Il Giappone offre sottomarini e idrovolanti all’India

Vladimir Terehov New Eastern Outlook 20/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraSoryu091023aNumerosi aspetti importanti della moderna politica internazionale toccano il tema apparentemente specifico della possibile partecipazione del Giappone a una gara per la fornitura di sei sottomarini diesel-elettrici (DES) alla Marina indiana entro la metà del prossimo decennio. All’inizio dell’anno il Ministero della Difesa indiano invitava Giappone Francia, Germania, Spagna e Russia a partecipare alla futura gara. Il valore del contratto sarebbe di oltre 8 miliardi di dollari. Per il governo indiano, il contratto, il secondo più costoso, dovrà intraprendere la ristrutturazione delle forze armate nazionali con materiale avanzato estero. Le società straniere hanno, come si dice, qualcosa per cui combattere. Tanto più in quanto il costo degli ordini della Difesa, quando adottati, hanno la tendenza ad aumentare (generalmente di più volte). Ciò è accaduto, per esempio, nella fase finale del contratto concluso con la Dassault per fornire 126 caccia Rafale all’Indian Air Force. Un anno fa, i francesi dissero che non riuscivano a rispettare il budget di 12 miliardi del contratto inizialmente accettato dal governo indiano, proponendo di aumentarlo a 20 miliardi. Naturalmente, ciò non fu gradito dal cliente, e la procedura di completamento del contratto fu rinviata almeno fino a metà marzo, quando i media indiani descrivevano la situazione attuale come un vicolo cieco. Tuttavia, i risultati della visita del primo ministro indiano Narendra Modi in Francia il 10 aprile mostrano che entrambe le parti cercano (e trovano) un compromesso sul problema. Lo stesso è avvenuto in passato con la drastica modernizzazione della portaerei russa Admiral Gorshkov. Evidentemente, tra i tanti motivi della futura reazione del Giappone (quasi certamente positiva) all’invito indiano a partecipare alla gara sui DES, le ragioni “mercantili” saranno prevalenti. Tuttavia, saranno ben lungi dal dominare, essendo interconnessi a sviluppo militare-tecnologico e costo-efficacia del complesso militare-industriale nazionale, a una serie di problemi nell’ingresso nel mercato delle armi e alla politica estera, non meno rilevanti dei primi. Le armi sono un tipo molto particolare di prodotto la cui esportazione sul mercato internazionale, da un Paese manifatturiero, è una forte indicazione dell’impegno in vari processi politici derivanti in campo internazionale. Tale segnale è ancora più netto in Giappone da quando ha intrapreso la “normalizzazione”, cioè abbandona gradualmente i tabù post-seconda guerra mondiale. Non tutti imposti dai vincitori dell’ultima guerra mondiale. Il divieto di commerciare armi ai produttori giapponesi, in vigore fino a poco prima, fu introdotto alla fine degli anni ’60 dal Giappone stesso. Il divieto rispettava la strategia giapponese del dopoguerra, volta a concentrare gli sforzi sullo sviluppo economico, evitando (quando possibile) il coinvolgimento in dispute internazionali. La scorsa primavera, il governo giapponese decise di allentare notevolmente tali restrizioni autoimposte. Dalla fine degli anni ’80, i pesi massimi del complesso militare-industriale giapponese si oppongono alla rinuncia al commercio delle armi, sottolineando anche che ciò comporta direttamente piccoli volumi (e quindi costi elevati) nella produzione di armi, nonché l’espulsione del Giappone dal progresso militare-tecnologico internazionale. La partecipazione del Giappone, alla fine dagli anni ’90, ai programmi per i sistemi avanzati BMD statunitensi, fu considerata un’eccezione.
La prima immediata conseguenza della risoluzione del governo giapponese per eliminare le auto-imposte restrizioni commerciali sugli armamenti è l’attuazione di progetti da tempo discussi per fornire motovedette usate a un certo numero di Stati dell’Asia del Sud-Est. Vietnam, Indonesia e Filippine ne avrebbero bisogno per affrontare le navi della guardia costiera cinese, che rivendicano l’80% della superficie del Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, la tendenza a sviluppare un’ampia cooperazione tecnico-militare va ben oltre l’ambito del commercio degli armamenti, portando a conseguenze molto più significative per l’industria della Difesa del Giappone, così come per la situazione politica nella regione Asia-Pacifico e l’influenza del Giappone. Contratti relativi sono già stati conclusi con Gran Bretagna, Australia e la già citata India. In particolare, con tali contratti la Marina australiana avrà la possibilità di avere sei sottomarini Soryu dal Giappone, gli stessi che saranno offerti all’India. I Soryu sono considerati i migliori sottomarini a propulsione convenzionale del mondo. La Marina giapponese ne ha già 6 (su 10 programmati). Il problema principale attualmente discusso in Australia è la stima dei costi dell’opzione, la cui più preferibile prevede licenze di produzione per i cantieri navali nazionali. Superare vari ostacoli (tra cui la barriera linguistica) che inevitabilmente si presentano nella produzione di tecnologie e documentazione, potrebbe incrementare di varie volte il costo di ogni futuro sottomarino. Lo stesso problema appare in India, dove la politica volta ad utilizzare l’industria nazionale per produrre materiale estero viene prmossa. Va notato che la partecipazione del Giappone nelle prossime gare per fornire i DES alla Marina indiana, sarà il secondo passo nel mercato delle armi indiano. Il primo fu la conclusione l’anno scorso dell’accordo bilaterale per fornire all’India 12 idrovolanti quadrimotori US-2 Shin Mewa. Ufficialmente progettati per ricerca e soccorso, questi velivoli saranno adattati a una più ampia gamma di operazioni per la Marina indiana. Il contratto sulla licenza di produzione dovrà essere firmato entro inizio 2016. Va ricordato che, a livello di relazioni internazionali, la fornitura di idrovolanti all’India fu risolta durante la visita del primo ministro Narendra Modi in Giappone, lo scorso anno. Allora l’accordo fondamentale sulla fornitura degli US-2 Shin Mewa alla Marina indiana fu accompagnata da ampi commenti politici secondo cui l’operazione rientrava nel contesto del generale pieno riavvicinamento tra Giappone e India. Commenti simili appaiono in relazione alla partecipazione del Giappone alla nuova gara sui DES per la Marina indiana. Inoltre, il contenuto di tali osservazioni innesca associazioni con la cosiddetta Iniziativa delle Quattro Nazioni del 2007, volta alla possibile formazione di una sorta di unione politico-militare tra India e Giappone, così come Stati Uniti e Australia. Infine, va notato che la partecipazione del Giappone alla gara per la fornitura dei sei nuovi DES alla Marina indiana sarà un precedente significativo per la partecipazione reale alla lotta per una grossa fetta della torta del mercato internazionale delle armi, dove la parte della India sembra particolarmente promettente. Qualcosa suggerisce che il governo indiano sa già chi vincerà la futura gara, nonostante il fatto che non si sa quando si terrà. maxresdefault2Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché i Sukhoj armati di BrahMos sono una cattiva notizia per i nemici dell’India

Rakesh Krishnan Simha RIR 20 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Modificando con successo il Su-30MKI per trasportare il missile supersonico BrahMos, l’India segnala l’intenzione di colpire subito con forza devastante, nel caso di un conflitto.

1447585Nel settembre 2010 il nuovo Strategic Forces Command (SFC) dell’India presentava una proposta al Ministero della Difesa per creare due squadroni composti da 40 aerei da combattimento Su-30MKI per il dominio aereo. Il compito di questa “mini forza aerea” era lanciare armi nucleari. Il quadro si chiariva nell’ottobre 2012, quando il Comitato dei Ministri per la Sicurezza diede via libero al programma per modifiche strutturali e di software di 42 Su-30MKI e per acquisire 216 missili BrahMos aerolanciati. Finora, i BrahMos, prodotti da una joint venture India-Russia, erano usati solo dalla Marina. Nel marzo 2015, il SFC ricevette il primo di questi 42 Sukhoj equipaggiati con la versione aerolanciata del BrahMos supersonico. Fu la prima volta che il SFC, che attualmente dipende dall’Indian Air Force (IAF), aveva vettori nucleari al suo comando, acquisendo una propria risorsa aerea. Attualmente, il sistema nucleare dell’India si basa sui missili balistici terrestri Agni e Prithvi, e i cacciabombardieri Mirage 2000, Su-30MKI e Jaguar dell’IAF. L’ultimo elemento della triade nucleare, i missili lanciati da sottomarini, è ancora in fase di test. Individualmente, Su-30 e BrahMos sono armi potenti. Ma quando il più potente caccia di quarta generazione è armato con il più distruttivo missile da crociera, diventano un potente moltiplicatore di forza. I BrahMos hanno una velocità di 3000 km/h, letteralmente più veloci di un proiettile, potendo colpire il bersaglio con una quantità enorme di energia cinetica. Nei test, il BrahMos ha spesso tagliato a metà navi da guerra e polverizzato bersagli a terra. La velocità del Sukhoj aggiungerà ulteriore slancio al missile, oltre alla capacità del velivolo di penetrare difese aeree temprate, dando maggiore possibilità al pilota di lanciare il missile sui bersagli designati.

Probabili obiettivi
Considerando che il principale nemico dell’India è il Pakistan, sostenuto dalla Cina, contro cui l’India ha combattuto due conflitti, perdendo nel 1962 e vincendo nel 1967, questi due Paesi sono gli obiettivi evidenti. Contro il Pakistan gli obiettivi sono evidenti. Un attacco dei due squadroni, usando la maggior parte dei mezzi aerei del SFC, in pochi minuti può paralizzare centri di comando e controllo del Paese; centrali nucleari, tra cui la ‘Morte Nera’ di Kahuta dove la maggior parte delle bombe “islamiche” è prodotta; il principale arsenale di Sargodha, ad ovest di Lahore, dove sono depositate queste testate; le basi missilistiche di Gujranwala, Okara, Multan, Jhang e Dera Nawab Shah; il quartier generale dell’esercito del Pakistano a Rawalpindi; il porto di Karachi, unico grande porto pakistano e il comando della sua marina; fabbriche che producono carri armati e aerei da combattimento. I BrahMos supersonici con testata convenzionale possono teoricamente penetrare centri di comando, controllo e comunicazione protetti. Tuttavia, non vi è alcuna garanzia che questi obiettivi siano al 100 per cento distrutti, a meno che il BrahMos abbia una testata nucleare. Un attacco nucleare preventivo permetterebbe di neutralizzare efficacemente la capacità offensiva del Pakistan e di non essere mai più una minaccia per l’India. Contro la Cina, il Sukhoj-BrahMos appare contro-intuitivo essendo gli obiettivi cinesi nell’entroterra o sulla costa. Tuttavia, il Su-30MKI ha un’autonomia di 3000 km (estendibile a 8000 km con rifornimento in volo). Ora aggiungendovi i 300 km di portata del BrahMos, l’India può colpire bersagli a 3300 km all’interno della Cina.

Perché l’opzione Sukhoj-BrahMos?
Il Su-30MKI è una scelta ovvia. Il SFC non vuole caccia non testati, ma uno affidabile da armare con missili a testata nucleare. Il velivolo ha una cellula di titanio abbastanza forte per volare a bassa quota ed alta velocità. I 42 Sukhoj avranno anche circuiti elettronici protetti dagli impulsi elettromagnetici di una esplosione nucleare. Avere un aereo dedicato al ruolo di attacco nucleare offre ai pianificatori militari dell’India flessibilità strategica e aumenta le probabilità di successo. Poiché i missili balistici sono utilizzati solo come arma estrema, non possono davvero essere schierati facilmente. Una volta lanciati non possono essere richiamati e se abbattuti non sono facilmente sostituibili. Gli aeromobili, d’altro canto, possono effettuare diverse missioni e puntare sui bersagli in movimento. Ad esempio, se il Pakistan sposta le testate dall’arsenale di Sargodha, presumibilmente sotto costante controllo dai satelliti indiani i Sukhoj possono puntare contro la colonna di camion pakistani che trasporta il carico nucleare. I 42 Sukhoj della mini-aviazione del SFC possono anche lanciare missili contro obiettivi pakistani dall’interno dello spazio aereo indiano o sorvolando le acque internazionali, mettendo in difficoltà le difese nemiche. E’ molto facile per l’India distruggere le capacità belliche pakistane perché non solo il Pakistan è relativamente piccolo, ma ha anche concentrato le difese nella provincia del Punjab.

Ulteriori sviluppi
Poiché serie modifiche erano necessarie per l’integrazione di un missile così pesante sul Su-30MKI, inizialmente sembrava poco sensato schieravi un singolo missile. Aviation Week riporta che inizialmente anche Sukhoj era riluttante. Ciò spinse la HAL a procedere da sola, ma Aviation Week dice che Sukhoj acconsentì nel 2011. I russi fornirono alla HAL consulenza tecnica, in particolare per le modifiche alla fusoliera per ospitare il missile di 9 metri di lunghezza. “Il lavoro è in corso anche su una versione modificata più leggera e dal diametro minore dei BrahMos da assegnare ai MiG-29K della marina indiana, e potenzialmente al Dassault Rafale“, afferma Aviation Week. Segnalando l’immunità del Paese alle sanzioni occidentali, gli scienziati del DRDO dicono che il limite di 300 km di gittata del missile verrà rimosso. I BrahMos di prossima generazione saranno un’arma a lunga gittata. E con il previsto aumentato della velocità, il missile migliora notevolmente l’energia cinetica, nonostante le dimensioni ridotte ottimizzate per aerei relativamente piccoli come il MiG-29. Davvero una cattiva notizia se si è nel mirino del Sukhoj-BrahMos.

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FGFA: Storia di un aereo
Vinay Shukla RIR 19 aprile 2015

Con la demolizione dell’accordo per 126 MMRCA e optando per l’acquisto del Rafale pronti con contratto intergovernativo, il primo ministro indiano ha seguito il suggerimento dell’esperto russo Konstantin Makienko di otto anni fa, per sviluppare e procurarsi più facilmente velivoli aggiornati per l’Aeronautica Militare indiana.113940_340168109_Su-30 mki 358Il Primo ministro Narendra Modi ha tagliato il nodo gordiano da 25 miliardi di dollari dell’acquisizione di 126 MMRCA, ‘la madre di tutte le offerte’, annunciando a Parigi che l’India acquisterà direttamente 36 caccia Rafale pronti a decollare dal produttore francese Dassault, secondo un contratto intergovernativo (G2G). Contemporaneamente, a New Delhi, il Ministro della Difesa Manohar Parrikar confermava in conferenza stampa che il G2G era la migliore opzione per l’acquisto di piattaforme strategiche come gli aerei da combattimento dove il miglior offerente (L1) fu deciso dal fattore del “discutibile costo operativo”, di cui neanche il predecessore dell’UPA, AK Antony, era così sicuro. Ciò ricorda la visita del Ministro della Difesa Anthony a Mosca, nell’ottobre 2007, per co-presiedere la sessione annuale della Commissione intergovernativa India-Russia sulla cooperazione tecnico-militare (IRIGC-MTC) in cui i due Paesi avevano firmato l’accordo per lo sviluppo congiunto di un aereo da caccia di quinta generazione (FGFA), con l’obiettivo di adottare il futuristico caccia furtivo nel 2016-17. “Perché sprecare così tanti soldi per un aereo di 4.ta generazione che entrerà a far parte dell’IAF in contemporanea con l’FGFA di prossima generazione e la versione avanzata del LCA Tejas?“, si chiese il Dr Konstantin Makienko, vicedirettore del Centro indipendente per le analisi strategiche e tecnologiche (CAST) di Mosca. Sebbene il MiG-35 russo di 4++ generazione fosse un forte concorrente, in quel momento nella gara indiana, Makienko tuttavia sostenne che sarebbe stato prudente sospendere l’accordo tappabuchi, acquistando altri Mirage 2000 e aggiornando i MiG-29 in servizio nella IAF, e deviarne i fondi per sviluppare FGFA e LCA Tejas per sostituire i vecchi caccia MiG-21.

Completato il progetto preliminare del FGFA
Otto anni dopo, si torna alla soluzione che l’esperto russo aveva proposto nel 2007. Il Ministro della Difesa Parrikar, inoltre, non esclude che per soddisfare le esigenze operative dell’IAF, l’India possa acquistare via G2G altri caccia, comprensivi di sovrapprezzo, Sukhoj Su-30MKI, inserendosi anche nella politica del ‘Make in India’ in quanto già assemblati dalla HAL. Pochissime persone conoscono la vera storia dello sviluppo dell’avanzato caccia multiruolo Su-30MKI, dove ‘I’ sta per India. Ha monopolizzato la scena da quando è stato adottato dall’Indian Air Force. Ma c’è un interessante racconto dietro la nascita di questo velivolo che, per la prima volta nella storia, consegna all’Indian Air Force un aviogetto da combattimento su misura dei propri requisiti futuri. Non molti sanno che, con il letale missile da crociera BrahMos, il Su-30MKI (multiruolo commerciale per l’India), è anche una successo della lungimiranza dell”uomo dei missili’ dell’India, l’ormai ex-presidente Dottor APJ Abdul Kalam, che non risparmiò sforzi nel ribadire la propria immensa fede nella prodezza tecnologica della Russia. Nel 1994, in vista della visita a Mosca del primo ministro indiano PV Narasimha Rao, l’esportatore di armi statale russo Rosvorouzhenie (predecessore di Rosoboronexport) invitò i giornalisti a un briefing sulla cooperazione della Difesa indo-russa. Era un momento difficile per l’India, profondamente preoccupata dalla mancanza di ricambi cruciali per mantenere efficienti i suoi caccia, navi da guerra e carri armati, mentre il complesso industriale russo era nel caos dal crollo dell’Unione Sovietica. Molte fabbriche finirono nei 14 Stati indipendenti staccatisi dall’URSS. In tale contesto la stampa disse che Mosca stava per offrire all’India il nuovo caccia Su-30 e il governo russo invitò un alto ufficiale dell’IAF a discuterne. Un vecchio amico, che rappresentava la HAL a Mosca, sostenne che tale piano esisteva e disse che il Vicemaresciallo dell’aria S. Krishnaswamy sarebbe arrivato per valutare il Su-27, il meglio che i sovietici avevano sviluppato per contrastare l’F-15 Eagle. Alla fine, l’India firmò con la Sukhoj un primo contratto da 1,8 miliardi di dollari con la Rosoboronexport (ex-Rosvorouzhenie), il 30 novembre 1996, per l’acquisto di 40 aerei Su-30K, svilupparne la versione ‘MKI’ e produrla su licenza in India. Al momento i diplomatici dissero che si trattava di un allontanamento dal rapporto ‘acquirente-venditore’ nella Difesa con la Russia e un passo fiducioso verso ricerca e sviluppo comuni di avanzati sistemi d’arma e piattaforme.
Il 15 agosto 2002 ricevetti una telefonata dall’ufficio stampa del Cremlino che mi invitava a un tour alla Sukhoj Design Bureau con il Presidente Vladimir Putin, due giorni dopo. Naturalmente l’invito fu accettato con gratitudine. Il progetto T-50 della Sukhoj aveva appena vinto la gara PAK-FA per lo sviluppo di un futuristico aereo da caccia di quinta generazione, sconfiggendo il similare rivale della MiG, e c’era voce che Cina e India fossero interessate ad aderire al programma russo. Mentre eravamo in attesa del Presidente, Mikhail Simonov, l’ex-capo progettista della Sukhoi, che mi conosceva, si avvicinò e disse che mi avrebbe raccontato la storia vera: “Quando AVM Krishnaswamy venne nel nostro ufficio di progettazione, nel 1994, fece semplicemente saltare il nostro caccia Su-27, considerato il migliore dall’occidente. Ero molto arrabbiato, dato che ero sotto indagine per l’accusa di presunto tradimento per la vendita di caccia Su-27 alla Cina, ed ero piuttosto depresso. Così, decisi di non partecipare al ricevimento serale offerto dall’addetto dell’aeronautica indiana in onore di Krishnaswamy“, mi raccontò Simonov (1929-2011). “Tuttavia, il mio vice mi convinse ad andare. Suonai il campanello dell’appartamento dell’addetto e Krishnaswamy aprì la porta con un sorriso accogliente. Vidi un vaso di fiori su un tavolino e dissi di portarne un altro di dimensioni simili e versare la vodka in entrambi. Ingollai un vaso di vodka e sfidai il maresciallo dell’aria indiano a seguirne l’esempio se voleva che entrassi a discutere seriamente. Giù i cappelli! Fece esattamente ciò che chiesi ed ottenemmo il lavoro di cui vede il risultato, il miglior caccia multiruolo del mondo. Anche questo mi ha liberato dalle accuse di “tradimento” dato che investì l’intero ricavato della vendita dei caccia Su-27 alla Cina per sviluppare l’assolutamente nuovo caccia multiruolo“, raccontò. “Il Su-30MKI è il prodotto congiunto dei progettisti ed ingegneri di Sukhoj e IAF. La ricca esperienza nello sviluppo congiunto ci ha permesso di scegliere l’India quale partner per gli aerei da combattimento di quinta generazione basati sul progetto T-50 del PAK-FA“, disse Simonov con orgoglio, guardandomi come il greve cosacco del romanzo del vincitore del Nobel di (Mikhail) Sholokhov, ‘Il placido Don’.
Ora, tagliando il nodo del Rafale, altri progetti in corso come il FGFA, potrebbero essere accelerati e la cooperazione per la Difesa prendere ritmo.

maxresdefaultTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le isole avamposti militari della Cina

Tyler Durden Zerohedge 17/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraMAP_1_Paracel_and_Spratly_island_chains_slideshowLa scorsa settimana, abbiamo notato l’ironia esilarante del presidente Obama secondo cui la Cina “usava grandezza e forza per subordinare gli altri Paesi“. Naturalmente, un quadro perfetto della politica estera USA e quindi la dichiarazione del presidente è effettivamente un atto d’accusa delle azioni di Washington. Le osservazioni di Obama riguardavano le “attività” della Cina nel Mar Cinese Meridionale; le azioni di Pechino nelle acque contestate da Filippine, Vietnam, Malesia, Brunei e Taiwan. In sostanza, la Cina costruisce isole in cima al rilievo Fiery Cross nell’arcipelago delle Spratly, che secondo alcuni saranno utilizzate per scopi militari. Il NY Times riassume: “La costruzione sul Fiery Cross Reef è parte di un ampio progetto di bonifica cinese che coinvolge decine di draghe in almeno cinque isole nel Mar Cinese Meridionale. La Cina converte piccoli scogli, poco visibili sull’acqua, in isole abbastanza grandi per ospitare materiale e personale militare e strutture ricreative per i lavoratori. Le immagini satellitari delle bonifiche appaino costantemente negli ultimi mesi, dove i Paesi più piccoli con pretese sulle isole della zona hanno espresso preoccupazione per le costruzioni della Cina, mentre gli Stati Uniti intensificano le critiche… La Cina reclama l’80 per cento del Mar Cinese Meridionale, sostenendo che la “linea dei nove trattini“, tracciata sullo specchio d’acqua alla fine degli anni ’40, è conforme al diritto. Nessun altro Paese riconosce la validità della linea e molti temono che le attività di bonifica della Cina rientrano in un piano per creare il fatto compiuto della sovranità cinese. Ora, una serie di immagini satellitari conferma la costruzione di una pista di 3000 metri sulla barriera corallina, suggerendo che la Cina programmi di farvi atterrare aerei militari, come dei caccia, sulle isole bonificate. Qui, le immagini ad alta risoluzione accompagnate da didascalie dell’Asia Maritime Transparency Initiative (ennesima iniziativa di Soros. NdT):

FieryCross1Fotografia satellitare che individua tre cementifici operanti sull’isola.

FieryReef2La Cina ha già costruito oltre 60 edifici semi-permanenti o permanenti.

FieryReef3Almeno 20 strutture sono visibili sul lato meridionale dell’isola (compreso un eliporto).

FieryReef4La Cina costruisce una pista di atterraggio sull’isola, probabilmente abbastanza grande per farvi atterrare quasi qualsiasi aeromobile cinese.

FieryReef5Le immagini scattate l’11 aprile mostrano la pista per più di un terzo completata.

FieryReef6Pechino installa anche impianti portuali a cui possono attraccare navi cisterna militari.

FieryReef7Il rapporto interattivo dell’AMTI completo è disponibile qui.

Ecco altre note del NY Times su ciò che può significare dal punto di vista militare e geopolitico: “La pista, che dovrebbe essere di circa 3000 metri, abbastanza per ospitare aerei da combattimento, è una svolta nella competizione tra Stati Uniti e Cina sul Mar Cinese Meridionale, ha detto Peter Dutton, docente di studi strategici presso il Naval War College di Rhode Island. “E’ un grande passo strategico“, ha detto. “Per controllare il mare è necessario controllare l’aria...” Col tempo, secondo Dutton, la Cina installerà radar e missili che potrebbero intimidire Paesi come le Filippine, alleato degli USA, e il Vietnam, che reclamano le Spratly, dove riforniscono modesti presidi militari. Più in generale, la capacità della Cina di usare il rilievo Fiery Cross come pista per aerei da caccia e sorveglianza espanderà di molto la competizione con gli Stati Uniti nel Mar Cinese meridionale… “Pensiamo che sia assolutamente per gli aerei militari, ma naturalmente, una pista di atterraggio è una pista di atterraggio, vi può atterrare di tutto se è abbastanza lunga”, ha detto James Hardy, redattore per l’Asia-Pacifico del Jane’s Defense Weekly… La questione principale è cos’altro vi atterrerebbe?“. “A meno che non prevedano di trasformarli in resort, cosa improbabile vista anche la dichiarazione del Ministero degli Esteri della scorsa settimana. Poi aerei militari sono gli unici che dovrebbero atterrarvi“. Altro anche dalla Reuters: “Il senatore John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato USA, definisce le mosse cinesi “aggressive” e ha detto che è emersa la necessità, per l’amministrazione Obama, di agire sui piani per spostare altre risorse militari nell’economicamente importante regione asiatica e rafforzare la cooperazione con i Paesi preoccupati dalla Cina. McCain si riferisce a una valutazione dell’intelligence degli Stati Uniti di febbraio secondo cui la modernizzazione militare della Cina è volta a contrastare le forze armate USA, e ha detto che Washington deve lavorare molto per mantenere il vantaggio militare nella regione Asia-Pacifico. Quando una nazione riempie 600 ettari di terreno e vi costruisce piste, e molto probabilmente adotta altre capacità militari in ciò che sono acque internazionali, chiaramente minaccia l’economia mondiale, ieri, oggi e nel prossimo futuro”, ha detto in una conferenza al Congresso. Un portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha detto che le dimensioni di bonifica e costruzioni cinesi alimentano le preoccupazioni regionali sulla Cina che intenderebbe militarizzare i propri avamposti, e sottolineava l’importanza della libertà di navigazione. “Gli Stati Uniti hanno forte interesse nel conservare pace e sicurezza nel Mare cinese meridionale. Non credo che le grandi bonifiche per militarizzare gli avamposti su territori contesi sia coerente con il desiderio di pace e stabilità nella regione“.
Ciò avviene in un momento interessante per le relazioni tra Pechino e Washington. La recente mossa della Cina per evacuare cittadini stranieri dall’assediata città portuale yemenita di Aden segna la prima volta in cui la nascente superpotenza partecipa al soccorso internazionale. La stessa settimana, la televisione di Stato ha indicato che il Paese inizierà la prima missione dei propri sottomarini nucleari entro la fine dell’anno. Nel frattempo, la Banca asiatica degli investimenti infrastrutturali della Cina segna il cambio economico dal dopoguerra, con l’istituzione multilaterale che cercherà di tappare i buchi lasciati dal FMI dominato dagli Stati Uniti e dall’ADB influenzata dal Giappone, mentre posiziona lo yuan per fargli svolgere un ruolo più importante in quello che diventa rapidamente il nuovo ordine economico mondiale caratterizzato dal dominio del renminbi e dal declino dei sistemi tradizionali che hanno sostenuto l’egemonia del dollaro quale petrovaluta mercantile. Se non è chiaro esattamente quanto l’ambiziosa Pechino speri di trasformare le Spratly in avamposto militare, gli sforzi dello sviluppo della Cina evidenziano quanto il Paese non sia timido nel sostenere i propri interessi di fronte alle minacce occidentali.YEMEN-ADEN HARBOR-CHINESE CITIZENS-WITHDRAW
Pechino sciocca gli USA con l’incredibile progresso dell’aeroporto nel Mar Cinese Meridionale
Sputnik, 17/04/2015

Nuovo immagini satellitari mostrano l’estensione della costruzione di isole artificiali cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Fiery Cross Reef potrebbe presto essere una pista militare nell’oceano. E nonostante la presenza militare nella regione, gli Stati Uniti sono in preda al panico.

1021028956Dragando sabbia dal fondo marino, il governo cinese continua la costruzione di isole artificiali in cima alle scogliere sommerse dell’arcipelago delle Spratly. In parte, le isole saranno utilizzate per rafforzare gli interventi di emergenza nella regione. Ma secondo Pechino le isole saranno utilizzate come avamposti della difesa, preoccupando Washington, che lo é di già per la crescente influenza cinese. Le immagini di IHS Jane’s Defense Weekly avute dall’Airbus Difesa e Spazio mostrano quanto sia rapida la crescita dell’isola. Avviata la costruzione solo l’anno scorso, Fiery Crosse Reef è ora sede della prima pista di atterraggio cinese nel Mar Cinese Meridionale. Con 503 metri già pavimentati, la pista potrebbe essere lunga più di 3000 metri, una volta completata, abbastanza da ospitare aerei da trasporto pesanti e aerei da combattimento, secondo il Centro degli studi strategici e internazionali di Washington. La pista dell’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese sarebbe lunga da 2700 a 4000 metri. Le immagini satellitari mostrano anche che una seconda pista di atterraggio 3000 metri potrebbe essere in costruzione sul Subu Reef, un’altra isola artificiale dell’arcipelago. Fiery Cross ospiterà anche un grande porto sull’estremità sud-ovest dell’isola. Immagini mostrano una gru galleggiante che consolida dighe con il cemento. Negli Stati Uniti, già preoccupati dalla costruzione dell’isola, l’esistenza di piste rinvigoriscono le paure. “Gli Stati Uniti hanno forte interesse a conservare pace e sicurezza nel Mar Cinese Meridionale“, ha detto un portavoce del dipartimento di Stato secondo la Reuters. “Non crediamo che la grande bonifica con l’intento di militarizzare avamposti su territori contesi sia coerente con il desiderio di pace e stabilità nella regione“. Nonostante tale presunto interesse per la “pace”, l’esercito statunitense ha costantemente aumentato la propria presenza nella regione. A febbraio, l’US Navy ha inviato il suo aereo spia più avanzato, P-8A Poseidon, nelle Filippine per monitorare la regione. Washington ha anche organizzato una serie di esercitazioni con gli alleati nel Mar Cinese Meridionale. All’inizio di aprile, Stati Uniti e Indonesia hanno partecipato alle esercitazioni militari congiunte, mossa vista da alcuni quale avvertimento all’espansione cinese. Un’altra serie di esercitazioni di Stati Uniti e Filippine inizierà la prossima settimana, conosciute come Balikatan, è “volta ad aumentare la nostra capacità di difendere il Paese da aggressioni esterne“, come ha detto alla Reuters il portavoce militare, tenente-colonnello Harold Cabunoc.
Mentre denuncia pubblicamente la costruzione delle isole cinesi come “aggressiva”, il senatore statunitense John McCain, presidente della Commissione Forze Armate del Senato, ha invitato l’amministrazione Obama ad inviate altre risorse militari nel Pacifico. Parlando a un seminario a Washington, Cui Tiankai, ambasciatore cinese negli Stati Uniti, ha difeso il diritto di Pechino d’installare difese sul proprio territorio dicendo che “sarebbe illusorio che qualcuno possa imporre alla Cina lo status quo unilaterale” o “violare impunemente e ripetutamente la sovranità della Cina“. Ha anche osservato che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, vieta agli Stati Uniti di condurre “ricognizione intensiva e ravvicinata sulla zona economica esclusiva di altri Paesi“. Il Mar Cinese Meridionale è un specchio d’acqua molto contestato attraverso cui 5000 miliardi di dollari di merci passano ogni anno. Mentre la Cina reclama la maggior parte della zona quale proprio territorio, Filippine, Malesia, Vietnam, Taiwan e Brunei vi avanzano propri reclami.

SpratlyMap2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Pakistan e Russia si avvicinano (molto)

MK Bhadrakumar, Indian Punchline 19 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
137La seconda metà della scorsa settimana ha visto scattare il dinamismo nelle relazioni sulla Difesa tra Russia e Pakistan. I media ufficiali russi hanno evidenziato la visita del ministro della Difesa pakistano Asif Khawaja a Mosca, partecipando alla conferenza sulla sicurezza e a discussioni con l’omologo russo Sergej Shojgu. Alcune osservazioni di Asif vanno citate:
– Russia e Pakistan hanno deciso di rafforzare la cooperazione nella Difesa nei prossimi mesi.
– La cooperazione rafforzata è prevista nell’industria della Difesa (“Make in Pakistan“) e nell’addestramento.
– La sicurezza marittima è stata discussa, essendo un “problema comune”.
– Ha trasmesso a Shojgu l'”impegno deciso nella lotta al terrorismo” del Pakistan.
Asif ha inserito le relazioni Russia-Pakistan nel quadro globale del nascente ordine mondiale multipolare. Affermando in un’intervista all’agenzia Sputnik: “Noi (Pakistan) attendiamo il ruolo russo nella politica regionale e internazionale. Cerchiamo una scena mondiale multipolare, che equilibri le situazioni internazionali”. All’inizio della settimana, il ministro del Petrolio del Pakistan Shahid Khaqan Abbasi ha visitato Mosca. Il Pakistan ha promesso alle compagnie petrolifere russe di poter creare nuove concessioni o di operare su quelle esistenti. In particolare, i due Paesi hanno concluso un grande progetto di gasdotto, già oggetto di discussione. Le società russe costruiranno un gasdotto di 1100 chilometri collegando Karachi a Lahore che sarà finanziato con un prestito di 2 miliardi di dollari da Mosca. La Russia s’è anche offerta di vendere gas al Pakistan e le prime esportazioni avrà inizio già nel 2016. È interessante notare che Mosca e Islamabad hanno dato grande impulso ai rapporti, mentre l'”amicizia blindata” Cina-Pakistan migliora qualitativamente.
In teoria, il Primo ministro indiano Narendra Modi con l’infame accordo sul Rafale, ne fornisce il contesto. La decisione di Modi sul Rafale dev’essere una brutta sorpresa per Mosca. I russi hanno pensato che l’accordo MMRCA sia stato abbandonato, prassi internazionale comune quando un offerente si ritrae dai termini dell’offerta. A dire il vero, Modi l’ha fatto e ha abbandonato l’accordo MMRCA, ma poi ha deciso di mantenere l’acquisto del Rafale comunque, presso il venditore, secondo una rinegoziazione diretta del prezzo e abbandonando la parte sul “Make in India”. Naturalmente, l’ABC dell’accordo sugli armamenti con l’India è stato ridisegnato. La Russia sarebbe svantaggiata nel competere con fornitori occidentali che hanno facile accesso (culturale) alle élite indiane e (con “contrattazioni” private) ai capi delle aziende e delle istituzioni della Difesa dell’India. Con tale predilezione spiccatamente favorevole verso i venditori occidentali delle élite indiane (che ultimamente accelerano sotto il governo Modi), la Russia non avrebbe alcuna ragione di continuare a legarsi le mani volontariamente e a trattenersi sulla cooperazione nella Difesa con il Pakistan. Ma i russi non hanno motivo di preoccuparsi di calpestare la sensibilità indiana. Francamente, a loro non potrebbe importare di meno di ciò che i russi fanno dei loro prodotti e se, probabilmente, i legami russo-pakistani nel campo militare avanzano, così fornendogli l’alibi per avere maggiore mano libera nell’accelerare ulteriormente la ricerca di rifornimenti in occidente, in particolare Stati Uniti; ciò che la potente grande industria indiana si aspetta dal governo Modi. (Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti spera di concludere ulteriori vendite di armi durante la visita a Delhi a maggio). In questo contesto, le osservazioni di Asif, che sottolineano che Russia e Pakistan sono sullo stesso lato del quadro mondiale contemporaneo e che Islamabad conta sull’equilibrio strategico globale fornito dalla Russia, assumono un immenso significato, dicendo cose che nessun leader indiano oserebbe articolare per paura di offendere gli Stati Uniti. Data la cultura dei media russi,va rilevato che i media ufficiali hanno evidenziato le osservazioni di Asif (qui, qui e qui).
In realtà, anche il ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan ha visitato Mosca la scorsa settimana, e secondo Tehran Times ha salutato la “corretta comprensione strategica della Russia secondo cui gli Stati Uniti non possono essere amici e partner affidabili“. È interessante notare che Dehghan ha continuato sottolineando la necessità di creare un fronte unito contro le “politiche espansionistiche” degli Stati Uniti. Nel frattempo, Mosca aveva anche rivelato la decisione di fornire il sistema di Difesa aerea S-400 alla Cina, che ne sarà il primo acquirente estero. L’S-400 è ampiamente valutato come sistema SAM ineguagliabile nella regione Asia-Pacifico. Anche in un altro caso, il Presidente Vladimir Putin firmava il decreto per la fornitura all’Iran del sistema di Difesa missilistico S-300. Se queste sono indicazioni di un nuovo modo di pensare a Mosca sulla cooperazione tecnico-militare con l’estero, la ragione va trovata negli imperativi della scena internazionale in rapida evoluzione (dove un riallineamento delle potenze regionali è in corso), così come nel bisogno della Russia di generare maggiore reddito dalle esportazioni di armi.

ipi-and-tapi-gas-pipeline-projectTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il sistema di sorveglianza della NATO è coperto dall’esercito russo

Oltre lo scudo ABM statunitense in Europa, anche il sistema di sorveglianza terrestre della NATO AGS è coperto dall’esercito russo
Valentin Vasilescu Reseau International 19 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraLuftwaffe_99-01_RQ-4B_EuroHawk_ILA_2012_1Nel 2012, 12 membri della NATO (Germania, Estonia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Norvegia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Italia, Bulgaria e Romania) con gli Stati Uniti decidevano al vertice di Chicago di realizzare il sistema di sorveglianza terrestre AGS (Alliance Ground Surveillance), basato sui velivoli senza pilota da ricognizione strategici RQ-4 Global Hawk (Tier II+ HALE UAV: High Altitude, Long Endurance conventional UAV).

Quali sono le caratteristiche del RQ-4 Global Hawk?
Nel luglio 2007 16 velivoli RQ-4 Global Hawk furono assegnati al 9.no Gruppo da Ricognizione strategica dell’esercito statunitense a Beale. Nel 2011, i nuovi droni da ricognizione furono assegnati al 348.mo squadrone dell’US Air Force nella base aerea di Grand Forks, North Dakota. Dall’aprile 2010, l’RQ-4 Global Hawk è utilizzato nelle operazioni dell’USCENTCOM, responsabile della zona compresa tra Medio Oriente, Asia e Nord Africa. Decollando dalla California, sorvolando Canada, Alaska e Asia, gli RQ-4 cercano i loro obiettivi in Afghanistan e Iraq. La Germania, parte del sistema di sorveglianza terrestre AGS, gestisce da cinque anni i propri RQ-4 Global Hawk del 52.mo Reggimento da ricognizione aerea. Il velivolo RQ-4B ha sensori elettro-ottici e ad infrarossi (gli aerei della NATO non hanno tali funzioni), un radar del tipo SAR (radar ad apertura sintetica), un sensore di movimento GMTI che rileva bersagli mobili a terra dalla velocità minima di 3 km/h e sensori SIGINT che intercettano e registrano le comunicazioni civili e militari. L’RQ-4B sorveglia su scala globale aree spesso distanti 3/5000 km dalla base, volando a una quota di 15/18000 m per 4-5 ore. In una missione di 10/20 ore, possono creare una mappa digitale dalla superficie equivalente alla Romania, con tutti i sistemi d’arma presenti. In sostanza, quattro aerei (più uno di riserva) possono coprire un teatro comprendente diversi Stati di un continente.

Quanto costa il sistema AGS?
Un contratto da 1,2 miliardi di euro è stato firmato con la società statunitense Northrop Grumman per 5 RQ-4B Block-40, l’elemento chiave del sistema di monitoraggio terrestre AGS. Il costo totale del programma AGS raggiungerà i 6 miliardi. Il bilancio annuale per gestire il sistema AGS sarà di 79 milioni di euro, corrispondenti a 3000 ore di volo del Global Hawk. Nel 2015 il primo RQ-4B Global Hawk sarà consegnato nella base statunitense di Sigonella (AGS Command Center) e nel 2017-2018 il sistema AGS sarà operativo. La Romania ha pagato 25,28 milioni per l’attuazione del programma e contribuirà ogni anno con 1 milione di dollari per le spese operative. Romania, Bulgaria, Estonia, Lituania e Lettonia non hanno partecipato allo sviluppo dei progetti di ricerca o alle operazioni di valutazione dei voli da ricognizione. Questi elementi sono coordinati dal SACEUR (il comandante delle forze alleate in Europa) cioè dal generale statunitense Philip Breedlove. Di conseguenza, il ruolo dei partner degli Stati Uniti nella NATO è proteggere gli aeroporti di decollo ed atterraggio, accogliere le squadre statunitensi di servizio dei velivoli e provvedere alla locazione dei sistemi di comunicazione e radar a terra.

architectureCosa chiedono i russi?
Il 16 aprile 2015, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate della Russia, Generale Valerij Gerasimov, ha detto che i Paesi europei che ospitano i sistemi della difesa missilistica della NATO saranno gli obiettivi principali della Russia. Il comando russo ha detto che il sistema di sorveglianza terrestre AGS è una componente dello scudo antimissile balistico in Romania e Polonia e del sistema AEGIS sulle navi statunitensi nel Mar Nero. Il loro ruolo è rilevare gli obiettivi da colpire in territorio russo con missili da crociera Tomahawk (che possono essere lanciati dai sistemi VLS Mk-41 a Deveselu e in Polonia e sulle navi da guerra degli Stati Uniti nel Mar Nero). I russi dicono che gli Stati Uniti avevano pianificato Euromaidan e la guerra civile in Ucraina dal 2010 (anno in cui, al vertice NATO di Lisbona, si decise di porre lo scudo ABM degli Stati Uniti a Deveselu) e tutti gli sviluppi successivi della NATO, volti esclusivamente a creare le condizioni per attaccare la Russia. Secondo i militari russi, due aerei RQ-4B opereranno sulla Russia occidentale e settentrionale: Mar Baltico, Polo Nord, costa del Mare di Barents, Mare di Kara e pianure della Siberia occidentale (Enisej). Tali aerei saranno di competenza dell’USEUCOM, in coordinamento con Germania, Estonia, Lituania, Lettonia e Norvegia. Altri due aeromobili RQ-4B opereranno nel settore centrale della Russia. Saranno sotto la responsabilità dell’esercito degli Stati Uniti, in coordinamento con Italia, Bulgaria e Romania. Tali piani riguardano il territorio russo fino al confine con Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e territorio iraniano. Un quinto aeromobile sarà di riserva.

Come reagiscono i russi?
Facendo riferimento alle azioni sempre più aggressive degli Stati Uniti verso la Russia, gli ufficiali dell’esercito russo dicono che negli ultimi cinque anni si sono concentrati su progettazione, sviluppo ed equipaggiamento del loro Esercito di più efficaci sistemi missilistici antiaerei a grande gittata e capacità balistiche (S-400/500). I russi sostengono inoltre che questi sistemi rappresentano l’antidoto agli attacchi con i missili da crociera Tomahawk. Per potenziarli, questi sistemi sono associati ai sistemi d’interferenza della serie Richag-AV con le varianti L-175B Khibinij per gli aerei da combattimento, Krasuha-2 e 1L267 Moskva-1 per l’esercito russo. Gli esperti dicono che i russi possono offuscare e neutralizzare il controllo dei droni RQ-4B che compiono missioni da ricognizione sullo spazio aereo della Russia. Questi sistemi di disturbo russi permettono di “accecare” i radar AN/SPY-1D, e i sistemi di inseguimento e puntamento del complesso missilistico antiaereo AEGIS in Polonia e Romania, oltre a quelli similari dei cacciatorpediniere ed incrociatori AEGIS statunitensi, su cui si basano. La difesa missilistica antiaerea a lungo raggio che protegge Deveselu dovrebbe teoricamente coprire gran parte del territorio della Romania, con una garanzia dell’87%. Ma in realtà, verrebbe facilmente neutralizzato dalle interferenze, dicono i russi, sostenendo che hanno già sperimentato con successo sul Mar Nero tale sistema di disturbo, il 10 aprile 2014. Il nuovo pod da guerra elettronica L-175B Khibinij, appeso su due velivoli Su-24, avrebbe gravemente compromesso l’operatività del radar del cacciatorpediniere USS Donald Cook, scelto come bersaglio.

mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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