Il mito della democrazia europea: una rivelazione sconvolgente

Alex Gorka, SCF 05.11.2017

È un segreto noto che la rete di “Soros” abbia ampia influenza sul Parlamento europeo e altre istituzioni dell’Unione europea. L’elenco di Soros è stato reso pubblico recentemente. Il documento elenca 226 parlamentari europei di tutto lo spettro politico, tra cui l’ex-presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, l’ex-presidente belga Guy Verhofstadt, sette vicepresidenti e numerosi commissari, coordinatori e questori. Costoro promuovono le idee di Soros, come ad esempio far entrare più migranti, matrimoni omosessuali, integrazione dell’Ucraina nell’UE e contrastare la Russia. Vi sono 751 membri nel Parlamento europeo. Significa che gli amici di Soros hanno più di un terzo dei seggi. George Soros, investitore ungaro-statunitense fondatore e proprietario dell’ONG Open Sociaty Foundation, incontrava il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker “senza alcuna agenda trasparente in una riunione a porte chiuse” e sottolineava come le proposte dell’UE per ridistribuire quote di migranti nell’UE siano simili ai programmi autoprodotti da Soros per affrontare la crisi. Il finanziere miliardario ritiene che l’Unione europea debba ricevere milioni di immigrati da Medio Oriente ed Africa settentrionale, fornire a ciascuno di essi 15000 euro di aiuti all’anno e posizionarli negli Stati membri dove non vogliono andare e non sono benvenuti. Il Primo ministro ungherese Viktor Orbán accusava l’UE di “prendere ordini” da Soros, ritenendo che il miliardario dai confini aperti sia dietro gli attacchi all’Ungheria. Il motivo è il tentativo del governo d’intraprendere un’azione legale con una nuova legge che richiede che le organizzazioni della società civile sostenute da stranieri, molte finanziate da Soros, elenchino i grandi donatori esteri su un registro pubblico e siano trasparenti sulle fonti di finanziamento nelle loro pubblicazioni. Il governo ungherese tenta di chiudere l’Università dell’Europa Centrale di Budapest, fondata da Soros. “L’Unione europea è in difficoltà perché i suoi capi e burocrati adottano decisioni come queste“, dichiarava Orbán. “La gente appoggia l’ideale dell’Unione Europea. Allo stesso tempo, non ne sopporta la leadership, perché insulta gli Stati membri con cose del genere e abusa del proprio potere. Tutti in Europa lo vedono, ecco perché la leadership europea non è rispettata”.
Il gruppo di Visegrad cerca di opporsi alla pressione dell’UE sulla politica degli immigrati. La Commissione europea per la migrazione e gli affari interni propone un nuovo disegno di legge per rendere obbligatori i contingenti di migranti. Almeno 30 supporter di Soros lavorano nella commissione. Molti elencati nel documento sono noti per gli attacchi alla Russia. Per esempio, Rebecca Harms, deputata del Partito verde tedesco, chiede regolarmente al Parlamento europeo di rafforzare le sanzioni contro Mosca. Guy Verhofstadt accusa la Russia di ogni cosa che va male in Europa. Il suo articolo Mettere Putin a suo posto ha fatto casino l’anno scorso. Nel 2012, l’ex-premier croato Tonino Picula, a capo di una missione di osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), denigrava le elezioni presidenziali russe del 2012 come ingiuste, dicendo che erano “sprofondate” a favore di Vladimir Putin. L’elenco di Soros pone la domanda di come le politiche dell’UE contrastino cogli interessi degli europei. La risposta è la corruzione. I politici corrotti da Soros ballano sulle sue note. Lottano contro i tentativi dei leader nazionali di proteggere gli interessi dei propri popoli. Spesso chi si oppone a tale politica deve affrontare la resistenza delle élite politiche dei propri Paesi. Lo scontro tra Orbán e la rete Soros è un buon esempio che ne illustra il funzionamento. Il Parlamento europeo influenzato dagli amici di Soros spinge l’Europa a suicidarsi lasciando entrare milioni di migranti. Ciò dimostra che la democrazia europea europea è una facciata che nasconde le attività di un potere feudale col signorotto locale che detiene le redini. Difficilmente si può chiamare potere del popolo. La pubblicazione dell’elenco di Soros fornisce un indizio per capire chi governa l’UE e chi istiga sentimenti russofobi in Europa. In realtà, accade quando Paesi membri dell’UE come l’Ungheria sono assieme alla Russia quando si oppongono alle stesse forze statunitensi, pur proteggendo sovranità ed indipendenza. È il momento per gli europei di pensare a mutare sistema eliminando la pressione esterna.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Sorprendenti sorprese a Raqqa: i “tesori” presi dall’Esercito arabo siriano

Enqaz Syria, 2 novembre 2017La battaglia più difficile e più importante per Washington è la presenza senza precedenti dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati per controllare T2, la leva per avanzare verso le città di confine attraverso il Badiyah. Allo stesso tempo, la battaglia per la liberazione di al-Qaim in Iraq è stata lanciata dall’altra parte del confine, dove le forze irachene e i combattenti popolari si preparano ad assaltarla in qualsiasi momento, dopo averne raggiunto la periferia. Su entrambi i lati del confine siriano-iracheno, Washington insegue Damasco e gli alleati nella corsa ad al-Buqmal, mobilitando per la battaglia tutte le capacità logistiche e d’intelligence per impedirne la risoluzione a vantaggio dell’Asse della Resistenza, come rivelava un ex- ufficiale della Marina Militare statunitense, basandosi su rapporti d’intelligence secondo cui il comandante della Forza al-Quds della Guardia rivoluzionaria iraniana, Generale Qasim Sulaymani, aveva preparato una sorpresa “di calibro”. I separatisti curdi Ishiah in Siria ricevevano informazioni su un imminente grande evento militare dopo che gli eserciti siriano ed iracheno, e loro alleati, liberavano al-Buqamal e al-Qaim, collegando i confini siriano e iracheno. L’ex-ufficiale statunitense probabilmente riceveva informazioni da Washington su un piano dell’intelligence concluso a Damasco, alla presenza del Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, il Maggior-Generale Mohammad Baqari, atterrato nella capitale siriana due settimane prima alla guida di una delegazione militare iraniana di alto livello, e durante cui completava con l’omologo siriano il piano per liberare al-Buqamal e collegare il confine siriano ed iracheno, dove gli statunitensi hanno mobilitato molte risorse militari dopo aver assicurato il passaggio a un gran numero di combattenti “ospiti”. Un gruppo di combattenti tribali fu diretto ad al-Buqmal per formare una potente forza dotata di sofisticate armi e mezzi di comunicazione statunitensi, sufficiente ad affrontare Esercito arabo siriano ed alleati per rimescolare le carte sul fronte orientale siriano, dove si vincono le battaglie più importanti di tutte. D’altro canto, una fonte vicina alla sala operativa degli alleati dell’Esercito arabo siriano, sottolineava che la mobilitazione statunitense per al-Buqamal per impedire il congiungimento del confine siriano-iracheno, non è paragonabile a ciò che Damasco ed alleati hanno preparato per questa battaglia. Recentemente, Washington ed alleati circondavano del silenzio ufficiale statunitense-“israeliano”:
1 – Il colpo del processo della restaurazione irachena a Qirquq, che ha sorpreso Washington e Tel Aviv; poche ore dopo che il comandante della Forza al-Quds delle Guardie rivoluzionarie iraniane, Generale Qasim Sylaymani, arrivava in Iraq, spazzava via i loro sogni sull’istituzione dello Stato curdo, costringendoli dopo poche settimane ad abbandonare Masud Barzani, dopo che aveva dichiarato che Qirquq era “il santuario del Kurdistan”.
2 – Il lancio dei missili siriani il 16 ottobre contro un velivolo “israeliano” che precipitava sul confine libanese, negato dai media ebraici che parlavano di “difetto tecnico” dovuto a una collisione con un uccello… In particolare l’azione della difesa aerea siriana coincise con la visita del Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu nella Palestina occupata, per portare un importante messaggio russo “a chi vuol sentire”. L’Esercito arabo siriano non si fermava, a questo punto; un altro colpo a statunitensi ed “israeliani” passava col sequestro dell’arsenale, abbandonato dall’organizzazione “SIIL” durante la fuga dei suoi capi e combattenti dalla città di al-Mayadinm quando l’esercito vi entrò, conservato nei depositi e nelle fortificazioni difficili da penetrare e comprendente sistemi di comunicazione e ricognizione statunitensi e “israeliani”, presentato al pubblico come bottino preso dalle forze siriane, un colpo simile a quello inflitto durante la battaglia per la liberazione di Aleppo, quando le unità dell’Esercito arabo siriano sequestrarono grandi quantità di armi statunitensi inviate da Washington ai terroristi “prima” della vittoria, giunte nel momento in cui la città veniva investita da militari ed alleati. Il successo dell’intelligence siriana fu notevole quando arrestò una squadra dell’intelligence inglese in Siria, che negli ultimi anni ebbe il compito di assassinare molti scienziati e militari della Siria, ottenendo, con questo risultato, la liquidazione dell’agente inglese ad al-Raqqa che lavorava con lo SIIL, “Qadis”, nome in codice di Grace Harris, eliminata con una bomba; ma i rapporti occidentali rivelavano che l’Esercito arabo siriano conosceva “decisamente” la realtà dei fatti.
Damasco è consapevole dell’interesse di Washington e dei Paesi della NATO, oltre che d'”Israele”, per una base in questa città, dove si è scoperto che anche Riyadh è entrata per rafforzare l’influenza dei separatisti curdi nella Siria nordorientale, e la visita del ministro saudita Thamir al-Subhan di due settimane fa prova tale sostegno, in coincidenza con la politica d'”integrare gli israeliani” sui curdi in Siria, dopo la disintegrazione del sogno d’istituire uno Stato curdo in Iraq, consentendo a Tel Aviv di lanciare una pipeline per rubare il petrolio siriano dalle aree d’influenza curda e trasferirlo in “Israele” attraverso la Giordania. Sullo sviluppo delle basi militari statunitensi e francesi a Raqqa viene sollevato un grosso interrogativo dalle gravi informazioni che rivelano l’intenzione di disimpegnare la NATO nel breve periodo dalla base turca d’Incirlik. Pertanto, la “stupidità” dei separatisti curdi in Siria, non comprendendo il messaggio del “colpo della restaurazione a Qirquq”, come prima versione per “disciplinare” i loro compari del Kurdistan iracheno, una seconda versione “disciplinare” è pronta e li aspetta. Secondo un esperto militare russo, la battaglia per “eradicare” l’influenza dei separatisti curdi in Siria è inevitabile. Questo si aggiunge alle relazioni confermate dal Centro studi FIRIL secondo cui la prossima battaglia con la milizia Qusd partirà da al-Hasaqah. Tuttavia, le informazioni più importanti sono quelle nominate da una fonte militare russa, secondo cui dopo la fine delle battaglia di al-Buqmal inizierà lo scenario più importante della storia della guerra siriana, comportando, in sostanza, la riapertura delle ambasciate occidentali a Damasco il prossimo anno, incoronata dalla visita senza precedenti di un capo di Stato nella capitale siriana, per incontrare il Presidente Bashar al-Assad.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

I sospetti di Putin confermati dall’USAF: gli statunitensi raccolgono DNA dei russi

Alex Christoforou, The Duran 2 novembre 2017

Il Presidente Vladimir Putin allarmava il Consiglio sui diritti umani russo informandoli che alcuni soggetti possibilmente legati agli Stati Uniti avevano raccolto tessuti biologici di vari gruppi etnici russi. I responsabili della raccolta si sono rivelati, avanzando una storia. Secondo Zerohedge, “Mentre alcuni avevano inizialmente scontato le osservazioni di Putin come ennesima teoria cospirazionista, risulta che abbia ragione: il gruppo responsabile della raccolta dei tessuti non era altri che l’US Air Force, dimostrando che un’altra teoria cospirazionista è un fatto. Un rappresentante del Comando degli Stati Uniti spiegava che la scelta della popolazione russa non era intenzionale ma legata alla ricerca che l’Air Force conduce sul sistema muscolo-scheletrico umano. Dubbi furono sollevati la prima volta a luglio, quando l’AETC lanciò un’offerta per acquisire campioni di acido ribonucleico e liquido sinoviale dai russi, aggiungendo che tutti i campioni (12 RNA e 27 fluidi sinoviali) “saranno raccolti in Russia e devono essere di caucasici”. L’USAF affermava che non raccoglie campioni dagli ucraini, ma senza specificare perché. Secondo il portavoce dell’AETC Capitano Beau Downey, il centro di ricerca molecolare del 59.mo Gruppo medico attualmente “studia la locomozione per identificare vari biomarcatori associati a un trauma”. Downey aveva detto ai media russi che lo studio richiede due serie di campioni: campioni di malati e di controllo del RNA e della membrana sinoviale. Il primo set è stato fornito da una “società statunitense”. Dato che la prima serie di tessuti, fornita da una società statunitense, proveniva dalla Russia, l’Air Force ha optato per raccogliere anche la seconda serie di dati dai russi per eliminare eventuali confusioni che potrebbero affliggere i risultati dello studio. Non aveva detto quale set, del controllo o dei malati, sia stato raccolto la prima volta e evitava di fornire ulteriori dettagli sullo studio”.
La spiegazione parrebbe innocua, ma il Pentagono è tutt’altro che innocuo e può raccogliere tessuti per scopi molto più sinistri. Secondo RT, “Il Presidente Vladimir Putin ha detto che il materiale genetico russo viene raccolto in tutto il Paese. “Sapete che il materiale biologico viene raccolto in tutto il Paese, dai diversi gruppi etnici che vivono nelle diverse regioni geografiche della Federazione Russa? La domanda è perché? E’ intenzionale e sistematico. Siamo oggetto di grande interesse”, dichiarava Putin al Consiglio dei diritti umani della Russia, senza specificare chi sia dietro le attività sui campioni biologici russi. “Lasciate che facciano ciò che vogliono, e noi dobbiamo fare ciò va fatto”, concludeva”. Il fatto che campioni di tessuti russi appaiono specificamente nella lista dei desiderata suscita preoccupazioni sul Pentagono che lavorerebbe ad un’arma biologica contro i russi. “Non dico che si tratta di preparare una guerra biologica contro la Russia. Ma tali scenari, senza dubbio, sono studiati. Cioè, nel caso si verifichi improvvisamente la necessità”, scriveva Franz Klintsevich, Primo Vicepresidente del Comitato del Consiglio federale per la Difesa e la Sicurezza. “Non è un segreto che diversi gruppi etnici reagiscano diversamente alle armi biologiche. Quindi la raccolta del materiale biologico dai russi che vivono in diverse località. In occidente tutto viene fatto in modo estremamente scrupolosamente e verificato nei minimi dettagli”.”
Secondo Zerohedge, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov confermava che i servizi speciali russi hanno informazioni che suggeriscono che le ONG raccolgono materiale genetico; intelligence che avrebbe indotto Putin a speculare su chi ci sia dietro. “Alcuni emissari svolgono tali attività, rappresentanti di organizzazioni non governative (ONG) e altri organismi. Tali casi sono stati registrati, e i servizi di sicurezza e il presidente naturalmente hanno tali informazioni”, dichiarava. Non è il primo tentativo di raccogliere campioni genetici dei russi da parte di agenzie estere, dichiarava Igor Nikulin, ex-aderente alla Commissione sulle armi biologiche dell’ONU. “Tali tentativi risalgono agli anni ’90, quando c’era il programma del genoma umano, poi c’erano diversi programmi anche negli anni 2000… dai diversi pretesti, anche nobilissimi, ma per qualche motivo tutto ciò avviene nell’interesse dei militari degli Stati Uniti, e questo suscita sospetti”, dichiarava Nikulin, osservando che in linea di principio, “i campioni degli europei del gruppo slavo, soprattutto russi” sono ricercati. “Campioni di sangue sono presi per l’analisi e se un’organizzazione è straniera, ciò che fa dei risultati è sempre ignoto”, concludeva”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Lo Stato Profondo, da JFK a Trump

Ray McGovern, Consortium News 30 ottobre 2017

Kennedy e Allen Dulles

Era l’estate 1963, quando un alto funzionario della direzione operativa della CIA trascinò la nostra classe di Junior Officer Trainee (JOT) in una sfrenata battaglia contro il presidente John F. Kennedy, accusato tra l’altro di codardia per aver rifiutato di mandare le forze armate statunitensi a salvare i ribelli cubani inchiodati nell’invasione della CIA sulla Baia dei porci, soffocando la possibilità di cacciare dal potere il leader comunista di Cuba Fidel Castro. Sembrava strano che un funzionario della CIA pronunciasse tali critiche su un presidente in carica nel corso di formazione di chi era stato scelto come futuro dirigente della CIA. Mi ricordo di aver pensato: “Questo è sconvolto; avrebbe ucciso Kennedy, data la possibilità”. Il nostro docente speciale era simile a E. Howard Hunt, ma più di mezzo secolo dopo non posso essere sicuro che fosse lui. Le nostre note di tale formazione/indottrinamento furono classificate e mantenute sotto chiave. Alla fine del nostro orientamento JOT, i dirigenti dell’agenzia dovettero fare la scelta fondamentale tra l’adesione alla direzione per l’analisi o la direzione delle operazioni in cui i funzionari dirigono le spie e organizzano i cambi di regime (come chiamavano il processo per rovesciare governi). Scelsi la Direzione per l’analisi e, una volta entrato nella nuova sede di Langley, Virginia, mi sembrò strano che i tornelli da stadio impedissero agli analisti di andare sul “lato operativo della casa” e viceversa. La verità ci fu detta, non fummo mai una famiglia felice. Non posso parlare per i miei colleghi analisti agli inizi degli anni Sessanta, ma non mi accorsi mai che gli operatori dall’altro lato dei tornelli potessero assassinare un presidente, il presidente che osò fare qualcosa per il Paese, ciò che portò molti di noi a Washington, in primo luogo. Ma, salvo l’emergere di un coraggioso patriota come Daniel Ellsberg, Chelsea Manning o Edward Snowden, non mi aspetto di vivere abbastanza a lungo per sapere chi orchestrò l’assassinio di JFK. Eppure, in un certo senso, queste particolarità sembrano meno importanti di due gravi lezioni apprese: 1) Se un Presidente può affrontare la forte pressione dell’élite al potere e cerca la pace cogli stranieri percepiti nemici, allora tutto è possibile. Il buio sull’omicidio di Kennedy non dovrebbe oscurare la luce di questa verità fondamentale; e 2) esistono molte prove indicare l’esecuzione dello Stato di un presidente disposto ad assumere enormi rischi per la pace. Mentre nessun presidente post-Kennedy può ignorare tale dura realtà, resta possibile che un futuro presidente con la visione e il coraggio di JFK possa cercare tale probabilità, in particolare con l’impero USA che si disintegra e dal crescente malcontento interno. Spero di esserci il prossimo aprile, alla fine dei 180 giorni per il rilascio dei rimanenti documenti su JFK. Ma, in assenza di un cortese segretario, non sarei sorpreso di vedere ad aprile sul Washington Post un titolo simile a quello di sabato: “File JFK: la promessa di rivelazioni sventata da CIA e FBI“.

La nuova dilazione è il fatto
Avreste pensato che 54 anni dopo l’assassinio di Kennedy per le strade di Dallas, e dopo aver saputo del quarto di secolo di scadenza presunta per il rilascio dei file JFK, che CIA ed FBI abbiano bisogno di altri sei mesi per decidere quali segreti ancora nascondere? Il giornalista Caitlin Johnstone fa centro sottolineando che la più grande rivelazione del rilascio limitato della scorsa settimana dei file JFK è “il fatto che FBI e CIA hanno ancora disperatamente bisogno di tenere segreto qualcosa accaduto 54 anni fa“. Ciò che è stato rilasciato il 26 ottobre è una piccola frazione di ciò rimasto segreto negli archivi nazionali. Per scoprirlo, è necessario apprezzare la tradizione politica statunitense da 70 anni, che andrebbe chiamata “paura degli spettri”. Che CIA ed FBI stiano ancora scegliendo ciò che dovremmo vedere riguardo chi uccise John Kennedy sembra insolito, ma c’è un precedente. Dopo l’assassinio di JFK, il 22 novembre 1963, l’ammanicato Allen Dulles, che Kennedy aveva licenziato da direttore della CIA dopo la scottatura della Baia dei Porci, si nominò alla Commissione Warren e guidò l’indagine dell’omicidio di JFK. Diventando capo de facto della Commissione, Dulles era perfettamente disposto a proteggere se stesso e accoliti se alcuni commissari o investigatori fossero stati tentati d’interrogarsi se Dulles e CIA avessero avuto un ruolo nell’assassinio di Kennedy. Quando alcuni giornalisti indipendenti soccombettero a tale tentazione, furono immediatamente designati, indovinate, “cospirazionisti”. E così rimane la grande domanda: Allen Dulles ed altri della CIA “sequestrarono” l’assassinio di John Kennedy e la successiva insabbiatura? A mio avviso e vedendo molti esperti investigatori, la migliore dissezione delle prove sull’omicidio appare nel libro di James Douglass del 2008, JFK e l’Innominabile: Perché è morto e per cosa. Dopo l’aggiornamento e l’allestimento di prove abbondanti, ed ulteriori interviste, Douglass conclude che la risposta alla grande domanda è Sì. La lettura del libro di Douglass oggi può aiutare a spiegare perché tanti dati sono ancora trattenuti, anche in forma ridotta, e perché anzi non potremo mai vederli nella loro interezza.

Truman: il Frankenstein della CIA?
Quando Kennedy fu assassinato, all’ex-presidente Harry Truman, come a molti altri, avranno ricordato che i decaduti Allen Dulles ed accoliti avrebbero potuto cacciare un presidente che ritenevano morbido verso il comunismo e contrario allo Stato profondo dell’epoca. Per non parlare del vendicativo desiderio di ritorsione per la risposta di Kennedy al fiasco della Baia dei Porci. (Paragoni col licenziamento di Allen Dulles e altri epigoni della CIA e dello Stato profondo, per quel fiasco, non ce ne sono). Esattamente un mese dopo la morte di John Kennedy, il Washington Post pubblicò un opuscolo di Harry Truman intitolato “Limitare il ruolo della CIA nell’intelligence“. La prima frase dice: “Penso che sia necessario esaminare nuovamente scopo ed operazioni della nostra Agenzia d’Intelligence Centrale“. Stranamente, l’articolo apparve solo nell’edizione iniziale del Post del 22 dicembre 1963. Fu poi escluso dalle edizioni successive e, nonostante l’autore fosse il presidente responsabile della costituzione della CIA nel 1947, l’articolo fu ignorato da tutti i media. Truman credeva chiaramente che l’agenzia di spionaggio seguisse ciò che pensava fosse una via inquietante. Iniziò sottolineando “il motivo originale per cui ritenni necessario organizzare questa Agenzia… e ciò che mi aspettavo facesse“. Sarebbe stata “incaricata di raccogliere tutte le segnalazioni d’intelligence da ogni fonte disponibile e questi rapporti mi giunsero come Presidente senza trattamento od interpretazioni del Dipartimento“. Truman passò rapidamente a una delle cose principali che chiaramente lo disturbavano, scrivendo “la cosa più importante era badare alla possibilità che l’intelligence venisse usata per influenzare o portare il presidente a decisioni sbagliate“. Non fu difficile vedervi un riferimento a come uno dei primi direttori dell’agenzia, Allen Dulles, cercò d’ingannare il presidente Kennedy per inviare forze statunitensi a salvare il gruppo di invasori finito sulla spiaggia della Baia dei porci nell’aprile 1961, senza alcuna possibilità di successo, senza il rapido impegno del supporto aereo e terrestre statunitense. La decisione del presidente Kennedy, presidente allora novizio, fu sostenuta da una “analisi” rosea che mostrava come questa puntata sulla spiaggia avrebbe suscitato una rivolta popolare contro Fidel Castro.Appoggiarsi sulla Baia dei porci
Allen Dulles si sentì offeso quando il giovane presidente Kennedy, entrando in carica, ebbe la temerità di mettere in discussione i piani della CIA per la Baia dei Porci, avviati dal presidente Dwight Eisenhower. Quando Kennedy chiarì che non avrebbe approvato l’uso delle forze da combattimento statunitensi, Dulles si spinse, con fiducia suprema, a costringere il presidente ad inviare truppe statunitensi in soccorso. Le note macchiate di caffè scritte da Allen Dulles furono scoperte dopo la morte e riportate dallo storico Lucien S. Vandenbroucke. Nelle sue note, Dulles spiegava che “quando le carte saranno sul tavolo“, Kennedy sarebbe stato costretto dalla “realtà della situazione” a concedere qualsiasi supporto militare “piuttosto che far fallire l’impresa“. L'”impresa” che per Dulles non poteva fallire era, ovviamente, il rovesciamento di Fidel Castro. Dopo aver montato parecchie operazioni fallite per assassinare Castro, questa volta Dulles intendeva prenderlo, con poca o nessuna attenzione su come i protettori di Castro a Mosca potessero reagire infine. (L’anno successivo i sovietici installarono missili nucleari a Cuba come deterrente contro una futura aggressione statunitense, portando alla crisi dei missili di Cuba). Nel 1961, gli sconcertanti capi di Stato Maggiore Riuniti, che l’allora vicesegretario di Stato George Ball descrisse come “fogna degli inganni”, volevano affrontare l’Unione Sovietica e almeno colpirla. (Si può ancora sentire la puzza di quella fogna in molti dei documenti pubblicati la scorsa settimana). Ma Kennedy mise la sicura alle armi, per così dire. Pochi mesi dopo l’invasione abortita di Cuba e il rifiuto di mandare l’esercito statunitense a salvarla, Kennedy licenziò Dulles e i suoi cospiratori e disse a un amico che voleva “fare la CIA in mille pezzi e spargerla ai venti“. Chiaramente, il disprezzo era reciproco. Quando JFK e l’Innominabile: Perché è morto e per cosa uscì, i media ne ebbero una reazione allergica e non lo commentarono. È certo però, che Barack Obama ne ricevesse una copia e che ciò potrebbe spiegarne in qualche misura la continua deferenza, anche timorosa, verso la CIA. Il timore per lo Stato Profondo sarebbe il motivo per cui il presidente Obama ritenne di lasciare liberi di agire torturatori e rapitori e lasciare i detenuti nelle prigioni segrete della CIA di Cheney/Bush, dicendo al suo primo capo della CIA Leon Panetta di essere l’avvocato dell’agenzia anziché la guida? È questo il motivo per cui Obama ritenne di non poter licenziare il dirigente dell’intelligence nazionale James Clapper, che dovette chiedere scusa al Congresso per aver dato testimonianze “chiaramente erronee” sotto giuramento nel marzo 2013? Il timore di Obama era dovuto al fatto che il direttore della National Security Agency, Keith Alexander. e la controparte dell’FBI, continuavano ad ingannare il popolo, anche se i documenti rilasciati da Edward Snowden li smascherarono, come Clapper, mentire sulle attività di sorveglianza del governo? È questo il motivo per cui Obama fece di tutto per proteggere il direttore della CIA John Brennan tentando di contrastare la pubblicazione dell’indagine completa del Comitato sull’Intelligence del Senato sulle torture della CIA, basata su cablo originali, e-mail e memorie del quartier generale dell’agenzia? (Vedasi qui e qui).Lo Stato profondo oggi
Molti statunitensi si aggrappano alla convinzione confortante che lo Stato profondo sia una finzione, almeno in una “democrazia” come gli Stati Uniti. I riferimenti ai poteri duraturi delle agenzie di sicurezza ed altre burocrazie chiave sono sostanzialmente negati dai media, che molti altri statunitensi sospettano essere una mera appendice dello Stato profondo. Ma a volte la realtà del potere filtra da qualche osservazione sfuggita da un insider di Washington, qualcuno come il senatore Chuck Schumer, democratico di New York, capo della minoranza al senato con 36 anni di esperienza al Congresso. Come tale è anche membro del Comitato sull’intelligence del senato, che dovrebbe avere l’autorità sull’intelligence. Durante un’intervista di Rachel Maddow della MSNBC, il 3 gennaio 2017, Schumer disse in modo tranquillo dei pericoli che attendevano il presidente Donald Trump se continuava ad “attaccare la comunità d’intelligence“. Lei e Schumer discutevano sui decisi tweet di Trump riguardo l’intelligence degli Stati Uniti e le prove dell'”hackeraggio russo” (che Schumer e Maddow consideravano un fatto). Schumer disse: “Lasci che le dica, se attacca la comunità d’intelligence, avrà sei modi da domenica per risponderle. Quindi anche per un uomo d’affari pratico, presumibilmente duro, è davvero stupido farlo“. Tre giorni dopo l’intervista, i capi dell’intelligence del presidente Obama rilasciarono una “valutazione” praticamente senza prove, affermando che il Cremlino aveva ingaggiato un’operazione segreta per mettere al potere Trump, alimentando lo “scandalo” contro la presidenza Trump. Il procuratore speciale Robert Mueller accusò il responsabile della campagna di Trump, Paul Manafort, di riciclaggio di denaro non dichiarato, evasione e lobbismo per conto di stranieri, apparentemente nella speranza che Manafort fornisse prove contro Trump. Quindi, il presidente Trump è in carica da abbastanza tempo per aver capito il gioco e i “sei modi da domenica” che ha la comunità d’intelligence per “risponderti”. Appare intimidito come il presidente Obama. L’imbarazzante acquiescenza di Trump all’opposizione dell’ultimo minuto dello Stato profondo al rilascio dei file JFK è semplicemente l’ultimo segnale che anche lui è controllato da ciò che i sovietici chiamavano “gli organi della sicurezza dello Stato“.Ray McGovern lavora con la Chiesa ecumenica del Salvatore a Washington. Durante i 27 anni di carriera nella CIA, preparò le relazioni quotidiane per i presidenti Nixon, Ford e Reagan e diresse i briefing diretti nelle mattine dal 1981 al 1985. È co-fondatore di Veterani dell’intelligence per l’equilibrio (VIPS).

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Qatar: è il momento delle confessioni…

Mouna Alno-Nakhal, Mondialisation, 28 ottobre 2017Non fu che nell’aprile del 2016 che si sentì l’ex-primo ministro del Qatar, Shayq Hamad bin Jasam o “HBJ”, affermare in un’intervista a Rula Qalaf del Financial Times [1]: “Voglio dire qualcosa per la prima volta… Quando iniziammo ad impegnarci in Siria nel 2012, ricevemmo via libera col Qatar alla guida (delle operazioni), perché l’Arabia Saudita non voleva farlo. Poi ci fu un cambio politico e Riyadh non ci disse che ci voleva retrocedere. Inoltre, ci ritrovammo concorrenti e non era un bene“. Sulla Libia è vergognoso che HBJ riassumesse l’aggressione omicida degli alleati con tale odiosa metafora: “C’erano troppi cuochi, il piatto si rovinò“! Ciò che HBJ non disse è che il via libera statunitense-sionista passò col rosso perché le turpitudini del Qatar commesse in Siria, in stretta collaborazione con la Turchia e una fazione di Hamas attraverso al-Qaida e Fratellanza musulmana, non riuscirono a distruggere lo Stato siriano in pochi mesi come previsto. Ci torneremo…
Il 25 ottobre 2017 riservò le sue confidenze alla televisione ufficiale del Qatar “Masrah TV”. Intervista di 110 minuti su Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn; relazioni con Iran, Israele, Fratellanza musulmana; sostegno alle cosiddette rivoluzioni arabe, ecc. Intervista ritenuta “di grande importanza” dalla rete qatariota che riepiloga le sue dichiarazioni in queste poche righe:
– Deploro profondamente la creazione della rete televisiva “al-Jazeera”.
– Contattai gli sciiti del Bahrayn per una “riconciliazione”. Il problema fu risolto con la forza. Sono contrario a tale tendenza.
– Informammo re Abdullah dei nostri contatti con Gheddafi e delle sue cattive intenzioni verso l’Arabia Saudita.
– Ogni capitale degli Stati del Golfo deve avere un ruolo specifico al di fuori di qualsiasi confronto, l’Arabia Saudita è la sorella maggiore che deve proteggerci in quanto piccolo Paese.
– Con questa crisi, abbiamo dato spettacolo in tutto il mondo, mentre i nostri popoli che vivevano in armonia cominciano a litigare e ad insultarsi.
– Tutti vanno negli Stati Uniti, dando dati veri e falsi sui rispettivi Stati, informazioni che saranno uno di questi giorni usate contro tutti noi danneggiandoci”.
Sarebbe tedioso tornare su ciascuno di tali punti e molti altri omessi dalla lista, come ad esempio:
– Per ammissione del generale Petraeus degli Stati Uniti, l’ufficio dei taliban a Doha fu aperto su richiesta ufficiale degli Stati Uniti, per usarlo come “hub” dei negoziati per il recupero dei prigionieri. Nel 2003, dopo la demolizione del Grande Buddha, gli rifiutammo l'”ambasciata” nonostante la pressione degli Stati Uniti, dicendo che l’avremmo concesso a uno Stato riconosciuto a livello internazionale.
– Partecipammo alla guerra allo Yemen senza saperne la ragione. I sauditi ce lo chiesero e accettammo.
– Quando l’ambasciata saudita fu attaccata in Iran, ritirammo l’ambasciatore, mentre avevamo eccellenti relazioni con l’Iran, rispettandone intelligenza e diplomazia e siamo partner presso l’enorme giacimento di gas che condividiamo.
– Negli ultimi anni interrompemmo i rapporti con l’Iraq perché la politica saudita lo pretese. Ma adesso li abbiamo restaurati senza neppure dirlo al GCC! Restaurazione che approvo e che avrebbe dovuto essere fatta molto prima.
– Non abbiamo particolarmente sostenuto la Fratellanza musulmana. Avevamo solo relazioni interstatali quando Mursi era al potere in Egitto.
– Sulla registrazione delle conversazioni con Gheddafi sul cambio di regime in Arabia Saudita, HBJ è costretto ad ammettere che sono autentiche. Ma “nonostante il rispetto dovuto a una morte di cui non va detto che il bene”, l’accusò di aver defraudato gli EAU vendendogli una raffineria che non esisteva e di aver estorto il Qatar, senza dire altro.
– Su Israele, tutti sanno che: “Il suo reddito nazionale supera quello di qualsiasi Paese arabo, mentre non ha petrolio (!?)… ha cervello e quattro milioni di persone, di cui tre dalla doppia nazionalità, il che significa che possono emigrare ma rimangono perché hanno un obiettivo che cercano di raggiungere. Noi tutti ne cerchiamo l’amicizia e li temiamo. Chi di noi ancora parla della questione palestinese?… Parliamo solo delle modalità della normalizzazione… Conosco bene gli israeliani. Ho lavorato con loro e fui insultato per questo. Ma il nostro obiettivo era la pace… che la questione palestinese si sistemasse pacificamente a Gaza e Cisgiordania… Ora so che molti leader regionali trattano con loro e che molti incontri avvengono, alcuni nel Mar Rosso. Ma so anche che sono destinati al fallimento…
HBJ si chiede se, nonostante tale buona fede e precaria fedeltà, il comportamento dei suoi fratelli assedianti (Arabia Saudita, EAU, Bahrayn e Egitto) non rifletta la volontà d’imporre un cambio nella politica regionale. Una politica che il Qatar probabilmente approverebbe, a condizione che esista, sia chiaramente pianificata, associandosi o permettendogli di potervi aderire. Soprattutto dato che il Qatar gli ha dimostrato magnanimità: “I quattro fratelli avevano riconosciuto il cambio di regime avutosi in Qatar nel 1996… anche se non avevamo bisogno del loro sostegno perché era una decisione del nostro popolo [sic] e mentre sapevamo del complotto contro di noi, partecipammo al vertice di Muscat [2] l’anno prima… All’epoca, i militari di questi Stati assedianti che parteciparono al complotto furono catturati a Doha… Più tardi, re Abdullah chiese di liberarli e di voltare pagina. Sua altezza, il padre del principe attuale, rispose alla richiesta… cioè anche quando la tensione raggiunse il parossismo, mantenemmo un minimo di rispetto reciproco… Non toccammo i simboli e il tono non raggiunse mai il livello attuale...”
Non toccarono i simboli! A sentirlo, il Qatar ha solo cacciato in Siria, cucinato in Libia e salvato il popolo di Gaza dalle grinfie terrificanti d’Israele. E se ha perso la preda, non va dimenticato che non è l’unico colpevole e che i fratelli assedianti furono più che complici. In ogni caso, questo è ciò che pensiamo del suo discorso sulla Siria che riserviamo alla fine. Un discorso che non ci dice nulla che non sapevamo già, ma chi meglio del criminale conosce i dettagli del delitto? Anche se non racconta tutta la verità: “Non appena le cose iniziarono in Siria, andai in Arabia Saudita su richiesta del padre di sua altezza. Conobbi re Abdullah, Dio gli conceda la misericordia. Mi disse: “Siamo con voi, andate avanti e ci coordiniamo, ma avrete la responsabilità nelle vostre mani”. Ecco cosa facemmo. Non voglio entrare nei dettagli… Abbiamo prove complete su tale argomento. Tutto passava dalla Turchia, tutto fu fatto in coordinamento con le forze statunitensi, i turchi, noi stessi e i nostri fratelli sauditi. Tutti erano presenti coi loro militari. Errori potrebbero essere stati compiuti in alcuni dettagli dell’aiuto, ma non con lo SIIL. Là si esagera! Ci può essere stata una relazione con Jabhat al-Nusra. È possibile. Per Dio, non lo so! Tuttavia, se fosse così posso dire che non appena fu decretato che Jabhat al-Nusra era inaccettabile, non fu più sostenuto e gli sforzi si concentrarono sulla liberazione della Siria… (qui) combattiamo per la preda… la preda è scomparsa… e ancora combattiamo per questa! E ora si hann uccisioni in Siria e Bashar è ancora là… Ora dite che Bashar può rimanere. Non siamo contrari. Non dobbiamo vendicarci di Bashar. Era nostro amico. Ma eravate con noi nella stessa trincea. Avete cambiato idea. Ditecelo!Fonte:
TV ufficiale del Qatar/ al-Haqiqa Show: “La verità”

Note:
[1] La confessione di Shayq Hamad, soprannominato HBJ, sulla Libia
[2] Il Qatar rifiuta la tutela di Riyadh sulla regione del Golfo

Traduzione di Alessandro Lattanzio