Metà dell’esercito turco simpatizza per i jihadisti dopo le purghe di Erdogan

Aleksandr Sivilov e Tetsuya Sahara, A-specto, 27/07/2016 – South FrontIMG_5390L’intervista di Aleksandr Sivilov al Professor Tetsuya Sahara, uno dei più importanti esperti giapponesi di storia e politica dei Balcani. Il Prof. Sahara insegna scienze politiche alla Meiji University di Tokyo. Nel 2008-2015 ha lavorato alla Middle East Technical University di Ankara e in una delle più grandi università private turche, la Bilkent. Si occupa di problemi del moderno fondamentalismo islamico e dello sviluppo dei movimenti terroristici nei Balcani durante la guerra civile in Jugoslavia.

Prof. Sahara, chi c’è in realtà dietro il tentato golpe in Turchia? Il governo ha una versione particolare, ma molti analisti accusano lo stesso presidente Erdogan?
Secondo fonti ufficiali, il golpe è stato organizzato dal Colonnello Muharrem Kose e dal “Consiglio Pace in Patria”. Secondo gli stessi dati, le azioni dei rivoltosi furono guidate dal Generale Akin Yozturk, ex-comandante dell’Aeronautica. Allo stesso tempo, il presidente Erdogan e il suo governo dicono che il golpe è stato ispirato da Fethullah Gulen. Infatti, alcuna delle due versioni sembra credibile. Le radici di tutto ciò sono molto più profonde. Le Forze Armate turche fanno parte della NATO, e senza il tacito consenso di tale organizzazione, un simile tentativo non poteva accadere. Se guardiamo estensione e profondità dell’impegno, il colpo di Stato era ben preparato e probabilmente organizzato da diversi mesi. Questo marzo, i neoconservatori parlavano del probabile rovescio del governo della Turchia e del regime di Erdogan. Affermavano anche che l’occidente avrebbe approvato tali eventi. Le azioni dei cospiratori avrebbero dovuto iniziare un po’ più tardi, ma informazioni indicavano che un’operazione preventiva si sarebbe avuta il 16-17 luglio. Queste informazioni trapelarono il 14 luglio, e si dovettero cambiare i piani. Pertanto, le loro azioni sembravano male organizzate.

Come valuta l’atteggiamento di Russia e Stati Uniti sul tentato golpe? Perché Washington non ha categoricamente sostenuto l’alleato Erdogan? Vi sono differenze così gravi?
Al momento del colpo di Stato, il segretario di Stato John Kerry era a Mosca, e la sua prima affermazione era che sperava che scontri e instabilità politica finissero nel minor tempo possibile. Questo è strano. Perché non condannare il colpo di Stato? Inoltre, molti capi occidentali più volte parlavano preoccupati dallo stato di diritto durante l’arresto dei partecipanti al tentativo fallito di rovesciare il presidente turco. Sembra che cercassero di proteggere i cospiratori. I russi inizialmente reagirono allo stesso modo. Poi fecero trapelare informazioni che Mosca avesse avvertito Ankara dell’insurrezione imminente. La notizia arriva da un’agenzia di stampa iraniana, e il portavoce del Presidente Vladimir Putin, Dmitrij Peskov, l’ha negato. Si tratta della classica scappatoia diplomatica. Il colpo di Stato è avvenuto nel momento in cui John Kerry incontrava Vladimir Putin e Sergej Lavrov. Annunciarono di aver raggiunto un accordo generale sulle maggiori controversie tra i due Paesi, ma temi e soluzioni specifici rimasero segreti. Tra cui senza dubbio il processo di pace in Siria. A quanto pare decisero di distruggere i gruppi jihadisti sostenuti dalla Turchia. Il modo più sicuro per garantire l’operazione era eliminare Erdogan. Washington e Mosca avevano da tempo l’interesse comune a che ciò accadesse. Anche i recenti miglioramenti nelle relazioni con la Russia possono essere spiegati dalla preoccupazione del presidente turco che una cospirazione internazionale fosse in preparazione contro di lui.

Qual è stato l’atteggiamento dell’opposizione verso il colpo di Stato? E’ vero che tutti i partiti si sono uniti nel sostenere Erdogan contro l’esercito? Qual è il futuro del Partito dei Lavoratori del Kurdistan? Ci sono notizie che due giorni dopo gli scontri, aerei da guerra turchi bombardassero posizioni e basi curde nel nord dell’Iraq. Vuol dire che il presidente si prepara a una guerra con i curdi fuori della Turchia?
La giunta non aveva il sostegno dei principali partiti del Paese. Non era chiaramente interessata al loro sostegno e non lo cercava. Pertanto, nessuno dei politici li sosteneva. Infatti, tutti i principali partiti di opposizione hanno invitato i sostenitori a scendere in piazza contro i militari. Per quanto riguarda il PKK, fa il doppio gioco, continuando gli attacchi alle forze di sicurezza e all’esercito nella Turchia orientale, e allo stesso tempo segnalando il desiderio di riprendere il processo di riconciliazione. Erdogan ha detto che l’organizzazione di Gulen è più pericolosa di PKK e SIIL, ma non credo che voglia davvero la pace con i curdi.

Qual è la situazione nell’istruzione secondaria e superiore turca dall’inizio delle purghe? Il loro carattere secolare sarà distrutto?
E’ assolutamente chiaro che c’è una purga sistematica in tutte le università. Fino a che punto arriverà non è ancora chiaro, ma vengono rimossi sia gulenisti che non allineati agli islamisti. Attualmente vengono rimossi i sostenitori della pace e della laicità. Dato che sono la parte migliore della comunità accademica turca, ciò darà un colpo fatale al sistema scientifico e didattico.

Come vede il futuro della Turchia? In una precedente intervista ha detto che ci sarà la guerra civile, anche se non ce ne sono gli indizi?
La guerra civile è già iniziata. La domanda è: fino a che punto andrà. Le ostilità contro i curdi possono fermarsi, se il governo del Partito della Giustizia e dello Sviluppo lo contemplasse. La guerra contro i jihadisti è una cosa diversa; si concluderà solo se la Turchia sarà spezzata o i terroristi completamente distrutti. Il 15 luglio qualcosa d’invisibile è accaduto. Dopo che Erdogan ha fatto appello, molti islamisti armati di Kalashnikov sono scesi in piazza, erano il nucleo del gruppo che torturava e decapitava soldati. Da tempo si dice che il Partito della Giustizia e dello Sviluppo al governo stesse segretamente armando i suoi sostenitori, ed ora ciò è confermato. Il risultato dell’epurazione nell’esercito è spaventoso. Dopo l’avvento al potere nel 2002, il partito di Erdogan ha espulso dall’esercito i kemalisti. Poi li ha sostituiti con i sostenitori di Fethullah Gulen. Attualmente fanno piazza pulita dei gulenisti. Chi ci sarà al loro posto? Molto probabilmente islamisti estremi. Attualmente, la metà dei militari è in sintonia coi jihadisti e l’idea della guerra santa. È un disastro.

Come vede lo sviluppo delle relazioni tra Turchia e Unione europea? Pensa che Bruxelles segua una politica estera adeguata nei confronti di Ankara? Cosa accadrà con la Bulgaria in questo contesto?
Le posizioni di Erdogan sono già consolidate e non ha bisogno del sostegno dell’occidente, almeno in politica interna. L’Unione europea e la Commissione europea non potranno fare un nuovo accordo restrittivo con il dittatore. Come dimostra la storia, una forte Turchia è sempre fonte di problemi e una minaccia per la Bulgaria. Sofia dovrà essere molto più attenta ai tentativi di mantenere relazioni normali con il vicino arrogante. Ci sono voci su un nuovo colpo di Stato in Turchia. Inizialmente alimentate da Erdogan stesso. In questo caso, è un prerequisito per l’escalation della repressione, ma c’è un altro aspetto delle informazioni. Le Forze Armate turche sono composte da quattro armi: esercito, marina, aviazione e gendarmeria. Gli ultimi tre sono stati i principali protagonisti dell’ammutinamento. Non è ancora chiaro il motivo per cui l’esercito non ne fu coinvolto. Per il momento è protetto dalle purghe, e potrà compiere modifiche perché è la più grande delle Forze Armate.152068_600Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il rapporto declassificato sull’11 settembre ritrae USA e Arabia Saudita complici

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 25/07/201648680250.cachedIl rapporto precedentemente classificato, pubblicato col titolo “Inchiesta congiunta della Comunità d’Intelligence sulle attività introno agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001“, rivela che in effetti il vecchio alleato degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, aveva collegamenti con i presunti dirottatori degli attacchi dell’11 settembre. Mentre gli Stati Uniti invasero Afghanistan e Iraq con la scusa degli attentati, va notato che i presunti dirottatori erano sauditi o cittadini del Golfo Persico, o collegati ad organizzazioni terroristiche sostenute dagli Stati del Golfo Persico. I media occidentali hanno tentano di minimizzare l’impatto della pubblicazione del documento sostenendo che le indagini successive hanno trovato “molte” accuse nel documento “senza fondamento”, anche se Stati Uniti ed Arabia Saudita oggi armano e finanziano apertamente i terroristi in Siria.

A beneficio di chi?
Molti credono erroneamente che il terrorismo sia semplicemente inevitabile nello scontro di civiltà tra “Islam” e occidente, mentre altri sostengono che sia la reazione prevedibile alla politica estera occidentale viziata o ingiusta. In realtà, niente di ciò. Si è meticolosamente strumentalizzata una violenza congegnata per raggiungere obiettivi geopolitici nel mondo, rovesciando governi e giustificando interventi militari, creando paura paralizzante e isteria in patria per sostenere un crescente Stato di polizia e il grande interventismo militare all’estero. In sostanza, è un mezzo altamente utile per l’attuale espansionismo dell’impero. Ciò appare chiaramente con l’uso del terrorismo oggi. 14 anni dopo l’11 settembre 2001, con i ricordi che cominciano a svanire, gli Stati Uniti sono in partnership con l’Arabia Saudita, ancora una volta, armando e finanziando i terroristi che combattono le loro guerre per procura in Libia, Siria, Iraq e oltre, proprio come fecero nel 1980 creando congiuntamente al-Qaida. Mentre il pendolo della geopolitica oscilla tra armare fino ai denti fanatiche forze di agenti che combattono all’estero e il pretesto interno per avviare grandi interventi militari all’estero, tali organizzazioni terroristiche vengono ridefinite da politici e media occidentali similmente all’oscillazione. Negli anni ’80 al-Qaida fu ritratta come “combattenti per la libertà”. Nel 2001 quando gli Stati Uniti usarono la forza militare per riorganizzare Medio Oriente, Nord Africa e Asia centrale, al-Qaida divenne il cattivo. Gli attacchi terroristici del 2001 permisero agli Stati Uniti di giustificare più di un decennio di guerra globale che altrimenti non avrebbero potuto condurre.

I dirottatori avevano legami con l’intelligence saudita
Le 28 pagine ora declassificate descrivono un groviglio di connessioni tra governo saudita, agenzie d’intelligence saudite, famiglia bin Ladin e i dirottatori, la maggior parte dei quali cittadini sauditi. La relazione afferma: “Mentre negli Stati Uniti, alcuni dirottatori dell’11 settembre erano in contatto con, e ricevevano sostegno o assistenza da, individui collegabili al governo saudita, vi sono informazioni, principalmente da fonti dell’FBI, che almeno due di tali individui fossero accusati da alcuni di essere agenti dei servizi segreti sauditi”. Il rapporto rivela anche che sospetti funzionari dei servizi segreti sauditi collaborarono con aziende collegate col governo saudita e al capo di al-Qaida Usama bin Ladin. E non solo vari ufficiali dei servizi segreti sauditi avevano collegamenti con i presunti dirottatori, molti si scoprì che li conoscessero. Viene citato anche il fratellastro di Usama bin Ladin, Abdullah bin Ladin, che affermò di aver lavorato per l’ambasciata saudita a Washington DC come “funzionario dell’amministrazione”, rivelando ancora una volta i legami incestuosi tra famiglia bin Ladin, governo saudita e, attraverso il fondo Carlyle Group, famiglia Bush e altri capi politici ed economici degli Stati Uniti. Il rapporto menziona anche che, nonostante i molti chiari collegamenti e tentativi da parte dell’FBI d’indagare ulteriormente, molti sospetti poterono inspiegabilmente “lasciare” gli Stati Uniti e tornare in Arabia Saudita. La relazione indica che anche “moschee” direttamente finanziate dal governo saudita, si crede coordinassero vari aspetti del terrorismo, moschee in cui soci dei dirottatori s’incontravano frequentemente o che gestivano. Ciò illustra esattamente come il terrorismo statunitense-saudita mantenga le fila, attraverso una rete globale di centri mascherati da moschee, protette da forze dell’ordine e d’intelligence occidentali, permettendo reclutamento e radicalizzazione dei terroristi, così come pianificazione e finanziamento del terrorismo stesso.

La comunità d’Intelligence degli USA davanti l’11 settembre: incompetenza o collusione? O entrambi?
SaudiArabia911commission Stati Uniti e Arabia Saudita svilupparono al-Qaida utilizzandola per anni per muovere guerre per procura nel mondo. Le azioni dell’11 settembre posero le basi per un decennio di guerra in cui gli Stati Uniti rovesciarono governi e occuparono nazioni, attuando una guerra segreta per l’espansione della loro egemonia nel mondo, dividendo e distruggendo le nazioni alleate ai rivali di Pechino e Mosca. E’ molto chiaro che l’Arabia Saudita ha giocato un ruolo negli attacchi dell’11 settembre, così come nel terrorismo mondiale prima e dopo gli attacchi. Chiaramente FBI e la CIA erano consapevoli del ruolo dell’Arabia Saudita. Sono anche chiari gli sforzi per proteggere le preziose risorse saudite fatte fuoriuscire dal Paese mentre agenti dediti tentavano d’indagare ulteriormente. Coloro che fecero uscire agenti e funzionari sauditi dal Paese, proteggendoli da ulteriori indagini sul ruolo nell’11 settembre, sono probabilmente legati agli statunitensi che aiutarono le controparti saudite ad organizzare e realizzare gli attacchi. E mentre alcuni agenti di FBI e CIA tentarono di fare il loro lavoro, un commento alla fine delle 28 pagine rivela che forse gli agenti non erano consapevoli, come avrebbero dovuto essere, della natura di al-Qaida e del suo rapporto con l’Arabia Saudita. Il rapporto cita un ex-agente speciale dell’FBI dire: “In sostanza. Non era un Paese identificato dal dipartimento di Stato come sponsor del terrorismo. E il tema o il modus operandi comune che abbiamo visto a San Diego era che se ci fossero stati, il loro obiettivo primario era monitorare i dissidenti nell’interesse della tutela della famiglia reale. Quindi non furono visti come una minaccia nemica alla sicurezza nazionale”. La conclusione dell’agente si basa interamente sul presupposto che le designazioni sul terrorismo del dipartimento di Stato siano significative e accurate. Se tali designazioni non erano precise, l’FBI avrebbe trascurato d’indagare a fondo sui sospetti che in realtà erano una grave minaccia alla sicurezza nazionale. Oggi, al-Qaida e l’auto-proclamato “Stato islamico” (SIIL) sono allo stesso modo ritratti come nemici dell’Arabia Saudita. Questo nonostante le prove evidenti che dimostrano che tali organizzazioni terroristiche e loro affiliati in Iraq e Siria, sono armate e finanziate per favorire gli interessi diretti di Riyadh e di Washington. Quando gli attacchi terroristici avvengono in Arabia Saudita, nonostante siano raffigurati come attacchi a Riyadh, spesso invece mirano a obiettivi sciiti nel Paese. Lo sciismo in Arabia Saudita, a differenza di al-Qaida e ISIS, non è una minaccia per Riyadh, non si basa sull’estremismo fanatico, ma invece si difende da brutalità e ingiustizia del sistema politico saudita che lo perseguita. Sembra che alcuni agenti, nonostante lavorassero su ipotesi errate, tentassero di fare il loro lavoro, mentre altri sembra proteggessero i sospetti probabilmente legati agli attacchi dell’11 settembre, se non loro stessi collegati agli attacchi. Per incompetenza e collusione, gli attacchi avvennero e il resto, come si suol dire, è storia.

Proteggere il terrorismo saudita
Mentre i media occidentali sostengono che molte delle affermazioni del rapporto declassificato sarebbero “senza fondamento”, la seria redazione della relazione porta a credere che l’Arabia Saudita e i vari tentacoli del suo apparato di sicurezza negli Stati Uniti, siano ancora coperti da agenti complici e da interessi statunitensi. Inoltre, nonostante le implicazioni molto preoccupanti del rapporto, va detto che dall’11 settembre Stati Uniti ed Europa continuano a fornire all’Arabia Saudita miliardi di dollari in armamenti, mentre supportavano politicamente Riyadh che eliminava la propria “primavera araba” nel 2011. Oggi, nonostante le prove su come l’Arabia Saudita armi e finanzi le organizzazioni terroristiche come al-Nusra, Stati Uniti ed Europa continuano comunque a prestare sostegno militare e politico a Riyadh. L’Arabia Saudita non ha vittimizzato gli Stati Uniti con l’11 settembre, né ha ingannato Washington. Riyadh e Washington sono complici, a volte in sincronia, altre volte agendo da finti avversari quando serve la massima negazione plausibile. Nonostante i tentativi di rivendicare l’Arabia Saudita estranea agli attacchi dell’11 settembre, i dirottatori senza dubbio erano sauditi ispirati da un indottrinamento originato dalle reti finanziate dai sauditi, presumibilmente avvicinate e assistite da agenti dei servizi segreti sauditi, e le attuali organizzazioni terroristiche ricevono da Riyadh armi e soldi per intraprendere le guerre per procura al fianco degli USA. Il rapporto non è una rivelazione, ma un’altra prova che afferma come Stati Uniti ed Arabia Saudita collaborino nel terrorismo, non per combatterlo. Coloro che pensano a una vera lotta al terrorismo globale, dovrebbero preparasi a fallimenti perpetui.1005317Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok, per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nizza, distruzione delle prove su ordine del governo francese

Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 22 luglio 2016

page_charlie-hebdo-saldirisini-arastiran-komiser-intihar-etti_890382580Un articolo del 21 luglio del quotidiano Le Figaro afferma che l’Esecutivo dell’antiterrorismo francese (SDAT) ha ordinato alle autorità di vigilanza urbana di Nizza di distruggere tutte le riprese delle telecamere a circuito chiuso dell’attentato del 14 luglio 2016.
Anche se lo SDAT cita gli articoli 53 e L706-24 della procedura penale e l’articolo R642-1 del codice penale, le autorità di Nizza intervistate da Le Figaro dicono che è la prima volta che gli viene chiesto di distruggere prove d iun crimine, che sottolineano essere illegale. La spiegazione data dal Ministero della Giustizia francese è che non vogliono l”incontrollata’ diffusione delle immagini dell’attentato. La polizia giudiziaria ha notato che 140 video dell’attentato in loro possesso mostrano ‘importanti prove d’indagine’ (interessants éléments d’enquête). Il governo francese sostiene di voler evitare che lo SIIL acceda ai video degli attentati per propaganda, affermando inoltre che la distruzione delle prove è volta a proteggere le famiglie delle vittime. La sezione commenti dell’articolo de Le Figaro è piena di sdegno e disgusto sul governo francese che, invece di preservare le prove per un’accurata indagine indipendente, si comporta difatti da primo sospettato dell’attentato, ordinando la distruzione di prove di vitale importanza. C’è qualcosa di marcio nella polizia giudiziaria francese. Poco dopo l’attacco al Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, la polizia giudiziaria si comportò in modo sospetto prima e dopo il ‘suicidio’ del vicecommissario della polizia di Limoge Helric Fredou. Fredou fu trovato morto poco dopo l’arrivo della polizia giudiziaria francese nel suo ufficio a Limoges, appena dopo il massacro di Charlie Hebdo. La sua famiglia non poté vederne il corpo che 24 ore dopo la morte; sospettano manipolazioni. La Polizia giudiziaria sosteneva che si era sparato alla testa, anche se la madre ha detto che non ne aveva le prove. Il commissario di polizia sarebbe stato depresso, accusa negata dal medico di famiglia. Fredou fu trovato morto nel suo ufficio prima della pubblicazione di un rapporto sui legami tra Jeanette Bougrab, ex-addetta stampa di Nicolas Sarkozy, e una vittima dell’attacco, Stéphane Charbonnier, noto come ‘Charb’. Il rapporto tra Bougrab, vicina ai capi del movimento sionista francese, e Charb, fu uno degli aspetti più controversi della storia della strage di Charlie Hebdo. Fredou indagava anche sui fratelli Quachi accusati del massacro. Avevano vissuto a Limoges.
247A097400000578-0-image-m-17_1420801576175Un articolo del giornale Est Républicain tenta di rassicurare il pubblico sulla buona fede del governo francese titolando ‘No, il video dell’attentato non è stato cancellato’, che afferma che il Ministero della Giustizia non ha ordinato la distruzione di prove, ma solo la cancellazione delle immagini dalle telecamere di Nizza. Tale rassicurazione potrebbe bastare a placare chi è restio a mettere in discussione la narrazione sulla guerra al terrore. Ma, come i fischi al primo ministro francese Manuel Valls a Nizza dimostrano, il popolo francese si sveglia. Ora le autorità di polizia giudiziaria e dell’antiterrorismo francesi vogliono distruggere le prove dell’attentato. Nella maggior parte dei casi criminali, chi distrugge o cerca di distruggere le prove di solito cerca di coprire qualcosa. Ho già sottolineato alcune incongruenze nella storia raccontataci sul massacro di Nizza. Non ho affermato che non è successo niente o che nessuno fu ucciso, ma piuttosto che le prove video finora presentate non corrispondono alla storia. Forse nuovi video che provino la storia del governo emergeranno. Speriamo! Se inquirenti e giornalisti dalla comprovata passione per pace, verità ed onestà avessero accesso a questi video, lo SIIL ne sarebbe indebolito, non rafforzato. Ma sarebbe ingenuo credere che il governo francese intenda indebolire lo SIIL, data la dimostrazione incontrovertibile di sostenere chi decapita bambini in Siria. Mentre alcuni troveranno il loro sistema di comfort e giustificazioni turbato da tali notizie, molti altri semplicemente si sveglieranno. Addormentare è facile nel breve termine, ma col tempo la gente si renderà conto che il materasso gli è stato tirato da sotto, così quando si sveglierà per il terribile disagio, sarà troppo tardi. È ora di svegliarsi!

Jeannette Bougrab

Jeannette Bougrab

Gearóid Ó Colmáin giornalista e analista politico irlandese residente a Parigi. Il suo lavoro si concentra su globalizzazione, geopolitica e la lotta di classe.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Massacro di Monaco: il killer non era iraniano, ma islamista filo-turco

Walid Shoebat, 23 luglio 2016as1-copyAli David Sonboly non era iraniano ma un siriano islamista filo-Turchia. Fu indagato dall’Interpol che lo seguiva. Prima di tutto. C’è solo un modo di scrivere Sonboly in lingua araba, ma in inglese può essere scritto in più modi (Sunbulli, Sonboly), ma in arabo l’ortografia è sempre la stessa: سنبلي
A meno che non si sappia l’arabo, non si sa come scriverlo. Esaminando il clan Sonboly ed anche la pagina Facebook di Sonboly, si trova la bandiera turca quale simbolo principale. Va bene, forse era un feticista del rosso e della mezzaluna? Ma il suo clan è di origine turca residente in Siria e in Turchia, e questa bandiera turca, così come quella siriana, è l’orgoglio del clan come si può vedere su facebook. L’amore di tale clan per la Turchia di Erdogan è certo. In più viveva in un quartiere turco. Perché allora spacciarlo da iraniano non essendo un musulmano sciita? E’ possibile che la Germania voglia evitare un contraccolpo quando i tedeschi sapranno che turchi o rifugiati siriani che entrano Germania a frotte siano colpevoli? Che abbia vissuto in Germania fin dai due anni è una sciocchezza, iniziò la scuola dal liceo nel 2011. as3-copy2Il clan proviene da Homs in Siria dove poi si è diffuso in Yemen, Arabia Saudita, Stati Uniti e Canada. Un rapido sguardo a tale clan ne illustra l’amore per la Turchia (qui, qui vive a Chicago, sunnita con l’hijab da Homs, in Siria, vedasi anche qui e qui, e qui, e qui un anti-Assad islamista filo-turco. E la versione araba di Sonboly produce gli stessi risultati. Ali Sanboly su facebook arabo porta ad alcuni individui che amano Erdogan e il terrorismo.as4-copy-617x1024Un membro del clan, Ziyad Sonboly a cui piace sparare è chiaramente un siriano con tanto di bandiera. Se Ali Sonboly era iraniano, che se ne faceva della bandiera della Turchia sventolante dietro di lui sulla pagina Facebook sua e di parenti e contatti? C’è anche una foto di lui forse arrestato (abbiamo solo le spalle di un tizio), ma ciò che pochi sanno è che Sonboly era seguito dall’Interpol. Vi mostrano la faccia da bimbo, quando invece era un tizio cresciuto come mostra una foto del video di un testimone oculare. Allora, perché esibire questa faccia da bambino? Non ci sono foto di come fosse quest’uomo? Era bello grosso.Cn_YEnuWAAIbs1w.jpg largeSopra appare un tizio robusto. I media lo mostrano come un 18enne dalla peluria sulla faccia liscia da adolescente. Chi è? Infatti, il capo della polizia della città Hubertus Andraes diede ai media qualcosa di diverso da ciò inizialmente condiviso: “la presenza di un nota dell’Interpol“. Questa informazione fu confermata anche a un giornale portoghese (vedi sotto) e che al-Arabiya conferma. Tutto questo è stato ignorato, cambiato e nascosto sotto un tappeto persiano.
as6-copy-768x759Al-Arabia chiarisce, “secondo il (primo) comunicato stampa della polizia, secondo testimoni oculari, vi erano 3 persone coinvolte nell’attentato” e furono anche segnalati incidenti in tre posti diversi.
as7-copy-768x735Ci sono anche tre turchi uccisi. Hanno incluso gli attentatori tra le vittime? Se il colpevole era morto, non vi fu qualche segnalazione di uno scambio a fuoco con la polizia? Non lo so in questo momento, e tale ipotesi è la mia teoria della cospirazione personale. Ma nella versione tedesca? Quest’uomo dicono fosse collegato (o innamorato) “del terrorista di estrema destra Anders Breivik“!? Ed ora, lo stesso capo della polizia di Monaco Hubertus Andrae, che sapeva che costui aveva una fedina penale presso l’Interpol, dice che l’attentatore sembra essere solo un pazzo “ossessionato dalla furia di sparare”? Era questo il motivo per cui era monitorato? Che dire poi di un iraniano con la bandiera turca e tutto il clan siriano islamista pro-Turchia? Lui e tre delle sue vittime sono agnelli sacrificali per creare simpatia verso i turchi, motivo per cui malediceva i turchi? Sarebbe utile ad Erdogan. Ed Erdogan già ne approfitta. L’agenzia Anadulu della Turchia già incassa promuovendo l’agenda di Erdogan che personalmente ha risposto sull’attentato affermando: “La Turchia, bersaglio di innumerevoli attacchi terroristici e atti di violenza da molti anni, condivide il dolore della Germania, dove nostri molti cittadini vivono. A nome mio e della mia nazione, porgo le più sentite condoglianze a voi, cordiale nazione tedesca, e alle famiglie di coloro che hanno perso la vita in questo incidente deplorevole e auguro una pronta guarigione a tutti i feriti“.
Sonboly era un ottimo tiratore addestrato e poi ci è stato detto che si è ucciso. Forse l’ha fatto, ma non diversamente da come i musulmani in ‘missione suicida’ per la una causa della Turchia, uccidendo cafiri per far trionfare la propaganda jihadista di Erdogan (come Jihad invocata dall’Islam). Guardando il video è ovvio che era addestrato. E’ possibile che fosse un agente turco, che collaborasse con Turchia e Germania per fare precipitare il flusso di profughi verso la Germania? Sembra che Erdogan se ne esca per dire che la sua gente è stata uccisa nell’attentato, e che quindi ha bisogno di più protezione da Germania e Turchia? Può darsi che Erdogan lo sfrutti per accelerare l’integrazione della Turchia nell’Unione Europea, con il pretesto che i turchi dovrebbero essere europei e godere di ogni protezione dall’UE? Può darsi che la Germania, sconvolta alla disgregazione di un’UE evanescente, abbia bisogno che una nazione militarmente potente come la Turchia entri nell’Unione europea per risanarla in qualche modo dalla frammentazione, aderendo alla forza militare universale dell’UE sui cui la Germania lavora? Niente di tutto questo mi sorprenderebbe. Esattamente cosa Merkel ed Erdogan preparano? Un dolce rinfrescante ottomano Karrub Assal, una birra tedesca o una miscela che rinfreschi entrambi? Ma non si tratta solo della propaganda jihadista. La causa di Erdogan è definire chiunque criticji lui o i turchi come “terroristi”. Questa è l’invocazione di Erdogan da Allah, ultimamente, ridefinire il terrorismo pretendendo l’estradizione di Fethullah Gulen dagli Stati Uniti e accusando avversari o critici dei turchi di terrorismo. Questi i fatti. C’è qualcuno in ascolto?178127Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Patto segreto della Turchia con lo Stato islamico

L’elefante nella stanza della NATO: lo Stato islamico sponsorizzato dalla Turchia
Ahmed Nafeez, Insurge IntelligenceErdogan10Nuove prove emergono sul governo turco del presidente Erdogan che di nascosto sostiene militarmente, finanziariamente e logisticamente lo SIIL, anche se pretende di combattere la rete terroristica. La prova è la testimonianza di un terrorista dello SIIL catturato da combattenti curdi, ampiamente riconosciuti come la forza più efficace nell’affrontare lo SIIL. La testimonianza è stata riportata da due agenzie di stampa curde, Harwar News Agency (ANHA) siriano-curda nel Rojava, e Ajansa Nûçeyan a Firatê (Firat News Agency o ANF News) turco-curda ad Amsterdam. I siti web delle agenzie di stampa sono bloccati in Turchia. Le interviste al combattente dello SIIL, catturato dalle Unità di Protezione Popolare (YPG) curde, rivelano che le forze militari e di sicurezza turche cercano di agevolare le operazioni dello SIIL in Siria, così come gli attentati terroristici del SIIL in Turchia. La nuova testimonianza corrobora affermazioni analoghe da altri membri dello SIIL, così come da fonti dei servizi segreti occidentali e mediorientali. Eppure la Turchia è un membro di spicco della NATO. E mentre i membri occidentali della NATO raccolgono sempre più intelligence che confermano la sponsorizzazione turca dello SIIL, si rifiutano di agire.

Le spie turche contro i poliziotti turchi
La fonte, Savas Yildiz, fu catturata dalle YPG durante l’attacco dello SIIL sulla provincia curda di Gire Spi (Tal Abyad) in Siria. Oscurata dalla stampa turca e internazionale, la cattura di Yildiz delle YPG è un significativo successo contro il terrorismo. Cittadino turco unitosi al gruppo jihadista in Siria nel 2014, Yildiz è stato il primo sospettato degli attentati alla sede di uno dei principali partiti d’opposizione in Turchia, il Partito Democratico del Popolo (HDP) filo-curdo. L’attentato avvenne contro gli uffici dell’HDP ad Adana e Mersin, nel maggio 2015. Yildiz partecipò ad una serie di ulteriori attentati in Turchia. Ma fu anche sospettato dell’attentato dello ISIS ad Istanbul nel marzo 2016, che uccise 4 persone e ne ferì 39. Le autorità turche in un primo momento dettero per scontato che Yildiz fosse l’attentatore suicida in quel caso, ma la polizia individuò rapidamente il vero attentatore, Mehmet Ozturk. Ozturk e Yildiz erano noti alle forze di sicurezza turche come agenti dello SIIL. Le autorità tesero la retata per Yildiz nell’ottobre 2015, credendo che Ozturk ed altri due agenti dello SIIL, Haci Ali Durmaz e Yunus Durmaz, fossero rientrati in Turchia dalla Siria per compiere attacchi terroristici. Dopo l’attentato del marzo 2016 a Istanbul, la polizia turca comunicò i nomi di Yildiz e dei complici, descrivendoli come sospetti terroristi dello SIIL che pianificavano ulteriori attentati in Turchia. Ma mentre la polizia turca dava la caccia a Yildiz e complici, fu più volte contrastata dai servizi segreti turchi. Fonti di sicurezza turche hanno detto che Savas Yildiz fu arrestato per due volte dalle autorità turche per l’adesione allo SIIL, ed era anche su una lista di terroristi. Anche il camerata di Yildiz, Mehmet Ozturk, era nella “lista nera” dell’intelligence turca quale “fiancheggiatore di un gruppo terroristico“, ma diverse volte poté recarsi da e per la Siria perché non era nel sistema informatico giudiziario nazionale (UYAP). Yildiz partecipò all’attacco dello SIIL su Gire Spi, ma fu costretto ad arrendersi alle YPG dopo che fu intrappolato dal crollo di un edificio.

La libertà di movimento dello SIIL garantita dallo Stato turco
SAVAS-YILDIZ-2-683x1024In un’intervista all’ANHA, il terrorista confesso disse che i principali membri turchi dello SIIL si muovono liberamente tra Turchia e Siria perché alcuni di loro lavorano per l’intelligence turca. Gli avamposti alla frontiera verrebbero abitualmente sguarniti dalle forze di sicurezza turche in orari particolari per consentire a gruppi di 20-30 combattenti dello SIIL di passare senza ostacoli e senza essere rilevati, Yildiz ha detto: “C’è un accordo tra Turchia e SIIL. La Turchia sostiene lo SIIL perché rappresenta una minaccia per i curdi e può usarlo contro di loro“. Confermava che l’esercito turco aveva aperto le linee di comunicazione con lo SIIL fin dall’invasione di Mosul, in Iraq, nel giugno 2014: “...Quando Mosul fu catturata, circa 50 persone furono tenute prigioniere nel consolato turco. Ci aprirono tutte le strade affinché riavessero i prigionieri. Ci diedero ogni libertà di movimento. Quei prigionieri furono scambiati dalla Turchia con 100 dei nostri amici“. Secondo Yildiz, obiettivo primario della Turchia nel sostenere lo SIIL è utilizzarlo come baluardo geopolitico contro il crescente potere politico e militare dei gruppi curdi: “Lo Stato turco e il presidente Recep Tayyip Erdogan ci supportano perché siamo contro i curdi. Non perché è affettuoso con noi o che. Non c’entra per nulla l’Islam. Non ci avrebbe sostenuto un giorno se non combattessimo i curdi“. L’operativo dello SIIL ha anche spiegato che la priorità strategica dello SIIL è rovesciare il regime di Bashar al-Assad in Siria, gli altri obiettivi in Turchia, Stati Uniti ed Iraq, per esempio, sono secondari: “Il regime turco, gli Stati Uniti, il regime iracheno non sono importanti per noi, ma il regime siriano lo è. Perché vediamo la Siria al centro dello Stato islamico che fondiamo“. Yildiz aveva anche confermato che lo SIIL ha una presenza massiccia in Turchia, “a Istanbul, Konya, Ankara e tutte le città curde. Ma Antep fu scelta come base centrale per usare efficacemente la frontiera e tutte le strade che passano da quel punto“. Antep, aveva detto, è il punto di transito nel territorio dello SIIL per i combattenti stranieri provenienti da tutto il mondo, tra cui cittadini turchi. Eppure lo fanno impunemente, proprio sotto il naso delle forze di sicurezza turche. “La gente corre da tutto il mondo passando da uno stretto passaggio di qui“, aveva detto Yildiz. “Attraversando quartieri periferici e villaggi di Antep. E’ impossibile per le forze di sicurezza non vederli, non notarli“. Indicò diversi punti di passaggio “tra Antep e Kilis. Uno di questi era a Rai. Attraversammo Rai e Çobanbey, e il valico di Elbeyli. Uno dei luoghi più frequentemente usati era Karkamis, presso Jarablus. Questi sono passaggi sempre aperti“. Le affermazioni di Savas Yildiz sono sorprendentemente dettagliate, suggerendone l’effettiva accuratezza e coerenza con numerose prove.

La ‘complicità profonda’ di Erdogan
12002804Ahmet Yayla, ex-capo antiterrorismo e prevenzione del crimine della polizia nazionale turca dal 2010 al 2014, conosce direttamente le operazioni sul confine turco-siriano. “Il governo Erdogan ha sempre chiuso un occhio sulle decine di migliaia di sostenitori dello SIIL che passano dall’aeroporto di Istanbul al poroso confine turco con la Siria per unirsi allo SIIL“, ha detto. Oltre a testimoniare direttamente sul flusso di terroristi dalla Turchia alla Siria, Yayla ha intervistato dei disertori dello SIIL che si nascondono in Turchia, in qualità di vicedirettore del Centro Internazionale per lo Studio della radicalizzazione della violenza. I risultati della ricerca, condotta in collaborazione con la consulente antiterrorismo di NATO e Pentagono professoressa Anne Speckhard della Georgetown University, specialista dei fattori psico-sociali della radicalizzazione, furono pubblicati nel libro pubblicato a luglio, ISIS Defectors: Inside Stories of the Terrorist Caliphate, così come nel recente documento per la rivista Perspectives on Terrorism journal. Da queste interviste spiegano che la sponsorizzazione diretta turca dello SIIL è un segreto di Pulcinella nella rete terroristica: “Nonostante le dichiarazioni di Erdogan di combattere lo SIIL, le prove indicano che era e continua ad esservi profondamente implicato, permettendo allo SIIL non solo di reclutare in Turchia, ma anche di ricevere armi e rifornimenti. Questi fatti agghiaccianti furono confermati più e più volte durante le nostre interviste a disertori dello SIIL. Un ex-emiro ci disse che lo SIIL ha costruito migliaia di bombe grazie ai rifornimenti di bombole di propano dalla Turchia“. Yayla e Speckhard sostengono che Erdogan “ha bisogno dello SIIL quale strumento per sedare il PKK, le forze ribelli curde anti-turche, anti-Erdogan ed anti-SIIL“. I documenti sequestrati dalle forze curde ai combattenti dello SIIL tra dicembre 2014 e marzo 2015, provano che i combattenti dello SIIL attraversano liberamente il confine turco-siriano con l’aiuto di “imprese private”. L’anno scorso, un funzionario occidentale che conosce le informazione riservate ottenute con un’importante incursione degli Stati Uniti contro una base dello SIIL, ha detto che “rapporti diretti tra funzionari turchi e membri dello SIIL sono ora ‘innegabili’“. Il funzionario confermava che la Turchia aiuta altri gruppi jihadisti, tra cui Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra, affiliata ad al-Qaida in Siria. “Le distinzioni (dagli altri gruppi d’opposizione) sono davvero sottili“, ha detto il funzionario. “Non vi è alcun dubbio che collaborino militarmente con entrambi“. Diversi altri disertori dello SIIL confermano che i capi sul campo dello SIIL in Siria sono in contatto diretto con i “funzionari turchi“, in quanto vi è “piena collaborazione con i turchi“.

La Giordania accusa Erdogan di diffondere lo SIIL in Europa
Ma forse la valutazione più schiacciante fu fatta da uno degli alleati di Erdogan, re Abdullah di Giordania, che disse a una riunione di alti rappresentanti del Congresso a Washington DC, a gennaio, che la Turchia incoraggia deliberatamente lo SIIL ad inviare terroristi in Europa, per compiervi attacchi terroristici. “Il fatto che i terroristi vadano in Europa fa parte della politica turca e la Turchia continua ad esserne rimproverata, ma senza conseguenze“, avrebbe detto il re giordano alla riunione. Alla riunione del Congresso parteciparono presidenti e membri dei comitati forze armate, intelligence e relazioni estere del Senato degli USA, tra cui i senatori John McCain, Bob Corker, Mitch McConnell e Harry Reid, della maggioranza e della minoranza al Senato, rispettivamente. Abdullah confermò anche che lo Stato turco era complice nel traffico di petrolio dello SIIL. Disse che il presidente Erdogan è dedito alla “soluzione islamista nella regione” e al conflitto in Siria. Le dichiarazioni del re giordano confermano una precedente inchiesta di Insurge Intelligence, esponendo il ruolo dello Stato turco nel facilitare il contrabbando di petrolio dello ISIS. Le osservazioni del re erano sostenute dal ministro degli Esteri giordano Nasir Judah, in occasione della riunione del Congresso, che disse che i bombardamenti russi impedivano alla Turchia di creare zone sicure nel nord della Siria fermando i profughi diretti in Turchia, “La Turchia ha scatenato i rifugiati verso l’Europa“. Le note di re Abdullah furono segnalate da Middle East Eye (MEE), ma furono a malapena notate dalla stampa, se non da qualche media. Forniscono la sorprendente prova che la minaccia terroristica crescente dello SIIL in Europa è stata deliberatamente incrementata da uno dei membri più potenti della NATO. I militari e l’intelligence della Giordania lavorano direttamente con Turchia, Paesi del Golfo ed occidente coordinando addestramento e assistenza militare ai ribelli anti-Baath in Siria. Sanno individuare i problemi della politica turca regionale verso lo SIIL. Ma lo sono anche le altre agenzie d’intelligence occidentali. Il silenzio assordante delle autorità occidentali di fronte alle rivelazioni di re Abdullah sollevano questioni urgenti sul rifiuto continuo della NATO di agire per fermare il sostegno allo SIIL da uno dei suoi membri.

La NATO evanescente mentre uno se i suoi membri sponsorizza lo SIIL
2015-04-24T104910ZInsurge Intelligence contattò la NATO per un commento e un portavoce disse che avrebbero risposto “presto”. Queste le mie domande: “La mia domanda è, sulla scia di queste prove, cosa farà la NATO verso la Turchia? Dato che la lotta allo SIIL ha la massima priorità, i membri della NATO vorranno interrogare Yildiz sull’intelligence riguardo lo sponsor dello SIIL, e le reti finanziarie e organizzative di cui Yildiz sembra avere intima conoscenza? La NATO adotterà azioni per fermare il sostegno allo ISIS proveniente dal suo seno?” Daniel Arnaud, capo delle operazioni mediatiche della NATO, finalmente rispose con una e-mail spiegando, in sostanza, che la NATO è assente mentre la Turchia brucia: “Ieri era festa nazionale e molte persone sono via oggi. Risponderemo alla domanda la prossima settimana“. Così si combatte la ‘guerra allo Stato islamico’. Dopo la relazione del MEE, il governo giordano emise un comunicato ufficiale che negava che il re avesse accusato la Turchia di esportare il terrorismo in Europa. Tuttavia, l’articolo del MEE si basa su una fonte credibile direttamente presente alla discussione nella riunione del Congresso. Due mesi dopo la notizia dell’allarme di re Abdullah riferita a porte chiuse a Capitol Hill, diversi tribunali turchi inspiegabilmente liberarono importanti agenti dello SIIL precedentemente arrestati e accusati. Tra di loro c’era Abu Hanzala, nome di battaglia di , e i suoi camerati. Hanzala sarebbe il comandante dello SIIL in Turchia, catturato con armi e munizioni al momento dell’arresto. Fu descritto dall’operativo dello SIIL Savas Yildiz come una delle principali figure clericali delle operazioni turche dello SIIL, promuovendone dottrine teologiche e reclutamento di centinaia di combattenti. Grazie alla decisione dell’Alta Corte Penale d’Istanbul del 24 marzo, l’Abu Bakr al-Baghdadi’ della Turchia è ora libero di diffondere ulteriormente terrore. Non fu rilasciato solo lui, ma 94 presunti operatori dello SIIL. Nel frattempo, la NATO si prende un lungo week-end, e può o meno decidere di rispondermi.

Con Erdogan, lo SIIL va in metastasi
Il pericolo per l’Europa dovuto al crescente sostegno della Turchia allo SIIL è ulteriormente evidenziato dopo il colpo di Stato militare fallito contro la presidenza Erdogan. Erdogan ha risposto lanciando il proprio contro-colpo di Stato contro le istituzioni democratiche della Turchia. Secondo una dichiarazione del Congresso nazionale curdo (KNC), coalizione di organizzazioni curde d’Europa, formato da politici curdi esiliati, avvocati e leader della società civile, le azioni di Erdogan alimentano una forma di “nazionalismo settario” che “creerà lo SIIL turco“. L’AKP, partito al governo di Erdogan, “ora spera di rafforzare la presa sul potere e il suo sistema anti-democratico e anti-curdo“, avvertiva il KNC: “Se tale tentato golpe ha incoraggiato l’AKP, i suoi alleati e i nazionalisti, ha anche radicalizzato i circoli nazionalisti settari vicini all’AKP. Questo porterà a una nuova generazione di formazioni turche simili allo SIIL, come l’Osmanli Ocaklari, un gruppo paramilitare organizzato da Erdogan stesso“. Il KNC avverte anche che l’Osmanli Ocaklari raggiunge lo ISIS mentre sviluppa collegamenti in Europa: “già organizzano nei Paesi europei; collegamenti tra loro e lo SIIL sono già discussi. Queste tendenze nazionaliste settarie si radicalizzeranno ulteriormente divenendo le forze repressive contro ogni opposizione all’AKP“. Il KNC avverte che sotto l’ombrello ideologico e politico dell’AKP, il nazionalismo settario diventerà “la versione turca dello SIIL… una versione più radicale dei Fratelli musulmani“, utilizzata per proiettare potenza sulla regione.

Kadir Canpolat

Kadir Canpolat, capo dell’Osmanli Ocaklari

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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