Socialismo Nucleare: i due alleati della Corea democratica

Aleksandr Ermakov, RIAC, 30 giugno 201656Il 3 luglio 2016, la Corea democratica festeggerà il suo primo giorno delle forze strategiche. Dopo il quarto test nucleare all’inizio di quest’anno, la Corea democratica ha recentemente effettuato prove riuscite con un missile a medio raggio. Quindi, che tipo di forze strategiche costruisce la Corea democratica?
La storia della crisi nucleare coreana è piena di ogni sorta di affermazione da entrambe le parti. In questo articolo si citano solo alcuni degli eventi più importanti [1]. Kim Il-Sung fu probabilmente interessato alle armi nucleari dal loro apparire, e la guerra 1950-1953, durante cui gli Stati Uniti in modo inequivocabile minacciarono di usarle contro la Corea democratica, ne incoraggiò ulteriormente l’interesse. Nel 1965, l’Unione Sovietica diede ai nordcoreani un reattore ad acqua leggera IRT-2000. A quel tempo, il regime nordcoreano considerava l’arma nucleare un mezzo per aumentare prestigio ed indipendenza. Nel dicembre 1985, la Corea democratica ratificò il trattato di non-proliferazione delle armi nucleari (TNP). La decisione fu presa sotto forte pressione dell’URSS, facendone condizione per continuare gli aiuti. Tuttavia, la situazione cambiò dopo il crollo dell’Unione Sovietica, portando al crollo quasi totale della cooperazione tra Corea democratica e la nuova Russia, e alla nascita del mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti. La Cina s’impegnava a rafforzare i legami economici con l’occidente, rendendo problematico gli aiuti militari al Paese. La situazione della sicurezza della Corea democratica divenne precaria. Anche se gli Stati Uniti ritirarono le armi nucleari tattiche dal sud della penisola nel 1991, la superiorità dell’alleanza militare tra Corea del Sud e Stati Uniti era travolgente. A quanto pare, fu allora che la Corea democratica decise di sviluppare le armi nucleari. Nel 1993 il Paese rifiutò di permettere all’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) di effettuare un’ispezione non programmata e dichiarò l’intenzione di ritirarsi dal TNP. A giudicare dalle informazioni disponibili, gli Stati Uniti al momento consideravano seriamente il lancio di operazioni militari, ma furono scoraggiati dalla previsione di alte perdite. Alcuni generali statunitensi valutarono le perdite a 490000 truppe della Corea del Sud e 52000 statunitensi nei primi 90 giorni, o anche un milione di morti, tra cui 80000-100000 soldati statunitensi, anche se tali cifre sarebbero troppo alte per essere prese sul serio [2]. Il fatto che il Pentagono rese tali dati pubblici, al contrario, suggerisce che la dirigenza militare era fortemente contraria a un conflitto.
Tuttavia, la Corea democratica non poté respingere la possibilità di un’offensiva aerea lanciata contro di essa. Tale operazione poteva essere condotta con perdite minime, perché l’Aeronautica dell’Esercito Popolare della Corea, anche se abbastanza forte numericamente, ha velivoli obsoleti e non può confrontarsi neanche contro la Corea del Sud, per non parlare degli Stati Uniti [3]. Una campagna aerea non avrebbe decimato l’esercito della Corea democratica, ma poteva perfettamente distruggerne le infrastrutture, mandando in frantumi l’industria energetica, interrompendo le comunicazioni e facendo pressione psicologica. Inutile dire che un disastro umanitario poteva derivarne. Tale scenario è relativamente indolore per gli avversari della Corea democratica, ma prima o poi avrebbe spinto il Paese a capitolare, a determinate condizioni, o a un’offensiva di terra contro un indebolito esercito della Corea democratica. Quindi, dal punto di vista della leadership politico-militare nordcoreana, per sopravvivere il Paese deve avere i mezzi per impedire che tale guerra aerea gli venga lanciato contro. L’unico deterrente credibile sono le armi nucleari. Le armi chimiche hanno una reputazione intimidatoria, ma non sono egualmente efficaci. Nel 1990, la crisi nucleare fu disinnescata con mezzi diplomatici: venne firmato l’accordo secondo cui la Corea democratica sospendeva il ritiro dal TNP in cambio di aiuti economici (soprattutto energetici) e della costruzione di reattori ad acqua leggera, che non possono essere utilizzati per militari scopi. Tuttavia, la cooperazione con l’occidente non si concretizzò mai, cosa probabilmente inevitabile perché le parti perseguivano obiettivi diversi: non era negli interessi di Stati Uniti e Corea del Sud sostenere l’economia della Corea democratica (il reattore non fu mai costruito e i rifornimenti di carburante furono irregolari), mentre la Corea democratica, insieme al programma missilistico dichiarato, proseguiva la ricerca nucleare in modo riservato. Nel 2002, l’accordo fu abbandonato e il 10 gennaio 2003 la Corea democratica si ritirò ufficialmente dal TNP, creando così un grave precedente che comprometteva l’intero sistema globale di non proliferazione [4]. Da allora la Corea democratica ha effettuato quattro test: nel 2006, 2009, 2013 e 2016. Nonostante gli sforzi diplomatici nei colloqui a sei, la Corea democratica continua a costruire le proprie Forze nucleari strategiche (SNF) [5]. Gli eventi del mondo, in particolare le guerre in Iraq e Libia (che abbandonò il suo programma nucleare nel 2003), spingono ad intensificare gli sforzi in questo campo. Quindi, che tipo di SNF costruisce la Corea democratica?

Poca scelta
rCostruire le Forze strategiche nucleari può contribuire a salvare le risorse e ad avere un esercito più snello. Una corsa agli armamenti convenzionali sarebbe costata molto di più, perché il Paese avrebbe dovuto competere da solo contro la potenza militare collettiva occidentali e i bilanci della difesa di una coalizione di Paesi. Impegnarsi nella corsa agli armamenti simmetrici con la Corea del Sud non aveva senso dato che i prezzi delle armi moderne iniziavano a salire e la Corea democratica è isolata (neanche la Cina le vende armi moderne). Le opinioni variano sul numero di testate della Corea democratica. La valutazione più ragionevole ed equilibrata sembra una decina di testate pronte. Più importante è la qualità delle testate, soprattutto il rapporto tra dimensione e potenza. La Corea democratica ha probabilmente, o avrà presto, la capacità di produrre testate a bassa potenza trasportabili. Ora la domanda riguarda la seconda componente nucleare, i vettori. La classica triade SNF si basa sulle componenti aerea, terrestre e navale, rappresentate rispettivamente da bombardieri lanciamissili con missili da crociera o bombe; missili balistici intercontinentali (ICBM) in silos di lancio o complessi mobili, e sottomarini lanciamissili balistici. L’idea iniziale di ordigni nucleari coreani grandi e poco maneggevoli spinse a previsioni sarcastiche sul loro possibile utilizzo, la cui unica possibile era piantarli come “mine” sulla strada del nemico avanzante. È interessante notare che gli scettici, forse involontariamente, descrivevano le tattiche impiegate dagli Stati Uniti durante la guerra fredda [6], quando decisero i punti in cui le mine nucleari potevano essere piantate lungo la presunta rotta dell’offensiva sovietica. Fino al 1991, il gruppo statunitense aveva tali punti nella penisola coreana. Il terreno, che offre una scelta limitata di vie per un’offensiva, sembra fatto su misura per tale tipo di arma, il cui uso può avere un grave effetto demoralizzante. Lo svantaggio è che può essere utilizzato solo in caso di campagna terrestre che, come detto sopra, è improbabile. I primi vettori nucleari furono gli aerei, ma non sono un’opzione per la Corea democratica, perché non ha bombardieri moderni e sono vulnerabili ad un primo attacco nucleare. La Corea democratica, che attribuisce grande importanza all’artiglieria, sarebbe tentata di trasformarli in armi nucleari tattiche sul modello dell'”artiglieria nucleare” della Guerra Fredda, ma non risolve il problema della deterrenza strategica e richiede la grande miniaturizzazione delle testate. Non è certo un’opzione per la Corea democratica, considerando le risorse limitate, compresi il materiale fissile arricchito. Così si arriva alla conclusione che l’unico vettore adatto alle esigenze della Corea democratica è il missile balistico.

L’ultimo alleato degli Stati canaglia
KN08 I Paesi del “primo mondo” affrontarono la minaccia dei missili balistici nemici nella guerra locale del Golfo Persico nel 1991. La minaccia di missili iracheni veniva contrastata dai più recenti missili MIM-104 Patriot, che teoricamente potevano intercettare i missili tattico-operativi [7]. Tuttavia, mentre la guerra in Iraq nel complesso fu un trionfo meritato della forza multinazionale, la “guerra dei missili” fu una sconfitta. Degli 88 lanci registrati [8], 53 colpirono gli obiettivi protetti dai Patriot, e 27 furono abbattuti [9]. La distruzione dei lanciamissili fu un’esperienza ancora più deludente. Nonostante le ingenti risorse impegnate, gli sforzi di tutta l’intelligence statunitense e le numerose operazioni delle forze speciali, come il 40 per cento delle sortite aeree (ritardando l’inizio della campagna di terra di una settimana [10]), non un singolo missile fu distrutto al suolo. Questo fu in parte compensato dagli scarsi risultati dei bombardamenti: gli obiettivi militari colpiti furono solo due, in un caso un aereo da caccia F-15C e un lanciamissili Patriot furono distrutti, e in un altro caso un missile colpì una caserma uccidendo 28 soldati e ferendone più di un centinaio. Fu un raro colpo di fortuna che le decine di missile che caddero sulle città non facessero molte vittime tra i civili: 14 persone [11] morirono in Israele e una in Arabia Saudita (più di 300 persone furono ferite e molti edifici distrutti) [12]. Nella guerra del 1991, l’Iraq usò missili a corto raggio sovietici R-17 (Scud) aggiornati, noti come al-Husayn [13]. Dopo la sconfitta, all’Iraq fu proibito possedere e sviluppare missili con gittata di oltre 150 chilometri [14]. Gli Stati Uniti ebbero più successo nella contesa tra difesa aerea e missili balistici nel 2003 per via del fatto che usarono una nuova versione del complesso Patriot (PAC-3), che considerava l’esperienza del 1991, ed anche perché il nemico era molto più debole. Al momento dell’invasione, l’Iraq aveva un piccolo numero di missili al-Samud 2 e Ababil-100 con gittata inferiroe ai 200 chilometri. Nel 2003, l’Iraq lanciò almeno 23 missili balistici e da crociera [15], di cui 9 abbattuti. Anche se la maggior parte degli altri missili finì nel deserto, fu segnalato un successo: il 7 aprile, un missile balistico colpì il comando di una brigata dell’esercito statunitense uccidendo tre militari e due giornalisti, ferendo 14 persone e immobilizzando una ventina di veicoli. La campagna del 2003 dimostrò che gli Stati Uniti rafforzarono la difesa missilistica di teatro, ma avevano ancora una lunga strada da percorrere per garantirsi l’intercettazione. Sebbene diversi lanciatori furono distrutti durante la seconda guerra in Iraq, il fatto che ci furono 20 lanci dimostra che la ricerca dei complessi missilistici non è ancora all’altezza. Non a caso, la leadership politico-militare della Corea democratica, che osservò da vicino le guerre localizzate degli anni ’90 e 2000, concluse che i complessi missilistici terresti mobili potrebbero costituire la base della deterrenza strategica. Essi sono perfettamente adatti alla geografia della parte settentrionale della penisola coreana: molti nascondigli e tunnel possono essere creati nelle montagne, rendendo vani i tentativi di distruggere i lanciamissili mobili dalla buona possibilità di sopravvivere a un attacco nucleare. Ovviamente, anche complessi antimissile specializzati come il Terminal High Altitude Area Defense (THAAD) e l’AEGIS BMD non possono garantire il 100 per cento dell’intercettazione [16], e niente di meno basterà per contrastare un attacco nucleare. La Corea democratica non ha bisogno di dotare una parte significativa dei suoi missili di testate nucleari. In effetti, sarebbe addirittura dannoso farlo. Un gran numero di missili convenzionali sarebbe d’aiuto come mezzo per un “ultimo avvertimento”, e in caso di un grande attacco, servire da esche per la difesa antimissile balistico.
La Corea democratica persegue attivamente il proprio programma missilistico dagli anni ’80. Gli ingegneri della Corea democratica hanno imparato rapidamente come produrre i propri missili Scud (chiamati Hwasong-5) e persino fornirli in massa all’Iran durante la guerra Iran-Iraq. Nella prima metà degli anni ’90, l’Hwasong-5 fu alla base della produzione in serie dei missili dalla maggiore gittata Hwasong-6 (500 km) e Hwasong-7 (700-800 km), coprendo comodamente tutto il territorio della Corea del Sud. Esattamente quanti di questi missili siano stati costruiti non è noto, ma di sicuro saranno centinaia (il numero di lanciamissili, naturalmente, è di molto inferiore). Tuttavia, questi missili non hanno la gittata necessaria per colpire le infrastrutture chiave militari degli Stati Uniti di Okinawa e Guam. A metà degli anni ’90, i missili Rodong-1 dalla gittata di 1300-1500 chilometri entrarono in servizio [17]. Questi missili, che possono colpire qualsiasi bersaglio in Giappone, sono stati spesso indicati come vettori nucleari della Corea democratica. Un numero considerevole di questi missili sarebbe stato costruito e pronto al combattimento. Il missile Musudan è una potenziale minaccia per Guam [18], sede dell’Andersen Air Force Base, la principale base dell’aviazione strategica statunitense nella regione. E’ opinione diffusa in occidente che il Musudan si basi sull’SLBM sovietico R-27, eventualmente con l’assistenza di specialisti russi, anche se tali rapporti non possono essere né confermati né negati. La gittata del missile viene variamente stimata tra 2500 e 4000 km. Il missile è attualmente in fase di test, con il primo test riuscito effettuato il 22 giugno.
nksk1 La Corea democratica ha anche un suo “super-missile”, il KN-08 [19]. Vi è una certa confusione: durante le sfilate nel 2012, 2013 e 2015, gli stessi lanciamissili mostravano modelli del missile che differivano per dimensioni e numero di stadi [20]. Un missile a due stadi (a volte chiamato KN-14) fu illustrato nel 2015, mentre in precedenza furono illustrati missili a tre stadi. Indicando che il missile è ancora in progettazione con molti test ancora da compiere. Tuttavia, alla fine può diventare il primo ICBM della Corea democratica, capace di raggiungere Alaska, Hawaii e costa occidentale degli Stati Uniti. Tutti questi missili utilizzano lanciamissili terrestri mobili. Secondo notizie non confermate, la Corea democratica ha un piccolo numero di silo per missili, ma anche non fosse, la loro funzione è ausiliaria perché sono molto vulnerabili. Per lo stesso motivo i missili Taepodong non dovrebbero essere considerati missili militari perché vengono lanciati da una struttura di lancio ingombrante e richiedono molto tempo per il lancio. Il programma di sviluppo dei missili balistici lanciati da sottomarini va inoltre ricordato. I media nord-coreani ne hanno ampiamente coperto i test, probabilmente per impressionare i nemici. Sarebbe poco saggio, tuttavia, per la Corea democratica contare su di essi, perché i suoi sottomarini sono molto vulnerabili alle difese antisom di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone. Ciò è aggravato dalla debolezza dell’aeronautica e della flotta di superficie della Corea democratica, che non possono creare aree di dispiegamento sicure. Se la possibilità di lanciare missili dalle loro basi navali ne valga il costo, è questione discutibile. Tuttavia, possono essere utili come logistica, data l’esistenza di anche un paio di sottomarini lanciamissili che costringerebbero il nemico a devolvere risorse sproporzionatamente grandi per contrastarli.
La conclusione che si suggerisce è pessimista. A questo punto non vi è alcuna soluzione coerente al problema nucleare coreano. La Corea democratica non cederà i suoi programmi missilistico e nucleare, e fare concessioni significative non è un’opzione per gli Stati Uniti. Entrambe le parti hanno ragione a modo loro, perché una combatte per la sopravvivenza, mentre l’altra, oltre al prestigio nazionale, sostiene il regime di non proliferazione nucleare, estremamente importante per le potenze nucleari riconosciute, come la Russia. Inoltre, in un certo senso, la situazione attuale va bene agli Stati Uniti, dato che giustifica la presenza di infrastrutture militari nel Pacifico. Né vi è una soluzione militare al problema, perché anche se si assumesse che la Corea democratica non ha armi nucleari utilizzabili oggi, il prezzo di una guerra contro di essa non giustifica i dubbi benefici dell’unificazione coreana. Così, il mondo guarderà la lenta maturazione di un’altra potenza nucleare. La questione delle dimensioni dell’arsenale nucleare che la Corea democratica vuole e la velocità con cui può aumentarlo portano al regno delle congetture. Considerando gli obiettivi, sarebbe ragionevole per la Corea democratica accontentarsi di 40-50 testate, anche nel lungo periodo. Entro la metà del prossimo decennio, le SNF della Corea democratica probabilmente saranno composte da numerosi missili mobili terrestri accompagnati da numerosi blindati; una piccola parte sarà nucleare. [21]f0205060_511c7bb677f10Note
1. Per una più dettagliata descrizione storica vedasi le opere di esperti russi sulla Corea, in particolare un articolo di A. Lankov dal titolo “Socialismo Nucleare” e il ciclo di conferenze di K. Asmolov.
2. Per mettere i dati in prospettiva, vi erano solo 36000 truppe statunitensi in Corea del Sud nel 1994. Perdite per 80000-100000 sarebbero il doppio di quelle che gli Stati Uniti sostennero nella guerra del Vietnam, durata molti anni.
3. Solo un piccolo numero di caccia MiG-29 (9-13) e aerei d’attacco Su-25 furono consegnati durante gli ultimi anni dell’URSS e sono senza valore operativo reale.
4. Israele, India e Pakisan non hanno firmato il TNP.
5. Le sei parti nei colloqui sono Corea democratica, Cina, Stati Uniti, Russia, Corea del Sud e Giappone.
6. L’URSS aveva sistemi simili, probabilmente destinati allo stesso scopo, ma molto meno noti sono i piani in questo campo.
7. C’è una certa confusione sulla classificazione delle armi nelle tradizioni russa e statunitense. Negli Stati Uniti, i missili sono divisi in tattici (con raggio di meno di 300 km), a corto raggio (fino a 1000 km), medio raggio (fino a 3500 km), i missili a breve e medio raggio sono a volte indicati insieme come “missili balistici di teatro”, e a raggio intermedio (fino a 5500 km). URSS/Russia classificano i missili in tattici (fino a 300 km), operativo-tattici (fino a 500 km), a breve o corto raggio (fino a 1000 km) e medio raggio (fino a 5500 km).
8. Di cui 46 su obiettivi in Arabia Saudita e Quwayt e 42 in Israele. Fu uno degli obiettivi di Sadam Husayn provocare una risposta da Israele e utilizzarla per minare la coalizione internazionale. I diplomatici statunitensi fecero grandi sforzi per impedire ad Israele di entrare in guerra.
9. Steven Zaloga. Missili balistici e sistemi di lancio Scud. 1955-2005, Osprey, 2006.
10. Robert Scales. Una certa vittoria: l’esercito degli Stati Uniti nella guerra del Golfo. Ufficio del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti, 1993.
11. Due persone morirono nell’esplosione, mentre la maggioranza morì per “cause indirette”, in primo luogo infarto.
12. In confronto, durante la guerra Iran-Iraq nella primavera del 1988, massicci bombardamenti (circa 200 missili) delle città iraniane causarono 2000 morti e costrinsero all’esodo della popolazione civile dalle città.
13. La gittata fu aumentata da 300 a 550-650 km (secondo varie stime). I lanciamissili erano i telai MAZ-543 modernizzati degli R-17 e lanciatori di progettazione nazionale, come i semirimorchi per le tradizionali motrici civili.
14. Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 687 e 707.
15. Oltre a numerosi missili al-Samud 2 e Ababil-100, il numero comprendeva i missili sovietici Luna-M. I “missili da crociera” erano i missili antinave cinesi HY-2 riattati per colpire bersagli a terra. Non un singolo missile da crociera fu abbattuto.
16. In senso stretto, AEGIS è il sistema di informazione e controllo della Marina degli Stati Uniti, volto principalmente a difendere le portaerei. L’elevato potenziale dell’AEGIS ha spinto l’agenzia della difesa antimissili balistici degli Stati Uniti a lanciare il sistema AEGIS Ballistic Missile Defense (AEGIS BMD) per sviluppare mezzi d’intercettazione marini e terrestri dei missili mobili terrestri.
17. Questo è il nome dato dalla Corea del Sud. Meglio noti con i nomi Nodong-1/2 (1 e 2 differiscono per peso della testata e gittata) o Nodong-A. “Nodong“, con corrispondente lettera dell’alfabeto, è talvolta usato in occidente per indicare tutti i missili balistici a medio raggio nordcoreani. In Corea democratica, Hwasong (Marte) è apparentemente usato per scopi simili. Qui e altrove è stato utilizzato il nome più comune.
18. Inoltre noto in occidente come BM-2, Rodong (Nodong)-B. In Corea democratica forse è noto come Hwasong-10.
19. Rodong (Nodong)-B, o Hwasong-13.
20. Basato su un telaio commerciale cinese acquistato nel 2011.
21. L’avvio della produzione di telai pesanti per i missili KN-08/14 è una misura cruciale.nksk0[1]Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo strano destino delle Mistral russo-egiziane

Philippe Grasset, Dedefensa, 21 aprile 2016

E meno male che l'ho fermato dicendogli Ciao!

E pensare che l’ho fermato dicendogli ‘Ciao’…

E’ nota la molto originale avventura, testimonianza di grande carattere e forti virtù della dirigenza politica, se non del Sistema che dirige la Francia, delle portaelicotteri classe Mistral vendute alla Russia nel 2009. Le istruzioni washingtoniane, arrivate nel 2014, denunciavano la vendita e la Francia cercava disperatamente un via d'”uscita”, trovandola “vendendo” le due unità, nel frattempo battezzate Vadivostok e Sevastopol, all’Egitto per 950 milioni di dollari, lontano dal quasi miliardo per unità previsto dall’iniziale vendita alla Russia. L’abilità di Hollande è sconfinata. Nella svendita, com’è stata negoziata, gli egiziani hanno scelto la componente elicotteristica russa (tra cui gli elicotteri d’attacco Ka-52), corrispondendo alle intenzioni iniziali dei russi e facendo delle Mistral egiziane la decisione che avvicina ancor più Egitto e Russia negli equipaggiamenti militari. La cosa s’è ulteriormente ampliata e rafforzata, forse per la crescente confusione dei francesi, se ancora esistono, con la richiesta degli egiziani che il sistema elettronico delle unità sia russo e non francese. Si negozia, scrive RT riprendendo la TASS. La conclusione delle sapienti operazioni francesi sotto gli auspici della sorprendentemente originalità della politica estera completamente allineata: le Mistral promesse e poi vietate ai russi diventano sempre più “russe” e probabilmente l’Egitto potrebbe, forse diciamo, prestarle alla Marina russa. Il risultato generale della svendita all’Egitto di equipaggiamenti strategici francesi rifiutati alla Russia è l’ulteriore rafforzamento dei legami strategici tra Egitto e Russia, e l’evidente coordinamento tra Egitto e Russia, comprese le operazioni congiunte. Hollande ancora svetta nei sondaggi. “Le Forze Armate egiziane hanno chiesto alla Russia la fornitura di sistemi elettronici per le portaelicotteri classe Mistral acquistate dalla Francia, secondo una fonte militare diplomatica citata da TASS. “Dopo i colloqui con la russa Rosoboronexport (Azienda per l’esportazione delle armi dello Stato), la delegazione militare egiziana ha detto chiaramente che vuole installare apparecchiature elettroniche russe, tra cui sistemi di guerra elettronica, sulle Mistral acquistate dalla Francia e in attesa di essere consegnate”, ha detto la fonte. Esemplari dei sistemi di guerra elettronica saranno mostrati nei prossimi negoziati con l’esportatore di armi della Russia. I colloqui potrebbero aversi il prossimo mese, secondo la fonte. Il Capo dello Staff Presidenziale Sergej Ivanov ha detto che Cairo potrebbe acquistare 1 trilione in equipaggiamenti e aeromobili per le nuove navi. Ivanov ha scherzato dicendo che senza tale materiale, le Mistral sono solo barattoli di latta“.

Il premier francese Manuel Valls al Presidente Abdalfatah al-Sisi, "le vuoi tutt'e due, no?"

Il premier francese Manuel Valls al Presidente Abdalfatah al-Sisi, “le vuoi tutt’e due, no?”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Cina vinceranno la nuova corsa agli armamenti

Gli Stati Uniti hanno accumulato un ritardo per via del sistema economico e politico corrotto e monopolista del loro Stato profondo
Jon Hellevig, Russia Insider 10 marzo 2016179112Molti credono che il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan progettò il crollo dell’Unione Sovietica con il suo programma per la corsa agli armamenti “Star Wars”. In effetti, il programma fu più retorico che reale e personalmente non credo che avesse eliminato l’Unione Sovietica, che invece crollò a causa dal declino dell’economia non competitiva e il venir meno della fede ideologica. Tuttavia, è senza dubbio vero che l’URSS spese troppe risorse economiche e finanziarie per la difesa, sia direttamente che indirettamente. Il grande paradosso è che questa volta la nuova corsa agli armamenti, continuando la nuova guerra fredda, probabilmente spezzerà l’economia degli Stati Uniti, piuttosto che quella russa. Ciò sembra incredibile per la maggior parte delle persone, soprattutto vedendo il grafico sottostante diffuso sui media.arm-salesMa in realtà questo grafico è piuttosto la prova della debolezza degli Stati Uniti. Mostra che gli Stati Uniti già spendono enormi quantità di denaro, ma non hanno tuttavia alcuna superiorità militare schiacciante su Cina e Russia, al contrario, perdono costantemente vantaggio. Vanno prima risolte due ipotesi principali alla base del saggio. La prima è, che sì c’è una nuova guerra fredda. I leader russi e occidentali e i loro media sono riluttanti ad ammetterlo. Da parte russa l’idea era abbassare i toni, mentre penso che l’occidente sia riluttante ad ammetterlo per evitare che la popolazione si renda conto che effettivamente trascinano il mondo in una nuova guerra fredda con il rischio della distruzione termonucleare. Fortunatamente, il Primo Ministro russo Medvedev ha riconosciuto opportunamente l’inevitabile nella famosa Conferenza sulla sicurezza di Monaco, “la politica della NATO nei confronti della Russia è ostile e oscura, e parrebbe si sia tornati indietro con la nuova guerra fredda“. La seconda ipotesi è considerare Russia e Cina alleati sulla materia oggetto del presente saggio. Russia e Cina sono le fondatrici economico-militari della Shanghai Cooperation Organization, comunque per nulla un’alleanza tipo NATO con impegni militari congiunti in caso di attacco. I leader dei due Paesi ovviamente sottolineano in pubblico che non c’è alcuna alleanza formale e che la loro cooperazione non è diretta contro un qualsiasi altro Paese. E’ vero che non è diretta contro altri Paesi, nel senso che i due Paesi non preparano una guerra offensiva. Ma sono impegnati a costruire le difese per proteggersi da un nemico molto chiaro, l’espansionismo dell’impero degli Stati Uniti e della loro coalizione di Stati vassalli sotto l’ombrello della NATO. Entrambi i Paesi sanno molto bene che l’obiettivo delle élite occidentali guidate dagli Stati Uniti è l’egemonia mondiale assoluta e perciò devono sottomettere Cina e Russia. Così è chiaro che tale strategia prevede la sottomissione della Russia, in primo luogo mediante un’operazione di cambio di regime, o una guerra aperta o sabotandola con la guerra economica e il terrorismo. Con la Russia sotto controllo, l’occidente poi circonderebbe la Cina con sanzioni e guerre. Alcun altro Paese al mondo potrebbe mantenere una posizione indipendente verso l’occidente se Cina e Russia cedessero. E’ da tali considerazioni che si cumulano le spese per la difesa russa e cinese confrontandole con quelle dell’occidente, e in particolare statunitense.56db7142c461880d138b456aNon è oro tutto ciò che luccica
Torniamo ora ai paradossali dati sulle spese militari. Non vi è dubbio che gli USA spendano nominalmente molto di più di Cina e Russia insieme, ma la questione non è quanto spendano, ma cosa ne ricavino. Va sottolineato che non sappiamo di sicuro quanto questi Paesi in realtà spendano perché, alla fine, i bilanci non sono così trasparenti. Ma supponiamo che gli Stati Uniti spendono 700 miliardi di dollari, la Cina 220 e la Russia 40-50 (è molto difficile affermarlo dato il cambio di valuta volatile del rublo rispetto al dollaro). Così non credo che ci sia molta differenza per la spesa dei vassalli europei degli Stati Uniti. Mi concentrerò qui sulla Russia, ma la maggior parte delle considerazioni si applica anche alla Cina. Con questi dati sembrerebbe che gli Stati Uniti spendano circa tre volte più di Cina e Russia assieme, e circa 15 volte di più della sola Russia. Ma c’è differenza tra spesa e spesa. Soprattutto se si pensa alla capacità di questi Paesi di sviluppare e produrre nuovi armamenti avanzati. In primo luogo, dobbiamo considerare la parità di potere d’acquisto (PPP) tra questi Paesi. In generale, il PPP di un dollaro è 3 volte di più in Russia, il che significa che con un dollaro si ottengono tre volte più cose in Russia che negli Stati Uniti. Con la caduta del cambio del rublo negli ultimi due anni, il PPP potrebbe essere superiore a 3; per di più si stima che il tasso sia ancora nettamente superiore nel settore militare, potendo essere 5 (o anche più). Il coefficiente PPP cinese con gli Stati Uniti d’America va stimato almeno 4. Così solo regolando la spesa militare con il coefficiente PPP vediamo che in realtà gli Stati Uniti non hanno un vantaggio su Cina e Russia; potrebbe ancora essere il contrario. Facendo un esempio concreto, il drone cinese Wing Loong costa solo 1 milione di dollari, mentre l’equivalente statunitense, dalle stesse capacità, il Reaper MQ-9, costa ben 30 milioni di dollari. Può darsi solo che i complessi militari-industriali russo e cinese siano molto più efficienti di quello statunitense, ma è abbastanza strano. Un altro fattore è che una parte enorme (non so quanto esattamente) della spesa militare degli Stati Uniti serve a mantenere le basi militari nel mondo, una mera perdita di risorse che danneggia lo sviluppo della difesa. Secondo alcune stime gli Stati Uniti hanno 800 basi nel mondo, e soprattutto militari e marines in 160 Paesi ed anche sulle costose basi galleggianti della Marina, i 10 gruppi di portaerei. Tutto sommato, ciò significherebbe che mezzo milione di soldati con famiglia è all’estero. Russia e Cina non hanno alcun corrispondente onere nel mantenere una forza imperiale diffusa nel mondo.article-1253068-086E1005000005DC-519_964x886Wall Street incontra War Street
Il più grande peso sul bilancio della difesa degli Stati Uniti deriva dal rapporto simbiotico del complesso militare-industriale con la finanza, Wall Street con War Street. Si tratta della cartolarizzazione del complesso militare-industriale degli Stati Uniti. I principali fornitori sono tutti quotati in borsa e quindi i contratti della difesa hanno enormi margini di profitto per soddisfare le esigenze dell’ideologia del mercato azionario. I contratti non sono aperti a qualsiasi tipo di gara, ma assegnati da macchinazioni nello Stato profondo, dove i congressisti che campano di contributi elettorali fanno i passacarte. Tale meccanismo garantisce che i contratti abbiano i margini di profitto richiesti. Non ho alcuna cifra reale, ma sarebbe enorme. E’ assai probabile che circa il 30% del bilancio militare degli Stati Uniti finisca in tali margini di profitto, poi riversati come dividendi, o peggio, pagamenti dei profitti di giochi azionari. Considerando ciò, il denaro reale rimasto per lo sviluppo militare e la produzione fisica è di gran lunga inferiore a quello che Cina e Russia raccolgono. La sindrome di Wall Street precisa, inoltre, che tutti i contratti di outsourcing presumibilmente garantiscano operazioni più efficienti, ma in realtà drenano ulteriormente il sistema con contratti costosissimi e altri margini di profitto. Un piccolo ma buon esempio fu il contratto per la costruzione di un centro fitness a Camp Lemonier di Gibuti per 25,5 milioni di dollari (2013). La corruzione automatica del sistema consente di decidere qualsiasi margine, potendo sempre motivarlo con i “disagi” all’estero. Poi vi sono le forme più tradizionali di corruzione, anche se spesso travestite da consulenze. Negli Stati Uniti si è liberi di pagare un consulente qualsiasi con tasse esorbitanti. Tuttavia, sempre e comunque anche qui miliardi scompaiono in modi assai tradizionali. Parte interessante e cruciale della corruzione sono i contributi elettorali che scendono dai fornitori della difesa ai membri del Congresso per far continuare il carosello. Ecco un articolo interessante su questo argomento: Come la corruzione sabota i militari statunitensi. Le armi degli Stati Uniti contro le armi russe. Chi vince.

Le prove si accumulano
Vi sono sempre più articoli che rivelano come il sistema in realtà non possa più produrre armi come si deve, come evidenziato ad esempio dal miliardario fiasco del programma dell’aviogetto da combattimento F-35, di cui ci sono sempre più documentazioni. Ma non si tratta solo dell’F-35, si è anche parlato del fallimento della nuova classe di cacciatorpediniere. E i miliardi affondati per lo scudo missilistico che non riesce a proteggere il continente americano. Ecco un articolo che smantella in modo convincente il mito che la Russia sia inferiore agli Stati Uniti nella tecnologia militare. Sembra effettivamente esserci molta verità metaforica nell’aneddoto della “penna spaziale”, secondo cui gli scienziati della NASA vollero ideare una penna che funzionasse nello spazio, spendendo milioni di dollari dei contribuenti per sviluppare una penna che scrivesse in assenza di gravità. La battuta finale è che le controparti sovietiche invece usarono le vecchie matite. (In realtà, però, la società privata Fisher Pen Company, senza alcun finanziamento governativo, sviluppò la vera penna spaziale). Il sistema corrotto e iperbolico della macchina da guerra permanente statunitense favorisce costosi e presuntuosi programmi di ricerca e sviluppo che mirano a una superiorità finale che spesso viene sopraffatta dagli ingegneri russi che lavorano secondo bilanci più rigidi. Un meraviglioso esempio è dato da Saker su come le bombe di ferro “stupide” russe siano quasi altrettanto precise delle bombe intelligenti statunitensi se sganciate da 5000 metri.

La Russia vince per il suo sistema economico e politico più sano
Considerando tutto questo, e molto di più, sembra che gli Stati Uniti non trarranno altra efficienza aumentando i fondi per la difesa. Facendo i calcoli, credo che per ogni 10 miliardi di dollari che Russia e Cina spendono, gli Stati Uniti dovrebbero spenderne 50-100. Tuttavia, vi sono preoccupazioni che il sistema sia così marcio che alcuna quantità di nuovi fondi potrebbe salvarla. Si tratta di somme di denaro che gli Stati Uniti non potrebbero semplicemente tirar fuori trovandosi affrontare a serie sfide per finanziare le fatiscenti infrastrutture nazionali e un sistema finanziario che potrebbe collassare un qualsiasi giorno. Il rischio della crisi finanziaria imminente è profondamente sostenuto dallo studio dell’Awara. Combinando tutte le considerazioni fatte, si vede che Russia e Cina non sono alla testa delle spese militari ma effettivamente sarebbero in vantaggio sostanziale rispetto agli Stati Uniti. La grande ironia è che gli Stati Uniti perdono la nuova corsa agli armamenti per gli stessi motivi per cui l’URSS crollò. Gli Stati Uniti hanno ora, proprio come l’URSS, un sistema economico non competitivo e monopolistico volto a soddisfare le esigenze di una piccola élite corrotta, anziché le esigenze della società. E questo coincide con la crescente consapevolezza della popolazione statunitense, proprio come nell’URSS, che il sistema è insostenibile e va verso il punto di rottura. Il sistema ad economia di mercato della Russia con significativa componente statale, soprattutto nel settore militare, sembra di gran lunga superiore al pervertito capitalismo monopolistico oligarchico dello Stato profondo degli USA di oggi.120531032713-amarc-aircraft-horizontal-large-galleryPS. Sono stato molto aiutato nel formulare le mie idee leggendo il libro di Mike Lofgren, Stato profondo: la caduta della Costituzione e l’ascesa del governo ombra, a cui devo la meravigliosa formulazione di “Wall Street e War Street”. Che gli Stati Uniti abbandonino la democrazia evolvendo in un’oligarchia è dimostrato in modo convincente da uno studio della Princeton University, ampiamente pubblicato, per esempio qui. Anche molto significativamente, l’ex-presidente Jimmy Carter s’è espresso contro tale flagello: Jimmy Carter: gli Stati Uniti sono completamente sovvertiti dagli oligarchi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mantenere il complesso militare-industriale

Jonathan Marshall, Consortium News, 1 febbraio 2016

Poiché aveva comandato le forze alleate nella seconda guerra mondiale, il presidente Eisenhower capì gli eccessi dell’industria bellica e avvertì gli statunitensi sui pericoli del complesso militare-industriale, una forza che continua a dirottare decine di miliardi di dollari delle tasse, come Jonathan Marshall spiega.1027104732La macchina delle acquisizioni militari statunitense può essere l’unico sistema di trasferimento di ricchezze di maggior successo mai concepito, passa decine di miliardi di dollari ogni anno dai contribuenti ordinari alle tasche dei grandi appaltatori della difesa e dei loro alleati nel Congresso. Ma come fornitore di equipaggiamenti per difendere gli Stati Uniti dalle minacce realistiche, è sempre più disfunzionale ogni anno che passa. I piani dell’attuale amministrazione chiamano a spendere un trilione di dollari nei prossimi 30 anni per “modernizzare” l’arsenale nucleare degli Stati Uniti per combattere una guerra inutile che potrebbe decimare le principali civiltà del mondo. Allo stesso tempo, il Pentagono chiede ancor maggiori somme per ammodernare i sistemi d’arma convenzionali più adatti ai conflitti Est-Ovest degli anni ’50 rispetto alle schermaglie di oggi con gli insorti in Medio Oriente, Asia e Africa. La spesa per i principali programmi di acquisizione militare balzano del 23 per cento, tenuto conto dell’inflazione, dall’anno fiscale 2015 a quello 2022. Peggio ancora, Congresso e amministrazione spendono molto di quel denaro in armi che nemmeno funzionano, come viene pubblicizzato. Uno dei più grandi piloti delle nuove acquisizioni è l’F-35 Joint Strike Fighter. L’aereo è troppo costoso e sofisticato per semplici bombardamenti in Siria o Afghanistan, ma anche storpio nei duelli aerei contro i caccia più avanzati di Russia e Cina. Ma è ideale a un solo scopo: col costo totale del programma che si proietta oltre il trilione di dollari, tale programma non mancherà di tenere a galla Lockheed Martin e subappaltatori in 46 Stati per almeno i prossimi vent’anni. Al programma F-35 sono stati assegnati più di 12 miliardi di dollari da un disegno di legge omnibus passato al Congresso a dicembre per l’anno fiscale 2016. Il denaro dovrebbe comprare 68 aerei, oltre ai 44 acquistati nell’anno fiscale 2015. Con l’intero programma, il Pentagono prevede di acquisire più di 2400 aerei. Il programma F-35 ha subito innumerevoli intoppi dal 2001. Per il New York Times, “Il programma è in ritardo di sette anni, i costi sono saliti alle stelle e le sopracciglia s’inarcano dopo che un prototipo è stato battuto da un vecchio F-16 in un dogfight simulato all’inizio dello scorso anno“. I critici notano che l’aereo è stato messo a terra per problemi di sicurezza, di software o altri, tra cui la tendenza a prendere fuoco sulla pista, 13 volte dal 2007. L’ultimo problema tecnico l’eccesso di peso del casco, costato 400000 dollari, che può causare fatali colpi di frusta ad alcuni piloti. Finché non sarà riprogettato, i piloti di peso inferiore a 65 kg staranno a terra. Lo scorso anno, lo stesso casco non era ancora capace di permettere ai piloti di distinguere aerei amici da quelli nemici, capacità piuttosto cruciale quando appaiono come puntini su uno schermo radar al di là del campo visivo. La stabilità dei motori degli aerei è stata valutata “estremamente scarsa” e altri sistemi chiave erano inaffidabili.
HMDS-F35Nella migliore delle ipotesi… faremo decollare un aereo instabile che non può eseguire molte missioni fondamentali per anni“, ha detto Jackie Speier, congressista democratica della California, la scorsa estate. “Nel peggiore dei casi, farà male alla gente o lo terremo a terra nell’hangar spendendo miliardi per l’aggiornamento“. Un pilota collaudatore che ha pilotato l’F-35 nei combattimenti aerei simulati, nel gennaio 2015, contro un vecchio (e molto più conveniente) F-16D, ha riferito che il maledetto aviogetto era incapace di superare l’F-16 nel dogfight. Cosa vera anche se il test era truccato, appesantendo l’F-16 con dei serbatoi di carburante per rallentarlo. Questo risultato ha confermato una simulazione al computer del 2008 degli analisti della RAND, azienda legata all’Aeronautica, riferendo che in un ipotetico conflitto con forze aeree e navali cinesi, l’F-35 verrebbe rapidamente spazzato via. L’ultimo jet degli USA soffre di “accelerazione inferiore, salita inferiore (rateo), virata sostenuta inferiore“, hanno scritto. “Ha anche minore velocità di puntata. Non può virare, salire, correre“. I costruttori dell’F-35 hanno dimostrato la loro superiorità in potenza di fuoco, politica però. Il Center for Responsive Politics ha riferito che nel 2014 il contraente principale dell’aereo, Lockheed Martin, ha distribuito oltre 4,1 milioni di dollari in contributi elettorali, integrati da 7,6 milioni da tre subappaltatori: Northrop Grumman, United Technologies e BAE. Il denaro è stato versato ai membri di Comitato della Camera Servizi Armati, House Appropriations Committee e commissione sugli Stanziamenti del Senato, così come al leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell del Kentucky.
L’F-35 non è l’unica arma malfunzionante del programma di approvvigionamento che drena denaro oggi. Il suo predecessore, l’F-22, s’è dimostrato costoso e sofferente di difetti cruciali ogni 1,7 ore di volo, in media. Anche se volò la prima volta nel 1997, non andò in combattimento che nel 2014, in una missione sulla Siria. Oppure si prenda la Littoral Combat Ship della Marina. Progettata per le missioni costiere, ha uno scafo di alluminio sperimentale che potrebbe essere vulnerabile a mare mosso e fondersi a temperature elevate (ad esempio causate da un attacco missilistico o una bomba). Nessuno lo saprà di sicuro, almeno fino al 2018, ma nel frattempo 24 navi sono state costruite o sono in costruzione. Il segretario alla Difesa Ashton Carter ha chiesto tagli al programma, ma la Marina è in aperta rivolta. Ma non si applauda la leadership civile del Pentagono che rapidamente risponde alla Marina. Carter vorrebbe utilizzare parte dei risparmi del programma navale per comprare più jet da combattimento F-35.F351

Il Pentagono ha speso 51 miliardi di dollari in progetti inutili
Ridus Fort Russ 1 febbraio 20161311476145772798383Washington ha steso l’elenco dei programmi militari irrealizzati costati enormi perdite finanziarie al ministero della Difesa. Gli Stati Uniti hanno stimato le enormi perdite del bilancio nei programmi militari mai completati. Arricchendo le aziende belliche ma senza essere utili all’esercito per le carenze del sistema del bilancio per le spese sui programmi. “Secondo il rapporto del Centro di studi strategici e internazionali degli Stati Uniti d’America, da inizio millennio Washington ha speso 51,2 miliardi di dollari in 15 programmi tecnologici militari abbandonati col sequestro del budget militare”, riferisce l’edizione statunitense di Business Insider. Come è stato affermato ai giornalisti dall’ex-segretario alla Difesa Robert Gates, una riduzione della spesa militare è attualmente la peggiore minaccia alla difesa statunitense.future-combat-systems18,1 miliardi di dollari furono spesi per i misteriosi “sistemi di combattimento futuri”, tra cui la produzione di nuovi veicoli da combattimento previsti per l’esercito, ma di cui infine le truppe non videro altro che prototipi.fort_sill_tanks_10_by_falln_stockUn tentativo di creare un veicolo di combattimento per il Corpo dei Marines finì male: il programma costò 3,3 miliardi. Lo stesso per l’obice semovente XM2001 Crusader (2,2 miliardi).0521439Al secondo posto nella lista delle spese c’è l’elicottero RAH-66 Comanche. Il suo sviluppo costò 7,9 miliardi di dollari. Come nel primo caso, l’esercito statunitense non ebbe il velivolo multiruolo da ricognizione e attacco promesso.csar-x-combat-rescue-helicopterFinì in un fallimento lo sviluppo dell’elicottero presidenziale VH-71. In questo caso 3,7 miliardi del bilancio furono sprecati. 200 milioni furono sprecati per creare l’elicottero di soccorso e altro mezzo miliardo per sviluppare un elicottero da ricognizione.noaa-18poesIl sistema satellitare nazionale operativo su orbita polare per il monitoraggio ambientale è nella terza posizione. Il suo sviluppo costò 5,8 miliardi di dollari. Un altro mezzo miliardo fu speso per un sistema a raggi infrarossi spaziale, progettato per l’allarme precoce sui lanci di missili balistici.airborne-laserLa creazione di sistemi laser a bordo di aerei al bilancio degli Stati Uniti costò 5,2 miliardi di dollari.765Inoltre, il Pentagono si rifiutò di sviluppare il velivolo multiruolo da controllo e coordinamento E-10 (1,9 miliardi).767 Italian Tanker and B-52 1/23/2007Un altro centinaio di milioni fu speso per creare un bombardiere di prossima generazione.cgxSoldi del bilancio furono sprecati anche dall‘US Navy. Il progetto per lo sviluppo di veicoli subacquei avanzati per le forze speciali fallì. Il progetto costò 0,6 miliardi di dollari. Il piano per creare il futuro incrociatore CG (X) (da 0,2 miliardi di dollari) non fu neanche avviato. Nonostante gli Stati Uniti abbiano sempre tagliato i finanziamenti ai propri programmi militari, Washington ha accettato di spendere 300 milioni di dollari per l’esercito ucraino. Il senatore John McCain, commentando la decisione, ha detto che le forze armate ucraine non hanno nulla per opporsi ai militari delle Repubbliche Popolari del Donbas, quindi Kiev ha necessità di ulteriori finanziamenti.Handout photo of workers on the moving line and forward fuselage assembly areas for the F-35 JSF at Lockheed Martin Corp's factory located in Fort Worth, TexasTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Test termonucleare, la Corea democratica si protegge?

Aleksandr Vorontsov Strategic Culture Foundation 31/01/2016article-2380055-1B0420D6000005DC-611_964x906Il 2016 ha iniziato con una nota preoccupante nella penisola coreana. C’è stato un altro test nucleare di Pyongyang che avrà egualmente conseguenze a lungo termine, innescando l’ennesima censura dal Consiglio di Sicurezza con un ampio pacchetto di sanzioni, e verrà anche chiesto di aumentare l’attività militare nella regione di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud. Ciò porterà inevitabilmente a nuove crescenti tensioni nella penisola coreana.

I motivi di Pyongyang
I leader della Corea democratica non sono spaventati dalla prospettiva di azioni di ritorsione, sono pronti a soffrire ancor di più in cambio del diritto a rafforzare le “forze di deterrenza nucleare” della nazione. Una serie di dichiarazioni ufficiali di Pyongyang non lascia alcun dubbio su questo punto. Spiegando la decisione, i leader della Corea democratica ancora una volta indicano i criminali interventi militari statunitensi per cacciare i regimi indesiderabili degli Stati indipendenti. Confutando le terribili previsioni dei politici occidentali, Pyongyang insiste: “Non diffondiamo armi nucleari, né trasferiamo mezzi o tecnologia legati alle armi nucleari. Continueremo i nostri sforzi per denuclearizzare il mondo. Ancora sono valide le proposte per preservare pace e stabilità nella penisola e in Asia del nord-est, inclusi la fine dei nostri test nucleari e la stipula del trattato di pace, in cambio della fine delle esercitazioni militari congiunte degli Stati Uniti”. Eppure le domande rimangono. Perché questo test ora? Era del tutto inaspettato? Lungo quale traiettoria e a quale velocità corre il programma nucleare della Corea democratica? I Paesi vicini corrono un rischio maggiore? Quali sono le possibili conseguenze legali, militari e internazionali di questo test?
Iniziamo cercando di capire che tipo di test si è svolto il 6 gennaio quando Pyongyang ha annunciato ufficialmente di aver testato una piccola bomba a idrogeno, e che solo i limiti geografici della repubblica impediva ai fisici della Corea democratica di testare un serie di testate all’idrogeno da diverse centinaia di kilotoni o megaton. Naturalmente tale messaggio ha attratto l’attenzione del mondo. La produzione nordcoreana di una nuova e molto più potente arma nucleare suscita naturalmente profonde preoccupazioni. Tuttavia, guardando i dati sismici dell’esplosione da 5-6 kiloton, oltre ad altri dettagli, la maggior parte degli esperti nucleari tende a credere che sia stata soltanto la detonazione di una semplice bomba atomica, dato che l’ordigno termonucleare, secondo alcuni scienziati, avrebbe una potenza di almeno un centinaio di kilotoni. Tuttavia, molti esperti avvertono che i fisici nucleari della Corea democratica, questa volta, hanno utilizzato un nuovo tipo di bomba ibrida “potenziata” che permette che la reazione nucleare sia più attentamente controllata e che il combustibile nucleare sia utilizzato in modo più economico ed efficiente, anche se il vero problema è che il test era volto ad iniziare la produzione dell’arma termonucleare.
Pyongyang mostrò sincera moderazione nel 2014 e nei primi mesi del 2015, presentando numerose proposte di pace a quasi tutte le parti interessate. Gli avversari etichettarono le proposte come “propaganda” e le respinsero. Pyongyang avanzò una proposta l’8 gennaio 2015, respinta senza risposta, suggerendo l’annullamento delle manovre militari bilaterali di Stati Uniti-Corea del Sud in cambio del congelamento dei test missilistici e nucleari Pyongyang. In una intervista su YouTube del 22 gennaio 2015, il presidente statunitense Barack Obama ammise con franchezza scioccante che l’obiettivo di un cambiamento di regime a Pyongyang si faceva sempre più complicato: date le notevoli capacità militari della Corea democratica tra cui missili e armi nucleari, non era chiaramente possibile eliminarla con mezzi militari. Tuttavia, Washington, calcolando che la Corea del Sud possa inghiottire rapidamente il vicino settentrionale, spera che la Corea democratica crolli dall’interno. Con ciò, Washington ha distrutto completamente la base per eventuali contatti bilaterali sostanziali con Pyongyang in futuro, confermando la validità della scelta dei leader della repubblica “di una politica incentrata sulla costruzione delle capacità economiche e nucleari”. Non va sottovalutato il capitale politico interno guadagnato effettuando il test nucleare durante la preparazione del 7° Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea (PLC), previsto nel maggio 2016 (il primo in 36 anni). Al congresso il giovane leader della Corea democratica potrà annunciare con sicurezza che la repubblica è entrata nella nuova era termonucleare del “Kimjongunismo” ed è oggi ancora più protetta dalla minaccia di aggressione estera. A noi sembra che la Corea democratica abbia aggiunto il concetto di “pazienza strategica” al suo arsenale di armi per difendersi dagli Stati Uniti e far sì che essi si abituino a convivere con una Corea democratica potenza nucleare. Il Ministero degli Esteri della Corea democratica ha inviato un messaggio chiaro sull’argomento nelle dichiarazioni di gennaio: “Dato che atti ostili degli Stati Uniti sono un ‘fatto comune’… Gli Stati Uniti devono ora abituarsi allo status nucleare della Corea democratica, che lo vogliano o meno”. Allo stesso tempo, il colpo di “tuono nucleare” del 6 gennaio 2016 era la risposta di Pyongyang all’idea, piuttosto avulsa dalla realtà, dell’inevitabile collasso imminente della Corea democratica e sua annessione dalla Corea del Sud.

Le conseguenze del “tuono nucleare” per Corea democratica, penisola coreana e nord-est dell’Asia
1379774 A causa della violazione di Pyongyang delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che le proibiscono di effettuare test missilistici e nucleari, sembra inevitabile che il Consiglio di Sicurezza adotti un nuovo più duro documento. Alcuni negoziati difficili avvengono a porte chiuse e, come sempre, Stati Uniti e Cina sono i principali architetti del piano. Possiamo tranquillamente presumere che in questo momento queste potenze facciano dure contrattazioni e che Washington spinga per sanzioni più dure possibili, mentre Pechino sia a favore di un documento più moderato ed equilibrato. In occidente, le azioni della Corea democratica sono definite “bullismo irresponsabile del giovane Kim” e “grave minaccia alla pace mondiale”, ed altre richieste sono avanzate per una “punizione draconiana” di quel regime ribelle. Si suggerisce che “le sanzioni non funzionano solo perché non ce ne sono abbastanza”. Le raccomandazioni possono essere ridotte all’embargo totale della Corea democratica, richiedendo che il Paese sia posto sulla lista ufficiale degli Stati Uniti degli Stati che sponsorizzano il terrorismo, commettono crimini finanziari o riciclaggio di denaro. Bruce Klingner, ricercatore presso l’Heritage Foundation, suggerisce che gli Stati Uniti abbiano il diritto d’imporre sanzioni a Paesi terzi e privare gli istituti finanziari in quei Paesi dell’accesso al sistema finanziario statunitense, se avesse alcun contatto con le aziende della Corea democratica. Non è difficile intuire che la lama di tale politica punitiva punta principalmente a società ed enti finanziari ed economici di Cina e Russia. E’ stato anche consigliato alla Camera dei Rappresentanti che aerei e navi nordcoreani siano fermati e internati, ovunque si trovino, nel tentativo di espandere la giurisdizione statunitense sul mondo intero, segno della tenace determinazione nell’imporre volontà e dettami di Washington. In tale contesto, la posizione contenuta della Russia appare sobria e lucida. Mosca continua a insistere sulla possibilità di utilizzare i negoziati per risolvere il problema coreano in generale, e la componente nucleare in particolare. Il Ministero degli Esteri russo ha preso atto che il test nucleare in Corea democratica rappresenta “… il successivo passo dello sviluppo di Pyongyang delle armi nucleari, in flagrante violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”. Inoltre, il documento sottolinea la necessità di trovare una via d’uscita diplomatica da questa situazione: “...chiediamo a tutte le parti interessate alla moderazione e ad evitare azioni che potrebbero creare ulteriori tensioni incontrollate nell’Asia nordorientale. Ribadiamo il nostro sostegno a una soluzione diplomatica della situazione nella penisola coreana nel formato dei colloqui a sei, e nel dialogo volto a creare al più presto possibile un sistema affidabile per la pace e la sicurezza nella regione“.
Esperti razionali negli Stati Uniti sono giunti alla conclusione che in 25 anni i tentativi di Washington per fermare e distruggere il programma nucleare di Pyongyang attraverso sanzioni e pressione sono stati un fallimento completo. Gli unici successi degli statunitensi in questi anni furono episodi associati ai loro passi verso un dialogo sostanziale con la Corea democratica: il ritiro unilaterale delle armi nucleari tattiche dalla Corea del Sud di George HW Bush (1991), aprendo la via alla firma della dichiarazione comune delle due Coree sulla denuclearizzazione della penisola coreana, nel 1992, e la conclusione dell’accordo quadro tra Stati Uniti d’America e Repubblica democratica popolare di Corea, nel 1994, che congelò il programma nucleare di Pyongyang per dieci anni. Mentre tale accordo era in vigore (1994-2002), la penisola coreana visse il periodo più tranquillo dal dopoguerra. Attenti scienziati, oltre a un certo numero ex-diplomatici, negli Stati Uniti spingono il governo a riconoscere la necessità di una soluzione diplomatica globale al problema coreano, quale unico modo per risolvere la questione nucleare. Purtroppo, tali raccomandazioni non vengono ascoltate dalla Casa Bianca oggi. Ciò significa che, in assenza del dialogo USA-Corea democratica e dato il continuo confronto, Pyongyang mantiene incentivi e mano libera nel sviluppare ulteriormente il programma nazionale missilistico e nucleare. Una valutazione realistica suggerisce che avendo la Corea democratica effettuato quattro test nucleari, la moderazione sia ora necessaria, proseguendo gli sforzi per una soluzione diplomatica. E questa non è la politica per placare un “piantagrane” o incoraggiare “il cattivo comportamento” di un trasgressore delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Si tratta della comprensione razionale dell’ovvio fatto che non vanno ignorate le preoccupazioni del tutto valide di Pyongyang sulla sicurezza. L’unica via d’uscita dalla situazione attuale (in realtà un vicolo cieco) va basata su equi colloqui a sei, rivelatisi utili nel 2003-2009 e che sono un formato per i negoziati da riprendere. Tutto ciò che serve è la buona volontà di tutte le parti, senza eccezioni.ss-130213-kim-jong-un-tease.photoblog900

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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