Il fenomeno OSNI in Argentina

Basi biologiche sottomarine?
Luis Burgos (FAO – ICOU)C’è del marcio nell’Atlantico del Sud
A seguito dei tragici eventi verificatisi con l’ARA San Juan il 15 novembre 2017, vi sono state numerose richieste se tale caso potesse essere correlato a una parte del nostro tema. Inutile dire che sarebbe dolorosamente rischioso suggerirne una qualche associazione. Il tempo sarà testimone di ciò che è realmente accaduto una volta completate le ricerche sottomarine. L’unica cosa che possiamo fare è indovinare o aggiungere opinioni. Quindi vale il seguente contributo: Dopo il periodo di confusione generalizzata dalle varie versioni (sette chiamate, rumori biologici, anomalie idroacustiche, zattere galleggianti, boe, ecc.) e avendo la certezza dell’incidente, localizzati tempo e spazio del soggetto attraverso due assi fondamentali: cause dell’esplosione e rischio operativo.

Cause dell’esplosione
A – Interno per difetti delle batterie, il più accreditato “ufficialmente”.
B – Interno per immersione a profondità critiche a causa di un guasto.
C – Collisione con un “oggetto sconosciuto”.
D – Attacco da un “oggetto sconosciuto”.
Indubbiamente, questo ultimo punto è il più inquietante di tutti. L’ARA San Juan partecipava all’operazione Cormoran nelle acque del sud insieme a forze internazionali. Per la sua destinazione, sebbene fosse Mar del Plata, passava molto vicino all’area d’esclusione imposta dagli inglesi e, nonostante si sia in tempo di pace e non di guerra, l’ipotesi del conflitto è un problema che aleggia spettralmente.

Soccorso operativo
Un imponente schieramento di Paesi offre aiuto logistico e umanitario all’Argentina, tra cui quattro dei cinque membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Cina). Ciò è d’importanza superlativa, ma c’è buona ragione per una riflessione che scivola tra tre ipotesi:
A – Offrono aiuto in cambio di nulla perché sono “bravi ragazzi”.
B – Offrono aiuto, ma allo stesso tempo cercano di “approfittare” della situazione: risorse marittime, spionaggio, trattati futuri, ecc.
C – Vogliono davvero scoprire cos’è successo col pretesto del famoso rischio sicurezza.
E qui dobbiamo fermarci di nuovo: l’Argentina fa parte del famoso Trattato di non Proliferazione delle Armi Nucleari (1968) composto da numerosi Paesi e dalle potenze mondiali. Non appena la notizia divenne nota in tutto il mondo, molte di queste nazioni si sono mobilitate presso la nostra Patagonia, inviando subito truppe e tecnologia all’avanguardia. Una mega-operazione unica che coinvolge 4000 persone. In effetti, resteranno fin quando non scopriranno cos’è successo al San Juan, dato che la morte dei quarantaquattro membri dell’equipaggio è scontata. È ovvio, in questo momento, che qualcosa non quadra. La stessa dichiarazione ufficiale della Marina argentina è agghiacciante: “evento anomalo, singolare, breve, violento e non nucleare“. Sapendo anche che l’onda d’urto subacquea fu avvertita in Sud Africa e, probabilmente, nell’Oceano Indiano. E la domanda si pone… l’élite dei Paesi che operano nella zona zero (Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito e Germania) sospettano qualcos’altro? Nell’ipotetico piano, valutano la possibilità che l’ARA San Juan avesse un’arma nucleare che avrebbe messo a rischio non solo l’ecologia marina, ma anche la politica internazionale e della difesa. Una questione fondamentale gioca contro di noi come Paese e questo ci fa riflettere. Il tema ricorda il missile Condor II e le sue conseguenze (1989). E la cosa più triste di tutte è che non potranno mai dirci le vere cause di tale incidente, ma questa ipotesi, una tra le tante, può portarci con una scorciatoia a “rispondere” sul perché siano tutti nel nostro mare… Nello specifico, non si può ignorare la storia dell'”oggetto subacqueo” rilevato dall’aereo yankee a 300 chilometri da Puerto Madryn, Chubut, a settanta metri di profondità, svelata il giorno successivo, quando era noto che il luogo in cui si trovava il sottomarino nel momento dell’esplosione era verso il Golfo di San Jorge, cioè a circa 140 miglia nautiche più a sud (?)…Riflessione finale
A conclusione di tutto ciò, l’unica cosa che sappiamo è che l’Argentina deve ripensare le proprie Forze Armate, ma con un ripensamento imminente e serio, che vada preso come tale dalle autorità coinvolte, cioè i tre poteri della Nazione (esecutivo, legislativo e giudiziario) e le tre armi (Aeronautica, Esercito e Marina). È la priorità di oggi, non domani o nei prossimi anni, non è uno scherzo. Purtroppo, e sebbene sia difficile dirlo, il “colpevole” dello stato in cui sono oggi le Forze Armate è… la democrazia. Sono passati trentaquattro anni dal suo ritorno del 1983 e alcun governo ha fatto nulla a favore… ma sempre contro: taglio del budget, mancanza di corretta manutenzione, smantellamento, ecc. Incredibilmente, in questi giorni, vediamo molti leader politici di questi tre decenni preoccupati nel dare ogni genere di spiegazioni. Bene, riguarda tutti il proverbio “la corruzione uccide”, quindi “il crack” è in sottofondo… con reverendo attuale ribollire!Introduzione
Successivamente, esamineremo il traffico non identificato in quei luoghi lontani. Dalla nascita stessa del fenomeno, piatti volanti all’epoca e UFO oggi, sono intimamente legati all’acqua. Gli oggetti non identificati proliferano nella casistica mondiale, emergendo o immergendosi in fiumi, laghi, lagune e mari. Da lì alla possibilità di basi nelle zone lacustri c’è un passo. Pertanto, sono nati gli OSNI, oggetti sommersi non identificati. Altri ricercatori parlano tacitamente di sottomarini od oggetti sottomarini. La cosa trascendente è che il nostro Paese non è sfuggito a tali eventi e già dagli anni ’40 incidenti in numerose zone idriche del territorio argentino furono segnalati. Qui circola una mia nota intitolata “Luci nei laghi” su episodi con queste caratteristiche, con la possibilità che possano essere usati come habitat o rifugio permanenti o temporanei.

Il primo OSNI nel Paese
Non era trascorsa una settimana dal “primo caso di piatto volante in Argentina” (10 luglio 1947 a La Plata, Buenos Aires) quando l’associazione UFO-AGUA si era già delineata, incredibilmente. In effetti, alle 09:00 del mattino del 15 luglio dello stesso anno, i membri dell’equipaggio di una nave polacca ormeggiata a Puerto Nuevo, così come il personale della prefettura uruguaiana, rilevarono la caduta sul Río de la Plata di uno “strano artefatto simile a un aeroplano“. Di fronte tale reclamo, un’inchiesta fu avviata dalle compagnie aeree se uno qualsiasi dei loro aerei avesse subito un incidente. Risultato negativo. Una domanda inquietante galleggiava sulle acque del Rio de la Plata: quale oggetto volante precipitò quel giorno d’inverno?

Segnalazioni negli anni ’50
E gli episodi continuarono negli anni successivi. Notizie dalle coste della Patagonia parlavano di oggetti enigmatici emergenti o immersi nelle acque marine, come accaduto a Rio Grande (Tierra del Fuego) e Puerto Coig (Santa Cruz) nel 1950, o a Comodoro Rivadavia (Chubut) nel 1953. Ma ciò che era veramente sconcertante fu che incidenti furono segnalati anche alle porte della capitale federale:Un curioso oggetto simile a “una mina sottomarina” di colore rosso fu osservato galleggiare davanti al pontone Recalada del Río de la Plata, il 19 febbraio 1953. Si trovava a 35° di latitudine sud e 56° di longitudine ovest e fu confermato dal capitano della nave San Jorge e dall’equipaggio del vapore Coracero. La ricerca non ebbe successo. Nel giugno 1959, secondo le informazioni ufficiali, un oggetto sommerso non identificato fu avvistato nelle acque del Rio de la Plata… Infine, una notte dell’agosto dello stesso anno, alle 21:15, il residente Victorio Perea, del quartiere Villa Lynch, distinse un oggetto volante luminoso simile a “un dirigibile” che cadeva sul Rio de la Plata.

I misteriosi anni ’60
E così arriviamo al decennio controverso dove vi furono numerosi “inseguimenti” della Marina argentina di “oggetti sottomarini non identificati”, strani e sfuggenti, nei golfi della Patagonia, specialmente nelle acque del Golfo Nuevo nella penisola di Valdés e nel golfo di San Jorge. Tutto ciò portò alla formazione delle famose Commissioni ufficiali e a tre presidenti interessati alla questione di questi comitati: Arturo Frondizi, Arturo Illia e il generale Juan Carlos Onganía. Intercettazioni e bombardamenti di profondità furono vani. Per anni, gli OSNI imperversarono nelle regioni meridionali fin quando gli incidenti non diminuirono nei decenni successivi. La Marina, quindi, ignorò la situazione e ogni episodio relativo ad oggetti enigmatici sommersi o emersi al largo delle coste proveniva da pescatori, turisti, automobilisti o residenti. Forse l’esempio più ricordato è quello dell’agricoltore Carlos Corosan, che nel 1966 fu testimone privilegiato di “un grosso oggetto metallico dall’aspetto rastremato che, lasciando una nuvola di fumo, precipitò alla luce del sole al largo di Puerto Deseado (Santa Cruz), producendo un grande rumore nelle acque“.Quindi, l’ipotesi che acquisì sempre più forza negli anni notava che potrebbero esistere sotto i nostri mari ricoveri permanenti che svolgerebbero la funzione di vere basi per OSNI. In breve, un’intensa attività biologica sconosciuta protetta da ogni rischio da queste profondità… Come aneddoto, in quegli anni mio fratello, Pedro Trachsler, prestava servizio sul cacciatorpediniere ARA Cervantes. In un’occasione l’allerta fu data quando un oggetto non identificato fu rilevato nelle acque del Golfo Nuevo. Procedendo all’intercettazione, furono lanciate bombe di profondità e poi una salva di siluri, che non colpendo il bersaglio furono poi prelevati in superficie e riportati a bordo. Continuando con la sua storia, prima di scomparire, l’OSNI “passò incredibilmente sotto la nave da guerra“…

ARA Cervantes

L’intruso del 1975
Tra le molte storie degli anni ’70, ce n’è una molto significativa per la qualità dei testimoni, sebbene desiderassero rimanere anonimi. Verso le 13:30 del mattino del 16 luglio, queste quattro persone, due uomini d’affari e due viaggiatori commerciali, stavano pescando nel molo di Caleta Olivia (Santa Cruz). La notte era serena. All’improvviso, uno di loro individuò a circa 100 metri sotto la superficie marina una strana sagoma fusiforme lunga circa dieci metri, in completo silenzio, con spigoli vivi e colorazione giallo-verdastra. Così, per venti minuti, l’OSNI scivolò lentamente lungo la costa verso sud finché non scomparve. La mattina dopo, molti abitanti di Caleta Olivia videro un gran numero di pesci morti sulle loro coste, oltre a gabbiani e albatros. Per l’intera giornata la pesca fu impossibile…Il caso di San Blas
E ancora, a metà degli anni ’80, un’altra presenza OSNI fu ufficialmente corroborata. Questa volta nella Baia di San Blas, a sud di Buenos Aires, conosciuta come “paradiso dei pescatori”. Infatti, la notte del 3 giugno 1988, la petroliera Puerto Rosales informò la Prefettura Navale di aver rilevato prima sul radar e poi visivamente, un enigmatico oggetto flottante non identificato a venti miglia dalle coste, di dimensioni regolari e che non rispondeva ad alcuno dei segnali fatti. L’allerta fu immediato e la Marina argentina dispiegò una grande operazione comprendente aerei della base Comandante Espora, la corvetta Grandville, il cacciatorpediniere Sarandí e un velivolo Electra 6 P-101 che decollò dalla base Almirante Zar di Trelew, Chubut. Dopo ore di monitoraggio il Ministero della Difesa chiuse la ricerca. Va notato che l’area in cui si muoveva l’intruso, di fronte al secondo faro di Barranca, non ha grande profondità, quindi sarebbe stato molto rischioso per una nave convenzionale sfuggire a tali acque, e forse a causa di ciò il rapporto della Marina sostituì la parola sottomarino con oggetto galleggiante…Epilogo
Trent’anni fa, in diversi articoli giornalistici sostenni l’esistenza di queste “basi sottomarine”. E molto poco o quasi nulla è cambiato oggi. Questi OSNI continuano a muoversi e a comportarsi come negli anni ’40 o ’50, con la stessa impunità di sempre, come se il territorio gli appartenesse o lo facessero da tempo, abitando sott’acqua. Si muovono sia in mare aperto stupendo navi e pescherecci, che a pochi metri dalle coste stupendo pescatori e residenti. Pertanto, l’esistenza di una presenza ignota operante sotto le acque del Mar Argentino e, quindi, dell’Oceano Atlantico, si allontana dalla mera ipotesi e si avvicina alla realtà. La casistica lo dimostra e gli eventi continueranno a ripetersi… dimostrando ancora una volta che nonostante la super tecnologia delle grandi potenze, capace di “localizzare” una targa automobilistica o una pallina da tennis dai satelliti, quando si paragonano alle capacità del fenomeno OVNI, si nota la grande differenza…Riferimenti:
Bollettino UFO PRESS, n. 13, ottobre 1979
Clarín, 5 giugno 1988
Expedientes OVNIs (Los Archivos Clasificados Argentinos), Luis Burgos, ottobre 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Royal Navy e Armada de Chile affondarono l’ARA San Juan?

What Does It Mean, 15 dicembre 2017Un nuovo sorprendente rapporto del Consiglio di sicurezza (SC) che circola oggi al Cremlino afferma che il presidente Donald Trump chiese urgentemente, il 14 dicembre, di parlare col Presidente Putin; durante la conversazione Trump rimase “inorridito” nell’essere informato da Putin che Royal Navy e Armada de Chile ebbero una “disavventura” nell’Atlantico meridionale, vicino le Isole Falkland, affondando un sottomarino dell’Armada de la República Argentina e il cui insabbiamento portava il Servizio di Sicurezza Federale (FSB) ad arrestare per tradimento una spia della CIA, di cui Trump “supplicava/invocava” Putin di risparmiare la vita, ma Putin suggeriva a Trump (che non sembrava saperlo) che la Russia ha abolito la pena di morte. Secondo questo rapporto, il motivo dichiarato del presidente Trump per richiedere la conferenza telefonica di emergenza col Presidente Putin era dovuto a un articolo della CNN pubblicato ieri che sosteneva che due non identificati funzionari della difesa degli Stati Uniti avevano detto che il 13 dicembre 2 caccia stealth F-22 degli Stati Uniti avrebbero intercettato 2 aerei russi che avevano sorvolato l’Eufrate in Siria, volando ad est della “linea di disaccordo” che dovrebbe separare gli aerei russi da quelli della coalizione degli Stati Uniti che operano sulla Siria, e durante tale “incontro”, i caccia statunitensi avevano “sparato razzi di avvertimento”. Il Presidente Putin, rispondendo alle preoccupazioni del presidente Trump su ciò, affermava che nulla era accaduto nei cieli della Siria tra le forze aeree russe e statunitensi, il 13 dicembre, e che l’articolo della CNN, in realtà, era una “vigliaccata” (per ovvi motivi di propaganda) che rilanciava l’incidente nei cieli siriani riportato dal Ministero della Difesa il 9 dicembre, e che il suo portavoce Maggiore-Generale Igor Konashenkov descrisse: “Un caccia F-22 statunitense ha attivamente impedito a una coppia di aerei d’attacco russi Su-25 di svolgere una missione di combattimento per distruggere la roccaforte dello SIIL alla periferia della città di Mayadin, nello spazio aereo sulla riva occidentale dell’Eufrate, il 23 novembre. L’F-22 sparò alcuni bengala ed usò gli aerofreni nelle manovre imitando una battaglia aerea“. Il Presidente Putin inoltre dichiarava al presidente Trump che dopo l’apparizione di un caccia super-manovrabile multiruolo russo Su-35S, l’aereo da caccia F-22 interruppe le sue pericolose manovre e si affrettò a rientrare nello spazio aereo iracheno, col Generale Konashenkov che inoltre dichiarava: “Le dichiarazioni dei rappresentanti dell’esercito degli Stati Uniti secondo cui una parte dello spazio aereo siriano appartiene agli Stati Uniti sono sconcertanti, la Siria è uno Stato sovrano aderente alle Nazioni Unite, quindi gli Stati Uniti non possiedono alcuna parte del suo cielo“.
Essendo molto preoccupato dal fatto che il presidente Trump non fosse a conoscenza dei fatti alla base di tale articolo di propaganda della CNN, il Presidente Putin si allarmò durante la conferenza telefonica, quando Trump dimostrò di non sapere nulla della spia della CIA Aleksej Zhitnjuk, arrestato dall’FSB per tradimento il 30 novembre, dopo essere stato scoperto mentre tentava di accedere a documenti navali segreti relativi alla nave Jantar da 5320 tonnellate della Flotta del Nord russa. Il motivo per cui la CIA voleva informazioni sulla nave per impieghi speciali Jantar, sarebbe dovuto al fatto che è equipaggiata con un minisommergibile DSV classe Consul (Proekt 1681) e che il 22 novembre fu inviata dal MoD per trovare i resti del sottomarino della Marina argentina San Juan (S-42), scomparso il 15 novembre con 44 membri dell’equipaggio a bordo, nelle acque dell’Atlantico del Sud, vicino le Isole Falkland, e il cui ultimo “evento” registrato dalla Marina argentina era “un evento anomalo, singolare, breve, violento e non nucleare, coerente con un’esplosione“. Coi familiari dell’equipaggio del sottomarino San Juan che riferiscono che dalle ultime comunicazioni erano inseguiti da un elicottero della Royal Navy inglese e da una nave da guerra cilena, il MoD avrebbe confermato che Royal Navy e Armada de Chile condussero manovre antisom nelle acque delle Isole Falkland, col veicolo DSV della Jantar che scopriva poi che il sottomarino San Juan aveva subito danni coerenti con le armi usate da un aereo antisom C-295 della marina cilena. Dopo aver informato il Ministero della Difesa Nazionale (MND) del Cile sulla scoperta della Jantar sulla causa dell’affondamento del San Juan, la Marina cilena iniziò le indagini, portandola, il 13 dicembre, a licenziare 5 suoi alti ufficiali: contrammiraglio Kurt Hartung, contrammiraglio Jorge Rodríguez, contrammiraglio David Hardy, contrammiraglio Hernan Miller e contrammiraglio LT Mario Montejo. Il maggiore timore espresso al presidente Trump dal Presidente Putin sull’affondamento del San Juan, però, era che la CIA avesse segretamente collaborato con la Marina cilena fornendogli il sistema antimine sperimentale AQS-24B, che durante le prove avrebbe erroneamente identificato il sottomarino argentino come “bersaglio elettronico”, invece che vero battello con esseri umani a bordo.
Nelle note non classificate conclusive di questo rapporto che dettagliano la conversazione del Presidente Putin col presidente Trump, vari aderenti del Consiglio di sicurezza espressero “orrore/stupore” su quante informazioni siano nascoste a Trump dalle sue agenzie d’intelligence allineate allo “Stato profondo”, specialmente la CIA, ma Putin affermava che Trump riprenderà il pieno controllo, e dovrebbe essere relativamente facile dato che i sostenitori di Obama-Clinton anti-Trump appaiono deliranti, come evidenziato da “Il principale funzionario del controspionaggio dell’FBI, il disonorato FBI, Peter Strzok, esperto in comunicazioni sicure, che fa commenti rabbiosi al cellulare con l’amica dell’FBI Lisa Page, ora resi tutti pubblici”, e l’ancora più stupefacente moglie di Bruce Ohr, capo del dipartimento di Giustizia degli USA altrettanto disonorato, Nellie Ohr, che ottiene la licenza per gestire una radio ad onde corte pur essendo stata ingaggiata da Fusion GPS per creare il “dossier russo” contro Trump, credendo che la National Security Agency (NSA) non potrebbe monitorare le sue comunicazioni segrete con altri golpisti, mentre NSA (e anche la Russia), per decenni hanno registrato ogni trasmissione nel mondo al fine di scoprire le “stazioni numeriche” usate da agenzie d’intelligence di altre nazioni.

Ddisagio russo perché non autorizzano la Jantar a cercare l’ARA San Juan dove pensano si trovi
Juan José Salinas Pajaro Rojo 22/12/2017Dopo aver effettuato i calcoli necessari, la Marina Russa concluse che l’ARA San Juan affondò non molto lontano dall’area di ricerca assegnatagli, in particolare a 200 chilometri a sud-ovest. Di conseguenza, chiese che la nave oceanografica Jantar fosse autorizzata a cercarlo nella nuova posizione ma, sorprendentemente, ciò fu negato non dall’Armata, ma dal governo nazionale. Con lo Jantar a Puerto Nuevo, i diplomatici russi manifestavano malcontento al gruppo parlamentare di amicizia con la Federazione russa, il cui presidente, il deputato nazionale Carlos Gastón Roma (Cambiemos, Terra del Fuoco) prometteva provvedimenti per revocare tale rifiuto. Il governo russo vuole che la Jantar (nave con attrezzature per fotografare e filmare relitti affondati a più di mille metri di profondità, stabilendo se le cause del disastro siano endogene o esogene), riprenda la ricerca del sottomarino argentino durate un mese intero, ma non nella vasta area assegnatagli che considera impossibile trovarvisi il sottomarino. Il malcontento russo non è un problema minore dato che il presidente Mauricio Macri programma per il 23 gennaio una visita a Mosca per incontrare Vladimir Putin. Secondo i portavoce non ufficiali dell’ambasciata russa, oltre ad essere molto a nord-est del punto in cui è più probabile trovare l’ARA San Juan, divenuto sarcofago dei suoi sfortunati 44 membri d’equipaggio, l’area assegnata allo Jantar era artificialmente estesa, sospettando che lo fosse per far perdere tempo agli ufficiali, costringendoli a girare come un asino attaccato alla ruota a beneficio dei concorrenti statunitensi, i cui gruppi di ricerca raggiungono profondità inferiori. Il 20 dicembre, la Camera dei Deputati approvava la creazione di una “Commissione investigativa speciale su scomparsa, operazioni di ricerca e salvataggio del sottomarino ARA San Juan“, il cui obiettivo sarà “analisi, valutazione e chiarimento delle cause e circostanze del sinistro della nave, sviluppo delle azioni dello Stato argentino per la scoperta e attuazione della cooperazione internazionale su sua posizione e salvataggio“. Il progetto, presentato dal deputato Guillermo Carmona (FpV, Mendoza) col supporto di tutti i blocchi, prevede una commissione bicamerale formata da sei deputati e sei senatori, che va ancora approvata dal senato, ma l’alternativa è iniziare a lavorare in piena pausa estiva da commissione ad hoc della Camera dei Deputati, essendo chiari candidati all’integrazione, oltre a Carmona, la deputata correntina Araceli Ferreyra (Movimento Evita) e l’ex-ministro della Sicurezza di Buenos Aires ed ex-ambasciatore nella Repubblica orientale dell’Uruguay, Guillermo Montenegro (PRO, Cambio). Poiché teme che sospetti e denunce di aver nascosto informazioni si accumulino, il governo proverà con ogni mezzo a che la commissione sia presieduta da Montenegro, che oltre ad aver frequentato il Liceo Navale è figlio dell’ufficiale omonimo che fu sommergibilista.

Contrammiraglio Kurt Hartung

Traduzione di Alessandro Lattanzio

ARA San Juan, a luglio fu inseguito da un sottomarino inglese

Juan José Salinas Pajaro Rojo 13/12/2017Come dice la cronaca pubblicata da La Nación, la sospensione della consueta conferenza stampa della Marina, a cura del capitano Balbi, non fu tanto dovuta ad assenza di novità nella ricerca dell’ARA San Juan (Balbi ha dimostrato di dovere far fronte a queste difficoltà) ma al “quilombo” nella Marina da quando il ministro Aguad e il comandante, l’ammiraglio Srur, hanno deciso di scaricare le responsabilità sul contrammiraglio Luis Lopez Mazzeo, responsabile delle comunicazioni col sottomarino perduto dalla base di Puerto Belgrano, e sul contrammiraglio González, capo della base navale di Mar del Plata, che ha già chiesto di andare in pensione. Sulla Nacion appare un video dell’avvocato Luis Tagliapietra, padre di un giovane ufficiale del sottomarino perduto che, suggestivamente, termina bruscamente quando parla della missione segreta che l’ARA San Juan compiva. Ma prima, Tagliapietra dice che se qualcosa è chiaro è che la manutenzione di medio termine del battello lasciava molto a desiderare. Cioè, c’erano cose da fare negli ultimi due anni, di routine ma che non furono fatte.
Conclusione provvisoria: sembra che il governo sia deciso a scaricare le responsabilità sui due contrammiragli (il licenziamento di González ha motivato la richiesta di pensionamento di almeno quattro suoi stretti collaboratori, indicando che è un capo rispettato e ben voluto) e, come di solito accade, riguardo al precedente governo, accusato di aver pagato premi per la riparazione di metà vita, sottolineando che questo, anche se vero, nulla sembra avere a che fare col destino dell’ARA San Juan, dato che la forza lavoro argentina è altamente qualificata e l’intero processo è stato supervisionato e certificato sia dal produttore Thyssen, sia dalla Varta che produce le batterie, entrambe prestigiose aziende tedesche.
A Las Mañanas con Gustavo Sylvestre, su Radio 10, parlava Claudio Rodríguez, fratello di uno dei membri dell’equipaggio, intervistato da Chiche Gelblung.
Il fratello del macchinista Hernán Rodríguez rivelò a Sylvestre la pericolosa situazione che la nave argentina avrebbe vissuto nelle acque del Sud Atlantico e nota solo ai prossimi dell’equipaggio del sottomarino. Claudio Rodríguez, fratello di Hernán Rodríguez, macchinista del sottomarino ARA San Juan, rivelava a Radio 10 un possibile scontro che il battello avrebbe vissuto nelle acque del Sud Atlantico a luglio, quando fu molestato da un sottomarino nucleare inglese che lo costrinse a manovre evasive. “A luglio furono inseguiti da un sottomarino nucleare inglese, che avvicinandosi, dovettero silenziarsi e fermare i motori. Mio fratello mi aveva raccontato situazioni simili vissute negli anni precedenti“, affermava Rodriguez. Durante la conversazione con Gustavo Sylvestre, Rodríguez rese pubbliche le informazioni date ai familiari dell’equipaggio e forniva dettagli su alcuni problemi menzionati e indicava le condizioni inadeguate presenti sul battello. “Le cose iniziarono a saltare fuori dalle agende dei ragazzi, dove annotavano le carenze, cosa non andava, come rimasero senza luce una volta o come l’acqua filtrasse. Ora capisco perché mio fratello era preoccupato. Riteneva che 45 giorni di navigazione fossero troppi. Sapevano perfettamente che il battello non poteva reggere una missione di 45 giorni, ma i capi…”.
Secondo il fratello del macchinista, il sottomarino eseguì “esercitazioni militari e manovre belliche” insieme a un gruppo di corvette argentine, e solo al ritorno controllò dei pescherecci, come è stato ufficialmente detto. Inoltre, annunciava che uno dei membri dell’equipaggio non appariva nella lista, ed era membro del Servizio d’Intelligence Navale (SIN). Oggi un gruppo di parenti sarà alla Camera dei Deputati per sostenere la proposta del deputato Guillermo Carmona per creare una commissione d’inchiesta.Uno dei sommergibilisti notò che furono inseguiti da un elicottero inglese
Minuto Uno 13 dicembre 2017

Assicura Jesica Medina, sorella di un membro dell’equipaggio dell’ARA San Juan scomparso nel mare argentino. La donna dice che il sommergibilista le disse che c’era anche una nave cilena che l’inseguiva. La sorella di uno dei 44 membri dell’equipaggio del sottomarino ARA San Juan, scomparso dal 15 novembre nel mare argentino, rivelava di aver ricevuto un messaggio tramite WhatsApp dal sottomarino, secondo cui era inseguito da un elicottero inglese. “Il lunedì ci cercava un elicottero inglese e ieri i cileni. C’è molto movimento qui“, dice il messaggio che il sottufficiale, Roberto Daniel Medina inviò alla famiglia il 4 novembre. Quel giorno, Roberto aveva comunicato per l’ultima volta coi dieci fratelli per dirgli che era vicino le Falkland e che sarebbe tornato ai primi di dicembre. Nelle dichiarazioni a La Gaceta, Jesica Medina, la sorella descrisse il messaggio come “strano” ma al momento non gli diede importanza. “Era un messaggio strano che ci diceva che erano ricercati da un elicottero inglese e una nave cilena, ma sfortunatamente non continuammo la conversazione, rimase lì. Era l’ultimo messaggio“, aveva detto, aggiungendo: “Non so se si sono avvicinati alle Malvinas, non so quale sia la questione politica. Questo è ciò che ci ha detto ed è ciò che ci rimane“. La verità è che la donna non mostrò il messaggio alle autorità della Marina argentina poiché “non se ne sentiva in grado”, ma ora decideva di diffonderlo in modo che arrivasse nelle mani del giudice federale di Caleta Olivia, Marta Yanez.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

ARA San Juan. I dati tecnici puntano sull’ipotesi del siluro

ARA San Juan. Il sottomarino argentino ha subito un’esplosione di oltre 100 chili di tritolo
Pajaro RojoL’esplosione registrata nell’area del sottomarino San Juan era più forte di 100 chili di esplosivo, secondo la Marina argentina. La Marina argentina aveva condotto test nell’oceano per verificare il tipo di suono lasciato dall’esplosione effettuando detonazioni di TNT sott’acqua. In questo senso, gli specialisti hanno simulato l’incidente facendo detonare 100 chili di esplosivo a una profondità di 40 metri “per confrontarne il suono con quello rilevato nella stessa area di ricerca“, riportava il notiziario Todo Noticias. “Si è constatato che l’area dell’incidente era quella, ma che il rumore era maggiore quando fu colto“, secondo l’Organizzazione del Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty (OTPCEN). Secondo quanto confermato il 23 novembre dalla Marina argentina, fu rilevata un’esplosione circa tre ore dopo l’ultima comunicazione del sottomarino, “30 miglia a nord di dove si trovava al momento del contjatto e sulla stessa rotta per la Plata” che il sottomarino doveva seguire. Nel frattempo, il ministro della Difesa argentino Óscar Aguad indicava la possibilità che le operazioni di ricerca cessino dopo aver confermato che i 44 membri dell’equipaggio del sottomarino ARA San Juan, scomparso il 15 novembre nell’Oceano Atlantico, sono morti. A questo proposito, spiegava che l’Argentina non può continuare a cercare i sopravvissuti della tragedia, poiché fa parte dell’accordo internazionale di “ricerca e salvataggio” che inizia quando vi sono dispersi in mare e finisce quando vengono salvati oppure si verifica che “non ci sono sopravvissuti”. Tuttavia, la Marina argentina riferiva che la ricerca del sottomarino continua.

ARA San Juan. I dati tecnici puntano sull’ipotesi del siluro
Esteban Mcallister, Pajaro Rojo, 06/12/2017Ragiono sui dati forniti dai media sulle dimensioni dell’esplosione (o erano due?) registrate sull’ARA San Juan. La Marina argentina s’incaricò di testare 100 kg di TNT a una profondità di 40 metri, in modo che il sensore che catturò la presunta esplosione nel sottomarino potesse confrontarlo con questa. Il risultato è che la presunta (prima) esplosione nel sottomarino ammontava a più di 100 chili di tritolo. Il Trinitrotoluene (TNT) misura, secondo le convenzioni internazionali, delle esplosioni. Come il metro per le distanze. L’ARA General Belgrano fu affondato dal sottomarino nucleare HMS Conqueror con due siluri dalle testate con esplosivi equivalenti a 230 chili di TNT ciascuna. Il sottomarino San Juan disponeva di 960 batterie, metà a prua e metà a poppa; ciascuno di questi conglomerati è a sua volta diviso in quattro compartimenti stagni, otto in totale, ciascuno con 120 batterie. Già nella prima guerra mondiale, i sommergibili avevano un motore alternativo che muovendo una dinamo caricava le batterie. Sotto il mare navigavano con un motore elettrico. Lo snorkel cominciò ad essere usato dagli U-Boote, i sommergibili tedeschi della Seconda Guerra, per espellere i gas di combustione dei motori diesel ed immettere ossigeno per la combustione e rinnovare l’aria all’interno. A causa dello snorkel, entrava sempre acqua accidentalmente, dato che il tubo in emersione subiva il movimento delle onde, ma vi si era preparati. Perché i sottomarini usano motori elettrici in immersione quando sono in pericolo? Fondamentalmente, perché fanno poco rumore. I sottomarini vengono rilevati con microfoni sommergibili (sensori passivi) o sonar (sensori attivu). Un sonar invia un impulso sonoro che rimbalza contro le superfici metalliche e un microfono cattura l’intensità dell’eco, il rimbalzo… Solo i motori alternativi sono utilizzati quando non ci sono rischi. I sottomarini nucleari hanno un reattore per generare elettricità e caricare le batterie, e possono anche navigare coi motori elettrici. I sottomarini hanno sempre avuto problemi con le batterie, inoltre le batterie dei sommergibili della seconda guerra mondiale usavano liquidi, come le vecchie batterie delle auto, inclini a fuoriuscite di acido, cortocircuiti e incendi. Quelli attuali non usano liquidi, quindi sono sicuri. Qualsiasi batteria che va in cortocircuito può fondere o esplodere (si prenda una batteria AA a lunga durata o ricaricabile, e se va in cortocircuito, in 10 secondi emetterà calore). Chi progetta sottomarini prevede tali incidenti, inclusa l’esplosione di uno o più batterie. Quant’è l’esplosione di una batteria per sottomarino? Si ricordi che per ogni esplosione c’è un sistema di misurazione basato sul TNT. Potrebbe una o più batterie dell’ARA San Juan produrre un’esplosione superiore a 100 kg di TNT? Non credo. Quale elemento nel sottomarino potrebbe esplodere con più intensità di 100 kg di TNT? Non lo trovo. Qualcuno dirà: un siluro. Ma oltre a dire che l’ARA San Juan non portava siluri, questi sono progettati per evitare di esplodere all’interno del sottomarino, quindi vengono attivati per esplodere quando già solcano le acque verso il bersaglio. I siluri che affondarono l’ARA Belgrano andavano a 65 chilometri all’ora e potevano essere sparati da una distanza di 24 chilometri, quindi potevano essere attivati a metà strada. C’è qualche elemento esterno all’ARA San Juan che potrebbe aver prodotto un’esplosione superiore a 100 chili di tritolo? Solo un siluro come quelli che affondarono l’ARA Belgrano. Tutti gli attuali siluri inglesi hanno una potenza esplosiva di oltre 150 chili di tritolo, tranne uno progettato per essere lanciato dai velivoli antisommergibile. Posso sbagliarmi? Sì. Ma solo se qualche tecnico delle batterie può spiegare a quanti chili di TNT equivale l’esplosione congiunta delle 960 batterie dell’ARA San Juan. Riuscirebbe a superare l’esplosione di 100 chili di tritolo? Questa è la domanda.

Iridium ha confermato che il telefono satellitare del sottomarino non è attivo dal 15 novembre, sollevando dubbi sulle informazioni ufficiali
el Disenso 20 novembre 2017

La società di comunicazioni satellitari statunitense Iridium smentiva la dichiarazione del ministero della Difesa e del ministro Aguad, confermando che il telefono satellitare che si trova a bordo dell’ARA San Juan fece l’ultima chiamata il 15 novembre alle 11:36 GMT (8:36 ora argentina). El Disenso indica come questi dati sollevino nuovi dubbi sulle informazioni fornite ufficialmente secondo cui l’ultima comunicazione ricevuta dal sottomarino fu alle 7:30 del 15 novembre. Iridium veniva contattata la mattina del 17 novembre per avere informazioni sul dispositivo dell’azienda segnalato a bordo del sottomarino. La società confermava la natura del dispositivo Iridium e il servizio fu identificato, raccogliendo informazioni su posizione e attività dello stesso. “Sfortunatamente, il nostro sistema d’informazione non mostra alcun tentativo di comunicazione o comunicazione da quel dispositivo dal 15 novembre, alle 11:36 GMT, quando fu fatta l’ultima chiamata“. Questa informazione crea nuovi dubbi sulla versione ufficiale che indica l’ultimo contatto del sottomarino ARA San Juan alle 7:30 dello stesso giorno. Con chi aveva comunicato alle 11:36 GMT? (Secondo il nostro GMT-3 l’ultima chiamata fu effettuata alle 8:36) Rispetto alle chiamate via satellite del 16 novembre, il comunicato stampa Iridium, ignorato dalla stampa egemone argentina, indica che “Iridium può confermare che queste chiamate non sono collegate al nostro sistema” anche se aggiunge che “è possibile che un’altra società di comunicazioni satellitare disponga di attrezzature a bordo del sottomarino“. Iridium, compagnia satellitare nordamericana che gestisce le comunicazioni via telefono delle nostre forze di sicurezza, consegnava i dati di geolocalizzazione delle apparecchiature a bordo al Centro di coordinamento dei soccorsi e continua a monitorarne i sistemi nel caso nuove informazioni siano apportate all’operazione di ricerca e salvataggio.Traduzione di Alessandro Lattanzio

ARA San juan. L’ipotesi delle due esplosioni

ARA San Juan Stava andando a tutta velocità verso nord-est quando è esplosa
Juan José Salinas Pajaro Rojo 25/11/2017Numerosi dati sostengono l’ipotesi formulata da Gabriel Fernández e Julio Fernández Baraibar (vedi qui e qui) sulle informazioni emerse dalla Marina, senza quindi scoraggiare le formulazioni di Leonardo del Grosso (vedi qui, qui e qui). Secondo Fernandez, ricordiamo, l’ARA San Juan avrebbe compiuto una missione segreta nelle acque vicino le isole Malvinas, nella zona di esclusione decretata unilateralmente dal Regno Unito, venendo quindi silurato o colpito da un missile. Secondo Grosso la Marina, su richiesta della Presidenza, si passava sotto silenzio, per la mancata autorizzazione dal Congresso (in effetti, della Camera dei Deputati, avendola il Senato approvata) alle manovre congiunte con la Marina degli Stati Uniti, chiamate Cormorán adempiendovi ugualmente (presumibilmente col consenso dell’esecutivo) e che l’affondamento sia un “incidente” nel corso delle stesse. Entrambe le ipotesi, non necessariamente antagoniste, sono considerate dal giudice federale incaricato ufficialmente dell’indagine, Marta Yañez, che ha confermato che la rotta dell’ARA San Juan è protetta dal “segreto di Stato”. Inoltre, nelle ultime ore è stato reso pubblico che nel presunto viaggio di routine a Ushuahia del sottomarino, fabbricato in Germania dalla Thyssen, vi erano oltre a diversi sommozzatori tattici (per cosa?) almeno (per cosa?) un ufficiale del Servizio d’intelligence navale (SIN). Secondo l’autore, nulla va escluso perché è chiaro che il capitale finanziario internazionale e i veri poteri dietro l’asse Washington-Londra (in particolare, dalla Brexit) vogliono escludere l’Argentina da ciò che concepiscono come grandi affari favolosi planetari come lo sfruttamento delle immense risorse naturali del continente antartico. Inoltre, per quanto si sappia, una piccola esplosione, seguita dall’implosione dello scafo del sottomarino per la pressione (come accadrebbe se navigava in profondità) non verrebbe rilevata dai sensori che controllano le esplosioni nucleari. Se è stato rilevato, è perché si trattava di un’esplosione considerevole, molto violenta, come riportato ufficialmente.
Tornando alle notizie: le più serie erano di Luis Tagliapietra, padre di uno degli sfortunati membri dell’equipaggio del San Juan, Alejandro, 27 anni. Tagliapetra, che si presentava da “umile velista” e sembrava sincero nel delineare le nuove promozioni della Marina su “tutto ciò che accadde negli anni ’70”, veniva intervistato da Gustavo Sylvestre. Luis Tagliapetra disse: “Se l’esplosione era a 30 miglia dall’ultima comunicazione e l’ordine era di navigare a 5 nodi (1852 metri all’ora) con rotta per Mar del Plata, ciò indicherebbe che se era sul pendio (cioè, risaliva la piattaforma continentale a non più di 200 metri di profondità, entrando in un’area dove raggiunge i mille metri), primo, ci fu una deviazione dalla rotta indicata e, secondo, navigava al doppio della velocità (ordinata). Se il sottomarino navigava a 5 nodi, per coprire 30 miglia avrebbe impiegato sei ore. Il conto è facile: se l’ultima comunicazione era alle 7.30 e l’esplosione alle 10.45, avrebbe dovuto essere a 15 miglia, non 30. Poi (è chiaro che) il sottomarino non aveva problemi, perché questo (la velocità che aveva) scarta tutte le precedenti ipotesi. C’è solo il problema del guasto delle batterie, quelle a prua, e che navigava con quelle di poppa, consentendo di arrivare, secondo l’analisi del capitano, nel Mar del Plata senza inconvenienti. Quindi, se erano in quella situazione, non c’era un’emergenza e dovevano navigare normalmente. Non c’era motivo di deviare dalla rotta o raddoppiare la velocità ordinata… Ovviamente il capitano aveva discrezione nel risolvere problemi (inaspettati) ma raddoppiare la velocità, e senza preavviso! È molto strano…
Gustavo Sylvestre gli chiese cosa potesse significare che il San Juan raddoppiasse la velocità.
Oppure il capitano ha disobbedito all’ordine datogli al Mar del Plata, cosa di cui dubito, o si pensa che la famosa implosione (sic) fosse qualcos’altro… Dico, mi capita eh? Per ignoranza… forse era la detonazione di un siluro o altro … mi segue. Non ci posso pensare. Non lo so… Ci sono cose che cerco di analizzare ma non le capisco. Non sono nessuno (ma) cerco di analizzare con logica, niente di più. Ma l’incongruenza si vede. E che hanno tale certezza… mi da fastidio. Poi Tagliapietra disse di aver parlato con un sommergibilista con 25 anni di esperienza che gli diceva, in relazione a un’esplosione o implosione interna, di non aver mai nemmeno sentito parlare di qualcosa di lontanamente simile.
Affinché qualcosa di simile accada, si deve accumulare idrogeno tanto da consentire a una scintilla di generare l’esplosione. Ma ci deve essere un’importante solfatazione delle batterie, non percepita né dal capitano né dal personale e nemmeno dai sensori perché (il sottomarino) ha sensori per l’idrogeno, e mi assicurano col cento per cento di sicurezza che le batterie erano in stato di conservazione e manutenzione impeccabile. Quindi, abbiamo un altro elemento che fa pensare su cosa sia successo…”
Sylvestre intervistava telefonicamente anche Guillermo Carmona (FpV-Mendoza), Vicepresidente della Commissione per le relazioni internazionali della Camera dei Deputati. Carmona ha detto di essere stato in contatto col fratello di uno dei membri dell’equipaggio, di Mendoza, che conosce da tempo e che gli ha detto di essere rimasto molto colpito dal fatto che invece dei soliti 37 membri dell’equipaggio, il sottomarino ne avesse 44, uno dei quali apparteneva all’intelligence e si chiese “Che ci facevano quei sette membri dell’equipaggio nel battello?” Carmona osservava che, contrariamente a quanto avvenuto in altre catastrofi sottomarine, in questa occasione, sebbene siano stati pubblicati nome e foto dei membri dell’equipaggio, non è stato specificato quali ruoli avessero bordo o che tipo di compito svolgessero. “Poiché è chiaro che non era un viaggio di routine e molto meno di piacere, sorge la domanda: stavano compiendo manovre combinate con Marine di altri Paesi?“, concludeva. Ed ecco una nota di Infobae che abbiamo glossato: “Potrebbe esserci stata una missione confidenziale“, ammette il giudice che indaga sulla scomparsa del sottomarino. Il giudice federale che indaga la scomparsa dell’ARA San Juan, Marta Yanez, ha spiegato ciò che ha riferito alcuni giorni fa quando parlò del segreto di Stato che dettava le operazioni del sottomarino. “Quando si ha a che fare con la Marina Nazionale, che ha il compito di salvaguardare la sicurezza del mare territoriale, ci potrebbe essere una missione confidenziale. Non parliamo di uno che pescava nel 2015 o di un cinese che si trovava nel mare dell’Argentina“, aveva detto non senza ironia. Il “segreto di Stato” menzionato da Yanez è stato usato da alcuni specialisti per spiegare, ad esempio, perché non ci fosse una corvetta che scortasse in missione il battello, come spesso accade. La Marina diede una risposta a questa domanda. Yáñez chiese al Ministero della Difesa di fornire tutte le informazioni relative alle operazioni della nave nell’ambito dell’indagine che cerca di ricostruire la rotta del battello nell’ultima settimana, da quando era partito da Mar del Plata. Consultata da Jonathan Viale e Lucas Morando su Radio La Red, il giudice aveva anche detto di non escludere che l’ARA San Juan fosse stato bersaglio di un attacco straniero. Che succede?
L’unica buona notizia in questo panorama devastante è l’intervento della Marina russa, ed anche se l’ARA San Juan è affondato a grande profondità, potrebbe esplorarlo e fotografarlo con una capsula resistente alla pressione telecomandata dalla superficie, ciò in linea di principio dovrebbe bastare a scoprire la causa del rapido, quasi istantaneo collasso.

ARA San juan. L’ipotesi fondata delle due esplosioni, siluri o missili
Juan Manuel Suárez Pajaro Rojo 29/11/2017Ieri è stato un giorno pieno di chiacchiere sul fatto che non appena la nave norvegese avesse raggiunto l’area in cui l’ARA San Juan sia affondato, sarebbe stato localizzato, cosa poi negata dalla Marina. Nel frattempo, alcuni media, come Mendoza online, affermano che le esplosioni rilevate dall’organismo che osserva che gli esperimenti nucleari per gli Stati Uniti, furono due e non una. Ciò ha rapidamente innescato speculazioni dato che per i sottomarini in combattimento è obbligatorio lanciare sempre due siluri, per garantire l’impatto sul bersaglio. Nel pomeriggio, Luis D’Elía scriveva un tweet in cui afferma che “secondo la commissione che lavora in Austria responsabile della misurazione delle anomalie idroacustiche rilevate dalla boa H10S2 il 15/11/2017 alle 02.55, un sottomarino inglese Astute lanciò 2 missili contro l’ARA San Juan, che era già senza comunicazione o direzione, nella zona di esclusione“. Pájaro Rojo voleva scoprire la fonte della presunta informazione, poiché la voce proveniente dal portale russo Sputnik era infondata e poteva arrivare ad Elía solo la sera. La sua ipotesi è che l’ARA San Juan fosse alla deriva senza possibilità di comunicazione, e che le correnti lo portarono vicino la zona d’esclusione imposta unilateralmente dagli inglesi (che non mi aggradano); non potendo sentire le intimazioni di allontanarsi dal sottomarino inglese, l’attaccava (cosa che mi sembra possibile) e dopo la tragedia, realizzandone la gravità, Londra si sarebbe scusata col governo argentino e avrebbe lanciato l’inusuale, rapida e massiccia operazione di salvataggio internazionale il cui vero obiettivo sarebbe cancellare le prove del disastro (macchie di petrolio e resti della nave e dell’equipaggio fluttuanti). Torneremo più tardi su d’Elía, il suo tweet, una nota pubblicata da un tizio che evidentemente sa di cosa parla e un video che presentaav. Ora, scaldando i motori, vi invitiamo a guardare un video del quale ignoriamo tutto, e molto probabilmente realizzato da certi servizi d’intelligence stranieri perché, sebbene abbia il simbolo della comunità sudamericana dei sommergibilisti el Snorkel, abbiamo verificato che non vi fu pubblicato. Insomma, nel momento in cui i russi vengono accusati di tutto, possiamo sospettare che dietro la voce femminile si nascondano loro… o venezuelani, iraniani, cubani o nordcoreani, tanto. La cosa importante, allo stesso modo, è ciò che viene detto ed in ogni caso, ciò a cui siamo interessati è la mera notizia: sono state registrate due esplosioni consecutive, la prima più forte della seconda. Qualcosa che non poteva non attirare l’attenzione dell’autore, per anni bloccato nei dibattiti se la bomba che demolì l’AMIA fosse dentro o fuori l’edificio quando fin da subito c’erano varie testimonianze su due esplosioni consecutive, una all’interno e una all’esterno. Succede che gli investigatori della SIDE e della polizia federale e, soprattutto, l’ingiusto giudice Juan José Galeano, hanno sistematicamente ignorato qualsiasi testimonianza che mettesse in dubbio l’esistenza del sinistro Trafic bianco che nessuno aveva mai visto in via Pasteur 600, quella infame mattina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio