L’esperienza del primo attacco

Piazzare i valori democratici occidentali ha distrutto il Medio Oriente
Valerij Gerasimov; VPK, 18/05/2016 – South Front398620_originalLa regolamentazione legislativa dell’uso della forza militare russa nella lotta al terrorismo, si basa sull’esperienza di fine 20° e inizio 21° secolo, nelle operazioni antiterrorismo nella regione del Caucaso settentrionale. Oggi nessuno dubita che la Russia abbia affrontato non un gruppo di separatisti, ma una forza ben organizzata e generosamente finanziata, sostenuta da elementi terroristici stranieri, nel proprio Paese. La potenza militare è stata utilizzata contro aggressioni estere ed ha avuto il mandato per operazioni contro bande criminali nel territorio nazionale. Numerosi governi hanno anche scatenato la guerra delle informazioni contro la Russia. Abbiamo ripreso gli eventi del primo attacco terroristico e giunti a diverse conclusioni. In primo luogo, le Forze Armate devono essere preparate a tale lotta. In secondo luogo, il terrorismo va colpito attivamente nelle prime fasi della formazione e non dobbiamo permettere che la sua ideologia si diffonda e occupi nuovi territori. In terzo luogo, il terrorismo non può essere eliminato senza l’uso della forza militare, solo essa porta alla vittoria. Per trionfare in questa lotta è necessario unire le risorse politiche, finanziarie, ideologiche e informative del governo.

La democrazia sotto scorta
Parlare delle cause del terrorismo internazionale richiede la distinzione di alcuni aspetti. Indubbiamente, le condizioni per la sua crescita sono generate dalle situazioni difficili di alcuni popoli, come ad esempio la mancanza di opportunità di sviluppo e di prospettive per uno standard di vita dignitoso. L’ideologia radicale capitalizza su questi problemi, con conseguenti organizzazioni illegali come al-Qaida e Stato islamico. L’intervento di Stati esteri negli affari delle nazioni sovrane si materializza come altra causa della minaccia terroristica. I tentativi dell’occidente d’imporre i propri valori su Paesi con propri fondamenti spirituali e tradizioni culturali, favoriscono inevitabilmente risultati negativi. La creazione artificiale di tali ideali alieni ha già devastato Nord Africa e Medio Oriente. Gli effetti della “primavera araba” hanno creato una crisi migratoria in Europa. La Libia, dove il Presidente Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento militare della NATO, ha praticamente cessato di esistere come Stato unito, diventando un precursore dell’avanzata di SIIL e altri gruppi terroristici. L’occupazione dell’Iraq, l’assassinio del suo leader politico e la “democratizzazione” del Paese con le baionette hanno creato lo SIIL, con ex-membri provenienti dalle élite politiche dei Paesi colpiti, in grandi regioni dell’Iraq. La terza causa della recrudescenza del pericolo terrorista spetta a quei governi che trovano vantaggioso utilizzare i servizi di organizzazioni radicali per aggiungere i loro obiettivi politici, distruggendo quegli Stati che anche non fossero democratici, incarnano la stabilità. In seguito emergono dalle ombre i mandanti, e i banditi clandestini avanzano coprendo vasti territori e formandosi una base economica, generando un quasi-struttura che suscita destabilizzazione della regione e costituisce una minaccia per tutta l’umanità civilizzata.

Su basi lecite
La Siria, dove il processo di destabilizzare e rovesciamento del governo legittimamente eletto continua con le stesse tecniche utilizzate altrove, è un ottimo esempio. L’instabilità è iniziata con proteste organizzate ed informazioni alimentate da fonti estere. Poi scoppiarono gli attentati contro le forze dell’ordine e i rappresentanti delle autorità; inoltre, la massa degli attacchi terroristici fu supportata da organizzazioni occulte. A metà dell’anno, la situazione era critica. La domanda di preservare la Siria come Stato sovrano era sul tavolo. Un cambio di potere avrebbe significato la frammentazione inevitabile del Paese sotto la bandiera degli estremisti etnico-religiosi. Gli sviluppi dello scenario in Libia illustravano il processo di un altro Paese prosperoso divenire terreno fertile del terrorismo minacciando la stabilità dell’intera regione. Di conseguenza, in Medio Oriente si formava una chiara minaccia per la sicurezza nazionale della Russia. Secondo le nostre stime, SIIL e altri gruppi terroristici avevano arruolato 4500 cittadini della Federazione Russa e di altri Paesi della CSI all’inizio del 2015. Non è difficile prevedere dove questi terroristi avrebbero concentrato i loro sforzi una volta caduto il regime di Assad. In tali circostanze, il Presidente della Russia, in risposta alla richiesta ufficiale di Damasco, ha deciso di utilizzare le Forze Armate per condurre operazioni antiterroristiche nel territorio della Repubblica araba siriana. Fu approvato anche dal Consiglio della Federazione. Anche in questo caso, si parla di partecipazione militare nella lotta al terrorismo, non d’intervenire negli affari di un altro Stato o sostenere una corrente religiosa radicale. Le nostre unità operano legalmente in Siria, su richiesta del governo, lo stesso non si può dire della coalizione statunitense che de iure viola tutti i canoni del diritto internazionale. Dal 30 settembre 2015, l’Aeronautica russa ha fornito supporto aereo contro obiettivi terroristici. Gli obiettivi sono scelti secondo informazioni attendibili, confermati dai velivoli senza equipaggio e solo dopo attenta selezione, l’obiettivo viene scelto. Allo stesso tempo, non abbiamo colpito scuole, ospedali o moschee, anche se sappiamo che alcuni di tali edifici vengono utilizzati dai terroristi come depositi di armi. Oltre ad attacchi aerei, le Forze Armate russe in Siria hanno risolto altri problemi. I nostri consiglieri aiutano i comandanti militari siriani nella preparazione delle operazioni militari contro le forze terroristiche e sono coinvolti nell’addestramento di unità di riserva, così come nella loro formazione.

Ankara non segue
Nel facilitare le operazioni dell’Aeronautica russa in Siria, una particolare attenzione è rivolta ad impedire conflitti sul Paese. Nonostante l’arresto della cooperazione militare tra Stati Uniti e Russia, l’interesse reciproco ha garantito preparazione e firma del memorandum bilaterale per evitare incidenti sui cieli della Siria. In futuro, il rispetto delle regole delineate in tale accordo richiederà che tutti i partecipanti della coalizione guidata dagli Stati Uniti creino i canali necessari per la cooperazione operativa con la Russia. A Baghdad, la coalizione Iraq, Iran, Siria e Russia funge da centro di informazione per l’intelligence antiterrorismo. Questa coalizione agisce come riuscito meccanismo dell’interazione tra i ministeri della Difesa di Russia e Israele nel quadro della cooperazione per impedire incidenti in Siria. A seguito della dichiarazione del 27 febbraio di Stati Uniti e Russia, le Forze Armate hanno ulteriori attività correlate alla cessazione delle ostilità, espansione delle operazioni umanitarie e liberazione di insediamenti e territori. Sull’aeroporto di Humaymim abbiamo istituito il Centro per la riconciliazione delle parti in guerra in Siria. L’organizzazione è attivamente coinvolta nell’attuazione degli accordi raggiunti, in collaborazione con una struttura simile appoggiata dagli USA ad Amman e alla Task Force di Ginevra. Oggi, un ruolo fondamentale delle Forze Armate russe in Siria spetta nella promozione della riconciliazione tra le maggiori forze militari e l’avvio dei processi politici nel Paese. Tuttavia, uno dei fattori destabilizzanti che conserva un impatto significativamente negativo è la vendita di armi, munizioni, e farmaci di Ankara ai terroristi. Gli ospedali in Turchia continuano a curarli.
In conclusione, eseguiamo le nostre operazioni con la consapevolezza che il destino di un Paese, del suo sistema politico e di chi vi detiene il potere devono essere decisi dal popolo di quel Paese. La Siria deve mantenere la propria autonomia e grazie agli sforzi della cooperazione multinazionale, rimarrà uno Stato laico.1030398751Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo schianto dell’Egyptair 804 è collegato all’opposizione francese all’escalation degli USA contro la Russia?

Umberto Pascali, Katehon 20/05/2016image-2011-09-13-10115407-0-inforgrafic-scut-anti-rachetaLe istituzioni degli Stati Uniti cercano freneticamente di costringere i Paesi europei ad approvare i sistemi missilistici puntati sulla Russia, volendo disperatamente intrappolare l’Europa nel confronto militare (con una provocazione che presto farà da innesco) contro la Russia. Luglio è il termine ultimo. Funzionari degli Stati Uniti ritengono che se la NATO al vertice di luglio a Varsavia non prenderà il controllo del sistema di difesa antimissile dichiarandolo operativo, la Russia dichiarerà che l’alleanza si piega alla sua volontà. Il nuovo sistema missilistico è ideato per trattenere l’Europa nel confronto perenne con la Russia, contro i propri interessi. Le élite statunitensi sono terrorizzate delle prossime elezioni presidenziali, nel caso un’amministrazione di Trump (o Sanders?) salvi gli Stati Uniti dalla continua politica di “guerre e saccheggio finanziario”.
La Francia guida l’opposizione al sistema missilistico (recentemente impiantato anche nell’impoverita Romania) nominalmente un programma della NATO ma in realtà operazione di controllo degli Stati Uniti sull’Europa. Proprio oggi, il Wall Street Journal ha denunciato la Francia per l’opposizione al diktat di Washington. Il giornale, nota voce di Wall Street e Bush-Clinton, ha spiegato che l’opposizione francese va spezzata prima della riunione di luglio della NATO, quando i Paesi della NATO dovrebbero accettare “proprietà” e “responsabilità” dello “scudo antimissile”: “Funzionari francesi hanno detto che rifiutano l’approvazione a che l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord prenda il controllo del sistema di difesa antimissile europeo degli Stati Uniti, posizione di Parigi che funzionari statunitensi e dell’alleanza sperano di poter convincere a cambiare prima del vertice di luglio”. “Non è solo una questione tecnica, ma c’è un aspetto politico”, ha detto al giornale un funzionario francese. “Se si tratta di un sistema della NATO, la NATO si assumerà la responsabilità se si abbatterà un missile. La NATO si assumerà la responsabilità se si fallisse“. Gli statunitensi vogliono che la questione sia imposta all’Europa già il 19 maggio, al vertice dei ministri degli Esteri della NATO a Bruxelles. Germania e anche Italia sembrano seguire la Francia nel respingere le pressioni. È una situazione (leader europei che resistono ai piani anglo-statunitensi) simile ad altre nel recente passato, quando Francia e Belgio furono colpiti da estremamente sofisticati attacchi militari sotto forma di terrorismo.
L’incidente del volo EgyptAir 804 da Parigi a Cairo è un avvertimento a smetterla di resistere o altro?03d69c82849c521bf2569c3652b42285Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brasile: i servizi segreti degli USA dietro le turbolenze

Nil Nikandrov, Strategic Culture Foundation 17/05/2016image-20160515-10679-1qwdkthSenza dubbio, i servizi speciali degli Stati Uniti sono dietro la crisi in Brasile e continuano a controllare gli eventi. Prove compromettenti contro la direzione del Partito dei Lavoratori, i dirigenti della Petrobras, compagnia petrolifera statale, e circoli vicini alla Presidentessa Dilma Rousseff e all’ex-Presidente Lula da Silva sono trapelate nell’operazione per minare “un regime ostile”. Agli occhi del presidente Barack Obama e della sua amministrazione, il più grande Paese dell’America Latina è uno Stato ostile, perché ha osato attuare politiche indipendenti. L’obiettivo degli Stati Uniti è sottomettere la classe dirigente del Brasile e falla ballare al loro ritmo. Tale stato di cose fu predetto da numerosi presidenti latino-americani, tra cui Rafael Correa dell’Ecuador, Daniel Ortega del Nicaragua, Evo Morales della Bolivia e Tabaré Vázquez dell’Uruguay, tra gli altri. Il Presidente venezuelano Nicolas Maduro senza mezzi termini parla degli eventi in Brasile come colpo di Stato organizzato dagli Stati Uniti. Secondo Maduro, l’attacco contro Dilma Rousseff minaccia la democrazia in Brasile, essendo diretto contro organizzazioni regionali come CELAC (la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi), UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane), così come i movimenti pubblici e politici che proteggono gli interessi popolari. Maduro ha invitato tutti i movimenti della sinistra in America Latina di unirsi e protestare contro la campagna diffamatoria contro la Presidentessa brasiliana Dilma Rousseff. Il leader venezuelano ritiene che debbano agire per proteggere pace e prosperità nel continente. Le prove compromettenti (reali e fabbricate) usate contro la dirigenza brasiliana provengono dall’US National Security Agency (NSA) prima che Snowden fuggisse facendo le sue rivelazioni. L’informazione fu diffusa dai media controllati per destabilizzare la vita politica e pubblica del Paese, facilitando a Washington la nomina a posizioni chiave dei suoi agenti. Le cosiddette “procedure costituzionali” per far decadere Dilma Rousseff non sono altro che un camuffamento per coprire lo strisciante colpo di Stato. Obama farà di tutto per raggiungere l’obiettivo prima che scada il suo mandato, può anche inscenare una Maidan in Brasile, se necessario. Alcuni del personale dell’ambasciata degli Stati Uniti, così come nei consolati statunitensi nel Paese, sono già al lavoro per svolgere la missione assegnata.
Liliana Ayalde, l’ambasciatrice degli USA in Brasile, ha iniziato la carriera come assistente dell’Ufficio America Latina e Caraibi della Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID) coordinando importanti programmi di assistenza allo sviluppo di Haiti, Messico e Caraibi. E’ membro del Foreign Service col rango di ministro itinerante essendo stata assegnata a Guatemala, Nicaragua, Bolivia, Colombia e Washington DC dall’USAID. Vuol dire che si coordina strettamente con la Central Intelligence Agency (CIA) e altri servizi speciali. Nel 2008 – 2011 era ambasciatrice degli Stati Uniti nella Repubblica del Paraguay preparando il rovesciamento del Presidente Fernando Lugo. Nel giugno 2012 il parlamento del Paraguay accusò il Presidente. Allora il Brasile protestò. Il governo brasiliano osservò che il presidente fu privato del diritto alla difesa. Secondo la costituzione, il vicepresidente del Paraguay ebbe la massima carica del Paese. Lugo definì l’impeachment un colpo di Stato inscenato contro la volontà del popolo. In linea di massima, lo stesso scenario si ha in Brasile. Andrea Bowen è il viceapomissione dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Brasilia, conosce molto bene l’America Latina. Prima di arrivare in Brasile, Andrew è stato viceapomissione ad interim e Direttore della Sezione narcotici e ordine internazionale (INL) dell’ambasciata degli Stati Uniti a Bogotà, Colombia. I suoi incarichi precedenti includono Ecuador, Venezuela, Panama, Messico e Honduras. Una cinquantina di persone lavora nelle sezioni economica e politica dell’ambasciata statunitense, impiegati principalmente per le operazioni segrete della CIA. Uno di loro è Alexis Ludwig, consigliere politico coinvolto in scandali ben noti in Bolivia e Argentina. Alcuni che lavorano per i servizi speciali sono noti per le loro attività vigorose, tra cui il funzionario degli affari pubblici Abigail Dressel, l’addetto legale Steve Moore, la responsabile della gestione finanziaria Gwendolyn Llewellyn, il direttore dell’USAID Michael Eddy, e così via.
4928 Dilma Rousseff ha dovuto dimettersi “temporaneamente”, definendo tale decisione una “farsa politica” e un “colpo di Stato”. Lasciando il palazzo presidenziale, ha definito il suo allontanamento dal potere atto di “sabotaggio” e giorno tragico per la giovane democrazia brasiliana. Rousseff ha detto che non è la sua sospensione dalla carica, ma il rispetto dei risultati delle elezioni, della volontà del popolo e della costituzione che contava. “Posso aver commesso errori, ma non ho mai commesso reati”, ha detto. “La peggiore cosa che può capitare ad un essere umano è essere condannato per un crimine che non ha commesso. Non c’è ingiustizia più devastante”. Rousseff ha reagito con tono di sfida condannando il “tradimento” di coloro che hanno sabotato il suo governo, promettendo di combattere il colpo di Stato. Il vicepresidente Michel Temer, eletto sulla scia di Rousseff nel 2014, è diventato presidente facente funzione. Se avesse concorso per la carica, non avrebbe mai ottenuto più del 2 per cento dei voti. E’ una banderuola che sa sempre dove soffia il vento. Temer è anche noto come maestro del compromesso in grado di formare coalizioni. Nel 1990 il suo Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PMDB) collaborò con il Partito Socialdemocratico brasiliano dell’ex-presidente Fernando Henrique Cardoso. Nel 2003 il PMDB formò la coalizione con il Partito dei Lavoratori guidato da Lula da Silva. Temer ha formato un nuovo governo. Uno dei primi passi è stato ridurre il numero dei ministeri da 32 a 24. Non ci sono donne nel nuovo gabinetto. Non c’era tale discriminazione nel governo di Dilma Rousseff. “Fidatevi di me”, ha detto nel suo emotivo discorso inaugurale al palazzo presidenziale di Planalto. “Fidatevi dei valori della nostra gente e della nostra capacità di recuperare l’economia”. “La mia prima parola per il popolo del Brasile è fiducia”, ha detto promettendo la salvezza nazionale. “La fiducia nei valori che formano il carattere della nostra gente, la vitalità della nostra democrazia”, ha aggiunto riconoscendo che “è urgente pacificare la nazione e unire il Brasile. È urgente creare un governo di salvezza nazionale”. Ha dedicato la maggior parte del suo discorso all’economia brasiliana danneggiata, promettendo di rinnovare la fiducia nel Paese dagli investitori esteri e di attrarre le aziende che potrebbero fornire posti di lavoro e sgravare il governo. Non ha parlato di politica estera. Ci si aspetta sia pro-USA. Temer è figlio di immigrati libanesi maroniti, è avvocato e presiede il Partito del Movimento Democratico Brasiliano, il più grande partito del Brasile. Nel 1980 fu procuratore dello Stato e due volte segretario di Stato per la sicurezza pubblica, sempre a San Paolo. Questo quando stabilì stretti legami con l’ambasciata degli Stati Uniti. È divenuto vicepresidente come compagno nella corsa presidenziale della candidata del Partito dei Lavoratori Dilma Rousseff nelle elezioni del 2010. Ma è un cavallo di Troia degli Stati Uniti nell’amministrazione. Il suo partito ha lasciato la coalizione di governo per lo scandalo Petrobras. Va aggiunto che ha evitato un’indagine su una testimonianza che l’implica nello scandalo Petrobras.
L’impeachment di Dilma Rousseff ha aperto la via alle riforme neoliberiste volte alla privatizzazione delle imprese statali. Gli Stati Uniti avranno un ruolo attivo. Coloro che sono andati al potere in Brasile sono coinvolti in scandali di corruzione, ma questa volta la loro integrità non è discussa dagli Stati Uniti.

Liliana Ayalde

Liliana Ayalde

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il neopresidente brasiliano è una marionetta dell’intelligence degli USA

Jay Syrmopoulos The Free Thought Project 14 maggio 2016brazil-pres-intelligence-informant-puppetL’organizzazione per la trasparenza WikiLeaks denuncia il presidente ad interim Michel Temer, salito alla presidenza brasiliana con un colpo di Stato soft che ha deposto la presidentessa Rousseff, quale informatore dell’intelligence degli Stati Uniti. Temer, vicepresidente del Brasile dal 2011, ha preso il potere dopo che il parlamento del Brasile ha sospeso Rousseff in attesa dei risultati del procedimento dell’impeachment. I cablo, contrassegnati “sensibili ma non classificati“, contengono la sintesi delle conversazioni di Temer, allora deputato federale brasiliano, coi funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti. La prova schiacciante è fornita da una serie di tweet di Wikileaks collegati ai dispacci diplomatici che evidenziando le informazioni fornite da Temer ai militari e al Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Chiaramente, l’evoluzione della guerra non-convenzionale (UW), descritta nel manuale 2010 delle Forze Speciali, si attuata pienamente negli eventi in Brasile, dispiegandosi con la guerra ibrida, essenzialmente la militarizzazione della teoria del caos, ampiamente abbracciata da tutto lo spettro militar-spionistico degli Stati Uniti. Il manuale dell’UW evidenzia che la percezione di una vasta “popolazione non impegnata” sia essenziale per il successo, e che tale fascia non impegnata infine può essere usata per contrastarne i leader politici. Il processo va dal “supporto all’insurrezione” (come in Siria) ad “ampliare il malcontento con propaganda e sforzi politici e psicologici per screditare il governo” (come in Brasile), spiegando che quando un’insurrezione mette radici e comincia a crescere, l'”intensificazione della propaganda e la preparazione psicologica della popolazione alla ribellione” dovrebbero accompagnarla, come nel caso del Brasile.
masonsbrazil BRICS è l’acronimo dell’associazione delle cinque principali economie emergenti: Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Il raggruppamento era originariamente conosciuto come “BRIC” prima dell’inclusione del Sud Africa nel 2010. Secondo l’analista politico Pepe Escobar: “La molto ben argomentata tesi in tre parti chiarisce l’obiettivo centrale della grande guerra ibrida; “interrompere i progetti transnazionali multipolari attraverso conflitti identitari provocati esternamente (etnici, religiosi, politici, ecc) nello Stato preso di mira…” I Paesi BRICS, parola/concetto estremamente sporco per l’asse Beltway-Wall Street, sono gli obiettivi principali della guerra ibrida, per una miriade di ragioni, tra cui la spinta al commercio nelle valute nazionali bypassando il dollaro USA; creazione della banca di sviluppo BRICS; l’unità verso l’integrazione dell’Eurasia, simboleggiata dalla convergenza tra Nuova Via della Seta guidata dalla Cina, o Fascia e Via (OBOR) nella terminologia ufficiale, e l’Unione economica eurasiatica (EEU) guidata dalla Russia”. Ciò spiega in gran parte le turbolenze nella società civile brasiliana. Anche se vi sono molti problemi strutturali inerenti l’apparato politico in Brasile, tali problemi sono sfruttati da potenze estere nel tentativo di creare un ambiente politicamente più attraente per Stati Uniti e compari neoliberali che manovrano per le posizioni di potere, come esposto dall’informatore dell’intelligence USA, facendo salire alla presidenza del Brasile Temer. L’analista politico statunintense-brasiliano Eric Draitser annotò nell’articolo di marzo per MintPress News: “La destra è la forza trainante delle proteste… Due dei gruppi principali responsabili dell’organizzazione delle manifestazioni sono il movimento Brasile libero (MBL) e Studenti per la Libertà (EPL), con legami diretti con Charles e David Koch, miliardari neocon statunitensi così come le altre figure di spicco dell’estrema destra della dirigenza neoliberista“. Il noto giornalista Glenn Greenwald va alla radice della questione scrivendo che Temer “servirà fedelmente gli interessi dei più ricchi in Brasile: ha intenzione di nominare funzionari di Goldman Sachs e FMI (Fondo Monetario Internazionale) per dirigere l’economia e in caso contrario installare una squadra neoliberista totalmente priva di legittimità“. Non si sbaglia pensando all’enorme sforzo segreto dagli Stati Uniti per mantenere con qualsiasi mezzo la posizione egemonica negli affari globali, contro i BRICS. Gli eventi in Brasile sono senza dubbio l’ennesimo colpo di Stato organizzato da Washington. Tale nuova forma di sofisticata guerra ibrida si dimostra un’arma insidiosa che può fomentare il cambio di regime senza sparare un solo colpo.13239285Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli oppositori di Rousseff si rivolgono a Washington

Glenn Greenwald, Andrew Fishman, David Miranda The Intercept 18 aprile 2016 – Les Crises

Aloysio Nunes

Aloysio Nunes

La camera bassa del Congresso brasiliano ha approvato l’impeachment della Presidentessa Dilma Roussef, inviando il procedimento in Senato. Con atto intenzionale e ricco di simbologia, il parlamentare che ha fatto passare l’impeachment la soglia dei 342 voti è stato il deputato Bruno Araujo che secondo un documento avrebbe ricevuto fondi dai giganti edili al centro dello scandalo sulla corruzione nazionale. Più significativamente, Araujo appartiene al partito di centro-destra PSDB, i cui candidati hanno perso quattro elezioni nazionali consecutive contro il partito della sinistra moderata di Rousseff, PT, e l’ultima sconfitta elettorale si era avuta solo 18 mesi prima, quando 54 milioni di brasiliani votarono la rielezione della Presidentessa Dilma. Questi due fatti su Araujo enfatizzano la natura surreale e inaudita del procedimento a Brasilia, capitale del quinto Paese più grande del mondo. Politici e partiti che hanno tentato invano per due decenni di sconfiggere il PT nelle elezioni democratiche, puntano trionfalmente al rovesciamento del voto del 2014 destituendo Dilma su basi, come è stato chiaramente dimostrato dal New York Times che sono, nella migliore delle ipotesi, assai dubbie. Anche The Economist, che da sempre disprezza il PT e i suoi programmi contro la povertà e vuole le dimissioni di Dilma, ha sostenuto che “in assenza di prove di un crimine, la destituzione è ingiustificata” e che “è un pretesto per rovesciare un presidente impopolare“. Il procedimenti, in nome della lotta alla corruzione, sono stati presieduti da uno dei politici più apertamente corrotti del mondo democratico, il presidente della Camera Eduardo Cunha, recentemente scoperto aver nascosto milioni di dollari in conti presso una banca svizzera proventi da possibili varie fonti di corruzione, e che mentì sotto giuramento negando agli investigatori del Congresso di avere conti all’estero. Dei 594 membri del Congresso, come il Globe and Mail ha riportato, “318 sono soggetti ad indagini penali” e che al loro obiettivo, la presidentessa Rousseff, “non attribuiscono alcuna accusa di irregolarità finanziaria”. Uno per uno, i parlamentari corrotti sono andati al microfono rivolto a Cunha per votare “sì” alla destituzione, dicendosi inorriditi dalla corruzione. Come preludio al voto, hanno citato una vertiginosa serie di motivazioni strane, dai “fondamenti del cristianesimo” a “non essere rossi come Venezuela o Corea del Nord” a “nazione evangelica” e “pace a Gerusalemme”. Jonathan Watts del Guardian ha trascritto parte di tale farsa: “Sì, ha votato Paulo Maluf, che si trova sulla lista rossa dell’Interpol per cospirazione. Sì, ha votato Nilton Capixaba, accusato di riciclaggio di denaro. “Per l’amor di Dio, sì!”, ha detto Silas Camara sotto inchiesta per falsificazione di documenti e sottrazione di fondi pubblici”.
E’ molto probabile che il Senato sia d’accordo ad accettare le accuse, cui seguirà la sospensione di 180 giorni della Presidentessa Dilma e l’insediamento del vicepresidente Michel Temer del PMDB, molto favorevole al mondo degli affari. Il vicepresidente stesso, come ha detto il New York Times,è indagato per presunto acquisto illegale di un impianto di etanolo“. Temer ha recentemente riferito che il candidato favorito alla guida della squadra economica sarebbe l’amministratore delegato di Goldman Sachs in Brasile Paulo Leme. Se, dopo il processo, i due terzi del Senato vota a favore della condanna, Dilma sarà rimossa dall’incarico. Molti sospettano che lo scopo principale della rimozione di Dilma sua dare al pubblico la sensazione catartica che la corruzione sia stata sconfitta, il tutto per sfruttare la posizione di Temer per evitare ulteriori indagini su decine e decine di politici realmente corrotti che popolano i maggiori partiti. Gli Stati Uniti sono notevolmente silenziosi sull’agitazione nel secondo Paese più grande dell’emisfero, e tale posizione è stata solo accennata dai media mainstream. Non è difficile capire perché. Gli Stati Uniti hanno per anni negato con veemenza di aver avuto alcun ruolo nel colpo di Stato militare del 1964 che rovesciò il governo della sinistra, un colpo che portò a 20 anni di dittatura di destra, brutale e filo-USA. Ma i documenti segreti e le registrazioni emersi dimostrano che gli Stati Uniti avevano attivamente contribuito ad elaborare il colpo di Stato e la relazione della Commissione Verità 2014 del Brasile ha dimostrato che Stati Uniti e Regno Unito avevano aggressivamente sostenuto la dittatura e anche “interrogatori basati sulla tortura”. Il colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti e la dittatura militare vanno oltre l’attuale controversia. La Presidentessa Rousseff e i suoi sostenitori hanno descritto in modo esplicito il tentativo di rovesciarli con un colpo di Stato. Un importante deputato pro-impeachment di destra che aspetta le presidenziali per diventare presidente, Jair Bolsonaro (che Intercept studiò l’anno scorso), ha esplicitamente elogiato la dittatura militare e, in particolare il colonnello Carlos Alberto Brilhante Ustra, il capo torturatore della dittatura (noto responsabile delle torture a Dilma). Il figlio di Bolsonaro, Eduardo, anche lui deputato, aveva dichiarato che votava la destituzione “per i militari del 64”: che guidarono il colpo di Stato e imposero un regime militare. L’invocazione infinita a Dio e famiglia da parte dei sostenitori dell’accusa, ha ricordato lo slogan del colpo di Stato del 1964: “La marcia della famiglia con Dio per la libertà” con cui i media degli oligarchi in Brasile sostennero il colpo di Stato del 1964 quale necessario contro la corruzione della sinistra, unendosi al sostegno dell’attuale movimento per l’impeachment contro il PT con la stessa giustificazione.
aloysio_vitort-740x486 Il rapporto di Dilma con gli Stati Uniti è stato difficile per anni, significativamente aggravato dalle sue denunce dello spionaggio dell’NSA contro l’industria brasiliana, la popolazione, la presidentessa e la stretta relazione commerciale del Brasile con la Cina. Il suo predecessore, Luiz Inácio Lula da Silva, aveva anche alienato molti funzionari statunitensi, tra l’altro, unendosi alla Turchia per negoziare un accordo separato con l’Iran sul programma nucleare, mentre Washington cercava di far pressione su Teheran. Gli addetti ai lavori di Washington capirono perfettamente che non potevano più considerare il Brasile sicuro per il capitale. Gli Stati Uniti, naturalmente, hanno una lunga e recente storia di orchestrazione di instabilità e colpi di Stato contro i governi latinoamericani di sinistra democraticamente eletti, cui erano avversi. Oltre al colpo di Stato in Brasile nel 1964, gli Stati Uniti almeno supportarono il tentativo nel 2002 di rovesciare il Presidente venezuelano Hugo Chavez, svolsero un ruolo centrale nella cacciata del presidente haitiano Jean-Bertrand Aristide nel 2004 e Hillary Clinton, allora segretaria di Stato, diede un sostegno fondamentale per legittimare il colpo di Stato in Honduras nel 2009, solo per fare qualche esempio. Molti nella sinistra brasiliana pensano che gli Stati Uniti siano attivamente coinvolti nell’instabilità del loro Paese per sbarazzarsi del partito di sinistra che punta al commercio con la Cina, invece di promuovere un governo più favorevole al business e filo-statunitense, che non potrebbe mai vincere le elezioni. Anche se alcuna prova è emersa a sostegno di questa teoria, il viaggio poco seguito dai media negli Stati Uniti di un membro chiave dell’opposizione brasiliana, probabilmente alimenta queste preoccupazioni. Il giorno dopo il voto per l’impeachment, il senatore Aloysio Nunes del PSDB era a Washington per incontrasi con i funzionari degli Stati Uniti, ma anche con gruppi di pressione e di trafficanti di ogni influenza vicini a Clinton e altre figure politiche. Il senatore Nunes incontrava il presidente e i dirigenti del Comitato per le Relazioni Estere del Senato, Bob Corker, senatore repubblicano del Tennessee, e Ben Cardin, senatore democratico del Maryland; l’assistente del segretario di Stato ed ex-ambasciatore in Brasile Thomas Shannon, e partecipava a un pranzo organizzato dalla società di lobbying di Washington Albright Stonebridge Group, guidata dall’ex-segretaria di Stato di Clinton, Madeleine Albright, e dall’ex-segretario al Commercio di Bush e amministratore delegato della società Kellogg, Carlos Gutierrez.
L’ambasciata del Brasile a Washington e l’ufficio del senatore Nunes hanno detto a The Intercept che non avevano informazioni sul pranzo. In una email, Albright Stonebridge Group ha scritto che non vi era alcuna “componente mediatica” in tale evento, che riguardava “il mondo degli affari e politico di Washington“, e che i partecipanti e gli argomenti seguiti non andavano resi pubblici. Nunes è una personalità molto importante dell’opposizione, e rivelatrice, inviato negli Stati Uniti per questi incontri di alto livello. Ha concorso per la vicepresidenza nel 2014 nella lista del PSDB che perse contro Dilma. Sarà, in particolare, ora uno dei principali esponenti dell’opposizione a condurre la lotta per deporre Dilma al Senato. Come presidente del Comitato per gli Affari Esteri del Senato brasiliano, Nunes ha sostenuto più volte che il Brasile deve riavvicinarsi a Stati Uniti e Regno Unito per formare un’alleanza. E, manco a dirlo, Nunes è fortemente implicato in accuse di corruzione; a settembre, un giudice ha ordinato un’indagine penale dopo che un informatore, un dirigente di una società edile, aveva detto agli investigatori che aveva dato a Nunes 500000 reais (140000 dollari) per la sua campagna, 300000 ufficialmente e 200000 in tangenti, per vincere un contratto con la Petrobras. Non è la prima accusa del genere contro di lui. Il viaggio a Washington di Nunes fu annunciato da Temer stesso, che agiva come se fosse già in campagna elettorale. Temer è furioso per ciò che ha visto quale cambiamento radicale e altamente sfavorevole del corso internazionale, dove la destituzione viene descritta sempre più come tentativo illegale e antidemocratico dall’opposizione, guidata da Temer stesso, per ottenere un potere immeritato. Secondo Folha, colui che si vede presidente ha ordinato a Nunes di condurre “una contro-offensiva di pubbliche relazioni” per combattere il crescente sentimento globale contro la destituzione che, secondo Temer, “demoralizza le istituzioni brasiliane“. Mostrando preoccupazione per la crescente percezione dell’opposizione brasiliana di tentare di rovesciare Dilma, Nunes ha detto che a Washington “spieghiamo che non siamo una repubblica delle banane“, e un rappresentante di Temer ha dichiarato che questa percezione “danneggia l’immagine del Brasile sulla scena internazionale“. “E’ un viaggio di pubbliche relazioni“, secondo Mauricio Santoro, professore di scienze politiche presso l’Università Statale di Rio de Janeiro, in un’intervista a The Intercept. “La sfida più grande che Aloysio deve affrontare non è il governo degli Stati Uniti, ma il loro pubblico. E qui l’opposizione sta perdendo la battaglia“. Non vi è dubbio che l’opinione pubblica internazionale si sia rivoltata contro il movimento per la destituzione istigato dall’opposizione. Anche se solo un mese prima anche i giornali occidentali raffiguravano le proteste di piazza antigovernative in termini entusiastici, ora evidenziano il fatto che le motivazioni legali per l’impeachment sono nella migliore delle ipotesi discutibili e che i suoi capi sono più coinvolti nella corruzione di Dilma. In particolare, si è detto che Temer sia preoccupato e furioso per la risoluzione di rigetto dell’Organizzazione degli Stati Americani, un’organizzazione sostenuta dagli Stati Uniti, il cui segretario generale, Luis Almagro, ha detto che il gruppo è “preoccupato dal procedimento contro Dilma, accusata di nulla“, e perché “tra coloro che chiedono l’impeachment vi sono parlamentari accusati e riconosciuti colpevoli di corruzione“; il segretario dell’Unione delle Nazioni del Sud America, Ernesto Samper, ha detto anche che la destituzione “è serio motivo di preoccupazione per la sicurezza del Brasile e della regione“. Il viaggio a Washington di tale importante figura dell’opposizione implicata in casi di corruzione, dopo il voto alla Camera per l’impeachment di Dilma, solleva almeno delle domande sulla posizione degli Stati Uniti sul rovesciamento della presidentessa. Ciò alimenterà preoccupazioni nei brasiliani sul ruolo degli Stati Uniti nell’instabilità del loro Paese. Ed evidenza molte dinamiche occulte attive nella destituzione, tra cui il desiderio di sottoporre il Brasile agli Stati Uniti e renderlo compatibile agli interessi del mondo degli affari internazionali e delle misure di austerità a scapito del programma politico che i brasiliani avevano adottato in quattro elezioni nazionali consecutive.

Aggiornamento: Prima della pubblicazione, l’ufficio del senatore Nunes ha detto a The Intercept che non avevano ulteriori informazioni sul viaggio oltre a quanto scritto nel comunicato stampa del 15 aprile. Dopo la pubblicazione, l’ufficio del senatore Nunes ha detto, in una lettera del 17 aprile a Folha che, contrariamente a quanto riferito, l’appello del vicepresidente Michel Temer non era motivo del viaggio a Washington.

Michel Temer e Dilma Rousseff

Michel Temer e Dilma Rousseff

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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