Mantenere il complesso militare-industriale

Jonathan Marshall, Consortium News, 1 febbraio 2016

Poiché aveva comandato le forze alleate nella seconda guerra mondiale, il presidente Eisenhower capì gli eccessi dell’industria bellica e avvertì gli statunitensi sui pericoli del complesso militare-industriale, una forza che continua a dirottare decine di miliardi di dollari delle tasse, come Jonathan Marshall spiega.1027104732La macchina delle acquisizioni militari statunitense può essere l’unico sistema di trasferimento di ricchezze di maggior successo mai concepito, passa decine di miliardi di dollari ogni anno dai contribuenti ordinari alle tasche dei grandi appaltatori della difesa e dei loro alleati nel Congresso. Ma come fornitore di equipaggiamenti per difendere gli Stati Uniti dalle minacce realistiche, è sempre più disfunzionale ogni anno che passa. I piani dell’attuale amministrazione chiamano a spendere un trilione di dollari nei prossimi 30 anni per “modernizzare” l’arsenale nucleare degli Stati Uniti per combattere una guerra inutile che potrebbe decimare le principali civiltà del mondo. Allo stesso tempo, il Pentagono chiede ancor maggiori somme per ammodernare i sistemi d’arma convenzionali più adatti ai conflitti Est-Ovest degli anni ’50 rispetto alle schermaglie di oggi con gli insorti in Medio Oriente, Asia e Africa. La spesa per i principali programmi di acquisizione militare balzano del 23 per cento, tenuto conto dell’inflazione, dall’anno fiscale 2015 a quello 2022. Peggio ancora, Congresso e amministrazione spendono molto di quel denaro in armi che nemmeno funzionano, come viene pubblicizzato. Uno dei più grandi piloti delle nuove acquisizioni è l’F-35 Joint Strike Fighter. L’aereo è troppo costoso e sofisticato per semplici bombardamenti in Siria o Afghanistan, ma anche storpio nei duelli aerei contro i caccia più avanzati di Russia e Cina. Ma è ideale a un solo scopo: col costo totale del programma che si proietta oltre il trilione di dollari, tale programma non mancherà di tenere a galla Lockheed Martin e subappaltatori in 46 Stati per almeno i prossimi vent’anni. Al programma F-35 sono stati assegnati più di 12 miliardi di dollari da un disegno di legge omnibus passato al Congresso a dicembre per l’anno fiscale 2016. Il denaro dovrebbe comprare 68 aerei, oltre ai 44 acquistati nell’anno fiscale 2015. Con l’intero programma, il Pentagono prevede di acquisire più di 2400 aerei. Il programma F-35 ha subito innumerevoli intoppi dal 2001. Per il New York Times, “Il programma è in ritardo di sette anni, i costi sono saliti alle stelle e le sopracciglia s’inarcano dopo che un prototipo è stato battuto da un vecchio F-16 in un dogfight simulato all’inizio dello scorso anno“. I critici notano che l’aereo è stato messo a terra per problemi di sicurezza, di software o altri, tra cui la tendenza a prendere fuoco sulla pista, 13 volte dal 2007. L’ultimo problema tecnico l’eccesso di peso del casco, costato 400000 dollari, che può causare fatali colpi di frusta ad alcuni piloti. Finché non sarà riprogettato, i piloti di peso inferiore a 65 kg staranno a terra. Lo scorso anno, lo stesso casco non era ancora capace di permettere ai piloti di distinguere aerei amici da quelli nemici, capacità piuttosto cruciale quando appaiono come puntini su uno schermo radar al di là del campo visivo. La stabilità dei motori degli aerei è stata valutata “estremamente scarsa” e altri sistemi chiave erano inaffidabili.
HMDS-F35Nella migliore delle ipotesi… faremo decollare un aereo instabile che non può eseguire molte missioni fondamentali per anni“, ha detto Jackie Speier, congressista democratica della California, la scorsa estate. “Nel peggiore dei casi, farà male alla gente o lo terremo a terra nell’hangar spendendo miliardi per l’aggiornamento“. Un pilota collaudatore che ha pilotato l’F-35 nei combattimenti aerei simulati, nel gennaio 2015, contro un vecchio (e molto più conveniente) F-16D, ha riferito che il maledetto aviogetto era incapace di superare l’F-16 nel dogfight. Cosa vera anche se il test era truccato, appesantendo l’F-16 con dei serbatoi di carburante per rallentarlo. Questo risultato ha confermato una simulazione al computer del 2008 degli analisti della RAND, azienda legata all’Aeronautica, riferendo che in un ipotetico conflitto con forze aeree e navali cinesi, l’F-35 verrebbe rapidamente spazzato via. L’ultimo jet degli USA soffre di “accelerazione inferiore, salita inferiore (rateo), virata sostenuta inferiore“, hanno scritto. “Ha anche minore velocità di puntata. Non può virare, salire, correre“. I costruttori dell’F-35 hanno dimostrato la loro superiorità in potenza di fuoco, politica però. Il Center for Responsive Politics ha riferito che nel 2014 il contraente principale dell’aereo, Lockheed Martin, ha distribuito oltre 4,1 milioni di dollari in contributi elettorali, integrati da 7,6 milioni da tre subappaltatori: Northrop Grumman, United Technologies e BAE. Il denaro è stato versato ai membri di Comitato della Camera Servizi Armati, House Appropriations Committee e commissione sugli Stanziamenti del Senato, così come al leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell del Kentucky.
L’F-35 non è l’unica arma malfunzionante del programma di approvvigionamento che drena denaro oggi. Il suo predecessore, l’F-22, s’è dimostrato costoso e sofferente di difetti cruciali ogni 1,7 ore di volo, in media. Anche se volò la prima volta nel 1997, non andò in combattimento che nel 2014, in una missione sulla Siria. Oppure si prenda la Littoral Combat Ship della Marina. Progettata per le missioni costiere, ha uno scafo di alluminio sperimentale che potrebbe essere vulnerabile a mare mosso e fondersi a temperature elevate (ad esempio causate da un attacco missilistico o una bomba). Nessuno lo saprà di sicuro, almeno fino al 2018, ma nel frattempo 24 navi sono state costruite o sono in costruzione. Il segretario alla Difesa Ashton Carter ha chiesto tagli al programma, ma la Marina è in aperta rivolta. Ma non si applauda la leadership civile del Pentagono che rapidamente risponde alla Marina. Carter vorrebbe utilizzare parte dei risparmi del programma navale per comprare più jet da combattimento F-35.F351

Il Pentagono ha speso 51 miliardi di dollari in progetti inutili
Ridus Fort Russ 1 febbraio 20161311476145772798383Washington ha steso l’elenco dei programmi militari irrealizzati costati enormi perdite finanziarie al ministero della Difesa. Gli Stati Uniti hanno stimato le enormi perdite del bilancio nei programmi militari mai completati. Arricchendo le aziende belliche ma senza essere utili all’esercito per le carenze del sistema del bilancio per le spese sui programmi. “Secondo il rapporto del Centro di studi strategici e internazionali degli Stati Uniti d’America, da inizio millennio Washington ha speso 51,2 miliardi di dollari in 15 programmi tecnologici militari abbandonati col sequestro del budget militare”, riferisce l’edizione statunitense di Business Insider. Come è stato affermato ai giornalisti dall’ex-segretario alla Difesa Robert Gates, una riduzione della spesa militare è attualmente la peggiore minaccia alla difesa statunitense.future-combat-systems18,1 miliardi di dollari furono spesi per i misteriosi “sistemi di combattimento futuri”, tra cui la produzione di nuovi veicoli da combattimento previsti per l’esercito, ma di cui infine le truppe non videro altro che prototipi.fort_sill_tanks_10_by_falln_stockUn tentativo di creare un veicolo di combattimento per il Corpo dei Marines finì male: il programma costò 3,3 miliardi. Lo stesso per l’obice semovente XM2001 Crusader (2,2 miliardi).0521439Al secondo posto nella lista delle spese c’è l’elicottero RAH-66 Comanche. Il suo sviluppo costò 7,9 miliardi di dollari. Come nel primo caso, l’esercito statunitense non ebbe il velivolo multiruolo da ricognizione e attacco promesso.csar-x-combat-rescue-helicopterFinì in un fallimento lo sviluppo dell’elicottero presidenziale VH-71. In questo caso 3,7 miliardi del bilancio furono sprecati. 200 milioni furono sprecati per creare l’elicottero di soccorso e altro mezzo miliardo per sviluppare un elicottero da ricognizione.noaa-18poesIl sistema satellitare nazionale operativo su orbita polare per il monitoraggio ambientale è nella terza posizione. Il suo sviluppo costò 5,8 miliardi di dollari. Un altro mezzo miliardo fu speso per un sistema a raggi infrarossi spaziale, progettato per l’allarme precoce sui lanci di missili balistici.airborne-laserLa creazione di sistemi laser a bordo di aerei al bilancio degli Stati Uniti costò 5,2 miliardi di dollari.765Inoltre, il Pentagono si rifiutò di sviluppare il velivolo multiruolo da controllo e coordinamento E-10 (1,9 miliardi).767 Italian Tanker and B-52 1/23/2007Un altro centinaio di milioni fu speso per creare un bombardiere di prossima generazione.cgxSoldi del bilancio furono sprecati anche dall‘US Navy. Il progetto per lo sviluppo di veicoli subacquei avanzati per le forze speciali fallì. Il progetto costò 0,6 miliardi di dollari. Il piano per creare il futuro incrociatore CG (X) (da 0,2 miliardi di dollari) non fu neanche avviato. Nonostante gli Stati Uniti abbiano sempre tagliato i finanziamenti ai propri programmi militari, Washington ha accettato di spendere 300 milioni di dollari per l’esercito ucraino. Il senatore John McCain, commentando la decisione, ha detto che le forze armate ucraine non hanno nulla per opporsi ai militari delle Repubbliche Popolari del Donbas, quindi Kiev ha necessità di ulteriori finanziamenti.Handout photo of workers on the moving line and forward fuselage assembly areas for the F-35 JSF at Lockheed Martin Corp's factory located in Fort Worth, TexasTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perchè la maggior parte dei sistemi d’arma degli USA è un fallimento

Per due motivi: complessità e troppo denaro
Jacob Dreizin, Russia Insider 12 novembre 2015

In questa analisi affascinante, il nostro collaboratore spiega perché l’esercito statunitense è in guai seri, incapace di competere con la Russia, e difficilmente ciò cambierà in futuro. Ha esperienza in campo militare e civile, di Congresso, lobbies e appalti. Vive presso Washington DC.121114_600Ultimamente s’è vista qualche buona analisi su limiti e vulnerabilità dei militari statunitensi alla luce degli eventi nell’ex-Ucraina e soprattutto la competenza dimostrata dalla Russia in Siria. Così sappiamo il “cosa” del problema, ma non il “perché”? Da veterano dell’esercito statunitense residente da tempo nella Beltway, vivendo da quattro anni e mezzo sulla Crystal Drive di Arlington, Virginia, probabilmente la più alta concentrazione di aziende della “difesa” negli USA, credo di aver capito ciò che è fondamentalmente sbagliato nel complesso militare-industriale (MIC) degli Stati Uniti. In primo luogo, il MIC a lungo poté produrre armi durevoli, efficienti e versatili. Ma non c’è nemmeno bisogno di guardare al F-35 perciò (l’ultimo caccia statunitense s’è trasformato in un fallimento tecnico spettacolare (1500 miliardi spesi!); vedasi l’articolo super-popolare di come tale aereo affronterebbe il confronto con i russi). Basta prendere in considerazione l’elemento base, l’M-16.

Il fucile d’assalto M-16
La mia esperienza sul campo con tale spazzatura è che non funziona in presenza di anche una minima quantità di sabbia. Quando abbastanza sabbia finisce nella camera e si mescola con l’olio lubrificante sul gruppo otturatore, la fuliggine così formata impedisce il caricamento dei colpi ogni secondo.

Il denaro sprecato sfida l’immaginazione
Dio non voglia che dobbiate oliare l’arma nella vostra trincea, sareste fatti fuori. In assenza di supporto aereo o d’artiglieria o senza essere in numero soverchiante, siete morti con chiunque armato di fucile che funziona tra la sabbia. E perché? Perché, come mi è stato detto nel campo di addestramento (vero o meno), questa cosa è stata esattamente costruita per avere una tolleranza agli errori pari a zero. Presumibilmente, quasi ogni componente metallica dell’M-16 è lavorata a macchina e non stampata. Questo contrasta con le armi russe o cinesi che si dice siano costruite per sparare piombo il più possibile e in tutte le condizioni. In altre parole, l’M-16 è così sofisticato che non funziona. E’ ormai noto che l’M-16 con i suoi proiettili da 5,56mm sia sufficientemente letale non oltre un paio di centinaio di metri, il che lo rende inadatto a scontri a lunga distanza su terreno aperto (di nuovo scontri nei deserti o forse tra crinali).

Il carro armato M-1 Abrams
Un altro grande esempio, un vero cagnaccio. Il motore è una turbina a gas, come negli aeromobili, eccetto che viene guidato nei deserti e tra le tempeste, rendendolo estremamente esigente nella manutenzione. (Vuoi far volare un Boeing in una tempesta di sabbia?) Naturalmente, l’Abrams è stato progettato per combattere in Germania, dove la sabbia non è un problema. Ma nell’avventura in Iraq la sabbia lacerò le ventole delle turbine (e qualsiasi altra cosa), tanto che oltre 1000 di tali “centraline” milionarie furono ritirati ed inviati nei depositi degli USA per ampia manutenzione e aggiornamenti. Sì, giusto, sono cose che non possono nemmeno essere decise sul campo. Tutto ciò che si può fare è ritirarli con una gru e rispedirli dai civili con enormi spese. Al culmine dell’avventura irachena, nel 2007, il ritardo accumulato nella manutenzione era tale che anche i media nazionali ne ebbero sentore. Naturalmente, quando si dispone della riserva valutaria del mondo, ci si può permettere tutto questo ed altro, tutto il mondo paga le vostre guerre. Ma spreco e inefficienza sono un fatto.Iraqi FreedomIl problema di base: eccessiva complessità
Penso che il problema qui è che i pianificatori di guerra e logistici statunitensi preferiscano originalità, complessità e spese infernali su versatilità e facilità d’uso e manutenzione. Non sorprende data la ricchezza degli Stati Uniti e il continuo generoso finanziamento delle propri forze armate. Dopo tutto, ogni militare riflette la propria società. Niente da fare per lo zio Sam, quello che ha è un equipaggiamento che può funzionare molto bene in un ambiente, ma non in un altro. Ma ha tanti equipaggiamenti statunitensi di per sé. Parliamo della Crystal Drive (un quartiere alla periferia di Washington, dove molte aziende della difesa hanno gli uffici) e più in generale del MIC.

Il Complesso Militare Industriale (MIC) è un colossale fallimento
E’ chiaro ora che il MIC non costruisce nulla al di sotto del 200 per cento del bilancio preventivato (e qui si è estremamente prudenti). Né ogni cosa che sforna oggi soddisfi tutte le performance o resistenze attese. Oltre all’immane relitto supersonico noto come F-35, abbiamo altri fallimentari sprechi come la Littoral Combat Ship, che a detta di tutti è meno potente e più vulnerabile rispetto alle navi di 20 o 30 anni fa che dovrebbe sostituire. Oppure, risalendo di qualche anno, c’è l’elicottero dell’esercito “Comanche“, sostituto dell’Apache, che aspirò 6,9 miliardi di dollari nel 1983-2004, probabilmente oltre 10 miliardi di oggi, prima che l’intero programma venisse demolito. Proprio così, oltre 10 miliardi di dollari per niente, il Comanche non fu mai consegnato per l’impiego in un’unità operativa dell’esercito! Dov’è finito quel denaro, se in realtà non produsse che un paio di prototipi? Spesero 10 miliardi di dollari per presentazioni in PowerPoint? Non posso nemmeno pensarci. Potete immaginare cosa Russia o Cina avrebbero fatto con 10 miliardi di dollari? Tuttavia, anche questo impallidisce di fronte al programma Future Combat Systems dell’esercito, annullato e che bruciò si stima (non si sa esattamente) 20 miliardi di dollari dal 2003 al 2012-2014 (a seconda di dove l’ultima pietra miliare vada), con quasi nulla da mostrare che un paio di prototipi, molta concept art e un robot giocattolo da 15kg della iRobot, famosa per l’aspirapolvere “Roomba“. In realtà, non mi viene in mente un riuscito grande sistema d’arma degli Stati Uniti negli ultimi 25 anni, a parte forse l’autoblindo Stryker (anche se alcuni hanno da ridire, ma io non ne so abbastanza). Come sottolineato da molti altri osservatori, parte della colpa è del nostro sistema politico, dove le compagnie del MIC comprano i politici e poi ricevono favori sotto forma di contratti, anche insensati. Tuttavia, credo che ciò non sia l’unico problema, e nemmeno il più grave. Fondamentalmente penso che si tratti della sistemica eccessiva complessità conseguente al nulla di fatto continuo, o a nulla di benfatto comunque.nlos_cLe agenzie d’intelligence statunitensi hanno lo stesso problema
Ciò assomiglia alla profonda crisi sistemica delle agenzie d’intelligence dello Zio Sam, dove dall’11 settembre alla primavera araba, alla Crimea e alla conquista del SIIL di Mosul e alla Russia in Siria, la parola è sempre “non ce l’aspettavamo…” In tal caso, abbiamo numerose agenzie, alcuni delle quali che si sovrappongono, che annegano in documenti e dati spazzatura (o in troppi dati) che si sovrappongono e sono quasi del tutto inutili. Come alcuni lettori ricorderanno, fu urtante che nell’aprile 2014 il dipartimento di Stato pubblicasse un collage di foto con l’obiettivo di dimostrare che (tra l’altro) un barbuto comandante di battaglione ceceno dal nome Hamza, apparso in un video della TV russa sulla Guerra Olimpica del 2008, non fosse altri che il barbuto e in sovrappeso miliziano di Slavjansk denominato “Babaj“; cioè, in altre parole, che le forze speciali russe avessero invasero il Donbas. (The New York Times ci si buttò e fu poi vagamente e delicatamente rimproverato dal proprio garante). Tale pessimo scherzo non sarebbe stato possibile evitarlo per l’Ufficio del Direttore della National Intelligence, che dovrebbe promuovere lo scambio delle informazioni tra agenzie e curare centralmente tutte le dichiarazioni e conclusioni, specialmente quelle strombazzate sul sito del dipartimento di Stato o nei suoi briefing? Apparentemente no!

Bolla burocratica
D’altra parte, ciò in cui il complesso privo-d’intelligence degli Stati Uniti è molto bravo, oltre ad assumere formose e civettanti giovani direttamente dai college, prive di conoscenze linguistiche o di qualsiasi esperienza (DIA e NSA hanno direttori ex-militari che amano abbellire i propri uffici), è dare lavoro a decine di migliaia di personale, nonché a decine di migliaia di imprenditori grottescamente strapagati, anche a quelli che costruiscono e gestiscono centri d’intercettazione per miliardi di dollari e che si sono dimostrati incapaci di raccogliere qualcosa di utile, forse perché quando si tenta di ascoltare tutto, si finisce per non sentire nulla. La lezione è che più ci sono uffici ed agenzie, e più responsabili e incaricati politici cercheranno di giustificare e ampliare il loro campo e i loro bilanci spalando più soldi possibili da più contratti possibili il più rapidamente possibile, in molti casi anche pagando gli imprenditori per starsene seduti (a volte a casa) in attesa del prossimo contratto. (L’ho visto molte volte a Washington). Quindi si avrà al massimo gente che si spintona laddove la mano sinistra non sa cosa fa la mano destra.

Il MIC degli Stati Uniti lavorava molto 50 anni fa, perché aveva meno soldi e meno personale
Quindi ecco cosa penso succeda non solo nell’apparato dell’intelligence, ma nel MIC nel complesso. Abbiamo centinaia di migliaia di personale e collaboratori, nonché ufficiali assegnati per mantenere i contatti con ogni sorta di project manager, “cinture nere a sei sigma” e altri codici, giocandosi milioni in PowerPoint sul Potomac e su tutto il Paese, senza poter schierare un elicottero dopo averci speso 10 miliardi di dollari. Davvero? Come ha fatto questo grande Paese a sconfiggere l’Impero giapponese? Si vada al National Air and Space Museum di Washington, si potranno vedere cose, ad esempio, come gli incredibili generatori progettati per operare sulla superficie della Luna, attingendo energia dal plutonio in decadimento, sviluppati quando non c’era Crystal Drive, né Tysons Corner o altro. Poi si vada continuando al museo nei pressi dell’aeroporto Dulles e si veda l’SR-71 Blackbird, l’aereo più veloce e a più alta quota mai costruito (circa 50 anni fa). Come hanno fatto? Anche se ci sono più uomini in divisa di allora, il MIC stesso (o dovrei dire il Complesso militare-industriale-intelligence-insicurezzadellaPatria (MIIHIC)) aveva una frazione della forza lavoro civile di oggi. Fortunatamente, il grosso del “sistema integrato” dei passacarte e dei ranger da PowerPoint non esisteva. I progetti erano redatti con carta e penna. Oggi, lo Zio Sam non può neanche costruire un motore-razzo pesante, per non parlare di un buon elmetto o del seggiolino eiettabile per il suo F-35.Welcome backAlcuna speranza di cambiamento per il futuro
Così appare una civiltà tecnologica che degenera. Certo, vi sono progressi costanti nel campo della microelettronica (i circuiti integrati) e dei programmi che li permettono, ma in termini di grande ingegneria, MIIHIC e altre iniziative del governo, come il programma spaziale, all’avanguardia dalla seconda guerra mondiale, sembra che gli Stati Uniti siano fuori. E sapete una cosa? Gettarvi altri soldi può solo peggiorare la situazione. Le organizzazioni avranno i loro budget ed argomentazioni perfettamente ragionevoli per avere sempre più grandi budget, forza lavoro, amministrazione ed edifici per uffici più lucidi e alti, ma il risultato sarà un sempre più negativo rendimento marginale. John McCain e tutti gli altri falliti, dentro e fuori, del Pentagono diranno che ancora non abbiamo abbastanza fondi per contrastare l’invasione russa di inutili e folli parassiti come la Lituania (attualmente guidata da un ex-comunista) o qualsiasi altro scenario bellico speculativo anni ’90 che in qualche modo spaventi la coscienza pubblica, volgendolo nella peggiore minaccia alla pace mondiale. Naturalmente, finché gli Stati Uniti avranno i soldi per mandare eserciti e armate da gazillioni di dollari contro indigeni analfabeti armati di bastoni appuntiti e noci di cocco, ovviamente l’egemonia non ne sarà minacciata. Quasi tutti i problemi o errori possono essere rattoppati con i dollari, almeno per qualche tempo. Ma alla fine, anche se il rubinetto dei soldi non chiuderà, saremo al punto in cui i militari non potranno essere utilizzati che come facciata o parata delle cannoniere, sperando che nessuno chiami il bluff, perché tale roba semplicemente non funziona come dovrebbe, o è troppo vulnerabile (lo testimonia l’evacuazione della portaerei degli Stati Uniti dal Golfo Persico dopo che lo Zio Sam ha scoperto che la Russia ha missili da crociera con una gittata di almeno 1500 chilometri, o la ridicola regata sulle piccole isole della Cina con il buon senso di violare poco e brevemente le immaginarie acque territoriali di quel Paese), o gli indigeni gli riservavano le proprie contromisure. In realtà, direi che siamo già a quel punto. Per non parlare dell’esercito statunitense e del dipartimento per i Veterani ancora così usurati dopo Iraq e Afghanistan che un’altra grande operazione di terra è impensabile. (A questo punto, Washington è più probabile lanci la bomba su qualcuno piuttosto che rischiare un’altra guerra di terra). Così si anticipano tante strette di mano e molti più soldi verranno gettati. È semplicemente ciò che la macchina fa, non vi è alcuna possibilità di riformarla, né l’egemonia si dissiperà volentieri (anche se ultimamente si dissipa controvoglia alla grande). Ma tutti quei soldi finiranno nello scarico. La soglia è stata attraversata, ed ora è tutto in discesa.

1069276Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le battaglie della missione cubana in Angola

Alessandro Lattanzio
Fonte: Soviet EmpiremilitarizationLa campagna internazionalista di Cuba in Angola viene spesso raffigurata in certi siti internet e articoli solo dal punto di vista del governo dell’apartheid del Sud Africa e dai suoi militari delle SADF, glorificando l’esercito di uno dei regimi più brutali del XX secolo e infangando la memoria storica dei combattenti internazionalisti che lottarono per abbattere il regime razzista. Tali elementi cercheranno sempre di farlo nelle loro opere, per la disperata frustrazione della fine dei privilegi della minoranza conservatrice bianca. Indipendentemente da tali tentativi vacui, il crollo definitivo del regime razzista ha sepolto tali nostalgismi, mentre la Rivoluzione cubana va avanti e i Paesi africani cercano la loro via al progresso.AngolaMapaBattaglia di Norton de Matros, 5 ottobre 1975
Vittoria temporanea tattica e strategica dei contro-rivoluzionari. Huambo cadde nelle mani dell’UNITA, ma fu liberata nel 1976. Le forze angolane cercarono di bloccare la città con 3 colonne; l’UNITA aveva “una colonna” e 3 blindati con numerosi consiglieri sudafricani. Si sostenne che il capo dell’UNITA Jonas Savimbi avesse partecipato alla battaglia.
In un primo momento le forze angolane sconfissero i banditi dell’UNITA, distruggendo 1 carro armato. Gli inesperti banditi si dispersero in preda al panico, e solo con molta fatica i consiglieri sudafricani riuscirono a radunarli e infine respingere le forze angolane, che avrebbero perso 100 uomini; sconosciute le perdite dell’UNITA. Il successo dell’UNITA fu temporaneo, l’anno successivo angolani e cubani liberarono Huambo nonostante l’attività controrivoluzionaria nella zona continuasse fino al 1992. L’area sarà una roccaforte dell’UNITA fino al 1995, dove il capo dell’UNITA, Jonas Savimbi, dirigeva le sue forze: considerando lo scarso rendimento del comando dell’UNITA, altra dimostrazione dell’incapacità di Savimbi, la battaglia fu una vittoria dell’UNITA solo grazie ai consiglieri sudafricani.Soldati_cubani_angola_AFP_zps018b45baBattaglia di Quifangondo, 10 novembre 1975
Vittoria strategica, tattica e morale decisiva. Luanda fu salvata, il FNLA fu distrutto, gli invasori sudafricani costretti a ritirarsi. Quando la Repubblica popolare era in pericolo, la battaglia cambiò le sorti della guerra. Una coalizione di 2000 controrivoluzionari del FNLA di Holden Roberto, 1200 soldati zairesi di Mamina Lama, 120 mercenari portoghesi di Santos e Castro e 52 sudafricani di Ben Roos affrontarono 850 angolani e 88 cubani (e non 188 come riportato spesso) e un solo ufficiale sovietico, sotto il comando del generale angolano Ndozi e del cubano Raul Diaz Arguelles.
Le Forze cubane tesero un’imboscata al nemico utilizzando 6 lanciarazzi BM-21, un’arma inaspettata, e il nemico non arrivò nemmeno vicino le posizioni dei cubano-angolani. Fu un massacro, quasi tutti i soldati dell’FNLA furono eliminati da razzi, tiri di mortaio e di armi leggere, i soldati razzisti bianchi li usarono come carne da cannone e solo 5 mercenari portoghesi furono eliminati. 6 jeep e 20 blindati Panhard furono distrutti o abbandonati. I 3 cannoni sudafricani da 140mm non spararono, mentre uno dei 2 cannoni ex-nordcoreani da 130mm dei zairesi esplose alla prima salva uccidendo i soldati addetti; non era stato pulito e riparato. Solo 2 cubani furono feriti e gli angolani ebbero 2 feriti e 1 morto, ucciso mentre era allo scoperto. Anche l’unico sovietico presente su ferito nell’operazione.
Questa importante vittoria, soprannominata dal nemico ‘Strada della Morte’, pose fine alla possibilità del nemico di distruggere i movimenti socialisti africani, e fu probabilmente la battaglia con il maggiore scarto tra vittime, un morto contro 2000 del gruppo controrivoluzionario FNLA noto per i sanguinosi massacri etnici contro la popolazione civile (anche con episodi di cannibalismo).

800px-Battle_of_quifangondoBattaglia di Cabinda, 8-13 novembre 1975
bmVittoria decisiva tattica e strategica. Cabinda fu salvata e lo Zaire capì che una guerra diretta contro l’Angola sarebbe stata assai costosa.
Una forza di 3000 banditi del FLEC, 1000 soldati zairesi e almeno 120 mercenari occidentali (statunitensi, francesi e portoghesi), sotto il comando del capo del FLEC Henrique Tiago e di un anonimo mercenario statunitense (eliminato in azione), contro 1231 combattenti angolani e cubani, sotto il comando del cubano Ramon Espinosa Martin. Nonostante un primo assalto del nemico costringesse gli angolani a ritirarsi, altri due attacchi furono respinti, e gli angolani si ritirarono a Cabinda mentre il nemico finì sui campi minati cubani e sotto il tiro delle mitragliere ZPU-14. Il nemico tentò un assalto diretto alla città, ma subì pesanti perdite e fu costretto a ritirarsi. Almeno 1600 nemici (solo contando le perdite del FLEC) furono eliminati nell’assalto, mentre gli angolani ebbero 30 morti e 50 feriti. La vittoria fu molto importante, perché l’enclave di Cabinda fu salvata dai controrivoluzionari e dai mercenari occidentali, e il governo dello Zaire decise di non rischiare altre azioni aperte contro l’Angola.

Battaglia di Ebo, 23 novembre 1975
Vittoria tattica e morale cubana.
Una squadra di 70 soldati cubani tese un’imboscata da un gruppo armato nemico, usando un lanciarazzi BM-21, mortai, RPG-7 e un cannone da 76mm. I sudafricani e i controrivoluzionari dell’UNITA subirono perdite enormi grazie al terreno difficile, 6 blindati sudafricani Eland furono distrutti e 1 catturato intatto. Il nemico subì 90 caduti. Anche un aereo da ricognizione Bosbok venne abbattuto, con la morte dei 2 piloti sudafricani. Durante la battaglia solo 1 soldato cubano cadde (Juan Tamayo Castro) e altri 5 furono feriti. Il nemico non seppe che fu attaccato da pochi soldati cubani (parlarono di “1300 nemici”). La battaglia fu indicata dal nemico come “dominata dai neri”, pensando ci fossero gli angolani, ma un gran numero di volontari cubani erano di colore.ANGOLA SOLDADOS DO MPLA NO KUITO FOTO FERNANDO RICARDOBattaglia del fiume Niha, 11-12 dicembre 1975
Vittoria tattica e morale del Sud Africa, strategicamente inutile.
Quando la vittoria era ormai assicurata, il nemico cercò la vendetta. Un gruppo di 300 sudafricani con 12 blindati Eland, assieme ad alcuni banditi dell’UNITA, attaccarono postazioni angolano-cubane sul fiume e nel ponte. Vi erano circa 1000 cubani e angolani che non si aspettavano l’attacco. 28 cubani caddero, mentre i sudafricani ebbero 4 morti e 12 feriti. Ma l’ultimo giorno di operazioni 1 elicottero nemico fu abbattuto, eliminando altri 7 sudafricani. Raul Diaz Arguelle, comandante della Battaglia di Quifangondo, fu tra i caduti cubani. Nonostante la perdita di alcune postazioni, il risultato non cambiò e l’operazione del nemico in Angola (Operazione Savannah) fallì perché il governo del MPLA rimase. La propaganda atlantista tentò di sfruttare tale operazione strategicamente insignificante, facendovi anche un film di guerra alla Rambo, sostenendo di aver ucciso centinaia di angolani e cubani.

Massacro di Cassinga, 4 maggio 1978
Fallimento strategico e disastro politico sudafricano.
angolami1720hip2028e29lw5L’esercito sudafricano, nel tentativo di reprimere la lotta della SWAPO in Namibia, ricorse a una serie di bombardamenti e di operazioni nel territorio angolano per distruggerne le basi. Nonostante gli sforzi, non sconfisse la guerriglia, che eluse l’assalto sudafricano. La propaganda atlantista prese l’abitudine si gonfiare il numero dei nemici uccisi. L’attacco più feroce fu il massacro di Cassinga. Il piano delle SADF era uccidere la leadership della SWAPO, nel campo profughi di Cassinga, dove erano rifugiati 3068 civili, protetti da 300 volontari.
Dimo Amaambo, il leader della SWAPO, fu oggetto di un’operazione per ucciderlo da parte di 370 paracadutisti sudafricani con supporto aereo. Soldati e paracadutisti massacrarono i civili, uccidendo 167 donne, 298 bambini e 159 anziani; altre 611 persone furono ferite. I sudafricani subirono 4 morti e 11 feriti. Una colonna cubana di 400 soldati con 4 carri armati, 17 blindati, 7 camion e 9 cannoni cercò di raggiungere Cassinga ma fu bombardato dagli aerei nemici e 17 cubani caddero e altri 68 furono feriti. Un bombardiere sudafricano Buccaneer fu danneggiato da mitragliatici da 14,5mm della contraerea angolana. Nonostante ciò i cubani raggiunsero il campo e il nemico fu costretto a ritirarsi, salvando migliaia di civili.

Battaglia di Cangamba, luglio – agosto 1983
Decisiva vittoria tattica e morale.
6000 banditi dell’UNITA attaccarono Cangamba difesa da 92 cubani e 818 angolani, militari e civili. Fu un lungo assedio, dove alla fine i difensori non avevano più cibo e acqua. Il nemico aveva 60 cannoni, mortai e lanciarazzi, e consiglieri sudafricani. Durante la battaglia un aereo da trasporto An-26 angolano fu distrutto su una piccola pista aerea. Infine grazie a un paio di incursioni delle Forze Speciali cubane dietro le linee nemiche, e l’arrivo di una colonna di rinforzi, il nemico fuggì subendo almeno 2000 morti, mentre i cubani ebbero 18 caduti e poco più gli angolani, compresi i civili. Un recente film cubano descrive la battaglia.

Battaglia di Sumbe, 25 marzo 1984
AngolaCubansVittoria tattica e morale.
3000 banditi dell’UNITA tentarono un secondo attacco, ma questa volta colpendo i civili. A Sumbe c’erano pochi militari ma numerosi civili cubani, sovietici, bulgari, portoghesi e italiani. Vi erano 250 cubani, di cui 175 civili, e 350 angolani, quasi tutti civili. Il nemico pensò di trovare una facile preda, ma i civili si armarono e scavarono le trincee. Grazie anche ai raid di caccia MiG-21 ed elicotteri Mi-8 cubani, il nemico fu respinto subendo almeno 150 morti. 2 soldati cubani caddero assieme a 7 civili, mentre altri 21 civili furono feriti. Gli angolani ebbero 2 caduti e 2 feriti. Un piccolo gruppo di portoghesi, mentre cercava di fuggire dall’assedio fu catturato e ucciso dall’UNITA.

Battaglia del fiume Lomba, 3 settembre – 7 ottobre 1987
Decisiva vittoria strategica, tattica e morale sudafricana.
L’esercito angolano, con 10000 uomini e 150 carri armati, tentò un grande attacco contro l’UNITA, senza il sostegno dei cubani. Il nemico era formato da 8000 banditi dell’UNITA e 4000 soldati del Sud Africa. Il 3 settembre un missile angolano SA-8 abbatteva un ricognitore sudafricano. Il 10 settembre ci fu il primo attacco di 2000 angolani e 6 carri armati T-55 contro 4 Ratel, 16 Casspir e 240 sudafricani assieme ai banditi dell’UNITA. L’attacco fu respinto dall’artiglieria sudafricana, gli angolani persero i 6 carri armati ed ebbero 100 perdite. Tre giorni dopo gli angolani attaccarono di nuovo, 40 mercenari dell’UNITA furono eliminati. I carri armati T-55 affrontarono i Ratel, 5 T-55 furono distrutti insieme a 3 Ratel, e i sudafricani subirono 8 morti e 4 feriti. Tra il 14 e il 23 settembre vi furono altri scontri, gli angolani ebbero 382 perdite, mentre i sudafricani 1 morto e 3 feriti. Ignote le perdite dell’UNITA. Il 3 ottobre il nemico distrusse un lanciamissili SA-9 su un ponte, bloccandolo e altri carri armati T-55 furono distrutti. Ma qui l’UNITA fuggì abbandonando i blindati Ratel, mentre un T-55 distrusse il Ratel del comandante sudafricano tenente Hind, eliminandolo. I sudafricani si ritirarono mentre gli angolani persero altri 2 T-55 e subirono altre 250 perdite, mentre 2 nuovi carri armati sudafricani Oliphant furono distrutti dalle mine. Alla fine gli angolani si ritirarono abbandonando 127 automezzi, molti dei quali impantanati nel terreno, che furono poi distrutti da un raid delle forze aeree cubane per non lasciarli al nemico. La propaganda sudafricana sostenne che 4000 angolani furono uccisi, ma in realtà furono 525, e persero in azione 18 carri armati, 1 blindato e 1 sistema SAM. I sudafricani ebbero 18 morti e 12 feriti, e persero 2 carri armati Oliphant, 4 blindati Ratel e 1 aereo da ricognizione; l’UNITA ebbe 270 morti almeno.DSC01332Battaglia di Cuito Cuanavale, dicembre 1987 – marzo 1988
Vittoria decisiva e definitiva tattica, strategica e morale. Fu la più grande battaglia africana dalla seconda guerra mondiale e fu soprannominata la Stalingrado africana.
Durante la battaglia 1500 cubani, 10000 angolani e 3000 namibiani della SWAPO e sudafricani dell’Umkhonto we Sizwe dell’ANC furono attaccati da 9000 sudafricani e 20000 banditi dell’UNITA. Leader della difesa fu il cubano Leopoldo Cinta Frias, aiutato dai comandanti angolani Mateus Miguel Angelo, soprannominato Vietnam, e Josè Domingues Ngueto. I comandanti sudafricani erano Deon Ferreira e Jan Geldenhuys, mentre i banditi dell’UNITA erano capeggiati da Demostene Amos Chilingutila e Arlindo Pena.
La prima fase della battaglia fu lo scontro aereo. Nell’autunno 1987 il caccia MiG-23 del pilota cubano Eduardo Gonzales Sarria abbatté 1 aereo d’attacco Impala sudafricano e poi 1 caccia Mirage sudafricano. Il 27 settembre, JCC Goden sul suo MiG-23 abbatté 1 Mirage sudafricano, e Alberto Ley Rivas ne abbatté un altro. Anche 1 elicottero Puma sudafricano fu abbattuto da un MiG-23. L’esercito cubano ebbe la superiorità aerea, e gli aerei sudafricani non si fecero vedere più.2013-04-01campbell-mapI sudafricani attaccarono sei volte le difese cubano-angolane:

13 gennaio 1988
Dopo un’ondata di banditi dell’UNITA, l’attacco sudafricano ebbe un successo iniziale, i sudafricani rivendicarono la distruzione di 4 carri armati e 1 blindato angolano-cubani, sebbene non ci fossero mezzi corazzati cubani e angolani sul posto… Le forze angolane erano composte dalle 21.ma e 51.ma Brigata. I sudafricani persero 2 blindati Ratel prima che MiG-21 e MiG-23 cubani distruggessero la colonna nemica. 7 carri armati Oliphant, alcuni blindati Eland e cannoni dei sudafricani furono distrutti. La 21.ma Brigata riprese le trincee occupate dall’UNITA.
Il 16 gennaio un raid aereo cubano colpiva un gruppo sudafricano, e il 21 gennaio il MiG-23 di Charlos R. Perez fu abbattuto dall’UNITA.

14 febbraio 1988
40 carri armati Oliphant e 100 blindati Casspir e Ratel sudafricani attaccarono la 59.ma Brigata angolana. I cubani raccolsero tutti i carri armati a disposizione per fermare l’assalto nemico: 14 carri armati T-54 e 1 carro armato T-55 del gruppo del comandante cubano Betancourt, ma solo 7 carri armati T-54 si scontrarono con il nemico; 6 furono distrutti e i cubani ebbero 14 caduti, ma il nemico di ritirò avendo perso 10 Oliphant e 4 Ratel. La battaglia dimostrò la superiorità del T-54 sui carri armati sudafricani Oliphant. L’azione dei carri armati cubani spinse l’UNITA ad abbandonare le trincee prese.
Il 15 febbraio il MiG-23 di John Rodriguez fu abbattuto dall’UNITA e Rodriguez fu ucciso.

Capitano John Rodriguez Gonzalez

Capitano John Rodriguez Gonzalez

19 febbraio 1988
25.ma e 59.ma Brigata angolane respinsero l’attacco dei sudafricani, che persero 1 Ratel, 1 Oliphant e 3 soldati. 1 caccia Mirage sudafricano fu abbattuto da un missile antiaereo portatile Strela-3 e da uno ZSU-23-4 Shilka cubano. Il pilota fu ucciso.

25 febbraio 1988
I sudafricani attaccarono, ma furono fermati dall’artiglieria e dai carri armati interrati degli angolano-cubani, perdendo 2 Ratel e 2 Oliphant, mentre altri 4 Oliphant e 1 Ratel furono gravemente danneggiati. La South African Air Force provò per l’ultima volta a riconquistare la superiorità aerea con una grande agguato dei Mirage contro 3 MiG-23 cubani, ma senza risultati.

29 febbraio 1988
Per la quinta volta i sudafricani attaccarono gli angolani, venendo respinti e subendo 20 morti e 59 feriti.

17 marzo, Ernesto Chavez sul suo MiG-23 veniva abbattuto e ucciso da un cannone antiaereo Ystervark da 20mm sudafricano. Fu l’unica vittoria della difesa antiaerea sudafricana. Il 19 marzo nel corso di una ricognizione il Mirage di Willie Van Coppenhagen fu abbattuto e il pilota ucciso.

23 marzo 1988
Sesto e ultimo attacco dei sudafricani; fu un disastro, il “disastro di Tumpo”.
L’UNITA subì una carneficina e i sudafricani ebbero 1 carro armato Oliphant distrutto, 2 danneggiati e altri 3 catturati dalle forze angolano-cubane. Almeno un carro armato Oliphant finì in Unione Sovietica. Con questo fallimento, il regime sudafricano si ritirò da Angola e Namibia, e pose fine agli aiuti ai terroristi controrivoluzionari dell’UNITA.1619414887671A Cuito 900 tra angolani, namibiani e sudafricani dell’ANC caddero e i cubani ebbero 39 caduti e persero 6 carri armati e 4 MiG. L’UNITA perse 6000 banditi negli assalti ad ondata umana contro le fortificazioni angolane. I sudafricani li usarono come carne da cannone. I sudafricani persero 715 effettivi, tra morti e dispersi, oltre a 24 carri armati, 21 blindati, 24 cannoni G-5, 6 cannoni semoventi G-6, 7 aerei e 7 droni.

Angola_unita_ENGBattaglia di Tchipa, 4 maggio – 27 giugno 1988
L’offensiva delle forze cubano-angolane e dello SWAPO al confine con la Namibia fu una decisiva vittoria morale e tattica, grazie alla superiorità totale dell’aeronautica cubana.

4 maggio: prima imboscata
La prima operazione iniziò quando un gruppo di 60 cubani e 21 namibiani del battaglione esplorativo Tiger attaccò la 2.da Compagnia del 101.mo Battaglione della SWATF. Il nemico fuggì senza opporre resistenza, dopo aver avuto 30 morti e 1 prigioniero, 5 veicoli distrutti e 1 Casspir catturato. I resti della colonna furono distrutti da un MiG-23 sulla strada per Lubango.

22 maggio: seconda imboscata
Un gruppo di cubani e namibiani della SWAPO tese un’imboscata al 32.mo battaglione Buffal. 2 cubani caddero ma l’attacco dei MiG-23 costrinse il nemico a ritirarsi. Il giorno successivo i sudafricani subirono un’imboscata e persero 3 veicoli Unimog, catturati intatti, ma altri 4 cubani caddero.

27 giugno: terza imboscata
Ultima azione della guerra. Un gruppo di namibiani e cubani formato da 30 effettivi del 5° Battaglione delle forze speciali cubane, con 3 blindati BMP-1, attaccò il 61.mo battaglione meccanizzato sudafricano, formata da 70 uomini e 8 veicoli Ratel. BMP-1 e RPG-7 spararono insieme distruggendo 4 Ratel. Il nemico fuggì dopo aver subito 20 morti, abbandonando 1 Ratel intatto che fu catturato. Una seconda colonna del nemico di rinforzo fu bombardata e distrutta dai MiG-23 cubani.
Bombardamento di Caluenque. Lo stesso giorno 11 MiG-23 cubani bombardarono la base sudafricana di Caluenque, illegalmente occupata. I sudafricani subirono 50 morti e un centinaio di feriti.033Battaglia di Huambo 9 gennaio – 7 marzo 1993
Vittoria morale e tattica, fallimento strategico. L’UNITA aveva ancora 20000 armati sotto il comando di Demostene Amos Chilingutila e di Jonas Savimbi, capo del gruppo terroristico. Tale forza si ammassò vicino Huambo, base principale dell’UNITA. Le forze angolane effettuarono un massiccio attacco al comando di Joao de Matos e Francisco Iginio Cameiro. Dopo mesi di scontri gli angolani eliminarono 15000 terroristi dell’UNITA e Savimbi fuggì, perseguendo una campagna terroristica fino alla morte, avvenuta il 22 febbraio 2002. Dopo di ché la guerra si concluse definitivamente.

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Le Mistral sul Nilo con il petrolio saudita

Alessandro Lattanzio, 24/9/2015BPC_russe_DCNS_Il presidente francese Francois Hollande e il presidente egiziano Abdelfatah al-Sisi hanno concordato l’acquisizione dall’Egitto delle due navi classe Mistral destinate alla Federazione russa. “Il presidente della Repubblica ha parlato con il Presidente al-Sisi, convenendo sul principio e le condizioni di acquisto delle due navi di proiezione e comando della classe Mistral dall’Egitto. L’Egitto è uno Stato amico della Russia, per cui se Parigi e Cairo raggiungono l’accordo per l’acquisizione di queste navi, Mosca difficilmente si opporrà“. L’Egitto valuta anche l’acquisto di 2 corvette classe Gowind dalla Francia, ad ha ricevuto i primi 3 aerei da caccia Rafale cinque mesi dopo che Cairo aveva firmato un accordo da 6,7 miliardi di dollari per l’acquisto di 24 Rafale, di 1 fregata FREMM e di 4 corvette Gowind, e di missili a corto e medio raggio. “Secondo Hervé Guillou, CEO del gruppo francese DCNS, l’Egitto negozia con l’approvazione della Russia la cessione del contratto sulle due navi d’assalto anfibio classe Mistral, Vladivostok e Sevastopol, alla Marina egiziana. La soluzione negoziata dal Generale Sadiqi Subhi consentirà all’Egitto, secondo Guillou, di andare avanti sul dossier Mistral che avvelena le relazioni russo-francesi. Ignoriamo il contenuto dell’accordo finanziario tra Cairo e Mosca, ma gli esperti parlano di un aiuto militare combinato all’incremento commerciale tra le due capitali“. Difatti, Russia ed Egitto hanno firmato un accordo sulla fornitura di 50 elicotteri Ka-52 Alligator, e Mosca non esclude la consegna della versione navalizzata di questi elicotteri, progettata per le Mistral, “È stato firmato un accordo sulla fornitura di 50 elicotteri Ka-52. Se lo ritiene necessario la parte egiziana, verrà fornita la versione navale degli elicotteri“. La Marina russa dovrebbe ricevere i primi elicotteri navali Kamov Ka-52K (Katran) nel 2017-2018, in precedenza destinati ad essere imbarcati sulle due portaelicotteri Mistral russe.
Per contratto la Russia poteva smantellare le apparecchiature sensibili delle Mistral, se venissero vendute a Paesi diversi da India o Egitto. “Quando l’Egitto è apparso un potenziale acquirente delle due LHD Mistral francesi, il governo russo avrebbe indicato che se lo Stato nordafricano dovesse acquisirle, l’equipaggiamento russo installato a bordo (sistemi di informazione e controllo del combattimento, sistemi di controllo del tiro dei missili e dei complessi di artiglieria, modulo di controllo dell’atterraggio degli elicotteri) rimarrebbe a bordo, dopo aver già affermato che questa apparecchiatura sarebbe stata rimossa. Lo stesso vale per l’India, essendo entrambi i Paesi mercati degli armamenti russi”. L’interesse egiziano ad acquisire le due navi di fabbricazione francese sarebbe emerso quando il presidente francese François Hollande partecipò all’inaugurazione dell’ampliamento del Canale di Suez, nella città portuale egiziana di Ismailia. Il finanziamento dell’acquisto dall’Egitto potrebbe provenire dai sauditi, “Articoli indicano che l’Arabia Saudita potrebbe finanziare l’acquisto delle navi dall’Egitto, per sfruttarne le marina militare quale proiezione regionale”.
Arabia Saudita che inizia ad avere seri problemi, oltre allo Yemen. Le riserve continuano a ridursi e il deficit di bilancio saudita supererà i 107 miliardi di dollari; e quest’anno i ricavi del petrolio sempre più bassi danneggiano l’economia. Il petrolio rappresenta il 90% delle entrate del governo, ma quest’anno sarà solo dell’81%, e il governo potrebbe valutare la rimozione dei sussidi sulla benzina, che costa 16 centesimi al litro. Inoltre, secondo l’OPEC i prezzi del petrolio aumenteranno di 5 dollari all’anno, arrivando a 80 dollari nel 2020.Clipfedjob2Fonti:
Defense Industry Daily
Russia Insider
South Front
TASS

Portaerei contro missili balistici antinave? (II)

Valentin Vasilescu Reseau International 31 agosto 201525_72972_9ed9f5df72c5b8bAbbiamo visto nel precedente articolo che la Cina dispone del missile balistico DF-21D per affrontare le portaerei degli Stati Uniti. Dispone inoltre di sottomarini a propulsione nucleare della classe Tipo 092 dotata di 12 MRBM nucleari JL-1. Il missile JL-1 ha stessi dimensione e peso del missile balistico antinave DF-21D (14,7 t). Un’altra classe di sottomarini cinese, i Tipo 094, è dotata di 12 missili balistici intercontinentale nucleari JL-2,che possono essere facilmente sostituiti da missili a testate convenzionali come il DF-21D. La Cina ha anche 12 sottomarini d’attacco convenzionali classe Kilo e altri 17 classe Tipo 035 (basati sui progetti del Kilo), che possono lanciare 6 missili. In una situazione di crisi, tutti i sottomarini vengono dispiegati a 2000-5000 km a est degli arcipelaghi del Giappone e delle Filippine. Nell’aprile 2006, la Cina mise in orbita 36 satelliti militari ELINT della famiglia Yaogan, che rilevano e individuano a 3000 km le frequenze dei radar e le comunicazioni militari navali. Questi satelliti sono equipaggiati con sensori ottici e di radar per la sorveglianza marittima. Il loro obiettivo è monitorare costantemente i movimenti delle navi della Marina degli Stati Uniti nel Pacifico e allertare il centro di comando della Marina cinese in caso di invasione.
Il principio dell’impiego dei missili antinave è semplice: quando il gruppo di spedizione di scorta alle portaerei degli Stati Uniti entra a portata dei missili del sottomarino, questi registra le coordinate GPS del gruppo e vi lancia una salva di missili 2-4 che cadono entro un raggio di 7 km dall’ultima posizione della portaerei. I sistemi di guida dei missili ricevono, durante la fase di discesa, le ultime correzioni dai velivoli senza pilota “stealth” cinesi Aquila Divina e dai radar BTH (Beyond The Horizon). La velocità di rientro nell’atmosfera del missile è di 12000 km/h, passando dalla quota di 80-100000 m alla portaerei in circa 3 minuti, superando i tempi di reazione degli attuali sistemi di difesa aerea delle portaerei. Il grande dilemma nella difesa della portaerei riguarda il modo in cui le navi di scorta vengono schierate per proteggerla. Finora vengono raggruppate a poche decine di chilometri dalla portaerei. Ma per colpire il missile balistico con il missile antibalistico SM-3, il missile attaccante dev’essere colpito in volo (a metà rotta) e non durante la discesa. Perciò la maggior parte dei cacciatorpediniere ed incrociatori AEGIS va posizionata in modo sfalsato e su più allineamenti, a 500-900 km dalla portaerei. Ma anche qui c’è un problema dato che la gittata dell’SM-3 è di 500 km; se il sottomarino lanciamissili balistici antinave è al di fuori della linea che va dall’incrociatore o cacciatorpediniere AEGIS alla portaerei, è praticamente impossibile intercettare i missili balistici.china_antiship_ballistic_1210-deA-copyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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