Le origini naziste della NATO

Mision Verdad, 10 aprile 2018Sui nazisti ci sono molti miti e persino fantasie, tuttavia alcune storie su ciò che accadde a certi ufficiali, scienziati, intellettuali del Terzo Reich sono state confermate da documenti, rapporti e dossier declassificati. Si trova sul web la storia delle ratlines (linee dei topi), di cui il Vaticano tesse la logistica. Consisteva in una serie di rotte e punti di transizione per alcuni personaggi del nazismo che il governo statunitense volle arruolare, aiutandosi nella clandestinità. Da qui anche il riferimento ai ratti. La riconversione dal nazismo all’occidente contro il comunismo fu solo proforma, poiché già il Terzo Reich cercò nella Seconda guerra mondiale di sconfiggere l’Unione Sovietica. Come si sa, fallì. Ma alti comandanti nazisti furono poi riciclati nella struttura della coalizione transatlantica guidata dagli Stati Uniti contro il blocco sovietico. Di seguito presentiamo brevi profili dei seguenti ufficiali che, da nazisti, divennero importanti ufficiali dell’Organizzazione del Nord Atlantico (NATO).

Adolf Heusinger, al centro, Hitler a destra, a sinistra di Heusinger, Paulus.

– Adolf Heusinger ascese ai vertici delle gerarchie militari del Terzo Reich.
Divenne capo di Stato Maggiore nel 1944 per un breve periodo, e poi fu ridotto a capo della divisione cartografica per una possibile collaborazione all’attentato a Hitler.
Fu coinvolto nei piani d’invasione nazista di Polonia, Norvegia, Danimarca e Francia.
La sua storia è la più interessante, poiché dopo la guerra divenne spia della CIA, braccio destro militare del governo di Konrad Adenauer nel 1957-1961, nella Repubblica Federale di Germania, per poi avere la presidenza del Comitato militare della NATO, il massimo grado militare dell’organizzazione, fino al 1964.

Heusinger alle spalle di Adenauer.

– Hans Speidel fu tenente-generale nazista, Capo di Stato Maggiore e uno dei più importanti ufficiali da campo di Erwin Rommel. Aderì all’esercito tedesco di Adenauer come consigliere e supervisionò l’integrazione della Bundeswehr (forze armate tedesche) nella NATO. Fu poi nominato comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1957 al 1963.

1944; Speidel, Lang e Rommel

1.12.1955, Heusinger, Blank e Speidel

– Johannes Steinhoff fu uno dei più audaci piloti dell’aviazione militare nazista.
Il suo record di 176 aerei nemici abbattuti, e la sua esperienza in 993 missioni durante la carriera di pilota da combattimento, fu abbattuto 12 volte e sempre salvato, gli valse la decorazione più importante del Terzo Reich durante la guerra: la Croce di Ferro da Cavaliere.
Steinhoff fu capo di Stato Maggiore e comandante delle Forze aeree alleate dell’Europa centrale (1965-1966), capo di Stato Maggiore della Luftwaffe della Bundeswehr (1966-1970) e presidente del Comitato militare della NATO (1971-1974).

Steinhoff e il Generale statunitense JR Holzapple

Steinhoff a sinistra, con Willy Brandt al centro; Bonn

– Johann von Kielmansegg fu ufficiale di Stato Maggiore Generale dell’Alto Comando nazista, dove divenne colonnello e comandò diversi reggimenti sul campo. Dopo la guerra, aderì alla marina tedesca e promosso generale di brigata, scalò i vertici della NATO come comandante in capo delle forze speciali dell’Europa centrale nel 1967.

Kielmansegg, Hoepner, Schoen Angerer e Landgraf, durante l’invasione dell’URSS, presso Leningrado

Il capo di Stato Maggiore USA Lyman Lemnitzer e Johann Adolf Graf von Kielmansegg; 1968

– Jürgen Bennecke faceva parte dello Stato Maggiore del Gruppo d’Armate Centro dei nazisti. Fu promosso generale durante la formazione dell’esercito tedesco nel dopoguerra, e dal 1968 al 1973 fu comandante in capo del Comando delle forze alleate della NATO in Europa centrale.

Jurgen Bennecke col Maresciallo dell’Aria Sir August Walker, comandante della RAF; 1968

– Ernst Ferber fu promosso tenente-colonnello nello Stato Maggiore della Wehrmacht, venne decorato con la Croce di ferro di prima classe. Dopo il reclutamento post-bellico, fu comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1973 al 1975.

Ernest Feber al centro

– Karl Schnell fu primo ufficiale dello Stato Maggiore di importanti corpi e divisioni e ricevette la Croce di ferro di seconda classe. Successivamente studiò economia aziendale e divenne tenente-generale, sostituendo il generale Ferber a comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale, nel 1975 – 1977.

Karl Schnell, a sinistra

– Franz-Josef Schulze fu tenente nelle forze aeree naziste e comandante di reggimento, ricevette la Croce di ferro di cavaliere. Nella Germania del dopoguerra divenne generale e fu comandante in capo delle f forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1977 – 1979.– Ferdinand von Senger und Etterlin combatté come tenente nell’invasione nazista dell’Unione Sovietica (operazione Barbarossa) e partecipò alla battaglia di Stalingrado, una delle più importanti della Seconda guerra mondiale che ribaltò l’equilibrio di forze per gli alleati. Tra le tre decorazioni più importanti c’era la Croce tedesca in oro, ed alla fine della guerra fu assistente del Comando supremo della marina del Terzo Reich. In seguito comandò diversi battaglioni di carri armati divenendo generale e comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1979 – 1983.Tali ufficiali nazisti hanno parecchie cose in comune, tra cui aver scritto e pubblicato libri sulle loro esperienze da nazisti nella Seconda guerra mondiale, essendo stati catturati (in maggioranza) dalle forze armate statunitensi offrirono i loro servigi agli ordini della struttura più importante che affrontò, durante gli anni della cosiddetta Guerra Fredda, i sovietici e la loro influenza in Europa. L’obiettivo principale della Germania nazista era distruggere il progetto sovietico, così come la NATO aveva intenzione di fare fino alla caduta del muro di Berlino. Questo è il motivo per cui gli ufficiali nazisti con esperienza sul campo di battaglia e conoscenza delle tattiche che la NATO poi usò contro Jugoslavia e Libia, per nominare due casi, furono reclutati dalle élite statunitensi e tedesche per riprendere l’Operazione Barbarossa con modi più sottili e la stessa audacia ideologica. Proprio come l’Organizzazione Gehlen fu attivata da Stati Uniti e Germania Federale nel dopoguerra, partendo dalle reti spionistiche che i nazisti avevano nell’Europa dell’Est, gli stessi ufficiali che ebbero successo nelle campagne militari furono riattivati per adempiere al loro ruolo secondo nuovi tempi ed interessi. La ricapitolazione sulle origini naziste di tale organizzazione transatlantica spiega ciò che molti altri analisti militari a lungo pensano: che il nazismo in Europa si manifesta storicamente oggi nella NATO. Il sogno di Hitler si materializza oggi e punta direttamente contro Russia e progetto eurasiatico.

Hans Landgraf, Georg Reinhardt, ignoto, e von Kielmansegg, a destra, durante l’invasione dell’URSS, estate 1941

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Le radici inglesi del nazismo tedesco

Nikolaj Starikov, Libertégérie, 1 aprile 2018

Maria Zakharova, rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri russo, ha recentemente promesso una “sorpresa”. Questa sorpresa è stata pubblicata in un riepilogo dettagliato di alcuni fatti che mostrano non solo la portata, ma anche l’importanza dei funzionari della dirigenza tra i rappresentanti inglesi in visita da Hitler in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936. A tal proposito, il resoconto dettagliato riflette la posizione della Russia sull’attuale conflitto artificiale gonfiato da Londra
Su “Meeting Place” di NTV, trasmesso il 30 marzo, veniva esaminato in dettaglio l’invisibile cordone ombelicale ideologico che legava impero inglese e Terzo Reich. Dato che la parola tedesca Reich significa “impero”, quando impero inglese veniva colloquialmente chiamato il Regno Unito, per mantenerne la leadership nel mondo, nei primi anni trenta giunse alla conclusione di restaurare la Germania. I finanziamenti occidentali ad Hitler iniziarono nella prima metà degli anni ’20. Una grande quantità di prove dell’opera cosciente di Londra, Parigi e Washington per creare l’inflazione artificiale nel Terzo Impero tedesco (come lo chiamava Hitler) viene data nei miei libri “Chi spinse Hitler ad attaccare Stalin” e “La guerra, dalle mani straniere“. Pertanto, per ulteriori dettagli, ne parlo con chi ne è interessato. Il programma dava molte informazioni e fatti interessanti. Alcuni vorremmo sottolinearli.
Nel 1936 nella Germania nazista non ci fu una, ma due Olimpiadi! d’Estate a Berlino e d’inverno a Garmisch-Partenkirchen. Hitler fu intensamente pompato come rispettabile, elevandone il prestigio internazionale da Cancelliere del Terzo Reich.
Il nazismo nacque dalla teoria e pratica razziale del colonialismo inglese.
I primi campi di concentramento furono inventati dagli inglesi durante la guerra anglo-boera. In questi campi, gli inglesi v’inviarono donne, bambini e anziani, tutti coloro che li combattevano.
Nel 1943, gli inglesi organizzarono consapevolmente la carestia nella provincia indiana del Bengala. Gli inglesi volevano privare del cibo le truppe giapponesi che si avvicinavano ed evitare la rivolta della popolazione locale, che odiava i colonialisti inglesi. A seguito della carestia, morirono oltre 20 milioni di persone. Gli inglesi trattavano gli abitanti delle loro colonie come persone di seconda o terza classe. Prima della Seconda guerra mondiale, la riserva aurea della Cecoslovacchia fu conservata nel Regno Unito (si noti che questo stock “cecoslovacco” era in realtà parte dell’oro dell’Impero russo preso dai cechi durante la guerra civile, dopo l’arresto di Kolchak.
Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte dei tedeschi, Londra condannò queste azioni a parole, ma consegnò ad Hitler le riserve auree della Cecoslovacchia. Molto eloquente è il frammento di programma, in cui rappresentati dell’organizzazione Belolentochnoj, “scelta democratica”, difatti giustificavano i crimini del fascismo, provando prima a dividere nazismo e fascismo, e quindi dicendo che il fascismo non è criminale e sanguinario. Una cosa sorprendente, ma come vediamo in Ucraina, dal liberalismo al nazismo, in senso politico, c’è solo un passo. Poiché la tesi che “il fascismo non è nazismo” iniziava a risuonare spesso, va sottolineato che lo scopo di tale virus informativo è riciclare il fascismo come sistema di opinioni politiche. Dove porti ciò, di nuovo, lo si vede coll’esempio ucraino. Fascismo e nazismo sono due facce della stessa medaglia. Uno non c’è senza l’altro, solo la dimensione criminale è diversa. I fascisti tedeschi semplicemente commisero molti più crimini dei loro “camerati” italiani e spagnoli. E per i crimini dei giapponesi potrebbero essere attribuiti al fascismo. L’ideologia della superiorità della razza giapponese, la stessa alla base dei genocidi, come la tesi della superiorità degli ariani. I fascisti croati massacrarono i serbi, costruirono campi di concentramento ed eliminarono i civili. I fascisti ungheresi terrorizzarono il popolo sovietico nelle regioni di Brjansk e Voronezh. I fascisti rumeni, con Hitler, marciarono su Mosca, e così via.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Chi ci perde dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina

Mision Verdad, 27 marzo 2018Il 22 marzo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, firmava un memorandum “sulla lotta contro l’aggressione economica della Cina” con cui impone nuove tasse sui prodotti importati dal Paese asiatico e compie un altro passo verso la guerra commerciale contro concorrenti e fornitori. Alcuni analisti dicono che la decisione è un altro esempio di debolezza degli Stati Uniti, una nazione che ha promosso la globalizzazione, ma ora “si oppone, a causa dell’invecchiamento della propria industria“. Si tratta di dazi annuali di 60 miliardi di dollari sui prodotti cinesi che riafferma la tendenza del presidente e magnate a mescolare interessi economici e di sicurezza per fare pressione sulla Cina. La misura cerca di raccogliere fondi per compensare i precedenti tagli alle tasse interne, Trump ha anche promesso di recuperare posti di lavoro e ridurre il peggiore deficit commerciale in sette anni, circa 566 miliardi di dollari. Proprio il gap commerciale più grande è con la Cina: 375 mila 100 milioni di dollari, con un incremento annuo dell’8,1%.

Da dove viene il gap?
La posizione vantaggiosa della Cina nei confronti degli Stati Uniti, in particolare in settori come acciaio ed alluminio, è dovuta ai livelli di sovrapproduzione cinese. Nel 2000, il contributo della produzione di acciaio cinese al totale mondiale non arrivava a un terzo, nel 2016 era il 51%. Quando tutti i grandi Paesi hanno ridotto la produzione di acciaio, la Cina l’ha raddoppiata dall’inizio del secolo. Quasi lo stesso accade con l’alluminio: gli Stati Uniti erano un produttore importante fino al 2005, ma oggi la Cina produce metà dell’alluminio mondiale. Analizzando meglio, si può vedere che, nell’esportazione, gli Stati Uniti sono cresciuti di poco più di sei volte, mentre la Cina di oltre 70 volte.

The Spectator Index @spectatorindex
Exports to the world
1986
US: $211 billion
China: $27 billion

2016
US: $1330 billion
China: $1980 billion

Inoltre, la crescita del debito pubblico degli Stati Uniti ha superato il 100% del prodotto interno lordo (PIL), divenendo il quarto Paese con la più alta percentuale di debito sul PIL.

The Spectator Index@spectatorindex
US government debt.
1998: $5.5 trillion
2008: $10 trillion
2018: $21 trillion

US government debt as share of GDP.
1998: 60%
2008: 67%
2018: 107%

La Cina è il primo detentore del debito USA perché vende a credito più di quanto acquisti, e anche perché compra titoli di Stato a basso rischio nella turbolenta danza tra agenzie di rating e banche salvate. Nell’economia globale, il dollaro ha molto più potere d’acquisto dello yuan. Ciò rende i prodotti statunitensi più costosi all’estero dei prodotti cinesi. Pertanto, i prezzi dei prodotti fabbricati in Cina sono molto più competitivi di quelli degli Stati Uniti.

Reazioni degli Stati Uniti
La misure protezionistiche prese da Trump, nell’architettura economica che la corporatocrazia statunitense ha subordinato al libero mercato, possono ulteriormente minare le dinamiche interne degli Stati Uniti. Personaggi come il suo ex-consigliere economico Gary Cohn, Orrin Hatch, il capo repubblicano della Commissione finanze del Senato e il presidente della Camera Paul Ryan, hanno espresso insoddisfazione e distacco da tali misure. Mentre Richard Trumka, presidente del centro sindacale AFL-CIO che raggruppa oltre 12 milioni di lavoratori nel settore pubblico e privato degli Stati Uniti, ha detto che l’annuncio dei dazi su acciaio e alluminio è un “passo positivo” per proteggere i posti di lavoro negli Stati Uniti, John Heisdorffer, presidente della American Soybean Association (ASA), ha ribadito “grande preoccupazione” per la possibile rappresaglia della Cina contro la soia statunitense, poiché è il più grande acquirente e consuma quasi un terzo della produzione dal valore di 14 miliardi di dollari all’anno. I mercati azionari di tutto il mondo sono caduti giovedì e venerdì, riflettendo le preoccupazioni degli investitori sul peggioramento del commercio sino-statunitense. Tuttavia, Trumka ha detto che “le leggi della globalizzazione sono state scritte contro i lavoratori, è il mito che hanno tentato di perpetuare, la scusa è l’economia, non si può fare nulla, ma l’economia non è altro che un serie di regole, scritte dagli uomini e donne che scegliamo, che indicano i vincitori e i perdenti”, aggiungendo che “ora Wall Street è inquieta perché era abituata a farla franca, non gli interessano i posti di lavoro in Messico o negli Stati Uniti, si preoccupa solo dei prezzi delle azioni, e questo (i dazi) influisce sulle sue azioni, francamente, ha già tratto abbastanza profitti, un record continui per tre anni”, aggiungeva. La senatrice democratica Heidi Heitkamp indicava l’economia del suo stato, North Dakota, dicendo che “ha bisogno di una guerra commerciale tanto quanto una mucca ha bisogno di un hamburger. Il 50% delle esportazioni del Nord Dakota verso l’Unione europea (UE) sono prodotti agricoli e macchinari per l’edilizia e il 60% delle nostre esportazioni in Cina sono prodotti agricoli“.Prime reazioni dalla Cina
La Cina prima studia le sovvenzioni commerciali che gli Stati Uniti applicano ai proprio prodotti agricoli come risposta, come affermato da vari attori nel paese nordamericano. In risposta al memorandum, l’ambasciata cinese negli Stati Uniti affermava che “è una tipica azione protezionistica commerciale unilaterale, la Cina è molto delusa e fortemente contraria da tale azione“, aggiungendo. “le azioni intraprese dagli Stati Uniti sono controproducenti: danneggeranno direttamente gli interessi di consumatori, imprese e mercati finanziari negli Stati Uniti. Inoltre mettono in pericolo l’ordine commerciale internazionale e la stabilità economica globale“. Si ritiene che la Cina ricorra alla cooperazione per disinnescare il conflitto, aumentando il commercio tra i due Paesi, ad esempio espandendo la propria apertura nei servizi, produzione e prodotti base mentre gli Stati Uniti potrebbero allentare i controlli su esportazioni di prodotti high-tech e alto valore aggiunto in Cina. Ciò che sembra una guerra commerciale finisce per essere un tentativo di intimidire la Cina e il resto del mondo per far sì che tutti rafforzino gli Stati Uniti, concedendogli risorse economiche e opportunità di sviluppo, mentre la Cina abbandona la via per essere un altro centro del capitale e della tecnologia. I media cinesi sostengono che lo statunitense medio, nella sua brama di consumo, non vuole la guerra commerciale con la Cina; Se dovesse intensificare e danneggiarne l’economia, Trump la pagherebbe alle urne. Il Vicedirettore del Dipartimento Informazioni del Ministero degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese, Hua Chunying, affermava che il suo Paese “combatterà fino alla fine” in ogni guerra commerciale ed esortava gli Stati Uniti a prendere decisioni caute, aggiungendo che il Paese nordamericano ha importato grandi quantità di prodotti a basso costo e ad alta intensità di manodopera dalla Cina, che hanno ridotto significativamente i costi ai consumatori statunitensi, aumentatone le eccedenze, migliorandone il benessere e aiutando gli Stati Uniti a rallentare l’inflazione.

Chi vince e chi perde?
Il surplus commerciale della Cina nel campo dell’elettronica e delle apparecchiature elettriche contrasta col notevole deficit commerciale in prodotti agricoli, attrezzature e servizi. Le importazioni cinesi di prodotti agricoli, cuoio e aerei rappresentano una parte importante delle esportazioni statunitensi. Pertanto, questi settori potrebbero risentirne se il colosso asiatico volesse imporre sanzioni commerciali agli Stati Uniti. Una guerra commerciale minerebbe direttamente gli interessi di consumatori (il motore dell’economia globale), imprese e mercato finanziario statunitensi. Hua ha descritto il brusco calo delle azioni statunitensi di giovedì come “voto di sfiducia da parte del mercato finanziario verso politiche e movimenti scorretti degli Stati Uniti“. Si sostiene che la Cina non sarà la principale vittima di tali misure, ma gli stretti alleati degli Stati Uniti, maggiore importatore di acciaio al mondo con 20 milioni di tonnellate all’anno per 24 miliardi di dollari. Il principale fornitore è il Canada, col 17% del totale, seguito da Corea del Sud e Brasile. Trump ha promesso che farà eccezioni con alleati come Argentina, Canada e Messico, tentando così di mantenere il controllo diretto e il supporto incondizionato dei suoi alleati. La Cina è solo l’undicesimo esportatore di acciaio negli Stati Uniti. Importanti fornitori come Giappone, Germania e Taiwan saranno inoltre danneggiati dalle misure annunciate. La Cina spera di ridurre significativamente gli ostacoli all’accesso al mercato, facilitare gli investimenti e incoraggiare l’ingresso di capitali esteri in più regioni, la strategia della cooperazione attuata dalla sua diplomazia le consentiranno di diversificare i mercati. Mentre gli Stati Uniti combattono mezzo mondo, compresi i più stretti alleati, la Cina scommette su maggiori scambi liberi e più globalizzazione senza programmi bellici. In questo senso, il progresso delle relazioni con l’Europa permetterà d’isolare gli Stati Uniti mentre persiste tale visione unica ed esclusiva. È così che la Cina gestisce già circa 20 linee ferroviarie dirette con città europee come Londra, Madrid, Rotterdam o Varsavia attraverso la tratta Cina-Madrid, che esiste da più di un anno ed è il servizio ferroviario più lungo del mondo, che sarà ottimizzato dalle compagnie russe a un costo di 242 miliardi di dollari. Anni fa, gli Stati Uniti cessarono di essere la superpotenza che contribuiva al 50% dei beni prodotti nel mondo, dopo la Seconda guerra mondiale. Oggi assistiamo al crollo di una nazione indebitata e divisa, attraversata da complessi conflitti sociali e che non è un punto di riferimento economico e politico per i Paesi occidentali.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La svolta globale della Cina: Yuan-oro e avvertimenti

King World News, 26 marzo 2018

Nell’ultima settimana di marzo, uno dei maggiori gestori di fondi al mondo dichiarava a King World News che la Cina ha appena compiuto una svolta globale che porterà a 20000 dollari l’oro e a un sistema monetario e uno yuan basati sull’oro. C’è anche un terribile avvertimento.La Cina compie una svolta globale
Dr. Stephen Leeb: “Oh, ironia. Il presidente Trump potrebbe essere quello che risolve i problemi commerciali degli USA. Ma non coi dazi o il forte riarmo dei nostri partner commerciali… Piuttosto arriverà dalla Cina che accelera la transizione a una nuova valuta di riserva, probabilmente un paniere di valute basate sull’oro, creando un sistema monetario centrato sull’oro. La Cina ha gettato accuratamente le basi per avere i mezzi per definire la nuova valuta di riserva che influenzerà l’Oriente, se non il mondo”. E con la Cina non solo maggiore trader del mondo ma anche possessore di un esercito in grado di proteggere i partner commerciali orientali, le sue capacità sono indubbie.

La Cina ora commercia il petrolio con lo Yuan-oro
Segnatevi la data: oggi è iniziato il commercio del nuovo benchmark del petrolio orientale di Shanghai. I fornitori di petrolio possono ora coprire i loro yuan in futures basati sull’oro, la cui compensazione sarà in oro. In effetti, il petrolio ora viene commercializzato in yuan-oro. Il segnale che la Cina vuole accelerare il commercio in yuan e oro ben oltre il petrolio, è apparso in un articolo sul South China Post di fine febbraio. L’articolo citava Cheung Tak-hay, presidente della Borsa dell’oro di Hong Kong, dire: “La Borsa dell’oro di Hong Kong è in trattative con Singapore, Myanmar e Dubai per stabilire un corridoio merci in oro per promuovere prodotti denominati in yuan nell’ambito dell’Iniziativa Cintura e Via della Cina. Il corridoio delle merci d’oro… potrebbe collegare il deposito doganale proposto a Qianhai con utenti e commercianti di metalli preziosi nei Paesi della Fascia e Via“.

Deposito d’oro da 1500 tonnellate nella zona di libero scambio
Qianhai fa parte della zona di libero scambio di Shenzhen e Hong Kong. Il deposito doganale, secondo l’articolo, potrà immagazzinare 1500 tonnellate di oro. I servizi di regolamento di custodia e fisico inizierà probabilmente nei prossimi mesi. La posizione di Trump sulla politica commerciale spinge la Cina ad estenderne il commercio ben oltre il petrolio. Finora queste cifre equivalgono alla soppressione dei dazi in nome della “sicurezza nazionale” (che ironia). L’affermazione è che economia ed esercito statunitensi non possono essere sicuri se il Paese non produce abbastanza acciaio. E così il presidente Trump annunciava dazi che colpiranno alleati affidabili mentre avrà impatto assai minore sulla Cina, le cui pratiche commerciali Trump ha ripetutamente lamentato. I dazi furono quindi modificati esentando Canada e Messico, almeno per ora, ma si applicano ancora a molti altri alleati degli Stati Uniti.

Il vero pericolo
Ma il vero pericolo deriverà da una guerra commerciale totale. Il Presidente della PBoC Zhou ha spesso notato il rovescio della medaglia quando una nazione sovrana ha la valuta di riserva mondiale. O la valuta è sopravvalutata, portando il Paese a grandi deficit commerciali. Oppure (se il Paese emittente cerca di evitarlo limitando l’offerta della propria valuta), la crescita mondiale ne risentirà. Non fraintendetemi: non sostengo che la Cina e altri partner commerciali giochino in modo equo. Dico che l’unico modo in cui gli Stati Uniti possono sfidare il deficit commerciale è con un forte rallentamento della crescita mondiale o rinunciando al ruolo del dollaro come valuta di riserva. Il dollaro è nettamente sopravvalutato e rimarrà tale fin quando sarà la valuta di riserva mondiale. Vedo la Cina alla ricerca urgente del modo per evitare il collasso economico che potrebbe comportare una guerra commerciale. Noi siamo le nostre peggiori minacce alla nostra sicurezza nazionale, non solo rischiando una guerra commerciale che infliggerebbe danni ingenti all’economia mondiale, ma anche a causa delle nostre specifiche vulnerabilità, soprattutto e sorprendentemente nell’arena militare. Ignoranza ed autocompiacimento degli USA su questo sono mozzafiato.

La Cina potrebbe piegare gli Stati Uniti
L’adagio rilevante è che se vivi in una casa di vetro, non lanciare pietre. Qualsiasi pena commerciale imponiamo alla Cina, senza dubbio causando qualche sofferenza, non paralizzerà l’economia cinese. Ma se la Cina rispondesse nello stesso modo, piegherebbe gli Stati Uniti. Il motivo: mentre Trump si concentra su acciaio e alluminio, la Cina insieme ad altri Paesi controlla le risorse, in particolare i metalli delle terre rare, di gran lunga più vitali per le nostre forze armate e sicurezza. Ogni anno l’US Geological Survey (USGS), l’agenzia incaricata di fornire dati e analisi sulle risorse naturali e i pericoli, pubblica un annuario che dettaglia riserve mondiali, risorse e produzione di materie prime e minerali. Negli ultimi due decenni i rapporti sono sempre più lugubri. Una volta largamente autonomi per risorse, gli Stati Uniti sono sempre più dipendenti da altri Paesi, alcuni dei quali, come la Cina, potrebbero facilmente divenire dei nemici. Nessuno può obiettare che non sia intelligente, o vantaggioso per la sicurezza nazionale, dipendere dai nemici sulle risorse cruciali.Il generale dell’aeronautica Robert Latiff avverte
Ho parlato di terre rare prima. In effetti il mio libro del 2011 “Red Alert” era in parte un avviso agli USA sul pericolo derivante dalla nostra crescente inaccessibilità a questi metalli. Nei sette anni passati da allora, non abbiamo fatto nulla per far fronte ai nostri dubbi. Nel suo libro del 2017 “Future War“, il generale dell’aeronautica militare Robert Latiff ha scritto: “L’elettronica di consumo sempre più piccola e capace… dipende in modo cruciale dai metalli delle terre rare… Più preoccupante dal punto di vista degli armamenti, i metalli delle terre rare si trovano su tutti gli aerei ad alte prestazioni, missili ed elettronica avanzata“. Forse più spaventoso in vista delle recenti valutazioni militari è il suo commento: “I magneti delle terre rare consentono il controllo del tiro dei missili altamente manovrabili e ad altissima velocità“.

Missili ipersonici cinesi
La Cina sviluppa missili ipersonici che volano cinque o più volte la velocità del suono e sono estremamente difficili da rilevare o neutralizzare. Possono, senza testata nucleare, affondare una portaerei. Un rapporto della National Academy of Sciences, commissionato dall’US Air Force nel 2016, osservava che quando si tratta di tali tecnologie: “L’assenza in questo Paese di un chiaro percorso all’acquisizione… è in netto contrasto col ritmo febbrile della ricerca nei potenziali avversari… I loro investimenti sono significativi… e le loro realizzazioni in alcuni casi sorprendenti“. A cui si può aggiungere che senza terre rare, “un chiaro percorso di acquisizione” non esiste. Il fatto che il rapporto sia stato scritto nel 2016 e che nei due anni successivi non sia cambiato nulla, è più che sufficiente a tenermi sveglio la notte. Più recentemente due importanti gruppi di riflessione, RAND Corporation e International Institute for Strategic Studies (IISS), hanno pubblicato relazioni di ampio respiro sulla difesa degli Stati Uniti. Il rapporto RAND affermava che le forze statunitensi “non riescono a tenere il passo con le forze modernizzatrici delle grandi potenze avversarie” e “sono mal posizionate per affrontare le sfide chiave in Europa ed Asia orientale“.

La Cina ha già raggiunto il suo obiettivo
Il rapporto IISS fa commenti simili. Ad esempio, afferma: “Gli sviluppi dei nuovi armamenti in Cina e l’ampio progresso tecnologico nella difesa sono volti a favorire la transizione dal “recupero” con l’occidente a divenire innovatore nella difesa globale: in alcune aree della tecnologia della difesa, la Cina ha già raggiunto i suoi obiettivi“. A cui posso aggiungere le valutazioni su ciò che si può vedere, non da ciò che la Cina potrebbe nascondere, che sarebbe enorme. Non asserisco che una qualsiasi mancanza nella nostra supremazia militare sia dovuta unicamente all’assenza di rifornimenti di terre rare, cobalto e altri prodotti essenziali che la Cina controlla virtualmente attraverso possesso naturale e/o capacità di ricostituzione. Ma dovrebbe essere ovvio che è stupido, e contro i nostri interessi nella sicurezza nazionale, fare qualsiasi cosa che rischi di limitarci l’accesso a questi materiali chiave. In altre parole, una guerra commerciale minaccia non solo l’economia mondiale ma anche la nostra capacità di difenderci e di produrre beni consumo di alta qualità. La posizione meno invidiabile in cui ci troviamo non iniziò con Trump, Obama o Bush. Piuttosto, risale a quando Nixon ci tolse il gold standard nel 1971 e alla politica miope che scaturì da tale infame decisione. Siamo mezzo secolo dopo a sperare che una nuova versione del sistema monetario centrato sull’oro possa salvarci.

Oro a 20000 dollari
Ciò spingerà l’oro molto in alto. E se la Cina in qualche modo non ci riesce, probabilmente significherà gravi disordini geopolitici, nel qual caso, l’oro, ancora una volta, è ciò che vorreste possedere. L’oro si prepara a un balzo per forza e durata impressionanti. Eric, il prezzo dell’oro sarà di almeno 20000 dollari e probabilmente di più, e i lettori di KWN non dovrebbero più rimanerne fuori: è troppo tardi perché il tempo sta per scadere.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La debolezza degli Stati Uniti verso il Venezuela

Rubén Castillo, Mision Verdad 12 marzo 2018Il 15 febbraio, l’ammiraglio della Marina degli Stati Uniti, attuale capo del Comando Sud, Kurt W. Tidd, presentò un rapporto alla 115.ma riunione del Comitato dei Servizi Armati del Senato. Lì indicò la perdita d’influenza statunitense su America Latina e Caraibi per via dei concorrenti diretti nella regione, riflettendo assenza di idee (e di budget), ed enunciando come il Comando Sud debba affrontare questa perdita di controllo politico- militare sulla regione.
Qual è la situazione attuale del Comando Sud del Pentagono? Tra i pilastri su cui si basano le politiche statunitensi vi sono la forza militare e il posizionamento strategico, sia tramite la collaborazione tra forze armate statunitensi e dei Paesi alleati, che con “aiuti umanitari” dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID), e basi militari e centri di addestramento militare congiunti, come la famosa Scuola delle Americhe. In America Latina, il Pentagono definisce “difesa preventiva” l’approccio militare e geostrategico volto non solo a proteggere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti da “minacce” come “terrorismo” e “reti criminali transnazionali”, ma anche porsi da primo attore nel plasmare il destino militare e politico della regione. Tale obiettivo secondo Tidd è minacciato nella regione e nel mondo dall’avanzata di Cina, Russia e Iran nei campi militare, economico e ideologico. In questo contesto, l’alto comando militare statunitense è sconcertato dall’emergere di questi attori geopolitici che modificano la situazione a loro favore, in modo da sventare qualsiasi azione intrapresa secondo i manuali militari su cui si è formato. Tra le strategie che disarticolano in parte il potere economico degli Stati Uniti come forma di coercizione, vi sono gli investimenti della Cina sul futuro dell’America Latina, per quasi 750 miliardi di dollari. A ciò si aggiungono le forniture militari della Russia ai Paesi aggrediti da Washington nella regione, un fattore che presagisce l’imminente indebolimento militare della potenza statunitense in America Latina. Nel caso del Venezuela, l’ampiezza di queste alleanze si riflette nella strategia d’interdizione quasi assoluta dello spazio aereo grazie all’alleanza strategica con Mosca.

Il rapporto di Tidd e il caso del Venezuela
Il rapporto presentato dal capo del Comando Sud fa notare ai senatori che la regressione regionale della potenza statunitense continua. Tidd sostiene che la carenza di risorse insieme all’inserimento di Cina e Russia come concorrenti strategici, gli ha “legato le mani” nell’affrontare le sfide che la regione richiede. Da questa prospettiva sul Venezuela, affrontando difficoltà per la scarsa disponibilità di finanziamenti, atomizzazione dei loro alleati interni e la politica di difesa integrale assunta dalle FANB negli ultimi dieci anni, per Washington è difficile recuperare questo spazio nel prossimo futuro. Allo stesso modo, l’intervento militare è fuori da ogni contesto, oltre ciò che Tidd integra nell’ala ultraradicale dello spettro politico statunitense, che vede la soluzione con una grande incursione nel territorio venezuelano. Per il momento e come espresso nel rapporto presentato da Tidd, il Pentagono seguirà il manuale dell’assedio che dal 2015 è applicato col decreto Obama che definisce il Venezuela una “minaccia”: il quadro giurisdizionale con cui intensificare le sanzioni contro i dirigenti civili-militari del governo venezuelano e le aggressioni economiche, peggiorando il blocco finanziario. Tutto indica che l’unico piano concreto continua ad essere la promozione da parte della comunità internazionale dell'”aiuto umanitario” su larga scala, in cui uffici come USAID si assumano la maggior parte dei finanziamenti, gestiti in collaborazione cogli alleati degli Stati Uniti nella regione. Tuttavia, lo stesso Tidd continua ad avere dubbi su come realizzare tale obiettivo, chiaro sintomo di debolezza.

Rivelazioni di fondo e profonde debolezze

L’attuale situazione del Comando Sud, rivelata nel rapporto al Senato, dimostra la mancata integrazione del potere esecutivo nei confronti del Venezuela, principalmente del dipartimento di Stato, incaricato dell’esecuzione delle linee della Casa Bianca nella sfera politica, e del dipartimento del Tesoro, intento alle pressioni finanziarie. Il coordinamento inesistente tra tali dipartimenti, varie agenzie dedite alla politica estera e Pentagono, secondo Tidd, crea le condizioni per cui Paesi concorrenti e contrari ai loro interessi ne indeboliscano l’egemonia nella regione. In conclusione, il rapporto mostra come i maggiori requisiti di bilancio dell’amministrazione Trump rivelino lo stato attuale del Comando Sud e le preoccupazioni dei comandanti militari statunitensi per la perdita d’influenza e capacità di attuare il cambio di regime in Venezuela. Un esempio è il rapporto presentato al Senato dal Comandante in Capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, generale Joseph Votel, a fine febbraio, in cui ribadiva, ancora una volta, i problemi strutturali dei comandi militari statunitensi e l’assenza di idee per affrontare le nuove sfide geostrategiche e geopolitiche, e le divergenze tra interessi finanziari e politici interni, condizionando sensibilmente il finanziamento della sicurezza della potenza nordamericana. Per quanto Hollywood lotti per mantenerne l’immagine da invincibile, la potenza militare statunitense sembra dirigersi verso un lungo crepuscolo.Traduzione di Alessandro Lattanzio