa fare nel caso di guerra tra Nord e Sud. Mentre la narrazione dei media degli Stati Uniti l’ignora, negli anni successivi alla divisione del Paese nel 1945, la metà meridionale della penisola coreana non fu democratica. Dittatori militari come Sygman Ri governarono con pugno di ferro. La presidentessa inquisita e che affronta un processo per impeachment, è lei stessa figlia di Park Chung-Hi, il dittatore che governò il Paese fino all’assassinio nel 1979. Il padre dell’attuale presidentessa non solo represse brutalmente sindacati e studenti dissidenti, ma massacrò migliaia di coreani semplicemente perché senza fissa dimora. Nel 1975, Hi emise un ordine alla polizia per rimuovere tutti i senzatetto dalla capitale Seoul. I coreani arrestati dalla polizia per vagabondaggio finirono in una rete di 36 diversi campi di prigionia nel Paese, e costretti a lavorare per lunghe ore. La tortura era regolare in questi campi, e un numero imprecisato ne morì. Mentre i media degli USA spacciano all’infinito affermazioni prive di fondamento sui “campi di lavoro” nel Nord, spesso provenienti da disertori chiaramente incentivati ad esagerare, la realtà dei campi di lavoro dei regimi nel sud, appoggiati dagli Stati Uniti, e le migliaia di morti per avervi lavorato, viene ampiamente ignorata.

Quale ruolo avrà la Corea del Sud?
La Cina non ha semplicemente solo obiettato al THAAD. Le aziende cinesi sono strettamente controllate dal Partito comunista e le loro attività sono in sintonia con il piano di sviluppo quinquennale del Paese. Gli osservatori internazionali hanno spesso commentato la capacità dei governi cinesi di collaborare con l’industria privata per perseguire obiettivi geopolitici. Un boicottaggio non dichiarato della Corea del Sud è ormai in corso da parte delle imprese cinesi. I siti web del turismo della Cina hanno smesso le prenotazioni per la Corea del Sud, meta popolare per i turisti cinesi negli ultimi anni. Anche il conglomerato giapponese-coreano noto come Lotte affronta un improvviso calo degli affari in Cina. 23 negozi della Lotte sono stati appena chiusi. Programmi musicali e televisivi sudcoreani sono stati bloccati dai servizi web-streaming in Cina. Mentre la Cina riduce notevolmente i rapporti commerciali con la Corea del Sud, i critici di Pechino definiscono queste misure “sanzioni non ufficiali” in rappresaglia al THAAD. Durante la campagna presidenziale, Donald Trump mise in discussione il rapporto degli Stati Uniti con la Corea del Sud, dicendo: “Staremo meglio francamente se la Corea del Sud iniziasse a proteggersi da sola… devono proteggersi da soli o devono pagarci”. Anche se Li Jae-Myung è di sinistra e Trump s’identifica con la destra estrema degli Stati Uniti, su questo tema sembrano essere d’accordo. Li avrebbe detto “gli statunitensi hanno messo sotto accusa la loro dirigenza eleggendo Trump… Le nostre elezioni faranno lo stesso“. Li Jae-Myung, che vuole ridurre la presenza militare degli Stati Uniti, è uno dei “tre grandi” che parteciperanno alle elezioni presidenziali imminenti. Sempre più coreani sono d’accordo con la sua argomentazione che allearsi con gli Stati Uniti contro nord, Cina e Russia non è nell’interesse del popolo. Inoltre, meno del 4% della popolazione sostiene la presidentessa in disgrazia. La Corea del Sud potrebbe presto seguire le Filippine, dove il vecchio status quo neoliberista e filo-statunitense è stato scosso dall’elezione di Rodrigo Duterte.
Con la bollente polemica sul THAAD, tra scandali di corruzione e impeachment, malcontento verso lo status quo e le rinnovate tensioni con il Nord, la parte meridionale della penisola coreana diventa gradualmente un focolaio globale. Il punto di disaccordo sembra essere il ruolo che il sud coreano giocherà nel mondo. La metà meridionale della penisola coreana rimarrà un’estensione dell’influenza degli Stati Uniti in Asia, o seguirà le orme dei suoi potenti vicini cinesi e del Nord? I sudcoreani dichiareranno l’indipendenza economica, politica e militare da Stati Uniti e Giappone? Queste domande, che hanno spinto tante rivolte proteste, colpi di Stato e scioperi dal 1945, non spariranno presto.Caleb Maupin è un analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche presso il Baldwin-Wallace College e fu ispirato e coinvolto dal movimento Occupy Wall Street, in esclusiva per la rivista on-line New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il bombardiere strategico furtivo russo

TASS SouthfrontIl 1° marzo, fonti del complesso militare-industriale dichiaravano che la Russia ha prodotto un modello in scala del futuro bombardiere strategico pesante d’interdizione (PAK-DA). Secondo TASS, l’aereo è progettato per le Forze aerospaziali russe dal Tupolev Design Bureau. Si prevede che il primo prototipo voli nel 2025-2026. Inizialmente, tuttavia, s’ipotizzò che il primo aereo sarebbe stato consegnato alle Forze aerospaziali russe nel 2023-2024, mentre i primi voli di prova erano previsti per il 2019-2020. Secondo la fonte di Gazeta.ru presso il complesso militare-industriale della Russia, finora una modello in legno in scala reale del PAK-DA, senza ali, è stato costruito. Il disegno della cabina, così come l’integrazione tecnologica, vengono progettati con l’ausilio del modello in scala. Inoltre, vi è un modello in materiali compositi in scala 1:10 che può volare.

Data del primo volo
Nel gennaio 2016, il Comandante in capo delle Forze aerospaziali russe, Colonnello-Generale Viktor Bondarev, riferì che un prototipo di PAK-DA avrebbe volato prima del 2021. “I lavori per il PAK-DA sono attualmente in corso ad una velocità sufficiente. Il nostro compito rimane: far decollare il prototipo entro il 2021. Ma se lo sviluppo procede al ritmo attuale, sarà pronto anche prima” aveva detto. Nell’autunno 2016, il Viceministro della Difesa della Federazione Russa Jurij Borisov riferì che il PAK-DA sarebbe stato presentato già nel 2018, e le sue specifiche avrebbero superato nettamente quelle dei bombardieri strategici esistenti. In seguito si seppe che lo sviluppo del nuovo bombardiere fu ritardato dalla ripresa della produzione in serie del Tu-160 modificato: il Tu-160M2. Secondo gli ultimi rapporti, il primo prototipo del PAK-DA volerà nel 2025-2026.

Non è il ‘Cigno Bianco’
Il PAK-DA non sarà un’evoluzione del Tu-160 (ufficiosamente ‘Cigno Bianco’), ma piuttosto un nuovo aereo. Il Tu-160 avrebbe dovuto essere prodotto separatamente dal PAK-DA, prima ancora che si sapesse che la produzione del Tu-160 sarebbe ripresa con la versione modernizzata Tu-160M2. Si prevede che il PAK-DA impieghi le tecnologie per la massima riduzione radar (‘invisibilità’). Inoltre, sarà fabbricato in materiali radar-assorbente e tutti i sistemi d’arma saranno ospitati all’interno della cellula. Secondo il progetto, il velivolo avrà una velocità di crociera subsonica, rendendolo più silenzioso e meno vulnerabile alla sorveglianza a raggi infrarossi. Inoltre, il PAK-DA sarà equipaggiato con i più recenti strumenti da guerra elettronica, senza equivalenti nel mondo. Secondo l’esperto militare della TASS Viktor Murachovskij, l’aereo sarà un elemento della deterrenza strategica con mezzi convenzionali. Secondo l’industria della difesa, si prevede nel 2025 che il PAK-DA sia un elemento della deterrenza strategica convenzionale, o in altre parole: un sistema d’arma ad alta precisione d’interdizione strategica. Il PAK-DA sarà un elemento prezioso di questa deterrenza. Viktor Murachovskij afferma che opererà secondi le nuove modalità dei velivoli d’interdizione pesante, comprendenti missili da crociera a lungo raggio e con ogni probabilità modalità d’attacco ipersoniche. Secondo gli esperti, ciò richiede lo sviluppo non solo nella progettazione dell’aeromobile, ma anche dell’avionica e della capacità d’attacco di cui sarà dotato. Le aziende militari-industriali hanno il compito di condurre tale lavoro.Risultati dell’Istituto Centrale di Aeroidrodinamica
Secondo le informazioni disponibili, vi sono dieci diverse opzioni per il futuro progetto, ma il primo modello del PAK-DA si baserà sul progetto ad ‘ala volante’. La ricerca alla base di questo progetto è in corso dalla fine degli anni ’80 presso l’Istituto Centrale di Aeroidrodinamica denominato Zhukov (TsAGI). Essenzialmente, il progetto consiste nella riduzione della fusoliera dell’aeromobile nell’ala, all’interno del quale tutti gli apparati e sistemi di bordo, comprese le armi, sono contenuti. L’“ala volante” non avrà stabilizzatori di coda orizzontali, anche se potrebbe avere uno o due gondole. Questo design permette al velivolo di raggiungere specifiche dalla maggiore efficienza aerodinamica, peso inferiore al decollo, miglioramento materiale ed efficienza del consumo di carburante del velivolo. L’esperienza del TsAGI avrà un ruolo. Naturalmente, tutto si basa sull’enorme capacità tecnologica e scientifica accumulata nei decenni. Ma è giunto il momento d’intraprendere nuovi progetti, iniziando con il nuovo bombardiere strategico. Viktor Murachovskij sostiene che il lavoro di produzione inizierà solo dopo il completamento dei risultati della progettazione e la comparsa del prototipo. Nel 2014, in una mostra internazionale, un rappresentante dell’United Engine Corporation annunciò che il motore del PAK-DA si sarebbe basato sull’evoluzione del motore HK-32, derivato dal motore del bombardiere strategico Tu-160. La Radioelectronic Technology Corporation (KRET) già lavora sui sistemi avionici del futuro velivolo. La KRET insieme con Tulopev ha già intrapreso il lavoro di ricerca e sviluppo. Il velivolo sarà dotato di una serie completamente nuova di sistemi da guerra elettronica. Secondo il direttore generale della società, l’aereo utilizzerà nuove e consolidate tecnologie aerospaziali. Alcuni sistemi deriveranno da sistemi aerospaziali collaudati che hanno già dimostrato affidabilità ed efficienza.

Negli Stati Uniti
Il più moderno bombardiere strategico negli Stati Uniti è il B-2 Spirit, basato sempre sul concetto di ‘ala volante’ e dall’insolito aspetto esterno, spesso paragonato a una navicella aliena. Voci circolarono che fosse stato progettato e sviluppato nell’Area 51, da relitti alieni. Il B-2 è l’aereo più costoso dell’United States Air Force. Nel 1998 il prezzo di un B-2 Spirit era di 1,16 miliardi di dollari, e dell’intero programma fu di 45 miliardi di dollari. Allo stesso modo, enormi somme di denaro vengono spese per mantenere il programma B-2. Inoltre, solo hangar speciali dal clima artificiale possono ospitarlo. Ciò per impedire che gli ultravioletti danneggino il rivestimento radar-assorbente del velivolo. L’ultima evoluzione del programma è l’NGB (Next Generation Bomber) B-3. Secondo il programma, entro il 2020, una gara d’appalto sceglierà il futuro bombardiere strategico dell’United States Air Force, e la sua produzione in serie inizierà nel 2035. Si prevede che 80-180 velivoli entrino in servizio. Secondo fonti disponibili, il costo di un singolo aeromobile sarà di 500-550 milioni di dollari. “Non solo non seguiamo gli Stati Uniti, ma seguiamo decisamente la nostra via. Non produciamo il PAK-DA per inseguire le strategie statunitensi, ma per sviluppare le nostre industrie e scienze aeronautiche“. Secondo il commentatore militare della TASS Viktor Litovkin, il nuovo velivolo sarà il culmine di questo progresso nella scienza, tecnologia e operatività militare.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La liberazione di Aleppo e i compiti dei socialisti rivoluzionari antimperialisti

Komepd 13/01/2017

Dichiarazione congiunta, 01/12/2017
Socialist Fight – Inghilterra
Workers Socialist League – USA
Tendência Militante Bolchevique – Argentina
Communist Revolutionary Action – Grecia
Frente Comunista dos Trabalhadores – Brasile
CEDS – Centro de Estudos e Debates Socialistas – Brasile
Ady Mutero, Revolutionary Internationalist League – Zimbabwe
Mohammad Basir Ul Haq Sinha, President, Inter Press Network, Dhaka – Bangladesh
Akhar Bandyopadhyay, Bhagat Singh’s Socialist – India
Frank Fitzmaurice, Liverpool – Inghilterra

1. La liberazione finale di Aleppo, a metà dicembre 2016, è una sconfitta delle milizie jihadiste sponsorizzate dagli Stati Uniti e dai suoi alleati Turchia, Arabia Saudita, Giordania, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Libia, per citarne i più importanti. Una vittoria dell’imperialismo ad Aleppo avrebbe inflitto un enorme colpo alla classe operaia della Siria e del Medio Oriente.
2. La sconfitta dell’imperialismo mondiale dominato dagli USA, dove hanno sede le grandi società finanziarie di Wall Street e le loro multinazionali alleate, e gli imperialismi subordinati di Europa, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Canada, ecc., è una vittoria per la classe operaia mondiale e tutti i popoli oppressi del pianeta. Naturalmente, non si tratta di una vittoria socialista rivoluzionaria, ma rafforza la lotta della classe operaia della Siria contro l’imperialismo e quindi, in ultima analisi, contro la propria classe dirigente capitalista.
3. Riaffermiamo con Marx ed Engels (almeno a partire dalla “svolta irlandese” del 1869, enunciata nella lettera di Marx a Ludwig Kugelmann), Lenin, i bolscevichi e Trotskij l’importanza vitale della distinzione tra nazioni oppresse e oppressive (per cui Lenin ha combattuto così eroicamente nella sua ultima lotta dal letto di morte, scrivendo nel dicembre 1922, “una punizione esemplare va inflitta al compagno Ordzhonikidze. La responsabilità politica di tutta questa enorme campagna nazionalista russa deve, naturalmente, essere posta su Stalin e Dzerzhinskij (il capo della Ceka). Finché lo sciovinismo grande russo non sarà combattuto fino alla morte, il sostegno del partito ai movimenti di liberazione nazionale antimperialisti sarà del tutto ipocrita: noi stessi cediamo… ad atteggiamenti imperialistici verso le nazionalità oppresse, minando in tal modo la nostra sincerità di principio, la nostra difesa del principio della lotta all’imperialismo e tra imperialismo e mondo semi-coloniale“).
4. Rifiutiamo assolutamente la proposta che Cina e Russia siano potenze imperialiste nel senso marxista, come sviluppato da Lenin nel suo lavoro del 1916 L’imperialismo, fase suprema del capitalismo, difeso da tutti i marxisti seri fin da allora.
5. Pertanto, rifiutiamo assolutamente la proposizione che il conflitto in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo sia un conflitto tra due imperialismi uguali e contrari; l’imperialismo occidentale dominato dagli Stati Uniti e l’imperialismo orientale dominato da Cina e Russia. Alcune organizzazioni trotskiste sostengono che l’URSS fosse un Paese dal capitalismo di Stato prima della caduta nel 1991. Abbiamo seguito la linea definita da Leon Trotskij che definiva l’URSS Stato dei lavoratori degenerato, e l’abbiamo fatto fino all’inizio del periodo Eltsin. Oggi, la Russia è uno Stato capitalista a tutti gli effetti, ma bisogna fare attenzione a caratterizzarlo come Paese imperialista, perché questo significa paragonarlo all’imperialismo di Stati Uniti ed europeo, dal ruolo aggressivo nel mondo di oggi. Non c’è uno scontro tra imperialismi. Le scuse fatte su un ritorno alla “guerra fredda” sono una strategia dell’imperialismo degli Stati Uniti per isolare la Russia, così come la Cina, e rafforzare ideologicamente i propri interessi. Alcune funzioni della Russia non vanno confuse, come l’importanza della sua economia industriale e del suo arsenale militare, che rimane potente e anche rinvigorito, quali manifestazioni di una politica imperialista. L’intervento militare della Russia in Siria, che ha messo fine ai bombardamenti di Stati Uniti e NATO contro il governo di Bashar al-Assad, e gli attacchi aerei russi contro SIIL e altri gruppi armati in Siria, sono dimostrazioni militari del nazionalismo russo, per preservarne la posizione nel Medio Oriente. Una parte della borghesia russa si identifica con questo nazionalismo e la politica internazionale del governo di Putin, che esprime i propri interessi di classe. Gazprom è il più grande esempio di questa associazione. Detenuta principalmente dal capitale dello Stato, è la maggiore compagnia russa e il maggiore esportatore mondiale di gas naturale, principalmente in Europa. Il nazionalismo russo, ereditato dallo zarismo e dallo Stato sovietico degenerato, resiste oggi e contrasta l’avanzata dell’imperialismo verso l’Europa orientale, l’Ucraina e la Siria, e in queste situazioni specifiche svolge un ruolo progressivo. Di fronte alle minacce espansionistiche della NATO e dell’imperialismo, la Russia va difesa senza condizioni da tutti i rivoluzionari.
6. Dalla fine della Seconda guerra mondiale c’è solo una potenza imperialista egemonica mondiale, gli Stati Uniti, anche se in declino per influenza e forza politica ed economica. Tutte le altre potenze imperialiste sono subordinate a questa, però malvolentieri. Il dollaro è di gran lunga la valuta di scambio del mondo più importante, i mercati azionari degli Stati Uniti dominano il mondo in alleanza con la City di Londra; l’esercito e la marina statunitensi sono più forti delle successive dieci nazioni messe insieme; con i suoi alleati della NATO, alle 20 nazioni prossime. E tecnologicamente in quasi ogni campo sono molto più avanzati; le loro 10 superportaerei (il 60% in più rispetto al suo rivale più immediato) e le 9 portaelicotteri hanno una superficie maggiore di tutte le altre portaerei del resto del mondo messe insieme. Gli Stati Uniti hanno 800 basi militari in tutto il mondo. I militari statunitensi sono presenti in 156 Paesi ed hanno basi in 63 Paesi. Gli Stati Uniti hanno costruito nuove basi in sette Paesi dall’11 settembre 2001. La Russia ha otto basi, tutte tranne Tartus in Siria nei Paesi dell’ex-URSS. La Cina non ne ha affatto.
7. Questo non significa che l’imperialismo globale non può essere sconfitto. Fin dalla sconfitta in Vietnam nel 1975, in gran parte fa affidamento alle forze di ascari per il lavoro sporco, ma tali forze possono ribellarglisi; Usama bin Ladin era una volta un uomo della CIA e anche se la CIA celebrò il rovesciamento di Najibullah in Afghanistan nel 1992, le loro creature (al-Qaida e SIIL) gli si ribellarono lì e in Libia, Iraq, Siria e Nord Africa. La loro sconfitta ad Aleppo ne mostra i limiti. Gli ‘stivali sul terreno’ soffrono ancora dalla sindrome del Vietnam. L’opposizione pubblica ha impedito il bombardamento di Damasco nel 2013, nel timore di ripetere la debacle che gli fece gettare in mare elicotteri da milioni di dollari al largo di Saigon, nell’aprile 1975.
8. Nel dare appoggio incondizionato, ma fondamentale al governo siriano di Assad, all’Esercito arabo siriano e agli alleati russi, Hezbollah e milizie iraniane contro l’imperialismo, non si ‘mescola il rosso con il blu’, non diamo a queste forze e milizie nazionaliste borghesi sostegno politico contro la propria classe operaia o diffondendo l’illusione che vogliano infine sconfiggere l’imperialismo.
9. Le classi lavoratrici siriane, egiziane, turche, iraniane, irachene, libanesi, israeliane, palestinesi e libiche devono forgiare il proprio programma rivoluzionario basato su principi antisionisti ed antimperialisti, per dei consigli operai per gli Stati Uniti socialisti di Medio Oriente e Nord Africa.
10. Se sostituiamo il nome di Chiang Kai-shek con quelli degli attuali leader avversari delle macchinazioni dell’imperialismo dominato dagli Stati Uniti, l’intervento del 1937 di Trotskij sull’invasione giapponese della Cina, conserva oggi tutta l’essenza politica: “Non dobbiamo illuderci su Chiang Kai-shek, il suo partito o la classe dirigente della Cina, proprio come Marx ed Engels non si fecero illusioni sulle classi dirigenti di Irlanda e Polonia. Chiang Kai-shek è il carnefice degli operai e dei contadini cinesi. Ma oggi è costretto, suo malgrado, a lottare contro il Giappone per ciò che resta dell’indipendenza della Cina. Domani potrà ancora tradire. È possibile. È probabile. È anche inevitabile. Ma oggi lotta. Solo vigliacchi, mascalzoni, o imbecilli completi possono rifiutarsi di partecipare a questa lotta“.
11. Bashar Hafiz al-Assad lotta per l’indipendenza della Siria dal 2011. La Siria ha spezzato le varie offensive del cambio di regime condotte dagli Stati Uniti, dalla dichiarazione della Guerra al Terrore del presidente degli Stati Uniti George W Bush, nel settembre 2011.
12. Questo è accaduto in: Afghanistan (Operazione Enduring Freedom, 2001), Iraq (Operazione Iraqi Freedom, 2003), Libia (bombardamento NATO della Libia, appoggiato dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU 1973 del 2011), Mali, ecc, (Operazione Enduring Freedom – Trans Sahara OEF-TS 2012 -3) Somalia, (Operazione Enduring Freedom – Corno d’Africa, dal 2006) e Ucraina (2014). Nonostante i titoli, alcuna libertà immaginabile è arrivata in queste terre.
13. In tutti questi casi, i socialisti rivoluzionari erano per la sconfitta delle forze imperialiste e per la vittoria dei loro avversari, nonostante fossero dei reazionari o le destre a guidarli. Questa è la tradizione socialista rivoluzionaria antimperialista del Comintern rivoluzionario fino al 1922, e la posizione di Trotskij sulla Cina nel 1937, in Abissinia nel 1936 contro l’invasione italiana e nel 1938 contro l’ipotetica invasione inglese del Brasile guidato dal governo fascista di Vargas.
14. In una guerra tra blocchi di potenze imperialiste, siamo per il disfattismo su entrambi i fronti, sempre per la sconfitta della nostra e di ogni altra nazione imperialista. Questa è l’unica posizione marxista internazionalista che va difesa. Seguiamo la fiera tradizione del famoso volantino di Karl Liebknecht ‘Il nemico principale è a casa!’ (Maggio 1915) sul principio vitale de “Il nemico principale del popolo tedesco è in Germania: l’imperialismo tedesco, il partito della guerra tedesco, la diplomazia segreta tedesca. Questo nemico in patria va combattuto dal popolo tedesco nella lotta politica, cooperando con il proletariato degli altri Paesi che lotta contro i suoi stessi imperialisti“.
15. In tutte le guerre imperialiste contro i Paesi semi-coloniali, dalle invasioni dirette ai bombardamenti o all’uso di eserciti mercenari, o in entrambi i casi, siamo per la sconfitta della potenza imperialista e per la vittoria della semi-colonia. Ci sono due ragioni importanti per questa posizione (a) la sconfitta dell’imperialismo che attacca una nazione semi-coloniale aumenta la fiducia in se della classe operaia della nazione nel trattare con la propria classe dirigente e (b) forse ancora più importante, è un duro colpo agli atteggiamenti sciovinistici della classe operaia nel Paese imperialista, costantemente rafforzati dalla dirigenza politica capitalistica e dai suoi agenti nel movimento operaio, nella burocrazia sindacale e nella leadership dei partiti socialdemocratici alleati. La sindrome del Vietnam dopo la liberazione di Hanoi nel 1975 è stato un bene molto prezioso per i rivoluzionari; Aleppo, dopo la sua liberazione nel dicembre 2016, è una fonte d’ispirazione similare.
16. La sconfitta dell’imperialismo richiede nel mondo una nuova Internazionale che sia anticapitalista e antimperialista. A questo scopo ci dedichiamo.
17. La liberazione completa di Aleppo, della Siria, del Medio Oriente e del pianeta avvererrà solo con la rivoluzione socialista contro tutti i governi capitalisti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il 50% dell’oro delle banche centrali occidentali è scomparso

Egon Von Greyerz Goldbroker 20 febbraio 201720_CHF_Vreneli_1897Recentemente si sono avute informazioni che rendono il mercato dell’oro sovrano ancora più opaco. Le banche centrali e la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) fanno tutto il possibile per non rivelare nulla delle loro transazioni in oro. Tutte le transazioni sono segrete, e alcuna banca centrale ha mai fatto controllare le proprie riserve d’oro fisico. L’ultima revisione degli Stati Uniti risale ai giorni di Eisenhower, negli anni ’50. Ron Paul ha chiesto un controllo, senza successo. Trump farà una verifica? Questa sarebbe l’intenzione, ma quando scoprirà che manca gran parte delle 8000 tonnellate di oro degli Stati Uniti, resterà in silenzio. Negli ultimi anni, pressioni sono state fatte in Francia e Germania per effettuare controlli, ma senza concludere nulla. Alcun Paese vuole rivelare che non ha più oro.

Ci vogliono cinque anni alla Germania per rimpatriare 647 tonnellate d’oro
La Germania ha recentemente affermato di essere completamente trasparente sul suo oro, ma cosa ha rivelato al mondo? Nel 2013, la Germania annunciò il piano per rimpatriare 674 tonnellate di oro da Stati Uniti e Francia. Il primo anno ne recuperò solo 37 ed annunciò che avrebbe avuto il resto nel 2020. Ora dicono che il piano di rimpatrio sia accelerato. Delle 3381 tonnellate della Germania, il 51%, o 1713 tonnellate, tornerà in Germania entro la fine del 2017. Poco più del 49% dell’oro tedesco rimarrà all’estero: 1236 tonnellate ancora a New York e 432 tonnellate a Londra. Ci si chiede il motivo per cui ci vogliono cinque anni per rimpatriare 674 tonnellate di oro. I funzionari della Bundesbank hanno spiegato che si tratta di un complicato esercizio logistico. La Bundesbank avrebbe incontrato gravi problemi per trasporto, assicurazione, sicurezza, ecc. Ma prendendo la Svizzera ad esempio, importa ed esporta più di 2000 tonnellate di oro all’anno, escludendo i trasferimenti tra banche e casse private. Lo stesso in Paesi come Regno Unito, Cina, India e Stati Uniti. Quindi in tutto il mondo, migliaia di tonnellate di oro viaggiano senza alcun problema logistico. C’è da chiedersi perché i tedeschi, di solito dall’efficienza formidabile, abbiano problemi a rimpatriare 674 tonnellate nell’arco di cinque anni…
La ragione, naturalmente, è che l’oro non è disponibile perché prestato o venduto. Ciò è confermato dai rapporti sui lingotti pervenuti che non sono quelli originali. Ma la grande domanda ora è se esistono le 1668 tonnellate che dovrebbero trovarsi negli Stati Uniti e in Francia. Se esistono, perché non rimpatriarle immediatamente in Germania? In origine, l’oro fu depositato all’estero per la guerra fredda. Ma sarebbe stato difficile spiegare perché l’oro nel Regno Unito e in Francia impedisse la guerra fredda. Oggi non c’è la guerra fredda, quindi non è più un motivo valido. Sappiamo perché l’oro è trattenuto a New York e a Londra, perché è lì che la maggior parte delle transazioni in oro avviene. Ma le principali banche centrali, come la Bundesbank, non hanno bisogno di muovere l’oro se lo prestano. Tutti coloro che interagiscono con le banche centrali credono che siano affidabili. Non sono d’accordo. Le banche centrali detengono debito tossico che non sarà mai ripagato e, di conseguenza, non sono sicure.

Le Bullion Bank ipotecano più volte lo stesso oro
Allora, perché l’oro non è in Germania? Inizialmente fu utilizzato per prestiti e scambi. Prima, quando l’oro veniva prestato, rimaneva a Londra e New York, e passava da una banca all’altra. Ma ora le cose sono molto diverse, perché gli acquirenti sono soprattutto Cina, India e Russia. Questi Paesi non sono interessati all’oro cartaceo: vogliono i lingotti fisici. Il risultato di ciò è che quando una banca centrale presta oro a una bullion bank, questa lo vende alla Cina che riceve l’oro fisico. Tutte ciò che le banche centrali hanno è la cambiale emessa dalla bullion bank. Quando la banca centrale vuole recuperare il proprio oro, non sarà disponibile e la bullion bank dovrà prenderlo in prestito da qualcun altro, come ad esempio un cliente. Così le bullion bank ipotecano più volte lo stesso metallo. Perciò gli investitori non dovrebbero mai conservare il proprio oro in una banca. Le banche centrali non solo prestano l’oro al mercato, ma lo vendono anche in segreto. Ufficialmente, il totale delle riserve auree delle banche centrali è di 33000 tonnellate. Di queste, le banche centrali occidentali detengono circa 23000 tonnellate, comprese le riserve del FMI. Ma nessuno sa veramente quanto oro ci sia in occidente.

Il 50% dell’oro tedesco sarebbe in Cina?
Prendiamo l’esempio della Germania che, alla fine del 2017, avrà ufficialmente il 50% del suo oro, 1668 tonnellate, all’estero. Se questo oro è stato ceduto in prestito e poi venduto alla Cina, queste 1668 tonnellate sono definitamente uscite dall’occidente. Ma vengono ancora contabilizzate come oro dalle banche centrali occidentali. Tutto ciò che la Germania ha sono ricevute di carta che non potrà mai mutare in oro fisico. È certamente così per tutto l’oro delle banche centrali occidentali. Come la Germania, fino al 50% dell’oro delle banche centrali occidentali è probabilmente stato prestato, cioè 12000 tonnellate. La maggior parte delle 12000 tonnellate è stata acquistata dai Paesi della Via della Seta, come indicato di seguito. Questo lascia le banche centrali occidentali con una potenziale ricevuta cartacea da 500 o 1000 miliardi di dollari. Non vedranno mai più l’oro.

3000 tonnellate di oro vanno verso ad est ogni anno
Se diamo uno sguardo agli acquisti di oro provenienti dai Paesi della Via della Seta (India, Turchia, Russia e Cina), troviamo che dal 2009 hanno acquistato quasi 20000 tonnellate. Quasi 3000 tonnellate di oro all’anno, una quantità superiore alla produzione annua registrata in questi anni. Quattro Paesi hanno quindi assorbito la produzione annuale di oro degli ultimi sette anni. Inoltre, vi sono stati importanti acquisti da altri Paesi, nonché investitori. Non sorprende che gran parte della fornitura provenga segretamente dalle attività delle banche centrali. Circa 4500 tonnellate di oro vengono raffinate ogni anno. 3000 tonnellate dalla produzione mineraria e 1500 tonnellate dal riciclaggio. Dal 2011, quando l’oro raggiunse il picco di 1920 dollari, sembrava che ci fosse poco interesse e domanda di oro fisico, soprattutto giudicando dal declino del prezzo. Ma non è sicuramente così. Negli ultimi sei anni, 4000-4500 tonnellate di oro sono state raffinate ogni anno, e sono state assorbite dal mercato. Non ci sono riserve d’oro, da alcuna parte. Il calo dei prezzi, dal suo picco di 1920 dollari nel 2011 ai 1050 nel dicembre 2015, non ha nulla a che fare con il calo della domanda fisica. Come la maggior parte degli investitori sa, il prezzo dell’oro non è deciso dal mercato fisico, ma molto più dal mercato cartaceo. La manipolazione dei prezzi avviene nel mercato cartaceo. Ho detto più volte che il mercato dell’oro cartaceo, per come esiste oggi, non sopravviverebbe per molto. Quando i titolari dell’oro cartaceo capiranno che non c’è l’oro fisico per risolvere le loro richieste cartacee, allora il prezzo dell’oro salirà, non di centinaia di dollari, ma di migliaia di dollari, e assai rapidamente. Fino ad allora, gli investitori continueranno a comprare oro di carta e oro ETF. Alcuni di questi ETF si basano sull’oro, ma il problema è che gli ETF fanno parte del sistema finanziario, ed è impossibile sapere quante volte lo stesso oro sia stato usato o registrato. L’oro acquistato per preservarne il valore non dovrebbe essere detenuto dal sistema bancario. Oggi ci sono 2670 tonnellate di oro, o 106 miliardi di dollari, in ETF. Mentre aumentano i timori nel sistema finanziario, gran parte degli ETF in oro passerà ai privati e alle casseforti. Alcune aziende, come la nostra, che operano al di fuori del sistema bancario, possono offrire oro fisico allo stesso prezzo degli ETF, con proprietà diretta dei singoli lingotti, assicurati, permettendo una liquidità immediata.

Svizzera, snodo strategico per l’oro
E’ essenziale conservare l’oro in una giurisdizione stabile. Si temeva che la Svizzera non fosse più sicura dopo l’attacco delle autorità statunitensi contro UBS per dei conti non dichiarati da clienti statunitensi. Molti credevano che l’oro conservato in Svizzera sarebbe stato trasferito a Singapore. Abbiamo casseforti in entrambi i posti, ma non abbiamo visto migrazioni dalla Svizzera a Singapore o altrove. Molti investitori sono preoccupati dal rischio di confisca in diversi Paesi. Personalmente credo che detenere oro sia ormai così diffuso che la confisca non sia fattibile. E’ molto più facile tassare le attività come l’oro che confiscarlo. Le tasse dovrebbero aumentare in modo significativo nei prossimi anni, in particolare per i ricchi. La pianificazione fiscale è diventata importante quanto la pianificazione degli investimenti. E’ indispensabile conservare l’oro in un Paese che per tradizione lo detenga. Gli svizzeri risparmiano da tempo nell’oro. Alcuni comprano ogni mese una moneta d’oro da 20 franchi, il ‘Vreneli’. Un altro fattore compreso da pochi è l’importanza strategica dei raffinatori d’oro svizzeri. La Svizzera raffina più oro di qualsiasi Paese del mondo, circa i due terzi della produzione annua. L’oro è anche importante per le esportazioni svizzere. Nel 2016, le esportazioni di oro erano il 29% delle esportazioni, per un totale di 86 miliardi di CHF (86 miliardi di dollari). Per questa semplice ragione, la Svizzera non ucciderà la gallina dalle uova d’oro. Non riesco a immaginare la confisca di oro in Svizzera. Al contrario, invece penso che la Svizzera diventerà uno snodo ancora più importante di quanto lo sia oggi, sia per la conservazione che il commercio. Oltre al caveau delle banche (dove non si deposita il proprio oro), ci sono diverse casseforti private dalle notevoli dimensioni in Svizzera. Ci sono anche grandi depositi nelle Alpi. Alcuni sono ancora molto segreti e non vengono rivelati. Infine, i metalli preziosi sono appena entrati in un’importante fase di ascesa del mercato. Mentre la carta moneta continua a perdere valore, oro e argento inizieranno presto a riflettere i rischi dell’economia globale e del sistema finanziario.

Il deficit commerciale cronico degli Stati Uniti porterà al crollo del dollaro
Se guardiamo al dollaro statunitense, il deficit commerciale cronico da 41 anni basta ad azzerarlo. Una volta che perderà lo status di valuta di riserva, nulla lo salverà. Perciò è essenziale mutare le riserve in dollari in oro e argento.

La carenza di oro e argento provocherà la compressione dei prezzi
La stretta sull’offerta dei metalli preziosi in combinazione con l’implosione del mercato cartaceo porterà a un notevole aumento dei prezzi, nei prossimi anni. Siamo in un momento in cui gli investitori possono ancora comprare oro fisico e argento a prezzi estremamente ragionevoli. Mentre una grave carenza è attesa, ciò sarà impossibile. L’oro fisico e l’argento sono l’assicurazione migliore per proteggere le ricchezze contro i molteplici rischi globali. L’investitore deve garantirne un deposito sicuro e non deve toccarlo, a prescindere dai movimenti dei prezzi. Un giorno, molti anni dopo, l’investitore sarà sorpreso dalla crescita esponenziale del valore dei metalli preziosi nelle monete a corso forzoso.silk-road-gold-demand

Fonte originale: Cervino GoldSwitzerland
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora