Hitler fu finanziato da Federal Reserve e Banca d’Inghilterra

Jurij Rubtsov, Ru-polit Fort Russ 14 maggio 2016Più di 70 anni fa iniziò il peggior massacro della storia. La recente risoluzione dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE equipara il ruolo di Unione Sovietica e Germania nazista allo scoppio della Seconda guerra mondiale, salvo il fatto che abbia per scopo estorcere soldi dalla Russia per via di certe economie fallite, è volta a demonizzare la Russia successore dell’URSS e preparare il terreno giuridico per la privazione del diritto di pronunciarsi contro la revisione dei risultati della guerra. Ma se ci affidiamo al problema della responsabilità della guerra, va prima risposto alla domanda chiave: chi aiutò i nazisti ad andare al potere? Chi li spinse verso la catastrofe mondiale? La storia della Germania prima della guerra dimostra che politiche “necessarie” furono dettate dalle turbolenze finanziarie, in cui, all’epoca, il mondo era immerso. Le istituzioni finanziarie centrali di Gran Bretagna e Stati Uniti, Banca d’Inghilterra e Sistema della riserva federale (FRS), e le organizzazioni finanziarie e industriali associate definirono le strutture fondamentali che decisero la strategia post-bellica dell’occidente. Obiettivo era imporre il controllo assoluto sul sistema finanziario della Germania per controllare i processi politici dell’Europa centrale. Per attuare tale strategia è possibile tracciare le seguenti fasi:
1°: dal 1919 al 1924, preparare la base per un massiccio investimento finanziario statunitense nell’economia tedesca;
2°: dal 1924 al 1929, istituzione del controllo sul sistema finanziario della Germania e sostegno finanziario al nazionalsocialismo;
3°: dal 1929 al 1933 , provocare e scatenare una profonda crisi finanziaria ed economica e assicurarsi che i nazisti arrivassero al potere;
4°: dal 1933 al 1939, cooperazione finanziaria con il governo nazista e sostegno alla sua politica estera espansionista, volta a preparare e scatenare una nuova guerra mondiale.
Nella prima fase per la leva principale per assicurarsi la penetrazione della capitale statunitense in Europa iniziò coi debiti di guerra e il problema strettamente correlato delle riparazioni tedesche. Dopo l’ingresso formale degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale, diedero prestiti agli alleati (in primo luogo Regno Unito e Francia) per 8,8 miliardi di dollari. Il totale dei debiti di guerra, inclusi i prestiti concessi dagli Stati Uniti nel 1919-1921, fu oltre 11 miliardi di dollari. Per risolvere il problema, i Paesi debitori cercarono d’imporre una grande quantità di condizioni estremamente dure per il pagamento delle riparazioni alla Germania. Ciò causò la fuga di capitali tedeschi all’estero e il rifiuto di pagare le tasse comportando un deficit di bilancio dello Stato che poté essere colmato solo attraverso la stampa di marchi senza copertura. Il risultato fu il crollo della valuta tedesca, la “grande inflazione” del 1923, pari al 512% quando un dollaro valeva 4,2 miliardi di marchi. Gli industriali tedeschi iniziarono a sabotare apertamente gli obblighi di riparazione, causando la celebre crisi della Ruhr, l’occupazione franco-belga della Ruhr nel gennaio 1923. Gli ambienti governativi anglo-statunitensi, per intraprendere la propria iniziativa, aspettarono che la Francia venisse coinvolta nell’avventura dimostrandosi incapace di risolvere il problema. Il segretario di Stato degli USA Hughes osservò: “È necessario attendere che l’Europa maturi per accettare la proposta statunitense“. Il nuovo piano fu sviluppato dalla “JP Morgan & Co.” su istruzione del capo della Banca d’Inghilterra Montagu Norman. Al centro dell’idea vi era il rappresentante della “Dresdner Bank” Hjalmar Schacht, che la formulò nel marzo 1922 su suggerimento di John Foster Dulles (futuro segretario di Stato del presidente Eisenhower) e consulente legale del presidente W. Wilson alla conferenza di pace di Parigi. Dulles diede questa nota al fiduciario principale della “JP Morgan & Co.” e poi JP Morgan lo raccomandò a H. Schacht, M. Norman e all’ultimo ai governanti di Weimar. Nel dicembre 1923, H. Schacht divenne direttore della Reichsbank, permettendo di riunire i finanzieri anglostatunitensi e tedeschi. Nell’estate 1924, il progetto denominato “piano Dawes” (nominato dal presidente del comitato di esperti che lo creò, banchiere e direttore di una delle banche del gruppo Morgan), fu adottato alla conferenza di Londra. Chiedeva di dimezzare le riparazioni e di risolvere la questione delle fonti della loro copertura. Tuttavia, il compito principale era garantire condizioni favorevoli agli investimenti statunitensi, possibili solo stabilizzando il marco tedesco. A tal fine, il piano prestò alla Germania 200 milioni di dollari, di cui per metà della JP Morgan, nel mentre le banche anglostatunitensi acquisirono il controllo non solo del trasferimento dei pagamenti tedeschi, ma anche di bilancio, circolazione monetaria e in larga misura del credito del Paese. Nell’agosto 1924, il vecchio marco tedesco fu sostituito da una nuova nota finanziaria stabilizzata in Germania e, come scrisse il ricercatore GD Preparata, la Repubblica di Weimar fu pronta per “gli aiuti economici più pittoreschi della storia, seguiti dalla raccolta peggiore nella storia del mondo, un inondazione di sangue statunitense si riversò nelle vene finanziarie della Germania“. Le conseguenze di ciò non tardarono a comparire. Ciò fu dovuto principalmente al fatto che le riparazioni annuali dovevano coprire l’importo del debito pagato dagli alleati, formato dal cosiddetto “circolo assurdo di Weimar”. L’oro con cui la Germania pagava le riparazioni di guerra, fu venduto, pignorato e scomparve negli Stati Uniti, dove ritornò in Germania sotto forma di piano di “aiuto” che poi consegnava a Regno Unito e Francia che lo giravano per pagare i debiti di guerra con gli Stati Uniti. Quindi sovraccaricato di interessi veniva rispedito in Germania. Alla fine, tutti in Germania vivevano con il debito e fu chiaro che se Wall Street avesse ritirato i prestiti, il Paese sarebbe fallito completamente.
In secondo luogo, anche se il credito formale fu aperto per garantire i pagamenti, fu speso effettivamente per ripristinare la potenza militare-industriale del Paese. Il fatto è che i tedeschi furono pagati in azioni di società coi prestiti, quindi il capitale statunitense s’integrò attivamente nell’economia tedesca. L’importo degli investimenti esteri nell’industria tedesca nel 1924-1929 ammontò a 63 miliardi di marchi d’oro (30 miliardi contabilizzati come prestiti) e il pagamento delle riparazioni a 10 miliardi di marchi. Il 70% dei ricavi fu fornito dalle banche degli Stati Uniti in maggioranza dalla JP Morgan. Di conseguenza, nel 1929, l’industria tedesca era al secondo posto nel mondo, ma era in gran parte nelle mani dei principali gruppi finanziari-industriali degli USA. Le “Interessen-Gemeinschaft Farbenindustrie“, fornitore principale della macchina da guerra tedesca, finanziò il 45% della campagna elettorale di Hitler nel 1930, ed era sotto il controllo della “Standard Oil” di Rockefeller. Morgan, tramite la “General Electric“, controllava l’industria radioelettrica tedesca tramite AEG e Siemens (fino al 1933, il 30% delle azioni di AEG erano della “General Electric”) e attraverso la società ITT, il 40% della rete telefonica della Germania. Inoltre possedevano il 30% della società aeronautica “Focke-Wulf“. “General Motors“, della famiglia DuPont, controllava la “Opel“. Henry Ford controllava il 100% delle azioni della “Volkswagen“. Nel 1926, con la partecipazione della banca “Dillon, Reed & Co.” dei Rockefeller, il secondo maggiore monopolio industriale della Germania, dopo “IG Farben“, apparve; era il cartello metallurgico “Vereinigte Stahlwerke” (Unione delle acciaierie) tra Thyssen, Flick, Wolff, Feglera ecc. La cooperazione statunitense con il complesso militare-industriale tedesco fu così intensa e pervasiva che nel 1933 i settori chiave dell’industria tedesca e delle grandi banche come Deutsche Bank, Dresdner Bank, Donat Bank ecc. erano controllati dal capitale finanziario statunitense. La forza politica che doveva svolgere un ruolo cruciale nei piani anglo-statunitensi fu preparata simultaneamente. Si trattò del finanziamento del partito nazista e di A. Hitler stesso. Come scrisse il cancelliere tedesco Brüning nelle sue memorie, dal 1923 Hitler riceveva grandi somme dall’estero. Da dove è ignoto, ma passarono da banche svizzere e svedesi. È anche noto che nel 1922 a Monaco di Baviera si ebbe una riunione tra A. Hitler e l’addetto militare degli Stati Uniti in Germania, capitano Truman Smith, che redasse una relazione dettagliata per i suoi superiori di Washington (dell’ufficio d’intelligence militare), in cui elogiava Hitler. Fu attraverso il giro di conoscenze di Smith, in primo luogo, che Hitler fu presentato a Ernst Franz Sedgwick Hanfstaengl (Putzie), laureato all’Harvard University, e che svolse un ruolo importante nella formazione politica di A. Hitler, dandogli un notevole sostegno finanziario e assicurandogli contatti con importante figure inglesi. Hitler era preparato in politica, tuttavia, mentre la Germania regnava in prosperità, il suo partito rimase periferico nella vita pubblica. La situazione cambiò drammaticamente con la crisi.
Dall’autunno 1929, dopo il crollo della borsa statunitense attivata dalla Federal Reserve, iniziò la terza tappa della strategia dei circoli finanziari anglo-statunitensi. Federal Reserve e JP Morgan decisero di smettere di prestare alla Germania, ispirati dalla crisi bancaria e depressione economica dell’Europa centrale. Nel settembre 1931 il Regno Unito abbandonò il gold standard, distruggendo deliberatamente il sistema internazionale dei pagamenti e togliendo l’ossigeno finanziario alla Repubblica di Weimar. Ma nel partito nazista si ebbe un miracolo finanziario: nel settembre 1930, a seguito di grandi donazioni da Thyssen e IG Farben, il partito di Kirdorf ebbe 6,4 milioni di voti e fu al secondo posto nel Reichstag, dopo di che ricevette ampi finanziamenti esteri. Il legame principale tra i maggiori industriali tedeschi e i finanzieri esteri fu H. Schacht. Il 4 gennaio 1932 si ebbe una riunione tra il maggiore finanziatore inglese M. Norman, A. Hitler e von Papen, concludendo un accordo segreto sul finanziamento del NSDAP. In questa riunione furono inoltre presenti i politici statunitensi Dulles, cosa che i loro biografi non menzionano. Il 14 gennaio 1933 si ebbe un incontro tra Hitler, Schroder, Papen e Kepler, dove il programma di Hitler fu adottato. Fu qui che finalmente si decise il passaggio di potere ai nazisti, e il 30 gennaio Hitler divenne cancelliere. L’avvio della quarta fase della strategia così cominciò.
L’atteggiamento degli ambienti governativi anglo-statunitensi verso il nuovo governo fu di netta simpatia. Quando Hitler si rifiutò di pagare le riparazioni, naturalmente mettendo in discussione il pagamento dei debiti di guerra, né Gran Bretagna né Francia avanzarono pretese. Inoltre, dopo la visita negli Stati Uniti nel maggio 1933, Schacht fu posto nuovamente a capo della Reichsbank, e dopo l’incontro con il presidente e i più grandi banchieri di Wall Street, gli USA assegnarono alla Germania nuovi prestiti per un miliardo di dollari. A giugno, durante un viaggio a Londra e l’incontro con M. Norman, Schacht cercò un prestito inglese di 2 miliardi di dollari e la riduzione o cessazione dei pagamenti dei vecchi prestiti. Così, i nazisti ebbero ciò che non poterono avere con il precedente governo. Nell’estate 1934 la Gran Bretagna firmò l’accordo di trasferimento anglo-tedesco, uno dei fondamenti della politica inglese verso il Terzo Reich e alla fine degli anni ’30 la Germania era il principale partner commerciale del Regno Unito. La Schroeder Bank fu l’agente principale della Germania nel Regno Unito e nel 1936 il suo ufficio a New York collaborò con i Rockefeller per creare la “Schroeder, Rockefeller & Co. Investment Bank”, che la rivista “Times” chiamò “l’asse propagandistico economico Berlino-Roma“. Come ammise Hitler, concepì il suo piano quadriennale sulla base dei prestiti finanziari esteri, quindi non creò il minimo allarme. Nell’agosto 1934, la “Standard Oil” in Germania acquistò 730000 ettari di terreno e costruì grandi raffinerie di petrolio che fornirono la benzina ai nazisti. Allo stesso tempo, la Germania prese segretamente in consegna dagli Stati Uniti le attrezzature più moderne per le fabbriche di aeromobili, che iniziarono la produzione di aerei. La Germania ottenne numerosi brevetti militari dalle ditte statunitensi “Pratt e Whitney“, “Douglas“, “Curtis Wright” e con la tecnologia statunitense produsse lo “Junkers Ju-87”. Gli investimenti nell’economia della Germania ammontarono a 475 milioni di dollari. La “Standard Oil” investì 120 milioni di dollari, “General Motors” 35, ITT 30 e “Ford” 17,5. La stretta collaborazione finanziaria ed economica degli ambienti aziendali anglo-statunitensi e nazisti fece da sfondo, negli anni ’30, alla politica di appoggio che portò alla Seconda guerra mondiale.
Oggi, quando l’élite finanziaria mondiale iniziava ad attuare il piano “Grande depressione – 2“, con la successiva transizione al “nuovo ordine mondiale”, l’identificazione del ruolo chiave nell’organizzazione dei crimini contro l’umanità diventa una priorità.Jurij Rubtsov è dottore in scienze storiche, accademico dell’Accademia delle scienze militari e membro dell’Associazione internazionale degli storici della Seconda guerra mondiale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso la dissoluzione del globalismo atlantista

Alessandro Lattanzio, 1/6/2017Il blocco atlantista-globalista si disintegra sprofondando nel caos. Da un lato la cancelliera tedesca Angela Merkel, a capo delle residue forze atlantiste-globaliste (vecchio sogno dei circoli rhodesiani, imperialisti e socialcolonialisti anglofoni), in rotta con Trump e la Brexit, veniva aspramente rimproverata dalla stessa bibbia del globalismo, il Financial Times, “E’ facile dare la colpa al presidente Trump per questo stato di cose. Ma anche la Merkel si è comportata in modo irresponsabile con una dichiarazione che rischia di allargare la pericolosa spaccatura nell’alleanza atlantica con una frattura permanente… Se il governo della Merkel persegue i negoziati sulla Brexit con l’attuale spirito conflittuale, chiedendo al Regno Unito di sborsare cifre enormi, anche prima di discutere di un accordo commerciale, rischia di creare una profezia che si autoavvera e un antagonismo duraturo con Gran Bretagna e Stati Uniti...” Non va escluso che l’accanimento di Berlino verso Londra sia il riflesso di una rivalsa che cova in Germania fin dalla conferenza di pace di Versailles del 1919, quando Francia e Regno Unito imposero alla Germania di pagare una cifra spropositata per risarcire le potenze rivali per le perdite subite durante la Prima Guerra Mondiale (la cui responsabilità, tra l’altro, veniva interamente imputata a Berlino). Dall’altra parte si assiste al consolidamento di una rinata “anglosfera”, il globalismo incentrato sulla vecchia partnership speciale tra Washington e Londra e priva della palla al piede dell’utopia burocratica dell'”europeismo” bancariocratico e pure massone. E’ in tale scontro emergente tra le due fazioni imperialiste atlantiste che andrebbe inquadrato l’incontro tra il presidente francese Macron e il Presidente Putin (e si noti bene, a Versailles), celebrata dalla stessa macchina mediatica che getta fango sulla Russia, mentre la macchina mediatica tedesca minaccia Londra e Washington proponendo, tramite l’editorialista dello Spiegel Henrik Müller, un appello al partenariato strategico UE-Cina contro Trump scrivendo, “che gli Stati Uniti non sono più un partner affidabile… Le altre due grandi economie, Stati Uniti e Cina, cercano nuovi partner per risolvere i problemi internazionali. Le aree più significative per un’intensa cooperazione europea-cinese sono politica globale, commercio e cambiamento del clima. Gli Stati Uniti, da potenza guida dell’occidente, sostenevano le istituzioni economiche globali del dopoguerra come Fondo Monetario Internazionale Banca Mondiale, Organizzazione mondiale del commercio. Ora è necessario per Europa e Cina colmare congiuntamente il vuoto normativo generale“.
La stampa francese celebrava Macron e il suo vertice con il Presidente Putin al mero scopo di sollevare l’immagine di un presidente francese insignificante, in vista del vuoto nell’Unione Europea che si apre e che rischia di essere colmato solo da Berlino, aumentando le possibilità di frattura non solo verso l’anglosfera, ma anche verso l’Europa Balcanica-Danubiana e del Gruppo di Vishegrad, poco disposta a farsi schiacciare, come nel caso della Grecia, solo per compiacere istituzioni e politiche tedesche camuffate da “europee”. Quindi, l’arroganza verso il Presidente Putin mostrata dall’edipico Macron è volta anche a far calzare zeppe più alte al piccolo ‘Bobobankster‘ francese fabbricato dai mass media bancariocratici e dai circoli tardoimperialistici e massonici di Parigi. Tali zeppe dovrebbero permettere a Parigi di affrontare nell’arena europeista la cancelliera tedesca, il cui Paese ha ora mano libera nel dirigere la barca della cosiddetta “integrazione europea”. “Macron ha chiaramente sfidato Putin: o seguite le nostre regole, perché abbiamo le redini dopo la sconfitta della Clinton, o non vi riconosceremo dei nostri”. Anche se poi le “redini” in realtà le tiene Berlino. Ma nell’incontro di Versailles, Macron era costretto comunque, nonostante la spacconeria da bimbominkia, a riconoscere che in Siria, “l’obiettivo finale è la lotta al terrorismo, sradicare i gruppi terroristici, in particolare lo SIIL. Ho indicato la nostra linea rossa in modo molto chiaro: l’uso di armi chimiche da parte di chiunque sarà oggetto di ritorsioni e risposte immediati“. Chiaro riconoscimento che l’attacco di Qan Shayqun era una montatura dei terroristi. Il Presidente Putin a sua volta osservava, riguardo la lotta al terrorismo, “La Francia, naturalmente, contribuisce alla lotta al terrorismo in Siria nell’ambito della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Non sappiamo quanto sia indipendente la Francia quando si tratta di questioni operative, perché vi sono accordi tra alleati di cui siamo consapevoli”. Sull’Ucraina parlava invece solo il Presidente Putin, indicando che per Kiev si tratta di una questione interna e che solo essa è responsabile delle violazioni dell’accordo di Minsk, senza che il Bobobankster pigolasse nulla in contrario.
Non è che nell’“anglosfera” sia tutto rose e fiori, comunque; nel Regno Unito i liberaldemocratici si sono alleati ai conservatori chiedendo in cambio, tra l’altro, un’inchiesta sui finanziamenti ai terroristi locali. Tuttavia, tale indagine viene occultata dalla prima ministra Theresa May, visto che implica l’Arabia Saudita, grosso partner politico-economico di Londra. Anche dopo l’attentato di Manchester, May cercava di nascondere i gravi risultati dell’indagine. May, come Trump, Merkel e Centiloni, inseguono i petrodollari delle monarchie wahhabite, e quindi tollerano e supportano il terrorismo salafita, la cui matrice è il wahhabismo la cui diffusione viene finanziata da Riyad e Doha. Tim Farron, attuale capo dei liberaldemocratici, affermava: “Se i conservatori cercano davvero di fermare il terrorismo sulle nostre coste, devono finirla con questo stallo e riaprire l’inchiesta sui finanziamenti esteri all’estremismo nel Regno Unito“, denunciando May di voler insabbiare l’inchiesta. “Tale approccio a breve termine deve cambiare. È fondamentale che queste idee estreme e rigide siano affrontare e chi le finanzia sia denunciato pubblicamente”. L’unità di analisi dell’estremismo dell’Home Office aveva trasmesso a Downing Street le indagini sui finanziamenti esteri ai gruppi estremisti nel Regno Unito, ma il portavoce per gli affari esteri dei liberalemocratici Tom Brake dichiarava: “Come segretario degli interni al momento, il suo dipartimento era uno dei relatori del rapporto. Diciotto mesi dopo, e dopo due terribili attentati ai cittadini inglesi, tale rapporto rimane ancora incompleto e inedito“. Ciò perché le tracce del finanziamento al terrorismo portano all’Arabia Saudita. Questioni simili riguardano l’Europa, come ad esempio in Germania, Francia e Italia.
La sconfitta inflitta dall’Asse della Resistenza alle forze islamo-atlantiste (Gladio-B), si ripercuote nei Paesi finanziatori del terrorismo islamo-atlantista, La TV saudita al-Arabiya criticava il Qatar per i suoi rapporti con Azmy Bishara, membro della Knesset israeliana e consigliere della famiglia regnante qatariota degli al-Thani. Un fatto noto da anni, ma sempre nascosto dai media wahhabiti come al-Jazeera e gli altri media della sovversione islamista della “primavera araba”. Al-Arabiya accusava anche Arabi al-Jadid, quotidiano e TV qatarioti con sede a Londra, e Huffington Post, di avere rapporti con la Fratellanza mussulmana e di supportare il terrorismo islamista, sebbene anche al-Arabiya stessa supporti il salafsmo in Siria, Iraq e Yemen. Ciò riflette la frattura nel Consiglio di cooperazione dei Paesi del Golfo, acceleratasi dopo la visita del presidente degli Stati Uniti Trump a Riyadh, dove il Qatar usciva ancor più emarginato. E nel mentre gli USA devono abbandonare Siria e Iraq anche per l’aggravarsi della situazione in Afghanistan. Il segretario alla Difesa degli USA James Mattis volava in Afghanistan, preda di una serie di gravi sconfitte, non ultimo l’attentato presso l’ambasciata tedesca di Kabul che causava 80 morti il 31 maggio. In precedenza oltre 200 soldati del 209.esimo Reggimento dell’esercito afghano erano stati uccisi nella provincia di Balkh, la peggiore sconfitta delle forze di sicurezza afghane dal 2001. Il presidente afghano Ashraf Ghani aveva fatto dimettere il ministro della Difesa Abdullah Habibi e il Capo di Stato Maggiore Qadam Shah Shahim. Nella riunione congiunta a Kabul con il generale John Nicholson, comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, Mattis dichiarava di essere “sotto l’illusione” delle varie minacce che rendono fragile la sicurezza del Paese. In precedenza anche il consigliere della sicurezza nazionale di Trump, McMaster, aveva visitato Kabul, nel primo viaggio del genere dal 2009. I generali Nicholson e Joseph J. Votel, a capo del CentCom, chiedevano l’invio di altre forze statunitensi e della NATO in Afghanistan, per rafforzare le 8500 truppe statunitensi presenti. Ciò dovrebbe mettere a tacere per sempre gli isterismi continui sulle inesistenti “incursioni” di forze anglo-statunitensi-norvegesi in Siria. Si tratta di incursioni di poche decine di elementi delle forze speciali occidentali, che di certo non possono invadere mezza Siria come vaneggiano finti media pro-siriani o pro-russi, come i siti statunitensi al-Masdar e South Front, così generosi nel riportare la propaganda dei curdi filo-statunitensi e delle organizzazioni terroristiche. Inoltre, il generale Nicholson accusava la Russia di rifornire i taliban, ma al solo scopo di nascondere l’inefficienza delle forze statunitensi.Ad illustrazione del sempre più grande divario tra egemonia statunitense in disgregazione e multipolarità in ascesa, se nella Kabul occupata dalla NATO morivano decine di persone in un attentato, in Kenya veniva inaugura la rete ferroviaria Standard Gauge Railway (SGR) costruita dalla Cina. La SGR, lunga 480 km, dal porto di Mombasa alla capitale del Kenya Nairobi, è costata un investimento di 3,8 miliardi di dollari e costituisce il maggiore progetto infrastrutturale del Kenya, essendo cruciale per la modernizzazione della nazione africana. Il progetto SGR ha creato più di 46000 posti di lavoro ed ha permesso di qualificarne altri 45000, acquisendo le competenze tecniche necessarie per mantenere la linea. Il progetto SGR dovrebbe apportare l’1,5% di crescita del PIL del Kenya, secondo il suo governo.

Il Presidente del Kenya Uhuru Kenyatta con diplomatici e manager cinesi sul superponte sul Tsavo, Kenya, 26 maggio 2015

Fonti:
Algerie Patriotique
Chroniques du Grand Jeu
Dedefensa
Covert Geopolitics
Modern Tokyo Times
Russie Politics
The Duran
Washington Times

G7: la nuova configurazione geopolitica

Russie Politics 29 maggio 2017Il vertice del G7 avutosi in Sicilia ha formalizzato il nuovo paradigma geopolitico, mettendo gli Stati in secondo piano rispetto ai clan ideologici. Trump, presidente degli Stati Uniti, affrontava gli ex-alleati, in realtà membri del clan globalista.

La fine dello Stato come centro strategico
Paesi europei, Giappone e Canada si sono trovati di fronte all’improvvisa nuova realtà geopolitica. Abituati a un’alleanza stabile dalla fine della Seconda guerra mondiale guidata dagli Stati Uniti, che proteggevano “il mondo libero” da tutti i pericoli e i nemici, la ritirata volontaria di Trump, presidente del Paese che indicava la via, li lascia orfani e sperduti, come illustrato dall’interessante articolo de Le Monde. Non solo non c’è accordo sul clima, ma Trump è nettamente contrario alla legalizzazione dell’immigrazione, cioè alla fine delle frontiere per motivi presuntamente umanitari. Gli accordi commerciali transnazionali sono sottoposti a data da destinarsi, rimane la lotta al terrorismo. Trump è andato al G7 come si va in guerra. I capi del “mondo libero” non ci sono più abituati. Da parte europea, l’incomprensione è totale. La stampa parla di pessima preparazione della squadra degli Stati Uniti, di fallimento diplomatico, e i politici tedeschi ritengono che sia stato un vertice inutile il cui costo sarebbe stato meglio speso in altri campi, umanitari ovviamente. Il mondo libero ha perso il capo, gli Stati Uniti, è necessaria un’alternativa. La cancelliera tedesca ha fatto una dichiarazione interessante: “Il tempo in cui potevamo fare pieno affidamento sugli altri è finito. L’ho appreso negli ultimi giorni”, aveva detto Merkel a una riunione a Monaco di Baviera, nel sud della Germania. “Naturalmente, dobbiamo rimanere amici di Stati Uniti e Regno Unito, da buoni vicini, ove possibile, così come con la Russia. Ma dobbiamo sapere se combattere, da europei, per il nostro futuro e il nostro destino”, aveva detto”. Così l’UE deve colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti, ponendo molti problemi, anche tecnici: l’Unione europea non è uno Stato, non ha poteri né legittimità popolare. Soprattutto s’è impantanata in una crisi esistenziale. La supererà in modo autoritario? C’è la forte possibilità dimostrata dal rafforzamento della propaganda e da una radicalizzazione che non consente più l’opposizione alle cosiddette idee “europee”. Tuttavia, la valutazione di Trump del G7 e del vertice NATO è diametralmente opposta, se si crede alle sue dichiarazioni su twitter:Come spiegare tale cambiamento? Una formulazione esatta è data da un articolo del Washington Post: “Merkel e Macron hanno promesso di collaborare per avanzare ulteriormente l’agenda pro-globalizzazione a cui si oppone Trump. Il G7 attendeva il presidente degli Stati Uniti, il Paese guida del globalismo, ritrovandosi presidente questo individuo divenuto il leader del movimento anti-globalista, del movimento sovranista”. L’opposizione non proviene da questi Paesi, ma da loro forze ideologiche. Negli Stati Uniti, il presidente convive politicamente con le forze globaliste che prima dell’elezione di Trump avevano tutti i poteri: istituzionali, mediatici, economici, giudiziari. L’elezione di Trump è una breccia in questo governo totalitario: le istituzioni provengono dal potere globalistico. Perciò ricompare Obama che si pone da guida spirituale del globalismo. Non da presidente degli Stati Uniti, ma da rappresentante di una forza politica che utilizza gli strumenti dello Stato (giustizia, parlamento, ecc.) e sociali (media, società civile) per difendere i propri interessi. Non ci sono interessi nazionali, solo interessi di un clan ideologico. Lo stato non è che uno strumento tra gli altri, utilizzato nella lotta per il potere. Il movimento globalista è troppo sfuggente, ha bisogno di un volto e un corpo dopo aver perso gli Stati Uniti e il loro presidente. Merkel si pone da capo di fatto, dopo che Obama aveva lasciato la carica. Macron, dopo la visita di presentazione in Germania, prende il posto del delfino. Un duo “europeo” volto ad incarnare il globalismo. Si comprende meglio l’affermazione di Merkel sulla necessità di rivedere i rapporti con le altre potenze, come Cina e Russia. Se un accordo può esserci nel preservare gli interessi dei globalisti, è il momento di voltare pagina. I Paesi europei potranno compiere tale grande passo, mentre la macchina della propaganda è lanciata contro quei Paesi? E’ dubbio, la revisione delle relazioni con Russia e Cina sarebbe d’ostacolo alla rivoluzione europea. Se Macron e Merkel, lanciati dal globalismo riescono a ricompattare l’UE tenendo conto delle nuove realtà geopolitiche, prendendo formalmente l’iniziativa di questo movimento, significherebbe la fine degli Stati europei e, in qualche modo, dell’Europa. E’ il peggiore shock e la maggiore sfida geopolitica dalla Seconda guerra mondiale, ed in tale contesto il presidente russo visita la Francia, incontrando Macron, nuovo capo regionale della globalizzazione.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il 15 marzo la trumponomic potrebbe disintegrarsi

Gefira

Non ci sarà abrogazione e sostituzione dell’Obamacure. Né alcun taglio delle tasse. Né stimolo per le infrastrutture. Ci sarà solo un gigantesco bagno di sangue fiscale sul tetto del debito“. (1) Queste sono le parole di David Stockman, ex-direttore del budget della Casa Bianca di Reagan, che insiste sul fatto che un bagno di sangue nel mercato è imminente, mentre la vacanza sull’ascesa del debito finirà il 15 marzo 2017. “Ci sarà la sospensione del governo“, ha detto Stockman alla CNBC. “E’ del tutto inaspettato, imprevisto a Wall Street, e spaventerà tutti“. (2) Il 15 marzo è anche il giorno della riunione del Federal Open Market Committee, durante cui si prevede di rialzare i tassi; le elezioni olandesi saranno lo stesso giorno. Sarà l’inizio della grande crisi finanziaria? L’ultima sospensione del limite del debito fu decisa nell’ottobre 2015. Sei anni fa, nell’estate 2011, dopo l’accordo sul tetto del debito raggiunto da Obama, l’agenzia di rating Standard&Poor declassò i titoli di Stato degli Stati Uniti da AAA a AA+. (3)
Secondo Stockman, vi è la grande opportunità che presidente e Congresso raggiungano un accordo sul debito a 20 trilioni di dollari (106% del PIL). Quindi “il Tesoro avrà circa 200 miliardi di dollari in contanti. Bruciamo contanti al ritmo di 75 miliardi di dollari al mese. Entro l’estate, il contante sarà finito. Allora saremo nella madre di tutte le crisi sul tetto del debito. Tutto si fermerà. Credo che avremo la sospensione del governo“. (4) Ovviamente, questo significherebbe alcun stimolo, ma tagli fiscali. Con i tassi d’interesse più elevati del previsto, gli Stati Uniti si ritroveranno con una politica monetaria restrittiva e una fiscale restrittiva: la peggiore combinazione possibile per uccidere l’economia. La decisione della FED arriverebbe (come sempre) troppo tardi e causerà la prossima crisi, che sfocerebbe nella recessione negli Stati Uniti. La Trumponomic finirà prima ancora d’iniziare, a meno che il Congresso annunci l’eterna vacanza sul limite del debito.Riferimenti
1, 4. Stockman: Dopo il 15 marzo tutto si fermerebbe, Zerohedge 27/02/2017 .
2. Wall Street travisa Trump, e un bagno di sangue sul mercato è imminente: Stockman, CNBC 05/03/2017.
3. Ricordate il tetto del debito? Eccolo di nuovo, CNBC 2017/02/17 .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E’ iniziata: Majdan negli USA

Ruslan Ostashko, 23 gennaio 2017 – Fort Russ5827592b1500002600b0c8d8Quando avanzai la tesi nell’infosfera russa che gli Stati Uniti si trasformano in una grande Ucraina, in un primo momento molti pensarono che fosse uno scherzo divertente. Ma ciò che accade a Washington e altre città, negli USA e in Europa, in questi giorni dimostra che non si tratta di uno scherzo, ma della dura realtà in cui viviamo. Se con attenzione e in modo imparziale guardiamo come abilmente l’amministrazione Trump viene scossa, sarà facile vedere che le tecniche utilizzate sono le stesse usate sulle piazze di Kiev, Cairo, Hong Kong e Mosca. Se ci addentriamo ulteriormente nei dettagli, diremmo con certezza che una maidan statunitense viene preparata, non sono solo con gli stessi schemi delle sanguinarie rivoluzioni colorate in altri Paesi, ma con gli stessi mandanti. Abbattiamolo.
Un’ondata di proteste contro il neopresidente Donald Trump sommerge le città statunitensi. Le manifestazioni sono presumibilmente svolte a sostegno dei diritti delle donne, ma media e manifestanti statunitensi dicono chiaramente che protestano contro la nuova amministrazione. Secondo varie stime, il numero di manifestanti in questa “azione delle donne” a Washington ammontava a 200000 persone, ma gli organizzatori hanno detto che un “milione di donne marciava su Washington”. “La marcia del milione”… non ricorda qualcosa? È lo stesso slogan con cui i liberali russi organizzavano le loro marce. E le somiglianze non finiscono qui. L’istigatore dei ribelli creativi al raduno era interpretato da Madonna che, tra l’altro, non ha mai adempiuto alla promessa di soddisfare oralmente tutti coloro che hanno votato Clinton. In Russia e Ucraina, la parte “dei capipopolo” fu interpretata dalle rock star Shevcuk e Vakharchuk. Le manifestazioni a sostegno della “marcia del milione” statunitense hanno avuto luogo in molte città europee, ricordando le manifestazioni a sostegno di Majdan e Bolotnaja. Le prime finestre rotte e i primi poliziotti picchiati sono già apparsi, mentre arrestavano diverse decine di coloro che la stampa anti-Trump s’è affrettata a chiamare prigionieri politici, manifestanti pacifici e bambini inermi. Mentre la polizia statunitense ha riportato che mazze da baseball e pali di legno appuntiti branditi nelle proteste sono stati confiscati a questi “bambini inermi”. Anche questo non ricorda qualcosa? Letteralmente ogni dettaglio, dalla difesa mediatica dei “manifestanti innocenti” alle mazze da baseball, sono elementi visti nelle tre maidan. E ora qualche parola sull’aspetto più importante, i soldi. Un ex-giornalista di Wall Street Journal ha condotto un’inchiesta sulle ONG identificate come organizzatori e “partner chiave” della “marcia del milione”. Tra queste ONG vi erano 56 organizzazioni ufficialmente finanziate dalle agenzie di George Soros. Sono informazioni pubbliche. E ora provate a immaginare cosa succede dietro le quinte.
Per ora la nuova amministrazione regge bene. In realtà, c’erano piani per sabotare il giuramento, ma i sostenitori di Trump organizzarono un’operazione coperta per filmare le “botteghe degli attivisti” che preparavano massicce rivolte a Washington, per poi far trapelare queste informazioni su internet qualche giorno prima del giuramento. Ciò non poteva non interessare le autorità competenti. I piani dei cosiddetti “antifascisti” prevedevano il blocco della metropolitana della capitale e la creazione di ingorghi. In uno dei video su una delle “botteghe” dei manifestanti, si sentiva l’organizzatore dire “un colpo alla gola funziona”. Come i giornalisti pro-Trump hanno segnalato, questa fuga di informazioni e la scoperta dei piani hanno costretto i mercenari clintoniani a ridimensionare notevolmente i loro piani sovversivi. Le proteste poi si sono rivelate piuttosto letargiche. Ma va chiarito che la prossima volta potrebbe andare diversamente. Ora, è chiaro che gli organizzatori della maidan statunitense sono pronti ad assediare Trump e assaltarne l’amministrazione finché non sarà completamente distrutta. Cercano la causa scatenante per trasformare le proteste in qualcosa di massiccio, una grave accusa che consenta a moltissime persone di scendere in piazza. Per ora hanno cercato di usare il tema Trump “odia le donne”, ma non ha funzionato. Sono sicuro che ci saranno altri tentativi di organizzare le proteste di afro-americani e immigrati messicani e poi di unirle. Il finale inevitabile sarebbe l’accusa di tradimento e agente del Cremlino di Trump, come avvenne per abbattere Janukovich.
Non discutiamo: è un buon piano. Ma c’è un “ma”. Trump non è Janukovich e, in caso di emergenza, potrebbe richiamare i suoi sostenitori a Washington, che sarebbero più che felici di sostenerlo con le armi, nel caso che le forze di sicurezza improvvisamente si rifiutassero di obbedire all’ordine di disperdere le maidan statunitensi. In questo caso, il sangue, molto sangue, inonderebbe le strade statunitensi e le conseguenze sarebbero imprevedibili. Sarebbe un male per il mondo, maidan in un Paese con armi nucleari minaccerebbe l’intero pianeta. L’unica possibilità di evitare la “maidanizzazione” degli Stati Uniti sono Trump e la sua amministrazione che rapidamente e con precisione inizino a privare gli organizzatori della rivoluzione colorata statunitense delle risorse finanziarie. I prossimi mesi mostreranno se la nuova amministrazione ha abbastanza forza e coraggio per un passo del genere.Donald Trump protestTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora