L’Eritrea nella guerra contro lo Yemen

La base aeronavale degli Emirati di Assab è cruciale per bloccare i porti yemeniti sul Mar Rosso e cercare d’impedire all’Iran di rifornire lo Yemen, e contrastarne la presenza regionale
Alessandro Lattanzio, 25/4/2017

Il presidente Isaias Afewerki e re Salman bin Abdalaziz

Il 26 marzo 2015 l’Arabia Saudita aggrediva lo Yemen; allora Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti cercarono di usare Gibuti, nel Golfo di Aden, per sostenere le operazioni contro lo Yemen. Ma alla fine di aprile 2015, lo scontro tra il comandante dell’Aeronautica di Gibuti e i diplomatici degli EAU rompeva i rapporti tra i due Paesi. Un aereo degli Emirati Arabi Uniti che partecipava alle operazioni contro lo Yemen era atterrato senza autorizzazione sull’aeroporto internazionale di Gibuti-Ambouli. Il viceconsole degli EAU Ali al-Shihi ricorse alle minacce, inasprendo anche la controversia legale sul contratto per il Doraleh Container Terminal, il più grande porto per container dell’Africa gestito a Gibuti dal Dubai Ports World, l’operatore portuale di Dubai, uno dei più grandi asset degli EAU. Infine, il 4 maggio 2015 Emirati Arabi Uniti e Gibuti ruppero formalmente le relazioni diplomatiche, e Gibuti sfrattò le truppe saudite ed emirote dalla base di Haramous, adiacente a Camp Lemonnier. Questo ex-avamposto della Legione Straniera Francese, usato dal Comando d’Africa degli Stati Uniti e dalla Task Force Combinata del Corno d’Africa, fu affittato alla coalizione del Golfo per sostenerne le operazioni contro lo Yemen.
Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si rivolsero subito alla vicina Eritrea, rivale regionale di Gibuti. Il 29 aprile 2015, il giorno della rottura delle relazioni con Gibuti, il presidente eritreo Isaias Afewerki s’incontrava con il re saudita Salman bin Abdel Aziz, concludendo un accordo di partenariato militare con gli Stati del Golfo, offrendo i diritti di uso delle basi in Eritrea. Nell’ambito dell’accordo gli Emirati Arabi Uniti conclusero un contratto di locazione di 30 anni per l’uso militare del porto e dell’aeroporto di Assab, quest’ultimo con una pista di 3500 metri in grado di far atterrare i grandi aerei da trasporto C-17 Globemaster III dell’Aeronautica degli EAU. Gli Stati del Golfo accettavano di fornire aiuti finanziari e a modernizzare l’aeroporto internazionale Asmara, a costruire nuove infrastrutture e ad aumentare le forniture di carburante per l’Eritrea. Le prime operazioni ad Assab avvennero il 13 aprile 2015, quando un elicottero CH-47 Chinook trasportò 8 specialisti della Guardia presidenziale degli EAU e controllori delle operazioni per i terminali (JTAC) nella penisola di Aden, presso la raffineria e i depositi di Aden. Queste forze guidarono le missioni aeree e navali che permisero alle forze filo-saudite dell’ex-presidente yemenita Abdurabu Mansur Hadi di assaltare le difese di Aden alle spalle, via mare. Le navi da sbarco emirote sbarcarono unità saudite, emirote e milizie filo-saudite locali addestrate negli EAU, accerchiando le linee difensive di Ansarullah ad Aden. Il supposto logistico navale dal porto di Assab e dalla base aerea permisero alle forze saudite di occupare Aden con l’operazione Arco d’Oro, nell’agosto 2015. Le navi da sbarco emirote e navi commerciali noleggiate fecero da spola tra la nuova base navale degli EAU di Fujairah, sul Golfo di Oman, e Assab. I velivoli C-17 e C-130 emiroti utilizzarono anche l’Aeroporto Internazionale di Asmara. A fine luglio 2015, la base aerea di Assab fu completata e poté ospitare la brigata blindata degli EAU che guidò l’assalto su Aden. La brigata era composta da 2 compagnie di carri armati Leclerc, 1 battaglione di veicoli da combattimento BMP-3 e 2 batterie di cannoni G6. Gli emirotini avevano anche inviato ad Assab una forza d’urto di 1500 yemeniti addestrati negli UAE e dotata di veicoli blindati costruiti negli EAU.
A metà luglio 2015, il gruppo d’assalto degli Emirati sbarcò nel terminal petrolifero di Little Aden. La nave da sbarco al-Futaisi e il catamarano Swift, ex-nave dell’US Navy, svolsero ripetute spole tra Assab e Aden. Nell’ottobre-novembre 2015, Assab fu il centro logistico dei 3 battaglioni meccanizzati sudanesi schierati ad Aden. 2 battaglioni sudanesi partirono da Kassala sul confine Sudan-Eritrea per il porto di Assab e quindi furono trasportati ad Aden dalle navi degli EAU. Il porto di Assab fu anche la base per il blocco navale imposto dai sauditi ai porti yemeniti sul Mar Rosso di Muqa e Hudaydah, a cui parteciparono le 9 corvette della classe Baynunah e le navi logistiche della classe Ramah della marina emirota. All’inizio del 2016, l’aeroporto di Assab ospitava diversi elicotteri d’attacco Apache del Comando aereo congiunto degli Emirati Arabi Uniti, nonché il Commando Operazioni Speciali Chinook della Guardia Presidenziale, i cui elicotteri Blackhawk e Bell 407MRH compirono operazioni sullo Yemen sud-occidentale. Nel novembre 2015, i turboelica d’assalto AT-802 del 18.mo Gruppo aereo del Comando Operativo Speciale degli EAU iniziarono a compiere sortite sullo stretto di Bab al-Mandab da Assab. I velivoli erano pilotati da personale yemenita addestrato dagli emiroti ad Assab, prima che venissero trasferiti nella base aerea al-Anad. a nord di Aden, nell’ottobre 2015. Furono costruiti anche un’enorme sistema abitativo containerizzato e una tendopoli, mentre le unità antiterrorismo di Aden e la fanteria mobile della Confederazione tribale dell’Hadhramout furono trasferite ad Assab per l’addestramento da parte degli EAU. Dimensioni e velocità di tali sforzi furono notevoli, le nuove unità furono dotate di veicoli tattici dagli EAU prima di essere inviate ad Aden. Un battaglione rimase ad Assab nella primavera-estate 2016, permettendo a un battaglione degli EAU di partecipare alle operazioni contro lo Yemen. Alla fine del 2015, gli Emirati Arabi Uniti iniziarono a costruire nuovi impianti navali presso l’aeroporto di Assab, agevolando le operazioni d’imbarco. Il lavoro fu affidato alla National Marine Dredging Company degli EAU, che costruì un’area di 60000 metri sulla costa e un molo di 700 metri. Le forze emirote inoltre estesero il perimetro di sicurezza attorno agli aeroporti e alle strutture portuali, deviando l’autostrada costiera P-6 tra Assab e Massaua.
Abu Dhabi ha investito molto su Seychelles, Maldive, Mauritius, Madagascar, Comore e Somalia. Nel maggio 2015, gli Emirati Arabi Uniti addestravano l’unità antiterrorismo e la National Intelligence and Security Agency (NISA) della Somalia, aprendo un nuovo centro di addestramento a Mogadiscio, dove gli operatori delle forze speciali emirote addestrano i commando somali mentre gli EAU fornivano alle forze dell’ordine somale blindati RG-31 Mk.V e Reva Mk. III, Toyota Land Cruisers, autocisterne e motociclette. E dall’ottobre 2015, gli Emirati Arabi Uniti pagano gli stipendi delle forze di sicurezza del governo federale somalo. Nel maggio 2016, il Ports World di Dubai stipulava un contratto di 30 anni per gestire il porto di Berbera e ampliarlo, allo scopo di rompere il monopolio di Gibuti sul traffico marittimo commerciale regionale. Gli Emirati Arabi Uniti cercano di ampliate porto e aeroporto di Berbera per sostenere le operazioni contro lo Yemen, oltre che a collegarli al Corridoio di Berbera, una via logistica tra Somaliland ed Etiopia. Gli EAU in cambio forniscono al Somaliland aiuti finanziari e un centro di addestramento militare. Nel Puntland, regione autonoma nella Somalia, gli Emirati Arabi Uniti finanziano la forza di polizia marittima (PMPF) istituita nel 2010, e l’addestrano tramite una compagnia militare privata. La PMPF opera dalle basi di Bosaso, principale porto del Puntland sul Golfo di Aden, e di Eyl sulle coste dell’Oceano Indiano. La componente aerea della PMPF dispone di 3 aeromobili Ayers S2R e 1 elicottero Alouette III. Gli EAU finanziano e addestrano anche l’agenzia d’intelligence del Puntland. Tali forze vengono utilizzate per imporre il blocco navale allo Yemen.Fonte: EastAfro

La Russia vara un ultravanzato sottomarino nucleare

La Russia vara l’avanzato sottomarino Kazan riportando la flotta sottomarina ai livelli sovietici.
Alexander Mercouris, The Duran 01/04/2017La Marina russa riceverà presto il Kazan, secondo sottomarino nucleare della classe Jasen, appena varato dal gigantesco cantiere Sevmash nella città portuale di Severodvinsk, nella regione di Arkhangelsk. Il Kazan è un sottomarino multiruolo capace di lanciare siluri avanzati e missili da crociera supersonici delle famiglie Kalibr e Oniks. Si tratta di un sottomarino molto più avanzato e potente rispetto al sottomarino capoclasse Jasen, il Severodvinsk, progettato nell’URSS e impostato nel 1993, ma a causa della crisi economica degli anni ’90 fu infine varato solo nel 2010 ed entrò in servizio nella Marina russa nel 2013. Al contrario il Kazan fu impostato nel 2009, ed appena varato dovrebbe entrare in servizio nella Marina russa il prossimo anno. La storia eccezionalmente prolungata della costruzione del Severodvinsk riflette non solo la grave crisi finanziaria che colpì i piani di approvvigionamento della difesa russa negli anni ’90 e nei primi anni 2000. Riflette anche la severa riduzione dell’attività delle industrie cantieristica e della Difesa russe nello stesso periodo. Per completare con successo il Severodvinsk e riprendere la produzione in serie dei sottomarini nucleari, con i sistemi d’arma più complessi e più avanzati esistenti, si richiese l’aggiornamento e la ristrutturazione radicali dei cantieri navali e delle industrie della Difesa dediti alla loro produzione. Il fatto che ciò accada ora, permettendo la produzione in serie degli avanzati sottomarini classe Jasen, accelerandone i tempi di costruzione (altri cinque di questi sottomarini avanzati dovrebbero entrare in servizio entro il 2025), sono una significativa realizzazione industriale.
Anche se cinque Paesi, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, costruiscono sottomarini d’attacco a propulsione nucleare, con l’India intenzionata a seguirli, la classe Jasen è nettamente più avanzata rispetto ai sottomarini nucleari d’attacco costruiti dagli Paesi, a parte gli Stati Uniti. Infatti i russi sostengono che gli unici sottomarini relativamente sofisticati quanto la classe Jasen sono i tre sottomarini della classe Seawolf, costruiti dagli Stati Uniti negli anni ’90. E’ probabile che la classe Jasen fosse originariamente destinata a sostituire i precedenti sottomarini lanciamissili Granit e Antej, costruiti dall’URSS negli anni ’80, anche se la classe Jasen è molto più sofisticata ed ha prestazioni significativamente migliori. I russi attualmente sviluppano i sottomarini nucleari più piccoli e meno costosi della classe Husky, integrando la classe Jasen e sostituendo l’attuale classe di sottomarini Shuka-B, costruiti dall’URSS negli anni ’80. C’è anche un significativo continuo programma di sviluppo e costruzione dei sofisticati sottomarini a propulsione convenzionale diesel-elettrica delle classi Lada e Kalina. Mentre i sottomarini a propulsione convenzionale non hanno le prestazioni o l’autonomia dei sottomarini a propulsione nucleare, sono significativamente più silenziosi e furtivi (gli attuali sottomarini classe Kilo sono anche chiamati ‘buchi neri’ per la silenziosità), rendendosi utili soprattutto nelle acque costiere.
Incidentalmente, i sottomarini a propulsione nucleare della Russia sono sempre più significativamente silenziosi. È un luogo comune nei commenti occidentali che i sottomarini nucleari russi siano molto più rumorosi di quelli degli Stati Uniti. Come questo grafico (secondo le informazioni dell’US Navy) mostra, ciò è sempre stato esagerato, con sottomarini nucleari russi sempre meno in ritardo rispetto ai sottomarini nucleari degli Stati Uniti, di quanto spesso si affermi, e i sottomarini nucleari russi di solito sono più silenziosi dei sottomarini nucleari statunitensi della classe precedente. Con il varo del Kazan, e i lavori sulla classe Husky, è probabile che la silenziosità dei sottomarini a propulsione nucleare russi sia ormai al livello di quelli progettati dagli Stati Uniti.L’attenzione su sviluppo e costruzione dei sottomarini in Russia dimostra qualcos’altro. Anche se lo sviluppo di portaerei e navi di superficie russi tende ad attirare l’attenzione, l’attuale priorità navale russa sono sviluppo e costruzione dei sottomarini. La flotta sottomarina, dall’inizio della guerra fredda, è sempre stata la forza d’attacco principale della Marina russa. L’importanza che i russi attribuiscono alla flotta sottomarina è dimostrata dal fatto che la loro flotta sottomarina finora è l’unica parte della flotta russa ad essere stata riportata ai livelli dell’URSS. L’Ammiraglio Vladimir Korolev, comandante in capo della Marina russa, aveva detto alla cerimonia per il varo del Kazan che nel 2016 la flotta sottomarina russa per la prima volta è ritornata ai livelli dell’era sovietica, nelle missioni di pattugliamento. Con le nuove classi di sottomarini in via di sviluppo e realizzazione, la presenza sotto i mari della Russia d’ora in poi potrà solo crescere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA soccorrono i Saud nello Yemen

Alessandro Lattanzio, 13/19/2016ap_16282650678469-article-headerIl 13 ottobre 2016, il cacciatorpediniere statunitense USS Nitze lanciava dei missili cruise contro 3 stazioni radar sulle coste dello Yemen; un’azione giustificata da un preteso attacco missilistico al cacciatorpediniere USS Mason e alla nave d’assalto anfibio USS Ponce dell’US Navy, il 9 ottobre. Attacco però smentito dalle forze armate yemenite. In realtà gli Stati Uniti corrono in soccorso dell’Arabia Saudita, impantanata in una guerra che ha voluto e che sta perdendo. Infatti, nel 2015 Washington aveva approvato la vendita di 1,3 miliardi di dollari di armamenti all’Arabia Saudita, e di altri 1,15 miliardi di dollari in armamenti nel settembre 2016, proprio per sostenere Riyadh nell’aggressione allo Yemen. E ancora, la Casa Bianca decideva il 28 settembre 2016 la vendita di aerei da combattimento a Qatar e Quwayt, altri Paesi che partecipano all’aggressione allo Yemen, per 7 miliardi di dollari; e ciò dopo che Israele aveva dato l’assenso a tale vendita. Washington venderà 36 aviogetti da combattimento F-15 al Qatar e 40 aviogetti da combattimento F/A-18E/F SuperHornet al Quwayt. Nel febbraio 2016 Israele si oppose alla vendita degli aerei al Qatar, finché Tel Aviv non ottenne da Washington 38 miliardi di dollari per aggiornare la propria flotta aerea nell’arco di 10 anni. Tale vendita “arriva giusto in tempo per salvare la 40ennale linea di produzione degli F-15 della Boeing, che dal 2014 era a corto di ordinativi”. L’attacco missilistico dell’US Navy allo Yemen non è correlato solo al mantenimento dell’industria bellica statunitense, ma anche al tentativo della fazione islamista della Casa Bianca di offrire una contropartita a Riyadh, dopo l’approvazione unanime al Congresso degli USA della legge JASTA, contro gli sponsor del terrorismo internazionale, che autorizza i parenti delle vittime degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 a presentare richieste di risarcimento ai governi stranieri coinvolti, presso i tribunali degli Stati Uniti. La decisione dei membri del Congresso causava l’isteria in Arabia Saudita, dove si ritiene che l’adozione di tale legge sia il riconoscimento formale di Riyadh quale sponsor delle organizzazioni terroristiche islamiste, anche dello Stato islamico. Ed infatti i sauditi minacciavano Washington di rispondere ritirando il proprio patrimonio presso l’economia degli Stati Uniti, valutato in circa 1000 miliardi di dollari.
cua5pehwiaakvm6-jpg-large Tra l’altro, gli statunitensi sono implicati anche nel bombardamento della capitale dello Yemen, Sana, dell’8 ottobre 2016, durante i funerali del padre del ministro degli Interni Jalal al-Ruayshan. Il giornalista Muhamad al-Atab affermava che la camera ardente era nella “sala tra le più grandi dello Yemen, di oltre 4000 posti, gremita di persone astanti del funerale. Quando andai negli ospedali dopo l’attacco, vidi molti feriti, parecchi in condizioni critiche. Quando entrai nella sala vidi carne, sangue e cemento frammisti. I corpi erano sparsi a pezzi dappertutto. Era davvero molto difficile immaginarlo. Anche l’odore era insopportabile, perché i sauditi usano missili che bruciano le persone vive“. Gli USA fecero finta di condannare l’attacco terroristico saudita, ma Bishara Ali, a capo del Center for Strategic & International Studies di Sana, afferma che Riyadh gode della “piena impunità da parte di Nazioni unite, dirittumanitaristi, media ufficiali e mondo occidentale“. Ali al-Ahmad, direttore dell’Istituto di Washington per gli Affari del Golfo, dichiarava che la condanna di Washington non era “nulla di ché. Ci sono decine di ufficiali statunitensi nel Ministero della Difesa, nel Comando aeronautico saudita, che indicano agli aerei cosa bombardare. Tali ufficiali statunitensi, che si trovano sei piani sotto terra, nella base del comando dell’aviazione saudita, sono in comunicazione diretta col Comando centrale degli Stati Uniti in Florida, da cui ricevono informazioni. Gli statunitensi continuano a partecipare all’operazione contro lo Yemen. E’ tipico dei funzionari statunitensi parlare di come sia orribile questo o quello, ma non si tratta delle loro sensazioni, ma di persone morte a causa della loro politica. Se l’amministrazione Obama voleva porre fine a tale guerra, Obama avrebbe chiamato re Salam per dirgli di ‘fermare questa guerra’. E’ chiaro che l’amministrazione USA mente, cercando di superare la tempesta“. Il giornalista yemenita Yusif Mury, affermava che “l’Arabia Saudita capisce che sta per sparire, ed uccide innocenti indiscriminatamente perché è semplicemente in pieno stato confusionale. Ha perso la guerra e ora si rende contro che il suo regime è in gioco“. L’attivista al-Buqayti condivide questo punto di vista, “si tratta di frustrazione, perché i sauditi hanno preso di mira l’intero esercito yemenita e non sono riusciti ad impedire che gli Huthi e l’esercito yemenita attacchino il confine saudita, o che lancino missili balistici. Così puniscono il popolo“. Una crisi questa, illustrata anche dalla frattura tra Ryadh e Cairo, che al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite votava la risoluzione russa sulla crisi in Siria. Inoltre, il Ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqry e l’omologo iraniano Mohammad Jawad Zarif si incontravano a New York, dopo di che il governo egiziano inviava un nuovo incaricato d’affari in Iran, dove l’Egitto era rappresentato dall’ambasciatore svizzero. Così la riapertura dell’ambasciata egiziana a Teheran diventa questione di tempo, con grande sconforto per il clan dei Saud.yemen-bombing-ft-article-headerRiferimenti:
Sputnik
South Front
South Front
NEO
Navy
Global Research
al-Manar

I sauditi e i missili balistici

Analisis Militares13940423000871_photoiC’era una volta un Paese ideale chiamato Saudilandia, dove i valori democratici brillavano così tanto che fu attaccato dai malvagi yemeniti, lanciando missili sul suo territorio provocando terrore. Ma la fata turchina statunitense gli diede lo scudo antimissile magico distruggendoli tutti, ponendo fine al problema e vivendo felici e contenti.. qualcosa di simile a una favola. Il problema è che le favole restano favole.
Nel mondo reale Ryad da un paio di mesi annuncia di distruggere tutti i missili balistici lanciati dagli yemeniti, e questo nonostante le notizie sugli attacchi alle basi militari che hanno causato delle stragi. Il fatto è che i sauditi continuano, anche se vengono smentiti, in quanto non solo è stato filmato l’impatto di un missile su una base militare saudita, ma vi sono video apparsi nel mondo che riprendono la catena di esplosioni, presso l’impianto, che avrà causato enormi devastazioni, a giudicare dalle immagini. Affermano di aver abbattuto 2 missili dallo Yemen: L’Arabia Saudita dice che ha intercettato 2 missili lanciati dallo Yemen. Ma questo è ciò che i contadini hanno ripreso a Ta’if:

Assieme alla catena di esplosioni presso la base militare di Taif…

Perciò, i sauditi hanno intercettato i 2 missili yemeniti, qualcuno ne dubita? E vissero felici e contenti.1682313_-_main

Il presunto abbattimento di uno Scud yemenita in Arabia Saudita
Analisis Militares  8 giugno 2015

13940316000414_photoiNon se si sa, ma l’Arabia Arabia ha dichiarato di aver intercettato un missile Scud con 2 missili Patriot. La versione saudita sostiene che un missile balistico Scud è stato lanciato da qualche parte dallo Yemen, probabilmente dalla zona di Sada, contro la zona di Qamys al-Mushayt in Arabia Saudita, a circa 200 km di distanza, e che sia stato intercettato da 2 missili del sistema di difesa aerea Patriot del Paese. La versione dell’altra parte dice che 3 missili balistici Scud sono stati lanciati contro la base aerea di Qamis al-Mushayt colpendola e causando panico tra la popolazione che fuggiva dalla zona. Vi è una grande differenza tra le due versioni. Naturalmente, entrambe affermano che vi sia stato l’attacco degli Scud nella zona quel giorno. Naturalmente, la propaganda fa la sua parte… da entrambe le parti:
– i sauditi presentano un quadro d’invulnerabilità contro tali attacchi affermando che il missile era stato intercettato, al 100%.
– gli yemeniti presentano un quadro di vulnerabilità del territorio saudita sostenendo che furono lanciati 3 missili Scud e, utilizzando i dati sauditi, uno veniva intercettato prima dell’impatto, e gli altri due facevano centro. Sarebbe il 33,33%.
Non vi è alcun modo di confermare l’una o l’altra versione, sono perfettamente credibili. Ciò che possiamo fare è paragonarle alle percentuali di missili Scud abbattuti dalle batterie Patriot nel 1991:
– Nel 1991, l’Iraq lanciò 87 missili Scud e ne furono intercettati 29. Una percentuale di circa 33,33%
Nel caso citato, i sauditi affermarono di aver abbattuto il solo missile lanciato. Il 100%. Nella versione yemenita sarebbe stato abbattuto uno dei tre lanciati, il 33,33%. È interessante notare che la versione yemenita espone la stessa percentuale avutasi nella Guerra del Golfo… ciascuno tragga le proprie conclusioni o dia credito alla versione che ritiene opportuna. Questa è tutta l’informazione disponibile.1409048088015_wps_1_saudi_arabia_khamis_musha

L’Arabia Saudita arruola terroristi in Siria per la guerra allo Yemen
FNA

ciru8d4uwaa3dhgI media libanesi riferiscono che Riad arruola terroristi in Siria per respingere gli attacchi dell’esercito yemenita e di Ansarullah. Secondo il quotidiano al-Aqbar, l’agenzia di spionaggio saudita ha iniziato ad arruolare gruppi terroristici operanti nella Siria meridionale, dopo le ultime avanzate dell’esercito yemenita nelle zone confinanti delle province di Jizan, Najran e Asir. Fonti della sicurezza in Siria meridonale affermano al quotidiano libanese che l’agenzia di spionaggio saudita arruola 3000-4000 terroristi nella regione per trasferirli ai confini sauditi-yemeniti per combattere le forze di Abdullah Salah e di Ansarullah, aggiungendo che Giordania ed Arabia Saudita hanno ripreso ad addestrare i terroristi di stanza nella Siria del sud, da fine agosto, presso le basi militari nel nord della Giordania, e nelle basi saudite delle regioni di Arar e Hafr al-Batan, nel nord-est dell’Arabia Saudita, secondo le fonti.
I rapporti indicano che le truppe della Guardia nazionale saudita sono arrivate nella provincia di Najran per controllare i confini del regno contro le rappresaglie dello Yemen, dopo che Riyadh ha ucciso centinaia di civili negli attacchi aerei su Sana di due giorni prima. Il notiziario al-Aqbariah dell’Arabia Saudita trasmetteva video di attrezzature militari inviate nel Najran, e riferiva che nuove unità della Guardia nazionale sauditaerano arrivate nella provincia. “Tali forze dotate di armi avanzate sono state inviate a sostenere le guardie di frontiera saudite“, aggiungeva.
Notizie dalla capitale dello Yemen affermano che oltre 900 persone furono uccise o ferite nei massicci attacchi aerei della coalizione saudita. Gli attacchi aerei miravani a un edificio in cui le persone rendevano l’ultimo omaggio al padre del ministro degli Interni yemenita Jalal al-Ruyshan, capodello staff dell’ex-presidente Ali Abdullah Salah. Un secondo attacco colpiva lo stesso punto in cui la gente si era precipitata a soccorrere i feriti del primo attacco aereo. Inoltre, gli aerei da guerra sauditi effettuavano massicce incursioni aeree contro la casa dello sceicco Abu Shwarab,provocando decine di vittime civili, riunitesi per una cerimonia presso la residenza.
L’Arabia Saudita aggredisce lo Yemen dal marzo 2015 per rimettere al potere il fuggiasco presidente Mansur Hadi, alleato di Riyadh. L’aggressione saudita ha finora ucciso almeno 11300 yemeniti, tra cui centinaia di donne e bambini. Nonostante le dichiarazioni di Riyadh di bombardare posizioni dei combattenti di Ansarullah, i bombardieri sauditi colpiscono aree residenziali e infrastrutture civili. Secondo diversi rapporti, la campagna aerea saudita contro lo Yemen spinge il Paese impoverito verso il disastro umanitario.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: I sauditi bombardano i civili nello Yemen perché militarmente hanno perso

YemenTehran (ParsToday Italiano) – Alessandro Lattanzio, saggista e analista delle questioni politiche internazionali, é stato intervistato dalla nostra Redazione sulla strage del regime dei Saud contro la popolazione yemenita. Alessandro Lattanzio ai microfoni di Radio Italia ha esaminato anche il ruolo importante dell’occidente nei crimini del regime saudita in Yemen e nel mondo.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.