Unità di mobilitazione popolari: istituzione, guerra allo SIIL e ruolo nel futuro dell’Iraq

South FrontNel giugno 2014, il cosiddetto Stato islamico (SIIL) occupava circa un terzo del territorio iracheno, tra cui la seconda città più grande dell’Iraq, Mosul. Ciò significava che gli islamisti erano vicini a catturare Baghdad e imporre la propria autorità su tutto l’Iraq. A quel punto il governo iracheno riconobbe il reale pericolo della situazione e iniziò a creare unità militari per liberare il Paese dallo SIIL. Le Unità di mobilitazione popolare (PMU) hanno svolto un ruolo decisivo in questo processo. Le PMU (Hashd al-Shabi) sono forze pro-governative che operano sotto la guida formale dell’esercito iracheno e sono costituite da circa 70 fazioni, formatisi su direttiva delle autorità religiose irachene, dopo che lo SIIL occupò ampi territori in diverse province a nord di Baghdad, nel 2014.

Storia della creazione
Uno dei fattori politici interni che portarono all’apparizione delle PMU in Iraq fu il fallimento dello Stato nella sicurezza nazionale, in controtendenza con l’aumento dell’influenza dello SIIL. La caduta di Mosul causata dalla corruzione e dell’incapacità dell’esercito iracheno di svolgere i compiti chiave, portò l’allora Premier Maliqi a perdere fiducia nelle forze armate. Secondo l’ex-Ministro degli Interni Muhamad al-Ghaban, “Le PMU sono un’esperienza unica, di successo e necessaria prodotta dal periodo“. Le milizie leali sciite, contrariamente alle unità multietniche dalla dubbia affidabilità, si rivelarono molto più efficaci nel ripristinare l’ordine. Il 15 giugno 2014, il capo della Shia irachena, l’ayatollah Ali al-Husayni al-Sistani, emise una fatwa che invocava la lotta contro lo SIIL e la creazione delle PMU. Bisogna notare che Sistani non limitò la fatwa all’Iraq, ma insistette nel caratterizzare le forze di mobilitazione nazionali come istituzione nazionale dalla partecipazione di tutti i gruppi etnici, religiosi e sociali.Composizione
Il nucleo delle PMU sono le formazioni sciite armate irachene come Organizzazione Badr, Asayb ahl al-Haq, Qataib Hezbollah, Qataib Sayid al-Shuhada, Haraqat Hezbollah al-Nujaba, Qataib al-Imam Ali e Qataib Jund al-Imam. Queste unità collaborano con alcune tribù sunnite nelle province di Salahudin, Niniwa e Anbar occupate dallo SIIL. Inoltre, le PMU comprendono unità costituite da cristiani, turcomanni, curdi e yazidi.
Organizzazione Badr. Questa formazione fu creata nel 2003 dalle Brigate Badr, l’organizzazione paramilitare del partito islamico sciita “Consiglio Supremo Islamico dell’Iraq” (ISCI). Il suo leader è Hadi al-Amiri. Al momento non è solo un’organizzazione militare ma anche un partito politico con 22 seggi nel parlamento iracheno. Le sue unità militari radunano 10-15 mila soldati. Le sue unità sono state viste in ogni operazione delle PMU contro lo SIIL.
Asayb ahl al-Haq (Lega dei Giusti). Questo gruppo fu formato nel 2006 ed è strettamente legato ad Hezbollah libanese. La sua ideologia supporta la linea ufficiale del leader iraniano Ayatollah Khamenei. Il suo capo è Qays al-Qazali. Dal 2016 ha circa 10 mila soldati. La sua subunità, Brigata Haydar al-Qarar, opera in Siria.
Qataib Hezbollah (battaglioni del Partito di Dio). Questa organizzazione fu costituita nel 2003 per resistere all’invasione statunitense dell’Iraq. Guidata da Abu Mahdi al-Muhandis, ha 30 mila soldati. I suoi combattenti sostengono anche le forze governative in Siria.
Qataib Sayid al-Shuhada (Battaglione del Principe dei Martiri). Milizia militare sciita irachena. Formata nel 2013 per difendere “i luoghi santi sciiti in tutto il mondo” e preservare l’unità del Paese. Guidata da Abu Mustafa al-Shaybani già aderente al Consiglio supremo islamico dell’Iraq. Queste unità combattono anche in Siria a sostegno del governo, soprattutto nella provincia di Damasco. Nessuna informazione sul numero di effettivi.
Haraqat Hezbollah al-Nujaba (Movimento del Partito dei Fratelli di Dio). Formato nel 2013 in risposta alla guerra in Siria e alla contestazione alla leadership di Asayb ahl al-Haq. I due gruppi mantengono ancora stretti legami e spesso cooperano sul campo di battaglia. Guidato da Shayq Aqram al-Qabi, la cui ideologia è coerente con quella di Ayatollah Khamenei. Nessuna informazione sugli effettivi. Questa unità opera anche in Siria.
Qataib al-Imam Ali (Battaglioni dell’Imam Ali). Ramo armato del movimento islamico iracheno. Formato nel giugno 2014 in risposta all’aggressività dello SIIL. Guidato da Shibil al-Zayd che precedentemente combatté nell’esercito del Mahdi di Muqtada al-Sadr. La sua caratteristica distintiva è un’unità formata dai cristiani, i Battaglioni dello Spirito di Dio e Gesù Figlio di Maria. Nessun dato sugli effettivi. Le sue unità hanno partecipato alla liberazione di Tadmur, e alle battaglie di Tiqrit e Mosul.
Qataib Jund al-Imam (Battaglioni dei Soldati dell’Imam). Il suo leader “Abu Jafar” Ahmad al-Asadi è il segretario stampa delle PMU. La sua ideologia è coerente con quella di Khamenei. Nessun dato sugli effettivi. Le sue unità parteciparono alla liberazione di Baiji (2014-15).
Secondo diverse stime, le PMU contano 60-90 mila effettivi. La riserva della mobilitazione nazionale sul territorio iracheno arriva a 3 milioni, comprese le donne. Le forze di mobilitazione nazionali includono anche unità di supporto (genieri, medici, logistica, media). La maggior parte dei combattenti delle PMU ha significativa esperienza in combattimento accumulata durante l’invasione statunitense dell’Iraq. Le PMU sono dirette da Falih al-Fayad, il cui vice e comandante militare è Abu Mahdi al-Muhandis, ingegnere. Per quanto riguarda l’aspetto militare, le PMU sono subordinate all’esercito iracheno e all’autorità esecutiva. Va anche aggiunto che le PMU hanno diversi uffici a Baghdad e Najaf. Il governo iracheno sostiene le PMU militarmente e finanziariamente. Il suo budget è di circa 1,16 miliardi di sterline iracheni. La popolazione irachena versa grandi contributi finanziari per le PMU. Armi e munizioni provengono principalmente dall’Iran. Il governo dell’Iran, Hezbollah e l’Esercito arabo siriano hanno inviato gli ufficiali più qualificati presso le PMU per aumentarne l’efficienza.

Armi ed equipaggiamenti
Le PMU hanno numerosi blindati sovietici forniti dall’esercito iracheno, e anche molti blindati riparati e revisionati. Blindati forniti dall’Iran (come BMP-1, carri armati T-55 e T-72 e loro copie) si trovano nelle PMU. Inoltre, nelle PMU sono stati visti blindati degli Stati Uniti (M1 Abrams, M113, Humvee, MRAP). Le PMU producono e utilizzano notevolmente razzi e munizioni improvvisate e svolgono anche importanti preparativi ingegneristici sul campo di battaglia, tra cui superamento di fiumi, fortificazioni e piste aeree.Operazioni
Dalla creazione, le PMU hanno condotto numerose operazioni difensive e offensive contro lo SIIL. Il primo grande successo fu la fine del blocco di Amirli, nella provincia di Salahudin, nel giugno-agosto 2014. Le unità turcomanne e dell’Asayb Ahl al-Haq vi si distinsero particolarmente. Nell’ottobre-dicembre 2014, le PMU liberarono Dhuluiya e Jurf al-Saqar. Nel novembre 2014 fu lanciata l’operazione per liberare la capitale della provincia di Anbar Ramadi, portando a una vittoria decisiva delle Forze di mobilitazione popolare e dell’esercito iracheno. Gli islamisti uccisero brutalmente oltre 1200 abitanti, i cui corpi furono ritrovati in città e nella periferia. Questa vittoria ebbe un grande impatto psicologico rivelando il vero volto degli aderenti al “vero Islam”. L’operazione per liberare Baiji avvenne tra dicembre 2014 e ottobre 2015. La città ospitava una grande raffineria di petrolio e anche una fabbrica di materiali da costruzione. Parteciparono a questa battaglia Asayb Ahl al-Haq, Qataib Hezbollah, organizzazione Badr e altri. La strada che collega Baiji a Baghdad fu liberata dalle forze governative permettendogli di utilizzare la città come trampolino per l’offensiva su Mosul. La battaglia per la capitale della provincia di Salahudin, Tiqrit, si svolse nel marzo-aprile 2015, con il sostegno delle PMU. Questa operazione vide la partecipazione di Asayb ahl al-Haq, Qataib al-Imam Ali, Qataib Sayid al-Shuhada, subunità dell’organizzazione Badr, formazioni turcomanne (16.ma Brigata) e la milizia sunnita dei Martiri di Salahudin (5000 combattenti). All’inizio di marzo 2016, l’operazione Imam Ali al-Hadi fu avviata per liberare Samara nella provincia di Salahudin. Tutte le unità PMU parteciparono sostenendo la polizia federale e l’esercito iracheno. Questa operazione ebbe diversi obiettivi: liberare le province di Baghdad e Salahudin, assicurare l’accesso alle tombe dei due imam militari, circondare la provincia di Anbar e liberare Samara. Il 23 maggio 2016, il Primo ministro iracheno Haydar al-Abadi annunciò l’Operazione Distruzione del Terrorismo per liberare Faluja. Questa operazione vide la partecipazione di esercito iracheno, polizia federale, Divisione d’oro, unità delle PMU e milizie locali. La partecipazione delle PMU fu limitata a combattere i terroristi dello SIIL nella periferia di Faluja e sull’isola Qaldiya. La città fu liberata il 26 giugno. È possibile che il successo più importante delle PMU sia il contributo alla liberazione di Mosul, iniziata il 17 ottobre 2016. Le PMU non parteciparono direttamente all’assalto, ma svolsero un ruolo importante assediando la città da Tal Afar. Queste operazioni interruppero la via di ritirata ai terroristi dello SIIL verso la Siria e bloccarono eventuali rinforzi dalla Siria. Mosul è ora sottoposta al controllo delle forze governative, ma l’operazione continua poiché non tutti i terroristi sono stati eliminati. Inoltre, le PMU lanciarono un’azione per raggiungere il confine con la Siria, ad ovest di Tal Afar. I combattenti delle PMU liberarono una vasta area, tra cui al-Baj, al-Qayruan e Hatar, e arrivarono al confine con la Siria. Controllando una parte del confine siriano-iracheno, le PMU hanno nuovamente confermato un ruolo importante nell’operazione anti-SIIL in Siria e Iraq creando un punto d’appoggio per ulteriori operazioni nella zona di confine. Le PMU svolgono anche un importante ruolo umanitario, impiegando propri volontari per raccogliere contributi, distribuire aiuti umanitari e fornire assistenza medica ai civili costretti a lasciare le case per i combattimenti. Le PMU hanno drammaticamente trasformato il campo di battaglia poiché hanno minato la presa dello SIIL. Possono concentrare rapidamente un gran numero di truppe in un determinato settore e schierare unità senza la necessità di coordinarsi con gli uffici al vertice. Va anche notata la componente mediatica delle operazioni delle PMU, che utilizzano un’arma propria dello SIIL contro di esso. I media sono utilizzati per organizzare la copertura obiettiva delle operazioni badando alle critiche dal pubblico.Ruolo nella futura vita politica dell’Iraq
La liberazione di Mosul, le sconfitte militari dello SIIL in Siria e la morte annunciata del suo capo, hanno posto una nuova domanda all’ordine del giorno: chi governerà l’Iraq. I media occidentali diffondono informazioni sui sunniti iracheni che preparano una nuova insurrezione. Tariqat Naqshbandi, Brigate rivoluzionarie del 1920 e baathisti della città di Quija, nella provincia di Qirquq, hanno dichiarato l’intento di combattere contro l’attuale governo iracheno dopo che lo SIIL sarà distrutto. L’Esercito dell’Ordine dei Naqshbandi, ramo armato dell’ordine sufi Tariqat Naqshbandi. Secondo alcune stime, per dimensione ed influenza è secondo solo allo SIIL. Ha circa 5 mila combattenti e guidò la guerra contro le forze statunitensi e le forze governative irachene. Nel giugno 2014 partecipò all’assalto di Mosul con lo SIIL. Il suo capo Izat Ibrahim al-Duri, fu vicepresidente del Consiglio dei Comandanti Rivoluzionari dell’Iraq tra il 1979 e il 2003, e fu uno massimi funzionari di Sadam Husayn ricercato dagli Stati Uniti. Quindi la sconfitta dello SIIL gli sarà di vantaggio, in quanto eliminerà il principale concorrente e, inoltre, dopo il terrore dello SIIL, qualunque altro gruppo sembrerà più attraente ai sunniti. Inoltre, con la sconfitta dello SIIL, al-Qaida potrebbe reinventarsi, anche se sembra improbabile. Il crollo dello SIIL potrebbe mostrare agli islamisti che la strategia di al-Qaida di creare un califfato solo nella fase finale della jihad, quando l’intera popolazione già condivide in modo incondizionato l’ideologia jihadista, è più produttivo di un califfato creato con la violenza. Tuttavia, al-Qaida attualmente non gioca il ruolo nel mondo dell’Islam radicale che ebbe 10-15 anni prima. Non va altresì dimenticato lo SIIL. La soppressione fisica dello SIIL e le celebrazioni della Shia non avranno effetti positivi su fasce sunnite irachene e siriane. Non si possono escludere nuovi gruppi terroristici sunniti. Dall’inizio della battaglia di Mosul, i terroristi dello SIIL poterono effettuare diversi attacchi terroristici sanguinosi in varie parti dell’Iraq, tra cui Qirquq, Tiqrit, Samara e Baghdad. Con il passaggio alla guerriglia dopo la sconfitta militare in Iraq e Siria, ci si può aspettare altro e sarà difficile determinare chi, radicali sunniti o superstiti dello SIIL, vi sia dietro. Si può trarre la conclusione dal caos in Medio Oriente che le politiche statunitensi hanno completamente fallito. Ma sarebbe errato. Gli Stati Uniti continueranno ad esercitare un’influenza notevole sui processi politici. Se si dovesse lasciare tutto così com’è, l’Iran riempirebbe il vuoto creato usando le milizie sciite esistenti in Libano, Siria e Iraq. Ciò minaccia le posizioni di Paesi come Israele e Giordania. Le relazioni tra i curdi iracheni e il governo sono complesse. Il Kurdistan iracheno è un’entità autonoma con amministrazione, economia, polizia ed esercito propri. Inoltre, il 25 settembre 2017 è previsto un referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno, che non può che creare tensioni con il governo federale dell’Iraq e le minoranze che vivono nel territorio curdo (turcomanni, arabi). Le relazioni arabo-curde sono peggiorate dal ricordo delle repressioni di Sadam Husayn durante la guerra Iran-Iraq e dal sostegno attivo ai curdi degli Stati Uniti durante l’occupazione dell’Iraq.
Sul futuro delle PMU vi sono diverse sfumature. Le PMU non hanno un unico leader politico perché sono un’entità militarizzata. Vi sono attriti attuali e potenziali nelle PMU per via della concorrenza fra tre fazioni: Khamenei, Ali al-Sistani e Muqtada al-Sadr. La fazione Khamenei comprende diverse realtà relativamente piccole formate dall’Iran. I suoi leader sono orgogliosi di questa affiliazione, sottolineando la loro obbedienza religiosa a Khamenei. Questi gruppi includono, ad esempio, Saraya Qurasani e Qataib Abu Fadhl al-Abas. Questa fazione promuove gli interessi iraniani in Siria e protegge le frontiere dell’Iran. Queste formazioni militarizzate sono partiti politicamente interamente formati o lo diventano in previsione delle previste elezioni provinciali e parlamentari del 2018. Questi gruppi sono vicini all’ex-premier Maliqi, che li convinse ad aderire alla coalizione del Dominio del Diritto durante le elezioni parlamentari del 2014. Sebbene inizialmente formatesi come organizzazioni militari, queste formazioni sono diventate veri partiti politici sotto la guida dell’ex-premier. La seconda fazione delle PMU comprende diverse formazioni militari che hanno giurato fedeltà al leader supremo della Shia irachena Ayatollah Sistani, e i cui interessi non sono politici. Sono state formate esclusivamente dalla fatwa di Sistani per proteggere i luoghi santi e liberare l’Iraq dallo SIIL. Nel 2014, c’era la minaccia reale che lo SIIL potesse distruggere i luoghi santi della Shia a Baghdad e in altre province. Le formazioni principali di questa fazione sono Saraya al-Ataba al-Abasiya, Saraya al-Ataba al-Husayniya, Saraya al-Ataba al-Alawiya e Liwa Ali al-Aqbar. Ognuno di questi nomi corrisponde a una delle quattro moschee sacre di Qadhimi, Qarbala e Najaf. Secondo alcuni leader e aderenti di questi gruppi, saranno sciolti non appena la minaccia dello SIIL sparirà. Questa concezione si basa sulla fatwa di Sistani emessa in risposta a una minaccia specifica e avente carattere temporaneo. La loro missione fondamentale è proteggere le zone sciite e obbedire agli ordini di Sistani. Significa che i gruppi di questa fazione potrebbero essere sciolti o integrati nei militari iracheni. I Reggimenti della pace (Saraj al-Salam) furono formati dal leader radicale della Shia Muqtada al-Sadr subito dopo il massacro islamista nel 2014 di Camp Speicher. Ciò consistette nel rinominare l’esercito del Mahdi sciolto nel 2008, ma che mantenne il nucleo dei comandanti e specialisti, facilmente rimobilitati quando Sadr ebbe maggiore esperienza lavorando con le formazioni militarizzate di altri leader. Secondo alcune stime, Saraj al-Salam potrebbero mobilitare rapidamente fino a 100000 uomini. Secondo i leader della fazione, il suo potere non è limitato dal numero di volontari ma dalla carenza di risorse, in particolare denaro e attrezzature militari. Questo perché, a differenza delle altre fazioni, il gruppo di Muqtada al-Sadr è in gran parte escluso dai finanziamenti iraniani. Il movimento e il suo carattere semi-militare sono popolari in Iraq per le sue attività prima dell’invasione statunitense nel 2003. A differenza di altri partiti e gruppi militari, i sadristi non facevano parte dell’élite tornata in Iraq dopo l’invasione degli Stati Uniti. Il movimento fu creato da comuni cittadini e non da élite. Sadr tracciò il proprio percorso, con disappunto dei leader iraniani che finanziarono l’esercito del Mahdi nel 2003-10. Oggi Sadr e le sue formazioni militarizzate hanno una forte posizione pro-nazionale, respingono la politica di Khamenei e sono contro la presenza di truppe straniere in Iraq. Questa posizione ha introdotto confusione sul ruolo dei Saraj al-Salam nelle PMU. Di tanto in tanto, i sostenitori di Sadr sostengono di far parte delle PMU, ma in altri casi affermano il contrario. Ciò è in parte dovuto al fatto di non riconoscere la fazione di Khamenei come parte delle PMU e dal rifiuto ancora maggiore dell’influenza iraniana e dell’ex-premier Maliqi in Iraq. Tuttavia, questa fazione trova utile dichiararsi parte delle PMU per la loro popolarità tra gli iracheni.Questioni contese nelle PMU
Coinvolgimento negli affari siriani. La fazione di Khamenei rimane vicina all’Iran e favorisce l’aiuto al governo di Assad. Molti di questi gruppi, in particolare il nucleo delle sette formazioni militarizzate, sostengono ancora il legittimo governo della Siria e sono pronti a contribuire a difendere Damasco. Ma i sostenitori di Sistani e di Sadr erano contrari a farsi coinvolgere. Sadr ha anche criticato Hasan Nasrallah ed Hezbollah per il loro coinvolgimento ufficiale in Siria nel 2014, sostenendo che movimenti e partiti sciiti dovrebbero rispettare le proprie giurisdizioni e non complicarsi la politica intervenendo negli affari di altri Paesi. Ha anche criticato i miliziani sciiti iracheni per la loro presenza in Siria. Inoltre, molti dei comandanti delle unità di Sistani sono più preoccupati di proteggere il territorio sciita e i luoghi sacri in Iraq che d’intervenire in Siria. L’integrazione delle PMU nelle istituzioni di sicurezza irachene è un’altra questione controversa. La fazione di Khamenei è preoccupata di essere integrata nell’esercito e nella polizia iracheni, dato che sono ancora troppo deboli. Da parte loro, la maggior parte dei gruppi legati a Sistani e Sadr ha espresso disponibilità ad integrarsi nelle istituzioni statali o addirittura sciogliere le proprie formazioni militari. Se le PMU saranno integrate nelle forze armate o conservate come ramo distinto delle forze armate, ciò avrà conseguenze non solo per la sicurezza dell’Iraq ma anche in politica. Se il primo ministro Abadi può integrare in modo efficace e indolore le PMU nei militari iracheni, sarà un argomento convincente a favore della sua leadership. Ma il fatto che Abadi impedisse alle PMU di partecipare all’assalto a Mosul inviandole in un fronte secondario, anche se l’esercito iracheno mostrava debolezze, e le PMU avrebbe potuto essere utilizzate in modo efficace lungo l’asse dell’avanzata, dimostra che continueranno ad avere un ruolo decisivo influenzando l’equilibrio del potere politico in Iraq. Così l’anno prossimo, le PMU diverranno inevitabilmente uno strumento politico utilizzato da tutte le parti per prendere il potere in Iraq.Conclusioni
Le PMU possono essere considerate una delle più grandi organizzazioni militari e civili del Medio Oriente. Sono il centro probabile e desiderabile del potere politico in Iraq. Le PMU uniscono numerose formazioni armate sunnite, sciite, cristiane, yazidi, turcomanne e curde, il che significa che malgrado i disaccordi interni, costituiscono una piattaforma per il dialogo su questioni militari e politiche e anche una garanzia contro le minacce esterne dell’islamismo. Attualmente, solo le PMU hanno l’esperienza per condurre operazioni militari, lavorare con la popolazione locale e assicurare una copertura obiettiva mediatica. La maggior parte degli iracheni ordinari crede che le PMU debbano avere un futuro politico, perché hanno spezzato lo SIIL in Iraq e sono pronte ad aiutare la Siria. Affinché l’Iraq possa affrontare i propri problemi, dovrebbe rafforzare le istituzioni locali e federali per combattere i terroristi e raggiungere un’intesa tra le comunità etno-religiose. Solo allora l’Iraq potrà tradurre le vittorie militari in dividendi politici a lungo termine e garantire pace e stabilità nella regione.

Falih al-Fayad e Bashar al-Assad

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Iraq, le operazioni per la Liberazione di Mosul

Alessandro Lattanzio, 9/7/2017Il 29 giugno 2016, l’Esercito e gli elicotteri Mi-35 Hind dell’Aeronautica iracheni respingevano l’attacco del SIIL a sud di Falluja, eliminando presso Amuriya, a 23 chilometri a sud di Falluja, oltre 450 veicoli e 750 terroristi del SIIL. Il portavoce delle operazioni Colonnello Yahya Rasul, aveva confermato “la morte di centinaia di miliziani del SIIL e la distruzione di 200-500 veicoli usati per fuggire da Fallujah. La forza aerea irachena ha inseguito i convogli dei terroristi sulle strade nel deserto dall’Anbar alla Siria, bombardandoli”. I terroristi furono circondati con le famiglie in fuga da Falluja presso Razaza, al confine con Giordania e Siria, “Intorno alle 01:00, le forze di sicurezza si scontrarono con i terroristi richiedendo l’intervento degli aerei della coalizione internazionale. Ma gli statunitensi si rifiutarono perché a bordo dei veicoli vi erano dei civili. In definitiva furono i nostri aerei (iracheni) a bombardare il convoglio“. Inoltre, il comandante dell’operazione nell’Anbar, Colonnello Ismail Mahalaui, confermava che 2000 terroristi del SIIL erano stati circondati presso Husi, a sud di Falluja, “Il comando delle operazioni e i comandi dell’8.va Brigata hanno stilato il piano per liberare Husi ed eliminare tutti i terroristi, che avevano lanciato un contrattacco a sud di Falluja. Gli scontri erano scoppiati e più di 20 veicoli furono distrutti. I veicoli restanti furono bombardati da un raid nel deserto ad ovest di Amuriyah, presso Falluja“. Il 30 giugno, altri 300 terroristi e 50 veicoli del SIIL venivano eliminati dagli attacchi aerei e dalle operazioni delle forze irachene ad ovest di Ramadi, capitale della provincia di al-Anbar, presso al-Qaym, al confine iracheno-siriano nella regione del Wadi al-Qazaf. Il Maggiore-Generale Hadi Razij, a capo della polizia provinciale, dichiarava che le forze irachene avevano respinto un attacco del SIIL su al-Amuriya, a 30 km a sud di Fallujah, e Qamis al-Isawi, leader della Liwa Amuriya al-Samud, dichiarava che le forze di sicurezza avevano distrutto una base del SIIL sempre presso Amuriyah. Presso Mosul, le forze antiterrorismo liberavano Tal Baj, presso la città di al-Shirqat, a 250 km a nord di Baghdad, e a sud di Mosul, infliggendo pesanti perdite ai terroristi. Il segretario generale delle Forze Popolari cristiane Liwa Babil, Rayan al-Qaldani, accusava l’ambasciatore saudita a Baghdad, Thamir al-Sabhan, di avere rapporti con il SIIL dicendo di avere i file audio dei colloqui telefonici di Sabhan con un capo del SIIL, “Si tratta di un comportamento diplomatico o di un complotto contro l’Iraq?“, accusando l’inviato saudita dei 2 attentati nei quartieri Qarada e Shaba di Baghdad del 2 luglio, che avevano ucciso 292 persone, “D’ora in poi, consideriamo l’ambasciatore saudita responsabile di qualsiasi esplosione a Baghdad“.
Il 7 luglio, il SIIL effettuava un triplice attacco suicida presso il mausoleo sciita di Sayid Muhamad bin Ali al-Hadi, 93 km a nord di Baghdad, uccidendo 35 persone. L’8 luglio, truppe e artiglieria dell’esercito, polizia ed unità antiterrorismo iracheni liberavano al-Burishah e Tua a nord di al-Ramadi, avanzando nella regione di al-Zanqurah. Il 9 luglio, l’esercito e le forze popolari iracheni liberavano la base aerea di al-Qayara e i villaggi al-Saran e Ramadaniyah, a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa. Il 10 luglio, aerei da combattimento iracheni distruggevano la caserma del qataib Tabuq del SIIL ad al-Qaym, nella provincia di Anbar, e un concentramento del SIIL nella regione di Hit, 70 chilometri ad ovest di Ramadi. Il 12 luglio, la 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno liberava Ajhala, a nord della base aerea di Qayarah, tagliando le linee di rifornimento del SIIL di Huija ed oltre un centinaio di villaggi, assediando centinaia di terroristi isolati da Mosul e dalla Siria. Un gruppo segreto chiamato ‘Resistenza armata’ o ‘M’ decapitava i capi del SIIL nella regione di al-Sarjaqanah, presso Mosul. “I terroristi del SIIL, in maggioranza cittadini sauditi, sono fuggiti dalla regione di al-Baj nell’ovest della provincia di Niniwa, verso la Siria, a bordo di 160 autoveicoli armati di mitragliatrici DShK”, riferiva un media arabo citando una fonte della sicurezza. Il 13 luglio, il SIIL lanciava un nuovo attacco ad al-Fathah, a nord di Baiji, puntando all’edificio della polizia irachena lungo l’Eufrate. Le forze irachene respingevano l’attacco eliminando 18 terroristi. Il 14 luglio, le forze dell’esercito iracheno avanzavano da al-Qayarah a Mosul, liberando il complesso residenziale della base aerea al-Qayarah, a 7 km dalla base, eliminando 18 terroristi e 2 pickup armati. Le forze irachene liberavano 47 villaggi tra Maqul e al-Qayarah sulla riva occidentale del fiume Tigri, e altri 11 villaggi sulla riva orientale. Il 15 luglio, l’esercito turco lasciava la base di Bashiqa, in Iraq, dopo il tentato colpo di Stato a Istanbul e Ankara. Il 22 luglio, le forze irachene distruggevano 3 basi del SIIL nella regione di al-Qanat, a nord di Baghdad, e nella regione di al-Mazaniq, a sud di Baghdad. Gli aviogetti da combattimento F-16 iracheni distruggevano 11 obiettivi del SIIL nell’Anbar, eliminando 49 terroristi. Il 23 luglio, 12 terroristi del SIIL, tra cui Abu Harath, il locale capo della sicurezza del SIIL, venivano eliminati da un attacco di F-16 dell’Aeronautica irachena ad al-Qaym, nella provincia di Anbar. Il 28 luglio, l’Aeronautica irachena presso Huija distruggeva una base per comunicazioni del SIIL. Decine di terroristi si arrendevano all’esercito iracheno ad al-Qalidiya, nella provincia di al-Anbar, mentre le forze irachene liberavano al-Qartan e Abu Ubayd, eliminando 47 terroristi. L’esercito iracheno librava Winij, Harun Baraziyah e Umiriah nella regione di al-Bujarish, nella provincia di al-Anbar, dopo aver eliminato almeno 70 terroristi.Il 1° agosto 2016, la forza aerea irachena eliminava 11 terroristi del SIIL con il loro emiro a Ruah, nella provincia di Anbar, mentre l’esercito iracheno respingeva tre attacchi suicidi dei terroristi sulle postazioni irachene nella provincia di Salahudin, ad al-Sharqat. Presso Mosul, l’Aeronautica irachena bombardava due dozzine di basi del SIIL. Il 2 agosto, le forze irachene liberavano l’isola al-Qalidiya, ad 90 chilometri ad ovest di Baghdad, eliminando decine di terroristi e arrestandone altri 200. Il 6 agosto, le forze irachene avanzavano nella provincia di Salahudin, eliminando l’emiro del SIIL coordinatore degli attacchi suicidi, Abu Faruq Araqi, e quattro suoi uomini, nella regione di al-Matabijah. L’8 agosto, i caccia iracheni distruggevano il centro finanziario del SIIL ad al-Qaym, eliminando il capo della finanza del gruppo terroristico Abu Bara al-Hamdani. Inoltre le forze irachene eliminavano 25 terroristi nella regione di al-Sarsar, a nord di Ramadi, e distruggevano diversi tunnel e una fabbrica di bombe del SIIL nelle regioni di al-Bubayd e al-Bubali, ad est di Ramadi, eliminando diversi terroristi. Il 9 agosto, a Mosul, uomini mascherati attaccavano una casa del centro occupata da donne terroriste del SIIL, rapendone “Oltre 25, alcune provenienti da Libia, Yemen e Paesi europei, che lavoravano per l’Hasaba (sistema di monitoraggio della sicurezza) del SIIL, nel centro di Mosul“. Altri 2 terroristi del SIIL venivano liquidati da elementi non identificati armati di pistole dotate di silenziatori, nel mercato di Bab al-Sara, a Mosul. Inoltre, il SIIL trasferiva i propri archivi da Mosul a Raqqa, dopo che molti capi islamisti erano stati eliminati a Mosul. Inoltre, decine di capi tribali che avevano giurato al SIIL venivano arrestati dal gruppo terroristico, a sud-est di Mosul, dopo che un responsabile delle finanze del SIIL, Wali Baitul-Mal, aveva rubato una quantità considerevole di denaro e reperti archeologici, fuggendo con 3 complici. Il SIIL giustiziava sei guardie con l’accusa di complicità nella fuga. Il 13 agosto, i terroristi del SIIL usavano armi chimiche contro il villaggio di al-Usajah, nella provincia di Niniwa, uccidendo 17 persone. Sempre il 13 agosto, le forze curde respingevano l’attacco del SIIL nella regione di al-Zarqa, nella provincia di Salahudin; nel frattempo le forze irachene respingevano tre attacchi suicidi dei terroristi su al-Buysa, a nord di Ramadi, e un attacco alla periferia di Baiji, nella provincia di Salahudin. Il 14 agosto, le forze peshmerga curde liberavano nove villaggi nei pressi di Mosul, al-Amariah, Qanashi Saqira, Satih, Humayrah, Shanaf, Taq, Tal Hamid, Qarqasha e Abazaq. Le forze popolari turcomanne respingevano l’attacco dei terroristi del SIIL presso Tiqrit, ad al-Alam, eliminando decine di terroristi, mentre le forze curde respingevano un attacco del SIIL su al-Zarqa, nella provincia di Salahudin, eliminando diversi terroristi. Il 19 agosto, attacchi aerei iracheni distruggevano un convoglio del SIIL formato da 30 autocisterne, nella regione di al-Qayara, 45 chilometri a sud di Niniwa, eliminando 12 terroristi, mentre le forze antiterrorismo irachene liberavano Juanah, Jabalah e Ghaziyah, a 50 km a sud di Mosul, e nella regione di al-Muaradh, le forze irachene eliminavano il noto capo del SIIL Marwan Sabhan e oltre 80 terroristi, a Dhahiliyah, presso Qayara. Le forze irachene liberavano completamente l’isola di al-Qalidiya, 23 km ad est di al-Ramadi, dopo aver liberato la regione di al-Buqanan, l’ultima base dei terroristi sull’isola, eliminando oltre 150 terroristi provenienti da diversi Paesi, tra cui 2 statunitensi, 11 caucasici e molti sauditi. Le forze irachene avevano eliminato 1200 terroristi del SIIL nell’operazione antiterrorismo sull’isola di al-Qalidiya, iniziata a fine luglio 2016. L’Aeronautica irachena, il 20 agosto, eliminava 19 capi del SIIL nel quartiere al-Misaq di Mosul, durante una loro riunione. Il 22 agosto, le forze irachene liberavano al-Bubali, ad est di Ramadi, eliminando decine di terroristi del SIIL. Il 23 agosto, le forze irachene eliminavano il noto capo del SIIL Abul Futuh Shishani assieme ad altri 10 attentatori. L’esercito iracheno distruggeva anche oltre 20 autobombe presso al-Qayara, nella provincia di Niniwa.
Il 4 settembre, il capo dell’Hasaba (sicurezza) dello SIIL di Mosul, Abu Ayub Muhamad Sulayman Muslah, veniva liquidato assieme ad altri 4 terroristi ad al-Baj, vicino Mosul. In precedenza, sempre a Mosul, era stato liquidato un noto capo del SIIL, Abu Wasbah al-Saudi, da elementi armati sconosciuti. Abu Wasbah aveva il compito di reclutare bambini per addestrarli negli attacchi suicidi. Il 6 settembre, a Mosul l’edificio del dipartimento finanziario dello Stato islamico veniva distrutto da un incendio, che faceva esplodere anche un vicino deposito di armi. Il 9 settembre, 11 aviogetti da combattimento F-16 iracheni effettuavano attaccavano obiettivi dei terroristi a Qaym, Aqashat, Anah, Rua e Rutabah, nell’Anbar, eliminando un centinaio di terroristi del SIIL. L’11 settembre, Abu Ishaq, capo della propaganda del SIIL a Mosul veniva liquidato. Abu Ishaq era molto vicino al portavoce del SIIL Abu Muhamad al-Adnani eliminato pochi giorni prima ad Aleppo, e Abu Muhamad Furqan, successore di al-Adnani, veniva eliminato da un raid aereo a Raqqa pochi giorni dopo. Il 13 settembre, le forze irachene respingevano un’offensiva del SIIL su al-Qayara, nella provincia di Niniwa, eliminando almeno 100 terroristi, tra cui 7 attentatori. Nella regione di Matibija, 6 capi del SIIL riunitisi a Diyala venivano eliminati da un attacco aereo iracheno. Inoltre, le forza irachene respingevano un pesante attacco alle linee governative a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa, eliminando almeno 70 terroristi. “Il SIIL ha attaccato le posizioni governative da tre direzioni, al-Hud, al-Hadhar e al-Shabani, ma le forze della 15.ma Divisione e della 37.ma Brigata di polizia schierate nella provincia aprivano un tiro pesante sui terroristi impedendogli di avanzare nel campo di battaglia. La battaglia è durata almeno cinque ore eliminando 70 militanti del SIIL. 7 veicoli del gruppo terroristico sono stati distrutti nell’attacco fallito. E’ stata la maggiore battaglia tra le forze irachene e i terroristi del SIIL sulla strada Mosul-Baghdad“, dichiarava il centro comando delle forze irachene di Niniwa. Infine, il portavoce del SIIL a Mosul, Abu Izaq, veniva eliminato assieme a due guardie del corpo nel centro della città, ad opera di un commando di tre individui sconosciuti. Il 19 settembre, le forze irachene liberavano Qudan, al-Isah, al-Suaydan, al-Qazraniya presso Salahudin, e al-Qalidiya e Huija Unayah al-Baghdadi nell’Anbar. Il 22 settembre, le forze irachene concludevano le operazioni nella regione di al-Sharqat, nella provincia di Salahudin, eliminando ogni presenza del SIIL nella regione. Il 24 settembre, le forze irachene liberavano Har al-Jafr e la base 555, nella regioni di al-Sharqat, eliminando numerosi terroristi. Il capo delle guardie del SIIL di Mosul, Abu Umar, veniva eliminato da un attacco aereo. Abu Umar era uno stretto collaboratore del califfo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi. Già 4 capi del SIIL, di cui 2 cittadini sauditi, erano stati eliminati nella regione di al-Baghdadi, nella provincia di Anbar, da un attacco delle forze irachene alla locale base del gruppo terroristico. Il 26 settembre, le forze irachene respingevano un grande attacco del SIIL sulla regione di al-Qayara, a sud di Mosul, nella provincia di Niniwa. Oltre 32 veicoli dei terroristi venivano distrutti dagli aerei da combattimento iracheni che bombardavano le posizioni dei terroristi a Sultan Abdullah e Tal Shayra nella regione di al-Qayara, eliminando almeno 25 terroristi. Il 30 settembre, le unità di artiglieria dell’esercito iracheno bombardavano le posizioni dei terroristi a sud di Mosul, eliminandone almeno 70 ad al-Hud, presso al-Qayara, assieme a 25 loro autoveicoli. Questo mentre numerosi terroristi del SIIL fuggivano da Huijah verso Mosul, e numerosi altri si consegnavano alle forze di sicurezza irachene o ai peshmerga dispiegati nei pressi della città.
Il 1° ottobre, le forze aeree irachene eliminavano nelle operazioni nell’Anbar, nella zona di al-Bualijasim, nel Jazirah al-Ramadi, almeno 30 terroristi del SIIL. Inoltre, aerei iracheni bombardavano le basi del SIIL ad Huija, a 282 chilometri a nord di Baghdad, eliminando decine di terroristi. Il 3 ottobre, l’Aeronautica irachena distruggeva la stazione radio del SIIL a Mosul. Nel frattempo il SIIL bloccava le strade per il quartiere Wadi al-Hajr, nella parte meridionale di Mosul, dopo che il movimento di resistenza M (‘Muqavamah’, gruppo anti-SIIL) aumentava le attività; lettere M erano apparse sui muri del quartiere. Il 5 ottobre, un attacco aereo degli Stati Uniti uccideva 21 combattenti filo-governativi iracheni presso Qayara, nella provincia di Mosul, dove avevano circondato un gruppo di terroristi del SIIL. Dopo tre ore di scontri, l’attacco aereo statunitense permetteva ai terroristi di sottrarsi all’accerchiamento. “Questa battaglia non ha avuto luogo in una foresta, ma in una zona facilmente visibile. La battaglia ha avuto luogo in uno spazio aperto in cui era possibile distinguere chiaramente dal cielo le parti. I terroristi del SIIL hanno rotto l’accerchiamento e sono riusciti a scappare con i loro capi. Gli aerei che hanno colpito le milizie non attaccarono i terroristi del SIIL in fuga sulle loro auto“, affermava il portavoce della milizia Zulfiqar al-Baldawi. L’8 ottobre, nella provincia di Niniwa le forze irachene eliminavano tre stretti collaboratori del capo del SIIL Abu Baqr al-Baghdadi, a Mosul, mentre trasferivano documenti importanti a Raqqa, in Siria. “Questi capi sauditi sono stati eliminati facendo saltare in aria la loro auto nella città di al-Baj, nell’ovest di Mosul”, dichiarava una fonte della sicurezza irachena. Nell’Anbar, la regione di al-Zuiya, presso Hit, veniva liberata dalle forze irachene dopo aver eliminato numerosi terroristi del SIIL. A Ramadi, le forze irachene sequestravano nel quartiere Dulab della città di Hit, numerose armi del SIIL, tra cui 13 bombe, 9 razzi Katjusha e 12 litri di materiali infiammabili, mentre la regione di al-Tarabashah, a nord di Ramadi, veniva liberata dalle forze irachene che distruggevano 2 blindati e diverse motociclette ad al-Buali. Nel frattempo, gli aerei da combattimento iracheni distruggevano un convoglio del SIIL di 26 autoveicoli nel distretto di Ana, ad ovest di al-Ramadi, eliminando 40 terroristi. Il 10 ottobre, le forze irachene liberavano Suib e al-Amirah, presso Hit, e liberavano anche Sarajiyah, Jyal, al-Aliya, Safagiyah e Mahbubiyah eliminando almeno 22 terroristi del SIIL. L’11 ottobre, le forze irachene liberavano Huyjah al-Hit, ad ovest di Ramadi, nella provincia di al-Anbar. Il 12 ottobre, la 7.ma Brigata dell’esercito iracheno liberava Haditha, nella provincia di Anbar. Il 14 ottobre, a Mosul, il SIIL uccideva 58 persone sospettate di aver preso parte a un complotto contro lo Stato islamico. “Alcuni parenti degli uccisi hanno inviato delle donne a chiederne i corpi. Il SIIL li rimproverò dicendo che i corpi, senza tombe, di quei traditori apostati non andavano seppelliti nei cimiteri musulmani“. Muhsin Abdulqarim Ughlu, veniva nominato nuovo capo del SIIL a Mosul, sostituendo il capo precedente, giustiziato.
Il 17 ottobre, le forze irachene avviavano l’operazione per liberare Mosul. All’operazione partecipavano la 15.ma e la 16.ma Divisone dell’Esercito iracheno, e le forze speciali del CTS (Counter Terrorism Service), per un totale di 20000 effettivi, e 10000 elementi delle RGB (Regional Guard Brigades) del Governo Regionale Curdo. La Turchia schierava l’Hashd al-Watani, la milizia di Athil al-Nujayfi, ex-governatore della provincia di Niniwa, addestrata dal contingente turco in Iraq. A Mosul vi sarebbero stati presenti 5000 terroristi del SIIL asserragliati in trincee e bunker. Il 18 ottobre le forze irachene liberavano i villaggi al-Qabibah, al-Muqlat, al-Sharuq, al-Hamidiya, al-Namrud, al-Hamdaniya e al-Qaraz, ad est di Mosul, eliminando due noti capo del SIIL, Salam Abu Raqiyah e Hamid al-Dash. Gli aerei da combattimento iracheni eliminavano gli istruttori delle donne attentatrici suicide del SIIL, le Um Hafasa al-Amri, presso la diga Badush. Nel frattempo, i vertici del SIIL erano fuggiti verso Raqqa, assieme a 25 famiglie straniere. Gli Stati Uniti avevano chiesto a Baghdad di escludere l’Hashd al-Shabi dall’operazione, ma veniva schierato sul campo su ordine del Primo ministro al-Abadi, che ne aveva personalmente approvato la partecipazione all’operazione di Mosul avviate ad al-Qayara, 60 chilometri a sud di Mosul, e nel Sahl al-Niniwa, a circa 20 chilometri ad est della città. Il 18 ottobre, a Mosul la popolazione sequestrava una base del SIIL nel quartiere al-Qahira, eliminando 2 terroristi, mentre il SIIL distruggeva la propria documentazione finanziaria a Bab al-Tub. Un convoglio di 30 autoveicoli del SIIL in fuga da Mosul a Raqqa veniva distrutto da un raid aereo iracheno. Le forze irachene liberavano 20 villaggi ad est, sud e sud-est di Mosul, Tal Saman, nella regione di al-Shuri, e Qaraqush, nella regione di al-Hamdaniya, e liberavano 56 pozzi di petrolio ad Ayn al-Jash, nella regione di al-Qayara. Gli aviogetti da combattimento iracheni bombardavano i centri del SIIL nella regione di al-Qayara, eliminando decine di terroristi. Il portavoce delle Hashd al-Shabi, Yusif al-Qalabi, annunciava che le forze turche presenti nella base di Baishqa, nella provincia di Niniwa, venivano circondate. “Le truppe turche non hanno il permesso del governo centrale iracheno o del consiglio provinciale di Niniwa di essere presenti“, dichiarava il consigliere Hasam al-Abar. Le forze dell’Hashd al-Shabi avanzavano a sud di Mosul, nella regione di Hamam Ali e Bayji, “Queste regioni non solo hanno importanza geografica, ma logistica dato che le linee di rifornimento delle forze militari congiunte irachene che partecipano all’operazione di Mosul le attraversano”. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva respinto le obiezioni di Baghdad. Il governo iracheno aveva criticato le osservazioni “irresponsabili” di Erdogan, e il portavoce del premier iracheno Sad al-Hadithi affermava che il capo turco “versa benzina sul fuoco”. Il 19 ottobre, le forze irachene liberavano 352 chilometri quadrati di territorio presso Mosul, tra cui la regione di Hamdaniya, dove eliminavano 52 terroristi del SIIL, e il capo del SIIL della regione di al-Salamiyah, presso Mosul. Le forze peshmerga nel distretto di Sinjar respingevano l’attacco del SIIL eliminando 4 autobombe, mentre le forze della Polizia federale eliminavano 5 autobombe e 21 terroristi del SIIL a Bujuana, presso Mosul. Le forze irachene eliminavano Wad Yunis, governatore del SIIL della regione del Sahl, nella provincia di Niniwa, con un attacco aereo su Bartalah, a nord-est di Mosul, mentre l’Hashd al-Shabi eliminava Abu Hajar, noto capo del SIIL e cugino di al-Baghdadi, presso la regione di Sharqat. Il 20 ottobre, a Mosul veniva incendiato una base del SIIL, dopo la distruzione della Direzione Generale delle Nazionalità con barili di esplosivi. Almeno 100 capi del SIIL avevano lasciato Mosul verso la Siria. Presso Mosul, le forze irachene liberavano al-Qabat, al-Qalidiyah, al-Salahiyah, Nahla, Suqra, Samaqiyah, Qubra, Dayri, Qanisat, al-Maquq, Siduah, al-Maniir, al-Nuran e Barimah, circa il 40% della provincia di Niniwa, eliminando 473 terroristi e 121 tra autobombe e tecniche del SIIL. L’Hashd al-Shabi isolava da ovest la città di Mosul, impedendo ai terroristi di ritirarsi verso la Siria, dove, a Dayr al-Zur, il SIIL reclutava con la forza residenti locali da inviare sul fronte di Mosul. L’esperto di antiterrorismo Abdulqarim Qalaf affermava, “L’esercito iracheno ha inviato le truppe a sud e sud-ovest di Mosul prima di altre regioni, per permettere ai soldati di controllare le frontiere di Mosul”. Infatti, le forze del SIIL capeggiate da Imad al-Qamulah, rastrellavano giovani nella provincia di Dayr al-Zur da spedire nel campo di battaglia di Mosul. Inoltre erano stati sequestrati gli ex-membri del qataib al-Hur, del Jabhat Fatah al-Sham, che si addestravano presso il SIIL, per essere poi spediti in Iraq. Infine, il responsabile dell’invio di armi e munizioni in Iraq del SIIL, Abu Balal Masri, arrivava a Raqqa per chiedere l’invio di armi e munizioni a Mosul, “per resistere alle truppe dell’esercito iracheno e degli alleati popolari”. A Mosul, i terroristi del SIIL assassinavano 284 civili e distruggevano un impianto farmaceutico. Il 23 ottobre, elicotteri Mi-35M dell’Aeronautica irachena eliminavano Abu Usama, dirigente del SIIL e vicegovernatore del gruppo terroristico di Mosul, a Tal Qayf, a sud di Mosul. Il 23 ottobre, “Le forze militari congiunte irachene hanno colpito duramente i terroristi dello SIIL in 11 fronti nella provincia di Niniwa”, dichiarava un comandante dell’Hashd al-Shabi, Juad al-Talibui. In particolare la città di Bartalah, ad est di Mosul, la postazione più difficile delle difese del SIIL, cadeva in sole cinque ore, dove le strade erano coperte di cadaveri di terroristi. 53 villaggi erano stati liberati dall’inizio dell’operazione su Mosul, eliminando 473 terroristi, 95 autobombe, 16 tecniche e 1 deposito di armi. Il responsabile del comitato di sicurezza del Consiglio provinciale di Qirquq, Ali Musa Yadaqar, rivelava che gli Stati Uniti aiutavano i terroristi del SIIL a lanciare attacchi su Qirquq. Aerei statunitensi avevano trasferito i terroristi del SIIL da Huijah a Laylan e Daquq, a sud di Qirquq. E l’ambasciatore presso l’Alto Commissione Internazionale per i diritti umani in Medio Oriente, Haytham Abu Said, dichiarava che i terroristi del SIIL fuggivano da Mosul a Raqqa e Idlib, in Siria, con il sostegno degli Stati Uniti, e che “Gli Stati Uniti fanno anche pressioni sul governo iracheno per impedire all’Hashd al-Shabi di partecipare alle operazioni di liberazione di Mosul, allo scopo attuare le loro trame nella regione“. Le osservazioni erano dovute alle confessioni dei prigionieri del SIIL arrestati presso Qirquq, nel villaggio di Sari Tapa. “Le forze di sicurezza irachene sono riuscite ad arrestare diversi terroristi che hanno attaccato la provincia di Qirquq, dopo che avevano colpito la sede governativa con attacchi suicidi ed essersi scontrati con le forze di sicurezza e la popolazione locale. Uno dei prigionieri ha ammesso che aerei turchi li avevano trasportati dalla Turchia lasciandoli in una zona a sud di Qirquq, vicino al villaggio di Sari Tapa”. Il 24 ottobre, le forze irachene liberavano al-Rataba, nell’ovest della provincia di Anbar, eliminando 4 attentatori suicidi e arrestandone altri 4. Le forze irachene avevano eliminato 772 terroristi e distrutto 127 autobombe, 27 pezzi di artiglieria e un grande deposito di armi, smantellato quattro edifici minati, 397 cariche esplosive, 3 gallerie, 1 centro comando e 40 postazioni dei terroristi, e sequestrato 1,5 tonnellate di nitrato di ammonio, 61 razzi katjusha, 6 pezzi di artiglieria e 31 lanciarazzi. Il 27 ottobre, l’esercito iracheno eliminava 25 terroristi del SIIL a sud di Rutaba, nella provincia di Anbar, quando aerei da guerra iracheni bombardarono un convoglio di 10 autoveicoli del SIIL. Le truppe dell’esercito iracheno e le forze peshmerga liberavano i villaggi nella regione di Hamdaniya, ad est di Mosul, di Qaraqush, Shabaq, Qarsabad, Bartali, Qizna Taba, Muafaqiyah, Tuabaza, Tahrua e Qasabat Qaramlis, e Shura, a sud di Mosul, dove eliminavano Abu Iman al-Musali, denominato ‘Rambo’. Al-Musali era a capo dell’unità di sicurezza speciale del SIIL di Mosul. Il portavoce dell’Hashd al-Shabi, Ahmad al-Asadi, annunciava che le forze irachene avevano liberato 100 villaggi presso Mosul, distrutto 20 autobombe del SIIL e liberato la regione di Shurah, nella provincia di Niniwa. Le forze irachene liberavano i villaggi a sud-ovest di Mosul di Tal Tibah, San al-Thuban, al-Hamza, al-Haram, Ayn al-Bayda, Sajama e Ayn Nasir, e accerchiavano al-Farisiya e al-Mustantiqiyah. Il 30 ottobre, l’emiro dell’Eufrate del SIIL, Shayban al-Ani, veniva eliminato dai caccia iracheni nella città di Anah, nell’ovest dell’Anbar. L’esercito iracheno entrava nella regione di al-Qarama, a sud-est di Mosul, mentre una massiccia esplosione sconvolgeva una riunione del SIIL nel quartiere di Mosul di al-Sarjaqanah eliminando il comandante del Jaysh al-Asrah e altri capi del SIIL. Il Jaysh al-Asrah era uno dei battaglioni speciali del SIIL sotto il diretto controllo di Abu Baqr al-Baghdadi.Il 1° novembre 2016, aerei iracheni bombardavano un covo del SIIL a Mosul, eliminando 8 terroristi, tra cui Abu Tariq al-Hayali, un capo del SIIL. Nel frattempo, le forze Badr smantellavano una rete di tunnel nei quartieri occidentali di Mosul che ospitava un centro di controllo e un grande deposito di esplosivo, mentre l’esercito iracheno liberava i quartieri orientali di Mosul di Quqajali e al-Samah. Il 2 novembre, le forze irachene liberavano al-Manqar, Bizunah, al-Buqaluin, al-Qaharah, al-Qafasan, Shahlub, Bazirah, al-Qatyah, Tal Sayf, Qabirat e Um al-Izam, presso Mosul. Il comandante della polizia federale Raid Shaqar Judat affermava “L’intera prima linea della difesa del SIIL nel fianco sud di Mosul è stata devastata, e le nostre unità militari, supportate dall’artiglieria dell’esercito e dagli aerei da combattimento iracheni, avanzano verso il centro di Mosul“. Nelle operazioni, oltre 100 terroristi del SIIL venivano eliminati dagli attacchi aerei iracheni presso al-Qabat, dipartimento per gli Affari militari, hotel Ubir e un deposito di munizioni del SIIL. I Qataib Hezbollah tagliavano la via dei rifornimenti del SIIL dalla Siria controllando l’autostrada Niniwa-Raqqa, mentre il capo delle operazioni militari del SIIL, Abu Yaqub, veniva eliminato dalle forze irachene nella regione di al-Shalalat, a nord di Mosul. Nel frattempo, il capo delle carceri del SIIL veniva liquidato da ignoti nel quartiere al-Muhandasin, a Mosul ovest, mentre scontri esplodevano nei quartieri al-Muhandasin, al-Yarmuq, Wadi Hajar e al-Sarjaqana. Infine le forze popolari irachene avanzavano verso Tal Afar, 63 km ad ovest di Mosul. Il 3 novembre, le truppe della polizia federale irachena liberavano al-Minqar, Bazunah, Buqaluin, Qarar, Ayn Shalhub, al-Qusbah, al-Qafasan, al-Qahira, Munira e Nazazah, a sud di Mosul. Il 5 novembre, le Forze di mobilitazione popolari dell’Iraq liberavano Tal Zalat, controllando la strada Tal Afar-Muhlabyah-Mosul, e Tal Abatah, verso al-Baj, sulla via più importante per la Siria. Le forze irachene avevano eliminato oltre 1000 terroristi presso Mosul, liberando 74 villaggi. Le forze di sicurezza irachene entravano ad Hamam al-Alil, ultima roccaforte del SIIL a sud di Mosul, e liberavano al-Zafatiyah, al-Taqataq e al-Sanayq, a sud di Mosul, eliminando il capo del SIIL Abu Baqir. Il 7 novembre, le forze di polizia federale irachene liberavano Qabr al-Abad e al-Arbid, nella regione di Hamam al-Alil, eliminando il capo del SIIL della provincia di Niniwa Abu Hamzah Ansari al-Jazayiri, a 20 chilometri a sud di Mosul, oltre al capo del SIIL Abu Qamza. L’esercito iracheno interrompeva l’autostrada Mosul-Qirquq, presso Jadida al-Muftì. L’8 novembre, l’esercito iracheno respingeva gli attacchi del SIIL sui giacimenti di Tiqrit, Alas e Ajil, nella provincia di Salahudin, eliminando almeno 10 terroristi. Gli F-16 iracheni distruggevano un grande deposito di missili del SIIL a Mosul, eliminando anche 12 terroristi. Il Maggiore-Generale Abdalamir Yaralah dichiarava che le forze antiterrorismo avevano eliminato Abu Baqr Faras, l’emiro del tesoro del SIIL, ad Hay Sadam, a Mosul ovest. Un altro capo del SIIL, Abu Maryam, veniva eliminato da un drone iracheno ad al-Tarmiyah, nella provincia di Salahudin, 50 chilometri a nord di Baghdad. Anche il capo della propaganda del SIIL a Mosul, Shahata al-Masry, veniva eliminato da un attacco aereo presso al-Baj, ad ovest di Mosul. Al-Masry aveva reclutato diversi esperti mediatici da tutto il mondo per attuare la guerra psicologica del SIIL, realizzando video di propaganda che adottavano lo stile dei film di azione statunitensi. Lo SIIL cessava anche la propaganda a stampa a Mosul, trasferendo i macchinari in altre località. La forza aerea irachena distruggeva le fortificazioni e 11 autoveicoli del SIIL nell’Anbar, nella regione di Ruah. Il 9 novembre, le truppe governative irachene eliminavano 40 terroristi del SIIL ad al-Busayf, a sud di Mosul, ed altri 22 terroristi a Muali, 20 chilometri ad ovest di Mosul. Le forze irachene affermavano che più di 200 terroristi del SIIL furono eliminati dalle forze irachene ad est di Mosul, liberando le regioni di al-Qadisiyah e al-Zahra. Il 12 novembre, le forze antiterrorismo dell’Iraq (CTS) eliminavamo 30 terroristi nei quartieri di Mosul est di al-Arbajiya e Qadisiya al-Thaniya, oltre a più di 10 autobombe. Il 13 novembre, le forze irachene entravano nei quartieri a sud-est di Mosul di al-Antasar, Jadidah al-Mufti, al-Shima, al-Salam e Yunis Sabui al-Arbajiyah, Adin, al-Baqr, al-Zahabiyah e Qarquqli. Le forze irachene avevano liberato 10 dei 56 distretti di Mosul occupati dai terroristi del SIIL, arrestando almeno 60 terroristi che si erano camuffati da civili sfollati. Infine, la 9.na Divisione corazzata dell’esercito iracheno liberava l’antica città di Nimrud, a 30 chilometri a sud di Mosul. Il 14 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava al-Raqraq, Sirwal e Um Hajarah al-Ulya, ad ovest di Mosul, avanzando di 10 chilometri nelle regioni ad ovest di Mosul. Il 16 novembre, le forze irachene raggiungevano il municipio di Mosul e liberavano Ram Hajarah al-Sufalah, Marishah, Mabazali, Tal Suan, al-Baqr, al-Qazlani e al-Busayf, eliminando decine di terroristi del SIIL ad al-Hay. L’Hashd al-Shabi liberava l’aeroporto di Tal Afar, 55 km a nord-ovest di Mosul. L’Hashd al-Shabi aveva liberato in cinque giorni di operazioni 16 villaggi ad ovest di Mosul, eliminando oltre 950 terroristi, 108 autobombe e diversi autoveicoli armati, oltre ad aver sequestrato 36 colpi di mortaio contenenti sostanze chimiche. Il 19 novembre, l’Hashd al-Shabi interrompeva i collegamenti tra Tal Afar e la Siria. Il 21 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava cinque villaggi nei pressi di Mosul, Warata, al-Salam, al-Salamyah, al-Zarah e al-Hamirah. Le forze irachene liberavano Abasiyah, a nord-est di Mosul, e al-Humayra, ad est di Mosul. Il 22 novembre, l’Hashd al-Shabi respingeva una grande offensiva del SIIL presso l’aeroporto di Tal Afar, e liberava al-Jahish, a sud-ovest di Tal Afar. Il 23 novembre, presso Mosul, le forze irachene eliminavano Abu Isaq, il responsabile della propaganda del SIIL nella provincia di Niniwa, e due sue guardie del corpo. L’Hashd al-Shab completava l’accerchiamento di Tal Afar, posta tra Mosul e il confine con la Siria, cittadina utilizzata dai terroristi per recarsi a Raqqa in Siria. Inoltre, ignoti armati eliminavano a Baj, ad ovest di Mosul, il capo del SIIL responsabile dell’assassinio di numerose donne yazide di Mosul. L’Hashd al-Shabi liberava Yarqanti e al-Tuajanah, presso Mosul, e il centro di telecomunicazioni di al-Zahur, ad ovest di Mosul, utilizzato dal SIIL come base per lanciare attacchi contro le truppe governative. Il 24 novembre, le forze irachene liberavano il quartiere Zuhur di Mosul est, e controllavano le aree tra Nimrud e al-Hamadanyah, nel sud-est di Mosul, liberando la strada tra Nimrud e i villaggi Qarshur e Baluat, presso al-Hamadanyah. Il 25 novembre, la polizia irachena eliminava una cinquantina di terroristi del SIIL e ne arrestava altri 32 presso Mosul, distruggendo quattro postazioni del SIIL nell’ambito dell’operazione Qadamun Ya Niniwa per liberare Mosul. Il 26 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava Qudayr, a sud-ovest di Tal Afar, mentre l’esercito iracheno liberava i quartieri Aman al-Qaramah e al-Qazra ad est di Mosul, oltre all’ex-edificio della Radio di Mosul, eliminando 143 terroristi del SIIL nel corso delle operazioni. Nella regione di al-Qayara, l’esercito iracheno liberava Um al-Isam, oltre ad al-Fatasah, Muflaqah, al-Ajuri, Tal Banunah e Um Jadan, accerchiando completamente Mosul. Il 28 novembre, la 9.na Divisione dell’esercito iracheno liberava al-Qasr, ad sud-est di Mosul. Il 30 novembre, l’Hashd al-Shabi liberava al-Salahiyah, ad ovest di Mosul, e Buthah al-Sharqiyah, a sud-ovest di Tal Afar, a 63 km da Mosul.
Il 1° dicembre 2016, le forze di sicurezza irachene liberavano Isha al-Thaniyah, quartiere di Mosul, dopo aver eliminato 26 terroristi del SIIL. Inoltre la polizia federale irachena liberava Tal al-Ruman a sud-ovest di Mosul, distruggendo 2 autobombe che cercavano di ostacolare l’avanzata delle forze irachene. Il 3 dicembre, le forze irachene liberavano Qara Tapah, Qara Qariban, al-Darwish e Abu Jarbubah, a nord di Mosul, oltre ad al-Antasar, Jadidah al-Mufti, al-Salam, Yunis al-Sabui e i quartieri palestinesi. 369 centri e 5677 chilometri quadrati di territori nella provincia di Niniwa erano stati liberati dall’inizio dell’operazione per la liberazione di Mosul. Le forze militari irachene avevano anche distrutto 632 autoveicoli dei terroristi del SIIL. Il 5 dicembre, le forze irachene eliminavano Abu Izam, ministro del petrolio del SIIL, ad est di Mosul, e catturavano il centro mediatico del SIIL di Hamam al-Alil, a sud di Mosul. Il 5-7 dicembre, la 16.ma Divisione di fanteria dell’esercito iracheno aveva liberato 24 quartieri di Mosul, il 50% della città, mentre la 24.ma brigata delle PMF eliminava diverse cellule terroristiche a Diyala, a nord-est di Baquba. Le forze speciali delle unità antiterrorismo dell’esercito iracheno liberavano il quartiere Intisar, nella periferia sud-est di Mosul e l’ospedale Mashafa al-Salam. Nel pomeriggio del 6 dicembre, 5 autobombe furono lanciate dal SIIL sull’ospedale, una venne distrutta prima di colpire l’obiettivo, mentre le altre esplosero vicino alle postazioni irachene. Subito dopo esplosero i combattimenti, per cui furono chiamati i velivoli statunitensi per il supporto aereo, ma i caccia statunitensi bombardarono l’ospedale controllato dalle truppe irachene. 90 militari iracheni furono uccisi e feriti e 15 blindati perduti. L’8 dicembre, l’artiglieria della 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno bombardava le posizioni del SIIL a Mosul. L’11 dicembre, l’Hashd al-Shabi liberava i villaggi strategici Tal Maydan Quli e Tal Qazal, ad ovest di Mosul. Le forze irachene liberavano diversi villaggi presso Mosul, Hazimiyah al-Janubiyah, Mushayrfat al-Jisr, Zayd al-Musab, Yasin al-Halbus, Tal Midan al-Quly e Buta al-Gharbiyah, ad ovest del quartiere di Tal Abta, ed altri tre villaggi ad ovest di Mosul, Tal Ghazal, Tal Majan e Shuira, respingendo l’attacco dei terroristi nella zona. Il 14 dicembre, le forze irachene liberavano al-Jahish, al-Sharia, l’autostrada Tal Afar-Sinjar e Wasat-Tal Afar, Ayn al-Qazal, Abu Sanam, al-Majan, al-Shuayrah, al-Shuri e Aziz Aqa. Le forze del Servizio speciale antiterrorismo dell’Iraq (CTS) distruggevano un campo di addestramento del SIIL e liberavano il quartiere al-Falah di Mosul. Il 18 dicembre, le forze irachene eliminavano il capo delle operazioni del SIIL a Mosul ovest con un attacco aereo sulla via al-Saqafah, mentre le forze irachene entravano ad al-Afarah, a Mosul ovest. L’esercito iracheno respingeva l’attacco del SIIL nei pressi di al-Sharia, ad ovest di Tal Afar, distruggendo 11 autoveicoli dei terroristi. Le forze irachene respingevano l’attacco del SIIL ad al-Rashad e al-Riyadh, a sud di Qirquq, eliminando almeno 15 terroristi. Il gruppo terroristico cercava di disturbare il concentramento di forze irachene nel nord della provincia di Salahudin e le operazioni verso Mosul. Il 19 dicembre, aerei da guerra iracheni bombardavano una base del SIIL ad al-Qaym, nell’Anbar, eliminando 12 terroristi, tra cui Walid Said al-Jamili, alias Walid al-Atrash, un capo del SIIL. Altri 9 terroristi furono eliminati a Rayhana. Inoltre, gli aerei da guerra iracheni bombardavano i depositi di munizioni del SIIL a Uqashat, al-Aqra e Haditha, nell’ovest della provincia di Anbar. Il 21 dicembre, aerei da combattimento iracheni bombardavano le posizioni del SIIL ad al-Haditha, presso Ramadi, eliminando 12 terroristi e distruggendo un deposito di armi. Il 22 dicembre, le forze irachene eliminavano 70 terroristi del SIIL nella provincia di Niniwa, a Tal Abtah, mentre aerei da guerra iracheni distruggevano un deposito di munizioni del SIIL ad Aqashat, nella provincia di Anbar. I terroristi facevano esplodere 2 autobombe a Quaqjali, ad ovest di Mosul, uccidendo almeno 15 persone, ed altri 11 civili venivano uccisi dal SIIL a Mosul est. Il 24 dicembre, le forze irachene liberavano il quartiere al-Hayaqal di Mosul, e bombardavano le posizioni dei terroristi nel quartiere di Tal Zalat, ad ovest di Mosul, eliminando almeno 23 terroristi. L’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco dei terroristi sul jabal Hamrin, nella provincia di Diyala, eliminando almeno 18 terroristi. L’Hashd al-Shabi aveva eliminato 300 terroristi e 7 autoveicoli del SIIL a sud-ovest di Mosul. Il 25 dicembre, due noti capi del SIIL, Abu Sayf e Abu Ayub al-Qurayshi, venivano eliminati assieme a diversi terroristi da un attacco missilistico iracheno su Hay al-Quds e Bab al-Tub, a Mosul. Il 26 dicembre, l’esercito iracheno eliminava oltre 70 terroristi del SIIL respingendone i massicci attacchi su Mosul, a sud della regione di al-Busayf, “I terroristi guidati da autobombe cercavano di avvicinarsi alla 9.na Divisione corazzata dell’esercito iracheno ad al-Intasar, al-Salam e al-Shima, quartieri sud-orientali di Mosul, ma le forze irachene hanno distrutto 4 autobombe e 3 automezzi che trasportavano i terroristi”. Le forze irachene eliminavano 3 autobombe del SIIL oltre a 10 terroristi nella parte occidentale di Mosul, a Quqajli e al-Quds; e distruggevano anche quattro centri di comando e 14 pezzi di artiglieria del SIIL. Il 27 dicembre, le forze irachene liberavano il quartiere al-Quds di Mosul, e il villaggio al-Qamishliyah, eliminando oltre 30 terroristi e 7 autoveicoli del SIIL ad Ayn al-Hasan, ad ovest di Mosul. L’Aeronautica irachena distruggeva le posizioni del SIIL ad al-Hayarmun, eliminando decine di terroristi, mentre altri 13 furono eliminati dalle forze volontarie irachene nell’ovest della provincia di Niniwa. Infine, i militari iracheni eliminavano a Tiqrit Muhamad Abu Qamis al-Badri, capo del SIIL. Il 28 dicembre le forze irachene arrestavano almeno 15 terroristi del SIIL, tra cui Abu Harith al-Matyuti, vicino ad al-Baghdadi, nel quartiere al-Baqr di Mosul. Il 29 dicembre, le forze irachene iniziavano la seconda fase dell’operazione per la liberazione di Mosul nel sud-est della città, nei quartieri Sumar, Saha, Intisar e nella zona industriale. Il 31 dicembre, le forze irachene eliminavano 66 terroristi del SIIL a Mosul, e liberavano Shuqran ovest e il quartiere al-Arqub, nell’est di Mosul. Il portavoce del Dipartimento Antiterrorismo dell’Iraq, Sabah al-Nauman, affermava che le “Linee di difesa del SIIL nella parte occidentale della città di Mosul sono state demolite e nuove aree sono sotto il controllo delle nostre forze“. Inoltre, le forze irachene liberavano il quartiere Quds al-Saniah, nell’est di Mosul, ed avanzavano nei quartieri Sumar e Jadidah al-Mufti, eliminando 25 terroristi.
Il 1° gennaio 2017, un drone iracheno CH4 colpiva un concentramento di terroristi del SIIL nella regione di Qurnish, sul fiume Tigri, eliminandone 20. “E’ stata la prima volta che questo modello di drone colpiva una posizione del SIIL sulla sponda destra del fiume Tigri, a Mosul“. Le forze irachene eliminavano il coordinatore dei kamikaze del SIIL al-Malah, nei pressi del lago Hamrin, a 58 chilometri a nord-est di Baquba e nel frattempo, le forze irachene respingevano i terroristi del SIIL che cercavano di penetrare nella regione del Jabal Mahqul, nel nord della provincia di Salahudin, eliminandone almeno 20 assieme a 2 autoveicoli. Inoltre, le forze irachene liberavano i quartieri Yunis al-Sabui e Yafa a Mosul, eliminando diversi terroristi del SIIL. Il 2 gennaio, le forze irachene eliminavano 38 terroristi nel sud-est della provincia di Niniwa mentre Qataid Hezbollah eliminava altri 30 terroristi e 5 autobombe del SIIL a Tal Afar. Le forze irachene liberavano Haditha, a 160 chilometri ad ovest di Ramadi, e l’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco del SIIL su Qarbala e Najaf. Terroristi del SIIL attaccavano la base della 1.ma Divisione dell’esercito iracheno nella regione di al-Qilu, ad ovest di al-Ramadi, nella provincia di al-Anbar, ma venivano respinti. Le forze irachene, infine, eliminavano Ahmad Manati, noto capo del SIIL, nel quartiere al-Intisar di Mosul. Le truppe irachene distruggevano tre posti di blocco del SIIL presso Tal Qaf, a nord di Mosul, e liberavano il quartiere al-Qarama a Mosul. L’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco del SIIL sulla strada Baiji-Mosul eliminando 50 terroristi e molti loro autoveicoli. Il 7 gennaio, le forze irachene eliminavano 153 terroristi del SIIL nella provincia di al-Anbar, ad al-Suqrah, al-Zuiyah e al-Indafa e Wadi al-Faqimi. A Mosul le forze irachene liberavano l’ospedale e la moschea al-Ghufran, e catturavano il centro dei Mujahidin al-Shishani del SIIL. Inoltre, l’Haraqat al-Nujaba impediva all’esercito degli Stati Uniti di occupare il jabal Maqul. “La regione è stata liberata e non è non rientrava nell’accordo con gli Stati Uniti sulla missione, e la loro presenza è un inganno. Devono sapere che la resistenza e l’Hashd al-Shabi gli pongono linee rosse”. L’8 gennaio, aerei da combattimento iracheni bombardavano le posizioni del SIIL a nord-ovest di al-Ramadi, nella provincia di Anbar, e ad ovest di Mosul, nella provincia di Niniwa, distruggendo un deposito di munizioni a Ruah e un altro ad Andalus, mentre le forze irachene liberavano sette villaggi situati tra Haditha e Anah, presso Ramadi. Le forze speciali irachene avanzavano nei quartieri Baladiyat e Suqar, a Mosul, raggiungendo il fiume Tigri e le rovine di Niniwa, eliminando decine di terroristi. Il 9 gennaio, Attacchi aerei iracheni eliminavano 45 terroristi del SIIL presso Mosul, mentre le forze irachene avevano liberato circa il 70 per cento dei quartieri orientali della città. Il 10 gennaio, l’intelligence dell’esercito iracheno eliminava 5 capi dello SIIL, tra cui il braccio destro di Abu Baqr al-Baghdadi, Abdulwahid Qazir Sayar al-Juan, noto come Abu Luy, nella regione di Islah Arazi, presso Mosul. Furono eliminati anche il responsabile del dipartimento del Traffico Ahmad Qazir Sayar, il direttore del dipartimento agricolo di Tal Afar, Mahlabiyah Abdulqarim Qazir Sayar al-Juan. Il 12 gennaio, le forze irachene liberavano il quartieri Sumar e Saharun di Mosul. Il 13 gennaio, l’esercito iracheno liberava l’Università di Mosul e il ponte Tigri. Il 15 gennaio, le forze irachene liberavano i quartieri Qafat al-Andalus e Thaniya di Mosul. Il 16 gennaio, le forze irachene liberavano Bab al-Sham, Ninawa al-Sharqiya, Suq al-Aghnam, al-Qindi, al-Qayruan e al-Shurta. Il 18 gennaio, le forze di sicurezza irachene eliminavano le ultime enclavi del SIIL a Mosul est, a Mosul Park, al-Muhandisin, Nurqal, Taqafah, Niniwa, e 5 ponti sul Tigri. L’Hashd al-Shabi avanzava su Tal Afar, eliminando decine di terroristi. L’intelligence militare irachena catturava diverse basi di terroristi ceceni e tagiki del SIIL, a Mosul, e un centro di comunicazione. Il 22 gennaio, la 9.na Divisione corazzata e la 3.za Brigata della 1.ma Divisione dell’Esercito iracheno liberavano al-Qusiyat, alla periferia di Mosul, mentre la 71.ma Brigata della 15.ma Divisione e la 76.ma Brigata della 16.ma Divisione dell’Esercito iracheno liberavano il quartiere al-Araby a Mosul est. Nel frattempo, i terroristi del SIIL facevano saltare in aria un hotel nel quartiere al-Rifai con una notevole quantità di esplosivo telecomandato. Una fonte locale affermava che il SIIL aveva posto una serie di manichini vestiti con una tuta militare in vari edifici nella parte occidentale di Mosul, per ingannare le forze irachene, assieme ad autoveicoli Humvee di legno, piazzati lungo le strade di Mosul per nascondere la debolezza dei terroristi nella città. L’Hashd al-Shabi, ad Adayah e Tal Zalat eliminava almeno 25 terroristi e 4 autoveicoli del SIIL. L’Hashd al-Shabi liberava anche Tal Abatah, presso Mosul. La 71.ma Brigata della 15.ma Divisione dell’esercito iracheno liberava al-Milayin e Bina al-Jahiz, nell’est di Mosul, Duhuq a nord di Mosul; la 9.na Divisione corazzata dell’esercito iracheno liberava la strada tra Bahwiza e Tal Qaba. Sulla riva orientale del fiume Tigri, a Mosul, restava solo il quartiere Rashidiyah occupato dal SIIL. Il 24 gennaio, le forze di sicurezza irachene distruggevano i campi di addestramento del SIIL nella provincia di Anbar, nelle regioni di Sanjaq e Jarijab, mentre gli aerei da combattimento iracheni distruggevano le posizioni del SIIL nella provincia, eliminando circa 50 terroristi e diversi blindati. La 71.ma della 15.ma Divisione e la 73.ma Brigata della 9.na Divisione corazzata dell’Esercito iracheno liberavano Bauyrah, Shariqan e Bisan, a nord di Mosul e l’Hashd al-Shabi distruggeva 2 autobombe del SIIL e liberava i villaggi Jabar Huayda, Handi, Adamanah e Fayaz al-Salaj, lungo l’autostrada Tiqrit-Mosul. Il Ministero della Difesa iracheno annunciava che il SIIL aveva perso oltre il 50 per cento dei suoi miliziani a Mosul in 100 giorni di combattimenti. “L’intelligence indicava che vi erano oltre 6000 terroristi a Mosul e che 3400 di loro sono stati eliminati negli scontri con le forze irachene nel capoluogo della provincia di Niniwa“. Inoltre furono distrutti 250 autoveicoli e tutte le fabbriche di bombe dei terroristi. Il 27 gennaio, le forze irachene liberavano Musaltan, al-Uad, Tal Shanan, Ubayi, Arab al-Layth e al-Mafi, lungo l’autostrada Mosul-Tiqrit. Il 28 gennaio, le forze irachene eliminavano 39 terroristi nella provincia di Salahudin, a Tal Qusayba, ad est di Salahudin.
Il 1° febbraio 2017, le forze di mobilitazione popolare respingevano l’attacco del SIIL su Tal Afar, ad ovest di Mosul, eliminando 8 terroristi e 4 autoveicoli del gruppo terroristico. Il 4 febbraio, aviogetti iracheni bombardavano le posizioni del SIIL nella provincia di Anbar, ad Ayn al-Waqma, distruggendo un deposito di esplosivi. L’8 febbraio, le forze irachene abbattevano 3 droni del SIIL ad al-Zuhur, al-Masarif, al-Sadiq e al-Suqar, a nord di Mosul, ed eliminavano 26 terroristi nel quartiere al-Rushidya di Mosul, e ad Um al-Zanabir, a sud di Tal Afar. Almeno 150 imbarcazioni e natanti usati dallo Stato Islamico (SIIL) sul fiume Tigri, venivano distrutti. Tali mezzi venivano utilizzati dai terroristi per trasportare rifornimenti e rinforzi. Negli ultimi tre giorni di gennaio furono distrutte 90 di tali imbarcazioni. Nella prima settimana di febbraio, circa 40 barche degli islamisti cercarono di giungere sulla riva orientale del Tigri, appena liberata dalle forze irachene. Su ogni barca vi era una dozzina di terroristi, spesso dotati di cinture esplosive. Nel settembre 2016 furono distrutte 65 barche del SIIL mentre nell’estate precedente, i terroristi utilizzarono delle chiatte-bomba per cercare di distruggere i ponti costruiti dall’esercito iracheno che avanzava su Mosul lungo il fiume Tigri. L’Hashd al-Shabi respingeva l’assalto del SIIL su Baiji, eliminando almeno 50 terroristi. La polizia irachena eliminava 20 terroristi del SIIL presso l’aeroporto di Tal Afar. L’11 febbraio, le forze irachene eliminavano oltre 60 terroristi del SIIL tra le province di Diyala e Salahudin. Il Qataib Sayad al-Shuhada respingeva l’assalto del SIIL su Tal Abata, ad ovest di Mosul, eliminando 10 terroristi del SIIL. Il 12 febbraio, le forze irachene eliminavano 30 terroristi del SIIL nelle province di Salahudin e Anbar, a Shaiq Ali, regione di Harariyat, e ad al-Madham, nella regione di al-Baghdadi. Le forze dell’esercito e della polizia federale liberavano Azba e Baqira, così come la centrale elettrica Lazagah, sulla riva occidentale del fiume Tigri. Il 13 febbraio, l’Hashd al-Shabi sventava l’attacco del SIIL su Ayn al-Hasan e Qarbah Hajish, presso Tal Afar, eliminando 50 terroristi e 5 autoveicoli. Il 14 febbraio, l’Aeronautica irachena eliminava 60 terroristi ad Ayn al-Hasan e Shariya al-Janubyah, nell’ovest di Mosul, distruggendo anche 15 autoveicoli. Il 16 febbraio, 15 terroristi del SIIL venivano eliminati da un raid aereo iracheno presso Mosul, che distruggeva un centro di comando del SIIL e diverse gallerie, eliminando Haqi Ismayl Uayd, governatore del SIIL di Mosul, noto anche come Abu Ahmad. 48 persone venivano uccise e altre 50 ferite da un autobomba a Baghdad, nel quartiere Baya. Il 18 febbraio, le forze irachene respingevano un massiccio attacco del SIIL su Tal Afar, presso Mosul, eliminando almeno 100 terroristi, di cui 20 capi, e 14 autoveicoli del gruppo terroristico. Il 19 febbraio, le forze della polizia federale irachena liberavano Qafur, Gamasa e Bajuari, sulla strada tra Mosul e Baghdad. La 26.ma Brigata delle Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq (PMF) avanzava su Tal Qaysum, tra Mosul e Tal Afar. Le forze irachene liberavano 14 villaggi presso Mosul, tra cui Lazaqah, Bujuari, Qafur, Athabah, Baqayra, Ibrahimiya, Shaiq Yunus, Husaynya, Dabaja e Aqanitrah. L’Aeronautica irachena bombardava le posizioni del SIIL a sud-ovest di Mosul eliminando almeno 36 terroristi, e l’Hashd al-Shabi eliminava il governatore di Tal Afar del SIIL Mustafa Yusif, ad Ayn Talui. Le forze irachene liberavano la vicina base militare di al-Qazlani. Il 23 febbraio, le forze di polizia irachene liberavano l’aeroporto di Mosul. Il 26 febbraio, i commando della Divisione della Polizia Federale liberavano i quartieri Tayaran e al-Mamul, a Mosul, dopo aver distrutto almeno 10 autobombe del SIIL, e la 9.na Divisione corazzata liberava la centrale elettrica al-Yarmuq. Il 28 febbraio, l’artiglieria dell’Hashd al-Shabi distruggeva il centro di comando del SIIL nei pressi di Tal Afar, eliminando 70 terroristi. Le truppe irachene avevano liberato i quartieri meridionali di Mosul ovest, al-Jusaq, al-Tayaran e al-Mamun, assieme all’aeroporto, a una base militare e a una centrale elettrica. Un raid dall’Aeronautica irachena distruggeva la stazione radio del SIIL a Mosul, radio al-Bayan.Il 1° marzo, la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava Buabat al-Sham e al-Rihani, presso Mosul, eliminando decine di terroristi del SIIL e arrestandone 25. Le forze irachene liberavano anche la prigione di Badush, a nord-ovest di Mosul. L’esercito e le forze popolari irachene catturavano la maggiore base del SIIL, Tadmur, vicino l’aeroporto di Mosul. Era un grande tunnel ferroviario lungo 2,5 km e trasformato dal SIIL in base militare. Il 2 marzo, le forze irachene prendevano il controllo delle strade principali ad ovest di Mosul, isolando completamente i terroristi del SIIL assediati nella parte occidentale della città. Il 3 marzo, il capo del Diwan delle moschee del SIIL nella provincia di Niniwa veniva eliminato insieme al figlio e a uno dei suoi collaboratori dalle forze di sicurezza irachene, a Wadi Hajar, roccaforte del gruppo terroristico. Un tentativo del SIIL d’inviare rinforzi da Aleppo a Tal Afar e al-Bajaj, presso Mosul, veniva sventato dalle forze popolari irachene che eliminavano 150 terroristi. Il 6 marzo, aerei iracheni colpivano il centro di comando del SIIL a Bayt al-Mal, nel quartiere al-Mualamin di Tal Afar, eliminando sei emiri del gruppo terroristico, tra cui il tesoriere tunisino Abu Tabaraq, chiamato anche Abu Maryam, incaricato degli affari economici e dei conti bancari del SIIL. Anche il capo militare turco di Tal Afar, a capo del Bayt al-Mal della contea Jazira della provincia di Niniwa, e il responsabile del trasferimento dei Muhajarin (immigrati) furono eliminati dal raid aereo. Le Forze di mobilitazione popolari dell’Iraq eliminavano 10 terroristi del SIIL nella zona desertica di al-Hadar, presso Mosul. L’8 marzo, le PMU irachene liberavano Tal Qazraf e Humaydan, ad ovest di Mosul. Il 9 marzo, le forze di sicurezza irachene (ISF) liberavano i quartieri di Mosul al-Mualmin e al-Silu, e trovavano un deposito di armi chimiche del SIIL ad al-Ranqal. L’11 marzo, le forze governative irachene avanzavano nei quartieri al-Uquat e al-Jadidah, nella città vecchia di Mosul. Il 13 marzo, le truppe governative irachene liberavano Mosul al-Jadida, quartiere adiacente alla città vecchia, il palazzo del governo locale, il museo, i quartieri al-Nafat e Bab al-Tub. Il 15 marzo, gli aerei da combattimento iracheni eliminavano 20 terroristi e 9 autoveicoli del SIIL nella provincia di al-Anbar. Un’autobomba esplodeva a Tiqrit, uccidendo almeno 13 persone. Il 16 marzo, le Forze Armate irachene liberavano la regione di Badush, a nord-ovest di Mosul, mentre la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava Tal Rais, e le Unità di reazione rapida e della Polizia Federale iracheni liberavano la sponda occidentale del fiume Tigri a Mosul. Il 19 marzo, le forze irachene scoprivano una prigione del SIIL a Bab al-Saray, a Mosul. La prigione aveva una camera di tortura ed ospitava una grande quantità di razzi e armi leggere, così come dieci prigionieri, fra cui 3 ufficiali dell’esercito. Le forze irachene liberavano anche i quartieri di Mosul Qalid ibn al-Walid e Bab al-Sijn, e ad al-Matahan eliminavano 17 terroristi, tra cui due attentatori suicidi, e la Forza antiterrorismo liberava via Fatah al-Ali, nel quartiere al-Jadida, eliminando altri 14 terroristi. La polizia irachena arrestava Husam Shith al-Juburi, il capo dell’Hasbah del SIIL di Bab al-Sijn. Presso la Grande Moschea al-Nuri, nel centro di Mosul, le truppe della Polizia federale eliminavano decine di terroristi e 23 loro autoveicoli. Il 21 marzo, le forze irachene liberavano i quartieri di Mosul al-Rasala e Shuqaq Nablus. Il 22 marzo, le forze irachene liberavano il quartiere al-Risala di Mosul, mentre l’Hashd al-Shabi eliminava 77 terroristi del SIIL a Tal Badush, 15 chilometri a nordovest di Mosul, mentre i caccia F-16 ed L-159 iracheni bombardavano il quartier generale della polizia militare del SIIL nel quartiere al-Baj, e una base del SIIL ad al-Hadar, distruggendola assieme a un’officina per la costruzione di ordigni esplosivi, un deposito di armi e un deposito di esplosivi. Nella provincia di Anbar, gli aerei da guerra iracheni eliminavano 15 terroristi del SIIL nei distretti Qarablah e Rua, mentre l’Hashd al-Shabi eliminava altri 13 terroristi presso Duluiyah, 75 km a nord di Baghdad. Il 24 marzo, le forze governative irachene liberavano il quartiere al-Yabasat di Mosul. L’Aeronautica irachena eliminava circa 200 terroristi del SIIL ad ovest di Mosul, ad al-Baj.Il 4 aprile, tre capi del SIIL venivano eliminati da un attacco aereo iracheno su al-Tanaq. I terroristi erano Yunus al-Juburi, alias Abu Hajar al-Arabi, capo dei terroristi suicidi, Azab Mamud Taha, alias Abu Muhamad, che addestrava i bambini-soldati e Sabah al-Mula, alias Abu Us al-Iraqi, responsabile degli ordigni esplosivi nella provincia di Niniwa, mentre il 3 aprile venivano eliminati Mujahid al-Anzi, saudita responsabile dell’ufficio della Zaqat, e Hazam Abu Qays al-Juburi, capo della polizia del SIIL. Il 5 aprile, la Polizia federale e le forze popolari irachene eliminavano 60 terroristi del SIIL, tra cui un capo del Jaysh al-Dabiq, Abdalqadir Salah, alias Abu Jarah, ad est di Mosul, presso Salal e Qum al-Habib. Una bomba al Café Bayruti, a Baghdad, uccideva 31 persone. Il 6 aprile, le forze irachene liberavano il quartiere Yarmuq al-Thania, a Mosul, eliminando 42 terroristi del SIIL. L’8 aprile, nella provincia di Salahudin, a nord di Baghdad, le forze irachene eliminavano 200 terroristi del SIIL presso Gardagli. Le forze governative irachene liberavano anche Rayhaniyah, Nuova Rayhaniyah e Ghazilwah, ad ovest di Mosul. Inoltre aerei militari iracheni bombardavano un centro di produzioni di autobombe ad al-Salam, presso Tal Afar, ad ovest di Mosul, distruggendolo assieme a 8 autobombe. Il 9 aprile, le forze governative irachene liberavano il quartiere al-Matahan, a Mosul ovest. Il 10 aprile, 12 terroristi del SIIL venivano eliminati dalla 4.ta Brigata delle Forze di mobilitazione popolare, a Tal Hasani, ad ovest di Mosul, mentre la 26.ma Brigata abbatteva un drone del SIIL a Badush, ad ovest di Mosul. Infine, l’Hashd al-Shabi distruggeva un convoglio di 10 autoveicoli del SIIL ad al-Hamra, presso Mosul. Il 12 aprile, caccia iracheni bombardavano un lungo convoglio di autocisterne del SIIL e una fabbrica di bombe a Mosul, nei quartieri al-Yarmuq, al-Thura e Qanam al-Sayad, a Mosul. Il 13 aprile, le forze irachene liberavano il quartiere al-Tanaq di Mosul, eliminando 15 terroristi del SIIL. Le forze irachene eliminavano altri 52 terroristi a Mosul ovest, ad al-Abar, al-Sabuniyah e nell’Hadar, presso al-Shayhan. Le forze irachene avanzavano verso la Moschea al-Nuri, dove il capo del SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi tenne un noto sermone nel 2014. La polizia irachena sequestrava 1000 razzi e 1000 sacchi di materiale chimico usato per produrre esplosivi. “Le truppe hanno trovato questo deposito durante le operazioni nel quartiere. Il sito era utilizzato dal SIIL per stoccare i razzi da usare contro i civili e le forze di sicurezza“. Un collaboratore di Abu Baqr al-Baghdadi, l’emiro Hasabullah Qafqazi, veniva eliminato da ignoti, ad ovest di Tal Afar. Il 19 aprile, il dipartimento di Stato degli USA approvava la vendita di 295,6 milioni di dollari di armamenti alle forze curde irachene, per attrezzare 2 brigate di fanteria e 2 battaglioni di artiglieria del ministero del governo regionale del Kurdistan (KRG-MOP). Gli armamenti comprendevano 4400 fucili M16A4; 46 mitragliatrici M2; 186 mitragliatrici M240B; 113 autoveicoli M1151 HMMWV; 12 gruppi elettrogeni tattici; 36 obici M119A2 da 105mm; armature, caschi e altre attrezzature individuali; accessori per le armi leggere come treppiedi, kit di pulizia e supporti; mortai; apparecchi di rilevazione chimica, biologica, radiologica, nucleare e esplosiva (CBRNE); sistemi radiofonici; attrezzature di navigazione come bussole, binocoli e sistemi di posizionamento geospaziale (GPS) standard (SPS); apparecchiature mediche; veicoli protetti resistenti alle mine (MRAP) e mezzi di trasporto come autoveicoli leggeri tattici, automezzi tattici medi, autocisterne e ambulanze; pezzi di ricambio, addestramento ed attrezzature relative ad automezzi e sistemi di artiglieria. Il 22 aprile, le forze di sicurezza irachene liberavano il quartiere al-Saha, a nord-ovest del centro storico di Mosul. Il 24 aprile, le truppe irachene liberavano il quartiere Zanjili. Il 26 aprile, 15 terroristi del SIIL venivano eliminati dalle forze di sicurezza irachene al confine tra le province di Dyala e Salahudin, nella regione di Mutaybija. Il gruppo di autodifesa popolare irachena Qataib Sayid al-Shuhada tagliava le linee di rifornimento del SIIL tra i quartieri al-Baj e al-Hadhar, a Mosul, ed eliminava 7 terroristi ad al-Musaltan. Con l’operazione Muhamad Rasulallah a sud di Mosul, le Unità di mobilitazione irachene (PMU) liberavano Hatar vecchia, a nordovest di Hatar, oltre ai villaggi Sadan, Sayda, Haraj, Um Qarayz e Ghanim al-Uad, a sud di Hatar. Le PMU avevano eliminato 61 terroristi del SIIL e 8 autobombe.
Il 1° maggio 2017, gli aerei da combattimento dell’Aeronautica irachena effettuavano 4 attacchi sui quartieri di Qaym Husayba, al-Ubaydi, al-Qarbala e al-Mashari, eliminando 20 funzionari del Wilayat al-Baghdad del SIIL, e altri 10 terroristi ad al-Qarbala. Le forze irachene eliminavano il capo del SIIL Abu Ishaq al-Tunisi con altri 44 terroristi, nel quartiere Iqatasadin di Mosul, mentre le forze di polizia avanzavano su Bab al-Tub, Bab al-Bayd, Qadib al-Ban e Bab Jadid. Il 4 aprile, la polizia irachena liberava la Niniwa Gas Company di Mosul e Hasunah. Le forze speciali e la polizia irachene avanzavano sulla moschea al-Nuri, a Mosul ovest. “Siamo ora nel cuore della città vecchia nella riva destra della città di Mosul“, dichiarava il colonnello Ibrahim Huayal, “Le forze della polizia federale circondano la Città Vecchia e avanzano con cautela per risparmiare la vita dei civili e proteggerne proprietà e case. Le famiglie fuggono dall’oppressione dello SIIL e noi le evacuiamo in aree sicure“. Il responsabile delle autobombe del SIIL, Abu Yusuf Halabi, veniva eliminato a Tal Afar da un’esplosione durante la costruzione di un’autobomba, assieme ad altri 3 terroristi. Il 5 maggio, l’esercito iracheno liberava al-Mashirafa, al-Qansa e Dar Miqail, nel nord-ovest di Mosul, ed entrava a Maqabarat Wadi Aqbar. Nelle operazioni, le forze irachene distruggevano 4 autobombe ed eliminavano 30 terroristi, mentre gli aerei iracheni distruggevano l’officina delle autobombe del SIIL nel quartiere Tamuz di Mosul. Le unità popolari di mobilitazione irachene (PMU) scoprivano una base del SIIL nell’isola ad ovest di Qarbala, e distruggevano 2 blindati e 1 deposito di armi del SIIL a Maqatal Qanzir, presso Tal Afar. Sempre a Mosul, le truppe irachene liberavano Mashirafa al-Thalitha e Dijla, distruggendo 14 autoveicoli del SIIL. Il 7 maggio, la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno arrestava il “capo della polizia” del SIIL di Mosul, Hamam al-Alil. L’8 maggio le forze irachene liberavano la zona industriale Wadi Aqab e al-Harmat, a Mosul ovest, eliminando 38 terroristi e 8 autobombe del SIIL. Il 9 maggio, le forze irachene eliminavano 20 terroristi del SIIL nella provincia di Anbar, al confine con la Siria, ad ovest di Haditha. L’11 maggio, la 16.ma Divisione dell’Esercito iracheno attraversava il fiume Tigri liberando i quartieri Masharfa e Hui al-Qanisa sulla riva occidentale di Mosul, distruggendo i tunnel del SIIL. Il 12 maggio, l’Hashd al-Shabi avanzava su Nahiyah al-Qayruan, a sud-ovest di Tal Afar. Il 13 maggio, l’Hashd al-Shabi liberava al-Qayruan, Tal Izu, Tal Hait, Muhamad Zayd, Huzayl e Tal Banat, presso Mosul, ed eliminava 3 capi del SIIL nel quartiere Islah al-Ziraya, Abu Ali al-Basrawi, il “procuratore” del SIIL a Mosul, Abu Yusif al-Masri, “funzionario al sostentamento”, e il suo aiutante Raduan al-Maslui. Il 14 maggio, velivoli iracheni colpivano una riunione dei capi del SIIL presso al-Qaym, eliminandone almeno 13. La cellula dei Falconi del Servizio d’intelligence, in coordinamento con il Comando delle Operazioni Congiunte, effettuava l’operazione contro i capi del SIIL che pianificavano attacchi terroristici contro i cittadini iracheni durante il Ramadan. Gli aerei distruggevano anche un deposito di armi e una fabbrica di esplosivi dell’organizzazione terroristica. L’Hashd al-Shabi liberava Izadi, presso Qayruan, a sud di Shingal. Nel frattempo, le forze controterrorismo (CTS) entravano nei quartieri al-Iuraybi e al-Rufai, la 16.ma Divisione dell’Esercito iracheno e la Forza di Risposta Rapida del Ministero degli Interni entravano ad al-Iqtasadyin, e la 9.na Divisione dell’Esercito iracheno avanzava su 17 Tamuz da nord, liberando il quartiere Haramat al-Thalitha, a nord-ovest di Mosul, e il quartiere Islah al-Zarai, dopo aver eliminato più di 40 terroristi del SIIL. Il 15 aprile, le Forze di risposta rapida irachene sequestravano una grande fabbrica di armi chimiche del SIIL a Mosul e liberavano Hasunah e Dajlah. Il 17 maggio, le forze governative irachene liberavano il quartiere Uraybi di Mosul ovest. Il 17 maggio, le Forze di mobilitazione popolare dell’Iraq interrompevano la principale linea dei rifornimenti del SIIL ad ovest di Mosul, tra Tal Qasab e Qayruan, mentre la 40.ma Brigata bombardava le posizioni del SIIL ad al-Qahira, a sud di Qayruan. Le forze irachene eliminavano 37 terroristi del SIIL nei quartieri Iqtisadiyin e 17 Tamuz a Mosul. I terroristi avevano attaccato le forze irachene con 5 autobombe nel quartiere al-Rifaya, a Mosul. Le forze irachene avanzavano nella provincia di Diyala, verso le basi del SIIL di Hamarin, Anjana, Sarha, Qurat Tabah, Jisr Narin e Ayn Layla, per eliminarle. Il 18 maggio, le forze irachene avanzavano su al-Qayuran, mentre l’Aeronautica irachena eliminava circa 50 terroristi del SIIL nelle regioni di Tal Afar, al-Baj e Qayuran. La 13.ma e 14.ma Brigata di Mobilitazione popolare irachene (PMU) liberavano la base aerea di Sahl Sinjar, ad ovest di Mosul, oltre ad al-Amadina, Ayn Ghazal, Tal Banat e Qarqa, nei pressi di Qayruan. Il 19 maggio, l’esercito iracheno liberava il quartiere al-Warshan, a Mosul, e la parte settentrionale di 17 Tamuz. Le Unità di mobilitazione popolare (PMU) avanzavano su Qayruan, ad ovest di Mosul, liberando Qayr ed eliminando 21 terroristi e 5 autobombe del SIIL. Le forze irachene distruggevano un’officina di autobombe eliminando decine di terroristi nel quartiere al-Zanjili, a Mosul. Il 21 maggio, l’Hashd al-Shabi liberava al-Masabas, al-Niliya, Sadat Zuba e Thara al-Uaysat, a sud di Qayruan, tagliando le linee di rifornimento del SIIL tra al-Hatamiya e Tal Qasab, a nord di Qayruan. Le forze irachene sequestravano una grande deposito di armi saudite del SIIL a Mosul. Il 22 maggio, le Forze di mobilitazione popolare irachene liberavano Ayn Fathy, Sada Zuba, al-Nilyia, Thary al-Usat e al-Musaba presso Qayruan. Il 26 maggio, le Unità di mobilitazione popolare irachene (PMU) liberavano Tal Qiza, Hatimyia, Qabusyia e Qabisa, presso al-Baj. Le PMU liberavano anche la base di Sinjar, eliminando decine di terroristi del SIIL. L’Aeronautica irachena distruggeva 5 autobombe ad al-Adanina, a nord di al-Baj. Il 27 maggio, l’Aeronautica irachena eliminava l’emiro del SIIL di Niniwah assieme a 4 guardie del corpo, mentre le PMU liberavano Adnaniya, Rimbus al-Qarbyia e Qabusyia, a nord di al-Baj, eliminando 13 terroristi e 4 autoveicoli del SIIL. Inoltre veniva liquidato anche l’emiro del SIIL di Diyala, presso il lago Hamarin. Il 28 maggio, aerei iracheni bombardavano le posizioni dei terroristi nelle regioni di al-Baj e al-Qayruan, ad ovest di Mosul, eliminando 29 terroristi e 6 autoveicoli del SIIL. A Mosul, le forze irachene avanzavano nel quartiere al-Shifa. Le Unità di mobilitazione popolare (PMU) raggiungevano il confine con la Siria della provincia di Niniwa, dopo aver liberato al-Falus, al-Ani e al-Marqab. Il 30 maggio, le forze della Polizia federale irachena sequestravano il centro di addestramento degli attentatori suicidi del SIIL di Zanjili, a Mosul. Aviogetti iracheni bombardavano le posizioni del SIIL a Tal Faras, nelle regioni di Baj e Badush, ad ovest di Mosul, eliminando 3 autoveicoli e 25 terroristi, mentre le PMU eliminavano altri 13 terroristi a Mahalabiya, Tal Zalat e Adaya, ad ovest di Mosul.
Il 1° giugno le forze della Polizia federale irachena eliminavano a Zanjili, Mosul, 12 terroristi, avvicinandosi a Bab Sinjar, l’ingresso nord della città vecchia. Il 2 giugno, l’Hashd al-Shabi, a sud di al-Baj, liberava al-Qibra, al-Saqar e Jayar Qalfas, controllando le frontiere siriane della provincia di Baj. Il 3 giugno, il servizio antiterrorismo iracheno (CTS) liberava il quartiere Saha al-Ula di Mosul. Il 5 giugno, le unità di mobilitazione popolare irachene (PMU) liberavano al-Baj, Tal Qri e Tal Faraj al-Amasry, a nord di al-Baj. Il 6 giugno, le unità di mobilitazione popolare irachena (PMU) liberavano Namla, Duym, Tal Rum, Jayr, Tual, Tal Masada, Rui, Wasmi Maruqi, Alyia, Sharji al-Rui, Hamad al-Madulul, Tal Marqab, Tuman, Raqaba al-Faras e Bir Asabay, nei pressi di al-Baj, nella provincia di Niniwa, eliminando 45 terroristi e 4 autobombe del SIIL. Il 7 giugno, l’Hashd al-Shabi liberava Hasanan, Um Qarab, Abu Rasin e Um al-Zuba, nei pressi di al-Baj. La Polizia federale eliminava 34 terroristi del SIIL a Zanjili e a Bab Sanjar, nella Città Vecchia di Mosul, tra cui il capo Abu Bara al-Tunisi, responsabile della fabbricazione di esplosivi. Le PMU liberavano anche Marzuqa, Tal Qazal, Buthat al-Madafa, Juqayfi, ad ovest di al-Baj, al confine siriano-iracheno. L’8 giugno, le PMU liberavano Tal Safuq, ad ovest di al-Baj, eliminando 34 terroristi e 20 autoveicoli del SIIL. Il 10 giugno, l’esercito iracheno liberava gran parte dei quartieri al-Zinjili e al-Shifa, a Mosul vecchia, e a nordovest di Mosul liberava al-Mahalabiah, presso Tal Afar, al-Zarnuq, Shayq Qura al-Aliya, al-Mahafif, Dam Sinjar, Tal Qayma e Baqala. Il 14 giugno, le forze di sicurezza irachene (ISF) liberavano Bab Sinjar, a nord della città vecchia di Mosul ovest, e distruggevano 9 autobombe del SIIL. Le Unità di mobilitazione popolare irachene respingevano un nuovo attacco del SIIL su Tal Safuq, nei pressi del confine siriano-iracheno, eliminando 3 autobombe e 13 terroristi. Il 15 giugno, l’esercito iracheno liberava al-Buarah, al-Lazaqa, al-Salam e al-Mansur, ad est di Tal Afar, presso Mosul. I velivoli iracheni distruggevano una posizione e un’officina di autobombe del SIIL ad al-Mahalabiya e Tal Afar. Il 17 giugno, l’esercito iracheno liberava il valico di al-Walid al confine tra Iraq, Siria e Giordania. Il 19 giugno, le forze irachene liberavano la moschea al-Hadin nella Città Vecchia di Mosul, eliminando Abu Baqr al-Masri, capo del SIIL di Bab al-Jadid. Il 20 giugno, le forze irachene liberavano Daqa Baraqa e Bab Laqash, nella città vecchia di Mosul, eliminando 30 terroristi. Aerei iracheni eliminavano il “ministro dei media” del SIIL Udai Hamdun, presso al-Maydan, nel centro di Mosul. La 9.na Divisione dell’Esercito iracheno liberava la parte meridionale del quartiere al-Shifa, nella città vecchia, tra cui Qalat Bash Tabya, Dipartimento della Salute di Niniwa, Chiesa di Maria e un ponte. Ignoti decapitavano un cameraman dell’agenzia Amaq, ramo mediatico del SIIL, a sud-ovest Qirquq, presso al-Riyadh. Il 21 giugno, le forze irachene liberavano al-Qazraj, nella città vecchia di Mosul. Il 22 giugno, l’esercito iracheno liberava via al-Faruq e via al-Sa, a Mosul vecchia, dove si trovava la moschea Nuri al-Qabir dove Abu Baqr al-Baghdadi annunciò l’istituzione dello SIIL nel 2014 e che i terroristi distruggevano quando l’esercito iracheno era a 50 metri dalla moschea. Il 23 giugno, le PMU respingevano un tentativo d’infiltrazione del SIIL ad ovest di Qarbala, eliminando 10 terroristi. A Mosul vecchia, a Bab al-Bid, le forze irachene eliminavano 8 terroristi. Il 25 giugno, l’aeronautica irachena distruggeva un laboratorio di esplosivi del SIIL a Ruah, ad ovest di Anbar, eliminando 30 terroristi. Nella provincia di Anbar, ad al-Qaym, un attentatore suicida si faceva esplodere uccidendo alcuni capi del SIIL. Il 26 giugno, il SIIL attaccava le forze irachene a Mosul Vecchia impiegando numerosi attaccanti suicidi, ma le forze irachene respingevano gli attacchi su al-Tanaq, Rasm Hadid e al-Yarmuq. Le forze governative irachene liberavano il quartiere al-Faruq ed eliminavano 4 terroristi nel quartiere Sarjiqana, nella Città Vecchia di Mosul. A Tal Afar veniva eliminato da ignoti Abu Abdullah al-Halabi, assistente del capo del “comitato per la sicurezza” del SIIL. Le forze irachene respingevano l’attacco del SIIL sui quartieri Tanaq e Yarmuq a Mosul ovest, dove un gruppo terroristico, camuffato da sfollati, si raggruppava per lanciare un attacco. Almeno 20 terroristi furono eliminati. Le forze della Polizia federale irachena sequestravano il principale ospedale del SIIL nella città vecchia di Mosul, Babah al-Daysh, avanzando su Bab Jadid e Sarjana. Il 28 giugno, le forze della 15.ma Divisione di fanteria irachena liberavano Tal Qima, Mushayqra al-Uliya, Mushayqra al-Sufala, Abu Qadur, al-Baqala e al-Buayr, presso Tal Afar. Il 29 giugno, le forze irachene liberavano i quartieri Hadrat al-Sadah e al-Hamidiya, nella Città Vecchia di Mosul. Le forze antiterrorismo irachene liberavano il quartiere della Moschea Nuri al-Qabir e della chiesa Saydat al-Sah. Nel quartiere al-Shifa, le forze irachene liberavano l’ospedale al-Batul, nella città vecchia di Mosul.
Il 2 luglio, l’esercito iracheno liberava il quartiere al-Maqui, nell’est della città vecchia di Mosul. Il 3 luglio, aviogetti iracheni distruggevano una fabbrica di bombe del SIIL, a sud-ovest di Qirquq, ad al-Safra, eliminando 4 terroristi, tra cui un capo locale del SIIL. L’Hashd al-Shabi respingeva l’attacco da tre direzioni di 350 terroristi suicidi del SIIL su Tal Safuq, ad ovest di Mosul. I terroristi impiegarono 46 autoveicoli-bomba e 4 carri armati. Il SIIL perdeva decine di terroristi e 2 carri armati. Il 6 luglio, l’esercito iracheno avanzava su al-Shahwan, nella città vecchia di Mosul, a 50 metri dalla riva destra del Tigri. Le forze di sicurezza irachene raggiungevano il fiume Tigri, a Mosul ovest, e sequestravano un centro di addestramento del SIIL ad al-Busayf, a sud di Mosul. Il vice-emiro del SIIL Abu Yahya veniva eliminato a Mosul, oltre ad Abu Nasir al-Shami, altro capo del SIIL. L’8 luglio, le forze irachene liberavano via Nujayfi, Bab al-Tub e Suq al-Saqa, nella Città Vecchia di Mosul, eliminando 35 terroristi del SIIL che tentavano di fuggire, tra cui il capo saudita Abu Hafsa, il consigliere di al-Baghdadi Ayad al-Jumayli e il governatore del SIIL di Niniwa Abu Ahmad al-Iraqi. Il 9 luglio, l’esercito iracheno liberava completamente Mosul dopo 9 mesi di combattimenti nella provincia di Niniwa. 862000 persone erano sfollate da Mosul dopo la battaglia, di cui 195000 erano poi tornate nelle aree liberate.

Trump: geopolitica del fallimento

Alessandro Lattanzio, 13 aprile 2017Mentre il 12 aprile il comandante dell’USS Ross, Russell Caldwell, che aveva supervisionato l’attacco missilistico dell’US Navy contro la base aerea siriana di al-Shayrat, dopo solo 18 mesi di comando della nave veniva “promosso” a supervisionare la stesura di manuali sulla guerra di superficie a San Diego, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dichiarava che la sua amministrazione non designa più la Cina come manipolatore di valuta e si lamentava di come il dollaro USA sia troppo forte, rimangiandosi le dichiarazioni fatte in campagna elettorale, quando accusò la Cina di manipolare la propria valuta per aumentare le esportazioni, “Credo che il nostro dollaro sia diventato troppo forte, e in parte questo è colpa mia perché la gente ha fiducia in me, ma è un male… alla fine“, aveva detto Trump; miracolo dovuto al lancio dell’agenzia di stampa dello Stato cinese Xinhua, che definiva l’attacco alla Siria l’azione di un politico debole che aveva bisogno di mostrare i muscoli. In sostanza, Xinhua aveva detto che Trump ordinò l’attacco per superare l’accusa di essere “filo-russo”. Xinhua menzionò gli attacchi missilistici statunitensi sulla Libia nel 1986 e l’Iraq nel 1998, e rimproverò gli Stati Uniti per non aver raggiunto i propri “obiettivi politici” in quei casi, “E’ la tipica tattica degli Stati Uniti inviare un forte messaggio politico attaccando altri Paesi utilizzando aerei militari avanzati e missili da crociera”. “Gli analisti cinesi, il cui consiglio è a volte ricercato dal governo su questioni di politica estera, erano sprezzanti sull’attacco, vedendovi un Paese potente attaccare una nazione che non poteva reagire”. L’analista cinese Shen Dingli affermava, “Se gli Stati Uniti s’infognano in Siria, come può Trump rendere ancora grande l’America? Di conseguenza, la Cina potrà avere un’ascesa pacifica. Anche se diciamo di opporci al bombardamento, nel profondo del cuore ne siamo felici”. Tra l’altro, anche lo stupido tentativo dell’amministrazione Trump di creare una frattura tra Mosca e Beijing non tiene nemmeno conto dei dati della realtà economica mondiale: “Per la prima volta in assoluto, le esportazioni di macchinari della Cina in Russia hanno superato quelle della Germania, secondo i dati del 2016 dell’Associazione dell’industria metalmeccanica tedesca (VDMA). La Cina inviò macchinari del valore di 4,9 miliardi di euro (5,2 miliardi di dollari) in Russia lo scorso anno, a fronte di ordini dalla Germania per un totale di 4,4 miliardi di euro. L’inversione di tendenza era prevista date le sanzioni economiche dell’UE nei confronti della Russia per il presunto ruolo nel conflitto ucraino e l’adesione della Crimea. “I fornitori cinesi sono chiaramente in vantaggio in questo momento”, aveva detto un comunicato della VDMA. “Non sono alle prese di alcuna sanzione e, quando necessario, provvedono proprie offerte di finanziamento per le consegne”.”
Negli ultimi 16 anni, mentre gli USA minacciavano Iran, Siria e Russia, la Cina ha continuato a rafforzasi alleandosi con la Russia e l’Iran. E l’amministrazione Trump, trascinando gli Stati Uniti nella guerra in Siria non farà altro che rafforzare questa dinamica. “Non c’è da stupirsi se dei cinesi siano “entusiasti” a tale prospettiva”. Inoltre, l’ultimo vertice USA-Cina è stato un fallimento, dato che i cinesi non hanno fatto concessioni agli USA, né sul piano geopolitico, né su quello commerciale. Infatti la Cina non solo non apre ulteriormente i propri mercati alle aziende statunitensi, ma gli imprenditori statunitensi, che si aspettavano anche che i cinesi annunciassero investimenti negli Stati Uniti, creando posti di lavoro e compensando lo squilibrio commerciale degli USA con la Cina, rimanevano a bocca asciutta. Xi Jinping non ha proposto nulla di ciò. E’ stata una debacle per Trump “giunto alla Casa Bianca spacciandosi da grande affarista. La sua idea sarebbe stata ‘ammorbidire’ l’avversario con minacce e spacconate, per strappargli concessioni, mentre puntava all”affare’ più vantaggioso per gli Stati Uniti. Tale approccio può funzionare nel mondo del commercio. Ma come i cinesi gli hanno dimostrato, e come i russi glielo dimostreranno, il mondo della diplomazia internazionale non funziona così”.
E difatti, la Casa Bianca di Trump insisteva su tale approccio pubblicando tre pagine e mezza di accuse contro i governi di Siria e Russia. Si tratta di mere pagine senza intestazione o note, senza data, classificazione o declassificazione, senza indicazione dell’agenzia responsabile e senza firme. Non si capisce chi l’abbia scritte. Se i media occidentali lo definiscono rapporto declassificato sull’attacco con armi chimiche, in realtà non è nulla del genere. Inizia con “Gli Stati Uniti ritengono che il governo siriano abbia effettuato un attacco chimico…” Gli Stati Uniti non sono “certi”, non “sanno”, non hanno “prove”, ma “ritengono” soltanto. Il documento afferma che “abbiamo intelligence elettronica e geospaziale”, per poi aggiungere che “non possiamo rilasciare pubblicamente tutta l’intelligence disponibile su tale attacco per la necessità di proteggere fonti e metodi”. Il testo comprende sette paragrafi di un presunto “Sommario delle valutazioni della comunità d’intelligence degli Stati Uniti”, seguiti da altri otto paragrafi che tentano di confutare le affermazioni russe e siriane. Solo fuffa politica. Infatti, per tracciare una “valutazione dei servizi segreti”, un National Intelligence Assessment per cui tutte le diciassette agenzie d’intelligence statunitensi devono essere ascoltate, sono necessarie tre settimane di tempo, e una valutazione completa richiede almeno due mesi. Tale documento è ufficiali e viene emesso dal direttore della National Intelligence. La valutazione diffusa dalla Casa Bianca invece non è nulla del genere, semmai è l’appunto di qualcuno del Consiglio di Sicurezza Nazionale. E tale appunto afferma “Riteniamo che Damasco abbia lanciato questo attacco chimico in risposta ad un’offensiva dell’opposizione nella provincia di Hama che minacciava un’infrastruttura chiave“. Ma tale offensiva era fallita due settimane prima, e l’Esercito arabo siriano aveva liberato le aree occupate da al-Qaida, le infrastrutture non furono mai minacciate ed oltre 2000 terroristi furono eliminati in quelle operazioni. L’attacco su Hama, pianificato e diretto dal capo di al-Qaida in Siria (Jabhat al-Nusra) al-Juliani, era già fallito giorni prima dell’incidente chimico di Qan Shayqun, città tra l’altro lontana dal fronte. Il documento della Casa Bianca infatti si basa su “segnalazioni open source” che “indicano” qualcosa. Ciò significa che la Casa Bianca basa le proprie accuse su foto e video diffusi dalla propaganda collegata ad al-Qaida, i cui agenti sono gli unici che possono agire a Qan Shayqun, occupata dal liwa al-Aqsa, gruppo terroristico collegato ad al-Qaida e Stato islamico. In tali video appare il cosiddetto “Dr. Shajul Islam”, medico radiato nel Regno Unito ed incriminato per il sequestro di due giornalisti occidentali in Siria, tra cui James Foley, decapitato dallo Stato islamico. Tale “valutazione d’intelligence” definisce ufficialmente al-Qaida “opposizione siriana”. Va ricordato che il generale neocon David Petraeus invocò un’alleanza tra Stati Uniti e al-Qaida nel 2015, e il consigliere della sicurezza nazionale di Trump, generale McMaster, è un protetto di Petraeus, di cui era il braccio destro in Iraq. Il passo successivo di tale strategia sarebbe l’alleanza dichiarata degli Stati Uniti con lo Stato islamico. L’editorialista del New York Times Thomas Friedman già lo sostiene: “Potremmo semplicemente far marcia indietro nella lotta allo SIIL in Siria e farne solo un problema per Iran, Russia, Hezbollah e Assad. Dopo tutto, loro sono sovraestesi in Siria, non noi. Farli combattere una guerra su due fronti, i ribelli moderati da un lato e SIIL dall’altro. Se sconfiggiamo lo SIIL in Siria ora, ridurremo solo la pressione su Assad, Iran, Russia ed Hezbollah, e gli consentiremo di dedicare tutte le risorse a schiacciare gli ultimi ribelli moderati ad Idlib, per non condividere il potere con loro. In Siria, Trump dovrebbe lasciare che lo SIIL sia una preoccupazione per Assad, Iran, Hezbollah e Russia, e l’incoraggi come si fece con i mujahidin che colpirono la Russia in Afghanistan”. I “ribelli moderati a Idlib” non esistono, ci sono solo al-Qaida e Ahrar al-Sham, che s’ispirano ai taliban.

Il professore emerito del MIT Theodor Postol, ex-consigliere scientifico dell’US Navy ed esperto di missili, analizzando le “prove” della Casa Bianca, affermava in una lettera, “Caro Larry, rispondo alla tua richiesta su ciò che ho capito della dichiarazione della Casa Bianca che sostiene la scoperta dell’intelligence sull’attacco con gas nervino del 4 aprile 2017 a Qan Shayqun, in Siria. La mia comprensione dalla nota è che sia una sintesi d’intelligence della Casa Bianca resa pubblica l’11 aprile 2017. Ho rivisto il documento con attenzione, e credo che si possa dimostrare, senza ombra di dubbio, che non fornisce la benché minima prova che il governo degli Stati Uniti abbia prove concrete che il governo della Siria sia responsabile dell’attacco chimico a Qan Shayqun, Siria, tra le 6 e le 7 del mattino del 4 aprile 2017. In realtà, elemento principale di prova citato nei punti del documento è che l’attacco fu eseguito da individui a terra, non da un aereo, la mattina del 4 aprile. Tale conclusione si basa su un presupposto della Casa Bianca quando cita il punto di lancio del Sarin e le relative fotografie. La mia valutazione è che il sito molto probabilmente sia stato manomesso o fabbricato, in modo che alcuna conclusione seria possa trarsi dalle fotografie citate dalla Casa Bianca. Tuttavia, se si assume, come fa la Casa Bianca, che il sito di rilascio del Sarin sia questa posizione e che non sia stata manomessa, la conclusione più plausibile è che il Sarin fuoriuscì da un dispositivo di dispersione improvvisato fabbricato con un segmento di razzo da 122 millimetri riempito con sarin e chiuso su entrambi i lati. Gli unici fatti indiscutibili riportati nel rapporto della Casa Bianca è l’affermazione che l’attacco chimico con agente nervino si è verificato a Qan Shayqn, Siria, quella mattina. Anche se la dichiarazione ripete ciò in molti passaggi della relazione, il rapporto non contiene assolutamente alcuna prova che questo attacco sia dovuto a munizione aviolanciata. In realtà, il rapporto non contiene assolutamente alcuna prova che possa indicare chi sia l’autore di tale atrocità. Il rapporto ripete invece le osservazioni degli effetti fisici subiti dalle vittime che, con pochi dubbi, indicano avvelenamento da gas nervino. L’unica fonte del documento che cita una prova del fatto che l’attacco sia opera del governo siriano è il cratere che si afferma di aver individuato su una strada a nord di Qan Shayqun. Ho individuato tale cratere utilizzando Google Earth e non c’è assolutamente alcuna prova che sia opera di una munizione progettata per disperdere Sarin dopo esser stata sganciata da un aereo… I dati citati dalla Casa Bianca sono più coerenti con la possibilità che la munizione sia stata usata a terra piuttosto che da un aereo. Questa conclusione presuppone che il cratere non sia stato manomesso prima di essere fotografato. Tuttavia, facendo riferimento alla munizione per il cratere, la Casa Bianca indica che esso sia la fonte errata usata per concludere che la munizione sia stata sganciata da un aereo siriano”.
Il documento della Casa Bianca, quindi, sosteneva che l’intelligence degli Stati Uniti avesse le prove dell’uso di gas Sarin da parte dell’Aeronautica militare siriana. Ma inizialmente gli analisti statunitensi affermarono di non poter tracciare la presenza eventuale di aerei da guerra sulla sito del sospetto attacco chimico, ma poi, secondo una fonte interna, affermarono che un drone avrebbe sganciato la bomba. Gli analisti cercarono d’identificare tale drone, arrivando a credere che provenisse dalla Giordania, da una base delle forze speciali saudita-israeliana che supporta i terroristi in Siria. Secondo una fonte dell’intelligence statunitense, tale azione aveva lo scopo di creare un incidente che facesse cambiare rotta all’amministrazione Trump, che a fine marzo annunciava di non voler più rimuovere il Presidente Bashar al-Assad. Il 6 aprile, prima dell’attacco missilistico, oltre venti ex-ufficiali dell’intelligence militare degli USA stilarono una nota secondo cui il gas fu emesso a seguito del bombardamento di un deposito di armi chimiche di al-Qaida, nella provincia di Idlib. Gli ex-ufficiali dei servizi segreti degli Stati Uniti inviarono una nota al presidente Trump esortandolo ad intraprendere un’attenta indagine dell’incidente, prima di esacerbare le relazioni tra USA e Russia. Secondo la nota “i nostri contatti nell’esercito degli Stati Uniti in zona” misero in discussione la tesi ufficiale dell’attacco con armi chimiche. “Invece, un aereo siriano ha bombardato un deposito di munizioni di al-Qaida in Siria, che si è rivelato pieno di sostanze chimiche nocive, e un forte vento soffiò la nube chimica su un villaggio vicino, dove molti morirono di conseguenza”.

Intanto, nella bianca Casa delle ombre, parlando con Michael Goodwin del New York Post, Trump sembrava disposto a licenziare Steve Bannon da consigliere del presidente. Goodwin dice di aver chiesto a Trump se avesse ancora fiducia in Bannon, che viene indicato collegato al genero di Trump Jared Kushner. E Trump rispose, “Mi piace Steve, ma bisogna ricordare che non partecipò alla mia campagna che molto tardi. Avevo già battuto tutti i senatori e tutti i governatori, e non lo conoscevo. Io sono il mio stratega, e non volevo cambiare strategia perché affrontavo la squinternata Hillary”. Bannon e Kellyanne Conway diressero la campagna elettorale di Trump, che poi assunse Bannon come suo principale consigliere politico alla Casa Bianca, al fianco di Reince Priebus. “Steve è un bravo ragazzo, ma gli ho detto di raddrizzarsi o lo farò io”, concluse Trump.
Alla trasmissione ‘Sessanta minuti’ della TV Rossija-1, il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennadij Zjuganov, affermava che Trump era ormai in balia della mafia che dirige gli USA da ben prima dell’ascesa al potere, con tutto il suo fervore anti-russo. Zjuganov osservò anche che Trump sembrava leggere da un gobbo con voce tremolante ed emozionata. Al Sunday Evening Show, invece il Generale Evgenij Buzhinskij affermava, riguardo all’attacco missilistico su al-Shayrat, “Ci sono diverse linee di comunicazione tra di noi. C’è quella tra i Capi di Stato Maggiore, molto veloce. Non fu usata. Invece usarono la linea istituita dal Memorandum d’intesa per il deconflitto, nel 2015, a livello regionale, tra gli statunitensi in Giordania e i russi in Siria. L’avvertimento sull’attacco imminente fu inviato al comando statunitense in Giordania in piena notte e l’ufficiale addetto non ebbe fretta di trasmetterlo alla controparte russa in Siria. L’ufficiale di servizio l’inviò a Mosca, al Ministero della Difesa, che non rispose né lo passò subito ai siriani. Risultato: le due ore furono bastarono appena ai russi prendere le misure cautelari necessarie. Il ministero russo era furioso”. Infine, Yakov Kedmi, israeliano ex-cittadino sovietico, recatosi in Israele alla fine degli anni ’70 e persona non grata in Russia fino al 2014, dichiarava alla stessa trasmissione che “parlando dell’attacco alla base siriana, gli statunitensi non identificarono alcun bunker o ubicazione delle armi chimiche. Sembra che lo stiano ancora cercando. Ciò dimostra che si tratta di un falso. Quanto al governo israeliano, dice qualunque stupidità gli statunitensi dicano. Questa è la situazione del nostro Paese. Amen”.
Il 10 aprile, 22 capi dei gruppi terroristici di Ahrar al-Sham venivano eliminati durante una loro riunione da un raid aereo russo nella provincia di Idlib, a Jisr al-Shughur. L’attacco fu la prima risposta agli attacchi missilistici statunitensi su al-Shayrat, oltre agli aerei da guerra siriani che, decollati dalla stessa base aerea, distruggevano un enorme deposito di armi e munizioni di Jabhat al-Nusra ad al-Qasaniyah, presso Jisr al-Shughur, a sud di Idlib. Fonti:
Consortium News
Global Times
Moon of Alabama
Russia Insider
Russia Insider
Sic Semper Tyrannis
South Front
Stripes
The Duran
Washington Post

Washington ha una strategia valida in Siria?

Maksim Egorov New Eastern Outlook 11/04/2017

Il recente attacco degli Stati Uniti contro le forze siriane dispiegate nella base aerea Shayrat effettuato utilizzando 59 missili Tomahawk, all’inizio del mese, ha segnato una nuova pietra miliare nel gioco militare e politico di Washington in Medio Oriente. Eppure, sembra che tale nuovo approccio sia più netto di quello perseguito dall’ex-presidente degli Stati Uniti che, senza alcuna ragione apparente, spesso viene definito pacifista. Allora, che vogliono Trump e le forze che lo sostengono fino a questo momento? Ci sono cose che emergono, anche se non sono in alcun modo connesse con il pretesto per tale attacco. In realtà, ciò che appare è una campagna mediatica orchestrata con cura volta ad alleviare la grave pressione mediatica sul nuovo presidente degli Stati Uniti, accusato di non poter sfidare Vladimir Putin e non perseguire una politica globale in Medio Oriente. Quindi, l’attacco missilistico sarebbe un modo “creativo” di tranquillizzare i critici di Trump. Il presidente statunitense sembra convinto che dopo un cambio così radicale nella politica di Washington avrà le mani libere per aggiustare il Paese dall’attuale corso. Inoltre, v’è un chiaro desiderio di umiliare la Russia osservabile oggi a Washington, secondo il presupposto che non possa, né voglia proteggere l’unico alleato in Medio Oriente. Allo stesso tempo, l’amministrazione Trump resta convinta che Mosca cercherebbe il dialogo con Washington e quindi, presumibilmente, non avrebbe il coraggio di rispondere a tali provocazioni con misure sconsiderate. Ciò che è di grande importanza per Washington è la necessità di mostrare agli alleati regionali che, dopo la miserabile sconfitta in Siria, continuerà a sostenere la lotta delle monarchie sunnite contro l’Iran che si sarebbe “radicato” in Siria. Ritiene che tali attacchi sollevino il morale dei monarchi del Golfo Persico e mostrino l’impegno degli USA a difendere gli interessi nazionali nella regione, sia reali che immaginari. La Casa Bianca vuole garantirsi tale obiettivo al più presto possibile, dato che i giorni di Obama in carica hanno corroso la fiducia della maggior parte degli alleati regionali verso Washington. Allo stesso tempo, un segnale viene trasmesso alle forze del mondo arabo che già si orientano verso la Russia, che appare un partner più affidabile, a corto di promesse ma disposto a realizzare quel che ha fatto, come perseguire la distruzione totale e completa delle forze terroristiche. Il messaggio è volto a Egitto, Iraq e Libia controllata dal parlamento di Tobruq. L’obiettivo finale è dimostrare l’“impotenza” di Mosca di fronte alla potenza militare statunitense Inoltre, ad Ankara viene fatto intendere che non dovrebbe sfidare la NATO o potrebbe rimpiangerlo.
Dal punto di vista strategico, tali attacchi avrebbero indebolito lo Syrian Arab Air Force, che ha inflitto massicce perdite agli islamisti filo-occidentali che ora hanno una stretta finestra di opportunità per colpire di nuovo, e Trump lo sa. Le ragioni di tale passo sconsiderato non sono in alcun modo collegate a Russia o Iran; è abbastanza chiaro che Donald Trump ha deciso di venire in soccorso di Francois Hollande e Angela Merkel, dal gradimento pubblico che ha toccato il fondo in pieno periodo pre-elettorale.
Se tutto ciò va riassunto, va compreso nel modello che sarebbe la prova assoluta che l’era del mondo unipolare è giunta al termine. A dispetto di Trump, gli Stati Uniti non possono agire diversamente da qualsiasi precedente presidente. Se a un certo punto scegliesse di far fare i bagagli ai suoi soldati e farli tornare a casa, Washington si troverebbe in mezzo al nulla con 20 triliardi di dollari di debiti sul groppone. Dopo tutto, i politici statunitensi riconoscono l’ovvio, cioè che l’iniziativa economica è nelle mani della Cina e quella politico-militare della Russia, e che ciò basta a porre fine all’era del dollaro. Perciò si vedono i disperati tentativi di Washington di approfittare di tale iniziativa per minare le posizioni geopolitiche della Russia e prevalere ancora una volta. E’ vero che le mosse sconsiderate di Washington possono garantirgli alcuni obiettivi a breve tempo e farsi propaganda, ma non cambieranno la situazione. La Russia non accetterà diktat dagli USA e non abbandonerà il suo principale alleato, quindi adotterà misure militari per rafforzare le difese della Siria, accelerando ancora più il riavvicinamento tra Mosca, Teheran e Damasco. Possiamo ritenere Trump dedito a un grosso bluff? Beh, assai probabile, ma deve essere più cauto se non vuole mettere a repentaglio le relazioni degli USA con la Cina. Sparare missili durante la visita di Xi Jinping negli Stati Uniti è stata l’idea peggiore. Le misure aggressive contro la Siria, a cui Pechino è veramente interessata, sono un pessimo modo d’intimidire la potenza economica asiatica. E la Cina difficilmente sarà interessata a un partner che non solo combatte il terrorismo solo sulla carta, ma continua a sostenerlo. I politici cinesi pensano sempre ai separatisti uiguri dato che vogliono infiammare lo Xinjiang. Quindi, tale aggressione allarmerà la già cauta Cina. Se è vero che un Tomahawk può infliggere molti danni, Washington è consapevole della portata esatta dei danni che si è inflitta sparandoli?

Bombardiamo la Siria perchè la Siria ha bombardato la Siria per insegnare alla Siria a non bombardare la Siria…

Maksim Egorov, commentatore politico sul Medio Oriente della rivista on-line “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Iran “risponderanno con la forza” se gli Stati Uniti attaccheranno di nuovo la Siria

RussiaToday 9 aprile 2017

Il Presidente iraniano Hassan Rohani ha contattato l’omologo russo Vladimir Putin dopo l’attacco degli Stati Uniti alla Siria. Mosca e Teheran condannano l’atto “che viola il diritto internazionale” e ammoniscono Washington dal riprovarci. Russia e Iran hanno avvertito gli Stati Uniti che “risponderanno con la forza” se la “linea rossa” sarà attraversata di nuovo in Siria, riferendosi ai bombardamenti statunitensi della base aerea siriana di al-Shayrat, il 7 aprile. “L’operazione degli Stati Uniti è un’aggressione alla Siria: la linea rossa è stata attraversata“, si legge nel comunicato diffuso il 9 aprile dall’Alleanza militare che sostiene il governo siriano, a cui aderiscono Mosca e Teheran. “Ora, qualsiasi aggressione, chiunque sia l’autore, vedrà una risposta con la forza, e gli Stati Uniti sono consapevoli dei mezzi a nostra disposizione“, dice la nota.
Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il segretario di Stato USA Rex Tillerson hanno parlato al telefono dell’attacco statunitense alla base siriana. Il Cremlino ha anche detto che il Presidente iraniano Hassan Rohani ha conversato con il Presidente russo Vladimir Putin per telefono il 9 aprile, discutendo delle conseguenze dell’azione militare degli Stati Uniti del 7 aprile, che avrebbe descritto “inaccettabile” ricordando, inoltre, che viola il diritto internazionale. I presidenti iraniano e russo hanno inoltre rinnovato l’appello a un’indagine oggettiva del presunto attacco chimico che ha colpito la città di Qan Shayqun nella provincia di Idlib, il 4 aprile, per stabilirne le responsabilità, mentre gran parte dei governi occidentali accusa senza prove il governo siriano. I due Presidenti hanno anche riaffermato la determinazione ad “approfondire la cooperazione nella lotta al terrorismo“.
Il primo mattino del 7 aprile gli Stati Uniti lanciavano 59 missili Tomahawk sulla base dell’esercito siriano di al-Shayrat, in rappresaglia del presunto attacco chimico del 4 aprile nella provincia di Idlib, di cui Washington accusa il governo siriano senza fornire prove. La Russia ha descritto l’attacco come “aggressione che si avvale di un pretesto artificiale contro uno Stato sovrano aderente alle Nazioni Unite“.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora