Nessuno vuole più avere a che fare con gli Stati Uniti

Covert Geopolitics 27 ottobre 2017Fatta eccezione per i pazzi di Kiev, nessuno vuole aver più a che fare cogli Stati Uniti. Giappone e Corea del Sud, ovviamente, non possono che accordarsi con la superpotenza in declino a proprio vantaggio, o coi gangster corporativi incaricati dell’industria dai burattinai occidentali. Ma altrove, in Medio Oriente, base del petrodollaro, è in corso un altro riallineamento organico. Il leader della rivoluzione islamica Ayatollah Seyyed Ali Khamenei invitava l’Iraq a rimanere vigile di fronte le trame statunitensi, avvertendo che gli Stati Uniti non sono affidabili. In una riunione col Primo ministro iracheno Haydar al-Abadi a Teheran, il leader ha espresso il sostegno dell’Iran ai tentativi del governo iracheno di sviluppare legami con gli Stati regionali. L’Ayatollah Khamenei, tuttavia, consigliava alla nazione irachena di rimanere “cauta sugli inganni degli statunitensi e a non averne mai“. “Gli statunitensi hanno creato lo SIIL, ma ora che è stato sconfitto dal governo e dal popolo iracheni fingono di sostenere questo importante sviluppo“, dichiarava il leader. “Tuttavia, senza dubbio, non esiteranno a nuocere l’Iraq se ne avranno l’opportunità“, aggiungeva il leader. L’Ayatollah Khamenei sottolineava l’importanza dell’unità tra diversi gruppi etnici iracheni e il sostegno di Baghdad alle forze popolari del Paese, ragioni chiave delle recenti vittorie sui gruppi terroristici e i loro sponsor. Abadi, da parte sua, sottolineava la determinazione di Baghdad a salvaguardare l’unità e l’integrità territoriale dell’Iraq, rilevando che il governo non permetterà mai che il Paese sia minacciato di disintegrazione. L’avviso iraniano ha solide basi anche ora.
Washington versa benzina sul fuoco delle dispute nei mari dell’Est e del Sud della Cina tra Pechino e i vicini per frenarne l’ascesa e minare gli sforzi per risolvere i problemi in modo pacifico, secondo Sputnik. Date le crescenti tensioni, Pechino vede la modernizzazione della Difesa del Paese come una grande priorità. Gli Stati Uniti continuano gli sforzi per contenere le attività cinesi nei Mari nell’Est e del Sud della Cina, acuendo la disputa marittima tra le nazioni del sud-est asiatico, secondo Shen Shishun, direttore del Centro per gli Studi del Pacifico meridionale dell’Istituto di Studi Internazionali cinese, suggerendo che le manovre di Washington potranno solo rafforzare il sentimento patriottico dei cinesi. “Gli Stati Uniti cercano di frenare la Cina, puntando su Paesi terzi“, affermava Shen a Sputnik China. “C’è un conflitto tra Cina e Giappone sulle isole del Mar Cinese Orientale, ma è proprio a causa degli Stati Uniti che questo problema è emerso“. Secondo l’accademico, le isole di Diaoyudao (Senkaku) “storicamente appartenevano a Pechino“, ma finirono nelle mani del Giappone a causa della strategia di Washington dopo la Seconda guerra mondiale. Negli ultimi secoli l’arcipelago ha ripetutamente cambiato di mano. L’accordo di Cessione di Okinawa del 1971 tra Tokyo e Washington riconobbe la sovranità del Giappone sulle isole. “Gli Stati Uniti ignorano deliberatamente i fatti storici su questa materia, usando la situazione sulle isole per aumentare la tensione nelle relazioni sino-giapponesi e sfruttando le contraddizioni tra la Cina e i suoi vicini per frenare Pechino“, secondo Shen, aggiungendo che la strategia degli Stati Uniti è inutile.
Dmitrij Mosjakov, direttore del Centro per l’Asia sudorientale, l’Australia e l’Oceania presso l’Istituto di Studi Orientali, ritiene che il sentimento anticinese promosso da Washington e Tokyo potrebbe decidere le relazioni tra l’alleanza statunitense-giapponese e la Cina nei decenni successivi. Secondo Mosjakov, Washington e Tokyo non cercano compromessi sulla disputa territoriale di Diaoyudao (Senkaku), ma al contrario cercano d’innescare le fiamme sull’arcipelago. Il ministro della Difesa statunitense Jim Mattis incontrava gli omologhi di Giappone e Corea del Sud a margine dell’Associazione dei Ministri dell’Alleanza dei Paesi del Sud-Est asiatico (ASEAN ADMM-Plus) nelle Filippine per discutere come “approfondire la cooperazione sulla sicurezza“. Un comunicato stampa del dipartimento della Difesa (DoD) affermava che “i tre ministri hanno ribadito che la libertà di navigazione e di sorvolo va garantita“. ADMM-Plus è la riunione annuale dei ministri della Difesa dei 10 Paesi ASEAN e degli 8 “partner del dialogo”; India, Cina, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti. Mattis inoltre ebbe colloqui bilaterali col ministro della Difesa giapponese Itsunori Onodera. I due “hanno espresso serie preoccupazioni sulla situazione nel Mar Cinese Meridionale e ribadito l’opposizione ad azioni coercitive unilaterali dei pretendenti, tra cui la bonifica e la militarizzazione delle isole controverse che alterano lo status quo e aumentano le tensioni“, con chiaro riferimento alla Cina.

L’offensiva del fascino cinese: Pechino e Manila raggiungo un compromesso
Parlando a Sputnik, Mosjakov sottolineava che il rapporto Cina-Filippine sembra un’alternativa valida alla strategia USA-Giapponese: Pechino e Manila sono riuscite a raggiungere alcuni compromessi sul Mar Cinese Meridionale. Per esempio, i pescatori filippini sono autorizzati a pescare nella zona del bacino di Huangyan (Scarborough). “Le relazioni della Cina con le Filippine mostrano che… la discussione sui problemi esistenti tra i due Paesi su base bilaterale porta al successo“, osservava l’accademico russo. Durante il vertice ASEAN ADMM-Plus, il Ministro della Difesa cinese Chiang Wanquan sottolineava l’intenzione di Pechino di lavorare a stretto contatto con l’associazione per costruire un’Asia più sicura. Indicava che la Cina è disposta a sviluppare attivamente i rapporti con i Paesi ASEAN in molti settori, tra cui le esercitazioni navali congiunte e la cooperazione per combattere il terrorismo. Allo stesso tempo, Pechino si oppone al coinvolgimento di forze estere nelle controversie territoriali con gli Stati vicini. Questa posizione è stata espressa da Fu Ying, Presidente della Commissione per gli Affari Esteri del Congresso Nazionale Nazionale della Cina, all’ultima riunione annuale del Club Internazionale di Discussione di Valdai. Confermava la disponibilità della Cina a proseguire i negoziati sulle isole, ma dichiarava di non trasformare le controversie in un inutile confronto geopolitico, sottolineando che l’interferenza di altri Paesi, soprattutto negli Stati Uniti, nei rapporti della Cina coi vicini, può solo aumentare le tensioni nella regione. Nel frattempo, il 19° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese (CPC), svoltosi a Pechino il 18-24 ottobre 2017, affrontava la questione della sicurezza regionale. La risoluzione del congresso prevede la modernizzazione della Difesa della nazione come una delle principali priorità, sottolineando la necessità di trasformare l’Esercito di Liberazione Popolare (PLA) in una forza armata mondiale. L’enfasi della risoluzione sulla “necessità di attuare un corso militare-strategico con particolare attenzione alle nuove condizioni” è ampiamente considerata un messaggio al Giappone che continua ad allontanarsi dalla politica post-bellico del pacifismo col Primo ministro Shinzo Abe.
Secondo South China Morning Post, la Flotta del Sud della Marina Militare del PLA ha recentemente dispiegato uno squadrone di sottomarini nelle acque controverse del Mar Cinese Meridionale per aumentare l’operatività. Le azioni di Pechino nella regione suscitano preoccupazioni tra i vicini dell’ASEAN. Nel marzo 2017 emerse relazioni che sostenevano che la Cina potrebbe essere coinvolta nella militarizzazione delle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale. In risposta, il portavoce del Ministero della Difesa cinese Wu Qian ammise che Pechino era impegnata in grandi lavori di costruzione nella regione, ma dichiarava che “la maggior parte di esse è destinata a scopi civili“. Le immagini satellitari del marzo 2017 indicano un’installazione militare su un’isola settentrionale delle Paracels. Secondo Taiwan, la costruzione sembra “preparare un porto“, presupponendo che la Cina cerchi di rafforzare la presenza navale nella zona marittima. Le Paracels sono rivendicate da un numerosi Paesi, tra cui Cina, Taiwan e Vietnam.

Cosa cerca in Qatar la Russia?
Reseau International 27 ottobre 2017

Il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu visitava Doha, era la prima volta nella storia dei rapporti tra i due Paesi che un ministro della Difesa russo andava in Qatar. Si sa che il Qatar, come tutti gli altri Paesi del Golfo, è una sorta di riserva degli Stati Uniti, ed è anche noto che ospiti la più grande base militare degli Stati Uniti nella regione. Quindi che ci fa Shojgu in questa riserva statunitense? Beh, a firmare un importante accordo sulla Difesa col Qatar. Questo accordo prevede la consegna da parte russa di 80 miliardi di dollari in armamenti. Enorme e sorprendente! Trump avrà vissuto un incubo, pensando di ripulire i fondi sovrani del Qatar. Compiendo questo passo e optando per una partnership del genere coi russi, l’emiro del Qatar deve sentirsi minacciato. L’emiro probabilmente teme un colpo di Stato dalla CIA a Doha. Quindi è ragionevole pensare che l’accordo abbia dei paragrafi segreti. Ci sarebbe l’impegno russo a proteggere il regime da qualsiasi azione dannosa della CIA. Se vero, l’accordo richiederebbe necessariamente l’apertura di due potenti stazioni di SVR e GRU a Doha. I capi del Qatar avranno concluso che non possono contare solo sulla protezione turca. Con Erdogan che cambia politica e alleanze come cambia camicia, Doha preferisce affidarsi a Putin. La Turchia può continuare a svolgere il ruolo di supporto. Detto questo, si noti che Shojgu, ferreo personaggio mongolo, gira molto all’estero ultimamente. Putin lo prepara sicuramente per un ruolo di primo piano.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Filippine: lo SIIL salva ancora la politica estera statunitense

Tony Cartalucci, LD, 15 giugno 2017

Con motivazione fin troppo familiare, i terroristi che rivendicano l’appartenenza al cosiddetto “Stato islamico” (SIIL) hanno nuovamente aiutato la politica estera statunitense, questa volta nelle Filippine dove il governo sempre più cerca legami stretti con Pechino a scapito della lunga influenza di Washington. I terroristi hanno condotto un’operazione su larga scala, occupando parte della città filippina di Marawi, dove hanno compiuto varie atrocità e issato le bandiere dello SIIL. Situata sull’isola meridionale di Mindanao, la città è solo leggermente interessata dall’area principale delle operazioni di Abu Sayaf, affiliato ad al-Qaida, nelle vicine isole di Jolo e Basilan. Abu Sayaf e altri affiliati regionali hanno ricevuto gran parte dei finanziamenti e sostegni da uno degli alleati più antichi, l’Arabia Saudita, con cui gli Stati Uniti hanno appena sigillato un accordo sugli armamenti senza precedenti. Ora viene indicato che le forze armate statunitensi aiutano le truppe filippine nel tentativo di riprendere la città, evidenziando come lo SIIL sia il pretesto per giustificare l’influenza di Washington nella nazione, e in particolare dei militari statunitensi nel sud-est asiatico. L’AFP riferiva in un articolo intitolato “Le truppe statunitensi sul campo in una città filippina: militari in una guerra devastante”, che: “Le truppe statunitensi sono sul campo ad aiutare i soldati locali a combattere i terroristi nella città filippina, secondo un portavoce militare filippino, raccontandone in dettaglio il ruolo. Il piccolo numero di soldati statunitensi aiuta a sorvegliare e, sebbene non abbia un ruolo nei combattimenti, è autorizzato ad aprire il fuoco sui terroristi se attaccato, secondo il portavoce brigadiere-generale Restituto Padilla”. AFP aveva anche osservato che: “Il problema delle truppe USA nelle Filippine è estremamente sensibile da quando Rodrigo Duterte è presidente, che cerca di ridurre l’alleanza militare della nazione con gli Stati Uniti a favore della Cina”. Tuttavia, il fatto che i terroristi siano finanziati e sostenuti dall’alleato statunitense dell’Arabia Saudita, e che lo Stato islamico sia certamente una creazione degli interessi di Golfo e Stati Uniti, il loro arrivo improvviso e spettacolare nelle Filippine proprio mentre i legami statunitensi-filippini sono al minimo e vi è l’impulso ad eliminare definitivamente la presenza degli USA dalla nazione, indica che il recente scontro è più che una coincidenza conveniente.

La politica estera statunitense: rompere le finestre di notte, ripararle (a un certo costo) di giorno
La diminuzione della leva geopolitica in Asia-Pacifico ha spinto gli Stati Uniti a cercare una serie di conflitti utili come pretesto per una continua presenza nella regione. Ciò include tensioni nel Mar Cinese Meridionale dove gli Stati Uniti cercano di mettere le nazioni contro la Cina sfidandone le rivendicazioni su territorio e isole. Una di queste nazioni, infatti, sono le Filippine che hanno smascherato l’elaborata faccenda legale statunitense contro le affermazioni della Cina sul Mar Cinese Meridionale, favorendo colloqui bilaterali con Pechino direttamente, escludendo gli Stati Uniti, che hanno provocato attivamente conflitti sulla penisola coreana, minacciando il governo nordcoreano di un possibile primo colpo per “decapitarne” la leadership civile e militare. Interferenze e tensioni prevedibili che hanno causato, hanno assicurato la continua presenza militare degli USA in Corea del Sud, nonché anni di contratti militari lucrosi. E mentre l’uso dello SIIL nelle Filippine da parte di Washington è l’ultimo esempio di come il terrorismo sia usato per giustificare la presenza militare degli USA, non è certamente la prima volta. Il terrorismo nel sud della Thailandia fu ripetutamente usato come pretesto da Washington per cercare legami più stretti con Bangkok, legami che Bangkok ha ripetutamente respinto in favore di una più ampia cooperazione militare con Cina, Russia e Europa e della crescita dell’industria nazionale. Oltre l’Asia, gli Stati Uniti hanno utilizzato il terrorismo, compreso lo SIIL in modo specifico, per giustificare la presenza militare ovunque, dalla Libia alla Siria e dall’Iraq all’Afghanistan. In un memorandum dell’agenzia d’intelligence della difesa degli USA (DIA) del 2012 fu rivelato che Stati Uniti ed alleati cercarono di creare un “principato salafita” nella Siria orientale allo scopo specifico d'”isolare” il governo siriano. Il memo 2012 (PDF) indica in particolare che: “Se la situazione si sblocca c’è la possibilità d’istituire un principato salafita dichiarato o meno nella Siria orientale (Hasaqah e Dayr al-Zur) e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansionismo sciita (Iraq e Iran)”. Il memo DIA spiegava anche chi fossero queste “potenze a sostegno”: “I Paesi di occidente, del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”.
Nonostante le affermazioni di Washington di combattere lo SIIL in Siria, solo con l’intervento militare russo nel 2015, le linee di rifornimento dell’organizzazione terroristica dalla Turchia furono devastate e suoi territori e potenza furono ridotti. L’esistenza dello SIIL viene prolungata dal sostegno continuo dagli alleati più stretti degli USA nella regione, come Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Giordania e Israele. Gli Stati Uniti hanno più volte attaccato direttamente le forze siriane impegnate contro lo SIIL. Ultimamente, gli Stati Uniti hanno dispiegato l’artiglieria a lungo raggio nel sud della Siria, specificamente per combattere le forze siriane che hanno sopraffatto lo SIIL sul confine siriano-iracheno e minacciano le linee di rifornimento saudita-giordane che alimentano da anni l’organizzazione terroristica in Siria. Considerando questo, l’apparizione “improvvisa” dello SIIL nelle Filippine, giusto per giustificare presenza ed influenza altrimenti ingiustificate e indesiderate di Washington nella nazione, è più di una mera coincidenza: è un altro esempio di come gli Stati Uniti creano crisi per dare “soluzioni” che ne prevedono la continua esistenza da egemone regionale. A differenza di un servizio di riparazione delle finestre che le rompe di notte e le ripara a un certo prezzo di giorno, gli Stati Uniti seminano tensioni, conflitti, omicidi e colpi ponendosi come soluzione con un greve prezzo geopolitico. Per nazioni come le Filippine, rivolgersi a vicini regionali, Cina e Russia, dall’onesto interesse a sconfiggere il terrorismo sponsorizzato dagli Stati Uniti che prendono di mira, è l’unico modo per affrontare veramente i problemi immediati della sicurezza e garantirsi pace e prosperità a lungo termine. La presenza degli USA nelle Filippine e il loro ruolo nell’estinguere gli incendi geopolitici che accendono garantiscono solo alle Filippine un’esistenza prolungata e costosa da pedina delle ambizioni degli USA nel Pacifico.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La nuova Via della Seta rafforza la posizione la Cina

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 31.05.2017

Nel processo di rafforzamento dell’influenza, la Cina sviluppa la cooperazione coi vicini, cercando d’impegnarsi economicamente con tutti gli Stati della regione. A capo di questi Stati vi sono i Paesi aderenti all’ASEAN. Per l’integrazione economica con questi Paesi e garantirsene la presenza, la Cina elabora piani che impiegano il metodo ben rodato ed efficace della costruzione di reti ferroviarie sui loro territori. Nell’ambito dell’iniziativa Fascia e Via, la Cina intende coprire la regione sudorientale (SEA) con una fitta rete ferroviaria e collegarla al proprio sistema di trasporto. Lo Stato che occupa un posto speciale tra i partner regionali della Cina è il Regno di Thailandia. Di tutti gli Stati dell’Indocina, strategicamente importante per la Cina, la Thailandia è la più sviluppata. La Thailandia è anche membro influente dell’ASEAN. Allo stesso tempo, la posizione geografica della Thailandia può consentire alla Cina di attuare soluzioni efficaci per una serie di compiti importanti legati alla sicurezza energetica e all’attuazione del progetto Belt and Road Initiative. È opinione pubblica che l’ambizioso progetto cinese sia dall’origine volto a coprire il mondo con una rete di vie commerciali. Secondo il progetto, la Cina costruisce reti ferroviarie in Eurasia ed Africa, senza dimenticare l’America del Sud. Il progetto “Sea Silk Road” si basa principalmente sul successo dello sviluppo della navigazione lungo le coste meridionali dell’Eurasia e nel mondo. La maggior parte dei trasporti marittimi nel mondo avviene attraverso diversi canali che fungono da porte che collegano i principali porti degli oceani e dei mari del mondo, tra cui canale di Suez, stretto di Malacca e canale di Panama. La via alternativa per evitare tali “porte sul mare” è troppo lunga e costosa. Tuttavia, la Cina non punta a controllarle. Per garantirsi la piena navigazione in qualsiasi circostanza, la Cina intende costruire nuovi canali paralleli e vicini a quelli tradizionali, ma controllati dalla Cina o da suoi alleati. Con questo progetto, la Cina prepara piani per costruire un canale in Nicaragua che sarà alternativo al Canale di Panama. Un’alternativa allo Stretto di Malacca sarebbe un canale che attraversa l’istmo tailandese di Kra, anche se il processo decisionale del governo thailandese si trascina, dato che la costruzione è ancora in discussione. Tuttavia, in caso di proseguimento e sviluppo delle relazioni sino-tailandesi, il canale potrebbe essere reso obsoleto ed essere sostituito dalle ferrovie.
È noto che l’inconveniente principale per la Cina riguardo lo stretto di Malacca è che attraverso esso, tra Indonesia, Malaysia e Singapore, petrolio e gas naturale liquefatto (LNG) provenienti dal Medio Oriente arrivano in Cina sulle petroliere. Perciò la chiusura del canale (ad esempio, in caso di tensioni nel Mar Cinese Meridionale) minaccerebbe la sicurezza energetica della Cina. Tuttavia, l’LNG inviato dal Medio Oriente all’Oriente può arrivare anche in Cina. Le navi provenienti dai Paesi arabi possono scaricare nei porti del Myanmar, altro importante Stato dell’Indocina confinante con la Cina e con cui opera attivamente in vari settori. Un gasdotto è già stato costruito per rifornire attraverso il Myanmar la Cina. Se per qualche motivo il transito dal Myanmar fosse impossibile, ci si potrebbe anche accordare con Thailandia e Laos, ed anche se questa rotta è più complicata che in Myanmar, rimane fattibile. La Cina pensa a crearsi la propria sicurezza energetica ed attuarne senza ostacoli l’invio quale maggiore obiettivo, per cui deve aumentare l’influenza sulla penisola d’Indocina, in particolare in Myanmar e Thailandia. Per avere una presenza permanente in Indocina ed esserne il principale partner, la Cina ha deciso di creare una rete ferroviarie nella regione e di collegarla con il sistema ferroviario cinese. Le stesse ferrovie permetteranno anche il trasporto di merci via mare. Nel dicembre 2014 fu firmato un memorandum in cui Cina e Thailandia s’impegnavano a cooperare nell’attuazione del piano 2015-2022 per lo sviluppo dell’infrastruttura tailandese. Nel dicembre 2015 i media riferirono la costruzione della ferrovia ad alta velocità “Cina-Thailandia” lunga più di 800 km, dalla capitale tailandese Bangkok alla città di Nong Khai, al confine con il Laos, dove si collega con la Via Cina-Laos. Il progetto doveva essere attuato su standard e tecnologie cinesi. La Cina aveva anche partecipato al finanziamento del progetto. Nel marzo 2017, la leadership tailandese annunciava un piano decennale per l’aggiornamento dell’infrastruttura ferroviaria tailandese. Secondo questo piano, le ferrovie thailandesi dovranno essere ampliate di 2,5 volte raggiungendo i 10000 chilometri. Lo scopo della modernizzazione è rafforzare la rete con altri Paesi del Sud-Est asiatico, aumentare il traffico merci nel Paese e iniziare il traffico merci attraverso il territorio della Thailandia. La partecipazione della Cina al progetto non fu segnalata, ma risponde pienamente ai piani cinesi per creare un sistema di trasporto unificato.
La creazione della rete ferroviaria nel Sud-Est asiatico e l’adesione al progetto Belt and Road Initiative sono misure che presto inizieranno a produrre frutti per l’ASEAN. Dato questo, il traffico di merci dall’Asia sudorientale all’Europa attraverso Cina e Kazakistan inizierà presto. Nel marzo 2017, i rappresentanti della società vietnamita Vietnam Railway parteciparono ad una riunione dell’Organizzazione per la cooperazione delle ferrovie nella capitale del Kazakistan, Almaty. Durante il viaggio, la delegazione vietnamita visitò la zona libera economica ‘Khorgos’, sul confine sino-kazako. La ferrovia Cina-Kazakistan attraversa questo importante centro logistico. Già nel 2017, i treni provenienti dal Vietnam l’attraversavano creando una nuova via di trasporto tra Sud-Est asiatico, Asia centrale ed Europa. Negli anni del progetto Belt and Road Initiative e dei suoi sottoprogetti “Nuova Via della Seta” e “Via della Seta del XXI secolo”, l’aspetto di tali lunghe rotte non stupisce più. Sembra che la Cina sia vicina all’obiettivo di creare un sistema dei trasporti mondiale. Il compito di rafforzare le posizioni nel Sud-Est asiatico sarà anche realizzato. Va notato che la rete ferroviaria che collega l’Asia sud-orientale con la Cina e altri Paesi avrà indubbiamente un ruolo importante nello sviluppo economico della regione.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo SIIL arriva nelle Filippine

Tony Cartalucci, LD, 24 maggio 2017Violenze sono esplose nella città di Marawi, dove terroristi sollevavano le bandiere del cosiddetto “Stato islamico”. Situata sull’isola meridionale di Mindanao, la città è stata solo di recente rimossa dall’area delle operazioni di Abu Sayaf, affiliata ad al-Qaida, nelle isole vicine di Jolo e Basilan. L’Indipendent, in un articolo intitolato “I militanti dello SIIL prendono in ostaggio sacerdoti e chiese nelle Filippine“, riferiva: “Il Presidente Rodrigo Duterte ha dichiarato la legge marziale nel sud per l’assedio della città e rinunciava al viaggio in Russia per affrontare la crisi. Duterte ha promesso d’imporre a Mindanao, dove si trova Marawi e i suoi 22 milioni di abitanti, la legge marziale per un anno, se necessario”. L’articolo riportava anche: “Le truppe si battono per contenere dozzine di terroristi del gruppo Maute, che ha giurato fedeltà allo SIIL nel 2015, dopo esser sfuggito a un attacco della sicurezza fallito su un nascondiglio ed occupato strade, ponti e edifici. Due soldati e un agente di polizia sono tra gli uccisi e almeno 12 persone sono state ferite, dato che i terroristi di Maute hanno sparato a una scuola, una chiesa e una prigione”. La crisi della sicurezza rappresenta un’espansione apparentemente inspiegabile dello Stato islamico in Asia, anche se Stati Uniti ed alleati affermano che l’organizzazione è sconfitta in Medio Oriente e i cui redditi si contraggono perciò.

Il terrorismo sponsorizzato da Stati Uniti-Arabia Saudita cerca di colpire l’Asia
Sia il gruppo Maute che Abu Sayaf sono estensioni della rete globale terroristica di al-Qaida, sostenuta da Arabia Saudita e Qatar ed alimentata di reclute attraverso la rete globale di “madrase” finanziate da sauditi e qatarioti. A loro volta, Arabia Saudita e Qatar finanziano il terrorismo globale da decenni e ricevono attivamente supporto materiale e politico dagli Stati Uniti. L’accordo prevede che Washington abbia una forza mercenaria globale con cui ingaggiare guerre per procura quando la forza militare convenzionale e diretta non può essere utilizzata e avere il pretesto per l’intervento militare diretto quando la guerra per procura non riesce a raggiungere gli obiettivi di Washington. Tale formula fu usata in Afghanistan negli anni ’80 per espellere l’Unione Sovietica e nel 2011 per rovesciare il governo libico, ed è attualmente usato in Siria, dove vengono utilizzati sia la guerra per procura che l’intervento militare diretto degli Stati Uniti. L’attività di Maute e Abu Sayaf si adatta perfettamente a tale modello globale. Le Filippine sono uno dei tanti Stati del Sud-Est asiatico che passano dalle alleanze tradizionali e dalla dipendenza dagli Stati Uniti ai vicini regionali, tra cui Cina e Stati eurasiatici come la Russia. Il Presidente filippino Rodrigo Duterte, annullando l’incontro in Russia rientra tra i risultati simili che Maute e Abu Sayaf sono incaricati di raggiungere nelle Filippine. I tentativi degli Stati Uniti di giustificare la presenza delle proprie truppe nelle Filippine, nell’ambito delle strategia per circondare la Cina con installazioni militari statunitensi in Asia, avrebbero notevolmente beneficiato dello Stato islamico “che si diffonde improvvisamente” nelle isole. Allo stesso modo, le violenze in Malesia e Thailandia sono direttamente legate all’alleanza Stati Uniti-Arabia Saudita, con violenze che esplodono in ogni momento cruciale e che gli Stati Uniti ampliano nella regione. Anche l’Indonesia ha subito violenze per mano dello Stato islamico, e anche il Myanmar è minacciato dal terrorismo finanziato dai sauditi che cercano di sfruttare e ampliare la crisi umanitaria dei rohingya. Il fatto che la sponsorizzazione statunitense-saudita guida questo terrorismo, e non gli scarsi redditi dello Stato islamico in Siria e Iraq, spiega bene perché l’organizzazione terroristica riesca ad attaccare così seriamente l’Asia sudorientale, anche quando Russia, Siria e Iran l’estinguono in Medio Oriente.

Collegamenti USA-Arabia Saudita con Abu Sayaf e altri terroristi nelle Filippine
Un cablo diplomatico statunitense diffuso da Wikileaks nel 2005 dichiara: “I funzionari filippini hanno osservato con preoccupazione il finanziamento del terrorismo di origine saudita nelle Filippine, sotto la copertura di donazioni a moschee, orfanotrofi e madrasa. Anche se tre cittadini sauditi sospettati di essere corrieri sono stati arrestati in diverse occasioni, l’ambasciatore saudita Wali era intervenuto sempre per assicurarsene la liberazione”. Yusaf But dell’Università Nazionale della Difesa statunitense di Washington rivelava, in un articolo dell’Huffington Post intitolato “Come il wahhabismo saudita è la fonte del terrorismo islamista“, che: “Sarebbe difficile ma forse accettabile per la Casa dei Saud promuovere il credo intollerante ed estremista di Wahhabi solo a livello nazionale. Ma, purtroppo, per decenni i sauditi ne hanno finanziato con grandi spese la propagazione all’estero. I numeri esatti non sono noti, ma si pensa che più di 100 miliardi di dollari siano stati spesi per esportare il wahhabismo fanatico in varie nazioni musulmane, molto più povere, nel mondo negli ultimi tre decenni. Potrebbe ben essere il doppio. In confronto, i sovietici spesero circa 7 miliardi di dollari per diffondere il comunismo nel mondo dal 1921 al 1991”. Il cablo e le relazioni degli analisti occidentali quando vengono sommati rivelano che le madrase finanziate dai sauditi nelle Filippine alimentano direttamente il terrorismo. La risposta al perché è semplice. Per gli stessi scopi gli Stati Uniti utilizzano il terrorismo finanziato da sauditi in Afghanistan negli anni ’80 e in Libia e in Siria dal 2011; gli Stati Uniti usano il terrorismo finanziato dai sauditi per costringere il governo delle Filippine, nell’ambito del fallito “Pivot in Asia” del presidente Barack Obama che ora continua con il presidente Trump.

Contro il terrorismo sponsorizzato da Stati Uniti-Arabia Saudita
Con il presidente Trump che annuncia l’alleanza statunitense-saudita contro il terrorismo, gli Stati Uniti sono riusciti a distogliere strategicamente l’attenzione dell’opinione pubblica dall’epicentro del terrorismo globale e a proteggere gli intermediari degli USA che alimentano quel terrorismo nel mondo. Le Filippine non dovrebbero rivolgersi a tale “alleanza” per combattere il terrorismo, che Stati Uniti e Arabia Saudita alimentano direttamente e intenzionalmente. Invece se il Sud-Est asiatico compisse sforzi congiunti contro il terrorismo insieme a Cina e Russia, si assicurerebbe un modo coordinato ed efficace per affrontare tale minaccia su più livelli. Esponendo il ruolo di Stati Uniti-Arabia Saudita nel terrorismo regionale, ogni atto terroristico verrà collegato direttamente e successivamente a Stati Uniti e Arabia Saudita nella mente della popolazione dell’Asia sudorientale. Ciò aprirà la strada a denuncia e smantellamento dei fronti finanziati da USA-Arabia Saudita, tra cui le madrase sponsorizzate dai sauditi e le ONG finanziate dagli Stati Uniti, che alimentano l’estremismo regionale e la sovversione politica. Affinché ciò accada, ciascuna nazione dovrà investire negli istituti locali autentici per riempire lo spazio sociopolitico ed economico occupato da tali fronti finanziati dall’estero. Fino ad allora, l’Asia dovrà aspettarsi che Stati Uniti e partner sauditi continuino a sfruttare il terrorismo contro la regione. Se non controlla, l’Asia dovrà aspettarsi la stessa instabilità che impedisce il progresso di Medio Oriente e Nord Africa da decenni.Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo Stato profondo continua a subire sconfitte in diversi fronti

Covert Geopolitics 9 maggio 2017Fatta eccezione del successo dell’élite all’elezione francese 2017, lo Stato profondo continua a subire sconfitte nei principali fronti della terza guerra mondiale. Innanzitutto, il ritiro del principe Filippo non va celebrato. La monarchia inglese esiste ancora e il saccheggio della ricchezza sovrana dei suoi “comuni” continua. Ma i seguenti eventi possono darci una certa speranza per il pianeta.

Le zone sicure siriane entrano in vigore
Le zone sicure russe proposte in Siria, dove non è permesso alcun combattimento tra governo ed opposizione, entravano in vigore alle 21:00 del 5 maggio. Le zone di sicurezza o di de-escalation in Siria sono descritte quali misure temporanee che saranno applicate nei prossimi sei mesi con la possibilità di estenderle per altri sei mesi. Le zone di sicurezza sono state concordate dagli Stati garanti, Russia, Iran e Turchia, durante i negoziati nella capitale kazaka Astana. Tutte le parti hanno espresso la speranza che l’iniziativa porti alla soluzione del conflitto. Il documento, scritto in inglese, è stato pubblicato dal Ministero degli Esteri russo.

4 zone
Le quattro zone sicure sono nel Governatorato Idlib e in parti delle province limitrofe di Lataqia, Aleppo e Hama; nel settentrione della provincia di Homs; nel quartiere di Damasco del Ghuta orientale e in alcune zone a sud nelle province di Dara e Qunaytra che confinano con la Giordania. Le forze governative siriane e l’opposizione armata non potranno combattere ed effettuare attacchi aerei sulle zone sicure tramite zone di sicurezza, punti di controllo e posti di osservazione controllati dagli Stati garanti. (RussiaToday)

L’istituzione delle quattro zone sicure siriane da parte di Russia, Iran e Turchia non è destinata a soddisfare o accogliere gli interessi degli Stati Uniti, vale a dire diversi da quelli che gli Stati Uniti volevano quando proposero per la prima volta le zone sicure volte a suddividere la Siria come piano B all’espansione fallita del Grande Israele, a causa dell’intervento decisivo russo del 30 settembre 2015. La creazione di quattro zone sicure in Siria da parte di Russia, Iran e Turchia non va vista come “concessione” a Washington, osserva l’analista politico di Vzglyad Evgenij Krutikov, aggiungendo che l’influenza statunitense sui gruppi ribelli in Siria chiaramente svanisce. Nei colloqui di riconciliazione di Astana del 4 maggio, Russia, Iran e Turchia hanno firmato un memorandum sulla creazione delle quattro zone sicure o di de-escalation della tensione. Inoltre, dalla mezzanotte del 1° maggio, la Russia ha smesso di utilizzare le forze aerospaziali nelle zone definite dal documento. “A partire dalle ore 00 del 1° maggio, l’uso di aeromobili delle forze aerospaziali russe in aree corrispondenti alle zone di de-escalation definite dal memorandum è stato interrotto“, dichiarava il capo del Primo direttorato operativo russo Colonnello-Generale Sergej Rudskoj. (Sputnik)
Cooperando all’istituzione delle zone sicure siriane, la Turchia avrà grande beneficio con la ripresa della costruzione del gasdotto TurkStream da parte di Gazprom. Questo metterà il gas russo in una posizione migliore sui prezzi verso gli Stati dell’UE, sconfiggendo efficacemente le sanzioni occidentali. “Il gigante energetico Gazprom ha cominciato a posare il gasdotto presso le coste turche sul Mar Nero, secondo il dott. Aleksej Miller, direttore di Gazprom dopo l’incontro di Sochi tra i leader turchi e russi. “Oggi abbiamo avviato l’attuazione del gasdotto TurkStream: posa di tubature della sezione offshore. Il progetto è avvito in conformità con il piano”, secondo Miller in una dichiarazione, aggiungendo che “entro la fine del 2019, i nostri consumatori turchi e europei avranno una nuova fonte affidabile d’importazione di gas russo”… il primo dei rami, dalla capacità di 15,75 miliardi di metri cubi, fornirà gas russo direttamente alla Turchia, mentre il secondo dovrà fornire gas ai clienti europei. Il tanto atteso annuncio arriva dopo l’incontro tra il Presidente russo Vladimir Putin e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan, nella città turistica di Sochi sul Mar Nero il 3 maggio. Il progetto TurkStream, firmato nell’accordo di Putin e Erdogan a Istanbul dell’ottobre 2016, era uno dei punti chiave dell’agenda della riunione”. (RussiaToday)
Il complesso industriale militare dello Stato profondo, d’altro canto, deve permettere che le azioni di Raytheon e altri guadagnino, ed è inoltre disposto a beneficiare del piano del Pentagono di aumentare la presenza militare in Asia, dopo l’incursione armata degli Stati Uniti nella penisola coreana ponendo le dovute basi per affrontare la minaccia nordcoreana. “Il dipartimento della Difesa degli USA (DoD) prevede di aumentare la propria presenza in Asia assegnando quasi 8 miliardi di dollari all’ammodernamento dell’infrastruttura militare, aumentando le manovre e sfruttando i rinforzi nella regione. La mossa avviene mentre i rapporti di Washington con la Corea democratica sono sempre più tesi. I sostenitori dell’iniziativa del Pentagono, svelati dal Wall Street Journal, probabilmente lo considerano come un segnale dell’impegno di Washington verso l’Asia”. (Sputnik)
La bellezza dell’impresa bellica è che gli utenti finali spenderanno tanto non solo per le armi, ma anche per le munizioni, come l’inchiostro per la stampante, e questi bellicisti non vi moriranno.La penisola coreana
Il punto d’attrito della Corea democratica era improvvisamente all’avanguardia quando apparve chiaro al Pentagono che la guerra occulta nel Mar Cinese del Sud andava sospesa quando Duterte visitò la Cina l’anno scorso. Dopo che l’ASEAN ignorava il verdetto UNCLOS dell’Aja, favorevole degli interessi statunitensi nelle Filippine, le esercitazioni militari congiunte tra Filippine e Stati Uniti furono eliminate dal Mar Cinese Meridionale passando sulle coste orientali della Filippine e tutte le attività furono limitate alle operazioni di ricerca e salvataggio. Come se non bastasse, il governo filippino organizzava esercitazioni militari con le controparti cinesi, dopo la recente visita di tre navi da guerra cinesi a Mindanao. Queste esercitazioni navali saranno effettuate nel Mare di Sulu, dove i resti del terrorismo del gruppo Abu Sayaf organizzato dalla CIA ancora permangono. Così, la penisola coreana va incendiata ancora una volta, e Corea del Sud e Giappone devono spendere di più per l'”autodifesa”.

La “demolizione controllata” del settore finanziario
Oltre alle sconfitte in Medio Oriente e in Asia Orientale, gli Stati Uniti subiscono sconfitte anche a Puerto Rico, riflettendo il vero stato interno di Washington DC. Il crollo imminente è stato etichettato da altri analisti come “demolizione controllata” degli Stati Uniti, gestita da Donald Trump. Non preoccupatevi, naturalmente, si prepara al compito da tempo. “Con la nomina di un ex-dirigente della Goldman Sach per la campagna Trump, che ha lavorato anche per la Soros Fund Management, dovrebbe essere chiaro che la Goldman&Company sarà inevitabile. Dopo tutto, Donald Trump è un noto artista dei fallimenti. Ne ha almeno quattro (forse 5) nel medagliere e quindi è molto pratico per il BIG ONE. Il “più grande di tutti i tempi”, ovviamente il fallimento dell’US Corporation, Inc., effettivamente in bancarotta a causa della pratica inesorabile della Federal Reserve del Quantitative Easing (nota anche come stampa di denaro dal nulla)”. (State of the Nation 2012) Oltre alla “demolizione controllata”, il noto agente di Rothschild George Soros viene preso a schiaffi con una causa federale da 10 miliardi di dollari per il solito crimine d'”influenza politica”. La causa da 10 miliardi di dollari contro George Soros accusa l’autoproclamato umanitario d’intrusione nella politica di un Paese africano a proprio vantaggio, un’accusa che i critici del miliardario dicono rifletterne il solito modus operandi. “L’investitore 86enne, che controlla una rete nonprofit internazionale oltre al vasto impero finanziario, ha fatto pressione sul governo della Guinea per congelare alla società israeliana BSG Resources i contratti lucrosi sul minerale di ferro, secondo la causa presentata il mese scorso al Tribunale Federale di New York dalla BSG Resources. “Soros fu motivato esclusivamente dalla malizia, in quanto non aveva interessi economici in Guinea”, afferma BSGR nei documenti giudiziari. “Gli statunitensi non capiscono la misura in cui Soros alimenta questa agenda anti-costituzionale e antiamericana”, diceva J. Christian Adams, ex-procuratore del DoJ. Un portavoce di Soros, che supporta regolarmente i governi democratici nell’Europa dell’Est e in Africa, ha dichiarato che il filantropo ha l’interesse permanente ad aiutare le nazioni impoverite ed ha solo sostenuto un’indagine sulla BSG per corruzione. Qualunque sia il risultato del caso, non è la prima volta che Soros viene accusato d’istigare cambi politici per profitto personale. I critici da tutto il mondo, inclusi negli Stati Uniti e nell’Ungheria, ci dicono che il finanziatore liberale, spesso mascherato da umanitario, manipola il panorama politico”. (Fox News)
Speriamo che non sia solo un’altra sceneggiata tra le due facce dello Stato profondo. Nella stessa offensiva contro la minaccia di Soros, il governo filippino ha spaventato l’agente di Soros travestita da Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite Agnes Callamard, dopo la visita nelle Filippine, dove ha pubblicamente criticato la campagna anti-droga del Presidente Rodrigo Duterte e le violazioni dei diritti umani. Il senatore Alan Peter Cayetano, co-presidente della delegazione filippina a Ginevra, ha detto che qualsiasi filippino che avesse visto tweets e dichiarazioni di Callamard contro il governo, non avrebbe pensato che sia imparziale e giusta.
Le droghe non hanno alcun effetto sul cervello? Quindi, perché ne manifesti i sintomi?
Infatti, storceva i denti quando parlava alla commissione filippina per i diritti umani. “Nel discorso alla commissione sui diritti dell’uomo filippina, la relatrice speciale dell’ONU Agnes Callamard dichiarava: “Nell’aprile 2016, l’assemblea generale del governo mondiale ha riconosciuto esplicitamente che la guerra contro le droghe non funziona”. Mentiva. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non ha mai fatto tale dichiarazione, esplicitamente o implicitamente. La risoluzione di 11000 parole dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Documento UN/RES/S-30/1), pubblicata il 19 aprile, intitolata “Il nostro impegno comune per affrontare e contrastare efficacemente il problema della droga mondiale”, non ha nemmeno utilizzato il termine “guerra alla droga” e ancora meno detto che “non funziona”.” (Manila Times) Autorità e cittadinanza filippine rettificano la narrazione negativa della guerra contro la narcopolitica, anche se i media occidentali non la seguono adeguatamente. Ciò significa che anche piccoli Paesi come le Filippine attuano una grande offensiva contro la continua oppressione da parte di forze estere, in ogni arena a disposizione. Quindi, mentre l’occidente prosegue ilo proprio declino partecipando ai grossolani riti democratici dello Stato profondo, l’Alleanza Orientale si riunirà nuovamente questo mese per parlare dell’espansione della copertura del grande sviluppo della “Fascia e Via” nella regione eurasiatica. Anche se molti hanno chiesto di partecipare al summit, solo 80 avevano la possibilità di farlo.
C’è molto da fare nell’iniziativa Fascia e Via (conosciuta anche come OBOR) che il presidente cinese Xi Jinping presentò nel 2013 durante un viaggio di Stato in Kazakistan.
Tom McGregor – Pechino s’è impegnata a spendere più di 1 trilione di dollari per costruire grandi progetti infrastrutturali per i Paesi firmatari da Asia, Africa, Medio Oriente, Europa, Oceania e Asia centrale. L’iniziativa aiuterà gli Stati partecipanti poiché la Cina ne aiuterà i governi sovrani a costruire snodi logistici, strade, ferrovie, porti, ponti e aeroporti, zone industriali ed energetiche con centrali elettriche e nuovi centri finanziari. I progetti sono costosi e potrebbero richiedere decenni per costruirli, ma è una vittoria per le aziende mondiali del commercio e degli investimenti. Ci sarà maggiore flusso di merci, le persone potranno muoversi con maggiore convenienza e avranno meno difficoltà nel cambiare valute estere firmando accordi commerciali internazionali.

Pechino ne beneficia di più, ma meritatamente
Le imprese cinesi ne trarranno profitto, soprattutto perché Pechino può ridurre la sovraproduzione di acciaio e gli imprenditori cinesi avranno la priorità nella costruzione delle infrastrutture chiave in altri Paesi. Ma considerando che Pechino è l’investitore maggiore della Fascia e Via, merita il diritto di stabilire le regole generali, a patto che gli altri Paesi ne accettino i termini. E se c’è disaccordo, allora il progetto sarà costruito in un altro Paese più disponibile. É pragmatico, perché la Cina investe così pesantemente nei progetti infrastrutturali globali e prevede un ritorno dall’investimento. Ad esempio, il CPEC (Corridoio Economico Cina-Pakistan) prevede un piano audace per aprire nuove fabbriche, centrali elettriche e centri medici in Pakistan. Le imprese cinesi riceveranno generosi tassi d’interesse a lungo termine e basse imposte per i prossimi 30 anni.

Nuova era per gli affari sugli aiuti esteri
Tuttavia, i nazionalisti economici del “Pakistan First” hanno denunciato l’accordo come occupazione della Cina, ma affrontano il semplice fatto che senza CPEC, il Pakistan non avrà investimenti diretti esteri sufficienti a cambiarne le condizioni economiche stagnanti in vero sviluppo a lungo termine. Di conseguenza, la costruzione del CPEC rimane bloccata da inutili ritardi burocratici e sembra improbabile che si attivi presto. Pechino impara la dura lezione che alcuna buona opera resta impunita… Questo mese, il governo cinese ospiterà il Forum Fascia e Via, invitando governanti e leader economici da tutto il mondo. Il Presidente russo Vladimir Putin dovrebbe parteciparvi. I rappresentanti del potere e alti funzionari governativi discuteranno vantaggi e rischi della cosiddetta Nuova Via della Seta, mentre Pechino affronta le preoccupazioni che il progetto si stato lanciato per motivi disonesti. I cospirazionisti anti-cinesi non cambieranno mai opinione negativa, ma altri governi più neutrali parteciperanno al forum, scoprendo che l’OBOR è la giusta soluzione. E quando ci si pensa, l’OBOR pone una semplice domanda: volete che i cinesi costruiscano ferrovie ad alta velocità nel vostro Paese o no?” (Sputnik)
Il governo filippino ha scelto la concessione dei piani infrastrutturali ai cinesi per almeno 3 lunghi ponti che colleghino alcune isole nell’ambito dei progetti economici da 24 miliardi di dollari della Cina, invece di continuare a servire i deliri degli Stati Uniti. Non sorprende che Duterte sia stato invitato a partecipare al Forum Fascia e Via di questo mese. Sebbene una certa quantità di investimenti cinesi venisse versata alle compagnie aeronautiche occidentali come Boeing, può darsi fosse solo segno del riferimento agli investimenti effettivi nell’ambito aeronautico nazionale, la grande domanda si pone: gli statunitensi continueranno ad aspettare che la “demolizione controllata” avvenga nel sonno? Oppure, prenderanno le necessarie azioni prima che i conflitti per il cibo richiedano l’imposizione della legge marziale? Non ci si inganni. Questa “demolizione controllata” non è direttamente causata dall’alleanza orientale, Le dimissioni in massa sono iniziate… ma solo l’effetto della risposta decisiva al fallimento dell’oligarchia occidentale nel rispettare la sua parte del contratto, l’uso corretto della tecnologia finanziata dai Conti Collaterali Asiatici a beneficio dell’umanità. Questo effetto è necessario affinché la popolazione occidentale si ribelli ai padroni coloniali satanici. Deve essere degna del cambiamento se crede veramente di meritarlo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora