Soros è alle corde

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 29/01/20172111262Anche se il multi-miliardario magnate degli hedge fund e politico agitatore internazionale George Soros ha perso alla grande con l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti e la vittoria del referendum Brexit nel Regno Unito, rischia di perdere altro terreno politico e finanziario, mentre i venti del cambiamento politico spazzano il mondo. Soros, che s’immagina padrone delle opzioni azionarie a breve scadenza, racimolando miliardi di dollari dal crollo dei titoli azionari, ha subito un paio di colpi finanziari. Recentemente, il regolatore del mercato dei titoli olandese AFM ha “accidentalmente” rivelato le compravendite a breve termine di Soros dal 2012, rivelate sul sito web dall’AFM e rimosse dopo aver compreso l’“errore”. Tuttavia, i dati erano già stati raccolti automaticamente dai software delle agenzie d’intelligence e delle società d’intermediazione che abitualmente perlustrano Internet alla ricerca di questi “errori”. Tra i titoli bancari presi di mira da Soros vi era l’Ing Groep NV, grande istituzione e importante elemento dell’economia olandese. Dopo la campagna contro la Brexit, Soros scommette contro lo stock di Deutsche Bank AG, che credeva avrebbe preso valore dopo che la Gran Bretagna votò l’abbandono dell’UE. I titoli di Deutsche Bank sono scesi del 14 per cento e Soros gli ha ripuliti. Ma la vittoria di Soros era temporanea. Con l’elezione di Trump, Soros ha perso 1 miliardo di stock speculativo. Circondato dai suoi compari d’aggiotaggio, Soros ha spiegato tali perdite mentre frequentava il World Economic Forum di Davos in Svizzera. I compari mega-ricchi di Soros scommisero contro le piccole aziende olandesi, come Ordina, società d’informatica, Advanced Metallurgical Group e il gruppo immobiliare Wereldhave NV.

Attenzione alle idi di marzo
La diffusione dei dati di Soros giunge in un momento particolarmente delicato per la politica olandese. Il governo di centro-destra del primo ministro Mark Rutte è alle corde nel tentativo di respingere, con un’elezione programmata il 15 marzo, la seria sfida del partito nazionalista per la libertà (PVV) della destra anti-migranti del leader anti-Unione europea Geert Wilders. Alleato di Donald Trump, Wilders rischia di fare il pieno grazie a Soros, campione delle frontiere aperte dell’Europa e delle migrazioni di massa, che scommette contro le banche olandesi. Le idi di marzo guardano con favore alla vittoria di Wilders, un evento che batterà un altro chiodo nella bara dell’Unione europea e nel sogno di Soros su migrazioni di massa e frontiere aperte. I Paesi Bassi non sono particolarmente amichevoli verso Soros e i suoi obiettivi. Nel novembre 2016, Open Society Foundations e due gruppi finanziati da Soros, la Rete europea contro il razzismo e Gender Concerns International, pubblicizzavano l’assunzione di giovani “di età compresa tra 17-26” immigrati musulmani o figli e nipoti di immigrati musulmani, per fare campagna contro i partiti di Wilders e Rutte. Il primo ministro Rutte ha recentemente avvertito i migranti che si rifiutano di assimilarsi nella società olandese. Naturalmente, Rutte non si riferiva alle migliaia di migranti dalle ex-colonie delle Indie orientali e occidentali olandesi, che non avevano alcun problema ad adottare cultura, religione e costumi sociali olandesi. Rutte, che ha affronta un vantaggio di 9 punti del PVV di Wilders, ha avuto parole dure verso i migranti musulmani. In un’intervista ad “Algemeen Dagblad”, Rutte, in quello che avrebbe potuto essere un intervento di Wilders, ha dichiarato: “Dico a tutti. Se non vi piace qui, questo Paese, andatevene! Questa è la scelta che avete. Se si vive in un Paese in cui i modi di trattare il prossimo v’infastidiscono, potete andarvene. Non è necessario rimanere”. Rutte ha espresso in particolare disprezzo per chi “non vuole adattarsi… chi attacca omosessuali, donne in minigonna o definisce i comuni cittadini olandesi razzisti”. Rutte ha lasciato pochi dubbi a chi si riferisse, ai migranti musulmani appena arrivati, “Ci sono sempre state persone propense a un comportamento deviante. Ma qualcosa è accaduto l’ultimo anno, a cui noi, come società, dovremmo rispondere. Con l’arrivo di grandi masse di rifugiati, la domanda sorge spontanea: i Paesi Bassi resteranno Paesi Bassi”? Venendo da un noto euro-atlantista sostenitore di NATO, UE e Banca Mondiale, le parole di Rutte sui migranti avranno scioccato Soros e i suoi servi.
La rivelazione della manipolazione finanziaria di Soros dell’economia olandese sicuramente farà infuriare i cittadini olandesi già stanchi di migranti e diktat dall’Unione Europea. Nell’aprile 2016, i cittadini olandesi respinsero con nettezza il trattato UE-Ucraina che invocava legami più stretti tra UE e il regime di Kiev. Il risultato fece infuriare Soros, uno dei principali burattinai del regime di Kiev.

Il “Babbo Natale” delle ONG troverà molte porte chiuse
L’Europa una volta elogiava Soros come sorta di benevolo “Babbo Natale” che distribuiva milioni per “buone azioni” ai sostenitori del governo mondiale e di altri utopisti dagli occhi sbrilluccicanti. Tuttavia, la patina di Soros va esaurendosi. La Russia fu la prima a cacciare Soros per le interferenze nella politica russa. Il piano di Soros per destabilizzare la Russia, soprannominato “Progetto Russia” di Open Society Institute e Fondazione di Soros, prevedeva lo scoppio di una “Majdan al quadrato” nelle città della Russia. Nel novembre 2015, l’ufficio del procuratore generale russo annunciò il divieto delle attività di Open Society Institute e Istituto di assistenza della Fondazione Open Society, per minaccia all’ordine costituzionale e alla sicurezza nazionale della Russia. Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban guida ora l’ondata anti-Soros in Europa. L’ottica di Orban, divenuto il primo leader dell’Unione europea ad opporsi alle operazioni di destabilizzazione di Soros, di origine ungherese, non è sfuggita ad altri leader europei, come in Polonia e Repubblica Ceca. Orban ha accusato Soros di essere la mente dell’invasione dei migranti dell’Europa. In rappresaglia a queste e altre mosse di Soros, Orban avvertiva che le varie organizzazioni non governative (ONG) sostenute da Soros rischiano l’espulsione dall’Europa. Orban è stato affiancato nello sfogo di rabbia su Soros dall’ex-primo ministro macedone Nikola Gruevskij, dimissionario e costretto alle elezioni anticipate dalle manifestazioni ispirate da Soros nel suo Paese nel pieno del massiccio afflusso di migranti musulmani dalla Grecia. Facendo riferimento alle operazioni politiche globali di Soros, l’ex-primo ministro macedone ha detto in un’intervista, “non lo fa solo in Macedonia, ma nei Balcani, in tutta l’Europa orientale, ed ora, ultimamente, negli Stati Uniti. Inoltre, da ciò che ho letto, in alcuni Paesi lo fa per ragioni materiali e finanziarie, per guadagnare molti soldi, mentre in altri per motivi ideologici”.
In Polonia, dove Soros fu molto influente, una parlamentare del Partito della Giustizia (PiS) di destra al governo, Krystyna Paw?owicz, ha recentemente chiesto che Soros sia privato della massima onorificenza della Polonia per gli stranieri, Comandante dell’ordine della Stella al Merito della Repubblica di Polonia. Paw?owicz considera le operazioni di Soros in Polonia illegali e ritiene inoltre che le organizzazioni di Soros “finanzino elementi antidemocratici e anti-polacchi per combattere la sovranità polacca e la locale cultura cristiana”. Il presidente ceco Milos Zeman ha detto, in un’intervista del 2016, “alcune sue attività (di Soros) sono almeno sospette e sorprendentemente ricordano le interferenze estere negli affari interni del Paese. L’organizzazione di ciò che sono note come rivoluzioni colorate nei singoli Paesi è un hobby interessante, ma crea più danni che benefici ai Paesi interessati”. Zeman sosteneva che Soros progetta una rivoluzione colorata nella Repubblica Ceca. Aivars Lemberg, sindaco di Ventspils in Lettonia e leader dell’Unione dei verdi e dei contadini, vuole che Soros e le sue ONG siano vietate in Lettonia. Lemberg sostiene che due pubblicazioni di Soros in Lettonia, Delna e Providus, fanno propaganda a favore dell’accoglienza in Lettonia dei migranti musulmani. Lemberg vede i migranti e il loro sostegno di Soros come un pericolo per la sicurezza dello Stato lettone. Il sindaco ritiene che “George Soros va bandito dalla Lettonia. Gli va vietato l’ingresso nel Paese”. Nella vicina Lituania, il partito laburista ha anche messo in dubbio le attività di Soros. Il partito e i suoi alleati parlamentari hanno chiesto ai servizi di sicurezza della Lituania d’indagare su “schemi finanziari e reti” di Soros per via della minaccia che rappresentano per la sicurezza nazionale. I partiti lituani sostengono che i gruppi di Soros sono specializzati “non a consolidare, ma a dividere la società”.
Non è più facile essere un multimiliardario intrigante che rovescia i governi con lo schiocco delle dita. Soros non solo s’è alienato il Presidente della Russia e la Prima Ministra del Regno Unito, ma ora anche il Presidente degli Stati Uniti. Soros è anche il nemico numero uno dei leader della Cina. Con tale varietà di nemici, Soros è dubbio abbia altri successi politici come in Ucraina o Georgia. Con tutti i suoi miliardi, Soros ora comanda solo un’ “esercito di bambole di carta”.
8a4b795f-5a72-4370-b8a0-03ea25198eb0_largeLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E’ iniziata: Majdan negli USA

Ruslan Ostashko, 23 gennaio 2017 – Fort Russ5827592b1500002600b0c8d8Quando avanzai la tesi nell’infosfera russa che gli Stati Uniti si trasformano in una grande Ucraina, in un primo momento molti pensarono che fosse uno scherzo divertente. Ma ciò che accade a Washington e altre città, negli USA e in Europa, in questi giorni dimostra che non si tratta di uno scherzo, ma della dura realtà in cui viviamo. Se con attenzione e in modo imparziale guardiamo come abilmente l’amministrazione Trump viene scossa, sarà facile vedere che le tecniche utilizzate sono le stesse usate sulle piazze di Kiev, Cairo, Hong Kong e Mosca. Se ci addentriamo ulteriormente nei dettagli, diremmo con certezza che una maidan statunitense viene preparata, non sono solo con gli stessi schemi delle sanguinarie rivoluzioni colorate in altri Paesi, ma con gli stessi mandanti. Abbattiamolo.
Un’ondata di proteste contro il neopresidente Donald Trump sommerge le città statunitensi. Le manifestazioni sono presumibilmente svolte a sostegno dei diritti delle donne, ma media e manifestanti statunitensi dicono chiaramente che protestano contro la nuova amministrazione. Secondo varie stime, il numero di manifestanti in questa “azione delle donne” a Washington ammontava a 200000 persone, ma gli organizzatori hanno detto che un “milione di donne marciava su Washington”. “La marcia del milione”… non ricorda qualcosa? È lo stesso slogan con cui i liberali russi organizzavano le loro marce. E le somiglianze non finiscono qui. L’istigatore dei ribelli creativi al raduno era interpretato da Madonna che, tra l’altro, non ha mai adempiuto alla promessa di soddisfare oralmente tutti coloro che hanno votato Clinton. In Russia e Ucraina, la parte “dei capipopolo” fu interpretata dalle rock star Shevcuk e Vakharchuk. Le manifestazioni a sostegno della “marcia del milione” statunitense hanno avuto luogo in molte città europee, ricordando le manifestazioni a sostegno di Majdan e Bolotnaja. Le prime finestre rotte e i primi poliziotti picchiati sono già apparsi, mentre arrestavano diverse decine di coloro che la stampa anti-Trump s’è affrettata a chiamare prigionieri politici, manifestanti pacifici e bambini inermi. Mentre la polizia statunitense ha riportato che mazze da baseball e pali di legno appuntiti branditi nelle proteste sono stati confiscati a questi “bambini inermi”. Anche questo non ricorda qualcosa? Letteralmente ogni dettaglio, dalla difesa mediatica dei “manifestanti innocenti” alle mazze da baseball, sono elementi visti nelle tre maidan. E ora qualche parola sull’aspetto più importante, i soldi. Un ex-giornalista di Wall Street Journal ha condotto un’inchiesta sulle ONG identificate come organizzatori e “partner chiave” della “marcia del milione”. Tra queste ONG vi erano 56 organizzazioni ufficialmente finanziate dalle agenzie di George Soros. Sono informazioni pubbliche. E ora provate a immaginare cosa succede dietro le quinte.
Per ora la nuova amministrazione regge bene. In realtà, c’erano piani per sabotare il giuramento, ma i sostenitori di Trump organizzarono un’operazione coperta per filmare le “botteghe degli attivisti” che preparavano massicce rivolte a Washington, per poi far trapelare queste informazioni su internet qualche giorno prima del giuramento. Ciò non poteva non interessare le autorità competenti. I piani dei cosiddetti “antifascisti” prevedevano il blocco della metropolitana della capitale e la creazione di ingorghi. In uno dei video su una delle “botteghe” dei manifestanti, si sentiva l’organizzatore dire “un colpo alla gola funziona”. Come i giornalisti pro-Trump hanno segnalato, questa fuga di informazioni e la scoperta dei piani hanno costretto i mercenari clintoniani a ridimensionare notevolmente i loro piani sovversivi. Le proteste poi si sono rivelate piuttosto letargiche. Ma va chiarito che la prossima volta potrebbe andare diversamente. Ora, è chiaro che gli organizzatori della maidan statunitense sono pronti ad assediare Trump e assaltarne l’amministrazione finché non sarà completamente distrutta. Cercano la causa scatenante per trasformare le proteste in qualcosa di massiccio, una grave accusa che consenta a moltissime persone di scendere in piazza. Per ora hanno cercato di usare il tema Trump “odia le donne”, ma non ha funzionato. Sono sicuro che ci saranno altri tentativi di organizzare le proteste di afro-americani e immigrati messicani e poi di unirle. Il finale inevitabile sarebbe l’accusa di tradimento e agente del Cremlino di Trump, come avvenne per abbattere Janukovich.
Non discutiamo: è un buon piano. Ma c’è un “ma”. Trump non è Janukovich e, in caso di emergenza, potrebbe richiamare i suoi sostenitori a Washington, che sarebbero più che felici di sostenerlo con le armi, nel caso che le forze di sicurezza improvvisamente si rifiutassero di obbedire all’ordine di disperdere le maidan statunitensi. In questo caso, il sangue, molto sangue, inonderebbe le strade statunitensi e le conseguenze sarebbero imprevedibili. Sarebbe un male per il mondo, maidan in un Paese con armi nucleari minaccerebbe l’intero pianeta. L’unica possibilità di evitare la “maidanizzazione” degli Stati Uniti sono Trump e la sua amministrazione che rapidamente e con precisione inizino a privare gli organizzatori della rivoluzione colorata statunitense delle risorse finanziarie. I prossimi mesi mostreranno se la nuova amministrazione ha abbastanza forza e coraggio per un passo del genere.Donald Trump protestTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Austria si allinea ai Quattro di Visegrad

Butros Husayn, Chika Mori e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

visegradL’Austria è sempre più in linea con il Gruppo di Visegrad (V4 – Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) nel cercare di proteggere l’Europa dalle politiche fallimentari di capi politici come la cancelliera della Germania Merkel. In altre parole, l’Austria propone controlli alle frontiere più stretti e conseguenze economiche per le nazioni che rifiutano di riprendersi i cittadini che non ottengono asilo. Allo stesso modo, la debacle del terrorista sunnita che ha massacrato innocenti a Berlino, va affrontata. Questo vale per una serie di problemi, ad esempio, deportare richiedenti respinti e criminali stranieri che abusano delle nazioni ospiti. Pertanto, l’Austria, proprio come i V4, cerca di preservare cultura e tradizioni europee proteggendo i cittadini dagli attentati, come quello di Berlino. Dopo tutto, il terrorista del massacro a Berlino avrebbe dovuto essere cacciato dall’Europa per vari fatti negativi. Invece, l’assassino di Berlino ha utilizzato tutte le debolezze dell’Unione europea (UE) e la brigata del politicamente corretto che non si preoccupa della propria comunità. Sebastian Kurz, ministro degli Esteri austriaco, ha indicato con forza che le nazioni devono essere ritenute responsabili del rifiuto di riprendersi i propri cittadini. Questo vale in particolare per le deportazioni dei richiedenti asilo respinti. Altre aree che necessitano di controllo sono il rinvio dei criminali che hanno commesso reati in Europa, individui che sostengono il terrorismo sunnita, chi ha commesso reati nelle nazioni di provenienza e i respinti per vari motivi.
L’Austria, seguendo il mantra dei V4, cerca nuovi modi per arginare la marea di abusi e proteggere le comunità d’Europa. Affinché le nazioni assumano le responsabilità dei propri cittadini, come il terrorismo a Berlino, l’Austria propone sanzioni economiche. Ad esempio, l’UE potrebbe facilmente ridurre gli aiuti allo sviluppo economico di nazioni che non si assumono le responsabilità, e in altri campi dell’UE. Kurz, in un’intervista a Der Spiegel ha detto, “i Paesi che non sono disposti a riprendersi i propri cittadini, devono aver ridotti i fondi per la cooperazione allo sviluppo“. In passato l’Austria avrebbe seguito la follia della Merkel in Germania della “politica della porta aperta”. Eppure, è apparso subito chiaro che i migranti provenienti da innumerevoli nazioni abusavano delle preoccupazioni umanitarie verso i veri rifugiati. Invece, le forze negative hanno riempito il vuoto, come la massa di aggressioni sessuali a donne di Colonia, prevalentemente da parte di nordafricani sunniti, fino ai vari attentati terroristici sunniti in diverse nazioni europee.
Modern Tokyo Times ha detto in passato, “Austria e V4 devono contattare le altre nazioni su base geopolitica, per avare un approccio di buon senso a un problema molto grave che minaccia la ricchezza culturale e dei valori europei. Pertanto, con la crisi politica interna in Turchia sul punto di ebollizione, è essenziale che le nazioni europee si preparino a proteggere i cittadini di ogni singolo Stato dell’Unione europea… L’attenzione va inoltre messa sulla collaborazione con le nazioni al di fuori dell’UE, per esempio la Serbia, al fine di puntellare il continente verso le migrazioni di massa perenni che creano il paradiso dei contrabbandieri e un terreno fertile per i taqfiriti”.
Si spera che V4 e Austria consolidino l’approccio di buon senso su immigrazione di massa e crescente minaccia del terrorismo che alterano il paesaggio europeo secondo l’islamismo sunnita. In altre parole, nazioni come Francia, Italia e Germania devono pensarsi una nuova forza europea che cerchi di preservare le ricche tradizioni del continente. Allo stesso tempo, i veri rifugiati come alawiti musulmani, cristiani del Medio Oriente, yazidi che non hanno uno Stato-nazione, cristiani del Pakistan e altri, devono essere l’obiettivo principale nel caso dei rifugiati. Allo stesso modo, le nazioni del Golfo, Cina, India, Giappone, Malaysia, Corea del Sud e altre nazioni e regioni, devono condividere l’onere piuttosto che lasciare che le nazioni più povere (Giordania e Uganda) e l’UE ne sopportino gli oneri perenni. Pertanto, il flusso infinito di migranti economici e il pericolo dei petrodollari del Golfo che finanziano moschee e strutture scolastiche taqfirite, vanno eliminati per preservare coesione e continuità europea.

 Sebastian Kurz

Sebastian Kurz

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dalle notizie ‘false’ all’intelligence ‘falsa’

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 13/12/2016hillary-clinton-concession-speech1Mai nella storia Central Intelligence Agency e surrogati hanno così palesemente e audacemente interferito nelle elezioni degli Stati Uniti. I media degli Stati Uniti, in poche ore, passavano dalle “notizie false” su innocue pizzerie legate alla pedofilia all’“intelligence falsa” sulla presunta operazione di cyber-spionaggio della Russia volta ad eleggere il Presidente Donald Trump. La CIA faceva sapere al Washington Post, il cui proprietario ha un contratto di 600 milioni di dollari con essa per fornirle cloud computing, i risultati di un rapporto segreto sulla presunta “sistemazione” russa delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, favorendo Trump su Hillary Clinton. La corrotta Clinton è stata sconfitta da Trump non per dei nefasti cyber-segugi di Mosca, ma perché si era dimenticata di come gli accordi di libero scambio del marito e di Barack Obama hanno distrutto la vitalità economica degli USA, in particolare negli Stati della “cintura arrugginita” del Midwest. Invece di parlare di posti di lavoro ed economia, la campagna di Clinton si concentrava su questioni banali come servizi igienici per trans-genere e l’ex-Miss Venezuela che in un’inglese maccheronico diceva di come fosse stata insultata per il peso da Trump. Clinton s’è ridotta ad apparire in pubblico vestita di viola, sembrando una bambina di “Barney” il dinosauro. La “mise viola” di Clinton è una proiezione della “rivoluzione viola” ribalta elezione di George Soros. Mentre i manifestanti pagati da Soros vandalizzano il Paese, la mancata presidentessa si lamenta pateticamente delle “notizie false”. Ma quando si tratta dell’“intelligence falsa” della CIA su Russia ed elezioni negli Stati Uniti, gli ardenti sostenitori della Clinton chiedono che i risultati siano respinti e che il presidente Obama resti in carica fino a nuova elezione. Naturalmente, niente di ciò è costituzionale. E i clintonisti avrebbero un’altra soluzione per calmate le sicure proteste negli Stati che hanno votato per Trump e i suoi sostenitori: Obama deve dichiarare la legge marziale e sospendere la Costituzione degli Stati Uniti. L’intelligence della CIA sul coinvolgimento della Russia nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti è così scadente che il Federal Bureau of Investigation (FBI), in risposta alle domande dei congressisti informati sul rapporto della CIA, testimoniava alla commissione Servizi Segreti della Camera, che l’affermazione della CIA sulla Russia è “confusa e ambigua”. L’FBI non ha appoggiato le conclusioni della CIA, affermando che mancavano di “fatti e prove tangibili”. Anche il presidente repubblicano del Comitato Servizi Segreti della Camera, Devin Nunes della California, ha detto al Washington Post che, per quanto lo riguarda, le conclusioni della CIA sulla Russia sono prive “di prove chiare”, aggiungendo: “Vi sono molte insinuazioni, molti indizi, e null’altro”. Ma le osservazioni di Nunes ed FBI non hanno impedito a CIA, marionette democratiche ed esperti sui media di lamentarsi delle elezioni “truccate” e della necessità di un’“altra” elezione. Non vi sono disposizioni costituzionali che lo permettano. Obama, che sostiene di essere un costituzionalista, non aiuta ordinando alla comunità dell’intelligence di intraprendere un’ampia indagine sul presunto coinvolgimento della Russia nelle elezioni degli Stati Uniti. Chi non vede l’ora di sabotare la nomina di Trump del CEO di Exxon Rex Tillerson a Segretario di Stato è la “coppia neocon” dei senatori John McCain e Lindsey Graham. Tale versione politica di “Ken e Barbie” vuole trasformare l’audizione di conferma di Tillerson al Senato in uno show russofobo. McCain, continuando a mostrare i tipici segni della demenza, ha dichiarato che la Russia ha condotto una forma di “guerra” contro gli Stati Uniti durante la campagna elettorale. Costui pensò che nominare la governatrice dell’Alaska Sarah Palin suo vice, nelle presidenziali del 2008, fosse una saggia mossa politica.
product_thumbnail-phpÈ indicativo che Obama, ordinando un’indagine sull’ingerenza straniera nelle elezioni, contribuisca a fornire munizioni alla CIA nel tentativo di annullarle. Le azioni di Obama avvenviano la stessa settimana in cui il dittatore dello Gambia, Yahya Jammeh, dopo aver subito la sconfitta per la rielezione, invertiva rotta e l’annullava, e il presidente del Ghana John Mahama si opponeva ad ammettere la sconfitta elettorale. Obama, amico di entrambi, si comporta più da dittatorello africano che da presidente degli Stati Uniti, accreditando ufficialmente la frottola della cospirazione elettorale della Russia. La squadra di transizione di Trump ha respinto le accuse della CIA e il fatuo rapporto affermando che sono “gli stessi che disero che Sadam Husayn aveva le armi di distruzione di massa”. Fu il direttore della CIA George Tenet che disse a George W. Bush e Dick Cheney, all’indomani dell’11 settembre, un “caso di dagli all’anatra”, che Sadam Husayn avesse armi di distruzione di massa. La richiesta fu usata come prova dagli Stati Uniti per giustificare l’invasione e l’occupazione dell’Iraq. Ora, sempre la CIA e sempre gli stessi screditati funzionari della CIA, cercano di convincere il popolo statunitense che la Russia ha “scelto” Trump presidente degli Stati Uniti. Durante la campagna elettorale, non era la Russia ma la CIA che cercava d’influenzare il popolo statunitense. Ad agosto, dopo la nomina di Trump a candidato presidenziale, l’ex-direttore della CIA Michael Morrel disse che “Donald J. Trump non solo non è qualificato alla carica, ma costituirebbe anche una minaccia alla sicurezza nazionale”. Morrel avviò la campagna della CIA per collegare Trump alla Russia dicendo alla CBS News che, “noi potremmo dire che Putin abbia reclutato Trump come agente inconsapevole della Federazione russa”. Con “noi”, Morrel indicava la CIA. Le osservazioni, da sole, dimostrano una CIA che non esitava a schierarsi nelle elezioni degli Stati Uniti. L’intero meme sulla Russia che interferiva nelle elezioni presidenziali è un falso. Sui giornali si dovrebbe leggere: “la CIA ha interferito nelle elezioni presidenziali, sostenendo Clinton contro Trump”. L’ex-agente CIA e direttore della National Security Agency, Michael Hayden, l’architetto del programma incostituzionale di intercettazioni della NSA, disse che Trump “di fatto sbagliava” nel respingere la relazione della CIA sulla presunta pirateria della Russia delle e-mail del Comitato Nazionale Democratico, prima delle elezioni. Cinque giorni prima dell’elezione, Hayden scrisse un editoriale per il Washington Post della CIA, in cui sosteneva che Trump era un “Polezni Durak”, o “utile idiota” del Presidente Vladimir Putin. Tali commenti dei capi dell’intelligence, attivi o in pensione, non hanno precedenti. L’ex-operativo clandestino della CIA Robert Baer ha detto alla CNN di favorire una nuova elezione, anche se non vi è alcuna disposizione costituzionale su ciò. Baer disse, “mi sembra che i russi abbiano interferito nelle nostre elezioni… avendo lavorato nella CIA, se fossimo stati colti ad interferire nelle elezioni europee, asiatiche o in qualsiasi parte del mondo, quei Paesi avrebbero richiesto nuove elezioni, e ogni democrazia l’avrebbe fatto”. Qui Baer altera la storia per soddisfare se stesso e i suoi amici democratici. La CIA ha ripetutamente interferito nelle elezioni in Europa e in Asia, nonché in America Latina, Africa, Oceania, e non ci furono “rifacimenti”, ma molti colpi di Stato ideati dai tizi di Langley. Baer proseguiva, “non so come funzioni costituzionalmente, non sono un avvocato ma sono profondamente turbato dal fatto che i russi abbiano interferito, e mi piacerebbe vederne le prove… Se le prove ci sono, non vedo altro modo che votare di nuovo, da cittadino americano”. E’ dubbio che Baer facesse tali commenti senza aver avuto il via libera dal direttore della CIA, il filosaudita John Brennan. Brennan ha trascorso così tanto tempo, come capo stazione della CIA a Riyadh, a baciare le vesti dei reali sauditi, che ha perso ogni concezione di ciò che una repubblica federale costituzionale sia. Fu Brennan che impose a Obama il licenziamento del consigliere per la sicurezza nazionale designato da Trump, Tenente-Generale Michael Flynn, capo della Defense Intelligence Agency. Flynn concluse che furono Brennan e Obama che autorizzarono la creazione dello Stato islamico per rovesciare il governo siriano. La CIA non ha imparato nulla dal suo coinvolgimento palese nell’assassinio del presidente John F. Kennedy, nella caduta del presidente Richard Nixon con lo scandalo Watergatem nel coprire nel 1980 la “sorpresa di ottobre” che impedì la rielezione del presidente Jimmy Carter, e negli anni ’80 nello scandalo “Iran-contra” che quasi dimise il presidente Ronald Reagan tramite impeachment, sostituendolo con l’ex-direttore della CIA, il Vicepresidente George HW Bush.
La CIA è il cattivo effettivo nelle elezioni presidenziali del 2016, proprio come lo fu in ogni grande scandalo nazionale ed estero degli Stati Uniti dal 1947. Il problema con la CIA è che negli ultimi 70 anni ha influenzato quasi ogni aspetto della politica statunitense, sociale, religiosa, mediatica ed educativa. Come descritto nel libro appena pubblicato dal presente autore, “The Almost Classified Guide to CIA Proprietaries, Front Companies & Contractors”, la CIA ha impresso il suo marchio insidioso in ogni aspetto della società statunitense, tra cui i media, telecomandati dalla CIA con “notizie false” ed “intelligence falsa” di cui è vittima il popolo statunitense. La prima azione del Presidente Trump come comandante in capo dovrebbe essere la totale manomissione della CIA con l’obiettivo di fare ciò che il presidente Kennedy promise di fare con i “bastardi” che gestivano l’agenzia: farli in mille pezzi e disperderli al vento. La CIA era criminale nei primi anni ’60 e continua ad esserlo oggi. Trump dovrebbe licenziare tutti i bastardi il 20 gennaio 2017.

John Brennan

John Brennan

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La ‘Battaglia di Berlino’ sarà l’ultima del globalismo

Wayne Madsen  Foundation Strategic Culture 02/12/2016angela-merkel-martin-schulz-1-770x561Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha smesso di lavorare a Strasburgo e punta a una carica più alta a Berlino. Schulz, che nel 2003 fu paragonato dal Primo ministro italiano Silvio Berlusconi a una guardia di campo di concentramento nazista, sembra pronto a prendere il timone del partito socialdemocratico (SPD) per impedire alla Germania di entrare nei ranghi della nazioni anti-Unione europea. Schulz, intuendo che Angela Merkel, capo dell’Unione Democratica Cristiana (CDU) e cancelliera eurofila della Germania, in difficoltà mentre annuncia l’intenzione di concorrere al quarto mandato nel 2017, cerca di prendere finalmente da Sigmar Gabriel le redini della SPD, partner della coalizione della Merkel. Per il momento, Schulz sarà felice di divenire ministro degli Esteri al posto di Walter Steinmeier del SPD, che ha deciso di divenire presidente della Germania. Schulz torna a Berlino politicamente ferito. Il Parlamento dell’UE respinge Schulz dal terzo mandato come suo presidente. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, campione spesso alticcio di un’Europa federale e dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, minacciava di dimettersi se Schulz veniva respinto dall’assemblea di Strasburgo. Schulz, sconfitto, decideva di continuare la lotta per l’Europa unita al Bundestag tedesco e nella “grande coalizione” della Merkel tra CDU e SPD. Tuttavia, il tiepido sostenitore della coalizione della Merkel, il Primo ministro bavarese Horst Seehofer, avanzava l’intenzione di sfidare la Merkel a cancelliere. Seehofer è un feroce critico della politica dei migranti della Merkel, che ha aperto i confini della Germania a oltre un milione di rifugiati musulmani principalmente dalle zone di guerra di Siria, Iraq, Afghanistan e Africa. Merkel, Schulz e Gabriel continuano a sostenere la politica migratoria della porta aperta, anche da elettori. Seehofer ha realizzato un’alleanza anti-migrazione con i leader dei Paesi alpini limitrofi, in particolare l’Austria. Il candidato presidenziale del Partito della Libertà (OVP) austriaco Norbert Hofer, che si oppone a UE e politica migratoria della Merkel, ha recentemente espresso le sue idee sulla Merkel nel corso di un dibattito con l’avversario pro-UE dei Verdi. Hofer ha detto che Merkel “ha inflitto danni considerevoli all’Europa aprendo i confini ai rifugiati e, di conseguenza, centinaia di migliaia di profughi, tra cui terroristi, sono passati dall’Austria”. Seehofer ha più in comune con il Partito Liberale austriaco di Hofer e il suo leader Heinz-Christian Strache, che la presunta alleata Merkel. L’unica cosa che continua a legare Seehofer alla campionessa delle frontiere aperte Merkel è l’avanzata della controparte tedesca dell’OVP, Alternativa per la Germania (AfD). L’anti-migranti AfD ha sottratto il supporto a CDU-CSU in Germania, con la notevole eccezione della Baviera. L’AfD ha vinto seggi in dieci assemblee statali ed ha il 15 per cento nei sondaggi di opinione. Questo “matrimonio di convenienza” tra Seehofer e Merkel volgerebbe al termine mentre il Primo ministro della Baviera vede l’opportunità di sfidare Merkel per la leadership della CDU-CSU, alla guida di una coalizione conservatrice anti-migranti che sfida l’euro-fanatico Schulz sul palcoscenico nazionale.
TV duel of Schulz, Juncker for EU electionsI rapporti tra gli “alleati” CDU e CSU si ruppero nel 1976, quando il capo della CSU Franz-Josef Strauss recise l’alleanza del partito bavarese con la CDU di Helmut Kohl. Seehofer sa che ha più forza politica di Merkel poiché nei sondaggi i sostenitori dell’AfD indicano che il leader bavarese è più popolare della leader dell’AfD Frauke Petry. La CSU di Seehofer ha, quindi, adottato la dura politica sulla migrazione dell’AfD per corteggiarne i sostenitori. La retorica di Seehofer sui migranti corrisponde a quella dell’AfD. Nel gennaio 2016, Seehofer disse al congresso della CSU che tre milioni di migranti in Germania creeranno un “Paese diverso”, aggiungendo che “la gente non vuole che la Germania o la Baviera diventino un Paese diverso”. Con la CSU e l’AfD Seehofer può estromettere Merkel dalla leadership dell’Unione CDU-CSU. Non solo Seehofer crea un’alleanza operativa con il Partito della Libertà austriaco, ma ha anche raggiunto l’anti-migranti Primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban. Seehofer si recò a Budapest a marzo per sostenere l’opposizione di Orban al piano dell’UE di Juncker, Schulz e Merkel per ridistribuire i migranti tra i 28 Stati membri dell’UE, oltre ai quattro membri del trattato di libero scambio di Schengen (Svizzera, Liechtenstein, Norvegia e Islanda) sulla base del sistema delle quote. Seehofer ha anche stretti legami con l’anti-UE e anti-migranti Partito del Popolo svizzero (SVP), arrivato al 29,5 per cento nelle elezioni del 2015 per la camera del Parlamento svizzero. Seehofer ha raggiunto anche il neo-Presidente degli USA Donald Trump, che ha definito la politica dei migranti della Merkel un “disastro” che ha solo aumentato la criminalità in Germania. Seehofer ha invitato Trump in Baviera, nella possibilità che il primo viaggio all’estero di Trump presidente sia per la conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera nel febbraio 2017. Ciò che preoccupa di più globalisti e atlantisti è un’Europa dominata da leader nazionalisti in Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Austria, Svizzera, Ungheria e altri Paesi, che cooperi con Trump a Washington e il Presidente Vladimir Putin a Mosca per districare l’Europa da UE, confini aperti, NATO e politica globalista. Quando Seehofer visitò Mosca l’anno scorso incontrando Putin, l’SPD fu aspramente critico verso la politica estera parallela di Seehofer. Un funzionario dell’SPD tuonò, “La politica estera è fatta a Berlino, non a Monaco di Baviera”. La CSU e Seehofer hanno rifiutato tale premessa. La Baviera, dalla lunga storia d’indipendenza da Berlino, vede il governo della CSU creare stretti legami con i partiti affini alpini, tra cui l’UDC in Svizzera, OVP in Austria e il piccolo partito irredentista del Sud Tirolo SVP nel nord Italia. Seehofer ha portato il minuscolo Liechtenstein nell’alleanza alpina. Nel viaggio del 2015 a Monaco, per visitare Seehofer, il primo ministro del Liechtenstein Adrian Hasler affermò “Vorremmo continuare a coltivare l’ottimo clima con la “Baviera libera” in senso positivo. Sono quindi lieto di vedere la continuazione dei buoni rapporti tra Baviera e Liechtenstein”. Seehofer ha anche più in comune con l’anti-migranti presidente socialdemocratico della Repubblica Ceca Milos Zeman e l’alleato partito comunista ceco, che con i partner dell’SPD tedesca. Seehofer può anche contare sul sostegno anti-migranti dei Quattro di Visegrad (V4); Polonia, Slovacchia, Ungheria e Cechia. L’austriaco Hofer vede anche una causa comune tra Austria e V4 sui temi dei migranti e l’UE.
schulzSeehofer coincide su Trump con la leader del Fronte Nazionale e candidata presidenziale francese Marine Le Pen, che definisce l’elezione di Trump “rivoluzione politica”. Le Pen e altri leader nazionalisti europei vedono nascere la “rivoluzione” nel giugno 2016 con il “sì” a sorpresa per la Brexit, con il Regno Unito che lascia l’UE, seguita dalla vittoria a sorpresa di Trump nelle elezioni presidenziali degli USA e la previsione della vittoria della Le Pen nelle elezioni presidenziali francesi del prossimo anno. Le Pen ha promesso di tenere il referendum per la “Frexit” sull’adesione francese all’UE. Con i sogni euro-atlantisti dei globalisti in frantumi Seehofer vede, ovviamente, la possibilità di prendere il timone della Germania da una Merkel sempre più impopolare e guidare la Germania verso l’“atterraggio morbido” sulla scia della dissoluzione dell’UE. Il primo compito di Seehofer a capo della Germania sarebbe scartare con cura l’euro e reintrodurre il marco in una forma che possa essere utilizzata anche da Austria, Benelux e Stati dell’Europa orientale che scelgano di optare per un comune sistema monetario a guida tedesca. Se Seehofer assumesse il cancellierato della Germania dalla screditata Merkel, ci sarà la battaglia finale contro la globalizzazione e l’UE nelle sale del potere a Berlino. Tale battaglia vedrà Seehofer e i suoi alleati anti-immigrati e anti-UE contro le forze guidate dal “kapò” Schulz. Una lotta politica che deciderà non solo il futuro dell’Europa, ma del mondo intero.

Seehofer e Orban

Seehofer e Orban

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Foundation Strategic Culture.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora