La Russia attua il Piano “Settembre di Guerra” mentre 90000 truppe ucraine preparano l’invasione

What Does It Mean

41d45572c4f545fe0bd8Un rapporto veramente apocalittico del Ministero della Difesa (MoD) che circola al Cremlino, afferma che i piani di battaglia strategici vengono attuati da tutte le forze armate e dai comandi speciali in risposta alla prevista invasione delle truppe ucraine guidate dagli USA della regione separatista della Repubblica popolare di Donetsk (RPD) e della Repubblica autonoma di Crimea, in vista di ciò che sarebbe il “colpo tipo Armageddon” per le capitali finanziarie occidentali, il 23 settembre.
Soprannominata “guerra di settembre” dai pianificatori della Difesa della Federazione, la relazione rileva che il 23 settembre l’Ucraina dovrà pagare 500 milioni di dollari in buoni del Tesoro, cosa che non è in grado di fare… causando il default anche sui 3 miliardi di buoni del Tesoro della Russia che dovrebbe pagare subito. Piuttosto che far crollare l’economia ucraina, già a pezzi, rischiando il default dell’Ucraina, il rapporto spiega che le capitali occidentali, guidati dal regime di Obama, “architettano” in questa situazione già pericolosa, una guerra contro la Russia per distogliere l’attenzione della popolazione dalla devastazione delle proprie economie. Nikolaj Patrushev, Segretario del Sicurezza Consiglio ha avvertito l’occidente contro la guerra affermandol’Ucraina e le forze che attualmente guidano il Paese dall’estero devono rendersi conto che la ripresa delle ostilità causerà ulteriore declino dell’economia ucraina, maggiore ostilità, distruzione delle infrastrutture e inciderà negativamente sulla situazione regionale ed internazionale“, e inoltre ha rilevato che le unità di Kiev in Ucraina orientale ammontano oggi a 90000 uomini e ufficiali, 450 carri armati, 203 lanciarazzi e 5 complessi missilistici Tochka-U. Eduard Basurin del Ministero della Difesa della Repubblica Popolare di Donetsk ha cupamente preso atto del “piano” che l’Ucraina userà per lanciare la “guerra di settembre”, affermando: “Abbiamo notizie su piani futuri dell’esercito ucraino da una fonte dello Stato Maggiore Generale ucraino e, per quanto strano possa sembrare, vi sono ancora veri agenti che non vogliono combattere contro il proprio popolo. Kiev prevede di sferrare due colpi convergenti in direzione del villaggio di Uspenka per sconfiggere la RPD e avanzare sul confine con la Russia e successivamente impedire ai civili di raggiungere il territorio russo. Inoltre due gruppi (delle forze di Kiev) devono lanciare un’offensiva in direzione di Donetsk, a nord e a sud, verso Ilovajsk, accerchiando la capitale della repubblica e circondare la città. Inoltre, operazioni offensive saranno lanciate in direzione di Lugansk, con l’obiettivo di avanzare sul confine della Russia“.
Poiché 90000 ucraini guidati dagli USA si preparano ad avviare la terza guerra mondiale per proteggere i “bankster” occidentali contro 40000 combattenti separatisti, continua la relazione del MoD, la NATO ha “comicamente” avvertito la RPD dal conquistare altro terreno, mentre allo stesso tempo, in modo “altrettanto comico”, il segretario della Difesa Ash Carter avvertiva il Pentagono che la Russia è ormai una “minaccia esistenziale” per gli USA. Come la Russia sia una “minaccia esistenziale” per gli Stati Uniti, questa relazione osserva, non viene mai spiegato dal regime di Obama, la cui spesa militare è di quasi 600 miliardi di dollari all’anno (rispetto alle Russia che spende 70-80 miliardi)… e il Presidente Putin avvertiva a giugno: “Pubblicate una mappa e segnatevi tutte le basi statunitensi. Vedrete la differenza tra Stati Uniti e Russia“. Anche il rispettato CounterPunch ha notato la pura follia della guerra che il regime di Obama vuole contro la Russia, nota questo rapporto, con l’articolo intitolato “La stampa occidentale istiga mortalmente la guerra in Ucraina” affermando: “La redazione del (Washington) Post se ne esce con uno stratagemma. Kiev non ha rispettato una singola clausola di Minsk-2 e i sostenitori stranieri del regime, anche nelle redazioni della quasi totalità dei media occidentali, mantengono una cappa di silenzio sull’argomento. Quindi fermiamoci un attimo a riflettere. Il Washington Post (e altri media mainstream) pubblica articoli e racconti fotografici di giornalisti nell’Ucraina orientale controllata da Kiev. Ma i giornalisti del Post non riescono a indicare come “le forze russe continuano a bombardare le posizioni ucraine ogni giorno”. Sicuramente, se la situazione è grave, mancherebbero esempi da illustrare ai lettori? E sicuramente il governo degli Stati Uniti fornirebbe immagini satellitari ai media mainstream dei “9000 soldati russi” in Ucraina orientale, così come altri esempi dell’intervento russo? A meno che… tutto, o quasi, serva a far credere. Nell’Ucraina orientale dei ribelli non mancano esempi dei truci bombardamenti delle forze armate ucraine, appoggiate dalla NATO. Ahimè, e non a caso, tali relazioni mai, mai appaiono sui media occidentali“. E mentre il “truce bombardamento quotidiano” di civili da parte delle forze ucraine a guida USA prosegue, nei media occidentali regna il silenzio; anzi la relazione nota l’ironia del falco di destra statunitense Henry Kissinger e del capo laburista socialista Jeremy Corbyn, unirsi nell’avvertire l’occidente sulla follia nel lanciare la “guerra di settembre”… e Kissinger ha effettivamente dichiarato di cosa si tratta veramente, “Spezzare la Russia è l’obiettivo degli Stati Uniti” .
Anche se non previsto nel presente rapporto del MoD, va notato che anche il sito politico di sinistra statunitense Vox Media avverte su questa “guerra di settembre”, con l’agghiacciante affermazione nell’articolo intitolato “Come la terza guerra mondiale è diventata possibile”: “L’Europa di oggi è inquietantemente simile all’Europa di 100 anni fa, alla vigilia della prima guerra mondiale, con un groviglio di alleanze militari e promesse di difesa, alcune poco chiare e quindi più facili da attivare. I suoi capi danno segnali vaghi su ciò che porterebbe o meno alla guerra. Le tensioni politiche sono diventate escalation militari. Le nazioni sono sull’orlo della destabilizzazione del potere, a stento tenute insieme da un’alleanza della Guerra fredda che non durerà per molto“. Che i popoli statunitense ed europeo si sveglieranno prima che la guerra inizia non c’è traccia alcuna; la stragrande maggioranza di essi è ancora addormentata della propaganda piena di volgari notizie sulle celebrità… ma presto lo farà, senza dubbio, scossa dal rumore davanti casa.1931277214Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin sigla l’Ordine “Settembre di guerra”, autorizzando l’attacco nucleare alla NATO

What Does It Mean

0,,16367673_303,00Il Ministero della Difesa (MoD) riporta oggi che il Presidente Putin ha firmato l’ordine “Settembre di Guerra”, che autorizza l’uso dell’arma atomica nei primi attacchi contro le forze della NATO, per i crescenti i timori del Cremlino che il regime di Obama stia per scatenare un attacco massiccio in Ucraina contro le forze separatiste e la Repubblica Autonoma di Crimea. Il Presidente Putin ha firmato il grave ordine di guerra in Crimea, durante l’incontro sulla sicurezza con i massimi vertici militari della Federazione, secondo il rapporto, prendendo pubblicamente atto delle preoccupazioni del Kremlino affermando: “È evidente che la minaccia di forze estere per destabilizzare in questo o quel modo la penisola rimane: giocando la carta nazionalistica, utilizzando questi o quegli errori ed inefficienze delle autorità, indirizzano le preoccupazioni dei cittadini su un vicolo distruttivo. Alcune capitali parlano apertamente della necessità di condurre attività sovversive; importanti strutture vengono create, e personale per atti di sabotaggio e propaganda radicale viene reclutato e addestrato“.  Al momento della firma del Presidente Putin dell’ordine di guerra, secondo il rapporto, oltre 9000 soldati e 3000 componenti delle batterie dei sistemi missilistici balistici tattici Iskander-M della Federazione iniziavano l’immediato rischieramento di 800 chilometri nell’Oblast di Astrakhan, divenendo operativi nel Distretto Militare Meridionale. Acuendo i timori di guerra al Kremlino, la presente relazione continua che i 65000 militari ucraini disposti sul fronte presso Donetsk, secondo gli esperti del MoD, attaccheranno contemporaneamente a pianificati attentati terroristici occidentali in Crimea, nel “maldestro tentativo” di forzare la Federazione a difendere solo quest’ultima, invece della prima. Gli sbarramenti di artiglieria preparatori delle forze ucraine guidate dagli USA già spaventano l’Unione europea (UE) sull’imminente guerra, nota la relazione, e colloqui sulla crisi tra Germania e Francia sono in programma, a cui il Presidente Putin non parteciperà, anche se potrebbe parteciparvi successivamente. I preparativi della Federazione, tuttavia, afferma la relazione, sono “molto più seri” con almeno 50000 soldati altamente addestrati pronti ad intervenire immediatamente in Ucraina, una volta iniziata la guerra, e il massiccio dispiegamento della 20.ma Armata sul fronte occidentale continua a ritmo accelerato. La relazione del MoD rileva inoltre che l’ordine del Presidente Putin estende al 15 ottobre le grandi esercitazioni della Difesa Aerea in corso ad Ashuluk, 500 chilometri dal confine della Federazione con l’Ucraina orientale, che dovrebbe anch’essa combattere in guerra.
Con decine di migliaia di truppe occidentali in Spagna per l’esercitazione Trident Juncture 2015, che la NATO definisce le “più ambiziose” nella “storia moderna”, gli esperti del MoD dicono nel rapporto che l’ultima settimana di settembre si avvierebbe una provocazione bellica senza precedenti per “scatenare” la guerra in Ucraina. Il Capo di Stato Maggiore dell’esercito statunitense, Generale Ray Odierno, ha affermato la scorsa settimana che la Russia è la prima minaccia militare agli Stati Uniti, afferma la relazione; sarebbe curioso saperne il perché, dato che gli USA spendono in militarismo e guerre più di tutti gli altri Paesi del mondo combinati. Mentre gli Stati Uniti hanno condotto una serie di esercitazioni militari segrete d’estate, i cui risultati preoccupano i funzionari della difesa e delle forze armate statunitensi sul loro Paese impreparato a una guerra prolungata contro la Russia, gli analisti del MoD in questa relazione notano che il regime di Obama sarebbe pronto ad iniziarla comunque, preparandosi all’apocalisse economica imminente del mese prossimo. E su quanto catastrofica sarà l’apocalisse economica di settembre, il sito dissidente InfoWars ha anche avvertito, questa settimana che il “panico totale” ha sopraffatto coloro che sanno cosa sta arrivando.

COM-Surrogate000Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Volontari e soldati, i poli opposti dell’esercito ucraino

Riesci a vedere la differenza?
Jurasumij PolitRussia 20 agosto 2015 – Fort Russ

Ma sembrano veterani della Seconda Guerra Mondiale...? No, no! Sono i nuovi nostri nazisti... cioè, i nostri eroi!

Ma sembrano veterani della Seconda Guerra Mondiale…? No, no! Sono i nuovi nostri nazisti… cioè, i nostri eroi!

Qual è la differenza tra i battaglioni/reggimenti/corpo dei “volontari” e soldati dell’esercito regolare? Ufficialmente la junta sostiene che siano la stessa cosa. Si tratta presumibilmente di un meccanismo ben oliato che ha un solo scopo, servire la Patria. Ma se si guarda da vicino, le differenze sono drastiche. Inoltre, queste parti non possono esistere nella stessa struttura perché sono letteralmente diversi in tutto: pensieri, prestazioni e attività. Tutto è assolutamente diverso, non solo, ma opposto. Non mi credete? Mettiamoli a confronto.

1. Dimmi chi è il tuo comandante, e ti dirò chi sei
1506400 L’esercito marcisce dalla testa in giù e la disintegrazione dell'”uni-esercito” della junta parte dal comando. L’esercito in cui le unità non obbediscono al comandante supremo o semplicemente ai responsabili, non esiste. La struttura gerarchica di qualsiasi esercito è molto severa e l’insubordinazione è il crimine peggiore punito molto severamente come tradimento. Infatti è tradimento. Il Paese ha autorizzato il comandante in capo a proteggerne la sovranità, e tutti coloro che, essendo nell’esercito non obbediscono a lui ai suoi incaricati, capo di stato maggiore, comandanti di unità e di “settori”, è un traditore (se ha giurato) o un delinquente (se non ha giurato). L’esempio più recente è il ritiro del reggimento “Azov” e del battaglione “Donbass” dalla zona di combattimento di Shirokino, ancora una volta dimostrando che i volontari obbediscono al comando condizionatamente. La ripetuta inosservanza del provvedimento della ritirata, minacce, manifestazioni a sostegno della propria linea… In ogni altro esercito si chiamerebbe sommossa, ma non nell'”Uni-esercito”. Qui è manifestazione di patriottismo… e un esempio da seguire. A proposito, il battaglione “Donbass” era tornato alla zona di guerra citando l’ordine del comandante del settore. In questo caso, i “volontari non richiesero l’ordine scritto. Fecero solo ciò che volevano. Se c’è stato un ordine o no, ancora nessuno lo sa. Tutto questo perché tali unità de facto non obbediscono a un comandante. Intraprendono la loro guerra insieme alle FAU, solo coordinando i loro interventi. L’apoteosi è stato il tentativo di creare uno stato maggiore dei volontari che iniziò a formarsi a Dnepropetrovsk. Ma Kiev, o meglio Washington, non permise di arrivare a tale assurdità. Le FAU sono diverse, però. Qui tutto è chiaro e comprensibile, c’è una chiara catena di comando e la verticale del potere non è contestata. E quando vi sono rivolte, il motivo è assai diverso. I soldati chiedono di tornare a casa, di non essere inviati al fronte. Divertente, ma le rivolte nelle FAU sono completamente l’opposto delle rivolte dei ‘volontari.

2. L’atteggiamento delle autorità
Potete immaginare la situazione in cui i soldati delle FAU girano ubriachi sui SUV con le targhe della “72.ma brigata” a Kiev, Kharkov, Dnepropetrovsk, Lvov o altre città, fregandosene di tutti, membri del Parlamento compresi? In auto hanno armi, anche mitragliatrici pesanti e lanciagranate, e in caso di ‘scontro’ con la polizia locale, l’ufficio del procuratore militare o il SBU non verrebbero arrestati ma nascosti dopo aver commesso crimini contro civili in città tranquille (ad esempio Mukachevo)? Possiamo continuare, ma penso che il lettore capisca cosa intendo. Sì, è impossibile, ma se sostituiamo le FAU con i ‘volontari’, non solo è possibile, ma è ordinario. Se compagnie/battaglioni delle FAU si arrendono o disertano sono “traditori”, condannati dai tribunali militari, ma i volontari che disertano… di solito sono “eroi abbandonati dalla autorità”.

3. Eroi delle retrovie
Una parte significativa del “nemico tra noi” dei “volontari”, il 90%, è impegnato in saccheggi. Non di città nemiche occupate, ma quelle delle loro basi. Il reggimento “Azov“, che ha “interessi” a Kiev, Zaporozhe, Mariupol, non sorprende o infastidisce nessuno. Il reggimento “Dnepr-1” (defilatosi dopo che Kolomojskij è fuggito dall’Ucraina) ha seri interessi a Dnepropetrovsk. Ma “Pravij Sektor” si prende la torta, avendo “interessi” ovunque, e assai meno del 10% dei suoi componenti è in prima linea. Gran parte delle unità paramilitari è impegnata sul fronte interno e… nelle elezioni. Ma, come abbiamo capito, tali interessi non sono quelli dei battaglioni, ma dei “protettori” che li hanno creati e li stipendiano e di cui, di conseguenza, difendono gli interessi. Immaginate la 92.ma Brigata delle forze armate ucraine impegnata in “scontri” a Kharkov o in particolare a Kiev, è difficile. ‘Lustrazione’ e ‘protezione di imprese’ gli sono ignoti.

4. A causa dei combattimenti “brutali e sanguinosi”
Cosa chiedono più spesso i soldati delle FAU? Proprio così, le rotazioni con l’obbligo di portarli a casa. “Azov“, “Ajdar“, DUK (Pravij Sektor) chiedono sempre di restare al fronte, a volte anche resistendo al ritiro con le armi. La spiegazione di tale fenomeno risiede nelle caratteristiche della composizione di queste unità. In che modo reclutano? Gli ufficiali di reclutamento delle FAU, al fine di realizzare il piano di arruolamento, dicono spesso ai futuri soldati: “Non verrai inviato in guerra senza il tuo consenso, non ucciderai e nessuno ti ucciderà. Potrai tranquillamente stare in caserma“. Ma anche questo non aiuta. Ogni nuova ondata porta più rimproveri e sanzioni, tra cui la pena di finire al fronte. Perché è così? Sì, perché ogni nuova battaglia comporta perdite. Nuove bare che riportano gli “eroi” morti a casa, preoccupano e spaventano il futuro di “cyborg” e famigliari. Tornati alla vita civile, sono mentalmente paralizzati, ancora di più spaventati. Tutti capiscono che si tratta di un biglietto di sola andata, e se non si fanno ammazzare o ferire fisicamente, non torneranno mai mentalmente sani di mente. Di ciò la gente ha paura, e le persone normali vogliono starne lontani.
mccain-con-nazis-ucranianos-300x224 Un principio completamente diverso opera per i “volontari”. Andarci da solo, solo per il sangue e solo per starci in mezzo. Il battaglione “Ajdar” era molto popolare nell’estate 2014, come l’unico battaglione d'”assalto” dei “volontari” al fronte. In realtà, fu la prima unità che cominciò ad acquisire rapidamente nuove reclute. “Ajdar” raggiunse rapidamente numeri astronomici. In realtà, era già un reggimento, anche se alla fine dei combattimenti, il battaglione divenne una compagnia. Durante la guerra solo una piccola parte era al fronte, ma 1000 combattenti “combatterono” sul fronte interno. E tutta la feccia volle riconoscimenti dalle mani del suo idolo, Melnichuk. Lo scandalo scoppiato in inverno e soprattutto primavera 2015 prima distrusse la “reputazione” e quindi l’unità. Tutti gli “eroi” si affrettarono ad “arruolarsi” in un’unità più “decente”. E il grande “eroe” fu privato dell’immunità su richiesta del SBU. Il battaglione “Donbass” ha una storia completamente diversa. Fu creato dal truffatore Konstantin Grishin. Un truffatore di talento, potrei aggiungere. Il battaglione non si distinse particolarmente al fronte, a parte le “fughe in massa”, ma era così popolare tra maggio 2014 e primavera 2015 che Kostja reclutò contingente dopo contingente solo per perderli tutti in un’altra “brillante operazione” e di nuovo ritrovarsi con centinaia di idioti morti grazie alle affascinanti storie su Facebook sugli “eroi del Donbass”. Dopo diversi scandali e la rimozione dal comando dello ‘scrittore’ e stratega Semjon Semenchenko (ha ufficialmente cambiato il proprio nome), il “Donbass” cominciò a cadere a pezzi e a sgonfiarsi. Niente unità, niente rifornimento. Ora è una piccola unità che tenta di entrare in una qualche unità. Solo l’oblio, il che significa la morte. Il reggimento “Azov“. Il raid sulla striscia neutrale a febbraio 2015 ha confermato lo status di reggimento dell’Azov, aumentando le reclute della metà (principalmente disertori da altre unità). Le battaglie per Shirokino, insensate e sanguinose, hanno determinato un ulteriore aumento nel reggimento. Non veloce (a causa delle perdite) ma tuttavia i numeri dell'”Azov” erano in costante crescita. E quando si decise di spostare il reggimento a Zaporozhe, Andrej Belitskij… vi vide la volontà del comando delle forze armate ucraine di distruggere l'”unità operativa”, e a ragione. Un paio di mesi nelle retrovie a non fare nulla provocò il caos in tale unità. Tutti i fan dell'”assalto” gradualmente l’abbandonano, non vanno nel Donbas a scavare trincee. Sono venuti per uccidere. Ma la campagna pubblicitaria di maggior successo non è di tali battaglioni e reggimenti “glorificati”, ma del corpo dei volontari dal nulla. “Pravij Sektor” fu creato a Majdan. Promosso dal successo della lustrazione e della soppressione dei frammenti del vecchio regime. Poi fu colto dall’idea di formare unità di combattimento, diventandone il più potente. Ma dopo pochi scandali, s’è rapidamente sgonfiato. Le unità che hanno davvero combattuto al fronte (un battaglione), passano ad altre unità, e il resto si presenta alla società come altra manica di ladri e assassini. Sì, sono stati risparmiati dopo i fatti di Mukachevo, ma è la condanna a morte dell’organizzazione. L’alone di “eroi” è sbiadito e poi scomparso insieme alla presa come ostaggi di bambini. Poroshenko e Jatsenjuk “hanno perdonato” i teppisti, ma la gente no. Il destino del DUK è già deciso, in attesa dell’auto-distruzione e dell’oblio.

5. Guerra e pace: “Minsk”
Da qui l’atteggiamento per ristabilire l’ordine nel Paese e il processo di pace. “I volontari” non vogliono pace e ordine. Se non ci sarà pace e ordine qualcuno sarà ritenuto responsabile dei crimini iniziati con Majdan, prima o poi. Perciò mi chiedo perché mai in tutti i punti caldi sul fronte a Donetsk, i “volontari” sono sempre avanti (provocando il conflitto). Ciò è comprensibile, difatti chi erano prima della guerra civile: perdenti e criminali, truffatori e teppisti, e ora sono “Melnichuk”, “Belitskij”, “Semenchenko”, rispettati e ricchi membri del Parlamento. E i loro subalterni punk da cortile e reietti della società, sono divenuti degli eroi senza gloria. Tuttavia, non tutti (Melnichuk). A causa di questa pace, sono inutili e persino pericolosi per lo Stato.
La maggior parte dei soldati delle FAU, al contrario, desidera la pace e tornare a casa subito, a una vita normale, dove sono attesi. Per loro la guerra è la fonte di tutte le disgrazie. Quindi, vediamo che l'”Uni-esercito” della junta non esiste e non può esistere per principio. Motivazioni e obiettivi dei soldati delle FAU e dei “volontari” sono troppo diversi. Questo è un grosso problema per il regime, che sembra irrisolvibile. Ma… si cercano e provano nuove forme e nuovi compiti per le bande dei “volontari”. Altro su questo nel prossimo articolo.

10177874Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina è sull’orlo di una vera rivolta?

Andrew Korybko The Saker 19 agosto 2015367879Lo si dice dall’inizio della guerra civile iniziata la scorsa primavera, ma l’Ucraina potrebbe finalmente essere sul punto di una rivolta legittima del popolo contro il governo. Le rivoluzioni colorate nel 2004 e 2014 furono organizzate dall’estero (nonostante la rappresentazione fuorviante dei mass media quali movimenti popolari), per raggiungimento obiettivi geopolitici concreti per conto dell’occidente, screditandosi quindi come veri e propri interventi ed esponendone la natura. Anche se l’Ucraina finora non ha avuto una vera rivoluzione (organizzata da ucraini per gli ucraini), non significa che non sia imminente, avendo tutti gli “ingredienti” pronti. Tre sviluppi recenti indicano che il Paese sia assai più vicino a una vera rivoluzione di quanto la maggior parte degli osservatori pretendano, e se la popolazione prende l’iniziativa cogliendo l’opportunità che ha di fronte, potrebbe invertire le disastrose politiche del regime prima che sia troppo tardi.

Divieto di libri
Kiev ha deciso di vietare vari di libri di autori russi, in particolare le opere del famoso crociato anti-rivoluzione colorata e storico Nikolaj Starikov e del consigliere presidenziale Sergej Glaziev. Questi in particolare sono estremamente critici verso il regime, e sembra che Kiev li veda quali minacce ideologiche al proprio domino. Il divieto dei libro spunta nell’ambito dell’esistente oppressione politica contro tutti i dissidenti politici, mediatici o semplici cittadini. Le autorità esprimono chiaramente che alcuna opinione contraria sarà tollerata e cercano di controllare le informazioni ricevute dalla popolazione. Ciò va letto come nient’altro che paura della propria cittadinanza dato che se Kiev e i suoi rappresentanti fossero sicuri del proprio dominio, non avrebbero alcun bisogno di essere così autoritari. Il fatto che ora adottano il passo pubblicizzato ed estremo di vietare alcuni libri ci parla di paranoia acuita, che a sua volta può essere letta (gioco di parole) come grave minaccia dai cittadini che credono di affrontare. Il fatto è, e potrebbe non essere mera paranoia, la realtà oggettiva di alcuni elementi della società, e non solo dei battaglioni neonazisti (anche se per propri motivi), che si preparano a ribellarsi a Kiev.

La minaccia dell’embargo russo al cibo
L’ultima notizia da Mosca è Medvedev annunciare la campagna delle contro-sanzioni “estendersi a Albania, Montenegro, Islanda e Liechtenstein e, soggetta a certe condizioni, Ucraina”. Specificando ha avvertito che se l’Ucraina va avanti sull’accordo di associazione economica con l’UE, che dovrebbe entrare in vigore all’inizio del prossimo anno, i suoi prodotti agricoli saranno soggetti alle stesse restrizioni. Il divieto d’importare frutta e verdura lo scorso ottobre ha già minacciato la perdita di un mercato da 51milioni per i produttori ucraini, ed includervi tutti i prodotti agricoli potrebbe essere catastrofico per l’economia già in ginocchio. Secondo Business New Europe, l’agricoltura è più grande dell’industria oggi, (grazie per lo più al crollo della produzione subito con la guerra al Donbas) e l’unica a segnare una crescita lo scorso anno; quindi, se le esportazioni dell’Ucraina verso il principale partner commerciale sono escluse, le conseguenze potrebbero benissimo essere fatali. Ulteriore punto su questo argomento, va notato che è assai improbabile che le esportazioni possano essere riorientate verso l’UE, perché i produttori nazionali già ululano di dolore per la miseria economica inflittagli dalle contro-sanzioni della Russia e sono animosamente in competizione tra loro in un mercato saturo. Sarebbe quindi una mossa politica esiziale per qualsiasi governo dell’Unione europea dare priorità ai prodotti agricoli ucraini sui propri, tanto più che l’Unione europea soffre la peggiore crisi sul latte da trent’anni e non può assolutamente assorbire eventuali importazioni ucraine. Se l’Ucraina non può vendere i propri prodotti all’Europa l’eccesso che sarebbe originariamente finito in Russia rimarrà sul mercato domestico precipitando il crollo dei prezzi, preludendo l’improvviso crollo di tutta l’agricoltura. Ciò, a sua volta influenzerebbe la capacità del Paese di nutrirsi, e cioè costosi prodotti alimentari esteri (prodotti probabilmente con OGM degli Stati Uniti) verrebbero importati per soddisfare la domanda. Con un’agricoltura sempre meno redditizia, i terreni agricoli verrebbero venduto a prezzi di costo a società straniere (di nuovo probabilmente statunitensi, in particolare Monsanto), inaugurando così l’acquisizione estera completa di una delle più ricche regioni agricole del mondo. Tale scenario disastroso può essere evitato però, a condizione che gli ucraini adottino l’azione urgente di cambiare il governo prima della fine dell’anno, portando all’esame degli sviluppi successivi.

Il Comitato per la Salvezza dell’Ucraina
Ultimo ma non meno importante, uno dei più importanti, anche se non indicati, aspetti che potrebbero spingere gli ucraini a una vera rivoluzione è l’istituzione del Comitato per la Salvezza dell’Ucraina (CSU), governo in esilio a Mosca. Come dice il proverbio, “meglio tardi che mai” che sembra abbastanza adatto al caso. Da ciò che si può discernere, il CSU è un’idea dell’ex-primo ministro Nikolaj Azarov, e anche se non è il leader (Vladimir Alejnik lo è), sembra dirigere la scena. Azarov ha promesso che se va al potere, il CSU terrà immediatamente nuove elezioni, libere e giuste, ma affinché ciò avvenga “chiede a tutti i cittadini, partiti, sindacati e movimenti sociali di unirsi e ristabilire l’ordine a casa nostra tramite uno sforzo congiunto“. Il punto, a quanto pare, è unire le organizzazioni della società civile e i cittadini in una campagna antigovernativa coordinata, nella convinzione che possa rivelarsi il punto di svolta fondamentale per il regime. Quasi ogni osservatore sarebbe d’accordo che Kiev non lascerà mai il potere senza combattere, ma Azarov non menziona la violenza nella lotta imminente, anche se si può compendere che sarebbe una risposta logica all’aspra repressione dello Stato; alcuni sostenitori potrebbero decidere di reagire in questo modo. Oggi il CSU non sembra ispirare molto entusiasmo, ma ciò potrebbe cambiare con il tempo. Dopo tutto, l’organizzazione non è perfetta (e gran parte di sue composizione e attività è ancora misteriosa e non aperta)m ma si distingue simbolicamente come prima forma realistica di opposizione al governo di Majdan, aiutata dal fatto di essere all’estero, al sicuro dalle grinfie di Kiev. La cosa più importante oggi, però, è che l’organizzazione probabilmente costruisca una rete di cellule di supporto in Ucraina, al fine di costruire una piattaforma anti-governativa unificata da cui partire per sfidare lo Stato. Ciò significa che il CSU potrebbe essenzialmente agire come comitato di coordinamento delle campagne di sensibilizzazione nel Paese, delle manifestazioni pubbliche (quando è il momento giusto) e forse, dopo essere violentemente represse, anche delle operazioni di guerra ibrida. Parlando delle proteste e di responsabilità ed interessi del CSU, se mai c’è un ambiente sociale perfetto per testare le teorie di Gene Sharp su “dalla dittatura alla democrazia” e “non ci sono alternative realistiche”, questo è l’Ucraina contemporanea, dove esiste un’indubbia dittatura. Se la rivoluzione legittima del popolo si verificasse in Ucraina, allora sarà sicuro che il CSU avrà un ruolo di primo piano e probabilmente sfrutterà le manifestazione per catapultarsi con la propria leadership da Mosca a Kiev.

Conclusioni
Mai prima d’ora l’Ucraina è vicina a una rivoluzione legittima di oggi. Molti cittadini avevano paura del nuovo regime del colpo di Stato del febbraio 2014, ma non molti, fuori da Crimea e Donbas, hanno manifestato pubblicamente contro di esso. Quando accadeva, come ad esempio a Odessa nel maggio dello stesso anno, furono orribilmente uccisi e i criminali protetti dalla giustizia (volutamente). Certuni, incerti sul dal farsi per resistere al regime, decisero di “provarci” passivamente e vedere cosa infine fare per il proprio bene. Quasi 18 mesi dopo, le autorità di Majdan non fanno altro che dividere il Paese con guerra civile, assassinio di migliaia di civili e crash economico, e il tempo viene speso con ridicole tirate per ‘incolpare la Russia’, sempre più stantie e inverosimili presso la maggioranza della popolazione. I problemi dell’Ucraina dal rovesciamento di Janukovich sono interamente attribuibili alle nuove autorità, e sembra che parte degli ucraini finalmente lo comprenda, perciò Kiev istiga altra paranoia per sopprimere il pensiero indipendente, arrivando scandalosamente a vietare dei libri. I media ucraini potrebbero essere politicamente fuorvianti, ma la maggior parte è abbastanza intelligente da capire che il Paese va a rotoli e che è sempre più difficile far quadrare i conti. Con l’ultimatum delle contro-sanzioni russe all’Ucraina, alcuni potrebbero finalmente disperarsi tanto da andare contro il governo, pur consapevoli della probabile repressione (o peggio) che subirebbero. Tuttavia, questi individui presumibilmente non hanno il senso della direzione organizzata, ed qui che il CSU entra. Si presume che non agirà pubblicamente, non avendo mostrato alcuna forma di presenza sotterranea in Ucraina, non importa quanto piccola, e si potrebbe concludere (secondo lo stesso Azarov) che ciò è favorevole delle attività antigovernative di massa, e che farà il possibile per sostenerle. Secondo questa logica e facendo due più due, il CSU potrebbe benissimo organizzare tale movimento raccogliendo i segmenti disillusi della società ucraina, portando al cambio di regime prima della fine dell’anno. Se le autorità di Majdan restano al potere e non fanno marcia indietro sull’accordo di associazione economica con l’UE, l’Ucraina sprofonderà in una crisi ancora più profonda che potrebbe involontariamente mutare la paranoia di Kiev sul cambio di regime in solida realtà.ukraine-map-regions_risultatoTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attentato di Bangkok: chi brandisce la scure sulla Thailandia?

Tony Cartalucci, LD 18 agosto 2015

0013729e431911171b9f02L’attentato del 17 agosto 2015 ha ucciso 20 persone e feritone più di 100, è uno dei peggiori attacchi terroristici nella capitale della Thailandia Bangkok. L’attentato ha colpito un santuario religioso frequentato dai turisti asiatici, in particolare cinesi, che ora costituiscono il più grande gruppo di visitatori in Thailandia. E’ evidente che l’attacco è mirato all’economia della Thailandia, e in particolare a un preciso segmento del mercato turistico della Thailandia. I commentatori hanno ammesso che esistono molti altri obiettivi dalla maggiore concentrazione di turisti a Bangkok. I terroristi hanno colpito in particolare il santuario di Erawan, nel centro di Bangkok. per colpire i turisti asiatici della Thailandia. I media occidentali hanno già diffuso teorie su chi abbia effettuato l’attentato, concentrandosi sui separatisti nel sud delle province della Thailandia in rivolta da anni. Molti notano, tuttavia, che la violenza raramente esce da queste province, e non è mai stata di tale scala, in particolare a Bangkok. Il deposto dittatore Thaksin Shinawatra e i suoi sostenitori sono dei possibili sospetti. Mentre i separatisti del sud non hanno mai compiuto violenze a Bangkok, i seguaci di Shinawatra sì, e spesso. Hanno attuato tumulti che uccisero due negozianti nel 2009. Nel 2010 inviarono 300 militanti pesantemente armati nelle strade di Bangkok, innescando scontri a fuoco che causarono quasi 100 morti, culminando negli incendi dolosi della città. Ancora usarono gli stessi terroristi nel 2013-2014 contro le proteste contro il regime di Shinawatra. Quest’ultimo episodio causò 30 morti e centinaia di feriti. Mentre alcun attacco dei seguaci di Shinawatra rivaleggia con l’attentato, il bilancio delle vittime totali e della carneficina causata dai suoi militanti nel 2010 e nel 2013-2014, certamente è superiore. I media stranieri hanno anche ipotizzato che i terroristi dallo Xinjiang o del cosiddetto “Stato islamico” (SIIL) siano potenzialmente coinvolti, forse per il gran numero di turisti cinesi colpiti dall’attentato, e poiché i terroristi dallo Xinjiang furono invitasi dalla NATO in Siria per combattere a fianco del SIIL. Fu già riportato come Stati Uniti ed alleati, che hanno sostenuto il regime di Shinawatra negli ultimi dieci anni, avessero anche legami con i separatisti filo-statunitensi-sauditi nel sud della Thailandia e con i separatisti uiguri filo-statunitensi-turchi in Cina. Con la politica estera statunitense quale denominatore comune dei possibili sospetti, ci si può chiedere: “Perché la Thailandia?” Cosa porta gli Stati Uniti ad agitarela scure contro la Thailandia?

NumberArrivalsbyCountryI peccati capitali della Thailandia
Mentre la Thailandia è percepita come alleata degli Stati Uniti, ciò risale alla guerra fredda ma non alla realtà moderna. Durante la guerra del Vietnam, la Thailandia fu coinvolta nel conflitto regionale e scelse di fare concessioni agli Stati Uniti piuttosto che affrontarli. La Thailandia già ricorse a una strategia simile durante la seconda guerra mondiale per mitigare la guerra con il Giappone a costi provvisori per la sovranità. Tuttavia, recentemente la Thailandia si allontana da Washington, e non solo nelle relazioni USA-Thailandia ma nel contesto delle ambizioni degli Stati Uniti in Asia e in particolare, in relazione ai piani per circondare, contenere ed “integrare” la Cina nell'”ordine internazionale” degli USA. Per comprendere questo passo, vanno chiariti mezzi, motivazioni e opportunità degli Stati Uniti nell’attacco terroristico.

1) La dirigenza della Thailandia ha sempre resistito, eroso ed infine spodestato il regime fantoccio sostenuto dagli Stati Uniti di Thaksin Shinawatra, dopo oltre un decennio di caos politico.
Shinawatra alla fine degli anni ’90 fu consigliere della famigerata società statunitense di private equity Carlyle Group e si presentava come amico personale della dinastia dei Bush. Promise alla sua nomina che avrebbe continuato a servire da “sensale” tra interessi degli Stati Uniti e risorse della Thailandia. Nel 2001 privatizzò beni e infrastrutture della Thailandia, compreso il conglomerato petrolifero nazionale PTT, venduto ad interessi stranieri, tra cui le compagnie petrolifere occidentali Chevron, Exxon e Shell. Nel 2003 Shinawatra avrebbe inviato truppe thailandesi per l’invasione dell’Iraq, nonostante le diffuse proteste di militari e pubblico tailandesi. Shinawatra inoltre permise alla CIA di utilizzare la Thailandia per il suo aberrante programma di estradizioni. Nel 2004 Shinawatra tentò d’imporre l’Accordo di libero scambio (ALS) US-Thailandia senza l’approvazione del Parlamento, ma con il sostegno del Business Council USA-ASEAN, e poco prima delle elezioni del 2011, che vide la sorella Yingluck Shinawatra andare al potere, ospitò i capi delle sue “camicia rosse” del “Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura” (UDD) a Washington DC. Dal colpo di stato del 2006 contro il suo regime, Shinawatra fu rappresentato dalle élite aziendali-finanziarie degli USA attraverso propri lobbisti come Kenneth Adelman della Edelman PR (Freedom House, International Crisis Group, PNAC), James Baker della Baker Botts (CFR, Carlyle Group), Robert Blackwill (CFR) della Barbour Griffith & Rogers (BGR), Kobre & Kim, Bell Pottinger (qui) e Robert Amsterdam della Amsterdam & Partners (Chatham House). Dal 2006 ad oggi, gli ambienti politici e mediatici occidentali favoriscono continuamente Shinawatra e i suoi ascari politici, come Freedom House e la sua organizzazione ombrello, il National Endowment for Democracy (NED), per finanziare organizzazioni non governative (ONG) e accademici tailandesi sostenitori di Shinawatra e fomentare una continua sovversione politico-sociale contro la dirigenza della Thailandia. Recentemente, con la nomina di Glyn Davies ad ambasciatore degli Stati Uniti in Thailandia, laureato al War College sull’uso della forza non militare per rovesciare l’ordine socio-politico di una nazione presa di mira, gli USA s’impegnano ancora ad installare Shinawara al potere.

2) La dirigenza della Thailandia, dopo l’estromissione di Shinawatra, persegue la propria politica estera, e in particolare l’allineamento con la Cina.
Dal colpo di stato del 2006 che mandò in esilio Shinawatra, e il colpo di Stato del 2014 che finalmente iniziava il processo di sradicamento totale della sua rete politica, la Thailandia si è sempre più allontanata dal “Secolo del Pacifico americano” e avvicinata alla Cina in ascesa. Nella cooperazione militare, la Thailandia ha invitato la Cina a partecipare per la prima volta alle esercitazioni militari annuali Gold Cobra. Una volta mera esercitazione congiunta statunitense- tailandese, negli anni s’è evoluta riflettendo il cambio della politica estera della Thailandia, includendo la Cina ed indicando il riconoscimento di Bangkok della crescente influenza regionale di Pechino. E mentre la Thailandia è spesso accusata di avere un arsenale di sole armi statunitensi, la maggior parte è antiquata come gli obsolescenti carri armati M60. Prima del golpe della NATO in Ucraina, la Thailandia cercò di acquistare carri armati T-84 da Kiev. Possiede anche quasi 400 trasporto truppe corazzati Tipo 85 cinesi e oltre 200 veicoli da trasporto truppe blindati BTR-3 ucraini, per integrare gli obsolescenti M113 di fabbricazione statunitense. Forse la cosa più importante è l’intenzione della Thailandia di procurarsi una flottiglia di sottomarini d’attacco diesel-elettrici cinesi Tipo 039A. Defense News nell’articolo ‘Thai Chinese Sub Buy Challenges US Pivot” afferma: “La mossa della Thailandia d’acquistare sottomarini cinesi ha esacerbato le tensioni con gli Stati Uniti e rappresenta una sfida al “pivot” di Washington sul Pacifico. La giunta militare, che dichiarò il colpo di Stato nel maggio 2014 e creato il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine, potrebbe volgersi alla Cina per sostegno e cooperazione politica e militare, dicono gli analisti. Il Consiglio dei Ministri della giunta ha approvato l’acquisto di tre sottomarini d’attacco Tipo 039A (Yuan) ai primi di luglio”. E ‘chiaro che la Thailandia esce gradualmente dall’egemonia statunitense, dopo anni, con la cacciata di Thaksin Shinawatra e del suo regime, rafforzando i legami con la Cina, creando una disperazione quasi palpabile all’egemonia statunitense in Asia.

3) La dirigenza della Thailandia si rifiuta di prendere parte alla strategia della tensione degli USA sul Mar Cinese Meridionale.
Il “perno sull’Asia” degli USA era volto a creare conflitti sul Mar Cinese Meridionale tra Pechino e le nazioni del sud-est asiatico. Creando la crisi nel sud-est asiatico che non si può risolvere, gli Stati Uniti pensavano di accentuarne la dipendenza militare e politica dall’occidente. Nazioni come Giappone e Filippine hanno deciso di entrare in tale conflitto, spendendosi politicamente, militarmente ed economicamente per affrontare e contenere la Cina, mantenendo l’egemonia regionale degli USA. Altre nazioni come Vietnam, Malesia e Indonesia si sono affacciate sul conflitto, ma spesso con atteggiamento molto più equilibrato tra Pechino e Washington. La Thailandia ha tentato di evitare il conflitto. The Nation nell’articolo, “La Thailandia cammina sul filo del rasoio sul Mar Cinese Meridionale”, riferisce: “La visita dei vertici militari tailandesi in Cina, la prima in 15 anni, ha inviato un messaggio forte agli Stati Uniti e alla regione, alla Cambogia in particolare, che le difese di Thailandia e Cina hanno legami solidi come la roccia e non devono essere oggetto di speculazioni”. In sostanza, la Thailandia agisce d’urto nell’ASEAN per impedirle di adottare un atteggiamento aggressivo verso la Cina sulle tensioni nel Mar Cinese Meridionale. Ciò ha costretto i fantocci degli USA ad agire più unilateralmente verso la Cina, piuttosto che tramite l’ASEAN quale la facciata degli USA, come sostenuto per decenni presso l’immaginario collettivo dai documenti politici degli Stati Uniti.

Thailandia: una falla sulla Grande Muraglia degli USA nell’ASEAN
thediplomat_2015-02-06_16-08-01 Dalla guerra del Vietnam è chiaro che la politica estera statunitense in Asia è incernierata su contenimento dell’ascesa della Cina e sua “integrazione” nell'”ordine internazionale” che i politici statunitensi ammettono creato dall’occidente per l’occidente. Come svelato dai “Pentagon Papers” ciò fu deciso inequivocabilmente, ponendo le basi di decenni di politica estera. I documenti contenevano tre citazioni importanti riguardo ciò; il prima affermava: “...la decisione di bombardare a febbraio il Vietnam del Nord e l’approvazione a luglio della Prima fase d’implementazione, hanno senso solo se a favore della lunga politica degli Stati Uniti per contenere la Cina”. E sosteneva anche: “La Cina, come la Germania nel 1917, come la Germania in occidente e il Giappone in Oriente alla fine degli anni ’30, e come l’URSS nel 1947, si profila come grande potenza che minaccia di minare la nostra importanza ed efficacia nel mondo e, più lontano ma più minacciosamente, di organizzare l’Asia contro di noi”. Infine, si delinea l’immenso teatro regionale che gli Stati Uniti ingaggiano contro la Cina, al momento, affermando: “... ci sono tre fronti dello sforzo a lungo termine per contenere la Cina (rendendosi conto che l’URSS “contiene” la Cina a nord e nord-ovest): a) il fronte Giappone-Corea; b) il fronte India-Pakistan; e c) il fronte del Sud-Est asiatico. La cospirazione per circondare e contenere la Cina nata dai Pentagon Papers del 1967 fu ribadita per decenni da vari successivi documenti politici degli Stati Uniti. Nel 1997, il politico statunitense Robert Kagan, co-autore di molteplici piani di guerra che caratterizzano le aggressioni degli Stati Uniti, scrisse sul Weekly Standard l’articolo “Ciò che la Cina sa di quello che facciamo: il caso della nuova strategia del contenimento”. Qui Kagan rivela che gli Stati Uniti continuano la strategia del contenimento della Cina e afferma: “L’attuale ordine mondiale risponde alle esigenze di Stati Uniti ed alleati per cui è costruito. Ed è poco adatto alle esigenze della dittatura cinese che cerca di mantenere il potere nel Paese e aumentare l’influenza all’estero. I leader cinesi erodono vincoli e si preoccupano di cambiare le regole del sistema internazionale prima che il sistema internazionale cambi loro”. Continua spiegando come i cinesi percepiscono, correttamente, gli USA usare il sud-est asiatico come fronte unito contro Pechino: “Ma i cinesi capiscono benissimo gli interessi degli Stati Uniti, forse meglio di noi. Mentre accolgono la presenza degli Stati Uniti controllando il Giappone, la nazione che temono di più, si vede chiaramente che gli sforzi militari e diplomatici statunitensi nella regione limitano fortemente la loro capacità di diventare l’egemone della regione. Secondo Thomas J. Christensen, che ha trascorso diversi mesi intervistando analisti governativi civili e militari cinesi, i leader cinesi temono che essi “appaiano il Gulliver ai lillipuziani del Sud-Est asiatico, con gli Stati Uniti che forniscono corda e paletti”. Infatti, gli Stati Uniti bloccano le ambizioni cinesi semplicemente sostenendo ciò che ci piace chiamare “norme internazionali” di comportamento. Christensen sottolinea che i pensatori strategici cinesi considerano “le denunce delle violazioni della Cina delle norme internazionali” parte di “una strategia integrata occidentale, guidata da Washington, per impedire alla Cina di diventare una grande potenza”. Kagan rappresentava più semplicemente le proprie osservazioni. La politica del contenimento della Cina proiettando potenza e influenza statunitense alla periferia della Cina, in Pakistan, India, Myanmar, Thailandia, Malesia, Filippine, Giappone e Corea , è un tema ricorrente nel “Filo di perle: la sfida della potenza in ascesa cinese sulle coste asiatiche“, nel 2006 pubblicato dal Strategic Studies Institute, che presenta una mappa che indica il “Filo di perle” della Cina, un corridoio geostrategico che gli Stati Uniti dovrebbero spezzare per controllare lo sviluppo della Cina.
Al di là della Thailandia, la sovversione politica e il terrorismo a bassa intensità finanziati dal dipartimento di Stato USA appare in tutto il corridoio, con i fronti finanziati dalla NED e loro propaggini terroristiche che tentano di bloccare il Porto di Gwadar della Cina nel Baluchistan, in Pakistan; i sostenitori di Aung San Suu Kyi finanziati dalla NED in Myanmar, tentando di rovesciare il governo filo-cinese; i tumulti istigati della NED a Bersih in Malesia e dal loro capo Anwar Ibrahim; nel Mar Cinese Meridionale dove il Comando del Pacifico degli Stati Uniti agita le relazioni regionali. L’ultima affermazione dei piani degli Stati Uniti contro la Cina si presenta sotto forma di documento del suddetto Robert Blackwill, amministratore dell’era Bush e lobbista di Thaksin Shinawatra. Nell’articolo per CFR intitolato “Revisione della grande strategia degli USA verso la Cina”, si afferma: “Poiché lo sforzo statunitense d”integrare’ la Cina nell’ordine liberale internazionale ha ormai generato nuove minacce al primato USA in Asia, che potrebbero tradursi in una sfida conseguente al potere statunitense globale, Washington ha bisogno di una nuova grande strategia nei confronti della Cina, incentrata su bilanciamento del crescente potere cinese, piuttosto che continuare ad assistere all’ascesa”. Non è un caso che negli Stati Uniti i politici incaricati di elaborare le strategie del contenimento della Cina siano anche “lobbisti” dei regimi clienti degli Stati Uniti nel sud-est asiatico, per facilitare l’attuazione di tale “grande strategia”.

L’attentato in Thailandia nell’ambio del grande confronto
Così, l’attentato a Bangkok, se effettuato dal regime filo-USA di Shinawatra, dai terroristi filo-statunitensi-sauditi del sud o dai terroristi che gli Stati Uniti importano da Cecenia, Medio Oriente o Xinjiang, dove gli Stati Uniti attualmente cercano di fomentare l’ennesima insurrezione armata, è un atto di coercizione per allontanare la Thailandia dalla propria politica estera e di nuovo sottomettersi alla politica estera statunitense. In termini di cooperazione militare, economico e commerciale e legami politici, la Thailandia non è l’unica nazione che tenta di sfuggire all’egemonia statunitense. Malaysia e Myanmar hanno combattuto battaglie molto visibili contro i fantocci degli Stati Uniti. Se uno o più di questi Stati si sottrarrà completamente, si creerà un effetto a cascata che abbatterà la “Grande Muraglia dell’ASEAN” degli USA. I BRICS, alleanza geopolitica a favore dell’emergere di un mondo multipolare, devono riconoscere la lotta dell’ASEAN per uscire dall’egemonia occidentale e assisterla anche solo attraverso i media, denunciando i legami tra Stati Uniti e varie fazioni politiche regionali, e i legami tra Stati Uniti, loro alleati ed organizzazioni terroristiche regionali usate quando organizzare proteste è impossibile. Affinché l’ASEAN si affermi, deve resistere alla tentazione di capitolare al terrorismo e deve sostenere le nazioni vicine nel tentativo di preservare la sovranità nazionale. E’ chiaro chi cerca di “brandire la scure” sulla Thailandia. L’unica domanda che rimane è quanto sia grande e quante volte si abbatterà sulla Thailandia prima che coloro che l’agitano ne siano disarmati.o-MAP-570Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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