Cina e Stati Uniti: confronto sulla leadership

Prof. James Petras, Global Research, 12 novembre 2017La scelta dei leader statunitensi non ha praticamente nulla a che fare con processi democratici. È utile paragonarla col processo in Cina. Nella maggior parte dei casi, la selezione dei leader della Cina è molto più meritocratica, riuscita e basata sulla performance. Negli Stati Uniti e in Cina, il processo manca di trasparenza.

Leadership economica, politica e culturale degli Stati Uniti
La scelta dei leader economici, politici e culturali statunitensi si basa su diverse procedure antidemocratiche.
1. Eredità tramite legami familiari
2. Accesso personale al credito e al finanziamento
3. Patrocinio politico
4. Lobby ed élite nella vendita e acquisto di uffici e favori
5. Collegamenti multimediali
6. Repressione politica e manipolazione delle procedure elettorali
7. Incombenza e uso delle risorse statali
8. Nepotismo etno-religioso
9. Gerarchia interna del partito
10. Decisioni di partito al chiuso (opacità)
11. Capacità di tenere i segreti
I leader, nominati, auto-nominati e scelti attraverso denaro, media, reti elitarie, trasformano il processo elettorale in retropensiero virtuale nel sistema statunitense. I leader economici statunitensi hanno aumentato il flusso di profitti e investimenti produttivi verso il settore finanziario e/o nei paradisi fiscali esteri. I leader politici statunitensi hanno aumentato le spese militari e le guerre, distogliendo fondi pubblici dai servizi sociali interni e dal benessere, diminuendo la crescita economica interna e i mercati di investimento e commercio. I leader culturali degli Stati Uniti sono stati premiati per la difesa, promozione e abbellimento dell’imperialismo e per denigrare nazioni e leader indipendenti. Sono stati anche premiati per promuovere il consumismo più degradante e frivolo, minando la coesione sociale e comunitaria. L’assenza di trasparenza nel processo di selezione statunitense dei leader di grandi banche d’investimento, partiti politici, uffici legislativi ed organi esecutivi, del mondo accademico cresce a un ritmo allarmante e con notevoli conseguenze negative: i leader degli Stati Uniti non devono superare esami rigorosi né affrontare interviste coi pari per competenza nei rispettivi settori di lavoro. I leader aziendali degli Stati Uniti non sono giudicati dalla loro performance economica e politica. La responsabilità per le guerre disastrose, salvataggi di banche corrotte, crisi finanziarie e aumento dei costi dell’assistenza sanitaria non escludono un candidato a posizioni di leadership. I criteri di performance documentati non costituiscono la base per la scelta dei leader del Congresso e dei Presidenti. I fattori decisivi che influenzano la selezione politica sono la capacità di promuovere interessi d’élite, perseguire guerre imperiali per soddisfare ambizioni e avidità dei militaristi e mascherare la diffusa corruzione nell’ingrassare le ruote della speculazione.

Cina: consultazione, meritocrazia e performance
I leader cinesi sono scelti sulla base di consultazioni multi-livello, meritocrazia e prestazioni nelle cariche. Il recente congresso del partito ha evidenziato tre aspetti di vitale importanza: ridurre le diseguaglianze, affrontare il degrado ambientale e la sanità. Al contrario, le elezioni del Congresso statunitense dello scorso anno si concentrarono sulla promessa di ridurre le imposte alle società superricche nonostante la crescente disuguaglianza sociale ed economica, la rimozione di norme statali e federali che proteggono la popolazione e l’ambiente dalle aziende inquinanti e riduzione dei finanziamenti pubblici per l’accesso a un’assistenza sanitaria competente, minando il benessere del cittadino e aggravando il numero di morti premature e la minore aspettativa di vita dei poveri e della classe operaia. L’élite politica statunitense è piena di nemici del “cambiamento climatico” e promotori dei peggiori inquinamenti. Il Congresso statunitense ha speso una quantità enorme di tempo ed energie perseguendo cospirazioni faziose, rifiutando di affrontare la furiosa epidemia di tossicodipendenza che ha ucciso oltre 600000 statunitensi in 15 anni.
Il Presidente Xi Jinping ha chiesto ai dirigenti cinesi di dirigere i loro sforzi per correggere lo “sviluppo sbilanciato e inadeguato e le crescenti esigenze della popolazione a una vita migliore”. Il Presidente Xi sottolineava l’obiettivo di “ecologizzare l’economia”, citandolo 15 volte nel discorso al congresso del partito, rispetto a solo una volta nel precedente congresso (FT 11/1/17, p. 11). Gli investitori pubblici e privati cinesi hanno risposto alle priorità sanitarie e ambientali fissate da Xi aumentando gli indici borsistici dei rispettivi settori (FT 11/11/17, pag. 11).
Al vertice, la leadership s’impegna in consultazioni e dibattiti tra le élite concorrenti, discutendo i risultati passati e presenti nello sviluppo di politiche attuali e future. A livello medio, gli esami dei servizi pubblici ultra-competitivi sono decisivi per la nomina dei funzionari cinesi. Al livello medio-superiore le prestazioni lavorative della leadership sono un fattore importante nella scelta. I quattro decenni di spettacolare crescita economica che ha tolto 500 milioni di cinesi dalla povertà è un riflesso del sistema efficace di selezione e promozione dei leader. Il mantenimento della pace e dell’amicizia con altri Paesi da oltre quarant’anni, ad eccezione del conflitto di frontiera e limitato col Vietnam nel 1979, è un fattore importante che influenza la scelta delle leadership. Al contrario, nonostante le tante guerre disastrose e brutali, i presidenti Clinton, Bush e Obama sono stati rieletti dal sistema del duopolio bipartitico, universalmente considerato “truccato”. L’effetto di tali guerre sul deterioramento dell’economia statunitense non si riflette nella scelta dei candidati o nell’esito delle elezioni presidenziali o congressuali. La Cina ha scelto leader che hanno dimostrato capacità e serietà nell’indagine e punizione di oltre un milione di funzionari corrotti e di plutocrati. I combattenti anticorruzione sono stati promossi come leader “puliti e laboriosi”. Al contrario, l’amministrazione statunitense ha ripetutamente nominato criminali di Wall Street a posizioni di alto livello nel Tesoro, Federal Reserve e FMI con disastrosi risultati per la cittadinanza, senza alcuna capacità di analisi o correzione. Uno dei meccanismi del Partito più esclusivi e prestigiosi si trova nel Dipartimento dell’Organizzazione (OD) del Partito Comunista Cinese (FT 10/30/17, p. 9). L’OD si riunisce per valutare le scelte per la leadership sulla base di una combinazione complessa di candidature, esami scritti e orali e indagini e la maggioranza dei voti tra i ministri. I leader così scelti assumono responsabilità collettiva e non si presentano con “fughe sulle decisioni” (FT ibid).

Conclusione

Negli Stati Uniti e in Cina la scelta dei leader non si basa su elezioni o consultazioni coi cittadini. Tuttavia, esistono grandi differenze nel processo e nelle procedure di selezione dei leader, con conseguenti notevoli differenze nei risultati. La Cina è in gran parte una meritocrazia, con vestigia di nepotismo familiare, specialmente per quanto riguarda alcune nomine statali e aziendali. La performance conta molto e la maggior parte dei cittadini accoglie la leadership del partito cinese per il successo economico e sociale mondiale e a lungo termine. Al contrario, la stragrande maggioranza dei cittadini statunitensi è cinica ed contrariata dalle nomine economiche più importanti per via del loro passato documentato di guasti socioeconomici. I cittadini sono assai preoccupati dai grandi vertici finanziari (considerati oligarchici corrotti) per aver immerso il Paese in crisi ripetute, guerre perpetue, crescenti disuguaglianze e profonda e diffusa povertà. La perdita dei posti di lavoro stabili e il deterioramento della coesione della comunità e della famiglia hanno oltraggiato i cittadini perché in netto contrasto con la corruzione pervasiva e profonda ai vertici e l’impunità giudiziaria totale per funzionari, politici ed oligarchi. La persecuzione in Cina dei corrotti non ha alcuna controparte negli Stati Uniti. Le tangenti aziendali e politiche vengono legalizzate negli Stati Uniti chiamandole “finanziamenti elettorali” o “commissioni di consulenza”. Basta considerare le gratifiche da mezzo milione pagate ai Clinton da finanziatori di Wall Street per 30 minuti di recita compiacente per influenzare la stipula di contratti. Nella politica estera, i leader cinesi difendono gli interessi nazionali. I leader statunitensi spudoratamente si rivolgono ai lobbisti israeliani promuovendo gli interessi di Tel Aviv. I leader cinesi emarginano i critici in nome dell’armonia, stabilità, pace e crescita. I leader statunitensi emarginano, imprigionano e brutalizzano afroamericani, immigranti, ambientalisti e attivisti contro la guerra, così come chi denuncia Wall Street e il governo, nel nome del liberismo e di vaghi valori demoliberali.
La Cina, con tutti gli inconvenienti su procedure e diritti democratici, si muove verso una società dinamica meno corrotta, meno bellicosa e più responsabile, con una leadership attenta e sviluppata. Gli Stati Uniti vanno verso una società ancor più corrotta, crudele e dispotica (“Stato di polizia”) con capi impresentabili, guerrafondai e criminogeni al timone. Il divario tra promesse e prestazioni si allarga negli Stati Uniti mentre si restringe in Cina. Il rigoroso processo di selezione meritocratica della Cina ha dimostrato maggiore capacità di rispondere alle nuove sfide e alle esigenze della maggioranza rispetto alla buffonata elettorale statunitense disfunzionale e corrotta, che non può nemmeno affrontare la crisi della tossicodipendenza causata da sovra-prescrizione non regolamentata di oppiacei, crisi del cambiamento climatico e mega-tempeste che devastano le comunità statunitensi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Cina e Russia scavano la fossa al dollaro statunitense

Tortilla con Sal, 06/11/2017La Cina, l’unico Paese dal sufficiente peso per sfidare l’egemonia finanziaria statunitense, ha appena annunciato attraverso la Banca Popolare l’avvio del sistema di pagamento-pagamento (PVP) per le operazioni in rubli russi e yuan cinesi, riducendo l’influenza del dollaro statunitensi sulle transazioni internazionali. Il grande piano dietro la One Belt, One Road Initiative (ICR) ha una componente moneta integrata in oro che cambierà l’equilibrio del potere globale a favore delle nazioni eurasiatiche, Russia e i Paesi dell’Unione economica euroasiatica (UEE) con la Cina e l’Asia.

La guerra del dollaro, pessimo affare
Il commercio tra Cina e Russia nelle proprie valute, evitando il dollaro, è significativo fin da quando gli Stati Uniti hanno sanzionato la Russia durante la crisi del 2014 in Ucraina, descritta da alcuni come mossa molto impacciata dell’amministrazione Obama. Dal 1945 è ben noto che lo status di superpotenza mondiale statunitense si basa su due pilastri: prima potenza militare del mondo e dollaro come moneta assoluta di riserva mondiale, permettendo di controllare l’economia globale. Dal 1944, quando tutte le altre valute erano collegate al dollaro, il dollaro USA iniziò l’ascesa come valuta di riserva delle banche centrali del mondo. Questo legame fu rafforzato dal fatto che i Paesi dell’OPEC decisero di vendere il petrolio in dollari e che la maggior parte del commercio globale avveniva in dollari. Il dollaro USA continua ad essere la valuta di riserva più importante. Attualmente il 64% delle riserve finanziarie del mondo è ancora in dollari USA con l’euro suo rivale più vicino al 20%. Questo dà al governo degli Stati Uniti un vantaggio straordinario. Gli Stati Uniti hanno gestito un deficit di bilancio su 41 degli ultimi 45 anni. Questo è un grande svantaggio per molti Paesi perché gli investimenti delle loro banche centrali nei titoli del Tesoro USA perdono valore. Ma sono più o meno obbligati ad investire i dollari statunitensi che guadagnano dall’eccedenza nell’esportazione, ad esempio il flusso annuo della banca centrale cinese in dollari statunitensi, o l’eccedenza commerciale giapponese o della Russia prima del 2014, o della Germania e di altri Paesi con surplus commerciale. Ciò consente agli Stati Uniti di mantenere bassi i tassi d’interesse e di finanziare relativamente facilmente i propri disavanzi di bilancio e commerciali. Quest’anno il deficit di bilancio statunitense ha raggiunto i 585 miliardi di dollari USA. È così che Cina e Russia hanno finanziato il bilancio militare statunitense negli ultimi anni acquistando obbligazioni e titoli che consentono al Tesoro statunitense di finanziare tale deficit senza aumentare i tassi d’interesse. Il bilancio militare statunitense mira a controllare Cina, Russia e blocco eurasiatico e a distruggerne le economie, mentre questi Paesi devono tenere riserve di dollari contro eventuali future guerre del dollaro statunitense.

Verso l’internazionalizzazione di yuan e rublo
Cina, Russia, Paesi alleati dell’Eurasia, gli altri Paesi BRICS, i Paesi dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO) e possibili aderenti come Iran e Turchia si preparano a ridurre la vulnerabilità a un sistema bancario mondiale in bancarotta. Se ricorrono ad accordi bilaterali per il commercio, evitando il dollaro USA, questi perderà lo status di moneta di riserva e sarà sostituito da altre valute, probabilmente yuan cinesi. Nel 2014, Cina e Russia raggiunsero un accordo per scambiare rubli e yuan per tre anni per un controvalore di 25 miliardi di dollari. Nel maggio 2017, Russia e Cina istituirono un fondo d’investimento di 68 miliardi di yuan (10 miliardi di dollari) e previdero d’estendere l’accordo bilaterale di cambio per altri tre anni. Il commercio tra i due Paesi è aumentato di un terzo nei primi otto mesi di quest’anno. Nel 2016, la Cina entrava a far parte del Fondo Monetario Internazionale come una delle cinque valute principali del cesto valutario col quale il FMI calcola il valore dei suoi Diritti di Cambio Speciali. Questo passo ha dato allo yuan una grande spinta nell’accettazione internazionale. Prima del 2004 non era permesso come strumento di cambio internazionale al di fuori della Cina, ma da allora le sue autorità monetarie hanno posto una precisa base all’internazionalizzazione dello yuan, che già supera le aspettative, divenendo un’ancora globale, una moneta di riserva che supererà l’euro nei prossimi anni. In una relazione del 2016, la banca HSBC riferiva che dal 2012 lo yuan (o renminbi, RMB) è diventata la quinta valuta più utilizzata al mondo. Elvira Nabjullina, governatrice della Banca Centrale della Russia, dichiarava: “Abbiamo finito di lavorare sul nostro sistema di pagamenti e se succede qualcosa, tutte le operazioni in formato SWIFT (World Society for Telecomunication Financial Interbank) funzioneranno col nostro sistema. Abbiamo creato un’alternativa, allarmando il Tesoro degli Stati Uniti, la Federal Reserve e Wall Street“. “Il sistema finanziario mondiale ha bisogno di più equilibrio“, aveva detto il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev in una riunione col Premier cinese Li Keqiang. “Stiamo discutendo sull’utilizzo dei nostri sistemi di pagamento nazionali, tra cui l’UnionPay della Cina, e sviluppiamo anche il nostro sistema Mir”. Rivelava che i due Paesi emetteranno in futuro un sistema di pagamento congiunto.

Il Venezuela come piattaforma per il petroyuan
Nel 1974 il governo degli Stati Uniti studiò come controllare il commercio internazionale del petrolio convincendo le autorità saudite che i loro petrodollari sarebbero stati più sicuri nelle banche degli Stati Uniti. Ma recentemente l’industria del fracking statunitense ha frantumato i prezzi del petrolio, creando un problema fiscale per l’Arabia Saudita. Al fine di evitare un forte calo delle entrate petrolifere, re Salman dell’Arabia Saudita visitava Mosca all’inizio di ottobre, dove senza dubbio avrà discusso il piano del petroyuan. La Cina sostiene un maggiore utilizzo dello yuan negli scambi petroliferi. Poiché il Paese è il più importante importatore di petrolio, superando gli Stati Uniti, può pesare internazionalmente e provvedere a una maggiore sicurezza energetica. Così Pechino spera di sfidare il dollaro creando un mercato dei futures con la propria moneta e relazioni indicano che la Cina è disposta a introdurre nei prossimi mesi un indice di riferimento del petrolio con prezzi in yuan. Un mercato dei futures petroliferi basato sullo yuan stimolerà la domanda della moneta che darà influenza strategica alla Cina. Il piano è lanciare un contratto futures petrolifero sulla Shanghai International Energy Exchange (INE), ma convincere i grandi produttori e consumatori di petrolio ad utilizzare lo yuan e ad investire nella borsa di Shanghai affronta ostacoli. Senza la partecipazione di certi Paesi produttori di petrolio, come Arabia Saudita, Russia, Iran, Indonesia o Venezuela, sarà difficile creare un mercato che faccia la differenza. A causa delle sanzioni e delle intimidazioni globali del dipartimento del Tesoro statunitense, l’Iran, in particolare, è stato tra i primi ad adottare la vendita del petrolio sulla base dello yuan. Ora nel 2017, il Venezuela segue questa strada. Per la stessa ragione, la Russia ha accettato di vendere petrolio in yuan nel 2015. Qualsiasi calo dello status del dollaro indebolisce pesantemente la capacità di Washington di attuare la sua guerra economica contro la Russia e destabilizzare il blocco euroasiatico. Cina e Russia non cercano di attaccare il dollaro per distruggerlo, ma di creare una valuta di riserva alternativa indipendente per le nazioni che vogliono proteggersi dagli attacchi finanziari sempre più frequenti delle banche di Regno Unito, Wall Street e dagli hedge funds. Per il Venezuela si tratta di costruire un elemento cruciale della sovranità nazionale perché il sistema del dollaro di oggi viene utilizzato per devastarne la sovranità economica attraverso sanzioni che ne colpiscono programmi sociali ed investimenti, nonché il commercio con il resto del mondo. Ora il sistema cino-russo di liquidazione dei pagamenti bilaterali è stato esteso ad altri Paesi dell’Iniziativa Via della Seta in Eurasia, ai Paesi BRICS e al Venezuela nell’ambito della sua orbita geopolitica; la dichiarazione del governo cinese contribuisce a creare questo sistema monetario alternativo. Inoltre, come alternativa basata sull’oro, indipendente dal sistema politicamente esplosivo e speculativo del dollaro degli Stati Uniti, in futuro potrà proteggere gli alleati dei cinesi dagli attacchi economici e dalla guerra finanziaria dell’Unione europea e di Washington.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Pianificazione economica strategica cinese contro capitalismo fallito degli USA

Prof. James Petras, Global Research, 05 novembre 2017I giornalisti e i commentatori, i politici e i sinologi statunitensi passano tempo a speculare sulla personalità del Presidente Xi Jinping e le sue nomine negli organi dirigenti del governo cinese, come se questi siano gli aspetti più importanti del 19.mo Congresso Nazionale il Partito Comunista Cinese (dal 18 al 24 ottobre 2017). Abbandonatasi a pettegolezzi, speculazioni fittizie e denigrazione dei leader, la stampa occidentale non bada ai cambiamenti storici in corso in Cina e nel mondo. I cambiamenti storici mondiali, articolati dal Presidente Xi Jinping, sono presenti nelle visione, strategia e programma del Congresso. Queste si basano su una rigorosa indagine sulle attuali e future realizzazioni della Cina. Scopo, proiezioni e presenza del Presidente cinese sono in netto contrasto con il caos, la demagogia e le calunnie della miliardaria campagna presidenziale degli USA e le sue conseguenze vergognose. La chiarezza e la coerenza di un profondo pensatore strategico come il Presidente Xi Jinping contrastano con le dichiarazioni improvvisate, contraddittorie e incoerenti del presidente e del Congresso degli Stati Uniti. Non si tratta solo di stile ma di contenuto sostanziale. Procederemo nel saggio confrontando contesto, contenuto e direzione dei due sistemi politici.

Cina: Pensiero strategico e risultati positivi
La Cina, innanzitutto, ha deciso le linee guida strategiche ben definite che sottolineano le priorità macroeconomiche e militari nei prossimi cinque, dieci e vent’anni. La Cina è impegnata a ridurre l’inquinamento in tutte le sue manifestazioni attraverso la trasformazione dell’economia dall’industria pesante ad un’economia di servizio ad alta tecnologia, passando dagli indicatori quantitativi a quelli qualitativi. In secondo luogo, la Cina aumenta l’importanza relativa del mercato interno e riduce la dipendenza dalle esportazioni. La Cina aumenta gli investimenti in salute, istruzione, servizi pubblici, pensioni e indennità per la famiglia. In terzo luogo, la Cina intende investire pesantemente in dieci settori prioritari economici, come informatica, robotica, veicoli a risparmio energetico, dispositivi medici, tecnologia aerospaziale e trasporto marittimo e ferroviario. Si tratta di tre miliardi di dollari per aggiornare la tecnologia nelle industrie chiave, tra cui veicoli elettrici, tecnologia del risparmio energetico, controllo numerico (digitalizzazione) e diverse altre aree. La Cina intende aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo del 95%, arrivando al 2% del PIL. Inoltre, la Cina ha già intrapreso iniziative per lanciare il ‘petroyuan’ e por fine al dominio finanziario globale statunitense. La Cina è leader mondiale nelle reti infrastrutturali globali con la Via della Seta eurasiatica. Porti, aeroporti e ferrovia già collegano venti città cinesi ad Asia centrale, occidentale e meridionale, Africa ed Europa. La Cina ha istituito una banca multilaterale d’investimento nelle infrastrutture asiatiche (con oltre 60 nazioni aderenti) contribuendo per 100 miliardi di dollari al suo finanziamento iniziale. La Cina ha combinato la sua rivoluzione nella raccolta ed analisi dei dati con la pianificazione centrale per distruggere la corruzione e migliorare l’efficienza nell’assegnazione dei crediti. L’economia digitale di Pechino è ora al centro dell’economia digitale globale. Secondo un esperto, “la Cina è il leader mondiale nei pagamenti effettuati da dispositivi mobili” (11 volte gli Stati Uniti). Una su tre iniziative mondiali valutate più di 1 miliardo di dollari, è in Cina (FT 10/28/17, pag. 7). La tecnologia digitale è stata sfruttata dalle banche statali per valutare i rischi di credito e ridurre notevolmente il debito. Ciò garantirà che il finanziamento crei un nuovo modello dinamico flessibile che combini pianificazione razionale col vigore imprenditoriale (ibid). Di conseguenza, la Banca Mondiale controllata dall’USA/UE ha perso la centralità nel finanziamento globale. La Cina è già il maggiore partner commerciale della Germania e diventa il principale partner commerciale della Russia e sua alleata nelle sanzioni. La Cina ha ampliato le missioni commerciali nel mondo, sostituendo gli Stati Uniti in Iran, Venezuela e Russia, dove Washington ha imposto sanzioni bellicose. Mentre la Cina ammoderna i suoi programmi di difesa e aumenta la spesa militare, quasi tutto s’incentra sulla “difesa interna” e la protezione delle vie commerciali marittime. La Cina non si è impegnata in una sola guerra per decenni. Il sistema cinese di pianificazione centrale consente al governo di stanziare risorse per l’economia produttiva e i settori di massima priorità. Col Presidente Xi Jinping, la Cina ha creato un sistema investigativo e giudiziario che porta all’arresto e all’incriminazione di oltre un milione di funzionari corrotti nel settore pubblico e privato. L’alto status non protegge dalla campagna anti-corruzione del governo: oltre 150 membri del Comitato Centrale e plutocrati miliardari sono stati dimessi. Altrettanto importante, il controllo centrale della Cina sui flussi di capitali (verso l’estero e verso l’interno) consente l’assegnazione di risorse finanziarie a settori produttivi ad alta tecnologia, limitando la fuga di capitali o loro diversione nell’economia speculativa. Di conseguenza, il PIL della Cina è cresciuto del 6,5-6,9% all’anno, quattro volte il tasso dell’UE e tre volte quello degli Stati Uniti. Per domanda, la Cina è il maggiore mercato mondiale e cresce. I redditi sono in crescita, soprattutto presso i lavoratori salariati. Il Presidente Xi Jinping ha individuato le disuguaglianze sociali come una delle principali aree da rettificare nei prossimi cinque anni.Stati Uniti: Caos, ritirata e reazione
Al contrario, presidente e Congresso degli Stati Uniti non hanno creato una visione strategica per il Paese, almeno in relazione a proposte concrete e priorità socioeconomiche che potrebbero giovare al cittadino. Gli Stati Uniti hanno 240000 soldati attivi e riservisti in 172 Paesi. La Cina ne ha meno di 5000 in un Paese, Gibuti. Le basi statunitensi hanno 40000 truppe in Giappone, 20000 in Corea del Sud, 36000 in Germania, 8000 nel Regno Unito e oltre 1000 in Turchia. La Cina ha un numero equivalente di personale civile altamente qualificato impegnato in attività produttive in tutto il mondo. Le missioni d’oltremare della Cina e i suoi esperti operano a vantaggio della crescita economica globale e cinese. I conflitti multipli in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Yemen, Nigeria, Somalia, Giordania e altre nazioni hanno assorbito e deviato centinaia di miliardi di dollari dagli investimenti produttivi nell’economia domestica. In pochi casi la spesa militare ha costruito strade e infrastrutture utili che potrebbero essere considerate di “doppio uso”, ma in gran parte le attività militari statunitensi all’estero sono brutalmente distruttive, come dimostra il deliberato smembramento di Jugoslavia, Iraq e Libia. Gli Stati Uniti non hanno la coerenza della leadership politica e strategica della Cina. Mentre il caos è inerente alla politica del sistema finanziario liberista degli Stati Uniti, si è particolarmente diffuso e reso pericoloso col regime Trump. Democratici e repubblicani del Congresso, uniti e divisi, affrontano attivamente il presidente Trump su ogni questione, non importa quanto importante sia. Trump improvvisa e altera la politica ad ogni ora, al massimo ogni giorno. Gli Stati Uniti dispongono di un sistema di partiti in cui una parte ufficialmente domina l’amministrazione con due grandi rami affaristico-militari. Gli Stati Uniti spendono oltre 700 miliardi di dollari l’anno per perseguire sette guerre e fomentare ‘cambi di regime’ o colpi di Stato su quattro continenti e otto regioni negli ultimi due decenni. Ciò ha causato solo disinvestimento nell’economia domestica con deterioramento delle infrastrutture cruciali, perdita dei mercati, declino socioeconomico diffuso e riduzione della spesa per la ricerca e lo sviluppo di beni e servizi. Le prime 500 società statunitensi investono all’estero, soprattutto per approfittare di regioni dalla bassa fiscalità e manodopera a basso costo, evitando lavoratori e tasse statunitensi. Allo stesso tempo, tali società condividono tecnologia e mercati coi cinesi.
Oggi, il capitalismo statunitense è in gran parte diretto da e per le istituzioni finanziarie che assorbono e deviano capitali dagli investimenti produttivi, generando un’economia squilibrata e in crisi. Al contrario, la Cina decide tempistica e collocazione degli investimenti così come i tassi di interesse bancari, mirando agli investimenti prioritari, specialmente nei settori ad alta tecnologia più avanzati. Washington ha speso miliardi per costose ed improduttive infrastrutture militari (basi militari, porti, basi aeree, ecc.) per sostenere regimi aleatori e corrotti. Di conseguenza, gli Stati Uniti non hanno nulla di simile al progetto infrastrutturale cinese da miliardi di dollari della Via della Seta che collega continenti e grandi mercati regionali e genera milioni di posti di lavoro produttivi. Gli Stati Uniti hanno rotto i legami globali coi centri di crescita dinamici. Washington ha una retorica sciovinistica autistica e insensata nell’imporre una politica commerciale, mentre la Cina promuove reti globali attraverso joint venture. La Cina integra i collegamenti dei rifornimenti internazionali assicurandosi l’alta tecnologia occidentale e il lavoro a basso costo in Oriente. I guadagni dei grandi gruppi industriali statunitensi e l’aumento delle scorte nelle costruzioni e nell’aviazione sono prodotti grazie ai forti legami con la Cina. Caterpillar, United Technologies 3M e US Car company registrano crescite a due cifre nelle vendite alla Cina. Al contrario, il regime di Trump ha assegnato (e speso) miliardi per gli appalti militari minacciando guerre contro i vicini della Cina e per interferire col suo commercio marittimo.

Declino degli Stati Uniti e delirio mediatico
Ritirata e declino economico statunitensi hanno spinto i mass media nel frenico idiota assalto diretto al presidente della Cina Xi Jinping. Tra gli scaccolatori della stampa, gli scribacchini del Financial Times vincono il primo premio dell’idiozia acida. Mercenari e santoni del Tibet sono descritti come esempi di democrazia e “vittime” dello… Stato fiorente e modernizzatore cinese, privo dei “valori occidentali” (sic) sconvolgendo gli aggressori anglo-statunitensi! Per denigrare il sistema cinese di pianificazione nazionale e gli sforzi conseguenti per collegare l’economia ad alta tecnologia col miglioramento del tenore di vita della popolazione, i giornalisti di FT castigano il Presidente Xi Jinping per i seguenti difetti:
1) Non essere comunista come Mao Zedong o Deng Xiaopeng
2.) Essere troppo “autoritario” (o aver troppo successo) nella campagna per eliminare i funzionari corrotti.
3) Definire obiettivi a lungo termine seri, confrontandosi e superando i problemi economici, affrontando il “pericoloso” livello del debito.
Mentre la Cina ha allargato l’orizzonte culturale, l’élite globale anglosassone aumenta la possibilità di una guerra nucleare. La diffusione culturale ed economica della Cina nel mondo viene spacciata dal Financial Times come “potere morente sovversivo”. La mentalità da stato di polizia dei media occidentali vede il successo della Cina come una cospirazione. Ogni scrittore, pensatore o responsabile politico che studia e loda il successo della Cina viene definito cretino o agente del sommo Presidente Xi Jinping. Senza sostanza o riflessioni, FT (10/27/17) avverte lettori e poliziotti ad essere vigili ed evitare di farsi sedurre dalle storie sul successo della Cina! La crescente leadership della Cina nella produzione automobilistica è evidente nell’avanzata verso il dominio del mercato dei veicoli elettrici. Ogni grande compagnia automobilistica statunitense ed europea ha ignorato gli avvertimenti degli ideologi dei media occidentali e si è precipitata a formare joint venture con la Cina. La Cina ha una politica industriale. Gli Stati Uniti una di guerra. La Cina prevede di superare Stati Uniti e Germania su intelligenza artificiale, robotica, semiconduttori e veicoli elettrici entro il 2025. E lo farà, perché queste sono le priorità scientifiche ed economiche accuratamente pronunciate. Spaventosamente e ignobilmente, la stampa statunitense persegue le dilaganti storie sugli stupratori di Hollywood come il potente boss cinematografico Harvey Weinstein e le sue centinaia di vittime, ignorando la notizia storica mondiale dei rapidi progressi economici della Cina. Le élite commerciali statunitensi sono impegnate a spingere il loro presidente e il Congresso degli Stati Uniti a ridurre le tasse all’élite miliardaria, mentre 100 milioni di cittadini statunitensi rimangono senza assistenza sanitaria e registrano una minore aspettativa di vita! Washington sembra impegnata nella regressione pianificata dallo Stato. Mentre le bombe statunitensi cadono sullo Yemen e i contribuenti statunitensi finanziano il gigantesco campo di concentramento israeliano una volta conosciuto come “Palestina”, la Cina costruisce sistemi stradali e ferroviari che collegano Himalaya ed Asia centrale all’Europa. Mentre Sherlock Holmes applica la scienza dell’osservazione e della deduzione, i media e i politici statunitensi perfezionano l’arte della confusione e dell’inganno. In Cina, gli scienziati e gli innovatori svolgono un ruolo centrale nella produzione e nell’introduzione di beni e servizi per la classe media e lavoratrice in espansione. Negli Stati Uniti, l’élite economica svolge un ruolo centrale nell’esacerbare le disuguaglianze, aumentando i profitti e riducendo le tasse e trasformando il lavoratore statunitense in lavoratore precario, destinato a morire prematuramente in condizioni facili da prevenire. Mentre il Presidente Xi Jinping lavora in collaborazione con i migliori tecnici della nazione per subordinare gli obiettivi militari a quelli civili, il presidente Trump e la sua amministrazione subordinano le loro decisioni economiche al complesso militare-industriale-finanziario-israeliano. Pechino investe in reti globali di scienziati, ricercatori e studiosi. I nauseanti democratici e repubblicani degli Stati Uniti lavorano coi giganti mediatici (tra cui il rispettabile Financial Times) per finanziare e realizzare complotti sotto il letto presidenziale di Trump.Conclusione
La Cina licenzia e processa i funzionari corrotti e sostiene gli innovatori. La sua economia cresce con investimenti, joint ventures e grande capacità di apprendere dall’esperienza e da una potente raccolta dati. Gli Stati Uniti sprecano le risorse nazionali perseguendo guerre, speculazioni finanziarie e corruzione di Wall Street. La Cina indaga e punisce i suoi affaristi e funzionari pubblici corrotti, mentre la corruzione sembra essere il criterio per l’elezione o la nomina ad alti incarichi negli Stati Uniti. I media statunitensi adorano i loro miliardari evasori e pensano che possano ipnotizzare il pubblico con un’illustrazione abbagliante di pacchianeria, incompetenza ed arroganza. La Cina dirige l’economia pianificata affrontando le priorità nazionali. Utilizza le risorse finanziarie per perseguire programmi infrastrutturali storici, che rafforzeranno i partenariati globali con progetti reciprocamente vantaggiosi. Non c’è da meravigliarsi che la Cina sia vista come volta al futuro con grandi progressi, mentre gli Stati Uniti sono considerati una caotica spaventosa minaccia alla pace mondiale e i suoi pubblicisti come volenterosi complici. La Cina non è priva di carenze nell’espressione politica e nei diritti civili. La mancata rettifica delle disuguaglianze sociali e il mancato arresto del flusso di miliardi di dollari di ricchezza illecite, e i problemi irrisolti con la corruzione del regime continueranno a generare conflitti di classe. Ma il punto importante da notare è la direzione che la Cina ha scelto di assumere e la capacità e l’impegno di identificare e correggere i principali problemi che affronta. Gli Stati Uniti hanno abdicato alle proprie responsabilità. Non sono disposti o capaci di sfruttare le proprie banche per investire nella produzione nazionale ed espandere il mercato interno. Non sono per nulla disposti ad identificare e rimuovere i manifestamente incompetenti ed incarcerare funzionari e politici grossolanamente corrotti di entrambi i partiti e delle élite. Oggi, la travolgente maggioranza dei cittadini statunitensi disprezza, diffida e rigetta l’élite politica. Più del 70% pensa che le divisioni politiche fasulle ed inani siano al massimo dopo oltre 50 anni, paralizzando il governo. L’80% riconosce che il Congresso è incapace e l’86% crede che Washington sia disonesta. Non si è mai avuto un impero di tale potenza illimitata sbriciolarsi e decadere con tale pochezza. La Cina è un impero economico in ascesa, avanzando coll’impegno attivo nel mercato delle idee e non con guerre inutili contro concorrenti ed avversari di successo. Mentre gli Stati Uniti declinano, i loro pubblicisti degenerano. La denigrazione incessante sui media della Cina e delle sue realizzazioni è lo scadente sostituto dell’analisi. Le strutture politiche inadeguate degli Stati Uniti coi loro capi politici incompetenti, liberisti e senza visione strategica, si sgretolano davanti ai progressi della Cina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Cina sventano l’opzione militare degli USA contro il Venezuela

Venezuela Infos 28 ottobre 2017Di fronte all’intenzione degli Stati Uniti di intervenire in Venezuela e di controllare il Paese, si è frapposta l’alleanza con Cina e Russia, potenze nucleari che sfidano l’egemonia mondiale degli Stati Uniti.

Cina: Fascia e Via
La Cina ha proposto di riattivare la Via della Seta, l’antica via commerciale che una volta si estendeva dalla Cina ad occidente, all’impero romano, con cui la seta orientale arrivò per la prima volta in Europa. È attraverso questo corridoio di scambi di risorse energetiche e materie prime, che il Presidente Xi Jinping cerca di riaprire i canali tra la Cina e l’Asia centrale, il Medio Oriente e l’Europa. La Belt and Road Initiative (ICR) fu lanciata nel 2013. Comprenderà le rotte terrestri (la Cintura) e marittime (Via) in modo che il Paese sia meno dipendente dal mercato statunitense per le esportazioni e migliori le relazioni commerciali nella regione, principalmente attraverso investimenti infrastrutturali volti a rafforzare la leadership economica della Cina. La Cina presterà 8 miliardi di dollari per le infrastrutture in 68 Paesi, dalla popolazione totale di 4400 milioni di abitanti (il 65% della popolazione mondiale) e il 30% dell’economia mondiale. Ciò è pari a sette volte il Piano Marshall degli USA per ricostruire l’Europa dopo la Seconda guerra mondiale. La cintura copre sei corridoi economici: il nuovo ponte continentale eurasiatico, il corridoio Cina-Mongolia-Russia, il corridoio Cina-Asia centrale-occidentale, il corridoio della penisola d’Indocina, il corridoio Cina-Pakistan e i corridoi Bangladesh-Cina e Cina-India-Birmania. Sarà anche estesa all’America latina via mare. Oltre ad esportare prodotti in eccedenza, con l’ICR il governo cinese prevede di esportare l’eccedenza produttiva col trasferimento industriale nei Paesi periferici, lungo i vari corridoi dell’iniziativa. Realizzando prodotti industriali di fascia alta, commercializzerà treni ad alta velocità, centrali energetiche e apparecchiature per telecomunicazioni.

La Russia nel riassetto geostrategico
Da parte sua, la Russia mantiene una politica estera considerata “intelligente” da diversi analisti e ha superato la crisi causata dal rallentamento economico, dalle sanzioni occidentali e dalla caduta dei prezzi del petrolio. La sua strategia è diretta a creare l’Unione economica eurasiatica che riunisce Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia con l’intento di costituire un unico mercato comune per la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone e, inoltre, un’area con una politica di migrazione, istruzione e persino informazione. Dopo l’adesione della Crimea, la guerra nell’Ucraina orientale e l’impegno in Siria, il Cremlino persegue obiettivi molteplici di stabilità interna e presenza internazionale stabilizzando i rapporti con la Turchia, permettendole di consolidare l’influenza con la vittoria sui gruppi terroristici in Siria. La Russia ha riorientato le alleanze geopolitiche dopo che gli Stati Uniti hanno progettato e sostenuto il rovesciamento del governo ucraino di Viktor Janukovich e installato un regime di destra tentando di rafforzarne l’accerchiamento. Washington e le sue agenzie hanno speso 5 miliardi di dollari finanziando i “programmi per la diffusione dei valori e la formazione politica” in Ucraina, fomentando una rivoluzione arancione occupando piazza Maidan con l’intero processo delle ben note tensioni che hanno portato alle sanzioni imposte a Mosca, assieme all’Europa. Uno degli obiettivi della politica estera nel novembre 2016 era rafforzare la posizione della Russia come Paese predominante nel mondo moderno e a recuperarne l’influenza nella stabilità e sicurezza del sistema democratico mondiale. Qui, tra l’altro, vi sono alcune direzioni specifiche:
– Lotta contro la pressione politica ed economica di Stati Uniti ed alleati, che porta alla destabilizzazione globale.
– Continuare il lavoro congiunto con l’Unione europea (UE) che rimane per la Russia un importante partner politico ed economico.
– Mantenere l’obiettivo di stabilizzare la situazione in Medio Oriente e Africa del Nord.
– Opporsi ai tentativi d’interferire negli affari interni della Russia per averne un cambio incostituzionali del potere.
– Utilizzare le nuove tecnologie per rafforzare la posizione dei media russi e aumentare la sicurezza informatica del Paese.
– Considerare il piano per costruire un sistema di difesa aerea statunitense come minaccia per la sicurezza nazionale, dando alla Russia il diritto di adottare le necessarie risposte.
– Considerare come intollerabile ogni tentativo di pressione dagli Stati Uniti e reagire con forza ad ogni azione ostile.
– Costruire rapporti reciprocamente vantaggiosi con gli Stati Uniti.
– Rafforzare i legami della Russia con America Latina e Caraibi.
A causa delle sanzioni occidentali, che hanno ridotto l’accesso delle imprese russe a tecnologia, investimenti e credito occidentali, nonché la diminuzione del prezzo del petrolio, avviava il processo d’integrazione economica ed allineamento politico in contrappeso all’UE, creando lo spazio economico da San Pietroburgo a Shanghai.Il blocco di Cina e Russia avanza attraverso una visione multipolare
Le due nazioni condividono sempre più la visione mondiale multipolare, sottolineando l’importanza di avere nazioni forti che godono di piena libertà d’azione a livello internazionale. Condividono le critiche ai governi occidentali e denunciano ciò che vedono come biasimevole copertura mediatica occidentale. Denunciano anche il finanziamento di organizzazioni non governative (ONG) e l’uso di tecniche di mobilitazione con le reti sociali per creare instabilità. Nel 2011-2012 Putin scacciò le ONG sponsorizzate dagli Stati Uniti responsabili delle proteste svoltesi a Mosca; nel 2014 Pechino vide la mano straniera dietro il movimento di protesta a Hong Kong. Recentemente, il segretario del Tesoro statunitense Steven Mnuchin minacciava la Cina di escluderla dal sistema internazionale del dollaro USA se non sostiene le nuove sanzioni contro la Corea democratica, spingendo l’analista Paul Craig Roberts alla seguente riflessione: “Il governo degli Stati Uniti, Stato in bancarotta con un debito di oltre 20 trilioni di dollari, costretto a creare soldi per acquistare il proprio debito, minaccia la seconda economia mondiale, il cui potere d’acquisto è superiore a quello dell’economia statunitense”, e ciò secondo lo scenario che prevede che grandi quantità di transazioni economiche usciranno dal sistema del dollaro, causandone riduzione del volume e dell’importanza. Russia e Cina acquistano sempre più oro per sostenere le loro economie e affrontare il valore artificiale del dollaro, mentre i Paesi centroasiatici iniziano a commerciare con le proprie valute, soprattutto petrolio, un grave colpo al petrodollaro.

America Latina all’orizzonte
Gli analisti affermano che l’esistenza stessa del gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, Cina, India e Sudafrica) promuove l’autonomia degli Stati latinoamericani a livello internazionale e ne allarga il margine di manovra in politica estera. È un gruppo che occupa il 29% della terra del pianeta (non contando l’Antartide), concentra il 43% della popolazione mondiale e quasi il 27% del PIL globale in termini di potere d’acquisto. Al vertice dello scorso settembre, il blocco accettava di creare la nuova Banca per lo sviluppo, che prevede di prestare 4000 milioni di dollari nel 2018, mentre finanzia progetti a medio termine nel settore privato. Fu inoltre deciso di creare un fondo obbligazionario nazionale per “contribuire a garantire la stabilità degli investimenti nei Paesi BRICS, stimolandone lo sviluppo dei mercati obbligazionari nazionali e regionali, tra cui la crescita della partecipazione del capitale privato estero e il miglioramento della stabilità finanziaria dei Paesi BRICS“. Molti analisti affermano che se la Cina riesce a rivedere la mappa del commercio mondiale, creerà opportunità per le esportazioni latinoamericane trovando nuovi mercati in Asia. Si parla anche di un cavo in fibra ottica Trans-Pacifico per collgare le due regioni, mentre la Cina è interessata a finanziare gallerie, strade e ferrovie che consentano d’inviare prodotti dalle coste atlantiche dell’America Latina in Cina e viceversa. Commercio ed investimenti della Cina in America Latina sono cresciuti esponenzialmente a partire dal 2000, mentre le esportazioni dell’America Latina in Cina, dopo l’accelerazione delle sanzioni nel 2014, sono aumentate da 5000 milioni di dollari, nel 2000, a 120000 milioni nel 2012, mentre aumentavano le importazioni dalla Cina, generando un saldo totale di circa 230000 milioni di dollari all’anno. Per molte delle principali economie dell’America latina, come Brasile, Argentina, Cile e Perù, la Cina ha sostituito gli Stati Uniti come principale partner economico, ma non come investitore. Questa è una sfida cruciale all’egemonia economica di cui gli Stati Uniti godevano nella regione dal declino dell’impero inglese, risultato della Seconda guerra mondiale. La collaborazione strategica della Russia con il Brasile, in particolare nel quadro dei BRICS, nonché la cooperazione con Argentina, Venezuela, Cuba, Nicaragua e altri Stati dell’America latina e dei Caraibi, cerca le risposte a nuove sfide e minacce. L’inserimento di società russe nei settori dinamici dell’industria, dell’energia, delle comunicazioni e dei trasporti nei Paesi della zona è stata accompagnata dal consolidamento dei collegamenti nella Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (Celac). La relazione della Russia con i partner latinoamericani (in particolare Argentina, Brasile, Cile, Uruguay ed Ecuador) ha fatto un altro passo dopo l’escalation delle sanzioni del 2014, che hanno limitato importazione di prodotti alimentari provenienti da UE, USA, Canada, Australia e Norvegia. La Russia li ha sostituiti con le importazioni dall’America Latina e ha avviato la missione di rendere l’economia più competitiva e diversificata dando maggiore sostegno allo sviluppo dell’economia agricola. Il commercio stimato della Russia con America Latina e Caraibi fu di 24000 milioni di dollari nel 2013 mentre la Cina continua a detronizzare altri concorrenti stranieri, attraverso fusioni e acquisizioni che hanno raggiunto i 102200 milioni di dollari investiti dalla Banca di Sviluppo Cinese (CDB) e dalla Chinese Export-Import Bank (Chexim) tra il 2005 e il 2013. Va sottolineato che alcuno dei Paesi della cosiddetta Alleanza del Pacifico, blocco commerciale latinoamericano che comprende Cile, Colombia, Messico e Perù, decise all’epoca di rompere i rapporti con la Cina, anche se questo blocco è appariva un partner di Stati Uniti e Canada. I suoi membri (meno la Colombia) sono tra i Paesi che desideravano stabilire il partenariato Trans-Pacific (TPP) annullato da Trump lo scorso gennaio. Poiché ha poche posizioni nel Pacifico a causa della barriera di contenimento geografico di Giappone, Taiwan, Indonesia e altri Paesi controllati dagli Stati Uniti, la logica dell’espansione cinese è orientata verso il Pacifico del Sud.

Deterrenza in Venezuela
Il Venezuela è la prima destinazione latinoamericana degli investimenti cinesi. Dal 2001 sono stati sviluppati circa 800 progetti di cooperazione che hanno consentito lo sviluppo di settori strategici quali energia, petrolio, istruzione, salute, tecnologia, commercio, agroalimentare, agricoltura, infrastruttura, industria, cultura e sport. Nel 2013, il commercio bilaterale era aumentato di 13714 volte da 1,4 milioni di dollari nel 1974 a 19200 milioni di dollari. La Russia ha versato investimenti nella cintura petrolifera dell’Orinoco attraverso Rosneft, poi consolidati e che saranno sviluppati dopo l’incontro a Mosca dei Presidenti Putin e Maduro all’inizio di ottobre. Si prevede inoltre che la cooperazione agricola aumenti attraverso la creazione di impianti di trasformazione ad alta tecnologia. La cooperazione militare impegna più di 11000 milioni di dollari in missili, artiglieria, difesa aerea, fucili, elicotteri, caccia e sistemi logistici. Il commercio tra i due Paesi ha raggiunto il picco nel 2013, quando toccò i 2450 milioni di dollari. Nel maggio 2013 un accordo di riservatezza consentiva a Rosneft di ottenere dati geologici sui blocchi petroliferi del Mar Venezuelano per un possibile futuro sfruttamento, nella chiara intenzione di proteggere gli interessi commerciali cinesi e di garantire l’accesso russo ai futuri giacimenti di petrolio e gas in Venezuela. Cina e Russia ostacolano l’interesse degli Stati Uniti ad intervenire più decisamente nella politica venezuelana perché le alleanze del Paese dei Caraibi sono vitali per i loro obiettivi geostrategici. Le dichiarazioni di Mosca e Pechino su ogni aggressione degli Stati Uniti, negli ultimi anni sono state chiare. Entrambi i governi hanno chiesto la risoluzione sovrana dei conflitti e la non interferenza, poiché le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump rappresentano un attacco diretto alle alleanze del Paese sudamericano. Perciò, quindi, il loro appoggio alla risoluzione dei conflitti in Venezuela attraverso le elezioni, sotto l’autorità dello Stato venezuelano e la sua istituzione elettorale, oggetto di attacchi, la CNE. Parte del conflitto globale si svolge su un territorio locale consentendo al Venezuela, nella riconfigurazione della dinamica geopolitica, di svolgere un ruolo decisivo a favore del mondo multipolare nella ricerca dell’equilibrio politico globale che permetta di esercitare i propri diritti sovrani.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Tensioni etniche e flirt militarista di Trump: il declino dell’occidente si accelera

GefiraQuante volte nella storia un regime in difficoltà interne ha cercato avventure militari per “unire il popolo intorno la bandiera”? Questa volta tocca agli USA. I primi 6 mesi di presidenza di Trump sono stati caratterizzati dall’aumento delle tensioni etniche, dati i mutamenti demografici statunitensi verso una “minoranza bianca” e una popolazione “ispanica” significativa. Il cambiamento demografico è stato salutato dal Partito Democratico e dalle aziende che hanno adottato prontamente la “politica dell’identità” quale ideologia fondamentale, esaltando l’individuo se appartenente a una minoranza etnica, religiosa o sessuale: in pratica traducendosi nella rappresentazione di “neri” e “ispanici” come “oppressi”, “bianchi” come “oppressori” e “asiatici” come “troppo buoni”, giustificando la discriminazione nell’ammissione nei college. (1) Inevitabilmente la squalificazione dei bianchi ha aperto la via a manifestazioni di “orgoglio” e al ritorno del “nazionalismo bianco” come testimoniano i recenti scontri a Charlottesville.La reazione di Trump è stato scacciare Steve Bannon e la piattaforma “populista” (grazie a cui ha vinto la presidenza) e abbracciare il complesso militare (da nessuno votato) rappresentato da John Kelly, HR McMaster e John Mattis. L’esito è una notevolmente schizofrenica in politica estera con minacce a Venezuela (2) e Corea democratica (3), aumento delle operazioni in Afghanistan (4) e infine occupazione militare dell’Ucraina per molestare la Russia. (5) La leadership militare statunitense sgomita per assicurarsi l’allineamento di quanti più Paesi subordinati possibili, anticipando il confronto con il gigante risvegliato che gli Stati Uniti non possono dominare: la Cina.
La crescita economica e tecnologica cinese s’è finora dimostrata inarrestabile, mentre l’élite occidentale teme di perdere la supremazia acquisita alla fine della guerra fredda. I capi occidentali hanno particolarmente paura delle possibilità demografiche cinesi, 1,3 miliardi di abitanti che soverchiano gli 800 milioni di Stati Uniti e UE combinati. La “concorrenza contro la Cina” è un dibattito e un’ossessione per economisti ed imprenditori occidentali. Quindi, hanno volto l’attenzione occidentale sulla qualità dell’individuo e intrapreso una gara fallica sulla dimensione della popolazione, cercando d’incrementare le popolazioni occidentali aprendo le frontiere all’immigrazione di massa. Lo scontro culturale ed etnico derivante da tale esperimento socio-economico viene schivato dall’élite occidentale convinta che il multiculturalismo sia “il futuro” e di poter silenziarne le critiche dei cittadini bollandole come “razziste”. Perciò è irrilevante anche il fatto che gli attentai terroristici islamici siano ormai regolari nell’Europa occidentale. Fintanto che le élite occidentali vivranno in quartieri gentrificati ed eticamente omogenei, ignoreranno ciò che accade nei ghetti multiculturali guardando le infelici masse occidentali. La prova dell’atteggiamento snobistico dell’élite si nota facilmente negli ultimi eventi: il giorno degli attentati a Barcellona da parte di terroristi islamici, il Parlamento europeo ebbe la sfrontatezza di diffondere un video sui vantaggi “inutilizzati” della migrazione (6). Pochi giorni dopo, Papa Francesco diceva ai suoi seguaci che “la dignità dei migranti viene prima della sicurezza nazionale” (7).
Dall’altra parte, la dimensione della popolazione cinese non è la sua sola forza: la Cina è fondata su un concetto di ordine, in cui le minoranze etniche sono un elemento necessario e protetto, ma anche la maggioranza etnica Han del 90%. La disgregazione dell’equilibrio etnico comporterebbe la fine dell’ordine e va impedita. (8) Nel frattempo il pubblico cinese deride i “baizuo”, l’élite liberale che distrugge i propri Paesi con migrazione di massa e multiculturalismo. (9) Tornando all’occidente: la migrazione di massa è solo una delle tante sfide che le masse occidentali affrontano con la globalizzazione. Negli ultimi 25 anni, le ricchezza delle classi medio-inferiori occidentali si è ridotta, mentre i grandi vincitori sono la classe media asiatica e le élites.Il governo militare di Trump ignora piuttosto le questioni economiche, ma comprende certamente la grandezza della crescita della Cina considerandola una minaccia alla supremazia globale statunitense. Sa anche che il confronto militare comporterebbe la distruzione reciproca e forse la fine della civiltà umana. Ciò che non ha capito è che ha già perso. La Cina ha tutte le carte: gode della supremazia quantitativa per la dimensione della popolazione, ma anche per l’equilibrio etnico ordinato e la coesione sociale. Il governo cinese non s’inchina agli estremisti islamici nel Xinjiang. Ricchezza e dimensione della classe media cinese aumentano, assicurandosi che ci siano possibilità economiche per il popolo cinese di avanzare socialmente e garantirsi la felicità. L’occidente ha pessime carte: una popolazione minore ed aver spezzato intenzionalmente l’ordine etnico con tensioni crescenti. Non può fermare il terrorismo islamico né vuole rompere i legami economici con i suoi sponsor del Golfo. Le classi inferiori occidentali sono in crisi per la globalizzazione. La mobilità sociale è paralizzata perché i salvataggi finanziari assicurano una rete di sicurezza ai ricchi, impedendone il fallimento indipendentemente da ciò che fanno.
Demograficamente, socialmente, economicamente e etnicamente la Cina è un passo avanti rispetto all’occidente. Il divario tecnologico viene colmato. Il primato ideologico dell’occidente è discutibile. Ciò che rimane agli Stati Uniti è lo status del dollaro statunitense come valuta internazionale e una spesa militare tripla di quella della Cina, assicurandosi che almeno per forza militare gli Stati Uniti siano ancora al vertice del mondo. Ed è qui che si chiude il cerchio: i militari occupano l’amministrazione di Trump. Il punteggio è di 4 a 2 per la Cina e siamo appena agli inizi del secolo. La palla passa a Trump.

Distruggerò l’America!
Niente da fare, è il mio lavoro. Non tollero che un altro asiatico rubi lavoro americano!

Riferimenti
1. I college d’élite discriminano gli asiatici? Priceonomics 24-04-2013.
2. Trump avverte il Venezuela parlando di opzione militare, New York Times 12-08-2017.
3. ‘Fuoco e furia’ di Trump sulla Corea democratica porta il mondo sul baratro, Bloomberg 09-08-2017.
4. La decisione di Trump sulla strategia afgana aumenterà le truppe, New York Times 20-08-2017.
5. L’Ucraina ospiterò l’esercito statunitense in permanenza sul suo territorio, Fondazione della Cultura Strategica 14-08-2017.
6. Il potenziale inutilizzato della migrazione verso l’UE, Parlamento europeo 17-08-2017.
7. Papa Francesco: dare priorità alla dignità dei migranti sulla sicurezza nazionale, The Guardian 21-08-2017.
8. Politiche etniche della Cina: Dimensione politica e sfide, LAI Hongyi 12-03-2009.
9. La curiosa ascesa di “sinistra bianca” quale insulto su internet cinese, Open Democracy 11-05-2017.

Traduzione di Alessandro Lattanzio