La Russia ha infiltrato con successo lo SIIL

Fort Russ, 8 febbraio 2016560e9418c36188b34b8b457aSpie ceceni fedeli al Cremlino si sono infiltrate nello Stato islamico in Siria raccogliendo l’ intelligence che l’Aeronautica russa utilizza per scegliere gli obiettivi dei bombardamenti, ha dichiarato il leader della Cecenia alla TV. Ramzan Kadyrov, lo stretto alleato del Presidente Vladimir Putin che ha il serrato controllo della regione a maggioranza musulmana, dal passato di ribellione contro Mosca, ha dichiarato che ceceni si erano addestrati con i combattenti dello Stato Islamico all’inizio della guerra siriana. “Una rete spionistica fu allestita nello Stato Islamico“, citava l’ufficio di Kadyrov sull’intervento sul canale Russia 1, affermando che “i migliori combattenti” della Cecenia furono inviati in Siria per raccogliere informazioni su struttura e numero dei terroristi. “Grazie al loro lavoro di agenti l’Aeronautica russa distrugge le basi dei terroristi in Siria“. Chiestogli dei commenti, Dmitrij Peskov, portavoce di Putin, ha rifiutato di confermare la presenza di forze cecene in Siria. L’intervista completa di Kadyrov sull’argomento dovrebbe essere trasmessa il 10 febbraio. Lo Stato islamico in Siria girò un viedo macabro a dicembre; l’omicidio di un uomo indicato come ceceno e spia dell’intelligence russa. Kadyrov, accusato da gruppi sui diritti umani, ha rapidamente smentito che l’uomo fosse una spia. I ceceni che si oppongono al governo russo, induriti da due guerre contro Mosca, sono anche noti jihadisti che combattono al fianco dello Stato islamico in Siria. Mosca teme possano tornare e compiere attentati in Russia, come hanno minacciato.
La Russia ha lanciato gli attacchi aerei in Siria il 30 settembre e ha istituito una base aerea integrando l’impianto navale esistente. Vi ha fanteria e blindati per proteggere i propri interessi ed istruttori e consiglieri militari che collaborano con l’Esercito arabo siriano. I diplomatici occidentali hanno detto che le forze speciali russe sono attive in Siria; le autorità russe non sono aperte su questo. Ma la TV di Stato, in un’anticipazione del programma completo che sarà trasmessa questa settimana, ha detto che era il momento di parlare delle forze che aiutano a coordinare gli attacchi aerei russi in Siria “a costo della propria vita”, mostrando un campo di addestramento in Cecenia che secondo lui era il luogo dove gli agenti attivi in Siria si erano addestrati. Centinaia di uomini armati fino ai denti con veicoli a quattro ruote motrici venivano mostrati in fila, con un uomo ripreso ripetutamente sparare con una pistola mentre guidava, in ciò che sembrava uno corso di addestramento speciale alla guerriglia urbana. Kadyrov, ex-ribelle ceceno divenuto leale al Cremlino, appare anche sparare con un’arma ad alta potenza su un bersaglio. Ha detto che i suoi uomini in Siria avevano subito perdite. Kadyrov ha detto che ad ottobre voleva inviare militari ceceni in Siria per partecipare alle “operazioni speciali”, ma l’avrebbe fatto solo se Putin l’autorizzava.
Le forze russe hanno combattuto due guerre brutali contro i ribelli ceceni; ma la regione, anche se ancora affronta una limitata insurrezione islamista, ha un ampio margine di autonomia nella Russia ed è stata ricostruita. Kadyrov si dichiara uno dei più fedeli sostenitori di Putin.32ABD5BA-D852-418A-976D-941541B977F2_cx0_cy14_cw0_mw1024_s_n_r1

Ceceni fedeli alla Russia l’aiutano in Siria infiltrando SIIL e al-Qaida
Ramazan Khalidov e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 8 febbriao 2016

3000La Federazione Russa è multi-etnica e multi-religiosa e chiaramente le forze armate rispecchiano il mosaico religioso della Siria. I cristiani ortodossi nelle forze armate della Federazione Russa sono predominanti, proprio come i musulmani nelle forze armate della Siria, ma entrambi gli eserciti sono multi-religiosi e complessi. Pertanto, data la realtà dei molti taqfiri caucasici che aderiscono allo SIIL (Stato islamico – IS) e ai gruppi terroristici legati al-Qaida in Siria, non sorprende che ceceni fedeli aiutino le Forze Armate della Federazione Russa in vari modi sul campo, in quella nazione. Le élite politiche di Mosca sono pienamente consapevoli che taqfiri ceceni e caucasici vivono liberamente entro le frontiere aperte di Europa, NATO, Turchia e in certe zone della Georgia. Inoltre, con i petrodollari del Golfo che finanziano il salafismo nel Caucaso e in alcune parti della Federazione russa, le reti terroristiche in Iraq e Siria sono una grave minaccia per le zone di tensione etniche e religiose nel Caucaso. In effetti, gli eventi in Francia evidenziano come la penetrazione islamista sia pericolosa, con i diversi attentati collegati alle forze terroristiche settarie in Siria. A differenza del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin che sostiene le forze centrali in Siria, è chiaro che il presidente francese Hollande ha sostenuto le varie forze settarie sunnite contro il governo siriano. Tuttavia, dagli attacchi terroristici concretizzatisi in Francia, Hollande converge in una certa misura nella comprensione della politica della Federazione russa. Questa realtà può essere vista con i crescenti attacchi allo SIIL dell’aviazione della Francia. Pertanto, mentre Francia e Federazione Russa bombardano lo SIIL in Siria, e Mosca bombarda le altre forze terroristiche settarie, come al-Nusra, non a caso si gioca anche la carta cecena e caucasica. Il Presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov commenta: “Un’ampia rete spionistica è stata allestita nello Stato islamico“. L’osservazione di Kadyrov, musulmano devoto, non sorprendente perché sa dell’esistenza della ratlines da cui armi sofisticate e jihadisti internazionali vengono infiltrati dalla Turchia della NATO. Inoltre, con le potenze di Golfo e NATO coinvolte nelle varie politiche di destabilizzazione, è nell’interesse di Putin e Kadyrov infiltrare le sinistre reti terroristiche e geopolitiche.
A differenza della Siria, dove la Federazione Russa opera con il pieno consenso del governo della nazione, è chiaro che diverse persone legate alle reti terroristiche anti-russe siano state eliminante nella Turchia della NATO. Questo vale per Rustam Altemirov, Zaurbek Amriev, Gaji Edilsultanov, Islam Janibekov, Berg-Hazh Musaev, Ali Osaev e Kaim Saduev, tutti periti in Turchia. Pertanto, parole e promesse di Kadyrov, alludendo all’infiltrazione dello SIIL, su misure antiterroriste e aiuto alla Federazione russa in Siria hanno senso. Kadyrov riferisce apertamente “Grazie al loro lavoro come agenti, l’Aeronautica russa distrugge con successo le basi terroristiche in Siria“. In un articolo su Modern Tokyo Tomese s’è affermato: “Perché molti islamisti ceceni e caucasici entrano in Siria, data la situazione nella regione caucasica della Federazione Russa? Dopo tutto, il governo del Presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov chiaramente sconfigge i ceceni islamisti. Pertanto, il motivo per cui gli islamisti ceceni affollano la Siria è che la “loro jihad” interna vacilla rispetto al passato… Inoltre, il motivo per cui altri islamisti provenienti da varie regioni del Caucaso entrano in Siria è dovuto ai problemi in molte regioni, ad esempio in Daghestan, quindi, quali forze sono la ragione di ciò”? Ovviamente, le potenze di NATO e Golfo utilizzano taqfiri ceceni e altri jihadisti internazionali per animosità verso Federazione Russa e Siria. Infatti, è evidente che, quando sembrava che la Siria stesse per essere invasa, alcuna potenza del Golfo e della NATO chiedesse un cessate il fuoco. Tuttavia, ora che le varie forze settarie taqfirite affrontano la nuova offensiva del governo siriano, improvvisamente le potenze di Golfo e NATO cercano la tregua militare. Allo stesso tempo, le stesse nazioni contrarie a Russia e Siria giocano la carta umanitaria da un punto di vista molto distorto. Pertanto, i lealisti ceceni e le varie reti antiterrorismo russe collaborano per infiltrare le diverse forze terroristiche settarie taqfirite in Siria.Ramzan KadyrovTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Aeronautica siriana bombarda indiscriminatamente i jihadisti che si combattono a vicenda

Layth Fadil, al-Masdar, 09/02/2016
Tribolazioni per i fan di Giulio Regeni e Angela Merkel.1510806Il cosiddetto Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL) e i suoi ex-alleati del gruppo siriano di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, sono rientrati nell’est del Libano; questa volta scontrandosi nel Jarud Arsal, dove le fazioni dello SIIL hanno occupato diversi punti nelle ultime settimane. L’8 febbraio, di mattina, lo SIIL ha effettuato un potente assalto sulle restanti posizioni di Jabhat al-Nusra nel Jarud Arsal, uccidendo molti terroristi del gruppo islamista, vicino al confine siriano, presso il Jarud Ranqus. Gli scontri si sarebbero rinnovati dopo che le trattative su uno scambio di ostaggi sono fallite. Ciò ha indotto lo SIIL ad effettuare una serie di attacchi contro Jabhat al-Nusra per indebolirne la presenza nel Libano orientale. Anche se tali gruppi jihadisti si combattono a vicenda, la Syrian Arab Air Force (SAAF) s’è incaricata di bombardare indiscriminatamente entrambi i gruppi nel Jarud Qarah e nel Jarud Ranqus sul Jabal al-Qalamun. Oltre a bombardare tali villaggi in Siria, la Syrian Arab Air Force effettuava anche una mezza dozzina di attacchi aerei lungo il confine libanese con la Siria, volando sul Jarud Arsal dove i gruppi jihadisti attualmente si combattono. Recentemente, lo SIIL ha tentato di avanzare su vari fronti nel jabal al-Qalamun; così spingendo la Syrian Arab Air Force ad intensificare gli attacchi aerei su tale catena montuosa tra l’ovest della Siria e l’est del Libano.

Miliziana del movimento autenticamente marxista-leninista Muqawama Suriy (Resistenza Siriana).

Miliziana del movimento autenticamente marxista-leninista Muqawama Suriy (Resistenza Siriana).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jugoslavia, Siria e migrazione: la Russia è stanca di Stati del Golfo, Stati Uniti e NATO

Murad Makhmudov, Michiyo Tanabe e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 6 fabbraio 2016 11782496L’inettitudine dell’amministrazione Obama non conosce limiti in politica estera. In realtà, segue le passate amministrazioni di questa nazione, quando si tratta di Medio Oriente, Nord Africa e Sud-Est asiatico. Tuttavia, a differenza delle passate amministrazioni che avviarono politiche di destabilizzazione, è chiaro che l’amministrazione Obama fa degli USA una barzelletta, perché anche gli alleati sono confusi. Pertanto, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin è intento finalmente a cercare di affrontare la crisi in Siria. Dato questo fatto, la doppia agenda della Federazione Russa si concentra sulla crescente minaccia del terrorismo internazionale e ad impedire un altro Stato fallito creato dalle brutali azioni delle potenze di Golfo e NATO contro il governo della Siria. Naturalmente, vi sono altre aree importanti, ma queste due aree sono di maggiore importanza. In effetti, se si guarda alla crisi dei migranti in Europa e Medio Oriente, appare chiaro che USA e loro alleati ne sono prevalentemente responsabili. In Afghanistan negli anni ’80 e all’inizio degli anni ’90, USA, Cina, Pakistan, Arabia Saudita, Regno Unito e gli altri Stati del Golfo, hanno supportato e finanziato il terrorismo internazionale. Sono tali nazioni che crearono al-Qaida, i taliban (soprattutto il Pakistan) e vari altri gruppi settari terroristici sunniti.

Ex-Jugoslavia e Kosovo
Dopo l’Afghanistan, Germania e altre nazioni europee chiesero frettolosamente lo smembramento dell’ex-Jugoslavia. Data la terribile eredità del fascismo croato della Seconda Guerra Mondiale e delle unità SS di bosniaci musulmani che massacrarono i serbi ortodossi, per non parlare delle convulsioni dell’impero ottomano e della brutalità austriaca, appare chiaro che la Jugoslavia aveva bisogno di aiuto e sostegno nel risolvere la crisi. Tuttavia, successe il contrario e USA, Iran, Turchia e molte nazioni musulmane si schierarono con al-Qaida e le altre forze terroristiche islamiste seguendo i sogni della Fratellanza musulmana di Alija Izetbegovic in Bosnia. Il risultato della rapida destabilizzare della Jugoslavia furono i massacri in Bosnia e Croazia (Krajina serba). Allo stesso modo, le trame estere, tra cui l’asse delle élite politiche di Ankara, Teheran, Washington e molti altri, permisero ad al-Qaida e altri jihadisti internazionali di entrare in Bosnia. Inoltre, restano le immagini che mostrano chiaramente le Nazioni Unite (ONU) aiutare i terroristi coi loro mezzi in Bosnia. Inoltre, l’embargo militare fu manipolato da USA, Iran, Turchia e molti altri, quindi i militari crearono le forze armate croate, musulmane bosniaci e jihadiste internazionali grazie alle varie nazioni anti-serbe e alle Nazioni Unite. Non sorprende che la crisi del Kosovo abbia esibito trame simili e, come al solito, la guerra mediatica giocò un ruolo importante. Allo stesso modo, l’aspetto umanitario fu manipolato al massimo. Il risultato, proprio come la pulizia dei cristiani in Iraq e Siria dopo l’ingerenza di NATO e potenze del Golfo, fu l’esodo dei cristiani ortodossi dal Kosovo. Gli zingari divennero bersaglio dei nazionalisti albanesi e poi si seppe che serbi furono squartati per espiantarne gli organi. Il risultato del rapido smembramento dell’ex-Jugoslavia furono i massacri etnici e religiosi, la massiccia migrazione verso altre nazioni europee, la distruzione della cristianità ortodossa in Kosovo, povertà di massa, dipendenza degli aiuti internazionali del Kosovo del governo albanese (problemi simili alle aree musulmane bosniache e croate) e una serie di altri fattori importanti. In effetti, tali convulsioni continuano a creare oggi migrazioni di massa perché le aree come il Kosovo sono rovinate da povertà e corruzione. Allo stesso tempo, la Macedonia resta profondamente divisa nel 2015, dove i politici estremisti albanesi del Kosovo manifestano contro i serbi ortodossi e i jihadisti dai Balcani vanno in Iraq e Siria. Inoltre, la Bosnia resta divisa internamente (zone bosniaco-musulmana e bosniaco-croato cattolica) ed è un caso di economica disperata. Allo stesso modo, i serbi bosniaci subiscono discriminazioni internazionali nelle loro regioni in Bosnia. Altra convulsione delle guerre nei Balcani è la rete di jihadisti internazionali cerata dalle trame di USA, Iran, Pakistan, Turchia e molti altri. Dopo tutto, la cellula islamista tedesca coinvolta nell’11 settembre nacque dalla crisi bosniaca e lo stesso vale per altri. Nel tempo, tale realtà ha fatto sì che i brutali attentati di Madrid e dell’11 settembre negli USA (e altri attacchi terroristici) fossero collegati con l’azione nella Bosnia musulmana. Naturalmente, l’amministrazione del presidente Obama, la Turchia del presidente Erdogan e vari gruppi terroristici settari sunniti, hanno cercato di manipolare il legame con gli islamisti balcanici per sconfiggere il governo laico della Siria.

Libia, Iraq e Siria
La destabilizzazione di Iraq, Libia e Siria ha testimoniato l’avanzata di al-Qaida e negli ultimi tempi lo stesso vale per la minaccia dello SIIL (Stato islamico – SI). In altre parole, le principali potenze secolari sono state attaccate dalle varie politiche ideate dalle potenze del Golfo e della NATO. In Libia e Siria è chiaro che le varie potenze di Golfo e NATO sono colluse con le diverse forze taqfirite, o hanno obiettivi simili nel breve termine. Naturalmente, ogni nazione avrà diverse priorità a lungo termine, ma ciò è di scarso interesse per i numerosi uccisi e mutilati (che continuano a morire in Iraq, Libia e Siria). Allo stesso tempo, le minoranze religiose sono ancora perseguitate e uccise in Iraq e Siria dalle varie forze create dalla destabilizzazione delle maggiori potenze del Golfo e della NATO. Mentre in Libia il gruppo terroristico confessionale SIIL decapita apertamente migranti cristiani sulle spiagge e minaccia l’intera comunità copta ortodossa cristiana della nazione. In altre parole la scomparsa del Colonnello Gheddafi in Libia, e di Sadam Husayn in Iraq, hanno scatenato vuoti che non possono essere colmati. Altrettanto preoccupante, l’amministrazione Obama, il turco Erdogan e diverse potenze del Golfo hanno destabilizzato l’Iraq per la seconda volta per la necessità di rovesciare il Presidente Bashar al-Assad in Siria. Inoltre, mentre la Libia era ancora sanguinante e lacerata, le potenze del Golfo e della NATO l’usavano per destabilizzare la Siria e questo vale per il flusso di armi e terroristi. La guida del jihadismo internazionale in tale complessa rete di inganni è la Turchia della NATO, seguendo realtà geopolitiche e politiche di Erdogan. Non a caso le brutalità delle maggiori potenze di NATO e Golfo in Iraq, Libia e Siria, sono un numero imprecisato di rifugiati interni, enormi ondate migratorie, numerose persone uccise, terrorismo quotidiano, riduzione in schiavitù dei cristiani e yazidi da parte dello SIIL, settarismo brutale, enorme povertà, Stati falliti e pulizia religiosa contro alawiti (Siria), cristiani (Iraq e Siria), shabaq (Iraq), yazidi (Iraq) e altri. Allo stesso tempo, SIIL e altri gruppi terroristici taqfiriti massacrano numerosi sciiti. Infatti, musulmani sciiti sono stati massacrati nelle moschee in Iraq e lo stesso accade sempre più nello Yemen, a causa degli intrighi delle potenze del Golfo in questa nazione.

Federazione russa e Siria
Alla metà del 2015 appariva chiaro che la crisi migratoria, brutalità di SIIL e Nusra (e altri gruppi settari terroristici), riduzione in schiavitù delle minoranze religiose da parte dei taqfiri, crescente povertà economica e altri fattori importanti, spingevano la Federazione Russa a cercare una soluzione alla crisi in Siria e fare molto di più. La pazienza della Federazione Russa sembra essere finita perché chiaramente USA, Turchia e diverse potenze del Golfo attuano politiche che consentono alla crisi di continuare. In effetti, la Turchia è più preoccupata dai curdi che dallo SIIL e l’unica politica di Erdogan verso la Siria è semplicemente volta a rovesciarne il governo. Allo stesso modo, Qatar e Arabia Saudita (ai ferri corti per i Fratelli musulmani in Egitto e Libia) supportano vari brutali gruppi terroristici settari mentre si scontrano in altre parti di Medio Oriente e Nord Africa. Pertanto, il sangue continua a scorrere e i migranti a fuggire da Libia, Iraq e Siria. In altre parole, le potenze di Golfo e NATO (e il Pakistan in Afghanistan) hanno semplicemente destabilizzato delle nazioni senza dare soluzioni a realtà complesse. I vuoti emersi sono stati colmati da settarismo, indottrinamento taqfirita, pulizia delle minoranze, segregazione delle donne e altre realtà brutali. Data tale realtà, le élite politiche di Mosca cercano di puntellare la Siria perché le conseguenze di un altro Stato fallito saranno orrende. Inoltre, proprio come Afghanistan, Libia e regione del nord del Pakistan sono diventati campi di addestramento dei vari gruppi terroristici taqfiri grazie all’ingerenza delle potenze occidentali e musulmani, la Federazione Russa teme che la Siria sia usata per diffondere il caos nella regione del Caucaso. E’ tempo che la comunità internazionale resista alle solite nazioni che continuano a destabilizzare così tanti Paesi. In effetti, la crisi dei migranti è chiaramente legata alle nazioni che seminano caos e odio in Afghanistan, Bosnia, Kosovo, Libia, Iraq e Siria. Ciò a sua volta ha comportato contraccolpi negativi legati al crescente terrorismo e a questioni interne pericolose per nazioni come Egitto, Mali, Pakistan (auto-indotte), Tunisia e altri Paesi regionali. Pertanto la Federazione Russa ora attua un’azione incisiva in Siria e spinge la comunità internazionale a svegliarsi sui misfatti del passato e a concentrarsi sulla stabilità regionale.RT_putin_assad_lpl_130830_16x9_992Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia prepara l’Esercito siriano a respingere qualsiasi incursione turca

Elia J.Magnier, Fort Russ 6 febbraio 201612657817Abdullah al-Muhaysini dirige il sistema giudiziario ad Aleppo, così come è possibile che Kerry difenda il controllo del Jaysh al-Fatah sulla città? “Chiediamo al regime e ai suoi sostenitori di fermare il bombardamento delle aree controllate dall’opposizione, in particolare ad Aleppo, e di togliere l’assedio ai civili in conformità alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 2165, 2254 e 2258…” affermava il segretario di Stato John Kerry dopo il fallimento della conferenza di Ginevra, da cui il Supremo comitato dei negoziati (HNC) si è ritirato dopo il successo delle operazioni dell’EAS nel porre fine all’assedio alle città di Nubul e al-Zahra, appena a nord di Aleppo, negli ultimi tre anni e mezzo. Una fonte vicina al Presidente siriano Bashar Assad ha detto ad al-Rai, “Gli statunitensi sono stravolti dalla rapida avanzata avviata dall’offensiva russa, che muta l’andazzo della guerra lasciando gli statunitensi contraddirsi sulla risoluzione 2254 delle Nazioni Unite che riafferma il punto 8 della risoluzione 2249 (2015), secondo cui tutti gli Stati membri devono combattere SIIL, al-Nusra e tutti gli altri gruppi e individui che li sostengono, e che il già citato cessate il fuoco non va applicato a tali gruppi ed individui che andrebbero estirpati“. La fonte spiega, “il segretario Kerry non solo va contro le risoluzioni delle Nazioni Unite che cita, ma peggio ancora difende al-Qaida e i gruppi affiliati diretti da ex-prigionieri di Guantanamo, per fermare le operazioni militari intorno Aleppo contro il Jasyh al-Fatah, che salvano non solo i cittadini di Nubul e al-Zahra. Lo scopo principale di tale invito è evitare che l’EAS sradichi al-Qaida ed altri da Aleppo e provincia, aree assediate collegate a Idlib e al confine turco“. La fonte continua, “il Jaysh al-Fatah controlla Aleppo il cui corpo giudiziario è amministrato da Abdullah al-Muhaysini, un cittadino saudita ritenuto legato ad al-Qaida e sulla lista dei terroristi degli Stati Uniti. Il loro esercito è composto da al-Nusra, Ahrar al-Sham, Jund al-Aqsa, Jaysh Muhajirin wal-Ansar nei dintorni di Aleppo, con vari altri gruppi. Al-Nusra ha una corte giudiziaria a Huraytan e Idlib e nei pressi di al-Bab controlla granai, fabbriche di cotone e di trattori, e altre fonti di approvvigionamento, e Kerry vuole che rimangano sotto il controllo di al-Qaida. Il Jaysh Muhajirin wal-Ansar e la maggior parte dei suoi combattenti provengono da Cecenia, Daghestan, Inguscezia, Ossezia del Nord e Uzbekistan. Non vi è dubbio che gli Stati Uniti siano preoccupati di coloro che sono un pericolo per la Russia, e Kerry li difende, anche se appaiono nella lista del terrore degli Stati Uniti del 2014. Chiedono l’istituzione dello stato Qilafa, incentrato a Huraytan, Qafr Hamza, Marat al-Atiq e nel nord di Aleppo, e anche intorno Nubul e al-Zahra, ad Hatharat Jabhat e nel quartiere Jamiyat al-Zahra di Aleppo”. La fonte prosegue “Ahrar al-Sham fu fondata dallo sceicco Abu Jabir che combatté gli statunitensi in Iraq e fu nominato emiro di Aleppo dopo la morte di Abu Qalid, etichettato come uno dei capi più pericolosi di al-Qaida ed anche inviato speciale del capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri. Ahrar al-Sham è alleato chiave di al-Qaida ad Aleppo, anche se sono organizzazioni separate, si assomigliano parecchio“. Secondo la stessa fonte, Kerry difende anche haraqat Sham al-Islam, fondata da un ex-detenuto del centro di detenzione di Guantanamo, Ibrahim bin Shaqran (Abu Ahmad al-Muhajir), un marocchino eliminato nell’aprile 2014 e sostituito da Muhamad Mizuz (Abu Iz al-Muhajir), catturato dai militari statunitensi sul confine afghano-pakistano. Fu nel campo di detenzione della baia di Guantanamo, ed ora combatte al fianco di al-Qaida in Siria ed appare nella lista del terrore degli Stati Uniti del settembre 2014; e vi sono altri movimenti sponsorizzati dalla Turchia, come la brigata turcomanna siriana Sultan Murad, il battaglione Sultan Muhamad Fatih, il movimento Nur al-Din Zinqi ed altri. Tali gruppi collaborano con al-Qaida, anche se la risoluzione delle Nazioni Unite afferma che dovremmo collaborare per sradicarli, e che gli accordi di cessate il fuoco non li includono.
12688390Ma più pericolosa è la dichiarazione di Mosca, che ha “forti motivi per credere che la Turchia prepari un’incursione terrestre in Siria“. Le osservazioni indicano, “La Russia ha linee rosse che non permetterà a nessuno di attraversare, la Russia prepara una forte unità militare siriana che respingerà eventuali incursioni terrestri turche, Damasco ha il diritto di difendere i propri confini e non resterà più in silenzio su eventuali violazioni di aeree a sovranità siriana, e si prepara a qualsiasi offensiva di terra dei turchi con bombardamenti aerei e di artiglieria. La Russia ritiene che qualsiasi aereo che non operi nell’ambito dell’accordo di coordinamento Stati Uniti-Russia sia una minaccia e sarà abbattuto, e la Russia ha anche preso ulteriori precauzioni schierando il sistema missilistico S-400 e i Su-35, in servizio per la prima volta, e migliorando ulteriormente i MiG-29 siriani nel caso siano necessari per respingere eventuali avanzate turche. Il Cremlino ha voluto inviare alla Turchia un messaggio che avverte che ogni incursione sarà affrontata con la forza e non con la diplomazia“.

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La Russia mette le forze aviotrasportate del Distretto Militare Meridionale in stato di allerta al combattimento
Sputnik, 08/02/2016

1030972803Sono state avviate le manovre immediate per la prontezza al combattimento delle truppe aviotrasportate e degli aerei da trasporto militari del Distretto Militare Meridionale della Russia, dichiarava il Ministro della Difesa Sergej Shojgu. “In conformità alla decisione del comandante in capo, oggi alle 05:00 le truppe del Distretto militare del Sud, le unità delle truppe aviotrasportate e l’aviazione da trasporto militare sono in allerta da combattimento. Da quel momento abbiamo iniziato un’esercitazione a sorpresa di prontezza al combattimento delle truppe nella direttrice strategica sud-ovest“, ha detto Shojgu durante una riunione. Secondo il ministro, la manovra valuterà la prontezza del Distretto Militare del Sud nel rispondere a crisi di vario genere. “E’ necessario attuare l’intera gamma dei compiti che gli organi di controllo e comando svolgono, compresa la lotta alle minacce terroristiche, salvataggio da disastri naturali e artificiali, ispezione dell’efficienza in manovra delle unita“, ha aggiunto il ministro. Secondo Shojgu, la prontezza al combattimento delle forze dell’Aeronautica e della Difesa aerea nel respingere attacchi aerei nemici e proteggere importanti strutture militari e governative, sarà testata nelle esercitazioni.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia ha inviato in Siria i suoi aerei più avanzati

Valentin Vasilescu, Reseau International 7 febbraio 2016351be55b9707fcfe15774604f7af91a3_croppedIl 30 gennaio 2016, 4 o 5 aerei Su-35S da supremazia dell’aria, numeri d’identificazione 02, 03, 04, 05 e 06 sulla fusoliera, raggiungevano la base aerea siriana di Humaymim. Gli aerei volavano in formazione con un velivolo da trasporto Tu-154M, matricola RA-85042, sul mare Caspio senza rifornimento (perché l’autonomia è di 4500 km), e poi nello spazio aereo di Iran e Iraq. I Su-35 provengono dallo stabilimento di Komsomolsk-on-Amur e nell’ottobre-novembre 2015 aderivano al 23.mo Reggimento di Dzengi, del Comando Strategico Orientale. Dopo la distruzione del bombardiere Su-24 per opera dell’Aeronautica Militare turca in Siria, i velivoli Su-35S sono stati dispiegati sul poligono di Privolzhskij, nei pressi di Astrakhan, dove i piloti hanno eseguito un programma di tiro su bersagli aerei e a terra prima di atterrare nella base aerea di Humaymim nel Governatorato di Lataqia. Dato che i velivoli “invisibili” di quinta generazione F-35 e Su-50 devono risolvere una serie di problemi, non potranno fino al 2025 essere prodotti in massa per l’esportazione. Fino ad allora, le obsolete flotte aeree militari devono essere sostituite acquisendo centinaia o migliaia di aerei di 4.ta++ generazione.
Il Su-35S supera in ogni aspetto l’F-16, ed è un concorrente temibile di F-15, F-18, Rafale e Eurofigter. Così, la presenza in Siria di aerei Su-35S della generazione 4.ta++ , così come dei Su-30SM, è un fattore particolarmente importante per promuoverne l’esportazione. La Russia ha individuato una serie di potenziali mercati in Medio Oriente ed Estremo Oriente, per almeno 500 unità. Secondo gli esperti russi, i Paesi ricchi attualmente hanno circa 500 F-15C/E, 700 F/A-18, circa 300 Eurofighter Typhoon e 100 Rafale, tutti di generazione 4.ta++. Il prezzo di questi velivoli, della stessa categoria del Su-35, è di 120-180 milioni, mentre il prezzo di un Su-35 è di 80 milioni di dollari. I Paesi più poveri non possono permettersi di acquistare gli aerei occidentali, ma hanno ora l’opportunità di vedere gli aerei Su-35 operare in reali condizioni di battaglia in Siria. Nelle manovre nel combattimento ravvicinato, il Su-35 è superiore a tutti gli aeromobili occidentali, perché la propulsione è fornita da due motori a trazione vettoriale che sviluppano 14500 kg/s ciascuno, consentendo sviluppi superiori per angolo di attacco, sovraccarico e velocità agli altri velivoli di 4.ta++ e 5.ta generazione. Nell’intercettazione a lungo raggio, il Su-35S ha una velocità massima di 2500 chilometri all’ora, una straordinaria capacità di accelerare a velocità supersoniche, e può volare ad alta quota e a crociera supersonica senza particolari condizioni. Il Su-35 ha un radar Irbis che rileva bersagli aerei con superficie riflettente equivalente a 3 metri quadrati, fino a 400 km di distanza, o di meno un metro quadrato ad una distanza di 200 km. Il radar Su-35 può contemporaneamente seguire 30 obiettivi e ingaggiarne in battaglia 8. Il Su-35S trasporta i più potenti missili a lungo raggio, gli R-33M/37 (280-400 km e Mach 6 di velocità), e missili aria-aria a medio raggio R-27EA (oltre 130 km, simile all’AIM-120D statunitense) ed R-77RVV-EA (100-120 km). Per attaccare bersagli terrestri, il Su-35S ha un complesso sistema optoelettronico, OLS-35, che consente ricerca e visualizzazione della situazione tattica, con telecamera a raggi infrarossi. Il rilievo automatico della distanza dal bersaglio è fornito da un telemetro laser. Il Su-35 dispone di attrezzature per l’illuminazione laser di obiettivi contro cui guidare armi intelligenti, e può trasportare 8 tonnellate di armi su 12 piloni sotto ali e fusoliera. Il Su-35 ha completato il programma di test di volo nel 2012, e l’Aeronautica russa attualmente ne utilizza 48 consegnati dalla fabbrica KnAAZ di Komsomolsk-on-Amur nel 2013-2015. Nel dicembre 2015, le Forze Aerospaziali della Federazione Russa ordinavano altri 50 Sukhoj Su-35S, con altri possibili ordini futuri per 100 velivoli, sostituendo i vecchi Su-27.
Mentre l’India ha firmato un accordo con la Francia da quasi 9 miliardi di dollari per 36 aerei Rafale, la Cina ha ordinato nel 2015 i primi 24 Su-35. Questi aerei hanno un raggio di azione maggiore di tutti gli aerei cinesi e possono far fronte agli F-18 delle portaerei degli Stati Uniti. E se i risultati dei test sono positivi, è possibile per la Cina ordinare più di 64 Su-35 per disporli nei nuovi avamposti nel Mar Cinese Meridionale. Trattative avanzate sono in corso con l’Indonesia per sostituire 12 vecchi F-5 con i Su-35. L’Iran, alleato della Russia in Siria, ha 200 aerei multiruolo, la maggior parte prodotta negli Stati Uniti (F-5 Tiger II, F-14 Tomcat A, F-4D Phantom) e anche MiG-29A e Mirage F1 rifugiatisi dall’Iraq, che vanno sostituiti rapidamente. Le aviazioni sunnite rivali dell’Iran sono ben fornite, se l’Arabia Saudita ha 67 F-15E, 78 F-15 C/D, 48 Eurofighter Typhoon, il Quwayt ha 34 F-18C/D e Israele ha 58 F-15A/B/C/D e 25 F-15I. Le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti all’Iran sono state appena tolte, ma non ha ancora i fondi per rinnovare la flotta. Tuttavia, l’Iran è interessato ad acquistare almeno 100 aerei Su-35.59631452574451

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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