La Corea democratica annullerà il vertice con Trump

Moon of Alabama 6 maggio 2018L’amministrazione Trump ha pensato che saranno facili le trattative con la Corea democratica. Trump era euforico quando la Corea democratica rilasciò tre prigionieri statunitensi ed annunciò con orgoglio il summit del 12 giugno con Kim Jong-un a Singapore, dove la Corea democratica avrebbe accettato di rinunciare alle armi nucleari e ai programmi di sviluppo nucleare. Trump otterrebbe il premio Nobel per la pace e tutto andrà bene. Questo è stato un grave errore per incomprensione. Ha interpretato erroneamente ogni singola dichiarazione della Corea democratica. L’amministrazione Trump non ha ambasciatori in Corea del Sud, l’esperto della Corea democratica del dipartimento di Stato USA ne era disgustato. Il Consiglio di sicurezza nazionale è gestito da un maniaco che ha sabotato gli accordi precedenti con la Corea democratica e vuole farlo di nuovo. L’ obiettivo della Corea democratica è avere la sicurezza di poter tagliare le spese militari e quindi utilizzare le risorse per lo sviluppo economico. Il metodo per raggiungere la pace cogli Stati Uniti è stato il programma di armi nucleari. Ogni volta che veniva raggiunta una pietra miliare nucleare, la Corea democratica cercava colloqui con Corea del Sud e Stati Uniti. Ha offerto alcune concessioni, fermare o rallentare lo sviluppo di testate nucleari e missili, in cambio di un accordo di pace e del sostegno economico. Ogni volta che veniva stipulato un accordo, gli Stati Uniti non vi si attenevano. Le forniture petrolifere promesse non furono consegnate, i reattori nucleari civili che gli Stati Uniti avevano promesso non furono costruiti. Ogni volta che un accordo falliva, la Corea democratica iniziava la successiva fase del programma per le armi nucleari fino alla successiva fase. L’anno scorso finalmente raggiunse la conclusione. Testò un ordigno termonucleare, l’ultima arma distruttiva, e lanciò un missile intercontinentale in grado di trasportare una bomba simile sugli Stati Uniti continentali. La Corea democratica è ora uno Stato nucleare a tutti gli effetti. Dopo questo risultato, era di nuovo pronta a negoziare.
Quando Donald Trump arrivò in carica, promettendo che non avrebbe permesso a una Corea democratica nucleari di minacciare gli Stati Uniti, lanciò una campagna di “massima pressione” per togliere le armi nucleari alla Corea democratica e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite impose forti sanzioni alla Corea democratica. La Corea democratica era già pronta a negoziare. Non fu grazie alle sanzioni, ma il nuovo status di potenza nucleare. L’amministrazione Trump non l’ha mai capito. Credeva che la campagna di “massima pressione” portasse la Corea democratica ad offrire la “completa denuclearizzazione”. La Corea democratica usò tale frase, ma come obiettivo ambizioso del mondo intero, non proprio disarmo unilaterale. L’amministrazione Trump non l’ha capito o non voleva capirlo. Ciò era anche dovuto a stupidità e ignoranza, ma anche a malafede: “Trump e altri presentano questo processo come via disarmo della Corea democratica, anche se Kim non ha detto nulla che si discosti dalle dichiarazioni che ogni leader nordcoreano ha fatto. E nella nostra auto-illusione collettiva, abbiamo una cheerleader sorprendente: il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Va chiesto perché Bolton sia impegnato a rilasciare interviste in cui solleva la speranza della completa eliminazione delle armi nucleari della Corea democratica nel giro di pochi mesi. Ha ripetutamente chiesto un accordo di “tipo libico”, dove gli Stati Uniti semplicemente si presentano e prendono armi e infrastrutture… Questa è follia. Non c’è motivo di pensare che Kim abbia alcuna intenzione di accettare una cosa del genere… Bolton non è improvvisamente ingenuo. Lavora ai fianchi, dove certamente confonde le aspettative del presidente. Bolton non tenterà di eliminare la diplomazia opponendovisi. Piuttosto lo farà facendone il perfetto nemico del bene. Aumentando le prospettive di una resa di tipo libica, l’accordo molto più modesto offerto da Kim appare gramo al confronto. Questo è un gioco cinico e pericoloso cui Bolton e altri si prestano”.
Un effetto collaterale della falsità che “la massima pressione” abbia funzionato contro la Corea democratica, è che l’amministrazione Trump crede che funzionerà pure con l’Iran. È perciò che ha abortito l’accordo nucleare con l’Iran: “L’amministrazione Trump è convinta di avere un’apertura per un accordo nucleare con la Corea democratica a causa della campagna di massima pressione. “Lo chiamano scenario della Corea del Nord”, secondo un funzionario europeo. “Premete sui nordcoreani. Sugli iraniani … e faranno la stessa cosa di Kim Jong-un… arrendersi”.” Quando il capo della CIA, ora segretario di Stato, Pompeo giunse in Corea democratica il 10 maggio per preparare ulteriori negoziati, i nordcoreani avvertirono che Washington pensava nel modo sbagliato: “Una volta arrivati, Pompeo s’incontrò per circa un’ora con Kim Yong Chol, discutendo del summit Trump-Kim e del programma di Pompeo, prima che Kim ospitasse un pranzo al trentanovesimo piano dell’hotel che accoglieva formalmente gli statunitensi… Kim poi gli disse che “abbiamo perfezionato la nostra capacità nucleare”, aggiungendo che “questo incontro non è il risultato delle sanzioni imposte dall’estero”.” Una delle condizioni che la Corea democratica chiese all’inizio dei negoziati era il congelamento delle esercitazioni militari “strategiche” di Corea del Sud e Stati Uniti in cambio del congelamento dei test nucleari e missilistici della Corea democratica. Questo fu capito da entrambe le parti. La condizione tenne per un po’, ma pochi giorni dopo Stati Uniti e Corea del Sud annunciavano nuove esercitazioni: “Corea del Sud e Stati Uniti inizieranno massicce esercitazioni aeree combinate questa settimana, secondo i funzionari, in una mossa apparente per rafforzare la presa in vista dei colloqui di denuclearizzazione con la Corea democratica. L’esercitazione Max Thunder inizierà venerdì, coinvolgendo circa 100 aerei da guerra, tra cui otto caccia furtivi F-22 e un numero imprecisato di bombardieri B-52 e caccia F-15K, secondo i funzionari. È la prima volta che gli alleati decidono di schierare otto F-22 per l’esercitazione combinata. Secondo gli osservatori lo spettacolo programmato di formidabile forza aerea sembrava volto a costringere il Nord a rinunciare alle proprie ambizioni nucleari”. I caccia stealth F-22 e i B-52 sono mezzi nucleari e quindi strategici. Presenti nell’esercitazione, rompono l’intesa precedente. In risposta alle manovre, la Corea democratica annullava i colloqui ad alto livello con la Corea del Sud: “L’agenzia di stampa centrale nordcoreana affermava che le esercitazioni Max Thunder delle forze aeree sudcoreane e statunitensi sono una prova generale per l’invasione del Nord e una provocazione ai tiepidi legami inter-coreani… “Questa esercitazione che ci prende di mira, in corso nella Corea del Sud, è una flagrante sfida alla Dichiarazione di Panmunjom e provocazione militare intenzionale in contrasto con lo sviluppo politico positivo nella penisola coreana“, affermava KCNA. “Gli Stati Uniti dovranno anche intraprendere un’attenta riflessione sul destino del previsto vertice nordcoreano-statunitense alla luce di tale provocatorio putiferio militare condotto congiuntamente con le autorità sudcoreane“. Il dipartimento di Stato e il Pentagono erano apparentemente inconsapevoli che l’esercizio avrebbe avuto tali conseguenze.
La Corea democratica si sente tradita. Ha interrotto i test missilistici e nucleari. Smantella il “sito die test del nord” delle armi nucleari. Ha graziato tre prigionieri e li ha rilasciati per gli Stati Uniti. Ha tenuto diversi incontri promettenti con Corea del Sud e Stati Uniti. Perché ora deve sopportare altra pressione? Perché dovrebbe consentire a Stati Uniti e Corea del Sud di violare l’accordo sul blocco dei test in cambio del congelamento delle esercitazioni? Trump pensava di aver già vinto. Finalmente la Corea democratica glielo dice chiaramente: Non rinuncerà alle armi solo per essere distrutto come altri Paesi che commisero lo stesso errore: “Il Viceministro degli Esteri Kim Kye-gwan ha chiarito che il regime comunista non è interessato a nessun discorso sul nucleare in cui soa costretto a rinunciare al proprio arsenale nucleare, secondo l’agenzia KCNA di Pyongyang… Kim ha espresso dispiacere per gli Stati Uniti che presentano precedenti metodi di denuclearizzazione, come quello della Libia”. La dichiarazione completa scritta dal “ripugnante” John Bolton: “Funzionari di alto livello della Casa Bianca e del dipartimento di Stato, tra cui Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, lanciano libere asserzioni sulla cosiddetta modalità libica di abbandono del nucleare, “denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile”, “smantellamento totale di armi nucleari, missili, armi biochimiche”, ecc., mentre si parla della formula di “abbandonare prima le armi nucleari, e compensare dopo”. Questa non è un’espressione dell’intenzione di affrontare la questione col dialogo… È assolutamente assurdo osare confrontare la Corea del Nord, uno Stato nucleare, con la Libia, che era nella fase iniziale dello sviluppo nucleare. Abbiamo fatto luce sulle qualità di Bolton già in passato, e non nascondiamo la nostra ripugnanza nei suoi confronti. Se l’amministrazione Trump non riesce a ricordare le lezioni apprese dal passato, quando i colloqui Corea-Stati Uniti subirono colpi di scena e battute d’arresto a causa di gente come Bolton e pone orecchio al consiglio di quasi-“patrioti” che insistono sulla modalità libico e simili, le prospettive del prossimo summit e delle relazioni generali RPDC-USA saranno chiare. Abbiamo già dichiarato l’intenzione di denuclearizzare la penisola coreana e chiarito in diverse occasioni che la condizione preliminare per la denuclearizzazione è porre fine alla politica ostile alla RPDC e a minacce e ricatto nucleari degli Stati Uniti”. Il premio Nobel per la pace a Trump si allontana… Se Trump vuole davvero l’incontro del 12 giugno con Kim Jong-un a Singapore e l’accordo, dovrà fermare Bolton dal fare richieste totali. Il segretario di Stato Pompeo dovrà rilasciare dichiarazioni concilianti. Il Pentagono, che non gradisce i colloqui di pace che potrebbero ridurne la posizione in Corea del Sud, dovrà porre fine alle provocazioni “strategiche”. Non c’è alternativa militare ad ulteriori colloqui. La Corea democratica, dotata di armi nucleari, è alleata della Cina nucleare. Qualsiasi attacco alla Corea democratica potrebbe causare una nube di funghi su Washington DC. Rischiare è irresponsabile.
Le proteste nordcoreane hanno fatto leva su entrambi i punti. L’esercitazione militare statunitense veniva ritirata e la Casa Bianca rinnegava l’idea di disarmo libico che Bolton ha introdotto per sabotare i colloqui. Trump vuole davvero quel Nobel. I “mezzi strategici”, ovvero i bombardieri nucleari, di cui lamentava la Corea democratica, venivano ritirati dall’esercitazione militare USA-Corea del Sud: “Contrariamente al piano originale, i bombardieri statunitensi B-52 con capacità nucleare non parteciperanno alle esercitazioni aeree combinate in corso tra Corea del Sud e Stati Uniti, secondo una fonte militare. “Nell’esercitazione Max Thunder iniziata venerdì, i caccia stealth F-22 degli Stati Uniti avevano già partecipato, mentre i B-52 non ancora”, affermava la fonte anonima. “I B-52 non prenderanno parte all’esercitazione che durerà fino al 25 maggio”… Anche il ministero della Difesa sudcoreano formalmente confermava l’assenza dei B-52 dall’esercitazione. In una mossa correlata, Moon Chung-in, consigliere per la sicurezza del presidente Moon Jae-in, dichiarava all’Assemblea nazionale della decisione di un incontro d’emergenza tra il ministro della Difesa Song Young-moo e il generale Vincent Brooks, comandante delle forze statunitensi Corea”.
I bombardieri nucleari erano chiaramente una minaccia alla Corea democratica e la loro partecipazione era la violazione del tacito accordo sul congelamento dei test nucleari della Corea democratica, che andava onorato col congelamento delle manovre strategiche di Corea del Sud e Stati Uniti. Il secondo reclamo della Corea democratica riguardava la richiesta di John Bolton dell’immediato completo disarmo. Il 16 novembre la Casa Bianca minimizzava lo scenario del disarmo libico promosso da Bolton: “Riferendosi al confronto con la Libia, la segretaria stampa della Casa Bianca Sarah Sanders affermava di non vederlo “come parte di una discussione, quindi non so che sia quello il modello che usiamo. “Non l’ho visto come specifico, so che quel commento è stato fatto. Non esiste un modello fisso che possa funzionare”, continuando: “Questo è il modello del presidente Trump, che gestirà nel modo che ritiene più opportuno. Siamo sicuri al 100%, come abbiamo già detto molte volte, e sono sicura che lo sapete tutti, che è il miglior negoziatore e abbiamo molta fiducia su questo fronte”.” La Casa Bianca si piegava abbastanza velocemente; un segno che vuole davvero l’accordo. La Corea democratica potrebbe inoltre insistere sul fatto che il “ripugnante” John Bolton non partecipi al summit del 13 giugno tra Kim Jong-un e Donald Trump. Sarebbe sicuramente utile se venisse escluso da qualsiasi negoziato con la Corea.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Corea democratica pialla la pressione degli USA

La Corea democratica pialla la pressione degli USA
KCNA, 6 maggioUn portavoce del Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare Democratica di Corea ha dato la seguente risposta a una domanda posta da KCNA sulla crescente pressione degli Stati Uniti nei confronti della Corea democratica: “Recentemente, gli Stati Uniti fuorviano l’opinione pubblica, argomentando che col chiarimento della Repubblica democratica popolare di Corea sull’intenzione della denuclearizzare della penisola coreana, con la dichiarazione di Panmunjom adottata nel vertice storico nord-sud, sarebbe il risultato delle cosiddette sanzioni e pressioni. Allo stesso tempo, commenta apertamente che non allenteranno sanzioni e pressioni finché la Corea democratica non abbandonerà le armi nucleari, ed anche s’adoperano per aggravare la situazione nella penisola coreana dispiegandovi mezzi strategici e aumentando i tentativi d’occuparsi della questione dei “diritti umani” contro la RPDC. Gli Stati Uniti provocano deliberatamente la Corea democratica nel momento in cui la situazione nella penisola coreana volge alla pace e alla riconciliazione grazie allo storico vertice nord-sud e alla dichiarazione di Panmunjom. Tale atteggiamento non può che essere interpretato come pericoloso tentativo di rovinare l’atmosfera appena acquisita sul dialogo e riportare la situazione al punto di partenza. Non sarà utile affrontare la questione se gli USA calcolassero male l’intenzione pacifista della Corea democratica come segno di “debolezza” e continuassero a perseguire pressione e minacce militari contro di essa”.

Fragili prospettive di pace nella penisola coreana
Global Times, 16/5/2018

La Corea democratica annullava i colloqui di alto livello con la Corea del Sud, in programma per domani, protestando contro le esercitazioni aeree Max Thunder di Stati Uniti e Corea del Sud. Secondo i rapporti, bombardieri B-52 e caccia stealth F-22 Raptor statunitensi vi parteciperanno. La dichiarazione dell’agenzia di stampa centrale nordcoreana affermava che l’esercitazione è una “provocazione militare” contro la dichiarazione di Panmunjom e osservava che gli Stati Uniti devono “intraprendere un’attenta riflessione sul destino del previsto vertice nordcoreano-statunitense”. Il Viceministro degli Esteri nordcoreano affermava che Pyongyang non è interessata a un vertice cogli Stati Uniti incentrato unicamente sull’abbandono unilaterale nucleare della Corea democratica. Ciò porta incertezza al vertice nordcoreano-statunitense. Negli ultimi mesi, Pyongyang ha adottato unilateralmente una serie di azioni per ridurre le tensioni sulla penisola, annunciando tra l’altro che interromperà test nucleari e lanci di missili balistici intercontinentali, rilasciando tre cittadini statunitensi detenuti nella Corea democratica e dichiarando che smantellerà il sito dei test nucleare il 23-25 maggio. Ma tranne il vertice Pyongyang-Seoul e le visite in Corea democratica del segretario di Stato USA Mike Pompeo, Seoul e Washington non hanno intrapreso alcuna azione pratica per ridurre le ostilità o alleviare le sanzioni contro Pyongyang. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che la pressione massima continuerà fino alla denuclearizzazione. Il segnale inviato è che Washington chiede a Pyongyang di abbandonare le sue armi nucleari il prima possibile e il risarcimento arriverà solo dopo. Ciò è in netto contrasto con la proposta della Corea democratica: portare avanti la denuclearizzazione in maniera graduale cogli Stati Uniti che provvedono compensi allo stesso tempo.
Prima o poi, Pyongyang boicotterà la dura posizione statunitense che chiede concessioni unilaterali. Questa è l’aspettativa della maggior parte degli analisti. La Corea democratica non dirà “sì” ad ogni richiesta degli Stati Uniti. Le cose non saranno così semplici. Alcuni osservatori ritengono che la dura posizione di Pyongyang sia volta a eliminare lo spirito di Trump, aumentando la propria influenza in vista del vertice con Washington. Ma qualunque sia la ragione, non è realistico che gli Stati Uniti chiedano alla Corea democratica d’abbandonare le armi nucleari mentre essi e Seoul persistono con le vecchie abitudini. La denuclearizzazione della penisola coreana è destinata ad essere lunga e complicata. Se Washington vuole raggiungere l’obiettivo con la massima pressione in un colpo solo, sarà delusa. La Casa Bianca deve adeguare l’attuale convinzione che la Corea democratica debba fare tutto mentre gli Stati Uniti non fare nulla se non rimanere vigili. Washington deve dimostrare maggiore flessibilità per incoraggiare Pyongyang a proseguire sulla denuclearizzazione. Il mondo assiste a un nuovo inizio in cui la Corea democratica interrompe i test nucleari e missilistici. Se Trump vuole continuare ottenendo un calendario credibile, sarà un presidente straordinario. Ma se perdesse l’occasione riportando la penisola nello scontro e persino in guerra, la questione nucleare della Corea democratica sarà il suo più grande fallimento.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Trump, un maestro delle sconfitte

Prof. James Petras, Global Research, 14 maggio 2018Introduzione
Per qualche tempo, i critici delle politiche del presidente Trump le hanno attribuite a un disturbo mentale; maniaco-depressione incontrollato, narcisismo e altre patologie. La questione della salute mentale di Trump solleva una domanda più profonda: perché le sue patologie assumono una direzione politica specifica? Inoltre, le decisioni di Trump hanno una storia e un background politico, e derivano da logica e credenza nelle ragione e logica del potere imperiale. Esamineremo la ragione per cui Trump ha abbracciato tre decisioni strategiche che hanno conseguenze storiche mondiali, in particolare: Trump rinnega l’accordo nucleare con l’Iran; la dichiarazione di guerra commerciale alla Cina; e l’incontro di Trump con la Corea democratica. In breve esploreremo le ragioni politiche delle sue decisioni; cosa si aspetta di guadagnare; e qual è il suo piano se non riesce a ottenere i risultati atteso e i suoi avversari adottano rappresaglie.

Quadro strategico di Trump
L’ipotesi alla base del pensiero strategico di Trump è che il “potere funziona”: più la sua postura è intransigente, maggiore è la convinzione nel mondo unipolare basato sulla potenza degli Stati Uniti. Come corollario, Trump interpreta qualsiasi alleato, avversario, concorrente che cerca trattative, reciprocità o concessioni come “debole” che dovrebbe spingere o costringere a concedere maggiori concessioni e ulteriori ritiri e sacrifici, fino all’obiettivo finale della resa e sottomissione. In altre parole, la politica della forza di Trump riconosce solo la contro-forza: limitazioni nelle politiche di Trump si avranno solo quando perdite e costi economici e militari tangibili nelle vite degli Stati Uniti minacceranno il dominio imperiale degli USA.

Ragioni per cui Trump ha rotto l’accordo con l’Iran
Trump ha rotto l’accordo con l’Iran perché l’accordo si basava sulla limitazione delle sanzioni statunitensi all’Iran; il totale smantellamento del programma nucleare e la discussione del ruolo limitato dell’Iran a favore di possibili alleati in Medio Oriente. Concessioni unilaterali dell’Iran; lo scambio tra difesa ed opportunità di mercato incoraggiava Trump a credere di poter intimidire militarmente l’Iran chiudendone tutti i mercati. Trump vede il presidente Ruhani come un venditore di tappeti e non uno stratega militare. Trump crede che una stretta economica porterà il Presidente Rouhani a sacrificare gli alleati in Siria, Libano (Hezbollah), Yemen (huthi), Palestina (Hamas) e Iraq (sciiti) e a smantellare la strategia della difesa basata sugli ICBM. Trump persegue l’obiettivo strategico d’indebolire l’Iran e prepararne il cambio di regime, riportando l’Iran a Stato cliente, come prima della rivoluzione del 1979. sotto lo Shah. La seconda ragione della politica di Trump è il rafforzamento del potere militare israeliano in Medio Oriente. Il regime di Trump è profondamente influenzato dalla configurazione del potere sionista (ZPC) negli Stati Uniti, soprannominata “Lobby”. Trump riconosce e si sottomette ai dettami sionisti-israeliani perché hanno un potere senza precedenti nei media, nel settore immobiliare, finanziario e assicurativo (FIRE). Trump riconosce il potere della ZPC nell’acquistare i voti del Congresso, controllare partiti e assicurarsi nomine nel ramo esecutivo. Trump è un tipico autoritario: salta alla gola di deboli, cittadini, alleati e avversari e s’inginocchia al potente ZPC, ai militari e a Wall Street. La sottomissione di Trump al potere sionista rafforza e persino detta la sua decisione di rompere l’accordo con l’Iran e la volontà di fare pressione. Francia, Germania, Regno Unito e Russia a sacrificare accordi commerciali da miliardi di dollari con l’Iran e perseguire una politica di pressione su Teheran per accettarne il programma di disarmo e l’isolamento unilaterale di Trump. Trump crede di poter costringere le multinazionali europee a disobbedire ai propri governi e rispettare le sanzioni.

Ragioni della guerra commerciale di Trump alla Cina
Prima della presidenza di Trump, in particolare col presidente Obama, gli Stati Uniti lanciarono la guerra commerciale e il “perno militare”contro la Cina. Obama propose il Patto Transpacifico per escludere la Cina e dirigere un’armata aeronavale nel Mar Cinese Meridionale. Obama istituì un potente sistema di sorveglianza in Corea del Sud e le esercizitazioni di guerra al confine con la Corea democratica. La politica di Trump ha approfondito e radicalizzato le politiche di Obama. Trump ha esteso la politica bellicosa di Obama nei confronti della Corea democratica, chiedendo la de-nuclearizzazione del suo programma di difesa. Il Presidente Kim della Corea democratica, e il presidente Moon della Corea del Sud raggiunsero l’accordo per aprire negoziati per il trattato di pace per porre fine a 60 anni di ostilità. Tuttavia, il presidente Trump aderì alla conversazione sulla presunzione che le aperture di pace della Corea democratica fossero dovute alle sue minacce di guerra ed intimidazioni. Insisteva sul fatto che qualsiasi accordo di pace e fine delle sanzioni economiche si sarebbero avuti solo cil disarmo nucleare unilaterale, mantenimento delle forze statunitensi nella penisola e supervisione di ispettori approvati dagli Stati Uniti. La dichiarazione unilaterale di Trump della guerra commerciale contro la Cina accompagna la sua convinzione che le minacce militari abbiano portato alla “capitolazione” della Corea democratica, e la promessa di porre fine al programma nucleare. Trump ha imposto un dazio di oltre 100 miliardi di dollari alle esportazioni cinesi per ridurre lo squilibrio commerciale di 200 miliardi in due anni. Ha chiesto alla Cina di chiudere unilateralmente lo “spionaggio” industriale, il “furto tecnologico” (tutte accuse fasulle) e conformarsi al monitoraggio trimestrale degli Stati Uniti. Trump ha chiesto che la Cina non reagisse a dazi o restrizioni o affrontava sanzioni peggiori. Trump minacciava di rispondere a qualsiasi dazio da Pechino, con maggiori dazi e restrizioni su beni e servizi cinesi. Gli obiettivi di Trump è convertire la Corea democratica in un satellite militare per invadere il confine settentrionale della Cina; e della guerra commerciale per spingere la Cina nella crisi economica. Trump crede che se la Cina declina come potenza economica mondiale, gli Stati Uniti cresceranno e domineranno l’economia asiatica e mondiale. Trump ritiene che una guerra commerciale porterà a una guerra militare riuscita. Trump crede che una Cina sottomessa, basata sul suo isolamento dal mercato ‘dinamico’ degli Stati Uniti, migliorerà la ricerca di Washington del dominio incontrastato sul mondo.Dieci tesi errate di Trump
L’agenda politica di Trump è profondamente errata! La rottura dell’accordo nucleare e l’imposizione di dure sanzioni hanno isolato Trump dagli alleati europei e asiatici. L’intervento militare infiammerà una guerra regionale che distruggerebbe i giacimenti petroliferi sauditi. Costringerà l’Iran a perseguire lo scudo nucleare contro l’aggressione USA-Israele e porterà a una guerra prolungata, costosa e alla fine perdente. Le politiche di Trump unificheranno gli iraniani, liberali e nazionalisti, minando i collaborazionisti degli statunitensi. Il mondo musulmano unificherà le forze e porterà il conflitto in Asia, Africa e Medio Oriente. I bombardamenti di Tel Aviv porteranno a contrattacchi su Israele. I prezzi del petrolio saliranno alle stelle, i mercati finanziari crolleranno, le industrie andranno in bancarotta. Le sanzioni di Trump e l’aggressione militare all’Iran porteranno alla reciproca distruzione economica.
La guerra commerciale di Trump con la Cina porterà all’interruzione della catena di approvvigionamento che sostiene l’economia statunitense e in particolare le sue 500 multinazionali che dipendono dall’economia cinese per le esportazioni verso gli Stati Uniti. La Cina aumenterà il consumo interno, diversificherà i mercati e i partner commerciali e rafforzerà la sua alleanza militare con la Russia. La Cina ha maggiore capacità di recupero e di superare le perturbazioni a breve termine e riguadagnare il ruolo dominante di potenza economica globale. Wall Street subirà un catastrofico collasso finanziario e manderà gli Stati Uniti in depressione mondiale.
Le trattative di Trump con la Corea democratica non andranno da nessuna parte finché chiederà il disarmo nucleare unilaterale, il controllo militare USA sulla penisola e l’isolamento politico dalla Cina. Kim insisterà sulla fine delle sanzioni e il trattato di mutua difesa con la Cina. Kim offrirà la fine dei test nucleari ma non delle armi nucleari. Dopo che Trump ha rinnegato l’accordo con l’Iran, Kim riconoscerà che gli accordi cogli Stati Uniti non sono degni di fiducia.

Conclusione
La gesticolazione minacciosa di Trump è un vero pericolo per la pace e la giustizia nel mondo. Ma le sue ipotesi sulle conseguenze della propria politica sono profondamente errate. Non vi è alcuna base per ritenere che le sanzioni possano rovesciare il regime iraniano; che Israele sopravviverà incolume a una guerra con l’Iran: che una guerra petrolifera non metterà a repentaglio l’economia statunitense; che l’Europa permetterà alle sue compagnie di essere congelate sul mercato iraniano.
La guerra commerciale di Trump con la Cina è morta. Non trova siti di produzione alternativi per le multinazionali statunitensi. Non può escludere la Cina dal mercato mondiale, poiché ha legami con cinque continenti.
Trump non può dominare la Corea democratica e costringerla a sacrificare la propria sovranità sulla base di vuote promesse economiche nel revocare le sanzioni.
Trump veleggia verso sconfitte su tutti i fronti. Ma potrebbe portarvi il popolo statunitense nell’abisso nucleare.

Epilogo
Le minacce belluine di Trump fanno parte della strategia del bluff e del bombardamento intimidatorio, al fine di garantirsi vantaggi politici? Trump interpreta la tattica “pazza” di Nixon-Kissinger, in cui il segretario di Stato diceva agli avversari di accettare le sue “ragionevoli” richieste o di affrontare il peggio dal presidente? Non lo penso. Nixon a differenza di Trump non era menato per il naso da Israele. Nixon a differenza di Trump non era guidato da consiglieri favorevoli alla guerra nucleare. Nixon, al contrario di Trump, aprì gli Stati Uniti al commercio con la Cina e firmò accordi per la riduzione nucleare con l’URSS. Nixon promosse con successo la coesistenza pacifica. Trump è un maestro nelle sconfitte.Prof. James Petras è ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Speranza all’orizzonte dopo la visita di Li in Giappone

Li Ruoyu, Global Times, 13/5/2018

La settima riunione dei leader di Cina, Giappone e Corea del Sud si aveva in un momento cruciale nei rapporti tra i tre Paesi nel Nordest asiatico. Il Premier cinese Li Keqiang partecipava all’incontro del 9 maggio, segnando la prima visita del premier cinese in Giappone dal viaggio del Premier Wen Jiabao nel 2010. Le visite bilaterali dei leader cinesi e giapponesi sono diventate meno frequenti in armonia ai tiepidi legami. Come aveva scritto Li in un articolo sul quotidiano giapponese Asahi Shimbun, “Cina e Giappone sono vicini importanti, anche se ci sono decine di voli diretti tra Pechino e Tokyo ogni giorno e ci vogliono poco più di tre ore di volo tra le due città, abbiamo fatto molta strada negli ultimi anni per migliorare e sviluppare i legami tra Cina e Giappone”. Le visite di alto livello sono strettamente collegate alla fiducia tra Paesi. In realtà, questa non è la prima visita in Giappone del primo ministro, dal 2010, ma anche il primo viaggio in Giappone del presidente sudcoreano in sei anni e mezzo, e il primo viaggio in Giappone di Moon Jae-in da presidente. Ciò dimostra che i rapporti tra Giappone e Cina e Corea del Sud sono diminuiti dal 2012, quando Shinzo Abe fu rieletto primo ministro giapponese. L’atteggiamento del Giappone iniziò a cambiare nel 2017. Nell’iniziativa Belt and Road, ad esempio, il Giappone ha mostrato intenzione di cooperare. La Cina accoglie sempre con favore un approccio sincero per promuovere pace e stabilità regionali e migliorare le relazioni tra i Paesi. La visita di Li in Giappone segna una nuova opportunità per migliorare le relazioni sino-giapponesi. Nella dichiarazione congiunta emessa dopo la riunione dei leader di Cina, Giappone e Corea del Sud, la prima parte non menziona, come si vede di solito, questioni economiche o situazione internazionale, ma l’importanza di promuovere scambi interpersonali e culturali. Ciò dimostra che la diplomazia cinese orientata al popolo ha ottenuto un riconoscimento globale.
La richiesta che le relazioni Cina-Giappone si sviluppino sulla base degli scambi interpersonali è stata presente. Inoltre, la domanda non esclude fattori economici e di altro tipo. La dichiarazione dice: “Riaffermando l’importanza dell’espansione del turismo tra i nostri Paesi, continueremo a cercare di raggiungere l’obiettivo di 30 milioni di turisti tra i tre Paesi entro il 2020″. Fatta eccezione del miglioramento della comprensione tra i popoli dei due Paesi, supporta il piano della Promozione della nazione turistica del Giappone. Poiché è comune a i turisti cinesi recarsi in Giappone, il loro itinerario si è esteso dalle metropoli come Tokyo e Osaka ad altre regioni. Ciò aiuterà lo sviluppo regionale del Giappone, a lungo preoccupazione del governo giapponese. In effetti, gli scambi tra persone possono portare enormi benefici economici. La cooperazione economica tradizionale tra i Paesi influenza direttamente l’economia. Cina, Giappone e Corea del Sud si trovano di fronte a una connessione comune sull’economia internazionale, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump promuove la politica dell'”America prima”. La Cina, da grande economia attira più attenzione per la disputa commerciale cogli Stati Uniti. Tuttavia, il Giappone è anche nella lista dei Paesi che verranno puniti da Trump. Giappone e Corea del Sud sono ancora più ansiosi per l’agenda anti-globalizzazione di Trump. poiché i loro mercati interni non sono grandi come quelli della Cina. Ciò è dimostrato dall’impegno alla dichiarazione congiunta di “costruire un’economia mondiale aperta”. Il Giappone ha boicottato l’accordo di libero scambio (FTA) con Cina e Corea del Sud e il Regional Economic Partnership (RCEP), che considerava concorrenti del Trans-Pacific Partnership (TPP). Tuttavia, dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato il TPP, il Giappone iniziava a ripensare la politica su FTA e RCEP. Il ripensamento del Giappone può essere dimostrato dalle dichiarazioni congiunte per accelerare i negoziati sull’FTA trilaterale e sul RCEP. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno le redini della sicurezza del Giappone e della Corea del Sud. Se i due Paesi dovessero scegliere tra sicurezza ed economia, è difficile dire se si atterranno ancora alle loro attuali posizioni.
L’algoritmo della sicurezza nel Nordest asiatico oggi ha accolto con favore la situazione in evoluzione. Le tensioni che si allentano sulla questione nucleare della Corea democratica potrebbero offrire a Corea del Sud e Giappone l’opportunità di ridurre la dipendenza dalla sicurezza dagli Stati Uniti. Il leader nordcoreano Kim Jong-un incontrava la controparte sudcoreana e visitava la Cina due volte incontrando il Presidente Xi Jinping. Abe è l’unico dei tre leader che non ha incontrato Kim. Inoltre, il vertice Kim-Trump si terrà a giugno. I colloqui a sei, in cui il Giappone esercitava influenza sulla questione della Corea democratica, sono stati sostituiti da un nuovo sistema. Il Giappone l’ha ovviamente riconosciuto, in quanto non chiedeva pubblicamente di riavviare i colloqui a sei. Invece, spera di espandere la cooperazione con Cina e Corea del Sud, una mossa sensata. La visita del Premier Li in Giappone e la dichiarazione congiunta segnalano che le relazioni coi Paesi del Nordest asiatico migliorano. Solo attuando rigorosamente la dichiarazione congiunta si può raggiungere l’obiettivo di “costruire una piattaforma regionale per la pace e la cooperazione in questa regione”.L’autore è professore associato presso la School of History and Cultures, Sichuan University.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’India si rivolge alla Cina?

Vladimir Terekhov New Eastern Outlook 10.05.2018“New Eastern Outlook” cerca di non trascurare alcun evento significativo nelle relazioni Cina-India. Insieme a Stati Uniti, Giappone e Russia, i giganti asiatici hanno un’influenza decisiva sullo sviluppo della regione India-Pacifico, da cui il modello del clima politico mondiale dipende in modo sostanziale. Nel frattempo, negli ultimi anni, le relazioni Cina-India non sembravano ottime, dimostrando una tendenza costante al deterioramento. E sebbene questo processo negativo dipenda in modo significativo dall’attualizzazione periodica di problemi “storici” (ad esempio, rivendicazioni su territori di frontiera), il fattore principale è sempre stata la trasformazione della RPC nella seconda potenza globale. E questo è sempre più cautamente percepito dall’India. L’incompatibilità su possibilità disponibili (il PIL dell’India è cinque volte inferiore a quello della Cina) sembrerebbe la via ovvia per spingere Nuova Delhi “sotto l’ombrello” di Washington. In generale, è andata così fin dall’inizio del nuovo millennio, senza avere nulla a che fare coi famigerati “intrighi” di Washington, che ha semplicemente aperto la mano in cui una delle maggiori potenze dell’Asia avrebbe dovuto cadere, e così via. In previsione di questi sviluppi, due anni fa, la bozza del “Quartetto” militare-politico composto da Stati Uniti, Giappone, India e Australia fu estratto da un baule polveroso; una sorta di “NATO asiatica” di evidente orientamento anti-cinese. Entrarvi significherebbe attraversare la “linea rossa” dell’India posizionandosi sull’arena internazionale nel complesso, così come nelle relazioni con RPC e Stati Uniti, in particolare. In tale caso, l’India si sarebbe finalmente liberata di ogni traccia di neutralismo del periodo del primato informale nel “Movimento non allineato” (quasi dimenticato oggi) passando irreversibilmente dall’altra parte della barricata globale rispetto alla RPC, inevitabilmente candendo nell’abbraccio amichevole del principale avversario della Cina, gli Stati Uniti. È uno scenario da “roulette russa”, associato a rischi estremamente gravi. L’alta realtà dell’attuazione è spiegata dallo scetticismo dell’autore sulle prospettive delle relazioni tra Cina e India e la formazione del triangolo “Russia-India-Cina”. Tuttavia, nel 2017-2018 il governo dell’India (apparentemente, impressionato dal quasi conflitto sul Doclam Plateau), decise di rompere lo scenario imposto e dialogare con la RPC. Perciò, l’ex-ambasciatore a Pechino fu nominato alto funzionario nel Ministero degli Esteri all’inizio dell’anno, e gli eventi organizzati dal “governo tibetano in esilio” in occasione del 60° anniversario del soggiorno del XIV Dalai Lama in India furono in realtà ignorati. Tali atti furono accolti con soddisfazione a Pechino, che chiese di sviluppare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, in particolare sulla base del progetto NSR.
Secondo gli esperti, la valutazione dell’attuale stato delle relazioni Cina-India e dell’ulteriore sviluppo sarà possibile dopo i vertici dei leader dei Paesi a margine del vertice SCO, che si terrà a Qingdao nel giugno 2018. Tuttavia, Xi Jinping e Narendra Modi decisero di non aspettare “l’opportunità adeguata” e il 27 aprile ebbero un incontro “informale” a Wuhan, importante centro culturale, storico e industriale della Cina. Come di solito accade in questi casi (specialmente alle riunioni dei leader asiatici), furono pronunciate molte parole, tra cui la frase di Modi sui “1600 degli ultimi 2000 anni in cui India e Cina erano i motori della crescita economica globale”, meritando una nota speciale. Oltre ai complimenti verbali quasi obbligatori, c’erano messaggi che meritavano maggiore attenzione nello spazio politico moderno. Parliamo principalmente della menzione del “protezionismo commerciale e del nazionalismo introverso” in un contesto negativo. Questi memi furono usati dai leader in relazione alla parola “occidente”. Qui è importante chiarire che la maggior parte dei Paesi del famigerato “occidente” ha un pessimo atteggiamento nei confronti del “protezionismo-nazionalismo”, menzionando a tal proposito i propri leader, gli Stati Uniti. Con questo in mente poniamo la domanda chiave: Modi intende cambiare drasticamente rotta al suo Paese verso il principale “globalizzatore” e nemico del “protezionismo”, cioè la Cina? E la domanda che ne risulta è: è possibile aspettarsi una reazione positiva dal governo indiano ai ripetuti appelli di Pechino ad aderire al progetto NSR? La risposta generalizzata dell’autore ad entrambe le domande è: “Se sì, allora non immediatamente. Troppe manovre veloci non sono nella tradizione di una nave geopolitica così pesante come l’India“. E la conferma di questo punto di vista è il Ministro degli Esteri Sushma Swaraj che non firmava la clausola nel documento finale della riunione ministeriale della SCO che prevede la partecipazione dei membri dell’Organizzazione al progetto NSR. Questo incontro si teneva a Qingdao tre giorni prima i negoziati di Xi Jinping e N. Modi. La certa attenzione dell’India a questo progetto è comprensibile, perché uno dei principali elementi realizzati praticamente (il “Corridoio economico Cina-Pakistan”) attraversa la parte del territorio dell’ex-principato del Kashmir controllato dal Pakistan. Nel frattempo, a causa delle dispute sull’ex principato, entrambi i Paesi (nucleari) combattono o si trovano in stato prebellico. Sull’incontro “inaspettato e informale” di Xi Jinping e N. Modi, il principale risultato positivo è l’intenzione dei leader di RPC ed India di aumentare notevolmente la frequenza dei contatti bilaterali. Non c’è apparentemente alcun modo di eliminare gli attriti nelle relazioni bilaterali, senza.
La complessità del lavoro imminente è dovuta al fatto che i giganti asiatici sono coinvolti in varie relazioni con Paesi terzi. In precedenza notammo che l’India cerca un suo ruolo nell’avvio del gioco globale. A questo proposito, il viaggio europeo di N. Modi in Svezia, Regno Unito e Germania, svoltosi dal 16 al 20 aprile, va notato. Durante la visita a Londra, il primo ministro indiano fu una delle figure centrali al vertice del “Commonwealth delle Nazioni” di 54 Paesi. Questa relativamente insignificante, per la “Big World Politics”, organizzazione (la cui sfera di interessi e attività è limitata alle questioni umanitarie) fu ignorata dall’India praticamente dall’indipendenza. La presenza del primo ministro all’ultimo summit del “Commonwealth” è dovuta al significativo rafforzamento della posizione dell’India nell’arena mondiale e alla ricerca di New Delhi di risorse istituzionali internazionali che potrebbe utilizzare per soddisfare le crescenti ambizioni. Commentando la presenza di N. Modi all’evento, gli esperti indiani indicavano che il PIL dell’India ha quasi raggiunto quello del Regno Unito, leader non ufficiale del “Commonwealth” (rispettivamente 2,43 e 2,56 miliardi di dollari) e lo supererà l’anno prossimo. Inoltre, il divario coll’India aumenterà rapidamente, quindi è chiaro chi condurrà i tentativi (anche se abbastanza ipotetici) di risvegliare l'”impero-2″. Infine, sembra il momento giusto per toccare la questione del posizionamento della Federazione Russa nel moderno gioco globale. Nonostante il cambio abbastanza ovvio del centro dei processi mondiali dalla regione euro-atlantica all’India-Pacifico (dove si trovano i due terzi del territorio russo), secondo il contenuto tematico dei media nazionali si può concludere che è ridicolo “l’eurocentrismo” dei tempi della perestrojka che continua a dominare in Russia. Nel frattempo, gli eventi summenzionati nella regione India-Pacifico possono dare nuova vita alla vecchia idea del Ministro degli Esteri russo Evgenij Primakov sulla creazione del triangolo strategico “Russia-India-Cina”. Ma con l’inclusione di altri attori regionali significativi, principalmente Giappone e Pakistan. Non una pazzia, tenendo conto ad esempio dei crescenti problemi nelle relazioni USA-Giappone. È necessario lavorarci.
Sul tavolo da gioco, dietro a cui la Russia fa i conti con l'”Europa occidentale”, ci è più conveniente una “pausa strategica”. Dovremmo voltare le spalle a tale tavolo e tornarvi solo se i “partner” occidentali si comportano degnamente. In ogni caso, non va perso di vista il fatto che dall’altra parte del tavolo ci sono truffatori rozzi e non rappresentati di “valori europei – investimenti – tecnologie”. Il loro comportamento è gravemente influenzato dai rapporti con l’Ucraina che patrocinano.Vladimir Terekhov, esperto di regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio