Le isole Curili: una lezione sulla Crimea?

Ruslan Ostashko, 17 dicembre 2016 – Fort Russwireap_6911872ce42245f7a551f2001cb7a5bd_16x9_1600Cari amici, vi ricordate la base NATO di Uljanovsk? I veterani di internet probabilmente lo ricordano, come me. I lettore che solo di recente seguono le discussioni politiche tempestose su internet probabilmente si chiederanno: che assurdità è questa? Dopo tutto, non vi è alcuna base NATO a Uljanovsk. Eppure la causa dell’isteria eterna su internet resta. Me ne sono ricordato seguendo le reazioni sui social network alla visita di Putin in Giappone. Non ci crederete, ma la gente già dice che le isole Curili saranno restituite ai giapponesi. La parte più interessante è che coloro che vi credono sono gli stessi che non hanno imparato nulla dalla cosiddetta “base NATO” di Uljanovsk o dalle false “città segrete con un milione di cinesi” in Siberia. La speciale ironia di tale situazione è il fatto che i media stranieri, che con piacere racconterebbero come Putin getti via territori, non abbiano nulla da dire niente su ciò. Semplicemente scrivono come Putin continui ad attrarre investimenti stranieri citandone il collaboratore Ushakov, che ancora una volta sottolinea che le isole sono territorio russo. Se confrontiamo questa posizione alla situazione precedente, allora è ovvio che solo la posizione del Giappone è cambiata, e che è il primo ministro giapponese che ha fatto concessioni per cui ora viene severamente criticato dagli ultranazionalisti giapponesi. Prima, il governo giapponese praticamente vietò alle imprese giapponesi dal perseguire qualsiasi progetto sulle isole Curili. Le agenzie statali giapponesi si rifiutavano di discutere di cooperazione economica sulle Curili. Perché? Perché giustamente credevano che le attività delle imprese giapponesi, che avrebbero dovuto lavorare sulle isole secondo la legge russa e pagare le tasse russe, significava de facto riconoscerne la sovranità della Russia.
La situazione sulle isole Curili e le imprese giapponesi è davvero simile alla situazione sulla Crimea. Gli statunitensi hanno vietato alle loro aziende di lavorarvi e, ad esempio, Apple e Google operano in modo da non legittimare il ritorno della Crimea alla Russia con le attività commerciali. Lo stesso vale per le aziende europee. Per questa stessa ragione, Kiev è sensibile all’ingresso di navi turche nei porti della Crimea e alla partecipazione di imprese cinesi nella posa del cavo sottomarino per la Crimea. Anche perciò, Kiev ha vietato a società e banche ucraine di lavorare in Crimea. Tali azioni, di fatto, riconoscono la sovranità russa sulla Crimea. La stessa cosa accade in Giappone. Nel momento in cui una società giapponese crea una joint venture con una società russa sulle isole, dovrà registrarsi presso le autorità statali russe e, quindi, riconoscere le isole russe. Quando le aziende giapponesi avranno una licenza da agenzie statali russi per operare nella regione o quando ne pagheranno le tasse, ammetteranno anche che le isole sono sotto giurisdizione russa. Se i giapponesi vogliono essere su queste isole, sarà meraviglioso. Ogni passaporto giapponese presentato al Servizio federale per la migrazione russa è un ulteriore riconoscimento della sovranità russa sulle isole.
Il Primo ministro Abe è pragmatico. E’ chiaro che non avrà la sovranità sulle isole, così ha qualcos’altro da mostrare agli elettori: chi vuole fare affari sulle isole o semplicemente visitarle può farlo grazie alla flessibilità della posizione del governo giapponese. Questo è assai offensivo per i nazionalisti e militaristi giapponesi, ma gli affaristi giapponesi tirano un sospiro di sollievo e, per esempio, propongono a Rosneft di partecipare congiuntamente nella geo-esplorazione delle acque territoriali russe, su cui è già stato firmato un memorandum. Infine, sono assolutamente sicuro che prevarremo sui nostri partner europei e statunitensi nello stesso modo. Quando un Apple Store aprirà in Crimea e turisti europei saranno visti all’aeroporto di Simferopol, allora la posizione ufficiale dell’UE non avrà alcun significato…mfile_1302788_1_l_20161216191509Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il nuovo Medio Oriente: Cina, Iran, Egitto

La nuova Via della Seta immunizzerà l’Iran dalle sanzioni occidentali
Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 16/12/2016135039034_14535770532791nNel gennaio 2016 assistemmo al ritiro parziale delle sanzioni alla Repubblica islamica dell’Iran. Va notato che l’introduzione fu legata al programma nucleare iraniano, che preoccupava Stati Uniti ed alleati, i Paesi occidentali, responsabili dell’introduzione delle sanzioni, allo scopo di aumentare la pressione sull’Iran risalente agli anni ’70. Nel luglio 2015, dopo lunghe trattative, fu raggiunto un compromesso: l’Iran e il gruppo dei sei (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Gran Bretagna, Cina, Russia, Stati Uniti, Francia e la Germania) firmarono l’accordo che permette il graduale ritiro delle sanzioni. Secondo l’accordo, l’Iran permette l’accesso agli impianti nucleari agli esperti dell’AIEA in modo che si assicurino che l’energia nucleare è utilizzata solo per scopi pacifici. L’accordo fu subito etichettato svolta diplomatica, e si credeva che ponesse fine alla crescente tensione regionale. Tuttavia, alla fine del 2016 la situazione iniziava nuovamente a deteriorarsi. In un primo momento tutto andava secondo i piani. Nel gennaio 2016 Nazioni Unite e Unione europea toglievano il regime delle sanzioni all’Iran, mentre embargo e restrizioni degli Stati Uniti al commercio e viaggio dei propri cittadini a Teheran rimanevano. Tuttavia, l’Iran iniziava a ricostruire rapidamente i vecchi legami politici ed economici. Nell’agosto 2016, gli Stati Uniti accusavano Teheran di sostenere segretamente i ribelli nello Yemen, rifornendoli di moderni sistemi missilistici. Secondo Washington, ciò minaccerebbe la stabilità dell’intera regione. A quel punto la Casa Bianca annunciava di valutare la possibilità d’introdurre nuove sanzioni contro l’Iran. Poi, il 3 settembre un nuovo scandalo scoppiava quando si scoprì che Washington aveva inviato 400 milioni di dollari a Teheran lo stesso giorno in cui numerosi prigionieri statunitensi venivano rilasciati dalle carceri iraniane. A quel punto Washington fu accusata di aver violato il principio statunitense di non pagare riscatti per gli ostaggi. In cambio, il presidente Barack Obama dichiarò che tale somma fu trasferita all’Iran come parte del debito che gli Stati Uniti dovevano pagare su decisione del Tribunale dell’Aja. Tuttavia, il 23 settembre 2016, il Congresso degli Stati Uniti approvava una legge che vieta al governo degli Stati Uniti di apportare eventuali trasferimenti di denaro agli Stati sospettati di sponsorizzare il terrorismo. Il 3 novembre 2016 gli Stati Uniti estesero di un altro anno le sanzioni all’Iran adottate nel 1979. Secondo il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la decisione fu presa perché le tensioni nei rapporti tra Stati Uniti e Iran non erano scomparse completamente. Mentre non vi sono restrizioni che gli USA possano imporre all’Iran, Teheran ne sembrava abbastanza preoccupata. Il 10 novembre 2016 il Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, Mohammad Zarif, annunciava che Teheran si aspettava che tutte le parti che avevano firmato l’accordo del 2015 adempissero ai propri obblighi. Altrimenti, avvertiva, l’Iran avrebbe utilizzato vie alternative. Tali sviluppi portavano il Congresso degli Stati Uniti ad adottare il 17 novembre il disegno di legge sulla proroga di alcune sanzioni all’Iran per altri 10 anni. In base agli accordi precedenti, tali sanzioni dovevano cessare entro la fine del 2016. Ciò può essere definito seria minaccia all’accordo nucleare del 2015, e forse perciò il presidente degli Stati Uniti Barack Obama criticò il disegno di legge. La legge entrerà in vigore se approvata dal Senato, altrimenti c’è sempre la possibilità che il presidente eserciti il diritto di veto sul disegno di legge.
Questi sviluppi dimostrano che a Washington c’è una lotta tra forze che sostengono la cooperazione con l’Iran e chi vuole introdurre ulteriori sanzioni. Una cosa si può affermare con certezza, il futuro delle relazioni tra Iran e Stati Uniti rimane oscuro e incerto. In tali circostanze, l’Iran farebbe meglio ad avere un’assicurazione che gli permetta di proteggere l’economia se Washington decidesse di aggredire Teheran. Uno dei modi per le autorità iraniane di proteggersi è l’espansione della cooperazione con i Paesi che respingono i tentativi degli Stati Uniti di fare pressione. Tra questi Stati vi è la Cina, vecchio e affidabile partner dell’Iran. Come si sa, l’Iran ha enormi giacimenti di petrolio e gas, ed è di vitale importanza per Teheran assicurarsene l’esportazione per sostenere l’economia, mentre le importazioni di idrocarburi sono cruciali per la crescita economica della Cina. Allo stesso tempo, la Cina è in contrasto con gli Stati Uniti da tempo e l’economia cinese oggi è così potente da non prestare alcuna attenzione a una possibile pressione degli Stati Uniti. Per decenni le sanzioni all’Iran ne danneggiarono le esportazioni verso la regione Asia-Pacifico, dato che Stati come India, Corea del Sud e Giappone non potevano ignorare le sanzioni. Allo stesso tempo, Pechino sostenne gli accordi commerciali con Teheran, nonostante le pressioni tentate dagli occidentali. La Cina fu la ragione per cui l’economia iraniana sopravvisse in quei momenti difficili. Quindi, il fatto che nel gennaio 2016 l’Iran venisse visitato dal Presidente cinese Xi Jinping non sorprese. Durante la permanenza le parti firmarono 18 accordi di cooperazione, portando il fatturato commerciale tra Iran e Cina a 40 miliardi di dollari l’anno. Inoltre, l’accordo del 25 dicembre sulla cooperazione sino-iraniana porterebbe a un fatturato commerciale al livello impressionante di 600 miliardi di dollari. E’ abbastanza naturale che i due Stati prestino speciale attenzione allo sviluppo del commercio di petrolio e gas. Ora la Cina è il principale importatore di petrolio iraniano. Un altro elemento importante della cooperazione tra Iran e Cina è l’attuazione del progetto Nuova Via della Seta che collegherà Cina, Medio Oriente ed Europa mutando l’enorme territorio Asia-Pacifico in una zona di libero scambio. Se il piano andrà a regime, l’influenza economica degli Stati Uniti nella regione sarà totalmente trascurabile e Stati come l’Iran potranno ignorare qualsiasi sanzione occidentale. Nel febbraio 2016, Pechino avviava la costruzione della linea ferroviaria Cina-Kazakistan-Turkmenistan-Iran, permettendo all’Iran di stabilire una rotta commerciale continua con la Cina, ma anche di trarre profitti dal transito delle merci per l’Armenia. Quindi, si può supporre che non importa quale decisione Washington prenda sulle sanzioni contro l’Iran, non avranno conseguenze sull’Iran.

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

syria-saudi-egypt-iran-map__1920x1080Cina, Egitto e il nuovo Medio Oriente
Christina Lin, Asia Times 15 dicembre 2016

Con l’ampia copertura della stampa sulla Siria, scarsa attenzione è dedicata alla spaccatura tra Arabia Saudita ed Egitto e la crescente influenza della Cina quale attore fondamentale in Medio Oriente.bwkodwiccai7hpgRottura sulla Siria
Il battibecco Riyadh-Cairo è iniziato nell’aprile 2016, quando il Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi accettava di cedere l’integrità territoriale su due isole nel Mar Rosso, Tiran e Sanafir, in cambio di una serie di lucrosi accordi e la promessa di Riyadh di supporto diplomatico. Tuttavia, la cessione suscitava indignazione nella popolazione egiziana, con l’ex-candidato alla presidenza Hamdin Sabahi denunciare la violazione della Costituzione egiziana ed attacchi alla legittimità di Sisi che soggioga l’orgogliosa nazione araba d’Egitto ai sauditi. Il tribunale egiziano successivamente annullava l’accordo, solo per essere rovesciato a settembre, con la possibilità di un altro appello. Attualmente non è ancora chiaro se le isole rimarranno con l’Egitto o siano annesse all’Arabia Saudita, sottolineando ciò che Isandr al-Amrani del Crisis Group descrive come relazione “basata su una rinegoziazione asimmetrica perpetua passivo-aggressiva”. Ad ottobre la spaccatura si allargò quando Teheran invitava l’Egitto ad aderire ai colloqui internazionali sulla Siria, e poco dopo Cairo votare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della Russia a sostegno del governo siriano. Riyadh si vendicò tagliando 700000 tonnellate di prodotti petroliferi raffinati, parte dell’accordo di 23 miliardi dollari firmato all’inizio dell’anno. Nonostante l’Egitto avesse buoni rapporti con il re saudita Abdullah, in passato, il rapporto s’inasprì con l’avvento di re Salman, più vicino alla Fratellanza musulmana, che l’Egitto considera un gruppo terroristico. Perciò Sisi prese le distanze dall’asse islamista di Arabia Saudita, Turchia e Qatar in Medio Oriente. Il sostegno dell’amministrazione Obama alla Fratellanza alimentò ulteriormente il senso di tradimento in Egitto, aggravato dalle minacce del GOP di tagliare gli aiuti per la legislazione antidemocratica di Sisi, e le condizioni austere del FMI nel restringere i sussidi energetici che potrebbero destabilizzare ulteriormente l’Egitto tra gli attacchi terroristici. A differenza di Washington, Sisi vede Assad come baluardo laico all’estremismo islamico nel Levante. Se Assad cade, Libano e Giordania sarebbero i prossimi e l’Egitto non vuole finire come la Libia spartita tra Fratellanza ed altri islamisti. In risposta, Cairo si volge a Russia e Iran, formando ciò che l’ex-studiosa dell’Oxford University Sharmine Narwani descrive come nuovo “Arco della Sicurezza” nel Medio Oriente preda del terrorismo.egypt-china-u-s2Egitto perno d’Eurasia
Con l’Egitto che volge verso Siria e Iran, si solidifica ulteriormente la coalizione eurasiatica emergente tra Siria, Iran, Russia, Cina e India, evidenziando il divario tra la coalizione eurasiatica nella lotta al terrorismo salafita, e la coalizione filo-salafita per i cambi di regime di Stati Uniti, Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Inoltre, essendo l’Egitto una grande nazione araba sunnita, con l’allineamento al governo siriano e al blocco eurasiatico, l’argomento di Riyadh che si tratti di un conflitto settario viene svalutato. Cairo aggiorna rapidamente anche i rapporti con la Cina per stabilizzare l’economia. Essendo il maggiore centro commerciale del mondo, una grande economia in procinto di essere maggiore dell’UE e suo massimo mercato d’esportazione, il benessere economico e commerciale della Cina dipende dalla sicurezza dell’importante canale di Suez. Cina e Sisi riconoscono che il sostegno estero ai Fratelli musulmani e l’avanzata del terrorismo nel Sinai minacciano la stabilità del canale di Suez, indissolubilmente legata allo sviluppo economico e al futuro dell’Egitto. Secondo fonti militari, la collaborazione di Mursi con i terroristi nel Sinai fu una fonte di disaccordi e caduta conseguente. Infatti, con 5 miliardi di dollari all’anno di ricavi dal canale, è una fonte vitale di valuta forte per un Paese che ha subito il crollo del turismo e degli investimenti stranieri dal 2011. Perciò la Cina ha contribuito a costruire la zona economica del Canale di Suez, e ora ha piani per 45 miliardi di dollari per la capitale ad est di Cairo, nonché per investire 15 miliardi in progetti per energia elettrica, trasporti e infrastrutture. Alcuni di questi progetti saranno finanziati dalla Banca d’investimento infrastrutturale asiatica della Cina (AIIB), dove Cairo è uno dei membri fondatori. L’UE parteciperebbe a questi progetti, come la maggior parte dei Paesi europei che hanno aderito all’AIIB, mentre Stati Uniti e Giappone hanno deciso di rimanerne fuori. In effetti, ciò apre la possibilità a Cina e UE di coordinare AIIB e Fondo Juncker dell’UE nel cofinanziamento di progetti in Paesi terzi, in linea con la politica europea volta ad integrare i vicini orientali e meridionali dell’UE nel Mediterraneo.
Un articolo su al-Ahram descrive il disagio dell’Egitto verso la politica interventista e di cambio dei regimi degli Stati Uniti come ragione del orientamento verso l’Eurasia, di cui il presidente di al-Ahram, Ahmad Sayad al-Nagar, loda l’iniziativa Fascia e Via (OBOR) quale “esempio di cooperazione pacifica, giustizia, uguaglianza e libera scelta nelle relazioni tra Paesi”, in netto contrasto con lo sfruttamento degli USA della “democrazia come pedina per ricattare altri Paesi” e “vile ossessiva politica invasiva” che ha distrutto Iraq e Libia, e ora cerca di distruggere la Siria con “orde di barbari terroristi”. Questo punto di vista fa eco al rimprovero del collaboratore di Asia Times George Koo, alla visione della leadership degli Stati Uniti, giustapponendo l’inclusivo OBOR di Xi Jinping che offre “cooperazione e collaborazione verso la prosperità comune”, mentre “Obama offre l’ombrello antimissile e la via a morte e distruzione”. Mentre in Giappone, il professor Saya Kiba sosteneva, sulla newsletter del Centro per gli studi strategici e internazionali (CSIS), che la “separazione” delle Filippine dagli Stati Uniti non è guidata dall’aiuto economico o militare da Stati Uniti o Cina, ma dalla competizione dei loro valori. Mentre i campioni degli Stati Uniti hanno una definizione ristretta di democrazia e diritti umani come elezione ed espressione politica, con poco riguardo all’impegno strategico nella lotta al terrorismo e riduzione della povertà, la posizione della Cina di non interferenza e rispetto della sovranità va guadagnando slancio nei Paesi in via di ssviluppo. Per Duterte, la politica degli Stati Uniti è un'”intrusione nella sovranità della Filippine”; preoccupazione condivisa da Sisi e altri alleati. Quindi, senza il cambio della politica estera invasiva degli USA, sembra che il nuovo Arco di Sicurezza continuerà a consolidarsi, riallineando la geopolitica del Medio Oriente.CHINA-EGYPT-DIPLOMACYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vittoria ad Aleppo e i pidocchi in Italia

Alessandro Lattanzio, 16/1272016

Le autorità siriane, grazie a dati accurati, sono arrivate nel comando supremo degli ufficiali occidentali e arabi nascosto nel seminterrato di un quartiere di Aleppo est, catturandoli tutti vivi. Alcuni nomi sono già filtrati. Si tratta di bastardi militari USA, francesi, inglesi, tedeschi, israeliani, turchi, sauditi, marocchini, qatarioti ecc., che la Siria detiene attualmente con grande cura per concludere i negoziati con i Paesi che l’hanno devastata.

15621970_1416455171698935_6406727054325362327_nIl pidocchiume della Sinistra anale è in gramaglie per la disfatta dei kompagnucci transgender, equosolidali e pacifisti delle bande armate di Stato islamico e al-Qaida (anche se il vecchio trombone a capo di tale conventicola sgangherata nega perfino l’esistenza di al-Qaida utilizzando gli stessi argomenti di chi negava l’esistenza della Mafia). In compenso, alla vista della disfatta dei loro cameratti islamisti, la cui “riuscita rivoluzione” volevano esportare anche in Italia, costoro hanno ritirato fuori il loro mai sopito livore russofobo, anticomunista e antisovietico, fondamenta della loro lercia ideologia bacata e settaria, un camuffamento “trotskista” dei detriti raccolti dal loro vero padre ideologico, il sicario imperialista Parvus; il tutto guarnito da un impasto osceno, fermentato fin dagli anni ’90 nella rivista-cloaca Bandiera Rossa (l’antenata del covo di ciarlatani pseudo-marxisti di ‘Sinistra anale’), che rappattuma qualsiasi deviazione borghese possibile, dalla sessualità invertita all’hollywoodismo più puzzolente, giù fino al più pecoreccio eccitamento sessuale per le atrocità e le idee dell’islamismo taqfirita. Tutto ciò ha portato tale setta socialimperialista a dimostrare un odio viscerale (e direi da fase… anale come direbbero gli psicologi della vecchia scuola di Piaget), per tutto ciò che si oppone all’hollywoodismo ideocratico (ovvero l’imperialismo occidentale), che tali autoproclamati “trotskisti” o “marxisti” supportano di fatto, arrivando a infangare combattenti antimperialisti autentici come Ortega, a celebrare il golpe di Gladio in Ucraina, e a definire “fascisti” gli operai e i minatori del Donbas che resistono all’assalto dei camerati di Majdan della Sinistra anale. Svelando, infine, il vero ruolo da fiancheggiatori dell’imperialismo svolto da costoro e dai loro camerati di Militont blog, Wuminkia, e altri ricoveri sociali per parassiti e bimbinkia in età da pensione; prede dell’allucinazione collettiva su un ’77 eterno.
La pericolosità di tale setta è ben dimostrata dalle posizioni espresse nel 2011, di celebrazione sfegatata dei colpi di Stato della CIA in Medio Oriente nel 2011, per scivolare nella mestizia nel dover ammettere che i loro idolatrati supermen sono solo dei caproni feroci, ma nonostante ciò, persistere nel propagandare il sogno erotico-necrofilo di tale raccolta indifferenziata di falliti umani, prima che politici.

Ecco come trattano i prigionieri i terroristi taqfiriti, amati da Sinistra anale, che si sbraccia per salvarli dalla "brutale repressione del dittatore Assad".

Ecco come trattano i prigionieri i terroristi taqfiriti amati da Sinistra anale, che si sbraccia per salvarli dalla “brutale repressione del dittatore Assad”. Una visione che accenderà di passione le notti dei gerarchetti di tale setta islamonazista: Chiara Carratù, Igor Zecchini, Marco Nicolai, Ermanno Cerati, Aurelio Macciò, Giona Di Giacomi, Ildo Fusani, Antonio Moscato, Alessio di Florio, Luigino Ciotti, Armando Morgia, Umberto Oreste, Ciccio Maresca, Cesare Romagnino, Francesco D’Aquila, Erwin Ibarra.

La Sinistra anale, cloaca d’invertiti, vecchie ciabatte, giovani borghesotti anarco-liberali e tromboni trombati (al trombone-capo della setta fu tolta la cattedra all’università di Lecce, facendogli levare lamenti da scrofa ferita), è quindi riemersa dalla fogna della storia e della politica, dopo aver organizzato “oceaniche” manifestazioni a sostegno del terrorismo islamista in Libia, Siria e Iraq (a dispetto dei 7500 follower raccolti su facebook, la feccia di Sinistra anale non ha mai raccolto nelle piazze più di un paio di dozzine di accoliti, spacciatori marocchini e terroristi in ferie compresi). Lo ha fatto ora sentendosi forte delle urla ipocrite del papocchio 2.0 Francesco, e di quelle rabbiose dei guerrafondai liberali della famiglia Cinton-Obama, e dei suoi squallidi tirapiedi Merkel e Hollande (le star ideologiche di tale sinistra setta di deviati socialimperialisti), e financo dei fiancheggiatori dell’orrore islamista, le ONG della NATO Emergency ed MSF; pensando così di sovvertite i successi dell’eroico Esercito Arabo Siriano, che schiaccia questo mostro, il taqfirismo islamo-atlantista e sovietofobo, partorito dall’imperialismo assieme al suo gemello, il socialimperialismo occidentale, atlantista e russofobo di cui la setta di Sinistra anale è solo una dei mille volti. L’ennesimo virus ideologico infettante creato dai laboratori del Pentagono e della CIA, variante Forte Boccea.
Non aggiungo altro, c’è già chi ha sondato tale insondabile cloaca politico-ideologica e i nauseanti pervertiti che la popolano.

Cosa resta del sogno erotico della sinistra islamo-atlantista anale

Cosa resta del sogno erotico della sinistra islamo-atlantista anale

Russia e rafforzamento della stabilità nella regione Asia-Pacifico

Dmitrij Bokarev, New Eastern Outlook 09/12/2016

russia_myanma_flagsUno dei molti fattori che attraggono partner stranieri in Russia è la cooperazione nella sfera tecnica militare. la tecnologia russa è altamente valutata nel mondo. Lo Jak-130 è fonte d’orgoglio dell’Industria della Difesa della Federazione Russa. E’ il più recente biposto d’addestramento subsonico con capacità operative adatto all’addestramento dei piloti militari e al combattimento. Può colpire bersagli arei e a terra anche in condizioni meteo difficili. E’ stato progettato e realizzato dall’Irkut Corporation. Il Myanmar è uno dei Paesi che hanno manifestato interesse ad acquistarlo. L’accordo per la fornitura al Myanmar di oltre 10 Jak-130 per 150 milioni di dollari fu firmato nell’estate 2015. Il 26 aprile 2016, i media riferirono che le società russe Rosoboronexport e Irkut dovevano fornire al Myanmar i primi tre aerei prima della fine dell’anno. A parte l’aereo da combattimento, il Myanmar otterrà un simulatore per addestrare i piloti al combattimento del Jak-130. Sarà installato da esperti russi prima della fine del 2017. Fino a poco prima, il Myanmar aveva comprato questa tecnologia solo dalla Cina. Va notato, tuttavia, che negli ultimi anni la Repubblica Popolare Cinese si è unito alla schiera dei leader mondiali per qualità della produzione. Quindi, la decisione di Myanmar di acquistare l’aereo russo ne dimostra le prestazioni eccezionali, superiori a quelli dell’equivalente cinese L-15. Va notato che il caso del Myanmar non è solo una coincidenza, ma una tendenza. In precedenza, il russo Yak-130 già vinto il mercato del Bangladesh nella competizione con la L-15. Nel 2013, il Bangladesh firmò un accordo con la Russia per la fornitura di 16 velivoli. Inoltre, negli ultimi anni, molti Paesi del Nord Africa e Sud America hanno espresso interesse per l’acquisto dello Jak-130. Così, la vendita dei velivoli proseguirà divenendo importante nelle esportazioni high-tech della Russia. Tuttavia, il senso di ciò può essere molto più importante. Come è noto, la cooperazione tecnica militare è possibile solo se vi è una profonda comprensione politica tra due Paesi. Quali che siano le caratteristiche degli aerei da combattimento, nessuno lo venderebbe o comprerebbe da un possibile nemico. Ciò è dovuto al fatto che, dopo l’acquisto del materiale militare straniero, ci dovrebbe essere sempre lo scambio di militari per addestrarsi all’uso del materiale, così come altri aspetti della cooperazione militare. Così, l’acquisto del Myanmar del russo Jak-130 segna uno sviluppo serio nella cooperazione strategica tra i due Paesi.
Il 26 aprile 2016, Mosca ospitava il vertice dei Ministri della Difesa della Russia e dell’ASEAN, durante cui vi fu l’incontro tra il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu e il capo del Dipartimento militare del Myanmar Soe Win. L’11 maggio 2016 il Parlamento del Myanmar approvava un accordo di cooperazione militare con la Russia. Va notato che il Myanmar è uno dei membri più avanzati dell’ASEAN in campo militare. Decenni di guerra civile e lotta agli estremisti hanno insegnato al governo di Myanmar a prestare molta attenzione alla difesa facendo dell’esercito del Myanmar uno dei più efficienti della regione. Tuttavia, il Paese ha dovuto affrontare sempre più sfide, ultimamente. I conflitti etnici ancora scoppiano nel Paese e vi sono varie organizzazioni estremiste attive. Nell’autunno 2016 vi fu una serie di attentati nel Paese. Ad esempio, ad ottobre 9 poliziotti furono uccisi negli attacchi terroristici contro le stazioni di polizia nello Stato di Rakhine, nel Myanmar. Ora, disordini civili sconvolgono lo Stato con migliaia di rifugiati passati nel Bangladesh. Una serie di esplosioni ha avuto luogo a Yangon, l’ex-capitale del Myanmar; anche vari ordigni esplosivi furono trovati e disinnescati in tempo. Tutto ciò accade contemporaneamente all’ondata globale di estremismo e terrorismo nel sud-est asiatico. Ad esempio, nel novembre 2016 i media riferirono di attentati sventati ed arresto di sospettati di legami con lo SIIL (organizzazione terroristica vietata in Russia) in Indonesia. Non sorprende che il governo del Myanmar sia interessato a cooperare con Paesi come la Russia, che ha esperienza nella lotta al terrorismo internazionale. E’ ben noto che il Myanmar sia di particolare importanza nella regione Asia-Pacifico, occupando una posizione strategica importante tra due giganti in competizione: India e Cina, e avendo uno sbocco sull’Oceano Indiano. Il Myanmar è particolarmente importante per la Cina, perché l’energia diretta in Cina con le petroliere provenienti dal Medio Oriente, passa anche attraverso il suo territorio. Ciò riduce il rischio per la Cina sull’invio di idrocarburi attraverso lo stretto di Malacca che, in caso di conflitto, verrebbe facilmente bloccato da una flotta ostile. Ciò attira anche l’attenzione dei potenziali avversari della Cina sul Myanmar, prestando al Paese particolare importanza nel confronto tra Cina, India, Giappone e Stati Uniti sul ruolo dominante nella regione Asia-Pacifico. La destabilizzazione della situazione in Myanmar può imprevedibilmente interessare l’intera regione Asia-Pacifico. Pertanto, la cooperazione militare tra Myanmar e Russia aiuterà a rafforzare la sicurezza nella regione.

Il Viceammiraglio Oleg V. Burtsev e il Generale Soe Win discutono di cooperatione militare Russia-Myanmar.

Il Viceammiraglio Oleg V. Burtsev e il Generale Soe Win discutono di cooperatione militare Russia-Myanmar.

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Il Premier Medvedev e il Presidente Thein Sein

Il Premier Medvedev e il Presidente Thein Sein

Il dollaro perde terreno nei Paesi del Sud-Est asiatico
Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 13/12/2016mekongUno dei processi più importanti del mondo in questi ultimi anni è l’indebolimento del dollaro sul mercato valutario internazionale e il desiderio di molti Paesi di abbandonarlo per liberare le proprie economie dall’influenza degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti resistono a questo processo. Recentemente, gli Stati Uniti avevano creato il Trans-Pacific Partnership, il cui obiettivo era contrastare l’espansione economica della Cina nel Pacifico. Senza dubbio, il dollaro doveva essere la valuta più popolare nel territorio del TPP. Gli Stati Uniti e i partner più vicini come Australia, Canada, Giappone, aderivano al TPP. Tuttavia, il partenariato è ancora aperto, gli Stati Uniti sperano di attrarre altri membri. Anche la Repubblica Popolare Cinese è stata invitata, nonostante sia il principale concorrente del TPP. Così, numerosi Paesi in via di sviluppo della regione Asia-Pacifico, che cercano di aumentare la partecipazione al commercio internazionale, ora devono scegliere tra TPP e le altre organizzazioni economiche in cui Russia e Cina svolgono il ruolo principale. Prima di tutto, ciò riguarda i Paesi dell’ASEAN.
Diversi grandi eventi sono avvenuti ad Hanoi a fine ottobre 2016: l’8.vo Summit CLMV (Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam) il 7.mo Summit ACMECS (Strategia della Cooperazione Economica Ayeyawady – Chao Phraya – Mekong) e il World Economic Forum della Regione del Mekong (Mekong WEF). Come è ben noto, il fiume Mekong ha origine in Cina e attraversa l’intera Indocina, unendo tutti i Paesi in un’unica sub-regione. Il fiume è di grande importanza economica per Vietnam, Cambogia, Cina, Laos, Myanmar e Thailandia, costretti a cooperare attivamente per utilizzarlo congiuntamente senza violare gli interessi altrui. I vertici CLMV e ACMECS si svolgono dal 2003. Le più importanti questioni economiche e politiche della sub-regione del Mekong vi sono discusse. Questi vertici hanno portato vari vantaggi, mantenendo la stabilità regionale e favorendo la crescita economica di tutti i Paesi interessati. Grazie alla collaborazione, la sub-regione del Mekong è diventata una di quelle dalla maggiore crescita dell’ASEAN e della regione Asia-Pacifico. Il Mekong WEF viene organizzato su iniziativa del Vietnam. 60 aziende della sub-regione del Mekong e più di 100 aziende provenienti da altri Paesi presero parte al Mekong WEF. L’obiettivo del Forum era introdurre la comunità del business globale al potenziale della sub-regione e attrarre investimenti. Come al solito, le questioni riguardanti la cooperazione in agricoltura, ambiente, sicurezza e altri venivano discusse in tutti gli eventi. Uno dei risultati del 7.mo Summit ACMECS era la dichiarazione congiunta dei rappresentanti del mondo degli affari di Vietnam, Cambogia, Laos, Myanmar e Thailandia, con cui invitavano i rispettivi Paesi a passare alle valute locali nel mutuo commercio abbandonando il dollaro degli Stati Uniti. Secondo il presidente del Thailandia-Vietnam Business Council, Sanan Angubolkul, gli affari trarrebbero beneficio dal passaggio alle monete locali. Il commercio diverrebbe più semplice, i costi ridotti come i rischi associati al tasso di cambio instabile delle valute locali verso il dollaro. Inoltre, osservò che le aziende di diversi Paesi della sub-regione sono pronti alla transizione, senza aspettare la disponibilità di tutti i membri del CLMV. Possono cooperare su base bilaterale. C’è già un esempio: Vietnam e Thailandia hanno abbandonato il dollaro degli USA nei negoziati di tre anni prima. Da allora, il commercio reciproco è cresciuto di quasi il 40%.
Se tutti i Paesi del sud-est asiatico abbandonano il dollaro nel commercio locale, cioè la metà dell’ASEAN, sarebbe un importante passo verso la de-dollarizzazione del sud-est asiatico. Sarebbe una perdita per gli Stati Uniti e una vittoria per la Cina nella lotta per l’influenza sulla regione. E’ ben noto che ‘la natura ha orrore del vuoto’; così, con il tempo, il dollaro degli Stati Uniti verrebbe sostituito dallo yuan cinese, che dal 1° ottobre 2016 è terzo dopo il dollaro USA come valuta di riserva del FMI. Gli esperti prevedono che nel giro di dieci anni, la valuta cinese possa superare il dollaro statunitense e diventare la più popolare nel mondo. Questo scenario è sempre più probabile per via della ‘Via della Seta Marittima’ che dovrebbe comparire presto lungo le coste meridionali dell’Eurasia. La rotta commerciale, creata su iniziativa della Cina, potrà unire tutti i Paesi che attraversa creando una grande zona di libero scambio che trarrebbe beneficio dalla moneta unica, probabilmente lo yuan. Tuttavia, nonostante il fatto che l’ASEAN, in particolare la sub-regione del Mekong, sia influenzata dalla Cina, questi Paesi sanno che avere un solo partner non è redditizio. Intendono collaborare con gli altri principali attori sul mercato internazionale. Per esempio, molti Paesi dell’ASEAN desiderano creare una zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica, che fa capo a Russia. Di recente, un accordo tra UEE e Vietnam è entrato in vigore; ci sono negoziati con la Thailandia e Singapore è interessata. C’è anche il forte desiderio di de-dollarizzare le relazioni economiche tra ASEAN e Paesi UEE. Così, alla fine del 2015, Russia e Thailandia condussero negoziati in materia, riguardanti la necessità di effettuare la transizione verso relazioni dirette tra banche di Federazione Russa e Thailandia, per facilitare i pagamenti tra imprese dei due Paesi. Si discute la possibilità di stabilire tali relazioni tra varie banche thailandesi e russi, compresa la Banca centrale della Federazione Russa. La possibilità di aprire filiali di banche thailandesi in Russia è stata discussa. Queste misure aiuteranno Russia e Thailandia a passare ai pagamenti nelle rispettive valute senza utilizzare il dollaro statunitense.
Va notato che la politica dei Paesi dell’ASEAN è abbastanza equilibrata; non è distorta nei confronti di qualche parte e coopera con tutti i partner possibili. Ad esempio, Paesi come Vietnam e Singapore sono membri del TPP, ma rafforzano attivamente le relazioni con Cina e UEE (va ricordato che il Vietnam è uno dei promotori dell’abbandono del dollaro USA nella sub-regione del Mekong). La Thailandia mostra forte interesse per l’UEE, ma valuta anche la possibilità di aderire al TPP. Inoltre, questi Paesi sono coinvolti nel progetto ‘Nuova Via della Seta’ e sono membri della Infrastructure Asian Investment Bank cerata dalla Cina in opposizione ai filo-USA Banca mondiale e filo-giapponese Banca asiatica di sviluppo. Così, l’ASEAN potrebbe diventare una zona dove diversi blocchi economici mondiali interagiscono, pur mantenendo la propria indipendenza economica, corrispondendo pienamente all’idea di economia multipolare in un mondo multipolare.

Il Presidente Putin e il Presidente dell'Unione del Myanmar Htin Kyaw

Il Presidente Putin e il Presidente dell’Unione del Myanmar Htin Kyaw

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia riprende la produzione dei bombardieri strategici Tu-160

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation 12/12/20161029838842Nell’aprile 2015, il Ministro della Difesa russo Generale Sergej Shojgu annunciava la decisione di riprendere la produzione dei Tu-160 nella versione modernizzata Tu-160M2 e passare alla messa a punto del bombardiere di nuova generazione PAK-DA in un secondo momento. Il Tu-160 è un bombardiere strategico supersonico con le ali a geometria variabile progettato per colpire obiettivi in tutto il mondo con armi nucleari e convenzionali. Con un carico bellico di 40000 kg, un raggio d’azione di 20000 km e una velocità massima di 1800 chilometri all’ora, il Tu-160 è uno dei mezzi più formidabili nell’arsenale delle Forze Aeree russe. Entro la fine del 2016, l’aggiornamento della flotta di bombardieri strategici supersonici a geometria variabile Tu-160M2 (nome in codice NATO: Blackjack) avviene prima del previsto. La documentazione tecnica dovrebbe essere completamente digitalizzata questo mese. Il primo volo è previsto nel 2019 e i test completati nel 2021. Poi, l’Aircraft Plant Kazan inizierà la produzione in serie. La modernizzazione aumenta la vita utile del velivolo di altri 30 anni. L’esercito russo prevede di avere 50 aerei aggiornati allo standard M2. La Russia lavora sul PAK-DA (“futuro complesso aereo per l’aviazione a lungo raggio”), bombardiere strategico di nuova generazione. Lo sviluppo è stato ritardato e la prima unità apparirà tra 2020 e 2025. La nuova versione del Tu-160 intende colmare il vuoto. In realtà, il Tu-160M2 è quasi un nuovo aereo. L’unica cosa rimasta invariata è la cellula. Il Viceministro della Difesa russo Jurij Borisov dice che l’efficienza del Tu-160M2 sarà 2,5 volte superiore a quella del predecessore. Il nuovo bombardiere avrà sistemi di missione completamente nuovi ed altri miglioramenti rispetto alla versione esistente. Utilizzando una nuova versione della cellula Tu-160 permetterebbe di risparmiare un sacco di soldi. Il velivolo sarà propulso dalla versione aggiornata del turbofan con postbruciatore Kuznetsov NK-32-02. Il motore aggiornato ha migliore durata, aggiungendosi al raggio d’azione del nuovo bombardiere, aumentandolo di un migliaio di chilometri rispetto alla versione attuale. Il motore dalle prestazioni migliorate può far volare l’aereo a quota stratosferica, 18,3 chilometri, oltre la portata dei sistemi di difesa aerea del nemico.
tu160_11 La nuova suite avionica dovrebbe essere pronta entro il 2020 per essere successivamente utilizzata sul bombardiere strategico di prossima generazione PAK-DA. Vladimir Mikheev, della Radioelectronic Technologies Corp., ha parlato delle capacità elettroniche del velivolo aggiornato: “Ogni unità elettronica del Tu-160M2 potrà gestire rapidamente tutte le attività prossime, se necessario; ad esempio, il sistema di guerra elettronica potrà assumere le funzioni di altri sistemi. Se un computer si guasta, il sistema consente a tutte le risorse del velivolo di affrontare il problema”. Pur non essendo stealth, il Tu-160 potrebbe volare inosservato sull’Artico. I sistemi che equipaggiano il velivolo lanciamissili includeranno il radar a scansione elettronica Novella-NV1-70, il sistema di navigazione inerziale a doppio canale K-042K-1 e il pilota automatico ABSU-200-1 progettato specificamente per il velivolo. L’aereo vanterà un sofisticato sistema di controllo del tiro aumentando l’efficacia dei missili da crociera dalla gittata più lunga del mondo, i Kh-101/Kh-102. Il Tu-160M2 non dispone di tecnologia stealth. La sua missione non è penetrare lo spazio aereo nemico e bombardare. Capace di volare oltre Mach 2.0, il bombardiere può rapidamente assumere la posizione per lanciare missili da crociera a lunga gittata fuori dalla portata nemica. La capacità di trasportare e lanciare missili a lungo raggio conta molto più delle specifiche del velivolo stesso. L’arma destinata al Tu-160M2 è disponibile in due versioni. Il Kh-101 convenzionale testato in Siria. Il Kh-102 è la versione a testata nucleare. La gittata massima è di 5500 km, la velocità di crociera di 720 km/h e quella massima di 970 km/h, con un’autonomia di 10 ore. Alcune fonti dicono anche che la gittata massima sia di 10000 km. La probabilità di errore circolare è inferiore ai 6 m con gittata massima. Il lungo raggio permette di colpire obiettivi in profondità nel territorio nemico, senza pericolo per la piattaforma di lancio. La testata convenzionale conterrebbe 400 kg di esplosivo. La testata nucleare si pensa sia un dispositivo da 250KT. L’armamento includerà anche i missili a lunga gittata di nuova generazione Kh-555. La nuova arma è un nuovo missile da crociera aerolanciato con testata convenzionale basato sul missile da crociera Kh-55 aggiornato con la tecnologia del Kh-101. La testata nucleare è sostituita da una convenzionale da 500 kg. La gittata dei Kh-555 è di 2500-3000 km.
Le Forze Aerospaziali russe hanno ricevuto più di 1200 velivoli nuovi o modernizzati negli ultimi tre anni. Secondo il Viceministro della Difesa russo Jurij Borisov, le Forze Armate hanno ricevuto 250 nuovi aerei e 300 nuovi elicotteri, e 700 aerei modernizzati negli ultimi tre anni, 2013-2015. La produzione dei bombardieri Tu-160M2 è parte importante del programma per accrescere la capacità convenzionale e nucleare delle Forze Aerospaziali. Nel 2015, il generale Frank Gorenc, ex-comandante delle forze aeree alleate e degli Stati Uniti in Europa, disse che la superiorità aerea della NATO su quella russa si riduce. Secondo la sua valutazione, “Il vantaggio che avevamo nei cieli, posso onestamente dire che si restringe”. I bombardieri strategici forniscono un deterrente credibile contro qualsiasi potenziale aggressore. Le attività consentono anche alla Russia proiezione di potenza in regioni lontane, come la Siria, rafforzando il proprio status di superpotenza. Con una flotta di altamente efficaci Tu-160M2, la Russia può affrontare sfide e minacce di qualsiasi tipo in qualsiasi momento.tu160aircraftLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora