Putin non abbandonerà né Siria né Ucraina

Fort Russ 21 maggio 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora338871Ancora una volta, probabilmente per la centesima volta, si sente dire che Putin tradirà qualcuno. Hanno detto che tradiva la Novorossia, ma non è successo, quindi la stessa canzone è stata sentita sulla Siria. In generale, non è una novità sulla Siria. Tali chiacchiere non finiscono, ma non succede mai nulla. È il momento di chiarire una volta per tutte se lui tradirà o meno e se gli statunitensi cominceranno a bombardare la Siria. Finora abbiamo detto che bombardare Assad è impossibile, ora siamo pronti a dire di più e a rivelare ciò che crediamo accadrà in Siria.

Siria
In primo luogo, voglio dire una volta per tutte a chi vuole una risposta a questa domanda, che non esiste una risposta del genere, perché vi sono diverse circostanze. E se Assad se ne andrà domani e uno dei suoi funzionari guiderà i combattimenti, e poi si scopre che ha ucciso Assad. Il presidente russo sosterrà la sua lotta? Il punto è che la situazione è fluida, e dovremmo badare ai fatti sul terreno. Ma veniamo all’analisi. Possiamo definire tre partiti, più o meno illustri, nel conflitto siriano: Assad, SIIL ed opposizione siriana sostenuta dagli Stati Uniti. Come sapete, una lotta coinvolge sempre due parti, e la terza cerca di incitarla in modo che, Dio non voglia, le altri non si riconcilino e attacchino insieme la terza. In questo caso, ognuno vuole essere la terza parte non coinvolta nella lotta. Oggi non ci sono soltanto due partiti, Assad e l’opposizione siriana. Il SIIL non si accontenta di sedersi in panchina, ma vuole conquistare il territorio, non può aspettare e mentre le cose vanno bene, cercare di catturarne il più possibile con questa situazione. Ma l’opposizione vorrebbe che gli islamisti spezzassero Assad e poi gli Stati Uniti li bombardassero senza pietà, e solo quando tutto è pronto invitare l’opposizione siriana a governare la Siria. Coloro che pianificano tali operazioni dovrebbero rendersi conto che chi vince con le baionette straniere, non mantiene il potere. Anche Assad vorrebbe che la lotta principale sia tra islamisti ed opposizione. E questo è esattamente ciò che accade e continua. Come sapete, la lotta più brutale è quella interna. Cioè, in senso figurato, alcuni della stessa razza sono in concorrenza per la stessa preda, per poi scagliarsi tra loro. Nella nostra situazione ci sono due parti, oppositori e presidente. Gli “oppositori” sono formati da due componenti, opposizione e SIIL. Hanno lotte interne ed ognuno si aspetta di vincere, e dopo essere diventato l’unico vincitore, attaccare Assad. La Siria non confina con l’Arabia Saudita direttamente, ma attraverso Giordania e Iraq, ed è una questione completamente diversa da ciò che avviene tra Arabia Saudita e Yemen, che sarà essenzialmente un secondo fronte contro l’esercito saudita. Questo secondo fronte è utile ai sauditi esattamente quanto lo era per Hitler il suo secondo fronte. I risultati saranno devastanti. Tale situazione, i capponi sauditi non se l’aspettano affatto e ritengono che questa volta la campana suoni per loro. Tutto ciò ha implicazioni sui prezzi del petrolio mondiali. Qualunque cosa facciano gli Stati Uniti, i prezzi del petrolio saliranno. Anche se bombardano lo Yemen, il prezzo salirà, mentre le operazioni militari comporteranno sorprese e rischi assai elevati, che interesseranno non solo i prezzi del petrolio, ma anche preferenze e stabilità politiche, ecc. Per l’Europa tale operazione sarà sicuramente controproducente come la precedente, parliamo della Libia. In quel caso, naturalmente, l’UE non solo cadde nel pantano, ma è nella merda fino alle orecchie. Ciò che accade con i rifugiati dalla Libia sfida ogni descrizione. Tuttavia, è abbastanza chiaro che i cittadini di un Paese distrutto fuggano in Europa, dove nessuno ha bombardato nessuno, che al contrario ha bombardato la Libia! Oggi, dopo la distruzione del Paese, l’Unione europea deve occuparsi di tutti questi rifugiati. Abbiamo già sentito cosa ha detto Merkel sull’Ebola e anche le accuse all’OMS di essere troppo lenta. Nel frattempo Sarkozy è scomparso nascondendosi nel buio, lontano da coloro che lo condannano, e sono molti. Sarkozy è riuscito ad eludere l’accusa alle sue “attività militari” alla fine della sua carriera presidenziale, ma Hollande è soprattutto un lombrico. Tuttavia, la Libia è distrutta e le sue risorse saccheggiate da aziende statunitensi.

Ucraina
I nostri lettori probabilmente sanno di più della situazione in Ucraina che della situazione in Siria, ma in realtà quasi nulla dell’Ucraina. Ciò è possibile per la posizione ufficiale dell’Ucraina. Nel confronto con gli Stati Uniti, Putin usa l’Ucraina per costringere l’occidente e, in misura maggiore, gli Stati Uniti, a giocare al suo gioco, la ginnastica. Putin ama far stiracchiare gli Stati Uniti, perciò alcun conflitto militare sarà concluso. Non solo. Putin non ha intenzione di rinunciare a uno qualsiasi dei conflitti. Se gli Stati Uniti vogliono che le fazioni in lotta si allontanino di due passi, poi entrambi tali passi indietro verranno presi dagli Stati Uniti, per la semplice ragione che già in passato fecero passi in avanti per scatenare il conflitto. Ora Putin stiracchia le forze di NATO e Stati Uniti in diversi conflitti, e più tali conflitti sono distanti meglio è. La fine del permesso di transito verso l’Afghanistan attraverso il territorio russo, s’inserisce in questa strategia. Putin ha aumentato il costo del transito nell’ultima fase, ora si tratta di ritirare le truppe. Si ricordino gli astuti egiziani che prendono denaro dai turisti per farli scendere dal cammello. Senza altri soldi gli egiziani non ordinano al cammello di sedersi. Così gli Stati Uniti dovranno lasciare l’Afghanistan, non attraverso il territorio della Russia e a ben altro prezzo. Va detto che questa è una decisione abbastanza dura. Esattamente la stessa cosa accade in Ucraina. Il Pentagono vi invia i suoi scagnozzi, a sue spese. E non è scontato che si tratti di 300 mercenari, ma che siano sono molti di più, e che ancora una volta agli USA costano molti “bigliettoni”. Così Putin dipana le risorse statunitensi in tutto il mondo non permettendogli di farne un pugno. C’è da meravigliarsi che gli statunitensi subiscano sconfitte e fallimenti in tutto il mondo?
DLpNUZJkkEEL’ultima vittoria del dipartimento di Stato è la cena tra Nuland e Tefft. Sappiamo che avevano preso gnocchi alla crema acida. In realtà, Tefft ha corso un grosso rischio con questa foto, perché solo Dio sa quante persone in quel momento volevano strangolarlo. Beh, auguriamo a Tefft buona salute e buona fortuna nelle sue vittorie, perché mentre mangia gnocchi resta zitto, ed è un risultato non da poco.
Ciò che avete letto è stato appreso in una conversazione con una delle nostre fonti. In generale, secondo quanto rivelato nella nostra conversazione, gli Stati Uniti non possono por fine al conflitto in Ucraina, anche se lo volessero (parliamo di Obama). Gli Stati Uniti d’America sono in procinto di entrare in campagna elettorale e le guerre non aiuteranno nessuno, piuttosto li danneggeranno. Inoltre, il Paese non ha soldi neanche per le esigenze più pressanti, come ho scritto nel post I repubblicani: grandi rapinatori di treni. Così, secondo la nostra fonte, la Russia ha resistito all’assalto degli Stati Uniti, e tutto ciò che accadrà dopo sarà una fase d’inattività. Ma abbandonando la guerra, Stati Uniti e Unione europea lasciano Poroshenko affrontarla da solo. Ci sarà presto un grande picco di attività interna della popolazione. Si può credere alla nostra fonte? Il lettore, naturalmente, giudica ma voglio informarvi che questa persona ci ha detto che gli Stati Uniti lasciano la Georgia, da quando Clinton vi si recò per l’ultima volta. Quest’uomo ci ha detto che l’esercito ucraino s’indebolisce e la sua forza è insufficiente, anche se ovviamente ogni vittima è una tragedia. Ora questa stessa persona ci dice che Obama ha perso la pazienza ed è persino imbarazzato da ciò che succede. Ha detto molte altre cose di cui prendiamo atto e che diremo al lettore la prossima volta. Lo chiamamo “fonte X” e chiediamo ai nostri lettori di seguire la situazione e valutare le previsioni della nostra fonte.

putinMedvedev_2398682bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Contrastare l’occidente nel Mar Nero e altrove

Eric Draitser New Eastern Outlook 21/05/2015

Il precedente articolo Battaglia per il Mar Nero esaminava lo sviluppo del dispiegamento militare di Stati Uniti e NATO nella regione del Mar Nero. Questo articolo si concentra su come la Russia agisce per contrastare ciò che percepisce come strategia aggressiva di USA-NATO.Crimea Russian Navy locationsControstrategia della Russia
Dopo il colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti in Ucraina, il popolo della Crimea ha votato per la riunificazione con la Russia. Mentre ciò fu senza dubbio una mossa politicamente ed economicamente motivata per garantirne sicurezza e futuro nel crollo del tutto prevedibile dell’Ucraina, non sarebbe stata possibile senza un chiaro vantaggio militare e strategico (e naturalmente politico e diplomatico) per la Russia. Che tale vantaggio esistesse era chiaramente evidente. Per Mosca, la Crimea è più di un territorio storico della Russia; è una regione strategicamente vitale per la Marina militare e i militari russi. La sicurezza e l’integrità della Flotta russa del Mar Nero, a Sebastopoli in Crimea, da più di due secoli è di primaria importanza per Mosca. Perciò, dopo l’adesione della Crimea alla Federazione russa e il caos in Ucraina, il Cremlino ha agito rapidamente modernizzando e rafforzando le proprie risorse navali nel Mar Nero. Mentre ciò era necessario con qualsiasi misura, la mossa impediva anche una qualche escalation militare di USA-NATO; Washington e Bruxelles avanzavano il loro rafforzamento militare comunque. Pochi mesi dopo il referendum in Crimea, la Russia annunciava un massiccio aggiornamento della Flotta del Mar Nero, per renderla, secondo gli ufficiali russi, “moderna” e “autosufficiente”. Come il Comandante in capo della Marina russa Ammiraglio Viktor Chirkov ha spiegato, “La Flotta del Mar Nero deve avere una serie completa di navi militari capaci di eseguire tutte le missioni assegnategli… Non è una provocazione militare, è qualcosa che la Flotta del Mar Nero deve fare non avendo ricevuto nuove navi da molti anni“. Nell’ambito di questa modernizzazione e aggiornamento, la flotta riceverà 30 nuove navi entro la fine del decennio, tra cui moderne classi di navi da guerra, sottomarini e navi ausiliarie Inoltre, Mosca intende avere una flotta autosufficiente, espandendone basi, truppe permanenti e potendosi sostenere in Crimea senza la necessità di un’assistenza speciale da Mosca. Ma la Russia, naturalmente, riconosce che con il crescente conflitto politico con l’occidente, con tutte le implicazioni militari e strategiche concomitanti, necessita di partner e alleati. Pensando a ciò, Mosca ha lavorato diligentemente per promuovere la cooperazione militare con la Cina in generale, in particolare nel Mar Nero.

Cinesi alleati e partner
article-2575419-1C1D7DE900000578-732_634x551 All’inizio dell’anno, il presidente russo Putin e il presidente cinese Xi Jinping decisero un accordo preliminare militare di oltre 3,5 miliardi di dollari. Secondo i media cinesi, l’accordo vedrebbe la Russia fornire caccia, sottomarini, tecnologia e materiale militari avanzati. Ciò segna una svolta nella cooperazione militare tra i due Paesi, dalla consolidata storia recente. Naturalmente, si tratta di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa in cui la Russia guadagna un partner politico e militare prezioso nel conflitto con l’occidente, mentre la Cina accede a materiale militare cruciale nell’escalation con il Giappone e nel Mar Cinese Meridionale. Ma è molto di più dei soli accordi militari tra i due Paesi. Russia e Cina, sotto gli auspici dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO), s’impegnano sempre più in esercitazioni militari congiunte. Nel 2014, la SCO partecipò alle più grandi operazioni congiunte tra i due Paesi. Come il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu dichiarò: “Abbiamo un grande potenziale nella cooperazione nella Difesa, e la parte russa è pronta a svilupparla su una vasta gamma di settori… nella situazione mondiale molto volatile, diventa particolarmente importante rafforzare affidabili relazioni di buon vicinato tra i nostri Paesi… Questo non è solo un fattore importante per la sicurezza degli Stati, ma anche un contributo a pace e stabilità nel continente euroasiatico e altrove…” I vertici privati regolari tra i leader di Russia e Cina danno un forte impulso allo sviluppo del partenariato bilaterale. E’ chiaro che Russia e Cina riconoscono potenziale e necessità della stretta interazione militare tra i due Paesi. E in questo momento, con USA-NATO che espandono la propria presenza nel Mar Nero, Mosca e Pechino hanno deciso di mostrare i muscoli. Mentre le forze militari statunitensi si schierano in Romania, navi da guerra cinesi hanno compiuto una mossa senza precedenti, entrando nel Mar Nero per partecipare alle esercitazioni navali Sea Joint 2015 con gli omologhi russi. Il Ministero della Difesa di Pechino ha osservato che, “Scopo dell’esercitazione è rafforzare gli scambi amichevoli tra le due parti… e migliorare la capacità delle due marine militari di affrontare minacce marittime“, aggiungendo che “tale esercitazione congiunta non prende di mira una terza parte e non è correlata alla sicurezza regionale“. Mentre il linguaggio diplomatico è destinato a lenire i rapporti con Washington, la dimensione regionale delle esercitazioni non è certo sfuggita ai pianificatori militari e strategici statunitensi.

La lunga visione sulle relazioni Russia-Cina
Mentre le esercitazioni militari congiunte possono indicare una partnership in crescita, da sole non costituiscono un’alleanza militare. In effetti Russia e Cina devono ancora dichiarare formalmente tale alleanza, anche se si può presumerla de facto. Tuttavia, il trasferimento di tecnologie avanzate militarmente sensibile, per la Difesa, è un indicatore concreto di un’alleanza rudimentale tra le due potenze. Nell’aprile 2015 fu riferito che Pechino sarà il primo acquirente del sistema di difesa missilistico avanzato russo S-400. Anatolij Isajkin, CEO dell’esportatore di tecnologia militare russa Rosoboronexport, veniva citato: “Non voglio rivelare i dettagli del contratto, ma sì, la Cina è infatti il primo acquirente del sofisticato sistema di difesa aerea russo… Si sottolinea ancora una volta il livello strategico delle nostre relazioni… La Cina sarà il primo cliente“. L’accordo è militarmente significativo per via del trasferimento di tecnologie avanzate della Difesa missilistica in grado di fornire a Pechino protezione da varie minacce, comprese quelle derivanti dal conflitto tra Cina e Giappone sulle isole contese, oltre che dagli Stati Uniti e dalla loro aggressiva strategia del “Pivot in Asia” nel Mar Cinese Meridionale e nella regione Asia-Pacifico. Tuttavia, l’accordo tra Russia e Cina è essenziale anche per ragioni simboliche. Mosca, decidendo di fornire questi sistemi avanzati alla Cina per prima e in un momento così critico per entrambi i Paesi, indica che, mentre un’alleanza formale deve ancora essere annunciata, si assiste alla sua emersione, ance se non di nome. Con una mossa impensabile solo pochi anni fa, le truppe cinesi hanno sfilato sulla piazza rossa durante la commemorazione del 70° anniversario della vittoria sovietica e alleata sul fascismo, dimostrando ulteriormente il legame simbolico tra i due Paesi. La dimensione della sicurezza internazionale è anche fondamentale per comprendere l’importanza degli accordi recenti. L’S-400, considerato capace affrontare qualsiasi sistema missilistico aggressivo impiegato da Stati Uniti e NATO, simbolo di una imminente, anche se non ancora conclusa, parità militare tra Stati Uniti e NATO e Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. Anche se Washington pretende ancora di avere il dominio globale, la realtà, per quanto dolorosa sia per molti pianificatori strategici e militari occidentali, è che Stati Uniti e NATO semplicemente non controllano Asia ed Europa orientale. Guardando una mappa, appare chiaro che lo spazio militarmente succube agli Stati Uniti si restringe, mentre Russia, Cina e alleati sono sempre più militarmente indipendenti e capaci di difendersi. Tale cambio epocale nello scacchiere globale avrà implicazioni nei futuri decenni.
E’ cristallino che l’alleanza nascente tra Russia e Cina avrà implicazioni mondiali, dal Mar Cinese Meridionale all’Atlantico, modificando i calcoli strategici in Eurasia; essenzialmente in gran parte del globo. Ma mentre l’alleanza diretta non è ancora non pienamente realizzata, i suoi contorni generali appaiono sul Mar Nero, oggi uno dei punti caldi del conflitto Est-Ovest. La presenza USA-NATO nel Mar Nero e Paesi rivieraschi è un chiaro indicatore dell’importanza che Washington e Bruxelles attribuiscono a questa zona sul confine meridionale della Russia. Al contrario, la Russia ha adottato contromosse mostrando bandiera e aumentando la propria preparazione militare di fronte le provocazioni occidentali nella tradizionale sfera d’influenza della Russia.
Mentre la possibilità di un conflitto militare rimane bassa, solleva possibilità terrificanti. Una potenza nucleare come la Russia che, nonostante potenza militare e competenze tecniche, è ancora indietro rispetto al robusto complesso militare-industriale degli Stati Uniti che non ha mai subito lo smantellamento che la Russia ebbe dopo il crollo dell’Unione Sovietica. In quanto tale, la Russia fa molto affidamento sulla deterrenza nucleare, creando così la possibilità di un confronto apocalittico. Un simile scenario apocalittico, anche se improbabile, dovrebbe far riflettere chiunque. Nell’interesse della pace, Stati Uniti ed alleati, se interessati a stabilità piuttosto che ad espandere la propria egemonia, farebbero bene a rispettare la sfera di influenza della Russia e fare di tutto per sdrammatizzare la situazione. Tuttavia, per l’occidente la guerra è un affare, e con le crescenti tensioni con la Russia, in particolare nel Mar Nero, gli affari sicuramente sono in forte espansione.002817bgvsjmehnbntpmb8Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City e fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina aggiorna rapidamente l’arsenale nucleare con missili MIRVizzati

RussiaToday 17 maggio 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroranuclear-arsenal-1La Cina ristruttura rapidamente l’arsenale di missili balistici a lunga gittata nei silos per trasportare testate multiple a puntamento indipendente, secondo gli esperti della difesa. La mossa arriva dopo decenni in cui Pechino ha acquisito tale tecnologia, indicando un cambio di strategia. Si è speculato per anni sull’esercito cinese che aggiorna alcuni missili balistici intercontinentali con la tecnologia dei veicoli di rientro multipli a puntamento indipendente (MIRV), consentendo a un singolo missile di trasportare diverse testate e di colpire in tutto il mondo diversi obiettivi. La valutazione approvata dal governo degli Stati Uniti dell’ultimo rapporto del Pentagono sulle forze armate cinesi, segnala che i missili Dongfeng-5, i più grandi a propellente liquido della Cina in grado di raggiungere gli Stati Uniti, sono dotati di MIRV. Secondo il rapporto i Dongfeng-41, ICBM più piccoli a propellente solido e mobili, “probabilmente trasportano MIRV“. Secondo il New York Times, almeno la metà dei 20 missili DF-5 della Cina potrebbe essere stata aggiornata. Secondo una stima minima ogni missile avrebbe tre testate individuali, aumentando il numero di testate che Pechino può sparare a 40, da 20, secondo il giornale che cita vari esperti della difesa. “La piccola forza della Cina lentamente diventa più grande, e le sue capacità limitate migliorano lentamente“, ha detto Hans M. Kristensen, direttore del Nuclear Information Project della Federazione degli scienziati americani. In un precedente rapporto, Kristensen ha detto che la Cina probabilmente aggiorna l’arsenale in risposta alla creazione del sistema di difesa antimissilistica globale degli Stati Uniti. Washington dice che ne ha bisogno per proteggere se e stessa e gli alleati da un attacco da nazioni come Iran e Corea democratica. Ma gli strateghi di Mosca e Pechino vi vedono una minaccia alla loro sicurezza nazionale. “Se è così, è ironico che il sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti, destinato a ridurre la minaccia agli Stati Uniti, invece ne aumenti le minacce innescando lo sviluppo di missili balistici MIRV cinesi che potrebbero distruggere più città negli Stati Uniti, in una possibile guerra“, ha detto Kristensen. Il rapporto del Pentagono dice che la Cina sviluppa una serie di tecnologie per penetrare gli scudi antimissile. “La Cina lavora su una serie di tecnologie per tentare di contrastare i sistemi di difesa antimissile di Stati Uniti e altri Paesi, tra cui veicoli di rientro manovrato (MARV), MIRV, inganni, disturbo e schermatura termica“, ha detto. La Cina da decenni avrebbe la tecnologia necessaria per miniaturizzare testate nucleari abbastanza per disporle sui missili, ma scelse di non aggiornare l’arsenale. La strategia della deterrenza nucleare di Pechino è avere abbastanza armi per sopravvivere a un attacco nucleare e infliggere danni monumentali all’aggressore. “Ovviamente rientra nei preparativi della concorrenza a lungo termine con gli Stati Uniti“, ha detto Ashley J. Tellis del Carnegie Endowment for International Peace ex-alto funzionario della sicurezza nazionale nell’amministrazione Bush. “I cinesi hanno sempre temuto il vantaggio nucleare statunitense“. Il potenziamento del piccolo ma incisivo arsenale nucleare della Cina può innescare iniziative analoghe dalle altre potenze nucleari regionali, India e Pakistan. Finora solo Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna e Francia dispongono di ICBM MIRVizzati.

Gli USA rottamano la riduzione nucleare
Mosca ha indicato che la dimensione dell’arsenale nucleare dipende dalla politica estera degli Stati Uniti. L’avvertimento è di Mikhail Uljanov, capo del Dipartimento sulla non proliferazione nel Ministero degli Esteri russo, che partecipa a una conferenza delle Nazioni Unite sul Trattato di non proliferazione nucleare. Il diplomatico russo parlava del trattato di riduzione nucleare New START firmato da Stati Uniti e Russia nel 2010, dicendo che Mosca intende mantenere i propri impegni, ma non andrà oltre per via del comportamento degli Stati Uniti. “Ciò che gli statunitensi fanno oggettivamente ostacola, se non elimina completamente, qualsiasi prospettiva di un ulteriore disarmo nucleare”, ha detto Uljanov. “Oggi non ci sono fattori che rendono la nostra adesione al trattato (New START) contraria agli interessi della Russia, ma ipoteticamente può verificarsi una situazione del genere con le azioni degli USA, a cui non vorremmo assistere“, ha aggiunto. Stati Uniti e Russia hanno la parità nucleare, ma gli USA hanno molte più forze convenzionali. Con la Russia che si basa sul suo arsenale nucleare per salvaguardarsi da un massiccio attacco degli Stati Uniti, lo sviluppo del sistema antimissile degli Stati Uniti è visto come pericolosa minaccia alla sicurezza nazionale a Mosca.

tvwJ6Contrastare la minaccia missilistica strategica russa è troppo difficile e costosa per gli Stati Uniti
Sputnik 19/05/2015

Contrastare la minaccia di missili balistici intercontinentali russi è troppo difficile e costosa per gli Stati Uniti, dichiara il Vicepresidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ammiraglio James Winnefeld.

CZ 2C integrationLa maggiore minaccia alla sopravvivenza degli Stati Uniti è “un attacco nucleare massiccio dalla Russia, o di qualche altro potente avversario o potenziale avversario come la Cina“, ha osservato Winnefeld. “Abbiamo detto che la difesa missilistica contro tali potenti minacce è troppo difficile e costosa, ed è anche strategicamente destabilizzante provarci“, ha detto Winnefeld sulla minaccia di un attacco nucleare russo o cinese, in un discorso presso il Center for Strategic International Studies. La leadership civile e militare sostiene che i sistemi di difesa antimissile di Stati Uniti ed Europa ha lo scopo di contrastare le minacce missilistiche a lungo raggio di Corea democratica e Iran. Il deterrente statunitense primario contro la Russia, ha aggiunto Winnefeld, è la triade nucleare. “Useremo l’imposizione dei costi per dissuadere la Russia, mantenendo forti le tre gambe del nostro deterrente nucleare e il nostro sistema di comando e controllo nucleare“. Entro la fine del 2015 gli Stati Uniti installeranno il sistema Aegis Ashore Ballistic Missile Defense (BMD) in Romania, completando la fase 2 dell’European Phased Adaptive Approach, affermava Winnefeld. Mosca si è opposta ripetutamente alla proliferazione dei sistemi di difesa missilistici degli USA presso i suoi confini, affermando che rappresentano una minaccia al deterrente nucleare strategico della Russia. I sistemi BMD erano precedentemente limitati dal Trattato antimissili balistici (ABM) tra Stati Uniti e Russia, per evitare lo squilibrio strategico. Gli Stati Uniti uscirono dal trattato nel 2001.

Un nuovo video mostra l’ICBM Jars trasportato su un traghetto
Sputnik 20/05/2015

Il Ministero della Difesa della Russia ha pubblicato un video che mostra i sistemi missilistici mobili Topol-M e Jars attraversare un fiume su un traghetto. Il video è stato caricato su un social media del ministero. Il ministero non ha fornito alcun dettaglio. L’RS-24 Jars è un missile balistico intercontinentale a propellente solido dotato di almeno quattro veicoli di rientro a puntamento indipendente nucleari. Fu testato il 29 maggio 2007 ed introdotto in servizio nel luglio 2010, poco dopo aver completato i test finali. L’RS-24 Jars, progettato per eludere i sistemi di difesa missilistica a una distanza di 14000 km, è la versione aggiornata del missile balistico Topol-M che può essere sparato da lanciatori mobili e da silo. Il Ministero della Difesa russo ha detto che i missili balistici RS-24 Jars e Topol-M saranno i pilastri della componente terrestre della triade nucleare russa e rappresenteranno almeno l’80% dell’arsenale delle forze missilistiche strategiche, entro il 2016.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IL PRIMO RAGGIO

L’arsenale strategico di Mosca 1943-2013
(Nuova edizione)

Alessandro Lattanzio, 2015, p. 241, € 20,00
Anteo Edizioni

ilpraggio3Descrizione: Il testo ricostruisce la genesi e lo sviluppo dell’arsenale strategico sovietico e russo, tracciando per sommi capi la storia dell’Unione Sovietica e della Federazione Russa quale superpotenza mondiale, descrivendo gli strumenti e la strategia che permisero a Mosca di svolgere il ruolo di primo concorrente ed avversario degli Stati Uniti d’America nella seconda metà del XX° secolo e all’inizio del XXI° secolo. È poco nota, infatti, la storia del programma atomico sovietico, solo recentemente resa pubblica in Italia anche dalla pubblicazione del lavoro dello storico russo Roy Medvedev.
L’URSS, benché devastata dall’aggressione nazista del 22 giugno 1941, nell’arco di quattro anni riuscì a colmare il gap tecnologico-nucleare con gli USA. Difatti, nell’agosto 1949 venne fatto esplodere il primo ordigno atomico sovietico, mentre nel 1954 esplodeva la prima bomba termonucleare, battendo gli USA nella corsa alla superbomba ad idrogeno. In seguito, Mosca puntò sui missili balistici intercontinentali quali vettori strategici principali del proprio arsenale strategico, al contrario di Washington, che invece puntò sui bombardieri strategici. Infine, neanche il gap tecnologico tra USA e URSS nel settore dei sottomarini lanciamissili balistici, potè perdurare oltre un lustro.
L’arsenale strategico-nucleare della Federazione Russa, oggi, è la principale eredità dell’era sovietica di Mosca, ed è grazie a questa eredità che la Russia di Putin riconquista il suo ruolo di potenza mondiale.

Le Forze Speciali del KGB

La storia di come e perché il KGB formò forze speciali e come avrebbero potuto essere utilizzate
Mark Hackard Epionage History Archive 15 maggio 2015 – Russia Insider
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
70_лет_КГБNel piovigginoso 11 novembre 1983, il presidente statunitense Ronald Reagan avrebbe avuto il tempo per il suo consueto pisolino all’Ufficio ovale. Oltre un discorso la mattina alla Legione americana in onore del giorno di veterani, Reagan avrebbe passato il resto del programma partecipando a un’esercitazione di guerra nucleare della NATO denominata Able Archer. Il presidente trovava la materia affascinante ma spaventosa; nonostante i suoi discorsi infuocati, auspicava che i sovietici non avessero nulla da temere dagli USA. Speranza vana. A Mosca, il Segretario Generale Jurij Andropov vide il ruolo di Reagan in Able Archer, sottolineata dall’invasione statunitense di Grenada e dall’allarme nel mondo delle forze USA, come copertura di un primo attacco nucleare. Scortato all’alba gelata dal Capo di Stato Maggiore Generale, Maresciallo Nikolaj Ogarkov, dal Politburo al bunker del comando delle truppe d’elite KGB, affranto da tristezza e terrore Andropov trasmise la direttiva, nel disperato tentativo di ridurre al minimo la devastazione incombente sul suo Paese. Quella sera l’esercitazione della NATO si concluse, Reagan conferì con Bud McFarlane della Sicurezza Nazionale, cenò e partì con la moglie Nancy per l’Andrews Air Force Base per iniziare un lungo viaggio in Giappone. Il Marine One sorvolò una comune jeep dell’US Air Force che passava sulla strada sottostante, mentre l’elicottero si avvicinava all’Andrews. Sulla jeep vi erano quattro aviatori dai baschi blu della sicurezza dell’aeronautica, il sergente parlava con un accento dell’Illinois, anche se era cresciuto a Khabarovsk. Il gruppo aveva superato il confine canadese una settimana prima, per poi dirigersi verso una casa sicura, in un sobborgo di Washington DC, in attesa di ordini. I loro ordini erano: camuffati da pattuglia della sicurezza, con i documenti giusti e senza fare domande, entrare nell’Andrews, filtrare la sicurezza e piazzare una valigetta, da attivare via satellite, di fronte alla pista un’ora prima dell’arrivo del presidente. Reagan, accolto sull’Air Force One per un breve debriefing su Able Archer dal segretario della Difesa Cap Weinberger e dal presidente del Joint Chiefs John Vessey, non vedeva l’ora di essere il primo presidente statunitense a parlare al parlamento del Giappone, la Dieta. Eppure quel giorno non sarebbe mai arrivato, la pioggia battente semplicemente evaporò mentre una palla di fuoco infernale inceneriva l’Andrews Air Force Base. I quattro aviatori sulla jeep, in viaggio verso la Virginia, assistettero al terribile flash illuminante il cielo notturno dietro di loro. Su entrambe le sponde dell’Atlantico, altri gruppi, finora invisibili, scendevano come branchi di lupi sui loro bersagli. Parlando poco durante il controllo delle armi, correvano lungo la I-95 verso il prossimo obiettivo nel buio: la rete elettrica di tutta la costa orientale era appena stata spenta. Tale svolta terribile degli eventi fu più probabile di quanto si possa pensare. Per fortuna, Reagan decise di non partecipare ad Able Archer e piuttosto andò dritto in Giappone ad affrontare la Dieta. Andropov e la leadership sovietica, sul filo del rasoio su ciò che vedevano come provocazione USA-NATO, non reagì in modo eccessivo. Invece dell’avverarsi dello scenario da incubo, Oriente e occidente vissero per raccontare di un altro scampato Armageddon durante i giorni bui della guerra fredda. Eppure forze armate e spie di entrambe i lati avrebbero continuato ad essere pronti ad ogni evenienza. Quello che segue è la vera storia delle unità speciali del KGB.

Il KGB, strumento del potere globale sovietico
Dalla metà degli anni ’70 agli anni ’80, il KGB sovietico creò una potente forza antiterrorismo e per operazioni speciali, che fece nervosamente rivalutare agli strateghi occidentali piani e proiezioni. Con un possibile minaccioso conflitto con Stati Uniti e NATO, con il rischio di mutare in fuoco nucleare le guerre nel Terzo Mondo, tali situazioni di pericolo richiesero la creazione di unità speciali distinte da quelle dello Stato maggiore generale del GRU (Glavnoe Razvedyvatelnoe Upravlene – Primo Direttorato dell’Intelligence). Come primo servizio segreto dell’URSS, il KGB (Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnostij – Comitato per la Sicurezza dello Stato) effettuava intelligence e azioni segrete in tutto il mondo. Il potere sovietico era al culmine globale durante l’era della distensione, e la Lubjanka sembrava avere le maggiori forze speciali di sempre. Il GRU, dopo tutto, era volto ad annientare le strutture militari chiave del “principale avversario”, poco prima che la guerra scoppiasse. Da Presidente del KGB, Jurij Andropov volle predisporre uno strumento simile che il Cremlino poteva utilizzare nell’ampio spettro geopolitico. Andropov e i suoi uomini furono dei veri innovatori in questo senso, fondando unità d’élite speciali che diedero alla leadership sovietica opzioni per discrete azioni dirette, in caso di crisi con l’occidente.

Alfa: Scudo del KGB
Alpha_antiterror_group_emblem Andropov per prima dedicò notevole attenzione e impegno alla formazione di nuovi gruppi Spetsnaz (forze speciali) per il loro valore nella difesa dell’Unione Sovietica dal potenziale ricatto dei terroristi, che avrebbero potuto colpirne la stabilità politica. La leadership del Politburo e del KGB era particolarmente preoccupata da possibili dirottamenti e atti terroristici da parte di gruppi nazionalisti che volevano l’indipendenza da Mosca. Una cellula di estremisti armeni, per esempio, commise tre attentati quasi simultanei a Mosca l’8 gennaio 1977 prima di essere fermato dal KGB, otto mesi dopo [i]. Per rispondere alla minaccia terroristica, Andropov decise d’istituire un nuovo commando del KGB. Nel 1974 l’unità “A” fu formata nell’ambito del 7.mo Direttorato (Vigilanza), ma fu subordinata direttamente al Presidente del KGB [ii]. La squadra, ora popolarmente nota come “Alfa“, fu addestrata alle operazioni antiterrorismo sul territorio sovietico. Alpha originariamente era costituita da circa 30 uomini scelti, ma la sua utilità fu riconosciuta e il numero di agenti nonché i fondi e le attrezzature speciali, aumentati. Alpha partecipò ad operazioni d’interdizione d’intelligence ostili e sequestro di agenti occidentali (“strappa-e-afferra”) nell’Unione Sovietica [iii]. Alfa, tuttavia, ebbe un obiettivo strategico oltre alla lotta a terrorismo e spionaggio. Andropov era ben consapevole dello sviluppo delle forze per operazioni speciali occidentali come Delta, SAS e GSG-9 e cercò di contrastarne la probabile infiltrazione in URSS, in caso di ostilità. Le unità speciali di USA e NATO avrebbero avuto il compito di assassinare la direzione del Partito e l’alto comando sovietico, e sabotare obiettivi strategici. Alfa, quindi, fu progettata per proteggere i membri del Politburo e le strutture chiave, durante la guerra o periodi di tensione. Il compito strategico del Gruppo fu confermato da un altro dato relativo all’ottimizzazione della struttura del KGB. Nello stesso anno della fondazione di Alfa, il 1974, il 15.mo Direttorato, responsabile dei bunker del Cremlino per la leadership, ebbe il titolo di Direttorato Generale, un importante avanzamento di status [iv]. Distaccamenti di Alfa e 15.mo Direttorato Generale svolsero esercitazioni di scorta ai funzionari del Politburo e del Comitato Centrale nei centri comando e controllo sotterranei della famosa metropolitana di Mosca. Fu riferito che Andropov assisté a queste manovre con la massima serietà, nonostante i disturbi fisici cronici, dopo esser divenuto Segretario Generale nei primi anni ’80 [v]. Con il fallimento della distensione e le crescenti tensioni sul dispiegamento dei missili statunitensi in Europa, Andropov aveva motivo di prevedere imprevisti.

Vympel: Spada del KGB
post-5-1156001392 Il KGB non smise di sviluppare le forze per operazioni speciali con Alpha; Andropov creò un’unità speciale che potesse infiltrarsi in territorio ostile ed eseguirvi azioni dirette come assassinare l’alto comando nemico e distruggerne le infrastrutture strategiche. Il Primo Direttorato Generale, responsabile dell’intelligence straniera, rientrava nell’apparato del super-segreto Direttorato S (spionaggio). Era il ramo del KGB responsabile dell’intelligence altamente segreta, senza il rifugio dello status diplomatico o di qualunque forma di associazione con il governo sovietico. Le operazioni del Direttorato S riguardavano l’infiltrazione di un ufficiale dei servizi segreti (spesso con il coniuge) in un Paese come nativo locale o immigrato da Paese terzo, al fine di raccogliere informazioni e agenti operativi, che avrebbero sostenuto le missioni dei commando sotto copertura. Sicuramente c’era una base organizzativa da cui Andropov attingeva per il nuovo programma, e i precedenti tentativi mostravano la necessità di una struttura permanente sistematizzata per le operazioni speciali. In precedenza il 5.to Dipartimento per la programmazione del sabotaggio e degli omicidi, erede del famigerato 13.mo Dipartimento degli anni ’50, era stato creato nel Primo Direttorato Generale nel 1969. Allo stesso tempo fu istituito un Corpo Addestramento Ufficiali (KUOS) a Balashikha, periferia di Mosca, per preparare una “riserva speciale” di agenti del KGB in caso di crisi e guerra. Il 5.to Dipartimento fu sciolto dopo che uno dei suoi ufficiali, il maggiore Oleg Ljalin, disertò nel Regno Unito mentre era in missione, nel 1971 [vi]. Chiaramente il KGB aveva bisogno di una segretissima unità di combattimento, coesa e sempre pronta ad essere inviata all’estero in qualsiasi momento per proteggere gli interessi sovietici. Tale commando d’élite era d’inestimabile valore in una crisi o guerra, perché poteva “decapitare” la leadership del nemico, comportando un vantaggio, in un conflitto, per l’Unione Sovietica. Nel 1976, cinque anni dopo la defezione di Ljalin, il Direttorato S dell’Intelligence, gli Illegali, prese il controllo del KUOS ed istituì l’8.vo Dipartimento, d’ora in poi responsabile di omicidi e sabotaggi nei Paesi stranieri [vii]. Era il momento in cui tali azioni vennero ordinate dal Politburo.
L’unità speciale temporanea del KGB Zenit, formata dal Primo Direttorato Generale e dal distaccamento Grom di Alpha del 7.mo Direttorato, effettivamente eseguì una decapitazione da manuale nello Stato preso di mira [viii]. Eppure questa operazione non ebbe luogo in uno Stato membro della NATO, ma nell’Afghanistan in crisi a fine dicembre 1979. L’azione va vista come prova generale, anche se in condizioni diverse, della paralisi strategica dei governi NATO se il Patto di Varsavia avesse mai lanciato le proprie divisioni corazzate sulla Germania occidentale. Le squadre Spetsnaz ebebro successo operativo eliminando il presidente afghano Hafizullah Amin su ordine del Politburo di Leonid Breznev, ma l’Unione Sovietica fu trascinata in un brutale e catastrofico pantano strategico. Tuttavia, i reparti speciali del KGB continuarono a mostrare efficacia operativa e tattica nella guerra in Afghanistan, nelle operazioni di ricognizione, intelligence e sabotaggio, nonché eliminazione o sequestro dei capi dei mujahidin della CIA [ix].
105261-95b6f-33735876-m549x500La più elitaria unità speciale del KGB, Vympel, fu istituita nell’agosto 1981 dall’8.vo Dipartimento del Direttorato S dal Maggior-Generale Jurij Drozdov, veterano degli Illegali e loro capo dal 1979 fino alla fine della guerra fredda, che definì l’8.vo Dipartimento come “niente di meno che una struttura per informazioni e ricerca d’intelligence, che seguiva con mezzi operativi tutto ciò che riguardava le forze speciali della NATO“. Drozdov dice che i suoi clandestini si addestrarono nelle forze speciali degli eserciti della NATO [x]. Ci si chiede se le nazioni occidentali abbiano inconsapevolmente ospitato ufficiali sotto copertura sovietici nei loro commando più sensibili, ma tale conoscenza di prima mano sarebbe stata ben impiegata dal KGB rendendo Vympel ben superiore ai concorrenti. Conosciuto ufficialmente come Centro di addestramento separato, Vympel fu incaricato delle operazioni speciali all’estero come sabotaggio e azione diretta contro Stati ostili. Gli ufficiali che componevano il gruppo furono selezionati non solo dal KGB, ma da tutte le forze armate sovietiche, e superarono un regime estremamente rigoroso di addestramento in tutte le condizioni, insegnamento di lingua, intelligence ed istruzione nel guidare ogni tipo di veicolo [xi].
Oltre alle operazioni in Afghanistan, gli ufficiali dell’unità ebbero incarichi di “consulenza” in Vietnam, Nicaragua, Angola, Mozambico e altri luoghi dai conflitti dettati dalla guerra fredda negli anni ’80 [xii]. Operatori di Vympel furono anche probabilmente impegnati in “forze di protezione” delle operazioni d’intelligence cruciali e in condizioni di pericolo, oltre a dare la caccia ai terroristi che minacciavano gli interessi sovietici. Drozdov racconta di un’azione di Vympel nel 1985 contro un gruppo palestinese che aveva rapito tre diplomatici sovietici in Libano: “In Libano furono presi in ostaggio dei cittadini dell’URSS. I negoziati con i terroristi non producevano alcun risultato. E improvvisamente, uno dopo l’altro, i capi dei banditi cominciarono a morire in circostanze poco chiare. Coloro che rimasero ancora vivi ricevettero un ultimatum: se gli ostaggi non vengono rilasciati, dovranno scegliere tra loro chi sarà il prossimo. Dopo due mesi e mezzo, liberarono i nostri uomini” [xiii]. La spia veterana poi menziona un’operazione in cui gli operatori di Vympel sbarcarono da un sottomarino sulle coste di un Paese straniero, durante una tempesta a mezzanotte, penetrando in profondità nell’entroterra e prendendo la persona cercata dal KGB per avere informazioni cruciali. In poche ore il team tornò sul sottomarino, insieme a un nuovo passeggero, rientrando nell’Unione Sovietica [xiv].

Sull’orlo dell’apocalisse
116194-050-14393F55 Oltre a contro-terrorismo e missioni d’intelligence ad alto rischio, Alfa e Vympel avevano per scopo ultimo il sabotaggio nella III guerra mondiale, o almeno fornire all’Unione Sovietica l’opportunità di vincerla. Andropov ordinò la creazione di Vympel tra i timori del Cremlino per le azioni del neoeletto presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, intraprese nei confronti dell’URSS. L’intervento sovietico in Afghanistan e il dispiegamento dei missili a medio raggio SS-20 a pochissima distanza dalle città europee, rientravano nelle crescenti tensioni con l’occidente. Insieme alla corsa agli armamenti già in atto a fine anni ’70, sotto Reagan gli Stati Uniti avviarono la politica offensiva del “contenimento” e della guerra segreta. Andropov, presto Segretario Generale, fu tra i primi a rendersi conto che il motore economico sovietico andava notevolmente indebolendosi, e il cambio dell’equilibrio di potere non era favorevole a Mosca. Il fattore sistemico del declino sovietico a lungo termine era accompagnato dalla più dura retorica di Washington. La posizione di Reagan non era questione di mere parole; sanzionò il posizionamento dei missili Pershing II e Cruise in Germania occidentale, nonché l’ampio rinnovo dei “voli furetto” degli Stati Uniti per testare i radar della difesa aerea sovietica [xv]. Per i pianificatori sovietici la giustapposizione di tali dati era allarmante. Gli analisti credevano che i missili Pershing II potessero raggiungere Mosca in cinque minuti, e la leadership del Cremlino cominciò a temere la possibilità di un primo attacco degli Stati Uniti [xvi]. Nel maggio 1981, Andropov avviò il programma congiunto di monitoraggio strategico del KGB-GRU RJAN (Raketno-Jadernoe Napadenie – Attacco Nucleare Missilisitico) per monitorare eventuali preparativi di tale azione degli Stati Uniti [xvii]. Nella storia della guerra fredda, novembre 1983 fu forse il momento di maggiore pericolo tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Sulla scia dell’avvio dell’Iniziativa di Difesa Strategica della Casa Bianca e le tensioni dopo l’abbattimento del 1° settembre del Volo 007 delle Korean Airlines, la NATO programmò esercitazioni nucleari dal nome in codice Able Archer 83, da tenersi dal 2 all’11 novembre. A giudicare dai telegrammi di ottobre da Mosca alla residenza del KGB di Londra, l’attenzione sovietica era volta, con greve intensità, alle esercitazioni quali possibile preludio ad un attacco a sorpresa occidentale [xviii].
Mentre i capi euro-atlantici erano inconsapevoli della portata dell’allarme di Andropov per le esercitazioni della NATO, errori di calcolo sugli indicatori di guerra avrebbero innescato l’attacco preventivo sovietico, guidato dagli Spetsnaz. Come lo studioso dell’intelligence Benjamin Fischer afferma senza mezzi termini: “La paura della guerra fu reale” nei primi anni ’80 [xix]. Lungi dall’essere un prodotto della paranoia, la cultura strategica sovietica era forgiata dall’esperienza storica. La capacità di Hitler di lanciare l’Operazione Barbarossa, con Stalin che ignorò numerosi rapporti dei servizi segreti sull’attacco tedesco imminente, provocò una guerra di annientamento. Il Cremlino non avrebbe mai potuto permettersi un altro disastro simile e ora il margine di errore si misurava in minuti. La creazione di Andropov delle unità per operazioni speciali del KGB avvenne al momento giusto: Alpha era lo scudo della leadership sovietica, Vympel la spada. Al momento critico di una crisi come Able Archer, gruppi di combattimento di Vympel si sarebbero schierati e infiltrati negli Stati Uniti e Paesi alleati quasi contemporaneamente, per assassinare la leadership del nemico e distruggere le vitali strutture di comando e controllo. Sopprimeno il coordinamento politico-militare della NATO oltre a disattivarne il lancio di testate nucleari nel teatro europeo,i gruppi di operatori Spetsnaz di KGB e GRU avrebbero spianato la strada all’ondata corazzata del Patto di Varsavia dal passo di Fulda [xx]. E prima che tale nozione sia respinta come speculazione alla Tom Clancy, nei primi anni ’80 le comunicazioni della Marina degli Stati Uniti, il braccio più potente della triade nucleare di Washington, erano un libro aperto a Mosca grazie alla rete spionistica di Walker [xxi]. Le potenziali operazioni degli Spetsnaz del KGB, in collaborazione con il GRU, erano volte ad indurre la paralisi strategica nello Stato ostile e consentire all’Unione Sovietica di attuare un attacco nucleare preventivo, se necessario. Non è noto al pubblico se ci siano stati infiltrati nelle capitali occidentali nel novembre 1983 o altri periodi, ma il rischio era alto. Lo sviluppo di un’unità d’élite per compiti particolari va valutata quale previsione strategica di Jurij Andropov. Da consumato attore del governo nell’ombra, questo capo del KGB apprezzò il valore che esercitava nei momenti cruciali un manipolo di uomini appositamente addestrati.

Lezioni apprese?
Dovremmo essere tutti grati che le teste più fredde e moderate provvidenzialmente prevalessero nei giorni bui del 1983, e che il segnale agli Spetsnaz sovietici d’iniziare l’azione non fu mai dato. Eppure, una generazione dopo, ci troviamo di nuovo in una crisi simile: dopo il crollo sovietico la NATO è dilagata ad est. Una Russia risorgente non solo vede la sua sfera di interessi, ma anche la propria sovranità e sopravvivenza minacciate. La nazione che ha sconfitto la Grande Armata di Napoleone e la Wehrmacht, già invincibile, di nuovo sviluppa opzioni di emergenza, dalle forze nucleari alla cyber-guerra e agli Spetsnaz. Nulla nel nuovo confronto bipolare, tuttavia, è inevitabile. Se il rispetto reciproco tra i popoli non è solo retorica, gli uomini di buona volontà faranno un passo indietro dal baratro rendendo possibile la pace.

419420321Riferimenti
Fonti primarie/Interviste
Andrew Chistopher & Gordievsky Oleg, Comrade Kryuchkov’s Instructions, Stanford University Press, 1994, Stanford
Drozdov Jurij, Vymysel Iskliouchen. Vympel-Almanakh, 1996. Mosca
Earley Pete, “Interview with the Spymaster”, The Washington Post, 23 aprile 1995
Kryuchkov Vladimir, Lichnoe Delo. Eksmo, 2003, Mosca
Kuznetsova Tatjana, “Razvedchik Spetsnaznachenia”, Argumentij i Faktij, 16 agosto 2006
Samodelova Svetlana, “Kogti Andropova”, Moskovskij Komsomolets, 19 giugno 2004

Opere secondarie
Lubjanka 2: Iz Zhizni Otechestvennoi Kontrrazvedki. Mosgorarkhiv, 1999. Mosca
Atamanenko Igor, “Porkhaja kak Babochka, Zhalit kak Pchela“. Nezavisimoe Voennoe Obozrenie, 31 luglio 2009
Boltunov Mikhail, Vympel: Diversantij Rossij, Jauza/Eksmo 2003. Mosca.
Campbell Erin E., “The Soviet Spetsnaz Threat to NATO”, Air Power Journal, Summer 1988
Fischer Benjamin B., “A Cold War Conundrum”, Center for the Study of Intelligence, 1997
Kokurin AI e Petrov NV, Lubjanka: Spravochnik, Izdatel’stvo Materik 2004. Mosca
Medvedev Roy, Neizvestnyi Andropov, Pheniks, 1999. Mosca
Prokhorov Aleksandr e Kolpakidi Aleksandr, Vneshniaia Razvedka Rossij, Neva, 2001. San Pietroburgo

ce3322f5[i] Lubianka 2: Iz Zhizni Otechestvennoi Kontrrazvedki (Mosgorarkhiv, 1999. Mosca), 304
[ii] Medvedev Roy, Nejzvesntnij Andropov (Pheniks, 1999. Mosca), 188
[iii] Atamanenko Igor, “Porkhaja kak Babochka, Zhalit kak Pchela” (Nezavisimoe Voennoe Obozrenie, 31 luglio 2009)
[iv] Kokurin & Petrov, Lubjanka: Spravochnik, (Izdatelstvo Materik, 2004. Mosca), 218
[v] Samodelova Svetlana, “Kogti Andropova” (Moskovskii Komsomolets, 19 giugno 2004)
[vi] Prokhorov & Kolpakidi, Vneshnjaja Razvedka Rossij, (Neva, 2001. San Pietroburgo), 74
[vii] Ibid.
[viii] Ibid, 88.
[ix] Kryuchkov Vladimir, Lichnoe Delo (Eksmo, 2003. Mosca), 234
[x] Drozdov Jurij, Vymysel Iskljuchen (Vympel-Almanakh, 1996. Mosca), 161
[xi] Boltunov Mikhail, Vympel: Diversantij Rossij, (Jauza/Eksmo, 2003. Mosca), 19-24
[xii] Drozdov, Vymysel Iskljuchen, 170
[xiii] Kuznetsova Tatjana, “Razvedchik Spetsjalnogo Naznachenia”, (Argumentij i Faktij, 16 agosto 2006)
[xiv] Ibid.
[xv] Fisher Benjamin B., “A Cold War Conundrum”, (Center for the Study of Intelligence, 1997)
[xvi] Andrew & Gordievsky, Comrade Kryuchkov’s Instructions, (Stanford University Press, 1994. Stanford), 74.
[xvii] Ibid, 67.
[xviii] Ibid, 86.
[xix] Fisher, “A Cold War Conundrum
[xx] Campbell, “The Soviet Spetsnaz Threat to NATO
[xxi] Earley Pete, “Interview with the Spymaster”, (The Washington Post, 23 aprile 1995)

flag_of_the_kgb_of_the_new_ussr_by_redrich1917-d7l34n3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Successo russo

Jacques Sapir Russeurope 17 maggio 2015CE27qjWWIAIBvqW.jpg largeE’ interessante notare che oggi un numero crescente di commentatori parli di “Vittoria di Putin”. In ogni caso, è indiscutibile che la Russia raccolga successi. E sembra che sia un risultato certamente indiretto delle manifestazioni del 9 maggio, ma anche una considerazione della totale inefficacia delle sanzioni economiche e dell’inefficacia attuale delle sanzioni finanziarie contro la Russia.

Una vittoria diplomatica?
Dal punto di vista diplomatico, la recente visita del segretario di Stato USA John Kerry a Sochi ,il 12 maggio, ha fatto sì che Obama abbia preso atto del fallimento dell’isolamento politico della Russia. Non solo tale politica non ha né rallentato né destabilizzato la politica russa, ma ha anche rafforzato i legami del Paese con Cina e India. Anche in Europa, la presenza di capi di Stato alle cerimonie del 9 maggio è stata significativa. La presenza a Mosca per il 70° anniversario della vittoria sul nazismo dei presidenti di Bosnia, Macedonia e anche Serbia (le cui truppe hanno marciato sulla Piazza Rossa), Repubblica ceca e Slovacchia, mostra che nei Balcani, e non solo, gli amici della Russia siano molti. Si segnala inoltre che a luglio i Paesi dell’Unione europea voteranno di nuovo sulle “sanzioni” alla Russia. L’opposizione di Grecia e Cipro, che potrebbe essere sostenuta da Ungheria e Slovacchia, di fatto porrebbe fine a tali sanzioni approvate all’unanimità dall’UE. Notiamo anche che i governi russo e cinese si concedono il lusso di esercitazioni navali congiunte nel Mar Egeo e Mar Nero ai primi di maggio 2015. Ciò ovviamente ricorda che non solo Stati Uniti e NATO possono “mostrare i muscoli” nella regione. La visita di John Kerry era dedicata all’Ucraina, dove per la prima volta il segretario di Stato ha riconosciuto la validità dell’accordo di Minsk e si è impegnato a farla rispettare dagli ucraini, e sull’Iran, dove Obama ha un disperato bisogno della Russia per raggiungere un accordo. Significativamente, la questione della Crimea non è stata menzionata [1]. Non è senza ironia che l’incontro si sia svolto a Sochi, la città dei Giochi Olimpici Invernali del 2014 che segnò l’inizio del gelo tra alcuni Paesi occidentali e la Russia, e soprattutto l’avvio della crisi ucraina. È altrettanto significativo che il presidente statunitense si ritrovi postulante da Vladimir Putin. Ciò chiarisce in modo interessante il cosiddetto “isolamento” in cui si afferma si trovi la Russia. Si noti, infine, che lo stato disastroso dell’economia ucraina è ora un vero problema per Stati Uniti ed Unione Europea. Il sostegno politico al governo di Poroshenko si tradurrà in sostegno economico, in gran parte a fondo perduto. In diverse cancellerie si fanno i conti e, ovviamente, il costo si rivela troppo salato per molti Paesi.

Una vittoria economica
Questa vittoria diplomatica Putin la deve anche alla resistenza dell’economia russa a “sanzioni” e varie manovre destabilizzanti. La decisione annunciata ufficialmente il 14 maggio dalla Banca centrale di Russia di riprendere l’acquisto di valute estere sul mercato dei cambi, conferma che la Russia controlla le questioni finanziarie e monetarie. Ora, la questione non era frenare il deprezzamento del rublo, ma al contrario frenarne l’apprezzamento e stabilizzarne il tasso di cambio a circa 50 rubli per 1 USD. Dopo l’episodio speculativo del dicembre 2014, il rublo ha iniziato ad apprezzare rapidamente nel febbraio 2015 e ha raggiunto negli ultimi giorni il cambio di 50 rubli per 1 USD, che sembra sia il livello che la BCR intende preservare. Perciò ha annunciato che acquisterà valuta estera (principalmente dollari) sul mercato dei cambi, un modo di comunicare formalmente di cercare di difendere un cambio intorno a 50/1. Questa decisione è comprensibile se si guarda all’evoluzione del tasso di cambio reale del rublo (il tasso nominale deflazionato dall’inflazione). Questo tasso era probabilmente sopravvalutato del 10-15% nel dicembre 2013. Pertanto, prima della svolta drammatica della crisi in Ucraina, la BCR aveva lasciato sfuggire il tasso di cambio. Quest’ultimo è stato poi stabilizzato tra il livello precedente (al netto dell’inflazione) e il livello che può essere considerato ottimale dal punto di vista economico (sempre al netto dell’inflazione). Scegliendo un tasso di riferimento di 50 rubli per 1 dollaro, la BCR quindi lascia un buon margine in caso di persistenza dell’inflazione.

Grafico 1
Evoluzione del tasso di cambio di rubloA-Gr1TdC-copieFonte: Banca Centrale della Russia e CEMI-EHESS

Questa politica assicura quindi che i prodotti russi siano più competitivi sul mercato interno, ma anche sui mercati di esportazione. La produzione industriale dipende dalle esportazioni russe (nel settore aerospaziale e degli armamenti), ma la crescita è soprattutto sul mercato interno, dove il principale indicatore della competitività dei produttori “russi” rimane il livello del tasso di cambio. Ora capiamo la grande sensibilità dell’economia e produzione russe ai tassi di cambio. Questa sensibilità è espressa dagli effetti del volume della produzione (in particolare per l’esportazione, ma non solo), e anche dal tasso di fusione delle società russe “basate in Russia” (soprattutto nel mercato interno). E’ noto che la contrazione della crescita nel primo trimestre del 2015 è stata inferiore a quanto previsto dal governo russo. La Russia dovrebbe tornare a crescere nel terzo trimestre 2015. Inoltre, il fatto che la Banca Centrale di Russia abbia acquistato valuta estera equivale a iniettare rubli nell’economia. L’annuncio ufficiale dovrebbe essere interpretato come un segnale della politica monetaria. Quest’ultima, anche se avrà ancora aspetti restrittivi sulla politica dei tassi, dovrebbe effettivamente avere una prospettiva più lassista sull’influenza quantitativa del mercato. Ciò significa anche che, in assenza (possiamo sperare temporanea) di importanti riforme strutturali del sistema bancario russo, le autorità della Banca Centrale si baseranno su gli utili realizzati dalle società (PMI essenzialmente) per stimolare gli investimenti. E questo è un altro motivo che probabilmente ha portato ad adottare un tasso di cambio deprezzato verso quei bisogni dell’industria che tecnicamente implicherebbero.

Politica energetica
Ma la vittoria della Russia può anche verificarsi in un altro campo, la questione dei gasdotti e della politica energetica in Europa. Vari indicatori mostrano oggi le “manovre” nell’industria dell’energia che si svolgono in Europa. Tali “manovre” implicano, naturalmente, la Russia. Due importanti progetti sono spirati alla fine del 2014. Il primo era sostenuto dalla Russia, la pipeline (e gasdotto) “South Stream” che aveva lo scopo di bypassare l’Ucraina e rifornire Europa del sud e Balcani. Si può dire che l’Unione europea si sia opposta al progetto, la cui credibilità era molto più importante del progetto da essa proposto, il gasdotto “Nabucco” mai decollato. L’Unione europea ha aumentato la pressione su Romania e Bulgaria. In risposta, la Russia ha deciso di cancellare il “South Stream“. Si potrebbe quindi considerarlo un fallimento russo, ma la realtà è diversa. Nel suo formato originale “South Stream” era un progetto estremamente costoso e sarebbe stato vantaggioso solo con il transito di enormi quantità di gas. Tuttavia, dati i progettati gasdotti verso la Cina e gli accordi tra Gazprom, la società del gas russo, e il governo cinese, è chiaro che la Russia non avrebbe abbastanza gas per europei e cinesi, almeno non nelle quantità previste per “South Stream“. In realtà, la rapidità della decisione della Russia lo dimostra, gli ostacoli posti sulla via della “South Stream” sono stati un meraviglioso pretesto per Putin di annullare un progetto divenuto imbarazzante. Era l’Unione europea che se ne privava. Anche se aveva moltiplicato gli ostacoli e creato numerose procedure contro il “South Stream“, ha scoperto che la sua scomparsa lascia un vuoto enorme nelle forniture energetiche per l’Europa meridionale. Soprattutto perché ha posto fine a un progetto, anche se un po’ fumoso, in cui aveva riposto grandi speranze: lo sviluppo massiccio del gas (e petrolio) di scisto. Sappiamo che lo sfruttamento di gas e petrolio di scisto è stato presentato come alternativa alla fornitura di gas (e petrolio) dalla Russia. Ma diversi fattori hanno affondato tale sogno. In primo luogo, i giacimenti appaiono molto più piccoli e molto più profondi di quanto originariamente previsto. Ciò implica un costo di estrazione più elevato, molto più che negli Stati Uniti. Poi, il calo del prezzo del petrolio (e gas) rende lo sfruttamento degli idrocarburi di scisto non redditizio, anche negli Stati Uniti. Sembra che, in media, ci voglia un prezzo di 80 dollari al barile di petrolio per rendere l’operazione redditizia negli Stati Uniti e probabilmente tra i 95 e i 105 dollari in Europa. Ma il prezzo del petrolio, anche se ha recuperato leggermente (circa 60 dollari al barile per il WTI e 67-68 dollari per il BRENT) non supererà i 70-75 dollari alla fine dell’anno. Si esce quindi dal sogno dell’indipendenza energetica (di Europa e Stati Uniti) tornando al punto di partenza. Ci troviamo in una situazione in cui, sorpresa delle sorprese, i russi tirano fuori un nuovo progetto, derivante da un gasdotto esistente in Turchia (il “Blue Stream“) che unendosi al gasdotto TransAnatolia attraverserà il Bosforo e potrebbe, se necessario, puntare a Macedonia e Serbia per rifornire Ungheria, Slovacchia, Austria e Italia, o tramite il progettato gasdotto tra Grecia e Italia (attraverso lo Stretto di Otranto) rifornire direttamente l’Italia. Questo progetto è molto meno costoso del defunto “South Stream“, dai volumi ben più piccoli, ma potrebbe attivarsi nel giro di due anni.

Geopolitica “russa”
Scopriamo che le relazioni tra Russia e Turchia sono in ultima analisi migliori di quanto pensato. La Russia è pronta ad aumentare i rifornimenti di gas alla Turchia e anche costruirvi centrali nucleari. Quanto a Erdogan non è dispiaciuto nel fare questo affronto all’Unione europea che lo snobba e a mostrare buone intenzioni verso il nuovo governo greco. La Grecia, come è noto, è in conflitto con le istituzioni europee, in particolare la Banca centrale europea e l’Eurogruppo. Senza un accordo, già avviato in modo pessimo [2], la Grecia sarà costretta al default sul debito sovrano e a rischiare di lasciare la zona euro. Tuttavia, il nuovo gasdotto sarebbe molto vantaggioso sia per le royalties che apporterebbe al bilancio greco, ma anche per la fornitura di energia a basso costo, fattore importante se si pone nella prospettiva di un’uscita dall’euro e della necessità di ricostruire il potenziale industriale greco. Del resto il progetto del gasdotto permette ai governi greco e russo di discutere la possibile adesione della Grecia ai BRICS. L’adesione avrebbe influenze geopolitiche ed economiche e, tra l’altro, la Grecia avrebbe prestiti dal Fondo di stabilizzazione monetaria che i BRICS hanno creato nel 2014. Si scopre che, pensando che la Russia avesse subito una battuta d’arresto con la fine del “South Stream“, in realtà l’Unione europea n’è rimane imbarazzata economicamente e politicamente.

L’importanza della Russia in Europa
Il progetto di gasdotto presentato dalla Russia molto probabilmente sarà realizzato. Ma mentre avrebbe potuto essere l’occasione di riunire i Paesi europei, ne sarà invece simbolo di divisione. Ciò è dovuto all’atteggiamento di Unione europea e Stati Uniti. Bruxelles può lamentarsi della politica russa che cerca di rifornire i Paesi amici in Europa, ma questo è perfettamente normale. Il gioco della divisione è stato voluto dall’Unione europea, anche se oggi nota con amarezza che la Russia ha più divisioni. In tale contesto, la politica di Hollande appare particolarmente imbarazzante.

rtx1c8dx[1] DM Herszenhorn, Vittoria diplomatica e affermazione di Putin, New York Times, 15 maggio 2015
[2] Bloomberg

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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