Le Forze Speciali statunitensi disprezzano i terroristi che addestrano in Siria

Dean Parker, Russia Insider 20 settembre 2016

Le Forze Speciali con l’ordine di addestrare i ‘ribelli anti-SIIL’ sono così disgustate dalla missione, che a loro avviso addestra i futuri terroristi di al-Nusra, e credono che servirebbero gli USA meglio sabotandola.dd5209d6-b8c3-4f0b-857a-b7fa1f2ebb52_mw1024_s_nUn ex-ranger dell’US Army su Sofrep.com, che si autodefinisce bollettino non ufficiale delle Forze Speciali degli Stati Uniti, da un quadro affascinante sugli atteggiamenti dei soldati statunitensi verso la missione di addestramento in Siria. Si legge in apertura: “Nessuno ci crede. Dici ‘Fanculo’“, afferma un ex-berretto verde dei programmi segreti e clandestini degli USA per addestrare e armare le milizie siriane. “Tutti sul campo sanno che sono jihadisti. Nessuno crede a tali missione e compiti, sanno che addestrano solo una nuova generazione di jihadisti, quindi li sabotano dicendo: ‘Fanculo, che m’importa?’” Giusto. Secondo quanto riferito, le forze speciali statunitensi sul campo detestano tale ordine. L’articolo è in realtà molto più una cronaca della guerra della CIA in Iraq e Siria, compreso il fallimento nel prendere sul serio la minaccia dello SIIL e l’incapacità di destinare risorse significative per affrontare il gruppo. Invece, Murphy spiega che la CIA ha obbligato a tale lavoro le forze speciali per l’ossessione nel rovesciare il governo siriano: “Lo SIIL era ormai sul radar della CIA. Il CTC (Centro antiterrorismo della CIA) puntava all’organizzazione, ma non abbastanza da avere effetti sul campo. Verso la fine del 2014, la CIA aveva meno di 20 funzionari ed analisti dediti alla lotta contro lo SIIL. Dall’inizio del 2016, la situazione migliorò di poco. Secondo diverse fonti, la CIA semplicemente non si preoccupa dello SIIL, utilizzando la scusa che sia un esercito piuttosto che un’organizzazione terroristica, assegnando il compito alle operazioni speciali dell’esercito, in particolare Forze Speciali e Delta Force. In Siria, la priorità della CIA è ciò che alcuni funzionari del CTC definisco genialata del direttore John Brennan: la caduta del regime di Assad”. Poi racconta come gli USA sono coinvolti in una guerra per procura contro lo Stato siriano tramite la CIA, notando che: “Distinguere tra ELS e al-Nusra è impossibile, perché sono praticamente la stessa organizzazione. Come già nel 2013, i capi dell’LS passarono con tutte le loro unità ad al-Nusra, conservando ancora il titolo di ELS come facciata per apparire laici in modo da avere le armi fornite da CIA e servizi segreti sauditi. La realtà è che l’ELS è una copertura della filiale di al-Qaida, al-Nusra”. E, “il fatto che l’ELS abbia approvato semplicemente la cessione di armi di fabbricazione statunitense ad al-Nusra non sorprende, considerando le scadenti valutazioni della CIA sulle milizie in Siria, basandosi su vecchi database. Tali dati sono i nomi di individui, in primo luogo, che si presume siano ancora in età di leva, visto che i dati furono raccolti dal CTC anni prima”.
14390675 Il nocciolo della questione è che, mentre la CIA ha un programma antiterrorismo gravemente trascurato, le risorse sono state dedicate esclusivamente alla Task Force siriana che, avete indovinato, ha per compito il cambio di regime in Siria: “Brennan è colui che ha dato vita alla Task Force siriana attingendo alle risorse del CTC/SI”, e a “John Brennan piacevano le stronzate sul cambio di regime”, commentava un ex-ufficiale della CIA. CTC/SI si dedica alla lotta al terrorismo, mentre la Task Force siriana a spionaggio, operazioni d’influenza e attività paramilitari in collaborazione con la Divisione Attività Speciali (SAD), necessarie per tentare il cambio di regime, anche armando gruppi di terroristi in Siria. Il ramo operativo della CIA è la componente paramilitare trattata come una scolaresca in Siria, con gli ufficiali che operano come se fossero dei pivelli. Composto da ex-soldati delle operazioni speciali, il ramo operativo fu molto attivo nei combattimenti quanto operava con un commando afghano assegnato dall’intelligence del Paese, la NDS, ma in Giordania non poteva fare altro che osservare e riferire, chiedendo ai capi dei ribelli provenienti da oltre confine come andavano le cose, ma non molto altro”. Con la CIA indisposta ad assumersi il compito, il lavoro ricadde su uno dei capi di un commando delle Forze Speciali, il 5° Gruppo Forze Speciali di stanza in Giordania e Turchia. Il compito non è combattere lo SIIL ma addestrare i siriani che si presentavano dicendosi disposti a farlo: “Nel 2015, le Forze Speciali degli Stati Uniti s’insediarono in Giordania e Turchia con il compito di collaborare e formare forze surrogate che attaccassero lo SIIL. In questo caso, raramente se non mai, combatterono al fianco delle forze locali, ma piuttosto le addestrarono in una nazione ospitante e quindi agendo attraverso cittadini di Paesi terzi, come le forze speciali turche e giordane, addestrare le milizie siriane e poi rispedirle in Siria”. Ai soldati delle forze speciali cui fu affidato il compito, tuttavia, ne furono disillusi. Un problema era l’apparente scarsa qualità delle reclute, e un altro la lealtà chiaramente discutibile: “I ribelli sanno come vendersi agli statunitensi nei colloqui, ma fanno capire le cose di tanto in tanto. “Non capisco perché alla gente non piaccia al-Nusra”, disse uno dei ribelli ai soldati statunitensi. Molti avevano simpatie per gruppi terroristici come Nusra e SIIL. Altri semplicemente non erano idonei. “Non vogliono essere dei guerrieri. Sono tutti dei vigliacchi. Questo è il ribelle moderato”, diceva un Berretto Verde su Sofrep. “Un gruppo di contadini e di ritardati che non poteva affrontare lo SIIL, e che neanche l’Esercito siriano vorrebbe”.” Tra i ribelli che forze speciali statunitensi e turche addestrano, “Un buon 95 per cento lavora per organizzazioni terroristiche o ne è in sintonia“, diceva un Berretto Verde associato al programma, aggiungendo: “La maggioranza ammise di non aver problemi con lo SIIL e che il loro problema erano curdi e regime siriano“. Come le milizie addestrate in Giordania, i ribelli addestrati in Turchia non erano pronti al combattimento. “Non hanno sangue da guerrieri. In grande maggioranza sono dei criminali“, diceva un altro Berretto Verde. Molti erano stranieri, alcuni dall’Iraq. Uno addirittura narcotrafficante libanese. “La maggior parte di questi fu istruita su cosa dire al centro di addestramento e a dare le risposte giuste”, diceva il soldato delle forze speciali su SOFREP. Si spacciavano laici, ma gli statunitensi capivano che erano integralisti perché non fumavano (i jihadisti sono wahhabiti, e ciò glielo vieta) e disprezzavano i Berretti Verdi.
military2 Il rapporto degli statunitensi con i turchi è complicato a dir poco: “Il rapporto con i turchi era, ed è, estremamente complicato. Nel Centro operativo tattico (TOC) gestito dalle forze speciali statunitensi in Turchia vi sono anche ufficiali turchi. Gli statunitensi fanno finta di non collaborare con i curdi, mentre gli altri membri del 5° Gruppo e gli operatori della Delta Force difatti sono integrati nella milizia curda delle YPG. Allo stesso modo, l’esercito turco chiude un occhio e fa finta di non sapere che gli statunitensi sono nelle YPG in Siria. Rendendo una strana situazione ancora più strana, i Berretti Verdi facevano finta di non sapere che le forze speciali turche addestrano i jihadisti nel nord della Turchia. La Turchia sponsorizza gruppi come Ahrar al-Sham (la CIA segue i membri di al-Qaida che lo raggiungono dalle aree dell’amministrazione tribale federale del Pakistan), e le forze speciali turche li addestrano e spediscono in Siria, dal corridoio di Jarabulus. Quando i jihadisti passano l’esercito turco trasmette la parola in codice “Spento” per dire alle guardie di frontiera di far passare i suoi ascari”. Stranamente neanche i capi, e non solo la truppa, non credono nella missione: “Pallet di armi e file di camion consegnati dalla Turchia ai gruppi ribelli sponsorizzati dagli USA semplicemente si coprono di polvere per le controversie sull’autorità su loro possesso e sui finanziamenti, mentre l’autorizzazione all’addestramento delle milizie viene concessa o tolta per capriccio. Un giorno viene detto di si, il giorno dopo no, e il giorno dopo di addestrare solo i capi. Alcuni Berretti Verdi credono che tale esitazione provenga dalla Casa Bianca quando sa che la maggior parte dei miliziani è affiliata a Nusra e altri gruppi estremisti. Le armi fornite dalle forze speciali sono di fabbricazione statunitense per rendere le milizie dipendenti dai rifornimenti di munizioni dagli Stati Uniti. Mentre i giochi continuano, il morale delle forze speciali in Turchia affonda. Spesso mascherato con uniformi turche, uno dei Berretti Verdi descriveva il suo lavoro come “Seduto in ufficio, a bere chai mentre guardi i turchi addestrare i futuri terroristi”.”
A dire il vero Jack Murphy non nomina un solo ufficiale o soldato nell’articolo. Tuttavia, non ci si aspetterebbe che un soldato delle forze speciali sia libero di parlare così a un giornalista. Inoltre Murphy diffonde tali informazioni privilegiate, ad esempio sulle lotte burocratiche e la continua ricerca della ragion d’essere delle varie unità e rami delle forze speciali, ed è inconcepibile che sia tutta un’invenzione, è evidente che l’autore conosce intimamente le Forze Speciali degli Stati Uniti e vi ha dei contatti. Questo è solo un piccolo esempio delle informazioni che Murphy rivela: “Per quanto riguarda la Siria, i capi del 5° Gruppo vedono lo SIIL come l’unico attivo. La guerra in Siria gli da pesò e uno scopo per restare in Medio Oriente. Inizialmente furono schierati in Giordania con la scusa che sarebbero stati lì per rilevare le armi di distruzione di massa dal regime di Assad, cosa ridondante poiché il JSOC ha un’unità specializzata in tale compito. In realtà, il 5° Gruppo voleva essere l’avanguardia della possibile invasione della Siria”. Ed ecco il pezzo forte; i soldati che hanno l’ordine di addestrare i ribelli siriani a combattere lo SIIL sono così disgustati dalla missione che pensano sia loro dovere patriottico non eseguire gli ordini, ma creare dei buon soldati Svejk sabotando la missione: “Per il momento, i soldati delle forze speciali addetti all’esecuzione del programma ritengono di far sembrare di compiere il loro dovere, mentre in realtà non fanno nulla. Con le mani legate, le opzioni sono poche e disperse. Molti sabotano attivamente i programmi o non fanno nulla, sapendo che i ribelli presunti laici che sono tenuti ad addestrare sono in realtà terroristi di al-Nusra.”

Addestramento dei 'ribelli anti-SIIL' in Giordania

Addestramento dei ‘ribelli anti-SIIL’ in Giordania

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stati Uniti e Turchia istigano la guerra mondiale in Siria

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 24/09/20161-gi3vtonpgzi9gs1v8xknoaDopo la dubbia performance stellare del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, questa settimana presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, raccontando una litania di bugie per quasi un’ora al mondo, toccava al capo della Turchia Recep Tayyip Erdogan insultare l’intelligenza dell’umanità. Come il suo alleato statunitense, che sovverte la realtà sostenendo che i crimini di guerra degli Stati Uniti contro numerose nazioni sono un’eredità virtuosa, Erdogan ha eseguito un altrettanto affascinante gioco di prestigio. Nel discorso alle Nazioni Unite, il presidente turco ha detto che il suo esercito ha portato la pace nel Medio Oriente invadendo la Siria il mese scorso. Potete immaginare Adolf Hitler dichiarare all’allora Società delle Nazioni che la Germania aveva solo invaso la Polonia per riportare la pace in Europa? E’ sorprendente, se si pensa al forum internazionale di agosto a New York indulgere verso Erdogan e Obama con tanta gentile attenzione, quando entrambi sono responsabili del crimine di guerra supremo, l’aggressione allo Stato sovrano della Siria? Le truppe turche e statunitensi occupano una fascia di 100 km di larghezza nel nord della Siria, dopo aver lanciato l’operazione Scudo dell’Eufrate il 24 agosto con carri armati e aerei da guerra a sostegno di forze di terra. Siria e Russia espressero preoccupazione per l’incursione, con Damasco che denunciava la violazione delle sovranità e integrità territoriale. Aerei militari statunitensi violano la sovranità siriana da quasi due anni. Solo perché Turchia e Stati Uniti sostengono che l’ultima operazione abbia lo scopo di combattere la rete terroristica dello SIIL, non gli conferisce legittimità.
Dopo un mese che Stati Uniti e Turchia hanno lanciato l’incursione in territorio siriano, Ankara dice che espanderà l’occupazione. All’inizio di questa settimana, Erdogan aveva detto che le sue truppe sarebbero avanzate a sud, in Siria, occupando 5000 chilometri quadrati di territorio, cinque volte l’area già sotto il suo controllo. In gergo orwelliano, le forze turche e statunitensi annettono territorio come “zone di sicurezza”. Esattamente per chi sono “sicure” non è ancora chiaro. Mentre a New York City, il capo turco esortava gli Stati Uniti a intensificare la cooperazione militare con Ankara, come diceva lui, per “finirla con lo SIIL” in Siria. Erdogan istigava Washington ed essere ancora più dura adottando il vecchio obiettivo turco d’istituire la “no-fly zone” sul territorio siriano occupato. Erdogan accennava anche al fatto che si aspettava una presidenza Clinton entusiasta del crescente coinvolgimento militare, e in particolare dell’attuazione della no-fly zone. Hillary Clinton ha già detto che avrebbe preso una linea più ostile verso Siria e Russia, arrivando addirittura a dichiarare che avrebbe schierato forze militari per spodestare il Presidente Bashar al-Assad. Va notato che Erdogan continua ad appellarsi esclusivamente a Washington per un maggiore intervento militare “per finirla con lo SIIL” in Siria. Sicuramente se la Turchia fosse seria allora esorterebbe ad unire le forze con la Russia, dato che ha dimostrato di essere la potenza militare più efficace contro i gruppi terroristici, dopo la richiesta d’intervenire dal governo siriano, lo scorso anno. Ciò che Erdogan vuole dagli Stati Uniti nella sua presunta missione “anti-terrorismo” in Siria, è puntare a un ordine del giorno ulteriore, null’altro che la guerra alla Siria, utilizzando il pretesto di “combattere il terrorismo” quale copertura risibile delle forze militari turche e statunitensi che operano illegalmente sul suolo siriano. E mentre espandono la presenza verso la città siriana di Aleppo, ciò che dovrebbe essere evidente è che questi due membri della NATO sono coinvolti nella piena invasione della Siria. Dimenticatevi lo SIIL o qualsiasi altro attrezzo del terrorismo che Washington e Ankara pretendono pubblicamente di combattere. I media turchi lo scorso anno denunciarono l’invio di armi del governo Erdogan ai terroristi in Siria. Il notoriamente “poroso” confine turco lo è perché rientra nella guerra segreta di Ankara alla Siria, in combutta con Washington ed altri membri della NATO come Gran Bretagna e Francia, così come il regime saudita wahabita che finanzia il terrorismo. I video della sorveglianza militare russa hanno dimostrato che le autorità turche concordavano coi gruppi terroristici le operazioni di contrabbando di petrolio, finché le forze dell’Aeronautica russa spazzarono via tale racket di Erdogan.
Le cosiddetti milizie dell’esercito libero siriano (ELS) con cui i militari turchi collaborano nell’ultima offensiva in territorio siriano, sono ugualmente complici di orribili crimini terroristici come i famigerati estremisti di SIIL e al-Nusra. Le bande terroristiche dell’ELS vengono ripulite dai media occidentali come sorta di “opposizione moderata” ma sono coinvolte, per esempio, nella strage di Qasab, nella provincia di Lataqia, del marzo 2014, insieme ai tagliagole di al-Qaida appoggiati dai militari turchi. La Turchia che rivendica la collaborazione con le milizie dell’ELS per “ripulire” le aree di confine dai “terroristi” è un’irrisoria illusione. Molto più concepibile è che il regime di Ankara di Erdogan ritenga che il complotto sul “cambio di regime” degli Stati Uniti contro la Siria sarà sconfitto dall’Esercito arabo siriano sostenuto da Russia, Iran e Hezbollah. La battaglia per Aleppo è l’ultima resistenza dell’esercito di bande terroristiche eterodirette, scatenate contro la Siria dal marzo 2011 nella guerra segreta volta al cambio di regime. La mafia guidata dagli Stati Uniti contro la Siria fallisce, in gran parte per l’intervento della Russia. In 12 mesi, le sorti della guerra sono passate a favore della vittoria dello Stato siriano contro la rivolta eterodiretta. Data la prognosi infausta per i cospiratori del cambio di regime, Turchia e Stati Uniti sembrano pronti a scatenare subito l’intervento militare diretto. In breve, passano alla guerra vera e propria alla Siria. Erdogan sembra aver utilizzato il fallito colpo di Stato di luglio come leva su Washington. Travolta dalle accuse turche agli Stati Uniti complici del tentato di colpo (probabilmente esagerate), Washington sembra più attenta a soddisfare le pretese di Erdogan sulla Siria. Durante i negoziati con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov presso le Nazioni Unite di questa settimana, il segretario di Stato degli USA John Kerry parlava come Erdogan, chiedendo la no-fly zone su Aleppo quale condizione per ripristinare il cessate il fuoco a pezzi. La Turchia di Erdogan è sempre stata la protagonista più belluina della banda di Stati sponsor del terrorismo guidata dagli USA. Dopo il fallito colpo di Stato, Erdogan sembrava abbandonare la guerra segreta al vicino meridionale. Il presidente turco continuò l’offensiva del fascino verso Russia e Iran, principali alleati della Siria, silenziando le precedenti pretese belluine sul cambio di regime contro Assad. Tale atteggiamento, conciliante in apparenza, fu di breve durata però. Forse era una trappola tesa a Russia e Iran prese alla sprovvista quando Erdogan ordinò ai suoi carri armati di violare il confine siriano. Sembra così.
Mentre i trucchi retorici scompaiono, ciò che dovrebbe essere evidente è che Turchia e Stati Uniti sono apertamente in guerra contro la Siria, mettendo nel giusto contesto la strage di soldati siriani a Dayr al-Zur lo scorso fine settimana ad opera degli aerei da guerra degli Stati Uniti. Le pretese statunitensi che fosse un “incidente” sono ridicole come la pretesa insulsa degli statunitensi di “combattere il terrorismo”. Se l’analisi qui presentata è corretta, allora la conclusione sorprendente è che una guerra mondiale è in corso, con Russia e Stati Uniti contrapposti. E se siamo onesti, dovremmo ammettere che la guerra durerà per molto tempo, per responsabilità di Washington.eufrateshield

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Attenzione al Centro Obama, forza di conflitto e frattura

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 23/09/2016allah-seed_largeVi è un’operazione inquietante che presto apparirà al Jackson Park, nel sud di Chicago, per far avanzare la causa della frattura politica e del conflitto internazionale nel mondo. Centro e Biblioteca presidenziale Barack Obama saranno un polo di attrazione per le forze malvagie che vogliono promuovere l’“attuale ordine internazionale” di Obama, incubo per nazioni e leader che sperano di arginare la marea della globalizzazione, del libero scambio, delle frontiere aperte e del manicomio sociale e religioso. Il 20 settembre, Obama dava una vaga idea sulle priorità del suo centro nel discorso finale da presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il Centro presidenziale Obama sarà il peggiore nella storia delle ONG di Stati Uniti e resto del mondo volte a preservare il ricordo dei passati presidenti statunitensi. A differenza del Centro presidenziale Jimmy Carter di Atlanta, che ha avanzato la causa della democrazia e delle libere elezioni nel mondo, il Centro Obama, gestito dalla Fondazione Obama esentasse, avanzerà il concetto di bullismo statunitense su Paesi, leader e partiti che non si adattano alla visione del mondo di Obama del mondo globalizzato pieno di partecipanti conformi e compiacenti. Obama concionava all’Assemblea generale che l’“attuale ordine internazionale” rimarrà e in generale ha fatto capire che chiunque o qualsiasi nazione non sia d’accordo subirà le conseguenze di un mondo globalizzato. Anche se hanno inflitto la loro parte di danni alle relazioni internazionali, la priorità assoluta della William J. Clinton Foundation e del Clinton Presidential Center era scuotere le tasche dei Paesi per le donazioni in cambio dell’accesso ai vertici del governo degli Stati Uniti. Nella visione di Clinton si tratta di “pagarsi la musica”, a prescindere dai diritti umani nei Paesi che versano contanti alla Fondazione Clinton e “beneficiari” associati. Al contrario, il Centro Obama sarà una grande operazione internazionale di propaganda dello status quo contro governi e partiti politici nazionalisti, secessionisti e popolari di sinistra e di destra nel mondo. Nel suo discorso, Obama ha tracciato ciò che ritiene minacce alla sua idea di mondo unitario sotto autorità sovranazionali come Nazioni Unite ed Unione Europea. Obama disse che le grandi nazioni, anche la sua, devono essere disposti a rinunciare a parte della sovranità e rispettare leggi internazionali e convenzioni globali. Ciò, naturalmente, include l’impossibilità per gli Stati-nazione di governare il flusso di non cittadini attraverso le proprie frontiere. Ironia della sorte, mentre Obama e altri simili globalisti come il primo ministro canadese Justin Trudeau e il primo ministro svedese Stefan Loefven, co-sponsor della conferenza dei migranti, esortava le nazioni civili del mondo ad accettare eventualmente milioni di profughi dai focolai terroristici come Siria, Afghanistan, Somalia, Sud Sudan, Yemen, Chad e Ucraina, diceva ben poco su quanto l’amministrazione Obama ha fatto per creare rifugiati e sfollati, innanzitutto i continui attacchi dei droni degli Stati Uniti contro obiettivi civili per il “cambio di regime” e che hanno per conseguenze milioni di migranti e rifugiati.
Gli obiettivi primari di Obama e, presumibilmente, quelli dell’embrionale Centro Obama, sono il nazionalismo aggressivo e il populismo gretto, che Obama ha suddiviso in categorie di “destra” e “sinistra”; migrazione senza l’ostacolo dei confini internazionali e “diritti” dei rifugiati. Obama vede cambiamento climatico e barriere commerciali, non il jihadismo sunnita, favorire il terrorismo internazionale e la violenza settaria. A differenza dei discorsi passati all’Assemblea Generale, l’ultimo di Obama non fu interrotto dagli applausi dei delegati. E’ chiaro che, oltre ai populisti di “destra” come Donald Trump; la leader del Fronte Nazionale e candidata presidenziale francese del 2017 Marine Le Pen; i capi dell’UK Independence Party e di Alternativa per la Germania (AFD) e il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, Obama inseriva il Presidente venezuelano Nicolas Maduro, il Presidente boliviano Evo Morales e altri nella categoria dei “populisti di estrema sinistra”. È concepibile che seguendo i milioni di dollari di miliardari come George Soros e Evelyn de Rothschild, il Centro Obama sarà un importante nemico della pace nel mondo, mascherandone le vere intenzioni con il premio Nobel per la pace di Obama. Il Centro Obama favorirà l’assunzione nei posti di lavoro dei migranti a spese dei cittadini delle nazioni costrette ad accettarli. L’iniziativa delle Nazioni Unite di Obama sui migranti viene salutata da aziende come Accenture, Airbnb, Citigroup, Facebook, Goldman Sachs, Google e IKEA che finanziano il trasferimento dei migranti e loro assunzione nei posti di lavoro, molti avanzati, preferendoli ai lavoratori statunitensi, canadesi, inglesi, francesi, tedeschi ed altri.
A differenza della velata critica al Presidente della Russia e al candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, Obama ha avuto parole taglienti per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha imprigionato migliaia di cittadini turchi con un virtuale pogrom nazionalista e islamista. Il giorno dopo il discorso di Obama, Erdogan si lamentò con l’Assemblea Generale sui cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “Paesi cristiani” rappresentanti solo “Europa, America e Asia”. I commenti di Erdogan furono una sorpresa per la Cina, ufficialmente Paese ateo ma a schiacciante maggioranza buddista con piccole minoranze cristiane. Obama ha cercato il consiglio di Erdogan su una serie di questioni su terrorismo ed islamisti in Medio Oriente, e si vede. Il Centro Obama sosterrà anche i diritti degli omosessuali, in particolare nei Paesi in gran parte non musulmani come Russia, Uganda, Cina, Polonia, Guyana, Etiopia e Giamaica, dove tali pratiche violano usi e costumi religiosi e sociali. Il Centro Obama ha già ricevuto 1 milione di dollari dalla Fondazione Gill di Denver, che sostiene i diritti di gay e lesbiche. Indipendentemente dall’impegno per i diritti dei gay, il Centro Obama evita di criticare le nazioni musulmane per le politiche verso i gay. Dopo tutto è prevedibile che, come la Fondazione Clinton, il Centro Obama venga inondato di fondi da Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Quwayt e Bahrayn. Come indica il discorso alle Nazioni Unite, il Centro Obama difenderà la causa degli accordi di “libero scambio” internazionali come la Trans-Pacific Partnership (TPP), opponendosi ad altre “Brexit” nell’UE. Alle Nazioni Unite Obama chiedeva ulteriori accordi commerciali come il TPP ed è certo che, dati certi ricchi finanziatori aziendali del suo centro, il lobbismo per ulteriori accordi di libero scambio sarà un obiettivo importante del Centro Obama. Un accordo che verrà proposto sarà il partenariato per gli investimenti e il commercio transatlantico (TTIP) che ha incontrato forte opposizione in Europa, in particolare in Germania e Francia; un’altra mossa per creare una zona di libero scambio nell’emisfero occidentale che vada dalla Terra del Fuoco all’Artico canadese. Anche le attività anti-cinesi avranno priorità per il Centro Obama. Obama ha detto all’Assemblea Generale che Russia e Cina vanno biasimate per aver “militarizzato alcune rocce e scogli” riferendosi al Mar Cinese Meridionale, ma anche al crescente numero di basi militari difensive russe sulle disabitate isole russe nella regione artica .
Opponendosi al “nazionalismo aggressivo”, il Centro Obama troverà numerosi partner, quali Open Society Institute della Fondazione Soros, National Endowment for Democracy e Institute of Peace, che mirano ai governi di Russia, Cina, Iran, Venezuela, Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua e anche Filippine, con crescente ferocia e vigore.obamaperpLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il macabro gioco delle fosse comuni: il Caso di Kirov. Prove tecniche di rinnovato anti-sovietismo?

Luca Baldelli

b31bed37eeaee7b8d9d5f1b4331554acLa scoperta di una fossa comune nei pressi di Kirov, a 900 kmda Mosca, con resti di soldati italiani, tedeschi, ungheresi e rumeni (ovvero appartenenti ad eserciti alleati nel quadro dell’Asse nazifascista), pare proprio giungere propizia, per i circoli borghesi e reazionari, nel momento in cui la macroscopica bufala di Katyn, pompata da tutta la stampa anticomunista, antisovietica ed antirussa, mostra sempre più crepe. Il lavoro del compianto compagno Viktor Iljukhin, deputato comunista che per primo svelò, alla Duma, le falsificazioni operate sui documenti riguardanti la storia dell’URSS da parte di un gruppo formato da storici, militari e archivisti, ha aperto le porte ad una generale “controrevisione” di versioni su fatti e avvenimenti storici accreditate come insindacabili dopo la caduta del Muro antifascista e antimperialista di Berlino, e dopo l’ammainamento della bandiera rossa dal pennone del Cremlino. Non solo si è aperto uno squarcio di luce prezioso sul periodo staliniano, con il ridimensionamento delle cifre, oltremodo gonfiate, su “repressi” e giustiziati dal 1924 al 1953 in tempo di pace, ma con un’analisi scrupolosa, di natura storiografica e filologica, di prove e documenti, con il coraggio pionieristico e la passione per la verità di autori come Jurij Mukhin, già dagli anni ’90 impegnato nella coraggiosa battaglia per togliere al becero revisionismo l’egemonia sulla trattazione della storia sovietica, si sono potute confutare tesi che per anni e anni, se non decenni, l’establishment politico e culturale anticomunista aveva imposto come dogmi indiscutibili non solo nell’ambito accademico, ma anche presso l’opinione pubblica mondiale, su fatti inerenti la Grande Guerra Patriottica del 1941–45. In questo panorama, i fatti di Katyn non potevano non avere un peso preponderante, all’interno di un salutare processo di “controrevisione” storica volto a dimostrare, con argomenti e prove difficilmente confutabili, le responsabilità nazifasciste nel massacro degli ufficiali polacchi, poi ritrovati e riesumati con diabolico tempismo, dopo la fucilazione, per suscitare sdegno ed esecrazione contro l’URSS, contro laNazione che, dopo aver retto quasi da sola il peso dello scontro con la bestia nazifascista, si apprestava a rincorrerla e schiacciarla oltre i propri confini, fin nella Berlino di nibelungica oscurità avvolta.
Ebbene, oggi anche liberali e democratici senza preconcetti e pregiudizi, grazie a documenti, prove e opere storiografiche serie e rigorose, cominciano se non ad accettare la verità su quei fatti, depurata da tutte le menzogne inventate dalle centrali goebbelsiane della disinformazione prima al servizio del Terzo Reich, poi degli alleati anglo–statunitensi, perlomeno a dubitare e a porsi interrogativi prima nemmeno ipotizzabili. Si rischia di aprire una voragine nel castello di bugie costruite in decenni di dominio culturale della storiografia reazionaria, revanscista e anticomunista. Davanti alle pallottole di Katyn, riconosciute come indubbiamente tedesche e non utilizzabili dall’Armata Rossa; dinanzi alla dimostrazione scientifica e forense che lo stato di conservazione dei cadaveri degli ufficiali era tale da escludere un’esecuzione di massa nelle date indicate dagli accusatori dell’URSS; dinanzi a “documenti ufficiali” palesemente alterati, interpolati o falsificati, simili a patacche dozzinali e maldestre piuttosto che a testimonianze archivistiche, tutta la “leggenda nera” cucita sulla bandiera rossa e la storia dell’URSS rischia di franare miseramente, con le sirene dell’antisovietismo di ritorno costrette a tacere per sempre, in uno scenario da incubo per i falsificatori di professione. E allora, quale migliore escamotage di un bel rinvenimento ad orologeria di fosse comuni con soldati dello schieramento nazifascista, naturalmente uccisi o fatti morire dai “barbari mongoli trinariciuti” dell’Armata Rossa, da sventolare in faccia all’opinione pubblica mondiale come tetri vessilli? Quale migliore “prova”, quale più mortifera “pistola fumante” a sparo differito, per colpire e far centro nel bersaglio psicologico e sentimentale di un gregge belante, che qualcuno aveva osato provare a risvegliare dal torpore gregario con un’iniezione di spirito critico e di sano dubbio? Ecco quindi le fosse di Kirov, cosparse di pestilenziale acqua dal satanico aspersorio della menzogna! Ecco un rinnovato poltergeist storico e politico, tale da far tremare le mura dei palazzi coi suoi ululati e le sue scosse! Ecco l’operazione di rimozione della verità, avviata con tempismo e rivoltante sfrontatezza: non una parola sulla tragica impreparazione dei militari italiani, mandati a combattere e a morire da Mussolini con indumenti leggeri nella terra fredda per antonomasia, con le armi benedette dai preti; non una parola sui crimini di invasori che hanno lasciato in terra sovietica 20 milioni di morti e feriti; non un cenno ai 4/5 milioni di sovietici periti nei lager nazifascisti; non una timida allusione al fatto che i soldati dell’Asse arrivavano da prigionieri nei campi di concentramento sovietici, allestiti in gran parte dopo la controffensiva di Stalingrado, già in condizioni fisiche e psichiche disperate, abbandonati in primis dai loro comandanti e dai loro cinici calcoli, costretti a vagare per giorni e giorni alla ricerca di cibo e di un tetto ancora in piedi, tra i tanti abbattuti dalle cannonate hitleriane. Niente di tutto ciò! Le campane debbono suonare unicamente le note dell’esecrazione verso l’URSS infame, che ha fatto morire senza pietà i soldati che avevano invaso ed occupato il suo territorio!
In questa sinfonia martellante di menzogne e montature, tutto ciò che è storia vera deve cadere nell’oblio: l’esperienza delle scuole antifasciste attivate dai sovietici per i soldati prigionieri, specie italiani e tedeschi, con la collaborazione di militanti comunisti della prima ora come Edoardo D’Onofrio; le cure gratuite dispensate dal personale sanitario sovietico, pur nelle tremende condizioni di vita imposte dalla guerra provocata dai nazifascisti, ai soldati dell’Asse, con dedizione e scrupolo, mentre milioni di sovietici perivano come cavie o come bestie da macello nei lager del “Grande Reich”; il sacrificio di migliaia e migliaia di famiglie sovietiche che si privavano dell’essenziale per sfamare i soldati nemici sbandati, con spirito umanitario eccezionale, impareggiabile; l’impegno sovietico per garantire, nel corso di tutti gli anni ’50, la regolarità dei rimpatri degli ex-soldati dell’Asse, specie italiani; le bugie diffuse dai fascisti e dai loro protettori sul reale numero di prigionieri, sulla loro sorte, smascherate più e più volte negli anni ’50–’60; i documenti falsi circolati anche in Russia, dopo il 1991, su questo capitolo di storia. Questi si chiamano fatti, e nessuna memorialistica, per quanto insidiosa, per quanto tendente a far tabula rasa di ogni verità, potrà mai cancellarli. Se questi sono i fatti, sulle riesumazioni di Kirov bisogna parlare chiaro e senza paura: quei soldati, molti dei quali, la gran parte, costretti a partire per un’avventura bellica disperata, criminale e vigliacca, sono morti non per mano dei sovietici, ma per colpa degli assassini che li avevano sbattuti in un teatro di guerra feroce e spietato, contro un popolo pacifico ma determinato al massimo nella difesa della Patria, minacciata di distruzione, e delle sue conquiste, irrinunciabili perché fatte di uguaglianza, libertà, emancipazione.
poster165 Nei campi per prigionieri allestiti dai sovietici, i soldati dell’Asse arrivavano, come abbiamo prima accennato, già moribondi, sfiniti, sfibrati, visto il carattere cruento delle battaglie, la disorganizzazione dei vettovagliamenti e dei mezzi di locomozione, il tradimento dei generali e dei colonnelli (tutti sopravvissuti all’immane conflitto, tra l’altro, ma sempre pronti, con la bava alla bocca, a scrivere nel dopoguerra opere di “memorialistica” anticomunista e antisovietica). Paradossalmente, se non vi fossero stati quei campi, nessuno sarebbe ragionevolmente sopravvissuto. Non è però solo la giusta narrazione del contesto, dello scenario passato, che va messa al centro del dibattito e della confutazione della montatura revisionista. C’è altresì da chiedersi, spingendo il dubbio fino all’iperbole alla luce di episodi avvenuti negli anni ’80, quanto vi sia di vero proprio nelle riesumazioni in sé, nelle modalità con le quali sono stati ritrovati i resti dei militari. Come per Katyn, anche in questo caso la “puzza di bruciato” si avverte a distanza. Nel 1987, la stampa sovietica dava notizia del ritrovamento di prove inconfutabili circa la fucilazione di soldati italiani a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, per mano dei nazisti, dopo l’8 settembre del 1943. Iniziava subito un battage propagandistico per negare ogni crisma di verità a quei documenti, ma le testimonianze di ex-combattenti, perfino di generali (si pensi al generale Ricchezza, che chiese di essere ascoltato dalla Commissione del Ministero della Difesa italiano) corroboravano le argomentazioni delle autorità sovietiche. Migliaia di militari italiani, rastrellati nei Balcani o in Europa, erano stati fucilati e buttati nelle fosse comuni ucraine perché non ne avevano voluto sapere di tornare a combattere col Reich. Le menzogne anticomuniste ed antisovietiche su Katyn, oggi sempre più screditate e smentite, o riaffermate solo per convenienza politica da qualcuno, venivano riesumate dall’armamentario di Goebbels proprio in quel periodo, anche per coprire i fatti di Leopoli. L’Internazionale nera, arricchita dei colori blu dell’atlantismo, bianco del clericalismo vaticano, rosa dei rinnegati di sinistra, dalla tavolozza del falso si proietta sempre sulla tela dell’inganno con gli stessi metodi e con lo stesso tempismo: ovvero, ogni volta che bisogna coprire verità scomode emergenti, o impedire lo smottamento di imposture sbugiardate. Ad un documento vero si risponde con uno inventato ad arte; a vere responsabilità criminali nazifasciste e imperialiste, si oppongono improbabili responsabilità del campo sovietico, inquinando o decontestualizzando, scambiando i deceduti per cause fisiologiche legate al contesto bellico, con i fucilati e i massacrati in spregio ad ogni legge di guerra. Ora, è vero che Kirov, rispetto a Katyn, si trova in una zona fuori dalle operazioni belliche della Grande Guerra Patriottica e mai cadde in mano nazista; pertanto, sembra ardito ipotizzare un’operazione di falsificazione totale. Tuttavia, se è vero che, come hanno ampiamente dimostrato Iljukhin, Mukhin e altri ancora, timbri fasulli e vari ammennicoli da laboratorio alchemico della falsificazione son serviti a storici ed archivisti di obbedienza gorbacioviana e eltsiniana per fabbricare patacche sulla storia del periodo staliniano, delle “purghe” e della Grande Guerra Patriottica, perché non pensare che, anche attorno a cadaveri che vengono ancora una volta riscoperti e strumentalizzati ad “orologeria”, non vi sia un sottile, insidioso gioco improntato, come sempre, alle tonalità del macabro? A Timisoara, nel 1989, dei deceduti per cause naturali furono additati al mondo come vittime del fantomatico massacro compiuto dalla Securitate. Anche in quel caso, la bravura di alcuni giornalisti d’inchiesta, veri e propri reporter d’assalto, smascherò la montatura… A Kirov, sta andando forse in scena lo stesso copione? E se ci trovassimo, invece che dinanzi a resti di soldati deceduti da prigionieri, peraltro per cause non imputabili all’URSS, bensì all’occupante nazifascista, alle ceneri di militari o civili, travestiti da militari, uccisi come a Leopoli, poi portate lontano per centinaia di chilometri, in uno scenario ben congegnato da menti raffinatissime, per rendere più credibile l’esistenza di “vittime dell’NKVD”? Si spiegherebbe così il clamore dei revisionisti per foto aeree, vere o presunte, attestanti l’assenza di fosse comuni piene di cadaveri sui luoghi di tremendi massacri nazifascisti, narrati in decine e decine di libri, come Babi Jar, ad esempio. Ipotesi? Sì, ipotesi, ma è anche da queste che si deve partire, per contrastare le menzogne anticomuniste ed antisovietiche e per ribadire un’elementare verità: la storia non è la notte hegeliana in cui tutte le vacche sono nere, ma è l’arena nella quale gli sfruttati combattono gli sfruttatori, i nemici dell’umanità, i tiranni e gli assassini. Ieri a Stalingrado, Leningrado e in mille altri fronti; oggi in Siria e lungo i tanti meridiani del globo.
In questo quadro, la difesa dell’eredità storica sovietica non è un’esercitazione da cimelio museale, ma un’attualissima necessità, per i comunisti, i democratici, i progressisti veri. La memoria di ciò che è stato glorioso per il movimento operaio, di ciò che ha contribuito al suo avanzamento, è sempre e costantemente sotto attacco da parte di chi vuol far tornare indietro le lancette della storia e sa che, per far ciò, occorre in primis distruggere riferimenti ed esempi che parlano all’oggi più di quanto non ci raccontino il passato. Mai dimenticare questo!soviet-russian-propaganda-posters-ww2-second-world-war-005Riferimenti
Jacek Wilczur: “Le tombe dell’ARMIR” (Arnoldo Mondadori Editore, 1967)
AA.VV: “L’URSS nella Seconda Guerra Mondiale” (Edizioni CEI, 1966)
Jurij Mukhin: “Katinskij detektiv” (Svetoton, 1995)
Associazione Stalin: “La strage di Katyn, una menzogna anticomunista
Grover Furr (tradotto da Guido Fontana Ros): “La versione ufficiale del massacro di Katyn confutata?” Noicomunisti.

L’alleanza infame: filo-occidentali e neonazisti uniti contro la Russia

Tatzhit Mihailovich, Fort Russ, 14 settembre 2016f58f2d30f46a98cef73a73106a5c43a7__1200x630Prefazione
“Svelato: Chi vuole smantellare la Russia?” è un documentario di REN TV che utilizza elementi di fatto (a disposizione del pubblico, video, interviste e in alcuni casi paparazzate) per denunciare la fusione tra neoliberisti filo-occidentali (Mikhail Kasjanov e il suo partito PARNAS, e sostenitori come Khodorkovskij) e neo-nazisti. Naturalmente, il documentario vuole influenzare le elezioni della Duma del 18 settembre, quindi viene pubblicato il 9. Naturalmente alcuni collegamenti sono tenui. Ad esempio, tra “PARNAS” e gli skinheads di “Firstline” avviene perché un noto skinhead era presente alla riunione “coalizione democratica”, non granché (anche se il documentario mostra poi tali skinheads collegati direttamente ai nazionalisti intransigenti russi e ucraini, alcuni dei quali divenuti figure chiave di PARNAS). Detto ciò, solo perché gli autori vogliono che Kasjanov sia sconfitto alle elezioni, non significa che le loro affermazioni siano false (diamine, dopo aver visto il documentario qualsiasi persona normale vorrebbe fare di tutto per tenere Kasjanov fuori dalla Duma). In realtà, si nota che la stragrande maggioranza delle indicazioni del documentario è meglio studiata e presentata rispetto al documentario della BBC la “Ricchezza di Putin”, che liquidai in uno dei miei articoli (anche dice di più sul degrado totale del giornalismo della BBC). Tutto sommato, con tutto il cuore suggerisco di guardare il documentario in russo, che rivela tutto ciò che c’è da sapere sulle vere motivazioni di gente promossa come “il futuro della Russia” dai mass-media occidentali (specialmente se vuole partecipare alle elezioni della Duma russa).

Versione russa:

Comunque presento una sinossi e una trascrizione in inglese (purtroppo i sottotitoli, per un documentario come questo, vanno oltre le mie capacità).

Mikhail Kasjanov, partecipe al meeting dei mercenari antirussi e russofobi "Prospettive per la Russia dopo Putin", presso il parlamento inglese, Londra, 18 novembre 2014.

Mikhail Kasjanov, partecipe al meeting dei mercenari antirussi e russofobi “Prospettive per la Russia dopo Putin”, presso il parlamento inglese, Londra, 18 novembre 2014.

Sinossi:
00:00 Introduzione – i neonazisti si uniscono ai neoliberisti:
Parlando ad una organizzazione cosacca che glorifica i collaborazionisti e saluta Hitler durante le processioni cristiane ortodosse, si mostra un video promozionale di un’altra organizzazione, i “socialisti nazionali russi”, che mostra giovani addestrarsi a Mosca e combattere nel battaglione ucraino neo-nazista. Costoro si sono ora uniti all’alleanza di Mikhail Kasjanov e del suo partito “PARNAS”.
02:12 tale alleanza non è per nulla insolita:
Spiega come un’alleanza tra neo-nazisti e neoliberisti non sia una novità nelle cosiddette ‘rivoluzioni colorate’. Il comune desiderio di rovesciare il governo e prendere il potere da sempre unisce i radicali, soprattutto perché hanno sempre gli stessi padroni (i neoliberisti marciarono coi jihadisti all’inizio della insurrezioni in Tagikistan, Cecenia, Bosnia, Libia, Siria, esempre per lo stesso motivo). L’ultimo esempio è l’Ucraina, dove l'”opposizione democratica” collabora con gli estremisti islamici tartari crimeani e ceceni.

Limonov, Kasjoanov e Kasparov

Limonov, Kasjanov e Kasparov

04:10 Vjacheslav Maltsev e la “rivoluzione del 5 novembre”:
Si parla della biografia di tale capo nazionalista, di come andò al potere, dei legami con l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini” (nota per aver ucciso soldati e civili russi durante la guerra in Cecenia), e dei suoi appelli (che spaccia semplicemente da “previsioni”) al rovesciamento armato del governo russo.
11:40 indagine sui legami tra “PARNAS” e Maltsev:
Video e trascrizione di uno dei primi incontri segreti tra Kasjanov e Maltsev. Maltsev insiste sulla rivoluzione, Kasjanov suggerisce prima di entrare nella Duma per usarla come leva. Maltsev suggerisce poi di mettere sotto accusa il Presidente al più presto possibile. Questo fu uno dei loro primi incontri. Ormai Maltsev è apertamente parte di PARNAS, uno dei suoi primi candidati (diverrebbe un parlamentare se il partito entrasse nella Duma).
13:25 si parla di frode elettorale in Crimea con legami coi nazionalisti ucraini:
Nel corso di una riunione segreta, Maltsev informava Kasjanov che i suoi amici nazionalisti ucraini potevano fare pressioni su 200000 tatari di Crimea affinché votassero PARNAS, tramite il capo latitante Dzhemilev (e la sua organizzazione islamista “Hizb ut Tahrir“). Maltsev dice anche che esiste la possibilità di occupare le commissioni elettorali utilizzando i gruppi organizzati di nazionalisti e islamisti, e “fare tutto quello che vogliono” in quei distretti durante le elezioni. Kasjanov esprime sorpresa e piacere, dicendo che i tartari radicali rifiutano il passaporto russo, ma se ne hanno e i loro voti possono essere utilizzati, va benone. Nonostante Kasjanov sia nettamente contrario alla riunificazione della Crimea, non ha alcun problema a trarne beneficio.
14:55 un altro capo di PARNAS, Zubov, afferma in un discorso e in un’intervista che la Crimea (così come Abkhazia, Transnistria, Ossezia, ecc) devono essere occupate da truppe delle Nazioni Unite. In un’altra intervista, dice che sarebbe stato meglio per la Russia se Hitler avesse sconfitto Stalin (perché Hitler sarebbe stato sconfitto alla fine, ma dagli inglesi che avrebbero creato una Russia democratica). Afferma anche che Hitler era l'”angelo della storia russa”, non Stalin.
16:20 il politologo e giornalista Kirill Strelnikov opina che i neoliberisti siano così desiderosi di una “rivoluzione”, perché sanno che la violenza è l’unica via rimastagli per prendere il potere (ad esempio, le primarie dell'”opposizione democratica unita” videro circa 60000 elettori. Questa è la base neoliberista in un Paese di 143000000 di abitanti).
17:20 gli attivisti di Parnas, teppisti che promuovono l’alleanza tra estrema destra e liberali filo-occidentali. Uno dei loro capi, Dmitrij Demushkin, faceva parte di una banda di skinhead responsabile di molteplici reati. Ora calmatosi, insegna ancora ai suoi seguaci l’uso del coltello. Kasjanov obiettava che collaborasse con PARNAS alle elezioni, ma Maltsev insisteva ad averlo come braccio destro, riuscendoci.
18:55 video dell’incontro Maltsev-Demushkin, dove si discute dei vantaggi dell’alleanza coi liberali: soldi, sostegno dai mass media occidentale e filo-occidentali, ecc. Inoltre, discutevano come spiegare l’improvviso voltafaccia ideologico ai loro seguaci, perché gente come Kasjanov e Zubov non sono esattamente l’immagine della purezza razziale o ideologica, e viceversa i vecchi seguaci di PARNAS sarebbero sconvolti nel marciare coi neonazisti. Sono d’accordo che l’alleanza va spiegata come contingente per unire le forze anti-Putin, ecc. discutendo anche dei piani per creare rivolte il 4 novembre 2017 e marciare sul Cremlino il giorno successivo. Poi discutono dei soldi di Khodorkovskij. A quanto pare, Kasjanov ha detto a Maltsev che Khodorkovskij delira e pensa che poiché ha i soldi, può “comprarsi il trono” e diventare presidente.
23:45 (registratore nascosto?) Discussione tra Maltsev e il “direttore finanziario” non ufficiale di PARNAS, Merzlikin. Maltsev dice che ha bisogno di arruolare una decina di “seguaci”, quando si reca alle manifestazioni, ed anche di circa 300 simpatizzanti, altoparlanti, ecc. Maltsev dice che quei trecento attivisti sono il “gruppo di assalto” e devono essere sempre pronti ad agire. Merzlikin dice che annoterà a tutto e Maltsev risponde che qualsiasi prova scritta sarebbe un problema se finisse alle forze dell’ordine, e che dovrebbe memorizzarlo. Inoltre discutono della necessità che qualcuno come Kasjanov o Zubov appaia pubblicamente come uno dei capi della “Marcia Russa”, per illustrare tale alleanza neoliberista-nazista.
26:40 deliri di Maltsev sulle liste di proscrizione dopo la rivoluzione, di non avere paura della polizia e minacce a un leader dei motociclisti che lo critica, ecc. Discute anche di come fu per due volte perseguito per avere sparato a persone con armi da fuoco con “munizioni traumatizzanti” (proiettili di gomma), ma in entrambi i casi fu prosciolto. Tentativi di intervistare Maltsev, in gran parte inutili per le numerose guardie del corpo aggressive.
v-p-melihov 29:25 un articolo sui moderni “nazionalisti cosacchi”, che ammirano gli ufficiali zaristi fuggiti in Europa durante la rivoluzione bolscevica e unitisi ad Hitler durante l’invasione dell’URSS (va notato che formarono a malapena una divisione di SS cosacche, anche se nel 1942 Hitler controllava la maggior parte delle terre cosacche, mentre i cosacchi unitisi all’Armata Rossa formarono ben cinque divisioni). Il video è su Stanitsa Elanskaja, dove si trova un museo dedicato a costoro e dove i “cosacchi nazionalisti” ammassano svastiche e aquile naziste. Discussione di come i criminali di guerra nazisti furono gratificati (durante la guerra i cosacchi delle SS furono per lo più impegnati in operazioni punitive contro i combattenti della Resistenza in Jugoslavia, e quindi per lo più “combatterono” civili). Di quando gli inglesi consegnarono le SS cosacche arresisi ai sovietici, a Lienz.
37:55 presentazione di Vladimir Melehov, il responsabile del museo dei cosacchi delle SS e del monumento al loro capo Krasnov, a Stanitsa Elanskaja. Discute della sua campagna per costruire una chiesa a Lienz per commemorare la “tragedia” delle SS cosacche consegnate ai sovietici (la chiesa fu costruita con i suoi soldi e di numerose organizzazioni europee). I nazionalisti ucraini frequentano le sue conferenze, tra cui uno accusato di aver ucciso soldati russi quando combatteva con gli islamisti in Cecenia. Uno degli stretti seguaci di Melehov viene mostrato combattere nel colpo di Stato di Majdan, salutando il capo del “settore destro” Dmitrij Jarosh.
40:35 si parla dei legami tra Vladimir Melehov e Kasjanov, Zubov, PARNAS. Una registrazione della conversazione mostra Melehov promettere di organizzare i seguaci per un raduno, e Kasjanov e Zubov dire che arriveranno direttamente a Elanskaja. I giornalisti di REN-TV intervistano Vladimir Melekhov, ma lui dice che il monumento è semplicemente dedicato “alla leadership cosacca in generale” (ora la targa commemorativa ufficiale della Wehrmacht a Krasnov è stata tolta su ordine del tribunale), e che semplicemente sostiene PARNAS da privato cittadino.
43:30 si parla del coinvolgimento di Melehov nelle proteste ecologiste contro la miniera di nichel presso il fiume Hoper, e di come la protesta inizialmente pacifica per la salvaguardia ecologica contro una società privata si sia rapidamente radicalizzata divenendo una protesta politica di vari “attivisti” anti-governativi, con Melehov a capo. Un altro tipo di cosacco, Evgenij Galustov, uno dei cosacchi che collaborò con le forze dell’ordine contro le rivolte, dice che la tecnica utilizzata era esattamente la stessa di quella utilizzata a Majdan.
46:35 un’altra registrazione delle conversazioni Melehov-Kasjanov. Melehov promette di formare dei “gruppi” per “monitorare le elezioni” e “altre cose” in numerose città. Melehov chiede se PARNAS (e i loro “amici” dei media filo-occidentali) supporteranno i suoi attivisti se venissero arrestati durante le attività elettorali. Kasjanov dice che deve essere sicuro che non siano persone a caso, ma gente fidata e concorde con Parnas. Se è così, allora verranno aiutati pienamente.
48:40 articolo, Melehov ha costruito un monumento all’ufficiale delle SS Krasnov tra le trincee sovietiche del 1942, dove 40mila persone combatterono e morirono per fermare i nazisti.
49:50 collegamento tra neoliberisti e skinhead e neo-nazisti.
Il legame è tenue (vedi introduzione). Tuttavia, sono strettamente collegati a Maltsev e Demushkin, ora parte di PARNAS. Si menziona anche un videoporno tra Kasjanov e la segretaria Pelevina (il video non viene presentato per intero, ma è un grosso problema da un anno e mezzo, perché: 1. Kasjanov è presumibilmente “felicemente sposato”, 2. promette di nominare l’amante deputata, 3. parlano assai male dei loro alleati politici più stretti come Navalnij (“fottuto nazista”) e Jashin (“pezzo di merda”). Quest’ultimo veniva anche accusato di non rinunciare al suo mandato di 30000 dollari, 4. concordano sui furti commessi da Kasjanov negli anni ’90.
thumb_fb74f3d1a690b05f97c69ec999efbaf355:15 Oleg Matvejchev, professore di economia e noto blogger, discute dell’alleanza neoliberali-neonazisti. Parla della rivoluzione ucraina di “Majdan”, di come dei creduloni siano stati indotti a credere di poter migliorare il Paese mentre la protesta mutava gradualmente da pacifica e ottimista ai nazisti che attaccavano la polizia, omicidi e strage di cecchini sconosciuti. Viktorija Shilova, ex-assistente del politico ucraino Oleg Ljashko, dice che la rivoluzione fu dirottata e usata come strumento da una altra banda di ladri per prendere il potere
01:03:50 Alexander Rar, giornalista tedesco, dice che è molto semplicistico, credibile e sbagliata l’idea che si possa semplicemente rovesciare il governo costituzionale e diventare ricchi.
01:04:30 lo scenario ucraino di “Majdan” è il sogno proibito di neoliberisti filo-occidentali e neonazisti in Russia. Fanno di tutto per prepararlo e attutarlo. I liberali hanno paura di tale radicalizzazione e dei loro sgradevoli camerati. Uno dei principali capi di PARNAS, Ilija Jashin, si vede parlare pubblicamente contro Maltsev, il “pazzo antisemita e teorico della cospirazione”. Kasjanov l’interrompe, ma Jashin continua. Un altro vecchio capo di PARNAS, Vladimir Molokin (a capo di PARNAS nel Bashkortostan), dichiara di lasciare il partito a causa di tali fatti.
01:07:40 Maltsev dice alla TV nazionale che l’alleanza ha un unico obiettivo, mettere sotto accusa Putin. Mark Galperin, vecchio attivista liberale e membro dell'”intellighenzia” ora dice che vogliono andare al potere con la violenza e che attaccheranno le forze dell’ordine. “Nessuno di costoro offre una vera soluzione economica o politica, l’unica cosa che gli interessa è prendere il potere con la forza“.

Vjacheslav Maltsev, Mikhail Kasjanov e Andrej Zubov

Vjacheslav Maltsev, Mikhail Kasjanov e Andrej Zubov

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora