Timori per gli Skripal

John Platinum 9 aprile 2018

Viene ampiamente riportato che agli Skripal avrebbero avuto offerte nuove identità da CIA ed MI5. Aspettate un minuto! Chi ne beneficia? Non certo gli Skripal. Per molti, CIA e MI6 sono dietro l’avvelenamento false flag sempre più bizzarro di giorno in giorno. A parte una breve telefonata di Julija Skripal alla cugina Viktorija, noi (pubblico mondiale) non abbiamo né sentito né visto nessuno dei due. In quella telefonata, nell’estratto seguente, affermava che suo padre stava bene e riposava.
Viktoria: è il tuo telefono?
Julija: È un telefono temporaneo. Va tutto bene, ma vedremo come va; decideremo dopo. Sai tu stessa quale sia la situazione qui. Va tutto bene, tutto può essere risolto, tutti si riprendono e sono vivi.
Viktorija: ho capito! Va tutto bene con tuo padre?
Julija: Va tutto bene. Sta riposando ora, dorme. La salute di tutti va bene, non ci sono problemi irreparabili. Sarò dimessa presto. Va tutto bene“.
Ciò è strano perché lo stesso giorno della telefonata, Kay Burley intervistando Craig Murray (10 min 25 sec) diceva che sarebbe uno dei numerosi ceppi del Novichok che “avrebbe ucciso questa ex-spia del KGB, in coma al momento…“, contrastando con ciò che Julija aveva detto alla cugina sulla salute del padre Sergej Skripal. Ancora più strano è che il giorno dopo Sergej ebbe un notevole recupero dall’esperienza di pre-morte. Si diceva che si stesse “riprendendo rapidamente”. Non abbiamo ascoltato la loro storia e sospetto che se i servizi segreti s’imporranno, probabilmente non lo sapremo mai. Vogliono trasferirli negli Stati Uniti e dargli nuove identità, secondo molte fonti. “Le loro vite” probabilmente non saranno mai più le stesse “perché richiederanno cure mediche continue e le autorità inglesi sostengono che saranno più al sicuro in uno dei Paesi dei Cinque Occhi: Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda”.
Si dice che siano più sicuri negli Stati Uniti, il che solleva la domanda se gli Stati Uniti abbiano abolito le loro leggi sulle armi. Il pericolo, tuttavia, deriva dal fatto che MI6 e CIA avrebbero potuto programmare tale costosa pantomima sin dall’inizio. Se l’hanno fatto, gli Skripal non racconteranno mai la loro storia. Potrebbero non essere mai più sentiti. Qualsiasi persona che ragioni deve chiedersi perché non ci è permesso sentire Julija e Sergej. Deve anche chiedersi perché alla cugina di Julija non viene concesso un visto per visitarla in ospedale. Deve anche chiedersi perché a un vicino non fu permesso di visitarli, né a stampa o altri media. Alla Russia non è stato concesso l’accesso consolare, un precedente insolito e pericoloso per il resto del mondo, e ciò è inquietante. Non c’è mai stato in vita mia un caso come questo e l’unica risposta può essere che i nostri governi occidentali devono nascondere qualcosa.
L’immagine è tratta dalla pagina VK di Julija Skripal a cui lei, o qualcun altro, ha avuto accesso tre giorni dopo il presunto attacco, quando si diceva che fosse vicina alla morte.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Sergio Moro, giudice al servizio degli USA

Martín Piqué, Tiempo 5 aprile 2018 – Kontra InfoLa storia di un uomo duro, disposto ad attuare tutte le politiche del dipartimento di Stato e dei suoi servizi d’intelligence. Attenti alle imitazioni in Argentina! Moro conosce i colpi di scena della cooperazione cogli Stati Uniti. All’inizio dell’anno scorso fece sapere che quest’anno poteva prendersi l’anno sabbatico per studiare nel Paese nordamericano. “Moro è uno sceriffo provinciale che adempie al ruolo che i poteri forti in Brasile gli hanno dato per far uscire Lula dal gioco. Dietro di lui, è evidente, c’è il dipartimento di Stato degli USA”, ha detto a Tiempo il giornalista argentino Diego Vidal, residente nello Stato di Sergipe. Il 7 settembre, giornata nazionale del Brasile che commemora qualcosa di simile all’indipendenza, un principe reggente che ruppe i legami con le corti del Portogallo senza spargere sangue, i cartelloni dei cinema dei Paesi limitrofi espongono la première che promette polemiche. Riguarda il film “Polizia federale. La legge è la stessa per tutti”, un film che racconta l’azione della forza di sicurezza nella lotta alla corruzione. Uno dei protagonisti, non centrale ma con impatto sulla trama, è il giudice federale Sergio Fernando Moro. Magistrato di provincia nato a Maringá, seconda città dello Stato di Paraná (vicino Santa Catarina e Rio Grande do Sul, che costituisce il prospero sud del Paese), balza agli onori della cronaca e il suo nome trascende i confini del Brasile dopo aver condannato l’ex-Presidente Luiz Inacio Lula Da Silva a 9 anni e mezzo di prigione, e perciò ordinandone l’arresto. Laureato in giurisprudenza nella città natale, Moro si è specializzato nella lotta alla corruzione “transnazionale” dopo aver studiato un programma incentrato sulla questione presso l’Università di Harvard. Da quel momento, e come altri capi politici e personalità del potere giudiziario del Sud America, il giudice federale di Curitiba non ha mai smesso di viaggiare negli Stati Uniti. Infatti, dice spesso di ammirare gli ex-presidenti degli Stati Uniti Theodore Roosevelt (promotore della dottrina del bastone, “Big Stick”, per consolidare il primato nordamericano nell’emisfero) e Abraham Lincoln, entrambi repubblicani, come Donald Trump. “Moro è stato addestrato dal dipartimento di Stato. Viaggia permanentemente negli Stati Uniti. Moro sa come ottenere l’approvazione di Washington“, dichiarava il diplomatico brasiliano Samuel Pinheiro Guimarães in un’intervista rilasciata lo scorso febbraio.

Moro, l’ambasciata e la nuova offensiva geopolitica degli Stati Uniti
Con un padre legato al Partito della socialdemocrazia del Brasile (PSDB, forza di centro-destra, nonostante il nome), Moro viene accusato dai leader del PT di doppiopesismo quando indaga la leadership politica. Lo rimproverano che nelle sue esibizioni da giudice di “mani pulite”, nella tradizione italiana degli anni ’90, non ha mai puntato alla leadership del PSDB, cui appartengono nientemeno che Aécio Neves e Fernando Henrique Cardoso. Moro è noto quale artefice dell’indagine “Lava Jato“, su diversione di fondi, finanziamento di partito, direzione di opere pubbliche e arricchimento personale di alcuni capi politici, montata sulle risorse della maggiore azienda dell’America Latina, la compagnia petrolifera brasiliana Petrobras. Una delle chiavi di tutte le persecuzioni giudiziarie di tali manovre è l’uso della figura dell'”asserzione premiata”, che prevede riduzioni di pene per i “pentiti” che forniscono dati sulla corruzione. Questa figura viene anche utilizzata per indagare sulle tangenti da parte della società di costruzioni brasiliana Odebrecht, in notevole espansione in America Latina nell’ultimo decennio. Odebrecht è cresciuta a tal punto, nel primo decennio del XXI secolo, che fu incaricata della ristrutturazione del famoso porto cubano di Mariel. Con l’espansione del Canale di Panama, Mariel punta a diventare il principale punto di rifornimento e trasbordo per le grandi navi che attraversano i Caraibi. Che siano Odebrecht o Petrobras a finire sotto il microscopio della giustizia, riflette, per alcuni analisti, ciò che gli Stati Uniti hanno deciso come priorità in politica estera; fare tutto il possibile per porre un limite alla crescente influenza del Brasile in America Latina. Non a caso, in questo senso, uno dei peggiori cortocircuiti tra l’amministrazione di Dilma Rousseff e del PT e il governo di Washington si ebbe nel 2013, dopo la diffusione dei documenti segreti svelati da Edward Snowden, l’ex-contraente della CIA e consulente della NSA, le agenzie d’intelligence più conosciute degli Stati Uniti. Snowden dimostrò che l’NSA intercettava in modo permanente la rete di computer privati della Petrobras. Così poté raccogliere dati da milioni di mail e telefonate legate all’attività della compagnia petrolifera. In Brasile non si può escludere che buona parte di tale documentazione, ottenuta illegalmente, abbia contribuito in modo decisivo all’indagine “Lava Jato“. Tutto ciò coincise con l’arrivo a Brasilia dell’ex-ambasciatrice statunitense in Brasile Liliana Ayalde, figlia di un medico colombiano che vive negli Stati Uniti e sostituita a gennaio da un altro diplomatico di carriera, Michael McKinley (ambasciatore in Afghanistan, Perù e Colombia). All’inizio del 2017, Ayalde fu nominata vicedirettrice degli affari civili del comando sud dell’esercito degli Stati Uniti. Ayalde era responsabile dell’USAID (agenzia della cooperazione internazionale degli Stati Uniti). Il suo background da diplomatico genera sospetti nella sinistra latinoamericana: mentre era a capo delle ambasciate degli Stati Uniti in Paraguay e Brasile, furono rovesciati, per via parlamentare, Fernando Lugo e Rousseff. Ayalde aveva lasciato l’incarico ad Asunción nell’agosto 2011, alcuni mesi prima della rimozione di Lugo in Paraguay. “Ayalde agì con grande forza nel colpo di Stato che si ebbe in Paraguay. Ora è in Brasile, a fare lo stesso discorso, sostenendo che la situazione (in Brasile) non può più essere risolta dalle istituzioni brasiliane“, avvertiva Carlos Martins, professore di Sociologia all’Università di San Paolo, un anno fa. Tre mesi dopo, il Senato brasiliano decise le dimissioni di Rousseff. “A differenza del processo mani pulite italiano, che portò alla fine dei partiti politici tradizionali, Moro non tocca alcun partito tradizionale del Brasile: va solo contro il PT. Ha studiato negli Stati Uniti ed è chiaro che ha importato da lì tutti i concetti che usa“, analizzava il giornalista Darío Pignotti, anche lui argentino, corrispondente del quotidiano Página 12 da Brasilia. Moro, in breve, è al centro della tempesta. È un protagonista, un duro. Quasi da film.

Liliana Ayalde

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Caso Skripal, la Russia contrattacca

Il Regno Unito nega l’accesso a Julija Skripal e lotta per rispondere alla controffensiva diplomatica della Russia, impedendo ai russi di parlare a Julija Skripal
Alexander Mercouris, The Duran, 7 aprile 2018Se nelle prime tre settimane della crisi Skripal furono gli inglesi ad aver guidato, nelle ultime due l’iniziativa si è passata ai russi. Come spesso accade, i russi, colti di sorpresa da una crisi che sembrava uscire dal nulla, inizialmente reagirono in modo reattivo. Tuttavia, col passare delle settimane, gradualmente ritrovavano le basi da cui iniziano a prendere l’iniziativa. Al contrario, sono gli inglesi, che a quanto pare credevano che con le espulsioni diplomatiche la crisi si sarebbe placata, che ora appaiono sempre più sorpresi perché, contrariamente alle aspettative, i russi si rifiutano di lasciare andare la faccenda. Il risultato fu l’aspra recriminazione nei media inglesi, soprattutto incolpando Boris Johnson, sull’inondazione di fuga non sempre consistenti o convincenti ai media che cercavano di rafforzare la posizione inglese, e sempre più acute denunce di presunti ‘utili idioti’ che esprimevano dubbi. Col senno del poi, i russi fecero un passo nei primi giorni della crisi, che gli da dato bei dividendi. Fu la loro insistenza, dal Consiglio di sicurezza dell’ONU del 14 marzo 2018, a che il Regno Unito seguisse le procedure della Convenzione sulle armi chimiche e ottenesse conferma dagli esperti dell’OPCW sulla natura del veleno usato nell’attentato. I russi seguirono convocando una riunione del comitato esecutivo dell’OPCW il 4 aprile 2018, in cui presentarono una risoluzione sponsorizzato assieme a Cina e Iran per un’indagine internazionale sull’incidente, con le forze dell’ordine inglesi e russe coinvolte nell’indagine sull’incidente. Non fu affatto una proposta assurda o stravagante. Al contrario, dato che Julija Skripal è una cittadina russa, è proprio quello che avrebbe dovuto succedere. Tuttavia, come i russi ovviamente sanno, l’OPCW non ha giurisdizione per imporre un’indagine internazionale su un crimine avvenuto in uno Stato sovrano. È una questione che rientra esclusivamente nella giurisdizione dello Stato, e l’OPCW, che non è un organo investigativo, non vi ha autorità. L’unica istituzione internazionale che l’ha il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Non c’era quindi alcuna possibilità che la proposta russo-cinese-iraniana fosse adottata, o che venisse attuata se lo fosse stata, e russi, cinesi ed iraniani dovevano saperlo quando lo proposero. Tuttavia l’insistenza russa a che l’OPCW verificasse l’affermazione inglese che il veleno usato nell’attentato agli Skripal era il Novichok, insieme alla richiesta dei russi di un’indagine internazionale e alle domande con cui, prima della sessione del consiglio esecutivo dell’OPCW i russi bombardarono OPCW, inglesi e francesi, i cui esperti furono consultati dagli inglesi per verificare l’identità del veleno, preparò la scena per l’ammissione di Gary Aitkenhead, amministratore delegato di Porton Down, che contrariamente alle affermazioni del Foreign Office, Porton Down non poteva confermare che la sostanza chimica che avvelenò Sergej e Julija Skripal sia stata prodotta in Russia. Da allora, i diplomatici inglesi, non solo Boris Johnson, mentirono per settimane, mettendosi sulla difensiva. Così accade, alla sessione del consiglio esecutivo dell’OPCW, come al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che la Russia convocò poco dopo, che venne dimostrato un altro fatto importante. La crisi degli Skripal era uno scontro est-ovest, occidente contro le potenze eurasiatiche guidate da Russia e Cina, e non un confronto tra una “comunità mondiale unita” e una “Russia isolata”, come i commentatori occidentali pretesero. Sembra che i sedici Stati che alla sessione del consiglio esecutivo dell’OPCW votarono contro la proposta russo-cinese-iraniana su un’indagine internazionale sull’incidente fossero membri dell’alleanza occidentale, mentre i sei Paesi che votarono la proposta erano eurasiatici. È importante notare che i diciassette Stati che scelsero di astenersi fossero non allineati. Lo schema si ripetè alla successiva riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il 5 aprile 2018. Non solo gli ambasciatori occidentali erano gli unici che accusavano la Russia durante la riunione, ma gli ambasciatori non occidentali e non allineati che scelsero di parlare non solo non accusarono la Russia, ma propendevano per la tesi russa: i misteri del caso Skripal vanno risolti internazionalmente con la cooperazione tra Regno Unito e Russia. I commenti dell’ambasciatore della Guinea Equatoriale, non alleato alla Russia, riassunto dall’Ufficio stampa delle Nazioni Unite, è un buon esempio, “ANATOLIO NDONG MBA (Guinea equatoriale) ha espresso la speranza che le indagini attuali possano fare chiarezza sui fatti e siano equi e proporzionati alle norme e procedure internazionali pertinenti. Ribadiva il desiderio che, da membri permanenti del Consiglio, Federazione Russa e Regno Unito siano esempio per la comunità internazionale sulla risoluzione pacifica delle controversie. In un momento cruciale in cui le istituzioni internazionali sono attaccate, era importante che i due membri usassero maturità ed esperienza politica internazionale per gestire la situazione con prudenza, avea detto, sperando che la crisi diplomatica venisse presto disinnescata”.
Se l’ammissione di Gary Aitkenhead che Porton Down non può confermare che l’agente chimico utilizzato nell’attentato agli Skripal sia stato prodotto in Russia è stato un disastro delle pubbliche relazioni per gli inglesi, il ricovero delle autorità inglesi di Sergej e Julija Skripal sembra sempre più un imminente pubblico disastro di relazioni pubbliche. Le autorità inglesi mantennero la massima sicurezza possibile sugli Skripal. Non furono diffuse foto e né furono fornite informazioni sul tipo di cura ricevute. Per quanto è noto, non sono mai stati visitati. L’accesso è strettamente controllato. La sentenza dell’Alta Corte che consente di prelevare campioni di sangue da Sergej e Julija Skripal in modo che possano essere trasmessi all’OPCW rivelava che le autorità inglesi gli avevano già prelevato campioni di sangue, trasmessi a Porton Down.
2)…Il 14 e 16 marzo 2018, il governo del Regno Unito invitava ufficialmente il Direttore generale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) ad inviare un gruppo di esperti nel Regno Unito per la valutazione tecnica delle sostanze chimiche non programmate conformemente all’articolo VIII 38, lettera e)”. Ciò in effetti serviva a verificare in modo indipendente l’analisi effettuata da Porton Down. Al fine di condurre le indagini l’OPCW desiderava
i) Raccogliere campioni di sangue dagli Skripal
a) Intraprendere la propria analisi sulle prove degli agenti nervini,
b) condurre analisi del DNA per confermare che i campioni inizialmente testati da Porton Down provenissero dagli Skripal
ii) Analizzare le cartelle cliniche degli Skripal che ne definiscono le cure dal 4 marzo 2018,
iii) Testare nuovamente i campioni già analizzati da Porton Down.
3) Poiché gli Skripal erano incoscienti e non potevano acconsentire a prelevare ulteriori campioni di sangue per tali scopi o la divulgazione delle proprie cartelle cliniche, il NHS Foundation Trust di Salisbury giustamente confermava al governo inglese che un ordine del tribunale doveva autorizzare a) e b)”.
Non vi è alcun accenno alla possibilità di un precedente permesso dall’Alta Corte, quando campioni di sangue furono prelevati da Sergej e Julija Skripal e trasferiti a Porton Down. È così, anche se Justice Williams chiarisce nel suo giudizio che tale permesso avrebbe dovuto essere ottenuto,
3) Poiché gli Skripal sono incoscienti e non possono acconsentire a prelevare ulteriori campioni di sangue per tali scopi o alla divulgazione delle proprie cartelle cliniche, il NHS Foundation Trust di Salisbury giustamente confermava al governo inglese che un ordine del tribunale doveva autorizzare a) e b).
4) Pertanto, il Segretario di Stato si rivolse a questo tribunale per il bene degli Skripal, ai sensi delle disposizioni del Mental Capacity Act del 2005, cercando di stabilire che è lecito per il NHS Trust prelevare un campione di sangue per i test dell’OPCW e la divulgazione delle cartelle cliniche pertinenti all’OPCW e ai campioni di sangue prelevati dagli Skripal da sottoporre ai test dall’OPCW”. Il permesso fu concesso dall’Alta Corte prima che i campioni di sangue inviati a Porton Down fossero prelevati da Sergej e Julija Skripal? In caso contrario, presumibilmente l’assunzione dei campioni di sangue fu illegale, nel qual caso potrebbe trattarsi di aggressione, un reato. Se fu ottenuto il permesso, perché il giudizio dell’Alta Corte che concede tale autorizzazione non fu reso pubblico? Cosa lo rese diverso dalla sentenza di Justice Williams, resa pubblica? O forse non era necessario alcun permesso perché al momento in cui furono prelevati i campioni di sangue, gli Skripal erano coscienti e potevano quindi dare il consenso? O forse fu deciso al momento che il prelievo dei campioni di sangue non richiedesse il permesso dell’Alta Corte, perché era parte necessaria alle cure mediche date a Sergej e Julija Skripal? Se è così, perché non viene detto nulla su ciò dalla sentenza del giudice Williams?
Parlando da lettore di molte sentenze di tribunale, sospetto fortemente che alcun permesso fu ottenuto dall’Alta Corte quando furono prelevati i primi campioni di sangue inviati a Porton Down. Se è così, mi aspetterei che il giudice Williams nel suo giudizio molto accurato, lo menzioni. In un modo o nell’altro sarei interessato ad avere una spiegazione a riguardo. La pubblicazione della sentenza della Corte Suprema fu seguita poco dopo dall’annuncio improvviso e inaspettato che Julija Skripal si riprendeva e aveva ripreso conoscenza. Che i due eventi, pubblicazione della sentenza e annuncio della guarigione di Julija Skripal, potrebbero essere collegati, come avevo suggerito, “Ora che le autorità consolari russe sanno che i procedimenti giudiziari relativi a Julija Skripal sono stati avviati, in teoria potranno incaricare gli avvocati di chiederne la partecipazione in modo che possano rappresentare Julija Skripal. Non ho idea se ci pensino, ma francamente mi chiedo se l’improvviso annuncio della ripresa di Julija Skripal, notizia gradita, possa anche in parte essere volta ad impedire tale passo da parte delle autorità consolari russe per il motivo che Julija Skripal ora poteva decidere da sé”. Prevedibilmente, l’annuncio della ripresa di Julija Skripal portava a nuove richieste russe di accedere presso di lei. Gli inglesi tuttavia omisero di concederlo senza dire chiaramente perché. Nel frattempo foto di Julia Skripal non sono ancora apparse. Non ci sono ancora informazioni sulle cure che riceve. Sembra che non abbia ancora avuto visitatori. Non vi è alcuna notizia di alcun studio legale che la rappresenti, anche se è necessario che le sia data una rappresentanza legale e che sia obbio che gli venga permesso di consultare gli avvocati. La cugina Viktorija Skripal ha avuto solo una conversazione telefonica, per quel che sappiamo, che registrò. Come già detto, l’impressione data dalla trascrizione della conversazione è che Julija Skripal si senta costretta su ciò che può o è disposta a dire. Tuttavia già sapeva che la richiesta di Viktorija Skripal di un visto per giungere nel Regno Unito per vederla verrà rifiutata (alcuni media inglesi chiaramente hanno cancellato queste parole quando pubblicarono la trascrizione). La richiesta di Viktorija Skripal di un visto per il Regno Unito fu rifiutata, venendo ciò confermato dalla BBC, “Nel frattempo, il Regno Unito ha rifiutato di concedere un visto alla cugina di Julija, Viktorija Skripal, secondo la BBC. Il ministero degli Interni dichiarava che la domanda non è conforme alle norme sull’immigrazione. Una fonte governativa aveva detto alla BBC che sembra che la Russia “cerchi di usare Viktorija come pedina”… in seguito Viktorija disse alla BBC che non aveva abbastanza soldi per soddisfare i requisiti per il visto”. The Guardian dava ulteriori dettagli su ciò che “la fonte del governo”aveva detto di Viktorija Skripal, “Sembra che lo Stato russo cerchi di usare Victorija come pedina”, aveva detto una fonte del governo alla BBC, aggiungendo: “Se viene influenzata o costretta dal Cremlino, diventa un’altra vittima”.
Sembra che pretendere che Viktorija Skripal abbia fondi insufficienti sul suo conto bancario per ottenere un visto sia solo un pretesto. Proprio come le aveva detto la cugina Julija Skripal, le autorità inglesi non hanno intenzione di concederle un visto, non perché non abbia abbastanza soldi, ma perché la considerano “una pedina del governo russo” (qualunque cosa ciò significhi). Perché questo dovrebbe impedirle di vedere sua cugina, gravemente malata, resta inspiegato. Per inciso, mi chiedo se il fatto che le autorità inglesi considerino Viktorija Skripal “una pedina del governo russo” spiega perché le viene negato qualsiasi ruolo nei procedimenti legali che riguardano la cugina, al punto che le autorità inglesi nemmeno informarono Justice Williams della sua esistenza? Tutto sommato sembra che le autorità inglesi siano decise a impedire a chiunque, dalla Russia a persino i famigliari di Julija Skripal, di avere contatti con lei. Ciò presumibilmente spiega la strana affermazione pubblicata a nome di Julija Skripal dalle autorità inglesi in ciò che sembra una reazione affrettata alla pubblicazione della conversazione tra Julija e Viktorija Skripal. Come già detto, questa affermazione, scritta in perfetto inglese idiomatico, sembra volta a giustificarne l’isolamento dalle autorità russe e dai famigliari o avvocati che agiscano in suo nome. Un effetto della pubblicazione della trascrizione della conversazione di Julija Skripal con Viktorija Skripal fu costringere le autorità inglesi a confermare ciò che Julija Skripal aveva detto a Viktorija Skripal nella loro conversazione, che Sergej Skripal non solo è vivo ma si riprende, sia vero. Subito dopo la pubblicazione della trascrizione scrissi che il contenuto sembrava suggerirlo, e ora le stesse autorità inglesi sono state costrette ad ammettere che è vero. In altre parole, proprio come la pubblicazione della sentenza del giudice Williams sembra aver costretto le autorità inglesi ad ammettere che Julija Skripal si riprende ed è cosciente, così la pubblicazione della trascrizione della conversazione telefonica di Viktorija Skripal con Julija Skripal sembra aver spinto le autorità inglesi ad ammettere che Sergej Skripal è vivo e sta pure bene. Francamente il tempismo di questi annunci e la straordinaria segretezza su ogni aspetto delle cure e delle condizioni di Sergej e Julija Skripal da quando furono trovati sulla panchina, non fa che rinforzare l’impressione che le autorità inglesi li stiano controllando, e che siano tenuti in una condizione che appare sospettosamente una detenzione. Forse tutto ciò viene fatto in buona fede e per proteggerli. Comunque John Helmer dice, “Le prove che ora si accumulano indicano che l’ospedale trattiene ed isola gli Skripal contro la loro volontà, impedendo i contatto con la famiglia”. È convincente.
Col crollo delle prove sul Novichok, Sergej e Julija Skripal sono ora dei testimoni chiave. Forse non hanno nulla di valore da dire. Colpisce il fatto che una settimana dopo che Julija Skripal abbia ripreso conoscenza, la polizia inglese non abbia ancora identificato un sospetto, il che suggerisce che la consapevolezza delle motivazioni dell’attentato sia limitata. Tuttavia nel frattempo i russi affermano ciò che molti vedranno senza dubbio come ovvio:
Russian Embassy, UK@RussianEmbassy
Diverse scuse dal Regno Unito per aver rifiutato il visto a Viktorija Skripal per visitare i familiari a Salisbury non reggono. Cosa nasconde il Regno Unito? 
21:17 – 6 apr 2018
Che i russi possano avere ragione è fortemente suggerito dalle seguenti parole interessanti che appaiono nell’interessante articolo del direttore diplomatico del Guardian Patrick Wintour, apparso il 30 marzo 2018, poco dopo la notizia sulla guarigione di Julija Skripal, “La Russia ha anche risposto all’apparente recupero di Julija Skripal, avvelenata insieme al padre. Potrebbe aiutare sull’avvelenamento, o persino rivelare se conosce qualche motivo da qualche altro attore non statale. I servizi segreti inglesi la interrogheranno non appena la salute lo consentirà. Sarà chiaramente d’enorme imbarazzo per il governo del Regno Unito se emergesse che ritiene lo Stato russo estraneo”. Forse non era solo retorica dell’ambasciatore russo all’ONU Vasilij Nebenzia quando avvertì gli inglesi alla riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU del 5 aprile 2018… che stavano giocando col fuoco e ne saranno dispiaciuti. I politici del Regno Unito non hanno idea di come le loro affermazioni fasulle potranno ritorcerglisi contro”. Lui e il governo russo sanno più di quanto lasciano intendere? Forse ci sono altre sorprese in tale strana faccenda.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Francia è in guerra con la Turchia?

Gearóid Ó Colmáin, Global Research 3 aprile 2018Mentre i diplomatici russi vengono espulsi dall’Europa, portando il mondo sull’orlo della guerra, la NATO in Siria sembra disintegrarsi. Il 29 marzo, il presidente francese Emmanuel Macron diceva che la Francia avrebbe inviato truppe ad aiutare i curdi nella Siria settentrionale a combattere le forze turche. La Turchia aveva lanciato l’operazione Olive Branch il 20 gennaio per cacciare le forze curde del PYD-YPD da Ifrin, nel nord della Siria. I gruppi del PYD-YPD furono ribattezzati Forze Democratiche Siriane (SDF) su richiesta degli Stati Uniti per nasconderne i legami col Partito dei Lavoratori Curdi (PKK) in Turchia, che Ankara afferma essere un’organizzazione terroristica.
Ora Ankara accusava Parigi di sostenere il terrorismo contro la Turchia e minacciava di reagire se la Francia inviasse alle SDF truppe. Parigi si era offerta di “mediare” tra governo turco e SDF, offerta respinta con sprezzo da Ankara. In un’intervista a Le Monde , l’ex-presidente francese Francois Hollande descriveva la Turchia alleata nella guerra con un alleato dei francesi. Insisteva, tuttavia, a che la Francia continuasse a sostenere i curdi. Hollande accusava Mosca di permettere alla Turchia d’invadere la Siria per indebolire e dividere la NATO. Il presidente Donald Trump dichiarava che gli Stati Uniti intendono ridurre le operazioni in Siria. Sembra che la Francia stia ora adempiendo ai suoi doveri di Stato-vassallo degli Stati Uniti, fornendo truppe a sostegno delle forze curde della NATO. Quindi, Francia ed Unione europea affronteranno l’ira della Turchia, mentre gli Stati Uniti passano in secondo piano? Secondo il direttore di Stratfor George Friedman, l’esercito turco è più potente degli eserciti francese e tedesco messi insieme. La Turchia di Erdogan ha l’ambizione di far rivivere il passato ottomano. La Turchia è una potenza strategica chiave tra Oriente e occidente. Ankara ha una presenza militare in Qatar e Somalia, dando alla potenza mediterranea accesso ad importanti centri strategici sul Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Negli ultimi anni la Turchia ha aumentato investimenti ed impegno nei Paesi africani. Etiopia, Somalia, Sudan, Nigeria, Ghana e Sudafrica sono diventati importanti partner commerciali dei turchi. Una delle ragioni dell’ostilità francese con la Libia di Gheddafi era la determinazione a competere contro l’influenza francese in Africa. La crescente influenza della Turchia in Africa sarà, prima o poi, una preoccupazione per le potenze dell’Europa occidentale, specialmente la Francia. Ma i rapporti franco-turchi non sono sempre stati pessimi. Nel XVI secolo la Francia si appoggiò agli ottomani per contrastare il Sacro Romano Impero. Attraverso l’alleanza cogli ottomani, la Francia ottenne importanti concessioni commerciali (“capitolazioni”) in Medio Oriente. I francesi continuarono a usare l’alleanza cogli ottomani per contenere gli austriaci nel 17° e 18° secolo.

La politica del genocidio
Ma negli ultimi anni la Francia è sembrata decisa ad inimicarsi il vecchio alleato diplomatico. Nel 2016 l’assemblea francese approvava una legge che rende illegale “negare” il genocidio armeno del 1915. Da allora ogni storico che dubiti di aspetti della storia “ufficiale” potrebbe finire in prigione e subire una multa di 45000 euro. La Turchia continua a negare la responsabilità del genocidio armeno. Dato che la legge Gaysot rende illegale mettere in discussione qualsiasi aspetto del genocidio ebraico durante la Seconda guerra mondiale, la storia in Francia rientra sempre più nella giurisprudenza piuttosto che nella storiografia. Il tentativo della Francia di legiferare sulla storia turca era chiaramente una mossa politica volta a colpire un potenziale rivale geopolitico. Il genocidio armeno è diventato une cause célèbre tra attori d’élite ed attivisti della dirigenza imperiale occidentale. Verso la fine del XIX secolo, le potenze occidentali si erano pesantemente infiltrate nell’impero ottomano tramite i contatti con potenti ufficiali armeni. Nazionalisti e socialisti armeni formarono il Comitato Hunchak e la Federazione Rivoluzionaria Armena (ARF). I turchi credono che questi gruppi furono incoraggiati dall’imperialismo europeo e russo a ribellarsi contro il governo ottomano per destabilizzare l’impero. Qualunque sia la verità storica sul genocidio, la causa del genocidio armeno è una caratteristica chiave della politica imperialista occidentale nei confronti della Turchia. Il sostegno della Francia alle cause armena e curda e l’ostilità nei confronti della Turchia nell’Unione europea, indicano con forza che i francesi temono il crescente potere della Turchia. Tuttavia, la Francia è una delle maggiori fonti di investimenti esteri diretti in Turchia e la rottura delle relazioni metterebbe a repentaglio molti potenti interessi.

Il nuovo alleato d’Israele
I curdi hanno amici importanti a Parigi. Il filosofo Bernard Henri-Levy fece grevi pressioni in Francia a loro favore. Bernard Henri-Levy svolse un ruolo chiave per spingere all’intervento francese in Libia nel 2011. Levy non nasconde che la sua fedeltà va ad Israele. Uno Stato curdo in Siria sarebbe negli interessi geopolitici di Israele. Circondati da arabi ostili e turchi, i curdi si affiderebbero inevitabilmente ad Israele, facilitando così l’egemonia israeliana nella regione. Sin dalla Guerra Fredda, la politica statunitense verso la Turchia era usarla contro l’URSS. La Turchia fu un attore centrale nella destabilizzazione e distruzione della Siria. Ma Ankara è entrata in Siria con la sua agenda geo-strategica. Ora gli interessi della Turchia sono minacciati dall’alleanza militare occidentale. La NATO, che finora ha sostenuto migliaia di gruppi terroristici, molti dei quali si combattono, sembra disintegrarsi in Siria. Il presunto “socialismo” dei gruppi curdi in Siria era propaganda dei media occidentali. Non c’è niente che anarchici piccolo-borghesi ed autoproclamati “socialisti rivoluzionari” amino di più della visione delle milizie curde con Guevara e i loro “consigli operai”. La natura acefala delle forze del PYD-YPG (Unione Democratica – Unità di Protezione del Popolo) in Siria rispecchia il genere di rivoluzioni e “rivolte spontanee” fomentate dalla CIA nei Paesi in via di sviluppo, e sempre più nel primo mondo; assicurando il dominio dell’imperialismo sul movimento. Nel 2017 furono formate forze guerrigliere rivoluzionarie internazionali per fornire sostegno anarchico e femminista alla causa curda dell’imperialismo. La diffusione della perversione sessuale nel mondo in via di sviluppo attraverso l’ideologia pseudo- sinistra è diventata, negli ultimi anni, l’autentica avanguardia dell’imperialismo occidentale. I marxisti-leninisti consideravano l’omosessualità un problema sociale che, nella sua manifestazione moderna, era attribuita alla decadenza borghese; ma oggi vi sono pochi marxisti-leninisti che avrebbero il coraggio di dirlo. Il PYD curdo ha stretti legami con la Rosa Luxemburg Stiftung in Germania, decisiva nel colpo di Stato neo-nazista della CIA nel 2014 in Ucraina. Nel mondo, il terrorismo di sinistra postmoderno e il jihadismo taqfirita aprono la strada all’imperialismo.

Imperialismo turco
Dopo la psyop Skripal contro la Russia, Ankara si è rifiutata di espellere i diplomatici russi. Ora sembra che la Turchia non possa più essere utilizzata dall’occidente per colpire la Russia. La Turchia è un impero emergente con propri interessi strategici. Nel XXI secolo non ha molto senso geopolitico per un impero come la Turchia rimanere legato agli interessi dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico: la Turchia non è una potenza atlantica. Come potenza marittima con accesso strategico a Mar Nero, Mediterraneo e ora Mar Rosso e Oceano Indiano, il Neo-ottomanesimo turco è una realtà. Sebbene sia ancora in guerra cogli alleati siriani di Russia e Iran, e profondamente complice del rafforzamento del terrorismo, Ankara gravita sempre più verso l’asse Mosca-Tehran negli ultimi due anni. Nondimeno, la posizione geopolitica intermedia della Turchia la rende un partner inaffidabile per gli eurasiatici. I terroristi uighuri che combattono per l’indipendenza della provincia cinese di Xinyang (Turkestan orientale), sono ancora sostenuti da Ankara; e non vi è alcuna indicazione che il regime turco abbia reciso i legami col terrorismo taqfiro. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha minacciato l’Europa in passato. Nel 2016 avvertì che la Turchia avrebbe inondato l’Europa di migranti se l’UE non avesse accolto la richiesta di altro denaro per far fronte alla crisi migratoria. Erdogan ancora minaccia l’Europa. Mentre i migranti continuano ad arrivare in massa nelle città europee, con migliaia di terroristi islamici e di al-Qaida tra di loro, la Francia gioca col fuoco andando contro la Turchia. Con l’intensificarsi della crisi migratoria in Francia e nell’Unione europea in rovina, la Francia non potrà combattere guerre all’estero, soprattutto contro behemoth militari in ripresa come la Turchia. Gli analisti statunitensi prevedono che la “Nuova Europa”, anziché la “Vecchia Europa”, intraprenderà tale compito. La Polonia è fuori dal tiro dell’UE. La Polonia comprende che l’immigrazione di cittadini culturalmente dissimili non è nel suo interesse, ed è armata fino ai denti dagli Stati Uniti. Se l’Unione dovesse collassare, ne conseguirebbe il caos. La Francia affronterà lotte indipendentiste in Corsica e terrorismo islamista su larga scala. Solo Ungheria, Austria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia potranno difendere l’Europa dall’assalto neo-ottomano. Ma non dovremmo illuderci della natura di tale “difesa”. Lo zio Sam sosterrà entrambe le parti fin quando una guerra di tutti contro tutti porterà l’umanità più vicino al governo globale. L’ex-commissario UE Javier Solana affermò che l’Europa è il laboratorio del governo mondiale. Un prolungato periodo di austerità e guerra civile costringerà i cittadini a guardare alle istituzioni globali per avere pace e protezione. Quando i piani per la primavera araba furono annunciati dall’ex-segretaria di Stato statunitense Condoleezza Rice al comitato degli affari pubblici americano-israeliano nel 2005, fece riferimento alla necessità di un “caos creativo” nella riconfigurazione del “nuovo Medio Oriente”. Ciò che ora affrontiamo è il caos creativo che precede la “Nuova Europa” e, soprattutto, il “Nuovo ordine mondiale”…Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia dichiara che Skripal è vittima dell’intelligence inglese

Zero Hedge, 1 aprile 2018L’ambasciatore della Russia nel Regno Unito Aleksandr Jakovenko afferma che la riluttanza di Londra a condividere le informazioni sull’avvelenamento dell’ex-agente doppio Sergej Skripal ha portato Mosca a suggerire che le autorità di Londra ne siano responsabili. “Abbiamo il serio sospetto che tale provocazione sia opera dell’intelligence inglese“, aveva detto Jakovenko alla rete russa NTV, aggiungendo tuttavia che Mosca non ha prove dirette, ma che il comportamento del Regno Unito ne è una prova circostanziata. Jakovenko aveva anche suggerito che Londra ne ha tratto diversi vantaggi, a breve e a lungo termine, in quanto il governo di Theresa May capitalizza l’evento per incrementare il sostegno interno e occultare le notizie sui suoi fallimenti nel negoziare migliori termini per la Brexit. Il vantaggio a lungo termine, secondo Jakovenko, è che Londra può porsi su una posizione prominente nel confronto tra occidente e Russia. “Gli inglesi rivendicano un ruolo di primo piano nel cosiddetto contenimento della Russia. Per avere il sostegno del popolo e del parlamento a ciò, era necessaria una grave provocazione. E gli inglesi potrebbero aver commesso tale crimine per ottenere tale sostegno“, Aleksandr Jakovenko
Skripal e sua figlia furono avvelenati a Salisbury usando ciò che il Regno Unito chiama agente nervino “di grado militare” sviluppato dalla Russia dalla famiglia di tossine “Novichok“; tuttavia il rappresentante della Russia nell’Organizzazione per il proibizionismo delle armi chimiche (OPCW) aveva detto a metà marzo che Stati Uniti e Regno Unito svilupparono l’agente nervino militare utilizzato nell’attentato. “Non c’è mai stato un programma “Novichok” in Russia”, dichiarava Shulgin su Rossija-1, secondo The Moscow Times. “Ma in occidente, certi Paesi hanno condotto ricerche di tale tipo, che hanno chiamato”Novichok” per qualche ragione“. Secondo gli esperti militari del British Defense, Science and Technology Laboratory di Porton Down, la sostanza utilizzata nell’attentato fa parte della famiglia di agenti nervini “Novichok“, traducibile approssimativamente in “nuovo arrivato” in russo. Parlando all’87esima sessione dell’OPCW, Shulgin suggeriva che le accuse “infondate” dell’occidente vadano reindirizzate su se stesso. “Può darsi che la sostanza usata (nell’avvelenamento degli Skripal) provenga dai depositi” di Stati Uniti e Regno Unito, Newsweek.
I nostri colleghi inglesi dovrebbero ricordare che Russia e Regno Unito aderiscono all’OPCW, che è uno dei meccanismi di disarmo e non proliferazione più efficaci“, affermava Shulgin. “Chiediamo di abbandonare il linguaggio da ultimatum e le minacce e di tornare al quadro giuridico della convenzione chimica, che consente di risolvere questo tipo di situazione“. Jakovenko osservava inoltre che le autorità inglesi insistevano a non divulgare informazioni sulla morte di persone di alto profilo con legami russi, come l’ex-ufficiale dei servizi segreti russi Aleksandr Litvinenko, il magnate georgiano fuggiasco Badri Patarkatsishvili, l’affarista russo Boris Berezovskij e l’informatore Aleksandr Perepilichnij.
Dopo l’avvelenamento degli Skripal, Regno Unito e molti suoi alleati hanno risposto espellendo i diplomatici russi, con l’amministrazione Trump che ne ha espulso 60, e il Regno Unito 23. La Russia aveva risposto al “fuoco” con l’espulsione di diversi diplomatici stranieri, e la richiesta che il Regno Unito ridimensioni la missione diplomatica in Russia, interessando oltre 50 posti. Il Regno Unito non ha ancora spiegato perché, oltre la miriade di modi per uccidere un essere umano, la Russia avrebbe usato il Novichok, certamente sapendo che l’avrebbe implicata direttamente nella morte di Skripal.Traduzione di Alessandro Lattanzio