La Russia sopravviverà a un attacco nucleare

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 04/02/2017sav_5266Secondo Bloomberg, l’ufficio del direttore della National Intelligence e il Comando Strategico degli Stati Uniti lavorano sulla valutazione se le leadership russa e cinese possano sopravvivere a un attacco nucleare e continuare ad operare. Il Comando Strategico vuole anche “dare una descrizione dettagliata” di “come la leadership sopravviva” e “diriga” Russia e Cina in relazione alla pianificazione della guerra nucleare degli Stati Uniti. Il nuovo studio è stato ordinato dal Congresso prima che il Presidente Donald Trump s’insediasse. I risultati saranno probabilmente presi in considerazione dalla nuova amministrazione nell’avviare la nuova Nuclear Posture Review. Secondo i piani elaborati dalla precedente amministrazione, la modernizzazione da mille miliardi di dollari della triade nucleare in più di 30 anni, avrà inizio a metà degli anni 2020. Il documento comprende molti dati tecnici e curiosità, ma alle principali domande si può già rispondere. La Russia sopravviverebbe a un attacco nucleare? Sì. Potrà rispondervi tempestivamente? Sì.
Nel 2017 ci saranno tre nuovi radar di sorveglianza a lungo raggio e alta efficienza energetica Voronezh-DM operativi a Orsk, Barnaul e Enisejsk. Il radar ha una portata di 10000 km ed è in grado di tracciare simultaneamente 500 oggetti. La portata orizzontale è 6000 km e quella verticale 8000 km. Ad una distanza di 8000 km, il radar può rilevare i bersagli delle dimensioni di un “pallone da calcio”. Le stazioni radar che operano a Baranovichi, Murmansk e Pechora sono state aggiornate. Insieme, questi radar garantiscono il primo allarme in caso di attacco da qualsiasi direzione. Un altro radar Voronezh-DM è in costruzione a Murmansk per aggiornare il primo allarme della nazione. Il 2017 è l’anno in cui la Russia non avrà lacune nella copertura di preallarme. I lanci dei missili saranno rilevati anche dallo spazio dai nuovi satelliti di primo allarme. 10 saranno operativi entro il 2022. Dopo aver ricevuto un primo allarme, gli avanzati sistemi di difesa aerea S-300 e S-400 contrasteranno l’attacco. Supponiamo che un missile attraversi le difese. Ci sono ben protetti centri di comando sotterranei in grado di sopravvivere autonomamente. Vi sono sistemi a terra ben attrezzati, soprattutto il National Defense Control Center (NDCC) russo, operativo dal 2015. Cosa succede se le difese e la protezione falliscono e l’infrastruttura di comando a terra è fuori uso? I velivoli Iljushin Il-80 Maxdome entreranno in gioco. Il velivolo è destinato ad essere impiegato come centro di comando volante per i vertici russi, tra cui il presidente, in caso di guerra nucleare. Operativo dal 2015, il posto di comando “giorno del giudizio” può dirigere esercito, marina, forze aerospaziali e forze missilistiche strategiche. Vi sono quattro Il-80 in servizio nelle Forze aerospaziali Russia. Sulla capacità di rappresaglia. Il sistema di difesa definitivo della Russia, Perimetro, attuerebbe l’attacco nucleare di rappresaglia, anche se le linee di comando e comunicazione delle Forze missilistiche strategiche sono completamente distrutte. Non vi è alcun modo per rilevare il sistema, parte di un’unica rete di comando e controllo occultata in profondità. La capacità della Russia di rilevare lanci di missili fu testata nel 2013. L’assai avanzato sistema di difesa aerea Vitjaz del distretto militare del Sud rilevò 2 missili da crociera israeliani Popeye Turbo lanciati da un sottomarino classe Dolphin in pattugliamento nel Mediterraneo orientale. Furono “quasi subito” distrutti da un missile del cacciatorpediniere dell’US Navy Arleigh Burke operante nell’area. Il sistema di primo allarme russo rilevò il lancio di missili balistici nell’aprile 2016.
Donald Trump ha chiesto l’aggiornamento l’arsenale nucleare degli Stati Uniti. Secondo lui, “gli Stati Uniti devono rafforzare ed espandere notevolmente la propria potenza nucleare, fino al momento in cui il mondo rinsavisce sulle armi nucleari. Lasciate che ci sia la corsa agli armamenti . Li sorpasseremo a ogni passaggio e gli sopravviveremo”, aveva detto. Ma la Russia non può essere sconfitta da un primo attacco nucleare. Invece, può essere impegnata in un dialogo costruttivo. La modernizzazione non è necessariamente una corsa agli armamenti, cosa che gli Stati Uniti difficilmente possono permettersi con il loro enorme debito pubblico. Russia e Stati Uniti hanno fatto tanto per attivare il regime di controllo degli armamenti. Sforzi furono fatti da entrambi i Paesi quando capirono la follia della corsa incontrollabile. Il controllo degli armamenti è un grande risultato da preservare ad ogni costo. Il nuovo trattato di riduzione (New START) scade nel febbraio 2021, appena tre anni dopo che le parti avranno completato le riduzioni, nel 2018. Può essere prolungato di 5 anni, se le parti sono d’accordo. Va ancora raggiunto questo accordo. Non è chiaro se Stati Uniti e Russia possano instaurare un nuovo regime di controllo degli armamenti.
Con la prima conversazione telefonica, le parti potrebbero avviare discussioni regolari sulla direzione generale dei programmi per missili balistici, lo scambio d’intelligence, l’analisi delle minacce missilistiche e i modi per contrastarle. Potranno scambiarsi le opinioni su cosa fare prima della prossima scadenza. Esperti e ricercatori di entrambi i Paesi potrebbero contribuire al processo. Oggi controllo degli armamenti e non proliferazione sono in stasi, la peggiore crisi globale in cinquanta anni di storia del controllo delle armi nucleari, con quasi tutti i canali di negoziazione chiusi e l’intero sistema degli accordi sul controllo degli armamenti in pericolo. Russia e Stati Uniti potrebbero risolvere i problemi e stabilire le modalità dei negoziati formali da condurre per invertire la tendenza negativa. Si spera che il miglioramento dei rapporti tra i dirigenti russi e statunitensi crei le giuste condizioni per affrontare questioni scottanti invece di impegnarsi in una disperata corsa agli armamenti che nessuno può vincere.m-skryabin-il-80-1600La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

L’Ucraina bombarda Avdeevka mentre Trump incontra Timoshenko

Alexander Mercouris, The Duran 5/2/2017

trump-gun-640x336Mentre l’esercito ucraino subisce pesanti perdite ad Avdeevka, alla vigilia di una conversazione con il presidente dell’Ucraina Poroshenko, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump s’incontrava con il capo dell’opposizione ucraina Julija Timoshenko, forse alla ricerca di alternative.
Anche se la nebbia di guerra grava sui combattimenti in Ucraina orientale, gli ultimi scontri sono un’eccezione, con un quadro ragionevolmente chiaro di ciò che vi succede (la voce di Wikipedia sulla battaglia segue la linea ucraina, errata e da ignorare). Il tentativo ucraino di avanzare verso Donetsk ha incontrato forte resistenza ed è stato respinto con pesanti perdite e il timore che le truppe ucraine ad Avdeevka siano circondate dalla milizia orientale in ciò che il gergo militare ucraino chiama “calderone”, come già accaduto più volte. Anche se i russi sollecitano la milizia a trattenersi per il momento, con gli ultimi rapporti che suggeriscono che i combattimenti stiano scemando, a quanto pare gli ucraini sono stati colti allo scoperto subendo pesanti perdite sotto i bombardamenti, anche se il numero esatto di vittime è sempre difficile da stimare. Come accade regolarmente nei combattimenti in Ucraina, le vittime ucraine aumentano con il rifiuto della dirigenza ucraina di consentirgli di ritirarsi. Al contrario, sembra che abbiano sollecitato le truppe ad andare ancora all’attacco, e come sempre altri cadono minacciando le posizioni ucraine ad Avdeevka. Chiunque abbia seguito gli scontri in Ucraina dagli inizi nel luglio 2014, avrà familiarità con tale modello. Le ripetute sconfitte ucraine, nel cosiddetto ‘calderone meridionale’ e ad Ilovajsk nel 2014, nell’aeroporto di Donetsk e a Debaltsevo nel 2015, non sono dovute a inferiorità numerica, mancanza di mezzi, coraggio o disciplina delle truppe ucraine. Sono dovute al dilettantismo e all’incompetenza cronici dell’alto comando ucraino, in primo luogo al presidente Poroshenko, mentre dei capi militari professionisti ha diffidato mettendoli da parte, in modo che la decisione di attaccare ha ripetutamente trascinato le truppe ucraine in trappola. Sembra che le chiacchiere audaci sulla rinascita dal nulla dell’esercito ucraino non abbiano cambiato nulla, dati i capi ucraini incapaci d’imparare dagli errori del passato.
I combattimenti, che il presidente Poroshenko sembra aver iniziato con l’intenzione di ampliare il proprio sostegno in Ucraina e occidente, ne avrebbero in effetti minato il sostegno. L’indice di gradimento di Poroshenko in Ucraina era chiaramente intorno (probabilmente sovrastimato) il 13%, prima dell’attacco. Se le voci sulle perdite subite con quest’ultimo attacco si diffonderanno nella società ucraina, come avverrà, è probabile che tale popolarità si ridurrà ulteriormente. Il fatto che ora chieda il referendum sull’adesione alla NATO e che le sue forze speciali abbiano ucciso un altro leader delle milizie di Lugansk, sono chiari indizi che cerca di distogliere l’attenzione dalla sua ultima sconfitta militare. Forse ancora più preoccupante per Poroshenko è che negli Stati Uniti ci siano chiari segnali che l’amministrazione Trump cerchi di sostituirlo, tentando d’uscire dall’impasse. Non solo Trump ha ritardato la prima conversazione con Poroshenko da Presidente, finora, una settimana dopo la telefonata tra Trump e Putin, ma alla vigilia della telefonata Trump incontrava a Washington la vecchia nemica e rivale politica di Poroshenko, l’ex-prima ministra Julija Timoshenko. Tale incontro è insolito, a dir poco, e il fatto che Trump abbia scelto d’incontrare Timoshenko alla vigilia della conversazione con Poroshenko sembra francamente un affronto, che può solo allarmare parecchio Poroshenko. Va detto che l’incontro stesso è molto più importante di qualsiasi cosa si suppone Trump le abbia detto. Ciò perché la rivista Politico riporta che Trump avrebbe assicurato Timoshenko che le sanzioni alla Russia non sarebbero state tolte se l'”aggressione” russa all’Ucraina continua. In realtà Trump difficilmente devierebbe dalla linea ufficiale nel primo incontro con una come Timoshenko, ed è improbabile che si senta vincolato da qualunque cosa dica su tale soggetto. Francamente l’incontro tra Trump e Timoshenko dà l’impressione che Trump e collaboratori l’abbiano valutata per vedere se possa sostituire Poroshenko di cui sembrano avere poca fiducia. Il fatto che Poroshenko e i suoi sostenitori oligarchici sia corsi, nelle ultime elezioni degli Stati Uniti, a sostegno di Hillary Clinton, arrivando a minare la posizione del dirigente della campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, ovviamente rende Poroshenko malvisto da Trump e il suo governo.
Che Timoshenko sia davvero la soluzione per uscire dallo stallo della crisi ucraina è un’altra questione. Come affarista, capo politico e prima ministra dell’Ucraina, Timoshenko ha dimostrato di essere tanto competitiva ed aggressiva quanto incompetente e corrotta, anche se non più di ogni altro politico ucraino. La sua popolarità è aumentata negli ultimi mesi, mentre Poroshenko declina, ed ora sono più o meno pari, cioè lei non è molto popolare presso la società ucraina. Timoshenko è comunque ritenuta intelligente, e da prima ministra creò rapporti ragionevoli con Putin e la Russia, anche se sembra l’abbia fatto per rafforzare la propria posizione nei conflitti intestini in Ucraina. Ci sono voci anche che Putin preferisse Timoshenko al presidente ucraino Viktor Janukovich, di cui si dice diffidasse. Che sia interessato o meno, è fuori luogo che il semplice fatto che Trump le parli suggerisca, come detto, che cerchi delle opzioni, e pensi sia utile sbarazzarsi di Poroshenko, di cui dopo tutto ha motivi personali per non gradirlo. Se è così, si può anche notare che Trump sappia che senza una risoluzione della crisi ucraina, anche temporanea che congeli il conflitto, la speranze di migliorare le relazioni USA-Russia saranno vane. In un modo o nell’altro, con la sconfitta ad Avdeevka e l’incontro Timoshenko – Trump, Poroshenko aveva molto su cui riflettere mentre si preparava a parlare con Trump.c3vf6gcwaaadyvt-jpg-largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I neocon tentano di controllare Trump

Moon of Alabama 5 febbraio 2017

U.S. President Trump looks on following swearing-in ceremony for Defense Secretary Mattis at the Pentagon in WashingtonVi sono segnali seri secondo cui l’amministrazione Trump continua a cercare migliori relazioni con la Russia, rifiutandosi di partecipare alle frenesie in Ucraina e di essere pronta a rinunciare al catastrofico piano di cambio di regime dei neocon attuato a Kiev con l’aiuto delle organizzazioni naziste. Cerchiamo di ricapitolare. A capodanno i senatori neocon McCain e Graham erano in Ucraina ad istigare le truppe ucraine in prima linea sulla nuova lotta ai ribelli filo-russi di Donetsk e Lugansk. Qualche giorno dopo, l’ex-vicepresidente Biden si recò a Kiev. I tre sono dichiarati nemici della posizione amichevole di Trump verso la Russia. Ovviamente lo scopo per riaccendere il conflitto in Ucraina è sabotare la nuova politica estera di Trump. L’ex-presidente georgiano Saakashvilli seguì l’istigazione dell’amministrazione Bush attaccando le forze di pace russe in Ossezia del Sud. Quando la guerra finì male non ebbe alcun sperato aiuto da Washington e NATO. Poroshenko dovrebbe saperlo. Invece ha seguito istigazioni e assicurazioni dei senatori riavviando la guerra contro i separatisti. La varie agenzie stampa, anche ucraine, hanno ammesso che il governo di Kiev iniziò i combattimenti “striscianti” nella zona di nessuno che dovrebbe separare i belligeranti. Ma come al solito, i media “occidentali” ora provano a cambiare la storia e ad incolpare la Russia. Premono per una “risposta” degli Stati Uniti all'”aggressione russa”. In un primo momento sembrava che l’amministrazione Trump ne fosse colpita. La nuova ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Nikki Haley fece un discorso che potrebbe essere stato scritto dalla predecessore “sparalamenti” Samantha Powers, condannando la Russia per tutto e promettendo che le sanzioni alla Russia sarebbero rimaste. Ma due giorni dopo visitò l’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Churkin, nella casa di New York, per fare pace. Il discorso probabilmente fu una finta o un passo falso. Il presidente ucraino Poroshenko aveva cercato per diversi giorni di fare la telefonata programmata con il presidente Trump. Ma Trump incontrò, subito, l’oppositrice di Poroshenko, Julija Timoshenko, ex-prima ministra e quantomeno figura controversa: sempre intrigante, bugiarda e pronta ad accettare e prendere enormi tangenti. Ma con un po’ di aiuto potrebbe probabilmente vincere le elezioni in Ucraina, se Poroshenko si dimettesse. Solo il 4 febbraio, Trump infine fece la telefonata con Poroshenko. La sintesi è una bomba. Parlando di “conflitto prolungato dell’Ucraina contro la Russia”, il presidente Trump aggiunse: “Lavoreremo con Ucraina, Russia e tutte le altre parti per ristabilire la pace al confine“. Il conflitto ucraino non è contro la Russia e gli scontri non sono al confine. È una guerra civile istigata dagli USA con un’operazione di cambio di regime a Kiev, dove entrambi i lati hanno supporto estero. Che Trump non la descriva così lascia ampio spazio all’interpretazione. C’è un nuovo “confine con la Russia”, lungo la linea del cessate il fuoco? Che dire del processo Minsk-2 che l’Ucraina non adotta? Che dire delle sanzioni? Ma i punti più importanti: non si menzionano armi o altri aiuti a Kiev. Non s’incolpa la Russia per il riavvio delle violenze al fronte. La mia interpretazione è: “Trump a Poroshenko (tradotto): So che l’hai fatto su ordine di McCain/Graham/Biden. Fottiti. Non avrai nulla. Sei fuori”. Poroshenko fa sparare alle sue truppe promettendo di combattere i ribelli in tutto lo spazio autonomo fino al confine con la Russia. L’intenzione reale era sabotare la politica di Trump. Poroshenko ora dovrà rivedere i piani.
Trump conferma questa lettura in un’intervista a Fox News, con una parte trasmessa in anteprima (trascrizione parziale):
Bill O’Reilly: Rispetta Putin?
Presidente Trump: Lo rispetto, ma…
O’Reilly: Davvero? Perché?
Presidente Trump: Beh, io rispetto molta gente, ma questo non significa che ho intenzione di mettermi al suo fianco. E’ il leader del suo Paese. Dico che è meglio andare d’accordo con la Russia che no. E se la Russia ci aiuta a combattere lo SIIL, una lotta importante, e il terrorismo islamico nel mondo, è ottimo. Dovrò fiancheggiarlo? Non ne ho idea.
O’Reilly: Ma è un killer però. Putin è un killer.
Presidente Trump: Ci sono un sacco di assassini. Abbiamo un sacco di assassini. Cosa pensa, che il nostro Paese sia innocente?
Ecco, Trump rifiuta la religione nazionale degli Stati Uniti, l’eccezionalismo. I repubblicani avrebbero mangiato vivo Obama se avesse mai detto una cosa del genere. “Suggerisci che la Russia, che uccide sempre civili sia moralmente uguale a noi che uccidiamo solo terroristi?” Ora i repubblicani staranno in silenzio e i democratici ululeranno. Nell’insieme, le ultime dichiarazioni dell’amministrazione Trump sono positive su una rinnovata cooperazione Russia-USA. Il caso ucraino non sarà un problema. Poroshenko ha ascoltato la voce del padrone sbagliato, e (deve) capirlo e andarsene immediatamente o sarà tolto di mezzo.

Nikki Haley

Nikki Haley

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La visita di Putin in Ungheria: ci sarà un fronte anti-Soros?

Ruslan Ostashko, 3 febbraio 2017 – Fort Russ4017860La visita di Vladimir Putin a Budapest smuove media europei e ucraini. Prima di tutto, ognuno è offeso dal fatto che il presidente russo sia tranquillamente sbarcato in un Paese appartenente a UE e NATO, trovando comprensione e supporto completi. In secondo luogo, la Russia potrebbe offrire ai Paesi dell’UE condizioni per una cooperazione molto vantaggiose che potrebbero superare tutti i discorsi sulla solidarietà europea contro la Russia. Come sempre, viene improvvisamente riscoperto che le ricchezze dovute alla collaborazione con la Russia trionfano sul male. Inoltre, il Primo ministro ungherese Viktor Orban sabota la “giovane democrazia ucraina” affermando che il transito del gas dall’Ucraina non è affidabile, e che l’Ungheria supporta la diversificazione delle fonti. Tradotto dal linguaggio diplomatico ungherese, semplicemente suona così: “Ucraina e Naftogaz sono fuori, sosteniamo Nord Stream 2 attraverso cui Putin ha promesso di fornirci il gas”. Ora l’Ucraina ha la sfortuna di perdere ancora un altro Paese europeo a sostegno di Nord stream 2. In questo contesto, la risoluzione presentata alla Verkhovna Rada per ridurre i diritti delle minoranze russa e ungherese in Ucraina sembra di grande attualità. Farà ulteriormente infuriare Budapest, che per tradizione protegge ferocemente i diritti delle minoranze ungheresi negli altri Paesi. Qui è necessario dire qualcosa sul premier ungherese il cui comportamento ha così sconvolto i media europei e ucraini, per non parlare di Angela Merkel. Viktor Orban è un “Poroshenko al contrario”. Per esempio, invece di servire Fondo monetario internazionale, Commissione europea, Hillary Clinton e George Soros, li ha sempre affrontati in modo aspro uscendone sempre vincitore. Il primo ministro ungherese non è Che Guevara, e conosce perfettamente i limiti, ma ha comunque semplicemente scacciato la delegazione del FMI da Budapest e chiuso le fondazioni di Soros, nonostante l’Ungheria sia sempre stata considerata fondamentalmente proprietà di tale miliardario statunitense. Fu anche sempre ai ferri corti con Hillary Clinton per divergenze ideologiche, e non esitò ad ignorare la Commissione europea quando avanzava pretese dall’Ungheria, che sempre l’ignorava al massimo quando si trattava di assegnare fondi europei per il Paese. Nonostante il comportamento chiassoso e i diversi tentativi di organizzare rivoluzioni colorate in Ungheria, Orban è da molti anni al potere, e l’Ungheria rimane nell’UE; esempio di come proteggere correttamente gli interessi nazionali. Forse il successo degli ungheresi è legato al fatto che l’Ungheria ha un’élite nazionalista e non un’oligarchia cleptocratica come l’Ucraina. Purtroppo, l’Ungheria difficilmente pone il veto sull’estensione delle sanzioni UE contro la Russia. Il prezzo sarebbe troppo costoso, e Orban è prima di tutto un pragmatico. I 6,5 miliardi di dollari che l’Ungheria perde ogni anno per le sanzioni sono meno di quanto l’Ungheria si priverebbe dall’Unione Europea. Tuttavia, in primo luogo l’Ungheria potrebbe sostenere alcuni pesi massimi europei sulla questione, ad esempio se dei nuovi governi francesi o italiani si opponessero al rinnovo delle sanzioni. Ma l’Ungheria ha uno scopo leggermente diverso.
Con l’esempio della cooperazione tra Ungheria e Russia, con la costruzione di una centrale nucleare ultramoderna, si distruggono i miti sulla Russia. In primo luogo, sarà chiaro che cooperarvi è vantaggioso. In secondo luogo, la Russia non è un distributore di benzina con un’economia “a pezzi”, ma un esportatore di alta tecnologia a prezzi accessibili. In terzo luogo, con la Russia si può collaborare anche in una sfera complessa come l’energia nucleare. Questo è veramente vantaggioso, ma ovviamente non interessa i clintoniani ottusi pagati da Soros nell’eurocommissione, ma funziona meravigliosamente presso le élite imprenditoriali europee e quei politici per cui gli interessi dei loro Paesi sono più importanti dell’ideologia di Victoria Nuland. E, infine, con l’ascesa di Donald Trump al potere vi è l’opportunità, per coloro che vogliono e devono urgentemente e radicalmente riformare l’Unione europea, d’iniziare finalmente a lavorare per i cittadini comunitari, non per il pugno di oligarchi sovranazionali di cui parlava Vladimir Putin a Valdaj. I politici europei coltivati nei laboratori della CIA e del dipartimento di Stato chiedono ora che l’Europa solidarizzi di fronte alla minaccia del “putinismo” e del “trumpismo”, che potrebbe distruggere l’Unione europea. Il caso dell’Ungheria dimostra che non ci sarà tale “solidarietà”. Putin e Trump mineranno la burocrazia europea dall’esterno, mentre gente come Orban, Beppe Grillo, Marine Le Pen e Geert Wilders dall’interno, fin quando sarà completamente distrutta. Ho detto spesso che ogni impero che comprenda l’Ucraina alla fine sparisce. Questa volta, l’Unione europea crollerà anche se all’Ucraina, che lo voleva sul serio, ma non è stato permesso entrare. La storia ha un buon senso dell’umorismo.rtr4pz6jTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La potenza navale cinese: le portaerei

Alessandro Lattanzio, 3/2/2017

CV-17 Shandong in costruzione

CV-17 Shandong in costruzione

La prima portaerei cinese, la Tipo 001 CV-16 Liaoning, e la squadra di supporto assegnata avevano svolto le prime esercitazioni di tiro reale nel mare di Bohai, nel dicembre 2016. I velivoli imbarcati, i caccia J-15, erano dotati di missili aria-aria PL-12 e di missili antinave YJ-83. I velivoli decollavano utilizzando una rampa angolato a prua della portaerei, permettendo agli aeromobili di decollare più facilmente. La Liaoning svolgeva anche manovre in coordinamento con le fregate e i cacciatorpediniere di scorta. La Liaoning svolge il compito di addestrare i futuri equipaggi delle portaerei, oltre che i piloti dei velivoli imbarcati, che costituiranno la futura componente aero-navale imbarcata della Marina Militare cinese. La seconda portaerei, la Tipo 001A CV-17 Shandong, è in costruzione nei cantieri navali di Dalian. Sarà la prima portaerei costruita interamente in Cina, dato che la Liaoning è l’ex-sovietica Varjag, acquistata dall’Ucraina nel 1998 e ricostruita in Cina. Entrò in servizio il 25 settembre 2012 dopo ampie prove in mare, per svolgere il compito principale di piattaforma di addestramento per la componente aerea imbarcata della Marina Militare. La Liaoning regolarmente imbarca 24 caccia J-15, 6 elicotteri antisom Z-18F, 4 elicotteri di preallarme Z-18J e 2 elicotteri di ricerca e salvataggio Z-9C. Il caccia J-15 è la versione navale del J-11B, versione cinese del Su-27, che svolge essenzialmente il ruolo d’intercettore a causa dei limiti imposti dalle operazioni di decollo con il trampolino angolato.
1027257430 Pechino schiererà la futura portaerei CV-17 Shandong nel Mar Cinese Meridionale, aumentando le difese della Cina e la disponibilità a rispondere ad eventuali “situazioni complicate”. La CV-17 probabilmente svolgerà le prove in mare nel 2018-2019 e sarà operativa nel 2020. La CV-17 avrà un dislocamento maggiore, così come sono maggiori l’hangar per gli aerei sottocoperta e l’isola della nave, situata a dritta sullo scafo. L’analisi della struttura dell’isola, realizzata in due moduli, indica che disporrà di più avanzati sistemi di comunicazione e del nuovo radar a scansione planare (APAR) Tipo 346A, già impiegato sui cacciatorpediniere Tipo 052D; un aggiornamento del radar a scansione elettronica (AESA) Tipo 346. Una riproduzione delle sovrastrutture della portaerei si trova a Wuhan, per addestrare i piloti e le squadre degli addetti ai velivoli imbarcati. Mentre nella base aerea di Huangdicun, a nord-ovest del Golfo di Bohai, che ospita il reggimento dotato dei caccia navalizzati J-15, venivano costruite due catapulte per il lancio dei velivoli imbarcati sulle portaerei, dove si trovano anche due impianti per i trampolini di lancio e due piste dotate dei cavi di arresto presenti sulla portaerei Liaoning; tutte componenti del centro di addestramento dei piloti dei caccia imbarcati, per svolgere le operazioni di addestramento al decollo dal ponte delle portaerei. I due sistemi di lancio o catapulte, di Huangdicun, appaiono differenti, suggerendo lo studio di due diversi tipi di catapulte: una convenzionale a vapore, e una elettromagnetica. La base aerea di Huangdicun, quindi, riproduce la disposizione delle rampe di lancio, delle aree di atterraggio, delle catapulte e degli hangar per i caccia J-15 imbarcati sulle portaerei. Inoltre, su alcuni aerei J-15 sono stati osservati un gancio per catapulta sul carrello anteriore, per aiutarli al decollo. Le operazioni di decollo dalle catapulte (sistema CATOBAR) a Huangdicun dovrebbero iniziare a metà 2017, in vista della preparazione di un reparto aereo imbarcato abilitato a questo tipo di operazioni a bordo delle future portaerei cinesi. La futura portaerei Tipo 002 CV-18, che dovrebbe essere costruita presso i cantieri Jiangnan Changxingdao di Shanghai, sarà dotata delle catapulte per il lancio degli aeromobili, superando così i limiti di peso imposti attualmente dal sistema di decollo basato sulla prua angolata delle portaerei CV-16 e CV-17 (sistema STOBAR). Il sistema CATOBAR permetterà il decollo dalla CV-18 di velivoli più pesanti o dotati di un maggior carico bellico, consentendo d’imbarcare aerei antisom (ASW) e aerei-radar (AEW). Le portaerei STOBAR opereranno entro il raggio d’azione dei velivoli ASW e AWACS basati a terra, mentre la Marina Militare cinese provvede alla costruzione di una nuova nave rifornimento di squadra, la Tipo 901, in costruzione nel Guangdong da 45000 tonnellate di dislocamento, il doppio delle navi cisterna di squadra Tipo 903A attualmente in fase di prove in mare.
416 Come detto, queste portaerei avranno compiti di Controllo e Interdizione di Area (A2/AD), soprattutto nel Mar Cinese Meridionale, e garantiranno la protezione dei sottomarini lanciamissili balistici cinesi dislocati nella base navale dell’isola di Hainan, che si affaccia proprio sul Mar Cinese Meridionale, dove Pechino ha fortificato diverse isole semi-artificiali. Qui le isole Zhubi, Yongshu, Yongxing e Meiji dispongono di piste della lunghezza di 3000 metri, nelle prime due isole, e 2700 metri nelle altre due, dove possono atterrare e decollare i cacciabombardieri della Marina Jianhong JH-7A, dotati di siluri Air3-500 e bombe di profondità Shen-3A; i bombardieri lanciamissili Hong H-6K e H-6M; e i velivoli da trasporto Il-76 e Y-20. Sulle altre isole sono state costruite degli eliporti. Inoltre, su queste isole vengono schierati, a rotazione, 72 caccia-intercettori Jian J-11B, che effettuano pattugliamenti e sono dotati dei missili antinave YJ-62 e YJ-83, e dei missili anti-radar YJ-91. I caccia sono supportati dalle aerocisterne H-6U del 17.mo Reggimento della 6.ta Divisione bombardieri, e Il-78. Ogni H-6U può rifornire 4 aerei da combattimento J-11B, prolungandone l’autonomia di almeno 1000km; mentre un Il-78, nello stesso intervallo, può rifornire 10 J-11B. Infatti, il sistema di rifornimento in volo dell’H-6U permette di rifornire 2 caccia per volta, mentre il sistema ORM-1M dell’Il-78 può rifornire 3 aeromobili per volta. Gli intercettori verranno supportati anche dagli aerei AWACS KT-200, che possono rilevare 500 bersagli aerei e di superficie simultaneamente fino a 400 km di distanza e a 10000 metri di quota. Con il sistema digitale unificato di scambio dati standard 1553, trasmetteranno le informazioni sugli obiettivi ad aeromobili, navi, batterie lanciamissili e infine anche ai bombardieri H-6, che hanno per compito principale distruggere le unità AEGIS della Marina degli Stati Uniti utilizzando i missili supersonici YJ-12 (dalla velocità di Mach 5,5).
Le basi navali sulle isole artificiali Yongshu, Zhubi e Meiji possono ospitare navi dal dislocamento di 20000 tonnellate. I depositi di carburante e i centri di riparazione e manutenzione consentono alla Marina Militare cinese di schierarvi in modo permanente un gruppo di 30 navi di superficie e una forza mista di sottomarini diesel-elettrici e nucleari. Forze ritenute sufficienti dalla strategia per la “difesa delle zone limitrofe e la protezione delle operazioni prolungate”. Le squadre navali della PLAN sono di due tipi:
Il tipo “Quattro Fronti d’Acciaio”, che comprende cacciatorpediniere Tipo 052A/C per la difesa aerea, fregate Tipo 054 o corvette Tipo 056A per la difesa anti-som e gli attacchi missilistici, e una nave da guerra elettronica Tipo 815A dotata di sistemi di soppressione radioelettronica.
Il tipo “Otto Fronti d’Acciaio”, che comprende lo schieramento summenzionato più 1 sottomarino convenzionale Tipo 039, 1 sottomarino nucleare Tipo 093G, 1 velivolo Y-8 o Y-9 da guerra antisom e 1 aereo AWACS KT-200. I sottomarini e i velivoli ampliano l’efficacia della squadra navale.
Sulle isole sono schierati radar con portata oltre l’orizzonte, stazioni di rilevamento aereo e di contromisure elettroniche, e batterie di missili antiaerei Hongqi H-9, che in futuro saranno sostituiti dai più sofisticati Hongqi H-26. In definitiva, i presidi sulle isole Yongshu, Zhubi e Meiji permettono di controllare una parte significativa del bacino del Mar Cinese Meridionale.

CV.16 Liaoning

CV-16 Liaoning

La Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLAN) cinese, schiera 235000 effettivi suddivisi tra le Flotte del Mare del Nord, del Mare dell’Est e del Mare del Sud, e dispone di:
1 portaerei
26 cacciatorpediniere (4 Sovremennij, 1 Tipo 051B, 2 Tipo 051C, 2 Tipo 052B, 6 Tipo 052C, 3 Tipo 052D)
35 fregate (4 Tipo 053H26, 10 Tipo 053H3, 2 Tipo 054, 19 Tipo 054A)
25 corvette Tipo 056
85 pattugliatori lanciamissili (di cui 60 Tipo 022)
56 navi d’assalto anfibio (di cui 4 LPD Tipo 071)
42 cacciamine
5 sottomarini d’attacco a propulsione nucleare
4 sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare
57 sottomarini convenzionali
316 velivoli da combattimento terrestri
21 velivoli da combattimento imbarcati
130 elicotteriasiemerdechineconflitzeeplateformepetrolierechinevietnamafpFonti:
Janes
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