La fine della Merkel è vicina

Tom Luongo, 20 novembre 2017Questo è un titolo che aspettavo di scrivere da sei anni. La cancelliera tedesca Angela Merkel non può mettere insieme una coalizione. È il risultato di un’elezione che ha visto l’ascesa della populista Alternative for Germany (AfD) e la caduta dei socialdemocratici, guidati dal guappo di Soros Martin Schultz. Ora i Liberaldemocratici (FDP) guidati da Christian Lidner, capiscono quanto sia forte la loro posizione. Non devono fare un cattivo affare con Merkel per avere il posto a tavola solo per doverla condividere con i Verdi ideologicamente opposti. Possono forzare un nuovo voto, vedere al rialzo e insieme ad AfD chiedere una fetta molto più grande della torta. Ma infine, se il partito di coalizione CDU/CSU della Merkel dovesse restare, e non c’è alcuna garanzia, dovrà rinunciare alla Merkel se vuole sopravvivere elettoralmente. Comunque, la CSU guidata dal governatore bavarese Horst Seehofer potrebbe staccarsi dalla CDU rendendo impossibile qualsiasi coalizione senza un nuovo voto.

L’ultima battaglia del Merkelismo
L’unica cosa in cui l’articolo del Washington Post ha ragione è che la decisione ora spetta al presidente Frank-Walter Steinmeyer. Descrive tre scenari, alcuno dei quali ovvio, un nuovo voto. Ma è un anatema per lo Stato profondo su entrambe le sponde dell’Atlantico, quindi va ignorato dal Post. Un nuovo voto, tuttavia, è ciò che è probabilmente sul tavolo. Le potenze in Europa l’impediranno il più a lungo possibile e cercheranno di trascinarla al Bundestag nella speranza che Merkel possa formare un governo di minoranza. Ma, francamente, non vedo perché qualcuno lo vorrebbe, oltre a bloccare l’accesso al potere all’AfD. Con un governo di minoranza il blocco elettorale AfD di quasi 100 seggi è nella posizione assai forte per siglare accordi con gli altri partiti, che pubblicamente affermano che non vi collaboreranno mai. Quindi, la realtà di un nuovo voto è alta. E ciò significa vantaggi per i cosiddetti partiti conservatori CSU, FDP e AfD. Lo scenario da incubo per tutti è l’avanzata dell’AfD oltre il 15% in qualsiasi nuovo voto. Staccando il 6,8% della CSU, la CDU della Merkel ha ottenuto solo il 26,8% dei voti a settembre. Mettere insieme un governo non migliorerà la posizione della CDU. Mentre FDP, CSU e AfD ci guadagnano garantendo che il Merkelismo sia completamente respinto. I socialdemocratici si sono tagliati la gola, prima entrando nella grande coalizione con la Merkel dopo le ultime elezioni e dopo candidando Schultz come ovvia mossa del cavallo della Merkel. Non si può sottolineare abbastanza che Schultz viene ritenuto l’oppositore candidato contro la Merkel solo per perdere, come McCain e Romney negli Stati Uniti. Il suo compito era incanalare i voti per la Merkel dai socialdemocratici. Ma non ha funzionato. Ciò che è successo è il completo collasso del sostegno alla Merkel, un mutamento della mentalità tedesca. Questo è l’opposto di ciò che volevano Merkel e Schultz. Sono euristi innanzitutto. E mentre il sentimento per l’UE in Germania è ancora favorevole, non lo è a scapito dei valori tedeschi, e francamente, delle donne tedesche.

Le divisioni sull’immigrazione si approfondiscono
La radicale adesione della Merkel all’ideologia dei confini aperti di Soros le costerà la cancelleria. Getterà inoltre l’UE in un vero e proprio tumulto mentre il suo capo viene deposto da un elettorato tedesco che non è più totalmente dedito al suicidio culturale come penitenza per l’Olocausto. Questo lascia il toy-boy francese Emmanuel Macron alla guida dell’UE nel momento in cui è necessaria una forte leadership per gestire la nascente crisi del sistema bancario. Esitavo nel definire la fine dell’UE, in quanto è attualmente prevista tra un paio d’anni. L’ascesa dei movimenti populisti in Europa è stata lenta ma costante. Nonostante sia riuscito a vincere Macron in Francia, la populista del Front Nationale Marine Le Pen ha battuto i principali partiti francesi. Mentre possiamo ancora definire lo scenario “Incontra il nuovo boss, lo stesso vecchio boss” in Francia e Germania, l’ondata populista in Europa non ha ancora raggiunto il picco. La fine del Merkelismo ne è il risultato naturale. Era da sempre una posizione politica senza uscita. Un’Europa federata secondo i termini della Germania non sarebbe mai stata stabile oltre la generazione che l’ha venduta. E’ stata costruita sulla base della divisione, riversando le ricchezze del continente ai tedeschi a scapito di tutti gli altri. Come delineavo in questo articolo ad ottobre: “Finora la Germania ha utilizzato l’Europa meridionale come discarica, scambiando il debito sovrano italiano e portoghese con le BMW. Ma questo schema ha raggiunto il limite e fa a pezzi l’Unione europea. La Germania non vuole fermare l’accordo e non vuole pagare la sua “giusta parte” dell’onere per la risoluzione, cioè ridurre il debito di ciò che considera Paesi “Club Med”. I politici tedeschi come Merkel sfruttano cinicamente questo cinismo per vantaggi politici ma, ora che s’è raggiunto il limite del debito, si smaschera per nient’altro che portavoce della politica dello Stato profondo statunitense, non da leader della Germania”.

L’UE non sopravviverà alla Merkel
Ed è qui che andiamo sull’Europa. Una volta che la Merkel se ne sarà andata, inizierà lo smantellamento dell’attuale versione del progetto europeo. Macron è l’elite del Piano-B, un naif facilmente influenzato che promuoverà qualsiasi sciocchezza pazzoide vogliano. Questo significa:
– Un esercito dell’UE per soggiogare gli Stati separatisti.
– Nuove regole bancarie che assicurino che i depositanti vengano spazzati via dalla prossima crisi finanziaria .
– Più pressione legale e politica sugli Stati dell’Europa orientale come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca che respingono con tutto il cuore il Merkelismo.
– Turbolenze politiche in Italia e Spagna che vedranno l’apertura a una maggiore autonomia dato che il messaggio di Bruxelles sarà meno volto al salvataggio delle banche tedesche dal contagio.
La Merkel stava tenendo tutto questo insieme, ma i risultati delle elezioni rendono impossibile continuare. La sua eredità sarà un’Europa divisa lungo vecchie linee tribali, esattamente l’obiettivo opposto dell’UE. Soros e il resto delle élite del mondo unificato cercheranno di usare il caos per forgiare una nuova identità europea, un’Europa più forte. Ma non contateci. Theresa May regge meglio del previsto ai colloqui sulla Brexit. L’amministrazione Trump riesce a cavarsela internamente e ciò significa porre fine a John McCain come presidente via Senato. Una volta che Trump avrà una vera maggioranza e l’opposizione nel GOP debitamente neutralizzata, sosterrà la resistenza contro i resti del Merkelismo. Perciò va osservato attentamente l’assalto ai pilastri del Merkelismo. L’uscita della “Lista di Soros”, i parlamentari sotto suo controllo, è significativa. Lo è anche l’abbandono dei Clinton da parte dei democratici di ogni forma e dimensione. La perdita di fiducia diplomatica e, cosa più importante, del rispetto degli Stati Uniti da parte degli alleati su ciò che riguarda la Siria, come avevo già sottolineato, vi giocherà pure. E una volta che il nuovo voto confermerà la tendenza contro il Merkelismo in Germania, avremo chiarezza su come sarà la prossima fase di questa storia.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Siria e Russia chiedono agli USA di andarsene

Ziad Fadil Syrian Perspective 16 novembre 2017Con lo SIIL alle corde, il suo capo Abu Baqr al-Baghdadi probabilmente eliminato da un attacco dell’Aeronautica siriana a giugno ad al-Mayadin, e i piani per frantumare la Siria frantumati, il governo di Damasco e il Cremlino hanno inviato chiaramente detto agli Stati Uniti di andarsene dalla Siria, o altrimenti. Ci sono circa 4000 truppe statunitensi in missione di combattimento a sostegno delle milizie curde (con alcuni siriaci/assiri) che dichiarano di combattere lo SIIL. È il piano statunitense di rimanere in Siria a tempo indeterminato per coordinare la lotta alle guerriglie sostenute dall’Iran in appoggio all’Esercito arabo siriano. Questo per far contenti i sionisti nella Palestina occupata e a New York City/DC. Non c’è altra ragione plausibile per tale violazione della sovranità di un altro Paese. Ci si aspetta che gli Stati Uniti sostengano che la loro presenza in Siria sia per autodifesa. Aspettatevi che la bambola dell’anno Nikki “Rhandawa” Haley tiri fuori lo stesso argomento di fronte alla brutale verità della presenza neo-colonialista degli Stati Uniti in Siria. E cosa diranno gli inglesi? Oh, sospetto che si schierino con lo Stato di diritto, visto che tutti gli Stati membri, ad eccezione dell’entità dell’apartheid sionista, prenderanno la stessa posizione. Dopo tutto, gli inglesi hanno perso pazienza e foglie di fico nel loro assalto criminale al governo di uno Stato aderente all’ONU. Se gli Stati Uniti decidono di rimanere nonostante le richieste siriane, l’unica opzione rimasta a Damasco, dopo che il Dottor al-Jafari avrà indicato Haley, è attaccare le forze statunitensi con le milizie filo-iraniane come Hezbollah. Oltre a scavare un altro pozzo nero per le truppe statunitensi, potrebbe anche comportare l’intervento sionista in aiuto dell’alleato yankee nel momento del bisogno; dopotutto, il primo ministro sionista Mileikowski (detto Netanyahu) ha promesso di continuare ad attaccare la Siria per impedire all’Iran di avere una base presso le alture del Golan. Mileikowski, che affronta diverse indagini per corruzione e concussione, ha bisogno di qualcosa per distogliere l’attenzione; e quale modo migliore che portare l’Apocalisse? No, miei lettori, ci stiamo dirigendo verso un disastro di trumpiana grandezza. E se, come fanfanoreggia Trump, è intenzionato a trasformare la Corea democratica in un parcheggio per le Hyundai, sarà molto peggio per il popolo statunitense. E (sbadiglio), se Trump decide di rigettare l’accordo nucleare dell’Iran, allora saremo in piena catastrofe. E tutto questo per gli scarafaggi sionisti.
Russia e Cina si fregano le mani contente, perché ciò preannuncia la loro inesorabile ascesa ai vertici del potere globale. Sanno che gli Stati Uniti non possono combattere una guerra su 3 fronti. Uno scenario del genere produrrà un colpo di Stato a Washington (dimenticate l’impeachment) e si tradurrà nella dissoluzione degli Stati Uniti d’America. Sarà la riedizione di “Sette giorni a maggio”. A meno che il pubblico statunitense non s’interessi e i soldati statunitensi comincino a tornare in sacchi di plastica in numero tale da umiliare la guerra in Vietnam. Di particolare interesse è il nuovo atteggiamento della Turchia nei confronti degli Stati Uniti. Non ci vuole un genio per capire che l’esercito turco si prepara ad aggredire le cosiddette SDF non appena capirà di poterlo fare senza uccidere soldati statunitensi. Ma deve camminare con cautela in questo campo minato diplomatico. L’invasione della Siria è esattamente questo e le ripercussioni internazionali potrebbero essere piuttosto nette. A meno che non riceva assicurazioni da Russia e Cina all’ONU, sarà molto cauto. Questo è un capitolo che va letto con sincero interesse.
Damasco: I terroristi nel Ghuta orientale leggono gli eventi in modo diverso. Ritengono che gli Stati Uniti si ritirino da Siria e Giordania. La debacle ad al-Tanaf è la prova che gli Stati Uniti non hanno il fegato di continuare. Ciò che i ratti non capiscono è che gli Stati Uniti non sono mai stati interessati a dargli potere, erano interessati solo a spodestare il Dottor Assad in modo da impedire che il gasdotto raggiungesse il litorale siriano, il che porterebbe al brusco declino dell’influenza statunitense in Europa. Se gli statunitensi sono nel nord-est della Siria, è solo perché vogliono bloccare l’estensione dell’oleodotto, non incoraggiare i ratti terroristi o l’opposizione dorata, mollati da Washington. E così, vedendo l’evidente, i ratti nel Ghuta orientale sferravano un feroce attacco alla base dell’amministrazione degli autoveicoli dell’Esercito arabo siriano ad Harasta. Il gruppo che si fa chiamare Ahrar al-Sham, aveva attaccato usando tunnel scavati abilmente per sorprendere i difensori. Quello che accadde invece fu la reazione dell’Esercito arabo siriano, improvvisa e ancora più feroce, respingendo l’attacco ed eliminando 36 ratti. L’Aeronautica Militare russa decollava subito per bombardare i tremebondi avvoltoi terroristici.
Hama: Il principale cecchino di “carri armati” del gruppo terroristico che si fa chiamare Jaysh al-Iza, veniva liquidato a nord di Hama. Si diceva che fosse il re dei sistemi missilistici TOW progettati per distruggere blindati e carri armati. Bene, il Sarab-1 sviluppato dalla Siria ha messo fine alla sua “gloriosa” carriera quando il capitano di un carro armato dotato del Sarab aveva “fatto cadere” il proiettile in arrivo. Dato che il terrorista era seduto in una trincea e osservava gli eventi, divenne un bersaglio facile per l’artigliere del T-72 spazzando via la bestiaccia. Come si chiamava il terrorista? Hamud Ahmad al-Hamud.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le operazioni ad al-Buqamal

L’8 novembre, l’Esercito arabo siriano accerchiava al-Buqamal, a sud-est di Dair al-Zur, e quindi poche ore dopo, Esercito arabo siriano, Hezbollah e milizie irachene liberavano al-Buqamal, l’ultima roccaforte dello SIIL in Siria, a pochi chilometri dal confine con l’Iraq.
Il 9 novembre, le forze siriane liberavano la base aerea al-Hamadan e al-Suqriyah, a nord-ovest di al-Buqamal, liberava i villaggi al-Huri e al-Suih, ad ovest di al-Buqamal, e liberavano il campo petrolifero Aqash, a sud di al-Buqamal.
Il 12 novembre, le forze dell’Esercito arabo siriano respingevano l’attacco di un gruppo dello SIIL sul quartiere centrale di al-Buqamal. Aerei e artiglieria siriani bombardavano le posizioni de SIIL a nord di al-Buqamal, causando gravi perdite ai terroristi, tra cui l’eliminazione di diversi capi islamisti nelle aree occupate. Quando l’Esercito arabo siriano liberava al-Buqamal, veniva accertata la cooperazione diretta tra coalizione degli Stati Uniti e terroristi dello SIIL, quando numerosi gruppo armati islamisti fuggirono da al-Buqamal per il Wadi al-Sabha al confine tra Siria e Iraq. Il comando del raggruppamento russo in Siria inviò due richieste al quartier generale della coalizione degli Stati Uniti per effettuare un’operazione per eliminare i convogli dello SIIL sulla sponda orientale dell’Eufrate. Gli statunitensi si rifiutarono di attaccare i terroristi perché “si erano arresi volontariamente” in conformità alla Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra. Tuttavia, gli statunitensi non risposero alla domanda posta dai russi sul perché i terroristi lasciassero la Siria a bordo di mezzi da combattimento e con armamenti pesanti, per raggrupparsi nei territori controllati dalla coalizione statunitense da cui prepararsi ad attaccare l’EAS presso al-Buqamal. Inoltre, per evitare che i terroristi venissero attaccati dai velivoli russi e siriani, gli aerei statunitensi cercarono d’interferire con le operazioni delle forze aeree russa e siriana. Velivoli statunitensi entrarono per 15 chilometri nello spazio aereo siriano sulla zona di al-Buqamal per impedirle. L’offensiva dell’EAS su al-Buqamal aveva sconvolto i piani statunitensi per imporre il controllo degli Stati Uniti sulla riva orientale dell’Eufrate, mentre i terroristi dello SIIL avrebbero agito col supporto di Stati Uniti e SDF. Furono trovate prove ad al-Buqamal che indicavano che terroristi si erano travestiti anche da miliziani delle SDF. Gli Stati Uniti coprivano i gruppi armati dello SIIL per permettergli di riprendersi, rischierarsi ed intervenire di nuovo su ordine degli statunitensi. Tra l’altro, la BBC rivelava l’esistenza di un accordo segreto tra lo Stato islamico (SIIL) e le forze democratiche siriane (SDF) e Stati Uniti all’inizio dell’ottobre 2017. “La BBC ha scoperto i dettagli di un accordo segreto che ha permesso a centinaia di terroristi e loro famiglie di fuggire da Raqqa, sotto lo sguardo della coalizione anglo-statunitense e delle forze curde che controllavano la città. L’accordo per lasciare che i terroristi sfuggissero da Raqqa, capitale del loro califfato, fu organizzato da funzionari locali, dopo quattro mesi di combattimenti che avevano devastato e spopolato la città“. Circa 3750 terroristi avevano potuto lasciare Raqqa.
Intanto, il 13 novembre, le unità siriane liberavano l’area di Tal Qufran, a sud-ovest di Zabyan, avanzando per 30 chilometri a sud di al-Mayadin. La SAAF bombardava le difese dello SIIL presso al-Buqamal, eliminando numerosi terroristi, inclusi diversi capi che avevano guidato la rioccupazione del quartiere centrale di al-Buqamal, tra cui Hazam al-Barqash, membro della shura dello SIIL, Hani al-Thalji, Abu Manzar Shishani e Abu Muhamad Safi. Il confine tra al-Buqamal e al-Tanaf veniva liberato dalle forze governative irachene e siriane, dopo che le forze irachene liberavano Aqlah Suab e la base al-Qamunat, e le unità siriane le mazrah Wadi al-Suab e Fiz al-Baj.

60 ammiragli statunitensi indagati per corruzione

RussiaToday, 7 novembre 2017

L’indagine del dipartimento della Giustizia sulla corruzione riguardo un’azienda della difesa asiatica si amplia indagando su 60 ammiragli e centinaia di ufficiali della VII Flotta della Marina degli Stati Uniti, sconvolta dopo le collisioni mortali di sue navi. L’US Navy confermava di aver esaminato la condotta di 440 militari attivi e in pensione per eventuali violazioni delle leggi o delle norme federali sull’etica nel caso di Leonard Glenn Francis, magnate marittimo di Singapore noto come “Fat Leonard”. Sono indagati 60 ammiragli secondo il Washington Post. Il dipartimento della Giustizia studiava i casi di certi individui “che non hanno violato la soglia del processo civile, ma possono aver commesso reati nell’ambito del sistema giudiziario militare”. È doppio del numero degli ammiragli che l’US Navy aveva dichiarato oggetto di indagini lo scorso anno. Ci sono circa 210 ammiragli attualmente in servizio. Più della metà degli indagati, 230 persone, non sono considerati colpevoli di cattiva condotta, e alcuni avrebbero avuto pochi o alcun contatto con Francis, afferma l’US Navy, che ha detto che i nomi degli indagati sono tenuti segreti per evitare di comprometterne la carriera. “Il rilascio di tali informazioni… probabilmente rivelerebbe dettagli cruciali su ampiezza e portata delle indagini e dei casi in sospeso“, dichiarava il comandante Mike Kafka, portavoce dell’US Navy, Finora l’US Navy ha accusato cinque persone di reati della legge militare, e nessuno ammiraglio. La maggior parte degli ufficiali sono sospettati di partecipare a feste nei migliori ristoranti asiatici pagati da Francis, che ha fatto fortuna rifornendo le navi statunitensi nei porti del Pacifico da Brisbane, in Australia, a Vladivostok, in Russia. Francis era noto ospitare feste dopo cena, spesso con prostitute, che a volte duravano giorni, secondo i documenti dei federali. I procuratori federali affermano che in cambio gli ufficiali fornivano a Francis informazioni classificate o interne che permisero alla sua ditta, Glenn Defence Marine Asia (GDMA), di estorcere 35 milioni di dollari all’US Navy. I dati includono i movimenti delle navi ed informazioni contrattuali riservate. In alcuni casi, i comandanti portarono le navi nei porti dove GDMA imponeva tariffe e tasse false, secondo i procuratori. I casi sono stati descritti come la peggiore corruzione nella storia dell’US Navy dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli incidenti risalgono dal 1992 al 2004.
Il peculato di Francis ai danni dell’US Navy fu un segreto noto da anni. In risposta a una denuncia per frode, il Servizio di Ricerca Criminale Navale (NCIS) ha aperto più di due dozzine di indagini sulla Glenn Defence nel 2006, secondo i documenti del tribunale. Il dipartimento della Giustizia accusava 28 persone, tra cui 2 ammiragli, da quando Francis è stato arrestato con un’operazione internazionale nel settembre 2013. A marzo, 8 ufficiali dell’US Navy furono accusati di aver accettato “viaggi di lusso, cene sontuose e servizi di prostitute” da Francis. Tra costoro vi è il contrammiraglio Bruce Loveless, recentemente mandato in pensione dal Pentagono, così come 4 capitani e un tenente di vascello dell’US Navy in pensione. Sono stati arrestati dal dipartimento della Giustizia in cinque Stati e sono accusati di corruzione, cospirazione per commettere corruzione, frode, ostruzione alla giustizia e dichiarazioni false agli investigatori federali. Francis, 53 anni, si è dichiarato colpevole nel 2015 della corruzione di decine di ufficiali dell’US Navy e di aver sottratto al governo oltre 35 milioni di dollari. È in custodia in un carcere di San Diego e aspetta la sentenza.
Le ultime rivelazioni nello scandalo “Fat Leonard” si hanno mentre la VII Flotta subisce le conseguenze di due collisioni mortali in mare. 2 cacciatorpediniere lanciamissili, USS John S. McCain e USS Fitzgerald, sono stati speronati da mercantili nel Pacifico questa estate. Nei due incidenti sono morti 17 marinai. Il comandante della flotta, Viceammiraglio Joseph Aucoin, è stato dimesso il mese prima che andasse in pensione. L’Ammiraglio Scott Swift, comandante della Flotta del Pacifico statunitense, si dimise a settembre dopo essere stato informato che non sarebbe stato promosso al Comando del Pacifico degli Stati Uniti. Annunciava il pensionamento a sorpresa su Facebook. La VII Flotta schiera 70 navi, 20000 marinai e 140 aeromobili.

“La prossima volta non sarà una crociera“, la Russia avverte gli Stati Uniti contro i volo sulle sue basi in Siria
Fort Russ , 9 novembre 2017

Il Centro di coordinamento russo di Humaymim confermava che un aereo di ricognizione P-8A Poseidon statunitense, in grado di rilevare sottomarini, era decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, per volare vicino alle basi russe sulle coste siriana, veniva rilevata dai radar russi. Poche ore dopo, i radar russi rilevavano un altro velivolo statunitense, un velivolo strategico e di lungo raggio che volava a bassa quota, a pochi chilometri dalla base aerea russa di Humaymim, nella provincia di Latqaqia, nel nord-ovest della Siria. “Tali provocazioni non sono le prime e riflettono la codardia degli statunitensi“, dichiarava Aleksandr Ivanov, portavoce della base aerea di Humaymim, in un avvertimento alle forze statunitensi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il mito della democrazia europea: una rivelazione sconvolgente

Alex Gorka, SCF 05.11.2017

È un segreto noto che la rete di “Soros” abbia ampia influenza sul Parlamento europeo e altre istituzioni dell’Unione europea. L’elenco di Soros è stato reso pubblico recentemente. Il documento elenca 226 parlamentari europei di tutto lo spettro politico, tra cui l’ex-presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, l’ex-presidente belga Guy Verhofstadt, sette vicepresidenti e numerosi commissari, coordinatori e questori. Costoro promuovono le idee di Soros, come ad esempio far entrare più migranti, matrimoni omosessuali, integrazione dell’Ucraina nell’UE e contrastare la Russia. Vi sono 751 membri nel Parlamento europeo. Significa che gli amici di Soros hanno più di un terzo dei seggi. George Soros, investitore ungaro-statunitense fondatore e proprietario dell’ONG Open Sociaty Foundation, incontrava il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker “senza alcuna agenda trasparente in una riunione a porte chiuse” e sottolineava come le proposte dell’UE per ridistribuire quote di migranti nell’UE siano simili ai programmi autoprodotti da Soros per affrontare la crisi. Il finanziere miliardario ritiene che l’Unione europea debba ricevere milioni di immigrati da Medio Oriente ed Africa settentrionale, fornire a ciascuno di essi 15000 euro di aiuti all’anno e posizionarli negli Stati membri dove non vogliono andare e non sono benvenuti. Il Primo ministro ungherese Viktor Orbán accusava l’UE di “prendere ordini” da Soros, ritenendo che il miliardario dai confini aperti sia dietro gli attacchi all’Ungheria. Il motivo è il tentativo del governo d’intraprendere un’azione legale con una nuova legge che richiede che le organizzazioni della società civile sostenute da stranieri, molte finanziate da Soros, elenchino i grandi donatori esteri su un registro pubblico e siano trasparenti sulle fonti di finanziamento nelle loro pubblicazioni. Il governo ungherese tenta di chiudere l’Università dell’Europa Centrale di Budapest, fondata da Soros. “L’Unione europea è in difficoltà perché i suoi capi e burocrati adottano decisioni come queste“, dichiarava Orbán. “La gente appoggia l’ideale dell’Unione Europea. Allo stesso tempo, non ne sopporta la leadership, perché insulta gli Stati membri con cose del genere e abusa del proprio potere. Tutti in Europa lo vedono, ecco perché la leadership europea non è rispettata”.
Il gruppo di Visegrad cerca di opporsi alla pressione dell’UE sulla politica degli immigrati. La Commissione europea per la migrazione e gli affari interni propone un nuovo disegno di legge per rendere obbligatori i contingenti di migranti. Almeno 30 supporter di Soros lavorano nella commissione. Molti elencati nel documento sono noti per gli attacchi alla Russia. Per esempio, Rebecca Harms, deputata del Partito verde tedesco, chiede regolarmente al Parlamento europeo di rafforzare le sanzioni contro Mosca. Guy Verhofstadt accusa la Russia di ogni cosa che va male in Europa. Il suo articolo Mettere Putin a suo posto ha fatto casino l’anno scorso. Nel 2012, l’ex-premier croato Tonino Picula, a capo di una missione di osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), denigrava le elezioni presidenziali russe del 2012 come ingiuste, dicendo che erano “sprofondate” a favore di Vladimir Putin. L’elenco di Soros pone la domanda di come le politiche dell’UE contrastino cogli interessi degli europei. La risposta è la corruzione. I politici corrotti da Soros ballano sulle sue note. Lottano contro i tentativi dei leader nazionali di proteggere gli interessi dei propri popoli. Spesso chi si oppone a tale politica deve affrontare la resistenza delle élite politiche dei propri Paesi. Lo scontro tra Orbán e la rete Soros è un buon esempio che ne illustra il funzionamento. Il Parlamento europeo influenzato dagli amici di Soros spinge l’Europa a suicidarsi lasciando entrare milioni di migranti. Ciò dimostra che la democrazia europea europea è una facciata che nasconde le attività di un potere feudale col signorotto locale che detiene le redini. Difficilmente si può chiamare potere del popolo. La pubblicazione dell’elenco di Soros fornisce un indizio per capire chi governa l’UE e chi istiga sentimenti russofobi in Europa. In realtà, accade quando Paesi membri dell’UE come l’Ungheria sono assieme alla Russia quando si oppongono alle stesse forze statunitensi, pur proteggendo sovranità ed indipendenza. È il momento per gli europei di pensare a mutare sistema eliminando la pressione esterna.Traduzione di Alessandro Lattanzio