Perché il governo italiano non affronta l’immigrazione nel Mediterraneo? Perché non vuole

Gefira

Lo stato di diritto è invocato spesso come il valore occidentale che i movimenti “populisti” vogliono distruggere, ma le dirigenze al governo da tempo l’hanno sospeso nel caso delle leggi sull’immigrazione. L’esempio più evidente è la politica sull’immigrazione iniziata dal governo Letta nel 2013 e continuata dal governo Renzi.

Mario Morcone, Andrea Riccardi, Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri, Enzo Moavero Milanesi, Ministro per gli Affari Europei

Mario Morcone, Andrea Riccardi, Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri, Enzo Moavero Milanesi, Ministro per gli Affari Europei

Nell’ottobre del 2013, il governo Letta, di fronte a ondate di profughi in fuga dal caos istigato dall’occidente con la primavera araba in Libia, che non fu altro che l’insurrezione di gruppi islamisti, lanciò l’operazione “Mare Nostrum“, inviando la Marina italiana nelle acque libiche per salvare i richiedenti asilo. Per quanto nobile fosse la motivazione, l’effetto collaterale dell’operazione fu incoraggiare altri ad intraprendere questo viaggio, perché ora c’era la Marina italiana a salvarli. Il risultato è stato l’aumento del 224% delle imbarcazioni salpate dalla Libia, traducendosi in 10000000 di euro al mese per il governo italiano.(1) Nel novembre 2014, Mare Nostrum fu sostituita da Triton coordinata e finanziata dall’UE, ma coprendo una quota minore del Mediterraneo al costo di 3 milioni di euro al mese. La ragione ufficiale dell’operazione Triton era controllare i confini, tuttavia, analizzando i fatti, l’obiettivo dell’operazione era semplicemente trasportare quante più persone possibile, indipendentemente che fossero rifugiati, migranti economici, legali o clandestini. Da allora, i canali del contrabbando invece di chiudere si moltiplicarono. Pratica comune fin dall’operazione “Mare Nostrum” e continuata con Triton, era che i contrabbandieri lanciassero il segnale di soccorso alle navi di pattuglia della Marina chiedendo aiuto. Nel frattempo, le ONG che perseguono le “frontiere aperte” unirono le forze assistendo chiunque, legale, illegale o rifugiato che volesse raggiungere l’Europa (2, 3, 4).arrivalsitalyLa Commissione europea è responsabile di Frontex che, eseguendo i controlli alle frontiere, ha una chiara idea della questione. Il commissario per gli affari interni, migrazione e cittadinanza Dimitris Avramopoulos ha detto: “Un’altra parte importante emersa dalle discussioni sulla lotta al contrabbando è che, secondo ONG e autorità locali e regionali, aiutare il contrabbando di migranti non va criminalizzato. Sono pienamente d’accordo, naturalmente, come anche sulla necessità di tutelare i diritti fondamentali dei contrabbandati. Dobbiamo punire i contrabbandieri”.(5) Punire i contrabbandieri, e non le organizzazioni non governative di cui fanno parte, significa che il problema non può e non va risolto, perché le ONG saranno sempre libere di contrabbandare migranti. Questa è una ben nota vecchia tradizione; il governo Monti nel 2011-12 creò il Ministero per l’Integrazione assegnato ad Andrea Riccardi della “Comunità di Sant’Egidio”, ONG spiccatamente per le frontiere aperte. La “Comunità di Sant’Egidio” persegue un piano come “corridoi umanitari”, per finanziare una rotta alternativa per fare entrare migranti in Italia. Andrea Riccardi disse ai media francesi di essere convinto che l’Europa deve aprire le frontiere.(6) Il ministero fu poi consegnato a Cécile Kyenge, donna di colore nata nella Repubblica democratica del Congo, che ebbe il compito di ridurre drasticamente i requisiti per acquisire la cittadinanza italiana, proponendo una legge per dare la cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul suolo italiano. Con Renzi, il ministero fu ridotto a dipartimento del Ministero degli Interni e consegnato a Mario Morcone, altro affiliato a “Sant’Egidio”. Che succede una volta che migranti di ogni genere arrivano sul suolo italiano? Vengono inviati nei centri di accoglienza, dove possono fare domanda per lo status di rifugiati. Va notato che l’Italia da tempo è a corto di posti per i richiedenti asilo, e così il governo paga alberghi, ostelli o singoli cittadini, in generale, per accoglierli.
img_71304_119585 Una pratica comune per coloro che sanno che la domanda sarà respinta è distruggere i documenti (7) in modo che il tempo per identificarli aumenti esponenzialmente. L’esperienza ha dimostrato che i centri alla fine diventano sovraffollati, rivelandosi l’occasione per le rivolte dei migranti che distruggono le proprietà e, infine, fuggono divenendo clandestini.(8, 9, 10, 11, 12) Se non fuggono e la domanda viene respinta, vengono espulsi. L’espulsione però è volontaria e i dati dimostrano che il 50% dei migranti espulsi effettivamente se ne va, probabilmente in un altro Paese dell’UE-Schengen, e gli altri diventano clandestini. Come lo scandalo di “Mafia Capitale” (13) ha dimostrato, la collusione tra membri del Partito Democratico che controllano le istituzioni dell’immigrazione dello Stato italiano, compresi centri dei rifugiati, ONG e criminalità organizzata, assicurano che i migranti siano impiegati a spese dei contribuenti italiani con tariffe orarie insignificanti, permettendo enormi profitti illeciti ai racket. La citazione infame di un membro della criminalità organizzata rivela come l’immigrazione sia ormai un business più redditizio del traffico di droga. “Hai idea di quanto faccio con questi immigrati?” disse Salvatore Buzzi, affiliato della mafia, in un’intercettazione telefonica di 1200 pagine all’inizio del 2013. “Il traffico di droga non è così redditizio“. “Abbiamo chiuso quest’anno con un fatturato di 40 milioni, ma… i nostri profitti provengono tutti da zingari, emergenza abitativa e immigrati“, aveva detto Buzzi. Era il 2013, quando 20000 immigrati arrivarono in Italia. Nel 2016, ne giunsero 180000.
Politici corrotti come Giuseppe Castiglione (NCD, partner del Partito Democratico), che lavorano per il Ministero degli Interni con la missione ufficiale di “favorire l’integrazione di coloro che necessitano di protezione internazionale”, lavorano in realtà per garantirsi profitti dalla crisi. Le attività illegali vanno dall’assegnazione della costruzione dei centri per rifugiati alle cooperative legate al PD, in cambio di tangenti, al trasferimento di richiedenti asilo e clandestini nelle campagne italiane per impiegarli nell’agricoltura per una tariffa oraria di 1-3 euro. Quando si tratta di donne immigrate, si organizzano giri di prostituzione nei centri di accoglienza o le vendono per lavorare sulle strade italiane. (14)
Immigrazione, storia di assenza di volontà della Stato di diritto, contrabbando, disonestà, schiavitù e, infine, distruzione dell’Europa.yffqcm8h6424-732-k9bb-u10402647339452lnb-700x394lastampa-itNote
1.Immigrazione: il flop di Mare Nostrum, Il Sole 24 Ore
2.Caught in the act: NGOs deal in migrant smuggling, Gefira
3.NGOs Armada operating off the coast of Libya, Gefira
4.The Americans from MOAS ferry migrants to Europe, Gefira
5.How can EU action against migrant smuggling be more effective? European Commission
6.Andrea Riccardi, a soul for Europe, La Vie
7.Establishing Identity for International Protection, European Migration Network
8. 40 Migranti fuggono dall’albergo nel sulcis bloccando la statale, Corriere
9. Rivolta nel Cie di Milano: scappano tre irregolari, gd-notizie
10. Rivolta al Cie, agenti contusi scappano in 22, dieci arresti, Migranti Torino
11. Lampedusa, via ai trasferimenti. Fuga di immigrati dal Cie di Torino, RAI
12. I clandestini restano in Italia anche dopo essere espulsi, Il Giornale
13. Mafia Capitale, Buzzi: “Con immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”, Il Fatto Quotidiano
14. Sicilian Mafia Cashes In On Desperate Immigrants, La Stampa

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Soros è alle corde

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 29/01/20172111262Anche se il multi-miliardario magnate degli hedge fund e politico agitatore internazionale George Soros ha perso alla grande con l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti e la vittoria del referendum Brexit nel Regno Unito, rischia di perdere altro terreno politico e finanziario, mentre i venti del cambiamento politico spazzano il mondo. Soros, che s’immagina padrone delle opzioni azionarie a breve scadenza, racimolando miliardi di dollari dal crollo dei titoli azionari, ha subito un paio di colpi finanziari. Recentemente, il regolatore del mercato dei titoli olandese AFM ha “accidentalmente” rivelato le compravendite a breve termine di Soros dal 2012, rivelate sul sito web dall’AFM e rimosse dopo aver compreso l’“errore”. Tuttavia, i dati erano già stati raccolti automaticamente dai software delle agenzie d’intelligence e delle società d’intermediazione che abitualmente perlustrano Internet alla ricerca di questi “errori”. Tra i titoli bancari presi di mira da Soros vi era l’Ing Groep NV, grande istituzione e importante elemento dell’economia olandese. Dopo la campagna contro la Brexit, Soros scommette contro lo stock di Deutsche Bank AG, che credeva avrebbe preso valore dopo che la Gran Bretagna votò l’abbandono dell’UE. I titoli di Deutsche Bank sono scesi del 14 per cento e Soros gli ha ripuliti. Ma la vittoria di Soros era temporanea. Con l’elezione di Trump, Soros ha perso 1 miliardo di stock speculativo. Circondato dai suoi compari d’aggiotaggio, Soros ha spiegato tali perdite mentre frequentava il World Economic Forum di Davos in Svizzera. I compari mega-ricchi di Soros scommisero contro le piccole aziende olandesi, come Ordina, società d’informatica, Advanced Metallurgical Group e il gruppo immobiliare Wereldhave NV.

Attenzione alle idi di marzo
La diffusione dei dati di Soros giunge in un momento particolarmente delicato per la politica olandese. Il governo di centro-destra del primo ministro Mark Rutte è alle corde nel tentativo di respingere, con un’elezione programmata il 15 marzo, la seria sfida del partito nazionalista per la libertà (PVV) della destra anti-migranti del leader anti-Unione europea Geert Wilders. Alleato di Donald Trump, Wilders rischia di fare il pieno grazie a Soros, campione delle frontiere aperte dell’Europa e delle migrazioni di massa, che scommette contro le banche olandesi. Le idi di marzo guardano con favore alla vittoria di Wilders, un evento che batterà un altro chiodo nella bara dell’Unione europea e nel sogno di Soros su migrazioni di massa e frontiere aperte. I Paesi Bassi non sono particolarmente amichevoli verso Soros e i suoi obiettivi. Nel novembre 2016, Open Society Foundations e due gruppi finanziati da Soros, la Rete europea contro il razzismo e Gender Concerns International, pubblicizzavano l’assunzione di giovani “di età compresa tra 17-26” immigrati musulmani o figli e nipoti di immigrati musulmani, per fare campagna contro i partiti di Wilders e Rutte. Il primo ministro Rutte ha recentemente avvertito i migranti che si rifiutano di assimilarsi nella società olandese. Naturalmente, Rutte non si riferiva alle migliaia di migranti dalle ex-colonie delle Indie orientali e occidentali olandesi, che non avevano alcun problema ad adottare cultura, religione e costumi sociali olandesi. Rutte, che ha affronta un vantaggio di 9 punti del PVV di Wilders, ha avuto parole dure verso i migranti musulmani. In un’intervista ad “Algemeen Dagblad”, Rutte, in quello che avrebbe potuto essere un intervento di Wilders, ha dichiarato: “Dico a tutti. Se non vi piace qui, questo Paese, andatevene! Questa è la scelta che avete. Se si vive in un Paese in cui i modi di trattare il prossimo v’infastidiscono, potete andarvene. Non è necessario rimanere”. Rutte ha espresso in particolare disprezzo per chi “non vuole adattarsi… chi attacca omosessuali, donne in minigonna o definisce i comuni cittadini olandesi razzisti”. Rutte ha lasciato pochi dubbi a chi si riferisse, ai migranti musulmani appena arrivati, “Ci sono sempre state persone propense a un comportamento deviante. Ma qualcosa è accaduto l’ultimo anno, a cui noi, come società, dovremmo rispondere. Con l’arrivo di grandi masse di rifugiati, la domanda sorge spontanea: i Paesi Bassi resteranno Paesi Bassi”? Venendo da un noto euro-atlantista sostenitore di NATO, UE e Banca Mondiale, le parole di Rutte sui migranti avranno scioccato Soros e i suoi servi.
La rivelazione della manipolazione finanziaria di Soros dell’economia olandese sicuramente farà infuriare i cittadini olandesi già stanchi di migranti e diktat dall’Unione Europea. Nell’aprile 2016, i cittadini olandesi respinsero con nettezza il trattato UE-Ucraina che invocava legami più stretti tra UE e il regime di Kiev. Il risultato fece infuriare Soros, uno dei principali burattinai del regime di Kiev.

Il “Babbo Natale” delle ONG troverà molte porte chiuse
L’Europa una volta elogiava Soros come sorta di benevolo “Babbo Natale” che distribuiva milioni per “buone azioni” ai sostenitori del governo mondiale e di altri utopisti dagli occhi sbrilluccicanti. Tuttavia, la patina di Soros va esaurendosi. La Russia fu la prima a cacciare Soros per le interferenze nella politica russa. Il piano di Soros per destabilizzare la Russia, soprannominato “Progetto Russia” di Open Society Institute e Fondazione di Soros, prevedeva lo scoppio di una “Majdan al quadrato” nelle città della Russia. Nel novembre 2015, l’ufficio del procuratore generale russo annunciò il divieto delle attività di Open Society Institute e Istituto di assistenza della Fondazione Open Society, per minaccia all’ordine costituzionale e alla sicurezza nazionale della Russia. Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban guida ora l’ondata anti-Soros in Europa. L’ottica di Orban, divenuto il primo leader dell’Unione europea ad opporsi alle operazioni di destabilizzazione di Soros, di origine ungherese, non è sfuggita ad altri leader europei, come in Polonia e Repubblica Ceca. Orban ha accusato Soros di essere la mente dell’invasione dei migranti dell’Europa. In rappresaglia a queste e altre mosse di Soros, Orban avvertiva che le varie organizzazioni non governative (ONG) sostenute da Soros rischiano l’espulsione dall’Europa. Orban è stato affiancato nello sfogo di rabbia su Soros dall’ex-primo ministro macedone Nikola Gruevskij, dimissionario e costretto alle elezioni anticipate dalle manifestazioni ispirate da Soros nel suo Paese nel pieno del massiccio afflusso di migranti musulmani dalla Grecia. Facendo riferimento alle operazioni politiche globali di Soros, l’ex-primo ministro macedone ha detto in un’intervista, “non lo fa solo in Macedonia, ma nei Balcani, in tutta l’Europa orientale, ed ora, ultimamente, negli Stati Uniti. Inoltre, da ciò che ho letto, in alcuni Paesi lo fa per ragioni materiali e finanziarie, per guadagnare molti soldi, mentre in altri per motivi ideologici”.
In Polonia, dove Soros fu molto influente, una parlamentare del Partito della Giustizia (PiS) di destra al governo, Krystyna Paw?owicz, ha recentemente chiesto che Soros sia privato della massima onorificenza della Polonia per gli stranieri, Comandante dell’ordine della Stella al Merito della Repubblica di Polonia. Paw?owicz considera le operazioni di Soros in Polonia illegali e ritiene inoltre che le organizzazioni di Soros “finanzino elementi antidemocratici e anti-polacchi per combattere la sovranità polacca e la locale cultura cristiana”. Il presidente ceco Milos Zeman ha detto, in un’intervista del 2016, “alcune sue attività (di Soros) sono almeno sospette e sorprendentemente ricordano le interferenze estere negli affari interni del Paese. L’organizzazione di ciò che sono note come rivoluzioni colorate nei singoli Paesi è un hobby interessante, ma crea più danni che benefici ai Paesi interessati”. Zeman sosteneva che Soros progetta una rivoluzione colorata nella Repubblica Ceca. Aivars Lemberg, sindaco di Ventspils in Lettonia e leader dell’Unione dei verdi e dei contadini, vuole che Soros e le sue ONG siano vietate in Lettonia. Lemberg sostiene che due pubblicazioni di Soros in Lettonia, Delna e Providus, fanno propaganda a favore dell’accoglienza in Lettonia dei migranti musulmani. Lemberg vede i migranti e il loro sostegno di Soros come un pericolo per la sicurezza dello Stato lettone. Il sindaco ritiene che “George Soros va bandito dalla Lettonia. Gli va vietato l’ingresso nel Paese”. Nella vicina Lituania, il partito laburista ha anche messo in dubbio le attività di Soros. Il partito e i suoi alleati parlamentari hanno chiesto ai servizi di sicurezza della Lituania d’indagare su “schemi finanziari e reti” di Soros per via della minaccia che rappresentano per la sicurezza nazionale. I partiti lituani sostengono che i gruppi di Soros sono specializzati “non a consolidare, ma a dividere la società”.
Non è più facile essere un multimiliardario intrigante che rovescia i governi con lo schiocco delle dita. Soros non solo s’è alienato il Presidente della Russia e la Prima Ministra del Regno Unito, ma ora anche il Presidente degli Stati Uniti. Soros è anche il nemico numero uno dei leader della Cina. Con tale varietà di nemici, Soros è dubbio abbia altri successi politici come in Ucraina o Georgia. Con tutti i suoi miliardi, Soros ora comanda solo un’ “esercito di bambole di carta”.
8a4b795f-5a72-4370-b8a0-03ea25198eb0_largeLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guy Verhofstadt ammette che l’Europa è in crisi, tra terrorismo e rivolte di migranti

Teheran (FNA), 9 gennaio 2017Verhofstadt, President of the Group of the Alliance of Liberals and Democrats for Europe, addresses the European Parliament during a debate on the situation in Ukraine in StrasbourgL’ex-primo ministro del Belgio e leader del gruppo Liberali e Democratici al Parlamento europeo ha ammesso che “l’Europa è in crisi”. Guy Verhofstadt ha fatto tali osservazioni alcuni giorni dopo aver annunciato la candidatura alla presidenza del parlamento dell’UE, promettendo che non ci sarà un “superstato europeo”, informa RIA Novosti. Guy Verhofstadt ha da tempo l’ambizione di assumere uno dei ruoli principali dell’Unione Europea, la Presidenza del Parlamento europeo. La sua candidatura è significativa in quanto arriva in un momento di grave crisi nell’Unione europea, con immigrazione e terrorismo che dominano l’agenda. “L’Europa è in crisi. Dalle nostre difficoltà economiche persistenti e dalla crisi dei rifugiati ai molteplici attentati terroristici sul suolo europeo. L’Europa reagisce sempre troppo poco e troppo tardi“, dice Verhofstadt nel suo programma. “Niente equivoci, l’Unione del futuro non sarà un superstato europeo, difatti l’opposto di un’unione più efficace e integrata, che saprà meglio proteggere la nostra cara diversità europea in lingue, culture, tradizioni, stili di vita“.
Verhofstadt concorre alla presidenza nel tentativo di rompere la lunga intesa tra i due maggiori gruppi politici, il partito popolare europeo (PPE) e i Socialisti e Democratici (S&D) che formano la “grande coalizione” dal 2004, quando decisero di collaborare al Parlamento in cambio della condivisione della presidenza. Il presidente iniziale del parlamento attuale, avviatosi nel 2014, fu il membro degli S&D Martin Schulz, il cui ruolo passerebbe al PPE. Tuttavia, il presidente del gruppo S&D, Gianni Pittella, si è proposto alla presidenza, minacciando il collasso della “grande coalizione”. Il PPE, il 13 dicembre, votava un altro italiano, l’ex-commissario europeo e uno dei 14 vicepresidenti del Parlamento Antonio Tajani, alla presidenza, che sarà votata il 17 gennaio. “Sono convinto che il continuo gioco tra i due grandi gruppi non sia nell’interesse del Parlamento né dell’Unione. Questo è il momento per un candidato dalla comprovata capacità di condurre una vasta coalizione e che possa unire le forze europeiste in questa casa, mettendo prima l’interesse dei cittadini europei“, ha detto Verhofstadt. “Dobbiamo rompere con la solita ‘grande coalizione’ che ha governato il Parlamento per troppo tempo e invece diventare i principali decisori politici europei. I cittadini si aspettano soluzioni reali da noi. Ciò significa, tra le altre cose, considerevoli polizia di frontiera e guardia costiera, antiterrorismo europeo e rinnovati investimenti nella nostra economia“, ha detto.
Verhofstadt è il negoziatore del Parlamento europeo sul Brexit e per molti commentatori dovrà farsi da parte in caso diventi presidente del Parlamento.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Austria si allinea ai Quattro di Visegrad

Butros Husayn, Chika Mori e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

visegradL’Austria è sempre più in linea con il Gruppo di Visegrad (V4 – Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) nel cercare di proteggere l’Europa dalle politiche fallimentari di capi politici come la cancelliera della Germania Merkel. In altre parole, l’Austria propone controlli alle frontiere più stretti e conseguenze economiche per le nazioni che rifiutano di riprendersi i cittadini che non ottengono asilo. Allo stesso modo, la debacle del terrorista sunnita che ha massacrato innocenti a Berlino, va affrontata. Questo vale per una serie di problemi, ad esempio, deportare richiedenti respinti e criminali stranieri che abusano delle nazioni ospiti. Pertanto, l’Austria, proprio come i V4, cerca di preservare cultura e tradizioni europee proteggendo i cittadini dagli attentati, come quello di Berlino. Dopo tutto, il terrorista del massacro a Berlino avrebbe dovuto essere cacciato dall’Europa per vari fatti negativi. Invece, l’assassino di Berlino ha utilizzato tutte le debolezze dell’Unione europea (UE) e la brigata del politicamente corretto che non si preoccupa della propria comunità. Sebastian Kurz, ministro degli Esteri austriaco, ha indicato con forza che le nazioni devono essere ritenute responsabili del rifiuto di riprendersi i propri cittadini. Questo vale in particolare per le deportazioni dei richiedenti asilo respinti. Altre aree che necessitano di controllo sono il rinvio dei criminali che hanno commesso reati in Europa, individui che sostengono il terrorismo sunnita, chi ha commesso reati nelle nazioni di provenienza e i respinti per vari motivi.
L’Austria, seguendo il mantra dei V4, cerca nuovi modi per arginare la marea di abusi e proteggere le comunità d’Europa. Affinché le nazioni assumano le responsabilità dei propri cittadini, come il terrorismo a Berlino, l’Austria propone sanzioni economiche. Ad esempio, l’UE potrebbe facilmente ridurre gli aiuti allo sviluppo economico di nazioni che non si assumono le responsabilità, e in altri campi dell’UE. Kurz, in un’intervista a Der Spiegel ha detto, “i Paesi che non sono disposti a riprendersi i propri cittadini, devono aver ridotti i fondi per la cooperazione allo sviluppo“. In passato l’Austria avrebbe seguito la follia della Merkel in Germania della “politica della porta aperta”. Eppure, è apparso subito chiaro che i migranti provenienti da innumerevoli nazioni abusavano delle preoccupazioni umanitarie verso i veri rifugiati. Invece, le forze negative hanno riempito il vuoto, come la massa di aggressioni sessuali a donne di Colonia, prevalentemente da parte di nordafricani sunniti, fino ai vari attentati terroristici sunniti in diverse nazioni europee.
Modern Tokyo Times ha detto in passato, “Austria e V4 devono contattare le altre nazioni su base geopolitica, per avare un approccio di buon senso a un problema molto grave che minaccia la ricchezza culturale e dei valori europei. Pertanto, con la crisi politica interna in Turchia sul punto di ebollizione, è essenziale che le nazioni europee si preparino a proteggere i cittadini di ogni singolo Stato dell’Unione europea… L’attenzione va inoltre messa sulla collaborazione con le nazioni al di fuori dell’UE, per esempio la Serbia, al fine di puntellare il continente verso le migrazioni di massa perenni che creano il paradiso dei contrabbandieri e un terreno fertile per i taqfiriti”.
Si spera che V4 e Austria consolidino l’approccio di buon senso su immigrazione di massa e crescente minaccia del terrorismo che alterano il paesaggio europeo secondo l’islamismo sunnita. In altre parole, nazioni come Francia, Italia e Germania devono pensarsi una nuova forza europea che cerchi di preservare le ricche tradizioni del continente. Allo stesso tempo, i veri rifugiati come alawiti musulmani, cristiani del Medio Oriente, yazidi che non hanno uno Stato-nazione, cristiani del Pakistan e altri, devono essere l’obiettivo principale nel caso dei rifugiati. Allo stesso modo, le nazioni del Golfo, Cina, India, Giappone, Malaysia, Corea del Sud e altre nazioni e regioni, devono condividere l’onere piuttosto che lasciare che le nazioni più povere (Giordania e Uganda) e l’UE ne sopportino gli oneri perenni. Pertanto, il flusso infinito di migranti economici e il pericolo dei petrodollari del Golfo che finanziano moschee e strutture scolastiche taqfirite, vanno eliminati per preservare coesione e continuità europea.

 Sebastian Kurz

Sebastian Kurz

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ‘Battaglia di Berlino’ sarà l’ultima del globalismo

Wayne Madsen  Foundation Strategic Culture 02/12/2016angela-merkel-martin-schulz-1-770x561Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha smesso di lavorare a Strasburgo e punta a una carica più alta a Berlino. Schulz, che nel 2003 fu paragonato dal Primo ministro italiano Silvio Berlusconi a una guardia di campo di concentramento nazista, sembra pronto a prendere il timone del partito socialdemocratico (SPD) per impedire alla Germania di entrare nei ranghi della nazioni anti-Unione europea. Schulz, intuendo che Angela Merkel, capo dell’Unione Democratica Cristiana (CDU) e cancelliera eurofila della Germania, in difficoltà mentre annuncia l’intenzione di concorrere al quarto mandato nel 2017, cerca di prendere finalmente da Sigmar Gabriel le redini della SPD, partner della coalizione della Merkel. Per il momento, Schulz sarà felice di divenire ministro degli Esteri al posto di Walter Steinmeier del SPD, che ha deciso di divenire presidente della Germania. Schulz torna a Berlino politicamente ferito. Il Parlamento dell’UE respinge Schulz dal terzo mandato come suo presidente. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, campione spesso alticcio di un’Europa federale e dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, minacciava di dimettersi se Schulz veniva respinto dall’assemblea di Strasburgo. Schulz, sconfitto, decideva di continuare la lotta per l’Europa unita al Bundestag tedesco e nella “grande coalizione” della Merkel tra CDU e SPD. Tuttavia, il tiepido sostenitore della coalizione della Merkel, il Primo ministro bavarese Horst Seehofer, avanzava l’intenzione di sfidare la Merkel a cancelliere. Seehofer è un feroce critico della politica dei migranti della Merkel, che ha aperto i confini della Germania a oltre un milione di rifugiati musulmani principalmente dalle zone di guerra di Siria, Iraq, Afghanistan e Africa. Merkel, Schulz e Gabriel continuano a sostenere la politica migratoria della porta aperta, anche da elettori. Seehofer ha realizzato un’alleanza anti-migrazione con i leader dei Paesi alpini limitrofi, in particolare l’Austria. Il candidato presidenziale del Partito della Libertà (OVP) austriaco Norbert Hofer, che si oppone a UE e politica migratoria della Merkel, ha recentemente espresso le sue idee sulla Merkel nel corso di un dibattito con l’avversario pro-UE dei Verdi. Hofer ha detto che Merkel “ha inflitto danni considerevoli all’Europa aprendo i confini ai rifugiati e, di conseguenza, centinaia di migliaia di profughi, tra cui terroristi, sono passati dall’Austria”. Seehofer ha più in comune con il Partito Liberale austriaco di Hofer e il suo leader Heinz-Christian Strache, che la presunta alleata Merkel. L’unica cosa che continua a legare Seehofer alla campionessa delle frontiere aperte Merkel è l’avanzata della controparte tedesca dell’OVP, Alternativa per la Germania (AfD). L’anti-migranti AfD ha sottratto il supporto a CDU-CSU in Germania, con la notevole eccezione della Baviera. L’AfD ha vinto seggi in dieci assemblee statali ed ha il 15 per cento nei sondaggi di opinione. Questo “matrimonio di convenienza” tra Seehofer e Merkel volgerebbe al termine mentre il Primo ministro della Baviera vede l’opportunità di sfidare Merkel per la leadership della CDU-CSU, alla guida di una coalizione conservatrice anti-migranti che sfida l’euro-fanatico Schulz sul palcoscenico nazionale.
TV duel of Schulz, Juncker for EU electionsI rapporti tra gli “alleati” CDU e CSU si ruppero nel 1976, quando il capo della CSU Franz-Josef Strauss recise l’alleanza del partito bavarese con la CDU di Helmut Kohl. Seehofer sa che ha più forza politica di Merkel poiché nei sondaggi i sostenitori dell’AfD indicano che il leader bavarese è più popolare della leader dell’AfD Frauke Petry. La CSU di Seehofer ha, quindi, adottato la dura politica sulla migrazione dell’AfD per corteggiarne i sostenitori. La retorica di Seehofer sui migranti corrisponde a quella dell’AfD. Nel gennaio 2016, Seehofer disse al congresso della CSU che tre milioni di migranti in Germania creeranno un “Paese diverso”, aggiungendo che “la gente non vuole che la Germania o la Baviera diventino un Paese diverso”. Con la CSU e l’AfD Seehofer può estromettere Merkel dalla leadership dell’Unione CDU-CSU. Non solo Seehofer crea un’alleanza operativa con il Partito della Libertà austriaco, ma ha anche raggiunto l’anti-migranti Primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban. Seehofer si recò a Budapest a marzo per sostenere l’opposizione di Orban al piano dell’UE di Juncker, Schulz e Merkel per ridistribuire i migranti tra i 28 Stati membri dell’UE, oltre ai quattro membri del trattato di libero scambio di Schengen (Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda) sulla base del sistema delle quote. Seehofer ha anche stretti legami con l’anti-UE e anti-migranti Partito del Popolo svizzero (SVP), arrivato al 29,5 per cento nelle elezioni del 2015 per la camera del Parlamento svizzero. Seehofer ha raggiunto anche il neo-Presidente degli USA Donald Trump, che ha definito la politica dei migranti della Merkel un “disastro” che ha solo aumentato la criminalità in Germania. Seehofer ha invitato Trump in Baviera, nella possibilità che il primo viaggio all’estero di Trump presidente sia per la conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera nel febbraio 2017. Ciò che preoccupa di più globalisti e atlantisti è un’Europa dominata da leader nazionalisti in Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Austria, Svizzera, Ungheria e altri Paesi, che cooperi con Trump a Washington e il Presidente Vladimir Putin a Mosca per districare l’Europa da UE, confini aperti, NATO e politica globalista. Quando Seehofer visitò Mosca l’anno scorso incontrando Putin, l’SPD fu aspramente critico verso la politica estera parallela di Seehofer. Un funzionario dell’SPD tuonò, “La politica estera è fatta a Berlino, non a Monaco di Baviera”. La CSU e Seehofer hanno rifiutato tale premessa. La Baviera, dalla lunga storia d’indipendenza da Berlino, vede il governo della CSU creare stretti legami con i partiti affini alpini, tra cui l’UDC in Svizzera, OVP in Austria e il piccolo partito irredentista del Sud Tirolo SVP nel nord Italia. Seehofer ha portato il minuscolo Liechtenstein nell’alleanza alpina. Nel viaggio del 2015 a Monaco, per visitare Seehofer, il primo ministro del Liechtenstein Adrian Hasler affermò “Vorremmo continuare a coltivare l’ottimo clima con la “Baviera libera” in senso positivo. Sono quindi lieto di vedere la continuazione dei buoni rapporti tra Baviera e Liechtenstein”. Seehofer ha anche più in comune con l’anti-migranti presidente socialdemocratico della Repubblica Ceca Milos Zeman e l’alleato partito comunista ceco, che con i partner dell’SPD tedesca. Seehofer può anche contare sul sostegno anti-migranti dei Quattro di Visegrad (V4); Polonia, Slovacchia, Ungheria e Cechia. L’austriaco Hofer vede anche una causa comune tra Austria e V4 sui temi dei migranti e l’UE.
schulzSeehofer coincide su Trump con la leader del Fronte Nazionale e candidata presidenziale francese Marine Le Pen, che definisce l’elezione di Trump “rivoluzione politica”. Le Pen e altri leader nazionalisti europei vedono nascere la “rivoluzione” nel giugno 2016 con il “sì” a sorpresa per la Brexit, con il Regno Unito che lascia l’UE, seguita dalla vittoria a sorpresa di Trump nelle elezioni presidenziali degli USA e la previsione della vittoria della Le Pen nelle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno. Le Pen ha promesso di tenere il referendum per la “Frexit” sull’adesione francese all’UE. Con i sogni euro-atlantisti dei globalisti in frantumi Seehofer vede, ovviamente, la possibilità di prendere il timone della Germania da una Merkel sempre più impopolare e guidare la Germania verso l’“atterraggio morbido” sulla scia della dissoluzione dell’UE. Il primo compito di Seehofer a capo della Germania sarebbe scartare con cura l’euro e reintrodurre il marco in una forma che possa essere utilizzata anche da Austria, Benelux e Stati dell’Europa orientale che scelgano di optare per un comune sistema monetario a guida tedesca. Se Seehofer assumesse il cancellierato della Germania dalla screditata Merkel, ci sarà la battaglia finale contro la globalizzazione e l’UE nelle sale del potere a Berlino. Tale battaglia vedrà Seehofer e i suoi alleati anti-immigrati e anti-UE contro le forze guidate dal “kapò” Schulz. Una lotta politica che deciderà non solo il futuro dell’Europa, ma del mondo intero.

Seehofer e Orban

Seehofer e Orban

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Foundation Strategic Culture.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora