Metà dell’esercito turco simpatizza per i jihadisti dopo le purghe di Erdogan

Aleksandr Sivilov e Tetsuya Sahara, A-specto, 27/07/2016 – South FrontIMG_5390L’intervista di Aleksandr Sivilov al Professor Tetsuya Sahara, uno dei più importanti esperti giapponesi di storia e politica dei Balcani. Il Prof. Sahara insegna scienze politiche alla Meiji University di Tokyo. Nel 2008-2015 ha lavorato alla Middle East Technical University di Ankara e in una delle più grandi università private turche, la Bilkent. Si occupa di problemi del moderno fondamentalismo islamico e dello sviluppo dei movimenti terroristici nei Balcani durante la guerra civile in Jugoslavia.

Prof. Sahara, chi c’è in realtà dietro il tentato golpe in Turchia? Il governo ha una versione particolare, ma molti analisti accusano lo stesso presidente Erdogan?
Secondo fonti ufficiali, il golpe è stato organizzato dal Colonnello Muharrem Kose e dal “Consiglio Pace in Patria”. Secondo gli stessi dati, le azioni dei rivoltosi furono guidate dal Generale Akin Yozturk, ex-comandante dell’Aeronautica. Allo stesso tempo, il presidente Erdogan e il suo governo dicono che il golpe è stato ispirato da Fethullah Gulen. Infatti, alcuna delle due versioni sembra credibile. Le radici di tutto ciò sono molto più profonde. Le Forze Armate turche fanno parte della NATO, e senza il tacito consenso di tale organizzazione, un simile tentativo non poteva accadere. Se guardiamo estensione e profondità dell’impegno, il colpo di Stato era ben preparato e probabilmente organizzato da diversi mesi. Questo marzo, i neoconservatori parlavano del probabile rovescio del governo della Turchia e del regime di Erdogan. Affermavano anche che l’occidente avrebbe approvato tali eventi. Le azioni dei cospiratori avrebbero dovuto iniziare un po’ più tardi, ma informazioni indicavano che un’operazione preventiva si sarebbe avuta il 16-17 luglio. Queste informazioni trapelarono il 14 luglio, e si dovettero cambiare i piani. Pertanto, le loro azioni sembravano male organizzate.

Come valuta l’atteggiamento di Russia e Stati Uniti sul tentato golpe? Perché Washington non ha categoricamente sostenuto l’alleato Erdogan? Vi sono differenze così gravi?
Al momento del colpo di Stato, il segretario di Stato John Kerry era a Mosca, e la sua prima affermazione era che sperava che scontri e instabilità politica finissero nel minor tempo possibile. Questo è strano. Perché non condannare il colpo di Stato? Inoltre, molti capi occidentali più volte parlavano preoccupati dallo stato di diritto durante l’arresto dei partecipanti al tentativo fallito di rovesciare il presidente turco. Sembra che cercassero di proteggere i cospiratori. I russi inizialmente reagirono allo stesso modo. Poi fecero trapelare informazioni che Mosca avesse avvertito Ankara dell’insurrezione imminente. La notizia arriva da un’agenzia di stampa iraniana, e il portavoce del Presidente Vladimir Putin, Dmitrij Peskov, l’ha negato. Si tratta della classica scappatoia diplomatica. Il colpo di Stato è avvenuto nel momento in cui John Kerry incontrava Vladimir Putin e Sergej Lavrov. Annunciarono di aver raggiunto un accordo generale sulle maggiori controversie tra i due Paesi, ma temi e soluzioni specifici rimasero segreti. Tra cui senza dubbio il processo di pace in Siria. A quanto pare decisero di distruggere i gruppi jihadisti sostenuti dalla Turchia. Il modo più sicuro per garantire l’operazione era eliminare Erdogan. Washington e Mosca avevano da tempo l’interesse comune a che ciò accadesse. Anche i recenti miglioramenti nelle relazioni con la Russia possono essere spiegati dalla preoccupazione del presidente turco che una cospirazione internazionale fosse in preparazione contro di lui.

Qual è stato l’atteggiamento dell’opposizione verso il colpo di Stato? E’ vero che tutti i partiti si sono uniti nel sostenere Erdogan contro l’esercito? Qual è il futuro del Partito dei Lavoratori del Kurdistan? Ci sono notizie che due giorni dopo gli scontri, aerei da guerra turchi bombardassero posizioni e basi curde nel nord dell’Iraq. Vuol dire che il presidente si prepara a una guerra con i curdi fuori della Turchia?
La giunta non aveva il sostegno dei principali partiti del Paese. Non era chiaramente interessata al loro sostegno e non lo cercava. Pertanto, nessuno dei politici li sosteneva. Infatti, tutti i principali partiti di opposizione hanno invitato i sostenitori a scendere in piazza contro i militari. Per quanto riguarda il PKK, fa il doppio gioco, continuando gli attacchi alle forze di sicurezza e all’esercito nella Turchia orientale, e allo stesso tempo segnalando il desiderio di riprendere il processo di riconciliazione. Erdogan ha detto che l’organizzazione di Gulen è più pericolosa di PKK e SIIL, ma non credo che voglia davvero la pace con i curdi.

Qual è la situazione nell’istruzione secondaria e superiore turca dall’inizio delle purghe? Il loro carattere secolare sarà distrutto?
E’ assolutamente chiaro che c’è una purga sistematica in tutte le università. Fino a che punto arriverà non è ancora chiaro, ma vengono rimossi sia gulenisti che non allineati agli islamisti. Attualmente vengono rimossi i sostenitori della pace e della laicità. Dato che sono la parte migliore della comunità accademica turca, ciò darà un colpo fatale al sistema scientifico e didattico.

Come vede il futuro della Turchia? In una precedente intervista ha detto che ci sarà la guerra civile, anche se non ce ne sono gli indizi?
La guerra civile è già iniziata. La domanda è: fino a che punto andrà. Le ostilità contro i curdi possono fermarsi, se il governo del Partito della Giustizia e dello Sviluppo lo contemplasse. La guerra contro i jihadisti è una cosa diversa; si concluderà solo se la Turchia sarà spezzata o i terroristi completamente distrutti. Il 15 luglio qualcosa d’invisibile è accaduto. Dopo che Erdogan ha fatto appello, molti islamisti armati di Kalashnikov sono scesi in piazza, erano il nucleo del gruppo che torturava e decapitava soldati. Da tempo si dice che il Partito della Giustizia e dello Sviluppo al governo stesse segretamente armando i suoi sostenitori, ed ora ciò è confermato. Il risultato dell’epurazione nell’esercito è spaventoso. Dopo l’avvento al potere nel 2002, il partito di Erdogan ha espulso dall’esercito i kemalisti. Poi li ha sostituiti con i sostenitori di Fethullah Gulen. Attualmente fanno piazza pulita dei gulenisti. Chi ci sarà al loro posto? Molto probabilmente islamisti estremi. Attualmente, la metà dei militari è in sintonia coi jihadisti e l’idea della guerra santa. È un disastro.

Come vede lo sviluppo delle relazioni tra Turchia e Unione europea? Pensa che Bruxelles segua una politica estera adeguata nei confronti di Ankara? Cosa accadrà con la Bulgaria in questo contesto?
Le posizioni di Erdogan sono già consolidate e non ha bisogno del sostegno dell’occidente, almeno in politica interna. L’Unione europea e la Commissione europea non potranno fare un nuovo accordo restrittivo con il dittatore. Come dimostra la storia, una forte Turchia è sempre fonte di problemi e una minaccia per la Bulgaria. Sofia dovrà essere molto più attenta ai tentativi di mantenere relazioni normali con il vicino arrogante. Ci sono voci su un nuovo colpo di Stato in Turchia. Inizialmente alimentate da Erdogan stesso. In questo caso, è un prerequisito per l’escalation della repressione, ma c’è un altro aspetto delle informazioni. Le Forze Armate turche sono composte da quattro armi: esercito, marina, aviazione e gendarmeria. Gli ultimi tre sono stati i principali protagonisti dell’ammutinamento. Non è ancora chiaro il motivo per cui l’esercito non ne fu coinvolto. Per il momento è protetto dalle purghe, e potrà compiere modifiche perché è la più grande delle Forze Armate.152068_600Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia, Iran, Cina puntano al multipolarismo, unica salvezza del mondo

Vladimir Golstein, FARS 17 luglio 2016XiPutinObamaRussia, Iran e Cina ritengono che il mondo multipolare sia l’unica condizione per lo sviluppo futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti. Hanno visto più e più volte come i dettami unilaterali degli Stati Uniti invece di risolvere i problemi, li aggravino, secondo il Professor Vladimir Golstein. Vladimir Golstein è nato a Mosca, ma si recò negli Stati Uniti nel 1979, dove studiò alla Columbia e a Yale. È professore di letteratura e cinema russi presso la Brown University. Il Professor Golstein ha scritto articoli sulle opere di molti autori russi del XIX e XX secolo. Autore dei Racconti dell’eroismo di Lermontov del 1998, Golstein ha ampiamente scritto su politica estera di Russia e Stati Uniti. In un’intervista esclusiva a Khamenei.ir, il Professor Vladimir Golstein interviene su politiche imperialiste degli Stati Uniti, crisi ucraina e siriana, Turchia, Brexit e possibili conseguenze per il mondo.
Quanto segue è il testo integrale dell’intervista:

D: Cosa c’è sotto l’ipocrisia nel dividere i terroristi in buoni e cattivi per l’alleanza USA-NATO?
R: C’è una nota frase che avrebbe detto un diplomatico del dipartimento di Stato: “E’ un deficiente, ma è il nostro deficiente”. Tale approccio del “deficiente” in politica estera continua a dominare nel mondo, e nell’alleanza USA-NATO in particolare. Così sono arrivati a presentare i neonazisti ucraini che hanno orchestrato la presa del potere a Kiev da “combattenti della nuova Ucraina democratica” o “coraggiosi resistenti all’aggressione di Putin”, mentre contemporaneamente chiamano le anime coraggiose dell’Ucraina orientale che resistono al colpo di Stato ucraino e ai suoi obiettivi volti a riorientare nettamente la politica interna ed estera ucraina, “separatisti, terroristi o esercito di Putin”. Una volta chiaro il modello che descrive coloro promossi dai giochetti meschini del dipartimento di Stato come “combattenti per la libertà”, e coloro che vi resistono come “terroristi” o “scagnozzi del tiranno”, è molto facile vedervi l’ipocrisia della politica estera di USA/NATO. Ciò che vi è sotto è la mera lotta per il dominio del mondo, il mero desiderio di affermare il proprio potere, demonizzando i Paesi che vi resistono. Mentre i politici occidentali e i loro mass media godono temporaneamente del successo nel tradurre i propri obiettivi politici o economici nel dominio mondiale, con linguaggio facilmente comprensibile spacciato al pubblico, è sempre più evidente a sempre più persone come i Paesi occidentali non siano interessati a promuovere la democrazia, ma piuttosto regimi che li aiutino a mantenere il predominio economico e politico.

D: La politica estera interventista degli USA finirà al più presto?
A: Ho il sospetto che finirà una volta che incontrerà la forte resistenza del mondo unificato. Finora, gli Stati Uniti hanno avuto successo nel presentare i Paesi che resistono come canaglie, Paesi delegittimati che possono e devono essere bombardati. E finora hanno incontrato scarsa resistenza, ovviamente accrescendone arroganza e incoscienza. Credo che sia dovere dei Paesi BRICS insieme ad altri potenti attori in altre regioni, far capire agli Stati Uniti che alcun Paese sa tutta le verità, che le controversie vanno affrontate coi negoziati, che il bullismo su altri Paesi per sottometterli è destinato a produrre risultati molto negativi nel lungo periodo. Come sappiamo, “il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente”. Queste sagge parole di Lord Acton dovrebbero essere scritte su ogni edificio di Washington, dato che è chiaro che il potere assoluto che gode dal crollo dell’Unione Sovietica è stato molto dannoso sia per gli Stati Uniti che per il resto del mondo. Quello che trovo incoraggiante è che gli elettori trovano la politica interventista di Hillary Clinton sempre meno attraente. In altre parole, i savi negli Stati Uniti sono sempre più consapevoli che saranno se non la prima, la seconda vittima di tali interventi e prepotenze idioti.

D: Come possono Russia, Iran, Cina e altre grandi potenze indipendenti fermare il bellicismo degli USA nel mondo?
R: Questi Paesi potrebbero avere varie differenze e contese, ma sanno che il mondo multipolare è l’unica condizione per lo sviluppo futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti. Hanno visto ripetutamente come i dettami unilaterali degli USA, invece di risolvere i problemi, li aggravino. Così è, ovviamente, nel loro interesse unirsi sul tema della multipolarità e insistere, attraverso varie istituzioni o anche nuove alleanze militari, per premere sugli Stati Uniti affinché il loro solito modo d’agire non sia accettato e che gli costerà caro continuare nel loro unilateralismo.

D: Come l’Asse della Resistenza ha sventato il complotto degli Stati Uniti nel sud-ovest asiatico?
A: Sono sicuro che un potente strumento di resistenza agli Stati Uniti si delinei nel mondo attraverso l’economia. Il “soft power” cinese non va sottovalutato. E’ importante per l'”Asse della Resistenza” contrastare il dominio degli Stati Uniti non solo sul campo militare ma, ancor più in campo economico, politico e intellettuale. Se gli Stati Uniti vogliono persistere con il denaro e le bombe, attraendo il peggio del genere umano, come paura o avidità, l’Asse della Resistenza dovrebbe fare appello al meglio: spirito di collaborazione, creatività, accettazione delle differenze, cameratismo umano.

D: Cosa ha spinto il premier turco a scusarsi, infine, per l’abbattimento dell’aviogetto russo? È sicuro dire che la situazione muta a sfavore dei terroristi e dei loro sostenitori?
R: Il premier turco Erdogan ha capito che con la sua ipocrisia autoritaria s’è creato troppi nemici nel proprio Paese e nel mondo. A un certo punto, emblematico anche per gli Stati Uniti, i suoi successi economici gli diedero un’aura di invincibilità, cominciando a sfidare i suoi immediati vicini (Siria e Russia), così come Paesi lontani come Germania o addirittura gli Stati Uniti d’America per il sostegno ai curdi siriani. Alla fine ha capito, tuttavia, che non poteva fare molto se il resto del mondo lo guarda con ostilità e sospetto, e che l’unico motivo per cui è tollerato è la posizione geografica strategica del suo Paese. Di conseguenza, quando i costi economici e politici sono divenuti chiari, è corso a ristabilire buoni rapporti con i vicini e rivali tradizionali, come Israele e Russia. A quanto pare, sarebbe anche coinvolto nelle trattative con il governo siriano e sarebbe disposto a por termine al sostegno ai vari combattenti che sfidano il regime siriano. Spero che persegua una decisione pragmatica, e non permetta all’asse USA/NATO di sabotare questi passi dovuti per raggiungere pace e prosperità nella regione. Ciò non significa che la lotta al terrorismo è a una svolta. I terroristi continueranno a svolgere un ruolo importante in varie guerre per procura; sono strumenti essenziali per tali guerre. Non vi è alcuna indicazione che l’Arabia Saudita sia pronta a fermare il supporto ai vari gruppi terroristici sunniti. In realtà, sembra all’offensiva, in risposta immediata ai tentativi turchi di restaurare la diplomazia nella regione. L’attacco terroristico all’aeroporto di Istanbul è stato un chiaro messaggio dai terroristi che ancora godono di ampio sostegno in tanti Paesi che trovano il conflitto regionale vantaggioso.

D: Quale sarebbe il possibile effetto della Brexit sulla crisi in Siria?
R: La Brexit avrà un grande effetto nel mondo, non solo in Siria. Il messaggio della Brexit è chiaro: le popolazioni sono sempre più stanche delle incompetenti élite che guidano, o piuttosto rovinano, l’economia e le relazioni con altri Paesi in loro nome. Non vedono alcun beneficio dal modo con cui Stati Uniti, NATO e UE guidano il mondo. Di conseguenza, entriamo nell’era dello scetticismo, l’epoca in cui le vecchie storie non fanno più presa, è l’epoca in cui i governi dovranno spiegare e giustificare il loro coinvolgimento nelle guerre all’estero. L’era degli interventi all’estero, o almeno l’epoca in cui tali interventi non venivano discussi, sembra finita. Senza il sostegno finanziario e militare ai diversi gruppi terroristici che costantemente affrontano il governo del Presidente Assad, è chiaro che il Presidente riaffermerà il proprio potere, ponendo fine alla guerra civile che lacera il Paese. Il popolo siriano dovrà trovare una soluzione politica alle differenze, piuttosto che farsi usare da vari padrini geopolitici di tutto il mondo.С_Председателем_КНР_Ху_Цзиньтао_«Сковородино_–_Дацин».Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché gli USA sono così ostili verso Pechino?

Thomas Hon Wing Polin, Gpolit 21 luglio 2016

0,,17527125_303,00Un membro del gruppo Facebook 21SilkRd ha chiesto un commento sulla relazione tra Cina e nuovo ordine mondiale occidentale. Anche se di quasi due anni, l’articolo è degno di nota per i tentativi rudimentali di dettagliare uno dei programmi più ambiziosi intrapresi da governi ed élite occidentali negli ultimi tempi: trasformare la recente apertura dell’assai sottosviluppata ma assai promettente Cina in un vassallo vigorosamente pro-occidentale annesso all’impero globale occidentale.
In primo luogo, alcune precisazioni. L’autore, Jim Corbett, è un neofita di Cina e cose cinesi, e ciò ne sminuisce la credibilità di base. Ad esempio, chiunque può scrivere queste stupidaggini su Mao Zedong, per usare proprio le parole dell’autore (e per carità): “Non diciamo che era uno stupido. Era un orribile, crudele, disgustoso pervertito, probabilmente il peggior genocida nella storia, ma non necessariamente uno stupido“. Al di là di tali principi fondamentali, gli sforzi di Corbett per documentare come le élite occidentali hanno cercato di influenzare la Cina e il suo sviluppo sono lodevoli e, a volte, molto interessanti. Tale tocco di Yale in Cina incrocia la strada del giovane Mao; le manovre di gente del calibro di Kissinger, Rockefeller e Rothschild; Rong Yiren e la prima generazione di capitalisti rossi della Cina; l’interazione degli anziani del partito comunista di quella generazione e le loro famiglie; i trasferimenti di tecnologia e gli investimenti esteri dell’epoca. Tali sforzi delle élite occidentali per modellare una Cina pro-occidentale da poter facilmente influenzare, se non controllare, permisero sostanziali progressi nei primi due decenni di riforme e aperture di Deng Xiaoping. La Cina era relativamente debole e aveva assoluta necessità di investimenti e tecnologia occidentali per svilupparsi. La strategia occidentale, chiamata “evoluzione pacifica” dagli scettici intellettuali cinesi, sembrava attecchire. Perciò i media mainstream e i governi occidentali sembravano innamorati della Cina in quei giorni: il “Regno di Mezzo” seguiva il loro copione. Così l’impero si era relativamente rilassato sui flussi di denaro e tecnologia verso la Cina. Poi le cose cominciarono a cambiare. La Cina è cresciuta, iniziando ad ergersi ed anche a mostrare muscoli o a svilupparsi in modo non gradito. Iniziò a non seguire il copione che l’occidente le aveva scritto. Le potenze occidentali ne furono sorprese e poi deluse. Ed ecco che i cinesi non divennero occidentali dalla pelle gialla. I filo-occidentali nella leadership di Pechino furono sempre di meno, ed ora sono ormai praticamente estinti. Orrore degli orrori, i cinesi sembrano essere tutti… nazionalisti, con una visione della loro nazione e del mondo sostanzialmente diversa da quella dell’impero, e dato che tale divario è definitivo con l’avvento dell’amministrazione Xi Jinping, ecco l’ostilità dell’occidente.
Se la strategia dell’occidente di trasformare la Cina in modo non violento fosse riuscito ed i suoi frutti fossero stati potenti o influenti nella Cina di oggi, assisteremmo a una reazione molto diversa dell’impero verso ciò che fa la Cina di oggi, sarebbe stata molto più pacata e solidale. La rivista Time metterebbe ancora il leader della Cina in copertina come Person of the Year. Che la reazione dell’occidente sia di fatto un’ostilità sempre più disperata è l’affermazione più chiara che “l’evoluzione pacifica” è fallita, se non definitivamente morta, e i “protetti” dell’occidente in Cina sono impotenti a Pechino. In effetti, i tentativi occidentali di minare e occidentalizzare l’appartenenza politica e i valori della Cina hanno avuto l’effetto opposto, suscitando vigilanza e resistenza nel popolo e nel governo. I nazionalisti cinesi hanno poco di cui preoccuparsi. taiwanTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nizza, distruzione delle prove su ordine del governo francese

Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 22 luglio 2016

page_charlie-hebdo-saldirisini-arastiran-komiser-intihar-etti_890382580Un articolo del 21 luglio del quotidiano Le Figaro afferma che l’Esecutivo dell’antiterrorismo francese (SDAT) ha ordinato alle autorità di vigilanza urbana di Nizza di distruggere tutte le riprese delle telecamere a circuito chiuso dell’attentato del 14 luglio 2016.
Anche se lo SDAT cita gli articoli 53 e L706-24 della procedura penale e l’articolo R642-1 del codice penale, le autorità di Nizza intervistate da Le Figaro dicono che è la prima volta che gli viene chiesto di distruggere prove d iun crimine, che sottolineano essere illegale. La spiegazione data dal Ministero della Giustizia francese è che non vogliono l”incontrollata’ diffusione delle immagini dell’attentato. La polizia giudiziaria ha notato che 140 video dell’attentato in loro possesso mostrano ‘importanti prove d’indagine’ (interessants éléments d’enquête). Il governo francese sostiene di voler evitare che lo SIIL acceda ai video degli attentati per propaganda, affermando inoltre che la distruzione delle prove è volta a proteggere le famiglie delle vittime. La sezione commenti dell’articolo de Le Figaro è piena di sdegno e disgusto sul governo francese che, invece di preservare le prove per un’accurata indagine indipendente, si comporta difatti da primo sospettato dell’attentato, ordinando la distruzione di prove di vitale importanza. C’è qualcosa di marcio nella polizia giudiziaria francese. Poco dopo l’attacco al Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, la polizia giudiziaria si comportò in modo sospetto prima e dopo il ‘suicidio’ del vicecommissario della polizia di Limoge Helric Fredou. Fredou fu trovato morto poco dopo l’arrivo della polizia giudiziaria francese nel suo ufficio a Limoges, appena dopo il massacro di Charlie Hebdo. La sua famiglia non poté vederne il corpo che 24 ore dopo la morte; sospettano manipolazioni. La Polizia giudiziaria sosteneva che si era sparato alla testa, anche se la madre ha detto che non ne aveva le prove. Il commissario di polizia sarebbe stato depresso, accusa negata dal medico di famiglia. Fredou fu trovato morto nel suo ufficio prima della pubblicazione di un rapporto sui legami tra Jeanette Bougrab, ex-addetta stampa di Nicolas Sarkozy, e una vittima dell’attacco, Stéphane Charbonnier, noto come ‘Charb’. Il rapporto tra Bougrab, vicina ai capi del movimento sionista francese, e Charb, fu uno degli aspetti più controversi della storia della strage di Charlie Hebdo. Fredou indagava anche sui fratelli Quachi accusati del massacro. Avevano vissuto a Limoges.
247A097400000578-0-image-m-17_1420801576175Un articolo del giornale Est Républicain tenta di rassicurare il pubblico sulla buona fede del governo francese titolando ‘No, il video dell’attentato non è stato cancellato’, che afferma che il Ministero della Giustizia non ha ordinato la distruzione di prove, ma solo la cancellazione delle immagini dalle telecamere di Nizza. Tale rassicurazione potrebbe bastare a placare chi è restio a mettere in discussione la narrazione sulla guerra al terrore. Ma, come i fischi al primo ministro francese Manuel Valls a Nizza dimostrano, il popolo francese si sveglia. Ora le autorità di polizia giudiziaria e dell’antiterrorismo francesi vogliono distruggere le prove dell’attentato. Nella maggior parte dei casi criminali, chi distrugge o cerca di distruggere le prove di solito cerca di coprire qualcosa. Ho già sottolineato alcune incongruenze nella storia raccontataci sul massacro di Nizza. Non ho affermato che non è successo niente o che nessuno fu ucciso, ma piuttosto che le prove video finora presentate non corrispondono alla storia. Forse nuovi video che provino la storia del governo emergeranno. Speriamo! Se inquirenti e giornalisti dalla comprovata passione per pace, verità ed onestà avessero accesso a questi video, lo SIIL ne sarebbe indebolito, non rafforzato. Ma sarebbe ingenuo credere che il governo francese intenda indebolire lo SIIL, data la dimostrazione incontrovertibile di sostenere chi decapita bambini in Siria. Mentre alcuni troveranno il loro sistema di comfort e giustificazioni turbato da tali notizie, molti altri semplicemente si sveglieranno. Addormentare è facile nel breve termine, ma col tempo la gente si renderà conto che il materasso gli è stato tirato da sotto, così quando si sveglierà per il terribile disagio, sarà troppo tardi. È ora di svegliarsi!

Jeannette Bougrab

Jeannette Bougrab

Gearóid Ó Colmáin giornalista e analista politico irlandese residente a Parigi. Il suo lavoro si concentra su globalizzazione, geopolitica e la lotta di classe.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Massacro di Monaco: il killer non era iraniano, ma islamista filo-turco

Walid Shoebat, 23 luglio 2016as1-copyAli David Sonboly non era iraniano ma un siriano islamista filo-Turchia. Fu indagato dall’Interpol che lo seguiva. Prima di tutto. C’è solo un modo di scrivere Sonboly in lingua araba, ma in inglese può essere scritto in più modi (Sunbulli, Sonboly), ma in arabo l’ortografia è sempre la stessa: سنبلي
A meno che non si sappia l’arabo, non si sa come scriverlo. Esaminando il clan Sonboly ed anche la pagina Facebook di Sonboly, si trova la bandiera turca quale simbolo principale. Va bene, forse era un feticista del rosso e della mezzaluna? Ma il suo clan è di origine turca residente in Siria e in Turchia, e questa bandiera turca, così come quella siriana, è l’orgoglio del clan come si può vedere su facebook. L’amore di tale clan per la Turchia di Erdogan è certo. In più viveva in un quartiere turco. Perché allora spacciarlo da iraniano non essendo un musulmano sciita? E’ possibile che la Germania voglia evitare un contraccolpo quando i tedeschi sapranno che turchi o rifugiati siriani che entrano Germania a frotte siano colpevoli? Che abbia vissuto in Germania fin dai due anni è una sciocchezza, iniziò la scuola dal liceo nel 2011. as3-copy2Il clan proviene da Homs in Siria dove poi si è diffuso in Yemen, Arabia Saudita, Stati Uniti e Canada. Un rapido sguardo a tale clan ne illustra l’amore per la Turchia (qui, qui vive a Chicago, sunnita con l’hijab da Homs, in Siria, vedasi anche qui e qui, e qui, e qui un anti-Assad islamista filo-turco. E la versione araba di Sonboly produce gli stessi risultati. Ali Sanboly su facebook arabo porta ad alcuni individui che amano Erdogan e il terrorismo.as4-copy-617x1024Un membro del clan, Ziyad Sonboly a cui piace sparare è chiaramente un siriano con tanto di bandiera. Se Ali Sonboly era iraniano, che se ne faceva della bandiera della Turchia sventolante dietro di lui sulla pagina Facebook sua e di parenti e contatti? C’è anche una foto di lui forse arrestato (abbiamo solo le spalle di un tizio), ma ciò che pochi sanno è che Sonboly era seguito dall’Interpol. Vi mostrano la faccia da bimbo, quando invece era un tizio cresciuto come mostra una foto del video di un testimone oculare. Allora, perché esibire questa faccia da bambino? Non ci sono foto di come fosse quest’uomo? Era bello grosso.Cn_YEnuWAAIbs1w.jpg largeSopra appare un tizio robusto. I media lo mostrano come un 18enne dalla peluria sulla faccia liscia da adolescente. Chi è? Infatti, il capo della polizia della città Hubertus Andraes diede ai media qualcosa di diverso da ciò inizialmente condiviso: “la presenza di un nota dell’Interpol“. Questa informazione fu confermata anche a un giornale portoghese (vedi sotto) e che al-Arabiya conferma. Tutto questo è stato ignorato, cambiato e nascosto sotto un tappeto persiano.
as6-copy-768x759Al-Arabia chiarisce, “secondo il (primo) comunicato stampa della polizia, secondo testimoni oculari, vi erano 3 persone coinvolte nell’attentato” e furono anche segnalati incidenti in tre posti diversi.
as7-copy-768x735Ci sono anche tre turchi uccisi. Hanno incluso gli attentatori tra le vittime? Se il colpevole era morto, non vi fu qualche segnalazione di uno scambio a fuoco con la polizia? Non lo so in questo momento, e tale ipotesi è la mia teoria della cospirazione personale. Ma nella versione tedesca? Quest’uomo dicono fosse collegato (o innamorato) “del terrorista di estrema destra Anders Breivik“!? Ed ora, lo stesso capo della polizia di Monaco Hubertus Andrae, che sapeva che costui aveva una fedina penale presso l’Interpol, dice che l’attentatore sembra essere solo un pazzo “ossessionato dalla furia di sparare”? Era questo il motivo per cui era monitorato? Che dire poi di un iraniano con la bandiera turca e tutto il clan siriano islamista pro-Turchia? Lui e tre delle sue vittime sono agnelli sacrificali per creare simpatia verso i turchi, motivo per cui malediceva i turchi? Sarebbe utile ad Erdogan. Ed Erdogan già ne approfitta. L’agenzia Anadulu della Turchia già incassa promuovendo l’agenda di Erdogan che personalmente ha risposto sull’attentato affermando: “La Turchia, bersaglio di innumerevoli attacchi terroristici e atti di violenza da molti anni, condivide il dolore della Germania, dove nostri molti cittadini vivono. A nome mio e della mia nazione, porgo le più sentite condoglianze a voi, cordiale nazione tedesca, e alle famiglie di coloro che hanno perso la vita in questo incidente deplorevole e auguro una pronta guarigione a tutti i feriti“.
Sonboly era un ottimo tiratore addestrato e poi ci è stato detto che si è ucciso. Forse l’ha fatto, ma non diversamente da come i musulmani in ‘missione suicida’ per la una causa della Turchia, uccidendo cafiri per far trionfare la propaganda jihadista di Erdogan (come Jihad invocata dall’Islam). Guardando il video è ovvio che era addestrato. E’ possibile che fosse un agente turco, che collaborasse con Turchia e Germania per fare precipitare il flusso di profughi verso la Germania? Sembra che Erdogan se ne esca per dire che la sua gente è stata uccisa nell’attentato, e che quindi ha bisogno di più protezione da Germania e Turchia? Può darsi che Erdogan lo sfrutti per accelerare l’integrazione della Turchia nell’Unione Europea, con il pretesto che i turchi dovrebbero essere europei e godere di ogni protezione dall’UE? Può darsi che la Germania, sconvolta alla disgregazione di un’UE evanescente, abbia bisogno che una nazione militarmente potente come la Turchia entri nell’Unione europea per risanarla in qualche modo dalla frammentazione, aderendo alla forza militare universale dell’UE sui cui la Germania lavora? Niente di tutto questo mi sorprenderebbe. Esattamente cosa Merkel ed Erdogan preparano? Un dolce rinfrescante ottomano Karrub Assal, una birra tedesca o una miscela che rinfreschi entrambi? Ma non si tratta solo della propaganda jihadista. La causa di Erdogan è definire chiunque criticji lui o i turchi come “terroristi”. Questa è l’invocazione di Erdogan da Allah, ultimamente, ridefinire il terrorismo pretendendo l’estradizione di Fethullah Gulen dagli Stati Uniti e accusando avversari o critici dei turchi di terrorismo. Questi i fatti. C’è qualcuno in ascolto?178127Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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