La Corea democratica è giustamente risoluta, non sconsiderata

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 16.05.2017L’ultimo test di un missile balistico della Corea democratica avviene pochi giorni dopo che il nuovo presidente della Corea del Sud, Moon Jae In, veniva eletto dicendosi disposto ad impegnarsi in colloqui diplomatici con il vicino del nord. Il test missilistico, come riferito, dimostra che il Nord ha raggiunto la capacità di colpire il territorio degli Stati Uniti, dopo l’annuncio d’inizio mese del presidente Donald Trump che indicava la volontà di colloqui faccia a faccia con il leader nordcoreano Kim Jong Un. Trump la scorsa settimana invitò subito il neo-presidente a Washington a discutere sulla crisi coreana dopo l’elezione del 9 maggio. Moon Jae In, avvocato di sinistra per i diritti umani, adotta un atteggiamento più conciliante verso la Corea democratica rispetto ai predecessori di destra a Seoul. Recentemente ha anche criticato la posizione militarista di Washington contro la Corea democratica ed ha invece chiesto colloqui regionali con Cina e Giappone per tentare di denuclearizzare la penisola. Può sembrare piuttosto strano che Kim Jong Un ordinasse il test missilistico nel fine settimana. Prevedibilmente, risponde alla reprimenda di Washington e Corea del Sud che denunciavano il test come altra provocazione e violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite. Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone richiedevano una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Pertanto, l’ultimo test missilistico dimostrerebbe che la Corea democratica rifiuta ogni minima apertura ai negoziati diplomatici. Secondo i media che rilanciano l’agenzia ufficiale della Corea democratica KCNA, l’ultimo test mostra che un nuovo motore balistico avvicina lo Stato al missile balistico intercontinentale (ICBM). Raggiungendo una quota di oltre 2100 chilometri, il missile Hwasong-12 avrebbe la capacità di raggiungere un bersaglio a 4500 km se volasse su una traiettoria normale. Questo permette alla Corea democratica di colpire il territorio statunitense dell’isola di Guam nel Pacifico. Il missile è stato deliberatamente lanciato su un angolo acuto in modo che non violasse i territori vicini, cadendo nel Mare del Giappone, nelle acque territoriali della Corea democratica. Per attaccare le coste occidentali degli Stati Uniti, la Corea democratica avrebbe bisogno di un missile capace di volare per 8000 k, che non ha ancora. Come risultato del test di fine settimana, l’amministrazione Trump ha reagito chiedendo a tutti i Paesi d’imporre sanzioni più severe alla Corea democratica. L’ambasciatrice statunitense dell’ONU Nikki Haley dichiarava che Washington ed alleati “stringono le viti” su Kim Jong Un. La Russia, tuttavia, ha adottato un approccio più misurato e ha saggiamente indicato che una formula completa sia necessaria per risolvere la crisi coreana. Parlando al vertice economico di Pechino, il Presidente russo Vladimir Putin affermava che l’ultimo test missilistico nordcoreano era “controproducente” e “pericoloso”. Tuttavia, precisava anche il quadro generale dove sia assolutamente fondamentale trovare un modo per evitare un confronto disastroso. Senza citare direttamente gli Stati Uniti Putin dichiarava che Washington deve rinunciare ad “intimidire” la Corea democratica invitando tutte le parti a “trovare soluzioni pacifiche”. Crucialmente, il leader russo ha allargato il contesto della crisi coreana, affermando che le minacce e il “cambio di regime” di Washington hanno spinto verso la “corsa agli armamenti” e un eventuale conflitto.
Nelle ultime settimane, numerosi funzionari statunitensi, tra cui Trump e il suo capo alla Difesa James Mattis, hanno esplicitamente minacciato la Corea democratica di un attacco preventivo. Il comportamento statunitense nelle cosiddette “esercitazioni” con navi da guerra, sottomarini e bombardieri nucleari s’è inasprito nella penisola coreana, mentre Washington inviava l’ultimatum a Pyongyang ad abbandonare il programma nucleare e dei missili balistici. Dato tale contesto aggressivo degli USA, l’ultimo test missilistico della Corea democratica non sembra un atto sconsiderato, ma più che altro una dichiarazione risoluta di ciò che vede come diritto all’autodifesa. Christopher Black, avvocato internazionale sui crimini di guerra che ha studiato a lungo la geopolitica della regione, afferma che la Corea democratica vuole un’azione sostanziale da Stati Uniti ed alleati per una soluzione pacifica e non mera retorica che alluda alla diplomazia. Dice Black: “I recenti segnali diplomatici di Trump e Corea del Sud saranno visti dalla Corea democratica come mezzo tattico per ritardarne il programma per la difesa. Si fida solo di azioni concrete per la pace, non di mera retorica, e finché le forze statunitensi non abbandonano la penisola e smettono di minacciare il Nord, Pyongyang presumerà la continuità dell’aggressività degli Stati Uniti. Da qui la continua determinazione a sviluppare la propria difesa. L’ultimo test missilistico è una chiara dichiarazione d’intenti del Nord a continuare a sviluppare i mezzi per difendersi finché gli USA brandiscono la forza unilaterale”. Il problema qui, come sempre, è l’arrogante “eccezionalismo americano”. La costernazione nei media occidentali sul nuovo missile balistico della Corea democratica capace di colpire il territorio statunitense di Guam non riconosce che la base aerea statunitense dispone permanentemente di bombardieri pesanti B-1, B-2 e B-52 presenti nelle minacciose manovre contro la Corea democratica dalla fine della guerra coreana (1950-53). Gli Stati Uniti non hanno mai firmato l’armistizio alla fine della guerra in cui sostennero il Sud. Quindi, dal punto di vista della Corea democratica, gli Stati Uniti sono tecnicamente ancora in guerra con essa, e le “esercitazioni” annuali delle forze statunitensi presso la penisola coreana sono viste come minaccia velata. Secondo il diritto internazionale, la posizione statunitense è di un’aggressività inaccettabile verso la Corea democratica. Va anche ricordato che quando la Corea democratica s’impegnò nei colloqui multilaterali per fermare il programma nucleare, più di 20 anni fa, gli Stati Uniti del presidente GW Bush agirono in malafede rinunciando all’impegno a fornire tecnologia nucleare civile e altri aiuti per lo sviluppo. Nel frattempo, il Nord ha ripreso il programma nucleare con il primo test sotterraneo avvenuto nel 2009. Da allora ha condotto altri quattro test. E un sesto sarebbe imminente. Come notò il Presidente russo Vladimir Putin, gli Stati Uniti non hanno il diritto di pretendere il disarmo unilaterale e di minacciare anche il cambio di regime. E poi quando la Corea democratica risponde a tale imperiosa persecuzione di Washington sviluppando armi, Washington reagisce con ancora più foga, come se la sola Corea democratica violasse le norme internazionali.
La diplomazia e il dialogo sono l’unica via per risolvere il conflitto coreano. Ma per far sì che ciò accada, non va imposta la precondizioni alla Corea democratica di “mostrare per prima un buon comportamento”. Chi sono gli Stati Uniti per pretendere un “buon comportamento” da qualcuno? Vi dovrebbe essere mutuo rispetto e riconoscimento dagli Stati Uniti e le loro forze militari nella regione rientrano nel problema, non nella soluzione. Solo con pieno impegno pacifico verso la Corea attraverso un trattato di pace e il ritiro delle forze dalla regione, si può trovare la via alla pace. L’arroganza statunitense è pericolosa quanto le sue armi di distruzione di massa puntate sulla Corea. E se prevale tale arrogante mostruosa, la Corea democratica ha il diritto di mantenere con risolutezza i propri mezzi di difesa.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Che ne è della Guerra di Corea 2.0 di Trump?

Alexander Mercouris, The Duran 14/5/2017Il fatto che aprile sia passato senza alcuna azione militare nella penisola coreana e la crisi sia irrisolta dimostra che l’intervento militare unilaterale statunitense è stato un bluff. Le notizie sulla Corea democratica che testava un missile balistico caduto nel Mare del Giappone a 500 chilometri dalle coste russe, solleva la questione di cosa sia accaduto alla grande crisi nella penisola coreana di cui i media mondiali parlavano in modo eccitato per tutto aprile? Come i lettori di Duran potrebbero ricordare, ad aprile i media erano pieni di storie sulla Corea democratica che prevedeva un sesto test nucleare, del presidente Trump che avvertiva che gli Stati Uniti erano pronti ad intraprendere un’azione unilaterale se il programma nucleare della Corea democratica non veniva interrotto, della portaerei Carl Vinson con la relativa “armada” che si avvicinava alla Corea democratica e del sottomarino statunitense USS Michigan con la sua batteria di missili da crociera che faceva lo stesso, del Senato degli Stati Uniti convocato alla Casa Bianca per essere informato sulla minaccia della Corea democratica, sulla “Madre di tutte le bombe” sganciata sullo SIIL in Afghanistan come avvertimento alla Corea democratica, e da Wang Yi, Ministro degli Esteri della Cina, che avvertiva che in qualsiasi momento la guerra poteva esplodere nella penisola coreana. Aprile è passato senza segnali su un test nucleare nordcoreano o azione militare degli Stati Uniti. La Corea democratica da allora ha abbandonato i titoli mentre la Corea del Sud decideva un nuovo presidente liberale, Moon Jae-in, che appare intenzionato a ridurre le tensioni nella penisola coreana, parlando dell’intenzione di recarsi nella Corea democratica per incontrare Kim Jong-un e che, a un giorno dalla nomina, parlava al telefono con il Presidente Putin, con il riassunto del Cremlino sulla conversazione contenente interessanti parole che indicavano la forte opposizione di Moon Jae-in a qualsiasi attacco alla Corea democratica, “Mentre scambiavano opinioni sulla situazione della penisola coreana, entrambi i leader hanno sottolineato l’importanza di trovare una soluzione politica e diplomatica alla crisi”. Mentre l’azione militare unilaterale contro la Corea democratica degli Stati Uniti, con l’opposizione sudcoreana, poteva in teoria essere possibile, in pratica era estremamente difficile. Il fatto che il presidente Moon Jae-in sembra opporvisi rende estremamente improbabile che ciò accada. Allora perché mai la guerra che sembrava così vicina ad aprile non c’è stata?
Ho già detto perché dubito fortemente dell’opinione diffusa secondo cui il bellicismo di aprile fosse una copertura politica degli Stati Uniti per schierare il THAAD in Corea del Sud. In breve, il THAAD andava dispiegato comunque e non c’era bisogno che gli Stati Uniti aumentassero la tensione a livelli straordinari per schierarlo, con il rischio di tensioni acuite e troppo gravi per giustificare tale scopo. C’era la possibilità che la guerra venisse evitata perché la Corea democratica veniva bloccata dalle minacce degli Stati Uniti e che ciò spiegasse perché non avesse effettuato il test nucleare. In alternativa, può darsi che le minacce statunitensi avessero spaventato la Cina, minacciando la Corea democratica di ogni sanzione, tra cui presumibilmente un embargo di 6 mesi sulle forniture di petrolio, che avrebbe spinto la Corea democratica a sospendere il test nucleare togliendo agli Stati Uniti il motivo per un attacco militare. Tuttavia il problema di tali teorie è che in realtà non sappiamo se la Corea democratica pianificasse un test nucleare ad aprile, trattenuta da Stati Uniti e Cina. La Corea democratica non ha mai preannunciato i test nucleari e quando avvengono sorprendono. Contrariamente a quanto si afferma spesso, non esiste alcuna corrispondenza tra test nucleari e festività nazionali nordcoreane, con un solo test nucleare, l’ultimo, del 9 settembre 2016, svoltosi lo stesso giorno di una festività nordcoreana (l’anniversario della fondazione della Repubblica Democratica Popolare). Il fatto che la Corea democratica festeggiasse due importanti festività ad aprile, l’anniversario della nascita di Kim Il-sung il 15 aprile e l’anniversario della fondazione dell’Esercito Popolare coreano il 21 aprile, non era motivo di pensare che un altro test nucleare fosse previsto ad aprile in coincidenza con una di queste giornate, nonostante i diffusi suggerimenti dai media. La Corea democratica aveva effettuato cinque test nucleari negli undici anni, dal primo test del 9 ottobre 2006, con due test (una presunta bomba a idrogeno e un presunto dispositivo nucleare miniaturizzato idoneo come testata missilistica) nel 2016. Un sesto test nell’aprile 2017 avrebbe significato tre prove in quindici mesi, segnando un’accelerazione netta del programma nucleare della Corea democratica. Se ciò appariva possibile, era improbabile in realtà, dato che le simulazioni ai computer nell’ambito della tecnologia informatica della Corea democratica rendono i test meno importanti di quanto non lo fossero durante i programmi nucleari degli anni ’50.
La Corea democratica aveva subito affermato che non rinunciava ai test nucleari per le minacce militari degli Stati Uniti. La Corea democratica compì il passo insolito, all’inizio di maggio, di criticare pubblicamente la Cina per aver minacciato sanzioni nel caso di un test nucleare. Reuters riprendeva parti del commento della Korean Central News Agency riferendo, “Il commento di KCNA denunciava gli articoli cinesi che tentavano d’incolpare Pyongyang per i “rapporti peggiorati” tra Cina e Corea democratica e per lo schieramento statunitense di mezzi strategici nella regione. Ed inoltre accusava la Cina di “esagerare” i danni causati dai test nucleari nordcoreani in tre province nordorientali della Cina. I media cinesi invitavano la Corea democratica a smantellare il proprio programma nucleare “con una violenta violazione dei diritti, dignità e supremi interessi indipendenti e legittimi” della Corea democratica, costituendo “una minaccia indiscussa a un Paese confinante dalla storica tradizionale amicizia”. Il commento della KCNA affermava che gli appelli di “certi politici e media ignoranti” in Cina a sanzioni più severe alla Corea democratica e a non escludere l’intervento militare se rifiutasse di abbandonare il programma nucleare, erano “basati su un grave sciovinismo”. Affermava che il programma nucleare della Corea democratica è necessario “all’esistenza e allo sviluppo” del Paese, e che “non può mai essere cambiato o scosso”. “La RPDC non piatirà mai l’amicizia con la Cina”, commentava l’osservazione”. Queste le parole di netto rifiuto della Corea democratica verso le richieste cinesi di rallentare o fermare il programma nucleare. Forse le parole sono un bluff, ma suggeriscono con forza che la pressione cinese sul programma dei test nucleari della Corea democratica viene contrastata, e più probabilmente rifiutata. Quindi la pressione cinese non è certamente la ragione per cui la Corea democratica non ha eseguito un test nucleare ad aprile. Ovviamente senza accedere all’intelligence classificata sullo stato del programma nucleare della Corea democratica, è impossibile affermare con certezza che la Corea democratica avesse previsto un test nucleare ad aprile. Tuttavia, più pacatamente, sembra probabile che non ci fosse. È difficile evitare l’impressione che il motivo per cui non ci sia stata la guerra nella penisola coreana ad aprile, sia perché nessuno la volesse e che le minacce di guerra degli Stati Uniti erano semplicemente un bluff per intimidire la Cina piuttosto che la Corea democratica. Se è così, il motivo per cui non c’è stata la guerra e la crisi coreana sia scomparsa improvvisamente dai titoli, era perché quando la Cina scoprì il bluff degli Stati Uniti, durante la conversazione telefonica tra il Presidente cinese Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump del 23 aprile 2017, gli Stati Uniti non avevano altra scelta se non spegnere la “crisi”. In un certo senso fu rassicurante. Che Donald Trump bluffasse apparve evidente con l’evolversi della falsa “crisi”. Il fatto che si sia tirato indietro dimostra che lo fa quando si scopre il suo bluff, e senza rancore. Tuttavia, non è mai saggio bluffare suscitando una crisi internazionale che coinvolga uno Stato con armi nucleari come la Corea democratica, soprattutto se ciò inevitabilmente porta a scoprire il bluff. Speriamo che il presidente abbia imparato la lezione e vedremo se in futuro vi sarà un approccio diplomatico più convenzionale dell’amministrazione di Trump.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea democratica testa un nuovo missile balistico

Alessandro Lattanzio, 15/5/2017Il missile balistico lanciato dalla Corea democratica il 14 maggio, dalla regione di Kusong a nord-ovest di Pyongyang, raggiungeva la quota di 2000 km e volava per 787 km, finendo nel Mare del Giappone. Il lancio avveniva poche ore dopo che il South China Morning Post indicava che Choe Son-hui, a capo dell’ufficio nordamericano del Ministero degli Esteri della Corea democratica, dichiarava, “Se le condizioni sono mature, dialogheremo con l’amministrazione Trump“, mentre l’ambasciata degli Stati Uniti a Pechino si lamentava con il Ministero degli Esteri della Cina per la presenza della Corea democratica al Forum internazionale sull’Iniziativa Fascia e Via di Beijing. Il Ministero degli Esteri della Cina rispondeva dichiarando di salutare la partecipazione di tutti i Paesi al vertice. Pyiongyang a gennaio dichiarò che i preparativi per testare un missile balistico intercontinentale erano nelle fasi finali. L’ambasciatore nordcoreano a Londra affermava che “il sesto test nucleare è ora imminente, anche se non conosco l’ora programmata,… ma posso dire che il test nucleare sarà condotto nel luogo e nel tempo deciso dal nostro leader supremo Kim Jong-Un“. Alla domanda su un possibile attacco statunitense, l’ambasciatore rispondeva “stiamo sviluppando la nostra forza nucleare per rispondere a tali attacchi dagli Stati Uniti. Se ci attaccano, i nostri militari e il popolo sono pronti a rispondere a qualsiasi tipo di attacco. Ma non penso che gli Stati Uniti lo prendano in considerazione. Gli Stati Uniti non possono attaccarci innanzitutto. Se si muovono di un centimetro, allora siamo pronti a ridurre in cenere tutti i loro mezzi strategici”.
Pyongyang annunciava che il test di lancio del missile balistico a medio raggio era avvenuto sotto la supervisione di Kim Jong-un, confermando le “specifiche tattiche e le caratteristiche tecniche” del missile a testata nucleare, “Il lancio di prova è stato condotto con l’angolo massimo d’elevazione del missile, considerando la sicurezza dei Paesi limitrofi e confermando le specifiche tattiche e le caratteristiche tecniche del nuovo missile balistico strategico a lungo raggio in grado di trasportare potenti testate nucleari“. Secondo Pyongyang, il lancio permetteva di testare in “condizioni di volo effettive” i “sistemi di stabilizzazione, strutturazione, pressurizzazione e lancio” del missile, nonché “l’affidabilità dei motori del missile” e l’integrità “nel duro ambiente al rientro“. “Il missile raggiungeva la massima altitudine di 2111,5 chilometri lungo la traiettoria prevista, colpendo con esattezza le acque del bersaglio a 787 chilometri”, secondo l’annuncio del Ministero delle Comunicazioni. Secondo il Ministro della Difesa russo, il missile aveva volato per 23 minuti prima di cadere in acque internazionali nel Mare del Giappone, a circa 500 chilometri dalle coste russe.Pyongyang dichiarava che “media ed esperti mondiali hanno commentato con sospiro di sollievo che le cupi nubi di guerra sospese sulla penisola coreana per le provocazioni militari sconsiderate dagli USA sono scomparse e una crisi è finita. Questo perché la RPDC ha sventato la tirannia degli USA con la strategia volta ad accedere a potenti deterrenti bellici e contrastarla con essi. Il nucleare è simbolo assoluto della dignità e della forza della RPDC e dei suoi supremi interessi. Fintanto che gli Stati Uniti non retrocederanno dalla politica ostile verso la RPDC, essa raddoppierà le misure per rafforzare le capacità di autodifesa con la forza nucleare suo fulcro. Gli Stati Uniti non dovrebbero sperare di smantellare il nucleare della RPDC, e dovrebbero essere consapevoli che soffriranno disgrazia e distruzione se osassero una guerra contro la RPDC. Gli Stati Uniti, proponendo la politica anti-RPDC tramite “massima pressione ed ingaggio”, cercano di soffocare la RPDC con sanzioni e pressioni assolute. Tuttavia, gli Stati Uniti si sbagliano gravemente. La politica di Obama chiamata “pazienza strategica” era volta ad impedire alla RPDC ad accedere a tutto ciò che cercava. La “massima pressione ed impegno” dell’avventurista amministrazione Trump porterà la RPDC ad accelerare sulla deterrenza nucleare”.Kim Jong Un ha guidato il test di lancio del nuovo missile
Il test di lancio del nuovo missile balistico strategico superficie-superficie a medio-lungo raggio Hwasong-12 avveniva con successo grazie agli scienziati e ai tecnici della ricerca missilistica che avanzano coraggiosamente verso un nuovo obiettivo, orgoglio nel mondo e fedele all’idea di futuro di Kim Jong Un, Presidente del Partito dei Lavoratori della Corea, Presidente della Commissione degli Affari Statali della RPDC e Comandante supremo dell’Esercito popolare coreano, nella costruzione della potenza nucleare. Kim Jong Un ha guidato il lancio di prova sul posto. Guardando l’Hwasong-12, ha espresso soddisfazione per il possesso di un’altra “arma del Juche”, un perfetto sistema d’arma congruo con l’idea militare strategica e tattica del PLC e le necessità di oggi. Il lancio di prova è stato condotto con il massimo angolo in considerazione della sicurezza dei Paesi limitrofi. Il lancio di prova ha cercato di verificare le specifiche tattiche e tecnologiche del missile balistico appena creato e in grado di trasportare una potente testata nucleare. Secondo l’ordine di Kim Jong Un, il nuovo missile Hwasong-12 è stato lanciato alle 04:58 del 14 maggio. Il missile ha centrato il mare aperto a 787 km dopo aver raggiunto la quota massima di 2111,5 km lungo la rotta prevista. Il tiro di prova ha dimostrato pienamente tutte le specifiche tecniche del missile, di recente ideato secondo le linee coreane da scienziati e tecnici della difesa, come i sistemi di orientamento e stabilizzazione, sistemi strutturali e sistemi di pressurizzazione, ispezione e lancio, riconfermando l’affidabilità del nuovo motore a razzo nelle circostanze pratiche del volo ed anche verificando la capacità di puntamento della testata nelle peggiori situazioni al rientro e la precisione del sistema di detonazione. Kim Jong Un ha abbracciato gli ufficiali della ricerca missilistica, dicendo che hanno lavorato duramente per ottenere una grande conquista. E si faceva fotografare con gli ufficiali, scienziati e tecnici che hanno partecipato al test di lancio. Riconoscendo ancora una volta la devozione alla produzione di un missile balistico strategico a lungo raggio di tipo coreano, gli ha personalmente consegnato ringraziamenti speciali. Ha dichiarato fiducia nel successo del lancio di prova dell’Hwasong-12, dimostrazione dell’avanzata scienza e tecnologia della difesa della RPDC, di grande e particolare importanza nel garantire pace e stabilità nella penisola coreana e nella regione, oltre che grande vittoria del popolo coreano. Dichiarava che la RPDC è una potenza nucleare degna del nome, che lo si riconosca o meno. Sottolineava che la RPDC avrà il controllo rigoroso su chi avanza ricatti nucleari grazie alla deterrenza nucleare sviluppata in modo inimmaginabile e rapido. Gli Stati Uniti hanno accumulato mezzi strategici nucleari nelle vicinanze della penisola coreana per minacciare e ricattare la RPDC, ma la fanfaronata militare statunitense, che prevale solo su Paesi deboli e nazioni senza potere nucleare, non possono mai funzionare con la RPDC ed è molto ridicolo, dichiarava, osservando che se gli Stati Uniti scegliessero la provocazione militare contro la RPDC, di esser pronti a contrastarla. I più perfetti sistemi d’arma del mondo non saranno mai per sempre proprietà esclusiva degli Stati Uniti, ha detto, esprimendo la convinzione che il giorno in cui la RPDC utilizzerà simili mezzi di ritorsione verrà, continuando che in questa occasione gli Stati Uniti avrebbero dovuto vedere chiaramente se i missili balistici della RPDC siano una minaccia reale o no. Se gli Stati Uniti indugiano nel provocare la RPDC, non eviteranno il peggior disastro della storia, ha detto, avvertendo con forza gli Stati Uniti a non ignorare o giudicare male la realtà, in cui la regione continentale ed operativa del Pacifico reintrano nella portata dei mezzi d’attacco della RPDC, che ha tutti i potenti mezzi per un attacco di ritorsione. Agli scienziati e ai tecnici della ricerca missilistica ordinava di continuare a sviluppare testate e vettori nucleari più precisi e diversificati, non fermandosi sui successi e preparando ulteriori test fin quando Stati Uniti e vassalli non prenderanno la giusta e ragionata scelta.Fonti:
Rodong
Rodong
RussiaToday
Zerohedge

Nuova Via della Seta, integrazione dell’Eurasia ed emarginazione degli USA

Alessandro Lattanzio, 15/5/2017Il Presidente cinese Xi Jinping annunciava, all’inaugurazione del Forum per la cooperazione internazionale Fascia e Via di Pechino, altri 100 miliardi di yuan (14,5 miliardi di dollari) di investimenti per il Fondo Nuova Via della Seta, mentre ospitava i leader dei 110 Paesi che partecipavano al Forum sull’Iniziativa Fascia e Via di Beijing. La Cina finanzierà per 60 miliardi di yuan (8,7 miliardi di dollari) i Paesi e le organizzazioni internazionali che partecipano all’Iniziativa Fascia e Via, avviandovi vari progetti infrastrutturali. Xi ribadiva che “Dovremmo creare congiuntamente un ambiente che faciliti apertura e sviluppo, istituisca un sistema equo e trasparente di norme internazionali su scambi ed investimenti e promuova il flusso ordinato dei fattori produttivi, l’allocazione efficiente delle risorse e l’integrazione del mercato. Dovremmo costruire una piattaforma aperta alla cooperazione e sostenere e far crescere un’economia mondiale aperta”. Beijing ha impegnato nell’Iniziativa per la Nuova Via della Seta 250 miliardi di yuan in prestiti della China Development Bank, 130 miliardi di yuan in prestiti dall’Export-Import Bank of China, 2 miliardi di yuan di aiuti alimentari e 1 miliardo di dollari per il fondo di cooperazione Sud-Sud. L’Iniziativa Fascia e Via ha per obiettivo creare una moderna cintura economica lungo la Via della Seta del XXI secolo, che attraverso l’Eurasia partendo dalla regione del Xinjiang in Cina e, passando per l”Asia centrale e il Kazakistan, arriva in Iraq, Iran, Siria e Turchia da dove poi giungerà in Europa. La controparte marittima, la Via della Seta Marittima, parte dal Fujian in Cina e terminerà a Venezia. La rete, la cui costruzione è iniziata nel 2014, comprenderà ferrovie, autostrade, oleodotti, gasdotti, reti elettriche, reti internet, collegamenti marittimi e infrastrutturali.Alla cerimonia di apertura del Forum per la Cooperazione Internazionale dell’Iniziativa Fascia e Via a Pechino del 14-15 maggio, il Presidente russo Vladimir Putin salutava la “grande” Iniziativa Fascia e Via della Cina e chiedeva un maggior partenariato eurasiatico. Definendo l’Iniziativa un esempio di cooperazione su infrastrutture, trasporti e industria, il presidente russo dichiarava che il suo Paese sostiene l’iniziativa dall’inizio. Il Presidente Vladimir Putin dichiarava, all’apertura del Forum internazionale di Pechino, “Non dimentichiamo le minacce che derivano dai conflitti regionali. In Eurasia esistono ancora ambiti di disaccordi incombenti. Per eliminare tali conflitti, prima di tutto dobbiamo abbandonare retorica ostile, accuse e rimproveri reciproci che aggravano soltanto la situazione. Complessivamente, alcuno dei vecchi approcci alla risoluzione dei conflitti va usato per risolvere i problemi moderni. Abbiamo bisogno di idee nuove e non di stereotipi. Ritengo che l’Eurasia possa elaborare e proporre un’agenda costruttiva e positiva sulle questioni relative su sicurezza, ampliamento delle relazioni tra Stati, sviluppo economico, cambiamenti sociali, amministrazione e ricerca di nuove forze che dirigano la crescita. Per la comunità globale dobbiamo essere l’esempio di un futuro collettivo, innovativo e costruttivo basato su giustizia, uguaglianza e rispetto della sovranità nazionale, del diritto internazionale e dei principi inconfondibili delle Nazioni Unite. Tuttavia, desiderio e sola volontà non bastano ad attuare l’agenda. Sono necessari strumenti efficaci per questo tipo di collaborazione. Questi possono essere creati attraverso l’integrazione. Oggi ci sono molti programmi d’integrazione fiorenti in Eurasia. Noi li sosteniamo e siamo impegnati nel loro ulteriore sviluppo. Molti sono consapevoli del fatto che Russia e partner costruiscono l’Unione economica eurasiatica. Le parti dell’UEE hanno opinioni analoghe sull’integrazione eurasiatica ed è molto importante che i leader di Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan partecipino a questo forum. Accogliamo con favore l’Iniziativa Fascia e Via cinese. Proponendo questa iniziativa, il Presidente Xi Jinping ha dimostrato un approccio creativo verso la promozione dell’integrazione su energia, infrastrutture, trasporti, industria e collaborazione umanitaria, di cui ho parlato a lungo. Ritengo che combinando le potenzialità dei formati dell’integrazione come UEE, OBOR, SCO e ASEAN, possiamo costruire le basi per un grande partenariato eurasiatico. Questo è l’approccio che, secondo noi, va applicato all’ordine del giorno proposto oggi dalla Repubblica popolare cinese. Vorremmo accogliere con favore il coinvolgimento dei nostri colleghi europei dell’UE in questa partnership. Ciò la renderebbe ancor più concorsuale, equilibrata e completa, e ci permetterà di realizzare un’occasione unica per creare il quadro comune cooperativo dall’Atlantico al Pacifico e per la prima volta nella storia. È necessario che già oggi s’inizi ad agire secondo la strategia per sviluppare la grande partnership euroasiatica. Pertanto, possiamo decidere l’obiettivo ambizioso di rendere possibile il flusso di merci più opportuno, conveniente e senza ostacoli. Proprio ora, nel suo discorso, il Presidente Xi Jinping ha detto di togliere le barriere burocratiche ai flussi commerciali tra Cina e Kazakistan. Possiamo vedere che ciò accade su altre linee. Vorrei inoltre sottolineare che la Russia non è solo disposta ad essere un partner commerciale affidabile, ma cerca anche d’investire nella creazione di joint venture e nuove capacità produttive negli Stati partner, su impianti industriali e servizi. Inoltre è necessario eliminare le restrizioni infrastrutturali all’integrazione, soprattutto creando un sistema di trasporto moderno e ben connesso. La Russia con la sua posizione geografica unica è disposta ad impegnarsi in questa attività congiunta. Rafforziamo costantemente le nostre infrastrutture marittime, ferroviarie e stradali, ampliando la capacità della linea ferroviaria Bajkal-Amur e della transiberiana, investendo risorse significative nei miglioramenti della linea nord-est, divenendo un’arteria dei trasporti globalmente competitiva. Se esaminiamo il quadro generale, i progetti infrastrutturali dell’UEE e dell’OBOR, in collaborazione con il Passaggio Nord-Est, si può riconfigurare completamente il trasporto nel continente eurasiatico, cruciaele per esplorare nuovi territori ed intensificare gli investimenti economici e nelle risorse. Tracciamo insieme queste strade verso lo sviluppo e la prosperità. Ci aspettiamo che le istituzioni finanziarie di nuova costituzione come la Banca di Sviluppo dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank offrano un sostegno agli investitori privati e, ovviamente, l’integrazione della qualità è possibile solo con il sostegno di un forte capitale umano, di professionisti qualificati, di tecnologie avanzate e della ricerca. Con una nota finale, vorrei sottolineare che la Russia non vede semplicemente il futuro del partenariato eurasiatico come mera costituzione di nuovi legami tra Stati ed economie. Questa partnership deve mutare il quadro politico ed economico del continente e portare in Eurasia pace, stabilità, prosperità e nuova qualità della vita. Comprensibilmente i nostri cittadini hanno bisogno di sicurezza, fiducia nel futuro e possibilità di essere produttivi e migliorare ricchezza e benessere delle proprie famiglie. Sono nostri dovere e responsabilità comune garantire che abbiano queste opportunità. A tal proposito, la grande Eurasia non è un accordo geopolitico astratto ma, senza esagerare, un progetto di vera civiltà che guarda al futuro. Credo che mantenendo lo spirito di cooperazione possiamo raggiungere quel futuro”.La Cina ha quindi investito 480 miliardi di yuan per la Nuova Via della Seta, mentre l’altro grande partner dell’iniziativa cinese, la Russia, già dal 2015 ha superato l’Arabia Saudita a primo esportatore di greggio per la Cina, orientando i mutui rapporti commerciali sul cambio rublo/yuan, abbandonando il dollaro statunitense. Le esportazioni russe in Cina sono più che raddoppiate negli ultimi 7 anni, con oltre 550000 barili di greggio russo esportati in Cina ogni giorno e che continueranno a crescere con l’attivazione dell’oleodotto della Siberia orientale (ESPO). “Lentamente ma costantemente, i mercati globali commerciali e monetari sono sempre meno concentrati sul dollaro. Le precedenti valute marginali come yuan cinese, rupia indiana e persino rublo russo, ora occupano un posto sullo scenario finanziario mondiale da concorrenti seri del dominio del dollaro statunitense. Il giorno in cui l’USD non sarà più l’unica riserva valutaria, forse gli USA seguiranno un cammino democratico mentre ci si accanisce sempre più a spacciare il nostro sanzionato marchio unipolare quale “giusta vita dell’uomo””.Fonti:
The BRICS Post
Russia Insider
Russia Insider
Global Times

GRU, Alfa e Vympel: gli operatori segreti più famosi della Russia

Gleb Fjodorov, RBTH, 10 maggio 2017

RBTH ha compilato le informazioni da più fonti aperte sulle più famose operazioni segrete delle forze speciali russe. Poiché la maggior parte delle informazioni su questi eventi è ancora classificata, non possiamo confermarne la veridicità.Le Forze Speciali russe furono create subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale e sono state maggiormente coinvolte nelle operazioni segrete nel mondo. Ciò che nacque come Spetsnaz GRU (del Primo Direttorato d’Intelligence del Ministero della Difesa) nel 1949 divenne una struttura diversificata di unità altamente specializzate. La Russia dispone di unità per operare sott’acqua, nella regione artica, nelle zone montuose e nei Paesi stranieri, dove i compiti potrebbero persino includere il rovesciamento dei governi. Poiché le attività delle Forze Speciali sono segrete, possiamo parlare solo delle più famose operazioni segrete descritte da fonti aperte.

La crisi della primavera di Praga
La prima grande operazione estera delle Forze Speciali si ebbe nel 1968, quando Mosca decise di sfruttare la primavera di Praga inviando truppe dei Paesi del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia. Gli Spetsnaz GRU furono incaricati di catturare l’aeroporto di Praga. Nella notte del 21 agosto 1968, un aereo passeggeri sovietico richiese di compiere un atterraggio d’emergenza nell’aeroporto di Praga, presumibilmente per guasto al motore. Dopo l’atterraggio, i commando, senza sparare un colpo, occuparono l’aeroporto e presero il controllo del traffico aereo. Allo stesso tempo, le unità delle Forze Speciali infiltratesi a Praga pochi giorni prima dell’operazione presero il controllo di altri punti chiave della città. Diverse ore dopo la presa dell’aeroporto, i mezzi delle truppe aeroportate circondarono l’edificio del Comitato Centrale del Partito Comunista Cecoslovacchia, dove si svolgeva un incontro d’emergenza, trasportandone la direzione a Mosca.

Catturare un elicottero statunitense in Cambogia
Lo stesso anno un gruppo di Forze Speciali di 9 Spetsnaz del GRU penetrarono in una base aerea segreta statunitense in Cambogia. Trovarono i nuovi elicotteri d’attacco Cobra dotati di sistemi di puntamento e missili. Risultato dell’operazione di 30 minuti, un elicottero fu catturato e portato in Vietnam, mentre gli altri furono distrutti. 15 statunitensi furono eliminati nell’operazione. Secondo fonti russe, gli Stati Uniti seppero dell’attacco alla base delle Forze Speciali sovietiche anni dopo, grazie a una fuga dal KGB.

Afghanistan e il palazzo di Amin
Il culmine delle Forze Speciali sovietiche si ebbe in Afghanistan, dove furono impiegate a pieno collaborando tra esse. Uno dei primi e più difficili compiti del nuovo battaglione musulmano del GRU, reclutato tra gli abitanti dell’Asia Centrale, era aiutare i gruppi Alfa e Zenith del KGB ad assaltare Palazzo Tajbeg e catturare il presidente afghano Hafizullah Amin. L’operazione, conosciuta in seguito come Operazione Storm-333, è l’operazione più famosa delle Forze Speciali russe. Poco prima dell’operazione, avvenuta il 27 dicembre 1979, personale del battaglione musulmano s’infiltrò nelle guardie del palazzo. Dovevano neutralizzarle ed aiutare le squadre Alfa e Zenith ad entrare nel palazzo. Si riteneva che l’operazione fosse impossibile, poiché la manciata di commando affrontava 1500 soldati afgani, tra cui le guardie personali di Amin. Nell”assalto, la squadra sovietica perse sei uomini.

“Rivoluzione” in Lettonia e “sabotaggio” di una centrale nucleare
L’esperienza acquisita in Afghanistan mostrò che l’Unione Sovietica poteva avere bisogno delle Forze Speciali per azioni di sabotaggio all’estero. Perciò, le autorità crearono il gruppo Vympel del KGB, considerato d’élite anche per le norme delle Forze Speciali. Durante un’esercitazione false flag, Vympel doveva “rovesciare” il governo della Repubblica lettone, oltre che ostacolare il KGB locale. L’unità KGB locale era consapevole dei piani di Vympel, ma non riuscì tuttavia a fare nulla. Uno dei protagonisti dichiarò che 10 gruppi Vympel parteciparono all’operazione denominata Ambra-87. Ognuno aveva un compito specifico e tutti eseguiti con successo. Un gruppo doveva catturare il capo del dipartimento del KGB locale. Le Forze Speciali lo catturarono a casa, prima di svitare le lampadine nella scala di casa. “Volevamo fare la stessa cosa con il presidente del KGB, ma rinunciammo”, disse il protagonista. “Invece lo fotografammo attraverso il dispositivo di puntamento del fucile e glielo mostrammo dicendo: ‘vedi, eri vicino alla morte’“. Secondo fonti aperte, all’epoca compito di Vympel comprendeva la protezione di strutture critiche. Ad esempio, fu impegnato nella protezione delle centrali nucleari e nell’individuazione delle loro debolezze. Così, nel 1988 Vympel entrò nella centrale nucleare di Belojarsk in soli 42 secondi. La pianificazione dell’operazione richiese più di un mese. La penetrazione portò a una riflessione su come tali infrastrutture dovevano essere protette.

Le più recenti Forze Speciali
Le più forti e segrete Forze Speciali della Russia sono semplicemente chiamate Forze Operative Speciali. Secondo le fonti aperte, l’unità fu creata nel 2009, utilizzando personale veterano di altre unità speciali. Secondo i media russi, l’unità potrebbe aver partecipato all’assalto di Tadmur in Siria. Lenta.ru sostiene che le Forze Speciali sono utilizzate contro i terroristi dall’Africa settentrionale all’Afghanistan e dalle repubbliche dell’Asia centrale.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora