L’isterismo neo-maccartista negli Stati Uniti

Andre Damon, World Socialist Web Site, 15 febbraio 2018

Dan Coats

L’audizione del comitato d’intelligence del Senato sulle “minacce globali e la sicurezza nazionale” è stata una dimostrazione d’isteria di destra intesa a promuovere l’affermazione che ogni opposizione sociale negli Stati Uniti sia il prodotto della sovversione straniera. Tale inganno viene avanzato per giustificare censura e repressione dello stato di polizia. Dalla caccia alle streghe maccartista degli anni ’50 il Congresso non vede una denuncia così violenta della presunta sovversione straniera. La Russia, secondo il direttore dell’Intelligence Nazionale Dan Coats, “ha percepito i suoi sforzi passati (nel manipolare le elezioni del 2016) come un successo e considera le elezioni a medio termine degli Stati Uniti del 2018 potenziale obiettivo“. È necessario “informare il popolo americano che ciò è reale”, proclamava Coats, e che “è necessaria resilienza per opporci e dire che non permetteremo ai russi di dirci come votare, come dovremmo gestire il nostro Paese”. Uno dopo l’altro, i senatori hanno spinto i funzionari dell’intelligence su presunti complotti russi e cinesi per “seminare divisioni” nella società statunitense, invitando le agenzie d’intelligence a collaborare con le aziende per censurare Internet e impedire la diffusione di “contenuti divisivi”. Gli studenti cinesi venivano denunciati come potenziali spie e sovversivi e gli statunitensi venivano istruiti a non comprare smartphone da compagnie cinesi. Tali accuse furono fatte senza la minima prova, perché semplicemente false. La pretesa dei bugiardi e truffatori di Capitol Hill è che gli Stati Uniti sarebbero una democrazia pacifica e sana se non fosse per le nefande operazioni di Vladimir Putin e Xi Jinping. L’assurdità di tale affermazione s’è vista ancora una volta quando a Parkland, in Florida, si svolse la 18.ma sparatoria in una scuola nelle sette settimane del 2018. Russia e Cina sono responsabili della decadenza sociale che produce tali atrocità con orribile regolarità?
La preoccupazione della classe dirigente statunitense non è la “sovversione” russa o cinese, ma la crescita dell’opposizione sociale negli Stati Uniti. La narrativa dell'”intromissione russa” viene usata per giustificare una campagna sistematica per censurare Internet e soppressione la libertà di parola. L’esibizione del senatore Mark Warner, democratico del comitato, fu particolarmente oscena. Warner, il cui patrimonio netto è stimato in 257 milioni di dollari, sembrava la migliore imitazione del senatore Joe McCarthy, dichiarando che la sovversione straniera opera ed è indistinguibile dalle “minacce alle nostre istituzioni… qui a casa“. Alludendo alla pubblicazione del cosiddetto memo di Nunes, che documentava il carattere fraudolento dell’indagine condotta dai democratici sulla “collusione” della Casa Bianca con la Russia, Warner osservava, “Ce ne sono alcuni, aiutati da bot e troll russi su Internet, che attaccano l’integrità di FBI e dipartimento di Giustizia“. Rispondendo a Warner, il direttore dell’FBI Christopher Wray elogiava il “maggiore” impegno e la “partnership” delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti con i privati, concludendo, “Non possiamo controllare completamente i social media, quindi dobbiamo collaborare per poterli controllare“. Wray si riferiva alle misure radicali prese dalle compagnie dei social media, collaborando con le agenzie d’intelligence statunitensi per imporre la censura, anche assumendo decine di migliaia di “revisori dei contenuti”, molti dal passato nell’intelligence, per segnalare ed eliminarli.
L’attacco ai diritti democratici è sempre più collegato ai preparativi a una grande guerra, che aggraverà ulteriormente le tensioni sociali negli Stati Uniti. Coats aveva dichiarato che “il rischio di un conflitto tra Stati, anche grandi potenze, è più alto che mai dalla fine della Guerra Fredda“. Durante l’udienza, diverse agenzie riportavano che forse centinaia di contractor russi erano stati uccisi in un attacco aereo statunitense in Siria. Ciò poche settimane dopo la pubblicazione della strategia di difesa nazionale del Pentagono, che dichiara, “La competizione strategica tra Stati, non il terrorismo, è ora la principale preoccupazione per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti“. Tuttavia, le implicazioni di tale conflitto tra grandi potenze non sono solo esterne alla “patria” Stati Uniti. Il documento sostiene che “la patria non è più un santuario” e che “l’America è un bersaglio” della “sovversione politica e informativa delle “potenze revisioniste” Russia e Cina. Poiché “l’esercito statunitense non ha diritto innato alla vittoria sul campo di battaglia“, l’unico modo con cui gli Stati Uniti possono vincere è con la “perfetta integrazione di molteplici elementi del potere nazionale”, tra cui “informazione, economia, finanza, intelligence, forze dell’ordine e militari“. In altre parole, la supremazia statunitense nel nuovo conflitto mondiale tra grandi potenze richiede la subordinazione di ogni aspetto della vita alle esigenze belliche. In tale incubo totalitario, già molto avanzato, polizia, forze armate ed agenzie d’intelligence si uniscono alle aziende mediatiche e tecnologiche per formare un’unica entità, il cui potere deve manipolare l’opinione pubblica e sopprime il dissenso politico. Il carattere dittatoriale delle misure in preparazione appariva dallo scambio tra Wray e il senatore repubblicano Marco Rubio, che chiedeva se gli studenti cinesi fossero spie di Pechino. “Qual è il rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti dagli studenti cinesi, in particolare nei programmi avanzati di scienze e matematica?“, chiedeva Rubio. Wray rispose, “L’uso di fonti non tradizionali, specialmente in ambito accademico, che siano professori, scienziati, studenti, lo vediamo in quasi tutti gli uffici che l’FBI ha nel Paese, non solo nelle grandi città, anche nelle cittadine, in praticamente ogni disciplina”. Tale campagna, dalle sfumature razziste, richiama la difesa ufficiale della “sicurezza nazionale” usata per giustificare l’internamento di circa 120000 persone di origini giapponesi durante la Seconda guerra mondiale.
Nella lettera aperta per la coalizione dei siti socialisti, contro la guerra e progressisti contro la censura di Internet, il World Socialist Web Site notava che “La classe dominante ha identificato Internet come minaccia mortale al proprio monopolio dell’informazione e capacità di promuovere la propaganda bellica e la legittimazione dell’oscena concentrazione di ricchezza e dell’estrema disuguaglianza sociale”. È tale minaccia mortale, e la paura della crescita del conflitto di classe, a motivare bugie ed ipocrisia esibite all’audizione del Comitato sull’Intelligence del Senato.

Christopher Wray

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Fondazione Rockefeller e la guerra psicologica

Triangle, 15 agosto 2015

Nelson Rockefeller

La Fondazione Rockefeller fu la principale fonte di finanziamento della ricerca sull’opinione pubblica e la guerra psicologica tra gli anni ’30 e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Col governo e le grandi corporazioni che non mostravano ancora alcun particolare interesse o supporto agli studi sulla propaganda, la maggior parte dei finanziamenti per la ricerca proveniva da tale potente organizzazione, che comprese l’importanza di valutare e guidare l’opinione pubblica immediatamente prima della guerra. L’interesse filantropico di Rockefeller nell’opinione pubblica era duplice:
Valutare e modificare l’ambiente psicologico degli Stati Uniti in previsione dell’impegno nell’imminente guerra mondiale.
Condurre la guerra psicologica e sopprimere l’opposizione popolare all’estero, specialmente in America Latina.
Dopo aver scoperto che l’amministrazione Roosevelt era politicamente impantanata e la sua capacità di prepararsi alla guerra in termini di propaganda interna ed estera era ridotta, la Fondazione Rockefeller creò programmi ed istituti di ricerca presso l’Università di Princeton e di Stanford e la New School for Social Research, per supervisionare e analizzare le trasmissioni radio a onde corte dall’estero. I “padri fondatori” della ricerca sulle comunicazioni di massa non avrebbero mai potuto creare questo campo di studio senza la generosità dei Rockefeller. Come Harold Laswell, propagandista durante la Prima guerra mondiale ed esperto di scienze politiche all’Università di Chicago; e lo psicologo Hadley Cantril, uno dei maggiori esperti dell’informazione, che consentì all’impero USA e alle società controllate dai Rockefeller di dominare il periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Durante questo periodo, Cantril fornì al conglomerato Rockefeller importanti informazioni e nuove tecniche per misurare e controllare l’opinione pubblica in Europa, America Latina e Stati Uniti. Cantril, compagno di stanza di Nelson Rockefeller alla facoltà di Dartmouth alla fine degli anni ’20, conseguì il dottorato in psicologia ad Harvard e fu co-autore di The Psychology of Radio nel 1935 con Gordon Allport, il suo supervisore della tesi. Cantril e Allport notarono che “la radio è un mezzo di comunicazione completamente nuovo, uno strumento di controllo sociale e mezzo storico per influenza sul paesaggio mentale dell’umanità“. Lo studio suscitò l’interesse di John Marshall, capo della sezione scienze umane della Fondazione Rockefeller, incaricato di convincere le emittenti private a includere più contenuti educativi nella loro programmazione, sviluppata fino ad allora solo per attirare inserzionisti. Per raggiungere questo obiettivo, Rockefeller finanziò associazioni nelle reti CBS e NBC. Sapendo dei legami tra Rockefeller e Cantril da Dartmouth, Marshall l’esortò a presentare domanda di finanziamento alla fondazione. Cantril ricevette una sovvenzione di 67000 dollari per finanziare il Princeton Radio Project (PRP) per due anni alla Princeton University. Lì, Cantril condusse studi sugli effetti della radio sul pubblico. Nel 1938, Cantril divenne anche uno dei redattori che fondò la rivista finanziata da Rockefeller Public Opinion Quarterly, poi strettamente associata alle operazioni di guerra psicologica del governo degli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale. Quando l’ente di Princeton fu avviato, il ricercatore della CBS Frank Stanton, altro psicologo vicino a Rockefeller, fu nominato direttore della ricerca del PRP, ma ricoprì un ruolo secondario come direttore associato per la sua posizione nella CBS. Fu in quel momento che Paul Lazarsfeld, emigrato austriaco esperto in scienze sociali, fu reclutato da Cantril. Così Cantril, Stanton e Lazarsfeld furono associati e posti nelle condizioni ideali per intraprendere uno studio su larga scala dell’opinione pubblica e della sua persuasione. L’opportunità di condurre un’analisi del genere venne in occasione della trasmissione della CBS di Orson Welles sull’adattamento della Guerra dei mondi di HG Wells, del 30 ottobre 1938. Lazarsfeld ritenne che fosse un evento particolarmente notevole, e immediatamente chiese a Stanton il finanziamento della CBS per studiare le reazioni a quella che allora fu la più importante persuasione di massa nella storia dell’umanità. Nei mesi successivi, le testimonianze degli ascoltatori della Guerra dei Mondi furono raccolte e inoltrate a Stanton presso la CBS, prima di essere analizzate nello studio di Cantril pubblicato nel 1940: The Invasion From Mars: A Study in the Psicology of Panic. Notando la mancanza di “informazioni di base su formazione ed evoluzione” dell’opinione pubblica, la fondazione cercò di comprendere meglio quest’ultimo nel corso della guerra. Il rapporto della fondazione per il 1939 afferma: “La guerra in Europa ha offerto a questo Paese un’opportunità unica per studiare lo sviluppo dell’opinione pubblica, i cambiamenti che l’influenzano in base al contesto e le motivazioni alla base di questi cambiamenti“.
Dopo aver affidato a Cantril il compito di rivedere i dati di diversi anni di sondaggi e interviste, la direzione della fondazione concluse che il progetto: “fornirebbe fatti essenziali sulla formazione e le tendenze dell’opinione pubblica quando passa dallo stato di pace a quello di guerra, poi da uno stato all’altro sotto l’influenza di guerre successive. Ci aspettiamo che un’ulteriore analisi dei dati dimostri l’influenza di fattori come relazioni familiari, livello di istruzione e di occupazione, origine dei gruppi che mostrano forte interesse o mancanza di interesse su molti argomenti”. Così, con l’entrata degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale ormai imminente, Rockefeller fornì 15000 dollari a Princeton per istituire l’Ufficio della ricerca sull’opinione pubblica (OPOR). Uno degli obiettivi principali di OPOR era esaminare sistematicamente il processo di formazione dell’opinione, i fattori che motivano i sentimenti del pubblico su certi argomenti e, come disse Cantril, “seguire le fluttuazioni dell’opinione pubblica durante la guerra già iniziata in Europa e che sentivo presto avrebbe coinvolto gli Stati Uniti“. Nel 1940, la fondazione portò la dotazione per la ricerca dell’opinione pubblica e le comunicazioni di massa a 65000 dollari, di cui 20000 assegnati all’Opor di Cantril. Inoltre, 25000 furono assegnati alla Princeton School of Public and International Affairs per monitorare e valutare le trasmissioni radio europee a onde corte e 20000 ad Harold Lasswell, esperto di scienze politiche presso l’Università di New Brunswick. Chicago, per creare un istituto presso la Biblioteca del Congresso “per condurre ulteriori studi sulle trasmissioni radio, stampa e altri media”. Una stazione di monitoraggio radio a onde corte fu istituita presso la Stanford University per valutare le comunicazioni dall’Asia. Cantril poté, attraverso metodi di campionamento segreti, prevedere il comportamento degli elettori in importanti referendum in Canada e Stati Uniti. Questi successi ricordarono il giovane psicologo al suo ex-compagno di classe Nelson Rockefeller, stretto collaboratore di Franklin Roosevelt. Rockefeller supervisionò l’ufficio del Coordinatore degli affari inter-americani presso il dipartimento di Stato, un ramo dell’intelligence statunitense la cui attività principale era condurre operazioni di guerra psicologica in America Latina. Data la repulsione degli statunitensi per la propaganda, nomi come quello dato all’agenzia di Rockefeller intendevano oscurare la natura di tali operazioni.
Una delle principali preoccupazioni di Rockefeller era verificare lo stato dell’opinione pubblica in Sud America, al fine di stabilire gli interessi bancari e petroliferi dei Rockefeller nella regione. Secondo lui, il potere non si sarebbe più manifestato col controllo militare sulle colonie, ma piuttosto coll’esercizio del soft power, in cui comprensione e anticipazione delle tendenze dell’opinione pubblica erano al centro dell’attenzione. A tal fine, alla fine degli anni ’40, Rockefeller aiutò Cantril e il consigliere pubblico George Gallup a creare l’American Social Surveys, una cosiddetta organizzazione non-profit che analizzò meticolosamente i cambiamenti nell’opinione pubblica in Sud America. Nel 1942, Cantril pose anche la prima pietra de The Research Council, Inc. col finanziamento del magnate pubblicitario Gerard Lambert. Con sede a Princeton, il Consiglio di ricerca intraprese un sondaggio nazionale per valutare l’opinione pubblica sulla guerra e anticipare lo stato dell’ambiente dopo la fine delle ostilità. Usando Rockefeller come intermediario, Roosevelt studiò attentamente i risultati della ricerca di Cantril per scrivere i suoi discorsi durante la guerra. Il Consiglio di ricerca iniziò ad implementare programmi in Nord Africa per conto del dipartimento di guerra psicologica dell’intelligence militare, del dipartimento di Stato riguardo l’atteggiamento degli statunitensi verso gli affari esteri degli Stati Uniti, e dell’Office of Strategic Services (OSS, precursore della CIA) sullo stato dell’opinione pubblica in Germania. Il Consiglio di ricerca di Cantril continuò le attività a favore degli interessi statunitensi nel dopoguerra, valutando l’opinione pubblica in Francia, Paesi Bassi e Italia per anticipare e reprimere sul nascere i movimenti popolari politici e sociali. In seguito si seppe che, per la maggior parte dell’esistenza, il Consiglio di ricerca fu finanziato dalla CIA attraverso la Rockefeller Foundation, una tecnica utilizzata frequentemente da Rockefeller per supportare vari programmi segreti. Nelson era così contento dell’analisi di Cantril sull’opinione pubblica europea che, mentre era consulente per la guerra psicologica del presidente Eisenhower nel 1955, offrì al ricercatore e al suo socio Lloyd Free un patrocinio a vita da 1 milione di dollari per continuare a fornire tali informazioni. Cantril ricorda che “Nelson fu sempre profondamente convinto che strumenti e concetti forniti dalla psicologia andassero usati per avere una migliore comprensione dei popoli“. Sostenuto da tali enormi risorse, che il New York Times rivelò in seguito provenire dalla CIA usando la Fondazione Rockefeller come schermo, i ricercatori crearono un’organizzazione senza scopo di lucro, l’Istituto per la ricerca sociale internazionale, in cui Rockefeller era uno dei principali amministratori.
L’interesse della Fondazione Rockefeller per l’arte della persuasione negli Stati Uniti crebbe durante la guerra. Ad esempio, tra il 1938 e il 1944, l’organizzazione spese 250000 dollari per la produzione di film documentari ed educativi attraverso l’American Film Center. Alla fine degli anni ’40, i funzionari della fondazione avevano sviluppato un interesse ancora maggiore nel manipolare l’opinione. Come affermato nel rapporto della Fondazione del 1948: “Una buona comprensione dei cambiamenti nella comunicazione e stato generale mentale è importante per il nostro sistema educativo, per i leader di grandi organizzazioni e per gli interessati al comportamento e alle opinioni politiche“. Ad esempio, la Fondazione Rockefeller condusse un finanziamento senza precedenti per la ricerca sulla guerra psicologica. Nel 1954, per esempio, un fondo di 200000 dollari fu assegnato allo psicologo di Yale Carl Hovland per finanziare i suoi studi sulla persuasione e la modificazione dell’umore. Con la Guerra Fredda sullo sfondo, i finanziamenti per tali lavori furono sempre più forniti dalle forze armate statunitensi, che spesso reclutavano scienziati sociali addestrati sotto gli auspici dei Rockefeller. Come notato dallo storico Christopher Simpsons, il finanziamento del governo dal dopoguerra era almeno il 75 per cento del bilancio del Bureau of Applied Social Research di Lazarsfeld, presso la Columbia University, nonché dell’Institute for International Social Research di Cantril a Princeton.
Tradizionalmente, la classe dirigente della famiglia Rockefeller non distingueva tra statunitensi e stranieri, poiché erano obiettivi della propaganda e modificazione comportamentale, il che spiega gli sforzi della Fondazione Rockefeller nelle aree globali dell’istruzione e scienze sociali. Se visti dalla prospettiva che considera i confini nazionali degli ostacoli a programmi di potere e controllo politico-economico, sono anche sottoposti a manovre manipolative e persuasive, così come all’ingegneria del consenso. L’interesse di Rockefeller per la guerra psicologica, tuttavia, è solo un capitolo di una grande saga. Per convincersene, è sufficiente contemplare le conseguenze del sostegno dato ad alcuni approcci filosofici e pedagogici nel sistema educativo statunitense, a partire dall’inizio del XIX secolo, che ha portato al significativo declino della qualità delle strutture educative. Altre attività filantropiche dei Rockefeller possono essere esaminate, tra i tentativi di placare una popolazione scioccata dal massacro di Ludlow o i famosi doni in monete da 10 centesimi di John D. Rockefeller, che furono l’esercizio approfondito della gestione di una stampa meticolosamente orchestrata.James F. Tracy è professore di sociologia dei media presso la Florida Atlantic University.

Riferimenti
– Cantril, Hadley e Gordon Allport. 1935. La psicologia della radio. New York: Harper & Brothers Publishers.
– Cantril, Hadley. 1940. The Invasion from Mars: uno studio nella psicologia del panico. Princeton NJ: Princeton University Press.
– Cantril, Hadley. 1967. La dimensione umana: esperienze nella ricerca politica. New Brunswick, NJ: Rutgers University Press.
– Cramer, Gisela. 2009. “The Rockefeller Foundation and Pan-American Radio“, in Patronizing the Public: la trasformazione della cultura, della comunicazione e degli studi umanistici della filantropia statunitense, pp. 77-99, di William J. Buxton (a cura di). Lanham MD: Lexington Books.
– Engdahl, F. William. 2009. Gods of Money: Wall Street e la morte del secolo americano, Joshua Tree, CA: Progressive Press.
– Gary, Brett. 1999. Ansie di propaganda dalla prima guerra mondiale alla guerra fredda, New York: Columbia University Press.
– Glander, Timothy R. 1999.Origini della ricerca sulla comunicazione di massa durante la guerra fredda: effetti educativi e implicazioni contemporanee. New York: Routledge.
– Lazarsfeld, Paul F. 1969. “Un episodio nella storia della ricerca sociale: una memoria“, in The Intellectual Migration: Europe and America, 1930-1960, pp. 270-337, di Donald Fleming e Bernard Bailyn (a cura di). Cambridge, MA: Harvard University Press.
– Maessen, Jurriaan. 2012. “Rivelati i documenti della Fondazione Rockefeller attivamente impegnati nel Controllo mentale di Massa“, Infowars.com, 4 marzo.
– Pooley, Jefferson. 2008. “La nuova storia della ricerca sulla comunicazione di massa“, nella ricerca sulla storia dei media e della comunicazione: Contested Memories , pp. 43-69, di Jefferson Pooley e David W. Park (a cura di). New York: Peter Lang.
Rapporto annuale della Fondazione Rockefeller – 1939. New York: Fondazione Rockefeller.
Rapporto annuale della Fondazione Rockefeller – 1940. New York: Fondazione Rockefeller.
– Simpson, Christopher. 1993. Science of Coercion: Communication Research and Psychological Warfare, 1945-1960. New York: Oxford University Press.
– Shaplen, Robert e Arthur Bernon Tourtellot (eds.). 1964. Verso il benessere dell’umanità: cinquant’anni della Fondazione Rockefeller. Garden City NY: Doubleday & Company.

Henry Kissinger, Nelson Rockefeller e Gerald Ford

Questo articolo è la traduzione di The Rockefeller Foundation e Early Psychological Warfare Research, pubblicato da John F. Tracy su Memory Hole.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Turchia crea il “santuario” sperato dagli USA nel nord della Siria

Tony Cartalucci, LD, 4 febbraio 2018La recente incursione turca nel nord della Siria è pronta a stabilire finalmente la tanto ricercata “zona cuscinetto” o “santuario” richiesta dai politici statunitensi sin dal 2012. Mentre Stati Uniti e Turchia attualmente fingono un contrastato diplomatico sull’incursione, coi turchi che bombardano e scacciano i curdi presuntamente sostenuti dagli Stati Uniti, è chiaro che le affermazioni statunitensi sul sostegno alle milizie curde che armano e sostengono in Siria, siano il pretesto intenzionale per la Turchia per giustificare un’invasione altrimenti indifendibile del territorio siriano.

Alcun pretesto
La Turchia citava le dichiarazioni sensazionali degli Stati Uniti sulla creazione di una presunta “forza di difesa delle frontiere” curda nel nord della Siria, come pretesto per le attuali operazioni. Eppure all’epoca della dichiarazione del colonnello dell’esercito statunitense Ryan Dillion, portavoce dell’operazione Inherent Resolve, meno di 300 presunte forze erano state addestrate, il che indica che se tale forza esiste, passeranno anni prima di essere completa, se mai accadesse. Nel momento in cui la Turchia iniziava l’incursione, il segretario di Stato USA Rex Tillerson negava i piani per tale forza, secondo la Reuters, nell’articolo “Tillerson dice che gli Stati Uniti non intendono costruire forze di frontiera in Siria“, affermava, “Indipendentemente da ciò, l’incursione della Turchia, denominata “Operazione Ramo d’Ulivo”, crea proprio la zona di controllo descritta dai politici statunitensi nel 2012 e con gli stessi gruppi militanti armati dagli USA, descritti nei documenti politici statunitensi come destinati ad occupare il “santuario”“. Dopo aver tentato e fallito le manovre geopolitiche per istituire il “santuario” negli ultimi 6 anni, anche citando “crisi umanitarie” e attacchi sotto falsa bandiera sul territorio turco, Stati Uniti e Turchia hanno finalmente creato un intreccio sufficientemente caotico nella missione tra gruppi di agenti ed interessi opposti per giustificare l’invasione. La Turchia aveva invaso e progressivamente occupato territorio siriano mentre rafforzava un esercito di terroristi provenienti da varie organizzazioni terroristiche, tra cui al-Qaida, da anni preparato a quest’ultima invasione. Mentre i media occidentali e la stessa Turchia sostengono che l’operazione Ramo d’Ulivo sia contro i curdi, la creazione del “santuario” di Washington, riempito intenzionalmente di terroristi che hanno combattuto le truppe siriane per anni, va in definitiva contro Damasco. Indipendentemente da ciò, i curdi saranno indubbiamente liquidati o scacciati dalla Turchia, con Stati Uniti ed alleati europei che oppongono solo una resistenza simbolica, mentre sfruttano e tradiscono i curdi definitivamente.

Il “santuario” settentrionale è la politica degli Stati Uniti dal 2012
In un documento del marzo 2012 pubblicato dalla Brookings Institution, finanziata da multinazionali-finanziarie, intitolato “Salvare la Siria: valutare le opzioni per il cambio del regime” (PDF), si afferma specificatamente che: “Un’alternativa è che gli sforzi diplomatici si concentrino in primo luogo su come porre fine alle violenze ed ottenere accesso umanitario, come avvenne sotto la guida di Annan. Ciò potrebbe portare alla creazione di paradisi sicuri e corridoi umanitari, che dovrebbero essere sostenuti da una limitata potenza militare, che ovviamente non avrebbe gli obiettivi statunitensi per la Siria e potrebbe mantenere Assad al potere, ma da quel punto tuttavia è possibile che una vasta coalizione, con l’appropriato mandato internazionale, possa aggiungere ulteriori azioni coercitive ai propri sforzi“. Nel 2012, Brookings e altri ambienti politici statunitensi ripetutamente tentarono di spacciare la creazione di santuari in Siria col pretesto umanitario. Ciò è continuato per diversi anni finché non fu chiaro che la maggioranza dei siriani sfollati viveva nel territorio controllato dal governo siriano. La Brookings continuava descrivendo come l’allineamento turco di vaste quantità di armi e truppe al confine con la Siria, in coordinamento con gli sforzi israeliani nel sud della Siria, contribuisse ad attuare un violento cambio di regime in Siria: “Inoltre, i servizi d’intelligence israeliani hanno un’ampia conoscenza della Siria, nonché delle risorse del regime siriano che potrebbero essere utilizzate per sovvertire la base di potere del regime e spingere la rimozione di Assad. Israele potrebbe porre forze presso le alture del Golan e, così facendo, potrebbe distogliere le forze del regime dalla soppressione dell’opposizione. Questa posizione può suscitare timori nel regime di Assad su una guerra su vari fronti, in particolare se la Turchia fosse disposta a fare lo stesso al confine e se l’opposizione siriana viene nutrita con una dieta costante di armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse persuadere la leadership militare siriana a cacciare Assad per preservarsi. I sostenitori ritengono che tale ulteriore pressione potrebbe rovesciare Assad in Siria, se altre forze fossero si allineassero correttamente”. Ancora, il documento programmatico pubblicato nel 2012 vien attuato ininterrottamente da allora, con Israele e Turchia che hanno continuamente fatto pressioni sulla Siria finora con l’invasione progressiva della Turchia a nord e gli attacchi seriali israeliani presso Damasco e le alture del Golan a sud. Mentre il pretesto fabbricato per creare il “santuario” previsto dagli Stati Uniti è cambiato, l’obiettivo è sempre lo stesso: il rovesciamento del governo siriano e, in mancanza, la divisione permanente e quindi distruzione della Siria come Stato nazionale unito.

Gli USA usano i turchi per liquidare i curdi recalcitranti
La Brookings oggi fornisce una panoramica di come quest’ultima versione del piano “santuario” di Washington viene spacciata al pubblico. In un articolo del 26 gennaio 2018 intitolato “Quali sono le prospettive per Turchia, Stati Uniti e YPG dopo l’operazione ad Ifrin?”, dichiarava l’associato alla Brooking Ranj Alaaldin: “La Turchia teme che l’accresciuto Kurdistan siriano e la predominanza delle YPG, ala armata del Partito dell’Unione Democratica (PYD), rafforzatesi negli ultimi anni, ne sosterrebbero la popolazione curda e, quindi, rafforzerebbero l’insurrezione del PKK. Ankara accusa la relazione di Washington con le YPG e le sue politiche in Siria dell’attuale crisi, ma è in realtà una storia priva di opportunità e di calcoli sbagliati da parte di Turchia, YPG e Stati Uniti”. E mentre il pezzo ed altri simili circolano nei media occidentali tentando d’inquadrare il pretesto dell’ultima operazione come tensione diplomatica tra Turchia, Stati Uniti ed alleati curdi di Washington, l’articolo fa una rivelazione: “…l’opposizione araba ha spinto l’opposizione curda a una tacita cooperazione col regime di Assad per garantirsi la propria sopravvivenza, nonostante il primato del regime nella repressione sistematica dei curdi della Siria. Infatti, i curdi ad ovest del fiume Eufrate hanno evitato scontri con le forze governative siriane per anni, e mentre il conflitto siriano volge al termine, avrebbero probabilmente siglato accordi con Damasco mentre il territorio che occupavano veniva restituito allo Stato siriano unito, sventando in modo efficace i piani degli Stati Uniti sulla Siria”. L’ultima incursione della Turchia mira ad impedire ciò.

Sostituire i curdi con terroristi disponibili
Non solo i curdi ad ovest dell’Eufrate potranno essere espulsi o eliminati, saranno sostituiti da estremisti armati e sostenuti da Stati Uniti, NATO e Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) che senza dubbio e con entusiasmo continueranno a combattere le forze governative siriane. Al-Monitor in un articolo intitolato “I piani di Erdogan per Ifrin potrebbero non andare bene alla Siria“, riferiva: “Mentre da entrambe le parti si hanno vittime nell’offensiva turca in Siria, Ankara persegue un piano che va oltre la fine del dominio delle Unità di protezione del popolo curdo (YPG). Il presidente Recep Tayyip Erdogan fa riferimento incessante a un piano per insediare “i veri proprietari della zona” nella provincia d’Ifrin. Ha in mente due gruppi: la banda di milizie che le forze armate turche (TSK) impiegano nel campo chiamata Free Syrian Army (FSA), e il flusso di rifugiati siriani in Turchia”. Il cosiddetto “Free Syrian Army” è poco più di un agglomerato di organizzazioni terroristiche che combattono direttamente sotto la bandiera di al-Qaida o di uno dei suoi numerosi affiliati. È anche il principale agente di Stati Uniti ed alleati regionali, inclusa la Turchia, che usano da anni nella guerra contro la Siria e i suoi alleati iraniani, libanesi e russi. È l’unico gruppo in Siria che vuole continuare a combattere le forze siriane e i loro alleati, e la vicinanza al confine turco gli consente di essere facilmente rifornito ed ospitato nel territorio turco, quando necessario. Con un “santuario” molto più grande e profondo nel territorio siriano, occupato dalle forze turche e dalla relativa difesa aerea, il fronte da cui tali terroristi combattono si avvicinerebbe a Damasco.

Proteggere il nuovo santuario con scudi umani
L’idea di reinsediare i rifugiati nel “santuario” ideato dagli Stati Uniti non è originale. Fu il primo pretesto per spacciare l’idea del “santuario” sostenuto da NATO e USA nel nord della Siria, già nel 2012. Fu anche presentato a un’audizione al Senato degli Stati Uniti del 2015 dal generale John M. Keane, che ne spiegò le ragioni: “Se creiamo zone libere, per le forze di opposizione moderate, ma anche santuari per i rifugiati, il sostegno dell’opinione pubblica mondiale sarà piuttosto drammatico. Se Putin li attacca, l’opinione mondiale sarà decisamente contro di lui. Togliete questo problema dal tavolo quale motivo per cui si è in Siria e se ne faccia una zona libera d’attacco, contribuendo alla migrazione che avviene con le aggressive azioni militari, allora l’opinione mondiale avrà, penso, un impatto significativo su di lui”. In altre parole, Keane propose di proteggere i gruppi terroristici filo-occidentali dagli attacchi delle forze aeree siriana e russa usando i rifugiati come scudi umani.

L‘occupazione straniera ostacola la pace in Siria
Il tanto voluto “santuario” degli Stati Uniti nel nord della Siria sarà usato per continuare la guerra per procura contro Damasco. Già solo la presenza statunitense e turca in Siria ostacola la fine del conflitto, occupandone il territorio, impedendo la riunificazione della nazione e riconciliazione e ricostruzione delle comunità siriane. Mentre la Turchia tenta di ritrarre il proprio ruolo in Siria come costruttivo e propizio alla pace, perfino col nome dell’ultima incursione “Operazione Ramo d’Ulivo”, i terroristi che resistono nel nord della Siria non sarebbero in grado di farlo se la Turchia avesse sigillato i confini e interrotto i rifornimenti ai gruppi terroristici che combattono in Siria. Mentre alcuni analisti ipotizzano che la Turchia abbia stretto accordi con Russia, Iran e Siria per l’ultima incursione, la Siria e i suoi alleati dovrebbero ancora coltivare opzioni per affrontare uno scenario peggiore, non solo la creazione di un “santuario” nel nord della Siria, ma il tentativo di usarlo per perpetuare il conflitto mortale. Qualsiasi accordo politico dietro le quinte è valido tanto quanto la leva finanziaria che le parti devono mantenere verso l’altra parte. Esiste il pericolo che la Turchia s’insedi nel territorio siriano con scarse azioni per evitare una guerra su vasta scala. Anche se il risultato dell’operazione Ramo d’Ulivo della Turchia è incerto, così come le reazioni delle nazioni coinvolte nel conflitto siriano, ciò che è certo è che gli Stati Uniti hanno dimostrato ancora una volta la volontà di usare e tradire gli alleati, cioè i curdi. Le operazioni turche contro i curdi, che avevano siglato una tregua di fatto con Damasco, potrebbero costringerli ad assumere una posizione decisamente anti-Damasco in cambio di una tregua nell’attuale assalto. Proprio come Washington regalava ad Ankara il pretesto per invadere ulteriormente il territorio siriano, Ankara regalerebbe a Washington i curdi ed altri motivi per servire gli interessi statunitensi in Siria piuttosto che i propri.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Erdoghan agonizza: il suo regno si disintegra e Assad l’attende al varco

Ziad Fadil, Syrian Perspective 03/02/2018Erdoghan ha ordinato l’arresto di oltre 300 turchi perché ebbero la temerarietà di mettere in discussione la sua campagna contro i curdi nella Siria settentrionale e il loro principale benefattore, gli Stati Uniti. Inveendo contro un gruppo di medici sbrigativamente arrestati quattro giorni prima ai suoi teppisti, Erdoghan li accusava di tradimento. Ora saranno in prigione in attesa dell’incriminazione. Trump, che probabilmente non sa dove sia la Turchia e ancor meno ciò che vi succede, avrà chiamato Erdoghan per spingerlo ad essere “cauto”. Che Erdoghan abbia minacciato di portare l’operazione militare nella città di Manbij, dove le forze speciali e i marines statunitensi sono situati, aiutando i curdi a crearsi il loro mini-stato nella Siria nord-orientale, sottolinea solo la natura illimitata della stupidità sua e di Trump. Entrambe le nazioni sono membri della NATO e sono legate da un patto di fraternità e amicizia. Beh, non più a quanto pare, mentre la Turchia commette l’abominio del secolo facendo fuggire le truppe statunitensi da una posizione che occupano comunque illegalmente. Che la Turchia sia anche in Siria illegalmente mentre sfida la presenza illegale degli Stati Uniti, è da classico saggio analitico per un corso di diritto internazionale. Il Dottor Assad, da bravo medico, non perde la calma. I suoi amici russi l’incoraggiano a restarne fuori permettendo ai nemici del suo governo di frantumarsi. Voglio dire, a chi importa chi vince o perde? A me certamente no. Se i turchi cacciano gli Stati Uniti, allora, evviva i turchi. Se gli Stati Uniti cacciano i turchi, allora, evviva gli yankee. E se i curdi vengono espulsi, allora, evviva chi lo fa. Non si può perdere con una situazione come questa. Vedete, avrete una fetta di torta da mangiare comunque. Gli Stati Uniti cercano di salvare la faccia fingendo di non avere alcun interesse per l’area d’Ifrin. Tuttavia, una linea rossa sarà violata se i turchi coinvolgeranno le forze curde di Manbij. Con pretese 1700-2000 truppe, quale sarà la strategia statunitense? Di certo non è una forza sufficiente ad affrontare l’esercito turco. Invece, ciò che appare incombente è un pantano simile al Vietnam per Erdoghan. Se Ankara persiste nell’annullare i curdi dalla Siria settentrionale, avrà una presenza a lungo termine dalle statistiche morbose. Nel frattempo, l’Esercito arabo siriano continuerà a colpire i ratti terroristici d’Idlib fin quando non si spezzeranno, collasseranno e scompariranno. Lo stesso accadrà nel Ghuta orientale. Una volta raggiunti gli obiettivi della Siria, il Dottor Assad si rivolgerà al problema turco e curdo nel nord e nel nord-est. Noi di SyrPer crediamo che sia nell’interesse della Siria allearsi con la Turchia e aiutarla a sradicare la minaccia curda. Ciò metterà alla prova la politica dichiarata da Erdoghan, combattere solo il terrorismo e non occupare il territorio di un’altra nazione. I curdi, che hanno dimostrato di essere dei traditori, dovranno essere distrutti. In ogni caso, combattere a fianco dei turchi per liberare il Paese dalla pestilenza curda lascerà l’esercito turco troppo debole per combattere, se e quando Damasco non vedrà altra alternativa che entrare in guerra contro Ankara. È incredibile come i curdi siano caduti in tale trappola sapendo dalle esperienze passate quanto siano affidabili gli yankee in caso di alleanze con minoranze del Medio Oriente.
Siria e Russia erodono con successo la presenza dei terroristi ad Idlib. Si può leggere ciò da quanto accade con le vocianti storie su armi chimiche inventate per accusare il governo di Assad. Vorrei poter avere un nichelino ad ogni uso della parola “regime” nella confusa stampa occidentale. Sarei abbastanza ricco. In ogni caso, i media dei terroristi lamentano i pesanti bombardamenti su Saraqib ed Idlib. Come sempre, i media dei terroristi cercavano di suscitare emozioni parlando solo di vittime civili ignorando l’efficacia dei bombardamenti aerei sulle posizioni e i depositi di armi dei terroristi. A giudicare dai commenti dei lettori, dopo alcuni articoli, nessuno si fa ingannare da tutto ciò. L’Esercito arabo siriano è ora a soli 9 km da Saraqib, potendo liberare l’autostrada tra Aleppo e Damasco, per non parlare di Aleppo e Idlib. Ieri l’EAS liberava le seguenti cittadine nella provincia d’Idlib: al-Mushayrifa, al-Tuayhina, Tal Sultan, al-Husayniyah, Masada, Tal Qarita, Jabal Tuil e Tal Qalba. Questo ha posizionato le avanguardie dell’EAS nella distanza summenzionata. Prevediamo l’assalto su Saraqib questa settimana, poiché SAAF e RuAF continuano a bombardarla con un’intensità senza precedenti. Questo è il motivo per cui i media dei terroristi impazziscono. È anche il motivo per cui il supremo terrorista saudita Abdullah al-Muhaysini, veniva intercettato mentre parlava ad alcuni dei suoi capi dicendogli che “il morale collassa” dopo le “catastrofi di Aleppo ed Idlib”, oltre ad inveire contro il conflitto tra i ranghi dei terroristi, impedendo l’istituzione di un centro di comando terroristico congiunto. A sud-est di Aleppo ieri, proprio al confine con Idlib, l’EAS spazzava via interi nidi di scarafaggi terroristici a Qafr Hadad, Ziyarat al-Mataq, Warida, Zamar, Tal Warida e Tal Alush. Le città venivano liberate dalle mine e dagli IED dai genieri dell’EAS. E venivo informato che 16 ratti appartenenti ad al-Nusra furono eliminati e decine feriti mentre fuggivano nei villaggi vicini. È ovvio che l’anarchia regna tra i terroristi d’Idlib. Senza un posto dove andare, alcuni scompaiono per sfuggire a una morte certa. La cosa è chiara.
Come nota, l’ultimo aereo AWACS russo A-50 veniva visto nei cieli della Siria, segnando un nuovo capitolo del sostegno di Mosca al popolo siriano. Secondo quanto riferito, l’aereo può rilevare la presenza di velivoli stealth.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Turchia cerca di bloccare l’offensiva dell’Esercito arabo siriano, fallendo

Erdogan mette alla prova la risoluzione russa con l’incursione verso Idlib, ma si ritira rapidamente
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 3 febbraio 2018Ecco ciò che si sa per certo: Questa settimana, martedì scorso, un grosso convoglio dell’esercito turco attraversava la Siria sotto la copertura della notte scortato dai terroristi di al-Qaida verso Idlib, occupata dai terroristi. Quarantotto ore dopo l’ingresso in Siria, il convoglio turco si ritirava in Turchia. Durante la permanenza in Siria, il convoglio turco subiva due feriti e un morto, un camionista civile. (I feriti erano un altro civile e un soldato).
30 Gennaio
Mark @markito0171
Poco prima un convoglio dell’esercito turco finiva sotto il tiro delle forze del regime siriano e delle milizie iraniane sull’autostrada Aleppo-Idlib

Mark @markito0171

Ecco cosa è stato segnalato, ma non possiamo saperlo con certezza: Il convoglio turco era diretto verso la roccaforte in prima linea dei terroristi di al-Ays. Ciò avrebbe messo le truppe turche direttamente contro l’offensiva dell’Esercito arabo siriano che avanzava costantemente da sud. Non si può sapere con certezza perché il convoglio si fosse fermato 10 chilometri prima di al-Ays.
Secondo quanto riferito, mentre il convoglio giungeva, l’Aeronautica militare russa aveva tentato di bombardare la presunta destinazione di al-Ays e l’artiglieria siriana ne bombardava la strada. Gli F-16 turchi sorvolavano costantemente Idlib per proteggere la sicurezza del convoglio.
29 Gennaio
Jenan Moussa, @jenanmoussa
3/ Vale la pena prestare attenzione a diversi attivisti dell’opposizione sul campo, che seguono il convoglio dell’esercito turco per Idlib, secondo cui i russi bombardano un villaggio a 2 km di distanza dal convoglio. Di conseguenza, il convoglio turco si fermava. @akhbar

Jenan Moussa, @jenanmoussa
4/ Ho appena fatto questa mappa. Date un’occhiata per capire meglio la situazione. Il convoglio dell’esercito turco si fermava presso Qafr Halab. I russi lo bombardano e il regime siriano bombarda l’area di al-Qamari. Il convoglio è destinato ad al-Ays, quindi non può passare. @akhbar
Ecco cosa fu segnalato, ma è ovvio una sciocchezza: Il camionista turco è stato ucciso da una bomba a bordo strada, fatta detonare dalle YPG curde. Idlib è occupato da islamisti arabi. In teoria potrebbe anche essere la casa delle cellule dormienti delle YPG, ma è assai dubbio che sarebbero liberi di piazzare bombe sul ciglio della strada tra una popolazione ostile e una marea di combattenti islamici. È ancora più inverosimile che ke YPG cercassero d’inserirsi nel tiramolla tra Turchia e Damasco. No, se le perdite turche erano veramente dovute a una bomba lungo la strada, significa che non tutte le correnti jihadiste ad Idlib sono disposte ad accogliere i turchi come salvatori. (Già strettamente alleati, al-Qaida e Turchia hanno ormai una relazione molto più ambigua). In alternativa, se la morte non fu inflitta da una bomba a bordo strada, avrebbero credito i rapporti secondo cui l’Esercito arabo siriano dirigeva il tiro dell’artiglieria contro il convoglio.

29 Gen
Jenan Moussa @jenanmoussa
7/ A causa del quasi bombardamento russo e siriano, i testimoni sul campo ora dicono che il convoglio militare turco ha praticamente spento le luci e aspetta nell’area. Stiamo cercando di scoprire se tornerà indietro o continuerà ad avanzare nonostante gli avvertimenti.

Jenan Moussa @jenanmoussa
8/ Video che dimostra che un attacco aereo si svolse su al-Qamari, mentre il convoglio dell’esercito turco si avvicinava. @akhbar

In ogni caso, tutto considerato, la spiegazione più probabile dell’incursione turca è che Erdogan, risentito del fatto che le forze filogovernative stessero spazzando via i suoi amati islamisti, avesse deciso di testare i russi e la loro interpretazione di Astana, incontrando più resistenza di quanto fosse disposto a rispondere, ritirandosi. Il processo di pace in Siria guidato dalla Russia prevede il ruolo di osservatori militari turchi ad Idlib, ma un gigantesco convoglio di 100 veicoli con 15 carri armati, spedito nella notte, apparentemente con l’obiettivo di mettersi di traverso all’offensiva dell’Esercito arabo siriano, sembra non fosse proprio ciò che i russi avevano in mente. Probabilmente hanno detto ad Erdogan, dietro le quinte, che, specialmente oltre all’offensiva ai curdi siriani d’Ifrin, che stava esagerando e i danni al convoglio, che si trattasse di ribelli ostili alla Turchia o dell’Esercito arabo siriano, li costrinse a rientrare a casa. Ciò significa che la rotta dell’Esercito arabo siriano verso la “capitale” ribelle d’Idlib e la sacca di Fuah e Qafraya assediate. è ancora una volta chiara.Traduzione di Alessandro Lattanzio