Russia-Iran: “road map” per il sistema di cooperazione

EADaily, 20 marzo 2017

L’economia iraniana mostra segnali di ripresa. Il Presidente Hassan Ruhani e il suo governo sono riusciti a raddrizzarla dopo le sanzioni paralizzanti dell’occidente. L’inflazione a due cifre che ossessionava l’Iran per decenni s’è ridotta al 7,5% (contro il 40% nel 2013). Nel 2016, il PIL del Paese è cresciuto del 7% rispetto al -5,8% nel 2013, con 9,5 miliardi di dollari investiti nell’economia durante l’anno scorso. Ma non possiamo chiamarlo passo avanti, con una disoccupazione che continua ad essere molto alta, 12,7% nel 2016 contro il 14,4% nel 2013. Tra i giovani, che rappresentano i 2/3 della popolazione iraniana, arriva al 30%. Gli esperti danno due ragioni a questo piccolo miracolo economico. La prima è che a differenza del predecessore Mahmud Ahmadinejad, Ruhani assegna maggiore comprensione monetaria e minore populismo economico-sociale in politica interna. La seconda ragione è che il petrolio iraniano è tornato sul mercato europeo e alcune sue attività in occidente sono state scongelate (la somma totale ammonterebbe a circa 100 miliardi di dollari). Soprattutto, dopo l’accordo nucleare del 2016, l’Iran ha migliorato i rapporti con la maggior parte delle capitali europee. Ma gli ultimi sviluppi in Medio Oriente hanno tenuto gli iraniani in allerta. La peggiore minaccia proviene dagli Stati Uniti. Donald Trump non è neutrale nei confronti dell’Iran, come lo fu Barack Obama. L’accordo dell’Iran Air con la Boeing avvenne prima dell’elezione e potrebbe essere l’ultimo grande accordo. Trump sembra preferire il linguaggio delle sanzioni e questo può avere conseguenze dannose per gli occidentali che desiderano espandersi nel vasto mercato iraniano.
C’è un piccolo gruppo di grandi potenze che può aiutare l’Iran a confrontare tale turbolenza geopolitica. Russia e Cina. L’Europa è ancora fortemente dipendente dagli Stati Uniti e difficilmente agirà contro la loro volontà. Così, a due mesi dalle prossime elezioni presidenziali, Ruhani ha un grande obiettivo, migliorare le relazioni economiche con la Russia e la Cina e mostrare al popolo che l’Iran ha alleati che possono aiutarlo a scansare Trump. Ma anche i rivali geopolitici dell’Iran sono in allerta. Il re saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud ha visitato Pechino a metà marzo e firmato accordi per 65 miliardi di dollari. Così, gli iraniani devono agire in fretta finché i cinesi possono concedere ampi investimenti. I russi possono aiutare con la tecnologia nucleare, petrolio e gas, metalmeccanica e difesa. E questo sarà un ottimo guadagno per Ruhani. Nella prossima visita a Mosca, il presidente iraniano dovrebbe firmare una serie di accordi miliardari, in particolare, nelle comunicazioni ed idrocarburi, adottando una road map per la cooperazione economica a medio-lungo termine. Una delle opzioni è il programma “petrolio per beni e servizi”. Per l’Iran c’è la possibilità di diversificare le esportazioni di petrolio, per la Russia la buona occasione di ottenere attrezzature per le sue industrie del petrolio, gas e trasporti. Alcune fonti dicono che i russi pagheranno agli iraniano la metà del petrolio in denaro e metà in beni e servizi, questa metà sarà pari a circa 45 miliardi di dollari l’anno. L’anno scorso, i russi decisero di prestare agli iraniani 1,2 miliardi di euro per la costruzione di nuove unità elettrotermiche e 1 miliardo per il programma per l’elettrificazione della tratta ferroviaria Garmsar-Ince Burun. Questo mese le ferrovie russa, iraniana e azera hanno deciso di dimezzare le tariffe promuovendo il corridoio di trasporto Nord-Sud. L’Iran guadagnerà ancora di più se questo corridoio sarà collegato alla cintura economica della Via della Seta cinese (1). La cosa migliore è che l’Iran acquisti dai russi prodotti e servizi e non solo carburante. Ma il problema è che il commercio con l’Iran non è mai stato molto elevato, finora. Il livello più alto si ebbe nel 2011, pari a 3,75 miliardi di dollari. Nel 2015 scese a 1 miliardo. Secondo gli esperti, l’anno scorso fu di 1,5 miliardi, ma il Ministero dello Sviluppo Economico della Russia sostiene che avvivò a 2,1 miliardi, e in cui le esportazioni russe crebbero dell’80% e le importazioni iraniane del 13%.
Un’altra cosa che sarà discussa da Ruhani a Mosca è il progetto di zona economica speciale russo-armena. I mass media dicono che la zona sarà aperta al confine tra Armenia e Iran stimolando il commercio iraniano con l’Unione economica eurasiatica. I russi hanno fatto dichiarazioni ufficiali, ma gli armeni discutono attivamente il progetto sia a livello governativo che di esperti. La zona dovrebbe essere aperta entro la fine dell’anno, coprendo circa 10-15 h presso la città armena di Meghri, ospitando 100-120 aziende. Le autorità armene sono pronte a spendervi 32 milioni di dollari. Secondo il Ministero per lo Sviluppo Economico dell’Armenia, nei prossimi 10 anni la zona potrà ricevere 350-400 milioni di dollari in investimenti e si prevede che avrà una produzione annua di 80-100 milioni. Se il progetto viene realizzato, sarà il primo di questo tipo nell’area post-sovietica. I beneficiari del progetto potranno godere di esenzione da IVA, tassa sul profitto e tassa di proprietà. Un’altra cosa buona è che la zona economica speciale russo-armena entrerà nella zona economica libera di Aras, in Iran. L’Armenia spera che Iran, Russia e gli altri membri dell’Unione economica eurasiatica stilino presto la lista dei beni che attraverseranno il confine con bassa o senza tariffa doganale. La visita di Ruhani a Mosca chiarirà la questione. Secondo il Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak, il presidente iraniano dovrebbe firmare un accordo per creare una zona di libero scambio tra Iran e Unione economica eurasiatica. Nella fase iniziale, l’area riguarderà solo l’industria leggera e i prodotti agricoli. Ma l’unico problema è che l’Iran non è membro del WTO (2).
I contatti dell’Iran con la Russia possono provocare una reazione a catena in occidente. Alcuni esperti iraniani mettono in guardia le autorità da contatti attivi con i russi. Gli esperti russi dicono che i contatti russo-iraniani non sono stabili, abbastanza sistematici e che sono vulnerabili ad interventi da Stati terzi. In ogni caso, entrambe le parti sono ansiose di sviluppare le relazioni economiche, tanto più che uno scambio di 2 miliardi è in stridente disaccordo con il reciproco accordo geopolitico. Una visita non potrà risolvere tutti i problemi. Qui le parti devono compiere sforzi coerenti, in particolare, su una serie di progetti comuni efficaci in settori come energia nucleare (3), petrolio e gas, e difesa. Questo sarà una buona base per trasformare i contatti economici iraniani-russi in un sistema.1) Russia e Iran: il riavvio economico – vestifinance.ru, 15/03/2017.
2) Rustem Faljakhov, La zona armena può avvicinare Russia e Iran – Gazeta.ru, 16/03/2017.
3) Il 14 marzo, l’Atomstroexport iniziava la costruzione di due reattori nucleari a Busher, in Iran, in linea con l’accordo del novembre 2014 con la società di sviluppo e produzione nucleare dell’Iran. Nei prossimi 10 anni, i russi aiuteranno gli iraniani a costruire due reattori VVER-1000 a Bushehr. La seconda unità sarà attivata nel 2024, la terza nel 2026. La prima unità fu commissionata nel 2011.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia sopravviverà a un attacco nucleare

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 04/02/2017sav_5266Secondo Bloomberg, l’ufficio del direttore della National Intelligence e il Comando Strategico degli Stati Uniti lavorano sulla valutazione se le leadership russa e cinese possano sopravvivere a un attacco nucleare e continuare ad operare. Il Comando Strategico vuole anche “dare una descrizione dettagliata” di “come la leadership sopravviva” e “diriga” Russia e Cina in relazione alla pianificazione della guerra nucleare degli Stati Uniti. Il nuovo studio è stato ordinato dal Congresso prima che il Presidente Donald Trump s’insediasse. I risultati saranno probabilmente presi in considerazione dalla nuova amministrazione nell’avviare la nuova Nuclear Posture Review. Secondo i piani elaborati dalla precedente amministrazione, la modernizzazione da mille miliardi di dollari della triade nucleare in più di 30 anni, avrà inizio a metà degli anni 2020. Il documento comprende molti dati tecnici e curiosità, ma alle principali domande si può già rispondere. La Russia sopravviverebbe a un attacco nucleare? Sì. Potrà rispondervi tempestivamente? Sì.
Nel 2017 ci saranno tre nuovi radar di sorveglianza a lungo raggio e alta efficienza energetica Voronezh-DM operativi a Orsk, Barnaul e Enisejsk. Il radar ha una portata di 10000 km ed è in grado di tracciare simultaneamente 500 oggetti. La portata orizzontale è 6000 km e quella verticale 8000 km. Ad una distanza di 8000 km, il radar può rilevare i bersagli delle dimensioni di un “pallone da calcio”. Le stazioni radar che operano a Baranovichi, Murmansk e Pechora sono state aggiornate. Insieme, questi radar garantiscono il primo allarme in caso di attacco da qualsiasi direzione. Un altro radar Voronezh-DM è in costruzione a Murmansk per aggiornare il primo allarme della nazione. Il 2017 è l’anno in cui la Russia non avrà lacune nella copertura di preallarme. I lanci dei missili saranno rilevati anche dallo spazio dai nuovi satelliti di primo allarme. 10 saranno operativi entro il 2022. Dopo aver ricevuto un primo allarme, gli avanzati sistemi di difesa aerea S-300 e S-400 contrasteranno l’attacco. Supponiamo che un missile attraversi le difese. Ci sono ben protetti centri di comando sotterranei in grado di sopravvivere autonomamente. Vi sono sistemi a terra ben attrezzati, soprattutto il National Defense Control Center (NDCC) russo, operativo dal 2015. Cosa succede se le difese e la protezione falliscono e l’infrastruttura di comando a terra è fuori uso? I velivoli Iljushin Il-80 Maxdome entreranno in gioco. Il velivolo è destinato ad essere impiegato come centro di comando volante per i vertici russi, tra cui il presidente, in caso di guerra nucleare. Operativo dal 2015, il posto di comando “giorno del giudizio” può dirigere esercito, marina, forze aerospaziali e forze missilistiche strategiche. Vi sono quattro Il-80 in servizio nelle Forze aerospaziali Russia. Sulla capacità di rappresaglia. Il sistema di difesa definitivo della Russia, Perimetro, attuerebbe l’attacco nucleare di rappresaglia, anche se le linee di comando e comunicazione delle Forze missilistiche strategiche sono completamente distrutte. Non vi è alcun modo per rilevare il sistema, parte di un’unica rete di comando e controllo occultata in profondità. La capacità della Russia di rilevare lanci di missili fu testata nel 2013. L’assai avanzato sistema di difesa aerea Vitjaz del distretto militare del Sud rilevò 2 missili da crociera israeliani Popeye Turbo lanciati da un sottomarino classe Dolphin in pattugliamento nel Mediterraneo orientale. Furono “quasi subito” distrutti da un missile del cacciatorpediniere dell’US Navy Arleigh Burke operante nell’area. Il sistema di primo allarme russo rilevò il lancio di missili balistici nell’aprile 2016.
Donald Trump ha chiesto l’aggiornamento l’arsenale nucleare degli Stati Uniti. Secondo lui, “gli Stati Uniti devono rafforzare ed espandere notevolmente la propria potenza nucleare, fino al momento in cui il mondo rinsavisce sulle armi nucleari. Lasciate che ci sia la corsa agli armamenti . Li sorpasseremo a ogni passaggio e gli sopravviveremo”, aveva detto. Ma la Russia non può essere sconfitta da un primo attacco nucleare. Invece, può essere impegnata in un dialogo costruttivo. La modernizzazione non è necessariamente una corsa agli armamenti, cosa che gli Stati Uniti difficilmente possono permettersi con il loro enorme debito pubblico. Russia e Stati Uniti hanno fatto tanto per attivare il regime di controllo degli armamenti. Sforzi furono fatti da entrambi i Paesi quando capirono la follia della corsa incontrollabile. Il controllo degli armamenti è un grande risultato da preservare ad ogni costo. Il nuovo trattato di riduzione (New START) scade nel febbraio 2021, appena tre anni dopo che le parti avranno completato le riduzioni, nel 2018. Può essere prolungato di 5 anni, se le parti sono d’accordo. Va ancora raggiunto questo accordo. Non è chiaro se Stati Uniti e Russia possano instaurare un nuovo regime di controllo degli armamenti.
Con la prima conversazione telefonica, le parti potrebbero avviare discussioni regolari sulla direzione generale dei programmi per missili balistici, lo scambio d’intelligence, l’analisi delle minacce missilistiche e i modi per contrastarle. Potranno scambiarsi le opinioni su cosa fare prima della prossima scadenza. Esperti e ricercatori di entrambi i Paesi potrebbero contribuire al processo. Oggi controllo degli armamenti e non proliferazione sono in stasi, la peggiore crisi globale in cinquanta anni di storia del controllo delle armi nucleari, con quasi tutti i canali di negoziazione chiusi e l’intero sistema degli accordi sul controllo degli armamenti in pericolo. Russia e Stati Uniti potrebbero risolvere i problemi e stabilire le modalità dei negoziati formali da condurre per invertire la tendenza negativa. Si spera che il miglioramento dei rapporti tra i dirigenti russi e statunitensi crei le giuste condizioni per affrontare questioni scottanti invece di impegnarsi in una disperata corsa agli armamenti che nessuno può vincere.m-skryabin-il-80-1600La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO – L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013

La visita di Putin in Ungheria: ci sarà un fronte anti-Soros?

Ruslan Ostashko, 3 febbraio 2017 – Fort Russ4017860La visita di Vladimir Putin a Budapest smuove media europei e ucraini. Prima di tutto, ognuno è offeso dal fatto che il presidente russo sia tranquillamente sbarcato in un Paese appartenente a UE e NATO, trovando comprensione e supporto completi. In secondo luogo, la Russia potrebbe offrire ai Paesi dell’UE condizioni per una cooperazione molto vantaggiose che potrebbero superare tutti i discorsi sulla solidarietà europea contro la Russia. Come sempre, viene improvvisamente riscoperto che le ricchezze dovute alla collaborazione con la Russia trionfano sul male. Inoltre, il Primo ministro ungherese Viktor Orban sabota la “giovane democrazia ucraina” affermando che il transito del gas dall’Ucraina non è affidabile, e che l’Ungheria supporta la diversificazione delle fonti. Tradotto dal linguaggio diplomatico ungherese, semplicemente suona così: “Ucraina e Naftogaz sono fuori, sosteniamo Nord Stream 2 attraverso cui Putin ha promesso di fornirci il gas”. Ora l’Ucraina ha la sfortuna di perdere ancora un altro Paese europeo a sostegno di Nord stream 2. In questo contesto, la risoluzione presentata alla Verkhovna Rada per ridurre i diritti delle minoranze russa e ungherese in Ucraina sembra di grande attualità. Farà ulteriormente infuriare Budapest, che per tradizione protegge ferocemente i diritti delle minoranze ungheresi negli altri Paesi. Qui è necessario dire qualcosa sul premier ungherese il cui comportamento ha così sconvolto i media europei e ucraini, per non parlare di Angela Merkel. Viktor Orban è un “Poroshenko al contrario”. Per esempio, invece di servire Fondo monetario internazionale, Commissione europea, Hillary Clinton e George Soros, li ha sempre affrontati in modo aspro uscendone sempre vincitore. Il primo ministro ungherese non è Che Guevara, e conosce perfettamente i limiti, ma ha comunque semplicemente scacciato la delegazione del FMI da Budapest e chiuso le fondazioni di Soros, nonostante l’Ungheria sia sempre stata considerata fondamentalmente proprietà di tale miliardario statunitense. Fu anche sempre ai ferri corti con Hillary Clinton per divergenze ideologiche, e non esitò ad ignorare la Commissione europea quando avanzava pretese dall’Ungheria, che sempre l’ignorava al massimo quando si trattava di assegnare fondi europei per il Paese. Nonostante il comportamento chiassoso e i diversi tentativi di organizzare rivoluzioni colorate in Ungheria, Orban è da molti anni al potere, e l’Ungheria rimane nell’UE; esempio di come proteggere correttamente gli interessi nazionali. Forse il successo degli ungheresi è legato al fatto che l’Ungheria ha un’élite nazionalista e non un’oligarchia cleptocratica come l’Ucraina. Purtroppo, l’Ungheria difficilmente pone il veto sull’estensione delle sanzioni UE contro la Russia. Il prezzo sarebbe troppo costoso, e Orban è prima di tutto un pragmatico. I 6,5 miliardi di dollari che l’Ungheria perde ogni anno per le sanzioni sono meno di quanto l’Ungheria si priverebbe dall’Unione Europea. Tuttavia, in primo luogo l’Ungheria potrebbe sostenere alcuni pesi massimi europei sulla questione, ad esempio se dei nuovi governi francesi o italiani si opponessero al rinnovo delle sanzioni. Ma l’Ungheria ha uno scopo leggermente diverso.
Con l’esempio della cooperazione tra Ungheria e Russia, con la costruzione di una centrale nucleare ultramoderna, si distruggono i miti sulla Russia. In primo luogo, sarà chiaro che cooperarvi è vantaggioso. In secondo luogo, la Russia non è un distributore di benzina con un’economia “a pezzi”, ma un esportatore di alta tecnologia a prezzi accessibili. In terzo luogo, con la Russia si può collaborare anche in una sfera complessa come l’energia nucleare. Questo è veramente vantaggioso, ma ovviamente non interessa i clintoniani ottusi pagati da Soros nell’eurocommissione, ma funziona meravigliosamente presso le élite imprenditoriali europee e quei politici per cui gli interessi dei loro Paesi sono più importanti dell’ideologia di Victoria Nuland. E, infine, con l’ascesa di Donald Trump al potere vi è l’opportunità, per coloro che vogliono e devono urgentemente e radicalmente riformare l’Unione europea, d’iniziare finalmente a lavorare per i cittadini comunitari, non per il pugno di oligarchi sovranazionali di cui parlava Vladimir Putin a Valdaj. I politici europei coltivati nei laboratori della CIA e del dipartimento di Stato chiedono ora che l’Europa solidarizzi di fronte alla minaccia del “putinismo” e del “trumpismo”, che potrebbe distruggere l’Unione europea. Il caso dell’Ungheria dimostra che non ci sarà tale “solidarietà”. Putin e Trump mineranno la burocrazia europea dall’esterno, mentre gente come Orban, Beppe Grillo, Marine Le Pen e Geert Wilders dall’interno, fin quando sarà completamente distrutta. Ho detto spesso che ogni impero che comprenda l’Ucraina alla fine sparisce. Questa volta, l’Unione europea crollerà anche se all’Ucraina, che lo voleva sul serio, ma non è stato permesso entrare. La storia ha un buon senso dell’umorismo.rtr4pz6jTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il rafforzamento della Russia terrorizza la NATO

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 03/02/2017MONTENEGRO-US-RUSSIA-POLITICSProprio mentre appare il “filo-russo” Donald Trump, che rende incerto il futuro della NATO, l’ascesa della Russia e la sua massiccia avanzata militare ed economica aggrava i “timori” degli alleati europei degli Stati Uniti, portando questi ultimi ad inviare, il 30 gennaio, migliaia di truppe e armi pesanti in Polonia, Stati baltici ed Europa sud-orientale, in ciò che appare essere il maggiore concentramento dalla guerra fredda. Il dispiegamento di una brigata corazzata, che riporta i carri armati statunitensi in Europa per la prima volta dal 2013, rassicura sul supporto di Washington agli alleati europei che, per interesse, continuano a mostrare la Russia come il “cattivo” pronto ad attaccarli e distruggerli. Perciò la presenza di 3500 soldati statunitensi, affiancati da altri 1600 con elicotteri ed aerei, il prossimo mese. Se ciò rientra nel dispiegamento multinazionale della NATO, il tenente-generale Ben Hodges, alto comandante dell’esercito degli USA in Europa, ha detto che il dispiegamento è anche una rassicurazione di Donald Trump ai capi di Gran Bretagna, Germania e Francia sulla continua importanza della NATO. Mantenere viva la NATO è, quindi, sul tavolo. Mentre Stati Uniti ed alleati inviano soldati e armi in Europa, la questione del futuro raffreddamento dell’isteria anti-Russia inizia ad avere un senso. In realtà, tale processo indica che l’isteria anti-Russia probabilmente resta la logica ultima degli alleati europei degli Stati Uniti, affinché sostengano una posizione dura verso la Russia, per esempio imponendo sanzioni e mantenendo la NATO come prima forza di difesa e attacco. Pertanto, ciò che si vede oggi non accadeva dalla fine della guerra fredda. In parte, tale nuovo rafforzamento militare, di fatto, non s’è mai visto dalla seconda guerra mondiale. Circa 300 marines statunitensi sono sbarcati in Norvegia per restarci sei mesi, la prima volta dalla seconda guerra mondiale che truppe straniere sono autorizzate a stazionarvi.
Tale militarizzazione massiccia è una reazione alla rinascita della Russia ad importante attore mondiale, capace d’influenzare definizione e determinazione delle questioni geopolitiche. Nient’altro dimostrerebbe la rinascita russa se non il successo in Siria contro “ribelli” e terroristi eterodiretti. Considerando che questo successo militare è un riflesso della ripresa economica della Russia dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, indica anche la velocità con cui la Russia si ricostruisce. Ciò che ha particolarmente allarmato l’occidente è la riapertura delle basi aeree e radar militari ex-sovietiche abbandonate sulle isole artiche e la costruzione di nuove della Russia. L’Artico, secondo l’US Geological Survey, ha riserve di petrolio e gas per 412 miliardi di barili di petrolio, circa il 22 per cento del petrolio mondiale ancora da scoprire e di gas, che recuperati ed impiegati nell’economia della Russia, l’aiuteranno a ridurre notevolmente l’onere economico causato dalle sanzioni occidentali, permettendo di rafforzarne la posizione nella regione e nel mondo, cosa che l’occidente non sopporta e neanche accetta come dato di fatto. L’espansione ha vaste implicazioni finanziarie e geopolitiche. L’Artico avrebbe più riserve di idrocarburi dell’Arabia Saudita e Mosca già traccia un serio confine militare nella competizione sul Grande Nord con i rivali di sempre, Canada e Stati Uniti. A tal fine, neutralizzare il dominio di Stati Uniti e alleati, la Russia costruisce tre rompighiaccio nucleari, i più grandi del mondo, per supportare la flotta di circa 40 rompighiaccio, 6 dei quali nucleari. Nessun altro Paese ha una flotta nucleare così grande, usata per aprire le rotta a navi militari e civili. La Flotta del Nord della Russia, basata a Murmansk nelle acque ghiacciate della Baia di Kola, ha ricevuto il proprio rompighiaccio, il primo, e due corvette rompighiaccio armate di missili da crociera. `Sotto Gorbaciov e Eltsin, le nostre aree artiche furono smantellate’, affermava il Professor Pavel Makarevich, membro della Società Geografica Russa,`Ora vengono restaurate‘.
Il rafforzamento artico della Russia ha ovviamente allarmato Washington dove, come per molte altre importanti questioni di politica estera, l’ufficio Artico del dipartimento di Stato rimane vuoto. E mentre il nuovo segretario alla Difesa degli USA James Mattis ha descritto i passi russi come “aggressivi” nell’audizione di conferma, tale posizione appare sconnessa col quadro politico complessivo che Trump sembra tracciare in questi giorni. Ciò era chiaramente evidente dalle dichiarazioni di Washington e Mosca dopo che Putin e Trump ebbero la loro conversazione telefonica. Né Cremlino, né Casa Bianca menzionavano la parola “sanzioni”, sostenendo che l’argomento semplicemente non figurasse. Eppure, come affermano i russi, i leader “sottolineavano l’importanza di ricostruire rapporti commerciali ed economici reciprocamente vantaggiose per le comunità imprenditoriali dei due Paesi‘, potendo dare ulteriore impulso allo sviluppo di solide relazioni bilaterali”. Corollario di questa lettura è l’annuncio del Fondo Investimenti Diretti del governo russo su vari progetti volti ad attrarre investimenti statunitensi in Russia. Tuttavia, la domanda chiave è: può avvenire con le sanzioni ancora incombenti sulla Russia? Oppure, come alcuni esperti sostengono, Trump e Putin sono arrivati a una “comprensione” sulla possibile revoca delle sanzioni nel prossimo futuro. Con Trump che indica costantemente la prospettiva di “rapporti migliori” con la Russia, il dispiegamento di truppe statunitensi in Europa, decisione presa dal presidente uscente Obama, sembra essere più una tattica dell’amministrazione Trump per tranquillizzare i ‘timori’ degli ‘alleati europei’ sulla spinta reale al ‘contenimento’ della Russia in Europa/Baltico. In caso contrario, l’umore ‘anti-sanzione’ di Trump è ben visibile. Infatti, se Trump rifiutava di escludere di togliere le sanzioni alla conferenza stampa con la prima ministra inglese Theresa May, a Washington, May insisteva, “riteniamo che le sanzioni debbano continuare“. Anche in questo caso non vi è alcun riferimento alle sanzioni nella dichiarazione congiunta rilasciata dopo la chiamata di Trump alla cancelliera tedesca Angela Merkel, anche se quest’ultima s’è dichiarata fortemente a sostengo delle sanzioni.
Il triangolo politico è quindi chiaramente visibile, Trump ed Europa non sono allineati sulla Russia. Mentre gli Stati Uniti non possono permettersi politicamente e strategicamente di ‘abbandonare’ l’Europa, il danno che l’amministrazione Obama ha inflitto alla posizione statunitense in Medio Oriente, in particolare, e a livello internazionale, in generale, richiede il ripristino dei rapporti con la Russia. Ciò che rende Trump diverso da Obama, in questo contesto, è che invece di cercare la vittoria assoluta sulla Russia, Trump vuole riavvicinarla e riaffermarsi su parte dello spazio perso negli ultimi 3 anni. In parole semplici, mentre il dispiegamento della NATO è debitamente sostenuto dagli Stati Uniti, assicurando l’Europa del sostegno degli Stati Uniti, serve anche da carta di scambio degli Stati Uniti per accordarsi con la Russia sul suo rafforzamento nell’Artico e nel Medio Oriente, dove ha già acquisito una presenza militare solida. Pertanto, se la Russia si ricostruisce, la NATO affila le armi e Trump affila la sua ascia della contrattazione. Il triangolo assume una forma definita!tumblr_mi2qomgiwf1qd7ygho1_1280Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e degli affari esteri e nazionali del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina in ascesa: via capitalista, meta socialista

Un libro tempestivo per Trump: “La Cina in ascesa: via capitalista, meta socialista”
Wei Ling Chua, Greanville Post 28 gennaio 2017trainGli USA non sono più una superpotenza e ogni elezione produce presidenti senza idee sui propri problemi: la realtà è che il costo stimato per mantenere l’obsoleto sistema infrastrutturale statunitense entro il 2020 sarà di 3600 miliardi di dollari; scienziati e astronauti della NASA hanno per lo più tra i 50 e i 60 anni. Soprattutto, sono così poveri che devono affidarsi al nemico, la Russia (ancora sotto le sanzioni degli Stati Uniti), per inviare la loro più vecchia astronauta (56 anni) sulla Stazione Spaziale Internazionale. Tuttavia, il neoeletto presidente Trump ha dato priorità alla richiesta al Congresso di adempiere alla promessa elettorale di costruire un muro da 8 miliardi di dollari lungo il confine con il Messico. L’economia degli USA si basa sulla speculazione. Le cause principali del GFC 2008 (Global Financial Crash) furono etichettate dalla Federal Reserve Bank di San Francisco come “bolla speculativa e reazione eccessiva dall’innovazione tecnologica”. Tuttavia, i candidati alla presidenza, in particolare Trump, accusavano la Cina del disordine economico degli Stati Uniti, nonostante un rapporto dell’USCBC indicasse che “il commercio con la Cina mantiene circa 2,6 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti in molti settori, permettendo una crescita da 216 miliardi nel 2015”. Il PIL degli USA è finanziato dalla stampa implacabile di denaro e da prestiti in quantità del debito nazionale, più che raddoppiato dal 2008. Nonostante tale realtà, Trump non si pone domande sensate:
– Come ha fatto la Cina, nazione invasa, semi-colonizzata e sfruttata da una dozzina di potenze mondiali per oltre un secolo, prima del 1949, con un’economia in bancarotta, l’80% di analfabetismo, una speranza di vita media di 36 anni e una popolazione affamata (1/4 di quella mondiale, al momento), a ricostruirsi dai rottami dopo il 1949 e diventare il primo creditore degli Stati Uniti in solo sei decenni di ricostruzione nazionale, mentre il debito nazionale degli Stati Uniti s’è gonfiato a 20 trilioni di dollari?
– Come, se il PIL cinese è ancora di oltre 7 trilioni di dollari più piccolo di quello dagli Stati Uniti, ha creato la maggiore riserva di valute nazionale del mondo, e contribuito per il 33,2% alla crescita economica mondiale nel 2016?
– Come la Cina poté sostituire gli USA quale maggiore nazione commerciale dal 2013, quando la sua economia era ed è ancora di molto inferiore a quella degli Stati Uniti?
– Cosa c’è di sbagliato negli Stati Uniti prima economia? È un problema strutturale? O un problema ideologico? O un problema di malgoverno?
– Se gli USA sono in deficit commerciale con 101 Paesi, è utile per i candidati alla presidenza e al Congresso incolpare al solito la Cina per i propri problemi? Una tariffa del 45% imposta alla Cina aiuterà gli USA di Trump?
Potenza ed influenza degli USA nel mondo diminuiscono a un ritmo che Trump non riesce a comprendere fino in fondo e così, nella campagna presidenziale, pensava di poter continuare a tiranneggiare il mondo per rendere ancora grandi gli USA. Trump pensa di poter costruire migliaia di miglia di muro lungo la frontiera del Messico e chiedergli di pagarlo; pensa di poter imporre il 45% di tariffe sulle importazioni cinesi senza ritorsioni dalla Cina, mentre provoca inflazione, recessione, disoccupazione e gravi danni alla riserva monetaria degli Stati Uniti; pensa di poter ordinare agli alleati europei e asiatici di pagare molto di più le basi militari degli USA che ospitano. Ovviamente, il sistema elettorale statunitense non produce deputati e presidenti che sappiano leggere la realtà, trovare soluzioni creative. Gli USA possono essere grandi di nuovo con un sistema politico incapace di autocritica e riforma?
Trump sa:
1. Perché nel cortile degli Stati Uniti, la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) formata nel 2011 da 33 Stati membri, esclude la presenza di Stati Uniti e Canada?
2. Perché più di un decennio di guerre in Afghanistan e in Iraq è costato al contribuente degli USA 5000 miliardi di dollari, e secondo un rapporto del Watson Institute, più di 6800 soldati e circa 7000 mercenari statunitensi sono morti in Iraq e Afghanistan, e che il numero di veterani disabili arriva a 970000; ma i principali beneficiari di tale avventurismo militare risultano essere Iran e Cina, nazioni che si sono assicurate amicizia e rapporti commerciali con i presunti nemici degli USA senza sparare un solo colpo?
La questione fondamentale per Trump è: “Perché la democrazia statunitense ha fallito così miseramente nel produrre una leadership capace di idee e competenze che ragioni sensatamente? Perché l’ascesa della Cina è così inarrestabile? Perché il declino degli Stati Uniti accelererà, se continuano a perseguire una politica che vede la Cina come minaccia, invece di imparare da essa per migliorarsi?
In retrospettiva, Trump dovrebbe notare che, ogni volta che sono stati aggressivi verso la Cina, essa è diventata più forte e gli USA più deboli. Solo alcuni esempi:
1) Quando Stati Uniti, Europa ed ex-URSS imposero sanzioni finanziarie, commerciali e tecnologiche alla Cina negli anni ’50, l’allora leader Presidente Mao Zedong avviò una politica basata sulla fiducia in sé, e un segreto programma secolare di ammodernamento, contribuendo al successo della Cina di oggi;
2) Quando gli USA vietarono alla Cina di collaborare con la NASA e nel forum spaziale internazionale, essa progettò con successo il proprio programma spaziale, potendo diventare l’unico Paese con una stazione spaziale, quando la Stazione Spaziale Internazionale degli Stati Uniti sarà ritirata nel 2024. Tuttavia, il programma spaziale della Cina è aperto alla cooperazione con tutte le nazioni, anche gli USA;
3) Quando il Congresso degli Stati Uniti rifiutò alla Cina maggiore titolo nel FMI, essa avviò con successo la propria Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) con l’approvazione del mondo nonostante le forti pressioni degli Stati Uniti sugli alleati affinché non vi aderissero. In queste circostanze, la Cina continua ad proporre la partecipazione degli USA ‘in qualsiasi momento’;
4) Mentre gli Stati Uniti continuano a stampare denaro e una politica dei prestiti irresponsabile, che minaccia i massicci investimenti della Cina in buoni del tesoro degli USA, essa ha iniziato un programma di cambio di valute nel mondo facendo del renminbi la seconda valuta scambiata nel mondo, senza nemmeno la necessità di farla fluttuare liberamente;
5) Quando gli USA annunciarono lo rischieramento del 60% della propria marina nel Mar cinese meridionale entro il 2030, con il cosiddetto Perno verso l’Asia, la Cina rispose accelerando il programma Fascia e Via per collegare il mondo attraverso strade e porti sull’Oceano indiano, e come al solito, la Cina invitò gli USA e il mondo a parteciparvi;
6) Nel 2011, su approvazione degli Stati Uniti, le Filippine rinominarono il Mar Cinese Meridionale in Mare delle Filippine occidentale, utilizzando le appena ricevute navi da guerra di seconda mano statunitensi, degli anni ’70, per scacciare pescatori cinesi da queste acque. La Cina rispose con un massiccio programma di bonifica e ampliamento di sette isole nel Mar Cinese Meridionale, dotandole di aeroporti, ospedali, scuole, fari, centri di ricerca, impianti di dissalazione, porti, impianti per il turismo e la difesa missilistica, offrendo allo stesso tempo servizi di soccorso e supporto a tutte le navi che attraversano queste acque. Ciò mentre gli Stati Uniti erano impegnati in centinaia di esercitazioni militari nella regione, spostando 2 portaerei nel Mar Cinese Meridionale e bruciando soldi senza ottenere nulla.
Le domande che Trump dovrebbe porsi sono:
1) Perché gli USA vedono gli altri Paesi del mondo come una minaccia? Invece, la Cina risponde alle ostilità con strategie creative per nuove istituzioni, infrastrutture, strategie economiche e la richiesta di rispetto reciproco e cooperazione, che il Presidente cinese Xi Jinping chiama “win-win”.
2) Perché la leadership cinese è efficace e creativa nel superare le difficoltà, senza la necessità di sparare un colpo?
3) Perché la leadership cinese sa identificare i problemi ed adottare politiche rapidamente e con risultati vantaggiosi?
13_china_roadshow_1_3_1 Mentre vi sono tanti articoli e libri che definiscono gli USA “Stato fallito”, il mondo sempre più riconosce i meriti del modello politico cinese. Ad esempio, l’ex-vicepremier di Singapore Tharman Shanmugaratnam è colpito dalla responsabilità del governo in Cina; il miliardario della catena dei negozi elettronici australiana Gerry Harvey pensa che la soluzione al caos politico in Australia sia una dittatura (del popolo) ‘come in Cina’; il premier del Canada Trudeau esprime ammirazione per ‘la dittatura della base’ (del popolo) in Cina; e dinfine il deputato australiano Malcolm Fraser loda ‘stabilità e sensatezza’ della Cina. Nonostante il crescente riconoscimento mondiale del modello politico cinese quale superiore al modello occidentale, sembra che la maggior parte degli occidentali consideri ancora il modello cinese come totalitario. La dittatura del popolo marxista-leninista in Cina era e continua ad impegnarsi in decenni di continua autocritica interna e di riforma, critica che filtra da villaggi e città fino al vertice dell’amministrazione. Questo è il motivo per cui il Partito comunista cinese (PCC) continua a godere di oltre l’80 per cento di consenso dei cittadini, secondo il sondaggio annuale Global Attitude Survey del centro di ricerca statunitense Pew, mentre la leadership statunitense raccoglie costantemente un gradimento di solo il 30% o meno, nelle stesse indagini. È interessante notare come il governo cinese si definisca democrazia consultiva, e il PCC partito di governo a cui i protagonisti in politica e società forniscono consigli, proposte. monitoraggio e suggerimenti. Perché un qualsiasi giornalista o autore occidentale non impara il cinese e s’impegna a comprendere profondamente il funzionamento del modello politico cinese, prima di criticarlo in modo dottrinario, come una specie di mostro totalitario? E’ tempo per i politici statunitensi, in particolare il presidente Trump, di osservare con attenzione il modello politico cinese, come è strutturato e come funziona. Deve anche fare un esame approfondito delle passate politiche statunitensi e delle loro conseguenze sul mondo, affinché gli USA identifichino le cause del loro continuo declino e, di conseguenza, formulino le giuste politiche per rendere ancora una volta gli Stati Uniti grandi.
Non è il momento dell’indottrinamento ideologico, dato che le civiltà possono imparare a vicenda divenendo più forti. Per Donald Trump e i suoi concittadini, l’ebook La Cina in ascesa: via capitalista, meta socialista di Jeff J. Brown, statunitense che conosce in modo fluente cinese, arabo e francese, e con 13 anni di permanenza in Cina, è perfetto per iniziare. Questo libro fornisce una vasta documentazione su ciò che gli USA hanno fatto e continuano a fare, per ritrovarsi nella situazione attuale. Al contrario, Brown dimostra, con la sua ricerca sulla storia della Cina e i suoi passato, presente e futuro probabile, come i cinesi ammirarono e adottarono i successi altre civiltà, disposti ad imparare dagli altri per migliorarsi. Brown ritiene che il modello politico cinese sia una nuova forma di democrazia, dove la leadership è più che consapevole dell’opinione pubblica e del benessere dei propri cittadini. L’enorme quantità di documentazione fornita dal testo aprirà gli occhi ai politici statunitensi, tra cui Trump, che vogliono di nuovo rendere grandi gli USA.f4f3665a92bd27ca3ad717765cb161fe_xlWei Ling Chua è un autore australiano di vari libri sulla disinformazione dei media e di come essa danneggia mondo ed umanità.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora