“Operazione Impensabile” e la minaccia di guerra USA-NATO alla Russia

Oriental Review, 9 maggio 2016Cinque giorni prima della celebrazione del 71° anniversario della capitolazione della Germania nazista alle truppe sovietiche e alleate nella Seconda guerra mondiale, il nuovo comandante supremo della NATO in Europa, Curtis Scaparrotti, annunciò che era venuto per battere i tamburi di guerra. Ignorando fatti storici e legittimi interessi russi, nel primo discorso dopo aver assunto l’incarico condannava il presunto “comportamento aggressivo russo che sfida le norme internazionali” e incitava i membri del blocco a “combattere stasera se la deterrenza fallisce”. Tale dichiarazione era correlata alla strategia militare e mediatica adottata dalla classe dirigente occidentale da decenni. Anche mettendo da parte la ben argomentata tesi secondo cui l’ascesa di Hitler a fuhrer del Terzo Reich nella Germania umiliata del dopoguerra fu un’operazione attentamente pianificata e condotta dall’intelligence militare statunitense, per metterla contro l’Unione Sovietica, l’analisi dei fatti disponibile dimostra che il nucleo del nazismo fu profondamente favorito dai centri ideologici occidentali molto tempo prima della sconfitta nel maggio 1945. Non c’è paradosso qui: la lotta per il dominio globale era (ed è ancora) l’idea fissa di molte élite nella storia dell’umanità, e su tale retrospettiva il fenomeno del nazismo tedesco va considerato come mero strumento dei suoi istigatori per raggiungere tale obiettivo. Nonostante alcune difficoltà tattiche (ad esempio, nel marzo 1939 Hitler improvvisamente fece il proprio gioco, ma fu ricondotto all’obbedienza nel maggio 1941), lo sviluppo generale del conflitto globale a metà del XX secolo fu ammissibile per le élite. Almeno alla Conferenza di Bretton Woods tenutasi nel luglio del 1944, il mese dopo che gli Alleati sbarcarono in Francia per controbilanciare l’offensiva sovietica in Oriente (che a quel punto avrebbe inevitabilmente portato alla sconfitta unilaterale dei nazisti da parte dell’URSS), fissò le regole chiave del monopolio finanziario del dollaro della Federal Reserve. (Secondo l’Atto finale di Bretton Woods, tutti i tassi delle valute internazionali erano legati a un paniere al 96% col dollaro della Federal Reserve e al 4% della sterlina inglese, potendo acquisire l’oro solo attraverso questo tasso; la Nota della Federal Reserve era quindi eguagliata all’oro come misura universale di valore).
La sfida principale che gli autori di Bretton Woods affrontarono all’inizio dei colloqui era l’atteggiamento sovrano della delegazione sovietica. Dovevano attirare l’Unione Sovietica in tale sistema draconiano con qualsiasi mezzo. Mentre Stalin e i suoi inviati non mostravano alcuna intenzione di essere tentati dalla carota, Wall Street dovette prendere il bastone. L’idea era raggiungere una tregua separata con la Wehrmacht sui teatri occidentale e meridionale per rinforzare il fronte orientale tedesco (in particolare, i documenti relativi all’operazione Sunrise nel marzo 1945 non ancora declassificati dagli Stati Uniti). A causa della tempestiva contromisura da parte dell’intelligence sovietica e dopo un duro scambio diplomatico, i tre colloqui per la tregua a Lucerna, in Svizzera, furono sospesi, ma i contatti clandestini nazisti-statunitensi procedettero. Di fatto, dalla fine di marzo 1945, senza alcuna tregua formale le truppe tedesche iniziarono ad arrendersi massicciamente alle forze anglo-statunitensi che avanzarono rapidamente verso Berlino incontrando i sovietici sull’Elba il 25 aprile 1945. Non sorprende che la famigerata rete Odessa (Organizzazione degli ex-membri delle SS) venisse attivata nello stesso momento permettendo a 30mila(!) criminali di guerra nazisti di fuggire dall’Europa attraverso “finestre” nella zona di occupazione anglo-statunitense. Molti furono in seguito legalizzati negli Stati Uniti per servire lealmente i nuovi padroni…
Una volta scomparso il “fattore tedesco”, gli “alleati” si affrettarono ad elaborare segretamente un nuovo piano di guerra per sconfiggere militarmente l’Unione Sovietica, esaurita dalla drammatica campagna durata quattro anni. Il dossier dell’Operazione Impensabile fu declassificata nel 1998. Secondo essa, il 1° luglio 1945 gli “alleati” previdero l’attacco alle forze sovietiche in Europa e alle aree industriali chiave dell’URSS. L’obiettivo era “imporre alla Russia la volontà degli Stati Uniti e dell’Impero inglese”. Così nell’estate 1945 Wall Street pianificò Barbarossa 2.0 per aggredire l’URSS, come quella lanciata dalla loro frenetica creatura Hitler quattro anni prima.Operazione impensabile: URSS: minaccia alla civiltà occidentale“, Gabinetto di guerra inglese, Staff della pianificazione congiunta (Bozze e rapporti finali: 22 maggio, 8 giugno e 11 luglio 1945), Ufficio del registro pubblico, CAB 120/691/109040/002. (declassificato nell’ottobre 2004)

Il motivo per cui il piano non fu mai attuato fu che gli esperti militari occidentali valutarono “l’equilibrio delle forze” in Europa insufficiente per un’efficace rapida sconfitta dei sovietici. Gli Stati Uniti possedevano in esclusiva la bomba atomica e speravano che tale minaccia avrebbe impressionato Stalin tanto da ratificare Bretton Woods. L’episodio di Potsdam tuttavia dimostrò il contrario, così gli Stati Uniti decisero di rendere questa minaccia più vivida. La certezza di 200mila morti giapponesi non significò molto per il presidente Truman nel suo Grande Gioco per l’egemonia della Federal Reserve. La conseguente Guerra Fredda (dopo che Stalin aveva definitivamente rifiutato la ratifica degli accordi di Bretton Woods nel dicembre 1945) va oltre l’ambito del presente articolo. Il fatto comunque è che la grandiosa e continua operazione mediatica per eguagliare Stalin e Hitler e rivedere e distorcere le verità fondamentali della storia moderna presso le persone “istruite” nel mondo, è solo un aspetto dell’agenda globale elitaria per sopprimere la prima potenza che si oppone al loro dominio illimitato sul mondo. Gli strumenti per creare tale dominio sono gli stessi: creazione di un progetto chimerico controllato (al-Qaida o nazismo ucraino) e interpretare il ruolo di “peacekeeper” e “filantropi” nel sanguinoso caotico conflitto.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Il primo assassinio della CIA: George Polk

Constantine Report 17 dicembre 2012La CIA ha perso i dati sul reporter della CBS assassinato in Grecia nel 1948 e ha distrutto i relativi dossier FOIA
Washington DC, 10 agosto 2007 – La Central Intelligence Agency ha perso i documenti relativi alle indagini sul misterioso omicidio nel 1948 del reporter della CBS George Polk e ne ha distrutto il dossier delle richieste FOIA per i documenti su Polk, secondo una lettera dell’Archivista degli Stati Uniti Allen Weinstein. Nel giugno 2006, l’Archivio chiese alla CIA e agli Archivi nazionali d’indagare sulla possibilità che la CIA avesse perso o distrutto i dati sul caso Polk. Polk, reporter della CBS in Grecia al culmine della guerra civile tra sinistra e destra, fu assassinato da ignoti nel 1948. Su richiesta dei membri della famiglia Polk, l’Archivio della sicurezza nazionale aveva chiesto alla CIA di riesaminare i documenti sul caso, rilasciati negli anni ’90. La CIA trovò una serie di documenti da riesaminare, ma nel dicembre 2005 informò l’Archivio che nove documenti, comprese le note del direttore dell’Agenzia, furono distrutti. Secondo la lettera di Scott Koch, coordinatore delle informazioni e della privacy della CIA, “i documenti originali erano stati distrutti in conformità coi registri degli archivi e degli archivi nazionali approvati“. Fu la risposta della CIA a spingere il direttore dell’Archivio nazionale della sicurezza Thomas S. Blanton a scrivere lettere all’Archivista degli Stati Uniti e all’Ispettore Generale della Central Intelligence Agency chiedendogli d’indagare sulla distruzione dei documenti sul caso Polk. La settimana scorsa, il dott. Weinstein informava l’Archivio della sicurezza nazionale che la CIA “non è in grado di localizzare i documenti originali o le informazioni sulla loro disposizione”. Come spiega la lettera, il fascicolo FOIA della CIA venne distrutto secondo il programma delle registrazioni; ciò che è scomparso sono le copie originali dei documenti relativi a Polk (e qualsiasi raccolta a cui appartenessero). Che la CIA abbia stabilito che i documenti non possono essere trovati (e potrebbero esser stati distrutti) pone domande preoccupanti sulla politica di conservazione dei dati storici della CIA. Perché la CIA perde ciò che sarebbe stata documentazione permanente? Se i documenti su Polk facevano parte di un sistema di documenti distrutti, quali altri dati storicamente significativi non esistono più? Che anche il dossier FOIA, contenente copie dei documenti ora mancanti, sia stato distrutto pone domande su tale prassi standard delle agenzie federali.

The Polk Conspiracy: omicidio e copertura nel caso di George Polk, corrispondente della CBS News
The George Polk Awards for Investigative Journalism, 2004
Sono passati più di 40 anni da quando il corrispondente radiofonico della CBS George Polk fu assassinato a Salonicco, in Grecia. Ma come Kati Marton mostra nel suo avvincente nuovo resoconto del caso Polk, vita e morte di questo giovane reporter incarnano tuttora la lotta tra giornalisti impegnati a scoprire la verità e i governi decisi a manipolarla. Polk morì nel maggio 1948, apparentemente vittima della guerra civile tra un’oligarchia insolitamente di estrema destra e veterani guerriglieri di sinistra guidati dal Partito Comunista greco. Il suo omicidio pose un potenziale problema diplomatico. Nel tentativo di contenere il comunismo, gli Stati Uniti con la dottrina Truman si erano gettati in sostegno alla destra greca. Da inviato Polk aveva documentato senza timore brutalità e corruzione dell’élite greca, nonostante le minacce di morte anonime e la contrarietà espressa dai funzionari statunitensi. Se si scopriva che il giornalista fu assassinato su ordine del regime greco, si sarebbe indebolito il sostegno interno alla politica degli Stati Uniti. La morte di Polk portò a diverse indagini, una diretta dall’editorialista Walter Lippmann e una dal generale William (“Wild Bill”) Donovan, ex-capo dell’OSS. Anche FBI e CIA furono coinvolti. Un sospetto fu finalmente trovato dalla polizia greca e una “confessione” estorta (con la tortura, come in seguito si scoprì). In un processo farsa, il sospetto testimoniò (il falso, come conferma Morton) di aver aiutato i guerriglieri comunisti a uccidere Polk. Lippmann e Donovan, che conoscevano la realtà, furono contenti di tale risultato politicamente utile. Ma i dubbi sul caso Polk persistettero. Nel 1977, il colonnello James Kellis, investigatore statunitense improvvisamente rimosso dal caso nel 1948 per volere dei diplomatici ad Atene e Washington, giurò in una dichiarazione che la morte di Polk fu organizzata da “un pugno di fanatici di destra e dai loro alleati inglesi“, e che i funzionari statunitensi l’avevano insabbiato. Questa è una conclusione che Marton sostiene nell’avvincente cronaca. Attingendo a lettere, diari, interviste e documenti governativi precedentemente classificati, penetra anche nei bizantinismi dei “servizi di sicurezza legali, paralegali e illegali” greci e statunitensi, coinvolti nel caso. I capitoli sul misterioso furto dei documenti su Polk dopo la sua morte danno al libro ritmo e trama di un thriller di spionaggio. The Polk Conspiracy è anche sorprendentemente attuale. Ancora una volta gli Stati Uniti sono coinvolti in un conflitto estero; ancora una volta il dipartimento di Stato e l’esercito fanno un tentativo, in nome della sicurezza nazionale, di controllare le notizie. Sebbene George Polk appartenga a un’epoca più innocente del giornalismo statunitense, rimane un modello di coraggio, idealismo e schietta onestà. William Bowles

George Polk e lo scrittore antifascista George Seldes
Fu un evento importante nella storia dal dopoguerra dei media statunitensi, eppure l’omicidio in Grecia di George Polk della CBS, nel maggio 1948, generò sorprendentemente pochi articoli e libri. Ho letto solo parte di questa letteratura: e non vi ho mai sentito menzionare il contributo necessariamente anonimo di Polk al notevole settimanale di George Seldes, IN FACT, alla fine di marzo 1948. Iniziai a studiare il caso nel tentativo di comprendere l’acquiescenza della stampa statunitense alle numerose e ovvie bizzarrie avanzate dal rapporto Warren; e a meglio misurare il coraggio di Richard Starnes scrivendo “L’arrogante CIA disobbedisce agli ordini in Vietnam” (Washington Daily News, 2 ottobre 1963, p.3). È quasi inutile dire che lo studio del caso Polk non ridusse mai la mia meraviglia per la pura e intrepida sanguinaria mente di Scripps-Howard… Interessante, il caso fu gestito dallo studio legale di New York di William Donovan, il primo e unico capo dell’OSS. poi la responsabilità della causa ricadde su un giovane avvocato di nome William Egan Colby, futuro direttore della CIA. I titani della stampa statunitense, Lippmann, Morrow, Paley e altri, sostennero vergognosamente e senza eccezioni la successiva ripulitura ufficiale, compreso arresto e processo-farsa di un “comunista”. L’esempio del destino di Polk non fu sicuramente ignorato dai giornalisti statunitensi in patria e all’estero: sarebbe interessante sapere in che misura aiutò a prosciugare il segreto flusso dei contributi della stampa meanstream degli USA alla pubblicazione di Seldes. Education Forum

Assassinio
Il governo greco è ora nelle mani di monarchici ed ex-fascisti. Quasi ogni giorno uccide numerosi ex-aderenti all’Esercito di Liberazione. Queste vittime del fascismo non sono comunisti. The NY Herald Tribune, uno dei pochi a riportare la verità sulla Grecia, titola: l’ultima serie di arresti, deportazioni ed esecuzioni è “il risultato dell’interpretazione della dottrina Truman da parte del governo greco“, riferisce il corrispondente di NYHT Homer Bigart. Finché gli inglesi avevano il controllo, il governo monarchico-fascista si asteneva dall’infiammare l’opinione pubblica mondiale uccidendo membri della forza di liberazione; ora che l’ambasciata e la missione militare degli Stati Uniti consigliano Atene, il governo procede alle esecuzioni. Il NYHT è uno dei pochi giornali ad aver denunciato questi omicidi. La maggior parte della stampa statunitense è silente quando gli antifascisti sono le vittime.

L’ambasciata USA mente
Il giorno in cui l’ambasciata degli Stati Uniti dichiarò che “c’è vera libertà di stampa in Grecia oggi come negli Stati Uniti“, il governo greco incarcerava due redattori “socialisti (ma anticomunisti)” secondo il NYHT, che aggiunge che i “crimini” addebitatigli “furono commessi contro le forze di occupazione nazifasciste italo-tedesche” anni prima. Naturalmente è possibile, ma non probabile, che la dichiarazione dell’ambasciata USA non sia una smentita, ma ironia sulla stampa statunitense, che è al 99% reazionaria, seguendo la linea NAM al 95% contraria al New Deal e al benessere generale per il popolo; o semplicemente “libera” come la stampa greca.

William Donovan

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Come Wall Street ha salvato i nazisti

Jerry Meldon, Consortium 6 giugno 2013Verso la fine della seconda guerra mondiale, la collaborazione segreta tra la spia statunitense Allen Dulles e gli ufficiali delle SS naziste permise a molti criminali di guerra tedeschi di sfuggire ai procedimenti giudiziari posizionandosi per alimentare le tensioni del dopoguerra tra gli ex-alleati Stati Uniti e Unione Sovietica. In questo modo, i vecchi nazisti, aiutati da Dulles e altri ex-avvocati di Wall Street, impedirono un’accurata denazificazione della Germania e misero il timbro del Terzo Reich su decenni di atrocità durante la Guerra Fredda, diffondendo le brutali tecniche degli squadroni della morte, in particolare nell’America Latina. Sebbene la generazione della Seconda Guerra Mondiale sia passata di scena e la Guerra Fredda sia finita da più di due decenni, le conseguenze delle azioni di Dulles negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale ancora riecheggiano in Germania. Uno dei postumi fu avvertito in un tribunale di Monaco lo scorso mese, con l’apertura del processo a Beate Zschape, neonazista di 38 anni accusata di complicità in due attentati, 15 rapine in banca e dieci omicidi tra il 2000 e il 2007 della cellula terroristica “National Socialist Underground” (NSU). Due membri della banda si uccisero per evitare l’arresto prima che Zschape ne indicasse il nascondiglio e si consegnasse nel novembre 2011. Ma la storia precedente non è meno inquietante. Nove delle dieci vittime della NSU erano immigrati, otto turchi e un greco. Tutti uccisi con un’esecuzione con la stessa pistola Browning Ceska. Eppure ci volle più di un decennio alla polizia e all’agenzia d’intelligence interna della Germania, l’Ufficio per la protezione della Costituzione (BFV), per collegare i punti tra gli omicidi e il necrofilo sottobosco neo-nazista xenofobo in Germania.

Sfondo inquietante
Ma la domanda è se le connessioni mancate derivino da incompetenza o complicità. L’estate scorsa, in seguito a notizie sulla massiccia distruzione di dossier del BFV sugli estremisti di destra, il capo dell’agenzia rassegnava le dimissioni. Poi a novembre, Der Spiegel riportò: “Quattro commissioni parlamentari analizzano il lavoro delle forze dell’ordine. Quattro capidipartimento hanno già rassegnato le dimissioni. I fallimenti del governo nella lotta ai terroristi di destra hanno gettato il BFV nella peggiore crisi da quando fu… istituito nella Germania postbellica per fermare proprio l’estremismo che permise ai nazisti di salire al potere negli anni ’30. La scoperta della NSU e dei suoi crimini scosse il sistema fino al midollo. “Più segreti vengono alla luce, più diventa chiaro quanto estesamente le agenzie d’intelligence si siano infiltrate nei gruppi estremisti di destra. Il trio di neonazisti che componeva la NSU era circondato da informatori collegati al BFV. Una delle grandi domande è se il BFV abbia effettivamente rafforzato i gruppi di destra militanti“. Il modo in cui il BFV operava intrecciandosi coi neonazisti, mentre presumibilmente li controllava, non è del tutto sorprendente alla luce delle circostanze sulla nascita del BFV. Le prime elezioni parlamentari della Germania ovest nel 1950 portarono alla cancelleria Konrad Adenauer, fedele sostenitore del partito dell’attuale cancelliera Angela Merkel, la conservatrice Unione Cristiana Democratica (CDU). Quando Adenauer nominò Hans Globke suo segretario di Stato, il cancelliere della Germania ovest posò le carte sul tavolo. Il passato oscuro di Globke incluse il servizio in guerra alla guida dell’Ufficio per gli Affari Ebraici del Ministero dell’Interno nazista. Redasse le famigerate leggi di Norimberga per la protezione del sangue tedesco e scrisse il “Commentario” che pose le basi del genocidio. Il ministro dell’Interno che firmò le Leggi di Norimberga, Wilhelm Frick, fu condannato a morte a Norimberga e impiccato nell’ottobre 1946. Anche Globke era colpevole, avendo fatto carriera durante il dominio nazista. Il suo diretto superiore, il Consigliere giuridico del Ministero dell’Interno Bernard Loesner, si dimise dopo la decisione di Hitler di procedere allo sterminio degli ebrei europei. Quando Loesner si dimise, Globke intensificò e guidò la Soluzione Finale. Ma a Globke fu risparmiato non solo il destino dei camerati processati a Norimberga, ma divenne figura importante nel plasmare la Germania occidentale del dopoguerra. Nel 1961, The New Germany and the Old Nazis, di TH Tetens, economista tedesco che lavorava per la Commissione per i crimini di guerra degli Stati Uniti, osservò che Globke controllava ogni dipartimento del governo della Germania occidentale e “fece più di chiunque altro nel nazificare la Germania occidentale“.

Adenauer e Globke

Ex-nazisti ovunque
Der Spiegel rivisitò l’argomento in un articolo del marzo 2012 intitolato “Il ruolo degli ex-nazisti nella nascita della Germania ovest“, riferendo che due dozzine di ministri del governo, un presidente e un cancelliere erano appartenuti ad organizzazioni naziste. L’articolo riportava che gli storici stavano analizzando i voluminosi dossier del BFV. “Determinare quanti funzionari della dittatura nazista si nascondono sotto le spoglie dei servizi segreti interni nel passato della Repubblica federale” e se “la protezione di una costituzione giovane e ottimista fosse nelle mani di ex-nazionalsocialisti”. Lo storico di Berlino Michael Wildt raccontò a Der Spiegel di essere convinto che polizia e servizi segreti del dopoguerra fossero infiltrati da ex-nazisti. Intere amministrazioni e agenzie governative, disse, “coprivano, negavano e reprimevano” la loro torbida storia che evocò il seguente mea culpa dello staff di Der Spiegel: “È un’accusa che non si applica solo ai politici e ai dipendenti pubblici, almeno non nei primi anni della repubblica. Membri dei media, tra cui Spiegel, si sono dimostrati riluttanti o incapaci di dare l’allarme. Questo non sorprende, dato il numero di ex-nazisti arrivati negli uffici editoriali“. L’autore TH Tetens notava l’ironia di Globke, “l’ex-amministratore chiave della Soluzione finale, aveva il pieno controllo dell’Ufficio per la protezione della Costituzione“. Se fosse vissuto abbastanza a lungo, Tetens avrebbe potuto suggerire che il BFV venisse ribattezzato Ufficio per la protezione dei neonazisti. Tetens poteva anche sentirsi giustificato dai documenti della CIA rilasciati di recente che descrivono un’altra branca dell’intelligence tedesca controllata da Globke, la vasta rete di spionaggio dell’ex-zar di Adolf Hitler tenente-generale Reinhard Gehlen, alias “Gehlen Organization“, alias “The Gehlen Org” o semplicemente “Org“. Fino al 1955, quando la Germania occidentale divenne uno Stato sovrano, la Gehlen Org operò nominalmente sotto l’egida di James Critchfield della CIA che ne comprava l’intelligence. In realtà, Gehlen gestì l’Org dalla sua creazione nel 1946 fino al pensionamento nel 1968. Nel 1956, l’Org divenne ufficialmente il servizio d’intelligence estero della Germania e fu ribattezzato Bundesnachrichtendienst (BND). Recentemente, il BND ha declassificato i dossier per ripulirsi le origini postbelliche. I documenti rilasciati fino ad oggi da BND e CIA confermano il sospetto che, almeno negli anni di Gehlen, l’Org/BND fosse poco più di un’operazione di “pecore immerse nel sangue” degli Stati Uniti per i nazisti fuggiaschi.La connessione degli Stati Uniti
E questa storia inquietante risale addirittura ai giorni della Seconda Guerra Mondiale quando l’agenzia d’intelligence statunitense, Office of Strategic Services, cadde sotto il controllo di un gruppo di avvocati di Wall Street che vide il mondo col grigio morale degli affari, misurando più che giusto e sbagliato i dollari e i centesimi. Nell’introduzione a The Old Boys: The American Elite and Origins of the CIA, l’autore Burton Hersh identifica questo comune denominatore: “Nel 1941 (l’anno dell’entrata in guerra degli USA), un antitrust straordinariamente agile di New York chiamato William “Wild Bill” Donovan indusse Franklin Roosevelt a sottoscrivere la prima entità d’intelligence, l’Ufficio del coordinatore delle informazioni (OCI). La professione di Donovan era rilevante, e non era un caso che tutti e tre i protagonisti principali, Bill Donovan, Allen Dulles e Frank Wisner, avessero uno status grazie ad importanti partnership con Wall Street. La fazione che guidavano (OCI) cedette nel 1942 all’OSS. Da quel momento un servizio di spionaggio orientato verso l’impiego dei civili sarebbe stato in cima alla lista dei desideri dell’emergente élite del potere statunitense“. Questi avvocati di Wall Street, convertitisi in spie, portarono il loro relativismo morale e il loro ardore per il capitalismo aggressivo nel processo decisionale nella Seconda guerra mondiale. Così crearono una porta per i criminali di guerra nazisti che, dopo la schiacciante sconfitta della Germania nella battaglia di Stalingrado, nel febbraio 1943, capirono il futuro del Terzo Reich e iniziarono a fare le loro scommesse. Mentre la guerra sarebbe durata altri due anni, migliaia di loro presero provvedimenti per eludere i processi nel dopoguerra, in parte organizzandosi una protezione con ufficiali inglesi e statunitensi, la cui maggioranza prestava servizio nelle agenzie d’intelligence dell’esercito statunitense e dell’OSS civile, precursore della CIA. Il capo delle spie dell’OSS Allen Dulles giocò al gioco nazista nella primavera 1945, quando le forze sovietiche, inglesi e statunitensi convergevano su Berlino. Dulles s’impegnò in negoziati per la resa separata delle forze tedesche in Italia col generale delle SS Wolff. A quanto pare, Dulles non era infastidito dal fatto che Wolff, come molti suoi camerati delle SS, fosse un grande criminale di guerra. Dal settembre 1943, quando l’Italia si ritirò dall’Asse e fece pace con gli Alleati, le truppe di Wolff commisero in media 165 crimini di guerra al giorno eseguendone gli ordini per liquidare la Resistenza italiana e terrorizzarne i sostenitori. (Nel 1964 un giudice tedesco condannò Wolff a 15 anni di prigione per vari crimini di guerra, tra cui l’ordine di deportazione di 300000 ebrei dal ghetto di Varsavia al campo di sterminio di Treblinka).

Gehlen

Dipanando la rete
Inizialmente, Dulles incontrò Wolff sfidando gli ordini del morente presidente Franklin D. Roosevelt. I contatti furono anche all’insaputa del leader sovietico Josif Stalin, il cui esercito non solo aveva cambiato le sorti della guerra a Stalingrado, ma sosteneva la maggior parte dei combattimenti. Mentre il Terzo Reich di Hitler si avvicinava alla fine, sei divisioni tedesche su sette erano schierate contro l’Armata Rossa. Infine, Dulles ottenne l’autorizzazione di ciò che aveva il nome in codice “Operazione Sunrise”, ma la sua determinazione a concludere un accordo con Wolff non si fermò ai negoziati. Quando la Resistenza italiana tese una trappola al generale Wolff, Dulles lo salvò in ciò che il collega dell’OSS (e futuro giudice della Corte Suprema) Arthur Goldberg descrisse come tradimento. Inoltre, quando le spie sovietiche comunicarono a Stalin i contatti Dulles-Wolff che continuavano anche quando l’Armata Rossa aveva subito 300000 perdite in tre settimane, la conseguente reazione giocò nel piano di sopravvivenza di Hitler. Disperato nel sostenere il morale dell’esercito in rovina, Der Fuehrer s’impadronì del dissenso tra le fila degli Alleati. Fece ai suoi generali il seguente discorso d’incoraggiamento (come trascritto in The Politics of War di Gabriel Kolko): “Gli stati che sono ora nostri nemici sono i più grandi opposti che esistano sulla terra: Stati ultra-capitalisti da una parte e Stati ultra-marxisti dall’altra. I loro obiettivi divergono ogni giorno e chiunque può vedere come crescano queste antitesi. Se possiamo assestare all’alleanza un paio di colpi duri, il fronte comune costruito artificialmente potrebbe crollare con potente fragore in qualsiasi momento“. In effetti, la resa di Wolff a Dulles avrebbe potuto essere il tentativo di salvare la pelle ed aiutare Hitler a spaccare il “fronte comune costruito artificialmente“. Anche il valore complessivo delle trattative di Dulles verso la fine della guerra era dubbio. Meno di una settimana prima che l’armistizio ponesse fine alla guerra in Europa, Dulles offrì agli ufficiali nazisti un affare vantaggioso, lasciare che un milione di combattenti tedeschi si arrendesse alle forze anglo-statunitensi il 2 maggio 1945, piuttosto che ai sovietici. Cedendo ad inglesi e statunitensi, la maggior parte di questi tedeschi non solo evitò un duro trattamento da parte dei sovietici, ma alti ufficiali nazisti approfittarono della rapida svolta dell’amministrazione Truman dall’alleanza di guerra con Stalin allo scontro da guerra fredda con Mosca. I consiglieri fermamente anticomunisti del presidente Harry Truman, come il segretario di Stato James Byrnes, persuasero Truman a farla finita con l’impegno di FDR alla completa denazificazione della Germania postbellica, con una serie di decisioni che permisero a migliaia di criminali di guerra di evitare la giustizia ed assumere posizioni chiave nel nuovo governo della Germania ovest.

Verso la guerra fredda
Tuttavia, l’uso dei nazisti da parte delle agenzie d’intelligence statunitensi ebbe l’ulteriore pericoloso effetto di lasciare che i nazisti influenzassero come gli Stati Uniti percepissero gli ex-alleati di Mosca. Washington formulò gran parte delle prime politiche sulla guerra fredda secondo le informazioni delle intenzioni di Mosca originate dagli agenti spuri di Gehlen. Questi malfamati perpetratori di soluzioni finali includevano:
– Willie Krichbaum, a quanto si dice, il miglior reclutatore delle Gehlen Org. Come ufficiale della Gestapo nell’Europa sudorientale, Krichbaum gestì la deportazione di 300000 ebrei ungheresi per lo sterminio.
– Franz Six, ex-preside di Facoltà dell’Università di Berlino e supervisore immediato di Adolf Eichmann nella sezione Lotta ideologica dell’apparato di sicurezza delle SS. Nel 1941, secondo un rapporto che scrisse (che Christopher Simpson cita in Blowback: Il primo resoconto del reclutamento statunitensi di nazisti, e suo effetto disastroso sulla nostra politica interna ed estera), un gruppo di commando SS guidato da sei persone uccise 200 persone nella città sovietica di Smolensk, “tra cui 38 intellettuali ebrei”. Ricercato per crimini di guerra, Six si unì alla Gehlen Org nel 1946, ma in seguito fu tradito da un ex-ufficiale delle SS che lavorava sotto copertura per una rete USA/Regno Unito che perseguiva i nazisti latitanti. Nel 1948, un tribunale militare statunitense lo condannò a 20 anni per crimini di guerra come l’omicidio. Dopo aver scontato quattro anni, fu graziato da John McCloy, altro avvocato di Wall Street che aveva la carica di Alto Commissario USA per la Germania. Six poi aderì all’Org.
– capitano della Gestapo Klaus Barbie, il famigerato “Macellaio di Lione”, fuggì attraverso le cosiddette “linee dei ratti” in Sud America, dove lavorò coi servizi segreti di destra e organizzò il sostegno neonazista ai colpi di Stato contro i governi riformisti, incluso il “golpe della cocaina” del 1980 in Bolivia. Dopo decenni di diffusione di tecniche naziste in America Latina, Barbie fu arrestato ed estradato in Francia dove fu condannato all’ergastolo nel 1984 per aver ordinato la deportazione di 44 orfani ebrei nel campo di sterminio di Auschwitz
– colonnello delle SS Walter Rauff, che evitò il processo per lo sviluppo dei furgoni a gas e averne amministrato il dispiegamento per assassinare circa 250000 europei dell’est, in maggioranza donne e bambini ebrei. La presenza di Rauff è interessante perché, come capo dell’intelligence delle SS a Milano nel 1945, era il collegamento del generale Wolff con Allen Dulles. Secondo un editoriale del Boston Globe del 1984 dell’ex-avvocato del dipartimento di Giustizia John Loftus, Rauff, dopo aver svolto il suo ruolo nell’operazione Sunrise, si consegnò di nascosto e disse agli agenti del Counter-Intelligence Corps (CIC) dell’esercito statunitense che aveva fatto “accordi con Dulles per evitare ulteriori spargimenti di sangue a Milano”.
Secondo Loftus, Dulles “promise che nessuno dei negoziatori della resa sarebbe mai stato processato come criminale di guerra. Quando Truman e Stalin scoprirono ciò che Dulles fece, vi furono ordini indignati di sopprimere Sunrise, ma Dulles andò comunque avanti, con la riluttante partecipazione di Truman. Dulles mantenne l’accordo e Rauff fu rilasciato“. Christopher Simpson conferma in Blowback che “Ognuno degli ufficiali delle SS coinvolti nell’operazione Sunrise evitò la punizione nonostante fossero grandi criminali di guerra. Un tribunale militare statunitense provò che il capo dell’intelligence delle SS Walter Schellenberg contribuì a catturare e sterminare gli ebrei di Francia. Fu condannato, ma poco dopo venne graziato su ordine dell’Alto Commissario USA per la Germania, John McCloy… Wolff fu condannato al “termine” nel processo di denazificazione inglese nel 1949, poi rilasciato senza obiezioni dalle autorità statunitensi. Quindici anni dopo, un tribunale della Germania occidentale processò Wolff una seconda volta. Fu condannato per l’omicidio di 300000 persone, la maggior parte ebrei, e per aver sovrinteso la presenza delle SS nei programmi dei lavori forzati“.

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Tuttavia, quando la guerra finì, né il programma di reclutamento della Gehlen Org né le sentenze di clemenza di McCloy, avvocato di Wall Street, erano iniziate, lasciando decine di migliaia di criminali di guerra cercare disperatamente di trasferirsi in avamposti sicuri all’estero. Il colonnello delle SS Rauff ebbe la fortuna di avere gli agganci giusti. In Unholy Trinity: Vatican, nazis and soviet intelligence, il giornalista investigativo australiano Mark Aarons e l’ex-avvocato del dipartimento di Giustizia Loftus ricostruiscono come Rauff divenne l’agente di viaggio dei genocidi. Poco dopo che i negoziati per la resa Wolff/Dulles finirono con successo il 29 aprile 1945, Rauff fu arrestato da statunitensi non identificati e consegnato a un’unità dell’OSS guidata da James Angleton, il futuro capo del controspionaggio della CIA. Dalla descrizione di Aaron e Loftus, la squadra di Angleton sembra avesse rintracciato i comunisti italiani clandestini che sarebbero stati coerenti con la politica postbellica di Washington verso i leader di sinistra della Resistenza, dai partigiani europei ai vietnamiti di Ho Chi Minh, indipendentemente dal peso del contributo alla causa alleata. La squadra di Angleton, secondo quanto riferito, interrogò Rauff a lungo, probabilmente su ciò che sapeva quando eseguiva gli ordini di Wolff per liquidare la Resistenza. Dopo che il team di Angleton lo liberò, Rauff contattò il camerata ex-SS Friederich Schwendt, che era già sul libro paga del Corpo di controspionaggio dell’esercito statunotense (CIC) e, come lo stesso Rauff, era ricercato per omicidio. Schwendt era anche un maestro contraffattore. Riciclò i suoi prodotti attraverso le banche, ottenendo in cambio valuta occidentale legittima; in effetti, in tre anni Rauff poté fornire a migliaia di criminali di guerra false identità e biglietti di sola andata per il Sud America. Rauff si ritrovò in Cile, dove in seguito avrebbe riferito di aver consigliato la spietata polizia segreta del generale Augusto Pinochet. Allen Dulles divenne direttore della CIA dal 1953 al 1961. Sotto la sua guida, la CIA rovesciò governi democraticamente eletti in Iran (1953) e Guatemala (1954) e li sostituì con dittature antidemocratiche. Finora, nessuno dei due Paesi ha completamente riacquistato le basi democratiche. Dopo la disastrosa invasione della Baia dei Porci nel 1961, il presidente John F. Kennedy licenziò Dulles, ma non si allontanò dai centri di potere. Dopo l’assassinio di JFK, due anni dopo, il presidente Lyndon B. Johnson chiese a Dulles di aderire alla Commissione Warren sull’omicidio Kennedy. Dulles morì il 29 gennaio 1969. Tuttavia, ancora oggi, sette decenni dopo che Dulles aprì le porte alla collaborazione degli Stati Uniti coi criminali di guerra nazisti, la sua decisione continua a infettare le azioni del governo nel mondo.

Dulles e Kennedy

Jerry Meldon, professore associato di ingegneria chimica presso la Tufts University di Medford, nel Massachusetts, è il traduttore inglese di The Great Heroin Coup, del giornalista danese Henrik Kruger e collaboratore di ConsortiumNews.com.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’intreccio d’amore di Hitler col Regno Unito

La “neutralità” fasulla del Regno Unito e l’operazione “Barbarossa” contro l’Unione Sovietica
Nikolaj Starikov, Global Research, 21 giugno 2015

Mai in quel periodo la Gran Bretagna accettò negoziati di pace. Continuò costantemente a bombardare le città tedesche. Mostrò determinazione a combattere fino alla fine. Il Regno Unito poteva essere combattuto e persino sconfitto, ma dopo aver esaminato le sue opzioni, Adolf Hitler si pose due domande. Quale prezzo sarebbe costata questa vittoria? E la cosa più importante, qual era il punto? E poi il 10 maggio 1941, l’alleato più stretto di Hitler, Rudolf Hess, volò nel Regno Unito, apparentemente di sua iniziativa. [1] Fu il tentativo disperato di concludere la pace tra Germania e Regno Unito. Sebbene in senso stretto, l’obiettivo di Hess non era in realtà un segreto: “Hess conosceva ed comprendeva la mente di Hitler, il suo odio per la Russia sovietica, la sua brama nel distruggere il bolscevismo, la sua ammirazione per la Gran Bretagna e il desiderio sincero di essere amico dell’impero inglese…” [2] A poco più di un mese dall’attacco programmato all’URSS. Hitler doveva decidere se lanciare o meno l’operazione Barbarossa. I piani dell’invasione non erano ancora completati. La decisione di attaccare l’Unione Sovietica non era ancora stata presa mentre Hess preparava il suo volo. Hitler non avrebbe mai iniziato una guerra su due fronti. Allora perché fece proprio questo? Perché quando lanciò l’offensiva contro l’Unione Sovietica era convinto che non ci fosse un secondo fronte e mai ci sarebbe stato! Fu il risultato del volo di Hess. È importante capire che il grande segreto dietro la misteriosa fuga in Regno Unito del vice di Hitler non aveva nulla a che fare con l’offerta di Hitler, ma con la risposta inglese!
Gli inglesi garantirono una benevola neutralità sulla futura guerra di Hitler con l’Unione Sovietica. E promisero di accettare la vecchia proposta di pace dalla Germania una volta che l’URSS fosse stata vinta. “Il famigerato Hess fu effettivamente inviato nel Regno Unito dai nazisti per persuadere i politici inglesi ad unirsi alla crociata collettiva contro l’Unione Sovietica. Ma i tedeschi fecero un grave errore di calcolo. Nonostante gli sforzi di Hess, Regno Unito e Stati Uniti… erano, al contrario, nello stesso campo dell’URSS contro la Germania nazista“, dichiarò Stalin dall’assediata Mosca. Quando Hitler decise di attaccare l’Unione Sovietica, significò che il Regno Unito aveva approvato la campagna. È l’unica spiegazione. La Gran Bretagna metodicamente mise la Germania nazista contro l’URSS, e infine gli inglesi riuscirono a spingere il Fuehrer ad attaccarla. Hitler fu ingannato dalla sua ammirazione per l’Inghilterra. Il capo della Germania si comportò scioccamente perché gli inglesi gli promisero la loro neutralità. I bombardamenti aerei tedeschi che infuriavano sul Regno Unito improvvisamente finirono, immediatamente dopo la visita di Hess, per poi riprendere nel gennaio 1943.
Il 17 agosto 1987, Rudolf Hess, l’ultimo dei capi del Terzo Reich, fu trovato impiccato nel carcere di Spandau a 93 anni. Era detenuto da 46 anni. Tutti gli altri condannati alla prigione insieme a lui al processo di Norimberga se ne erano andati da tempo. Dal 1966 era l’unico detenuto della prigione di Spandau. Il diplomatico Konstantin von Neurath scontò otto dei 15 anni di pena prima di essere rilasciato, ufficialmente per problemi di salute. Anche l’ammiraglio Karl Doenitz e il capo della gioventù hitleriana, Baldur von Schirach, furono rilasciati dalla prigione, dopo aver scontato rispettivamente dieci e venti anni. Ma l’incarcerazione di Rudolf Hess continuò. Perché? Perché, dirà il lettore, fu condannato all’ergastolo. Ma… non è corretto. La stessa condanna non impedì all’ammiraglio Raeder di essere liberato dopo soli dieci anni, o a Walter Funk, ministro dell’Economia del Reich, di passarvi 12 anni. Furono rilasciati perché non avevano il terribile segreto di Hess. Solo lui sapeva quali promesse gli inglesi fecero a Hitler e perché il Fuehrer gli credette… Le circostanze della sua morte sono completamente oscure. Gli esami autoptici mostrarono che Hess fu strangolato e fatto passare per suicidio. Ma chi avrebbe commesso un atto così atroce? Il figlio di Hess, Wolf Ruediger, non dubitò mai che suo padre fosse stato assassinato dagli inglesi. Il terribile segreto della diplomazia inglese, che spine Hitler ad attaccare l’Unione Sovietica, non sarà mai rivelato. E la causa involontaria della sua morte fu… Mikhail Gorbaciov. Il fatto è che alcune voci in occidente chiedevano da tempo il rilascio di Hess. Ma l’URSS era sempre stata nettamente contraria, convinta da tempo che i nazisti non dovessero aver alcun posto nel mondo. Ma con la perestrojka al culmine, Gorbaciov disse ai suoi amici occidentali che era pronto a fare un gesto di buona volontà liberando Hess. Così ne firmò la condanna a morte. Gli inglesi dovettero agire rapidamente per zittire questo testimone indesiderabile. Tutte le prove materiali della morte di Rudolf Hess: la serra, il cavo elettrico, i mobili e persino la prigione di Spandau furono distrutti subito dopo la scomparsa. Le cartelle coi documenti sul caso Hess furono classificate dal governo inglese fino al 2017. Scopriremo mai la verità sui negoziati del Regno Unito con Hess nel maggio 1941? Solo il tempo lo dirà.…Quando Hitler attaccò l’Unione Sovietica, fu crudelmente ingannato dagli inglesi dal primo giorno. La sera del 22 giugno Churchill, parlando alla BBC, promise: “Abbiamo deciso di distruggere Hitler e ogni traccia del regime nazista…. quindi, daremo tutto l’aiuto possibile alla Russia e al popolo russo“. [3] Ma è interessante notare che l’Unione Sovietica non ricevette aiuti da Regno Unito o Stati Uniti nel momento in cui erano veramente necessari o nelle quantità necessarie (per maggiori dettagli, si legga la concessione dei prestiti nella seconda guerra mondiale: L’aiuto degli Stati Uniti fu utile?). Gli inglesi prestarono molta attenzione alle cruciali battaglie sul fronte orientale, in attesa della sconfitta dell’URSS e della possibilità d’infliggere il colpo mortale alle truppe esauste di Hitler. Solo quando divenne chiaro nel 1944 che l’Unione Sovietica stava sconfiggendo la Germania nazista senza aiuto, Washington e Londra decisero di aprire un secondo fronte in modo da poter rivendicare gli allori dei “vincitori”. Nel frattempo, la storia dell’ascesa al potere di Adolf Hitler, le fonti del successivo “miracolo” economico della Germania col capo nazista al timone, il suo amore per il Regno Unito e la sua simpatia per i metodi inglesi di dominio delle nazioni soggiogate, indicano chiaramente il vero colpevole della Seconda guerra mondiale. Quel colpevole merita di condividere i vergognosi allori assegnati all’assassino di milioni di persone, proprio a fianco del Terzo Reich, che fu così accuratamente e rapidamente eretto dalle ceneri tedesche della Prima guerra mondiale.Oriental Review ha tradotto la ricerca documentaria di Nikolaj Starikov “Chi spinse Hitler ad attaccare Stalin” (San Pietroburgo, 2008). Starikov è uno storico russo.

Note:
[1] Il momento del volo di Hess fu scelto con cura. Secondo il piano redatto dallo Stato Maggiore tedesco, i preparativi per l’operazione Barbarossa dovevano essere completati entro il 15 maggio 1941.
[2] Winston Churchill. La grande alleanza. Pg. 44.
[3] Christopher Catherwood. La sua ora migliore. Pg. 154.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La dimenticata alleanza nazisti-statunitensi del dopoguerra

Shane Quinn, The Duran 20.09.2017

Mentre la Seconda Guerra Mondiale era nelle prime fasi, gli Stati Uniti valutavano su chi avrebbe vinto. I pianificatori statunitensi dovettero pazientare, comunque. Una serie apparentemente infinita di conquiste naziste stupì il mondo, in particolare negli Stati Uniti, portando Adolf Hitler ad essere incoronato “nuovo Napoleone”. Nell’estate 1942, sotto il dominio prepotente dell’esercito di Hitler, i tedeschi controllavano vaste aree d’Europa, da Varsavia a Oslo a Parigi e da Atene a Kiev e Sebastopoli. Una vittoria importante dopo l’altra per il Terzo Reich, rovinate dall’incapacità di misura a prendere Mosca alla fine del 1941, dopo un celebre contrattacco sovietico, e dall’incapacità di avere la superiorità aerea sulla Gran Bretagna. Eppure, nel novembre 1942, Hitler era precipitato in profondità nel territorio russo persino più di Napoleone al culmine 130 anni prima. A questo punto, le forze naziste avevano ucciso milioni di sovietici, molti civili inermi, in “una guerra di annientamento”, come aveva predetto Hitler. All’inizio del novembre 1942, il 90% di Stalingrado era stato preso dalla fanteria tedesca dopo settimane di feroci combattimenti casa per casa. La svastica sventolava sull’edificio più alto al centro di Stalingrado. Tale notizia spinse un vivace Hitler a dire, in un discorso dopo cena a Monaco: “Volevo prendere Stalingrado, e sapete, l’abbiamo fatto. Ce l’abbiamo davvero, tranne alcune posizioni nemiche che ancora resistono. Ora dicono: ‘perché non finiamo il lavoro più velocemente?’ Bene, preferisco fare il lavoro con gruppi d’assalto abbastanza piccoli. Il tempo non ha alcuna rilevanza“. In questa fase, i pianificatori statunitensi si preparavano con certezza a un mondo post-bellico diviso tra Terzo Reich e leader del mondo libero. I nazisti avrebbero controllato l’intera Europa continentale e l’Eurasia, mentre gli Stati Uniti avrebbero dominato l’emisfero occidentale, l’estremo oriente e l’ex-impero inglese. Gli imperialisti statunitensi diedero a queste conquiste inedite un titolo, “la Grande Area”. I piani furono presto modificati, comunque. Nonostante le affermazioni di Hitler, il tempo scadeva per i tedeschi. Pochi giorni dopo, Josif Stalin, Premier sovietico, orchestrò un altro famoso contrattacco con nuove riserve, distruggendo le linee tedesche troppo estese. Il 23 novembre la 6.ta Armata tedesca, che guidò la conquista della Francia nel 1940, fu completamente circondata da forze superiori. L’anno seguente, nel 1943, fu sempre più chiaro all’amministrazione Roosevelt che i tedeschi andavano verso la sconfitta, il che fu esattamente ciò che accadde due anni dopo. L’URSS meritò la stragrande maggioranza del credito per la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, cosa che non viene mai menzionata, eppure l’URSS fu quasi distrutta, perdendo oltre 25 milioni di persone con danni incalcolabili alle infrastrutture. Gli Stati Uniti non subirono invasioni o bombardamenti e nel 1945 controllavano il 50% della ricchezza mondiale. La Grande Area andava estesa per controllare il più possibile anche l’Eurasia. Gli statunitensi avevano un problema da superare, tuttavia, con la fine della guerra la Resistenza anti-nazista era diventata potente e aveva molti elementi socialisti e comunisti. L’ordine tradizionale andava ripristinato.
Le fazioni della resistenza non sarebbero state favorevoli alle richieste statunitensi e sarebbero state distrutte. A questo punto, gli Stati Uniti non sapevano come infiltrare le organizzazioni indesiderabili per distruggerle. Eppure c’era chi poteva: i capi nazisti da anni esperti nel minare la Resistenza con tecniche segrete. Uomini come il generale della Wehrmacht Reinhard Gehlen, che era a capo dell’intelligence tedesca sul fronte orientale (1942-45), dove venivano commessi i crimini più atroci. Gli Stati Uniti ingaggiarono il capitano Klaus Barbie, “il macellaio di Lione” , che svolse un ruolo chiave nella destabilizzazione della resistenza nei Paesi Bassi, e dal 1942 in poi, nella Francia occupata dai nazisti. Lo stesso Gehlen fu inizialmente controllato dall’esercito degli Stati Uniti, prima di essere supervisionato dalla neonata CIA nel 1949. Gehlen dirigeva lo spionaggio contro l’Unione Sovietica a capo della cosiddetta Organizzazione Gehlen, con centinaia di ex-ufficiali dell’intelligence della Wehrmacht e delle SS sotto il suo comando, tutti protetti dagli statunitensi. Un documento della CIA declassificato lo descrive come “Capospia, uomo del mistero, spia del secolo“. Più tardi, per 12 anni, Gehlen fu il primo presidente del Servizio federale d’intelligence della Germania occidentale (1956-1968) e fu anche il più alto ufficiale della riserva militare della Germania occidentale, prima di essere costretto al ritiro nel 1968.
Barbie, ex-delle SS e della Gestapo, fu reclutato dal Corpo di controspionaggio dell’esercito degli Stati Uniti nel 1947, gli storici ritengono che abbia la diretta responsabilità della morte di 14000 persone. Fu responsabile di altri crimini come l’uso della tortura e la deportazione di bambini ebrei ad Auschwitz. Ora sotto i suoi padroni statunitensi, Barbie fu nuovamente usato per distruggere i movimenti comunisti in Europa. Eugene Kolb, ex-maggiore del Corpo di controspionaggio dell’Esercito degli Stati Uniti, disse decenni dopo che “Non avevamo grandi problemi di coscienza nel reclutare nazisti“. Kolb affermò inoltre che le “capacità di Barbie erano assolutamente necessarie… Le sue azioni erano dirette contro il partito comunista e la resistenza in Francia”. Un altro ex-ufficiale dei servizi segreti degli Stati Uniti, Ed Dobringhaus, dichiarò: “esagerammo ad essere gentili con quel tizio (Barbie). Andavamo a bere birra ogni tanto“. La Francia condannò a morte Barbie due volte in contumacia per crimini di guerra. Dopo aver scoperto che operava per gli Stati Uniti, i francesi chiesero all’Alto Commissario USA per la Germania, John J. McCloy, di consegnarlo per l’esecuzione. McCloy rifiutò la richiesta. All’inizio degli anni ’50, Barbie era troppo scottante per gli Stati Uniti, e lo spedirono via “ratline”, gestita dal Vaticano, dai preti nazisti croati e altri simpatizzanti fascisti, in Bolivia da Genova. Barbie risiedette in Sud America per oltre 30 anni, godendosi la protezione delle dittature appoggiate dagli Stati Uniti. Lì operò da signore della droga collaboratore di CIA e polizia segreta. Barbie fu coinvolto nel putsch militare del 1980 in Bolivia, noto come “il golpe della cocaina”, prima di essere estradato in Francia nel 1983 dal nuovo governo democratico della Bolivia, morendo in prigione a Lione otto anni dopo.
In un altro importante esempio, non ci furono problemi nel mandare negli Stati Uniti oltre 1600 scienziati ed ingegneri nazisti per lavorare sui programmi spaziali, con l’ulteriore scopo di prevalere nella Guerra Fredda. Tra questi scienziati c’era Wernher von Braun, il principale ingegnere ed inventore nazista del temuto missile V-2, che uccise oltre 2700 persone a Londra. Negli Stati Uniti, Von Braun fu la forza trainante del programma di allunaggio Apollo, nonostante i rapporti della sicurezza statunitensi lo descrivessero come “seria potenziale minaccia alla sicurezza”. Von Braun fu membro delle SS e divenne maggiore sotto Hitler. Il progetto altamente classificato per inviare centinaia di tecnici nazisti negli Stati Uniti era noto come “Operazione Paperclip“, intrapreso nonostante molti scienziati avessero un passato noto. L’operazione fu autorizzata nel 1946 dal presidente degli Stati Uniti Harry Truman.Traduzione di Alessandro Lattanzio